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Inverno

1973 anno 2°n.11 fronte unitario

omosessuale

rivoluzionario

italiano

500 lire

Omosessuali e Sinistra extraparlamentare rravola Rotonda:

FUOl4i Lotta

Continua 4a Intelnazionale

Angelo Pezzana

Contro Reich

MaliTO Bertocchi Sulla Politica Della Liberazione Stefania

Sala

La Tuta Di Saffo

Alfredo Cohen Cominciamo A Parlarne: Il Cazzo Berlino, Londra ,Venezia, Argentina


AIUTAc,J A9BO"'ATI! . SaLO 2000 L'~~ DA INVlAf\E.À: FUOR' l CASEI-LA P()STALE '41

10'00 TO~U~O CENTRO (lTAl~


Editoriale Inverno 1973 Questo ch~Jegget(' è il primo numero di FUORI! quadrimestrale. Abbiamo cambiato il formato, la testata, e l'impaginazione. Il motivo è unicamente finanziario. Così com'èra ora ci costa quasi la metà di prima e questo dato riflette le nostre possibilità economiche. Come abbiamo scritto più volte, il mancato pagamento da parte dei due distributori che abbiamo avuto (e con i quali siamo in causa legalmente) ci ha causato un danno enorme. Il venduto di FUORI!, tra edicole e librerie, era sulle 7500-8000 copie a numero. Una cifra notevole per un giornale come il no stro che, di proposito, non ha mai ceduto alla tentazione di sfruttare il lettore con contenuti pornografici ed immagini spremi-seghe. Abbiamo cercato invece di riscoprire l'erotismo, proprio in funzione antipornografica, operando in maniera opposta di chi usa il sesso per vendere. 14 numeri che usciranno durante l'anno si chiameranno FUORI! inverno FUORI! primavera FUORI! estate e FUORI! 14 numeri che usciranno durante l'anno si chameranno FUORI! inverno FUO RI! primavera FUORI! estate e FUORI! autunno. In essi continueremo a scrivere e a pubblicare articoli che riterremo utili per la liberazione omosessuale. E diciamo ancora una volta omosessuale invece che sessuale perchè crediamo non sia ~ncora giunto il momento in cui omosessuali ed eterosessuali possono portare avan ti un lavoro in comune. Che rimane l'obiettivo, questo è ovvio, ma oggi, e lo abbiamo verificato diverse volte', non è ancora possibile. Come le femministe, anche noi sentiamo che il momento della separazione è indipensabile se si vuoi creare un'alternativa valida alla società maschile e fallocratica che è, non dimentichiamolo, eterosessuale. Il lavoro fatLO lllsieme per quasi due anm, non retribuito, faticoso, non gratificante secondo gli schemi socio-economici che pur troppo ci sono abituali, ha sicuramente diminuito gli entusiasmi dei primi mesi. Sentia mo enormemente il bisogno di una partecipazione diversa nella preparazione del giornale. lo chiediamo soprattutto alle compagne e ai compagni del FUORI! che ci leggono ma che non partecipano direttamente alla sua realizzazione. * * * * * A partire da questo numero FUORI! sarà in vendita solo nelle librerie. I costi per la distribuzione in edicola erano enormi e non potevamo più reggerli. Per contro bilanciare il conseguente calo delle vendite chiediamo ai lettori l'impegno di acquistarne almeno due copie invece di una. Ma lo credete anche voi,

éhe sia importante che FUORI! continui ad uscire? Ogni tanto ce lo chiediamo, soprattutto quando ci sentiamo stanti e un po' delusi. Ma ci tenete davvero? E se vi importa, perchè non ci aiutate di più? * * * * * Due parole sull'incontro che abbiamo avuto con Lotta Continua ~ la Quarta Internazionale. I rapporti con i gruppi della sini stra extra parlamentare non sono mai stati molto facili, ma ci sono ed in continuo sviluppo. Pieni di contraddizioni, di paure oscure e sensi di colpa(da entrambi i lati) ma ci sono. La tavola rotonda che abbiamo registrato e che pubblichiamo in questo numero ne è una prova. Altrettanto non si può dire per PCI e psl. Semplicemente noi non esistiamo. E' chiaro che non sci riferiamo al· la base, dove i problemi e le urgenze sono ben diversi da come vengono poi interpretati al vertice. Ma con i gruppi, o almeno con alcuni di essi, il dialogo si sta formando e noi lo seguiremo su FUORI! con estrema attenzione. ***** 11prossimo numero, FUORI! primavera 74, uscirà a fine marzo e conterrà una sezione speciale dal titolo: FUORI! INTERNAT10NAL, con articoli e contributi da tutto il mondo e sarà la prima e più completa documentazione sulla situazione gay mondiale. Invitiamo i lettori a rriandarci il più presto possibile notizie, fotografie o qualsiasi altro documento che possa interessare la scena omosessuale internazionale, soprattutto su quei paesi dei quali si sa poco o nulla. * * * * * Una notizia molto importante. Anche in Italia si sta formando il movimen to di liberazione dei travestiti. Per ora è solo una notizia. Ne parleremo diffusamente nel prossimo numero. collettivo redazionale

Gli intervepti del lO Congresso di Controinformazione sulla sessualità sono stati raccolti in un ciclostilato di 153 pagine. Chi vuole può richiederlo a uno di questi due indirizzi : Mariasilvia Spolato - Fermo Posta San Sil· vestro - Roma FUORI! Redazione - Casella Postale 14710100 Torino Centro. Il prezzo è di 1000 lire ( + 200 lire se spedito in busta aperta - + 1350 se spedi. to come lettera in busta chiusa). Il gruppo FUORI! di Roma pubblica settimanalmente un ciclostilato di informazioni e notizie sulle lotte per la liberazione omosessuale. Per riceverlo è sufficiente mandare nome cognome e indirizzo a: MARIA SILVIA SPOLA TO - Fermo Posta San Silvestro - Roma. Mariasilvia lo manda a tutti gratuitamente, ma, dato che è senza una lira, apprezzerà enormemente qualsiasi aiuto finanziaro. Il nome del bollettino è LIB. FUORI!

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I disegni esclusivi per FUORI! sono di Jean Cocteau, da qualche parte nello spazio.

Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano Giornale di liberazione omosessuale Paper of Gay liberation Redazione: Alfredo Cohen Anna Della Vida Enzo Francone Corrado levi Francis Padovani Angelo Pezzana Mario Rossi Stefania' Sala Mariasilvia Spolato Domenico Tallone Coordinatore: Angelo Pezzana Hanno impaginato questo numero: Akinghetto Stein & Antonio Maurelli Proprietà: SEF, Società Editoriale FUORI! Casella Postale 147 10100 Torino Centro, Italy Tel.011/546941

Responsabile: Marcello Baraghini Abbonamento annuale 2000 lire. Foreign subscriptions: Europe: 3000 lire USA IAir Maill: 6 dollars. inviato al sent to: FUORI! Casella Postale 147 10100 Torino Centro, Italy

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NO COPYRIGHT per giornali del circuito alternativo purché venga citato FUORI! stampa: Graziano, via Vagnone 1, Torino distribuzione: Sapere. via Mulino delle Armi 12. Milano


Angelo Pezzana

Contro Reich Nel maggio 1963 usciva la prima edizione italiana della "Rivoluzione sessuale" di Wilhelm Rekh. Avevo allora 22 anni. In quei tempi ormai lontani, non si parlava ancora di liberaziope omosessuale, di femminismo e tantomeno di un movimento. Il mio unico approccio "politico" con l' "esterno" in quanto omosessuale era rappresentato dalle discussioni con i compagni sui libri e films che avevano, interamente o in parte, personaggi o situazioni di carattere omosessuale. Credo di aver letto tutti i libri e visto tutti i films in cui si parlava di "noi". In quegli ano ni, subito dopo aver provato il senso di sicu- rezza e di identità che mi veniva dall'aver scoperto il ghetto, di trovarmi cioè finalmente tra persone "ideptiche" a me, l'omosessualità era ancora qualcosa di non decifrato, sapevamo di esserlo ma non ne avevamo ancora la coscienza politica, e, se non proprio le giustificazioni, certo ci piacevano molto le interpretazioni. LA SCOPERTA DI REICH Leggere Reich, in quell'anno, significò la apertura verso una dimensione di me stesso che non avevo mai provato prima. Scoprire l'omosessualità come "fatto politico", e per di più in un autore chiaramente rivoluzionario, mi fecero leggere la Rivoluzione sessuale press'a poco come i negri del secolo scorso dovevano aver letto la "Capanna dello zio Tom". E cioè nel modo peggiore. Reich mi diceva che non ero un delinquente, un pervertito, un essere dannoso, ma soltanto un malato, verso il quale l'atteggiamento più giusto da tenere era quello della comprensione. lo rispondevo: grazie, Wilhelm Reich, sei una persona meravigliosa! Se questo oggi può consolarmi per tanta idiozia devo dire onestamente che il mio atteggiamento era condiviso da tutti i miei compagni di allora. Ora ne posso capire le motivazioni ed il perchè. Dite a qualcuno, fin da piccolo, che è brutto e lui ci crederà. Ma se per caso un giorno si sentirà dire da un altro che no, non fa poi così schifo, è soltanto un po' brutto, ma neanche poi tanto, ebbene questo qualcuno si sentirà enormemente riconoscente. Reich diceva che non dovevamo essere perseguitati? Questo bastava per impedirmi di valutare obbiettivamente il resto. REICH RIVISITATO Ho provato in questi giorni a rileggere la Rivoluzione sessuale, insieme ad un altro libro di Reich pubblicato quest'anno per la prima volta: "La lotta sessuale dei giovani" , che contiene un capitolo dedicato all'omosessualità. Quel che mi ha spinto a farlo è stata l'enorme attenzione che Reich sta avendo

presso la sinistra, extra e non, e non solo italiana ma internazionale. Non mi interessa qui porre in discussione l'intera opera di Reich; altri l'hanno già fatto e molti studi critici sulle sue opere stanno uscendo, ma nessuno ha discusso la sua posizio~e nei confronti dell'omosessualità, cosa chJinvece vogho fare io. IL MAIALE ALLO SPIEDO L'analisi che Reich fa della situazione omosessuale in URSS negli anni immediatamente post-rivoluzionari e della Germania nazista rimangono una documentazione storica interessante. Anche perchè non abbiamo nessuna testimonianza omosessuale diretta, non avendo mai potuto parlare apertamente in prima persona. Ma;11 di là dell'analisi storica, quel che Reich ha scritto dell'omosessualità potrebbe far gola al più accanito dei nostri contemporanei sessuo-fascisti. Reich parla di "aumento del numero dei casi di omosessualità" proprio come se si trattasse di difterite o di colera. Come si diventa omosessuali? "Per un difettoso sviluppo sessuale nella prima infanzia che consiste nell'aver ricevuto molto presto una grave delusione dall'altro sesso"! A parte il fatto che mi sarebbe molto piaciuto saperne di più su quel che Reich intendeva scrivendo "molto presto" devo ammettere che come interpretazione è sicuramente originale. Con la conseguenza che gli eterosessuali sono tali perchè non hanno mai ricevuto delusioni dall'altro sesso!! Molto bene e andiamo avanti. "Molti bambini, infatti, diventano omosessuali quando il loro amore per una madre severa e rigida ha subito troppo forti e frequenti delusioni. Così come le bambine che diventano omosessuali sono state, evidentemente, troppo frustrate dal padre. Di solito queste delusioni precoci vengono rimosse, cioè, quelli che le hanno subite, le dimenticano completamente da adulti e le ricordano solo quando vengono sottoposti ad un trattamento psicoanalitico e sono perciò costretti a rivivere quella fase del loro sviluppo'~ Comincio a credere chè Reich abbia voluto scrivere un saggio sull'eterosessualità piuttosto che sull'omosessualità, ma forse no, visto che mancava parecchio di sense of hu mour. Secondo Reich, dunque, gli eterosessuali non sono altro che omosessuali dalla memoda corta e visto che basta un trattamento psicoanalitico per fargli rivivere la loro omosessualità, ben venga la psicoanalisi, ecco un'occasione in cui sarà utilissima. "Molti omosessuali sono tuttavia, sia dal punto di vista fisico che psichico, non del tutto a posto, sono cioè dei nevrotici". Così, semplicemente, senza neanche chiedersi perchè. Se lo sarà poi chiesto dopo il caro buon vecchio Wilhelm, quando esiliato, perseguitato, fino al punto da finire i suoi giorni in un manicomio, avrà avuto il tempo di analizzare o almeno pensare quanto la conFUORI!

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dizione in cui uno vive-determini se nontutfi, gran parte dei sùoi comportamenti. "Prima di tutto i giovani devono eSSeFeprevenuti contro un orientamento definitivo verso l'omosessualità non per motivi di carattere etico', ma di pura e semplice economia sessuale; è noto, infatti, che la soddisfazione sessuale media nell'individuo eterosessuale sano è sempre più intensa di quella dell'omosessualè sano,eciò èmoltoi~brio psichico del/'individuo'~ Qui spunta, miracolosamente, la presenza dell'omosessuale "sano," anche se, come è ovvio, nella gara della "maggior soddisfazione sessuale media" è l'omosessuale a godere di meno. Anche qui Reich non dice come fa a saperlo. \-O afferma e basta. Sicuramente non ha mai parlato con quegli omosessuali che si rendono conto di essere tali dopo anni di comportamenti (e relativi atti sessuali) eterosessuali. Se ne avesse incontrato almeno uno aVIebbe sicuramepte avuto un'opinione diversa delle possibilità di godimento omosessuale, visto che in genere il percorso è sempre da etero a orno e mai (se non costretto) viceversa. "Con un particolare trattamento psicologico ogni omosessuale può smettere di essere tale, mentre non succede mai che un individuo che si sia sviluppato normalmente diventi omosessuale dopo un simile trattamento'~ Se non lo stessi leggendo sùllibro che ho davanti, non riuscirei mai a credere che una persona che ha scritto "Psicologia di massa del fascismo" possa affermare idiozie più grandi. Quando mai una società ha emargìnato gli eterosessuali (in quanto tali)? E' vero il contrario e sfido chiunque a non diventare nevrotico (tanto o poco, non importa) vivendo in una condizione di oppressione. Che l'omosessualità non sIa esistita poi nei popoli primitivi è totalmente falso. E' l'istituzione della famiglia che ha creato i ruoli sessuali e relativi condizionamenti.. Nelle cosiddette società primitive, dove la famiglia era per loro fortuna una realtà ancora lontana, chiunque aveva rapporti sessuali con chiunque, anche e liberamente fra consanguinei, perchè, quella che poi lo stesso Reich ha chiamato "morale sessuale coercitiva", non aveva ancora ucciso la libertàsessuale. LE l'RIORITA'' La "Rivoluzione sessuale" è del J 930. La "Lotta sessuale dei giovani" è del 1931. A più di 40 !l11nidalla loro prima pubblicazione questi duç testi sono letti oggi dai giovani della sinistra (e non solo) in tutto il mondo, convinti, visto che ora la liberazione sessuale comincia a non essere più pos posta all'infinito ad altre priorità, di leggere quanto di più avanzato ci sia. E la nostra immagine è quella di cui ho ' scritto, grazie a WiJhelm Reich. Il nostro errore è ~tato sempre di attendere che qualcuno parlasse per noi e i risultati li conosciamo tutti. Ora tocca a noi parlare. lo non permetterò mai più a nessuno di parlare della mia omosessualità, che è la mia pelo le,che sono le mie viscere. Sarò io a liberarla, gli altri non lo faranno mai.

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da sempre. Ma entrambe "megalomani", poichè tutt'e due, si ponevano al centro della creazione misurando le cose più in rapporto

Mauro Bertocchi

Sull a Cl DOII·fl·Ca deIla L I·b·era Z IO ne

ache sè ad c alla aff~rmazione individuale un p~opria fme collettivo.

