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Programma del Candidato Sindaco

Michele Emiliano

OBIETTIVO 30.000 Bari cittĂ metropolitana: 100 azioni per il lavoro e per il Mezzogiorno

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PREMESSA Un metodo, un obiettivo

1. LA CITTÀ DELL’ACQUA Per la costruzione di una metropoli euro-mediterranea, partendo dal mare 2. LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA E DELLA CULTURA Per Bari Capitale Culturale Europea nel 2019 2.1 Le nostre scuole, la nostra Università, i nostri studenti: il Futuro di Bari comincia da loro 2.2 Per la creazione di una cultura metropolitana: identità, patrimonio e innovazione. 2.3 L’arte a Bari tra grandi eventi, intrattenimento e decentramento culturale 3. LA CITTA’ DELLA QUALITA’ AMBIENTALE, URBANISTICA E DELLA MOBILITA’ SOSTENIBILE Per muoversi a Bari, verso un futuro a misura di ambiente 3.1 Ecosistema urbano: la nostra visione per una metropoli che dice addio all’inquinamento 3.2 Le periferie, l’evoluzione dell’ideale di centralità urbana 3.3. La vivibilità e la bellezza passano per i nuclei storici: Barivecchia, il Centro Murattiano e la “Città diffusa” 3.4. A partire da Bari, la nuova cultura dell’accessibilità e della mobilità urbana sostenibile

4. LA CITTA’ DELL’ECONOMIA E DELL’OCCUPAZIONE Per una Metropoli fondata sul lavoro e sulla competizione 4.1 Bari, secondo polo industriale sull’Adriatico: Meccatronica, Logistica, Innovazione e Qualità dei luoghi 4.2 Il turismo: una grande risorsa economica e occupazionale per la Città Metropolitana di Bari 4.3 Commercio, artigianato e grande distribuzione: piccole, medie e grandi imprese unite per costruire il futuro

5. LA CITTA’ SOLIDALE DEL BENESSERE E DELLA SICUREZZA Per una Metropoli che ama tutti i cittadini 5.1 Il sistema integrato dei servizi sociali: il nuovo welfare metropolitano 5.2 Tutelare la sicurezza cittadina prevenendo la criminalità: innovare senza reprimere

6. LA CITTA POLICENTRICA DELLA TRASPARENZA, DELLA PARTECIPAZIONE E DELL’EFFICIENZA AMMINISTRATIVA Per una Città che partecipa: l’innovazione passa dal decentramento 6.1 Decentramento e sussidiarietà: tanti Municipi per una sola Metropoli 6. 2. Il cittadino partecipe dell’attività amministrativa: un nuovo modo di governare con efficienza 6.3 Finalmente un Piano Strategico per costruire la Città Metropolitana

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PREMESSA

Il metodo della Pianificazione Strategica di medio-lungo periodo propone finalmente una logica coerente di sviluppo riferita a Bari, settima Città Metropolitana d’Italia (per dimensione demografica) che si appresta ad attuare percorsi di autonomia e di autodeterminazione, così come previsto dal Decreto sul Federalismo Fiscale approvato dal Parlamento, anche grazie all’operazione di condivisione e concertazione territoriale dal basso, un metodo di governo oramai consolidato. La Pianificazione Strategica della Metropoli Terra di Bari è un modello partecipato di realizzazione di una Città Metropolitana, capace di governare il proprio sviluppo ponendosi come traguardo l’uscita dalla questione meridionale guardando non solo al processo avviato per la trasformazione interna della città, ma valutando e promuovendo il posizionamento dell’Area Metropolitana in un più ampio scenario di sviluppo dei territori dell’Unione Europea verso il Mediterraneo e i Balcani. Il patrimonio naturale, culturale, istituzionale, economico e sociale della Città Metropolitana di Bari, oggi rappresentata da un’articolazione complessa di 31 municipalità e 1 milione di abitanti, apre a orizzonti affascinanti e prospetta al contempo una sfida importante: riproporre dal Mezzogiorno un’idea diversa di Sud, capace di innovare, cooperare, competere e soprattutto costituire un modello per il Paese e per le generazioni future. Con questa cultura della pianificazione e dell’utilizzo strategico e sinergico delle risorse umane ed economiche intendiamo dare vita ad un circolo virtuoso dove tutti sono impegnati ad un futuro generoso e ricco di visione. Desideriamo raggiungere l’obiettivo di realizzare 30.000 posti di lavoro nei prossimi 5 anni, attraverso i progetti del Piano Strategico (5 miliardi di Euro) e grazie a tutti gli investimenti di imprenditori nazionali ed internazionali che saremo capaci di attrarre. Per fare questo abbiamo pensato ad una Bari che diventi:

1. LA CITTÀ DELL’ACQUA 2. LA CITTÀ DELLA CONOSCENZA E DELLA CULTURA 3. LA CITTÀ DELLA QUALITA’ AMBIENTALE, URBANISTICA E DELLA MOBILITA’ SOSTENIBILE 4. LA CITTÀ DELL’ECONOMIA E DELL’OCCUPAZIONE 5. LA CITTÀ SOLIDALE DEL BENESSERE E DELLA SICUREZZA 6. LA CITTÀ POLICENTRICA DELLA TRASPARENZA, DELLA PARTECIPAZIONE E DELL’EFFICIENZA AMMINISTRATIVA

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1. LA CITTÀ DELL’ACQUA Per la costruzione di una metropoli euro-mediterranea, partendo dal mare La rete europea della Conoscenza è ormai diffusamente riconosciuta come elemento indispensabile per consolidare ed arricchire la cittadinanza europea e la Città Metropolitana di Bari intende contribuire attivamente a questo progetto, moltiplicando le occasioni di partenariato e cooperazione economica, commerciale e culturale nell’Area Continentale Europea così come nella Regione Euro-Adriatica e Mediterranea. L’Europa a 27 Membri aumenta la propria capacità di iniziativa politica e diplomatica a partire dagli scenari più complessi, esprimendo una nuova attenzione e sensibilità verso l'intera regione balcanica e mediterranea. E l'Italia ha fatto dell' ‘opzione europeista’ uno dei punti fondamentali della propria politica estera, con lo spostamento del baricentro geo-politico ad Est e verso il Mediterraneo. Riscoprire il posizionamento strategico del Mezzogiorno vuol dire ribadire la propria “missione storica e geografica” di avanguardia delle politiche di prossimità. Il posizionamento geo-culturale della Città Metropolitana di Bari impone dunque lo sviluppo di una rete articolata di relazioni internazionali come una componente essenziale della strategia di cooperazione/competizione del sistema metropolitano barese. E la partecipazione attiva alle reti internazionali consente non solo di sensibilizzare le istituzioni europee e internazionali al tema delle politiche urbane, favorendo lo scambio di informazioni, esperienze e “buone pratiche” tra città, ma soprattutto di individuare soluzioni comuni, promuovere progetti e azioni di cooperazione, di individuare priorità e azioni, di raggiungere un migliore posizionamento del sistema metropolitano nel contesto internazionale e globale.

Cosa faremo: 1. I Corridoi Intermodali europei, così come le Autostrade del Mare, custodiscono delle eccellenti potenzialità dal punto di vista economico e della logistica e, in questo quadro, l’Area Metropolitana di Bari si candida a divenire Gateway City: città ad alto contenuto di conoscenza dotate di porti, aeroporti, Università, poli di ricerca, fiere, attività culturali, grandi centri di accesso per l’attuale territorio dell’Unione Europa; 2. Il rafforzamento del grande Porto di Bari, mettendolo a sistema con i piccoli porticcioli turistici presenti sul litorale costiero qualificando il turismo nautico e costiero 3. Il completamento del processo di riqualificazione “definitiva e congiunta” dei lungomari nord (San Girolamo) e sud (sino a Torre a Mare); 4. La realizzazione di un Parco Urbano da Punta Perotti a Torre Quetta insediando il primo Centro per le Arti Contemporanee a Bari; 5. La creazione di contatti stabili con gli investitori stranieri per avviare importanti progetti di partnership economico-immobiliare, valorizzando il proprio patrimonio urbanistico e rigenerando il water front urbano, destinato a divenire oggetto, nei prossimi anni, di significativi interventi di valorizzazione della Città consolidata, in un’ottica di ripensamento e riqualificazione del proprio rapporto con il mare. 4


2. LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA E DELLA CULTURA Per Bari Capitale Culturale Europea nel 2019 2.1 Le nostre scuole, la nostra Università, i nostri studenti: il Futuro di Bari comincia da loro Nell’Area Metropolitana di Bari sono presenti due tra le maggiori Università del Meridione, l’Università di Bari e il Politecnico di Bari (unico del Mezzogiorno d’Italia); la privata Libera Università Mediterranea (LUM) nella città di Casamassima, lo IAMB (Istituto Agronomico Mediterraneo) a Valenzano che ospita ricercatori di tutta l’area del Mediterraneo, Istituti di prestigio del CNR come l’ISPA (Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari) e ancora il parco tecnologico di Tecnopolis, il primo in Italia, che ospiterà alcuni centri di ricerca significativi come il Centro Ricerche Fiat (CRF) o il Centro Laser (Laboratorio di ricerca e sviluppo sperimentale nel campo della fisica). Nel processo della conoscenza, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico all’impresa, il ruolo giocato dai centri di ricerca è assai rilevante come nel caso del Distretto pugliese della Meccatronica (MEDIS), centro d’eccellenza del sistema dell’innovazione locale, al quale partecipano i due Atenei baresi e molte realtà imprenditoriali pugliesi e multinazionali localizzate nella provincia di Bari e nell’Area Industriale ASI Bari-Modugno. Un patrimonio di conoscenze importante e che dimostra la vivacità di un’Area che, tra le sue vocazioni da valorizzare, custodisce proprio nella ricerca e nell’innovazione uno dei propri potenziali asset di sviluppo. La competitività di un territorio, infatti, non è più unicamente influenzata dalla disponibilità dei fattori produttivi tradizionali, come le infrastrutture fisiche o il capitale, ma si basa sempre più sui cosiddetti fattori “intangibili”, come la conoscenza, l’apprendimento, il capitale umano, l’innovazione. In particolare, diventano oggetto di interesse i meccanismi di produzione, accumulazione e trasmissione della conoscenza attraverso dinamiche di apprendimento, processi di networking e attività di ricerca scientifica avanzata. Queste trasformazioni hanno forti ripercussioni sull’ambiente socio-economico locale e si traducono nella nascita di attività produttive ad alta intensità di conoscenza, nella fornitura di servizi sempre più innovativi e nella crescita della domanda di lavoro altamente qualificato. I fattori che determinano il successo delle Città Metropolitane sono legati alle capacità di formazione e attrazione di giovani ben formati, brillanti e di talento in grado di contribuire attivamente allo sviluppo territoriale. Al contrario, i contesti urbani in declino sono invece quelli da cui fuggono i giovani, impoverendone il tessuto sociale e le capacità di sviluppo. Le regioni economiche e le città si caratterizzano, in tal senso, come learning regions, e learning cities ovvero competono in base alla propria capacità di apprendere, generare, accumulare, promuovere ricerca e conoscenza per sviluppare innovazioni tecnologiche. Ma affinché i processi di apprendimento e di produzione di conoscenza innovativa possano aver luogo è necessario il supporto di infrastrutture di conoscenza come i centri di istruzione superiore, le università, i centri di ricerca, i laboratori scientifici e tecnologici, ma anche contesti urbani attrattivi dove sia possibile esprimere al meglio le ambizioni e le esigenze esistenziali e relazionali dei lavoratori della conoscenza.

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La Città di Bari rappresenta già di fatto una grossa realtà universitaria su scala nazionale e internazionale con i suoi 70.000 studenti, ma non ha ancora sviluppato al suo interno la capacità di mettere a frutto questo valore. La capacità della Città Metropolitana di Bari di valorizzare il proprio capitale umano, di essere attrattiva rispetto a giovani più qualificati provenienti dall’esterno e di facilitare il processo di dialogo tra il sistema della ricerca e quello delle imprese, diverrà nei prossimi anni un elemento-chiave di consolidamento del proprio patrimonio di conoscenza oltre che veicolo di sviluppo socio-economico.

Cosa faremo: 6. La realizzazione del Novus Campus Universitario a Valenzano, un grande complesso di ricerca applicata e di base, comprendente il Polo Biotecnologico, la Facoltà di Agraria, Tecnopolis e numerosi Centri di ricerca di eccellenza con lo scopo di promuovere lo sviluppo sociale ed economico, incentrato su motori culturali di trasferimento tecnologico e in grado di produrre innovazione ad alto valore aggiunto. Un progetto ambizioso che coinvolge numerose istituzioni pubbliche e private del territorio: l’Università di Bari, il Politecnico di Bari, il CNR, la Provincia di Bari, il Comune di Bari, la Fondazione CARIME, Assindustria Bari e Confederazione Artigianato Bari. Un’idea di sviluppo organica in un piano di rafforzamento infrastrutturale della residenzialità universitaria e sportiva nel sistema urbano, di promozione e incentivazione dello start-up d’impresa tecnologica e di miglioramento complessivo del sistema di coordinamento territoriale tra Università, Centri di Ricerca e Imprese che ha finora prodotto risultati significativi sul piano della produzione di brevetti e della creazione di occupazione.

2.2 Per la creazione di una cultura metropolitana: identità, patrimonio e innovazione. La Bari dei prossimi anni sarà una Città della cultura. Questo è un modo per ribaltare il punto di vista generalmente diffuso: la Cultura viene intesa non solo come valore aggiunto per la Città, ma come sua matrice costitutiva, e la Città Metropolitana di Bari è in grado non soltanto di alimentare la cultura che possiede ma anche di generare nuova cultura: urbana, della partecipazione, dello stare insieme sul territorio. Uno degli strumenti per questo progetto ambizioso è la programmazione della presenza culturale che non è soltanto conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale, o miglioramento dei servizi, o ancora incremento della fruizione, ma un articolato progetto sistemico di messa a valore delle ricchezze visibili e tacite della Città. L’armatura culturale della città è contemporaneamente struttura fondativa della città ma è anche ‘corazza’, capace di proteggere da scelte sbagliate. E la Città di Bari, che è sempre stata il luogo del ripristino del dialogo culturale interrotto, oggi deve trovare nella sperimentazione un ulteriore slancio per il suo sviluppo.

Cosa faremo: 7. Il recupero di un altro importante contenitore culturale di Bari, interamente costruito sull’acqua, il Teatro Margherita, con l’accelerazione dell'operazione di ricostruzione e l’individuazione di un’ipotesi di soluzione gestionale e di programmazione integrata delle attività culturali; 6


8. La riqualificazione integrata del patrimonio edilizio in disuso che conta più di 50 immobili pubblici e privati in aree dismesse con connotazioni storico-architettoniche di pregio (edifici di archeologia industriale come l’ex-Gaslini o le numerose ex-caserme militari), che potrebbero costituire una rete diffusa di luoghi culturali o aggregativi come laboratori di ricerca artistica, musei, gallerie d'arte, determinando importanti occasioni di riqualificazione dei quartieri storici e delle periferie della Città, e con opportunità di creare nuova impresa e nuova occupazione; 9. L’ampliamento della Pinacoteca Provinciale; 10. Il coordinamento e una maggiore integrazione delle attività realizzate dalle più importanti Istituzioni culturali che operano sul territorio: il Conservatorio Niccolò Piccinni (uno dei piu’ importanti d’Italia con più di 2.500 allievi), l’Accademia di Belle Arti di Bari (la cui sede è stata nuovamente riposizionata su Bari), la Camerata Musicale Barese, la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari, il Collegium Musicum, il Coretto, l’Orchestra Sinfonica della Provincia, i Teatri di sperimentazione e ricerca quali il Kismet, il Duse, etc. il Teatro Pubblico Pugliese, il Teatroteam.

2.3 L’arte a Bari tra decentramento culturale

grandi

eventi,

intrattenimento

e

La capacità di rigenerazione e di rilancio dei sistemi urbani è oggi affidata ad azioni diversificate che vanno dai processi di riqualificazione alla realizzazione di infrastrutture fino alla creazione di nuovi attrattori culturali fisici e funzionali. Tra gli strumenti utilizzati per incrementare la qualità e il posizionamento internazionale di una città, l’organizzazione di grandi eventi, ossia di avvenimenti temporalmente limitati che necessitano di elevati investimenti da realizzare in tempi ristretti, può divenire un deciso volano di sviluppo urbano. I Grandi Eventi sono avvenimenti di risonanza nazionale, internazionale o addirittura mondiale (si pensi al caso delle Olimpiadi invernali di Torino) organizzati ed attuati in una Città con una dimensione tale da mettere in campo le capacità produttive (materiali ed immateriali) di tutta la comunità. Ma i Grandi Eventi, per quanto utili ad esprimere le potenzialità di un territorio in termini di marketing territoriale e attrazione turistica, non sono sufficienti a sedimentare un’adeguata sensibilità culturale e rischiano di coinvolgere poco o nulla le aree periferiche di una Città, ma vanno utilizzati come volano per una pianificazione strategica della produzione e del consumo culturale.

Cosa faremo: 11. La candidatura di Bari ad ottenere il prestigioso riconoscimento di Capitale Europea della Cultura nel 2019, anno in cui l’Italia avrà nuovamente diritto a candidare una propria Città nel processo previsto di rotazione a 27 paesi dall’Unione Europea. Importanti negoziati finalizzati a questo ambizioso obiettivo sono stati già avviati dalla Giunta Emiliano presso il Parlamento Europeo a Bruxelles, in collaborazione con la Regione Puglia e i nostri Europarlamentari. La candidatura rappresenta un incentivo alla promozione di attività ed investimenti che in qualche misura “giustifichi” il successo finale; 12. La candidatura di Bari ad ospitare il 7° World Summit sull’Acqua in programma nel 2015 in collaborazione con il CONI e in continuità con l’esperienza maturata nel 1997 dei Giochi del Mediterraneo di Bari. L’evento potrebbe attrarre circa 400 mila persone

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in città con effetti benefici sull’economia a breve e lungo termine ed in tutti i settori produttivi; 13. L’organizzazione (già assegnata) dei Campionati del mondo di karate nel 2012; 14. La candidatura di Bari ad ospitare i prestigiosi Campionati Europei di Atletica leggera del 2014. 15. La valorizzazione dei nuovi spazi della cultura, con particolare attenzione alla creatività giovanile, coinvolgendo attivamente le associazioni (nell’ambito dei progetti di recupero della Caserma Rossani, nel Laboratorio urbano presso l’autosilo di Piazza Garibaldi o ancora nei progetti di recupero e riuso delle numerose aree dismesse diffuse nella città); 16. Il ripensamento complessivo dei luoghi della produzione e fruizione culturale, che sappiano divenire volani di riqualificazione e rilancio di porzioni urbane soprattutto periferiche o semiperiferiche; 17. La realizzazione di laboratori artistici e musicali attorno all’area della Fiera del Levante – in prossimità della Cittadella della Cultura - per consolidare un polo di produzione e fruizione culturale importante che sappia integrarsi con le attività della nascente Accademia Cinematografica prevista dalla Fondazione Apulia Film Commission e avviare nella zona di San Cataldo un significativo processo di rigenerazione urbana connesso con le traiettorie di sviluppo del Quartiere S. Girolamo;

