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ASILE

MANIFESTO GENTILE


CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN DESIGN DELLA MODA E ARTI MULTIMEDIALI CURRICULUM DESIGN DELLA MODA - A.A. 2016-2017 Titolo: ASILE . MANIFESTO GENTILE Relatore; Gabriele Monti Candidata: Elisa Zogno Matricola: 281788 Data: 4 dicembre 2017 _ III Sessione


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ATTRAVERSO L’ELABORATO FINALE MI PREFIGGO DI MAPPARE I PROGETTI PIÙ SIGNIFICATIVI SVOLTI DURANTE I TRE ANNI ACCADEMICI CON LA FINALITÀ DI INDIVIDUARE LA LINEA CHE LI ACCOMUNA. ALL’INTERNO DI TALE PERCORSO È STATA AFFINATA LA MIA ESTETICA PERSONALE, CHE RIMANE COERENTE NONOSTANTE LE NOZIONI E LA SENSIBILITÀ ACQUISITE. CIÒ CHE PERSISTE È LA VOLONTÀ DI MANTENERE UN APPROCCIO GENUINO, SEMPLICE E QUASI INFANTILE NELLA COSTRUZIONE DELL’ABITO E DELL’ACCESSORIO, NELL’ASPETTO GRAFICO E DI PRESENTAZIONE DEL PROGETTO FINITO. PUNTI DI RIFERIMENTO SONO DUNQUE L’INFANZIA, IL GIOCO MA ANCHE LA PUREZZA DELLE LINEE, LE MACCHIE DI COLORE E GLI ACCOSTAMENTI DI DIVERSI MATERIALI E TECNICHE, SU TUTTE LA MAGLIERIA. SI TRATTA DI UNA CRESCITA, UN’EVOLUZIONE CHE SI INCASTRA ALL’INTERNO DI UN MONDO COMPOSTO DA ILLUSTRAZIONI IMPRECISE E LIBERE CHE FANNO RIFERIMENTO AD ARTISTI E DISEGNATORI SCOPERTI NEL CORSO DEGLI ANNI; L’IMPRECISIONE DEL SEGNO È INFATTI RAPPRESENTATIVA DELLA VICINANZA AL MONDO PUERILE, DELLA BELLEZZA ATTRAVERSO LO SCORRETTO; E PROPRIO QUESTI DUE ELEMENTI SONO AL CENTRO DELLA RICERCA CHE AFFRONTO, POICHÉ DA ESSI SCATURISCE IL MIO PERSONALE VIAGGIO DI APPROFONDIMENTO: SI TRATTA DI INFINITE STRADE, SPECCHI DELLA PROPRIA PERSONALITÀ CHE VIENE LENTAMENTE MESSA IN LUCE IN TUTTE LE SUE SFACCETTATURE.

THE AIM OF THE FINAL ISSUE IS TO MAP THE MOST SIGNIFICANT PROJECTS DEVELOPED THROUGH THESE THREE YEARS AND TO FIND OUT THE COMMON ARGUMENTS BETWEEN THEM. DURING THIS ACADEMIC PATH THE PERSONAL AESTHETIC HAS BEEN IMPROVED WITH COHERENCE, ALSO DUE TO THE NOTIONS AND SENSIBILITY ACQUIRED. WHAT LASTS IS THE WILL TO MAINTAIN A GENUINE, CHILDISH APPROACH FOR WHAT CONCERNS THE CONSTRUCTION OF THE DRESS AND ACCESSORY, THE GRAPHIC DESIGN, THE FINAL PRESENTATION, KEEPING A SIMPLE AND FRESH EYE. THE KEY POINTS ARE CHILDHOOD, GAME, MISTAKE AS THE MAIN CONCEPTS; THE PURE LINE, THE COLOR SPOT, THE DIFFERENT MATERIALS AND TECHNIQUES PUT TOGETHER AS THE CONSTRUCTION IMPORTANT, WITH SPECIAL REGARDS TOWARDS KNITWEAR. IT IS AN EVOLUTION WHICH FINDS HERSELF INTO A WORLD BUILT OF INEXACT AND FREE ILLUSTRATIONS THAT REFER TO ARTISTS AND DRAWERS DISCOVERED DURING THESE YEARS. THE INACCURATE SIGN REPRESENTS THE JUVENILE WORLD AND THE BEAUTY THROUGH THE OVERSIGHT; THESE TWO ELEMENTS ARE THE KEYSTONES OF MY RESEARCH, WHICH CROSSES ENDLESS ROADS, IT MIRRORS THE PERSONALITY WHICH SLOWLY COMES TO LIGHT IN EVERY SINGLE PIECE.


