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l’Altro

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Settimanale online delle Marche - Direttore Elpidio Stortini

Anno I - N. 74 Martedì 31 Dicembre 2013

giornale

Fatti e immagini di un anno difficile

SPECIALE 2013 / seconda parte

Quello che ci apprestiamo a lasciare è stato sicuramente un anno difficile. Per molti anche complicato. E il 2014 che stiamo per iniziare non si prospetta certamente migliore. Anche se l’ottimismo - almeno questo - dovrebbe aiutarci a superare ostacoli e problemi. Marche free press, editrice del settimanale l’Altro giornale (www.laltrogiornale.it) e del quotidiano Altro giornale Marche (www.altrogiornalemarche.it), vuole salutare il 2013 con alcune notizie ( per la maggior parte positive) che ci hanno accompagnato in questi mesi. Ieri abbiamo pubblicato quelle di rilevanza regionale; oggi diamo spazio a quelle d’interesse locale. E con questa carrellata vogliano augurare ai nostri affezionati - e sempre più numerosi - lettori un 2014 ECCEZIONALE.


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LA PROVINCIA DI ANCONA

VIABILITA’

Ancona, nella galleria del Risorgimento iniziati i lavori di demolizione Continua l’allestimento del cantiere. I primi interventi sul rivestimento di copertura delle “spalle” del tunnel. La prossima settimana sarà interessata la volta

ANCONA Secondo giorno di attività per il cantiere della galleria del Risorgimento, chiusa dal 27 marzo per lavori di consolidamento del tratto ammalorato, in corrispondenza dell’imbocco su via Giannelli. Nella giornata di ieri gli operai dell’impresa, il consorzio Cosac di Ancona, hanno iniziato la demolizione, con un miniescavatore, del rivestimento in muratura che copre le spalle laterali del tunnel. I materiali sono danneggiati dall’usura del tempo e dalle evidenti infiltrazioni di acqua. Stessa sorte toccherà , successivamente, a quelli che comunemente vengono identificati come marciapiedi all’interno alla galleria e vengono utilizzati abusivamente dai pedoni: si tratta in realtà di coperture di cavèdi in cui sono alloggiati alcuni sottoservizi. Continua parallelamente il lavoro della società Multiservizi che sta

provvedendo all’allaccio alle tubature dell’acqua, un intervento indispensabile all’impresa che opera in galleria. Nell’ambito delle operazioni di allestimento del cantiere, nelle ultime ore sono state posizionate le baracche per gli operai con il posto di pronto soccorso, i pannelli di copertura e il cartello di cantiere che indica la titolarità e la durata dei lavori. Per quanto riguarda gli interventi principali, che riguardano la volta, avranno inizio la prossima settimana, non appena arriveranno da Trento i macchinari specifici destinati all’intervento. In corrispondenza dello sbarramento dell’imbocco di via Giannelli è stato posizionato anche un cartellone con una foto d’epoca che raffigura uno dei momenti inaugurali dell’opera, terminata nell’autunno del 1959. I lavori del traforo di Colle S. Stefano erano iniziati nel settembre 1954 con la posa

della prima pietra da parte del Ministro Romita, su progetto dell’Ufficio tecnico comunale (ingegnere capo Duranti) e dagli ingegneri Tommasi e Podesti. Il costo – 800 milioni di lire- era stato totalmente a carico del Ministero dei Lavori Pubblici. I lavori furono ostacolati dalle difficoltà incontrate all’imbocco sud a causa di una grossa frana verificatasi nell’ottobre del 1956, arrestata con l’esecuzione di opere ciclopiche per quei tempi, costituite da muraglioni di contenimento e lavori di drenaggio delle acque. Il traforo, che ha interessato un terreno in prevalenza marnoso, è stato eseguito con sistema belga, con attacco della calotta in chiave. Il rivestimento venne fatto con gres ceramico fino all’altezza di 2,50 metri, poi con lastre di fibra-cemento verniciate. Tra l’arco rovescio e il piano stradale vennero realizzati due cunicoli, posti sotto il piano viabile per ospitare i cavi delle linee telefoniche e

dell’acquedotto; altri due cunicoli laterali hanno accolto le condutture del gas e dell’allora Unes. Queste le principali caratteristiche del tunnel, lungo 535 metri e largo 13,50 metri, con pendenza media del 2,10 per cento. Inquadrato nel Piano regolatore di allora e nello schema della viabilità di penetrazione della città di Ancona degli anni CinquantaSessanta, doveva costituire l’alternativa all’unico altro accesso, quello di via XXIX settembre, originariamente funzionale al nucleo storico dell’Ancona marinara, raccolta attorno al colle Guasco. Con la sua realizzazione si è concretizzato un sogno lungo un secolo, non solo quello di raccordare la stazione ferroviaria e piazza Ugo Bassi con il centro cittadino, ma anche quello di fare abbracciare le “due Ancone”, quella al di qua e quella al di là dei colli che circondano la città a sud. Un’opera

imponente che ha cambiato la viabilità dorica e che costituisce un’infrastruttura

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insostituibile e un luogo simbolo per la città e l’intero territorio.


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LA PROVINCIA DI ANCONA

L’INIZIATIVA

L’entusiasmo dello sport aiuta la prevenzione Al Badiali screening di successo La spontaneità degli organizzatori ha avuto la meglio sulle complicazioni e sulle difficoltà che generalmente bloccano il nostro sistema pubblico. Coinvolti nell’evento sanitario prestigiosi dermatologi che hanno effettuato in 5 giorni oltre 560 visite

Il prof. Giuseppe Ricotti nel suo studio; l’intervento del sindaco Goffredo Brandoni; gli Amici per lo Sport e - in alto - Gianfranco Badiali Dopo il grande successo dell’evento sportivo organizzato al Palazzo dello Sport Gianfranco Badiali, in piazza, a Falconara, si è brindato al successo medico, incentrato sulla prevenzione della salute. Il grido di allarme del Badiali “fatti vedere – prevenire è vivere” è stato infatti perfettamente centrato, grazie alla perfetta rete organizzativa “screening nei” voluta dal Gruppo Amici per lo Sport, dall’Amministrazione comunale di Falconara, dall’Avis e dalla Lilt. Il tutto è stato particolarmente apprezzato dalla popolazione del territorio. Il successo è dovuto anche allo spontaneo coinvolgimento di prestigiosi medici dermatologi che hanno visitato oltre 560 persone sotto l’attenta coordinazione del primario dermatologo prof. Giuseppe Ricotti, cui hanno subito aderito Giuliano Brandozzi; Leonardo Bugatti, Anna Campanati, Ivana Cataldi, Andreina Cellini, Antonio De Martino, Giorgio Filosa, Alfredo Giacchetti, Leonardo Giornetta, Sergio Lanari, Lorenzo Morresi, Giorgio Mozzicafreddo, Massimiliano Nicolini, Riccardo Santilli, Stefano Serresi, Elisabetta Solimani, Maria Giovanna Tucci e Francesca Ricotti. Sono stati evidenziati vari casi di attenzione che saranno oggetto di approfondimento presso le sedi ospedaliere. L’evento si è chiuso tra un grande coro di ringraziamenti, cui si è aggiunto, con calore, il commento del sindaco di Falconara Goffredo Brandoni che ha ringraziato tutti di vero cuore. Gli sponsor hanno approvato la manifestazione ed addirittura i medici si sono detti disponibili per ulteriori iniziative a scopo benefico Qualora risulti che anche una sola vita sia stata salvata dobbiamo riconoscere che il grido del Badiali “fatti vedere prevenire è vivere” è stato ben ascoltato. Sull’evento sanitario pubblichiamo la relazione del professor Giuseppe Ricotti che ha sintetizzato i report dei medici che hanno partecipato alla settimana della prevenzione

di GIUSEPPE RICOTTI L’esame a “bocce ferme” dell’evento sanitario che si è svolto in occasione del “ XXV Gianfranco Badiali” si offre a varie considerazioni, ma due sono quelle che maggiormente mi hanno colpito: un’organizzazione impeccabile ed una risposta ordinata ed entusiasta da parte della popolazione. Ancora una volta la spontaneità e l’entusiasmo degli organizzatori hanno avuto la meglio sulle complicazioni e sulle difficoltà che generalmente bloccano il nostro sistema pubblico. Il professionale contributo della Croce Rossa e della LILT hanno semplificato notevolmente lo svolgimento delle visite di screening che hanno avuto sicuramente un grande successo sia per la numerosità della partecipazione che per i risultati in termini di prevenzione. Esaminando gli elementari report redatti dai dermatologi che hanno eseguito le visite specialistiche si ricavano

infatti dati clinici, motivo di viva soddisfazione: il totale delle visite effettuate risulta infatti superiore alle 560 osservazioni nelle cinque giornate e mezzo dedicate all’iniziativa. Il dato è certamente approssimativo per difetto in quanto diverse sono state le visite aggiunte all’ultimo momento e non registrate. I dati segnalati riguardano unicamente le lesioni cutanee inquadrabili come tumori cutanei o lesioni neviche sospette di essere maligne od ad alto rischio di divenirle. Nello specifico sono stati evidenziati: 45 nevi atipici per il 40% dei quali è stata consigliata l’asportazione per l’ulteriore approfondimento istologico e per il 60% un attento monitoraggio ( osservazione clinico-dermatoscopica a “tempi stretti”). A questo proposito si è illustrato al paziente quale devono essere, caso per caso, i periodi opportuni per i controlli e la necessità o meno di

ricorrere ad una “monitorizzazione digitale in epiluminescenza”. 3 i melanomi clinicamente evidenti per i quali si è proposta l’immediata asportazione ed i successivi approfondimenti clinicostrumentali. 25 i carcinomi (epiteliomi) basocellulari per i quali è necessario un trattamento radicale che mediamente consiste nell’exeresi chirurgica e che solo per forme superficiali è possibile indicare modalità terapeutiche diverse dal bisturi. Trattasi di forme di tumori definiti a “malignità locale”, ma che non debbono essere trascurati per la loro capacità infiltrativa e destruente, soprattutto quando insorgono in zone delicate come il viso( c h e generalmente..prediligono) e sulle quali gli esiti estetici sono spesso rilevanti. 17 le cheratosi attiniche/ epiteliomi spinocellulari : queste sono forme neoplastiche che evolvono da

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precancerosi in tumori cutanei anche con possibilità metastatizzanti, senza una netta separazione, talora, fra l’una ed altra fase, per cui anche se di aspetto clinicamente poco aggressive non debbono essere trascurate. Ovviamente innumerevoli sono state le segnalazioni di formazioni benigne per le quali il dermatologo ha potuto dare informazioni rassicuranti e precisare l’eventuale percorso per un trattamento facoltativo (pratico/estetico). Da un superficiale esame statistico, si può comunque ricavare un soddisfacente bilancio: nel 16% dei casi il responso della visita ha segnalato lesioni tumorali che necessitano di trattamento o , come minimo, di particolare monitoraggio. La maggioranza dei visitati non aveva una corretta educazione alla prevenzione e, dunque, l’occasione della visita è stata anche quella di dare indicazioni per i modi ed i tempi di un soddisfacente autocontrollo.


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LA PROVINCIA DI ANCONA

ELEZIONI/1

Sedici liste con 500 candidati e dieci aspiranti sindaco Ad Ancona è caccia al consenso Le previsioni parlano di un testa a testa tra Valeria Mancinelli e Italo D’Angelo di ROBERTO SENIGALLIESI ANCONA Dieci aspiranti a sindaco. Sedici liste con quasi 500 candidaticonsiglieri. Si presenta molto incerta la sfida per il nuovo sindaco del capoluogo. Considerando anche che sono state scompaginate le alleanze delle ultime tornate, in particolare quella del 2009, e che la consiliatura dorica proviene da due drammatiche dimissioni prima del termine, con due Commissari che si sono succeduti sul ponte di comando. Le previsioni dicono ancora un testa a testa fra i due candidati che esprimono il centro-sinistra, Valeria Mancinella che potrebbe diventare il primo sindaco donna della città, ed il centro destra, vale a dire l’ex questore di Pesaro ed ex dirigente della Squadra Mobile Italo D’Angelo, che è a capo di una sua lista civica (La Tua Ancona) appoggiata dal Pdl. Solo che proprio il centro destra si presenta diviso, vista la presenza di un candidato (l’ex consigliere comunale Stefano Benvenuti Gostoli) con una lista di Fratelli d’Italia. Ed anche la candidatura di Valeria Mancinelli non appare così unitaria, considerando che alla sua sinistra si presenta Stefano Crispiani (candidato da Sel, PdciPrc) e vista la presenza di una lista civica, Progetto Città, che fa capo a Marcello Pesaresi, ex vicesindaco

Valeria Mancinelli

Italo D’Angelo

Andrea Quattrini

della Giunta Gramillano ed ex elemento di spicco del Partito Democratico. Ma non solo: la lista M5 Stelle, che potrebbe essere il classico outsider e sfruttare l’onda lunga della protesta di Beppe Grillo, presenta come candidato-sindaco il funzionario di banca e musicista per passione Andrea Quattrini, ma è dilaniato al suo interno da una spaccatura di un nutrito gruppo di dissidenti grillini, facenti capo all’economista Mauro Gallegati (già consigliere comunale nell’ultima tornata elettorale prima di cedere il posto proprio di Quattrini) che

contestano l’investitura di quest’ultimo e lo scarso- dicono coinvolgimento democratico. Poi ci sono le liste civiche. La più fresca ed originale (A20) è quella composta tutta da under 30 (con la più giovane, 19 anni, frequenta Ancora il liceo mentre la più grande di anni ne ha 27) con un candidato a sindaco, Matteo Bilei, 22enne e studente di Giurispudenza, il più giovane candidato di sempre alla guida della città. Quindi quella guidata da Stefano Tombolini, avvocato, figlio di Pietro storico esponente ella Dc che è attorniato da un gruppo di

professionisti. Si candida alla guida della città anche l’ex deputato Idv David Fabio, ora passato al Centro Democratico con una sua lista, dopo che non è stato accettato in quella che fa’ riferimento al centro sinistra. Quindi un’altra donna, Letizia Perticaroli, anche lei ex Idv ed ex presidente del Consiglio Comunale, che si schiera con la sigla Alleanza per Ancona ed una lista che presenta anche esponenti di Api e del Psi. Riepiloghiamo. Dieci candidati a sindaco: Valeria Mancinelli, ex assessore comunale e presidente di Conerobus che è sostenuta da

Pd, Scelta Civica, Udc, Verdi e da una sua civica (Ancona 2020), Stefano Benvenuti Gostoli (Fratelli d’Italia), Matteo Bilei (civica A20), Stefano Tombolini (civica Sessantacento), David Favia (Centro Democratico), Marcello Pesaresi (civica Progetto Città), Italo D’Angelo (La Tua Ancona, Pdl), Letizia Perticaroli (Alleanza per Ancona), Andrea Quattrini (Movimento 5 stelle), Stefano Crispiani (Sel, Prc- Pdci). Previsioni? Come detto molto difficile farne. Anche se il capoluogo marchigiano è una città tradizionalmente di sinistra con il Pds, i Ds ed il Pd in grado di esprimere il sindaco da una ventina d’anni. L’impressione è che comunque si vada al ballottaggio, dove potrebbero avere importanza gli eventuali apparentamenti con le varie civiche. E di centro-sinistra. La sfida si presenta molto incerta. A deciderla, probabilmente, il voto dell’elettorato di centro e di centrosinistra. Ed il peso delle liste civiche, che potrebbero togliere consensi importanti ai due schieramenti tradizionali. Che, d’altro canto, dovranno fare i conti con quelli che otterranno alla loro destra ed alla loro sinistra, rispettivamente, di partiti con cui erano stati alleati nelle ultime elezioni (Fratelli d’Italia e Sel, per la precisione).

Gli elettori in gravi difficoltà fisiche possono chiedere di essere accompagnati nella cabina

E’ possibile anche il voto assistito ANCONA Gli elettori che hanno gravi difficoltà fisiche nell’esprimere il voto possono chiedere di essere accompagnati all’interno della cabina da un altro elettore che ha volontariamente scelto come

accompagnatore, purché sia iscritto nelle liste elettorali di un qualsiasi Comune della Repubblica. Pertanto è possibile richiedere che sulla tessera elettorale venga apposto un timbro che attesta questa necessità per tutte le future chiamate alle urne.

Gli interessati dovranno presentare al Sindaco: 1. apposita domanda con la quale richiede l’apposizione di tale timbro sulla propria tessera elettorale; 2. originale della tessera elettorale; 3. certificazione medica dalla quale risulta

che l’elettore presenta un reale impedimento di carattere permanente ad esprimere materialmente il voto e che quindi, non è in grado di esercitare il diritto di voto senza l’aiuto di un elettore accompagnatore. Il certificato può essere

rilasciato esclusivamente da un funzionario medico dell’Asur Area vasta 2; nel caso di non vedenti: in luogo del certificato di cui al punto 3 possono esibire il libretto nominativo di pensione in cui è indicata la categoria cieco civile ed un numero che

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attesta la cecità assoluta del titolare del libretto. L’accompagnatore prescelto dall’elettore, potrà esercitare questa funzione una sola volta e il presidente del seggio dovrà farne apposita annotazione sulla tessera elettorale.


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LA PROVINCIA DI ANCONA

ELEZIONI/2

A Falconara previsioni incerte Brandoni per la conferma Mastrovincenzo per il riscatto Ma resta l’incognita dei grillini e di due liste civiche. Scontro all’ultimo voto FALCONARA Cinque i candidati a sindaco a Falconara, con 13 liste a sostegno della loro candidatura. In primis il sindaco uscente Goffredo Brandoni, sostenuto da quattro liste del controdestra, che cerca il bis. Si tratta della civica “Falconara in movimento”, che ha come capolista l’attuale Assessore ai Lavori Pubblici Matteo Astofi; “Uniti per Falconara”, capitanata dal vice-sindaco Clemente Rossi che comprende consiglieri ed assessori uscenti, “Insieme Civico per Falconara” e “Ridisegnare Falconara” con cattolici ed Udc. La Lista civica “Ridisegnare Falconara” è ispirata ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa. I candidati promotori sono cattolici che intendono tradurre la loro fede in un impegno pubblico per servire, e non servirsi del prossimo, con l’obiettivo del perseguimento del bene comune. Punti essenziali della presenza cattolica in politica sono: difesa della vita, protezione e valorizzazione della famiglia, libertà delle famiglie di educare i figli, diritto alla libertà religiosa, giustizia sociale, lavoro e lotta

alla povertà, tutela dei disabili psico-fisici, immigrazione ed ambiente. Per il perseguimento del bene comune, è ritenuto fondamentale il massimo rispetto delle (recenti) Leggi Statali (D. Lgs 150/2009; Legge 213/2012; D. Lgs 33/ 2013, ecc.), delle Direttive della CIVIT (Commissione Indipendente Valutazione Trasparenza Integrità nelle Pubbliche Amministrazioni, ora anche Autorità Nazionale Anticorruzione, in www.civit.it) e dell’ANCI (es. Linee Guida agli Enti Locali in materia di trasparenza ed integrità, approvate dalla Civit in data 7.11.2012, in www.anci.it), già in vigore per gli Enti locali, che obbligano i Comuni alla Trasparenza totale (“Amministrazione Aperta”), alla Valutazione della Performance, alla “Meritocrazia” ed ai Controlli Interni (“Value for money”). Trasparenza totale): accesso diretto dei cittadini, via web ed in luoghi aperti al pubblico, alle sedute del Consiglio, della Giunta e dell’Ambito Territoriale Sociale (dal 2013 Falconara è il Comune Capofila dell’Ambito); massima cura della sezione del sito web del Comune

I 5 candidati a sindaco di Falconara durante un recente incontro, insieme al collega Andrea Carloni, che ha coordinato il dibattito “Trasparenza, valutazione e merito”; due o più “giornate della trasparenza” ogni anno, rivolte alla cittadinanza, alle associazioni, ecc.; Promozione del “Diritto di accesso civico” (D. Lgs 33 del 14.3.2013, in G.U. n. 80 del 5.4.2013). “Crediamo che l’insieme delle suddette modalità operative, (ispirate ai principi

“Open Government” ed “Open Data”, attuati dall’Amministrazione Obama e sempre più diffusi nelle Democrazie Occidentali) rappresentino validi strumenti manageriali volti a garantire la legalità e lo sviluppo della cultura dell’integrità, migliorare l’efficienza, l’economicità e l’efficacia della Pubblica

amministrazione e combattere i fenomeni di corruzione. Possono inoltre contribuire in modo determinante (soprattutto in un difficile periodo di crisi finanziaria ed economica, caratterizzato anche dalla grave sfiducia dei cittadini nelle Istituzioni) a creare le basi per una reale democrazia partecipata,

mediante un “patto sociale” trasparente e collaborativo con i cittadini, che valorizzi l’intelligenza collettiva e possa determinare un miglioramento effettivo della qualità dei servizi e perseguimento del bene comune, con rilevanti benefici per tutti”. Il candidato del centrosinistra Antonio Mastrovincenzo è sostenuto da una civica “Insieme per Mastrovincenzo sindaco”e da quelle di tre partiti: Pd, Falconara lista comunista e Sinistra ecologia e libertà. Il terzo candidato è Lucio Virgulti, sostenuto dalle civiche “Falconara Puntoeacapo” ed Impegno per Falconara. Il quarto Riccardo Borini con le liste “Falconara bene comune” e Cittadini in Comune”. Infine il candidato del Movimento 5 stelle Falconara che presenta come candidato a sindaco Bruno Frapiccini. Le previsioni parlano di un testa a testa fra Brandoni e Mastrovincenzo, con l’incognita grillini e quella delle due civiche che potrebbero spostare l’esito del voto. In ogni caso si dovrebbe andare al ballottaggio.

Dopo mesi di commissariamento i cittadini tornato alle urne per rinnovare il Consiglio comunale

Anche Chiaravalle attende il nuovo sindaco CHIARAVALLE Dopo mesi di commissariamento, alla vigilia dell’appuntamento elettorale che darà nuovamente a Chiaravalle un sindaco e un Consiglio comunale, i cittadini

continuano a seguire quella che, da molti, è stata definita come una delle campagne elettorali più sentite e partecipate mai viste in questa cittadina della Vallesina negli ultimi vent’anni.. Nei tredici seggi che saranno

allestiti in città i chiaravallesi, domenica e lunedì, saranno chiamati a scegliere il loro nuovo sindaco tra i cinque proposti dalle varie liste in competizione. Si tratta di Pierpaolo Morosini della lista “5 idee per

Chiaravalle”; di Damiano Costantini della lista “Chiaravalle bene comune”; di Silvia Camerucci della lista “Siamo Chiaravalle”; di Ettore Togni della lista “Apertamente”; e di Giuliano Brandoni di Rifondazione

Comunista. Cinque candidati che, insieme a quanti sono in competizione per il rinnovo del Consiglio comunale, in questi ultimi giorni hanno girato in lungo e in largo Chiaravalle, dal centro alla

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periferia, per illustrare i loro programmi ed incontrare - e convincere - i possibili elettori. Ma ormai siamo giunti al traguardo ed è solo questione di giorni per conoscere il nome del nuovo sindaco.


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ELEZIONI/1

Valeria Mancinelli, una donna alla guida del capoluogo dorico Nel ballottaggio si è imposta a Italo D’Angelo. Un successo annunciato visto l’ampio margine di vantaggio con il quale aveva chiuso il primo turno di ROBERTO SENIGALLIESI ANCONA Valeria Mancinelli, 58 anni, avvocato, è il nuovo sindaco di Ancona. Primo cittadino donna nella Dorica. Nel ballottaggio di domenica e lunedì scorsi ha battuto lo sfidande Italo D’Angelo con il 62,59% dei voti, contro il 37,41. La Mancinelli, sostenuta dal Pd, Udc, Psi, Verdi, Scelta Civica, ed una sua lista civica, è però un sindaco quasi dimezzato, visto che hanno votato solo il 41,86% degli aventi diritto. In pratica ha ottenuto 20.669 voti contro le 12.356 del suo avversario, con il consenso di un anconetano su quattro. Elezioni, quindi, fortemente c a r a t t e r i z z a t e dall’astensionismo che ha colpito duro anche nel capoluogo di regione. E proprio al recupero del consenso alla politica il neo sindaco dorico ha detto di volersi dedicare in primis, oltre ad uno scatto d’orgoglio di una città che festeggia quest’anno i 2400 anni di fondazione ma che è in evidente difficoltà amministrativa e d’immagine per tutta la regione. Un successo annunciato, quello di Valeria Mancinelli, visto l’ampio margine con cui aveva chiuso il primo turno. Ora le strategie e le politiche future per il riscatto di Ancona sono demandate al nuovo Consiglio Comunale che sarà meno affollato del precedente, 32 consiglieri invece di 40. La coalizione di centro-sinistra che ha portato alla sindaca tura dell’avvocato anconetano è riuscita a vincere le elezioni nonostante il Pd, partito di riferimento della Mancinelli, fosse reduce da due drammatiche sindacature caratterizzate da altrettante dimissioni anticipate (di Fabio Sturani e Fiorello Gramillano). Ma il centro- destra non ha saputo

cogliere il momento, rinnciando anche ad un proprio candidato di bandiera per rivolgere i consensi ad

Italo D’Angelo, espressione di una sua lista civica, ex Questore di Pesaro ed ex Capo della Squadra Mobile

anconetana. Entro breve la Mancinelli ufficializzerà i nomi degli assessori (l’unico già indicato è Stefano Foresi, suo

competitor alle primarie ed il più votato in assoluto in questa tornata elettorale). Questi gli uomini e le donne

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in Consiglio Comunale. Per il Pd Foresi, Mandarano, Dini, Urbisaglia, Fiordelmondo, Fagioli, Morbidoni, Pelosi, Barca, Mazzeo, Tripoli, Pistelli, Duranti e Freddara. Per i verdi Polenta e Milani. Per Ancona 2020 Fazzini e Grelloni; per l’Udc Gnocchini; per Scelta Civica Vichi. Per quanto riguarda l’opposizione Quattrini, Lazzeri, Gastaldi e Diomedi per il M5 Stelle; D’Angelo ed i Pdl Berardinelli e Pizzi; Finocchi e Gramazio per La Tua Ancona; Crispiani e Rubini per Sel; Tombolini per Sessantacento. -----------------------Nelle foto: Valeria Mancinelli festeggiata subito dopo il suo straordinario successo; l’omaggio floreale del commissario prefettizio Antonio Corona ed il neo sindaco di Ancona, dopo l’insediamento, con in mano la fascia tricolore


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ELEZIONI/2

Goffredo Brandoni fa il bis e torna sindaco a Falconara Per quanto riguarda gli assessori prime conferme per Astolfi, Signorini, Mondaini e Clemente Rossi Il nuovo Consiglio sarà formato da 16 membri di ROBERTO SENIGALLIESI FALCONARA Bis di Goffredo Brandoni come primo cittadino di Falconara. Ha superato a ballottaggio Antonio Mastrovincenzo ottenendo il 54,29% contro il 45,71. Espressione del centro destra Brandoni è riuscito a rintuzzare il suo avversario (centro sinistra) che è riuscito a recuperare rispetto alla prima tornata elettorale ma a non effettuare il sorpasso.

Tra le prime conferme per quanto riguarda gli assessorati quelle di Astolfi , Signorini, Mondaini e Clemente Rossi. Per quanto riguarda i consiglieri diverse novità e new- entry. La più giovane è la 25enne Yasmin Al Diry. Affluenza in calo del 7% rispetto alla prima tornata. Il nuovo Consiglio comunale sarà formato da 16 consiglieri. Per la maggioranza

Signorini, Rossi Astolfi I, Giacanella, Cappanera, Astolfi M, Cipolletti, Andreoni, Al Diry, Donati. Per l ’ o p p o s i z i o n e Mastrovincenzo, Rossi, Federici, Re, Proto e Brini. Tra le priorità indicate dal sindaco Brandoni il bilancio comunale, ma anche la rivalutazione dell’ex Montedison, della ex caserma Saracini. Microcredito alle imprese e riduzione dell’Imu,

potenziamento della sicurezza, verde ed i n c e n t i v a z i o n e all’occupazione giovanile. Per il turismo restlyng del litorale, wifi gratuito, percorsi culturali. -----------------Nella foto: la stretta di mano, subito dopo il voto di ballottaggio, tra il confermato sindaco di Falconara, Goffredo Brandoni, e il suo competitore Antonio Mastrovincenzo

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LA PROVINCIA DI ANCONA

LA SODDISFAZIONE

Via alla campagna promozionale del Verdicchio all’estero Paolo Togni: “Finalmente facciamo sistema. Benefici per tutti” JESI Ieri mattina a Jesi l’Istituto Marchigiano Tutela Vini (IMT) ha presentato il programma promozionale del Verdicchio per il secondo semestre del 2013 e il 2014, con oltre 3 milioni di euro di investimenti a supporto della promozione all’estero e della comunicazione in Italia. Positivo il commento sull’iniziativa di Paolo Togni (nella foto), amministratore delegato del Gruppo Togni, la più importante realtà marchigiana del beverage e terza azienda spumantistica in Italia con oltre 47 milioni di euro di fatturato: “E’ un ottimo inizio e un primo passo per il Verdicchio. Non è stato facile trovare un’identità comune, ma per la prima volta noi produttori marchigiani facciamo sistema, ci mettiamo insieme e promuoviamo il Verdicchio e il territorio nella sua globalità nei confronti del consumatore italiano. L’Italia è per noi è il primo mercato, che dobbiamo aggredire e sviluppare ancora meglio di quanto fatto finora, dobbiamo far sapere a tutti gli italiani che il Verdicchio è il vino bianco più premiato d’Italia. Così facendo porteremo benefici a tutto il territorio e a tutti i produttori, sia grandi sia piccoli. Oggi

festeggiamo il primo importantissimo passo”. Oltre alle iniziative legate alla nuova Ocm vino e al PSR per il 2014, dal 28 luglio al 7 settembre il Verdicchio sarà in onda con una massiccia campagna pubblicitaria tramite spot radiofonici sulle emittenti Radio Rai. Il Gruppo Togni sviluppa le sue attività in tre aree di business: spumanti, acque oligominerali, vini. L’esperienza nella produzione delle bollicine

nasce negli anni ’50 del secolo scorso a Serra San Quirico, nelle Marche, con la prima azienda a gestione familiare; oggi uno stabilimento da 20mila metri quadri produce ogni anno più di 13 milioni di bottiglie di spumante, con il marchio Rocca dei Forti che esprime al meglio la tradizione spumantistica marchigiana. Nel 2005, con l’acquisizione della Cantina CasalFarneto di Serra de’ Conti, Togni avvia la produzione di vini, con il

Verdicchio come punta di diamante. Accanto a spumanti e vini, le acque Togni, riconoscibili per purezza ed equilibrio: Frasassi, Gocciablu, San Cassiano, Gaia e Fonte Elisa, che sgorgano dalle sorgenti del Parco Naturale Gola della Rossa, Grotte di Frasassi e Parco Naturale del Monte Cucco. Tutti i prodotti Togni vengono distribuiti su territorio nazionale ed internazionale, sia nel canale Ho.Re.Ca che della Grande Distribuzione Organizzata. Il Gruppo Togni, con sede a Serra San Quirico, impiega oltre 100 addetti ed ha raggiunto nel 2012 un fatturato di 47,3 milioni di euro, pari ad un + 6% rispetto l’anno precedente e ad un +17% rispetto al 2010. E per domenica c’è in programma un appuntamento imperdibile per gli amanti del cinema e del buon vino. La cantina CasalFarneto di Serra de’ Conti - azienda del Gruppo Togni - ospiterà infatti una tappa di “Cinemadivino”, la rassegna che porta i grandi film nei luoghi del vino più esclusivi ed affascinanti con l’obiettivo di valorizzare le produzioni di qualità. La formula è davvero allettante, per trascorrere una

serata d’estate tra arte, gusto e convivialità. Si comincia alle ore 19.30 con la degustazione dei vini, a fare da cornice lo straordinario paesaggio che si gode dalla cantina, particolarmente suggestivo al tramonto. Si potranno apprezzare le migliori produzioni CasalFarneto, in particolare tre pregevoli espressioni del Verdicchio: Crisio (Tre Bicchieri Vini d’Italia 2013 Gambero Rosso), Cimaio (5 Grappoli sulla guida Bibenda – Ais) e Grancasale (eccellenza nella guida 2013 ‘Le Marche nel bicchiere’ - Ais Marche). Dalle ore 20 visita in cantina (su prenotazione), per scoprire una realtà d’eccellenza del panorama enologico delle Marche, capace di coniugare sapientemente i metodi tradizionali con le più innovative tecnologie vitivinicole. Per chi lo desidera, dalle 20.45 sarà possibile cenare in cantina, grazie alla collaborazione con i giovani chef dell’Istituto alberghiero Buscemi di San Benedetto del Tronto. Alle 21.30 spazio al cinema: in programma “Il lato positivo”, toccante commedia firmata da David Owen Russell, con Jennifer

Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro. Vincitore di un Oscar e di un Golden Globe (migliore attrice protagonista), “Il lato positivo” è tratto dal best seller “L’orlo argenteo delle nuvole” e racconta di Pat, ex insegnante di storia, che dopo una crisi nervosa cerca di rimettere a posto la sua vita e riconquistare l’ex moglie, ma le cose prenderanno una piega inaspettata. Un film sulle ‘seconde occasioni’ e sulla capacità di vedere il lato positivo anche nei momenti difficili. La rassegna Cinemadivino, nata in Emilia Romagna, prosegue con successo da 10 anni, tocca molte regioni italiane e coinvolge le Marche per il secondo anno; quella di CasalFarneto è l’unica tappa nella provincia di Ancona. Costo del biglietto (degustazione 3 calici, visita guidata e film): intero 12 euro/ ridotto 10 euro (convenzioni con Cinemadivino). Solo film 9 euro. È consigliata la prenotazione (valida fino alle ore 21.00): tel. 342 5687122 (ore 10:0013:00/16:00-18:00), experiencesrl@yahoo.it . La Cantina CasalFarneto è in via Farneto n.12 a Serra dè Conti.

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FOTOGRAFIA

“La realtà ingannata” un’altra grande most

Alle opere di due maestri della fotografia, Mario Giaco sono associati gli scatti di un artista loro testimone ed OSIMO Si inaugura sabato 21 settembre negli spazi del teatro “La nuova Fenice” (ore 18.00, aperta fino al 15 dicembre) La Realtà Ingannata, una mostra antologica che alle opere di due grandi maestri della fotografia, Mario Giacomelli e Ferruccio Ferroni, associa gli scatti di un artista loro testimone e allievo, Aristide Salvalai, curatore del catalogo e dell’allestimento insieme con l’”Associazione Fotografica Focus” di Senigallia, città-epicentro della fotografia secolare. Ricca di inediti e di autentiche sorprese, la mostra propone 144 stampe originali, con una scelta delle sequenze più classiche di Giacomelli (da “Scanno 1957-59” a “Questo ricordo lo vorrei raccontare 1998-2000") mentre di Ferroni sono esposti sia i celebri vintage anni cinquanta sia gli scatti meno noti della sua ripresa negli anni ottanta: Salvalai lega infine i propri esordi (tra “Incontri sfuggenti” e “Archeologie”) alle recentissime foto di “Nel giardino della casa di Canale”. Prodotta dalla “Associazione Amici Animali” (Onlus) in collaborazione con il Comune di Osimo e con il patrocinio della Regione Marche, La Realtà Ingannata prevede, nel corso della inaugurazione, le testimonianze degli eredi Simone Giacomelli e Lidia Barucca Ferroni con gli interventi critici di Fabio Ciceroni e Massimo Raffaeli, che firmano i testi in catalogo. “La realtà ingannata - scrive,

tra l’altro, il professor Fabio Ciceroni - è l’avventura dei grandi fotografi fioriti dalla scuola senigalliese e di alcuni attuali epigoni, che viene proposta da una mostra estesa lungo ben centocinquanta immagini, di cui non poche inedite. Avventura avviata da Giuseppe Cavalli (1904 – 1961), principale fondatore de La Bussola, circolo milanese il cui manifesto (1947), ispirato all’estetica crociana, poggiava sulla dichiarazione di piena autonomia di un’arte fotografica rispetto alla pittura. Ma anche sul proposito che tale autonomia dovesse affidarsi ad una purezza formale che si mantenesse estranea all’oggetto fotografato, quasi da esso liberata. Ne seguì un dibattito al calor bianco tra formalisti e realisti, sostenitori questi del ruolo intrinsecamente documentario del mezzo fotografico nel rispetto della sua originaria vocazione a r a p p r e s e n t a r e oggettivamente la realtà. Erano gli anni del secondo dopoguerra, fruttuosi di proposte nuove e decisivi per mettere a fuoco funzione e destino della foto d’arte in Italia. Cavalli era approdato a Senigallia nel 1939 dalla natìa Lucera e per lungo tempo avrebbe esercitato la sua dittatura intellettuale sui nuovi adepti chiamati alla religione della fotografia. Tra questi si sarebbero presto affermate nella considerazione internazionale le figure di Ferruccio Ferroni (1920 – 2007) e di Mario Giacomelli (1925 – 2000). Allievo

inizialmente prediletto dal maestro il primo, seguace irrequieto il secondo, tra i tanti giovani appassionati dalla nuova arte raccoltisi intorno al cavalliano gruppo Misa a Senigallia (1953)”. “Mario Giacomelli - scrive sempre il professor Ciceroni -, allievo malmostoso di Cavalli, imbocca da subito sentieri di scardinamento di quei canoni formali che pure lo avevano attratto quando era entrato da dilettante di genio nel gruppo Misa. “La sua fotografia s’impasta fin dall’inizio della materia terrena della sua campagna e del paesaggio umano che la popola. Tra bianchi bruciati e neri chiusi apre squarci surreali, angosciosamente dilatati su una realtà “bloccata in un tempo senza tempo…un prelievo fatto sotto la pelle dell’oggetto, guidato fuori delle regole per una libertà che è anche allargamento delle possibilità del reale.” Parole sue. Il mosso e lo sfocato traducono una condizione esistenziale assediata dal degrado, dalla sofferenza e dall’abbandono. Parrebbe a tratti accostarsi alle esigenze del racconto fotografico con le sue serie in apparenza diversificate ed extravaganti, ma percorse tutte da una profonda linea di fedeltà interiore. “Persino spirituale nel saper conservare l’intatto stupore del non rassegnato di fronte ai tradimenti della storia. Così, anche nei celebrati cicli successivi, dai paesaggi umani de La buona terra, attraverso Scanno e Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, fino

alle costruite invenzioni oniriche de Il pittore Bastari e di Questo ricordo lo vorrei raccontare, Giacomelli rigetta la realtà per “quella che è.” Ed ottiene per opposta via a quella di Cavalli di trafiggere la realtà raggirandone il simulacro e dissolvendone le parvenze. Per l’alta qualità degli esiti d’arte e per contiguità di esercizio febbrile lungo il solco tracciato, Aristide Salvalai (1956) incarna nella terza generazione la pienezza del lascito della grande stagione senigalliese. Seguace prediletto da Ferroni e limpidamente ammirato da Giacomelli, egli si è imposto per acribìa strutturale sorretta

da una metafisica geometria degli spazi, ma anche da una forte pulsione intima. Il suo proposito antidillico lo porta ad adottare la costruzione dell’immagine di ascendenza cavalliana ma con modalità che sottintendono un’acuta dialettica tra esistenza e sfuggente essenza, tra storia e metastoria, tra reale ed immaginario. L’effetto è quello di una separazione irreparabile da una vita perdutasi in un silenzio sospeso. Emblematiche le sue celebrate Archeologie industriali. “C’è dunque un dovere d’inquietudine lungo la linea di scrupolo formale e d’inchiesta esistenziale che

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caratterizza la prolungata vicenda della fotografia senigalliese. In questi suoi nomi più altamente rappresentativi è il segno di un impegno a smascherare la presunta oggettività del reale con l’inganno di un’arte della luce e dell’ombra che si prolunga nella conturbante ricerca delle più riposte risposte. Fino a quel midollo segreto delle cose che, mentre sorregge il reale, lo penetra con la fulminea autorevolezza dello scatto. Così lo oltrepassa aprendo interminati spazi alla domanda di senso”. “In principio - scrive invece il professor Massimo Raffaeli c’è, naturalmente, il magistero


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A DI ANCONA

” tra a Osimo

omelli e Ferruccio Ferroni d allievo, Aristide Salvalai

di Giuseppe Cavalli con la fondazione a Senigallia nel ’54 del Gruppo Misa, una residenza fotografica geograficamente laterale ma centrale per un’arte che proprioin quel momento sta riconoscendo se stessa. “E’ come se di colpo l’atto del fotografare si emancipasse dal vincolo dei contenuti, da una longeva soggezione documentaria, per guadagnare la consapevolezza di una grammatica e, finalmente, la coscienza di uno stile. “Se Cavalli con il suo chiarismo abbacinante, con un rigore di composizione che ha del metafisico, è infatti un pioniere (o quasi il

Benedetto Croce della fotografia intesa come arte autonoma, come gesto diintuizione/espressione valevole in sé), i suoi maggiori allievi, Mario Giacomelli e Ferruccio Ferroni, ne ricevono la lezione e la metabolizzano da subito nei termini di una assoluta libertà inventiva o in quelli di una vera e propria eresia”. “Non potrebbero essere più opposti e complementari scrive sempre il professor Raffaeli -,, i percorsi di Ferroni e Giacomelli, né potrebbe essere più differente la loro indole. L’ispirazione di Ferroni è un dato verticale, è la ricerca costante, ossessiva, di un equilibrio tra la messa a fuoco

di sé (di uno stato d’animo contemplativo) e la realtà che pare disertata dall’uomo per essere abitata soltanto dalle cose inerti: all’esordio, il suo è un mondo popolato di “correlativi oggettivi”, un microuniverso dove la certezza degli oggetti, e della luce che li bagna con olimpica uniformità, è minata dal virus di una progressiva spoliazione e defigurazione che poi lo conduce, negli anni della piena maturità, verso esiti di straordinaria pregnanza pittografica per cui alle cose del mondo (ormai dileguate, cancellate) subentrano le proiezioni di un suo personale anti-mondo insieme con i segni e le

Tre immagini in mostra a Osimo. Sopra un’opera di Aristide Salvalai: “Nel giardino della casa di Canale” (2009-2010). A sinistra una foto di Mario Giacomelli: “Questo ricordo lo vorrei raccontare” (19982000). Al centro opera di Ferruccio Ferroni: “Viaduc des arts” (1996) incisioni, quasi dei reliquati onirici, che farebbero pensare non solo a Braque, cui Ferroni più volte ha reso omaggio, ma a un fuoriclasse dell’informale. “Viceversa esplosiva, centrifuga e anzi si dovrebbe dire tellurica è l’attitudine di Giacomelli, la cui impronta è irriducibile ad uno stato d’animo o a uno sguardo a priori perché essa è scagliata ogni volta all’esterno per essere liberamente (stando a Giacomelli, fortuitamente) rinvenuta fra i corpi e le cose del mondo. Se dunque l’immaginario di Ferroni è orientato alla trasparenza cartesiana, sia pure in un conflitto segreto e spasmodico, quello di Giacomelli sente di doversi sempre misurare con un magma ostile, immergendosi fra i corpi e le cose disperse/ offese/lacerate che il mondo gli presenta in un disordine caotico”. “Che due parabole - scrive in un altro passaggio il professor Raffaeli - così irripetibili non siano inabissate è riprova il percorso di Aristide Salvalai che integra, alla maniera di una clausola, l’allestimento de La realtà ingannata. Anche lui di Senigallia, allievo di Ferroni (diretto testimone e complice dell’ultima stagione del maestro), fotografo tra i pochi che Mario Giacomelli abbia ammesso alla sua confidenza e ai segreti cabalistici del laboratorio, Salvalai ha alle spalle un percorso trentennale e una fisionomia d’autore che se da un lato, e non potrebbe

essere altrimenti, si origina da esempi tanto eccezionali dall’altro garantisce di un talento e di uno sguardo compiutamente individuati. Da quei grandi modelli, semmai, egli ha ereditato una divisa etica piuttosto che una grammatica o una stilistica. Laconico, indotto dalla forma mentis della educazione scientifica a pensare e lungamente avvertire entro di sé l’impellenza della fotografia prima ancora che la sua realizzazione, Salvalai è un artista di pause, di tempi lunghissimi e tuttavia implacabili”. “Il mondo, come anche una qualsiasi opera d’arte - scrive Simone Giacomelli, figlio di Mario - non ha alcun significato finché qualcuno non glielo da, quindi ogni inganno della realtà nasce da noi stessi. Così è anche per colui chiamato artista, il quale, però, cerca di ingannare a sua volta le categorie e il riduzionismo delle nozioni, di cui, ad ogni risveglio, immaginiamo sia fatta la nostra discorsiva e tachicardica esistenza. L’artista, come Giacomelli, trova la conoscenza ultima della realtà superando la fase sensuale e quella intellettuale, arrivando ad un punto della relazione con il mondo in cui l’indagine si ferma, come anche la riflessione, raggiungendo la contemplazione di una realtà finalmente intera: cosmicomateriale, umanopercettiva, spirito-relazionale. “L’arte, nel nostro caso in una fotografia, parte da una diminuzione dei presupposti

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atti a riconoscere il senso dell’immagine e lascia tutto in gioco. Questo può spaventare chi ha fiducia nell’apparato critico che accompagna sempre l’espressione umana e, non di meno, quella realtà così ordinata entro i limiti del supporto fotografico, li dove anche l’inferno d’una sala d’attesa per la morte com’era l’Ospizio, la paura, l’abbandono, il dolore, trovano un assetto formale, in cui anche il tempo traumatico di certe vite si trasforma in spazio fotografico. Un ordine che a prima vista inganna chiunque, perché racchiude in sé qualcosa che va oltre i cinque sensi e inganna anche se stesso, perché è solo apparenza. Prendiamo la realtà dei vecchi all’ospizio: in quegli stessi anni iniziava il miraggio del benessere cittadino, la gente abbandonava la campagna in massa per costruirsi un futuro in città, abbandonava i campi, le case, gli animali e una volta in città i ritmi in continua accelerazione imposero l’abbandono di quel tesoro di conoscenza, anche simbolico, che sono (erano?) gli anziani. Il presente che interessava Giacomelli erano proprio loro, gli anziani, e non la gente proiettata com’era in un futuro che non esiste. La relazione tra il fotografo e la realtà fisica è chiara, nella meccanica del gesto, nell’uso del flash ravvicinato, nella ricerca della materia e della tragicità, nella scelta del soggetto che ha la forma del Silenzio comune, che ognuno di noi porta nel proprio vuoto”.


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ELEZIONI

“C’è un futuro per il Paese” Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, ha presentato a San Rocco il programma del partito per il nuovo governo. Due candidate senigalliesi: Amati e Brignone

Qui sopra l’intervento del sindaco, a destra quello di Letta, sotto il pubblico (Foto di Patrizia Lo Conte) Il vicesegretario nazionale del Partito Democratico, Enrico Letta, ha presentato ieri pomeriggio, a San Rocco, il programma del centrosinistra per la guida del Paese. In una sala gremita sono state presentate ufficialmente anche le due candidate senigalliesi: Beatrice Brignone, alla Camera, e Silvana

Amati, al Senato. Con questa iniziativa anche il Pd senigalliese è entrato nel vivo della campagna elettorale. Il programma del centrosinistra, deciso a tornare alla guida del Paese, è incentrato su tre aspetti fondamentali: la modifica dell’IMU, l’alleggerimento del patto di stabilità e la ripresa economica.

Partendo da un punto base: “Il governo tecnico, nell’ultiimo anno non ha affrontato i temi dello sviluppo e della crescita, perciò è tempo di voltare pagina”. All’incontro con Enrico Letta che, oltre ad essere il vicesegretario nazionale del partito, è anche il capolista del Pd alla Camera nella

circoscrizione Marche, hanno preso parte, oltre alla senatrice Silvana Amati ed all’altra candidata senigalliese, Beatrice Brignone, anche il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi, il commissario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande e il segretario regionale del partito Palmiro Ucchielli.

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L’APPELLO

“Andare oltre il turismo” In vista del voto gli imprenditori aderenti alla Cna di Senigallia chiedono ai partiti un maggior impegno per la crescita economica e lo sviluppo del Paese SENIGALLIA In vista dell’appuntamento elettorale di domenica 24 e lunedì 25 febbraio, la Cna di Senigallia ha stilato un “contratto con la politica”, documento che è stato inviato a tutti i partiti e movimenti presenti, con proprie liste nella nostra regione. Questo “contratto con la politica” è stato presentato, ieri mattina, nei locali di via Raffaello Sanzio, dal segretario di zona Massimiliano Santini e dalla presidente Giovanna Curto. Santini ha, in primo luogo, voluto sottolineare che il documento “ha raccolto il parere di un campione ampiamente rappresentativo delle oltre 1.000 imprese del Senigalliese associate alla Cna, le quali, a loro volta, rappresentano circa 1/4 della forza lavoro complessiva della zona”. Per cui, come giustamente ha ricordato l’esponente della Cna “si tratta di un documento, alla cui stesura ha concorso buona parte del nutrito tessuto imprenditoriale locale, il quale, se consideriamo solo la forza lavoro occupata nel privato, impiega oltre il 50% del bacino occupazionale della zona”. Nel corso dell’incontro è stato detto, con molta chiarezza, sia da Santini, sia dalla Curto, che gli imprenditori chiedono alla politica un maggiore supporto, ad iniziare da un necessario impegno per il miglioramento delle infrastrutture. C’è poi la necessità - ormai chiara a tutti -, di far ripartire i consumi interni. Ma passiamo al “contratto con la politica”. Una serie di punti che meritano di essere condivisi. 1). RECUPERARE SERIETA’ E MORALITA’ NELLA CLASSE POLITICA BASTA A SPRECHI MALVERSAZIONI, RUBERIE RENDITE E PRIVILEGI. E’ proprio il caso di dire che ne abbiamo viste di tutti i colori!!! Basta anche con le promesse demagogiche e le derive populistiche. E’ giunto il momento di parlare di cose serie. Ciascun imprenditore e cittadino deve poter orientare il suo consenso elettorale dopo aver ascoltato proposte di politica attiva per imprese e cittadini. Sono necessari nuovi esempi per riaccreditare la politica agli occhi dei cittadini. Gente nuova, giovane

ed onesta, capace di cancellare quella grossa fetta di classe politica che ha dimostrato di essere inetta, corrotta e sprecona. 2). RIVEDERE AL RIBASSO IL CARICO FISCALE ED ALLENTARE IL PATTO DI STABILITA’ IVA – l’ulteriore aumento dell’aliquota deprimerebbe i già bassi consumi interni TAGLIO DEL CUNEO FISCALE – differenza tra il costo del lavoro ed il reddito effettivo percepito dal lavoratore; IRAP; IRPEF; IRES; IMPOSTE REGIONALI E LOCALI (compresa la prossima tariffa per lo smaltimento dei rifiuti TARES); IMU; addizionali IRPEF; suolo pubblico ed insegne; altro Per quanto concerne l’IMU, teniamo a precisare che oltre la metà degli introiti sono transitati dai comuni per giungere nelle casse statali, concedendo al contempo alle amministrazioni, come contropartita, la facoltà di mettere mano alle aliquote locali, ovvero autorizzando lo sblocco del loro incremento. La CNA dice basta a questo meccanismo che scarica la voracità dell’apparato pubblico sulle spalle dei soliti noti, IMPRESE E FAMIGLIE. Fermo restando che le imprese hanno confermato di approvare il principio cardine della moralità fiscale e sociale, secondo il quale è necessario “pagare tutti per pagare meno”, si sono altresì espressi nel modo seguente, riguardo alle varie, imposte, tasse e tariffe alle quali sono soggette: IRAP E ADD. IRPEF , UTENZE VARIE: LE PIU’ PESANTI SUOLO PUBBLICO, INSEGNE, ACCISE CARBURANTI: LE PIU’ ODIOSE TARES, INC. IVA, IMPOSTA DI SOGGIORNO: LO SPAURACCHIO RIDURRE IL CUNEO FISCALE INTERVENTO INCISIVO: LA PIU’ EFFICACE 3). SPENDING REVIEW (REVISIONE SPESA PUBBLICA) E RECUPERO DEL SOMMERSO

Il segretario Massimiliano Santini e la presidente Giovanna Curto della Cna SNELLIMENTO dell’apparato burocratico, incentivando l’accorpamento dei sevizi comunali tra municipalità limitrofe. Completando l’iter di revisione delle PROVINCE ed introducendo un efficace raccordo istituzionale con le REGIONI. Oggi vige una disarmante confusione nelle risorse e nelle funzioni nell’assetto istituzionale; EFFICENTAMENTO E MERITOCRAZIA introdurre indicatori di performance anche nella giustizia, nella sanità, nella scuola e negli uffici pubblici; RECUPERO DEL SOMMERSO che oggi vale 120 mld di euro stimati per le entrate fiscali e 50 mld per le entrate contributive, intervenendo anche e soprattutto nei grandi flussi finanziari che sfuggono al fisco e non solo nella sanzione dello scontrino fiscale; COMPLETA DETRAIBILITA’ DELLE SPESE DA PARTE DEI PRIVATI PER PRESTAZIONI E SERVIZI EROGATI DA IMPRESE E PROFESSIONISTI; DIFFUSIONE E POTENZIAMENTO DEI MEZZI TELEMATICI PRESSO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DANDO PIENO COMPLIMENTO

ALL’INTRODUZIONE DELL’AGENDA INFORMATICA: ciò consentirebbe di recuperare risorse tanto per l’apparato chiamato ad erogare i servizi pubblici, che per gli utenti, imprese e cittadini, con un risparmio stimato in complessivi 70 mld di euro; MAGGIORE CONTROLLO DEI FLUSSI DI DENARO VERSO L’ESTERO DI LAVORATORI SOTTOPAGATI E SENZA DIRITTI. 4). RIMETTERE IN MOTO L’ECONOMIA FACENDO RIPARTIRE I CONSUMI INTERNI (tornati ad essere quelli di 15 anni fa, con il costo della vita che cresce il doppio rispetto ai redditi medi) E’ necessario: UN PATTO INTERGENERAZIONALE SULLE PENSIONI E NELL’ACCESSO AL MONDO DEL LAVORO (indispensabile contrastare l’alta disoccupazione giovanile (37%) e soprattutto femminile INCREMENTARE GLI INCENTIVI ALLE IMPRESE PER MERITI PROGETTUALI CON PARTICOLARE RIGUARDO VERSO GLI ATTUALI E FUTURI “AMBASCIATORI” DEL “MADE IN ITALY”

terzo brand più conosciuto al mondo, che va attentamente monitorato e promosso come un patrimonio nazionale, al quale va associata un’immagine del Paese impeccabile ed operosa; RIEQUILIBRARE LA DISTRIBUZIONE DEL REDDITO (è necessario recuperare una grossa fetta della popolazione scivolata sotto la soglia della povertà e ricostruire la cosiddetta “classe media”); INTERVENIRE SUL CREDITO A FAMIGLIE E IMPRESE (le banche devono tornare a supportare l’economia). Rispetto a questo punto è doveroso chiedersi: perché è consentito alle banche di approvvigionarsi in Europa all’1% e rivestire gran parte di quelle risorse in Titoli di Stato con una resa del 5/6%? Le risorse economiche devono uscire da tale circuito finanziario ed essere rimesse in circolo nell’economia reale, a disposizione di imprese e famiglie. 5). RAPPORTO CON L’EUROPA La nostra presenza in Europa deve essere una scelta mirata e funzionale all’effettivo rafforzamento delle esportazioni delle nostre aziende, ma anche una opportunità da cogliere per garantire una stabilità economica e monetaria del sistema macrogeografico in cui ci troviamo. Ci sono due questioni che una

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forte e compatta politica europea dovrebbe monitorare con attenzione, per le ricadute che tali fenomeni potrebbero generare anche sul sistema economico locale: L’ECONOMIA VIRTUALE composta prevalentemente dai “prodotti finanziari derivati”, ovvero strumenti finanziari il cui valore dipende da un’altra attività sottostante, il cui valore nel mondo pare oggi sia pari a 647.000 mld di dollari, ovvero 9 volte il pil mondiale e 14 volte i titoli capitalizzati dalle borse mondiali. Si tratta in sostanza di una immensa bolla finanziaria che potrebbe ricadere addosso all’economia reale sempre più povera; IL FISCAL COMPACT ovvero il pareggio strutturale di bilancio. Si tratta di un accordo stipulato tra 12 paesi europei, secondo il quale nei casi come l’Italia con un debito pubblico di 2000 mld e un deficit di bilancio attorno al 3 nell’anno in corso, dovrà trovare il sostanziale pareggio di bilancio nel 2013. Inoltre a partire dal 2014 i Paesi come il nostro che hanno un debito pubblico superiore al 60% del PIL, dovranno scendere sotto tale limite entro 20 anni, riducendo il debito di un ventesimo dell’eccedenza ogni anno (ciò significa in soldoni che ogni anni lo Stato dovrà accantonare circa 54 mld/anno. Se pensiamo che l’intera manovra IMU nel 2012 ha generato 23 mld di entrate, è bene “mettere le mani avanti” e chiedere alla futura classe dirigente politica di questo Paese di intervenire subito nel mettere i conti in ordine senza gravare ulteriormente sulle casse delle imprese e sulle tasche dei cittadini. Rispetto alle brevi riflessioni poste, lo scenario appare sempre più torbido e complesso e le imprese consultate hanno espresso il loro parere rispetto alla dimensione europea nel modo seguente: A). RESTARE CONVINTAMENTE NELL’EUROPA UNITA: 60% B). ASSETTO EUROPEO DA RIVEDERE, ALTRIMENTI ALTRO CARROZZONE: 20% C). ABBANDONARE L’EURO E TORNARE AD UNA POLITICA MONETARIA NAZIONALE: 20%


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LA CONFERENZA

“Le dimissioni del Papa? E’ stata una vera sorpresa” In occasione del convegno d’apertura del corso di formazione dell’Aos il Cardinale Elio Sgreccia ha risposto ad alcune domande di stretta attualità di ALBERTO BRUSCHI SENIGALLIA Si è svolto con successo anche per la partecipazione numerosa di cittadini, il convegno inaugurale del corso di formazione di volontari indetto dall’Aos – Associazione Oncologica Senigalliese- presso l’Auditorium San Rocco. Il convegno, si è incentrato su una articolata e dotta Lezione Magistrale di Sua Eminenza il Cardinale Elio Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Accademia per la Vita, che è risultata interessante ed attentamente seguita anche da numerosi operatori socio-sanitari. Dopo i saluti e la breve presentazione degli scopi nonché delle attività in continua crescita sul territorio della ormai affermata Associazione, ad opera del presidente Aos, dottor Paolo Quagliarini e di quello onorario Giulio Mancini, hanno fatto seguito brevi interventi del direttore tecnico dottor Massimo Marcellini, che ha definito la presenza dei volontari come “diamanti” per ogni Associazione di Volontariato, infatti con la loro attività, mettono parte del tempo libero per dedicarlo agli altri in totale gratuità e fungono da importante cerniera tra tutta l’equipe sanitaria e il malato ed i loro familiari, soddisfando i bisogni psico-sociali del malato stesso. La dott.ssa Rossana Franceschini, psiconcologa dell’Aos ha sottolineato come lo scopo di tutta

Sua Eminenza il Cardinale Elio Sgreccia l’equipe sanitaria, medici, infermieri e volontari, sia di promuovere e difendere la vita fino all’ultimo e “mantenere attive nel malato oncologico, le aree vitali sempre presenti anche in una persona gravemente malata, insieme alla capacità di tenere vivo un sogno, un desiderio, una progettualità”. L’assessore alle Politiche Sociali, dott. Fabrizio Volpini, ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale, anche a nome del Sindaco Mangialardi, impossibilitato a presenziare, elogiando il ruolo delle numerose formazioni di volontariato locale ed in particolare l’importanza dell’attività domiciliare svolta con merito dall’Aos di Senigallia, a fianco delle strutture pubbliche specializzate. Il Vescovo di Senigallia, mons.Giuseppe Orlandoni,

nell’introdurre l’oratore, Cardinale Elio Sgreccia, ne ha ricordato il valore e la notorietà anche nella nostra Regione per gli incarichi di Direttore del Seminario Regionale ( definito “ formatore di preti”) oltre a ricoprire il ruolo di direttore del Centro Nazionale di Biomedica, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (ed Ospedale Gemelli), con numerose pubblicazioni ed interventi in materia di bioetica, anche nella sua qualità di Presidente emerito del sopracitato importante organismo. Il Cardinale, non ha deluso le attese, addentrandosi in forma concreta e diretta nelle problematiche delicate e complesse derivanti dal tema del convegno, intitolato appunto “Appropriatezza delle terapie e sostegno delle cure in Oncologia”, esordendo con alcune precisazioni

e descrizioni. Ai due interrogativi, posti in premessa, quale punto discriminante e valore di riferimento assumere nel rapporto con il malato e quali tipi di intervento consentire nei diversi stadi della malattia oncologica, l’oratore ha posto come centralità indiscutibile e portante, la soggettività della persona umana nella sua intierezza e nella sua proiezione trascendentale anche ultraterrena. “La relazione medico-paziente seppur in posizione paritaria - ha affermato, “ è più di un rapporto giuridico, in quanto lo spirito che anima il corpo è un valore superiore, al di sopra delle parti, oltre la vita “. Riguardo al 2° interrogativo , quali tipi di terapie (che agiscono sulle cause) e quali cure (che invece intervengono sugli effetti) della malattia, il Cardinale ne fissa “l’equilibrio tra i valori della fisicità e spiritualità, legandoli comunque all’esistenza di due condizioni: il consenso del malato ed il benessere globale diretto al bene della persona “ Nella fase terminale, le terapie c.d. palliative comunque dimensionate al grado del dolore, non vanno orientate ad anticipare la fine della vita, ma devono comunque garantire oltre al sollievo,la somministrazione degli alimenti essenziali (acqua, cibo, ecc ) con la conseguente netta critica della soluzione finale assunta nel noto caso di Luana Englaro. L’oratore ha insistito in questi casi

sull’importanza delle cure di assistenza psicologica e spirituale oltre alla vicinanza affettiva dei familiari, volta a dare un senso alla sofferenza umana,alla riflessione sulla vita residuale, ecc. Infine ha classificato le terapie in ordinarie e proporzionate come obbligatorie purchè siano efficaci. mentre quelle straordinarie e sproporzionate sono da ritenersi, in gran parte dei casi, illegali e da proibire. Se va consentita, in fase terminale, la sedazione analgesica per sollievo del dolore e comunque in presenza del conseguimento di buoni risultati, vanno condannate forme di mascherata eutanasia, che i sanitari inglesi chiamano con pratiche ambigue, “final sedation”. Il Cardinale Elio Sgreccia, prima di concedarsi, ha risposto con competenza ed affabilità, ad alcune domande tra l’attento ed interessato pubblico. Alcune, di grande attualità, dopo le dimissioni del Papa Benedetto XVI. - Come premessa e sul tema appena trattato, qual è la situazione dell’insegnamento della Bioetica nelle Scuole, specie universitarie? “La diffusione è tuttora molto carente, seppur imputabile ad ostacoli finanziari, in effetti la causa va trovata anche in una scarsa sensibilità di tipo culturale”. - Come valuta la decisione del Papa di presentare le dimissioni? “E’ stata una vera sorpresa, anche se avvisaglie anticipatrici di tale

sofferta decisione, si erano intraviste nella nota intervista al biografo tedesco qualche mese fa. Va apprezzato in ogni caso il senso di grande responsabilità, che rendono ancor più elevato lo spessore morale e valore spirituale oltre alle Sue straordinarie qualità in campo dottrinale”. - Che influenza potrà avere sull’orientamento ufficiale della Chiesa, alla vigilia del Conclave, recenti prese di posizione innovative di alcuni vescovi del Nord Europa, su alcuni temi scottanti (sacramenti ai divorziati risposati, pillola del giorno dopo, ecc. )? “Ho letto recenti proposte dell’Episcopato tedesco, riscontrando una attenta valutazione a che, seppur marginali aperture ipotizzate, tipo l’uso della pillola del giorno dopo, peraltro legate esclusivamente a casi di stupro, non comportino sconfinamenti generalizzati. La Conferenza dei Vescovi Italiani tuttavia è in linea con i documenti ufficiali della Chiesa per tali delicati aspetti e rapporti”. - La sua opinione in merito alla presenza di candidati di ispirazione cristiana, in diversi schieramenti partitici? “La Chiesa, non interferisce in maniera diretta sui partiti, ma è impegnata a rappresentare e sensibilizzare i candidati verso i valori-cardine del cristianesimo, in particolar modo in materia di diritti civili e di bio-etica”.

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L’ESPOSIZIONE

D’Agostino, una vita d’artista tra pittura, cinema e video arte All’inaugurazione, alla Rocca Roveresca, della mostra antologica di un autore che si è affermato fuori dai confini nazionali ricevendo ovunque riconoscimenti è intervenuto anche l’ex direttore dell’Accademia di Urbino Elio Marchegiani SENIGALLIA Senigallia punta ancora sugli eventi d’arte di prestigio nazionale, allestiti alla Rocca Roveresca e al Palazzo del Duca. Infatti si è aperta venerdì alla Rocca Roveresca l’attesa mostra di Antonio D’Agostino ed il pubblico è accorso numeroso. C’erano anche molti noti artisti e galleristi, provenienti da varie parti d’Italia. “L’occasione di questa esposizione è importante” ha spiegato Elio Marchegiani, che è stato amatissimo direttore dell’Accademia di Belle arti di Urbino e protagonista, tra i maggiori, dell’arte italiana d’avaguardia del secondo Novecento “perché Senigallia ed il Musinf hanno promosso una rigorosa ed attenta rilevazione sull’arte concettuale in Italia, di cui fa parte l’attuale retrospettiva su Antonio D’Agostino. Dunque non potevo mancare all’appuntamento”. La rilevazione sull’arte concettuale aveva avuto il suo avvio nel 2010 al Palazzo del Duca con la vasta esposizione, intitolata “Struttura Pittura”. La retrospettiva dedicata ad Antonio D’Agostino è stata realizzata da Assessorato alla Cultura e Musinf con la collaborazione della Galleria Valmore di Vicenza e di collezionisti come Aprile D’Agostino di Firenze, Francesca Soranzo di Vicenza, Sergio Zompetti di Treviso. Si articola su un itinerario espositivo composto da opere pittoriche che vanno dal 1960 al 2009. Il direttore del Museo comunale d’Arte contemporanea, prof. Carlo Emanuele Bugatti, visto il successo delle mostre d’arte contemporanea alla Rocca Roveresca, in cui gli ingressi hanno segnato record sia nell’estate sia nel periodo delle vacanze natalizie, ha preannunciato che, su indicazione dell’assessorato alla cultura, ha in corso di preparazione progetti espositivi

Antonio D’Agostino insieme al professor Carlo Emanuele Bugatti e - a destra - alcuni visitatori (Foto di Alfonso Napolitano) di grande interesse tanto alla Rocca Roveresca quanto al Palazzo del Duca, mentre continua la programmazione di mostre basata su collaborazione con vari musei europei. L’assessore alla cultura Stefano Schiavoni si è sentito anche sabato con le responsabili della galleria Valmore per un progetto di mostra sulla pittura sud americana, in cui è prevista l’esposizione di una rassegna, che comprende anche opere di Lucio Fontana. Con Elio Marchegiani l’assessore Schiavoni ha parlato

per definire l’allestimento di un percorso espositivo antologico. Molti sono stati fotografi e gli operatori video. che venerdì hanno documentato l’itinerario espositivo di Antonio D’Agostino, che consente di ripercorre le tappe dell’avventurosa vicenda di un autore, che si è affermato, anche fuori dei confini nazionali, sia nel campo della pittura sia in quello del cinema e della video arte. Nel 1979 la sparizione volontaria di Antonio D’Agostino era stata anticipata da un video, realizzato

da Pierre Restnay. Un comunicato video, che aveva fatto grande effetto anche sul grande pubblico e non solo negli ambienti delle arti visive. La sparizione volontaria bene si iscriveva nelle atmosfere di quel tempo, in cui cominciava a diffondersi la consapevolezza di come l’arte non riuscisse più ad incidere sulla società, schiacciata dalla mercificazione di cose e persone. Dopo l’annuncio della scomparsa D’Agostino si era trasferito a Parigi. Qui aveva continuato a

dedicarsi al cinema ed alla video arte, di cui è stato uno dei primi protagonisti. A Parigi aveva collaborato con Troffaut (La Peau douce), Caillat (Un amore scombinato), con Trintignan ed altri. Nonostante la lontananza da Roma aveva continuato la collaborazione con Alfonso Gatto e Pier Paolo Pasolini, che hanno partecipato alla stesura del film Complicity, uscito nel 1995, cioè tanti anni dopo. Se la scomparsa annunciata di D’Agostino era stata clamorosa anche il suo rientro a Roma nel 2006 non è

Antonio D’Agostino e il direttore del Musinf professor Carlo Emanuele Bugatti accanto ad un’opera A destra i tanti fotoreporter intervenuti al vernissage alla Rocca Roveresca (Foto di Patrizia Lo Conte) l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte

passato sotto silenzio. Infatti ha subito realizzato video di grande interesse che hanno ottenuto il riconoscimento della partecipazione alla mostra itinerante, curata da Achille Bonito Oliva, intitolata “Il gioco è fatto”, al Museo Vostell e ai Musei d’arte contemporanea di Cordoba e Siviglia (2008). Ad indurlo a ritornare all’arte è stato, come ha spiegato nel suo intervento alla Rocca Roveresca, lo stesso D’Agostino, è stato il desiderio di continuare l’azione, la testimonianza dei suoi amici Mimmo Rotella, Raymond Hains, Pierre Restnay. Nel 2010 alla Biennale Fluxus, all’Auditorium di Roma, curata da Achille Bonito Oliva, Antonio D’Agostino ha presentato le foto realizzate, negli anni Settanta, per le performances di Nam June Paik e Giuseppe Chiari. Si tratta di qualche centinaio di fotografie,che sono entrate oggi a far parte della raccolta del Museo comunale d’arte moderna di Senigallia. Per quanto riguarda l’allargamento delle raccolte fotografiche dell’archivio del Musinf, il prof. Bugatti si è incontrato con il maestro Marchegiani per la catalogazione dei suoi scatti sulla Cina.


