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oxygen | 19 — 04.2013

Senza scendere nell’analisi specifica degli indicatori, sulla base di una scala da zero (assenza della qualità) a cinque (massima presenza) si può vedere immediatamente, nella tabella allegata, lo stato della democrazia in quasi tutti i Paesi latinoamericani. Come ci si poteva aspettare, Uruguay, Costa Rica e Cile sono i Paesi relativamente a più alta qualità democratica, ma troviamo anche l’Argentina in una buona posizione – grazie anche al funzionamento dei meccanismi di responsabilità elettorale – seguita dal Brasile, che realizza meglio i meccanismi di controllo istituzionale tra i diversi poteri (colonna 3). Riflettendo su questi dati, la prima domanda che possiamo farci è se nella realtà latinoamericana di oggi emergano due modelli di democrazia, una liberale e una neopopulista, caratterizzata da alti livelli di partecipazione e, al tempo stesso, da un ridotto controllo tra i diversi poteri costituzionali e una bassa competizione politica. La risposta è negativa. Ad esempio, in Bolivia e Nicaragua, vi è grande partecipazione e un ridotto controllo tra i diversi poteri, ma la competizione è alta. In altri termini, i dati mostrano la predominanza di un solo modello democratico, che è coerentemente caratterizzato da livelli alti o bassi delle diverse dimensioni, ma non da quell’opposizione e distanza tra valori diversi sulle dimensioni sopra indicate che dovrebbe caratterizzare il modello neopopulista. Ci si può chiedere, però, se esistano democrazie di bassa qualità in cui il cittadino è chiamato a votare, ma in cui le sue domande, i suoi bisogni saranno ignorati fino alle successive elezioni; in cui i politici di turno promettono provvedimenti e leggi che non faranno una volta eletti o rieletti; in cui i cittadini non hanno modo né diretto né indiretto di controllare la corruzione e il malgoverno e non ci sono istituzioni in grado di controllare gli altri poteri forti. In effetti, democrazie così –  dette “democrazie delegate”, i cui meccanismi rappresentativi e di controllo sono molto deboli  – esistono e sono principalmente quelle di Paraguay, Perù, Venezuela, Nicaragua, El Salvador e Guatemala. A questo proposito bassa vedere i punteggi di rule of law, libertà ed eguaglianza per avere un’indicazione forte di quali siano in quest’area le democrazie senza qualità.

Uruguay, Costa Rica e Cile sono i Paesi relativamente a più alta qualità democratica, ma troviamo anche l’Argentina in una buona posizione, seguita dal Brasile

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Proseguendo nel nostro ragionamento ci possiamo concentrare sulle due qualità che presentano una situazione peggiore rispetto alle altre: partecipazione e uguaglianza. È ben noto che in America Latina ci sono sempre state bassa partecipazione politica e forti disuguaglianze. Ma i nostri dati sottolineano la connessione evidente tra queste due dimensioni e, più precisamente, come una maggiore partecipazione comporti una maggiore eguaglianza. Per di più, in contesti in cui la partecipazione violenta e radicalizzata è nettamente diminuita, anche la partecipazione non convenzionale, caratterizzata da dimostrazioni di vario genere, che testimonia la vivacità della società civile, spinge verso una diminuzione della disuguaglianza. In questa prospettiva la nuova America Latina democratica non ha più bisogno dei Chávez, Morales, Uribe, ovvero di un altro Simón Bolívar o simili “salvatori della patria”. L’esistenza di una società civile attiva anche solo a livello locale è un percorso assai più sicuro in chiave di qualità democratica. Queste osservazioni ci portano a focalizzarci maggiormente sul tema dell’eguaglianza. Se ci chiediamo quali siano i Paesi più fortemente diseguali, vediamo subito che sono quelli che vanno male anche sulle altre dimensioni. Questo, innanzi tutto, conferma il legame tra le diverse dimensioni e suggerisce come sia riduttivo sottolineare solamente la connessione tra eguaglianza e partecipazione: una partecipazione non violenta aiuta a ridurre la disuguaglianza, ma per raggiungere completamente questo risultato occorre anche il rispetto della legge, di fatto più limitata proprio in quei Paesi che risultano maggiormente disuguali. Dunque, solo in un contesto di effettività della legge e dopo aver lasciato trascorrere un certo lasso di tempo per poter vedere gli effetti, la nostra analisi mostra che l’azione collettiva che si esprime in diverse forme di partecipazione è necessaria per migliorare le disuguaglianze. Si possono fare diversi esempi a sostegno di questa conclusione. Ma forse il caso più significativo è la Bolivia, in cui si verificano contemporaneamente una forte disuguaglianza economica e sociale, specie rispetto alla popolazione andina, e un’aumentata partecipazione in ambiti diversi, con buoni risultati nella direzione della diminuzione delle disparità anche di razza. Dunque, per concludere non vi sono oggi in America Latina democrazie liberali e democrazie neo-populiste, ma ci sono buone e cattive democrazie. E l’unica strada possibile per migliorarle, soprattutto per quanto riguarda il loro problema più grande ovvero disuguaglianza e povertà, sembra essere la partecipazione più o meno organizzata, ma sempre non violenta.

Oxygen n. 19 - Governance, futuro plurale  

La crisi economico-finanziaria e la rivoluzione nel modello sociale contemporaneo hanno imposto l’avvento di una nuova era che vede avanzare...

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