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Anno VIII | numero 5 settembre | ottobre 2015 ISSN 2283-9356

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Sommario

Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre - ottobre 2015 Direttore Responsabile Gaspare Vannicola

Rubriche Fisse

Direttore Politico Arianna De Paolis

AIFES

Spazio Confinato

Sicurezza Macchine

Coordinatore Editoriale Martina Candito (martina.candito@emmev.it)

Angelo Freni Paolo Varesi

Adriano Paolo Bacchetta Coordinatore network Spazioconfinato.it

Massimo Granchi Christian Trinastich MTM Consulting

Psicologia del Lavoro

Medicina del Lavoro

Piergiorgio Frasca Psicologo del lavoro e delle organizzazioni

Giovanna Pirana Polo Chirurgico Confortini

Verifiche Impianti

sul Lavoro

Claudio Malaspina OCERT

Mario Romeo SIA Ingegneria s.r.l. Dirigente Nazionale UIL

Redazione (redazione@emmev.it ) Marco Reina, Angela Bruno Noemi Olivo, Cinzia Bianchi, Ersilia Arru Comitato Tecnico-Scientifico (rts@emmev.it) Ing. Gaspare Vannicola, Ing. Mario Romeo, Ing. Adriano Andrea Bacchetta, Dott. Angelo Garbellano, Avv. Maurizio Cilione, Ing. Massimo Granchi, Dott. Paolo Varesi, Arch. Fernando Cordella, Dott. Piergiorgio frasca, Dott. Paolo Peretti, Avv. Lorenzo Perino Progetto grafico e impaginazione grafica@emmev.it EmmeV Service Sas

Antincendio Fernando Cordella Segretario nazionale UGL Vigili del Fuoco Piattaforme ple Lorenzo Perino IPAF Italia La Parola al Legale

Contatti Ufficio Marketing (marketing@emmev.it) Sul nostro sito internet è disponibile il prospetto relativo alle inserzioni pubblicitarie.

Maurizio Cilione LML Avvocati Associati

Editore EmmeV Serice Sas Tel. 02.36708805 – Fax. 02.36708803 e-mail: info@emmev.it

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SAIE Academy

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L’editoriale

5 Energy Village: l’Impresa Sostenibile | Angelo Freni, Paolo Varesi

14 al 17 ottobre: Bologna Fiere accoglie la IV edizione della Scuola di Alta Formazione di SAIE Academy

Centri di Alta Formazione AIFES, una realtà in continua crescita | Redazione AIFES Il ruolo dei soggetti formatori in materia di attrezzature e macchinari | Paolo Varesi

Formazione sulla Sicurezza

La collaborazione è gradita, utile e gratuita. Tutti gli interessi sono invitati a mettersi in contatto con la redazione. I dattiloscritti, le fotografie, i disegni non si restituiscono anche se non vengono pubblicati. Le opinioni espresse dagli autori non impegnano la direzioni della rivista. La società editrice si riserva il diritto di non pubblicare e in ogni caso declina ogni responsabilità per possibili errori od omissioni nonché per eventuali danni risultanti dall’uso dell’informazione contenta nella rivista. Riprodurre parte dei testi è permesso evidenziando la fonte.

Abbonamenti

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Inail, calano gli infortuni sul lavoro. Aifes è soddisfatta del proprio contributo | Paolo Varesi

18 Antincendio | Fernando Cordella

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Piattaforme PLE | IPAF Italia La Parola al Legale | Maurizio Cilione

28 Spazio Confinato | Adriano Paolo Bacchetta

34 Psicologia del Lavoro | Piergiorgio Frasca

38 Medicina del Lavoro | Giovanna Pirana

44 Verifiche Impianti | Claudio Malaspina

48 Sicurezza Macchine | Massimo Granchi, Christian Trinastich

54 Formazione sulla Sicurezza sul Lavoro | Mario Romeo

60 Il braccio dell’escavatore idraulico | Paolo Peretti

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Energy Village: l’Impresa Sostenibile Dal Sud un impulso ad Aziende e Professionisti sul “come fare impresa dopo la crisi”

