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Theriaké Anno III n. 29 Settembre - Ottobre 2020

Theriaké [online]: ISSN 2724-0509

RIVISTA BIMESTRALE DELL’ASSOCIAZIONE GIOVANI FARMACISTI DI AGRIGENTO

FARMACIA, UNA PROFESSIONE ANTICA CHE VUOLE E PUÒ DIVENTARE GRANDE di Claudio Distefano

L’ABORTO FARMACOLOGICO E LE NUOVE LINEE GUIDA COME PROBLEMA BIOGIURIDICO di Aldo Rocco Vitale

ANTI-CANCER EFFECTS OF MELATONIN ON BREAST TUMOURS di Mariano Bizzarri

ALIMENTI FUNZIONALI E NUOVI PRODOTTI ALIMENTARI di Vita Di Stefano

LA MORTE DELLA VERGINE DI CARAVAGGIO di Rodolfo Papa

ATLETISMO NEL MONDO GRECO Arte dell’uomo perfetto di Rodolfo Papa

LE EPIDEMIE NELLA STORIA /3 Il vaiolo di Giusi Sanci


Sommario

4 Attualità

38 Cultura

FARMACIA, UNA PROFESSIONE ANTICA CHE VUOLE E PUÒ DIVENTARE GRANDE

ATLETISMO NEL MONDO GRECO

6 Biogiuridica

46 Apotheca & Storia

L’ABORTO FARMACOLOGICO E LE NUOVE LINEE GUIDA COME PROBLEMA BIOGIURIDICO

Arte dell’uomo perfetto

LE EPIDEMIE NELLA STORIA /3 Il vaiolo

12 Breast Cancer ANTI-CANCER EFFECTS OF MELATONIN ON BREAST TUMOURS

20 Fitoterapia & Nutrizione

ALIMENTI FUNZIONALI E NUOVI PRODOTTI ALIMENTARI

28 Delle Arti

LA MORTE DELLA VERGINE DI CARAVAGGIO

Responsabile della redazione e del progetto gra1ico: Ignazio Nocera Redazione: Valeria Ciotta, Elisa Drago, Christian Intorre, Federica Matutino, Giorgia Matutino, Carmen Naccarato, Silvia Nocera, Giusi Sanci. Contatti: theriake@email.it Theriaké via Giovanni XXIII 90/92, 92100 Agrigento (AG). In copertina: Michelangelo Merisi da Caravaggio, La morte della Vergine. 1604-1606, Museo del Louvre, Parigi. Questo numero è stato chiuso in redazione il 20 – 10 – 2020

Collaboratori:

Pasquale Alba, Giuseppina Amato, Carmelo Baio, Francisco J. Ballesta, Vincenzo Balzani, Francesca Baratta, Renzo Belli, Irina Bembel, Paolo Berretta, Mariano Bizzarri, Elisabetta Bolzan, Paolo Bongiorno, Samuela Boni, C. V. Giovanni Maria Bruno, Paola Brusa, Lorenzo Camarda, Fabio Caradonna, Matteo Collura, Alex Cremonesi, Salvatore Crisafulli, Fausto D'Alessandro, Gabriella Daporto, Gero De Marco, Irene De Pellegrini, Corrado De Vito, Roberto Di Gesù, Gaetano Di Lascio, Danila Di Majo, Claudio Distefano, Vita Di Stefano, Luca Matteo Galliano, Fonso Genchi, Carla Gentile, Laura Gerli, Mario Giuffrida, Andrew Gould, Giuliano Guzzo, Ylenia Ingrasciotta, Maria Beatrice Iozzino, Valentina Isgrò, Pinella Laudani, Anastasia Valentina Liga, Ciro Lomonte, Roberta Lupoli, Irene Luzio, Erika Mallarini, Diego Mammo Zagarella, Giuseppe Mannino, Massimo Martino, Giovanni Noto, Roberta Pacibici, Roberta Palumbo, Rodolfo Papa, Marco Parente, Fabio Persano, Simona Pichini, Irene Pignata, Annalisa Pitino, Valentina Pitruzzella, Renzo Puccetti, Carlo Ranaudo, Lorenzo Ravetto Enri, Salvatore Sciacca, Luigi Sciangula, Alfredo Silvano, Gianluca Tribirò, Emidia Vagnoni, Elena Vecchioni, Fabio Venturella, Margherita Venturi, Fabrizio G. Verruso, Aldo Rocco Vitale, Diego Vitello.

In questo numero: Mariano Bizzarri, Claudio Distefano, Vita Di Stefano, Pinella Laudani, Rodolfo Papa, Giusi Sanci, Aldo Rocco Vitale.

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Architettura in Farmacia

PROGETTO

PRODUZIONE

CONTRACT

PHARMATEKNICA è specializzata nella progettazione e produzione di arredamenti espositivi e tecnici su misura per la farmacia; partner WILLACH nella commercializzazione di cassetti per farmaci da banco e a colonna, utilizza superfici in HI-MACS, KRION, FENIX. I materiali utilizzati sono conformi agli standard ambientali. Oltre alla produzione di arredi, pharmateknica, si pone come interlocutore unico “general contractor” per la realizzazione o ristrutturazione della Vostra farmacia.

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Attualità

FARMACIA, UNA PROFESSIONE ANTICA CHE VUOLE E PUÒ DIVENTARE GRANDE Claudio Distefano*

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uesto è l’auspicio, ma se è vero che da ogni Alla consapevolezza va crisi nasce una nuova opportunità, oggi af?iancato il concetto possiamo affermare di averne una di formazione; ogni importante. Sono mature le condizioni e la nuova attività, infatti, volontà politica. Ci sono l’unione di intenti della n o n p u ò e s s e r e classe dirigente della professione e la progettualità r e a l i z z a t a per concretizzare quanto proposto. Poi toccherà al compiutamente senza territorio, ovvero a tutti i colleghi realizzare nel acquisire competenze quotidiano quanto progettato nelle norme. Come speci?iche e certi?icate, sempre, andranno date a tutti le condizioni per c h e g a r a n t i s c a n o operare, ma non si dovrà aspettare di convincere gli a u t o r e v o l e z z a ultimi per partire. Siamo davvero vicini ad una svolta professionale verso i epocale della professione, ed è necessario fare soggetti decisori e pagatori, e garanzia di qualità per prendere consapevolezza ai colleghi dell’importanza il cittadino che ne usufruisce. Basti pensare alla di queste nuove opportunità. Infatti, se questo nuova possibilità di effettuare la vaccinazione messaggio non viene recepito e maturato da un antin?luenzale in farmacia, battaglia che le n u m e ro s u f ? i c i e n te d i associazioni di categoria professionisti, l’occasione «Il “modello Covid”, ovvero il balzo in avanti s t a n n o c o nv i n t a m e n te che viene offerta andrebbe portando avanti. Se, come obbligato dalla necessità ed urgenza di sprecata. speriamo, verrà raggiunto Va, pertanto, veri?icato il applicare nuove modalità operative, può l’obiettivo programmato, la livello di consapevolezza nuova norma di Legge, dei colleghi verso il piano andar bene solo nell’emergenza, ma non può potrà, verosimilmente, di riforme in attuazione. Il essere efficace nella normale prassi» essere applicata solo se il “modello Covid”, ovvero il farmacista avrà acquisito balzo in avanti obbligato una competenza attraverso dalla necessità ed urgenza di applicare nuove una speci?ica e quali?icata formazione. Oggi esistono m o d a l i t à o p e ra t ive , p u ò a n d a r b e n e s o l o gli strumenti a disposizione dei colleghi per arrivare nell’emergenza, ma non può essere ef?icace nella a tale risultato; infatti è compito dei farmacisti essere normale prassi. Lo dimostra il fatto che attività quali pronti ad investire tempo ed attenzione per acquisire l’e-commerce, la consegna a domicilio o la semplice queste nuove competenze ed essere in grado di acquisizione della ricetta in modalità digitale applicarle quando sarà possibile. possano essere declinate in molteplici modalità, Questo percorso virtuoso sarà completato con la anche dalla stessa farmacia; e più numerose sono le de?inizione dei programmi di certi?icazione di modalità tanto più bassa è la possibilità della qualità, la cui individuazione e attivazione sarà farmacia di acquisire vantaggio competitivo, poiché l’ultima frontiera verso la quale traghettare la competitors interni (catene) o esterni (società p r o f e s s i o n e . Q u e s t i p e r c o r s i , a t t u a n d o s i , private) alla professione possono proporsi all’utenza garantiranno ad un’antica professione un futuro di con maggiore ef?icienza ed organizzazione, opportunità e prestigio. vani?icando lo sforzo organizzativo della singola farmacia. *Farmacista

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Biogiuridica

L’ABORTO FARMACOLOGICO E LE NUOVE LINEE GUIDA COME PROBLEMA BIOGIURIDICO Aldo Rocco Vitale*

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o r r e i c h i e d e r e quale sorpresa ci può essere nel fatto c h e u n l a i c o consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il "non uccidere". E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l'onore di affermare che non si deve uccidere»: [1] così Norberto Bobbio rispondeva ad una celebre intervista pubblicata sul “Corriere della Sera” dell’8 maggio 1981. Dal breve e noto passaggio della suddetta intervista a Norberto Bobbio, rilasciata poco tempo dopo l’approvazione della legge 1 9 4 / 1 9 7 8 d i s c i p l i n a n t e l’interruzione volontaria di gravidanza, emergono alcuni dati Figura 1. Norberto Bobbio (Torino 1909 - Torino 2004). Foto dal web. d i p a r t i c o l a r e r i l e v a n z a e Tideistica e dunque concretamente contraria alla interesse utili per poter cominciare a discutere ragione e a quella stessa laicità a cui si richiama — seriamente, cioè non ideologicamente, del tema per cui non esistono principi assoluti in genere e, in dell’aborto in genere e di quello farmacologico in particolare, quello del “non uccidere”. particolare. La tutela del diritto alla vita, anche e specialmente In primo luogo: la laicità e il pensiero laico non quella più fragile e maggiormente bisognosa di cure e necessariamente devono escludere il valore assoluto attenzioni quale è quella prenatale, dunque, non è della vita umana, anche quella prenatale. una prerogativa dell’etica religiosa, ma può e deve In secondo luogo: un autentico pensiero laico non trovare spazio anche all’interno della cosiddetta può non riconoscere l’universalità del valore etico “etica laica”, come ampiamente comprova, del resto, del precetto “non uccidere” a cui i credenti si la circostanza per cui il padre della medicina, richiamano, ma su cui tutti si può e si deve Ippocrate, già ben cinque secoli prima dell’avvento concordare alla luce della ragione prima ancora che del Cristianesimo, contemplava nel proprio della fede. giuramento il divieto di somministrare alle proprie In terzo luogo: un pensiero realmente laico non può pazienti — anche dietro loro espressa richiesta — trincerarsi sulla presa di posizione — altrettanto

*Visiting Professor presso la Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Ponti7icio “Regina Apostolorum” e Dottore di ricerca in Storia e Teoria Generale del Diritto europeo presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università “Tor Vergata” di Roma.

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Biogiuridica

farmaci o sostanze in grado di interrompere la gravidanza e causare l’aborto, poiché la dimensione deontologica del medico — così come del farmacista e del personale sanitario — è strutturalmente orientata alla tutela della vita. In questo senso, la liberalizzazione assoluta — cioè sostanzialmente senza limiti — dell’aborto farmacologico secondo le nuove linee guida redatte ed emanate dal Ministero lo scorso 12 agosto 2020, con cui si annulla l'obbligo di ricovero dall'assunzione della pillola RU486 Tino alla Tine del percorso assistenziale e si allunga il periodo nel quale si può ricorrere al farmaco Tino alla nona settimana di gravidanza, non può che rappresentare un problema di carattere biogiuridico. Il problema «Successivamente al parere del Consiglio Superiore di Sanità, è stata emanata la Determina n. 865 del 12 agosto 2020 dell’Agenzia Italiana del Farmaco “ModiTica delle modalità di impiego del Medicinale Mifegyne a base di mifepristone (RU486)” nella quale vengono superate le precedenti limitazioni contenute nella Delibera del Consiglio di Amministrazione AIFA n. 14 del 30 luglio 2009 e nella Determinazione del Direttore generale dell’AIFA del 24 novembre 2009. Con la nuova Determina AIFA, risulta: 1. annullato il vincolo relativo all’utilizzo del farmaco Mifegyne in regime Figura 2. Roma, Via del Tritone, sede dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Foto di I. Nocera (2019). di ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco Tino alla conclusione del percorso dell’RU486, anche in questo caso senza motivare le assistenziale; 2. esteso l’impiego del farmaco ragioni di un tale cambiamento che alla via Mifegyne dal 49° al 63° giorno di amenorrea, pari a 9 prudenziale dell’assistenza medico-ospedaliera, settimane compiute di età gestazionale, in sostituisce con tutta evidenza quella più rischiosa di associazione sequenziale con un analogo delle carattere “domestico”. prostaglandine, in linea con quanto contenuto nella In terzo luogo: viene esteso il periodo in cui si può scheda tecnica del mifepristone approvata in sede somministrare la RU486, ma senza speciTicare se, in europea»: [2] così recita la circolare del Ministero ragione di un allungamento nel corso della della Salute emanata in data 12 agosto 2020 con cui gravidanza, possono insorgere problemi e si sono predisposte sostanzialmente le nuove linee complicazioni rispetto alla precedente Tinestra di guida per la somministrazione della RU486. somministrazione. Si possono evincere almeno tre elementi dalle L’iniziativa, dunque, pone dei proTili problematici di suddette disposizioni ministeriali. carattere biogiuridico che, in virtù della loro In primo luogo: vengono superate le disposizioni rilevanza e attualità, meritano senza dubbio di essere precedenti, cioè quelle in vigore da molti anni, ma evidenziati, sebbene in modo sintetico in ragione dei pur senza speciTicare le ragioni mediche o giuridiche tempi e degli spazi della presente trattazione che per cui tale modiTica viene legittimata, lasciando lungi dall’essere una ricostruzione esaustiva intende presupporre che sia più una scelta politica che una semmai rappresentare un insieme di suggestioni e di vera e propria esigenza scientiTica. punti d’avvio per ulteriori future riTlessioni di chi In secondo luogo: viene annullato il ricovero ritenuto intendesse in questo senso cimentarsi. necessario Tino ad ora per la somministrazione

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Figura 3. Mifepristone, chiamato in fase di sperimentazione RU486, dalle iniziali della ditta produttrice francese Roussel Uclaf. È attualmente commercializzato in Italia dalla ditta Nordic Group Bv con il nome di Mifegyne®.

