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Febbraio-Marzo 2014 Euro 2,90 www.viedelgusto.it

ITINERARI DEL GUSTO NAPOLI, SORRENTO E LE ISOLE DEL GOLFO

L'ORO NERO DI TORINO

TOSCANA: MUGELLO GOLOSO SICILIA: BONTÀ RAGUSANE UMBRIA DEL VINO E DEI FORMAGGI

SOTTO IL SEGNO DELLO CHAMPAGNE INTERVISTA A MASSIMO SAGNA FOTORACCONTO PATAGONIA E LA TERRA DEL FUOCO DALLE ACQUE DI LAMPEDUSA LE DELIZIE DELLA CUCINA MARINARA BOCUSE: UNA LAUREA IN “CHEFOLOGIA STELLATA” MANGIAR BENE A VENEZIA... SI PUÒ ANCORA (SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - REGIME LIBERO 70% DCB ROMA)


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Editoriale di Giancarlo Roversi

LUCI E OMBRE DELL’ENOGASTRONOMIA ON LINE

Sapori in movimento

Ph. Mario Rebeschini

È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA ?

er andare a colpo sicuro (o quasi...) nella scelta di un luogo di vacanza, un hotel, un agriturismo, un ristorante, una compagnia di trasporti, tutti abbiamo sempre fatto ricorso alle fonti di informazione tradizionali e più collaudate. Vale a dire: agenzie di viaggio, tour operator, enti e organismi italiani e stranieri per la promozione del turismo, guide e pubblicazioni turistiche ed enogastronomiche, articoli e servizi di viaggi e sapori su giornali e in televisione e, ovviamente al di là da ogni intento autocelebrativo, anche alle riviste specializzate come “Vie del Gusto”. Ma col trionfo della comunicazione di massa sul web, dei social network e microblog, come facebook e twitter, di streaming live e on demand, insomma dell’informazione socializzata attraverso la rete telematica, il panorama è drasticamente cambiato. Le fonti disponibili si sono moltiplicate a dismisura, creando interazioni complesse fra una smisurata platea di individui, mettendo in contatto tutti con tutti e su ogni argomento. E con tutti o quasi che si atteggiano a soloni e a guru nel dare consigli sui temi e i quesiti più disparati, dalla colite felina agli arcani dell’escatologia, dal modo di preparare un nocino insuperabile a quello per impermeabilizzare le scarpe, dalla presenza degli extraterrestri fra noi alla coltivazione a metro zero in terrazza della canna da zucchero per addolcire in modo sicuro, ecologico, il caffè del mattino... Facezie a parte, questo nuovo scenario ha in gran parte surrogato una grossa fetta dei nostri punti di riferimento più familiari e attendibili e declassato a un ruolo secondario molte fonti tradizionali di consultazione in campo turistico ed enogastronomico. Ora basta appostarsi di fronte al computer e, con la semplice digitazione di una parola chiave, si spalanca ai nostri occhi un universo incredibile di informazioni, spesso ripetitive e non di rado dissonanti e contrastanti, o addirittura ossimoriche. Ma quel che più lascia perplessi è, in molti casi, l’assenza di una garanzia dell’affidabilità di quanto ci viene propinato. In sostanza, chi si cela dietro tante informazioni e commenti su questo e su quel ristorante, su questo e su quell’hotel ? Difficile verificare se si tratti davvero di persone reali o meno, anche perché spesso i giudizi sono firmati con nomi di fantasia, nickname, nom de plume, acronimi e altre trovate senza fornire altri elementi identificativi, né il luogo di provenienza. E se alle spalle di una folta sfilza di commenti lusinghieri o negativi ci fosse una un disegno perverso di confondere le carte, una strategia comunicativa orchestrata da chi vuole favorire o sminuire l’immagine di un ristorante o un albergo a scapito o a vantaggio di altri ? In parole povere non ci dobbiamo meravigliare se dietro

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molte valutazioni si celano tanti furbetti che bluffano, che stanno barando con carte false. Queste sono le luci e le ombre, i rischi e i pregi, di quello straordinario fenomeno che è l’esplosione dei portali riguardanti i viaggi e il settore dell’ospitalità dove si legge tutto e il contrario di tutto, spesso fatto circolare da persone incompetenti a dare giudizi o frutto di sensazioni estemporanee non meditate, tanto si rimane nell’anonimato. Ben diverso è il caso dei giudizi riportati sugli organi di stampa, sia giornali che riviste, o nelle trasmissioni radiotelevisive, perché si può risalire immediatamente a chi ci mette la faccia, all’autore e al direttore della testata. Quindi se abbiamo preso una fregatura sappiamo contro chi scagliarci. Una soddisfazione che sul web non è sempre possibile. È comunque vero che anche in rete, nelle recensioni di ristoranti e hotel, accanto alle impressioni più osannanti, non mancano le voci dissonanti e viceversa, che però non pareggiano il conto, non riescono a fugare tutti i sospetti. Tanto più che proprio di recente è scoppiata la polemica sui giudizi diffusi dal portale di viaggi più grande del mondo, TripAdvisor, che accoglie più di 100 milioni di valutazioni. Tra esse pare si nasconda un gran numero di recensioni fasulle e interessate, che possono guastare un pranzo o un soggiorno a chi si affida ciecamente alla rete, vale a dire tra il 60 e il 70 % di quelli che scelgono ristoranti e alberghi e le mete di una vacanza. Un’indagine recente ha rivelato che sono varie centinaia i siti che propongono pacchetti a pagamento di commenti accattivanti stilati in serie per accrescere il richiamo di alberghi e ristoranti. Anche la Fipe (Federazione italiana dei pubblici esercizi) è preoccupata per la generalizzazioni di questo fenomeno di malcostume anche perché è pressoché impossibile separare il grano dal loglio ossia discernere i fake, ossia i giudizi truffaldini pilotati da chi ha interessi fraudolenti, da quelli sgorgati dall’esperienza sul campo di chi li ha immessi in rete. Anche se, a detta di quelli di TripAdvisor, l’autenticità delle recensioni è la priorità basilare del portale ed esistono sistemi per scandagliare ogni singolo messaggio postato. Ne prendiamo atto con la speranza che sia rafforzata la vigilanza e che venga attuata la “disinfezione” continua di tutti i giudizi sospetti. Nell’attesa restano sempre validi i consigli di un amico, di un parente, di una persona di fiducia, dell’agenzia di viaggi. Perché, anche se è vero che navigare su internet è molto comodo, non è tutto oro quel che luccica.


