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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. 06/2017 - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, D.C.B. TO - Tassa Pagata/Taxe Percue/Economy/ - Periodico Elledici · 10142 Torino · Anno 54 • � 3,50

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CINEMA

Chris Hemsworth è Thor

MUSICA Incontro con The Kolors

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TENDENZE Occhio alle fake news

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CINQUE SECONDI Non sto parlando solo della regola dei cinque secondi del cibo caduto per terra: il fumetto di questo numero ne illustra ogni aspetto, psicologico, familiare, scientifico e fantascientifico. Sono cinque i secondi che decidono molte cose. Sono il tempo che concedi alla paura prima che si impossessi di te e ti blocchi, alla rabbia che vorrebbe uscire in modo distruttivo e quelli che conti prima di dire una parola di troppo che si potrebbe rivoltare contro di te. Per cinque secondi puoi tenere in mano il pallone da basket senza palleggiare e sembrano pochissimi, ma se una ragazza ti fissa per lo stesso tempo senza mai distogliere lo sguardo, beh, allora è un’infinità (per i ragazzi non vale perché loro passano il tempo ad osservare le ragazze). In cinque secondi puoi capire se una causa è giusta e decidere di mettere la tua firma e in cinque secondi la maggior parte delle persone esprime il suo voto alle elezioni. Un relatore ha cinque secondi per catturare la tua attenzione e conquistare altri minuti preziosi. Nei primi cinque secondi ti fai un parere delle persone che incontri. E anche se la prima impressione non è certo la verità, il primo impatto è importantissimo, perché il nostro cervello ha l’istinto di mettere tutto in categorie molto semplici, come “mi piace” o “non mi piace”. In cinque secondi sfogli Dimensioni Nuove e decidi se leggerlo o buttarlo, ma ti assicuro che questo numero è tutto da divorare. A proposito, nel 2003 la ricercatrice Jillian Clarke dell’Università dell’Illinois ha dimostrato che il cibo caduto su una superficie può essere immediatamente contaminato dall'Escherichia coli. Per questa ricerca, l’anno successivo ha ottenuto il Premio Ig Nobel (viene assegnato annualmente a dieci ricercatori autori di ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde”, quel tipo di lavori improbabili che “prima fanno ridere e poi danno da pensare”) nella categoria Sanità pubblica.

Valter Rossi

il mondo visto

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Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in A.P. 06/2017 - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, D.C.B. TO - Tassa Pagata/Taxe Percue/Economy/ - Periodico Elledici · 10142 Torino · Anno 54 • � 3,50

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CINEMA

Chris Hemsworth è Thor MUSICA Incontro con The Kolors di Lutero DOSSIER La Riforma

TENDENZE Occhio alle fake news SETTEMBRE · OTTOBRE 2017

In copertina: Chris Hemsworth torna nei cinema nei panni di Thor.

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ARTICOLI 6 Cinema Datemi un martello di Claudio Facchetti

10 Società Buone notizie cercasi di Elena Giordano

14 Musica Tanti Kolors per ogni canzone di Francesca Binfarè

18 Attualità Una brutta aria di Giovanni Godio

24 Persone Un progetto davvero FICO di Carlo Mantovani

27 Dossier Dentro la Riforma di Lutero di Martin Stein

37 Speciale Guida alla perfetta coabitazione di Ilaria Beretta

42 Tendenze Le notizie mascherate di Leo Gangi

46 Viaggi La città stratificata di Francesca Binfarè

52 Sport Non per soldi, ma per passione di Stefano Ferrio

RUBRICHE 4 dPlanet

45 dHeaven

di Francesca Binfarè

di Domenico Sigalini

9 dScreen

50 dWeb

di Claudio Facchetti

di Stefano Moro

13 dPeople

55 dSport

di Elena Giordano

di Stefano Ferrio

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56 Fumetto

di Elena Giordano

di Elena Toma

22 dTracks

62 dSmile

di Franz Coriasco

di Carlo Mantovani

40 dBooks di Nicola Di Mauro

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cinema di Claudio Facchetti

Non c’è il due senza il tre

Datemi un martello

Ritorna Thor e si trova in brutti guai: lontano dal suo regno, imprigionato su un altro pianeta, dovrà battersi con Hulk e vincere la perfida Hela per impedire il Ragnarock.

È sulle note della poderosa e immortale Immigrant Song, canzone dei Led Zeppelin annata 1970, che Thor ha annunciato alcuni mesi fa il suo ritorno sul grande schermo con il primo trailer di… degustazione del terzo film che lo vede assoluto protagonista, intitolato appunto Thor: Ragnarock. Miglior presentazione… musicale non poteva esserci e la pellicola è senza dubbio all’altezza del mitico brano (tra miti ci si capisce) e mantiene quanto promette, annunciato dal cast stellare messo in campo: il biondo Chris Hemsworth, ovviamente nei panni di Thor, e Tom Hiddleston, l’infido fratellastro Loki, cui si aggiunge l’eccezionale Cate Blanchett, nel ruolo della spietata regina Hela, e l’ottimo Jeff Goldblum, il Gran Maestro governatore del pianeta Sakaar. Ma ci sono anche il bravo Mark Ruffalo, che torna a interpretare il colossale Hulk (già visto nei precedenti cinecomics tra gli Avengers), la lanciatissima Tessa Thompson che dà il volto alla guerriera Valchiria e, come se non bastasse, compaiono anche Anthony Hopkins (Odino), Benedict Cumberbatch (Dottor Strange) e Sam Neil.

Anche con i

capelli corti è sempre lu i, Thor, anc ora una v olta interpret ato da Ch ris Hems worth.

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screen di Claudio Facchetti

Valerian e la città dei mille pianeti

Barry Seal Una storia americana di Doug Liman Ispirato a una storia vera, il film racconta la vita piuttosto agitata di Barry Seal appunto, un ex pilota dell’Arkansas che un bel giorno decide di cambiare vita in peggio. Diventa infatti contrabbandiere di droga per il cartello di Medellin volando tra la Colombia e gli USA. Il traffico rende bene, ma Seal viene beccato dalla polizia e condannato a 10 anni di carcere. Per evitare la pena, diventa un informatore, operando sotto copertura. A dare il volto a Seal è stato chiamato Tom Cruise e forse per questo la pellicola si muove sui binari dell’azione, tralasciando un po’ lo scenario drammatico in cui si sono svolti i fatti reali.

di Luc Besson Ha fatto senza dubbio le cose in grande Luc Besson se questo film vanta già un record: è il più costoso mai fatto nella storia del cinema francese con 197 milioni di euro per metterlo in piedi. Un budget colossale per un… kolossal fantascientifico che prende spunto dal fumetto Valerian, molto noto oltralpe. Qui si racconta di Valerian e la collega Laureline, entrambi nei Corpi Speciali, spediti in missione nella città intergalattica di Alpha, abitata da specie diverse provenienti dall’intera galassia. La metropoli rischia l’annientamento per una oscura minaccia che i due eroi dovranno disinnescare. Tra mirabolanti effetti speciali, visto il costo, il cast non poteva essere che… stellare: Dane DeHaan e Cara Delevingne nei ruoli della coppia protagonista, con il contorno di Clive Owen, Rihanna, Ethan Hawke, John Goodman.

