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WAT E R G R A B B I N G

WATER GRABBING An Atlas of Water

Testi Emanuele Bompan Marirosa Iannelli

Cartografia Riccardo Pravettoni

Infografiche, copertina e progetto grafico Federica Fragapane

Finito di stampare - Milano 2017 2


Indice 07

10 12 14 16 18 20 22 24 26

Prefazione Vandana Shiva

Homepage Emanuele Bompan

PARTE PRIMA UN MONDO D’ACQUA Un pianeta d’acqua Emanuele Bompan

Il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico-sanitari Marirosa Iannelli Igiene per tutti Debora Del Pistoia

Acqua bene comune? Marirosa Iannelli L’acqua virtuale Marirosa Iannelli

Water Wars Emanuele Bompan

Una goccia elettrica Emanuele Bompan

Land e Water Grabbing Marirosa Iannelli

Trans-boundary waters Emanuele Bompan

30 32 34 36 38 40 42 44 46

PARTE SECONDA UNO SGUARDO DA VICINO L’Acqua in Italia Emanuele Bompan

Africa australe, l’acqua contesa Marirosa Iannelli

WAT E R G R A B B I N G

05

I grandi sbarramenti Emanuele Bompan Mekong Emanuele Bompan Etiopia Marirosa Iannelli Brasile Marirosa Iannelli

Sudafrica Emanuele Bompan

Territori palestinesi occupati Emanuele Bompan Ghana Marirosa Iannelli

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P R E FA Z I ON E

Noi.Siamo. Acqua I nostri corpi sono composti per il 70% di acqua. Il pianeta è per il 70% formato da acqua. L’acqua è la condizione del nostro essere, la fonte della vita. Una risorsa fondamentale che detiene suoi diritti: fluire in modo libero e incontaminato e rinnovarsi attraverso un ciclo idrologico sorprendente.

Dal momento che siamo parte della natura e dato che siamo fatti d’acqua, i diritti della natura e il diritto umano all’acqua sono parte di un continuum. Ogni movimento ecologico di cui ho fatto parte negli ultimi 50 anni è stato un movimento per la protezione dell’acqua e per la difesa del diritto umano all’acqua. Ho lavorato con le donne di Plachimada nel Kerala, in India, che hanno fermato l’accaparramento idrico della Coca Cola. Quarantacinque anni fa mi sono unita come volontaria al movimento Chipko per bloccare la deforestazione nella mia regione del Garhwal Himalaya. Le donne di Chipko consideravano acqua e terra, e non legname e profitti, come prodotti primari della foresta. E il disboscamento era secondo loro una forma di water grabbing. Nel 1983, la Corte Suprema ha bloccato una miniera di calcare nella Doon Valley in base a una ricerca svolta per il Ministero dell’Ambiente indiano. L’attività estrattiva stava distruggendo la falda acquifera da cui il calcare proveniva: non si trattava solamente dell’estrazione di un minerale, ma di water grabbing. Il disastro nel 2013 in Himalaya, con inondazioni che hanno spazzato via oltre 20.000 persone, è stato una combinazione di eventi climatici estremi e dell’eccessiva costruzione di dighe e di progetti idroelettrici. L’utilizzo intensivo di sostanze chimiche e acqua nell’agricoltura industriale è la maggiore causa di water grabbing, arrivando a utilizzare e a inquinare oltre il 75% delle risorse idriche del pianeta. Ho visto l’acqua sfruttata per l’agricoltura industriale lasciare suoli desertificati, torrenti e fiumi deviati, faglie acquifere consumate

Nel mio libro, Soil Not Oil ho mostrato come i combustibili fossili su cui si basa l’agricoltura industriale contribuiscano per il 50% all’emissione dei gas a effetto serra che causano il cambiamento climatico. Vedo il mutamento del clima come una sorta di water grabbing, perché tutta l’instabilità climatica si presenta come eccesso di acqua e inondazioni o carenza di acqua e siccità. Chi inquina l’atmosfera di fatto si impossessa del ciclo dell’acqua, della sua stabilità e prevedibilità, portando al disastro climatico. Ogni atto di violenza contro la natura diventa violenza contro gli esseri umani, alimentandola all’interno e tra le comunità. Questo è il motivo per cui ho scritto Water Wars. Nel 2014, in vista dell’Anno internazionale dei suoli, mentre sempre più barconi stavano affondando nel Mediterraneo e sempre più persone sradicate dai loro territori stavano migrando come rifugiati in Europa, ho lavorato con un gruppo internazionale per trovare connessioni tra terre e rifugiati. Come mostrato nel nostro Manifesto “Terra Viva: Our Soils, Our Commons, Our Future,” la crisi siriana è iniziata nel 2009 con una grave siccità che ha spinto più di un milione di contadini nelle città dalle loro terre coltivate ormai desertificate, rendendoli profughi e innescando conflitti e un’instabilità che ha reso metà degli abitanti della Siria dei rifugiati. In Africa il lago Chad, della superficie di 22.000 kmq, condiviso da quattro Paesi e nove milioni tra pescatori, pastori e agricoltori, ha cominciato a scomparire dal momento che 80 dighe deviano l’acqua per l’irrigazione delle coltivazioni agricole commerciali. Nel 2009 sono iniziati conflitti tra agricoltori e pastori intorno al lago Chad a causa della scarsità d’acqua. Ma ciò di cui abbiamo sentito parlare nel 2011 è stato Boko Haram. I popoli indigeni del Nord Dakota stanno resistendo all’oleodotto Nord Dakota Access Pipeline e il mondo si è raccolto in solidarietà attorno alle comunità per resistere all’inquinante e violenta invasione del petrolio. Come affermano la giovane Tokata Iron Eyes ed i suoi amici, creativi fondatori del movimento #NoDAPL a Standing Rock, in un distillato di saggezza secolare delle culture indigene. In Dakota / Lakota diciamo “Mni Wiconi”. “L’acqua è vita”

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Vandana Shiva

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Homepage Emanuele Bompan

Con l’espressione watergrabbing, o “accaparramento dell’acqua”, ci si riferisce a situazioni in cui attori potenti sono in grado di prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole a comunità locali o intere nazioni, la cui sussistenza si basa proprio su quelle stesse risorse e quegli stessi ecosistemi che vengono depredati.

Gli effetti di questo accaparramento sono devastanti. Famiglie scacciate dai loro villaggi per fare spazio a mega dighe, privatizzazione delle fonti idriche, inquinamento dell’acqua per scopi industriali che beneficiano pochi e danneggiano gli ecosistemi, controllo delle fonti idriche da parte di forze militari per limitare lo sviluppo.

Nel 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che garantisce l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari tra i diritti umani fondamentali. La storica risoluzione, su mozione presentata da Evo Morales Ayma, Presidente della Bolivia, e da una trentina di altri paesi, sancisce che “l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono un diritto umano essenziale per il pieno godimento del diritto alla vita e di tutti gli altri diritti umani”. Eppure oggi questo diritto non viene tutelato attivamente dagli stati membri. Così come non viene rispettato il trattato delle Nazioni Unite sulle acque transfrontaliere per mitigare

i rischi di conflitto legati all’acqua, firmato ad oggi da solo 39 stati. Usa e Cina rimangono sordi agli appelli della società civile di supportare il documento legale.

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H O M E PAG E

Nel cosiddetto sud nel mondo, ma anche in alcuni paesi industrializzati, da bene comune liberamente accessibile, l’acqua si trasforma in bene privato o controllato da chi detiene il potere. Sotto la spinta della crescente domanda d’acqua dovuta all’aumento di popolazione e alla crescita industriale dei paesi in via di sviluppo e sotto la morsa del cambiamento climatico, sempre più visibile nella nostra quotidianità, l’acqua diventa fonte di conflitto, bene scarso per cui è fondamentale accaparrarsene a spese del vicino, a discapito anche di donne e bambine che si occupano della raccolta giornaliera sottraendo tempo all’educazione e al lavoro. Lo speciale Watergrabbing – a Story of Water vi racconta il fenomeno dell’accaparramento dell’acqua, ogni storia declinando un tema specifico (acque transfrontaliere, dighe, accaparramento per scopi politici e per scopi economici) e mostrando gli attori coinvolti, paese per paese. Foto, testi e carte geografiche vi accompagneranno in questo viaggio. Come strumento di riferimento si è realizzato anche un atlante geografico scaricabile, per il lettore curioso, lo studente, il ricercatore. Prendetevi tempo per leggere e scoprire il tema dell’accaparramento all’acqua. Perché l’acqua diventi un diritto per tutte e tutti.

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PA RT E P R I M A

U N M O N D O D 'AC Q UA 9


CAPITOLO 01

Un pianeta d’acqua

Sempre più persone e sempre meno risorse idriche, in un mondo vessato dal cambiamento climatico

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Emanuele Bompan

Il pianeta terra è ricoperto di 1.390 milioni di Km cubici di acqua, di cui il 97.5% è acqua salata presente nei mari e negli oceani e solo il 2,5% è acqua dolce, la gran parte sotto forma di ghiaccio nelle calotte polari. Dunque gli esseri umani hanno a disposizione solo 93.000 Km cubici, pari a circa lo 0,5% del totale. Di quest’acqua solo una parte è potabile o non-contaminata, e distribuita in maniera diseguale tra aree del pianeta. E anche dove ci sarebbe abbondanza per tutti l’uomo spesso limita l’accesso e il diritto all’acqua a suoi simili per ragioni politiche o commerciali.

2.5%

Mentre solo il 2.5% è acqua dolce

La maggior parte dell’acqua dolce restante giace nel sottosuolo, troppo in profondità per essere accessibile, oppure esiste sotto forma di umidità nel suolo

70%

Solo l’1% dell’acqua dolce resta disponibile per essere prelevata e utilizzata Fonte: unwater.org

Stress idrico

Se nel mondo occidentale il consumo è cresciuto a dismisura (un cittadino USA consuma 1.280 metri cubi all’anno, un europeo circa 700 metri cubi) nei paesi in via di sviluppo è crollato. Un africano consuma in media appena 185 metri cubi. Nel Sahel le famiglie consumano anche meno di 10 litri di acqua al giorno. Con l’aumento dei consumi idrici e della popolazione, la disponibilità pro capite a livello globale è passata da 9000 metri cubi d’acqua potabile a disposizione negli anni Novanta a 7.800 nella prima decade del XXI secolo e si prevede che nel 2025, scenderà ancora a poco più di 5.000 metri cubi. Il bicchiere è mezzo vuoto. Un miliardo di persone, non ha accesso all’acqua potabile, mentre più del doppio non hanno accesso a servizi igienico-sanitari di base. Con gravissime conseguenze sulla salute. La diarrea uccide annualmente 1.8 milioni di bambini. Un disastro equivalente a dodici Boeing 747 pieni di passeggeri caduti per incidente. Al giorno.

L’acqua è sempre più contesa tra stati, tra imprese (settore energetico vs settore agricolo), tra classi sociali, tra città e regioni. A livello mondiale il 70% dell’acqua è usata per nutrirci (agricoltura e allevamento), il 22% è usata per produrre materia e oggetti, mentre il restante 8% è riservato all’uso domestico. La sfida per il pianeta è quella di cambiare il consumo idrico. Come? Agricoltura sostenibile, riduzione del consumo di carne, economia circolare ed energie rinnovabili, sviluppo di infrastrutture per l’igiene e acqua pubblica per un accesso garantito e condiviso. 10

97.5%

Circa il 97.5% di tutta l’acqua sul pianeta è salata

Stress idrico

Prelievo annuale d’acqua dolce, percentuale sul totale disponibile Basso (meno del 10%) Medio-basso (10% a 20%) Medio-alto (20% a 40%) Alto (40% a 80%) Estremo (più del 80%) Zone aride o disabitate *Misura il prelievo d’acqua totale espresso come percentuale dell’acqua disponibile per anno

Circa il 70% di tutta l’acqua dolce è sotto forma di ghiaccio in Antartide e Groenlandia


CAPITOLO 01

Come viene utilizzata l’acqua

Nord America

Europa

Prelievo d’acqua procapite e uso per settore

Asia Meridionale

Domestico Industria

0

200 400 600 800

Metri cubi

America Latina e Caraibi

1 000

Africa Oceania

Fonti: FAO statistical database, 2009; UNPD, 2009.