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A questo punto la geografia del gruppocomincia a infittirsi fino a rendere possibile una sommarja ricerca delle sue componenti socioeconomIche: oltre ad un gruppo abbastanza

sultava Eccocomposita perciò cheelanon gestione unica: del autocraticagruppo ri-. d"tatoriakneimomentiacutiditen~one, "democratica" quando occorreva ristabilire l'ordine, "laissez·faire" quando prevalevano i vissuti individuali e individualisti, e infine "spontanea" quando la liberazione finiva a

numeroso di studenti lO) dipiccolo-borprovenienza economica disparata(circa (operaia, ghese, medio e alto-borghese), è presente un gruppo impiegatizio (circa 4) , alcuni liberi professionisti (5), un operaio e alcuni "hippies" dalla collocazione imprecisata(studenti, ex-studenti, freak, ecc). A questa data il numero dei componenti fissi del collettivo è di 10-15 persone, fermo restando che le riunioni settimanali oscillavano dalle 15 alle 20 presenze. Lontano dal voler ritrarre ognuno dei compagni nella sua interezza e complessità e nel grado di arricchimento apportato nel gruppo, ci limiteremo ad alcune considerazioni in merito. E' importante considerare subito la funzione o meglio il ruolo tenuto da ciascuno dei membri all'interno del collettivo in rapo porto alla leadership. Bisogna dire, in primo luogo, che si è assistito all'affermarsi, talora manifesto, talora latente, di lina idea di potere, per cui nel gruppo c'era "chi sapeva" e "chi non sapeva", "chi portava scienza e cultura" e chi no, chi faceva da "mediatore" presso il gruppo e chi si faceva "mediare"; molto più semplicemente c'era chi "si faceva" e chi "era fattò". In questa azione del "fare" era sottintesa una forma sottile ma non meno reale di violenza (concetto di "violenza" del tipo analizzato da David Cooper nel suo libro "Psichiatria e anti-psichiatria", ed. Armando, '69). Non si trattava evidentemente di aggressività fisica ma di una aggressività esercitata dall'esercizio mistificante della libertà di una persona sull'altra. L'azione paralizzante che .la libertà di una persona esercitava sulla libertà di un'altra persona era in rapporto diretto col suo potere e prestigio. Infatti il gruppo ha cessato di esistere proprio quando i rapporti fra i membri si sono ridotti alla lotta sempre più esasperante per la leadership. Con il risultato della inefficacia pratica (scarsa comunicazione comunitaria, scarsa possibilità di penetrare certe strutture interne ed esterne al gruppo, certi meccanismi, di superare la barriera del silenzio e dell'isolamento) e dell'individualismo (tendenza da parte dei membri alla creazione di un capo, a cui delegare, e tendenza di alcuni a raccogliere tale ruolo mediante il dominio degli altri). L'inefficacia pratica e l'individualismo costituivano la logica conseguenza di un gruppo sorto dalla volontà di due intellettuali in conflitto nell'affermazione del ruolo egemonico; da due visioni del mondo scarsamente dialettiche, l'una psicologico-pragmatica e l'altra critico-utopica; il sociologo marxista, ex-Lotta Continua e l'intellettuale critico, cane sciolto

lettoC'era senza essere passata Certo, per altrieùcampi. unleadcrship: era ùoppia, paradossalmente tenuta da una coppia padremadre, ovvero da un "monopolizzatore ortodosso" e da un "deviante libertario", i quali oltre al ruolo intellettuale e politico investivano anche quello di autorità paterna e materna:. la prima più "ortodossa", la seconda più "libertaria", anche se intercambiabili: facce della stessa medaglia del potere. Infatti, come venivano prese le decisioni da parte del gruppo? Come funzionavano gli incontri? Quale fine aveva il gruppo? Quale tipo di concordanza c'era fra i membri per quanto riguardava questo fine? Quali erano le motivazioni di ciascuno per raggiungerlo? Tutte queste domande e molt~ altre ancora ottenevano risposta dal rapporto con la leadership, con la direzione, con i "genitori" in base alla quale ciascuno votava a favore o contro durante una qualsiasi decisione, in base alla quale durante le riunioni si interveniva con violenza rispettando assai poco il tempo degli altri, in base alla quale ognuno decideva se accettare o meno la piattaforma ideologica "suggerita" dal capo-padre di turno, intesa come finalità def gruppo FUORI.! Era insomma dal centro che provenivano le "dritte", i "suggerimenti", le "proposte", le "azioni", le "analisi"; anche quando, in qualche occasione, si verificava il processo opposto, dalla periferia al centro, la leadership, con tutti gli strumenti a sua conoscenza e in suo possesso, era sempre pronta ad assimilare le cose a sè, nella propria "tela di ragno" per deglutirle e ridurle ai propri contenuti: mer da. Si divoravano letteralmente gli altri per offrili come merda in organizzate indagini ultra-critiche e ultra-sinistre. In questa struttura in cui si mangiavano gli altri, c'era bisogno ovviamente di un capro espiatorio, costituito via via dal reazionarismo del libero professionista, dall'aristocratismo dell'alto - borghese, dall'autoritarismo del "padre", dallintellettualismo esasperato del "deviante", dall'isolamento del "lumpen-proletariat", dalla provocazione del travestito e dell'hippie, ecc. Privi da sempre di ogni potere politico, la prima e unica affermazione omosessuale nella sua breve e ben poco esemplare esistenza, è stata l'arrampicata per la direzione ("anch'io voglio fare come mio padre ..... "), una specie di arrivismo politico inteso come rivalsa nei confronti di quanti ci credevano "fissati" allo studio"sadico-anale", o alla coppia sadomasochista ("avete visto, compagni, che anche noi siamo ca'paci di organizzarci e autogestirci? ").

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~ Problemi di ricerca e di prima costruzione dell'organizzazione del collettivo FUORI! di Bologna. ùletrlJ l'attuaI.., ~ituazione di "impasse" dei collettivi militanti di FUORI! si trova irrisolta nella pratiGa e nella teoria tutta una se· rie di problemi e di ipotesi di lavoro. Dalla critica all'istituzione psichiatrica a quella della istituzione della famiglia, dalla critica alla relazione monogamica e possessiva alla negazione dei ruoli, dalla riscoperta dei rapporti con i gruppi femministi e le avanguardie rivo· luzionarie alla possibilità di un vero legame con un punto di vista proletario, ben poco si è saputo dire. Nonostante ciò, tenteremo una perlustrazione che stia il più vicino possibile ai risultati concreti e alla pratica politica attraverso il contributo e l'analisi storica del collettivo di Bologna. Ecco, in sintesi, alcuni dei problemi sorti durante la ricerca organizzativa del collettivo: 1) conoscenza dei componenti del collettivo 2) definizione del collettivo 3) descrizione dei ruoli all'interno del gruppo e in particolare analisi del ruolo della direzione 4) problema decisionale 5) problema della finalità del collettivo e della concordanza fra i membri 6) problema della "soluzione personale" 7) problema della prassi 8) problema del linguaggio 9) problema dei rapporti funzionali con i gruppi femministi e le avanguardie rivoluzionarie lO) problema del rapporto fra escluso e nonescluso. Su tali problemi intendiamo intervenire avvertendo che si tratterà di una trattazione sommaria, disordinata e certamente non esau· riente, così come sommaria, disordinata e non esauriente era la configurazione del gruppo, ma sulla quale noi sollecitiamo l'intervento, di quanti, singoli o gruppi, si occupiano "della politica della liberazione" in tutti i suoi aspetti teorici e organizzativi. Sorto all'inizio dell'estate 1972 per iniziativa di due volenterosi compagni il collettivo di Bologna ben presto. si allarga -su basi spontaneistiche, accogliendo simpatizzanti gay e adesioni freak. Dopo lunghe e appassionanti discussioni sui gradini delle piazze, al bar coi compagni, nel letto degli amanti, si comincia a sentire l'urgenza di incontri meno frettolo~ e occasionali e soprattutto più liberi. Ecco allora spalancar~ le case degli amici a quelle che venivano chiamate molto semplicemente "riunioni" .

FUORI!

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Dentro una tale topografia del gruppo, mente espressi, che alcuni di noi si sono vanno visti quindi anche tutti quei problemi "sputtanati", che altri hanno generosamente inerenti alla prassi politica, al linguaggio, ai dato il meglio, che infine il gruppo è morto; rapporti con i gruppi femministi e le avanguarpur sapendo tutti in quale conto fossero tedie rivoluzionarie, al rapporto fra emarginato nuti i collettivi di FUORI! presso gruppi e (carcerato, pazzo, studente, donna, omosesle avanguardie rivoluzionarie. suale, drogato, intellettuale) e non-emarginaDi qui in poi si è aperto il problema della to (la classe operaia), problemi peraltro trascu- "soluzione perso naie", intesa nel senso di "rirati o scarsamente affrontati a favore di indasolvere" individualmente la propria situazione di crisi invece di utilizzarla attraverso una gini più gratificanti e consolanti. Sgombrato il campo dei falsi problemi (rilona di immaginazione e di liberazione politica. voluzione o integrazione; omosessuale o travestito? ecc.), sui quali ci siamo stremati, è Di qui in poi ognuno ha seguito la propria via e si è fatto il silenzio. invece su questo piano che occorreva intervenire allora e che occorre intervenire ora se ci si vuole ridefinire ed eventualmente rifonE' perciò su questo terreno che spenderò Jàre. Senza sottovalutare la necessità di un ancora delle parole, lasciatemi da quelle lunlinguaggio con il quale comunicare veramente ghe e logoranti nottate a discutere di noi stescon l'Altro e che stia in un continuo rapporsi in rapporto a loro, che non sono solo i to di verifica con la sua prassi, poichè che "normali" ma i maschi di classe (i "revoluzio" cos'è il linguaggio se non la forma del contecome li chiama un amico mio), stupendi ( a nuto della teoria? Ecco allora, proprio per volte) esemplari di fallo crati barbuti, cieche questo motivo, sorgere il "problema dellinriproduzioni viriliste di miti sessantotteschi 1lli.aggio",ovvero di un "messaggio" in rapaccoppiate a feticci d'altri tempi: cazzo = barba ~ Marx-Lenin-Che Guevara. porto ai destinatari, alle lmo esigenze ed ai loro bisogni. Sapevamo tutto e tutti della loro concePer uscire dalla contraddizione occorre zione operaista e produttivista, per la quale sempre aver presente per chi si scrive a chi solo e soltanto la classe operaia produce lavoci si rivolge, poichè in definitiva saranno solo _ ro necessario e plus-lavoro nel processo proi destinatari a poter esprimere il giudizio deduttivo e valore e plus-valore nel processo di finitivo sulla validità del lavoro. produzione, mentre gli altri soggetti sociali Qual'era il destinatario dei nostri logoranti erano e sono considerati "iinproduttivi", epdiscorsi? delle nostre sedute cannibalesche? pure chi non ha civettato con questi piccoli Non c'era, e perciò non c'era neppure un padri dalla folta barba e dal cazzo-re per far linguaggio comune, una teoria comune, una tacere i sensi di colpa nei confronti di una orprassi comune, una dialettica comune. ganizzazione rivoluzionaria? C'erano papà, mamma e figli illegittimi, Eppure essi considerano gli omosessuali perchè ancora una volta avevamo riprodotto lavoratori "improduttivi", insieme alle donla Famiglia, e quale inferno di famiglia! ne, ai drogati (v. fascicolo "La scuola anella Ora, se è vero che la base di partenza delattuale fase dell'imperialismo", pubb. a cura l'omosessuale è personale (famiglia, educaziodel P.C. d'Italia marx-lenipista), i quali tendene, ecc.) ciò non significa trascurare l'autenrebbero ad un processo di identificazione pertica matrice sociale collettiva, in un rapporto cependo l'oppressione capitalistica ad un lidialettico tra il "privato" e il "pubblico", covello ancora primitivo che nasconde la "verime ci stanno insegnando da qualche anno i tà storica che solo la classe operaia, la classe gruppi femministi più radicali. Smarrita la spe· effettivamente sfruttata può abolire l'oppresranza di rovesciare il gruppo dall'interno risione borghese, contro donne, omosessuali, maneva quale unica prospettiva quella di sedrogati, ecc." (idem). dersi alla finestra e far la critica alle avanguarIl processo di identificazione consisterebdie dalla parte della "politica della liberazio be nella sostituzione di se stessi, oppressi, ne". D'accordo che la pratica dei gruppi pasçon il soggetto rivoluzionario: gli sfruttati, sava e passa senza rimorsi sopra ai discorsi sul Invece l'oppressione, essi dicono, non è lo sfruttamento. "personale", sulla separazione del sapere, sulla lotta che non può più essere solo economiDa una tale visione, allargabile pur con le ca e deve investire fino in fondo il terreno deldovute cautele anche agli altri gruppi riv., se la cultura e della vita quotidiana che la bor ne deduce che soltanto negandosi come opghesia impone, sulle lezioni della rivoluzione presso, negando la propria autonomia, sarà culturale, sul rapporto diretto tra l'escluso e i possibile ad una donna, ad un omosessuale, suoi destinatari all'interno di un piano comune e di una comune lotta. Questo "stare alla finestra", poi, una volta esaurite le poche risorse create dal gruppo (interventi discontinui, e isolati a compagni e compagne femministe, attacchinaggio di mani· festi, volantini, ecc:), si riduceva tout-court alla osservazione demagogica e sottilmente invidiosa dei gruppi rivoluzionari C'E' ai loro, maschi e bravi compagni, che noi, non-maschi e non bravi compagni, mostriamo il rovescio della medaglia della repressione ..... "). E' su questo terreno che ci siamo maggior-

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ad un drogato, ad un intellettuale, ecc:, fare militanza politica. Soltanto suicidandosi. Ma tale annullamento porta automaticamente alla rinuncia, alla degradazione' all'alienazione e alla castrazione di ciò che appartiene ai sensi umani, sostituendo l'istinto di morte all'istinto di vita, così come afferma Vaneigem quando scrive: "Quelli che parlano di rivoluzione senza riferirsi esplicitamente alla vita quotidiana hanno un cadavere nella bocca". Il "suicidio" di noi donne, di noi omosessuali, di noi drogati, di noi intellettuali, passerebbe per la ricerca di una faticosa e lunga identità con altra gente, in altri modi, la quale non costituisce che la riedizione aggiornatae camuffata del vecchio concetto di "identificazione col padre", cioè con il ruolo maschile; poichè, anche se è taciuto, il desiderio sarebbe quello di "guarirci" nella militanza politica, sorta di rito iniziatico per liberarsi da tutto il bagaglio di complesso sado-analmasochisti e forgiarsi così un autentico carattere rivoluzionario, senza tante beghe personali. Nella nostra situazione invece, e per lungo tempo ancora, sarà nostro compito mantl~nere aperta proprio la contraddizione tra il "collettivo" e il "privato", tra l'oggettivo e il soggettivo, senza subtimarsi solo da una parte o solo dall 'altra, ma collaborando attivamente alla distruzione dei ruoli determinati dall'ideologia, dal potere, dall'economia , dalla famiglia, dal sesso, e innescando una rivoluzione culturale aperta di cui quella femminista, quella omosessuale, quella psichedelica, quella intellettuale, saranno suoi processi. Questo compito non esclude la militanza, anzi, ci permette di rivendicare un uso diverso e pieno delle proprie esperienze e conoscenze; in un rapporto di verifica continua con il bisogno e il desiderio. In una situazione di ricerca e di prima costruzione della organizzazione quale oggi viviamo, le donne, gli omosessuali, i drogati, gli intellettuali, ecc., hanno un compito ed un lavoro da svolgere che ha un proprio peso ed una propria forza, a patto di non soggiacere ai ricatti dei sensi di colpa nei confronti dell'organizzazione. Pocichè, come diceva Lu Hsun: "Non bisogna essere nè il signore della plebe, nè i parassiti delle masse". In questo senso, esiste uno spazio reale nel. quale si pone soprattutto la necessità di un lavoro e. di una pratica che sia prima di tutto, a partire da un discorso di coscienza, l'affermazione della propria collocazione nel mondo e quindi delle proprie necessità di rivoluzione.

guarda ava.nti ! scuotiti, reagisci, conquista la tua identità.

FUORI!

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Gruppo FUORI! di Venezia

Lettera UNA RISPOSTA ALL'AIRDO "Non serve camuffarci da donna. Piacciamo anche così, perchè siamo dei grandi amatori: a volte attivi, a volte passivi". Incomincia così un articolo pubblicato su Panorama nO 365 fatto in seguito ad una intervista tra la redattrice Chiara Beria e il fondatore dell'A.I.R.D.O. (Associazione Italiana Riconoscimento Diritti dei Omofili) Elio Modugno. E' bene chiarire prima di tutto cosè l'AIRDO dopo di che analizzeremo il contenuto dell'articolo che merita la nostra attenzione per le superficiali analisi e per la sfacciata sfoggia di razzismo che fa nei confronti de· gli omosessuali e del problema omosessuale. L'AIRDO è nata nel dicembre del 1972 quando alcuni omosessuali milanesi uscirono dal gruppo FUORI di Milano, accusato di fare troppa politica senza occuparsi dei problemi specifici degli omosessuali (poi vedremo che problemi). Questa associazione si appoggia alla rivista "Homo", un mensile per omosessuali dalla tiratura di 60.000 copie dal contenuto alquantoosceno; osceno, intendiamoci non per le foto di nudi maschili, ma per la gratuità con cui questo contenuto viene esposto con chiari intenti commerciali nè più nè meno come tutte le altre riviste pseudo omosessuali che spacciano banalità e pornografia per i più sprovveduti, insomma giornali che non pongono seriamente il discorso omosessuale, che non aiutano ad uscire dal ghetto, ma anzi coinvolgono sempre di più con i loro annunci per i cuori solitari, con la loro posta del cuore, con quel chiaro modo di raccontare certe situazioni solo per portare, alla masturbazione i più ingenui. Se l'AIRDO è convinta di aiutare gli omosessuali associandosi ad un certo tipo di stampa, ebbene è stato meglio che i suoi fondatori siano usciti dal Fuori, perchè oltre ad essere degli omosessuali venduti che permettono l'omosessualità solo per specularci so· pra commercialmente, non hanno capito che noi non vogliamo aver nulla a che fare con persone che rifiutano un discorso più profondo senza rendere coscienti gli omosessuali della loro condizione, messa sopra tutto nel contesto sociale in cui viviamo. Ci sono dei passi nel regolamento dell' AIR· DO èhe meritano di essere citati, ma soprattutto denunciati. L'AIRDO è convinta che per stabilire l'equilibrio interiore basti un unione sentimentale improntata sul' concetto dei ruoli che per noi tende a chiudere l'esperienza in ùn ambito ristretto ai due individui che la vivono. Ma come si fa a pensare di risolvere i problemi degli omosessuali attraverso tale unione quando questi non hanno risolto i loro pro-

da Venezia blemi personali, quando non gli si fa capire che un unione di questo tipo è sempre improntata al classico modello familiare, che poi è naturalmente destinato a fallire, se i loro interessi non spazi ano in un contesto più vasto. Come si fa a proporre un discorso di questo genere quando abbiamo visto che è già fallito? Cerchiamo invece di confrontarci, di analizzarci di cercare,assieme agli etero che si avvicinano a noi di combattere questa socie tà ipocrita che ci ha sempre oppresso per il nostro modo di manifestarci. Ci chiediamo perchè molti di noi debbano liberarsi dei loro atteggiamenti femminili quando è naturale comportarsi in quella maniera. State attenti! Perchè il vostro è un atteggiamento razzista e se voi non vi liberate del complesso dell'effeminato che vi provoca un senso di fastidio, come nella quasi totalità dei benpensanti, dovete risolvere invece i vostri problemi prima di risolvere quelli degli altri con simili baggianate, perchè non siamo noi che dobbiamo assoggettarsi alla maggioranza visto che ci battiamo come minoranza. Dopo aver chiarito brevemente ciò che si prefigge l'organizzazione, entriamo nel merito dell'articolo; in esso è scritto che l'AIRDO si prefigge la conservazione del vero maschio omosessuale la cui esistenza, secondo loro, è minacciato dall'abitudine di alcuni "pederasti" a travestirsi da donna, o ricorrere ad operazioni chirurgiche. A quanto pare questi signori fanno gli o· mosessuali una casta quando dicono che mirano alla conservazione del "vero maschio omosessuale", quando la parola "maschio" mitizzata dalla società e da chi vuole sentirsi superiore, in realtà nasconde una debolezza più o meno inconscia che viene messa in discussione ormai da larghi strati di persone co scienti che il vero maschio non esiste ma che è un mito per un oppressione esercitata sulle donne, sugli omosessuali e altre persone "deboli" : Essi vogliono sentirsi maschi, di una "viri· lità raffinata" dicono'. Così cari omosessuali operai, contadini o chicchesia, se non siete raffinati non potere far parte di questaorganizzazione. Il discorso continua: vorrebbero orientare gli omosessuali nelle loro scelte amorose; ad es.: il tipo che propongono per l'estate dovrà essere inonico, con un viso duro, naturalmente muscoloso sotto una camicia aderente ed apparire sulle spiagge come una folata di vento con falcate misurate e lente, e se così non siete non andrete per la maggiore; naturalmente i più ingenui, i più indifesi ci credono a queste superficialità, tanto c'è l'AIRDO ad a-

