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UNZA! Via Luigi Bianchi d'Espinosa

L'associazione UNZA! organizza da oltre un decennio le sue attività, cercando di incentivare la condivisione dei saperi e lo scambio tra i suoi soci. UNZA! è un 'contenitore' per progetti diversi, ma strettamente no-proft: cicloffcina popolare per l'auto-riparazione di bici, spazio ritrovo sociale, sala prove per gruppi musicali.

UNZALAB Via G.B. Passerini 18 Nel 2016, grazie al bando Fatevi Spazio!, l'associazione UNZA! ha ricevuto dal Comune di Milano una sede in più per le sue attività. Così è nato UNZALAB: laboratorio di serigrafa e disegno, laboratorio di auto sviluppo&stampa cinefoto, micro-cinema, centro per la diffusione di cinema sperimentale e indipendente e materiali da archivi di famiglia.

D'ENTRO Via A. Cesari 17

D’ENTRO nasce col desiderio di mostrare tracce di ciò che succede dietro le porte dei laboratori che si affacciano nel nostro cortile ed è soprattutto un invito ad entrare. Nei laboratori di D’ENTRO potete trovare soluzioni di arredo proposte dagli artigiani del legno e da fabbri creativi, oltre a disegni e progetti d’architetto che abbinano materiali naturali alla versatilità decorativa delle resine. D’ENTRO è anche abbigliamento e gioielli autoprodotti, oltre che giardinaggio, lavori in quota e restauro di libri antichi D’ENTRO ospita anche la sede di Ecomuseo Urbano Metropolitano Milano-Nord che nell’ottica di valorizzare il patrimonio materiale e immateriale della città promuove progetti mirati alla diffusione dei saperi artigianali mantenendo vivo il dialogo con il territorio.

PER RAGGIUNGERCI

MM3 Maciachini + tram 4 (fermata Niguarda Centro) MM5 Ca’ Granda + autobus 42 autobus 51, 83, 172 oppure in bici!


NOFEST 2017 non è un pranzo di gala 3/ Indice 4/ L'immagine: l'immagine manca 6/ Giovedì 6 Aprile c/o UNZA! 9/ Venerdì 7 Aprile c/o UNZALAB 10/ Sabato 8 Aprile c/o D'ENTRO 12/ Cosa rimane? 13/ NOFEST is not a dinner party

ALTRI TESTI SU emergeredelpossibile.blogspot.it www.unza-milano.org Per questa edizione, tutti i registi, capendo la situazione italiana, hanno acconsentito a proiettare le loro opere senza che noi dovessimo corrispondere loro alcun onere di proiezione, cosa che, a volerla fare, non ci avrebbe consentito di organizzare questo NOFEST. Ringraziarli ci sembra più superfuo che sottolineare come quanto scritto non siano vagheggiamenti né pura teoresi: il cinema sperimentale si abita, e il silenzio di questo abitare a volte può confondere, perché sembra che si sia soli, quando invece non è così. In ultimo, una buona parte del modesto budget a disposizione del NOFEST abbiamo deciso di investirla nella riproduzione di un libro che è, con ogni probabilità, il nostro massimo riferimento cinematografco e che, essendo misconosciuto e fuori commercio da tempo immemore, urge rimmetere sul tavolo della discussione. Si tratta di Cinema vivente di Saint-Pol-Roux, i diritti della traduzione del quale ci sono stati gentilmente regalati dal professor Michele Canosa. Le copie verranno distribuite nelle tre serate fno ad esaurimento.


L'immagine: l'immagine manca.

