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Toscana 1a edizione


Premio GAT - Toscana è un progetto Ellequadro Events s.r.l. a cura di Andrea Granchi, Matteo Innocenti in occasione di ARTOUR-O il MUST - Museo Temporaneo a FIRENZE 1 2 3 4 Marzo 2O12 Le Città d’Arte per L’Arte Contemporanea Villa La Vedetta Viale Michelangelo 78

Premio GAT - Toscana Progetto di Tiziana Leopizzi Segreteria organizzativa Valeria Barbera press@ellequadro.com Referente Firenze - Federica Berti Editing e layout Emanuele Marighella press@ellequadrodocumenti.com


Nell’arte contemporanea mi pare che ci siamo abituati a una serie definita di modalità espressive, oscillanti tra i poli del cerebrale e dello spettacolare, non più in grado né di risultare originali né di suscitare un’ammirazione genuina. Ciò riguarda chi realizza quanto chi osserva: se il piedistallo dell’ars pare altissimo è soprattutto per una distorsione ottica i cui agenti sono l’intellighenzia e l’economia speculative, ma in realtà la partecipazione - intesa nel suo etimo di “prendere parte” e non di “subire” - si sta assottigliando al punto da avere quasi trasformato il pubblico quotidiano in un ristretto circolo di addetti ai lavori. Questa introduzione è necessaria a rendere lo spirito con cui nasce il GAT, premio per giovani artisti di talento, in rapporto agli obiettivi di Artour-o. Dare a qualcuno la possibilità di esprimersi significa aprirsi a un contesto che non si vuole né si può controllare, e di conseguenza rimediare una percezione veritiera riguardo a ciò che accade intorno, positivo o negativo che sia. L’incontro con i 18 artisti selezionati ha fatto emergere una vitalità potente, che non è prodotto di un manierismo pretenzioso, ma del dubbio. Finalmente ritroviamo il fascino proibito delle incertezze: opere che ancora attendono una definizione, stili e tecniche destinate magari a restare solo un passaggio, sperimentazione ac-

cesa e genuina sui materiali. La passione che non teme di sconfinare nel piacere ha il sapore di una libertà rara, perché è cosciente di potere avanzare con le prove più che con i risultati. Il percorso espositivo mette in evidenza cinque tendenze generali, pur nel rispetto delle individualità. Una pittura di tipo figurativo posta a base interpretativa del reale, che riunisce Mattia Papp, Matteo Ciardini, Jacopo Ginanneschi ed Elisa Puddu; una prassi informale riferibile sia al gesto che alla vibrazione ambientale con Xochitl Giancaterino, Lara Pellegrini e Vanessa Costantini; l’integrazione del supporto nella resa dell’opera in Marco Acquafredda, Andrea Lunardi, Beatrice Bartolozzi, Claudia Masolini e Federica Gonnelli; l’ibridazione di vari codici culturali in Massimiliano Lo Russo e Gaetano Terrana; infine, e si tratta della categoria più eterogenea, la centralità dell’oggetto e dell’installazione in Virginia Lopez, Sepideh Sarlak, Viola Granucci e Vanni Meozzi.

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La giuria del premio Lucia Giardino - Direttrice della School of Fine Arts di FUA Florence University of the Arts e coordinatrice di F_AIR Florence Artist in Residence Beatrice Grassi - Direttrice di Villa La Vedetta Renata Ramondo - Presidente Ellequadro Documenti Archivio Internazionale di Arte Contemporanea Marzia Ratti - Direttrice del Polo Museale di La Spezia Jenni Servino - Direttrice del Museo Internazionale e Biblioteca della Musica di Bologna

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Gli artisti del GAT 2O12 Marco Acquafredda - Beatrice Bartolozzi Matteo Ciardini - Vanessa Costantini Xochitl Giancaterino - Jacopo Ginanneschi Federica Gonnelli - Viola Granucci Virginia Lopez - Massimiliano Lo Russo Andrea Lunardi - Claudia Masolini Vanni Meozzi - Mattia Papp Lara Pellegrini - Elisa Puddu Sepideh Sarlak - Gaetano Terrana Andrea Granchi e Matteo Innocenti hanno curato la selezione di questa prima edizione

