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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. 02/2018 - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, D.C.B. TO - Tassa Pagata/Taxe Percue/Economy/ - Periodico Elledici · 10142 Torino · Anno 55 • � 3,50

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MUSICA

Incontro con Emma

ATTUALITÀ Sballi chimici

cinema Solo: A Star Wars Story

DOSSIER Il petrolio

APRILE 2018


2 aprile 2018


Editoriale Un pesce ma non d’aprile

Già me li vedo! Con la Pasqua al primo d’aprile, saranno in molti ad ironizzare sul sepolcro vuoto di Gesù con un bel cartello tipo: “Pesce d’aprile!”. E in effetti molti sono rimasti a bocca aperta davanti a quella pietra, che solo poche ore prima era stata chiusa in modo definitivo (perché se c’è una cosa definitiva, quella è la morte). Eppure quella pietra, contro ogni possibile spiegazione razionale, era rotolata indietro, quella porta era di nuovo spalancata. Gli apostoli, accorsi pensando ad un furto, non trovano i segni dell’ennesima violenza ad un corpo già brutalmente devastato dall’odio e dalla morte, ma un lenzuolo immobile, una sindone misteriosamente svuotata che fa tornare a sperare, a credere e a gioire. Ironia dell’evento, sarà proprio il pesce a divenire simbolo dell’appartenenza alla prima comunità cristiana. Quel segno disegnato sulla sabbia davanti all’uscio della casa indicherà la consapevolezza che Gesù Cristo, Figlio di Dio, è la salvezza dell’umanità in cerca di redenzione. Non un imbroglio, non uno scherzo da burloni, ma la consapevolezza di aver toccato il Verbo della vita porterà quegli uomini, deboli e pieni di difetti ma ripieni della forza dello Spirito, in ogni parte del mondo. Darà loro il coraggio di affrontare le persecuzioni e la morte per dire che nulla vale più dell’incontro con l’amore che dona, perdona e salva. E allora, buon primo d’aprile a tutti, a chi è in ricerca e a chi non vuol cercare, a chi attende una mano tesa e a chi è già a posto, a chi si sente schiacciato e a tutti quelli che non hanno il coraggio di guardare verso il Cielo. A chi sorride e a chi piange, a chi prega e a chi non trova spazi d’infinito. A tutti voi, appassionati lettori di Dimensioni Nuove, il nostro augurio di poter vivere una buona Pasqua di Resurrezione!

Valter Rossi

TRE

2018

In copertina: Emma è tornata con bel cd.

articoli 6 Cinema Solo nella galassia di Claudio Facchetti

10 Hashtag Il coraggio della scelta di Elena Giordano

14 Musica Emma Sotto una luce diversa di Francesca Binfarè

18 Attualità Sballi chimici di Marta Cardini

24 Fumetto Gli agenti segreti più scassati del mondo di Claudio Facchetti

27 Dossier Non tutto l’oro nero luccica di Consolata Morbelli

38 Curiosità Un nome, un perché di Nicola Di Mauro

42 Persone La pallottola magica di Ferdinando Albertazzi

46 Viaggi Nel cuore verde dell’Italia di Francesca Binfarè

52 Sport Se il brutto anatroccolo diventa cigno di Stefano Ferrio

rubriche 4 dPlanet

40 dBooks

di Francesca Binfarè

di Nicola Di Mauro

9 dScreen

45 dHeaven

di Claudio Facchetti

di Domenico Sigalini

13 dSwitch

50 dWeb

di Elena Giordano

di Stefano Moro

17 dGames

55 dSport

di Lorenzo Roagna

di Stefano Ferrio

21 dYoung

56 Fumetto

di Elena Giordano

di Ketsu

22 dTracks

62 dSmile

di Franz Coriasco

di Carlo Mantovani

aprile 2018

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cinema di Claudio Facchetti

Anteprima spaziale

Solo nella galassia La saga di Star Wars si arricchisce di un altro capitolo: il secondo spin-off della serie. Stavolta è dedicato alla giovinezza di Han Solo, la più simpatica canaglia dell’universo. Nemmeno gli incidenti di percorso sembrano fermare la oliata macchina da guerra della molteplice saga legata all’universo di Star Wars. Problemi che ad altri darebbero parecchi grattacapi, dalle parti della Lucasfilm/Disney, casa di produzione detentrice del marchio stellare, si risolvono con uno schiocco di dita. Stiamo parlando del cam-

6 aprile 2018

bio di registi avvenuto in corsa durante la lavorazione di Solo: A Star Wars Story, il secondo spin-off del franchise che arriva dopo Rogue One: A Star Wars Story, uscito due anni fa. Difatti, quando le riprese del film erano quasi ormai arrivate alla fine, c’è stato il colpo di scena: i registi Phil Lord e Christopher Miller sono stati sostitu-

iti a sorpresa da Ron Howard. Cosa sia davvero accaduto non è stato chiarito del tutto, ma origliando alle porte di Hollywood pare siano esplose delle divergenze con la potente produttrice Kathleen Kennedy, non contenta delle riprese effettuate dai due film maker. Non solo, anche l’altrettanto potente sceneggiatore Lawrence


screen di Claudio Facchetti

Avengers: Infinity War Charley Thompson di Andrew Haigh C’è un quindicenne, Charley Thompson appunto, che vive con il padre e non ha mai conosciuto la madre e c’è un maneggio, gestito da un proprietario che pensa solo a fare soldi con i suoi cavalli. Charley finisce a lavorare per lui e quando un cavallo malato, Lean On Pete, sembra destinato alla vendita per poi essere soppresso, al giovane non gli sta bene. Così parte con l’animale per gli Stati Uniti alla ricerca di una zia lontana. Pensare che il film si fermi solo al generoso slancio di Charley per salvare il cavallo sarebbe sbagliato: il viaggio è per lui un percorso di crescita, con la vita che spesso gli sbatte in faccia dure realtà. Un lavoro profondo, dunque, impreziosito dall’interpretazione di Charlie Plummer, premiato a Venezia come miglior attore emergente.

di Joe e Anthony Russo Chi più ne ha, più ne metta. Pare questa la logica seguita nell’assemblare questo ennesimo capitolo della saga degli Avengers, con la chiamata in causa di un gran numero di supereroi, buoni o cattivi che siano. Qui si sfidano, senza esclusioni di colpi e di effetti speciali, per mettere le mani sulle sei Gemme dell’Infinito, che darebbero al suo possessore il potere assoluto sull’Universo. L’interessato numero uno è lo spietato e potente Thanos, ma a mettergli i bastoni tra le ruote ci sono ovviamente gli Avengers con il contorno di vari alleati. Chiassoso, esagerato, pirotecnico, a questi cinecomics non bisogna chiedere nulla, se non di farci passare un paio d’ore di pura evasione. Compito in cui riescono benissimo. In attesa dell’annunciato seguito.