Con troppa frenesia ed eccessivo livore si è tentato di ingabbiare l'immagine cinematografca dentro logiche e schemi cui essa resisteva in tutti i modi possibili, e in questa stessa resistenza non solo l'immagine affermava la propria esistenza ma, al contempo, le faceva anche sfatare, queste gabbie logiche, di cui ogni volta non rimaneva altro che la possibilità attraverso la quale, incessantemente, andavano a ricostituirsi, reiterando quel loro tentativo di presentifcare l'immagine. Ma l'immagine non si presenta, essa anzi r\esiste alla presentifcazione e in tal modo esiste. L'istituzionalizzazione del cinema sperimentale coincide con l'istituzionalizzazione del soggetto istituzionalizzante, che proprio nell'atto stesso d'istituzionalizzare – e solo attraverso di esso – si fa istituzione. La frenesia con cui s'è tentato di ingabbiare l'immagine cinematografca rivela così la sua più intima essenza, ovvero quell'ipocrisia dello sguardo che la sottende e fonda; l'immagine, una volta istituzionalizzata, si presenta, ma si presenta come specchio, essa mostra colui che la presenta e istituzionalizza, rivelandolo così come istituzione, ed è in questo specchiarsi retroagente dell'istituzione nell'immagine che viene a incrinarsi l'istituzione medesima; l'istituzione, infatti, permane fntantoché tiene stretti due gesti in uno, l'istituzionalizzazione dell'immagine col farsi istituzionalizzazione dell'agente di quel gesto istituzionalizzante, ma, qualora si comprendano come distinti ciò che era in origine separato, distinzione, questa, che l'istituzione – per essere – mistifca giuridicamente, ecco allora che si palesa un'alterità radicale tra l'immagine e l'istituzione, alterità che porta l'immagine ad eccedere l'istituzione e quest'ultima a svanire per ineffcienza. L'immagine cinematografca manca, e «vedere» non signifca colmare questa mancanza ma lasciarla persistere come tale. Ciò che è presente è l'istituzione, e la sua presenza fa mancare il respiro, riempie tutti gli spazi, soffoca. Nell'ordine del cinema dell'immanenza, l'immagine cinematografca è la possibilità dell'immagine, è la possibilità che vi sia, nonostante tutto, un'immagine; il flm non crea un'immagine, ma esso si fa per poter ammettere la possibilità di un'immagine, che il flm in sé non contiene né trattiene e rispetto alla quale ha esclusivo valore di rimando: dell'immagine cinematografca non si può avere visione ma soltanto Fede. L'immagine del cinema dell'immanenza, a differenza di quella del cinema trascendentale, che è soltanto attraversata dall'istituzione, attraversa a sua volta l'istituzione e, attraversandola, si fa attraverso di essa: è nel momento in cui l'immagine si fa Attraverso l'istituzione che l'istituzione s'incrina sulla superfcie dell'immagine, la quale, allora, si rivela come un Altrimenti dell'istituzione. L'immagine r\esiste all'istituzione. Attraversandola, l'immagine rivela quella discrasia che, sulla sua stessa superfcie, non può non venire a prodursi qualora si sperimenti in maniera autentica: la defnizione di sperimentazione cinematografca non sarà quindi di tentativo di creazione di un'immagine che schivi l'istituzione, un'immagine diversa, che sia puro Altrimenti; sperimentare signifca anzi riportare sul campo la lotta, quella stessa lotta che l'istituzione, colla sua pretesa di assolutizzare la propria presenza, tenta in tutti i modi di far tacere creando, così, una pace tanto più silenziosa quanto più inquietante: l'immagine cinematografca altro non è che il campo di questa lotta. Questa nuova edizione del NOFEST assume, da questa prospettiva, connotati specifci, che la distinguono nettamente da quella dell'anno precedente, Cosa fare con il fuoco. NOFEST 2017 – Non è un pranzo di gala non vuole infatti essere altro che la possibilità che vi sia, nonostante tutto, un luogo, un luogo che sia però propriamente tale, non un luogo già di per sé determinato, stabile, con tutte le coordinate già decise e le forze in relazione tra loro, bensì un luogo che crei spazio lasciando posto – il suo proprio posto. In questo senso, esso non può che essere un sistema in equilibrio metastabile, o almeno a noi piacerebbe che venisse considerato così, per permettere ciò che a nostro avviso risulta essenziale per ogni visione genuina e autentica, ovverosia la dimensione dell'incontro, nel quale si ritrova ritrattata non soltanto la posizione del flm ma anche quella propria dello spettatore. Ora, l'incontro è dell'ordine della singolarità. L'evento non è il NOFEST in sé ma il fatto che una struttura-matrice possa incontrarsi colle distribuzioni delle tensioni interne alla struttura-campo che è il NOFEST in quanto tale. Abbiamo a questo proposito pensato a una tre giorni, che si tiene c/o le sedi di UNZA, al quartiere Niguarda di Milano, giovedì 6, venerdì 7 e sabato 8 aprile 2017, sempre a partire dalla 2030h, e di cui qui lasciamo il programma:


Giovedì 6 Aprile c/o UNZA! Via Luigi Bianchi d'Espinosa (cortile delle associazioni)

José Miguel Biscaya, #47 (11’) Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio, Desert light (24’) Laura Marie Wayne, Most of us don’t live there (26’) Vincent Grenier, Watercolor (Fall Creek) (13’) Walter Ungerer, noCOM (9’) Rebecca Ruige Xu & Sean Hongsheng Zhai, When leaving becomes arriving (4’) Fabio Scacchioli & Vincenzo Core, Bang Utot (27’) Ignazio Fabio Mazzola, I II III IIII / *31 12 99 / O / O O (4’) Siegfried A. Fruhauf, Vintage print (13’) Robert Todd, Daydreams (7’)

Venerdì 7 Aprile c/o UNZALab Via G.B. Passerini 18 (cortile interno)

Flim Flam Crew, Ludione della lampada (121’)

Sabato 8 Aprile c/o D'ENTRO Via A. Cesari 17 (cortile dei laboratori) Teo Ormond-Skeaping, Orbit æterna (16’) Enzo Cillo, Ippocampo (9’) Richard Ashrowan, Speculum (17’) Laura Kraning, Irradiant feld (10’) Flavia de la Fuente, Diario de un corto (18’) Luca Poma, American spirit (18') Chris H Lynn, Liguria (7’) Anna Kipervaser, To honor (2’) Takashi Makino, 2012 (30’) Calum Walter, Experiments in buoyancy (5’)


GIOVEDÌ 6 APRILE 2017 c/o UNZA!

Via Luigi Bianchi d'Espinosa (cortile delle associazioni) – ore 20:30 José Miguel Biscaya, #47 (Paesi Bassi, 2014, 11’, HD) Immagini che cadono a pezzi, decadimento dei dati, glitches, trascendenza algoritmica. La luna si alza sopra le cime delle montagne, si fonde con il bosco. Un sentiero si dissolve alla vista. Colori resi liquidi. Fori di dati svaniscono in lontananza. Memoria, elaborazioni, niente dura per sempre. Una passeggiata attraverso una riserva naturale; registrata, salvata, consolidata. Un paesaggio interpretato mediante algoritmi MPEG. Le tecniche applicate al video sono un mix tra degli hacking di informazioni MPEG e difettose impostazioni di codifca. Durante questo processo, i dati cruciali vengono rimossi dal fusso MPEG e reimmessi nel computer, costringendo così il software a re-interpretare le informazioni visive.