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Acricoltura

Asia (esclusa Asia Meridionale)

Fonti: WRI aqueduct database, settembre 2016

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CAPITOLO 02

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Acqua, un diritto ancora lontano

Il diritto umano all’acqua e ai servizi igienicosanitari

Limiti e progressi nel percorso di concretizzazione Marirosa Iannelli

Nel 2004 l’UNDP, il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, con il rapporto “Water as a Human Right?” per la prima volta si poneva la questione dell’accesso all’acqua come diritto. “Riconoscere formalmente l’acqua come diritto umano, ed esprimere la volontà di dare un significato e una concretezza a questo diritto, potrebbe essere una via per incoraggiare la comunità internazionale [...] per soddisfare i bisogni umani fondamentali e per completare gli Obiettivi del Millennio”. Così recitava il testo. Dopo ben sei anni il rapporto viene riconosciuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che definisce l’acqua come diritto esplicitamente nella Risoluzione 64/292 del luglio 2010, sottolineando come avere accesso ad acqua potabile sia “essenziale per la realizzazione di tutti i diritti umani”. Una definizione di diritto che si è consolidata con gli anni all’interno delle organizzazioni internazionali in un percorso che ha incrociato la Conferenza Internazionale dell’Onu sullo Sviluppo Sostenibile di Rio+20 del 2012, il ventennale dell’Earth Summit di Rio de Janeiro 1992, dove nel documento finale, “The Future We Want”, il tema ha avuto grande visibilità con un paragrafo dedicato, in cui la comunità internazionale e i Governi riaffermavano il loro impegno affinché il diritto umano all’acqua potabile

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Canada

Stati Uniti

Cuba

Messico

Rep. Dominicana Guatemala

Haiti El Salvador Nicaragua Honduras Costa Rica Panama Colombia

Puerto Rico

Capo Verde

Venezuela Guyana

Ecuador Peru Brasile

Paraguay

Chile

Uruguay Argentina

e ai servizi igienici sia “progressivamente realizzato [...] nel pieno rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese”.

Il documento di Rio+20 ha lanciato i Sustainable Development Goals, 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile e 169 sotto obiettivi finalizzati a costituire un’Agenda per il 2030 per realizzare un futuro sostenibile. All’acqua è stato dedicato l’Obiettivo 6 in cui ci si impegna a raggiungere entro il 2030 un accesso equo e universale all’acqua potabile e ai servizi igienici, con particolare attenzione ai bisogni delle donne in condizioni di vulnerabilità e il miglioramento della qualità dell’acqua riducendo drasticamente inquinamento e sprechi.

Ma è la Risoluzione 70/169, approvata nuovamente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che nel dicembre 2015 afferma che “l’acqua e i servizi igienicosanitari sono diritti distinti” per i quali va sviluppata una definizione univoca e vincolante, per garantire a


CAPITOLO 02

Russia

Slovenia Serbia Grecia Marocco

Tunisia

Ucraina Georgia Azerbaijan Turchia

Libano Israele

Syria

Iran

Mauritania

Mali

Libia

Niger

Egitto

Chad

Senegal

Nigeria Rep. Centrafricana

Arabia UAE Saudita

Etiopia

Costa d’Avorio Ghana

Cina

Afganistan

Pakistan

Myanmar

India

Vietnam

Bangladesh

Oman

Maldive

Tailandia Sri Lanka

Senza accesso Migliaia di persone

DR Congo

Filippine

Malesia

Indonesia

Papua Nuova Guinea

Senza accesso all’acqua potabile Senza accesso a servizi igenico-sanitari attrezzati

Angola

Namibia

Korea del Nord

Nepal Kuwait

Algeria

Mongolia

Kazakhstan

Timor-Est

775 000

Mozambico Madagascar

Sudafrica

100 000 50 000 10 000

Un diritto sulla carta

Paesi che riconoscono il diritto all’acqua e ai servizi igienico-sanitari nella Costituzione o in una legge nazionale Acqua e servizi igienici Solo acqua

Finanziamenti per l’acqua

Percentuale dei fondi necessari a raggiungere gli obiettivi di sviluppo Più del 75% Tra il 50% e il 75%

Meno del 50% No data

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Polonia

Fonti: WHO/GLAAS, Investing in Water and Sanitation, 2013/2014 country survey; WHO statistical database, accessed February 2017

ognuno il diritto “ad avere accesso ad acqua in modo sufficiente, sicuro, accettabile, fisicamente accessibile per uso domestico e personale”. Una presa di posizione che ne consolida ulteriormente il percorso di riconoscimento legale, sia a livello internazionale che nazionale. In particolare nei processi di costituzionalizzazione portati avanti in diversi Paesi. Come in Slovenia, il primo Paese europeo il cui Parlamento nel novembre 2016 ha dichiarato che le abbondanti fonti di acqua potabile del Paese sono un bene pubblico gestito dallo Stato e non una merce finanziarizzabile.

Nonostante oltre il 75% dei Paesi abbia riconosciuto l’acqua come diritto umano e il 67% abbia riconosciuto i servizi igienico-sanitari come tale, oggi un numero elevato di Costituzioni locali ancora non prevede il diritto di accesso a risorse e infrastrutture adeguate. E‘ infatti ancora in discussione nelle agende politiche, se l’accesso all’acqua potabile debba essere considerato servizio pubblico, diritto universale o merce.

Quantità minima di acqua necessaria 7.5 litri pro capite al giorno

15 litri pro capite al giorno

20 litri pro capite al giorno

minimo necessario per la maggior parte delle persone nella maggior parte delle condizioni

minimo necessario in una situazione di emergenza

minimo richiesto per le necessità igieniche di base e per i prodotti alimentari di base

Fonte: who.int

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CAPITOLO 03

Igiene per tutti

Garantire l’accesso all’acqua è un fondamento per la salute e la dignità della persona. In particolare per le donne

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Debora Del Pistoia*

Le gravi crisi idriche causate dalle “guerre dell’acqua” sono responsabili di importanti diseguaglianze su scala globale rispetto all’accesso a questo bene. Vandana Shiva definisce questo fenomeno come “apartheid dell’acqua”, contrapposto alla “democrazia dell’acqua”, in cui non vige il principio di “un po’ per tutti” ma quello di “tutto per pochi”. Il report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 2014 Progress on Drinking Water and Sanitation sottolinea gli importanti progressi ottenuti negli ultimi trent’anni, con 4 miliardi di persone che oggi godono di accesso all’acqua potabile. Ciò nonostante, le disuguaglianze persistono e in alcuni casi si sono accentuate negli ultimi anni: la crisi idrica e le privatizzazioni dell’acqua hanno inasprito in particolare le discriminazioni, soprattutto contro le donne. Secondo Unicef oggi 2,4 miliardi di persone non hanno accesso a servizi sanitari, mentre 663 milioni non hanno accesso ad acqua sicura per uso igienico. La Risoluzione 70/169 del dicembre 2015 delle NU, che definisce che “l’acqua e i servizi igienico sanitari sono diritti distinti”, è stata una conquista sostanziale per far valere i diritti fondamentali e garantire la dignità di donne e uomini. La stessa risoluzione sottolinea l’importanza di affermare i principi di non discriminazione, l’uguaglianza di genere, la partecipazione e l’accountability per riconoscere pienamente il diritto fondamentale ai servizi igienico - sanitari. L’aver iscritto questi principi in una risoluzione internazionale è un passo fondamentale, quando milioni di donne in tutto il mondo sono private del diritto di accesso ad acqua quantitativamente e qualitativamente sufficiente e ai servizi igienico sanitari. La scarsità di accesso all’igiene ha un impatto doppiamente lesivo della dignità personale nel caso delle donne e influenza altresì l’affermazione di altri diritti umani, quali l’autodeterminazione, l’istruzione, la salute, il lavoro, la libertà di movimento, l’indipendenza anche economica. La sfida del futuro è l’affermazione di eguali diritti tra uomini e donne nel controllo e accesso all’acqua. Nel pieno riconoscimento del ruolo delle donne nella gestione delle risorse idriche e delle specifiche necessità sanitarie, in particolare nella fornitura di acqua pulita sufficiente per la gestione ordinaria del ciclo mestruale, per il parto e per la fase post-parto. * Attivista e giornalista indipendente, specializzata in movimenti sociali e media alternativi, migrazioni e questioni di genere. Dal 2012 vive in Tunisia e lavora come responsabile di sede dell’ong Cospe onlus. Referente in Tunisia per il media indipendente “Osservatorio Iraq – Medio Oriente e Nord Africa”, è co-autrice del libro “Rivoluzioni Violate. Cinque anni dopo. Attivismo e diritti umani in Medio Oriente e Nord Africa”.

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Paese

Popolazione rurale con accesso all’acqua potabile (%) 1992

1997

2002 2007

2012 2015

Popolazione colpita da malattie legate all'acqua ����-���� (su � ��� abitanti)

1992

2015

1997

2012

2007

2002

Popolazione urbana con accesso all’acqua potabile (%)

Argentina

71.3

77.5

83.7

90

96.2 100

� ��� 99 98.8 97.6

97.9

98.5

98.2

Burkina Faso 40.3

49.2

58.1

67

75.8 75.8

� ��� 97.5 76

81.4

86.8

92.1

97.5


CAPITOLO 03

Accesso all’acqua potabile e malattie legate all’acqua

59

73.8

66.4

81.2

69.2

88.5

Colombia 70.3

71.4

87

72.5

���.� 96.8

97.5

97.4

97.3

22.8

32.8

42.7

99.5

66.6

97

97.1

India

Etiopia

99.6

96.9

97.5 97.3

72.5

78.4

99.2

84.4

99.3

92.6

12.9

99.5

99.4

Mali

90.3

48.6

dato non disponibile

91.7 91.9

�.���

97.4

90.5

73.8

dato non disponibile

97.2

89.3

73.6

93

97.1

88.1

31.8 22.9

dato non disponibile

40.8 49.7 58.7

64.1

� ��� 97.1

85.8

87.9

89.9

91.9

93.1

89.6

34.6 30.4

38.7 42.8

� ���

47

33.7 27.2

48.6

94.7

93

Nigeria

Niger

40.3 46.8

69.1 53.4

dato non disponibile

72.9

81.3

89.7

98.2

76.8

77.6

96.5 65.2

73.9

Panama

73.4

77.6

82.6

81.8

91.3

86.1 88.6

57.3

���.� 80.8

100 64.5

56.5

96.4 91.3

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Cina

Costa Rica

78.5

79.4

Fonte: fao.org

97.7

80.3

97.7 97.8

97.8

97.8

97.8

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Acqua bene comune? CAPITOLO 04

optato per una rimunicipalizzazione della gestione idrica, visti i fallimenti gestionali dei grandi operatori privati.