Quanto basta di Francesco Falaschi Arturo è uno chef stellato, che le stelle, però, le fa vedere anche agli altri, essendo manesco. Così, dopo una rissa, finisce ai servizi sociali per scontare la sua pena. È incaricato di tenere un corso di cucina a un gruppo di disabili dove fa conoscenza con Guido, affetto dalla sindrome di Asperger, flippato per fornelli e ricette. All’inizio tra i due sono scintille. Arturo tratta male Guido, sembra non importargli nulla di lui e della sua passione. Ma a poco a poco il suo atteggiamento cambia, mentre muta nel profondo anche la sua sensibilità. Una bella storia, recitata bene da un cast solido, in primis i due protagonisti Vinicio Marchioni e Luigi Fedele, che fa emergere come dalla diversità si possono solo trarre degli insegnamenti.

gennaio aprile 2018 2016

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# hashtag

di Elena Giordano

Direzioni da seguire

Il coraggio della scelta Cos’è il discernimento vocazionale? Perché vi viene proposto? Mica la Chiesa vorrà “qualcosa” da voi? Come comportarsi? Keep calm, qui inizia la strada per la felicità.

Te lo spiego io Racconta Francesca: «Da due anni a questa parte, puntualmente il nostro parroco si “inventa” di portarci da qualche parte: è il famoso “ritiro spirituale”, che secondo lui dovrebbe aiutarci a comprendere meglio cosa vogliamo fare della nostra vita. Io non ho particolari problemi ad andare, in fondo pregare non fa male, anzi. La mia amica Chiara, però, quest’anno ha deciso di non venire, perché secondo lei è molto forte il desiderio del don di veder-

10 aprile 2018

ci tutti suore e preti… e siccome ci recheremo proprio in un monastero… parrebbe cosa fatta. Io non avevo mai pensato al ritiro in questi termini. Ossia non pensavo che Dio ci parlasse tramite un sacerdote o una suora in modo così esplicito, del tipo “Prendi quella strada, no questa…”. Adesso sono un po’ preoccupata anche io: meglio andare o stare direttamente a casa?». Il racconto di Francesca è volutamente provocatorio, ma il tema, specie in questo periodo,

è davvero centrale per tutti i ragazzi: non si tratta solamente di valutare delle proposte spirituali, ma di comprendere nel profondo come si possa realizzare la propria vita, anche rispondendo alla chiamata del Signore.

Chi mi accompagna? Quante proposte, di tutti i generi, ricevono i ragazzi in una sola settimana? Tantissime: da parte degli insegnanti, della famiglia, degli amici. Ogni giorno decidono se mangiare cinese o giap-


Che si fa?

Avete due possibilità, per prendere la vostra vita e il futuro seriamente in mano: accettare le proposte che provengono dall’esterno, oppure muovervi in prima persona e andare a caccia di risposte. Nel primo caso non avete che da attendere, nel secondo caso vi potete organizzare: • avete una passione importante? Coltivatela fino in fondo e provate a vedere se proprio questa può dare un senso pieno alla vostra vita; • incontrate persone che ritenete speciali? Interrogatele, fatevi raccontare le loro scelte, potrebbero essere uno spunto interessante anche per voi; • vi piace viaggiare, vedere posti nuovi? Andate – se possibile – in giro per il mondo, ma non nella modalità «Mi diverto», bensì nella modalità «Qui potrebbe essere necessario il mio contributo?»; • se qualcosa non vi è chiaro o non vi piace, della società in cui vivete, al posto di attendere che altri inizino a cambiare, provate a vedere se l’impegno politico o nel volontariato può essere per voi un’opzione per cambiare lo stato delle cose.

ponese, se indossare un giubbino o un cappello, se tingere i capelli, comperare i biglietti di un concerto, provare un nuovo sport, ascoltare quel nuovo musicista. E così via. Ogni giorno i ragazzi decidono per il meglio – secondo la loro personale opinione – e questo, scelta dopo scelta, contribuisce a formare il loro carattere e a indirizzare il loro percorso di vita concreta. Stesso approccio si vive con le scelte relative all’indirizzo di studi. Chi si occupa, però, delle scelte più profonde, ossia del discernimento vocazionale? Detto in

un altro modo: la società organizza, veste, diverte le persone: ma chi si prende cura di come sta il loro cuore? La risposta è una sola: la Chiesa, ossia il parroco, gli educatori, le suore, tutti coloro – insieme ai genitori – che desiderano che i giovani abbiano orizzonti molto più ampi verso cui indirizzarsi.

Una proposta “pesata” Quando si parla di scelte importanti si alza un attimo il livello della discussione: non si tratta più di capire se è bene o male farsi tatuare un unicorno sulla spal-

la. Si tratta di mettere in gioco la propria vita, comprendere il potenziale che da essa si sprigiona e cercare di indirizzarlo verso la felicità e il Bene. Ovvio che le proposte di fede non sono “leggere”, ma ragionate, con spirito e intelletto. Per questo richiedono per esempio spazi raccolti (i famosi “ritiri spirituali”), silenzio e riflessione. Attenzione, però: non vuole dire che tutti devono provare a sentirsi preti o monache di clausura. Significa che tutti possono prendere qualche ora del proprio tempo per ragionare e pregare. Tutto qua.

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musica di Francesca Binfarè

Incontro con Emma Marrone

Sotto una luce diversa L’artista dà una svolta artistica con il suo ultimo cd “Essere qui” che coincide anche con una raggiunta serenità: “Ho imparato ad ascoltare me stessa”. Essere qui è il nuovo album di Emma. Un album che la vede diversa, in cui la sentiamo diversa. Il posto dove si trova, dove è adesso, è luminoso e senza ombre, e la fa sentire serena: Emma ha cercato e trovato una tranquillità che racconta con sincerità e senza tradire se stessa, come del resto ha sempre fatto. Nelle canzoni che compongono l’album troviamo una ragazza radiosa, come si è mostrata per suoni e vo-

14 aprile 2018

calità già nel primo singolo estratto, L’isola. Per questo progetto Emma è di nuovo responsabile della produzione artistica ma è meno presente come autrice rispetto al precedente disco, Adesso. L’eccezione è Sorrido lo stesso, scritta con Alessandra Flora e Giovanni Caccamo. Ma comunque ogni brano la racconta per com’era, com’è e come sarà. Tutto il resto ce l’ha raccontato lei in questa intervista.

Come descriveresti questo disco? Musicalmente non mi sono mai voluta rinchiudere in un genere, e in queste canzoni ne tocchiamo tanti. Spero poi di far riflettere, perché quando succede vuol dire che qualcosa è arrivato a chi ascolta. Uso un linguaggio nuovo, dietro a questi brani c’è una ricerca minuziosa, è cambiato l’approccio con cui mi avvicino alle parole. E poi c’è una cosa che mi ha fatto no-


tare mia madre: «Canti in maniera diversa». Ha ragione, è una cosa venuta naturalmente.