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Marco Acquafredda

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze diplomandosi nel 2001 con la tesi in Storia dell’Arte “Hecce Heccetera, Marcantonio Tanganelli”. Dal 2005 ha insegnato educazione artistica e disegno, storia dell’arte e discipline pittoriche in alcune scuole Medie e Superiori di Siena e della provincia. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Le opere di Marco sono contaminazioni tra pittura, disegno, fotografia e assemblaggi di materiali poveri, in riferimento al mondo naturale. Tra gli elementi più significanti vi è certamente la cornice: uno spesso strato di legno grezzo che delimita il contenuto pittorico, insieme rivelandolo e proteggendolo. In questo modo, come in Trittico, la composizione assume il fascino delle Mirabilia, quelle curiosità preziose e rare - capaci di accendere la fantasia di sovrani e di collezionisti dell’epoca moderna – che venivano custodite nella quiete della Wunderkammer. Attraverso una continua sperimentazione tecnica, l’autore si inserisce in un contesto comune all’arte e alla scienza, esaltando il motore che le due discipline condividono alla base, ovvero la curiosità. (Matteo Innocenti)

Trittico tecnica mista su carta fotografica e legno 28,3x78,7cm, 2005

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Beatrice Bartolozzi

Diplomata in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si è in seguito specializzata in arti visive e discipline dello spettacolo, Beatrice spazia e si muove con pari disinvoltura dal collage al digital video, dall’illustrazione alla scultura in cartapesta: tutto è legato da uno stile coerente e riconoscibile, che diviene segno concreto di un’incessante ricerca di espressione, attraverso la tela, il colore, le incisioni, la carta, le animazioni, la fotografia, le installazioni di tono romantico, l’uso di oggetti di valore affettivo e familiare.

Invito al raccoglimento olio su tavola 18x12 cm, 2010

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L’abito si eleva dunque al ruolo di segno tangibile e testimonianza di un’esistenza trascorsa: nell’Intimo Velato, una camicia da notte e altri capi tratti dal corredo da sposa della nonna dell’artista, si insiste sulla memoria del corpo che li ha abitati, rendendoli vivi. Gli indumenti, che Beatrice sceglie di custodire e in parte celare da un involucro, simile a una teca per modelli anatomici in cera, divengono perciò superficie su cui far affiorare la fisicità sottostante, attraverso la trasposizione su di essi di alcune parti anatomiche. Un legame materico e carnale con la persona, e dunque con il corpo, che un tempo li ha animati. Ed è la stessa forza pulsante della vita, richiamata in loro dall’artista, ad innalzare le “madri” della sua famiglia al rango di icone: un ricordo intimo e personale che allude alla donna come simbolo universale della potenza generatrice di altre e nuove vite. (Massimiliano Lombardi)


Matteo Ciardini

Diplomato con lode in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze, attualmente frequenta l’ultimo anno di specialistica in “Cura e Allestimento Museale”. Diverse le mostre, stage e workshop a cui partecipa, tra cui: a Belgrado con Virgilio Sieni “Outside Project”, a Livorno “Expo Fortezza”, in California con la CSU “Summer Art”, a Vicchio con Enzo Cucchi per “M-a-M” nel Museo Casa Natale di Giotto. Partecipa inoltre agli allestimenti al Centro Pecci di Prato.

Intimo Velato I immagini trasferite a solvente su seta, chiffon, cartone rivestito in tela 51x36x4 cm, 2009

Non mi preoccupo mai dell’interpretazione del mio lavoro; non so quello che faccio né mi piace parlarne. La pittura è fondamentalmente una tecnica, e come tale deve essere prima acquisita e poi dimenticata; il vero lavoro è attraversare quanto si sta dipingendo, con un trasporto di natura spirituale e un coraggio da guerriero, per riuscire a entrare in quella speciale dimensione in cui il tempo perde il suo senso comune. Allora si schiudono agli occhi dei luoghi primordiali, in qualche modo sacri, ed è qui che si cela ogni segreto. Il compito che mi prefiggo è la pura intuizione, ciò che si può raggiungere solo nel silenzio, nella meditazione e nella solitudine. Dimenticarsi non è facile. Spesso siamo autoreferenziali, non universali. Invece dobbiamo attendere il risveglio della coscienza creativa, il particolare stato in cui per forza si è sinceri. Per questo cerco di vivere con la massima attenzione le trasformazioni e le relazioni dell’esistenza cosmica, nel loro unico eterno fluire. (Matteo Ciardini)