La situazione mondiale della gestione pubblica e privata, con uno sguardo al consumo d’acqua in bottiglia

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Marirosa Iannelli

Più efficienza nella gestione, maggiori vantaggi per i cittadini e ridimensionamento del settore pubblico. Questo il mantra che negli anni Novanta ha sostenuto l’ondata di privatizzazioni del settore idrico a livello globale. Un sogno neoliberista mai realizzatosi completamente. Al punto che, da diversi anni, si è assistito a una vera e propria inversione di tendenza con molte metropoli (nel 2014 erano oltre 180, secondo una ricerca del Transnational Institute e della Public Services International Research Unit) che hanno 329 380

235 850

Grandi città come Berlino, Parigi, Atlanta, ma anche Accra o Dar el Salaam, hanno scelto di riprendere in mano pubblica una gestione idrica troppo spesso caratterizzata da scarsi investimenti, tariffe elevate e bassa qualità del servizio. Solo in Francia oltre cinquanta municipalità hanno scelto di non rinnovare le concessioni agli operatori privati, una tendenza che sembra consolidarsi sempre più. Purtroppo anche a costi elevati: la città statunitense di Indianapolis, ad esempio, ha dovuto compensare la compagnia francese Veolia con 29 milioni di dollari dopo aver anticipatamente ritirato una concessione ventennale. Città come Tucuman o Buenos Aires sono state differite davanti a una corte arbitrale per la tutela degli investimenti, proprio per la scelta di rimunicipalizzare la gestione dell’acqua.

Una lotta, quella per il controllo dell’oro blu, che non si ferma solo alle reti idriche, ma arriva fino alle fonti, dove spesso avviene il suo imbottigliamento: solo negli Stati Uniti nel 2015 sono stati imbottigliati oltre 44 miliardi di litri di acqua, con un incremento di oltre 11 miliardi di litri dal 2007 per una spesa che supera i 14 miliardi di dollari . La quantità di acqua in bottiglia globale ha raggiunto, nel 2015, la cifra astronomica di 329 miliardi di litri.

Mercato dell’acqua in bottiglia a livello globale.

Consumo e tassi di crescita nei paesi con i livelli di consumo maggiore (2010 - 2015)

261 515

177 812

Milioni di litri 2015

2010

Tasso di crescita annuale 2010/2015

Paese 67 868

58 037

39 818

77 623 44 436

33 145

26 304

�.�%

Mondo Totale 16

�.�%

Primi 10 Paesi

�.�%

Tutti gli altri Paesi

�.�%

��.�%

1. Cina

2. Stati Uniti

30 589

�.�%

3. Messico


CAPITOLO 04

I 50 principali gestori privati dell’acqua

Veolia France Thames Water

Severn Trent United Utilities Anglian Water Yorkshire Water Northumbrian Water Southern Water Affinity Water Suez France Groupe Saur

Grupo Agbar

Gelsenwasser ACEA

Acciona Aqualia Spain

Gruppo Hera Apa Nova Bucharest

Gruppo Iren

Aguas de Valencia SABESP

Popolazione servita da ciascun operatore privato Milioni di persone 20

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

American Water

COPASA Manila Water

Foz do Brasil

SODECI

PBA Holdings Acuatico

SANEPAR

Maynilad

United Water

15

Puncak Niaga

Aqua America California Water American States

Cab Ambiental

SDE

Ranhill Utilities Phnom Penh Water

Triple A Barranquilla

Aegea

Aguas Andinas

5

Aguas Nuevas

Paese con uno o piu gestori tra i 50 principali Rimunicipalizzazione della gestione: Stato in cui più di 5 città hanno rimunicipalizzato la gestione dell’acqua tra il 2000 e il 2014

0

25 801

14 498

Thai Tap

Aguas do Brazil

10

10 390 16 576

17 397

7 601

13 718

20 278

4. Indonesia

5. Brasile

11 734

11 030

�.�%

8. Germania

�.�%

��.�%

Fonti: PSIRU; Bluefield Research

��.�%

6. India

��.�%

7. Thailandia

10 886

10 114

�.�%

9. Italia

9 043

8 327

�.�%

10. Francia

Fonte: Beverage Marketing Corporation

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Impronta idrica dei prodotti.

CAPITOLO 05

L’acqua virtuale

Cina

Confronto tra nazioni (m3/ton) India

Olanda

USA

Media ponderata

Impronta idrica verde*

Quanta ne serve per produrre il cibo e i prodotti di uso quotidiano? Marirosa Iannelli

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Quando facciamo la spesa spesso si ignora quanta acqua è stata necessaria per produrre gli alimenti che tutti i giorni sono sulla tavola. Ad esempio, secondo il Water Footprint Network -una rete di organizzazioni internazionali specializzate sui consumi idrici - per la produzione di una singola mela servono 70 litri di acqua, per un pacco di pasta da mezzo kilo vengono utilizzati 780 litri di acqua, per una pizza classica ne servono 1150, per una fetta di formaggio 2500 e per una bistecca di manzo ben 4650 litri. Tony Allan, del King’s College di Londra, per definire la dipendenza idrica di ogni elemento di consumo ha teorizzato il concetto di “acqua virtuale” o acqua invisibile, ovvero il quantitativo di acqua che si necessita per la produzione e il commercio di un determinato bene, siano prodotti agricoli, alimenti, beni ordinari o straordinari.

Sebbene alcuni prodotti industriali come la carta per i quaderni o il cotone per gli indumenti abbiano una necessità elevata di acqua (100 litri per 1 kg di carta nuova, solo 2 litri per un 1 kg di carta riciclata e ben 11.000 litri per 1 kg di cotone tessile), il 90% dell’acqua che consumiamo è incorporata nel cibo che mangiamo, poiché la coltivazione e l’allevamento ne richiedono grandi quantità, così come la raccolta, la conservazione e il trasporto degli alimenti che necessitano anch’essi di acqua per la produzione di combustibili e di packaging. Per pesare accuratamente l’acqua virtuale, Arjen Hoekstra, presidente del comitato del Water Footprint Network, ha introdotto la misura dell’impronta idrica , in inglese waterfootprint , con cui è possibile calcolare il consumo di acqua dolce prelevata da fiumi, laghi e falde acquifere (acque superficiali e sotterranee), includendo l’uso diretto e indiretto di acqua da parte di un consumatore o di un produttore , l’utilizzo nei settori agricolo, industriale e domestico e l’acqua delle precipitazioni piovose utilizzata in agricoltura. Dal 2008 l’impronta idrica è stata riconosciuta dalla comunità scientifica come analoga all’impronta ecologica, un indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle. *Blu: si riferisce al prelievo di acque superficiali e sotterranee destinate ad un utilizzo per scopi agricoli, domestici e industriali. Verde: è il volume di acqua piovana che non contribuisce al ruscellamento superficiale. Grigia: rappresenta il volume di acqua inquinata.

18

Impronta idrica blu e

Impronta idrica grigia*

Prodotto

Impronta idrica per valore nutritivo

Media ponderata, totale

Calorie (litri/kcal) Grassi (litri/g)

Proteine (litri/g)

Cina

India 15 537

USA

12 933

12 795

Media ponderata 14 414

Olanda 5 684

495

398

288

345

484

525

Carne di manzo

722

733

10.19

Cina

7 416

451

153

112

India

550

Olanda

USA

10 948

8 248

Media ponderata 9 813

5 347

452

14

314

35

422

315

Carne di pecora

582

44

4.25 54 63

522

76


CAPITOLO 05

Cina 2 958

0

312

Media ponderata

India 4 194

393

5 415

5 050

9 813

Olanda

India

Cina

13

4

*

6

330

Carne di capra 454

405

648

USA

Olanda

268

554

4 907

4 102

3 723

2 443

Media ponderata

438

645

Carne di maiale

1 191

761

459

622

4.25 54 63

6 726

Cina

281

854

1 728

1 545

873

768

77

165

3 545

USA

Olanda

2 836

Weighted average

187

Carne di pollo

303

313

India

Cina

Olanda

2 211

467

217

666

55

1 206

Uova

542

635

111

130

230

145

210

130

885

63

429

33

34

India

244

2.29 43

927

2 592

USA

1 175

3

Cina

Media ponderata

4 888

Cina

41

462

25

Latte

Media ponderata

USA

Olanda

60

647

5 044

89

86

863

72

4 819

USA

Olanda

1 141

134

224

341

706

4 695

3 519

2 513

789

Media ponderata

29

India

Burro

324

483

393

465

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

India

0

0.72

1.82 33

31

6.4

India

USA

15 103

14 450

Cina

Media ponderata 15 916

11 323

Cina 4 581

India 4 377

USA

Olanda

3 196

2 283

732

1 036

657

310

219

121

310

Formaggio

439

Olanda

Media ponderata

6 067

4 264

439

357

515

352

777

280

589

369

658

Cuoio (bovino)

Fonte: “A Global Assessment of the Water Footprint of Farm Animal Products”, Mesfin M. Mekonnen and Arjen Y. Hoekstra, ����

819

679

498

19


CAPITOLO 06

Water Wars

Acqua, sicurezza alimentare e conflitti

I conflitti combattuti per l’acqua saranno la piaga del XXI secolo

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Emanuele Bompan

Canada

Cosa succede quando l’acqua inizia a scarseggiare? La prima conseguenza è il crollo della produzione di derrate alimentari, come il grano o il riso. Cambiamento climatico, watergrabbing, infrastrutture carenti, aumento dei prezzi a causa delle privatizzazioni, competizione con altri settori (es. produzione di elettricità da fonti fossili): le cause sono molteplici. Ma la conseguenza è sempre una: conflitto. Gli accademici le definiscono “water wars”, guerre e conflitti combattuti per l’acqua o per la mancanza di questa, legata in particolare all’agricoltura.

Stati Uniti Messico

Guatemala Nicaragua Honduras Haiti

El Salvador Ecuador

Gli esempi abbondano nelle cronache. Dalla siccità in Siria, che ha contribuito a esacerbare uno dei peggiori conflitti degli ultimi 50 anni, fino alla siccità globale del 2016 che ha aggiunto 50 milioni di persone nella lista della popolazione colpita da “fame estrema”, dalla tragedia in Sud Sudan di inizio 2017 alle proteste in Bolivia e Cile per le privatizzazioni. In alcuni casi questi conflitti possono diventare tensioni internazionali. Uno dei punti più “caldi” è l’Hindu che alimenta il settore agricolo ed energetico di due nemici di lunga data, India e Pakistan. Il fortissimo prelievo agricolo ha spesso scatenato dure invettive politiche da entrambe le parti, senza – per ora – dare luogo ad un escalation vera e propria. Le grandi opere idrogeologiche spesso creano tensioni, come la Grand Renassaince Dam, costruita in Etiopia, che ha spinto il governo egiziano a minacciare ritorsioni nel caso si fosse verificata una forte diminuzione del regime idrico del Nilo e una diminuzione dei sedimenti ricchi di nutrienti fondamentali per l’agricoltura. In altri casi la deviazione o sbarramento di corsi fluviali ha decimato la pesca in acqua dolce, creando tensioni tra nazioni. Come sta accadendo lungo il corso del Mekong o del Brahmaputra, dove sempre più frequentemente si verificano violenti scambi tra le ambasciate Vietnamite. Tensioni che diventeranno sempre più crescenti, all’aumentare della popolazione globale.

