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SABATO 16 MARZO 2013

il caffè del weekend 35 CULTURA & SOCIETÀ

IL GIORNO - il Resto del Carlino - LA NAZIONE

«Recluso come Moro, per non dimenticare» La provocazione dell’attore Daniele Timpano Beatrice Bertuccioli · ROMA

TRENTACINQUE anni fa, il 16 marzo del 1978, Aldo Moro veniva rapito dalle Brigate Rosse. All’epoca Daniele Timpano, attore, regista, autore teatrale, aveva 4 anni. Di quell’evento tragico non ha, quindi, ricordi personali, ma vuol capire cosa hanno lasciato nella memoria collettiva quelle giornate drammatiche. A partire da oggi si rinchiuderà in una cella costruita all’interno del Teatro dell’Orologio. Sul sito (www.aldomorto54.it) si potrà seguire in diretta streaming la giornata dell’attore-recluso. Uscirà dalla sua prigione solo la sera, per fare lo spettacolo vero e proprio. “Aldo Morto 54 / 54 giorni di reclusione”, terminerà il 9 maggio: quel giorno Daniele uscirà fuori dalla sua prigione e dal teatro, in quel 55esimo giorno che, 35 anni fa, fu tragicamente segnato dal ritrovamento del cadavere di Moro in via Caetani, strada non lontana da quella dove si trova il Teatro dell’Orologio. Timpano, nello spettacolo ricostruisce il sequestro Moro?

«Non ricostruisco il sequestro, ma affronto l’immaginario sedimentatosi nei 35 anni trascorsi da quei fatti. Si tratta di uno spettacolo ge-

nerazionale. Io sono nato nel 1974 e la prima volta che ho sentito parlare di Aldo Moro era il titolo di un film di Giuseppe Ferrara (“Il caso Moro” del 1986 ndr). E la prima volta che ho visto la faccia di Aldo Moro, non era quella di Moro, ma quella di Gian Maria Volontè che lo interpretava. Questa è una realtà generazionale che riguarda me e tante altre persone della mia età e più giovani di me». Non ne aveva mai sentito parlare, magari dai suoi genitori?

A ROMA Uno spettacolo dedicato al sequestro: 54 giorni chiuso in una «cella» nel teatro «Assolutamente no». Ne è rimasto colpito?

«Sono rimasto colpito e mi sono interessato a quello che resta: saggi, inchieste giornalistiche, interviste, documentari televisivi, testi di canzoni militanti degli anni Settanta o successive, film. E nello spettacolo queste cose vengono citate, perché è appunto più su tutto quello che c’è stato intorno a questa vicenda, che non sulla vicenda stessa».

«C’è il tentativo di una comprensione intellettuale ma anche di un avvicinamento emotivo a una cosa che per me è fredda come una cosa successa ai trisavoli, anche se non è accaduta così tanti anni fa». Le aperture verso l’esterno sono solo con la webcam?

«Ho anche appuntamenti sui social network e rispondo su Skype. E poi, dal lunedì al venerdì, su prenotazione, chiunque voglia, dalle 17 alle 18.30, fino a massimo 4 persone al giorno, può prenotare una visita in cella». Cosa si aspetta da questa esperienza così insolita?

«Insolita e anche abbastanza massacrante. Sono molto preoccupato, da tutto. L’intero progetto è ambiziosissimo, per una produzione low budget. Ma la situazione di chi fa spettacolo è questa, avventurosa, catacombale, premortifera. La clausura in una tomba-cella ha anche questo senso». Cosa ne pensano i familiari di Moro?

«Li ho avvertiti. Ho parlato con due figli, gli ho spiegato il progetto e, naturalmente, saranno i benvenuti in qualsiasi momento vorranno venire».

Autorecludersi è anche un modo per calarsi di più nella parte?

Daniele Timpano (in alto a sinistra nella locandina del suo spettacolo); in alto a destra, la copertina del libro “Le polaroid di Moro” di Sergio Bianchi e Raffaella Perna (Derive e Approdi editore) da cui sono tratte anche le ricostruzioni della presunta prigione di Moro, opera dell’artista Francesco Arena

IL CAFFÈ DI GOLDONI I conduttori tv conquistati dalla pubblicità ma così perdono il loro fascino di Luca Goldoni

Lo spot dei famosi e la rabbia dei fan STRANO PAESE il nostro: se il grande calciatore non paga le tasse e lo Stato vuol fargliele pagare, intere città si schierano con il loro idolo contro il Fisco che, con le sue assurde pretese, gli farebbe perdere concentrazione. Ma se un altro tipo di idolo, per esempio un nascente astro televisivo, sfrutta subito il successo e si mette a far pubblicità sono in tanti a insorgere. Certamente la reazione non è paragonabile all’indignazione per i “rimborsi” ai parlamentari, dopo tutto non si tratta di soldi pubblici. Ma a giudicare dalle lettere che giungono ai giornali gli spot pubblicitari non accrescono simpatia per i tanti personaggi della tv e dello spettacolo che li interpretano. Il senso delle proteste che toccano Bonolis, Gerry Scotti, Carlo Conti, Mara Venier e altri conduttori è questo: “Sei uno di famiglia, non perdo una puntata, stravedo per te, puoi citare mia nonna che compie 90 anni. Perchè ti servi della nostra venerazione per affittare la tua faccia a pannolini, detersivi, divani, citycar? Ma come? Noi ti abbiam portato alle stelle e tu, la prima cosa che fai sulle stelle è girare un remunerativissimo spot?” ERA GIÀ accaduto con Raffaella Carrà: ho conservato un pacchetto di lettere del tempo: gente che si sentiva defraudata: milioni di mamme dovevano prendere un cardiotonico, dopo aver balbettato, pronto, ma sei proprio tu Raffaella? Milioni di bambini non prendevano l’omogeneizzato se prima non comparivano gli occhioni di Raffaella; l’Italia intera che respirava Raffaella e la difendeva contro il governo che non voleva darle quei miliardi (se li merita e poi son soldi nostri). E lei interrompe la trasmissione per saltare dentro uno spot e invitarci a comprare questo e quello… “Raffaella – concludevano le lettere – non ti bastano i miliardi e la gloria che ti diamo noi?” Una scenata di gelosia in piena regola.. Ma c’è anche un altro aspetto che oggi viene ritenuto scorretto: senza uno stacco netto, lo spot sembra una prosecuzione del programma. Con lo stesso tono di voce, la stessa cravatta o gli stessi orecchini, i conduttori esaltano i pregi di uno spray, di una banca, di un brodo. Dunque appaiono più convincenti, appunto perché sembrano legittimati dallo spettacolo che stanno conducendo e soltanto un microscopico “messaggio promozionale” appare sullo schermo. Infatti,

la vera, “onesta” interruzione pubblicitaria, con tanto di sigla dichiarata, comincia soltanto dopo la marchetta dei Big. COME IN OGNI altro settore della vita pubblica, anche nella pubblicità esistono regole e codici etici da rispettare. Ma evidentemente la pubblicità televisiva si ritiene zona franca dove spesso le norme vengono ignorate o aggirate. Per esempio, la proiezione di un film con interruzioni di spot si è progressivamente ribaltata in un programma di pubblicità con le interruzioni di un film. (E in un Paese famoso per disorganizzazione e approssimazione, un meccanismo perfetto fa sì che gli stacchi pubblicitari siano simultanei su tutti i canali, così non c’è scampo con il telecomando). E non dimentico il più storico e odioso degli sgarbi, coetaneo della stessa nascita della Tv: la fastidiosa amplificazione del sonoro durante uno spot. Dopo decenni di proteste, la villania prosegue imperterrita su alcune emittenti. TORNIAMO alla psicologia del consumatore “geloso”. Oggi si è diffuso un più sottile congegno mentale che si può tentare di interpretare così: se il personaggio è divenuto tale “senza” il mio contributo determinante, se altri prima di me hanno decretato la sua fama, se insomma il suo successo è stagionato, accetto che venda la sua anima anche al diavolo. Ma se io ho contribuito alla sua entrata in orbita, se stravedo per lui, ne adotto il linguaggio e se tutto questo mio sdilinquirmi si traduce per lui in successo e denaro, mi infastidisce che si butti subito come un falco sullo sfruttamento commerciale della simpatia e dell’affetto che gli ho tributato. CHE QUESTA psicologia abbia un fondamento logico o no, è un fatto su cui si può discutere. Quello che è indiscutibile è la comparsa di questo nuovo tipo di reazione. Certi divi sono amati svisceratamente nel loro contesto naturale. Quando ne escono possono provocare delusione o risentimento. Di certi personaggi, insomma, gli spettatori si sentono azionisti con diritto di veto. Oppure si considerano parenti stretti: è uno di casa, l’abbiamo tirato su noi, non può andare a vendersi in piazza. Strano Paese, dicevo, un po’ cinico e un po’ puritano.


08/05/13

Aldo Morto/Tragedia - Teatro dell'Orologio (Roma) | SaltinAria.it - Recensioni, Musica, Teatro, Libri, Concerti, Cultura, News

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ALDO MORTO/TRAGEDIA - TEATRO DELL'OROLOGIO (ROMA) S a b a t o , 3 0 Ma r z o 2 0 1 3 A n d r e a Co v a

Dal 16 marzo al 9 maggio. Torna in scena al Teatro dell'Orologio l'ultimo progetto drammaturgico di Daniele Timpano, presentato nella s corsa primavera al Palladium ed accolto entusiasticamente tanto dal pubblico quanto dalla critica, che l'ha insignito del Premio Rete Critica 2012, di una menzione speciale al Premio In - Box 2012, nonchè della candidatura al Premio Ubu 2012 come “Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)”. La spietata, sarcastica e viscerale indagine condotta sulla drammatica vicenda del rapimento e assassinio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, in precario equilibrio tra un'impossibile rievocazione della verità sul fatto storico e lo straniamento comportato dalla stratificazione mediatica ormai adagiatasi su di esso come polvere mistificante, viene ad essere ora incastonata in un progetto di più ampio respiro, denominato "Aldo Morto 54". In occasione del trentacinquesimo anniversario dell'omicidio divenuto simbolo dell'atroce stagione di sangue degli anni di piombo e che forse più di ogni altro nel secolo scorso ha segnato indelebilmente la memoria collettiva, il drammaturgo ed attore romano ripercorre lo stillicidio dei cinquantaquattro giorni di prigionia attraverso una volontaria reclusione performativa in una cella appositamente ricavata in una delle sale del Teatro dell'Orologio; una segregazione seguita meticolosamente, mediante un canale YouTube dedicato, nei più minuti gesti della quotidianità e nelle riflessioni condotte attraverso analisi storiche, incontri e testimonianze dirette di coloro che abbiano vissuto i fatti in prima persona, accompagnata da un intenso calendario di appuntamenti di approfondimento dedicati a musica, cinema, letteratura, teatro e saggistica.

ALDO MORTO/ Tragedia uno spettacolo di e con Daniele Timpano collab orazione artistica Elvira Frosini aiuto regia, aiuto drammaturgia Alessandra Di Lernia oggetti di scena Francesco Givone disegno luci Dario Aggioli e Marco Fumarola editing audio Marzio Venuti Mazzi elab orazioni fotografiche Stefano Cenci progetto grafico Antonello Santarelli produzione amnesiA vivacE con il sostegno di Area06 in collab orazione con Cité Internationale des Arts, Comune di Parigi si ringrazia Cantinelle Festival di Biella drammaturgia, regia, interpretazione Daniele Timpano spettacolo vincitore Premio Rete Critica 2012 segnalazione speciale Premio IN – BOX 2012 finalista Premio Ubu 2012 come “Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)”

Progetto indubbiamente ambizioso, coraggioso e pervaso del geniale eclettismo e della lucida capacità di sprofondare tra le pieghe del passato della nostra martoriata Italia che sembrano costituire la cifra stilistica originale di Daniele Timpano, già concretizzatasi nelle opere precedenti “Dux in scatola” e “Risorgimento Pop”, che con "Aldo Morto - Tragedia" sono state pubblicate da Titivillus nella trilogia dedicata alla "Storia cadaverica d'Italia". Attraverso un processo di ricerca storiografica complesso ed articolato, capace di sintetizzare fonti giornalistiche e spunti tratti dalla letteratura, indagini poliziesche e resoconti biografici, frammenti iconografici, testimonianze e canzoni, viene delineato con precisione un contesto storico-sociale, apparentemente lontano anni luce dalla nostra attualità, ma dal quale ancora infiniti riflessi ed interrogativi rimasti insoluti si propagano proiettando ombre inquietanti sul nostro presente. Ed ecco che allora il flusso di coscienza magmatico di questo monologo si coagula attorno ad alcuni ben precisi fotogrammi in un continuo excursus privo di una cristallizzata consecutio temporum, partendo da ordinari episodi di vita familiare del politico democristiano, percorrendo ovviamente l'intera parabola che dai tragici istanti del sequestro arriva all'inconcludente e nebuloso iter investigativo, sino a dipingere degli impietos i ritratti a posteriori dei brigatisti individuati come responsabili dell'efferato atto criminoso. L'unico ed incontrastato protagonista si lancia con sperticata generosità e funambolica presenza scenica, sintomo di una totalizzante adesione al progetto e di invidiabile tecnica attoriale, nell'interpretazione degli innumerevoli personaggi che costellano la narrazione - noncurante della lunghezza considerevole della pièce, sulla quale pure ironizza con intelligente sagacia.

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Aldo Morto/Tragedia - Teatro dell'Orologio (Roma) | SaltinAria.it - Recensioni, Musica, Teatro, Libri, Concerti, Cultura, News

In un habitat scenografico caratterizzato da un palcoscenico asetticamente spoglio, con un sapiente disegno luci a sottolineare dettagli ed espressioni, spiccano solamente alcuni oggetti dalla palese valenza allegorica: una missiva accorata

marzo

indirizzata da Aldo Moro alla moglie durante il suo periodo di detenzione (che non verrà declamata in scena per rispetto della delicatezza del sentimento), un capriccioso ed inarrestabile modellino in miniatura telecomandato della Renault 4 rossa in cui fu rinvenuto in via Caetani il corpo senza vita dello statista, l'imponente stella a cinque punte su fondo rosso che campeggiava in una delle ultime foto che lo ritraeva nella sua cella davanti al manifesto delle Brigate Rosse. Evitati inutili orpelli, accantonata ogni esigenza didascalico-naturalistica, a riempire la scena, rendere tangibile e verosimile il racconto, è solo ed esclusivamente la solidità interpretativa di Timpano che affronta il monologo con energia e passione apparentemente inesauribili. Dapprima veste i panni del figlio del politico, svelando la dimensione intima ed umana dell' "Aldo vivo", lontano dal clamore dell'agone politico e dalla crudeltà dell'ineluttabile destino che l'ha consegnato poi indelebilmente alla storia, piccoli gesti semplici e quotidiani come sbucciare un'arancia con metodica precisione o trascorrere una serena giornata in spiaggia con la propria famiglia, che però emozionano lo spettatore in profondità. Subito dopo la prospettiva muta, divenendo quella di un narratore esterno onnisciente, portavoce dei fatti proposti con scientifico scrupolo documentario, o ancora quella di un reporter privo di scrupoli giunto in via Fani, teatro del rapimento di Moro e dell'eccidio degli uomini della sua scorta, che pur di accaparrarsi uno scoop in esclusiva è pronto finanche a calpestare i corpi dei servitori della nostra patria brutalmente massacrati. Non mancano poi incursioni corrosive nel territorio degli spietati aggressori brigatisti: incontriamo difatti dapprima un Renato Curcio che, impetuoso ed insolente, si nasconde dietro una variopinta maschera da Mazinga non riuscendo però a camuffare il fatto che i suoi fieri ideali di combattente anti-capitalista si sono ben presto piegati alla tanto avversata logica del profitto, finendo per riciclarsi come editore e saggista affamato di diritti d'autore; il tempo di indossare una lussureggiante parrucca rosso tiziano ed è subito la volta di una esuberante e decisamente sopra le righe Adriana Faranda che, dimentica del suo ruolo di postina durante il rapimento di Moro, è ora perfettamente calata nella nuova veste di scrittrice pronta a presentare il suo best-seller. In un tourbillon vorticoso si accavallano fatti, citazioni, sferzate di ironia, tentativi di fornire una lettura verosimile - e soprattutto scevra di retorica o pietismo - della tragedia che ha paralizzato una nazione intera; il tutto dipanato da Timpano con la necessaria distanza, quella di un cittadino, drammaturgo ed attore appartenente ad una generazione che di quei giorni non può custodire ricordi o memorie personali; al fine di perseguire un doveroso obiettivo di autenticità, si cerca pertanto di demolire rigorosamente il sostrato vojeuristico, emotivo, quasi "romanzato" sedimentatosi in questi tre decenni sino quasi ad offuscare l'ottundente crudezza della realtà storica. Viene così a porsi lucidamente in primo piano il conflitto, probabilmente insanabile, tra la persistenza dell'immagine imposta dai media come documento da consegnare ai posteri e la verità più sincera e genuina, seppur per sua stessa essenza fallibile e intrinsecamente soggettiva, scaturita dall'esperienza diretta e concretizzatasi in un'inestricabile groviglio di ricordo personale ed emozione. In questo dualismo bipolare tra "immagine" e "verità" si insinua la ricerca drammaturgica di Timpano, cercando di svelare le sfaccettature di questo dissidio e focalizzandosi in particolare sul tema della morte, percepita come disgregazione dell'essere umano e trasformazione in figura emblematica ad uso e consumo dei mezzi di comunicazione. Il risultato è un testo teatrale di indiscutibile potenza, che si prefigge di scardinare i canoni classici del teatro di narrazione e, attraverso un linguaggio diretto e lancinante, incarna un'urgenza di impegno civile, politico e sociale che, specialmente in frangenti storici oscuri come quelli che ci troviamo ad attraversare, diviene priorità basilare e irrinunciabile. Lo spettacolo - e definirlo tale probabilmente rappresenta un incasellamento riduttivo in una categoria precostituita - rimarrà in scena al Teatro dell'Orologio sino al 9 maggio, data funesta che segnò l'epilogo del percorso terreno di Aldo Moro, vittima di una barbarica lotta di rivendicazione e di una sordida ragnatela di connivenze politiche. Un appuntamento imperdibile per tutti coloro i quali conservino un briciolo di senso critico e ritengano ancora il teatro uno strumento per scandagliare con onestà e coraggio gli angoli più torbidi e vergognosi della storia del nostro tormentato paese e, forse, per risvegliare le coscienze sapientemente ottenebrate dal sistema.

