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CROCE CROCE TARAVELLA TARAVELLA


CROCE TARAVELLA A CURA di gianluca marziani PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE SPOLETO 13 DICEMBRE 2014 - 1 MARZO 2015


Carne aperta, carne ferita, carne pulsante, carne di dolore e vita, carne resistente e accecante… molti penseranno alla morte ferina, ai corpi umani e animali che lottano per sopravvivere, a una caccia spasmodica tra preda e cacciatore. Qui, invece, non sono i corpi a colpire lo sguardo, niente muscoli e sangue ma edifici sotto il cielo, palazzi e strade, luoghi urbani di vita reale che pulsano, vibrano, si squarciano e suturano nel ritmo incessante del quotidiano. Lo spettacolo architettonico si trasforma nella guerra di un uomo solo davanti alla creatura metropolitana. Un gioco crudele tra il gigantismo dei luoghi e il metabolismo figurativo dell’artista, una partita spietata e al contempo sublime: dove la preda diventa la città stessa, e dove il cacciatore non cerca la morte ma l’estasi della carne urbana, la sua ripetizione diseguale, le vibrazioni silenziose sotto il rumore caotico dei luoghi abitati.

BIOLOGIE Gianluca Marziani

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E’ la prima volta che scrivo un testo per Croce Taravella. Da tempo mi stuzzicava quel modo arcaico eppure attuale di dipingere: ancor meglio, di ingaggiare una lotta feroce con la superficie pittorica, in un teatro di devozione selvaggia tra la spinta incisoria del gesto e lo spazio del riferimento fotografico. L’artista palermitano mi aveva colpito anni fa, quando notai l’equilibrio dei quadri, come se lì sopra avesse aperto una ferita senza lasciarla sanguinare. Pensai a un corpo tagliato e quieto, privo di emorragie, un moloch architettonico eppure biologico che esibiva un vitalismo anomalo, sorta di espressionismo metodico, lontano dal giochino facile dei trend. Negli anni ho rivisto opere di Taravella, confermando la sensazione iniziale di sospensione scenica, un qualcosa di evocato e al contempo battesimale, l’epilogo della natura che si trasformava in un continuo e stupefacente prologo.


Una luce diversa, la sua, per intensità e toni, palpabile e sfuggente, muscolare e leggerissima. Una luce che mi parlava di grande pittura. Una luce figlia della terra e del cielo, animata dal rosso del sangue e dal bianco dei confini estremi. Una luce pulsante e planetaria, intrisa di buio cosmico e polvere stellare: altezza e sottosuolo nella natura metabolica dell’artista. Taravella utilizza il campo lungo per codificare la sua città ideale. Non cerca il dettaglio ma un’apertura panoramica sui luoghi prescelti, un vedutismo prospettico a fuga centrale, figlio di una concezione classicamente italiana. Fateci caso, i quadri hanno un rigore che comprime la scena dentro l’inquadratura, come se nulla dovesse sfuggire a quell’ingaggio tra corpo e gesto. L’artista sembra seguire una pressione, edificando un fortino che non lascia evadere alcunché dalla superficie. Un modo catartico di tenere in pugno la città, forse utopico se pensiamo allo stridore violento tra l’inquadratura e quanto accade dentro le case, dietro le finestre, in ogni automobile e negozio, ufficio e abitazione, nei mille posti in cui Taravella non si insinua, restando a margine degli accadimenti umani. L’equilibrio figurativo e il senso panoramico ne confermano l’indole mediterranea, la sua appartenenza al filo rosso che unisce secoli e tendenze, il suo sangue barocco ma anche la vertigine rinascimentale, lontana parente di affreschi e antiche tavole. La prospettiva dei quadri, incline al punto di Masaccio, sottolinea il legame coerente tra compressione e azione, tra la cornice di contenimento e una catena di gesti progressivi, aerobici, rissosamente propri. La pittura come ferita aperta che l’azione sutura fino al prossimo taglio

Le cose accadono senza casualità e rispondono a una legge interiore, a un’esigenza che mescola pathos e ossigeno, sguardo e necessità espressiva. Taravella non ha giocato di furbizie, il contenuto estetico risponde al flusso genetico dell’esistenza, già si trova nella natura organica di un luogo. Quel modo biologico riguarda Palermo, la storia dei suoi abitanti, i modelli e le abitudini che determinano gli odori e i colori di un sito, le armonie e le dissonanze di strade e botteghe, commercianti e clienti, piazze e vicoli, voci e urla, un’orgia emotiva e un sentore di potenza che solo certi posti sanno evocare. Lo avrete ascoltato su altre città ma è davvero così: esistono luoghi che sono spazi dell’animo, punti fisici eppure interiori, intrisi di energie dense che contaminano. Calamite cosmiche che attraggono e respingono, frullandoci a ritmo continuo nel loro flusso antropologico. Palermo è il succo di questo: basta un attimo dentro la Vucciria per sentirlo sulla pelle, basta conoscere i palermitani per viverlo nelle loro frasi, basta camminare tra le strade per carpirne il senso ultimo. Ovviamente il pathos può restare esperienza momentanea, un passaggio che ci rapisce per ricondurci ai luoghi d’appartenenza. Se però il tuo corpo è cresciuto sotto quel cielo siciliano, allora non puoi esimerti dal suo influsso alchemico. Palermo ti plasma e trasforma, lavora sugli istinti e ne elabora le ragioni filosofiche. Palermo è carne viva e pensante. Palermo come mercato spirituale della carne mediterranea, coacervo urlante di vendite e richieste, vino rosso e cibo colorato, passioni accecanti, mare nascosto e improvviso, sesso e religione, buio e fenditure di luce caravaggesca.


