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Martyrium violenza sacro redenzione Vincenzo Balena Gabriela Carbognani Hess Loriana Castano Angelo Cortese Andrea Decani Paolo Fichera Diana Forassiepi Giovanni Garipoli Giuseppe Giardina Jano Lauretta Pietro Marchese Lela Pupillo Riccardo Sgalambro Jano Sicura Corrado Signorelli Magda Tara Davide Tito Adriano Urbano Annibale Vanetti


Unione Europea Fondo Sociale Europeo

POR Sicilia 2000/2006

Regione Siciliana Assessorato Turismo, Comunicazioni e Trasporti Dipartimento Turismo, Sport e Spettacolo

Comune di Siracusa

Ideazione, progettazione e coordinamento Nino Portoghese, Annibale Vanetti Progettazione allestimento Luigi Minozzi, Lucia Midolo Allestimento Giotto, Siracusa Traduzioni Michele La Ferla Progetto grafico Gianni Latino Produzione e documentazione audiovisiva Erica, Siracusa

tel 0931.751077 - 347.4935914 e-mail: larcoelafonte@hotmail.com www.larcoelafonte.it

Finito di stampare nel mese di dicembre 2008 dalla tipografia Grafica Saturnia, Siracusa


Vincenzo Balena La dolcezza del legno, la morbida plasticità della terracotta prendono vita come dolorosi frammenti di un’umanità che, ai vecchi mali – malattia, dolore, morte – si è vista aggiungerne uno nuovo: la perdita di senso dell’esistenza, che ne accentua la malinconia del sentirsi finire. Per tutto ciò, i lineamenti umani appena leggibili, che affiorano dolorosamente dal fondo di un recipiente di rame, materializzano le ferite inferte dalla tirannia della tecnica e dalla supremazia dell’economia nel mondo contemporaneo. Entrambe hanno lasciato solo due sostantivi per definire ontologicamente l’uomo: acquirente, consumatore. The sweetness of the wood, the smooth plasticity of the terracotta originates as painful fragments of a humanity which, to the ancient evils – sickness, pain, death – saw the addition of another element: the loss of the sense of existence, which stresses the melancholy of feeling finished. Thus, the scarcely legible human lineaments, which painfully appear from the bottom on a copper container, materialize the inflicted wounds of technical tyranny and of the economic supremacy in the contemporary world. They both have left only two nouns to ontologically define man: buyer, consumer.

Imago dolorosa 2 rame, cm. 34,5x21,3x 18, 2005

Milano, 1942. Formatosi alla Scuola Civica del Castello Sforzesco di Milano, nel 1973 realizza la sua prima personale alla Galleria Montrasio di Monza. Ha recentemente esposto a Milano, Firenze, Siracusa, Dusseldorf, Praga, Venezia,New York e nella Casa di Giorgione a Castelfranco Veneto. Si è meritato l’attenzione critica e l’amicizia di Giovanni Raboni, di Mario De Micheli e di Marco Rosci; è stato presentato da Roberto Sanesi, Carlo Pirovano, Rossana Bossaglia; hanno scritto di lui Ermanno Krumm, Lea Vergine, Giorgio Seveso, Giancarlo Pauletto e Angelo Bertani. Tema preferenziale è la figura umana che interpreta espressivamente deformando, frantumando e disarticolando. Nell’ultima produzione, la forma umana tende a sparire, perché sempre più vaga e alterata o perché sostituita da oggetti appartenenti all’uomo. Risultano tra questi le pagine perdute e la Grande Arca realizzati combinando materiali e forme scartate dal mondo tecnologico contemporaneo. Vive e lavora a Milano.


Imago dolorosa 1 rame, cm. 24x41x16, 2005


Gabriela Carbognani Hess Nella presente opera il cerchio rappresenta il più importante e diffuso simbolo geometrico: una forma perfetta. Nell’astronomia tradizionale, un cerchio con il suo centro è simbolo del sole, mentre in alchimia è simbolo del suo metallo analogo, l’oro. La fitta rete, come fosse un crivello che separa il grano dalla pula, fa da tramite dallo spirito alla terra, dall’alto verso il basso. Il lavoro prende vita grazie ad un movimento, ad un gesto di scrittura che lascia una traccia, dando così la luce nell’oscurità dell’inverno: una luce spirituale. In the present work, the circle represents the most important and diffused geometrical symbol: a perfect form. In traditional astronomy, a circle with its center is the symbol of the sun, while in alchemy, it symbolizes its analogous metal, gold. The embedded net, similar to a sieve which separates the grain from the chaff, acts as an intermediary of the spirit to the Earth, from the high to the low. The work originates thanks to a movement, a written gesture which leaves a trace, thus giving light in the darkness of winter: a spiritual light.