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iutare gli omosessuali a ritrovare se stessi, e non si accorgono di accettare modelli imposti dalla società del consumo. Come automi c:opiano senza capire di essere oggetti commerciali e in tutto questo sfoggio di superfi· cialità i loro problemi rimangono irrisolti nell'isolamento degli altri, nel ghetto delle loro camicie sgargianti dei loro pantaloni colorati che il capitalismo fa loro indossare. Andando avanti nella lettura dell'articolo emerge ancora piÙ chiaramente la componente razzista (fascista) della organizzazione, ove si combattono i travestiti affermando che questi intendono attrarre gli uomini vestendosi da donna. Noi pensiamo che i travestiti sentano il bi-·.' sogno di identificarsi con la donna non per at.,; tirare gli uomini ma per una loro esigenza naturale, e solo, perchè la società non accetta questo comportamento essi sono costretti ad una condizione umiliante di emarginati. 11ricatto della privazione di un lavoro li spinge alla prostituzione. Per questo è veramente disgustoso che degli omosessuali si permettano di fare delle calssificazioni evitando analisi assai piìl profonde e non volendo capire che i travestiti sono degli oppressi come loro. Cari "veri maschi omosessuali" siete degli ipocriti perchè volete emanciparvi agli occhi di una società che vi bolla come "anormali' .. Se non combattete anche voi la società op" pressiva che ci impone un modello di vita rea·, zionario, voi avvallando organizzazioni' così conservatrici come l'AlRDO vi mettete alla stregua dei ben pensanti pieni di buon senso e di moralità; noi li combattiamo come combattiamo anche la vostra piccola moralità di "veri maschi". BAST A NASCONDERC'l

!

USCIAMO DAL GHETTO ! ALTRI HANNO BISOGNO DEL VOSTR CORAGGIO! Oltre a cercarti un partner ogni sera, cosa fai di positivo per la tua condizione di omose suale? ( Ti rendi conto che continuando così dovrai nasconderti per tutta la vita? RIFIUTIAMO QUESTA CONDIZIONE DI EMARGINA TI ! ! ! ! ! SVEGLIAMOCI! ! Uomo o donna uniscitia noi, troverai un gruppo che cerca di risol·.l!' vere i nostri problemi. Leggi FUORI (Front~ Unitario Omosessuali Rivoluzionario Italianor E' il nostro giornale scritto da tutti noi contro questa società che ci considera cittadini di serie B come tuttele minoranze, ci sfrutta con pubblicazioni che mantengono la nostra schiavitù, il ghetto, dandoci l'illusione di false libertà sessuali. Nel nostro giornale non troverai annunci per cuori solitari e gratuite oscenità, ma proposte concrete per un futuro diverso. Il nostro fu turo non dipende da nuove leggi, ma dalla nostra partecipazione. )

l


VIENI! TI ASPETTIAMO ANCHE PER FONDARE UN GRUPPONELLA TUA CITTA'

NOI OMOSESSUALI

!

F.U.O.R.I.

sede di Venezia (martedì e venerdì dalle 21,30 alle 24) tel. 86883

Cicl; in proprio 23/6/73 s. Marco 1776 Venezia LEI E' SICURO CHE IL SUO COMPOR· TAMENTO SESSUALE SIA COMPLETAMENTE LIBERO E NON CONDIZIONATO DALLA SOCIETA' E MENTALITA' BORGHESE? - PENSA CHE I SUOI FIGLI ABBIANO LA POSSIBILITA' DI SCEGLIERE SENZACOMPLESSI ED ANGOSCIE LA MANIERA DI ESPRIMERE LA PROPRIA PERSONALITA' ANCHE NELLA VITA SESSUALE?

appartenenti al FUORI (FRONTE OMOSESSUALE RIVO· LUZIONARI II ALIANO) denunciamo con cognizione di causa maggiore di altri, data la nostra associa· zione, L'ENORME, SOTTILE E NON PIU' TOLLERABILE REPRESSIONE SESSUALE IMPOSTA DAI VALORI CORo RENTI F ALSAMENTE MORALI VOLTI AL MANTENIMEN· TO DELL'OPPRES SIONE DELLA CLAS· SE BORGHESE SULLA CLASSE LAVORATRICE.

NOI OMOSESSUALI

vogliamo una SES • SUALITA' non più di· stinta in etero·sessua· lità e omosessualità.

NOI OMOSESSUALI

ci uniamo a tutti co· loro che riconoscono questa REPRESSIO· NE, ai MOVIMENTI FEMMINISTI e a tutti quei movimenti che tendono a rende· re l'uomo libero nel· le sue scelte sociali e di conseguenza ses· suali.

F.U.O.R.I. Venezia· S. Marco 1776 ciclostilato in proprio - Venezia, 16 luglio '73

E' ASSOLUTAMENTE SICURO CHE NON ESISTA ALCUNA REPRESSIONE SESSUALE?

ì

- SI E' MAI POSTO IL PROBLEMA DEL· LA REPRESSIONE DELL'OMOSESSUAL1TA' ? Lo Stato con le sue leggi, le sue carceri, ospedali, tribunali dà al cittadino un modello di comportamento ben preciso; chi è conforme ad esso è il cittadinon normale, chi non segue o non può seguire la norma viene rifiutato, gettato ai margini della convivenza, isolato, recluso, condannato e vilipeso. La famiglia stessa, con le sue ferree leggi gerarchiche che conferiscono al maschio il ruolo primario di capo famiglia e alla donna il ruolo secolare di persona subalterna ridotta all'obbedienza, esercita una compressione, una violenza quotidiana che sottilmente piega i figli alle regole generali della società. I bisogni dell'individuo vengono così molto spesso calpestati attraverso i traumi e resistenze che alterano la libera crescita della personalità. L'omosessuale è tra i primi a pagare il prezzo di questa violenza legalizzata. Per questo l'omosessualità non è una malattia come vorrebbe chi non accetta la realtà di questo fenomeno naturalissimo. L'omosessualità non è un peccato come vorrebbe una certa morale cattolica bigotta e conservatrice. L'omosessualità non è lo schifoso vizio come vogliono coloro che volutamente la confondono con la violenza e la corruzione acromunando due fenomeni completamente dif· ferenti. Perciò; NOI OMOSESSUALI

esigiamo nell'interesse di tutti una riflessione proprio da parte di coloro che vengono definiti e si de· finiscono "normali". FUORI!

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Il caso Elio Modugno, l'A:I.R.D.O. e la loro rivista, li trovo assai deplorevoli - il tutto mi fa pensare a Harry J. Thomas e al suo "Nederlandse Homofielen Partii" in Olanda. che volevano instaurare una sorta di "rapporti fissi d'amicizia", legati e magari religiosamente consacrati, tra omosessuali, in perfetta imitazione del modello dell'anacronica e reazionaria concezione tradizionale della coppia eterosessuale.

la gioventù militante rivoluzionaria e offriva delle buone prospettive ad un 'apertura pro- \, gressista, ma il prossimo governo di Peròn - . !' la cui elezione si dà per scontata, per motivi più che altro emozionali - si delinea non proprio positivo, perchè il generale è attorniato, i oggi come oggi, da elementi criptofascisti intenti a recuperare l'opera governativa giustizialista e a tagliar fuori gli esponenti combattivi, quali la gioventù ecc. Comunque, vedremo come andranno le cose. Ad ogni modo, chiunque sia al potere, temo che sul piano so~ciale propriamente detto si resterà in Argentina quanto mai arretrati, finchè non si operi un mutamento radica~: le delle strutture: finora tutte le problematiche sociali, economiche ecc., sono state affrontate nella subordinazione rispetto a formule volte ad ottenere e a difendere il "prestigio" partitico di turno.

Nient'altro che una prospettiva integrazionistico-riformistica. ( ..... ) Per quel che mi riguarda, le cose vanno così e così e ti confesso che mi trovo abbastanza giù di corda: estrema solitudine, isolamento, assoluta mancanza di collegamento con altri omosessuali ecc.; sono elementi costi tutivi della quanto mai conturbata situazione argentina, in cui non posso fare a meno di trovarmi coinvolto - e in larga misura - anche io.\.Come spiegarti? Ho spesso la sensazione di trovarmi in una terra di nessuno, dove le speranze e le illusioni sovente appassiscono prima di fiorire, dove tutto finisce in una bolla di sapone, dove - da emarginato solo, senza potere contare sulla connessione ideologicoorganizzativa con consimili e su un interpresonale esprit de corps - risulta pressochè impraticabile una one-man-battle contro la quanto mai asfissiante atmosfera dell'omni-repressione del sistema, soprattutto visto che brillano per la loro assenza dei punti fissi e delle leve per mettere in moto delle valide azioni contestatarie rivoluzionarie, soprattutto di fronte alla problematica attualmente prevalente in Argentina: Son ben pochi - semmaicoloro che se la sentono di impegnarsi seriamente e profondamente sul piano della liberazione omosessuale e dei rapporti interumani. Peraltro non si danno le circostanze per poter uscir fuori e portare avanti delle azioni dirette.

D'altronde, su tutti i fronti, anche da quel~ li autodenominantesi "progresista!(', puzza una putrida atmosfera ultra-retrograda, reazionaria sepz'altro neÌ'-Confronti di tutto ciò che diverge dalle "norme" dei "perbenisti & ben pensanti" piccolo-borghesi e ottusi: niente discussioni su possibili alternative, niente contestazioni che in chiave prettamente politico-partitica - nothing to get a kick out of. Ecco, è questo incommensurabile vuoto attorno a me che fa nascerè un enorme sen di malessere e assoluto disagio in me, ma pure - e conseguentemente - una forte ribellion d'animo. Per quel che riguarda il Frente de Liberaciòn Homosexual, purtroppo non mi è stato possibile avere dei contatti con omosessua: li aderenti ad esso, giacchè operano nella più totale clandestinità e nessuno sa come o do-j ve rintracciarli - o meglio, nessuno vuole apri) bocca .... ; ecco, si tratta del clima di estrema! paura e diffidenza regnante a Buenos Aires' praticamente nessuno si azzarda a giocare a carte più o meno scoperte. Del resto, il "Frente" argentino è un'organizzazione nettamente cellulare. Comunque s6no venuto a saperne qualcosa, visto che la rivista argentina "Asi", di grande diffusione popolare, ha pubblicato un'intervistai con degli esponenti del "Frente", Cercherò: di riassumere i concetti sahenti del testo. (".)1 Un sacco di baci e un affettuasissimo ab- . braccio.

"Frente de Liberaciòn Homosexual de la Argentina"

Lettera

dal) 'Argentina

FRENTE DE LlBERACION HOMOSEXU AL DE LA ARGENTINA, Da: circa un anno un compagno del collettivo milanese di FUORI! è in contatto epistolare con Ricardo P., un compagno omossessuale argentino. La sua ultima lettera è particolarmente interessante in quanto contiene rile'vanti notizie sull'attuale situazione argentina e sul "Frente de Liberaciòn Homo sexual de la Argentina". Per questo abbiamo pensato che sia molto utile pubblicarla e ci scusiamo con Ricardo se abbiamo deciso di omettere quelle parti di esse che hanno contenuto più schiettamente privato e se ci siamo permessi di correggere in parte la forma italiana, pur magnifica, con cui sa scrivere. Carissimo compagno, (..... ) ho ricevuto i numeri 6, 7, 8 e 9 di "FUORI". ( .....) Mi ha rallegrato davvero moltissimo ricevere tutto questo interessantissimo e concettualmente così stimolante materiale. ( .....) Ho apprezzato molto la cortesia di farmi pervenire la tua corrispondenza per posta raccomandata, permettendomi così di riceverla al riparo da ogni eventuale interferenza da parte di quei porci del "controllo" postale. Non puoi immaginarti quanto restare in contatto con FUORI! rappresenti per me uno straordinario balsamo e tonico di galvanizzazione esistenziale. (. .... ). Con sincera preoccupazione ho preso atto della serie di problemi e conflitti che il FUORI ! ha dovuto attraversare, tanto in campo ideologico che in campo organizzativo. Mi è soprattutto dispiaciuto venire a conoscenza delle difficoltà incontrate dal giornale, giacchè stimo l'esistenza - e la sopravvivenza! - di "FUORI" !, di un enorme valore quale ricettacolo, cassa di risonanza e veicolo di intercomunicazione per tutta la comunità omosessuale internazionalmente impeghata e militante, e anche per l'importanza dell'azione di mobilitazione - informazione - chiarificazione che esso compie sul piano dei rapporti (inter) umani tout court per i lettori at large. Realmente mi dispiace che il "FUORI" sia stato costretto a passare dalla periodicità mensile ad una bimestrale - e pensare che tutto ciò avviene per colpa di quella gentaglia di merda: i signori distribu.tori ..... ! !. Comunque, mi auguro che possiate risolvere questa faccenda nel migliore dei modi possibile e superare lo scoglio, affinchè il giornale riappaia mensilmente. Considero il "FUORI!" quanto mai importante e significativo come prezioso strumento di coscientizzazione e punto di incontro ideologico - tanto più che scarseggiano giornali così intelligentemente redatti. Coraggio e forza, quindi, per continuare la lotta malgrado gli ostacoli.

!

CAMPORA E PERON Ricardo Come saprai, il governo Càmpora, troppo progressista per il gusto degli alti papaveri del potere militare ed economico e dei sindacalisti, è stato costretto a dimettersi, e Càmpora è stato costretto a dichiararsi soltanto un "soldato del Generale Peròn" e a proclamare lui "autentico detentore del potere popolare", lasciandosi appioppare la parte di testa di ponte o cavallo di Troia (il precedente regime militare aveva vietato la candidatura di Pèron con dei wtterfugi). Il ribaltamertto di Càmpora fa dunque sì che la panoramica politica argentina abbia preso una cattiva piega, ciò che significa un notevolissimo giro a destra. Il governo Càmpora aveva l'appoggio delFUORI!'