L’Editoriale

a cura di

I “6 passi“ per la realizzazione del sistema di gestione ambientale e di sicurezza e salute sul lavoro Cari lettrici e lettori, anche in questo numero torniamo con articoli di aggiornamento delle più interessanti nostre rubriche. In questo editoriale Vi parlo linea guida per la creazione di un sistema di gestione ambientale e di sicurezza e salute nel Lavoro; una guida, studiata e realizzata con particolare riferimento alle necessità delle Piccola o Media Impresa, dov’è possibile seguire sei semplici passi: Passo 1: L’analisi iniziale. In questo primo passo dovrete effettuare l’identificazione degli aspetti ambientali significativi e la valutazione dei rischi ambientali e di sicurezza e salute sul lavoro dell’organizzazione. S’identificano, inoltre, le norme applicabili. Passo 2: La definizione della politica “Ambiente e Sicurezza”. In questo secondo passo sono forniti gli strumenti per la definizione della politica per l’ambiente e la sicurezza e salute sul lavoro. Passo 3: La pianificazione di obiettivi e traguardi e lo sviluppo del programma. Completate le analisi iniziali e definita la politica “Ambiente e Sicurezza”. Le Linee guida propongono una metodologia per pianificare obiettivi e traguardi ambientali e di salute e sicurezza sul lavoro e sviluppare il programma per raggiungerli. Passo 4: La realizzazione del sistema di gestione ambientale e di sicurezza e salute sul lavoro. Questo passo, strutturato in una serie di paragrafi corrispondenti alle diverse aree del SGI (Sistema di Gestione Integrato), guida allo sviluppo del “cuore” del sistema di gestione, proponendo modelli di procedure, manuali e istruzioni operative. Passo 5: L’effettuazione del primo audit interno. Le Linee guida forniscono in questo passo gli strumenti e i consigli per completare il primo audit interno al sistema di gestione integrato. Passo 6: L’effettuazione del riesame della direzione. In questo passo è proposta la modulistica per effettuare e registrare il riesame della direzione. Completati i primi “6 passi”, si possono effettuare le attività minime per rendere attivo ed operante il sistema di gestione. Qualora si desideri ottenerne la certificazione, è necessario contattare un ente di certificazione. A tal fine, le Linee guida propongono alcuni consigli per la gestione del processo di certificazione e considerazioni sui costi di implementazione del SGI ed un elenco delle norme disponibili e commenti alle norme stesse. Non vi dimenticate di venire a trovarci nel nostro stand al SAIE di Bologna dal 14 al 17 ottobre. Buona lettura!

Gaspare Vannicola Direttore Responsabile “Il Notiziario sulla Sicurezza”

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Angelo Freni e Paolo Varesi

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l’«Energy Village» si annuncia come un Evento che apre le porte alla ripresa economica del nostro Paese, dalla città che più delle altre al Sud, ha dato segnali di fermento: Catania e la sua Etna Valley. È da qui che gli Stakeholders (AIFES, UNIQUALITY, ENBIC, EMBIMS, CISAL, REHAB, Cogiatech e KHC Know How Certification), hanno colto l’esigenza di uscire dalla crisi non ponendosi la domanda, “quando finirà la crisi?”, ma “come fare impresa dopo la crisi?”. La risposta unanime è stata “l’Impresa del futuro è l’impresa Sostenibile”, attraverso temi in linea con l’EXPO 2015 e sul tema scelto per animarlo: Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Infatti, i temi legati all’“Impresa Sostenibile” come l’Energia, la Sicurezza sul lavoro, la Security, la Certificazione e l’Ambiente, veicolano in maniera capillare il messaggio che gli Stakeholders vogliono imprimere sul Tema dell’Esposizione Universale.

“Dal 23 al 26 settembre 2015 a Catania si riuniscono da tutta Italia le Aziende sostenibili ed i Professionisti che operano per le Imprese.” Dal 23 al 26 settembre 2015 a Catania si riuniscono da tutta Italia, con esponenti di elevato standing sia nazionale che internazionale, le “Aziende sostenibili” ed i Professionisti che operano per le Imprese. Si svilupperanno i temi nell’ambito dell’Energia, della Sicurezza sul Lavoro, della contrattualistica (CCNL), della Security, dell’Ambiente e del Project Management (iscrizioni gratuite sul sito www.khc.it). Ecco le basi su cui si fonda l’“Azienda sostenibile”: un’impresa che ha un impatto significativo sul territorio con un corretto approccio in termini di gestione dell’Energia, gestione del Lavoro, gestione della salute e sicurezza, gestione della contrattualistica sul lavoro, gestione della Security e ...Continua

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Centri di Alta Formazione AIFES, una realtà in continua crescita