Altdorf (Svizzera), 1968. La sua formazione professionale inizia a Lugano con gli studi di grafica a Lugano in Svizzera. Il fascino per le forme di scrittura e gli sviluppi estetici delle diverse grafie, la spingono a studiare calligrafia espressiva. A questo scopo dal 1994 segue corsi, con grandi artisti e calligrafi. Tutt’oggi porta avanti accurate ricerche personali sul passaggio dal carattere calligrafico al segno astratto. Dal 1998 espone le sue opere in mostre personali e collettive in Svizzera, Italia, Belgio e Spagna. Solstizio inchiostro acrilico e foglia d’oro su Plexiglass, cm. 78x78, 2008


Loriana Castano L’inquietitudine pervade le sue opere, dove, sotto dominanti monocromie, si svolgono eventi arcani, non sempre leggibili, rivelati solo da improvvise accensioni del colore. Scorrono, infatti, dentro e sotto la pelle della superficie pittorica, i fremiti e le scansioni derivati da situazioni pregresse o attuali di un forte coinvolgimento emotivo e mentale. Il suo segno, in cui si concretizza l’essenza della pittura non formale, oltrepassa i confini del reale proprio perchè scaturisce da un’interiorità sensibile all’ascolto di sé e del mondo. Anxiety pervades her works, where, under dominate monochromes, arcane events are held, not always legible and revealed only by sudden lightings of color. In fact, shutters and scannings, derived from previous or actual situations of a strong emotive and mental involvement, flow inside and under the skin of the pictorial surface. Its sign, in which the essence of the informal painting is given substance, goes beyond the boundaries of reality because it originates from an interiority sensible to the listening of itself and the world.

Completa la su formazione all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, città in cui vive e lavora. La sua riflessione artistica incomincia con l’analisi della figura, che viene mano a mano decantandosi in un’immagine sempre più astratta ed ermeticamente nascosta. Successivamente, l’artista arriva alla composizione di opere nelle quali ogni riferimento mimetico viene negato, nella ricerca di una forma attentamente studiata e accompagnata da una forte valenza evocativa. Usando materiali attentamente vagliati nella loro valenza espressiva, Loriana Castano propone immagini composte da brandelli e pezzi di realtà trascorsa, come ad esempio stralci di antiche pergamene, a volte ricucite e sommariamente ricomposte, frammenti di muri, elementi compositivi che appaiono intrisi di una suggestione emotiva intensamente poetica. Interessante è anche l’uso della scrittura, impiegata come forma espressiva al di là del suo significato semantico. L’artista si impegna anche in installazioni appositamente studiate per particolari manifestazioni e collabora alla realizzazione visiva di musiche ambientali.


Terra bruciata bitume, pigmenti e polvere d’oro su carta intelata, cm. 64x85, 2008


Angelo Cortese La sua lunga e magistrale produzione figurativa segna le ragioni di una pittura culturalmente densa e complessa, che guarda all’eredità del passato, mentre rinvia indubbiamente alle avanguardie storiche della modernità. I colori rimandano all’interiorità, all’Io dell’autore, ad un sentimento di rivolta morale, di evasione dal reale, di bellezza sognata. Questo nuovo lavoro nasce dall’esigenza di “dare corpo” alle teorie girardiane del “capro espiatorio”: gli occhi della vittima (Cristo alla Colonna), rivelano la violenza della comunità dei linciatori (la mimesi violenta delle scimmie). Luogo della pittura è il regno degli archetipi, dove primeggia la poesia e dove il tema ci restituisce con accenti nuovi e attuali, la sorprendente vitalità e corporeità della pittura. His long and magisterial figurative production marks the reasons of a culturally dense and complex painting, which looks at the heritage of the past, while undoubtedly returns to the historical vanguards of modernity. The colors returns to the interiority, to the Ego of the author, to a sentiment of moral revolution, to the evasion of reality, to dreamed beauty. This new work originates by the demand of “giving body” to René Girard’s “scapegoat” theories: the eyes of the victim (Christ on the Column) reveal the violence of the community of lynchers (the violent mimesis of monkeys). The location of the painting is the kingdom of the archetypes, where poetry excels and where the theme restores us new and actual accents, the surprising vitality and corporeity of the painting.

Il profondo ama la maschera olio su tela, cm. 80x100, 2008

Siracusa, 1941. Studia presso la scuola d’Arte di Siracusa e l’Istituto Statale di Palermo. Dal 1960 frequenta per quattro anni il corso di scenografia presso le Accademie di Firenze e Roma. Dal 1964 insegna decorazione pittorica presso l’Istituto Statale d’Arte di Siracusa e poi di ruolo presso l’Istituto Statale d’Arte di Catania. Negli anni ’70 matura il suo interesse per le tecniche calcografiche e svolge un’intensa attività artistico-culturale in vari centri d’Italia. Nel ’98 lascia l’insegnamento e si dedica esclusivamente alla pittura. Essenzialmente la sua opera è attraversata da tre periodi: quello giovanile che lo vuole impegnato in una poetica pittorico-musicale, di reminiscenza Kleeiana, una seconda fase citazionista di recupero mitologico, e una terza di sapore intimistico con un forte recupero della memoria. Attualmente vive e lavora nella sua città natale. Antropologia mimetica: transfert violento, (fonte iconografica Cristo alla colonna di Bramante), olio su tela, cm. 100x120, 2008