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3. LA CITTÀ DELLA QUALITÀ AMBIENTALE, URBANISTICA E DELLA MOBILITÀ SOSTENIBILE Per muoversi a Bari, verso un futuro a misura di ambiente 3.1 Ecosistema urbano: la nostra visione per una metropoli che dice addio all’inquinamento La Giunta Emiliano ha ricevuto importanti riconoscimenti nazionali per i risultati conseguiti sotto il profilo delle politiche ambientali. La Città di Bari ha risalito ben 22 posizioni nel Rapporto annuale ‘Ecosistema Urbano’ redatto da Legambiente. Nel 2008 ‘Il Premio Nazionale Ambientalista dell’Anno’ è stato assegnato all’Assessore al Traffico e alla Mobilità, Antonio Decaro, per i risultati conseguiti sul sistema integrato della mobilità sostenibile (ZTL, ZSR, Park&Ride, Bike Sharing, Car Sharing, Biciplan), e Bari, oggi, con un’offerta di più di 800 biciclette in Bike Sharing è la Città Metropolitana più ciclabile in Italia. Una strategia integrata per l'ambiente urbano tiene conto nel contempo dei connessi aspetti economici e sociali ed è orientata su quattro temi trasversali essenziali: la gestione urbana, i trasporti urbani, l'edilizia e la progettazione urbana. L'elemento principale della strategia per questo settore è la possibilità che la Città Metropolitana di Bari adotti finalmente un piano di gestione ambientale per l'intero agglomerato urbano, fissando obiettivi legati ai principali impatti ambientali (qualità dell’aria, inquinamento acustico e atmosferico, emissioni). Quanto alla cornice istituzionale delle politiche urbanistiche, con il recente avvio da parte dell’Amministrazione del Nuovo Piano Regolatore della Città di Bari (PUG) si potrà stabilire il massimo dell’integrazione possibile dei piani dei differenti municipi costitutivi della realtà metropolitana, anche al fine di sinergie produttive, di servizio e infrastrutturali. Nella redazione del Piano occorrerà infatti limitare al massimo la trasformazione di aree ancora non edificate, salvaguardando la risorsa non rinnovabile costituita dal suolo.

Cosa faremo: 18. IL completamento del piano di risanamento avviato delle aree dismesse industriali inquinate (in particolare l’area dell’ex-Stanic); 19. La realizzazione di tre grandi nuovi parchi urbani della città (Fibronit, Caserma Rossani e Parco Perotti); 20. L’implementazione di un piano per la creazione di più aree verdi in Città, anche attraverso l’avvio di un recupero integrato e sostenibile dal punto di vista ambientale delle aree dismesse o sottoutilizzate; 21. L’avvio di un piano di riqualificazione e risanamento dell’edilizia abusiva tra Bari e Torre a Mare che dovrà segnare l’avvio di un processo di riqualificazione della costa meridionale che miri a dotare gli abitanti dei quartieri Madonnella e Japigia di servizi legati al mare concepiti in chiave di sostenibilità ambientale; 22. La realizzazione del riassetto del nodo ferroviario di Bari, concordato con la Regione, le Ferrovie e il Ministero dei Trasporti (progetto ormai in fase di progettazione esecutiva) che punta ad eliminare il fascio di binari a Sud della Stazione Centrale

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eliminando quella barriera che limita la fruibilità del mare e la continuità urbanistica della città e delle periferie novecentesche; 23. La realizzazione dei parchi lineari lungo le Lame (Balice, Giotta, Lamasinata, San Giorgio), creando un sistema ecologico in rete con l’ambiente rurale e naturalistico del perimetro urbano, assicurandone anche una corretta gestione economica; 24. L’attuazione del piano-programma di recupero delle aree del perimetro urbano degradato in concertazione con i privati possessori di suoli in periferia al fine di rendere inaccessibili le aree allo scarico dei rifiuti e di ripulirle esercitando una maggiore sorveglianza e cura periodica sia per motivi ambientali sia ai fini della prevenzione di incendi; 25. La gestione e controllo del ciclo urbano dell’acqua in coerenza con le linee-guida europei e le leggi e norme specifiche, completando la rete fognaria che dovrà anche configurarsi per il trattamento differenziato degli scarichi, migliorando gli impianti di depurazione dal punto di vista gestionale e della qualità biologica delle acque reflue, riutilizzando le acque depurate per fini civili, agricoli e industriali, allestendo un sistema di raccolta e drenaggio naturale delle acque meteoriche, incentivando la differenziazione negli usi e nei riusi delle differenti acque; 26. Il riequlibrio delle catene ecologiche e delle forme di biodiversità: un progetto per “ritrovare il mare”, essenziale per lo sviluppo sostenibile di una città metropolitana che ha nell’affaccio al mare una caratteristica primaria; 27. La riqualificazione dei lungomari, in continuità con il Progetto già avviato per il Quartiere S. Girolamo, con interventi di rinaturalizzazioni della costa, recupero dei tratti di costa deteriorati, miglioramento della fruibilità di darsene ed aree portuali, recuperi funzionali di tratti costieri isolati da barriere ferroviarie o stradali; 28. Il potenziamento di politiche di prevenzione dell’inquinamento costiero, in particolare con il controllo e la corretta gestione degli scarichi di acque reflue.

3.2 Le periferie, l’evoluzione dell’ideale di centralità urbana E’ necessario lavorare per superare le tante fratture della città, con il ricongiungimento delle periferie al centro originario e la promozione di nuove centralità sia nelle periferie sia in una prospettiva metropolitana. Per il Quartiere S. Girolamo è stato indetto un concorso di progettazione internazionale che prevede il restyling e la pedonalizzazione del lungomare con previsione di percorsi ciclabili ed interventi per la fruibilità balneare, sportiva e ricreativa della fascia costiera. Tale progetto dovrà essere correlato con l’intervento già avviato per il recupero e la riqualificazione degli immobili dello IACP, la realizzazione di un centro polifunzionale sociale e che sarà completato entro il 2010. Le frazioni di Palese e S. Spirito sono interessate da importanti interventi riguardanti il fascio ferroviario, attraverso l’interramento parziale e la conseguente riconnessione urbana. Inoltre si dovrà prevedere il futuro riassetto della mobilità leggera al fine di collegare le frazioni mediante trasporto pubblico urbano (il tram del mare) e percorsi di mobilità dolce attraverso percorsi ciclopedonali lungo la costa. Il Quartiere Japigia è interessato da un Progetto Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) che ha ottenuto i finanziamenti regionali richiesti e quindi potrà avviare entro breve tempo l’esecuzione delle opere. Un altro esempio è fornito dal Quartiere Madonnella, interessato da importanti interventi di riqualificazione del compendio immobiliare di edilizia residenziale pubblica (Duca degli Abruzzi), di piantumazione e arredo urbano lungo Corso Sonnino ed altre traverse 10


storiche. A breve, verrà avviato il rifacimento di Piazza Madonnella, esempio di coprogettazione con il coinvolgimento dei cittadini residenti.

Cosa faremo: 29. La realizzazione di un piano di intervento straordinario di riqualificazione del Quartiere Libertà. Un quartiere che, con i suoi 70.000 abitanti e la sua forte densità abitativa, rappresenta la più grande area “periferica” della Città. Il Quartiere Libertà attende da molto tempo interventi di razionalizzazione e recupero degli immobili giudiziari, una forte riqualificazione delle aree a verde, il recupero di emergenze urbane importanti come l’ex-Gaslini e la Manifattura dei Tabacchi, un’opera di archeologia industriale di grande pregio e di proprietà dell’Università di Bari. Recentemente interessata dall’avvio di una ristrutturazione, la Manifattura dei Tabacchi, che ospiterà le Facoltà di Lettere e Scienze della Formazione, biblioteche, aule multimediali e centri studenteschi, potrà divenire il punto di partenza di un progetto di recupero complessivo del Quartiere che necessita di interventi sul patrimonio pubblico immobiliare, servizi culturali e sociali, spazi di socializzazione e un innalzamento complessivo della qualità di vita e della sicurezza di residenti e professionisti che vi lavorano. 30. La progettazione del futuro riassetto della mobilità leggera al fine di collegare le frazioni mediante trasporto pubblico urbano (il tram del mare) e percorsi di mobilità dolce attraverso percorsi ciclopedonali lungo la costa; 31. La valorizzazione, particolarmente nelle frazioni, del rapporto con il mare migliorando la fruibilità dei porticcioli mediante approdi turistici e servizi per la nautica da diporto; 32. Il decentramento di ulteriori funzioni urbane su scala circoscrizionale, rinforzando la visione organizzativa nella quale le “periferie” e i centri storici delle frazioni devono acquisire una nuova centralità ed un appeal collegato con il miglioramento della qualità urbana e ambientale; 33. Il potenziamento del trasporto pubblico, sia su ferro che su gomma, per il collegamento del centro urbano e delle periferie; 34. Interventi di arredo urbano e di verde pubblico per riqualificare le piazze, gli spazi di aggregazione e le principali arterie di collegamento urbano, in modo da favorire la creazione di nuovi poli di attrazione nelle periferie rendendole attrattive e quindi protagoniste del processo di rigenerazione urbana (parchi, centri per il tempo libero, centri commerciali, centri culturali, piazze e luoghi di ritrovo); 35. La promozione di programmi di integrazione sociale, formativa e culturale finalizzati all’emancipazione ed alla formazione di un’identità positiva dei luoghi ed un conseguente spirito di appartenenza; 36. L’elaborazione di un Piano Territoriale dei Tempi e degli Spazi di Bari per garantire un funzionamento continuo delle attività cittadine per l’intero arco della giornata soprattutto per i servizi essenziali (mobilità, servizi commerciali, alimentari nei quartieri, servizi socio-sanitari, servizi culturali); promuovendo forme di conciliazione vita-lavoro, specie nelle periferie; valorizzando i tempi della vita e della socializzazione in particolar modo per le donne, alleggerendo le differenze sociali, di genere e di età che ostacolano i percorsi di sviluppo collettivi; 37. La riqualificazione dell’area dello Stadio San Nicola, recentemente interessata da una variante urbanistica, che garantisca la possibilità d’uso delle aree per finalità sportive ma anche culturali, commerciali e ricreative per consentirne un’ampia fruibilità. Un’area per il cui sviluppo si intendono promuovere partnership virtuose tra pubblico e privato per attrarre investimenti che consentano la gestione attiva e positiva del complesso senza oneri per l’Amministrazione comunale; 11


38. La costituzione di un laboratorio urbano di sviluppo sostenibile della città (Urban Centre), per ideare e progettare la riqualificazione urbana attraverso pratiche innovative di bio-edilizia, utilizzo di energie alternative e sistemi ad alta efficienza energetica.