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L’INTERVISTA

“Ostra Vetere è un esem di buone pratiche europ

“In Comune c’è stata una crisi istituzionale alquanto atipica nata solamente da motivazioni personali, irresponsabili ed oggi, a distanza di quasi due mesi, incomprensibili ed indec di ELPIDIO STORTINI Massimo Bello è personaggio che ha dato - e dà - molto alla politica e all’amministrazione del nostro territorio. Una improvvisa crisi istituzionale lo ha costretto a lasciare anticipatamente la carica di sindaco di Ostra Vetere. Ci è sembrato opportuno, oltre che interessante, formulargli cinque domande. Per cercare di comprendere quello che è realmente accaduto. E, soprattutto, quello che si verificherà nel suo futuro. 1) Può tracciare un consuntivo, sintesi dei nove anni di Sua amministrazione ad Ostra Vetere, con particolare attenzione ai risultati eventualmente raggiunti nel campo delle opere pubbliche, della situazione dei servizi, della pianificazione, del welfare? Sono convinto, con ciò che ho realizzato con la mia Amministrazione, di essere riuscito nel mio obiettivo: far diventare Ostra Vetere un esempio di governance locale e di “buone pratiche” europee. Il governo e l’azione amministrativa della mia Giunta ha saputo progettare ed intervenire concretamente. Certo, non abbiamo potuto fare tutto e sicuramente non abbiamo mantenuto tutti gli impegni programmatici, ma, senza ombra di dubbio, siamo riusciti in nove anni ad ottenere risultati eccellenti, che hanno portato alla discontinuità con il passato e con chi voleva rappresentarlo con le solite cose perché non in grado di proporre nulla di nuovo, di originale e di diverso. Sono

riuscito ad ottenere la rinascita culturale, sociale ed economica di una cittadina per troppo tempo abbandonata e lasciata navigare nel mare dell’indifferenza e della solitudine, mettendo a disposizione tutta la mia esperienza amministrativa ed istituzionale, le mie relazioni con gli esponenti dei Governi nazionali (Ministri e Sottosegretari di Stato), dell’Unione europea, della Regione e della Provincia per un Progetto vero, concreto e visibile, ma, soprattutto, sono riuscito a realizzare fatti concreti. Ho governato un territorio, l’ho ascoltato e rappresentato. Comprendere il territorio mi ha insegnato quanto possa incidere, su chi amministra, avere le idee chiare, sapere ciò che si vuole ottenere, ma, soprattutto, in che modo e con quali strumenti raggiungere gli obiettivi e realizzare i progetti. Detto questo, credo che sia stato fatto molto in questi nove anni governo. Solo per fare qualche esempio, le risorse economiche investite nelle opere pubbliche, nell’ambiente, nella riqualificazione del patrimonio pubblico e viario sono state di 7.099.517,06 euro, di cui 3.906.042,00 euro quali contributi a fondo perduto ricevuti dallo Stato, dalla Regione, dalla Provincia e dall’Europa, 2.160.910,00 euro con la Contrazione di Mutui con Istituti di Credito e Cassa Depositi e Prestiti (CdP) e 1.032.565,06 euro con risorse del Bilancio comunale. Dal 2004 al 2012, la mia Amministrazione ha investito mediamente ogni anno 788.835,23

euro in opere pubbliche. E nel 2013, se non vi fosse stata l’interruzione provocata da chi, in modo irresponsabile, ha ritenuto che l’esperienza di governo dovesse concludersi anticipatamente e a distanza di meno di un anno dalla fine naturale del mandato, la Giunta avrebbe realizzato alcuni progetti, i cui lavori sarebbero dovuti cominciare proprio quest’anno. Si trattava di interventi importanti e significativi per la comunità: primo stralcio della riqualificazione e manutenzione straordinaria delle strade comunali di Via Pioli e Via Brunacci; primo stralcio della riqualificazione e manutenzione straordinaria delle strade comunali Via A. Rossi, Via F.lli Lombardi, Via Brancasecca e Via Merloni; riqualificazione e manutenzione straordinaria della pavimentazione e dei sottoservizi del centro storico. Opere pubbliche pari a 770.000,00 euro di investimento, che oggi sono bloccati. Per non parlare della Variante generale al Piano regolatore, già pronta per essere approvata dal Consiglio Comunale, ma che purtroppo non vedrà ancora la luce perché il Comune è stato commissariato. Altro capitolo, su cui abbiamo concentrato l’azione di governo, è stata la valorizzazione del sito archeologico delle Muracce. Un progetto culturale, su cui abbiamo investito più di 60.000,00 euro e su cui l’Amministrazione ha accettato una sfida importante, portando il nostro territorio a promuovere un patrimonio archeologico che da duemila anni giaceva sotto terra. In questi nove anni, abbiamo realizzato una

stretta collaborazione con l’Università degli Studi di Bologna, quella francese di ClermontFerrand, la Soprintendenza ai Beni Archeologici delle Marche e avevamo mosso i primi passi per una collaborazione con l’Università del Maryland negli Stati Uniti d’America, con la quale avevamo stretto un protocollo d’intesa per permettere agli studenti americani di fare degli Study Abroad e degli Stage nel nostro Comune, facendo loro conoscere le peculiarità e le ricchezze storiche di questo territorio. Al riguardo, proprio lo scorso anno, abbiamo realizzato la sezione archeologica del Museo e qualche anno fa, grazie all’impegno dell’Ateneo di Bologna, è stata creata ad Ostra Vetere la Scuola di Alta Formazione in beni culturali, ambientali e paesaggistici. Nel campo del Welfare, la mia Amministrazione ha dimostrato sensibilità, impegno e coraggio, dedicando ad un settore delicato e diretto, qual è appunto quello delle politiche sociali, un’attenzione particolare. Le risorse economiche investite nei servizi sociali, nei nove anni di governo, sono state 5.515.702,00 di euro, finanziate con fondi del Bilancio comunale, Contributi da parte della Regione, della Provincia e dello Stato, passando da 483.635,00 euro del 2004 ai 698.674,00 euro del 2012. In nove anni, le risorse impiegate nel welfare hanno visto aumentare il nostro impegno economico ogni anno e di questo ne vado fiero. Siamo riusciti, in nove anni, a realizzare alcuni interventi di innovazione tecnologica come

quelli relativi alla copertura del territorio con il sistema wireless (wi-fi, banda larga) e con l’Adsl, creando anche delle sale pubbliche multimediali (Salone Europa, De Pocciantibus, Sala Alberto Sordi, Museo, Comune) ed un Sistema Integrato di Sicurezza Urbana e di Videosorveglianza, che funziona con il sistema wireless. Quando arrivai, nel 2004, il territorio comunale era sprovvisto di quella tecnologia che permette una navigazione veloce e l’utilizzo di tutti quegli strumenti che consentono di lavorare e di entrare in rete. Per non parlare, poi, delle numerose iniziative culturali, sportive, turistiche e giovanili, sulle quali l’Amministrazione comunale, per la loro realizzazione, è riuscita ad ottenere contributi da parte della Regione e della Provincia per un totale di 114.161,00 euro e di 263.614,00 euro quali sponsorizzazioni dai privati. Altro obiettivo raggiunto è stato quello dell’introduzione del nuovo ciclo di gestione dei rifiuti, che ha portato la percentuale della raccolta differenziata dal 14,40 del 2004 al 62,16 del 2012. Questi sono, naturalmente, alcuni esempi di buona amministrazione del territorio e, soprattutto, alcuni numeri, che permettono a chiunque, con chiarezza, la lettura della dinamica della mia Amministrazione in questi nove anni di governo. 2) Da cosa è nata la crisi che ha portato al commissariamento del Comune? Gli assessori e i consiglieri di maggioranza hanno più volte fatto cenno a

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E LE SUE VALLI

mpio pee”

a perché ancora cifrabili”

problemi relativi alla gestione dei rapporti interni fra loro e il sindaco, già sfociati nella prima crisi di un anno fa. Qual è la Sua lettura dei fatti? Ancora oggi, a distanza di quasi due mesi, ci stiamo domandando, un po’ tutti, quali siano state le ragioni che hanno portato il Comune ad essere commissariato. Una Giunta che da ben nove anni amministrava Ostra Vetere con risultati eccezionali, una formula di governo che aveva ottenuto una fiducia dai suoi cittadini sui fatti e sulla concretezza con una percentuale di consensi che ha toccato il 62% dei voti, una Giunta che ha espresso innovazione e crescita di un territorio, una Giunta a cui mancava meno di un anno per completare i due mandati di governo rende inspiegabile quanto accaduto. Ciò che ci sorprende è il fatto che non esiste una risposta vera, sincera, leale e che dica con chiarezza che cosa abbia spinto alcuni Consiglieri e Assessori a dimettersi alla fine del secondo mandato. Un’Amministrazione, che ha avuto il compito di governare per ben due volte, ha il dovere di farlo con responsabilità, come altrettanto doveroso è il fatto di gestire i rapporti interni fra Assessori e Sindaco e maggioranza consiliare e Giunta. Chi fugge e chi non è in grado di sostenere queste responsabilità vuol dire che non si rende conto di cosa stia facendo. Ognuno di noi ha un ruolo ed un compito da svolgere. Chi non riesce a far fronte agli impegni, non può addossare ad altri le proprie incapacità oppure voltare le spalle ed andarsene. 3) Tra gli appunti mossi anche dalla minoranza al suo operato ci sono determinate spese, ad esempio quelle sui gemellaggi e sugli eventi culturali, con poca attenzione al bilancio dell’Ente. Cosa può dirci al riguardo? Il Bilancio dell’Ente è stato sempre gestito e governato seguendo la legge e le disposizioni della finanza pubblica locale. In nove anni, le risorse economiche a disposizione dell’Ente per le opere pubbliche, per la cultura e turismo, per i servizi sociali e per il territorio sono aumentate perché l’Amministrazione è riuscita a reperire finanziamenti alternativi, che si sono aggiunti ai fondi ordinari del nostro bilancio comunale. Questo ci ha permesso di raggiungere nuovi obiettivi ed attuare il nostro programma di governo. Cultura e politiche del gemellaggio sono state affrontate dalla Giunta, tenendo ben presente le potenzialità del nostro bilancio, ma soprattutto facendo leva su sponsorizzazioni private e contributi pubblici che ho elencato precedentemente. A ciò aggiungo, per fare chiarezza, che in nove

CHI E’

MASSIMO BELLO Ex Sindaco di Ostra Vetere Massimo Bello, classe 1969, già Sindaco di Ostra Vetere dal 14 giugno 2004 al 23 gennaio 2013, Consigliere provinciale di ancona dal 2002 al 2012 e Consigliere comunale di Senigallia dal 1994 al 2004. Entra giovanissimo nelle fila del Fronte della Gioventù e del Fuan, i movimenti giovanili dell’allora Msi ed An, ricoprendo incarichi di responsabilità regionale e nazionale. Aderisce al Msi, poi ad An e Pdl. Dal 2009 è membro e collaboratore dell’Ufficio Staff del Vice Presidente italiano al Parlamento Europeo di Bruxelles, on. Roberta Angelilli, ed è assegnato dallo Staff alle Commissioni parlamentari Agri, Regi, Itre, Budget, Envi. Dal 2009 è collaboratore del Gruppo parlamentare del PPE al Parlamento Europeo di Bruxelles ed è assegnato alla Commissione parlamentare CULT (cultura, istruzione, gioventù, sport e

anni per le politiche dei gemellaggi abbiamo investito risorse di bilancio per un totale di 7.640,62 euro, mentre dall’Unione europea abbiamo ottenuto finanziamenti pari ad euro 13.377,54 per i progetti relativi al programma Twinning che la mia Amministrazione è riuscita a realizzare con la preziosa collaborazione del comitato dei gemellaggi di Ostra Vetere. Del resto, lo stesso Commissario prefettizio nominato un mese fa per reggere l’ordinaria amministrazione del Comune fino alle prossime elezioni, ha trovato un Ente in ottima salute finanziaria e strutturalmente ben gestito. 4) La crisi determinatasi ad Ostra Vetere è dovuta ad una situazione politica

esclusivamente interna ad Ostra Vetere, o ritiene possa essere stata indotta anche da fattori politici esterni che possono aver influito sull’evolversi dei fatti? La crisi istituzionale di Ostra Vetere è stata alquanto “atipica” perché nata non da ragioni amministrative, di programma e di obiettivi, tra l’altro condivisi fino all’ultimo con i voti favorevoli di Assessori e Consiglieri sia in Giunta che in Assemblea, ma solamente da motivazioni personali ed irresponsabili, ancora oggi incomprensibili ed indecifrabili, che nulla hanno avuto a che fare con la politica vera e con i partiti che hanno sostenuto la mia Amministrazione. Diciamo che i cosiddetti “fattori esterni” si

comunicazione). Uditore al “Comitato delle Regioni e degli Enti Locali” (CoR) di Bruxelles. Libera Professione in Europrogettazione. Esperto in progettazione comunitaria, diritto dell’Unione Europea e relazioni internazionali, sistemi di gestione delle fonti di finanziamento europeo, tecniche di progettazione comunitaria, gestione amministrativa ed operativa dei progetti, cultura del networking europeo, è titolare di uno Studio di Consulenza in Europrogettazione, Comunicazione e Social Media Marketing. Iscritto all’Albo Europeo degli Europrogettisti (EUPF Register of Euro-Projects Designers and Managers - Europe Project Forum), organizzazione ufficialmente riconosciuta nel Registro Trasparenza dell’Unione Europea con sede ad Amsterdam. Master in “Governance locale e Unione Europea” all’Università degli Studi Roma Tre organizzato dal PORE, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Università degli Studi Roma Tre. Corso di Specializzazione in Europrogettazione” (finanziamenti europei ed euro progettazione, monitoraggio, rendicontazione e valutazione della progettazione comunitaria) organizzato dal “Consorzio Civica” e dalla “Rete Professionisti per l’Europa” . Master in Europrogettazione e Focus Europa 2012-2020 organizzato da “Eurogiovani - Europa Cube Innovation Business School” di Bologna, che è un Antenna Nazionale per l’Italia di EUPF ed un centro di ricerca validato dal M.I.U.R. - Ministero Istruzione Università e Ricerca Scientifica - nell’Anagrafe Nazionale delle Ricerche.

sono accodati ed intromessi, condizionando negativamente alcuni consiglieri e assessori e causando anticipatamente la fine del mandato. 5) Lei ha detto che continuerà ad occuparsi di Ostra Vetere anche nel quadro della sua attività di consulenza nel Parlamento Europeo. Lo farà sempre a livello esterno, o c’è la possibilità che torni ad impegnarsi direttamente nella campagna elettorale che interesserà il Comune, a sostegno di qualche altro candidato sindaco ed, eventualmente, all’interno della sua lista? Da poco più di un mese non sono più Sindaco, ma conservo una bellissima esperienza

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amministrativa ed istituzionale che mi ha insegnato molto in questi nove anni. Sono tornato ad occuparmi della mia attività professionale legata all’europrogettazione e proseguo il mio impegno a Bruxelles quale membro e collaboratore dello Staff del Vice Presidente del Parlamento europeo On. Roberta Angelilli e quale consigliere del Gruppo parlamentare del Ppe. Un ruolo tecnico che mi permette, da anni, di vedere quanto accade nel mondo e nel territorio con altri strumenti cognitivi e fare esperienza e curriculum. Ciò non significa che con Ostra Vetere abbia terminato ogni rapporto. E’ vero il contrario. Rimarrò sempre a disposizione di quel territorio, di cui mi sento un figlio adottivo.


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IL RICONOSCIMENTO

Il “Premio San Giovannino” assegnato a Gaetano Calabrese E’ stato direttore sanitario dell’ospedale di Ostra Vetere. Ieri la consegna da parte del Centro di Cultura Popolare, fondato nel 1975 dall’ex sindaco Alberto Fiorani

OSTRA VETERE Nel pomeriggio del Giovedì Santo si è tenuta, presso la Sala San Sebastiano di Ostra Vetere, l’annunciata cerimonia di consegna del Premio San Giovannino al dottore Gaetano Calabrese nel XXV di istituzione del Premio da parte del Centro di Cultura Popolare. Premio che viene assegnato annualmente a coloro che si sono particolarmente distinti nel promuovere l’immagine di Ostra Vetere e a contribuire allo sviluppo civile, sociale, economico e culturale del

paese. Di fronte a un folto pubblico convenuto per esprimere al dottor Calabrese la più calorosa stima dell’intera popolazione, la manifestazione è stata introdotta dal giornalista Raoul Mancinelli, che ha illustrato la genesi e la storia venticinquennale del Premio. Mancinelli ha poi dato lettura dei messaggi di felicitazioni pervenuti in questi giorni da parte dell’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, dall’ex Sindaco Massimo Bello, dal Presidente della Giunta

Regionale Gian Mario Spacca e del Commissario Straordinario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande Esposto. E’ stato poi il Presidente del Centro di Cultura Popolare Alberto Fiorani a sottolineare il significato di un Premio in positivo, che rappresenta l’antitesi del corrente profluvio di cronaca nera e di negatività clamorose: “Il Premio San Giovannino è invece espressione della speranza che non muore mai e che sostiene il sogno di un mondo migliore, nel quale

giustamente si riconoscono i meriti di quanti operano in positivo per il bene comune”. E’ stato quindi proiettato un videdocumentario commentato sul libro scritto per il Centro di Cultura Popolare dallo stesso Dottore Calabrese, “L’Ospedale “Antonio Canova” di Ostra Vetere”, le cui copie sono state poi distribuite a tutti i presenti. Il videodocumentario ha mostrato rare immagini della struttura ospedaliera e del personale che vi ha operato per tanti decenni con perizia

e abnegazione sotto la guida del Primario Chirurgo Calabrese, ricreando l’atmosfera vissuta nell’Ospedale dai primi anni Cinquanta del secolo scorso e per tutti questi sessant’anni di attività del dottore Calabrese, che tanto si è prodigato nella struttura sanitaria e nella comunità ostraveterana. E’ stato infatti fondatore dell’Avis locale, presidente dell’Ente Comunale di Assistenza E.C.A., Giudice Conciliatore e fondatore dell’Università della Terza

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Età. Proprio la Presidente dell’Università della Terza Età, Anna Artibani, che a nome del Consiglio dell’Università si era fatta promotrice della proposta di assegnazione del Premio San Giovannino al dottore Calabrese, prendendo la parola ha pronunciato toccanti espressioni di ringraziamento. Al suo commento, anche il Commissario Prefettizio dottore Mario Gabriele Perpetuini, che regge ora le sorti del Comune di Ostra Vetere, ha voluto aggiungere il ringraziamento delle istituzioni locali ed ha quindi proceduto alla consegna del Premio San Giovannino nelle mani del dottore Gaetano Calabrese, il quale, ringraziando per l’onorificenza concessa, ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza ostraveterana. In conclusione della manifestazioni i numerosi presenti si sono affollati attorno al dottore Calabrese in calorose felicitazioni. -----------------Nelle foto: alcuni momenti della toccante cerimonia per la consegna del premio al dottor Gaetano Calabrese


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IL POLO ARTISTICO

Torna “Operazione Arcevia” per creare nelle Marche un laboratorio di creatività Il sipario si alza nella suntuosa riserva di San Settimio. L’iniziativa vuole riproporre il progetto ideato negli anni ‘70 dal commendatore Italo Bartoletti ARCEVIA Presso la suntuosa riserva privata di San Settimio, ubicata nei pressi della caratteristica frazione di Palazzo, si alza il sipario sulla “Operazione Arcevia 2.0”. L’iniziativa, avviata lunedì, proseguirà fino al 16 aprile, mentre la presentazione ufficiale è programmata per domani mattina (sabato) presso la Riserva. Da qui il gruppo partirà per compiere una salutare passeggiata che terminerà a Palazzo, accompagnati dallo storico Virginio Villani, alla presenza del sindaco di Arcevia Andrea Bomprezzi e dei ragazzi dello studio Unit+ che spiegheranno e illustreranno idee, scopi e iniziative del progetto. Nella Riserva San Settimio si vuole creare un nuovo polo artistico e culturale “ un punto di incontro in mezzo all'Appennino dove artisti, scrittori, architetti e musicisti di tutto il mondo si potranno incontrare con seminari, convegni e mostre d’arte in un crocevia di idee e creatività, per sviluppare progetti futuri che porteranno ad arricchire il paesaggio, rafforzando il potenziale di ricrescita di questi luoghi ormai disabitati”.

Una panoramica della riserva di San Settimio; a destra lo staff di Unit+; in alto il commendatore Italo Bartoletti È’ questo in sintesi l'obiettivo di questa superlativa iniziativa nata dalla collaborazione tra la Riserva Privata San Settimio e Unit+, giovane design practice di Londra fondata da studenti di architettura della London Metropolitan University, con il patrocinio del Comune di Arcevia che ha voluto partecipare a questo progetto al quale la Riserva ha affiancato un’iniziativa che

coinvolgerà anche le scuole comunali denominata “Live Palazzo” (diamo un respiro a Palazzo). In pratica l'iniziativa vuole riproporre le idee del progetto originale “Operazione Arcevia” - ideato da negli anni ’70 dal commendatore Italo Bartoletti, il compianto presidente onorario dell’Arcevia calcio – “con lo scopo di promuovere l’arte contemporanea e creare nelle Marche una vera

e propria officina di pensiero, un laboratorio di creatività dove gli artisti potessero soggiornare, incontrarsi, conoscersi, confrontare le proprie esperienze e quindi, lavorare e creare”. Il progetto ambizioso, allora, unì artisti dell’epoca di fama internazionale, come Burri, César, Mannucci, Del Pezzo, Ceroli, Balderi, Antonioni e Restany e Crispolti come critici d’arte. Ogni artista

avrebbe progettato un pezzo della città. “A Balderi ad esempio la progettazione dei parcheggi (grandi uova che si schiudevano elettricamente ricoverando e soprattutto nascondendo le orribili autovetture). A César la piscina con al centro la grande colonna a forma di dito, a Ceroli la scalinata lignea musicalmente elaborata da Console, a Burri il grande teatro di cemento per le

rappresentazioni all’aperto. Le case grandi, basse, bianche e vuote, “esistenziali” di Ico Parisi. Pace, niente macchine, esaltazione della natura, architettura, arte, cultura e lavoro; artigiani e artisti impegnati insieme in una nuova grande officina dell’arte. Dopo essere arrivato alla Biennale di Venezia, il progetto con tutti i suoi plastici e le testimonianze cartacee è rimasto nella storia”.

L’informazione per il territorio e la sua gente

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LA RISCOPERTA

La chiesa della Maddalena è ricca di storia e opere d’arte Nel corso di una conferenza alla Biblioteca Orciari, Alice Angeletti ha fatto scoprire un tempio depredato dall’esercito di Napoleone, che custodiva anche le reliquie della Santa, trafugate da Bartolomeo Colleoni a metà circa del 1400 e conservate attualmente a Romano di Lombardia in provincia di Bergamo

Alessia Pongetti

Alice Angeletti insieme al coordinatore delle iniziative Donato Mori

di VINCENZO PREDILETTO SENIGALLIA Nella Biblioteca “Luca Orciari” di Marzocca si è concluso venerdì sera l’interessante ciclo di conferenze di storia ed arte da tesi di laurea ideato ed organizzato efficacemente da Donato Mori, dottore in Lettere e storico dell’arte, grazie al quale tre giovani laureate selezionate hanno potuto presentare il contenuto delle loro tesi e rispondere alle curiosità ed agli interventi del pubblico durante il dibattito finale. Nel primo dei tre incontri, venerdì 5 aprile, Alessia Pongetti di Montignano, laureata in Storia a Macerata, ha fatto conoscere l’influenza esercitata dagli studenti

universitari di Harvard e dai cittadini di Boston sulla Rivoluzione americana che determinò la nascita degli Stati Uniti , avvalendosi di un’approfondita analisi dei documenti -come prevede ogni seria ricerca storica - e di un’esposizione brillante e convincente. Nel secondo incontro tenutosi giovedì 11 aprile, Cristina Turchi, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Urbino, commentando una serie di opere prevalentemente pittoriche proiettate su uno schermo, ha mostrato come l’arte sia stata un potente strumento di propaganda o di contestazione durante il Fascismo e il Nazismo, come le opere di alcuni artisti siano

state esaltate in quanto espressive degli ideali del regime e quelle di altri invece considerate degeneri e diseducative fino ad essere bruciate. Infine, alle 21,15 di venerdì scorso 19 aprile, Alice Angeletti, laureata in Lettere ad Urbino, ci ha fatto scoprire in modo chiaro ed esaustivo la chiesa senigalliese della Maddalena esponendo con l’ausilio di diapositive, immagini e documenti d’archivio la storia dell’edificio dalla prima struttura medioevale a quella attuale. Molto interessante per il pubblico attento e partecipe è stato poi il racconto della venerazione per le reliquie- trafugate da Bartolomeo Colleoni a metà circa del 1400 e conservate attualmente a Romano di Lombardia in provincia di Bergamo- della Santa titolare

che ha il merito ben riconosciuto di aver fatto nascere la celebre Fiera della Maddalena. Grazie ad una utilissima proiezione sullo schermo è seguita successivamente una dettagliata visita virtuale alle opere d’arte presenti sui vari altari, comprese quelle asportate dall’esercito di N a p o l e o n e presumibilmente entro il 1808- tra cui l’Annunciazione di Giovanni Santi padre di Raffaello e la Maddalena di Ridolfi. Come spiega peraltro l’autrice nell’introduzione, “Il senso della tesi è quello di fornire un’immagine più nitida della nostra storia locale, legata ad un Tempio di fervido pellegrinaggio trasformatosi oggi in una delle chiese meno frequentate della città”. Nell’ambito del dibattito

scaturito alla fine della presentazione, ad una mia domanda se mai nel corso del tempo la Curia, la diocesi o il Comune di Senigallia abbiano richiesto e proposto al comune bergamasco di Romano la restituzione delle reliquie della Maddalena come sarebbe giusto e lecito fare ed aspettarsi - Alice Angeletti ha risposto che, per quanto lei ne sappia ,non è stata finora mai avanzata una richiesta in tal senso. Cosa alquanto strana ed imbarazzante, a mio modesto parere, considerata la valenza particolare del culto per la Maddalena non solo nel territorio senigalliese ma anche in Europa, nella Francia meridionale in particolare e nell’Oriente cristiano. Un meritato plauso va quindi rivolto alla Biblioteca “Luca Orciari” di Marzocca per la

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Cristina Turchi vivacità culturale delle iniziative e degli eventi proposti come quest’ultimo felicemente conclusosi , nonché a Donato Mori che ha tolto dalla “polvere del dimenticatoio” e fatto uscire dagli scaffali di alcune biblioteche tre tesi di laurea particolarmente interessanti da far conoscere ed apprezzare agli appassionati di arte e storia, solitamente consultate, purtroppo ,solo da qualche studioso del settore.


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LA PROPOSTA

Un’idea per il rilancio turistico Una piattaforma panoramica sulla ciminiera dell’Italcementi Un progetto dell’ingegner Paolo Landi la immagina come nuovo monumento urbano di FAUSTO CORSINI SENIGALLIA La decisione per la conservazione della ciminiera dell’Italcementi deve passare attraverso una sua utilizzazione fruibile capace di produrre redditività, altrimenti prevarrà l’opinione favorevole alla demolizione, giustificata dai pesanti oneri di manutenzione, senza finalità, necessari a garantirne la stabilità, per la quale è stata richiesta una verifica tecnica. Queste considerazioni sono implicite nella proposta progettuale dell’ingegner Paolo Landi che la immagina come nuovo monumento urbano sulla cui sommità è realizzata una piattaforma panoramica con punto ristoro che ambisce a divenire salotto e ritrovo urbano, che apre dall’alto con una visuale di 360 gradi, ad una straordinaria focalizzazione sul centro storico e sulle parti significative della città. Rappresenterebbe l’elemento dominante della darsena Bixio, la futura piazza d’acqua in un ottica di riqualificazione urbana, come luogo naturalmente vocato a diventare

cuore pulsante della città e cerniera d’unione tra il centro storico, il porto e i lungomari che in essa realizzerebbero una perfetta e ottimale congiunzione. L’ipotesi progettuale prevede il consolidamento della ciminiera con il rinforzo della fondazione e con una camicia di calcestruzzo che la riveste e che sostiene a sbalzo una scala elicoidale che da accesso alla nuova piattaforma collocata in sommità, raggiungibile anche da una coppia di ascensori panoramici collocati su una seconda torre attigua aperta e, unita alla ciminiera anche a livelli intermedi su alcuni pianerottoli dello scalone. Architettonicamente si intende trasmettere il messaggio simbolico della smart city con una dotazione di pale eoliche orizzontali a cipollotto e di pannelli fotovoltaici sulle coperture delle torri, con questi ultimi posizionati anche sulla copertura del locale pubblico da realizzare alla base, infine una vegetazione rampicante avvolgerà le torri secondo la filosofia emergente del bosco verticale. Il costo stimato dell’intervento è

inferiore ai 2 milioni di euro che con una simulazione di fattibilità economica basata su una previsione di 130.000 visitatori annui, su un tiket d’accesso di 3 euro e su un costo annuo di gestione di 150.000 euro, fa prevedere un comodo e completo ammortamento dei costi entro 10 anni. Il soggetto attuatore dell’intervento viene identificato nell’attuale proprietà, ma potrebbe essere rappresentato anche dall’amministrazione comunale o da un investitore terzo con la ciminiera concessa nelle condizioni attuali ad un valore simbolico, compensato da una riduzione effettiva degli oneri complessivi per l’urbanizzazione competente all’intervento della SacelitItalcementi. Alla sostenibilità economica che andrebbe a muovere l’intervento non può essere sottaciuto il beneficio intangibile che andrebbe ad aggiungere un nuovo elemento di identità per la città in grado di contribuire alla costruzione di un immagine di eccellenza.

Ecco - a sinistra - come potrebbe essere trasformata la ciminiera dell’Italcementi secondo la proposta fatta dall’ingegner Paolo Landi. Qui sopra la ciminiera oggi l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte


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LA MUSICA

Dopo l’esclusione dal Concertone del Primo Maggio Fabri Fibra diventa super protagonista in tv Mtv ha dedicato una programmazione speciale al rapper senigalliese proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto calcare il palco di piazza San Giovanni ROMA Fabri Fibra non ha potuto prendere parte al Concertone del Primo Maggio, in piazza San Giovanni, come deciso dai sindacati confederali. Il motivo? I testi del rapper senigalliese, omofobi e misogini. Ad accusarlo. D.i.re, l’associazione Donne in rete contro la violenza che aveva chiesto l’espulsione di Fibra. Al centro delle accuse e delle polemiche, la citazione di Pacciani in “Su le mani” del 2006 e “Venerdì 17” con il racconto di una bambina vittima di violenze. Fabri Fibra ha subito risposto a grandi linee alle accuse: “Il rap come il cinema racconta delle storie, alle volte crude, alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio. Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e prendere una posizione. Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo, non quello che pensavo”. Marco Godano, storico organizzatore dell’evento romano, invece, ha così

commentato la decisione di Cgil, Cisl e Uil: “Non è nei nostri poteri rifiutare le indicazioni che ci arrivano dai sindacati”. Ma, nonostante tutto ciò, il Primo Maggio è stato ugualmente il giorno di Fabri Fibra. Mtv Music gli ha dedicato infatti una maratona lunga undici ore. L’appuntamento è partito alle 15, stessa ora di inizio dell’evento romano condotto da Geppi Cucciari, con la p u n t a t a di Storytellers realizzata nel 2010: oltre quaranta minuti di live in cui il rapper di Senigallia ripercorre la sua carriera raccontando come nascono i suoi testi e la sua musica. Successivamente sono andati in onda i video dell’artista, i migliori episodi di “In Italia”, il programma che ha preso il titolo da uno degli album di Fabri Fibra, in cui il rapper senigalliese ha raccontato storie di giovani che vivono nel Belpaese e che vorrebbero dar voce ai propri sogni, facendo però spesso i conti con una realtà fatta di indifferenza e intolleranza. A conclusione di “Fabri Fibra Day” è stata trasmessa la puntata de “Il Testimone” in cui Pif racconta il lato privato

del rapper. Ma Mtv non è l’unico network a volere come protagonista del Primo Maggio Fabri Fibra. A partire dalle 10 il rapper si è anche raccontato ai microfoni di Radio2, l’emittente radiofonica che è anche partner ufficiale del Concertone del Primo Maggio di Roma. Ma la polemica sull’esclusione del rapper, prima invitato e poi rifiutato dai sindacati dopo la protesta dell’associazione D.i.re, non si chiude di certo qui. Ring Ring è invece il nuovo singolo di Fabri Fibra, il

secondo estratto da Guerra e Pace, sesto album del rapper senigalliese. Ring Ring è in rotazione radiofonica dallo scorso 29 marzo mentre, per quanto riguarda il videoclip ufficiale è stato pubblicato ieri su YouTube il video diretto dal regista Gaetano Morbioli. Il video vede la partecipazione del rapper napoletano Clementino. Fabri Fibra e Clementino hanno già collaborato insieme in passato nel progetto Rapstar, che ha dato alle stampe l’album “Non è gratis”, pubblicato nel 2012. Il

video di Ring Ring termina con una serie di scene tratte dal backstage. Fabrizio Tarducci, più noto come Fabri Fibra, è nato a Senigallia il 17 ottobre 1976. Ha debuttato nell'ambiente del rap underground a metà degli anni novanta, con il nome Fabbri Fil, facendo parte per diversi anni di differenti gruppi musicali come gli Uomini di mare, i Qustodi del tempo, il collettivo Teste Mobili e le Piante Grasse. Debutta come solista con il nome d'arte di Fabri Fibra nel 2002 con l'album Turbe

giovanili, con il quale ottiene un discreto successo. Significativo per la svolta della sua carriera è invece l'album Mr. Simpatia, pubblicato nel 2004, album con cui lascia il suo marchio nella scena musicale di allora e con cui spiana il terreno al contratto, nel 2006, con la major discografica Universal Music, con la quale pubblica nello stesso anno l'album Tradimento, il passo decisivo verso la notorietà di critica e di pubblico. Ha vinto 5 dischi di platino e 2 dischi d'oro.

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LA CITTA’ DEL FUTURO

L’alveo del Misa va valorizzato A ridosso dello Stradone anche spazi per il tempo libero L’ampliamento della sezione fluviale per un ampio tratto potrebbe risultare utile anche come piccola cassa di espansione in occasione di particolari situazioni di emergenza a causa delle piene eccezionali

di FAUSTO CORSINI SENIGALLIA Di recente (per l’esattezza nel numero 42 del 24 maggio) si è evidenziata un’ipotesi di valorizzazione dell’asta fluviale dal ponte Portone, verso monte, fino alla confluenza tra Misa e Nevola. In questa circostanza prenderemo invece in esame il tratto che va dal ponte Portone al ponte Garibaldi, corrispondente al lato dello Stradone Misa (figura D). Qui, è opportuna la continuazione del parco fluviale fino al mare. Vengono confrontate tre ipotesi, illustrate dall'alto al basso, sviluppate rispettivamente dall’Atelier di studi delle Università Tor Vergata e Toulouse, dalla proposta del piano delle mura e da una terza controproposta. Nel primo caso (figura A) è

sviluppata una ingegnosa soluzione che contempla la fruizione interna dell’alveo, ma vengono mantenute le surfettazioni esterne alle mura settecentesche, appartenenti alla caserma della Polizia di Stato. Nel secondo caso (figura B) c’è la piena liberazione dalle surfettazioni esterne alle mura, ma l'aveo fluviale rimane lo stesso, con un ipotetico utilizzo dei nuovi spazi acquisiti pensati come orti urbani. Nel terzo caso (figura C) si prevede, invece, sia l’eliminazione delle surfettazioni esterne alle mura con la creazione, a ridosso, di un percorso di mobilità dolce, ciclopedonale, che la riprofilatura della sezione fluviale che passa da una larghezza di 45 a 90 metri, con conseguente sensibile riduzione della

pendenza della scarpata interna destra, che diventa completamente e agevolmente fruibile come giardino pubblico e spazio sportivo per il tempo libero. L’ampliamento della sezione fluviale, per quel tratto, potrebbe tornare utile anche in particolari situazioni di emergenza per le piene eccezionali come piccola cassa di espansione. Nella progettazione del parco-giardino si dovrà comunque tener conto di arredi spartani da sistemarsi nella parte più alta della nuova sponda, a difesa da eventuali allagamenti, così da non subire danni. Porà essere garantita anche una savanella larga circa 10 metri, con una profondità di circa 50 centimetri, per consentire una percorribilità per canoe e imbarcazioni a remi che, dalla foce, potrà raggiungere un imbarcadero da posizionarsi immediatamente a monte del Cytiper. La nuova proposta prevede anche una passerella, in legno lamellare, come segmento di un percorso ciclo pedonale protetto che, dal quartiere Misa, raggiunge direttamente il centro storico e il lungomare attraverso via Arsilli e la Rocca. Grande prospettiva si presenta per una futura trasformazione delle caserme, dove si potranno avere residenze privilegiate, da una contestuale inclusione nel centro storico e da un affaccio diretto sul parco fluviale.

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LA CITTA’ DEL FUTURO

Guardare a una divers e a un nuovo accesso p

di FAUSTO CORSINI SENIGALLIA La fase di difficoltà che attraversa il cantiere della Sacelit- Italcementi e le dichiarazioni alla stampa del sindaco che di fatto sospende una urbanizzazione mai partita fanno intravedere l’opportunità di una correzione provvidenziale per l’accessibilità all’area portuale e per un riordino

funzionale della stessa. Per un decennio il dibattito consiliare si è concentrato esclusivamente sulle destinazioni d’uso e le quantità volumetriche, senza mai affrontare il problema vero, dell’integrazione del porto e del nuovo quartiere con la città, con una sintesi derivata più simile a un rattoppo urbano che a un processo di riqualificazione. Troppi sono i limiti del

progetto a partire dal collegamento con il centro storico che rispetto alla non esaltante situazione attuale porterebbe addirittura a una soluzione di regresso soprattutto nella componente ciclo pedonale ostacolata e penalizzata dalle esigenze costruttive della trombetta viaria. Quest’ultima è uno sfregio per la città, nel sito della nuova centralità strategica, di

impatto più simile ad un’opera autostradale, che ad uno svincolo urbano, peraltro eccessivamente costoso quanto inefficiente per le pendenze irragionevoli e le curvature strette delle rampe che renderebbero oltremodo difficoltoso il passaggio dei mezzi speciali, obiettivo al quale avrebbe dovuto asservire. Il collegamento tra i lungomari è sdoppiato in

modo innaturale con una passerella aerea solo bella da vedersi, ma anch’essa poco pratica per le pendenze troppo elevate per una percorrenza in bicicletta o per l’accompagno di un disabile in carrozzella e con un ponte carrabile che, con il suo pesante sbarramento reticolare mortifica e riduce lo straordinario cono visuale sul centro storico, e che spreca suolo con la strada

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In alto, a sinistra, possi nell’interpretazione progett l’attuale progetto del porto. e, subito sotto, quello pr passeggiata al mare più piac se legata all’altra idea pro recupero produttivo della cim punto di riferimento, al pari


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sa logistica per il porto

iamo vedere come diverrebbe l’area portuale tuale dell’ingegner Paolo Landi. Qui sopra, invece, In alto, a destra, il ponte secondo l’attuale progetto rospettato dall’ingegner Landi per rendere la cevole e, sicuramente, più panoramica, soprattutto ogettuale dello stesso tecnico senigalliese per il miniera dell’ex Italcementi che diverrebbe un nuovo i della Rotonda, di tutta la Senigallia turistica

d’accesso che, con le parallele ferrovia, rampe della trombetta e statale disegnano una brutta e inaccettabile lacerazione che sottrae, tra l’altro, per ragioni tecniche oltre 150 parcheggi, essenziali al centro storico, tra quelli da eliminare o impediti. Fortunatamente a queste p r o b l e m a t i c h e dell’urbanizzazione esiste una soluzione di ricucitura che paradossalmente ne riduce notevolmente i costi e ne migliora sensibilmente funzionalità ed estetica, è quanto è contenuto nella simulazione progettuale dell’ing. Paolo Landi con una proposta che aggiunge anche elementi integrativi importanti all’area portuale senza modifiche alla situazione esistente. Landi prevede una ulteriore futura espansione del porto a nord con ampliamento sia a in acqua che a terra, dove potranno trovare ospitalità nuovi grandi spazi per l’aggregazione in contrapposizione netta con la pianificazione ufficiale, oggi forse sconfessata, che invece avrebbe visto l’allargamento della darsena grande, a scapito dello spazio a terra, fin sotto a via Mameli, che avrebbe prodotto un porto compresso e asfittico. Immagina anche una struttura attrattiva tipo “viale Ceccarini” con una nuova stecca commerciale sul lato a mare, in area demaniale, al posto del ex navalmeccanico e di alcuni stabilimenti balneari da i n d e n n i z z a r e opportunamente. L’intervento specifico dell’urbanizzazione alternativa, per la mobilità con il centro storico, prevede una circolazione carrabile ad unico senso di marcia orario

secondo l’itinerario dal ponte del corso e ritorno attraverso il sottopasso di via Dogana Vecchia, il nuovo ponte e il sottopasso di via Perilli Questa viabilità si innesta perfettamente al reticolo viario esistente e libera su entrambi i sottopassi una corsia da assegnare ad una nuova coppia di percorsi ciclopedonali, ulteriormente rafforzati da un terzo segmento particolarmente suggestivo che per un breve tratto corre su una passerella lignea sopra l’asse del fiume, sostenuta da travi appoggiate alle sponde e dall’altro percorso esistente in sottopasso a fianco dell’ex Columbia che insieme creano un corridoio della mobilità dolce, diffuso a ventaglio dalla città antica con perno su piazza Simoncelli. La mobilità specifica carrabile di quello che sarà il nuovo edificato dell’ex Sacelit-Italcementi sarà anche essa formata da una doppia circuitazione oraria marginale con le strade dei lati lunghi a senso unico tracciate una in aderenza alla ferrovia sul lato mare e l’altra dietro i vecchi villini della prima fila in modo tale da lasciare completamente pedonale il corrispondente tratto di via Mameli da dove comincerà con un viale attrezzato tipo “Ceccarini” la suggestiva passeggiata fino alla Rotonda attraverso il nuovo ponte. Questo ponte, che traccia una porta ideale della città che apre al mare, collocato di lato

tra l’hotel la Vela e il ristorante Uliassi, con la sua sagoma elegante e sinuosa sarà il protagonista della nuova architettura urbana con la sua dolce pendenza, sufficiente al passaggio delle vongolare ed a elevarsi alla giusta quota da cui godere, su un orizzonte di 360 gradi, di un paesaggio urbano e marino che qui manifesta la sua massima espressione. Ma soprattutto realizza il ricongiungimento effettivo dei lungomari, rinsaldati sullo sbarramento fluviale, che riconquista la continuità naturale ridisegnata dalla nuova passeggiata, accolta sul proprio impalcato con a fianco la pista ciclabile e, per il breve tratto del solo attraversamento, la carreggiata stradale a doppio senso che, prima e poi, si riporta su tracciati esterni. Il problema principale dell’area resta comunque il collegamento con la rete viaria esterna dove si è ricercato caparbiamente un accesso unicamente sul varco dell’ex Alfa Romeo. Se ciò era giustificabile con il piano originale del porto con gli stabilimenti ancora presenti, non lo poteva più essere dalla prevista demolizione che avrebbe prospettato potenziali accessi alternativi. Nonostante ciò si è continuato a ragionare unicamente su quell’unico spazio inadeguato, dove tutti hanno fallito, archistar blasonati compresi come Bohigas, Gregotti e

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Portoghesi con l’ultimo risultato che trasuda ancora della grande sofferenza progettuale, lontano da una funzionalità accettabile e che costringe chi deve andare o venire da nord a un supplemento di percorso di un chilometro. Eppure c’è una soluzione che è l’uovo di colombo con l’accesso dalla statale all’intersezione con via Mamiani dove si è realizzato l’incompleto passaggio pedonale, con una strada che costeggia la ferrovia a monte prima di attraversarla nella vicinanza dell’edificio dell’INPS per poi innestarsi su via Mameli in corrispondenza di via Panzini. Le differenze a vantaggio della nuova soluzione rispetto alla trombetta dell’ex Alfa Romeo, con un’inalterata altezza del sottopasso, sono rappresentate da una soluzione tecnica semplificata con un unico attraversamento in sottopasso della sola ferrovia e con una sola e comoda trincea a doppio senso, con la pendenza dimezzata. Ovviamente anche i costi degli espropri di una vecchia palazzina bifamiliare contro quelli di un edificio commerciale di 1000 metri quadrati, e più in generale di tutta l’opera sono fortemente ridimensionati a favore della nuova ipotesi, ma è l’impatto praticamente nullo e in posizione più decentrata la carta vincente per opzionare in maniera inequivocabile la scelta verso questa ultima soluzione.


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LA CERIMONIA

Arcevia si ferma per no

Alla presenza della presidente Laura Boldrini commemo di RENATO SARTI ARCEVIA La città di Arcevia medaglia di bronzo al valor militare ha ricordato solennemente alla presenza del presidente della Camera dei Deputati on. Laura Boldrini e di numerose autorità civili e militari il 69° anniversario dell’eccidio di Monte Sant’Angelo uno degli episodi più drammatici della guerra di liberazione. Dopo una messa officiata nella collegiata di San Medardo dall’arciprete parroco don Sergio Zandri sono iniziati nella piazza Garibaldi gli interventi . Ha aperto il sindaco della cittadina Andrea Bomprezzi il quale ha dato il benvenuto in Arcevia città insignita al presidente della Camera dei Deputati. “Sono orgoglioso per la sua presenza – ha detto il primo cittadino - ed a nome di tutta la comunità la ringrazio di cuore per aver accettato il nostro invito dopo aver ascoltato il suo discorso d'insediamento che richiamava più volte i valori della lotta di liberazione. Dopo Nilde Iotti, che venne ad Arcevia nel 1979, un'altra donna presidente della Camera è con noi per ricordare i partigiani ed i componenti della famiglia Mazzarini morti in quei tragici giorni di maggio del '44, e per riaffermare i valori della Resistenza e dell'antifascismo fondanti la nostra Repubblica e la nostra Costituzione . Essere venuta in una piccola ma sana e solidale comunità di cittadini come la nostra, che tanto ha dato in termini di sacrificio per la libertà di tutti, dimostra la sua straordinaria sensibilità umana e istituzionale.” Bomprezzi - ha poi espresso la sua vicinanza e solidarietà al presidente - riguardo “ la sua battaglia “di civiltà per i diritti delle donne, contro ogni discriminazione sessista, e per una legislazione più severa nei confronti di chi commette un femminicidio, fenomeno drammatico non degno di una grande nazione

come la nostra, del resto, le vili minacce che lei ha ricevuto, gli attacchi alla neo ministra nera Kyenge sono solo la punta dell'iceberg di una aggressione alle donne che hanno incarichi pubblici”. Il sindaco sottolineando che “ Arcevia consolida il suo ruolo di punto di riferimento fondamentale per la Resistenza nelle Marche” – ha detto concludendo che un “ nuovo tassello indispensabile di questo cammino innovativo è quello di far parte integrante del progetto "Memorie in cammino", un portale internet dedicato principalmente alla Resistenza italiana in cui si possono trovare documenti, interviste, immagini in un gioco virtuale che avvicina le vicende reali alle nuove generazioni. Arcevia è parte integrante di questa rete di luoghi della memoria”. Ha preso quindi la parola il presidente della Camera dei Deputati .”Grazie di essere qui in tanti -ha affermato tra gli applausi - l’on Boldrini sono

molto commossa dell’affetto che mi state dimostrando, questo per me è un forte incoraggiamento ne ho bisogno….. Ho voluto essere qui oggi da marchigiana e da antifascista e per ricordare il contributo che la nostra Regione ha dato alla lotta

contro il nazifascismo ed alla libertà. Venne qui ad Arcevia anche la grande presidente Nilde Iotti ed io oggi sono onoratissima di essere sullo stesso palco. La Costituzione è nata anche qui ad Arcevia perché in questo luogo tanti ragazzi scelsero la resistenza

e combatterono per la libertà degli italiani e perché qui a Monte Sant’Angelo c’è stato uno degli orrendi massacri messi in atto dalle truppe fasciste e naziste durante la loro ritirata del 4 maggio 1944. Qui vennero trucidati oltre 70 civili tra cui una bambina di 6

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on dimenticare

orato l’eccidio di Monte Sant’Angelo

anni uccisa senza avere nessuna colpa. Lasciate allora che io insieme a voi tutti rivolga un pensiero commosso alle vittime di quell’eccidio , a quei combattenti per la giustizia, a quei uomini e quelle donne il cui sacrificio ci ha donato la libertà e la democrazia non è un dono è qualche cosa che ci è arrivato con il sacrificio del sangue. E lasciate che io abbracci i familiari e dica a loro grazie per la testimonianza che continua a dare una memoria che non può spegnersi , ma deve continuare ad alimentare la vita civile del nostro paese. Una memoria che ricorda anche in altri episodi tragici come quelli che si consumarono qui nel 1944, strascichi della barbarie che ogni guerra provoca. Questa montagna – ha sottolineato il Presidente Boldrini è uno dei memoriali più importanti della Resistenza per questo ritengo che il territorio di Monte

Sant’Angelo non debba essere violato da alcuna attività economica ed industriale , ma debba essere conservato come luogo di valore storico e valorizzato dal punto di vista paesaggistico e culturale. Lo prevede anche una proposta di legge regionale che è stata opportunatamente presentata. Sono certa che le istituzioni locali si muoveranno in questa direzione. A distanza di quasi 70 anni non dobbiamo dimenticare però oggi e lo dobbiamo dire con chiarezza quali fossero allora i nemici della libertà : il fascismo che aveva demolito la dignità dell’Italia gettando in un avventura bellica disastrosa ed i nazisti che occupavano le nostre città e le nostre campagne terrorizzando letteralmente la popolazione civile. La libertà anche la libertà dal bisogno – ha concluso l’on Laura Boldrini va continuamente

Con una toccante cerimonia, alla quale ha preso parte, insieme a molte persone, anche la presidente della Camera, la marchigiana Laura Boldrini, Arcevia ha commemorato il 69° anniversario dell’eccidio di Monte Sant’Angelo (Foto di MASSIMO MORI) conquistata questa è oggi la principale dizione delle istituzioni per ridurre la distanza con il paese , una distanza oramai grande , profonda e per non tradire il sacrificio di chi ci ha consegnato la democrazia a noi oggi è compito di custodirla”. Saluto quindi del sindaco di Ribnica la cittadina slava gemellata con Arcevia Joze Levstek , di quello del consiglio comunale dei ragazzi Rachele Ciolli e del presidente dell’Anpi di Arcevia Angelo Verdini che ha teneto a precisare il “valore della Resistenza e il suo frutto prezioso. La Costituzione Italiana” . Ha chiuso gli

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interventi Mirco Zanoni coordinatore culturale dell’Istituto Cervi. Formazione quindi di un corteo il quale preceduto dagli alunni delle scuole con bandierine tricolori sventolanti , dalla banda cittadina, dai gonfaloni della Regione, della Provincia, di numerosi Comuni, e delle associazioni combattentistiche e partigiane sfilando per le vie della cittadina si è portato al monumento dei caduti di tutte le guerre ed a quello eretto al partigiano dove sono stati effettuati canti dai cori di Ribinica e da quello polifonico di Arcevia e sono state deposte corone di alloro.


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LA CITTA’ DEL FUTURO

Il progetto della nuova piaz è incompatibile con la viabil

Il vecchio piano del traffico di Rogano mantiene ancora oggi di FAUSTO CORSINI SENIGALLIA Il vecchio progetto Rogano della viabilità per il centro mantiene ancor oggi una validità straordinaria, ancora migliorabile se si invertiranno i sensi di marcia sulle vie Cavallotti e Pisacane, come aveva già previsto, pur senza pratica attuazione, il piano urbano del traffico nel 99. Questa ipotesi manterrebbe aperta una possibilità di ritorno, alternativa all’espulsione automatica dal centro sull’intersezione tra via Cavallotti e viale Leopardi, ma sarebbe via Pisacane a guadagnare un’immissione più agile e meno pericolosa su via Leopardi rispetto a quella sui portici Ercolani più difficoltosa, con accumulo di veicoli in coda a causa di una visibilità insufficiente. C’è anche da superare una tendenza di pensiero che vorrebbe l’estensione della pedonalizzazione a tutto il centro storico, ma non è pensabile di cancellare il traffico longitudinale sopportato dagli assi Cavallotti-Pisacane, senza produrre un vero e proprio sconquasso esterno su vie già congestionate pesantemente e senza una contropartita di benefici pratici al proprio interno. E’ invece auspicabile e, in questo caso senza conseguenze, l’estensione pedonale verso mare sul viale Marconi e su nuove passeggiate trasversali di collegamento. Il progetto della futura piazza Garibaldi prevede un nuovo sagrato, esteso in tutta la sua larghezza, che allinea gli ingressi del Duomo e di san Rocco che interrompe il traffico sulle vie Cavallotti e Testaferrara, è programmato per svilupparsi in due fasi

temporali distinte, con la prima che realizza la piazza sagrato mantenendo i parcheggi all’esterno e con la seconda che prevede, eventualmente, in un secondo tempo, di sistemare e rimpiazzare altrove questi ultimi, sostituendoli con un grande giardino.

Tutto è rappresentato da un disegno ricercato anche nell’utilizzo dei materiali e nel progetto illuminotecnico, ma manca dell’integrazione con la mobilità in quanto è il progetto a condizionarla e non viceversa come sarebbe più normale con quest’ultimo obbligato ad adeguarvisi.

Per dimostrare questa incompatibilità è sufficiente verificare ad esempio l’impossibilità di raggiungere da via Leopardi il fronte sul fiume del palazzo della filanda, gran parte di via Cavallotti e tutta via delle Caserme, a meno che non si decida di effettuare un lungo

giro attraverso lo stradone Misa, la rotatoria dell’ospedale e il ponte Garibaldi. Una soluzione efficiente può venire da una modifica non sostanziale che modifica leggermente il sagrato, riducendolo di poco dalla parte di san Rocco che, con l’ipotesi dell’inversione

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del senso su via Cavallotti, lascia passare i veicoli in via Testaferrata con la funzione di by-pass in parallelo. Le differenze tra gli schemi viari relativi al progetto ufficiale del sagrato con un’impostazione alternativa possono essere confrontate nelle illustrazioni sottostanti.


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zza del Duomo lità del centro

i una validità straordinaria

A sinistra un’immagine della nuova piazza del Duomo, secondo le indicazioni presenti nel nuovo progetto. In alto - a destra - la nuova piazza senza parcheggi e con la previsione di una serie di parcheggi. Qui sopra la nuova viabilità del centro secondo quanto indicato dall’attuale progetto di revisione; a destra, invece, una nuova ipotesi, sicuramente più confacente con le esigenze di una città più vivibile l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte

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LA CITTA’ DEL FUTURO

Lungo il Misa c’è un p da fiaba ancora tutto d

Pensare al fiume come risorsa. Serve una sinergia tra parco di FAUSTO CORSINI SENIGALLIA Pensare al fiume come patrimonio e risorsa ambientale preziosi è la grande scommessa da sostenere per Senigallia e i territori delle valli Misa e Nevola. Per ora ne escluderemo, riprendendola con una trattazione successiva, la parte terminale che incontra e lambisce il centro storico su due lati, dove si incunea un gradevole

paesaggio naturale che gradualmente sfuma e si trasforma in una eccellente prospettiva monumentale con sfondo la palizzata dei portici. Il tratto a monte che da qui invece risale al taglio di Cannella-Vallone segna l’asse baricentrico delle linee continue degli abitati paralleli di corinaldese e arceviese che di fatto saranno da considerarsi come aggregato urbano unico e singolare, con

all’interno uno spaccato integrale della campagna tradizionale marchigiana ampio tra gli 800 e i 1000 metri, spazio ottimale per rappresentare bene tanto il ruolo di parco agrario–fluviale fruibile, che quello di impalcato residenziale funzionale con i fronti edificati non troppo lontani e collegabili da percorrenze ciclo pedonali e passerelle di attraversamento che andranno a confluire, a spina

di pesce, su un unico collettore della mobilità dolce che, lungo il fiume, costeggiandolo, raggiungerà il centro città. Più ancora a monte fino al successivo taglio di Brugnetto – Bettolelle, dove sono previste le future casse di espansione a difesa dalle esondazioni viene proposta una regimazione idraulica alternativa in contrapposizione al progetto ufficiale.

La valorizzazione delle mura legata alla pulizia del fiume Alla Fenice conferenza promossa dall’assessore Ceresoni

SENIGALLIA Nell’ambito degli incontri pubblici per un’urbanistica partecipata (Nuove energie urbane), promossi dal Comune di Senigallia, oggi pomeriggio, venerdì 24 maggio, si terrà alla Piccola Fenice (inizio alle ore 17) un focus tematico sul piano delle mura urbiche.

L’incontro sarà introdotto e coordinato dall’assessore all’Urbanistica Simone Ceresoni. Successivamente interverrà Stefano Ciacci (Comune di Senigallia). Subito dopo sono previste relazioni su temi inerenti. L’architetto Paola Raggi, studiosa del sistema delle mura di Senigallia, interverrà

su “Le mura urbiche della città di Senigallia nella loro evoluzione storica”. Quindi Mauro de Donatis, docente di Geologia dell’Università di Urbino e Giuseppe Lepore, docente di Archeologia dell’Università di Bologna interverrano su “Le mura invisibili - La città romana”. Sarà poi Vania Curzi, architetto e insegnante di Storia dell’Arte a relazionare su “Il sistema murario come rappresentazione dell’identità collettiva”. Subito dopo Michele Gasparetti, architetto e docente dell'Università Politecnica delle Marche, interverrà su “Lo stato attuale del sistema delle mura e l’individuazione di ambiti omogenei di intervento”. Valentina Iampieri, dottoranda

di ricerca in Geologia (referenti prof. Paolo Busdraghi - Università di Camerino - e prof. Francesco Veneri - Università di Urbino) interverrà su: “Recuperare le mura: l’analisi dei materiali come strumento per il restauro”. Infine saranno Vania Curzi, Michele Gasparetti e Paola Raggi a intervenire su “Valorizzare le mura. una prefigurazione a scala urbana”. Un focus importante per comprendere meglio l’importanza del sistema murario della città e, soprattutto, per gettare le basi per una loro valorizzazione. Valorizzazione che, però, non può essere scollegata dal recupero del parco fluviale.

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paesaggio da scoprire

o e regimentazione idraulica L’idea nasce dall’esigenza di far fronte ai fenomeni meteorologici sempre più imprevedibili e violenti senza disperdere l’acqua in eccesso, accumulandola e conservandola come bene da regimare e da restituire ad un uso prevalentemente agricolo, grazie alla realizzazione di un bacino di contenimento artificiale impermeabilizzato pensato però anche per utilizzazioni diverse. Il nuovo bacino ha forma rettangolare di lati 2400 x 150 mt., sborda irregolarmente in aderenza al lato sinistro del fiume assecondandone la sponda esterna , occupa una superficie di 43 ettari con una capacità di invaso di oltre 4.000.000 di metri cubi, con quota di immiissione a 24 mt., quota al piede di 14 mt. e quota di scarico a 7 mt. (Quest’ultima come riferimento nel caso di installazione di centralina idroelettrica) E’ un ipotesi che ha concrete possibilità di intercettare i finanziamenti previsti per le tematiche a sostegno della difesa del suolo e che dovrebbe venire adottata anche dal laboratorio urbanistico senigalliese del maus, come progetto pilota e ricerca interdisciplinare, da sviluppare in collaborazione con l’università. Il bilancio tecnico comparativo tra i due interventi dovrà tener conto dei differenti obiettivi, limitati nel progetto ufficiale all’unica finalità di risolvere le sole emergenze di piena con l’allagamento programmato dei campi circostanti che comporta una conseguente svalutazione sensibile dei terreni interni al perimetro delle vasche, più estesi,

invece, nel progetto alternativo dove, oltre all’esigenza di difesa, si guarderà anche ad altri utilizzi sinergici, quali spazi ricreativi e centro sportivo remiero regolamentare delle federazioni di canottaggio e canoa, che contribuirà ad elevare il livello strutturale dei pochi e spesso inadeguati impianti esistenti, con anche la prospettiva di una contribuzione dal Coni e dalle stesse federazioni. La realizzazione dell’invaso sottrae solo apparentemente suolo agricolo, in realtà ne varia la natura della superficie, ma non la capacità reddituale, addirittura superiore a quella agraria se commutata in una moderna attività di acquacultura e contribuisce ad incrementare i valori dei terreni limitrofi. Le risorse economiche per il progetto alternativo dovranno essere stornate dai fondi già previsti per le vasche d’espansione con integrazioni aggiuntive provenienti dalla promozione delle attività sussidiarie. Più in generale l’asta fluviale dovrà essere asse portante di un progetto di parco fluviale da integrare con ulteriori contributi e da definire graficamente, che attiva, mantenendo integro l’ambiente naturale, il volano della green economy con l’utilizzo dei casali e delle strutture agricole esistenti anche per usi diversi come la ristorazione e la ricettività turistica, con uno straordinario valore aggiunto intangibile, che con la fruizione, darà godimento ai turisti e ai cittadini di uno spazio aperto irripetibile per il tempo libero e per le attività sportive e ricreative.

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IL FUTURO DEL TERRITORIO

Trecastelli, il nuovo cen Approvata dai cittadini l’unione tra Ripe, Monterado e di ELPIDIO STORTINI TRECASTELLI I territori di Ripe, Monterado e Castel Colonna formeranno un solo Comune. I cittadini hanno detto sì alla fusione. Con il 93.51% dei consensi, quanti hanno partecipato al referendum consultivo di domenica e lunedì hanno scelto di dare vita alla prima fusione di Comuni nella storia della nostra regione. Ad esprimersi sulla creazione del nuovo comune sono stati 3.021 elettori, pari al 49.1% degli aventi diritto. Di questi 2.799 hanno votato a favore. L'esito favorevole del referendum, ultimo passaggio necessario dopo il via libera dei rispettivi Consigli comunali e del Consiglio regionale, apre ora la strada alla costituzione del nuovo ente che, con i suoi 8 mila abitanti e i suoi 34 km quadrati di superficie, sarà il secondo Comune (dopo Senigallia) nella valle del Misa e del Nevola. Ed è ormai quasi certo anche il nome di questo nuovo Comune: Trecastelli. Indicazione formulata dagli stessi cittadini. Soddisfatti i tre sindaci:

Gian Mario Spacca

Conigli, Diamantini e Lorenzetti. Soddisfatto anche il presidente della Giunta regionale Gian Mario Spacca. “Un segnale netto ci arriva dai cittadini dei Comuni di Castel Colonna, Monterado e Ripe: la condivisione del percorso di razionalizzazione ed efficientamento dei servizi da tempo intrapreso dalla Regione”, ha tra l’altro affermato. “Per la prima volta nelle Marche – ha quindi aggiunto Spacca - il progetto di istituzione di un nuovo Comune può essere concretizzato attraverso una fusione richiesta direttamente dalle amministrazioni locali interessate. In una fase di scarsità di risorse pubbliche nazionali, che si ripercuote pesantemente sui bilanci degli enti locali, i benefici della fusione non sfuggono: s e m p l i f i c a z i o n e organizzativa, miglioramento dell’efficienza dei servizi, maggiori opportunità di accesso a contributi economici pubblici da destinare a investimenti per lo sviluppo sociale ed economico delle collettività coinvolte. I cittadini dei tre Comuni lo hanno compreso, dimostrando grande senso di responsabilità e mettendo da parte sterili campanilismi. La percentuale di sì alla fusione lo dimostra. Una scelta, quella dei Comuni di Castel Colonna, Monterado e Ripe, che si inserisce a pieno nella strada intrapresa da tempo dalla Regione Marche nel segno della semplificazione e del sempre maggiore efficientamento dei servizi, in tutti i settori. “La Regione ha dunque appoggiato con convinzione la scelta dei tre Comuni, l’esempio più concreto di come l’unione può fare la forza. La testimonianza della lungimiranza e del coraggio di amministratori locali posti all’unico ed esclusivo servizio dei cittadini. I tempi che viviamo – ha sempre affermato il presidente della

Giunta regionale - rendono impossibile, e impensabile, restare fermi e conservare l’esistente. Nel villaggio globale in cui viviamo, solo facendo massa critica è possibile riuscire ad imporsi. A far valere le proprie ragioni, a rendere più efficace la programmazione. I sindaci di Castel Colonna, Monterado e Ripe, e con essi i cittadini, lo hanno compreso. Hanno saputo interpretare gli interessi generali, con la condivisione delle responsabilità che si riferiscono ai problemi complessivi del territorio e non alle esigenze di breve periodo. Non hanno guardato alle esigenze localistiche o alle rendite di posizione. E la comunità ne ha sposato in

Patrizia Casagrande

Matteo Ricci

pieno la strategia”. “Un risultato che corona gli sforzi delle amministrazioni coinvolte, ma soprattutto dimostra come nei cittadini ci sia grande consapevolezza sui benefici che, in termini di risparmio e di efficienza dei servizi, deriveranno dalla fusione. Non c’è dubbio che il successo di questa operazione lo si deve alla partecipazione dei cittadini che gli amministratori hanno saputo garantire e che ha permesso il prevalere della maturità e del senso di responsabilità contro le antiquate logiche campanilistiche. Ciò renderà certamente più facile il percorso di fusione tra i tre Comuni. L’auspicio è che questo esempio di buon governo possa essere seguito a breve da altre realtà, per costruire un sistema delle autonomie locali sempre più moderno e all’altezza dei bisogni delle comunità”. E’ quanto ha invece affermato il commissario della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande. “Un bel segnale per le Marche. Avanti su questa strada”. Anche Matteo Ricci, presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, plaude all’esito del referendum consultivo sulla fusione di Castel Colonna, Monterado e Ripe. E rilancia il processo di riassetto istituzionale sul doppio fronte, regionale e provinciale. Oltre le resistenze. “I cittadini spesso e volentieri sono più avanti delle resistenze campanilistiche – nota il presidente –. I sindaci dei tre Comuni sono stati coraggiosi”. La fase è decisiva perché “questo è il momento di riorganizzare l’assetto istituzionale delle Marche in maniera organica. Già alla fine di marzo, nella Conferenza delle autonomie locali, abbiamo avanzato una proposta chiara alla Regione”. In quella occasione, l’assemblea votò una

Diamantini, Conigli e Lorenzetti: i tre sindaci che ha aprire la strada all’unificazione dei loro comuni, nel così si potranno fornire in futuro ai cittadini serviz

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ntro dell’entroterra Castel Colonna. E’ un bel segnale per le Marche

anno avuto il buon senso di lla consapevolezza che solo zi sempre più adeguati

cornice di riassetto modellata sugli ambiti sociali per lavorare su un “associazionismo a tre velocità”: convenzioni, unioni e fusioni. Prevedendo margini di elasticità nelle scelte, risultanti dal confronto tra sindaci e amministratori. “Indietro non si torna – afferma sempre il presidente Matteo Ricci -. Anche perché ora, tra tagli e spending review, si sopravvive solo facendo massa critica”. Per cui “serve una legge regionale che incentivi maggiormente le fusioni e le unioni. E disincentivi la volontà di non associarsi”. Il processo è inevitabile: ormai si tratta di un elemento essenziale della difesa del modello marchigiano. Se

non riorganizziamo l’assetto istituzionale verrà meno la coesione sociale. Di qui, la nuova proposta di Ricci ad Ancona: “Costituiamo un gruppo di lavoro misto tra amministratori locali e Regione, presieduto dal governatore Spacca, che possa da subito lavorare su un disegno di legge regionale”. La scelta dei tre Comuni dell’Anconetano, per il presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, va vista come “azione virtuosa”. Anche per Pesaro e Urbino: “Spingerò perché l’esempio dei 3 Comuni anconetani venga seguito e replicato anche nel nostro territorio. Già ci sono dibattiti in corso sia a Pian del Bruscolo, sia

nel Montefeltro tra Piandimeleto, Belforte all’Isauro e Lunano. In più, un passo importante e netto è stato fatto dalla Conferenza delle autonomie locali. Con le Province che saranno più deboli, se non vogliamo indebolire i territori abbiamo bisogno di Comuni più forti. Ma 60 Comuni nella nostra Provincia e 239 nelle Marche, così come li abbiamo conosciuti finora, non reggeranno più”. La conclusione inevitabile del presidente Ricci è che “serve un processo di riforma, sia dal basso che dall’alto, per cambiare il modello istituzionale e ripensare il modello di sviluppo marchigiano. Proseguiamo su questa linea”.