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SOMMARIO www.viedelgusto.it IN COPERTINA 20 L’ORO NERO DI TORINO

DI CLAUDIA BECCATO

3 EDITORIALE È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA ?

DI GIANCARLO ROVERSI

8 SYNPOSION: MASSIMO SAGNA SOTTO IL SEGNO DELLO CHAMPAGNE

DI ROBERTO RABACHINO

13 PAESAGGI... GASTRONOMICI BRESAOLA, RELIBATEZZA ALPINA

DI GIOVANNI BALLARINI

16 APPUNTAMENTI GUSTOSI 24 NOTIZIE GOLOSE 26 “I CARRACCI”: ARTE, CUCINA E SEDUZIONE DEI SENSI

DI PAOLA CERANA

74 EMOZIONI D’OLTRALPE IL TESORO DELLA PROVENZA: IL VAR DI MARIA MADDALENA BALDINI LAURENTI

28 FOTORACCONTI – VIAGGI INDIMENTICABILI PATAGONIA E TERRA DEL FUOCO

78 BOCUSE: UNA LAUREA IN “CHEFOLOGIA STELLATA”

36 INCANTI PARTENOPEI: NAPOLI NEL CUORE

82 VIVER SANI CON FRUTTA E VERDURA LE RAMORACCE

DI PAOLO BARONE

DI VIVÌ FELLIN

40 UN PASTO... AL VOLO: TURKISH AIRLINE SAPORI DI SPEZIE DA MILLE E UNA NOTTE

DI MARCO FINELLI

42 NIZZA: IL CARNEVALE CHE PROFUMA DI PETALI E COROLLE, DI BELLE DONNE E DI CIBI SQUISITI

DI GIANCARLO ROVERSI

46 GERUSALEMME: UN SOGNO SOSPESO FRA TERRA E CIELO

DI GIANCARLO ROVERSI

52 DALLE ACQUE DI LAMPEDUSA LE DELIZIE DELLA CUCINA MARINARA

DI PAOLA CERANA

56 ITALIA AGRESTE: LE VIE DEL MUGELLO

DI MARIANNA MASTROPIETRO

60 ANTICHI RITUALI CONTADINI: CANTÉ J’EUV

DI CLAUDIA BECCATO

62 NON SOLO ARTE: MOSTRE E SAPORI

DI MARIA MADDALENA BALDINI LAURENTI

64 ALL’INSEGNA DI QUALIVITA

DI ELENA CONTI

66 L’AUSTRALIA DEGLI ABORIGENI NELLA TERRA DEL PILBARA

DI MARGRETA MOSS

70 IL BAROCCO SICILIANO E I TRIONFI DELLA TAVOLA IBLEA

DI PAOLA CERANA

DI ANNA MARIA FABBRI

86 PANNA COTTA: BIANCA DELIZIA DI DAVIDE DONADI

88 NUOVI STILI ALIMENTARI: IL BAOBAB DI MATTEO DESIDERIO

90 BLITZ CULINARI: IL GAMBERO DAI PIEDI BIANCHI DI LUIGI FERRARO

92 MANGIARE BENE A VENEZIA... SI PUÒ ANCORA DI DAVIDE FEDERICI

94 L’UMBRIA DEL VINO E DEI FORMAGGI DI FRANCESCA MAISANO

98 INCONTRI RAVVICINATI SUL SET VITTORIA PUCCINI DI MARCO SPAGNOLI

102 TENDENZE: VIAGGIARE PER SHOPPING DI LAMBERTO CANTONI

104 ASSAGGIATI PER VOI DI PAOLA CERANA E GIANCARLO ROVERSI

106 SALONE DELL’AGROALIMENTARE LIGURE DI FRANCESCA MAISANO

108 LO SAPETE CHE?

DI ALESSIA DAVÌ

110 LIBRI IN TAVOLA E IN VIAGGIO

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COVER STORY

DA “ODILLA” PER GUSTARE IL CIBO DEGLI DEI Gabriele Maiolani, maître formato in Francia, svela la ricetta degli sformatini di cioccolato fondente con salsa d’arancia che prepara assieme a tante altre sfiziosità a base di cioccolato nel suo laboratorio a Torino DI CLAUDIA BECCATO Theobroma cacao. Cibo degli dei. Allusione esplicita alla sua forza, mito tra misticità e realtà. Originariamente bevanda, ora racchiude ogni opposto, solidoliquido, chiaro-scuro, freddo-caldo. E Torino, capoluogo sabaudo, li rappresenta tutti, nelle vetrine delle pasticcerie e nel segreto dei retrobottega, lì, dove si custodiscono alchimie intriganti. Declinato in temperature, consistenze e tonalità diverse, il cioccolato è per noi un’attrattiva viscerale, magnetica, dalla sua oscurità alle percezioni palatali, dai profumi che effonde ai suoi suoni, come quello della barretta spezzata. E certo è che ogni leccornia, torta, o dolce che sia a base di cioccolato, seducente e sensuale ci piace profondamente a tal punto che non

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gli sappiamo resistere. C’è chi cerca il nostro vizio e la nostra ossessione, diversamente intimi in ognuno di noi, nelle endorfine e nella serotonina, ormone del buonumore, altri invece nei suoi stimolanti, quali la caffeina e teobromina. Ma, forse, una spiegazione razionale e scientifica non c’è, o è meglio non andarla a cercare. Mantenere quel velo di mistero che lo avvolge da milioni di anni è ingenuamente ed essenzialmente bello. A Torino per un’esperienza estetica totale a base di cioccolato, consigliamo di andare da Odilla, il cui laboratorio è orchestrato da Gabriele Maiolani, maître formato in Francia. Qui vi proponiamo la ricetta degli sformatini di cioccolato fondente con salsa d’arancia alla sua maniera.


LA RICETTA SFORMATINI DI CIOCCOLATO FONDENTE CON SALSA D’ARANCIA Ingredienti per 4 persone:

Per gli sformatini: una barretta di cioccolato tra le “Sottilissime” di Odilla Chocolat 90 g di burro 60 g di zucchero 2 uova un pizzico di sale Per la salsa: 4 cucchiai di marmellata di arance amare 2 cucchiai di Grand Marnier un’arancia non trattata 2 cucchiai di zucchero Preparazione

Tritate il cioccolato fondente, mettetelo in un polsonetto e appoggiatelo su un bagnomaria caldo. Aggiungete 75 g di burro morbido tagliato a pezzetti e fate sciogliere il tutto, facendo attenzione che l’acqua sottostante non bolla. Intanto, sbattete i tuorli (tenere da parte gli albumi) con 48 g di zucchero fino a farli diventare chiari e spumosi. Togliete il polsonetto dal bagnomaria e unite immediatamente i tuorli sbattuti al cioccolato fuso, mescolando. Incorporate quindi gli albumi montati a neve con un pizzico di sale. Imburrate abbondantemente quattro stampini individuali in alluminio o acciaio sottile, spolverizzate il fondo e le pareti con lo zucchero rimasto e riempiteli fino a due terzi della loro altezza. Metteteli in frigorifero fino al momento di cuocerli (possono rimanervi anche alcune ore). Pelate l’arancia, facendo attenzione a non asportare la parte bianca, poi cuocete la scorza per 7-8 minuti in 1,5 litri di acqua dolcificata con lo zucchero indicato. Tagliate la scorza a julienne fine e mettetela in un pentolino con il succo dell’arancia e la marmellata. Cuocete per 2-3 minuti, aggiungete il Grand Marnier e spegnete. Cuocete gli sformatini in forno già caldo a 190°C per 11 minuti, ritirateli dal forno e lasciateli riposare per 3-4 minuti. Nappate i piatti con la salsa, capovolgete gli sformatini al centro e servite.

