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Apotheca&Storia

Figura 5. Brocca per liquidi medicinali da corredo funebre di medico (120 - 140 d. C.). Lovere (BG).

era il cavolo, e Catone ad esempio ne enumera le molteplici proprietà: condito con aceto e sale aiuta la digestione e mantiene lo stato di salute; condito con aceto, miele, ruta coriandolo e laserpizio, combatte i dolori articolari; seccato e triturato e ingerito la mattina a digiuno agisce come purgante; applicate sulle piaghe, le foglie di cavolo invece sono utilizzate come cicatrizzante. Le proprietà dell'alloro sono conosciute da secoli nella farmacopea romana il cui decotto viene utilizzato come digestivo. I primi farmaci prodotti a Roma venivano fabbricati dai medici con l'aiuto di discepoli, ed è solo a partire dal II sec. a. C. che si iniziò a parlare di apotheca, la prima farmacia vera e propria, dove le materie prime venivano trasformate in medicinali. Il medico era spesso una persona che, priva di particolari studi, appronta, prescrive e vende i medicinali. A collaborare con lui ritroviamo i rizotomi (tagliatori di radici) e gli erbari (raccoglitori di erbe). Fra gli strumenti rinvenuti e utilizzati per la preparazione dei medicamenti troviamo cucchiaini in bronzo per il trattamento di polveri e paste, ampolle per contenere liquidi e speciali bilance a uno o due piatti. Le sostanze semplici erano contenute in scatole di legno con inciso il nome del contenuto. La caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 segna

nella composizione di molti farmaci calmanti e antidolorifici e nella preparazione dei colliri per lenire il dolore provocato dalle congiuntiviti. La più importante delle piante medicinali era il laserpicium (silfio, pianta selvatica proveniente dalla Cirenaica) dalle cui radici si estraeva un succo, il laser, ritenuto un toccasana per numerosi malesseri; l'uso eccessivo della pianta ne provocò l'estinzione. Particolare cura veniva posta al trattamento delle ferite che venivano dapprima deterse con una spugna imbevuta di acqua fredda oppure di aceto o vino; successivamente veniva ricoperta da una sostanza cicatrizzante, la più utilizzata era l'argilla rossa, e infine veniva fasciata; per calmare il dolore veniva applicato un rimedio attorno alla ferita e un altro da ingerire. Gli antichi romani avevano a disposizione una vasta gamma di antidolorifici e sedativi: estratti del Papaver somniferum, semi di giusquiamo, lo stramonio e la radice di mandragora. Figura 6. Datura stramonium. Queste sostanze, finemente triturate o estratte come tintura, erano inalate oppure ingerite sotto forma di un rallentamento nello sviluppo delle conoscenze pillole, infusi o decotti. Anche la Cannabis era molto scientifiche e anche la medicina, al pari delle altre utilizzata, e Celso consiglia una pozione, ad uso scienze, entra in una fase di lunga trasformazione che sedativo/antidolorifico, costituita dalla combinazione di terminerà solo alla fine del Medioevo. calamo, semi di ruta, castoreo, cinnamomo, oppio, mandragora, mele Bibliografia: 1. Caprino L. Il farmaco, 7000 anni di storia. Armando secche, loglio e pepe Editore. (De Medicina, V, 2. Grande Enciclopedia. Istituto Geografico De Agostini, 25.3). La polpa di Novara. zucca condita con 3. Capasso F., De Pasquale G., Grandolini G. assenzio e sale è Farmacognosia: botanica, chimica e farmacologia considerata un delle piante medicinali. Springer editore. ottimo rimedio per il 4. https://www.romanoimpero.com/2009/06/piantemal di denti, e la medicinali.html 5. https://www.sipps.it/pdf/cas2008/liguori.pdf stessa proprietà si Figura 7. Moneta aurea di Cirene 6. www.erbeitaliche.it › Fitoterapia recante la rappresentazione riferisce al lattice di 7. https://romaeredidiunimpero.altervista.org/lamedic senapa. Aceto caldo e simbolica del laserpicium. ina-na roma polpa di zucca sono 8. www.umbrialeft.it/editoriali/medicina-e-mediciinvece rimedi efficaci contro le gengiviti. Un ortaggio dell’antica-roma molto apprezzato dai romani per la cura delle malattie

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Theriaké

Anno I Numero 8 – Agosto 2018

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Theriaké anno I n. 8  

il mensile di A. Gi. Far. Agrigento

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