Teatro dell’Orologio - via dei Filippini 17/a, Roma Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/6875550, mail info@teatrorologio.it Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 18 Biglietti: intero €13.00, ridotto € 10.00 (+ tessera €2.00)

Articolo di: Andrea Cova Grazie a: Ufficio stampa Donatella Maresca Sul web: www.teatrorologio.it - www.aldomorto54.it

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07/05/13

Aldo Morto_54. L’auto – reclusione e l’steria. | Teatri Online

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Aldo Morto_54. L’auto – reclusione e l’steria. Al Teatro dell’Orologio di Roma dal 16 marzo al 9 maggio

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07/05/13

Aldo Morto_54. L’auto – reclusione e l’steria. | Teatri Online

54 giorni di auto – reclusione forzata in teatro, in uno spazio di tre metri per un metro. Daniele Timpano decide, così, di cucirsi addosso una condizione esistenziale estrema, tentando di vivere sulla propria pelle e intagliare nei propri nervi, la sensazione della prigionia, l’idea concreta dello spazio assente e del movimento negato. Al Teatro dell’Orologio non si racconta la storia di Aldo Moro basandosi su di una mera ricostruzione teatralizzata dei fatti storici, della loro reinterpretazione ideologizzata o rilettura pateticamente romanzata. Ciò che si presenta in scena è la conseguenza possibile cui l’isterismo della reclusione potrebbe condurre un individuo. Assenti sono le facili congetture morali, eliminate sono le semplicistiche considerazioni politiche sull’accaduto. Daniele Timpano è “nervi a fior di pelle”, è immediata espressione del parossismo mentale cui una reclusione forzata può condurre. Come se non esistessero barriere fisiche tra la sua condizione di vita e il mondo esterno, Timpano rovescia sulla platea un isterismo nato dalla fusione tra il senso di reclusione, una riflessione rabbiosa sulle semplicistiche conclusioni storico – politiche sorte intorno al caso Moro e una potente intolleranza circa la mortifera, continua ridefinizione del sé sociale per il tramite di ideologie pre – costruite e ormai obsolete. Timpano non propone, ma devasta. Scandaglia minuziosamente ogni minima riflessione possibile sul caso Moro, rendendola tritolo per il qualunquismo. Istrionico e isterico rovescia continuamente il teatro sulla vita, la vita sulla politica, la politica sul teatro, creando un buco nero teatrale che assorbe e distrugge. Trascina i suoi spettatori in una condizione mentale difficilmente esperita dai più e si proietta sul pubblico in una disperata ricerca di confronto che si tramuta in soliloqui dal filo conduttore spesso troppo labile, composto di rimandi e associazioni mentali complesse che viaggiano dall’intimo dell’attore ai più astrusi concetti anti – ideologici. Aldo Morto_54 è nervi e rabbia, accettazione forzata di una condizione mentale inqualificabile al punto tale da divenire specchio di una situazione sociale e politica inaccettabile, resa attraverso un caso emblema della storia italiana contemporanea. La reclusione e l’uccisione di Moro è, infatti, un evento politico che funge, in realtà, da centro nevralgico su cui gravitano parallelamente il fallimento delle ideologie, la manipolazione degli eventi storici, il patetismo umanitario che pacifica le coscienze e l’incapacità di reinvenzione e reale riflessione politico – sociale che coinvolge la comunità. L’auto – reclusione forzata di Timpano sembra essere lo strumento per creare e figurare, nel concreto, l’auto – reclusione intellettuale cui ci si costringe, spesso inconsapevolmente, perché privi dei reali mezzi necessari per comprendere il panorama socio – politico e culturale imposto. In questo modo, ciò che si crea in teatro è una dimensione spazio – temporale altra in cui coesistono la reclusione del “caso – emblema” Moro, l’auto – reclusione di una individualità e l’assenza di spazio vitale socio – culturale della comunità, elementi che, in scena, esplodono in una istrionica, devastante isteria.

Fondazione Romaeuropa – Teatro dell’Orologio – amnesiA vivacE ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione di e con Daniele Timpano un progetto di Teatro dell’Orologio e Daniele Timpano in collaborazione con Fondazione Romaeuropa media partner Kataklisma, Tamburo di Kattrin, Grapevine Studio social media partner fattiditeatro ideazione e realizzazione della cella Alessandra Muschella live-streaming Andrea Giansanti ideazione e realizzazione video teaser Emiliano Martina, Grapevine Studio progetto grafico Angelo Sindoni ufficio stampa Donatella Maresca promozione Bruna Benvegnù, Filippa Piazza cordinamento sezione Incontri: Bruna Benvegnù, Marzia Pacella, Flavio De Bernardinis, Christian Raimo, Graziano Graziani, Stefano Betti, Dario Morgante www.teatrionline.com/2013/04/aldo-morto_54-lauto-reclusione-e-lsteria/

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07/05/13

Aldo Morto_54. L’auto – reclusione e l’steria. | Teatri Online

organizzazione Katia Caselli drammaturgia della prigionia di Daniele Timpano in collaborazione con Elvira Frosini

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Alessandra Capone 30/04/13 | 3:57 | 0

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Fra il 1991 e oggi, al fine dichiarato di ridurre il debito pubblico,…

di qualcosa di rituale, di un incontro. Bisogna esser qui, con me, tra noi. Questo molti spettatori nemmeno pare lo capiscano. Se no non ci sarebbero persone che scartano le caramelle mentre parli o persone che fanno le foto e si stupiscono se l'attore dalla scena li guarda male o persone che arrivano in ritardo, a spettacolo iniziato, facendo rumore. Il teatro è il posto dove si è. Si è lì con chi c'è seduto accanto a te e con chi c'è davanti a te, circondato da odori che non sono quelli di casa tua o del tuo ufficio ma gli odori del luogo altro, magari polveroso, gli odori delle altre persone. Come l'autobus, in fondo. Non si è chiusi in macchina ad ascoltar la propria autoradio. Si è in un posto con altra gente. Io in questi giorni questa cosa la sento come non mai, perché è davvero il momento in cui parlo con delle persone. Ho notato infatti di essere molto più suscettibile del solito. L'altra sera ho dovuto trattenermi dal tirare una cosa in faccia ad una spettatrice che parlottava. Mi sento abbastanza forte da gestire queste cose, figuriamoci, ma è la pazienza che – in questo stato in cui sono, metafora tutto sommato di uno stato generale diffuso anche fuori da questa cella – davvero sta finendo. Parlo troppo da solo, in cella. Devo farlo per forza, ogni tanto. Mi sento dipendente. Mi sento solo. Mi diverto ma sento che la mia

OPERAZIONE CASTA: VOLEVANO MONTEZEMOLO, SI RITROVARONO GRILLO in nel palazzo

La lotta alla casta ha creato il Movimento 5 Stelle”, così Italia…

EMILIANO ZAPATA: IL

percezione della realtà è un po' distorta, in questi giorni. Ed ho molta meno voglia di prima (di quando ero fuori) di saper che succede nel mondo. Il Papa, per esempio, mi è scivolato via addosso senza peso. Ed anche la questione del governo ancora in faticosa composizione dopo le elezioni mi pare molto meno interessante. Ho paura che questa cella 3x1 diventi un grembo materno, sia pure un poco scomodo.

3 ." De so lato , i o no n c ' e ro q uand o è mo rto Mo ro . Ald o è mo rto se nza i l mi o c o nfo rto . Era i l 9 maggi o 197 8. N o n ave vo anc o ra q uattro anni . Quand o Mo ro è mo rto , no n me ne so no ac c o rto " è l' i nc i pi t d e llo sp e ttac o lo e c o sa è suc c e sso q uand o te ne se i ac c o rto ?

RIVOLUZIONARIO CHE FU UCCISO E CHE CONTINUA A VIVERE

Niente di particolare, all'epoca. Non ne comprendevo la relazione con quello che mi

in altrove

capitava adesso, col mio paese, col presente. In generale, la grande conquista intellettuale

Ricorre oggi l'annversario della morte di Emiliano Zapata,…

della mia vita penso sia stata capire come tutte le cose siano collegate tra loro, soprattutto

UN REDDITO MINIMO GARANTITO PER EVITARE UN'ALTRA CIVITANOVA in in piazza

È stato lanciato in questi giorni nelle Marche un appello affinché…

quel che è successo prima di me, quel che hanno fatto o detto persone che sono ancora qui, vive e scalpitanti. Il mondo non è appiattito davvero sul presente, o meglio lo è, ma capire come sia successo, e com'è ad esempio che si è passati da una generazione che – mi raccontano in molti che eran giovani 30 anni fa – sentiva un profondo (o superficiale?) senso di ottimismo per un mondo che sembrava essere in subbuglio e in cambiamento, pieno di speranze, di prospettive, e l'attuale trionfo della repressione/depressione preventiva di qualunque slancio nel futuro. Gli anni '70 sono diventati un mito, tutto sommato, ed in questo c'è del vero e c'è del falso, come in tutte le mitologie. Non so. È successo che mi sono convinto sia fondamentale frugare nelle frattaglie di questa identità nazionale in crisi e dismissione. Tutto sommato, anche incarnare l'impossibile, chiudermi in clausura in una condizione simile (ma imparagonabile) a quella descritta dai brigatisti negli atti processuali come la condizione sperimentata da Moro, è un tentativo di avvicinare, sia pure maldestramente, nella carne della mia carne, la carne un tempo viva

COMMENTI Bombarolo

ma irrecuperabilmente morta di una storia che, per quanti sforzi possa fare, non è più recuperabile. Siamo in un mondo altro, con evidenti segni

di continuità, ma

completamente diverso. Un mondo dove, peraltro, quello che un tempo si chiamava Capitalismo, ha completamente sbaragliato ogni resistenza.

Non avevo dubbi, Grillo li ha beffati. Operazione casta: volevano Montezemolo, si ritrovarono Grillo · 2

4.Oltre allo spe ttac o lo , alla " mo ro to na" c o llate rale tu i nc o ntri ne lla tua c e lla anc h e gli spe ttato ri e gli c h i e d i ri c o rd i , me mo ri e e se nsazi o ni d e l rapi me nto e d e ll' uc c i si o ne d i Ald o Mo ro , c h e i d e a ti se i fatto d i q ue ste te sti mo ni anze ?

days ago Elisabetta Mancini uomo !!! grande!!!!! eheheheehhe Crozza: la copertina di

Le interviste e gli incontri sono appena cominciati. Sinora son venute prevalentemente persone giovani, che all'epoca non c'erano ed il poco che ne sanno è vago: frammenti di documentari, sensazioni di angoscia comunicategli dai genitori, poco più. Che poi è più o meno quello che sapevo io prima di decidere di mettermi lì a studiare tutto. L'idea che ho, e che spero le testimonianze smentiscano, è che la memoria di quegli anni sia perduta, che davvero non passino le cose da una generazione all'altra, passano al limite le persone da

Ballarò su Grillo e

un'epoca all'altra: persone che cambiano, tagliano la propria vita in due, revisionano i loro

l'autogol di Bersani · 5

ricordi e le proprie appartenenze e prendono il posto degli esponenti della generazione

days ago

precedenti che avevano criticato o avversato. O filtra fino a noi, viceversa, la nostalgia per

Guest Vabbè, come vuoi tu. Quirinale: Grillo lancia la votazione on line, ma bloccata, e boccia

[LETTURE CORSARE]

queste epoche che non abbiamo vissuto e che, dai racconti, sembrano sempre meglio di questo roba grigia e morta che viviamo adesso, molto più plumbea di qualunque piombo. È proprio strana questa nostalgia consolatoria e mitologica di altre epoche, magari già morte per chi le ha vissute ma che sono paradossalmente più vive, ma deformatissime, per noi che non c'eravamo.

NAZIONALISMI E SINISTRE TRA CATALOGNA, SCOZIA E EUSKADI: STORIE DI UN MALINTESO IRRISOLTO in Musica arte & culture

Nazionalismo e sinistra, un binomio perlopiù fonte di tensioni ed…


Rodotà e Zagrebelsky · 1 week

5. Do po la mo rte al Te atro d e ll' Oro lo gi o d o ve avve rrà la pro ssi ma d e te nzi o ne e

ago

uc c i si o ne ?

George Carpadis attè, te deveno avè dato la carta der burro da...

è senz'altro: in nessun luogo. O al limite nel regno dei cieli, dove speriamo ci sia ad accogliermi una luce non elettrica. Se ti riferisci a progetti futuri o repliche dello spettacolo invece ti dico che da metà

Quirinale: Grillo lancia la votazione on line, ma bloccata, e boccia Rodotà e Zagrebelsky · 1 week ago

Se ti riferisci alla riproposta a un progetto altrettanto ambizioso e irragionevole la risposta

maggio ho altre repliche di "Aldo morto", mi pare in Trentino, ma anche in Toscana, come anche repliche di altri spettacoli. Poi spero di riuscire a fare una vacanza. Come i brigatisti del Sequestro Moro che, un mesetto dopo l'esecuzione, come è normale che fosse, erano già a Santa Marinella a fare il bagnetto e prendere il sole e rilassarsi. Lo racconta la Braghetti nel suo libro best seller "Il prigioniero", Edizioni Feltrinelli. Dopo la vacanza, se potrò permettermela, al lavoro per il nuovo spettacolo, questa volta sugli Zombi, questo tentativo di resurrezione, questa resurrezione letterale in mancanza di meglio, questa impossibilità

di

resurrezione,

questa

metafora

vastissima,

popolarissima

ma

sottovalutatissima dello Zombi. Ci lavoreremo durante l'estate, io e la mia moglie e collega, Elvira Frosini, che mi manca molto. Ieri ho provato a sentirla su Skype dalla cella, ma non si sentiva bene il microfono del portatile...

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Aldo Morto: intervista a Daniele Timpano

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Corriere di Bologna Daniele Timpano ripercorre la prigionia di Moro recludendosi per 54 giorni: in streaming web di Massimo Marino - Controscene

L’anno scorso Daniele Timpano presentò allo Spazio Sì di Bologna in anteprima il suo Aldo morto, una personalissima, partecipata rievocazione del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro visto da uno che nel 1978 aveva quattro anni. Poi con quello spettacolo ha debuttato a Roma, ha vinto il premio Rete critica, è arrivato in finale negli Ubu come migliore novità italiana. Qualche giorno fa ha iniziato una performance che ha destato scalpore e suscitato l’interesse dei media (è stata lanciata, sabato 23, perfino una video Ansa). Si è chiuso in una cella simile per dimensioni a quella che tenne prigioniero Aldo Moro, nel 35.imo anniversario del rapimento, e ne uscirà l’8 maggio. Aldo Morto 54, come i giorni di prigionia dello statista, avviene in un sotterraneo del teatro Orologio di Roma, dove giornalmente alle 21 (la domenica alle 18) Timpano rappresenta lo spettacolo. In una lettera, che pubblico qui di seguito, spiega i motivi dell’iniziativa, che ha suscitato varie reazioni e qualche perplessità. In questo blog darò conto della la “reclusione”, con un’intervista verso la fine di aprile e qualche altra notizia. Intanto potete rimanere aggiornati, se vi interessa, seguendo in streaming web le giornate dell’attore come se fosse il Grande fratello (con sintesi incluse), collegandovi qui, oppure sulla rivista online “Il Tamburo di Kattrin”.