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Synposion

Sotto il segno dello Champagne

IL MERCANTE DI SOGNI CON LE BOLLICINE DI Roberto Rabachino

In esclusiva per Vie del gusto Massimo Sagna racconta la storia di una famiglia che da quattro generazioni ha scommesso su etica ed eccellenza Massimo Sagna nasce a Torino sessant’anni fa. Rappresenta la terza generazione di una famiglia di importatori e distributori per l’Italia di Champagne, distillati, vini francesi e Porto. Terminati gli studi umanistici, si avvicina alla pubblicità ed alla comunicazione per approfondire le proprie conoscenze in questo campo; successivamente arricchisce le proprie competenze vitivinicole con uno stage in Francia presso un’importante Maison di Champagne. La Società Sagna S.p.A. rappresenta, nel settore dell’importazione e della distribuzione di vini di alta qualità, l’azienda di più vecchia data, per presenza e per tradizione, sul mercato italiano.

Massimo Sagna

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Signor Sagna, parliamo della storia della sua azienda. La Società Sagna fu fondata nel 1928 da mio nonno, Amerigo. La sua vita fu molto movimentata e attiva: volontario nella prima guerra mondiale, volò sui primi rudimentali aerei e fu decorato per il suo coraggio. Tra le due guerre si fece notare per i suoi articoli ferocemente antifascisti, attirandosi la vendetta delle squadracce: fu accoltellato e qualche anno dopo fu legato sui binari del treno. Fortunatamente a quell’epoca non esisteva “l’alta velocità” e i riflessi pronti del macchinista lo salvarono. Per la società da lui fondata la prima grande svolta avvenne nel 1935, quando mio nonno assunse per tutta Italia il mandato di distribuzione dello Champagne Mumm Cordon Rouge. Purtroppo il clima politico dell’epoca non era certo favorevole agli scambi: il 18 novembre del medesimo anno la Società delle Nazioni decretò le cosiddette “inique sanzioni” e l’Italia si trovò commercialmente isolata. Durante la guerra ovviamente il lavoro fu completamente interrotto, ma mio nonno non era una persona che si adattava a stare con le mani in mano e si impegnò duramente nella direzione delle opere ospedaliere dell’Ordine di Malta. Malgrado l’opposizione dei nazisti e dei fascisti, approfittò della sua posizione per dar ricovero e nascondere partigiani e americani. Questa sua attività e l’appartenenza al


PAESAGGI GASTRONOMICI

BRESAOLA: DA “FOSSILE” DELL’ALIMENTAZIONE ALPINA A PRELIBATEZZA DI OGGI DI Giovanni Ballarini

La sua origine si perde in un passato remoto, forse ai tempi dell’uomo di Similaun. Intrigante nel nome, seducente nel sapore è un salume molto sano grazie al suo ridotto contenuto di grassi I pascoli alpini da tempi lontani sono popolati dalle mandrie bovine, che salgono in avanzata primavera, guidate dalla “regina” che si é conquistata la sua regalità in battaglie coronate da un trofeo e soprattutto da una campana di grandi dimensioni che serve da richiamo a tutte le altre compagne. Nelle regioni alpine, il ritorno dagli alpeggi e la vita in stalla definitiva avveniva normalmente nel periodo della festa dei Morti e di Tutti i Santi, quando tutta l’erba dei prati é stata brucata e si deve attingere alle riserve di foraggio, accumulate nella bella stagione. Nella cosiddetta stagione morta vi sono le nascite dei bovini, caprini e ovini, che coinvolgono l’intera famiglia e, spesso, anche il vicinato.

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SENSUALI SEDUZIONI

Torino, Portici via Pietro Micca


L’ORO NERO DI TORINO

praline, cremini e gianduiotti sono da sempre la tentazione della capitale piemontese che ha trasformato il cibo degli dei in un piacere terreno Di Claudia Beccato A distanza veniamo stimolati: l’olfatto capta profumi allettanti che evadono dai laboratori, l’occhio gode davanti a quell’oro nero declinato in consistenze e tonalità svariate. Così l’immaginazione prende possesso di noi, ci vediamo già nell’atto di mangiare quelle leccornie. E si delineano nella nostra mente le percezioni che ne deriverebbero. Il cibo degli dei ora è liquido o solido, da bere o da sgranocchiare in tavoletta, ma in Europa fino al Settecento si conobbe a partire dalla Spagna esclusivamente come bevanda e presto se ne diffuse il vizio, come se nascondesse una forma di celata ebrietà e di assuefazione tenace. Solo quando in Olanda si mise a punto a metà del Settecento una tecnologia per ottenerlo solido, incominciò una nuova era per il cioccolato e Torino, nel Piemonte dei Savoia, divenne uno dei centri protagonisti per l’arte della sua lavorazione. Se si passeggia tra le piazze e le strade porticate del centro cittadino, si scoprono di tanto in tanto pasticcerie e cioccolaterie, che ancora incantano e seducono. Al loro interno, esposizioni e vassoi colmi ma ordinati di paste, pasticcini, praline, cioccolatini, tartufi, tartine, cremini, gianduiotti e quant’altro: il loro è il linguaggio della seduzione. Poi varchiamo la soglia di questi luoghi preziosi, che molto spesso hanno una storia alle spalle quasi bisecolare e ci facciamo travolgere: i tepori ci avvolgono

