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NISIMAZINE Gazze:a quo9diana in collaborazione con NISI MASA, rete europea del cinema giovane A daily gaze:e in collabora9on with NISI MASA, European network of young cinema

FILM DEL GIORNO

MOVIE OF THE DAY

Tony Manero

3

23-11-08

TORINO

INTERVIEW

Gabriele Vacis

Uno scampolo di paradiso

Italiana.Doc (special screening)

Raul è un uomo di mezza età, silenzioso e impassibile, ossessionato da La febbre del sabato sera e dal suo protagonista Tony Manero (John Travolta): guarda il film in con9nuazione, prova la coreografia con il suo gruppo, si procura un ves9to bianco e si 9nge i capelli di nero. Perché parteciperà a un concorso televisivo per diventare il sosia cileno di Tony Manero. Nonostante le apparenze, questa non è unastoria di risca:o proletario a:raverso la danza e nemmeno una commedia sugli imitatori sudamericani di Travolta. Più che il Sogno Americano, questo è l’Incubo Sud-Americano. Perché siamo nel Cile del 1978, uno degli anni più sanguinari del regime di Pinochet, e perché il nostro protagonista è spietato e brutale, pronto a tu:o pur di avere un dance floor di vetro come quello del film. Con la sua faccia impassibile da Al Pacino depresso, Raul è quasi au9s9co nel suo rapporto con la realtà, si emoziona solo davan9 a La febbre o quando ascolta canzoni roman9che. E se lo s9le naturalis9co del racconto, con camera a spalla sempre addosso al personaggio, ci spinge verso una stre:a in9mità con Raul, la sua disumanità ci impedisce di simpa9zzare: res9amo nella spiacevole condizione di aderire al suo punto di vista pur non amandolo. Qualcosa che ricorda la nostra relazione con la Rose:a dei Dardenne o con il Travis di Taxi Driver. Par9colarmente significa9vi sono gli incontri sessuali di Raul: ovviamente non c’è amore né tenerezza, ma neppure passione. Niente baci e, sopra:u:o, mai un a:o sessuale completo. Impotenza e insensibilità che si applicano perfe:amente al paese in cui Raul vive, e qui sta forse la migliore conquista del film: si costruisce un perfe:o discorso poli9co raccontando una piccola storia, seguendo un personaggio banale e straordinario al tempo stesso. Come in Taxi Driver, spesso il miglior cinema poli9co si fa senza parlare di poli9ca.

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h. 20.15 h. 10.00

Raul is a middle-aged man, silent and unemo9onal, obsessed with Saturday Night Fever and its protagonist Tony Manero (John Travolta): he watches the film dozens of 9mes, rehearses the choreography with his group, gets a white suit and dyes his hair black. All because he wants to become Chile’s official Tony Manero’s double in a tv contest. But despite appearances, this is not a posi9ve tale of suburban redemp9on through dance, nor a sa9rical comedy about weird imitators of Travolta. Tony Manero is no American dream, more likely it’s a South American nightmare. Because we are in Chile’s 1978, one of the most bloody years in Pinochet’s regime, and also our protagonist is brutal and pi9less: he can do anything to get himself a glass dance floor just like the one he saw in the film. With that impassive face resembling a miserable Al Pacino, he’s almost au9s9c in his rela9onship with reality and only gets emo9onal while watching Fever or listening to roman9c songs. The naturalis9c way of telling the story, with hand-held camera following Raul, brings us into close in9macy with him. Nonetheless, his inhuman behaviour prevent us from sympathizing: we are kept in that uncomfortable situa9on of adhering to his point of view even if we don’t like him. Something reminding us the rela9onship we had with Dardenne’s Rose:a or Travis in Taxi Driver. Especially significant are Raul’s sexual encounters: of course there’s no love nor tenderness, but not even passion. No kisses and, remarkably, never a complete sexual act. His impotence and numbness perfectly apply to the country he lives in, and this brings us to the great achievement of the film: it sets up a brilliant poli9cal discourse by telling a li:le story, s9cking to a character who is trivial and extraordinary at the same 9me. Like in Taxi Driver, you can make even greater poli9cal cinema without strictly making it.