In L’isola in effetti usi la voce in maniera differente... Quello è stato il primo brano che ho ascoltato due anni e mezzo fa, ed è stato come se un fascio di luce mi avesse spaccata in due. L’isola ha indicato la strada lungo cui lavorare con tutti gli altri pezzi. Non ho voluto tradire questa emozione e la spinta che mi ha dato la

canzone, anche se per alcuni è stata una scelta azzardata lanciarla come primo singolo. Le classifiche sono fondamentali ma non devono condizionare le scelte. La musica viene prima di tutto, ed è una visione romantica, lo so. Siccome sono pazza e non sono una discografica, non ragiono per singoli.

Perché l’hai fortemente voluta come primo singolo? Ho voluto ringraziare questa canzone per avermi portata a

fare questo tipo di album. L’isola non rappresenta tutto il disco ma un antipasto che volevo dare. Come dico sempre, mai giudicare un libro solo dalla copertina.

Come mai hai scelto di scrivere meno canzoni per questo disco? Di canzoni ne ho scritte tante ma non essendo egoriferita ho scelto brani di altri autori che ho reputato più giusti per questo momento. Nel prossimo disco spero di mettere le mie composizioni.

Come scegli i brani da interpretare? Ho una tecnica. Quando mi arrivano canzoni nuove chiedo alla mia manager di non dirmi il nome dell’autore, perché sono miei amici, e le voglio ascoltare con attenzione a prescindere da chi le abbia scritte. Molto brani sono stati composti per me in maniera mirata. Ne ho ascoltati tantissimi e in alcuni casi ho cambiato idea in corsa. Li ho scelti in base al senso generale che volevo dare al disco, pensando anche ai concerti. Perché tengo molto in considerazione anche i live e a come le canzoni verranno sul palco.

Ecco, a proposito di tour, in partenza il 16 maggio...

a di Emm Il tour . 6 maggio parte il 1

Il disco nuovo lo suoniamo tutto, come ho fatto con tutti i precedenti lavori. Poi però c’è spazio per le canzoni passate, ho cercato di costruire un racconto equilibrato nella scaletta.

A distanza di qualche mese dalla fine dei lavori, come vedi questo disco? Sono molto orgogliosa di me e

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attualità di Marta Cardini

Sostanze pericolose

Sballi chimici

Sono sintetiche o mischiate con farmaci. Sono le “nuove” droghe, più micidiali delle “vecchie” e possono portare rapidamente alla morte o alla pazzia.

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Si può morire per uno sballo? Quanto sono pericolose le nuove droghe? Chi ne combatte la loro diffusione lotta contro il tempo per contrastare trafficanti, venditori, presunti “chimici”, che producono nuove varianti di droga in un batter d’occhio e le commercializza via internet. E i destinatari sono spesso ragazzi e adolescenti. Ma di droga si può anche impazzire. Anche dopo una sola assunzione. L’alternativa c’è: ci si può divertire in modo sano, non pericoloso, senza il bisogno di “sballare” a tutti i costi. Un paio di ragazzi ci hanno raccontato come.

18 aprile 2018

E-commerce sul web C’è chi non cerca più gli spacciatori nelle piazze ma, con molta più riservatezza, si rivolge al web, dove spesso le nuove droghe vengono pubblicizzate come sali da bagno, fertilizzanti chimici per agricoltura, incensi o erbe mediche. Oppure come “integratori” che hanno lo scopo di combattere la fatica, il sonno e la fame. Sono spesso droghe che vengono assunte per restare svegli a lungo e usate da chi frequenta le discoteche o vuole avere ritmi di vita elevati. Ma il vero pericolo sta nel fatto che esse sono anco-

ra più tossiche delle cosiddette “vecchie droghe” perché non sono ancora state catalogate e spesso contengono un mix di diverse sostanze, vecchie e nuove. Insomma, basta un click e una carta di credito per farsi recapitare a casa un vero e proprio veleno…

Sono legali e non lasciano traccia Oltre a essere facilmente reperibili sul web, queste nuove droghe riescono ad aggirare i divieti di legge. Molte non si trovano ancora nella tabella ministeriale delle sostanze stupefa-


centi (illegali e controllate). Inserire una sostanza nell’elenco è un processo lungo e complesso per chi collabora con il Dipartimento politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. Le nuove sostanze psicoattive attualmente note all’Agenzia europea delle droghe sono circa 750 molecole. Di queste, molte non sono ancora catalogate e quindi sono di libero commercio perché non ancora considerate sostanze stupefacenti. Un altro aspetto sconvolgente è che queste nuove droghe sembrano non lasciare traccia nelle urine, perciò, se ad esempio un ragazzo che ha assunto cannabis sintetica fa un incidente e va in Pronto Soccorso, durante le analisi non vengono trovate tracce di droga e il ragazzo non deve rispondere davanti alla giustizia.

Rischi maggiori e conseguenze drammatiche Assumere droga può far impazzire e anche morire. E queste nuove combinazioni di sostanze chimiche hanno effetti ancora più devastanti. Molti giovani finiscono al Pronto Soccorso o in psichiatria. Secondo Federsed (Federazione Italiana degli operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze), SIP (Società Italiana di Psichiatria) e SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), in Italia il 6,8% degli accessi in psichiatria, cioè circa 40mila persone, è dovuto a casi di tossicomanie e gran parte sono giovani dai 15 ai 24 anni. Le nuove droghe causano gravi alterazioni psicopatologiche come, ad esempio, disturbi

di personalità o disturbi psicotici dell’umore. Inoltre i cannabinoidi sintetici sono 50-100 volte più tossici della marijuana. Ma non solo. Le conseguenze possono essere terribili perché, anche per una sola assunzione, le droghe incidono sul sistema nervoso, aumentano il rischio di suicidio, di comportamenti violenti e di malattie fisiche. Oppure assumere queste sostanze può portare, a lungo termine, alla deriva sociale e all’emarginazione. L’indice di mortalità risulta inoltre maggiore rispetto alle vecchie droghe.

L’altro sballo Drogarsi è l’unico modo per sballare? Ci sono modi più sani e non pericolosi per divertirsi.

I loro nomi

afiose, m i n o i z zza organi e l a t n . ime elinquenza ccio al d a a ll p a s e r o lt o L

Le più diffuse in Europa si chiamano Crystal Meth e Krokodil. In Italia circola Shaboo o “droga dei filippini”: si tratta di metanfetamina pura che tiene svegli a lungo. Ma le nuove sostanze psicoattive (MPS) identificate per ora dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio sono lo Spice o cannabis sintetica, catinoni sintetici (mefedrone e derivati), la Ketamina, il Qat, la Salvia Divinorum.

