Page 1

Eliselle

Le avventure di una Kitty Addicted

Hello Kitty Image:

Š Patrizia Cogliati/MusicPhoto Collection:

Fashion


La strana coppia Vuoto una manciata di crocchette nella ciotola di Peloso che corre come un forsennato al richiamo della giungla, nemmeno fosse a digiuno da secoli. Ha mangiato meno di un’ora fa. Mi chiedo come sia venuta a Lilly quest’idea malsana di accogliere il gatto di sua nonna nel nostro appartamento: ci stiamo in tre ed è già stretto così, una presenza in più, soprattutto se a quattro zampe, sembra piuttosto eccessiva. Quando io e Melissa gliel’abbiamo fatto notare, Lilly si è messa quasi a piangere definendo Peloso “discreto e invisibile”. Ha usato proprio questi termini. Sarà, ma l’impressione che mi ha dato fin’ora è stata totalmente diversa. La nonna sprint di Lilly pare si sia presa una vacanza in crociera, beata lei. Non voleva lasciare il micio in un pensionato per animali per un mese intero, e la nipotina prediletta si è presa la responsabilità di curarlo e accudirlo per non farlo sentire troppo solo. Mi auguro che queste quattro settimane passino in fretta, non vorrei sviluppare un’allergia irreversibile al pelo di gatto. Suona il campanello e mollo la scatola delle crocchette sullo scaffale vicino al frigorifero, per andare in corridoio a rispondere al citofono. “Chi è?” “Ciao, sono io, sei pronta?” “Arrivo subito!” Una serata libera. Una serata al cinema. Una serata che mi concedo con Alan dopo quanto? Non ricordo. In questo periodo Roxanne non mi ha lasciato in pace un secondo. Dopo averle ventilato l’ipotesi di occuparci di uno scrittore senza agente letterario è andata fuori di testa e mi ha dato dell’incapace totale, salvo poi decidere, in seguito a lunga e tormentata riflessione, di darmi una possibilità. Unica clausola: potrò procedere solamente dopo aver “raccolto informazioni accurate sull’autore e svolto le dovute indagini sul suo caso”. Tutto a un tratto da praticante in pubbliche relazioni devo trasformarmi nell’ispettore Derrick, perché lei non vuole “rischiare il nome della sua agenzia per l’ultimo arrivato”. Largo ai giovani, eh? Roba da manicomio. “Eccomi!” “Dai che facciamo tardi.” “Ma non avevi prenotato?” “Sì, ma devo ritirare i biglietti mezz’ora prima o addio posti centrali.” La sua auto è già in moto, pronta per partire. Con un balzo ci salgo sopra e faccio appena in tempo a chiudere la portiera che Alan schiaccia il pedale e dà gas. Senza riuscire nemmeno a dargli un bacio, mi ritrovo schiacciata contro il


seggiolino come Marty McFly sulla DeLorean di Doc, tentando disperatamente di agganciare la cintura di sicurezza. Dopo un percorso durante il quale Alan se la gioca tra velocità sostenuta, continui cambi di corsia, semafori gialli a raffica e sorpassi azzardati, precipitandomi sempre più in una spirale del terrore mentre tento invano di articolare le parole “vai piano” senza ottenere grandi risultati, arriviamo finalmente al cinema col fiato corto e parcheggiamo nel primo buco libero che troviamo. Scendo e mi tasto prima la faccia poi il corpo. Sono ancora viva. “Si può sapere che ti è preso?” “Lo sai che voglio i posti centrali, altrimenti non mi godo il film.” “Ho capito, ma anche io vorrei godermi il film: tutta intera, magari.” “Eeee quante storie! Siamo qui no? Andiamo, forza, che c’è pure la fila!” Poi dicono che le sclerotiche siamo noi. Entriamo nel multisala e Alan si piazza dietro a un gruppetto di gente, allo sportello dedicato alle prenotazioni. Io, per guadagnare tempo e non annoiarmi, me ne vado a fare un giretto allo snack bar per vedere se c’è qualcosa che mi ispira. Trovo le patatine di mais con la salsa messicana che adoro e le compro insieme a una bottiglietta d’acqua naturale, aggiungendo anche un pacchetto di M&M’s e una Coca light per la mia dolce metà. Alan mi raggiunge all’ingresso della sala. “Hai fatto presto.” “Li ho trovati per un soffio ma ci sono riuscito” gongola lui. Meno male, non avrò una tragedia greca da affrontare e potrò gustarmi la visione in santa pace. “Entriamo?” “Sì, ma... dove hai preso tutta quella roba?” “Allo snack bar, perché?” “E hai intenzione di mangiartela tutta?” Alzo le sopracciglia per capire se mi prende in giro oppure no. “La Coca e gli M&M’s sono tuoi, so che prendi sempre questi.” “Ah ecco.” Ecco, cosa? “Grazie amore.” Senza aggiungere altro prende pacchetto e bottiglia, mi dà un bacio sulla guancia e allunga i biglietti alla maschera, che li strappa e ci fa entrare. Ci sediamo, al centro, come vuole lui. Appendo la giacca dietro al mio posto e appoggio la borsa sotto alle gambe per non rompere le scatole a nessuno, e mi accomodo mettendo sulle ginocchia la confezione di patatine con salsa e l’acqua nello spazio tra un seggiolino e l’altro.