Occorre Tin dall’inizio precisare che ci si trova dinnanzi, almeno, a due equivoci di base, uno di carattere scientiTico-epistemologico e uno di carattere giuridico. 1. Sotto il proTilo scientiTico-epistemologico non si può fare a meno di notare che un approccio realmente laico, cioè universalmente fondato su motivi di ragione e di evidenza scientiTica, dovrebbe non nascondere gli effetti collaterali che l’interruzione volontaria di gravidanza in genere e la RU486 in particolare possono causare [3]. Sul caso speciTico della RU486, infatti, trattandosi di un composto chimico diretto a bloccare l'azione progestinica inibendo lo sviluppo embrionale e causando il distacco prima e l'eliminazione poi della mucosa uterina, non è esente da effetti collaterali che, talvolta, possono avere perTino esito fatale, essendo tale esito superiore nell’IVG da RU486 rispetto a quella ordinaria, cioè quella chirurgica, specialmente a causa di gravi fenomeni emorragici legati alla somministrazione del mifepristone [4]. Negli Stati Uniti un report molto speciTico ha elencato 607 casi in cui si sono registrati eventi avversi di grado severo, 113 trasmessi alla FDA dal settembre 2000 al settembre 2004. Tra gli eventi avversi più frequenti sono stati riscontrati emorragie (n. 237) con 1 decesso, trattamenti vitali (n. 42), trasfusioni (n. 68); 168 casi deTiniti seri; infezioni (n. 66) con 7 shock settici dei quali 3 fatali, 4 trattamenti vitali e 43 trattamenti antibiotici per via iniettiva. Praticati 513 interventi chirurgici dei quali 235 urgenti e 278 non urgenti: tra i casi urgenti 17 interventi per gravidanza extrauterina, con rottura della tuba in 11 casi. Sono state altresì segnalate 5 morti materne: 2 per sepsi, 1 per gravidanza extrauterina, 1 da metrorragia ed 1 legata ad etiologia sconosciuta [5]. Uno studio pubblicato sul noto e prestigioso New England Journal of Medicine ha messo in evidenza i decessi intervenuti dopo l’aborto chimico e ha posto

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l’interrogativo circa la sicurezza dell’RU486 rispetto all’aborto chirurgico, confrontando il rischio di mortalità tra gli aborti indotti con metodologie chimiche e gli aborti espletati con metodologie chirurgiche. Analizzando i dati inerenti gli aborti nella stessa fase precoce della gravidanza, si evince che il rischio di mortalità per l’aborto chimico (1/100.000) è ~10 volte superiore rispetto al rischio di mortalità per l’aborto chirurgico (0,1/100.000) per lo stesso periodo di gravidanza [6]. Da tempo, del resto, è ampiamente noto che il mifepristone è causa di più gravi e frequenti emorragie [7], ma anche di infezioni potenzialmente mortali [8], senza considerare che la diffusione “domestica” dell’interruzione volontaria di gravidanza tramite RU486 può incidere — rendendo l’aborto più facile e quindi più ricorrente — sul tasso di problemi, come nascite pretermine, in gravidanze successive come è stato già registrato per l’aborto chirurgico [9], nonché dell’inTluenza dell’IVG nell’insorgenza del cancro al seno [10]. Non a caso, proprio di recente, la FDA statunitense ha redatto una lettera che consiglia di proibire la vendita dell’RU486 o dei suoi omologhi su internet, proprio per evitare la diffusione capillare di un farmaco comunque non esente da effetti collaterali di una certa gravità e rilevanza [11]. In Australia, del resto, già da anni proprio un vasto studio ha dimostrato che l’IVG tramite RU486 è in modo incontrovertibile meno sicura dell’IVG chirurgica, tanto che il 3,3% delle donne che hanno usato il mifepristone nel primo trimestre di gravidanza — cioè quando si veriTicano la maggior parte delle interruzioni volontarie — si è poi presentato ai reparti di emergenza dell'ospedale, contro il più basso numero del 2,2% che aveva praticato l’IVG tramite intervento chirurgico [12]. Dal punto di vista farmacologico, medico e terapeutico, quindi, proprio per ragioni di tutela e salvaguardia dell’integrità psicoTisica della donna che intende interrompere la gravidanza, la RU486 non è

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un metodo più sicuro rispetto alle tradizionali pratiche chirurgiche, rendendosi deontologicamente necessaria l’informazione in tal senso delle donne e dell’opinione pubblica intorno ai rischi concreti che la somministrazione del mifepristone può causare. A questo si aggiungano i sintomi causati dall’espulsione che possono essere, presentandosi anche nel 10% dei casi, crampi, sanguinamento, nausea, vomito, febbre, astenia ecc. Ed ecco perché la RU486 viene sconsigliata in caso di soggetti già “indeboliti” da precedenti patologie come insufTicienza surrenalica, disturbi congeniti della coagulazione, e v i e n e a l t r e s ì f o r t e m e n t e Figura 4. Carlo Flamigni, ginecologo (Forlì 1933 - Forlì 2020). Foto dal web. sconsigliata per donne di età superiore ai 35 anni, per le fumatrici e per coloro che life, ma nei più accreditati e autorevoli manuali soffrono di patologie cardiovascolari, essendosi scientiTici per la formazione medica: «Lo sviluppo registrati in letteratura casi di sindromi coronariche u m a n o c o m i n c i a i n c o r r i s p o n d e n z a d e l l a acute in seguito alla pratica dell’aborto chimico [13]. fecondazione, quando un gamete maschile o Alla luce di tutto ciò è quanto mai antiprudenziale e spermatozoo si unisce con un gamete femminile o antiscientiTico optare, come ha fatto la circolare oocito per formare una singola cellula, lo zigote. ministeriale, per la “privatizzazione” dell’uso della Questa cellula totipotente altamente specializzata RU486 annullando l’obbligo di ricovero ospedaliero segna l’inizio di ciascuno di noi come un individuo Tino ad ora saggiamente previsto. unico» [15]. Non a caso perTino un noto sostenitore delle pratiche abortive come il laicissimo Carlo Flamigni 2. Sotto il proTilo giuridico, invece, non si può fare a raccomandava che «l’utilizzazione del farmaco dovrà meno di segnalare i problemi che una tale circolare essere compatibile e coerente con la legge 194 e per incontra sia in riferimento al dato più strettamente questo la sua assunzione dovrà essere fatta normativo, cioè in riferimento alla legge 194/1978, rigorosamente in ospedale» [14]. sia in relazione alla più generale, ma non meno Alla trasparenza scientiTica sugli effetti negativi della importante, dimensione dei principi generali RU486, si dovrebbe aggiungere la trasparenza dell’ordinamento e del diritto. epistemologica della medicina che deve poter Sul piano strettamente normativo, infatti, vengono in riconoscere i propri limiti, specialmente quando tali rilievo almeno due articoli della legge 194/1978 limiti sono oggettivamente posti proprio dagli stessi disciplinante l’interruzione volontaria di gravidanza, dati scientiTici. cioè l’art. 8 che elenca i luoghi in cui si può e si deve In questo senso si dovrebbe riTlettere seriamente praticare un aborto per essere considerato legale, e sullo statuto biologico, prima ancora che morale e l’art. 19 che disciplina il regime sanzionatorio giuridico, dell’embrione prima e del feto poi. (comminando Tino a tre anni di reclusione) per chi Nonostante sia largamente condivisa l’idea per cui effettua le interruzioni volontarie di gravidanza l’aborto riguardi soltanto una parte del corpo, la più secondo modalità non previste o contrarie a quelle privata perTino, della donna, così non è, per il contemplate dagli articoli 5 e 8 della stessa legge semplice motivo che da un punto di vista 194/1978. squisitamente scientiTico, rectius biologico, e È chiaro, infatti, come tra i luoghi in cui si possono indipendentemente dalla propria visione morale, praticare gli aborti la legge non contempla la religiosa o ideologica di riferimento, sia essa “pro residenza o il domicilio della donna, né tanto meno i choice” o “pro life”, il soggetto abortito non è una consultori, così che si può ritenere — anche senza semplice parte del corpo di una donna, ma semmai eccessive sottigliezze giuridiche — che le linee guida un tutto geneticamente autonomo e come tale già della circolare ministeriale si pongono in frontale individuo. contrasto con le previsioni espresse dalla legge Così si legge, infatti, non già negli opuscoli di 194/1978. pericolosi e liberticidi fondamentalisti religiosi pro

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particolari caratteristiche sue proprie, la situazione giuridica del concepito». La Corte Costituzionale con le predetta sentenza ha speciTicato, non soltanto la rilevanza costituzionale della tutela giuridica della vita del concepito — sia esso embrione o feto —, ma per di più che la tutela del diritto alla vita del concepito deve essere bilanciata dalla tutela del diritto all’integrità psicoTisica della donna che dalla gravidanza può subire eventuale lesione. In sostanza, sia la Corte Costituzionale prima con la sentenza 27/1975, sia il legislatore successivamente tramite la legge 194/1978 [17], hanno avuto modo di precisare che un diritto all’aborto non esiste in quanto tale, ma esiste la facoltà per la donna di interrompere la gravidanza a tutela del suo diritto costituzionale alla salute e alla propria integrità psicoTisica. Figura 5. Pier Giorgio Liverani (Verona 1929), giornalista già direttore di Avvenire. Foto dal web.

La circolare, inoltre, proprio in virtù del suddetto articolo 19 che fa emergere la dimensione penale, sembra voler introdurre una prassi che alle sanzioni penali della legge 194/1978 apertamente si oppone, creando un imbarazzante e gravissimo problema strettamente giuridico; delle due l’una: o la circolare invita a violare le disposizioni penali della legge 194/1978, e sarebbe grottesco che un atto di Governo invitasse a commettere reati, oppure introduce una specie di bizzarra “scriminante”, comunque in modo illegittimo in quanto la materia penale, per il principio inderogabile della riserva di legge, può e deve essere sempre regolata tramite leggi o atti aventi forza di leggi, e non da una “semplice” circolare ministeriale [16]. A ciò si aggiunga che la somministrazione della RU486 senza ricovero ospedaliero sembra rafforzare la convinzione, tanto socialmente diffusa, quanto giuridicamente infondata ed erronea, per cui esisterebbe un “diritto all’aborto” che tramite il rimedio farmacologico la donna potrebbe rivendicare ed esercitare più facilmente e velocemente. Il “diritto all’aborto”, infatti, è soltanto un diritto presunto, non già reale e concreto, poiché anche la stessa Corte Costituzionale che ha avuto modo di esprimersi nella celebre sentenza n. 27 del 1975 ha chiarito in modo inequivoco come «la tutela del concepito — che già viene in rilievo nel diritto civile (artt. 320, 339, 687 c.c.) — abbia fondamento costituzionale. L'art. 31, secondo comma, della Costituzione impone espressamente la "protezione della maternità" e, più in generale, l'art. 2 Cost. riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, fra i quali non può non collocarsi, sia pure con le

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Conclusioni Dissolte le nebbie degli equivoci scientiTicoepistemologici e giuridici intorno al problema dell’aborto farmacologico, specialmente alla luce delle nuove linee guida, si può ritenere con le parole di Pier Giorgio Liverani che si tratti il più delle volte di una vera e propria forma di mistiTicazione ideologica, che come tale nega e stravolge sempre la realtà effettiva, poiché «quest’uomo in età embrionale — come è giusto deTinirlo — è vittima, più che del mezzo contragestativo utilizzato (Norlevo, Ru486, spirale), di una parola che, per poterlo uccidere liberamente, lo riduce a cosa (per esempio: pre-embrione, contraccezione, anche g r a v i d a n z a c h e , s e c o n d o q u e s t i s i g n o r i , comincerebbe solo dall’impianto e non dal concepimento)» [18]. La liberalizzazione domestica della RU486, almeno secondo le modalità previste attualmente dal Ministero italiano, non possono che suscitare molte perplessità, almeno per chiunque non abbia il proprio spirito scientiTico e giuridico offuscato dai fumi ideologici, proprio in ragione di una diminuita tutela della salute della donna, poiché «vendere in farmacia la RU486 come prodotto da banco o distribuirla gratuitamente nelle scuole pubbliche, come si fa in Francia, non equivale forse a favorire la pratica dell’aborto clandestino? Non signiTica forse allontanarsi sempre più dall’urgenza di prevenire il dramma dell’aborto e di sostenere concretamente quelle donne che per paura, per povertà, per solitudine, per emarginazione vorrebbero abortire?» [19]. In conclusione, in questo senso, se si affrontasse davvero laicamente il problema dell’aborto in genere e di quello farmacologico in particolare, non si potrebbero negare, proprio alla luce della ragione, come esortava a fare Bobbio, i problemi biogiuridici

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che la RU486 genera e alimenta, poiché, condividendo le giuste riTlessioni di Assuntina Morresi e di Eugenia Roccella per le quali, «la laicità, secondo noi, è un metodo. È laico un approccio liberamente critico, radicalmente anti-ideologico, che non guarda nelle tasche del vicino per esaminarne la

Bibliografia e Note 1. 2.

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Bobbio N., Ecco perché sono contro l’aborto, Corriere della Sera, 8 maggio 1981. La circolare del 12 agosto 2020 è reperibile presso il seguente indirizzo internet: http://www.salute.gov.it/ portale/donna/archivioNormativaDonna.jsp In questo senso si pensi ai numerosi studi che dimostrano la relazione tra interruzione volontaria della gravidanza e sviluppo di problemi psichiatrici; tra i molteplici cfr: AA.VV., Abortion and mental health: quantitative synthesis and analysis of research published 1995–2009, The British Journal of Psychiatry, (2011)199, 180–186; Bellieni C., Buonocore G., Abortion and subsequent mental health: review of the literature, Psychiatry and Clinical Neurosciences, 2013; 67, 301–310; Cantelmi T., Cacace C., Aborto volontario e salute mentale della donna, Studia Bioethica, vol. 1 (2008) n. 2-3, 142-147; Coleman P., Induced abortion and increased risk of substance abuse: a review of the evidence, Current Women’s Health Reviews, 2005, 1, 21-34; AA.VV., Relationship between induced abortion and the incidence of depression, anxiety disorder, adjustment disorder, and somatoform disorder in Germany, Journal of Psychiatric Research 114, 2019, 75–79. AA.VV., Mifepristone antagonization with progesterone to prevent medical abortion, Obstetrics & Gynecology, January 2020 - Volume 135 - Issue 1 - p 158-165. Gary M., Harrison D.J., Analysis of Severe Adverse Events related to the use of mifepristone as an abortifacient, The Annals of Pharmacotherapy, 2006; 40: 191-197. Greene M.F., Fatal infections associated with mifepristoneinduced abortion, New England Journal of Medicine, 2005; 353: 2317-2318. AA.VV., Mifepristone, The Annals of Pharmacotherapy, 2001, 35, 707-19. AA.VV., Risks of mifepristone abortion in context, Contraception 72, 2005, 393– 397. AA.VV., History of induced abortion as a risk factor for preterm birth in European countries: results of the EUROPOP Survey, Human Reproduction Vol.19, No.3, 734-740, 2004; AA.VV., Effect of induced abortions on early preterm births and adverse perinatal outcomes, Journal of Obstetrics and Gynaecology Canada, 01 Feb 2013, 35(2):138-143; AA.VV., Prior uterine evacuation of pregnancy as independent risk factor for preterm birth: a systematic review and meta-analysis, American Journal of Obstetrics and Gynecology, Volume 214, ISSUE 5, P572-591, May 01, 2016; AA.VV., US trends in abortion and preterm birth, Journal of Maternal-Fetal & Neonatal Medicine, 2018;31(18):2463–2467.

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correttezza ideologica, ma veriTica sul campo le c o n v e r g e n z e , m a g a r i p a r z i a l i o s o l o temporanee» [20].

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ANTI-CANCER EFFECTS OF MELATONIN ON BREAST TUMOURS Mariano Bizzarri*

Figura 1. Pineal neuro-hormone melatonin (N-acetyl-5-methoxytryptamine).

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relevant body of evidence support the pivotal role of the pineal neuro-hormone melatonin in human physiology and p a t h o l o g y. M e l a to n i n di sp l ays a n important biological role in several biologic functions, among which circadian rhythms, sleep, mood, reproduction, and aging [1]. Moreover, as a pharmaceutical drug, melatonin is though to be bene>icial in some pathological conditions, including human tumours [2]. The general conclusion is that Melatonin inhibits cell proliferation and induces apoptosis in some cancers, especially those that are partially differentiated and preserve sensitivity to hormone regulation. Beside uncertainties still surround the physiological mechanisms and the biochemical pathways trough which melatonin exerts its effects, a major concern is still constituted by the bene>ice that melatonin could provide in the

clinical setting, given the limited available evidence [3]. A >ield on intense investigation is represented by the relationship between breast tumors and melatonin, since the seminal paper of Cohen et al. (43) >irstly proposed that pineal gland could likely play a role in the pathogenesis of breast cancer. The paper suggested that a decrease in pineal function, and the consequent reduction in melatonin secretion, could induce a state of relative hyper-estrogenism, thus leading to a prolonged exposure of breast tissue to the pro-carcinogenetic activity of oestrogens. Studies performed on the >ield in the last decades have highlighted that anticancer effects exerted by melatonin on breast tumours are complex and can be recognized at different physiological levels (from the molecular to the endocrine level) [4]. It is worth noting that melatonin may act through the

*Department of Experimental Medicine, University “La Sapienza”, Systems Biology Group Lab, via Scarpa 16, 00161, Roma, Italy. Corresponding Author: FAX +39 06 49766603; Tel. +39 06 49766606; E-mail: mariano.bizzarri@uniroma1.it

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modulation of some basic physiological rhythms, which are presumably involved in the cancer pathogenesis. A major consequence of a modern lifestyle is the disruption of circadian rhythms, a condition that leads to several pathological conditions, including sleep disturbances and depression [5]. Moreover, epidemiological, and experimental data have shown that alteration/disruption of circadian rhythms might lead to increased susceptibility to cancer in humans [6], likely by nullifying/reducing melatonin biosynthesis [7]. Melatonin and its effects on human tumors Reducing melatonin circulating levels in rats frequently increases the spontaneous tumour rate, whereas restoring melatonin levels has been proven to prevent or inhibit cancer development [8]. In carcinogens-exposed rats, long-term daily administration of melatonin inhibited breast tumorigenesis, whereas pinealectomy increased the incidence of breast tumours [9]. Conversely, constant light — known to suppress melatonin release — reduces the latency and increases the number of carcinogen-induced or spontaneous mammary tumours in rats [10]. Noticeably, in NMU-treated rats melatonin effects are similar to those exerted by Tamoxifen, i.e., melatonin increases tumour latency, reduces cancer incidence as well as the number and size of tumours [11]. Overall, these data show that melatonin can inhibit both cancer initiation and progression, through several mechanisms, including oestrogen-pathway modulation, receptor-mediated and receptorindependent effects on different enzymatic processes, as well as antioxidant effects. Reactive oxygen species (ROS) are thought to participate in a variety of processes regulating cell growth, gene transcription, differentiation, and apoptosis. ROS may participate in enhancing some steps during cancer progression and it is widely recognized that free radical scavengers, including melatonin, can display a signi>icant role in counteracting cancer initiation and progression [12]. Results from animal studies have been only partially con>irmed by clinical studies, especially carried out by Lissoni and his group, showing appreciable bene>its in treating with melatonin (5-20 mg administered at the evening) patients suffering from different cancers [13][14]. In short, melatonin a) may increase survival in a few metastatic patients; b) delays cancer progression; c) improves quality of life; (d) decreases the incidence and severity of some side-effects linked to conventional treatments [15]. However, evidence related to breast cancer patients is still limited and requires to be veri>ied by