Andrea Decani La matrice costruttivista di un’arte come movimento, lo rende particolarmente attento alle trasformazioni dei volumi nello spazio. Il rigore delle geometrie si sfalda improvvisamente in una espansione azzardata, che ha la vivacità ed il timore di un esercizio acrobatico. Sviluppando nel tema della Colonna il dramma della passione di Cristo, elabora espedienti formali per sottrarsi alla chiusura dello spazio, lasciando fluire ritmi e creando tensioni che si risolvono in soluzioni spaziali sempre nuove e imprevedibili. Due to the constructivist matrix of art as a movement, he renders particular attention to the transformations of form in space. The geometric rigor suddenly scales off into an ventured expansion, which has the vivacity and the fear of an acrobatic exercise. Developing in the theme of the Column the drama of the passion of Christ, he elaborates formal devices for escaping to the closure of space, leaving rhythms to flow and creating tensions which are resolved into new and unpredictable spatial solutions.

Cernusco Lombardone (MI), 1948. Frequenta i corsi di scultura a Brera con Marino Marini e Alik Cavaliere. Scultore, scenografo, costumista e teatrante in senso lato, dopo un trentennio di attività e ricerca, inizia di recente la sua attività espositiva. Negli anni ’80 conduce una ricerca sul valore simbolico, espressivo e strutturale della Croce, che ha il suo esito in una installazione/performance con voce recitante a Sesto San Giovanni. Successivamente affronta il tema della Cariatide, motivo classico legato alla simbologia del destino umano. Sul mito e le sue metafore lavora più recentemente esponendo i suoi lavori in due personali a Sesto San Giovanni e a Siracusa. Ancora sul mito, ispirato dalla parola biblica (salmi e qoelét), dal 2004 partecipa ai progetti organizzati dall’Associazione l’Arco e al Fonte di Siracusa. Vive e lavora a Sesto San Giovanni (MI).


Colonne legno policromo, cm. 10x5x37 (cadauno), 2008


Paolo Fichera Una necessità etica urge nell’intelletto e nello spirito dell’artista che, usando il linguaggio della poesia nella creazione artistica, tenta di scrostare le apparenze per restituire il mondo nella sua reale complessità: additare soprusi, separare il vero dal falso, denunciare e gridare. La pietra filosofale della creazione artistica smaschera l’apparenza e rivela il volto violento e disumano dell’ideologia, quando non rispetta l’uomo. La superficie pittorica diventa, allora, un campo di battaglia in cui si scontrano titanicamente le energie psichiche e la potente pennellata in un luogo abitato da misteriosi ed enigmatici frammenti di un racconto che non si lascia, così, identificare. An ethical necessity presses in the intellect and the spirit of the artist who, using the poetic language of artistic creation, tries to scrape the appearances to restore the world in its real complexity: indicating abuses, separating truth from the false, denouncing and yelling. The philosophical stone of artistic creation unmasks the appearance and reveals the violent and inhuman face of ideology, when it does not respect man. The pictorial surface becomes a battle ground in which psychic energies and the powerful stroke of a unidentifiable, magical and mysterious place titanically meet.

Cuoio olio, cuoio su tavola e tela cm 80x80, 2008 (part.).

Sabaudia (LT), 1949. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Siracusa e all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dal 1969 ha esposto in personali e collettive a Roma, Milano, Siracusa, Dusseldorf (D); Candela (FO), Marano Principato (CS) e Norcia (PG). Dal 2004 partecipa ai progetti organizzati dall’Associazione l’Arco e al Fonte di Siracusa. Vive e lavora a Roma. Interno matita, carboncino, tempera e olio su tela, cm. 65,5x65, 2008


Diana Forassiepi Nei suoi lavori più recenti riemergono, con rigore e coerenza, con sobrietà ed eleganza, elementi del suo mosaico creativo, rimasti ben presenti ed attivi. Ricompaiono, però, decantati per ricomporsi con nuova sapienza in sintesi meditate ed essenziali. Elaborando l’elemento classico della colonna, se esaspera il protagonismo della materia, non rinuncia al linguaggio pittorico, che spinge l’arte a divenire pura azione, gesto che, mentre crea lo spazio, denuncia la crisi dell’esistente. In her more recent works, elements of her creative mosaic, which remained present and active, resurfaces with rigor and coherence, with sobriety and elegance. But they reappear decanted to recover themselves with a new wisdom in meditated and essential synthesis. Elaborating the classical element of the column, she exasperates the limelight of the material, not renouncing pictorial language, which drives art to become a pure action, a gesture which, while creating space, denounces the crisis of existence.

