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stefano abbiati


smartarea

presenta

stefano abbiati

16 / 30 marzo 2010

c/o

myowngallery

via tortona 27. milano


mineralizzazioni Gianluca Marziani


La mineralizzazione, più volte nominata nel mastodontico “Canti del Caos” (Einaudi) di Antonio Moresco, esprime il vibrare catalizzante delle forme, il dinamismo interno dei microcosmi, la vitalità complessa che scorre sotto la superficie del reale. Assume un valore filosofico che abbraccia la natura naturans ed espande la figura umana oltre il suo status apparente, fuori dal limite epidermico, inglobando la biologia nelle dinamiche dell’universo inquieto. Non è semplice dare forma ad un concetto così aperto e mentale, renderlo percorribile coi mezzi prosaici del quotidiano. In maniera visiva tocca agli artisti tentare il viaggio al centro del linguaggio, costruire la superficie più consona che plasmi l’apoteosi oltre le lettere. Stefano Abbiati ci prova con passaggi complessi sotto il puro dipingere, alimentando quel mineralizzarsi che da matrice chimica si trasforma in atto morale, quasi a ribadire la complessità metastorica della pittura e della stessa umanità che crea (l’opera) e viene ricreata (come soggetto dell’opera). L’immagine contemporanea, coacervo di memorie e veggenze, trova nella pittura la sua ragione definitiva, il segno metafisico mai inattuale, la capacità elastica di raccontare i lati nascosti dell’umana specie, la visione ulteriore, l’angolo rivoluzionario. Quando poi l’artista ha l’attitudine e la coscienza della pittura come pensiero instabile, il risultato rende l’opera un minerale millenario dalla biologia avventurosa e “violenta”.


La miglior pittura è quella che si mineralizza dentro il suo genoma, turbata e turbativa nel suo assetto iconografico, mai univoca nei modelli estetici, organizzata come le dinamiche dialettiche del pensiero filosofico. Una pittura metabolica, nuclearizzata, come dicevo instabile nei suoi modi e modelli vitali (e quindi virali). L’arte di Abbiati sta crescendo ad una velocità biologica che ricorda i processi chimici, quel loro mescolarsi indefesso e accelerato che elabora risultati prevedibili e al contempo inaspettati. Disegno e colore si fondono in una matrice mineralizzata, simile alla morbidezza gelatinosa del vetro in lavorazione. La forma che noi vediamo, per capirci, è il risultato del processo interiore, lo specchio di una progressione tra stadi della materia e passaggi del pensiero teorico. La scansione espositiva è la stessa che definisce l’andamento della tragedia classica. Un ritmo sincronico dove le opere diventano cicli tra passaggi narrativi e metafore, articolazioni figurative e tensione concettuale, deformazione e sintesi. Vi chiederete, come mai legare mineralizzazione e tragedia classica? Perché entrambe hanno una vitalità esteriore e una gigantesca battaglia sotto l’estetica del visibile; perché agiscono oltre la misura umana del tempo e dello spazio solitamente percepiti; perché la natura (mineralizzazione) e il sapere (tragedia come archetipo della specularità tra arte e vita) sono ossigeno e sangue dell’umana specie.


Mineralisation, often mentioned in Antonio Moresco's mammoth work Canti del Caos (published by Einaudi) is an expression of the catalysying vibrations of shapes, the microcosms' internal dynamism, the complex vitality flowing beneath the surface of reality. It assumes a philosophical value, embracing the concept of natura naturans and expanding the human figure beyond the condition of its mere appearance, beyond the borders of its epidermis, thus including biology among the dynamics of the restless universe. Shaping such an open and mental concept and making it accessible to the prosaic processes of everyday life is not easy. On a visual level, it is up to the artist to attempt a journey to the very core of the language, to build a more suitable surface which can mould an apotheosis beyond words. Stefano Abbiati tries to reach this ambitious aim through complex procedures, which underlie the mere painting. He feeds that mineralisation which turns from chemical matrix into moral act, as though to reinforce the eternal complexity of painting and of mankind itself, which both creates and is created by the painting, as its very subject. The contemporary image, a chaotic mass of memories and predictions, finds in painting its ultimate raison d'ĂŞtre, a never out-of-date sign, the versatile ability to describe the most hidden sides of human nature, the deepest vision, the revolutionary corner. Besides, when the artist is inclined to perceive painting as an unstable thought, and is aware of such condition, his work is likely to result in some thousand-year material, with an adventurous and violent biology.