Blade Runner 2049 di Denis Villeneuve Non manca certo il coraggio all’apprezzato regista canadese Denis Villeneuve. Pochi, infatti, avrebbero affrontato il sequel di un assoluto capolavoro della fantascienza come Blade Runner, annata 1982, firmato da Ridley Scott. Lui, però, non si è fatto intimorire e ha girato un efficace film ambientato nuovamente nella futuristica Los Angeles. Nella caotica città americana l’agente di polizia K (Ryan Gosling) scopre un segreto che potrebbe far crollare l’intera società. Per venirne a capo, ha bisogno però dell’aiuto del vecchio collega Deckard (Harrison Ford, protagonista del primo film), che ha fatto sparire abilmente le proprie tracce. Scatta così per K una corsa contro il tempo: deve rintracciare Deckard e intanto evitare le trappole dei nemici. Prima che sia troppo tardi.

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Cronaca nera, cronaca bianca

di Elena Giordano

Buone notizie cercasi

Pare siano scomparse dall’orizzonte dell’informazione. Invece ci sono, basta solo andare a pescarle nei giusti media. Stando attenti, nel frattempo, a non farsi incastrare dai Social. Secondo molti, l’apocalisse è in arrivo, con il suo carico di disgrazie. “Vedete? Ci sono le guerre, le ruberie, le violenze. Le persone pensano solo ad arricchirsi, compresi i politici. Nessuno più lascia spazio agli anziani sui bus, la scuola non insegna, la disoccupazione è dilagante”. Scusa, ma come fai a essere certo che davvero

il mondo stia andando a rotoli? “Ma come, basta leggere i giornali e guardare la Tv!”. Questo dialogo immaginario potrebbe avvenire al bar, sul posto di lavoro, a scuola, addirittura in famiglia, tra adulti, anziani e anche giovani (anche se in minor percentuale). Quanto c’è di vero in questa percezione? Molto,

moltissimo, proprio perché stiamo parlando di una sensazione: a causa del condizionamento esterno, generato dai media (ora ne capiremo di più e faremo un po’ di selezione), pare davvero che il mondo stia per finire e che per l’umanità non ci sia speranza, per quella italiana in particolare.

Al lavoro, giornalisti!

Il miglior modo per capire come si muovono le notizie è quello di studiarle. Non è un lavoro noioso, anzi. Ed è anche molto istruttivo. Prendete tre quotidiani, Il Corriere della Sera, La Repubblica e L’Avvenire. Il primo è quello più “istituzionale”, il secondo è leggermente spostato a sinistra, politicamente parlando, il terzo è diretta emanazione della CEI, la Conferenza Episcopale Italiana. I tre quotidiani devono avere la stessa data di uscita. Concentratevi sulla prima pagina e su tutti i suoi articoli. Probabilmente, Il Corriere e La Repubblica apriranno con una notizia molto simile, o di politica nazionale, o internazionale, o di economia, o di cronaca nera (a seconda dell’importanza dei fatti del giorno prima). L’Avvenire si discosterà, portando l’attenzione magari su Paesi dimenticati dell’Africa, oppure su temi sociali rilevanti, poco “appealing” per gli altri giornali. Magari parlerà anche di un fatto “bianco”, ossia positivo: difficilmente questo capiterà negli altri quotidiani. Cosa ci ha insegnato questa analisi? Che ci sono tantissimi modi per “leggere” la cronaca: se vogliamo trovare fatti che ci ricordano che l’umanità ha speranza… dobbiamo solo andare a cercarli nel posto giusto. Oppure iniziare a costruirli.

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? paese: Italia anno di nascita e morte: 1971-1990 professione: studentessa

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Chiara Luce Badano

di Elena Giordano

I fatti Chiara nasce a Sassello, provincia di Savona, tra le colline. A nove anni incontra il movimento dei focolarini fondato da Chiara Lubich ed entra a far parte del Gen (Generazione Nuova). Crescendo diventa una ragazza come le altre, bella, intelligente, sorridente. Inizia a frequentare il liceo classico a Savona. Gesù è parte integrante della sua vita, e lei cerca di testimoniare sempre coi fatti, più che con le parole, questo suo amore grande. A 17 anni è un’adolescente solare, che ama lo sport. Proprio durante una partita di tennis avverte un forte dolore: la diagnosi è cattiva, osteosarcoma.

Cosa ci dice Chiara Luce Badano

La fede può davvero tutto. Trasforma il dolore in speranza, o accettazione, o dono. Chiara, nei mesi terribili della malattia, fa mille capriole del cuore per accettare tutto, sorridere; ogni spillo di dolore è donato a Dio. Al punto che anche i medici che hanno a che fare con lei restano impressionati. Così come papà e mamma, che capiscono di avere di fronte non più una figlia, ma una testimonianza dell’amore di Dio. Chiara ci provoca, al limite del fastidio, al limite della sfida potente e prepotente: noi umani tendenti a Dio, ma spesso persi e legati alla quotidianità, restiamo senza parole di fronte al suo sorriso, alla sua Luce. Come fai, come puoi, quando avresti tutti i motivi per essere arrabbiata con il mondo e con il suo Creatore, ad essere comunque serena? Proprio questa incomprensibile felicità ci spiazza: lì è il nostro limite. Se ci fermiamo di fronte al suo dolore siamo persi, finiti. Se, come lei, sappiamo guardare oltre, al capolavoro della vita anche oltre la morte, allora possiamo accendere noi un lumicino e vedere la fede crescere.

Qui inizia il suo percorso-tentativo di guarigione, che comporta tutti i passaggi dolorosi che deve affrontare un malato di tumore. Il suo grande alleato è Dio, per cui lei accetta e si dispone a sorridere, per sé e per gli altri che le sono accanto. Si abbandona al volere del Signore e si fida di lui ciecamente, desiderando, quando ormai la medicina ha fatto un passo indietro, andare in Paradiso. Chiara, soprannominata Luce, per la potenza dello Spirito Santo che in lei alberga, muore a 19 anni. È beata dal 2010.

