novembre
WORLD DOG SHOW 2026
Al via le iscrizioni
Sono aperte le iscrizioni del World Dog Show 2026, l’evento espositivo dell’anno che si terrà a Bologna dal 3 al 7 giugno e che racchiude tre
distinte manifestazioni: il WDS, l’ENCI WINNER e i Raduni. Per ogni razza, in soli due giorni si potranno acquisire i titoli di

THE KENNEL CLUB OSPITE DI ENCI
Presso la nostra sede sociale si è svolto un proficuo incontro tra l’ENCI e il Kennel Club inglese sui temi attuali della cinofilia, sulle possibilità di ampliare il bacino di persone interessate al cane di razza, sulle prospettive di una più intensa collaborazione tra le due Associazioni.
Per il Kennel Club erano presenti Jannine Edgar (Chief Executive) e Susan Sampson (External Relations Manager). L’ENCI e The Kennel Club hanno trovato importanti punti di contatto e stiamo lavorando per sviluppare iniziative comuni di cui presto daremo ogni opportuna informazione.
Campionato Italiano, dell’ENCI
Winner e dell’Alleanza Cinofila Latina. Previste anche le qualifiche per il Crufts 2027.
Il Presidente Dino Muto, da Bruxelles per un incontro con il Presidente della FCI Tamás Jakkel e il Direttore Esecutivo Yves De Clercq, ha commentato: “si tratta di un appuntamento imperdibile per tutti gli allevatori italiani e stranieri, un enorme lavoro organizzativo che sta coinvolgendo il nostro Ente a tutti i livelli, un momento di confronto unico per gli allevatori che porteranno il frutto della loro professionalità e della loro passione”.
Al centro del World Dog Show 2026 il valore insindacabile del benessere animale e della corretta selezione del cane. Un evento destinato a fare storia, che valorizzerà al meglio le caratteristiche morfo-funzionali, meravigliose e uniche, delle diverse razze canine.
Sul sito www.wds2026.it, tutte le informazioni necessarie.

INCONTRO ITALIA-SERBIA PER LE ATTIVITÀ DELLE RAZZE DA FERMA
A seguito dell’incontro avvenuto lo scorso ottobre presso la Sede dell’ENCI con la Società Italiana Setters, il Pointer Club d’Italia, il rappresentante ENCI in seno alla Commissione FCI razze da ferma inglesi, il Kennel Club Serbo e il presidente del Pointer Setter Club Serbo, sono state stabilite le linee programmatiche per la collaborazione dei prossimi anni. A partire dalla primavera del 2026 verranno congiuntamente organizzate prove di grande cerca e caccia a starne per razze da ferma in Serbia. Ringrazio il Kennel Club Serbo per l’opportunità e la disponibilità al fine di una sempre migliore selezione dei cani delle razze da ferma.
Esposizione universale FAO
Grande interesse verso il progetto Xylella detection dogs
Lo scorso mese di ottobre al parco di Porta Capena a Roma, di fronte alla sede della FAO, si è tenuta la cerimonia di apertura della prima esposizione universale “dal seme al cibo”, che dà il via alle celebrazioni per l’80° anniversario della FAO. In un’atmosfera multiculturale, le delegazioni provenienti da ogni parte del mondo e riconoscibili dai loro abiti tradizionali, hanno presenziato a questo evento che rappresenta un vero e proprio viaggio alla scoperta della diversità dei sistemi agroalimentari mondiali. Grande interesse allo spazio ENCI per la presenza di Ellis e Paco, due dei cani del progetto XDD (Xylella detection dogs) assieme ai loro conduttori.
Il progetto, nato nel 2021 da un’iniziativa di Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, Unaprol, Coldiretti e CNR-IPSP (Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante), ha portato alla sperimentazione di un percorso di selezione e formazione di unità cinofile da impiegare per il rilevamento precoce della Xylella fastidiosa nelle piante di olivo.
Oltre ai conduttori di Ellis e Paco, la delegazione ENCI era rappresentata dal presidente Dino Muto, dal consigliere Gianluca Di Giannan-
tonio, e da Serena Donnini, addestratrice responsabile del progetto. Poter illustrare il ruolo e il potenziale dell’olfatto dei nostri cani in agricoltura, di fronte alle più alte rappresentanze mondiali che hanno la responsabilità di plasmare, con politiche innovative e sostenibili, il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura stessa, è stato un grande onore, che valorizza le scelte e la politica dell’Ente nel sostegno e sviluppo di progetti sperimentali che mettono in risalto il lavoro dei nostri allevatori e addestratori.

BORDER COLLIE
Fabiano Gatto pag. 14


La mimica delle emozioni
Dalla gioia al dolore, come le espressioni del cane ci parlano di lui
La relazione che lega l’uomo al cane si basa sulla capacità di comunicare attraverso linguaggi che vanno ben oltre la parola: un’occhiata, un movimento delle orecchie o delle labbra, sono dettagli che noi proprietari impariamo a riconoscere, diventando specchio delle emozioni dei nostri compagni di vita. Se è vero che per capirsi basta uno sguardo, anche la scienza ha iniziato a indagare con rigore questa dimensione, cercando di codificarla per trasformarla in uno strumento utile, non solo per comprendere il comportamento animale, ma anche per scopi clinici.
Nel 2021, con uno dei contributi più corposi del settore, MotaRojas ed il suo team di ricercatori ha proposto una rassegna approfondita delle conoscenze accumulate negli ultimi vent’anni sulle espressioni facciali dei cani e sul loro potenziale utilizzo per riconoscere il dolore.
Al centro dello studio vi è l’ipotesi che il muso del cane oltre a riflettere millenni di selezione morfologica orientata da criteri estetici e funzionali, costituisca anche un mezzo di comunicazione attraverso il quale si esprimono stati d’animo, intenzioni e condizioni di salute.
La domesticazione ha giocato un ruolo determinante in questo processo.
In un confronto diretto con il lupo, gli autori evidenziano che alcuni muscoli facciali del cane si sono sviluppati in modo peculiare, potenziando la capacità comunicativa della specie.
Il caso più rappresentativo riguarda il levator anguli oculi medialis (LAOM), un muscolo che nel lupo risulta scarsamente funzionale e immerso nel tessuto connettivo, mentre nel cane appare ben differenziato e attivo - un’eccezione è rappresentata da razze tipo Siberian, in cui il muscolo mantiene caratteristiche più simili a quelle del progenitore selvatico, con conseguente riduzione dell’espressività facciale.
La contrazione del LAOM solleva la parte interna delle sopracciglia, ingrandendo lo sguardo e producendo la tipica espressione “da cucciolo”, percepita dagli esseri umani come triste, languida o bisognosa di affetto. Tale tratto, insieme ad altre caratteristiche pedomorfe selezionate intenzionalmente o meno, favorisce la risposta empatica e la propensione alla cura da parte dell’uomo rappresentando un adattamento utile alla vita nel contesto antropico.
L’ESPRESSIONE DEL SENTIMENTO
Se la storia evolutiva spiega il perché, l’anatomia chiarisce il come. La muscolatura facciale del cane è controllata dal VII nervo cranico, che innerva i muscoli della mimica, modulando posizione delle orecchie, tensione delle labbra, apertura degli occhi, aspetto della fronte.

L’attivazione di questi muscoli non è mai casuale, ma costituisce l’espressione di processi che coinvolgono strutture come l’amigdala, la corteccia limbica e le aree motorie corticali e sottocorticali. L’integrazione di segnali afferenti e la modulazione da parte dei neurotrasmettitori determinano il cambio di espressione.
Per analizzare la mobilità facciale del cane, i ricercatori si sono avvalsi del DogFACS (Facial Action Coding System) un sistema che suddivide e classifica i movimenti in “unità di azione facciale” (Action Units, AU), ciascuna associata a emozioni di base come paura, rabbia, piacere o neutralità.
Tra le più articolate in questi termini, la specie canina possiede oltre 20 unità di movimento facciale, disponendo quindi di un repertorio comunicativo più ampio rispetto ad altre, per esempio gatti (15) o scimpanzé (14).
Tra i muscoli principali della mimica si segnalano:
- Frontalis, orbicularis occuli, levator anguli occuli medialis e retractor anguli occuli lateralis, coinvolti nel sollevamento delle sopracciglia (AU101), nella formazione delle rughe frontali e nella chiusura palpebrale (AU143).
- Orbicularis occuli, fondamentale nelle espressioni di paura e dolore, in particolare attraverso la tensione periorbitale e il restringimento della fessura palpebrale.
- Orbicularis oris, buccinator, zygomaticus e mentalis, che modulano i movimenti delle labbra e della bocca, permettendo segnali sociali diversificati (AU17, AU27).
- Levator labii maxillaris, levator nasiolabialis e caninus, responsabili del sollevamento del labbro superiore e della formazione delle pieghe nasali (AU11), spesso associate a stress o aggressività.
- Platysma, che retrae la commissura labiale (AU24, “lip tightener”).
- Depressor anguli oris, che abbassa gli angoli della bocca, trasmettendo sottomissione o malessere.
Alcuni movimenti sono particolar-
emozioni negative come la paura o lo stress, le trasformazioni facciali sono più marcate.
Le orecchie si abbassano e si appiattiscono contro la testa, gli occhi si spalancano fino a lasciare intravedere la sclera, la fronte si contrae in rughe visibili, le labbra si tendono o si retraggono scoprendo i denti, lo sguardo si distoglie o si fa sfuggente.
mente significativi come indicatori emotivi:
L’appiattimento delle orecchie, mediato da adductor auris inferior, frontoscutilaris e retractor anguli occuli lateralis, tipico di paura o dolore.
Il sollevamento del labbro superiore e le pieghe del naso, legati a emozioni negative e disagio. La contrazione del frontalis, che solleva la fronte e la palpebra superiore, producendo un’espressione di sorpresa.
Quando attivati in specifiche AU, alcuni muscoli possono costituire marcatori affidabili di dolore: tra i più sensibili vi sono la tensione periorbitale con restringimento della fessura palpebrale, la retrazione delle labbra e l’abbassamento degli angoli della bocca.
Tuttavia, gli autori sottolineano che nessuna AU, isolata, possiede piena specificità: alcune espressioni possono comparire anche in stati emotivi diversi, richiedendo quindi una valutazione d’insieme che tenga conto di elementi come postura, vocalizzazioni e comportamento generale.
In questo quadro si inserisce il fenomeno del contagio emotivo, un processo profondo in cui lo stato emotivo di un individuo si riflette e si trasferisce su un altro. Nei cani, la capacità di rispecchiare le emozioni degli esseri umani è stata osservata in più contesti, per esempio un padrone che manifesta paura può indurre nel cane un’espressione di allerta, mentre una persona triste può suscitare nel cane segnali di disagio o tentativi di conforto.
Studi comportamentali hanno mostrato che i cani riconoscono non soltanto le vocalizzazioni umane, ma anche le sfumature facciali, reagendo con variazioni parallele nei propri tratti.
Questo legame non è una semplice suggestione, ha basi biologiche precise: l’attivazione dei neuroni specchio e dei circuiti empatici favorisce un’immediata sintonizzazione affettiva.
In termini evolutivi, ciò ha rafforzato la coesione del binomio uomo-cane, rendendo la relazione più stabile e profonda.
Sul piano pratico, significa che l’osservatore non deve mai dimenticare di considerare lo stato emotivo del proprietario, perché il volto dell’animale potrebbe riflettere, in