Il ruolo dei soggetti formatori in materia di attrezzature e macchinari

Intervista a Nino Sanfilippo, Fondatore di Csa Training

Con particolare attenzione agli operatori che lavorano in quota

a cura della

Redazione AIFES a cura di

I

n questo numero intervistiamo Nino Sanfilippo fondatore di Csa Training, struttura nata nel 2012 ma che vanta un’ esperienza pregressa ultra decennale nei settori della formazione e dei servizi di consulenza in materia di adempimenti ex D.lgs. 81/08. CSA Training opera in tutto il territorio siciliano, sul quale ha creato diversi “CSA POINT”, sedi di svolgimento dei corsi , ma si “allarga” anche ad altre parti di territorio nazionale. CSA Training pone le sue basi sull’esperienza dei professionisti che la costituiscono e vuole porsi come principale scopo quello di divenire strumento di conoscenza per comprendere a pieno ogni aspetto delle disposizioni in materia di Prevenzione, Protezione, Sicurezza sul lavoro. Lo scopo per il quale nasce l’associazione CSA Training è quello di diventare parte integrante del Sistema di gestione dei Piani organizzativi delle Aziende, nonché mezzo di sviluppo della cultura e divulgazione della Sicurezza sui luoghi di Lavoro. L’ assoluta certezza di voler creare un qualcosa di completo per divulgare e dare servizi, facendo tesoro delle precedenti esperienze e l’attenta analisi di un sistema in cui tutti fanno tutto, hanno permesso di focalizzare i reali deficit presenti nel settore della formazione, tutela, qualità ed ambiente. Pienamente cosciente della fine dell’era dello sciacallaggio formativo , ove si avvicendavano figure non esperte che proponeva servizi non validi, la CSA Training si propone servizi non validi, la CSA Training si propone come una dinamica realtà in grado di porsi come interlocutore per condurre brillantemente a buon fine il progetto Sicurezza. Quanto è sentito il tema della prevenzione nel vostro territorio di riferimento?

Malgrado siano ormai passati diversi anni dall’entrata in vigore del D.Lgs. 81/0/8, ancora troppa poca ...Continua

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Paolo Varesi

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eI delicato e sempre presente tema dei soggetti formatori, così come qualificati dalla legge, è stato affrontato a Bergamo in occasione della recente Fiera di Sant’Alessandro nel corso di un interessante e partecipato convengono organizzato da Aifes ed EmmeV e patrocinato, tra gli altri, dall’Associazione Linea Vita , dal Collegio dei geometri e geometri laureati di Bergamo. Il tema è stato affrontato da Paolo Varesi, coordinatore scientifico del Centro Studi di Aifes e Membro effettivo della Commissione consultiva permanente per la sicurezza sul lavoro di cui all’art.6 del D.lgs.81/08, che ha richiamato l’attualità della corretta definizione ed individuazione dei soggetti formatori alla luce delle diffuse pratiche di “contraffazione” cui sono spesso vittime i datori di lavoro che si avvalgono di tali “costose” collaborazioni, puntualmente contestate in termini di adeguatezza in sede di verifica da parte degli organismi di vigilanza.

“L’art. 37 del D.lgs.81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di assicurare a ciascun lavoratore una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza ” L’art. 37 del D.lgs.81/08 impone al datore di lavoro l’obbligo di assicurare a ciascun lavoratore una formazione sufficiente ed adeguata in materia di salute e sicurezza. Il successivo comma 7 recita che la formazione può essere effettuata anche presso gli organismi paritetici di cui all’articolo 51 o le scuole edili o presso le associazioni dei datori di lavoro o dei lavoratori. ...Continua

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Inail, calano gli infortuni sul lavoro AIFES è soddisfatta del proprio contributo a cura di

Paolo Varesi

Antincendio A cura di Fernando Cordella - Segretario Nazionale UGL Vigili del Fuoco

Il piano di Emergenza Comunale Uno strumento degli Enti Locali per la gestione dei rischi

L

a relazione annuale recentemente presentata dall’Istituto ha fatto registrare quasi 30 mila casi di infortunio in meno e decessi dimezzati negli ultimi 10

anni. In crescita invece le malattie professionali, poco osservate nel passato ma in continua espansione. Gli infortuni sul lavoro, in Italia, quindi sono in calo. La relazione annuale recentemente presentata dall’Istituto ha fatto registrare quasi 30 mila casi di infortunio in meno e decessi dimezzati negli ultimi 10 anni. Prosegue pertanto la parabola decrescente che nel 2014 li

ha visti scendere del 6,3% rispetto all’anno precedente, in linea anche con la diminuzione delle denunce presentate: 663.149, il 4,6% in meno rispetto alle 694.902 dei 12 mesi precedenti, il 24% in meno rispetto il 2010. Una buona notizia che non deve indurci ad allentare la pressione sui soggetti in causa, datori di lavoro in primis ma anche e soprattutto lavoratori, spesso inconsapevoli dei rischi a cui quotidianamente vanno incontro. Godiamoci la diapositiva scattata dall’Inail il cui risultato positivo va attribuito anche a noi che facciamo della formazione per la prevenzione la nostra ...Continua