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aprile 2018


fumetto di Claudio Facchetti

La ristampa di Alan Ford

Gli agenti segreti più scassati del mondo Rivivono in un bel progetto editoriale le prime leggendarie avventure del Gruppo TNT. Un fumetto rivoluzionario, che ha cambiato le regole del genere.

Ha rischiato di sparire, Alan Ford, quando è nato. Era il 2 aprile del 1969 e nelle edicole italiane faceva capolino il primo albo con le sue avventure e del Gruppo TNT. A firmarlo, due autentici fuo-

24 aprile 2018

riclasse del fumetto: lo sceneggiatore Max Bunker (Luciano Secchi) e il disegnatore Magnus (Roberto Raviola) che insieme avevano già realizzato personaggi e serie popolari come Kriminal e Satanik, a metà strada tra noir e giallo. Dunque, una garanzia. Tuttavia, non bastò a mettere le ali ad Alan Ford e quello che

sembrava essere un successo annunciato, si trasformò in un flop. «La prima uscita – scrive Bunker nell’introduzione al “libro uno” antologico – vendette 28 mila copie. Cosa modesta per i tempi, ma era pur sempre un inizio. La tragedia fu evidente con i dati del numero 2, ovvero 8 mila copie vendute, il che voleva dire che di quei ventottomila a ben ventimila non era piaciuto. Con dati del genere la pubblicazione si chiude». Non andarono bene nemmeno i successivi due albi, per cui il destino di Alan Ford sembrava segnato. Forse l’idea di creare uno scassato, squattrinato e simpatico team di spie, il gruppo TNT, di


doss ier di Consolata Morbelli

Non tutto l'oro nero luccica

Il petrolio sembra che farà viaggiare ancora il mondo per un po’ di tempo, nonostante i problemi che provoca. Intanto, aumentano le alternative.


doss ier

LE ORIGINI DEL PETROLIO «Ancor vi dico che in questa Grande Erminia (Armenia) è l’arca di Noè in su una grande montagna, ne le confine di mezzodie in verso il levante, presso al reame che si chiama Mosul, che sono cristiani, che sono iacopini e nestarini (Nestoriani), delli quali diremo inanzi. Di verso tramontana confina con Giorgens (l’attuale Georgia), e in queste confine è una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma non è buono a mangiare, ma sì da ardere, e buono da rogna e d’altre cose; e per tutta quella contrada non s’arde altr’olio». Il misterioso “olio” di cui parlava Marco Polo nel suo Milione era il petrolio. In realtà, non si tratta della prima testimonianza relativa a questa materia prima destinata a diventare, nei secoli a venire, autentico motore del mondo contemporaneo. Le origini dell’oro nero risalgono all’antica Grecia e la parola greca naphtha fu

utilizzata inizialmente per indicare il fiammeggiare tipico delle emanazioni petrolifere. I popoli dell’antichità conoscevano i giacimenti di petrolio superficiali, che utilizzavano per produrre medicinali (Plinio, nel primo secolo dopo Cristo, descrisse ben ventisette rimedi che si potevano ottenere da questo prodotto importato a caro prezzo dalla Persia e dalle isole greche) e bitume o per alimentare le lampade, ma anche per farne usi bellici. Già nell’Iliade, Omero narra di un “fuoco perenne” lanciato contro le navi greche. Dal VII secolo i Bizantini fecero uso in guerra di oleum incendiarum, il cosiddetto “fuoco greco”. Era una miscela di petrolio, zolfo, salnitro e resina di pino che a contatto con l’aria prendeva fuoco. I Bizantini lanciavano questo materiale contro le navi nemiche, ne impregnavano le punte delle frecce o se ne servivano per fabbricare bombe tanto primitive quanto micidiali che avevano un effetto psicologico notevole. Queste bombe furono impiegate contro le navi dei crociati e per secoli vennero considerate un’arma più terribile della polvere da sparo.

are forma in m Una piatta del petrolio. per l’estrazione

28 aprile 2018


Le fonti “diverse”

Fonti di Energia Alternativa

• Energia nucleare • Energia idroelettrica • Energia geotermica • Energia ricavata dalla biomassa e biogas (anche biodiesel, vedi olio di colza) • Energia marina (quale l’energia del moto ondoso e delle maree) • Energia eolica • Energia solare (sia attraverso centrali solari termiche che fotovoltaiche) • Energia prodotta dalla dissociazione molecolare • Agroenergie

Fonti Rinnovabili

• L’irraggiamento solare (per produrre energia chimica, energia termica ed energia elettrica) • Il vento (fonte di energia meccanica ed energia elettrica) • Le biomasse (combustione, in appositi impianti per generazione termica e cogenerazione di calore ed elettricità) • Le maree e le correnti marine in genere • Le precipitazioni utilizzabili tramite il dislivello di acque (fonte idroelettrica)

nati rifiuti e gas ed è proprio per questo motivo che viene chiamato biogas. Questa è, infatti, la differenza principale con un altro tipo di gas molto utilizzato nei motori, ovvero il GPL, che letteralmente significa Gas di Petrolio Liquefatto ed è formato da una miscela di idrocarburi naturali ottenuti dal petrolio. In termini di prestazioni, a differenza del metano, il GPL occupa meno spazio a parità di quantità, ma è meno efficiente. I vantaggi di avere un’auto a metano consistono principalmente nei costi e nel risparmio delle emissioni tossiche: il 30% in meno rispetto al diesel, il 25% rispetto alla benzina e addirittura il 10 con il GPL. Il metano, inoltre, non produce emissioni di idrocarburi incombusti, come gli IPA e il benzene, ma brucia, come tutti i combustibili fossili, per produrre energia, e la sua combustione produce CO2, gas-serra responsabile del cambiamento climatico.

dossier

utilizzano un sistema di propulsore ibrido, composto cioè da un motore termico (benzina o diesel) e da un motore elettrico e dunque sono a zero emissioni solo quando vanno col motore elettrico. I veicoli elettrici hanno complessivamente una maggiore efficienza energetica rispetto ai motori a combustione interna; come svantaggi presentano invece una limitata autonomia fra le ricariche, un elevato tempo impiegato per la ricarica stessa e la scarsa durata delle batterie, anche se con l’avanzare della ricerca e delle tecnologie questi problemi si stanno riducendo. Gli italiani si sono dichiarati notevolmente favorevoli (72%) a estendere all’Europa e all’Italia la proposta olandese di vietare la vendita delle auto a benzina o diesel entro il 2025. Eppure, nonostante questo orientamento, le auto elettriche in Italia scarseggiano: a fine 2015, a livello mondiale, si sono contati un po’ più di 1 milione di veicoli elettrici (1.260.000 per l’esattezza), contro 1 miliardo e 200 milioni di veicoli endotermici, una delle maggiori fonti di inquinamento atmosferico. Sicuramente tra gli ostacoli che ne impediscono il boom c’è il prezzo, anche se il risparmio a lungo termine è più che garantito. Un’altra alternativa sono le cosiddette EREV (Extended Range Electric Vehicle), nelle quali il motore principale è quello elettrico ed il propulsore a carburante tradizionale viene usato unicamente come generatore per la ricarica del pacco batterie. Tra i veicoli considerati eco-friendly trovano posto pure quelli a metano, che non sono però privi di emissioni. Si tratta in realtà di una miscela di gas, composta effettivamente in gran parte da metano, ma anche da idrocarburi leggeri come propano, butano e tracce di altri gas e contaminanti (ad esempio acido solfidrico). Il metano è il più semplice degli idrocarburi e non ha nessuna componente in comune con il petrolio, è ottenibile mediante la decomposizione di determi-

aprile 2018

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curiosità di Nicola Di Mauro

