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emanuele vezzaro

VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO nozioni e riflessioni sulla comunicazione visiva


VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO


emanuele vezzaro

VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO nozioni e riflessioni sulla comunicazione visiva


Edito e distribuito da:

tgbook, 2011 Via 1° Maggio, 6 36066 Sandrigo (Vicenza) T 0444 750 677 F 0444 759 140 www.tgbook.it info@tecnograficarossi.it 800 082 880 Volevo solo fare il grafico Emanuele Vezzaro ISBN: 978-88-97039-33-4 Prima edizione 2011 Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione anche parziale dell’opera, in ogni forma e con ogni mezzo, inclusi la fotocopia, la registrazione e il trattamento informatico, senza l’autorizzazione del possessore dei diritti. I marchi e le immagini istituzionali non hanno nessuno scopo promozionale, ma solo di accompagnamento al testo come esempio esplicativo. I diritti sono dei relativi proprietari. È stato fatto ogni sforzo per contattare i detentori dei diritti d’autore relativi al materiale incluso nel presente volume. Per i casi in cui non è stato possibile invitiamo a contattare l’Editore. Stampato nel mese di settembre 2011 presso la Tecnografica di Sandrigo (Vicenza)


a Paola e Massimo


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Ringraziamenti. Vorrei ringraziare prima di tutto Paola che ha eseguito l’editing finale. Un grazie va anche al mio editore Franco Rossi che ha creduto nelle potenzialità di questo progetto. Grazie a Cristiano per i preziosi consigli e Tommaso per le dritte: della serie “non si ha mai finito di imparare”. Grazie a tutti i colleghi incontrati nella mia carriera che mi hanno aiutato a crescere professionalmente. L’ultimo ringraziamento va a te che stai leggendo questo libro, spero ti possa essere utile.


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Presentazione. Questo manuale è stato pensato per chi vuole avvicinarsi al mondo della comunicazione visiva, ma non ha le basi. È stato usato un linguaggio semplice perché sia fruibile a tutti, anche se ogni tanto ho inserito qualche termine tecnico. Il libro è stato diviso in sezioni in modo tale da essere consultato di volta in volta sulla materia che interessa, ma nessuno vieta di leggerlo tutto di seguito: è un’avventura interessante. Lungi da me il far credere che basta aver letto o studiato questo manuale per “sentirsi” un grafico pronto a tuffarsi nel mare della comunicazione visiva. Spero invece sia il trampolino per nuove letture e ulteriori approfondimenti per conoscere meglio questo affascinante mondo. Per facilitare questo alla fine del libro è possibile consultare una mirata bibliografia. Emanuele Vezzaro Montecchio Maggiore, 18 agosto 2011 (ore 15.42)

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Introduzione. Quando da piccolo mi chiedevano cosa volevo fare da grande, rispondevo semplicemente: « Disegnare! ». Non mi importava cosa e come, ma solo disegnare. A distanza di anni mi rendo conto come quella risposta semplice ed ingenua fosse l’essenza di quello che faccio adesso. Parafrasando uno slogan di Henry Ford mi viene da dire: « Fatemi fare qualsiasi lavoro purché sia disegnare! » Questo volume è il risultato di un progetto nato dalla necessità di non disperdere il lavoro fatto nel realizzare alcune lezioni di introduzione alla grafica dedicate a chi, per curiosità o diletto, intendeva avvicinarsi a questa disciplina. Man mano che il materiale didattico prendeva forma nelle slide di presentazione, mi rendevo conto che lo schermo proiettato era uno spazio vacuo ed angusto. Ecco allora l’idea di trasportare il tutto su un supporto cartaceo, una sorta di work in progress parallelo alle lezioni, in un turbinio di nozioni e considerazioni che facevano a spallate nella mia testa per trovare un po’ di posto in quel rettangolo bianco che è lo schermo di fronte a me. Oggi la figura del grafico va riconsiderata in una nuova prospettiva, soprattutto dopo la comparsa del computer che ha sì fatto fare un salto di qualità, ma ha anche standardizzato il modo di realizzare i prodotti commissionati dai Clienti. Il primo passo lo deve fare il grafico stesso scrollandosi di dosso certi archetipi e preconcetti che per troppi anni lo hanno relegato a mero esecutore delle volontà altrui. Giova ricordare a tutti che si diventa un buon grafico dopo anni di studio (e non sono pochi) pellegrinando in seguito da un’agenzia all’altra (e sono molte), in una formazione professionale, culturale e umana in continua evoluzione. Un bagaglio personale che non va né sottovalutato né dimenticato.


Parte prima Concetti base


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Che cos’è la grafica. Il mondo che viviamo quotidianamente è invaso dalla grafica. Oserei dire che la grafica scandisce la nostra giornata dal momento in cui ci svegliamo la mattina al momento in cui ci corichiamo la sera: il quadrante della sveglia, il cartone del latte, il giornale che leggiamo, i cartelloni pubblicitari, il display del nostro cellulare e del cruscotto dell’auto, i segnali stradali e l’interfaccia del computer sono grafica. Persino il pannello di comando dell’ascensore o le istruzioni del forno a micro onde è il risultato di un processo grafico. Noi non ce ne accorgiamo, o meglio, non diamo importanza alla cosa; la diamo per scontata. Siamo immersi nella grafica come un pesce in una boccia d’acqua. Ma che cos’è la grafica? È un’arte come la pittura o la scultura? In un certo senso sì. A differenza però dell’arte, soprattutto quella contemporanea, dove il più delle volte non si capisce cosa intende dire l’artista, la grafica non ha bisogno di intermediari, si esprime da sola, in maniera istantanea nel momento in cui si rivela a chi la guarda, senza la necessità di spiegazioni da parte di chicchessia. La grafica può essere definita il punto di incontro tra arte e comunicazione. Saperla interpretare non significa però saperla fare.

Che cos’è La grafica è il punto di espressione tra arte e comunicazione.


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la grafica. Plancia ascensore Schema pulsanti ascensore della palazzina in cui abito.


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Che cosa significa arte. Dare una definizione all’Arte è molto difficile e molto spesso pericoloso. Si rischia di affermare concetti che sono veri solo in parte. Ci sono artisti che hanno dedicato tutta la loro vita all’arte, quella con la A maiuscola, e ce ne sono altri che hanno perso la loro vita per colpa dell’arte. È innanzitutto un processo interiore che nasce da un’ispirazione e che ha una metabolizzazione lenta fatta di studio, di pratica, di sudore. L’Arte non si improvvisa, mai: « Tu sei buono verso i pittori e, sappilo bene, più ci rifletto, più sento che non vi è nulla di più realmente artistico dell’amare il prossimo. Tu mi dirai allora che sarebbe bene fare a meno dell’arte e degli artisti. In principio è vero; ma, dopo tutto, i greci, i francesi e i vecchi olandesi hanno accettato l’arte, noi la vediamo sempre risuscitare dopo le decadenze fatali, e non credo che si sarebbe più virtuosi per il solo motivo di avere in orrore e gli artisti e la loro arte. Per il momento non trovo ancora i miei quadri abbastanza buoni, in rapporto ai vantaggi che ho avuto da te. Ma quando saranno abbastanza buoni, ti assicuro che tu li avrai creati quanto me: il fatto è che noi li fabbrichiamo in due. » Arles, Settembre 1888, lettera di Vincent Van Gogh al fratello Theo. E ancora: « Per il mio lavoro, io rischio la vita, e la mia ragione vi è quasi naufragata… » Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890, lettera ritrovata in una tasca del pittore. Non serve dire altro.