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1. INTRODUZIONE 2. FILO DEL RACCONTO 3. VERTIGO 4. CLOROFILLA 5. MAGLIAMORFOSI 6. YAWN 7. CONCLUSIONI 8. BIBLIOGRAFIA

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INTRODUZIONE

Estetica in relazione all’imprecisione, all’allontanamento dalla perfezione, dalla correttezza o esattezza: ciò che risulta attraente coincide con la naturalità, non costrizione e transitorietà del corpo, che viene tradotto all’interno del progetto in personalità semplici, umane, erronee.


M A N I F E S T O G E N T I L E : voglio stendere su carta le personalità che animano le trame del racconto delle collezioni; esse fanno parte di scenari quotidiani, hanno identità genuine, infantili. Strani ma gentili. Personalità al contrario.

A S I L E sono io vista da una prospettiva diversa, scrivo sbagliato non per svista, voglio che ciò accada.


Il processo che si attua è una ricerca basata sulla

mappatura del personaggio che mi prefiggo di delineare: interessi, estetica, personalità. Tale operazione parte dalla necessità di esplorare tutte le “periferie” della personalità tramite la condivisione di informazioni (sia verbali che visive), finendo così per delineare e dare forma al contesto - variabile ma costantemente nel quotidiano- in cui è immerso. Osservazione, astrazione e pianificazione sono processi che danno vita all’oggetto di lavoro. È inoltre necessario cercare di creare una storia ogni volta diversa, distruggere per poi ricomporre, creando sempre qualcosa di nuovo, fortificando ed unificando tuttavia le modalità proprie di creazione.

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PLAYLIST MOUNT M A

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KIMBIE N


Da ciò deriva la possibilità di diversificare profondamente i capi di ogni collezione, che mantengono una linea estetica comune: quella dell’imprecisione, della linea tremante - trame e disegni non schematici, volumi non classici o esagerati come la presenza di maniche allungate o buchi, illustrazioni sgraziate, patchwork irregolari -dell’infantile - in relazione alla narrativa della collezione, che racchiude la vita di un personaggio che in lui ha ancora vivo il senso della curiosità, della genuinità e della libertà di non avere paura di sbagliare. È un percorso che parte da schizzi di osservazione/ ispirazione sempre caratterizzai da linee esitanti e sconnesse di un soggetto, solitamente femminile, che sviluppa una relazione molto personale con l’abito che la avvolge. Esso non è un semplice pezzo di stoffa, bensì un elemento che acquisisce significato in base al contesto in cui è inserito. Avviene quindi una descrizione non verbale derivante da ciò che indossa. Come afferma Paul Cox, graphic designer

THIS IS A PROCESS OF SETTLEMENT S I M P L I F I C A T I O N MAPPING AND ENCODING THE SIGNS THAT ACCUMULATE IN THESE SEQUENCES OF OBSERVATIONAL DRAWINGS RESEMBLE AN ABSTRACTION OR THE DEVELOPMENT OF A LANGUAGE confermando la necessità di creare una sorta di linguaggio proprio che codifica ciò che si sta lasciando sul foglio. I figurini non hanno volto, né caratteristiche specifiche e spesso sono sproporzionate, inadatte e scomposte: indizi che comunicano come tali soggetti siano degli outcasts, fuori dai classici scenari della società, anche perché contestualizzati all’interno di un’abitazione o al giardino di casa. Luoghi isolati e poco a contatto con la realtà.

M A DISEGNO

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O CIECO

COX, 2016, P.30


LUOGHI ISOLATI, LUOGHI INTERNI I CUI SCENARI SONO SPESSO LO SPECCHIO DI MENTALITÀ, PENSIERI, SENSAZIONI DI COLUI CHE LI ABITA.