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Tigre (Buenos Aires), 12 Settembre I

LA BATTAGLIA OMOSESSUALE IN AR· GENTINA. (Da "Asì", 3.7.1973. NO 891) Un anno e mezzo fa un gruppo di omoses· suali argentini di entrambi i sessi si sono organizzati in un fronte di liberazione per lot- , tare in base a loro rivendicazioni particolari. Il 25 Maggio (festa nazionale argentina e assunzione al potere del governo popolare . Dìmpora) e il 20 Giugno (arrivo trionfale di


Peròn a Buenos Aires), mescolati al popolo peronista, gli esponenti del fronte hanno unito la loro lotta a quella sostenuta dal popolo. In Argentina ci sono più di mezzo milione di omosessuali uomini e donne; essi sono parte viva della società argentina: studiano, lavorano, dirigono, creano, costruiscono il paese con lo stesso sforzo e lo stesso entusiasmo del resto dei loro connazionali. Al contrario la società - nelle sue istituzioni - è feroce nelconsiderarli "fuori legge". L'epoca della dittatura militare, obbrobriosa per tutti, fu particolarmente tragica per loro. Le retate anti-omosessuali erano connesse a delle campagne intimidatorie contro l'insieme del popolo. Quando il regime lanciava una campagna repressiva, tale che ognuno veniva fermato per strada, gli omosessuali finivano dentro; e questa non è che una variante. Ma ce n'è stata un'altra: difronte a una crisi economica, o alla connivenza con l'imperialismo, ci si serviva di retate anti-omosessuali, della cui cronaca si riempivano i giornali, deviando così l'attenzione della gente e .calando un sipario di fondo in modo da nascondere le manovre di tradimento politico agli occhi degli argentini. Questa tattica è stata applicata con maggior rigore dai regimi stratocratici di Onganìa e Lanusse. Un esempio concreto è rappresentato dalle campagne di discredito contro il sacerdote Argentino, che fu accusato di essere omosessuale quando venne in aiuto e difesa degli studenti di veterinaria che erano scesi in lotta. La costituzione argentina, nel suo articolo 16, stabilisce il principio di uguaglianza difronte alla Legge. Questo dovrebbe far sì che sia incompatibile con la legge ogni tipo di norme persecutorie contro particdarità che contraddistingue no gli individui. Pertanto, come sarebbero anticostituzionali delle leggi atte alla persecuzione di minoranze razziali, politiche e religiose, così dovrebbero essere aliene al nostro ordine giuridico fondamentale quelle norme che puniscono una particolarità sessuale. In effetti, queste norme non fanno parte del Codice Penale: esistono tramite editti polizieschi e ordini del giorno emanati dal capo della Polizia (vedi il Regolamento poliziesco delle Contravvenzioni, articoli 43, 45 e 207: l'ordine del giorno del 19 Aprile 1949, l'ordine del giorno dellS Giugno 1932). Questi, che non erano che editti polizieschi, coll'arrivo della cosiddetta "Rivoluzione Liberatrice" (e cioè con l'instaurazione di regimi militari dopo il rovesciamento di Peròn) diventarono una sorta di leggi, decretilegge che vennero incorporati alla legislazione. Oltre a questi editti, la polizia scavalcava sovente l'ambito delle proprie funzioni e applicava indiscriminatamente contro gli omesessuali l'Editto Secondo H che reprime la prostituzione. Oggi, tutta questa legislazione resta in vigore. Un omosessuale, per il solo fatto di esserio, può avvenire accusato di "incitamento all'atto carnale nella via pubblica".

Il FLHA riunisce 5000 omosessuali argentini nelle sue fila e conduce da un anno e mezzo una vita militante attiva nella clandestinità. L'organizzazione è formata da gruppi cellulari autonomi con una coordinatrice: "Non abbiamo un rigido indirizzo unitario, perchè riteniamo che la forma organizzativa verticali sta e autoritaria sia propria del maschilismo ("machismo "), e in quanto tale in contrasto con le nostre impostazioni. La nostra esperienza esistenziale ci insegna che, in tutti quei casi in cui si pretende un'eccessiva centralizzazione, si finisce col cadere in settarismi e slogans. Invece, la nostra maniera di organizzarci, più spontanea e più libera, ci ha consentito di formare un fronte in cui ogni gruppo organizza, crea e fa del suo meglio per realizzare iniziative che risultano sempre utili al movimento nella sua interezza. Ciò non significa che in determinati momenti, in cui si richiede di coordinare le azioni per raggiungere un dato obbiettivo, non funzioni spontaneamente una sorta di coordinatrice" . "Asi"; - Come avete provato l'efficienza dell'organizzazione cellulare? FLHA ; - In una tappa politica argentina caratterizzata da grande repressione popolare, l'organizzazione cellulare del fronte ci ha garantito il funzionamento del movimento. Certo la nostra aspirazione è di agire in maniera non più clandestina, in"forma libera, aperta, di potere aprire i nostri locali alla strada, di poter avvicinare chiunque voglia cono-

scerci, perchè noi vogliamo comunicare con tutti e conoscere tutti. "Asi": - Che opinione ha il "Fronte" dell'organizzazione sociale argentina ? FLHA : - La nostra società, fondamentalmente, non solo è strutturata su un sistema di rapporti di produzione dati, ma anche su un sistema morale e culturale che consideriamo reazionario. Questo sistema serve ap perpetuare nelle loro cariche previlegiate i principali detentori del potere. La morale del sistema ha le sue origini in radici religiose che hanno fatto il loro tempo. Appena nato, il bambino viene sottoposto alla pressione di una determinata serie di false regole morali impostegli autoritariamente. Regole che non sono casuali. AI contrario, sono in rapporto col sistema sociale cui apparteniamo. Così il bambino impara ed interiorizza un determinato modello di rapporti sociali, che sono quelli strutturanti la sua famiglia, ove si dà fondamentalmente il potere del padre. Ma, paradossalmente, perfino il padre è vittima, perchè anche a lui insegnarono ciò che doveva tramandare. NO AL MACHISMO Tutto questo ed altre cose hanno raccon· tato ad "Asi", tre membri attivi del "Frente de Liberaciòn Homosexual de la Argentina", i compagni Nestor (23 anni, portegno, studente di sociologia), Manuel (33, portegno, professore di scienze sociali) e Fuad (30, bonaerense, studente di architettura).

22.000 COPIE COME NASCE LA DIFFERENZA

DALLA PARTE DELLE BAMBINE di Elena Glanlnl 8elolll. In quale modo e con quali mezzi la famiglia, le istituzioni, l'am biente sociale condizionano le bambine fin dai primi anni di vita ad assumere il ruolo femminile al quale sono assegnate. Lire 1.600

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Gli omosessuali arrestati vengono inviati al carcere di Villa Devoto, dove c'è un padiglione speciale. All'epoca della dittatura militare si calcola che il numero dei detenuti abituali si aggirava sui 50, in media. In genere, i detenuti appartenevano agli strati più bassi della società. Inoltre, facilmente, dopo aver ottenuto la libertà, erano gli stessi a finir dentro dacCapo - situazione questa che li costringeva ad una totale mancanza di protezione che concedesse loro di rompere i vincoli famigliari , sviluppando legami di solidarietà coi loro occasionali amici. Si trattava di un circolo vizioso in cui la loro condizione sociale e la loro situazione in quanto omosessuali li portava ad un deterioramento sempre maggiore della loro personalità. In carcere, i detenuti omosessuali erano destinati a dei compiti domestici: il padiglione, peraltro si trovava in condizioni di abitabilità deplorevoli: si trattava di uno dei pochi carceri dotati ancora di pavimento grossolanamente lastricato, si trattava di un carcere in condizioni di salubrità ed abitabilità inumane. Così, il figlio del lavoratore verrà educato fin dall'ambito della sua famiglia d'origine e poi dalla scuola, ad essere anch'egli lavoratore,;tmentre il figlio della classe al potere verrà educato fin dalla culla, a scuola ecc., affinchè diventi un dirigente. Questi ruoli sono indis pensabili ad una società fondata sul potere di una classe sull'altre, come, in questo caso, è la nostra. L'omosessualità non viene tollerata, in quanto implica una violazione di questi ruoli. Di qui si riconosce come la radice ultima della repressione dell'omosessualità sia politica, perchè la libertà sessuale non conviene alla classe dirigente e alla Società autoritaria. E per ciò si ricorre a tutte le false regole tradizionali della morale, sorrette in ultima istanza dalla religione e mantenute dalla legislazione repressiva. . Il sistema è difeso da tutto un apparato morale e giuridico: quando un individuo viola le regole etico-religiose, per questo viene perseguitato dalla polizia; perciò non si tratta solamente di·una questione "morale". L'importante è che il sistema sociale sia in crisi. L'omosessuale da solo non basta a mettere in crisi il sistema. In una società diversa e libera deve essere effettuato il superamento delle false regole sessuali. Per ciò il nostro è un Fronte di Liberazione, in quanto ci riconosciamo parte di tutto quell'ampio settore e del popolo che sta lottando per mutare le strutture economiche, sociali, giuridiche e morali che sorreggono il regime che Peròn ha definito "di dominazione". Ossia di dipendenza nei confronti dello imperialismo. L'intervista prosegue mettendo a fuoco gli antecedenti storici, il sor-gere dèl tabù antiomosessuale e dell'antisessualismo, costituenti, per il cristianesimo istituzionalizzato in forme di dominio e repressione, una maniera di garantire la transizione da un'economia di schiavitù ad una schiavitù feudale; la coercizione esercitata dalla Chiesa in colluzione con

la classe dirigente ai tempi della colonizzazione delle Americhe; il massacro, di stampo fanatico-moralista e razzista, operato nei confronti delle civilizzazioni indigene che erano in grado di comunicare ed amare oltre ogni muro di separazione tra le attitudini sessuali. Infine, gli intervistati ricordano gli orrori della dittatura nazista e lo sterminio di massa deli omosessuali. A proposito: il triangolo rosa invertito, col quale gli omosessuali venivano marchiati come del bestiame, viene usato come simbolo dal Frente de Liberaciòn Homosexual de la Argentina.

ORGOGLIO OMOSESSUALE

"As/": - Alcuni vedono la "rivoluzione sessuale" quale sintomo della crisi che investe tutto il sistema in cui viviamo ..... FLHA : - Il mondo assiste a un processo rivoluzionario a tuttii livelli. Pretendere di assimilare la rivoluzione sessuale come un sintomo della crisi del sistema borghese è antistorico e reazionari.o. La rivoluzione sessuale si manifesta in epoche diverse e in sistemi sociali diversi come una costante in piÙ nella lotta dell'uomo per la sua realizzazione. "Asi": - In un documento voi sottolineate "l'orgoglio di essere omosessuali"; come bisogna interpretarlo ? FLHA: - Noi intendiamo distruggere il complesso di colpa e vergogna che ci trasciniamo dietro come prodotto dell'educazione repressiva e antiumana del sistema, incoraggiando con l' "orgoglio omosessuale" i nostri fratelli di lotta. Quando diciamo "orgoglio omosessuale" non vogliamo creare differenziazioni nè 'fare del razzismo sessuale. Qùesta bandiera potrebbe essere portata da ogni individuo 'che creda nella lotta per la liberazione umana: Il nostro obbiettivo è volto non solo alla affermazione dell'orgoglio '0mosessuale in quanto tale, ma anche verso possibilità eterosessuali, ora represse dalla corrente morale sessuale. Noi riteniamo che, una volta abolita la morale sessuale autoritaria, gli individui potranno scegliere e realizzare l'impulso sessuale tale e quale viene loro dettato dal desiderio, senza dover dipendere da ciò che la società "permette" o "proibisce". "Asi": - Il 25 maggio ed il :W giugno l'Argentina ha assistito a due storiche mobilitazioni popolari. In entrambe hanno partecipato dei membri del FLHA con striscioni molto chiari ..... FLHA : - Sì, noi pensiamo che la lotta per la libertà sessuale non debba essere portata avanti isolatamente,.ma nel quadro della lotta per la liberazione nazionale e sociale. Dall'inizio ci siamo identificati con le rivendicazioni popolari, denunciando e combattendo la dittatura e partecipando alle manifestazioni. L'obiettivo deì "Frente" da questo punto di vista è quello di rompere il mito che identifica l'omosessualità come una pratica reazionaria, nonchè incorporare l'insieme dalla comunità omosessuale al processo di liberazione in corso, dal quale si trova ancora purtroppo emarginata. Ecco perchè siamo per la

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liberazione "globale". Nonostante le contraa~~; dizioni ed i pregiudizi maschilisti (machistas) la rivoluzione popolare dovrà contestare anche la falsa morale della classe dominante, perchè la rivoluzione è un atto d'amore. "Asi": - Come è stato il contatto con gli altri gruppi durante le manifestazioni? FLHA: - Tanto a Plaza de Mayo quanto sull'autostrada di Ezeiza la gente si avvicinava per parlarci, per conoscere le nostre idee. "Asi": - Nell'Argentina di oggi, quali sono le priorità che il "Frente" riconosce? FLHA : - Noi riteniamo che gli attuali legislatori hanno l'obbligo di eliminare dalla.llOstra legislazione tutti quegli elementi repressivi che vanno contro la Costituzione. "Asi": - Sapete delle retate anti-omosessuali che stanno avvenendo sotto il nuovo Gover-, no'?

FLHA : - Sì. Il 23 giugno 1973 la polizia ha organizzato una retata nel gay-bar "Summer" di 13uenos Aires per intimidire ed impaurire la comunità omosessuale. Nove persone furono arrestate, e non fu loro concesso neppure l'uso del telefono. Fatti come questo erano normali sotto la dittatura militare. Che avvengano ancora significa la permanenza di attitudini ed elementi reazionari nel Governo popolare. Nlln a .:aso la rcprcssionc .:on,tro la ,:ol1lLlnità omosessuale ricomincia in un momento in cui si verifica l'acutizzarsi d'uno~contro tra coloro che militano per la liberazione e coloro ché, vogliono formarla sparando contro il popolo. E le coincidenze non S010 solo teoriche. OSlllde - il torturatore c riptofascista, principale responsabile del massacro di Ezeiza - prima del 25 maggio ha promesso, dalle colonne della rivista "Mercado", di farla finita con omosessuali, hippies e drogati. Noi del "Frente" diciamo che il mantenimento delle norme" morali borghesi ele conseguenti disposizioni repressive costituiscono una contraddizione nel processo di liberazione, perchè non si possono cambiare le strutture senza cambiare l'uomo, se non lo si libera anche dall'interiorizzazione oppressiva dei tabù e pregiudizi propri della classe dominante. "Rivendichiamo ci sia riconosciuto il diritto per ogni individuo di disporre del proprio corpo e della propria vita, in conformità dall'articolo 19 della Costituzione Nazionale". "Asi": - Parliamo delle discriminazioni. In alcuni documenti voi denunciate le discriminazioni legali contro gli omosessuali. F L HA .- - Ecco due casi penali che dimostra- " no come la valutazione negativa che la società dà all'omosessualità possa influire anche sui magistrati. Il 2 maggio 1967 Bianca Lòpez Curbellos uccise Angélica Cinelli, che era la sua amante circa sette anni. Entrambe avevano deciso di morire, una avrebbe uccisoJ'.altra e poi si sarebbe suicidata. Ma Angélica rimase solo ferita e BIanca chiamò i vicini perchè l'aiutassero atrasportarla in ospedale. Angélica morì poco dopo. La difesa sostenne che l'accusata, persona ipersensibile, che aveva patito la miseria e che aveva subito una violenza car·' naie all'età di 13 anni aveva ucciso in un momento di emozione violen ta, dopo aver rice-j

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zione, se accolta, riduce di molto la pena per omicidio., Il tribunale respinse l'attenuante e la condannò a 8 anni di prigione, giustificando la condanna: "perchè gli omosessuali non sono dei delinquenti, ma dei malati che non guariscono in carcere ma con un trattamento medico". Un altro esempio. 1114 novembre 1971 Raul Albano uccise Juan Carlos Velazquez, investendolo con la macchina. Scoperto, disse che aveva ucciso Velazquez per non continuare la relazione omosessuale che aveva con lui. Si era trovato una fidanzata ma, disse, si sentiva minacciato. Il tribunale stabilì che l'omi cidio era avvenuto in uno stato d'emozione violenta e scarcerò Albano. Questi disse poi che aveva ucciso "per sentirsi un uomo vero" Ovviamente non ci furono testimoni al delitto. Albano e Velazquez avevano rispettivamente 20 e 22 anni ed il loro rapporto durava da parecchi anni. Questi due casi dimostrano chiaramente la discriminazione contro una lesbica e la partecipazione a favore di chi uècide un omosessuale, anche se le leggi argentine non considerano nè delitto nè aggravante l'omosessualità in quanto tale. Ha avuto il sopravvento una valutazione non giuridica. E questo continua a succedere in Argentina. _____________________________________

americanate tipo grattacieli di simil- p/exig/ass con vertifinosi ascensori panoramici

Mario Rossi

B e r I-l n o : 1'0m o s e s sua I-It'a Scava "' Ica l-I Muro

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In cinque checche del collettivo FUORI ! di Milano siamo finite a Berlino in occasione del congresso internazionale indetto dall'Homosexuelle Aktion Westberlin (HA W) tra il 6 e ill2 Giugno 1973. Abbiamo deciso di partire all'ultimo momento e, dopo ventidue ore di treno, siamo sesce alla Zoologischer Garten Bahnhof, la brulicante stazione centrale che avrebbe fatto da nostro centro di orientamento durante tutta la durata del congresso. CHECCHE E VECCHIETTE. Berlino è una città molto strana e non solo a causa dello snodarsi del MURO che la divide in due fette e che è sorvegliato da ai· tanti poliziotti col mitra spianato. Il muro l'abbiamo "scavalcato" domenica pomeriggio, per farci immediatamente perquisire dai finanzieri della Repubblica Democratica, che, forse attratti dallo sberluccichio delle spille di strass e dalla foggia ardita dei mantelli marocchini che indossavamo, hanno pre· teso di frugare nelle nostre borsette, reperendavi tubetti di KY e cosmetici multicolori oltre a saccarina (subito sospettata quale possibile psichedelico), distintivi. omosessuali e volantini del congresso che ci sono stati avviamenti sequestrati. E, così che ci hanno ordinato un accura-

to spogliarello, sondandoci infine il buco del culo per controllare se non vi nascondes~ simo per caso qualche micro-film o etto di hashish. Indi, soddisfatti, ci hanno rilascia~ to il permesso 'di visitare Berlino est, ma noi, stanche e meno soddisfatte, abbiamo optato per un dietro·front che ci ha portato a un ballo-travestito organizzato dall'HA W nellocale dell'office. Più fortunati e meno sospettabili di noi sono risultati alcuni compagni tedeschi e d'altri paesi, che sono riusciti a penetrare nella Berlino cosidetta socialista, contattando perfino alcuni gays indigeni e propagandando tra loro il messaggio della liberazione omosessuale. E' da tener presente la risposta del governo della Repubblica Democratica Tedesca ad una lettera invia· Liaison Group del tagli dall'lnternational Gay Liberation Front londinese, nella quale veniva domandato come la Germania "socialista" di ponesse nei confronti del problema omosessuale: il governo Democratico rispondeva che tale problema nella Germania dell'Est non esiste, perchè non vi,sono omosessuali (Febbraio 1972). Berlino è dunque - dicevamo - una città molto strana. Ai pochi bovindo superstiti bovindo che, nel Benjamin di Infanzia bernese, sembrano fare da distintivo alla Berlino pre-bellica - si contrappongono oscene FUORI!