Che cosa sign L’arte è studio ed esperienza!


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nicifa arte. Andy Warhol Marilyn Monroe. Serigrafia.


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La comunicazione. Un piccolo ripasso non guasta mai, soprattuto alla luce di esperienze vissute direttamente assieme ad esperti della comunicazione. Quando inizio un nuovo lavoro sento la necessità di ripetermi determinati concetti attraverso una semplice domanda onde evitare errori madornali, ovvero: come funziona la comunicazione? E poi: con chi comunico? Niente di più semplice: c’è un emittente che invia il suo messaggio (composto a sua volta dal referente, ovvero il soggetto del messaggio stesso) ad un ricevente. La risposta, o feedback, che il ricevente manderà al mittente è la prova dell’avvenuta comunicazione. A questo proposito va tenuto a mente che il messaggio è composto da un codice subordinato al canale (parola, simboli o gesti) e all’ambiente ovvero il contesto in cui ci si trova. Se ad esempio in questa sede iniziassi a parlare in modo aulico, la comprensione del testo risulterebbe difficoltosa se non addirittura incomprensibile. Sono concetti semplici che spesso vengono ignorati. A questo punto sorge spontaneo chiedersi: l’uomo è in grado di non comunicare? Molti diranno: “Sì, è in grado di non comunicare.” Invece la risposta è: “No!” per il semplice fatto l’uomo è un essere sociale e per sopravvivere ha bisogno di interagire con i suoi simili.

La comun La comunicazione è un’interazione tra due o più soggetti.


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emittente

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ricevente

messaggio (referente)

Ă Ă&#x; risposta (feedback)

nicazione

messaggio-risposta = codice codice => canale (parola, gesti, simboli‌) codice => contesto (ambiente)


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Quando nasce la grafica. C’è chi pensa che la grafica sia nata verso la fine dell’Ottocento quando uno dei più rinomati artisti iniziò a prestare la sua arte alla riproduzione di massa dei manifesti reclamizzanti un noto café chantant parigino. C’è chi invece afferma ingenuamente la nascita della grafica con l’invenzione della stampa con i caratteri mobili di Guttemberg. Teorie interessanti e condivisibili, ma ben lungi dall’essere minimamente vicine alla realtà. La grafica è sempre esistita da quando l’uomo ha iniziato a sperimentare i segni lasciati sulla sabbia da un bastoncino mosso dalla propria mano per poi trasportarli, con le prime tinture naturali, sulle pareti delle grotte che usava come rifugio. Questa è la rivoluzione più importante fatta dall’uomo ancor prima del fuoco e della ruota: la necessità e la capacità di esprimere visivamente concetti, storie, emozioni…

Quando n l La grafica è la prima espressione visiva sperimentata dall’uomo.


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nasce la grafica. Bisonte in Altamira (Spagna) I graffiti rinvenuti presso le grotte di Altamira in Spagna sono databili intorno a 120-130mila anni a.C.


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Come si esprime la grafica. La grafica, come qualsiasi altro codice di comunicazione, ha i suoi elementi di espressione identificabili nel nostro caso nei colori, nelle forme e nelle parole. Nella comunicazione visiva in genere non c’è una predominanza di un elemento rispetto agli altri, ma qualsiasi messaggio è la risultante di un lavoro di equilibrio.

Come si e l La grafica si esprime attraverso i colori, le forme e le parole.


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esprime la grafica. Agenzia Rino Com, San Paolo (Brasile) Creative Director: Fernando Piccinini, Art Director: Marcelo Jelin, Copywriter: Ivan Tsuyama, Illustrator: Marcelo Jelin - Marzo 2011


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Le forme base. Le forme base sono principalmente tre: quadrato, triangolo e cerchio e dalla combinazione di questi tre elementi ne nascono di pi첫 complesse fino ad arrivare al risulato che si vede qui a fianco.

Assieme a queste tre figure geometriche ne aggiungerei una quarta: il rettangolo aureo.

Le forme Quadrato, triangolo e cerchio.


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base.

Tadaomi Shibuya (Giappone) Shibuya è uno dei designer che meglio esprime la capcità di sintetizzare in forme geometriche.

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Il rettangolo aureo. Il rettangolo aureo (o sezione aurea) è al centro di una diatriba tra chi afferma che è una proporzione che esiste in natura e chi invece è dell’idea che si tratti solo di un puro gioco matematico:

√5

Ø = 1+

2

≈ 1,618

Sinceramente non so a chi dare ragione, ma è singolarmente curioso vedere come questa forma sia stata studiata ed utilizzata in tutte le epoche storiche fino ai giorni nostri. La testimonianza più antica risale ad Euclide e sembra che il Partenone sia stato costruito rispettando questa proporzione. Uno dei più grandi estimatori della sezione aurea è Leonardo Da Vinci che nella costruzione di molte sue opere e studi è ricorso al rettangolo aureo; Giconda compresa. Ma in cosa consiste questa proporzione? Il lato lungo ha una dimensione pari a 1,618 volte la lunghezza di quello corto ed è facilmente costruibile tracciando un quadrato e usando un compasso.

Il rettango Reale o fittizio?


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olo aureo.

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L’uomo di Vitruvio (Leonardo Da Vinci) Notare come leproporzioni non siano date solo dal quadrato e dal cerchio, ma anche dalla sezione aurea.


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Le proporzioni. A questo proposito è indispensabile ricordare, e il rettangolo aureo lo ha fatto poco fa, che nella costruzione del nostro messaggio visivo le proporzioni sono importanti. Se usate in maniera scorretta possono alterare il significato della nostra comunicazione. Per rendere meglio l’idea prendiamo ad esempio la foto della pagina accanto: questa ha una valenza emotiva data dall’espressione della ragazza e una fisica. In base a come decidiamo il tipo di inquadratura o di focale questi due valori possono equivalersi o essere predominanti uno rispetto all’altro. Nel primo piano vediamo solo il viso, ne vediamo non solo i lineamenti (fisico) ma ne cogliamo anche lo stato d’animo (emotivo): in questo caso l’aspetto emotivo ha una prevalenza nei confronti di quello fisico. Ma se lo stesso soggetto lo riprendiamo con una focale più ampia mostrandola in mezzo busto vediamo che i due valori si equivalgono. Ritraendo la ragazza a figura intera l’aspetto fisico prende il sopravvento rispetto a quello emotivo.

Le propor Le proporzioni sono indispensabili per una comunicazione corretta.


