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L’informazione e il suo governo: non è certo impresa facile trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza di regole condivise e la corretta salvaguardia di un diritto costituzionalmente garantito. Recenti studi di law and economics hanno disarticolato la problematica dell’informazione, dividendo tra l’“informare” – manifestazione della libertà di espressione prevista dall’art. 21 della Costituzione  – e l’“informarsi”, cioè il diritto del cittadino all’informazione necessaria per compiere liberamente le proprie scelte (e, quindi, alla base di tutte le libertà tutelate dalla nostra Carta). Se, dunque, alla prima attività corrisponde la governance della professione giornalistica, alla seconda si riferisce tutto il complesso di regole volte a garantire, da un lato, che il cittadino riceva notizie complete e, dall’altro, che la circolazione delle informazioni non sia viziata da comportamenti poco trasparenti o corretti. Assicurare tutto questo è, in estrema sintesi, compito del giornalista che deve muoversi tra le notizie con grande senso di responsabilità e spirito di servizio, nel pieno esercizio di quella che potremmo definire la “funzione sociale” del giornalista. L’operatore dell’informazione svolge la propria professione in un contesto globale e globalizzato: una notizia – grazie a internet – può facilmente compiere il giro del mondo in pochi secondi ed essere raccontata in tutte le lingue conosciute. Questo, da una parte, spinge il giornalista a “fare in fretta”, in una comprensibile e anche necessaria logica di competizione; dall’altra, deve indurlo ad attente verifiche, perché potrebbe incorrere nella diffusione di una notizia falsa o parziale. Internet ha certamente trasformato l’informazione giornalistica e continua a farlo. Ma la velocità della stessa e la moltiplicazione delle fonti di informazione non deve far dimenticare una regola assolutamente inderogabile. È la più antica e tradizionale e risale all’epoca precedente al web: la verifica delle fonti. Si tratta di un semplice eppure essenziale metodo di lavoro per chi vuole garantire i diritti di cui parlavamo. Serve a evitare una grande insidia: quella di confondere il vero con il verosimile, perché cadere nella verosimiglianza significa generare disinformazione. È questo il reale pericolo di una professione che non venga svolta nel pieno rispetto delle regole e della deontologia. Pertanto essere “massicciamente” informati non significa necessariamente essere meglio informati: selezionare notizie dal flusso indistinto dei fatti è il compito del giornalista che diventa così mediatore.

L’informazione funge da lente d’ingrandimento dell’attualità, genera consapevolezza. Il racconto di una crisi globale come quella che sta investendo il mondo occidentale deve prendere le distanze da tutto ciò che può mettere a repentaglio la buona informazione

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Oxygen n. 19 - Governance, futuro plurale  

La crisi economico-finanziaria e la rivoluzione nel modello sociale contemporaneo hanno imposto l’avvento di una nuova era che vede avanzare...

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