Taravella cammina tra quei rumori, odori, sapori, amori: da tempo vive a Roma ma poco cambia nell’indole atavica, nelle attitudini che guidano un percorso mai sazio tra uomo e quadro. Mi stavo chiedendo come entrasse la Capitale nel suo dinamismo incendiario, se in qualche modo contaminasse l’anima palermitana dell’autore. A tal proposito, riguardavo i cicli del periodo siciliano, dove non era casuale la propensione al corpo, tra ritratti di briganti, santi e martiri, amici e parenti. Ai tempi vinceva l’aderenza alla carne, era impossibile esimersi da aromi e colori che riempivano gli abiti e le pupille, il cuore e le parole. Adesso emerge una distanza fisica, un passo indietro appena fuori dal caos, in modo da evocare la complessità del caos stesso, l’ambiente in cui le storie umane danno sostanza al flusso vitale. La differenza tra corpo e città non segna in realtà alcuno scollamento, le due dimensioni semmai si riconoscono nella reciproca sostanza. Ed è Roma a insidiarsi nelle ragioni dello sguardo, la Città Eterna si fonde con l’indole palermitana, intensificando le fiammelle umane, le apparizioni fantasmatiche, le oscurità brillanti, le luci bagnate nella notte interiore. Le città di Croce Taravella sono i luoghi di un immaginario diffuso. Ne carpiamo dettagli, riconosciamo cose mentre altre ci sfuggono. Alcuni quadri conservano la loro specularità col reale, rispecchiando lo scatto fotografico senza modifiche digitali; altri sono il risultato di mescolanze e accostamenti, indicando il plausibile prima dell’impossibile. In generale le città ondeggiano tra vero e falso, carne e spirito, rumore e silenzio. Sono possenti e al contempo liquide, mantengono una certa struttura ma lottano per sopravvivere. La tecnica di Taravella riesce a evocare tutto ciò, graffiando e stilettando l’immagine, consumando e perimetrando le forme, incidendo linee armoniche. Un tecnicismo metabolico, direi biologico nel suo flusso sanguigno, nell’espressione

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muscolare e circolatoria. Una scarnificazione che, non togliendo dove sottrae, prende la materia incisa e la intinge nel magma cromatico, senza sprecare nulla, potenziando il colore stesso e le sue scale tonali. Mi viene in mente Umberto Boccioni coi suoi futurismi matriarcali, la sua “Materia” figlia del divisionismo e madre del surrealismo spirituale. Mi sovviene Anselm Kiefer, ovviamente, anche se Taravella infonde il sangue dove il tedesco scarnifica e basta. E poi gli espressionismi in maschera di James Ensor, dove la tragedia prendeva il sopravvento sul dramma, mentre il palermitano fonde il dramma con la salvifica ironia. Soprattutto, penso al grande Ottocento italiano, Pellizza da Volpedo e Giovanni Segantini in particolare, artisti che fondevano carne e spirito nel loro realismo interiore. Un occhio sul mondo esterno e un altro sul lato nascosto delle cose Guardate bene alcuni quadri, osservateli da detective dell’animo, isolando le zone dense, i grumi di colore, gli spessori anomali. Scoprirete volti e corpi che arrivano da flussi ancestrali, come sogni in dissolvenza, fuochi fatui comparsi all’improvviso. Taravella sembra dirci che la carne organica non scompare ma si nasconde, emergendo dove meno te lo aspetti. Negli spazi urbani aleggiano presenze che sono sogni, spiriti gassosi e vigilanti. Esistono ma devi scoprirli, si sciolgono nel colore per riaffiorare, si mimetizzano nelle incisioni per guardarci meglio. Rappresentano il segnale della carne pulsante, di una ferita aperta che sanguina dentro l’immagine. Che poi è la nostra ferita, il segno della nostra mortalità. Eccoci qui, carne viva che riceve dai volti le direzioni del viaggio, l’approdo momentaneo ma necessario. Nessuna fermata ma molteplici passaggi per crescere. La ferita pulsa per far vivere la carne


CONTRAZIONI URBANE


CONTRAZIOnE URBANA N.1 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.2 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.3 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.4 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.5 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.6 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.7 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.8 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.9 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.10 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.11 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.12 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.13 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.14 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.15 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.16 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.17 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.18 2014 Incisione e olio su alluminio 114,3X143cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.19 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.20 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.21 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.22 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.23 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.24 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.25 2014 Tecnica mista su lastra intelata 78x100cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.26 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.27 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.28 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.29 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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CONTRAZIOnE URBANA N.30 2014 Incisione e olio su alluminio 79X105cm.

