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IL

Rivoluzionario PAOLO DORIGO HA INTERROTTO LO SCIOPERO DELLA FAME! 22 luglio: l’incontro che Paolo ha avuto con il perito nominato dal tribunale di Perugia e con il medico di parte Mascambruno ha stabilito che entro 90 dovrà essere individuata la clinica dove effettuare le analisi per mezzo di sintonizzatore universale. Dorigo ha pertanto interrotto il suo sciopero della fame giunto a 52 giorni. Riprenderà la lotta il 22 settembre se per quella data non sarà stata ancora trovata una clinica adatta agli esami da lui richiesti. LA VERITA’ E’ VICINA! LA LOTTA CONTINUA FINO ALLA SCARCERAZIONE!!

Lo Stato al CONTRATTACCO! DECINE DI ARRESTI E PERQUISIZIONI IN TUTTA ITALIA CONTRO IL MOVIMENTO ANARCHICO. Arresti a Roma, Pisa, Viterbo, Latina, Rovereto, Trento, Aosta, Campania, Piemonte, Sardegna, contro il centro sociale Il Silvestre, i Cor, la Federazione Anarchica Informale, Torre Maura Occupata, Il Confino Squat, per terrorismo, banda armata, risse al pub ecc. (chi più ne ha più ne metta!!!) La verità è che lo stato di Berlusconi e Fini, con la complicità della “sinistra”, vuole distruggere tutto ciò che non rientra nella loro concezione della politica democratica. I signori parlamentari intanto danno spettacolo con la maxi rissa alla Camera dei Deputati, mentre nelle carceri in tutto luglio si è continuato a morire! SIAMO DI FRONTE ALLA PIU’ GRANDE PERSECUZIONE MAI AVVENUTA IN ITALIA CONTRO GLI ANARCHICI DAI TEMPI DELLA MONTATURA MARINI.

Mensile di politica e pensieri filosofici; giornale online; Agosto 2004; n°12; www.utenti.lycos.it/anarchaos marcofrancesca2001@libero.it (stampato da internet e fotocopiato in proprio)

MOBILITIAMOCI IN MASSA PER RESISTERE A QUESTO ATTACCO!

Libertà per tutti!!!!!!!!! 1


Arresti e persecuzioni in tutta Italia Il quadro della situazione

7/7 Firenze Questa mattina un blitz della polizia ha sgomberato il BADAQUA' di Firenze, via Locchi 47/D Nei giorni scorsi è apparso su alcuni giornali l'imponente piano di sgomberi per Firenze. Il piano completo prevede circa 7000 sfratti, di 700 esecutivi. Le autorità hanno dichiarato che intanto verranno sgomberate una ventina di occupazioni entro il 15 di luglio, esplicitando Vicolo del Panico come uno dei primi posti da eliminare. Stamattina, intanto, è stato sgomberato il B.A.D.A.QUA, posto occupato pochi mesi fa in zona Rifredi. 11/7 - 13/7 Lecce Dopo due giorni di detenzione nel carcere di Lecce, oggi 13 luglio 2004, il GIP Vincenzo Scardia ha concesso gli arresti domiciliari al nostro compagno arrestato domenica scorsa, 11 luglio, per violenza a pubblico ufficiale, durante un presidio davanti al CPT Regina Pacis di San Foca (LE). 20/7 Trento Questa mattina ci sono state delle perquisizioni nelle case di alcuni compagni anarchici. Con la scusa ed il pretesto di firmare i verbali di questa operazione 6 ragazzi (Tibo, Massimo, Lorenzo, Mattia, Gigi, Marco) sono stati condotti in carcere. E tuttora si trovano rinchiusi. I carabinieri nonostante siano passate parecchie ore si rifiutano di comunicarci dove si trovano. L' accusa e' di aver partecipato ad una rissa accaduta

nell' ottobre del 2002 con dei FASCISTI; ma la realtà, molto più semplice e reale, per chi si trova ad esprimere il proprio dissenso si chiama REPRESSIONE. I compagni arrestati sono: Stefano Tiberi, Luigi Keller, Lorenzo Jorg, Marco Beaco, Mattia Dossi e Massimo Passamani. 21/7 Trento Sono già stati presentati i ricorsi al tribunale della libertà per i sei anarchici arrestati ieri dai carabinieri con l'accusa di lesioni gravi, per un pestaggio ai danni di altrettanti giovani di destra avvenuto nell'ottobre del 2002 in piazzale Sanseverino a Trento. 27/7 Roma, Torino, Viterbo, Canavese, Genova, Cagliari, Bologna, Cesena, Pescara, Pisa, Napoli E' scattata questa mattina un'operazione congiunta di ROS e DIGOS che hanno effettuato numerose perquisizioni tra Roma, Torino, Viterbo,Canavese, Genova,Cagliari,Bologna, Cesena, Pescara,Pisa, Napoli almeno per quello che ne sappiamo finora. Quattro compagni sono stati arrestati in esecuzione di altrettanti ordini di custodia cautelare: Simone, Sergio, Marco (Tombolino) e Titto 27/7 Viterbo Questa mattina intorno alle 5.00 ci sono state diverse perquisizioni nelle case di alcuni compagni del Comitato di Viterbo e di alcuni compagni anarchici. Ci sono stati anche alcuni arresti.

27/7 Roma Ateneo Occupato dragoncello Nella mattinata di martedi' 27 Luglio verso le cinque di mattina veniamo svegliati da sei carabinieri, di cui due dei r.o.s., che con un mandato di perquisizione facente riferimento agli articoli 270 e 270 bis c.p., cominciano a frugare in tutte le stanze del nostro spazio occupato sequestrando vario materiale cartaceo riguardante la lotta contro il carcere, e corrispondenze con vari compagni detenuti. Ateneo Occupato dragoncello

27/7 Torino (Rosalia) Circa alle 5 di mattina la porta della Rosalia, casa occupata nel centro di Torino, è stata sfondata dai ROS che hanno perquisito per quasi un'ora l'abitazione. 27/7 Cenena, Cervia La mattina di martedì 27 luglio '04 alle ore 5:00 sono stati perquisiti simultaneamente AL CONFINO di Cesena e IL CASELLO SQUAT di Cervia e, in contemporanea tre abitazioni dei genitori di alcuni degli occupanti. 27/7 Latina I carabinieri del R.O.S. (raggruppamento operativo speciale) di Roma, hanno effettuato a Latina 8 perquisizioni domiciliari a danno di altrettanti anarchici/che. 28/7 Rovereto intanto ci sono arrivate notizie sulla scarcerazione dei 6 compagni anarchici di Rovereto,

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arrestati 8 giorni fa e accusati di aver preso parte ad una "rissa" con un gruppetto di nazifascisti, all'incirca due anni fa, dopo una pubblica assemblea, a Trento. 30/7 Pisa Tre arresti e dieci perquisizioni stamani nell'ambito dell'inchiesta sulle Cor, le cellule di offensiva rivoluzionaria che dal luglio scorso hanno rivendicato una ventina di attentati prevalentemente contro esponenti e sedi di An. Gli arrestati, secondo quanto ha spiegato la procura di Pisa in una nota, sono tre giovani militanti e frequentatori del ''Silvestre''. Eseguite anche dieci perquisizioni presso le abitazioni degli indagati e di altre persone sospettate di far capo all'area anarchicoinsurrezionalista di cui sarebbero espressione le Cor.

Stamattina (31-7?) mentre volantinavamo in Viterbo per i compagni arrestati martedì scorso sono intervenuti i carabinieri dei Ros, che hanno portato in caserma 4 compagni. Gli sbirri non si sono limitati al sequestro dei volantini e all'identificazione ma hanno proceduto anche alla segnalazione con tanto di foto segnaletiche e rilevamento di impronte. Fra l'altro hanno anche cercato di far dire ad una compagna più giovane che era stata pagata 1020 euro per distribuire i volantini, sperando di riuscire ad intimidirla. 31/1 Ai domiciliari Gli arresti del Silvestre per l’indagine sui Cor sono tutti ai domiciliari Il pm Di Bugno ha protestato al tribunale del riesame contro i domiciliari

2/8 Salvatore Lecce Oggi (02/08/2004) sono stati revocati gli arresti domiciliari a Salvatore (arrestato davanti al CPT di San Foca in seguito ad una manifestazione). I domiciliari sono stati sostituiti con l'obbligo di firma giornaliero. 2/8 Sciopero della fame Abbiamo appena appreso che dopo Titto e Sergio, anche Tombolino è entrato in sciopero della fame. Inoltre si è saputo che l'udienza presso il tribunale della libertà per questi tre compagni si terrà il 6 agosto alle 9 in Piazzale Clodio, non sappiamo ancora quando è stata fissata l'udienza per Simone. Tutti e quattro i compagni sono sottoposti a censura della corrispondenza, qualsiasi lettera contenente notizie o comunicazioni inerenti alle indagini, compresi i ritagli di giornale, viene sequestrato.

