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l’eurozona tra l’incudine e il martello |

Secondo l’Eurobarometro, basato su sondaggi d’opinione sull’UE negli Stati membri, il 29% della popolazione ha una visione negativa o molto negativa dell’UE, una percentuale mai toccata prima e raddoppiata rispetto al periodo antecedente la crisi. Nello stesso tempo, solo il 30% ha ancora un’idea positiva dell’UE, mentre prima era il 50%. Dopo quasi tre anni di crisi del debito sovrano, i mercati considerano queste misure sufficienti per riportare la calma. Il problema è quanto durerà. I mercati vorranno vedere altre misure che rafforzino la loro integrazione nell’UE e stimolino la crescita economica, mentre la popolazione vorrà avere più voce in capitolo su quel che succede. Tutto questo ci rimanda agli altri due grandi traguardi dell’UE: l’unione politica ed economica. L’argomento è stato dibattuto per decenni a livello europeo, senza che si giungesse mai a un accordo sul suo contenuto effettivo. L’unione economica richiederebbe, in certi settori, una maggiore integrazione a livello europeo. Questo riguarderebbe ad esempio le politiche energetiche, con reti di distribuzione gestite a livello comunitario e una politica comune di offerta; le politiche sulla ricerca e lo sviluppo, con un maggior grado di coordinamento dei finanziamenti; un’agenda digitale comune, con leggi per la tutela dei contenuti e dei dati e politiche comuni sull’e-network, una maggiore armonizzazione nella tassazione delle aziende, settore pressoché mai toccato dagli sforzi di armonizzazione compiuti finora dall’UE, e un intervento nelle politiche per l’occupazione che porti a un mercato europeo del lavoro, tramite diritti del lavoro e piani pensionistici trasferibili. Nel contesto dei recenti problemi economici, non sono mancate le proposte in questi ambiti – per esem-

oxygen

pio il rapporto del maggio 2010 di Mario Monti sul mercato unico – ma da allora non si sono fatti molti progressi. L’unione politica esigerebbe che le istituzioni dell’UE diventassero davvero responsabili e non il miscuglio di istituzioni intergovernative e federali che abbiamo oggi. Nella reazione a questa crisi del debito sovrano, il potere centrale è stato rafforzato, ma non lo è stato necessariamente anche il controllo democratico su quel potere. Il potere dei parlamenti nazionali sulla Commissione Europea, per quanto riguarda le questioni di governance economica, continua a essere limitato e la BCE insiste nel mantenere la sua caratteristica autonomia. A differenza dei parlamenti nazionali, il Parlamento Europeo non ha un reale diritto d’iniziativa, che è nelle mani della Commissione Europea. Ma i commissari sono designati dagli Stati membri dell’UE e i presidenti non vengono eletti per le loro posizioni. Dunque per mettere l’UE su una strada sostenibile per il futuro è urgente elaborare dei piani che favoriscano la crescita economica e l’unione politica. C’è bisogno di un grande piano industriale europeo per stimolare la crescita, per liberarsi delle politiche antiquate e non coordinate del passato e per dimostrare che l’UE ha un ruolo importante. Serve un’unione politica che faccia sentire ai cittadini che le loro idee contano non solo nella propria capitale, ma anche a Bruxelles. I recenti risultati dell’Eurobarometro dovrebbero suonare come un campanello d’allarme per tutti gli Stati membri. Se non si affronta subito l’atteggiamento negativo verso l’UE, le prossime elezioni per il Parlamento Europeo potrebbero dare dei risultati disastrosi, con tutte le conseguenze che ciò implicherebbe per il policy making dell’Unione.

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Oxygen n. 19 - Governance, futuro plurale  

La crisi economico-finanziaria e la rivoluzione nel modello sociale contemporaneo hanno imposto l’avvento di una nuova era che vede avanzare...

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