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emotivo

emotivo

emotivo

rzioni.

fisico

fisico

fisico

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La luce.

infrarossi

ultravioletti

La luce è una piccola porzione delle spettro elettromagnetico visibile all’occhio umano compresa tra i 400 e i 700µm. Oltre questo spazio siamo in presenza degli ultravioletti, raggi X e raggi gamma (- di 380µm) o degli infrarossi, microonde e onde radio (+ di 700 µm).

400

500

600

700 µm

A causa della sua velocità per noi la luce non ha colore, ma possiamo scomporla nei suoi vari colori con un prisma di cristallo creando quell’arcobaleno che possiamo osservare nel cielo dopo un forte acquazzone.

La luce.

I colori si esprimono attraverso la luce che ne regola la luminosità e la saturazione


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luminositĂ

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saturazione


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Il colore. Il colore è lo strumento più potente che abbiamo a disposizione per trasmettere emozioni e sensazioni. I colori si dividono per classe (primari, secondari, terziari) e per temperatura (caldi e freddi). I colori primari sono il giallo, il rosso e il cyan e dalla loro combinazione nascono i colori secondari e in seconda battuta i colori terziari. A sua volta i colori si dividono in tonalità calde (dal giallo al rosso) e fredde (i verdi e i blu).

S

T

T

P

P

T

caldi

T

S

freddi

S

T T

P

Il colore. È lo strumento più potente.


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Combinazione di colori triadici.

Combinazione di colori quadratici.

Combinazione di colori analoghi.

L’intensità della luce stabilisce le tonalità chiare e quelle scure.

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Il carattere tipografico. Il terzo elemento necessario alla grafica per esprimersi è il carattere tipografico (o la font o il font - sull’uso del maschile o femminile c’è ancora una controversia aperta). Attualmente esistono migliaia di font e si dividono nelle seguenti famiglie: serif, sans serif e calligrafici. I caratteri serif sono contraddistinti dai terminali graziati, ovvero con tratti orizzontali o verticali, mentre i caratteri sans serif sono caratterizzati dai terminali tronchi. I calligrafici, lo dice la parola stessa, sono quei caratteri che simulano la scrittura a mano.

Aa Aa Aa serif = con grazie

sans serif = senza grazie

calligrafico

Il nostro alfabeto è composto da lettere maiuscole e lettere minuscole che determinano un andamento più o meno lineare a causa di elementi ascendenti o discendenti di cui sono fatte.

IlARQÒ caratter bcfp tip

CORPO

asta verticale

asta curva

ascendente

ALTEZZA MAIUSCOLO

OCCHIO

asta orizzontale gamba

coda

pancia

discendente

Tanto usato e poco conosciuto.


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ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789 ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ abcdefghilmnopqrstuvwxyz 0123456789

re pografico.


Parte seconda Regole da rispettare 1


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Dieci regole per lavorare bene. Prima di agguantare il mouse ed iniziare a fare danni con il computer è necessario munirsi degli strumenti adatti per creare il nostro messaggio. Quindi riponete quindi per il momento gli attrezzi nella cassetta e prendete una matita, una gomma (molto grande) e dei fogli immacolati.

La fase progettuale su carta è molto importante perchÊ aiuta a focalizzare il messaggio, mette ordine alle idee e fa risparmiare un sacco di tempo. Oltre a questo vi sono alcune regole da sapere e mettere in pratica.

Dieci rego lavora E vivere meglio.


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ole per are bene.


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Cosa e come devo comunicare? La prima domanda che dobbiamo porci quando ci apprestiamo alla realizzazione di un nuovo lavoro è: “Cosa e come devo comunicare?”. Molto spesso il lavoro del grafico è coadiuvato da altre figure (art director, copy, marketing manager) che, in un lavoro di équipe, aiuta nella formulazione del messaggio finale. Ma al di là del lavorare in gruppo o da solisti la domanda rimane e richiede un’unica risposta: “Devo comunicare questa cosa. Bene! Lo devo fare in modo semplice. Il messaggio deve essere immediato e, cosa non da poco, deve colpire l’attenzione del mio ricevente”. Per iniziare è sempre bene dare un’occhiata a cosa hanno fatto i competitor in situazioni analoghe onde evitare di riproporre al proprio cliente soluzioni già viste. In secondo luogo possono essere spunto per sviluppare su altri binari lo stesso concetto ma arrivando a nuovi risultati.

Cosa e com devo com Devo comunicare in modo semplice, immediato e innovativo.


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me municare? Euro RSCG, Bangkok (Tailandia) L’impatto in questa occasione risulta essere molto forte e il messaggio… “mirato”.


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Non faccio l’imbianchino! Quest’affermazione si lega con il cemento a presa rapida al concetto espresso poco fa. Non dobbiamo mai dimenticarci cosa stiamo comunicando e in che modo lo dobbiamo fare. In base alla natura del messaggio possiamo decidere se dare più importanza alle parole, al colore o alle immagini. Disperdere tutti i concetti usando per ognuno un elemento diverso può essere interessante a livello sperimentale, ma poco funzionale allo scopo che ci siamo preposti. Non dobbiamo avere paura quindi di limitare gli elementi che ci possono servire per essere incisivi. Questo ci aiuterà nel nostro lavoro.

Non facci l’imb Devo evitare gli elementi di disturbo.


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io bianchino. BBDO, Toronto (Canada) Come si può notare gli elemtni visivi sono pochi.


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Coerenza, sempre. Uno degli aspetti più interessanti da affrontare nella pianificazione di una campagna pubblicitaria è quando si vuole dare più informazioni, ma in momenti diversi. Quello che non dobbiamo fare è creare confusione nella testa del nostro ricevente, visto che di messaggi durante il giorno ne riceve parecchi. Ecco allora che la modularità ci viene in soccorso. Dobbiamo stabilire un certo tipo di impaginazione che poi si riprodurrà nelle altre versioni e su questa gabbia abbiamo la possibilità di inserire gli elementi visivi in modo da fornire un messaggio complesso e “a rate” che però identifichi la fonte del messaggio immediatamente: la scelta di utilizzare lo stesso slogan cambiando di volta in volta l’immagine può essere una delle soluzioni, come pure mantenere la stessa immagine cambiando però il claim. Non abbiamo che da sbizzarrirci, ma dobbiamo ricordarci che deve esserci sempre un filo conduttore visivo ben definito.

Coerenza Devo dare linearità al mio messaggio.


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a, sempre. Africa, San Paolo (Brasile) Un esempio ben riuscito di comunicazione coerente.


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Devo usare poche font. Uno dei momenti più ardui vissuti dal grafico durante il processo creativo consiste nell’utilizzo delle font. Attualmente sono disponibili migliaia di famiglie di font, molte delle quali non a pagamento, soprattutto on line. Però finora ho constatato che molti dei miei colleghi (me compreso), per la maggior parte dei lavori, fanno riferimento ad un ventina di font con relative varianti. È importante, nel lavoro che si sta eseguendo, non esagerare nell’utilizzo di font diverse per mantenere il messaggio semplice ed immediato. Una delle prime regole che mi hanno insegnato a scuola è stata quella di usare al massimo due famiglie di font. Alle volte io ne uso anche tre e mi sento tremendamente in colpa.