DANIELE TIMPANO / ALDO MORTO 54 PARLA: 2° LETTERA DAL CARCERE da Daniele Timpano il Domenica 24 marzo 2013 alle ore 16.35 DANIELE TIMPANO / ALDO MORTO 54 PARLA 24 marzo 2013 - Ciao a tutti, sono il protagonista e la vittima sacrificale di questa avventura irragionevole: 54 giorni di auto-reclusione al Teatro dell’orologio più 54 giorni di repliche del mio spettacolo “Aldo morto / tragedia” su Moro, anni ’70, lotta armata e ciò che resta e la palude in cui mi e ci sento, nel trentacinquennale del Sequestro Moro, nei giorni esatti del sequestro (16 marzo – 8 maggio 1978, con giornata speciale conclusiva il 9 maggio). Beh, il progetto ha raccolto e raccoglie entusiasmi come anche perplessità. Ad una settimana dall’interramento (il teatro dell’orologio è sottoterra) tento di abbozzare una veloce riflessione, a mo’ di primo bilancio, sul senso dell’operazione, senso che in parte è a monte, progettuale, in parte ancora in corso d’opera e suscettibile di sviluppi e contributi. Dunque. La sostanza di Aldo morto 54 l’ho spiegata più volte in questi giorni in streaming e in interviste (Ansa, Rai News), spero ci sia un video da recuperare e postare prima o poi. Cos’è Aldo morto 54, questo progetto che a molti pare ambiguo, costruito intorno a un mio spettacolo? Che roba è? Il teatro che diventa reality? È un gesto estetico? Narcisistico? Politico? È squallido marketing? Non lo so. Parliamone. E partiamo dal teatro. Il teatro è il mio mestiere, la mia vita, il mio tempo, il mio amore, il mio respiro; ma il teatro non è niente ed Il teatro non può diventare niente, purtroppo perché il teatro è morto, è un cadavere incredibilmente abitato da gente vivissima ma è morto e noi vermi che ci viviamo dentro non riusciamo a farlo


muovere… Certo che nel progetto c’è l’elemento maketing, anche se mi pare esagerato definirlo tale; direi piuttosto che c’è l’idea 1) di strumentalizzare un poco la mentalità di stampa e tv, che infatti sono molto curiosi di questa cosa che a lor pare un evento (mentre dello spettacolo non glie ne importa palesemente molto, come sempre, né molto probabilmente ne capiscono) ed in quanto evento infatti un certo interesse per il progetto lo stanno dimostrando (i sopracitati Rai News e Ansa che mai si sono interessati a me in precedenza); direi poi 2) che c’è l’idea di stimolare la curiosità della gente normale non teatrante diversamente alienata (rispetto all’alienazione di chi fa questo mestiere ma pur sempre alienata come tutti); sì, proprio così, la gente c.d. “normale”, ve la ricordate? Sì, proprio loro perché – prima di tutto – l’intero progetto (non solo la prigionia in streaming ma anche gli approfondimenti di senso come gli incontri con Miguel Gotor, Lorenzo Pavolini, Francesco Biscione, Christian Raimo, quello su Baliani, il concerto di Pino Masi, le presentazioni di libri, o i seminari sul cinema di Flavio de Bernardinis o le interviste in cella o gli incontri con gli studenti) è un progetto che nasce prima di tutto – ma prima di tutto, ma prima di tutto, ma prima di tutto – intorno ad un progetto semplice ma ambiziosissimo: realizzare a Roma – finalmente! – la lunga tenitura in scena di uno spettacolo di drammaturgia contemporanea (italiana) tentando in tutti i modi di creare un pubblico diverso dai quattro gatti colleghi-operatori-parenti-elite intellighenti da salottino radical chic cui par condannato il nostro segmento di teatro, specie in questa orrenda capitale cadaverica, questo demimonde di artisti cui appartengo, non benedetto da luci televisive o altro eppure così pieno di senso, vita, fatica, amore, sforzi, tensione anche politica, di certo intellettuale. Tutto il progetto tenta in ogni modo, cercando di creare senso e mantenerne in corso d’opera, di rendere possibile una cosa del genere. Non è poco. Ne ho bisogno io. Ne ha bisogno la città. Ne ha bisogno il teatro forse in generale ma senz’altro il segmento di teatro cui appartengo. Di questo sono convinto. Sto puntando molto su questo progetto e sul suo senso.Se no, Daniele Timpano lo spettacolo Aldo morto / tragedia se l’era già fatto l’anno scorso a Roma in 3 repliche trionfali nella cornice c.d. “prestigiosa” del Palladium, pagato bene e pieno di tutto quel pubblico là, di cui sopra, tutto là riunitosi per l’eventino speciale di Timpano con ‘sto spettacolino di cui si parlava tanto bene ospitato chissà perché nella stagione della Fondazione Romaeuropa. Se no, si accontentava di fare le sue solite repliche in giro per l’Italia, si accontentava di aver vinto il Premio Rete Critica 2012, della segnalazione “alla carriera” al Premio IN-BOX 2012, di essere arrivato per la prima volta in finale ai PREMI UBU 2012 come “migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)”, pazientemente proseguendo la faticata ascesa verticistica del teatrello in estinzione italiano. Insomma, chi me lo faceva fare di chiudermi sotterra, in una tomba anticipata in cui comunque già ero, come tutto il teatro, come tutta la cultura, come tutto il paese depressivo in cui viviamo (per questo peraltro, sin troppo didascalicamente per i miei gusti, la mia tutina è verde, il pavimento rosso e le pareti della cella bianco sporco-grigette: la mia cella 3 x 1 non solo cita Moro ma è un tricolore depressivo che mi soffoca). Concludendo, secondo me, ed anche a prescinder da me, vi dico – e faccio questa affermazione in assoluta buona fede e assoluta convinzione -, vi dico questo: c’è poco da essere perplessi e da storcere la bocca. Il progetto, per criticabile e fallibile che sia, ha un suo senso “storico”.Se al mio posto ci fosse un Andrea Cosentino, un Fabrizio Arcuri, o Gaetano Ventriglia e Silvia Garbuggino, o Massimiliano Civica, o Daria De Florian e Antonio Tagliarini, o i Tony Clifton Circus, Dario Aggioli, Elvira Frosini, Fabio Massimo Franceschelli, Alessandra Sini, i Maniaci D’amore (Luciana Maniaci e Francesco d’Amore, Roberto Latini, Teatro Magro, Stefano Cenci, Riccardo Goretti o Biancofango Compagnia,Gianfranco Berardi e altre compagnie e artisti che stimo (ma forse anche se al mio posto ci fosse qualcuno che non stimo come xxxxx), questo sarebbe un progetto che comunque sosterrei. Anche se non portasse benefici a me direttamente (se pur me ne sta portando, cosa che è ancora tutta da vedere: per ora è ancora una lotta contro i mulini a vento).Il Teatro dell’Orologio –


nella sua nuova gestione – è stato coraggioso ed incosciente a investire con me in questo progetto soldi (che non ci sono), energie, tempo, idee, contatti ed io spero tanto che questo irragionevolissimo e ambizioso “Aldo morto 54″ aiuti anche loro a sfuggire al destino disdicevole di “Affittacamere” (a Roma il 90% dei teatri non fa una programmazione ma affitta la sala a caro prezzo alle compagnie che glie la chiedono) da cui provengono e a cui speriamo non siano costretti – come quasi tutta la città teatrale orrenda in cui viviamo noi romani che è losca, spregevole, disordinata, cialtrona e fuorilegge – a tornare…Anche i nostri buoni e generosi Media Partner condividono con noi queste non piccole speranze. Il Tamburo Di Kattrin e Fattiditeatro, Andrea Giansanti (cui va il mio ringraziamento speciale per aver reso possibile tutta la faccenda dello streaming!), ma anche Grapevine studio, anche Kataklisma, anche – in sostanza – la Fondazione Romaeuropa. Ecco qui. Ho finito. Solo un piccolo tentativo di lucidità. Mi rendo conto della delicatezza di tutto questo. Ed ho parlato solo delle questioni di “politica teatrale”. Figuriamoci se affrontavo il problema della delicatezza dei temi che affronta lo spettacolo!Un bacio, comunque. Un bacio a tutti dal mio lettuccio sottoterra. Cordiali saluti e baci appassionati, Daniele Timpano


15/04/13

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“Un bel mattino ci sveglieremo e capiremo che siamo morti” [Claudio Lolli, 1973] « Desolato, io non c'ero quando è morto Moro. Aldo è morto senza il mio conforto. Era il 9 maggio 1978. Non avevo ancora quattro anni. Quando Moro è morto, non me ne sono accorto. Ma dov'ero io quel 9 maggio? E cosa facevo? A che pensavo? E soprattutto a voi che ve ne importa? È una cosa importante cosa facevo e che pensavo io a tre anni e mezzo? Aldo è morto, poveraccio. Aldo Moro, lo statista. Che un certo Moro fosse morto l'ho scoperto alla televisione una decina di anni dopo, grazie a un film con Volontè. Un film con Aldo morto. Ci ho messo un po' a capire fosse tratto da una storia vera. Oh, mio Dio! Hanno ammazzato Moro? E quando? E perché? E come? Lo hanno trovato nel bagagliaio di Renault 4 rossa, undici colpi sparati a bruciapelo addosso. Oh, mio Dio! Hanno ammazzato Aldo! Brutti bastardi. E vabbè, pazienza. Niente di importante. Cose che capitavano negli anni '70. Bisognava fare la rivoluzione. Chi? Brigate rosse. Era il 9 maggio del 1978. Non avevo ancora quattro anni. Brigate rosse, sì. Ma rosse in che senso? » Un attore nato negli anni '70, che di quegli anni non ha alcun ricordo o memoria personale, partendo dalla vicenda del tragico sequestro di Aldo Moro, trauma epocale che ha segnato la storia della Repubblica italiana, si confronta con l'impatto che questo evento ha avuto nell'immaginario collettivo. In scena, assieme al suo corpo e a pochi oggetti, solo la volontà di affondare fino al collo in una materia spinosa e delicata senza alcuna retorica o pietismo. Dopo essere stato in scena nella scorsa stagione al Teatro Palladium, torna “Aldo morto”, lo spettacolo di Daniele Timpano che si interroga sul rimosso storico del delitto Moro e lo affronta contestualizzandolo in quegli anni settanta di cui il nostro duemila non è che un prodotto.

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Lo spettacolo torna per ricordare il trentacinquennale dalla morte dello statista, trentacinque anni che hanno lasciato una memoria non sempre lucida, spesso distorta da racconti di seconda mano, da immagini televisive e fotografiche ormai iconizzate. “Aldo morto” diviene ora spunto e fulcro per un evento totale: il Progetto “Aldo Morto 54”, prodotto dal Teatro dell’Orologio in collaborazione con la Fondazione Romaeuropa. Daniele Timpano, autore e interprete dello spettacolo, si auto-recluderà per 54 giorni, dal 16 marzo all'8 maggio, nella celletta costruita appositamente in una delle sale del Teatro dell’Orologio, dalla quale uscirà ogni sera per mettere in scena il suo spettacolo. Per tutto il periodo verrà realizzato un live streaming che permetterà di seguire la vicenda della prigionia da casa. È stato costruito un apposito canale You Tube ed un sito dedicato (www.aldomorto54.it) dove si potranno seguire tutte le vicende del prigioniero: potremo vedere Timpano che legge il giornale la mattina, Timpano che legge i Quaderni dal carcere di Gramsci, Le avventure di Pinocchio di Collodi e i comunicati scritti dalle Brigate Rosse, Timpano che incontra nella sua celletta persone volontarie disposte a portare la propria testimonianza su quegli anni, chi li ha vissuti in prima persona, chi ne ha sentito soltanto il racconto, chi ha affrontato l’argomento sui banchi di scuola; ricordi, emozioni e frammenti della propria storia che diverranno pezzi di un puzzle più grande per offrire un affresco della nostra società. Lo spettacolo sarà l’unico momento non ripreso dal circuito streaming, un momento unico, intimo che richiede la presenza fisica dello spettatore, la condivisione del punto di vista in una rottura mediatica e catartica del voyerismo. Una presenza costante su twitter (attraverso un #fdtalk ovvero una chiacchierata con fattiditeatro, social media partner di Aldomorto54) e su facebook permetterà a Daniele Timpano di interagire con l’esterno in un costante scambio di memorie e esperienze. Il web 2.0 diventerà un rifugio, una fuga immaginaria, una culla contro la solitudine della detenzione, ma anche sopratutto un urlo - o un cinguettio! - disperato contro la mistificazione, la violenza, la massificazione, il senso di impotenza, quel vero e proprio compromesso “etico”, non “storico”, che è la base identitaria di questo bel paese. Lo spazio “carcerario” si animerà ulteriormente attraverso occasioni di incontro con le scuole, per attivare un confronto generazionale tra genitori e figli, tra chi ha vissuto in prima persona il fatto storico e l’Italia di quegli anni e chi ne ha conoscenza solo attraverso l’immaginario. Il lunedì sarà dedicato al cinema, con un seminario curato dal professore Flavio De Bernardinis dal titolo Il cinema e le immagini negli anni Settanta. Il sabato sarà l’occasione della musica con alcuni appuntamenti insieme e protagonisti di quegli anni. La domenica invece sarà l’occasione per degli incontri di approfondimento dedicati a letteratura, teatro e saggistica: si comincerà domenica 24 marzo con Miguel Gotor e Lorenzo Pavolini, continuando con Marco Baliani e molti altri. Saranno organizzati anche degli incontri e dibattiti con i protagonisti di quella storia coordinati da Tamara Bartolini: in occasione della presentazione del suo ultimo libro, sarà presente anche Ferdinando Imposimato, giudice istruttore del rapimento Moro, pronto a svelare il suo punto di vista di persona (molto) informata dei fatti. Molte di queste iniziative sono in progress e verranno definite nel corso della prigionia.

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Il 9 maggio, giorno del ritrovamento del corpo di Moro, il progetto si concluderà fuori della cella, presso la sede della Fondazione Romaeuropa, nell'Opificio Telecom Italia, con una serata speciale, a cura di Christian Raimo, il Moro day: una riflessione ampia su quel cinquantacinquesimo giorno che non è mai appartenuto a Moro ma appartiene a noi italiani che lo abbiamo vissuto, anche in maniera spesso sin troppo voyeuristica.

LE INIZIATIVE DEL PROGETTO 1) LO SPETTACOLO Dal 16 marzo all'8 maggio – maratona teatrale senza pause ALDO MORTO/ Tragediauno spettacolo di e con Daniele Timpano collaborazione artistica Elvira Frosini aiuto regia, aiuto drammaturgia Alessandra Di Lernia oggetti di scena Francesco Givone disegno luci Dario Aggioli e Marco Fumarola editing audio Marzio Venuti Mazzi elaborazioni fotografiche Stefano Cenci progetto grafico Antonello Santarelli produzione amnesiA vivacE con il sostegno di Area06 in collaborazione con Cité Internationale des Arts, Comune di Parigi si ringrazia Cantinelle Festival di Biella drammaturgia, regia, interpretazione Daniele Timpano spettacolo vincitore Premio Rete Critica 2012 segnalazione speciale Premio IN – BOX 2012 finalista Premio Ubu 2012 come “Migliore novità italiana (o ricerca drammaturgica)” Note di regia sullo spettacolo “Aldo morto” di Daniele Timpano Lo spettacolo “Aldo morto / Tragedia” non racconta il “Sequestro di Aldo Moro” né tantomeno tenta di ricostruire la fitta nebulosa di ipotesi più o meno probabili o improbabili che sono andate ad innalzare, in oltre 30 anni, la discutibile fortezza denominata “Il caso Moro”. Fortezza inespugnabile fatta di ipotesi, interpretazioni, prove inoppugnabili o oppugnabili, articoli e inchieste giornalistiche, testimonianze attendibili e testimonianze inattendibili, prese di posizione, arroccamenti o accanimenti ideologici. Tutto ciò non ci interessa, se non come sfondo del problema. Ci interessa non l'evento in sé, ma l'impatto che questo evento ha avuto nell'immaginario collettivo di una generazione che non è quella di chi scrive e realizza lo spettacolo: Daniele Timpano è nato nel 1974. Ci interessa tentare di confrontarci con un'epoca che non abbiamo vissuto personalmente e il cui raffronto con l'epoca presente si impone di continuo. Non fosse altro che perché gli ex giovani di allora (gli ex movimentisti, extraparlamentari, ex terroristi di sinistra e destra, ma anche gli ex fascisti, ex democristiani, ex comunisti e persino gli ex cantautori “impegnati” di una volta e le ex femministe che “non tremate non tremate le streghe son scappate”) sono spesso le stesse

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CU.SP.I.D.E.magazine: ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione persone che ci troviamo davanti oggi nelle redazioni dei giornali, in televisione, sugli scaffali in libreria, nelle direzioni artistiche e organizzative dei teatri, in famiglia e - naturalmente - in Parlamento. Ma ci interessa anche, e forse soprattutto, indagare un filo tematico molto chiaro (e legato più all'immaginario prodotto da questa storia che alla storia in sé): la lacerazione drammatica tra “immagine” e “verità”, viste naturalmente come polarità opposte. In particolare ci interessa la persistenza dell’immagine a scapito della verità. Per “verità” intendiamo qui quella verità umana che è la propria esperienza, sempre parziale, imprecisa e soggettiva, sempre destinata a restare nascosta nelle pieghe intime della vita di ognuno, la verità fallibile, ma autentica, del ricordo misto all’emozione. In questo caso, ad esempio, i ricordi familiari del Moro privato, che portava i figli al mare a Terracina e sbucciava le arance tutto calmo con cui si apre lo spettacolo. E, al lato opposto, ci interessa l’immagine con la sua forza e la sua carica di verità oggettiva, anche se del tutto illusoria (visto che porta con sé elementi di dubbio e di distorsione del senso: chi ha mai detto infatti che una fotografia, ad esempio, solo perché riproduce fedelmente il reale, non sia in grado di mentire?). Nel caso dello spettacolo il riferimento è all'immagine di Aldo Moro nelle famose polaroid scattate dalle Br durante il Sequestro o alle ancora più famose immagini del corpo di Moro raggomitolato nel bagagliaio di una Reanault 4 rossa, che sono pressocché le prime (se non le uniche) immagini che si affacciano alla testa di qualunque italiano oggi senta nominare Aldo Moro. Senz'altro sono le prime che appaiono cercandolo su Google. Il racconto della dimensione intima dell’uomo, si scontra con l’immagine al quale questa inconoscibile individualità, l’uomo Aldo Moro, è rimasta legata ormai per sempre: l’Aldo Moro sequestrato e poi ucciso dalle Brigate Rosse. Snodo centrale del lavoro è il discorso sulla morte. La morte in generale, non quella specifica di Moro. Questo discorso sull’immagine e la verità è direttamente legato al tema della morte: la distruzione dell’umano nel suo diventare immagine è il lavoro della morte esibita e indagata dai mass media, la tragedia di una morte pubblica.