Di origine toscana ma nata a Sesto S. Giovanni (MI). Dopo la maturità compie studi di pittura e disegno con Giovanni Fumagalli alla Civica Scuola d’Arte “Faruffini” della città natia. Collabora a molte iniziative culturali, fra cui “Piazzetta Artistica nei Quartieri” presentato alla Biennale di Venezia nel 1976. Coordina e partecipa al “Gruppo Arti Visive” promosso dall’Assessorato locale alla Cultura dal 1978 al 1985. Dal 2003 partecipa alle rassegne d’arte a tema proposte dall’Associazione Culturale “L’Arco e la Fonte”. Vive e lavora a Sesto S. Giovanni (MI).


Columna, legno, rame sbalzato, tecnica mista, cm. 210x31x3, 2008


Giovanni Garipoli Non è un formalista puro; il suo interesse per la figura umana, pronta a librarsi in uno slancio di ascesi, liberatorio, non si esaurisce in queste pur stimolanti indagini, in stilizzazioni eleganti, in giochi geometrici complessi. Di fondo preesiste un altro tipo di interesse, antropologico, legato alla natura del genere umano e al suo destino, ai conflitti interiori individuali e collettivi, alle eterne domande senza risposta di ciascuno di noi. La spiccata evidenza tattile della materia, lo spinge a preferire il legno, ma utilizza anche il marmo e la terracotta. He is not a pure formalist; his interest in the human figure, ready to hover in a liberating fit of ascesis, is not exhausted in these stimulating researches, in elegant stylizations and in complex geometric games. The issue preexists another type of anthropological interest, tied to the nature of human beings and its destiny, to individual and collective interior conflicts, to our eternal unanswerable questions. The tactile plucked evidence of the material pushes him to prefer wood, but he also utilizes marble and terracotta.

Lamento, legno e ferro, cm. 20x20x40, 2008

Non ha apparenza nè bellezza... ... come uno davanti a cui ci si copre il volto. Is 53,2-3

Siracusa, 1943. Sin dall’infanzia ha “respirato” in famiglia l’interesse per i materiali naturali, quali la pietra e il legno. Con la maturità, l’interesse per la creazione artistica è diventato passione, sostenuta da una forte motivazione interiore e dallo studio dei grandi maestri del “900, che gli ha consentito di superare la mancanza di un regolare percorso di studi artistici. Alcune sue opere si trovano in pubblici spazi urbani di Siracusa. Dal 2004 partecipa alle rassegne d’arte a tema proposte dall’Associazione Culturale “L’Arco e la Fonte”. Vive e lavora a Siracusa. Vittima sacrificale, legno, cm. 210x50x24, 2008, (part.)


Giuseppe Giardina E’ sul piano dell’espressione e della disposizione poetica di fondo che l’artista ceramista si fa carico del problema dell’immagine. Una scelta iconica che vive all’interno di una larga e disponibile libertà di composizione, combinando tra loro le ragioni di una puntuale considerazione del vero con quelle della più sciolta e soggettiva arbitrarietà interpretativa delle forme. Nella coincidenza di cuore, mente, occhio, nella simultaneità tra impostazione realistica e dilatazione lirica emerge l’evidenza di praticare l’ attività plastica in un dialogo intimo e stringente tra forme, segni e vita. It is on the level of expression and of poetic disposition that the ceramist artist makes himself responsible for the problems of the image. An iconic choice which lives in the interior of a large and available freedom of composition, combining between them the reasons of a punctual consideration of truth with those of the easier and interpretive subjective arbitrariness of the forms. In the coincidence of the heart, mind and eye, in the simultaneity between realistic foundation and lyric dilation, there emerges the evidence to put into practice the plastic activity into an intimate and convincing dialogue among forms, signs and life.

Nato in Libia nel 1940. I suoi interessi spaziano dalla pittura alla ceramica, dalla scultura alla narrativa. Ha pubblicato i romanzi: “L’ombra lacerata” per le Edizioni L’Ariete di Siracusa e “Il re degli aquiloni” per l’ Autore Libri Firenze. Nel 2005 si è aggiudicato il terzo posto nel concorso letterario “Sabbie” indetto dal Silfio di Roma. Numerose le mostre personali e collettive in Piemonte, Liguria e Sicilia. I suoi presepi in ceramica sono stati esposti a Taormina e a Roma nel 2005. Vive ed opera a Siracusa Via Lucis, terracotta smaltata, h. cm. 50, 2005


Jano Lauretta Primitivismo e classicismo sono avvertibili nelle pose arcaiche, nel sapore mitico delle evocazioni, negli archetipi richiamati, oltre ogni limite culturale e spazio-temporale, perché attingono al patrimonio comune dell’umanità intera. Su tutto questo s’innestano ricerche formali scultoree recenti e attuali, su piani e volumi, pieni e vuoti, spigolosità acri e morbidezze curvilinee, movimenti interni, equilibri e asimmetrie armoniche. Primitivism and classicism are noticeable in the artistic poses, in the mythical taste of evocations, in the recalled archetypes, beyond each cultural and spatial-temporal limit, because they attain to humanity’s common patrimony. In addition to this, there are also recent and actual formal sculptural researches, on plans and volumes, on fullness and emptiness, on sharp angles and soft curves, internal movements, balances and harmonic asymmetry.