Devo usar po Usate al massimo due famiglie di font. Se è una meglio ancora.


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re oche font. Miami Ad School, New York (USA) In questo caso sono state utilizzate due famiglie di font. La terza diventa immagine da leggere.


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Gerarchia a tutti i costi. Cosa voglio venga visualizzato prima di tutto? Che cosa deve colpire per primo? Il testo? L’immagine? Il claim? Devo guidare l’occhio attraverso un gioco di pesi che daranno una gerarchia a tutti i concetti contenuti nel messaggio. Non credete a quelli che dicono che tutto è importante e tutto deve essere messo sullo stesso piano: è solo confusione. Create invece una gerarchia: ne gioverà la lettura.

Gerarchia a tu Create una gerarchia. La paritocrazia crea solo caos.


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a utti i costi. Ogilvy & Mather, Kiev (Ucraina) Colpisce subito l’immagine, poi il claim e per ultimo il prodotto per tornare all’azione dell’immagine.


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Devo usare i colori come le font. Il colore è tutto. Ti fa distinguere una cosa da un’altra. Dà vita all’insieme. E proprio per questa sua potenza che è necessario saperlo dosare nel modo più equilibrato possibile. Dobbiamo capire che tipo di sensazioni ed emozioni trasmette alle persone ogni singolo colore e le potenziali combinazioni. Se il messaggio che vogliamo trasmettere deve esprimere allegria useremo colori caldi, al contrario se la nostra informazione è formale useremo colori più sobri. Non dobbiamo mai farci prendere dal panico per cui tutta la nostra pagina debba essere un’unica ed eterogenea macchia di colore: più colori sono presenti e più artificioso è il meccanismo di codifica che il nostro destinatario dovrà usare.

Devo usar com Per ogni lavoro cerca di limitare la tua tavolozza dei colori.


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re i colori me le font. Kempertrautmann, Amburgo (Germania) Il designer è riuscito a limitare i colori anche nella fotografia.


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Sintetico, sintetico, sintetico. A questo punto abbiamo tutti gli elementi necessari per trasmettere il nostro messaggio. Ora è arrivato il momento di usare la mannaia e non avere nessuna pietà . Dobbiamo liberarci di tutto il bagaglio inutile, un fardello pesante che rallenta e distrae. Abbiamo l’obbligo di sintetizzare il campo visivo in modo da fornire tutte le informazioni con lo stretto necessario: minimo sforzo, massimo risultato!

Sintetico, sintetico, Sintetico!


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, sintetico. Euro RSCG, Vienna (Austria) Il lavoro di sintesi in questo caso non ha bisogno di altre parole.


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Lo spazio mi serve! Per l’uomo lo spazio è vitale. Non può farne a meno. Gli serve per muoversi, procacciarsi il cibo, relazionarsi con le altre persone e con l’ambiente che lo circonda. Provate a mettere qualcuno in uno spazio angusto e vedrete che dopo poco tempo comincerà a dare segni di insofferenza. Così come l’uomo ha bisogno di spazio, anche la vostra comunicazione ha bisogno di spazi, altrimenti risulterà poco incisiva e molto pesante. L’occhio è in continuo movimento, anche quando noi pensiamo di fissare un punto ben preciso. Riuscire a stabilire degli spazi vuoti sulla vostra pagina faciliterà la lettura e la comprensione del vostro messaggio. In questo modo attirerete l’attenzione del vostro interlocutore e la comunicazione sarà sicuramente più efficace.

Lo spazio Gli spazi vuoti attirano l’attenzione molto più di quelli pieni.


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mi serve. Trafic, Wellington (Nuova Zelanda) Lo spazio in questo caso ha una parte predominante.

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La font è un’immagine. Si è portati. nella maggior parte dei casi, ad utilizzare il corpo del testo (body copy) e la relativa font che lo compone come un organismo a se stante ripetto all’immagine. Spesso è l’ultimo elemento preso in considerazione. Niente di più sbagliato. Si tratti di grazie, bastoni, script o altro dietro una font c’è il lavoro di uno o più designer che hanno studiato e riformulato per mesi la sua forma fino al risultato che noi troviamo sulla nostra finestra dei caratteri. In base alla scelta della forma del carattere decidiamo se il messaggio che vogliamo dare è serio, divertente, simpatico o formale: un aspetto che non dobbiamo mai sottovalutare. A modo suo è un’opera d’arte e come tale va usata e rispettata.

La font è un’im Trattatela come tale.


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mmagine. CLM BBDO, Boulogne Billancourt (Francia) La font prende corpo.


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Non parlo a me stesso. Ricordiamoci sempre che nella formulazione del nostro messaggio dobbiamo rivolgerci al più ampio numero di interlocutori possibili, con grado di istruzione, condizione sociale, lingua, religioni, abitudini diverse. Quindi dobbiamo usare elementi il più semplici possibili, immediatamente identificabili, facilmente trasmissibili. Perché il risultato non lo raggiungete se il vostro interlocutore recepisce il messaggio, ma se questi è in grado poi di trasmetterlo ad un altro. Ricordatelo sempre: non comunicate per voi stessi.

Non parlo am E ci mancherebbe altro!


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o me stesso. Atletico International, Barcellona (Spagna) Il messaggio è chiaro.


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Devo ricordare sempre le 10 regole. Ogni lavoro ha una storia a sé. Come nasce, come si evolve, come si esprime. È nella sua natura. Ed è per questo che è utile avere delle regole che ti permettano di concludere il progetto con il minimo sforzo possibile. Riuscire a capire e mettere in pratica queste poche regole è già un bel passo che ti permetterà di farne uno successivo ancora più ardito: infrangerle!

Devo rico sempre le Una volta assimilate… infrangerle.


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ordare e 10 regole. Leo Burnett, Chicago (USA) Le parole sono superflue.


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Parte terza Il marchio


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Marchio o logo? Imprimere un marchio di fabbrica sui propri manufatti è sempre stato una delle caratteristiche dell’uomo. Ci sono elementi che testimoniano già nell’antichità questa usanza: nell’antico Egitto si marchiavano le pietre che servivano alla costruzione delle piramidi, oppure i mattoni di argilla dai sumeri fino all’impero romano. Era un modo come un altro per documentare il lavoro svolto, ma anche un tentativo di lasciare un segno del proprio passaggio sulla Terra su un qualcosa che sarebbe vissuto anche dopo la propria dipartita. Un modo come un altro per restare immortali.

Marchio o Per restare immortali.


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logo?