Daniele Timpano è autore-attore e regista. Come attore ha lavorato con Michelangelo Ricci, Francesca Romana Coluzzi, Massimiliano Civica. Ha collaborato con diverse compagnie della scena indipendente romana, tra le quali OlivieriRavelli teatro, Circo Bordeaux, Teatro Forsennato, Kataklisma e LABit. Con alcune di queste fonda il “Consorzio Ubusettete” nel 2008. Fondatore di 'amnesiA vivacE', ha scritto e interpretato diverse opere teatrali, tra cui Teneramente Tattico (1999); Profondo Dispari (2000); Oreste da Euripide (2001); caccia 'L drago da J. R. R. Tolkien (2004), vincitore della terza edizione del premio Le voci dell'anima - incontri teatrali); Gli uccisori del chiaro di luna – cantata non intonata per F. T. Marinetti e V. Majakovskij (2005); dux in scatola. Autobiografia d’oltretomba di Mussolini Benito (2006), finalista al Premio Scenario 2005, pubblicato in volume da Coniglio Editore nel 2006 e sulla rivista di teatro Hystrio nel 2008; Ecce robot! Cronaca di un'invasione (2007), ispirato all'opera di Go Nagai (Jeeg Robot, Goldrake, Mazinga) e pubblicato in volume all'interno dell'antologia "Senza corpo - voci dalla nuova scena italiana" a cura di Debora Pietrobono [Minimum Fax, 2009]; Negative film #1: Teneramente Tattico (2009, in collaborazione con Lorenzo Letizia/Le Chant du Jour); Risorgimento pop - memorie e amnesie conferite ad una gamba (2009, scritto e diretto con Marco Andreoli) e Sì l'ammore no (2009, scritto e diretto con Elvira Frosini e finalista al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche "Dante Cappelletti" 2008); Aldo morto. Tragedia (segnalazione premio IN-BOX 2012, vincitore Premio RETE CRITICA 2012, finalista Premio Ubu 2012 come "migliore novità italiana o ricerca drammaturgica). Due suoi testi, Dux in scatola e Risorgimento pop, sono stati tradotti e presentati a Parigi per “Face à face -paroles d'Italie pour les scènes de France” 2011; insieme ad Aldo Morto, compongono una trilogia pubblicata da Titivillus nel 2012 con il titolo “Storia Cadaverica d'Italia”. Coordinatore dei laboratori teatrali, letterari e musicali Oreste ex Machina (2003), Gli uccisori del chiaro di luna (2004) e Fiabbe Itagliane (2005), tutti finanziati dall'Università degli studi di Roma "la Sapienza". È stato redattore (e collaboratore) della rivista on line Amnesiavivace.it e di Ubu Settete, periodico di critica e cultura teatrale. È stato tra gli ideatori e organizzatori della rassegna teatrale romana indipendente Ubu Settete – fiera di alterità teatrali (sei edizioni dal 2003 al 2007). 2) GLI INCONTRI E I CORTOCIRCUITI Il progetto Aldo Morto 54 prevede una serie di incontri, seminari, cortocircuiti di riflessione e memoria a cadenze settimanali: Tutti i lunedì Il cinema e le immagini negli anni Settanta seminario a cura del Prof. Flavio De Bernardinis Un excursus storico e critico sul cinema italiano degli anni Settanta tra impegno politico e grida di protesta. Giovedì 28 marzo_4.11.18.25 aprile_2 maggio h 19 Il piombo nelle parole coordinamento a cura di Dario Morgante Scrittori che hanno raccontato e analizzato l’Italia degli anni di piombo e i suoi protagonisti, incontrano il pubblico presentando la loro opera: tra gli altri Angela Scarpaio, Fabio Calenda, Ivo Scanner, Carlo Bordini e Andrea Di Consoli, Paolo Grugni, Giorgio Vasta. Il Memoriale: lettura del racconto in prigione Alcuni attori - tra cui Valerio Aprea, Cristina Pellegrino, Claudia Campagnola e Norma Martelli –si confrontano con alcune letture selezionate di estratti dal c.d. “Memoriale”, quella parte cioè degli scritti prodotti da Moro durante la prigionia, che raccoglie le risposte che il Presidente della DC diede alle Brigate Rosse, durante gli interrogatori ai quali fu sottoposto nella c.d. “prigione del popolo”. Le domeniche di Moro a cura di Christian Raimo Dei veri e propri approfondimenti critici, drammaturgici, generazionali, musicali che ci immergeranno nel decennio dei settanta e nel suo universo. Tra i punti di vista privilegiati quelli di Miguel Gotor e Lorenzo Pavolini (24 marzo), che partendo dal paradigma interpretativo di Sciascia affronteranno la questione dell'interpretazione degli scritti prodotti da Moro durante la prigionia, e quello di Marco Baliani che al Caso Moro ha dedicato uno spettacolo importante, “Corpo di Stato”, in occasione del ventennale del 1998. Tra gli appuntamenti Piombo su piombo/ Come il teatro ha riletto gli anni '70 a cura di Graziano Graziani: piccola maratona di letture di alcuni testi drammaturgici trans-generazionali, da quello di Marco Baliani a quello di Magdalena Barile, che

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CU.SP.I.D.E.magazine: ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione hanno affrontato il tema degli anni Settanta, la lotta armata, Aldo Moro. 3) EVENTI SPECIALI Sabato 27 aprile h 23.30 Concerto Rosso di Pino Masi Opificio Telecom Italia _9 maggio / h 18 MORO DAY a cura di Christian Raimo con interventi di Daniele Timpano, Miguel Gotor, Marco Belpoliti e molti altri. 4) LA CELLA Daniele Timpano e i suoi 54 giorni di reclusione performativa, parte strutturale del progetto. La quotidianità della cella sarà scandita da appuntamenti fissi, incontri, riprese, letture. Riti di vita quotidiana La ripresa streaming prosaica e più “umana”: Daniele che si sbarba, che legge il giornale, che beve una spremuta, che pranza; Daniele al pc, vestizioni, svestizioni, Daniele che spegne e va in bagno, Daniele che spegne e va a dormire. Riti di comunicazione quotidiana Daniele Timpano ogni giorno risponderà a mail, messaggi facebook, messaggi twitter e in più ci saranno degli appuntamenti social in collaborazione con i nostri media partner: - Appuntamento Twitter con fattiditeatro tutti i giorni alle ore 15 circa. Si potrà seguire la chiacchierata cercando @fattiditeatro e @aldomorto54 e intervenire usando il doppio hashtag #fdtalk e #aldomorto54. - Aggiornamenti e appuntamenti quotidiani con la redazione de Il Tamburo di Kattrin: rassegna stampa dal 1978, canzoni di quei giorni, commento allo spettacolo di Timpano della sera precedente, riflessione sulla politica teatrale oggi, infine la rubrica “Cosa mi sono perso oggi?” in cui Daniele Timpano utilizzerà la rassegna stampa elettronica a cura del Tamburo di Kattrin per costruire un percorso critico sugli spettacoli che si è perso recludendosi in teatro, sugli spettacoli che gli spettatori si perdono partecipando alle iniziative del progetto Aldo Morto 54, sugli spettacoli a cui rinuncia chi a teatro non ci va mai. Progetto Amnesia / interviste a spettatori in cella (archivio testimonianze) / Dal lunedì al venerdì, Daniele Timpano incontrerà, su prenotazione, persone volontarie disposte a portare la propria testimonianza su quegli anni: chi li ha vissuti in prima persona, chi ne ha sentito soltanto il racconto, chi ha affrontato l’argomento sui banchi di scuola; ricordi, emozioni e frammenti della propria storia che diverranno pezzi di un puzzle più grande per offrire un affresco della nostra società. Letture Daniele Timpano approfitterà del tempo in cella per condividere la lettura di due opere simbolo della letteratura italiana: gramsciana / lettura estratti ragionati gramsci – quaderni dal carcere selezione a cura di Fabio Frosini da apocalittico a integrato / le avventure di pinocchio di Carlo Collodi – lettura integrale a puntate INFO orario spettacolo+lettura dal martedì al sabato h 21 domenica h18 botteghinodal lunedì al sabato dalle ore 12 tel. 06_6875550 prezzi intero €13.00 + tessera €2.00 ridotto € 10.00 + tessera €2.00 Tutte le iniziative collaterali sono riservate ai soci. Pubblicato da Caterina Mirijello a mercoledì, marzo 13, 2013 Consiglialo su Google Etichette: aldo moro, ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione, Fondazione Romaeuropa, TEATRO DELL’OROLOGIO

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puntobuio: Aldo Morto 54

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Esiste un diritto di prelazione sulla memoria di una persona? E se si chi lo detiene?

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Esiste qualcuno che ha il diritto di raccontare una storia più di altri, solo in nome del dolore e del legame con il ricordato? E se la memoria è totalmente slegata dai fatti perchè questi non sono mai stati ricostruiti, accertati ma, al contrario, sono stati oggetto di falsificazione, mistificazione, depistaggio? Esiste una memoria possibile, quando l'immagine di una persona è rielaborata a tal punto da farne un feticcio e quindi merce, oggi, più che mai, nell'era della riproducibilità tecnica? Sulla figura di Aldo Moro, il giorno stesso della suo rapimento è nata una delle più grandi operazioni di narrazione transmediale che la storia di questo paese conosca con il preciso scopo di occultare una verità e consolidare un potere. Daniele Timpano in Aldo Morto 54. Tragedia riprende in mano questa operazione e cerca di decostruirla, non per trovare una verità ormai impossibile da ricostruire e che non esiste ma, semplicemente, per non lasciare a coloro che l'hanno scritta a vario titolo fino ad oggi, questa storia, il monopolio della memoria. Se la verità non verrà mai a galla che almeno non affondi l'aspirazione a cercarla o, meglio, la possibilità e la volontà di ragionarci sopra. Lo spettacolo di Timpano è una monumentale riflessione sull'immaginario degli anni '70 e sui meccanismi che lo hanno costruito, il cui pregio principale è quello di metterli a nudo, occultati, fino ad oggi, dalle tante ideologie e dagli interessi che si sono incrociati in questa vicenda. I meccanismi del marketing, del mercato, dello storytelling, del potere e dell'ideologia di qualsiasi colore sono gli stessi e producono gli stessi effetti: la conservazione del potere costituito. L'attacco che i brigatisti rossi volevano portare allo Stato Italiano, sia sotto il profilo militare che ideologico e mediatico, era spaventosamente immaturo e ridicolo. La retorica brigatista, radicale, consegnata ai mezzi di comunicazione di massa, telvesione e quotidiani di partito, ha creato il feticcio, decretando la morte di uno statista e allo stesso tempo la sua immortalità.

La storia di Aldo Moro è mediatica, medianica e transmediale. Passa per la cronaca, la TV, il cinema, il fumetto, il teatro ecc..Mancano solo i video giochi ma non è detto che anche a loro si arrivi presto per aggiungere un pezzo di storia falsa alla sua uccisione. Una continua incessante elborazione del lutto rimediata. Eppure Timpano con Aldo Morto 54. Tragedia fa scandalo. Fa scandalo perchè mette in scena l'ipocrisia della retorica sulla morte dello statista, senza ipocrisia; perchè viola i simboli, i segni, i feticci senza ritegno, perchè, addirittura, si avventura sul terreno della blasfemìa e impersona direttamente il simbolo, il totem e lo fa parlare, però non con il simulacro della sua voce ma con la voce dei diversi attori, interpreti e sacerdoti che ne hanno celebrato, negli anni, il culto.

Il processo del popolo celebrato dalle brigate rosse, alle brigate rosse, con le brigate rosse è stato in realtà una messa. La figura di Aldo Morto rappresenta l'inattacabilità e l'immortalità del potere in questo nostro paese che la mitologia e la mitopoiesi ce l'ha nel DNA.

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puntobuio: Aldo Morto 54 Il potere in Italia, complice forse la sua millenaria cultura cattolica, sa usare il Verbo come nessun altro potere al mondo. Fa scandalo perchè Timpano aveva solo 4 anni e non ha vissuto direttamente e consapevolmente la vicenda eppure, come racconta Vasta nel suo tempo materiale, in qualche maniera, ha assorbito quella violenza senza filtri, vivendola senza razionalizzarla. Rivendica un diritto, Timpano, diritto a raccontare e a chiedere verità e rivendicare diritti si sa, oggi, come ieri, fa scandalo, rompe equilibri e certezze. Rivendica il diritto di appropriarsi della storia e dell'immagine che simboleggia per eccellenza l'inganno del potere in Italia, la sua inattacabilità e lo fa come possono farlo un attore e il suo teatro. Mettendoci la faccia, il corpo e la voce, anzi di più. Aldo Morto 54. Tragedia infatti non è solo uno 'spettacolo' chè sennò si cadrebbe nel meccanismo della narrazione transemdiale. Aldo Morto 54. Tragedia è anche performance. Daniele Timpano non fa il recluso, si è recluso per 54 giorni (eh si perchè anche i giorni di reclusione sono diventati un luogo comune, 55 ma la mattina presto dell 55° Aldo era già Morto, quindi a voler la verità, i giorni sono 54), in una cella simile, o meglio, sembra possa essere simile a quella della detenzione di Aldo Moro (eh si, perchè anche su questo elemento minimo non c'è una certezza ma solo la narrazione di quattro carcerieri, due soli, ahinoi, ancora in vita. Come si fa quindi a cercare la verità se la storiografia, la cronaca sono pura menzogna?

Performando, ripetendo l'esperienza per quanto possibile, facendone il gesto. Con questo sforzo Daniele Timpano si conquista il diritto sulla memoria di Aldo Moro e una volta appropriatosene come con qualsiasi altro oggetto ne dispone come meglio crede. E sulla scena è bravissimo, racconta e dileggia vittime e carnefici di questa vicenda che è anche una riflessione sulla morte oltrechè sulla memoria; sulla capacità e possibilità di dare e ricevere la morte e non solo per motivi politici. E' questo un altro grande rimosso dalla scena non solo teatrale dell'oggi. La morte non si rappresenta più nonostante sia sempre costantemente in primo piano su schermi pagine e palchi. Lo spettacolo scivola via veloce e ritmico e regala pezzi indimenticabili: renato curcio mazinga, adriana faranda tronista, la renualt rossa potenziale oggetto di merchandising. In ultima estrema sintesi Aldo Morto 54. Tragedia spacca.

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chi scrive Fabio Masetti >play - ICT is my job since 1997 and informatics has been my playground since I was sixsteen. I'm Intrested in communication and media evolution. Loving writing I was naturally hurled into the World Wide Web. Actually I work at Sapienza University of Rome at Real Estate Development Unit. In my spare time I write, I perform and I sail. > menu > language > ITA > Play - Mi occupo di ICT e internet da oltre 15 anni; di informatica da molto più tempo. L’interesse per la comunicazione e i media ma soprattutto, per la scrittura, mi ha scaraventato sul web. Oggi mi occupo di comunicazione, tecnologie e strategie per la valorizzazione del patrimonio alla Sapienza. Nel tempo libero di teatro, di poesia e di vela. Visualizza il mio profilo completo fabiomasetti.blogspot.it/2013/04/aldo-morto-54.html

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Aldo Morto, lo spettacolo di Daniele Timpano

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Sara Di Carlo Sara Di Carlo, in arte SaDiCa, nasce a Roma in una calda estate del 1980. Tra le sue grandi passioni ci sono la musica, la fotografia, la letteratura, i fumetti ed il cioccolato.

WORK IN PROGRESS

Questa non è una storia allegra, ma è una tragedia. Daniele Timpano avvisa gli spettatori in sala che quello che si apprestano a visionare è uno spettacolo che non fa ridere, è uno spettacolo lungo, sofferto, che narra la vicenda di un uomo ucciso, Aldo Moro per l'appunto, in nome di una rivoluzione -ma quale rivoluzione alla fine?- ma che è più vivo che mai nella memoria.

A6 FANZINE

"Aldo Morto", questo il nome dello spettacolo, narra la vicenda dell'assassinio di Aldo Moro, a mano delle brigate rosse, nel 1978. Daniele aveva solo 4 anni quando è avvenuto questo crudele episodio che ha in qualche modo condizionato la storia del nostro Paese, ma lo affronta in maniera totalmente differente a ciò che fino a questo momento avevo potuto leggere o vedere. Più che della morte, Daniele si concentra sulla figura di Aldo da vivo, di come gli altri lo vedevano, di come amava trascorrere le sue giornate. Non mancano di certo momenti che fanno sorridere, momenti di follia e momenti di estrema emozione. Fino a giungere ai quei leggendari 54 giorni di prigionia, in cui Aldo Moro scrive moltissimo, lasciando che le sue ultime parole siano la sua memoria.

Scrittrice visionaria col vizio della fotografia, dopo svariate collaborazioni con riviste e testate, fonda la free-press musicale/fumettistica A6 Fanzine assieme alla disegnatrice Isabella Ferrante, immergendosi di tanto in tanto in trasmissioni radiofoniche, come direttrice artistica. Intraprende nel 2007 il progetto AlmostFamous, dedicato agli artisti emergenti. Nel 2011 approda nella redazione di Sul Palco, come collaboratrice ed esperta musicale. Attualmente si occupa di Ufficio Stampa e Comunicazione. Visualizza il mio profilo completo MISSION

La nascita di questo blog deriva dall'esigenza primaria dell'autrice di comunicare e condividere interessi comuni e affini. Uno sguardo curioso e creativo, volto alla scoperta di un mondo a volte nascosto all'occhio distratto di chi corre veloce senza aver il tempo di soffermarsi a guardare le sfumature. Pensieri, approfondimenti, chiacchiere, pillole di saggezza (o di follia), suoni e fotografie per un percorso multimediale insolito ma unico.

Molti sono anche i lati oscuri in questa vicenda. Daniele lo racconta catapultandosi sul luogo dell'accaduto nella figura di un telecronista un pò pasticcione, ed inseguendo una Renault 4 Rossa, la stessa auto dove venne rinvenuto il corpo di Aldo Moro morto. Lo spettacolo affronta non solo la vicenda di Aldo Moro ma di una generazione che si è divisa tra la sinistra e la destra metropolitaingirl.blogspot.it/2013/04/aldo-morto-54-lo-spettacolo-di-daniele.html?spref=fb

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08/05/13

Metropolitain Girl: Aldo Morto, lo spettacolo di Daniele Timpano

politica, alla ricerca forse di una identificazione, di quella rivoluzione che alla fin fine non c'è stata, di quella libertà apparente e di quella sensazione di poter cambiare la storia con un gesto eclatante. AWARD

Daniele non risparmia moniti e battute sui protagonisti che si sono alternati in questa tragedia. I brigatisti che si riciclano in altre vesti, raccontando quella che per loro è stata solo una esperienza dovuta agli entusiasmi della gioventù, all'ebrezza di quell'idea di poter essere parte della storia, seppur sbagliata, forse.

PROMO

Tra musiche anni '70, passi di danza delirante e un finale intenso, ove anche la stella a cinque punte fa il suo ingresso sulla nuda scena, Daniele chiude il suo spettacolo per rinchiudersi a teatro. Si. Daniele dal 16 Marzo è chiuso presso il Teatro dell'Orologio e ne uscirà soltanto il 9 Maggio 2013, il giorno in cui fu scoperto il corpo senza vita di Aldo Moro. Ma non solo. Daniele è ripreso 24 ore su 24 da una webcam. In questo momento potete vederlo anche voi sul sito ufficiale e dialogare con lui.