31/7 Viterbo

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Comunicato di un perquisito Cronaca di visite sgradite e orecchie lunghe. Nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma sui compagni anarchici che ha portato alle perquisizioni di martedì mattina, anche la mia casa è stata visitata e messa a soqquadro per 4 ore e mezza dai carabinieri del ROS coadiuvati per l'occasione da altri fantocci in divisa del locale comando stazione. Tralasciando per ora considerazioni di carattere politico e valutazioni sull'impianto dell'inchiesta, che comunque si profila di grandi proporzioni, mi preme prima d'ogni cosa inviare un abbraccio caloroso ai compagni arrestati, sbattuti immediatamente con nome e cognome su tutti i mezzi d’informazione nazionali. Venendo alla cronaca: nella giornata di lunedì scorso, a seguito di ripetute interferenze sulle frequenze dell’autoradio, scoprivo e provvedevo a togliere dalla mia automobile un apparecchio elettronico costituito da due microfoni collegati ad un telefono cellulare (praticamente smontato.) con all’interno una scheda Vodafone-Omnitel, nonché di un chip per la ricezione satellitare (GPS). Il tutto era situato fra il tettino interno e quello esterno dell’auto (come molti altri aggeggi sgamati da altri compagni mesi or sono), ed alimentato da un collegamento con la luce interna dell’abitacolo. Ah, questo forse è importante, la frequenza maggiormente disturbata era intorno a 91 Mhz (FM), evidentemente “Radio Questura”, o chi per loro, trasmette su quelle frequenze. MAH! Tornando alla cronaca: martedì mattina, perquisizione a casa dei miei genitori, che erano in casa insieme a me. Lo spavento e il tremore di mia madre alla vista dell’energumeno ROS con la pistola infilata nella cintura, bene in vista, sono cose che difficilmente si dimenticano.PEZZI DI MERDA! Al termine della perquisizione, durante la quale il coordinatore della stessa (particolarmente incazzoso) ha fatto velatamente capire che se fossi stato solo in casa, egli non sarebbe stato poi così “tenero” (!) nei miei confronti, sono stati portati via: - 2 computer (uno fisso e uno portatile) - 2 telefoni cellulari e le relative schede telefoniche - l’apparecchio elettronico (orecchie lunghe) che avevo tolto dalla mia auto di cui sopra; - 72 CD masterizzati (.” Perché va a sapere cosa c’è dentro”!) - fotografie vecchie di oltre 10 anni; - rassegna stampa sulle perquisì inerenti il Comitato Cittadino di Viterbo del febbraio scorso; - schede telefoniche, manifesti e cartacce varie. Sul decreto emesso dalla procura di Roma nei miei confronti, oltre che nei confronti degli altri compagni, una cosa spicca in particolare, e anche in maniera esplicita, ovvero che l’interesse di lor signori per il sottoscritto nasce e si riproduce in particolare per il fatto che io, nonostante in passato abbia subito altre perquisì e bla, bla, bla,. Abbia mantenuto e mantenga tutt’ora contatti con indagati, co-indagati, compagni in carcere, ecc. ecc. Da questo ed altre cose, cari compagni, emerge quindi un concetto chiaro come la luce del giorno, che però purtroppo storicamente non sempre è stato altrettanto limpido nelle menti di qualche compagno/a, ovvero che quando è incondizionata, senza doppi fini, dal cuore: LA SOLIDARIETA’ E’ UN ‘ARMA. E spaventa molto i cani da guardia dell’ordine costituito e l’ordine stesso, perché riesce a trasmettere quel senso d’unione fra sfruttati d’ogni sorta che l’odierna società del capitale è ormai riuscita a rompere: attraverso mille tipologie di contratti di lavoro, altrettante di controllo sociale e ancora di più di tenore repressivo. Con la complicità ed il benestare della “sinistra” riformista ed istituzionale. Per ora non mi va di aggiungere altro. ”In ogni caso, nessun rimorso” - Un compagno perquisito –

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Indirizzi dei compagni arrestati dai Ros di Roma: Marco Ferruzzi Carcere Poggio Reale Via nuova Poggio Reale 177 Napoli

Simone Del Moro Carcere Regina Coeli Via della lungara 29 00100 Roma

Sergio Maria Stefani Carcere Regina Coeli Via della lungara 29 00100 Roma

David SantiniLe Vallette via Pianezza 300 10151 Torino

_____________________________________________________ LIBERTA’ PER DAVID, MARCO, SERGIO E SIMONE! La necessità di trovare ad ogni costo dei colpevoli per gli episodi di insorgenza sociale verificatisi negli ultimi tempi, il tentativo di ridurre questa insorgenza a semplice questione criminale, l’esigenza di dover chiudere un’inchiesta giudiziaria in piedi da oltre un anno hanno portato nel mattino di martedì a 4 arresti e numerose perquisizioni a Viterbo e in tutt’Italia. L’impianto accusatorio si basa su falsi evidenti, come una presunta intercettazione ambientale, manipolata ad arte, in cui si parlerebbe dell’attacco al tribunale di Viterbo, e contestazioni al limite del ridicolo ( lettere scambiate da uno degli arrestati con altri corrispondenti e già passate alla censura del carcere ), se non fosse per i nostri amici e compagni in galera. A tutti gli arrestati è contestato l’articolo 270 e seguente del Codice Penale, un articolo immediatamente e dichiaratamente ideologico, strumento principe della repressione nel mantenimento di questo putrefatto ordine sociale. Noi non riconosciamo a sbirri e magistrati alcun diritto sulle nostre vite, tanto meno quello di giudicarci sulla base dei loro infami codici. Per noi non esistono colpevoli o innocenti, distinzione valida solo per chi ha introiettato i “valori” del dominio capitalistico, ma solo compagni in carcere che, in quanto compagni e al di là di differenti percorsi di lotta, vanno amati, rispettati e liberati. TUTTI LIBERI! FUOCO ALLE CARCERI E SUI CARCERIERI! Onore a tutti i compagni caduti combattendo contro lo Stato e il Capitale! Anarchici a Viterbo Comitato cittadino contro il carcere e la repressione sociale di Viterbo 5


Lettera di Sergio dal carcere "Sin dal momento del mio ingresso in carcere ho deciso di rifiutare il cibo. Questo non è uno sciopero della fame mirato ad ottenere un qualche beneficio immediato, ma è causato dalla mia volontà di non accettare quest' ennesima carcerazione, non per le particolari condizioni a cui tra l' altro sono sicuramente sottoposti anche gli altri indagati, né perché questo arresto sia più ingiusto, basato solamente sull' arbitrio del potere e attuato dalla più ottusa delle violenze, quella poliziesca, di tutti gli altri; ma perché in isolamento solo questo mezzo di protesta mi viene lasciato, protesta che poiché contro il carcere rimane sempre valida. Non ho nessun interesse a sottolineare la palese assurdità delle accuse, ma credo fondamentale evidenziare come negli atti sia stata rivolta particolare attenzione alla solidarietà tra compagni (considerata prova dell' esistenza di un' organizzazione) e all'adesione della quasi totalità del movimento anarchico ed antiautoritario alla lotta anticarceraria. Evidente è la volontà di soffocare queste che sono caratteristiche peculiari a tutti coloro che odiano l'autorità e altrettanto evidente la necessità in questi momenti di non lasciarsi intimorire e continuare a lottare contro la "loro" violenza. Solidarietà ai compagni coindagati (mi dispiace non avervi potuto conoscere in tempi e situazioni migliori). Solidarietà a tutti i compagni prigionieri di qualsiasi stato a causa della loro sete di libertà e della loro gioia. Solidarietà a qualsiasi detenuto che senza il bisogno della retorica ha danneggiato il sistema seguendo il proprio istinto ed ha sputato sulla legge che imprigionava i suoi desideri. Le loro prigioni non mi sottrarranno la libertà di gioire." Un compagno libero in isolamento a Regina Coeli