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independent and controlled replication studies, to overcome statistical bias due to the limited number of cases under study [16]. Inhibition of breast cancer cell growth through speciJic receptors Studies carried out in vitro have ascertained that melatonin, even at physiological concentrations, directly suppress growth of endocrine-responsive cancers [17]. Melatonin inhibits cell cycle progression by causing an accumulation of cells in the G0/G1 phase or by delaying the progression of MCF-7 cells from the G1 phase to the S phase of the cell cycle [18]. Noticeably, melatonin signi>icantly inhibits cell growth almost only in breast cancer cells expressing oestrogen receptors (ERα) [19], notwithstanding some impressive results obtained in ER-negative cancer cells [20]. The effects of the indoleamine are mainly mediated by the interaction with its membrane-bound receptors (MT1 and MT2), in a variety of tissues [21]. Namely, the MT1 receptor is differentially expressed in ERα-positive and ERα-negative breast cancer cells, with the higher MT1 levels found in the former cell lines [22]. Conversely, selective MT1 antagonists (as Luzindole) suppress melatonin-induced anticancer effects [23], while overexpression of MT1 receptor in MCF-7 cells signi>icantly enhances the response of these cells to the growth-inhibitory actions of melatonin [24]. MT1 and MT2 receptors mediate a few intracellular effects, including cyclic nucleotides traf>icking, calcium levels, activation of protein kinase C subtypes, intracellular localization of steroid hormone receptors and regulation of G protein signalling proteins. [25]. Melatonin blocks the mitogenic effects of oestradiol as well as counteracts the oestradiol-induced invasiveness of ER-positive MCF-7 cells [26]. Furthermore, the indoleamine augments the sensitivity of MCF-7 cells to anti-oestrogens and down-regulates the expression of proteins, growth factors, and proto-oncogenes regulated by oestrogens [27]. However, several melatonin-induced effects are carried out without the intervention of a receptor. Therefore, melatonin should be rather considered as a tissue factor, behaving like a paracoid, an autocoid, an antioxidant or a pro-oxidant factor depending on the physiological context [28]. Oestrogen signalling pathways and melatonin Melatonin can in>luence estrogenic actions on mammary tissue in three different ways: 1) by downregulating gonadal synthesis of steroids (i.e., decreasing oestrogen plasma levels); 2) by

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interacting with the oestrogen-receptor (ER), triggering anti-oestrogen effects; 3) by downregulating the activity of enzymes (like aromatase) participating in the synthesis of oestrogens. Indeed, melatonin exerts some modulatory effects on steroidogenesis in human granulosa-luteal cells, meanwhile functional melatonin receptors have been found in cells of antral follicles and corpora lutea of rat ovaries [29]. Together, these data suggest that melatonin could participate in the modulation of ovarian function by downregulating the production of oestrogens. Various breast cancer cell lines have been reported to exhibit signi>icant differences in their sensitivity to the antiproliferative effect of melatonin, which can be correlated with the degree of oestrogenresponsiveness [30], as epitomized by the ERα/ERβ ratio [31]. There is compelling evidence that melatonin hinder cancer cell growth antagonizing the intracellular oestrogen-response pathway. Melatonin signi>icantly blunts oestrogen-induced ERα transcriptional activity, meanwhile the addition of pertussis toxin — a known uncoupler of Gαi2 proteins — suppress melatonin-induced inhibitory effect [32]. However, unlike synthetic anti-estrogenic drugs, melatonin does not bind to the ER but reduces the expression of ERα (both at the mRNA and protein level) and inhibits the binding of estradiol–receptor complex to the oestrogens-response-element on DNA [33]. This effect is speci>ic for ERα-mediated effects. One of the desirable properties of a selective oestrogen modulator is its ability to speci>ically block the ERα but not ERβ. Indeed, it has been shown that melatonin is a speci>ic inhibitor of oestrogen-induced ERα–mediated transcriptional activation and does not affect ERβ-mediated transactivation [34]. Aromatase pathways In endocrine responsive breast cancer cells (MCF-7) as well as in adipose tissue of tumour-bearing breasts, expression of the CYP19 gene, which encodes aromatase P450, the enzyme responsible for oestrogen biosynthesis, is regulated by intracellular cAMP. Oestrogens as well as several drugs can modulate cAMP levels, thus in>luencing the levels and activity of aromatase in breast cancer cells, ultimately leading to an increase in oestrogen biosynthesis [35]. On the contrary, melatonin decreases in a dose- and time-dependent manner the activity of adenylate cyclase and subsequently reduces cAMP synthesis thus leading to increased cGMP levels and reduced aromatase concentration [36]. Melatonin, at both physiological (10-9 M) and pharmacological (10-4 M) concentration, reduces aromatase-dependent o e s t ro g e n sy n t h e s i s i n M C F- 7 c e l l s [ 3 7 ] .

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F u r t h e r m o r e , m e l a t o n i n e n h a n c e s aminoglutethimide inhibition on aromatase activity in breast cancer cells [38]. These >indings are mirrored by results showing that melatonin ef>iciently inhibits tissue-based biosynthesis of oestrogen [39]. Indeed, melatonin reduces the synthesis of oestrogens in MCF-7 cells, by inhibiting 1 7 β - H S D 1 a n d s t i m u l a t i n g o e s t r o g e n sulfotransferase, the enzyme that promotes the conversion of oestradiol into biologically inactive oestrogen sulphates [40]. Moreover, melatonin can inhibit aromatase expression by downregulating a number of pro-in>lammatory factors — including tumour necrosis factor-α, inducible nitric oxide synthase, cyclooxygenase-2, and PGE2 — that promote aromatase expression in both human and mice breast cancer tissue [41][42]. In addition, melatonin has been proven to suppress NF-kB binding to DNA [43], through decreasing TNF-α, iNOS, COX-2 and PGE2 levels, thus further inhibiting aromatase synthesis via NF-kB [44]. Growth-inhibitory mechanisms Melatonin signi>icantly inhibits cancer proliferation in vitro, by triggering diverse mechanisms, including the control of the G1–S transition, the inhibition of cyclin D1 expression and the increase in p53 activity. Cyclin D1 is a key protein required for the G1 to S transition, and several anti-estrogenic drugs have been demonstrated to downregulate Cyclin D1 to exert their inhibitory effects [45]. It is worth noting that D1 participates in activating ERα transcription, while melatonin induces a signi>icant downregulation of the cyclin D1 gene [46]. Along this pathway, melatonin involves also the p53-dependent machinery. In breast cancer cells treated with physiological doses of melatonin both p53 and p21 expression are signi>icantly increased [47]. Some data suggest that the up-regulation of p53 occurs downstream to the enhanced release of TGFβ-1 induced by melatonin, as observed in prostate and breast cancer cells, two kind of endocrine-responsive cancerous cells [48] [49]. Conversely, melatonin-inhibitory effect on breast cancer growth are in some ways related to TGFβ-1 modulation a TGFβ-1, given that in some experimental settings, melatonin effects can be signi>icantly reduced or even nulli>ied by adding antiTGFβ-1 antibodies [50][51]. These data pointed out that melatonin-induced cell-growth inhibition in MCF- 7 breast cancer cells is — at least in part — mediated through the involvement of the TGFβ-1 pathway. Other mechanisms have been supposed to be involved in melatonin-mediated inhibition of cancer cells. Namely, melatonin signi>icantly hinders

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telomerase activity, which in turn is highly enhanced by oestrogen stimulation [52]. Melatonin-treated cells display a signi>icant dosedependent decrease in mRNA expression of both telomerase reverse transcriptase and of telomerasereverse, the RNA telomerase subunit. Similar results have been obtained with GP 52608 — an agonist of melatonin nuclear receptors [53]. Telomerase is activated in most human cancers and its inhibition promotes cancer cell death. Therefore, it is tempting to speculate that such a mechanism could also be actively triggered in melatonindependent cancer apoptosis [54]. Enhancement of apoptosis pathways in cancer cells In contrast to the well-studied inhibition of apoptotic processes enacted by melatonin in normal cells exposed to several physical-chemical stresses [55], there is evidence that in cancer cells, melatonin can paradoxically promote apoptosis. Indeed, melatonin induces apoptosis in a wide range of tumor cells, including colon cancer cells [56], liver cancer [57], neuroblastoma [58], Ehrlich ascites carcinoma cells [59], myeloid [60], lymphoma [61] and leukaemia cells [62]. Initial studies were not able to ascertain if melatonin could induce apoptosis in breast cancer, even by using a wide range on concentrations [63]. Signi>icant increase in apoptosis was only recorded when melatonin was administered together with retinoids [64], given that melatonin has been observed to modulate the transcriptional activity of the retinoic acid receptors [65]. However, a signi>icant increase in caspase-3 activity and DNA fragmentation in tumour tissues obtained from breast cancer bearing rats treated with the pineal hormone provided an indirect proof of the apoptotic activity exerted by melatonin on breast cancer [66]. These preliminary results have been con>irmed in vitro, treating MCF-7 cells with nanomolar concentration of melatonin [67]. In this experiment, >low cytometry and DNA fragmentation-based techniques documented an early (at 24 hr) and a late (at 96 hr) increase in apoptosis rate in melatonintreated MCF-7 cells. Early apoptosis is a caspaseindependent process, and it is mostly triggered by the Apoptosis Inducing Factor (AIF). On the contrary, a more complex pathway underlies late apoptosis, involving both TGFβ-1 and terminal caspase effectors (caspases-7). Indeed, adding anti-TGFβ-1 antibodies, melatonin-induced late-apoptosis is almost completely suppressed, meanwhile early apoptosis remains unaffected. During late apoptosis activated caspases-9 and -7 and cleaved-PARP increased signi>icantly, concomitantly with a down-regulation of the Bcl-2/Bax ratio. It is noteworthy that melatonin-triggered apoptosis involves both p53 and

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p73 release. In fact, melatonin-treated MCF-7 cells showed a signi>icant increase in both p73 and p53, but only the p73 protein, the homologue of p53 protein, increased at 96 hr; on the same time, MDM2 levels were signi>icantly reduced. These data seem to suggest that p53 is likely activated during early programmed cell death; meanwhile only p73 is involved in caspase-dependent late-apoptosis. It is worth of noting that MDM2 is decreased as a consequence of melatonin treatment. MDM2 inhibits the transcriptional activity of p53 and promotes its degradation by the proteasome, thus representing the major physiological antagonist of p53 [68]. An autoregulatory negative feedback loop controls the MDM2 expression, as p53 induces MDM2 expression whereas MDM2 represses p53 activity. Abrogation of the MDM2 expression allows the p53 to escape from the autoregulatory loop, becoming lethally active [69]. By inducing an early down-regulation of MDM2 expression concomitantly with p53 increase, melatonin leads to a signi>icant rise in the p53/ MDM2 ratio. In turn, the modi>ied p53/MDM2 ratio could trigger the apoptotic cascade involving both caspases-dependent and caspases-independent pathways. In addition, we found that melatonin enhances the depolymerization of mitochondrial m e m b r a n e , m e a n w h i l e i n h i b i t i n g A k t phosphorylation; these effects are probably involved in melatonin-dependent oncostatic effects and they participate in triggering the complex apoptotic cascade. Similar results have been obtained by adding melatonin together with vitamin D3. Melatonin and vitamin D3 induce on MCF-7 cells a synergistic proliferative inhibition, with an almost complete cell growth arrest at 144 h [70]. Cell growth blockade is associated to an activation of the TGFb-1 pathway, leading to increased TGFb-1, Smad4 and phosphorylated-Smad3 levels. Concomitantly, melatonin and D3, alone or in combination, caused a signi>icant reduction in Akt phosphorylation and MDM2 values, with a consequent increase of p53/ MDM2 ratio. These effects were completely suppressed by adding a monoclonal anti-TGFb-1 antibody to the culture medium. As a matter of fact, melatonin involvement in apoptotic processes is a new and relevant >ield of investigation. Findings above mentioned appear promising and could have important clinical utility. Many tumours show resistance to drug treatment mainly due to their resistance to undergo apoptosis. Identifying agents which potentiate apoptosis in cancer cells is clearly of great interest [71]. It may seem paradoxical that a substance could induce apoptosis in cancer cells, meanwhile preventing it in normal cells. However, melatonin shares this surprising behaviour with other known antioxidant compounds, like epigallocatechin and procyanidins

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[72]. We can con>idently surmise that melatonin capability in triggering apoptotic or antiapoptotic pathways is largely context-dependent, that is to say that unknown environmental and/or intracellular cues can drive melatonin effect towards an issue or to the opposite. Conclusion Several studies have demonstrated the oncostatic properties of melatonin both in vivo with models of chemically induced rat mammary tumours, as well as in vitro on MCF-7 human breast cancer cells. Melatonin exerts both inhibitory as well proapoptotic effects, interacting with several molecular pathways. Generally, melatonin cytostatic effects are mediated by the interactions of the indoleamine with melatonin (MT1, MT2) and oestrogen-receptors. However, even receptor-independent, and oestrogenindependent signalling pathways activated by melatonin have come to light. Namely, increasing attention should be deserved to melatonin effects on cytoskeleton and cell shape, as well as to understand how melatonin could inhibit both Akt-activation and MAPK-related pathways [73]. For instance, melatonin exerts an inhibitory effect on breast cancer cell invasion through down-regulation of the p38 pathway, and inhibition of MMP-2 and MMP-9 expression and activity [74]. The anticancer effects triggered by melatonin could be at least in part mediated by a selective genetic modulation as it was shown that a set of micro-RNA are differentially up- or down-regulated by melatonin in MCF-7 cells [75]. Additional research will be required to consider melatonin, either alone or in combination with chemo-radiotherapy, as a potentially new anticancer treatment. Certainly, there will be dif>iculties in bringing a circadian rhythm–based melatonin chrono-therapy to cancer clinics but it is a challenge that deserve to be afforded.

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Breast Cancer

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ALIMENTI FUNZIONALI E NUOVI PRODOTTI ALIMENTARI Vita Di Stefano*

T

ra gli scopi primari della dieta vi è quello di f o r n i r e n u t r i e n t i suf5icienti a soddisfare l e e s i g e n z e n u t r i z i o n a l i dell’individuo. Sono sempre di più le prove scienti5iche a sostegno dell’ipotesi che alcuni alimenti e componenti alimentari abbiano effetti bene5ici, 5isiologici e psicologici, che vanno oltre l’apporto dei nutrienti di base. L a m o d e r n a s c i e n z a dell’alimentazione è andata oltre i concetti classici, consistenti nell’evitare carenze di nutrienti e n e l l ’ a d e g u a t e z z a d e l l ’ a l i m e n t a z i o n e d i b a s e , p a s s a n d o a l c o n c e t t o d i alimentazione "positiva" od " o t t i m a l e " , d a t a d a l l a consapevolezza del valore della Bioenergetica, dei LARN, dei rischi delle contaminazioni nei processi produttivi e della sostenibilità ambientale. La chimica degli alimenti è da s e m p r e i n c e n t r a t a s u l l ’ i d e n t i 5 i c a z i o n e d e i c o m p o n e n t i a l i m e n t a r i Figura 1. Renato Guttuso, La Vucciria, 1974. Palazzo Steri, Palermo. b i o l o g i c a m e n t e a t t i v i potenzialmente in grado di potere calorico e nutritivo, ma che sono in grado di ottimizzare il benessere 5isico e mentale e di ridurre s v o l g e r e e f f e t t i p r o t e t t i v i p e r l a s a l u t e anche il rischio di contrarre malattie. È noto che dell’organismo. Si tratta dei cosiddetti composti ad molti prodotti alimentari tradizionali, tipici della attività nutraceutica, e tra questi solo a scopo di dieta mediterranea, come ad esempio olio di oliva, esempio alcuni derivati di aminoacidi quali la frutta, verdura, cereali integrali, contengono carnitina, carnosina, oppure la glucosammina, il componenti potenzialmente bene5ici per la salute. licopene, la luteina, i polifenoli dell’olio di oliva, gli Nell’ambito di una alimentazione corretta, oggi è acidi grassi omega 3 a lunga catena carboniosa. noto che, oltre all’assunzione di giuste proporzioni di Gli alimenti che contengono “naturalmente” dei macro e micro-nutrienti, è necessario l’apporto di componenti ad attività nutraceutica vengono componenti minori degli alimenti, non dotati di

*Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche Chimiche e Farmaceutiche (STEBICEF), Università di Palermo.

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Indicazioni nutrizionali e relative condizioni di applicazione A basso contenuto calorico

Alimenti con meno di 40 kcal/100 g per i solidi o più di 20 kcal/100 ml per i liquidi. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 4 kcal /dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero

A ridotto contenuto calorico

Alimenti col 30 % in meno rispetto ad un prodotto analogo, con speci5icazione delle caratteristiche che provocano una riduzione nel valore energetico totale dell'alimento.