Rosolini (SR), 1938. Studia scultura presso l’Istituto Statale d’Arte di Palermo e Siracusa, dove insegna dal “60 al “74 plastica, scultura e disegno dal vero. Numerosi i consensi di critica e pubblico alle manifestazioni artistiche a cui ha partecipato dal 1956. Da segnalare la sua presenza alla Biennale Internazionale d’Arte Moderna di Malta nel 1995 e alla mostra internazionale di scultura “Ca’ la Ghironda” di Zola Predosa (BO) nel “96. Suo è il momumento in pietra dura di Modica realizzato a Rosolini, dedicato a NIcholas Green e sistemato nella piazza omonima nel 2001. Più recentemente partecipa alla collettiva “Arte, Fede, Follia”, un progetto itinerante da Siracusa a Castellanza (VA) e ad altre rassegne d’arte a tema proposte dall’Associazione Culturale “L’Arco e la Fonte” di Siracusa. Nell’Ottobre 2008 è vincitore del “Premio Regionale Abruzzo” al XXXV Concorso Internazionale d’Arte Moderna di Sulmona. Vive e lavora a Rosolini (SR). Diritto negato, gesso, legno e ferro, cm. 195x50x55, 2008, (part.)


Pietro Marchese L’Artista, giovane anagraficamente, ha una visione propria dell’arte ed ha messo a punto un proprio stile, un proprio linguaggio, seppur ricco di echi, assonanze, richiami, affinità. Non ricorre all’aniconicità pur sottraendosi alla rappresentazione mimetica. Una colonna sormontata dalla testa di un capro basta ad evocare il martirio dell’innocente che, come Cristo e Lucia, viene sacrificato in ogni epoca per la fede o le idee professate. A young artist who has his own vision of art, his own style and his own language, rich in echoes, assonances, cries and affinity. He does not resort to iconoclasm even though subtrahending it from mimetic representation. A pillar on top of the head of a goat is sufficient to evoke the martyrdom of the innocent, just like Christ and Lucy, sacrificed in each era for the faith and the professed ideas.

Siracusa, 1977. Versato alla realizzazione di forme plastiche, trascorre l’infanzia a Siracusa, dove si diploma all’Istituto d’Arte A. Gagini. Si trasferisce a Carrara per proseguire gli studi presso l’Accademia di Belle Arti. Il forte riflesso della scultura di Bodini e degli insegnamenti dello scultore Marchetti vengono interpretati da Marchese in nuove forme stilistiche e tecniche rinnovate. Dal 1997 in poi partecipa a diverse esposizioni collettive in varie città d’Italia, a Pisa, a Biella, a Reggio Calabria, ad Arezzo, a Milano, a Catania Nel 2004 giunge a Milano presso l’Accademia di Brera per inserirsi in qualità di tecnico di laboratorio all’interno del corso di Teatro di Figura del dipartimento di Scenografia coordinato dal docente Gabriele Giromella, con il quale inizia un lungo sodalizio di collaborazioni artistiche e didattiche e di realizzazioni plastico-scenografiche per una serie di spettacoli. Nel 2006 si abilita all’insegnamento per Discipline Plastiche presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Nel 2008 realizza due opere pubbliche: una per la città di Siracusa dedicata a Rossana Maiorca e l’altra per la città di Catania commissionata dalla Fondazione Fiumara d’Arte. Attualmente lavora tra la città di Siracusa, Milano e Finale Ligure.


Capro espiatorio terracotta e legno, cm. 165x74x56, 2008


Lela Pupillo L’attenzione al particolare cede alla resa del clima luminoso. Come sezioni radiografiche, che dilatano il dettaglio, rivelandone l’interna conformazione, quasi una sorta di paesaggio percorso per “immersione”, attraverso gli interstizi della materia, che si rivela un universo, luogo affascinante della complessità. Rinunciando alla funzione descrittiva in favore di quella espressiva della tensione vitale, tra segno e colore, l’artista svela gli aspetti fondanti della realtà fenomenica. The attention to the particular yields to the luminous climate, similarly to radiographic sections, which dilate detail, revealing the entire conformation, almost a sort of landscape journey for “immersion”, through the interstice of the material, which reveals an universe, a fascinating place of complexity. Renouncing the descriptive functions in favor of those expressive of vital tension, between symbol and color, the artist reveals the founding aspects of phenomenal reality.