LA MANIFESTAZIONE EMOTIVA
La fisiologia delle espressioni non può essere separata dalla loro funzione comunicativa, e dal loro fondamentale valore sociale e relazionale.
Le emozioni positive, quelle che accompagnano momenti di piacere o interazioni affettuose, tendono a manifestarsi con occhi socchiusi, orecchie portate in avanti in modo rilassato, un’espressione complessivamente distesa. Chiunque abbia visto un cane abbandonarsi alle carezze del proprietario conosce bene questo volto appagato, a metà tra il sonno e la beatitudine.
Al contrario, quando subentrano
Gli autori sottolineano come esistano pattern ricorrenti nelle espressioni dei cani che provano dolore: gli occhi possono apparire socchiusi in modo anomalo, o al contrario spalancati con rigidità, la fronte si increspa, le labbra si tendono, le orecchie si abbassano, la testa si inclina o si abbassa. Sono dettagli che, presi singolarmente, potrebbero sfuggire o essere confusi con altre condizioni, ma che osservati nel loro insieme forniscono un quadro di disagio.
A mancare è soprattutto una metrica capace di adattarsi alla grande varietà morfologica della specie canina: un carlino, con il suo muso schiacciato e le pieghe cutanee naturali, assume espressioni diverse da un Levriero dal muso allungato e asciutto. Questa diversità rende difficile la standardizzazione, ma non nega la validità del metodo, al contrario, spinge verso la necessità di sviluppare strumenti calibrati sulle diverse tipologie.
CONCLUSIONI
Saper leggere con precisione le espressioni facciali significa poter valutare con maggiore accuratezza la qualità della vita del cane. Non si tratta soltanto di riconoscere il dolore acuto in ambito clinico, ma anche di monitorare lo stress, valutare il welfare generale, comprendere l’impatto emotivo delle attività sportive o delle terapie mediche. In questi contesti e in molti altri, il muso del cane può diventare uno strumento prezioso per dare voce a chi non può parlare.
parte, lo stato d’animo di chi gli sta accanto.
APPLICAZIONE CLINICA
In medicina veterinaria riconoscere il dolore è un compito arduo: a differenza del paziente umano, l’animale non può spiegare a voce la propria sofferenza, e spesso tende a mascherarla, per istinto di sopravvivenza. Negli ultimi anni, per altre specie, sono state sviluppate le cosiddette grimace scales, scale del dolore basate sull’osservazione di specifici cambiamenti espressivi, che nei roditori, nei cavalli e nei gatti hanno già trovato applicazione, mentre per il cane la ricerca è ancora in corso.
Si tratterebbe di un progresso non solo diagnostico, ma culturale: porre il benessere emotivo dell’animale sullo stesso piano della sua salute fisica, significa imparare a guardare il cane non soltanto come compagno di vita o un atleta, ma come individuo dotato di una vita emotiva complessa. Significa anche superare il rischio dell’antropomorfismo — la tentazione di attribuirgli emozioni esclusivamente umane — e sostituirlo con un approccio scientifico capace di riconoscere la specificità canina senza negarne la profondità. In fondo, ciò che da sempre ci affascina nello sguardo dei cani è la sensazione che abbiano qualcosa da dirci, oggi la scienza ci offre strumenti per decifrare davvero quel messaggio.
Giulia Del Buono

Maschi contro femmine
Le differenze primordiali che resistono alla domesticazione
Oggi più che mai, la selezione e l’allevamento del cane richiedono una conoscenza approfondita non solo degli aspetti morfologici e genetici, ma anche delle caratteristiche comportamentali che distinguono un soggetto dall’altro. Nel tempo numerose ricerche scientifiche hanno evidenziato come il sesso dell’animale influenzi in maniera significativa il suo temperamento, le sue capacità cognitive, le interazioni sociali e persino le risposte all’addestramento: soffermarsi sulle differenze tra maschi e femmine quindi, non significa scadere in semplificazioni o stereotipi, bensì acquisire competenze utili ad una migliore gestione del cane. Uno dei contributi più completi in questo ambito è lo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Napoli, Scandurra et al. (2018, Animals), che ha raccolto e sintetizzato le evidenze sulle differenze sessuali nel comportamento del cane, al fine di comprendere se e fino a che punto il processo millenario di domesticazione abbia influito sulle predisposizioni ancestrali, osservabili tutt’oggi negli animali selvatici.
COMPORTAMENTI A CONFRONTO
Il primo dominio analizzato è quello dell’aggressività, intesa come l’insieme di atteggiamenti ostili messi in atto per influenzare o limitare l’azione di un altro individuo. Per studiarla, i ricercatori hanno osservato le interazioni tra cani in situazioni controllate e durante momenti di competizione. Dai test è emerso che i maschi manifestano con maggiore frequenza comportamenti assertivi e territoriali soprattutto nei confronti di altri maschiciò è coerente con le teorie evolutive, secondo cui i maschi in natura competono per l’accesso alle femmine, per la difesa dello status e del territorio, sviluppando strategie orientate alla dominanza. Le femmine invece esprimono aggressività in contesti più specificisi è visto prevalentemente verso altre femmine - per lo più legati alla difesa dei cuccioli o dell’ambiente in cui vivono. Sebbene meno frequenti, le loro reazioni sono talvolta più intense, rispecchiando un modello di risparmio energetico finalizzato al successo riproduttivo. È opportuno sottolineare che se in natura l’aggressività reca un vantaggio nella competizione per la sopravvivenza e la riproduzione, nel cane domestico essa rappresenta un tratto fortemente indesiderato, in quanto incompatibile con la funzione sociale della specie e nella sua relazione con l’uomo. Il lungo processo di domesticazione e selezione artificiale ha progressivamente ridotto questa propensione che, ricordiamo, non dipende unicamente dal sesso o dalla genetica ma anche dalle esperienze individuali. È ormai assodato che i cuccioli che ricevono un’adeguata socializza-

zione nelle prime settimane di vita, da adulti hanno molte meno probabilità di sviluppare comportamenti aggressivi rispetto a quelli cresciuti in assenza di stimoli o interazioni intra- ed inter-specifiche. Questo dato, consolidato in letteratura, conferma quindi che la prevenzione passa necessariamente dalla selezione e dalla qualità del percorso di crescita iniziale.
Altro tratto distintivo è la cosiddetta boldness, ovvero l’audacia con la quale si affrontano situazioni nuove o rischiose.
In media, i maschi specialmente giovani al di sotto dei due anni, sono più coraggiosi, meno neofobici e più inclini ad avventurarsi in contesti sconosciuti – tale inclinazione è stata rilevata in particolare nelle razze da lavoro, dove certe qualità sono state preferite in fase di selezione. Questa caratteristica trova conferma anche nella aggression-boldness syndrome, secondo la quale in natura gli individui più aggressivi sono anche quelli più temerari nel confronto con situazioni di pericolo, come i predatori o i competitors. L’approccio delle femmine è in generale più prudente e mirato, cosa che ovviamente costituisce un vantaggio evolutivo in termini di protezione della prole.
Anche sul piano sociale si individuano differenze significative. Nei cosiddetti test dell’impossible task, i ricercatori hanno dapprima proposto ai cani un contenitore contenente cibo facilmente apribile e, in una seconda fase, reso l’accesso impossibile. In questa condizione, le femmine tendevano a rivolgersi all’uomo più frequentemente, cercando lo sguardo, l’aiuto e il contatto fisi-
co, mentre i maschi si mostravano più indipendenti, insistendo da soli nel tentativo di risolvere il compito. Al tempo stesso questi si dimostrano più propensi al gioco sociale, alle attività ludiche e alle interazioni competitive.
PERCORSI COGNITIVI
COMPLEMENTARI
Le divergenze cognitive sono state esplorate con test di orientamento spaziale e labirinti.
I ricercatori hanno potuto osservare che i maschi tendevano a privilegiare strategie allocentriche, basate cioè su punti di riferimento esterni, per orientarsi anche in ambienti soggetti a cambiamenti. Questa modalità riflette la naturale vocazione esplorativa già osservata in altri contesti e trova origine nella necessità di spingersi oltre i confini del territorio familiare per accedere a nuove risorse e competere per le partner.
Le femmine, al contrario, adottano più spesso strategie egocentriche, basate sulla memoria dei propri spostamenti, con un approccio che si rivela efficace in aree ristrette e spazi conosciuti.
Dal punto di vista adattativo infatti, privilegiare percorsi sicuri e conosciuti rappresenta un vantaggio importante per la protezione della prole e delle risorse.
La lateralizzazione, cioè la specializzazione funzionale degli emisferi cerebrali, è stata esaminata con test di preferenza d’uso della zampaad esempio quando i cani dovevano spostare un oggetto o recuperare cibo da un contenitore - che hanno evidenziato che nei maschi è più

frequente l’uso della zampa sinistra, collegato all’emisfero destro, mentre le femmine mostravano una prevalenza della zampa destra, collegata all’emisfero sinistro. Nella pratica, questo si traduce in femmine più costanti e prevedibili, qualità preziose in compiti che richiedono precisione e affidabilità, mentre i maschi appaiono più reattivi e sensibili agli stimoli, ma meno prevedibili, caratteristica che può rappresentare tanto una risorsa quanto un limite a seconda del contesto.
PERCEZIONI VISIVE E OLFATTIVE
Le capacità sensoriali del cane sono state indagate valutando la concentrazione sugli stimoli visivi e anche in questo caso, i risultati mettono in luce una distinzione netta tra i sessi.
Le femmine mostrano una maggiore predisposizione a mantenere l’attenzione e a concentrarsi a lungo su un singolo stimolo, caratteristica che si traduce in una migliore interpretazione dei segnali visivi provenienti dall’uomo – come i gesti, le posture o i movimenti dello sguardo – e una maggiore affidabilità nei compiti che richiedono un lavoro di squadra. Sul piano dell’addestramento, ciò significa che le femmine hanno una naturale tendenza a seguire più fedelmente le indicazioni del conduttore, adattando il proprio comportamento in maniera rapida e efficace.
I maschi per contro tendono a distribuire la loro attenzione su più stimoli, focalizzandosi meno su ciascuno. Questo approccio li rende più vigili e reattivi, capaci di monitorare simultaneamente segnali di-
versi, ma al costo di una minore continuità nella concentrazione. Sul versante olfattivo, il senso per eccellenza della specie, la letteratura ha finora offerto meno dati sulle differenze sessuali, ma le evidenze disponibili sono comunque interessanti.
Alcuni studi, per esempio, hanno mostrato che i maschi sono in grado di riconoscere i consanguinei tramite segnali odorosi, una capacità che non risulta altrettanto marcata nelle femmine. Questa competenza trova probabile fondamento evolutivo: nei canidi selvatici, la discriminazione olfattiva dei parenti favorisce forme di nepotismo, che rafforzano la struttura sociale del branco e allo stesso tempo riducono il rischio di inbreeding, migliorando la fitness del gruppo.
CONCLUSIONI
L’analisi integrata degli studi disponibili sul tema, mostra come le differenze sessuali nel cane riflettano quelle osservabili in molte specie selvatiche e siano quindi insite nel patrimonio genetico evolutivo che la domesticazione ha modellato, senza però cancellarne le basi. Solo alcuni aspetti sembrano essere stati ricalibrati dalla vita accanto all’uomo: la maggiore socievolezza interspecifica delle femmine, ad esempio, potrebbe rappresentare un adattamento, mentre la minore socievolezza intraspecifica nei maschi, in contrasto con le previsioni, potrebbe riflettere un effetto della selezione artificiale. Bisogna comunque ricordare che queste differenze descrivono tendenze generali, non regole assolute. I dati riportati provengono da studi condotti in contesti sperimentali controllati, che per quanto rigorosi, non sempre tengono conto di variabili cruciali come lo stato ormonale o riproduttivo del soggetto, le influenze ambientali, le esperienze pregresse, né tantomeno le specificità legate alla razza. In ogni caso, la variabilità soggettiva non sminuisce il valore delle evidenze scientifiche, piuttosto ci ricorda che dietro le categorie come sesso e specie esistono sempre individui irripetibili, distinti da sfumature che talvolta li accomunano. E che è importante considerare per migliorare selezione, addestramento, impiego e qualità della vita dei nostri cani.