Senza calorie

Alimenti con meno di 4 kcal/100 ml. Per gli edulcoranti da tavola si applica il limite di 0,4 kcal/dose unitaria equivalente a un cucchiaino di zucchero

A basso contenuto di grassi

Alimenti con meno di 3 g di grassi per 100 g per i solidi o 1,5 g di grassi per 100 ml per i liquidi (1,8 g di grassi per 100 ml nel caso del latte parzialmente scremato).

Senza grassi

Alimenti con meno di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml.

A basso contenuto di grassi saturi

Alimenti in cui la somma degli acidi grassi saturi e degli acidi grassi trans non supera 1,5 g/100 g per i solidi o 0,75 g/100 ml per i liquidi; in entrambi i casi la somma degli acidi grassi saturi e acidi grassi trans non può corrispondere a più del 10 % dell'apporto energetico.

A basso contenuto di zuccheri

Alimenti con meno di 5 g di zuccheri per 100 g per i solidi o 2,5 g di zuccheri per 100 ml per i liquidi.

Senza zuccheri

Alimenti con meno di 0,5 g di zuccheri per 100 g o 100 ml.

Tabella 1. Claims, indicazioni nutrizionali e relative condizioni di applicazione. Reg. (CE) N. 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari.

considerati “funzionali convenzionali”, mentre se questi vengono aggiunti successivamente si può parlare di “alimenti funzionali”. In entrambi i casi occorre dimostrare in modo soddisfacente che la loro assunzione provoca un effetto bene5ico e mirato per una o più funzioni dell’organismo, in modo che risulti evidente il miglioramento dello stato di salute e il ridotto rischio di malattia. Tali effetti devono essere valutati attraverso la misurazione di parametri biochimici ben precisi. I prodotti in commercio nell’Unione Europea appartengono a varie categorie, che comprendono alimenti di uso corrente, consumati per le proprietà nutritive, e altre categorie di alimenti che, oltre al loro potere nutritivo, presentano attività speci5iche. Ognuna di queste categorie è disciplinata da normative europee che de5iniscono ad esempio i requisiti generali di sicurezza (Reg. CE 178/2002) o di proprietà a loro attribuibili (Reg. CE 1924/2006 e Reg. CE 432/2012), ma anche da normative comunitarie e nazionali intervenute a regolamentare le speci5iche categorie di alimenti che sono riportati. I “nuovi prodotti alimentari” oggi esistenti sul mercato possono essere distinti in: • Alimenti light o alleggeriti; • Alimenti forti?icati, arricchiti, supplementati; • Alimenti funzionali (functional foods); • Novel food; • Alimenti di gamma e convenience foods; • A l i m e n t i n u t r a c e u t i c i , o p r o d o t t i c o n nanotecnologie.

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Sono considerati light gli alimenti con un contenuto di colesterolo, grassi, zuccheri o alcol inferiore di almeno il 30% rispetto all’analogo prodotto non light. Per mantenere le qualità organolettiche (sapore e consistenza) dell’alimento di riferimento vengono aggiunti degli additivi (aromatizzanti, emulsionanti, geli5icanti, dolci5icanti, conservanti, etc.). I grassi, che vengono sottratti all’alimento mediante processi 5isici come la centrifugazione, vengono sostituiti con proteine vegetali, amidi modi5icati e talvolta anche con prodotti surrogati arti5iciali del grasso. Tra questi il poliestere del saccarosio, che, non potendo essere digerito dal nostro intestino, non viene assorbito, e pertanto espulso con le feci. Questo prodotto è stato però col tempo via via abbandonato per i numerosi effetti indesiderati (crampi addominali o disturbi gastrointestinali; alterato assorbimento delle vitamine liposolubili o di farmaci). Per la riduzione dello zucchero si utilizzano gli edulcoranti sintetici, di cui va controllata l’assunzione, soprattutto nel caso in cui vengano somministrati a fasce di popolazione particolari, come bambini, anziani o donne in gravidanza. Non tutti i prodotti riportanti la de5inizione light contengono veramente qualcosa di leggero: un formaggio light non scremato o una crema al cioccolato light sono pur sempre alimenti ad alto contenuto energetico. Le de5inizioni light, alleggerito, a basso contenuto calorico, diet, etc. sono state uni5icate e corrette nel Regolamento (CE) 1924/2006, dove alla de5inizione light ora viene associata a quella di “ridotto contenuto”. L’indicazione “basso contenuto calorico”

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Figura 2. Golden rice, riso modificato geneticamente per indurre la biosintesi di beta-carotene o provitamina A.

è consentita solo se il prodotto contiene non più di 40 kcal/100 g per i solidi o non più di 20 kcal/100 ml per i liquidi. Il regolamento citato detto “regolamento claims” quindi impone che i produttori alimentari dei Paesi dell’Unione Europea possono inserire la scritta “light” solo se si intende “ridotto”; l'indicazione è inoltre accompagnata da una speci5icazione delle caratteristiche che rendono il prodotto leggero o light. Gli alimenti forti5icati, arricchiti, supplementati invece sono alimenti che vengono sottoposti al processo di forti5icazione, un processo tecnologico attraverso cui nutrienti non energetici o molecole bioregolatrici vengono aggiunti agli alimenti tradizionali. “Forti5icare” un alimento signi5ica aggiungere alcune potenzialità, senza modi5icarne il contenuto energetico. Nei primi anni della sua applicazione tecnologica, la forti5icazione degli alimenti (o arricchimento) è stato un processo utilizzato dalle aziende del settore alimentare volto principalmente a ripristinare le eventuali perdite avvenute durante i processi produttivi, o nell’intento di rendere “più nutrienti” alcuni prodotti dedicati a gruppi speci5ici di popolazione, ad esempio per favorire l’apporto vitaminico e/o di sali minerali. Il caso più frequente sono state le formulazioni per l’infanzia. Gli studi degli ultimi vent’anni, hanno

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sempre più fortemente evidenziato lo stretto rapporto tra alimentazione e salute, e hanno in qualche modo promosso la nascita di molti alimenti arricchiti, resi più attraenti grazie ai loro potenziali health bene;its [1]. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a due tipi di forti5icazione: obbligatoria e volontaria. La “forti5icazione obbligatoria” risponde a scelte di politica sanitaria attuate nell’ottica di sanare stati carenziali di alcuni micronutrienti a livello di popolazione, e per questo spesso praticata nei Paesi in via di sviluppo. Gli alimenti scelti per le forti5icazioni obbligatorie più frequentemente sono le farine di cereali (frumento, riso, mais) perché sono alimenti di maggior consumo (cibi di base) allo scopo di «fornire un bene5icio per la salute pubblica con un rischio minimo per la salute» (WHO/FAO, Guidelines on food forti;ication with micronutrients). Un altro esempio può essere il golden rice o riso dorato, una varietà di riso prodotta attraverso una modi5icazione genetica che porta alla biosintesi di beta-carotene o provitamina A nelle parti commestibili del riso. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità oltre 100 milioni di bambini poveri nel mondo hanno una dieta carente di vitamina A responsabile di patologie oculari. I casi di malnutrizione nei Paesi più industrializzati non sono certo numerosi come in passato, ma non è

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raro che individui con uno stato nutrizionale apparentemente buono siano carenti di uno o più micronutrienti. Quelli che oggigiorno rimangono critici generalmente sono acido folico, ferro, zinco, iodio, vitamine A e D. Tra le forti5icazioni per ridurre i de5icit di elementi importanti, va menzionata l’aggiunta di iodio nel sale, giusti5icata dalla necessità di ridurre l’incidenza del gozzo, un ingrossamento della tiroide legato ad una disponibilità sub-ottimale di iodio, fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei. Un altro progetto da ricordare è la forti5icazione di acido folico nelle farine, ad oggi obbligatoria in 54 Paesi tra cui Canada, Stati Uniti, gran parte del Sud America ed Australia. La forti5icazione obbligatoria con acido folico delle farine di cereali è stata introdotta per la prima volta nel 1998 negli Stati Uniti e ha segnato un passaggio importante nell’ambito delle politiche sanitarie. Questo tipo di forti5icazione è stata infatti 5inalizzata alla prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale (DTN) e rappresenta il primo caso di prevenzione primaria in un Paese occidentale, con una sostanziale riduzione dei costi in termini di sanità pubblica. A distanza di 20 anni, questa strategia ha portato una riduzione del 20% dei difetti del tubo neurale nei nati vivi; è stata osservata inoltre una riduzione del 6% delle cardiopatie congenite. La “forti5icazione volontaria” è invece la scelta, appunto volontaria, da parte di un’azienda alimentare di aggiungere a un prodotto o a una linea di prodotti un nutriente (generalmente vitamine, minerali, 5ibre). In Europa attualmente è regolamentata dalla legislazione europea sulla forti5icazione (Cee, Document lll, 5934 EC DG III, Brussels, 1997) e armonizzata dal documento di ottobre 2006 A new EU Regulation setting out harmonised rules on the addition of vitamins, minerals and other substances to foods, risultato di un lungo processo legislativo iniziato a novembre del 2003. Questi documenti oltre a indicare i limiti ammessi dei nutrienti da addizionare, impone l’apposizione sulla confezione del prodotto della tabella nutrizionale con i valori dei nutrienti aggiunti, raccomanda l’armonizzazione dei sistemi di commercializzazione e degli standard di produzione. Gli alimenti che solitamente vengono additivati sono i cereali della prima colazione con vitamine del gruppo B, E, C, selenio, ferro; il sale con iodio; il latte con acidi grassi omega 3. Non è ammesso nessun claim sugli effetti nutrizionali o possibili bene5ici sulla salute [2]. Alimenti funzionali (functional foods) Sono alimenti caratterizzati da effetti addizionali dovuti alla presenza di componenti, generalmente non nutrienti, che interagiscono più o meno

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Figura 3. Manifesto pubblicitario di ciambelle fortificate con vitamina B1.

selettivamente con una o più funzioni 5isiologiche dell’organismo (biomodulazione). Il termine “alimento funzionale” è nato in Giappone negli anni 80 e si è diffuso in America e in Europa solo successivamente. Nel 1991 il Giappone fu fra i primi Paesi ad istituire una classi5icazione degli alimenti utilizzabili per la tutela della salute; oggi vige in tale Paese una legislazione precisa, basata su un rigido sistema analitico di numerosi alimenti funzionali (principalmente bevande) denominati FOod for Speci;ied Health Use (FOSHU). In base a tale normativa gli alimenti, identi5icabili da un logo apposto sugli imballaggi, possono essere classi5icati FOSHU solo previa approvazione rilasciata dal Ministero della Salute e del Welfare giapponese, dopo documentate prove scienti5iche. A tali proprietà funzionali possono conseguire effetti positivi sul mantenimento della salute e/o prevenzione da malattie. Tra i componenti alimentari il cui ruolo

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Figura 4. Lactobacillus acidophilus, fotografia al microscopio elettronico. Fonte: Mogana Das Murtey and Patchamuthu Ramasamy - [1], CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52254314

funzionale a livello del sistema gastrointestinale è ormai suf5icientemente dimostrato, rientrano le 5ibre, gli oligosaccaridi non digeribili (prebiotici) e alcuni ceppi di microrganismi (probiotici). Gli effetti della ?ibra sono ormai noti e vanno dalla prevenzione della stipsi, al miglioramento del sistema cardio-vascolare, alla prevenzione di alcune malattie tumorali. I probiotici sono microrganismi viventi quali lattobacilli e bi5ido-batteri (Lactobacillus acidophilus, L. casei, Bi;idobacterium bi;idum, Enterococcum faecium, ecc.), in grado di modulare l’equilibrio della 5lora batterica intestinale e potenziare le difese immunitarie, attraverso effetti sul tessuto linfatico associato alla mucosa intestinale. Queste funzioni ne giusti5icano l’uso nella prevenzione di malattie del tratto gastrointestinale quali diarrea, costipazione, colite e neoplasie. Inoltre, l’assunzione di probiotici è consigliata dopo un trattamento farmacologico, con antibiotici, inibitori della pompa protonica e FANS. I prebiotici sono sostanze non digerite che favoriscono nel colon la crescita di batteri utili [3]. Di seguito alcuni esempi. • Frutto-oligosaccaridi: sono oligosaccaridi a catena corta costituiti da D-fruttosio e D-glucosio.

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• Inuline: sono carboidrati che appartengono alla classe dei fruttani; si ottengono dalle radici della cicoria e del carciofo di Gerusalemme. • Isomal to-ol igosaccari di: si formano p er trasformazioni enzimatiche e sono presenti in numerosi integratori soprattutto in Giappone e negli USA. • Lattitolo: in Europa è impiegato come dolci5icante, in Giappone è usato come prebiotico, mentre negli USA è impiegato a livello sperimentale. • Lattosaccarosio: anch’esso ottenuto per trasformazione enzimatica, è usato soprattutto in Giappone e, in misura minore, negli USA. • Beta-glucani 5ibra solubile, sono dei polisaccaridi lineari costituiti da molecole di glucosio unite insieme mediante legami glicosidici β(1-3) e β(1-4). • Lattulosio: è un disaccaride formato da D-fruttosio e D-lattosio. Negli USA è venduto come farmaco per il trattamento della costipazione e dell’encefalopatia epatica, mentre in Giappone è impiegato come prebiotico. • Transgalatto-oligosaccaridi: sono costituiti da una miscela di oligosaccaridi costituiti da D-galattosio e da D-glucosio; sono commercializzati anche in Europa.

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Esistono già in commercio paste funzionali che si avvantaggiano degli health claim approvati sui betaglucani. Paste funzionali arricchite in beta-glucani possono essere prodotte a partire da miscele di semola e sfarinati di orzo e/o avena arricchiti; l’effetto bene5ico si ottiene con l’assunzione giornaliera di 3g di beta-glucani al giorno e l’indicazione riporta “i beta-glucani dell’orzo abbassano/riducono il colesterolo nel sangue” e che “l’assunzione di beta-glucani da orzo o avena nell’ambito di un pasto contribuisce alla riduzione d e l l ’ a u m e n t o d e l g l u c o s i o e m a t i c o p o s t prandiale” [2]. I cibi nutraceutici o nutraceutical foods rappresentano un’altra categoria di cibi innovativi, rispondendo a due tipi di necessità: contrastare lo s t r e s s o s s i d a t i v o e d a g i r e s u l s i s t e m a cardiovascolare. Sono alimenti che presentano nella loro preparazione polifenoli, beta-caroteni, 5lavonoidi, vitamine, altri alimenti invece contengono acidi grassi omega 3 e omega 6. Gli alimenti più comunemente presenti nel mercato sono latti fermentati e yogurt con colture probiotiche, al 5ine di migliorare la 5lora microbica intestinale; margarina, yogurt, formaggio da spalmare a base di 5itosteroli per la riduzione dell’assorbimento di colesterolo; cereali per la colazione arricchiti di acido folico per la riduzione del rischio di spina bi5ìda alla nascita; o ancora pane e barrette di muesli arricchiti con iso5lavoni per la riduzione del rischio di cancro e malattie cardiovascolari [4] [5]. La pasta è un veicolo utile per sostanze che agiscono come stimolatori della nutrizione o che forniscono funzioni 5isiologiche speci5iche e che è stata, quindi, oggetto di molte strategie di funzionalizzazione. Essendo un prodotto formulato, la sua funzionalità di qualità e salute potrebbe essere ulteriormente migliorata con l'aggiunta di ingredienti ricchi di composti bioattivi. Nella maggior parte dei casi, l'arricchimento della pasta ha in5luenzato il colore del prodotto 5inale, ma non ha alterato i principali parametri strutturali e le prestazioni di cottura. Alimenti dietetici o Alimenti destinati ad un’alimentazione particolare I prodotti dietetici vengono de5initi come “prodotti a cui sono conferite proprietà dietetiche, destinati ad una alimentazione speci5ica per persone che si trovano in particolari condizioni 5isiologiche o patologiche” (D.L. n° 111 del 27.01.1992). Gli alimenti dietetici rientrano negli alimenti destinati ad un’alimentazione particolare (ADAP) e sono disciplinati dalla direttiva 2009/39/CE. Tra questi si annoverano: • prodotti privi di glutine, • prodotti ipoproteici o aproteici,

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• prodotti iperproteici, • prodotti per diete iposodiche, • oli MCT - oli dietetici con trigliceridi a catena media (in genere acidi grassi C8 - C12), • oli dietetici - oli che presentano in genere un’aggiunta di vitamine (A, D, E …), • pasti ipocalorici sostitutivi. Conclusioni I nuovi alimenti offrono oggi un grande potenziale per migliorare la salute e/o aiutare a prevenire determinate malattie, se assunti nell'ambito di una dieta equilibrata e di uno stile di vita sano. Le opportunità di ricerca in campo nutrizionale rappresentano la s5ida più grande per gli operatori del settore di oggi e del futuro. L’etichettatura, la presentazione e la pubblicità svolgono un ruolo determinante per le scelte del consumatore. Per questa ragione, questi prodotti non devono contenere diciture che affermino o sottintendano che una dieta varia ed equilibrata non è in grado di apportare le giuste quantità di nutrienti. La comunicazione dei bene5ici per la salute, regolamentata dal Reg 1924/2006 e riportata in etichetta, permette di fare scelte informate sugli alimenti che mangiamo e di cui abbiamo disponibilità.