Ora c’è una proposta di legge per sostenere i piccoli Comuni Tra i firmatari il parlamentare marchigiano Piergiorgio Carrescia ROMA E’ stata presentata in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati la proposta di legge relativa alle “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni e dei territori montani”. La proposta di legge è stata sottoscritta da numerosi parlamentari fra i quali Ermete Realacci (presidente della Commissione Ambiente) e Roberto Speranza (capogruppo del Pd alla Camera). Fra i firmatari c’è anche il marchigiano, on. Piergiorgio Carrescia. La proposta di legge intende migliorare le condizioni di vita nelle aree del “disagio insediativo” cioè in quei

piccoli Comuni che sono custodi di gran parte dei tesori, delle identità e delle tradizioni italiane, quelli che si usa cdefinire “i distretti della bellezza”. Nel nostro Paese sono quasi 6.000 i Comuni che hanno meno di 5.000 abitanti. La proposta di legge prevede agevolazioni sull’affitto, il mantenimento delle strutture scolastiche e dei presìdi sanitari, delle caserme dell’Arma dei Carabinieri, la possibilità di pagare le bollette negli esercizi commerciali recuperando la figura dei vecchi “ empori”, la garanzia di avere un distributore di benzina ecc.: in sintesi a garantire e potenziare i servizi essenziali

Piergiorgio Carrescia per invertire un trend di spopolamento che rischia di creare solamente disagi al nostro Paese.

Sono previsti anche interventi finalizzati al recupero dei centri storici e dei nuclei abitati e il sostegno finanziario per lo sviluppo d e l l ’ e - c o m m e r c e relativamente alle produzioni agroalimentari delle zone montane e delle aree parco. Non è certo una legge assistenziale perché non va a creare carrozzoni politici, anzi tende a ridurre gli sprechi e a favorire le Unioni e le fusioni dei Comuni. Soprattutto individua risorse già esistenti che se non utilizzate andrebbero perdute per circa 40 milioni di euro. “Mi auguro - ha dichiarato l’on. Piergiorgio Carrescia che la proposta di legge sia posta presto all’ordine del

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giorno dei lavori della Camera e che, anche a livello locale, le Regioni e le Province attuino politiche che vadano nella stessa direzione come del resto anche l’Anci Marche sollecita da tempo. Il territorio delle Marche è costituito da ben 173 piccoli Comuni dove vive circa un quarto della sua popolazione. L’approvazione della proposta di legge aiuterebbe perciò a ridare ossigeno ad un un’economia che è in forte sofferenza e per un territorio come il nostro sarebbe un bel volano per l’economia, per dare lavoro alle imprese e migliorare la qualità della vita di tanta marchigiani che vivono nei piccoli Comuni”.


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LA CITTA’ DEL FUTURO

Ecco il nuovo Portico de per una Senigallia più Da un’idea dell’ingegner Paolo Landi dopo 280 anni si SENIGALLIA Tra Sette e Ottocento, nelle Marche rivitalizzate dalle riforme economiche di papa Clemente XII si sviluppa una produzione architettonica ed edilizia che trasformano a fondo l'immagine urbana di molte città fino ad allora racchiuse entro perimetri murari di formazione medievale e rinascimentale. A questo rinnovamento edilizio contribuiscono, oltre agli architetti provenienti da Roma e dalle legazioni emiliane-romagnole, le opere di un folto gruppo di professionisti locali che debbono la propria formazione disciplinare ed omogeneità culturale al comune riferimento alla scuola romana, ma mirano a sviluppare in modo autonomo molti elementi di quel linguaggio architettonico, per costruire un lessico compositivo adeguato alle peculiarità ambientali urbane ed edilizie della regione. Figura di riferimento per la cultura architettonica marchigiana del Settecento è certamente Luigi Vanvitelli, autore della Reggia di Caserta, che introduce nella regione quel clima antibarocco romano che caratterizzerà i numerosi edifici progettati e realizzati, tra i quali per la sola città di Ancona il Lazzaretto (17331738), l'Arco Clementino del porto (1738), la chiesa del Gesù (1743), la chiesa di Sant’Agostino (1750-1764). Un veicolo di diffusione, da parte del Vanvitelli, del nuovo lessico classicista è costituito dalla vasta attività propedeutica e didattica che egli svolge, sia direttamente che indirettamente, nei confronti di molti architetti

locali; un'attività, questa, che ha indotto alcuni autori a considerare le Marche una vera “palestra preneoclassica”. A Senigallia l'unico intervento settecentesco di approfondito ridisegno non solo della scena, ma anche della struttura urbana è costituito dall'ampliazione della città avviata a partire dal 1746, da un provvedimento di Papa Lambertini, finalizzato a recuperare la ricettività residenziale e commerciale, resa necessaria dall'ingente sviluppo della fiera franca. In quegli anni, infatti, grazie ai provvedimenti pontifici, la città forza il proprio margine sudoccidentale, demolendo le mura e tutta una serie di edifici a queste addossati per espandersi oltre il fiume Misa, coinvolgendo anche il quartiere allora “satellite” del porto, che viene collegato al centro urbano mediante un ponte e trasformato in luogo di residenza temporanea e stivaggio delle merci in tempo

di fiera. Il momento principale di questa prima fase di espansione della città è senza dubbio la realizzazione della “promenade” commerciale dei Portici Ercolani, dovuta all'architetto osimano Alessandro Rossi ed al cardinale e sovrintendente pontificio Giuseppe Ercolani, singolare figura di

intellettuale eclettico, valente architetto ed autore, tra l'altro, anche di un manuale di composizione architettonica. L'attuazione del programma costruttivo dei Portici si fermerà non tanto con la realizzazione di Palazzo Micciarelli ma con la soluzione di testata, nel lato a mare dei Portici, del Foro Annonario (1833-1835),

entrambe opere dell'archietto Pietro Ghinelli che è stato, a ragion veduta, definito il maggior architetto marchigiano di questo periodo. Da quanto detto risulta evidente che i Portici Ercolani, esempio raro nel panorama architettonico per il loro valore urbanistico, sono stati pensati come un programma di sviluppo del fronte fiume senza un preventivo progetto concluso o un preordinato disegno complessivo, ma certamente come unica opera monumentale urbana ed architettonica. La testimonianza di questo assunto è data dalla constatazione che la serie di isolati che prospettano sul lungofiume, pur essendo stati realizzati in tempi successivi ( nell'arco di circa 90 anni), e progettati da architetti diversi, manterranno costanti le scelte compositive della facciata: dal 1746 al 1750 i primi tre Portici; dal 1769 al 1780 il 4° e 5° Portico (palazzo Benedetti e Palazzo Monti); dal 1805 al 1834 il 6° Portico comunemente detto

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In alto il progetto del nuovo da via Cavallotti a via de edificazione della città. Qu città, realizzata dall’architetto non è l’attuale ponte Gariba


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egli Orti bella riprende il progetto Ecco come sarà il nuovo Portico degli Orti del Vescovo, secondo il progetto elaborato

o Portico degli Orti del Vescovo che sarà realizzato elle Caserme, per dare continuità alla vecchia ui sopra la pianta della seconda ampliazione della to Sante Vichi nel 1758. Va notato che il ponte visibile aldi ma il ponte dei Cappuccini che è stato demolito

Palazzo Micciarelli. La realizzazione dei portici e dei relativi palazzi fu affidata, in tempi successivi, al progetto esecutivo di diversi architetti che restando fedeli al motivo architettonico originario apportarono comunque varianti di dettaglio nei particolari costruttivi e nel disegno di facciata sopra la trabeazione in pietra d'Istria. Tali varianti formali ed estetiche, pur non mutando l'immagine unitaria complessiva, costituiscono testimonianza del cambiamento, sia del gusto estetico, sia delle tecniche costruttive, in piena sintonia con la cultura del tempo. Dall'analisi storica dei documenti grafici e dall'esame fotografico degli attuali Portici è possibile rendere evidenti quali sono gli elementi architettonici che si differenziano da un Portico all'altro: il disegno di facciata sopra la cornice in pietra d'Istria e le relative modanature: è da notare che ogni Portico risolve il disegno di facciata in modo differente dall'altro, a volte con semplici modifiche delle cornici, a volte nella dimensione e forma delle finestre. L’idea della realizzazione del nuovo portico, da via Cavallotti a via delle Caserme, è dovuta al’ingegner Paolo Landi che ignaro delle vecchie pianificazioni - ha presentato osservazioni al Piano Cervellati, chiedendo di avanzare l’allineamento del fronte sul fiume, in linea con gli altri Portici. Successivamente il professionista senigalliese è anche riuscito a promuovere

un emendamento in Consiglio comunale che dà la possibilità di inserire, nel progetto degli Orti del Vescovo, un nuovo Portico. Successivamente l’ingegner Landi si è anche accorto - e ciò non fa che avvalorare le sue proposte - della pianificazione prevista dall’architetto Sante Vichi nel 1758, con la piantina che prevedeva la realizzazione dei due porticati mancanti: quello che si sta per realizzare e l’altro in corrispondenza della Caserma della Scuola di Polizia. Esistono inoltre altri documenti storici che testimoniano le ipotesi progettuali di un completamento del fronte dei Portici sul lungoMisa, nel tratto compreso tra Via Cavallotti e Via delle Caserme, ad iniziare dal progetto della Compagnia dei Gesuiti, come si evince dal libro di Alberto Polverari “Senigallia nella storia 3 - Evo Moderno” (1985 Edizioni 2G Senigallia). “Nell'anno 1759 la Compagnia del Gesù, dovendo per disposizione e lascito testamentario della contessa Maria Teresa Balducci Gambalunga costruire in Senigallia un collegio per gesuiti con annessa chiesa, con contratto in data 21 marzo 1759 acquistò dalla comunità un sito di canne quadrate 277, indicato in pianta con i numeri 16 e 17, posto nel lato ovest della piazza, a nord di quello concesso al conte Domenico Pasquini. Due importanti clausole di questo contratto stabilivano che la chiesa doveva avere la facciata sulla

piazza per una estensione di almeno 12 canne lineari (circa 27 metri) e che tutta la facciata nord del collegio doveva essere costruita su portici, in linea ed uguali a quelli già esistenti lungo il canale. I gesuiti costruirono il collegio e la chiesa, da loro chiamata di San Luigi (la posa della prima pietra avvenne il 5 settembre 1762) ma di queste due clausole non rispettarono certamente la più importante per l'interesse urbanistico ed architettonico della città, cioè la costruzione dei portici lungo il canale, che avrebbero dovuto completare la linea fino al confine ovest dell'ampliazione. Il criterio progettuale per un corretto approccio al completamento dei Portici Ercolani è fondato sulla consapevolezza di operare nel solco della storia già tracciato: il sistema urbano ed edilizio dei Portici è da considerare una unica opera monumentale, formata si da più palazzi ma che costituiscono nel loro complesso una unica entità architettonica. Progettare il completamento di questo monumento è sostanzialmente una opera di restauro nel senso più ampio del termine: in questo caso, restaurare significa appropriarsi dei criteri metodologici che sono stati utilizzati nella progettazione dei precedenti singoli palazzi, adottando il sistema di invarianti e variabili architettoniche che hanno garantito sia la unitarietà formale e sia il riconoscimento delle diversità culturali del tempo.

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Tipologicamente, l'edificio da costruirsi sul fronte compreso tra Via Cavallotti e Via delle Caserme, è del tutto simile al sistema dei Portici: Palazzo con tipologia in linea, piano terra destinato a commerciale, piani superiori destinati a residenziale, in questo caso i due terzi delle abitazioni saranno a canone sociale così come previsto dal finanziamento pubblico. Sappiamo dalla documentazione storica che i Portici (certamente i primi tre) avevano un piano in più rispetto all'attuale, crollato in seguito al terremoto del '30, ma il riferimento su cui si è stabilita l'altezza dell'edificio di completamento è certamente il Palazzo Micciarelli con il quale ci si confronta in contiguità. Il progetto di completamento dei Portici Ercolani induce ad una riflessione di tipo urbanistico legato alla soluzione di testata del sistema. Sul lato mare con il Foro Annonario il Ghinelli realizzò, con grande sapienza progettuale , l'asse prospettico dei Portici, dilatando e completandolo entro una soluzione che dialoga con brandelli della antica cortina muraria roveresca e contiene, entro due severe ali porticate con colonne in laterizio e pietra, una suggestiva piazza di forma ellittica. Sul lato monte è da auspicarsi un progetto di riqualificazione dell'area delle Caserme, che costituisca il fuoco di questa ala dei Portici e dialoghi funzionalmente con la città oltrefiume.


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LA CITTA’ DEL FUTURO

La darsena Bixio, luogo o piazza stupenda? di PAOLO LANDI SENIGALLIA Si è usato un tono provocatorio nel titolo per dimostrare come due ipotesi antitetiche non siano poi così improbabili e lontane nella possibilità di verificarsi. Proviamo a giocare su questo spazio diventandone protagonisti guardandolo e interpretandolo, ognuno a proprio modo, togliendo o aggiungendo di volta in volta alcuni elementi costruttivi. La mia idea ha preso spunto dall’osservazione di una foto a volo d’uccello, antecedente le demolizioni degli opifici industriali, che esaltava già lo straordinario cono visuale espressivo della continuità tra città antica e porto con effetto dinamico diverso, centrifugo o convergente secondo il senso di osservazione, che mi ha convinto che è nel luogo complesso dell’intersezione tra le barriere fiume e ferrovia, sulla darsena Bixio che si giocherà la grande scommessa dell’eccellenza per Senigallia, perchè è questo il luogo naturale dell’incontro e della ricomposizione dei lungomari recisi con l’entità unica di città antica e porto, “incollati”e contestualmente “transennati” tra loro da impedenze, è qui che si dovrà raggiungere il massimo risultato di una più completa e ampia riqualificazione urbana ed è qui che la congiunzione visiva deve abbattere ogni possibile sbarramento fisico aprendo la continuità virtuale ad un reale ed effettivo percorso diffuso di mobilità dolce convergente verso questa nuova centralità. Sicuramente si è sventato il rischio di ereditare la degradata prospettiva del vecchio cantiere SEP demolito, anche se si è

corso il rischio di ricostruire nuovamente sull’area e di richiudere quindi lo splendido orizzonte appena conquistato, ma non si sono scongiurate ancora le brutture pertinenti ad un urbanizzazione ufficiale sospesa, ma non annullata e rivista con una auspicabile delocalizzazione dell’accesso al porto che eviti lo squartamento degli spazi a lato della statale in prossimità dell’ex Alfa Romeo e che cancelli il rilevato a valle della ferrovia che dovrebbe ospitare una strada inutile e nascosta anche dagli elaborati grafici con un tratteggio appena accennato. Ma è il ponte reticolare in ferro, già brutto di suo, che traccerà uno sfregio indelebile sullo scorcio in assoluto più bello del panorama urbano con lo sfondo dei portici.

La mia proposta vuole mantenere questo lato nelle condizioni attuali spostando l’accesso al porto in corrispondenza di via Mamiani dove troverà migliori condizioni ambientali di funzionamento e di costi e depennare sia il ponte in ferro che la bella, ma scomoda e avulsa passerella aerea che strozza la passeggiata dei lungomari senza cucirla, dissociandosi dalla traiettoria naturale. L’attraversamento principale dei canali è invece pensato sul lato della darsena in asse tra l’hotel La vela e il ristorante Uliassi con un ponte che accoglie passeggiata, pista ciclabile e carreggiata stradale, senza restringimenti, mantenendo costante la sezione del lungomare Marconi di cui ne rappresenta la naturale estensione fino all’altra

estremità dove si intersecano tre prospettive a 120 gradi orientate su rotonda, ciminiera e centro storico. Il ponte diventa nuovo monumento, con la sua sagoma elegante e slanciata che nasconde la semplicità strutturale fatta di elementi modulari realizzati fuori opera e delinea, senza sbarrarlo, il limite che divide l’abitato dal litorale abbracciando la nuova piazza e aprendosi contemporaneamente al mare e al porto come una porta urbica della vecchia città murata. Ad arricchire il contorno del nuovo spazio servirà un intervento importante sulle case in linea di via della Darsena che contribuirà anche a superare lo stallo del cantiere della Sacelit-Italcementi se verrà confinato in un comparto aggiuntivo che modifichi le attuali condizioni del piano

regolatore, che blocca l’edificato esistente, a favore di un incremento volumetrico consistente necessario a promuovere la concreta fattibilità economica dell’intero intervento e in questo caso anche a migliorarlo esteticamente e funzionalmente secondo il criterio della città compatta, sperando solo che non venga contrastato dai soliti superati pregiudizi ostili a prescindere verso questo tipo di scelte. Ogni dubbio sulla validità degli edifici in linea più alti può essere rimosso dall’osservazione della proposta “clandestina” degli architetti Piscitelli e Portoghesi difforme dal P.R.G. e appesa al muro della Rotonda, senza essere illustrata in occasione della presentazione del plastico della Sacelit-Italcementi, ma senza dubbio

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rappresentativa di una valenza estetica straordinaria, che sicuramente non viene persa anche con una ulteriore e auspicabile sopraelevazione fino a 7 piani al pari del prospettante palazzo dell’ACI. A questo punto la darsena Bixio diventa straordinaria piazza d’acqua, contestuale luogo di lavoro per i pescatori ed elegante salotto urbano e punto d’aggregazione interamente pedonale con una penetrabilità diffusa verso ogni direzione e con un ventaglio incredibile di diverse e stupende scenografie che si alternano al solo ruotare dello sguardo. -----------------------------PS) La progettazione di questo spazio apre effettivamente a diverse soluzioni e sarà interessante conoscere anche opinioni diverse che potete segnalateci perché è nostra intenzione di ritornare sull’argomento con interviste e ulteriori contributi

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o di degrado

In alto l’accesso all’area portuale secondo il progetto ufficiale; qui sopra la nostra proposta. Sotto il progetto del ponte pedonale e, in basso, la proposta con la ciminiera ed il ponte unico

lto, a sinistra, una veduta aerea dell’area interessata al recupero; in alto estra, i prospetti dell’architetto Piscitelli che dovrebbero essere presi onsiderazione dal Comune e, qui sopra, il vecchio Sep, da anni demolito l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte


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SENIGALLIA E

SUPERARE LA CRISI

Il turismo religioso, un per il rilancio economic

La città dovrebbe sfruttare meglio, soprattutto nella bass sua centralità rispetto a tanti possibili itinerari da poter di ELPIDIO STORTINI SENIGALLIA La crisi potrebbe - e dovrebbe - servire anche per trovare alternative importanti e qualificanti all’esistente. Ed anche nel settore turistico ci potrebbero essere delle grandi opportunità. Quest’anno, ad esempio, complice anche una situazione climatica impossibile, la stagione estiva senigalliese sta partendo con grande ritardo e, soprattutto, con grosse difficoltà. Siccome situazioni di questo genere si potranno riproporre, bisogna incominciare a pensare - concretamente - al domani. Ad una città turistica capace di attrarre non solo per le sue peculiarità, che restano quelle della spiaggia e del mare. Ma anche perché città centrale, in un’Italia rcca di risorse. Il turismo religioso potrebbe essere così una grande opportunità per Senigallia. Non dimentichiamoci che l’aumentata attenzione soprattutto dopo l’elezione di Papa Francesco - intorno alla Chiesa e agli eventi di cui è protagonista sta anche portando un forte incremento di turisti verso i luoghi della religione. In Italia il turismo religioso rappresenta l'1,5% dei flussi turistici, per un totale di 5,6 milioni di presenze (3,3 milioni di stranieri e 2,3 di italiani, secondo i dati di una recente ricerca dell'Isnart, l'Istituto nazionale di ricerche turistiche). Tra gli stranieri, il 45,3% arriva dall'Europa e il 14,9% dai

Paesi extraeuropei. Il turista religioso ha, in media, tra i 30 e i 50 anni (il 41,4%) e, nella maggior parte dei casi (il 44,4%) organizza il proprio viaggio in Italia affidandosi a tour operator e agenzie di viaggio. Gli italiani, invece, si affidano soprattutto ai canali di intermediazione per l'organizzazione del soggiorno (il 22,3%). Il 32,7% dei pellegrini viaggia in compagnia del proprio partner, il 20% invece si muove con un tour organizzato o con un gruppo di amici (19,7%). Solo il 13,3% sceglie di muoversi con la famiglia, mentre in pochissimi – il 9,8% viaggiano da soli.

La maggior parte dei turisti si sposta seguendo una motivazione religiosa (71,9%) oppure per partecipare ad eventi di natura spirituale (37%), come è avvenuto nel caso dell’elezione di Papa Francesco e della sua intronazione. A queste si aggiunge la possibilità di visitare il patrimonio artistico e monumentale italiano (42,4%) e il desiderio di conoscere nuovi luoghi (26,3%) e gli usi e costumi della popolazione locale (21,1%). Il turismo religioso è comunque una prerogativa della bassa stagione: in Italia i pellegrini spendono mediamente 51 euro al

giorno. Per gli italiani la spesa sale a 59 euro, mentre gli stranieri si assestano intorno ai 46 euro al giorno. In Italia il turista della fede utilizza sempre più le “reti di turismo religioso” che si stanno creando tra Ordini religiosi (per l'ospitalità), cooperative ed associazioni (visite guidate e treatralizzate ), reti di artigiani (oggettistica e oreficeria minore) e fornitori ( ristorazione e logistica) sulla base locale. L’offerta turistica senigalliese mette in luce solo alcune facce delle realtà culturali che caratterizzano il nostro territorio e quello dei paesi limitrofi nel contesto delle valli del Misa, del Nevola e del

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n’opportunità co di Senigallia

sa stagione, le sue potenzialità e la organizzare non solo nelle Marche Cesano. Non sempre un territorio riesce ad esprimere pienamente il suo potenziale in tutti gli aspetti turistici che lo interessano e dunque la sfida è quella di legare le scelte politiche in tema di sostegno alle associazioni e indirizzo urbanistico alla promozione di quelle tipologie di turismo che possono rappresentare un concreto asset di sviluppo per Senigallia. Non si può trascurare peraltro lo stretto legame esistente a Senigallia tra il prodotto turistico religioso, in senso stretto, e le eccellenze artistiche, archeologiche, storiche e culturali che la contraddistinguono . Il turismo religioso è oggi un “fenomeno” con un profilo tematico appena accennato ma con chiare opportunità di crescita e posizionamento sul mercato. Utilizza infatti lo schema-modello base del turismo, ma lo può reinventare creativamente con l'innesto dell'esperienza religiosa, trasformandone la qualità, la finalità, i ritmi e lo stile di attuazione: un turismo a valore esperenziale ed emozionale che può far affluire qui risorse per il recupero del patrimonio edilizio esistente, sia esso di privati cittadini che di enti eclesiastici. Ma, nello stesso tempo, può contribuire a riempire gli alberghi durante la bassa stagione. Soprattutto se si crede in questa opportunità e si pianifica, con la collaborazione di tutti: associazioni di categoria,

organizzazioni religiose ed, ovviamente, mministrazione comunale. Senigallia è già ricca di suo: ci sono la Casa di Pio IX, la Pinacoteca diocesana, ci sono chiese - da quella della Croce a quella delle Grazie piene di storia e di tesori. Ma la nostra città potrebbe diventare base di partenza per escursioni nell’entroterra: da Corinaldo, dove si trova la casa natale di santa Maria Goretti, a Serra de’ Conti dove è presente il Monastero delle Clarisse con il Museo delle arti monastiche. Ma nel “pacchetto” potrebbero benissimo entrare a far parte escursioni a Loreto, ad Assisi, al monastero di Fonte Avellana. E, avendo sempre come base Senigallia, si potrebbe perfino prevedere una escursione internazionale nella vicina Medjugorje (con il traghetto Ancona- Spalato, oppure con dei voli charter dall’aeroporto di Falconara agli scali di Spalato o Mostar). Le Marche offrono comunque al turista una straordinaria serie di percorsi e monumenti espressione della profonda spiritualità che, fin dall'avvento del Cristianesimo, ha caratterizzato questo territorio. Camaldolesi, cistercensi e francescani hanno ricoperto il territorio di monasteri, abbazie, conventi, alcuni dei quali aprono oggi le loro porte a ospiti e visitatori come un tempo le aprivano a pellegrini e viandanti. Dopo la caduta dell'Impero romano le Marche furono dominate dall'Esarcato bizantino (a Nord di Ancona)

e dai Longobardi del Ducato di Spoleto; divennero poi terra di contesa tra l'Impero e lo Stato della Chiesa, finché quest'ultima ne divenne unica titolare. Il lungo periodo di incertezza amministrativa e la lontananza dal centro di potere papale, cioé Roma, facilitarono nella regione la diffusione, a partire dall'VIII-IX secolo, del monachesimo benedettino dai centri di Norcia e di Farfa. I monasteri e le abbazie sorsero soprattutto lungo le principali vie di comunicazione romane - la via Flaminia e la via Salaria - e lungo le valli fluviali che dall'Adriatico risalgono verso l'Appennino, come le valli dei fiumi Marecchia, Metauro, Esino, Potenza e Chienti. Nella regione appaiono anche due magnifici esempi di architettura cistercense romanico-gotica: a Chiaravalle l'Abbazia di Santa Maria in Castagnola, fondata dai monaci di Clairvaux e nei comuni di Urbisaglia e Tolentino l'Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra, fondata dai frati della omonima chiesa milanese. Fu San Romualdo, il fondatore dell'Ordine Camaldolese morto nelle Marche nel 1027 nella potente abbazia di San Salvatore in Valdicastro vicino Fabriano, da lui fondata nel 1006, a suggerire ai monaci di Fonte Avellana, alle falde del Monte Catria, la prima forma di vita organizzata. In questo appartato luogo di meditazione, immerso in boschi solitari e citato da

In alto la casa natale di santa Maria Goretti, a Corinaldo; qui sopra il Monastero delle Clarisse, a Serra de’ Conti, dove si trova anche il Museo delle arti monastiche Dante nel XXI Canto del Paradiso dopo avervi sostato, prese l'abito monastico nel 1035 Pier Damiani. Poco dopo lo sviluppo e il consolidarsi delle abbazie, nelle Marche si registra una forte attenzione verso il Santuario mariano di Loreto, meta di grandi pellegrinaggi e verso la Basilica di San Nicola di Tolentino, il grande santo dell’ordine agostiniano nato e vissuto nelle Marche. Nel tempo la spiritualità marchigiana sarà costellata da grandi santi e beati dell’ordine francescano tra cui il più noto è San Giacomo della Marca. Tra i pontefici più conosciuti nati nelle Marche figura, oltre a Pio IX, l’ultimo Papa Re, anche Sisto V che ha cosparso nelle sue terre, nel Piceno, chiese e capolavori d’arte. Le Marche rappresentano quindi una destinazione importante per il turismo religioso. Lo stesso presidente della Giunta regionale, Gian Maruio Spacca, ha recentemente dichiarato: “Uno dei network più significativi che intendiamo valorizzare con sempre maggiore forza è il turismo religioso”. “Il principale asset di questo club di prodotto è Loreto, con il santuario mariano più importante d’Italia. Intorno ad

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esso stiamo costruendo un disegno organico ed attraente di turismo religioso”. “La strategia turistica regionale – ha sempre affermato Spacca – si basa sulla promozione di network omogenei di offerte turistiche. Uno di questi è appunto quello religioso che ruota attorno a quattro asset: quello del Santuario di Loreto, quello legato allo straordinario patrimonio diffuso dei beni culturali, quello del pellegrinaggio e quello di meditazione incardinato sui numerosi monasteri marchigiani. “Alcuni di questi sono in corso di recupero: un’operazione che mira non solo ad esaltare la loro storia, ma anche ad offrire ai turisti, la cui domanda in questo segmento è in continua crescita, strutture sempre più accoglienti. Tutto questo lo stiamo facendo restando coerenti con la nostra storia, nel pieno rispetto dei valori più profondi della comunità marchigiana. Un turismo, quindi, che si basa su scelte innovative, che amplia enormemente l’utilizzo del web, ma pur sempre ispirato alla storia della nostra regione, ai suoi principi di responsabilità. Un modello che possa essere di esempio ed ispirazione per il resto del Paese”.


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LO SCONTRO

Una spiaggia sempre meno libera per i senigalliesi L’ACCUSA

LA REPLICA

IL CONSIGLIERE REBECCHINI “Al molo di levante è quasi scomparsa la spiaggia per tutti” di LUIGI REBECCHINI* SENIGALLIA Sabato pomeriggio un messaggio, giuntomi su un social network, mi informava che la spiaggia libera compresa tra il molo di levante e i bagni Bora Bora era stata di nuovo “ristretta” e che anzi rispetto all’anno scorso lo spazio libero era ancora minore. La denuncia del cittadino risultava essere esatta e vera, avendo poi il sottoscritto verificato di persona. Lo sgomento e la rabbia di quel cittadino diventano miei sentimenti, perché, evidentemente, l’amministrazione comunale non tiene conto di elementari necessità e diritti della gran parte dei cittadini. Già l’anno scorso avevo denunciato sia in Consiglio Comunale che sulla stampa la “rapina”, anche se parziale, di quel tratto di arenile. Il Comune era poi intervenuto con un provvedimento per ristabilire in parte la situazione pregressa (riducendo l’area per le società sportive) e così poi scrivevano gli assessori Ceresoni e Memè in un comunicato del 29 giugno 2012: “Questo provvedimento conferma la volontà dell’amministrazione di garantire una differenziazione delle modalità di fruizione delle spiagge della città, preservando i tratti di litorale liberi da concessioni e

dando la possibilità ai bagnanti di scegliere liberamente tra un’offerta pluralista e diversificata, obiettivo perseguito anche con gli strumenti urbanistici recentemente approvati, come il nuovo Piano degli Arenili. La decisione di preservare questo tratto ha trovato il favore di molti cittadini presenti durante il sopralluogo effettuato nella mattinata di ieri dagli assessori e il riscontro positivo di numerosi anziani residenti nel centro storico, abituati ad usufruire di quel tratto di spiaggia recandosi a piedi nel breve tragitto che li divide dal lungomare”. Oggi l’amministrazione comunale, contravvenendo a quello stesso provvedimento, non solo reitera la “rapina” della spiaggia libera, ma aggrava ancor di più la situazione denunciata l’anno scorso, lasciando meno spazio libero ! Qualcuno, o dal lato

Rebecchini

destro o dal lato sinistro, si è spinto verso l’area libera, con una regolare concessione a questa invasione. La colpa è, naturalmente, di chi ha concesso. Prima o poi questi signori che governano la nostra città vogliono privarci di quell’unico tratto libero in centro. Non possiamo permettere questa ennesima scempiaggine e l’azione politica del sottoscritto e dei consiglieri del gruppo Partecipazione sicuramente continuerà, chiedendo l’immediato ripristino della situazione e il rispetto degli impegni presi in Consiglio. Ma lasciatemi la libertà anche di uno sfogo: è questo il centrosinistra ambientalista e virtuoso? “Ma fammi il piacere” diceva Totò. Ancora una volta, devo rilevare una grande ipocrisia politica da parte di questi amministratori! (* capogruppo Gruppo Misto)

Mangialardi

L’AMMINISTRAZIONE “Nessuna concessione Gli eventuali abusi saranno perseguiti”

SENIGALLIA Non si fa attendere la replica dell’Amministrazione comunale di Senigallia. “Nessuna regolare concessione ad una invasione della spiaggia libera”, si afferma infatti in un documento inviato dalla segreteria del sindaco. “In merito alle dichiarazioni del Consigliere Rebecchini

riguardanti il tratto di spiaggia libera del molo di levante, è privo di ogni fondamento - si legge sempre nel documento che l’Amministrazione comunale abbia autorizzato ampliamenti delle concessioni demaniali in zona porto sottraendo l’area di spiaggia aperta alla libera fruizione rispetto a quanto

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accaduto lo scorso anno”. “Altra cosa invece se ci siano situazioni di abuso perpetrate da parte di concessionari di stabilimenti balneari e per tale motivo l’Amministrazione comunale - si legge in un altro passo della replica - ha avviato un’azione di monitoraggio sul caso per verificare gli eventuali abusi e perseguirne i responsabili”.


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LE SCULTURE DELLA NATURA

L’ulivo ultramillenario

Le Marche sempre protagoniste. Solo due esemplari in I di GIOSETTA GUERRA ARCEVIA Le Marche non finiscono mai di stupire: ogni sito, ogni angolo ha qualcosa di particolare e di unico, che spesso passa inosservato, ma che prima o poi qualche appassionato della natura o dell’arte o della musica riesce a scoprire. E io ho scoperto il regno degli ulivi a San Pietro in Musio, un luogo pressoché sconosciuto nelle campagne del comune di Arcevia. Per arrivarci parti da San Lorenzo in Campo, oltrepassi il ponte sul fiume Cesano, che divide le due province, e inizi a percorrere la strada che dopo trenta chilometri giunge a Sassoferrato; superato il passo di Nidastore, vicino a Madonna del Piano sulla sinistra trovi una stradina con l’insegna “Casavecchia vivai”. Entra in quella strada e ti troverai nel mondo incantato degli ulivi. Innumerevoli piante di ogni età e di ogni dimensione come mai ne avevo viste tutte insieme occupano un vasto spazio che sale verso la collina, ma ciò che attira l’attenzione sono le forme elaborate e contorte dei tronchi degli ulivi più vecchi, quasi una gara di contorsionismo o un sofferto avvinghiamento su se stessi, che ti fanno pensare a qualcosa di umano. Mi riportano in mente le due pietà di Michelangelo, la Bandini e la Rondanini o la Sagrata Familia di Gaudì a Barcellona (Spagna). L’ulivo impiega molto tempo a crescere e anche quelli che vediamo nei giardini, seppur di piccole dimensioni, non hanno mai meno di trentaquarant’anni, è un albero molto longevo e può vivere migliaia di anni. Nel vivaio di Leonello Casavecchia ulivi centenari (da 150 a 650 anni) provenienti dalla Spagna e dall’Italia con tronchi intrecciati e nodosi, compatti o divisi, rami mozzi o sbilanciati, sono magnifiche

Nel vivaio di Leonello Casavecchia, a San Pietro in Musio di Arcevia, gli ulivi centenari provenienti dalla Spagna e dall’Italia, con tronchi intrecciati e nodosi, compatti o divisi, rami mozzi o sbilanciati, sono magnifiche sculture della natura più fantasiosa, ma ciò che lascia senza fiato è la magnificenza dell’ulivo ultramillenario, dal tronco fortemente scolpito, enorme per circonferenza e altezza, compatto e solido come una montagna: ha millecinquecentocinquanta anni ed è italiano (foto grande al centro della pagina). Nelle altre immagini, in alto: un ulivo spagnolo di 350 anni; qui sopra uno italiano; a destra in alto: un ulivo spagnolo di 650 anni ed un bonsai di straordinaria bellezza; subito sotto 2 ulivi italiani: uno di 250 e l’altro di 350 anni l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte


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di Casavecchia

Italia, un altro si trova vicino Roma

sculture della natura più fantasiosa, ma ciò che lascia senza fiato è la magnificenza dell’ulivo ultramillenario, dal tronco fortemente scolpito, enorme per circonferenza e altezza, compatto e solido come una montagna: ha millecinqucentocinquanta anni ed è italiano. L’altro ulivo millenario si trova nei pressi di Roma. Per sradicare e ripiantare alberi di tali dimensioni occorrono mezzi e cure speciali, per trasportarli bisogna chiedere l’autorizzazione come trasporto eccezionale.

Casavecchia, grande appassionato ed esperto di ulivi, non ci pensa due volte per prendere un aereo e andare a visionare esemplari speciali sia in Italia che in Spagna (nei Paesi Baschi soprattutto), e per completare l’ampio assortimento non si è fatto mancare gli ulivi bonsai che io non avevo mai visto, anzi non ne conoscevo proprio l’esistenza. L’azienda Casavecchia Piante, nata nel 1985, si occupava inizialmente della produzione e del commercio all’ingrosso di alcune piante ornamentali, si è

specializzata nel settore florovivaistico e del giardinaggio, oggi è un’azienda leader nel settore dell’architettura del verde ed

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ha ottenuto la certificazione SOA e l’attestato di qualificazione per l’esecuzione di lavori in spazi pubblici.


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L’INCARICO

Il sindaco Mangialardi è il nuovo presidente dell’Anci delle Marche Eletto all’unanimità dagli oltre cento delegati presenti su proposta di Cesare Martini che ha retto l’associazione dopo le dimissioni di Mario Andrenacci

ANCONA Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia è il nuovo presidente di Anci Marche. Lo ha eletto all'unanimità l'Assemblea Generale dei sindaci delle Marche con oltre 100 delegati presenti. Mangialardi succede a Cesare Martini che ha assunto la reggenza di Anci Marche dopo le dimissioni di Mario Andrenacci, candidato alle elezioni politiche, e resterà presidente almeno sino all'autunno 2014, quando l'Assemblea nazionale rinnoverà tutti i vertici regionali. Nella sua relazione finale lo

stesso Martini ha proposto all'Assemblea la nomina di Mangialardi. Il programma dell'Assemblea ha previsto i saluti di Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona alla prima uscita ufficiale all'Anci dopo la nomina a primo cittadino del capoluogo, di Patrizia Casagrande, presidente UPI Marche e di Michele Maiani, presidente UNCEM Marche. “Ringrazio i colleghi sindaci – ha detto Mangialardi – che hanno voluto convergere tutti sul mio nome aldilà dei diversi orientamenti politici e ringrazio Cesare Martini per avermi indicato alla sua successione, impegno che

assumo con grande senso di responsabilità”. “La sanità – ha aggiunto il neo eletto presidente – il governo del territorio, il trasporto pubblico locale e molte altre questioni saranno al centro dell'azione del direttivo che guiderò, convinto di trovare lo stesso entusiasmo, voglia di fare e caparbietà che hanno contraddistinto l'Anci Marche in questi anni”. Nel corso dell’assemblea del’Anci, l’assessore regionale Paolo Giorgi ha, tra l’altro, affermato: Il prossimo 18 luglio, la Regione Marche aprirà un confronto con il territorio per la costruzione del Programma Operativo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale – FESR 2014- 2020. Vogliamo dedicare un’intera giornata di ascolto delle istanze degli attori del territorio per creare e mettere in campo, attraverso la nuova programmazione FESR, politiche di sviluppo e coesione. Sarà presente alla giornata di lavoro il presidente Gian Mario Spacca, che tiene molto all’iniziativa. Il lavoro si articolerà in workshop dedicati alle tematiche portanti dello sviluppo regionale quali “ricerca, innovazione, competitività delle piccole e media imprese”, “energia, efficienza energetica, ambiente e clima, mobilità sostenibile”, “agenda digitale, cultura, turismo” – più un workshop che tratta temi trasversali quali “città, aree interne, strumenti finanziari innovativi”. Saranno veri e propri laboratori di progettazione condivisi. “Sempre sul versante delle risorse, destinando 37,5 milioni di euro agli Enti Locali nell’ambito del Patto di Stabilità, la Regione compie un atto di solidarietà molto oneroso cedendo spazi della

propria capacità di spesa a favore dell’operatività di Comuni e Provincie in modo che nuova liquidità possa essere immessa nel circuito produttivo regionale: un sostegno concreto all’economia marchigiana. Una solidarietà ogni annuo più ardua per noi che limita la possibilità dell’azione regionale rispetto ad altre richieste avanzate dagli stessi Enti Locali. Dei 37,5, nove milioni e 375mila euro andranno alle Provincie, 28 milioni e 125 mila euro ai Comuni. Quest’anno al riparto parteciperanno i Comuni da mille a 5mila abitanti, per la prima volta interessati al Patto di Stabilità interno. “Tra le numerose deleghe assegnatemi - ha poi proseguito l’assessore Paola Giorgi - ci sono anche le Politiche Giovanili, che per me rivestono grande importanza, considerata anche la nuova visione introdotta dalla nuova legge regionale del 2011, che ha modificato l’impronta delle politiche rivolte ai giovani: da misure che potevano definirsi “assistenzialiste”, oggi si parla di politiche volte all’incremento della creatività, intesa anche come imprenditorialità dei giovani. Nell’ambito della legge è istituito un nuovo organismo “La consulta dei Giovani”, momento di confronto che prevede cinque rappresentanti dell’ANCI giovani e che è oggi presieduta da un suo r a p p r e s e n t a n t e . Condivisione, confronto, unità. Lavoriamo insieme per l’obiettivo comune dello sviluppo sociale economico e culturale della nostra comunità”. “Esprimo grande soddisfazione per l’elezione di Maurizio Mangialardi alla presidenza del’Anci Marche.

Sono certa che le competenze acquisite da Mangialardi in questi anni, prima come vicesindaco e oggi come sindaco di Senigallia, nonché la sua costante passione nella risoluzione dei problemi della città e la sua sensibilità verso i bisogni sociali dei cittadini, saranno un prezioso sostegno all’attività amministrativa dei sindaci marchigiani”. E’ coosì, invece, che la presidente dell’Upi Marche e commissario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande, è intervenuta dopo l’elezione all’unanimità di Maurizio Mangialardi alla presidenza dell’Anci Marche. “All’orizzonte – spiega la Casagrande - ci sono sfide importanti e impegnative: la sburocratizzazione e la semplificazione della

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pubblica amministrazione e la razionalizzazione della spesa, ma anche la tutela dei servizi e delle funzioni messe a rischio dai tagli lineari ai trasferimenti statali. Con Mangialardi lavoreremo in piena sintonia, sia come Provincia di Ancona che come Upi Marche, per far sì che le istituzioni locali continuino a essere il cardine della coesione sociale e dello sviluppo sociale ed economico del nostro territorio”. -------------------------Nelle foto: il nuovo presidente dell’Anci delle Marche, il sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, subito dopo l’elezione e - in alto con il suo predecessore, il sindaco di San Severino, Cesare Martini. Qui sopra con Patrizia Casagrande


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LA CITTA’ DEL FUTURO

Il porto di Senigallia uno spazio straordinario

La darsena Bixio - dove si dovrà presto realizzare, con estro e intelligenza la piazza d’acqua - sarà così il più importante salotto della città, convergenza delle passeggiate e tappa intermedia di un percorso monumentale E l’ormai prossima ripresa del cantiere dell’area Sacelit potrà rigenerare ottimismo intorno alla più significativa trasformazione urbana dai tempi dei Della Rovere SENIGALLIA L’immagine descrive da sola l’incredibile potenziale di uno spazio unico che può essere sciupato solo da scelte superficiali e inadeguate. E’ difficile pensare che esistano altrove migliori condizioni di continuità armonica tra città antica e porto. Questa è

idealizzata da due ventagli aperti e contrapposti a specchio incernierati sulla darsena Bixio, la piazza d’acqua che si dovrà costruire con estro e intelligenza come più importante salotto urbano, convergenza delle passeggiate e tappa

intermedia di un percorso monumentale, sorvegliato da una piattaforma pensata sulla ciminiera, che dalla rotonda e dal lungomare Marconi continua lungo il fiume presentando i prospetti di Foro e Portici. Voci fondate danno per scongiurato anche il rischio

di una paralisi del cantiere della Sacelit, la cui ripresa potrà rigenerare ottimismo alla più generale importante trasformazione urbana in corso. Il fotomontaggio con il tratteggio rosso indica il limite di un auspicabile ulteriore ampliamento del

porto e la linea verde indica la nuova passeggiata di un lungomare unico e centrale collegato da un elegante ponte, anch’esso nuovo monumento, alterativo a quello ufficiale previsto a fianco della ferrovia. Se si riuscirà a elaborare un coordinato e complessivo

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progetto di eccellenza intorno all’area portuale, si avranno le carte in regola per raggiungere l’ ambizioso obiettivo di più importante approdo turistico del mediterraneo con ritorni di benefici economici e di immagine facilmente immaginabili..


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LA CITTA’ DEL FUTURO

Una piazza sul fiume Misa dal ponte Garibaldi al Foro La distanza media di oltre 60 metri che in questo tratto intercorre tra gli edifici prospettanti delle due sponde crea uno straordinario corridoio ambientale di PAOLO LANDI SENIGALLIA L’Altro giornale nei numeri 42 del 24 maggio e 46 del 21 giugno ha affrontato le tematiche del fiume nel tratto extraurbano e in quello adiacente allo stradone Misa. Da questo numero cominceremo a considerare il residuo tratto urbano fino alla foce con un’attenzione concentrata sul segmento prospiciente i portici tra il ponte Garibaldi e il Foro Annonario. La distanza media di oltre 60 metri che, in questo tratto, intercorre tra gli edificati prospettanti delle due sponde crea uno straordinario corridoio ambientale non privo comunque di stonature che dovranno venire ritoccate da soluzioni correttive. In passato, con la fiera franca e il fiume in condizioni di navigabilità, questo spazio lineare veniva totalmente sfruttato in acqua come a terra oggi, è invece inutilizzato nel letto sbarrato e nascosto dagli argini artificiali innalzati a protezione idraulica in c o n s e g u e n z a dell’interramento del canale scolmatore Penna. Questi ultimi limitano anche la visuale piena della palizzata dei portici da via Dogana Vecchia e da via XX Settembre. Introduciamo una proposta che immagina questo spazio recuperato da una maestosa e straordinaria piazza urbana che riutilizza e restituisce le superfici occluse e attualmente inutilizzabili ad una nuova fruibilità, attraverso tre fondamentali linee di intervento. La pianificazione ufficiale sull’asta fluviale si è espressa solo attraverso il piano Cervellati del centro storico che ha previsto unicamente delle piattaforme

lignee sulle sponde scollegate, insignificanti e inutili perché ad esse è difficile attribuire un ruolo funzionale diverso da un banale e innaturale affaccio sull’alveo. Di tutt’altro spessore è invece la proposta nata dall’atelier delle università di Tor Vergata e Toulouse che ha ripensato ad un utilizzo pratico dell’alveo dal ponte portone fino alla ponte della ferrovia. E’ questa la soluzione da approfondire, come punto basilare e strategico da cui partire per realizzare la piazza fluviale che dovrà anche soddisfare altre due condizioni rappresentate rispettivamente da una maggiore elevazione in quota dei percorsi carrabili con la realizzazione di due nuovi attraversamenti ciclo pedonali e da una chiusura del perimetro con un elemento significativo sul lato corto del ponte Garibaldi concepito da un look diverso che lo copre con un edificio m o n u m e n t a l e . Presenteremo in seguito la proposta della nuova piazza in modo più ampio e dettagliato, ma intanto nella pagina a lato riportiamo una storica anteprima della proposta risalente a 10 anni fa e pubblicata su Sestante, la rivista del Circolo d’Iniziativa Culturale senigalliese. Sarà certamente curioso vedere come, seppure a distanza di anni, la proposta sia lungimirante e sostanzialmente identica a quella che vedremo più avanti, con le aspettative disattese di un piano Cervellati al momento ancora non conosciuto e con le indicazioni diverse da quello che era il progetto in auge di Bohigas che avrebbe previsto il collegamento dei lungomari con una serie di passerelle mobili.

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LA DECISIONE

“Trecastelli”, un solo Comune Via libera alla fusione di Ripe Castel Colonna e Monterado La proposta di legge approvata a maggioranza dal Consiglio regionale. Dal 1° gennaio 2014 diventeranno un solo ente. E’ la prima fusione nelle Marche

ANCONA Via libera dal Consiglio regionale alla prima fusione di Comuni nelle Marche. Dal primo gennaio 2014 i comuni di Castel Colonna, Monterado e Ripe diventeranno un nuovo ente locale che si chiamerà “Trecastelli”. Il nuovo comune sarà retto da un commissario fino alle elezioni amministrative in primavera

e potrà contare su un contributo di 280 mila euro almeno per il primo anno. La proposta di legge che sancisce la fusione di Castel Colonna, Monterado e Ripe è stata approvata a maggioranza (8 consiglieri regionali si sono astenuti), mentre dagli spazi destinati al pubblico dell'Aula consiliare assistevano alla seduta sindaci,

amministratori e cittadini dei comuni interessati. Molto soddisfatti i sindaci Fausto Conigli (Ripe), Massimo Lorenzetti (Castel Colonna) e Gianni Diamantini (Monterado). E' soddisfatto anche Gino Traversini, consigliere per il Partito democratico nonché relatore di maggioranza in Aula per la proposta di legge che istituisce il nuovo comune. “Si chiude oggi - ha affermato un iter importantissimo avviato grazie alla lungimiranza dei sindaci dei tre comuni”.. “Ci tengo a complimentarmi con questi tre amministratori, poiché proponendo al Consiglio regionale il percorso istituzionale che si è compiuto hanno consentito di portare a termine la prima fusione volontaria nella nostra Regione, facendo da apripista per riforme che da oggi sarà possibile avviare in tanti altri comuni”, ha sempre affermato il consigliere del Pd. “Il passaggio democratico del referendum di maggio ha incoraggiato tutti noi a proseguire con decisione verso la fusione, evidenziando la volontà delle comunità interessate con il consenso del 90% degli elettori dei tre comuni. Oggi, con l'approvazione di questa legge, è stato gettato un seme importante: si va verso una riforma generale nel cui quadro le fusioni di comuni rappresenteranno una parte fondamentale: le fusioni di comuni sono infatti equiparate alle unioni di comuni, garantendo priorità e riconoscimenti specifici. Le risorse già individuate a favore del nuovo comune

verranno garantite anche dopo il termine della presente legislatura, almeno per i prossimi dieci anni; dovranno essere garantite risorse adeguate anche per sostenere gli altri piccoli comuni che seguiranno la stessa strada. Il piano urbanistico di ciascun comune rimarrà in vigore fino all'approvazione del piano urbanistico del nuovo comune, mentre in ciascuna area ex comunale si potranno creare municipi”, ha concluso Traversini. Il presidente del Gruppo Pd in Regione, Mirco Ricci, nel congratularsi con i tre sindaci ha voluto sottolineare l'importanza della fusione come risposta efficace rispetto al tema della rappresentanza dei cittadini dei piccoli comuni. Per questo motivo, ha affermato Mirco Ricci, “le fusioni vanno sostenute. Per quelle già partite nel nord delle Marche occorre prevedere risorse adeguate e che assicurino analogo trattamento. A tale scopo abbiamo votato una mozione presentata dal relatore

Traversini, di cui sono firmatario, che è stata approvata dal Consiglio regionale e condivisa dalla maggior parte dei Consiglieri. La mozione garantisce risorse adeguate a tutte le fusioni in corso, che altrimenti rischierebbero di interrompersi: ciascun comune ha la possibilità di presentare la richiesta entro il 31 dicembre di quest'anno”, ha sempre affermato il capogruppo del Partito democratico. Al dibattito - non c'è stata relazione di minoranza perché il consigliere Francesco Massi (Pdl), relatore per l'opposizione, aveva chiesto congedo per la seduta - sono intervenute tutte le forze politiche. Prima del voto le conclusioni dell'assessore regionale Antonio Canzian. "Sono profondamente convinto - ha detto - che occorra in ogni modo preservare tradizioni e vissuto delle comunità ma è innegabile che nel contesto attuale se non si procede alla s e m p l i f i c a z i o n e dell'architettura istituzionale del nostro Paese le criticità

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saranno sempre più accentuate e rischieranno di esplodere". Dopo il via libera alla fusione dei comuni di Castel Colonna, Monterado e Ripe, l'Assemblea legislativa ha approvato all'unanimità la proposta di mozione riguardante la fusione dei comuni di Belforte all'Isauro, Lunano e Piandimeleto nella provincia di Pesaro Urbino. L'atto di indirizzo impegna la Giunta regionale “a reperire in occasione del primo assestamento di bilancio dell'anno 2013 sui bilanci relativi agli esercizi 2014 e 2015 i fondi necessari a garantire una equa definizione del contributo regionale da riconoscere al nuovo comune derivante dalla fusione dei comuni di Belforte all'Isauro, Lunano e Piandimeleto e di tutti i comuni che ne faranno richiesta entro il 31 dicembre 2013 con gli stessi criteri relativi alla dimensione territoriale e della popolazione utilizzati per il finanziamento della fusione dei Comuni di Ripe, Castelcolonna e Monterado”.


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L’INTERVENTO

Rebecchini sulla Notte bianca “I vomitatoi non ci devono appartenere, lasciamoli ad altri” Il consigliere comunale prende posizione con una interpellanza molto critica Decisa presa di posizione, con una dettagliata interpellanza, del consigliere comunale Luigi Rebecchini, del Gruppo Misto, sulla recente Notte bianca. Interpellanza ripresa anche dal consigliere di maggioranza Sardella. di LUIGI REBECCHINI* Poco più di un mese fa ho rivolto al Sindaco un’interpellanza-appello, sottolinenando come Senigallia in questi anni si sia connotata sempre più come città dai turismi diversificati: città che ha saputo attrarre e sa attrarre un turismo fatto per le famiglie, per i giovani, per gli anziani, un turismo per lo sport, un turismo religioso, un turismo culturale, abbiamo un turismo che vuole godere delle bellezze paesaggistiche dei nostri luoghi, insomma ricordavo che gli sforzi fatti in questi anni e che si continuano a fare in questa direzione e con questa strategia hanno avuto e hanno un certo successo. Purtroppo aggiungevo che, nel fine settimana, sta prendendo sempre più piede, qui a Senigallia, un altro tipo di turismo che rischia di vanificare tutto il lavoro fatto e che si continua a fare, un turismo che rischia di uccidere tutti gli altri tipi di turismo e che io ho definito e definisco “turismo dello sballo” o il “turismo degli ultras dello sballo”. Ho trovato nella risposta del Sindaco, alla mia interpellanza di un mese fa, una positiva sensibilità con l’impegno di una costante e maggiore attenzione e considerazione sui problemi che avevo sollevato. La notte bianca o notte della

Rotonda, svoltasi pochi giorni fa, non è andata nella direzione del buon turismo auspicato. E’ stata una “festa” - festa tra virgolette - che si è connotata, per i contenuti espressi, come momento per uno sballo collettivo, per la felicità e le tasche di alcuni locali e il malumore della maggioranza dei cittadini e turisti che si aspettavano ben altro. Non mi dilungo su quanto personalmente visto, ma certo una città in festa non vuol dire musica sparata a palla e alcool a gogò in ogni dove, ma deve andare nella direzione originaria della notte della Rotonda con un pullulare di iniziative di

Ai giovani bisogna dare prospettive, non alcool di ELPIDIO STORTINI Nonostante la prevenzione, gli interventi del personale del 118 e del pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, durante la Notte bianca, o Notte della Rotonda che dir si voglia, sono stati tanti. Troppi. Soprattutto per eccesso di alcool. Ed a pagare questo prezzo troppo alto - ed ingiusto - sono stati i giovani. Anzi, i giovanissimi. E’ lecito tutto ciò? E’ giusto perseverare con manifestazioni che creano soltanto situazioni problematiche in una tranquilla - almeno rispetto ad altri luoghi italici - città ad economia prevalentemente turistica? E’ quello che

l’Amministrazione comunale è chiamata a chiedersi. Il commissario straordinario della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, senigalliese Doc, in una nota si dice “molto colpita dagli eccessi. Molto preoccupata”. E subito dopo scrive che bisogna capire “cosa sta succedendo e quale è il male sociale che colpisce questi nostri figli e molti adulti”. “Sono molto rattristata - ha quindi affermato - e spero che non si liquidi troppo in fretta un problema di tale portata”. Parole sacrosante. Ed un dibattito su tale argomento è d’obbligo, anche perché la situazione è ancora più grave - lo dicono, dati alla mano, gli

operatori sanitari - di quel che appare. Ma problemi di questo genere non si manifestano, purtroppo, solo a Senigallia. In un’altra parte del giornale (per la precisione nella cronaca della provincia di Pesaro e Urbino), ci occupiamo diffusamente di quanto accade, durante le feste organizzate - il giovedì notte - a Urbino, città universitaria e candidata a diventare la Capitale Europea della Cultura. A tal proposito riportiamo una frase del professor Piero Demitri, docente universitario. Lo facciamo in quanto la riteniamo significativa e capace di fornire risposte

adeguate anche a tanti nostri politici. “Ormai, i nostri giovani - afferma il professor Demitri , sono considerati animali di un branco da marchiare e controllare. Li ubriachiamo e li facciamo stare in giro tutta la notte, così li annulliamo e non ci daranno fastidio durante il giorno. Meno gente pensa e ragiona e meno problemi ci sono”. E’ su questo che i nostri amministratori si dovrebbero interrogare. E soprattutto si dovrebbero chiedere se fanno - seppure nei limiti delle loro possibilità di reggenti locali - tutto quanto è in loro potere per dare ai nostri giovani delle prospettive certe.

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qualità, di buona musica e di cultura. Per la notte della Rotonda devono essere coinvolti e impegnati più assessorati, in modo che si elabori un progetto coordinato e che coinvolga tutta la città con eventi plurimi. E’ necessario essere, ora, più solerti e attenti a trovare delle risposte per mantenere la nostra buona immagine e non degradarla. Mi permetto, anche questa volta, di proporre e chiedere che sul lungomare e in città avvengano solo un certo tipo di iniziative. Se non abbiamo risorse economiche per far pullulare la città di buone cose, meglio annullare la notte bianca tipo anno 2013, perché creiamo solo danno all’immagine della città. Io credo , comunque, che anche con l’ausilio di associazioni e gruppi di cui la città è ricca, si possa fare molto nella direzione giusta per la prossima festa del 2014, mi riferisco all’organizzazione di spettacoli di teatro, di musei aperti, di musica d’autore, di dibattiti, di incontri culturali, di musica classica, di clawn, di artisti di strada, di mostre di pittura, di mostre fotografiche, insomma una città viva e vivace nelle sue piazze e vie che anche i giovani sapranno sicuramente apprezzare. Dobbiamo cambiare completamente registro dalla notte della Rotonda del 2013, non possiamo mettere a rischio l’economia turistica per il beneficio di pochissimi, con azioni errate. Agiamo con iniziative di qualità, perché queste, meglio della repressione e delle sanzioni, fanno e faranno piazza pulita dei comportamenti da ultras dello sballo. (*Capogruppo Gruppo Misto)


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LA CITTA’ DEL FUTURO

A Senigallia va realizzata la nuova piazza sul fiume Un’opportunità di ulteriore qualificazione di PAOLO LANDI SENIGALLIA Nel numero 50 di venerdì 19 luglio l’Altro Giornale ha introdotto una prospettiva di pianificazione per l’asta fluviale prospiciente i portici Ercolani con la previsione di una piazza originale, idea sviluppata già un decennio fa e illustrata dalla rivista culturale Sestante. E’ un risultato da raggiungere con tre linee guida fondamentali: la fruizione dell’alveo, l’elevazione dei percorsi e la definizione di un perimetro di identificazione che congiuntamente potranno realizzare una completa relazione tra l’alveo e l’esterno, con la godibilità dei prospetti e di un riscoperto paesaggio urbano. L’alveo, mediamente largo tra 35 e 40 metri è oggi ridotto a uno spazio virtuale, visibile completamente solo dai ponti e da pochi altri punti, inaccessibile e impraticabile per qualsiasi fruizione. Si potrà ripensare di restituirlo alla navigazione, successivamente alla realizzazione delle vasche di espansione o meglio ancora di un alternativo bacino artificiale (Altro Giornale n.42 del 24 maggio ) modificando leggermente la sezione idraulica con un lieve innalzamento delle battigie laterali che costruiranno le banchine, e riprofilando una idrovia centrale, così tornerà ad essere spazio vivo e ideale per il tempo libero e cornice di un colorato porto canale per piccole imbarcazioni a remi o a motore, classico della costa adriatica, che in più offrirà la

suggestione di escursioni interne al fiume tra la foce e un imbarcadero a monte da pensarsi in prossimità del cityper, su un percorso incantevole che in soli tre chilometri presenterà una gradualità mixata del paesaggio da quello urbano a quello del verde costruito per finire a quello spontaneo e incontaminato. Nel tratto di fronte ai portici, in concomitanza di due possibili allargamenti spondali al termine di via Largo Boito a sinistra e in corrispondenza di via Perilli a destra, si potranno realizzare comode rampe di accesso utilizzabili anche dai mezzi di servizio, mentre accessi secondari all’alveo verranno realizzati con delle scalette. La banchina di sinistra che dal ponte del corso si andrà sempre più restringendo fin oltre il ponte della ferrovia fornirà un eccellente by-pass anche a un percorso equestre che, attraverso il fiume, dalla canpagna potrà raggiungere i litorali marini, uscendo sull’area portuale presso la darsena Bixio. La seconda linea guida, finalizzata all’impostazione della piazza, si pone l’obiettivo di recuperare lo spazio dell’ alveo integrandolo a quello superiore oggi quasi totalmente assorbito dalla mobilità veicolare che corre, in senso antiorario, tra ponte Garibaldi e ponte del corso, inventando un boulevard singolare e atipico che, tra le due carreggiate con i sensi di marcia contrapposti, interpone, oltre a una passeggiata classica, anche il nuovo canale attrezzato.

Questo percorso svolgerà egregiamente la funzione di collettore unico della mobilità dolce lungo il fiume, in completa sicurezza, senza attraversamenti, in sottopasso al ponte del corso, funzionale a entrambe le sponde con il passaggio alternato dall’una all’altra attraverso brevi segmenti centrati e sospesi, in asse all’alveo e sostenuti da travi in legno appoggiate alle sponde. Questo percorso,evidenziato nel disegno in rosa, come del resto tutti gli altri spazi esclusivamente ciclo pedonali, rielabora, amplifica, dilata e sovrappone lo spazio con un effetto suggestivo, propagato anche in notturna dal gioco delle luci di un adeguato progetto

illuminotecnico e crea la migliore postazione visiva continua e privilegiata per l’osservazione dello straordinario scenario dei prospetti affacciati, mentre, contestualmente, sorvola e osserva l’alveo rigenerato, ancor oggi precluso a qualsiasi utilizzo dallo sbarramento degli argini artificiali, consente inoltre di realizzare nuovi attraversamenti diretti del fiume dai punti di concentrazione e convergenza di pedoni e ciclisti evitando lunghi aggiramenti, trasformandolo così da elemento di separazione a congiunzione diffusa Per armonizzare meglio l’alveo con il contorno si cercherà anche di elevare

alcune parti esterne alle sponde, come ad esempio un tratto di via Dogana Vecchia o davanti al Foro, in via Perilli dove, con una morbida gibbosità che innalza il piazzale, si realizzerà uno scenario inedito che merita una successiva trattazione specifica. La perimetrazione della nuova piazza verrà definita sui lati lunghi da via Portici Ercolani e via Perilli da una parte e dalle vie Dogana Vecchia, XX Settembre e parte di via Rossini dall’altra, il lato corto orientale sarà caratterizzato dal Foro e dagli edifici in curva su via Perilli, manca la chiusura sul lato corto a monte che potrà corrispondere al ponte Garibaldi da schermare e racchiudere in un

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monumentale guscio contenitore, da realizzare in compensazione a costo zero. La nuova struttura del ponte Garibaldi estenderà le pile e le spalle verso mare sostenendo un ampliamento dell’impalcato su cui si realizzerà l’ edificio su due livelli con il primo che accoglie, nello spazio libero dalle carreggiate e dai marciapiedi coperti, una schiera di 2 piccoli blocchi di negozi separati al centro da una loggia per l’affaccio e dalla scala d’accesso al livello superiore dove lo spazio è ripartito tra un grande locale chiuso utilizzabile come museo o pinacoteca e un terrazzo aperto come punto ristoro e sosta per l’osservazione del fiume dalla postazione migliore.