3.3. La vivibilità e la bellezza passano per i nuclei storici: Bari Vecchia, il Centro Murattiano e la “Città diffusa” La Città Storica di Bari va intesa come il palinsesto individuato da una componente urbana (la città storica consolidata) e da una componente articolata nel territorio aperto (il patrimonio diffuso delle campagne interurbane e periurbane). Essa è uno dei paesaggi la cui salvaguardia, gestione e progettazione costituisce obiettivo specifico della strategia della Città Metropolitana di Bari riguardante le infrastrutture urbane e territoriali. Il Mediterraneo cui la Città appartiene non è tanto il luogo geografico e del mito, quanto il luogo dove la contrapposizione storica tra identità culturali, sociali ed economiche differenti si è stratificata e sedimentata in forme urbane complesse, generando un sistema metropolitano la cui dinamica formativa e la cui natura sono del tutto originali. Qualificare, tutelare e progettare il paesaggio della Città storica significa quindi operare sulle stratificazioni identitarie del territorio tout court. Tra i fenomeni che con maggiore intensità hanno segnato la storia di Bari Vecchia, dai quali non si può prescindere nella lettura della odierna situazione sin dalla fondazione del “borgo nuovo” nel 1813, emergono con una certa significatività marginalità, degrado, e spopolamento. Non a caso il processo di emarginazione del nucleo antico è coinciso con lo sviluppo della nuova Bari. La condizione di separazione formale, solo parzialmente ricomposta nonostante le varie ipotesi di integrazione delle due parti di Città, si coniuga, specialmente nella seconda metà del XIX secolo, con il progressivo processo di degrado della città vecchia, accelerato dalla rapida espansione del borgo. Tuttavia nel recente passato, anche grazie agli interventi proposti dalle amministrazioni comunali e regionali attraverso i “Piani Urban” si è dato corso ad una energica inversione di tendenza che ha visto nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio immobiliare di questa parte del territorio – ispirato dalla approvazione del Piano Particolareggiato della Città Vecchia avvenuta nel 2002 - il volano per una riproposizione in chiave turistica dell’intero centro storico. La domanda di servizi alla residenza e di qualità abitativa resta però ancora in gran parte inevasa. In questi ultimi anni la tendenza in atto nel Centro Storico è quella che porta da interventi di urbanizzazione primaria e di recupero, a politiche integrate di valorizzazione vera e propria. Tra i cittadini si comincia ad affermare la consapevole esigenza di progettualità che possano guidare e indirizzare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria del centro storico, al fine di ripristinarne un’immagine unitaria di qualità, lavorando anzitutto sugli elementi compromessi dalla carente qualità architettonica di molti restauri operati da interventi privati.

Cosa faremo: 39. La mappatura, riqualificazione e riuso del patrimonio storico diffuso delle campagne interurbane e periurbane (ville antiche e di pregio abbandonate) attraverso un progetto di realizzazione di un museo territoriale diffuso, fondato sul principio ecomuseale, e che intende ricucire un circuito di interazione tra popolazione insediata, città, 12


patrimonio diffuso e campagne, a partire dalla porzione territoriale compresa tra il Centro Murattiano e i quartieri semiperiferici e periferici; 40. L’implementazione della domanda di servizi alla residenza e miglioramento della qualità abitativa nel Centro Storico; 41. Istituzione di Laboratori per la valorizzazione della Città storica, di una Scuola artigiana per la conservazione della Città storica e la creazione di un Fondo per la manutenzione ordinaria e straordinaria finalizzata al miglioramento della qualità abitativa e alla trasformazione d’uso compatibile nella Città storica; 42. La realizzazione di un Manuale di recupero dei beni architettonici che descriva al suo interno i materiali utilizzabili, le tecnologie innovative cui accedere e gli standard architettonici da rispettare; 43. La realizzazione di un atlante digitale della Città Vecchia che rappresenti la memoria degli interventi prodotti nel borgo Antico, attraverso archivi conoscitivi e sistemi di georeferenziazione del patrimonio; 44. La formazione degli abitanti e degli operatori mediante il supporto delle politiche di sviluppo economico che coniughino tradizione e innovazione, senza condannare le città storiche alla monofunzionalità del tempo libero; 45. La realizzazione di politiche sociali e per la casa che tutelino i soggetti più deboli ma favoriscano il ricambio generazionale e produttivo: 46. La progettazione di spazi di aggregazione e di incontro della Città storica attraverso la pratica dell’architettura partecipata e condivisa.

3.4. A partire da Bari, la nuova cultura dell’accessibilità e della mobilità urbana sostenibile Il sistema della mobilità di un territorio costituisce un fattore fondamentale per lo sviluppo socioeconomico e rappresenta un elemento di elevata criticità alla luce della propria incapacità di autoregolarsi e stabilizzarsi a livelli organici e socialmente efficienti. Nei contesti urbani risulta evidente come le esternalità negative generate dalla mobilità in termini di congestione, emissioni e incidentalità si pongano in antitesi rispetto alle esternalità positive generate dalle economie di urbanizzazione, minandone l’efficacia in termini di benessere complessivo. Il tema della mobilità si innesta quindi di diritto nel dibattito in merito alla sostenibilità dell’ambiente urbano, dove per sostenibilità urbana si intende il mantenimento di caratteristiche di attrattività e competitività in un contesto dinamico, funzionali a soddisfare le necessità sociali ed economiche dei cittadini senza rinunciare alla conservazione dell’ecosistema e al contenimento dello sfruttamento di risorse e della produzione di scorie. Le strategie di sviluppo della mobilità urbana sostenibile, di conseguenza, dovranno porsi la definizione di sistemi di trasporto efficienti e sicuri in grado di soddisfare le esigenze di mobilità e accessibilità come obiettivo principale, senza fallire però obiettivi di protezione dell’ambiente e di ottimizzazione (o contenimento, qualora possibile) dei consumi energetici, orientati al miglioramento della qualità della vita dei cittadini e allo sviluppo sociale ed economico del territorio. Il porto di Bari, d’altra parte, è un porto polivalente. Nel suo bacino sono infatti comprese banchine attrezzate per ogni tipo di traffico commerciale, al servizio di navi traghetto ro-ro, banchine al servizio di stalla per equini e bovini sia in importazione sia in esportazione, per la commercializzazione e la lavorazione della pesca atlantica, per navi da crociera e relative sistemazioni per i croceristi. Al termine dei lavori la colmata di Marisabella si disporrà di ulteriori 1000 metri di banchine con fondali di 12,5 metri oltre a 350.000 mq di spazi per deposito merci e sosta di veicoli. Di tali spazi necessita soprattutto il porto di 13


Bari che, a causa della sua posizione geografica, ha un traffico eminentemente di collegamento ro-ro con l’opposta sponda adriatica, la penisola balcanica, separata da un braccio di mare di appena 200 chilometri. La necessità di coordinare la programmazione e la promozione dei porti pugliesi, utilizzandoli e mantenendoli al massimo dell’efficienza per infrastrutture e servizi, ha spinto le istituzioni alla incentivazione e valorizzazione dei piccoli porti della Puglia attraverso un utilizzo ed una programmazione coordinata delle infrastrutture e dei traffici. Questa operazione è passata attraverso un accorpamento di Autorità Portuali con la creazione di “minisistemi” su base territoriale ed ha portato alla definizione di un “sistema Nord” pugliese (Autorità Portuale del Levante) che accorpa le Autorità Portuali di Bari e Manfredonia e allarga la circoscrizione marittima ai Porti di Monopoli, Barletta e Molfetta. In questa visone di insieme risulta chiaramente identificata la scelta del “Mare” e del “Ferro” quale linea prioritaria del sistema dei trasporti nazionali nonché la identificazione dei principali porti pugliesi come snodi fondamentali del sistema nazionale integrato dei trasporti e delle infrastrutture. E in questo sistema complesso si integra l’attuale configurazione del porto di Bari che è il frutto di una serie di interventi che si sono succeduti nel tempo, man mano che si manifestavano nuove necessità o si evidenziavano particolari tendenze nel settore del trasporto marittimo. A questo proposito, la realizzazione di una ulteriore infrastruttura viaria posta parallelamente all’asse Nord-Sud e destinata ad accogliere il traffico pesante da e verso il porto grande, destinata a scambiare con le infrastrutture viarie di grande comunicazione limitando al minimo la sovrapposizione con il sistema di trasporto su gomma locale (la cosidetta strada Camionale) risulta strategica per il prossimo futuro. L’Interporto Regionale per la Puglia costituisce ancora uno dei sistemi intermodali d’avanguardia del Mezzogiorno. L’infrastruttura, completamente cablata in fibra ottica e dotata di un sofisticato sistema di controllo di accessi, offre già agli operatori alcuni importanti servizi logistici avanzati. Il compendio immobiliare è ubicato in adiacenza alla piattaforma intermodale “Ferruccio” ed a una distanza non superiore ai 5 chilometri dal più vicino svincolo autostradale, dal Porto e dal nuovo Aeroporto internazionale di BariPalese. L’intervento, già in gran parte funzionante, si compone di magazzini ad uso logistico di tipologia gomma-gomma e ferro-gomma, oltre ad edifici direzionali, di una piattaforma intermodale con quattro binari operativi, un albergo ed un Centro Congressi. La realizzazione dell’infrastruttura consentirà, per il settore delle merci, di realizzare l’obiettivo di rafforzare il collegamento della realtà pugliese con la rete nazionale degli interporti, con attestazione a livelli elevati dei servizi erogabili, consentendo l’integrazione delle direttrici internazionali legate alla realizzazione del Corridoio Adriatico e del Corridoio Transbalcanico (il cosiddetto “Corridoio 8”).