CI VEDIAMO QUI

Ho scambiato qualche messaggio con Daniele e non è facile per lui restare rinchiuso in 3 metri quadri. L'unico momento in cui si sente libero è proprio quando si esibisce, negli orari dello spettacolo. Il prigionero del teatro però può ricevere visite: potete quindi andare a trovarlo e fargli qualche domande sullo spettacolo o rispondere alle sue curiosità. Daniele è una persona curiosa, non vi lascerà andare via facilmente. Se vi aspettate il solito omaggio alla memoria di Aldo Moro, vi sbagliate. Il suo è uno spettacolo sentito, veritiero e con una luce che brilla quanto la sete della verità.

METROPOLITAIN GIRL PIN

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"Aldo Morto 54", il progetto complessivo che racchiude lo spettacolo teatrale e la diretta streaming sul web di Daniele, vi sorprenderà. Pubblicato da Sara Di Carlo a 18:14 +2 Recommend this on Google

Etichette: creatività, giovani, roma, teatro Reazioni:

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retesti teatrati I Aldo è Morto senza il mio conforto: Daniele Timpano di Raffaella Ilaris interpretati da tanti in questi trent'anni: da Marco Bellocchio a frnuióo Baliani, dalla straordinaria interpretazione di Gian l{aria Volontè a qreí1u recente di Ulderico Pesce sino a quella per 1a televisione di Michele Placido. Mettiamo da parte tutto ciò. E prepariamoci ad un lavoro' ''-\ldo M;;o'; (vinci'tore del premio Retè Critica e finalista al Premio ubu come migliore novità italiana), politicamente moito scolreftLr ma di grande"dirompenza. Nessun lieto fine, nessun moralismtr. nessuna retorica. Nessuna sovrastruttura.

"Desolato, io non c'ero quando è morto Moro' Aldo è morto senza il mio confofto. Era il 9 maggio 1978. Non avevo ancora quattro utrnl. quunOo Moro è morto, non me ne sono accolto' Ma dor-'era io quelg maggio? E cosg facevo? A che pensavo? E soprattlÍto a uoiòt" u. n6"i-potta? È una cosa importante cosa facevo e che pénrurro io a tre ànni e mezzo? Aldo è morto, p-overaccio' Aldo ilrfoiò,lo statista. Che un certo Moro fosse morto I'ho scop_e-rto alla ietevlóione una decina di anni dopo, grazie a un f,lm con Volontè. un film con Aldo molto. ci ho messo un po' a capire fosse trati_o da una storia vera. Oh, mio Dio! Hanno ammazzafo Moro? E quando? Perché? E come? Lo hanno trovato nel bagagiiaic^di Èenu.rtt 4 rossa, undici colpi sparati a bruciapelo addosso'-Oh'

mio Diol Hanno ammazzito Moro! Brutti bastardi' E rabbe' p-i"otu. Niente di importante. Cose.che-capitavano negli ami :70. Birognava fare la rivoluzione. Chi? Brigate rosse' Era il 9

uni.le Ti* p ano tn Al do Mo ro di Michele Tomaiuoli.

D

( " Ald o Mo r t o "

), Tr a g e di a, foto

bel mattino ci sveglierem-o e capiremo che siamo morti" (- (lJ" - cantava Claudio Lolli nel 1973.8 certo ce lo chiediamo spesso

anche noi, oggi, se siamo ancora vivi. Daniele Timpanofautore, attore e regista romano, classe 1978, con

spettacoli 1e tre testi contenuti in "storia cadaverica_d'Italia", titivillui; ha disegnato il cadavere d'Italia, metafora della decadenza di:questo faese: "Dux in scatola - autobio€rafia d'oltretomba di-Mussolini Benito" (2006), "Risorgimento Pop memorie e amnesie conferite ad una gamba" (2009)"'Aldo Morto, Tragedia" (2012). La ltoria iadavérica d'Italia di Timpano risponde all'esigenza di rappresentare la Storia, di disseppellirne il cadavere. "La Storia in sé è iir cadavere e 1o storico uno ó6e rovista tra i cadaveri. I1 passato è morto, più di quanto sia vivo, perduto per sempre. Per ritrovarlo, per tentare di farló, non posso chè indossarlo: in questo se'sql nel mio teafro il corpo morto^è stato spesso un vestito". Parole di Timpano.

re

eOita

Il

sequesfó e l'uccisione di Atdo Moro sono stati raccontati

e

maggio Oít tqZS. Non avevo ancora quattro anni. Brigate rosse' sì' Ma rosse in che senso?" Daniele Timpano aveva quattro anni all'epoca dei fatti' non a\ eva nessun ricorào personale'del sequestro, che rappresentò una ferita epocale nella sioria italiana. Si-confronta così con I'impatto che q|esto scatenò nell'immaginario collettivo, mettendo le mani in una materia ancora vicina e bruciante. A Timpano non interessa celcare la verità. Il suo sg-uardo smarritogoffo,'impacciato, è quello di una generazione televisiva' quella ii uazinla Zeta e Ufò Robot, che grrarda, anche in modo pop' la Storia. Díce ad alta voce i nostri pìù cattivi e reconditi pensieri. quelli che tutti pensiamo ma che non osiamo rivelare. E ce ne sono per tutti, dai reiponsabili degli agguati a Montanelli a Bia-ei. allo Stato di allora e a quello di oggi. I piani narrativi si mescolano: Împano è il figlio.di Moro, èAdriana

Fàranda, è Mazinga Zeta, è Renato Curcio, è Timpano stesso' Racconta co-e trulia f.r fatto per salvarlo, ricorda che pianserotutti . da Cossiga ad Andreotti, daZaccagnini a Berlinguer' Forse Plpse anche qu-alche brigatista rosso come raccontano nei loro libri best seller ... Anche si questo affonda il coltello Daniele "ma i dirini li percepiscono dai'capitalismo "Jt"- -uo.lguq1o abbattere"? Uno ,péttu"oio sui 35 anni di cultura e di bla bla blct sul rapimento' ..

N)I"ntr" sto scrivendo Daniele Timpano si è autorecluso in una cella simile per dimensioni a quella chè tenne_.p_'gioniero.Aldo Mcro. ricostruita in una delle sale del Teatro dell'Orologio di Roma dor e per 54 giorni, sino all'B maggio, nel trentennale dalla morte dello itatista, è in scena con lo spettacolo. Èéi fur'purtare di sé, sopàttutto in ambito culturale e ancora di

pir: iéatiate, bisogna.pariare d'altro; per diventare 'notiziabili' <i àeve far ricorso alle strategie e agli strumenti della comunicazione di massa. D'altronde quésto fecero le Brigate Rosse: rapendt'r


\foro.

gestendo e inviando comunicati e foto

polaroìd. fecero parlare di sé alta stampa. Solo in quel momento la stella a 5 punte diventò un "'brald". Che deve fare il teatio per far parlare {i :e _rn un paese in cui tutti siamb prigiònieri?

Qui di seguito pubblichiamo uìo- stralcio della prima lettera dalla prigionia, datata 24 marzo 2013, in cui l'attore prigioniero spiega i motivi dell'iniziativa.

'-I1 ieatro non può diventare niente. purtroppo

perché il teatro è morto, è un-cadavere incredibilmente abitato da gente vivissima ma è morto e noi vermi che ci viviamo dentro non riusciamo a farlo muovere. Certo che nel pro_setto c'è I'elemento maketing, anche se mi parg esagerato definirlo tale; direi piuttosto che c'è f idea 1) di strumentalizzare-unpoco la mentalità di stampa e tv, che infatti iono moito curiosi di questa cosa che a lor pare un erento (mentre dello spettacolo non gliene importa palesemente molto, come sempre, né molto probabilmente ne capiscono) ed in qu:mto evento infatti un certo interesse per il progetto lo stanno dimostrando; direi poi 2) che c'è I'idea di stimolare la curiositf della gente normale non teatrante diversamente alienata (rispetto all'alienazione di chi fa

questo mestiere Ta pgr sempre alienata come tutti); sì, proprio così, la gente c.d. "normale" , ve la ricordate? Si, proprio loroperch é - wim; di iutto I'interó= pio,n.no (non solo la pligionia in streaming ma ancÉe gh appiofondimenti -di senso óom'e eli incontri corr Miguel Gotor, LorenZo pavolini,-Franèrco Biscione, christian R;#;. qu_ello su Baliani, il concerto di Pino Masi, le presentazioni di libri, o i seminari sul cinema di Flavio de Bernardinis o le interviste in cella o gli incontri .;; Sli studenfi) è un progetto che nasce prima di tutto intorno ad un prSgefto semplice àa ambiziosissimo: realizzare a Roma - finalmente! la lunga tenitu"ra in scenà di uno spettacolo di drammaturgia contemporanea (italiana) tenta-ndo in tutti i modi di creare un pubblico diverso dai quattro gatti colleghi-operatori-parenti-elite intellighenti da salottino radical chic cui par cóndannatoll noitro segmento di teatro. rp.?i" io questa onenda capitale cadaverica, questo demimonde diartisti cui appartengo. noil benedetto da luci televisive o altro èppure così pieno di senso, vita, iatica.'amoresforzi, tensione anche politica, di certò intellettúale. Tutto il progetto tenta in ogni modo, cercando di creare senso e mantenerne in corso d'operà, dlrendere possib:ile una cosa-del genere. Non è poco. Ne ho bisogno io. Ne hà bisogno la citt'à. Ne ha bisogno il teatro forse in generale ma senz'altró il segmento di teaíro cui apparten_eo. Insomma, chi me lo faceva fare di chiudermi sotterrà, in una tomba anticipata in iui comunque già ero, come tutto il teatro, come tutta ia cultura, come rutà il paese depressivo in cui viviamo."

(www.aldomono54.ir) xè-nata-(e vive) a Parma

il 15 dicembre l9lr. Lavora dafree lance inambito culturale e teatrale nazionale occupandosi di ufficio stampa, comunicazione e promozione. Aldo morto Ah, la verirò! Ah! Ahl Ah! Ah! Ah! Foto di claudia papini

pretesti teatrali / Aldo è Morto senza il mio conforto: Daniele Timpano di Raffaella Ilari


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Mercoledì 8 Maggio 2013

“Aldo Morto 54”, Moro è vivo e fa teatro con Daniele Timpano 11 04 2013 (Teatro) Fondazione Romaeuropa - Teatro dell’Orologio - amnesiA vivace ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione, di e con Daniele Timpano un progetto di Teatro dell’Orologio e Daniele Timpano, in collaborazione con Fondazione Romaeuropa, media partner Kataklisma, Tamburo di Kattrin, Grapevine Studio; social media partner fattiditeatro ideazione e realizzazione della cella Alessandra Muschella, live-streaming Andrea Giansanti; ideazione e realizzazione video teaser Emiliano Martina, Grapevine Studio; progetto grafico Angelo Sindoni; ufficio stampa Donatella Maresca; promozione Bruna Benvegnù, Filippa Piazza; foto Michele Tomaiuoli; cordinamento sezione Incontri: Bruna Benvegnù, Marzia Pacella, Flavio De Bernardinis, Christian Raimo, Graziano Graziani, Stefano Betti, Dario Morgante; organizzazione Katia Caselli, drammaturgia della prigionia di Daniele Timpano, in collaborazione con Elvira Frosini. Roma, Teatro dell’Orologio – fino all’8 maggio

“Aldo Morto 54”. Il caso Moro non è mai stato così reale dal 1978 quando era il presidente della Democrazia Cristiana a interpretare se stesso. Daniele Timpano non gli somiglia affatto: è romano, ha 38 anni, fa l’attore-autore; Aldo Moro invece era pugliese, aveva 62 anni, faceva il politico. Sono diversi come i tempi verbali che li indicano: Timpano è al presente, Moro è all’imperfetto. L’idea senza precedenti che li rende uguali è lo svolgimento di quel paradosso di Corrado Guzzanti per cui "gli anni passano, ma i mesi ritornano": dal 16 marzo, giorno di inizio del sequestro con la strage di via Fani, Timpano si è rinchiuso in una cella costruita negli spazi del Teatro dell’Orologio di Roma. Ci resterà fino all’8 maggio cioè per tutti i 54 giorni che Moro ha vissuto nelle mani delle Brigate rosse. Il 9 maggio il presidente Dc morirà e Timpano non potrà che lasciarlo andare, abbandonando la sua prigione. Ma per adesso, qui e ora, sono vivi entrambi in un piano sequenza di luoghi, voci, amore e violenza che fa coincidere il 1978 con il 2013. Ostaggio di “Aldo Morto 54”, Timpano si è scelto per carceriere il “Grande Fratello” Internet che lo riprende live 54 giorni su 54: “niente deve essere nascosto al popolo” è il primo comandamento Br. La “reality pièce” si interrompe solo quando il prigioniero dorme o è in palcoscenico con lo spettacolo “Aldo Morto”. L’ora d’aria di Timpano è un “confessionale” patchwork che unisce al rigore storico dei documenti l’evasione leggera delle canzonette, come “Renato Curcio” dedicata da Francesco Baccini al fondatore delle Brigate Rosse, ricostruendo a mano libera il sequestro del leader Dc e il suo impatto sul nostro immaginario. Un monologo che porta avanti una lotta sagace contro l’apatia di questo Paese che uccide perché è nato morto e vuole accanto solo morti. Timpano, invece, ci restituisce un Moro vivo e che vuole vivere, nonostante la stella a cinque punte delle Br indichi, nella “notte della Repubblica”, una cella e un destino preciso. Per entrambi.

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Sul senso di una tumulazione teatrale. Videoprocesso a Daniele Timpano

Sul senso di una tumulazione teatrale. Videoprocesso a Daniele Timpano MARTEDÌ 16 APRILE 2013 14:32

GIACOMO D'ALELIO

Trent'anni sono passati, anzi 35, come ci tiene a puntualizz zzare Timpano Daniele nell'ora e mezz zza di pirotecnica creazione teatrale e umana che l'artista romano compie con "Aldo Morto". Ad essere morto, dopo 54 giorni di agonia reclusoria, A sua e d'Italia, fu Moro Al A do, segretario del maggiore partito di allora, della Prima Repubblica Italiana, la Democrazia Cristiana. Trentacinque anni corsi dal 16 marzo z 1978, in cui fu rapito dalle Brigate Rosse; dal 9 maggio 1978, in cui fu ritrova v to, come corpo esanime, in quella Renault 4 rossa, che anima da allora, per chi continua ad ave v rne memoria, l'immaginifico di un'epoca. Rinchiuso nella sua cella, a partire proprio dalla stessa data del rapimento dello statista, così pericoloso per quel Timpano nella cella ricavata al Te T atro dell'Orologio (photo: facebook.com/ m daniele.timpano.3)

processo di riavv vvicinamento definito "compromesso storico" che stava v compiendo con Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano, Timpano vi v ve v sulla sua pelle la sott t razione allo spazio, che fu allora di

Moro, ma traslato nel bunker del Teatro dell'Orologio di Roma, che si è fa f tt t o carico di questo progett to ambizioso, sostenuto dalla Fondazione Romaeuropa. Posto spalle al muro, sott t o processo dal Tribunale del Popolo (teatrale o del web, o come si prefe f risce che sia, a seconda dei gusti e delle ambizioni di chi legge, ve v de e ascolta...), e sott t o la fa f mosa stella a cinque punte

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delle Br di allora, assiso (s)comodamente su un water closet (wc) rivo v luzionario, interroghiamo Timpano

Colpo su colpo, Riccardo Caporossi alle origini del

Daniele sul senso della sua condanna a morte vo v lontaria, per tumulazione teatrale, di cui si snocciolano i giorni,

male dell'uomo

v rso la conclusione che si compirà all'alba del 9 maggio. ve

Il bel teatro di Grenoble: di tutt t i, per tutt ti Press: dicembre 2012 Mercanti di storie. La poesia di Piero Ciampi al Torino Fringe Festiva v l Napoli Teatro Festiva v l Italia 2013, la fe f lice Babele di De Fusco

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15/04/13

Aldo Morto 54. Due mesi intorno al sequestro Moro

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Aldo Morto 54. Due mesi intorno al sequestro Moro di Andrea Pocosgnich 13 marzo 2013 One Comment

Ascolta il podcast Ogni progetto ha bisogno di una casa, più folle e utopistico è l’obiettivo e più ricettivo deve essere lo spazio che lo accoglie: la capacità di guardare oltre gli ostacoli e oltre l’attuale momento di stagnazione economica e culturale deve essere prerogativa non solo di intellettuali e artisti, ma anche (o forse soprattutto) di chi con gli artisti condivide il tempo nel quale la creazione deve formalizzarsi nel momento pubblico. E qui ci tocca www.teatroecritica.net/2013/03/aldo-morto-54-due-mesi-intorno-al-sequestro-moro/

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15/04/13

Aldo Morto 54. Due mesi intorno al sequestro Moro

ribadirlo ancora, nella nostra bella Roma è ormai più facile trovare un nuovo Papa che un impresario teatrale degno di questo nome. Impresario, che parola vecchia, certo e anche inadatta, ma che sia una società, una fondazione o un Teatro Stabile, il soggetto mancante è sempre lo stesso: la produzione. Hanno tentato con puntualità Sergio Lo Gatto e Graziano Graziani di fotografare proprio questa tendenza nell’ultimo decennio del teatro d’arte romano in un libro voluto dalla Provincia di Roma intitolato La scena contemporanea a Roma. Strategie di produzione e supporto nel teatro e nella danza e a cui la nostra redazione ha contribuito. Ma esiste un territorio di confronto e come spesso è accaduto nei territori più sperimentali del teatro romano alcune voci sono destinate a incontrarsi, nonostante gli onnipresenti problemi del sistema. Accadrà al Teatro Orologio, lo spazio gestito da un paio di anni dalla compagnia Ck Teatro, equipe capitanata da Fabio Morgan che sta dimostrando apertura e voglia di rischiare. Forse proprio le due caratteristiche principali di cui aveva bisogno il progetto di Daniele Timpano: Aldo Morto 54, prodotto dal Teatro Orologio in collaborazione con la Fondazione Romaeuropa.