Chiara è un “luminoso capolavoro” di Dio: è bellissimo pensarlo, è una coccola per i giorni difficili. È l’idea dell’abbandono estremo, che si nutre di un domani che certamente ci sarà. Questa è la forza di Chiara, fisicamente debolissima. Siamo invitati, memori della storia di Chiara, a guardarci attorno: ci sono tantissime persone che, silenziosamente, compiendo solo il loro “dovere quotidiano”, rendono presente Gesù in mezzo a noi. Può trattarsi di un malato che non si lamenta mai, di un padre affaticato che non dà a vedere le sue preoccupazioni, di un ragazzo che si dedica agli altri senza mai risparmiarsi. Non dobbiamo pensare a loro come se fossero “esempi da copiare”, ma come a “testimoni”. Che hanno qualcosa da dirci: sta a noi, però, ascoltarli. Spesso scappare dal dolore fisico – mentale, non serve. Meglio starci dentro pienamente, chiedendo a Gesù di tenerci compagnia. settembre • ottobre 2017

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m musica

di Francesca Binfarè

Stash, Daniele e Alex al terzo album

Tanti Kolors per ogni canzone

Sono quelli che ha messo il trio per “tinteggiare” di suoni diversi i brani del nuovo cd, seguendo solo l’ispirazione. E lanciano un avvertimento: attenti ai social. Stash, Daniele e Alex, ovvero The Kolors, sono tornati. Dopo la vittoria ottenuta nel 2015 ad Amici e l’album Out, hanno pubblicato il loro nuovo disco, per il quale abbiamo atteso due anni. È intitolato You, “tu”, e in copertina “troneggia” una sfera, una specie di occhio che ci guarda, quasi di orwelliana memoria. Rappresenterebbe il web, in particolare i social network: li usiamo, ma ne siamo anche condizionati. You, però, non è un concept album, un racconto in cui le canzoni sono come i capitoli di un libro: no, semplicemente in alcuni brani è emerso il tema del rilievo preso da internet nella nostra quotidianità, come una sorta di filo rosso che li lega. Per il resto, i pezzi sono uno diverso dall’altro, espressione sincera di quello che sono oggi The Kolors.

Iniziamo proprio da questo tema importante, internet. You non è un concept album. Semplicemente, scrivendo le canzoni ci siamo accorti che c’era un tema ricorrente, che è appunto il nostro rapporto con il web. O meglio, il condizionamento

che ne subiamo. In particolare, sentiamo l’influenza dei social network. Li usiamo anche noi, non diciamo di non farlo: solo dovremmo utilizzarli con più consapevolezza: sono un mezzo per raccontare qualcosa, non un posto su cui investire emotivamente.

stri gusti, rimaniamo fedeli alla nostra personalità.

Questo dei social è un tema molto caldo, che ultimamente compare spesso anche nelle canzoni. Sappiamo di non essere i primi a cantare brani su questo argomento, ci siamo limitati a osservare la realtà. Anzi, ci spingiamo oltre e denunciamo questo condizionamento che subiamo: s e vediamo un posto o un oggetto fotografato, pubblicato e commentato su un social network, siamo portati a preferirlo ad altri. Invece no, ribelliamoci, siamo sinc eri, rispettiamo i no-

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Il brano che intitola l’album, You, ha un legame speciale con questo discorso che stiamo facendo? Riassume perfettamente il concetto. Parla della ribellione a un atteggiamento che porta ad auto condizionarci e a vivere in un determinato modo.

Andando al di là di questo tema, You è una raccolta di brani totalmente diversi fra loro.

Passiamo da un genere all’altro: a volte abbiamo voluto qualcosa con una spruzzata di elettronica, a volte qualcosa di più pesante, o dance, altre volte ancora una sonorità da band. Noi veniamo dalla gavetta nei localini e il suono “da band” ci appartiene. Però spaziamo moltissimo, perché oggi le canzoni si ascoltano saltando da una all’altra e creando playlist personali, in base al momento e all’umore.

Anche voi ascoltate così la musica? Creando playlist? Certo, ma siamo anche quelli che ascoltano gli lp, e ci piace. Nel nostro disco abbiamo privilegiato la varietà.

Sono varie anche le collaborazioni di artisti diversi tra loro. Ad esempio, c’è una

stella del rap come Gucci Mane nel singolo What happened last night. È stato complesso coinvolgerlo? Per niente. Ci ha aiutati internet: abbiamo mandato un’email e lui ha risposto accettando la proposta. Ci sembrava che su What happened last night avrebbe potuto stare bene un inserto rap e ci abbiamo provato.

Avete coinvolto anche due paladini del sound british, gli ex Oasis Andy Bell e Gem Archer. Abbiamo contattato inizialmente Andy Bell, che ha collaborato alla stesura del testo. Dream alone è una canzone a cui siamo emotivamente molto legati perché siamo cresciuti con la musica degli Oasis e il brit pop. È stato lui che chiacchierando ci ha proposto di sentire

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attualità di Giovanni Godio

Gente in fuga dai disastri naturali

Una brutta aria Terremoti, alluvioni, uragani, siccità spingono tante persone a lasciare il proprio Paese per poter sopravvivere. Le chiamano “rifugiati ambientali”, ma hanno ancora scarsa protezione.

c «Leggeva ogni articolo sui mutamenti climatici. Una volta disse che prendere l’argomento con la serietà dovuta avrebbe significato non pensare ad altro 24 ore su 24. Il resto era irrilevante, al confronto. Perciò, come tutte le persone di sua conoscenza, anche lei non era in grado di prendere la cosa seriamente, non fino in fondo, almeno. La vita quotidiana non lo permetteva…». Riflessioni di un personaggio di Ian McEwan nel romanzo Solar:

ovvero, niente come la fiction sa raccontare l’essenza della realtà... “La vita quotidiana”, naturalmente, è quella di noi distratti cittadini del Nord del mondo. Un po’ diversa, metti caso, da quella di Rashid. Ventinove anni, contadino del Punjab pakistano, Rashid si è salvato per caso dall’alluvione del fiume Chenab dell’agosto 2013, ma le acque gli hanno spianato la casa e si sono portate via tutta la sua famiglia. Senza più riferimenti né mez-

zi per vivere né sostegno pubblico in un Paese ad alta densità di conflitti e violazioni dei diritti umani, decide di emigrare. Un lungo viaggio, l’arrivo in Italia. Rashid chiede asilo in EmiliaRomagna, ma la Commissione territoriale di Bologna glielo nega: «Migrazione per motivi privati, economici». Però alla fine, dopo un paio di ricorsi e grazie a un bravo avvocato e all’équipe legale del CIAC (Centro immigrazione asilo e cooperazione onlus) di Parma,

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] Thank you for the rain.