I

l Piano di Emergenza Comunale, obbligatorio a norma di legge, è uno strumento a forte connotazione tecnica, fondato sulla conoscenza della pericolosità e dei rischi che investono i diversi territori e trova una chiara collocazione tra gli strumenti che gli enti locali hanno a disposizione per la gestione dei rischi. La legge n.100/2012 a tal proposito ha affermato che:

« I piani e i programmi di gestione e risanamento del territorio devono essere coordinati con i piani di emergenza di protezione civile con particolare riferimento a quelli previsti all’articolo 15, comma 3-bis, e quelli deliberati dalle regioni mediante il piano regionale di protezione civile ». Il piano di emergenza comunale deve essere inserito all’interno di tutto il sistema di Protezione Civile che ricordiamo si poggia su 4 pilastri fondamentali: Previsione, Prevenzione, Soccorso e Superamento dell’Emergenza. La Previsione consiste nelle attività, svolta anche con il concorso di soggetti scientifici e tecnici competenti in materia, diretta all’identificazione degli scenari di rischio probabili e, ove possibile, al preannuncio, al monitoraggio, alla sorveglianza e alla vigilanza e dei conseguenti livelli di rischio attesi. La Prevenzione consiste nelle attività volte a evitare o a ridurre al minimo la possibilità che si verifichino danni conseguenti agli eventi, anche sulla base delle conoscenze acquisite per effetto delle attività di previsione. La prevenzione dei diversi tipi di rischio si esplica in attività non strutturali concernenti l’allertamento, la pianificazione dell’emergenza, la formazione, la diffusione della conoscenza della protezione civile nonché l’informazione alla ...Continua

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La Parola al Legale A cura di Maurizio Cilione - LML Avvocati Associati

La Responsabilità dell’impresa subappaltante L’estensione della responsibilità al committente per infortuni occorsi al lavoratore in subappalto

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Piattaforme PLE A cura di IPAF ITALIA

L’uso in sicurezza delle attrezzature di lavoro e l’importanza delle banche dati incidenti La prevenzione attraverso il monitoraggio degli incidenti con l’Accident Database L’utilizzo di macchinari ed attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori ha delle implicazioni dirette in materia di rischio infortuni. Questi episodi richiedono un attento monitoraggio; attraverso l’analisi di infortuni e sinistri è possibile creare statistiche utili per prevenire i più comuni incidenti in cantiere.

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n contributo importante, in questo aspetto che precede la soluzione tecnica o normativa, proviene da IPAF, associazione leader nella formazione sull’uso in sicurezza delle piattaforme di lavoro elevabili che, da qualche anno, ha creato un database mondiale degli incidenti. Questo strumento rappresenta un passo decisivo verso l’obiettivo della sicurezza effettiva sui luoghi di lavoro. ...Continua

n un appalto, anche l’impresa subappaltante può essere chiamata a rispondere dell’infortunio subìto dal lavoratore dipendente dell’impresa subappaltatrice qualora l’evento si colleghi causalmente a una sua colpevole omissione. Tanto più nel caso in cui la mancata adozione o l’inadeguatezza delle misure precauzionali sia immediatamente percepibile senza particolari indagini. Tali sono alcuni principi espressi e richiamati dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 12228/15 chiamata a decidere in merito a un infortunio mortale su cui vi era stata una pronuncia di colpevolezza in primo grado, poi decisioni controverse in sede di appello, e il riconoscimento della colpevolezza dell’impresa affidataria subappaltante. La sentenza si riferisce a un infortunio mortale occorso a un lavoratore dipendente da una impresa individuale che aveva assunto in subappalto, da una affidataria subappaltante, i lavori per la sostituzione di lastre di eternit con alluminio di un edificio della società proprietaria committente. Compito dell’impresa subappaltatrice era rimuovere la copertura per poter procedere alla successiva ricopertura. Il lavoratore in questione era salito insieme ai compagni di lavoro sul tetto del fabbricato, pedonabile tranne che in corrispondenza dei lucernai. Sul tetto, tuttavia, non erano state ancora approntate idonee misure di protezione e non era stata sistemata la testata in acciaio alla quale il lavoratore avrebbe potuto assicurarsi con cinture di sicurezza. Mentre percorreva il tetto in corrispondenza di un lucernaio, dal quale era stata rimossa la rete metallica di protezione, il lavoratore precipitava al suolo da circa 8 metri infortunandosi mortalmente. La sentenza, richiamandosi all’articolo 7, comma 3, del Dlgs n. 626/1994 (vigente all’epoca dei fatti, sostituito dall’articolo 26 del Dlgs n. 81/2008), chiarisce che spetta al committente promuovere la cooperazione e il coordinamento e che tale obbligo deve ritenersi escluso soltanto ...Continua