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L’uomo nella savana. Titolo strano e per alcuni potrà sembrare addirittura bizzarro. Niente di più consono invece, dato che l’immagine dell’uomo nella savana c’entra eccome con il marchio. In realtà noi uomini (e donne) che viviamo immersi nel cemento e nella tecnologia non comunichiamo molto diversamente rispetto ai nostri progenitori che muovevano i loro passi nella savana preistorica. In questo spazio immenso l’uomo si nutre, va a caccia, si protegge, si relaziona con altri esseri, si riproduce… in poche parole vive, o meglio, sopravvive nell’affannoso lavoro della prosecuzione della specie. E per sopravvivere nella savana l’uomo deve giocoforza vivere in comunità, nel nostro caso in tribù. Se vive da solo, l’uomo nella savana prima o dopo è destinato a soccombere. E cosa fa l’uomo all’interno della tribù? Si nutre, va a caccia, si protegge, si relaziona con altri esseri della sua comunità e di altre tribù, si riproduce… E cosa accomuna una tribù ad un’altra indipendentemente dall’area geografica australia, africa o america? Un sacco di cose, ma ve ne sono due in particolare: la prima è la danza, la seconda è la pittura del viso e del corpo. La danza è un rito che ha principalmente due scopi: propiziatorio, ossia quando l’uomo deve chiedere qualcosa ad un essere al di sopra di lui e della natura, e di ringraziamento quando quello che è stato chiesto viene esaudito. E la pittura del viso?

L’uomo ne Sopravvive.


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ella savana.

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Che cos’è il marchio. Il rito della pittura del viso e del corpo si svolge principalmente in occasione della Grande Caccia e, nei casi estremi, quando una tribù si muoveva in guerra contro un’altra tribù. I segni tracciati sul viso e sul corpo sono segni di appartenenza, di riconoscimento, sono segni di forza, di buon auspicio, fatti per incutere paura: sono segni di guerra. E il marchio che cos’è? È un simbolo. Di cosa? È un simbolo di appartenenza: non solo per chi decide di comprare solo prodotti di una determinata marca, ma anche per chi lavora per un brand. È un simbolo di riconoscimento: il marchio distingue un tipo di prodotto da un altro simile nella forma. È un simbolo di buon auspicio: la maggior parte dei loghi che ho realizzato, al momento della consegna dell’esecutivo, i commitenti speravano fossero una sorta di portafortuna. È un simbolo di guerra: perché il mio marchio deve conquistarsi la sua parte di mercato. Non si usano armi convenzionali, ma l’entrata nel mercato di un nuovo marchio (quindi una nuova azienda) implica che le altre aziende già presenti perderanno, o rischiano di perdere, una percentuale della loro fetta di mercato. Se non è guerra questa!

Che cos’è il Il marchio è un simbolo di guerra!


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l marchio. White Belly (Pancia Bianca) Guerriero della trib첫 dei Sioux.

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Elementi del marchio. Il marchio nella sua completezza è formato da alcuni elementi e la loro distribuzione è fatta in maniera equilibrata. Grazie a questa caratteristica il marchio apparirà come una costruzione unica e compatta. Il marchio si compone di due elementi fondamentali: il marchio vero e proprio, ovvero quella parte del brand che è composto da un simbolo e dal logo (dal greco logos = parola) ossia il nome (da qui il termine inglese naming). La forma e il colore, indipendentemente dalle dimensioni di realizzazione, sono sempre uguali. A volte a questi elementi se ne aggiunge un terzo che è il claim. Quest’ultimo elemento è un rafforzativo del marchio e riassume in sé lo spirito e la filosofia del brand. Non tutti i marchi però sono fatti alla stessa maniera: alcuni sono composti del solo marchio, come altri solo del naming (in questo caso si parla di logotipo). marchio

logo

nature inspired

Elementi de claim

Marchio. Logo. Claim.


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Marchio e logo insieme.

La compagnia petrolifera Shell® è riconoscibile anche senza il logo.

el marchio. Alitalia® è un classico esempio di logotipo.

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Valenza simbolica delle forme. Il marchio per un’Azienda è come il viso per una persona: esprime emozioni e lo fa attraverso la forma e il colore. Ormai è una cosa provata che anche le forme geometriche, come il colore, trasmettono sensazioni più o meno forti. Ecco che il quadrato esprime un senso di solidità e affidabilità, mentre il rettangolo autorevolezza; il triangolo in base all’inclinazione trasmette dinamicità, equilibrio o pericolo. Il cerchio infine è sinonimo di sicurezza e protezione.

Valenza sim del Ad ogni forma un’emozione.


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mbolica lle forme.


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Psicologica dei colori. L’uso del colore non deve essere sottovalutato ed è necessario conoscere quali siano i meccanismi di interazione dei colori tra di loro. In tutte le culture i colori hanno un significato ben preciso, ma spesso non corrispondente: ad esempio per noi occidentali il colore del lutto è il nero, mentre nei paesi del sudest asiatico è il bianco. Però alcuni studi hanno provato che i colori hanno comunque una carica emotiva ed è quindi utile conoscerne almeno le basi. Ricordatevi sempre che una scelta sbagliata nell’uso del colore può compromettere il risultato del vostro lavoro, soprattutto nella scelta cromatica inerente i marchi. Se poi la abbiniamo alla valenza psicolgica delle forme possiamo fornire informazioni sbagliate rispetto al nostro intento.

Psicologia d Un colore per ogni stato d’animo.


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a dei colori.


rosso

Ăˆ il colore che si nota di piĂš stimolando il sistema nervoso (o combatti o te la svigni). Evoca passione ed eccitazione. Stimola la fame e la sete.


blu

Ha la capacità di calmare. Suscita un senso di protezione e sicurezza. Esprime solidità e affidabilità. In generale è il colore più amato dalle persone.


giallo

Suscita felicità. Aiuta a ravvivare i colori circostanti. Le tonalità più chiare esprimono ansia. Le tonalità più scure esprimono ricchezza.


marrone

Esprime benessere e sicurezza. Evoca valore durevole. Viene associato spesso a soliditĂ e impegno.


viola

Colore compromettente, misterioso ed elusivo. Le tonalitĂ scure esprimono morte, quelle chiare romanticismo. Ăˆ un colore magico.


verde

Ăˆ il colore rilassante per eccellenza. Esprime sicurezza e richiama all’ecologia. TonalitĂ chiare esprimono energia, quelle scure decomposizione.


arancio

Esprime vitalità, risveglio, calore e cordialità. Suggerisce anche una leggera irresponsabilità. Le tonalità scure le associamo al lusso, quelle chiare alla salute e alla forza.


grigio

Colore neutro. Richiama alla formalità e all’autorevolezza. Esprime estrema ricchezza ed evoca precisione, controllo e competenza.


nero

È il colore più intenso dello spettro visibile. Suscita il vuoto, lo spazio e la morte. Suggerisce autorità incontestabile. Richiama a pensieri di superiorità e dignità.


bianco

Rappresenta tutti i colori. Simboleggia l’integritĂ spirituale. Ăˆ il simbolo della purezza


Parte quarta Regole da rispettare 2


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Poche regole per un buon marchio. Anche nella realizzazione di un marchio è necessario rispettare alcune regole. In linea di massima tenete in considerazione quelle trovate nella seconda parte del libro, ma in questo caso dobbiamo approfondire alcuni aspetti. Il marchio è il biglietto da visita di un’attività, sia essa a scopo di lucro o di carattere sociale: trasmettere già da questo momento le informazioni corrette è di fondamentale importanza. Il marchio per rimanere impresso nella memoria deve essere semplice, immediato e accattivante. Ma vediamo cosa dobbiamo tenere presente nelle fasi progettuali.