e i suoni rimbombano, sono quelli del cristallo urtato, della vetrinetta grivè che viene aperta, delle scatole e delle boule che si schiudono, pacchetti che si incartano e tazzine che si appoggiano con decisione sul bancone. Pfatisch provoca esattamente quest’effetto. è sotto il porticato nobile e maestoso di Via Sacchi, dirimpetto alla stazione Porta Nuova. Il locale, trionfo liberty dalla struttura di noce massellato, sfoggia specchiere e piani di cristallo, banchi di marmo e ante di vetro grivè. La perla si specchia nella conchiglia e così succede anche qui, come in altre cioccolaterie torinesi: ogni leccornia, raffinata e curata, riflette il locale, dai torroni ai pasticcini, dalle torte alle praline. C’è anche un piano bar per gustarsi una sublime cioccolata in tazza, spessa ed intensa. E i marroni sono unici, sbucciati a mano uno per uno e canditi per otto giorni consecutivi. Originariamente il negozio aveva anche un laboratorio nel seminterrato, dove venivano tostate in loco le fave attraverso un sistema a carbone. Vi erano inoltre una macchina in legno per rompere e separare il cacao, un mescolatore a macine di granito e la raffinatrice da dove il cioccolato dopo 72 ore di lavorazione usciva perfettamente liscio e armonizzato. Per questioni di sicurezza, il seminterrato venne chiuso ed ora è un vero e proprio museo. Da qui, se ci si sposta verso Piazza Castello percorrendo Via

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Colori intensi e avvolgenti nelle case della Boca, caratteristico quartiere di Buenos Aires anticamente edificato dalla nutrita comunità di immigrati genovesi ed oggi coloratissima attrazione per i turisti alla ricerca delle più autentiche radici del tango argentino

Benvenuti alla fine del mondo

PATAGONIA E TERRA DEL FUOCO Là DOVE TUTTO È MAGICO Dalla struggente sensualità del tango a Buenos Aires agli spettacolari ghiacciai a El Calafate per un’avventura fuori dallo spazio e dal tempo con la straordinaria ospitalità dei gauchos e le loro irresistibili grigliate di cordero di Paolo Barone

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Veduta panoramica dell’Isla Magdalena, nelle acque dello Stretto di Magellano, in Cile. L’isola è una riserva naturale protetta, completamente priva di abitazioni e di strutture edificate, unicamente abitata dalla più numerosa colonia di pinguini del Continente australe Il Faro della Fin del Mundo (Les Eclaireurs), è il più antico faro costruito in Argentina nelle acque australi. Recentemente restaurato rispettandone esattamente l’aspetto e la struttura preesistenti, così come ebbe ad osservarlo Giulio Verne ispirandosi ad esso nello scrivere il romanzo “Il faro in capo al mondo”

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INCANTI PARTENOPEI

NAPOLI NEL CUORE Dalle ruggenti pendici del Vesuvio, ai romantici anfratti di Sorrento, ai colori delle isole del golfo: questo e’ l’invito di una terra ammaliante dove le suggestioni dell’arte e della natura si fondono coi valori della tradizione e della tavola DI VIVÌ FELLIN Napoli è un museo a cielo aperto che parte da Piazza del Plebiscito, dove si affacciano i caratteristici Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paola, continua con il Teatro San Carlo e la bella Galleria Umberto I, si estende verso il mare con la poderosa mole turrita di Castel Nuovo, altresì noto come Maschio Angioino e Castel dell’Ovo. Salendo verso il centro, la rotta della cristianità fa tappa nella Cattedrale, straordinario capolavoro artistico dedicato al culto di Santa Maria Assunta e al Complesso Monumentale di S. Chiara con il suo splendido chiostro maiolicato. Nel cuore di Spaccanapoli, il magnifico dipinto delle Sette Opere della Misericordia di Caravaggio accoglie gli appassionati d’arte dall’altare maggiore della Chiesa del Pio Monte della Misericordia, antica istituzione datata 1602.

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Per chi ama il maestro della luce, un altro capolavoro – la Flagellazione di Cristo – è in mostra al Museo Nazionale di Capodimonte assieme ad una collezione di oltre 1700 opere. Ma è nel dedalo di stradine e vicoli sempre affollati di Spaccanapoli che si cela il simbolo più prezioso della città. E’ il Cristo Velato, miracolo scultoreo che dalla piccola Capella Sansevero commuove il mondo e migliaia di visitatori ogni anno. Anche il monumentale edificio che ospita il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, le cui fondamenta affondano sull’area di un’antica necropoli greca, da solo vale la visita alla città. GUSTOSE SUGGESTIONI Sedetevi, gustate e non abbiate fretta. Questo è l’imperativo per santificare il gusto in questa città.


Percorrere Spaccanapoli è come attraversare la storia di Napoli, incontrando lungo il suo tragitto le testimonianze del passato della città ed i suoi tesori artistici

Parmigiana di melanzane e Timballo Trattoria Il Focolare, Barano d’Ischia - Napoli

Il biscottificio Mascolo è un’azienda artigiana operante nel settore dei prodotti da forno, erede dell’esperienza di un’antica tradizione familiare cominciata nel 1951

Il dove non ha importanza, perché in qualsiasi posto, troverete il vostro angolo di paradiso per una pizza, autentica istituzione, per una frittura, l’altra anima calorica della cucina partenopea, per una mozzarella condita con un profumato basilico. SHOPPING: TRA LUSSO E MERCATINI Napoli è la patria degli abiti su misura, delle camicie e cravatte di seta fatte a mano, degli orafi, degli artigiani dei presepi di via San Gregorio Armeno. Per gli amanti dello shopping di lusso, è d’obbligo una passeggiata per le eleganti strade di via dei Mille, via Calabritto, via Filangieri, dove sono presenti le boutique più prestigiose, mentre per uno shopping più economico è consigliabile un salto lungo la trafficata via Toledo o in Corso Umberto. LE ISOLE DEI COLORI: CAPRI, PROCIDA, ISCHIA Capri accoglie i visitatori con la colorata vivacità del porto di Marina Grande, li invita nel salotto glamour della Piazzetta, li incanta con la suggestione di luoghi come la Certosa di San Giacomo, li stordisce a sorpresa con vedute da batticuore come il

Spaghetti con le vongole veraci. Ristorante Rosiello, Posillipo, Napoli. Proprio qui nel 1933 Gelsomina Rosiello, fondò questo ristorante.

Belvedere di Tragara o l’Arco Naturale. Se Capri è il Mito, Procida è l’isola del Cinema grazie ai numerosi spot pubblicitari e alle ventisette pellicole cinematografiche che hanno scelto i suoi paesaggi come set. Ma è anche l’isola del colore giallo per quei giardini colmi di limoni succosi e quel tufo giallo che morfologicamente la compone. Verde è invece il colore che contraddistingue Ischia, da cui l’appellativo di “isola verde” dato dall’abbondante quantità di tufo verde presente in questa zona e dalla lussureggiante vegetazione. Ma è anche l’isola del benessere, grazie all’origine vulcanica, da cui scaturisce il termalismo, di casa dall’epoca dei greci e dei romani. SHOPPING DI GUSTO Le stradine delle tre isole ne hanno viste di tutti i colori, e di quelle infinite sfumature designer, gioiellieri e stilisti ne hanno sempre tratto ispirazione. A Capri e Anacapri, negozi e boutique sono prese d’assalto da un turismo d’elite per le loro creazioni esclusive di abbigliamento, gioielli e profumi. E la cucina? Pesce, ovviamente, in ogni nobile declinazione, annaffiato da vini isolani anche di produzione familiare.