Bibliografia 1.

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LA MORTE DELLA VERGINE DI CARAVAGGIO Rodolfo Papa

L

a Morte della Vergine di Caravaggio (Figura 1) è c o n s i d e r a t a d a sempre la tela dello s c a n d a l o , q u e l l a c h e v i e n e ri9iutata, tolta dall’altare per il quale è stata dipinta e addirittura venduta e trasportata all’estero. Ma per comprendere l’effettiva p o r t a t a d e g l i e v e n t i e d i n t r a p r e n d e r e u n a a n a l i s i i c o n o l o g i c a [ 1 ] , d o b b i a m o procedere con ordine. Sappiamo con certezza che il dipinto viene commissionato a Caravaggio da un caro amico del cardinal Del Monte e del marchese Giustiniani, il giurista Laerte C h e r u b i n i d a N o r c i a . L a commissione richiede un dipinto che dovrà ornare la cappella funeraria che il Cherubini sta costruendo in Santa Maria della Scala, nel rione di Trastevere. Il contratto che conosciamo è stipulato in data 14 giugno 1601. E sappiamo anche che in quella data Caravaggio è residente presso il palazzo del cardinale Girolamo Mattei, di fronte la torre degli Argentina, oggi Palazzo Caetani. Nel contratto viene descritto con cura il tema della tela, appunto “la morte e il transito della Beata M a r i a Ve rg i n e , ” m a n o n l e d i m e n s i o n i c h e r i m a n g o n o generiche, “altezza e larghezza della misura necessaria”, facendo ragionevolmente immaginare che la tela dovesse procedere in subordine alla realizzazione della Figura 1. Michelangelo Merisi da Caravaggio. La morte della Vergine. 1604-1606, Museo del c o r n i c e d ’ i n c a s s o e q u i n d i Louvre, Parigi. dipendere dalle effettive misure di quest’ultima. aumentare il numero delle commesse da affrontare. Proprio in quegli anni Caravaggio si trova a vivere un Di necessità, la critica colloca la realizzazione della momento di grande fama, e quindi a vedere tela tra il 1604 e il 1606, aprendo così una quantità

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Delle Arti Rodolfo Papa, pittore, scultore, teorico, storico e 9ilosofo dell’arte. Esperto della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Docente di Storia delle teorie estetiche presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Sant’Apollinare, Roma; il Master di II Livello di Arte e Architettura Sacra dell’Università Europea, Roma; l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Santa Maria di Monte Berico, Vicenza; la Ponti9icia Università Urbaniana, Roma. È Accademico Ordinario della Ponti9icia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. Presidente della Accademia Urbana delle Arti. Tra i suoi scritti si contano circa venti monogra9ie e alcune centinaia di articoli (“Arte Cristiana”; “Euntes Docete”; “ArteDossier”; “La vita in Cristo e nella Chiesa”; “Via, Verità e Vita”, “Frontiere”, “Studi cattolici”; “Zenit.org”, “Aleteia.org”; …). Come pittore ha realizzato interi cicli pittorici per Basiliche, Cattedrali, Chiese e conventi (Basilica di San Crisogono, Roma; Basilica dei SS. Fabiano e Venanzio, Roma; Antica Cattedrale di Bojano, Campobasso; Cattedrale Nostra Signora di Fatima a Karaganda, Kazakistan; Eremo di Santa Maria, Campobasso; Cattedrale di San Pan9ilo, Sulmona; chiesa di san Giulio I papa, Roma; San Giuseppe ai Quattro Canti, Palermo; Sant'Andrea della Valle, Roma …).

di domande riguardo i tempi e il luogo di realizzazione. Sappiamo anche che il privilegio papale per l’altare giunge con due distinti documenti tra il maggio e il luglio del 1606. Ma inspiegabilmente nell’ottobre del 1606 la tela viene fatta togliere dall’altare dal rettore della chiesa, come attesta una lettera del medico e mercante d’arte Giulio Mancini, inviata in data 14 ottobre 1606 al fratello residente a Siena, per proporgliene l’acquisto: «Già che dite piacer questo Caravaggio, qua è una tavola da altare dove è la morte della Madonna della Schala di Trastevere che, per essere stata spropositata di lascivia e di decoro, il Frate Scalzo l’ha fatta levare. [...] Io ho offerto 200 scudi, costò 270, se vi paresse che fussi per noi io farei diligenza di Haverla…».

autorità ecclesiastiche, come imponeva l’Editto sull’esame preventivo delle immagini promulgato nella città di Roma dal Cardinale Camillo Borghese, Vicario Generale di S.S Clemente VIII Aldobrandini, futuro Papa Paolo V (Figura 2). Infatti, nel 1603, il Cardinal Vicario Camillo Borghese dopo molti richiami ai prelati romani, aveva emanato un editto proprio sull’esame preventivo delle immagini attraverso “cartoni” o “sbozzi”. L’editto recita:

«Volendo provvedere à molti disordini e abusi, che nascono nell’eriger’ Altari, e far Pitture nelle Chiese e Cappelle. Per tenor del presente Editto s’ordina, e commanda alli Reverendissimi Capitoli, e Canonici de Patriarchali, e Collegiate, e à Rettori di tutte le Chiese, e alli Abbati, Prepositi, Priori, Guardiani, Vicarij, e Ministri delli Monasterij, Case, e Conventi de Religiosi, e La tela viene però venduta nel gennaio del 1607 su alli Signori Custodi, e Administratori de luochi interessamento di Pietro Paolo Rubens, tramite Pij, che non faccino, ne permettano si faccino l’ambasciatore a Roma Giovanni Magni, al duca nelle loro Chiese Altari novi, ò vi si pinga, ò si Vincenzo I Gonzaga di Mantova, per essere inserita metta Pittura di sorte alcuna senza nostra nella galleria ducale. Sappiamo anche, grazie licenza sottoscritta da noi, ò dal nostro all’epistolario del Mancini, che gli artisti di Roma Vicegerente, sotto pena di cinquanta scudi d’oro, fecero pressioni perché il dipinto fosse esposto della suspensione à Divinis, e privatione pubblicamente per essere dell’of9itio, e altre pene ammirato dal 7 al 14 riservate al nostro «[…] qua è una tavola da altare dove è la aprile 1607, e che dal 14 Arbitrio. Et parimante morte della Madonna della Schala di aprile lo stesso dipinto è s’ordina, prohibisce, e Trastevere che, per essere stata spropositata commanda à tutti li reso disponibile a Rubens, Muratori, e Pittori che che con questo parte alla di lascivia e di decoro, il Frate Scalzo l’ha non ardischino, ne volta di Mantova per il fatta levare» presumino sotto qual trasferimento. si voglia pretesto, e La questione è sicuramente qual si voglia causa erigere, ò fare alcuno Altare ingarbugliata, poiché non capiamo il comportamento di novo, ò pingere, ò collocare pittura in qual si del rettore carmelitano di Santa Maria della Scala, in voglia Chiesa, Cappella, ò mura, che riescono quanto è evidente che il dipinto fosse già stato nelle vie publiche senza nostra licenza collocato sull’altare e che quindi avesse già superato sottoscritta come di sopra, sotto pena di il giudizio al quale doveva essere sottoposto dalle venticinque scudi per ciascuna volta, e della

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Figura 2. Michelangelo Merisi da Caravaggio. Ritratto di Paolo V. 1605-1606. Palazzo Borghese, Roma.

carcere, e esilio, e altre pene maggiori riservate al nostro arbitrio: Commandando di più alli Pittori (conforme al sacro Concilio di Trento) sotto l’istesse pene che prima di cominciare Pitture, e quadri per uso di Chiese, e Cappelle, esibiscano il cartone, ò sbozzo in dissegno dell’historia, ò fatto, con le 9igure come havranno da stare, à Noi, ò al nostro Vicegerente come di sopra, alli quali Pittori sotto le medeme pene si prohibisce mettere nelle vie, e luochi publichi Imagine del Salvatore, della Madonna, ò de Santi, ò Sante con ornamenti indecenti, ò altra cosa profana, Certi9icando tutti che si procederà all’esecutione delle dette pene irremissibilmente senza altra dichiaratione. Volendo che il presente Editto per af9issione delle copie stampate di esso a l l i l u o g h i s o l i t i h a b b i a f o r z a c o m e personalmente intimato. In quorum 9idem, ecc. ecc.»

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È probabile che, data la perentorietà dell’editto, il frate rettore di Santa Maria della Scala fosse spaventato, nel caso di un dipinto giudicato “lascivo” e senza “decoro”, però è comunque quantomeno fuori tempo la sua decisione di togliere il dipinto di Caravaggio dall’altare della cappella Cherubini. L’Editto sovviene, infatti, alla necessità di 9issare delle regole per portare ordine nel confuso panorama della produzione di opere d’arte adatte alla devozione, alla pietà e alla meditazione. La soluzione proposta prevede l’approvazione preventiva dei progetti artistici, basata su bozzetti e cartoni preparatori. Questa norma reca delle conseguenze nella stessa pratica pittorica, imponendo la progettazione dell’opera in forma di disegni o schizzi. Ricordiamo ancora una volta che l’ambiente culturale e spirituale frequentato da Caravaggio è quello del cardinal Girolamo Mattei, del marchese e del cardinal Giustiniani, del cardinal Del Monte, legati a loro volta direttamente al cardinal Carlo Borromeo e al nipote di questi, cardinal Federico Borromeo, e poi a Filippo Neri, e tanti altri ancora, e se veramente Caravaggio non è in grado di capire le questioni teologiche tanto da dipingere dei quadri lascivi o peggio se vuole addirittura dipingere opere contrarie alla fede, perché questi suoi mecenati lo favoriscono al punto tale da fargli raggiungere le vette più alte delle commesse pubbliche? Qualcosa non torna. Inoltre, se il dipinto di Caravaggio risulta già collocato sull’altare, è evidente che tali formalità le avesse già superate positivamente. A che cosa si deve allora il ri9iuto dell’opera? È molto probabile che dopo i fatti dell’omicidio nel quale Caravaggio viene coinvolto, si spargano veleni sul suo conto tanto che lo zelantissimo frate carmelitano abbia adottato un comportamento consequenziale. Oppure, realmente vi sono dipinte delle oscenità tali da non poter essere accolte in una chiesa. Ma per poter parlare con certezza riguardo lo stato della teologia nei confronti del tema della morte e del transito di Maria e della sua iconogra9ia, dobbiamo necessariamente approfondirne la storia. La questione della morte di Maria è molto complessa in quanto nelle Sacre Scritture non se ne dà notizia; viene de9inita dogmaticamente nel 1950 da Pio XII che nella MuniDicentissimus Deus proclama: «l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo», senza precisare le circostanze della 9ine della sua vita. Ma da sempre il popolo di Dio si è interrogato sul termine della vita terrena della Madre di Gesù Cristo. Uno dei primi padri della Chiesa ad argomentare esplicitamente della morte di Maria è sant’Epifanio, vescovo di Salamina, morto nel 403 (Figura 3). In più di un testo egli affronta l’argomento, anche per polemizzare contro alcune eresie, quali quella di

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Delle Arti Marcione. Così, per esempio, per difendere la verginità perpetua di Maria contro alcuni che la negavano, egli afferma il nesso tra perpetua verginità e incorruttibilità, entrambe convenienti alla madre di Dio. Sottolinea, però, la dif9icoltà della questione della morte di Maria, per la scarsezza di informazioni scritturistiche relative e anche per la dif9icoltà di interpretarle; a proposito della profezia di Simeone e di alcuni passaggi dell’Apocalisse scrive: «Simeone dice di lei: “Una spada trapasserà la tua anima, af9inché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Lc 2, 35). Nell’Apocalisse Giovanni scrive: “Il dragone si affrettò a scagliarsi contro la donna che aveva generato il 9iglio maschio; ma a lei furono date ali di aquila con le quali volò in un luogo deserto, af9inché il dragone non la raggiungesse” (Ap 12, 13-14). Forse è possibile che questo si sia veri9icato in lei. Non lo affermo però in modo assoluto né pretendo sostenere che ella sia rimasta immortale. Però non sosteniamo neppure che ella sia morta. Infatti la Scrittura si è mantenuta al di sopra della mente umana e ha lasciato questo punto nell’incertezza, af9inché la Vergine, questo vaso onorabile ed eminentissimo, non divenisse oggetto di sospetti da parte di qualcuno in riferimento agli eventi che riguardano la carne di lei. Se dunque morì non lo sappiamo; e se anche fu sepolta, tuttavia non ebbe nessun connubio carnale. Lontano da noi un simile pensiero!»

Egli, dunque, pone la questione della morte in relazione all’inestricabile nesso mariano di purezza e maternità. Allusioni non sicure alla morte di Maria si trovano in sant’Ambrogio e in sant’Agostino. I primi testi interessanti sulla morte di Maria sono della 9ine del V secolo e dell’inizio del VI, non sono scritti omogenei, ma testimoniano interesse e fede nei confronti della questione. Molto ricca è la tradizione apocrifa che racconta con varii particolari la morte di Maria. Ai racconti apocri9i, si sommano ben presto, e anzi si contrappongono, ri9lessioni di ordine teologico, già all’interno della patristica. Uno dei primi a sistematizzare alcuni argomenti teologici a favore dell’Assunzione è Theoteknos vescovo di Livia, piccola città della Palestina non più esistente, vissuto nella II metà del VI secolo, di cui possediamo un’importante omelia del 15 agosto a Gerusalemme, che testimonia come la festa dell’assunzione fosse già presente in Palestina a quell’epoca. Le sue argomentazioni teologiche sono fondate su tre ragioni: la divina maternità; il nesso tra glori9icazione di Maria e sua perenne verginità; il nesso tra glori9icazione di Maria e sua santità. L’ o m i l e t i c a d e l V I I s e c o l o e s p a n d e t a l i argomentazioni teologiche e mostra di credere che la

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Figura 3. Sant’Epifanio da Salamina, vescovo e padre della Chiesa. Affresco, Monastero di Gracanica, Kosovo.

fede nella morte e assunzione di Maria abbia origini apostoliche. I racconti sulla dormizione e l’assunzione di Maria nella letteratura apocrifa sono moltissimi e r i s p o n d o n o a m o l te t ra d i z i o n i , r i d u c i b i l i essenzialmente a tre provenienze geogra9iche e culturali: siriaca e greca, copta, latina. Nei racconti greci e siriaci la casa in cui Maria abita e muore è a Betlemme e il suo corpo è portato in Paradiso, senza parlare di resurrezione. Secondo la tradizione copta la casa di Maria è a Gerusalemme, ed il suo corpo morto viene portato presso l’albero della vita. La tradizione latina, che in9luenzò maggiormente l’ambiente in cui visse Caravaggio, presenta l’angelo Gabriele che rivela a Maria la sua morte imminente e le consegna un ramo di palma tratto dall’albero della vita e la informa dell’arrivo degli apostoli che prepareranno il funerale; Maria si prepara a morire; Giovanni viene trasportato miracolosamente su una nube da Efeso 9ino alla casa di Maria a Gerusalemme; arrivano poi tutti gli apostoli compreso Paolo, e tutti entrano nella sua casa e pregano con lei 9ino a quando arriva Cristo con l’arcangelo Michele; Maria consegna il suo spirito a Gesù che lo consegna a Michele e che, istruiti gli apostoli sul funerale, va in cielo. Gli apostoli organizzano il funerale e il corteo va al sepolcro nuovo sul Getsemani, come aveva detto Gesù; gli ebrei invidiosi del corteo vorrebbero profanare il corpo di Maria; uno di loro è punito e gli cadono le mani, questi chiede aiuto a Pietro che risponde che se confesserà la divinità di Gesù sarà guarito, e così accade. Gli apostoli vigilano fuori del sepolcro e il terzo giorno arriva Gesù con gli angeli e porta in cielo il corpo di Maria.