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Gruppi “eversivi” a confronto Chi sono i Cor? Cosa è la Federazione Anarchica Informale? Perché sono stati arrestati nella stessa settimana? Per gli ispettori hanno qualcosa in comune? Due testi di rivendicazione dei due gruppi per comprendere meglio le differenze che ci sono tra loro: uno informale e libertario, l’altro classista e avanguardista. Chi può credere che siano in qualche modo legati? ________________________________________________________________________________________________ 1) CELLULE DI OFFENSIVA RIVOLUZIONARIA (documento cor, chiarificatore) Per un ritorno alle origini della lotta armata (L.A.) in Italia La violenta repressione degli ultimi decenni da parte dello Stato ai danni delle organizzazioni rivoluzionarie in Italia ha palesato la necessità di un ritorno alle origini della L.A. nel nostro territorio. Si tratta di riprendere in mano la situazione attraverso la costruzione di un'organizzazione politico-militare che si assuma il compito di praticare la guerriglia metropolitana come punto di forza dell'offensiva dei rivoluzionari contro Stato e padroni. Tale offensiva non può che svilupparsi attraverso l'azione diretta organizzata clandestinamente, la quale, a differenza della risposta spontanea e di massa, mostra evidenti vantaggi nello scontro sociale: a) non si tratta di una "risposta" ad un precedente attacco della borghesia, ma di un'offensiva accuratamente preparata contro obiettivi mirati; b) l'azione armata non è condizionata e pertanto può scegliere consapevolmente i suoi tempi, l'intensità dell'azione, i luoghi, gli obiettivi. La scelta della L.A. per il comunismo è dovuta in principal luogo al netto rifiuto di eterne "verità" teoriche di gruppuscoli autoproclamatisi 'rivoluzionari', alle quali non segue mai una messa in pratica della teoria rivoluzionaria. Oggi il proletariato è sotto attacco (anche armato) della borghesia imperialista e delle sue guardie: si respira un bisogno reale di fatti concreti e tangibili; le risposte teoriche sulla 'fase non ancora matura' non solo non servono a niente, ma sono un mezzo di indebolimento del proletariato metropolitano e, dunque, un elemento portante delle strategie anti-proletarie e controrivoluzionarie del potere. Occorre far tornare a parlare la prassi rivoluzionaria. Non servono a niente i proclami 'lanciati alle masse' contro la violenza della borghesia: bisogna riportare in ogni città la violenza degli oppressi, degli sfruttati, dei precari, degli 'ultimi', perché solo la violenza proletaria organizzata può sbarrare la strada all'offensiva armata dello Stato e della borghesia imperialista. La fase di arretramento del movimento di lotta venutasi a creare negli anni Novanta non è ancora chiusa. La rinascita di un movimento 'nuovo' non violento, pacifista, interclassista, disobbediente civile, moltitudinario e festaiolo, evidentemente, risente ancora del vuoto culturale della fine del secolo scorso. In questa fase di regresso della prassi nello scontro sociale, non sono maturi i tempi per l'elaborazione di Programmi Immediati d'intesa con gli individui più combattivi della classe per conquistare spazi di concreta autonomia proletaria. Non esistono in Occidente 'spazi liberati'. Il bisogno di 'ricominciare dall'inizio' la strada della L.A. significa seminare la consapevolezza delle possibilità di ripresa di un'offensiva rivoluzionaria, per raccogliere in tempi ragionevolmente brevi il favore delle frange più attive nello scontro quotidiano contro Stato, Impero e padroni. Solo allora si potrà ricominciare a parlare di Programmi Immediati fattibilmente realizzabili. Solo allora la guerriglia potrà conquistare più larghi strati sociali di proletari sul terreno della L.A. Attualmente questa è una condizione inesistente, anche alla luce dell'impegno totale militare dello Stato nel reprimere questa evenienza. Dunque, la parola d'ordine su cui unirsi è colpire e punire gli uomini e le organizzazioni del sistema per propagandare la L.A. come strumento possibile e necessario nelle lotte sociali degli sfruttati. Non ha senso oggi, qui ed ora, dividersi sulla base di Programmi Immediati irrealizzabili o, peggio, sulla visione del mondo liberato che verrà dopo la rivoluzione. Solo chi ha un mattone murato al posto del cervello può pensare di porre discriminanti sulla società postrivoluzionaria. E non è neppure il caso di concedere la buone fede a chi pone tali discriminanti: siamo di fronte nel migliore dei casi a un sostenitore del settarismo gruppettaro debole e sostanzialmente rinunciatario. Chiarito questo, specifichiamo il fatto che non siamo avanguardia di nessuno. Non ci proclamiamo 'liberatori' della classe operaia. Siamo un'organizzazione di proletari comunisti, anarchici e antimperialisti che hanno colto che il divisionismo settario è la causa della debolezza del fronte rivoluzionario nei confronti del padronato e della sbirraglia. Non siamo, né vogliamo essere - come sostiene la stampa borghese - la fotocopia di nessuno, come pure non abbiamo l'ambizione di farci arruolare dalla più forte organizzazione comunista combattente operante in Italia. E' vero, però, che siamo pronti a collaborare con altre organizzazioni rivoluzionarie combattenti per eventuali campagne comuni. La nostra 'ambizione', pratica e realizzabile, è costruire un'organizzazione in Italia che sia anello di congiunzione delle componenti rivoluzionarie comuniste combattenti, anarchiche insurrezionali e antimperialiste. Ci piace ricordare la definizione che si dettero le Brigate Rosse: “gruppi di proletari che hanno capito che per non farsi fregare bisogna agire con intelligenza, prudenza e segretezza, cioè in modo organizzato. Hanno capito che non serve a niente minacciare a parole e di tanto in tanto esplodere in uno sciopero. Ma hanno capito anche che i padroni sono vulnerabili nelle loro persone, nelle loro case, nella loro organizzazione; che gruppi clandestini di proletari organizzati e collegati con la fabbrica, il rione, la scuola e le lotte, possono rendere la vita impossibile a questi signori" (BR, aprile 1971). Per l'unione delle forze comuniste, anarchiche e antimperialiste Non servono molti discorsi. Ideologismo, dogmatismo e settarismo hanno portato una (di)visione gruppuscolare all'interno della componente comunista extra-parlamentare legale, col solo risultato di discutere e scannarsi su tutto pur