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Spazio Confinato

Psicologia del Lavoro

A cura di Adriano Paolo Bacchetta

A cura del Dott. Piergiorgio Frasca

L’applicazione del DPR 177/2011

Comunicare la Sicurezza con la Segnaletica

Le attività svolte direttamente dal Datore di lavoro all’interno del “ciclo produttivo” aziendale con proprio personale dipendente

La comunicazione e l’informazione più efficace nei luoghi di lavoro

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ra gli aspetti che, pare, siano ancora poco chiari relativamente all’applicazione del DPR 177/2011, vi è il fatto che il provvedimento introduce misure di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori che, in qualsiasi modo, svolgano attività in luoghi di lavoro connotati da un rischio infortunistico particolarmente elevato. Questo comprende anche il caso in cui il Datore di lavoro affida a proprio personale dipendente attività in ambienti sospetti di inquinamento o confinati presenti nell’ambito del proprio “ciclo produttivo”. In altre parole sappiamo che il Legislatore, al fine di innovare l’ordinamento giuridico italiano, ha previsto l’introduzione di alcune disposizioni che impongono a tutte le imprese e i lavoratori autonomi che possano svolgere attività lavorative in ambienti “sospetti di inquinamento” o “confinati” la piena applicazione delle disposizioni a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori e la

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completa conoscenza dei rischi delle lavorazioni in oggetto. Il provvedimento è diretto a realizzare un innalzamento dei livelli di qualificazione delle imprese operanti in settori a rischio elevato d’infortuni e malattie professionali e specificatamente volto a identificare le caratteristiche, relative alla salute e sicurezza sul lavoro, che le imprese e i lavoratori autonomi che vogliano svolgere attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati devono necessariamente avere. Peraltro il testo legislativo, oltre a quanto applicabile in caso di appalto, prevede una sua valenza generale legata specificatamente alla tipologia di attività svolta dai lavoratori, siano questi dipendenti aziendali diretti o di un’impresa appaltatrice. A tale riguardo, infatti, si ricorda che il DPR 177/2011 all’art.1 C3 recita: ...Continua

U

n aspetto essenziale di una “cultura aziendale della sicurezza” è la sua capacità di comunicare la sicurezza in ogni luogo di lavoro, ossia la capacità di attuare strategie comunicative efficaci nelle diverse situazioni lavorative. Tra i compiti più importanti cui deve assolvere la comunicazione per la sicurezza vi è il sapere dare in modo rapido ed efficace le informazioni e le indicazioni utili per fare conoscere ai lavoratori lo stato dei luoghi con riferimento ai potenziali rischi ed alle misure per evitarli. Questo compito è in genere affidato all’informazione e alla segnaletica di sicurezza. L’operazione “comunicare” è in ogni caso qualcosa di più e di sostanzialmente diverso dall’operazione “informare”. Mentre il termine “informare” evoca una trasmissione di un “sapere” (un fatto, una notizia, una informazione) ad un soggetto che non ne dispone, il termine “comunicare” è evocativo di più concetti ed è utilizzato con significati diversi. Il verbo “comunicare” nella sua radice esprime l’idea di “mettere in comune qualcosa” ad esempio dei pensieri, delle idee, dei valori, o, semplicemente delle informazioni di cui si dispone. L’operazione “comunicare” ed in particolare il comunicare la sicurezza comprende anche l’operazione “informare”, mentre questo non vale per la relazione contraria. Ad esempio un cartello di sicurezza può dare un’informazione asettica su un comportamento richiesto, di obbligo, di divieto o di attenzione, oppure può evocare nel soggetto un insieme di reazioni emotive capaci di generare autonomamente i comportamenti richiesti. Nel primo caso l’efficacia del cartello segnaletico sarà legata alla sua forza di dissuasione dall’agire in modo contrario, quindi ad esempio dalla sanzione che può colpire il comportamento di inosservanza della norma evocata dal cartello; nel secondo caso l’efficacia del messaggio, ossia il comportamento richiesto dal segnale scaturirà in via autonoma nel soggetto, in quanto generato dalla condivisione di valori, aspettative e scopi che il segnale ha saputo evocare nel lavoratore. Mentre, quindi, l’informare è semplicemente un “fare conoscere”, ...Continua

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SAIE Academy

Medicina del Lavoro A cura del Dott.ssa Giovanna Pirana

Verruche, un fastidioso problema sempre attuale Le verruche sono un problema che ha afflitto l’uomo dai tempi più antichi, con evidenze della loro presenza e tentativi di cura fin dai tempi dei babilonesi e dell’Antico Egitto. Ma cosa sono le verruche (spesso chiamate volgarmente anche porri)?