The best painting is that which mineralises within its own genome, perturbing and perturbed in its iconographic arrangement, never unambiguous in its aesthetic models, organised according to the dialectical dynamics of the philosophical thought. A metabolic, nuclearised painting, unstable, as I said, in its modalities and in its vital (and thus viral) models. Abbiati's art is developing at a biological speed which might be compared to chemical processes: they tirelessly and rapidly melt together, leading to predictable and yet unexpected results. Drawing and colour mingle with each other in a mineralised matrix, similar to the gelatinous softness of glass in the process of being manufactured. The shape we see, in other words, is the result of an interior process, mirroring a progression between different stages of matter and passages of the theoretical thought. The articulation of the visual material echoes that of the classical tragedy: a synchronic rhythm where works act as cycles between narrative passages and metaphors, figurative articulations and conceptual tension, deformation and synthesis. You might wonder why mineralisation should be linked to classical tragedy. They are linked to each other because they both have an outer vitality and a huge battle taking place beneath the aesthetics of what is visible; because they both act beyond the human measure of time and space as they are commonly perceived; because nature (mineralisation) and knowledge (tragedy as an archetype of art mirroring life) are oxygen and blood to the mankind.


prologo / fetus Opere sul tema dei feti, visti dall’artista come precondizione della crescita evolutiva, fase chimica che delinea la natura organica della nostra complessità adulta. Il feto quale primo segno dell’immagine, partenogenesi ideale della pittura autogenerativa. E’ proprio il feto ad imprimere uno scatto riproduttivo che rende eternamente attuale il dipingere: un segno embrionale per ridefinire la natura classica dell’iconografia, la potenza linguistica del corpo multiforme. Dal feto tutto reinizia, ogni volta come fosse la prima e unica volta. Il feto come archetipo reale e simbolico: per moltiplicare la vita ma anche per sostanziare la potenza rigeneratrice della pittura, la sua utopia realizzata e mai conclusiva.

primo episodio / infanzia Opere sul tema dei bambini, cuore pulsante della Storia, sintesi ultima del contrasto tra corpo e livelli interiori. É qui che la mineralizzazione elabora un archetipo decisivo, codificando la purezza complessa che solo nell’infanzia rende il senso di una formazione in atto. Nei bambini si legge il passaggio dal preiconico al fattore iconico, lo stacco da una figurazione minerale ad un primo nucleo di umana centralità. Nel primo episodio si allineano il pensiero complesso e la maturazione figurativa, segno di una risoluzione momentanea e necessaria, un’ossigenazione che si irradia sul futuro figurativo della singola immagine.

stasimo Il potere universale della tragedia rivive nella dimensione drammaturgica di Abbiati. La pittura come corpo regale del conflitto etico, luogo di stallo e verifica incerta, spazio di derive tecnologiche e flussi primordiali. Ci sono sia le radici del primo segno nella caverna che il flusso invisibile delle connessioni sinaptiche: in mezzo scorre il mercurio pittorico che attraversa epoche e mentalità, poteri e disastri, vibrazioni e lampi d’illuminazione sociale. Il film “Avatar” omaggia indirettamente la storia del dipingere mineralizzato, seguendo quel fluire che dagli inizi della vita conduce ai sogni collettivi di vite aliene su pianeti altri. I colori fuorinorma del paesaggio, le fluorescenze quali segni funzionali, la rete elettrochimica per comunicare oltre ogni tecnologia prostetica, l’epidermide che registra la storia biologica dei cromatismi: nel film pulsa più pittura di molte pellicole che parlano di arte e artisti, proprio perché la visione ulteriore cerca la fatidica mineralizzazione, il processo endogeno tra scienza e sentimenti. Ormai andiamo verso un dipingere totalmente laico che desidera contaminare le super-


fici del mondo, aprire dialoghi inaspettati, sacralizzando la bellezza multiforme e meticcia. Se la natura ha per secoli influenzato l’arte del dipingere, nel prossimo futuro saranno le arti visive a dialogare fattivamente coi paesaggi del quotidiano, con lo spazio della rigenerazione ambientale.