Le cure parentali
Le necessità delle fattrici e l’intervento dell’allevatore durante il parto e lo svezzamento dei cuccioli
Nel vasto panorama della selezione, il tema dell’allevamento è stato approfondito in materia di genetica con preziosi dati sulla trasmissibilità di alcune patologie in maniera tale da offrire un basso indice di rischio utile ad evitare accoppiamenti azzardati.
Sul fronte delle “cure parentali” vi sono molti siti e piattaforme che forniscono consigli di ogni genere anche se, in realtà, studi scientifici su questo tema non sono così frequenti.
Qualche tempo fa, alcuni ricercatori (N R Santos), A Beck A Fontbonne) hanno pubblicato una revisione della letteratura in materia di parto e accudimento della prole. Una lunga carrellata di riferimenti scientifici a partire dagli anni Sessanta sino ai giorni nostri nella quale sono state riportate informazioni sul comportamento materno, definito come la combinazione di tutti gli atti della madre nei confronti della prole, che inizia prima del parto e continua fino allo svezzamento. Per farlo i ricercatori hanno utilizzato i comportamenti più comunemente osservati, come il tempo trascorso dalla madre a contatto con i cuccioli, leccarli e allattarli. Poiché i cuccioli appena nati hanno una capacità di movimento molto limitata, l’interazione materna è essenziale per la loro sopravvivenza, il loro nutrimento e la loro protezione. Oltre ad essere un elemento importante del processo di legame tra cuccioli e madre che nella maggior parte dei casi si ritiene svolga un ruolo nello sviluppo sociale dei cuccioli stessi
COMPORTAMENTI
MATERNI
L’interazione materna con i cuccioli inizia con la preparazione al parto e comprende la serie di eventi che determinano la nascita, la sopravvivenza e lo sviluppo di un cane socievole e sano. In generale, i ricercatori si sono concentrati sulle interazioni più facili da misurare, come il leccamento dei genitali e dell’ano osservabili subito dopo la nascita e ritenute essenziali durante le prime 3 settimane di vita per stimolare la minzione e la defecazione nei cuccioli. Il comportamento materno durante il periodo neonatale è definito nella maggior parte degli studi come la quantità di tempo che la madre trascorre con loro, anche se questo è determinato da alcuni fattori come il tipo di razza, la temperatura ambientale e l’ingerenza dell’uomo. Anche i periodi successivi “neonatale” (circa 15 gg) e di “transizione” (15 – 21 gg) che interrompe la totale dipendenza dalla madre e in cui i cuccioli hanno un notevole sviluppo neurologico e di crescita.
In merito all’influenza del comportamento materno sullo sviluppo del cucciolo, le ricerche non sono allineate nei risultati poiché hanno registrato notevoli differenze tra le razze. Anche se in uno studio basato su questionari, dove ai proprietari di cani è stato chiesto di correlare il comportamento del cane adulto alla qualità delle cure materne, i proprietari sono stati inequivocabili nell’associare il comportamento timoroso nei cani adulti alla scarsa

qualità delle cure materne durante la crescita primaria. A conforto di questa teoria, un altro studio ha rilevato che l’elevata qualità materna gioca un ruolo determinante nei test di performance effettuati a due mesi d’età.
INTERAZIONI TRA
CUCCIOLI: RIFLESSIONE
Se è pur vero, come si legge nello

studio, che il comportamento materno sia in grado di influenzare lo sviluppo dei cuccioli, è altrettanto vero che il comportamento tra cuccioli è sorprendentemente predittivo del temperamento futuro, addirittura, già dalle prime poppate. Questo potrebbe essere influenzato dalla forma fisica in quanto un cucciolo più robusto può facilmente soverchiarne uno più magro, anche se ho potuto osservare nel corso degli anni, cuccioli piccoli ma con molta grinta e determinazione da riuscire a farsi largo tra le mammelle a dispetto di fratelli più grossi. Un altro tema importante è la stimolazione ambientale. Se la stimolazione termica e tattile è importante nel determinare le reazioni neonatali all’ambiente, questa in realtà è sempre stata riferita dagli studiosi all’interazione madre cucciolo dato che una stimolazione inadeguata o scarsa durante questi periodi potrebbe alterare il comportamento dell’animale in età adulta. Invece, oggi assistiamo ad un eccesso di stimoli ambientali cui i cuccioli neonati sono sottoposti in virtù di un probabile migliore adattamento ma, come sempre del resto, una eccessiva manipolazione precoce potrebbe avere risvolti negativi come per esempio un crescente disinteresse della madre verso i cuccioli o al contrario, crearle forte apprensione da essere tentata di spostarli.
L’ARCO DEL TEMPO
Si legge nella ricerca che il tempo che la madre trascorre a contatto con i suoi cuccioli è importante durante le prime ore di vita e nei giorni successivi, per regolare la temperatura della cassa parto e mantenere i cuccioli al caldo dato che si verifica un drastico calo della
temperatura corporea dei cuccioli subito dopo la nascita, considerando che l’ipotermia è un rischio serio nei cuccioli appena nati perché sopprime tutte le funzioni corporee, tra cui respirazione, frequenza cardiaca e motilità gastrointestinale. Tuttavia, una riflessione è necessaria dato che se si tratta di una fattrice a pelo raso avrà bisogno di più calore esterno, mentre per una a pelo lungo e folto potrebbe addirittura andare in affanno se l’ambiente è surriscaldato magari dall’uso eccessivo di lampade a infrarossi. Una fattrice affannata per il caldo potrebbe restare nella cassa parto solo il tempo necessario all’allattamento. I cuccioli stessi se troppo riscaldati da queste lampade tendono a cercare riparo dai loro raggi già verso i dieci giorni di vita.
IL RIGURGITO
DEL CIBO AI CUCCIOLI
Un importante aspetto delle cure parentali che non è stato analizzato in questa revisione della letteratura scientifica, riguarda il rigurgito del cibo della madre verso i cuccioli, un fenomeno in lenta estinzione nelle moderne fattrici.
In letteratura, si trovano citazioni su questo comportamento relative ai cani delle tribù africane e, naturalmente, ai lupi. C’è da dire che nel branco di lupi non è solo la femmina a rigurgitare ai cuccioli ma provvede loro anche il maschio che se ne sta prendendo cura. Le razze nordiche hanno mantenuto a lungo nel tempo questo atteggiamento anche se ai giorni nostri non si riscontrano molte testimonianze. Invece, nelle razze da pastore, come in quelle selezionate in territori aspri e montuosi dell’Asia e altre razze similari, questo comporta-

Bassotti a pelo duro. Foto Silvia Bagni. Fotogallery ENCI
mento è tutt’ora mantenuto nelle fattrici.
Cause dell’estinzione del rigurgito
Quando i cuccioli hanno all’incirca
3 o 4 settimane di vita ( il livello è variabile a seconda della razza), l’allevatore inizia a somministrare loro del cibo umido, integrando le poppate materne. Dopo qualche
giorno, i cuccioli incominciano a picchiettare ostinatamente ai lati le labbra della madre. Lo fanno preferibilmente quando è seduta, oppure in piedi, meno di frequente quando e sdraiata dato che in questa postura sarebbe difficoltoso per lei rigurgitare.
L’estinzione di questa modalità
istintiva e primordiale della madre di nutrire i cuccioli è stata causata dall’uomo. L’idea di cura dei cuccioli e di protezione e benessere della fattrice è andata al di là di ogni previsione.
Soprattutto in presenza di una cucciolata numerosa, l’intervento umano è diventato una forma indispen-
Esche avvelenate
sabile di cura. Siamo intervenuti con sondini, biberon, cucce termiche, svezzamenti sempre più precoci, misurazioni e pesature quotidiane e, fortunatamente, un veterinario sempre a portata di telefono, pronto a intervenire. Intendiamoci bene, è tutto comprensibile, giustificabile, condivisibile e strettamente umano. Siamo amorevoli e per i cuccioli cerchiamo di fare del nostro meglio per assicurare loro uno svezzamento sano e sereno.
Tutto però non si può avere. Il nostro intervento amorevole e/o efficace ha modificato la produzione ormonale che ha in seguito avuto sulla fattrice una ricaduta sia sull’istinto che sul comportamento, in generale.
Se ci sono razze che sono infastidite dalle troppe attenzioni umane durante il parto e post parto, altre invece, si sono “impigrite” e aspettano l’intervento umano anche per aprire il sacco amniotico, o cercano la nostra presenza rassicurante per iniziare il parto.
Insomma, trovare un equilibrio non è facile. Si rende però necessario conoscere a fondo le peculiarità di una razza per capire quando necessita di un nostro intervento e quando... siamo di troppo. Monitorare un parto è necessario per la salute della fattrice e dei cuccioli ma essere discreti è un compito che può rivelarsi prezioso.
Renata Fossati