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Delle Arti non dalla pena della morte, che la rende più simile a Gesù, che ha accolto la morte liberamente e consapevolmente. Tutti concordano comunque sulla convenienza che il corpo, che ha accolto Gesù e che è stato preservato nella gravidanza e nel parto, non sia stato toccato dalla corruzione della morte. Per alcuni teologi medievali Maria è stata assunta in anima e corpo anticipando la resurrezione. Per Alberto Magno, ci sono quattro tipi di resurrezione: quella di Cristo che è causa di tutte le altre; la resurrezione di Maria; la resurrezione di alcuni nel momento della morte di Cristo; la resurrezione di tutti che per Paolo risorgeranno nel Giudizio Finale. L’oggetto della festa nella chiesa occidentale riguarda inizialmente la morte, la resurrezione e l’assunzione di Maria in cielo, poi si è celebrata essenzialmente solo l’assunzione. Molto interessanti sono le considerazioni di Jacopo da Varazze (Figura 4) nella Legenda Aurea, in cui riporta tutti i dati narrati dai racconti apocri9i e tutte le ri9lessioni raggiunte dai teologi, relative alla morte e alla assunzione in cielo di Maria. Egli riporta la duplice assunzione di Maria di cui parlano gli apocri9i, ovvero l’assunzione dell’anima in cielo al momento della morte e l’assunzione del Figura 4. Beato Jacopo da Varazze (al centro). Interno della Chiesa corpo e dell’anima insieme qualche tempo dopo. Cita di S. Domenico, Varazze. Foto di C. Dall’Orto https://it.wikipedia.org/wiki/ molto il testo apocrifo Transitus, dello pseudo File:Ossa_e_ceneri_del_beato_Jacopo_da_Varagine,_Chiesa_di_San_Domenico_(Varazze)_03.jpg Melitone, e nota la presenza di Cristo alla morte di Di contro alla letteratura apocrifa, che nutre la Maria e il suo accogliere tra le sue braccia l’anima religiosità popolare, 9iorisce la ri9lessione teologica; i della madre per portarla in cielo tra gli angeli. Sotto teologi ri9iutano infatti i racconti apocri9i in quanto gli elementi del racconto, ci sono i motivi teologici: la incerti, e non basati sulle Sacre Scritture e sulla resurrezione anticipata di Maria è vista in tradizione. prospettiva cristologica, come partecipazione alla Nella tradizione teologica occidentale, prima ancora vittoria pasquale; l’assunzione del corpo di Maria e la dell’istituzione della festa dell’Assunzione nel sua glori9icazione sono una grazia concessa da Cristo calendario uf9iciale della chiesa romana — avvenuta stesso. Il motivo è la verginità, la divina maternità, la durante il ponti9icato di santità di Maria. Sergio I, di origine siriaca, «[Jacopo da Varazze] considera la maternità A f a v o r e d e l l a m o r t o n e l 7 0 1 — , di Maria in modo ampio, non solo incorruttibilità del corpo, appaiono testi sulla fede Jacopo da Varazze porta relativamente alla gravidanza e al parto, ma soprattutto l’argomento dell’assunzione di Maria, connessi ai racconti di anche nel ruolo della crescita, nutrizione ed te o l o g i c o d e l l a d iv i n a alcuni pellegrini latini di educazione di Gesù» maternità, sottolineando la ritorno da Gerusalemme, dignità del corpo che è che descrivevano sia la chiesa della Dormitio che la trono di Dio, talamo del Signore, tabernacolo di tradizione che ne è connessa. Cristo. Egli considera la maternità di Maria in modo Nel Medio Evo la ri9lessione sulla morte di Maria si ampio, non solo relativamente alla gravidanza e al lega alla questione del peccato originale; per lo più si parto, ma anche nel ruolo della crescita, nutrizione ritiene che Maria sia stata concepita nel peccato ed educazione di Gesù, funzione in cui Maria si originale e poi doppiamente santi9icata, dopo il manifesta come ministra di Dio, e Gesù ha detto che il concepimento e durante l’Annunciazione, per suo ministro sarà con lui: «Ubi ego sum illic sit et eliminare il fomite del peccato e puri9icarla dalla minister meus» (Gv 12,26). Utilizza, inoltre, possibilità di peccare. Tuttavia ci si interroga se l’argomento di san Bernardo di Clairvaux, fondato Maria possa essere stata sottomessa alla morte, pur sulla considerazione della mancanza di un culto delle non avendo nulla in comune con il peccato. Una reliquie del corpo di Maria di contro al culto, invece, distinzione, accolta anche da san Tommaso d’Aquino, degli apostoli e delle loro tombe, cosa che fa distingue colpa e pena: Maria è libera dalla colpa ma supporre che il corpo di Maria sia nella gloria celeste.

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Figura 5. Michelangelo Buonarroti. Pietà. 1497-1499. Basilica di San Pietro, Città del Vaticano.

Jacopo da Varazze sottolinea anche l’unicità di carne di Cristo e Maria, tratta dallo pseudoAgostino, nome con cui era noto l’anonimo autore del trattato De Assumptione Beatae Virginis Mariae, opera fondamentale per la fondazione della teologia assunzionista occidentale. Jacopo da Varazze cita anche un altro tipo di fonte, e cioè le visioni della mistica benedettina Elisabetta di Schoenau, che ha ricevuto da Maria dei messaggi sulla sua sorte 9inale: Maria sarebbe stata assunta in corpo 40 giorni dopo la sua morte. Jacopo nei Sermoni propone un argomento nuovo: la Sapienza di Dio si è edi9icata una bella casa — «Sapientia aediDicavit domum suam» Proverbi, 9 —; Cristo, divina sapienza, ha edi9icato per sé un edi9icio bello dentro e fuori, cioè sua madre che è bella dentro per la purezza della mente e fuori per la verginità del corpo. Questo edi9icio non sarà mai distrutto, ma la morte ne accrescerà la bellezza. Dunque, la maternità di Maria è il sigillo della sua purezza. Il corpo di Maria è incorruttibile e puro, in

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quanto è il corpo che ha accolto la generazione di Gesù. Torniamo adesso al dipinto di Caravaggio, e analizziamolo con cura. Ci troviamo nella casa di Maria. Ella giace ormai senza vita sul letto di morte; una tenda, che 9ino a pochi istanti prima separava la vista della donna in agonia, viene spostata da uno degli apostoli, che trascina con forza il tendaggio rosso di un umile baldacchino improvvisato in quella casa allo scopo di creare un poco di raccoglimento per la Vergine che, assistita dalla giovane sulla seggiola, sta vivendo gli ultimi istanti della sua vita terrena. Caravaggio sembra immaginare la scena carica del pudore degli apostoli che non entrano in quel luogo prima che la giovane abbia ricomposto la salma. Giovanni è ritto in piedi, sulla destra, avvolto da un mantello verde, con il volto pensoso e assorto nel dolore appoggiato sulla sua mano sinistra. Alle sue spalle, c’è appunto l’apostolo che sposta la tenda per permettere a tutti di vedere 9inalmente la Madre di

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Figura 6. Giovanni Gerolamo Savoldo. Compianto sul Cristo morto. 1529. University Art Museum, Berkeley, California, Stati Uniti d’America.

Cristo e poterla salutare un’ultima volta. I primi tre che si trovano lì vicino, resisi conto della situazione, subito reagiscono chi cadendo in ginocchio, in un pianto dirotto, chi portando le mani agli occhi senza più trattenere le lacrime, chi allargando le braccia nello stupore del cordoglio, aprendo la bocca in una preghiera di saluto nei confronti della salma. Ritto ai piedi del catafalco improvvisato, Pietro inclina un poco il capo in segno di saluto e, aggrottando la fronte, solleva umilmente gli occhi verso la mamma del suo Signore, e si stringe con le braccia conserte in un gesto di dignitoso dolore. Sembra quasi che Caravaggio abbia voluto rappresentare il carattere di Pietro, che non cede alle lacrime e, sopportando il dolore, si rannicchia in se stesso per fare forza a sé e agli altri, conscio del suo ruolo nel gruppo degli antichi discepoli, di nuovo ritrovati in quel triste momento. Poco dietro, un gruppo di tre apostoli che, non avendo ancora inteso ciò che li ha portati in quel luogo e non avendo ancora veduto la salma di Maria, parlano tra loro, mentre un quarto è richiamato all’attenzione dell’apostolo che sposta la tenda. Tutti sono scalzi, e tutti rappresentati con gli abiti che la tradizione ha voluto loro assegnare, abiti semplici fatti di una tunica e di un mantello per ripararsi dalle

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intemperie. La giovinetta che piange sulla seggiola ricorda in maniera impressionante, sia nell’abito che nell’acconciatura, il personaggio di un’altra tela dipinta da Caravaggio anni addietro, cioè la Maddalena, la donna che ha probabilmente lavato il corpo di Maria, espletando così le pietose cure dovute alla salma, infatti un catino di rame è li in terra con una garza ancora penzolante. Nello stesso istante in cui la tenda viene spostata, un fortissimo raggio di luce irrompe dall’alto e riempie la piccola stanza di un chiarore dorato. Maria è priva di vita sul semplice letto in ferro battuto, dipinta con un gesto eloquente. Ella ha il braccio sinistro allargato e disteso sul materasso di scorcio, quasi ad individuare una croce, la stessa croce che ha portato il Figlio, la stessa sulla quale l’ha visto morire, e la mano destra è poggiata sul ventre, il luogo nel quale ha concepito e accolto il Salvatore. Come abbiamo già visto nella Deposizione, la posizione allargata del braccio è gesto retorico teatrale per rappresentare il dolore materno di Maria, e lo troviamo anche nella Pietà Vaticana di Michelangelo (Figura 5) e nel Compianto su Cristo morto del Savoldo (University Art Museum, Berkeley) (Figura 6).

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Figura 7. Pietro Cavallini. Dormitio Virginis. Fine sec. XIII. Santa Maria in Trastevere, Roma.

Maria è dipinta in modo da ricordare che quel corpo è il corpo per mezzo del quale Dio ha voluto inviare il suo Figlio prediletto per la salvezza di tutta l’umanità. Maria è ritratta come colei che è Madre di Dio, che è sempre Madre di Dio, per questo Caravaggio sceglie di accentuare la sporgenza del ventre. Le critiche dei detrattori di questo dipinto si accaniscono proprio su questo punto che la critica ha spesso frainteso; infatti nella biogra9ia di Bellori leggiamo: «La medesima sorte [si allude alla prima versione del Matteo e l’angelo per la cappella Contarelli] hebbe il Transito della Madonna nella Chiesa della Scala, rimosso per avervi troppo imitato una Donna morta gon9ia». Questa notizia, che circolava già in altri resoconti coevi compreso quello del sempre malevolo Giovanni Baglione, sommata

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alle motivazioni addotte dal Rettore di Santa Maria della Scala che aveva parlato di un dipinto “lascivo” e senza “decoro”, ha indotto la circolazione dell’idea che Caravaggio avesse ritratto una prostituta morta annegata nel Tevere. Mi sembra però molto evidente che Caravaggio abbia voluto in realtà dipingere una donna incinta, e il termine “gon9ia”, usato da Bellori, proprio a questo allude, secondo l’uso popolare. Il fatto che la sempre Vergine Maria in un fraintendimento zelante sia stata vista come morta in stato gravido, è probabilmente l’origine dello scandalo. Ma come abbiamo visto in tutto il rapido percorso storico mariologico, tale accentazione di Caravaggio rientra nell’orizzonte della tradizione patristica. La santità e la perenne purezza di Maria procedono dal suo essere divinamente “madre”. Ancora una volta, dunque,

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Delle Arti Caravaggio riassume e rinnova tutta la tradizione apostoli del Cavallini in atteggiamenti rispondenti iconogra9ica che lo precede. alle singole psicologie dei dodici. Osservando poi attentamente la composizione del L’aspetto più sorprendente è la traduzione della dipinto, notiamo una straordinaria somiglianza con 9igura di Paolo di Cavallini in quella di san Pietro di un’opera musiva di Pietro Cavallini (Figura 7) Caravaggio; esse sono uguali: il corpo piantato ai re a l i z z a t a n e l c a t i n o p i e d i d i M a r i a e absidale di Santa Maria in leggermente inclinato in Trastevere, che è a pochi «Mi sembra […] evidente che Caravaggio avanti, con il capo che passi da Santa Maria della abbia voluto in realtà dipingere una donna guarda verso la salma con Scala. Alla 9ine del XIII incinta […] tale accentazione rientra g r a n d e r i s p e t t o e secolo, Cavallini aveva nell’orizzonte della tradizione patristica. La commozione. In Cavallini, realizzato per il cardinal santità e la perenne purezza di Maria però, Paolo porta agli Bertoldo Stefaneschi la occhi una mano coperta procedono dal suo essere divinamente fascia musiva del catino d a l m a n t e l l o p e r absidale della Basilica di “madre”. Ancora una volta, dunque, asciugarsi le lacrime, Santa Maria in Trastevere, Caravaggio riassume e rinnova tutta la mentre in Caravaggio che la tradizione vuole tradizione iconografica che lo precede» Pietro ripete il gesto essere la prima chiesa p o r t a n d o l e b r a c c i a mariana di Roma, sorta c o n s e r t e a v v o l t e d a l sulla fons olei, e cioè nel luogo della Taberna mantello, creando così la medesima composizione Meritoria dove sgorgò miracolosamente dell’olio, cromatica ma con una valenza totalmente diversa. proprio nel giorno in cui in Terra Santa nasceva Gesù. Caravaggio non solo guarda l’antico, ma conosce ed Nella fascia musiva viene raccontata la storia di utilizza modelli medievali, che rinnova alla luce della Maria dalla sua nascita 9ino al transito. Risulta poi lezione del naturalismo lombardo di Leonardo e dei ulteriormente interessante che nell’anno 1600 il dettami del Paleotti. cardinale Alessandro de’ Medici fece realizzare da Si conferma ancora una volta che l’arte di Caravaggio, Agostino Ciampelli un affresco con angeli recanti in un impulso di rinnovamento, si ispira fortemente ognuno un simbolo mariano, in completa armonia ai dettami del Concilio di Trento, che in un con il tema dei mosaici medievali. Agostino documento recita: Ciampelli realizza anche un riquadro sul fronte «I vescovi insegneranno con molto impegno che sinistro, dove viene rappresentata la Vergine che attraverso la storia dei misteri della nostra riceve l’annuncio del suo transito dall’angelo che le redenzione, espressa con i dipinti e in altri modi, reca una palma e un drappo bianco, secondo la il popolo viene istruito e confermato nella fede, tradizione dei racconti apocri9i. Inoltre, occorre ricevendo i mezzi per ricordare e meditare sottolineare anche che proprio Santa Maria in assiduamente gli articoli di fede; inoltre Trastevere è stata oggetto di grandi lavori di spiegheranno che da tutte le immagini si trae risistemazione ad opera del cardinale Marco Sittico grande frutto, non solo perché vengono ricordati Altemps, che volle recuperare tutta l’arte medievale, al popolo i grandi bene9ici e i doni che gli sono ristrutturando gran parte dell’architettura e dei stati fatti da Cristo, ma anche perché attraverso i monumenti funebri compreso quello del già citato santi gli occhi dei fedeli possono vedere le cardinal Pietro Stefaneschi, entro il più generale meraviglie e gli esempi salutari di Dio, così da ringraziarlo, da modellare la vita e i costumi a recupero della tradizione antica e medioevale, che imitazione dei santi, da adorare e amare Dio ed interessava anche lo stesso Caravaggio. esercitare la pietà». Il riquadro del Transito della Vergine realizzato da Cavallini ha delle af9inità con la tela di Caravaggio, tanto che non è dif9icile individuarlo come il modello a cui questi si è ispirato. Nel mosaico, un gruppo di apostoli è ai piedi del capezzale di Maria, capeggiato da san Paolo, mentre un altro gruppo è posto nei pressi del capo della Vergine, guidato da san Pietro che, avvolto nel pallio ponti9icio, agita un turibolo per le esequie. Nota Caravaggio trasforma questa scena in una più intima, 1. Cfr. Papa R., Caravaggio pittore di Maria. Ancora, Milano e pone il letto di morte in diagonale rispetto allo 2005; Papa R., Caravaggio. L’arte e la natura. Giunti, Firenze s p e t t a t o r e p e r p e r m e t t e r e u n m a g g i o r e 2008; Papa R., Caravaggio. Lo stupore dell’arte. Arsenale, Verona 2009. coinvolgimento emotivo, e traduce i gesti degli

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ATLETISMO NEL MONDO GRECO Arte dell’uomo perfetto

Pinella Laudani*

L

o sforzo e il dolore per giungere al trionfo, in greco agṓn, era la base della cultura antica. Il motto moderno attribuito al barone de Cubertain “L’importante non è vincere ma partecipare” per un uomo greco sarebbe stato un vero insulto, un’offesa. L’importante era vincere a qualsiasi costo, perdere era una vergogna. L’atleta era l’emblema dell’uomo migliore che metteva in gioco tutto se stesso e, dopo in@inite sofferenze e sforzi, era sopravvissuto e poteva esser coronato con l'alloro, il simbolo della vittoria. Sulla lapide di un pancraziasta morto in una di quelle arene in cui si combatteva @inché uno solo restava in piedi, fu scritto: “Aveva pregato Zeus di dargli o la corona o la morte” ed era stato accontentato. Il concetto di lottare per vincere era ed è personi@icato da l'aretè che sintetizza i signi@icati di virtù, eccellenza, coraggio, prodezza, audacia. L'uomo deve dare tutto se stesso per eccellere, primeggiare, distinguersi in gara, in guerra e nella vita. Nell’etica civile, bellica ed olimpica, il tentativo di essere i primi, i migliori, era fondamento di un modo di essere e di vivere nell'occidente ed è divenuto il principale motore degli avvenimenti storici del nostro mondo degli ultimi venti secoli. Lo sport per i Greci I Greci sono il popolo antico che ha coltivato più profondamente l’ideale atletico. La loro è una società agonistica, in cui vincere è fondamentale per affermare il proprio valore nella comunità. Le origini dello sport nell’antica Grecia risalgono alla cultura dei riti funebri e ai culti eroici. L’atletismo greco si legò anche all’ideologia aristocratica. Infatti, l’uomo aristocratico e l’atleta condividevano una serie di valori: la superiorità @isica, il desiderio del primato e della gloria, il disprezzo per il perdente. Nel libro XXIII dell’Iliade troviamo la prima vera descrizione di gare atletiche. Si tratta dei giochi a conclusione del rito funebre per la morte di Patroclo. Questi agoni avevano un signi@icato simbolico, come per risarcire la vitalità perduta con la morte tramite

Figura 1. Teagene, pugile di Thaos. Scultura bronzea. Museo Nazionale Romano, Roma.

spettacoli di forza e destrezza sportiva. Le gare comprendevano diverse specialità: incontri di boxe, corse di carri trainati da cavalli, lotta, corsa, lancio del giavellotto e del peso, tiro con l’arco e combattimento in armi. Erano tutte specialità legate all’ambito della guerra e non esistevano ancora atleti professionisti. A s@idarsi erano gli stessi guerrieri che combattevano sul campo di Troia.

