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benessere

“Il trattamento del paziente cefalalgico inizia nel momento in cui varca la soglia dell’ambulatorio

Le emicranie possono essere con o senza aura. Cosa significa e che differenza c’è? Aura significa aria, soffio e, nella terminologia medica, indica una sensazione soggettiva passeggera (acustica, visiva, ecc.) che dura da pochi minuti a un’ora e precede, perlopiù, la cefalea. Quella senza aura, definita fino a pochi anni fa anche emicrania comune, è quella descritta sopra, caratterizzata dal dolore, senza sintomi collaterali. Nella forma con aura, il disturbo cefalalgico è preceduto da sintomi neurologici. Le aure più comuni sono la vista di pallini luminosi (scotomi scintillanti), emianopsia (deficit di metà del campo visivo), formicolio o intorpidimento, oppure ipostenia (meno forza) alla metà destra o sinistra del corpo, ecc. Quali sono i fattori che possono scatenare l’emicrania? Nei pazienti emicranici è presente una certa vulnerabilità a livello del sistema nervoso centrale, in parte dovuto a un difetto biochimico geneticamente determinato. Vari fattori possono scatenare un attacco emicranico: ormonali, stress fisici o emotivi, carenza o eccesso di sonno, variazioni meteorologiche, esposizioni prolungate al sole, alcuni cibi, addirittura il relax nei giorni festivi (cefalea del fine settimana) o dopo prove impegnative. Quali sono le sostanze alimentari più comunemente implicate nello scatenamento dell’emicrania?

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medico (...) innanzitutto, desidera essere ascoltato...”

Al primo posto, sicuramente l’alcool, soprattutto il vino, e la birra. Vediamo quali sostanze particolari sono scatenanti. ● La tiramina; contenuta in formaggi stagionati, ciboi conservati o fermentati, fegato, pane appena sfornato, fichi, banane, vino rosso). ● Il glutammato di sodio, presente in carni e zuppe in scatola, biscotti, preparati dietetici, patatine, condimenti per insalate e spezie. ● La feniletilamina contenuta nella cioccolata. ● I nitrati, contenuti nella mortadella, nei salumi, nel bacon, nel prosciutto, negli hot dog. ● L’aspartame, il maggior ingrediente di alcuni dolcificanti. Hai illustrato in modo esauriente la sintomatologia e le cause della cefalea. Vediamo ora come si può curare il cefalalgico. Il trattamento del paziente cefalalgico inizia nel momento in cui varca la soglia dell’ambulatorio medico. Di solito, si tratta di un soggetto affetto da anni dalla sintomatologia dolorosa, che ha già consultato altri specialisti o centri specialistici: innanzitutto, desidera essere ascoltato. Potremmo riassumere così le fasi del trattamento terapeutico:

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● disponibilità, capacità di ascol-

to, competenza perché è necessario conquistare la fiducia del paziente; ● escludere che si tratti di una cefalea secondaria (tumori, infezioni, ecc.); ● comprensione dei risvolti psicologici correlati al problema doloroso cefalalgico. Giunti alla diagnosi, si deve passare alle fase terapeutica vera e propria: ● rimozione, per quanto possibile dei fattori scatenanti (se individuati); ● attenuazione-soppressione dei sintomi con: acido acetilsalicilico (Aspirina); FANS ( acronimo per Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei: diclofenac, ketoprofene, nimesulide, etc.); antiemetici (metoclopramide o Plasil, ecc); triplani (Imigran, Zomig, Maxalt, ecc.). E’ sempre preferibile assumere questi farmaci all’esordio della crisi cefalalgica; ● controllo della particolare responsività biologica individuale del cefalalgico, mediante terapia profilattica attraverso antidepressivi quale l’amitriptilina a bassi dosaggi, flunarizina, beta-bloccanti, valproato di sodio, gabapentin, ecc, in dosi giornaliere per periodi protratti nel tempo.

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Classe Donna n.015-dicembre gennaio 2003.  

Natale: i presepi, le tradizioni, la cucina, gli eventi nelle Marche. Inchiesta: l’informazione televisiva regionale. Marchgiani DOC: Cristi...

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