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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. 03/2018 - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, D.C.B. TO - Tassa Pagata/Taxe Percue/Economy/ - Periodico Elledici · 10142 Torino · Anno 55 • � 3,50

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DOSSIER

Una vita in minore

ATTUALITÀ Così tecnologici, così fragili

CINEMA La guerra degli Avengers

MUSICA Incontro con Le Vibrazioni

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FIGLI DELLO STESSO DIO

© Foto di Danilo Balducci per Save The Children

Si copre il volto con le mani. È stanco di vedere orrori intorno a sé? Sono troppe le brutture e le distruzioni, i deserti da attraversare in cui le carcasse di animali morti e persone ricordano che basta un niente per fallire? Forse è vergogna. Ma di cosa? Non si deve vergognare chi cerca un futuro vero, non condannato in partenza dalla povertà, dalla guerra, dall’oppressione, da un clima impazzito che uccide, da… Non si deve vergognare chi diventa vittima della violenza altrui, chi viene sfruttato dalla malavita, dal ricco, dal malato di sesso e di perversione. Oppure è ricerca di anonimato, speranza di essere invisibile, di sfuggire agli ingranaggi della legge e della burocrazia che rendono difficile avere una dignità. Magari è stanco di incrociare sguardi di disprezzo o di odio, solo perché il colore della sua pelle è diverso – ma non sono diversi i sentimenti, il sorriso, le lacrime, i sogni – eppure… Quelle mani coprono gli occhi, specchio di un’anima che non vede più la luce, e tappa la bocca, tanto le parole, in quella lingua strana, non ti vengono fuori, e il pensiero si blocca e muore in gola. Eppure lui resta lì, in piedi davanti a te. E tu lo vedi, e lo sai che non puoi restare a guardare. E come lui tanti altri. Hanno un nome: Mohamed, Faith, Alina, come voi siete il vostro nome. Non sono numeri, statistiche di sbarchi e di morti in mare: sono persone come voi, che leggete questa rivista e sognate una vita bella e piena. Sono figli dello stesso Dio, e sono stati affidati alla stessa mamma, quella celeste, che non era certo pallida, ma scottata dal sole e segnata dalla fatica di una vita di povertà. Sono vostri fratelli. E non potete restare a guardare.

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Valter Rossi

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il mondo visto

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d Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. 03/2018 - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, D.C.B. TO - Tassa Pagata/Taxe Percue/Economy/ - Periodico Elledici · 10142 Torino · Anno 55 • � 3,50

Editoriale

quattro DOSSIER

Una vita in minore ATTUALITÀ Così tecnologici, così fragili

CINEMA La guerra degli Avengers MUSICA Incontro con Le Vibrazioni M AG G I O 2 0 1 8

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In copertina: Il dramma dei minori stranieri non accompagnati (Foto di Danilo Balducci per Save The Children)

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ARTICOLI 6 Cinema Gli Avengers non finiscono mai di Claudio Facchetti 10 Hashtag Non posso stare a guardare di Elena Giordano 14 Musica Le Vibrazioni continuano di Francesca Binfarè 18 Attualità Così tecnologici, così fragili di Consolata Morbelli 24 Zoom Percorrere nuove strade di Valter Rossi 29 Dossier Una vita in minore di Giovanni Godio 40 Viaggi Il santuario della Madonna Nera di Francesca Binfarè 46 Società Idee di valore di Carlo Mantovani 48 Sport Salvate l’atletica italiana di Stefano Ferrio 52 Speciale Serial ergo sum di Nicola Di Mauro

RUBRICHE 4 dPlanet di Francesca Binfarè 9 dScreen di Claudio Facchetti 13 dSwitch di Elena Giordano 17 dYoung di Elena Giordano 22 dTracks di Franz Coriasco 27 dGames di Lorenzo Roagna

28 dHeaven di Domenico Sigalini

38 dBooks di Nicola Di Mauro 44 dWeb di Stefano Moro 51 dSport di Stefano Ferrio 56 Fumetto di Myriam Savini 62 dSmile di Carlo Mantovani

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cinema di Claudio Facchetti

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

Gli Avengers non finiscono mai NON SI ERANO ANCORA VISTI COSÌ TANTI SUPEREROI CONCENTRATI IN UN UNICO FILM. MA PER FERMARE IL TEMIBILE THANOS E LE SUE TERRIBILI ORDE C’È BISOGNO DELL’AIUTO DI TUTTI.

All’appello hanno risposto tutti presente. Come studenti tra i banchi di scuola, appena la Marvel ha chiamato, nessuno si è tirato indietro e uno alla volta ha alzato la mano per esserci. Stiamo parlando del folto manipolo di supereroi finito in Avengers: Infinity War, l’ultimo cinecomic in formato kolossal sbarcato nelle sale in questi giorni.

Già gli stessi Avengers, per la verità, non erano proprio pochi, ma per la “storica” occasione si è pensato di rinfoltire il gruppo, unendo insieme i Vendicatori con i Guardiani della Galassia con l’aggiunta di Spider-man, Doctor Strange, Black Panther, per citare i più “in vista”. Un esercito di personaggi che si spiega con il fatto che con Avengers: Infinity War si

è arrivati a uno dei capitoli fondamentali e di svolta legato all’universo della Marvel. Un universo composto, in qualche modo, da tutti i film finora usciti, dal primo Iron Man (2008) in poi, con protagonisti di volta in volta dei vari supereroi, da Thor a Captain America. Storie e personaggi che si allacciano e si rincorrono da una pellicola all’al-

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screen di Claudio Facchetti

Show Dogs - Entriamo in scena

Jurassic World - Il regno distrutto di J. A. Bayona I dinosauri sembravano essersi estinti anche sul grande schermo nel 2001 dopo il parziale flop di Jurassic Park III, che pareva mettere fine al franchise giurassico. Invece, nel 2015, ecco il ritorno in grande stile di triceratopi & co. in Jurassic World, sempre sotto la produzione di Spielberg. A sorpresa, incassa un miliardo e 600 milioni di dollari (quarto film più visto nella storia del cinema) e apre la strada a questa pellicola. Stavolta sono i dinosauri a essere minacciati sulla loro isola da un vulcano prossimo all’eruzione e da uno scienziato pazzoide. Bisogna salvarli, compito non proprio agevole. Ci penseranno gli stessi confermatissimi protagonisti di Jurassic World, Chris Pratt e Bryce Dallas Howard.

di Raja Gosnell Sono una coppia affiatata Frank e Max e all’FBI lo sanno bene. Il primo è un bravo detective, il secondo un rottweiler e quando spunta il caso di un rapimento di un cucciolo di panda da parte di una gang di commercianti illegali di animali, i due sembrano l’ideale per l’indagine. Gli indizi conducono in una mostra canina e Frank e Max si trovano a indagare sotto copertura. Proprio quest’ultimo dovrà vedersela con altri amici a quattro zampe che gli insegneranno a non contare solo sulle proprie risorse. Commedia innocua e divertente, tuttavia ben congegnata, con il merito che il nutrito cast di attori/ doppiatori ha scelto di devolvere il proprio cachet al progetto OIPA, che combatte il randagismo.