secondo episodio / metacirkus Qui l’artista riprende vecchie immagini di spettacoli circensi, rielaborate in una versione noir che amplifica le atmosfere drammaturgiche della rappresentazione. Visioni postsurreali che toccano l’ambiguità dell'apparenza, il doppio necessario, la zona d'ombra che compatta le fasi narrative tra umano e mentale. L’universo circense come un respiro radicale del corpo, fatto di compressione e dilatazione, esperimento di equilibri e coraggio, spinte propulsive e pazienza tibetana. Il MetaCirkus riguarda la pressione della vita che si sovrappone alla libertà dell’infanzia, una sorta di necessità biologica del dramma atavico, come se vita e pittura avessero lo stesso caos sotto la propria apparenza.

stasimo Angeli e demoni per incarnare il conflitto morale, i valori universali oltre il tempo e lo spazio narrativo. Bene e male nel loro canonico gioco di opposti dialoganti, lungo intrecci mai banali con letteratura e cinema, teatro e filosofia. Abbiati non appartiene ai generi della pittura, hai quasi l’impressione che una percezione diretta (e quindi facilitata) sarebbe fuori dal suo contesto d’origine. Le opere stratificano memorie lungo gli stessi perimetri, invecchiano biologicamente nella loro immobilità statica. Accumulano dati ma il loro invecchiamento si autorigenera dall’interno, evitando il limite involutivo di chi intravede la fine. Qui, tra pitture mineralizzate e dilemmi eterni, l’invecchiamento dell’immagine significa vita su vita su vita su vita su vita… fino alla prossima morte parziale, l’ennesima morte relativa di una pittura che non morirà mai.

esodo / fissione organica Si conclude il viaggio tra figure angeliche e demoniache in libertà non vigilata. Corpi estremi che identificano il punto di chiusura del cerchio narrativo: prima una condizione fetale di metaforico sonno incosciente (Fetus), poi uno stato di coscienza dinamica (Infanzia), quindi una condizione di sonno cosciente (MetaCirkus), fino al fatidico atto finale che porta alla trasformazione definitiva (Fissione Organica) e davvero “rivoluzionaria”.


prologue / foetus Works centred on the theme of foetuses, regarded by the artist as a precondition for evolutionary growth, a chemical stage defining the organic nature of our complexity as adults. The foetus as first sign of the image, as the ideal parthenogenesis of self-breeding painting. The foetus, representing the very emblem of reproduction, makes painting eternal: an embryonic sign to redefine the classical nature of iconography, the linguistic power of the protean body. From the foetus everything starts again, as though for the first and only time. The foetus as a real and symbolic archetype, to perpetrate life but also to give substance to the regenerating power of painting, to its realised yet never conclusive utopia.

first episode / childhood Works centred on the theme of children, beating heart of history, ultimate synthesis of the contrast between body and inner self. The process of mineralisation results in a decisive passage, coding that complex purity which only during the childhood becomes the expression of an underway formation process. Children represent the passage from preiconic to iconic, from mineral figuration to a first nucleus of human centrality. In the first episode, complex thought and figurative maturation align with each other, in a momentary and necessary resolution, radiating oxygen towards the figurative future of the single image.