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Croce Taravella nasce nel 1964 a Polizzi Generosa (Palermo). Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Palermo. Tra il 1983 e il 1984 arriva l’appoggio del gallerista Lucio Amelio che lo introduce nell’ambiente artistico napoletano. Da qui l’incontro fondamentale con Beuys, Warhol, Rauschenberg, Longobardi e Paladino. Taravella si dedica da subito alla pittura sperimentale, utilizzando tecniche miste di forte impatto cromatico. Tornato a Palermo, crea il centro polivalente “II Labirinto” con cui promuove una rigorosa attività culturale. Si trasferisce poi a Roma dove lavora come scenografo per diversi programmi RAI. Rientrato a Palermo fonda, nel cuore della Vucciria, l’”Associazione Culturale d’Arte Moderna e Contemporanea”, esponendo artisti del calibro di Kounellis e Beuys. Nella stessa sede fonda un’altra realtà, “Mondo Tondo”, che coinvolge giovani artisti europei per realizzare installazioni permanenti e mostre di taglio più tradizionale.

BIOGRAFIA

Dal 1990 crea installazioni di cemento, ferro, legno, rottami intrisi di colore e impastati di stracci. Si spinge fino alla ricostruzione di scenari naturali plastici, realizzando opere tra le montagne siciliane e poi tra quelle cinesi, partendo da pietra e asfalto che divengono, dopo l’intervento pittorico, un maestoso scenario percorribile. La serie dedicata alla moglie Jamie e alla figlioletta Anita, interamente realizzata in terracotta smaltata, lo riporta invece verso atmosfere più intime. Taravella ha creato interventi ambientali e installazioni permanenti a Malta (affreschi Villa Azzaro, 1992), Palermo (“Crollori”, Vucciria, 2000), Berlino (“Beton”, Kunsthaus Tacheles, 2001) e Cina (“Gullin”, Yuzi Paradise, 2006). Diversi gli interventi nell’entroterra siciliano, da Mazzarino (Caltanissetta, “Lago di Pietra”, Azienda Agricola Floresta, 2000) a Nicosia (Enna, “Furia Nebrodensis”, Casa Mancuso, 2001) e Bagheria (Palermo, “II Grande Guerriero”, Museo Renato Guttuso). Taravella ha partecipato alla 51ma Biennale Internazionale di Arte di Venezia e alla 10ma Biennale Internazionale di Architettura di Venezia. Tra le mostre recenti si segnala la personale alla Fondazione Sant’Elia (Palermo, 2014). Attualmente vive e lavora nel centro madonita e a Roma.


ESPOSIZIONI PRINCIPALI

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2014 Spoleto, Palazzo Collicola Arti Visive, “Biologie”, a cura di Gianluca Marziani Favignana, “Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice”, a cura di Vittorio Sgarbi Palermo, Palazzo Sant’Elia, “Fermo Immagine”, a cura di Lea Mattarella 2013 Roma, Galleria Lombardi, testo di Laura Cherubini Roma, Galleria P.G.D Roma, Studio Sandro Chia 2012 Gibellina, Fondazione Orestiadi, a cura di Achille Bonito Oliva 2011 Milano, Galleria Spazio 7, “Milano e Altrove” Palermo, Museo Riso, “PPS Paesaggio e popolo della Sicilia” 2010 Venezia, 54° Biennale di Venezia, “Artisti per Noto e altrove” 2009 Palermo, Palazzo dei Normanni, “Le città di Taravella” San Benedetto del Tronto, Galleria Genius, “Leaving slowly marks all over the city” Vienna, Istituto Italiano di Cultura, “Viaggio a Vienna” 2008 Agrigento, Fabbriche Chiaramontane, “Concreta Mundi”, a cura di Francesca Barbi 2007 Venezia, Padiglione Italia – 10°Biennale D’Architettura (Progetto Santa Giunta) Gibellina, Fondazione Orestiadi, ”Atelier dell’artista “, a cura di Achille Bonito Oliva Comiso, Galleria degli Archi, “Le città del mondo” 2006 Castelbuono, Museo Civico di Castelbuono, “Paralleli e Meridiani”, a cura di Marina Giordano Milano, Malpensa Sale Vip Alitalia, “Milano Act 2” Palanga (Lituania), “Città dipinta” Erice (TP), Wigner Institute (S. Francesco), “Per le vie della città” 2005 Venezia, 51° Biennale di Venezia, “La costruzione della terra”, a cura di Marco Di Capua Palermo, Loggiato San Bartolomeo, “Le città”, a cura di Lorenzo Zichichi Palermo, Cantieri Culturali della Zisa, “Laminati, Installazione” 2005 Barcellona, Center Civic Cotexeress Borrell Roma, Museo di San Salvatore di Lauro, a cura di Laura Cherubini 2004 Bruxelles, Galleria Bortier Amsterdam, Galleria Witlov, “2003”, a cura di Daniela Del Moro Madrid, Centro Cultural Buenavista, a cura di F. P. Molinelli