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Nel disegno qui sopra il recupero del fiume Misa nel tratto urbano che contiene la nuova piazza Sotto un ipotetico schema del ponte Garibaldi coperto e trasformato in elemento monumentale a costo zero Nella pagina a sinistra la foto del fiume dal ponte del Corso

PROSPETTO MARE

SEZIONE

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PROSPETTO MONTE


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LA CITTA’ DEL FUTURO

La magnificenza di Senigallia passa da un’idea sconvolgente La proposta shock suggerisce di demolire il primo porticato dell’ex liceo e di ricostruirlo fedelmente, inalterato nella forma architettonica dei prospetti, con un piano in più e troncato di 7 arcate che vengono recuperate su un’estensione ruotata di 90 gradi, parallela alla dimensione maggiore di piazza Simoncelli. La via sul fiume, un percorso di grande suggestione per senigalliesi e turisti di PAOLO LANDI SENIGALLIA Un’idea apparentemente folle come, a prima vista, potrebbe sembrare dal titolo, non desterà solo stupore e curiosità, ma anche un forte rigetto in chi a prescindere, senza plausibili motivazioni, intende difendere, ad ogni costo e per partito preso, le ragioni della memoria storica, anche davanti a scelte che non lasciano pratiche alternative. La proposta shock suggerisce di demolire il primo porticato dell’ex liceo e di ricostruirlo fedelmente, inalterato nella forma architettonica dei prospetti, con un piano in più e troncato di 7 arcate che vengono recuperate con altre 7 aggiuntive su un’estensione ruotata di 90 gradi, parallela alla dimensione maggiore di piazza Simoncelli. Questa idea, tutt’altro che peregrina, nasce per trovare una soddisfacente soluzione a diverse problematiche tra loro interferenti, in chiave sinergica, che investono palazzo Gherardi, la piazza e un inedito e suggestivo nuovo percorso passeggiata tra la città antica e il porto. Piazza Simoncelli oggi altro non è che un parcheggio su cui affacciano prospetti non omogenei e di scarsa qualità architettonica, un “non luogo”, come fu definita da Cervellati, anche se la soluzione da lui prospettata, e respinta dalla città, di riempire completamente quel vuoto, solo perché storicamente vissuto, non avrebbe mai prodotto il salto di qualità sperato. Una edificazione parziale, con una costruzione che ripropone la linea e la

filosofia dei portici, potrà rappresentare, invece, la soluzione ottimale che meglio di qualsiasi altra potrà ricercare il miglior progetto possibile di riqualificazione della piazza in un contesto di autosostenibilità economica. Chi ritiene di voler recuperare palazzo Gherardi, cosi come è, con un intervento di solo ripristino conservativo è p r o b a b i l m e n t e inconsapevole dell’inattualità del progetto, improponibile senza l’ausilio di corposi finanziamenti pubblici, ormai inaccessibili e destinati a diventare ricordi. del passato Perseverando su questa strada, sarà ineluttabile un destino di crescente e rovinoso degrado, con buona pace di chi, lungi dalla realtà, pensa persino di vincolare il palazzo con qualche lacciolo in più come destinazioni d’uso particolari, lontane dalle logiche commerciali. E’ fuor di dubbio che questo palazzo necessità di interventi non rinviabili e l’unica ipotesi ancora accettabile rimane quella della demolizione con ricostruzione e ampliamento, dove alla superficie esistente se ne dovrà integrare altra aggiuntiva per costruire un’operatività sostenibile. Solo in questo modo si riusciranno a trovare le motivazioni per imprenditori e

acquirenti degli spazi incrementati, vantaggi per le proprietà esistenti, amministrazione compresa, che, senza costi, conserveranno identiche superfici rinnovate e con la città che potrà avvalersi di nuove opere di urbanizzazione da finalizzare alla riqualificazione dell’asta fluviale con la realizzazione delle passerelle. Questa soluzione conserverà la piazza restringendola e allungandola, la migliorerà con un restyling estetico che interverrà sui lati corti eliminando quello sul fiume e uniformando quello opposto grazie alla riduzione dell’estensione che prospetterà un solo edificio, costruirà un nuovo lato lungo omogeneo con un fabbricato avanzato con le linee e le caratteristiche dei portici e lascerà inalterato unicamente il lato su via Marzi con le sue marcate difformità, schermate e stemperate dalla fila dei platani e mantenendo la visuale abbassata per l’effetto della percorrenza sotto il porticato. Anche la forza della veduta frontale con la nuova apertura a mare, percepita già da oggi, nella sua bellezza, attraverso il modesto varco tra palazzo Gherardi e il caffè Italia, contribuirà sensibilmente a

distogliere l’attenzione dal prospetto debole della piazza. L’attuale parcheggio non andrà perso, ma ampliato e interrato, su uno o due livelli, condizioni geologiche permettendo, diviso fra fruizione pubblica e privata a servizio delle residenze sovrastanti e vicinali. L’eventuale ritrovamento di reperti archeologici non dovrà essere considerato un impedimento ma, come ormai spesso avviene, una opportunità a cui il progetto avrà modo di potersi adeguare. La valenza della nuova piazza salotto si rifletterà come tappa e parte integrante del suggestivo percorso passeggiata che, in appena 300 metri, congiungerà piazza Roma alla darsena Bixio con un tragitto stupefacente diretto e agevole, attraverso l’intersezione tra le barriere fiume e ferrovia, dove le difficoltà sembravano insormontabili, con una proposta che non nasce dalla pianificazione ufficiale, deficitaria nelle previsioni di nuovi collegamenti tra centro e mare, ma da un’idea estrapolata da una simulazione di un disegno strategico della città. Su queste basi si dovranno rivedere alcune scelte della programmazione ufficiale. quali l’orribile ponte di sbarramento a fianco della ferrovia, la passerella aerea, elegante ma impraticabile, e l’accesso brutto e complicato tra porto e statale, opere che, se realizzate, mortificheranno inesorabilmente la città. Si dovranno invece introdurre obiettivi alternativi e qualificanti, già ampliamente documentati nei numeri

precedenti dell’Altro Giornale, dove si sono evidenziati anche i relativi vantaggi estetici, funzionali e di costo, come una accessibilità diversa con la statale, il ponte sulla congiunzione naturale dei lungomari e nuove monumentalità per la ciminiera e la piazza d’acqua da costruirsi sulla darsena Bixio. Immaginiamo la nuova passeggiata sull’asse del cuneo visuale magistralmente esaltato dalla foto a volo d’uccello e coincidente con l’asta fluviale con un effetto dinamico dipendente dal senso di percorrenza, convergente, dal mare al centro, con il termine naturale del porto sulla città antica aperta dal nuovo portico e, viceversa, divergente, dal centro al mare, dove la città vecchia va a confondersi e a sfumare nel porto. Questa via, attraverso il fiume fotografa una successione di identità e scenografie urbane tutte diverse che si alternano repentinamente da uno spazio all’altro e ha le carte in regola per diventare la prima attrazione della città e un brand eccezionale per promuovere Senigallia. Simuliamo la passeggiata partendo da piazza Roma, dopo appena 50 metri, attraverso via Maierini, ci troveremo subito sulla nuova piazza Simoncelli, tra tavoli all’aperto e dehors, accompagnati dalla inedita palizzata dei portici fino all’angolo del caffè Italia dove la platea si eleverà fino alla sponda fluviale inquadrando uno scenario mozzafiato a 360 gradi con a destra il Foro Annonario, a sinistra la nuova

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piazza sul fiume con la prospettiva incantevole di tutti i portici, il canale, le banchine, le piccole imbarcazioni, la passerella lignea e lo sfondo del ponte Garibaldi monumentale, di fronte l’orizzonte marino, verso il quale si procederà attraverso la seconda passerella sospesa in asse al fiume che salterà sulla sponda opposta in via Dogana vecchia dopo l’affaccio singolare e dominante sul nuovo canale attrezzato, che, contestualmente con i percorsi di via Perilli, creerà un unico collegamento diffuso e armonico. Con gli attraversamenti in sottovia di statale e ferrovia da piazzale Cairoli si raggiungerà il capolinea straordinario della darsena Bixio, la nuova piazza d’acqua, cuore e centro gravitazionale della città turistica e punto d’incontro naturale tra i lungomari e il centro città, abbracciato dalla sagoma aperta, agile ed elegante del nuovo ponte e sorvegliato dalla piattaforma sulla ciminiera che per nessuna ragione al mondo dovrà essere abbattuta. Il percorso inverso dal porto al centro creerà ancora sensazioni esaltanti e diverse, per l’assimetria degli scorci, in una girandola di emozioni straordinarie. Senigallia deve solo scegliere l’obiettivo da raggiungere con la consapevolezza di un risultato banale o eccellente, indipendente da questioni economiche, ma definito solo da scelte, che in un solo istante, possono spostare la bilancia verso l’una o l’altra opzione, decretando un suicidio politico senza alibi o il pieno successo.


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Ecco l’effetto prospettico del nuovo portico visto dalla nuova passerella sul fiume Misa

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L’EVENTO DELL’ESTATE

Il Summer Jamboree fa e

La manifestazione si svolgerà da domani all’11 agosto. Ogg SENIGALLIA E’ tutto pronto per l’inizio della XIV “hottest rockin’ holiday on earth”, il Summer Jamboree, che da domani, sabato 3 agosto, a domenica 11, richiamerà a Senigallia decine di migliaia di appassionati di rock and roll da tutto il mondo, ogni giorno. Tra gli arrivi più curiosi di questo grande raduno di musica, ci sono anche gli Instagramers. Si sono infatti dati appuntamento per il secondo anno consecutivo al Summer Jamboree, i componenti della community marchigiana, tra le più attive in Italia, scegliendo un contesto che si presta particolarmente bene allo stream fotografico sui social network. Con loro ci saranno instagramers anche dalla Puglia e dalla Romagna. Il Festival di Musica e Cultura dell’America anni ’40 e ’50 avrà inizio domani, sabato 3 agosto, ma per scaldare l’atmosfera, questa

sera, venerdì 2 agosto, c’è il Pre Summer Jamboree. Dalle 19 si accendono le luci e la consolle dell’UniCredit Stage, il palco ai Giardini della Rocca, dove fino alle 01.30 si alterneranno diversi djs (Vintage Rob, Dr. Boogie, At’s Crazy Record Hop) e la prima band live, Slick Steve & the Gangsters (I/UK). Il concerto live avrà inizio alle 21. Il quartetto bresciano Slick Steve & the Gangsters (I/UK), formatosi nel 2011, propone una consapevole contaminazione tra sonorità vintage, swing, rock’n'roll e performance definite circensi, che spaziano dalla musica alla magia, alla giocoleria. Le loro esibizioni dal vivo sono dunque imprevedibili e irresistibili e da semplici concerti si trasformano in veri e propri spettacoli in stile rock and roll. La formazione vede il cantante e showman Slick Steve (alias Stephen Hogan) alla voce, alla giocoleria e alla magia, il giovane e

talentuoso Alle B.Goode alla chitarra e backing vocals, Michele Zuccarelli “the White Drummer” Gennasi alla batteria e Pietro Ettore “Hector Ace” Gozzini al contrabbasso e basso. Per accogliere i fan che arriveranno a gustarsi questo anticipo tra swing e magia, dalle 19 si attiveranno anche il punto ristoro principale del Festival, il Cajun Tex Mex Diner e l’Hawaiian Coffe ai Giardini della Rocca. Il XIV Festival Internazionale di Musica e Cultura dell'America anni '40 e '50 punta su un programma ancora più pervasivo e coinvolgente. Si aggiungono quest’anno nuove location e nuovi momenti di musica. Nove giorni (più uno) di sana baldoria a ritmo di rock and roll, rockabilly, doo wop, rhythm 'n' blues, country, hillbilly, western swing, jive, boogie cantato, suonato, ballato, vissuto dalla mattina a notte fonda in ogni angolo della bellissima spiaggia di velluto marchigiana. Come

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esplodere la città

gi un anticipo a ritmo di swing e magia sempre, tutto avviene in un sorprendente policromo contorno scenografico di persone di ogni età e provenienza, che con il loro modo di vivere, di abbigliarsi, acconciarsi, camminare, guardare, ridere, sognare, fanno del rock and roll un credo e un fenomeno vivo e vitale. Decine e decine di artisti rock and roll in arrivo da tutto il mondo, dagli Stati Uniti, dall'Europa e quest'anno anche dall'Australia, daranno vita a questo nuovo “Summer Jamboree” con tante esclusive. Come sempre, il pubblico di appassionati potrà ascoltare giovani artisti accanto ad autentiche energiche leggende anni Cinquanta. Tra i pilastri immancabili del Festival ci sono come

sempre il Burlesque Night Show (ven 9 ago), il Big Hawaiian Party on the beach (mer 7 ago), il Rock and Roll Show con la Big Band di 22 elementi della Abbey Town Jump Orchestra e staffetta di guest stars (sab 10 ago), la trasferta Rock on the Hills (lun 5) in un borgo dell'entroterra che anche quest'anno si conferma Corinaldo (tra i più belli d'Italia), i dopofestival alla Rotonda a Mare, il Dance Camp con docenti professionisti internazionali e campioni mondiali di specialità, la Notte diffusa con concerti sparsi in diverse l o c a t i o n contemporaneamente e tante tantissime occasioni per ballare! La mattinata inizierà in spiaggia con la staffetta di djs

al Mascalzone che farà vibrare la sabbia a ritmo di jamboree. Come sempre coinvolgente il Rockin’Village attivo dalle 18, con un mercatino vintage (‘40/’50) di modernariato e memorabilia ancora più grande, il Cajun & Tex Mex Diner con i sapori dell’America multietnica dell’epoca aperto fino a tardi, la Parrucchieria old style, il Travel Ink Tatooes di Greg Gregory (l'ormai ricercatissimo studio mobile per tatuaggi dentro un magnifico Airstream d’epoca in perfetto stile Fifties). Nelle ultime tre giornate di Festival, 9, 10, 11 agosto, si svolgerà il Dance Camp con professionisti internazionali e soprattutto docenti campioni mondiali di specialità da cui imparare ogni possibile segreto tra

tecnica e divertimento. Sabato 10, le auto d'epoca ospitate negli appositi park pronte a essere immortalate in bellissime foto dei fan e dei turisti, si lasceranno ammirare anche nella attesa sfilata, la American Classic Car Cruise. Inoltre, tutti i giorni dalle 18 alle 23, ci sarà il Rock Around the Town Street Music, cioè due busker band in giro per la città a suonare e coinvolgere i passanti: il Cialtron Trio e Libbico & the Almost Blues. Il Festival Internazionale è o r g a n i z z a t o dall’Associazione Culturale Summer Jamboree e promosso dal Comune di Senigallia con la partecipazione di Regione Marche e di alcuni sponsor. Partner etico: Lega del Filo d’Oro.

Ecco come cambia la circolazione nel centro storico e nella zona mare Apportate le modifiche per consentire il regolare svolgimento della manifestazione SENIGALLIA Per consentire il regolare svolgimento del Summer Jamboree in programma da da domani, sabato 3 all’11 agosto, con ordinanza n. 292 del 1 agosto 2013 sono state apportate delle modifiche temporanee alla circolazione veicolare nel centro storico ed in zona mare. Nello specifico sono stati istituiti: · il divieto di sosta, con la rimozione forzata dei veicoli in difetto, dalle ore 19:00 alle ore 01:00 del giorno successivo, nei giorni 3, 4, 6, 8, 9, 10 e 11 agosto 2013 in via Manni, nell’intero piazzale antistante il Foro

Annonario e su tutto il tratto di via Portici Ercolani dall’intersezione con il Ponte 2 Giugno fino a via Manni e consentire la sosta nelle medesime aree dei veicoli al servizio dell’organizzazione muniti di apposita autorizzazione. Negli stessi giorni ed orari è abrogata la sosta a pagamento; · nelle stesse date, con orario dalle 20:00 alle 01:00 del giorno successivo, il divieto di circolazione per tutti i veicoli eccetto quelli al servizio dell’organizzazione e le auto d’epoca che parteciperanno alla manifestazione, sulla vie: Portici Ercolani (tratto

compreso da Ponte 2 Giugno a via Manni), Manni (tratto compreso da via Portici Ercolani a via Perilli) e Perilli (tratto compreso da via Manni a sottopasso veicolare stessa via); · il divieto di sosta, con la rimozione forzata dei veicoli in difetto, su piazza Simoncelli, dalle ore 14:00 alle ore 01:00 del giorno successivo, dei giorni dal 3 all’11 agosto 2013, riservando l’area all’esposizione della autovetture e moto d’epoca (anno di costruzione pre 1969) che aderiscono alla manifestazione, munite di apposito contrassegno,

autorizzando la sosta nella medesima piazza. Negli stessi giorni ed orari è abrogata la sosta a pagamento; · il divieto di sosta, con la rimozione forzata dei veicoli in difetto, in via Portici Ercolani, su ambo i lati della via, nel tratto compreso da via Mastai a Corso Due Giugno, eccetto spazio di fermata bus, e sul piazzale Cefalonia dalle ore 18.00 alle ore 01.00 del giorno successivo, nei giorni dal 3 all’11 agosto 2013, riservando l’area allo stazionamento dei motocicli dei partecipanti alla manifestazione. Negli stessi giorni ed orari è abrogata la

sosta a pagamento; · il divieto di sosta, con rimozione coatta dei veicoli in difetto, dalle ore 12.00 alle ore 18.00 dei giorni dal 3 all’11 agosto 2013, riservando l’area alla sosta dei motocicli dei partecipanti alla manifestazione nelle seguenti vie: lungomare D. Alighieri, da via Puglia a via Livorno, via La Spezia, nell’area di sosta adiacente al lungomare D. Alighieri; · il divieto di circolazione, eccetto residenti, mezzi di polizia e di soccorso, ospiti alberghieri e veicoli al servizio dell’organizzazione muniti di apposito contrassegno, sul

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lungomare G. Mameli, da via Zanella a via Traversa Cesano e sulla via Goldoni, per permettere lo svolgimento della “Festa Hawaiana”, dalle ore 18:00 alle ore 03:00 del giorno successivo, nei giorni 7 e 8 agosto 2013 ed il divieto di sosta, con la rimozione forzata dei veicoli in difetto, sul viale Mameli, ambo i lati, per un tratto della estensione di m. 100 a nord e m. 100 a sud del civico n. 178 del lungomare stesso, riservando l’area alla sosta dei veicoli a servizio di polizia, di soccorso, di protezione civile e dell’organizzazione nei medesimi giorni ed orari.


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SENIGALLIA E

SOTTO UN’ALTRA LUCE

Apre la mostra even

Antologia di opere restaurate dal territorio esposte alla SENIGALLIA Domani, sabato 3 agosto, alle ore.17,30 nel cortile della Rocca Roveresca si apre l’evento culturale dell’estate 2013: “Sotto un’altra luce: antologia di opere restaurate dal territorio”. La mostra è organizzata dal Comune di Senigallia, Diocesi e Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche. Si tratta di una mostra che espone dei veri e propri capolavori nascosti provenienti dal territorio della Diocesi di Senigallia. Gli stessi capolavori che impreziosiscono chiese e palazzi, raccolte comunali ed ecclesiastiche, opere che attestano un passato illustre e un legame indissolubile tra spiritualità, armonia e senso estetico. Nelle due sedi espositive della Rocca Roveresca e della Pinacoteca Diocesana, si potranno ammirare fino al 13 ottobre 2013 artisti come Signorelli, Bellini, Baglione, Ridolfi, Anastasi, Benefial, ma anche Donnino da Urbino, Leonardo Scaglia, Mattia Venturesi ed altri ancora. Sono opere che impreziosiscono di luce il comprensorio della diocesi

che le conserva: la luce dell’ispirazione artistica; la luce del restauro, che gli è stata restituita dopo interventi mirati e altamente filologici; la luce dei riflettori che si accenderanno grazie alla mostra. Una “luce diversa” quindi da quella della loro cornice abituale. “La mostra racchiude tutta una serie di significati che hanno a che fare con l’identità stessa di una comunità locale” ha sottolineato il Sindaco Maurizio Mangialardi. “C’è naturalmente la dimensione dell’evento, con alcuni veri e propri capolavori conservati nella Chiese e nelle Civiche Raccolte del territorio della Diocesi di Senigallia e resi ancor più splendenti dai recenti restauri che saranno esposti per alcuni mesi nei bellissimi locali della Rocca Roveresca e della Pinacoteca Diocesana. Tuttavia questa iniziativa esprime qualcosa di più e di diverso rispetto ad un semplice evento espositivo. Racconta di quali importanti risultati si possano raggiungere attraverso la cooperazione tra Istituzioni diverse animate dalla comune volontà di mostrare ai residenti ed ai turisti i tesori del proprio patrimonio

artistico. Dieci Comuni che assieme a Diocesi e Soprintendenze si mettono insieme per promuovere una Mostra, condividendo buone pratiche, mettendo in comune risorse e competenze, ottimizzando tempi e procedure.” All’inaugurazione interverranno Maurizio Mangialardi Sindaco di Senigallia, Gian Mario Spacca Presidente Regione Marche, Monsignor Giuseppe Orlandoni Vescovo di Senigallia, Stefano Gizzi Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche, Lorenza Mochi Onori Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, Maria Rosaria Valazzi Soprintendente per I Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, Claudia Caldari Ispettore Soprintendenza per I Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici e curatrice della Mostra. Nel corso dell’inaugurazione ci saranno interventi del gruppo di musica antica Sagegreen. La mostra sarà visitabile alla Rocca Roveresca tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 e dal 1 al 12 agosto dalle ore 8.30 alle 24.00; alla Pinacoteca Diocesana il sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.30 alle ore 19.30, domenica e mercoledì dalle ore 21.00 alle ore 24.00. La mostra “Sotto un’altra luce: antologia di opere restaurate dal territorio” si avvale della collaborazione della Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche, Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche, i Comuni di Arcevia, Barbara, Castelleone di Suasa, Corinaldo, Mondolfo, Ostra, Ostra Vetere, Ripe, Serra de’ Conti. Inoltre è patrocinata da Consiglio Regionale, Regione Marche, Provincia di Ancona.

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nto dell’estate

a Rocca e alla Pinacoteca diocesana

Dipinti, sculture e arredi sacri provenienti da dieci Comuni Testimonianze della storia di una regione che ha ospitato i Maestri dell’arte italiana SENIGALLIA Due sedi espositive, la Rocca Roveresca e la Pinacoteca Diocesana, più di 30 opere tra dipinti, sculture e arredi sacri provenienti da 10 comuni della Diocesi di Senigallia che testimoniano della ricca storia di un territorio dal XIII al XVIII Secolo. Sono questi alcuni numeri dell’evento culturale dell’estate 2013: “Sotto un’altra luce. Antologia di opere restaurate dal territorio”, la grande mostra che s’inaugura sabato 3 agosto alle ore 17.30 nel Cortile della Rocca Roveresca e che resterà aperta fino al 13 ottobre 2013. La mostra sarà visitabile alla Rocca Roveresca tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 e dal 1 al 12 agosto dalle ore 8.30 alle 24.00; alla Pinacoteca Diocesana il sabato dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.30 alle ore 19.30, domenica e mercoledì dalle ore 21.00 alle ore 24.00. Arte figurativa devozionale Specchio di pietà e spiritualità, la produzione devozionale è la risposta a una realtà

collettiva di cui descrive caratteri e affetti, dedizione e misticismo, innervati sull’ingenuo sentimento religioso di una tenera deferenza popolare. Sul piano dei contenuti e delle scelte tematiche le arti figurative diventano strumento di “propaganda della fede”, scandendo il percorso di dipinti a arredi così capillarmente diffusi sul territorio. Messaggi agiografici e liturgici non facilmente separabili da quelli stilistici, carichi di volontà iconografiche, assumono il compito di un preciso compendio di simboli, in un susseguirsi di opere che condensano le più pure rappresentazioni degli eventi cristiani. “Il battesimo di Cristo” è opera di uno dei più grandi protagonisti della pittura italiana di secondo Quattrocento, Luca Signorelli, la cui arte inquieta e per nulla accademica giustifica l’apprezzamento “Luca de ingegno; et spirto pelegrino” indirizzato al cortonese dall’eclettico artista urbinate

Giovanni Santi. Nell’ultima assidua stagione creativa marchigiana dell’autore tardo-quattrocentesco, collegata probabilmente con la committenza roveresca , si colloca la pala di Arcevia con il Battesimo di Cristo del 1508 per la Confraternita del Crocifisso annessa all’oratorio di San Gianne, incorporato nella collegiata di San Medardo, una delle committenze più rilevanti nella fitta rete di relazioni non solo culturali ma anche economiche, commerciali e religiose intessute dalla città fin dall’incipiente Cinquecento, punto di incontro di grandi personalità pittoriche e di geniali plasticatori come i Della Robbia. Palazzetto Baviera: mobili Nel fervore di iniziative intraprese nel corso del Settecento si attua una frenetica opera di ricostruzione che interessa non solo le principali chiese ma anche i palazzi nobiliari, con committenze che danno avvio a nuove pitture, suppellettili lignee e apparati

decorativi tardo-barocchi e rococò di grande suggestione. Eleganza e raffinatezza, frutto di precise scelte artistiche, sono alla base del mobilio conservato nel Palazzetto Baviera a Senigallia, costituente l’arredo della signorile dimora rinascimentale dell’insigne famiglia, originaria dell’omonima regione tedesca, che assume, già dal 1474 con Giovanni Giacomo, zio di Giovanni Della Rovere, un ruolo di primo piano nelle vicende politiche e culturali della città. I pregevoli manufatti lignei che ne ornano le stanze, costituiti da cassettoni, stipi, cassapanche, secrétaires, tavolini, seggiole ecc., di piacevole fantasia creativa e realizzativa, sono opere riconducibili ad artigianato marchigiano, per lo più realizzate tra il XVIII secolo e il seguente. Sculture Evidente è la funzione pedagogica che nella Chiesa svolgono i simulacri sacri, incarnazione di un’agiografia e di un’iconografia sintesi di

devozione e partecipazione popolare, ma anche di espressione artistica ed estetica. Usate a scopo processionale o esposte negli altari degli edifici religiosi, le statue sono oggetti di uso devozionale cui i fedeli rivolgono le proprie preghiere pervase da sentimenti di sincera e partecipata venerazione. Madonne e santi in legno e terracotta, esposti in mostra, coprono un vasto arco temporale che va dal tardo Quattrocento alla metà del XVII secolo. Opere dalla sintassi iconografica organica, cariche di preziosismi e colori, di intrinseco fascino e caratterizzazione esecutiva. Sculture che si caratterizzano per compostezza e seduzione, che si arricchiscono di molteplici particolarità decorative. Arredi Sacri Dal ricco patrimonio d’arte e di liturgia afferente legato alla diocesi senigalliese emergono le motivazioni storiografiche, religiose e culturali che si riflettono nelle variazioni figurative di

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immagini e manufatti sacri, rendendone comprensibile il significato liturgico e artistico. E’ peculiare del patrimonio ecclesiastico, in particolar modo della vastissima sere di arredi sacri, la compresenza di funzioni liturgico-devozionali primaria motivazione del patrimonio stesso - e di valore storico ed estetico. La suppellettile, per copiose testimonianze collegate allo svolgimento del rito, rappresenta la significativa documentazione di una vita comunitaria basata su una prassi liturgica le cui istanze vanno ben oltre la sola finalità estetica. Casi esemplari sono rappresentati dalla croce astile d’argento, conservata nella Raccolta museale di San Medardo ad Arcevia, documentata opera del perugino Cesarino Rosetti che l’avrebbe realizzata tra il 1524 e il 1526 e da quella processionale, del 1615, in lamina d’argento sbalzato e cesellato di probabile manifattura pavese, appartenente alla civica raccolta d’arte di Corinaldo


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LA CITTA’ DEL FUTURO

I salotti urbani di una

Concentrare più residenti possibili in prossimità del cen periurbane e intervenendo nelle aree degradate con pi incrementali farà funzionare meglio la città e ne imped anche cercare di conservare gli spazi pregiati esistenti e di PAOLO LANDI SENIGALLIA La città sta diventando l’habitat naturale dell’uomo, è questo il pensiero del grande architetto Richard Rogers che, nella recente recensione di un numero dedicatogli dai “ maestri dell’architettura”, sostiene anche che l’unica forma di sviluppo sostenibile è quello della città compatta e policentrica che dovrà essere progettata per attirare le persone. Questa non è comunque un’opinione singolare ma la filosofia omai prevalente a livello urbanistico e architettonico che si sposa ottimamente con l’atro concetto ormai consolidato del consumo zero del territorio, già attivo, quasi ovunque, anche se più per la crisi di mercato che per specifica scelta.. Sono comunque considerazioni che si calano perfettamente sulla realtà di Senigallia, con la sola eccezione migliorativa, di un centro di gravitazione unico e praticamente concentrato

nella città antica, caratteristico delle città di medie dimensioni, che dovrà trovare, in una ricercata gradevolezza e nell’elevata qualità della vita, gli strumenti per generare una forte capacità di attrazione che, a sua volta, potrà muovere nuove forme di economia basate su inventiva e innovazione, che non necessitano di particolari supporti accessori. Per svolgere certe attività si potrà risiedere ovunque e lo stimolo maggiore a insediarsi in un luogo piuttosto che in un altro, sarà dato dalle città più belle e vivibili. Ecco perché Senigallia ha le carte in regola per diventare la città della creatività per eccellenza che potrà accogliere uomini di cultura, artisti, professionisti. e aziende di progettazione e servizi. Concentrare e addensare più residenti possibili in prossimità del centro, attivando alcune zone periurbane e intervenendo sulle zone degradate con

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Senigallia accogliente

ntro, attivando alcune zone iani di recupero dirà l’espansione. Bisogna e di generarne altri inediti piani di recupero incrementali farà funzionare meglio la città e ne impedirà l’espansione. Ciò sarà facile da realizzarsi con un moderno piano strategico impostato non sulle norme, ma con criteri di ingegnerizzazione dell’architettura che riescano a coniugare densità abitative più elevate con una maggior disponibilità di spazi pubblici per l’aggregazione e il tempo libero. Per questo obiettivo Senigallia sarà in grado di conservare tutti gli spazi pregiati esistenti che, in questo numero, mostreremo con una carrellata fotografica sugli stupendi salotti urbani e di generarne tanti altri inediti come vedremo nel prossimo numero.

Proponiamo in questa carrellata fotografica sei salotti della città: alcuni già belli, altri da migliorare. A sinistra piazza Del Duca; subito sotto il Foro Annonario e piazza Manni. Al centro piazza Saffi; qui sopra piazza Doria e, sotto, piazza Roma con il Palazzo comunale

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LA CITTA’ DEL FUTURO

Senigallia va alla riconquista delle sue aree indisponibili per diventare sempre più bella di PAOLO LANDI SENIGALLIA Nel numero precedente abbiamo presentato una panoramica fotografica che ha illustrato le piazze salotto esistenti di Senigallia. In questo numero proporremo una ipotesi di riqualificazione urbana finalizzata a rendere pienamente fruibili e godibili nuovi spazi urbani catturati dagli straordinari scorci dei vuoti che circondano la città antica e l’attigua fascia litoranea. La morfologia urbana esalta un perimetro del centro storico marcato e inciso da una sagoma rettangolare, con due lati disegnati dal fiume che potrà riguadagnare, seppure in forma modesta, l’antica navigabilità per piccole imbarcazioni a remi o a motore, diventando supporto di un suggestivo nuovo paesaggio urbano con il lato sullo stradone trasformato in parco agibile, interno all’alveo ampliato, che libera l’intero profilo delle mura settecentesche e con il lato nord che egualmente si dilata, grazie al riutilizzo dell’alveo come porto canale accessibile, che presenterà una successione imponente di nuovi monumenti, che esaltano ed inquadrano quelli già esistenti come i Portici e il Foro Annonario (vedi i numeri 46, 50, 51, 52 ) Dal ponte portone al Senbhotel si estende poi un grande corridoio ambientale da trasformare in moderna rambla che traguarda la Rotonda con un by-pass agevole, che punta a piazza della Libertà attraverso l’estremità di via Corridoni, in alternativa agli scomodi sottopassi del Senbhotel, penalizzati dal doppio saliscendi e dalle scale e che celebra il lato sud delle mura con una sezione costante

rotta, a intermittenza regolare, dai gradevoli bastione del portone, del teatro e dalla Nuova Gioventù. Purtroppo la mancanza di programmazione e lungimiranza ha di fatto interrotto la prosecuzione naturale e continuativa di questo corridoio ambientale ad ovest, oltre la città antica, verso il parco naturale del Misa, con una cesura fisica, evitabile, allora, con un semplice intervento risparmiando anche sui costi

di urbanizzazione e oggi non riproponibile se non a condizioni diverse e maggiormente onerose. L’ultimo lato che segna il margine costiero è infine il più interessante perchè caratterizzato da una stratificazione spessa di ben tre diversi orizzonti attigui e paralleli ciascuno con una peculiarità particolare a partire da un asse monumentale che va dal Foro Annonario all’ex Rossini, attraverso piazza del Duca e

la Rocca, ad un intermedio polmone verde attrezzato secondo l’asse della statale, per finire a una nuova centralità litoranea da impostare sul lungomare Marconi e sulla spiaggia estesi al di là del Misa, fino al porto. Su queste aree, è mancata la pianificazione urbanistica che non ha intuito la potenzialità di una fusione consolidata tra centro città e la corrispondenza del water front marittimo che andrà

ricercata e recuperata con uno specifico progetto mirato ad assorbire ed attrarre gente con un parcheggio interrato e invisibile di grande capacità che, non limita un grande parco urbano esteso ben oltre la copertura e amplificato anche dalla condivisione del verde dei contigui villini privati e dal gioco di inedite prospettive che, eliminate alcune surfettazioni, ne allargano notevolmente le proiezioni visive.

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La connessione completa si realizza però, su questo lato con nuovi e inediti collegamenti trasversali dal centro storico al mare, regolarmente intervallati, con il primo già descritto da viale Leopardi alla Rotonda e un secondo inquadrato su un asse centrale tra la Rocca e l’Hotel Marche che vanta alcune precedenti idee progettuali scadenti ad eccezione di quelle dell’atelier di studi di Tor Vergata e Toulouse i cui


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spunti interessanti sono ripescati dalla proposta illustrata che propone una diversa soluzione anche per il recupero dello storico albergo. Ma è al percorso della “via sul fiume” quello che in assoluto sarà in grado di promuovere la città ad un elevato livello di eccellenza, come platea suggestiva e dinamica di osservazione di uno scenario urbano unico e straordinario e come incredibile passaggio sospeso sul fiume tra le nuove meraviglie delle piazze Simoncelli e Bixio letteralmente inventate e recuperate con una spazialità inedita ed effettivamente fruibile. E dovrà essere rappresentato proprio dalla darsena Bixio, come “Piazza d’Acqua” e futuro brand di Senigallia, il cuore della città turistica, dove finalmente i lungomari separati torneranno a congiungersi e a saldarsi in continuità, ma solo se verrà abbandonato il più costoso, brutto e inefficace progetto

ufficiale. Il nuovo lungomare ridisegnerà finalmente un nuovo equilibrio che rivaluterà il lungomare Marconi, non più come parte marginale, ma come baricentro effettivo e pedonale di una spiaggia ininterrotta in grado di trovare anche nuovi spazi di aggregazione per le manifestazioni e il tempo libero in un ulteriore ampliamento del porto. Basterà ora coordinare il reticolo interconnesso di tutti i vuoti urbani, vecchi e nuovi ed ecco che si comporrà naturalmente una amena circuitazione di inedite e suggestive passeggiate che

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si intravedono sul disegno con il colore rosa. -------------------------Nelle foto: a sinistra la nuova darsena Bixio secondo l’ipotesi progettuale dell’architello Piscitelli; al centro l’ipotesi progettuale dell’ingegner Landi, con la quale si punta a valorizzare la “via del fiume”; in alto via Carducci, uno spazio recentemente recuperato dalla strada; al centro piazza Simoncelli, un’area centrale da restituire alla fruibilità della città; qui sopra il lungomare Marconi che potrà tornare ad essere il baricentro effettivo della spiaggia di velluto


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LA MANIFESTAZIONE

Con “Ventimilarighesottoimari” arrivano a Senigallia i più importanti giallisti italiani

SENIGALLIA Da Marco Malvaldi Maurizio De Giovanni: a Senigallia dal 21 al 26 agosto una serie di appuntamenti con i più importanti giallisti italiani. Tra le novità: il giallo civile dedicato alla strage di Ustica ed una Mostra sui 50 anni di Diabolik ed Eva Kant. Visite guidate gratuite alla Camera Gialla della Fondazione Rosellini per la letteratura popolare che raccoglie tutti i giallii pubblicati in Italia dal 1929 C’è un legame profondo tra i giallisti italiani e le città dove vengono ambientate le loro storie. Raccontare un crimine in un determinato contesto vuol dire analizzare la realtà politica, sociale ed economica di quel luogo. E così, da letteratura di genere il noir italiano diventa lo strumento per raccontare i problemi della metropoli italiane di oggi: la criminalità organizzata, la sofisticazione alimentare, la collusione tra finanza e politica. Lex and the city: questo il titolo delle seconda edizione di ventimilarighesottoimari in

giallo, la manifestazione promossa dal Comune di Senigallia in collaborazione con la Fondazione Rosellini per la letteratura popolare e che vedrà sfilare nella spiaggia di velluto dal 21 al 26 agosto alcuni tra i più importanti autori italiani di noir per raccontare i misteri delle nostre città. Molte le tappe di questo itinerario della paura: Modena e Parma raccontate attraverso i gialli di Luigi Guicciardi e Valerio Varesi ( 22 agosto) la Roma di Giovanni Ricciardi e del suo commissario Ponzetti ( 23 agosto), il mare nero di Genova e Napoli raccontato da Bruno Morchio e Maurizio De Giovanni ( 24 agosto) fino a Pineta, immaginaria località turistica tra Pisa e Livorno al centro dei gialli di Marco Malvaldi ( 25 agosto). Oltre a questi appuntamenti, le giornate senigalliesi del giallo saranno scandite da una serie di altri incontri con importanti autori di noir espressione di diverse realtà geografiche: Marcello Simoni, Massimo Maugeri, Matteo Strukul,Paola Sironi, Alvaro

Fiorucci, Gino Marchitelli e Marzia Francesconi. Quest’anno lo spazio riservato al giallo civile sarà dedicato alla tragica vicenda della strage di Ustica del 27 giugno 1980, dove persero la vita 81 persone a causa dell’esplosione del DC9 Itavia. Un avvenimento doloroso della recente storia d’Italia contrassegnato per anni da depistaggi e distruzioni di atti da parte di alcuni soggetti deviati dello stato. Di Ustica parleranno Daria Bonfietti, Presidente dell’Associazione vittime della strage, il giudice Rosario Priore, il giornalista Andrea Purgatori e Luisa Davanzali. Tra le novità di questa edizione della manifestazione una Mostra di fumetti dedicata ai 50 anni di Diabolik ed Eva Kant organizzata in collaborazione con la Casa Editrice Astorina dal titolo: “Quando il cattivo vince”. Anche quest’anno in occasione del festival sarà possibile in via eccezionale ammirare la camera gialla (visite guidate gratuite solo su prenotazione dal 22 al 25

agosto dalle 22,30 alle 0,30) lo spazio allestito dalla Fondazione Rosellini nella propria sede di Senigallia che raccoglie tutti i libri gialli pubblicati in lingua italiana, con molte illustrazioni originali. Un materiale

sterminato che contiene una vera e propria chicca: il primo volume ( la strana morte del Signor Benson pubblicato nel 1929) della mitica collana Mondadori con la copertina su sfondo giallo dalla quale ebbe inizio in Italia questo

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genere letterario. Tutti gli incontri del festival del giallo si svolgeranno alla Rotonda a Mare o nell’Angolo Giallo, lo spazio allestito in Via Fratelli Bandiera in collaborazione con la libreria IoBook partner dell’iniziativa.


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LA NOVITA’

In arrivo il Poru per un modello di sviluppo moderno che evita il consumo del territorio e privilegia la città pubblica L’assessore comunale all’Urbanistica Simone Ceresoni ha deciso di far pubblicare l’avviso per la presentazione delle manifestazioni di interesse SENIGALLIA Il Programma Operativo di Riqualificazione Urbana, approvato dal Consiglio comunale lo scorso luglio, ha iniziato il suo percorso per un nuovo modello di sviluppo. Da martedì, data di pubblicazione dell’avviso pubblico sull’albo pretorio on-line, è possibile presentare manifestazioni d’interesse per partecipare e condividere un importante strumento urbanistico al momento unico in tutta la regione Marche. “Nel mese di luglio il Consiglio comunale ha approvato l’atto di indirizzo per redigere il programma operativo di riqualificazione urbana e ora, con la pubblicazione dell’avviso pubblico volto a raccogliere le manifestazioni di interesse dei soggetti interessati, inizia un percorso ampio di condivisione e di partecipazione per arrivare alla redazione di questo importante e innovativo strumento urbanistico.” ha detto l’assessore comunale all’Urbanistica Simone Ceresoni (nella foto). “Il tema principale del PORU - ha spiegato l’assessore Ceresoni - è quello di attivare processi di rigenerazione urbana di aree della città già edificate ed in degrado, evitando il consumo di nuovo territorio e privilegiando la promozione della Città Pubblica utilizzando quote rilevanti del plus valore

derivante dalle trasformazioni delle aree che saranno ricomprese nell’atto. Si tratta nei fatti di un vero e proprio Piano Particolareggiato. Questa esperienza, che ad oggi è il primo esempio in tutta la Regione Marche, permette un’ampia partecipazione sia del Consiglio Comunale, interessato con altri due passaggi in sede istituzionale, sia dei cittadini perchè una volta che il PORU sarà adottato potranno presentare le necessarie osservazioni in modo da migliorare lo strumento urbanistico medesimo.” La delibera e i relativi allegati per la presentazione di manifestazioni d’interesse sono depositati presso la Segreteria del Comune di Senigallia e rimarranno a disposizione dei cittadini fino

al 3 dicembre 2013 e scaricabili sul sito web istituzionale del Comune di Senigallia, (http:// www.comune.senigallia.an.it/ site/senigallia/live/taxonomy/ s e n i g a l l i a / nuove_energie_urbane/ poru.html ). Il termine per la presentazione delle manifestazioni di interesse è di 210 giorni lavorativi a partire dal 10 settembre 2013 e fino al 16 luglio 2014. Nello specifico: 60 giorni lavorativi (dal 10/09/13 al 03/12/13) per la presentazione della istanza di partecipazione

preliminare da parte degli operatori interessati al percorso di accompagnamento dell’amministrazione comunale, finalizzato ad incentivare la creazione di Ambiti Territoriali; 90 giorni lavorativi per l’organizzazione, da parte dell’amministrazione comunale, di incontri e tavoli di lavoro, finalizzati ad agevolare l’incontro tra gli operatori al fine di permettere la costituzione di Ambiti Territoriali ; 60 giorni lavorativi (entro il 16/07/14) per la presentazione della

manifestazione di interesse, da parte degli operatori interessati, così come definita agli artt. 6 e 7 del regolamento di attuazione Regolamento 08 agosto 2012, n. 6 della L.R. 22/2011, e specificata nell’avviso pubblico.Le istanze e proposte dovranno pervenire attraverso posta certificata all’indirizzo mail: comune.senigallia@emarche.it, oppure mediante raccomandata o consegna a mano all’indirizzo “Comune di Senigallia, Piazza Roma 8, 60019 Senigallia, AN”, riportando sulla busta la

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dicitura “Contiene manifestazione di interesse al Programma Operativo di Riqualificazione Urbana”.In caso di invio mediante raccomandata, fa fede la data dell’ufficio postale accettante. Per informazioni e/o eventuali chiarimenti è possibile richiedere un appuntamento al referente per il PORU, arch. Stefano Ciacci, inviando una e-mail a l l ’ i n d i r i z z o : s.ciacci@comune.senigallia.an.it o telefonando allo 0716629233 (arch. Stefano Ciacci) o allo 716629227 (arch. Veronica Mattiello).


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L’EVENTO

Senigallia ospita il Fe internazionale di tang

La manifestazione, giunta alla decima edizione, si svolgerà al F SENIGALLIA Il Ferragosto è appena passato ma le manifestazioni importanti continuano ad avere spazio a Senigallia. Dal 22 al 25 agosto la città ospiterà infatti la decima edizione del “Festival internazionale di tango al mare”, manifestazione che si avvale del patrocinio d e l l ’ A m b a s c i a t a dell’Argentina in Italia, della Regione Marche, della Provincia di Ancona e del Comune di Senigallia Nato nel 2004 per volontà di Hector Orzuza, ideatore e direttore artistico, e con la collaborazione di Stefania Marcucci, responsabile logistica e organizzativa dell’evento, il Festival ha visto crescere in questi anni l’interesse del pubblico, ed

ha richiamato, edizione dopo edizione, un numero sempre crescente di appassionati di Tango Argentino, contribuendo a farne nascere di nuovi. Nelle passate edizioni numerosissimi tangueros sono giunti a Senigallia da ogni parte d’Italia e d’Europa, dagli Stati Uniti e naturalmente dall’Argentina. Un risultato raggiunto con impegno e dedizione, selezionando anno dopo anno i migliori ballerini e maestri, le migliori orchestre ed i dj più affermati nell’affascinante mondo del Tango. Quest’anno il Festival raggiunge l’importante traguardo dei 10 anni! Per quattro giorni Senigallia si immergerà nella cultura

argentina. Oltre al ballo ci saranno lezioni di spagnolo, seminari e la possibilità di gustare piatti tipici argentini, per recuperare non solo le atmosfere, ma anche i sapori di questa terra. Una mostra fotografica inoltre farà rivivere i momenti più significativi delle passate edizioni. Le quattro serate saranno allietate dalla musica di una delle orchestre più apprezzate e richieste nel panorama tanguero internazionale: l’Hyperion Ensemble. Nei loro 18 anni di attività hanno partecipato ad oltre 700 spettacoli in Festival e Teatri di tutta Europa, con un ampio repertorio che va dal Tango contemporaneo a quello tradizionale. In consolle si alterneranno Adan Schwindt,

Horacio Quota e Punto y Branca, dj argentini apprezzati nelle milongas di tutta Europa. Questi, invece, gli artisti ospiti del Festival: Coca y Osvaldo Cartery, Laura Melo y Ricardo Barrios, Mariana Flores y Eduardo Cappussi e Yanina Quiñones y Neri Piliu. Tutti grandi professionisti, ma anche dei maestros eccezionali, scelti per la loro capacità didattica e per il calore umano, in grado di trasmettere la vera essenza di questo meraviglioso ballo d’abbraccio. Nel pre-serata, imperdibili i Tango-aperitivo in piscina, accompagnati da sfiziosità gastronomiche argentine e vini della cantina marchigiana Conti di Buscareto. E per chi vorrà portarsi a casa un frammento di “Tango al mare”, il senigalliese Simone Francescangeli, fotografo ufficiale del Festival, ha realizzato il fotolibro “La Clase de Tango”, che raccoglie gli scatti più significativi delle precedenti edizioni. Senigallia e il “Festival del tango al mare” sono ormai un binomio inscindibile, un appuntamento irrinunciabile per tutti gli appassionati di tango, questo ballo travolgente, riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità, che fonde insieme anima e corpo. E per assaporarne a pieno tutti i risvolti Senigallia e l’associazione Senatango vi aspettano a braccia aperte. Il tutto si svolgerà anche quest’anno nella cornice del Finis Africae, complesso turistico in prima collina, con splendidi pavimenti in legno. Per informazioni e

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estival go al mare

Finis Africae dal 22 al 25 agosto prenotazioni: 333 5230406 340 6772608 -http:// www.senatango.it/ – senatango@yahoo.com Facebook: Senigallia Tango Festival – SenaTango IL PROGRAMMA Giovedì 22 agosto Ore 17:00: Apertura Segreteria Ore 18:00-19:00: Charlemos, lezione di Spagnolo (Castellano) di ispirazione tanguera.. Ore 19:15-20:30: El Chamuyo, interviste e racconti di Tango e di Vita degli Artisti Ospiti, arricchiti ed ispirati dalle Vostre domande e curiosità Ore 20:30: Buffet di Benvenuto agli Artisti Ospiti Ore 22:30: Milonga di Benvenuto con tutti i Maestri in pista e presentazione delle attività del Festival con le selezioni del nostro musicalizador Adan “El Capitan” Venerdì 23 agosto Ore 11:00: Apertura Segreteria Dalle ore 12:00 alle 19:30: Lezioni (Stages, Classi Speciali, Lezione di Castellano) Ore 12:30-14:30: Buffet per Tangueros! Ore 19:00: È l’ora dell’AperiTango! Sole al tramonto, note di Tango, pista aperta a Bordo Piscina, invitanti aperitivi accompagnati da irresistibili sfiziosità.. E Voi! Ore 22:30 Milonga: Balleremo fino a notte inoltrata con la musica dal vivo dell’eccezionale Orchestra Hyperion Ensemble e con le selezioni del nostro musicalizador Adan “El Capitan”. Esibizione di Mariana Flores y Eduardo Cappussi e Coca y Osvaldo

Cartery Sabato 24 agosto Ore 11:00: Apertura Segreteria Dalle ore 12:00 alle 19:30: Lezioni (Stages, Classi Speciali, Lezione di Castellano) Ore 12:30-14:30: Buffet per Tangueros! Ore 19:00: È l’ora dell’AperiTango! Sole al tramonto, note di Tango, pista aperta a Bordo Piscina, invitanti aperitivi accompagnati da irresistibili sfiziosità.. E Voi! Ore 22:30 Milonga: Inizia la Grande Notte di Gala con le selezioni del musicalizador Horacio Quota. Esibizione di Yanina Quiñones y Neri Piliu e Laura Melo y Ricardo Barrios. Ronda con tutti i maestri in pista Domenica 25 agosto Ore 11:00: Apertura Segreteria Dalle ore 12:00 alle 19:30: Lezioni (Stages, Classi Speciali, Lezione di Castellano) Ore 12:30-14:30: Buffet per Tangueros! Ore 20:30: Una Noche Folklorica! Cena tipica argentina (empanadas, matambre, asado, papas, flan casero y vino tinto); ci i m m e r g e r e m o nell’atmosfera magica della provincia argentina, nei suoi profumi e nelle coinvolgenti note della Chacarera! Ore 22:30: Milonga di Despedida. Balleremo hasta romper los zapatos, con le selezioni musicali del nostro musicalizador Punto y Branca! LEZIONI DI SPAGNOLO (CASTELLANO) Charlemos, lezione di “castellano” di ispirazione tanguera con la maestra

madrelingua Silvana Balzani alla scoperta di una lingua meravigliosa GIOVEDì 22 h18:00-19:00 Codici della Milonga VENERDÌ 23 h18:30-19:30 Buenos Aires attraverso il

Tango SABATO 24 h18:30-19:30 Personaggi dell’arrabal: Guapo, Porteñito, Malevo DOMENICA 25 h18:30-19:30 El Cachafaz, Gardel, Canaro: il ballo, il canto, la musica

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LEZIONI GRATUITE PER PRINCIPIANTI ASSOLUTI (prenotazione obbligatoria) Tenute dal Maestro Hector Orzuza e da Stefania Marcucci Sabato 24 e Domenica 25 dalle ore 18:30 alle ore 19:30


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SENIGALLIA E

LA CITTA’ DEL FUTURO

L’arretramento della fe da Marotta a Senigalli è ancora tecnicamente

Vi spieghiamo perché. Con esso si recupera un litorale votat di PAOLO LANDI SENIGALLIA Nel numero 56 de l’Altro giornale si è sviluppata una ipotesi progettuale di riordino della mobilità su ferro per la piattaforma logistica delle Marche, estesa alla rete ferroviaria regionale con una ipotesi di variante, nel tratto a Nord di Ancona che viene rinviata a questa specifica trattazione. Questa è individuata per il tratto più critico di 12 km. tra Marotta e il Ciarnin di Senigallia, con un arretramento funzionale e razionale anche dal punto di vista tecnico ed economico. La variante offre l’opportunità di rimuovere lo sbarramento ferroviario, che taglia e soffoca un aggregato urbano continuo e ininterrotto, caratteristico della “città lineare diffusa” e troppo addossato al litorale, dove la distanza massima da questo è di soli 160 metri in prossimità della stazione di Senigallia e dove la difficoltà di attraversamento è costante e l’inquinamento acustico è inaccettabile per le strutture turistico ricettive che ne sono quasi tutte a ridosso. Ma il vantaggio maggiore deriva dal riordino urbanistico che consente la realizzazione di una metropolitana di superficie capace di fornire un collegamento pubblico puntuale e capillare, con

un’adeguata capacità di utenza, utilizzando l’impalcato dismesso, trasformato da barriera a congiunzione diffusa. Nel tratto centrale di Senigallia, tra il fossato Molinello e il Ponte Rosso, si potrà invece recuperare la sede ferroviaria ad uso stradale in simbiosi con la statale realizzando sensi unici nelle due direzioni accogliendo anche i binari della metropolitana, creando così una gradevole coppia di

boulevard alberati in sostituzione al congestionato e degradato percorso della statale. Se con la metropolitana non si hanno problematiche tecniche, lo stesso non vale per un moderno tracciato ferroviario da cui si pretendono raggi di curvatura superiori a 1200 metri e pendenze inferiori al 6 per mille, condizioni non sempre compatibili con i territori attraversati, tant’è che per la deviazione Marotta-Senigallia

rimane aperta una sola e unica finestra, con l’ultimo corridoio utile ancora potenzialmente fruibile, da salvaguardare e vincolare, prima di comprometterne per sempre la praticabilità. Su Marotta non esistono impedimenti, anzi l’arretramento diventa un’opportunità di pianificazione da concertare con la variante urbanistica in corso, sostitutiva del piano “Battimelli”, attestandosi con il tracciato all’esterno delle

Il progetto per l’arretramento della linea ferroviaria impulso allo sviluppo turistico di tutto il litorale. della città. In alto l’attuale stazione che diverrebbe l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte


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errovia ia possibile

to all’eccellenza turistica

a da Marotta a Senigallia che contribuirebbe a dare Indicata dal cerchio la nuova stazione ferroviaria e la base della nuova metropolitana di superficie

nuove zonizzazioni che avranno anche un’opportunità di fondersi con la frazione del Cesano, annullando i limiti comunali, in una soluzione di continuità come strategia innovativa di un modo nuovo e diverso di gestire il governo del territorio a vantaggio di una migliore qualità urbana diffusa e senza confini. Per Senigallia la situazione si presenta un po’ più complessa, poiché l’unico tracciato praticabile va ad interferire con la programmata lottizzazione di via Cellini, alla quale si dovrà imporre una variazione che, pur mantenendo inalterati i parametri urbanistici, dovrà modificarne la geometria, facendo coincidere il tracciato ferroviario da interrare con una zona verde da rimuovere e da ripristinare in seguito alla realizzazione della galleria artificiale. La scelta non è trascendentale ma non può essere rinviata e va vincolata perché rappresenta l’ultima effettiva opportunità da non perdere per l’amministrazione. Per il raggiungimento dell’obiettivo finale non ci sono garanzie di successo ma servono, come condizioni necessarie sia la disponibilità di un progetto sempre attuabile che una classe politica determinata a sostenerlo con la ricerca di finanziamenti nazionali e/o

europei che potrebbero venire anche dal corridoio Baltico Adriatico, se solo si riuscisse ad estenderlo a Sud del termine di Ravenna. L’Arretramento proposto prende avvio circa 2 km. a Sud della stazione di Marotta con un largo raggio di curvatura che, dopo aver guadagnato quota, intercetta la statale in sovrappasso per poi raggiungere il gradone di faglia su cui prosegue a livello del terreno disegnando una controcurva che lo porta a superare il fiume Cesano, oltre il quale prosegue in rettilineo per oltre 4 km. affiancato all’autostrada e alla complanare, in un unico solco e corridoio di mobilità con un indiscusso vantaggio ambientale, prima di immettersi in una galleria artificiale di 1 km. sotto la collina di via Cellini per riemergere poi tra via Camposanto Vecchio e via Po da dove in viadotto supera la Corinaldese, il fiume Misa, e il centro commerciale fino ad andare a cingere il quartiere di Borgo Mulino dove viene collocata la nuova stazione di Senigallia per poi proseguire ancora verso il ricongiungimento alla vecchia sede in prossimità del distributore del metano del Ciarnin attraverso una coppia di gallerie artificiali alternate da altrettanti tratti a raso. La nuova stazione di

Senigallia è sopraelevata di 6 metri dal terreno, con i binari affiancati da due edifici lunghi e stretti che funzionano da barriere al rumore su un impalcato realizzato da una successione in serie di arcate modulari, in parte chiuse ed idonee ad ospitare attività commerciali e di servizi e in parte aperte per ospitare la stazione coperta dei bus e per dare respiro e permeabilità al quartiere di Borgo Mulino che, da questa nuova struttura e con i correttivi apportati all’autostrada, trova giovamento e valorizzazione con una migliore vivibilità. L’ubicazione della stazione si rileva strategica perché è centrale e coincide con una convergenza naturale delle provenienze urbane ed extraurbane e con il cronotipo più importante della città che raccoglie il campus scolastico e il centro commerciale e direzionale. Qui si realizza uno snodo ideale di scambio tra il mezzo privato e il trasporto pubblico, servito da una corona di parcheggi, che interagisce efficientemente con la concentrazione unica delle stazioni ferroviaria, delle autocorriere e delle linee urbane con la prossimità del casello autostradale. La sola convergenza diretta impedita è tra la nuova stazione ferroviaria e quella centrale della metropolitana,

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separate da una distanza di 1500 metri che verrà colmata dalla spola continua di una navetta e rappresenta la sola eccezione tra Marotta e la nuova stazione di AnconaFalconara (vedi sempre n° 56 de l’Altro giornale) dove la stazione della ferrovia non coincide con una corrispondente della metropolitana, recuperando il rapporto di scambio a Marzocca pur avendo anticipato la sovrapposizione delle reti già al Ciarnin. Tra Pesaro e Ancona Falconara si avrà per la ferrovia la successione delle stazioni di Fano, Marotta, Senigallia e Marzocca, invece da Marotta, per la stessa destinazione sulla metropolitana le fermate ipotizzate dallo studio Marconi sono: Marotta Sud, Cesano, Cesanella, Senigallia Centro, Senigallia Sud, Ciarnin, Marzocca Nord, Marzocca Sud, Marina e Rocca Priora. Quello che alla fine conta è che la linea adriatica non sembra dimenticata dal Governo, che per bocca dell’amministratore delegato di FS Moretti, in occasione del forum di Cernobbio, sembra valutare l’ipotesi di metterci sopra 1.5 miliardi per migliorarne l’efficienza ed è un’occasione da prendere al volo per prospettare, da parte dei comuni coinvolti, un serio progetto strategico comune.


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IL LUTTO

E’ deceduto Enzo Tesei l’uomo che dal nulla ha creato la Uisp di Senigallia una realtà sportiva e culturale tra le prime in Italia SENIGALLIA Un altro grave lutto ha colpito lo sport senigalliese. E’ morto a 71 anni Enzo Tesei, l’uomo che - dal nulla - è riuscito a creare, con tanta passione, la Uisp di Senigallia (la fondazione risale al 1969) , una delle realtà più consistenti nell’ambito sportivo, non solo cittadino. Lo ricordiamo dall’inizio, fin dalla partecipazione al congresso nazionale della Uisp di Riccione – erano i primi anni ’70 -, per mettere le basi ad un gruppo poi cresciuto, anno dopo anno in maniera dinamica ed esponenziale. Dai primi “tornei dei lavoratori” si è arrivati alle grandi manifestazioni, alla gestione degli impianti. E dietro ogni attività, ogni proposta, ogni realizzazione della Uisp c’è stato sempre lui: Enzo Tesei, un uomo, uno sportivo, un dirigente, un amministratore – è stato anche consigliere comunale a Senigallia e assessore al Personale – dal grande cuore ed dalla volontà di ferro. E’ così che noi lo vogliamo ricordare e salutare. Nella speranza - che vuole essere quasi una certezza che a suo nome venga organizzato al più presto un grande Memorial. “Oggi è un giorno veramente triste – scrive invece il sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi nel ricordarlo -: la nostra comunità è più povera. Se n'è andato Enzo Tesei, con la discrezione che gli era propria, se n'è andato dopo mesi di sofferenza un amico, un cittadino esemplare. “Oggi siamo tutti più poveri e la sua mancanza sarà un

grande vuoto difficile da colmare ma resterà sempre, ne sono sicuro, un esempio di vita per molti di noi e specialmente per le generazioni di giovani. “Enzo cittadino esemplare perché non solo uomo delle istituzioni, ha ricoperto con rigore e passione il ruolo di Consigliere Comunale e di Assessore, ma soprattutto un grande uomo di sport che si è dedicato con amore e dedizione ai giovani e alle attività sociali. Sport inteso come palestra di vita e solidarietà, come educazione alla vita, al raggiungimento degli obiettivi nel rispetto delle regole e per questo ha dedicato la sua vita all'associazionismo sportivo

dando speranza e molto spesso lavoro a tanti giovani. “Particolare sensibilità – afferma sempre Mangialardi - ha manifestato nel sociale: ha curato i centri estivi per i bambini e ragazzi rispondendo ad una richiesta di tante famiglie impegnate nella stagione estiva ; ha attivato numerosi centri ricreativi e di ritrovo per i giovani e meno giovani; ha curato il centro di accoglienza per immigrati ed ha avuto un’attenzione del tutto speciale per il mondo dell’handicap attivando corsi di nuoto per disabili. “Per me – continua il sindaco di Senigallia - è stato non solo un grande amico a cui mi lega un profondissimo affetto,

anche per la quotidiana collaborazione che la figlia Sabrina svolge nella Segreteria del Sindaco, ma soprattutto, è stato e rimarrà un esempio di vita, direi un vero e proprio modello cui ispirarmi sia nelle mia funzione di pubblico amministratore che nella mia azione al servizio della comunità cittadina. Enzo, un cittadino i cui tratti distintivi della responsabilità, della serietà, dell’impegno declinati in diversi ambiti del civico e del sociale, lo rendono sicuro punto di riferimento per me e per tutti coloro che, come lui, sono impegnati, nella costruzione di una società migliore, per la quale ha speso la propria vita. “Con commozione, ammirazione e tanto dolore – conclude Mangialardi - gli dico, a nome mio e della città tutta: grazie Enzo”. Ed anche la Consulta dello Sport ha appreso con tristezza della scomparsa di Enzo Tesei, personaggio storico dello sport senigalliese e punto di riferimento per tantissimi anni della UISP di Senigallia. Nell'Assemblea della Consulta dello Sport Tesei era il rappresentante degli Enti di Promozione Sportiva ai quali è iscritta la maggioranza delle società sportive cittadine con una intensissima attività e numerose migliaia di tesserati. Tra questi la UISP svolge un ruolo particolarmente significativo in termini numerici e di diffusione sul territorio. Sicuramente lo sport cittadino perde uno dei dirigenti più capaci che per oltre

quarant'anni ha svolto un lavoro prezioso per la promozione dell'attività sportiva rivolta ad ogni fascia di età e riferita a numerose discipline sportive. Nel ricordo dell'impegno e della passione dedicati allo sport, la Consulta esprime le più vive condoglianza ai familiari e alla UISP cittadina che per tanti anni si è identificata con Enzo Tesei”. “Le persone migliori - afferma invece il commissario straordinario della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande - sono quelle che riescono a riempire la propria vita edificando quotidianamente, con sacrificio e passione, valori che migliorano il mondo e lo rendono più giusto. Enzo Tesei era sicuramente una di queste, perché conosceva bene il significato universale dello sport. Non quello della fama e del denaro, non quello delle esasperate competizioni agonistiche a discapito del divertimento, ma lo sport che è palestra di vita, che educa fin da giovani al rispetto e alla lealtà. Una lezione che ha saputo far sua, sia da amministratore della città che, soprattutto, da dirigente della Uisp di Senigallia. Da oggi tutti i senigalliesi sono un po’ più soli, perché hanno perso un amico sincero e un uomo che ha saputo amare profondamente la sua città”. Di ieri un intervento del figlio Massimo. “La perdita di un padre - scrive Massimo tesei - è un evento che causa sempre grande dolore e immensa tristezza; in me lascia un vuoto ancora più

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grande in quanto è stato anche Maestro e compagno di lavoro. Mai come in questi giorni di lutto io e la mia famiglia ci siamo resi conto che la sua figura e la sua personalità hanno significato molto per le tante persone che in questi momenti ci sono state vicino e ci hanno testimoniato così l’affetto e la stima nei suoi confronti. “A nome mio e della mia famiglia ringrazio tutti coloro che ci hanno aiutato in questo difficile periodo della malattia e chi, pur non potendo, ha comunque voluto testimoniarci la propria vicinanza. Ringrazio quanti hanno voluto ricordare con la loro presenza la figura di Enzo Tesei come uomo, dirigente e amministratore, a cominciare dal Sindaco di Senigallia Maurizio Mangialardi e dal Presidente Nazionale Uisp Vincenzo Manco per le loro toccanti parole in occasione del funerale, il Commissario della Provincia di Ancona Patrizia Casagrande, le altre autorità, i dirigenti Uisp, le Associazioni, i Vip Claun Ciofega, Tutti… “Grazie anche ai tanti collaboratori del Comitato di Senigallia, che in tutti questi anni hanno operato fianco a fianco con mio padre, condividendo e concretizzando con lui tanti progetti. “Una partecipazione così grande e sentita, lenisce in parte il nostro dolore e rafforza la certezza che il suo ricordo e il suo esempio rimarranno nel cuore di tanti e la sua opera proseguirà nel tempo. Grazie ancora a tutti”


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LA CERIMONIA

Una presentazione solenne a Scapezzano del quadro di Bruno D’Arcevia dedicato a Santa Cecilia

di VINCENZO PREDILETTO SENIGALLIA Domenica nella settecentesca Chiesa parrocchiale di Scapezzano, ricca di pregevoli quadri e testimonianze artistiche di gran pregio, per la Festa di Santa Cecilia Don Vittorio Mencucci, attivissimo parroco ed appassionato fra l’altro di arte e musica,introduce la cerimonia affermando con convinzione che l’Arte e la Bellezza nobilitano l’animo umano così come la Musica che è la protagonista di questa solenne presentazione del quadro “Santa Cecilia” dipinto dal noto artista Bruno D’Arcevia grazie al Coro della Scuola Musicale “Bettino Padovano” il cui maestro, Ilenia Stella, è proprio di Scapezzano. Don Vittorio dedica le offerte dei fedeli alle attività giovanili dell’Oratorio ed anticipa con orgoglio che il quadro della Madonna del Rosario partirà

fra pochi giorni per una mostra speciale delle opere recuperate dai carabinieri che si svolgerà al Quirinale a Roma. Invita così Ilenia Stella a scoprire il quadro di Santa Cecilia, precisando che dietro l’opera compare la scritta “Dono del Parroco Don Vittorio e dei fedeli”. Subito dopo gli applausi rivolti al bellissimo quadro e all’artista Bruno D’Arcevia seduto in prima fila accanto all’assessore alla Cultura prof. Stefano Schiavoni, Annalisa Fraboni presenta l’opera. Cecilia indossa un vestito da nobile romana qual era, la luce proviene dall’alto a destra. L’angelo in primo piano rivolto verso l’osservatore sostiene il piccolo organo a tastiera che la Santa abbraccia con la sinistra, mentre con la destra tiene la palma, simbolo del martirio. Il suo sguardo dolce e rapito verso l’alto in mistica tensione verso Dio pare

chiedere l’approvazione e la provvidenza divina. Dietro le colonne s’intravede lo spigolo di un tempio classico pagano. Bruno Bruni d’Arcevia è l’esponente di spicco del neomanierismo. L’Unesco nel 2013 l’ha premiato come vincitore di un concorso per affrescare Cristo Pantocrator nella celebre Basilica di Noto, capolavoro del barocco siciliano. L’artista, invitato a dire la sua, dichiara di essere felice e fiero della realizzazione di quest’opera per la quale confessa sommessamente di aver ricevuto meno della metà del suo valore e ringrazia di cuore Don Vittorio per la libertà di pensiero irrinunciabile e per l’umana simpatia. L’organo abbracciato da Cecilia è un colonnato della Musica, come la colonna dietro è fondamentale per l’architettura del tempio. E’ un inno alla colonna, misura e

parametro simbolico della bellezza della Musica e dell’Arte. Anche l’Assessore Schiavoni ringrazia di cuore, a nome dell’Amministrazione Comunale e di tutta la cittadinanza, sia Don Vittorio per la sua lodevole attività pastorale, per il grande lavoro sociale e culturale e per l’esempio che dà, sia l’artista Bruno per la squisita generosità e la notevole qualità dell’opera realizzata. Successivamente si svolge la Santa Messa, allietata dall’accompagnamento musicale ed animata da “Unisensus voci e strumenti”, dal coro dell’Unità Pastorale di Scapezzano, Cesano, Cesanella e Pace e dal coro dei ragazzi del catechismo diretti con bravura e viva partecipazione dal maestro Ilenia Stella. Alla fine della cerimonia, commovente e gradevole per la gioiosa presenza di tanti piccoli angioletti - come li

definisce Don Vittorio -, egli ringrazia i presenti per il momento meraviglioso appena vissuto, chiede un applauso per il coro bravissimo, si complimenta con i fedeli ed i responsabili per l’organizzazione del lavoro in chiesa, per l’addobbo degli altari con fiori e strumenti musicali nonché per l’adeguata preparazione dei bambini e dei giovani del catechismo. Quindi esorta tutti a piantare la bandiera di S. Cecilia perché” vi vogliamo sempre qui tutti gli anni per la Festa di S. Cecilia, compresi Bruno D’Arcevia e le autorità” e rivolge un plauso ai bambini che sono stati meravigliosi quando hanno cantato. Ilenia Stella informa che la festa continuerà, dopo il pranzo conviviale all’Oratorio, con l’Auditorium delle Emozioni prova, aperta a tutti, degli strumenti musicali ed alle 17,30 con il Concerto di S.