Siracusa, 1942. Laureata in Giurisprudenza, si è dedicata da sempre alla ricerca nel campo delle arti visive. Espone dal 1965 in numerose personali e collettive in Italia e all’estero. Nel 2000 ha esposto agli Istituti Italiani di Cultura di Stoccolma e Parigi. Nel 2006 alla collettiva “Venus Venus” a Taormina e Palermo. Nel 2007-2008 al progetto itinerante “Da oggetto estetico a soggetto artistico. L’Identità Rivelata della Donna nell’Arte” da Siracusa a San Pietroburgo. Vive e lavora a Siracusa. Phaenomena acrilici su tela, cm. 180x180, 2008


Riccardo Sgalambro La poetica dell’Artista si concretizza nel “dare corpo” al martirio dell’uomo contemporaneo: la solitudine. In coppia, nei gesti d’amore, c’è sempre questa impossibilità di unione, di comunione; nei luoghi - non luoghi dei grandi centri commerciali, dei grandi aeroporti, solo le ombre prodotte dai corpi umani si sfiorano. Nel duplice movimento dell’emergere o del ritrarsi di una mano, si attiva la luce livida, che spietatamente illumina gli angusti confini di una esistenza segnata dal quotidiano martirio, testimonianza di una impossibile redenzione, di un sacrificio senza salvezza. The Artist’s poetics is realized in “giving body” to the martyrdom of contemporary man: solitude. In the couple and in gestures of love, there is always this impossibility of union, of communion; in the places – not those of large shopping centers, of big airports, only the shadows produced by human bodies graze. From a monochromatic field, devoid of furnishings, there emerges a hand in the process of performing a gesture, but there is no evident detail available. The outline does not register a particular physiognomy if not that related to its own position, which is isolated and highlighted in its singularity.

Opera n. 101, olio su tela, cm. 100x100, 2008

Catania, 1939. Espone dal 1979 in personali e collettive in ambito nazionale. Dal 2003 partecipa alle rassegne d’arte a tema proposte dall’Associazione Culturale “L’Arco e la Fonte”. Vive e lavora ad Acicastello (CT) Offerta sacrificale olio su tela, cm. 130x180, 2004


Jano Sicura Nel rifiuto dei canoni di una bella pittura non si deve vedere in Sicura una forza provocatoria dettata solo da ricerche formali di matrice neo-espressionista. Senza alcun compiacimento ma con l’urgenza e la purezza di cuore di un “primitivo”, l’artista riporta allo sguardo frammenti di memoria della sua infanzia legata alla terra di Sicilia. Con trasporto emotivo traccia segni di una profonda esperienza spirituale e, nei “frasciami” intrecciati a corona di spine, tocca le corde di un dolore panico in cui l’umanità del Cristo sofferente si sovrappone, identificandosi con le sofferenze di tutta l’umanità. In the refusal of the rules of a beautiful painting, one must not see in Sicura a provocative force dictated only by formal researches of a Neo-Expressionist matrix. Without any satisfaction but with the urgency and the pureness of a “primitive”, the Artist returns to the glance, a fragment of the memory of his infancy tied to Sicily. With emotional transport, he traces signs of a profound spiritual experience and, in the branches interwoven into a crown of thorns, he touches the cords of a painful panic in which the whole of humanity is overlapped in the suffering Christ, and is identified with the sufferings of humanity.

Ferla (SR), 1950. Studia presso la Scuola Libera d’Arte di Stoccarda e, in seguito, presso l’Accademia di Belle Arti “Karlsruhe” dal Prof. Max Karninskì. Nel 1997 entra a far parte dell’Associazione Opus di Siracusa e costituisce il gruppo “Arti Visive” Siracusa – Stoccarda. Dal 1998 insegna pittura e disegno all’Accademia Popolare di Leomberg (D). Nel 2000 fonda, a Canicattini Bagni (SR), l’associazione culturale “JefArt” e, dal 2006, è direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Vizzini (CT). Numerose le mostre personali e collettive a partire dal 1983 in Germania, Romania, Svizzera e Italia. Vive e lavora tra Canicattini Bagni, Stoccarda, Colonia e Vizzini. Corona installazione, carboncino su carta e ferro, cm. 100x140, 2008.