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di non fare niente. La situazione ha assunto connotati assolutamente inoffensivi per il sistema. Non sfugge a questa critica oggettiva neanche l'ala legalitaria anarchica e quella 'nostrana' antimperialista. E tutto ciò a vantaggio degli oppressori. Chiediamo l'unione delle forze rivoluzionarie comuniste, anarchiche e antimperialiste in un'unica organizzazione sulla base di semplici constatazioni di carattere sia teorico che pratico: 1) la L.A. per il comunismo è l'unica strategia possibile per la distruzione dell'imperialismo in Italia (propaganda armata); 2) la L.A. 'italiana' non può che essere un tassello delle lotte di liberazione che in ogni angolo della Terra stanno portando la loro offensiva all'Impero (internazionalismo rivoluzionario); 3) la sola messa in pratica possibile, comprensibile ed unificante della L.A. avviene a condizione che essa abbia fondamenta classiste, così da raggiungere questa formula: la L.A. rivoluzionaria è lotta di classe anticapitalista; 4) la struttura organizzata fornisce, rispetto allo spontaneismo, la forza di calcolare i mezzi appropriati e i tempi adeguati all'azione, pur consentendo alle componenti rivoluzionarie la maggiore libertà di manovra su obiettivi condivisi; 5) nel rapporto con le altre organizzazioni rivoluzionarie operanti in Italia (non necessariamente italiana) il ruolo delle Cellule di Offensiva Rivoluzionaria sarà quello di una totale collaborazione e di supporto pratico, in modo tale che una Campagna condotta da una certa organizzazione diventi anche la nostra Campagna, così da rafforzarne i risultati e aumentarne la distruttività contro il nemico; 6) la 'classe di riferimento' cui ci rivolgiamo è costituita dalle nuove frange proletarie emarginate dal neo-liberismo totalitario: il proletariato della precarietà, della mobilità, della flessibilità, della cassa integrazione, i disoccupati, i lavoratori in nero, gli extracomunitari, gli extra-legali, i prigionieri detenuti. E' questo lo strato sociale - oggi sotto ricatto, vessato dalle pratiche distruttive e annientatrici del padronato e dell'apparato dello Stato - che possiede in nuce tutte le caratteristiche per trasformarsi in futuro proletariato metropolitano rivoluzionario (quello, per intenderci, che 'non ha nulla da perdere se non le proprie catene'); 7) obiettivo della L.A. è quello di creare, in questa variegata e stratificata componente sociale, la coscienza di classe. In questo senso l'attacco alle forze politiche, sindacali e padronali deve essere accompagnato alla lotta serrata alla militarizzazione del territorio (forze dell'ordine, carceri, audio-video-sorveglianza, caserme, infami di ogni genere, ecc.), perché, come i proletari sanno per averlo sperimentato sulla propria pelle, "se la mobilità è l'arma che crea la stratificazione, la militarizzazione è l'arma che nella stratificazione persegue l'annientamento" (BR, direzione strategica 1980). Riteniamo che soltanto la guerriglia crea coscienza unitaria di classe con la sua prassi e, attraverso questa, propagandi se stessa; non può esservi separatezza tra l'aspetto politico e quello militare. La teoria a si traduce e si esplica con la prassi, o è solamente una scatola vuota; 9) in caso di arresto le COR tengono la linea del non dichiararsi prigionieri politici; 10) assoluta compartimentazione. Precarietà e repressione: unico nemico Una tanica di benzina, una Beretta o una Bernardelli sono le migliori alleate di un'organizzazione rivoluzionaria. Gridare slogan, anche violenti, in una manifestazione contro i padroni e le forze dell'ordine può essere sicuramente piacevole, ma non è utile ai fini del successo della propaganda armata. Le sole preparazione e propaganda politiche, disgiunte dalle azioni militari, inchiodano i proletari ad una condizione di inferiorità reale nei confronti della borghesia, che da parte sua ha già dispiegato da almeno un secolo e mezzo la sua iniziativa armata. Attualmente la violenza contro-rivoluzionaria ha una potenza tale da superare quella dei peggiori anni del Ventennio fascista. In effetti, la Repubblica 'democratica' non è fondata sull'antifascismo, ma ne è la sua continuazione logica ed aggressiva. Oggi viviamo in una fase di fascismo evoluto e mediatico. Ogni rivoluzionario che prende le armi contro il sistema democratico-occidentale è da considerarsi un nuovo partigiano per la libertà. La violenza armata della borghesia contro il proletariato (attacchi padronali; processi e condanne contro comunisti combattenti, anarchici, antifascisti, antimperialisti, islamici, ambientalisti radicali; aggressioni poliziesche agli operai scioperanti; manganellate sui disoccupati; violenze e torture nelle caserme; rastrellamenti di prostitute, zingari, sfrattati; militarizzazione dei quartieri più insubordinati; controllo onnipresente; vita impossibile per i detenuti; assunzione di spie e provocatori nelle fabbriche e nelle carceri; eccetera) è l'arma che crea 'consenso' all'opera padronale e statale di precarizzazione delle masse popolari. La precarietà è la condizione che la borghesia riserva alle masse; la repressione è il mezzo per farla accettare. COLPIRE LA PRECARIETA' E' INDEBOLIRE LA REPRESSIONE. ATTACCARE LA REPRESSIONE E' MIGLIORARE LA NOSTRA CONDIZIONE SOCIALE. Un ultimo aspetto importante: la L.A. deve essere condotta a tutto campo contro padroni, sbirri, spie, politici, magistrati, giornalisti infami, scienziati delle Multinazionali, sindacalisti, gerarchie militari e contro tutti i loro collaboratori. Cercare di colpire un unico aspetto di questo sistema rende più facile allo Stato organizzare la difesa. Uno spettro molto più ampio di obiettivi politico-militari assicura alla L.A. una possibilità di manovra e di riuscita maggiore grazie al non trascurabile fattore sorpresa. Per il comunismo e la L.A. anticapitalista, CELLULA ROMANA "MARIO GALESI" CELLULA TOSCANA

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_____________________________________________________________________________________ 2)LETTERA APERTA AL MOVIMENTO ANARCHICO ED ANTIAUTORITARIO (documento Federazione Anarchica Informale, dopo attentati di dicembre 03 contro Prodi e l’Europa) Per superare i limiti delle singole progettualità e per sperimentate le reali potenzialità dell’organizzazione informale, nel nostro caso quella di una federazione di gruppi d’azione o singoli individui, abbiamo dato vita alla Federazione Anarchica informale. Convinti che solo un’organizzazione priva di centro decisionale, caotica e nello stesso tempo orizzontale dove nessun gruppo o capetto imponga la propria autorevolezza possa soddisfare la nostra necessità di libertà qui e ora. Miriamo a uno strumento organizzativo che rispecchi in sé la visione della società anarchica per cui lottiamo. Strumento organizzativo quindi non il ricalcare le orme di un partito armato di vecchia memoria, non un’organizzazione finalizzata alla ricerca di adepti: uno strumento, l’organizzazione informale, da utilizzare per testarne l’efficacia, l’effettiva capacità di accrescere qualità e continuità dell’agire rivoluzionario, strumento organizzativo altrimenti inutile e destinato ad autodissolversi. Conciliare organizzazione e dibattito teorico/pratico con l’anonimato di gruppi/singoli è possibile mediante un dialogo diffuso attraverso le azioni: che oltre ad apportare il loro specifico discorso distruttivo veicolano anche altri messaggi (attravreso modalità e mezzi utilizzati, obiettivo comunicazione) indipendentemente dai danni materiali. Tutto ciò nella consapevolezza che non sarà certo una minoranza, per quanto bene armata, a fare la rivoluzione, ma decisi a non posticipare la nostra insurrezione in attesa che tutti siano pronti: convinti, oggi come sempre, che il più semplice fatto diretto contro le istituzioni, comunichi meglio che non migliaia di parole. FEDERAZIONE perché ne amiamo il senso di ramificazione diffusa e orizzontale: federazione di gruppi o singoli, donne e uomini, liberi ed uguali accomunati dalle pratiche di attacco al dominio, consci del valore del mutuo appoggio e della solidarietà rivoluzionaria come strumenti di liberazione. Intendiamo la federazione come rapporti stabili nel tempo, ma allo stesso tempo fluidi, in continua evoluzione grazie all’apporto di idee e pratiche dei nuovi gruppi o individui che decideranno di farne parte. Pensiamo ad un’organizzazione non democratica: senza assemblee plenarie, rappresentanti, delegati o comitati, priva di tutti quegli organi che favoriscono la nascita di leader, l’emergere di figure carismatiche o l’imposizione di specialisti della parola. La comunicazione si baserà sul dibattito orizzontale e anonimo, prodotto dalla pratica stessa (rivendicazione delle azioni) e dalla diffusione di teorie tramite gli strumenti informativi del movimento, in sintesi nell’eliminazione dell’assemblea sostituita dal dibattito orizzontale-anonimo tra gruppi/singoli comunicanti attraverso la pratica stessa. La federazione è la nostra forza, la forza di gruppi/singoli che si sostengono nell’azione, attraverso un patto di mutuo appoggio ben definito. ANARCHICA perché vogliamo la distruzione dello stato e del capitale per vivere in un mondo in cui “domini” la libertà e l’autogestione, dove sia possibile ogni tipo di sperimentazione sociale che non comporti lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. Radicalmente avversi a qualunque cancro marxista, sirena incantatrice che incita alla liberazione degli oppressi ma in realtà macchina incantatrice che schiaccia la possibilità di una società liberata per sostituire un dominio ad un altro. INFORMALE non avendo nessun tipo di concezione avanguardista e non sentendoci neppure parte di un’illuminata minoranza agente, ma volendo semplicemente vivere ora e subito il nostro anarchismo, abbiamo ritenuto l’organizzazione informale, quindi l’informalità, l’unico strumento organizzativo che ci potesse garantire da meccanismi autoritari e burocratizzanti salvaguardando la nostra indipendenza come gruppi/singoli e garantendoci un certo margine di resistenza e continuità nei confronti del potere. La Federazione Anarchica Informale pur mettendo in pratica la lotta armata rifiuta la concezione che si basa su monolitiche organizzazioni, strutturate in maniera “classica”: basi, regolari-irregolari, clandestinità, colonne, quadro dirigenti, enormi necessità di denaro. Strutture a nostro parere facilmente intaccabili dal potere: è sufficiente il classico infiltrato o delatore per far cadere come un castello di carte l’intera organizzazione o gran parte di questa. Diversamente in un’organizzazione informale costituita da 1000 singoli o gruppi che non si conoscono fra loro (piuttosto, si riconoscono attraverso le azioni compiute e il pattod i mutuo appoggio che li lega) malaugurati casi di infiltrazione o delazione rimangono circoscritti al singolo gruppo, senza espandersi. Inoltre chi fa parte della Federazione Anarchica Informale ne è militante a tutti gli effetti solo nel momento specifico dell’azione e della sua preparazione, non investe l’intera vita e progettualità dei compagni, ciò permette di mettere definitivamente in soffitta ogni specialismo lottarmatista. Una volta radicati il potere troverà enormi difficoltà a distruggerci. Il patto di mutuo appoggio è il motore della Federazione Anarchica Informale e si incentra su 3 punti chiave che diventano vincolanti qualora venga condivisa l’impostazione rivoluzionaria anarchica sopracitata, quindi, quando singoli/gruppi scelgono di divenire parte della Federazione Anarchica Informale: 1. SOLIDARIETA’ RIVOLUZIONARIA. Ogni gruppo d’azione della Federazione Anarchica Informale si impegna a dare la propria solidarietà rivoluzionaria ad eventuali compagni arrestati o latitanti. La solidarietà si concretizzerà soprattutto attraverso l’azione armata, attacco a strutture e uomini responsabili della detenzione del compagno. Non