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Cecilia in chiesa a cura di Unisensus, diretto da lei e con l’intervento di Chiara Moschini, soprano e Francesca Tantucci con la partecipazione del Coro dei ragazzi del Catechismo , esortando tutti a farsi Paladini della Bellezza grazie anche alla Musica. Don Vittorio, infine,comunica che la cerimonia registrata in diretta da TVCentroMarche sarà trasmessa mercoledì 4 dicembre sul canale 10 alle 14,10 e alle 20,30 e sul canale 110 alle 15,10 e alle 21,30. Che dire altro? Bè, il quadro di Santa Cecilia vale indubbiamente una visita, benefica per lo spirito e il godimento estetico, alla Chiesa di San Giovanni Battista di Scapezzano per essere visto ed ammirato per la sua alta qualità e la forte valenza simbolica insieme alle altre chicche artistiche che vi sono ben custodite e valorizzate.


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SENIGALLIA E

IL CASO

Spiaggia e lungomare

Marina di Montemarciano attende da più di quarant’an

MONTEMARCIANO Sono più di quarant’anni che si parla del recupero del lungomare e della spiaggia di Marina di Montemarciano. Spiaggia e lungomare puntualmente devastati dalle mareggiate. Basta un po’ di maltempo per far precipitare la situazione. Accade in Primavera, in Autunno e, soprattutto durante la stagione invernale. E, puntualmente, si provvede ad effettuare dei costosi rifacimenti. Una “pezza” dietro l’altra che non migliora e – soprattutto – non risolve la questione. Il problema c’è. E’ sotto gli occhi di tutti ed è grave. Una volta – lo ricordiamo tranquillamente – c’erano gli ambientalisti che si opponevano ad una determinata tipologia di intervento. Ma ora, a distanza di anni, qualcuno ci deve poter dire a che punto sono gli “studi” e,

soprattutto, che possibilità hanno di dare al problema una soluzione definitiva. Anche perché i danni sono sempre più consistenti, i costi si moltiplicano e, soprattutto, sono sempre meno coloro che hanno la forza – e la volontà - di investire in questo tratto di spiaggia e di lungomare, dove l’incertezza è perenne, per farlo diventare, un punto di riferimento per tutto il comprensorio. Ma, forse (e non vorremmo che ciò accada), per riuscire davvero a trovare una soluzione definitiva, bisognerà attendere che il mare, devastando oltre alla spiaggia e il lungomare, anche la linea ferroviaria, arriverà a dividere in due la dorsale adriatica dell’Italia. Non sarebbe opportuno pensarci un attimo prima?. E dare inizio a quegli interventi indispensabili per dare alla questione una soluzione

davvero definitiva. “Per una Regione come le Marche che investe nel turismo il territorio rappresenta il capitale e come tale va tutelato prioritariamente”: è stata questa la premessa dell’assessore alla Difesa della Costa, Paola Giorgi, che, nei giorni scorsi, ha incontrato il Sindacato Italiano Balneare (SIB) delle Marche con il presidente, Enzo Monachesi, il presidente provinciale di Fermo, Romano Montagnoli, e i membri della Giunta, Marco Ciccarelli e Stefano Alessandrini. Un incontro richiesto dal Sindacato per far fronte all’emergenza e agli ingenti danni subiti dalla costa e dalle strutture a causa dell’eccezionale ondata di maltempo di questi giorni e per ribadire la volontà di “collaborazione e condivisione” nella programmazione regionale

per la difesa del litorale e a tutela degli imprenditori balneari. “Siamo in uno stato di estrema emergenza, ma non possiamo continuare a rincorrere le emergenza, occorrono programmazione e adeguate risorse finanziarie ha dichiarato l’assessore regionale Paola Giorgi - Ho già chiesto una implementazione del fondo per la difesa della costa, ma stiamo anche valutando la possibilità di utilizzare eventuali risorse residue disponibili dell'attuale p r o g r a m m a z i o n e Comunitaria Fesr. Tecnicamente abbiamo uno strumento adeguato, quale il Piano della Costa. E' in corso un adeguamento del piano, datato 2005, e le fasi oltre che celeri dovranno essere condivise anche con gli operatori balneari che potranno dare un forte

contributo. In questi giorni si è proceduto immediatamente ad una valutazione dei danni causati dalla grave ondata di maltempo che si è abbattuta sulle Marche attraverso la redazione di specifiche schede che dovranno essere strumento di valutazione unitamente al continuo aggiornamento della situazione grazie al prezioso, encomiabile lavoro della Protezione civile”. --------------------------Nelle foto (di GIANLUCA SAMPAOLESI) la spiaggia e il lungomare di Marina di Montemarciano dopo l’ultima mareggiata. Ma potrebbero essere benissimo immagini scattate un anno fa, due, tre…(e si potrebbe andare indietro fino agli anni Settanta). Per cui, o si trova una soluzione definitiva o, fra qualche mese, ci ritroveremo a dover riproporre le stesse immagini di devastazione.

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e devastati dal mare

nni una soluzione definitiva ai suoi periodici pro blemi

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LA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

L’INIZIATIVA

Sicurezza per gli studenti Inaugurata la nuova palestra del liceo scientifico Torelli di Fano. L’Aula Magna dell’istituto intitolata all’ex presidente della Provincia Salvatore Vergari “Non c’è soddisfazione più grande che inaugurare o ristrutturare una scuola, perché significa creare le condizioni per il futuro. L’edilizia scolastica sta diventando un problema nazionale ed è una delle prime cose di cui il nuovo Governo ed il nuovo Parlamento si dovranno occupare, perché si tratta della sicurezza dei ragazzi. Siamo contenti di essere riusciti, nonostante le difficoltà, a compiere questi interventi. E’ importante investire nelle scuole, sia per la sicurezza, sia per ridare fiato all’economia”. E’ quanto evidenziato dal presidente della Provincia Matteo Ricci all’inaugurazione dell’Aula Magna – Palestra del liceo scientifico “Torelli” di Fano, dopo gli interventi di adeguamento sismico e riqualificazione effettuati dalla Provincia di Pesaro e Urbino. Presenti alla cerimonia il dirigente scolastico Samuele Giombi, il sindaco di Fano Stefano Aguzzi, gli assessori provinciali Massimo Galuzzi, Alessia Morani, Massimo Seri e Renato Claudio Minardi, il presidente della Scavolini Basket Franco Del Moro, rappresentanti di varie società sportive e tanti studenti, che hanno riservato scroscianti applausi al capitano della Scavolini Basket Simone Flamini (con cui alcuni si sono cimentati in una serie di tiri a canestro) e alle atlete della Kgs Robur Pesaro Kenny Moreno Pino e Monica Lestini e della Chateau d’Ax Urbino Lise Van Hecke e Sofia Giombetti, con le quali è stata improvvisata una partita di pallavolo Come sottolineato dall’assessore

Le autorità presenti all’inaugurazione della palestra del liceo scientifico Torelli e - a destra - un momento dell’incontro ai Lavori pubblici Massimo Galuzzi, per l’adeguamento della palestra sono stati spesi 750mila euro della Protezione civile nazionale, messi a disposizione dalla Regione Marche. “E’ una delle poche strutture provinciali e nazionali – ha detto – adeguata a livello sismico e statico per ospitare persone in caso di terremoto, secondo le nuove normative. Speriamo che non debba mai esserci bisogno, ma è un impianto all’avanguardia. La palestra è adeguata anche alle esigenze delle squadre di pallavolo e pallacanestro di serie A e delle società sportive”. L’intervento fa seguito ai lavori di bonifica dei pavimenti dall’amianto (per 400mila euro) e all’installazione della nuova centrale termica a metano a servizio dell’intero Campus scolastico di Fano (650mila euro). A giugno inizieranno i lavori sulla facciata dell’edificio per l’efficientamento energetico ed il miglioramento strutturale, per un importo di un milione e 300mila

L’Aula Magna del liceo scientifico Torelli di Fano è stata intitolata all’ex presidente della Provincia Salvatore Vergari. La targa è stata scoperta dal presidente Matteo Ricci e dal consigliere provinciale Gaetano Vergari

euro. Il sindaco di Fano Stefano Aguzzi si è complimentato con la Provincia, “a cui va dato atto di aver fatto una cosa molto positiva e rara, visto che oggi gli enti pubblici in Italia non sono più in grado, per mancanza di fondi, di mettere in campo iniziative”. L’amministrazione provinciale ha voluto intitolare l’Aula Magna – Palestra alla figura di Salvatore Vergari, che fu sindaco di Mondolfo, presidente della Provincia dal 1970 al 1980, personalità importante della società civile, politica e istituzionale del territorio, insegnante e dirigente scolastico, a cui è stato riconosciuto un ruolo determinante nella realizzazione di importanti strutture scolastiche, tra cui il “Torelli” di Fano. La targa è stata scoperta dal presidente Matteo Ricci e da Gaetano Vergari, figlio di Salvatore, alla presenza della figlia Mariangela e del fratello Fernando. (g.r.)

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LA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

IL RICONOSCIMENTO

Wolf Blitzer: “Sono felicissimo di ricevere l’edizione 2013 del Premio Urbino Press Award” Il vincitore indicato ufficialmente nel corso di un incontro nella sede dell’ambasciata d’Italia a Washington. Presente una delegazione marchigiana URBINO “Sono contentissimo di ricevere questo riconoscimento. Conosco Urbino e la sua storia, conosco la grande caratura dei vincitori che mi hanno preceduto e sono profondamente grato per questo onore”. Queste sono state le primissime parole di Wolf Blitzer, il volto piu’ noto della CNN che, davanti a oltre trecento persone, è stato indicato ufficialmente come il vincitore della edizione 2013 del Premio “Urbino Press Award”, l’appuntamento culturale dedicato all’eccellenza del giornalismo americano, giunto all’ottava edizione. Alla serata nella sede dell’ambasciata d’Italia a Washington c’erano i giornalisti delle maggiori testate USA, molti esponenti del mondo economico e imprenditoriale, oltre a numerosi rappresentanti delle istituzioni. Wolf Blitzer ha dedicato il Premio, ormai una realta’ conosciuta e apprezzata, alla rete televisiva per cui lavora. “Io non sarei qui se non fosse per la CNN e per l’aiuto dei colleghi. Mi alzo la mattina col desiderio di fare questo lavoro, la sera vado a letto sapendo di aver imparato qualcosa di nuovo. “Devo tutto ha una rete televisiva che, grazie alla ‘visione’ di Ted Turner, ha introdotto un modello di informazione 24 ore su 24, sette giorni la settimana. Un modello oggi imitato in tutto il mondo”. Dopo l’introduzione del segretario del Premio,

A sinistra l’intervento di Wolf Blitzer all’ambasciata italiana di Washington; qui sopra il giornalista americano applaudito durante l’incontro ed insieme ad alcuni promotori dell’iniziativa internazionale Gabriele Cavalera, la proiezione del video nel quale i precedenti vincitori illustravano la città e le Marche, è intervenuto l’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti, Claudio Bisogniero, il quale ha sottolineato “l’importanza del Premio di Urbino nell’anno in cui si celebra la Cultura Italiana negli USA”.

La serata in ambasciata e’ andata avanti con il concerto del campione del mondo di fisarmonica, Danilo Di Paolonicola e la soprano Francesca Carli, che hanno proposto le più famose arie italiane. Il vino delle Marche, il tartufo di Acqualagna preparato dagli chef Alberto Melagrana e Samuele Ferri hanno

completato l’atmosfera di grande coinvolgimento. La delegazione marchigiana presente negli USA era composta dal presidente del Premio Giovanni Lani, dall’assessore provinciale al Turismo Renato Claudio Minardi; da Amerigo Varotti e Gisella Bianchi, rispettivamente vice presidente e direttore di Aspin

2000, l’Azienda Speciale per l’internazionalizzazione della Camera di Commercio di Pesaro e Urbino. Il Comune di Urbino era rappresentato da Gabriele Cavalera. Presenti anche Henry Adamo, presidente del Consiglio comunale di Castelfidardo e Vincenzo Canali, Presidente del Museo Internazionale delle Fisarmonica di Castelfidardo: la citta’ ha dato il via in America alle

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celebrazioni per i 150 anni della produzione della fisarmonica. Chiusa la parte statunitense, con il suo alto valore promozionale per le Marche, Urbino e il territorio, ora si guarda al prossimo 20 giugno quando e’ stata fissata la cerimonia di reale conferimento del Premio a Wolf Blitzer. Il tutto si svolgerà nel Salone del Trono del Palazzo Ducale. (e.g.)


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LA PROVINCIA DI PESARO E URBINO

L’INIZIATIVA

Sono state recuperate in un anno 20 tonnellate di alimenti invenduti Il progetto è stato promosso dalla Provincia di Pesaro e Urbino, con la partecipazione di Marche Multiservizi ed Aset, in collaborazione con “Last Minute Market”. Nell’occasione è stata anche firmata la “Carta SprecoZero” PESARO Sono stati presentati in Provincia i dati 2012 del progetto “Basta Sprechi”, promosso dalla Provincia di Pesaro e Urbino con la partecipazione di Marche Multiservizi spa ed Aset Spa per il recupero di beni invenduti a favore di enti di assistenza locali (onlus), in collaborazione con “Last Minute Market srl”, spin off accademico dell’Università di Bologna (Dipartimento di Scienze Tecnologiche Agroalimentari) fondato e presieduto dall’economista Andrea Segrè, divenuto eccellenza internazionale nel recupero, riduzione e prevenzione degli sprechi alimentari. In una conferenza stampa a cui hanno partecipato l’assessore provinciale all’Ambiente Tarcisio Porto, il presidente del consiglio provinciale Luca Bartolucci, il presidente di “Last Minute Market srl” Andrea Segrè, il presidente di Marche Multiservizi spa Marco Domenicucci e la rappresentante dell’Ufficio

Segrè, Porto e Bartolucci con alcuni sindaci firmatari della Carta tecnico di Aset spa Caterina Tieri, è stato fatto il punto sul progetto a cui hanno aderito 15 esercizi commerciali (tra cui Mercatone Uno, Simply Market, Conad, cooperativa “Il Campo”, Franco Cosimo Panini Editore) che hanno

donato ben 20 tonnellate di prodotti, alimentari e non (valore 66mila euro) a 13 enti di assistenza di 12 Comuni del territorio provinciale: Acqualagna, Cagli, Fano, Fermignano, Fossombrone, Gabicce Mare, Gradara,

Montelabbate, Orciano, Pergola, Pesaro, Sant’Angelo in Lizzola. Importante anche l’impatto ambientale, visto che il recupero ha evitato di riempire 43 cassonetti di rifiuti (risparmiando 4.500

euro per smaltimento), così come significativo è il risparmio di emissioni di anidride carbonica (61 tonnellate), acqua (43mila metri cubi) e terra coltivata (382mila mq). Trasformare lo spreco in risorse è l’obiettivo di “Last Minute Market”, che dal ‘98 si adopera per recuperare e valorizzare beni invenduti, che altrimenti finirebbero nel cassonetto: dai prodotti alimentari (magari con confezioni leggermente danneggiate) a quelli ortofrutticoli (non raccolti per ragioni di mercato o danneggiati da fenomeni atmosferici), dai pasti della ristorazione (pronti ma non serviti) ai farmaci ancora idonei a soddisfare i bisogni sanitari di persone disagiate, fino ai libri invenduti. “La differenza tra rifiuto e spreco – ha commentato Andrea Segrè – sta proprio nel fatto che nel secondo caso si butta via qualcosa che è ancora buono. E’ importante agire dunque sulla prevenzione. Nella pattumiera, insieme al cibo,

si gettano anche tutte le risorse ambientali impiegate nel produrlo: acqua, terra ecc”. Per il 2013, la sfida è far firmare, a quante più amministrazioni pubbliche, la “Carta SprecoZero” per la riduzione degli sprechi e delle perdite alimentari, promossa da “Last Minute Market” e “Nordesteuropa editore”. Positiva, al riguardo, l’adesione della provincia di Pesaro e Urbino: oltre all’Amministrazione provinciale, ad oggi hanno firmato la carta ben 22 Comuni. Il 20 maggio a Padova si terrà un forum con mille sindaci italiani ed europei impegnati nella riduzione degli sprechi alimentari ed energetici, nell’ambito della manifestazione “Green week delle Venezie” dedicata allo sviluppo sostenibile e alla green economy, che si svolgerà in contemporanea in diversi comuni del Nordest dal 20 al 26 maggio 2013, promossa da “Last Minute Market” e “Nordesteuropa editore”. (g.r.)

Non si può tollerare l’ampliamento di una discarica nata per servire un bacino ristretto

“Rifiuti, puntare al riciclo totale” URBINO “Certo – rileva Piero Demitri, docente all’Accademia e prossimo candidato sindaco per Urbino -rispondere alle preoccupazioni degli urbinati sui problemi della discarica di Cà Lucio con ‘minacce di denuncia’ è esemplare di quello che accade da queste parti”. Una discarica nata per

servire un bacino ristretto del territorio intorno a Urbino e che ha causato diverse preoccupazioni fin dalla sua apertura, ora è in procinto di essere raddoppiata con la costruzione di un muro di venti metri di altezza e con una spesa di circa dodici milioni di euro. “Lo dicono pure i tecnici di Marche Multiservizi – insiste

Demitri - che la discarica di Cà Lucio, per la sua conformazione, produce grandi quantità di percolato per il quale, alcuni giorni, sono necessari fino a dieci autoarticolati per poterlo eliminare. Con il costruendo muro sarà come se si volessero aggiungere numerosi piani ad una casa le cui fondamenta, malsane,

reggono a malapena la costruzione esistente. Quello che non si può tollerare è l’arroganza delle persone che paghiamo profumatamente (anche i loro avvocati) perché si occupino del nostro benessere”. Quali le sue soluzioni? “Invece di ingrandire la discarica e costruire nuovi e

inquinanti termovalorizzatori puntiamo con decisione, come stanno facendo con successo in tutto il resto d’Italia, al nuovo sistema ‘rifiuti zero’ o ‘riciclo totale’! Dove hanno adottato tali sistemi, la produzione dei rifiuti è calata del 70% e si è evitata la costruzione di 325 nuove discariche, creato 76.000 nuovi posti di lavoro e

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risparmio in bolletta (oltre il 30%). “I vantaggi – sottolinea Demitri - sono notevoli, oltre quello occupazionale, per il minor inquinamento, minor consumo di materie prime, minor consumo del suolo, minori emissioni di gas serra, minori consumi energetici, consumi di acqua ecc.”. (e.g.)


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LA POLEMICA

“A Urbino i politici hanno rifiutato reali prospettive di sviluppo” La proposta di Piero Demitri: “Mirare ad un turismo colto, di piccoli numeri ma interessato a rimanere per più giorni in città e nel suo bellissimo territorio circostante” URBINO Piero Demitri sta studiando da amministratore e comincia già a togliersi qualche sassolino. Quale motivo l’ha indotta a scendere in campo? “Da quando sono ad Urbino, circa 36 anni, tento inutilmente di sensibilizzare sindaci, assessori alla cultura e cittadini verso la salvaguardia e la promozione dei beni artistici, architettonici e paesaggistici di questa stupenda città. Fino a non molto tempo fa non riuscivo a capire come mai tutte le mie proposte, che erano finalizzate all’accrescimento delle iniziative culturali con l’obiettivo, anche, di incentivare un turismo didattico e culturale, quasi sempre a costo zero, fossero sistematicamente rifiutate. Quello che mi ha fatto finalmente capire come stanno le cose, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stato quando, nel 2009 con la nuova amministrazione Corbucci, proposi a costo zero, due importanti mostre internazionali, Amedeo Modigliani e Andy Warhol e altre iniziative importanti, rifiutate con la risposta che il comune non era interessata a tali iniziative. Chiaramente mi veniva detto che ad Urbino il turismo come il commercio e come l’artigianato non erano delle priorità, anzi, erano considerate un fastidio perché non sono portatori di

voti. In momenti di crisi economica paralizzante e con una città senza più residenti ne turisti e con la metà degli studenti universitari rispetto il passato recente, questi politici hanno avuto il coraggio di rifiutare reali prospettive di sviluppo economico nel settore che più compete ad Urbino e all’Italia, per i loro interessi personali e di consenso elettorale (i loro voti vengono tutti dai dipendenti pubblici). Da quel giorno sono uscito da tutte le associazioni culturali di cui facevo parte, anche perché inutili e disinteressate ai problemi della città, e ho deciso di denunciare pubblicamente, con articoli sui giornali locali, ciò che succede in Urbino e al suo ambiente circostante. Ora, su invito di tanti cittadini e di alcuni intellettuali, ho deciso di formare un movimento che possa poi sfociare in un lista civica apartitica con l’intento di dare una svolta alla politica della distruzione. “E’ ora che la politica la facciano persone che non debbono nulla a nessuno, motivati solo dall’amore per la propria città e competenti verso la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione di un patrimonio unico al mondo. Urbino e l’Italia intera, se ben amministrate, potrebbero vivere benissimo della creatività che si produce e dalla valorizzazione del suo immenso patrimonio

Il professor Piero Demitri culturale, artistico e paesaggistico. E’ importante che si muova la società civile se vogliamo almeno fermare la politica speculativa in atto che ha consentito, in vent’anni, la riduzione del 22% del territorio agricolo italiano con le conseguenze che tutti vedono. La mancanza di formazione culturale verso l’arte e il paesaggio in quasi tutti gli italiani fanno sembrare normali le distruzioni che avvengono impunemente ovunque e che hanno consentito gli obbrobri intorno alle mura della città simbolo del Rinascimento. Il mio obiettivo principale, al di là della mia elezione a sindaco, o meno, è quello di sensibilizzare e far aprire gli occhi ai cittadini attraverso gli

incontri pubblici, le interviste, gli articoli di denuncia che mi propongo da qui alle elezioni amministrative. Se pensiamo che fin dai tempi dei romani, in Italia, esistono editti e leggi a tutela del decoro cittadino e del suo paesaggio, ci rendiamo conto del degrado culturale in cui siamo scivolati”. Lei crede veramente che Urbino possa risollevarsi e cosa manca per il salto di qualità? “In Urbino, una città cosi piccola, sono concentrate tutte quelle caratteristiche uniche che possono e debbono servire ad una svolta epocale, basta volerlo. Eccellenze che tutte le altre città ci invidiano noi siamo stati capaci di escluderle dalle

priorità solo per volontà politica e per incapacità. Ci credo perché Urbino è una delle più belle e importati città d’Italia e del mondo. Baldassarre Castiglione nel cinquecento e Kenneth Klarck pochi anni fa hanno giudicato il palazzo Ducale di Urbino come il più bello del mondo. E’ sede della Soprintendenza per i beni artistici, storici ed etnoantropologici delle Marche, dell’istituto superiore per le industrie artistiche ISIA, dell’Accademia di Belle Arti, del Liceo Artistico ex Scuola del Libro, della scuola superiore di giornalismo, della scuola di restauro ecc e della sua prestigiosa e pluricentenaria Università. Tutte istituzione di importanza mondiale. Vi è un paesaggio unico che sembra disegnato da agricoltori - artisti che, speculatori senza scrupoli, si stanno spartendo con il consenso di politici compiacenti, coprendoli con milioni di pannelli fotovoltaici e megacentrali a biogas che, stanno bene e sono utili sui tetti di case e capannoni, ma che sono distruttivi e inquinanti nei campi. “Il territorio di Urbino è interessato da una delle maggiori produzioni di prodotti a coltivazione biologica d’Italia che deve essere incentivata e maggiormente promossa e pubblicizzata. Ci credo perché qui è possibile un turismo veramente per tutti: turismo didattico - culturale, turismo

sportivo, turismo naturaleambientale, turismo enogastronomico. Ci credo perché la città è Patrimonio Mondiale dell’Unesco ed è quindi più facile avere accesso a finanziamenti di ogni tipo per la sua tutela (internazionali, nazionali, regionali, provinciali e, non ultimi privati). “Ci credo anche perché per quanto riguarda il turismo, l’artigianato e il commercio, trovandoci praticamente a zero, si potrebbe ripartire con un nuovo modello di città d’Arte, dove il turista, al contrario di ciò che avviene nelle altre realtà altamente sfruttate , sia invogliato a vivere con più partecipazione e consapevolezza emotiva la visita ad una città dalla storia e dalla tradizione unica. Il mio interesse è lontano dallo stereotipo di città d’Arte oggi imperante anche perché non sarebbe sostenibile da una piccola città come Urbino un afflusso di visitatori sproporzionato e indisciplinato. “Quello cui si deve mirare, invece, è un turismo colto, di piccoli numeri ma interessato, per le iniziative in corso, a rimanere per più giorni in città e nel suo bellissimo territorio circostante. Un turista invogliato a ritornare spesso perché sicuro di provare sempre nuove esperienze (eventi, mostre, mercati, rassegne e corsi) e perché accolto come si conviene”. (e.g.)

La collaborazione è aperta a tutti Invia comunicati e foto a redazione@laltrogiornale.it l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte


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IL GRIDO DI DOLORE

Ecco come sarebbe ogg di Raffaello da Urbino

Piero Demitri è molto critico: “Lascerebbe una città sen vuoto delle sue opere migliori e senza la cultura che i M URBINO Il grido di dolore per Urbino a cui è restata solo l’immagine e la fotografia dei torricini, quando non accade nulla di discordante a Borgo Mercatale con tende, corde, fusti di birra (vuoti e pieni), gabinetti chimici…, è del prof. Piero Demitri, il quale proverà con una lista civica da lui capeggiata, a scuotere il palazzo della politica locale, ormai “ossidato – come dice spesso l’insegnante – al torpore ed alla devastazione”. L’accademico non si tira mai indietro quando c’è “l’arte ed il bello” in mezzo alle polemiche. “Ho letto un articolo di Bell’Italia che descriveva i meravigliosi luoghi intorno al lago Trasimeno. Nell’articolo si faceva notare che se il Perugino, nato in quei luoghi, nel prendere oggi la strada più volte percorsa per Firenze, si voltasse indietro a guardare, non noterebbe, dopo secoli, molte differenze nel paesaggio. Ho pensato – dichiara Demitri - cosa vedrebbe Raffaello partendo da Urbino in questi giorni per andare verso Firenze. Lascerebbe una città senza più abitanti, un palazzo Ducale vuoto delle sue opere migliori e senza la cultura che i Montefeltro potevano vantare. Oltrepassando la porta Valbona alla sua sinistra ammirerebbe un’accozzaglia di tendoni che celano centinaia di fusti di birra pronti per inebriare gli ultimi studenti rimasti (foto 1).. Allontanandosi e prendendo la strada verso Urbania (ex

FO TO 1 FOT Casteldurante), la ex Urvinum Metaurense, che era la strada principale per chi giungeva nella città rinascimentale da Roma o da Firenze, la parte da cui si ha la splendida visione dei famosi Torricini del sontuoso Palazzo Ducale dei Montefeltro, il più bel Palazzo del mondo (Kenneth Clark ndr), guardando a sinistra verso lo stupendo paesaggio che si apre verso il Catria e il Nerone sarebbe certamente infastidito nel vedere tale

visione deturpata dagli immensi capannoni della Benelli Armi, ormai, a ridosso delle mura (foto 2). Proseguendo dopo un paio di chilometri si troverebbe davanti ad un enorme muraglione chiamato Mazzaferro (il nome dice tutto). Nel procedere, rischierebbe continuamente l’incolumità dovendo procedere su una strada stretta, impervia e costantemente trafficata da giganteschi autoarticolati che trasportano liquami

(percolato) e che invadono costantemente entrambe le corsie (foto 3). Ad un certo punto, volgendosi, per un ultimo sguardo verso la città, dal punto in cui la visione, nel cinquecento era travolgente, vedrebbe tale splendore completamente deturpato dalle nuove e mostruose costruzioni (foto 4). Lasciando la statale e continuando per la vecchia strada romana dopo qualche chilometro sarebbe

meravigliato nel vedere, lontano, giganteschi stormi di gabbiani, forse che ci stiamo avvicinando al mare? Invece incontrerebbe la discarica di Cà Lucio, una discarica nata negli anni novanta, in un luogo giudicato già allora pericoloso, per servire la città di Urbino ma che la Provincia ha deciso che diventasse strategica per un territorio di circa quaranta comuni con la conseguenza che oggi sta causando tanti problemi alla popolazione e all’ambiente

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PESARO E URBINO

gi un itinerario o verso Firenze

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nza più abitanti, un palazzo Ducale Montefeltro potevano vantare” (foto 5). Incontrerebbe una bella chiesetta, San Giovanni in Ghiaiolo, abbandonata e parzialmente crollata ma alla sua destra vedrebbe una nuova costruzione che copre una intera collina e che toglie terra alle coltivazioni di qualità (foto 6). Ettari cosparsi di pannelli fotovoltaici ovunque e che rendono la provincia di Pesaro-Urbino la più massacrata d’Italia da tali pannelli (foto 7). E non è che andando verso Pesaro e Rimini la visione sarebbe migliore (foto 8).

Raffaello, oggi, sarebbe d’accordo con Paolo Volponi che in un suo passo diceva: “…ma quando fuori le mura, nelle colline fuori le piantate e i filari scoscesi, qualche edificio o strada disturberà il gran mare del paesaggio (…) dovrete allora dire che gli urbinati sono stati cattivi, pessimi custodi della bellezza loro tramandata”. Il viaggio è servito. Ha ragione Bresson quando dice: “non si insegna alla gente a vedere. E’ molto lungo, richiede molto tempo, imparare a guardare. Un guardare che pesi, che interroghi”. (foto 9) (e.g.)

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SUPERARE LA CRISI

Parte da Pesaro il rilancio dell’economia del territor

L’assessore Antonello Delle Noci ha coinvolto in un prog comune le parti sociali e produttive per condividere una di azioni ed interventi, alcuni con efficacia immediata, a saranno oggetto di uno specifico approfondimento con attori istituzionali interessati ai processi di sviluppo loc PESARO L’Amministrazione comunale di Pesaro è impegnata da tempo, anche con incontri specifici, ad affrontare la crisi economica che tanti problemi sta creando ovunque. Alla presenza dell’assessore al Bilancio Antonello Delle Noci - che ha illustrato un dettagliato progetto di rilancio dell’economia del territorio è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Comune di Pesaro, Confindustria, associazioni di categoria (Cna, C o n f c o m m e r c i o , C o n f e s e r c e n t i , Confartigianato, Confapi), Legacoop, Confcooperative, sindacati (Cgil, Cisl e Uil) e Forum terzo settore. La crisi economica che sta attraversando il Paese e il nostro territorio provinciale, è giunta ormai al sesto anno ed ha acuito e messo in evidenza i limiti di un modello sviluppo e del sistema produttivo e dei servizi locali. Nel riaffermare il ruolo e l’importanza delle Istituzioni locali e delle parti sociali nel sostegno alle azioni di intervento per affrontare l’emergenza data dalle condizioni di vulnerabilità e di bisogno delle persone

(salvaguardia del sistema di welfare locale e sostegno alle fasce deboli attraverso i fondi anticrisi), le parti ritengono fondamentale e necessario condividere ed individuare le linee di un possibile rilancio dell’economia del territorio e la creazione di lavoro. La necessità e la volontà di lavorare ad un progetto comune nasce da un processo di responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti che punta a creare le condizioni ideali per la realizzazione di due obiettivi fondamentali: 1) sostenere la competitività strutturale del sistema produttivo locale; 2) orientare e qualificare la spesa pubblica e l’azione amministrativa. “In questo nuovo contesto di profonda crisi economica e finanziaria, l’amministrazione comunale di Pesaro - ha affermato nel corso della relazione l’assessore comunale al Bilancio Antonello Delle Noci - dovrà sempre più caratterizzarsi, ovviando così in parte allo svuotamento delle funzioni finora esercitate dall’Amministrazione provinciale, come coordinatore di un progetto

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PESARO E URBINO

o compartecipato rio

getto a serie altri che gli altri cale

più ampio di economie di scala e di rinnovate politiche sociali (es: percorso per Ufficio Unico di Ambito Territoriale Sociale), economiche, culturali e urbanistiche con i Comuni della Bassa val del Foglia e dell’Unione Pian del Bruscolo trattandosi di territori omogenei sotto l’aspetto produttivo e sociale. Questo rinnovato ruolo di regia del Comune di Pesaro e un più adeguato assetto di governance territoriale e di visione condivisa delle varie amministrazioni comunali e degli attori locali, diventerebbe una risorsa strategica per il rilancio dello sviluppo locale e dell’occupazione verso cui indirizzare in modo coordinato le attività e le risorse disponibili”. Al fine di poter procedere al raggiungimento degli obiettivi prefissati nell’ottica della più ampia condivisione e confronto, oggetto dell’accordo diventa anche il metodo di concertazione attraverso un Tavolo permanente che possa promuovere la strategia di sviluppo. Il documento, illustrato dall’assessore Antonello Delle Noci e firmato da tutti i presenti, attraverso le sue azioni concrete ed i suoi impegni rappresenta pertanto la base del successivo costante lavoro di approfondimento ed ampliamento. Nell’ottica del coinvolgimento, gli impegni assunti saranno trasmessi agli attori istituzionali dell’intero territorio provinciale e regionale con l’invito successivo alla partecipazione per un processo di rilancio compartecipato ed unitario. Le parti hanno condiviso una serie di azioni ed interventi, alcuni con efficacia immediata, altri che saranno oggetto di uno specifico approfondimento, con gli altri attori istituzionali coinvolti nei processi di sviluppo locale. A) Area creazione di impresa e lavoro: 1. Esenzione della tassazione locale (IMU – Tassa occupazione – Tassa

pubblicità – Addizionale Irpef) per tre anni a favore della creazione di nuove imprese che dimostrino occupazione stabile; 2. Blocco degli oneri di urbanizzazione fino al 31 dicembre 2013 con possibilità di proroga; 3. Riduzione del 50% degli oneri di urbanizzazione per nuovi insediamenti produttivi; 4. Esenzioni da oneri di urbanizzazioni per parcheggi prestazionali ad uso pubblico (se la servitù viene registrata); 5. Semplificazione iter urbanistico; 6. Creazione di uno staff all’interno del Comune che possa svolgere il ruolo di facilitatore dei processi amministrativi rivolti sviluppo locale; 7. Individuazione di aree per imprese ad alta innovazione (es. Torino, Mestre, Bagnacavallo): lotti recuperai dalle perequazioni urbanistiche (capacità edificatorie comunali interni ai piani attuativi) in coerenza con il quadro normativo regionale e i principi di salvaguardia del territorio e dell’ambiente. B) Giovani: 1. Creazione di un fondo pari ad • 50.000,00 a favore della creazione di dieci imprese giovanili (età inferiore ad anni 30); 2. Progettazione di un luogo di aggregazione e di produzione culturale gestita in autonomia dall’associazionismo giovanile C) Interventi per la riqualificazione della città e del patrimonio edilizio privato: 1. Rateizzazione monetizzazione oneri standard 2. Sostegno alla proroga degli interventi previsti dalla L.R. 22/2009 (Piano casa); 3. Progettazione di un nuovo sistema di illuminazione pubblica; 4. Mappatura e censimento degli immobili situati in aree a rischio degrado; 5. Istituzione di un

concorso di idee per recupero di immobili siti in zone di interesse per lo sviluppo e qualificazione della città; 6. Indagine di mercato rivolta al centro storico con l’obiettivo di individuare priorità di intervento condivise (aspetti di rilevaza economica e di vivibilità). 7. Housing sociale: recupero e destinazione di edifici già esistenti per progetti di housing sociale Le misure di cui ai punti A1, B1, C2 saranno oggetto di confronto pre-attuativo tra le parti firmatarie per individuare beneficiari, forme e modalità di accesso. Le parti inoltre si impegnano ad individuare i percorsi e le linee programmatiche utili ad incidere sui processi di rilancio dell’economia e di sviluppo locale anche agendo su tutte le risorse a disposizione dei soggetti pubblici e privati. Sostegno alla creazione di una sede permanente insieme alla Regione ed agli enti del territorio (CCIAA, Rappresentanza Imprese e Lavoratori, Fondazioni, Università, ecc…) per la condivisione delle linee strategiche per la programmazione dei fondi strutturali europei; Individuazione di tutte quelle azioni volte al sostegno all’integrazione, all’internazionalizzazione ed al potenziamento delle filiere produttive distrettuali; Percorso per la creazione di incubatori di impresa con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche ed universitarie insieme agli enti pubblici territoriali anche sulla scorta di esperienze simili avviate in altre realtà territoriali; Compatibilmente con i vincoli del Patto di stabilità che si auspica possano essere superati per gli enti pubblici virtuosi, individuazione di interventi mirati e selettività per la creazione di lavoro rivolto in particolare alle fasce deboli; Sostegno alla creazione di una intesa istituzionale volta ad impedire le infiltrazioni della criminalità organizzata

A sinistra l’assessore Antonello Delle Noci insieme a tutti i partecipanti; in alto la firma dei rappresentanti della Cisl e di Confindustria; qui sopra il documento per la ripresa economica del territorio con le firme nel territorio provinciale; Impegno ad individuare le forma di agevolazione sulla tassazione locale a sostegno sia di interventi per il recupero e la valorizzazione degli immobili commerciali che per azioni di riqualificazione energetica ed ambientale; Coinvolgimento del terzo settore locale in tutti gli interventi a sostegno della coesione sociale e del rafforzamento dei legami di

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solidarietà; Le parti infine rinnovano e auspicano affinché tutti i soggetti istituzionali e non, pubblici e privati, sostengano in modo concreto il Fondo di Solidarietà istituito dal Comune di Pesaro a sostegno delle povertà e fasce deboli, impegnandosi essi stessi alla diffusione della possibilità di contribuzione e sottoscrizione.


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L’INAUGURAZIONE

I tetti del campus scolastico coperti da impianti fotovoltaici Ricci: “Energia in cambio di manutenzione per dare prospettiva alle strutture” PESARO Ha già lanciato l’allarme su edilizia scolastica e manutenzioni: «E’ una vera emergenza nazionale, i trasferimenti agli enti locali sono stati azzerati». Insomma: «Non c’è più un euro per mezzo lavoro. La priorità sarebbe invece aumentare le risorse per la sicurezza». In attesa dell’auspicata inversione di tendenza, nell’era della coperta corta degli enti locali Matteo Ricci inaugura l’impianto fotovoltaico da 680 chilowatt sui tetti di Marconi, Genga e Bramante. «Investimento scolastico di chi vuole resistere ma al tempo stesso innovare, scommettendo sull’ energia pulita. E conferendo una prospettiva alle strutture scolastiche della città». Il presidente taglia il nastro con il sindaco Ceriscioli, gli assessori Galuzzi e Papi e i dirigenti scolastici degli istituti. Poi spiega il meccanismo ai ragazzi, battezzato «energia in cambio di manutenzione». «Sul Campus c’era un problema di infiltrazioni, causato dalla tipologia della struttura e dal tetto piano. Ci siamo inventati una novità nel panorama nazionale: una formula che chiede manutenzione al privato e dà in cambio energia». Nel dettaglio: «Un’azienda marchigiana, l’ascolana Sti di Monteprandone, garantirà sia la manutenzione straordinaria (intervento per 400mila euro, ndr) sia quella ordinaria per i prossima 25 anni sui tetti delle 3 scuole. In cambio, tramite la cessione del diritto di superficie, potrà produrre energia pulita dagli impianti installati per rientrare dall’investimento». Un’operazione che il presidente definisce «a costo zero, anche per l’impatto ambientale. In grado di migliorare notevolmente la situazione sul fronte delle infiltrazioni. Tutte le aule sono

coperte». Mancano ancora all’appello le palestre di Genga e Bramante. E parte del laboratorio del Genga. «Ma il lavoro sarà ultimata entro l’estate - chiarisce Ricci -. E vogliamo sensibilizzare i ragazzi sui temi ambientali. In

ogni aula ci sarà un piccolo pannello che in tempo reale darà i dati sull’energia pulita prodotta e sulle emissioni di anidride carbonica risparmiate. Siamo soddisfatti, anche perché in questo modo abbiamo creato lavoro in tempo di crisi. In un

settore in espansione, che negli ultimi tempi sta correggendo le storture e gli squilibri tra i troppi pannelli a terra e i pochi installati sui tetti». I numeri dell’intervento: 7 impianti in totale (2 sul Genga, 2 sul Bramante e 3 sul

Marconi); 2790 moduli installati; 31 chilometri di cavi; 16mila metri quadrati di guaina di impermeabilizzazione; 350 tonnellate di emissioni di anidride carbonica evitate; energia elettrica producibile per 800mila chilowattora

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all’anno, sufficiente al fabbisogno di 300 famiglie. Riccardo Rossini, preside del Marconi, può sorridere: «Ringraziamo la Provincia, perché questa azione risolve problemi e rappresenta una sinergia eccezionale tra pubblico e privato». (f.n.)


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L’INTERVISTA

“I danni fatti al patrimonio artistico e paesaggistico di Urbino sono irrimediabili” Le considerazioni e le proposte del professor Piero Demitri, candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative urbinati alla guida di una Lista civica

3 domande a... URBINO - Secondo lei, Demitri (candidato sindaco, per le prossime amministrative, con una Lista Civica), di chi sono le colpe “del degrado attuale”, se di degrado si può parlare, di Urbino? “Le colpe sono di tanti e anch’io avrei dovuto accorgermi prima, denunciando già molti anni fa questa situazione. I danni fatti al patrimonio artistico e paesaggistico urbinate, sono purtroppo irrimediabili e sotto gli occhi di tutti, ma si deve in tutti i modi evitare che altri disastri vengano concessi. Certo i politici hanno le colpe maggiori perché, consapevolmente, hanno deciso, caso unico in Italia, di escludere tutte le altre forme di economie, puntando esclusivamente sullo sfruttamento degli studenti, traendo il consenso elettorale principalmente dagli impiegati pubblici e gli affittacamere, ai quali il turismo dava solo fastidio. Questo ha comportato l’abbandono del centro storico da parte di quasi tutti gli abitanti e la devastazione di interi memorabili edifici, divisi in stanzette e uffici, l’allontanamento dal centro

Piero Demitri candidato sindaco a Urbino storico di gran parte dei commercianti per la mancanza di abitanti e turisti, la completa scomparsa dell’artigianato. Il turismo è fermo ai numeri di vent’anni fa quando tutte le altre città storiche hanno visto moltiplicarsi per dieci i suoi visitatori. Un turismo di pochi numeri e di poca qualità, mordi e fuggi, che non ha nessun motivo per rimanere a lungo in una città in cui non si sente accolto benevolmente. I politici, però, si possono anche capire perché fanno il loro esclusivo interesse e anche perché molti di loro non saprebbero fare altro nella vita, lo abbiamo visto spesso anche a livello nazionale, e posso giustificare molti cittadini che non si sono resi conto, per la mancanza degli strumenti necessari, a capire ciò che accadeva, ma chi non posso giustificare sono gli architetti, gli ingegneri, gli intellettuali, gli istituti di formazione e molte delle associazioni

culturali che pur disponendo di tutti gli strumenti e le informazioni necessarie, non hanno fatto nulla per ostacolare tali disastri e non hanno fatto niente per sensibilizzare cittadini, e opinione pubblica nazionale anzi, molti hanno approfittato della compiacenza dei politici per i loro piccoli e ridicoli interessi: mostre di principianti parenti dell’assessore o consigliere di turno nei luoghi più prestigiosi della città, spettacoli grotteschi e deprimenti che non hanno nulla a che fare con la cultura, spazi regolarmente rifiutati per eventi di portata internazionale. Colpevole è stato anche il silenzio della soprintendenza. Al contrario vi sono tante associazioni di volontariato e gruppi di persone che si spendono senza riserve nella realizzazione di eventi, spettacoli e nella cura di svantaggiati e anziani che meritano più partecipazione

e aiuto. Penso a chi si occupa della festa del Duca , della festa degli aquiloni, delle cicloturistiche e di tutte le altre manifestazioni che non esisterebbero se non fosse per i volontari. Quello che secondo me manca in queste iniziative è una maggiore qualità e una miglior promozione, che si potrebbe ottenere con il coinvolgimento degli istituti artistici presenti in città, qualità che permetterebbe una visibilità anche nazionale oltre che locale e che consentirebbe di autofinanziarsi”. - Come vorrebbe vedere Urbino e il suo territorio? “Basterebbe veramente poco , forse solo un po’ di buona volontà e rispetto, per vedere rifiorire e rivivere la città. Vorrei vedere le strade addobbate a festa tutto l’anno animate da turisti, studenti e cittadini con i bambini e gli anziani che passeggiano senza le auto parcheggiate ovunque. Fiori, piante panchine e servizi ovunque. Basterebbe copiare le città della toscana. Una città in cui si susseguano eventi di alto livello durante tutto l’anno insieme a feste ed eventi minori e (mostre, concerti, concorsi, avvenimenti sportivi). Eventi e feste in grado di coinvolgere l’intera società, con i turisti che sarebbero invogliati a ritornare più volte. Vorrei vedere una città che interagisce più attivamente e

costruttivamente con il suo territorio, le frazioni e le cittadine vicine. Una città più consapevole del valore culturale ma anche sociale ed economico ereditato. Una città dove i migliori: creativi, artigiani, artisti, intellettuali e scienziati siano invogliati a restare a vivere e lavorare. Una città dove tutti partecipano con entusiasmo alla vita sociale, politica e culturale, per costruire insieme un futuro migliore per noi e i nostri figli”. - Cosa si aspetta dalla politica locale e da quella nazionale? “Se fossimo in un paese civile, mi aspetterei una partecipazione generale a questo progetto, con l’intento di ricominciare insieme per il bene della città e delle prossime generazioni. Mi aspetterei apprezzamento visto che ho deciso di dedicare parte della mia vitae dei miei interessi, anche economici, per una causa che, però, merita tutto il mio impegno e quello di tanti altri come me. Ma so benissimo come funzionano le cose in Italia, e che ai politici non sempre interessa la cosa giusta, quindi mi aspetto che si scatenino a contrastarmi in tutti i modi, magari opponendomi qualche vecchio politico storicizzato, uno di quelli che più di tutti hanno contribuito al declino della città. Si inventeranno cose assurde su di me e la mia famiglia. E’ proprio per

questo che è giusto che sia io a mettermi in gioco perché, su di me, potranno solo inventarsele le cose. Mi farei volentieri da parte se proponessero qualche importante personaggio della cultura nazionale o internazionale come Vittorio Emiliani, Salvatore Settis, Philippe Daverio o Jack Lang, perchè dimostrerebbero di volere veramente un cambiamento in senso qualitativo, ma sappiamo tutti come andranno le cose, per cui il mio impegno sarà totale e fino in fondo. Sulla politica nazionale, penso che Bersani avrebbe dovuto prendere atto della volontà di cambiamento del paese e farsi da parte. Invece, rimettendosi in gioco ha riesumato Berlusconi che così si sente di nuovo in sella. D’altro canto, Berlusconi, come al solito, ha fatto fare il lavoro sporco a Monti per poi ritornare quando le cose cominciavano nuovamente a funzionare. Guarda caso, il giorno dopo che lo spread è sceso sotto i trecento punti, è ripartito alla carica, come ha fatto altre volte durante la sua vita politica. Penso, che per un risanamento dell’Italia, in senso economico e civile, si dovrebbero susseguire almeno tre o quattro governi di persone come Monti, ma questo purtroppo, lo vogliono soltanto le persone oneste che oggi non vanno più di moda”. (e.g.)

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LA CERIMONIA

L’Urbino Press Award 2 consegnato a Wolf Bli

Il riconoscimento è andato al giornalista americano del che meglio di altri ha saputo raccontare il mondo che ca

URBINO Cerimonia d’alto bordo per il Premio “Urbino Press Award 2013”, prestigioso riconoscimento dell’Italia al giornalismo americano. L’ottava iniziativa di una qualificante serie iniziata esattamente nel 2006. Allora il consenso andò a Diane Rehm della “National Public Radio”. Il “Salone del Trono” del Palazzo Ducale era agghindato fino l’inverosimile per accogliere non solo il noto volto giornalistico della CNN, Wolf Blitzer e la “sua innata ed unica capacità di raccontare il mondo che

cambia” ma anche la lunga scia di invitati particolari: tutte le autorità locali, il capo ufficio stampa del Ministero degli Esteri Niccolò Fontana in rappresentanza del ministro Emma Bonino, la r a p p r e s e n t a t e dell’Ambasciata statunitense a Roma Elisabeth Mckay, la giornalista del New York Times vincitrice del premio nel 2011 Helene Cooper, i premi Pulitzer Dennis Chamberlin e Bob Marshall accompagnati da 30 aspiranti reporter americani in città per l’annuale corso di fotogiornalismo.

L’evento non è certo di quelli da definirsi di secondo piano. Tutt’altro! La visibilità della manifestazione è sicuramente uno dei trampolini di lancio se non l’opportunità speciale per portare in dono alla città ducale la ciliegina sulla torta di “Urbino 2019: capitale europea della Cultura”. L’annuncio dell’autorevole individuazione in Wolf Blitzer del Premio era già stato dato ufficialmente all’Ambasciata italiana di Washington DC il 18 aprile scorso, ma l’appuntamento urbinate è stata l’occasione di ospitare

il premiato, conferirgli onore e trionfo ed ascoltare la sua “lecture” su temi legati all’attualità. Il presidente del premio, Giovanni Lani, ha reso note le motivazioni per cui è stato scelto Blitzer, da anni conduttore di “The Situation Room”, programma di punta del pomeriggio della Cnn, che propone un focus sul quotidiano americano ed internazionale: “Blitzer ha avuto la straordinaria capacità di trovare una giusta sintesi tra i media tradizionali e i nuovi canali d’informazione, come i social

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2013 itzer

lla Cnn ambia networks e Twitter in particolare. Tutta la sua carriera è stata segnata dal desiderio di calarsi nel luogo della notizia, spinto sempre dalla necessità di essere un cronista sul campo”. La scelta della commissione, formata dallo stesso Lani, da Gabriele Cavalera segretario del premio e dallo stilista Giacomo Guidi co - ideatore e main sponsor con la casa di moda Piero Guidi, ha rispettato lo spirito del riconoscimento, nato con l’intento di premiare chi meglio sa raccontare il mondo che cambia. “Questa ottava edizione – ha esordito Cavalera, moderatore della giornata – si inserisce in un anno particolare per Urbino, perché si candida a Capitale europea della cultura 2019, e per l’Italia intera, perché negli Stati Uniti quest’anno si celebra la cultura italiana. L’Urbino Press Award si inserisce nelle iniziative organizzate per sostenere entrambe queste ricorrenze, consolidando il suo ruolo di primo piano nei rapporti bilaterali Italia-Usa”. Il momento clou della mattinata è stato l’atteso discorso di Blitzer, che ha tenuto incollata l’attenzione della numerosa platea. “In questa cornice così ricca di storia e in queste mura culla della cultura italiana mi sento piccolissimo. E’ un onore

ricevere il premio, porterò il ricordo di questo momento sempre nel cuore”. Con queste parole e con un ringraziamento speciale ai componenti della commissione, Blitzer ha iniziato il suo discorso, che poi si è concentrato sugli scenari internazionali. Il giornalista ha dato voce a una forte preoccupazione per le guerre in atto nel mondo, preoccupazione che è il riflesso di un generale sentimento degli americani e dell’esperienza personale come testimone della storia. “E’ un periodo di forte tensione – ha sottolineato – perché esistono tante zone di crisi che appaiono senza soluzione. Le speranze per un processo di democratizzazione portate con le primavera araba non si sono materializzate. In Siria la guerra civile sta dilaniando la popolazione, sono migliaia i morti e i profughi. Il presidente Obama ha deciso di fornire i ribelli di una piccola quantità di armi, ma gli interrogativi sono tantissimi. In realtà il presidente Obama e tutti noi americani siamo stanchi della guerra. Abbiamo passato dieci anni in Iraq con la speranza di unire in una forma democratica gli sciiti, i sunniti e i curdi, ma ancora il Paese fa i conti con il terrorismo. In Afghanistan

abbiamo inviato in 12 anni 60mila soldati e la presenza degli Usa costa ai contribuenti milioni di dollari; abbiamo investito soldi e sangue e ci chiediamo ancora oggi se ne è valsa la pena. Io ho raccontato come giornalista e testimone tante guerre, ma mi sono convinto che raccontare la pace è più divertente. Ero presente a Mosca quando è terminata la guerra comunista ed ero in Sud Africa quando è finito l’apartheid, ho intervistato Nelson Mandela che ha lanciato al mondo il suo messaggio di pace”. Infine Blitzer si è lasciato ad un commento personale: “Ogni mattino mi sveglio col sorriso perché sono pagato per fare le domande ai grandi leader della Terra su una televisione guardata in 200 Paesi del mondo. E’ anche una grande responsabilità, ma la accolgo ogni giorno come se fosse il primo”. Il vincitore, che riceve tutti gli anni una scultura ed un assegno di diecimila dollari offerto dagli stilisti Piero Guidi e Giacomo Guidi. Fino ad oggi il riconoscimento è andato a Diane Rehm, come già detto; a Michael Weisskopf, Senior Correspondent di TIME Magazine nel 2007; a Martha Raddatz, capo corrispondente dalla Casa Bianca per la rete televisiva

ABC News nel 2008; a Thomas L. Friedman, editorialista del New York Times e vincitore del Pulitzer per tre volte, autore, dei bestseller “Il mondo è piatto” e “Piatto, caldo e affollato” nel 2009; a David Ignatius, editorialista del Washington Post, scrittore di romanzi finiti anche sul grande schermo, nel 2010; a Helene Cooper, corrispondente dalla Casa Bianca ed editorialista del New York Times nel 2011 e

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lo scorso anno a Sebastian Rotella, giornalista investigativo di ProPublica, autore di documentari e libri di successo. (e.g.) ----------------Nelle foto: il giornalista americano della Cnn Wolf Blitzer insieme alle autorità dopo la consegna dell’Urbino Press Award 2013; in alto il suo apprezzatissimo intervento; qui sopra con l’assessore regionale Paola Giorgi


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LA POLITICA

Parte da Gianfranco Fedrigucci appena eletto segretario la nuova stagione del Pd di Urbino

URBINO Era già tutto previsto. Alberto Ruggeri, presidente del Consiglio comunale di Urbino dopo le “strane” dimissioni di Lino Mechelli, e Gianfranco Fedrigucci, candidato unico/unitario, nuovo segretario locale del PD. I democrat ducali pensavano di essere come la sorpresa dell’uovo pasquale, tutt’altro! Ora, in fila per tre con il resto di due, l’agitato Mechelli ed il renziano Scaramucci, la rinnovata segreteria ducale dà lo start alla nuova stagione, la quale dovrà portare alle elezioni amministrative una frastagliata ribalta politica visto che si preannunciano, ora come ora, ben quattro liste: centrosinistra istituzionale, lista civica Gambini, lista civica Piero Demitri e Lista Civica del centrodestra. “Rinnovare per crescere, un Partito per un buon governo della città”. Questo il titolo del Congresso del Partito Democratico di Urbino che si è tenuto presso l’Hotel Tortorina, ad Urbino, sabato

scorso. Secondo appuntamento rilevante nella provincia di Pesaro e Urbino, dopo il Congresso di Fano. Il candidato unico, o unitario, come i dirigenti del PD locale preferiscono chiamarlo, ovvero il consigliere comunale Gianfranco Fedrigucci, che ha una lunga militanza nelle file del partito, con questo passaggio congressuale, proverà a strutturare il Partito per i prossimo appuntamenti decisivi che l’attenderanno. Le priorità definite nella

mozione congressuale sono state una conferenza programmatica entro settembre 2013, la definizione delle alleanze per costruire una coalizione di centrosinistra e le primarie di coalizione aperte a tutti i cittadini per la scelta del candidato Sindaco (“proprio aperte a tutti, senza vincoli,”). “Voglio ringraziare amici e compagni che hanno voluto sottoscrivere la mia candidatura e che mi danno la forza per iniziare un nuovo percorso politico che non sarà

di un uomo solo, ma di una nuova squadra rinnovata di uomini e donne per la crescita della città e del partito” così è inizia la mozione di Fedrigucci al Congresso. Gianfranco Fedrigucci è consapevole che

“ci aspettano momenti caldi”. La parola d’ordine di “Frank” (così lo chiamano in ogni angolo di Urbino), è “cambiare”. Un termine desueto visto che se ne parlava anche al Congresso

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che elesse Lorenzo Ceccarini, predecessore di Fedrigucci, a segretario locale ma da parte del nuovo leader considerazioni con qualche piccolo spessore vivace di polemica: “non solo capacità dei propri iscritti ma anche comportamenti conformi. Occorre creare un clima di fiducia ed una classe dirigente capace di interagire con la società civile, affermare un’idea della politica che sia produttiva in campi importanti quali l’università, la cultura, il turismo, il rinnovamento per il governo cittadino (altra stoccata verso i soliti noti), i servizi sociali”. Il colpo possente: “Basta con i giochi politici che hanno sempre privilegiato l’interesse del singolo piuttosto che quello della collettività; basta con la mera gestione del potere che ci allontana da società e cittadinanza…”. Un salvatore? Fedrigucci è consapevole che il peso è energico. Non ha paura e l’ha dimostrato, subito, con parole robuste che fanno riflettere. Ora occorrerà davvero recuperare una dialettica positiva con quella che tutti chiamano “società civile” per cercare davvero, all’interno di essa, persone e non politici che sappiano realizzare un progetto per Urbino non solo ricco di intenzioni, bensì di un piano di lavoro che possa portare nella città ducale soluzioni e risultati eclatanti. Da parte sua Lorenzo Ceccarini, si è ritirato in punta di piedi, “ringraziando il partito per la grossa opportunità concessagli che lo ha fatto crescere in maniera consistente”. (e.g.) ---------------------Nelle foto: a sinistra il neo segretario Gianfranco Fedrigucci durante una premiazione e due immagini del congresso del Pd di Urbino


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IL CASO

A un anno dalle Amministrative clamorose dimissioni a Urbino dell’assessore Maria Francesca Crespini La decisione - irrevocabile - comunicata con una lettera al sindaco subito dopo la riuscitissima Festa del Duca. Le prime reazioni - dai toni diversi - arrivano dal segretario cittadino del PdCI e dalla segreteria del Partito democratico URBINO Maria Francesca Crespini, (nella foto) assessore al Turismo ed alle Attività Produttive, immediatamente dopo la riuscitissima XXXIIesima “Festa del Duca”, prende carta e penna, raccoglie tutti i sentimenti “anti - PD locale ed antipolitica” (lei eletta all’interno dei Democrat come indipendente!) ed invia al primo cittadino di Urbino le sue dimissioni irrevocabili. Uno sconquasso a nemmeno un anno dalle amministrative visto e considerato che la stessa Crespini, nelle immediate interviste non butta via alle ortiche una candidatura dell’ennesima Lista Civica (Gambini o Demitri?) visto che “in tanti mi hanno cercata e sostenuta”. Splendido il confronto tra il comunicato della Segreteria del PdCI (alleato nella seconda legislatura Corbucci ma senza rappresentante in maggioranza) e del PD del neo eletto Fedrigucci. Eccole: “Le dimissioni dell’assessore Crespini, al di là del melodrammatico e un po’ ridicolo ‘non sarò più gazzella, ma leone’, svelano un pezzo di verità su un personaggio che ha fatto del presenzialismo e del ‘fare’ la sua bandiera e dell’arroganza la sua cifra politica.

“Una continua autorappresentazione che a lungo andare le hanno fatto perdere il contatto con la realtà amministrativa e con i veri problemi della città, soprattutto con progetti concreti e realizzabili nel medio e lungo periodo indispensabili per promuovere una rinascita culturale ed economica

stabile nel tempo. Altro che wireless fidelity (wi-fi), smartphone, e hot-spot, per trasformare Urbino addirittura in una smart city. Tutti progetti sovradimensionati e inutili alle esigenze di Urbino, che avrebbe bisogno, invece, di potenziare la promozione, migliorare l’accoglienza e rivedere l’arredo urbano e

soprattutto di pedonalizzare il centro storico, liberandolo dalla privatizzazione imposta dalle auto per restituirlo all’uso pubblico. Presupposti per attirare il turismo colto e prolungarne la presenza in città e nel territorio. Crespini ha fatto credere di voler volare alto, ma non è stata capace di proporre qualcosa di diverso

d a l l ’ o r d i n a r i a amministrazione e dalla ‘festa del duca’. L’ intervista a Tele 2000 è stata francamente penosa: non ha spiegato , se non con parole generiche, il motivo delle sue dimissioni. Non ha prodotto una difesa convincente del suo operato perché non c’era nulla da difendere. “Una lamentazione dietro cui ha tentato di nascondere il suo fallimento attribuendone le responsabilità a coloro che, a suo dire, l’avrebbero criticata e ostacolata anche dal’’interno del Pd. Sarebbe stato più onesto riconoscere di aver fallito, chiedere scusa al sindaco, che l’ha sempre difesa, e alla città. Sarebbe stata un’uscita di scena certo più dignitosa da parte di chi come amministratore fa parte di una comunità a cui deve rispondere del proprio operato. “E invece lo ha fatto nel modo peggiore: senza chiarezza e assunzione di responsabilità e alludendo in modo impreciso e vago ad un suo eventuale e rinnovato impegno politico nelle prossime elezioni comunali”. Firrmato Ermanno Torrico, Segretario cittadino del PdCI ----------------------------------“La Segreteria del Partito Democratico prende atto con sorpresa e rammarico delle dimissioni rassegnate dell’Assessore a Turismo e Attività produttive,Maria

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Francesca Crespini, e delle sue dichiarazioni. L’Assessore Crespini è stata parte importante della Giunta comunale di Centro Sinistra, eletta nelle liste del PD, e ha goduto del sostegno del Gruppo consigliare del PD che ha sempre votato a favore delle sue iniziative. Riguardo alla Festa del Duca, cresciuta nel tempo grazie al costante impegno delle Amministrazioni di Centro Sinistra che nel tempo si sono susseguite, il PD non ha mai fatto mancare il suo appoggio fin dalla sua istituzione. Visto che le dimissioni sono state rassegnate proprio il giorno successivo alla riuscita manifestazione della Festa del Duca, si coglie l’occasione per ringraziare, oltre all’Assessore, anche gli operatori economici (commercianti e associazioni di categoria), tutte le associazioni cittadine coinvolte, gli Uffici comunali e la città intera. Il PD continua a credere nello sviluppo della città anche attraverso la realizzazione di eventi turistici e culturali che promuovono la città. La Segreteria del PD convocherà gli organismi assembleari del partito per un approfondimento della questione”. Firmato La Segreteria del PD di Urbino


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IL MODELLO

Ora c’è una mappa dettagliata per la Bicipolitana di Pesaro una città che guarda al futuro

PESARO Il sindaco Luca Ceriscioli e l’assessore comunale alla Mobilità Andrea Biancani hanno presentato la mappa della Bicipolitana. Anche Pesaro ha così, come poche altre città italiane, una sua mappa delle piste ciclabili della città dove sono indicate tutte le undici linee della Bicipolitana. La Bicipolitana può essere considerata come una metropolitana in superficie, dove le rotaie sono i percorsi ciclabili e le carrozze sono le biciclette. Lo schema utilizzato è quello delle metropolitane di tutto il mondo. Vi sono delle linee (gialla, rossa, verde, arancione….) che collegano diverse zone della città, permettendo uno spostamento rapido, con zero spesa, zero inquinamento, zero stress. La diffusione e la valorizzazione dell’utilizzo della bicicletta, individuata

come mezzo ottimale nei percorsi di breve percorrenza, rientra all’interno di un piano articolato che mira ad una generale riqualificazione delle arterie stradali in funzione degli utenti deboli della strada, alla diminuzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico, alla riduzione dell’incidentalità e alla riscoperta della funzione sociale della strada. La Bicipolitana serve a favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all’uso dei veicoli a motore nelle aree urbane e nei collegamenti con il territorio contermine, con preminente riferimento alla mobilità lavorativa, scolastica e turistica. A Pesaro la programmazione delle piste ciclabili si è basata sull’individuazione di isole ambientali che definiscono aree residenziali racchiuse dalla viabilità principale. All’interno delle isole,

caratterizzate da percorsi ciclabili di breve durata verso le centralità di quartiere, si è intervenuti con la riqualificazione delle aree senza creare piste ciclabili; il tutto in un’ottica di maggiore integrazione tra i diversi utenti. In particolare, all’interno dei quartieri, si è cercato di eliminare le strade di attraversamento e di ricucire le divisioni generate da confini naturali o artificiali. In casi mirati, ove sono presenti forti attrattori o per tutelare gli utenti deboli, sono stati anche realizzati raccordi ciclabili che dalle arterie principali arrivano all’interno (rete secondaria). I principali itinerari individuati dal piano sono finalizzati a collegare i quartieri periferici al centro, creando un sistema articolato di percorsi contraddistinti da punti di raccordo e punti di sosta, localizzati in corrispondenza delle centralità. Gli itinerari sono localizzati in ambiti

naturali, così da permettere sezioni progettuali soddisfacenti in ambienti piacevoli, ovviamente ciò è evidente lungo i corsi d’acqua o all’interno delle aree verdi. Tali percorsi possono essere intesi quali itinerari paesaggistici, poiché sono delle vere e proprie greenway. Complementari a tali percorsi sono identificate le strade di campagna, caratterizzate da flussi esigui. Tra gli obiettivi della Bicipolitana quello di dotare l’Amministrazione comunale di uno strumento di pianificazione efficace, tale da costituire un riferimento progettuale per interventi futuri sia su arterie stradali esistenti sia di nuova realizzazione; aiutare ad individuare le priorità di intervento nella programmazione dei lavori pubblici per pianificare strategicamente il susseguirsi di interventi sino alla completa realizzazione

della rete; sensibilizzare i cittadini e i progettisti ad un nuovo modello di città che tenga in giusta considerazione l’attenzione per gli utenti deboli. Obiettivi indotti dalla realizzazione degli interventi infrastrutturali: salvaguardare la sicurezza dei ciclisti attraverso interventi infrastrutturali mirati alla riduzione del numero degli incidenti stradali tra veicoli, velocipedi e pedoni; favorire la mobilità ciclistica a seguito dell’incremento dell’offerta degli itinerari ciclabili; sviluppare il concetto di intermodalità dei sistemi di trasporto treno-autobusauto-bici; rendere accessibili i luoghi della città attraverso itinerari continui ed omogenei; favorire interventi di riqualificazione urbana. Obietti riflessi: concorrere alla riduzione del trasporto veicolare a seguito dell’incremento dei flussi ciclistici. Tale risultato si

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accompagna alla diminuzione dei flussi veicolari e quindi alla riduzione di problemi di tipo ambientale e acustico a favore di un miglioramento della qualità della vita;


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incentivare la sicurezza e l’indipendenza dei bambini e degli altri soggetti deboli in relazione agli attrattori sociali di quartiere. Gli attraversamenti delle carreggiate stradali effettuati con piste ciclabili sono realizzati con le stesse modalità degli attraversamenti pedonali, tenendo conto di comportamenti dell'utenza analoghi a quelli dei pedoni, e con i dovuti adattamenti richiesti dall'utenza ciclistica (ad esempio per la larghezza delle eventuali isole rompitratta per attraversamenti da effettuare in più tempi). Per gli attraversamenti a raso, in aree di intersezione ad uso

promiscuo con i veicoli a motore ed i pedoni, le piste ciclabili su corsia riservata in genere si affiancano al lato interno degli attraversamenti pedonali, in modo tale da istituire per i ciclisti la circolazione a rotatoria con senso unico antiorario sull'intersezione medesima. Per gli attraversamenti a livelli sfalsati riservati ai ciclisti (piste ciclabili in sede propria) si è in genere preferita la soluzione in sottopasso, rispetto a quella in sovrappasso. In questi ultimi anni l’amministrazione comunale ha avviato il progetto Bikesharing finalizzato alla promozione della bicicletta pubblica in condivisione e la

creazione di parcheggi scambiatori dove è possibile prendere sia bici pubbliche sia lasciare la propria bicicletta. Fermo restando l'applicazione delle disposizioni relative alla segnaletica stradale previste dal decreto legislativo n. 285 del 30/4/1992, e dal decreto del Presidente della Repubblica n. 495 del 16/12/ 1992, e successive modificazioni, il piano ha introdotto la necessità di elaborare una segnaletica orizzontale e verticale che permettesse l’individuazione degli itinerari ciclabili. -----------------------Nelle foto: la mappa e alcuni punti della Bicipolitana

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IL RICORDO

Lucio Dalla, talento inarrivabile legato all’ondulato mare della natura del Montefeltro URBINO Allora fu dolore ed incredulità ad Urbino per la morte del Lucio nazionale. Dalla Lucio, appunto. L’artista che aveva acquistato una casa a colombaia a Maciolla, nell’ondulato mare della natura del Montefeltro, in pieno cuore ducale. L’appartenenza a questo territorio da parte del cantautore bolognese era tangibile. Molte delle sue canzoni sono nate in mezzo ai colori stagionali degli sfondi raffaelleschi che davano bollore e passione, sentimenti e poesia, grandezza ed unicità ai suoi successi. Mitica la storia dell’ispirazione di “Attenti al lupo”. Si raccontava dell’amore verso una donna residente sotto i torricini e del timore del compagno di lei, che a conoscenza della relazione, poteva trasformarsi in persona aggressiva. Ineccepibilmente in lupo. Leggenda o realtà? L’artista emiliano, a chi glielo faceva notare, sollevava le spalle e ridacchiava. Il primo cittadino Franco Corbucci ricordò a suo tempo i suoi “due o tre incontri. “Ebbi modo di toccare con mano che avevo a che fare con un grande artista e soprattutto un uomo di enorme cultura. Di Dalla resterà un ricordo collettivo di un’intera generazione che si è sempre rispecchiata nelle sua lunga e splendida opera in vinile. Un personaggio incommensurabile e, con ogni probabilità, nel suo genere, inarrivabile e genuino”. Stefano G. Azzarà, docente e filosofo dell’Ateneo di Urbino, fu speciale: “Con Lucio Dalla scompare anzitutto un artista di livello internazionale,

Gianluca Neri, amico, collaboratore, illustratore ed artista di Sant’Angelo in Vado, e Lucio Dalla in una via del centro di Urbino autore di capolavori indiscutibili nell’ambito della cultura popolare. In un panorama musicale per lo più mediocre e banale, legato al facile sentimentalismo, sin dai suoi esordi, Dalla ha saputo trovare un percorso molto diverso da quello di tanti altri cantautori italiani. Sul piano dei testi, grazie anche all’aiuto di autori come Roberto Roversi - continua

Azzarà ha saputo scandagliare in profondità la realtà sociale, servendosi però di piccole storie di vita quotidiana e senza avventurarsi sul terreno del politicismo, spesso impervio per chi si occupa soprattutto di canzoni. “Su quello strettamente musicale, ha condotto una ricerca innovativa che, grazie alle sue radici nella musica jazz, gli ha consentito di

andare oltre la formacanzone, tipica della tradizione italiana, sperimentando sonorità e arrangiamenti inauditi nel nostro paese. Ma con Dalla – precisa Azzarà – è scomparso anche un testimone importante della nostra storia. Scomparso, cioè, uno dei personaggi emblematici di un passaggio d’epoca - rappresentato dal memorabile tour del 1979

insieme a Francesco De Gregori, Banana Republic con il quale finivano gli anni Settanta e cominciava per il nostro paese una modernità più complicata e priva di certezze. Una modernità nella quale ogni individuo si ritrova sempre più solo nell’affrontare la vita quotidiana e le grandi svolte storiche e nella quale quel grande afflato di libertà ed emancipazione che aveva segnato un’intera generazione sembrava ormai realizzabile solo sul terreno del consumo e della competizione. Dalla conclude Azzarà - ha saputo affrontare questa fase coniugando la qualità artistica con il grande successo di ascolto, mantenendo sempre la propria autonomia e il proprio distacco ironico nei confronti dell’industria dello spettacolo (che sapeva spesso abilmente prendere in giro) e raggiungendo così un miracoloso compromesso che pochi altri interpreti hanno saputo trovare”. Raphael Gualazzi, astro nascente delle sette note, fu intenso: “Lucio è stato il più grande di tutti nella canzone d’autore. La sua cultura musicale, di matrice jazzista, ha portato innovazioni e metriche musicali di forte spessore e di una genialità che resterà unica nel campo musicale italiano. “Anche i suoi testi: mai banali. Hanno sempre e lasceranno ininterrottamente segni davvero irripetibili e singolari”. Lella Mazzoli, non è soltanto docente di Sociologia della comunicazione e direttrice del Dipartimento di Scienze della comunicazione dell’Università di Urbino “Carlo Bo”, ma fu una grande amica di Lucio Dalla: “L’avevo

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conosciuto alle isole Tremiti, durante una vacanza. Mi sono avvicinata in punta di piedi. Mi ha invitato a casa sua. Gli feci una proposta: una lezione all’Università. Lucio sapeva molte cose che molti di noi non sanno. Alla fine gli dissi di tenere un corso ed ha accettato. Aveva doti di competenza e conoscenza molto importanti. Alla fine io e lui finivamo a fare lunghi dibattiti. Arricchiva i giovani. Era un divo provocatore e la sfida valorizza sempre. Lo ricorderò con molto rispetto. Era il Professor Dalla”. Quando lo vide l’ultima volta? “Qualche giorno prima che partisse per la Svizzera. Era il solito Lucio, solare e sereno”. Amava Urbino? “Tutto il territorio e non solo la città. Ad Urbino dedicò uno dei suoi concerti più insoliti: le sue canzoni in chiave camerista. E poi ‘Pierino e il lupo” al Teatro Sanzio. Un uomo ed un artista di spessore culturale che molti non conoscevano”. Sarebbe dovuto tornare sotto i torricini? “…a tenere una lezione sul sociologo tedesco George Simmel. “Tra me e Lucio sarebbe nato l’ennesimo confronto. “Ai giovani ci teneva molto e sarebbe tornato volentieri”. Come lo ricorderai? “Intanto le sue lezioni urbinati troveranno spazio in un libro e poi se uno dei suoi amici, più avanti, vorrà venire in Urbino a sostituirlo nella lezione succitata, lo rammenteremo come merita un talento inarrivabile”. Lucio Dalla cantava, in una delle sue ultime canzoni, di un cuore: “…naufragato nel bagnasciuga” ma l’artista vivrà sempre “due dita sotto il cielo” in Urbino ed oltre. (e.g.)