Images fall apart, data decay, glitches, algorithmic transcendence. The moon raises over mountaintops, melts with the woods. A path dissolves with the view. Colors rendered liquid. Data holes vanish in the distance. Memory, processing, nothing lasts forever.A hike through a natural reservoir; recorded, saved, consolidated. A landscape interpretation by means of MPEG algorithms. The technics applied to the footage are a mix between some hacking of the MPEG-information and faulty encoding settings. During this process, crucial data is removed from the MPEG-stream and fed back to the computer, forcing software to re-interpret the visual information.

Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio, Desert light (Italia, 2016, 24’, 2K) L’immagine, nominandosi, si lega al tempo, cioè alla fnitezza, alla morte: scomparsa, assenza – ma è appunto fondando la morte che progetta (dasein) il suo al di là (aldilà dell’immagine) –. È esattamente in quel passare dalla parte degli oggetti. ...il cinema è portato dai fumi, dall’acqua e ad essi si ricongiunge... Quel libertinaggio ha il fascino del mostro, pur essendo troppo basso per fare paura. È forse un ossessivo-compulsivo e il suo materialismo travalica ogni pastoia magico-naturalistica. Gli piace invece intonare una litania. La luce deserta parla e dice: «Solo perché sono in pace con i secoli non signifca che non sia in guerra con l’oggi».

The picture, naming itself, binds to time, that is to fniteness, to death: death, absence - but it is precisely founding death that plans (dasein) her beyond (beyond the image) -. It is exactly in that passing to the side of the objects... Cinema is brought by rivers, by water and rejoins them... That libertinism has the charm of the monster, being meanwhile too low to be scary. It is an obsessive-compulsive maybe, and his materialism goes beyond any magic-naturalistic tether. On the contrary it likes to tune a litany. The deserted light speaks and says: "Just because I'm at peace with the centuries, that does not mean I’m not at war with today.”

Laura Marie Wayne, Most of us don’t live there (Canada/Cuba, 2015, 26’, HD) Most of Us Don't Live There è un bellissimo quanto inquietante ritratto di una vita colorata dalla depressione bipolare. Una collezione di home video, una pila di resoconti medici e un aspro territorio canadese formano la struttura di un autoritratto acuto e poetico; l’invocazione di una giovane donna per una rivisitazione di ciò che noi intendiamo con «malattia mentale».

Most of Us Don't Live There is a beautiful, yet haunting portrayal of a life coloured by bipolar depression. A collection of home videos, a stack of medical reports and a rugged Canadian landscape form the textures of a self-portrait that is insightful and poetic; a young woman's call for a re-visioning of what we understand as mental illness.


Vincent Grenier, Watercolor (Fall Creek) (Canada/USA, 2013, 13’, HD) «L'acqua scorre sotto una superstrada e una ferrovia. Il percorso sotto questi ponti non è mai sembrato particolarmente interessante fno a questa estate, quando ho indugiato e ho iniziato a scattare foto. Credo che il corto parli da sé in quanto è fnito per andare in tante direzioni diverse, che fanno emergere preoccupazioni per lo spazio, per il piano pittorico e un’intersezione particolarmente interessante tra le strutture artifciali (sia visivamente che acusticamente) e una natura mutevole, sorprendente. Watercolor (Fall Creek) esiste tra questi mondi necessari, come il tempo che si dipana e che rimane diffcile da comprendere.» (Vincent Grenier)

«Water fows under an expressway and a railway. The path under these bridges never before seemed particularly attractive until this summer when I lingered and started to take pictures. I think the piece speaks for itself as it ended up going into so many different directions, emerging from concerns about space, the pictorial plane and a particularly interesting intersection between man made structures (both visually and aurally) and a changing, surprising nature. Watercolor (Fall Creek) exists between these necessary worlds, as time unfolds and remains diffcult to comprehend.» (Vincent Grenier)

Walter Ungerer, noCOM (USA, 2014, 9’, HD/animazione) «Disegno e animazione sono le basi di questo lavoro. Il titolo del flm è noCOM, l'abbreviazione di “no comment”. Con tutto il dovuto rispetto trovo che questo titolo sia una descrizione appropriata del flm, che si basa su disegni astratti, immagini oscure e suoni distorti.» (Walter Ungerer)

«Drawing and animation from the basis of this work. The flm title is noCOM, an abbreviation for "no comment". With all due respects I fnd this do this to be an appropriate description of this flm, which is based on abstract drawings, obscure images, and distorted sounds.» (Walter Ungerer)

Rebecca Ruige Xu & Sean Hongsheng Zhai, When leaving becomes arriving (USA, 2015, 4’, HD/animazione) «Usando il linguaggio di programmazione Processing, abbiamo costruito l’evoluzione di composizioni astratte che sono collegate a riff e pattern. Attraverso una voluta enfatizzazione o trascurando alcuni aspetti dei segnali musicali, l'immagine risulta come contrappunto visivo della musica.» (Rebecca Ruige Xu & Sean Hongsheng Zhai)

«Using Processing programming language, we build up evolving abstract compositions that were linked with the musical riffs and patterns. Through purposely emphasizing or neglecting certain aspects of music signals, the image arrives as the visual counterpoint of the music.» (Rebecca Ruige Xu & Sean Hongsheng Zhai)

Fabio Scacchioli & Vincenzo Core, Bang Utot (Italia/Serbia, 2015, 27’, HD) «Bang-utot: “letteralmente, “tentare di alzarsi gemendo...". La morte sopraggiunge nel corso di un incubo... A Manila ogni anno si segnalano circa dodici casi di morte per Bang-utot. Un uomo che era riuscito a guarire disse che aveva un “omino” sul petto che cercava di strangolarlo”.» (William Burroughs, Pasto nudo)