*Archeologo, Ricercatore associato presso Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

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Anche i giochi dei gladiatori hanno origine in sacri@ici e combattimenti cruenti, organizzati dagli Etruschi e dai Romani, in onore di un morto. Sono stati i Greci ad aver organizzato per primi gare sportive a cadenza periodica. Erano eventi caratterizzati da grande solennità e da complessi aspetti cerimoniali, tecnici ed amministrativi. Lo scopo era di onorare gli dei con l’organizzazione di agoni in un rigoroso cerimoniale. I giochi diventarono, quindi, un’occasione rituale e, allo stesso tempo, agonistica. I giochi più importanti, le Olimpiadi, ebbero inizio nel 776 a.C. e si svolsero senza interruzione @ino al 394 a.C., anno in cui l’imperatore Teodosio le sospese. Erano gare in onore di Zeus, alle quali partecipavano tutti i Greci. In quella occasione, veniva bandita la “pace olimpica”, periodo in cui i Greci sospendevano le guerre in modo da potersi recare ad Olimpia senza pericoli. Ma in cosa consisteva l’agonismo dei Greci? Se per Pierre de Coubertin (1863-1937), l’inventore dei moderni giochi olimpici, il motto era “L’importante non è vincere, ma partecipare”, per i Greci il motto si limitava a “L’importante è vincere”. Solamente la vittoria, infatti, portava alla gloria e permetteva di avvicinare l’atleta agli dei. Non esisteva un podio: non arrivare primi signi@icava perdere del tutto. Lo sport, nell’antica Grecia, era un ambito in cui non esisteva il fair play. Non c’erano, inoltre, giochi di squadra: la vittoria spettava solo al singolo individuo, che riceveva come riconoscimento una semplice corona di ulivo. Dopo l’incoronazione i vincitori dei quattro giochi maggiori, chiamati “della corona” venivano portati in trionfo e, dopo una celebrazione religiosa, partecipavano ad un banchetto comune, insieme al pubblico e agli altri atleti. Nel V secolo a.C. avvenne la svolta: l’atletismo diventò un’attività professionale. Se @ino a quel momento lo sport era stato un’attività per giovani aristocratici, legata all’ambito militare, a partire da questo momento i cittadini di ogni ceto potevano diventare atleti. Tuttavia, restava dif@icile praticare questa professione: il costo per il mantenimento dei cavalli e dei carri, l’impossibilità di lavorare durante i periodi d i g a r a , l a m a n c a n z a d i u n s i s t e m a d i sponsorizzazione e altre complicazioni fecero sì che per un lungo tempo gli atleti continuassero ad essere i rappresentanti delle famiglie più nobili e ricche. Col tempo, si è veri@icata una “laicizzazione” della vittoria agonale. La moltiplicazione delle gare sportive e dei premi offerti ai vincitori, la diminuzione del potere del ceto aristocratico e la crisi della sua ideologia fecero perdere allo sport la sua stretta connessione con la sfera sacrale e religiosa. Col passare del tempo, l’ambito sportivo si è sempre più staccato da quello religioso. Eppure, il

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Figura 2. Discobolo di Mirone. Copia romana in marmo. Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, Roma.

fuoco della @iamma olimpica resta ancora oggi un simbolo del valore originario delle Olimpiadi. Il fuoco è stato reintrodotto durante i Giochi del 1928 e da allora in poi l’usanza è rimasta. La cerimonia di accensione si svolge nelle antiche rovine del tempio di Hera, ad Olimpia. Undici sacerdotesse, ormai rappresentate da attrici, accendono il fuoco ponendo una torcia all’interno di uno specchio parabolico concavo, che concentra i raggi del Sole. La torcia viene quindi trasportata nella città che ospiterà i Giochi Olimpici con una staffetta (usanza introdotta nel 1936 per i Giochi della XI Olimpiade che si sono svolti a Berlino). La staffetta termina il giorno della cerimonia di apertura e la @iamma resta accesa per tutta la celebrazione dei Giochi Olimpici. Questa cerimonia di accensione e mantenimento del fuoco è altamente evocativa e ci riporta all’ambito sacrale originario delle Olimpiadi, a quando gli atleti gareggiavano tra loro per avvicinarsi agli dei.

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Figura 3. Lottatori. Copia romana in marmo, I sec. d.C. Museo degli Uf@izi, Firenze.

Parallelismo dell'allenamento Gli atleti seguivano un ciclo di allenamenti di quattro giorni dove il primo e il quarto erano meno pesanti dei restanti. E senza nessun giorno libero. L'atleta del passato classico era abituato già da fanciullo a trovare la forza mentale e @isica, per superare gli sforzi, nella congiunzione "spirituale" con Eracle ed Hermes, @igure presenti, con dei busti, in ogni palestra dell'antica Grecia e dell'antica Roma. Il sudore è il simbolo stesso dello sforzo e della fatica corporale atletica. Molte altre categorie di uomini hanno a che fare con lo sforzo e la fatica ma solo per gli atleti l'agonia @isica diventa uno "strumento" per raggiungere la vetta. E non a caso il termine agonia deriva dal greco agṓn, il cui signi@icato è competere con dolore. Lo sforzo e il sudore, difatti, sono le ruote che girano attorno al dolore @isico e mentale. L'atleta nel mondo antico era già una celebrità proprio perché era uno dei maggiori conoscitori del sacri@icio umano con il solo scopo di eccellere. Solo chi aveva sofferto @isicamente e mentalmente poteva dirsi atleta ovvero eroe. L'eroe è colui che si è cimentato con la sofferenza e ne uscito vincitore. Ecco perché per i greci vedere un atleta che vinceva la sofferenza era qualcosa di eroico che superava qualsiasi uomo mortale. Nell’antichità la disciplina insegnata dagli istruttori ad un atleta poteva far rabbrividire anche un guerriero come ben sapevano spartani greci e legionari romani.

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Dalle fonti antiche sappiamo che molti allenatori portavano allo s@inimento e talvolta alla morte gli atleti pur di non abbassare il livello di sacri@icio a cui erano sottoposti L'allenatore e la sua parola erano sacri, nessun atleta poteva contraddirlo. Dagli Spartani @ino ad Alessandro Magno, da Socrate @ino a Sant'Agostino, da Tacito @ino a Diocleziano, la descrizione della disciplina atletica era quasi sovrumana e vista come qualcosa tra il divino e l'infernale. Il campione era il migliore dei cittadini perché dimostrava di sapersi sacri@icare oltre la soglia della normalità. La dedizione e il sacri@icio quotidiano degli atleti era proverbiale, diventando così anche messaggio per i guerrieri, come Platone — il quale era stato un importante lottatore e il nome Platone signi@ica "dalle larghe spalle" — ricorda nelle sue Leggi. Il Pancrazio, l’arte sacra degli Dei Alla lotta e al pancrazio venivano attribuite origini mitologiche e divine, secondo le quali Teseo, l’eroe vincitore del Minotauro, l’avesse insegnata agli uomini dopo averla appresa dalla dea Athena. Come detto nel XXIII canto dell’Iliade di Omero, che ci narra dei giochi funebri organizzati da Achille in onore della morte di Patroclo, Epeo — che sarà ricordato come il costruttore del cavallo di Troia — primeggia nelle gare di pancrazio. Alcuni particolari però manifestano una disistima di Omero per il

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Figura 4. Cratere attico con scene di lotta tra atleti.

pancrazio dei suoi tempi: il premio allo sforzo di Epeo è una giumenta “indomita” (e quindi “inutile”); lo stesso Epeo dichiara di sapersi battere nel pancrazio, ma non nella guerra (attività nella quale i migliori eroi omerici devono distinguersi). Ma cos’è il Pancrazio? Possiamo identi@icare il Pancrazio come il più autentico progenitore delle moderne MMA, nel quale con@luivano, infatti, le tecniche di percussione del pugilato (senza l’uso dei micidiali cestus) le tecniche di calcio, le tecniche di s b i l a n c i a m e n t o p r o p r i e d e l l a l o t t a e l e immobilizzazioni e colpi al suolo. I greci consideravano la lotta con i pugni una disciplina completa ed ideale, con la quale un uomo poteva sviluppare una mente vigile e reattiva in un corpo sano e robusto. Molto spesso capitava che un pugile in@ierisse senza pietà nei confronti dell’altro nonostante questo fosse caduto a terra. L’atleta greco non gareggiava per un team, ma era solo con se stesso per raggiungere il massimo, la superiorità o aretè, cioè l’eccellenza. Questo agṓn fu popolare anche presso gli Etruschi e successivamente fu ripreso dai Romani come spettacolo circense cruento e sanguinoso. Gli antichi Greci si consideravano un popolo guerriero e se si vuole comprendere l’agonistica greca occorre proprio partire da qui. Gli agoni classici nascono sia come strumento di addestramento militare che come riti funebri in onore degli eroi di guerra defunti (AGṒNES EPITÁFIOI). In seguito, tali eventi furono inseriti all’interno di cerimonie sacre (AGṒNES IEROÌ). Gli agoni da combattimento, in particolare, divennero l’occasione per sfoggiare l’eccellenza marziale in tempo di pace e uno strumento di educazione civica. La tradizione vuole che i 300 spartani in attesa dell’arrivo dei persiani ingannassero il tempo con

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tornei di lotta e non rinunciassero al loro allenamento quotidiano, oltre che per esibire la loro tranquillità, per impressionare gli avversari con la loro forza. Il “combattimento marziale” (MACHÍA) può essere distinto in armato (HOPLOMACHÍA) e disarmato, a mani vuote. Surrogato dei combattimenti marziali sono gli sport da combattimento tra atleti a mani nude, anzi completamente nudi (GYMNÓS), chiamati “ a g o n i p e s a n t i ” ( B A R É A AG O N Í S M ATA ) . I l “combattimento totale” a mani vuote (PAMMACHÍA), a sua volta, si differenzia in combattimento a mani chiuse ed a mani aperte. In un caso si colpisce con il “pugno” (PYGMḖ), nell’altro s’intreccia (impalmatura: “im(pal)mare” signi@ica sia intrecciare dei cavi che legarsi sessualmente con una donna) e si lancia (palleggio, “(Pal)leggiare” deriva dal greco ballízo, io lancio con le mani) l’avversario con il “palmo” della mano (PALÁME o PALASTḖ o PALAISTḖ o PALAISTḖS). Dalle fonti conosciamo la lotta: «Sembra che pálē sia derivato da palaistḗ [palmo della mano], perché i lottatori svolgevano buona parte delle loro cose con le mani, proprio come i pugili agiscono con i loro pugni [pygmḗ]». Plutarco, Moralia 638B-F.

Figura 5. Pancraziasta, anfora greca a @igure rosse, 440 a.C.

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Figura 6. Monumento funerario di un atleta. Sec. VI a.C., marmo pentelico. Museo archeologico di Atene.

A sostegno dell’ipotesi di Plutarco si consideri che sia il pugno che il palmo venivano utilizzati dai Greci come unità di misura di lunghezza: pygmḗ = distanza dal gomito alle nocche, palastḗ = larghezza di 4 dita. Per combattimento mano a mano si intendeva ieri come oggi il combattimento corpo a corpo, quindi con pygmḗ si intendeva genericamente il combattimento basato sui colpi (non solo di pugno), con pálē la lotta basata su tutti i tipi di legamenti (non solo di palmo). Pygmḗ = agone pesante basato sui colpi. «Amykos Solleva le tue braccia, e affronta me, un uomo, uno a uno. Polydeukes Pugilato [solo] con i pugni o anche con i colpi di piede alle gambe?» Theocritus Idyll 22.27-134.

«E così nei giochi di questa era c’erano coloro che lottavano in un certo modo senza paura e in accordo con la legge e competevano solamente mediante legamenti del corpo, non imparavano a colpire, loro che erano chiamati lottatori». Ambrose, Commeti su Psalm 36. 55. «A Kerkyon, in Grecia, Theseus inventò la lotta con le mani, e Kerkyon, @iglio di Branchos e della ninfa Argiope, la lotta con le gambe. Nel combattimento agonistico totale a mani vuote, i due contendenti si affrontavano come potevano, utilizzando “tutte le manovre” del pugilato e della lotta (non canonici). Sulla sabbia @ine potevano scuotersi in “tutte le maniere” per farsi male, sia in posizione verticale “con i pugni” (PYX), “con i calci” (LAX) e con la “lotta e r e t t a” ( O RT H O PÁ L E ) c h e o r i z z o n t a l e “rivoltandosi nella polvere” (ALÍNDĒSIS), “rotolandosi” (KÝLISIS) a terra allo scopo di provocare la resa dell’avversario mediante colpi o prese dolorose». Scholiast a Platone legge 796.

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Per la violenza dei colpi, l’incontro di pugilato veniva considerato anche come una guerra vera e propria, una “battaglia con i pugni”, per cui veniva chiamato anche PYGMACHÍA. Per lo stesso motivo, anzi a maggior ragione, il pancrazio veniva anche chiamato “battaglia totale”, PAMMACHÍA). Possiamo anche tradurre la parola pankrátion (παγκράτιον) come agone in cui si combatte con “tutta la forza” a disposizione, “l’intera forza” del corpo, con tutte le (man)ovre e in tutte le (man)iere e, più in particolare, sia con il palmo che con il pugno, con “tutta la forza della mano”. Infatti, KRATÉŌ va inteso come possedere e/o esercitare il “potere”, sia il potere “di” che quello “su” qualcuno o qualcosa, nel senso di dominare, sottomettere, vincere, governare e in senso @igurato “maneggiare”, fare e operare con le mani (da cui manipolare, afferrare, tenere in pugno/in mano, stringere, reggere ecc.). Ne segue la possibilità di interpretare in senso @igurato KRÁTOS come “forza manuale” (si pensi alla mano di Zeus). Non a caso, la parola greca KRÁTĒMA signi@ica anche ”presa” della mano. Va aggiunto che KRATÉŌ signi@icava anche, in astratto, “essere superiore, il migliore”. Così possiamo considerare il pantocratore come colui che “vince tutti” e il pankrátion come l’aspirazione ad essere “superiore a tutti”, “il migliore di tutti”, l’agone non plus ultra, l’agone leader. Secondo la mitologia greca il dio Pan è lo spirito di tutte le creature naturali. A volte l’universo in cui viviamo, con le sue avversità, ci spaventa, ingenera (pan)ico. Il pancrazio nasce come rituale religioso in cui si mette in scena la lotta per la sopravvivenza allo scopo di esorcizzare la paura della morte. Infatti, i pancraziasti erano pronti a sacri@icarsi e a sacri@icare l’avversario @ino all’estremo per raggiungere la “sacra vittoria” (NÍKE). Invertendo l’ordine delle

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Figura 7. Cirene, Libia. Resti del Gymnásion.

parole possiamo tradurre pankrátion come “forza del tutto”. Ne segue una interpretazione esoterica della gara più virile dell’antichità, dell’agone dell’agonia per antonomasia. Il pancraziasta può essere visto come un iniziato che per avvicinarsi all’assoluto e conoscere se stesso si mette a praticare un esercizio estremo utilizzando la “forza di Pan”, la “forza universale” della vita ossia l’energia vitale. L’area di gara Ovviamente erano ancora lontani i tempi del ring (o la gabbia) come lo concepiamo noi. Sia le gare, che gli allenamenti, si svolgevano in uno spazio con sabbia predisposto nello stadio o nella palestra chiamato SKÁMMA, questo attutiva tra l’altro le cadute e dava maggior stabilità nelle tecniche effettuate in piedi. Una delle particolarità delle antiche Olimpiadi era l’abitudine a combattere sotto il sole cocente estivo a metà della giornata. La maggior parte delle manifestazioni avvenivano in piena estate, e competere sotto la coltre di calore con i raggi perpendicolari poteva essere un nemico in più per la ricerca dell’agognata vittoria, e non di rado atleti, famosissimi altrove, persero proprio per il disagio a questa situazione ambientale. Era usato abbondantemente l’olio di oliva per contrastare scottature, ma anche per tutelare la pelle