L’isola dei cani di Wes Anderson Altro giro, altro cane, ma di diverso “spessore”. Qui siamo nel campo dell’animazione con la tecnica dello stop motion, che il regista aveva già usato in Fantastic Mr. Fox (2009). In questo caso racconta la storia, ambientata in Giappone nel 2037, del giovane Atari Kobayashi che va alla ricerca del suo amato cane Spots. L’animale, come altri, è stato confinato per decreto governativo in un’isola, in pratica una discarica, a causa di un’influenza canina. Atari raggiunge il luogo e con l’aiuto di altri quattro zampe si mette sulle tracce di Spots, mentre intuisce che quel provvedimento nasconde qualcosa di più grosso. E “qualcosa di più” lo racconta anche questo film, che offre piani di lettura diversi, primo tra tutti quell’isolamento che fa rima con respingimento, soluzione che tanti pensano efficace nell’applicarla agli indesiderati, ma che soluzione non è.

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# hashtag

#NESSUNO ESCLUSO - 4

di Elena Giordano

Non posso stare a guardare PER COME STANNO LE COSE, VERREBBE PROPRIO VOGLIA O DI EMIGRARE O DI FARSI I FATTI PROPRI. È INVECE PROPRIO IN QUESTI MOMENTI CHE IL PAESE HA BISOGNO DEI GIOVANI… CHE CI DEVONO CREDERE. Scrive Luca: “Ho appena compiuto 19 anni. E quest’anno, alle elezioni politiche, non sono andato a votare. Per tanti motivi: mi sono sentito preso in giro dalle proposte assurde di tutti i partiti. Non ho sentito nessuno che rivolgesse parole chiare ai giovani. Ho visto sui Social provocazioni di ogni genere, e poi violenza verbale e non solo, gente che si mena, di sinistra e di destra. Qualcuno ha parlato del lavoro? Delle possibilità di avere un futuro non precario magari prima

dei 40 anni? No. E se nessuno pensa a me, perché io dovrei pensare agli altri, ai politici, che si fanno eleggere per mangiare e basta?”. Lo sfogo di Luca è comprensibile e racchiude, in poche parole, il disagio di una generazione intera. Il nostro Paese vive un momento di passaggio: politico, sociale, culturale, a tratti anche artistico. Ci sono più livelli dell’Italia che andrebbero riorganizzati, tante persone che andrebbero licenziate in tronco, tanti decisori

che andrebbero rimossi, perché non decidono un bel niente. Sembriamo, visti dall’esterno, davvero una “nave senza nocchiero”: lo sconforto è tanto, un nuovo governo non risolve i problemi stratificati. E i giovani sono lì a chiedersi che senso abbia tutto questo… e per quale motivo ci siano dei freni a fare tutti bene e tutti meglio. Quindi il domandone da un milione di euro è assolutamente azzeccato. È possibile, per chi ha 20 anni, pensare a entrare nella

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Una manifestazione di protesta degli studenti. vita politica e sociale del Paese? Oppure entrarvi significa prepararsi a rimanere disgustati? La risposta è sferzante come il vento a 3.000 metri di quota: non solo si può, ma si deve pensare di diventare protagonisti. Per tantissimi motivi, tutti sensati.

L’impegno del cristiano Il cristiano non vive su Marte, in attesa di passare direttamente in Paradiso. È chiamato alla vita attiva, a testimoniare il Vangelo nel concreto, nella vita di tutti giorni, tra i colleghi, gli amici, i parenti. Impegnarsi in politica significa cercare di portare ret-

titudine, spinta verso il bene comune, attenzione agli ultimi, in modo non strumentale, nei tavoli che contano. Concetti espressi in maniera forte anche da papa Francesco. Siete inorriditi perché sino ad oggi non avete conosciuto nemmeno una persona di questo genere, impegnata per davvero, che fa bene il suo dovere e che si spende per gli ultimi? Non dubitate, esistono. E voi potreste essere con loro. Se il Paese, ai vostri occhi, sta andando a rotoli, tanto vale rimboccarsi le maniche, dato che gli altri che ci hanno preceduto han-

no combinato pasticci. Volete intendere questo percorso in modo corretto? Esercitate le virtù dell’ascolto e quelle del dialogo: in politica non si parte lancia in resta, ci si confronta, perché si è in democrazia. Pensare di arrivare e dire: «Io ho questa idea, se non la accettate me ne vado», significa essere destinati all’emarginazione (delle vostre idee, che invece potrebbero essere molto intelligenti).

Le ondate di moralità passano Guardate con distacco gli ultimi anni di vita politica del nostro Paese. Dopo la fine della Seconda Repubblica, con i partiti che nuo-

Che si fa?

Sei stufo di subire le decisioni di altri? Non capisci chi mente e chi dice la verità? Il Paese va bene o va male, come si fa a saperlo? Se vuoi “guardarti attorno” e prendere una posizione ragionata, prima di decidere se percorrere la strada della vita politica o dell’impegno associativo, puoi studiare “come va l’Italia”. Pensi che sia un compito troppo grande? Per niente. Si tratta di usare il senso critico e “leggere” i fatti della cronaca politica smettendola di pensare che esista una sola verità fattuale. Qualche consiglio per te. · Leggi quotidiani di diverso orientamento politico e prova a vedere come ciascuno di essi tratta una notizia. Di sicuro forniscono visioni differenti sul sistema Paese e le sue sfide. · Segui le pagine Social dei personaggi che tu ritieni importanti, appartenenti alla vita politica, e che rispetti (per la rettitudine che dimostrano): leggi come sviscerano i temi di attualità e come e se prendono posizione su un certo argomento. · Non ti stancare di chiedere a chi ne sa più di te (da adesso e per sempre). maggio 2018

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musica di Francesca Binfarè

A VOLTE RITORNANO

Le Vibrazioni continuano ERANO SCOMPARSI DAI RADAR SONORI E QUALCUNO LI DAVA ORMAI PER SCIOLTI. MA DOPO CINQUE ANNI DI PAUSA SONO TORNATI CON IL LORO EFFICACE POP-ROCK. Le Vibrazioni sono tornate a farsi sentire. A suonare insieme, dopo cinque anni di pausa. La band aveva momentaneamente detto stop, poi si è ritrovata. La scintilla si è riaccesa e il gruppo si è messo al lavoro su canzoni nuove, compresa una che è stata ritenuta giusta per raccontare il nuovo album, V, al Festival di

Sanremo: è Così sbagliato, che all’Ariston ha ricevuto una positiva accoglienza. Il nuovo cd ha sancito la ripartenza delle Vibrazioni anche in tour: Francesco Sarcina e soci sono riconosciuti per essere animali da palco, che danno tutto durante le esibizioni dal vivo. Di argomenti da affrontare con una

band che riprende il suo cammino ce ne sono molti: abbiamo fatto un po’ di domande alle Vibrazioni, per capire cosa sono diventati.

Partiamo dalla fine, vi diciamo bentornati. Quando avete capito che la vostra storia musicale poteva ricominciare?

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Abbiamo partecipato al concerto organizzato da Radio Italia a Palermo e sentire tutte quelle persone cantare in coro le nostre canzoni ci ha profondamente emozionati. Suonando insieme ci siamo resi conto che l’energia che si sprigionava era tale per cui era il caso di mettersi a fare cose nuove insieme.

Che sensazione vi ha dato tornare a suonare con la formazione originaria del gruppo? Abbiamo trovato e ritrovato il suono delle Vibrazioni, nelle prove esce il nostro sound. Siamo proprio un gruppo “da sala prove”, lì passiamo tanto del nostro tempo e lì troviamo la nostra identità.