L

e verruche sono formazioni cutanee indotte dal virus del papilloma umano (HPV). A tutt’oggi sono stati individuati oltre 120 genotipi di HPV, classificati in base al loro tropismo tissutale (cute o mucose) ed al loro potenziale oncogeno. Gli HPV si presentano come virioni di 55 nm di diametro, costituiti da un capside icosaedrico composto da 72 capsomeri e da un genoma di DNA circolare a doppia elica di circa 7800-7900 coppie di basi (Fig. 1). La loro classificazione in tipi e sottotipi si fonda sul grado di omologia tra le sequenze nucleotidiche del DNA. Il genoma HPV consta di due parti: la regione E (geni ad espressione precoce) e la regione L (geni ad espressione tardiva). Il capside virale è costituito da proteine tardive (L1

e L2), mentre le proteine E sono coinvolte nella replicazione virale e nella trasformazione della cellula-ospite. Queste regioni codificanti sono precedute da una regione non codificante (LCR- Long Control Region), la quale contiene sequenze di DNA che intervengono nella regolazione della trascrizione del genoma virale. La prevalenza delle verruche cutanee è valutata intorno al 7-10 % della popolazione generale, in netto aumento da due-tre decenni. I bambini in età scolare ed i giovani adulti costituiscono il principale serbatoio del virus; il picco viene raggiunto nella fascia di età tra i 10 e i 15 anni. La tipologia di più comune riscontro è quella delle verruche volgari (circa il 70% del totale); seguono le verruche palmo-plantari e le verruche piane.

“La prevalenza delle verruche cutanee è valutata intorno al 7-10 % della popolazione generale, in netto aumento da due-tre decenni”

HPV - Human Papilloma Virus

14 | Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre - ottobre 2015

Il contagio avviene per contatto superficiale (il virus quindi rimane confinato nella pelle e non è presente nel sangue) solitamente in luoghi molto frequentati come docce, palestre e piscine, dove il clima caldo e umido favorisce la sopravvivenza del virus in forma attiva. Mancando queste condizioni ambientali il virus non sopravvive a lungo al di fuori della cute. Le verruche possono ...Continua

14 - 17 ottobre: BolognaFiere accoglie la IV edizione della Scuola di Alta Formazione di SAIE Academy Formarsi per rimanere competitivi. La scuola per professionisti dell’innovazione in edilizia. I numeri di SAIE Academy: 21 corsi in tre aree, oltre 50 docenti e rilascio di crediti formativi.

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opo il successo della prima edizione, torna la SAIE ACADEMY, il luogo di eccellenza per il focus su innovazioni scientifiche e tecnologiche nel mondo dell’edilizia: 21 corsi di alta formazione con più di 50 docenti coinvolti - con rilascio di crediti formativi - realizzati in collaborazione con i Consigli Nazionali delle Professioni e le Università italiane, distribuiti in 3 aree tematiche: Nuovi strumenti progettuali per una casa sicura ed efficiente; Riqualificazione funzionale, prestazionale ed energetica degli edifici; Adeguamento e miglioramento strutturale degli edifici. La digitalizzazione dei processi dell’edilizia e il BIM, il potenziamento delle reti di interconnessione, la ricerca sul 3D non solo in ambito virtuale, l’introduzione dell’uso dei droni e i nuovi strumenti di interfaccia, la riqualificazione degli edifici secondo il nuovo concetto di “funzione sociale”, il miglioramento strutturale delle case nel rispetto della nuova normativa sismica: sono questi solo alcuni dei tanti temi sui quali la si realizzerà l’alta formazione dell’ACADEMY nei giorni del Salone. “La diffusione dell’innovazione tecnica è nel DNA di Saie, che da oltre 50 anni mostra e racconta gli elementi chiave dell’evoluzione dell’edilizia e delle costruzioni in genere. – spiega il Prof. Marco Savoia, Direttore scientifico dell’Academy - L’innovazione infatti, per poter diventare motore della crescita, deve radicarsi nella società, diffondersi capillarmente, diventare aperta e distribuita, incarnarsi in un nuovo modello che stimoli la partecipazione di tutti gli attori: istituzioni, committenti, imprese, cittadini e ovviamente i professionisti”. Il programma si rivolge all’intero mondo di chi esercita la professione - progettisti, direzioni lavori, addetti al computo metrico, collaudatori - e vuole offrire supporto anche sul piano dello sviluppo commerciale della propria attività. “La crisi dell’edilizia si racconta anche con un solo unico dato: in 6 anni si è passati da 450.000 a 60.000 permessi di costruire annui. – commenta l’Ing. Andrea Dari, Direttore