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sussiste l’eventualità di mancata solidarietà perché verrebbero meno i principi su cui il vivere e il sentire anarchico si basa. Per appoggio nella repressione non si intende ovviamente quello di carattere di assistenza tecnico/legale: la società borghese offre sufficienti avvocati, assistenti sociali o preti, perché i rivoluzionari possano occuparsi di altro. 2. CAMPAGNE RIVOLUZIONARIE. Ogni gruppo o singolo una volta iniziata una campagna di lotta attraverso azione e conseguente comunicato verrà seguito dagli altri gruppi/singoli della Federazione Anarchica Informale secondo i propri tempi e modalità. Ogni singolo/gruppo può lanciare una campagna di lotta su obiettivi particolari semplicemente “promuovendo” il progetto attraverso una o più azioni accompagnate dalla firma del singolo gruppo d’azione a cui si aggiunge il richiamo alla federazione nella sigla. Se una campagna non viene condivisa, se ritenuto necessario, la critica si concretizzerà attraverso le azioni/comunicati che contribuiranno a correggerne il tiro o a metterla in discussione. 3. COMUNICAZIONE TRA GRUPPI/SINGOLI. I gruppi d’azione della Federazione Anarchica Informale non sono tenuti a conoscersi tra di loro, non sussiste la necessità ove altrimenti si rischierebbe di offrire il fianco alla repressione, a leaderismi dei singoli ed alla burocratizzazione. La comunicazione tra gruppi/singoli avviene essenzialmente attraverso le azioni stesse e attraverso i canali informativi di movimento senza la necessità di conoscenza reciproca.

F.A.I./Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini (occasionalmente spettacolare) F.A.I./Brigata 20 luglio F.A.I./Cellule contro il Capitale, il Carcere, i suoi Carcerieri e le sue Celle F.A.I./Solidarietà internazionale

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Paolo Dorigo ha interrotto lo sciopero della fame dopo 52 giorni. Entro 90 giorni le analisi sui microchip.

La verità è vicina! Il 22 luglio 2004, è probabilmente la giornata più importante degli ultimi due anni, cioè da quando sono iniziate le denuncie di Paolo Dorigo di "tortura tecnologica". Il perito, nominato dal Tribunale di Perugia il 15 luglio, ha concesso 90 giorni di tempo affinchè si decida la clinica, esterna al carcere dove effettuare le analisi necessarie a capire l'origine dei disturbi, che Paolo denuncia da anni, e che sarebbero legati alla presenza di un microchip nella sua scartola cranica.

UN SEGNALE POSITIVO, CHE HA SPINTO PAOLO DORIGO A INTERROMPERO LO SCIOPERO DELLA FAME, GIUNTO AL 52ESIMO GIORNO. Ricordiamo che anche negli USA ci sono centinaia di denunce simili a questa e che la CIA, già dalla fine degli anni ottanta, porta avanti esperimenti di controllo mentale, chiamati MK-Ultra.

Ovviamente non finisce quì: infatti, l'obbiettivo di tutti compagni solidali con il detenuto, è quello di giungere alla sua scarcerazione e alla revisione del processo che lo ha condannato, come già chiesto dal Consiglio d'Europa dal '98. Petanto ricordiamo che continua anche la raccolta firme.

Come detto, Paolo Dorigo è in galera dal '93, condannato a 14 anni di reclusione per aver tirato una molotov contro il muro della base Usaf di Aviano. Fu accusato, però, da un pentito che si rifiutò di essere controinterrogato in aula, contravvenendo alla legge sul giusto processo, articolo 6 Convenzione Europea.

Comitato DORIGO LIBERO

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Comunismo e Anarchia Da un intervento anarchico durante una discussione al Campo Antimperialista Ringrazio i compagni dal Campo Antimperialista per avermi invitato a partecipare a questa interessantissima discussione con altri giovani ragazzi a proposito di Anarchia e Comunismo. Anticipo che io sono anarchico, ma che non ho la presunzione di parlare a nome degli anarchici, ma neanche quella minore di dar voce a quelle che sono le idee anarchiche storicamente conosciute e riconosciute, io parlerò soltanto in nome di quello è il mio personale concetto di Anarchia. Dividerò il mio intervento in quattro parti esenziali, la prima non può che essere quella in cui io definirò la parola Comunismo e la parola Anarchia, spiegando perché rigetto come imperfetta la prima e accetto come completa la seconda. Spiegherò ancora perché non possono esistere Comunisti Anarchici, anche se ci sono gruppi che hanno questo nome, ma solo AnarcoComunisti. Comunque io non faccio parte completamente neanche di questa categoria.

Anarchia e Comunismo. L’Anarchia come io la vedo è la teoria filosofica, politica, sociale che vuole eliminare dal mondo le ingiustizie, i soprusi, le gerarchie; è il pensiero di chi vuole abolire la violenza nei rapporti sociali tra gli esseri umani, ma che fa uso in alcuni casi della violenza per liberare chi è oppresso da chi lo opprime. Per me, per molti anarchici, il problema delle ingiustizie va risolto con azioni molteplici, come sono molteplici i fattori che determinano la realtà. Gli anarchici credono che le gerarchie politiche vadano distrutte nello stesso tempo con cui vanno distrutte le scale sociali e le iniquità economiche, e tutti i tanti fattori che hanno prodotto l’attuale situazione sociale. Io individuo come molti i fattori che hanno prodotto questo stato di cose e ritengo che le risposte rivoluzionarie devono essere una per ognuno di questi fattori. Il Comunismo, il Socialismo, già prima di parlare di marxismo, è un termine incompleto che non può che riferirsi ad una teoria altrettanto incompleta. Comunista è chi ritiene che tutto vada messo in comune. Questa è la definizione. Comunista è un termine univoco. Il comunista è colui che ha come obbiettivo finale la collettivizzazione della proprietà. Per il Comunista il fine dell’uomo è avere tutto il comune, altrimenti il nome non avrebbe senso. Un anarchico non può accettare questa definizione , per un anarchico la collettivizzazione delle proprietà materiale è solo uno dei passi che potrebbero portare all’abolizione delle ingiustizie, della violenza che citando Proudhon è l’essenza stessa della coercizione. E’ stato proprio Proudhon nello scritto “Cos’e’ la proprietà”a dirci che essa va abolita, ma come sappiamo è sempre Proudhon a usare per primo la parola Anarchia per definire la propria teoria filosofica. Io non sono un proudoniano, ci mancherebbe, ma Proudhon era certamente un anarchico. Molte volte dalla bocca di comunisti si sente affermare che essi sono contro le guerre, per la resistenza dei popoli oppressi da una potenza militare, contro le ingiustizie e contro i partiti. Questi forse non hanno notato che la parola comunista parla soltanto di proprietà, proprietà che va messa in comune. Cosa centrano allora i tanti fattori che non dipendo dalla proprietà e che i comunisti vogliono lo stesso combattere? Verrebbe da dire che hanno sbagliato nome. La risposta è semplice: i comunisti credono che collettivizzando le risorse, abolendo la proprietà privata dunque, automaticamente viene meno l’ingiustizia e regna sovrana la pace e l’amore. In parole più semplici i comunisti credono erroneamente che la società è prodotta dalla sua economia. Cioè con una società dove le risorse economiche sono in mano a pochi, questa non può che essere una società ingiusta, al contrario in una società dove tutto viene diviso equamente non può essere che una società giusta. Questo non è assolutamente vero: la realtà come dicevo è molteplice e sono molteplici i fattori che producono la società. Quello che noi abbiamo di fronte non è assolutamente il frutto come credono i comunisti, sia che questi sono autoritari sia che questi si chiamano con il termine contraddittorio di Comunisti Anarchici, dalla realtà economica, ma da tante cose tra cui anche la realtà economica: il mondo che abbiamo di fronte è stato prodotto dalla volontà di alcuni individui di avere sempre più denaro, dalla volontà di altri individui di sottrarre a questi il denaro, dalla volontà di altri individui ancora di avere più potere, dalla volontà di ancora altre persone di sottrarre a questi il potere, e ancora una volta entrati nel circolo di produzione da sviluppi meccanici che il mercato obbliga ad avere e che assumono movimenti non più dipendenti dalla volontà individuale, e una volta entrati nel circolo del potere da sviluppi meccanici che il potere porta ad avere e anche questi non più controllabili. Ovviamente non finisce qui: ci sono tantissimi altri fattori, come il numero delle persone che partecipa a questi scontri e il numero di persone che ne resta indifferente. I fattori sono tantissimi, le combinazioni di possibili società anche: solo un fanatico e stupido comunista può credere che abolendo la proprietà tutto si risolverà miracolosamente. Non ci possono essere spiegazioni meccaniche, ma al contrario tante piccole battaglie specifiche che ci aprono gli occhi davanti agli sviluppi della realtà, cosi come non è vero come affermano continuamente i più fanatici tra i comunisti che il Comunismo è alle porte, è inevitabile e nascerà con la caduta del capitalismo. La caduta del capitalismo non presuppone il Comunismo, come anche alcuni anarchici dovrebbero convincersi e purtroppo ancora non lo hanno fatto che la caduta dello stato non presuppone l’Anarchia. I fattori sono molteplici e per arrivare all’Anarchia si devono risolvere contemporaneamente tutti: lo stato deve essere distrutto violentemente, i mezzi di produzione devono essere conquistati più o meno violentemente dipende dalla resistenza che si trova, e le disuguaglianze sociali vanno tolte dalle