All’ultimo Festival di Sanremo avete presentato Così sbagliato, a cui ha fatto seguito l’album V. Il brano parla dell’essere amati nonostante si sia sbagliati. Il fatto di essere accettati non è una scusa, ma l’essere amato – da una band, dai fratelli, dai figli – così

come sei ti fa capire il senso vero del rispetto che deve esserci tra le persone. Siccome il brano ci sembrava adatto al Festival, lo abbiamo presentato. Quando abbiamo saputo di essere stati accettati, abbiamo dovuto correre per chiudere il disco. Ma ci è piaciuto molto farlo.

L’album di cosa è frutto? Del lavoro di due anni. Abbiamo inteso V come quinto album ma anche “V” come vita e come i valori che abbiamo in comune. I nostri dischi siamo noi, non ci sono particolari trucchi di produzione, nascono da noi quattro che ci mettiamo in cerchio e suoniamo. Il suono di questa nuova produzione è ricercato, siamo più a fuoco di quando abbiamo sospeso il lavoro insieme. Siamo tornati, insomma.

A questo proposito, facciamo un passo indietro: perché vi siete fermati? Come in tutte le relazioni, se viene a mancare l’entusiasmo è

un problema. Puoi continuare ad amare, ma deve rimanere anche l’innamoramento. A noi per un po’ questo è mancato. Ognuno ha fatto scelte indipendenti, incamerando esperienze diverse. Oggi tutti abbiamo fatto due passi indietro rispetto a quella linea che rappresenta la nostra voglia di fare bene, con onestà. Ecco, questo disco si chiama V come onestà, per dirla con una battuta.

Cosa sono Le Vibrazioni oggi? Come dicevamo, ognuno di noi ha preso strade diverse per qualche anno. Ci siamo tolti dal nostro ruolo abituale mettendoci in discussione. Adesso possiamo fondere le rispettive esperienze in un percorso comune. Possiamo dire che separarci è stato positivo, ci siamo ritrovati con più entusiasmo di prima. Perché ci si abitua a stare in una band, ci sono zone di comfort, meccanismi naturali… suonare con altre persone cambia l’equilibrio, è un esercizio vero e proprio che fa bene.

rderi, Marco Castellani, Ve o an ef St : ra st de a ra Da sinist cesco Sarcina. Alessandro Deidda, Fran maggio 2018

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attualità di Consolata Morbelli

GIOVANI SEMPRE CONNESSI

Così tecnologici, cosI fragili I SOCIAL SPINGONO AL CONFRONTO CON GLI ALTRI E ALLA RICERCA DI CONSENSI. S’INNESCANO COSÌ STATI D’ANSIA E DEPRESSIONE. DISAGI NON SEMPLICI DA SUPERARE.

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Sono più “sdraiati” o sono più stressati gli adolescenti di oggi? Lo scrittore Michele Serra nel suo libro del 2013, Gli sdraiati da cui è stato tratto recentemente l’omonimo film di Francesca Archibugi, ha delineato il profilo di una generazione di ragazzi un po’ pigra ed indolente, ma al tempo stesso particolarmente reattiva e “multitasking”, grazie agli stru-

menti della tecnologia che diventano una sorta di appendice artificiale del corpo e della mente. Eppure, in base alle indagini più recenti, si è delineata un’altra faccia della medaglia che preoccupa non poco: i giovani sono stressati e schiacciati dal costante confronto con gli strumenti social. Non solo, l’eterna ansia da confronto con modelli impossibili e poco realistici ha reso i ragazzi sempre più competitivi (ma in una maniera non sana) e maniaci della perfezione. La società, negli anni, sta alzando sempre di più l’asticella delle richieste e i traguardi da raggiungere non sono percorribili su strade sicure, in grado di conce-

derti anche dei momenti di sosta in cui riflettere e prendere fiato, ma al contrario predomina la fretta: tutto deve essere anticipato e accorciato, in una corsa contro il tempo che non lascia spazio e genera enormi ansie e fragilità. In un mondo così competitivo è evidente che la normalità non basta più. Un’indagine pubblicata di recente dall’American Psycological Association e dallo Psycological Bulletin ha rilevato che questo mancato raggiungimento della perfezione sta causando seri problemi mentali a tanti ragazzi. La ricerca è stata condotta dall’University of Bath e dalla York St John University, che hanno intervistato 41.641

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ani Tanti giov re meno del web. non riescono più a fa gio, si punta sulla simpatia e sull’essere divertenti, rischiando l’eccesso e offrendo un’immagine di sé poco credibile o trasgressiva. Con le abilità invece si punta ad essere ammirati o cercati, risultando particolarmente capaci in uno sport, un’attività musicale o nello studio. C’è poi ancora un quarto “passaporto” che rientra nel campo dell’avere e non nell’essere. Ci sono infatti ragazzi che non ritengono di essere accettati per quello che sono ma per quello che sono in grado di offrire, arrivando anche a rubare soldi ai loro genitori per attirare i loro compagni con regali e oggetti da ostentare. Nel momento in cui si fallisce su questi fronti e gli sforzi compiuti per essere accettati non danno dei risultati si decide di isolarsi e di scappare da tutto, cercando rifugio nella propria casa, o nella propria stanza, se anche i genitori vengono visti come dei nemici.

Generazioni a confronto Molti genitori si scoraggiano in partenza, pensano di non essere in grado di stare al passo con questi tempi troppo moderni e difficili da comprendere, ma non è così. È indispensabile lavorare insieme a tutta la famiglia per superare questi disagi, portatori di enormi sofferenze per gli adolescenti.

Lavorare sulle emozioni e sulla fiducia è un elemento di grande importanza, così come creare un contesto in cui il ragazzo possa sentirsi sicuro. La realtà è che, negli anni, di qualsiasi epoca si parli, non ci sono mai state ricette per capire gli adolescenti, è un percorso difficile, faticoso e a volte scoraggiante per moltissimi adulti che risentono duramente del gap generazionale. «Partire dal presupposto che siamo stati tutti adolescenti e il confronto tra generazioni è sempre stato complesso, può considerarsi già un buon punto di partenza», ha spiegato il professor Stefano Guarinelli, psicologo, nell’ambito di un convegno dedicato a Le età della vita: la sfida dell’adolescenza e della preadolescenza. Di primaria importanza è il tema dell’“organizzazione dell’io”, profondamente modificatosi nel tempo. È fondamentale capire che quando si parla di sviluppo, si parla proprio dell’individualità e da qui bisogna mettere a fuoco quali sono le circostanze che la favoriscono e quali quelle che la ostacolano. È centrale il tema delle vulnerabilità evolutive di oggi, molto diverse rispetto a quelle del passato con una nuova emotività, un diverso modo di concepire le relazioni e il tempo, così veloce

da diventare “irreale”, azzerando le distanze e deformando il rapporto con l’altro. Per questo il ruolo insostituibile dei genitori è decisivo e sono importanti alcuni strumenti pedagogici di cui si devono dotare gli educatori di oggi: la narrazione, in quanto esperienza sensomotoria di grandissimo rilievo, le esperienze che vedono coinvolte il corpo e la manualità e la rivalutazione dell’“unificazione”, al fine di una maggiore consapevolezza di sé e di quello che si è. 

