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Apocalisse Elton Varfi


Apocalisse di Elton Varfi


2012 © Elton Varfi Tutti i diritti sono riservati. È vietata ogni riproduzione, anche parziale. Le richieste per la pubblicazione e/o l’utilizzo della presente opera o parte di essa, in un contesto che non sia la sola lettura privata, devono essere inviate a: Elton Varfi: elton2577@gmail.com

NOTA DELL’AUTORE La presente novella è opera di pura fantasia. Ogni riferimento a nomi di persona, luoghi, avvenimenti, fatti storici, siano essi realmente esistiti o esistenti, è da considerarsi puramente casuale e involontario. Blog dell’ autore www.varfielton.blogspot.it


La fine del mondo! Capita a tutti di sentire questa frase, ma l'idea che potesse avere un immediato significato pratico, che potesse diventare realtĂ , non a una data incerta e lontana, ma subito, in quello stesso giorno, costituiva certo uno spaventoso, sconvolgente pensiero. Arthur Conan Doyle, La nube avvelenata


Anno 2012 d.C. Venerdì 21 dicembre.

L

’impatto fu terribile. Per alcuni minuti rimasi a terra. Il bastardo che mi investì scappò sgommando senza neanche chiedersi se fossi vivo o morto. Avevo la vista annebbiata e non riuscii a vedere la targa, e comunque in quel momento mi preoccupai più di capire se avevo qualcosa di rotto. Per fortuna sembrava stessi bene. Non sentivo nemmeno dolore, ero solo scosso e spaventato. Il bastardo ormai si era dileguato. Stavo tornando a piedi a casa, passando da una strada secondaria dove di solito non c’era anima viva, così che nessuno avrebbe visto come ero ridotto. Tutto sommato mi sentivo fortunato. L’incidente poteva rivelarsi mortale, e io ero miracolosamente integro. Mi alzai, e dopo avere ripulito i vestiti dalla polvere, mi incamminai lentamente verso casa. Tutto d’un tratto il buio che accompagna la notte mi parve diventare sempre più fitto. Poi una luce accecante tormentò i miei occhi doloranti per il brusco capovolgimento di luminosità. Il cielo diventò rosso sangue, la terra si squarciò. Vidi tante persone, uomini e donne. Non capii da dove sbucavano fuori. Sentivo urla, lamenti, pianti. Gente che cercava si scappare disperata. Solo in un secondo momento vidi degli esseri che sembravano demoni inseguire la folla. Erano demoni, ne ero certo. Un esercito di demoni che impugnava falci minacciose destinate a conficcarsi nei corpi di quei disgraziati che invano cercavano di eludere alla loro furia. Trascinavano con loro il corpo martoriato del malcapitato fino a perdersi nello squarcio che aveva dischiuso la terra. Poi uscivano di nuovo pronti a sacrificare una nuova altra preda. “Questo è l’apocalisse” - pensai terrorizzato. Poi mi venne in mente che era il 21 dicembre dell’anno 2012. “I Maya avevano ragione” - mi dissi. Mi ripresi dallo stupore iniziale, e cercai di trovare la strada verso casa. Era un pensiero irrazionale, perché non sarei stato al sicuro nemmeno lì, ma era anche l’unico pensiero del quale la mia debole mente fu capace. Fu una fatica inutile. Non riuscivo a orientarmi. Nulla sembrava familiare in mezzo a quel caos. I lamenti, le grida, i pianti erano diventati assordanti. I demoni erano dappertutto. Mi meravigliai che fino ad allora nessuno si era accorto di me. Cominciai a correre senza una meta precisa. Volevo solo scappare da quel posto. Alzai la testa e vidi quattro cavalieri che venivano dal cielo. Santo Iddio, è proprio la fine del mondo. L’apocalisse. Dietro i cavalieri c’era un esercito di angeli. Almeno così mi sembrarono, o forse era solo quello che avrei desiderato fossero. Si scatenò una battaglia epica. Angeli conto demoni. Il bene contro il male. I demoni cercavano di trascinare con loro nelle viscere della terra più persone possibili, ma gli angeli glielo impedivano. No. Tutto questo non è reale. Non può essere reale. E invece sì. Era tutto quanto reale, e io ne ero un terrorizzato testimone di quello scempio. Ero vissuto abbastanza da vedere l’apocalisse.