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appiccati sui fianchi esterni. Ai ruderi del Kaiserpanorama fanno da contorno fila di edillci rivestiti (li insegne pulì6Ilcftarie lUmInose, che stati sembrano in Europa dopo essere diveltitrapiantati dal suolo periferico di Dallas. Dall'ascensore di unòèla bui/ding di trenta piani (chepanoramico nel sottosuolo un'ampia saunagay, l' "ApoUo", dqtata di piscina olimpionica) si sbircia su raccolti quartieri funzionalisti contornati da giardinetti, ritraendo ne la stessa impressione offerta da una fantasia scenografica di Stanley Kubrick o da un plastico di città' pazientemente composto dal piccolo meccanico fantascientista appassionato in trenini Rivarossi. Per le strade si coglie qualcosa di decisamente kafkiano nella processione di checche stereotipo intasate dal fallo e dal complesso di costrazione, condotte a guinzaglio come povere cieche da mast9dontici cani pastore bianchi o grigio imperiale. Ogni quartiere sfoggia incolte radure cespugliose, ove di notte si batte, vengono issati slippini a mò di stendardi e qualcuno ci rimette portafoglio e budella, guadagnandoci in compenso un coltello piantato nell'ombelico. Nelle strade la sfilata delle checche si intarsia con quella dei v~ chi. Come un'allucinazione si moltiplicano i visi e i cappellini fioriti di quelle stesse vec chiette incipriate che sogliano visitare le città d'Italia a Pasqua o in Agosto - protette dai luccicanti finestrini dei bus dell'American Express. Ma certo non mancano gli hippies che affollano fumose discoteche sulla cui s0glia mercanti arabi spacciano merda e mescalina e che puoi incontrare mentre si trascinano in giro, alle cinque di mattino, quando anche tu, stanchissimo in seguito alle "emozioni" della nottata, ti auguri solamente che. il


______________________ Mandrax faccia presto effetto e che il sonno ti incolga, non appena ti sarai steso sul letto. Intanto il giorno già splende, perchè a Berlino il sole si leva molto presto.

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tìci dell'incontro e dello scambio di vedute :~ con gli esponenti dei collettivi stranieri. Ciò in particolare ha contribuito a fare esplodere, una volta conchiusosi il congresso, alcune contraddizioni politiche fino ad allora latenti all'interno del gruppo. Notizie pervenuteci da Berlino nelle settimane se guenti, ci hanno reso noto l'ampio dibattito aperto si in seno ad HAW circa il ruolo leaderistico fino ad allora gestito da un certo numeros di omosessuali politicantisti e burocrati a discapito delle checche più radicali e libertarie, le quali, ormai rese forti dalla solidarietà raccolta presso noi italiane e presso le parigine del FHAR, avevano deciso di esplicitare il loro malcontento al fine di trasformare HAW. Ciò significa che il congresso ha costretto il collettivo berline se ad una revisione delle sue posizioni ed ha portato al consolidamento di una sinistra radicale all'interno di esso e ad uno spostamento - pertanto - del gruppo intero verso posizioni piÙ schiettamente rivoluzionarie, femministe e omosessuali.

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LE STARS A CONGRESSO Al nostro arrivo, l'ufficio dell'HA W ci ha accolto in un'atmosfera fin de siècle, tra lettighe e aMtjours, montagne di cuscini e multiplo strato di tappeti, il tutto avvolto in una tenere luce soffusa. Al banco seggono sorridenti checche teutoniche, che si alternano nella vendita di birra e Lemonade, nell'imburrare tartine e grissini, nel rispondere con soffice voce alle chiamate telefoniche, nel vendere pubblicazioni e distintivi e soprattutto nell'assicurare a tutti gli invitati una calda accoglienza ed informazioni d'ogni tipo come se ci si dell'Hilton Hotel rivolgesse all'lnquiries-desk nel risolvere immediatamente il problema dell'alloggio per quanti, da altri paesi o altre città, sono approdati al Congresso. Noi abbiamo trovato sistemazione 111 una specie di casa semidiroccata, dove, malgrado la mancanza di luce elettrica e di acqua corrente, ci siamo trovate piÙ che bene grazie alla cordialità e simpatia del giovine ospite americano. Abbiamo dormito su vecchi divani di Mercedes Benz reperiti al cimitero delle macchine e, siccome è difficile prendervi sonno, fin dalla prima notte abbiamo ingannato l'attesa dedicandoci a un'ampia scopata. All'office ci siamo subito sforzati di contattare gente, ottenendo i prevedibili risultati: gli scandinavi sono in genere freddi e scarsamente politicizzati, oltre che timorosamente memori del ruolo critico-contestatario assunto da FUORI ! nel corso del precedente congresso internazionale ad Arhus (Danimarca, Settembre 72, vedi FUORI! n. 4). per - cui abbastanza restii alla comunicazione con noi italiani; i tedeschi - ovviamente i piÙ numerosi tra i presenti - piÙ amichevoli ed interessati ad uno scambio di informazioni sulle rispettive esperienze politico-omosessuali, molto pragmatici, di un attivismo che spesso e pericolosamente rasenta il burocratico; i francesi, in un trip super-star, in assenza del gruppo radicale delle Gazolines, si davano da fare a scimmiottarne smorfie ed atteg-' giamenti provocanti, dando l'impressione di prendere il tutto più come una vacanza di piacere che come un convegno politico organizzato al fine di imbastire una più ampia connessione tra i gruppi e di gettare le basi di una attività di carattere internazionale; presenti pure qualche belga, statunitense, su: damericano, australiano, un vietnamita; assenti gli inglesi, troppo poveri (o forse troppo chauvinisti? ... ) per muoversi fino a Berlino. Il gruppo berline se (HA W) , sulle cui spalle pesavano l'iniziativa e l'onere organizzativo del congresso - e al quale si deve riconoscere i essersela saputa cavare egregiamente malgrado le numerose difficoltà previste e impreviste - è ovviamente il gruppo che ha maggiormente risentito dell'influenza e dell'andamento del congresso. Tutti i suoi membri erano presenti ed esso è l'unico gruppo che ha potuto nella sua interezza fruire dei bene-

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BALLO E INTEGRAZIONE HAW ha saputo sbrogliare la matassa orga- . nizzativa del congresso malgrado l'emergere progressivo delle divergenze di veduta tra i suoi membri: circa 80 compagni berlinesi si sono dati assiduamente il cambio nella gestione dell'office (assicurando pertanto a tutti congressisti un punto di riferimento costante), nella conduzione dei dibattiti seguiti a parecchie proiezioni di films di aperto, latente o incidentale carattere omoscssuale, nella rappresentazione di brevi scene teatrali al Kutfiirstendamm (la strada principale del centro di Berlino ovest) a fianco di uno stand ricoperto di manifesti omosessuali, dal cui banco venivano venduti ai passanti, che si fermavano incuriositi dall'insolita manifestazione teatrale, pubblicazioni, distintivi e posters gay.

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Perfino al grande ballo di integrazione fra orno ed etero, organizzato all'università, il servizio bar-rifocillamento era assicurato dai compagni berline si. Suonavano ottimi compl~ si in grado di improvvisare indiavolate versio: ni di valzer viennesi frammiste a notevoli esecuzioni di pezzi pop & rock. Fra studenti, femministe, intellettuali, passanti ubriachi entrati per caso, centinaia e centinaia di omosessuali, non m,ancavano alcune grandi vedettes - Hocquenghen, Von Prauh neim, Levi - che, con il garbo di Cenerentola, si sono ritirate a mezzanotte in compagnia dei loro discreti partners~ mentre le starlettes del FHAR impazzavano in danze vorticose, le danesi (apparentemente più disinibite) sfoggiavano corpi sudaticci, falli penzoloni e chiappe chiare, e noi italiane posavamo estatiche per i fotografi di Him, caricando di dirompente ambiguità omosessuale espressioni carpite a Lauren Hutton e a Marisa Berensono In definitiva il gran ballo, che volevaessere di "integrazione", si è risolto nella solita incomunicabilità alienante non solo fra orno ed etero, ma anche fra gli stessi gays.


Il giorno seguente l'ambiguo concetto di "integrazione'" si è esplicitato nel corso della grande manifestazione, andatasi dalla Savignyplatz lungo le vie del centro. Il gruppo direttivo dell'HA W ha fatto del suo meglio affinchè la manifestazione - cui fra l'altro hanno partecipato soltanto 800 persone rispetto alle 2000 intervenute al ballo - si trattenesse entro gli angusti confini della rispettabilità etero-gauchiste, al fine di non scandalizzare il passante borghese di spingerlo invece a considerare con spirito di accettazione questa sfilata di omosessuali, che dovevano apparirgli più "perbene" di quanto egli non avesse mai immaginato. Le francesi e noi ita· liane abbiamo energicamente reagito a questo tipo di impostazione, producendoci in slogans ed atteggiamenti il più possibile fuori (out), il più possibile antitetici ed alternativi rispetto alla musoneria màschilista delle solite manifestazioni extrapllTlamentari. Guy Hocquenghem, imitatoda un grup petto dei suoi scherani, ha addirittura paro-. diato il ritmo della marcia nazista procedendo a fianco del lungo corteo e intendendo con ciò far risaltare quanto di etero-fasci sta fosse nella seriosità imposta alla manifestazione dai compagni tedeschi. Ad essi va comunque riconosciuta un'iniziativa di rilievo: quanti, per motivi di repressione, non se la fossero sentita di sfilare a viso scoperto, venivano provvisti di cappucci chiari in cui infilare la testa - ma è anche vero che, nella lugubre compostezza del contesto, questi incappuçciati rischiavano di ricordare elementi della Santa Inquisizione o del Ku Klu Klan. Si può affermare che questa manifestazione, sebbene fosse la più grande manifestazione pubblica omosessuale mai tenuta in Europa, ha nel complesso fornito l'inequivocabile misura del basso livello di politicizzazione in senso rivoluzionario e di autonomia rispetto al moralismo borgheseeterosessuale raggiunto dai gruppi omosessuali di liberazione in Germania. "IOI ESIBIZIONISTE. Al termine della manifestazione, è stato tenuto un comizio in una piazza con aiuole. Per prima ha preso la parola una lesbica, e ciò ha gratificato il nostro punto di vista di checche pretese femministe (ma in ultima analisi ancora assai fallocratiche): ci pareva bene che per prima si esprimesse una donna ..... - Intanto, fra le aiuole, si formavano cerchi di ascoltatori e commentatori, il FUORI! trattava un prestito di pellicole gay con HAW e le monelle del FHAR si rincorrevano a ritmo di can can. In realtà, il fatto che per prima si fosse pronunciata una donna non significava altro se non che la direzione maschile del congresso aveva concesso alle donne una parti cina , un contentino. In serata, all'office, nel corso di una discussione sull'andamento della manifestazione, noi di FUORI! abbiamo criticato la conduzione etero-gauchiste e soprattutto maschilista del corteo, ma abbiamo avuto l'impressione che il nostro discorso venisse recepito soltanto dai compagni francesi. Il nostro gruppo cominciava farsi notare per la radicalità dei suoi atteggiamenti: in-

sieme ai francesi, ci siano sentite dare delle esibizioniste ... Ecco dunque che certi omosessuali, sedicenti rivoluzionari, oppressi dal sistema etero-patriarcal-borghese, dai suoi "valori" e dall'onere delle sue valutazioni, continuano ad usare il termin-e esibizionismo in base ad una concezione spregiativa, senza preoccuparsi di rifondare la critica in chiave liberatoria di ciò che si definisce "esibizionismo". Ad essi dunque, che ci davano dell'esibizioniste, abbiamo risposto quanto ribattè Rachel, un compagno transessuale americano, ad un giovane socialista inglese che lo tacciava di esibizionismo: "What's wrong with exhititionism?" (Che c'è di male nell'esibizionismo ? ). Abbiamo notato che i tedeschi sostengono la conversazione con toni molto accesi, ma forse è solo la forza della loro lingua a far suonare maschilista ogni parola che pronunciano ..... Certo, il problema della disparità delle lingue influisce notevolmente sullo svolgimento di un congresso come questo: i traduttori non si sprecano in fedeltà a quanto devono tradurre, concedendosi di fare del gay humour sul discorso che volgono in inglese, sicchè "italiani" pronunciato da un tedesco finisce col trasformarsi in "exotic people" in bocca al traduttore simultaneo - più o meno come, a Milano, Armando Verdiglione ha tradotto con "perversi" "homosexuels" chiaramente scandito in francese da Félix Guattari, ad un convegno di psicoanalisi organizzato sotto sotto dai picisti di Utopia -. Nel corso del congresso, questa sulla manifestazione è stata la prima discussione collettiva e in essa sono stati anticipati alcuni dei temi e delle difficoltà principali che avremmo incontrato il giorno dopo durante la discussione teorica sul soggetto "Integrazione-emancipazione" . Già il titolo conferito al dibattito ,testi monia della notevole apertura concessa da HAW alle tesi integrazionistiche: in effetti , molti sono stati coloro che più o meno esplicitamente si sono pronunciati a favore della lotta per il conseguimento dell'emancipazione politica all'interno del sistema attualniente vigente, sicchè noi del FUORI! - in assenza dei compagni del FHAR, che avevano rinunciato al dibattito per andarsene a scopare con degli hippies sulla spiaggia nudista - abbiamò avuto un gran daffare a pròdurci in aperto sostegno della tesi rivoluzionaria, facendo luce sui temi relativi a :

lotta per la tua liberazione lottando con FUORI! FUORI!

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l) contemporanei isolazionismo e non settarismo della lotta omosessuale nel contesto rivoluzionario; 2) presa di coscienza; 3) adesione al femminismo. I nostri interventi hanno affascinato molti dei compagni stranieri presenti, i quali hanno in sè riconosciuto un'ampia partecipazione nei confronti di nostre idee e ideali, distac· candosi in ciò dalla miopia riformistica e dal moralismo etero.gauchiste dei loro gruppi di provenienza. Possiamo - modestia a parte - affermare che le nostre posizioni teoriche sono quelle che hanno raccolto maggiori consensi nel corso di questo dibattito e quelle che hanno dimostrato di possedere, a fianco di un'ampia fondazione analitica, il più alto potenziale sintetico vivificato dalla più dirompente intenzionalità rivoluzionaria. Ci risulta che si sia parlato parecchio di FUORI! a Berlino, durante e dopo il Congresso. E' soprattutto a proposito del lavoro di presa di coscienza - che abbiamo sostenuto in forza della ricca esperienza del collettivo milanese - che ci siamo incontrati con le femministe berline si presenti e con i gruppi di Francoforte e di Monaco, che hanno cominciato a dedicarsi a questo tipo di attività collettiva. Puttroppo, noi esponenti di FUORI! a Berlino ci siamo resi conto di rappre~entare, rispetto alla maggioranza degli omosessuali anche politicizzati in Italia, una (volente o) nolente avanguardia, l'unica in grado di allacciare fm d'ora con i movimenti omosessuali di liberazione stranieri quei ponti che dovranno istericamente abbattersi sulla città etero-capitalistico patriarcale. Malgrado le limitazioni connesse al gap esistente all'interno di ogni singolo movimento nazionale tra "avanguardia" e "base", il congresso ci si è in definitiva confermato un ottimo strumento di collegamento tra i gruppi. Esso implica una notevole capacità organizzativa da parte del gruppo ospite ed è abbastanza dispendioso per pochi e molto dispendioso per i più: il biglietto ferroviario Milano-Berlino-Milano costa la bellezza di 54.000 Lire. Il congresso, tramite il confronto con i fronti stranieri, permette di rendersi concretamente conto di non essere isolati nella lotta che portiamo avanti, ma bensì collegati ad esperienze, a problematiche e. a prospettive analoghe alle nostre in quasi tutti i pae· si a capitalismo avanzato - e cioè quei paesi che hanno maturato le premesse alla rivoluzione proletaria e in cui è sorto e si è diffuso il femminismo. Voci omosessuali in sincro· nia con le nostre si levano a distanza di migliaia di chilometri, scavalcando muri e frontiere - da Napoli a Toronto, da Berlino a Buenos Aires - e ciò avviene non certo per puro miracolo: esse non fanno che esprimere in luoghi di più notevole sensibilizzazione sociale la crisi che corrode, insieme al capitale, l'establishment etero· patriarcale, che all'omosessualità di ogni nazione fa da comune background; non fanno che tramutare il potenziale energetico negativo di questa crisi in grida attive e omosessu~ente proposi!!ve.