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Vanessa Costantini

Tracce in superficie acrilico, matite, collage, cucito, fori e trasferimento di immagini su carta 18x24 cm cad, 2012

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Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 2009 partecipa alle prime mostre didattiche collettive “Futuribili” (a cura di Andrea Granchi e Federico Gori) e “Traiettorie2” (a cura di Andrea Granchi e Giuliana Videtta), esponendo tra l’ altro in occasione di “Start Point: l’Accademia va in città” alla Galleria Frittelli di Firenze. Nel 2010 presso la DadaGallery di Foligno si svolge la prima doppia personale “Double Art” assieme al collega spagnolo Miguel A. V. Clager. Nell’autunno dello stesso anno lavora alla copertina del libro di poesie “Fuochi vitali, fuochi glaciali” di Valentina Gestri curandone anche un’ introduzione. Nel 2011 partecipa con un’installazione alla sesta edizione di “Feltrosa” esponendo nell’ex cementificio Fabbrica, il centro per l’arte e l’artigianato di Gambettola (Forlì). Nello stesso anno si svolge la mostra personale “Corrispondenze” presso la Casa degli Italiani a Barcellona. Uno stile essenziale, quasi scarno al primo impatto, rivela una stratificazione composita di segni; lettere, simboli, grumi, cuciture sulla tela, sono alcuni degli elementi che compongono una grafia originale, testimone di un linguaggio radicato nell’interiorità. Non mancano certo i precedenti nella storia dell’arte, basti pensare agli impasti di Jean Fautrier o alla scrittura automatica surrealista, ma il risultato diventa assai diverso quando a emergere è la sensibilità femminile. Nelle composizioni di Vanessa convivono un gusto estetico delicato e la forza decisa dell’espressività, lievi sfumature cromatiche e pressioni esercitate sulla tela tanto da forarla. Ogni opere rivela in sé questo doppio carattere, quasi a mostrare la costrizione e la potenza liberatrice insita in ogni nostro atto. (Matteo Innocenti)


Xochitl Giancaterino

Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze diplomandosi nel 2000 con la tesi in Storia dell’Arte “Alfred Otto Wolfgang Schultze”. Nel 2006 ha conseguito la qualifica professionale di incisore-stampatore presso la Scuola Internazionale di grafica d’arte “Il Bisonte” e nel 2007 ha vinto una borsa di studio presso l’Accademia in cui si è formato. Ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Una pittura che sente gli influssi di grandi artisti del passato quali Wols, Klee, Rothko – aggiungerei anche Cèzanne – e che del loro lirismo cerca un’interpretazione personale. Ne emerge una sensibilità delicata, talvolta trasognata, che si nutre tanto della memoria quanto dell’osservazione naturalistica. Le campiture di colore, che sembrano seguire nella forma una geometria “personale”, creano effetti alterni di luminosità e impressioni di diverso genere: come in quest’opera che, partendo dal bianco e dalle sue variazioni, finisce con l’indurre un’impressione sensoriale generale, allo stesso modo di quando si contempla un paesaggio. Ciò che ammiriamo riguarda il mondo e riguarda noi, è cioè l’appercezione dell’atto visivo. (Matteo Innocenti)

Senza titolo tecnica mista su carta applicata su tavola 66x35cm, 2011

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Jacopo Ginanneschi

Laureato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, corso di laurea in pittura-disegno, con la tesi “Considerazioni sull’opera di Lorenzo Bonechi”, è sia pittore che ironico vignettista e caricaturista del Nuovo Corriere dell’Amiata. A ciò affianca una regolare attività espositiva.