Spettacoli, performance, incontri, dibattiti animeranno per quasi due mesi i sotterranei di Via de Filippini con l’obiettivo di focalizzare l’attenzione da una parte sull’immaginario relativo alla tragedia del Presidente della Democrazia Cristiana catturato e giustiziato dalle Br trentacinque anni fa e dall’altra alla percezione di quell’immaginario da parte non solo di chi ha vissuto i tragici momenti, ma anzi soprattutto con un particolare ascolto verso chi non c’era. Questo filtro è stato messo in evidenza da Timpano durante la conferenza stampa di presentazione: il punto di vista è quello di un trentacinquenne che ha iniziato a conoscere l’uomo e la vicenda avvicinandosi all’età adulta. Questo approccio è d’altronde anche il cuore dello spettacolo.

Per chi non lo sapesse la questione Aldo Morto per l’artista romano è stata prima un spettacolo di successo, Aldo Morto Tragedia (che verrà replicato tutte le www.teatroecritica.net/2013/03/aldo-morto-54-due-mesi-intorno-al-sequestro-moro/

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Aldo Morto 54. Due mesi intorno al sequestro Moro

sere fino al 8 maggio) e poi un progetto di auto-detenzione. Timpano catturato, detenuto 24 ore al giorno (idealmente si intende), osservato in streaming con tanto di possibilità di visita durante le ore d’aria, momenti in cui chi vorrà potrà testimoniare la propria esperienza rispetto all’assassinio Moro. Per un totale di 54 giorni non 55, lasciando così fuori dall’esperienza proprio il giorno della morte. Dal testo dello spettacolo: «Desolato, io non c’ero quando è morto Moro. Aldo è morto senza il mio conforto. Era il 9 maggio 1978. Non avevo ancora quattro anni. Quando moro è morto, non me ne sono accorto. Ma dov’ero io quel 9 maggio? E cosa facevo? A che pensavo? E soprattutto a voi che ve ne importa?». Numerosi gli eventi correlati al progetto: durante lo streaming lo spettatore avrà la possibilità di spiare gli incontri del pubblico con Timpano, le sue letture delle Avventure di Pinocchio di Collodi, dei Quaderni dal carcere di Gramsci, dei comunicati delle Br. Flavio De Bernardinis animerà invece i lunedì cinematografici con un seminario intitolato Il cinema e le immagini degli anni Settanta. Musica, letteratura, saggistica saranno protagonisti grazie a incontri coordinati da Christian Raimo alla presenza di autori come Lorenzo Pavolini e Marco Baliani. A Graziano Graziani il compito di riannodare i fili di un teatro che peschi negli anni del riflusso con la maratona di letture Piombo su piombo/Come il teatro ha riletto gli anni ’70. Tra le partnership ci teniamo a segnalare quella delle colleghe del Tamburo di Kattrin, con la loro consueta rassegna stampa dal web terranno aggiornato il “detenuto”. Andrea Pocosgnich Ascolta il podcast info su: www.aldomorto54.it Teatro dell’Orologio 16 marzo. 9 maggio ALDO MORTO 54 / 54 giorni di reclusione un progetto di Teatro dell’Orologio e Daniele Timpano in collaborazione con Fondazione Romaeuropa media partner Kataklisma, Tamburo di Kattrin, Grapevine Studio social media partner fattiditeatro ideazione e realizzazione della cella Alessandra Muschella live-streaming Andrea Giansanti ideazione e realizzazione video teaser Emiliano Martina, Grapevine Studio progetto grafico Angelo Sindoni ufficio stampa Donatella Maresca promozione Bruna Benvegnù, Filippa Piazza cordinamento sezione Incontri: Bruna Benvegnù, Marzia Pacella, Flavio De Bernardinis, Christian Raimo, Graziano Graziani, Stefano Betti, Dario Morgante organizzazione Katia Caselli drammaturgia della prigionia di Daniele Timpano in collaborazione con Elvira Frosini condividi

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parole chiave: aldo morto 54--aldo morto teatro orologio--articoli rassegna aldo moro-incontri eventi aldo morto 54--programma aldo morto 54 orologio--Timpano Aldo morto Teatro e Critica da luglio 2011 è un progetto dell'Associazione Culturale Kleis, se ci leggi con piacere e vuoi sostenerci puoi effettuare una donazione veloce e sicura, anche di una somma minima, con www.teatroecritica.net/2013/03/aldo-morto-54-due-mesi-intorno-al-sequestro-moro/

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31/05/13

Quello che resta: dal Tamburo a Aldomorto 54

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Quello che resta: dal Tamburo a Aldomorto 54 Redazione | 13/05/2013 | 0 Comments

Archivio Seleziona mese Aldomorto 54: un progetto performativo e civile, a partire Meta dalla vicenda del rapimento Moro da cui Daniele Timpano ha creato uno spettacolo. In occasione del trentacinquesimo anniversario dai fatti, l’attore-autore romano ha deciso di rinchiudersi, per 54 giorni, in una piccola stanza del Teatro dell’Orologio (filmato 24 ore su 24 e diffuso in streaming su internet), dove ogni sera Nuovo Utente? Registrati andava in scena la replica dello spettacolo Aldo morto. Il progetto ha in parte segnato anche la vita quotidiana del Tamburo di Kattrin, che ha voluto seguire a modo proprio, ogni giorno, questo lungo viaggio nel teatro e nella storia, Collegati nell’immaginario e nell’attualità. Quello che ne è venuto fuori è una sorta di diario caleidoscopico, che risente tanto Posta degli eventi nella “cella” del Teatro dell’Orologio e della vita quotidiana di Daniele Timpano, che dell’attualità (teatrale, politica) che ci è accaduta intorno in questo ultimo mese e mezzo – un periodo, come si vede, inquietantemente legato, più di altri, alle tematiche storiche toccate dal lavoro di Timpano. C’è il radicalismo sul © IL TAMBURO DI KATTRIN 2013. All rights crinale fra anni Settanta e Ottanta di chi, come noi, non c’era, con l’avvento della società massmediologica nei suoi reserved. Premium WordPress Themes esiti più attuali; la storia di oggi e quella di ieri, i maestri che hanno travolto quel piccolo mondo che è il teatro e le grandi conquiste che hanno cambiato, invece, tutta la società, non solo italiana. C’è la strategia della tensione e il compromesso storico, ma anche film, canzoni, immagini che tessono fili, a volte prevedibili, altre meno, fra ieri e oggi. Cosa resta da dire, al termine di un’esperienza di critica e cronaca come questa? È quello che i redattori e collaboratori del Tamburo che hanno partecipato al progetto (Elena Conti, Roberta Ferraresi, Margherita Gallo, Emilio Nigro, Maddalena Peluso, Rossella Porcheddu, Carlotta Tringali) si sono chiesti, man mano che l’esperienza si avvicinava alla conclusione. Parlando con Daniele Timpano, negli ultimi giorni di auto-prigionia, si rifletteva su quello che manca e quello che resta, ovvero sulle larghe porzioni del progetto che non è stato possibile documentare e trasmettere attraverso i pur sempre presenti mezzi a disposizione: quello che la telecamera non ha visto e quello che si è cancellato, quello che non è stato scritto ed è stato solo pensato; tutto quello che, insomma, resta non-detto, nella testa di ogni persona che ha in qualche modo (dal vivo a teatro, via streaming, sui social) fruito di Aldomorto 54. Diceva Ferdinando Taviani che le zone di silenzio, in un documento, sono tanto importanti quanto quelle invece espresse con chiarezza; lo stesso vale per la soggettività dell’autore che riporta quel documento. Sono due fra le conquiste più cruciali della storiografia (teatrale e non solo) del Novecento. Il Tamburo di Kattrin, su questa scia, ha voluto concludere l’esperienza con una serie di appunti e riflessioni – una per ogni redattore – intorno a questo percorso che, lo stiamo vedendo già in questi giorni, ha in qualche modo segnato il nostro modo di fare critica e informazione. Sono sguardi assolutamente personali, non mediati e accostati da un semplice montaggio che, presi nell’insieme, restituis cono un’ulteriore immagine, immancabilmente concreta e mossa, di quello che resta, a noi, di Aldomorto 54. Ma resta anche, naturalmente, per chi ne avesse tempo, voglia, curiosità, quella specie di diario intermittente fra storia e spettacolo, finzione e realtà, fra Aldo Moro e Aldomorto, 1978 e 2013 che è stato 7 rub riche per 7 settimane | Il Tamb uro di Kattrin per Aldomorto 54, la pagina che, giorno per giorno, la webzine ha voluto dedicare al progetto di Daniele Timpano.

Il Tamburo di Kattrin per Aldomorto 54 siamo qualcosa che non resta frasi vuote nella testa e il cuore di simb oli pieno

Il potere – come libertà e palcoscenico – logora chi non ce l’ha… 9 maggio: si chiude Aldomorto54. 54 giorni di reclusione volontaria di Daniele Timpano nella cella del Teatro dell’Orologio, 54 giorni in cui il Tamburo di Kattrin ha seguito il progetto tramite il web. E anche in questa ultima giornata è incisiva l’impossibilità di vivere (fisicamente) l’evento teatrale. Un nuovo e ambiguo immaginario si

www.iltamburodikattrin.com/approfondimenti/2013/aldo-morto-54-2/?utm_source=NEWSLETTER&utm_campaign=6c814b737f-14+maggio&utm_medium=e…

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Quello che resta: dal Tamburo a Aldomorto 54

insinua nel divario tra presenza e assenza: quello di un performer che ha provato a non “tenere le mani in tasca”, utilizzando e alimentando, in un vero e proprio corto circuito, quel materiale di cui si nutre il suo lavoro. Parole. Schegge di memoria, tra percezione privata e dimensione pubblica. Silenzi. Quelli consegnati dalla storia di ieri e quelli che la storia di oggi sta scrivendo. Riguardando il percorso cominciato 54 giorni fa, la prima cosa che salta agli occhi è che abbiamo cominciato con Il Divo. Scorrendo con il mouse verso l’alto, alla fine lo si incontra ancora, disegnato in una copertina del Male dal titolo beffardo La misura è colma. Accantonate le coincidenze, i rimandi e le sovrapposizioni temporali, rimane un dato: il progetto Aldo Morto – Tamb uro di Kattrin, senza saperlo e senza volerlo, mi dice che abbiamo voglia di politica. La tutina verde di Daniele, le foto tipo “apparizione della Madonna”, i video su youtube, la sua resis tenza fisica e mentale, l’ostinazione e un progetto che continua a incrociare la storia di un teatrante con la grande Storia. Dopo 35 anni dal rapimento di Moro, i due partiti rivali arrivano a un compromesso, il 7 volte premier della Dc muore e in tv si ripropone Il Divo – video che ha anche aperto le rubriche di Kattrin, di cui restano tracce pubbliche e mail private, sms, tabelle di coordinamento, calendari, memo, problemi tecnici, nottate passate a leggere articoli del ’78 e a guardare film/programmi/riviste che potessero trovare una qualche corrispondenza con il progetto di un folle genio. Quello che resta, a me, ancora una volta, è che a fare critica te lo insegnano soprattutto gli artisti. Consiglia

Daniele Timpano e altri 17 lo consigliano.

Tags: aldomorto 54 timpano, aldomorto54 kattrin, aldomorto54 progetto timpano, featured, tamburo kattrin daniele timpano, timpano kattrin aldomorto Category: Approfondimenti

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Daniele Timpano e altri 17 lo consigliano.

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A Primavera dei Teatri: tra dialettica collettiva, Perrotta e Latini Continuano gli aggiornamenti da Primavera dei Teatri: Emilio Nigro ci parla dei nuovi spettacoli di Mario Perrotta

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Aldo Morto, lo spettacolo di Daniele Timpano

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Sara Di Carlo Sara Di Carlo, in arte SaDiCa, nasce a Roma in una calda estate del 1980. Tra le sue grandi passioni ci sono la musica, la fotografia, la letteratura, i fumetti ed il cioccolato.

WORK IN PROGRESS

Questa non è una storia allegra, ma è una tragedia. Daniele Timpano avvisa gli spettatori in sala che quello che si apprestano a visionare è uno spettacolo che non fa ridere, è uno spettacolo lungo, sofferto, che narra la vicenda di un uomo ucciso, Aldo Moro per l'appunto, in nome di una rivoluzione -ma quale rivoluzione alla fine?- ma che è più vivo che mai nella memoria.

A6 FANZINE

"Aldo Morto", questo il nome dello spettacolo, narra la vicenda dell'assassinio di Aldo Moro, a mano delle brigate rosse, nel 1978. Daniele aveva solo 4 anni quando è avvenuto questo crudele episodio che ha in qualche modo condizionato la storia del nostro Paese, ma lo affronta in maniera totalmente differente a ciò che fino a questo momento avevo potuto leggere o vedere. Più che della morte, Daniele si concentra sulla figura di Aldo da vivo, di come gli altri lo vedevano, di come amava trascorrere le sue giornate. Non mancano di certo momenti che fanno sorridere, momenti di follia e momenti di estrema emozione. Fino a giungere ai quei leggendari 54 giorni di prigionia, in cui Aldo Moro scrive moltissimo, lasciando che le sue ultime parole siano la sua memoria.

Scrittrice visionaria col vizio della fotografia, dopo svariate collaborazioni con riviste e testate, fonda la free-press musicale/fumettistica A6 Fanzine assieme alla disegnatrice Isabella Ferrante, immergendosi di tanto in tanto in trasmissioni radiofoniche, come direttrice artistica. Intraprende nel 2007 il progetto AlmostFamous, dedicato agli artisti emergenti. Nel 2011 approda nella redazione di Sul Palco, come collaboratrice ed esperta musicale. Attualmente si occupa di Ufficio Stampa e Comunicazione. Visualizza il mio profilo completo MISSION

La nascita di questo blog deriva dall'esigenza primaria dell'autrice di comunicare e condividere interessi comuni e affini. Uno sguardo curioso e creativo, volto alla scoperta di un mondo a volte nascosto all'occhio distratto di chi corre veloce senza aver il tempo di soffermarsi a guardare le sfumature. Pensieri, approfondimenti, chiacchiere, pillole di saggezza (o di follia), suoni e fotografie per un percorso multimediale insolito ma unico.

Molti sono anche i lati oscuri in questa vicenda. Daniele lo racconta catapultandosi sul luogo dell'accaduto nella figura di un telecronista un pò pasticcione, ed inseguendo una Renault 4 Rossa, la stessa auto dove venne rinvenuto il corpo di Aldo Moro morto. Lo spettacolo affronta non solo la vicenda di Aldo Moro ma di una generazione che si è divisa tra la sinistra e la destra metropolitaingirl.blogspot.it/2013/04/aldo-morto-54-lo-spettacolo-di-daniele.html?spref=fb

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08/05/13

Metropolitain Girl: Aldo Morto, lo spettacolo di Daniele Timpano

politica, alla ricerca forse di una identificazione, di quella rivoluzione che alla fin fine non c'è stata, di quella libertà apparente e di quella sensazione di poter cambiare la storia con un gesto eclatante. AWARD

Daniele non risparmia moniti e battute sui protagonisti che si sono alternati in questa tragedia. I brigatisti che si riciclano in altre vesti, raccontando quella che per loro è stata solo una esperienza dovuta agli entusiasmi della gioventù, all'ebrezza di quell'idea di poter essere parte della storia, seppur sbagliata, forse.

PROMO

Tra musiche anni '70, passi di danza delirante e un finale intenso, ove anche la stella a cinque punte fa il suo ingresso sulla nuda scena, Daniele chiude il suo spettacolo per rinchiudersi a teatro. Si. Daniele dal 16 Marzo è chiuso presso il Teatro dell'Orologio e ne uscirà soltanto il 9 Maggio 2013, il giorno in cui fu scoperto il corpo senza vita di Aldo Moro. Ma non solo. Daniele è ripreso 24 ore su 24 da una webcam. In questo momento potete vederlo anche voi sul sito ufficiale e dialogare con lui.

CI VEDIAMO QUI

Ho scambiato qualche messaggio con Daniele e non è facile per lui restare rinchiuso in 3 metri quadri. L'unico momento in cui si sente libero è proprio quando si esibisce, negli orari dello spettacolo. Il prigionero del teatro però può ricevere visite: potete quindi andare a trovarlo e fargli qualche domande sullo spettacolo o rispondere alle sue curiosità. Daniele è una persona curiosa, non vi lascerà andare via facilmente. Se vi aspettate il solito omaggio alla memoria di Aldo Moro, vi sbagliate. Il suo è uno spettacolo sentito, veritiero e con una luce che brilla quanto la sete della verità.

METROPOLITAIN GIRL PIN

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"Aldo Morto 54", il progetto complessivo che racchiude lo spettacolo teatrale e la diretta streaming sul web di Daniele, vi sorprenderà. Pubblicato da Sara Di Carlo a 18:14 +2 Recommend this on Google

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Prigioniero Politico del Teatro dell’Orologio: intervista a Daniele Timpano | Ghigliottina.it | Un nuovo taglio all'informazione

Prigioniero Politico del Teatro dell’Orologio: intervista a G ALLE RI A

Daniele Timpano Posted on 11 aprile 2013 Non è solo per ricordare. È un’esperienza corporale e mentale, quella che Daniele Timpano sta effettuando rinchiuso nella cella, al Teatro dell’Orologio di Roma di Caterina Mirijello A 35 anni dalla morte di Aldo Moro, Timpano si rinchiude fisicamente fuori dal mondo per 54 giorni, proprio come lo statista, e esce dal suo rifugio solo per regalare agli spettatori il suo spettacolo ALDOMORTO54. Ogni giorno, per 54 giorni, perpetua il suo momento scenico che ne rappresenta la sua liberazione, da una routine di reclusione, e la sua condanna mentale giornaliera.

Fonte im m agine: incertezzacreativ a.wordpress.com

Le sue riflessioni su questo spettacolo, sul )momento storico visto con gli occhi di oggi e sulle modalità insolite che caratterizzano quest’opera.