Stefania Sala

La Tuta di Saffo ---------- ..------------------

Volevo proprio scrivere un bell'articolo con questo tiolo, che mi piaceva immensamente, ma mi sono accorta di non poterlo fare: semplicemente perchè la tuta non l'ho mai indossata e non posson ancora parlare a nome delle operaie omosessuali dal mo mento che ne conosco due sole, Piera e Rinuccia: Ne può far testa la loro diversissima maniera di porsi (o non porsi) il problema omosessuale, pur rappresentando i due 1.'stremi entro i quali tutte le sfumature sono pensabili. So come vive l'operaia omosessuale rivoluzionaria, so come vive l'operaia 0mosessuale reazionaria, ma non so come vivono tutte le altre, e non mi va di analizzare delle ipotesi. Nessuna operaia omosessuale, tranne Piera, ha mai scritto al FUORI! Forse perchè non I ha mai letto o perchè non risponde alle sue domande più urgenti (affrontare un problema non è ancora risolverlo). O forse perchè soltanto il privilegio di una certa cultura, anche rivoluzionaria, libera la donna omosessuale dalle sovrastrutturI.' storiche inerenti alIa condizione femminile, o gliele fa scoprire dandole così il coraggio di scrivere come primo risultato di un'indipendenza sul piano del pensare privato se non su quella del vivere sociale. Che il FUORI! non abbia rapporti col mondo operaio femminile mentre ne ha con quelIo maschile, è tuttavia già indicativo di una situazione: gli uomini sono in quanto tali disinvolti, le donne no, restano al buio, continuano a nascondersi; non osano venire alIe riunioni o se ci vengono non hanno il coraggio di dire la loro e restano più oppresse di prima; non osano scriverci, restano donne anche dietro il paravento di un facile anominato. Così, pochissimo anzi nulla sapendo sullI.' MIGLIAIA di operaie omosessuali, di questo articolo ho soltanto il titolo e non ancora il testo, ma dirò qualcosa almeno delle DUE operaie omosessuali che conosco, di Piera e di Rinuccia. Piera è una ragazza che si è sublimata dapprima nelle àssociazioni cristiane, in quelle di sinistra, poi ma sacrificandosi sempre; atteggiamento che conserva dinanzi alIe donne che ama. In fabbrica lavora come una bestia (ora so cosa vuoi dire, me l'ha raccontato lei), si getta nelIe lotte sindacali con la violenza e il coraggio che le mancano altroVI.',fa la "vestale del ciclostile", si prodiga ai festival dell'Unità, ma rischia an che, e dai suoi compagni di partito o di sindacato o di consiglio di fabbrica riceve in cambio una sorta di comprensione, un silenzio sulI'omosessualità che tutti vedono in lei e che lei crede nessuno veda. Co me omosessuale soffre di non potersi rivelare, di non poter inserire il di-

scorso della lihertà sessuali.' perchè suhìto i compagni le sbattono in faccia le LO _ RO priorità. Come femminista soffre quando, fatta qualche osservazione sulla gara del tempo che essi combattono per guadagnare qualche minoto da passare al gabinetto in contemplazione di giornali pornografici, si sente rispondere che solo così si sentono ancora uomini. Cade spessissimo in preda a disperazioni profonde, poi ne esce aggrappandosi ad una meravigliosa fede rivoluzionaria, che alimenta di letture marxiste. Quando può parlare con qualcuno dei "tempi che verranno" si illumina e sul suo viso buono come il pane appaiono due fossette da bambina. Fino a quando sublimerà in questo modo la propria sessualità non potrà essere una rivoluzionaria vera perchè farà la rivoluzione per le priorità vere o fal-' se degli altri, mai per le proprie. Ma comincia a sentire il peso del proprio sacrificio, a sentire lontana da sè quella sinistra che la sfrutta senza darle in cambio nient'altro che una finzione ipocrita. Rinuccia lavora duramente non perchè vi sia obbligata (potrebbe far cottimi meno terribili), ma perchè vuoI mettersi da parte del denaro, tutto il denaro che può, "per comprarsi un giorno delle cose che diano veramente soddisfazione". Certo non va con dannata per questo, le hanno fatto credere che la felicità consiste nelle "cose di prez zo", e non è la sola ad averci creduto. Questa è la sua gratificazione sociale. Il triste è che per appagare questi falsi bisogni si ammazza di lavoro e si fa sfruttare come milioni di altri senza saperlo. E' contenta, dice, di aver tanto lavoro; così può aumentare il gruzzolo dei risparmi a cui è attaccata morbosamente. Anche alle donne che ama si attacca ferocemente; è possessiva con loro in modo spaventoso. Ogni tanto volano i pugni e gli schiaffi, poi torna la pace; ma è difficile andar d'açcordo con lei, è permalosissima e urla per ~iente. Così deve sem pre cercare nuove amiche. Del FUORI! non ha alcuna opinione, come non ha opinioni politiche; direi anzi che come tutti i violenti (tali in quanto deboIi), le piace il potere; le piace subirlo ed esercitarlo, a seconda delle gerarchie di cui è convinta assertrice, ognuro al suo posto, dice. Anche gli omosessuali, Quando uno si fa i suoi affari un po 'da furbo, dice senza che gli "altri" se ne accorgano, non ha mica dei guai. Neppure il problema femminista esiste per lei; lei è una donna che vive sola e quando trova un'amica è lei che comanda; quindi, se mai, di femminismo credo che sarebbe la sua amica a,d interessarsi. Qualche volta si piglia una bella sbronFUORI!

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La; dice che non le fa male per niente e si sente perfettamente a posto. In quei casi si abbandona a raccontare i propii sogni ad occhi aperti vorrebbe tanto trovare un'amica che stesse a casa sua per sempre, fedele e amabile, Lei la potrebbe mantenere e tornando dalla fabbrica la troverebbe sulla porta di casa ad aspettarla. Non la terrebbe mica prigioniera, le permetterebbI.' di andare al. cinema, qualche pomengglO, e la domel11ca andrebbero in giro insieme. Rinuccia non soffre l'ami.' Piera, eppure mi fa ben più pena perchè vedo in lei a quali livelli si posso n mantenere le donne attraverso lo sfruttamento. Piera è magnifica, Rinuccia mi fa paura. Piera combatterà sempre l'oppressione, Rinuccia la perpetuerà. Quando il FUORI! era appena n~t, avevo chiesto a "persona grata" al Partito- allora mi facevo molte illusioni sulla sinistra - di aiutarmi, di danni le "entrature" necessarie per condurre un'inchiesta sulla omosessualità femminile in fabbrica. Mi era stato risposto che non era ancora il momento. Quando verrà per costore'? mi ero chiesta. Ora so che vorrebbero non venisse MAI, e che lo dica una del FUORI! di questi tempi può perfino far loro piacere, colla fame di rispettabilità che mostrano d'avere, colla pruderie che ostentano per motivi l'OSI''poco rivolu zionari. Ma proprio questo loro atteggiamento potrebbe accelerare il processo che tentano di arrestare. E allora, il momento hlalmente venuto, potrò davvero parlare della tuta di Saffo.

ARCANA EDI]'ORE


,----,-, -----, --.--,---,-----,-------------~lU le zampe , La represslO~e ~e? sens~ Clato al s~o a~lco Peter O~lovsky., " COlpIScepresto e forte, Per avere. tI dm~to dI Ma n~l, mal. I FrancesI so~o dlgmtoSl e toccate liberamente, senza che SIveda Il,segno compresI, Sussurrano, trasfenscono tutto di una manipolazione demoniaca o di un'agnel pettegolezzo, Il linguaggio e la rimo ziogressione sessuale, bisogna avere la bella scusa ne logorano di concerto le emozioni. D'al-

corpo con le categorie della filosofia c1aUf, ca. Il corpo non è un oggetto nè un soget· to: esso è incomparabilmente più ricco, più complesso e più sconosciuto. Il corpo è un insieme di ritmi e io oppongo alla psicanalisi la ritma.rj.al.isi,la analisi di tutti i' ritmi che attraversano il corpo: ritmi della mia vt. ta, del giorno e della notte, della mia fatica e della mia attività, ritmi iridividuall, bjologici o cosmici. Per ritmi cosmici,iritenOO-i ritmi dell'anno, per esempio, o altri che ci sono ancora sconosciuti, tutti i grandi cicli. I e to campo ci sono molte scoperte'da qud:lle quali ci parlano già la musica e la are"

del ~ieco ch~, ~er riconos~erlo, ha il diritto di

trond~, è giusto, ~i.può app~na ~~rlare

~e;~~alisi

~mpol~re Il Vl~Odel suo l~terlocu~ore, E se V1accasclate ne a metropo tana, VIsorregger~~no senza dubbio, fino al~o ~trapunt~no p~ù VlC1OO: avete allora Il grandIssImo mento dI essere "senza conoscenza", cosa che riduce a nul~a il deli~ato sca.mbiotattile, Il cilicio ~, la cmtura dI pelo di cammello non usano plU il busto languisce dietro la vetrina delle mercerie di provincia, ma le stecche della convenienza ci si conficcano sempre nella pelle,

pr~pno ~~rpo fuon del gab1Oettllffibottiti del medICI., Non a~~e~a si,parla di sensi, s~diventa i~so facto libld1Oosl; amalgama sapIente e reSlste~te imposto dal puritanesimo tra il senso ed tI ~e~so, Sareb~e stato,meglio, interdire t~tto. nmboccarslle mamche (CIelo! Un bracClO!) come O<?mprared~l profum,o, Que~to artIcolo non e ,un mamfesto sessuale, nudlsta,yoga o cultunsta,

Se le uniformi dell'esercito dànn. il prurito, non è un caso: mi ricordo perfino di un'inverosimile canottiera, nido di pulci a forma di minigonna, che adoperai per sedici mesi come onesto strofinaccio, La rimozione, dappertutto, ci opprime, impressa fin nelle pieghe più profonde della

, ettete, VIa e vostre corazzdae1Osl~~eal vostn casse hi ti 'per , pensare . le guar tevlf'm d'uno s~ec~ o~ gla rugdo,Sld' c~dv~ntre gdon.l~, 1emoZlOm tra tenute, leSI en man ati glU, con la nuca tesa, la ma~cella serrata e la spalla pronta a bloccare Il m~nganell? Merda! Dove va'h···' la vostra VIta? E' In tI corpo, che la t t li

vide in topiche, in regioni, l'es., l'io, il suer-io Esso disgiunge ciò che si pone come ~n'unità estremamente complessa. Octavio P 011 ca Marx e Freud come i portatori d~ c ? del non-corpo. Marx e Freud hanno a1ungo monopolizzato l'attenzione dei rivoluzionari occidentali. Il ritorno del corpo implica anche un ritorno.a Nietzsche ? L ç~b . N' tzsche ha attaccato per prielt~ vre. le ma i denigratori del corpo, la tradizione aiu. dai ça e cns'..t'lana. H a costruito la sua poesia sul corpo ed i suoi ritmi attraverso la mediazione della musica. E' rimasto attento a tute ti i cicli. Mostra che c'è nel c.orpo uno dei grandi enigmi della esistenza, che resta da . dec ifrare. Il co r po contiene neUo stesso tem-

nostra psiche. Diretta, durante la nostra vita in famiglia. Uno dei nostri collaboratori si tinge i capelli e si fa picchiare da suo padre, che lo chia~a .fi~occhio, Si ridacchia quand~ due uonum SIt~n~ono per ma?o. A ch~ eta avete smesso dI gIocare perche eravate dlventati troppo grandi. lo, al ginl}asio, ero un ritardato che giocava coi soldatini di piombo. Krivine oserebbe stringere Geismar nelle sue grandi braccia villose davanti a qualche decina di migliaia di telespettatori? Un uomo piange? Un p~zz~ da piedi. Tutti camuffano le lo~ ro emOZlom, Tuo padre muore, tua madre dlce: "Sii un uomo, figlio mio, e metti via questo ~een~ ':' . C e un eta, a volte molto tenera, dove nelle buone famiglie fratelli e sorelle non devo-

POtr a: mhenta.c ~ ClfSI~ens1.li qu~n o ag e erm sc .ermt0fol' acclamog runu~are q~est~ vecchia maSSIma del deserto: le lene e 1 cOlote ~rendono sempre ~afuga, . H. Lefebvre:. Sono,annl ~he a ,dIspetto della Sorbona e del setton Henn Lefebvre parla del corpo, della gioia, della musica e di quel Frédéric Nietzsche che fustigava già le miserabili astrazioni che ci governano ancora, Voi che dormivate danzate adesso, Actuel: Percepiamo in certe discipline e certe ricerche contemporanee i segni di un ritomo al corpo, che ci appare come la via più positiva che possa prendere ogni "scienza umana". Non vogliamo negare l'esistenza di una breccia aperta dal marxismo poi dalla psicanalisi, in un sapere occidentale stupidamente razionalista e sicuro di sè. Ma non sa-

po la ripetizione _ degli atti, dei pensieri, delle funzioni organiche, dei cicli _e la dif. ferenza, che nasce dalla ripetizione.stessa. Si trova lo stesso enigma nella musica: tute to in essa è ripetitivo e nello stesso tempo talmente differente che si assumesem.pre la . 'bolo del crollo temporale. . mUSIcaa Slffi , " " " . Cl sono due genen di ~pe~zlO~e: ~clica e lineare. Battere una sene di COlpIdi martello, è una, ripetizione ~nea~e, m~ntr~ i ri~:tnidella fatica, o del desldeno, sono ClctiCl,come la,notte e il giorno, gli ~~ ... Nletzsche corregge COSlll mate~o col suo carattere meccanicistico e ascetIco, perfl~o il mate~ia~sI?o dialett~ato ~ Marx: BIsognava npnstmare la poeSla. Ritengo il pensiero di Nietzsche più ricco di quello

no più dividere la s~essa.stanza da b~gn,o: ~i accusano sempre gli altn delle propne 1mblzioni. Frustrazioni, angosce rimozioni, silenzio e smorfie, ecco un circolo vizioso a sufflcienza, L'istinto di morte mostra la sua brutta faccia e scivola sornione, per limitare la nostra vita all'esistenza produttiva e allo svago freddo, alla chiavata istituzionale, con stile. Si mantengono le distanze, quando non si sta sul chÌ-vive. Nell'uomo la morale bracca ancora la povera bestia e i suoi istinti territoriali, queste frontiere di possesso che oppongono le grandi torme di elefanti, Siamo tutti delle oche grige: leggete un po' i libri di Konrad Lorenz sull'aggressività e provate a toccare, se VOleterischiare di prendervele. I Freaks americani si baciano da quando il poeta Allen Ginsberg è stato in prigione per essersi mostrato in una foto castamente abbrac-

rebbe ora di criticarli per la loro insistenza esclusiva sulla cerebralità e per il loro di _ sprezzo del corpo? H, Lefèbvre: Dei nostri contemporanei, l'uomo che ha parlato meglio del corpo è il poeta messicano Ottavio Paz. Nell'insieme delle filosofie, delle metaflsiche, delle ideologie, egli distingue i "segni del corpo" e i "segni del non-corpo", Conosce mirabilmente tutti gli aspetti del pensiero esistenti sul pianeta, e li riassume in questa opposizione, Accusa-giustamente, a mio parere - il materialismo e particolarmente il materialismo marxista, di essere imbottito di segni del non-corpo. Al contrario: si tende a fare del corpo un oggetto, un frammento di materia inerte, mentre è tutt'altro. Per parlare del corpo bisogna essere poeta. Perchè il corpo non è soltanto urta referenza centrale per il pensiero, ma anche iltema della poesia. Non si può parlare del

<l!molti ~a coloro ~he l'ha~o s~gui~o. Vi SItrova gla una teona del deSldeno, Sl potrebbe anche riattaccare al suo pensiero quello di Reich o di Bataille. Nietzsche è stato poco capito ai suoi tempi, in ogni caso in Francia, dove gli hanno pre· stàto attenzione soltanto degli scrittori reazionari come Montherlant. Lo si descrive come un teorico dell'autorità, quasi come un cantore dello stato, ed egli non io era affatto. La nozione di "volontà di potenza" ha provocato numerosi malÌ11tesi. Nietzsclle critica la volontà di dominare, il potere. Dice semplicemente che nella grande metamorfosi, la grande lotta controU nichilismo (eioè principalmente la tradizione cristiana)&Mf ergersi la volontà di vivea, raffer'mazione della vita, il grande sì detto alla vita e Il corpo. E l'ha detto poeticamente. L'ha tralmes· so; comunicato, non attraverso concetti. ma con parole che proclamano e accendono la

Actuel - Lefèbvre

La Politica.

del Corpo

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spezza questo insieme, lo di.