«Bang-utot, literally, 'attempting to get up and groaning...' Death occuring in the course of a nightmare...The condition occurs in males of S.E. Asiatic extraction...In Manila about twelve cases of death by Bang-utot are recorded each year. One man who recovered said that 'a little man' was sitting on his chest and strangling him.» (William Burroughs, Naked Lunch)

Ignazio Fabio Mazzola, I II III IIII (Italia, 2016, 1', miniDV) Quattro ambienti provenienti da un palazzo di fne ottocento, analizzati attraverso una serie di motivi geometrici riprodotti sulle rispettive pavimentazioni. I movimenti della macchina da presa, stabiliti per ogni singolo spazio insieme ad

Four environments from a late nineteenth century palace, analyzed through a series of geometric motifs reproduced on the respective foors. The movements of the camera, determined for each individual space together with a proper or improper center, generate various types of


un centro proprio o improprio, generano traiettorie di vario tipo, suggerite non solo dai disegni sulle piastrelle, ma anche da tutti quegli elementi spaziali coinvolti nel perimetro di ogni stanza e quindi legati alla struttura stessa dell’organismo architettonico.

trajectories, suggested not only from the drawings on the tiles, but also from all those spatial elements involved in the perimeter of each room, and then linked the very structure of the architectural organism.

Ignazio Fabio Mazzola, *31 12 99 (Italia, 2016, 1', HD) In una parte liminare di un appartamento una fgura familiare, la sorella del regista, viene ripresa mentre è seduta su una poltrona e attraverso uno smartphone sembra astrarsi da se stessa. Intanto da quel punto della casa, fssato e approfondito dalla giovane presenza attraverso le sue azioni, viene intercettato un rapporto tra spazio interno ed esterno, natura e artifcio.

In a liminal part of an apartment, a familiar fgure, the sister of the director, is shot while sitting on a chair. Through a smartphone, she looks abstracted from itself. Meanwhile, from the point of the house which is gazed by the young presence through his actions, it is cut the relationship between interior and exterior space, nature and artifce.

Ignazio Fabio Mazzola, O (Italia, 2016, 1', 4K) Una ragazza, il suo vestito e l’incontro con la luce. Il corpo, ispezionato da uno smartphone lungo le sue curve coperte dal tessuto, viene registrato e scomposto. Pervaso discontinuamente di luce artifciale, il corpo, oltre questo tipo di contatto, respinge ogni altra forma di contaminazione.

A girl, her dress and the encounter with the light. Inspected by a smartphone along her curves covered by fabric, the body is logged and split. Discontinuously pervaded by an artifcial light, the body, besides this type of contact, rejects any other form of contamination.

Ignazio Fabio Mazzola, O O (Italia, 2016, 1', SD) Chiusa tra le pareti di una stanza una ragazza guarda un flm, le immagini dello schermo illuminano alcune parti del suo corpo, inizia un dialogo.

Closed between the walls of a room ,a girl watching a movie. The movie images illuminate certain parts of his body. A dialogue begins.

Siegfried A. Fruhauf, Vintage print (Austria, 2015, 13’, 2K) «Una vecchia fotografa costituisce il punto di partenza della mia esplorazione. L'immagine deve essere stata fatta verso la fne del 19° secolo, quando il cinema è stato inventato e le immagini stavano solo iniziando a muoversi. Le sue origini risalgono a una fase di transizione tra l'immagine ferma e quella in movimento. Attraverso la creazione di una vasta gamma di duplicazioni di una singola immagine, ho cercato di tradurla nella natura temporale e contemporanea del cinema.» (Sigfried A. Fruhauf)

«An old photograph forms the starting point of my exploration. The picture must have been taken towards the end of the 19th century, at a time when flm had just been invented and pictures were only starting to move. Its origins date back to a phase of transition between the still and the moving image. By creating a wide variety of duplications of a single image I am trying to translate it into the temporal and contemporary nature of flm.» (Sigfried A. Fruhauf)

Robert Todd, Daydreams (USA, 2015, 7’, 16mm/HD) «Sogni a occhi aperti dall'interno verso l'esterno, «Reveries from the inside out, taking cues from my surroundings and diving through to the other side.» prendendo spunto da ciò che mi circonda e le (Robert Todd) immersioni attraverso l'altro lato.» (Robert Todd)


VENERDÌ 7 APRILE 2017 c/o UNZALAB Via G.B. Passerini 18 (cortile interno) – ore 20:30

Flim Flam Crew, Ludione della lampada (Italia, 2016, 121’, 2K) Ludione della lampada è un flm digitale sulla droga. Il Ludione è un ‘consumatore estatico’, un ‘addicted’, una sorta di automa spirituale che esala la stessa immagine del flm come stato ‘gassoso’, ‘pulviscolare’. Un vagabondo, un ‘fâneur’. Se la droga è supposta ‘fermare’ il mondo, renderlo sovra-sensibile, amplifcato, rallentato; non più legato al movimento, ma all’estasi statica; questo funambolo si è indebolito nella sua vita balbettante. Ha abbandonato l’ingenuità ed è stato consegnato a un candore ancora più immacolato. L’atmosfera è quella di una ninnanannalimerick. Regna un soffo d’incenso e di legno bruciato; l’aria è magica, incantata, forse fabesca. Tutto il flm ne è impregnato. L’intenzione è generalmente elegiaca, sognante, probabilmente struggente a tratti (nostalgica). Una sorta di phantasmagoria crepuscolare, sydbarrettiana, psichedelica. Questo ‘bombone’ vaga di luogo in luogo così come la droga agisce in lui da intervallo ‘molecolare’ tra i suoni, nelle forme, nelle immagini. La sostanza psicotropica è pertanto un’elegia estatica. Il Ludione è in uno stato di oblìo, di ‘espansione’ verso il mondo; non è più ‘bloccato’ ‘dentro’ se stesso; come se l’immagine fosse in cerca del mondo per divenire mondo, non per rappresentarlo. La virtù di un’immagine ‘drogata’ risiede in questo.