Per lo studio completo
Obblighi, divieti e sanzioni. Il Sottosegretario Gemmato: la nuova ordinanza è “più incisiva”. I rischi per i cani
La nuova ordinanza del Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato parte da una perdurante emergenza. L’introduzione di sanzioni amministrative rende l’ordinanza “più incisiva”. Il provvedimento è entrato in vigore il 27 agosto 2025 e resterà valido per dodici mesi.
CHI SEGNALA
Chiunque rinvenga esche o bocconi sospetti, troppe volte mortali per i cani, può segnalare l’evento all’azienda sanitaria competente per territorio o alle Forze dell’ordine presenti sul territorio.
Scatta invece un preciso obbligo di segnalazione per il proprietario (o responsabile dell’animale) il cui animale sia deceduto oppure manifesti una sintomatologia per sospetta ingestione di esche o bocconi avvelenati.
In questi casi il proprietario deve segnalare l’episodio a un medico veterinario che emetterà la relativa diagnosi corredata da referto anamnestico.
DIAGNOSI DI SOSPETTO
La diagnosi di sospetto avvelenamento di un esemplare di animale domestico o selvatico viene emessa dal medico veterinario esclusivamente tramite compilazione del modulo elettronico «Segnalazione di sospetto avvelenamento» presente sul Portale nazionale degli avvelenamenti dolosi degli animali. Questa procedura consente l’immediata e contestuale comunicazione al Sindaco, al servizio veterinario dell’azienda sanitaria e all’Istituto zooprofilattico sperimentale territorialmente competenti.
INVIO ALL’IZS
Ai fini dell’identificazione della sostanza, l’azienda sanitaria o il medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento assicurano l’invio all’Istituto zooprofilattico di competenza territoriale dei seguenti materiali: carcasse di animali deceduti (o campioni biologici da essi prelevati) ed esche o bocconi sospetti.
IL PROPRIETARIO
Il proprietario dell’animale deceduto può consegnare direttamente all’Istituto zooprofilattico la carcassa o i campioni biologici. Per poterlo fare, il proprietario deve essere autorizzato dall’azienda sanitaria o dal medico veterinario che ha emesso la diagnosi di sospetto avvelenamento. Prima dell’autorizzazione, la Asl o il veterinario libero professionista devono avere già inserito la segnalazione sul Portale e devono già averla inoltrata all’Istituto.
NECROSCOPIA E ANALISI
L’articolo 4 dell’Ordinanza dettaglia le azioni in capo agli Istituti zooprofilattici. Gli esami necroscopici sugli animali morti sono eseguiti e refertati entro 48 ore dal loro conferimento. Quanto ad esche e bocconi, l’esame ispettivo deve essere eseguito o refertato entro 24 ore e, in caso di riscontro positivo, gli esiti sono comunicati attraverso un modulo elettronico.
NOTIZIA DI REATO
In caso di conferma, sia sulla carcassa sia su esche/bocconi, i servizi veterinari territorialmente competenti trasmettono la notizia di reato all’autorità giudiziaria, esclusivamente attraverso il portale Notizie di reato (NdR). Per i campioni conferiti dagli organi di Polizia giudiziaria per specifiche investigazioni su casi di avvelenamento vincolati dal segreto istruttorio, le comunicazioni relative al caso sono concordate con gli organi di Polizia giudiziaria richiedenti.
IL SINDACO E LE PREFETTURE
Entro 48 ore dalla ricezione del referto il Sindaco deve far bonificare il luogo interessato, segnalare il pericolo per i proprietari dei cani con apposita cartellonistica il rischio di esche o bocconi avvelenati e far intensificare i controlli. Resta confermata la previsione di un tavolo di coordinamento presso le Prefetture.
DIVIETI E SANZIONI
La presenza di veleni o sostanze tossiche abbandonati nell’ambiente rappresenta un serio rischio anche per la popolazione umana, in particolare per i bambini, ed è causa di contaminazione ambientale. A rischio, oltre gli animali da compagnia, il patrimonio faunistico e le specie in via d’estinzione. Le ordinanze ministeriali rappresentano uno strumento di controllo degli avvelenamenti e un deterrente per atti criminosi. Viene quindi introdotta una sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro per la violazione dei seguenti divieti: utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi contenenti sostanze tossiche o nocive o materiali nocivi compresi metalli, vetri, plastiche o materiale esplodente; la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di sostanze tossiche o nocive e di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni o la morte del soggetto che lo ingerisce. Si ringrazia La Professione Veterinaria






















































WORLD DOG SHOW












































































WDS 2026 Italy













































UN’OCCASIONE IMPERDIBILE







WORLD DOG SHOW 2026 è la più importante esposizione canina internazionale che si tiene in Italia e che richiama circa 25.000 cani nei prestigiosi padiglioni di Bologna Fiere.















Cinque giorni dove allevatori e proprietari potranno confrontarsi e scambiarsi esperienze, mentre gli amanti dei cani avranno la possibilità di ammirare, conoscere e scoprire la simpatia, la bellezza e le attitudini delle diverse razze. Saranno rappresentate 400 razze che verranno sottoposte al giudizio di 230 esperti che avranno il compito di selezionare i migliori che concorreranno per il titolo di BEST IN SHOW 2026.


















































Bologna Fiere è uno dei poli fieristici più all’avanguardia al mondo: 375.000 metri quadrati, tra aree interne ed esterne; 20 padiglioni cablati, climatizzati e con sistema di ventilazione; 10.000 posti auto coperti; dotato di un casello autostradale dedicato e una fermata ferroviaria; offre un accesso agevole e diretto con 5 ingressi indipendenti. n. 12 padiglioni n. 100 ring n. 230 Esperti giudici n.



















10.000 parcheggi n.





100.000 mq. copertura







L’alfabeto della coda
Scodinzolare è un gesto spontaneo ma racchiude in sé molti significati. La scienza ci aiuta ad interpretarlo
Riconosciuto da sempre come un segnale di felicità, lo scodinzolio dei cani ha assunto nel tempo diversi significati che sono addirittura in contrasto tra di loro poiché denominano una stato emozionale che transita dalla gioia, alla rabbia, all’ansia e alla paura.
Un recente studio pubblicato su The Royal Society (Silvia Leonetti, Giulia Cimarelli, Taylor A. Hersh e Andrea Ravignani) propone due principali ipotesi riguardanti l’origine di questa abituale manifestazione che i cani mettono in atto. Potrebbe essere che durante la domesticazione questo tratto sia stato associato alla docilità, pertanto, selezionato con maggiore attenzione; oppure essere stato attenzionato per il semplice ritmo frenetico cui noi umani siamo soliti prestare attenzione come per esempio, il ritmo musicale o delle danze che sono tratti caratteristici della nostra storia evolutiva.
Nel corso della domesticazione, i segnali visivi hanno assunto un’importanza decisiva, tra questi il portamento della coda ancora oggi è facilmente rilevabile e in grado di condizionare la nostra interpretazione su ciò che il cane intende comunicarci. Tuttavia, gli studi condotti fino ad oggi hanno portato a risultati frammentari e manca un quadro teorico strutturato anche considerando la grande varietà delle razze canine che si differenziano tra loro per le molteplici anatomie che le code presentano.
Un altro tema esaminato nello studio è stato la questione del perché i cani scodinzolino più frequentemente e in più contesti rispetto ad altri canidi strettamente imparentati, come i lupi. Un altro studio ha dimostrato che i cuccioli di lupo, allevati in cattività e accuditi gior-
nalmente con le stesse attenzioni riservate ai cuccioli di cane, non scodinzolavano quasi mai, a sostegno della teoria di come la domesticazione esercitata dall’uomo abbia avuto una notevole influenza anche su questo aspetto.
LE ATTIVITÀ
NEUROLOGICHE
Si ritiene che essendo la coda dei cani un’estensione della colonna vertebrale ci sia un coinvolgimento del cervelletto, uno stimolo elettrico che accende il movimento. Inoltre, diversi studi hanno documentato correlazioni positive tra il tempo trascorso a scodinzolare e la frequenza cardiaca. E infine, lo scodinzolio è frequentemente associato sia all’eccitazione positiva che a quella negativa, suggerendo una correlazione con ormoni e neurotrasmettitori correlati all’eccitazione.
L’aspetto maggiormente analizzato negli studi precedenti, pur essendo collegato ad una vasta categoria comportamentale, non teneva conto della sua natura multidimensionale e dei suoi parametri mentre questo studio ha scoperto per esempio, che i cani aggressivi scodinzolavano di più (e avevano livelli di serotonina più bassi) rispetto ai cani non aggressivi, un risultato che è contraddice l’abituale credenza che poneva questo atteggiamento sotto una luce positiva, come fosse un atteggiamento solo gioioso.
L’INFLUENZA DELLA
DOMESTICAZIONE
Sulla base di molti studi i ricercatori ipotizzano che il processo di domesticazione possa aver portato


notevoli cambiamenti a livello comportamentale e anatomico che nel tempo hanno alterato il comportamento di scodinzolio nei cani, in modo tale che questi scodinzolino più spesso e in più contesti rispetto ai canidi non domestici. Ciò potrebbe essere dovuto a un legame genetico tra la selezione per la docilità e l’anatomia della coda.
In alternativa, gli antichi popoli potrebbero essere stati condizionati dalla ritmica dello scodinzolio, come fosse il battere di un bastone sul tamburo o il tintinnio della pioggia battente sulle rocce.
In ogni modo, in entrambe le ipotesi, la selezione potrebbe non essere stata uniforme tra le razze, viste le notevoli differenze anatomiche. La conclusione dei ricercatori sottolinea come lo scodinzolio del cane potrebbe essere in effetti uno dei comportamenti animali più visibili e diffusi al mondo, ma non è mai stato analizzato in modo sistematico. Questa revisione sottolinea che lo scodinzolio è un tratto multidimensionale che può variare in base a vari parametri, tra cui il portamento della coda, la direzione, la velocità, l’asimmetria e l’ampiezza. Può anche variare a seconda della porzione della coda considerata.
PENSIERI FINALI
Lo studio sottolinea come le differenze sostanziali che insistono tre le razze canine possano influenzare l’interpretazione della comunicazione tra uomo e cane. La coda in alcune razze ha avuto in passato una funzione anatomica molto importante. Per esempio, nei cani nordici, il portamento della coda aveva
anche una funzione protettiva dalle raffiche di vento, infatti, come fanno le volpi artiche, una volta acciambellati, la coda, ben fornita di un folto pelo, veniva portata davanti al muso. Nel passato abbastanza remoto, questi cani si scavavano una buca nella neve per dormire e la coda era una parte del corpo molto importante, doveva essere lunga, “elastica” e ben fornita di pelo e sottopelo. Ai giorni nostri è molto difficile osservare questi comportamenti poiché la vita “urbana” e le facilitazioni domestiche cui li abbiamo abituati non necessitano dell’attuazione di questi comportamenti primordiali.
Nei cani da caccia tipo Pointer, la coda ha un’importanza primaria poiché segnala al cacciatore la presenza di un selvatico. Può diventare improvvisamente rigida, immobile portata sullo stesso piano della linea dorsale; oppure, compiere un movimento ripetitivo e ritmato, uno scodinzolio corto e rigido da sinistra verso destra o viceversa, tipico anche delle razze Terrier, a definire uno stato di eccitazione. Sia il movimento della coda che il suo portamento sono una forma di evidente e incisiva comunicazione paraverbale cane-umano. È anche una forma di richiesta, per esempio, quando i cani sentono il rumoreggiare delle ciotole, iniziano a scodinzolare in attesa del cibo. Invece, quando sono minacciati, a seconda della loro capacità di reazione ad uno stimolo avverso, possono farla letteralmente “vibrare” come avvertimento, unita al ringhio e al sollevamento/arricciamento delle labbra prima di un attacco; oppure, viceversa, possono cercare di nasconderla tra le gambe in segno di
paura e sottomissione. Al contrario, lo scodinzolio gioioso non è mai rigido e molte volte si esprime con movimenti ampi. Lo scodinzolio è sempre collegato alla posizione delle orecchie, quasi in una sintonia predefinita. Portate in avanti, in attenzione, rigide e immobili in una situazione di allerta; portate di lato, morbide e mobili, quando la situazione è gioiosa. Anche in questi contesti, la differenza del portamento tra orecchie erette e pendule sarà molto diversa da osservare: più visibile nel primo tipo, meno rilevabile nel secondo. Si potrebbe dire che l’alfabeto para verbale del cane è strettamente collegato alla portamento di tre tratti morfologici quali la coda, le orecchie e le labbra, dove la coda assume un maggiore visibilità ed quindi più agevolmente interpretabile. Si potrebbe aggiungere anche un quarto elemento allo scodinzolio rigido in caso di stimolo avverso: drizzare i peli tra la base del collo verso le scapole, ma ciò è rilevabile solo nei cani a pelo corto.