Repubblica Dominicana

Colombia

Guyana

Peru

Mauritania Senegal Guinea

Bolivia

Guinea Bissau Sierra Leone

Brasile Paraguay

Liberia Costa d’Avorio

Cronologia dei conflitti d’acqua (1950-2015)

35

Fonte: worldwater.org

Massacro della diga Chixoy

30 25 20 15 10 5

20

1950

1955

1960

1965

1970

1975

1980


CAPITOLO 06

Corea del Nord Mongolia Filippine Cina

Russia

Georgia

Marocco

Palestina

Tunisia

Iraq

Iran

Burkina Faso

Niger

Percentuale della popolazione senza accesso a fonti d’acqua potabile

Eritrea Sudan Somalia

Nigeria

Togo

Etiopia Kenya

Rwanda Congo Angola

Meno del 2% Tra 2% e 5% Tra 5% e 10% Tra 10% e 20% Piu di 20%

Malnutrizione

Milioni di persone malnutrite, 2013 213 (India)

Tanzania

Burundi

Indonesia

Acqua inaccessibile

Yemen

Sud Sudan Rep. Centrafricana Uganda Cameroon

Tailandia

Sri Lanka

Egitto

Chad

Malawi Zambia

Zimbabwe

Botswana Sud Africa

100 50 10 1

Madagascar

Mozambico

Namibia

Timor-Leste

India

Giordania Libia

Myanmar

Pakistan

Algeria Mali

Cambogia

Bangladesh

Afghanistan

Siria

Laos

Tajikistan Nepal

Uzbekistan Ukraina

Vietnam

Kyrgyzistan

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Kazakhistan

Popolazione sottonutrita* Percentuale, media 2014-2016

Swaziland

25

Lesotho 50

*Percentuale della popolazione sotto il livello minimo di calorie necessarie

Conflitti d’acqua, 2011-2015 Evento conflittuale o controversia che vede l’acqua come elemento principale del contendere, nel contesto dello sviluppo sociale o economico Fonte: FAO statistical database, accesso 2017; WRI Aqueduct; WHO UNICEF JMP 2010; Pacific Institute, 2017

Conflitto in Kashmir Water war in Bolivia

Guerra Iran-Iraq

1985

1990

1995

2000

Tensioni Sociali in Nigeria

2005

2010

2015

21


CAPITOLO 07

L’acqua per l’energia idroelettrica

Canada

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Stati Uniti

Una goccia elettrica

Rep. Dominicana Puerto Rico

Guatemala

Honduras Venezuela

Costa Rica

Ecuador

Colombia

+7% +16%

Altrettanto impattante è il prelievo idrico, la produzione

Brasile

Peru Bolivia Paraguay

Uruguay

Emanuele Bompan

L’acqua nel settore energetico viene impiegata principalmente in due settori: quello idroelettrico e per la produzione di energia elettrica da fonti fossili e nucleare. L’idroelettrico oggi produce il 16,4 per cento dell’energia mondiale per un totale di 1064 GW installata al 2016, grazie a 57mila dighe di varie dimensioni, da quelle colossali ai piccoli sbarramenti e a nuovi impianti di “micro-idroelettrico”. Sebbene l’energia che sfrutta la forza dell’acqua costituisce il 70% circa del mix di energie rinnovabili e garantisce una quantità di emissioni complessive inferiori alle centrali a fonti fossili, gli impatti complessivi non sono sempre positivi. Specie quando le dighe non sono pianificate con attenzione agli impatti ambientali. Tra gli effetti negati si includono l’estinzione di numerosi animali acquatici, la distruzione di aree umide e foreste, il blocco del flusso dei detriti, il trasferimento forzato di migliaia di persone.

Suriname Guiana Francese

+15%

Panama

La produzione di energia idroelettrica, il consumo idrico legato alle fonti fossili. Tra rischi e opportunità.

In Nord America molte dighe costruite fino agli anni Ottanta sono oggi in fase di demolizione a causa degli impatti che causano su specie come il salmone, magari sostituite con dighe più moderne che non richiedono la realizzazione di bacini di larga scala. Ma nel resto del mondo la costruzione continua (si veda la sezione “Mega-dighe”).

22

Messico

Cile Argentina

Capacità di generazione installata

Megawatts

320 000 (Cina)

100 000

10 000 1 000 100 Capacità di generazione totale, 2016 Capacità di generazione aggiunta tra il 2014 3 il 2016

+28% Crescita della potenza installata tra 2014 e 2016 Fonte: International Hydropower Association, Status Report 2016

energetica e carburanti da fonti fossili (più nucleare), stimato intorno a 583 mmc - miliardi di metri cubi (il 15% del totale dell’acqua estratta). Di questa ingente quantità ben 66 mmc vengono consumate, non tornando alla fonte di approvvigionamento. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’energia il prelievo dovrebbe aumentare del 20% e il consumo dell’85% al


CAPITOLO 07

Russia

EUROPA Kazakhstan

+15%

Kyrgyzstan

Uzbekistan

+16% Turchia

Libano Siria

Marocco

Iran

Iraq

Afganistan

Algeria

+6%

Ghana

+5%

Camerun Uganda

Tanzania

+40% Malesia

Indonesia

Papua Nuova Guinea

Malawi

Zambia

Madagascar

Zimbabwe Namibia

Cambogia

Sri Lanka

Filippine

Kenya

Rep. Democratica del Congo Angola

Vietnam

+28% +471%

Birmania

Ethiopia

Eq. Guinea Gabon

Laos

+17%

Nigeria

+9%

Tailandia

Mozambico

Australia

Sudafrica

Nuova Zelanda

Norvegia

Svezia

Islanda Gran Bretagna

Irlanda

Finlandia

Lussemburgo

Belgio

Lettonia Lituania

Germania

Polonia

R. Ceca Slovacchia Francia

Portogallo

Spagna

Ucraina

Svizzera Slovenia Romania Austria BosniaSerbia Bulgaria Croazia Italia

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

+188%

Taiwan

Laos

India

Mali

Costa d’Avorio

Corea del Sud

Bhutan

Bangladesh

Sudan

Giappone

+8%

Nepal

Pakistan

Egitto

Guinea

Cina

Tajikistan

+10%

Corea del Nord

Albania

Georgia

Azerbaijan

Armenia Grecia Macedonia Montenegro

2035. Questo trend è dovuto alla realizzazione di nuove centrali che prelevano meno acqua, ma ne consumano di più per unità di elettricità prodotta.

La scarsità idrica potrebbe portare a pericolosi blackout energetici. Un esempio? Nel 2012, in India, 620 milioni di persone rimasero senza elettricità. Alla base

una tempesta perfetta dovuta all’innalzamento del prelievo idrico per l’agricoltura, aumento dei consumi energetici per raffrescamento e per alimentare le pompe e infrastrutture energetiche rimaste senza acqua per il raffreddamento. Un esempio dei rischi che correranno sempre più spesso i paesi affetti da scarsità d’acqua e fortemente dipendenti dalle fonti fossili. 23


CAPITOLO 08

La terra sottratta che porta via l’acqua

Canada

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

USA

Land e Water Grabbing

La terra e l’acqua usurpata agli abitanti di un territorio, un fenomeno connesso Marirosa Iannelli

Negli ultimi anni vari attori, dai Governi alle grandi aziende nazionali e straniere, al settore della finanza, hanno dato il via ad una effettiva appropriazione su scala mondiale dei terreni agricoli, in particolare nei Paesi in via di sviluppo. Questo processo è caratterizzato da investimenti su larga scala per lo sviluppo rurale, che spesso vanno a scarso beneficio delle popolazioni, favorendo invece stakeholder delle grandi corporation dell’agrobusiness. Di fatto è una nuova corsa all’accaparramento di terra, meglio conosciuto come land grabbing che coinvolge almeno 62 Paesi grabbed e 41 Paesi grabbers per cui l’accesso, l’uso e il diritto alla terra vengono controllati e gestiti in maniera impropria, provocando effetti negativi sui diritti umani, sulla sicurezza alimentare locale, sui mezzi di sussistenza rurali e sui territori. In relazione all’accaparramento della terra e delle risorse energetiche, una delle più rilevanti forme di appropriazione è quella dell’acqua, finalizzata a “dissetare” le mega proprietà acquisite. Secondo lo studio del Transnational Institute, “The Global Water Grab” con l’espressione water grabbing, o “accaparramento dell’acqua”, ci si riferisce a situazioni in cui attori potenti – pubblici o privati- sono in grado di prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole a comunità locali 24

Colombia

Senegal Gambia Paraguay

Guinea Sierra Leone

Argentina Brazil Uruguay

Fonte: Rulli, M., C., et al., Global land and water grabbing, PNAS, June 2013

la cui sussistenza si basa proprio su quelle stesse risorse e quegli stessi ecosistemi che vengono depredati. Analizzando la relazione tra land e water grabbing vediamo che i Paesi maggiormente colpiti sono il Gabon, la Repubblica Democratica del Congo, il Sudan /Sud Sudan, rispettivamente con 4.450, 2.380 e 1.850 mq di acqua pro capite sottratta annualmente attraverso l’acquisizione di terre. Da bene comune liberamente accessibile l’acqua si

Liberia


CAPITOLO 08

Japan North Korea Russia South Korea

Philippines Papua New Guinea

Sweden

Kazakhstan

Denmark Belgium France Spain Portugal

Laos China

Germany

Indonesia

Pakistan

Czech Ukraine Republic

India

Italy

Israel

Malaysia Australia

Singapore

Qatar

Morocco

UAE Libya

Egypt

S. Arabia

Mali Sudan Benin Nigeria Cameroon

South Sudan

Transazioni “land grabbing” Migliaia di ettari

Uganda

Rep. Congo Gabon

Ethiopia

Democratic Republic of the Congo

8 250 (DR Congo)

Tanzania

5 000 Madagascar

Zambia

Mozambique

South Africa

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

UK

2 000 500 100 Terre acquisite Terre cedute Acqua pro capite sottratta attraverso l’acquisizione di terre Metri cubi per anno pro capite 4 450 (Gabon) Limite d’acqua per l’agricoltura per una dieta corretta (1 300) 500 100

trasforma in bene privato per cui bisogna negoziare ed essere disposti a pagare. I diritti di sfruttamento o concessione vengono commercializzati e scambiati sui mercati finanziari, come avviene in Cile dove è letteralmente possibile acquistare i fiumi o le sorgenti o in Indonesia, Brasile e Filippine, le nazioni con più migliaia di ettari di terre cedute al di fuori del continente africano. Dopo i processi di mercificazione (passaggio da bene

comune a bene economico), di liberalizzazione e privatizzazione (apertura al mercato e alle imprese private della gestione), la finanziarizzazione punta alla trasformazione di una risorsa naturale liberamente fruibile, in asset finanziari, che possono essere scambiate nelle principali piazze azionarie globali. Ecco perché il water grabbing rappresenta uno dei processi più diffusi di appropriazione, privatizzazione, depauperamento, commercializzazione e finanziarizzazione di terreni, risorse idriche e risorse naturali. 25


CAPITOLO 09

Tensioni idropolitiche

Rischio di tensioni politiche nei bacini fluviali transnazionali

Yukon

NelsonSaskatchewan

Fraser Columbia

St. Lawrence

Colorado

Mississippi

Tijuana Yaqui

Rio Grande

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

Grijalva Lempa San Juan

Transboundary waters

Gestione dell’acqua nei grandi bacini transnazionali. I casi di Cina, Africa Australe, Himalaya Emanuele Bompan

L’acqua è un elemento globale, che non conosce i confini degli stati-nazione. Eppure, sempre di più ,gli stati competono per lo sfruttamento delle risorse idriche. Circa il 40% della popolazione vive lungo fiumi e bacini idrici che appartengono a due o più paesi. Allargando lo guardo, circa cinque miliardi di persone vivono in paesi che condividono acqua oltre frontiera. I 276 laghi e bacini transnazionali coprono la metà delle acque di superficie, e sono fonte del 60% dell’acqua dolce. Inoltre due miliardi di persone condividono circa 300 sistemi acquiferi transfrontalieri. Il sovra-sfruttamento intensivo dei sistemi acquiferi da parte di uno stato può portare a impatti importanti, di scala regionale, come l’esaurimento delle acque sotterranee, l’intrusione di acqua salata nelle zone dei delta fluviali (diminuisce l’acqua dolce che ferma quella marina) e la mobilitazione di sostanze tossiche come l’arsenico e fluoro può contaminare falde acquifere anche di grandi dimensioni. Per questo, sostiene UN-Water, il corpo di 26

Catatumbo Orinoco

Patia Mira Chira

Amazon

Bacino idrografico transnazionale

Lake Titicaca-Poopo System Cancoso

Rischio potenziale di tensione idro-politica Dovuto alla mancanza di un adeguato quadro istituzionale di gestione tra i diversi Stati che a cui il bacino fluviale appartiene Elevato

Valdivia Baker

Medio

Serrano San Martin

Basso Popolazione per bacino idrografico Milioni di persone 705 500 100 10 1 Fonti: UNEP/GEF Transboundary Waters Assessment Programme - River Basins, Marzo 2017

coordinamento inter-agenzia delle Nazioni Unite, i bacini condivisi, che sono una potenziale fonte di conflitti, anche militari, devono essere gestiti in modo cooperativo, attraverso una gestione ragionata ed efficiente.