Cosa faremo: 47. La creazione di un’Agenzia Metropolitana per la Mobilità dotata di figure professionali specializzate (Mobility Manager) che siano in grado di coordinare, gestire e monitorare lo sforzo straordinario su descritto; 48. La realizzazione di un piano integrato di trasporto e di un piano del traffico, entrambi orientati primariamente alla mobilità sostenibile dal punto di vista ecologico attraverso l’utilizzo contemporaneo di numerose misure: forte potenziamento del trasporto pubblico; avvio di alcune prime linee essenziali ferrotranviarie e di metropolitana leggera, legate alle reti ferroviarie esistenti; realizzazione di parcheggi integrati con il trasporto pubblico e di piattaforme attrezzate per l’intermodalità a livello urbano e metropolitano; ripristino di parte della rete filoviaria; adozione di grandi bus ecologici interamente a metano e di piccoli bus ecologici elettrici; rafforzamento del 14


sistema delle piste ciclabili, promozione della mobilità pedonale sia ordinaria che sportiva. Il piano sarà ulteriormente favorito dall’interramento della ferrovia nei quartieri Palese, Santo Spirito, Madonnella e Japigia; 49. La riconversione del vecchio aeroporto militare ad usi civili che potrebbe assolvere egregiamente la funzione di cargo system se supportato dalla realizzazione di idonee opere infrastrutturali di collegamento con l’attuale aeroporto civile e le principali direttrici di comunicazione su ferro e su gomma; 50. La realizzazione della strada cosidetta “camionale” che consenta il collegamento rapido dei mezzi pesanti dal porto fino alla rete viaria extraurbana limitando i tempi di percorrenza e soprattutto l’inquinamento ambientale ed acustico evitando interferenze con il traffico urbano; tale importante infrastruttura dovrà essere riprogettata effettuando un approfondito studio tecnico-economico per individuare il percorso ottimale in relazione alle direttrici viarie extraurbane e ferroviarie attraverso un tavolo tecnico che coinvolga tutti i soggetti e le istituzioni pubbliche interessate.

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4. LA CITTA’ DELL’ECONOMIA E DELL’OCCUPAZIONE Per una Metropoli fondata sul lavoro e sulla competizione 4.1 Bari polo industriale sull’Adriatico: Logistica, Innovazione e Qualità dei luoghi

Meccatronica,

La Città Metropolitana di Bari si caratterizza per un policentrismo culturale e sociale che ha generato una struttura economica multi-funzionale, in cui si sovrappongono differenti sistemi produttivi, non sufficientemente coesi, per lo più caratterizzati da una ridotta dimensione d’impresa, che ne condiziona la competitività, le capacità innovative e le possibilità d’internazionalizzazione. Tale diffusa situazione presenta delle eccezioni nell’agroindustria, nel settore dell’olio, floricoltura, pasta e prodotti caseari, nella meccanica e nelle costruzioni, che rappresentano i settori industriali che maggiormente concorrono al valore aggiunto della Città e che presentano un saldo positivo nella bilancia tra importazioni ed esportazioni. Parallelamente, le dinamiche in atto confermano quanto già accade in tutto il mondo occidentale: una progressiva terziarizzazione dell’economia ed una tendenziale crescita dei settori a più alto contenuto intellettuale. Coesione e polifunzionalità possono rappresentare il volano per lo sviluppo che deve sostanziarsi nel consolidamento e nella crescita dei settori già competitivi, anche allo scopo di creare le basi per l’emersione di un’economia della conoscenza che presenta più elevate potenzialità nel lungo periodo e che si alimenta dello spirito creativo del capitale umano che vive la nostra Metropoli. Allo stesso modo, la costruzione di una visione non può prescindere dalle opportunità di sviluppo offerte dall’area euro-mediterranea: nel breve periodo, bisogna intercettare i flussi commerciali che attraverso il canale di Suez ed il Mediterraneo si collegano alle rotte oceaniche, passando attraverso i porti di Taranto e Gioia Tauro; nel lungo periodo, la creazione di uno spazio commerciale euro-mediterraneo per il libero scambio (2010) potrà rappresentare un’occasione per consolidare il vantaggio competitivo derivante dalla favorevole posizione della Regione e della Città di Bari. La progressiva terziarizzazione dell’economia deve essere quindi guidata in modo da cogliere le opportunità di crescita offerte dalla posizione strategica della Metropoli al centro del Mediterraneo. Saper cogliere le “esigenze di conoscenza” di paesi in via di sviluppo e saper essere un riferimento culturale ed economico significherà acquisire un ruolo di leadership, ovvero avere la garanzia di un forte vantaggio competitivo su tali mercati ed al contempo incrementare la capacità attrattiva nei confronti di visitatori, investitori esterni e capitale umano. Indipendenza energetica, sanità, trasporti, approvvigionamento idrico, gestione dei rifiuti rappresentano le priorità dei paesi del Mediterraneo e dei Balcani. Si tratta di rafforzare le filiere legate a tali settori promuovendo l’internazionalizzazione delle produzioni e la valorizzazione del capitale umano sia nella realizzazione delle infrastrutture critiche sia nella loro gestione. In aggiunta, lo sviluppo di tali competenze comporterà benefici anche per i nostri territori perché ci permetterà di superare le carenze gestionali legate soprattutto alla erogazione dei servizi pubblici (Sanità, Acqua, Rifiuti).

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L’agglomerato ASI Bari-Modugno-Molfetta rappresenta il secondo polo industriale del versante Adriatico e comprende un’area di 400 ettari nel territorio di Molfetta ed un’area di 1.500 ettari nell’area Bari - Modugno. L’area Bari-Modugno è caratterizzata dalla presenza di stabilimenti di produzione locale, nazionale e multinazionale operanti nella meccanica, nella gomma, chimica e farmaceutica, agroalimentare, illuminotecnica, editoria, cartotecnica e prodotti igienici, Information Technology, energia ed informatica, trasporti e logistica, materiali da costruzione e aziende municipalizzate di servizi pubblici locali. Le aree industriali si specializzano in funzione delle esigenze territoriali, offrendo alle imprese tutti quei servizi integrati che non fanno parte del core business (logistica, assistenza meccanica e hardware/software, manutenzione, ecc.) consentendo alle stesse di concentrare le risorse sull’ottimizzazione del rapporto qualità/costo del prodotto. L’integrazione geografica delle aree industriali è legata all’esigenza di rimodulare il carico insediativo in corrispondenza dei grandi centri che ha portato dapprima alla creazione delle grandi periferie, e poi ad un decadimento della qualità della vita ed un conseguente spopolamento delle grandi città.

Cosa faremo: 51. L’adozione di tutte le misure necessarie a garantire il passaggio da un territorio disomogeneo in cui convivono molte realtà disgiunte ad una Metropoli-Sistema in grado di valorizzare le vocazioni dei singoli centri che la compongono; 52. Il superamento dell’atomizzazione produttiva e strategica delle piccole e medie imprese al fine di orientare lo sviluppo verso un modello di crescita caratterizzato da una forte interazione tra tutti i soggetti economici, fino alla creazione dell’armatura necessaria per affrontare la sfida competitiva sui mercati internazionali (come ad esempio l’integrazione tra porto, aeroporto ed interporto); 53. Lo sviluppo della coesione del sistema produttivo e la polifunzionalità in modo da costituire il volano per il consolidamento e la crescita dei settori già competitivi, e creare le basi per incentivare l’economia della conoscenza basata sulle potenzialità e lo spirito creativo del capitale umano presente nella nostra Metropoli; 54. L’analisi delle “esigenze di conoscenza” dei paesi mediterranei in via di sviluppo per diventare un riferimento culturale ed economico, acquisire un ruolo di leadership, garantirsi la possibilità di un forte vantaggio competitivo su tali mercati ed al contempo incrementare la capacità attrattiva nei confronti di visitatori, investitori esterni e capitale umano; 55. L’indipendenza energetica dell’Area Metropolitana, ottimizzando il sistema dei trasporti, migliorando l’approvvigionamento idrico attraverso sistemi di recupero e valorizzazione delle risorse ambientali e migliorando la gestione dei rifiuti che rappresentano le priorità dei paesi del Mediterraneo e dei Balcani; 56. Il completamento del MAAB, Mercato Agricolo ed Alimentare di Bari, in corso di realizzazione a Mungivacca a cura della Camera di Commercio di Bari. Questa misura garantirà servizi ed infrastrutture necessarie per rispondere adeguatamente ai fabbisogni ed alle esigenze degli operatori del settore.

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4.2 Il turismo: una grande risorsa economica e occupazionale per la Città Metropolitana di Bari Centri Storici, masserie antiche di pregio, paesaggi naturali inesplorati e un patrimonio di beni culturali e storico-artistici importanti. L’enorme varietà di risorse di cui dispone il territorio della Città Metropolitana di Bari fornisce la possibilità di offrire un prodotto altamente diversificato, da integrare a quello balneare. Quest’ultimo ha rappresentato il segmento quasi esclusivo dell’offerta metropolitana, portando a trascurare (e forse oscurare) il potenziale attrattivo delle ricchezze etno-antropologiche delle Città d'arte dell’hinterland barese, del patrimonio naturale e paesaggistico, delle tradizioni enogastronomiche tramandate dal passato. E se un punto di debolezza del sistema turistico metropolitano è proprio la scarsa valorizzazione delle Città antiche e la mancata integrazione con le opportunità offerte dalla presenza del Parco nazionale dell’Alta Murgia, un punto di forza è costituito dalla presenza della Fiera del Levante e dalla Rete dei Porti Turistici che saranno il cardine di una modalità turistica innovativa e sostenibile per la fruizione del patrimonio dell’Adriatico e del Mediterraneo. In tal senso si guarda con crescente interesse alle architetture tipiche del territorio nell’ottica di una possibile riconversione a fini turistici, attraverso progetti di riutilizzo delle antiche masserie rurali o gli edifici del Centro Storico di Bari, che promuovano una cultura dell’ospitalità ancorata agli elementi distintivi del territorio (albergo diffuso e Bed and Breakfast). L’orientamento di fondo che si vuole privilegiare per favorire lo sviluppo turistico, dunque, è un approccio integrato atto a superare le criticità scaturite sia dallo spontaneismo da parte degli operatori privati, sia dalla mancanza di coordinamento tra le iniziative di ciascun ente territoriale per promuovere il proprio territorio di appartenenza (Aret, APT, Comune, Provincia). Più precisamente la Città Metropolitana di Bari si candida a progettare e realizzare Piani di Sviluppo Turistico Integrati, incentrati sugli attrattori come perni di una offerta più ampia, destinati a costituire sistemi turistici locali intorno ad ogni singolo attrattore o tra più attrattori vicini (microsistemi turistici).