I cani dell’Anatolia
Uno studio quinquennale svoltosi sul campo nella regione turca di Kars, ha raccolto parametri biometrici in merito all’influenza dei cambiamenti climatici sui cani con particolare riguardo alle
Denominata “la Siberia turca” per le temperature che scendono notevolmente e le intense precipitazioni nevose durante l’inverno, che possono isolare i villaggi per diversi mesi, la regione montuosa di Kars situata nella Turchia nord-orientale, l’Anatolia, presenta un paesaggio aspro con altitudini medie superiori ai 2.000 metri, dominato da catene montuose di origine vulcanica, tra cui spicca il Monte Ararat, è caratterizzata da un altopiano e da vallate fertili lungo i fiumi. In questo scenario, gli allevamenti ovini e caprini rappresentano una risorsa millenaria, indissolubilmente legata alla vita di questi popoli semi nomadi.
In difesa del principale predatore, il lupo, i cani di Kars nella regione dell’Anatolia, rappresentano da sempre una protezione sicura ed efficace.
Un gruppo di ricercatori (Ekin Emre Erkiliç et al.) ha condotto in quel territorio una ricerca durata cinque anni per studiare alcuni parametri biometrici riferiti alle temperature climatiche estreme cui i cani erano soggetti dato che vivevano costantemente all’aperto ad una altitudine di oltre 2000 mt. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, la capacità di adattamento dei cani a diverse condizioni ambientali può dare origine a diversi cambiamenti fisiologici, soprattutto si mirava a valutare gli effetti delle rigide condizioni invernali sui parametri ematologici e biochimici. Sono stati testati i parametri vitali, ematologici e biochimici di 12 cani adulti di età compresa tra 1 e 8 anni, di questi, 8 maschi e 4 femmine, confrontando i dati riferiti sia alla stagione invernale che a quella estiva. Questi cani sono stati tenuti costantemente all’aperto nel distretto centrale della provincia di Kars, con regolari
applicazioni di antiparassitari e vaccinazioni, in condizioni di cura e alimentazione simili, prevalentemente costituite da zuppe casalinghe preparate dai pastori.
SALUTE E AMBIENTE
Il cambiamento climatico è una delle principali preoccupazioni globali che si manifesta in diversi modi. Le variazioni delle precipitazioni annuali e la variazione delle temperature costituiscono delle fluttuazioni che incidono sulla salute. Sebbene i cani abbiano capacità adattative per far fronte a questi cambiamenti climatici, è riconosciuto che dette fluttuazioni possono influire sulle loro risposte fisiologiche. Principalmente, le rigide condizioni meteorologiche invernali, caratterizzate da basse temperature, possono indurre una serie di alterazioni fisiologiche negli animali.
Il freddo aumenta principalmente il rischio di ipotermia o congelamento nei cani che può anche portare a un indebolimento del sistema immunitario e a una perdita di resistenza alle infezioni e ad altre malattie, che possono essere una causa diretta o un fattore scatenante, in combinazione con altri fattori, di molti problemi clinici. La stagione invernale ha inciso in maniera significativa non solo com’era prevedibile sulla temperatura corporea ma anche sulla respirazione e sulla frequenza cardiaca dei cani.
Anche lo stress termico, considerando che l’Anatolia presenta sia inverni freddissimi che estati torride, ha inciso sui parametri biometrici dei cani presi in esame.
Si suggerisce che i veterinari dovrebbero considerare queste differenze negli esami clinici di routine
temperature estreme

di questi cani che possono variare sotto l’influenza delle condizioni stagionali e che questi fattori dovrebbero essere considerati negli esami clinici.

Uno studio che sottolinea l’importanza delle variazioni stagionali nella valutazione dello stato di salute dei cani. Uno sguardo accurato al loro benessere generale in condizioni estreme in una zona posta al di sopra dei 2000 metri con inverni lunghi e rigidi ed estati torride, vissuti costantemente all’aperto per svolgere un compito di custodia delle greggi che non conosce sosta.
IL KANGAL
COBAN KOPEGI (EX CANE DA PASTORE DELL’ANATOLIA)
Sono molto intelligenti e fieri. Leali e affezionati alle loro famiglie umane, sono diffidenti verso gli estranei, soprattutto quando lavorano. La razza in Italia è tutelata da AIPR (Associazione Italiana Per la Tutela del Cane da Pastore del Caucaso, Cane da Pastore dell’Asia Centrale e altre razze da pastore). Pur essendo poco rappresentata, sta aumentando la sua platea di appassionati: dediti all’approfondita conoscenza di una razza dalle grandi dimensioni e dal carattere indipendente.
Nicola Roberti Presidente AIPR
Considerata come “razza nazionale” dal popolo turco questo antichissimo cane da guardia delle greggi è un probabile discendente dai possenti cani da caccia che esistevano in Mesopotamia. La razza si è evoluta nel corso degli anni, adattandosi all’ambiente dove il clima estremo è stato uno dei fattori di maggiore influenza essendo cani che vivono costantemente all’aperto. Indomiti difensori delle greggi dal predatore più aggressivo, il lupo, presentano un carattere stabile e coraggioso di natura indipendente. Per lo studio completo


L’affetto di un cane è prezioso
La
scienza ha dimostrato il valore del sostegno psicologico che un cane è in grado di offrire nella vita quotidiana di tutti noi

Una ricerca afferma che i supporti psicologici che i cani sono in grado di offrire ai loro proprietari in alcuni casi superano in qualità i supporti che le persone ottengono da amici e parenti. Inoltre, è interessante osservare che i risultati prodotti dai ricercatori (Borbála Turcsán, Dorottya Júlia Ujfalussy, Andrea Kerepesi, Ádám Miklósi, & Eniko˝ Kubinyi) sfatano il concetto che alcune persone acquistino un cane per compensare la scarsa soddisfazione dei rapporti con gli umani. Se da un lato le troppe attenzioni rivolte ai cani (come vestirli, portarli dentro le borsette, farli sedere a tavola ecc. ecc.) sono deleterie per loro, dall’altro punto si osserva che l’affetto, la capacità di apprendere e la lealtà che i cani ci dimostrano ogni giorno va al di là di qualsiasi previsione ottimistica sul loro valore.
Si legge nello studio che la maggior parte dei proprietari di cani nei Paesi occidentali considera i propri animali come compagni o membri della famiglia, il che ha stimolato un’ampia ricerca sul legame uomo-animale. Questo studio ha utilizzato un approccio multiforme, esaminando il legame cane-proprietario attraverso 13 scale relazionali e confrontando queste scale con quattro diversi tipi di relazioni umane per rivelare quali ruoli dei cani fossero simili a quelli umani, all’interno di una famiglia.
I partecipanti (717) hanno contraddistinto le relazioni con il loro cane con quelle di quattro partner umani: il parente più prossimo, il partner romantico, il migliore amico e il figlio, utilizzando il Network of Relationships Inventory (strumento per lo studio delle reti sociali). I risultati hanno mostrato che i proprie-
tari hanno riportato una maggiore soddisfazione con i loro cani rispetto a qualsiasi partner umano, ad eccezione del figlio. Hanno ricevuto più supporto dai cani che da qualsiasi partner umano, ad eccezione del figlio, e hanno sperimentato meno interazioni negative con i loro cani rispetto a qualsiasi partner umano, ad eccezione del migliore amico. Nel complesso, la relazione con il cane ha fornito un elevato livello di compagnia, opportunità di nutrimento e interazioni negative minime. Ciò potrebbe derivare dal fatto che la relazione cane-uomo presenta una dinamica di potere più asimmetrica rispetto alle relazioni umane: i proprietari, infatti, hanno il pieno controllo sulla vita del cane. È interessante notare che una buona relazione con un cane potrebbe anche riflettere le relazioni positive del proprietario con gli esseri umani.
Lo studio ha misurato le prestazioni sociali fornite dalle relazioni con cani e partner umani per confrontare i loro ruoli nella rete sociale e il modo in cui soddisfano i diversi bisogni sociali del proprietario. I risultati indicano che la relazione proprietario-cane è più simile alla relazione genitore-figlio, ma può essere interpretata nel complesso come un mix di relazioni tra figlio e migliore amico, combinando gli aspetti positivi della relazione con il figlio con l’assenza di aspetti negativi dell’amicizia, insieme a un livello peculiare di dinamiche di potere relative. Il supporto ricevuto dai cani è risultato positivamente associato al supporto dei partner umani, contraddicendo l’ipotesi che le persone acquistino cani per compensare i bisogni di supporto umani insoddisfatti. Tuttavia, il supporto dei cani
Pinscher aggredito e ucciso da un altro cane
Utilizzato il modello della perdita parentale: risarcita tutta la famiglia
è stato valutato più positivamente rispetto a quello dei migliori amici e dei parenti più stretti, il che potrebbe suggerire una visione distorta positivamente dei cani da parte dei proprietari. Ciononostante, la relazione cane-uomo potrebbe effettivamente essere la migliore che alcuni proprietari possano ottenere, offrendo caratteristiche come l’amore incondizionato che potrebbero essere più difficili da trovare nei partner umani. Nel complesso, si afferma che caratterizzare la relazione cane-proprietario come un insieme di disposizioni sociali è un modo valido per valutare le relazioni con i cani. Questo concetto offre un quadro teorico alternativo, oltre alla teoria dell’attaccamento, che consente il confronto diretto tra le relazioni cane-umano e umano-umano. Collegando la ricerca sul legame uomo-animale alla psicologia della soddisfazione dei bisogni nelle relazioni sociali umane, questo approccio può fornire una comprensione più approfondita della natura della relazione cane-umano e di come questa differisca dalle relazioni umane.
Ermelinda Pozzi