Carta d’identità

Un nome, un perchE

Come sono nati i nomi dei personaggi della letteratura, del cinema o dei fumetti? Un originale libro ci svela la loro origine.

Quante volte al giorno chiamiamo per nome qualcuno o ci sentiamo chiamati noi stessi per nome? Durante l’appello in classe, per esempio, o quando la mamma ci interpella, o quando un amico ci cerca allo smartphone, o la ragazza o il ragazzo per cui abbiamo preso una cotta ci telefona… Quando poi sei tu a fare il nome di lei o di lui, ti batte forte il cuore e ti accorgi che quel nome è davvero importante per te! Non ci avrai mai fatto caso, ma ogni nome ha come un effetto magico quando lo senti o lo pronunci, perché identifica subito l’esistenza e la realtà di una persona. Hanno naturalmente un nome anche il personaggio del tuo fumetto preferito o i beniamini delle serie tv, i protagonisti dei

38 aprile 2018

film o i personaggi dei romanzi che più ti sono piaciuti.

Da Harry Potter a Spock Detto questo, ti sei mai chiesto come mai Harry Potter, il giovane mago uscito dalla penna di Joanne Rowling, o James Bond, il celebre agente segreto 007 di tanti romanzi e film memorabili si chiamassero così? La scrittrice di Harry Potter scelse quel nome semplicemente perché gli piaceva e lo avrebbe voluto dare a un figlio suo; per il cognome, invece, si era ricordata che all’età di 7 anni, quando abitava a Bristol, aveva come vicini di casa una famiglia che faceva di cognome Potter, e di cui conosceva i due figli suoi coetanei. Ian Fleming, autore del mitico

007, prese il nome e cognome per il suo agente segreto da un ornitologo, James Bond appunto, che aveva firmato un libro, Gli uccelli delle Indie occidentali, che si trovava nella sua libreria. Altro personaggio avventuroso è Indiana Jones, l’archeologo interpretato in tanti film da Harrison Ford. Inventato da George Lucas, celebre regista, produttore e sceneggiatore, le diede il nome prendendolo dal suo adorato cane husky. Per il cognome, pensò prima a Smith, ma Steven Spielberg, che dirigeva la pellicola, storse il naso; allora gli venne in mente il cognome Jones, ricevendo all’istante l’approvazione del regista. Rimanendo nel campo dell’avventura, è curioso come sia stato


Il libro

Questi aneddoti insoliti e curiosi sull’origine dei nomi di tanti personaggi sono il frutto di una meticolosa e divertente indagine fatta da un giornalista francese, Philippe Lombard, pubblicata nel libro Perché Sherlock si chiama Sherlock. Origine e misteri dei nomi dei nostri eroi (Edizioni Clichy, pp. 313, € 17,00). Dracula, Sherlock Holmes, il conte di Montecristo, il Doctor Who, Mafalda, Topolino, Pippo, Godzilla sono solo alcuni degli oltre 150 personaggi presi in esame dall’autore. Per scoprire come e perché sono stati chiamati così.

battezzato il vulcaniano dalle orecchie a punta Spock nella serie di Star Trek. L’ideatore della saga, Gene Roddenberry, ci stava pensando su quando emise un monosillabo, un suono onomatopeico: Spock appunto, che gli dava un’idea – sembrava a lui – di forza e potenza.

Da Charlie Brown a Emma Bovary E che dire allora di Charlie Brown, il celebre fumetto di Schulz? Il nome del bambino dalla faccia rotonda era quello stesso di un amico e collega del vignettista americano, il quale gli chiese se poteva usare il suo nome e cognome. E l’amico gli diede senza problemi il suo consenso.

Vicino al titolo: Harry Potter.

Qui sopra: Indiana Jones. Sotto: Hulk. Anche Mark Twain fece allo stesso modo. Fu a proposito del protagonista del famoso romanzo Le avventure di Tom Sawyer, il cui nome era quello stesso di un pompiere suo amico. Quest’ultimo aveva l’abitudine, tra una birra e l’altra bevuta in compagnia dello scrittore inglese, di raccontargli le sue peripezie, i ricordi di quando era ragazzo, ed erano vicende così incredibili che lo scrittore gli disse: «Un giorno farò di te un romanzo!». Per restare in ambito letterario, il nome di Emma Bovary, la protagonista del romanzo di Gustave Flaubert, venne in mente allo scrittore francese quando si trovava sul Nilo a bordo di un’imbarcazione. L’amico che era con lui si spaventò non poco, perché vide Flaubert ergersi a un tratto sulla barca e gridare come un forsennato: «Eureka! Ho trovato! La chiamerò Emma Bovary!».

Da Rambo ai Puffi Tornando ai film, ai telefilm e ai fumetti, il nome Rambo, dato al celebre eroe impersonato da Sylvester Stallone, era la denominazione di un tipo di mele coltivate in Pennsylvania. Il suo creatore, David Morrel,

stava pensando al nome da affibbiare al protagonista dei suoi romanzi, quando sopraggiunse la moglie e gli fece assaggiare una mela che lui gustò moltissimo. Le domandò di che mela si trattasse; la moglie gli disse che era di una varietà chiamata Rambo. Quel nome lo colpì per il senso di potenza che suscitava nel pronunciarlo, e risolse il suo problema. E che dire dell’incredibile Hulk? Il suo ideatore Stan Lee immaginò un personaggio del tipo come La Cosa dei Fantastici Quattro, ma ancora più sconvolgente e inquietante. Spremette le meningi, ma non riusciva proprio a trovare un nome che gli fosse congeniale. Si mise allora a consultare un dizionario. Gli capitò sott’occhio la parola Hulking (grande, goffo). Quel vocabolo faceva proprio al suo caso e battezzò da lì il suo mostruoso personaggio. Il nome attribuito ai Puffi, i celeberrimi folletti blu, saltò fuori al loro disegnatore Peyo mentre si trovava a tavola con un collega, al quale chiese di passargli un oggetto, forse una posata o il contenitore di un ingrediente di condimento. Non venendogli in mente il nome di quella cosa, si limitò a dire: «Per favore, passami… il puffo». E per tutta la sera entrambi i commensali si divertirono, ridendo come matti, a “puffare”, chiamando ogni cosa a portata di mano “puffo”. 