Attaccati allo smartphone

Una ricerca condotta dall’Associazione Sicurezza dei Minori sul Web tra il 2010 e il 2016 nelle scuole medie e superiori di Comuni in provincia di Monza e Brianza ha coinvolto 2000 ragazzi e ragazze tra i 10 e i 15 anni ha prodotto le seguenti indicazioni:

· 12 anni l’età in cui si inizia ad usare il primo cellulare (in realtà è diventato il classico regalo addirittura per la prima Comunione);

· 96 la percentuale di intervistati che ha dichiarato di poter usufruire di una connessione attiva 24h su 24;

· 62 è la percentuale di ragazzi che utilizza uno smartphone, strumento che ha surclassato negli ultimi anni ogni concorrente. 21

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zoom di Valter Rossi

EDUCARE ALLA SICUREZZA

Percorrere nuove strade AL VOLANTE IN STATO DI UBRIACHEZZA, ANIMALI ABBANDONATI IN AUTOSTRADA, SASSI LANCIATI SULLE VETTURE… SONO ALCUNI DEI COMPORTAMENTI SBAGLIATI E CRIMINALI CHE POSSONO AVERE CONSEGUENZE TERRIBILI. PER FORTUNA C’È CHI CREDE ALL’EDUCAZIONE PIÙ CHE AL CONTROLLO E ALLA REPRESSIONE.

Non è la prima volta che i giornali danno notizia di sassi lanciati sulle vetture in transito sull’autostrada. L’ultimo caso sulla A5, in corrispondenza di un sovrappasso nei pressi di San Benigno Canavese, in Piemonte. Gli autori del gesto, che fortunatamente non ha avuto le gravissime conseguenze registrate in altri casi di questo genere, sono risultati essere due ragazzini di

11 e 12 anni.Il fenomeno è particolarmente preoccupante. Vent’anni fa aveva fatto scalpore e inquietato il primo episodio del genere, che aveva portato all’arresto e alla successiva condanna un gruppo di giovani appena maggiorenni. Ma ora l’età si è pericolosamente abbassata e l’atmosfera diventata ancora più cupa. E non è certo l’unico proble-

ma che accosta le nostre vie di comunicazione e i giovani. Alcol alla guida, comportamenti pericolosi, incivili o delinquenziali sono una triste costante che tinge troppe volte di sangue le nostre strade. Di questi fatti abbiamo parlato con Giovanni Ossola, presidente della ATIVA, la società che gestisce alcuni tratti autostradali della provincia di Torino.

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Una società sempre… ATIVA Si viaggia meglio in autostrada se tutti rispettano le regole. In basso: il presidente di Ativa Giovanni Ossola. Presidente, perché Lei ritiene opportuno affrontare un argomento di questo genere sul nostro periodico e con i nostri lettori? Qualche volta, purtroppo, i ragazzi sono tentati da giochi solo apparentemente innocui. Così come per gioco hanno dichiarato di avere agito i due ragazzini sorpresi a gettare sassi sull’autostrada per Ivrea. Le conseguenze in questo caso non sono state tragiche come in passato e si sono limitate a qualche ammaccatura sulla carrozzeria delle auto di passaggio, anche perché la A5 non è tra le autostrade più trafficate.

Ma sulla Tangenziale torinese, ad esempio, passano più di 400.000 veicoli al giorno: equivalgono agli abitanti di una grande città. Gettare un sasso su una tale massa di veicoli, complice la loro velocità, può produrre effetti disastrosi. È già capitato, e su altre autostrade italiane delle persone hanno perso la vita. Non deve più capitare.

Con quali mezzi l’autostrada provvede alla sicurezza di chi la percorre? C’è modo di impedire che queste cose accadano? Tutta la rete autostradale, sovrappassi compresi, è protetta da recinzioni e da barriere di sicurezza. Sui cavalcavia, per esempio, sono stati installati particolari mezzi di protezione, più alti e robusti. ATIVA ha sempre dedicato investimenti importanti alla sicurezza, per milioni di euro. Ma contro certi comportamenti sconsiderati, per non dire di peggio, e contro le cattive intenzioni ogni intervento sulla rete, per quanto costoso, rischia di non essere

“ATIVA” è la sigla con cui, per brevità, viene indicata la società nata oltre 60 anni fa a Torino per costruire e gestire la A5, “Autostrada Torino Ivrea Valle d’Aosta”. Al termine di quella prima impresa, la stessa ATIVA ha preso in carico la costruzione e la gestione della Tangenziale torinese, il grande arco autostradale che collega tra di loro, da nord a sud, tutte le autostrade che convergono sulla capitale subalpina. La più recente realizzazione è la diramazione Torino-Pinerolo, aperta al traffico per le Olimpiadi invernali del 2006. Nel complesso, la rete autostradale gestita dalla ATIVA è lunga oltre 200 km.

efficace. Allora si deve fare leva sul senso di responsabilità di tutti, perché è solo attraverso l’impegno personale che si possono ottenere i migliori risultati.

Si sta assistendo ad un nuovo aumento di morti in incidenti stradali rispetto a qualche anno fa... Certo, e il dato più triste è che la fascia d’età più colpita è quella tra i 20 e i 24 anni. Come a dire che appena cadono le limitazioni per i neo patentati, si è punto e a capo. Per non parlare delle cause: la Polizia ha registrato un aumento del 20% delle infrazioni per l’uso improprio del telefono cellulare e delle cuffie alla guida, un femomeno certamente “giovanile”.

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E l’alcol alla guida? Vi cito solo un dato, tristemente significativo: le statistiche a livello europeo rilevano che i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono quelli per i quali è più elevato il rischio di provocare o subire un incidente. Le stime più recenti riportano che il 25% degli incidenti per i giovani compresi tra i 18 e i 24 anni sono attribuibili all’alcol.

Cosa possono fare i ragazzi per contribuire alla sicurezza in autostrada? I ragazzi possono essere i nostri migliori alleati, non solo per quello che possono fare nei confronti dei loro coetanei, inducendoli a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni – vedi il caso dei sassi – ma anche nei confronti degli adulti. Tra i comportamenti riprovevoli, di cui veniamo purtroppo a conoscenza come gestori del servizio autostradale, si deve annoverare il gesto vergognoso e incivile di chi abbandona in autostrada animali domestici divenuti “ingombranti” al momento di

La strada giusta Educare alla sicurezza

È il titolo dell’iniziativa che vedrà collaborare Dimensioni Nuove, la società ATIVA, i Salesiani di don Bosco e l’ENPA, l’Ente Nazionale Protezione Animali. La campagna di sensibilizzazione, che verrà lanciata in una conferenza stampa il 17 maggio 2018 al Teatro Agnelli di Torino, prevede la partecipazione di alcune classi delle scuole medie e superiori, che elaboreranno slogan e testi sui temi della prevenzione degli incidenti stradali, dell’abbandono degli animali domestici sulle autostrade e soprattutto sul fenomeno del lancio dei sassi dal cavalcavia. Dimensioni Nuove, da sempre impegnata in queste tematiche, ha accolto molto volentieri questo progetto che prevede, tra l’altro, una serie di abbonamenti omaggio a parrocchie, oratori e scuole. Ancora una volta, il metodo preventivo inventato da San Giovanni Bosco, rivela tutta la sua forza. Nessuna rete sarà mai abbastanza alta: quella che serve è l’informazione, la prevenzione e la scelta dell’educazione. Anche tu puoi inviare i video o i lavori fatti in classe ispirati al tema della sicurezza a: dimensioni@dimensioni.org. I migliori verranno inseriti nel sito.

partire per le vacanze estive. Spesso questi poveri animali vagano disorientati ai margini della carreggiata e finiscono per essere travolti dal traffico. Penso anche agli incidenti più gravi che spesso, in autostrada, sono provocati dalla guida in stato di ebbrezza o dalla distrazione indotta dall’uso sconsiderato dei telefonini, soprattutto quando si viaggia a forte velocità.