L’arrivo olio su tavola 110x85 cm, 2010

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Il tipo di lavoro che porto avanti, in virtù di una sua lunghezza di esecuzione, mi costringe a convivere con una realtà, quella del paesaggio urbano, di fronte alla quale preferiamo rimanere ciechi. Io per primo, educato dalla bellezza della campagna in cui ero cresciuto, quando sono finito a studiare in città mi sono sentito il più esule degli esuli, finché non è diventata una necessità aprire, tramite la pittura, gli occhi sui palazzi che vedevo intorno, e scoprire come e quanto quell’umanità nascosta dietro le tapparelle desse voce di sé, anche solo grazie a una tenda, una scopa, uno scaleo sistemati sul terrazzo da chissà chi. Allora ho pensato che se io potevo trovare questo nuovo valore a ciò che prima mi pareva così inguardabile, con la pittura avrei potuto forse trasmettere questa nuova attenzione anche agli altri. Con questo rispondo anche a chi accusa la mia pittura di essere un mero esercizio tecnico. La gran quantità di dettagli è assolutamente congeniale a ciò che mi interessa fare e credo possa ispirare nel fruitore la stessa curiosità che mi ha mosso nell’analisi del paesaggio. (Jacopo Ginanneschi)


Federica Gonnelli

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Guest/Ghost in Vasari’s House (Effimeri Parati) assemblaggio di un’immagine fotografica stampata su carta cotone, organza stampata con riporto a solvente, filato e legno 4 pezzi 40x50x5 cm, 2012

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Sono nata a Firenze, sono cresciuta vicino a Prato: tra stoffe, scatoline di cartone, fili colorati, manichini, carte, abiti, matite, grucce e quant’altro concorre nella realizzazione di un abito o di un’opera d’arte, che nella mia giocosa creatività di bambina ho indifferentemente sempre mescolato. Elementi inscindibili che per me, avevano un’unica base, il disegno. Con il passaggio all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dopo un anno di durissima ricerca, ho capito che non dovevo ignorare le mie sperimentazioni di bambina ed anzi, le dovevo riscoprire. Ad un certo punto della mia ricerca artistica, dopo aver sovrapposto velature di colori, carte, elementi vegetali e fili sulla tela ho sentito il bisogno di avere più profondità. Dal 2001 ho sviluppato una profonda ricerca sul rapporto tra opera d’arte, corpo e natura, con immagini alle quali sovrappongo, grazie alla trasparenza dell’organza altre immagini. Il velo d’organza è un abito, per un’opera d’arte-corpo. Un velo trasparente che è apparenza, che è una lente che comunque avvolge il reale, la memoria, la percezione di noi stessi. Contemporaneamente questa ricerca mi ha portato ad ampliare i miei progetti realizzando installazioni e video - installazioni. Progetti che lavorano sulla visione, sull’attraversamento di dimensioni fisiche e temporali. Qui si inserisce il tema della presenza-assenza del corpo stesso. Memoria della presenza, vita che passa e lascia le sue tracce. Anatomie del tempo e dello spazio, dove lo sguardo d’insieme si compone di tanti strati sovrapposti, come lenti, che contribuiscono alla visione finale. Un’immagine dove presente e passato appartengono a un unico organismo vivente, la vita. (Federica Gonnelli)

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Viola Granucci Dal 2003 studia presso l’Accademia di Belle Arti alla Scuola di Scultura, diplomandosi nel 2008. Già negli ultimi anni d’Accademia lavora nell’ambito della scultura ricercando un suo linguaggio figurativo. Nel 2006 partecipa alla “XXIV Biennale di Scultura di Gubbio” dove vince un premio con acquisto di una opera. Partecipa a diverse mostre collettive, tra queste “Innesti Doc”, la rassegna giovanile di Tuscia Electa. Studia alla Scuola di Fotografia dell’Accademia che la porta a realizzare due progetti, per lei significativi: il primo a Belgrado,durante il “Workshop Outside Project” nel 2006 e il secondo a Minneapolis nel 2007 dove, grazie a una borsa di studio, frequenta la Scuola di Fotografia alla Minneapolis College of Art and Design. In seguito nel 2008 conclude gli studi con una tesi basata sul concetto di identità. Tema importante che tutt’ora porta avanti sia nella scultura che nella fotografia. Coronato ceramica e bronzo 30x40x35 cm, 2012