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Qual è il vero spettacolo: quello che accade ogni giorno sullo stage del teatro o la tua quotidianità dietro le quinte del teatro? Perché la scelta di recluderti sotto lo sguardo di tutti? Lo spettacolo vero non saprei dirti, sicuramente quello che avviene in scena è un concentrato, una sintesi, un attraversamento sia fisico sia intellettuale d 35 anni di materiali intorno al c.d. “Caso Moro”, visti senz’altro dal punto di vista, personale e generazionale, di chi guarda, un adulto di oggi che all’epoca era un bimbo e nulla si ricorda ma che ha ereditato lo stesso un corpus mitico sugli anni ’70, Moro, la lotta armata, l’estremismo di sinistra, che è stato elaborato dalle generazioni precedenti. La prigionia in diretta streaming è sia un allargamento di senso sia un attraversamento di quegli stessi 35 anni di immaginario fatto da me “fisicamente”, “corporalmente”, è una esperienza simbolica. Una condizione estremamente falsa, io auto-recluso allegramente dentro una cella falsa scenografata sul fondo della scena di un teatro che “gioca” a citare la cella di Aldo Moro così come l’abbiamo conosciuta dai racconti dei brigatisti-carcerieri e dai film sul caso Moro, ma anche uno stato estremamente reale di disagio. Tutto il giorno con la luce elettrica negli occhi, uno spazio limitato, condizioni igieniche non ottimali, il rischio di anchilosarmi, atrofizzarmi i muscoli per lo star troppo seduto, l’incredibile noia, il senso di solitudine, l’aspettativa che si crea durante il giorno del momento spettacolare serale o delle poche visite concesse in cella; e poi naturalmente lo spettacolo da fare, che è uno one-man-show di 1 ora e 40 molto impegnativo e stancante da fare tutti i giorni, dopo giornate trascorse davanti al computer a passeggiare senza sole e senza aria aperta in una sala un po’ umida e un po’ fredda a 10-15 metri sotto il livello della strada. Ed infatti le mie occhiaie e le rughe sulla fronte stanno progressivamente peggiorando. Non pensi che essere recluso ma rimanere a contatto con il mondo esterno sia, di base, un controsenso? Senz’altro è un paradosso. Che però mi pare fertile. Siamo già reclusi e sorvegliati e prigionieri nel nostro quotidiano, mi pare consequenziale esserlo nello stesso modo anche all’interno della cella. Oltretutto tutto ciò vuol avere anche un senso di ribaltamento e di critica (nel mentre lo incoraggia) al voyeurismo dello spettatore, che è entrato sempre più nelle abitudini di tutti. Gli italiani hanno rovistato per 35 anni nella cella di Aldo Moro, una cella che non hanno mai visto ma sempre immaginato più o meno come gliela faccio vedere, con una familiarità e una curiosità e un interesse e un dolore tutti polarizzati intorno ad uno spazio immaginario che forse nemmeno è mai esistito per come ce lo siamo immaginati (noi non sappiamo niente, c’è da dirlo: né l’esatto gruppo di fuoco di Via Fani, né se Moro davvero sia stato prigioniero per davvero a Via Montalcini tutto il tempo… noi anzi ne sappiamo troppo, di tutte queste cose ed è durissima capircene qualcosa di definitivo). Quello che abbiamo fatto è stato ricostruire, con Alessandra Muschella, uno spazio immaginario, poi mi ci sono messo dentro io, un attore-autore; con Andrea Giansanti abbiamo organizzato la possibilità del live-streaming, ed eccoci qui, eccomi qui: offerto ghigliottinapuntoit.wordpress.com/2013/04/11/prigioniero-politico-del-teatro-dellorologio-intervista-a-daniele-timpano/

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alla bulimia visiva dello spettatore. Partendo da quest’affermazione presente nel comunicato stampa esponici le tue considerazioni: Prigioniero Politico Del Teatro : teatro=mezzo politico Daniele Timpano = Prigioniero Politico quindi mezzo politico= prigioniero politico In realtà è il teatro ad essere un prigioniero, in questa società in cui viviamo in cui stenta ad avere un ruolo riconoscibile, angolino marginale (specie il teatro contemporaneo) di una “cultura” che nel nostro paese è da tanto, da sempre e sempre più, l’estrema periferia della coscienza nazionale. Per non parlare delle difficoltà, ad esempio in una città come Roma, che invece avrebbe un bacino di utenza immenso, di convincere il pubblico ad andare a teatro. L’idea di teatro che tuttora ha il nostro paese è quella del teatro polveroso negli stabili, fatto dagli stessi protagonisti di 30-40 fa, o al più dai loro figli, che invecchiano e spariscono via via di Pirandello in Pirandello. L’idea che il teatro prenda posizione sul presente, parli del presente, o dal presente, non è passata mai, nonostante decenni di sforzi. Il teatro in sé, farlo, è un piccolo gesto politico. O di fuga dal mainstream? Non lo so nemmeno più, in questa fase di carriera. Senz’altro dubito che possa essere un “mezzo politico”. Il prigioniero è lui. Io sono prigioniero politico del teatro anche nel senso che sono proprio prigioniero all’interno di un edificio teatrale, come di un mestiere. Ma in questa marginalità, che stenta a partecipare (anzi: ad essere legittimata) nel già marginale dibattito culturale italiano, è possibile fare cose che tuttora – nonostante l’addormentamento generale, morale e intellettuale – se fossero fatte o dette in televisione, al cinema o sul palco del primo maggio, comporterebbero polemiche e denunce. E invece rimangono grida che – il più delle volte – si spengono sotterra. La tragedia Moro è avvenuta quando tu eri abbastanza piccolo da non poterla vivere con profondità e dovuta consapevolezza. Quando hai preso coscienza dell’accaduto? Che impatto ha avuto sulla tua vita? Nessuno. L’ho appresa dal film di Giuseppe Ferara con Volonté. Nessun genitore o parente mi ha mai raccontato nulla di significativo o interessante, di quegli anni o di quel clima, fino a che non me ne son interessato per preparare lo spettacolo. Questa incommensurabile distanza da un fatto “storico” di cui mi sento pur figlio anch’io (e non sto parlando solo del Sequestro Moro ma di tutti i fermenti, anche positivi, che fino ai primi anni ’80 ancora animavano il nostro paese) è stato uno degli stimoli di partenza del lavoro. In che situazione ti senti di interpretare maggiormente Moro: nell’Autoreclusione o in Scena? Io non interpreto Moro, né in cella né in scena. In scena ci sono io, in cella anche. Sono io prigioniero del c.d. “Caso Moro”, se vogliamo dirla così, in questa cella 3 x 1, ma sono pur sempre io, un autore-attore quasi quarantenne che rivive “corporalmente” l’unica cosa che di quella esperienza si possa realmente rivivere su di sé: l’esperienza appunto corporale. In scena poi Moro lo incarno fugacemente in alcune immagini che il mio corpo compone sulla scena, ad esempio proprio nel finale del lavoro, ed incarno punti di vista anche contrastanti sulla vicenda e la riflessione pubblica che l’ha circondata. Ma non ghigliottinapuntoit.wordpress.com/2013/04/11/prigioniero-politico-del-teatro-dellorologio-intervista-a-daniele-timpano/

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sono lui. Sono io che guardo il 1978 da questo punto scomodo e stagnate dove sono ora, nel 2013. 35 anni di notizie, libri, inchieste, film e quant’altro sul caso Moro. Che novità apporta la tua opera? Che verità nuove svela? E che sentimenti rimossi rimette in circolo? Questo non me lo posso dir da solo. Sicuramente segnala un’esigenza di metter mano in prima persona su dei materiali, ancora tiepidi ma presto freddi, gelidi, morti per il venir meno progressivo dei vivi di allora, da parte di una generazione di “figli” che per anni – e tuttora – si è vista imporre una versione dei fatti, delle emozioni, un immaginario da parte degli adesso padri, se non nonni, se non morti. La verità non dipende da me, sarebbe dovuta dipendere dai 5 processi che si sono fatti e dalle 2 commissioni parlamentari. Non spetta ad uno spettacolo. Ad uno spettacolo, come a qualsiasi opera che sia degna di portar questo nome, spetta solo – nel momento in cui si confronta con un argomento vasto e delicato ed ambizioso come questo – il dovere 1) di avere cognizione di causa e conoscenza della materia, 2) di scansare le trappole della retorica e della pigrizia intellettuale, come anche le scorciatoie della furberia e del populismo che in scena sono sempre delle pericolose tentazioni, 3) di fare le domande giuste per il momento storico che si sta attraversando, che è inevitabilmente sempre quello da cui si guarda al passato, e di riuscire a far riecheggiare quelle domande anche nella testa degli spettatori, sperando si trasformino in rovelli, dubbi, curiosità ulteriori, pensieri che siano fertili e non consolatori od ottundenti. About these ads

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LA NUOVA PROVINCIA MARTEDÌ 25 GIUGNO 2013

Da venerdì la 35° edizione di Astiteatro Una mostra, omaggio ai grandi e spettacoli di ogni tipo UNA MOSTRA PER I 35 ANNI Proprio per celebrare i suoi sette lustri di vita, Asti Teatro si aprirà con una mostra, venerdì alle 18.30 nella Sala delle colonne al Collegio, dove saranno esposti materiali fotografie e materiali d’archivio relativi a tutte le edizioni passate del festival astigiano. Il percorso espositivo è stato progettato da Maurizio Agostinetto e Thea Dellavalle.

DI ALDO GAMBA Dopo A Sud di nessun Nord, dopo Passepartout, l’estate dei festival astigiani è giunta ad uno dei suoi momenti culminanti con Asti Teatro, che debutterà venerdì di questa settimana e si protrarrà sino al 6 luglio. Asti Teatro è giunto alla sua 35° edizione, una bella età per un festival teatrale, soprattutto per un festival che vede nella drammaturgia contemporanea uno dei suoi punti di forza. Proprio per celebrare i suoi sette lustri di vita, Asti Teatro si aprirà con una mostra, venerdì alle 18.30 nella Sala delle colonne al Collegio, dove saranno esposti materiali fotograie e materiali d’archivio relativi a tutte le edizioni passate del festival astigiano. Il percorso espositivo è stato

progettato da Maurizio Agostinetto e hea Dellavalle. Come sempre, le sedi del festival sono diverse, perché una delle dichiarate intenzioni degli organizzatori è quella di portare il pubblico in giro per la città, alla scoperta di luoghi noti e meno noti che si prestano magniicamente a diventare luoghi di spettacolo. E c’è anche un gradito ritorno al cortile del Collegio, proprio dove, 35 anni fa, Asti Teatro aveva mosso i suoi primi passi. Vedremo, nei nove giorni del festival,

tanto teatro, di tutte le tendenze, con attori conosciuti da tempo sulla scena nazionale e giovani emergenti. Ci saranno omaggi ai grandi del Novecento come Strehler, Eduardo De Filippo, Modugno e Dario Fo, a cui è dedicata la serata inale, ma sfogliando il cartellone si trova anche una sezione of, e poi “Erbacce in città”, laboratori di armonia e di scenograia, la sezione Transcodex e i Mondi Fragili di Antonio Catalano. E naturalmente ritorna anche “Scintille”, progetti di spettacoli proposti da giovani

la Piazza

compagnie il cui lavoro sarà giudicato dal pubblico e, per i vincitori, sviluppato e fatto circuitare proprio grazie ad Asti Teatro. Numerosi gli attori di primo piano, come Pippo Del Bono, Umberto Orsini (un testo da “I fratelli Karamazov”), Massimo Popolizio, Stefano Benni, Lucilla Giagnoni, Antonio Rezza, Giancarlo Dettori (suo l’omaggio a Strehler). Ma sarà interessante andare alla scoperta di attori meno noti al grande pubblico, e di testi che proprio qui afrontano il loro debutto. I biglietti costano 6 euro (è previsto un abbonamento per 10 spettacoli a 50 euro), tranne che per gli spettacoli al Collegio, che costano 15 euro (12 per gli abbonati, con possibilità di un ulteriore abbonamento per 5 serate a 50 euro).

[culture&spettacoli]

ASTITEATRO. DANIELE TIMPANO E UNA PERSONALISSIMA “STORIA CADAVERICA D’ITALIA” CALENDARIO

«Così Aldo è morto senza il mio conforto» Al festival l’attore e autore romano propone per intero una delle letture più scabrose e complesse che il teatro abbia tentato negli ultimi anni. DI STEFANO LABATE Se Astiteatro pare essersi votato a divenire un ampio contenitore di spettacoli perlopiù di repertorio e di momenti di ritrovo cittadino per tutti i gusti rinunciando alla vocazione del contemporaneo di cui pure in passato il festival era stato avamposto in Italia, è possibile comunque rintracciare alcune operazioni legate alla dimensione del rischio e della ricerca sui linguaggi e sul presente. In questo senso la storia cadaverica d’Italia di Daniele Timpano- che va in scena da venerdì a domenica al Piccolo Teatro Giraudi - è una delle letture più scabrose, complesse e contraddittorie che il teatro abbia tentato negli ultimi anni. Daniele Timpano, romano, classe 1974, è un attore-marionetta (nell’uso sapiente e disarticolato che sa fare del suo corpo) e al contempo drammaturgo e regista, una delle coscienze più appassionate e proliiche tra i giovani artisti. Al suo Ecce Robot!, in cui tracciava un autoritratto (anche generazionale) attraverso i cartoni animati giapponesi, ha fatto seguire una serie di lavori che ne hanno decretato la statura. La storia cadaverica d’Italia (è il titolo libro uscito da Titivillus nel 2012) raccoglie tre spettacoli (Dux in scatola, Risorgimento Pop e Aldo Morto / Tragedia) centrati su altrettanti personaggi: Benito Mussolini, Giuseppe Mazzini e Aldo Moro. Anche per la vicinanza temporale di fatti che ancora bruciano e che hanno segnato in maniera indelebile l’immaginario personale insieme a quello collettivo degli italiani dedichiamo qualche riga in più all’ultimo spettacolo della trilogia: Aldo

DANIELE TIMPANO Nato a Roma il 18 maggio 1974, è drammaturgo, regista e attore teatrale. Qui due immagini tratte da “Aldo Morto-Tragedia” (2012), ad Astiteatro domenica alle 20 al Piccolo Teatro Giraudi.

Morto / Tragedia. Essendo nato negli anni ‘70, Timpano non può avere alcun ricordo dello statista democristiano sequestrato e poi ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978. Sceglie la strada più diretta, più sincera. In scena c’è lui, il suo corpo, pochi oggetti e brandelli di memoria feticcia, passata attraverso i media, i ilm, un blob di cultura pop, documenti storici, rilessioni. La Renault 4 rossa in cui quel 9 maggio il corpo di Moro fu ritrovato a Roma in via Caetani è diventata una macchinina. Non c’è retorica, pietismo, commiato di Stato, rito rispettoso. Timpano si butta dentro una materia magmatica e consegna

“Non avevo ancora 4 anni. Quando Moro è morto, non me ne sono accorto. Ma dov’ero io quel 9 maggio? E cosa facevo? A che pensavo? E soprattutto a voi che ve ne importa?”

una prospettiva non ideologica, anche anagraicamente inedita rispetto ad altre riletture, non solo a teatro (per tutte Corpo di Stato, di e con Marco Baliani, 1998, produzione Casa degli Alieri). L’operazione è senza rete per chi la fa e per chi assiste. E chi aveva un punto di vista, un ruolo, una posizione sarà comunque toccato. Timpano si prende a ine spettacolo in egual misura del comunista e dell’anticomunista, si prende le accuse di blasfemia della iglia primogenita di Moro, Maria Fida (che in una lettera sul Corriere della Sera gli scrive “Vergogna!”) e arriva a chiudersi per 54 giorni in una cella - gli stessi che lo statista passò nella “prigione del popolo”condividendo quella sua autoreclusione via streaming su internet, chattando con chi interagisce (www.aldomorto54.it). Scrive: «Desolato, io non c’ero quando è morto Moro. Aldo è morto senza il mio conforto. Era il 9 maggio 1978. Non avevo ancora quattro anni. Quando Moro è

morto, non me ne sono accorto. Ma dov’ero io quel 9 maggio? E cosa facevo? A che pensavo? E soprattutto a voi che ve ne importa? È una cosa importante cosa facevo e che pensavo io a tre anni e mezzo? Aldo è morto, poveraccio. Aldo Moro, lo statista. Che un certo Moro fosse morto l’ho scoperto alla televisione una decina di anni dopo, grazie a un ilm con Volontè. Un ilm con Aldo morto. Ci ho messo un po’ a capire fosse tratto da una storia vera. Oh, mio Dio! Hanno ammazzato Moro? E quando? E perché? E come? Lo hanno trovato nel bagagliaio di Renault 4 rossa, undici colpi sparati a bruciapelo addosso. Oh, mio Dio! Hanno ammazzato Aldo! Brutti bastardi. E vabbè, pazienza. Niente di importante. Cose che capitavano negli anni ‘70. Bisognava fare la rivoluzione. Chi? Brigate rosse. Era il 9 maggio del 1978. Non avevo ancora quattro anni. Brigate rosse, sì. Ma rosse in che senso?» Da vedere.