Ludione of the Lamp is a digital flm about drugs. The Ludione: an 'ecstatic' consumer, an addicted, a kind of spiritual automaton, which exhales the same flm image as a ‘gaseous’, ‘pulviscular’ state. A vagabond, a fâneur. If the drug is supposed to 'stop' the world, make it oversensitive, magnifed, slowed; no longer tied to the movement but rather to static ecstasy, this tightrope walker has weakened in his ‘fedged’ and stammering life. He has abandoned the naïveté of his childhood and has been delivered to an even more immaculate whiteness. The atmosphere is that of a nursery rhyme-limerick. A breath of incense and burnt wood aroma are reigning; the air is magical, enchanted, fairytale perhaps. Throughout the flm is impregnated. The intention is generally elegiac, dreamy, probably poignant at times (nostalgic). A kind of twilight, psychedelic, sydbarrettian phantasmagoria. This 'swaggerer' wanders from place to place as the drug acts in him as a 'molecular interval' in the sounds, in the forms, in the images. The psychotropic substance is therefore an ecstatic elegy. The Ludione is in a state of oblivion, in a state of ‘expansion' towards the world; he is no longer locked 'inside' himself; as if the image was lookin’ for the world to ‘become’ world, not to represent it. The virtue of an 'drugged' image resides in this.


SABATO 8 APRILE 2017 c/o D'ENTRO

Via A. Cesari 17 (cortile dei laboratori) – a partire dalle 20:30 Teo Ormond-Skeaping, Orbit æterna (Inghilterra, 2013, 16’, HD/16mm) Orbit æterna osserva i valori culturali delle iconografe contemporanee del terrorismo, dall'11 settembre alle insurrezioni in corso dell’ISIS, nonché le iconografe storiche delle atrocità passate, con l’intento di rivelare come la cultura visiva formi la nostra percezione dell’apocalisse che verrà e quindi del nostro stesso futuro.

Orbit æterna considers the cultural signifcance of the contemporary iconography of terrorism from 9/11 to ISIS’s on going insurgency and the historic iconography of past atrocities, with the intention of revealing how visual culture shapes our perception of a future apocalypse and therefor out future.

Enzo Cillo, Ippocampo (Italia, 2015, 9’, HD) «L'idea del flm nasce da una distruzione e fa della distruzione la propria immagine.» (Enzo Cillo)

«The idea of the flm borns from a destruction – and the destruction is her image.» (Enzo Cillo)

Richard Ashrowan, Speculum (Scozia, 2014, 17’, HD) Speculum è il sigillo dell'immagine in movimento, un tentativo di riabilitazione del presente attraverso il prisma del passato. Il lavoro esplora antiche teorie della materia in cui emanazioni luminose danno origine a una forma fsica. Assumendo le sembianze di sette fasi o esperimenti falliti, il flm attinge dalle opere dei primi flosof illuminati/alchimisti come Roger Bacon (1214-1292), Agrippa von Nettesheim (1486-1535) e John Dee (1527-1609).

Speculum is a moving image sigil, an attempt at a rehabilitation of the present through the prism of the past. The work explores ancient theories of matter in which luminous emanation gives rise to physical form. Taking the form of seven stages or seven failed experiments, the flm draws upon the works of early light philosophers Roger Bacon (1214-1292), Agrippa von Nettesheim (1486-1535) and John Dee (1527-1609).

Laura Kraning, Irradiant field (USA, 2016, 10’, HD) Rifessi di cielo e terra, solitarie sentinelle meccaniche seguono il sole, mentre griglie metalliche piovono in un paesaggio arido della California. Irradiant Field è un ritratto visivo e sonoro che incrocia la natura e la macchina – un deserto miraggio di luce, vento, acqua, e rifessi metallici.

Mirroring sky and earth, solitary mechanical sentinels follow the sun, while metal grids rain in a parched California landscape. Irradiant Field is a visual and sonic portrait at the intersection of nature and machine – a desert mirage of light, wind, water, and metallic refection.

Flavia de la Fuente, Diario de un corto (Argentina/Cile, 2015, 18’, HD) Alla regista è chiesto di flmare un cortometraggio per l’apertura di un certo festival. La responsabilità la turba e la stressa. La soluzione che trova è quella di un segreto manifesto sulla fragilità del cinema e le sue peripezie.

The flmmaker is asked to direct a short flm for the opening of a certain festival. The responsibility upsets and distresses her. She fnds a solution that results in a manifest secret about fragile cinema and its adventures.

Luca Poma, American spirit (Italia, 2017, 18', HDV) Il vizio crea struttura, la vita all’interno di essa modifca lo sguardo, la natura osserva dal suo incubo la liberazione urbana.

Vice creates structure: inside, life changes the look – from his nightmare, nature observes urban liberation.


Dan Browne, Untitled 2017.02 (Canada, 2017, 2', HD) Forme invernali statiche fondono alla luce del sole.

Static winter forms melt in sunlight.

Chris H Lynn, Liguria (Stati Uniti, 2016, 7’, HD) Visioni meditative dalla Liguria, Italia.

Meditative visions from Liguria, Italy.

Anna Kipervaser, To honor (Ucraina, 2014, 2’, HD) In silenzio. Per il silenzio.