Non vedo l’ora di aprire la confezione, inzuppare le patatine nella messicana e stuzzicare durante la visione. “Non ti sembra di esagerare con gli snack fuori pasto?” La domanda di Alan mi coglie completamente impreparata. “In che senso?” “Il metabolismo rallenta, quando arrivano i trenta, dovresti andarci piano con quella roba.” Dev’essere una maledizione. Ancora lo spettro dei trenta. Prima zia Betty, poi quella stronza di Alice. Ci si mette anche il mio ragazzo, adesso? Si sono messi d’accordo? Stanno cospirando tutti contro di me? “Ti ricordo che ho ancora ventinove anni, Alan.” “Ventinove e un mese. E comunque non è questione di numeri esatti, il metabolismo rallenta lo stesso.” “E lascialo rallentare!” Mi scappa detto a voce un po’ troppo alta e il tipo due file davanti a noi si gira a guardare. Io abbasso gli occhi imbarazzata e faccio finta di mettermi a posto i capelli. “Non iniziare a dare di matto, siamo al cinema.” “E tu non iniziare con le prediche sul cibo, per favore, proprio perché siamo al cinema e ci veniamo una volta ogni tanto mi potrò concedere qualche peccato di gola. Sono patatine, non una vasca piena di cioccolato.” “Il principio è lo stesso: mangia fuori pasto e ti finisce tutto sul culo. Poi domani non venire a lamentarti da me se ti gonfi e non ti entrano più i pantaloni.” Quanto lo odio quando fa così. Quanto lo odio. “E tu allora? Con i tuoi M&M’s?” “Io faccio palestra e brucio con regolarità, tu no.” “Certo, perché io ho il tempo di andarci, in palestra” ironizzo. “Cambia lavoro. Nessuno ti obbliga a stare dove sei.” Ci risiamo. Ogni volta salta fuori questa storia. Vorrei che non succedesse. E vorrei non sentirmi in colpa se per disgrazia metto su un chilo in più. Cosa che in ogni modo mi risulta difficile: metabolismo lento o no, con Roxanne che mi fa correre avanti e indietro come un mulo e mi fa saltare pranzi e cene per i suoi capricci, la bilancia non è un grosso problema. Però mi dà noia che l’uomo a cui dovrei piacere per ciò che sono e con cui sto da sei anni mi faccia questo tipo di paranoie. Non fanno che alimentare le mie insicurezze.


Il tipo di prima si gira di nuovo e ci incenerisce con lo sguardo. Ok, ho capito, non è proprio serata. “Senti, il film sta per iniziare, ne parliamo un’altra volta” dico sottovoce. “Come vuoi.” Alan apre con indifferenza il pacchetto di praline alla nocciola e si mette a mangiarle senza rimorso. Io guardo la confezione di patatine e salsa e mi accorgo che mi è passata la voglia di aprirla. All’improvviso sembra non andare bene più niente di quello che faccio. Non so se è un’impressione. Non so se era così anche prima e semplicemente non me n’ero mai accorta. A un tratto i trenta che incombono stanno cambiando le prospettive, anche se io non voglio. Ma sono davvero i trent’anni, o sono gli altri che gli danno un significato diverso da quello che sono in realtà?

Copyright © 2009 Eliselle - Tutti i diritti sono riservati.

Le avventure di una Kitty addicted  

Estratto promozionale del romanzo chick-lit inedito di Eliselle, intitolato "Le avventure di una Kitty addicted". Per info sull'autrice: www...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you