Vale anche il contrario, ossia l’habitus, inteso come ambiente che modella l’esistenza del soggetto, delinea delle caratteristiche ben precise e corrobora l’idea del corpo vestito in relazione con l’ambiente, la società, il cosmo. Un ambiente separato dal contesto non sempre coincide con un senso peggiorativo, poiché la solitudine dei personaggi può portare da un lato all’isolamento negativo e ad una creazione quasi mostruosa del sé, con la duplicazione dell’Io, mentre dall’altro lato vi è semplicemente un distacco positivo dalla società per divenire un’entità indipendente con le caratteristiche della leggerezza, della genuinità e dell’ironia. Il concetto di ingenuità che spesso è nominato è posto in evidenza perché in qualche modo tutti i personaggi creati per le collezioni sono caratterizzati da questo elemento, insieme alle qualità della semplicità, dell’innocenza, dell’infanzia che possono in qualche modo avvicinarsi anche al ridicolo. Il mondo dell’infanzia è un mondo felice, ovattato, protetto all’interno del grembo delle mura di casa. La carta su cui si struttura la creazione di un progetto è metaforicamente affine a questo luogo: coincide con una superficie dove è possibile esprimere ciò che si vuole ottenere; rispecchia quel senso di pace che un bambino ritrova nella propria casa. La progettazione si compone di elementi poco realistici, immaginari e quasi onirici; dei disegni matti che racchiudono la descrizione di quello che è progettare: un gioco fatto di forme casuali che lentamente costruiscono un senso, prendono forma coerente e proprie regole.


IMPORRE UN ORDINE AL CAOS O ROMPERE VINCOLI E CANONI PER ESPLORARE IL POSSIBILE? SEMBRA CHE COESISTANO L’UNO ACCANTO ALL’ALTRO NELLE PRATICHE EDUCATIVE QUOTIDIANE, SEMPRE PIÙ OBBLIGATE A TROVARE UN EQUILIBRIO TRA LA NECESSITÀ DI GARANTIRE UN ORDINE FATTO DI REGOLE E DI SCHEMI E LA NECESSITÀ UGUALMENTE IMPRESCINDIBILE CHE LA REGOLA E L’ORDINE NON SIANO SOFFOCANTI O ECCESSIVAMENTE COERCITIVI, E NON DIVENTINO CAMICIE DI FORZA DELLA PERSONALITÀ.

azione ludica

insieme di elementi liberi da un lato e regolamentati dall’altro, per poter permettere uno sviluppo semi-controllato, che è capace di insegnare spontaneamente, trasformandosi in azione “autodidattica”: tramite questa si può apprendere un proprio metodo di progettazione in modo autonomo - come il bambino quando impara a giocare. L’azione del gioco è necessaria per creare il progetto. Disegno, colore, raccolta, nuovo racconto, immedesimazione nella storia.

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GIOVANNONI-ANNICHIARICO, 2017, P.20


1. R

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FILO C

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DEL O

Il rituale della narrazione, che forma lo scheletro di base del progetto, è nato nel primo laboratorio con la realizzazione di una capsule collection che racconta la storia di una ragazzina che un giorno non si riconosce più, subendo una trasformazione. Coincide con il punto di partenza del mio percorso, che ha visto un mutamento profondo. L’approccio al progetto da questo momento parte dalla stesura di una narrativa di base che inizialmente è contorta, oscura, dualistica. Qualcosa che è in fase di mutamento; momento di passaggio, evoluzione che fa tornare questa donna - senza nome, come tutte le donne che popolano gli sketchbook - ad una fase embrionale, piccola, infantile appunto. Successivamente tale evoluzione ha posto l’accento soprattutto sul lato del bambino - che nasce da un adulto. Una persona matura che procede tornando indietro, ridimensionandosi nella mentalità di un piccolo. Concentrarsi sulla narrativa rischia tuttavia di diventare un elemento sviante per ciò che riguarda il resto della fase progettuale, ovvero la scelta dei materiali, la realizzazione di prototipi e successivamente dei capi in sé, la loro presentazione. Se da un lato la storia aiuta a delineare le basi progettuali come se si trattasse di una guida, dall’altro può diventare complessa da gestire dal momento in cui essa deve essere inglobata all’interno dell’abito rappresentativo. La difficoltà coincide con la capacità di immergersi in un mondo creato da sé e contemporaneamente osservarlo da fuori per poter intuire quali siano le scelte migliori. Durante il percorso ciò è stato ovviato in parte, per mettere in luce altre difficoltà di tipo più tecnico, di elaborazione di trattamenti sui materiali e scelte più complesse per la realizzazione dei capi. Difficoltà che successivamente hanno portato a scelte che evidenziano l’errore, facendone così un pregio all’interno delle collezioni. Inoltre la difficoltà nell’affrontare alcuni aspetti tecnici ha aperto la via verso l’esplorazione di altri metodi di elaborazione materiale, uno su tutti la maglieria. Nel corso dei tre anni è diventata fondamentale, poiché è il campo in cui mi sono concentrata maggiormente negli ultimi due laboratori, che hanno visto il mio contributo soprattutto in quest’ambito. Intreccio di filati che crea forme ampie, morbide in cui nascondere il proprio corpo e modificarlo, rendendolo goffo. Essi hanno il significato intrinseco del ricordo, del ricongiungimento ad una dimensione personale, pudica e ludica: si tratta sempre di un gioco che parte da un filo e arriva ad una maglia che si è ritrovata piena di buchi o piena di maniche o fatta di cordino da pesca. È il filo che attraversa i percorsi progettuali, che ne ravviva i significati. Filo di Arianna. Ho cercato di sbagliare e giocare con l’errore più che ho potuto.