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Art de vivre in Costa Azzurra

CHI VUOL ESSER LIETO SIA ...

NIZZA: IL CARNEVALE CHE PROFUMA DI PETALI E COROLLE, DI BELLE DONNE E DI CIBI SQUISITI di GIANCARLO ROVERSI

Dedicato quest’anno al “Re della gastronomia”, forma assieme alla spettacolare “Battaglia dei fiori” un cocktail inebriante di emozioni esaltate dalle irresistibili fragranze mediterranee della cucina nizzarda Esiste al mondo un carnevale che è avvolto da un’aureola di profumi e di colori che seducono e riempiono di gioia chi ne è coinvolto come spettatore o animatore. È quello che da 130 anni, tra febbraio e marzo, si festeggia a Nizza nell’incomparabile cornice della Promenade des Anglais che costeggia la magnifica Baia degli Angeli, lambita da una lunga spiaggia di sabbia dorata. È un evento unico nel suo genere, il più variopinto del mondo perché i colori sfolgoranti della tradizionale sfilata dei carri allegorici e dei gruppi in maschera si mescolano a quelli impareggiabili della natura espressi attraverso i suoi occhi più belli, i fiori, che sono i protagonisti dell’altrettanto celebre “Battaglia” che si svolge fin dal 1876. All’inizio come semplice scambio di cadeau floreali e poi divenuta un vero show per divertire i turisti del firmamento europeo. Quest’anno i carri sono 20, tutti rimodulati nelle dimensioni e nelle forme e ravvivati da

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fiori sgargianti per tre quarti coltivati nell’entroterra. Sono uno spettacolo nello spettacolo, grazie anche alle bellissime ragazze, in abiti sgargianti e con bizzarri copricapo, che lanciano da 80 a 100 mila fiori: mimose, iris, rose, garofani e gladioli... Fra esse viene poi prescelta la “regina” del carnevale, destinata a simboleggiare il fascino di Nizza in giro per il mondo. Cuore dell’evento è da sempre la Place Masséna, punto di partenza delle sfilate e dell’animazione, sia durante i corsi diurni che quelli notturni, straordinariamente suggestivi grazie alla ricchezza e all’imponenza dei carri allegorici, alti da 8 a 20 m e tutti illuminati con sgargianti luci colorate. I corsi sono scanditi durante la settimana dal 10 febbraio fino al 3 marzo, giorno del martedì grasso (info:www.nicevarnaval. com). Ospite d’onore è la Germania per festeggiare la ricorren-


Art de vivre in Costa Azzurra

“Socca�, grande farinata a base di farina di ceci cotta al forno a legna, si degusta bollente, con sale e pepe

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I VIAGGI DELL’ANIMA E DEL GUSTO: ISRAELE

ISRAELE A TAVOLA: CUCINA ETNICA E CUCINA FUSION La cucina israeliana non manca di conquistare fin dal primo approccio il palato e va goduta in tutte le sue sfumature, seppure in un viaggio dominato dalle emozioni dello spirito e della storia perchè un po’ di sano epicureismo gastronomico accresce il piacere dell’escursione. Specialmente se si considera la molteplicità delle esperienze cibarie che gli ebrei della diaspora hanno assimilato nelle terre di migrazione e che oggi vengono riproposte nei ristoranti sia nella versione originale che attraverso molteplici rielaborazioni. Ma, oltre ad avere accolto tanti immigrati di ogni continente, ognuno col proprio bagaglio di acquisizioni culinarie e non solo, Israele è anche un paese mediorientale, con una forte presenza araba che si riflette in piatti come l’hummus e il falafel, ormai diventati tout court sinonimi di cucina israeliana. Una delle poche specialità autenticamente d’Israele è il Ptitim, in genere chiamato cuscus israeliano. La tradizione culinaria ebraico-orientale (Mizrahi) riecheggia quella araba per quanto riguarda le carni arrostite, le paste dolci e salate, i piatti con riso, le verdure ripiene, il pane pita e le insalate. Da vari anni si è consolidata la produzione di formaggi di tipo francese a base di latte caprino e vaccino, come pure quella di vini e olio d’oliva di alta qualità. Molto gradevole e di largo

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consumo anche la birra di produzione locale. Da assaporare anche il caffè nero con cardamomo e il caffè turco. Grazie alla pesca, praticata lungo la costa mediterranea, nei ristoranti riveste un ruolo sempre più importante il pesce, ma pure i frutti di mare sebbene non permessi agli ebrei di stretta osservanza che rispettano i dettami dei cibi kosher.

I PIATTI TIPICI MEZE’ Spesso a dare avvio ai pasti è Mezè, una varietà di specialità che include insalate standard come hummus, tahini, matbucha, l’insalata di melanzana con fegatini, l’insalata russa e l‘insalata turca, ma anche insalate tipiche di altri Paesi come l’Insalata di cavolo. PITA E’ il pane nazionale, tipico di tutto il Medioriente, molto apprezzato per la sua fragranza e adatto per fare la “scarpetta” con salse e insalate. Accompagna soprattutto i piatti di carne. FALAFEL I falafel sono palline rotonde di ceci tritati e spezie, serviti di solito nella “pita”, il tipico pane piatto e rotondo, con verdure fresche, tehina, una crema oleosa di sesamo, hummus, a volte patatine ed eventualmente sottacenti e salse piccanti. E’ un tipico piatto della cucina di strada venduto nelle bancarelle che offrono una ristorazione rapida ed economica.


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Italia agreste

Le vie del Mugello di Marianna Mastropietro Foto - Archivio Unione Montana dei Comuni del Mugello

Un tuffo nel cuore dell’Appennino Tosco-Romagnolo tra boschi fiabeschi, antichi castelli e atmosfere campestri insaporite dal piacere dei cibi semplici

Il rincorrersi di pioppi e colline, la fitta boscaglia regno di volpi, caprioli e cinghiali, e infine il verde a perdita d’occhio: siamo nel Mugello. A pochi chilometri da Firenze, il territorio si estende tra le aree geografiche comprendenti i comuni di Barberino di Mugello, Vicchio, Scarperia, Borgo San Lorenzo fino alla zona di Firenzuola, vera e propria Romagna Toscana. 56

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& Co. International

Attenta e competente, interpreta sempre il consumo come un momento di “degustazione”. Il prodotto, l’accessorio, il luogo come scelte precise mai lasciate all’improvvisazione.