Sebasano Pucciarelli

Perché fare un film su Se0mo Torinese? Il rapporto con la ci:à in cui siamo na9 è sempre difficile, come il rapporto con i genitori. Vorremmo staccarci dalle radici ma finiamo sempre con il tornarci. Se uno è nato in una bella ci:à è facile trovare le ragioni per tornare. Ma se uno è nato in una periferia industriale, le ragioni deve costruirsele. Volevo capire perchè torno sempre in questa piccola ci:à; capire parole come origine, appartenenza, iden9tà. Quali sono le differenze tra la vita in una grande e in una piccola ci/à? Nelle piccole ci:à è più facile che ci siano re9 di relazioni tra le persone, c’è vita per le strade. Questo è importan9ssimo: non si resta chiusi in casa a guardare la TV. Ma anche a Torino esistono quar9eri in cui la gente si invita a cena, si aiuta. Alla fine una grande ci:à è un insieme di piccole ci:à. E il problema dell’immigrazione? Durante la lavorazione abbiamo cercato qualcuno che ci confermasse la paura che denunciano i TG. Non esiste. Nelle case popolari vivono vecchi immigra9 dal Veneto e dal Sud accanto ad Africani e Cinesi. L’integrazione non è solo uno slogan: vuol proprio dire che viviamo mescola9, è qualcosa di urbanis9co piu:osto che sociologico. C’erano tu:e le premesse perché la ci:à diventasse una banlieue degradata e violenta, invece ha saputo adattarsi e diventare vivibilissima. Come sente la sua ci/à? Come una persona malata da tanto tempo. Vent'anni fa le avevano diagnos9cato pochi mesi di vita. Invece è ancora qui, tenacemente viva.

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h. 16.30 h. 14.45

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Why to make a film about Se0mo Torinese? The rela9onship with the city we have born is always complicated, like the rela9onship with our parents. We want to detach from our roots, but in the end we always return to them. If one is born in a beau9ful city, it is easy to find reasons to return. If however, one is born in an industrial periphery, the reasons must make be stronger. I wanted to understand why I always return to this small city, understand words like origin, affilia9on, and iden9ty. What are the differences between life in a large and small city? In the small ci9es it is easier, there are networks of rela9onships between people; there is life in the streets. It is important not to stay at home, watching TV. In Turin there are districts were people invite one another to the dinner, and help each other out. In the end one big city is in fact several small ones. And the problem of immigra.on? During the work, we were searching for someone who would confirm the fear, which the TV news o'en proclaims. It does not exist. In the communal houses the old immigrants from Veneto and from South live besides the Chinese and Africans. Integra9on is not only a slogan: it means that we are really living mixed. It is something urban, rather than sociological. There were all the precondi9ons for the city to decline and develop violent suburbs, however it has been able to adapt and remain fit to be lived in. How does your city feel? Like a person being ill for a long 9me. 20 years ago they diagnosed her only a few months to live, however, she is s9ll here, tenaciously alive.

Ilona Nukševica


FOCUS ON

Daniele Gaglianone presenta al TFF Rata Neće Bi9 (non ci sarà la guerra) del quale dice: “Non ho voluto essere equidistante[…] ognuno racconta la propria storia, i propri luoghi e la propria esperienza, ogni capitolo può essere un documentario a sé stante, ma l’insieme traccia un quadro generale” Daniele Gaglianone presents during this TFF Rata Neće Bi9 (There will be not the war), he says about it: “ I don’t want to be equidistant[…] everyone tell its story, its places and its experience, each chapter can be a singular documentary, but all together they give a general sight”

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h. 11.00 h. 14.45

Andrea Ma acheo

CRITICA

REVIEW

Quando ascolto Daniele mi rendo conto che crede profondamente in quello di cui parla, lo capisco dal suo sguardo, dal tono della voce, dalla cura e l’a:enzione con le quali dosa le parole: “[…] forse uno dei mo9vi per cui si è sempre alla ricerca di altro è che si è perso qualcosa prima”. Le sue opere sono infa; sempre pervase da un immanente senso di perdita, raccontano la difficile, talvolta impossibile, convivenza di ognuno con il proprio passato. I personaggi dei suoi film sembrano intrappola9 in un presente al quale sentono di non appartenere, con cui possono scendere a pa;, cercando di sopravvivere, come il giovane Alessandro in Nemmeno il des9no, oppure comba:ere strenuamente, come i Par9giani de I Nostri Anni, des9na9 alla sconfi:a e costre; a guardare in faccia l’amara realtà: “lapidi, corone rinsecchite e bei discorsi”. Un cinema costruito intorno a luoghi che fanno parte di un altro mondo: i boschi della Val Chiusella e la loro aria così “diversa”, le case, un tempo cascine, in borgo San Paolo, un fiume alle spalle dei grigi palazzoni periferici, dove scordarsi lo squallore di una vita ai margini. Luoghi impossibili da dimen9care e tu:avia des9na9 ad essere abbandona9, lascia9 indietro per fare spazio ad un futuro inelu:abile. Mi parla del suo ul9mo documentario, Rata Neće Bi9, raccolta di vol9 e “paesaggi” Balcanici: “Mi sono avvicinato alle persone per ascoltarle […] non ho voluto raccontare il confli:o in modo esplicito, la stru:ura l’ha imposta quella realtà, ho cercato di registrare ciò che provavano quelle persone e come io ho vissuto quegli incontri […]. Ero lì per loro, perché hanno bisogno di essere ascolta9”. Sempre alla ricerca della Storia a:raverso le storie di coloro che l’hanno vissuta e costruita, con uno sguardo mai scontato e sinceramente empa9co. Cinema di cui oggi si sente davvero la necessità.