Il danno non patrimoniale per la morte del cane scatta anche se il decesso non deriva da un reato ma da un illecito civile, come l’aggressione da parte di un altro cane. La perdita del pet, infatti, determina la lesione dell’interesse della persona a conservare la propria sfera relazionale-affettiva. Si tratta di un interesse tutelato dall’articolo 2 della Costituzione: il rapporto tra il padrone e l’animale d’affezione costituisce un’occasione di completamento e sviluppo della personalità individuale. È quanto emerge da una sentenza pubblicata dalla prima sezione civile del tribunale di Brescia, che ha disposto il risarcimento per tutta la famiglia del Pinscher, compreso il figlio che non vive più in casa.
I FATTI
Accolta la domanda proposta dai cinque attori, i due genitori e i tre figli dopo che il loro Pinscher è ucciso da un cane di proprietà di una vicina: Dixie è trovato morto in un’area verde condominiale, dopo che il cane aggressore l’ha afferrato con un morso scuotendolo fino a causarne il decesso; il tutto perché la proprietaria ha lasciato aperto il cancello di casa. Spetta a lei, dunque, risarcire anche il danno patrimoniale in primis per il valore dell’animale: è oggettiva la responsabilità ex articolo 2052 del Codice civile (Danno cagionato da animali), per cui il padrone risponde dei danni cagionati dall’animale, a pre-
scindere da colpa o negligenza; spetta all’attore provare il rapporto di proprietà o custodia con la vittima e il nesso causale, mentre il convenuto deve dimostrare il caso fortuito per liberarsi.
IL VETERINARIO
Il cane è deceduto poco dopo l’aggressione, come accertato nell’ambulatorio veterinario dove l’animale è stato portato. Il cane aggressore è risultato a “rischio potenziale elevato”, con un punteggio valutativo pari a 48.
LE PROVE
Risulta provata per presunzioni la grave sofferenza patita dalla famiglia per l’improvvisa perdita del cane, peraltro avvenuta violentemente. La liquidazione è equitativa, ma risulta ispirata al danno parentale delle tabelle milanesi laddove considera l’intensità del vincolo affettivo con l’animale: ai genitori e al figlio convivente vanno 1.500 euro, mentre 1.800 sono riconosciuti all’altro figlio che ha assistito impotente all’uccisione del cane, perché si presume abbia subito un trauma maggiore; anche alla figlia che non vive più in famiglia spetta il risarcimento (800 euro). (Tribunale di Brescia, sentenza n. 1256, sezione prima del 28 marzo 2025).
Si ringrazia La Professione Veterinaria
NOTIZIE ENCI
AVVISO
Si avvisa che, essendo la raccomandata a.r. ritornata con motivazione “destinatario sconosciuto”, in applicazione dell’art. 39.3 del Regolamento di attuazione dello Statuto Sociale ENCI presso la Segreteria della Commissione di Disciplina di 1a istanza è stata depositata lettera di chiusura istruttoria e deposito atti relativa al procedimento disciplinare n. 85/25 nei confronti di JASINSKA EDYTA ANNA Il Segretario Istruttore


L’ alimento completo per il supporto allo svezzamento per i cuccioli di cane di tutte le taglie





Paura sociale: origini e prevenzione
Genetica, socializzazione e stile di vita sono gli ingredienti per crescere soggetti equilibrati
La paura sociale nel cane costituisce una delle aree di studio più rilevanti nell’ambito della cinofilia moderna poiché coinvolge non solo la sfera comportamentale e relazionale dell’animale, ma anche aspetti etologici, gestionali ed ereditari. A differenza di altre forme di timore legate a stimoli specifici - come i rumori improvvisi, le altezze o i contesti sconosciuti - la paura sociale riguarda direttamente la capacità del cane di stabilire rapporti equilibrati con i propri simili e/o con le persone estranee al nucleo familiare, andando ad incidere negativamente non soltanto sulla qualità della vita del cane stesso, ma anche dei suoi proprietari.
Un cane socialmente diffidente infatti può sperimentare livelli maggiori di ansia e stress che possono avere importanti ripercussioni sul suo stato di salute generale, quindi sull’aspettativa di vita ma anche sulla psiche, costituendo un fattore predisponente all’innesco di comportamenti anomali - tra i più estremi l’aggressività reattiva, fenomeno che tristemente può condurre a rinunce di proprietà, abbandono e, nei casi peggiori, all’eutanasia.
Negli ultimi anni la ricerca etologica e comportamentale ha compiuto un enorme passo avanti nella comprensione delle origini di questa paura, adottando un punto di vista più ampio ove genetica, ambiente ed esperienza agiscono insieme. In particolare, Puurunen et al. (2020) hanno esaminato il ruolo della socializzazione, dello stile di vita e dell’ambiente urbano, Espinosa et al. (2025) hanno documentato l’impatto delle esperienze avverse precoci in relazione alla razza, infine Strandberg (2025) ha investigato la componente ereditaria dei tratti comportamentali concentrandosi in particolare su otto razze canine.
Insieme questi studi offrono una prospettiva integrata che riconsegna di fatto nelle mani di allevatori competenti e proprietari informati, la responsabilità di plasmare un individuo capace di affrontare il mondo con curiosità e fiducia.
IL PERIODO SENSIBILE
E IL SUO RUOLO
NELLO SVILUPPO
DELLA PAURA SOCIALE
Numerose evidenze scientifiche confermano che il periodo sensibile del cucciolo, compreso orientativamente tra la terza e la sedicesima settimana di vita, rappresenta una finestra critica per lo sviluppo socio-emotivo e cognitivo del cane. In questa fase, il sistema nervoso centrale è caratterizzato da un’elevata plasticità comportamentale e neurologica, che consente all’animale di costruire associazioni durature

tra stimoli ambientali, esperienze sociali e risposte emotive. Le esperienze vissute in questo intervallo temporale - siano esse positive o negative - tendono infatti a consolidarsi e a orientare in modo stabile il comportamento futuro. Durante il periodo sensibile, l’esposizione controllata e graduale a stimoli sociali, ambientali e sensoriali vari e positivi favorisce la formazione di associazioni favorevoli e la modulazione delle reazioni difensive. Un’adeguata socializzazione con persone, altri cani, rumori, superfici e contesti differenti contribuisce non solo all’acquisizione di competenze sociali, ma anche allo sviluppo della capacità del cane di affrontare eventi nuovi o stressanti senza reagire in modo eccessivo o timoroso.
Al contrario, l’assenza di stimoli adeguati o la presenza di esperienze avverse precoci può compromettere lo sviluppo equilibrato del sistema emotivo, predisponendo l’animale a reazioni difensive marcate, difficilmente modificabili in età adulta anche attraverso interventi comportamentali mirati.
In un ampia ricerca condotta su 13.000 cani di razze e taglie diverse, Puurunen et al. (2020) hanno evidenziato come i soggetti esposti, durante il periodo sensibile, a una vasta gamma di interazioni sociali positive mostrassero una probabilità significativamente ridotta di sviluppare paura sociale in età adulta. Lo studio, basato su questionari standardizzati, valutazioni comportamentali e analisi statistiche multivariate, ha messo in luce la correlazione diretta tra qualità della socializzazione precoce e stabilità emotiva futura.
Un’analisi complementare, condotta da Espinosa et al. (2025) su 4.497 cani, ha approfondito l’impatto delle esperienze avverse nei primi sei mesi di vita, includendo traumi come separazioni precoci dalla madre, isolamento sociale e cambi di proprietà. I risultati hanno mostrato che tali eventi aumentano in modo significativo il rischio di sviluppare paura sociale e comportamenti aggressivi, con differenze legate alla predisposizione genetica e alla razza.
L’analisi statistica ha inoltre evi-
denziato interazioni tra fattori ambientali e genetici, indicando che una socializzazione positiva, pur fondamentale, non è sempre sufficiente a compensare gli effetti di esperienze traumatiche precoci.
Un elemento chiave emerso dallo studio di Espinosa (2025) riguarda la tempistica dell’evento stressante: più l’esperienza negativa si verifica in età precoce, maggiore risulta il suo impatto sulla regolazione emotiva. Cani che avevano vissuto traumi prima dei sei mesi di età mostravano livelli significativamente più alti di paura sociale e reattività rispetto a quelli esposti a eventi simili in età più avanzata.
Anche la frequenza e la somma delle esperienze avverse giocavano un ruolo determinante, incrementando progressivamente la vulnerabilità emotiva.
Da un punto di vista neurobiologico, lo stress precoce incide sullo sviluppo di strutture cerebrali fondamentali per la regolazione delle emozioni, come amigdala e corteccia prefrontale, influenzando la capacità del cane di modulare la risposta alla paura e al conflitto.
Questo significa che la paura sociale non rappresenta una semplice “scelta comportamentale”, ma una manifestazione adattativa di un sistema emotivo maturato in condizioni di insicurezza o carente stimolazione.
Nel complesso, i risultati convergono nel dimostrare che il periodo sensibile è determinante per la costruzione della fiducia, della stabilità emotiva e della capacità di adattamento del cane. Un ambiente arricchito, esperienze positive e relazioni sociali equilibrate in questa finestra temporale rappresentano la migliore strategia di prevenzione della paura sociale e di molti altri disturbi comportamentali che si manifestano in età adulta.
QUANTO PESA LA GENETICA
Accanto all’influenza dell’ambiente e delle esperienze precoci, la genetica esercita un impatto significativo sulla comparsa e sull’intensità della paura sociale.
Ogni cane nasce infatti con un pa-
trimonio temperamentale specifico - più o meno audace, socievole o sensibile - che orienta il modo in cui interpreterà e reagirà agli stimoli esterni.
Lo studio condotto da Strandberg rappresenta uno dei contributi più completi nel campo della genetica comportamentale canina. I ricercatori hanno infatti analizzato oltre 10.000 dati comportamentali appartenenti a otto razze molto diffuse, utilizzando due strumenti complementari: il Behaviour and Personality Assessment in Dogs (BPH), una batteria di test sviluppata dal Kennel Club svedese, e un questionario comportamentale derivato dal C-BARQ compilato dai proprietari.
I risultati hanno mostrato che tratti come sociabilità, giocosità, aggressività, audacia e paura non sociale presentano un’ereditabilità media compresa tra 0,16 e 0,26, indicando che circa un quarto delle differenze individuali nel comportamento dipende da fattori genetici.
Le differenze tra razze sono risultate più marcate rispetto a quelle tra individui della stessa razza, suggerendo che la selezione artificiale abbia modellato nel tempo profili temperamentali coerenti con le funzioni originarie delle diverse tipologie canine. Ad esempio, razze selezionate per la difesa o la sorveglianza mostrano mediamente una maggiore prudenza e riservatezza sociale, mentre razze da lavoro collaborativo o da compagnia tendono a essere più aperte, stabili e fiduciose verso l’uomo.
Anche taglia, sesso e stato riproduttivo influenzano in parte la predi-
sposizione alla paura sociale. I cani di piccola taglia tendono mediamente a essere più timorosi nei confronti dei conspecifici, un fenomeno che può dipendere sia da una diversa percezione e gestione da parte del proprietario, sia da scelte di selezione orientate ad altri aspetti morfologici piuttosto che temperamentali. In generale, i maschi interi risultano meno paurosi rispetto alle femmine, e i soggetti non sterilizzati più sicuri rispetto a quelli sterilizzati; tuttavia, queste correlazioni devono essere interpretate con cautela, poiché spesso la sterilizzazione viene effettuata proprio in presenza di problematiche comportamentali pregresse.
LO STILE DI VITA FA LA DIFFERENZA
Anche lo stile di vita gioca un ruolo cruciale nella comparsa o nella prevenzione della paura sociale. Il contesto quotidiano in cui il cane vive, il livello di attività fisica e mentale e la qualità della gestione ambientale rappresentano variabili determinanti per il suo equilibrio emotivo e relazionale.
Puurunen et al. (2020) hanno evidenziato come i cani cresciuti in ambienti urbani ad alta densità mostrino, in media, una maggiore diffidenza nei confronti di estranei e conspecifici rispetto a quelli allevati in contesti rurali o semi-rurali. Questa tendenza sembra associata all’esposizione continua a stimoli imprevedibili e potenzialmente stressanti - traffico, rumore, folla, spazi ristretti - unita alla limitata
possibilità di movimento libero. Tuttavia, l’ambiente urbano non costituisce di per sé un fattore di rischio: può anzi favorire un’eccellente socializzazione se gestito in modo equilibrato, alternando momenti di esposizione controllata a esperienze più tranquille e rigeneranti.
L’attività fisica e mentale emerge come un elemento di protezione fondamentale: i cani che partecipano regolarmente a programmi strutturati - come discipline sportive, addestramento, attività ludiche o percorsi di problem solving - presentano livelli inferiori di ansia e paura sociale. L’esercizio fisico infatti contribuisce alla riduzione dello stress e al rilascio di endorfine, migliorando la fiducia e la regolazione emotiva, mentre l’addestramento e le attività cognitive stimolano la mente, rafforzano la relazione con il conduttore e accrescono la capacità di affrontare situazioni nuove con maggiore stabilità.
Da un punto di vista etologico, lo stile di vita agisce come modulatore sia della genetica che delle esperienze precoci, rappresentando un fattore determinante per la salute comportamentale del cane. Come dimostrato da Espinosa et al. (2025), anche soggetti geneticamente predisposti alla timidezza possono sviluppare comportamenti equilibrati se cresciuti in un ambiente ricco di stimoli positivi, routine prevedibili e interazioni costruttive. Al contrario, la carenza di stimolazione, la mancanza di attività fisica o la gestione incoerente possono amplificare la vulnerabili-
tà emotiva e favorire l’emergere di paura sociale o reattività. Offrire varietà, movimento, stimoli cognitivi e spazi di decompressione non è quindi un semplice arricchimento ambientale, ma un vero e proprio intervento preventivo contro la paura sociale e altri disturbi emotivi.
IL CORAGGIO SI ALLEVA E SI COLTIVA
La paura sociale nel cane appare quindi come il risultato di un intreccio complesso tra genetica, esperienze e ambiente, che è possibile prevenire solo grazie ad una presa di consapevolezza condivisa tra chi alleva e chi accoglie. Per l’allevatore, significa investire non solo nella selezione morfologica e sanitaria, ma anche nella predisposizione comportamentale, garantendo ai cuccioli un avvio ricco di stimoli positivi.
Il proprietario, dal canto suo, ha l’onere di proseguire questo percorso con coerenza e attenzione, assicurando al cane un ambiente stimolante, sicuro e arricchito da esperienze positive. Non basta evitare le situazioni problematiche: serve costruire, giorno dopo giorno, un bagaglio di esperienze positive che permetta all’animale di affrontare il mondo con equilibrio.
In fondo, allevare un cane senza paura significa regalargli la libertà di esprimersi pienamente, senza il peso costante della diffidenza.
Significa offrirgli non solo una vita lunga, ma una vita degna di essere vissuta nella luce, senza ombre.