Che fare? Le proposte, “la nostra lotta”

«La riduzione del CO2 è necessaria, aiuterà la nostra lotta!» (Kisilu Munya, agricoltore del Kenya promotore di gruppi anti-degrado del suolo, alla Conferenza di Parigi sul clima del 2015; la regista norvegese J. Dahr gli ha dedicato il documentario Thank you for the rain, 2017). «Sarebbe preferibile non parlare di “diritto di migrare”, quanto piuttosto di “diritto di restare” e di “libertà di migrare”» (V. Calzolaio, esperto di cambiamento climatico e giurista, al convegno “Migrazioni ambientali tra immaginario e realtà”). «Non vedo molto praticabile un’integrazione dei profughi ambientali nella cornice della Convenzione di Ginevra. Un’agenzia ad hoc, un patto, un accordo fra Stati, sarebbero forse più praticabili» (C. Venturi, sociologa delle migrazioni, a DN; è autrice del saggio Senza casa e senza tutela. Il dramma e la speranza dei profughi ambientali, Tau editrice 2016). Secondo alcuni studiosi, i profughi ambientali hanno (avrebbero) comunque diritto alla protezione della Convenzione di Ginevra, cioè allo status di rifugiato, se il loro sradicamento è causato/favorito da comportamenti del loro governo (fonte Rapporto sulla protezione internazionale 2015). Fra le Decisioni relative all’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico c’è la creazione di una task force per la stesura di “raccomandazioni” per «impedire, ridurre e affrontare lo sradicamento legato all’impatto negativo del cambiamento climatico». Nominata la task force, oggi lavori in corso (si spera). A livello internazionale si muove anche il lavoro della Platform on Disaster Displacement. Una piattaforma educativa on line sulla giustizia ambientale promossa da una rete di organismi europei (fra cui per l’Italia il CEVI di Udine) si trova su www.sameworld.eu/it/. Su http://game.sameworld. eu/, un videogioco sul tema.

Quel mix tossico di clima, povertà, guerre

Non ci sono ancora numeri precisi sugli sfollati colpiti e. da siccità e desertificazion

Mancano invece numeri precisi sugli sfollati messi in moto da fenomeni più “lenti” come la siccità e la desertificazione, intrecciati a filo doppio con altri fattori. Secondo i ricercatori dell’IDMC, la situazione del Corno d’Africa «suggerisce come la siccità ricorrente, lo scarso accesso ai servizi di

] V. Calzolaio.

] C. Venturi.

base, povertà, guerre e conflitti confluiscano in un mix tossico che non lascia agli abitanti più vulnerabili altra scelta se non la migrazione». Ed è ormai provato che in Siria la rivolta del 2011 e gli orrori della guerra civile sono stati alimentati anche dalla siccità record del 2007-2010 nella Mezzaluna Fertile: una siccità peggiorata dalle politiche agricole del regime del presidente Assad e che ha spinto a emigrare nelle periferie delle città un milione e mezzo di contadini impoveriti, aggravando la già diffusa instabilità sociale del Paese. 

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persone di Carlo Mantovani

Pancia mia…

Un progetto davvero FICO Apre a Bologna la Fabbrica Italiana Contadina nata per far conoscere da vicino non solo i prodotti del settore agro-alimentare, ma anche il modo in cui nascono. Ne parliamo con il suo ideatore, Andrea Segrè. Dopo diversi rinvii, dovuti all’estrema complessità del progetto, il 4 ottobre, a Bologna, verrà finalmente inaugurato FICO Eataly World, la Fabbrica Italiana Contadina nata per far conoscere da vicino non solo i prodotti del settore agro-alimentare, ma anche il modo in cui nascono. Una vera e propria città del cibo: 80mila metri quadrati di aree agricole, allevamenti, stabilimenti di trasformazione e produzione, fino alla vendita e alla ristorazione. Senza, ovviamente, trascurare didattica, ricerca e intrattenimen-

to. Abbiamo avuto l’opportunità di parlarne con l’ideatore, Professor Andrea Segrè: ecco che cosa ci ha detto.

Come, quando e perché le è venuta l’idea di FICO? L’idea di quella che si sarebbe dovuta chiamare “Cittadella del cibo” mi è venuta nel 2012. Cercavamo un modo per valorizzare un bene pubblico come il CAAB (cioè il Centro Agro Alimentare di Bologna), le cui dimensioni eccedevano le esigenze degli operatori del settore: allora ho pensato ad un par-

co tematico, che diventasse un centro di educazione alimentare. Un luogo dove anche i bambini possano vedere concretamente come si sviluppano le filiere alimentari: dal campo di grano ai mulini, dai pastifici ai negozi, fino al ristorante dove si mangia la pasta. Poi, nel novembre 2012, nella ricerca di un soggetto imprenditoriale capace di gestire e tradurre in realtà il nostro progetto, abbiamo avuto la fortuna di incontrare Oscar Farinetti: è stato lui a coniare il nome attuale, Fabbrica Italiana Contadina.

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di Martin Stein

Dentro la Riforma

di Lutero

la storia biologica vive 31 ottobre 1517. Cinquecento anni fa. Come di Lutero ci riguarda sempre dentro ciascuno di noi, così la Riforma con fatica, cerchiamo perché segna la storia di quell’Europa in cui, d’Europa così diversi di credere. Le differenze che rendono i popoli no inciso non poco sono dovute al “clima” e alla religione che han nella formazione del carattere nazionale.

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enberg rta della chiesa di Witt po lla su ge fig af ro te Lu enuto. le sue 95 tesi, episodio in realtà mai avv La leggenda (ed è solo una leggenda) narra che il 31 ottobre 1517, vigilia di Ognissanti, Martin Lutero affiggesse sulla porta della chiesa di Wittenberg, la Schlosskirche, le sue famose 95 tesi. In realtà questo non avvenne, perché Lutero scrisse una lunga lettera al suo vescovo affinché quei punti fossero discussi fra esperti. Era ben lontana da lui l’idea di provocare una frattura all’interno della Chiesa. Voleva solo fare chiarezza intorno a una questione che gli stava molto a cuore. E poiché, in tutte le cose, lo spessore degli uomini è quello che conta, vediamo di capire chi fosse Lutero e chi il suo Vescovo.

Lutero vuole salvarsi nell’aldilà

Martin Lutero, molto timoroso, pio e buono era entrato in monastero per esaudire un voto fatto in un momento di smarrimento. Un’anima vibrante per Dio, dotata di una sensibilità religiosa eccezionale mossa da una domanda costante, impetuosa quanto profonda, che unifica e alimenta tutta la sua vita: cosa posso

fare per salvarmi? Martin cerca con tutte le sue forze di raggiungere questo obiettivo: prega, digiuna, veglia, fa penitenza. Ma niente da fare. La sua angoscia cresce sempre più perché non ha mai la certezza di potersi salvare. La teologia che studia crede nel potere assoluto di Dio e nella forza della volontà dell’uomo ed è lontana della serena profondità di San Tommaso o dall’acume vertiginoso di Duns Scoto. Il suo maestro, Gabriel Biel, gli insegna che «Dio non rifiuta la sua grazia a chi fa del suo meglio (facere quod est in se)». La grazia è la misericordia, il perdono, l’amore e l’amicizia di Dio. Non dipende da ciò che fa o non fa l’uomo. Ma per Biel, se l’uomo è in grado di compiere il suo primo dovere verso Dio, allora Dio è “obbligato” a donare la grazia a chiunque fa del suo meglio. La grazia diventa così un frutto, una conseguenza delle buone azioni e non più la causa, la radice, il combustibile della vita cristiana; diventa solo più la risposta di Dio alla libera azione dell’uomo.