I nostri lettori, per lo più, sono giovani ancora non patentati e non possono essere responsabili di questi comportamenti... In prima persona certamente no. Ma in veste di passeggeri essi

sono senz’altro in grado di esercitare un’azione di richiamo nei confronti di chi guida, magari loro amici appena più grandi. Ne va della sicurezza di tutti, compresi i passeggeri di altri veicoli che potrebbero essere incolpevolmente coinvolti. Un incontro con i giovani per parlare di queste cose è stato organizzato dalla ATIVA presso il Teatro Agnelli di Torino per il 17 maggio prossimo. Sarà un’occasione per riflettere insieme. Da una leggerezza può dipendere in qualche caso anche la vita delle persone: e dire “non lo sapevo …” non può essere accettato come una giustificazione.

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doss ier di Giovanni Godio

Una vita in minore

© Foto di Danilo Balducci per Save The Children

MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI E GIOVANI ADULTI IN ITALIA: LE STORIE, I NUMERI, L’ACCOGLIENZA, PERCHÉ SONO PARTITI E QUELLO CHE HANNO VISSUTO IN VIAGGIO.

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doss ier L’ONU IN ORATORIO Anche i trafficanti di uomini offrono servizi esclusivi. Ti va bene il passaggio standard fino alla prima nave di soccorso? Ovvio, se tutto fila liscio e la carretta del mare o il gommone mezzo sgonfio non affonda prima... Bene, fa tot. Dalla nave poi ti sbarcano in un hotspot o similhotspot ed entri nel sistema di accoglienza ufficiale. Ma prima ti fotosegnalano, ti prendono le impronte e non puoi più lasciare l’Italia. Così magari vuoi sbarcare senza essere riconosciuto, per essere più libero? Non c’è problema. Fa tot, con sovrapprezzo: in barca ti scodelliamo direttamente sulle spiagge del Belpaese, e poi tu vai dove vuoi. Anche se non ti diciamo che pure così le cose possono andare storte, metti caso se, sotto costa, si avvicina una motovedetta della Guardia Costiera e bisogna filarsela in fretta. E allora scatta il piano b, «tutti in mare, o vi buttate o vi buttiamo noi». Anche se siete egiziani e senegalesi che non hanno mai imparato a nuotare. È accaduto a Khaled, 17 anni, egiziano (il nome, come il secondo che seguirà in queste righe, è di fantasia, ma solo quello). Si è salvato per un pelo. «Mi ha aiu-

tato un ragazzo nero – confida oggi, nel soggiorno del centro di accoglienza per minori non accompagnati dell’Oratorio San Luigi di Torino – e poi siamo stati raccolti da un’altra barca». Khaled è arrivato nel Belpaese un paio di anni fa, da solo, lasciando l’Egitto sprofondato nella crisi economica, sociale e politica. Per il suo passaggio la famiglia si è indebitata per l’equivalente di 5.000 euro, «stanno finendo di pagare adesso», anche se il padre non era molto d’accordo con questo viaggio allo sbaraglio. Il “sogno” di Khaled? Lavorare, fare qualche soldo in Italia, «magari per tornare poi a casa, e aprire là un supermarket, un Lidl...». Qui da noi Khaled ha già preso la terza media, ha fatto un paio di corsi professionali e oggi ha trovato un posto in un’azienda agricola della Valsusa. Ha avuto il permesso di soggiorno dopo 16 mesi di attesa.

In attesa di un pezzo di carta

Più lunga, molto più lunga l’odissea di Yusuf, ormai diciottenne e protagonista, con la sua famiglia di migranti, di una diaspora drammatica e globale. Yusuf ha lasciato la sua terra, lo Stato fallito

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e l’Oratorio ig ir d la o g Mer Don Mauro uigi di Torino Salesiano San L ri stranieri. e accoglie i mino

Video/“Noi del San Luigi”

Samba, Fallou e Dame, senegalesi, William arrivato dal Camerun, Amir dall’Egitto, Jamal dal Marocco, Matar dal Senegal e Adnan dal lontanissimo Bangladesh: da poco o da pochissimo maggiorenni, sono passati tutti per il Centro per minori non accompagnati del San Luigi di Torino, si sono ormai inseriti nel nostro Paese e hanno accettato di raccontarsi in una serie di brevi video realizzati dall’Oratorio: otto testimonianze asciutte, senza fronzoli e senza una sbavatura di retorica. Non stiamo a trascriverle perché potete trovarle su YouTube, tutte postate dall’“Oratorio Salesiano San Luigi”.

Missione fiducia

La comunità è stata aperta su richiesta dell’ufficio Minori stranieri del Comune, oggi fa parte della rete dei progetti del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (lo SPRAR). E, in collaborazione con i centri di formazione professionale e con quelli per l’istruzione-formazione di giovani e adulti (i CPT), ma anche grazie al valore aggiunto delle attività dell’oratorio che la ospita, di certo non si accontenta di offrire un pranzo, una cena e un letto. «Lavoriamo per accompagnare questi ragazzi verso l’autonomia, non solo lavorativa, in un cammino di integrazione che li aiuti a capire che non tutto gli è dovuto ma, soprattutto, che li aiuti a sentirsi veramente accolti e stimati, nello stile di don Bosco – spiega don Mauro – . Sono partiti sentendosi adulti, hanno superato mille traversie, poi qui in Italia sono stati accolti come ragazzini. In realtà sono adolescenti, in fondo come tutti gli altri. Sono arrivati con la loro cultura e senza genitori, hanno incontrato il nostro Paese “ricco”, con le sue luci e le sue contraddizioni. E intanto sulle loro spalle pesa, in un modo o nell’altro, il debito di chi in patria ha investito per il loro viaggio: a volte le famiglie si aspettano subito delle rimesse, a volte quando i

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della Somalia, quando di anni ne aveva ancora 16, anche lui senza genitori. Ha attraversato l’Etiopia, poi il Sudan e il Sahara ed è riuscito a imbarcarsi a Sabrata, in Libia, dopo cinque mesi di detenzione in quest’ultimo Paese. «Non avevo più niente – racconta a DN – , ho chiamato mia madre, ho chiesto aiuto a mio zio in Inghilterra e a mio fratello che sta in Nuova Zelanda. Nel deserto sono morti mio cugino e altri compagni di viaggio». Alla fine, nel marzo del ’16 («il 21 marzo 2016», scandisce Yusuf), lo sbarco in Italia sulle coste della Sardegna. A Torino, anche lui ospite dell’Oratorio San Luigi, Yusuf ha già fatto un corso di panificazione. Desidera restare. Sta facendo un tirocinio da pasticcere. Ma è ancora in attesa di una decisione della Commissione territoriale sulla sua domanda d’asilo, e senza questo pezzo di carta non potrà essere assunto.

I ragazzi ospiti della comunità per minori stranieri non accompagnati (sigla social-burocratese MSNA) dell’Oratorio San Luigi oggi sono 15 e sono arrivati sotto le Alpi, oltre che da Somalia ed Egitto, dal Marocco, dal Senegal, dall’Albania, dalla Costa d’Avorio e dal lontano Pakistan. «Insomma, una succursale del Palazzo di Vetro dell’ONU», scherza don Mauro Mergola, salesiano, direttore del San Luigi, parroco della vicina parrocchia dei SS. Pietro e Paolo nonché affidatario di questi ragazzi.