In speaking with Daniele I immediately understand that he truly believes in what he’s saying, I can understand this fact from his eyes, from his voice and from the accuracy which he uses in choosing words. He starts saying “[…] maybe we’re always searching for something else because we lost something in our past […] ”, in fact an immanent sense of loss always pervades his works, they always speak about the difficul9es that everybody has in cohabit with its past. Characters in his movies are always trapped in a present they don’t feel to belong to, and that they can either accept, as young Alessandro in Nemmeno il Des9no, or fight against it, as Par9sans in I nostri anni, men intended to loose, forced dolefully to face reality: “tombstone, overblown wreath and nice speech”. Cinema built on places that belong to another world: Val Chiusella’s woods with their different air, houses in Borgo San Paolo which were farmstead some years ago, a river behind grey periphery ’s buildings where it’s possible to forget lives on the outskirts; these are “unforge:able” places that have to be abandoned, le' behind, to reach an inescapable future. He even speaks about his last documentary, Rata Neće Bi9, “landscapes” and faces from Balkans: “ I approach people to listen to them[…] I don’t want to narrate the conflict in an explicit way, structure was built by that type of reality, I try to tell what that persons feel and my experience in mee9ng them[…] . I was there for them, because they need to make themselves heard”. Always trying to find History, passing trough people’s stories who lived and built it, looking at them in an unexpected and sincerely empathic way. Cinema that we really need in these 9mes.

In un ‘77 di piombo e di lo:e, l’Italia reclama la sua fe:a di punk a:raverso il cinema. I toscanacci cinici e volgari che Giuseppe Bertolucci sceglie di raccontare nel suo debu:o sono vitelloni so:oproletari da dopo-Pasolini, si muovono nel vuoto retorico lasciato dal movimento del ‘68 e passano le giornate tra un film che non riesce ad eccitarli e un dibat9to culturale che non riescono a capire. La speranza di un risca:o ha ormai ben poco a che fare con la poli9ca: per spianta9 così, quella del leader comunista Berlinguer non è più di un’icona, è un miraggio o un pretesto per l’ennesima masturbazione intelle:uale nell’attesa di una rivoluzione che non arriverà mai. “La vita sempre pallida sarà, domani come oggi sarà” canta l’orchestrina da ballo. “Domani? Domani c’è anche il caso che non ci si arrivi” riba:e il protagonista Mario Cioni. Un vero No future all’italiana. Anche la regia si adegua al nichilismo di fondo: il grido “azione” chiaramente udibile ad inizio pellicola e la prima sequenza che si svolge in una sale:a locale (“il cinema è una fregatura!”) corrispondono alla rinuncia ad ogni volontà este9ca o e9ca. E’ il cinema che rinuncia ai suoi poteri di grande illusionista e depone le armi. La ribalta resta tu:a ad un giovane Benigni, scapigliato e ancora “malincomico”, qui nei panni di un gro:esco Edipo di provincia: il sogge:o del film è tra:o dal suo monologo del ‘76 Cioni Mario di Gaspare Fu Giulia, del quale è co-autore assieme a Bertolucci.

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h. 17.00 h. 14.30

Proge/o dida0co realizzato con il contributo di EDISU Piemonte dal Gruppo Studentesco “Professione: Reporter” in coll. con Fran. e Nisi Masa

*l’intervista completa è disponibile su / full interview available on: www.fran9nisimasa.it

Berlinguer 9 voglio bene L’amore degli inizi

NISIMAZINE TORINO 23-11-08 #3 allegato indipendente de LA RIVISTA DEL CINEMA Reg. Trib. Torino n. 5560 del 17/12/2001 DIR. RESPONSABILE Alberto Barbera RESP. PROGETTO Marta Musso CAPO REDATTORE E GRAFICA Tommaso Caroni REDAZIONE Cicek Coskun, Sahar Delijani, Simone Do:o, Flavio Fulvio Bragoni, Bistra Georgieva, Hasmik Hovhannisian, Dorothy Kirk, Tania Laniel, Andrea Ma:acheo, Ilona Nukševica, Sebas9ano Pucciarelli, Jennyfer Rapisarda, Hamilton San9à, Mirtha Sozzi, Elżbieta M. Stachowiak TRADUZIONI Sahar Delijani, Dorothy Kirk CORREZIONE BOZZE Sebas9ano Pucciarelli ORGANIZZAZIONE Maddalena Longhi(coordinamento per l’Associazione Fran9), Mirtha Sozzi (coordinamento Nisi Masa Europa), Luca Vigliani (Logis9ca) TIPOGRAFIA Mondostampe - Grafica & Stampa