& Insieme al Vinitaly vi aspettiamo! STAND 16 GALLERIA 4-5


Girogustando

Ragusa

Valle dell’Acate. Palmento. Il palmento è il luogo in cui avveniva la pigiatura dell’uva per produrre il mosto che veniva riposto in grandi vasche

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Il caciocavallo Ragusano DOP (chiamato in dialetto anche “scaluni” o “pruvuluni”) ha una tipica forma rettangolare (altezza 13-15 cm e lunghezza 40-45 cm), pesa normalmente più di 10 chili. La zona di produzione è la provincia di Ragusa in Sicilia. Viene prodotto con latte vaccino intero ottenuto da mucche di razza Modicana allevate prevalentemente allo stato brado. Area di produzione: province di Ragusa e Siracusa. La Denominazione di Origine Protetta è stata riconosciuta il 1 luglio 1996 Il cioccolato di Modica

IL TRIANGOLO D’ORO DEL BAROCCO SICILIANO E I TRIONFI DELLA TAVOLA IBLEA Dal cerasuolo di Vittoria al caciocavallo di Ragusa, dalla carota di Ispica ai ristoranti stellati fino al cioccolato di Modica nello scenario di un mare incontaminato e di inestimabili tesori d’arte e di storia di Alessia Davì Da Ibla a Scoglitti, fino a Marina di Ragusa, Donnalucata, Sampieri e al Castello di Donna Fugata. È su quest’itinerario, costellato di meraviglie barocche, di luoghi immersi in una natura incontaminata e di irresistibili richiami gastronomici che si sviluppa il “Turismo degli Iblei”. Un affascinante viaggio che comincia dal capoluogo di provincia più meridionale d’Italia, Ragusa, segnata nel suo tessuto più profondo da un terribile terremoto che la distrusse completamente ed al tempo stesso dalla sua ricostruzione, in particolare quella di Ragusa Ibla, centro storico di straordinaria bellezza e fiore all’occhiello della città, che vanta un patrimonio architettonico inestimabile, iscritto nella lista dei beni dell’umanità dell’Unesco, il più esteso al mondo per numero di edifici censiti.

A pochi chilometri verso sud, affacciata sul mare, Marina di Ragusa, un’amena ed elegante località balneare con larghe spiagge di fine sabbia dorata. Procedendo lungo quest’itinerario costiero, spunta come una perla preziosa sulla sabbia un’altra frazione marittima, Punta Secca, con un cartello che reca la scritta: “Punta Secca, casa di Montalbano”. È in questi luoghi, resi ancor più celebri dalla fortunata fiction del Commissario Montalbano, che si materializza uno dei più esaltanti connubi fra territorio e identità della tavola. Montalbano mangia esclusivamente nel totale silenzio, nemmeno una parola deve guastare il suo rapporto con il cibo che assapora mentre contempla le bellezze incontaminate che ha davanti a

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Arte & scienza a tavola

Haute cuisine

Una laurea in “chefologia stellata” All’Istituto Paul Bocuse al Royal Hotel di Lione la scuola del sapere sposa il piacere del sapore di Paola Cerana Se andare a scuola non è sempre un diletto, lo diventa frequentando l’Istituto Paul Bocuse di Lione – Scuola di Management, Hotellerie, Ristorazione e Arte culinaria – che porta il nome del suo fondatore (insieme a Gérarde Péllisson). Non costretti al banco col grembiule nero, bensì elegantemente in piedi in toque blanche tra sofisticati strumenti di cucina e prodotti eccellenti, accanto ai migliori maestri del gusto e del savoir faire. Non poteva essere che Lione la sede dell’Istituto. Città palpitante d’arte e di storia, è rinomata anche per la qualità dei suoi bouchon, le trattorie tradizionali il cui nome deriverebbe dalle insegne poste alla soglia delle antiche locande: un fascio (bouchon) di paglia e fieno che nell’antichità segnalava al viandante l’offerta di un ottimo pasto. All’interno del Royal Hotel – storico palazzo affacciato su Place Bellecour, nel cuore della città – si è così consolidato questo sposalizio d’eccellenza tra hotellerie e didattica, una formula che sintetizza al meglio due fiori all’occhiello di Lione: l’arte e la cucina, appunto. È dal 2003 che l’Istituto Paul Bocuse ha assunto la gestione del Royal Hotel e il 5 novembre di quest’anno sono stati ufficialmente inaugurati il “restaurant-école l’Institut” e l’“École de Cuisine”. Al primo piano dell’Istituto, in una graduale ascesa verso la trasparenza delle linee e l’essenzialità del-

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VIVERE SANI CON FRUTTA E VERDURA

‘E RAMORACCE DE ROMA Ricercatissime per il sapore forte simile a quello dei broccoletti, sono tra le piante selvatiche più versatili, salutari ed economiche. Ottime da gustare con provola e peperoni cruschi e in altre ricette stuzzicanti per una cucina povera ma appetitosa e salubre DI ANNA MARIA FABBRI Foto di Mario Giannini

Nel Centro Italia e soprattutto nei dintorni di Roma, sui prati e ai bordi dei boschi, crescono numerose le ramoracce (Raphanus raphanistrum) che, come la cicoria, sono piante selvatiche commestibili che nascono spontaneamente. E per questo nei tempi passati sono state molto utili, nell’alimentazione di tante famiglie, per superare periodi di crisi e carestie. Molte persone ancora oggi le raccolgono per mangiarle, o per venderle nei mercati rionali e ai negozi di orto-frutta. E comunque sono talmente buone che c’è anche chi va a cercarle non per necessità ma soltanto per il gusto di mangiarle. 83


Fra le tipicità più celebri c’è il prosciutto di Norcia. Alla buona tavola, si uniscono ritrovi per l’anima, come Assisi, e nettari pregiati. L’Umbria è l’unica regione italiana ad essere inserita tra le “10 Best Wine Travel Destinations” 2014 del popolare magazine Usa, Wine Enthusiast

Umbria: il Paradiso ritrovato

PECCATI DI GOLA A RITMO DI JAZZ NELLA TERRA DI SAN FRANCESCO In un fiabesco mondo bucolico dove la semplicità ha il sapore dell’estasi, il Palazzo del Gusto sposa il piacere dei sensi alla beatitudine dell’anima tra caci che odorano d’erbe silvestri, vini pregiati, antichi borghi e labirinti sotterranei di Francesca Maisano Foto p.g.c. archivio fotografico del Servizio Comunicazione Istituzionale della Regione Umbria ph. Michele Tortoioli Dallo smeraldo al pervinca, dal chartreuse al vermiglio, l’esuberante genio della natura ha scelto le sfumature più intriganti per dipingere i Piani di Castelluccio. Nel parco dei Monti Sibillini, i paesaggi sanno suscitare stupori fanciulleschi, riportando alla mente le suggestioni esotiche dell’Asia continentale. È questo il benvenuto in Umbria dove ci fermiamo a gustare ricercatezze di un mondo silvo-pastorale mai perduto. La confettura di sambuco selvatico e di broncole – prugne autoctone – avvolge languidamente un pecorino di Norcia del pastore, grondante degli umori dei pascoli odorosi della Valnerina. Siamo nel cuore verde di un’Italia che sa disattendere l’ordinarietà del semplice, regalando l’emozione più bella: l’estasi dei sensi. Anche nel calice.