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viaggi

PELLEGRINI IN CAMMINO - 4

di Francesca Binfarè

Il santuario della Madonna Nera È QUELLO DI OROPA, CORICATO SULLE ALPI PIEMONTESI. UN LUOGO CHE SPRIGIONA UNA GRANDE SPIRITUALITÀ E UN FORTE CONNUBIO CON LA NATURA. COME I SUOI DINTORNI. Ci sono luoghi dove la natura incontra l’anima, rigeneranti, che aprono lo spirito. Sono posti che ci fanno riscoprire noi stessi e i nostri pensieri profondi. Ognuno di noi è in continuo cammino, cerchiamo la nostra strada e spesso mettere letteralmente un piede davanti all’altro, in compagnia di altri pellegrini, aiuta a trovarla: camminare ci aiuta nella nostra

personale ricerca individuale. In queste pagine stiamo dando spunti per pellegrinaggi più o meno lunghi, che si sviluppano tra le antiche vie o tra percorsi riscoperti che uniscono luoghi ricchi di spiritualità, sparsi lungo tutta l’Italia. Per questa nuova tappa ci spostiamo in Piemonte, tra il Santuario di Oropa (dove è venuto in pellegrinaggio anche Giovanni

Paolo II) e il suo Sacro Monte, Biella e altre località della zona.

Il culto mariano Quello di Oropa è il più importante Santuario mariano delle Alpi, che ha come sfondo il Monte Mucrone: si trova a circa 1200 metri di altitudine e dista solo una ventina di minuti (in auto) dal centro di Biella. Si dice sia sta-

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Il ricetto di Candelo.

banistico ottocentesco. Il quartiere del Piazzo, invece, mantiene le caratteristiche del borgo medioevale che era, voluto nel 1160 dal vescovo di Vercelli, mentre lungo il torrente Cervo spiccano monumenti di archeologia industriale trasformati in centri culturali. A Biella si trovano la casa della Sindone, costruzione del secolo XV con un dipinto della Sacra Sindone sul portone d’ingresso, e la Porta della Torrazza, un arco eretto dal Comune nel 1780 per ricordare le quattro visite fatte dai Reali di Casa Savoia alla cittadina. A proposito di borghi medievali, risale sempre a questa epoca anche il suggestivo ricetto di Candelo. Candelo si trova alle porte di Biella: nel cuore dell’abitato c’è il ricetto medievale, ossia un villaggio fortificato del XIV secolo perfettamente conservato. Le sue strade, le cosiddette “rue”, regalano un salto indietro nel tempo, molto affascinante: la struttura medievale del quartiere è intatta, le case og-

gi ospitano negozi di artigiani. Le mura della fortificazione sono state costruite dalla comunità contadina per proteggere i prodotti della terra, e sono composte da ciottoli di torrente. Merita una visita anche la chiesa di Santa Maria Maggiore, di antichissime origini. Proprio lì accanto inizia la via dei Mulini che conduce alla Baraggia di Candelo, un’area di praterie e brughiere che fa parte della Riserva Naturale delle Baragge nata per tutelare questo paesaggio dalle caratteristiche uniche, tanto da essere conosciuto anche come la “Savana del Biellese”.

Un tuffo nella natura: l’Oasi Zegna Sempre in quest’angolo di Piemonte, percorrendo la strada Panoramica Zegna ci si addentra nell’Oasi omonima, situata in un’area montana. Se state pensando a Zegna, uno dei marchi più importanti della moda,

non state sbagliando. Negli anni ’30 Ermenegildo Zegna progettò e finanziò la strada panoramica che collega Trivero ad Andrate, nel Canavese; trasformò la montagna triverese in un armonioso giardino, facendo piantare conifere, rododendri e ortensie. Il gruppo Zegna, successivamente, ha creato l’Oasi Zegna (il cui simbolo è un rarissimo coleottero iridescente, lo scarabeo d’oro) con lo scopo di valorizzare il territorio. Se siete appassionati di bird watching, cioè di osservazione degli uccelli, questo spazio verde vi regalerà ottimi punti di osservazione. L’Oasi Zegna, oltre a essere un paradiso naturale, è anche il luogo ideale per chi fa sport. Qui si possono praticare escursionismo e mountain bike lungo i percorsi indicati e i numerosi sentieri che entrano nel selvaggio territorio dell’Alta Valsessera, ma anche sport invernali, parapendio e deltaplano, trekking a cavallo e arrampicata sportiva. A Bielmonte, cuore dell’Oasi Zegna, ci si può divertire sulla pista di bob estivo, mentre il Palasport ospita in inverno una pista di pattinaggio su ghiaccio e in estate un campo di basket. 

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web di Stefano Moro

Enciclopedia ARRIVA UN CONCORRENTE DI WIKIPEDIA. GRAZIE ANCHE ALLA BLOCKCHAIN, CHE DÀ VALORE ALLA CONOSCENZA.

Sembra difficile, dopo 17 anni, spodestare Wikipedia dal ruolo di enciclopedia della rete e porta d’accesso alla conoscenza di massa. Tuttavia il team di Lunyr, la nuova enciclopedia collaborativa lanciata il 30 gennaio, sembra fare sul serio e ha dalla sua parte una tecnologia e un modello

Scheda Nome: Lunyr Data di lancio: 30 gennaio 2018 (versione beta) Cos’è: un’enciclopedia collaborativa che remunera i contributi degli utenti grazie alla blockchain Sede: Santa Clara, California Persone chiave: Arnold Pham, Andrew Tran, Christopher Smith e Greg Colvin Slogan: “Get paid for writing!” Tecnologia: piattaforma di condivisione della conoscenza basata sulla blockchain di Ethereum Url: lunyr.com

di business completamente nuovi e competitivi. Lunyr è un’enciclopedia collaborativa alimentata, proprio come Wikipedia, dai contributi degli utenti. Ha però due caratteristiche del tutto peculiari che la distinguono dalla creatura di Jimmy Wales: chi contribuisce con contenuti validi viene pagato e i costi per la gestione dei dati sono molto più bassi. Tutto questo grazie alla tecnologia del momento: la blockchain. Vediamo come.

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server in grado di gestire grandi moli di dati e quindi non ha costi di gestione elevati quanto nel modello tradizionale.

Protetti contro le fake news

Niente donazioni, ma c’è la pubblicità Lunyr è una piattaforma di condivisione della conoscenza che si appoggia ai nodi della blockchain di Ethereum, la criptovaluta famosa per essere la principale rivale di Bitcoin, e che remunera i suoi contributor proprio attraverso una criptomoneta. Il meccanismo è molto interessante: un utente registrato propone un articolo e, in base all’esito della review da parte di altri contributor, viene premiato o meno con un token (gettone), denominato LUN, che può essere utilizzato per acquistare pubblicità oppure scambiato direttamente con Ether, la criptomoneta di Ethereum, e quindi anche con moneta tradizionale. È evidente la prima grande differenza rispetto a Wikipedia: il contributo non è volontario ma remunerato. Per quanto riguarda la fruizione, premesso che al momento la versione beta è soltanto in inglese e non è particolarmente ricca, l’accesso alla piattaforma e la distribuzione dei contenuti sono liberi e Lunyr non detiene alcun diritto su di essi. È però da sottolineare la presenza di un sistema di advertising che, al contrario dell’enciclopedia di Wales, veicolerà pubblicità agli utenti, gestendone tra l’altro l’acquisto proprio tramite i token LUN. Il modello di business si conferma quindi totalmente diverso, in quanto non si basa su donazioni e contributi volontari. È tuttavia confermata e portata, anzi, all’estremo la natura collaborativa, in quanto gli utenti sono più che mai incentivati a contribuire e persino la base dati dell’enciclopedia è distribuita sulla rete, sul modello del peer-to-peer e di Ethereum stessa. Questo ha una conseguenza non banale sui costi, infatti Lunyr non ha bisogno di batterie di