2 . V E R T I G O E S

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NOTA TESTO NARRATIVO SCRITTO APPOSITAMENTE PER LO SVILUPPO DEL PROGETTO VERTIGO


Tutto è cominciato con uno specchio che ha duplicato le sembianze, non ha più fatto riconoscere la realtà. Non c’è più un Io centrale, ma un Doppio, una forma che si innesta mentalmente e fisicamente; un’invasione di un luogo privato, distaccato che ha contribuito a formare la crescita del mostro visto allo specchio, nato dalla prigionia nella casa.

THE WOMAN’S BODY IS PHYSICALLY DEVOURED BY THE HOUSE. THE SPACE OF WOMAN’S SECLUSION AND WORLDLY EXCLUSION NOT ONLY IMPRISONS, BUT ALSO CONSUMES. SWALLOWED BY THE FIREPLACE, LAYERED OVER BY THE WALLPAPER, EFFACED, OCCULTED, WOODMAN PRESENTS HERSELF AS THE LIVING SACRIFICE TO THE D O M U S Il corpo è fortemente legato all’ambiente che lo plasma a suo piacimento, dove la casa si costituisce come un luogo di reclusione che mantiene il soggetto lontano dalla società. Ne deriva un carattere allucinato, morboso e infantile: il personaggio, una ragazzina, pur essendo un outcast, vive la quotidianità con atteggiamento sereno e distaccato, quasi divertito. Vi è sempre un forte legame fra lei e ciò di cui si circonda, tanto da far entrare nella collezione alcune allusioni a questi: lo specchio, vetri (frammenti di tessuto argentato e semitrasparente), il grembiule, la tazza. È un ripetersi di azioni sempre uguali fra loro nel tempo, un loop che viene graficamente tradotto in un vortice. Un movimento circolare e ipnotico, una linea che compie sempre lo stesso gesto, che richiama ai dispositivi ed esperimenti cinetico-filmici di Duchamp: Anemic Cinéma e i successivi esperimenti con l’aggiunta del colore - Rotoréliefs - , i quali hanno in comune il motivo della spirale che inoltre richiama l’occhio, cioè lo stesso atto del vedere, ma soprattutto ben si presta a creare la percezione di un continuo passaggio dalla superficie piatta al rilievo - un’illusione.

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TOWNSEND, 2006, P. 24


Saul Bass fa riferimento a queste opere per i titoli di Vertigo (A. Hitchcock, 1958), nome della collezione, la quale si incastra anche all’interno del titolo tradotto in italiano - La donna che visse due volte - per evidenziare l’elemento dualistico presente all’interno della trama e della narrazione del progetto. La collezione racconta la metamorfosi della ragazzina che ingloba nei suoi abiti la normalità e la solitudine che l’hanno resa un’estranea a se stessa. Francesca Woodman evidenzia nei suoi scatti il collegamento fra corpo e oggetti che lo circondano, facendo così emergere il significato latente che li accomuna. Significato che qui coincide con la malinconia che la ragazzina osserva all’interno dell’ambiente che la circonda. Con esso crea dei legami fortissimi. Gli oggetti fungono da tempio in cui esplorare e ricordare; il rapporto con essi è morboso, come Woodman riporta all’interno delle sue opere. Ed è un oggetto, lo specchio, a portare la ragazzina ad avvicinarsi a quella figura ritratta che a stento riesce a riconoscere.

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H Y :

is simultaneously the intimate kernel and the foreign body. Freud writes, ‘the uncanny is that class of the frightening which leads back to what is known of old and long familiar’.

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DOLAR, 1991, P.6


Questo termine non si riferisce precisamente alla dimensione interna o esterna, ma si pone nel mezzo, in una dimensione di intimità dove questi due “luoghi” vanno a sovrapporsi, provocando un senso di stranezza, ansia, tanto da voler eliminare il prima possibile questa sensazione di presenza oscura che non pone tregua. La protagonista è infatti ossessionata dalla presenza immaginaria di un essere inesistente che tuttavia non la abbandona - una rappresentazione che all’interno dei capi avviene tramite l’intervento cromatico del colore, spento, sulle tele bianche che compongono la sua divisa casalinga, progressivamente distrutta e ricomposta all’interno di un abito enorme, graffiato, confuso, immagine della macchia che ha soverchiato la ragazzina.