Cosa faremo: 57. Il rafforzamento dell’offerta per il turismo d’affari e quello convegnistico attraverso la realizzazione del Centro Congressi presso la Fiera del Levante in collaborazione con la Camera di Commercio, la Provincia, la Regione, l’Università e gli operatori economici dell’industria e del turismo; 58. Il miglioramento della qualità e quantità dei servizi a terra nello scalo marittimo all’interno del Porto di Bari per gestire l’incremento e il rafforzamento del turismo crocieristico; 59. Lo sviluppo del turismo nautico attraverso la realizzazione di porticcioli ed approdi turistici ben attrezzati con disponibilità differenziata di posti barca, dotati di servizi essenziali e sufficientemente integrati con il territorio; 60. Il completamento del processo di riqualificazione del fronte mare a nord e a sud della città mediante l’incentivazione di servizi dedicati al turismo, alla cultura, al tempo libero; 61. Il recupero del patrimonio edilizio esistente nei centri storici della città e delle frazioni, completandolo laddove necessario con nuove strutture di “albergo diffuso”, valorizzando il contesto storico ed ambientale sull’esempio di quanto già accaduto in 18


altri Paesi come la Spagna con i Paradores de Turísmo, la Francia con gli Hotel de Charme o il Portogallo con le tradizionali Pousadas; 62. La riqualificazione del water front portuale per riappropriarsi di un grande spazio urbano, che coniughi finalità economiche commerciali e produttive con servizi ed insediamenti per la cultura, il tempo libero e l’aggregazione; 63. L’aumento sensibile della dotazione di parchi e giardini pubblici attrezzati, assicurandone adeguate condizioni di manutenzione e di sicurezza; 64. La crescita della capacità attrattiva del Sistema ‘Metropoli Terra di Bari’ attraverso un approccio comunicativo strutturato di Marketing Territoriale (marchio Terra di Bari) che, grazie ad un riferimento culturale internazionale come San Nicola (uno dei Santi più venerati al mondo) e alla candidatura della Città ad una serie di grandi eventi, garantirà un aumento della propria visibilità nello scenario euro-adriatico e Mediterraneo.

4.3 Commercio, artigianato e grande distribuzione: piccole, medie e grandi imprese unite per costruire il futuro Il settore, caratterizzato dalla presenza di piccole e medie imprese, sta oggi vivendo un processo di rapida e radicale trasformazione a seguito di una serie combinata di fattori che nella Città Metropolitana di Bari (così come in tutta l’Italia) stanno incidendo in modo significativo nell’organizzazione del tessuto imprenditoriale. I fattori a cui si fa riferimento sono legati, dal lato della domanda, al cambiamento dei modelli di consumo e degli stili di vita; dal lato dell’offerta alla presenza di nuove forme di commercio e distribuzione basate su modelli sempre più evoluti di organizzazione e di ricerca dell’efficienza e della produttività. All’interfaccia tradizionale tra produttori e consumatori finali, costituita dai tradizionali negozi di quartiere o dai mercati rionali organizzati su base familiare e specializzati in un particolare ramo merceologico, si affianca e spesso si sostituisce la grande distribuzione, caratterizzata dal servizio libero e da un assortimento esteso ed integrale di merci che raggiunge la massima espressione nella tendenza al gigantismo delle strutture distributive contemporanee. L’area metropolitana di Bari non è stata esente da tali processi, soprattutto negli immediati dintorni del Comune di Bari, caratterizzati da una forte presenza di attività commerciali di medie-grandi dimensioni, che stanno mettendo alla prova la tenuta del sistema della vendita al dettaglio dei Centri urbani. La vocazione storica e culturale in senso commerciale della Città si esprime in modo eterogeneo per ambiti territoriali e ha interessato prevalentemente l’area murattiana e le sue pertinenziali arterie di collegamento, con una presenza massiccia di esercizi di vicinato e di medie strutture di vendita. Le vaste aree limitrofe sono interessate da numerosi insediamenti come centri direzionali, centri commerciali e le grandi strutture di vendita, con una rete di grande distribuzione di notevole consistenza e altamente qualificata rispetto ai valori medi riferibili ad altre realtà territoriali. A tale situazione fa invece eco un insufficiente livello di offerta commerciale per le aree territoriali riferibili ai quartieri di Loseto, Santa Rita, Mungivacca, Enziteto e Catino. E le prospettive di sviluppo della rete commerciale risultano oggi non a caso contenute nella pianificazione territoriale del commercio, approvata dalla Amministrazione Comunale nel 2005 e che ha incentivato proprio la realizzazione di nuovi esercizi commerciali di interesse locale e di vicinato nelle aree a basso livello di offerta, anche mediante la introduzione di deroghe agli standard minimi di parcheggi e destinando risorse ai sensi della Legge Regionale 11 del 2005. Di contro si è teso a limitare il proliferare di esercizi 19


commerciali di vicinato nelle aree ad alta densità, anche incoraggiando iniziative di aggregazione delle piccole realtà in altre di maggiori dimensioni.

Cosa faremo: 65. La realizzazione di un efficiente Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP); 66. I facilitatori verso le aggregazioni artigianali e commerciali per la costituzione di un sistema dinamico di piccole e medie imprese in grado di proporsi come competitivo attraverso misure incentivanti; 67. L’istituzione di un marchio metropolitano del commercio e dell’artigianato locale, che garantirà di acquisire maggiore visibilità sui mercati locali e sovra-locali, confermando la validità delle scelte di aggregazione che le PMI (piccole e medie imprese) saranno in grado di seguire; 68. L’implementazione di filiere corte nel settore agroalimentare e dell’artigianato di qualità, espressione del patrimonio culturale della Città Metropolitana e offerta di eccellenza da proporre a turisti e consumatori locali; 69. Un concreto e significativo sostegno al commercio urbano nella direzione dello sviluppo di azioni coordinate e iniziative innovative, a partire dalla realizzazione di attività di marketing urbano e di valorizzazione del patrimonio culturale e l’identità territoriale; 70. L’istituzione dei distretti urbani del commercio che potranno restituire al commercio un ruolo non solo economico all’interno delle Città, ma permetteranno la creazione di un sistema integrato capace di far tornare le aree urbane e i centri storici ad essere poli di attrazione commerciale, recuperando la dimensione “urbana” del commercio come elemento per il recupero della qualità fisica e relazionale dei luoghi; 71. La costituzione di un distretto a livello regionale nel settore dell’edilizia sostenibile, che sia in grado di migliorare le competenze diffuse e il livello di conoscenza comune, costituendo un sistema di professionalità, tecnologie e imprese capace di esportare e competere nel campo della bioedilizia e del restauro; 72. Incentivi alle imprese artigiane e creative, specie se localizzate nei centri storici, favorendo l’aggregazione e la cooperazione all’acquisto di servizi e la promozione di iniziative comuni, oltre che per collaborazioni di filiera laddove possibile; 73. La ricerca dell’attribuzione di certificazioni di qualità ed altre iniziative di formazione e promozione culturale, per favorire l’accesso al credito, l’autoimprenditorialità, l’aggiornamento professionale, la ricerca.

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5. LA CITTA’ SOLIDALE DEL BENESSERE E DELLA SICUREZZA Per una Metropoli che ama tutti i cittadini 5.1 Il sistema integrato dei servizi sociali: il nuovo welfare metropolitano La Città Metropolitana di Bari esprime le esigenze tipiche di una società moderna e complessa che ha raggiunto un elevato livello di benessere relativo. Tra le categorie a maggior rischio di vulnerabilità vi sono certamente le donne, su cui grava ancora sensibilmente il carico familiare; i minori, quando privi di una reale tutela; gli anziani in difficoltà economiche e in precarie condizioni di salute; gli immigrati che rimangono privi di ogni mezzo di sostentamento e di reti parentali e/o amicali; i senza fissa dimora che hanno perso il sostegno della famiglia, non hanno accesso alla casa o al lavoro; le persone con patologie mentali che spesso non sono sostenute nei processi di inclusione sociale; i detenuti e gli ex detenuti che, se non accompagnati con progetti mirati, rischiano l’esclusione sociale e la recidività; i disabili il cui accesso ai diritti è ostacolato sia da ragioni di carattere strutturale (barriere architettoniche o ostacoli alla mobilità), sia da ragioni legate alla insufficienza di strumenti e mezzi per garantire servizi adeguati e innovativi a favore della piena integrazione sociale e lavorativa. Le singole realtà sociali della città, anche se in modi e dimensioni diverse, sono influenzate in maniera piuttosto uniforme dalle trasformazioni che negli ultimi decenni hanno mutato il quadro demografico, l’economia, le formazioni di base della società, i rapporti interpersonali, i comportamenti, gli atteggiamenti e la cultura dei cittadini. Sono cambiati infatti i bisogni, le domande e le aspettative di vita della popolazione e parallelamente anche le modalità e gli strumenti con cui le istituzioni pubbliche e la società civile nel loro complesso rispondono a queste attese. E accanto ai temi di natura socio-demografica, relativi al costante aumento della popolazione anziana e della non autosufficienza - che rappresentano la sfida contemporanea oggi per un welfare avanzato di tipo sussidiario - vi sono ragioni di carattere socio-economico, ma soprattutto ragioni socio-culturali che determinano fragilità sociali in quanto costituiscono un ostacolo per accedere a diritti che costituiscono le libertà sostanziali. In definitiva, insieme ad una crescita complessiva di benessere, si registra un complessivo indebolimento delle reti di protezione primaria (famiglia) e maggiori rischi di isolamento ed esclusione sociale, soprattutto per alcuni gruppi e categorie di cittadini. La complessità dei problemi e dei bisogni sociali maturati all’interno della Città Metropolitana richiede risposte di cittadinanza attiva e garanzie adeguate da parte istituzionale per la programmazione e per la gestione integrata degli interventi sociali. Le normative in vigore assegnano ai Comuni un ruolo da protagonisti in materia di politiche di coesione e questo deve spingere a ricercare soluzioni politico-amministrative in grado di assicurare l’erogazione di tutte quelle prestazioni sociali che concorrono a contrastare tutte le forme di marginalità vecchie e nuove presenti nel contesto urbano, avendo cura, nello stesso tempo, di innalzare la qualità complessiva della vita dei cittadini e delle cittadine. Investire in qualità sociale, finalizzando l’investimento al recupero delle componenti di interazione collettiva è oggi un’operazione non solo politicamente, ma anche economicamente conveniente. 21