In silence. for the silence.

Takashi Makino, 2012 (Giappone, 2013, 30’, 35mm/16mm/8mm/HD) Secondo Takashi Makino, 2012 si è sviluppato inconsciamente ed è indice di un anno di transizione. Da performance dal vivo, per la quale Makino ha elaborato anche la musica, 2012 si è infne congelato in un flm dinamicamente differente attraverso lo switch dall’analogico al digitale

According to Makino Takashi, 2012 was developed almost subconsciously and marks a transitional year. Originally a live performance where he also provided the music, 2012 ultimately congealed into a flm with a new dynamic by switching from analogue to digital.

Calum Walter, Experiments in buoyancy (USA, 2013, 5’, HD) A livello tecnico, Calum crea una combinazione ibrida di digitale e analogico. Il regista lascia che pixels e toner combattano l'abrasione e il degrado, muovendosi fuori e dentro la leggibilità, presentando l'immagine in movimento come intrinsecamente instabile. A livello di contenuto, il flm esplora la tendenza sia della vita che dell'inanimato a sottomettersi alla forza di gravità.

At a technical level, Calum creates a hybrid combination of digital and analog. He lets pixels and toner fght abrasion and decay, moving in and out of legibility, presenting the moving image as inherently unstable. Thematically, he explores the tendency of both the living and the inanimate to submit to gravity.


Quel che abbiamo tentato di fare è di raccogliere dei flm di modo da poter formare un luogo che, nel suo stesso darsi, scompaia – e noi con esso. Cosa rimane? Rimane l'incontro dello spettatore non col flm ma con il NOFEST, cioè con questa cascata di lavori che, sebbene possano a prima vista apparire disordinati, in realtà sono stati posti l'uno accanto all'altro proprio per enfatizzare come essi vengano a succedersi per risonanza interna, ed è questa risonanza interna l'evento propriamente detto, overro la singolarità. A questa risonanza interna, lo spettatore partecipa liberamente, secondo le vibrazioni che più sono sue. Non c'è – com'è palese – un ordine che ingabbi il flm, dirigendolo teleologicamente: il nostro gesto è stato quello di far succedere i flm, nel doppio senso della parola. Inoltre, tutti i cortometraggi e il lungometraggio in programma sono video. Il video è una macchina chiusa, che presuppone una norma ideale (pixel) attraverso cui vengono modulate le informazioni; il rapporto con il reale non è quello della pellicola, poiché nel video il materiale della reale è già letto: la causa effciente, un determinato pezzo di realtà, agisce nella videocamera non come sulla pellicola, cioè imprimendosi su essa e quindi venendone a far parte, accorpandovisi, ma più come feedback che, presupposto dalla regola della macchina operatrice, viene modulato a seconda delle cadenze interne alla macchina: nel video il reale si purifca di se stesso, non esiste se non come pixel, quindi come informazione tutta interna alla macchina cinematografca. Il circuito cibernetico del video rimanda così a un cinema puro, poiché purifcato dal reale: il cinema dell'immanenza, in sede video, viene a farsi istituzione di se stesso, e lo spettatore che vi si accinge è compreso in questa stessa istituzione, perché il cinema stesso può e in diversi casi ha una potenza istituzionale sua propria: la selezione dei flm è stata veicolata da quest'unica pretesa, che cioè si mostrassero soltanto quelle opere video – più uniche che rare – che enucleassero in sé questa potenza istituzionale propria cinema, la quale soltanto si è tentato di preservare nell'ordine dell'evento (e la nostra unica speranza è d'esserci riusciti). Il flm, e in particolar modo nella sua forma-video, non richiede di essere visto, non si fa vedere: il flm, di per sé, invita alla visione, ed è quest'invito che bisogna accogliere. Non imparare a vedere colla speranza di scorgere una luce diversa, dei colori nuovi, ma pensare di poter vedere – «ancora una volta soltanto per sempre», perché in realtà non si è mai visto o, meglio, non si è visto altro che lo schema logico attraverso il quale ci è dato affacciarci al reale. Se un flm è un invito alla visione, allora questa non si fa mediante il flm: essa viene dopo, a flm fnito, sul campo del reale e del quotidiano. Qui si vede – e non si smette mai di farlo. Il criterio che ci ha portato a scegliere questi e non altri flm non è stato altro che questo: i flm in programma non signifcano nulla, essi semmai sensifcano senza signifcare. Non impiegano segni ma manifestano sensi, e ciò li rende coestensivi al piano della vita quotidiana: che il flm dia senso, non ne sostanzializza l'immagine; il senso che il flm manifesta è ciò che viene signifcato da colui che poi fa ritorno alla vita di tutti i giorni. Ecco, noi riteniamo che queste opere aprano un varco, diano la possibilità di signifcare Altrimenti. Questa signifcazione, tuttavia, non è molare né univoca, ma singolare, dipende cioè dal soggetto, dal suo vissuto e dalla modalità con cui s'approccia alla cascata di opere. La tradizione è quindi la singolarità del NOFEST come evento, ovverosia l'incontro dello spettatore col luogo-NOFEST, perché «non è poetica soltanto la creazione dell'opera, ma è altrettanto poetico, sebbene in una modalità sua propria, anche il verecondimento dell'opera; un'opera è infatti reale come opera solo quando noi stessi ci deradichiamo dalla nostra abitudinarietà e ci irradichiamo in ciò che viene inauguralmente aperto dall'opera, al fne di condurre la nostra stessa essenza a stanziare nella verità dell'essente»; la necessità di tale incontro è la possibilità di una condivisione di senso, ovvero il poterci essere, nonostante le comunità inconfessabili che gestiscono gli sguardi, di un'amicizia che sia tale, espressa cioè dal singolo nella sua signifcazione quotidiana, alla quale partecipa anche lo sconosciuto distante, la cui signifcazione è a sua volta sorta da un senso che è stato, anche se solo per un attimo, in comune: un unico e solo senso per molteplici signifcazioni, perché l'incontro è comunque plurale, aperto, la sua straordinarietà è dell'ordine dell'apertura infnita, dell'infnita accoglienza, partecipando alla quale diventa risonanza interna di una vita che non è più esclusiva e solitaria ma in sé tutte le altre vite – e vibra di esse. Ab integro nascitur ordo.