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debito contratto con i Fugger. Nella sua vita privata, poi Alberto affoga nel lusso e non ha certo lo spirito religioso e austero di Lutero. Ma i soldi e il potere lo costringono a cercare in tutti i modi di ripagare il suo debito. Per questo entra in scena ora un personaggio interessante.

Alberto vuole salvarsi nell’aldiquà

Alberto chiama il frate domenicano Johann Tetzel a predicare le indulgenze nei suoi territori. Occorre fare in fretta. Tetzel inizia a dire che basta fare un’offerta in denaro per ottenere l’indulgenza tanto per i defunti, quanto per i vivi, senza necessità di pentimento. Tetzel è un predicatore dalla lingua facile e svelta. Il desiderio di salvezza in un mondo sempre sospeso fra guerre, carestie, epidemie è vastissimo. La gente accorre a lui da tutta la Germania. Basta pagare e l’anima è salva. Ma questo non sta scritto da nessuna parte. Molti teologi si indignano. Tetzel cerca di difendersi. Lutero lo attacca: come si può pensare che la grazia divina abbia un prezzo? È Gesù che ha pagato per la nostra salvezza, non noi che paghiamo Dio. Lutero scrive all’arcivescovo le sue 95 tesi. Molti professori di teologia sono con lui. Tetzel cerca di difendersi scrivendo anch’egli le sue 122 tesi. Ma è screditato e viene allonta-

Alberto Hohenzollern nel 1513 è vescovo di Halberstadt e nel 1514 di Magdeburgo. Suo fratello, Gioacchino, è principe di Brandeburgo con il diritto di eleggere l’Imperatore. Alberto lo aiuta nell’amministrazione dello Stato. Frattanto a Magonza si libera la sede arcivescovile. Alberto farà tutto il possibile per prendersela perché Magonza è sede del principe elettore. Così in famiglia saranno in due ad avere questo prestigioso potere politico. Già in precedenza, Alberto aveva cumulato cariche e uffici a cui era sempre legata una rendita. Ma questa volta la cosa diventava molto difficile. Ci voleva una dispensa papale per poter essere vescovi in tre diocesi. E le dispense costano. Allora, Alberto chiede ai Fugger, grandi banchieri, un prestito di 21.000 fiorini con cui ottiene la dispensa. Ma la cifra è enorme. Roma però gli consente per sei anni di concedere delle indulgenze per i defunti, dietro pagamento. Metà di quanto raccolto andrà per pagare le spese della guerra contro la Francia e per la costruzione della Basilica di San Pietro e l’altra metà per pagare il

Tetzel: il pentimento sostituito dai soldi

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Questo modo di presentare Dio, che resta quasi obbligato a dare all’uomo in rapporto a ciò che l’uomo opera, fa andare Lutero su tutte le furie. Dio non è un mercante. Dio è Dio, assolutamente libero e la sua grazia non dipende in alcun modo da quello che l’uomo fa o non fa. La sua grazia è infinitamente libera, completamente gratuita e precede sempre l’agire dell’uomo.

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come Ortodossia

Al tempo di Lutero c’era orrore per la novitas. Tutto ciò che era nuovo veniva respinto. Traducendo la Bibbia dai testi originali e insistendo sulla essenzialità del Vangelo, Lutero fece accettare le sue idee come più originali e più antiche.

Significa opinione, dottrina corretta, lineare. Lutero ha di fatto modificato il contenuto della dottrina cristiana eliminando alcuni sacramenti, il sacerdozio e la funzione della Chiesa.

P

come Protestanti

Il termine protestante è nato in seguito alla lettera di protesta dei principi luterani contro la proclamazione della dieta di Spira nel 1529, in cui la Chiesa cattolica ribadì l’editto della dieta di Worms, condannando gli insegnamenti di Martin Lutero come eresia.

Q

come Quaccheri

Il termine deriva dall’inglese quaker (tremante), perché il vero cristiano deve sempre temere il giudizio di Dio. Sono circa 400.000 e si caratterizzano per la difesa assoluta della coscienza religiosa e morale dell’individuo e della comunità visti come una cosa sola. Sono totalmente contrari al servizio militare, avversano il giuramento e sono obbligati alla piena sincerità. Rifiutano anche il carattere mondano dei vestiti e dello stile di vita consumistico.

R

come Riforma

Lutero non attaccò direttamente lo stato deplorevole della Chiesa afflitta da simonia, nepotismo e corruzione ma puntò alla struttura stessa della Chiesa, abolendo il sacerdozio, non riconoscendo alcuni libri della Bibbia e riducendo i sacramenti.

S

come Sacramenti

Lutero riconosce il Battesimo. Sull’Eucaristia la sua opinione ha posizioni diverse dalla Chiesa Cattolica e Ortodossa. Oggi però moltissime comunità luterane hanno ripreso la Confermazione e sull’Eucaristia cercano un avvicinamento con i Cattolici. Gli altri sacramenti non sono riconosciuti.

T

come Trento

Il Concilio di Trento (1545-1563) cercò la riconciliazione con i Protestanti. Questi però non parteciparono. Si ribadì la dottrina dei sette sacramenti, del Purgatorio, dell’Eucaristia e del fondamento divino della Chiesa. Il suo influsso è durato per quattro secoli.

U

come Universale

La salvezza di Cristo è universale. Vale per tutti e nel Battesimo si partecipa della sua santità. Per i cattolici il prete è colui che rende visibile e reale la santità di Cristo.

V

come Volontà

Per Lutero l’uomo non può fare nulla per salvarsi. Solo credere. La sua natura è totalmente corrotta e la sua volontà incapace di compiere il bene senza la Grazia di Dio. Per i cattolici, la natura umana è solo ferita dal peccato e l’uomo è disposto a compiere il bene.

Z

come Zwingli

Padre della Riforma svizzera, ha una visione meno tragica dell’uomo. Eliminò ogni immagine della Madonna e dei Santi e sull’Eucaristia aveva una concezione meno realista di quella di Lutero.