tecnico dell’Academy - Se paragoniamo questi numeri con il numero di professionisti che operano nel settore delle costruzioni (circa 420.000) possiamo osservare che siamo arrivati a una media di circa 7 professionisti per ogni permesso di costruire. Se poi si fa un’analisi di quali siano gli ambiti a cui questi permessi sono rivolti ci accorgiamo che spesso si tratta di interventi di ristrutturazione. E’ questo il dato su cui abbiamo costruito il programma di SAIE ACADEMY 2015: realizzare un servizio utile per il mondo articolato di chi esercita la professione che potesse fare da supporto anche sul piano dello sviluppo commerciale della propria attività” L’ACADEMY, nel padiglione 26, nasce con l’obiettivo di diventare una vera e propria scuola dell’innovazione tecnica, grazie anche al contributo dei Consigli Nazionali delle Professioni e la collaborazione delle Università italiane. Per accedere ai corsi, a numero chiuso, è necessario iscriversi sul sito. Il calendario delle lezioni ospita nomi di spicco nel panorama nazionale come, tra gli altri, Marco Gaiani, Ordinario di Disegno presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna; Marcello Balzani, Professore Associato presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara; Franco Braga, Professore di Costruzioni in zona sismica presso il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica dell’Università degli Studi di Roma “Sapienza”; Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università di Napoli Federico II; Antonio Borri, Professore Ordinario nel settore ICAR08 di scienza delle Costruzioni presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Perugia. ...Continua

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Verifiche Impianti A cura dell’ Ing.

Claudio Malaspina

I requisiti essenziali di sicurezza degli ascensori Alcuni esempi per spiegare la sicurezza di chi usa un ascensore

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urante la fase di progettazione di un ascensore o di un suo componente bisogna tenere in debita considerazione i requisiti essenziali di sicurezza previsti dalla normativa. Tali requisiti sono inderogabili e devono essere mantenuti in efficienza anche durante l’uso dell’ascensore. Alcuni esempi aiutano a spiegare quale sia l’utilità dei requisiti essenziali nel salvaguardare la sicurezza di chi usa un ascensore. La cabina, ad esempio, deve essere progettata e costruita in modo da offrire lo spazio e la resistenza corrispondenti al numero massimo di persone e al carico nominale dell’ascensore definiti dall’installatore. Questo vuol dire che le indicazioni di progetto rivestono una importanza fondamentale e devono essere sempre riportate su di una targa collocata all’interno di una parete della cabina. Questa targa, denominata targa di portata e capienza, riporta il peso massimo espresso in chilogrammi e il numero massimo di persone (capienza) che l’ascensore può trasportare. Pertanto, quando si entra in un ascensore e non si è da soli, è necessario leggere la targa di portata e capienza

per assicurarsi che il numero di persone presenti sia uguale o inferiore a quello previsto dal progettista dell’impianto. In secondo luogo, bisogna calcolare, anche approssimativamente, il peso di ciascuna persona e/o del materiale che si trasporta. Questo comportamento, apparentemente esagerato, deriva dalla circostanza che il corretto funzionamento di un ascensore è legato al costante rispetto dei limiti derivanti dai rapporti di forze fra il peso della cabina, con il suo carico, e il peso del contrappeso. Tali rapporti di forze si ripercuotono sull’aderenza fra funi e gole della puleggia. Il venir meno di solo una di queste condizioni pregiudica il corretto funzionamento dell’ascensore e mette quindi in pericolo i suoi passeggeri. La cabina, inoltre, deve avere pareti resistenti agli urti e cieche, cioè prive di fori, ad eccezione delle prese per l’areazione e deve essere dotata di un’illuminazione minima di 50 lux in modo da rendere sempre ben visibile, oltre all’ambiente in cui ci si trova, anche la pulsantiera con i relativi comandi per la movimentazione, il pulsante di allarme e la targa di portata ...Continua

Sicurezza Macchine A cura di. Massimo Granchi e Christian Trinastich

I recipienti semplici a pressione La nuova direttiva Europea 2014/29/UE Recentemente è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Unione Europea la nuova direttiva inerente la messa a disposizione sul mercato dei Recipienti Semplici a Pressione, Direttiva 2014/29/ UE. Questa nuova Direttiva introduce alcune novità rispetto alla precedente Direttiva 2009/105/CE che ha subito sostanziali modifiche e di cui ne rappresenta, quindi, una rifusione. Campo di applicazione della Direttiva 2014/29/UE La nuova Direttiva 2014/29/UE inerente la messa a disposizione sul mercato dei Recipienti Semplici a Pressione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Unione Europea del 29/03/2014. Questa direttiva disciplina la sicurezza legata alla progettazione, realizzazione e immissione sul mercato di