NOFEST 2017 - Is not a dinner party The image: the image is missing.

With too much hustle and excessive envy you tried to cage the cinematic image inside logic and schemes which it resisted in every possible way, and in this same resistance not only the image but affrmed its existence, at the same time, also was vented, these logic cages, of which every time nothing remained but the possibility through which, incessantly, they went to replenish itself, reiterating that their attempt to-present the image. But the image does not show up, it indeed exists to presentifcation and this exist. The institutionalization of experimental cinema coincides with the institutionalization of the subject institutionalizing, that just in the very act of institutionalization and only through it becomes an institution. The frenzy with which we have tried to cage the flm image thus reveals his innermost essence, that hypocrisy of vision that underlies it and founded; the image, once institutionalized, looks, but looks like a mirror, it shows the person making the submission and institutionalizes, revealing it as an institution, and this is mirrored retroagente institution in the image that is to crack the establishment same the establishment, in fact, still holds tight for as long as two gestures in one, the institutionalization of the image by becoming the agent institutionalization of that gesture institutionalizing, but, if you understand how to separate what was originally separate, distinguish, this, the institution - to be - mystifes legally, then here is revealed radical otherness between the image and the institution, otherness which brings the image to exceed the institution and the latter to fade for ineffciency. The cinematic image is missing, and "see" does not mean fll that gap but let it persist as such. What is present is the institution, and its presence is short of breath, he flls all spaces, suffocating. In the order of immanence cinema, the flm image is the possibility of the image, is the possibility that there is, after all, a picture; the flm does not create an image, but it is done to be able to admit the possibility of an image, the flm itself contains neither holds and to which has exclusive value in return: cinema image you can not have vision but only Faith. The image of immanence flm, unlike that of the transcendental cinema, which is only traversed by the institution, passes through in turn the institution and, crossing it, is made through it: is the time in which the image you through the university that s'incrina institution on the surface of the image, which, then, is revealed as a Otherwise institution. The image r \exists the institution. Crossing it, the image reveals the discrepancy that, on its very surface, can not come about if you come to experience in an authentic way: the defnition of experimental flm will therefore not attempt to create an image that dodge the institution, a different image, that is pure Otherwise; experience means indeed bring the fght on the feld, the same struggle that the institution, by his claim to absolute out its presence, tries in every way to silence and so creates a peace all the more silent the more disturbing: the image flm is none other than the feld of this struggle. This new edition of NOFEST assume, from this perspective, specifc characteristics which distinguish it clearly from the previous year, what to do with the fre. NOFEST 2017 - Is not a gala dinner wants to be a place that creates space giving way his own place. In this sense, it can not be that a metastable equilibrium in the system, or at least we would like it to be considered as well, to allow what our opinion it is essential for each genuine and authentic vision, is the dimension of the encounter, in which fnds portrayed not only the position of the flm but also in the spectator. Now, the meeting is of the order of the singularity. The event is not the NOFEST itself but the fact that a matrix-structure can meet glues distributions of internal tensions to the structure-feld which the NOFEST as such. We thought about it in three days, to be held c / o the headquarters of UNZA, Milan, the 6th, 7th and 8th April 2017. Here we leave the program:

Thursday April 6th c/o UNZA!

José Miguel Biscaya, #47 (11’) Riccardo Vaia & Cristina Pizzamiglio, Desert light (24’) Laura Marie Wayne, Most of us don’t live there (26’) Vincent Grenier, Watercolor (Fall Creek) (13’) Walter Ungerer, noCOM (9’) Rebecca Ruige Xu & Sean Hongsheng Zhai, When leaving becomes arriving (4’) Fabio Scacchioli & Vincenzo Core, Bang Utot (27’) Ignazio Fabio Mazzola, I II III IIII / *31 12 99 / O / O O (4’) Siegfried A. Fruhauf, Vintage print (13’) Robert Todd, Daydreams (7’)


Friday April 7th c/o UNZALAB

Flim Flam Crew, Ludione della lampada (121’)

Saturday April 8th c/o D'ENTRO Teo Ormond-Skeaping, Orbit æterna (16’) Enzo Cillo, Ippocampo (9’) Richard Ashrowan, Speculum (17’) Laura Kraning, Irradiant feld (10’) Flavia de la Fuente, Diario de un corto (18’) Luca Poma, American spirit (18') Chris H Lynn, Liguria (7’) Anna Kipervaser, To honor (2’) Takashi Makino, 2012 (30’) Calum Walter, Experiments in buoyancy (5’)