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LA CELEBRAZIONE

Grande festa alla Benelli Armi Il Cavaliere Luigi Moretti accolto dai 300 dipendenti con un applauso-ovazione

URBINO In mezzo a circa 300 dipendenti che indossavano le ormai esclusive divise rosse felpate, fermati i tecnologici robot delle catene di montaggio, il Cav. Luigi Moretti, è stato accolto, in quella che è stata definita una giornata particolare ed a sorpresa, da un applauso – ovazione di circa 10 minuti. “Certi momenti – ha sottolineato Moretti – meriterebbero due lacrime. Non mi aspettavo una giornata così ricca della vostra presenza, delle vostre espressioni e dei vostri regali”. Festa, festa, festa alla Benelli Armi di Urbino. Tre volte tanto celebrazione e cerimonia interna. Una per il compleanno del Cavaliere Luigi Moretti, un’altra per i

suoi 30 anni in azienda ed, infine, per i numeri record del bilancio di una ditta che, in tempo di crisi angosciosa, ha seminato e raccolto un traguardo dietro l’altro. I numeri, pur sempre importanti, sono però senza calore a differenza dei valori e delle persone perché il concetto emerso dalla dirigenza e dalla emotiva voce della RSU durante questo speciale incontro è univoco: “sono le persone che fanno l’azienda, altrimenti ogni realtà produttiva sarebbe clonabile, invece per fortuna non è così”. Sono stati donati al Cavaliere la pergamena incorniciata del primo verbale del consiglio di amministrazione del 21/07/ 1983 che coincise con la prima firma di Moretti vicino a quella dell’indimenticato

Paolo Benelli, gli schizzi originali disegnati dall’Ufficio Tecnico per la nuova linea dei fucili “Raffaello” ed, infine, un fucile da caccia, un pezzo unico, costruito ed assemblato con minuziosa cura, istoriato e realizzato completamente a mano dalla bottega Incisori del Maestro Cesare Giovanelli durante le 190 ore di lavoro. Sulla carcassa del fucile è incisa da un lato l’immagine dell’azienda e dall’altra uno degli scorci più caratteristici della città di Urbino, il Palazzo Ducale: un binomio che ha sempre accompagnato la famiglia Benelli in questi anni: il legame dell’azienda al suo territorio, un rapporto fondato sempre sul rispetto e nel sostegno della comunità a cui appartiene “perché il nostro Presidente – ha

dichiarato il rappresentante sindacale - ci ha insegnato ad essere come una famiglia, prima di squadra, prima di team, prima di colleghi di lavoro. “E’ questo il valore che ci distingue: quello che non si compra, quello che non si copia, che non si studia, è il valore delle persone. Un gruppo di 300 persone che lavorano con passione e attenzione, convinti generosi produttori di idee accompagnati da principi comuni, a cui piace fare e fare bene, ad ogni livello, da chi progetta a chi produce. E’ grazie a questo spirito di gruppo che Benelli ha salvato il tetto del suo stabilimento durante la nevicata dello scorso anno ed è grazie alle qualità di questa squadra che Benelli ha terminato proprio

oggi il nuovo tetto, pensando al futuro fondato sugli stessi valori, principi e convinzioni che l’hanno portata dov’è

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oggi; attenta come sempre alle innovazioni con l’obiettivo di coniugarle alla tradizione che la caratterizza”. (e.g.)


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IL CASO

Torrico: “Commessi troppi errori” Arrivano le prime reazioni dopo la bocciatura di Urbino a Capitale europea della Cultura URBINO - Disco rosso per Urbino Capitale europea della Cultura 2019. “La notizia della bocciatura di Urbino, candidata a Capitale europea della Cultura per il 2019 afferma Ermanno Torrico, segretario cittadino del PdCi , è da catalogare tra le non notizie nel senso che era facile prevedere che il nostro retaggio storico, certo importante, da solo non sarebbe stato sufficiente per essere promossi, sebbene la nostra candidatura fosse sostenuta da personalità di grande rilievo tra cui l’ex ministro francese della cultura Jack Lang. La bocciatura era inevitabile se fra i progetti portati alla valutazione della commissione c’erano anche capolavori architettonici ed infrastrutturali come l’exconsorzio e S. Lucia. Ma ha pesato, a nostro parere, soprattutto l’assenza di una strategia progettuale di medio e lungo termine, complessa e articolata in cui la cultura potesse essere il volano per lo sviluppo di un tessuto imprenditoriale radicato nell’ industria creativa ed imprese ad alta tecnologia e il turismo avere più un ruolo complementare di collante e di acceleratore di processi innovativi piuttosto che esser esaltato come unica soluzione per tutti i problemi. A questo non sono servite le iniziative, pur lodevoli, messe in campo dal GAL Montefeltro e dal progetto “CreaAttività” della Provincia e troppo tardi si è compresa l’importanza di lavorare per un’offerta culturale di grande qualità, mentre il Piano strategico, buono nel metodo, è

soprattutto un insieme di buone intenzione prive della capacità concreta di realizzazione degli ambiti di intervento. “Il sindaco Corbucci aggiunge Ermanno Torrico, segretario cittadino del PdCi - solo ora pare accorgersi che sarebbero serviti progetti capaci di fare impresa, di attrarre risorse pubbliche e private e sviluppare l’asfittica

economia locale. Ma a chi spettava il compito di attivare questo circuito virtuoso se non al governo della città? E’ prevalsa, invece, la superficialità e, l’improvvisazione seguite dalla giustificazione che le altre città concorrenti avevano un profilo più alto. Ma non solo queste, si pensi ad esempio cosa sono stati capaci di fare gli amministratori di due

realtà alquanto marginali come il Biellese e la Val Camonica: vecchie fabbriche sono state trasformate in un crogiuolo di talenti e di idee e un territorio è stato valorizzato dai suoi segni millenari con notevoli benefici economici e di coesione sociale. Non hanno aiutato nemmeno le difficoltà e la lentezza nell’attuazione del progetto di distretto culturale evoluto e soprattutto le responsabilità della Regione che ha privilegiato il finanziamento di dieci distretti culturali rinunciando al progetto interregionale di un distretto culturale umbromarchigiano. Una legislatura comunale che non poteva concludersi in modo peggiore mentre la città è sempre più sofferente e il suo centro storico deturpato dall’incuria e dalla mancanza di una vera manutenzione ordinaria. Non si è stati nemmeno capaci di rimuovere le bacheche brutte e sporche che sfregiano la nobile architettura scenografica del Collegio Raffaello per non parlare del quadrante luminoso che spicca in mezzo alla fuga degli archi, voluto da un assessore alla cultura!”. Ed altre due voci si aggiungono a quella di Ermanno Torrico. La prima, da “j’accuse” è corale e viene dall’Associazione ambientalista “Progetto Acqua” dalla vicina Urbania. “Non tutti sanno che alcuni mesi fa è stato approvato da tutti i Comuni l’ampliamento della discarica di Ca’ Lucio. Per i prossimi 30 anni il gestore smaltirà circa 700.000 tonnellate di rifiuti (si parla di un ampliamento di 17

metri in altezza del sito già esistente …). Se i rifiuti non venissero prodotti dai nostri Comuni – insiste l’Associazione - verranno comunque portati da fuori regione ed anche rifiuti industriali (naturalmente non pericolosi...). Sino ad arrivare alla quantità di tonnellate che porti alla copertura dei costi di ampliamento ….. ! Tutti questi rifiuti pensiamo che passeranno con camion attrezzati sulla unica strada possibile, cioè la statale 73 bis ad Urbino (zona Mercatale). Così i turisti che osservano i meravigliosi Torricini di Urbino – sottolinea Progetto Acqua - potranno ammirare il bello ed il brutto di quella che potenzialmente si candidava a Capitale Europea della Cultura. Con questa immensa discarica, noi cittadini della vallata ed i nostri figli, non solo ne sentiremo la puzza, ma ne subiremo le conseguenze e per molto più di 30 anni! Il brutto è che tutti i Comuni sono d’accordo all’ampliamento ed in particolare – dichiara l’Associazione - quello di Urbino dove risiede la Discarica Cà Lucio. Oggi, ad Urbino, alle ore 21, si discuterà sul riciclaggio dei rifiuti in Sala Serpieri .......Parteciperanno tutti, Assessori, esperti ed anche il Sindaco di Urbino. Ci chiediamo se questa riunione serva a qualcosa, dato che già il peggio è stato approvato. Infatti siamo ultra favorevoli al riciclaggio totale, ma ….”. Bisogna dire con forza : anche se i nostri Comuni riciclano il 100% ….. comunque la Discarica di Cà

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Lucio più grande si farà e non con i nostri rifiuti L’altra voce, univoca, è arrabbiata ma reattiva. Federico Scaramucci, consigliere comunale e presidente della commissione Cultura, renziano della prima ora, lancia un grido ed un’idea: “Sono davvero deluso, ma è possibile realizzare - dice Scaramucci - lo stesso piano e programma già nel 2017 interamente con risorse private. È una sfida grande, ma Urbino può fare questo e altro. Continuiamo a sognare – conclude ma rimbocchiamoci le maniche. E’ possibile realizzare un grande anno di eventi culturali già prima del 2019... Dobbiamo imparare che la cultura non è a termine e non si diventa capitali della cultura solo perché ti nomina una giuria di tecnici internazionali ma perché ci sono progetti e persone che ci credono e che hanno in testa un’idea di futuro e credono che veramente con la cultura si possa lanciare un nuovo modello economico. In Europa credono in noi, nella nostra Storia e nelle nostre capacità”. Poi arriva un piccolo versamento di veleno: “Per verificare le responsabilità ci sarà tempo. Ora stringiamoci a tutti i testimonial che hanno supportato il progetto. E ringraziamo chi ha lavorato tanto! Miglioriamo il piano e invitiamo gli investitori privati europei e mondiali a credere i noi”. (e.g.) ----------------Nella foto: il segretario cittadino del Partito dei Comunisti italiani Ermanno Torrico


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L’INIZIATIVA

Cristini a Bruxelles per motivare gli europarlamentari a favore del settore enogastronomico marchigiano

URBINO In visita a Bruxelles, presso il Parlamento Europeo, per cogliere le migliori opportunità a favore del comparto enogastronomico regionale e per motivare i parlamentari europei eletti nelle Marche a sostenere questo importante e fondamentale settore economico della nostra Regione. Con questo

obiettivo, il “sempreinmovimento” Giuseppe Cristini, narratore del Gusto, si è recato a Bruxelles ospite dell’Unione Europea, invitato dall’onorevole Paolo Bartolozzi. “Si parla tanto di green economy, di vini aromatizzati, di ‘Made in’ per la protezione dei nostri prodotti e lotta alla contraffazione e del nuovo

piano di sviluppo rurale 2014/ 2020 ed ho scelto dunque di andare a parlare direttamente con chi fa le leggi e le approva ed assieme ad altri esperti – ha sottolineato l’enogastronomo – abbiamo chiesto di interpellarci non quando i giochi sono fatti, ma discutere prima e sentire non solo la voce delle parti sindacali, ma anche degli esperti che promuovono e

valorizzano i prodotti del Made in Italy in tutto il mondo”. Nei colloqui intercorsi con l’onorevole Bartolozzi? “Si è parlato anche di ambiente, di salute pubblica e della difesa dei consumatori, temi che vengono trattati dalla commissione della quale lo stesso parlamentare europeo fa parte”. Nel contesto degli incontri

della due giorni che Cristini ha svolto a Bruxelles, lo stesso ha potuto realizzare diverse interviste televisive su temi di stretta attualità, fino a presentare, in una conferenza, le nuove professionalità e i nuovi mestieri nati dai corsi di alta formazione da lui realizzati assieme all’Universita’ di Urbino: gli Ambasciatori del Territorio e i Narratori del

Gusto e dell’Arte, infine non è mancata una visita presso la sede della Regione Marche nella capitale belga. Le trasmissioni televisive realizzate andranno in onda prima di Natale in sette regioni italiane del Nord e Centro Italia. (e.g.) ---------------------Nelle foto: Giuseppe Cristini mentre registra a Bruxelles alcuni servizi per la televisione

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LA DECISIONE

Il professor Demitri ha sciolto tutte le riserve: nel 2014 si candiderà a sindaco di Urbino URBINO “Credo – ci dichiara Piero Demitri (nella foto, a destra), insegnante all’Accademia di Belle Arti - che alla fine farò la lista anche se sarà molto difficile avere partecipazione. Tanta gente mi ferma per strada chiedendomi di farlo ma sono pochi quelli che offrono la loro disponibilità ad impegnarsi. Ribadisco, comunque, che la nostra sarà una lista apartitica e aperta a tutti con l’unico scopo di rilanciare Urbino e di coinvolgerne i cittadini nel governo”. Cosa è cambiato da 10 anni (due legislature Corbucci ndr) a questa parte? Nel 2004, dopo le elezioni amministrative, distribuii una locandina a tutti i negozianti di Urbino che recitava: ‘ringraziamo gli abitanti di Urbino che con il loro voto hanno riconfermato le persone che hanno causato l’allontanamento di quasi tutti i residenti del centro storico, l’eliminazione dell’artigianato, la chiusura di gran parte dei

negozi ed il dimezzamento delle matricole universitarie’. Pochi, furono quelli che ebbero il coraggio di esporre il volantino”. Di propositivo cosa faceste? “Tentammo (cittadini e commercianti) di smuovere la nuova a m m i n i s t r a z i o n e proponendo idee, soluzioni ed iniziative per contrastare il declino in atto, ma inutilmente. Da allora le cose sono ulteriormente precipitate”. Perché? “Ad Urbino le cose non potranno mai cambiare, perché la città è da sempre feudo di un centinaio di famiglie che tengono in scacco una città che appartiene al mondo. I politici e la classe dirigente attuali sono i figli della precedente generazione e fra vent’anni ci saranno i figli di quella di oggi. Queste famiglie e quelle che ne gravitano intorno, saranno le sole, forse, a sopravvivere in questa città quando, tra non molto, tutto sarà morto”. Una città dalle enormi

potenzialità. “Se non ci sarà un vero cambiamento non è difficile prevedere il prossimo scenario. La prossima amministrazione sarà formata dalle stesse persone di vent’anni fa che sono le stesse di oggi e che, dopo le devastazioni cui hanno sottoposto la città e la sua stupenda campagna, approveranno altre varianti al piano regolatore, a quello paesistico, a quello particolareggiato ecc. ecc. Costruiranno un altro ecomostro al Pietriccio, serve a Scienze Motorie e alla Chiesa. Altri disastri verranno approvati alla ex Fornace ed alla discarica. Concederanno l’apertura di altri locali notturni (finte associazioni culturali per evitare le tasse, gestite dai figli dei politici) che faranno fuggire gli ultimi coraggiosi abitanti. Allontaneranno i veri studenti universitari che lasceranno il posto a chi sceglierà Urbino unicamente per lo sballo (tanto una laurea non la si

rifiuta a nessuno) e consegneranno la Città dell’Unesco a spacciatori e bande di ogni genere. Faranno emigrare tutti i figli migliori ma favoriranno i soliti raccomandati. “I futuri governanti avranno anche, come ora, il coraggio di proclamarsi ambientalisti, virtuosi e saranno premiati con cariche in parlamento, in Regione o altro, tanto nessuno contrasterà tale inettitudine”. E’ così drastico? “Una possibilità diversa Urbino la potrebbe avere, insieme al suo territorio e a tutte le Marche, puntando sulle tradizioni, sulla cultura, sul paesaggio. Io mi sono proposto per un cambiamento radicale, ma ci vorrebbe l’impegno e la volontà di tanti per lottare contro poteri molto resistenti e potenti. Ci proverò lo stesso, sarà una battaglia contro i mulini a vento ma, a volte i miracoli avvengono e bisogna crederci fino in fondo”. (e.g.)

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FANO E LE

LA GRANDE FESTA

A Fano un Carnevale da

Più di cinquantamila visitatori per la seconda domenica di s Una grande partecipazione all’inaugurazione della mostra p di SIMONE RINALDI “Divertire divertendosi”: il motto della Musica Arabita, che ha celebrato ieri i suoi 90 anni, in occasione della seconda domenica del “Carnevale di Fano 2013”. Il sole ha baciato gli oltre 50mila visitatori accorsi in viale Gramsci, dalle 15, regalando ai presenti un’immagine indimenticabile di festa. Festa che è partita dalle ore 10, in piazza XX Settembre quando, davanti a una folla di curiosi, è apparso un caratteristico pullman Vitali, degli anni ’50, guidato da Francesco Vitali con, a bordo, la travolgente banda della Musica Arabita. Il mezzo ha percorso le vie del centro storico portando sulla scia, centinaia di fanesi e turisti, scortati fino all’ex chiesa San Leonardo dove è stata inaugurata la mostra dedicata ai primi 90 anni della storica banda fanese. Presenti al taglio del nastro, anche lo storico Alberto Berardi che ha ricordato come la Musica Arabita sia nata “come risposta intelligente e come sfida, ai salotti dei nobili che facevano musica in lussuosi palazzi. Fano ha inventato il jazz all’italiana con questa banda di suonatori che trova il segreto del suo successo nel suo motto ‘divertire divertendosi’ ora e sempre”. Premiato con un medaglione del Carnevale e con una targa di riconoscimento Arturo Marini, figlio di Giulio, clarinettista della banda all’epoca in cui venne fondata. Apprezzato l’allestimento della mostra curata dall’artista Paolo Del Signore, visitabile fino al 12 febbraio, sia all’interno dell’ex chiesa in cui si trovano anche strumenti e abiti di scena degli anni ’50, sia nei negozi della città che ospiteranno immagini storiche e recenti della banda. Le condizioni instabili del tempo, durante la mattinata, hanno fatto annullare le sfilate dei bambini e reso più scivoloso il campo su cui si sono sfidate le squadre partecipanti al triangolare di rugby che ha coinvolto giovani fanesi, anconetani e trevigiani. Il pubblico ha deciso che “era

tempo di Carnevale” dalle 14 quando ha invaso viale Gramsci. E’ stato allora che la festa ha avuto inizio con uno sciame di ombrelli e prendigetto a colorare la via del Carnevale che si muoveva al ritmo de “Il Vulon”, la colonna sonora del Carnevale di Fano 2013. “Abbiamo contato pullman da tutta Italia - ha detto soddisfatta l’assessore al Turismo, Eventi e Manifestazioni Maria Antonia Cucuzza- e, in particolare, 2 provenienti da Roma. Segno che il gemellaggio con il carnevale della Capitale sta dando i primi frutti come abbiamo potuto riscontrare durante la presentazione della nostra manifestazione a Roma,”. Ad aprire la seconda sfilata del 2013 è stato il carro della lotteria seguito dal “Treno di Venere” con le ragazze del concorso di Miss Carnevale di Fano 2013 in programma venerdì 8 febbraio, ore 21.15 al Teatro della Fortuna. Poi spazio ai carri di prima categoria. Ad aprire il corteo è stato “La magia... La politica spazza via” di Paolo Furlani, seguito dalle opere di Luca Vassilich e Matteo Angherà “Non c’è più religione” e “La Vedova Nera” e da “Sull’onda dell’antipolitica” di Ruben Eugenio Mariotti. Non ha sfrecciato, come è solito fare, ma è riuscito comunque a tenere il “ritmo di gara” il pilota di Moto3 Alessandro Tonucci, ospite della manifestazione che, per l’occasione, ha guidato i trattore che trainava il carro “La

magia... La politica spazza via”: “E’ stato davvero divertente. Il Carnevale di Fano è riuscito a coinvolgermi con la sua atmosfera allegra e con il calore del pubblico presente”. Il Carnevale ha poi dedicato alle famiglie presenti la magia della voce della “Leonessa di Serrungarina”, Valentina Baldelli, che ha prima partecipato alla sfilata in viale Gramsci, sul carro della Musica Arabita e poi, alle 18, ha cantato sul palco di piazza XX Settembre i suoi cavalli di battaglia come “My heart will go

on”, di Celine Dion, che le ha fatto ottenere il premio della critica all’ultima edizione del programma televisivo “Ti lascio una canzone” di Rai1. La rete ammiraglia è stata, fra l’altro presente, con una troupe di Uno Mattina che ha curiosato tra carri e carristi per tutto il pomeriggio filmando il caratteristico “getto” e i suoi quintali di dolciumi lanciati sulla folla. “La nostra manifestazione - ha detto Luciano Cecchini, presidente dell’Ente Carnevalesca - sta raggiungendo importanti risultati grazie al lavoro fatto dai

nostri maestri carristi, al suo essere ‘il più dolce e antico d’Italia’ e alla scelta di mantenere gratuito l’accesso all’evento”. A concludere la seconda giornata di sfilate è stata la premiazione della tribuna più bella, la numero 49 e 50, di “Quei dla dal Fium” e dedicata alla “Musica Arabita”, che si è aggiudicata un week end sul Lago di Garda per 15 persone, e l’estrazione della “Lotteria del Carnevale” di Fano. La Peugeot 107 1.0 cc tre porte, messa in palio dalla concessionaria Peugeot - Opel Centralgarage di Fano (via Nobili 10 Rosciano di Fano) è andata al biglietto serie “Corno” numero “406”. Il 2° classificato, che ha vinto una fornitura di un anno di Luce e Gas, offerta da chebolletta, main sponsor del Carnevale 2013, è stato il possessore del coupon serie “Corno” numero 105. Il week-end per 2 persone alla Riserva Privata San Settimio è stato assegnato al biglietto serie “Mandolino” numero 083, 3° estratto. Una City-Bike da uomo e una CityBike da donna, entrambe messe in palio da Bargnesi di Cascioli, saranno consegnate a chi è in possesso del biglietto serie “Piatti” numero 382 e al biglietto

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SUE VALLI

DIVERTIMENTO PER GRANDI E BAMBINI

a tutto esaurito

sfilate. Ovazione per Valentina Baldelli per i novant’anni della Musica Arabita

La giornata di ieri al Carnevale di Fano è stata caratterizzata dalla festa per i novant’anni della Musica Arabita (foto in alto a sinistra); soddisfatti del successo della giornata il presidente dell’Ente Carnevalesca Luciano Cecchini e l’assessore comunale al Turismo, Eventi e Manifestazioni Maria Antonia Cucuzza (nella foto in basso a sinistra). Lungo le vie per la sfilata dei carri si sono date appuntamento oltre cinquantamila persone

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FANO E LE

CARNEVALE

Fano diventa l’ombel

Ieri, per l’ultima sfilata, in 70mila si sono dati appuntamen di 200 i camper arrivati in questi giorni da tutta Italia. La soddi di SIMONE RINALDI FANO Chiude con una sfilata da 70mila persone l’ultima domenica del “Carnevale di Fano” 2013 che si è svolta ieri sotto un sole e sotto il lancio di quintali di dolciumi sulla folla per il caratteristico “getto”. Le attese sono state superate dalla partecipazione di pubblico registrata sin dalla mattinata, durante il “Carnevale dei Bambini”. “Siamo entusiasti di questa edizione 2013 -ha detto Luciano Cecchini, presidente dell’Ente Carnevalesca- graziata anche da uno splendido tempo. Il ‘tutto esaurito’ di quest’ultima giornata è anche la dimostrazione che la promozione fatta ha funzionato e che il lavoro e la passione dei nostri maestri carristi e delle centinaia di persone coinvolte nell’organizzazione dell’evento, dai tecnici alle associazioni, ha dato i suoi frutti”. A conferma del grande risultato ottenuto dal turismo, in particolare quello “plein air” anche i dati degli organizzatori del “Carneval-Camper” che si è svolto nel fine settimana: più di 200 i camper che, da venerdì sera fino a domenica hanno “invaso” la Città della Fortuna. Maria Antonia Cucuzza, vicesindaco e assessore al Turismo, Eventi e Manifestazioni, ha sottolineato: “Meglio di così non poteva andare. Abbiamo avuto un pubblico variegato e diversi pullman provenienti da tutta Italia e, in particolare, da Roma, il cui carnevale è gemellato con il nostro. Un segno tangibile dei risultati del lavoro di promozione fatto in questi mesi. La nostra città si è fatta conoscere presentandosi al meglio durante uno degli eventi a cui più è legata”. E proprio per rimarcare il ruolo attrattivo di un evento legato a doppio filo con le tradizioni della città l’assessore ha proposto di “spostare il ‘Carnevale dei Bambini’ che, anche per la sua seconda edizione, è stato il fiore all’occhiello dell’evento, dove veniva fatto originariamente, cioè lungo corso

Matteotti, cuore della città. Questa era la tradizione e, poiché abbiamo visto che riproporre le usanze e tradizioni del passato, è la vera formula vincente perché non tornare alle origini?”. L’ultima domenica del Carnevale di Fano è iniziata, la mattina, con la partita-allenamento della Nazionale femminile di basket sorde, nella palestra del liceo scientifico “Torelli” di Fano. Le ragazze hanno poi assistito, nel pomeriggio, alle sfilate dei carri allegorici. “Grazie per il sostegno che ci avete dato -ha detto Beatrice Terenzi, direttore tecnico della squadra, al pubblico di viale Gramsci- speriamo che il vostro calore sia da sostegno per la nostra partecipazione alle prossime Olimpiadi di Sofia, Bulgaria”. Il “sambodromo” fanese si è riempito, dalle 10.30, di mamme e papà, nonni e nonne e, soprattutto, centinaia di bambini in maschera come poche altre volte è accaduto per il “Carnevale dei Bambini”. Hanno sfilato le mini-maschere preparate dagli studenti degli asili “G. Gaggia” e “F. Zizzi”, le terze e le quarte (sei classi) della scuola elementare Luigi Rossi e 5 classi elementari e una media dell’Istituto Pie Venerini. Insieme a loro anche le decine di bambini che hanno sfilato in rappresentanza dell’Unicef per sensibilizzare i visitatori alla tutela dei diritti di bambini. Alle ore 15 viale Gramsci si è aperto all’ultima sfilata dei carri allegorici del “Carnevale di Fano”. Ad aprire il corteo è stata la bellezza della neo “Miss Carnevale di Fano”, Daniela Soruceanu, 18 anni, di Pesaro insieme alla Miss Fano 2012 Giulia Bellucci. A seguire poi le splendide mascherate “La magia di un libro”, dell’associazione “Gommapiuma x Caso”, “La famiglia dei Barbapapà” dell’associazione Laboratorio Geniale e “Amici per le pinne” realizzata dall’oratorio “La Stazione” di Cuccurano. Alle colorate mascherate è seguita la maestosità dei carri di prima categoria. Ad aprire la sfilata è

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CHIUSURA ALLA GRANDE DELLA MANIFESTAZIONE

lico del mondo

nto lungo le strade della città. Sono più isfazione e le proposte degli organizzatori Il Carnevale di Fano si è concluso con una grande festa alla quale hanno preso parte settantamila persone giunte in città da tutta Italia anche a bordo di almeno duecento camper

stato “La magia... La politica spazza via” di Paolo Furlani seguito dall’ultima creazione di Luca Vassilich e Matteo Angherà, “Non c’è più religione”, che ha preceduto la realizzazione fatta dagli stessi nel 2012: “La Vedova Nera”. A chiudere il corteo il carro di Ruben Eugenio Mariotti “Sull’onda dell’antipolitica” e l’allegria della “Musica Arabita”. La festa si è spostata poi in piazza XX Settembre per l’esibizione travolgente di Alessandro Ristori e dai suoi musicisti, la band dei “Portofinos”, ospiti della III domenica di sfilate che hanno scaldato il pubblico presente con il loro “rock & roll”. Ristori ha ballato e cantato in stile “Elvis” coinvolgendo il pubblico.

La partecipazione del pubblico è stata premiata con la proclamazione della “Tribuna più bella”. Il palco vincente è stato il numero 24 “Nel bosco incantato tra fate e folletti” a cui è andato il premio in palio: un premio escursione a scelta “Le bellezze delle Marche” per 15 persone offerto dall’Agenzia Viaggi TuQui Tour. Premiata anche la “Vetrina più bella”, quella di “Primigi” realizzata dai negozianti della città in occasione dei 90 anni della Musica Arabita. A concludere la terza e ultima giornata di sfilate è stata l’estrazione della “Lotteria del Carnevale” di Fano, avvenuta in piazza XX Settembre. Il 1° premio, un buono spesa di 3.000

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euro spendibile nei Conad di Sant’Orso o Flaminio, è andato al biglietto serie “Coviello” numero 744. 2° estratto è stato il tagliando serie “Scaramuccia” numero 934 che avrà, in premio, una fornitura di un anno di Luce e Gas, offerta da chebolletta, main sponsor del Carnevale 2013. Il terzo premio, un week-end per 2 persone alla Riserva Privata San Settimio, è stato assegnato al biglietto serie “Brighella” numero 125. 4° biglietto estratto è stato quello serie “Beppe Nappa” numero 652 mentre il 5° è stato quello con serie “Coviello” e numero 955. Ai loro possessori andrà, rispettivamente, una citybike da uomo e una city-bike da donna messe in palio da Bargnesi di Cascioli.


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LO SCONTRO

UNA RICETTA OBSOLETA

La Confcommercio va all’attacco “L’outlet non s’ha da fare” “E’ sorprendente come le vecchie ricette che hanno dimostrato il loro fallimento trovino consensi a destra e a manca”. A dimostrazione che quando si parla di sviluppo e di crescita la differenza non è tra destra e sinistra ma tra chi è ancorato al passato, alle vecchie fallimentari ricette e chi guarda al futuro sostenibile. Un futuro in cui non è più possibile ripetere pedissequamente gli errori del passato. E il consigliere Rognini del Pdl , sostenitore dell’outlet, dimostra di essere uomo del passato. Perchè l’outlet è una ricetta obsoleta e deleteria per il territorio e l’economia”. Così Amerigo Varotti, direttore provinciale di Confcommercio replica al consigliere Rognini che, recentemente, con una intervista al Carlino, aveva rilanciato l’ipotesi di costruzione dell’outlet a Marotta di Mondolfo. “Ognuno è libero di pensarla come vuole - dice Varotti - ma non si può contrabbandare una pura e semplice speculazione

Una parte dell’area e, qui sopra, Amerigo Varotti

edilizia come una opportunità per l’occupazione, l’indotto e addirittura il turismo. L’ outlet brucia solo territorio, cementifica

un’altra area, non porta indotto, uccide i centri storici delle città, determina la chiusura di migliaia di imprese (dire il contrario è

follia), non crea occupazione ( perché è superiore quella che distrugge), non porta nulla al turismo. Basta con questa sciocchezza che un outlet porta turisti!! Porta solo clienti che restano solo dentro al villaggio commerciale (dove non ci sono imprese locali) e che poi se ne ritornano a casa.

Punto. Comunque, non solo per interesse di categoria ma per non commettere gli errori del passato sul presunto “Bene del territorio” (grazie al quale si sono fatte grandi nefandezze) noi proseguiamo la nostra battaglia auspicando il blocco dell’iter amministrativo. L’outlet non s’ha da fare”.

“Brucia solo territorio Cementifica un’altra area Non porta indotto Uccide i centri storici Fa chiudere le imprese”

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L’informazione per il territorio e la sua gente

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LO STUDIO

Dov’è la Basilica di Vitruvio? Chebolletta finanzierà le ricerche L’assessore Rossi: “Momento importante, può cambiare la storia della città” Sara Parroni: “Siamo onorati di poter dare il nostro contributo” FANO E' l'unico edificio del quale Vitruvio (architetto e teorico vissuto nel I secolo a. C.) ha scritto di averne curato la costruzione. Lo ha fatto dedicandogli ben cinque paragrafi sul De Architectura, trattato divenuto il punto di riferimento dell'architettura occidentale. Da anni ci si interroga su dove possa essere collocata la Basilica di Vitruvio ma ad oggi nessuno ha mai effettuato delle ricerche concrete per capire cosa ne rimane e, soprattutto, in quale punto del centro storico possa trovarsi. Grazie alla perseveranza dell'assessore provinciale alla Cultura Davide Rossi e alla disponibilità di chebolletta, azienda fanese impegnata nel campo della luce e del gas, sarà ora possibile iniziare le ricerche di questo importante patrimonio storico culturale. Chebolletta è un player energetico fanese sempre molto attento al territorio ed ha già legato il suo nome al mondo della cultura diventando socio della Fondazione Teatro della Fortuna. "Quando l'assessore provinciale Rossi ci ha contattato per coinvolgerci in questo importante progetto – racconta Sara Parroni, Amministratore delegato di chebolletta – ci siamo sentiti onorati di poter dare il nostro contributo ed abbiamo aderito con entusiasmo. Noi siamo un'azienda giovane che però si è ritagliata sin da subito uno spazio importante nel mercato della luce e del gas

Davide Rossi

Secondo uno studio i resti della Basilica potrebbero trovarsi sotto piazza Avveduti

Sara Parroni

Un prospetto della Basilica

anche perché, a differenza di altre realtà, garantiamo uno sconto fisso del 10% sulla base delle ultime bollette che gli utenti ci portano prima di trasferirsi con noi. Un'altra politica dell'azienda è quella di ripartire una parte degli ultimi sul territorio e così stiamo facendo con sponsorizzazioni nel campo dello sport e della cultura. Per questo motivo quando si è presentata l'occasione di poter contribuire al progetto legato alla Basilica di Vitruvio abbiamo accettato subito perché riteniamo che non ci si possa tirare indietro quando si può fare qualcosa

di utile per la tua città". Chebolletta finanzierà le ricerche che serviranno per stabilire dove e cosa è rimasto della Basilica. "Ad oggi ci sono solo degli studi effettuati dall'Università di Ancona – dice Rossi – da cui si evince che i resti della Basilica potrebbero trovarsi sotto piazza degli Avveduti o, al limite, in un'area privata poco distante. Per anni siamo rimasti fermi ad interrogarci su cosa potrebbe essere ancora rimasto di quell'imponente edificio. E' per questo che la disponibilità di chebolletta deve essere vista da tutta la città come una

grande occasione per scoprire, una volta per tutte, quello che resta di un'opera che interessa tutto il mondo scientifico. Non dobbiamo comunque illuderci: difficilmente si troveranno resti di una certa consistenza. Ciò non toglie che un qualsiasi ritrovamento rappresenterebbe una scoperta di livello internazionale". Rossi lancia anche un appello al Comune di Fano “affinché ci sia un coinvolgimento attivo dell'ente in un progetto che rappresenta una grande opportunità per la città”.

Dopo aver coinvolto la società chebolletta, l'assessore Davide Rossi, insieme a Paolini Clini dell'Università di Ancona, hanno informato il direttore generale delle Marche per il Ministero dei Beni Culturali Lorenza Mochi Onori e l'ispettrice della Sovrintendenza Archeologica Maria Gloria Cerquetti, che hanno dato il loro nullaosta per avviare le ricerche. "Come prima cosa – aggiunge l’assessore Davide Rossi - verranno fatte delle indagini con il georadar da parte dell'Università di Ancona per capire in quali punti potrebbero trovarsi i resti della Basilica. Se le indagini daranno i frutti sperati una squadra di archeologici nominata direttamente dal Ministero dei Beni Culturali in collaborazione con l'Università di Ancona e quella

di Urbino, effettuerà dei saggi di scavo nel sottosuolo. Ringrazio Chebolletta per la grande sensibilità mostrata: grazie al lor finanziamento saremo finalmente in grado di accertare se i resti dell'opera di Vitruvio sono ancora presenti nella nostra città". “Ci troviamo davanti ad una svolta importante – aggiunge il professor Paolo Clini, docente dell'Università di Ancona -. Queste ricerche permetteranno di capire una volta per tutte se la Basilica di Vitruvio c'è effettivamente mai stata. Saranno comunque indagini fondamentali per chiarezza sull'aspetto urbanistico della Fano romana. “Per la nostra città è un'occasione unica anche dal punto di vista del turismo culturale-scientifico”.

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qui FERMIGNANO

Abbattuta anche “La Vela” Addio alla memoria storica Evidentemente i sindaci per essere ricordati a futura memoria debbono distruggere o radere al suolo dei veri e propri monumenti della città FERMIGNANO Evidentemente a Fermignano, i sindaci, per essere ricordati a futura memoria debbono per forza di “maggioranza” distruggere e radere al suolo quella che è definita “memoria storica” della città. Soprattutto attraverso monumenti che hanno letteralmente coniugato la loro importanza, bellezza ed architettura con il quotidiano del borgo e della comunità. Sia essa architettura o archeologia industriale che dirsi voglia. A Fraternali Orcioni Talbino, area Dc, ed alla sua maggioranza si deve l’abbruttimento della piazza principale della città. Per un palazzo comunale nuovo, ma fuori da ogni contesto di amalgama strutturale, si demolì il vecchio palazzo delle scuole. Quella che era uno spiazzo davvero pregevole per la sintonia delle logge e delle abitazioni primo ‘800, divenne uno slargo turpe. Solo ora, dopo mezzo secolo, ci si accorge cosa poteva essere quella piazza che, per voleri forti, non è mai stata bella ed unica. Il sindaco Giovanni Bischi, socialista, altresì, partecipò con il centrosinistra alle varianti che avrebbero messo ko l’intera sfavillante archeologia industriale dell’Industria Pastificio Falasconi per un centro commerciale modernissimo che non può vantare nemmeno il minimo valore di esteticità con l’allora grandiosa composizione organica del pastificio. Da ultimo Giorgio Cancellieri, il leghista più a sud del belpaese. Valori ed ideali del territorio? Messi in angolo per la condizione di dare al paese decisionismo senza ripensamenti. In men che non si dica una pala meccanica ha inferto, un

anno fa circa, i colpi decisivi ai quattro assi che reggevano La Vela dell’ex Lar Mobili facendola planare come attorcigliante maceria sul terreno sottostante. Eppure nulla si muove nella succitata ex area industriale. I cittadini, presenti all’incontro del

progetto, alcune stagioni fa, avevano storto la bocca sull’eventualità di una completa dismissione di questo pezzo storico, al quale nemmeno il nevone targato 2012 aveva scalfito, a differenza di buona parte dell’ex Lanificio Carotti

almeno un mattone o una mattonella di quel monumento industriale caratteristico ed inconsueto. A proposito di Carotti c’è già chi scommette per quanti secoli resteranno alla mala – veduta i resti dell’opificio della seta. Non è proprietà del

Comune? Bene. Perché, allora, non si notificano ai proprietari ordinanze di sistemazione o di messa in sicurezza di ciò che è restato dello stabile colpito senza tregua da “Generale Inverno 2012”. L’attuale primo cittadino sarà ricordato anche per “com’era verde la mia valle”. Dopo aver difeso la piana di Asdrubale da insediamenti industriali artigianali è riuscito a non fermare l’installazione di numerosi pannelli fotovoltaici tanto che la sua contrada San Silvestro

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è stata battezzata sarcasticamente la “Silvestro’s Valley” di Fermignano con una sola differenza: il fenomeno imprenditoriale ha ucciso la bellezza di un mare infinito ed ondulato di verde. Stessa cosa per i prati confinanti con “Villa Isola” dove, si dice, avesse soggiornato il poeta Torquato Tasso. Ora portarsi verso l’abitazione signorile è come navigare in mezzo ad un mare di lastre in silicio. Così va il mondo…fermignanese. (e.g.)


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L’INIZIATIVA

Un sentiero fluviale per unire il Metauro all’antico Palazzo Ducale di Urbania Presentato dal Comune, in collaborazione con la Comunità Montana, un progetto per valorizzare aree da tempo abbandonate attraverso la riapertura del vecchio collegamento. Gli interventi saranno a basso impatto ambientale

URBANIA “Il sentiero del Duca” è un progetto di sentiero fluviale che unisce il Parco al Palazzo Ducale dell’antica Casteldurante, oggi Urbania. La città di Urbania ha presentato in collaborazione con la Comunità Montana, per concorrere ai finanziamenti di un bando europeo PSR, un progetto di percorso sul fiume che unisce due storici monumenti rovereschi. Il progetto ha come obiettivo la valorizzazione storicoculturale, ambientale e paesaggistica delle aree marginali da tempo abbandonate lungo il fiume Metauro attraverso la riapertura del vecchio camminamento che collegava, appunto, il Palazzo Ducale con il Parco Ducale di Casteldurante, oltre ad altri percorsi secondari per migliorare l’accesso del fiume dalla città moderna. Si potrà così visitare la città storica di Urbania, le sue chiese, le sue piazze e i suoi portici, entrare nei cortili e

In alto una veduta di Casteldurante (anno 1626) opera di Francesco Mingucci; qui sopra l’ingresso al Torrione Mozzo di Palazzo Ducale; a destra - in alto - il sindaco di Urbania Giuseppe Lucarini nelle sale del Palazzo Ducale, percorrere la rampa elicoidale di Francesco di Giorgio Martini, scendere nelle cantine e da qui, lasciata alle spalle la città murata, immergersi nella natura del fiume Metauro, seguendo a ritroso le acque cantate dagli scrittori della corte roveresca tra ‘500 e

‘600, per arrivare infine alla cinta muraria del Parco Ducale, antica riserva di caccia della famiglia Montefeltro dal XV° secolo, al cui interno sorge il Convento dei Frati Zoccolanti e la Chiesa di San Giovanni Battista. La nuova rete di percorsi avrà una lunghezza complessiva

di circa 2.860 metri compresi nell’area del Fiume Metauro, di cui 840 metri già realizzati e fruibili all’interno del Parco Ducale ed altri 400 metri già utilizzabili tra il Palazzo Ducale e l’area di Via Roma – Ospedale – Chiesa del SS. Crocifisso. Gli interventi previsti saranno a basso impatto ambientale e

prevedono la riapertura di vecchi percorsi e sentieri, il mantenimento di quelli esistenti attraverso le tradizionali tecniche di lavorazione forestale (tracciamento sentiero, taglio di rami e di arbusti, sfalcio erba, messa in sicurezza del tracciato) in modo da renderli fruibili per pedoni e mountain bike; il percorso potrà essere impiegato anche come strada di servizio per l’attività di controllo e manutenzione della rete fognante cittadina. Questi sentieri si collegano con la rete urbana dei percorsi ciclo-pedonali della città di Urbania e poi da questi si uniscono con i sentieri della rete escursionistica creata dalla Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro che attraversano tutta l’Alta Valle del Metauro da Urbino sino al valico di Bocca Trabaria. Questi nuovi percorsi

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integrano la rete ciclopedonale cittadina che il Comune di Urbania ha iniziato a realizzare sin dal 1994, rete che oggi ha raggiunto un’estensione di quasi sette chilometri, circa un metro a testa per ogni durantino, portando Urbania ad essere uno tra i comuni più virtuosi nella mobilità sostenibile a livello regionale. Il progetto del percorso fluviale del Comune di Urbania ha un costo stimato di circa 25.000 euro ed è parte del progetto promosso dalla Comunità Montana Alto e Medio Metauro per il potenziamento delle infrastrutture e per l’incentivazione delle attività turistiche (importo stimato di circa 400.000 Euro) cofinanziato dalla Regione Marche attraverso il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013. (e.g.)


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LO SCONTRO

L’unificazione di Marotta preoccupa Mondolfo: porterebbe il Comune al dissesto finanziario Il Comitato cittadino mondolfese contesta le scelte della Regione. Un braccio di ferro che rischia di compromettere anche il futuro della comunità MONDOLFO “La Costituzione della Repubblica (Tit. V, art. 133), nell’assegnare alle regioni la materia delle variazioni delle circoscrizioni comunali, stabilisce che debbano essere chiamate ad esprimersi in un referendum consultivo riguardante una specifica proposta di legge “le popolazioni interessate”: quel plurale non è messo a caso, ha un significato preciso e dovrebbe escludere che a votare in questi casi sia unicamente la popolazione di un quartiere o frazione, quella che si propone di staccare da un comune e di annettere ad un altro”. E’ quanto si legge in un documento del Comitato cittadino mondolfese, a firma di Roberto Bernacchia. “Nel 1981 ebbe luogo un referendum consultivo regionale, avente come oggetto la proposta di aggregazione di Marotta di Fano al Comune di Mondolfo. In quell’occasione furono chiamati al voto tutti gli elettori dei due comuni: così stabilì il Consiglio regionale e non fu una decisione presa “a capocchia”, bensì teneva conto della ratio legis, della giurisprudenza in materia e del parere di illustri costituzionalisti, fra cui Massimo Severo Giannini. “Un’analoga proposta di legge regionale ebbe una riproposizione negli anni ’90 del secolo scorso, anche se allora non si arrivò alla raccolta di firme e quindi al referendum. “Poi, nel 2010, il Comitato “Marotta Unita” ha di nuovo formulato una proposta di legge di iniziativa popolare per la secessione di Marotta

da Fano e l’annessione a Mondolfo, riprendendo (senza molta fantasia) le stesse espressioni e le stesse virgole della proposta bocciata nel 1981; cambiavano solo i confini della zona da annettere, questa volta sensibilmente ridotti (veniva escluso, più o meno malamente, l’abitato di Ponte Sasso, in quanto è arbitrario stabilire dove finisca Marotta e dove inizi Ponte Sasso). “Già negli anni scorsi i promotori di “Marotta Unita” si legge sempre nel documento diffuso dal Comitato cittadino mondolfese - avevano reso esplicito il loro fine di far votare solo gli elettori marottesi al referendum consultivo per la cosiddetta “unificazione”, oppure che venissero conteggiati i soli voti “pesanti” di chi si pensava che votasse a loro favore. Non vorremmo ora che quel proposito andasse in porto con la compiacenza dei politici della Regione Marche e, in primis, del presidente del Consiglio (o Assemblea legislativa) regionale Vittoriano Solazzi. “La Regione, in realtà, è stata finora compiacente nei confronti del Comitato “Marotta Unita”, accogliendo nella delibera consiliare tutte le analisi (discutibili) e i dati del suddetto Comitato: quella delibera, infatti, stabiliva che per “popolazioni interessate” si dovesse intendere la sola popolazione di Marotta di Fano, ossia della zona che dovrebbe essere annessa al Comune di Mondolfo. In altre parole, la Regione Marche si è più preoccupata dell’esito

del referendum che delle questioni di diritto. Ora, gli effetti giuridici di tale delibera sono stati sospesi dal TAR regionale, per cui il referendum fissato per il 19 maggio non ha avuto luogo, a causa dei gravi difetti di istruttoria nell’iter che ha portato all’approvazione della delibera stessa. Insieme alla sospensiva il TAR ha ingiunto alla Regione di riformulare la delibera relativa allo stesso oggetto, includendo le popolazioni delle frazioni limitrofe (del comune di Fano, intendiamo noi secondo il senso comune, ossia Ponte Sasso e Torrette), accogliendo quindi in parte il ricorso presentato dal Comune di Fano, il quale chiede che tra le “popolazioni interessate” si debbano includere tutte quelle

residenti nel comune fanese a sud del Metauro. “Tuttavia le manovre dei marottisti non sono finite qui. Essi ora avanzano la pretesa che a votare al prossimo referendum siano, oltre che le popolazioni di Ponte Sasso e Torrette, anche quella di Marotta di Mondolfo: praticamente si pretende che a votare siano solo i Marottesi! E tutto questo viene fatto passare per democrazia, mentre ne è la negazione! “Semmai ci vediamo delle overdosi di demagogia propinate alla popolazione marottese. “E i Mondolfesi? Nessuno se ne preoccupa. E questa è un’anticipazione di come saremo trattati nel futuro Comune. Dunque, i Mondolfesi non godono dei

diritti più elementari riconosciuti in un sistema democratico: non possono esprimere il loro punto di vista, eppure il Comune è anche il loro. Ed è un Comune che, qualora passasse la proposta di annessione di Marotta di Fano, cambierebbe radicalmene assetto amministrativo e fisionomia. Oltretutto subirebbe un dissesto finanziario di proporzioni immani, dal momento che l’annessione non sarà gratuita e indolore: il Comune di Fano ha già annunciato (delibera consiliare n. 125 dell’11/05/ 2011) che, nel caso ciò avvenga, pretenderà da Mondolfo un “risarcimento” di diversi milioni di euro per la perdita di beni patrimoniali e per gli investimenti realizzati

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in quella porzione di territorio. Proviamo a immaginare quali ripercussioni avrà tutto questo sull’economia delle famiglie e dei singoli cittadini, attanagliati da una crisi economica senza precedenti! “In questa situazione - si legge ancora nel documento del Comitato cittadino mondolfese diventa necessario e vitale che i Mondolfesi si diano una salutare sveglia, poiché ormai è chiaro che non possono aspettarsi alcun giusto sostegno da parte dei partiti e della classe politica locale. Troppi ormai sottovalutano furbescamente cosa si nasconde dietro questo colossale imbroglio e i pochi che sanno tacciono per viltà e conformismo. “Occorre manifestare con forza la propria opposizione ai tentativi di stravolgere l’assetto amministrativo del nostro Comune, con Mondolfo ridotto a frazione di una “città mai nata”, ovvero di una periferia-dormitorio. E qualora la Regione volesse dar corso all’infamia di far votare i soli Marottesi al referendum consultivo, dovremo passare a forme di protesta più energiche e rumorose, fino alla riconsegna dei certificati elettorali. “E’ in gioco il destino futuro della nostra comunità. Non possiamo accettare - si legge sempre nel documento del Comitato cittadino mondolfese - il “suicidio assistito”che ci viene prospettato e aspettare le mosse di chi sogna da tempo la fine della nostra comunità. E’ venuto il momento di gridare e agire!”


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L’ESCURSIONE

In bicicletta alla scoperta dei tesori dell’antica Flaminia Grazie ad un servizio di Adriabus, ogni sabato e domenica, sarà più facile seguire il percorso archeologico, particolarmente ricco di fascino. Nel corso dei secoli la strada ha subito notevoli trasformazioni ma permangono numerosi tratti e manufatti originali da visitare nei vari centri attraversati

FANO Sarà più bello e più facile visitare l'antica Flaminia, la strada romana che da Roma portava a Fano e poi a Rimini. Nel corso dei secoli la strada ha subìto notevoli trasformazioni ma permangono numerosi tratti e manufatti originali da visitare nei vari centri attraversati. Ora, grazie a un servizio che Adriabus avvia per la stagione estiva, ogni sabato e domenica sarà più facile seguire il percorso archeologico; si carica la propria bici su un apposito carrello a Pesaro, Fano e in altri centri della vallata del Metauro, si scende a Cantiano e si può cominciare il tragitto verso la costa visitando splendidi paesi,

resti archeologici imponenti e luoghi suggestivi come la Gola del Burano e del Furlo. Il tragitto in bici, una settantina di km, è alla portata di tutti perché si pedala senza sforzi in continua leggera discesa su strade a basso traffico. Il flusso turistico può essere anche in senso inverso, perché di questa opportunità possono approfittare gli abitanti dell'entroterra per recarsi al mare; infatti il servizio è allargato alla vicina Umbria, visto il notevole interesse suscitato in associazioni di cicloamatori di Gubbio. Si parte da domani, sabato 25 maggio, con i seguenti orari: ore 7,30 da Pesaro, 7,45 da Fano con arrivo a Gubbio alle ore 10,15; per il percorso inverso, partenza 10,30 da Gubbio; la corsa serale parte da Pesaro alle ore 18 per giungere a Gubbio alle 19,45. Il costo è di 10 euro per la corsa

semplice e 15 euro per l'andata e ritorno (valido anche per la partenza di sabato ed il ritorno di domenica). E' in fase di sviluppo l'app per l'acquisto del biglietto con prenotazione del posto via smartphone; l'utilizzo dei QR code distribuiti sul territorio per favorire l'accesso ad informazioni turistiche dei luoghi attraversati; lo studio di pacchetti combinati di trasporto bici, visita ai musei ed eventuali prenotazioni alberghiere. Ad incoraggiare questa proposta di viaggio bus + bici è la continua espansione del cicloturismo, già ampiamente diffuso dove la politica ha saputo rispondere per tempo alle esigenze di un'utenza di livello medio-alto sia in senso culturale che economico. In Germania sono due milioni i turisti che scelgono di fare le loro vacanze in bicicletta e naturalmente vanno dove

esistono piste ciclabili e servizi adeguati. In Italia, a parte alcune regioni del nord, c'è ancora molta strada da fare, ma sono enormi le potenzialità di sviluppo, viste le risorse ambientali e culturali diffuse ovunque. Nella nostra provincia si inizia dall'antica via Flaminia. Il viaggio inaugurale c’è stato domenica. Hanno partecipato rappresentanti delle amministrazioni locali, dell’Itc Battisti di Fano (che ha coordinato l’iniziativa), del Centro studi vitruviani (che al Battisti cura una mostra permanente sull'antica Flaminia), di Argonauta (che dell'antica Flaminia già ospita un'importante banca dati sul p o r t a l e lavalledelmetauro.org) e dell’associazione For-Bici Fano (aderente alla Federazione italiana amici della Bicicletta, FIAB). Non c’è dubbio che questo percorso ricco di fascino riuscirà ad attrarre nuovi visitatori che si spera possano contare in un futuro non troppo lontano su vere piste ciclabili, sia lungo la costa (Pesaro-Fano docet: urge il completamento della ciclabile Fano-Marotta) che verso l’entroterra, grazie all’utilizzo della dismessa ferrovia Fano-Urbino.

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IL PRESTIGIOSO RECUPERO

Palazzo Cassi rinasce

Restituito alla comunità di San Costanzo grazie alla Fon di VINCENZO PREDILETTO SAN COSTANZO Un doveroso plauso riconoscente va al meritorio e lungimirante impegno finanziario – esempio di illuminato mecenatismo culturale- sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano negli ultimi quattro anni grazie ad un perfetto intervento di recupero,restauro e risanamento conservativo. Nella splendida cornice di Piazza Giulio Perticari e di Piazzale della Vittoria di San Costanzo si è svolta l’inaugurazione ufficiale del bellissimo Palazzo Cassi, storica dimora patrizia costruita nel 1700 dalla nobile famiglia pesarese Cassi, con una lunga ed avvincente cerimonia alla quale hanno partecipato le maggiori autorità e personalità religiose,civili e militari del territorio e della provincia di Pesaro. Il programma del “grande evento celebrativo” in Piazza Perticari è iniziato alle 16,45 con la solenne introduzione del Gonfalone e del Tricolore, l’emozionante Alza Bandiera e l’esibizione a lungo applaudita della Banda Comunale guidata dal direttore Claudio Sanchioni; dopo il pubblico ha seguito in silenzio con sorprendente attenzione la prima parte del Concerto dell’Orchestra di fiati del Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro condotto magistralmente dal direttore Vincenzo Piaggesi. Il discorso del sindaco, avv. Margherita Pedinelli, con un sincero saluto rivolto ai cari concittadini presenti e a tutti gli intervenuti, è stato davvero brillante e schietto,- come di sua consuetudine , ha precisato lei stessa. Ha, infatti, messo in risalto che la rinascita e l’apertura lungamente attesa del maestoso e storico Palazzo rappresentano il coronamento di un sogno che oggi è divenuto finalmente concreta realtà grazie soprattutto allo

straordinario impegno finanziario della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano con un esborso di oltre 2 milioni e mezzo di euro, che in perfetta e lungimirante sinergia con l’Amministrazione Comunale di San Costanzo ha così perseguito l’intento di salvare dall’inevitabile decadenza lo storico edificio nobiliare settecentesco recuperandolo con tecniche moderne , rendendolo usufruibile a tutti e contribuendo, si spera vivamente, al risveglio culturale e sociale della comunità ed alla formazione futura delle giovani generazioni. All’intervento del Sindaco ha fatto seguito il saluto del Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, ing. Fabio Tombari il quale, prima di consegnare personalmente al Sindaco le chiavi originali di Palazzo Cassi, ha anticipato al pubblico che l’intera struttura restaurata in modo funzionale sarà interamente utilizzata a fini culturali e sociali, sicchè il piano interrato è stato adibito a magazzino e laboratorio per oggetti e reperti archeologici ritrovati nel territorio

circostante, il piano terreno è destinato alla biblioteca ed alla mediateca e comprende ampie sale per conferenze ed esposizioni artistiche, il primo piano sarà utilizzato come museo-pinacoteca mentre il secondo piano costituirà la sede delle varie associazioni culturali e sociali del territorio locale. Il bellissimo cortile interno, anch’esso restaurato come l’intero Palazzo con uso di materiali e tecniche analoghe a quelle originali, verrà utilizzato per eventi culturali e concerti. Il Sindaco ha successivamente dato la parola, ringraziandolo di cuore insieme al Presidente Tombari per la squisita sensibilità e l’impegno profusi nel sostenere con c o n s i d e r e v o l e determinazione il recupero splendidamente portato a termine di quest’importante bene storico e culturale, al prof. Alberto Berardi, vice presidente della Fondazione nonché Presidente del Centro Studi “Giulio Perticari”. Egli ha così presentato brevemente il prezioso contenuto, ricco di ben 22 capitoli, del voluminoso testo “Palazzo Cassi a San

Costanzo” curato dal medico sancostanzese Paolo Vitali, appassionato cultore di storia locale, il quale ha portato a termine una laboriosa ed appassionata ricerca sia sulla storia di Palazzo Cassi sia sugli avvenimenti ed i tanti personaggi storici- come il generale Guglielmo Pepe, il compositore pesarese le cui opere spesso venivano rappresentate nel vicino Teatro della Concordia, il giovane Giacomo Leopardi, il poeta Vincenzo Monti, la figlia Costanza moglie del letterato Conte Giulio Perticari che lì morì il 26 giugno del 1822che vi abitarono o soggiornarono. Il prof. Berardi ci tiene a precisare che in origine i Palazzi erano due: Palazzo Mei e Palazzo Diottalevi, acquistati successivamente e ristrutturati dal pesarese Francesco Cassi che ne fece la residenza estiva. Poi giustamente riserva una doverosa attenzione sulla consistente documentazione raccolta con fiuto e sagacia dal dott. Paolo Vitali relativamente alla malattia ed alla morte di Giulio Perticari ed al processo cui fu sottoposta dolorosamente la

Alcuni momenti della giornata di festa organiz l’apertura del restaurato Palazzo Cassi. In alto - a s del Conservatorio Rossini di Pesaro diretta dal m Qui sopra l’intervento del presidente della Fondaz Fano, ing. Fabio Tombari e piazza Perticari gremita. A di San Costanzo avv. Margherita Pedinelli insiem alcune collaboratrici e collaboratori dell’organizzazi Vitali, autore del libro su Palazzo Cassi con l’artis intervenuti alla riuscitissima manifestazione (Foto d

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e a nuova vita

ndazione Cassa di Risparmio di Fano splendida moglie Costanza Monti accusata ingiustamente di veneficio ed ora definitivamente ed in modo chiaro scagionata, a distanza di circa 190 anni. Il suo racconto continua fino agli anni recenti,con il passaggio di Palazzo Cassi, sede temporanea del Comune, ad opera dell’ex primo cittadino ed attuale vice-sindaco Giuliano Lucarini, nel dicembre 2008alla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano che togliendolo da un malinconico abbandono e da un definitivo degrado in appena 4 anni e mezzo ha curato e finanziato un restauro funzionale mirato alla restituzione di una bellissima struttura polifunzionale alla Comunità, grazie innanzitutto al fatto che “l’intelligenza e la determinazione di pochi hanno fatto il miracolo di cui godranno le generazioni presenti e quelle future”. La parola è passata quindi al dott. Paolo Vitali, uno dei fondatori del “Centro Studi Giulio Perticari nonché dal 2000 Consigliere Generale della “Fondazione Cassa di Risparmio di Fano”, autore e coordinatore della ricerca storica,bibliografica e documentale del progetto editoriale che ha realizzato per l’evento celebrativo il volume “Palazzo Cassi a San Costanzo” pubblicato naturalmente dalla Fondazione. Egli ha ribadito,

come prima di lui il prof. Berardi, che si tratta di un’opera veramente unica e pregevole che ripercorre la storia del Palazzo e del territorio sancostanzese dal 1700 fino all’epoca contemporanea, sicchè costituisce indiscutibilmente un punto di riferimento basilare per tutti coloro che vorranno studiare ed approfondire il passato confrontandolo con il presente. Ha pure riservato una lieta sorpresa a tutta la comunità rivelando e consegnando con piacere ed emozione al Sindaco Margherita Pedinelli la copia del documento storico risalente al 1676 che riproduce l’autentico ed originario stemma del Comune di San Costanzo. Infine, l’Orchestra di fiati ha potuto proseguire la seconda parte del concerto terminando un po’ prima del previsto con l’esecuzione di “Nessun dorma” di Giacomo Puccini a causa della pioggia imminente che ha bagnato nei minuti successivi la cerimonia del taglio del nastro e la benedizione impartita dal Vescovo della Diocesi di Fano monsignor Armando Trasarti, avvenuta in piazzale della Vittoria davanti al portone di ingresso del Palazzo. La gran marea di folla vogliosa di partecipare al ricevimento si è in parte disposta pazientemente in lunga fila per ritirare il

prezioso volume “Palazzo Cassi a San Costanzo”- dono davvero generoso della Fondazione- negli spazi appositamente allestiti a piano terra, mentre un consistente gruppo di persone, precedute dalle autorità e dai relatori, si dirigeva al piano nobile per ammirare le ricche sale con i soffitti restaurati, i quadri della pinacoteca nonché le interessanti mostre di Natale Patrizi, in arte Agrà,che ho rivisto dopo circa 15 anni dalla sua antologica al Museo d’arte moderna di Senigallia, e di Fabrizio Basili. Durante il percorso nei piani espositivi mi sono soffermato per congratularmi con l’elegante e brillante Sindaco del pregevole evento celebrativo, a cui peraltro il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fatto pervenire la sua medaglia di rappresentanza, con il dott. Vitali,quindi con il Presidente della Fondazione ing.Fabio Tombari e con il prof. Alberto Berardi, ai quali ho dato una copia del mio articolo riguardante la presentazione a Fano,nella settimana scorsa, di “Incontri”, l’ultima opera letteraria appunto del prof. Berardi. Dopo il Ricevimento a Palazzo, la serata si è conclusa piacevolmente con un confortevole momento conviviale all’interno del bellissimo cortile dove dietro ogni tavolo e gazebo tante belle ragazze ,donne gentili

e sorridenti ed anche uomini ,nel porgere agli intervenuti tante delizie gastronomiche, sfoggiavano ammiratissimi abiti d’epoca e costumi

zzata a San Costanzo per sinistra - l’Orchestra di fiati maestro Vincenzo Piaggesi. zione Cassa di Risparmio di A destra - dall’alto - il sindaco me al prof. Alberto Berardi; ione. A destra il dottor Paolo sta Natale Patrizi ed alcuni di VINCENZO PREDILETTO) l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte

tradizionali delle campagne che s’intonavano perfettamente con lo stile ed i colori del restaurato Palazzo.