Se a Montefalco le uve di Sagrantino si aggrappano con i loro sentori di rovo e di bosco alle vecchie mura del borgo, quasi stillando dalle antiche pietre i nettari granati, a Bevagna l’indomita potenza di questo vitigno è racchiusa nell’opera di uno dei più grandi maestri della scultura italiana, Arnaldo Pomodoro, che per la Tenuta Caltelbuono ha progettato la cantina il Carapace, in una sofisticata interconnessione tra natura e arte contemporanea. E sempre di arte si parla se si pensa all’antica tradizione dei pastori, tramandata fino ai giorni nostri, che dispensa pregiati caci, stagionati nelle botti di rovere intrise del vino invecchiato. Il pecorino inebriato dall’intenso bouquet è detto “mbriaco”: delizioso se accompagnato col miele di castagno o arrostito

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ASSAGGIATI PER VOI

PRODURRE VINO E’ COME DIPINGERE A ogni intenditore il suo quadro d’autore: i segreti del successo di Salvatore figlio del barone Nicolò La Lumia di Licata artista controcorrente del panorama enologico siciliano di PAOLA CERANA Nella piana di Licata, in provincia di Agrigento, là dove l’ultimo lembo di terra italiana si tuffa nel mare africano, si estende la Tenuta dei Baroni La Lumia, un simbolo della cultura oltre che dell’agricoltura di quest’isola. Con una superficie complessiva di 150 ettari di generosa terra, 40 sono coltivati a vigneto approfittando degli strati gessosisolfiferi e di un microclima eccezionale per luminosità, prossimità al mare ed escursione termica. L’azienda da sempre vinifica esclusivamente uve proprie, frutto di vitigni autoctoni selezionati tra i migliori di Sicilia: Nero d’Avola, Inzolia, Nerello Mascalese e Frappato, dai quali ottiene vini inconfondibili per intensità di aromi e di gusto. Inconfondibile è anche la Tenuta stessa, risultato armonioso di linee e dettagli architettonici che evocano epoche e paesi lontani. Il casale arabeggiante è stato edificato alla fine del ‘700 dalla stessa famiglia La Lumia e rispecchia la personalità audace e fiera dei vini che qui nascono. Nicolò, l’attuale proprietario, ha alimentato con passione e competenza l’antica tradizione enologica di casa, resuscitando quei vini che in un glorioso passato avevano donato ricchezza ai coloni Rodio-Cretesi e opulenza alla città di Agrigento. Fare un buon vino non è mai facile. Il successo non viene solo dalla tecnica ma da una segreta alleanza tra la natura e l’uomo, quindi tra la bontà della materia prima e il rispetto con cui la si tratta. Qui la raccolta delle uve avviene manualmente e ogni fase della lavorazione dei grappoli è minuziosamente curata fino all’arrivo in barrique, sotto gli sguardi scrupolosi del barone Nicolò e del figlio enologo Salvatore. La filosofia dell’azienda in merito a que-

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sti vini ‘particolari’ si basa sull’eleganza del gusto che deriva da un riuscito matrimonio tra le doghe di allier e la struttura del vino. Il barone Nicolò, con la saggezza di un padre lungimirante, ricorda spesso al figlio Salvatore che: “produrre vino è come dipingere! Bisogna avere la giusta tavolozza dei colori. Il dosaggio della barrique deve essere come il colpo di pennello sulla tela, morbido e delicato.” La Tenuta Barone La Lumia, oltre alla produzione di vini ottenuti con tecniche tradizionali, ha sfidato il tempo puntando sull’originalità. Ha recuperato alcuni dei sistemi di vinificazione utilizzati dai coloni Rodio-Cretesi nel quinto secolo a.C. e da questa scommessa è nata la linea dei Grecischi: Nikao, Halykàs e Limpiados, tre vini straordinari per struttura e aromi persistenti, che sprigionano, oltre ai caratteri del territorio, cinquemila anni di gloriosa storia. In altre parole, questi vini possiedono il tocco di pennello che fa la differenza in un quadro d’autore. Salvatore La Lumia, in un’intervista, ha confidato che il segreto della lunghezza al palato dei suoi vini è costituito dalla massima estrazione delle sostanze aromatiche e dal rispetto del tempo, grande alleato del grande vino, nonché da appassimenti su pianta, ossidazioni naturali e lunghissime permanenze sulle bucce. Naturalmente, per far vini così speciali qualche altro segreto ci sarà ma, in quanto tale, resterà per sempre custodito nella piacevolezza di un sorso di Cadetto, Don Totò o Nikao ... a ogni intenditore il suo quadro d’autore! Tenuta Barone La Lumia www.baronelalumia.it


CERAUDO: SAPORI ANTICHI E ARMONIA CAMPESTRE

di GIANCARLO ROVERSI C’è in Calabria uno di quei luoghi che chiamare angolo di Paradiso può apparire fin troppo scontato. E invece in questo caso nessuna definizione è più azzeccata. Un luogo che ci fa riandare ai valori più autentici del nostro cammino in questo mondo, ai valori della terra, della vita dei campi, dell’aria pulita, dei sapori di una volta, dell’accoglienza festosa. Valori in parte sopiti ma sempre pronti a risvegliarsi in noi. Un luogo che ci fa riandare alla Magna Grecia che raggiunse proprio qui uno dei vertici della sua civiltà. Il nume tutelare di questo piccolo Eden, quello che ti fa sentire subito a casa tua, che ti circonda di tutte le attenzioni che si portano alle persone care e che ti fa riprovare il gusto dei cibi antichi, quelli genuini sempre più rari, è Roberto Ceraudo, un innamorato della terra e della valorizzazione dei prodotti tipici. L’azienda agricola che porta il suo nome si trova in un lembo fra i più belli della Calabria ionica, nel Crotonese, in contrada Dattilo di Marina di Strongoli, sulle prime colline che si affacciano al mare. A dare il benvenuto agli ospiti è un antico agglomerato di case in pietra a vista con un nobile palazzotto del Seicento, una bella chiesetta coeva con interessanti opere d’arte, una serie di pittoresche case e una piacevole costruzione con spaziosi locali interni e preziose travature lignee adibita a ristorante e a luogo di incontri, convegni, ecc. E tutt’attorno boschi, giardini, oliveti secolari e vigneti rigogliosi. Insomma, un ambiente veramente bucolico fatto apposta per ritrovare l’armonia perduta con se stessi e con