Dal 1948 a oggi le Nazioni Unite hanno registrato 37 incidenti che hanno portato a conflitti aperti legati all’acqua, mentre nello stesso periodo 295 accordi internazionali multilaterali sulla gestione idrica sono stati stipulati tra la parti, garantendo la pace e la collaborazione. Uno degli strumenti di diritto internazionale più efficace è la “Convenzione delle Nazioni Unite sui corsi d’acqua internazionali”, siglata nel 1997. Purtroppo a oggi solo 39 stati l’hanno ratificata. Sono rimasti fuori anche Cina e Usa. Nel sud-est asiatico l’unico stato ad averla firmata è il Vietnam, nel 2014. Per garantire un futuro di gestione sostenibile dell’acqua, rafforzare la cooperazione tra stati è fondamentale, con nuove intese multilaterali, aggiornando gli accordi esistenti – spesso troppo settoriali e poco olistici – e favorendo lo scambio d’informazioni in maniera trasparente e armonica.


CAPITOLO 09

Vuoksa

Ob Volga

Dnieper

Seine

Yenisey

Don

Ural

Rhone

Aral Sea Guir

Tigris-Euphrates

Guir Atui

Har Us Nur Tumen Tarim

Medjerda

Dra

Senegal

Amur

Ili

Danube

Niger

Lake Chad Nile

Volta

Salween

Mekong Saigon

Lake Turkana

Sanaga

Bei Jiang/Hsi

Indus GangesBrahmaputraMeghna

Awash

Irrawaddy

Juba-Shibeli

Ogooue

Kunene

Ruvuma

Zambezi

Cuvelai Okavango

Sepik Fly

Sabi Limpopo

Orange

PA RT E 1 — U N M O N D O D ’AC Q UA

La Plata

Tami

Pangani

Congo

Thukela

Bacini fluviali transnazionali nel mondo

64

46

Nord America

Africa

148

Paesi con uno o più bacini fluviali transfrontalieri

60

68

38

Asia

Dati globali 39

Paesi con più del 90% dei loro territori composto da bacini fluviali transfrontalieri Fonte: unwater.org

Europa

Sud America 21

Paesi la cui superficie è compresa totalmente in bacini transfrontalieri

27


28

WAT E R G R A B B I N G


2

WAT E R G R A B B I N G

PA RT E S E C O N DA

U NO S G UA R D O DA VICINO 29


CAPITOLO 01

L’Acqua in Italia

Un bene comune come progetto politico

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Emanuele Bompan

L’Italia ha svolto un ruolo trainante, riconosciuto a livello mondiale, in tema di gestione, utilizzo, accessibilità e politiche pubbliche sull’acqua. Sia dal punto di vista tecnico, con grandi eccellenze nella gestione ed erogazione dei servizi che dal punto ideale. Come notato dal professore Ugo Mattei (Università di Torino) «la massiccia campagna di mobilitazione messicana “Agua para todos, agua por la vida” sta lavorando a una riforma del servizio idrico integrato ispirata espressamente alla proposta di iniziativa popolare italiana del 2005».

Questo ruolo di leadership internazionale dell’Italia è stato conquistato grazie al lavoro di alcuni soggetti illuminati e di un ampio lavoro di cittadinanza attiva che ha ribadito che “l’acqua è un bene comune” , attraverso un referendum nel 2011 in cui 27 milioni di italiani hanno votato a favore. La nozione giuridica di bene comune è stata elaborata per la prima volta nel 2007 dalla Commissione Rodotà istituita dal Governo Prodi per riformare il Codice Civile in materia di beni pubblici. Un tema ancora aperto. La gestione pubblica in chiave di beni comuni è stata per ora sperimentata a Napoli. Il testo della Commissione Rodotà non è divenuto legge ma è penetrato in innumerevoli regolamentazioni locali volte a garantire accesso e buon governo della risorsa idrica.

Nel regime giuridico attuale nazionale l’acqua resta un servizio pubblico locale di interesse economico generale, per cui viene garantito il diritto a un quantitativo minimo vitale di acqua pro-capite (massimo 50 litri giornalieri, anche in caso di morosità). Dall’altro, per l’affidamento del servizio idrico integrato non è prioritario rivolgersi a società pubbliche. La novità che sta emergendo è la concorrenzialità delle società a capitale pubblico partecipate dagli Enti Locali che stanno dimostrando una grande vitalità e innovazione rispetto i soggetti puramente privati. Nel paese perdura una scarsa fiducia dell’acqua di casa propria. Secondo l’Istat un italiano su tre non beve l’acqua del rubinetto. Secondo una ricerca di Altroconsumo del 2015, realizzata prelevando 35 campioni di acqua dalle fontanelle pubbliche in tutti i capoluoghi di regione e in altri centri particolarmente popolosi, emerge che in Italia l’acqua del rubinetto è buona e di alta qualità. In vetta alla classifica: Aosta, Ancona, Caserta, Perugia. Come sconfiggere questa poca fiducia? A breve l’Italia dovrà recepire la Direttiva Europea 2015/1787 per i Piani di Sicurezza Idrica (Water Security Plan), un sistema di controllo olistico, che dovrebbe ulteriormente certificare la bontà dell’acqua italiana. E rassicurare tutti i consumatori.

Gestione dell'acqua in Italia: le diverse tipologie di affidamento

34 seguono il modello in house: l'ente locale gestisce in proprio il servizio, senza ricorrere al mercato esterno ma costituendo una società a totale controllo pubblico

13 sono stipulati con società quotate nei mercati regolamentati

su 72 affidamenti

12 sono affidamenti a società a capitale misto pubblico-privato 7 sono affidamenti plurigestione Fonte: Gruppo HERA

30

6 sono affidati in concessione a società di capitali terze: sono i gestori totalmente privati


CAPITOLO 01

L’acqua in Italia

Trentino Alto Adige Valled'Aosta Lombardia

Veneto

Friuli-VeneziaGiulia

Piemonte Emilia Romagna Liguria Prelievo d’acqua per uso domestico Milioni di metri cubi

Marche

Toscana

1 500

Umbria Abruzzo

500 Lazio

50

Molise

Dispersione idrica della rete 0

Puglia

25% Campania

Basilicata

Impianti di depurazione delle acque reflue urbane 3 916 (Piemonte) Calabria

1 000 200 Fonte: ISTAT, dati per il 2012

Sicilia

Una gestione frammentata

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Sardegna

60%

Gestori della distribuzione dell’acqua potabile per uso domestico Comune o consorzio di comuni Azienda con capitale completamente pubblico Azienda con capitale in maggioranza pubblico Azienda con capitale in maggioranza privato Azienda con capitale esclusivamente privato Nota: I dati mostrati in questa carta sono stati raccolti da fonti con data di aggiornamento diversa e potrebbero non rispecchiare pienamente la situazione al 2017 Fonte: Portale dell’acqua, http://www.acqua.gov.it, accesso in Marzo 2017; Acqua Referata.

31


Africa australe, l’acqua contesa CAPITOLO 02

Alla ricerca dello sviluppo sostenibile in una regione fortemente colpita dal cambiamento climatico Marirosa Iannelli

L’Africa Australe è considerata tra le principali regioni emergenti del continente africano. La progressiva democratizzazione, la difficoltosa ma decisa uscita dalla segregazione razziale, uno sviluppo prepotente dell’industria estrattiva, energetica e dell’agricoltura, in particolare in Sudafrica e Swaziland, hanno fatto entrare la regione nel gruppo dei Paesi emergenti, assieme a Cina e India. Numerose rimangono però le contraddizioni. L’aumentato utilizzo delle risorse naturali, in particolar modo dell’acqua, per sostenere l’industrializzazione e il settore estrattivo, l’eccessiva dipendenza dai mercati esteri per alcuni prodotti alimentari a viso di un’agricoltura poco pianificata e fortemente inficiata dagli effetti del cambiamento climatico, sta facendo crescere il problema della sicurezza alimentare, impedendo a milioni di persone di avere un adeguato accesso al cibo, ad acqua pulita e determinando rivolte e migrazioni interne.

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Implicazioni energetiche L'energia sprecata ogni anno in Sud Africa per la produzione di cibo che non viene consumato è stimata essere sufficiente ad alimentare la città di Johannesburg per circa 16 settimane L'80% della crescita prevista nella produzione agricola nei paesi in via di sviluppo arriverà dall’intensificazione dei raccolti e delle colture 8%

Maggiore quantità di energia richiesta

Urbanizzazione

71%

CASO STUDIO

32

ne lla ne o en t Au m

In Sudafrica, studiosi hanno collegato i disordini sociali negli insediamenti informali, nel settore minerario e tra i lavoratori agricoli negli ultimi anni all'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari a livello mondiale. Le rivolte minerarie del Sud Africa nell’agosto 2012 sono coincise con i prezzi record per il mais e altri prodotti alimentari di base. I disordini xenofobi del 2008, che sono coincisi con le rivolte per il cibo in tutto il mondo, sono stati attribuiti alla rabbia nei confronti degli stranieri che competono per le risorse limitate - il tutto probabilmente esacerbato dall'aumento dei prezzi alimentari.

ce ssi tà

CRESCITA DELLA POPOLAZIONE

Cambiamenti nella struttura delle classi sociali, nella domanda e nelle abitudini alimentari


CAPITOLO 02

Quasi un terzo del cibo disponibile viene sprecato o perso all’interno della catena di produzione: 10 milioni di tonnellate di alimenti, su una disponibilità di oltre 31 milioni, non raggiungono le popolazioni. Uno spreco che significa anche consumo di acqua, con un quinto delle riserve idriche utilizzate per produrre prodotti alimentari che non verranno mai distribuiti. Tutto questo a fronte di un clima sempre più imprevedibile, che comporterà aumenti della temperatura media oltre il grado centrigrado per i prossimi dieci anni (con un rischio di +4°C entro il 2050 nelle stime peggiori) e con impatti pesanti sulla piovosità (fino al 15% in meno entro i prossimi 30 anni).

Basta calcolare che una diminuzione del 10% del regime pluviale corrisponde un taglio del 4% della produzione di mais. Infine anche la disponibilità di suolo dovuta a desertificazione e degradazione, è in calo. Solo il 13% della terra è arabile e di questa solo il 3% viene considerata altamente produttiva. Se la regione non si avvia a breve verso un’agricoltura più sostenibile e un uso dell’acqua più responsabile, il guadagnato ingresso nel club dei paesi emergenti potrebbe essere revocato, e l’insicurezza sociale aumentare notevolmente.

Implicazioni d’acqua

Necessità di irrigazione commerciale per la coltivazione degli alimenti

Circa 1.7 chilometri cubi di acqua vengono estratti da acque sotterranee e superficiali per produrre il cibo che viene poi sprecato in Sud Africa. Questa cifra equivale a circa un quinto dei prelievi idrici totali in Sud Africa

cibo a disposizione 31 milioni di tonnellate

Aumento nella necessità di terre per l'agricoltura commerciale, al fine di incrementare la produzione alimentare

Maggiore quantità di acqua necessaria per l'agricoltura irrigua commerciale

cibo sprecato 10 milioni di tonnellate

Si stima che su 31 milioni di tonnellate di cibo a disposizione del Sud Africa, ne vengano sprecate circa 10 milioni nel corso della catena di fornitura

Cambiamento climatico +0.7/1 C

temperatura

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Spreco alimentare

precipitazioni

CAMBIAMENTO CLIMATICO

or

ti

La perdita di resilienza ecologica riduce la capacità produttiva di un ecosistema, aumentando la perdita di cibo

-10/15%

Nell’Africa australe, la temperatura dovrebbe aumentare da 0.7 a 1 grado per decennio e la piovosità diminuire del 10-15% entro il 2050

it ra

sp

Un futuro migliore è possibile

àd

produzione di cereali in Africa

Il cambiamento climatico influisce sulla capacità di coltivare i raccolti

produzione di cereali nei paesi in via di sviluppo

1.2 tonnellate

3 tonnellate

La produzione di cereali in Africa è cresciuta di poco ed è ancora a circa 1.2 tonnellate per ettaro, a fronte di una resa media di circa 3 tonnellate per ettaro dei paesi in via di sviluppo nel suo complesso Fonte: SAREP/USAID

33


I grandi sbarramenti CAPITOLO 03

e la crescente richiesta di acqua degli ultimi anni ha accelerato la costruzione di mega-dighe, grazie anche ruolo centrale dei grandi finanziatori cinesi (330 dighe finanziate in 74 paesi).