Poche reg un buon Semplice. Immediato.


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REALTYNETWORK

gole per marchio.


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Limitare gli elementi visivi. Nel momento della progettazione del marchio si è presi dalla foga di esprimere una sacco di idee che ci sono state trasmesse dal Committente in poco spazio. La bravura del grafico è quella di capire quali sono i concetti fondamentali e che possono servire allo scopo. Per fare ciò è necessario prendersi un po’ di tempo per conoscere meglio l’attività, la filosofia e il modus operandi dell’azienda e allo stesso tempo guardare come si presentano i principali competitor. Questo ci permetterà di intraprendere la strada giusta per realizzare il nostro marchio. Ovviamente le idee non le dovete sintetizzare in un’unica soluzione, ma fate in modo di presentarle in versioni diverse e, nel momento della presentazione, spiegarne i motivi. Sarà più facile per il Cliente scegliere qual’è la versione migliore del marchio per la sua attività. Nel momento della scelta lasciate al vostro Committente la massima libertà, ma allo stesso tempo fate capire in quale direzione volete muovervi, sarà più facile per entrambi trovare una via comune. Se in questa fase riuscite ad isolare i concetti essenziali per realizzare il vosto marchio siete sulla buona strada per la scelta degli elementi visivi. Un consiglio: evitate i particolari e sfumature troppo sofisticate, ma limitatevi all’essenziale. Ricordate sempre che più il marchio è semplice più è facile ricordarlo. Nello stesso tempo risolverete anche un problema di carattere puramente tecnico: nel momento in cui si va a ridimensionare il marchio questi non perderà in leggibilità e chiarezza; al contrario più il logo è ricco di elementi più è difficile per l’occhio individuarli. Questo vale anche nella scelta della font: se potete evitate caratteri troppo elaborati soprattutto in presenza di naming lunghi ma optate per font semplici e di immediata comprensibilità.

Limitare gli eleme Leggibilità e chiarezza.


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enti visivi. Susan E. Hendrich., Wilmington (USA) Varie soluzioni per un unico marchio.


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

La scelta del colore. Non abbiate fretta di dare il colore definitivo al vostro lavoro. Ma studiatelo in bianco e nero e scala di grigi. Già in questo modo vedrete subito se il vostro marchio ha il grìppe necessario per diventare tale. Nel momento in cui avete stabilito gli equilibri tra le zone scure e quelle chiare potete cimentarvi sulla scelta dei colori. Limitatevi alle tinte piatte facendo riferimento alla scala Pantone® e studiando successivamente un’eventuale versione con cromie tridimensionali. Se vi trovate in empasse per la scelta e l’abbinamento dei colori provate prima con un singolo colore per passare poi ad abbinamenti sempre più arditi. Vi sono delle guide anche on line oppure degli applicativi che possono servire all’occasione: io vi consiglio Color Schemer Studio®, un programma semplice ed intuitivo per abbinare i colori. Poi ci vuole molto del vostro gusto.

La scelta d Tinte piatte se potete.


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del colore. Loghi per la promozione turistica degli Stati Uniti e del Messico. Notare come i loghi messicani siano pi첫 ricchi di colore rispeto a quelli statunitensi.

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Claim: corto è meglio. Il claim non è obbligatorio, ma molto spesso aiuta il marchio: è un ottimo rafforzativo del brand e serve a focalizzare meglio la mission company. Il claim essendo un elemento aggiuntivo più è corto e meglio è quindi limitatevi ad un utilizzo di non più di cinque parole, se riuscite con meno meglio ancora. Non sempre però si è in grado di sintetizzare al meglio un concetto complesso quindi, se non avete la possibilità di usufruire di un copy, vi consiglio di trascrivere tutti i concetti su un foglio a parte e poi da lì su un nuovo foglio iniziare a sintetizzare ogni singola proposta fino a raggiungere il limite che ci siamo prefissati.

Claim: corto Limitatevi a cinque parole.


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o è meglio. Claim. Come si può vedere questi esempi non superano le cinque parole.

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

La guida: elemento indispensabile. È la bibbia del brand identity. È l’alfa e l’omega del vostro lavoro nel momento in cui andrete a consegnare il marchio definitivo al vostro Commitente. In questa guida, che può essere cartacea oppure un file in PDF, sono contenute tutte le informazioni necessarie per la riproduzione fedele del marchio su qualsiasi supporto e in qualsiasi dimensione. Al suo interno ci saranno: guide di costruzione, proporzioni, uso dei colori (Pantone®, RAL®, quadricromia e scala di grigi), possibili varianti, posizione nell’immagine coordinata (carta intestata, buste, biglietti da visita ecc…), tipo di font usata ed eventuale brandizzazione. In poche parole deve esserci il DNA del marchio che avete realizzato e che deve essere seguito alla lettera da chiunque.

La guida: e indisp È la bibbia del brand identity.


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elemento pensabile.


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO


Parte quinta Come lavora il grafico


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Gli strumenti del grafico. Nel cassetto del grafico non devono mancare matite, gomma, righelli, fogli di carta di varie grammature e tipologia, dalla patinata alla goffrata, pennarelli, pastelli, tempere e acquerelli. Un paio di forbici, dei cutter e un bisturi. Qualche rotolo di nastro adesivo trasparente e della colla, sia in stick che spray. Munitevi di un lentino e di un tipometro facilmente reperibili in internet e se ne avete la possibilità di un tavolo luminoso. Nella biblioteca di un grafico devono essere presenti almeno un paio di guide colore (Pantone® e Ral® sono le più usate), campionari di carta (Fedrigoni® e Gmund® sono quelle che preferisco) e una buona collezione di libri e riviste di settore specializzare (ne troverete un elenco a fine libro). Può sembrare anacronistico riempirsi una stanza con questa cianfrusaglia nell’era del computer, ma ricordate che un buon lavoro di grafica nasce sempre da una matita e un foglio di carta. Molti professionisti ancora oggi tracciano le loro idee con dei pennarelli su un pezzo di carta e solo successivamente le sviluppano con i programmi di computer grafica. Per quanto riguarda la scelta del sistema operativo e dei relativi programmi non sto qui a dirvi usate Mac® o Windows® o Linux: usate quello che più vi piace e con il quale lavorate meglio. Solo una cosa: data la mole di dati che vengono elaborati per realizzare il file definitivo vi consiglio di acquistare un computer performante.

Gli strume de Matita, gomma e carta.


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enti el grafico.