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Nella fotografia ricerco le identità attraverso scatti a persone immerse nell’ambiente in cui vivono e agiscono quotidianamente. Per me i segni contenuti nello spazio circostante sono importanti quanto le espressioni e gli atteggiamenti delle persone ritratte. Spesso in un secondo tempo richiedo ai soggetti fotografati di intervenire graficamente sulla stampa ingrandita, offrendogli la possibilità di porre la loro impronta sulla loro stessa immagine,innescando così una opera aperta. Nell’ambito della scultura la mia ricerca sulle identità si sviluppa attraverso un linguaggio con cui voglio raccontare azioni di personaggi creati dal mio immaginario. I personaggi “coronati”, quelli da me preferiti, compiono delle azioni speciali ma allo stesso tempo vane, in quanto come esseri complessi, da un lato dimostrano una identità compiuta, con un “regno” definito che corrisponde a se stessi, ma dall’altro si muovono nello spazio, anche a livello multiplo, spesso girando a vuoto alla ricerca anche collettiva di identità evolute. (Viola Granucci)


Virginia Lopez

Vive e lavora a Firenze. Laureata in Storia dell’Arte (Universidad de Oviedo, Spagna) e in Arti Visive (ABAF, Firenze – Taik, Helsinki). Inizia il suo percorso artistico nel 2003 esponendo presso gallerie, musei e sedi istituzionali in Italia e all’estero. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Tra le principali esposizioni: Ephemeros, Eletto Galerie, Berna, Svizzera; Shameless-Private Flat#7; Musae, art under 35, Milano-Puglia-Trentino.

io em

“...non ci si bagna due volte nello stesso fiume perché già l’essere umano, nel profondo, ha il destino dell’acqua che scorre. Egli muore a ogni istante, senza fine qualcosa della sua sostanza sprofonda. L’acqua scorre sempre, sempre cade, sempre trova fine nella sua morte orizzontale...” (Gaston Bachelard)

Fossili nelle acque durmienti procedimenti ai pigmenti su carta cotone contenitori in vetro, acqua e cera d’api dimensioni variabili, 2011/2012

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Il punto di partenza può essere una fotografia sfuocata, sovraesposta; il momento veramente interessante avviene quando nello studio il soggetto è trasformato, scompare, si estende, s’immerge nell’acqua e compare di nuovo fragile, in sospensione. Così le opere fotografiche nascono dalla luce e nella materia, assieme alla pittura, coperte e celate da silenziose stesure di cera, plexiglass e pigmento. Io come Lily Briscoe, attendo il miracolo quotidiano che si cela dietro ogni gesto e visione, con la speranza di percepire la leggerissima illuminazione della realtà velata e perpetua. (Virginia Lopez)

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Massimiliano Lo Russo

Nel 2001 si trasferisce a Firenze e consegue il primo livello della laurea in “Comunicazione linguistica multimediale”. Frequenta, successivamente l’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diploma in “Arti visive e linguaggi espressivi”, in contemporanea sviluppa un suo personale linguaggio artistico, allestendo molte mostre personali e partecipando a collettive.

Disco_baby acrilico su vinile 35x35 cm, 2011

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Nelle sue opere Massimiliano Lo Russo descrive, attraverso uno stile quasi fumettistico, una serie di personaggi che si presentano in bilico tra una dimensione strettamente ironica e una condizione critica del vivere, che nasce da una riflessione più ampia. Tra sfondi colorati si stagliano i soggetti pittorici di Massimiliano che, in ogni diversa condizione in cui vengono raffigurati, guardano fissamente lo spettatore come ad interrogarlo con gli occhi, sulla loro personale condizione talvolta estrema o talvolta fortemente quotidiana. Lo sguardo dei protagonisti, allora, continua a fissare gli spettatori, come fosse un ultimo punto di domanda, in quanto la logica irriverente del loro stesso vivere ha tolto ogni appello alla ragione o semplicemente alla reazione, costringendo, inevitabilmente, il loro dire al silenzio. La ragione e con essa il valore delle parole, nella loro possibilità di comunicare ed interrogare e soprattutto di non essere d’accordo, viene simbolicamente negata dai bavagli che Massimiliano pone sul volto di ogni personaggio, come elemento ricorrente e caratterizzante i suoi lavori, proprio perché indicano una condizione del nostro vivere sempre più spesso, ormai, ineluttabile. (Sonia Zampini)