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da abrasioni ed escoriazioni dovute alle prese e per le pressioni continue nella fase di lotta. Proprio a causa di questa usanza si formava sul corpo uno strato di olio e sabbia chiamato GLOIÓS, che veniva eliminato, negli spogliatoi, con l’uso dello striglie (un arnese di metallo a forma ricurva), e molte volte venduto per la credenza che questo composto avesse potere guaritivo. Le palestre in antichità provvedevano oltre all’allenamento degli atleti anche a essere fulcro dell’educazione. GYMNÁSION era il termine che indicava i luoghi dello sport, che oltre la palestra avevano anche spazi per le altre discipline. Questo vocabolo deriva da GYMNÓS che signi@icava nudo, e GYMNÁSION è quindi il luogo dove ci si allena nudi, (pratica detestata dai Romani e dagli etruschi che usarono sempre uno zoma, una specie di gonnellino di pelle o di stoffa, per coprirsi). L’allenamento @isico, iniziato @in da bambini all’interno dei ginnasi, ed una forte predisposizione mentale all’evento erano fondamentali per raggiungere la vittoria. I premi I campioni dell’antichità erano innalzati ad eroi, pagati nei festival più importanti solo con una corona, come quella di ulivo ad Olimpia, ma anche ricevevano molti riscontri di successo nella vita

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Figura 8. Pierre Paul Puget. Milone di Crotone. 1682. Museo del Louvre, Parigi.

quotidiana. Le loro città, infatti, profondamente grate per quella sorta di pubblicità positiva generata dalla vittoria, li ricompensavano in diversi modi: dai premi in contanti ai pasti gratuiti garantiti per il resto della loro vita; dalle alte cariche ricoperte all’interno del tessuto sociale alle agevolazioni @iscali, @ino agli appuntamenti di gala. Inoltre era prassi assai diffusa commissionare statue degne di un dio ai migliori scultori, oppure “odi” di vittoria ai poeti più famosi. Divennero quindi delle vere celebrità e personalità in@luenti, e le città dell’antichità facevano di tutto per potersi onorare di avere un atleta nelle loro mura. Anche nel periodo imperiale romano, molti aristocratici e imperatori — affascinati dalla cultura greca — divennero, loro stessi, atleti. Diverse scuole di pensiero invasero la Grecia Antica, affondando nel dibattito su come allenarsi dal punto di vista @isico, come prepararsi dal punto di vista mentale e come impostare una dieta bilanciata. A questo proposito una voce autorevole fu quella di Aristotele: egli era fortemente contrario ad un allenamento eccessivo che risultava addirittura controproducente per gli atleti stessi. Allo stesso tempo consigliava di anteporre, in giovane età, lo

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sviluppo intellettuale a quello @isico, poiché i due percorsi avevano modi e tempi estremamente diversi. Nacquero i primi rudimenti di medicina e dietetica sportiva: Pitagora frequentava i lottatori della famosa scuola di Crotone (tra cui il famoso Milone, di cui sposerà la @iglia), proprio per consigliare nuove metodologie nella dieta, tra cui il consumo di molta carne e altri derivati da animali, ma anche per studiare i bene@ici degli esercizi sulla @isicità umana. Alcuni atleti divennero talmente importanti e famosi che le loro imprese arrivarono oltre le frontiere dei territori del mondo greco-romano: come ad esempio Milone Di Crotone “il più grande atleta di tutti i tempi”. È questa la frase che sentirete dire probabilmente agli storici se chiedete loro di Milone. Pugile, lottatore ma anche guerriero, fu il comandante dell’esercito Krotoniate che nel 510 a.C scon@isse Sibari nella battaglia di Nika, in una guerra in cui si affrontarono 100.000 krotoniati contro 300.000 sibariti. L’ a t l e t a M i l o n e è s i c u ra m e n te u n a @ i g u ra fondamentale nella storia delle Olimpiadi, dove ottenne numerose vittorie sia nella lotta che nel pugilato, a partire dalla prima partecipazione nel 540 a.C. a soli 15 anni @ino all’ultima vittoria del 512 a.C. nella 67a Olimpiade. Non solo Olimpiadi per Milone, ma anche 10 vittorie alle gare Istmiche, 9 vittorie alle Nemee e 7 vittorie ai giochi Pitici di Del@i. Tanta gloria rese Milone uno dei personaggi più illustri e famosi del mondo antico, oltre che l’atleta più forte di tutti i tempi. Altro guerriero degno di nota fu il campione Polidamante di Scotussa. Le gesta eroiche di questo campione arrivarono anche in Persia, acerrima nemica della Grecia, dove Dario II lo invitò alla città di Susa, per farlo s@idare da tre combattenti persiani, chiamati gli “immortali” per la loro forza ed astuzia. La visione dell’atletica e dell’allenamento greco incominciò così ad incuriosire anche popoli nemici o lontani e ad arrivare, come nel caso di Alessandro il Grande, sino alla lontana India dove l’importazione di questa nuova realtà fece nascere le prime pratiche agonali indiane. I campioni gareggiavano, oltre che per la corona, soprattutto per i premi: infatti il termine ÃTHLON, da cui derivano “atletica” e “atleta”, signi@ica proprio “competere per un premio”; oltre le contese anfore di olio di oliva era il denaro che attirava i desideri di questi uomini. I veri campioni inoltre miravano anche a farsi immortalare in una statua e diventare simbolo per i propri cittadini, parenti ed amici, ma anche avere una chance di immortalità, come possiamo leggere nelle Odi del poeta Pindaro. Proprio attraverso l’arte classica, si può oggi percepire come e cosa facessero gli atleti

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sono ammessi anche i colpi alla testa). T u t t e l e m o d a l i t à prevedono un tipo di uniforme composta da rash guard e shorts. Il Pancrazio rappresenta la forma di combattimento a c o n t a t t o p i e n o p i ù completa e vicina ad un confronto reale; viene u t i l i z z a t o c o m e addestramento per la d i f e s a p e r s o n a l e (Pancrazio Amyna) e nei corpi militari di molte n a zi o n i . I l Pa n c ra zi o prevede anche tornei Figura 9. Sopra e sotto. 187° Reggimento paracadutisti “Folgore” di Livorno al Campionato italiano di professionistici con un Pancrazio 2015. format simile a quello delle arti marziali miste pro. Una delle organizzazioni più note è la Modern nell’antichità. L’atletismo antico affascinò talmente Fighting Pankration MFC. Diversi combattenti che gli artisti dell’epoca e quelli a venire da essere oggi combattono e vincono nell’ottagono hanno una equiparato alla fascinazione religiosa. esperienza nel Pancrazio. Da pochi anni il Pancrazio Gli atleti e la vittoria olimpica (NÍKE) divennero così è stato inserito negli Sport Accord Combat Games. importanti che durante le festività olimpiche tutte le Recentemente, grazie agli sforzi della United World guerre cessavano per permettere di giungere nei Wrestling, questo stile di combattimento millenario è luoghi deputati alle competizioni da ogni dove, senza stato incluso nei prossimi European, Asian and World subire danno o problemi di tipo logistico. Molti Games, eventi organizzati dal CIO che sono viaggiavano con sacri@icio e privazioni per intere rappresentati da: la Federazione Italiana Pancrazio settimane pur di partecipare o per essere spettatori Athlima (FIPA) e dei giochi olimpici. la Federazione Italiana Pankration (FIPK), quest’ultima, unica federazione italiana riconosciuta Pancrazio nell’era moderna dalla WPAF, dallo Stato Greco e dal Comitato Al momento della nascita delle olimpiadi moderne, Olimpico Greco. venne discussa la possibilità di integrare il pancrazio tra le discipline dei giochi ma lo stesso Pierre de Coubertin, fondatore dei giochi olimpici moderni, si disse contrario all’introduzione di tale sport da combattimento. Con lo sviluppo e la diffusione di nuove discipline basate sulla mescolanza di differenti arti marziali e sport da combattimento come le arti marziali miste (MMA), la United World Wrestling (la Federazione Internazionale di lotta olimpica riconosciuta dal CIO) decise di inserire uf@icialmente una forma moderna di pancrazio tra le discipline lottatorie. Nei primi anni novanta la federazione russa di Pancrazio organizzò diversi tornei disputati a mani nude molto simili ai valetudo brasiliani e alle prime edizioni dell’ufc statunitense. Oggi il Pancrazio è l’unico stile di MMA riconosciuto da una Federazione Internazionale riconosciuta dal CIO (la United World Wrestling) e viene proposto in due stili, Pankration traditional (combattimento totale a contatto pieno m a s e n z a c o l p i a l l a t e s t a ) e P a n k r a t i o n elite (combattimento totale a contatto pieno in cui

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LE EPIDEMIE NELLA STORIA /3 Il vaiolo Giusi Sanci*

I

l vaiolo è una malattia infettiva acuta e contagiosa sostenuta da un virus, il Variola virus, appartenente alla classe dei poxvirus, caratterizzata da una pustolosi cutanea diffusa che guarendo lascia cicatrici permanenti. Molto probabilmente il virus è stato mediato dal bestiame e, in seguito a mutazioni, è stato in grado di infettare gli uomini. Si tratta di una malattia che ha rappresentato una delle principali cause di morte nel passato. Diffusa in tutto il mondo sin dai tempi più antichi, è di origine antichissima. I primi casi si ebbero in Nord Africa e venne diffusa in Asia nell'ultimo millennio a.C. dai mercanti egiziani. Segni evidenti della malattia si rilevano infatti sui resti mummiBicati di alcuni faraoni (1570-1085 a.C.). La prima epidemia registrata risale al 1350 a.C. durante la guerra tra gli egiziani e gli ittiti. La civiltà ittita declinò proprio a causa del vaiolo. Si afferma che il vaiolo sia stato introdotto in Europa dagli Unni nel 400 d.C., o in precedenza da una legione romana dopo una campagna militare in Medio Oriente (165 d.C.). Questa seconda ipotesi è avvalorata dal fatto

che Galeno descrisse accuratamente i tipici sintomi del vaiolo. T u t t a v i a q u e s t a tradizionale impostazione della storia del vaiolo viene del tutto rimessa in discussione da uno studio del 2016 di Duggan et al. G l i s t u d i o s i h a n n o analizzato i resti della mummia di un bambino morto di vaiolo, risalente approssimativamente al 1654, rinvenuta nella cripta della Chiesa Domenicana dello Spirito Santo a Vilnius in Lituania. I risultati mostrano che, se dovuti effettivamente al vaiolo, i casi dell’Antico Egitto e dell’Antica Cina sarebbero stati causati da linee di virus diverse da quelle circolanti in Europa nel Seicento. Secondo gli autori, sarebbe invece più coerente con l’analisi Bilogenetica attribuire le lesioni delle mummie egizie e le descrizioni presenti nei documenti antichi ad altre malattie come il morbillo e la varicella; e collocare

*Farmacista

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molto più tardi la comparsa del vaiolo umano. I dati ottenuti dimostrano infatti che i ceppi eradicati durante il XX secolo esistevano soltanto da circa duecento anni. Dal Seicento il vaiolo colpisce ripetutamente tutti i Paesi del mondo abitato e diventa endemica uccidendo periodicamente centinaia di migliaia di persone. Si diffuse nel XVI secolo in America Centrale e Meridionale a causa delle spedizioni europee, e si stima che provocò la morte di oltre la metà della popolazione. In Europa ebbe un periodo di drammatica diffusione nel XVIII secolo con esplosioni particolarmente violente e devastanti, provocando oltre 60 milioni di vittime. In circa due secoli si stima che il vaiolo abbia colpito all'incirca l'80% della popolazione europea con una mortalità del 20-40%. Le epidemie di vaiolo hanno sempre generato terrore tra la popolazione, non solo per l'elevata mortalità ma anche anche perché i sopravvissuti rimanevano sBigurati a vita. L'infezione si trasmette da uomo a uomo per contatto diretto o indiretto (abiti, biancheria, aria, etc.). L'infettività permane Bino a quando termina la desquamazione (circa 40 giorni). Dopo un periodo di incubazione, durante la quale non si manifestano i sintomi, la malattia insorge bruscamente con brividi, febbre elevata e continua. Questa fase molto contagiosa dura 2-4 giorni; successivamente compare un'eruzione cutanea molto caratteristica, consistente in piccole macchie rosse che cominciano dalla lingua e dalla bocca per poi interessare tutto il corpo entro 24 ore. Nel giro di 3 giorni le macchie si trasformano in vescicole purulente che successivamente cicatrizzano, diventando crosticine che cominciano a squamarsi e che staccandosi lasciano sul corpo profonde cicatrici. La medicina occidentale era impotente di fronte alla malattia, quindi non esistevano veri e propri metodi cura. Si prescrivevano diete, si tenevano le navi in quarantena, si vietavano spostamenti e contatti fra le persone nei periodi di contagio. Fra le teorie più stravaganti si pensava che il colore rosso funzionasse da trattamento terapeutico per i

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colpiti da vaiolo, un rimedio che sembra risalire a pratiche giapponesi del decimo secolo. Fortunatamente è una malattia che l'uomo è riuscito a debellare grazie alla vaccinazione. La pratica di produrre deliberatamente l'infezione in persone sane con pus vaioloso risale all'antichità. Nel 1200 a.C. i cinesi praticavano la vaccinazione contro il vaiolo, insufBlando nel naso di persone sane la crosta di una pustola vaiolosa seccata e trasformata in p o lve re . I l p r i m o re s o c o n to s c r i t to d e l l a vaiolizzazione risale al 590 d.C. in Cina, e la pratica consisteva appunto nel vestire i bambini con abiti imbrattati di pus vaioloso o polverizzando le croste che venivano fatte inalare con canne di bambù.

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Nel Settecento, si sapeva che chi aveva contratto la malattia ed era guarito sarebbe stato immune per il resto della vita. In Europa quindi si diffuse la pratica dell'inoculazione, ovvero, entrando in contatto con dei malati non troppo gravi, si sperava di contrarre la malattia in forma lieve, guarire e quindi diventare immuni. Alla Bine del secolo, Edward Jenner, un medico inglese, osservò che gli allevatori che avevano contratto il vaiolo bovino, più blando, sembravano immuni anche al più pericoloso vaiolo umano. Scoprì quindi che inoculando il vaiolo bovino nelle persone sane, queste si ammalavano in modo lieve per poi diventare immuni. Solo dopo 21 anni di esperimenti egli giunse al convincimento di essere in possesso di un metodo rivoluzionario di proBilassi antivaiolosa. Il 14 maggio 1776 egli vaccinò con il suo metodo il bambino James Phipps con pus tolto dalla contadina Sara Nelms che era affetta da vaiolo bovino. Tale materia venne inserita nel braccio del ragazzo per mezzo di due superBiciali incisioni che scalBirono appena le dita, della lunghezza di circa mezzo pollice ciascuna. Al settimo giorno il ragazzo fu visibilmente malato e passò una notte abbastanza inquieta, ma il giorno seguente migliorò. Un secolo dopo l'intuizione di Jenner, fu comunque Pasteur a capire che la vaccinazione antivaiolo era in realtà un'applicazione particolare di una legge generale di natura, cioè che era probabile vaccinare contro molti tipi di malattie microbiche usando microrganismi della stessa specie, ma di virulenza attenuata. Questa affermazione portò allo sviluppo di tecniche generali di per la produzione di vaccini e diede origine all'immunologia come scienza. Per quanto riguarda l’Italia, il primo a praticare le vaccinazioni jenneriane fu il dott. Luigi Sacco (1769-1836), che nel 1799 vaccinò se stesso e 5

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bambini con il pus raccolto da due vacche. A distanza di tempo veriBicò l'avvenuta immunità sua e dei vaccinati con l'innesto di vaiolo umano. Molti Paesi introdussero nel loro sistema giuridico l'obbligo della vaccinazione, e le leggi regolarono anche la produzione e la distribuzione del vaccino. Venne abolita la vaccinazione da braccio a braccio in quanto ci si accorse che il potere immunizzante veniva ridotto, e inoltre questa metodica favoriva la trasmissione di altre malattie infettive come la siBilide, si ricorse quindi alla sola linfa prelevata direttamente dalla vacca. Nel 1977 casi di vaiolo vennero segnalati solo in Somalia, territorio difBicile da controllare a causa dell'elevato numero di persone dedite al nomadismo. L'ultimo caso si ebbe in questa regione nell'ottobre del 1977, e nel maggio del 1979 l'OMS decretò eradicato il vaiolo. Oggi l'unica fonte di contagio possibile è costituita da virus coltivati in laboratorio: nel mondo sono solo 7 i laboratori che conservano i ceppi del virus del vaiolo e tutti sotto stretto controllo; queste scorte di vaccino sono state previste dall'OMS per salvaguardare l'umanità da eventuali future epidemie di vaiolo che potrebbero essere scatenate o da cause accidentali o da atti terroristici. Bibliografia e sitografia 1. Grande Enciclopedia. Istituto GeograBico De Agostini, Novara, 1977. Vol. XX p.116. 2. Dubos R., Pasteur e la scienza moderna. trad. it. Einaudi, Torino, 1962, pp. 98-99. 3. Bowers J.Z., The odissey of smallpox vaccination. Bulletin of the History of Medicine, 1981, 55, pp. 17-33. 4. Istituto dell'Enciclopedia Italiana: www.treccani.it 5. Duggan A.T. et al., 17th Century Variola Virus Reveals the Recent History of Smallpox. Curr Biol, 2016 Dec 19; 26(24): 3407-3412.

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