Ma quali sono gli obiettivi di Lunyr, al di là dello sfidare Wikipedia dopo 17 anni di dominio incontrastato? Sul breve termine adottare un modello innovativo che contrasti i contenuti di scarsa qualità o, peggio ancora, falsi. Sul medio-lungo termine realizzare una piattaforma tecnologica che metta a disposizione API (Application Programming Interface) che permettano agli sviluppatori di applicazioni di Intelligenza Artificiale e di Realtà Virtuale di accedere con i loro software a tutto il patrimonio di conoscenza disponibile su Lunyr. Il progetto è ancora giovane per poter dire che Wikipedia debba tremare. Tuttavia, in tempi di fake news, è interessante come il modello riesca potenzialmente a contrastare informazioni false o di scarsa qualità, continuando a garantire una libera e democratica distribuzione del sapere. Meno apprezzabile, ma inevitabile in un modello del genere, l’introduzione dell’advertising, contro cui Wikipedia sembrerebbe rimanere l’ultimo baluardo in rete.

Glossario Blockchain Letteralmente “catena di blocchi”, è un registro pubblico e distribuito costituito da record di dati, in cui ogni record è legato ai precedenti e non è per sua natura “sganciabile” dalla catena, garanzia questa di una sostanziale impossibilità di manomissione del registro. Ogni nuovo blocco, per essere registrato, deve essere validato. Tra le applicazioni più conosciute vi è sicuramente Bitcoin e le altre criptovalute basate su blockchain, ma molti altri possono essere i campi di impiego, dai registri delle imprese ai sistemi di anagrafe, dagli smart contracts (contratti intelligenti) al tracciamento dei prodotti farmaceutici. Ethereum È una piattaforma, fondata dal ventiquattrenne programmatore russo Vitalik Buterin, che permette, grazie alla tecnologia blockchain, di registrare i cosiddetti smart contracts e di scambiare la criptovaluta Ether.

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società di Carlo Mantovani

LE PROPOSTE DI TEDX YOUTH

Idee di valore LA MANIFESTAZIONE BOLOGNESE OFFRE UNA BELLA FINESTRA AI GIOVANI PER PRESENTARE PROGETTI INNOVATIVI. PER GUARDARE IL “MONDO OLTRE L’ORIZZONTE”.

Lo sappiamo: il nostro non è più un Paese per giovani. È diventato una sorta di Repubblica fondata sullo stage, che troppo spesso sfrutta le nuove generazioni e poi gli chiude le porte in faccia, costringendole alla fuga. Ma l’Italia è anche un Paese pieno di contraddizioni e, ad approfondire, si scoprono iniziative lodevoli, che invece i giovani li valorizzano eccome. Una di queste è senz’altro il TEDx Youth, una manifestazione nazionale giunta alla seconda edizione, organizzata dal TED Bo-

logna (acronimo di Technolog y, Entertainment, Design, ente non profit nato negli Stati Uniti) con l’appoggio del Miur (il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca). Si tratta di un concorso annuale al quale possono partecipare gli studenti delle scuole secondarie superiori di età compresa tra i 14 e 19 anni che vogliano presentare la propria idea di valore relativa ad una delle quattro categorie previste: mondo umanistico, scientifico, tecnologico e mondo X (sport, startup e varie).

Per partecipare basta inviare un video di 3 minuti che racconti la propria idea: che a seconda del settore potrà essere un vero e proprio progetto, oppure anche solo un’esperienza di vita meritevole di essere raccontata sul palco del TEDxYouth. Una giuria composta dai rappresentati degli enti organizzatori ha visionato tutti i video dei cinquecento candidati con il compito di selezionare le undici proposte più interessanti: gli speaker scelti hanno così avuto l’onore di presentare lo scorso feb-

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braio le proprie idee di valore sul palco del TEDx Youth, ospitato, per il secondo anno consecutivo, dall’Opificio Golinelli di Bologna, una fondazione privata che si occupa in maniera integrata di educazione, formazione e cultura per favorire la crescita intellettuale ed etica dei giovani e della società, e con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo del Paese.

Osservando il domani Sebbene emozionati, tutti gli speaker selezionati, una volta saliti sul prestigioso palcoscenico bolognese, hanno mostrato grande lucidità e una passione nel raccontare la propria visione del Mondo oltre l’orizzonte (questo il tema della manifestazione) che ha incantano la platea. Tra le idee presentate, alcuni sono progetti hi-tech dotati di grande potenziale: come Orion, un esoscheletro riabilitativo comandato da impulsi muscolari ideato da Mattia Strocchi, diciannovenne di Ravenna; o come SmartEyes, un sistema di domotizzazione della casa pensato ap-

positamente per le esigenze delle persone tetraplegiche da Lorenzo Riggi, studente siracusano. E non dimentichiamoci del Blue Helmet messo a punto da Emanuel Chirila di San Giovanni Valdarno, un casco per moto in grado di contattare autonomamente i soccorsi in caso di incidente. Di notevole interesse anche le riflessioni sulla società contemporanea, come quelle di Anastasiya Mamonova, diciassettenne cresciuta nella provincia di Avellino, ma di origini ucraine, che si è interrogata sullo scottante tema degli stranieri e della loro integrazione, che può nascere soltanto dall’ascoltare la persona che abbiamo di fronte, senza preconcetti. Lo stesso vale per il parmense Luca Davalier, che nonostante i soli 16 anni ha già viaggiato parecchio e si domanda che senso abbia la parola casa, e se è giusto

che la nazionalità definisca quello che siamo, o se invece ciascuno sia il prodotto delle proprie esperienze. Brillanti anche i contributi di Paolo Barzon, diciottenne veronese compositore di musica house, che racconta il processo creativo alla base della musica digitale e Davide Pace, diciottenne di Torino che, a nome della sua classe, ha raccontato come utilizzare gli strumenti digitali nelle scuole. E la promozione delle idee di valore presentate al TEDx Youth non finisce certo sul palcoscenico bolognese: gli undici speaker selezionati, infatti, saranno invitati ad esporre i loro progetti e le loro esperienze nel prestigioso circuito internazionale del TED: perché è anche grazie a contributi come questi che il nostro vecchio mondo può andare oltre l’orizzonte e sperare in un futuro migliore. 

Vicino al titolo: la pattuglia dei giovani partecipanti. Qui sopra: Lorenzo Riggi e Emanuel Chirila. maggio 2018

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sport di Stefano Ferrio

ALLARME ROSSO

Salvate

l'atletica italiana I CAMPIONI NOSTRANI SEMBRANO IN VIA DI ESTINZIONE E IN FUTURO SI VEDONO POCHI RICAMBI. IL SEGNO DI UN DECLINO ORMAI IRREVERSIBILE? Può uno sport estinguersi? Allo stesso modo dei dinosauri e degli uomini di Neanderthal? La domanda è paradossale, eppure conserva un suo senso nel momento in cui parliamo dell’atletica leggera italiana alla vigilia del più importante evento in programma per il 2018 nel nostro Paese: il Golden Gala che il 31 maggio, allo stadio Olimpico di Roma, costituisce il quarto dei quattordici me-

eting sparsi per il pianeta e validi per la Diamond League, grande manifestazione itinerante organizzata dalla Iaaf, Federazione internazionale di atletica leggera. Uno guarda com’è andata lo scorso anno, al Golden Gala, e vede che, su quindici gare in cartellone, non c’è ombra di atleti e atlete italiani né fra i vincenti, né fra i piazzati. Se poi cerca conferma di questa tendenza all’“estinzione”

nel medagliere dei Mondiali dello scorso agosto, a Londra, la troverà puntualmente nell’unico bronzo portato a casa, grazie ad Antonella Palmisano, 26 anni, pugliese di Mottola, terza nella 20 chilometri di marcia; prestazione da incorniciare non solo per il suo valore sportivo, ma anche per il fatto di far almeno “comparire” l’Italia al 38° e ultimo posto della classifica per nazioni, condiviso con

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sport di Stefano Ferrio

Note di ieri

Note di domani

Dovizioso col botto

Racchette a Parigi

Al via anche il mondiale di motociclismo. Il 18 marzo, nel Gran Premio del Qatar, si prende tutta la scena della moto GP Andrea Dovizioso. Sulla sua Ducati, il trentatreenne di Forlimpopoli brucia in volata lo spagnolo Marc Marquez, campione del mondo in carica con la sua Honda.