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IL CONGRESSO DELLA CNA

Dalle piccole imprese rin

Nonostante i dati drammatici dell’ultimo periodo. Alberto B ACQUALAGNA Il XX Congresso provinciale della Cna di Pesaro Urbino ha visto l’emotivo arrivederci di un agguerrito Giorgio Aguzzi, presidente uscente, “dopo due mandati ed 8 anni di grandi, entusiasmanti esperienze”. Al suo posto subentra l’altrettanto deciso, Alberto Barilari, imprenditore nel settore della meccanica. Il passaggio del testimone è stato pressocché indolore ed unitario visto che lo stesso Barilari era un uomo della presidenza. Snocciolati numeri drammatici: - 60,50% nel manifatturiero; - 30,80% nelle costruzioni; -39,90% nei servizi. Dati angosciosi dell’ultimo semestre 2012 che fanno riferimento alle imprese con meno di 20 addetti in provincia di Pesaro Urbino, la provincia dove le micro e piccole imprese sono state maggiormente provate dalla crisi in tutta la regione. La perdita occupazionale in Italia è stata pari ad un -9,20%; nelle Marche -9,80%; nella provincia di Pesaro Urbino del 12% in meno. Hai voglia te a non esalare pessimismo. Eppure, era, comunque logico, dall’appuntamento quadriennale della Cna provinciale (prima della “Ginestra” del Furlo di Acqualagna l’assise si era tenuta a Fano), esce fuori una rinnovata energia e, soprattutto, uno scuotimento alla politica (presente la senatrice Camilla Fabbri, fiore all’occhiello della “mission” Cna). Ha cominciato Alberto Drudi, presidente Camera di Commercio: “Invece di fatti concreti in economia, a Roma, si ci batte sui larghi tecnicismi delle riforme. Come eleggere il Presidente della Repubblica e l ’ i n n o v a z i o n e elettorale…Quando si parla di uomini, invece di far emergere il merito si continua a parlare di rottamazione”. Il segretario provinciale

Moreno Bordoni è stato ancora più energico: “Non continuiamo a nascondere il drammatico momento. Sono 10 semestri che si dice che la crisi terminerà; sono altrettanti 10 semestri, contrariamente, che attendiamo un raggio di sole. Il rigore è stato praticato, ora è necessario crescere. I politici debbono avere la stessa sensibilità per le micro aziende che chiudono nel silenzio più assordante”. Applausi scroscianti perché, giustamente, non esistono, sul territorio regionale, solo entità industriali, seppur importantissime, come Berloni e Merloni. Bordoni scuote gli astanti quando, parlando a braccio, ringrazia il presidente Spacca “per aver aumentato l’Irap”. I sussurri e le agitazioni in sala gli fanno comprendere di essersi confuso. Infatti gli ultimi provvedimenti della Regione in tema di economia riguardano la riduzione dell’Irap! Gian Mario Spacca

sorride e con quel poco di voce che gli resta dopo un piccolo attacco influenzale sottolinea: “L’Italia, in questo momento, ha la peggior caduta della propria ricchezza. Come Regione Marche ci eravamo illusi che questo tempo si superasse

prima. Non è stato così ma posso garantire che nessun settore, nessun lavoratore sarà lasciato solo”. Questo in risposta ad Aguzzi quando, nel suo intervento, ha dichiarato che “noi imprenditori siamo spesso soli nonostante le

promesse”. Spacca ha continuato portando le Marche a modello: “Siamo la prima regione che ha preso provvedimenti che faranno storia nel Paese: gli ammortizzatori sociali in deroga (90 milioni a questa

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nnovata energia

Barilari nuovo presidente provinciale

I quattro imprenditori premiati dal presidente della Giunta regionale Gian Mario Spacca e dal segretario generale nazionale della Cna Sergio Silvestrini. A sinistra Guido Angeli di Montecchio; sopra Mario Gulini di Urbino; sotto Sergio Mazzanti di Fano e Caterina Pagnini di Pesaro. Nelle altre foto: al centro l’intervento del presidente Spacca; a sinistra Spacca, Ricci, Drudi e Pierotti; sotto il presidente della Camera di Commercio Alberto Drudi durante il suo apprezzato intervento e il nuovo presidente provinciale della Cna di Pesaro e Urbino Alberto Barilari

provincia quando la liquidità era critica) e la riduzione Irap. Non basta più la resistenza. Occorre ora lavorare su un unico fattore primario: l’impresa. Tutti quanti dobbiamo fare un passo indietro e mettere l’impresa davanti a noi. La riduzione dell’Irap è apprezzabile ma simbolica vista la tassazione sulle imprese”. Non poteva mancare l’accenno alla riforma sanitaria: “Occorre agire con

maggior determinazione sul sistema sanitario regionale (nelle vicine Cagli e Fossombrone saranno fischiate le orecchie ndr). Basta campanilismi. Basta difendere gli egoismi dei territori. I 20 milioni di risparmio sulla sanità ci consentono di trovare risorse per abbassare l’Irap regionale. La Regione, ricordate, non è il vostro interlocutore dialettico, sta dalla vostra parte. Noi

saremo con i vostri dirigenti alla ricerca di nuove soluzioni”. Il tema del congresso, appunto, si coniuga benissimo alle parole di Spacca sulle risoluzioni: “il futuro è l’artigianato, il lavoro non si cerca, si crea”. E’ seguita, nella tarda mattinata, la premiazione di quattro artigiani, titolari di altrettante imprese, che sono iscritte da più anni alla Cna. Si tratta di quattro

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imprenditori rappresentativi del territorio: Mario Gulini di Urbino, Caterina Pagnini di Pesaro, Guido Angeli di Montecchio e Sergio Mazzanti di Fano. Con la loro pluridecennale adesione alla Cna hanno dimostrato particolare attaccamento all’associazione. Al termine, l’assemblea congressuale, ha provveduto al rinnovo degli organismi che guideranno l’associazione per i prossimi quattro anni. (e.g.)


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LA GRANDE ESPOSIZIONE

In mostra i capolavori

La consegna delle chiavi, tornato dal Louvre di Parigi, r insieme a due Annunciazioni. L’impegno della Fondazio di VINCENZO PREDILETTO FANO Di fronte ad un nutrito gruppo di giornalisti nella Pinacoteca San Domenico di Fano, il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, ing. Fabio Tombari, ha aperto la conferenza stampa organizzata dall’Agenzia di Comunicazione Culturalia di Norma Waltmann con sede a Bologna - in vista della solenne cerimonia d’inaugurazione della mostra “Guido Reni, La Consegna delle Chiavi. Un capolavoro ritorna”, prevista per il giorno successivo. Il Presidente ha subito precisato che attualmente in Italia sono in corso circa 400 mostre finanziate perlopiù da Fondazioni bancarie perché, visti gli effetti della crisi economica che ha intaccato pesantemente negli ultimi sei anni le casse e le risorse degli Enti statali, esse hanno comunque provveduto a sostenerle negli ultimi anni con entusiasmo ed in modo fattivo . Queste operazioni costituiscono per l’Italia la concreta possibilità di mostrare, far conoscere ed apprezzare tantissime opere d’arte ed alcuni capolavori da alcuni secoli ormai fuori dal nostro paese. Dopo la mostra su Guercino nel 2011 e quella su Simone Cantarini del 2012, quest’anno un evento davvero eccezionale con il rientro temporaneo per tre mesi e mezzo della splendida “Consegna delle Chiavi a San Pietro” realizzata da Guido Reni per l’altare maggiore della chiesa di San Pietro in Valle, asportata da Napoleone nel 1797 ed esposta presso il Louvre di Parigi. Ai lati del capolavoro assoluto del Seicento italiano due versioni della “ Annunciazione”, tele dipinte da Guido Reni sempre per la chiesa di San Pietro in Valleproveniente dalla Pinacoteca

Le due Annunciazioni presenti: quella del 1621 (Fano) e quella del 1628 (Ascoli Piceno). Al centro la grande opera di Guido Reni appena arrivata dal museo Louvre di Parigi: “Cristo consegna le chiavi a San Pietro”. La rassegna sarà visitabile fino al prossimo 29 settembre civica del Palazzo Malatestiano di Fano- quella a sinistra- e per una chiesa di Ascoli Piceno- quella a destra- conservata nei Musei Civici di Ascoli: ciò rappresenta peraltro una ghiotta occasione per studiosi e cultori d’arte per verificare lo stile e la maniera di dipingere dell’artista bolognese. Certo, non era ipotizzabile che fosse possibile ottenere in prestito il capolavoro custodito a Parigi, ma la Fondazione grazie alla fiducia ed ai meriti acquisiti nel corso degli anni è riuscita ad ottenere la completa collaborazione del Musée du Louvre di Parigi, assicurando doverosamente l’opera per una cifra elevatissima. Durante il periodo espositivo fino al 29 settembre che si concluderà con un’apposita cerimonia, sono previste delle conferenze ed un concerto

musicale per accrescere l’interesse nei confronti delle tre opere esposte e sarà promosso un convegno su Arte e Fede. A corredo ed integrazione della mostra è stato prodotto un ricco e consistente catalogo, edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, che contiene diversi saggi e approfondimenti di studiosi ed esperti del Seicento. Il ricavato delle vendite del catalogo andrà alla Croce Rossa Italiana grazie all’accoglienza e al bookshop assicurati dall’ Associazione culturale fanese ARCUS presente in San Domenico per tutta la durata della mostra. E’ stato pure predisposto, mediante un’utilissima brochure per i visitatori, un interessante itinerario guidato alla scoperta delle opere del Seicento fanese custodite al

Duomo, nella chiesa di San Paterniano, al Museo civico e a San Pietro in Valle, dove nel 1797 è stata realizzata dal pittore fanese Carlo Magini una fedelissima copia dell’originale “Consegna delle Chiavi” di Guido Reni. Al di là delle eventuali e possibili critiche sui costi dell’operazione complessiva (assicurazione delle opere, costi di guardiania e rimborso alla C.R.I. per un totale di 100.000 • ) il Presidente Tombari ribadisce che valeva certamente la pena spendere per la Fondazione una cifra discretamente consistente per avvalorare Fano come città d’arte e cultura, considerando che l’arrivo e la presenza di tante persone da fuori e di turisti stranieri forniranno un contributo determinante per far conoscere la città sotto tutti i punti di vista e non solo in

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i di Guido Reni

resterà esposto fino al 29 settembre one Cassa di Risparmio di Fano ambito culturale-artistico. Quindi è sempre proficuo investire per la cultura su un evento di elevata qualità, anche perché il catalogo sarà utilissimo alla Comunità ed alle giovani generazioni per la scoperta e lo studio di alcuni protagonisti della Scuola emiliano-bolognese e delle principali opere del Seicento fanese. La Dr.ssa Cucuzza, assessore alla Cultura del Comune di Fano, nel porgere il saluto del Sindaco e della Giunta ringrazia la Fondazione e, in particolar modo, l’ing. Tombari ed il prof. Alberto Berardi per l’impegno profuso nell’ideazione e nel coordinamento organizzativo dell’evento in collaborazione con il Museo del Louvre di Parigi, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche nonché la Soprintendenza per i Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici delle Marche, la Pinacoteca Civica di Fano, i Musei Civici di Ascoli Piceno e la Diocesi di Fano, Fossombrone , Cagli, Pergola per il loro fattivo contributo. Plaude poi al ritorno di un nostro quadro portato via 216 anni prima da un commissario napoleonico, per cui riteniamo che rappresenti un positivo risvolto di richiamo culturale ed economico per il comprensorio fanese; siamo , quindi, felici come Comune che l’esposizione del capolavoro di Guido Reni potrà portare concreti benefici a tutta la città. A dire il vero, secondo il nostro punto di vista, si sarebbe potuto mantenere il quadro dell’Annunciazione nella sua sede in Pinacoteca, magari per convogliare più gente all’interno per una visita al Palazzo Malatestiano. Per quanto riguarda, invece, la chiesa di San Pietro in Valle

che rappresenta un gioiello della città e va sempre più valorizzata, continuano ancora i lavori di restauro all’interno, ma si cercherà sempre di mantenere una parziale apertura al pubblico per la sua visita. La parola è poi passata al dr. Daniele Diotallevi , coordinatore delegato dalla Soprintendenza, il quale fa parte dell’apposito comitato scientifico costituito per l’occasione insieme con alcuni tra i più bravi esperti del settore:Maria Rosaria Valazzi, Andrea Emiliani, Daniele Benati, Franco Battistelli, Rodolfo Battistini, Giuseppina Boiani Tombari, Claudio Giardini, Stefano Papetti. Egli precisa innanzitutto che il Ministero dei Beni Culturali e la Soprintendenza ai Beni Artistici, avendo il precipuo compito istituzionale di tutelare e valorizzare i beni artistici e storici, grazie ad opportuni scambi con l’estero (in questo caso con la Francia)hanno colto al volo la possibilità di favorire la città di Fano avallando per la Fondazione l’impegno ad organizzare in modo adeguato tale mostra che si avvale peraltro dell’Adesione del Presidente della

Repubblica. Diotallevi sottolinea anche che il percorso burocratico è solitamente problematico, lungo e complesso per prassi a causa dei vari passaggi e dei pareri forniti dai comitati di valutazione, che la mostra è stata curata in primis nei minimi dettagli dalla dr.ssa Maria Rosaria Valazzi, Soprintendente per i Beni Artistici Storici ed Etnoantropologici delle Marche,affiancata nell’organizzazione complessiva da Daniele Benati del Comitato scientifico e che il Museo del Louvre –dopo l’OK definitivo al progetto espositivo arrivato il 27 maggio da Parigi- ha chiesto in cambio per il prestito del capolavoro di Guido Reni molte cose( a mo’ di scambio culturale, 2 quadri del fossombronese Giovanni Francesco Guerrieri custoditi proprio qui a San Domenico, precisamente la pregevole “Cleopatra” e la stupenda “Maddalena penitente” del 1611)tanto che il Comune di Fano ha dovuto finanziare alcune iniziative durante il periodo espositivo, cioè “Amleto” con la Fondazione Teatro, un concerto “Musica a corte” ed un Week-end barocco” che si svolgerà a

San Pietro in Valle. Per quanto riguarda il ritorno ed il recupero basilare, molto significativo de “La consegna delle Chiavi “- considerato che da alcuni secoli sono partiti via dall’Italia numerosi quadri ed opere di eccelsa qualità per il circuito europeoegli ritiene che sarebbe stato forse meglio riportarla nel luogo da dove è stata trafugata in epoca napoleonica, mentre- al posto del ricco catalogo di oltre 100 pagine edito dalla Fondazione CariFano – la Soprintendenza- se si fosse impegnata da sola- magari si sarebbe limitata a produrre solo una brochure a doppia pagina da fornire al pubblico dei visitatori. Alla fine della dettagliata e proficua conferenza, il Presidente Fabio Tombari aggiunge che il capolavoro di Guido Reni è stato assicurato per 8 milioni di euro. Sabato pomeriggio, di fronte alle principali autorità civili e religiose sedute nelle prime file ed alla straordinaria presenza di pubblico che ha gremito tutta la Pinacoteca San Domenico, si è svolta la lunga e solenne cerimonia d’inaugurazione del prestigioso evento espositivo

che- a detta di tutti i relatori dalla Dr.ssa Lorenza Mochi Onori, Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche all’esperto critico d’arte Andrea Emiliani che ha concluso i vari interventi- si auspica possa concorrere positivamente al rilancio della cultura e dell’economia fanese e marchigiana nonostante la perdurante crisi, grazie alla lodevole iniziativa messa brillantemente in atto dalla Fondazione cassa di Risparmio di Fano. Naturalmente, alla fine della cerimonia tutte le autorità, gli invitati ed i cittadini presenti in trepida attesa per poter ammirare da vicino le tre splendide opere di Guido Reni esposte su un curvilineo sipario scenografico si sono soffermati a lungo con interesse ed attenzione davanti ai bellissimi dipinti che rappresentano indubbiamente un alto valore simbolico per la coscienza civile e l’identità storicoculturale della Comunità fanese, non disdegnando poi di dare un’utile occhiata panoramica alle altre perle esposte in San Domenico, un vero patrimonio artistico importantissimo per la città.

In alto l’interno della Pinacoteca di San Domenico di Fano. Qui sopra l’ingegner Fabio Tombari e il professor Alberto Berardi e - a destra - le tante persone intervenute all’inaugurazione della mostra dedicata alle opere di Guido Reni (Foto di Vincenzo Prediletto)

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BRAVISSIMO

A Cagli il trionfo del ca Tanti e meritati riconoscimenti ai protagonisti delle gare e dei tornei che non richiamano l’attenzione del grande pubblico CAGLI Ancora echeggiano, negli ampi locali del Ristorante Le Fontane di Cagli, gli applausi - tutti meritatissimi - ai tanti protagonisti della serata di venerdì del “Bravissimo 2013”. Una festa, con grande partecipazione ed attenzione, per la consegna del sempre più ambito riconoscimento ai ragazzi della categoria Esordienti della Vis Pesaro, dell’Urbino e del Fermignano. Una serata organizzata anche per sostenere apertamente il Fair Play e per dare risonanza al Calcio a 5. Per l’occasione è stato premiato anche l’USAV Pesaro calcio di Maurizio Renzi che, dopo uno spareggio interminabile, ha raggiunto la I^ Categoria. ll Bravissimo Fair Play lo hanno ricevuto quest’anno il Fanella calcio, la Falco Acqualagna, il Villa Palombara, l’USAV Pesaro, il Tre Colli Valconca del Calcio a 5 per aver primeggiato nella Coppa Disciplina a livello provinciale nelle varie categorie. Bravissimo per il Flaminia calcio a 5 femminile che è salito in C1, ma anche per il Fano calcio a 5 di mister Ferri, allo Sparta Urbino, al Real San Costanzo. Sono stati poi premiati i cannonieri del calcio a 5, giocatori che si sono messi in particolare evidenza e altre società che hanno fatto bene. “E’ un modo di promuovere un calcio che sta sempre più calamitando l’attenzione – ha detto Valerio Ferri, lo chef alle Fontane di Cagli – noi intendiamo dare visibilità a queste discipline e quest’anno abbiamo anche,

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alcio minore che piace

per la prima volta, il Beach Soccer che è un po’ un altro derivato del calcio a 11”. Valerio Ferri, titolare dell’attività ricettiva “Le Fontane”, ribadisce con il suo sforzo organizzativo, la passione per lo sport ed ha trovato in Mario Pellegrini un interprete perfetto nel condurre tutta la parte organizzativa. Un anfitrione capace e, soprattutto, preparato. Preparazione e competenza che, in tempi difficili, non guasta proprio. ----------------------Nelle foto: alcuni momenti della premiazione dei protagonisti del calcio minore nostrano

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L’INAUGURAZIONE

La nuova elisuperficie di Pergola una base importante anche per il soccorso sanitario L’apertura ufficiale si è avuta con l’atterraggio di un elicottero del Corpo Forestale dello Stato. L’area, di proprietà dell’Asur, è adiacente all’ospedale PERGOLA Con l’atterraggio di un elicottero del Corpo Forestale è stata aperta ufficialmente l’elisuperficie di Pergola, nell’area di proprietà Asur adiacente all’ospedale. «Un’opera importante – ha spiegato il presidente dell’Amministrazione provinciale Matteo Ricci - per la sicurezza della Valle del Cesano e del Catria. Sarà fondamentale per le necessità del soccorso sanitario e della protezione civile. Un investimento di 250mila euro, progettato e gestito dalla Provincia in collaborazione con l’ex Comunità montana e il Comune». Ha aggiunto l’assessore Massimo Galuzzi: «Si tratta di una struttura attesa, che ha avuto un iter complesso anche a causa del patto di stabilità. Ma finalmente ora l’opera è terminata ed avrà una valenza importante per Pergola e i Comuni limitrofi. La Provincia, che ha progettato, realizzato e diretto i lavori, ha contribuito insieme alla Regione con 200mila euro. L’ex Comunità montana del Catria e Cesano ha messo a disposizione 50mila euro. Mentre il Comune di Pergola ha fornito 30mila quintali di ghiaia». La struttura, in questa prima fase, resterà operativa per le attività diurne. In futuro, hanno evidenziato gli amministratori, «contiamo di completare anche il secondo stralcio dei lavori, con la recinzione, l’illuminazione e l’abilitazione per i voli notturni. Siamo impegnati insieme agli altri enti nel reperimento dei fondi necessari».

Al taglio del nastro sono intervenuti anche il sindaco Francesco Baldelli e l’assessore regionale alla Sanità Almerino Mezzolani. Presenti anche il capo dipartimento Marche della Protezione civile Roberto Oreficini, il vice comandante regionale del Corpo Forestale dello Stato Fabrizio Mari e il consigliere provinciale Antonio Baldelli. L’elisuperficie, che presenta un diametro di 54 metri e mezzo per la piazzola di atterraggio e decollo, si aggiunge a quelle di Pesaro, Cagli, Fossombrone, Sassocorvaro, Mercatello sul Metauro e Montegrimano. (f.n.) --------------------Nelle foto: i più significativi momenti dell’inaugurazione della nuova elisuperficie di Pergola, realizzata in prossimità dell’ospedale

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IL PERSONAGGIO

Gianni Antonini, l’allenatore che ha portato al successo società di paesi con un pugno di abitanti SANT’ANGELO IN VADO Alcuni ricordi (letterina di Natale battuta con la vecchia macchina da scrivere Olivetti) ed alcuni avvenimenti recenti (la rimpatriata a Bastia degli eroi del football locale che fu e la premiazione dell’Associazione Allenatori Pesaro Urbino) mi hanno ricordato che su “Giòan” Giovanni Antonini, allenatore di lungo e stimato corso, avevo lasciato dietro di me cartelle di appunti per la stesura di un servizio a cui tengo particolarmente. Non staremo a parlare di risultati, notevoli e non computabili, che ne testimoniano la bontà di mister e nemmeno le doti umane che sono sotto gli occhi di tutti. Ci piace tracciare massimi sistemi come spesso accade quando ci troviamo, io e Gianni, nelle rare occasioni, a quattr’occhi davanti al decantato buon bicchiere. “Il calcio – Gianni – è come la preparazione mentale di una stoccata della scherma che sta per arrivare sull’avversario, anzi no, forse è più vicino ancora alla dama. Ciascun allenatore, dallo studio settimanale della contesa e degli avversari, prepara nei minimi particolari come parare l’offesa e, viceversa, organizza, cercando di metterlo in pratica sul campo, le ripartenze ed il proprio attacco. Tu sei pervenuto a successi unici nella storia di quello che chiamano calcio provinciale portando a toccare il firmamento a Società di paesi che raggiungevano a mala pena un pugno di abitanti eppure esprimevano il miglior settore giovanile del circondario provinciale. Per me rimani la miglior espressione del “nostro” piccolo grande sport pedatorio e non a caso, credimi, la scelta del nome Giovanni, ti accosta

LA LETTERA

“Questo calcio ci ha regalato molto” “Carissimo Gege, ieri ero in soffitta a sistemare e da una borsa di plastica mi sono uscite tante foto, tanti articoli e tanti scritti, in una parola “tanti ricordi”. Come non potevo non inviarti la lettera dei miei amici di “Radiobanana”!. Molto bella, col tuo solito e inconfondibile stile. Ti volevo anche mettere al corrente che il 22 e 23 giugno scorso, a Bastia, c’è stata una grande rimpatriata (dopo 23 anni). E’ stata una cosa bellissima ed emozionante perché Bastia mi è rimasta nel cuore. Nella

vita i risultati sono importanti ma i rapporti umani lo sono ancora di più - almeno per me è sempre stato così - e l’affetto e l’entusiasmo che si respirava quella sera lo stavano a testimoniare. Per me, caro Gege, sono stati due anni stupendi, vissuti intensamente anche dalla mia famiglia. Due anni anche pieni di sacrifici ma a distanza di ben 23 anni dico che è stata una bella fortuna averli vissuti perchè sono ricordi indelebili! Lo speaker, giornalista del Corriere dell’Umbria, sul palco così mi ha presentato

al Sindaco: “Questo è Antonini, non so se sia stato il miglior allenatore da un punto di vista dei risultati sportivi ma di certo è stata la miglior persona che ha guidato questa squadra”. Gege credimi, ho barcollato, un gran groppo in gola e gli occhi molto lucidi; mi sono ripreso perchè al tavolo intorno a me avevo “i miei giocatori” e mi sembrava di averli allenati fino il giorno prima tale era l’affetto e la simpatia e ti garantisco che erano giocatori di livello ai quali quando parlavi non potevi raccontare

favole. Non so se la pensi come me, ma questo calcio ci ha regalato molto sotto tanti punti di vista e ci ha fatto vivere sensazioni che in molti non hanno potuto provare. I capelli sono diventati grigi e siamo diventati anche nonni (e anche questa è una fortuna perché non tutti lo sono diventati) e allora, se il buon Dio ci regalerà ancora anni di salute, avremo qualcosa da raccontare ai nostri “frugolini”. Un affettuoso saluto a tutta la famiglia”. Gianni Bye

meravigliosamente al Trap, per non dire al ‘Giòannbrerafucarlo’, “un Orinoco della parola…Uno Yangtze. Un Nilo…un impasto di aruspice, tecnico, sciamano…” scrisse di Lui Gianni (un altro ancora!!!!) Mura. Quando ho visto germogliare la stella che ti ha preso a braccetto, ho subito abbinato alla dimensione Gianni Antonini l’intelligenza del dirigente – tecnico. Potrei sbagliarmi perché “errare humanum est”

(Sant’Agostino) ma tu mi sei apparso subito mirabile per il pragmatismo: le doti umane risaltavano ampiamente sul piano puramente pedagogico del football. Hai sempre considerato i tuoi allievi uomini non solo robot o macchine da gioco per questo ti nutrono affezione. Poi la bravura era fonderli e connetterli magicamente agli schemi che io chiamo completi perché le tue squadre sapevano tutte quante che non era sufficiente

giocare bene se i temi offensivi si urtavano a difese di ferro; giocare bello senza gol significa, come dice il Vate del giornalismo ‘Giòannbrerafucarlo’, “masturbare calcio”. Arrivò ‘nel mezzo del cammin’ il profeta dello ‘stil novo’ Righetto Sacchi con un Milan dalla sagacia inventiva inarrivabile. Tu non sei stato di certo a guardare e basta. Hai imparato e tradotto quello stesso entusiasmo e certezza alle tue truppe e facendo le

debite proporzioni, ogni compagine allenata, era un micro – satellite di quel caro vecchio Milan che stritolava gli avversari nelle irresistibili spire del suo gioco. La zona, il 4 – 3 – 3, il lavoro sul campo d’allenamento che paga sempre…eppure il dopo Sacchi ha ripagato quei mister che applicavano un modello misto fondato sulla marcatura a zona e ad personam secondo momento agonistico e convenienza tattica.

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Quanti discorsi sui meriti di Sacchi! Un modulo troppo costoso sotto l’aspetto psico – fisico, un ritmo che non è pensabile abbia a durare più che tanto. Quel Milan senza eguali, in effetti, non è più tornato. Giocatori che non si sono ripetuti o mentalità sacchiana o sacchismo improponibile per il calcio attuale? E qua torna il pragmatismo ‘Antoniniano’: il miglior calcio è quello che richiede il minor sforzo per dare gli esiti più consistenti e convincenti. Non è il modulo ad incidere sui risultati, bensì la bravura e la condizione degli uomini che si hanno attorno. I saggi dicevano che non sono eterni gli anni buoni. E vedendo il cammino del calcio italico da Sacchi ad oggi la considerazione ci sta. Mi faccio ora un quesito: perché tu, Giòan Antonini, non “conducator” (alleni ndr) più? Avresti portato ancora un sacco di insegnamenti ai millanta discepoli che si credono Bearzot in terra per non dire Lippi in Cina. Il r i c o n o s c i m e n t o dell’associazione allenatori di Pesaro Urbino è sopraggiunto non certo in ritardo perché nulla è mai in ritardo se non i nostri disgraziati treni italici. Per me, caro Giòan, la testimonianza ha un significato di rispetto tecnico verso te stesso che hai seminato e raccolto senza far pesare dazio a nessuno. Per questo e per null’altro mi sono divertito oggi e sicuramente anche domani a vibrare fin troppo frettolosi polpastrelli sulla tastiera del mio odiato – amato computer. In fede e soprattutto con la tattica senza la quale non è pensabile che si possa giocare un incontro degno, ti invio l’abbraccio di sempre”. (e.g.)


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LA POLEMICA

Mondolfo tra i “Borghi più belli d’Italia” nonostante il degrado del centro storico MONDOLFO A seguito dell’inserimento di Mondolfo tra i “Borghi più belli d’Italia” riceviamo e pubblichiamo il commento di un mondolfese d.o.c., Roberto Bernacchia: “Non poca sorpresa e sconcerto ha suscitato la notizia che Mondolfo è entrato nel Club dei “Borghi più belli d’Italia”. Il fatto non può non suscitare sconcerto se si tiene presente che al confronto con gli altri “borghi più belli” Mondolfo appare molto lontano da quegli standard, sia a causa della oggettiva povertà del contesto storico, urbanistico, architettonico e monumentale, sia soprattutto per la scarsa cura e attenzione riservate al centro storico dall’amministrazione comunale. “Se il paese si fosse conservato così come era stato fino al 1860, allora non solo quel risultato sarebbe stato perfettamente legittimo, ma Mondolfo avrebbe potuto entrare a pieno titolo nel patrimonio dell’umanità dell’Unesco. “Purtroppo, dall’Unità d’Italia in poi, il centro di Mondolfo è stato letteralmente distrutto sotto il profilo materiale, morale e spirituale. La rivoluzione nazionale ha fatto di Mondolfo una delle vittime più sfortunate. Basti dire che il primo atto fu la demolizione della rocca roveresca, che rappresentava l’apice dell’elaborazione teorica e architettonica di Francesco di Giorgio Martini. Da quel momento una vera furia iconoclasta e incontrollata si è abbattuta su Mondolfo, eliminando una dopo l’altra le testimonianze più significative dei secoli passati: torrioni, porte, palazzi, chiese … Quello che in un primo tempo si era

salvato fu distrutto approfittando dei due eventi sismici del 1924 e 1930. “Paradossalmente un così poco glorioso passato

prossimo è divenuto oggi oggetto di celebrazione e i nomi dei sindaci (o podestà) responsabili di tanto scempio sono scolpiti su

pietra davanti alla residenza municipale quasi fossero i “padri nobili” della patria, quando invece avrebbero meritato la damnatio

memoriae. “Ora, mentre la Giunta comunale al potere esulta, il sentimento che prova un abitante del centro storico,

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quale io sono, è di profonda vergogna. Credo che questo sia l’ennesimo schiaffo inflitto a quei cittadini che anche in tempi recenti si sono rivolti all’amministrazione comunale perché intervenisse per sanare situazioni di degrado di alcune vie del centro storico non più sopportabili. “Solo un ipocrita, privo di qualsiasi senso del pudore, sarebbe disposto in questo caso a rallegrarsi, mentre, d’altro canto, corriamo il rischio di diventare lo zimbello e l’oggetto di scherno delle altre comunità della provincia e di chiunque abbia occhi per vedere, cervello per pensare e autonomia di giudizio. “L’unico motivo di consolazione può venire da un paragone di tipo calcistico. Come può succedere che una squadra segni una rete giocando male, ma poi legittimi il vantaggio cominciando a intessere un bel gioco, così c’è da augurarsi che l’amministrazione comunale di Mondolfo, dopo aver ottenuto del tutto immeritatamente una tale promozione, cominci finalmente ad assumersi precise responsabilità e precisi impegni nella salvaguardia e manutenzione del centro storico. “Ma per giungere a questa svolta davvero epocale, occorrerebbe che vi fosse un deciso cambio di persone e di mentalità al vertice, anche perché appare fondato il timore che un tale “successo” faccia salire l’arroganza e la protervia di quelle che attualmente sono alla guida del comune”. ----------------------Nelle foto: due panoramiche del centro storico di Mondolfo


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L’APPELLO

D’Anna: “Chiarezza, buonsenso e competenza non faranno male a Fano in vista del voto” FANO La città si sta incamminando a grandi passi verso le elezioni amministrative. Il dibattitto, ogni giorno che passa, si fa sempre più vivace. E le polemiche - che non aiutano il confronto sereno - sono sempre di più. Giancarlo D’Anna, fanese, consigliere regionale, ha preso carta e penna (come si diceva ai tempi in cui la tecnologia era ancora lontana...) per invitare tutti a scindere tra buoni e cattivi, e tentare di risolvere finalmente - i tanti problemi della città con quanti hanno realmente a cuore il presente e il futuro di Fano. E diventa così - di fatto - il nono candidato alla carica di sindaco di Fano. Un candidato forte che riuscirà sicuramente ad intercettare le forze positive della città. Al momento gli altri candidati a sindaco sono: Stefano Marchegiani del Pd - di cui è, tra l’altro, il segretario -, Luca Stefanelli sempre del Pd, Samuele Mascarin di Sel, Massimo Seri alla guida di una lista civica di sinistra, Mirco Carloni del Pdl, Manuela Isotti de La Tua Fano, Hadar Omiccioli per F5S). Anche se la lista - visti i litigi continui all’interno delle forze politiche potrebbe allungarsi ultermente. Senza dimenticare la presenza dei grillini, quella di Bene Comune e di diversi dissidenti del Pd che potrebbero finire per coagularsi. Ma torniamo a Giancarlo D’Anna. “Programmi condivisi e unità per il bene della città!”

Ancora una volta le parole d’ordine sono le stesse nel momento in cui si avvicinano le elezioni. Se poi andiamo a vedere i programmi elettorali, che le varie coalizioni hanno presentato nel corso dei decenni – scrive il consigliere regionale -, cosa è stato fatto rispetto a quanto annunciato, promesso e condiviso? Non ci vuole molto a capire che troppo spesso i “programmi “sono fatti ad uso e consumo delle campagne elettorali e sia chi amministra come chi

è all’opposizione nel momento in cui deve rimanere coerente al programma sottoscritto ha quantomeno “un vuoto di memoria”. “Un capitolo a parte – aggiunge D’Anna - merita chi ha la presunzione di “risolvere” i problemi dell’economia globale e la crisi internazionale da Fano o quanti continuano a sostenere che i problemi si risolveranno “intercettando” risorse dalla Comunità

Europea senza indicare per cosa e come, visto che è necessario prima di tutto partecipare a bandi che sono molto precisi , specifici e che il finanziamento non è garantito. “Sentir parlare di unità poi, specie in questa fase storica stride con la cronaca politica quotidiana. Per carità, a volte, non ci si guarda in faccia nemmeno tra parenti figuriamoci nei partiti o nelle coalizioni dove tutti vogliono “comandare” e dove i colpi alla schiena sono all’ordine del giorno, e della notte. Unità dunque? Se va bene solo di facciata – afferma sempre Giancarlo D’Anna - per cercare di avere i numeri per vincere, poi si vedrà, come si è già visto nel corso degli

anni. Nel mezzo di tutto questa baraonda i cittadini, quelli per “il bene dei quali” ci si propone. Loro, i cittadini, i problemi come “i programmi elettorali” e le soluzioni li hanno bene i testa. Sono le cose che non vanno, quelle del quotidiano quelle che li fanno imbestialire quando escono di casa. In molti casi problemi “cronici” perché trascurati, sottovalutati o perché non c’è stata capacità o volontà di risolverli anche nei periodi di vacche grasse. Basterebbe rileggere i giornali degli scorsi anni o decenni per ritrovare problematiche piccole e grandi irrisolte. “Allora cosa fare? Prendere atto della situazione, abbandonare posizioni da ultras di parte e, perché no,

se necessario fare mea culpa e individuare, visto che bene o male a Fano ci conosciamo tutti, quanti hanno realmente a cuore il presente e il futuro della città, rompere schemi e superare quelle barricate che fino ad oggi non sono state utili alla soluzione dei problemi . Una sfida non facile ma una delle poche strade percorribili nonostante la diffusa sfiducia in tutto e tutti. Chiarezza, buonsenso, competenza e collaborazione, anche dei cittadini – conclude Giancarlo D’Anna -, non faranno male alla nostra città”. ---------------------Nelle foto: il consigliere regionale Giancarlo D’Anna e l’ingresso dell’ospedale Santa Croce al centro di un dibattito infinito

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L’INTERVENTO

“Il lungomare di Marotta ridotto a deserto di idee e di volontà è il simbolo dello smarrimento di chi muove le leve del potere” di ENRICO VERGONI* MAROTTA L’estate 2013 sta diventando il totem della decadenza non solo turistica dell’intera città. Un lungomare ridotto a deserto di idee e di volontà è il vero simbolo dello smarrimento di chi, da troppo, muove le leve del potere. Arroccati sul fortino mondolfese sembrano godere del deserto che si è creato intorno a noi. Vedo una città che ha smarrito qualsiasi slancio, povera di quella tensione culturale che dovrebbe caratterizzare quel senso di comunità di cui ogni città ha bisogno. Invito l’assessore al Turismo a risparmiarci interventi settembrini sulla stampa per festeggiare l’incremento dello 0,1 per cento delle presenze turistiche. Se il criterio di risparmio diviene l’unico metro assunto da chi ci governa, allora rassegniamoci a perdere quella vocazione turistica che ha fatto si che, per tanti anni, Marotta abbia potuto essere punto di riferimento per tutta la provincia: la nostra è l’unica città delle Marche che, in un lungomare di pochi chilometri, può offrire i

migliori ristoranti della regione; i nostri bagnini si meritano qualcosa di più di un cartello con scritto “abbiamo finito i soldi” perché è proprio compito della politica trovarli e reperire risorse a livelli più alti, magari con l’aiuto di nostri concittadini che, da quasi dieci anni, siedono ai vertici delle istituzioni anconetane. Questa stagione è ormai

compromessa e solo per l’impegno dei nostri operatori turistici non è persa totalmente. Occorre che la giunta comunale si faccia carico di un piano per il turismo, da elaborare nei mesi invernali con le associazioni ed il municipio fanese, che non può fare lo struzzo, passata la paura del referendum. Far rifiorire il lungomare non

solo per rispondere ad una logica commerciale e di profitto, ma affinché sia rispettata la storia di una città che, da cinquant’anni, ha fatto dell’accoglienza la cifra del suo essere. La mia paura più grande è che ci si abitui a questo, assuefandoci al clima da fine impero, con una punta di fatalismo e senza la carica fondamentale della

speranza, del rimboccarsi le maniche. I veri latitanti non sono i turisti, ma le idee e le soluzioni che chi si è assunto l’onere di rappresentarci deve offrire. Aspettiamo risposte: chi ha accettato responsabilità in materia turistica, in ambo i comuni, deve saper battere i pugni sul tavolo, pretendendo una maggior capacità di spesa per la

nostra città. Continuare a disturbare il manovratore è un dovere per chi, come me, per ora, ha scelto di stare ai margini della politica. (* Ex consigliere comunale Mondolfo-Marotta) ---------------------------Nelle foto: il lungomare di Marotta ed il consigliere comunale di MondolfoMarotta, Enrico Vergoni

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LA POLEMICA

“I cittadini di Marotta vogliono l’unificazione ma non certo ... gli attuali amministratori” Il capogruppo della lista civica Per Cambiare, Carlo Diotallevi, replica pesantemente al sindaco di Mondolfo dopo gli ultimi provocatori attacchi MAROTTA Appena qualche giorno fa il sindaco di Mondolfo Cavallo aveva attaccato provocatoriamente il capogruppo della lista civica Per Cambiare Carlo Diotallevi chiedendo “da che parte sta Diotallevi su Marotta unita?” Cavallo criticava gli attacchi rivolti da Diotallevi alla sua Amministrazione, sulla gestione disastrosa di Marotta, accusandolo implicitamente di compromettere il buon esito del referendum su Marotta Unita. La replica di Carlo Diotallevi non si è fatta attendere. “Cavallo aferma il capogruppo della lista civica Per Cambiare - mi provoca ma non ho alcuna intenzione di polemizzare con lui su un tema, quello di Marotta Unita, che mi sta molto caro e che, stranamente, ci vede per una volta dalla stessa parte. “Personalmente (ed il Sindaco lo ha ricordato) mi sono sempre battuto in prima linea per Marotta Unita partecipando a tutte le fasi di questo progetto, e anche Cavallo ha fatto la sua parte. Detto questo mi dispiace che il sindaco, improvvisamente, cerchi lo scontro su questo importantissimo e

delicatissimo tema. Tutti i marottesi sanno benissimo come la penso mentre è piuttosto ambiguo

l’atteggiamento del Sindaco, che mi invita a non criticare l’operato della sua Giunta perché questo potrebbe

nuocere all’esito del referendum su Marotta unita, spingendo implicitamente (dice Cavallo) i marottesi di

Fano a votare no all’unificazione. “Se Cavallo pensa di strumentalizzare la questione

di Marotta Unita - aggiunge Carlo Diotallevi - per avere uno “sconto” su Marotta da parte mia si sbaglia di grosso. “Cavallo critica il fatto che, come nel caso dell’acqua e della gestione dei rifiuti, il sottoscritto faccia confronti con Fano mettendo in evidenza l’incapacità di Mondolfo nel gestire alcune problematiche. Cavallo evidentemente non legge tutti i giorni i quotidiani altrimenti avrebbe notato i miei durissimi attacchi alla Giunta di Fano su tantissime tematiche: il sottopasso delle rane, gli allagamenti di Marotta, la questione dello scolmatore, la complanare incompiuta…etc. Quindi stia tranquillo Cavallo che il sottoscritto “tira le orecchie” sia a lui che ad Aguzzi per quanto riguarda la gestione (disastrosa per entrambe) di Marotta. “La verità, certamente scomoda per alcuni, è che i cittadini di Marotta - conclude Carlo Diotallevi - vogliono l’unificazione ma non certo… gli attuali amministratori!” ------------------Nella foto: il capogruppo della lista civica Per Cambiare, Carlo Diotallevi, durante una manifestazione di protesta

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LA RASSEGNA/1

Nella città dei cavatori c’è l’unico monumento al mondo intitolato al cane da tartufo Sant’Angelo in Vado ha voluto giustamente ricordare il migliore amico dell’uomo che lo accompagna anche nella cerca del prezioso tubero

SANT’ANGELO IN VADO Un monumento per ringraziare il fido compagno di tante ore trascorse nelle vallate e nei calanchi, all’ombra delle querce, alla ricerca del Tartufo Bianco Pregiato. “I Tartufai all’inseparabile compagno di cerca e di cammino” testimonia infatti la targa posta sulla statua che raffigura un cane nell’atto

della “buca”. Eretto nei primi anni ’80, il monumento sorge oggi davanti al Centro Sperimentale di Tartuficoltura di Sant’Angelo in Vado, ma per onorare al meglio il fidato compagno gli organizzatori della 50° Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato stanno pensando di spostarlo proprio all’ingresso della Città del

Tartufo. Le nozze d’oro della Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato, che si svolgerà nei fine settimana dal 12 ottobre al 3 novembre, saranno l’occasione per spostare la statua in modo da portare al centro della Mostra non solo i frutti della ricerca, i pregiati tuberi, ma anche l’artefice della loro scoperta. In un paese di nemmeno

quattromila abitanti, dove i cavatori sono oltre 900, ognuno ha il suo stile di ricerca: ci sono tartufai che camminano molto o molto veloce, altri invece che vanno mirati in un dato luogo, ci sono tartufai giovani e meno giovani, pazienti e meno pazienti. L’amico a 4 zampe, con le sue varie razze, si adatta ad ogni sfumatura del padrone,

andando a formare un tandem affiatatissimo. Robustezza, resistenza e una cerca veloce sono le caratteristiche della famiglia dei braccoidi (bracco tedesco, ungherese, italiano), del pointer o addirittura di incroci tra i due (bracco/pointer), mentre docilità, precisione e accuratezza nella cerca sono invece quelle del lagotto

romagnolo. A Sant’Angelo in Vado ci sono numerose tipologie di cane, ma per una proficua e fruttuosa cerca del Tartufo l’importante è scegliere come compagno il cane che più somiglia alla propria filosofia di ricerca. -------------------Nelle foto: il monumento al cane da tartufo e un momento dell’inaugurazione

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LA RASSEGNA/2

E’ l’anno delle nozze d’oro tra Sant’Angelo in Vado e il tartufo bianco pregiato Tutto il centro della Massa Trabaria è già in ghingheri. La mostra nazionale che si svolgerà nei weekend dal 12 ottobre al 3 novembre - è giunta alla cinquantesima edizione. Tanti appuntamenti previsti per la grande occasione SANT’ANGELO IN VADO Nozze d’oro tra Sant’Angelo in Vado e il Tartufo Bianco Pregiato. Tutto il centro della Massa Trabaria è già in ghingheri. Nei weekend dal 12 Ottobre al 3 Novembre, infatti, si celebrano, nella splendida cornice dell’antica “Tifernum Mataurense”, le 50 edizioni della Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato. Per quattro weekend consecutivi “Sua Maestà il Tartufo” è atteso in città per festeggiare il suo speciale mezzo secolo, deliziando visitatori e turisti dal palato sopraffino col suo inconfondibile aroma e il suo gusto che da sempre strega gli amanti della buona tavola. Racchiusa tra le dolci colline dell’Alta Valle del Metauro, Sant’Angelo in Vado è l’antica capitale della Massa Trabaria, immersa nel verde delle sponde del Fiume Metauro e ai piedi del complesso dell’Alpe delle Luna. I magnifici mosaici policromi della Domus Del Mito, uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del ‘900, testimoniano il passato nobile della città, mentre i numerosi campanili delle chiese monumentali nascondono al loro interno dei veri e propri tesori d’arte. In questo connubio di storia e natura il “Tuber Magnatum Pico” ha trovato il suo luogo ideale, dove, grazie ai cani da cerca, condotti dagli esperti tartufai, prospera non solo nel sottosuolo ma anche nelle tavole imbandite. P er la cinquantesima edizione Sua Maestà ha voluto fare le cose in grande, rinsaldando il rapporto che da sempre lo lega a questo territorio. Come ogni anno sono attesi alla sua corte oltre 100.000 visitatori, che arrivano in queste terre seguendo il delizioso aroma e richiamati dalle tante iniziative portate avanti nei quattro weekend della Mostra. Ce n’è davvero per

tutti: dal buongustaio agli amanti delle auto d’epoca, dai centauri in sella alle loro moto ai “cacciatori” di vip, dai cultori della vita all’aria aperta agli appassionati d’arte e

cultura. Squillino le trombe, perché il 12 ottobre, Re Tartufo “in persona”, nella piazza a lui dedicata, darà il via ai festeggiamenti per le sue nozze d’oro. Si comincia con

“Campagna Amica”, iniziativa promossa dalla Coldiretti, che porta in piazza le eccellenze e i prodotti delle campagne locali, presentati direttamente dalle aziende agricole. Nel frattempo per le vie della città e nelle apposite aree attrezzate si terrà il diciannovesimo raduno dei camperisti “La Valle di Tartufo”. Nella capitale per longevità del “rapone”, il ricco calendario si esalta nel secondo weekend con il 35° Motoraduno Nazionale e il 18° Internazionale del Tartufo (18,19 e 20 ottobre). Re Tartufo si metterà “l’abito buono” nel terzo fine settimana per accogliere alla sua corte e incoronare con il premio “Tartufo d’Oro”, vip, soubrette, sportivi, celebrità e personalità della politica nazionale e regionale. Data l’importanza dell’anniversario i convitati al banchetto del Re si annunciano quantomai di spessore. Enzo Biagi, Lucio Dalla e Rita Levi Montalcini sono solo alcuni dei grandi nomi che negli anni hanno ricevuto questo Premio. A Sant’Angelo in Vado non solo

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personaggi illustri ma anche le auto che hanno fatto la storia delle 4 ruote. Si terrà infatti il 26 e 27 ottobre il 20° raduno “Le Strade del Tartufo”. Chiusura il 3 e 4 novembre con “La Fiera in Vado” un’occasione unica per assaporare l’ospitalità e le prelibatezze di questa terra incantata. In ogni weekend potranno essere visitate le diverse mostre, i musei, le chiese e i mosaici della Domus del Mito, assistere a concerti dal vivo e spettacoli itineranti oppure passeggiare per “le vie dei mercanti”, luoghi di curiosità e gastronomia. Quindi tutti in marcia, l’appuntamento è a Sant’Angelo in Vado, la corte di Re Tartufo, per la cinquantesima edizione della Mostra Nazionale del Tartufo Bianco Pregiato dal 12 ottobre al 4 novembre, attende con tutto l’aroma e la prelibatezza del caso. Più unico che raro. (e.g.) -------------------------Nelle foto: tre immagini che hanno fatto la storia della rassegna di Sant’Angelo in Vado


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LA DENUNCIA

Lo scempio della Chius

Cresce la preoccupazione per il futuro, sempre più incer

URBANIA Massimo Moretti (1978) è dottore di ricerca in “Strumenti e metodi per la Storia dell’arte” e dottore di ricerca in “Scienze storiche”. Nel 2008 è stato nominato Socio Ordinario dell’Accademia Raffaello di Urbino. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni dedicate a particolari aspetti dell’iconografia sacra, alla pittura e alle arti decorative di età moderna. Massimo Moretti è soprattutto un urbaniese doc. Parte lancia in resta se la “mala - politica” e “la mala – amministrazione” vanno a toccare se non distruggere o si resta del tutto apatici di fronte la distruzione o la deturpazione delle radici e, quindi, della propria storia. Dopo aver portato alla luce il disinteresse di fronte alla chiesa dei Gesuiti all’entrata dell’antica Casteldurante ora spinge il dito sulla piaga della storica chiusa sul Metauro del ‘Molino dei Signori’. Massimo Moretti indirizza una lettera all’Assessore preposto di Urbania, Giulio Venturi. Così scrive:

“Caro Giulio, ti scrivo preoccupatissimo per quanto sta succedendo al Metauro, sintomo di gravi responsabilità dei cittadini e delle amministrazioni che (non) si sono succedute. Ogni volta che torno da Roma guardo con sofferenza le condizioni visibilmente peggiorate del fiume e dei

suoi argini. Ogni rassicurazione è non solo inutile ma dannosa. Prego tutti, quindi, di non rassicurare ma di ALLARMARE piuttosto, affinché si smetta di sprecare acqua per verdi giardini estivi, di porre fine all’idea che il fiume sia meno importante di vantaggi e necessità produttive (agricole

o industriali) e si pretenda l’immediata riparazione dei depuratori. Il Metauro fa parte del nostro paesaggio e il paesaggio è tutelato dalla Costituzione come patrimonio della Nazione. Non dimentichiamo mai l’articolo 9, Urbania se lo è dimenticato da molti anni (tanto che senza cervello si

continuano a costruire brutte case nelle poche colline rimaste invece di recuperare gli spazi già edificati). In questi giorni mi sono giunte allarmate denunce per lo smantellamento della chiusa del Molino dei Signori, censita dallo studio del bravissimo (e troppo poco valorizzato) Gianni Lucerna. Non voglio crederci, e attendo altre informazioni più circostanziate prima di elevare un grido stanco e doloroso di DENUNCIA. Siamo stati tutti e due Scout, lo siamo ancora (lo diceva B. P.). Vogliamo lasciare ciò di cui disponiamo meglio di come lo abbiamo trovato? Non rassicuriamo nessuno, non facciamoci complici di silenzi e di omissioni, se si è sbagliato costringiamo chi ha sbagliato ad AMMETTERE e a RIPARARE e non aspettiamo, come sempre, che il lupo si stanchi di ululare. L’obiettivo non deve essere la RASSEGNAZIONE, ma la PARTECIPAZIONE del maggior numero di cittadini. Certo, le piene si avvicinano e nasconderanno per qualche mese i segni delle profonde ferite. Ma non aspettiamo: il fiume può risorgere e può tornare ad essere abitato se non si continuerà a coltivare la rassegnazione e se si stimolerà, al contrario, la partecipazione anche se INDIGNATA, anche se costa. Toccato il fondo, spero ci sia a partire dalle prossime azioni la volontà di cambiare rotta e di ammettere che sul FIUME si è sbagliato tutto e si è fatto troppo poco, direi niente. Un caro saluto, Massimo Moretti”. ----------------------------Risposta dell’Ass. Giulio Venturi: “La chiusa del Molino dei Signori e’ stata profondamente modificata rispetto a come eravamo abituati a vederla ed adesso

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Una bella immagine archite corso di esecuzione. A de Urbania , un patrimonio di t


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SUE VALLI

sa sul Metauro

rto, di un importante corso d’acqua

ettonica della Chiusa. A sinistra i lavori che sono in estra la Chiusa Grande del Molino dei Signori di tutti, che si vorrebbe tutelare maggiormente

e’ una ‘traversa’ per la produzione idroelettrica. I lavori sono svolti da una ditta privata che ha ottenuto (secondo la legge) autorizzazioni tecniche e non politiche. In altre parole questa operazione non e’ sostenuta da delibere di giunta o di consiglio ma da alcune determinazioni dirigenziali. La fase piu’ importante della procedura di autorizzazione si e’ svolta presso la provincia (settori lavori pubblici e ambiente). Non e’ l’amministrazione ad aver proposto l’intervento. Il privato ha presentato un progetto, ha comprato la terra, ha rispettato (almeno sulla carta) le condizioni poste da leggi e regolamenti. Purtroppo la tutela del fiume e la conservazione della chiusa sono per la ditta incombenze accessorie, condizioni per poter operare. Forse non sono state prese abbastanza sul serio. La chiusa era comunque in gravissime condizioni, poteva crollare da un momento all’altro. Nessuno aveva idee/risorse per

tutelarla. Alcune parti stavano in piedi perche’ erano sostenute dalle radici degli alberi che ci erano cresciute dentro. La ditta forse (non sono in grado di dirlo io, ma qualche tecnico dovrà dircelo) e’ stata un po’ sbrigativa nel demolire le parti piu’ compromesse e nel rattopparle con il cemento. Sicuramente e’ stato commesso un errore di valutazione quando in fase di riempimento e’ mancata quasi totalmente l’acqua al Metauro per circa 2 giorni. Quando sarai ad Urbania mi piacerebbe molto accompagnarti sul posto per poter approfondire giudizi piu’ concreti. Ti invito anche alla prossima Commissione Natura che sarà dedicata a questo tema (data da definire). Felice di averti tra i miei lettori, ti saluto”. ---------------------------------Massimo Moretti replica: “Caro Giulio, noto dalla tua risposta che sei assai poco preoccupato e ancor meno scandalizzato. Non ho altri mezzi per convincerti che quello che è

successo è grave. Mi sembra ci sia molto anestetico nel modo di considerare i problemi. Quanto costa tutto questo anestetico? Vale la pena? O forse è meglio capire insieme come si possono evitare questi scempi? “Reputi normale quanto è accaduto? Se dovessi constatare che non lo è sono pronto a collaborare per risalire alle responsabilità. Che esistano i permessi possono non esserci dubbi (sarà facile verificarlo). Si tratta di capire chi li ha rilasciati e per quale urgente motivo. Quanto vale lo smantellamento di una diga che ha le sue origini nel XIV° secolo (se non mi sbaglio lo provano i catasti durantini pubblicati da Corrado Leonardi in un suo contributo che varrebbe la pena rispolverare)? “Quanto costa l’interesse di un singolo a fronte della compromissione di un bene comune? Se la responsabilità è della provincia mettiamola in luce. Agli amministratori si chiede

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soltanto di vigilare e di difendere la città contro chiunque, per soldi, ne violenta il territorio. Questa diga (attendo le foto, ma le descrizioni che mi giungono sono raccapriccianti) è uno STUPRO che si aggiunge ad altri STUPRI sui quali, per stanchezza, non mi dilungo. A difesa dell’articolo 9 della Costituzione inviterei tutti i cittadini a farsi controllori consapevoli e a ripensare un modo nuovo di vivere il territorio, con più civiltà, con una nuova civiltà (ad esempio BOICOTTANDO CONVINTAMENTE L’ACQUISTO DI CASE NUOVE costruite su spazi che sarebbero dovuti rimanere verdi e recuperando con gusto ed entusiasmo i tanti edifici di assai maggior valore storico ed estetico rimasti disabitati non solo nel centro storico). Anni fa si parlava di creare un varco fluviale che dal Palazzo Ducale raggiungesse il Barco. Se un giorno si volesse realizzare questo progetto, dopo l’intervento miserabile voluto da miserabili alla chiusa del Molino dei Signori, ci sarebbe un pezzo di storia in meno da leggere e da raccontare. Se non vi sembra grave, si proceda pure per questa strada, ma temo non porti molto lontano. Sono convinto, comunque, che queste storie di cattivo impiego della propria intelligenza da parte del privato e del pubblico (mi sembra siano convolati infelicemente a nozze) vada approfondita e RACCONTATA nella speranza che non accada più. Se mi aiuterai a capire quanto è successo e se mi convincerai che lo STUPRO della chiusa del Molino dei Signori è in realtà COSA BUONA, mi scuserò per l’allarmismo e ti ringrazierò a nome di quanti (nonostante l’anestetico) non hanno dormito sonni tranquilli. M. M.”. (Missive raccolte da e.g.)


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FANO E LE

LA GRANDE VIABILITA’

Fano-Grosseto, megli

Il nuovo percorso è ritenuto improponibile e rischia

URBANIA L’ing. Pietro Ciacci scrive ai sindaci dell’Alta Valle del Metauro, Giorgio Cancellieri, comune di Fermignano, Giuseppe Lucarini, comune di Urbania, Settimio Bravi, comune di Sant’Angelo In Vado e Giovanni Pistola, comune di Mercatello. “Sono venuto a conoscenza che il 4 novembre c’è stata una riunione nella sala consiliare del comune di Urbania con l’intervento del presidente della Provincia, Matteo Ricci, e dei sindaci dell’alta valle, per parlare della E78 Fano Grosseto. Mi sono permesso di ricercare su Google (queste sono le ‘strade del futuro’) di vedere la parte di consiglio provinciale del 28 ottobre dove lo stesso Ricci rispondeva all’interpellanza del consigliere Savelli. Si può essere per la strada sì o per la strada no, si possono richiedere, dopo 14

(quattordici) anni una nuova VIA ed una nuova VAS (il mondo cambia, gli scenari anche, quel che valeva 14 anni fa non vale ora), resta il fatto che, come chiaramente esposto dal consigliere che riportava cose ovvie, non personali, per questo non condivisibili (si possono condividere solo cose discutibili, non cose ovvie) un percorso (ed una tipologia) di strada è stata scelta e firmata da TUTTI gli enti interessati 14 anni fa. Questo ha portato alla cantierizzazione (Ricci intenda che ciò non si configura con l’inizio lavori, ma con la possibilità di iniziarli soldi permettendo) dell’opera. È ovvio che tornare indietro da questa scelta può essere una strada in salita, anche se può e s s e r e DIMOSTRABILISSIMO che l’attuale (e futura) crisi ci porta a scenari ben diversi di

quelli di 20 anni fa. Tedierei dicendo che la strada non serve, sappiamo che le cose vere spesso e quasi sempre non vengono ascoltate o peggio derise dalla politica, se non nella forma, almeno nella sostanza. Voglio ricordare che se si VUOLE andare avanti SI deve andare avanti con il vecchio tracciato, che significa vecchio percorso, vecchia dimensione e vecchia sezione e tipologia (superstrada). Non conosco il Presidente Ricci, ma dal suo intervento, se da una parte dimostra una non conoscenza della materia, dall’altra esprime una arroganza che mi lascia esterrefatto. Se si modifica il percorso, la tipologia (da superstrada ad autostrada), trattandosi di un’opera strategica dovrà subire di nuovo tutti gli ITER Procedurali (VIA, VAS, e chi

più ne ha più ne metta ) il cui risultato non può che essere negativo, visto lo stravolgimento che provoca in una delle più belle valli dell’Italia. Andare dicendo che la strada COMUNQUE si farà, denota scarsa democrazia (eufemismo per dire dittatore, ricordando che l’ultimo in Italia è morto per fortuna quasi 70 anni fa) che non tiene conto che sono, nel bene e nel male i cittadini a dover scegliere. Penso che Ricci, dalle parole dette non voglia fare la strada, tergiversa con un percorso improponibile e prende tempo. Da modo agli ambientalisti di organizzarsi ed in attesa delle risposte ai vari ricorsi di non far fare nulla. Penso, e spero che qualcuno glielo esponga, che l’unico modo di fare la strada è quella approvata 14 anni fa, li non ci sono ambientalisti, non ci sono

cittadini, NON CI SONO COMITATI CHE POSSANO positivamente opporsi in quanto già approvata ed approvata da tutti. Potrà e dovrà essere solo migliorata. Non mi è piaciuto il populismo del presidente Ricci la dove dice “ci hanno assicurato che il pedaggio verrà pagato (introdotto) a completamento dell’intera opera” questo lo vada a raccontare al mercato (mi scusino quelli che lo frequentano) perché non sposta di un centimetro quello che deve essere perché pensata, progettata ed approvata così, come superstrada e quindi SENZA pedaggio. Si parlano di costi tra i due percorsi, ma sempre come autostrada, non si parla del costo del tratto tra Fermignano alla Guinza come superstrada. Nel percorso approvato, né, come ho proposto al mio amico Giuseppe (Lucarini), come strada a scorrimento veloce i soldi potrebbero esserci senza ulteriormente indebitare per 50 anni i nostri figli e stravolgere PER SEMPRE il nostro territorio. Propongo da amico (alcuni lo sono personalmente da quando avevamo i pantaloni corti, tutti figli di mezzadri) a tutti i Sindaci della valle di lasciare alla popolazione decidere con un quesito referendario (strada si o strada no e se si quale percorso, il vecchio (approvato) o il nuovo (comunque da approvare)? Questo referendum vi permetterà di non assumervi responsabilità decisionali più grosse di voi con scelte assolutamente non condivisibili. O sentito da alcuni di voi, e spero di essere smentito, cha la strada si DEVE comunque fare e non si può con il vecchio la si faccia con il nuovo percorso. Niente di più falso. La risposta non può che essere: se si reputa INDISPENSABILE la si faccia con il vecchio e già approvato percorso. Se non sii può con

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SUE VALLI

io il vecchio progetto

a di bloccare per sempre la realizzazione della E78

il vecchio, ma è pretestuoso, non la si faccia per ora. Non svendiamo al privato il nostro territorio e dargli l’opportunità di taglieggiarci per 50 anni (per sempre). Non lasciamo questa eredità ai nostri figli. NON accettiamo il ricatto di Ricci ‘percorso vecchio o percorso nuovo la strada si farà’. I codardi accettano i ricatti, le persone no”. (Ing. Pietro Ciacci) ------------------Intanto il Comitato contro la

Superstrada Fano – Grosseto va ancora più avanti: “Per capire cosa ci può aspettare guardate queste foto scattate il 3 novembre scorso a 15 Km da Foligno verso Castelluccio. Si tratta del ramo della Quadrilatero che va da Macerata a Foligno. Il cantiere è fermo da diversi mesi. “Per capire il nostro futuro … bisogna guardare nel nostro passato e nel nostro presente”. Siamo di fronte all’ennesima

scelta condivisa solo dai politici che continuano a insultare i cittadini e le loro ragioni. Ieri ed, ancora peggio, oggi. Se si distruggerà la mitica valle della “battaglia del Metauro” (sia questa o qualcun’altra verso Fano lo lasciamo dire agli storici) avremo l’ennesimo cataclisma ambientale. Ormai è una consuetudine. Quel che fa più male con il consenso dei cosiddetti “Verdi”. Le foto

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scattate e pubblicate dal Comitato sono indicative, tutto il resto è solo brutta ragion di stato. La si vuole la (super)strada? Allora si continui con il vecchio tracciato. Costa troppo? Allora decanteremo ancora più forte lo spreco di soldi pubblici che hanno determinato la “tragedia” ambientale della Guinza anni fa e lo spettacolo spudorato della Quadrilatero infernale oggi. (e.g.)


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L’ANALISI

Mareggiate, danni al lungomare e crollo del turismo Diotallevi accusa: “Marotta in ginocchio e abbandonata” MAROTTA “Piove sul bagnato. Dopo un’estate da dimenticare in fretta, caratterizzata da un forte calo di turisti, come se non bastasse il maltempo degli ultimi giorni ha devastato il lungomare. Operatori turistici e bagnini sono in ginocchio”, afferma Carlo Diotallevi, capogruppo della Lista Civica “Per Cambiare” (MondolfoMarotta). “C’è rabbia e preoccupazione. L’evidente diminuzione di turisti è stata confermata dai dati resi noti dall’osservatori regionale. Marotta aveva chiuso il 2012 con 18402 arrivi e 99302 presenze (90133 ad agosto). Quest’anno dopo i primi 8 mesi (unici dati disponibili) è ferma rispettivamente a 16418 e 82669. “Il confronto è impietoso. I 4 mesi che mancano all’appello non potranno migliorare granché questi numeri. A settembre l’anno scorso si contarono 6455 presenze. Malissimo giugno 3421 arrivi e 13499 presenze, nel 2012 erano state 4256 e 16728; leggermente meglio agosto. La lista civica “Per cambiare” critica l’amministrazione per la mancanza cronica di una seria politica turistica e la Regione per gli scarsi interventi a difesa del litorale. “I dati sono peggiori delle attese, in una anno si sono “bruciate” ben 16633 presenze; in 11 anni ben 68.000. Un disastro –

sottolinea Carlo Diotallevi - al quale si sommano le ultime mareggiate. Da anni ci battiamo a fianco dei bagnini e operatori turistici per un intervento organico e definitivo da parte della Regione sulle scogliere ma abbiamo ottenuto solo promesse. “Il problema si è aggravato e ciò si ripercuote anche sulle presenze turistiche. Nel dicembre scorso abbiamo organizzato con il consigliere regionale D’Anna un convegno sull’erosione marina al quale hanno partecipato esperti e l’assessore Eusebi. Abbiamo sottoposto a tecnici la condizione delle scogliere marottesi e questi hanno

confermato l’erronea realizzazione e la necessità di un loro ricarico completo per contrastare l’erosione marina. La Regione si è sempre dimenticata di Marotta cosi come gli amministratori mondolfesi e fanesi che non hanno fatto mai adeguate pressioni per ottenere questi interventi. “Marotta è in ginocchio e gli amministratori cosa fanno? Noi abbiamo presentato un’interrogazione al sindaco - conclude Carlo Diotallevi, capogruppo della Lista Civica “Per Cambiare” ( MondolfoMarotta) - per chiedere un incontro immediato con la Regione per la questione scogliere”.