Le dighe, fonte di energia rinnovabile e di problemi sociali e ambientali Emanuele Bompan

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

La prima diga risale tra il 2950 e il 2750 a.C., in Egitto. Lo scopo era quello di raccogliere acqua per scopi agricoli, scopo principale assolto fino a fine ottocento. Nel 1850 in California, senza la realizzazione di 1400 dighe, lo stato non sarebbe potuto diventare la super potenza economica che è oggi. Dalla fine del XVIII secolo inizia invece lo sfruttamento dell’energia idroelettrica e la realizzazione delle prime mega dighe come quella di Assuan (1902) e la colossale Hoover Dam (1931). Oggi si stima che nel mondo ci siano oltre 900mila dighe, di cui 40mila di grandi dimensioni. La crescita demografica

Diga

Dopo aver costruito la diga più grande al Mondo, la Three Gorges Dam (18,2 GW) ora la Cina, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra, vuole costruire un centinaio di mega-dighe, molte delle quali lungo fiumi transfrontalieri destando la preoccupazione di India e dei paesi del sud est asiatico. Anche il Brasile ha deciso di investire pesantemente nella costruzione di impianti idroelettrici in Amazzonia. Oltre quaranta sono i progetti nel bacino Tapajós, con l’obiettivo di produrre 25Gw di energia idroelettrica entro il 2025. Non da meno i paesi africani, in particolare in Etiopia e Congo, che grazie ai finanziamenti cinesi e internazionali, stanno sviluppando numerosi progetti di rilievo. Se da un lato le dighe offrono sicurezza energetica e idrica, in molti casi hanno impatti devastanti sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare e sulla sicurezza delle popolazioni locali che spesso sono cacciate senza compensazioni sufficienti verso baraccopoli costruite senza pianificazione. La sola Three Gorges dam ha causato lo spostamento di oltre 1,2 milioni di persone; la più piccola Merowe Dam, in Sudan ha costretto il trasferimento forzato di oltre 50mila persone. Nessuna compensazione economica è stata erogata.

Capacità di generazione

Luogo

Inizio delle costruzioni

Lago Volta, Ghana

Finanziatori

Data di apertura Costo Superficie del bacino idrico

1960

Churchill Falls Generating Station

1965

161 milioni di dollari � ��� km² 80 000

Diga di Zhiguli

2 404 MW

Bacino di Samara, sesta nella cascata Volga-Kama, Russia

Bacino Smallwood, Canada

British Newfoundland Development Corporation

1967

Ex-Im Bank

Sfollati

5 428 MW

950 milioni di dollari

1 040 MW

Diga di Akosombo

1974

1950

� ��� km²

1957 Dato non conosciuto � ��� km²

Gli abitanti di diversi villaggi e città si sono dovuti reinsediare

Dati sullo sfollamento sconosciuti. Allagamento dei terreni di caccia tradizionali ai danni degli Innu

11 223 MW

Diga di Belo Monte Altamira, Brasile

16,000 milioni di dollari

34

Brazilian National Development Bank, consorzio Norte Energia, banche private non conosciute

diga di Altamira pianificata: 6 140 km²

��� km²

2011

2016–2019

30 000

Fonte: International Rivers


CAPITOLO 03

1 626 MW

Diga di Bratsk

Lago Kariba, Zambia – Zimbabwe

Bacino di Bratsk, Russia

World Bank, probavili altri finanziatori

1955

1959

Diga di Assuan Lago Nasser, Egypt

1.120 milioni di dollari

1960

1954

480 milioni di dollari

� ��� km²

1967

Dato non conosciuto � ��� km²

57 000

Dato non conosciuto

2 100 MW

356.2 MW

Centrale idroelettrica di Rybinsk

Bacino di Rybinsk, terza nella cascata Volga-Kama, Russia

Unione Sovietica

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo sta finanziando la riabilitazione

� ��� km²

Dato non conosciuto � ��� km²

1970

Diga di Guri

1935

1950

120 000

10 235 MW

150.000

1 050 MW

Diga di Sobradinho

Lago Guri, Venezuela 1963

4 500 MW

Bacino di Sobradinho, Brasile

World Bank

Inter-American Development Bank 1973

1978

85 milioni di dollari � ��� km²

1979

� ��� km²

Numerose tribù indigene

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Diga di Kariba

650 milioni di dollari 70 000

18 200 MW

Diga delle Tre Gole Fiume Yangtze, Cina Governo cinese

1994

2003

� ��� km²

più di 1.2 milioni

27 600 milioni di dollari

35


CAPITOLO 04

Mekong

L’acqua del bacino del gigante del sud-est asiatico è contesa tra i suoi stati rivieraschi. E potrebbe sfociare in conflitto aperto

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Emanuele Bompan

Il Mekong (il cui nome significa “la madre delle acque”) è considerato il gigante d’Indocina, dodicesimo al mondo in termini di portata (475 km³ annui). La sua lunghezza stimata è di 4.880 km e il bacino ha un’ampiezza di 810.000 km². Dall’altopiano del Tibet il fiume attraversa la provincia cinese dello Yunnan, la Birmania, la Tailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam dando sostegno a oltre 200 milioni di persone. Dalle sue acque si trae supporto per le colture di riso lungo tutto il suo percorso ed è una risorsa per la pesca per oltre 60 milioni di persone. L’abbondanza del fiume ha permesso, per migliaia di anni, il fiorire di regni prosperi, come quello Khmer, e sostenuto centinaia di comunità indigene che hanno sempre vissuto in equilibrio con il Mekong. Negli ultimi anni tuttavia una serie di fattori stanno alterando il suo equilibrio. I più importanti sono la costruzione di oltre 39 megadighe lungo il suo corso, la modifica del regime idrico dovuta al cambiamento climatico e l’accresciuto prelievo idrico. «Le future crisi idriche minacciano di rallentare il

settore chiave per alleviare la povertà nel sudest asiatico – l’agricoltura», sostiene Brahma Chellaney, autore del libro Water, Asia new Battleground. «Il rischio è che possano esplodere tensioni politiche legate al Mekong se gli stati non cooperano per affrontare le nuove sfide». Le dighe in particolare sono considerate un elemento distruttivo. La Cina ha costruito sette impianti idroelettrici di grandi dimensioni nell’Alto Mekong, mentre altre ventuno sono in programmazione. Nella parte meridionale del bacino ne sono programmate undici, la gran parte in Laos, uno dei paesi più poveri d’Asia, che aspira a diventare la pila idroelettrica d’Asia, con un potenziale di produzione di 26 gigawatt. Un boom energetico, ma a quale costo? L’associazione International Rivers afferma che “le dighe potrebbero ridurre sensibilmente la pesca, limitare lo scorrimento dei sedimenti e degli elementi per l’agricoltura, impattando la sicurezza alimentare e mettendo a rischio il delta del Mekong, oltre che forzare il trasferimento di decine di migliaia di abitanti”.

Superfici dei Paesi nel bacino del fiume Mekong Area del bacino del fiume Mekong (km2)

Area del bacino del fiume Mekong, % del Sud-Est asiatico

Paesi Area del Paese inclusi nel bacino (km2) Cina

Fonte: fao.org

36

3.8

21

24 000

3

202 000

25

Thailandia

184 000

23

Cambogia

155 000

20

65 000

8

Myanmar 795 000

165 000

Percentuale sull’area totale del bacino

Lao PDR

Vietnam

Percentuale sull’area totale del Paese 2 4 85 36 86 20


CAPITOLO 04

Il Mekong intrappolato dalle dighe idroelettriche Dongzhong t Guoduo Lin Chang Kagong

Ru Mei Guxue Gushui Wunonglong Lidi Huangdeng Xi'er He Dams

Dahuaqiao Miaowei XunCun

Xiaowan Laoyinyan Nanhe 2 Dachaoshan Nanhe 1

Manwan Dam

C INA

Luozhahe 1 Dam Luozhahe 2 Dam

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Gongguoqiao

Nuozhadu

B IRMANIA

Jinghong Ganlanba

V IETNAM

Jinfeng

Hanoi

Luangprabang Nam Tha 1

Nam Ou Dams Nam Khan Nam Ngum 5 Nam Chian 1 Nam San 3A

Nam Beng

Naypyidaw

Pak Beng Xayaburi Nam Pha Gnai Dam Nam Lik 1-2 Pak Lay Santhong-Pakchom

Yangoon

Nam Ngiep Dams

Sanakham

Nam Ngum

Chulabhorn

Theun-Hinboun Nam Theun 2

Nam Leuk Dam

L AOS Houay Por

Ubol Ratana

A Luoi

Ban Kum Xeset

T AILANDIA Lam Ta Khong

Latsua Pak Mun Siridhorn

Centrali idroelettriche Esistenti

Bangkok

In costruzione

Stung Treng Battambang 1

Proposte

Potenza installata Megawatts

Xepian-X.

Don Sahong

5 850

C AMBOGIA

Nam Kong

Houay Lamphan Houayho Xe Kaman 3 Nam Bi 2 Dams Xekaman-Sanxay Plei Krong Sesan 3 Sesan 3A Yali Falls

Lower Sesan 2 Sambor

Sesan 4 Sre Pok 3 Dray Hinh 2 Buon Kop Buon Tua Srah

Phnom Penh

2 000 1 000 500 100 Fonte: WLE 2017. Dataset on the Dams of the Irrawaddy, Mekong, Red and Salween River Basins. Vientiane, Lao PDR: CGIAR Research Program on Water, Land and Ecosystems - Greater Mekong. https://wle-mekong.cgiar.org/maps/

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CAPITOLO 05

Etiopia

Le mega-dighe, tra sviluppo e watergrabbing Marirosa Iannelli

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

L’Etiopia, una delle economie più in crescita del continente africano, vive ancora oggi principalmente di agricoltura con più dell’80% della popolazione composta da piccoli coltivatori. Negli ultimi dieci anni il Paese ha subito un pesante degrado del suolo e delle risorse naturali, compromettendo soprattutto i bacini fluviali che sono sempre più soggetti a erosioni e sedimentazioni.

Per far fronte a queste criticità, sviluppare l’economia e aumentare l’accesso alla rete elettrica che è tra i più bassi del pianeta, negli anni ottanta il governo etiope ha approvato la costruzione di una serie di grandi dighe idroelettriche. Due di queste, la Gibe III (parte di una cascata idroelettrica composta da 5 sbarramenti) e l’imponente Grand Ethiopian Renaissance Dam (6450 megawatt), una completata, l’altra in costruzione, triplicheranno da sole la produzione di energia del Paese.

Il gruppo Gilgel Gibe è considerato da numerose organizzazioni e figure politiche un progetto altamente controverso per gli impatti sul bacino del fiume Omo e del lago Turkana, quest’ultimo il più grande lago in

Mega–dighe

territorio desertico d’Africa. Il bacino del Turkana, supporta circa 350.000 persone, ricevendo più del 90% delle sue acque dal fiume Omo. Negli ultimi anni il lago, già colpito dal cambiamento climatico, si è notevolmente ritirato, aumentando esponenzialmente la propria salinità, a causa del controllo del regime idrico alla costruzione della diga Gibe III e alla realizzazione d’immensi progetti di agrobusiness, principalmente di zucchero per la raffinazione e di etanolo, sostenuti dai bacini artificiali degli sbarramenti.