Corrado Signorelli Non tanto l’occhio o la mano, quanto un campo di energie, di interessi, di curiosità e di sentimenti, si misurano in uno spazio carico di incognite. Limitato ma proprio per questo ancor più irriducibile a dati sicuri ed esatti, alla ricerca di una indefinibile certezza, di una imprevedibile verità che può materializzarsi anche in un accordo tonale, in una struttura lineare, in un rapporto di piani e superfici, di profondità e variazioni liriche. La verità dev’essere cercata al di là delle apparenze, dietro le immagini, dentro le cose ed i fenomeni: così la pittura inizia proprio quando si è superata la mimesi. It is not the eye or the hand, but a field of energies, interests, curiosity and sentiments that is measured in a space full of uncertainties. They are limited, but because of this they are more irreducible to exact and secure data, to the research of an indefinable certainty, to an unpredictable truth that can materialize even in a tonal agreement, in a linear structure, in a relationship of plans and surfaces, of deepness and lyric variations. The truth must be searched beyond the appearances, behind the images, behind the objects and the phenomena: only in this does the painting begin when it exceeds the mimesis.

Avola (SR), 1953. Dopo la maturità artistica, consegue la laurea in Architettura ma volge l’attenzione all’arte e alle valenze spazio-superficie, conducendo ricerche materiche a partire da un contesto pittorico. Negli anni “90 la sua ricerca si indirizza verso la definizione di spazi e superfici caratterizzati dal rilievo e dal vuoto, con forti ed aggettanti rotture. Ai vari materiali è affidata un’ingannevole fisicità per un effetto specchiante dell’immagine: segni, forme, immagini che si riflettono e si moltiplicano, grazie anche a giochi di luce ed ombra fluidi e sospesi . Vive e lavora a Siracusa. Spazio sacrificale olio su tela, cm. 100x100, 2008


Magda Tara La ricerca linguistica che scandisce il suo percorso artistico è frutto di invenzioni dell’immaginazione e della ragione, dell’animo stupito davanti allo svelarsi delle forme elaborate nel profondo. Quale estetica può restare indifferente di fronte agli eventi che sottraggono ogni dignità all’uomo, alla violenza che si agita nel mondo o al lamento delle vittime che hanno patito e patiscono la spietata forza dei potenti? L’allusione all’iconografia classica del martirio di Lucia, gli occhi su un piatto, diventa lo sguardo innocente della vittima che indica lo scatenarsi della violenza nell’irrompere vorticoso del giallo e del rosso che sul misterioso fondo scuro, assumono forme mostruose. The linguistic search, which her artistic journey is articulated, is fruit of the inventions of the imagination and of reason, of the astonished mind in front of the revealing of the elaborate forms of the profound. Which aesthetic can remain indifferent in front of the events which removes man’s dignity, to the violence which agitates the world or to the lamentation of the victims who have suffered and continue to suffer the cruel force of the powerful? The allusion to the classical iconography of the martyr Lucy, the eyes on a plate, becomes an innocent glace of the victim which indicates the bursting of the violence in the vertical overwhelming of yellow and red, which on the mysterious dark backdrop assumes monstrous forms. Sillavengo (NO), 1952. Compie gli studi al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Brera. Svolge in qualità di docente l’insegnamento di Discipline Pittoriche presso il Liceo artistico di Brera a Milano. La sua prima personale viene tenuta nel 1979 a Milano alla Galleria “Le Arcate”, ad essa segue una esposizione nel 1984 al “Salon de Nation” di Parigi. Nel 1989 inaugura a Milano uno studio/galleria dove, oltre a svolgere la sua attività artistica, espone i suoi lavori e quelli di giovani artisti milanesi. Nel 1995 trasferisce lo studio nella località natale ed è proprio dal paesaggio natio che scaturiscono le suggestive trame grafiche attraverso il disegno di forme di un mondo incontaminato. Mantiene la residenza a Milano dove conserva intensi contatti con il mondo artistico milanese. Le sue opere sono state esposte in numerose collettive. Martyrium olio su tela, cm. 80x100, 2008


Davide Tito Ricerca stilistica di una perfezione formale in cui l’iconicità, non fine a se stessa, viene con ironia sapiente giocata sulla corde della metafora o dell’allegoria. In una totale assenza di tragicità, un puttino rappresenta la giovane ed innocente anima di Lucia che, con un gesto naturale e semplice, si ripara con l’ombrello della fede dall’ondata di violenza che il suo persecutore tenta di riversarle addosso. Solo la natura simbolica dei toni cromatici rivela il vero significato della scena. A stylistic research of a formal perfection in which the iconicity, not an end in itself, along with ironic wisdom, are played on the cords of metaphor and allegory. In the total absence of tragic nature, a dot represents the young and innocent soul of Lucy, who, with a natural and simple gesture, is protected by the umbrella of faith from the wave of violence that her persecutor tries to pour on her. Only the symbolic nature of chromatic tones reveal the real meaning of the scene.