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IL CONVEGNO

Nuovi fondi per i pescatori marchigiani nel quadro della nuova politica europea Per il settore si prevede una forte spinta innovativa. Se n’è parlato a Civitanova

CIVITANOVA MARCHE Ieri pomeriggio alla Sala del Consiglio a Civitanova Marche, nell’ambito del progetto europeo Maremed, si è tenuto l’incontro “L’Economia della Pesca nel quadro della nuova politica europea Pcp – Feamp”. Sono intervenuti il sindaco Claudio Corvatta, l’assessore alla Pesca della Regione Marche, Sara Giannini, il vice presidente della Commissione Pesca del Parlamento europeo, onorevole Guido Milana, Pietro Gasparri dirigente presso la direzione Pesca del Ministero per le Politiche Agricole e della Pesca, Giampaolo Bonfiglio, portavoce del Coordinamento Pesca Alleanza cooperative italiane, il professor Corrado Piccinetti, direttore del Laboratorio biologia marina di Fano, Alessandro

Lucchetti, ricercatore Cnr Ismar, rappresentanti regionali delle associazioni di categoria. Il convegno è stato occasione per fare il punto, con autorevoli rappresentanti e operatori del settore, sull’evoluzione della politica europea per la Pesca alla vigilia del nuovo periodo di programmazione. “La riforma della Politica comune della Pesca e il nuovo Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca – ha detto Giannini - possono rappresentare l’occasione per entrare in una nuova fase caratterizzata da una forte spinta innovativa. I contributi forniti dal Progetto Maremed e dalla Regione Marche in qualità di Coordinatore della tematica Pesca rivestono un ruolo di grande rilievo. Questo Progetto internazionale ha permesso di sviluppare strumenti operativi ben

calibrati sulle specificità delle Regioni del Mediterraneo, facendo sì che gli orientamenti e obiettivi delle politiche europee siano adeguatamente allineati con le esigenze nazionali e regionali su scala Mediterranea. Gli approfondimenti del Progetto Maremed sulla gestione della pesca hanno evidenziato che i Piani di gestione possono essere uno strumento adeguato per favorire una politica più attenta alla sostenibilità ambientale, economica e sociale. Gestire la pesca su scala locale è fondamentale per il Mediterraneo, un mare dove la tradizione e le peculiarità culturali sono un connubio particolarmente radicato. Altri modelli di gestione, come quelli basati sulle Concessioni di pesca trasferibili, non sembrano invece rispondere in modo

adeguato alla complessità e caratteristiche del Mediterraneo. C’è dunque soddisfazione per gli orientamenti espressi dagli organi comunitari sulle Concessioni, in particolare la formula della non obbligatorietà. Un’altra importante priorità delle normative europee riguarda lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca, tramite iniziative come la creazione di gruppi di azione locale e la promozione di attività di pescaturismo. Anche in questo caso il Progetto Maremed ha fornito una serie di osservazioni e suggerimenti per dare maggiore efficacia a tali iniziative nel contesto Mediterraneo. Altre questioni di particolare rilievo evidenziate dalla Regione Marche nell’ambito del Progetto sono la necessità di mantenere il fermo biologico e di prevedere misure specifiche per l’ammodernamento dei pescherecci sulla base di criteri di sostenibilità e per il

finanziamento di nuove imbarcazioni volte a favorire l’occupazione giovanile e il ricambio generazionale. Inoltre, risulta evidente la necessità di basare lo sviluppo locale su strumenti più semplici, flessibili e calibrati sulle specificità locali. Infine, nell’ambito della strategia comunitaria macroregionale per il bacino adriatico ionico è indispensabile prendere atto delle specificità tipiche di questo bacino, con un’attenzione particolare agli aspetti legati alla pesca e acquacoltura, in modo da porre basi concrete ed efficaci per la cosiddetta “blue

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growth” e per un politica marittima integrata”. Maremed è un progetto europeo che mette a sistema esperienze e conoscenze di 14 regioni marittime mediterranee su tematiche costiere che vanno dal’inquinamento, alla gestione integrata delle zone costiere, alla gestione delle acque, alla pesca. Il progetto avviato nel 2010 si conclude con l’evento di ieri.(f.b.) ------------------Nelle foto: alcuni momenti del convegno di Civitanova Marche; al centro l’assessore regionale alla Pesca Sara Giannini


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LA RASSEGNA

Alla Raci trionfa il territorio con tutte le sue eccellenze Presenze record anche quest’anno alla fiera dedicata al mondo rurale

MACERATA Non inganni il nome – Vichingo: il campione assoluto della 29ª Rassegna Agricola del Centro Italia è un bovino di pura razza Marchigiana. La proclamazione è avvenuta a conclusione della Mostra nazionale organizzata dalla Provincia di Macerata insieme all’Anabic e all’Associazione regionale Allevatori delle Marche, diretta da Dino Mosca, che gestisce, all’Istituto di Agraria di Macerata, il famoso Centro Tori per la fecondazione artificiale, riferimento per il miglioramento genetico. Figlio di Birbo, Vichingo è allevato dall’azienda Fratelli Mei di Civitanova Marche. Pesa 14 quintali e, con ben 40 vacche a disposizione, si riproduce in monta naturale: una cosa rara per un toro delle sue dimensioni. Regina assoluta è stata incoronata Sissa, dell’allevamento di Angelo Gagliardi di Benevento, che ha avuto la meglio su Quadra, figlia di Mugello, proclamata nella mattinata campionessa della 9ª categoria. Ma ci sono anche Volt, Vasco, Bischero, Bingo, Airon, Zaccheo e tanti altri. Perché a trionfare, nell’ultimo giorno della Raci, è la razza bovina Marchigiana, gli

animali e soprattutto gli allevatori, grazie ai quali la provincia di Macerata ha ottenuto, nella zootecnia, un ruolo di leader a livello nazionale e mondiale. Forza, bellezza, adattabilità: ecco le qualità della Marchigiana che, a ben vedere, sono proprio le caratteristiche della gente di qui, laboriosa, tenace, appassionata della terra, della natura e della campagna. E la Raci 2013 ha saputo descriverle tutte, magistralmente, svelando al grande pubblico l’universo di quel mondo rurale fatto di agricoltura, enogastronomia, tradizione, ambiente e cultura, in un grande e visitatissimo contenitore di eccellenze. Letteralmente presa d’assalto la fiera, con presenze record, e code interminabili per raggiungere l’ingresso. Numeri che danno ragione alla Provincia e che vincono sulla crisi. “La Raci 2013 – dice il presidente Antonio Pettinari - è stata capace di valorizzare gusti e sapori della Terra delle Armonie come punti di forza per la promozione e lo sviluppo sostenibile del territorio”. Ed è proprio il territorio l’anima della manifestazione: dalla Regione Marche

all’Associazione regionale Allevatori, dalla Camera di Commercio al Comune di Macerata fino ad arrivare alle molteplici Associazioni e realtà locali del mondo dell’economia, del turismo, dell’ambiente e della cultura, la rassegna è il frutto di sinergie che la consacrano a fenomeno “culturale”: uno spazio rivolto non soltanto agli esperti, ma ai consumatori, ai giovani e alle famiglie, i veri protagonisti. --------------------Nelle foto: alcuni momenti della rassegna agricola organizzata al Centro Fiere di Villa Potenza

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L’INIZIATIVA

Nei sottopassi un’esplosione di colori per celebrare le meraviglie del territorio Inaugurate a Porto Potenza Picena le opere vincitrici del concorso Systema Naturae. La soddisfazione del sindaco Paolucci che ha ringraziato Ecocittà PORTO POTENZA PICENA Sono stati inaugurati a Porto Potenza Picena i nuovi sottopassi abbelliti dalle opere vincitrici di “Systema Naturae”, concorso di wall painting promosso dal Comune di Potenza Picena, ideato e realizzato da Ecocittà in collaborazione con il Festival “Pop Up!”. Al taglio del nastro, avvenuto presso il sottopasso della stazione ferroviaria, hanno partecipato il sindaco di Potenza Picena Sergio Paolucci, il rappresentante di Ecocittà Management Guy Bertolozzi ed i giovani artisti che hanno realizzato i murales: Leo J, Dmitri, Phelipe, Ziggy e Frankie Wah. Durante l’inaugurazione, il sindaco ha ringraziato Ecocittà: “Questa iniziativa ha promosso i temi della riqualificazione urbana e della qualità ambientale - ha detto Paolucci -, questioni che sono al centro dell’azione dell’Amministrazione Comunale e del progetto Ecocittà, il quartiere ecosostenibile che sta sorgendo al posto dell’ex Ceramica. Mi fa particolarmente piacere – ha aggiunto il sindaco – che con il concorso Systema Naturae sia stata data la possibilità a dei giovani artisti di esprimersi e di contribuire a valorizzare la città”. Grande soddisfazione è stata espressa anche da Guy Bertolozzi, che ha ringraziato il Comune e le Ferrovie dello Stato per aver concesso l’utilizzo dei sottopassi, dando così ad Ecocittà e agli artisti l’opportunità di abbellire luoghi di passaggio per l’accesso al mare e contribuire a migliorare

l’attrattività turistica di Porto Potenza, così importante per l’economia locale. Dopo il taglio del nastro, i vincitori del concorso hanno ricevuto da Ecocittà l’assegno premio da 1800 euro. I murales sono un’esplosione di colore e creatività ispirata alle meraviglie del territorio: dominano fiori, animali marini e panorami suggestivi della Riviera del Conero, ma le opere celebrano anche eccellenze del patrimonio culturale, come la poesia di Giacomo Leopardi e la musica di Beniamino Gigli. “Ci fa davvero piacere che l’impatto visivo delle nostre creazioni sia stato apprezzato – ha commentato Leo J, al secolo Leonardo Morichetti – e che sia stata riservata questa attenzione ad artisti così giovani, mi auguro che sempre più iniziative possano dare un’opportunità a chi cerca di farsi strada in questo campo”.

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L’EVENTO

Culture in viaggio ad Apiro Il folklore abbraccia le Marche con il festival Terranostra

MACERATA Apiro ospita - da ieri fino al 15 agostro - l’edizione numero 43 del Festival Internazionale del Folklore “Terranostra”. I gruppi che calcheranno il palco del Festival quest’anno arrivano da: Argentina, Kenia, Martinica, Polonia, Portogallo, Russia e Turchia. L’evento è organizzato dal Comune di Apiro, in collaborazione con il gruppo Folkloristico locale “Urbanitas”. La manifestazione si è aperta ieri sera con la presentazione ufficiale di tutti i gruppi ospiti e proseguirà da oggi con lo spettacolo di due gruppi ogni sera fino ad arrivare alla serata di gala di giovedi 15 agosto, presentata dal giornalista Rai Massimo Proietto. Come sempre la serata del 13 è dedicata alla festa paesana, dove si potranno degustare i piatti tipici dei luoghi d’origine dei gruppi ospiti. Da contorno a tutto ciò stand eno-gastronomici, il mercato Art&Terra, artigianato artistico e spettacoli itineranti.

Tra le novità dell’edizione 2013. La consegna avvenuta dal Prefetto di Macerata, lo scorso 17 luglio, della Medaglia del Presidente della Repubblica per l’importanza della m a n i f e s t a z i o n e “Terranostra”, il consiglio straordinario che si terrà il giorno 15 agosto per consegnare la cittadinanza onoraria; l’istituzione del Premio “Terranostra”, in cui verrà premiata una personalità che ha contribuito alla conoscenza e allo sviluppo turistico-culturale di Apiro e del Folklore. Partner del Progetto “ Culture in viaggio- il folklore abbraccia le Marche” è il Festival Internazionale del Folklore “Incontro di Cultura Popolare”, Festival o r g a n i z z a t o dall’Associazione Culturale “Li Pistacoppi” gruppo folklorico “Citta di Macerata” giunto alla sua 20° edizione. Il Festival apre la sua finestra nelle Marche il giorno 17 Agosto con i gruppi partecipanti: Moldavia. Taiwan, Montenegro e Brasile.

La manifestazione ha carattere itinerante ed ogni sera si sposta insieme a tuti i gruppi partecipanti nei vari paesi e città delle Marche. 17 agosto Mogliano 18 agosto Filottrano 19 agosto Fermo 20 agosto Macerata Sferisterio 21 agosto Morrovalle 22 agosto Pollenza 23 agosto Ancona 24 agosto Cupramarittima La serata dedicata alla città di Macerata, che ospita i gruppi per tutta la durata del Festival, viene realizzata il 20 agosto nella prestigiosa Arena dello Sferisterio dove anche lo scorso anno ha registrato il tutto esaurito con la presenza di 3.000 persone e la conseguente chiusura anticipata dell’ingresso per problemi di sicurezza. Parteciperà alla serata anche l’ambasciatore del Taiwan sig. Stanley Suo Tai Kao e la Dottoressa Cheng, Chieh- Yi, una giornalista della piu importante testata Agenzia CNA . Inoltre nella serata del 20 oltre ai gruppi citati sarà presente un gruppo italiano

di Pontelandolfo (BN) . Lo scopo del Festival è favorire scambi culturali tra giovani di diversi paesi, etnie e tradizioni, i quali attraverso le loro diversità riescono attraverso questa iniziativa a manifestare un profondo contenuto culturale, messaggi di fratellanza tra popoli, altro scopo fondamentale è quello di promuovere tra i cittadini

della Provincia di Macerata e partecipanti agli spettacoli, politiche di pace, cooperazione per lo sviluppo culturale, sociale e democratico tra i popoli. E proprio per questo, nella serata del 20 allo Sferisterio saranno presenti alcuni bambini del popolo Sharawi, popolo che, pur essendo da secoli una Nazione, non ha la sua terra e vive in esilio.

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Il successo di pubblico e di critica ha confermato negli anni la validità del Festival al quale ogni anno assistono oltre 12.000 spettatori. -----------------Nelle foto: tre momenti della presentazione della manifestazione folkloristica internazionale Terranostra di Apiro nella sede dell’Amministrazione provinciale di Macerata


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LA PROVINCIA

L’INAUGURAZIONE

Una grande festa per il taglio del nastro del nuovo campus scolastico di Camerino ultimato in tempi da record CAMERINO Ha una “vibrazione” speciale, a Camerino, la campanella del primo giorno di scuola: l’emozione di un’intera comunità che finalmente, dopo 16 anni dal terremoto, si riappropria, grazie alla Provincia di Macerata, dell’Istituto tecnico commerciale e per Geometri “G. Antinori” e dei Licei “C. Varano”. Un sentimento palpabile già dal taglio del nastro della nuova struttura, accompagnato dall’Inno d’Italia eseguito dalla Banda musicale Città di Camerino e dai colori festosi dei figuranti della Corsa alla Spada, capace di tradursi in un segnale concreto di fiducia per tutto il territorio, specialmente in un momento in cui è davvero raro, per le pubbliche amministrazioni, inaugurare opere pubbliche. Lo testimonia la partecipazione, ampia e sentita, delle più importanti autorità politiche, economiche, sociali e culturali della regione, a cominciare dal presidente Gian Mario Spacca, e del Governo stesso, rappresentato da Gian Luca Galletti, sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca, con delega all’Edilizia scolastica, che ha constatato di persona l’imponente lavoro realizzato dall’Amministrazione provinciale, determinata, fin dal suo insediamento, a superare gli ostacoli legati alla complessa vicenda, anche giudiziaria, del Campus, e riuscita quest’anno, in appena 120

giorni, a completare gli interventi per l’inizio delle lezioni. Lo ha sottolineato, nel suo saluto di benvenuto - un velo di commozione - il presidente Antonio Pettinari, accolto in palestra dai ragazzi con un caloroso applauso.

Nel ringraziare le imprese, i tecnici guidati dall’ing. Cesare Spuri e tutte le maestranze che, con impegno e passione, “hanno realizzato un sogno”, ben descritto nelle diverse fasi dei lavori nelle immagini a scorrere sui monitor, Pettinari

ha invitato gli studenti a prendersi cura della loro scuola. Una struttura moderna e confortevole, realizzata dalla Provincia secondo i criteri di sicurezza e funzionalità e dotata delle migliori soluzioni in campo impiantistico: dal

riscaldamento a pavimento radiante al sistema di raffrescamento naturale, dall’illuminazione a Led alla “fontana” antincendio. Trenta aule ampie e luminose, ben tredici laboratori, due aule magne, auditorium, palestra con

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campo da basket e pallavolo, aula ginnica, campo da tennis e calcetto esterno, uffici per il personale docente e non, consentiranno a circa 500 alunni di studiare e prepararsi al meglio per il domani. Apprezzamento è stato espresso dal


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DI MACERATA

presidente Spacca che, nel suo intervento, ha indicato la strada per il rilancio dell’entroterra, spesso mortificato dai numeri, che è quella, appunto, del rilancio dell’economia che permetterebbe una meno drastica riorganizzazione dei servizi. Alla giornata inaugurale del Campus sono intervenuti, fra gli altri, Pietro Giardina, prefetto di Macerata, mons. Francesco Giovanni Brugnaro, arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, che ha benedetto le scuole, Dario Conti, sindaco di Camerino, che nell’occasione ha lanciato un appello a difesa del Tribunale camerte, Marco

Luchetti, assessore regionale all’Istruzione, Francesco Massi, consigliere regionale, Sauro Pigliapoco, già presidente della Provincia di Macerata, Luca Galeazzi, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Claudio Pettinari e Rosa Maria Borraccini, pro rettori delle Università di Camerino e Macerata, gli on. Mario Cavallaro, Alessandro Forlani e Amedeo Ciccanti, Aldo Alocchi, presidente della Corte d’Appello di Ancona, i comandanti delle Forze dell’ordine, la Giunta provinciale al completo, i consiglieri provinciali, numerosi sindaci in fascia tricolore e rappresentanti del mondo economico,

produttivo e delle forze sociali, oltre naturalmente ai dirigenti scolastici dei due Istituti, Francesco Rosati e Giancarlo Marcelli, agli insegnanti e al personale amministrativo. Non è mancato il modo per ricordare Jimmy Fontana, all’indomani della scomparsa, nativo per altro di Camerino ed autore dell’Inno della Provincia di Macerata che ha fatto da “apripista” agli interventi delle autorità, coordinati magistralmente dal giornalista Rai Paolo Notari. -----------------Nelle foto: alcuni momenti dell’inaugurazione del nuovo Campus scolastico di Camerino

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LA PROVINCIA DI MACERATA

AZIENDE

Nuova Simonelli nel “top 100” dell’industria marchigiana Seconda assoluta per crescita

BELFORTE DEL CHIENTI Dopo quattro consecutivi anni d’incremento del volume d’affari, produttività e esportazioni, la Nuova Simonelli di Belforte del Chienti è entrata tra le “top 100” delle aziende industriali marchigiane. Secondo la recente indagine della Fondazione Merloni, redatta con la collaborazione dell’ISTAO, l’azienda marchigiana leader nel settore delle macchine per caffè espresso ha compiuto nell’ultimo anno la sesta miglior performance in assoluto tra le prime cento aziende industriali, guadagnando da un esercizio all’altro ben 21 posizioni in classifica. Nella precedente indagine era stata indicata, infatti,121esima. Se si considerano, però, all’interno

delle “top 100”, le sole aziende che nel 2012 hanno ottenuto un incremento delle vendite, Nuova Simonelli risulta aver migliorato notevolmente la propria classifica, attestandosi al 52° posto, sempre per fatturato. L’indagine, che ha preso in esame i bilanci consolidati ed ordinari del 2012 di 232 industrie marchigiane, ponendoli in confronto con quelli del 2011, offre ulteriori elementi di soddisfazione per l’azienda maceratese. Con un +15,9% di vendite nel 2012 rispetto al 2011, Nuova Simonelli si classifica ottava - tra le prime cento aziende – per tasso di crescita (seconda tra le industrie meccaniche). “Lo scorso anno, durante il tradizionale incontro di fine anno con tutte le maestranze

– ricorda il presidente di Nuova Simonelli, Nando Ottavi – avevo ringraziato l’intero team per l’impegno e gli ottimi risultati raggiunti, auspicando l’ingresso tra le “top 100” delle aziende marchigiane e quell’auspicio si è ora tradotto in realtà. Inoltre, i risultati del primo semestre 2013 ci fanno ben sperare per l’esito di fine anno, prevedendo un ulteriore buon incremento del volume d’affari, soprattutto in termini di export”. Il primo semestre 2013, infatti, ha fatto registrare per Nuova Simonelli un nuovo incremento in termini di fatturato e produzione. In confronto con lo stesso semestre dell’anno scorso il fatturato è aumentato del 23,8% e la produzione complessiva dei diversi

modelli di macchine per caffè espresso è salita del 13%. Anche la quota di export che nel 2012 aveva superato l’80%, alla fine del 1° semestre 2013 si è attestata al 90,1%. L’area comprendente Asia e Oceania ha rappresentato nei primi sei mesi di quest’anno circa il 45% del mercato di Nuova Simonelli. Il resto è suddiviso tra Nord e Sud America (15%), Unione Europea (13%), Europa extra UE e Medio Oriente (18%), Italia (9%). Ricerca, innovazione, alta tecnologia e qualità sono le armi vincenti che permettono da anni all’azienda marchigiana di affrontare con successo i mercati di ben 115 Paesi di tutti i continenti. Per gli ultimi mesi del 2013 e per l’intero 2014 Nuova Simonelli ha in cantiere diverse novità

che saranno presentate proprio nei prossimi giorni agli operatori internazionali in occasione dell’HOST (Fieramilano-Rho dal 18 al 22 ottobre). Si tratta di nuove macchine professionali per espresso e di nuovi macinacaffè prodotti sia con il proprio marchio, sia con il marchio Victoria Arduino, lo storico brand di macchine da caffè espresso acquisito nel

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2001. Oltre a nuovi design, particolarmente rispettosi degli aspetti ergonomici, tutte le novità incorporano innovative tecnologie sviluppate o brevettate da Nuova Simonelli. -----------------------Nelle foto: una fase di lavorazione all’interno dell’azienda e Nando Ottavi, presidente e amministratore delegato di Nuova Simonelli


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LA PROVINCIA DI MACERATA

VIABILITA’

Aperto il ponte dell’Annunziata Importante traguardo raggiunto dalla Provincia di Macerata in un’area di grande transito determinazione, la voglia di fare”. Lo ha sottolineato, nel suo discorso, lo stesso Pettinari che non ha dimenticato di ringraziare le ditte e l’Ufficio tecnico della Provincia di Macerata, che ha progettato e diretto i lavori. Accanto a Pettinari, Fabrizio Cesetti, presidente della Provincia di Fermo. L’opera, infatti, che rientra per due terzi nella competenza della Provincia di Macerata, nel comune di Civitanova Marche, e per il restante terzo in quella di Fermo, nel territorio di Sant’Elpidio a Mare, è stata cofinanziata dalla Provincia di Fermo, oltre che dalla Comunità Europea. Tre milioni l’importo del progetto esecutivo, di cui 1.289.645 euro a carico della Regione Marche per mezzo dei fondi europei, 1.140.236 da Macerata e 570.118 da Fermo. Il nuovo ponte dell’Annunziata, lungo 214 metri, è realizzato con travi in acciaio e si sviluppa su 5 campate, di cui le due più ampie misurano 55 metri ciascuna. La sezione stradale ha un nastro asfaltato della larghezza di 8 metri per il traffico veicolare e una passerella pedonale larga 120 centimetri. Per potenziare la funzionalità del ponte la Provincia di Macerata ha costruito, a tempo di record, una rotatoria provvisoria, molto apprezzata, all’uscita della carreggiata est della Superstrada 77 che incrocia con la Provinciale 78 bis “MontecosaroMontegranaro”, in attesa di poter realizzare quella definitiva attualmente bloccata dal Patto di stabilità.

MONTECOSARO Ore 13.20. Primi passaggi sul nuovo ponte dell’Annunziata a Montecosaro Scalo. Sono i fatti a parlare: nel giro di pochi mesi, la Provincia di Macerata ha concretizzato un’infrastruttura strategica a servizio di tutta la comunità, soprattutto del distretto calzaturiero FermanoMaceratese. L’opera, affiancata al vecchio ponte ad appena 90 centimetri, garantirà una doppia carreggiata con due corsie per senso di marcia e, quindi, maggiore sicurezza stradale e minori tempi di percorrenza, in un tratto ad alta concentrazione di traffico che, nelle ore di punta, registra fino a ben 3.200 veicoli ogni 60 minuti. È visibile la soddisfazione del presidente Antonio Pettinari per questo taglio del nastro, benedetto da mons. Luigi Conti, arcivescovo di Fermo, alla presenza di tantissime autorità del territorio: i prefetti di Macerata e Fermo, parlamentari, consiglieri regionali, consiglieri provinciali, assessori, sindaci e amministratori. Un taglio del nastro che rappresenta un reale traguardo, specialmente in tempi in cui per le pubbliche amministrazioni è veramente raro inaugurare opere pubbliche. “Tanti sono stati gli ostacoli burocratici, amministrativi e giudiziari che, a causa del fallimento della ditta assegnataria, hanno reso necessario progettare ed appaltare l’opera per ben due volte consecutive, ma alla fine hanno vinto la caparbietà, la

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PREMIO FEDELTA’

“Dobbiamo recuperare lavoro e occupazione”. Spacca premia a Fermo i migliori imprenditori Dal presidente un plauso al distretto della moda, della calzatura, del cappello, dell’agroalimentare: i settori di punta del territorio che non conoscono la crisi

FERMO “Siete i testimoni di una via d’uscita possibile dalla crisi. E’ dunque necessaria una più forte legittimazione sociale dell’imprenditore, il riconoscimento del suo ruolo centrale per creare reddito e occupazione. Per rafforzare, quindi, la coesione della nostra comunità”. Così il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, rivolgendosi agli imprenditori presenti al Premio fedeltà al lavoro e del progresso economico 2013 della Camera di Commercio di Fermo. “Stiamo vivendo un periodo drammatico – ha detto Spacca nel suo intervento – Negli ultimi quattro anni l’Italia ha registrato una caduta delle prospettive di crescita come nessun altro Paese, con un -8% del Pil. Uno scenario che non ha precedenti nella storia del nostro Paese. Abbiamo una

sola via d’uscita da questa situazione: recuperare la centralità del soggetto che produce ricchezza e reddito, ovvero l’impresa. Istituzioni, associazioni di categoria, sindacati, Università, tutti gli attori della governance del nostro Paese, devono impegnarsi in questo processo che significa recuperare lavoro e occupazione. Per questo la giornata di oggi è così importante”. Spacca ha ricordato che le Marche sono la regione italiana con il più alto numero di imprenditori in rapporto alla popolazione. “Questa è una grande ricchezza per le Marche – ha aggiunto - e in particolare per questo territorio che vanta un tasso di imprenditorialità ancora maggiore della media regionale. Dobbiamo continuare tutti insieme ad alimentare la vostra passione e il vostro coraggio

nell’affrontare le sfide, soprattutto sui mercati internazionali. Le imprese di questo territorio sono realtà familiari, non finalizzate al profitto e alla speculazione, ma alla crescita di una famiglia e di una comunità. Imprese – ha concluso – legatissime al territorio e questo lo si capisce dal prodotto, dietro cui si avverte una sedimentazione culturale fortemente riconoscibile. Anche qui sta il successo delle imprese fermane. Non è quindi un caso se il distretto della moda, della calzatura, del c a p p e l l o , dell’agroalimentare, ovvero i settori di punta di questo territorio, abbiano performance a segno più anche nella crisi. A tutti voi imprenditori è dunque affidato un ruolo molto importante nella valorizzazione del Made in Italy”.

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IL CONVEGNO

Rischio alluvioni nel Fermano Investire in prevenzione per ottimizzare gli investimenti Avviata la fase di consultazione per applicare la nuova direttiva europea Entro il 2015 vanno approvati i piani di gestione a livello di distretto. Positivo incontro a Porto Sant’Elpidio con la partecipazione dell’assessore regionale Paola Giorgi e del presidente dell’Anci Marche, Maurizio Mangialardi

PORTO SANT’ELPIDIO Le Marche hanno avviato la fase delle consultazioni per applicare la nuova direttiva europea sul rischio alluvioni. Emanata nel 2007 e recepita dall’Italia con un decreto legislativo, prevede che, entro il 2015, vadano approvati i Piani di gestione a livello di distretto idrografico: entità territoriale che accorpa più bacini idrografici. In tutta Italia le attività sono coordinate dalla Autorità di bacino nazionali; le Marche sono suddivise tra il distretto d e l l ’ A p p e n n i n o settentrionale, che fa riferimento all’Autorità dell’Arno, e il distretto dell’Appennino centrale, che

fa capo all’Autorità del Tevere. La prima fase del lavoro ha riguardato la mappatura delle aree a rischio di esondazione, secondo i nuovi criteri europei, portata ora all’esame della comunità regionale (istituzioni, associazioni, categorie ordini, professionali) per acquisire, entro l’anno, indicazioni e osservazioni. “Nella nostra regione inizia questa importantissima fase di concertazione, prevista dalla normativa ma che dobbiamo riuscire a far divenire pratica quotidiana, in moda da realizzare un vero governo del territorio – ha affermato l’assessore alla Difesa del suolo, Paola Giorgi

– Il tema delle alluvioni è di centrale importanza per la sicurezza di ogni comunità. Proprio qui, nel Fermano, nel 2011 abbiamo subìto gli effetti devastanti dell’alluvione, con danni e morti. E proprio da qui avviamo questa concertazione, a ricordo di quanto è avvenuto, perché non debba più accadere. È’ importante costruire insieme questi nuovi Piani di gestione, con i protagonisti che poi devono operare localmente. “Li abbiamo riuniti per discutere e portare, poi, al tavolo del governo e dell’Europa un Piano condiviso e di grande

impatto”. A monte, però - ha ammonito l’assessore – “occorre un impegno politico, da parte del governo nazionale, di mettere a disposizione risorse , perché stiamo parlando di una tematica, quella del controllo del territorio, che è stata estromessa dalle priorita’ nazionale e che ricade interamente sulle Regioni. Noi stiamo facendo il nostro dovere, ma va fatto da tutti, perché, come Paese, stiamo puntando sulla valorizzazione del nostro territorio e, in questo contesto, il tema della tutela dovrebbe essere prioritario”. L’assessore Paola Giorgi ha poi ribadito la necessità di

“passare della gestione delle emergenze alla prevenzione”. “Non si può vivere, governare, gestire un Paese in emergenza: occorre puntare - ha affermato - sulla prevenzione. “La direttiva europea è una grandissima occasione che, come Regione Marche, stiamo raccogliendo con responsabilità e impegno”. “Il territorio è un bene da salvaguardare e non solo da consumare – ha rimarcato il presidente dell’Anci Marche, Maurizio Mangialardi – Bisogna contrastare le pressioni che spingono a investire nelle aree ad alto rischio conclamato. Nelle

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Marche non partiamo da zero, ma dobbiamo mettere in campo nuovi strumenti di gestione”. “Quello della prevenzione è un tema che deve affermarsi anche nelle coscienze dei cittadini. È importante presidiare le aree interne, in modo a garantire l’equilibrio ambientale – ha sostenuto Giorgio Cesari, segretario generale Autorità bacino del Tevere – La manutenzione ha costi elevatissimi, ma necessari che andrebbero scomputati dal Patto di stabilità”. (r.p.) --------------------Nelle foto: due immagini del convegno organizzato a Porto Sant’Elpidio


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L’INAUGURAZIONE

Aperto a San Benedetto il primo distributore di carburanti a marchio Enercoop delle Marche L’area di servizio offre prezzi competitivi, orari lunghi e alta automazione. L’apertura alla presenza del vicesindaco Eldo Fanini, del vicepresidente di Coop Adriatica Giovanni Monti e del presidente di Enercoop Domenico Pellicanò

SAN BENEDETTO E’ stato inaugurato a San Benedetto del Tronto, il primo distributore di carburanti a marchio Coop nelle Marche: la nuova stazione Enercoop è situata in via San Giovanni, di fronte al centro commerciale Porto Grande, ed eroga benzina, diesel, metano a prezzi convenienti e con orari lunghi. A gestire l’impianto è Enercoop Adriatica Spa detenuta al 100% da Coop Adriatica. All’inaugurazione, alle 11, erano presenti il vicesindaco di San Benedetto del Tronto, Eldo Fanini, il vicepresidente di Coop Adriatica, Giovanni Monti, il presidente di Enercoop Adriatica, Domenico Pellicanò. Al taglio del nastro, inoltre, hanno partecipato i rappresentanti dei soci Coop Maria Luisa Ciarrocchi e Leila Forlini, rispettivamente per il Distretto e la Zona. Don Guido Coccia, viceparroco della chiesa di Cristo Re, ha impartito la benedizione alla struttura. Per l’apertura, la

stazione offre prezzi particolarmente competitivi: la benzina a 1,620 euro al litro, il diesel a 1,520, il metano a 0,929. Ampio 4.000 metri quadrati, l’impianto di San Benedetto è dotato di 10 postazioni per l’erogazione di carburanti: 6 fai da te per benzina e diesel, aperte tutti i giorni senza interruzioni, e 4 per il metano, servite da addetti dal lunedì alla domenica con orario continuato dalle 7 alle 20.30. Gli erogatori di metano, inoltre, dalle 20.30 alle 7 diventano postazioni self service per l’approvvigionamento di benzina e diesel. In totale, l’Enercoop impiega sei lavoratori; i clienti potranno pagare in contanti, con il bancomat e con carte di credito dotate di microchip e pin. La struttura è inoltre dotata di un impianto fotovoltaico sulla tettoia di copertura. “Con l’ingresso della Cooperativa nel settore dei carburanti, che sono un

capitolo rilevante per i bilanci delle famiglie – spiega Giovanni Monti, vicepresidente di Coop Adriatica – puntiamo ad offrire ai consumatori nuove forme di risparmio, ammodernando la rete distributiva e calmierando anche i prezzi di questo mercato”. Il pieno al distributore Enercoop, infatti, sarà mediamente più conveniente grazie ad alcuni fattori. Enercoop Adriatica si approvvigiona attraverso Energya Spa, centrale di acquisto che punta a reperire i carburanti alle migliori condizioni di mercato ed è detenuta al 50% da Energy Group e al 50% da Coop Adriatica, Coop Estense, Coop Consumatori Nordest, Coop Liguria, Coop Lombardia, Novacoop. Per abbattere i prezzi, alla massa critica della centrale d’acquisto si aggiungono l’alta automazione dell’impianto e la presenza di erogatori self service; una

struttura organizzativa e di servizio molto snella; il posizionamento in prossimità di aree trafficate come quelle nelle vicinanze dei centri commerciali; gli orari lunghi e la gestione efficiente della logistica; la riduzione al minimo dei margini da parte di Coop Adriatica. Il piano industriale di Enercoop Adriatica prevede, dopo quelli di San Benedetto del Tronto e Castel Maggiore (Bo), inaugurato lo scorso

maggio, l’apertura di altri tre impianti: a Faenza, Conegliano e Chioggia. I distributori, tutti a marchio Enercoop, saranno collocati all’interno di parchi commerciali o nei pressi di punti vendita di Coop Adriatica. “Con le aperture di altri tre impianti – aggiunge Domenico Pellicanò, presidente di Enercoop Adriatica – contribuiremo anche al rinnovamento della rete di distribuzione, che in

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Italia è composta da un numero di strutture doppio rispetto alla media europea e il più delle volte poco meccanizzate”. Attualmente, su tutto il territorio nazionale, sono in totale nove i distributori a marchio Coop: quello di San Benedetto del Tronto, si aggiunge infatti alle stazioni di Castel Maggiore (Bo), Biella, Cantù (Co), Piacenza, Correggio (Re), Modena, Bari e Brindisi.


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IL CONVEGNO

Carifermo accompagna gli imprenditori nell’evoluzione strategica dei sistemi di pagamento in sede europea

FERMO Si è svolto presso l’auditorium di Fermo Forum il convegno “Evoluzione dei sistemi di pagamento in sede europea” organizzato da Carifermo Spa in collaborazione con ABI (Associazione Bancaria Italiana) e Camera di Commercio di Fermo. All’incontro hanno partecipato 300

rappresentanti del mondo imprenditoriale, bancario e professionale regionale. L’Amministratore Delegato di Carifermo Alessandro Cohn ed il Presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano di Battista hanno introdotto i lavori evidenziando in modo particolare la valenza strategica delle innovazioni nel sistema dei pagamenti

per il mondo delle imprese. Rita Camporeale, responsabile dell’Ufficio Sistemi e Servizi di Pagamento ABI, Marchetto Morrone Mozzi, Direttore Centrale di Carifermo, ed Ermanno Traini, Responsabile della Divisione Commerciale di Carifermo, hanno quindi relazionato sui vari aspetti del progetto SEPA, dagli obiettivi

e dai fondamenti normativi alle soluzioni applicative e alle nuove opportunità operative offerte in tale ambito. I relatori hanno inoltre illustrato le modalità con cui Carifermo affianca gli operatori economici in questo cruciale cambiamento. Il convegno ha rappresentato un’occasione per conoscere ed adeguarsi alle novità nei

sistemi di pagamento che entreranno in vigore dal primo febbraio 2014. Ma non termina sicuramente con questo convegno l’impegno di Carifermo nell’accompagnamento delle aziende in questo percorso. Tra le iniziative già intraprese, si segnala l’help desk istituito dalla banca sia per gli aspetti relativi all’utilizzo dei canali di home banking (Eugenio

Monaldi - tel. 0734.28640 e.monaldi@carifermo.it Roberto Traini - tel. 0 7 3 4 . 2 8 6 4 6 4 r.traini@carifermo.it) che per quelli funzionali relativi alla migrazione dal servizio RID al SEPA direct debit (Rita Marziali - tel. 0734.286436 r.marziali@carifermo.it Sabrina Bozzesi - tel. 0 7 3 4 . 2 8 6 4 4 2 s.bozzesi@carifermo.it).

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LE PROSPETTIVE

Alla “Country presentation Mozambico” di San Benedetto un barlume di speranza anche per le imprese marchigiane SAN BENEDETTO DEL TRONTO San Benedetto del Tronto è stata la location della “Country presentation Mozambico”, iniziativa promossa da Piceno Promozione (Azienda per l’internazionalizzazione della Camera di Commercio) in collaborazione con la Regione Marche. Presenti, tra gli altri, il vice presidente della Giunta regionale Antonio Canzian e l’ambasciatore della Repubblica del Mozambico in Italia, Carla Elisa Luis Mucavi. La presenza economica del nostro Paese in Mozambico ha registrato, negli ultimi anni, una crescita considerevole. Gli investitori italiani mostrano infatti un interesse crescente verso il mercato mozambicano, incoraggiati dalle interessanti prospettive di investimento, dalla stabilità politica e dalla posizione geografica. “L’evento – ha sottolineato Canzian - rappresenta un’opportunità per far conoscere le nostre imprese in Mozambico, Paese ricchissimo di risorse minerali, energetiche e agricole, con una popolazione di oltre 24milioni di abitanti e che negli ultimi anni ha il 7,5% di Pil positivo. Dopo la guerra civile, gli anni di pace che ne sono seguiti hanno permesso al Mozambico di riprendersi e gettare le basi per uno sviluppo che potrebbe avere un’accelerazione a seguito della scoperta di giacimenti petroliferi. Si conferma un Paese di grande interesse con il quale è possibile intrattenere rapporti, visto che

i settori da sviluppare sono quelli dell’energetico, agricolo e infrastrutturale. Ancora una volta l’azione sinergica delle istituzioni e delle associazioni è vincente per offrire opportunità e scelte strategiche alle nostre

aziende”. “Noi siamo consapevoli – ha detto la Mucavi - delle grandi opportunità degli imprenditori marchigiani e per questo vogliamo cercare di instaurare rapporti con loro per creare posti di lavoro in

Mozambico, cercando di sviluppare il settore agroalimentare, della pesca e del turismo”. Durante l’incontro è emerso che i settori in cui si sta maggiormente concentrando l’attenzione delle aziende

italiane sono quelli dell’energia (biocombustibili e biomasse), dell’agricoltura e agroindustria, delle infrastrutture e del turismo. Il tessuto imprenditoriale mozambicano è caratterizzato da aziende familiari, vicine al

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mondo delle nostre Pmi e l’indotto creato dai grandi investimenti (carbone, energia, zucchero) sta offrendo i presupposti alle stesse Pmi di emergere e inserirsi in un ambiente economico favorevole. L’accesso ai mercati di importazione ed esportazione e la disponibilità di approvvigionamento locale di materie prime sono fattori determinanti nella scelta di investire in Mozambico. L’economia del Paese è relativamente diversificata: i principali contributi alla crescita economica sono forniti da agricoltura, costruzioni, trasporti, energia, pesca e turismo. La presenza di un grande investimento nella produzione di alluminio (Mozal, secondo produttore in Africa) ha fortemente sbilanciato l’ago della bilancia verso il settore industriale, anche se la maggior parte della popolazione si dedica all’agricoltura e alla pesca. Oltre al settore delle costruzioni, che continua a crescere costantemente grazie allo sviluppo dell’immobiliare, del turismo e delle grandi opere pubbliche, un altro settore che sta attirando l’attenzione degli investitori internazionali è quello dell’energia. È in corso l’esplorazione per la ricerca del petrolio (Eni è una delle società a essersi aggiudicata la licenza) e negli ultimi anni sono stati realizzati diversi investimenti nei biocombustibili. (a.f.) --------------------Nella foto: un momento dell’incontro di San Benedetto


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LA FIRMA

Le Marche più vicine alla Russia Sottoscritto un gemellaggio tra San Benedetto ed Ekaterinburg SAN BENEDETTO Grazie alle buone relazioni dell’Associazione RussiaItalia ed all’importante lavoro diplomatico svolto dal presidente Gian Mario Spacca, presso il Municipio di San Benedetto del Tronto, tra il sindaco di San Benedetto del Tronto Giovanni Gaspari e il Municipio di Ekaterinburg – Russia, terza città in ordine di importanza per popolazione e per Pil - per il tramite del capo amministrazione del Rione VerkhIsetskiy Bredenko Aleksandr Vasilievich – si è sottoscritto l’accordo di gemellaggio tra le due città. Erano presenti all’avvenimento, le più significative autorità della Regione, i rappresentanti delle varie associazioni di categoria, il presidente della Azienda Speciale della CCIAA di Ascoli Piceno Gino Sabatini, il presidente dell’Associopne degli Industriali Bruno Bucciarelli .. La delegazione Russia era composta, da numerosi alte personalità della Regione Sverdvlosk (regione a cui appartiene il Comune di Ekaterinburg) – il vice Governatore sig. Alexander Petrov.. assessore alle politiche industriali ed ai rapporti internazionali … inoltre erano presenti il Vice Sindaco della Città di Ekaterinburg sig Vysokinskiy Aleksandr Ghennadievich, il direttore generale dell’associazione dei Tour Operator del distretto Federale degli Urali (a cui appartiene anche la regione di Sverdlovsk) sig. Maltsev Mikhail Anatolievich, al vice Presidente generale dell’Associazione degli Industriali della Regione di Sverdlovsk sig.ra Kansafarova Tatyana Anasovna. A seguito della delegazione russa: direttori

di industrie del settore della m e t a l m e c c a n i c a , dell’immobiliare, dell’agroalimentare e del turismo e dalla direttrice dell’Ice di Ekaterinburg sig.ra Valentina Kulicova. Il sindaco Giovanni Gaspari che per l’occasione ha invitato atri sindaci della Regione Marche da Macerata ad Ascoli da Fermo ad Ancona …. ha dichiarato di sentirsi onorato di aver avuto tale riconoscimento dal comune di Ekaterinburg e si farà portatore di interessi economici, di tutta la Regione Marche, verso quel territorio ricco di grandi opportunità per tutte le PMI marchigiane. Il capo amministrazione del Rione VerkhIsetskiy Bredenko Aleksandr Vasilievich, da parte sua ha precisato che, sebbene tra San Benedetto del Tronto ed Ekaterinburg, ci siano molte diversità; popolazione, crescita economica,

prospettive di lavoro (nella città non c’è disoccupazione), aspettative future …. anche loro sono stati ben felici di aver sottoscritto tale gemellaggio. Elogiando tutti gli amministratori delle Marche per la qualità della vita e la particolare cura del bene pubblico. L’importanza e la ricaduta economica per la Regione Marche di tale evento è impressionante. Innanzi tutto a livello di prestigio: un comune di appena 50.000 abitanti, San Benedetto del Tronto, si gemella con un comune di circa 1,5 milioni di abitanti quale Ekaterinburg. Questo significa che ogni qualvolta, il Comune di Ekaterinburg riceverà una delegazione straniera, proprio per una serie di patti di reciprocità e codici deontologici stabiliti dalle norme russe, nella presentazione della città di Ekaterinburg sarà annotato

per sempre gemellata con Canton, Los Angeles, Hong Kong, Monaco, Torino e San Benedetto del Tronto. Ma non solo il gemellaggio comporta una miriade di altre interessanti prospettive; redazionali istituzionali e passaggi promozionali su Tv locali e giornali locali, pubblicità promozionale sulla città senza pagare i diritti di affissione, uso di spazi pubblici gratuiti per eventi istituzionali. Ma non solo: aver siglato un patto di gemellaggio per la legislazione russa significa anche aver sottoscritto un rapporto di amicizia gradissimo su cui iniziare tutto un percorso di scambi commerciali preferenziali. Se pensiamo solo agli incrementi delle presenze turistiche di cui potremo beneficiare è importante sapere che dalla città di Ekaterinburg, ogni giorno partono circa 140 aerei di cui

8 voli diretti verso l’Italia di cui 4 su Roma. La popolazione russa che gravita sull’aeroporto di Ekaterinburg conta circa 40MLN di unità. La Regione Marche, fino a circa un anno fa era sconosciuta ai più. Al pranzo dell’amicizia, svoltosi presso l’istituto Alberghiero di San Benedetto del Tronto, il sindaco di Macerata, Romano Carnacini, intervenuto per un saluto, ha detto: “Siccome io sono buon amico del sindaco di San Benedetto del Tronto Giovanni Gaspari che ha firmato il gemellaggio con Ekaterinburg di conseguenza anche Macerata si sente legata da un rapporto privilegiato di amicizia con Ekaterinburg”. Queste bellissime parole, subito sono state riprese dal vice sindaco di Ekaterinburg Vysokinskiy Aleksandr Ghennadievich che ha rilanciato dicendo: “Da questo

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momento in avanti, non solo anche Ekaterinburg si sente legata ad un rapporto di amicizia con Macerata ma che sarà suo impegno interessarsi e lavorare per costruire per tutti i comuni delle Marche buone relazioni con gli altri comuni russi amici di Ekaterinburg”. Il presidente dell’associazione RussiaItalia, Andrea Mora, riferisce come nella globalizzazione dei mercati e nell’era di internet, avvenimenti come questo basati sui rapporti personali di stima ed amicizia siano determinati per far crescere gli scambi commerciali tra i due paesi e start up di business. Dopo un saluto del Governatore Gian Mario Spacca, il dirigente del servizio turismo regionale Raimondo Orsetti ha illustrato i “turismi” delle Marche annunciando anche la volontà della Regione Marche di programmare un volo con cadenza settimanale da Ekaterinburg ad Ancona per il periodo aprile – settembre 2014. Dal tour operator marchigiano “Food&Relax”, già presente sul mercato degli Urali da circa un anno con un catalogo incoming Marche denominato DREAMARCHE, è anche arrivato l’annuncio che per un anno due tram gireranno nelle vie di Ekaterinburg promuovendo le Marche e in particolare San Benedetto del Tronto. Infatti sui veicoli campeggerà una pubblicità della Regione Marche con immagini del Piceno e della Riviera delle Palme, lo slogan “Welcome to San Benedetto del Tronto” e l’hashtag #DESTINAZIONEMARCHE. ------------------------Nella foto: il momento della sottoscrizione del rapporto di gemellaggio tra San Benedetto ed Ekaterinburg


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LE PROVINCE DI ASCO

LA CERIMONIA

La web reputation per i 51 anni della Pagella d’oro Emozione a Fermo per la storica premiazione FERMO Si è celebrata al Teatro dell’Aquila di Fermo la 51a edizione della Pagella d’Oro, premio istituito dalla Cassa di Risparmio di Fermo e consegnata in occasione della Giornata Mondiale del Risparmio. I 121 premiati provenienti dalle scuole dei comuni delle province di Fermo, Ascoli Piceno, Macerata, Ancona e Teramo, dove la banca è presente con almeno una filiale, sono stati accolti in un teatro pieno in tutti gli ordini. Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo Alberto Palma ha aperto la cerimonia dando il benvenuto ai presenti e ringraziando le autorità intervenute. Un ringraziamento particolare è stato rivolto alle scuole per la disponibilità e la collaborazione. L’ospite dell’edizione numero 51 della Pagella d’Oro è stato Pier Domenico Garrone, direttore de Il Comunicatore Italiano, professionista esperto in comunicazione istituzionale e web reputation. Garrone, in tandem con il giornalista Adolfo Leoni, ha proposto all’attenta platea una riflessione sulla comunicazione sulla rete soffermandosi sulla web reputation. Un consiglio ai giovani in sala sull’utilizzo della rete pensando al mondo professionale? Conoscere bene il destinatario della nostra comunicazione e creare un profilo sulla rete che sia il più possibile reale a come vorremmo presentarci. Numerosi i sindaci e gli amministratori che hanno

accolto l’invito a partecipare alla cerimonia testimoniando così la vicinanza verso gli studenti del proprio territorio. Molti anche i dirigenti scolastici che hanno a c c o m p a g n a t o personalmente i ragazzi e le ragazze sul palco a ritirare il premio. Tutte le Pagelle d’Oro sono state consegnate grazie alla collaborazione delle autorità presenti, mentre sullo schermo scorrevano uno alla volta i nomi dei 121 premiati. Nel corso della cerimonia è stata ricordata la possibilità di lasciare post e foto sulla pagina facebook “pagelladoro”, una sorta di “memoriale” della manifestazione. Questi i premiati: PROVINCIA DI FERMO Scuola Secondaria di primo grado Chiara Pieroni Scuola Secondaria di primo grado “Da Vinci-Ungaretti” FERMO Alessandro Ciucani Scuola Secondaria di primo grado

“Betti” FERMO Riccardo Ricci Scuola Secondaria di primo grado”FracassettiCapodarco” FERMO Elisa Santoni Scuola Secondaria di primo grado”Don Bosco” FALERONE Paolo Concetti Scuola Secondaria di primo grado”G. Cestoni” MONTEGIORGIO Leonardo Paci Scuola Secondaria di primo grado”M. Pupilli” GROTTAZZOLINA Angelica Fagiani Scuola Secondaria di primo grado”Leopardi” MONTE URANO Angelica Achilli Scuola Secondari di primo grado TORRE SAN PATRIZIO Roberto Ricci Scuola Secondaria di primo grado RAPAGNANO Elia Spalletti Scuola Secondaria di primo grado”A. Caro” MONTEGRANARO Marcin Dudziak Scuola Secondaria di primo grado”Ramadori” MONTE

SAN PIETRANGELI Nicola Seri Scuola Secondaria di primo grado”T. Calzecchi-Onesti” MONTERUBBIANO Aurora Lanciotti Scuola Secondaria di primo grado”L. da Vinci” PEDASO Marco Evandri Scuola Secondaria di primo grado”MannocchiTornabuoni” PETRITOLI Giulia Iervicella Scuola Secondaria di primo grado MONTOTTONE Chiara Romanelli Scuola Secondaria di primo grado PONZANO DI FERMO Arianna Ciarrocchi Scuola Secondaria di primo grado”Nardi” PORTO SAN GIORGIO Emma Potalivo Scuola Secondaria di primo grado Galilei PORTO SANT’ELPIDIO Beatrice Rocchi Scuola Secondaria di primo grado”Marconi” PORTO SANT’ELPIDIO Chiara Lunardi Scuola

Secondaria di primo grado SANT’ELPIDIO A MARE Valentina Pezzola Scuola Secondaria di primo grado CASETTE D’ETE Scuola secondaria di secondo grado Lorenzo Cornettone Liceo Scientifico Statale”T. Calzecchi Onesti” FERMO Paolo Verdecchia ITIS “G.M. Montani” FERMO Stefano Monterubbianesi ITCGT “Carducci - Galilei” FERMO Matteo Muccichini IPSIA “Ostilio Ricci” FERMO Francesca Romani Istituto Statale d’Arte”U. Preziotti” FERMO Emy Damiani Liceo Scientifico Paritario”L. da Vinci” FERMO Teresa Maria Antognozzi Carafa Liceo Scientifico”Medi” MONTEGIORGIO Sara Funari Istituto Tecnico Economico MONTEGIORGIO Nicola Montefiori Liceo Artistico Statale PORTO SAN GIORGIO Ilaria Vagni ITC “L. Einaudi” PORTO SANT’ELPIDIO Ludovico Fancello Liceo Scientifico”A. Bacci” PORTO SANT’ELPIDIO Edoardo Vitali IPSSAR PORTO SANT’ELPIDIO Christian Salvatori IPSSAR “Tarantelli” SANT’ELPIDIO A MARE David Sotgiu Conservatorio Statale di Musica”G.B. Pergolesi” FERMO PROVINCIA DI ASCOLI PICENO Scuola Secondaria di primo grado Costanza Farina Scuola Secondaria di primo grado “M. D’Azeglio” ASCOLI PICENO Luca Angelini Scuola

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Secondaria di primo grado “Ceci-Cantalamessa” ASCOLI PICENO Federico Mazzuca Scuola Secondaria di primo grado”L. Luciani” ASCOLI PICENO Elisa Rosati Scuola Secondaria di primo grado “Monticelli” ASCOLI PICENO Lucrezia Tonolini Scuola Secondaria di primo grado “Maria Immacolata” ASCOLI PICENO Damiano Stramaccioni Scuola Secondaria di primo grado”Sacconi-Manzoni” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Aurora Eleuteri Scuola Secondaria di primo grado”SBT Centro “ SAN BENEDETTO DEL TRONTO Sara Ferraiuolo Scuola Secondaria di primo grado “Cappella” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Sofia Stroppa Scuola Secondaria di primo grado”San Giovanni Battista” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Lorenzo Auletta Scuola Secondaria di primo grado “Ghezzi” COMUNANZA Martina Montenovo Scuola Secondaria di primo grado”Dante Alighieri” CUPRA MARITTIMA Andrea Tiburtini Scuola Secondaria di primo grado”G. Leopardi” GROTTAMMARE Silvia Valeri Scuola Media “Virgo Lauretana” GROTTAMMARE Rachele Polini Scuola Secondaria di primo grado MONTALTO MARCHE Marila Scartozzi Scuola Secondaria di primo g r a d o ” C o n s o r t i ” RIPATRANSONE Giada Di Pauli Scuola Secondaria di primo grado”C.


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OLI PICENO E FERMO

Crivelli” MONTEFIORE DELL’ASO Scuola secondaria di secondo grado Francesca Everard Weldon Liceo “Stabili-Trebbiani” ASCOLI PICENO Mario Vallese Liceo Scientifico Statale”A. Orsini” ASCOLI PICENO Massimo Giorgi ITIS”E. Fermi” ASCOLI PICENO Serena Caponi ITCG “Umberto I” ASCOLI PICENO Gloria De Angelis Istituto Tecnico Agrario Statale”C. Ulpiani” ASCOLI PICENO Giorgia Di Luca Istituto Tecnico per Attività Sociali “G. Mazzocchi” ASCOLI PICENO Vjola Hasanaj Ipsia”G. Sacconi” ASCOLI PICENO Tania Renzi IPSCT “A. Ceci” ASCOLI PICENO Rachele Morganti Istituto Statale d’Arte”O. Licini” ASCOLI PICENO Veronica Giorgi Istituto Professionale di Stato Buscemi ASCOLI PICENO Andrea Manzonelli Liceo della Comunicazione”T. Relucenti” ASCOLI PICENO Federica Del Prete Liceo Classico Statale”G. Leopardi” SAN BENEDETTO DEL TRONTO

Alessia Zibecchi Liceo Scientifico Statale”B. Rosetti” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Salvatore Candela Istituto Tecnico Commerciale”A. Capriotti” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Isadora Neroni Rezende Liceo Linguistico SAN BENEDETTO DEL TRONTO Raul Ken Zaccaretti Shany IPSIA SAN BENEDETTO DEL TRONTO Maria Andrea Paone Liceo delle scienze umane “San Giovanni Battista” SAN BENEDETTO DEL TRONTO Marco Ascani Istituto Professionale di Stato Buscemi SAN BENEDETTO DEL TRONTO Silvia Tosti Liceo Classico Statale “G. Leopardi” MONTALTO MARCHE Flavio Rossi IPSIA COMUNANZA Leonardo Fidanza Istituto Magistrale”L. Mercantini” RIPATRANSONE Devid Benci Polo Scolastico Paritario”Scuola Domani” RIPATRANSONE Elena Pica Istituto Tecnico Geometri “P. Fazzini” GROTTAMMARE Federico Rogani Liceo

scientifico “Locatelli” GROTTAMMARE Macie Jaroslaw Hawryluk Istituto Trasporti e Logistica Aeronautico Navale GROTTAMMARE Elena Giacchetti IPSSCT Ceci CUPRA MARITTIMA PROVINCIA DI MACERATA Scuola Secondaria di primo grado Leonardo Palombini Scuola Secondaria di primo grado “Dante Alighieri” MACERATA Elena Paniccia’ Scuola Secondaria di primo grado”E. Fermi” MACERATA Sofia Olivieri Scuola Secondaria di primo grado”E. Mestica” MACERATA Aria Perfetti Scuola Secondaria di primo grado”G. Leopardi” MACERATA Michele Girotti Scuola Secondaria di primo grado “Don Bosco” MACERATA Lucia Fattori Scuola Secondaria di primo grado”L. Pirandello” CIVITANOVA MARCHE Mirco Vittori Scuola Secondaria di primo grado “A. Caro” CIVITANOVA MARCHE Cecilia Calisti Scuola Secondaria di primo grado “Mestica” CIVITANOVA MARCHE

Alice Marozzi Scuola Secondaria di primo grado”Ungaretti” CIVITANOVA MARCHE Lucrezia Verdicchio Scuola Secondaria di primo grado”A. Manzoni” CORRIDONIA Giulia Nardi Scuola Secondaria di primo grado “Giovanni XXIII” MOGLIANO Erika Francioni Scuola Secondaria di primo grado “G. Cingolani” MONTECASSIANO Giada Torresi Scuola Secondaria di primo grado “L. Lotto” MONTE SAN GIUSTO Nicola Mancini Scuola Secondaria di primo grado “Via Piave” MORROVALLE Agnese Paolucci Scuola Secondaria di primo grado “R. Sanzio” PORTO POTENZA PICENA Sofia Chiaramoni Scuola Secondaria di primo grado “G. Leopardi” POTENZA PICENA Letizia Issini Scuola Secondaria di primo grado “L.M. Patrizi” RECANATI Nicola Baglioni Scuola Secondaria di primo grado “San Vito” RECANATI Gianluca Morettini Scuola Secondaria di primo grado”E. Paladini” TREIA Scuola secondaria di secondo grado

Agnese De Carolis Liceo Classico Statale”G. Leopardi” MACERATA Tamara Pulita Liceo Scientifico Statale”G. Galilei” MACERATA Andrea Angelici ITA “G. Garibaldi” MACERATA Morena Habibaj Istituto Tecnico Commerciale”A. Gentili” MACERATA Michela Principi Istituto d’Istruzione Superiore”A.D. Bramante” MACERATA Giada Onzo Istituto Prof.le Servizi Comm.li e Turistici”I. Pannaggi” MACERATA Lucrezia Pomili Istituto Tecnico Attività Sociali”M. Ricci” MACERATA Fabio Cesolari IPSIA “F. Corridoni” MACERATA Elena Vecchietti Istituto Statale d’Arte”G. Cantalamessa” MACERATA Lucia Ruffini Liceo Scientifico Paritario”San Giuseppe” MACERATA Laura Galassi Liceo Scientifico “L. da Vinci”CIVITANOVA MARCHE Benedetta Giancamilli Liceo Classico CIVITANOVA MARCHE Ester D’Alessandro Istituto Tecnico Commerciale”F. Corridoni” CIVITANOVA

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MARCHE Omar Neziri IPSIA”F. Corridoni” CIVITANOVA MARCHE Gloria Antognozzi Istituto Professionale di Stato “V. B o n i f a z i ” C I V I TA N O VA MARCHE Letizia Maria Luccioni Liceo delle Scienze Umane Stella Maris CIVITANOVA MARCHE Mahhrab Bibi IPSIA “F. Corridoni” CORRIDONIA Edoardo Siniscalco Liceo Scientifico “G. Leopardi” RECANATI Luca Battistelli ITIS “E. Mattei “ RECANATI Nicola Mandolesi IPSIA “F. Corridoni” RECANATI Kevin Di Mario Istituto Professionale di Stato”V. Bonifazi” RECANATI PROVINCIA DI ANCONA Alessia Ottaviani Scuola Secondaria di primo grado “Melchiorri” CERRETO D’ESI Davide Pomeri Scuola Secondaria di primo Grado FILOTTRANO PROVINCIA DI TERAMO Fiona Gavoci Scuola Secondaria di primo grado “G. Pascoli” SILVI Milena Casalena Scuola Secondaria di primo grado “A. Saliceti” BELLANTE


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LE RUBRICHE

IL SEMINARIO

Gli stranieri e il mercato del lavoro ANCONA Quasi 140 mila stranieri nella nostra regione di cui oltre 125 mila non comunitari e 50 mila provenienti dall’Europa dell’Est. Parte da questo dato generale il confronto che si è svolto nel corso del seminario “Il mercato del lavoro straniero nelle Marche” tenutosi in Regione e dove sono stati analizzati anche i risultati di due progetti regionali: Lavoro di cura e di assistenza alla persona (Progetto “SAP”) e Lavoro stagionale (Progetto “Programmazione e Gestione delle Politiche Migratorie”) . Entrambi i progetti vedono la collaborazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Direzione Generale per l’Immigrazione e le Politiche per l’Integrazione, rappresentato oggi dal direttore Natale Forlani. Con il progetto SAP, la Regione Marche ha attuato quanto stabilito nell’Accordo di programma del 2010 con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. SAP ha messo in campo risorse per circa euro 360.000,00: sono state realizzate una serie di azioni progettuali integrate, per la qualificazione dei servizi di cura e di assistenza alla persona che vanno dallo sviluppo di una rete integrata tra assistenti domiciliari, in un’ottica di collaborazione pubblico privato, all’attivazione di percorsi di formazione e qualificazione professionale, alla messa a regime dell’Elenco regionale delle assistenti , alla promozione di misure di contrasto al lavoro

sommerso e al sostegno economico alle famiglie che assumono. La governance regionale dell’intervento ha permesso il coinvolgimento attivo del territorio in partnership con le Province, i Centri per l’Impiego, l’Orientamento e la Formazione, gli enti del privato sociale, gli Ambiti e i Comuni. “Mentre assistiamo ad un affievolimento del problema di integrazione sociale degli stranieri – ha affermato l’assessore regionale al Lavoro, Marco Luchetti - si pone alla riflessione fin da ora quale sarà l’offerta di lavoro e non è difficile rispondere se teniamo conto delle tendenze all’invecchiamento della popolazione marchigiana (la regione più longeva) che in termini di costi sanitari e sociali ci porterà di fronte ad

l’Altro giornale settimanale online di informazione attualità e cultura www.laltrogiornale.it Anno 1 Martedì 31 Dicembre 2013 Numero 74 Direttore responsabile: Elpidio Stortini Redazione Via Cesanense n. 50/A - Marotta (Pu) Telefono: 338.7899882 e-mail: redazione@laltrogiornale.it Editore Marche free press Via Cesanense n. 50/A - Marotta (Pu) Telefono: 338.7899882 e-mail: marchefreepress@laltrogiornale.it

una grande sfida per poter assicurare risposte concrete. Già ora si contano 16 mila anziani non autosufficienti e solo 6000 in residenze protette o sanitarie assistite, i numeri sono in crescita esponenziale per i prossimi anni, 12 mila le cosiddette “badanti” e la risposta è chiaro che resta insufficiente. Con lungimiranza abbiamo dato avvio ad un progetto sperimentale per la formazione di un elenco regionale delle assistenti familiari e corsi di formazione che sta dando ottimi risultati (già 3500 le iscrizioni) . Occorre ora portarlo a sistema anche con l’aiuto del Ministero e dei fondi europei per l’inclusione sociale, perché significherà risolvere anche una parte dei problemi delle famiglie marchigiane e

del sistema del welfare”. Alla richiesta di sostegno dell’assessore ha dato massima disponibilità Natale Forlani che ha sottolineato come il nostro sia un Paese di recente accoglienza di stranieri e che in pochi anni ha fatto quello che altri Paesi europei (immigrazione post coloniale) ha fatto in 50. E proprio il settore dei servizi è sicuramente la prospettiva in espansione sui cui focalizzare l’attenzione e dove si è già manifestata una tendenza in crescita di occupazione straniera. Vi è l’esigenza di riposizionare le politiche del lavoro, dalla programmazione dei nuovi flussi di ingresso alle politiche attive del lavoro rivolte a reinserire le persone in cerca di lavoro e a sostenere la mobilità

lavorativa e sociale degli immigrati esclusi dai processi. In questo ambito, i nuovi flussi di ingresso non potranno che essere selettivi e qualificati. Un passaggio che deve necessariamente coincidere con l’incremento delle politiche rivolte a contrastare il fenomeno del lavoro sommerso”. Il modello sperimentato nelle Marche ha prodotto risultati significativi in termini di occupazione e formazione dei lavoratori/lavoratrici che sono stati illustrati da Fabio Montanini- dirigente regionale del Servizio Mercato del lavoro - insieme ad altri dati statistici. Alcuni dati: In particolare, nel triennio 2009- 2012 le assunzioni di cittadini stranieri sono calate di circa il 4,5%, leggermente meno

LA NOSTRA STORIA

l’Altro giornale è stato registrato presso il Tribunale di Pesaro in data 7 gennaio 2013 con numero 1/2013

Una vecchia immagine di Piazza del Plebiscito, ad Ancona, meglio conosciuta come Piazza del Papa, per la statua che la sovrasta l’Altro giornale - SPECIALE 2013 / seconda parte

del calo di cittadini italiani (5,2%) . Di più in Provincia di Pesaro-Urbino e Ascoli Piceno con una variazione di -0,7 delle assunzioni rispetto a Macerata (1,3 ) Fermo ( 2,0); segue Ancona con lo 0,2. La fascia di età più “assunta” è quella tra i 25 e i 34 anni ( il 27% solo nel 2012) con un’incidenza del 1,1 % rispetto alle altre classi di età. Entrambe le componenti di genere sono in flessione nel 2012 , anche se c’è uan generale tendenza all’aumento di lavoro femminile nel settore dei servizi alla persona. Nonostante un calo generale di assunzioni il settore che impiega più lavoro straniero è l’Agricoltura ( nel 2012 37,5%) seguito da Edilizia ( 35,2 con un calo del 41, 8 nel triennio considerato ) e Industria (29,5%) con un calo del 78,3 % poi i Servizi che incidono per il 20% con un aumento considerevole del 46%. Il manifatturiero nel I semestre 2013 mostra variazioni negative in tutti i comparti e in particolare nella meccanica che passa da +244 a -24. Da segnalare che tra i servizi quelli turistici segnano il saldo più positivo facendo registrare un aumento rispetto allo scorso anno del 20,4 %. Complessivamente però il saldo tra assunzioni e cessazioni è negativo e solo nel 2012 registra 1058 lavoratori stranieri in meno. Nel corso del seminario, moderato da Rodolfo Giorgetti del Ministero del Lavoro, sono intervenuti anche Massimo Grandicelli – Dirigente Servizio Formazione Professionale e Politiche per l’Occupazione Provincia Pesaro Urbino Paola Vacchina - Presidente Nazionale Patronato ACLI Fabio Corradini Responsabile progetto Servizi alla Persona Patronato ACLI Marche Giovanni De Paulis – Direttore Direzione Regionale del Lavoro delle Marche Cinzia Fraticelli – Responsabile U.O. Provvedimenti e Certificazioni - DTL Macerata Antonietta Perillo – Responsabile U.O. Autorizzazioni per il Lavoro – DTL di Ancona Nevio Lavagnoli – Coordinatore Agrinsieme Marche.


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