Centinaia di migliaia di persone lungo l’Omo sono state direttamente colpite dalla diga e dalle colture, con decine di migliaia rilocalizzate in cinque new town e decine di villaggi agricoli intorno alle piantagioni. Numerose comunità delle 42 tribù della Provincia delle Nazioni del Sud, non potranno contare sul supporto del limo e delle acque legate alle esondazioni dell’Omo. Questo rappresenta un problema pesante per la sussistenza dei contadini abituati a piantare colture lungo le sponde del fiume dopo ogni piena annuale, che segnano inoltre l’inizio della migrazione dei pesci e sono fondamentali per il bestiame.

Capacità produttiva

6 500 GWh/anno

6 450 GWh/anno

Koysha

Fiume Omo, Etiopia Costo 2 500 milioni di dollari

Superficie del bacino idrico ��� km²

Inizio delle costruzioni e data di apertura

GIBE III

Fiume Omo, Etiopia

2016–in corso

��� km²

2006

dato sulle persone sfollate non disponibile

dato sulle persone sfollate non disponibile

2016 1 470 milioni di dollari

15 000 GWh/anno

GERD

Regione Benisciangul-Gumus, Etiopia � ��� km² 38

2011

2017 almeno 20 000 persone sfollate

4 800 milioni di dollari

Fonte: salini-impregilo.com


CAPITOLO 05

La Valle dell’Omo, tra dighe e monoculture Addis Ababa

Nazret

Giyon

Gore GIBE I 180 MW

GIBE II 420 MW

Jima

Asela

Hosaina

Shashemene

Yirga Alem

GIBE III 1 870 MW GIBE IV

Maji

Dila

GIBE IV 2 200 MW Arba Minch

Jinka

Monoculture assetate

Key Afer

Dimeka

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Awasa

Sodo

Turmi

Concessione per lo sviluppo di canna da zucchero Terreno agricolo industriale

Piantagione di canna da zucchero Operativa In fase di sviluppo 0

Lake Turkana

5

10 Km

Il Lago si ritira

Ferguson Gulf Lodwar

Ritiro delle acque, 2014-2016 0

1

2 Km

Fonti: Human Rights Watch, Ethiopia: Dams, Plantations a Threat to Kenyans, 2017; National Geographics; Salini-Impregilo.

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CAPITOLO 06

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Brasile

La crisi idrica e i crescenti investimenti dei progetti idroelettrici Marirosa Iannelli

Il Brasile possiede un quinto delle riserve di acqua mondiali. Eppure periodicamente soffre di gravi crisi idriche. Le ragioni sono molteplici. Le falde hanno una distribuzione geografica squilibrata, con un nord ricco di acque e un sud in costante carenza. Il cambiamento climatico ha avuto effetti importanti sulla piovosità nelle zone più aride rallentando il ricaricamento delle falde sottoposte a grande prelievo. Ai fattori ambientali si aggiunge un’economia solidamente costruita su agricoltura e allevamento, i quali, secondo la Agência Nacional de Águas sono responsabili del 72 per centro del prelievo idrico (il Brasile è il secondo più grande esportatore di derrate alimentari). Per completare con un quadro normativo e politico insufficiente, sono alla base dell’assenza di politiche di gestione sostenibile delle falde e di rinnovamento delle infrastrutture idriche, incluse quelle per l’igiene dei cittadini.

Questo squilibrio ha portato a una situazione di forte insicurezza, esploso nel 2016 con un razionamento prolungato dell’acqua per i trentatré milioni di cittadini dell’area metropolitana di San Paolo e in numerose altre regioni dello stato sudamericano. Per mesi numerose industrie hanno temuto di dover interrompere la produzione a causa della scarsità d’acqua. A rischio anche il settore agricolo che vale l’8,4% del Pil che ha visto diminuire pericolosamente la disponibilità idrica nella stagione più secca. Il peggio purtroppo non è alle spalle. Nella prossima decade il prelievo idrico è previsto che cresca sostanzialmente. Ma a fine 2016 meno del 20% dei terreni irrigui aveva accesso a sistemi d’irrigazione efficienti. La diagnosi è chiara: il paese deve investire su modelli di agricoltura più sostenibili, 40

aggiornare le infrastrutture idriche e sostenere sistemi di riuso idrico nella produzione industriale.

Per il momento l’attenzione del governo è tutta rivolta alle dighe. Il 62% dell’energia del Brasile è prodotta da impianti idroelettrici. Ma la domanda di elettricità e in crescita, così come quella d’acqua. Per questa ragione lo stato vuole installare 25Gigawatt di idroelettrico entro il 2024 , creando imponenti bacini e vie d’acqua. A beneficiarne non saranno però i cittadini (solo il 79% ha un rubinetto in casa), ma le grandi famiglie dell’agrobusiness. Quell’acqua servirà a far crescere le culture estensive di soia per l’export sui terreni disboscati della foresta amazzonica.

Le attivitá a piú grande consumo d’acqua in Amazonia

Agricoltura Allevamento Fonte: IBGE, strumenti cartografici online


CAPITOLO 06

Grandi centrali idroelettriche nel bacino del Rio delle Amazzoni V ENEZUELA

G U YA N A G UIANA F RANCESE

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PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

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São Luiz do Tapajós

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Bacino idrografico del Rio delle Amazzoni Foresta intatta* * Formata da estensioni continue degli ecosistemi naturali propri della foresta, che non mostrano segni di attività umana e abbastanza larghi da preservare la biodiversità originaria

B OLIVIA

Centrali idroelettriche Esistenti In costruzione Proposte

P A R A G U AY

Potenza installata MegaWatts

11 200

5 000 2 500

A RGENTINA

1 000 100 Fonti: Fundación Proteger, International Rivers, ECOA, Dams in Amazonia, accesso in Marzo 2017, Intact Forest Landscape, accesso in Marzo 2017

41


Sudafrica CAPITOLO 07

Il settore minerario alla base della contaminazione idrica e di un forte prelievo d’acqua. Emanuele Bompan

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Il Sud Africa, una delle economie più sviluppate del continente, è esposto da anni ad una complessa crisi idrica. Sul tavolo degli imputati il cambiamento climatico e la pessima gestione idrica del settore minerario ed energetico.

Riguardo al clima, le analisi degli scienziati dell’IPCC mostrano come i cambiamenti indotti dal riscaldamento globale avranno forti impatti sulla disponibilità idrica della regione, riducendo la piovosità durante la stagione secca e acuendo i fenomeni metereologici estremi durante la stagione delle piogge. Attualmente il Sud Africa riceve in media 492 millimetri d’acqua l’anno (la media mondiale è di 985 millimetri). Ad aggravare la situazione ci pensa il settore minerario che da solo impiega il 10,5 per cento del totale dell’acqua disponibile.

Le miniere sono un settore chiave per il paese. Il Sud Africa detiene il 3,5% delle riserve mondiali di carbone, estrae ogni anno 8milioni di carati di diamanti, possiede oltre l’80% del platino, mentre il 12% dell’oro mondiale estratto ogni anno viene dalle immense miniere sudafricane (la più grande è profonda oltre 3500 metri). E’ il quinto stato al mondo per valore del settore minerario. Le miniere sono talmente numerose che nessuno sa con esattezza la cifra esatta, visto che numerose operazioni sono gestite in maniera semiufficiale, senza regolamenti e senza controlli. E gli impatti sono rilevanti. Una delle conseguenze delle miniere è il drenaggio acido, un composto di sostanze tossiche disciolte dall’acqua impiegata per l’estrazione o dalle infiltrazioni nelle miniere in disuso. Il settore più impattante, in termini idrici e ambientali, è il carbone. Esso richiede ingenti quantità d’acqua sia nelle miniere che negli impianti termoelettrici dove l’acqua è usata per il raffreddamento del vapore che esce dalle turbine. Nonostante i tremendi impatti sull’acqua e in termini di emissioni (peraltro il Sud Africa ha firmato l’accordo sul Clima di Parigi), il paese sta investendo grandemente nelle centrali a carbone. Tra 2017e 2018 entreranno in funzione due colossi, la centrale di Medupi (4,8 GW) e quella di Kusile (sempre 4,8 GW). In totale le due centrali useranno circa 142 milioni di litri al giorno.

Consumo e prelievo di acqua – Estrazione di carbone Consumo (m3/tonnellata metrica)

Prelievo(m�/tonnellata metrica)

Estrazione in superficie Estrazione sotterranea

1. Estrazione

Medio

Minimo

��.���

�.��� 0.054

0.200

0.154 �.���

0.509 �.���

Drenaggio

Liquami

Acque sotterranee contaminate

Laveria per carbone

42 20

��.���

0.527

Sistema di disidratazione

Miniera

2. Lavaggio

Massimo

Liquami derivati dalla laveria per carbone

2.091 �.���


CAPITOLO 07

Polokwane

Black water

Matimba

Le centrali idrovore del Sudafrica

Medupi

LIMPOPO

Centrli elettriche a carbone Potenza installata 4 800

North West

2 000 1 000 500 180

Pretoria

Centrali esistenti Centrali in costruzione Consumo d’acqua annuo delle centrali a carbone Milioni di metri cubi 50

Arnot

Kendal Johannesburg

Hendrina

MHAMABATO

Kusile Komati

Marla

Tecnologia 30 “wet cooling”

20

10

Tutuka

GAUTENG

Scarsita d’acqua Bacino con grave deficit Kroonstad idrico rispetto alla potenziale domanda d’acqua nel 2030

0

Camden

Majuba

Miniere Miniere di carbone operative Miniere abbandonate “Dry cooling”

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

MPUMALANGA

40

Nkwazulu-Natal

Fonti: Water Research Commission, Long Term Forecasts Of Water Usage For Electricity Generation: South Africa 2030, 2015; The 2030 Water Resources Group, Charting Our Water Future, 2009; http://globalenergyobservatory.org, accessed March 2017

Utilizzo d'acqua per la torre di raffreddamento Medio

Minimo subcritico supercritico

1.74 �.��

3. Raffreddamento

Acqua di raffreddamento

Massimo

Prelievo(m�/MWh)

4.92 �.��

�.�� 2.01

�.�� 0.76

Consumo(m3/MWh)

Pioggia acida

1.89 �.��

2.23 �.��

Forno Depuratore Ciminiera

4. Rifiuti Ceneri di carbone

Rischio di inondazione con rifiuti tossici

Depuratore – Utilizzo d’acqua 4.92 m3/M

Ceneri di carbone

Fonte: “The Great Water Grab. How the Coal Industry is Deepening the Global. Water Crisis” Greenpeace, ����

43 21


CAPITOLO 08

Territori palestinesi occupati

La militarizzazione delle risorse idriche è uno degli elementi d’ostacolo alla pace.

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Emanuele Bompan

Il controllo dell’acqua significa controllo di una risorsa strategica per controllare politicamente un territorio. Uno degli esempi più evidenti è il conflitto palestinese/ israeliano, una tragedia senza fine, che dura da quasi settant’anni.