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persone di Ferdinando Albertazzi

Le speranze della ricerca

La pallottola magica È la nano-capsula che colpisce le cellule tumorali del pancreas e lascia intatte quelle sane. L’ha messa a punto il prof. Luigi Cattel, che abbiamo incontrato. È un tennista coriaceo e determinato Luigi Cattel, ma il colpo memorabile non lo ha messo a segno sulla terra rossa, negli incontri orchestrati dalla leggendaria Zelinda Roversi, ma nel suo laboratorio di ricerca farmacologica. Qui ha inventato la magic bullet (pallottola magica), la nano-capsula che ha nel mirino le cellule cancerogene del micidiale carcinoma pancreatico. Correva l’anno 2013 quando,

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insieme alla sua giovane ricercatrice Barbara Stella e a un gruppo di ricercatori dell’Università di Parigi guidati dal professor Couvreur, Luigi Cattel ha vinto l’European Inventor Award, il premio per la migliore scoperta scientifica europea conferitogli ad Amsterdam dalla regina Beatrice d’Olanda e dal Presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, proprio per la magic bullet.

Ce la descrive, professor Cattel? È una particella invisibile della dimensione di 100 nanometri capace di riconoscere e colpire, solo le cellule tumorali, lasciando intatte quelle sane. L’invenzione è stata inizialmente sviluppata nel 2000-2003 durante lo stage in Francia di Barbara Stella, che faceva la spola fra il mio laboratorio a Torino e quello del Prof. Couvreur a Parigi.


Chi è

Torinese doc, classe 1942, Luigi Cattel si è laureato in Chimica e Farmacia presso l’ateneo cittadino, dove è poi stato professore ordinario. Ha trascorso mezzo secolo con gli studenti per «dotarli degli strumenti che ne avrebbero favorito la comprensione della farmacologia e, ancor più, cercando di trasmettere loro la sensazione inebriante dell’invenzione e della ricerca». Difatti alcuni dei suoi ragazzi sono ora ricercatori in diversi Paesi, mentre altri sono diventati a loro volta docenti e hanno continuato le ricerche iniziate con il professor Cattel. Senza dimenticare la raccomandazione del suo maestro: «Nella ricerca, non tutti riusciranno ad arrivare alla fama e alla gloria; tutti, invece, devono trasmettere a molti altri parti del loro bagaglio scientifico come fossero pietre. Così tutti insieme, pietra su pietra, si potrà contribuire al consolidamento di quella grande montagna che è la conoscenza scientifica». Attualmente Luigi Cattel è docente di sperimentazione clinica per gli specializzandi di Farmacia Ospedaliera ed è Farmacologo presso il Comitato Etico della Città della Salute e di tutti gli ospedali torinesi, con la lente puntata sui farmaci antitumorali per vagliarne l’efficacia e gli effetti tossici nocivi ai pazienti.

Di che cosa è costituita, la magic bullet? Dallo squalene, un materiale prebiotico nato dieci miliardi di anni fa, quando la Terra era priva di ossigeno e consisteva di un immenso oceano in cui si stavano formando le molecole che avrebbero generato la vita. Lo squalene doveva formare le prime molecole di colesterolo, indispensabile per la genesi delle prime cellule, avviando spontaneamente una specie di ciclo. Con una caratteri-

stica, peraltro scoperta dal mio laboratorio: se legato chimicamente a una molecola, la avvolge al proprio interno in modo ordinato, creando appunto la pallottola magica. Di qui l’intuizione: legare chimicamente lo squalene a un farmaco antitumorale per esaltarne le valenze terapeutiche, nell’idea che il coniugato squalene-farmaco potesse formare spontaneamente una specie di gomitolo racchiudente il farmaco stesso.

Ed è successo! Con una sorpresa decisiva: si è formato un coniugato dalle caratteristiche di un materiale semicristallino (un po’ come il moplen del Premio Nobel Natta), con la possibilità in vivo di srotolarsi e quindi di raggiungere più efficacemente le molecole-bersaglio. Per poi riarrotolarsi nel sangue, permettendogli così di proteggersi efficacemente dalle micidiali “armi di massa” attraverso cui l’organismo si difende dai corpi estranei.

Come agisce, la magic bullet? Abbiamo prodotto diverse pallottole con vari farmaci antitumorali, constatando che grazie alla “copertura squalenica” la nano-particella durava a lungo nell’organismo, con una lenta penetrazione nelle cellule tumorali. Queste, a differenza di quelle sane che dispongono di una barriera continua difficilmente penetrabile, hanno “buchi” dello spessore di 100-200 nanometri in cui la nano-particella squalenica si può insinuare, rilasciando il farmaco nel bersaglio.

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viaggi di Francesca Binfarè

Pellegrini in cammino - 3

Nel cuore verde dell' Italia

Da Orvieto a Viterbo passa una delle antiche vie di pellegrinaggio che collegava l’Europa a Roma. Un percorso che è sia intimo, di crescita spirituale, sia storico-artistico, da condividere con i compagni di cammino. Camminare con lentezza in un percorso di educazione alla vita e alla bellezza, camminare per conoscere meglio se stessi e andare incontro agli altri. Le antiche vie di pellegrinaggio, di cui sono ricche l’Italia e tutta l’Europa, portano alla scoperta – o alla riscoperta – delle ricchezze che ognuno di noi ha dentro di sé e di quelle che ci circondano: camminando si ammirano le bellezze della natura e quelle create dal genio dell’uomo, e si conoscono le persone che con noi compiono questo cammino. Insomma, camminare non è mai

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il fine ma è il mezzo. Se poi questo pellegrinaggio si compie tra Umbria e Lazio, c’è davvero tanto di cui fare tesoro. Nel centro Italia si snoda un percorso a tappe lungo una delle vie francigene che attraversano il nostro Paese, tra Orvieto, Bolsena, Montefiascone e Viterbo, percorribile a piedi o in bicicletta; volendo, la zona è servita anche da treni e autobus con cui spostarsi e rendere più agevoli le tappe. In generale, il pellegrinaggio si svolge su sentieri non difficili, su strade sterrate, con saliscen-

di non troppo impegnativi; ogni tappa è di circa 15, 20 chilometri, e i percorsi sono segnalati in maniera chiara. Bisogna rifornirsi di acqua e cibo, ma a parte queste e le altre abituali attenzioni di chi fa trekking non si segnala niente di particolare. Zaino in spalla allora, si parte.