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Vivere sereni

di Ilaria Beretta

Guida alla perfetta coabitazione

Per molti universitari, condividere un appartamento con altri è indispensabile, visti i costosi affitti. Ma non sempre è facile conciliare le proprie abitudini con quelle del coinquilino. Stare sotto lo stesso tetto con altri studenti è il primo banco di prova di convivenza per moltissimi universitari fuori sede: un’esperienza emozionante ma che potrebbe trasformarsi in una tragedia. Già: infatti con i coinquilini la convivenza non è sempre pacifica e abitudini diverse non fanno altro che complicare la situazione. Ecco perché la piattaforma online Uniplaces, nata nel 2012

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tendenze di Leo Gangi

Oltre le bufale

Le notizie mascherate

Si chiamano “fake news” e non sono le solite frottole esagerate che circolano in rete. Sono falsità spesso verosimili e per questo molto più pericolose. Come difendersi.

c C’era una volta la bufala.

Il caso Clinton

Semplice, fantasiosa, eccessiva. In una parola: riconoscibilissima. Altri tempi. Dopo una cura a base di telefilm in stile X-Files e i progressi di Internet, alle storielle dei coccodrilli che spuntano dal lavandino non ci crede più nessuno. Sono state soppiantate dalle più moderne fake news, molto più verosimili ma proprio per questo anche molto più pericolose. Vediamo perché.

Alla vigilia delle ultime elezioni americane ha fatto clamore una notizia comparsa su un sito web: nello Stato dell’Ohio sarebbero state trovate migliaia di schede già votate a favore della Clinton. La notizia è rimbalzata su tutti i social di mezzo mondo, con migliaia di like e di condivisioni. Peccato che fosse totalmente inventata. L’autore, un giovane statunitense, ha guadagnato un bel gruzzolo per

via delle inserzioni pubblicitarie viste dai tantissimi curiosi che hanno cliccato sulla pagina. L’obiettivo era, appunto, guadagnarci. L’inganno è stato scoperto ma il danno ormai era fatto. Ecco un esempio di fake news. La rete pullula di false informazioni, nella cronaca come in altri settori (scienze, politica, spettacolo...) con tanto di foto e fonti fasulle per renderle più credibili. Ma non si può parlare di semplici bufale. Le care vec-

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I governi si mobilitano chie frottole erano costruite e raccontate come leggende metropolitane, mentre i fake hanno un sottofondo di plausibilità. In altre parole, parlano di qualcosa che potrebbe succedere davvero. Alcuni esempi: la favola della straordinaria vincita in buoni spesa al supermercato, a patto di diffondere il messaggio tra i propri contatti (scambiata facilmente per una promozione un po’ ardita). O ancora, la storia delle chiamate con finto prefisso da Milano che consumano la ricarica anche solo rispondendo. Un programma RAI ha mandato in onda l’elenco dei numeri “incriminati” per avvisare il pubblico che quei numeri, di call center stranieri, fanno spendere solo se richiamati. Anche la polizia postale ha fatto il distinguo. Non è bastato. La false news è stata ripresa dai network nazionali e in tanti l’hanno ritwittata. Dai prefissi ai vaccini, dalle cure miracolose per il cancro ai modi per guadagnare milioni senza fatica: le notizie ingannevoli sono talmente tante che non si è ancora riusciti a contarle tutte.

“#BastaBufale”. È il titolo dell’evento tenutosi lo scorso maggio a Montecitorio, a cui hanno preso parte esperti e rappresentanti internazionali di alcuni dei più importanti social al mondo. Il fine è promuovere una nuova alfabetizzazione digitale con relativi anticorpi contro le fake news. Tra le principali iniziative ci sono il “Piano nazionale scuola digitale” e il progetto “Generazioni Connesse”. Il primo traccia le linee guida per aggiornare la scuola ai nuovi sistemi di insegnamento informatizzati. Il secondo punta a realizzare un’educazione civica 2.0, incentrata cioè sul comportamento corretto da tenere quando si naviga in rete, dal computer come dal telefonino. Oltre confine, la Germania ha deciso di usare il pugno di ferro: ha iniziato l’iter di approvazione di una legge che punirà i messaggi di odio e le fake news più pesanti. Per i siti che non cancelleranno in fretta i post segnalati si prevede una multa da 50 milioni di euro ai social network (e un’altra da 5 milioni al diretto responsabile).

Il segreto del successo

Com’è possibile che notizie del tutto infondate abbiano così tanto successo? Soprattutto in un’epoca dove la comunicazione la fa da padrona? La risposta ce l’abbiamo sotto il naso: la quantità di canali a disposizione (Twitter, Facebook, Instagram, Snapchat & C.) fa da grancassa ma non va a controllare la qualità dei contenuti. Se poi ci si mettono anche televisione, radio e giornali, la frittata è fatta. Spesso il problema è la fretta: le verifiche richiedono tempo, e a nessuno piace “bucare” uno scoop. Anche quando è (probabilmente) mezzo finto, come per la foto della meteora che ha attraversato il Nord Italia in primavera. Il meteorite c’è passato Hillary Clinton davvero, invece l’immaè stata vittima di false gine pubblicata su alcune agenzie stampa nazionali notizie sul web nelle ultime potrebbe essere un foto-

elezioni americane.

montaggio, come osserva l’esperto Paolo Attivissimo sul suo blog.

Dietro c’è il business Il tempo dell’innocenza è finito. A guidare i creatori di verità fasulle non è più il gusto dello scherzo ma più spesso lo spirito degli affari. Il business. Perché, si sa, più la notizia è clamorosa, più incuriosisce. Più visitatori ha la pagina che la ospita, più sarà “appetitosa” per gli investitori pubblicitari. Morale: chi più bluffa, più guadagna. Le elezioni americane hanno insegnato bene la lezione, e le migliaia di storie «che tutti gli altri vi volevano tenere nascoste» (come si legge in alcuni post) hanno anche superato il maestro. C’è di più: molti siti usano le fake news per attirare curiosi e carpire – magari con virus – dati personali da rivendere al miglior offerente. Anche questo è business. Occhio a non cascarci.

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Il fascino di Cagliari

di Francesca Binfarè

La città stratificata

Come un libro di storia, ha conservato pagine delle varie dominazioni, mantenendo la sua essenza sarda. Uno scrigno da aprire, tra profumi di mirto e salsedine.

Sardegna, isola dalla storia antichissima e dalla bellezza che rapisce: aspra e selvaggia, profumata di mirto, meta molto apprezzata dai turisti di tutto il mondo. La Costa Smeralda, le vette della Barbagia, le grotte marine, l’isola dell’Asinara e l’altopiano delle Giare sono tutti luoghi dal passato importante e dal fascino naturale travolgente, anche se a volte ruvido. Il suo capoluogo è Caglia-

ri, una città che ricorda un po’ Napoli, un po’ Lisbona, ma che è unica e caratteristica a modo suo: come tutte le città di mare è accogliente e magica, ma indiscutibilmente sarda nella sua essenza.