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Le immagini a colori. Il trattamento delle immagini è un altro punto molto delicato e se non vengono trattate nella giusta maniera possiamo andare incontro a risultati inaspettati e molto dolorosi! Il monitor del vostro computer ragiona in una scala denominata RGB (chiamata così perché utilizza i canali Red, Green e Blue) ed è una scala additiva, ovvero per creare un determinato colore devi aggiungere dei valori ai tre canali. In più la risoluzione è a 72 dpi (dots per inch - punti per pollice) piuttosto bassa ma sufficiente per ingannare il nostro occhio e vedere l’immagine bella nitida. I problemi iniziano quando si deve andare in stampa tipografica dove la scala colore è CMYK (Cyan, Magenta, Yellow e Black) e la risoluzione minima di stampa è 244 dpi ma è consigliabile portarla almeno a 300 dpi.

Risoluzione a 300 dpi.

Risoluzione a 72 dpi.

Tenete presente questo schema quando dovete lavorare delle immagini a colori che poi andranno riprodotte tipograficamente: Dimensioni: almeno quelle reali di stampa (+ 3 mm per ogni lato se l’immagine è al vivo); Risoluzione: 300 dpi; Scala colore: CMYK; Formato file: .psd oppure .tif (senza compressioni).


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Scala colore RGB. Come lavorano i tre canali.

Scala colore CMYK. Come lavorano i quattro canali.

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Scala di grigi e Bitmap. Come abbiamo potuto vedere poco fa per il trattamento delle immagini ci siamo imbattuti in due scale colore completamente diverse: RGB e CMYK. A queste scale colore ne aggiungerei altre due: la Scala di grigi e Bitmap. La Scala di grigi si usa in presenza di foto in bianco e nero e il principio di lavoro è simile al CMYK solo che si lavora su un unico colore. La risoluzione delle immagini deve essere sempre di 300 dpi. L’altra scala colore è il Bitmap che ragiona come il codice binario e lavora quindi su due densità: vuoto e pieno. Questi due valori sono dati dal singolo punto che può essere o bianco o nero. Il Bitmap si usa in presenza di disegni al tratto o comunque su immagini dove il contrasto chiaro scuro è molto netto. La risoluzione minima consigliata per immagini di questo tipo è 600 dpi, ma io preferisco lavorare ad almeno 1200 dpi per una definizione migliore soprattutto in presenza di testi.

Immagine a colori e in bianco e nero (Scala di grigi).


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Immagini in scala di Bitmap. Nell’ingrandimento è possibile distinguere i singoli punti.

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L’immagine vettoriale. A differenza delle immagini raster che abbiamo visto precedentemente, l’immagine vettoriale si basa sull’uso di punti, linee e curve. Le caratteristiche principali dell’immagine vettoriale è che, a differenza dell’immagine bitmap (o raster), il file risulta più leggero e possiamo ingrandirla a nostro piacere senza mai perdere né qualità, né definizione. Il vettoriale si usa principalmente per la realizzazione di loghi, icone, simboli o in tutte quelle situazioni dove si vogliono realizzare immagini con effetti particolari. Il vettoriale in questi ultimi anni ha fatto passi da gigante raggiungendo livelli di qualità e veridicità dell’immagine simile a quella bitmap.

Sopra. Immagine vettoriale in scala reale. Sotto a sx particolare vettoriale ingrandito 7x. Sotto a dx stesso particolare raster ingrandito 7x.


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Marchi, pittogrammi, mappe cittadine in vettoriale. La versatilitĂ e le potenzialitĂ  di questo tipo di tecnica sono infinite.

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Le gabbie. Il primo passo che un grafico deve compiere nella realizzazione del lavoro è stabilire lo spazio da occupare con tutti gli elementi visivi di cui ha bisogno; e per fare questo deve necessariamente fare uso della gabbia (o griglia): stabilisce i margini dal bordo del foglio, distribuisce gli spazi orizzontali e quelli verticali, divide i blocchi di testo dalle immagini e divide le singole righe all’interno del testo. Questo espediente ci permette di dare una certa regolarità al nostro impaginato, soprattutto se abbiamo più pagine da lavorare come una brochure o un libro. Stabilita la nostra gabbia possiamo posizionare i vari elementi rispettando la gabbia che ci siamo costruiti: in questo modo diamo coerenza al nostro messaggio dalla prima all’ultima pagina.

Un’unica accortezza: se decidete di usare immagini al vivo, ossia che sfruttino l’intera area del foglio fino al bordo, ricordatevi di tenere almeno 3 mm di immagine in più per ogni lato dell’immagine in modo che “sbordi” dal foglio. Così facendo in fase di rilegatura e rifinitura si evitano fastidiosi filetti bianchi indesiderati.


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e m o t i o n

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Impaginazione tipo. Come si può notare i crocini di ritaglio delimitano il formato finito (linea nera continua). L’immagine e la banda nera fuoriescono dal foglio di 3 mm per lato (linea fucsia tratteggiata), mentre gli ingombri e i margini sono delimitati dalla linea grigia tratteggiata.


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I formati e i supporti. Lo spazio nel quale il grafico deve lavorare è limitato dalle dimensioni del foglio. Può sembrare una cosa ovvia e inutile da ricordare, ma non avete idea di quante volte mi sono trovato di fronte a lavori fatti da grafici improvvisati e che, a causa di dimensioni “strane”, non era possibile realizzare oppure si potevano fare ma con un dispendio di materiale e quindi di soldi non previsti ad inizio lavoro. I formati sui quali ci muoveremo per il momento sono “standard” e rientrano nella gamma dei formati ISO A. All’interno di questi formati ci possiamo muovere liberamente studiando pieghe, fustellature senza correre il rischio di sentirci dire che il lavoro non è realizzabile. Business card: o biglietto da visita. Il formato standard è 8,5 x 5,5 cm, può essere stampato su entrambi i lati e su materiali diversi. Flyer: o volantino. Di norma non supera l’A5, raramente l’A4. Folder: o pieghevole. Può essere a due o più ante in base alle dimensioni del foglio completamente aperto. Dépliant: composto da più pagine, ma di norma non supera le 12/16 facciate ed è rilegato con punti metallci o spirali. Brochure: dalle 20 pagine in su e la rilegatura è a brossura grecata oppure a filo refe. Locandina: di norma non supera le dimensioni del 35 x 50 cm. Poster: dal 50 x 70 cm fino al 100 x 140 cm. Wallpaper: o manifesti possono raggiungere i 600 x 300 cm.


A6

Formati standard ISO A.

841 x 1189 mm

594 x 841 mm

420 x 594 mm

297 x 420 mm

210 x 297 mm

148 x 210 mm

105 x 148 mm

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A0

A1

A2

A3

A4

A5


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B0

B1

B2

B3

B4

Formati dei fogli macchina (ISO B) per la stampa tipografica.