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abitudini di comportamento umano in maniera interna e non-violenta. Sono tanti i fattori, è molteplice la metodologia di lotta. Questa una soluzione veramente scientifica della realtà. Fino ad ora non ho mai parlato di Marxismo, ma sempre di Comunismo per rendere questa analisi più semplice e più generalizzabile. Alcune cose su Marx ed Engels comunque vanno dette. Oltre alla squallida autorità che li ha contraddistinti nelle loro vite, Marx ma soprattutto Engels, sono l’estrema ramificazione della religione comunista. Questi infatti hanno affermato come tutto ciò che esiste sia il prodotto di fattori economici. Addirittura Engels sostenne che il passaggio dal Capitalismo al Comunismo sarà un passaggio meccanico. Da allora gli economicisti e i meccanicisti sono i più dogmatici nella galassia marxista. Si pensi all’aggressione dialettica che gli autori dell’ “Ideologia Tedesca” portano avanti contro Feurbach, Bauer e Strner. In realtà il succo della critica marx-engelsiana è spiegabile come una forte contrarietà a tutto ciò che è filosofico. Anche l’uso del termine filosofia che Marx e Engels fanno nel loro libro contraddistingue l’ignoranza di questi in materia. Per costoro filosofia corrisponde ad idealismo, e quindi la loro critica si snoda tutto sul fatto che Feurbach, Bauer, Stirner sono degli idealisti e pertanto filosofeggiano su questioni non materiali che rappresentano temi e problematiche distanti da quella che è la realtà. Come dicevo tutto ciò contraddistingue la dogmaticità religiosa che i Comunisti in generale hanno, e ciò come detto tutto lo si ritrova nel loro nome. Comunisti, unico scopo: avere tutto in comune. Chi ha altri obiettivi, fa altre analisi che non riguardano la produzione economica e la sua distribuzione è un idealista, un filosofo. Marx fa esattamente ciò. E’ lui che ha posizioni unilaterali, anche se accusa gli altri d’idealismo, è lui che attacca tutto ciò che non è compreso da quella che lui definisce realtà. Ora elencherò alcuni esempi con cui tenterò di dimostrare come non sono solo le evoluzioni economiche a formare la realtà, bensì una molteplicità di fattori non catalogabili con schemi mentali ordinati. Parliamo di un evento abbastanza recente, la seconda guerra in Iraq, cominciata un anno fa e tuttora in corso. La marmaglia intellettuale di “sinistra”, i pacifisti, i predicatori della disobbedienza civile, i due partiti italiani che si definiscono comunisti, hanno individuato le ragioni di quell’intervento militare nel fattore petrolio. E’ evidente che la mentalità malata di una corrente di pensiero che vive da centocinquanta anni sotto l’influsso unilaterale economicista non può concepire spiegazioni di quello che accade nel mondo che non siano legate alla moneta. Quindi la guerra l’hanno fatta soltanto per il petrolio, per rubare i soldi agli iracheni, per accumulare risorse immense nelle mani delle multinazionali del pianeta. Io non affermo che questo è del tutto falso, ma a differenza dell’unilateralismo marxista io credo che nel mondo ci siano altri fattori che possono spiegare l’evoluzione dei movimenti umani. C’è qualcosa in questa guerra che va oltre la semplice spiegazione economica e questa é l’orgoglio imperiale. Gli Stati Uniti, senza ormai più freni, attaccano tutto ciò che è diverso da loro e che a loro si oppone. Io sono anarchico e credo che lo Stato quando dichiara guerra non lo fa solo per soldi, ma in primo luogo per accrescere la propria potenza, perché è nell’essenza di ogni Stato distruggere lo Stato più piccolo, è nell’essenza di ogni Nazione crescere stupidi burocrati orgogliosi che hanno come solo fine della propria vita, non il denaro, ma il successo, il potere, la fama. Stupidi personaggi che si commuovo alla parola Patria e che altro non meritano che scomparire insieme alle ingiustizie che la loro Patria ha provocato con la sua esistenza. Un altro esempio e potrò dichiarare conclusa la mia introduzione, così da passare ad affrontare i punti fondamentali che guideranno questa discussione. Parliamo della Rivoluzione in Russia e del Colpo di Stato bolscevico. La Rivoluzione, in Russia, è cominciata almeno dodici anni prima della presa militare del potere centrale con l’assalto dell’esercito del futuro tiranno Lenin al Palazzo d’Inverno nel novembre del 1917. La Rivoluzione, infatti, cari compagni del Campo Antimperialista è cominciata con il massacro della “Domenica di sangue” nel 1905, è continuata con le rivolte contadine in Ucraina e le successive occupazioni delle terre con il compagno Nestor Makhno e la guerriglia libertaria che seppe mantenere il controllo dell’Ucraina fino a quando l’Armata Rossa di sangue dell’assassino Trosky non la riprese grazie al colpo a tradimento con cui attaccò i ribelli ucraini sotto la falsa proposta di un’alleanza comune contro l’Armata Bianca; proposta tra l’altro che Makhno e tutti i libertari ucraini avevano deciso di accettare e che fu l’occasione per gli assassini bolscevichi di impadronirsi con il loro esercito dell’indomata Ucraina e di massacrare, torturare, imprigionare e uccidere almeno duecentomila anarchici! Anche questo esempio ci permetterà di comprendere come la realtà non è prodotta soltanto dalle condizioni economiche, e come sia possibile anche in un paese dove c’è il Comunismo, letteralmente dove non esiste più proprietà privata, avere despoti assassini che detengono il potere e generalmente dunque mantenere quelle ingiustizie, quelle contraddizioni sociali che solo gli anarchici vogliono abbattere completamente. La Grande Rivoluzione di Russia e Ucraina, stava lentamente combattendo e vincendo tutta quanta la molteplicità di queste contraddizioni: i contadini si impadronivano dei campi dei loro padroni, con lo stesso ritmo con cui nascevano armate spontanee di difesa delle terre occupate, con lo stesso ritmo con cui si creavano spazi politicamente liberi dal potere zarista, mentre durante la carneficina interimperialista soldati in fuga cercavano protezione in quelle terre e che poi vedranno nascere nei primi mesi del ’17 i primi soviet, quelli veramente liberi. Quando si combatte oltre al fattore economico anche quello politico, quello sociale, quando la lotta contro i padroni si coniuga con la lotta contro il potere, i risultatati non possono che essere ottimi. Il Colpo di Stato leninista ovviamente, aveva il pregio di essere stato decisamente più celere, ma sicuramente combattendo una sola strada quella politica finalizzata solamente alla presa del potere e poi alla collettivizzazione della proprietà, ha creato una società violenta e repressiva nei confronti delle diversità. Questo deve far capire che un movimento che ha come suo obiettivo la semplice collettivizzazione proprietaria e che invece non libera l’uomo dagli eserciti, dalle prigioni, dal lavoro salariato, dalle

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gerarchie, dal potere di uno stato, non è solo un movimento per definizione limitato, perché non ha una visione completa della realtà, ma pericoloso per gli uomini e per la loro libertà.

