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Errori e leggende sul clima che cambia

Errori e leggende sul clima che cambia

Cicli naturali e perturbazioni esterne

di Stefano Caserini

Un argomento negazionista seducente sul tema delle emissioni sostiene la pochezza dei flussi di origine antropogenica rispetto ai flussi naturali. È del resto vero che le emissioni di CO2 dalla combustione dei combustibili fossili non sono la sorgente principale di CO2 per l’atmosfera. Altri flussi, derivanti dalla fotosintesi e dalla respirazione degli organismi viventi terrestri e oceanici, sono nettamente più grandi. Il punto è che gli altri flussi sono in equilibrio, un equilibrio che dipende dalle

«Tutti sbagliati i numeri sui gas serra». «I ghiacci stanno aumentando». «Il bluff del riscaldamento globale». «Contrordine, fa più freddo». «Negli ultimi dieci anni la Terra si è raffreddata». Titoli di giornali veri, ma argomentazioni false. Ecco come il negazionismo climatico si fa strada nell’immaginario collettivo…

Le ragioni delle preoccupazioni per i cambiamenti climatici sono ormai chiare, e le più grandi nazioni di tutto il mondo stanno faticosamente accordandosi per avviare le necessarie politiche di riduzione delle emissioni dei gas serra. Nonostante questo, ancora oggi trovano spazio delle tesi che mettono radicalmente in discussione l’esistenza stessa del problema. Quotidiani, radio e televisioni spesso ospitano opinioni radicalmente discordanti dalle evidenze disponibili nella letteratura scientifica ed efficacemente riassunte dai rapporti di valutazione effettuati dall’IPCC, il panel scientifico ONU sui cambiamenti climatici. Ancora nel 2009 sui giornali italiani si sono potuti leggere titoli come «Tutti sbagliati i numeri sui gas serra», «I ghiacci stanno aumentando», «Il bluff del riscaldamento globale». Nei telegiornali di prima serata il riscaldamento globale è stato definito una «pseudo teoria» e «fantascienza», e si è sprecata l’ironia

per le nevicate invernali. Le contestazioni non sono state su alcuni dettagli metodologici o su alcune lacune ancora esistenti nella scienza del clima, ma su elementi fondanti, sulla realtà del riscaldamento globale e sulle prevalenti responsabilità umane. Per questo tipo di tesi è stato utilizzato il termine “negazionismo climatico”, a indicare il testardo e irragionevole rifiuto delle evidenze più robuste su cui la comunità scientifica ha raggiunto un consenso. Tipico del negazionismo climatico è il ricorso ad argomentazioni errate, superate, e a miti e leggende metropolitane, anche dopo parecchi anni in cui la comunità scientifica, tramite un approfondito dibattito sulle riviste di settore, ha mostrato la loro inconsistenza. Ecco alcuni esempi di queste argomentazioni, veri e propri slogan ripetuti in modo spesso ossessivo e incurante delle argomentazioni contrarie.

Il ruolo dei vulcani Fra le cause naturali a volte si cita il ruolo dei vulcani. È comprensibile: le eruzioni dei vulcani sono spettacolari e si rimane sempre stupiti dalla loro grandiosità. Nel corso delle ere geologiche, le eruzioni vulcaniche hanno effettivamente influenzato la presenza di CO2 nell’atmosfera terrestre. Su scale temporali più piccole, ossia decine, centinaia o migliaia di anni, la CO2 emessa dai vulcani ha scarsa influenza sulla variazione di quella presente nell’atmosfera. Le eruzioni vulcaniche esplosive

possono portare nell’atmosfera quantità gigantesche di polveri e solfati. Ma sono emissioni episodiche, discontinue. Perturbano l’atmosfera per qualche settimana, mese o anno, a seconda della potenza dell’eruzione. Poi si ritorna alle condizioni iniziali. Ma, per quanto riguarda la CO2, se si fanno i conti si vede che il contributo dei vulcani non è così grande. Secondo gli studi più completi e accurati, le emissioni di CO2 dall’attività vulcanica sia eruttiva che passiva (dai vulcani a riposo) ammontano negli ultimi decenni mediamente a circa 300 milioni di tonnellate l’anno, pari circa all’1%

condizioni dell’atmosfera, ma che si è mantenuto piuttosto costante negli ultimi 10.000 anni. Un piccolo contributo può alterare un equilibrio in cui giocano forze molto più grandi. Spesso si usa la metafora di un acquario, in cui l’acqua viene ricircolata, viene filtrata, ossigenata, “bevuta” da pesci, ma è sempre la stessa; un piccolo e continuo contributo esterno, magari uno zampillio, poche gocce se paragonate alla portata di ricambio dell’acquario, può far salire il livello. Dopo un certo tempo, la cui lunghezza dipende dalla forza del rigagnolo aggiuntivo, il livello sale e l’acqua può traboccare.

delle emissioni antropiche. Sicuramente nelle passate ere geologiche l’influenza dei vulcani è stata maggiore, ma questo ha poco a che fare con gli attuali livelli di gas serra nell’atmosfera.

Non sono quindi determinanti i valori assoluti delle emissioni e degli assorbimenti di CO2 durante i cicli naturali, ma le perturbazioni antropogeniche di questi equilibri.

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Il nuovo numero della rivista dedicata alla scienza

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