1000 x 1414 mm

707 x 1000 mm

500 x 707 mm

353 x 500 mm

250 x 353 mm

176 x 250 mm

B5


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Conclusione. Fare il grafico non è così semplice come sembra. Non basta avere a disposizione i più innovativi programmi di computer grafica. Come ho cercato di dimostrare e come ho capito in tanti anni di lavoro è necessario conoscere prima le regole base per una efficace comunicazione visiva. Fare il grafico è una lavoro che consente di dare spazio alla creatività, ma non è solo quello: è anche umiltà e pazienza, capacità di ascoltare e capire il Cliente, è equilibrio ed un pizzico di pazzia, capacità di sintesi e fervida immaginazione, consapevolezza dei limiti e voli pindarici, sono fogli di carta appallottolati nel cestino e wallpaper sulla strada principale, idee chiare e coraggio di mettersi in gioco ogni giorno… … e io che volevo solo fare il grafico!


Parte sesta Referenze e bibliografia


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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Referenze. Advertising Agency Rino Com San Paolo (Brasile) www.icomagencies.com

Advertising Agency Trafic Wellington (Nuova Zelanda) www.traffic.net.nz

Tadaomi Shibuya Yokohama (Giappone) www.myspace.com/tadaomishibuya

CLM BBDO Boulogne Billancourt (Francia) www.clmbbdo.com

Advertising Agency Euro RSCG Bangkok (Thailandia) www.eurorscg.be

Atletico Internazionale ADV Barcellona (Spagna) www.atleticointernational.com

Advertising Agency BBDO Toronto (Canada) www.bbdo.ca

Leo Burnett Chicago (USA) www.leoburnett.com

Advertising Agency Africa San Paolo (Brasile) www.africa.com.br

Sias van Schalkwyk Richards Bay (Sud Africa) www.seepsteen.co.za

Miami AD School New York (USA) www.miamiadschool.com

Intesa San Paolo SpA Torino (Italia) www.intesasanpaolo.com

Ogilvy & Mather Kiev (Ucraina) www.ogilvy.com

KGL Holding Safat (Kuwait) www.kgl.com

Kempertrautmann Amburgo (Germania) www.kempertrautmann.com

United Bank & Trust Ann Arbor (USA) www.ubat.com

Advertising Agency Euro RSCG Vienna (Austria) www.eurorscg.be

MKB Bank Budapest (Ungheria) www.mkb.hu


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Dustbane Ottawa (Canada) www.dustbane.ca

Noisepass Sofia (Bulgaria) www.sxc.hu/profile/noisepass

Triangle Riga (Lettonia) www.triangle.lv

Craigsoup New York (USA) www.vecteezy.com/members/craigsoup

K2 Skis Seattle (Usa) www.k2skis.com

Adidas Herzogenaurach (Germania) www.adidas.com

Volkswagen Wolfsburg (Germania) www.volkswagen.com

Google Inc. Mountain View (USA) www.google.com

BMW Monaco (Germania) www.bmw.com

WWF Gland (Svizzera) www.panda.org

Mercedes Stoccarda (Germania) www.mercedes-benz.com

NASA Washington DC (USA) www.hq.nasa.gov

Marta Konarzewska Varsavia (Polonia) www.sxc.hu/ profile/konarska

Abarth Torino (Italia) www.abarth.it

D. Sharon Pruit Hill Air Force Base (Usa) http://www.pinksherbet.com/gallery

Starbucks Seattle (USA) www.starbucks.com

Sasan Saidi Dubai (Emirati Arabi) www.sasanpix.com

Milan AC Milano (Italia) www.acmilan.com

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Wolverhampton Wanderers FC Wolverhampton (Gran Bretagna) www.wolves.co.uk

Trentino Marketing S.p.A. Trento (Italia) www.visittrentino.it

NBC New York (USA) www.nbc.com

Royal Dutch Shell plc Aia (Paesi Bassi) www.shell.com

Mozilla Foundation Mountain View (USA) www.mozilla.org

Nodunation Hermosillo (Messico) www.nudonation.com

Emirates Airline Dubai (Emirati Arabi) www.emirates.com

Susan E. Hendrich Wilmington (USA) susanhendrich.wordpress.com

WiFi Alliance Austin (USA) www.wi-fi.org

DPD Aschaffenburg (Germania) www.dpd.com

Tokyo Metro Co. Tokyo (Giappone) www.tokiometro.jp

Lino Gmbh Mainz (Germania) www.lino.de

Jorge Vicente Coimbra (Portogallo) www.sxc.hu/profile/jmjvicente

Ortovox Gmbh Taufkirchen (Germania) www.ortovox.com

Zsuzsanna Kilian Budapest (Ungheria) www.sxc.hu/profile/nkzs

Gre2n (Italia) gre2n.wordpress.com

Alitalia - Compagnia Aerea Italiana S.p.A. Roma (Italia) www.alitalia.com

Vamed Vienna (Austria) www.vamed.com


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Viaggi e Sintesi Palermo (Italia) www.viaggisintesi.it

Momento Images Helsinki (Finlandia) www.momento-images.com

Ideas Not Adjectives New York (USA) ideasnotadjectives.tumblr.com

Patryk Choiński Łódź (Polonia) www.patrykchoinski.pl

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Bibliografia. Creattività Giuseppe Rampazzo (1982) LA LINEA EDITRICE

Elementi di grafica Timothy Samara (2007) LOGOS

La sfera del colore Philipp Otto Runge (1985) IL SAGGIATORE

Principi universali del design William Lidwell, Kritina Holden e Jill Butler (2008) LOGOS

Graphic Design Alfred Hohenegger (1986) ROMANA LIBRI ALFABETO

Packaging oggi Janice Kirkpatrick / Graven Images (2009) LOGOS

Lo spirituale nell’arte Wassily Kandinsky (a cura di Elena Pontiggia) (1989) BOMPIANI

The image of business card today Vivian Lei (a cura di) (2009) ARTPOWER

Vincent Van Gogh Lettere a Theo sulla pittura Tiziano Gianotti (a cura di) (1994) TEA ARTE

Layout creativo Paolo Borrelli (2010) IKON EDITRICE

Le porte regali Pavel Florenskij (1999) ADELPHI Abecedario. La grafica del Novecento Sergio Polano e Pierpaolo Vetta (2002) ELECTA Graphic Design for the 21st century Charlotte & Peter Fiell (2005) TASCHEN Introduzione alla grafica Quentin Newark (2006) LOGOS

Grafica per principianti Tony Seddon e Jane Waterhouse (2010) LOGOS Il manuale del design grafico Daniele Baroni (2010) LONGANESI


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Indice. 6

Ringraziamenti

7

Presentazione

8

Introduzione

9

Parte prima Concetti base

33

Parte seconda Regole da rispettare 1

59

Parte terza Il marchio

83

Parte quarta Regole da rispettare 2

95

Parte quinta Come lavora il grafico

109

Conclusione

111

Parte sesta Referenze e bibliografia

117

Indice

118

Note

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VOLEVO SOLO FARE IL GRAFICO

Note.


emanuele vezzaro

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Volevo solo fare il grafico  

Manuale di introduzione alla grafica

Volevo solo fare il grafico  

Manuale di introduzione alla grafica

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