La prima metà del festival VENERDÌ 28 GIUGNO 18,00 Hotel Palio PRIVATE EYE Iraa Theatre - Cuocolo/Bosetti 18,30 Palazzo del Collegio Inaugurazione mostra ASTI TEATRO: UN FESTIVAL LUNGO 35 ANNI 19,00 Piccolo Teatro Giraudi DUX IN SCATOLA Daniele Timpano Casa del Teatro via Scarampi ANCORA ALTRE STORIE C. Cristoferone e P. Russo 20,00 Palco Teatro Alfieri PETITOBLOCK Punta Corsara 21,00 Piazza San Secondo PERSTRADA L’Arcoscenico 22,30 Casa del Teatro via Scarampi ANCORA ALTRE STORIE C. Cristoferone e P. Russo (replica) 23,00 Palco Teatro Alfieri PETITOBLOK Punta Corsara (replica) Piccolo Teatro Giraudi DUX IN SCATOLA Daniele Timpano (replica) SABATO 29 GIUGNO 18,00 Hotel Palio PRIVATE EYE Iraa Theatre - Cuocolo/Bosetti 19,00 Palco Teatro Alfieri PINOSSO Compagnia Prese Fuoco Casa del Teatro via Scarampi LA CONFESSIONE I Demoni 20,00 Piccolo Teatro Giraudi RISORGIMENTO POP Daniele Timpano Sala Pastrone (T. Alfieri) ECCE HOMO Lucilla Giagnoni 21,30 Palazzo del Collegio CI MANCA TOTÒ Benni-Mesolella Casa del Teatro via Goltieri LOOKING FOR RICHARD Liceo Classico V. Alfieri 22,00 Cortili SCINTILLE 22,30 Casa del Teatro via Scarampi LA CONFESSIONE I Demoni (replica) 23,00 Palco Teatro Alfieri PINOSSO Compagnia Prese Fuoco (replica) Piccolo Teatro Giraudi RISORGIMENTO POP Daniele Timpano (replica) DOMENICA 30 GIUGNO 18,00 Hotel Palio PRIVATE EYE

Iraa Theatre - Cuocolo/Bosetti 18,30 Palco Teatro Alfieri IN FONDO AGLI OCCHI Berardi-Casolari 19,00 Casa del Teatro via Scarampi VUOTI A RENDERE L’Arcoscenico 20,00 Piccolo Teatro Giraudi ALDO MORTO Daniele Timpano 21,30 Palazzo del Collegio ENEIDE-LIBRO II, Massimo Popolizio 21,45 Cortili SCINTILLE 22,00 Palco Teatro Alfieri IN FONDO AGLI OCCHI Berardi-Casolari (replica) 22,30 Casa del Teatro via Scarampi VUOTI A RENDERE L’Arcoscenico (replica) LUNEDÌ 1 LUGLIO 14,30 Casa degli Alfieri LABORATORIO. NOMADISMO PERFORMATIVO URBANO Naturalmente arte 18,00 Hotel Palio PRIVATE EYE Iraa Theatre - Cuocolo/Bosetti 19,00 Casa del Teatro via Scarampi ANGELO DELLA GRAVITÀ NoveTeatro 20,00 Piccolo Teatro Giraudi FEROCEMADREGUERRA Michele Di Mauro Teatro Alfieri SIK SIK L’ARTEFICE MAGICO Benedetto Casillo 21,30 Palazzo Ottolenghi IO PROVO A VOLARE Berardi-Casolari Cà del Miclass FIGLI DEL ‘68 G. Pugliese e J. Perosino Casa del Teatro via Goltieri TRILOGIA PINTERIANA: IL GUARDIANO Casa del Teatro 22,30 Casa del Teatro via Scarampi ANGELO DELLA GRAVITÀ NoveTeatro (replica) 23,00 Piccolo Teatro Giraudi FEROCEMADREGUERRA Michele Di Mauro (replica) Cà del Miclass FIGLI DEL ‘68 G. Pugliese e J. Perosino (replica) Il festival prosegue fino a lunedì 8 luglio. Sul giornale di martedì prossimo la seconda parte del cartellone.


fra corpo teatrale e narraz覺one transmed覺ale

laura gem覺n覺

aldomorto54


Ciao a tutti, sono il protagonista e la vittima sacrificale di questa avventura irragionevole: 54 giorni di auto-reclusione al Teatro dell’orologio più 54 giorni di repliche del mio spettacolo Aldo morto / tragedia su Moro, anni ’70, lotta armata e ciò che resta e la palude in cui mi e ci sento, nel trentacinquennale del Sequestro Moro, nei giorni esatti del sequestro (16 marzo – 8 maggio 1978, con giornata speciale conclusiva il 9 maggio). Sono queste le parole della Prima lettera dalla prigionia che possiamo leggere fra le note del profilo Facebook di Daniele Timpano – nato nel 1974 ed esponente di punta del teatro indipendente romano – oppure ascoltarle mentre vengono lette nel video dello streaming del 24 marzo 2013, poi caricato sul sito del Progetto Aldo Morto 54. Siamo di fronte a un esperimento che mette insieme il teatro, con la sua natura situata e dal vivo, e le potenzialità espressive, relazionali e comunicative del web secondo una logica che potremmo definire, in prima battuta, di storytelling trans mediale. La storia

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[1] Cfr. http://incertezzacreativa.wordpress.com/2013 /02/18/la-storia-che-serve-oggi-aldo-mortotragedia-e-il-teatro-saggistico-di-daniele-timpano/ D. Timpano, Storia cadaverica d’Italia. Dux in scatola, Risorgimento pop, Aldo Morto, Graziani G. (a cura di), Titivillus, Corazzano (PI), 2012.

principale è quella dello spettacolo del 2012 Aldo Morto/Tragedia1 che ripercorre la vicenda Moro attraverso lo sguardo di chi, troppo piccolo per avere ricordi di prima mano, si affida alla memoria sociale cioè ai media, alle loro rappresentazioni e distorsioni. Un lavoro meritevole di delineare uno spaccato sulla storia d’Italia che ha prodotto e ancora influisce sul nostro presente. Questa storia viene esplosa e diffusa attraverso il live streaming che permette di seguire da casa la prigionia auto-indotta di Timpano che riempie il tempo della reclusione componendo un palinsesto ricco e complesso di eventi programmati con la complicità di docenti, scrittori, attori che insieme definiscono il contesto storico e culturale in cui la vicenda Moro si inscrive. La sezione incontri e cortocircuiti prevede seminari e dibattiti a cadenza settimanale, il lunedì il cinema e le immagini degli anni ’70, il giovedì è la volta de Il piombo nelle parole, incontro nel teatro fra scrittori che si sono occupati degli anni di piombo e il pubblico; segue il Memoriale: lettura del racconto in prigione dove alcuni attori leggono alcuni estratti dal documento che raccoglie le risposte fornite da Aldo Moro alle BR durante la prigionia; Le domeniche di Moro che comprende altri approfondimenti critici e appun-


D’ARS214 » laura gemını aldomorto54

tamenti incentrati sul modo in cui il teatro ha trattato gli anni ’70, come nel caso, ad esempio di Marco Baliani e il suo Corpo di Stato. Infine gli eventi speciali tra cui il Moro Day del 9 maggio, a conclusione dell’intero progetto. Il carattere performativo – centrale nella definizione di tutto il lavoro – alterna la dimensione dello spettacolo che va in scena tutte le sere, e che è il vero movente di tutto da intendersi come un’accorata chiamata a teatro degli spettatori, con la quotidianità della vita in cella di Timpano costantemente in vista come nel più normale dei reality o, in ottica mediologica più complessa, come esempio dell’accoppiamento fra media e vissuto. Prima di tutto quello di Timpano di cui possiamo condividere in diretta streaming l’intimità: mentre si fa la barba, va in bagno, mangia, legge, dorme, si prepara per andare in scena… ma anche i momenti in cui davanti al computer scrive, legge, interagisce con gli altri. Risponde alle mail, è online su Facebook e disponibile alla chat, connesso in pubblico e con i pubblici connessi. Come di-

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mostrano anche gli appuntamenti quotidiani con i social media partner: quello su twitter con @fattiditeatro da seguire e interagire con il doppio hashtag #fdtalk e #aldomorto54 e quello con la webzine Il tamburo di Kattrin che a sua volta pubblica lo storify e la rassegna stampa che Timpano usa per costruire un percorso critico sugli spettacoli che non può andare a vedere. Sempre nella celletta tre metri per uno ricavata dalle sale del teatro riceve incursioni e ospiti come nel “Progetto Amnesia” in cui Timpano intervista le persone che su prenotazione vanno a trovarlo per raccontare i loro ricordi di quel periodo, di quei fatti, ecc. Ci sono infine le letture di due opere simbolo della letteratura italiana. La prima è Gramsciana, selezione ragionata da I quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, la seconda è Da apocalittico a integrato, lettura integrale a puntate de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi. Tutti momenti che poi rivedremo nei video caricati sul canale YouTube aperto per l’occasione e sul sito, coerentemente con la logica del-

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la rete – l’architettura dei pubblici connessi e delle audience performative – che mette a disposizione dei contenuti ricercabili e scalabili da ognuno in vista di un processo sempre più attivo di ricezione. Fra gli aspetti più interessanti di questa operazione di “realtà teatrale accresciuta” possiamo indicare, in primo luogo, il modo in cui pone la questione teatrale e performativa in relazione con la scrittura della rete, delle sue logiche e sui suoi dispositivi. In seconda istanza la chiamata del pubblico – in presenza e in remoto – come elemento indispensabile della relazione comunicativa. Infine la messa al centro del corpo dell’attore che solo così può parlare del corpo morto di Aldo Moro e forse per estensione metaforica, come possiamo cogliere dalle dichiarazioni dello stesso Timpano, del corpo morto del teatro e della cultura italiani verso cui tutto il progetto prova a lanciare il suo grido di speranza. ɵ ?

[LAURA GEMINI È RICERCATORE DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE E DISCIPLINE UMANISTICHE DELL’UNIVERSITÀ DI URBINO “CARLO BO” DOVE INSEGNA FORME E LINGUAGGI DEL TEATRO E DELLO SPETTACOLO E TEORIE E PRATICHE DELL’IMMAGINARIO. È MEMBRO DEL DIPARTIMENTO DI SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE E DISCIPLINE UMANISTICHE E DEL LARICA (LABORATORIO DI RICERCA SULLA COMUNICAZIONE AVANZATA) DELLA STESSA UNIVERSITÀ.] [incertezzacreativa.wordpress.com | @Lulla su Twitter]


54, MORTO CHE PARLA LA RECLUSIONE DI DANIELE TIMPANO IN DIRETTA WEB Cinquantaquattro giorni chiuso in cella, come Aldo Moro trentacinque anni fa. Così Daniele Timpano si lascia imprigionare al Teatro dell’Orologio di Roma. Un atto di “moltiplicazione” della realtà. O, forse, il suo totale annullamento DI ATTILIO SCARPELLINIO

In teatro Aldo Morto di e con Daniele Timpano al Teatro dell’Orolologio, Roma fino al 9 maggio

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In libreria Storia cadaverica d’Italia i testi teatrali di Daniele Timpano (a cura di Graziano Graziani) TITIVILLUS PISA, 2012

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Sono andato a trovare Daniele Timpano nella sua cella. Da ormai venti giorni l’autore di “Aldo Morto/Tragedia” si è autorecluso in uno spazio ricavato dentro il teatro dell’Orologio che è una imitatio o una parodia (il confine è sottile) della cosiddetta prigione del popolo in cui le Brigate Rosse rinchiusero Aldo Moro trentacinque anni fa. Dalla sua prigione teatrale Timpano invia lettere e proclami, indice incontri e conferenze, riceve ospiti con cui parla. Ai più vecchi chiede dove erano, chi erano e cosa pensavano in quel lontano marzo del 1978, mentre ad altri, che non erano neanche nati, o che come lui avevano appena quattro anni all’epoca del delitto Moro («Aldo è morto / e non me ne sono neanche accorto»), domanda attraverso quali mediazioni abbiano incontrato quell’evento. Ogni sera fa il suo spettacolo. Ma soprattutto ogni giorno, per alcune ore, è visibile in streaming, mentre si muove nei suoi pochi metri quadri, sdraiato sulla brandina a leggere o ad ascoltare musica dal pc o seduto che scrive su un piccolo ripiano: più che la malinconia del prigioniero, a tutti invisibile nella sua segregazione, tranne che all’occhio insonne e totalitario del carceriere che lo sorveglia, ispira la tenerezza della cavia da laboratorio. Siamo, infatti, nel campo letterale (e anche un po’ letterario) della sperimentazione. Ciò che ieri non doveva esser visto (la nuda vita del prigioniero), ora è oggetto di una sovraesposizione, offerto allo sguardo di tutti, restituito all’olocausto del visibile in cui ciascuno può, se vuole, applicare l’occhio allo spioncino di una finta cella per spiare una condizione biologica almeno parzialmente vera. A differenza di quanto accadeva in un’installazione di Francesco Arena del 2004, dove la cella di Moro era stata ricostruita in legno, nell’esattezza delle sue presunte dimensioni, lo spettatore che dal suo schermo si affaccia nell’angusto cubicolo di “Aldo Morto 54” vede qualcuno. Qualcuno che da una parte non può essere scambiato per nessun altro, è un uomo di trentanove anni vestito con una squallida (ma “originale”) tutina verde anni Settanta, Daniele Timpano. Dall’altra è un sostituto, un attore (Daniele Timpano), che con il suo corpo riempie il vuoto di un’esperienza – quel luogo vuoto dell’oggetto che è la croce e la delizia dell’arte contemporanea: Timpano è un’interpolazione apocrifa in una cronaca quasi esclusivamente immaginaria, lui, che non pretende di essere Moro… Kierkegaard diceva che non c’erano giornalisti attorno alla croce, rivendicando l’impossibilità di un’esperienza che poteva essere testimoniata soltanto attraverso gli occhi della fede (per cui beato è chi crede senza aver bisogno di vedere). Il performer romano si rivolge a una società di voyeur e la convoca con tutti i suoi apparati di amplificazione e di riproduzione (conferenza stampa, spot pubblicitari, dibattiti pubblici, streaming tv via web) sulla soglia di un evento dove la presenza del corpo cortocircuita con l’assenza della storia, i vuoti della memoria, i dispositivi di rimozione dell’immaginario. Prolunga il suo spettacolo in un evento mediatico, in operazione di marketing addirittura, al centro della quale c’è il cadavere del teatro (un ostaggio della cultura) che, come scrive lui stesso in una delle sue lettere pubbliche, è «un cadavere incredibilmente abitato da gente vivissima, ma morto e noi vermi che ci viviamo dentro non riusciamo a farlo muovere». Per l’autore della “Storia cadaverica d’Italia” (a cura di Graziano Graziani, Titivillus, 2012) l’ammissione non ha nulla di scontato: il “morto che parla”, interrato nel cuore di una “cantina romana”, gesticola attraverso la comunicazione più viva e postmoderna, sogna di uscire dal ghetto del teatro per intercettare il mitico Pubblico («la gente cosiddetta normale, ve la ricordate?»), ma piega tutto questo a un solo obiettivo dichiarato: la lunga tenitura sulla scena di uno


lo spettatore che dallo schermo si affaccia nella cella di “Aldo Morto 54” vede un’interpolazione apocrifa, una cronaca quasi del tutto immaginaria

spettacolo di drammaturgia contemporanea italiana. Il Timpano mediatico dell’ambizioso progetto “Aldo Morto 54”, insomma, non si discosta di un grammo dalla sua poetica originaria, la rilancia con un’iperbole. La cella, il loculo, la tomba e la culla, sono, fin dalle “Operine splendide”, tra i luoghi privilegiati della sua estetica teatrale: la squallida stanzetta 3x1 con il pavimento rosso, le pareti grigie, il cesso in fondo, è lo spazio ideale per proseguire quella sua opera di miniaturizzazione della grande Storia che ne spappola la prosopopea, riducendola in oggetti inorganici, gergali, infantili – feticci messi all’altezza di uno sguardo (che è anzitutto uno sguardo morale e pre-politico) per cui la storia non è mai stata un oggetto diretto d’esperienza. Come i moralisti classici, Timpano odia la Storia e non parla che di essa, vive immerso nei detriti del suo immaginario, si addormenta nel rimbombo delle sue parole d’ordine. Andatelo a trovare nella sua cella, lo troverete intento, come una pasoliniana «forza del passato», a riorganizzare parole e musiche di una lingua morta e sepolta nel controcanto di un’attualità nata dal suo svuotamento. E lo streaming, questa magica rottura dell’opacità in cui ogni scena si ritira, il tribunale in cui la democrazia diretta dello sguardo smaschera e punisce le false rappresentazioni del teatrino della politica? Beh, non vorrei deludere nessuno: lo streaming è solo la prosecuzione della messa in scena con altri mezzi, finzione che si dissimula nei panni sbiaditi della vita. Ho rivisto su YouTube la sequenza del mio incontro con Timpano: si vede poco e si sente ancora meno. Un giovane in tuta interroga un uomo di mezza età infilato in un cappotto, ma quest’ultimo risponde con la testa china, come se si confessasse, delle sue risposte non resta che un vago mormorio e gli oggetti astratti che le sue mani disegnano nell’aria. La gesticolazione di un dialogo segreto. Fossi stato in Pierluigi Bersani, è così che avrei parlato agli emissari di Beppe Grillo – a bassa voce. Un tempo erano i poteri a internare i dissidenti e gli esclusi, sottraendoli agli occhi del mondo; oggi ci si chiude da soli nella ricostruzione di quegli stessi spazi che da segreti, opachi, sono diventati aperti e sovraesposti grazie alla trasparenza della comunicazione. La casa e la prigione, la cella e la teca, sono tra i campi di forza prediletti della biopolitica spettacolare, ben prima del Grande Fratello. Gli ibridi umani di Francis Bacon appaiono spesso isolati nello spazio e schermati da un vetro, figure ingabbiate, come scrive John Berger, “in arene di puro colore, in stanze anonime, o addirittura semplicemente in se stesse”. Ma il loro isolamento è la condizione stessa della loro esposizione allo sguardo. Sono sole, ma senza alcuna privacy, non c’è privacy possibile nella nuda vita, ma una perenne e non protetta assenza di scena, una letterale e lancinante “oscenità”. Timpano, però, è tanto un autore quanto un personaggio: questo suo iscriversi un po’ tardivo, se non volutamente attardato, nel campo dell’arte autoreferenziale è in realtà l’ennesima, vitalistica risposta della finzione teatrale alla mortifera simulazione dei media.

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Rassegna stampa aldo morto 54 luglio 2013  

ALDO MORTO 54 54 giorni di reclusione di Daniele Timpano in live streaming 54 repliche consecutive dello spettacolo "ALDO MORTO - tragedia...

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