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Giordania: il cuore pacifico del Medio Oriente

Siria, Iraq, Territori Palestinesi, Israele, Arabia Saudita. A un passo, Libano ed Egitto. Confini ad alta tensione, ma, nonostante tutto, la Giordania è da tempo il cuore mite del Medio Oriente, che ha fatto dell’apertura la ricetta per la pace: ha accolto i profughi palestinesi nel ’48 e ’67 (sono il 40% dell’attuale popolazione), gli iracheni nel ’91 e oggi i siriani, già più di 300.000. La tolleranza religiosa è una realtà e nel centro di Amman le chiese cristiane svettano al fianco delle moschee. Ma lo Stato giordano guarda soprattutto al futuro: la popolazione è giovanissima (il 60% sotto i trent’anni) e con alte percentuali di accesso universitario. La capitale è una metropoli con grandi piani di sviluppo (GAM City Projects, Abdali e l’ampliamento dell’aeroporto) per renderla il principale crocevia tra Oriente e Occidente: progetti destinati a rendere ancora più cosmopolita una città già oggi molto

moderna e viva dal punto di vista culturale. Due anni fa la Giordania è stata uno dei primi Paesi a essere toccati dalla Primavera araba, che qui ha trovato sfogo in un cammino di graduali riforme e aperture, invece che di violenza e rivoluzioni. Il re Abd Allah II ha reagito alle proteste sciogliendo il governo e – a giugno 2012 – anche il parlamento, introducendo una nuova legge elettorale (che però non ha accresciuto il potere parlamentare a scapito del peso dei vincoli tribali fedeli alla corona). Dopo l’aumento del 10% del prezzo del gas e le proteste di piazza che ne sono seguite nel novembre scorso, a gennaio si sono tenute le elezioni (di nuovo precedute da manifestazioni dell’opposizione, il Fronte di Azione Islamica, in grande crescita nel Paese), in cui i cittadini hanno potuto eleggere i propri rappresentanti della camera bassa del Parlamento. Riforme progressive, anche se non ancora

politicamente risolutive, che sono frutto della lungimiranza di un sovrano che sta investendo in vari modi sulla “nuova Giordania” per rispondere con solidità alla crisi economica, che si sta facendo sentire. Lo scopo di re Abd Allah II è rilanciare i principali due settori trainanti per il Paese: il terziario (il piano di sviluppo e modernizzazione di Amman è strategico anche in questo senso) e il turismo. Proprio il settore turistico è il fiore all’occhiello giordano, con un patrimonio ricco e tutelato, anche dal punto di vista dell’estrema sicurezza dei turisti che visitano il Paese. Le potenzialità sono notevoli: dalla stratificazione secolare di Amman (l’antica Philadelphia) alle rosse meraviglie di Petra (patrimonio dell’UNESCO), dai paesaggi senza tempo di Wadi Rum al benessere del Mar Morto. Tanti ulteriori motivi per spingere sul rilancio giordano e custodire la pace nel Paese. (Stefano Milano)

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Oxygen n. 19 - Governance, futuro plurale  

La crisi economico-finanziaria e la rivoluzione nel modello sociale contemporaneo hanno imposto l’avvento di una nuova era che vede avanzare...

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