stasimo The universal power of tragedy lives again in Abbiati's dramatic dimension. Painting as a regal cradle of ethical conflict, as a stage for stasis and uncertain check, as a space for technological drifts and primordial flows. There are both the roots of the first signs in the cavern and the invisible flow of chemical synapses: the pictorial quicksilver flows in between, passing through ages and mentalities, expressions of power, catastrophes, vibrations and strokes of social enlightenment. The movie Avatar might be regarded as an indirect homage to the history of mineralised painting, since it follows the flow leading from the beginning of life to collective dreams of alien forms of life on other planets. The oddly-coloured landscape, fluorescence as a functional sign, the electric-chemical network as a means to communicate beyond every prosthetic technology, the epidermis keeping a record of the biological history of chromatism: this movie exudes more painting than many others whose declared subjects are art and artists, because the deepest vision embraces the fateful mineralisation, the endogenous process between science and feelings. By now, we are heading for a completely secular painting, which aims


to contaminate the world's surfaces, to start unexpected dialogues, turning the multifaceted and half-cast beauty into an object of worship. For many centuries nature has influenced the art of painting; in a not-distant future visual arts will concretely converse with everyday life landscapes, with the space of environmental regeneration.

second episode / metacirkus The artist now retrieves old images of circus shows, rearranged in a noir version which highlights the dramatic atmosphere underlying the representation. Post-surreal visions, bordering on ambiguity of the appearances, the necessary double, the "zone of avoidance" linking the narrative stages between human and mental. The circus universe is like a radical breath of the body, made of contraction and dilation, an experimentation of balances and courage, propellant drives and Tibetan patience. The MetaCirkus focuses on life pressure mingling with childhood freedom, a sort of biological necessity of an atavistic tragedy, as though life and painting shared the same chaos beneath their outer surfaces.

stasimo Angels and demons embodying the moral conflict, the moral values beyond the time and space of the narration. Good and evil in their traditional game of interacting opposites, becoming closely and interestingly intertwined with literature and cinema, theatre and philosophy. Abbiati does not belong to the genres of painting. You might even get the feeling that a direct (and therefore simplified) perception would be out of its original context. His works stratify memories along the same perimeters, they age biologically, in their static immobility. They collect data, but their aging process self-generates itself from the inside, thus preventing the risk of involution, easily experienced by those who foresee the end. Here, among mineralised paintings and eternal dilemmas, the aging image means life over life over life... until the next partial death, the relative umpteenth death of an immortal painting.

exodus / organic fission The journey among unattended angels and demons comes to an end. Extreme bodies represent the end of the narrative circle: at first a foetal condition, emblematic of the unawareness of sleep (Foetus), followed by a phase of dynamic awareness (Childhood), then a state of conscious sleep (MetaCirkus), until the fatal final act, leading to the ultimate (and actually revolutionary) transformation (Organic Fission).


Di solito si dice “buona visione”, augurando un ingresso fortunoso nell’esperienza retinica. In questo caso mi viene da ribaltare l’augurio, affermando “buona uscita dalla visione”, quasi a richiedervi uno sgancio netto dal pozzo artesiano che precede la catarsi. L’intensità della pittura assicura esperienze subliminali ma vuole controcampo ossigenante, pausa catartica prima del nuovo viaggio. Solo l’uscita dallo sguardo, non dimentichiamolo, rende sublime l’inizio di un nuovo sguardo. One is usually supposed to say "Enjoy the view", hoping you will like what you are going to see. In this case, I would dare to turn this traditional formula into its opposite: "Enjoy your exit from the view", as if I were asking you to detach yourselves from the artesian aquifer preceding the catharsis. The intensity of painting does guarantee subliminal experiences, but it also implies an oxygenating reverse shot and a cathartic break before venturing on a new journey. Let us never forget it: only by detaching ourselves from one view can we make the beginning of a new view sublime.