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immaginazione. Per questo motivo bisogna ricollocare Nietzsche nelle correnti del pensiero moderno, accanto a Marx, e in una certa misura, accanto a Freud, Reich o Heidegger. Una grande costellazione all'interno della quale dobbiamo ancora scoprire i veri rapporti. Non si tratta di fabbricare degli eclettismi e delle vaghe sintesi. Era un errore vedere in Reich l'artefice di un "freud-marxismo" e non sappiamo che farcene di un "marx-nietzschismo" o di un "nietzsche-buddismo" o di che diavolo altro. Tutti si inseriscono in uno sviluppo, e ciascuno mette l'accento su un aspetto. Marx ha parlato dell'azione e ha messo a nudo il meccanismo delle nostre società, Nietzsche parla della gioia e della sofferenza, e tenta di definire una nuova civiltà. Actue/: Quando si evoca Reich in Francia, si pensa ai suoi primi lavori in seno al movimento comunista e si ignorano completamente, si deformano o si calunniano i suoi ultimi anni negli Stati Uniti, il Reich della "orgone therapy". Tuttavia è proprio questo Reich che ha iniziato una ricerca fondamentale sul corpo. Lefèbvre: Avete ragione: io difendo il Reich degli ultimi anni. C'è un'energetica del corpo che persone come Reich o Bataille hanno esplorato. Anche Nietzsche aveva presagito qualcosa in questo senso: Il corpo non è una macchina che desidera. E' una macchina doppia: da un lato essa riceve delle informazioni, dagli organi dei sensi, dall'altro accumula energia, si nutre. Il corpo è un centro d'energia, non un motore. Accumula energie per spenderle esplosivamente, con lo spreco, con il gioco, con l'esplosione. Possiamo riferirei alle grandi metafore poetiche, e soprattutto a quella del sole, centro d'energia per eccellenza. Il corpo dispone dell'eccesso di energia in un dispendio inutile che produce la gioia: nessuna gioia senza questa esplosione. Qui si colloca l'apporto di Bataille: ha cercato l'utilizzazione di questo eccesso d'energia - la parte maledetta - che nell'essere umano e nella società si spende necessariamente ed a qualsiasi costo. Non la si spenda nella creazione ed essa esploderà in violenza distruttrice. Actuel: Contro coloro che propongono un ritorno al corpo e un'affermazione della vita, si contano numer ose correnti pessimiste: la nozione dell'istinto di morte in psicanalisi, un certo esistenzialismo e le riflessioni sull'angoscia. Lefèbvre: L'istinto di morte è una scoperta ambigua della psicanalisi. Reich lo rifiutava - del resto segna il suo distacco dal freudismo. Quando si fa posto all'istinto di morte, questo attacca e invade tutto il resto. Ci si consuma in'meditazioni sulla morte, si rurta con l'angoscia, come l'esistenzialismo, che in questo prende il posto del cristianesimo. Di Nietzsche ho conservato, fin dalla mia adolescenza, l'idea del trionfo della vita - che troviamo anche in Spinoza, del resto. lo sono per l'affermazione della vita, verso e contro tutto. E' già abbastanza scocciante dover morire senza sentirne anche parlare per tutta la vita. Ci sono persone che mi sembrano cani che urlano alla morte, ed io ho orrore di que-

ste cose. Protesto vitalmente, dal fondo stesso della mia affermazione, ed è questa la grande poesia di Nietzsche, la lotta contro il nichilismo. Actuel: Ha l'impressione che il conflitto tenda poco a poco a risolversi, in un senso o nell'altro, oppure che vi siano dei cicli? Lefèbvre: Il conflitto procede per cicli, è sicuro. Octavio Paz scorge nelle filosofie asiatiche fasi di depressione, di nichilismo, di pessimismo e di puritanesimo. In Europa il tredicelòimo secolo fu un periodo bellissimo, il Rinascimento un momento grandioso, ma ben presto cancellato dalle guerre di religione e dalla grande crisi europea. Anche il diciottesimo secolo ha dei lati bellissimi. In compenso ho in orrore il diciassettesimo secolo e tutta la cultura francese è basata su di esso. Oggi cadiamo in una enorme ondata di pessimismo e di nichilismo. Le idee vagano in una sorta di palude: non si sa a che punto siamo con l'umanesimo, si parla di desiderio ... Comincia a essere ben esasperante, la retorica del desiderio. Me ne rendo conto attraverso gli scritti dei miei studenti. E' una grande mistificazione. Si parla di desiderio solo quando non si desidera: Molti non arrivano neppur più al pessimismo, e si accontentano di essere vagamente nauseati. Oggi il pericolo sta nella noia. Eppure personalmente, preferisco ancora l'angoscia alla noia. Actuel : Qualche anno fa"vivevamo un periodo di millenarismo ottimista, sotto forma di utopia: Si pensava alla rivoluzione in tutti i suoi aspetti, e alla vita idilliaca che ne sarebbe venuta. Oggi il millenarismo ha cambiato aspetto, è divenuto pessimismo. Si aspetta l'apocalisse, la fine del mondo. Lefèbvre: E' un bell'esempio dipessimismo. La gente è presa da impazienze collettive. V 0gliono assolutamente un'apertura, uno sbocco, s'imbarcano in un'utopia ottimistica. Ma questa riceve colpi durissimi, sfugge senza che la si possa trattenere e si trasforma nel suo contrario, la visione apocalittica. Il ritorno al corpo dovrebbe servire a crisi del genere. Actuel: Non pensa anche lei che i tecnocrati abbiano incominciato a integrare l'ideologia del piacere disinnescandola ? Lefèbvre: Non si tratta di piacere, e ancor meno di gioia, ma di miserabile soddisfazione. La soddisfazione placa un bisogno definito, classificabile, controllabile, attraverso un oggetto: Questa concezione porta inevitabil mente all'inquietudine; anche se si soddisfa un bisogno particolare, tutti gli altri bisogni si mettono a ringhiare nel loro angolo e diventano desideri insoddisfatti. La polemica va più a fondo e ben oltre le dispute delle diverse scuole di psicoterapia e i tentativi dei tecnocrati. Essa riguarda il significato stesso del linguaggio e dei segni. Ci son persone, moltissime, per le quali i segni si collegano, con rigore logico e ,il linguaggio è un nucleo, un centro di scientificità. C'è un'altra teoria dellipguaggio - che del resto deriva da Nietzsche e che si può trovare nel Libro del Filosofo: Il segno - verbale, gra· fico, l'immagine, il suono- resta qualcosa di morto e di apportatore di morte. Il linguaggio è mortale. La poesia, la musica, FUORI!

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sapere l'arte· -qualcosa devono prendere insomma questo di pi.i pwfondo materiale',;dé~.. freddo e gelido, ricuperarlo e innalzarlo ad u•.~ no stato di gioia e di godimento .. '.~ Actuel: Forse occorse studiare attentamente':~

le discipline orientali per riconquistare una c~ noscenza pratica del corpo .. ~ Lefèbvre: . Non le conosco abbastanza per af-~ fermalo. L'Oriente mi affascina e mi seduce .• ~ Ho provato a capirlo: è più difficile di quantoJ l non si pensi. Non basta far qualche gesto e mettersi in qual-} che posizione per capire lo yoga o lo zeno L'O", riente non coltiva l'astrazione occidentale in '. rapporto al corpo, benchè abbia avuto dei m<ri menti di ascetismo. Esso vede il corp9 più con~ cretamente di noi, nella sua ricchezza interiorel Qui la scrittura per ideogrammi ha un ruolo . determinante: i caratteri sono dei capolavori ,'} dei quadri o dei poemi: Il discorso logico non ,j si separa dall'arte, diversamente dallogos occi~j dentale, questa ragione manipolatrice e opera-' tiva. Non sto dicendo che si deve rinnegare il" pensiero occidentale. Non si tratta di esclude-;1 re il razionale, il cervello. Ad esempio, mi rifiuto di scegliere tra cervello e sesso. E' una mutilazione. Bisogna mantenerli entrambi. Certo i segni del non-corpo si riallacciano al funzionamento autonomo del cervello, all'in- • tellettualità, alla cerebralità. Ma non sono nemmeno d'accordo con la valorizzazione esclusiva del sesso. L'immagine dell'acefalo, dell'essere umano senza testa, che talvolta si trova come illustrazione dei testi di Bataille, mi disturba particolarmente. Actuel: Storicamente, lei vede manifestarsi il ritorno al corpo? Lefèbvre: In una certa misura, molto maldestramente, con molte deviazioni. Ci sono molte filosofie del non-corpo che scambiamo per filosofie del corpo. Penso a questo culto persisten te e sempre rinnovato della natura. Si identifica la natura al corpo. La natura è minacciata di distruzione, molti vi si aggrappano. Ma non affrontano veramente il problema, il corpo come fonte di gioia. La scelta, ecco il lavoro che dobbiamo intraprendere. L'affermazione del corpo non può farsi senza una vera esplorazione del corpo, senza di-.! sciplina del corpo delle quali lo sport è solo la parodia e la caricatura. Dobbiamo arrivare a fondare una cultura, una pedagogia del corpo: Non so se sia possibile. Bisogna distruggere molte illusioni. Spesso si crede di coltivare il corpo attraverso le immagini del corpo, che ne sono la negazione. Il visivo- è il segno del non-corpe. Il fallo, rappresentazione del corpo in immagine e in oggetto, definisce il contrario del corpo. Ciò che prevedo, alla fine, è una filosofia dj,onisiaca.


Angelo Pezzana

Un Ballo Riformista Londra, sabato sera, 2 Novembre. Il ballo organizzato dal CHE (Campaign for Homosexual Equality) è alla Assembly Hall, quartiere di Holborn, una tipica sala londinese di quartiere, che può essere presa in affitto da qualsiasi organizzazione. Sono a Londra da due giorni e domani, domenica, riparto, per Torino. Ne parlo con Mario e Piero, due compagni del FUORI! che vivono insieme in un appartamento di Kensington, e decidiamo di andarci. Loro, che non hanno mai partecipato alle attività del CHE, ma soltanto a quelle del GLF (Gay Liberation Front) sono abbastanza curiosi. lo, non essendoci nessuna manifestazione del GLF, ho molta voglia di andarci. Assembly Hall è una grande sala rettangolare, pavimento di legno e soffitto rosso, pochi tavoli disposti a semicerchio e un grande spazio in mezzo per ballare, niente orchestra ma musica roch anni '50 registrata. Il CHE è una organizzazione omosessuale che noi definiremmo riformista, nel senso che si occupa soprattutto dei diritti civili e che non svolge al suo interno alcun dibattito politico. E' far;je immaginare quindi con quale spirito noi si sia andati al ballo del CHE. Ci a.>pettavamo un ambiente molto borghese, comportamenti borghesi, insomma tutto quello che noi siamo abituati a vedere nei vari bar e club gay in Italia. Invece la nostra partecipazione è stata diversa da quella che (forse) avremmo voluto che fosse. Non ho mai amato particolarmente i "10cali", anzi, dovrei dire che mi ci sono sempre trovato a disagio, con un senso di oppressione che avvertivo nell'atmosfera dell'ambiente stesso. Non ho mai potuto sop portare quel senso di competitività che è tipico dei locali gay: io sono più bello, io sono più elegante, io sono più giovane, io sono più sexy, io sono più ricco ..... il risultato è una maggiore aggressività, un tentativo di superarsi l'uno contro l'altro, aggressività anche e soprattutto verbale mediante lo uso di tutti i termini che la società eterosessuale ci ha dato, o fatto inventare, che non significano quasi mai odio verso gli altri ma odio e sensi di colpa verso noi stessi. Partecipazione diversa e sorpresa enorme. Appena entrato mi sono messo a girare un po'. Dopo qualche minuto mi son sistemato, seduto a gambe incrociate, su uno dei tanti tavoli che costeggiavano una parete e ho incominciato a prendere appunti su quanto vedevo. All'inizio mi san sentito deluso, sicura mente perchè mi aspettavo ben altro, ma

?

ùa millenni. immobile. queste senzazione è durata pochissimo. Subitodopo, mi son sentito felice, felice di una serenità che mi veniva dagli altri. 300 omosessuali che ballavano senza "guardarsi addosso" ma che guardavano e parlavano con i loro compagni. Non ballavano "bene", ballavano, si muovevano e si toccavano e si parlavano, Questa è stata la cosa che mi ha colpito subito. Molti, tan tissimi, erano vestiti come sicuramente dovevano esserlo nel pomeriggio, senza alcuna ricerca di essere "meglio", cioè diversi. Molti con trucchi e smalti, molti in serissimi abiti grigi, camicia-cravatta. lo notavo queste cose, ma sono sicuro che loro non ci pensavano nemmeno, presi come erano a ballare, e a ballare anche tutti assieme, mano nella mano del com pagno/a vicino, girando su e giù nella sala seguendo il movimento del serpente. Molte le donne, a gruppi fra loro ma anche unite insieme agli altri. E quanti anziani! Assolutamente incuranti dell'età,chi molto "serio" chi con folli collane-cinture dorate, allegramente insieme ai giovanissi mi in quei balli in cui, dopo la fila - tutti con le mani sui fianchi di quello che sta davanti - si riprende a ballare con chi sta più vivino. Senza fastidio per chi ci si è ritrovato fra le braccia, ma con simpatia e calore. Mi è sembrato anche che i ruoli tradizionali attivo-passivo fossero quasi inesi stenti. di trovarmi di fronte ad una comu nità omosessuale in cui il senso di fratellanza (omosessuali, amiamo ci fra di noi! quante volte lo abbiamo gridato? ) fosse un dato ritrovato e vissuto.

Niente marchette, niente etero-che-vanno-per-vedere, eterosessuali sì, ma amici di gay che erano lì e che ballavano e chiac chieravano tranquillamente. Queste sono le mie impressioni. Mi rendo conto che sono molto trionfalistiche, ma io mi sono sentito molto bene, glad to be gay, felice di essere omosessuale. Poi siamo andati, con Mario e Piero, a mangiare e ne abbiamo parlato a lungo. Abbiamo discusso dell'azione del FUORI! e delle sue elaborazioni teoriche e della ·mancanza che tutti gli omosessuali, anche noi ovviamente, sentono di strutture alternative, non rimandate all'infinito, ma presenti, oggi, subito. E non ci è sembrato di fare del riformismo. Forse è giunto il momento in cui ci si deve porre l'esigenza di una organizzazione omosessuale, naturalmente non a fmi commerciali, ma esistente e funzionante. Tony, un compagno del G LF, quindi as solutamente insospettabile, ci parlava dell'importanza delle azbni del CHE, soprattutto in quei quartieri di Londra o nei piccoli centri in cui l'omosessuale si sente maggiormente isolato, privo di ogni possibilità di contatto. con gli altri omosessuali. E non è forse questa anche la nostra realta? Quali opportunità abbiamo noi oggi, se non i luoghi tradizionali o, nelle città dove ci sono,i club, per ritrovarci? E tutti sappiamo quanto oppressivi siano questi ultimi. lo credo che il FUORI dovrebbe finalmente porsi la realizzazione di questo tipo di organizzazione, altrimenti il nostro movimento non riuscirà mai a raggiungere gli omosessuali. Il lavoro teorico, le azioni principalmente politiche, impl?rtantissime, indispensabili, non sono sufficienti da soli. L'esigenza di strutture alternative immediate è forte, vitale. Dopo il lavoro politico restiamo soli con noi stessi ed il cesso del parco è sempre lì,

Paola Elio

Sessuale

Si Omosessuale No

Alla fine di luglio, a Madonna di Campiglio, nel corso di un convegno promosso dal Movimento "7 Novembre 1971" ed aperto anche ai non aderenti al Movimento, è stato affrontato, in un gruppo di studio, anche il problema dell'omosessualità, al quale hanno partecipato alcuni omosessuali, dei preti ed altre persone variamente interessate all'argomento. ' Come è risultato dalla relazione orale tenuta in assemblea, il problema dell'omosessualità è stato visto nel contesto della sessualità in generale e della gestione che di essa fa la società. E' stato messo in evidenza come possa FUORI!

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cambiare totalm~nte la valutazione di un fenomeno come quello omosessuale, a seconda che il sesso si presenti e si voglia far vivere come strumento di riproduzione o come strumento di comunicazione che permette alla persona di realizzarsi nella gioia. Sono stati fatti anche degli interessanti accenni al problema dell'educazione dei ragazzi che presentano la propria originalità (nel senso positivo del termine) fin dalla prima età e che quindi sono i più esposti al dileggio ed all'oppressione, nella misura in cui génitori ed educatori si rifiutano di essere solidali con la loro originalità. Le testimonianze degli omosessuali pre-


senti sul conflitto da loro vissuto fra omosessualità e fede hanno fornito altro materiale alla relazione orale, anche se il tutto ha dovuto essere contenuto in tempi molto brevi. Tuttavia è emerso che è possibile armonizzare omosessualità e fede a patto che l'omosessuale abbia consapevolezza - o la acquisti che ciascun essere umano è "unico ed irripetibile" ed è amato da Dio così come storicamente si trova, tale e quale a tutte le altre persone di questo mondo. La conclusione della relazione ha posto in evidenza come la lotta degli omosessuali per la propria liberazione 'è un momento, una battaglia, della guerra per la liberazione comune dallo sfruttamento e dall'oppressione. E' assolutamente necessario che siano gli omosessuali in prima persona a gestire la loro lotta. L'assemblea ha mostrato di seguire con attenzione, e l'impressione generale di questo primo approccio diretto fra omosessualità e un ambiente di credenti non può che essere valutato positivamente.

bile fra funzione evangelizzatrice e funzione culturizzatrice.

sciandosi impregnare delle sue esigenze reali di dignità, libertà, giustizia, uguaglianza, fraternità.

uno stile di chiesa il cui tutto ciò che è istituzionale (il 'sabato') sia proiettato in funzione e a servizio di una comunione di persone libere e responsabili: e tutto ciò che è comunione di fratelli si trovi proiettato in funzione e a servizio della comunità umana ..... per ritrovarsi radicalmente 'comunione con l'uomo', popolo, umanità oppressa, la-

Una presa di coscienza della realtà conflittuale ... e pertanto la presenza cristiana nella lotta di classe, come forza di denuncia e di sovvertimento di ogni ingiustizia e sfruttamento dell'uomo sull'uomo, per la costruzione di una società alternativa fondata sull'uomo, nei suoi valori (umano-evangelici) totalizzanti" .