Individuo e Classi Sociali Finalmente dopo aver posto dei paletti definitori nulla più ci impedisce di cominciare la nostra discussine. Punto primo: Individuo e Classi Sociali. Io sono un individualista e le mie posizioni possono sembrare diverse da quello che i vostri cervelli immaginano come anarchico ideale. Il mio pensiero su ciò è molto chiaro e molto radicale: non esistono Classi Sociali, ma solo Individui immensamente diversi tra loro. La Classe Sociale è una semplificazione tipica del Comunista, che credendo che l’economia sia il Motore Immobile del Divenire, non può fare a meno di dividere gli uomini secondo il proprio lavoro. Divisione decisamente antiscientifica, poiché la cosa forze più evidente della Natura, e sono davvero poche le ovvietà più lampanti di questa, è proprio l’Unicità di ogni uomo. Ogni Individuo è Unico, chi non trascende da questa definizione nulla mai capirà dei rapporti umani. Come già ho avuto modo di dire semplificare in maniera irragionevole le cose è la prima arma della metodologia della Dialettica Comunista. Così il comunista, compreso quel Comunista che mentendo a se stesso si definisce anarchico, dopo aver affermato che la fine della storia è alle porte, che da sola l’economia produce la realtà, arriva ad imporre lo Scontro tra i Contrari Proletariato – Borghesia come la vera causa prima del Divenire. Anche nell’essere Eraclidei essi dimostrano la loro incompletezza, infatti i contrari era tanti per Eraclito, mentre per questi nemici della filosofia, odio che nasce probabilmente dalla loro ignoranza, i contrari sono solo due i proletari e i borghesi. L’incontenibile diversità degli esseri umani viene semplificata in queste due parole. Ovviamente poi, quale può essere per i comunisti malati di positivismo la Classe Eletta? Ovviamente la Classe Operaia, sola Classe Rivoluzionaria, il simbolo del progresso e della modernità. Ma ciò è assurdo! Come possono i comunisti crede che davvero esiste una Classe Operaia votata alla rivoluzione quando invece l’evidenza di tutti i giorni ci mostra come nei fatti la classe eletta in realtà è composta da uomini e donne diversi e diverse tra loro, Unici, in lotta tra loro, in guerra permanentemente con il mondo per sopravvivere, in alleanza tra loro quando gli fa comodo e in guerra quando non hanno bisogno dell’aiuto reciproco? Solo un cieco o un esaltato, ed è il caso del comunista, può affermare queste cose. Le classi sociali non esistono, proprio perché non semplificando le cose si risolvono i problemi. La realtà che abbiamo di fronte è ben diversa. Un esempio lo troviamo negli esperimenti della CIA MK-Ultra, ovvero sia esperimenti finalizzati al controllo mentale totale di un individuo, esperimenti che vengono fatti almeno dalla fine degli anni ’80. Non crediamo compagni che queste sono armi in mano ai borghesi per sottomettere i proletari. Questa è una visione per quanto in buona fede, questa resta una visione e chi la sostiene è un visionario. La dimostrazione di quello che io affermo la troviamo nel fatto che la grande maggioranza di quella parte di persone, che secondo i comunisti e i classisti rispondono al nome di borghesi, non sono a conoscenza di questi esperimenti. E’ una minoranza a conoscere queste cose, è chi comanda che fa queste cose, non esistono i borghesi e proletari, esistono individui sfruttatori ed individui sfruttati; esistono tra gli individui sfruttatori quelli che cercano di prendere il potere e di mantenerlo, tra gli individui sfruttatori esistono quelli che cercano di sottrarre il potere a chi lo detiene per prenderlo loro, tra gli individui sfruttatori esiste chi resta indifferente a queste lotte purché non venga meno la sua condizione di sfruttatore; così per gli sfruttati, c’è chi vuole guidare gli sfruttati a prendere il potere, c’è chi non riconosce la guida di costui e cerca di imporsi, c’è chi ne resta indifferente, c’è chi si batte contro ogni guida ed ogni capo. Sintetizzare questo movimento caotico tra esseri umani come un semplice scontro tra Borghesia e Proletariato è un’offesa alla diversità umana. In proposito Marx nel “Manifesto del partito comunista” ci dice che il Proletariato sarebbe un’invenzione della Borghesia e sempre nelle stesse pagine afferma che questa è la classe rivoluzionaria. Innanzi tutto quando è mai accaduto che una presunta classe di persone inventata dalla classe di chi è al potere prenda il potere? Mai. Non esistono le classi, e questo è un punto, ma anche se esistessero questa identità rivoluzionaria del proletariato e della classe operaia in particolare è del tutto fuori da quella che è stata la storia. Infatti mai gli schiavi hanno preso il potere, è stata una nuova classe la borghesia a prendere il potere dopo il feudalesimo. Primo punto per un nuovo movimento teorico che superi quelli dei secoli1800 e 1900, deve essere proprio la convinzione del superamento della discriminante Classista. Devo obbligatoriamente ora fare alcuni chiarimenti a proposito delle teorie di Negri sulla crisi dello Stato-Nazione e delle cosiddette “moltitudini”. Vorrei non confondermi con costui, perché questo riesce a superare in stupidità perfino il pensiero semplicistico dei comunisti classici. La mia critica al concetto di classe sociale è esattamente opposta a quella che fa Negri. Lui infatti generalizza, cioè sfuma ancora di più questo concetto astratto in quello di moltitudine, io al contrario sto cercando di sottolineare ancora di più le diversità tra gli individui, io cerco di mettere a fuoco i particolari. Dall’analisi di Negri la discriminante classista ne esce rafforzata e non indebolita. Inoltre le balle sulla presunta crisi dello Stato-Nazione sono ancora più esilaranti. E chi tra voi, e mi riferisco a Costanzo Preve nel suo articolo su Praxis di qualche mese fa, definisce Negri e i disubbidienti degli anarchici, invece di spararla grossa dovrebbe quanto meno avere un concetto di anarchico un pochino superiore di quello pregiudiziale di un idiota di provincia che dice “lo stato sta scomparendo”. Anche perché che lo stato sta scomparendo non è affatto vero, purtroppo…

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Lo stato è più vivo che mai, e lo dimostrano le guerre continue. Altro che grande alleanza delle multinazionali, casomai se esistessero le classi sociali si potrebbe definire veritiera la teoria di Bakunin sullo stato come creatore di Classi Sociali e non piuttosto qualche industriale che si trasforma in stato! Torniamo a parlare di guerra in Iraq: per un marxista dogmatico la resistenza irachena dovrebbe essere appoggiata solo se piena di proletari, la verità è che un popolo invaso da un esercito quando si difende si difende trasversalmente, e questo è sempre stato così, uno stupido marxista può dire e sono stati davvero in tanti, direi proprio che questi sono la maggioranza dei marxisti perlomeno quelli più in linea con le idee del fondatore di quel movimento, che la risposta armata di un oppresso contro un oppressore è legittima solo se rientra nella sua immaginazione di Guerra di Classe. La realtà è che un oppresso si ribella sempre a chi lo opprime, e sono del tutto fuori luogo le affermazioni di chi dice di non voler appoggiare la resistenza irachena perché questa non sarebbe una resistenza proletaria. Il proletariato non esiste, ed è giusto che gli iracheni si difendano molto semplicemente perché sono stati invasi!