Giuseppe Bertolucci Italy, 1997

In 1977, among bullets and poli9cal fights, Italy claims its own piece of punk cinema. The cynical and vernacular Tuscan men Giuseppe Bertolucci tells us about in his debut film, are post-pasolinian underdog fellows. They move in the rethorical emp9ness le' by ’68 movement, spend their days watching movies that don’t excite them, and take part in cultural debates they can’t understand. Their hope for redemp9on has nothing to do with poli9cs anymore. To people like them the communist leader Berlinguer is nothing more than an icon, a mirage or just the excuse for others to masturbate mentally, wai9ng for a revolu9on that will never come. An orchestra at a ball sings: “Life will always be pale, tomorrow will be like today”, and the protagonist Mario Cioni responds “Tomorrow? Maybe there won’t be no tomorrow”. It’s a step towards a ‘say no’ future for Italy. The films direc9on also tunes into this generical nihilis9c mood: the “ac9on” shout, clearly audible at the beginning, and at the first sequence at the pictures (“cinema is a swindle!”) represents the renuncia9on to any ambi9on, aestethic or ethical. It is s Cinema giving up its own powers of great illusionism and laying down its arms. The en9re limelight goes to the young Benigni, s9ll ragged and “melancomic”, here playing the role of a grotesque Edipo from the provinces. The films subject was taken from the monologue Cioni mario di Gaspare fu Giulia, which he wrote in ‘76 with Bertolucci.

Simone Do o

CRITICA

REVIEW

Polanski’ Shorts

Il primo cortometraggio di Roman Polanski che abbia mai visto è stato Omicidio. Tre inquadrature, due minu9, un assassinio. Lo spettatore è immediatamente trascinato nell’azione. La semplicità della narrazione è evidente. Qui comincia il rapporto di Polanski con i cor9. Non c’è nessuna richiesta di interpretare la storia a:raverso simboli o segni. E’ questo che rende Omicidio così terribile, Un sorriso dentale so;lmente maniacale e Rovineremo la festa molto divertente. A volte esplicita, a volte nascosta, è presente una costante tensione. Che in effe; inizia sin dal 9tolo del film. Prendete La lampada, ad esempio, dove lo spe:atore si aspe:a che qualcosa accada con una lampada. E decisamente, qualcosa accade. In Omicidio si sa che è la storia di un assassinio, e si prova sempre la medesima sensazione morbosa ad ogni proiezione. In Rovineremo la festa il fa:o che il 9tolo riveli la fine non infas9disce; al contrario, si è così immersi nell’azione che si legi;mano le azioni dei teppis9. La maestria di Polanski nel mostrare gli is9n9 umani basilari si esalta nei personaggi, nelle musiche, negli ambien9…senza bisogno di sofis9cazioni. L’essenza dei sui cor9 è la semplicità con cui descrive la grezza natura umana, molto spesso rivolgendosi dire:amente all’essenza pura e semplice degli spe:atori.

23/11 ambrosio 3 26/11 ambrosio 2

h. 22.45 h. 16.00

www.fran.nisimasa.it www.nisimasa.com professione.reporter2008@gmail.com

Roman Polansky Poland, 1956-62

The first short film that I have ever seen by Roman Polanski was A Murderer. Three shots, two minutes, one murder. The spectator is immediately drawn into the ac9on. One can easily feel the simplicity of the narra9on. This is where Polanski’s love-affair with shorts begins. There is no par9cular claim to interpret the plot through any symbols or signs. That is what makes A Murderer so monstrous, A Toothful Smile subtly maniacal and Break up the Dance very entertaining. The tension, at 9mes explicit and at 9mes hidden, nevertheless, is always there. Actually, the tension begins already in the film’s 9tle. Take the The Lamp, for instance, where the viewer expects something to happen with a lamp. And it indeed does happen. In A Murderer, one knows it is a story about a murder and keeps having that morbid feeling every 9me one watches it. In Break up the Dance, one is not bothered that the 9tle reveals the end of the film; on the contrary one gets so involved in the story that in the end, one even legi9mates the mo9ves of the youngsters. Polanski’s mastery of exposing the basic ins9ncts of human beings is strongly emphasized through characters, music, and the se;ng, without the need for sophis9ca9on. The essence of Polanski’s shorts is in the simplicity of describing the rough nature of humans, which very o'en appeals to the very essence of the spectators.

Bistra Georgieva

Nisimazine Torino #3  

Daily magazine published during the Torino Film Festival. Created by NISI MASA - the Network of Young European Cinema (www.nisimasa.com)

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