16 | Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre maggio - giugno - ottobre 2015 2015

quei prodotti che rientrano sotto la definizione di Recipienti Semplici a Pressione (dall’inglese Simple Pressure Vessels, SPV). Nello specifico, rientrano in questa definizione recipienti fabbricati in serie che presentano le seguenti caratteristiche: • i recipienti sono saldati, sono destinati ad essere soggetti a una pressione interna relativa superiore a 0,5 bar e a contenere aria o azoto e non sono destinati a essere esposti alla fiamma; • le parti e i componenti che contribuiscono alla resistenza del recipiente alla pressione sono fabbricati in acciaio di qualità non legato, in alluminio non legato oppure in lega di alluminio ricotto; • il recipiente è costituito alternativamente dai seguenti elementi: - da una parte cilindrica a sezione retta ...Continua

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Formazione sulla Sicurezza sul Lavoro A cura di Mario Romeo - Dirigente Salute e Sicurezza SIA Ingegneria

Jobs Act, tutto quello che c’è da sapere Considerazioni agli Atti di Governo n. 176, n. 177, n. 178 e n. 179. XI Commissione Lavoro, Previdenza Sociale del Senato sulle tematiche di Salute e Sicurezza sul Lavoro

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ei Decreti Attuativi del Jobs Act, sono presenti in vari punti temi riguardanti la salute e sicurezza sul lavoro. Per quel che riguarda lo Schema di Decreto 176, la Delega del JA prevedeva la semplificazione e razionalizzazione del sistema relativo alla salute e sicurezza sul lavoro. La normativa italiana su salute e sicurezza sul lavoro ha certamente bisogno di semplificazioni nell’ambito principalmente della parte burocratica, per l’enorme produzione di documentazione, ecc. Per una adeguata opera di prevenzione, dovrebbe pertanto essere razionalizzato il sistema normativo, innanzitutto partendo dal completamento del Decreto Legislativo 81 del 2008. Il cosiddetto “testo unico” deve essere completato con Decreti Attuativi specifici che porterebbero ad un reale miglioramento del sistema di prevenzione in Italia. A questo riguardo, come OO.SS. Confederali, abbiamo consegnato un documento specifico con le priorità necessarie per implementare e completare il Decreto Legislativo 81/08, tale documento è stato consegnato a novembre 2014 alla Commissione Consultiva ex Art. 6 del D. Lgs. 81/08 ed in una recente audizione al Ministero del Lavoro nel maggio 2015 (vedi paragrafo “Proposte di semplificazione e razionalizzazione”). L’opera di razionalizzazione dell’impianto normativo su salute e sicurezza sul lavoro sarebbe dovuta partire da tali presupposti. Dall’analisi dei testi dei Decreti del Jobs Act si evince come non ci sia stata la volontà di completare la norma ancorché necessario ed impellente, non si è cercato di fare un passo in avanti nel tentativo di supportare tutti i soggetti della prevenzione così come indicato dal D. Lgs. 81, ...Continua

18 | Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre - ottobre 2015

Il braccio dell’escavatore idraulico La piena gestibilità da parte dell’operatore dei movimenti del braccio è il grande valore aggiunto dell’escavatore idraulico a cura di

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Paolo Peretti

iscelando sapientemente il sollevamento del braccio primario, l’oscillazione dell’avambraccio, l’alzo della benna e la rotazione della torretta si realizzano una infinità di configurazioni che rendono quanto mai versatile ed efficiente l’escavatore. L’architettura tipica della macchina è premiata dalla configurazione geometrica del braccio - che determina le prestazioni di scavo - e dalla tipologia di collegamento alla torretta che influenza i movimenti e gli ingombri di lavoro.

Il braccio standard (figura 1) Il braccio di tipo tradizionale dell’escavatore, sia esso di fisso o triplice, è incernierato sul fronte della torretta su un asse orizzontale. A motivo di questa conformazione l’operatore può comandarne solo la salita e la discesa. Il brandeggio del braccio, ovverosia la rotazione su un asse verticale, è invece conseguente alla rotazione della torretta. ...Continua

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Gli inserzionisti

| Pag. 41 |

| Copertina |

SAIE

Isacchi

| II di Cop. | service S.a.s.

| Pag. 46 |

EmmeV service sas

OCERT

| pag. 17 |

SIA Ingegneria

| Pag. 53 |

| pag. 19 |

| Pag. 63 |

MTM Consulting

UGL - Vigili del Fuoco

Condominio Expo

| pag. 25 | novital@novitalrent.com - www.novitalrent.com

| III di Cop. |

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| pag. 37 |

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20 | Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre - ottobre 2015

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Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre-ottobre 2015  
Il Notiziario sulla Sicurezza | settembre-ottobre 2015  
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