Andrea Lunardi

Laureato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, ha partecipato a numerose esposizioni, tra cui: “Networking – My home, a house in the city” curato da Arianna Di Genova, Lorenzo Bruni e Matteo Chini; nel 2008 sono da segnalare “Gecekondu” ai Cantieri Goldonetta a Firenze a cura di Giacomo Bazzani, “Strettamente personale” a cura di Matilde Puleo in collaborazione con il Centro d’arte Contemporanea Mega+Mega. Nel 2010 la sua mostra personale “Ho Fatto un Sogno ma non ricordo granchè” a cura di Niccolò Bonechi inaugura a Genova alla galleria OpenLab Artisti Oggi e successivamente a Pistoia all’Aoristò e nella galleria Overlook di Quarrata (PT). Ha dato vita a Pistoia allo Studio 8, spazio per l’arte contemporanea. (Niccolò Bonechi) Bus trasferimento a solvente su carta, plexiglass 45,5x35x15,5 cm, 2010

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Claudia Masolini

Laureata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, espone già da alcuni anni. Tra le mostre e le iniziative a cui ha partecipato: nel 2009 “Start Point, ‘L’ Accademia va in città” , nello stesso anno riceve Menzione Speciale di Merito per l’opera “La mia nave di Seta” nel Premio Nazionale “Lo sguardo del viaggiatore“; nel 2010 partecipa al “Contemporanea Festival 10” nel “Progetto Ninive” con l’installazione “Biografia di un corpo” e all’evento promosso dal comune di Firenze “Traiettorie Città delle Arti” esponendo due libri d’artista.

Orme moto in quiete aeropenna acrilico su cartamisure 100x70 cm, 2012

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Il lavoro realizzato con areopenna si inserisce nella ultima serie di ricerche legate al segno, alla sua mutabilità, alla sua continua organica variabilità giocata sul gesto e anche sulla trasparenza parziale dei supporti e delle superfici. Il lavoro giocando con i diversi spessori e sfumature del segno, crea un’ambiguità di lettura a simulare profondità di spazi e una articolata geografia di tracce e percorsi documentando una sensibile evoluzione nel suo operare. (Andrea Granchi)


Vanni Meozzi

Laureato in Architettura alla Mendrisio Università della Svizzera Italiana, ha partecipato a varie esposizioni personali e collettive, tra cui Private Flat#06, Florens2010, e, relativamente al collettivo artistico di cui fa parte, “Tum island “e ”Manuela Menici+Vanni Meozzi”. Le opere di Vanni Meozzi esaminano ad ampio spettro la categoria dello spazio, sviluppando una dinamica che ha come poli – l’inversione dei termini non è casuale – la riflessione pratica e l’intervento mentale. Sulla prima incide la formazione d’architetto, humus culturale imprescindibile per l’artista, sulla seconda invece la capacità, viva ed ironica, d’immaginazione. Un’opera come Viewpoint, pur nella sua immediatezza e giocosa integrazione con l’ambiente, apre margini ampi di valutazione. Il trenino e i binari ad una certa distanza appaiono in scala perfetta con il paesaggio, così suggerendo che la prospettiva è una convenzione relativa, mentre il rapporto dislocato tra l’immagine reale e quella proiettata genera un cortocircuito percettivo. (Matteo Innocenti)

Viewpoint video HD durata 5’30“, 2011

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Mattia Papp

Mattia è un giovanissimo e promettente artista, di appena 18 anni che frequenta il Liceo artistico a Firenze.