È assembramento di pezzi provenienti dall’esplosione di oggetti, abiti, corpo. Non abito sovrapposto a un corpo ma abito e corpo disassemblati e rimescolati in ordine sparso, fino ad ottenere una creatura senza regno. Ciò che è saldamente chiuso in noi, apparentemente marmorizzato come un ricordo infantile, può comunque continuare a macinare, a generare sensazioni e a determinare i nostri comportamenti.


Ciò che è saldamente chiuso in noi, apparentemente marmorizzato come un ricordo infantile, può comunque continuare a macinare, a generare sensazioni e a determinare i nostri comportamenti. La caratteristica dell’infantile continua ad attraversare le trame della collezione, poiché protagonista è sempre una ragazzina che nonostante la situazione travagliata, gioca con questa sorta di altari. L’infanzia è un ricordo passato ma che continuamente ritorna a galla. Il percorso del suo riemergere definitivo nasce da questo primo progetto e si articola a partire dalle ceneri di un evento passato negativo - per poi osservare un ritorno alla vita in modo del tutto sconvolto, irregolare, bambinesco. Ciò che nasce è un’infanzia adulta, più o meno consapevole, imperfetta. La mancanza di precisione denota la presenza di un elemento di alterazione che ha fatto perdere il controllo alla ragazzina e ciò si nota - lievemente per poi essere messo chiaramente in evidenza - in un caos poco controllato di pezze, patchwork, impunture imprecise e a zig zag, come si osserva sulla superficie delle bambole di pezza di Louise Bourgeois. I pezzi basilari che compongono gli abiti sono di tessuti poveri, bianchi, e sono caratterizzati da forme ampie. Esse sono contaminate da piccole punte cromatiche che sottolineano il graduale cambiamento verso la perdita di controllo; anche la variazione di forma accompagna il lento degradare della ragazzina, poiché si osserva la perdita progressiva del volume classico, delineato, verso un un volume asimmetrico, insensato, sfilacciato, che è quello dell’abito finale. Il grembiule è il filo rosso della collezione, poiché è inserito in diverse maniere all’interno di tutti gli outfit, atto a sottolineare la continuità della persona che tuttavia cambia - uguale materiale ma forma diversa; stesso corpo, mente differente. L’imperfezione giunge sotto la forma della cucitura sbagliata, della riga storta. La forma è errata appositamente per sottolineare il cedimento che è avvenuto nella mente della protagonista. A tal proposito, Woodman deliberatamente scombussola l’inquadratura dei suoi scatti - prova a sbagliare per trovare, nell’errore, una logica che caratterizza il suo lavoro - Some Disordered Interior Geometries.


F

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: MICHELE

AMAGLIO


3 . CLOROFILLA


I A R D I N O


E certo nel cielo di Orione, dei Gemelli, del Leone, un altro dimentica nel calamaio i segni d’interpunzione … come faccio io.

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GIANNI RODARI DISTRAZIONE INTERPLANETARIA


Una bambina che salta su un tappeto elastico e tocca il cielo con le dita minute. Ormai è diventato un corpo un po’ grande vestito con abiti vecchi, consunti, infangati che sono riportati a nuova vita. Un nastro blu in un vestito che è diventato verde e marrone e così sudicio da diventare vero e sincero così com’è.


Film-trouvé nasce da un processo di collezione di

pellicole preesistenti e spesso di scarto, che vengono accostate per creare nuovi significati attraverso fotogrammi non sempre coerenti fra di sé. Un procedimento che si avvicina a quello della composizione dello sketchbook - anche se su supporti totalmente differenti. Collezionare immagini che come linea comune hanno quella di mantenere in questo caso l’azione del salto in giardino. Jonas Mekas gira dei piccoli filmati ritraendo situazioni comuni, momenti di respiro, momenti intimi

I HAVE BEEN WALKING AROUND WITH MY BOLEX AND REACTING TO THE IMMEDIATE REALITY: SITUATIONS, FRIENDS, NEW YORK, SEASONS OF THE YEAR. ON SOME DAYS I SHOOT TEN FRAMES, ON OTHERS TEN SECONDS, STILL ON OTHERS TEN MINUTES. OR I SHOOT NOTHING... WALDEN CONTAINS MATERIAL FROM THE YEARS 1964-1968 STRUNG TOGETHER IN CHRONOLOGICAL ORDER.