Giulia Del Buono Per gli studi completi















Il fiuto del Border Collie
Come
la personalità del cane influenza le prestazioni olfattive
Tra le razze canine più versatili il Border Collie è sicuramente tra le più note. Pastore dallo sguardo magnetico in grado di controllare da solo un gregge con centinaia di pecore, atleta ineguagliabile nell’Agility e nel Disc Dog ed eccellente nella disciplina dell’Obedience, questa razza dal carattere molto reattivo, intelligente, atletica e predisposta al lavoro con l’uomo, ha sostenuto un test denominato Natural Detection Task dimostrando una buona predisposizione alla ricerca e un’ottima confidenza ambientale. Lo studio condotto da A. Salamon et al., dell’Università Eötvös Loránd di Budapest ha coinvolto 89 Border Collie.
UN TEST PREDITTIVO
Il Natural Detection Task (NDT) è stato sviluppato da Polgár et al. (2016) per confrontare la capacità olfattiva di cani di famiglia, compresi quelli che non avessero avuto alcun precedente addestramento, dato che sfrutta la motivazione naturale del cane legata al cibo. I ricercatori hanno scelto di testare una sola razza per evitare inquinamenti legati ad altre peculiarità specifiche presenti in ciascuna di loro, in questo modo i tratti della personalità sono risultati più evidenti e misurabili. Il test è stato focalizzato sulla performance olfattiva, studiando gli effetti di età, tratti della personalità come attività/eccitabilità e reattività all’addestramento, disattenzione, iperattività e impulsività, livello di addestramento e stile di ricompensa del proprietario. Nel complesso, è stato rilevato che i cani anziani avevano meno successo dei cani giovani, il che è in linea con i risultati di studi precedenti. Pur essendo presenti soggetti che possedevano già un addestramento olfattivo avanzato, nel NDT test non sono state rilevate differenze sostanziali nei confronti di soggetti senza alcun tipo di addestramento.
UNA RAZZA FAMOSA
Il Border Collie si è rivelata una scelta ideale, in quanto presenta una popolazione abbondante grazie alla sua popolarità e mostra una sufficiente eterogeneità intra-razza, ovvero un’adeguata variabilità del campione, sia in termini genetici (linee da esposizione, linee da lavoro e cosiddette linee miste) che ambientali (come cane da compagnia, sportivo o da lavoro). Un aspetto sottolineato in favore del Border Collie è stata la motivazione che può svolgere un ruolo importante nel successo. Per esempio, il lancio della palla gioca un ruolo cruciale nell’addestramento dei cani da ricerca che a volte scovano odori non sufficientemente motivanti. Allo stesso modo, per una partecipazione di successo all’NDT, i cani con un’elevata motivazione alimentare possono essere avvantaggiati.

MODALITÀ DI SEGNALAZIONE
Il test prevedeva bocconcini di cibo nascosti sotto dei vasi in un contesto naturale molto vasto, dove il proprietario/conduttore non poteva interferire con il cane se non con il comando “cerca” e richiamarlo nel caso si allontanasse troppo. Come segnalazione spontanea, il cane poteva utilizzare diverse modalità: appoggiare la zampa sul vaso; rifiutare di allontanarsi dal vaso; tentare di capovolgere il vaso; colpire il vaso con il naso; vocalizzare mentre si trovava vicino al vaso; aumentare significativamente la velocità di scodinzolio mentre annusava il vaso; sedersi o sdraiarsi. Lo studio ha rivelato che i Border Collie, rispetto ad altre razze, durante la ricerca olfattiva si sono dimostrati meno sensibili ai disturbi ambientali (visivi e acustici), questo dovuto principalmente alla loro predisposizione per un lavoro in cooperazione lavorativa con l’uomo in ambienti esterni variegati. Inoltre, alcuni aspetti come l’eccessiva reattività, la disattenzione e l’impulsività non hanno inciso sul test poiché l’NDT si basa sulla motivazione naturale dei cani alla ricerca del cibo, una buona prestazione nel test non è impegnativa dal punto di vista cognitivo e quindi non richiede un’attenzione specifica o un autocontrollo.
CONCLUDENDO
Pur non essendo una razza tipicamente da fiuto, il Border Collie risulta a tutt’oggi impiegato in diverse attività collegate, come la ricerca di persone scomparse nei boschi o sepolte sotto le macerie o sotto le valanghe. Essendo un cane altamente versatile sarebbe utile comunque testare preventivamente le doti naturali che il soggetto possiede per constatarne l’impiego più adatto, senza causare troppo stress.
IL CLUB
all’occhiello dei nuclei di ricerca italiani. I Vigili del Fuoco, tra i primi con cui il Club ha stretto una collaborazione già da moltissimi anni, hanno inserito nei nuclei operativi di tutto il Paese i Border Collie allevati in Italia che hanno prestato il loro determinante contributo in moltissimi eventi avversi e calamità.
Fabiano Gatto
Presidente dell’Italian Border Collie Club

Per il video
Il carattere del Border Collie e la sua innata e selezionata predisposizione alla collaborazione con, in questo caso, “l’operatore”, lo rende senz’altro uno dei cani più efficaci nella ricerca dispersi. La sua capacità di concentrazione e la gestione equilibrata degli stimoli esterni fa si che il suo impegno sia sempre al massimo in qualsiasi scenario venga utilizzato. La velocità con cui il Border apprende è di gran lunga superiore a qualsiasi altra razza e questo permette un addestramento più veloce, più specializzato e con una performance ineguagliabile. L’Italian Border Collie Club dal canto suo ha sempre tenuto ad appoggiare questo tipo di lavoro, proponendo ed organizzando incontri informativi e formativi con esperti del settore, professionisti “operativi” che delle qualità eccezionali dei Border Collie hanno fatto il fiore Per lo studio completo