Dal 27 maggio al 10 giugno, al Roland Garros di Parigi, Internazionali di Francia, seconda prova del Grande Slam di tennis. Nel singolare maschile caccia a Rafa Nadal, numero uno spagnolo che qui ha vinto dieci volte, mentre nel femminile la campionessa in carica è la lettone Jelena Ostapenko.

Nibali c’è Ciclismo: il 17 marzo 2018 resterà nella storia della Milano-Sanremo, iniziata 111 anni fa, come il giorno di uno degli arrivi più belli. Merito di Vincenzo Nibali, 33 anni, da Messina, detto “Lo Squalo”, che a sei chilometri dal traguardo stacca tutti sul Poggio per vincere in splendida solitudine.

Ferrari: buona la prima Inizio con il botto per il Mondiale di Formula Uno. Il 24 marzo, sul circuito del Gran Premio d’Australia, a Melbourne, tocca alla Ferrari del tedesco Sebastian Vettel beffare brutalmente la Mercedes dell’inglese Lewis Hamilton, sfruttando alla perfezione la ripresa dopo una pausa forzata.

Ciao Davide Sport in lutto per la morte del calciatore Davide Ast ori, 31 anni, bergamasco di San Giovanni Bianco, difensore. Il 4 marzo il capitano della Fiorentina muore per cause naturali nella sua camera dell’albergo di Udine dove si trovava con la squadra, per la partita da giocare contro l’Udinese.

La corsa più famosa negli USA Domenica 27 maggio è il giorno della 500 Miglia di Indianapolis, che resta la più famosa corsa automobilistica degli Stati Uniti, disputata a partire dal 1911. Si gareggia a quasi 400 orari di media, a bordo di monoposto esteriormente simili alle Formula Uno, ma dal motore molto diverso.

Basket: verso lo scudetto Dal 12 giugno è finale play off per lo scudetto del basket maschile. Si gioca al meglio delle sette partite, con eventuale gara 7 fissata il 24 giugno. Molti sperano si possano ripetere le emozioni forti delle finali 2016 e 2017, arrise rispettivamente a Sassari dopo sette gare, e a Venezia dopo sei.

Inizia il Mondiale di calcio Alle ore 17 del 14 giugno RussiaArabia sarà a Mosca la partita inaugurale della ventunesima edizione dei campionati mondiali di calcio, organizzati dalla Russia. Trentadue le nazionali al via, divise in otto gironi da quattro, finalissima il 15 luglio, Italia assente per la terza volta nella storia. gennaio maggio 2018 2016

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speciale di Nicola Di Mauro

UN METODO CHE FUNZIONA

Serial

ergo sum C’È CHI SPIEGA LA FILOSOFIA A SCUOLA PRENDENDO COME ESEMPIO LE PIÙ POPOLARI SERIE TV. A FARLO È TOMMASO ARIEMMA, COME RACCONTA IN UN SUO LIBRO. Avreste mai creduto possibile studiare una materia un po’ ostica come la filosofia non solo tra i banchi di scuola, ma anche davanti al piccolo schermo, guardando serie-cult come Black Mirror, True detective o The Walking Dead, per citare solo alcune delle fiction televisive più amate? Ebbene si può! Ora non sarà più un problema arrovellarsi il cervello o sudare sette camicie per capire i concetti e i pensieri di Platone, Aristotele, Cartesio, Kant, Hegel, Heidegger o Machiavelli! Il merito è di alcuni sceneggiatori, registi e produttori di

emittenti televisive americane ed europee che hanno pensato bene di ispirarsi alle opere di vari filosofi per confezionare le loro serie tv. È il caso di Lost, Breaking Bad o Il Trono di Spade: le trame e i personaggi, in ogni singolo appassionante episodio, sono stati ideati semplificando complessi contenuti filosofici e astrazioni di pensiero direttamente dal Discorso del Metodo di Cartesio, per esempio, dalle opere di Aristotele, se non addirittura da Il Principe di Machiavelli o da Le Confessioni di Sant’Agostino.

L’utile al dilettevole Ogni studente sa bene che la Filosofia è una disciplina umanistica piuttosto impegnativa, con tutte quelle articolate speculazioni sul senso della vita e i gran-

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A pag. 52: Mad Men e Il Tro

no di Spade.

Qui sopra: Black Mirror; in basso: Breaking Bad.

di perché. Ma un professore di Filosofia ha trovato il modo di far apprezzare la sua materia a chi la studia, facilitandogli moltissimo le cose. Il prof in questione è Tommaso Ariemma, già docente di Estetica presso l’Università di Lecce e Perugia e attualmente insegnante di Filosofia al liceo. Ha scoperto, come accennato, che alcune serie tv veicolano il pensiero dei filosofi dell’antica Grecia, dei più importanti pensatori dell’età moderna, dei grandi saggi del Settecento illuministico, come anche dei più prestigiosi intellettuali dell’Ottocento e del Novecento. Ha così provato a unire l’u-

tile al dilettevole, ovvero a far incontrare in aula i testi di Filosofia con il piccolo schermo per vedere l’effetto che produceva. E l’effetto è stato positivo, tanto che ha deciso di raccontare la sua esperienza in un divertente libro, La Filosofia spiegata con le serie tv (Mondadori, pp. 140, € 15,00). Nelle sue pagine viene illustrato in modo acuto e accattivante un metodo di in-

s egnamento ass olutamente anticonvenzionale, rivoluzionario, atipico, che può nondimeno apparire discutibile o in un certo qual modo irriverente, ma non lo è. Ariemma, difatti, è riuscito a rendere intriganti i concetti di Parmenide e Spinoza argomentando gli episodi di True Detective e di Black Mirror, tenendo così accesa l’attenzione tra gli studenti. Una tale strategia didattica non risulta affatto semplicistica o superficiale, ma piuttosto efficace nell’interessare gli allievi alle speculazioni filosofiche, calandole in un contesto contemporaneo. Le lezioni, in tal senso, pur non staccandosi dai manuali scolastici, presentano i testi sotto una diversa e nuova prospettiva, rendendoli più comprensibili se accostati alle trame o agli eroi delle serie tv. Inoltre, questo inconsueto metodo di approcciare la Filosofia, ottiene anche un altro risultato: quello di sviluppare nei giovani un maggiore senso critico di fronte ai programmi televisivi.

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Questa serie di fumetti è prodotta da giovani artisti emergenti selezionati dalla rivista di manga on line Mangakugan

Help me

di Myriam Savini

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