Augusta (SR), 1972. Si diploma all’Istituto Statale d’Arte di Siracusa in metalli e oreficeria e decorazione plastica e in scultura all’Accademia delle Belle Arti di Palermo. Vive ad Alcamo e, attualmente, svolge attività di insegnamento al Liceo Artistico di Trapani. Nel 1995 espone al monastero di S.Venera di Castelbuono (PA) e alla collettiva Under 25 a Siracusa. Nel 2000 partecipa alle collettive: “Terra e fuoco” al Palazzo Duchi di S.Stefano a Taormina e “le Forme del Sacro” alla Galleria Roma di Siracusa. Nel 2001 lo storico dell’arte Enrica Cassarono presenta le sue opere in “Nuovi impulsi dalla Magna Grecia” presso l’associazione dei Musei Fiorentini di Firenze. Nel 2006 è presente alla collettiva “DNA –Presenze Corporee” alla galleria Il Quadrifoglio di Siracusa e “Dalla Terra al Sogno” al museo della ceramica di Montelupo Fiorentino. Il riparo terracotta policroma con ingobbio, cm. 54x24x5, 2008


Adriano Urbano La sua espressione, mai descrittiva e contemplativa, si rivela, invece, impulsiva, carica di segni e grafismi, di esplosioni improvvise. Nella presente opera rivela uno stato di inquieto vivere, tutto teso a far emergere dalla materia in movimento i contorni di un’immagine, l’emozione di un momento, la grandezza infinita di uno stato d’animo. Si tratta di segni incisi e resi preziosi dagli scavi dentro la materia, colpi di luce che delimitano e segnano. Costituiscono mappe fantastiche dettate dal cuore, paesaggi dell’anima, voli dello spirito verso una libertà sognata. His expression, never descriptive and contemplative, is revealed impulsive, full of signs and graphic elements, of improvised explosions. In the present work, a state of unquiet living is disclosed, tense enough to let emerge from the matter in movement the surroundings of an image, the emotions of a moment, the infinite grandeur of a mood. It deals with carved signs and are rendered precious by the holes inside the material, strokes of light which delimit and sign. They constitute fantastic maps dictated by the heart, landscapes of the soul, the flights of the spirit towards a dreamt liberty.

Nato a Palermo, vive e lavora tra Catania e Roma. Si è dedicato alla scenografia e opera nel campo della grafica e della pittura. E’ stato titolare della cattedra di Scenografia all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Catania e di Urbino. Docente di Scenotecnica e di Storia dello Spettacolo all’Accademia di Belle Arti “Mario Minniti” di Siracusa. Ha partecipato al seminario “Segno e Materia” alla Facoltà di Belle Arti di Siviglia. Ha tenuto personali a Shiraz (Iran), Catania, Venezia, Brescia, Alessandria, Nizza di Sicilia, Perugina, Acqui Terme, Stresa, Acireale, Firenze, Bologna, Roma, Siracusa e Vienna. Numerose le sue partecipazioni a collettive


Notte olio su tela, cm. 80x60, 2008


Annibale Vanetti Inseguendo un’univocità di visione strutturale, scompone soggetti e spazi in frammenti da ricomporre liberamente in nuove aggregazioni, in cui la materia spiritualizzata sia capace di esprimere una nuova realtà. Alla superficie di fondo sulla tela sovrappone carte, colle e pigmenti, applicati come un intonaco; poi lo scavo, alla ricerca della forma originaria che alla fine appare come realtà oggettuale in sé e non più strumento di rappresentazione. Dipingere, allora, è guardare e vivere la luce; creare uno spazio in cui la luce possa filtrare e, con la luce, il senso più vero delle cose. Following an univocity of structural vision, he breaks down subjects and spaces into fragments in order to freely recompose them into new unions, towards a new created, and not depicted, reality. On the drawing of the backdrop on the canvas, there lays dusts and colors, applied as if a plaster; then the excavation, in the search of the original form which at the end appears as an objective reality in itself and not an instrument of representation. Therefore, painting is watching and living the light, creating a space in which light can filter and, with the light, the more real meaning of objects.

Marnate (VA), 1952 Dopo gli studi al Liceo Artistico di Busto Arsizio (VA), matura i suoi interessi in campo artistico-musicale come grafico pubblicitario e, nel 1974 partecipa ad un progetto di musica d’avanguardia, incidendo un album per la Casa Discografica PDU a Milano. Dopo l’abilitazione all’insegnamento di Ed. Artistica, frequenta la Facoltà di Filosofia alla Statale di Milano e, in seguito, approfondisce gli studi filosofico-teologici all’Ist. di Scienze Religiose “S. Metodio” di Siracusa. Numerose le collaborazioni ad iniziative culturali anche in qualità di relatore a corsi di formazione per docenti su temi di storia dell’arte e iconografia sacra. Dal 2001 è coordinatore artistico e animatore dei progetti elaborati dall’Associazione culturale “l’Arco e la Fonte” di Siracusa. Dal 1986 vive e lavora a Siracusa. Martyrium carta, colla, pigmenti su tela, cm. 50x70, 2008


La visione negata - 2008  

La visione negata - 2008 - Catalogo

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