Alla sua scoperta Cagliari, adagiata su un golfo a sud della Sardegna, si raccoglie attorno a “sa Casteddu”, il quartiere di Castello protetto da una cinta muraria fortificata dai pisa-

ni durante il Medioevo. Ma la città è un libro di storia in cui ciò che resta delle varie epoche si scopre come “stratificato” nelle vie e nelle piazze: andando indietro nel tempo fino alla preistoria, si possono ammirare le testimonianze dell’antica civiltà sarda. Non si può lasciare Cagliari senza aver visto gli splendidi e celebri bronzetti di arte nu-

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v ] Castello di San Michele.

] Particolare della Torre dell'Elefante.

Le tradizioni si trova tra Cagliari e Quartu Sant’Elena, affacciato sul Lungomare del Poetto. Qui svernano e nidificano numerose specie di uccelli acquatici, tra cui i fenicotteri rosa, chiamati sa genti arrubia: vederli è un’esperienza unica, e oltre a questo si gode di un paesaggio vivo e selvatico. Per ammirare ambiente e uccelli basta una passeggiata nel parco (l’accesso è libero e gratuito): le escursioni sono suddivise per difficoltà e lunghezza; la bicicletta è un ottimo mezzo per scoprire quest’oasi di natura incontaminata. Per visitare il parco, poi, sono disponibili il minibus elettrico e i battelli. A Cagliari, in via La Palma, nell’Edificio Sali Scelti, si trova l’Infopoint del parco.

L’artigianato in Sardegna è così ricco e importante da essere un vero tesoro, anche culturale: tessuti, ceramiche, cestini, oggetti in legno, coltelli (rinomati quelli di Pattada) e i gioielli sono i prodotti tipici. Si possono acquistare burras (coperte), nentsolos (lenzuola) e tiaggias (tovaglie) fatte a mano in cotone, lino o lana. Molto noti sono i tappeti sardi, anche se prima degli anni venti del ’900 non venivano prodotti: non facevano parte della tradizione, ma oggi se ne trovano di bellissimi – hanno un valore notevole, essendo frutto di un lungo e preciso lavoro artigianale. La pasta in Sardegna è sempre stata un piatto importante: le tipicità culinarie più note

sono i malloreddus, piccoli gnocchi dalla forma a conchiglietta, e la fregola, composta da piccole “palline” fatte con la semola – è ottima con cocciula, ossia con le vongole; specialità dell’Ogliastra sono i culurgionis, ravioli a forma di spiga ripieni di patate, cipolle e menta. La carne è spesso presente sulle tavole sarde, con il tipico porceddu o maialino cotto con alloro e mirto, e ovviamente non manca il pesce: una vera leccornia è la bottarga di tonno (uova di pesce essiccate) che si produce a Carloforte. In Sardegna c’è ampia varietà di miele, che compare in dolci come la sebada (una frittella farcita di formaggio e, appunto, miele) e il torrone. Un’isola delle meraviglie, non c’è che dire. 

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di Stefano Moro

Dark web: la rete oscura

Se non sei indicizzato da Google non sei nessuno. Questo il mantra di tanti comunicatori ed esperti SEO. Ma per qualcuno essere raggiungibile dai motori di ricerca non è un valore aggiunto. Anzi. Sentii parlare la prima volta di dark web durante un pranzo di lavoro con un alto funzionario del CNR e rimasi affascinato e insieme inquietato da quanto appresi. Tornato a casa feci immediatamente delle ricerche e iniziai a spulciare tra i vari studi pubblici e privati dedicati al tema, cercando faticosamente di scansare fake news e bufale di ogni sorta su un tema così complesso e a tratti misterioso. Anzitutto, per capire cosa sia il dark web, è indispensabile avere un’idea chiara del deep web. Possiamo immaginare il web come un gigantesco iceberg, di cui la parte che emerge dall’acqua è quella che comunemente conosciamo, sono i siti e le pagine che raggiungiamo a partire dai motori di ricerca o da qualsiasi sito pubblico. La parte sommersa, invece, è quella non pubblica, pensiamo ad esempio ai siti protetti da password, alle intranet aziendali, ai servizi bancari e molto altro. Tutti contenuti non indicizzati dai motori di ricerca. Più del 99% del web, questo il primo dato sorprendente. Immaginiamo ora questo deep web come una grande metropoli, una di quelle città di grandi dimensioni e molto popolate come San Paolo, Città del Messico o Delhi. Ecco, i peggiori e oscuri bassifondi di quelle città sono l’immagine più azzeccata per farsi un’idea del dark web. Un luogo molto piccolo e intricato, caratterizzato da traffici illegali, omicidi, furti, appostamenti di polizia, inseguimenti e, fattore molto importante, anonimato. O quasi.

Glossario Deep web circa il 99% Secondo vari studi corrisponde a enuti che non cont i que tutti nta rese rapp e web del Si tratta dunsono indicizzati dai motori di ricerca. ue protetti, unq que di pagine e siti, privati o com la deep, paro La . tutti a ibili ess che non sono acc erg, di iceb dell’ a “profondo”, è ispirata alla metafor ire part a , ente ualm abit amo ighi cui il web che nav rerapp , blici pub dai motori di ricerca o da altri siti senta soltanto la punta visibile. Dark web del deep È una piccola e oscura porzione in cui ine, pag 00 25.0 a circ da web, composta in un ali, illeg fici spesso vengono compiuti traf volta sta Que ato. nim ano le tota si contesto di qua una di di ifon bass ri la metafora è quella degli oscu colo peri è cui in cati intri e oli picc metropoli, luoghi so avventurarsi. SEO imization e È l’acronimo di Search Engine Opt e quelle tutt po’, rappresenta, semplificando un izionapos n buo un ad e volt ità tecniche ed attiv gle. Goo tutti fra o mento sui motori di ricerca, prim

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Come nei bassifondi Secondo un recente studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston si tratta di circa 25.000 pagine, di cui solo 7.000 collegate tra loro a rete. Non sarebbe quindi corretto chiamarlo web, ma è abbastanza comprensibile che finalità illegali attirino comunità molto mirate che “sanno dove andare” e certamente non hanno interesse ad avere i link pubblicati su altri siti. Per capirci, la navigazione nel dark web avviene in modo simile a quella nel web tradizionale, solo che gli strumenti utilizzati non sono i browser che conosciamo, ma versioni modificate o software ad hoc. Questo perché devono essere applicati protocolli e meccanismi di crittografia finalizzati ad operare su una rete protetta e a mantenere un buon livello di anonimato. Poi però il funzionamento è molto simile, si possono raggiungere indirizzi noti oppure consultare elenchi, solitamente temporanei, di siti e servizi. Si trova di tutto, dal traffico di droga a quello di organi, dalla pedofilia al traffico di armi. Si può addirittura “affittare un killer”. Per fortuna, non è sede esclusiva di azioni illegali. C’è anche chi raccoglie testimonianze e segnalazioni contro governi autoritari, garantendo in questo modo anonimato e sicurezza a chi denuncia. Ci sono le forze dell’ordine, che portano avanti una vera e propria battaglia tecnologica, a colpi

di virus e intrusioni, contro le attività criminose. E c’è anche chi si fa un giro per curiosare. Va detto che, proprio come nei bassifondi delle grandi metropoli, farsi un giro così, per passare il tempo, non è proprio una buona idea. Non è di per sé complicato o illegale entrare nel dark web, ma bisogna avere ben chiaro che è come farsi una passeggiata nel distretto Iztapalapa di Città del Messico, per dire. E in questo caso sono dietro l’angolo contagi da virus informatici, furti di identità e adescamenti di vario tipo, che in un attimo attraversano il confine virtuale-reale. Se ancora c’è.