gli altri. Sì perchè chi desidera fare un tuffo rigeneratore può chiedere a Ceraudo ospitalità per un soggiorno, lungo o breve non importa, col vantaggio di assaporare una straordinaria gamma di piatti dell’autentica cucina crotonese, dove gli ortaggi, le carni suine e ovine, le paste fanno la parte del leone. Senza dimenticare gli squisiti formaggi pecorini e gli straordinari salumi che Ceraudo produce con le sue mani (deliziosi capicolli, prosciutti, salami, soppressate e salsicce). In più si possono gustare saporitissimi agrumi e frutta secca e, soprattutto, vini suadenti di alto profilo gustativo (come i prestigiosi bianchi Imyr e Petella, i rossi Petraro e Dattilo e il rosato Grayasusi), e un eccellente olio d’oliva (il pluridecorato Extra Vergine Biologico, che Ceraudo, agricoltore per scelta, produce con caparbietà e passione). E che, fate attenzione, è ottenuto da olive denocciolate! Simili emozioni e altre ancora si possono rivivere in questo inimitabile agriturismo nell’antico borgo di Dattilo nel caldo abbraccio di Roberto. Più di così. Azienda Agricola Roberto Ceraudo Contrada Dattilo - 88815 Marina di Strongoli (KR) Tel-Fax 0962 865613 – 328 4823088 www.dattilo.it

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UN TUBERO DA SCOPRIRE: IL TOPINAMBUR ORA COLTIVATO ANCHE IN ITALIA L’Helianthus tuberosus o topinambur o carciofo d’Israele è una pianta appartenente alla grande famiglia delle compositae. In Toscana e anche in altre regioni italiane ne sono presenti soltanto due specie: il girasole Helianthus annuus, coltivato in tutto il mondo, e l’Heliantus tuberosus, originario del Nord America, che fiorisce a fine estate. È una pianta molto vitale, quasi infestante, che predilige suoli umidi e conquista terreni vicini a corsi d’acqua. I tuberi di topinambur in Italia si raccolgono in autunno e inverno, sono molto nutrienti e la loro cottura è simile a quella delle patate. Nella cucina piemontese sono tipici con la bagna càuda e la fonduta. Grazie al contenuto di inulina, questa è una pianta indicata nella dieta di persone diabetiche in quanto l’inulina funziona come riserva di carboidrati (in sostituzione all’amido) indipendentemente dall’insulina. A seconda della stagione e della raccolta, la lunghezza delle molecole di inulina varia e con essa la solubilità. Il tubero è ricco anche di sali minerali, in particolare di potassio, magnesio, fosforo e ferro, come pure di selenio e zinco. Il topinambur riduce anche il colesterolo e stabilizza la concentrazione dello zucchero nel sangue e dell’acido urico. Oltre ad essere sano è buono. Come si usa in cucina? Dall’uso classico tipo patata lessata oppure trifolato.


TANTE RICETTE PER RISCOPRIRE I NOSTRI SAPORI PIù VERI “I saporI nel cassetto” è un’iniziativa che “VIe del Gusto” promuove allo scopo di riscoprire e mantenere vivi i sapori e i valori della cucina tradizionale italiana. per la sua realizzazione sono chiamati a collaborare le lettrici e i lettori del giornale attraverso un semplice sistema di raccolta delle ricette. l’area interessata dalla ricerca abbraccia tutta la penisola. È possibile spedire il testo della ricetta con relativa fotografia tramite posta o e-mail utilizzando i recapiti indicati nel box che appare in basso. la scheda dovrà contenere il nome del piatto, l’indicazione degli ingredienti, il modo di preparazione e le generalità di chi ne è l’autore o le ha fornite. le ricette verranno selezionate e catalogate a seconda del tipo di piatto cui fanno riferimento. Quelle più significative saranno pubblicate sulla rivista, con il nome degli autori e potranno essere in seguito raccolte in appositi contenitori, formando una preziosa pubblicazione da tenere sottomano in cucina. I lettori saranno tenuti costantemente informati su come procede la raccolta attraverso la segnalazione di curiosità, di piatti rari ritrovati e di altri aspetti particolari relativi alle ricette via a via pervenute. sulla stessa pagina verranno di volta in volta ospitati giudizi e commenti di esperti, consigli per la migliore realizzazione dei piatti suggeriti dai lettori e per l’abbinamento dei vini.

COME INVIARE LE RICETTE INfORMAzIONI dA INSERIRE NEL TESTO Inviate le schede con le vostre ricette a: dELLA RICETTA web@viedelgusto.it oppure a:

Vie del gusto - EmmePi Edizioni Via Gustavo Giovannoni, 105 00128 - Roma si possono spedire anche più ricette ma deve essere usata una scheda per ognuna. le ricette verranno memorizzate nel computer e il nome dell’autore rimarrà immortalato per sempre, rivelando in futuro a chiunque consulterà l’archivio elettronico la paternità di ogni piatto. le ricette ritenute più significative o curiose o inedite o comunque più rappresentative della tradizione culinaria italiana, saranno pubblicate sui fascicoli della rivista. Il testo della scheda può essere dattiloscritto o anche scritto a mano, purchè leggibile, è dovrà contenere:

Nome, cogNome INdIrIzzo

ProfessIoNe (facoltativo) ANNo e luogo dI NAscItA (facoltativo) deNomINAzIoNe del PIAtto: INgredIeNtI e rIsPettIve quANtItà Per N.4 PersoNe: modo dI PrePArAzIoNe (possibilmente non superare le 15 righe) eveNtuAle vINo suggerIto Per l’AbbINAmeNto

1) denominazione del piatto 2) Ingredienti e loro quantità (con il preciso riferimento al numero di persone) 3) modalità di esecuzione 4) origine o fonte della ricetta: tradizione familiare, esperienza professionale, invenzione o rielaborazione personale 5) nome, cognome e indirizzo di chi invia la ricetta contribuite alla realizzazione della nostra iniziativa e al recupero dei piatti della più genuina tradizione gastronomica italiana

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