What we have tried to do is to pick the movies that you can form a place that, in its own be, disappear, and we with it. What remains? It remains the viewer's encounter with the flm but not with NOFEST, that is, with this cascade of works that, although they may at frst appear messy, actually were placed next to each other just to emphasize how they are to succession for internal resonance, and it is this resonance in the event proper, the singularity. Adding to its internal resonance, the viewer participates freely, according to the vibrations which are his. There is not as blatant an order that the flm, directing it teleologically: our gesture was to make the flm happen, in both senses of the word. In addition, all the short flms and the feature flm program video, in all its different forms (shot, editing, storage/distribution etc.). The video is a closed machine, which assumes a normal ideal (pixels) where the informations are modulated; the relationship with reality is not what the flm, because in the video of the actual material is already read: the effcient cause, a particular piece of reality, does not like the flm in the camera, that is imprinted on it and then come to join taking, but more like feedback, assumed the rule of the machine, is modulated depending on the internal rhythms to the car: in the actual video purifes himself, does not exist except as pixels, so as all internal information to the flm machine. The cybernetic circuit video as well refer to a pure cinema, because it's purifed from the real: the immanence's cinema, in the video, is to be establishing itself, and the viewer who is about you is included in that institution because cinema itself can and in many cases has an institutional power of its own: the selection of the flm was conveyed by this single claim, namely, that he would show those, more unique than rare, video works that enunciated its own institutional power of cinema, we tried to preserve the content of the event. But the imagine: the image is missing. His is a ancestral claim, original. However, the image doesn't refer to the origin but it's the origin recall. The origin is unattainable. The origin is Abel who dies under the blows of Cain. That source of all that remains are the tears of the Earth, who still cries his blood: the mark of Cain scored his being a fugitive, his isn't alive in any place on Earth, because the Earth still cries the blood of Abel. Hence, Enoch, a city of craftsmen and technicians, the production that is no longer that of the Earth, art and artifce. What is art? The artifce is not art. The artifce is what is created because it can no longer be taken from Earth. The artifce is what creates a land after land, expanding the original fracture forget it as long as, forgetting the loyalty that Enoch must to Earth, to his shouting the blood of Abel. Conversely, art is that which experiences the gap between Enoch and the Earth: it is the nihilism of the line, not over it, to have that same experience anything that he founded and which is nothing if not the same unattainability origin. Only by experiencing this divide and fnding himself in it, and through art rather than craft, you can retrieve the sole reason of belonging to the Earth, which is no longer that of a communion but rather the pathos of radical obedience to the Earth, which already Cain said as marked, that is exposed to the naked man's life. The picture, then, is really the imagine of the Earth: the image is missing, and this lack is the rise of the Earth. The image source is the origin of the Earth, but the Earth still cries the blood of Abel and therefore missing. The call is not a call to the origin, you can not fll the emptiness of the image; the call is rather a call origin, which does not mention it, he does not return to Earth. Answer the call, it does not mean turning the earth but to obey. Cain, marked, says the Same, bare life of man, his radical mortality: this is called obedience, obedience to the Duce says that obedience to the Earth. This obedience can only be historically situated, inconvenient than any nomadism, and not intellectual, and therefore impossible without friends, who are not traveling companions but to each other he says and does pierce the tradition,


which is one and unique and to which we can only report of Faith attitude. So, every vision, every experience and artistic fruit requires a sacrifce: it expresses the lack of the image who does not mean abolish as subjects but as subjects stand on the empty below us. The not meaning of life is not to be rejected, but it must be made logical. The cinema of the immanence does not make a sense in the life, but grants him who experiences it authentically with no sense, the void of meaning on which he stands, and that is none other than life itself: listen to the call is suffering the cry of earth, have it right. The terrible thing is that the institution has made the flm a craft question, the danger is not that the policy is appropriate to the work of art making if similar, because, if this is successful, it is the death of cinema: the concern stems from the fact that politics, from technical movements, has now become a matter of aesthetics, that the institution has made art, it confuses with the opera . To this and not something else must r \exist, this is the terrain of struggle. The NOFEST 2017 is not a gala dinner is therefore a "situation" of Pasolini's memory which is in no clemency can not be placed in it, but it is with the viewer's own experience, which brings into play their own eyes, that the NOFEST it is located. The political cinema, essentially transcendental matrix, must give way to a policy of cinema that the flm is in itself politically effective and does not suffer, as happened so far the effects of the policy. It is necessary reverse the gesture, making a political flm. We are convinced that education is inappropriate to look like any form of education. The flm, and especially in its form-video need not be seen, you do not see: the flm, in itself, calls for vision, and you have to accept this invitation. Do not learn to see the hope of seeing a new light, new colors, but think you can see "again only for good" because in reality has never seen, or rather, you is not seen nothing but the logical scheme through which it is given to the actual lean out. If a flm is an invitation to view, then this is not done by means of the flm: it is later in the fnished flm, the feld of the real and the everyday. Here we see and you never stop doing it.The policy that led us to choose these flms and not others is the flm in the program do not mean anything they give meaning without meaning something. The flm do not employ signs but it manifests senses. The sense that the flm shows is the meaning given by that who then comes back to life every day. We believe that these works open up a gap, giving the possibility to mean otherwise. This meaning, however, it is not univocal molar, but singular, that depends from the subject, by his experience and by the mode with which he approaches to the waterfall of works. The tradition is therefore the singularity of NOFEST as an event, ie the viewer's encounter with the place-NOFEST, and its necessity is the possibility of sharing of meaning, the power to be here, despite the unspeakable community who run the looks, a true friendship, that is expressed by the individual in his daily signifcation, which also participates in the unknown distance, whose signifcation is itself kind of a sense that it was, if only for a moment, in common: one and only way for multiple meanings, because the meeting is still plural, open, its uniqueness is of the order of the opening infnite, the participation and the life are not exclusive, but lonely for if all the other lives and its vibrates in them. Ab integro nascitur ordo. (Traduzione: Sara Peiris)


NOFEST 2017 - Non è un pranzo di gala  

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