2003 Bagheria, Museo Civico Renato Guttuso,“Antologica di Croce Taravella”, a cura di E. Di Stefano Melbourne, Galleria Bellevoue, “L’essenza del viaggio in Sicilia”, a cura di F. P. Molinelli Minsk-Mosca-Barcellona-Londra, “Novecento Siciliano”, a cura di M. A. Spadaro 2002 Melbourne, Goya Gallery, “Travels in Sicily”, a cura di T. Sheperd 2001 Marsala, Ex Collegio del Carmine, “Viaggio in Sicilia”, a cura di Sergio Troisi 2000 Rogue, Frankfurt, “Ein Maler in Sizilien” 1999 Bregenz, Kunstler-Aller-Art 1998 Palermo, “Il Genio di Palermo”, a cura di Paola Nicita, Sergio Troisi e Eva Di Stefano Sassari, Museo D’Arte Contemporanea, “Nuove tendenze italiane” 1997 Palermo, Galleria 61, “Partita Doppia”, a cura di Eva Di Stefano 1996 Premio Marche, “Biennale d’arte contemporanea” 1995 Palermo, Palazzo Steri, “Il cielo di Lamiera”, a cura di Eva Di Stefano Mazzara, Ex collegio dei Gesuiti - Fondazione Orestiadi, “Il cielo di Lamiera”, a cura di Eva Di Stefano 1994 Palermo, Galleria La Tavolozza, “La Vucciria vent’anni dopo”, a cura di Sergio Troisi Milano, Studio Ready-Made, “Esempio da non seguire” 1993 Torino, Galleria VSV, “Croce Taravella”, a cura di Edoardo Di Mauro Venezia, Palazzo Sforza, “Polaroid” 1992 Palermo, Palazzo Rammacca, “La croce di Croce” 1991 Palermo, Galleria La Tavolozza, “Croce Taravella”, a cura di Sergio Troisi 1990 Polizzi Generosa, Palazzo Caruso, “Croce Taravella”, a cura di Eva Di Stefano 1989 Palermo, Galleria Il Labirinto, “Un pensiero per non dormire” Torino, GAM Galleria D’ Arte Moderna e Contemporanea 1988 Palermo, Galleria Voltaire, “Santi Martiri”, a cura di D. Fileccia 1987 Bologna, Galleria Neon, “Santi Martiri”, a cura di G. La Rosa 1985 Torino, Mulino FREYES, “Nuove Tendenze in Italia” 1983 Bari, Expo Arte

CROCE TARAVELLA

COLLEZIONI MUSEALI Palermo, Museo di Palazzo Riso Bagheria, Museo Guttuso Gibellina, Fondazione Orestiadi Roma, Museo di San Salvatore in Lauro Bagheria, MUSEUM Osservatorio Arte Contemporanea in Sicilia Spoleto, Palazzo Collicola Arti Visive – Museo Carandente Rende, Museo Arte Contemporanea Bilotti

video DOCUMENTari IL LABIRINTO, 1989, Croce Taravella, 20 min. CARNE, 1997, Salvo Cuccia, 20 min. CROLLORI VUCCIRIA, 2000, Salvo Cuccia, 20 min. LAGO DI PIETRA, 2000, B. Keidies, 15 min. LABORATORIO DELL’AUTORE, P. Sciortino, 2000, vincitore Biennale dei Giovani d’Europa Sarajevo 2001, 20 min. BETON, 2001, Salvo Cuccia, 30 min., Regione Siciliana Beni Culturali


PALAZZO COLLICOLA ARTI VISIVE SPOLETO DIRETTORE ARTISTICO Gianluca Marziani COMUNICAZIONE VISIVA E CATALOGO www.Dogma01.it ALLESTIMENTI Maurizio Lupidi Furio Profili Ezio Mattioli UFFICIO STAMPA Comune di Spoleto VISITE GUIDATE, SERVIZI DIDATTICI E CUSTODIA Sistema Museo

catalogo

www.dogma01.it

Croce Taravella  
Croce Taravella  
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