Mattia Papp Deep purple elaborazione digitale e acrilico su tela 60X80 cm 2012

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Mattia racconta, attraverso le immagini, la sua generazione e ci permette di conoscere quella vivacità, quella caratterizzazione, quella costante condizione in divenire che è propria della sua età. Nascono, allora, quadri che raffigurano amici suoi coetanei, non nella classica posa fotografica da ritratto ma inseriti pienamente nel loro contesto quotidiano, nella logica della loro vita in costruzione, ed è per questo che la componente introspettiva, intimista caratterizza, ed è alla base, di ogni lavoro. Mattia ci mostra e ci racconta, attraverso una pittura che si avvale di pennellate veloci e strutturate, intese come istantanee di vita, il contesto emotivo, la ricca condizione psicologica che definisce i protagonisti ed il loro ambiente. Le immagini nella loro naturalezza diventano icone contemporanee, che sostituiscono i paradigmi estetici conosciuti, con una condizione reale, e quindi identitaria. Le nuove icone sostituiscono, allora, le immagini stereotipate e mostrano attitudini e sensibilità, veemenze espressive, condizioni solari e logiche solitarie, come componenti non solo del nostro tempo ma, sempre e soprattutto, di noi. (Sonia Zampini)


Lara Pellegrini

Dopo aver lavorato nel settore della moda si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, indirizzo pittura. Da lì ha inizio il suo percorso artistico. Con i suoi lavori ha partecipato a “Traiettorie” all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2008; a “Le Murate” nel 2009; ad iniziative presso la galleria “Frittelli” Ha inoltre collaborato con la galleria “Strozzina”, prendendo parte alla realizzazione dell’installazione dell’artista Katie Holten “Green Platform”, e dell’opera “Tape” del gruppo The Numen. Il lavoro si caratterizza da un gesto-segno applicato su una varietà di tessuti crudi di supporto, in cui, l’impianto di vaga matrice antropomorfa e la materia-colore, prevalentemente utilizzata come inchiostri, a contatto con le superfici di tessuto, assumono dilatazioni formali e variazioni spontanee. Il lavoro gioca anche quindi su una sorta di imprevisto o di “caso” intenzionalmente però ricercato e causato, una sorta di espansione della forma che la porta ad una totale trasfigurazione. (Andrea Granchi)

Scivolando con l’acqua inchiostro su tela 3 pezzi 30x30 cm cad, 2011

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Elisa Puddu

Modulazioni tecnica mista (con fondo preparato a base di sabbia) 50x60 cm 2011

Si diploma nel 2006 all’Accademia di Belle Arti di Firenze con il massimo dei voti nella scuola di Pittura del Prof. Andrea Granchi, presentando una tesi teorico sperimentale in Estetica su “Kandinskij, la Sinestesia in Pittura”. Consegue nel 2008 il Diploma di Secondo livello in “Arti Visive e discipline dello Spettacolo” nel corso di “Pittura e Linguaggi Multimediali”. Ha evoluto una significativa esperienza nel campo dell’intervento su superfici murali e dell’arte ambientale eseguendo murales di grandi dimensioni. Ha partecipato a workshop tra i quali “Summer Arts””Florence in Fresno” con Andrew Dickson e Samantha Minear a Fresno in California. Ha curato la scenografia del cortometraggio “La stanza di Ames”. Si è specializzata in Design, prototipazione e rendering affiancando il linguaggio multimediale a processi legati all’utilizzo di diversi materiali. Tale procedimento si è esplicato anche nella produzione di diversi libri d’artista. Ha preso parte a diverse iniziative espositive tra le quali le edizioni di “Traiettorie”a Firenze. ...le sue “Modulazioni Continue”, delineandosi su superfici materiche che riproducono la ruvidità del muro, sono espresse con forme severe ed essenziali. Sono richiami di memoria che diventano simbolo nella loro ieraticità, esplicata attraverso le forme ed i piani cromatici. La struttura prospettica e spaziale dei suoi dipinti non è mai adombrata da elementi superflui che turbino l’essenzialità dell’esecuzione. (Attilio Loche)