Viene evidenziato dunque ogni singolo momento, che è letto come possibile oggetto poetico, come punto di partenza da cui creare nuove storie, nuove forme, ponendo l’ascoltatore all’interno del suo punto di vista. Un punto di vista se si vuole ingenuo, appartenente allo stupore che si nota di fronte ad un bambino che osserva qualcosa che all’occhio dell’adulto è normale e che all’occhio del bambino è straordinario.

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WALDEN JONAS MEKAS


I grembiuli prendono forma dal giardino di cactus, la gonna bianca ha strisce blu, è tutto macchiato ma non importa perché è pur sempre un gioco. La bambina cresciuta rimane nei propri abiti, parla con se stessa in un dialogo con la sua parte più infantile e così mette in scena la metafora del suo passato, in contatto con lo strato più profondo della sua immaginazione, ormai recondita, dando voce a una creatività sommersa, inesplorata, magmatica - un salto in aria. Un salto all’indietro. Si instaura un legame con il passato che giace all’interno di un’azione: il salto. Un meccanismo semplice, intuitivo. Librarsi in aria e subito ricadere, portato giù dalla gravità. Un balzo all’indietro attraverso oggetti che riportano alla memoria situazioni quotidiane, un immaginario composto da fotografie, vecchi album del ricordo, immagini che non appartengono più ad un presente ma che vanno ricercate nei film di famiglia. Si attua un processo di found footage che ricrea un collage appartenente ad una memoria molto personale, intima.


Un punto di vista se si vuole ingenuo, appartenente allo stupore che si nota di fronte ad un bambino che osserva qualcosa che all’occhio dell’adulto è normale e che all’occhio del bambino è straordinario. In questo senso, per tornare ad uno stato di stupore, Alberto Munari afferma che La strategia piÙ efficace È quella di ritrovare l’azione, il gesto effettivo, il fare. È quella di percorrere il piÙ lontano possibile quella traccia che dal concetto adulto, astratto ed evoluto [...]. Il fare piuttosto che il parlare soltanto, ci aiuta a riscoprire il cammino sella nostra conoscenza e quindi a capire meglio la nostra esperienza. I processi di interiorizzazione e di di progressiva astrazione del nostro pensiero adulto ci hanno portati a dimenticare e a svalorizzare il potenziale creativo del gesto concreto che pur era stato il primo responsabile della nostra crescita intellettuale e personale. Ritrovare l’azione vuol dire invece ritrovarsi in quel dialogo sorprendente, emozionante, imprevedibile e creativo in cui eravamo quando da bambini ci stavamo costruendo


Ritorno

gioco


Giardino

clorofilla pigmento di colore verde


5 . MAGLIAMORFOSI

In nova fert animus mutatas dicere formas corpora (è mio proposito cantare il mutamento di corpi in altri nuovi) Metamorfosi: dal filo all’abito // dalla donna all’albero.


Il filo è un elemento semplice che compone nel suo groviglio, nei suoi nodi, un elemento complesso e articolato. Da linea a volume. Avviene una mutazione Dafne si evolve, è un gesto di paura, un cambiamento profondo. Desidera nascondersi. L’azione è il fulcro: cambiarne le maniche per cambiare senso, cambiare colore per mimetizzarsi nello sfondo, cambiare materiale per variare la sensazione tattile. Come distogliere lo sguardo da sé: essere camaleontico per non farsi più notare. Il maglione, come l’albero, è un luogo di protezione e mimetizzazione. Questi capi non si appartengono, fanno parte di due collezioni diverse che ragionano però allo stesso modo. Da un lato vi è mutazione tramite l’azione del cambiare la prospettiva del vestire - infilare annodare arricciare nascondere delle parti che non sono atte ad accogliere canonicamente il corpo (normale 2 maniche uno scollo davanti dietro // progettuale 4 maniche tutto può essere sopra sotto davanti e dietro) con l’effetto di percepire il corpo stesso in modo anomalo; dall’altro volumi canonicamente intesi che mutano il proprio essere attraverso i filati di diversa natura che concorrono alla formazione di nuovi spazi in cui essere contenuti - spazi accoglienti ma anche spazi non riconosciuti, inconsueti.


5 . MAGLIAMORFOSI

In nova fert animus mutatas dicere formas corpora (è mio proposito cantare il mutamento di corpi in altri nuovi) Metamorfosi: dal filo all’abito // dalla donna all’albero.