Luoghi incantevoli e incantati Scegliamo di far iniziare il nostro percorso da Orvieto, un piccolo borgo di bellezza incantata, come spesso capita di trovarne in


e. Palazzo Papal Viterbo: Duom

o di San Loren

sponde sorge Montefiascone. Situato a 600 metri d’altezza, offre vari punti di osservazione sul panorama circostante, che spazia dal Lago di Bolsena a Viterbo. Dicono che i tramonti più belli sul lago si ammirino dalla Rocca dei Papi, ma anche dai ruderi della Torre del Pellegrino si può osservare il bel panorama circostante. Il Duomo di Montefiascone – la cattedrale di Santa Margherita – è un’imponente chiesa cinquecentesca opera di Michele Sanmicheli, anche se la cripta è attribuita al genio di Bramante. La sua caratteristica più evidente è la cupola, talmente grande da dominare il profilo del centro abitato, da qualunque punto lo si guardi. Lasciato Montefiascone si cammina verso Viterbo appoggiando i piedi, in alcuni tratti, sul basolato dell’antica via Cassia, tuttora in buone condizioni. I panorami anche in questo tratto di strada (circa una quindicina di chilometri) sono magnifici. Viter-

zo.

bo ha un vasto centro storico circondato da mura, è stato insediamento etrusco e poi colonia romana: insomma, anche qui la natura e la storia vanno a braccetto. Viterbo è nota soprattutto per il suo Palazzo Papale, fatto costruire tra il 1255 e il 1266 sul colle San Lorenzo (magnifica la loggia con archi a tutto sesto): la città venne scelta dai pontefici come loro sede. Qui si giunse alla famosa elezione di papa Gregorio X, dopo ben venti mesi di riunione infruttuosa dei cardinali: la popolazione di Viterbo, allora, li chiuse a chiave nel palazzo per “incentivare” – diciamo così! – la loro scelta. Così nacque quello che ancora oggi chiamiamo conclave, dal latino cum clave. Il Duomo di San Lorenzo è uno dei luoghi più noti e apprezzati della città. Ha una struttura romanica ma danneggiamenti e manutenzioni, oltre ai restauri, ne hanno cambiato l’aspetto: quella che vediamo oggi è una

facciata rinascimentale. La chiesa di Santa Maria Nuova, a dispetto del suo nome, è una delle più antiche di Viterbo visto che risale al 1080. Dal suo pulpito, circa 200 anni dopo, la leggenda dice che avrebbe predicato San Tommaso D’Aquino. Non lontano da questa chiesa si trova il quartiere medievale di Viterbo, che è la zona più caratteristica della città nonché uno dei quartieri medievali meglio mantenuti d’Europa. Sicuramente una visita alla città – un luogo notevole per ricchezza artistica – non può tralasciare piazza del Plebiscito, che è il cuore dell’abitato. Sulla piazza si affacciano il Palazzo del Comune, l’ex Palazzo del Podestà, il Palazzo della Prefettura e la chiesa di Sant’Angelo in Spatha (dal nome della famiglia che ne era proprietaria nell’XI secolo). Passeggiando per Viterbo si trovano numerose altre chiese, palazzi e fontane: la città merita di essere scoperta, magari fermandosi qualche giorno in più. Poi, volendo, si può ripartire con il pellegrinaggio, lungo la via che porta a Roma. 

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web di Stefano Moro

Il miliardario visionario Elon Musk: da vittima di bullismo a scuola a ispirazione per l’Iron Man cinematografico.

Ben posizionato nella classifica delle personalità più potenti e influenti del mondo, Elon Musk è personaggio controverso, tra profezie visionarie, legami altalenanti con l’amministrazione Trump e discutibili collegamenti con la cosiddetta “mafia” di PayPal, società di cui è stato cofondatore. L’eccentrico quarantasettenne sudafricano, naturalizzato americano, è tra i fondatori, nei primi anni 2000, dell’azienda americana specializzata in veicoli elettrici e pannelli fotovoltaici Tesla e di SpaceX, azienda aerospaziale recentemente passata alle cronache per il lancio nello Spazio di una Tesla Roadster a bordo del potente razzo Falcon Heavy. Non è tutto qui, perché Elon nel 2016 ha anche fondato Neuralink, startup nata con l’obiettivo di interfacciare il cervello umano con sistemi di Intelligenza Artificiale (AI), e The Boring Com-

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pany, società di ingegneria specializzata nella costruzione di tunnel sotterranei progettati per risolvere i problemi del trasporto in superficie.

In lite con Zuckerberg Come detto, è stato anche cofondatore a fine anni ’90 di PayPal e nel 2015 di OpenAI, la compagnia non profit nata dall’idea di contrastare i possibili effetti collaterali per l’umanità rispetto all’utilizzo delle tecnologie di AI da parte di governi e grandi gruppi privati. Dichiara di essere stato spinto, in tutte le sue imprese, dalla voglia di cambiare il mondo e di ridurre il riscaldamento globale. Famose le sue profezie sulla colonizzazione della Luna e di Marte, sulla imminente affermazione dell’auto elettrica e del trasporto sotterraneo a guida autonoma e sulle drammatiche conseguenze dei progressi tecnologici nel campo dell’AI.


Celebre a questo proposito la sua lite, a colpi di tweet, con Mark Zuckerberg, reo secondo Musk di non capire molto di Intelligenza Artificiale e di volerla utilizzare in modo irresponsabile. Nell’occasione qualcuno ha paragonato la loro rivalità a quella storica fra Bill Gates e Steve Jobs. Il paragone è un po’ forzato, ma certamente anche il posizionamento politico ha favorito il diffondersi di voci e leggende sui due protagonisti della Silicon Valley. Non è infatti passata inosservata la scelta di Elon Musk di diventare consigliere di Trump, sebbene motivata dal fine di tenere l’Amministrazione americana ancorata agli accordi di Parigi sul clima. Obiettivo fallito, peraltro, con conseguenti dimissioni da consigliere.

Salvato dalla NASA Un tipo eccentrico, dicevamo, che non ha mancato di stupire il mondo non solo con le sue dichiarazioni ma anche con i fatti. Oltre a mandare in orbita la sua automobile più famosa, Musk ha fatto parlare di sé anche per aver finanziato il progetto dei tunnel sotterranei con la vendita di migliaia di fucili lanciafiamme a 500 dollari. E una certa risonanza ha avuto il progetto Hyperloop, che dovrebbe un giorno far viaggiare ad alta velocità merci e persone in tubi a bassa pressione, grazie ad avveniristiche capsule che si muovono quasi senza attrito su cuscini d’aria. Un personaggio, insomma, a cui non mancano le idee e che ama presentare le sue sfide tec-

nologiche e imprenditoriali come imprese filantropiche e altruiste. Interpretazione che desta per lo meno qualche sospetto, se si considera che il sostegno agli accordi sul clima avrebbe favorito non poco le sue aziende e che la critica più feroce che gli viene rivolta è proprio quella di diventare ricco grazie ai finanziamenti statali e ai contratti con la NASA. Contratti che peraltro l’hanno salvato, nel 2008, dal rischio di fallimento di tutte le sue imprese. Che piaccia o meno, Elon Musk è un personaggio che lascerà un segno nella storia. Sono lontani gli anni in cui da ragazzino veniva buttato giù dalle scale dai suoi compagni e picchiato fino a perdere conoscenza. In qualche decina d’anni è passato da vittima di bullismo ad imprenditore miliardario, che nel 2008 ha addirittura ispirato la figura dell’Iron Man cinematografico di Jon Favreau. E probabilmente il bello deve ancora arrivare.