La rimodulazione della spesa pubblica per investimenti di qualificazione del territorio a fini di sviluppo sociale ed economico, ha una triplice funzione strategica per la Città: a) depurare definitivamente il termine “sociale” da quelle componenti di mera assistenza che in molti casi hanno bloccato i processi di assunzione di ruoli attivi tra le nostre componenti sociali, relegandoli in funzioni marginali rispetto ai grandi processi di sviluppo (giovani, anziani, disoccupati, ecc.); b) riconnettere il welfare urbano alle nuove necessità di sviluppo e di competitività del sistema barese (servizi migliori = migliore territorio = maggiore competitività) identificando proprio nel nuovo potenziale sociale e relazionale, il proprio vantaggio strategico; c) ri-orientare lo sviluppo territoriale in funzione del supporto alla crescita di un sistema di imprese e di nuovi attori economici che trovino il sostegno e la cultura necessaria alla loro vita quotidiana e progettuale. Le politiche sociali e socio-sanitarie, ossia l’insieme degli interventi incentrati sulla promozione dei diritti della persona in funzione di una convivenza sociale che integri il benessere della famiglia, il benessere individuale e collettivo, sono strettamente connesse e trasversali con le altre politiche di sviluppo della Città. In definitiva si tratta di costruire un nuovo welfare metropolitano chiamato sia ad aumentare le opportunità di sviluppo che a ridurre le disuguaglianze. Fronteggiare le vecchie e nuove emergenze, quali la povertà, la disoccupazione, la solitudine e i disagi delle varie fasce sociali, richiede di collocare gli interventi in una visione globale dei bisogni della persona che vive sia in contesti primari di appartenenza (famiglia, quartiere) che in una dimensione articolata cittadina. In questo doppio movimento di valorizzazione territoriale del vivere e di accessibilità tout court della Città, il tema della Casa acquisirà una centralità crescente. La Città Metropolitana di Bari, così come molte altre Città in Italia, a fronte della crescente incapacità degli attori pubblici di rispondere all’emergenza e al disagio abitativo per via di fondi sempre più esigui, assiste ad una crescita vertiginosa del problema della casa, che oggi investe una pluralità di gruppi sociali. Il disagio abitativo ormai non caratterizza solo gli strati sociali più svantaggiati, tradizionalmente inseriti nei piani di edilizia pubblica. Al contrario, il problema della casa investe in modo diversificato e complesso una molteplicità di soggetti: dagli immigrati, difficilmente inseriti all’interno di graduatorie per l’assegnazione di case di edilizia pubblica, ai giovani e agli anziani, entrambi caratterizzati da vulnerabilità economica (sebbene derivante da motivazioni differenti), a famiglie consolidate che non posseggono alloggi in proprietà e che basano il proprio reddito su contratti di lavoro cosiddetto “atipico”. Se la soluzione del problema dell’alloggio per queste categorie di soggetti è stato tradizionalmente affidato alle logiche di mercato e quindi escluso dalla definizione di politiche pubbliche per la casa, è sempre più evidente la necessità di supportare anche questi soggetti con politiche abitative di seconda generazione, che portino alla definizione di nuovi strumenti di azione volti, da un lato, alla costituzione di strumenti di garanzia per l’accesso al credito e alla locazione e, dall’altro, all’aumento degli alloggi disponibili sul mercato a canoni di affitto concordati, specie se resi disponibili mediante attività di recupero di edifici già esistenti o attraverso nuove realizzazioni in chiave eco-compatibile e sostenibile dal punto di vista dell’offerta di servizi (verde, attività commerciali di prima necessità, servizi).

Cosa faremo: 74. IL completamento del percorso di consolidamento della dotazione infrastrutturale sociale nelle 9 circoscrizioni (asili, centri diurni socio-educativi per minori e disabili, polifunzionali per anziani, presidi poliambulatoriali, case della salute), realizzando una

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piena integrazione tra politiche sociali e socio-sanitarie nei 3 distretti socio-sanitari che la compongono; 75. L’attuazione del Piano Sociale di Zona 2009-2011, che costituisce da questo punto di vista una grande opportunità per realizzare una completa ed efficace politica di integrazione con i PAL (Piani Attuativi Locali) e i PAT (Piani Attuativi Territoriali), attraverso un maggiore coordinamento tra i soggetti coinvolti nella pianificazione sociale (Provincia, Comune, Terzo Settore) e la ASL di Bari; 76. L’innalzamento medio degli standard di efficienza sia sotto il profilo della gestione dei servizi di welfare d’accesso, attraverso i PUA (Porta Unitaria d’Accesso) e la creazione di UVM (Unità di Valutazione Multidimensionale), sia nell’offerta di servizi di welfare locale (auto-sostenibilità economico-finanziaria) a tutela delle categorie vulnerabili; 77. Il ri-orientamento delle politiche sociali verso strumenti di sussidiarietà per le famiglie ed obiettivi formativi, occupazionali, di promozione delle capacità e delle abilità (capabilities) e di piena integrazione delle fasce deboli nelle traiettorie di sviluppo della Città; 78. La promozione di start-up di Fondazioni del Terzo Settore e rivitalizzazione del mercato dell’economia solidale, favorendo la partecipazione degli operatori economici alla creazione di benessere ispirati da principi di responsabilità sociale d’impresa (RSI); 79. Un maggiore coinvolgimento delle agenzie formative (scuole, enti di formazione e Università) e sinergia con i presidi territoriali per l’impiego; 80. Il presidio delle scuole periferiche e/o cosiddette ‘a rischio’, oggi veri e propri luoghi di frontiera per la cittadinanza sociale, al fine di conseguire una maggiore integrazione sociale; miglioramento della dotazione di servizi educativi e socio-culturali nelle scuole dei quartieri periferici ed apertura di queste strutture anche ad adulti, ai deprofessionalizzati e a tutte quelle categorie che oggi hanno maggiori difficoltà nel reinserimento lavorativo (donne, over 45, de-scolarizzati); 81. La valorizzazione delle scuole come luoghi di apprendimento e socializzazione (anche inter-familiare e intra-generazionale) negli orari pomeridiani e valorizzazione dell’educazione permanente attraverso la famiglia ed una ulteriore qualificazione di esperienze quali le Università della Terza Età e quindi le opportunità di formazione continua per le fasce di popolazione anziana; 82. La creazione di centri di aggregazione giovanile che vadano oltre i quartieri centrali della città; spazi nei quali i giovani, anche in forma associata, possano produrre idee servendosi di vari canali espressivi (sportivi, musicali, teatrali) e così realizzare nuove forme di protagonismo culturale e sociale; 83. L’istituzione di una Consulta dei giovani, rappresentativa dei singoli e di realtà aggregate già esistenti e da individuare, nelle aree della scuola, dell’Università, delle circoscrizioni, delle associazioni; 84. Il completamento della manutenzione straordinaria, messa a norma e completamento delle strutture e dei contenitori sportivi esistenti; valorizzazione degli impianti sportivi scolastici, incentivandone l’apertura e l’utilizzo in orari extrascolastici al pomeriggio e alla sera sia in favore degli alunni che dalle associazioni sportive dei quartieri e Individuazione di ulteriori aree cittadine da attrezzare per lo sport all’aperto (percorsi a piedi, piste ciclabili, zone fitness, punti sport); 85. La promozione della cultura dello sport in ambito urbano anche per motivi di prevenzione e di promozione della salute.