Il filo è un elemento semplice che compone nel suo groviglio, nei suoi nodi, un elemento complesso e articolato. Da linea a volume. Avviene una mutazione Dafne si evolve, è un gesto di paura, un cambiamento profondo. Desidera nascondersi. L’azione è il fulcro: cambiarne le maniche per cambiare senso, cambiare colore per mimetizzarsi nello sfondo, cambiare materiale per variare la sensazione tattile. Come distogliere lo sguardo da sé: essere camaleontico per non farsi più notare. Il maglione, come l’albero, è un luogo di protezione e mimetizzazione. Questi capi non si appartengono, fanno parte di due collezioni diverse che ragionano però allo stesso modo. Da un lato vi è mutazione tramite l’azione del cambiare la prospettiva del vestire - infilare annodare arricciare nascondere delle parti che non sono atte ad accogliere canonicamente il corpo (normale 2 maniche uno scollo davanti dietro // progettuale 4 maniche tutto può essere sopra sotto davanti e dietro) con l’effetto di percepire il corpo stesso in modo anomalo; dall’altro volumi canonicamente intesi che mutano il proprio essere attraverso i filati di diversa natura che concorrono alla formazione di nuovi spazi in cui essere contenuti - spazi accoglienti ma anche spazi non riconosciuti, inconsueti.


mollia ciguntur praecordia libro in frondem crines in ramos bracchia crescunt pes modo tam velox pigris radici- bus haberet ora cacumen haberet:remanet nitor unus in illa


Nel progetto Trio la maglieria è stata inserita anche all’interno degli accessori, fungendo da filo conduttore. I materiali utilizzati sono più resistenti - cordini da montagna; cordini da pesca - per sorreggere più peso e allo stesso tempo essere sorretti. I punti di sutura sono in comune nell’accessorio e si ritrovano nei maglioni stessi i quali, grazie ai fili tecnici acquisiscono una mano estranea.


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Risveglio lento, sbadiglio. Movimenti pesanti e accaldati coperte arruffate annodate attorcigliate. Ăˆ tempo di andare, mi alzo apro il cassetto, groviglio di indumenti cerco qualcosa - una camicia un reggiseno dei pantaloni non ho voglia di pensarci mi si chiudono gli occhi svestirsi - vestirsi - guardarsi allo specchio un arruffarsi di linee sul viso, i capelli mi guardo e inverto l’ordine diventa un gioco soprasottosottosopra yaaaaawn sbadiglio ancora e infilo il maglione dalla parte sbagliata. Buchi, maniche staccate è un disastro ma non importa ci rido sopra.


Yawn è frutto di una collaborazione con Greta Bertignon, con cui condivido gli interessi in ambito grafico, in ambito stilistico per quanto riguarda la costruzione e il volume dell’abito. La ricerca è nata dallo shooting fotografico ETERNAL AMNESIA che ha suscitato l’idea di ambientare il progetto in un momento ben specifico della giornata: il risveglio, all’interno di un luogo intimo, la camera da letto. Il taglio che entrambe abbiamo voluto dare è stato quello di un momento di intorpidimento, un momento assonnato, in cui non si ha ancora coscienza totale del corpo che tuttavia deve essere vestito per affrontare una giornata come tutte le altre. Si tratta di un’azione che accomuna tutti e abbiamo notato come questa diventi movimento lento in cui si torna ad uno stato di bambino che indossa un grembiule ma sbaglia, lo mette al contrario o infila una mano in un buco che non è la manica.


Yawn parla di una persona semplice che non ha età né particolarità. Una persona nella norma che tuttavia, nella sua solitudine e nella sua quotidianità sorride per le piccole cose. Un moto silenzioso, delicato, genuino. Lei prende queste azioni inizialmente come un errore, che evolve poi in gioco, perché attraverso le maniche staccate, i buchi che ha fatto nei maglioni, il pigiama messo sotto i pantaloni e le gonne, si rende conto che infilare il proprio corpo all’interno di capi stravolti dalle sviste mattutine può essere un divertimento. Qualcosa che cambia la routine delle cose. Uno stacco, un’imperfezione che rende quei capi personali proprio perché è stata lei a deformarli in quella maniera. Lo sbaglio non è più un elemento con accezione negativa, bensì una particolarità che determina ciò che è stato davvero abitato e modificato a propria misura.