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di Stefano Ferrio

Figli di uno sport “minore”

Non per soldi, ma per passione Sono molte le discipline di nicchia che si praticano magari solo in alcune zone dell’Italia, ma con tanta dedizione e sostenitori spesso calorosi. Quest’anno le ragazze del Real Breganze, in provincia di Vicenza, non solo hanno vinto lo scudetto di hockey su pista, battendo 5-4 in finale le pugliesi del Molfetta, al termine di una sfida strappalacrime risolta a un nulla dall’epilogo, ma hanno anche la gioia di vedere il nome della propria squadra inscritto ufficialmente nell’albo d’oro del campionato nazionale femminile. Scudettate senza se e senza ma, e per la quarta volta; non come nel 2007, quando vinsero un quinto titolo, però definito “promozionale” dalla federazione, a causa dello scarso numero di partecipanti. Succede così quando le squadre iscritte sono meno di sei e, in trent’anni di storia del torneo, ciò si è verificato tre volte, per non parlare del quadriennio in cui, dal 2008 al 2012, non si disputò proprio nulla, né di ufficiale né di ufficioso. Con il risultato che fra trent’anni, a Breganze e dintorni, nessuno

ricorderà che nel 2017 lo scudetto del calcio fu vinto dalla Juventus, mentre più di qualcuno sentirà ancora parlare di quella domenica di giugno in cui Veronica Caretta, Alice Sartori ed Elena Toffanin hanno conquistato il “tricolore” di hockey su pista assieme alle loro indomabili compagne di squadra.

Non manca la qualità D’altra parte, è proprio qui, in questo “piccolo è bello”, che si coglie il senso dei cosiddetti “sport minori”; la cui definizione riguarda il numero dei praticanti, inferiori rispetto a quello degli sport di massa, ma non certo la qualità, di norma elevatissima e incondizionata, della passione profusa, in campo e fuori, da chi li pratica come giocatore e da chi li sostiene come allenatore o dirigente. Regola non scritta che spiega come, con l’approssimarsi di set-

tembre, mese in cui iniziano le stagioni al cop erto degli sport di squadra, una febbre che nulla ha da invidiare a quella calcistica percorra a macchia di leopardo l’intera carta geografica dell’Italia, concentrando le proprie “macchie” più intense laddove determinate discipline vengono praticate con dedizione inarrivabile da parte di giocatori, e relative tifoserie. Solo per citare degli esempi fra centinaia, vale per la Breganze e la Molfetta dell’hockey su pista femminile, così come per la toscana Forte dei Marmi e la lombarda Lodi di quello maschile, ma anche per la Cagliari e la Bra (Cuneo), dove l’hockey su prato è una sorta di culto praticato da uomi-

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sport

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Note di ieri

di Stefano Ferrio

Note di domani

Il primo spagnolo

Europei di basket

Giornata storica per lo sport, e non solo per il tennis, l’11 giugno scorso. Quando Rafa Nadal (nella foto), 31 anni, avendo ragione in finale dello svizzero Stan Wawrinka, diventa il primo tennista spagnolo ad aggiudicarsi il Roland Garros di Parigi, massima competizione mondiale giocata sulla terra rossa.

Dal 31 agosto 39° campionato europeo di basket maschile, ospitato da quattro Paesi: Finlandia, Israele, Romania e Turchia. Per l’Italia gruppo B, in Israele, contro i padroni di casa, Germania, Georgia, Lituania e Ucraina. Le prime quattro agli ottavi. Finale il 17 settembre a Istanbul.

Nba ai Golden State Warriors Giugno, titolo americano Nba di basket ai Golden State Warriors, squadra californiana di Oakland dove giocano Steph Curry e Kevin Durant. Compatti assieme ai compagni decidendo di non andare a festeggiare alla Casa Bianca con un presidente, Donald Trump, che sentono troppo distante da loro.

Gli scudetti del volley Assegnati gli scudetti 2017 del volley. Quello maschile va alla squadra del Lube, società che ha sede a Treia, in provincia di Macerata, dopo la finale vinta contro Trento. In campo femminile il tricolore viene cucito sulle maglie della Agil Novara, che in finale ha ragione di Piacenza.

Mondiali Under 20 agli inglesi Ventunesimi Mondiali di calcio Under 20 negli stadi della Corea del Sud. Oro all’Inghilterra, che batte in finale per 1-0 il Venezuela. Sempre gli inglesi hanno eliminato in semifinale l’Italia allenata da Alberico Evani, che giunge terza superando ai rigori l’Uruguay nella “finalina”.

“Spareggio” tra Spagna e Italia Calcio: il 2 settembre, a Madrid, l’Italia (nella foto, Gianluigi Buffon) affronta la Spagna nel girone G di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Le due nazionali sono appaiate al comando della classifica, ma l’Italia, che ha peggiore differenza reti, deve vincere, per evitare i temibili play off fra le seconde.

I mondiali di hockey su pista Dal 3 al 10 settembre, a Nanchino, in Cina, edizione numero 43 dei campionati mondiali di hockey su pista maschile. L’Italia, che ha vinto quattro volte il mondiale, deve vedersela in un combattuto girone a sei contro Argentina campione in carica, Brasile, Portogallo, Mozambico e Angola.

Il canottaggio riparte dai bronzi olimpici Mondiali di canottaggio dal 24 settembre al primo ottobre a Sarasota, USA. L’Italia riparte dai bronzi olimpici di Rio 2016 nel due senza (Giovanni Abagnale e Marco Di Costanzo), e nel quattro senza (Matteo Castaldo, Matteo Lodo, Domenico Montrone e Giuseppe Vicino). settembre · gennaio ottobre 2016 2017

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Questa serie di fumetti è prodotta da giovani artisti emergenti selezionati dalla rivista di manga on line Mangakugan

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di Elena Toma

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