Avanguardie e Masse Il concetto è complesso il più complesso tra quelli affrontati fino ad ora: infatti prima si parlava di Individuo e Classi Sociali e io chiaramente preferivo l’individuo, nell’introduzione come sempre si è parlato di Anarchia e Comunismo e io come noto sono anarchico. Ora si deve esprimere delle considerazioni intorno ai concetti avanguardia e masse. Non è più, e non lo sarà nel successivo paragrafo, così lineare la scelta, o uno o l’altro. La cosa migliore, in una discussione come quella che stiamo facendo, non è fare un comizio pro o contro una parola che dovrebbe rappresentare un concetto. Ovviamente il tono polemico ed aspro con cui ho aperto non poteva che essere così poiché appunto nei due precedenti paragrafi io faccio delle scelte di fondo chiare e che si trovano esattamente nella direzione opposta di quello che è il pensiero marxista, ospitato in casa di marxisti non ho voluto cominciare una discussione, che dovrebbe spingerci ad una conclusione che tutti condividiamo, senza mettere in risalto come prima cosa le differenze che ci sono tra noi, anche perché queste riguardano temi di importanza teorica fondamentale. Da ora in poi io non difenderò più un argomento attaccando l’altro, piuttosto cercherò di ragionare su quello che viene proposto. Avanguardie: io sono decisamente nemico di ogni mentalità avanguardista che pretenderebbe di dare il compito di istruire ed organizzare i rivoluzionari ad una minoranza di persone. Se il mondo è un insieme di individui Unici, non ha assolutamente senso comprimere la loro diversità in pochi elementi che non hanno alcun valore di rappresentanza di questi. Masse: il concetto astratto di massa è ancora meno condivisibile di quello di avanguardia; ricorda il vago concetto di moltitudine, qualcosa di non chiaro, che raggrupperebbe indistintamente milioni di persone sulla base di appartenere tutte queste agli strati sociali poveri. Poveri poi in che senso? Un povero europeo barbone ha più soldi in tasca di un indigeno della foresta amazzonica o dell’africa che vive sugli alberi. Anche questi sono una stessa categoria, tutti una classe, tutti una massa, tutti una moltitudine? Non possiamo pensare una rivoluzione in cui c’è una parte della popolazione che ha già un programma chiaro su cosa fare dopo la presa del potere, programma scritto da qualche teorico e che gli individui, o le masse se volete, non devono fare altro che convincersi che questo è il migliore e farsi ammazzare per realizzarlo. Bakunin ancora legato al concetto di classe sociale, in maniera corretta, anche se un po’ incompleta, obbiettava durante l’Internazionale che in realtà l’avanguardia tende sempre a trasformarsi in una tersa classe, dunque non la voce degli operai e contadini, ma l’insieme dei burocrati che una volta preso il potere diventano nuova classe dirigente. Il Discorso di Bakunin è incompleto perché non vede che questo accade anche alla borghesia, cioè anche qui ci sono burocrati al potere e non tutta la borghesia, inoltre è legato ad un discorso classista che già ho avuto modo di criticare, comunque nel complesso condivisibile. Però non possiamo nemmeno pensare ad una rivoluzione in cui le masse, la gente, tutta insieme si ribella unanime contro i potenti. Sono sue visioni assurde, la prima perché non tiene contro della non delegabilità delle coscienze di ogni singolo, la seconda perché annienta ancora di più il concetto di individuo immaginando tutto il popolo un solo cervello che pensa all’unisono e che dovrebbe dopo la rivoluzione vivere perennemente in un noioso futuro in uno stato di uguaglianza non solo materiale ma intellettuale. Bisogna ragionare su qualcos’altro: attaccare il potere, l’economia, lo stato, attaccarli ora, sempre, spontaneamente, non in rappresentanza di una futura rivoluzione, non come anticipo di una presa militare del potere, semplicemente in rappresentanza della persona che compie l’azione, come espressione del disgusto dell’autore dell’attacco. Riscoprire uno spontaneismo che si è perso in decenni di lotte organizzate e concordate dai sindacati, partiti, movimenti, con le forze dello stato. Dalla lotta sindacale alla concertazione, dalla guerriglia urbana allo scontro disubbidiente concordato, si va decisamente peggiorando! E non illudiamoci che quando lo scontro era più radicale era meglio, poiché quelli che prima tiravano molotov e occupavano fabbriche sono gli stessi un po’ invecchiati che oggi si presentano alle elezioni, e la sola cosa che in 10 anni hanno occupato sono poltrone di ministeri. C’è qualcosa dicevo che va oltre l’avanguardia e le masse e questa cosa è lo spirito ribelle ed incontrollabile di ognuno di noi, è la capacità distruttiva e costruttiva che ogni uomo da solo può accendere in ogni momento con esiti anche catastrofici per il sistema. La domanda che ci si pone è: può bastare una singola azione per quanto distruttiva a cambiare le cose? Sicuramente no . Essere convinti che una azione possa provocare cambiamenti radicali allo stato di cose esistenti significa sposare in pieno il pensiero avanguardista che già abbiamo criticato. L’azione è in primo luogo un gesto ludico, di piacere. Il

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piacere di chi è oppresso di combattere chi lo opprime. Godere nel combattere uno stato verso cui si nutre il più profondo disgusto. Ciò da se non basta, poiché si dimentica la molteplicità dei fattori che producono l’ingiustizia. Non esiste nessun passaggio meccanico, non è vero che distruggendo lo Stato, regnerà la pace e l’amore. La morte dello stato non presuppone l’Anarchia. L’Anarchia ci sarà, quando insieme con le carceri, le caserme, le ingiustizie sociali, il lavoro salariato, i padroni, i governanti, morirà soprattutto la mentalità della sopraffazione, dello sfruttamento, l’esigenza di comandare. I fronti su cui combattere sono davvero tanti e non è pensabile una speculazione teorica univoca o una metodologia unilaterale. Chi ama la cosa contro cui Marx ed Engels si scagliano di più, chi ama la filosofia e vuole costruire una teoria capace di migliorare l’esistente deve in primo luogo essere provvisto di una mentalità profondamente elastica, capace di comprendere tutte le sfumature del mondo. Bisogna saper combattere sia con le armi che con la testa.

Cooperazione o competizione? Anche su questo argomento non mi è possibile fare una scelta, ma cercare di capire e coniugare le due cose in maniera il più possibile razionale. Un discorso semplicistico e manicheo ha portato il mondo socialista ad esprimersi con l’ultimatum “o con noi o contro di noi”. In parole più chiare o con la cooperazione, dove siamo tutti uguali, tutto viene gestito in comune, il socialismo e il comunismo; oppure con la competizione, con la borghesia imperialista, con il libero mercato, con lo sfruttamento, le ingiustizie, con quelli che a molti piace chiamare in maniera spregiativa anarcocapitalisti. Ovviamente la questione non può essere affrontata in questi termini, ancora una volta questo ci è servito a capire quanto tenda al semplicismo il pensiero Comunista. Di fatto questo è un argomento talmente complesso che merita un’attenzione maggiore di quella che si è soliti prestargli. Affermare che gli uomini tendono per natura all’amore e la felicità e che è naturale la cooperazione, mentre è innaturale lo stato e le leggi e la proprietà privata, purtroppo è falso. Dico purtroppo perché mi dispiace che non sia così, anche perché sarebbe tutto molto più semplice di quanto lo è ora. Lo Stato è una cosa orribile, è la forma più alta di violenza ed la struttura che storicamente ha portato all’umanità, più morte e sofferenza di qualunque altra. La Legge è altrettanto nefasta, è il suo braccio, è la parola che regola la coercizione dello Stato, è lo spirito stesso dello Stato, poiché uno Stato senza leggi è un non senso. Per mania degli statalisti la Legge è diventata qualcosa di innaturale, di incontrastabile. Questo non deve farci cadere in errore. Non dobbiamo credere che stato e leggi poiché ingiuste e violente sia di fatto in contraddizione con la natura umana. Se lo Stato e le leggi sono nate, se da qui è nato il concetto di Legge pura, è successo solamente perché gli uomini li hanno creati. L’umanità non è la vittima innocente dello Stato, piuttosto gli uomini per l’esigenza di organizzare la dominazione sugli altri uomini si sono dati delle regole. Lo stesso discorso vale per la cooperazione e la competizione. Ho discusso qualche giorno fa con una compagna libertaria proprio di questo. Non illudiamoci che l’umanità vuole la fine della competizione e che la cooperazione sia lo scopo che gli uomini devono perseguire per la loro felicità. La competizione fa parte della natura umana, come della natura umana fanno parte lo Stato, la proprietà, la Legge, e generalmente l’esigenza di sottomettere altri esseri umani. Immaginare un futuro, come nei progetti dei marxisti rivoluzionari, dove la cooperazione viene imposta agli uomini e spacciare questo come un’esigenza del proletariato è un’ operazione talmente innaturale che è destinata inevitabilmente al fallimento. Quando questa non fallisce in partenza, si hanno stati dove la non-natura umana è imposta su milioni di persone, come è accaduto nell’URSS come accade a Cuba. Io penso davvero che la competizione sia un elemento indispensabile dell’essere umano, l’elemento che più di qualunque altro è sinonimo di evoluzione. La stessa evoluzione che ci ha portati a questo mondo grigio di inquinamento, su l’orlo di un collasso ambientale. Pensare di eliminare un problema così complesso con un semplice cambio di regime è una strategia suicida. Se la nostra natura è di competere e di inquinare l’altra Natura, quella della terra, non possiamo pensare che il nuovo padrone potrà cambiare le cose. Le lotte intestine all’interno del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, per il potere in Russia tra il Generale assassino Trosky e il burocrate di partito esaltato ed ancora più assassino Stalin, dimostrano che in una realtà dove la competizione economica è innaturalmente proibita dalla forza militare, questa essendo natura umana, continua a vivere nei rapporti umani e dunque nella politica. Ancora una volta dobbiamo assumere quella elasticità mentale di cui prima parlavo, e non credere che con la teoria economica del miglior risultato nel minor tempo possibile si possa risolvere nulla. E’ evidente che ci sono teste che devono saltare, e ostacoli che vanno letteralmente spaccati poiché impediscono fisicamente la rivoluzione, come atto di puro piace distruttivo, ma questo non può bastare, anzi questa è la parte minore. Il grande passo è di assumere ognuno di noi l’atteggiamento di rivoluzione interiore, di eliminazione delle espressioni coercitive. Tutto questo non deve accadere ne prima, ne dopo, l’attacco militare al sistema, ma contemporaneamente. Michele Fabiani.

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Il rivoluzionario 12