prologo / fetus


FETUS 1

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 2

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 3

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 4

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 5

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 6

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 7

Olio su lino. 30x30cm. 2010


FETUS 8

Olio su lino. 35x35cm. 2010


FETUS 9

Olio su lino 30x30cm. 2010


primo espisodio / infanzia


senza titolo

Olio su tavola. 30x30cm. 2009


scomparire

Olio su tavola. 15x15cm. 2009


infanzia 3

Olio su lino. 120x140cm. 2010


infanzia 4

Olio su lino. 70x70cm. 2010


infanzia 2

Olio su lino. 70x70cm. 2010


infanzia 6

Olio su lino. 90x70cm. 2010


senza titolo

Tecnica mista su tavola. 15x15cm. 2009


senza titolo

Tecnica mista su tavola. 15x15cm. 2009


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infanzia 5

Olio su lino. 70x90cm. 2010

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infanzia 7

Olio su lino. 120x140cm. 2010


infanzia 1

Olio su lino. 120x140cm. 2010


secondo episodio / metacirkus


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metacirkus 1

Olio su lino. 100x140cm. 2009


metacirkus 10

Olio su lino. 100x100cm. 2010


metacirkus 2

Olio su lino. 140x120cm. 2010


metacirkus 4

Olio su lino. 70x50cm. 2010


metacirkus 5

Olio su lino. 70x70cm. 2010


metacirkus 7

Olio su lino. 70x70cm. 2010


metacirkus 8

Olio su lino. 90x70cm. 2010


metacirkus 6

Olio su lino. 70x50cm. 2010


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m e t a c i r k u s 11

Olio su lino. 120x150cm. 2010


metacirkus 9

Olio su lino. 80x80cm. 2010


metacirkus 3

Olio su lino. 70x70cm. 2010


esodo / fissione organica


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fissione organica 1

Olio su lino. 50x70cm. 2010

fissione organica 2 Olio su lino. 125x100cm. 2010


fissione organica 3

Olio su lino. 70x70cm. 2010


transizione pesante

Olio su tavola. 30x30cm. 2009


fissione organica 4

Olio su lino. 90x70cm. 2010


fissione organica 5

Olio su lino. 90x70cm. 2010


fissione organica 6

Olio su lino. 140x120cm. 2010


fissione organica 7

Olio su lino. 140x120cm. 2010


calice

Olio su lino. 65x55cm. 2009


forzature

Olio su lino. 60x50cm. 2009


le campagne invisibili

Olio su lino. 110x120cm. 2009


genesis (trittico) Olio su tavola. 2009

30x30cm


15x15cm

30x30cm


Stefano Abbiati è nato a Milano il 30 maggio del 1979. È stato finalista nel 2004 al Premio Italian Factory per la giovane pittura italiana e nel 2005 al Premio GhigginiArte. Nello stesso anno si è laureato alla Accademia di Belle Arti di Brera, facoltà di pittura, con il professor Italo Bressan. Nel 2007 ha lavorato a New York come assistente del pittore Nicola Verlato. Ha trascorso il 2009 a Berlino per perfezionare la sua tecnica pittorica. Attualmente vive e lavora a Milano. Al suo attivo ha già importanti personali, tra cui, nel 2008, “Dialoghi tra comuni giullari”, curata da Luca Beatrice a Milano e “Viaggio molto teatrale ai bordi di una torre d'avorio”, curata da Chiara Canali sempre a Milano. Stefano Abbiati was born in Milan on 30th May 1979. He was selected as a finalist both for the Italian Factory Price for young Italian Painting in 2004 and for the GhigginiArte Price in 2005. In the same year he graduated from the Painting Faculty of the Academy of Fine Arts in Brera, under the supervision of Professor Italo Bressan. In 2007 he worked in New York as an assistant of the painter Nicola Verlato. He spent 2009 in Berlin, in order to advance his pictorial technique. He currently lives and works in Milan. He already has important solo exhibitions under his belt. Among them, “Dialoghi tra comuni Giullari”, curated by Luca Beatrice, and “Viaggio molto teatrale ai bordi di una torre d'avorio”, curated by Chiara Canali, which both took place in Milan in 2008.


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immagine e catalogo a cura di Emanuele Marziani


Per i testi: © 2010 Gianluca Marziani Traduzione: Costanza Vettori Per le immagini: © Smartarea Srl, Stefano Abbiati Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta o trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico, meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta dei proprietari dei diritti e di Smartarea Srl.


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