Con improvvisa violenza, crebbe in me un forte desiderio di pregare. Cercai di ricordare da qualche parte, negli angoli più sperduti della mia memoria, una preghiera. Non andavo in chiesa dal giorno della mia prima comunione. Non sono mai stato un buon cristiano. Anzi, a dire la verità, non sono stato nemmeno cristiano. La prima comunione me la fecero i miei genitori quando avevo solo nove anni. Diventato grande e capace di alimentare da solo il mio credo, decisi che non c’era alcun credo da alimentare, per cui non andai più in chiesa. Nessuna preghiera mi venne in mente. La mia testa era vuota. Non pensavo più. Ero paralizzato. Un demone si avvicinò a me con la falce, pronto a conficcarla nelle mie carni e trascinarmi via. “È la fine” - pensai. Chiusi gli occhi aspettando che la fine arrivasse. “Questo è nostro” – sentii una voce. Riaprii gli occhi e vidi che era il demone ad aver parlato, ma non era a me che si riferiva. Alzai la testa e vidi un angelo che con la sua spada aveva bloccato la falce del demone. “No. Non ancora” – disse con voce imponente l’angelo. Il demone se ne andò all’istante. “Grazie” – gli dissi. L’angelo non mi rispose. Mi guardò fisso negli occhi e mi indicò qualcosa che si trovava alla mia destra. Mi girai e vidi una porta bianca. Mi girai di nuovo verso l’angelo per domandare se dovevo entrare in quella porta, ma era scomparso. Mi incamminai senza perdere tempo verso la porta indicatami dall’angelo. Avvicinandomi, mi accorsi che la porta era parte di un edificio che prima non era visibile a causa di una enorme nube di fumo. Entrai. Dentro c’era solo una stanza con quattro mura spoglie, un tavolo di legno e due sedie, sempre di legno, in mezzo alla stanza. Le urla di fuori si sentivano meno. Mi girai per la stanza. Non capivo quello che dovevo fare. Perché l’angelo mi aveva invitato a entrare? Per un attimo avvertii un senso opprimente di pericolo. Sentii l’impulso di uscire fuori, ma non ebbi il coraggio di farlo. “Benvenuto” – sentii una voce dietro le mie spalle. Mi girai e con grande stupore vidi un uomo anziano di bassa statura con gli occhi chiari. “Lei chi è?” – domandai io spaventato. L’uomo non esitò a rispondermi. “Mi chiamano in tante maniere, ma in questo momento sono solo la proiezione di ciò che tu hai creduto in vita. Per te sarò una entità superiore.” “Questo è uno scherzo, vero?” – domandai io perché proprio non sapevo cosa dire. “Ti sembra si scherzi là fuori?” – mi disse ironico. Non risposi. “Nella tua vita non hai creduto in Dio, ma appunto in una specie di entità superiore. È vero?” Era verissimo. La cosa strana era che il vecchietto usava l’espressione che io usavo spesso quando ero costretto a parlare di ciò in cui credo. “Credo che lassù ci sia una specie di entità superiore”. Era la litania abituale che avevo imparato a ripetere. “Come fai a sapere questa cosa?” – domandai impaurito. “Dove credi di essere? Cosa credi di aver visto là fuori? – domandò a sua volta il vecchietto. “Non so dove sono, ma là fuori è l’apocalisse” – risposi.


“Giustissimo. Hai visto proprio l’apocalisse. Apocalisse letteralmente significa togliere il velo. Infatti, da ora in poi, ti verrà svelato il più grande mistero che possa esistere. La morte. Sei morto. E sei davanti a quello che in vita chiamavi una specie di entità superiore”. Non ci potevo credere. “Non è possibile” – dissi – “pochi istanti fa ho avuto un…” “Incidente mortale” – rispose prontamente il vecchietto – “ e sei morto. La vita è finita e ora inizia una nuova esistenza. Cosa credevi che fosse l’apocalisse? È un apocalisse ogni volta che una persona muore e vede tutto così com’è. L’apocalisse è in lui. È in ogni uomo morto. L’esercito del diavolo si avventa per tentare di trascinare le anime dannate, e “i nostri” cercano di difendere gli uomini giusti. Tutta quella gente che hai visto fuori è tutta gente morta. E in questo momento io sto parlando con ognuno di loro proprio come sto facendo con te. Lo so che è una cosa difficile da capire, ma ti ci devi abituare”. Ero in silenzio. Pensavo alla mia esistenza. Avevo buttato via la mia vita. Non ho mai voluto avere legami con nessuno. Non sarebbe stato nessuno a piangere la mia morte. Assurdo. Sono morto in un banale incidente stradale. “E ora?”- pensai. “Dobbiamo stabilire cosa ti meriti” – mi rispose il vecchietto – “ma lo possiamo fare con calma. Abbiamo tanto tempo davanti a noi”. Jonathan Parrington morì investito da un pirata della strada, la fredda sera del 21 dicembre 2012. Fine Dello stesso autore in tutti migliori bookstore a soli 0,99 € in versione ebook il libro giallo:

Il fantasma di Margaret Houg Londra, ai giorni nostri. Muore la moglie di un potente e chiacchierato banchiere ma, un anno dopo il decesso, i figli della signora affermano di averne visto il fantasma aggirarsi per la villa. E’ realtà? E’ un incubo? C’è qualcosa di torbido nella faccenda? Toccherà a Ernest Devon, un ex poliziotto di Scotland Yard ora investigatore privato ed al suo amico Roni, risolvere l’intricato caso, che si sviluppa tra ricatti, sospetti ed un efferato omicidio. Sullo sfondo si snoda la personale vicenda sentimentale del protagonista, che difende con tenera ostinazione il suo impossibile amore per la ex moglie.

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Apocalisse  

Racconto breve a scopo promozionale. Pubblicato da Elton Varfi

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