Master allevatore cinofilo 2025/2026
Si avvicina la decima edizione del Master Allevatore, organizzato dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana (ENCI) in collaborazione con l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (ANMVI). Un appuntamento annuale, articolato in tre moduli, utile per approfondire, migliorare ed aggiornare le proprie conoscenze in ambito cinofilo.
Il Master, che si svolgerà mediante collegamento in modalità remota, affronterà argomenti specifici che contribuiranno a favorire le competenze zootecniche relative all’allevamento del cane di razza, secondo le moderne metodologie di selezione e gestione.
Il primo modulo formativo, che si terrà nelle giornate del 18-19 e del 25-26 novembre, tratterà gli aspetti della riproduzione, l’importanza
del Libro genealogico, la profilassi vaccinale e le fasi dello sviluppo psico-fisico del cucciolo. Il secondo modulo (2-3 dicembre e 10-11 dicembre) avrà come obiettivo la presentazione delle tematiche inerenti pediatria e malattie dell’accrescimento nonché selezione genetica, malattie ereditarie e salute. Il terzo modulo (20-21 gennaio e 2728 gennaio 2026) si occuperà della gestione professionale dell’allevamento canino, soffermandosi anche sul comportamento, sull’educazione e sull’addestramento.
La frequenza a ciascun modulo formativo è indipendente dalla partecipazione agli altri moduli e sarà certificata dal diploma siglato dai Presidenti ENCI e ANMVI. L’allevatore che parteciperà all’intero corso conseguirà il Master Allevatore e avrà diritto alla menzione sul Libro genealogico on line.
Inoltre, chi avesse partecipato negli anni scorsi al percorso formativo non completandolo, potrà frequentare i moduli mancanti in questa edizione.
Requisiti obbligatori per la partecipazione al Master sono la sottoscrizione del Codice Etico degli Allevatori di cani (da inviare all’indirizzo e-mail masterallevatore. anmvi@enci.it) e il possesso di un indirizzo di posta elettronico valido.
L’organizzazione è a disposizione per fornire informazioni utili al seguente numero: 02-70020334.
Le modalità di iscrizione sono pubblicate sul sito ENCI nella sezione dedicata, dove è possibile scaricare la brochure contenente programma, relatori e costi.
Oltre il premio
La scienza degli snack per cani
Nel variegato panorama del pet food, la nicchia degli snack è in rapida espansione, coprendo attualmente il 15% del mercato, grazie ad un ampio ventaglio di prodotti differenziati per forma, sapore, composizione e funzione.
La crescita del settore testimonia soprattutto la relazione viscerale che lega l’uomo ai suoi animali domestici, ormai regolata in tantissimi frangenti della vita insieme, proprio dal cibo.
Considerati un gesto d’affetto, un premio o uno strumento educativo, gli snack sono sempre più presenti nelle nostre abitudini alimentari quotidiane, ma è bene ricordare che un uso smodato può comportare rischi significativi per la salute del cane.
Una review di Calancea, Daina e Macri, pubblicata nel 2024 su Frontiers in Animal Science, fornisce un’analisi organica e scientifica di questa parte della dieta da non sottovalutare.
DAL MILK BONE AI GIORNI NOSTRI
Gli albori dello snack si possono datare al 1860, quando un operaio inglese, James Spratt brevettò un biscotto quadrato composto da grano, barbabietola, vegetali e sottoprodotti della macellazione bovina. Concepito come alimento vero e proprio, il prodotto rimase inizialmente appannaggio dei proprietari più facoltosi, spopolando poi tra i cani da esposizione americani solo verso la fine del secolo. Qualche anno più tardi, nel 1908, la Bennett Biscuit Company lanciò sul mercato il vero antesignano degli snack, il celebre Milk-Bone, un biscotto a forma di osso arricchito con minerali, latte vaccino e sottoprodotti della carne, il cui successo ha ispirato la linea di masticativi tuttora prodotta dal colosso alimentare americano Nabisco.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i biscotti per cani da pasto completo si trasformarono in premi o piccoli spuntini. Oggi, secondo la normativa europea, sono considerati mangimi complementari cioè “mangimi composti con contenuto elevato di talune sostanze, ma che per la loro composizione, sono sufficienti per una razione giornaliera soltanto se utilizzati in associazione con altri nutrienti” (REG CE n. 767/2009).
PER TUTTI I GUSTI (PIÙ UNO)
Lo studio individua sei macro-categorie, ciascuna con caratteristiche nutrizionali e funzionali specifiche. I biscotti croccanti sono i più diffusi, soprattutto negli Stati Uniti, dove rappresentano oltre i tre quarti delle ricompense offerte ai cani. Realizzati principalmente con farine cerealicole, sono apprezzati perché a lunga conservazione e perché resi molto appetibili dall’aggiunta di zuccheri - il significativo contenuto calorico quindi non li rende indicati per soggetti diabetici.
Gli snack morbidi sono altrettanto popolari: la consistenza piacevole li rende utili non solo come premio in addestramento, ma anche come escamotage per somministrare farmaci o integratori - il rischio è quello di eccedere nelle quantità.
Gli essiccati, spesso a base di carne disidratata, offrono un elevato contenuto proteico e una buona conservabilità senza refrigerazione. Questi prodotti, però, sono stati al centro di controversie legate a contaminazioni microbiche e, in alcuni casi, a sindromi renali come la Fanconi.
Un ruolo sempre più importante rivestono i dental chews (masticativi dentali), pensati per ridurre la placca e prevenire patologie di denti e gengive - che, studi dimostrano, incidono moltissimo sullo stato di salute complessivo del cane.
Gli snack a base di parti animali essiccate – come orecchie, code o trachee – sono percepiti dai proprietari come più naturali e stimolanti dal punto di vista comportamentale, ma possono causare problemi gastrointestinali. Infine, il cosiddetto rawhide, derivato dalla pelle bovina o equina, resta tra i più diffusi grazie al costo contenuto e alla resistenza alla masticazione, pur essendo meno digeribile e sconsigliabile nei soggetti predisposti a calcoli urinari.
COME SCEGLIERE E PERCHÉ
Le indagini di mercato mostrano che i biscotti e i dental stick rimangono i prodotti più diffusi, seguiti da ossi in pelle e strisce di carne essiccata. Nella scelta, i proprietari dichiarano di privilegiare i potenziali benefici per la salute e l’ingrediente principale riportato in etichetta, ma in realtà la decisione è
spesso influenzata anche da fattori secondari come marca, gusto, forma, provenienza e prezzo. Lo snack, infatti, viene percepito soprattutto come gesto di affetto o premio educativo, più che come alimento con un reale valore nutrizionale e, a differenza del mangime di mantenimento verso il quale i proprietari tendono ad una certa continuità, viene alternato con maggiore frequenza, spesso con l’intento di variare la dieta percepita come monotona o di adattarsi a situazioni specifiche: addestramento, igiene orale o semplice intrattenimento.
Anche in questo senso la chiarezza e la completezza delle etichette hanno un ruolo cruciale, ma spesso le informazioni risultano vaghe: diciture generiche come “carni e derivati” non permettono di valutare la qualità effettiva degli ingredienti, mentre il contenuto calorico raramente è indicato in modo chiaro. Ciò ovviamente rappresenta una criticità importante sia per i veterinari, che devono integrare correttamente gli snack nella dieta quotidiana, sia per i proprietari, che rischiano di sottovalutare il loro impatto sul piano alimentare.
Dal punto di vista energetico infatti, gli snack possono fornire valori compresi mediamente tra 267 e 329 kcal per 100 grammi: considerando che il fabbisogno calorico giornaliero di un cane adulto sano dipende da età, taglia, livello di attività e stato fisiologico, un singolo snack può arrivare a coprire una quota signifi-
cativa dell’energia necessaria, fino al 30% in soggetti di piccola taglia. Per questo si raccomanda che gli snack non superino il 10% dell’apporto calorico giornaliero, pena un serio rischio di squilibri nutrizionali e aumento di peso.
BENEFICI E CONTROVERSIE
Dal punto di vista educativo, gli snack rappresentano lo strumento più efficace per il rinforzo positivo: ricompensare un comportamento corretto con un premio alimentare aumenta la velocità di apprendimento e rafforza il legame affettivo tra cane e proprietario.
Alcuni snack specifici, inoltre, sono stati sviluppati per contribuire alla salute orale, riducendo placca, alitosi e gengivite. Altri ancora possono veicolare sostanze funzionali o nutrienti mirati per i cani anziani, supportando la loro salute in età avanzata.
Un ulteriore beneficio riguarda la sostenibilità: diversi studi hanno dimostrato che è possibile realizzare prodotti di qualità utilizzando sottoprodotti alimentari come farine di pesce ottenute da scarti di lavorazione, riducendo così lo spreco e l’impatto ambientale e rappresentando non solo un’opportunità di benessere per l’animale, ma anche uno strumento di economia circolare.
Accanto ai benefici, la review evidenzia anche i rischi concreti.
Le contaminazioni microbiologiche restano una minaccia seria, con casi documentati di Salmonella e Listeria riscontrati in prodotti crudi o essiccati, poiché interessano tanto gli animali quanto l’uomo, in particolar modo i bambini, le donne in gravidanza o le persone con sistema immunitario compromesso.
Altri problemi riguardano la presenza di residui indesiderati, come

tessuto tiroideo in alcuni prodotti a base di carne, in grado di provocare tireotossicosi, oppure un eccesso di grassi, che può favorire la pancreatite. La criticità maggiore rimane comunque quella legata al sovrappeso e all’obesità, che interessano oltre il 40% della popolazione canina e ai quali l’abuso di spuntini ipercalorici fuori pasto contribuisce in maniera determinante.
PER CONCLUDERE
Se elargiti responsabilmente, gli snack per cani possono rivelarsi un alleato nell’educazione del cane, un supporto nutrizionale mirato e perfino un’opportunità di sostenibilità. Se somministrati senza criterio, al contrario, rischiano di trasformarsi in una minaccia per la salute. È quindi fondamentale che i proprietari, guidati da veterinari e professionisti del settore, adottino strategie mirate per inserire di questi alimenti complementari in uno stile di vita dei propri animali, senza sottovalutarne le caratteristiche. Solo così gli snack diventano un contributo reale al benessere, alla prevenzione delle patologie e alla qualità della vita dei nostri amici a quattro zampe.
Giulia Del Buono


ORGANO UFFICIALE DELL’ENCI
Ente Nazionale della Cinofilia Italiana n. 10 novembre – Anno 71°
DIRETTORE RESPONSABILE: Fabrizio Crivellari
REDAZIONE: Renata Fossati
PROPRIETÀ ED EDITORE: ENCI Milano
HANNO COLLABORATO: Giulia Del Buono, Fabiano Gatto, Ermelinda Pozzi, Nicola Roberti
ENCI IN INTERNET: www.enci.it ufficio gestione registri: ugr@enci.it soci: soci@enci.it segreteria: segreteria@enci.it expo: expo@enci.it prove: prove@enci.it redazione: redazione@enci.it affissi: affissi@enci.it addestratori: addestratori@enci.it campioni: campioni@enci.it
REDAZIONE, PUBBLICITÀ: 20137 Milano - Viale Corsica 20 Tel. 02/7002031 Fax 02/70020323
IMPAGINAZIONE GRAFICA: DOD artegrafica - Massa Lombarda (RA)
STAMPA: Postel spa Viale Europa 175 00144 Roma
SPEDIZIONE PER L’ITALIA E PER L’ESTERO: POSTE ITALIANE SPA
La quota associativa dei Soci Allevatori è pari a euro 51,65 e dei Soci Aggregati a euro 5,00; ai soli fini postali, euro 2,00, sono da considerarsi quale quota di abbonamento alla rivista.
La Direzione non si assume alcuna responsabilità sulle inserzioni pubblicitarie inoltrate senza bozzetto, sulle quali, peraltro, si riserva di operare eventuali tagli al testo, compatibilmente con lo spazio prenotato. Articoli e fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. La responsabilità per i contenuti e le opinioni espresse negli articoli pubblicati è esclusivamente degli autori
Si

I cani che vivono in allevamento hanno uno stile di vita diverso rispetto agli animali che vivono in casa. Di conseguenza, anche le loro esigenze sono differenti.
La gamma di alimenti completi ADULT EXPERT soddisfa gli specifici fabbisogni nutrizionali dei cani adulti che vivono in gruppi.

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