ATTENZIONE! Poichè il prossimo numero del "FUORI!" accoglierà dei contributi sui problemi: omosessualità-fede; omosessualità-re ligione; omosessualità-chiesa, è utilissimo che tutti coloro che hanno qualcosa da dire su questi argomenti ci scrivano. Sono soprattutto utili le testimonianze:

l) sulla oppressione esercitata dall'insegnamento religioso; 2) sulla eventuale armonizzazione fra fede religiosa ed omosessualità; 3) sul contributo che i preti hanno dato alla repressione o alla liperazione dell'omosessuale nel rapporto diretto (confessione o richiesta di consigli).

NOTA BIOGRAFICA DEL "7 Novembre"

Paola Elio Il "7 Novembre '71" si costituì il 25 aprile 1972 a Roma per iniziativa di un gruppo di preti e di laici. Nella risoluzione conclusiva del Convegno di Fondazione si legge fra l'altro: " Siamo di fronte ad una crisi profonda ed irreversibile della Chiesa e della società italiana. All'interno della società premono delle forze di liberazione che sono essenzialmente evangeliche perchè fondate sul riconoscimento dell'uomo come valo· re supremo ed unico riferimento per l'edifiçazione della società civìle ..... Si constata che è trascorso il tempo in cui la Chiesa poteva misconoscere le esigenze di mutamento e imporre alle coscienze una visione della società e proprie soluzioni per i problemi umani.. . Gli aderenti al Movimento, presa coscienza di tale situazione, ritengono di dover ,promuovere direttamente nella comunità ecclesiale iniziative idonee al tine di : Il superare il tipo di Chiesa 'sacrale', burocratica e di potere attualmente esistente, perchè la Chiesa torni ad essere mondo ed umanità aperti al Cristo nella fede e nell'amore dentro tutte le lotte per la liberazione dell'uomo;

"

Nel documento ufficiale del I Congresso nazionale (3-5 novembre '72) silegge fra l'altro: " Il Movimento ribadisce la propria visione ed espedenza 'aperta' di Chiesa, quale mondo e umanità chiamati da Cristo alla fede e all'amore dentro tutte le lotte di liberazione dell'uomo, in una scelta fondamentale della classe degli oppressi e degli sfruttati. Riafferma pertanto :

una adesione al Cristo e al Vangelo che trascenda la storia perchè partecipa alla sua vittoria sulla morte e sul peccato e, insieme, si fa impegno concreto dentro le lotte di liberazione dell'uomo da tutte le sue a· lienazioni (personali, ecclesiali, sociali, culturali, politiche); senza separazione possi-

Le Bam"bine ma In quesH ultimi tempi mi è capitato di leggere due cose indubbiamente interessanti ed anche dotate di un certo valore "eversivo", se si considera - come del resto è necessario il quadro generale della situazione; sicuramente, però, esse non posseggono alcuna forza rivoluzionaria, intesa nel senso di fare piazza pulita dei più radicati pregiudizi e di riconoscere quindi il valore della persona umana in quanto tale, senza altri aggettivi. Eppure, nonostante l'assenza di tale spirito rivoluzionario, una di queste due cose ha avuto perfino l'onore di una denuncia per aver offeso d pudore" ..... secondo il comune sentimento ..." . I due lavori in questione sono: il dialogo sul sesso registrato in una seconda media (età dei ragazzi circa 13 anni) e pubblicato su "L'Erba voglio" (Novembre 72 - febbraio 73 nO 8/9) e il libro di Elena Gianini Belotti Dalla parte delle bambine, Feltrinelli 73. Secondo me questi due lavori hanno in comune due fatti: da una parte una apertura ed un'angolazione nuove rispetto all'andazzo generale: (si cerca, cioè, di aggredire la materia in modo diretto e di chiamare le cose col loro nome); dall'altra parte ambedue hanno una viscerale antiomesessualità. A voler essere malevoli, si potrebbe interpretare tale antiomesessualità come un tentativo di· cattivarsi le simpatie di coloro che si potrebbero risentire dei contenuti di quelle opere, operando con loro una sorta di scambio: voi (benpensanti, ecc.) mi permettete di dire molte cose che vanno contro la prassi educative attuale e di svelare tante ipocrisie che, tanto, voi non siete più in grado di tener nascoste a lungo; io, però, mantengo ferFUORI!

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ma una condanna, che, anzi, avvalora proprio coi risultati delle mie ricerche e col mio anticonformismo: l'omosessualità è anormalità, malattia, tutto ciò che volete voi; la "devianza" non ha diritto di cittadinanza neppure nelle mie strutture rivoluzionarie. Ora, non dico che le autrici abbiano avuto questo intento chiaro nella mente; intendo invece sostenere come, anche in persone che rompono le scatole alle autorità costituite e rifiutano prassi assodate e rodate da anni, si mantenga profondo il pregiudizio nei confronti di ciò che è chiaramente diverso, nei confronti di chi segue una strada veramen-" te personale, fino al punto che in pratica questi presunti rivoluzionari diventano dei preziosi alleati di quelle persone, di quelle strutture e di quei sistemi che, a parole, vogliono combattere. Nel caso della Melandri, certo, non è bastato il suo "scientifico" silenzio nei confronti dei feroci pregiudizi espressi dai suoi alunni su finocchi e lesbiche per allontanare da le'i la denuncia del procuratore di Lodi; ma sono sicura che sarà assolta con formula piena, perchè, di fatto, i discorsi da lei registrati sono la ripetizione esatta e fedele di ciò che dovunque (in famiglia, al cinema, al bar, nei circoli di partito e di parrocchia) si dice sul sesso. So del resto, e ne sono umanamente contenta, che nel caso in questione la Melandri ha avuto un solo accerrimo nemico (il parroco) e molti amici (i colleghi, le famiglie delli alunni, anche il preside). Ma a me interesserebbe sapere se tutta questa solidarietà ci sarebbe stata anche se la Melandri avesse invitato i suoi alunni ad ap-


profondire criticamente il loro disprezzo per i finocchi e le lesbiche e a trovare - dati di fatto alla mano - il motivo per cui questi ultimi non debbano avere il diritto di essere come sono. DAL DIALOGO PUBBLICATO SU "L'ERBA VOGLIO": /I focoso tra i banchi (nO 8/9 - 1972/73 pago 19). "MARCO: Anche in classe portiamo giornali di donne nude. Li guardiamo per imparare, perchè se uno va a letto con una ragazza e non sa quello che fa, lo prendono per un finocchio ( ..... ) NINO : Per me Luigi è un finocchio perchè non sa niente. (Luigi si mette a piangere). MARCO : Per me non è che sia un finocchio; è perchè è ritardato, non gliene hanno mai fatte vedere queste cose. Adesso che le vede, sta imparando anche lui. Dopo .....

(

..... )

LUCIA: Vorrei sapere come mai questi giornaletti interessano soprattutto ai maschi e poco alle femmine.

( .....

)

WALTER : Le ragazze non guardano i giornalini perchè, se guardano i giornalini di donne nude, certi ragazzi che le vedono pensano che sono lesbiche, perchè guardano la loro stessa figura nuda. ( ..... ) Questo dialogo è interessantissimo per molti versi; ad esempio, offre la possibilità di vedere come dei ragazzi di 12 o 13 anni abbiano già idee ben precise su cosa è "normale" e su cosa si addica ad un vero maschio; ma non è questo che mi preme adesso. Ciò che desidero far notare è il silenzio costante dell'insegnante, la quale non si preoccupa di invitare i ragazzi ad approfondire quei loro concetti, in apparenza così chiari, di finocchio e lesbica. Che i ragazzi guardino i giornalini con le donne nude si sa da secoli e chi se ne scandalizza ..... Bah! Che i ragazzi ne parlino con l'insegnante ... ecco, questa è una novità, ma non credo che sia liberante se il colloquio non fa che riechcggiare frasi stereotipatp ~ se dopo di esso ciascuno se ne va con le stesse convinzioni che aveva prima. Perchè, dagli interventi dei ragazzi risulta chiaro che tutto ciò che essi dicono non è frutto di riflessione originale, ma è soltanto vieta ripetizione di ciò che dice del ses· so la cultura dominante, ripetizione accettata dall'insegnante, pare, come apporto originale dei ragazzi. E' questa la rivoluzione? Per la seconda volta Bah !. Come già dicevo sono convintissima che la Melandri sarà assolta pienamente dall'accusadi aver offeso il "pudore secondo il comune sentimento" e "il sentimento morale dei minori". Se mai, ha offeso qualcun altro, ma questo qualcun altro è da secoli che tutti allegramente offendono con la protezione e la benedizione di tutte le autorità.

L'autrice vuoI dimostrare, e lo fa con acutezza e talora con discreto spirito umoristico, che "la differenza di carattere tra maschio e femmina non è dovuta a fattori innati, bensì ai condizionamenti culturali che !'individuo subisce nel corso del suo sviluppo. Guidati da lei attraversiamo una sorta di galleria degli orrori pedagogici che sono noti soprattutto a quelli fra noi che hanno avvertito fin dall'infanzia la propria "diversità", e che quindi hanno tentato con una certa consapevolezza di rifiutarsi ai giochi e agli atteggiamenti ritenuti adatti al "loro" sesso. Quando l'autrice afferma che non esistono qualità "maschili" e qùalità "femminili", si tira un sospiro di sollievo; e quando sostiene che si tratta "Di restituire ad ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene", si tocca il cielo con un dito. Ma se si cerca nel libro un barlume di coerenza per quanto riguarda la vita adulta del fanciullo (al quale l'autrice permette al Ilmite, se maschio di fare la maglia, sé femmina, di giocare agli indiani) si ha una gorssa disiluzione. Sono soltanto due gli accenni alla "devianza", due soli e alquanto timidi, che tradiscono però tutta la paura di essere accusati di stare dalla parte dei "diversi", di quelli cioè che una volta adulti, continueranno a camminare sulla via della propria originalità. Eccoli : Pago 80 "Nessuna donna, tranne le così dette "devianti", vorrebbe seriamente essere un maschio e posse dere il pene: ma la maggior parte delle donne desiderebbe avere privilegi e le possibilità che sono legati al fatto di possederlo". Pago 168: "Giorgetto non deve essere considerato il caso isolato e preoccupante di un maschietto dal carattere dolce che ai giochi aggressivi del suo sesso preferisce quelli più tranquilli delle femmine. Coloro che hanno potuto osservare le attività dei bambini in certe scuole, come ad esempio le già citate Case dei Bambini Montessori, don ad ambedue i sessi vengono proposte le stesse attività, dove si stira, si fa il bucato, si lavano i piatti, si scopa, si apparecchia, avranno certamente notato che maschi e femmine scelgono queste attività con identico entusiamso senza che ciò pro-

,

la falni~lia e

Altro esempio di come anche un'opera valida e nuova possa naufragare miseramente sugli scogli della paura del totalmente diverso è contenuto, come accennavo prima, in Dalla parte delle bambine. FUORI!

INVERNO 1973

Pago 19

voclu conflitti nè tanto meno deviazioni sessuali" (sottolineatura mia). Pochi considerazioni finali: le cosi dette "devianti" l'autrice le deve aver conosciute sui libri di psichiatria e basta; altrimenti saprebbe dalle loro bocca che esse hanno già scoperto per esperienza diretta ciò che lei considera la scoperta dell'America; che, cioè, non esiste desiderio del pene, bensì desiderio -legittimo - di essere considerate persone e non sottospecie. Non basta: il sentirsi o il desiderare, di essere maschio può essere il frutto di una dinamica del tipo seguente: ci si sente attirate fin da piccole da altre donne e ci si rende conto di poter stabilire con loro un rapporto d'amore; ma, poichè l'educazione ricevuta ci ha insegnato che sono i maschi a sentire attrazione per le donne, o ne deduciamo che anche noi siamo maschi o desideriamo assumerne lo stato civile per poter far coincidere i nostri sentimenti e i nostri istinti con la programmazione educativa che abbiamo ricevuto. Non è ben chiaro, poi, ciò che l'autrice intenda come "deviazione sessuale", esiste deviazione quando esiste una via precisa, ben delineata. Oggi si può legittimamente parlare di deviazione in quanto la società ci impone una strada da percorrere, anzi, due: una per i maschi e una per le fe{I1mine, come la stessa Gianini Belotti afferma e dimostra nel suo libro. Ma, una volta che si sia unificata tale via, nel senso da lei stessa auspicato, restituendo cioè "a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso a cui appartiene", come si può parlare ancora di deviazioni sessuali? Ciascuno prenderà la propria via e, abitua· to ad esprimersi in modo originale da piccolo, continuerà gioiosamente da adulto, scegliendo con libertà. Ed ora una proposta: vuole l'a].ltrice di questo libro confrontarsi con tutti questi" devianti"? Forse potrebbe fare, poi, una nuova edizione del volume dando alla sua opera una maggiore coerenza e togliendo quelle concessioni ai ben pensanti che, come dimostra il caso della Melandri, non servono neppure a cattivarsi le loro simpatie. Analogo invito, logicamente, è rivolto alla stessa Melandri.


Trascrizione di Francesca Talozzi – www.omofonie.it - novembre 2006 ________________________________________________________________________________________________

Fuori, n.11, 1973, pp. 20-21. Nota della redazione di Omofonie: per questioni d’impaginazione che rendono difficile una buona riproduzione digitale, trascriviamo qui di seguito le tre poesie di Alfredo Cohen pubblicate nel “paginone” centrale, pp. 20-21.

3 poesie libere di alfredo cohen IL COLORE SESSUALE [p. 20] E’ vero: il mio colore sessuale sa un poco di quella vostra primavera eterosessuale che contrabbandate per unica – un mezzo prato - sempre presenteuna giovine – anche quella, la solita vostra sfruttata che ha cosce di sangue alla sera – per il vostro letto – e poi gli uccellini – nessun doppio senso dal momento che – è risaputo – a noi omosessuali piacciono quelli veri! e poi, e poi fatemi pensare, ecco: due gocce di azzurro negli occhi della bambola di primavera. No! Il mio colore sessuale, ha un colore che voi non conoscerete, mai! voi che non avete orgasmi e nutrite di favole parrocchiali la circonferenza ben pattuita delle fighe che impalmate - grassi sultani della malora e nemmeno ricchi di petrolio – (di questi tempi sareste almeno ben utili) Neppure i vostri harem - molto spesso in carta traslucida patinata hanno veli o colori come il mio aspetto omosessuale. Mi tingo di rosso o di verde ho sembianze di strega o di orco tento i bambini e i giovani. Dunque? cosa mi fate? io vi sfido! 1


Trascrizione di Francesca Talozzi – www.omofonie.it - novembre 2006 ________________________________________________________________________________________________

cosa diavolo mi fate? Potete solo correre a nascondere i vostri culacci di maschiacci infagottati nel maschilismo che cessa di funzionare! Ebbene, sì! ho qui la mia pelle colorata di pelle! la vostra di che colore è? LO SGUARDO [pp. 20-21] Lo sguardo, nostro, omosessuale è nostro! misteriosa combinazione di proprietà liberata! sì, proprio nostro, davvero, e non nego che esistano delle difficoltà! Quelle a darlo, quelle a riceverlo quelle a passarlo senza darlo a vedere quelle a mostrarlo senza essere picchiati (nel tram, in questura, per strada, nella Casa Del Signore con il servo del padre) Una sera ho dato il mio sguardo all’uomo con la cinghia lenta sui pantaloni (quasi lo aspettasse e lo desiderasse) e mi ha picchiato. Ma lo sguardo nostro, resta nostro! Che dire dello sguardo omosessuale? che dolcezza e quali tesori da raccogliere! quali tramonti indorati di stupidaggini eterosessuali e che certezza della nostra vitalità! Ebbene, siamo omosessuali (giunge il momento della vita in cui bisogna confessare certi orrori……)Ah! Ah! ma lo sguardo lo sguardo nostro: santo cielo! che bello! che amore! UN GRANDE AMORE [p. 21] Ehi, amico! prestami un bacio ti dico: prestami un qualcosa di tuo che possa misurare con qualcosa di mio! Ehi, caro! Cosa ti succede, oggi? C’è qualcosa che non capisco in te 2


Trascrizione di Francesca Talozzi – www.omofonie.it - novembre 2006 ________________________________________________________________________________________________

quest’oggi: forse pensi troppo a me e non ti ritrovi nel conto di quelli che disprezzano il pane e il vino per andare all’osteria a cercare il pane e il vino? Ehi, perdio! Quanto mai ci siamo conosciuti! tu che fischi quando mi vedi passare! certo che sculetto! e come mi pare! cristo, qui c’è una certa confusione! scambiano me per un ladro e pretendono che mi giustifichi! Ehi, gente! fate presto, che la novità è strana alle vostre orecchie Carosello e Triplex per gente dabbene silenziosa davanti alla TV sabato sera: sapete che ho un corpo? e voi sapete di averne uno? sapete che vostro figlio chiava? e che voi chiavate? e che la ragazzina di terza media ha bisogno di calore, ma tanto, proprio quello che non le date formaggini vitaminizzati e dimenticando il resto che conta? Ehi, amici! C’è qualcuno fra di voi: un paio di braccia gambe non pretenziose muscoli a modo niente maschilismo d’occasione disposto a farsi un’occasione con me?

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FUORI! n° 11 Inverno 1973 - Cohen  

"FUORI! Mensile di liberazione sessuale", rivista del "Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano" (Torino, 1972-1982).

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