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Sepideh Sarlak

Laureata all’Accademia di Belle Arti di Firenze, con specializzazioni successive all’Accademia di Belle Arti di Brera e alla Sint-Lucas Academy di Gent, Sepideh Sarlak ha esposto in numerose occasioni, tra cui: “Della morte e dell’illuminazione” presso la chiesa S.Ambrogio della Vittoria a Parabiago, “Start Point” la prima Biennale dei giovani artisti di Firenze, “Pitti Immagine”. Molte delle sue immagini vengono pubblicate in riviste nazionali di design e arredamento. Nel corso della mia ricerca visiva ho sentito il bisogno di sperimentare l’uso di vari materiali, tra cui quelli tessili e cartacei, per poter trasporre al meglio i miei sentimenti. Tante volte non vedo un limite tra le bidimensionalità della tela e la terza dimensione. Formo dei basso rilievi morbidi e tessili, imbottiti nei particolari della superficie, ed uso le fotocopie di immagini fotografiche per creare un contrasto tra il dipinto astratto e l’immagine reale. Sono molto curiosa di provare ancora tanti altri materiali, sintetici come il vetro oppure naturali come la corteccia d’albero. Ho lasciato il mio paese, l’Iran, a diciotto anni per intraprendere un percorso artistico. Credo che da quel momento in poi la mia mente si sia continuamente indirizzata alla ricerca di un concetto di casa e dei suoi elementi fondamentali: percorrendo i frammenti di un’abitazione immaginaria, le finestre, le porte, le scale, i corridoi, scopro gli angoli bui della mia psiche e il suo rapporto con il limitato corpo umano. I bagagli possono essere l’unica casa, nella ricerca di sé e dell’amore per la vita, l’unico rifugio possibile per trovare la luce interiore. (Sepideh Sarlak)

Sepideh Sarlak La lotta per la vita tecnica mista 75x50 cm 2012

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Gaetano Terrana

Visioni Applicate 4 fotografie 30x40 cm cad

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Personalità singolare ed eclettica dimostra sin dall’infanzia una spiccata attitudine per le arti e la danza; deve al nonno e agli zii, già pittori, la genesi delle sue inclinazioni. E’ proprio grazie alla poliedricità del microcosmo fiorentino che la sensibilità del giovane trova un forte slancio evolutivo: iscritto all’Accademia delle Belle Arti si diploma nel 2011 con la più alta votazione. I primi lavori da studente si concentrano soprattutto sulla tecnica del collage; l’artista rielabora le proprie fotografie adattandole alla tela ed alla pittura. I soggetti di queste opere spaziano dal più classico figurativo al recupero di materiali esausti nei quali predominano l’uso del bianco e del nero. L’utilizzo dei materiali di recupero rivela il desiderio di restituire nuova vita a oggetti destinati alla morte. Oltre alla fusione di danza e pittura all’interno di varie performance, è nelle elaborazioni digitali che la sensibilità dell’artista trova pieno sfogo. La tavolozza multimediale diviene quindi strumento di nascita per una nuova serie di ritratti e corpi materializzati, in seguito, su varie tipologie di supporti quali t-shirt, borse di tela grezza autoprodotte e dipinte a mano. Le arti digitali sembrano, per il momento, prevalere sul cammino del giovane siciliano. Gli ultimi lavori, inebrianti fusioni tra elementi geometrici (palazzi, oggetti di uso comune, strutture) e la conformazione esile e armoniosa del corpo umano, sono una ricerca spasmodica di equilibrio tra uomo e ambiente circostante. Nel corso degli ultimi anni l’artista partecipa ad alcuni progetti coordinati dall’Accademia di Belle Arti tra i quali Start Point e Souk alla galleria EX3. Nel 2010 partecipa al Premio Casorati di Torino con l’opera “Omertà”, cm. 70x100, aggiudicandosi il quarto posto. (Giada Flora Ferrara)


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Indice 2 colophon 3 testo di Matteo Innocenti 5 giuria premio GAT 7 Artisti selezionati 27 foto di gruppo premio GAT 29 indice

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