Schede Nome: Tesla, Inc. (ex Tesla Motors) Settore: automobilistico ed energetico Persona chiave: Elon Musk, cofondatore e amministratore delegato Fondazione: 2003 Obiettivo: “produrre veicoli elettrici ad alte prestazioni orientati verso il mercato di massa” Sede: Palo Alto, California, USA Dipendenti: 33.000 Curiosità: l’azienda deve il suo nome a Nikola Tesla, pioniere dell’elettromagnetismo tra fine ’800 e inizio ’900. Modello più noto: la Tesla Roadster, che nel febbraio 2018 è stata spedita nello Spazio a bordo del Falcon Heavy di SpaceX. Sito: www.tesla.com Nome: SpaceX, abbreviazione di Space Exploration Technologies Corporation Settore: aerospaziale Persona chiave: Elon Musk, fondatore e amministratore delegato Fondazione: 2002 Obiettivo: “ridurre i costi dell’accesso allo Spazio e permettere la colonizzazione di Marte” Sede: Hawthorne, California, USA Dipendenti: 7.000 Curiosità: durante il meeting della Royal Aeronautical Society di Londra, Musk ha proposto di creare una colonia su Marte, inviando 80.000 persone all’anno. Modello più noto: il Falcon Heavy, che al momento del lancio, il 6 febbraio, è il razzo più potente al mondo. Sito: www.spacex.com

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sport di Stefano Ferrio

Imprese (quasi) impossibili

Se il brutto

anatroccolo diventa cigno Sembrava in crisi, arrivata lì quasi per caso tra tribolazioni e polemiche. E invece la Fiat Auxilium Torino di basket ha vinto la Coppa Italia. Contro ogni pronostico. Coach che saltano come birilli, finché non se ne trova più uno libero. Campionato che va a picco, con appena una vittoria negli ultimi sei match. Giocatori in campo appena scesi dall’aereo, dopo essere stati ingaggiati all’ultimo secondo. E altri che, nonostante le belle promesse, non hanno mai vinto nulla in carriera. Per non parlare dello spogliatoio in perpetua crisi di nervi, o dei tifosi sul piede di guerra. Oltre a zero titoli in quasi mezzo secolo di tentativi. Si può vincere una Coppa Ita-

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lia di basket in queste condizioni? Presentandosi alle sfide a eliminazione diretta della Final Eight con premesse del genere? Indicati da qualsiasi pronostico come vittima sacrificale al primo turno? La Fiat Auxilium Torino ha dimostrato che sì, è possibile. E lo ha fatto andandosi a prendere lo scorso febbraio, sul parquet del Mandela Forum di Firenze, una Coppa Italia paragonabile a una “caduta degli dei” per come tutte le favorite sono implacabilmente andate fuori giri sotto i colpi di avversarie forse più modeste, ma

nello stesso tempo più ribalde, e affamate di vittoria. Visto come tirava il vento, a primeggiare su tutte poteva essere solo quella che alla vigilia era indicata come la più disastrata e inattendibile delle otto formazioni in lizza, rinverdendo così una delle mitologie più amate e tramandate dagli appassionati di sport: quella della squadra risorta dal nulla, o quasi. Perché nulla incanta il pubblico più di un pugile che si rialza dal tappeto per tirare il colpo del ko, di un maratoneta che, dato per spacciato, rimon-


Si festeggia la vittoria.

Sopra il titolo: il presidente Antonio Forni alza la Coppa.

Quando, sec ondo regolamento, a Firenze si ritrovano a disputarsi la Coppa Italia le otto prime classificate alla fine del girone d’andata della Serie A di o din pen Ap basket, sembra La sindaca di Torino Chiara già un miracocon il capitano Beppe Poeta. lo che i torinesi ci siano. Al culmine di un mese di ta fino a tagliare per primo il filo tribolazioni e polemiche, il coach di lana, di un ciclista che fora, ma Charlie Recalcati, ex ct della napoi ripiomba sul gruppo in volata zionale italiana argento olimpico e mette la sua ruota davanti a tutnel 2004, si è appena dimesso dalte le altre. la panchina, esattamente come Il fenomeno del “mai dire mai” il suo predecessore Luca Banchi si ingigantisce con le discipline che, tanto per inquadrare il clima, collettive, dove il fattore umano ha detto basta non dopo una parsuscitato dalla condivisione di un destino, e quindi un gioco di squatita persa, ma dopo una vittoria in dra esteso alle complicità emotitrasferta, a causa di un insanabile ve, funge da valore aggiunto inediverbio con la dirigenza del club. stimabile, quanto imprevedibile. Mancando il tempo di ingagIl caso della Auxilium non è il sogiare un terzo tecnico, la squadra lo, come vedremo, ma sa di esemviene affidata all’allenatore in seplare. conda Paolo Galbiati che, oltre a

gestire capricci e insofferenze di uno spogliatoio quanto meno turbolento, deve inventarsi schemi e cambi in grado di integrare nel roster Vander Blue, venticinquenne campione americano con trascorsi in Nba, messo sotto contratto alla vigilia della Final Eight. Poi però, una volta in campo nei quarti di finale, ogni screzio svanisce, la palla torna a circolare veloce, e la retina avversaria ricomincia a fare “ciuff”. Tanto che, nello stupore generale, Torino rifila dodici punti di scarto a Venezia campione d’Italia e, sulla scia del colpo a sorpresa, in semifinale ingaggia un furioso corpo a corpo con Cremona, fino a spuntarla dopo un tempo supplementare. In finale tocca Brescia, squadra sulla carta più forte, unica tra le prime quattro della Serie A ad avere scampato all’eliminazione, anche perché costruita per vincere tutto il possibile. In effetti, il copione del pronostico è rispettato per tre quarti di partita. Finché negli ultimi minu-

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Questa serie di fumetti è prodotta da giovani artisti emergenti selezionati dalla rivista di manga on line Mangakugan

La prova di Adam Deer

di Ketsu

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Dimensioni Nuove aprile 2018  
Dimensioni Nuove aprile 2018  
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