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5.2 Tutelare la sicurezza cittadina prevenendo la criminalità: innovare senza reprimere Una città sicura è una città che ha a cuore la tutela dell’incolumità e della tranquillità di tutti i suoi cittadini, che si preoccupa di assicurare regole chiare di convivenza e una giustizia equa, rapida e, soprattutto, certa. Una città è davvero una comunità urbana se i cittadini, ma anche chi la frequenta in modo transitorio (ad esempio i turisti), si sentono ovunque a proprio agio, in una condizione di piena sicurezza e di protezione sociale offerta dalle pubbliche istituzioni come dalla società locale, in una condizione in cui la legalità sia un solido valore di riferimento collettivo. Sicurezza e legalità sono due facce della stessa medaglia: la sicurezza è un diritto basilare da perseguire attraverso una costante azione di controllo della legalità mai disgiunta da una intensa attività di promozione sociale e di prevenzione delle marginalità. Se si vuole guardare con occhio attento ai fenomeni di devianza e di criminalità che continuano a sconvolgere la vita quotidiana della nostra città, è facile rendersi conto che gran parte di essi affondano le loro radici nei processi di disagio e di esclusione sociale che attanagliano molte aree urbane. Si pensi a quanto la disoccupazione, la precarietà, la scarsa qualificazione, la mancanza dei servizi primari, l’assenza di una cultura civica penalizzino tutt’ora la crescita e il pieno sviluppo del Mezzogiorno d’Italia. Una strategia che mira a impedire la diffusione dei fenomeni criminali deve dunque passare non soltanto attraverso un adeguato controllo del territorio, ma anche attraverso attente attività volte a prevenire il disagio urbano e a restituire alla città la sua qualità sociale e ambientale. La repressione non basta. Essa è una condizione necessaria ma non sufficiente per sconfiggere la criminalità. Occorrono nuove politiche capaci di riconnettere i quartieri periferici alla Città e, al loro interno, nuove politiche di integrazione e di protezione sociale, del lavoro e della formazione. La crescente domanda di sicurezza rivolta dai cittadini alle istituzioni di governo locale e nazionale esprime da un lato il bisogno di protezione e, dall’altro, il desiderio diffuso di socialità e di qualità della vita negli spazi pubblici. Non è un caso che, l’Amministrazione Emiliano ha costituito l’Agenzia per la Lotta Non Repressiva per la Criminalità organizzata (ALNRC, 2006), oggi divenuto un modello e una buona pratica su scala nazionale.

Cosa faremo: 86. L’mplementazione di un nuovo modello di governance della Sicurezza, che dia maggiori competenze all’Amministrazione Comunale e favorisca un più efficace coordinamento tra le Istituzioni impegnate sui temi del governo e controllo del territorio (Ministero, Prefettura, Questura, Forze dell’Ordine); 87. L’innovazione al servizio della legalità: monitoraggio delle attività criminose (crime mapping), sistemi intelligenti ed integrati di videosorveglianza delle aree pubbliche, servizi di orientamento e supporto psicologico ed economico ai soggetti colpiti dal racket, infrastrutture informatiche in grado di far circolare e condividere le informazioni tra tutti i soggetti impegnati nel ripristino della legalità e nel contrasto alla criminalità; 88. La promozione dei servizi sociali su scala circoscrizionale, a partire dai servizi di educazione fino all’assistenza ai bisogni ordinari e straordinari dei più deboli anche attraverso forti sinergie con il terzo settore, il coordinamento e la valorizzazione di forme nuove di temporalità di fruizione degli spazi della Città (Piano Urbano dei Tempi e degli Spazi); 24


89. La promozione dell’istruzione e dell’occupazione come leva di emancipazione, specie nei quartieri periferici; 90. La sensibilizzazione ed educazione - nelle scuole primarie e secondarie - ai temi della legalità, del senso civico della Città come bene comune da tutelare e difendere; 91. La progettazione di una nuova architettura degli spazi pubblici che facilitando il dialogo e lo scambio di esperienze tra i cittadini aumentino la sicurezza di fatto.

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6. LA CITTÀ POLICENTRICA DELLA TRASPARENZA E DELL’EFFICIENZA AMMINISTRATIVA Per una Città che partecipa: l’innovazione a partire dal decentramento 6.1 Decentramento e sussidiarietà: tanti Municipi per una sola Metropoli In questi ultimi cinque anni l’Amministrazione Comunale ha raggiunto molti importanti obiettivi sul piano della trasparenza dell’azione amministrativa, dell’efficacia dell’azione pubblica, dell’efficienza interna, della partecipazione dei cittadini alle scelte di Governo, avviando un processo di decentramento importante verso le 9 Circoscrizioni della Città e che adesso va pienamente attuato. Così come indicato nei documenti europei (Libro Bianco sulla Governance, Carta di Nizza), l’Amministrazione Emiliano ha perseguito i 5 principi che ispirano il buon Governo di una Istituzione pubblica: a) Apertura: spiegazione che cosa fa l’Amministrazione e in cosa consistono le decisioni che essa adotta con un linguaggio accessibile e comprensibile al grande pubblico. L’adozione del Bilancio Sociale è stata tra le innovazioni più significative in questa direzione; b) Partecipazione: le decisioni assunte dalla Giunta sono sempre state discusse precedentemente in Consiglio, nelle Commissioni e sottoposte al parere delle Consulte istituite negli ultimi cinque anni presso ogni Assessorato; c) Responsabilità: i ruoli all’interno dei processi esecutivi sono stati definiti con chiarezza dal principio e condivisi con i numerosi portatori di interesse, i soggetti della cittadinanza attiva, le Istituzioni territoriali; d) Efficacia: le politiche dell’Amministrazione hanno cercato di produrre i risultati promessi in campagna elettorale e sintetizzati nel Programma del Sindaco così come internamente si è costituito un comitato di valutazione e verifica del loro impatto presente e futuro; e) Coerenza: il lavoro di ciascun Assessorato è stato coordinato da un nucleo di coordinamento che ha promosso la piena integrazione delle politiche di settore, evitando la dispersione degli interventi e ricollocando il tutto entro un quadro di coerenza programmatica.

Cosa faremo: 92. La trasformazione delle Circoscrizioni in Municipi e trasferimento di nuovi poteri, attribuendo in forma sussidiaria i servizi connessi all’assistenza sociale, alla manutenzione urbana e alla disciplina dell’edilizia privata di interesse locale oltre che funzioni in materia di servizi scolastici, culturali, sportivi e ricreativi; 93. L’avvio da parte dei Municipi di iniziative per lo sviluppo economico nei settori dell’artigianato e del commercio costituendo riferimento istituzionale nel nuovo assetto politico ed amministrativo decentrato;

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94. Il coinvolgimento e responsabilizzazione non solo degli Amministratori, ma anche della cittadinanza, che dovrà divenire il vero soggetto di un cambiamento culturale dell’azione di Governo, che si auspica sempre più partecipata e condivisa.

6.2 Il cittadino partecipe dell’attività amministrativa: un nuovo modo di governare con efficienza Se da una parte il decentramento amministrativo favorisce un assetto politico e istituzionale urbano sussidiario e vicino ai cittadini, vi sono strumenti di nuova generazione, fondate sull’innovazione tecnologica, che possono da una parte agevolare il flusso di comunicazione interna all’Amministrazione favorendone l’efficacia, dall’altra garantire uno snellimento complessivo delle procedure di front-office per i cittadini, promuovendo risparmio di tempo nel disbrigo delle pratiche e maggiore trasparenza e accessibilità.

Cosa faremo: 95. La completa digitalizzazione degli archivi comunali; utilizzo predominante della posta elettronica nella comunicazione esterna (approccio ecologico); la possibilità di accedere, attraverso il Portale di Città, a qualsiasi servizio erogato dal Comune, minimizzando al massimo le attività di front-office fisico e massimizzando l’efficienza interna della Pubblica Amministrazione (e-government); 96. La creazione di standard che portino progressivamente ad un modello di Governo basato sull’e-democracy e sull’e-participation e che rispetti gli standard nazionali ed europei sull’accessibilità e sull’usabilità per i diversamente abili; 97. Lo sviluppo di pratiche innovative al servizio della semplificazione (si pensi alle numerose autorizzazioni che potrebbero ottenersi facilmente in remoto), della trasparenza, dell’efficienza, dell’economicità ma anche della partecipazione;

6.3 Finalmente un Piano Strategico per costruire la Città Metropolitana La Città di Bari, insieme con altri 30 comuni e la Provincia ha promosso e sviluppato (a partire dall’agosto 2007) il Piano strategico “Metropoli Terra di Bari”, inteso come processo di definizione degli scenari futuri e di pianificazione dello sviluppo sostenibile di medio e lungo periodo delle 31 Città che ne fanno parte. Il territorio dell’Area Metropolitana di Bari è di circa 2.274kmq e che comprende al suo interno una popolazione di circa 1 milione di persone, un quarto di quella pugliese. La Pianificazione Strategica è il momento culminante di un processo che rappresenta un nuovo corso storico per la Città di Bari ed il suo territorio esteso. Il destino del capoluogo, infatti, fino ad allora ‘splendidamente isolato’ sulla costa adriatica, sarà progressivamente integrato a quello dei 30 Comuni dell’Area Metropolitana, configurando un processo di consolidamento e di articolazione delle ambizioni di Terra di Bari sugli scenari nazionali e internazionali. Il Piano scaturisce da un approccio sociocratico piuttosto che tecnocratico: a differenza dei meccanismi “tradizionali” di pianificazione strategica, esso è stato condiviso all’unanimità dai 31 Comuni dell’Area Metropolitana, oggi costituitisi in Associazione dei Comuni (ex art. 27


30 del TUEL) La Pianificazione Strategica permetterà di generare e sedimentare consenso attorno ai propri obiettivi nei prossimi anni, abbandonando progressivamente l’attitudine consolidata di matrice dirigistica dell’amministrazione pubblica, in nome di principi di larga condivisione e partecipazione.

Cosa faremo: 98. La definizione di accordi di programma per l’utilizzo dei fondi strutturali europei (FESR) per il periodo 2007-2013 assegnati in base al parco progetti candidati dall’area metropolitana in coerenza con la propria visione strategica; 99. La realizzazione delle opere infrastrutturali previste dai progetti finanziati con fondi europei e monitoraggio dell’attuazione del piano strategico; 100. L’attrazione di ulteriori risorse economiche pubbliche (statali, regionali o comunali) ovvero finanziamenti privati attraverso la candidatura dei progetti compresi nel piano strategico e idonei a realizzare gli obiettivi di sviluppo integrato del territorio.

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Obiettivo 30000 - il programma di governo di Michele Emiliano (bozza)  

Con la cultura della pianificazione e dell’utilizzo strategico e sinergico delle risorse umane ed economiche intendiamo dare vita ad un circ...

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