A seguito dell’occupazione nel 1967 della West Bank e Gaza, l’esercito israeliano ha perseguito una politica di monopolio dell’accesso idrico (ordini militari 92 e 291), limitando la realizzazione di nuovi pozzi e controllando le forniture d’acqua esterne attraverso utilities israeliane. Nel 1995 con gli accordi di Pace di Oslo si è cercata una soluzione per garantire l’accesso all’acqua ai palestinesi. Tuttavia il fallimento del processo di pace ha congelato una situazione di stallo, dove il controllo rimane sotto i militari israeliani. Per i palestinesi gli obiettivi dell’Accordi di Oslo (che dovevano essere temporanei in attesa di piena sovranità) rimangono l’unico quadro che hanno a disposizione. L’acqua è uno dei cinque punti cardine contenuti nell’accordo, dove si domanda un utilizzo equo per entrambi i popoli, con un consumo pro-capite bilanciato. La realtà però è ben lontana dalla proposta dell’accordo: ogni palestinese ha una disponibilità media di 70 litri al giorno, contro i 280 in media di un israeliano e i 350 litri di abitante delle colonie. All’occupazione si va ad aggiungere l’incapacità delle amministrazioni palestinesi a gestire in maniera intelligente le poche infrastrutture a disposizione. La situazione negli ultimi anni si è aggravata in particolare per gli abitanti in area C, la sezione della West Bank sotto l’autorità militare israeliana, dove continuano a crescere gli insediamenti, considerati illegali dalle Nazioni Unite. A causa dell’impotenza politica e dello scarso interesse dell’Autorità Palestinese nei confronti delle minoranze beduine, oltre 150 mila residenti hanno scarso accesso all’acqua. In molti casi devono rifornirsi trasportandola in cisterne e taniche dalle fonti, nonostante la prossimità con la rete idrica che serve le colonie israeliane.

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“Divide et impera” Il muro di separazione e il controllo del territorio Linea verde: linea di demarcazione tra Israele e i paesi arabi confinanti. Indica il confine tra Israele e la Cisgiordania Barriera di separazione costruita dallo Stato Israeliano

Deviazione dalla linea verde 0

100

200

300

400

500

600

700 Km

Solo 20% del tracciato della barriera coincide con la linea verde Il 5% della barriera e’ un muro, il resto e’ costituito da un sistema complesso di trincee, punti di controllo, sentinelle e dispositivi elettronici Area urbana Palestinese (edificata) Area sotto il controllo civile e militare dell'Autorita Nazionale Palestinese (Area A) Area sotto il controllo civile dell'ANP e militare di Israele e ANP (Area B) Territorio Palestinese sotto il controllo integrale di Israele (Area C) Colonie Israeliane in territorio Palestinese Limite “comunale” delle colonie Israeliane a controllo esclusivo Israeliano

Il controllo delle risorse idriche Consumo idrico giornaliero Litri procapite 300, media nazionale Israele 162 100, soglia giornaliera raccomandata dall’OMS 42

Sorgenti palestinesi “acquisite” attraverso il muro o il controllo da parte delle colonie Sorgenti palestinesi a rischio di acquisizione

Fonti: UN-OCHA, How Dispossession Happens, 2012; B'Tselem - The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, 2013; Accordi di Oslo II; Amnesty International, Troubled Waters – Palestinians Denied Fair Access to Water, 2009; UN-OCHA, Humanitarian Atlas, 2012.


CAPITOLO 08

Jenin

CISGIORDANIA

W EST B ANK

Tulkarim

Tubas

Nablus

Salfit

G IORDANIA

I SRAELE

Ramallah Jerico

GERUSALEMME EST

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Qalqillya

Betlemme

Hebron

Mar Morto

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CAPITOLO 09

Ghana

Accesso all’acqua e sanità pubblica a rischio: la mercificazione delle risorse idriche

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

Marirosa Iannelli

Il Ghana è uno degli stati dell’Africa Occidentale classificato dalla Banca Mondiale come Paese a medio reddito, ma la crescente urbanizzazione dell’ultimo decennio nelle metropoli, in particolare nella capitale Accra e una redistribuzione della ricchezza non adeguata, ha portato ad un forte degrado ambientale e sociale. A rendere più acute le tensioni sociali è stata la privatizzazione del settore idrico. Nel 2006, grazie a un finanziamento della Banca mondiale di 120 milioni di dollari per la privatizzazione delle risorse idriche, il Paese ha sperimentato per cinque anni un disastroso progetto di gestione pubblico-privata tra la Ghana Water Company di gestione statale e la multinazionale olandese-sudafricana Aqua Vitens Rand ltd. Intorno allo scadere dell’accordo, nel 2011, si sono susseguite numerose proteste della società civile in tumulto sia per lo spreco di acqua dovuto ai sistemi idrici non ammodernati circa il 50% di acqua nei condotti veniva dispersa- sia per il costo delle tariffe, aumentate nel quinquennio dell’ 80%. Il processo di mobilitazione è culminato nell’ottenimento della gestione dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari da parte esclusiva dello Stato, ma nonostante sia stato riconosciuto nella Costituzione del Ghana l’acqua come diritto umano fondamentale, questa valenza giuridica non è stata sufficiente a garantire un approvvigionamento idrico adeguato a tutta la popolazione del paese. L’esempio lampante dell’assenza di un diritto umano all’acqua concreto è il sistema “pre-paid water”, una carta prepagata ricaricabile necessaria per acquistare l’acqua. Questo sistema esclude dal servizio di accesso chiunque non abbia i soldi per poter pagare in anticipo ciò che consuma, impedendo a priori l’erogazione dell’acqua alle famiglie più indigenti.

Ad oggi l’accesso all’acqua potabile è ancora insufficiente: 3,5 milioni di cittadini non ne possono usufruire, soprattutto nelle aree urbane. Anche i servizi igienici sono la vera emergenza del Paese: l’87% dei ghanesi (più di 21 milioni di persone) non ha accesso ai servizi igienico-sanitari di base e l’80% delle malattie infantili derivano dal consumo di acqua non potabile e dall’inquinamento delle falde acquifere. Le latrine private sono considerate un lusso e quelle pubbliche hanno costi proibitivi. Le scarse condizione sanitarie legate all’accesso limitato all’acqua e alla mancanza di latrine, ha provocato un aumento della diffusione di malattie come tifo, colera e della dracunculiasi, un’infezione da parassiti sottocutanea. 46

Equità EQUITÀ NELLA FINANZA

Acqua e servizi igienici, finanziamento Urbano

Rurale

13% 87%

Acqua e servizi igienici, spesa disaggregata Acqua potabile

Igiene

4% 96%

Popolazione con accesso a servizi igienici adeguati Accesso a servizi Non igienici adeguati disponibili

14% 86%

Popolazione con accesso a fonti di acqua potabile adeguate Accesso Non ad acqua potabile disponibile

13% 87%


CAPITOLO 09

Governo ISTITUZIONI

SANITÀ

Ministero delle Risorse Idriche, Opere Pubbliche e Edilizia sociale

Direzione delle Risorse Idriche

Community Water and Sanitation Agency

( Agenzia che gestisce le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie delle comunità rurali)

Ghana Water Company Limited

ACQUA POTABILE

(Agenzia che gestisce le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie delle aree urbane)

Ministero del governo locale e dello sviluppo rurale Direzione della Salute Ambientale

Consigli Municipali, Distrettuali e Metropolitani Ministero di Salute/Servizio Sanitario Ghanese

PIANI E OBIETTIVI PER ILMIGLIORAMENTO DEI SERVIZI

COPERTURA DELL’OBIETTIVO

Igiene urbana

(%)

Anno

61

2015

68

Igiene rurale

Igiene nelle scuole

100

Fornitura di acqua potabile urbana

100

100

Igiene nelle strutture sanitarie

Fornitura di acqua potabile rurale

100

Acqua potabile nelle scuole

75

Acqua potabile nelle strutture sanitarie

100

Promozione dell’igiene nelle scuole

100

43

Promozione dell’igiene

Promozione dell’igiene nelle strutture sanitarie

100

2015 2015 2013 2025 2025 2020 2015 2015

PA RT E 2 — U N O S G UA R D O DA V I C I N O

PROMOZIONE DELL’IGIENE

Ministero dell'Educazione/Programma di Educazione Sanitaria

2015 2013

Finanziamenti ACQUA E SERVIZI IGIENICI VS. ALTRE SPESE Acqua e servizi igienici, spesa totale 493 M. Dollari

Spesa totale come % PIL Educazione

6.8

WASH

0.5

Salute

5.2 Fonte: hwho.int

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WAT E R G R A B B I N G


WAT E R G R A B B I N G

“Salvare il nostro pianeta, alleviare la povertà, incentivare la crescita economica... questa è un’unica battaglia. Dobbiamo connettere i punti tra il cambiamento climatico, la scarsità d’acqua, le carenze energetiche, la salute globale, la sicurezza alimentare e la legittimazione delle donne. La soluzione di un problema deve essere la soluzione per tutti i problemi.” Ban Ki-moon

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Bibliografia PARTE 1

WAT E R G R A B B I N G

Un pianeta d’acqua Sempre più persone e sempre meno risorse idriche, in un mondo vessato dal cambiamento climatico Franco J., Feodoroff T., Kay S., Kishimoto S., Pracucci G., “The global water grab”, TNI, Amsterdam, 2014 Un Water website http://www.unwater.org/ SDGs website https://sustainabledevelopment. un.org/sdgs

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Acqua bene comune? La situazione mondiale della gestione pubblica e privata, con uno sguardo al consumo d’acqua in bottiglia Kishimoto S., “The mirage of public-private 50

water”, TNI, Amsterdam, 2015 Kishimoto S., Lobina E.,Petitjean O., “Our Public Water Future”, TNI, PIRU, MPS, EPSU, Amsterdam, 2015 Kishimoto S., Lobina E.,Petitjean O., “Here to stay: water remunisipalisation as a global trend”, TNI, PSIRU, Multinational Observatory, 2014

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L’acqua in Italia Un bene comune come progetto politico Mattei U., “Beni comuni, un manifesto”, Laterza, 2011 Martinelli L., “L’acqua (non) è una merce”, Milano, Altreconomia, 2011 Petrella R., “Il manifesto dell’acqua”, Gruppo Abele Edizioni, 2013

Africa australe, l’acqua contesa Alla ricerca dello sviluppo sostenibile in una regione fortemente colpita dal cambiamento climatico The Hight Level Panel of Expert of Food Security and Nutrition, “Water for food security and nutrition”, FAO, Roma, 2015 FAO, World Water Council, “Towards a water and food secure future”, FAO, Roma, Marsiglia, 2015 I grandi sbarramenti Le dighe, fonte di energia rinnovabile e di problemi sociali e ambientali Jobin W., “Dams and Disease: Ecological Design and Health Impacts of Large Dams, Canals and Irrigation System”, E&FN Spon, London, 1999.

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WAT E R G R A B B I N G

un fenomeno connesso Franco J., Feodoroff T., Kay S., Kishimoto S., Pracucci G., “The global water grab”, TNI, Amsterdam, 2014 Franco J., Borras S., Alonso-Fradejas A., Bruxton N., Herre R., Kay S., Feodoroff T., “The global land grab”, TNI, Amsterdam, 2014 Rulli M.C., Saviori A., D’Odorico P, “Global Land and Water Grabbing,” Vol. 110, No. 3, PNAS, 2013 GRAIN, “The global farmland grab in 2016 – How big, how bad”, GRAIN , 2016 Land Matrix website http://www.landmatrix.org/en/

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WAT E R G R A B B I N G


S I R INGR A Z IA P E R IL SU P P ORTO :

WAT E R G R A B B I N G

CON IL PATRO C IN IO DI:

UN PROGETTO IN COLLABORAZIONE CON

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WAT E R G R A B B I N G


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Mappe e grafici possono essere utilizzati e distribuiti liberamente a fini didattici e non commerciali. Per qualsiasi forma di pubblicazione si prega di dare credito a Pravettoni (mappe) e Fragapane (infografiche).

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T U T T I I D I R I T T I R I S E RVAT I

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Watergrabbing - Atlante cartografico  
Watergrabbing - Atlante cartografico  

Qual è il futuro dell’acqua? Quanta ne abbiamo a disposizione? Chi non ne ha? "Watergrabbing - An Atlas of Water” ha l'ambizione di fornire...

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