Attraverso gli schizzi abbiamo osservato la presenza di buchi nei maglioni che potevano diventare delle nuove maniche. Il pigiama sotto i pantaloni/gonne che diventavano un insieme. La camicia oversize con sotto il pigiama che suscita l’idea dell’inserire pezzi di jersey nella costruzione della camicia stessa, oppure la camicia con al suo interno un reggiseno, frutto di un patchwork di jersey in confusione. Ciò che ci ha spinte a lavorare insieme è stata soprattutto la volontà di compensare la mia necessità di occuparmi della parte di maglieria con la sua capacità di sviluppare la modellistica - due campi in cui ci siamo completate. Il contributo che ho dato a questa collezione a quattro mani è stato quello di ricercare un modo per rendere i capi stravolti, lisi da un corpo che li ha deformati e bucati. Le soluzioni trovate sono state quelle di apporre dei buchi all’interno di maniche o del busto e di rifinirli in maniera tale da farli sembrare sbagliati ma accettati dalla persona che li indossa. Le maniche sono state allungate e in un caso, anche un lembo del maglione stesso, quasi a sottolineare il fatto di aver infilato una gamba all’interno di esso. La maglieria incarna (qualcosa) in cui ci si è raggomitolata dentro, come se fosse una coperta che l’ha accolta;è deformata, allargata, bucata e macchiata. Diventa quasi ridicola da indossare. È un gioco indovinare come si deve abitare quell’indumento, non si sa quale sia davvero la manica. L’errore è giusto. L’ossimoro è accettato.


He leaned back up, and with a quick snap opened and closed the back of his camera, thereby exposing the film (and the image h’d just shot) to glaring sunlight. Now, Anyone [...] knows that the biggest no-no is exposing your film to light. [...] When I eventually saw some of the photos of that day, they were absolutely beautiful. Mark had been practicing, and through trial and error, he had found a technique. He had realized just how much light could get in and what effect could have. It was amazing. It was new. It was irreverent... and it was typical of an approach he has continued to take toward the medium of photography. La tecnica artistica è quella che comunemente verrebbe presa come errore, svista, che tuttavia crea l’effetto personale che caratterizza l’opera. E dunque apre dei percorsi che possono essere inaspettatamente intrapresi anche nell’ambito della creazione di una collezione e nella sua realizzazione materiale. Borthwick spesso ritrae i suoi soggetti in ambienti intimi, quotidiani, onirici, evidenziando la loro dimensione umana. Respiro, sguardi, carne, sorriso, inconsapevolezza, genuinità, imbarazzo, tenerezza. Appartiene ad una dimensione lenta, del colore e del gioco. Forte e debole, piena di contrasti. Bambina e Adulta.


Alcuni tessuti della collezione sono stati scelti perché appartenenti al mondo del workwear: denim, rosso bianco e blu con cuciture a contrasto, popeline bianco per camicie, gabardine. Ugualmente, i volumi dei pezzi in tessuto sono ispirati alla casacca delle infermiere, all’abbigliamento d’ufficio - tutti elementi che mutano e che si ibridano con la divisa di casa, ovvero il pigiama. Come afferma Olivier Saillard, “l’abito cosiddetto ‘da lavoro’, nato dalla specializzazione dell’abito di uso quotidiano, è l’esito di una diversificazione del vestito da tutti i giorni”, con la variante però che nel vestito finale si osserva un tutt’uno, un interno-esterno unificato. Si tratta di un’uniforme che è sia protettiva che caratterizzante; un abito che unisce da un lato, ma diversifica dall’altro, ottenendo così un effetto di doppia identità, quella appartenente alla sfera del sociale e quella appartenente alla sfera del personale, che qui si

intersecano. I volumi degli abiti si trovano egualmente incrociati poiché nel tessuto si osserva la vicinanza al mondo work, mentre nella maglieria si osserva la vicinanza alle forme del pigiama, un po’ sformato. In questo senso è stato scelto di suggerire l’idea dell’usura del tempo e della perdita della forma iniziale attraverso le proporzioni errate della maglieria, tenendo presente il lavoro di Martin Margiela in collaborazione con Miss Deanna, sulla produzione di un capo che sembrasse già abitato precedentemente, che potesse essere un capo malinconico e accogliente. Il corpo si ribella alla rigidità degli abiti e dimostra una sua parte di identità attraverso la deformazione di ciò che lo copre. Il corpo si trasforma e con esso e gli abiti che ne sono il racconto.


An when I woke up the stars were still there to shine there were no friends in strangers empty rooms as I was stretched out by a four foot adrenaline all the green birds had stayed the same as my costume was still becoming mine


F

O

T

O

:

ROCCO

DONÀ


7.

CONCLUSIONI

La ricerca delle tematiche comunicanti ha portato alla scoperta di interessi fondati su ciò che concerne l’errore anche da un punto di vista grafico, oltre che da un punto di vista progettuale per la moda. L’azione ludica vive insieme a tale caratteristica che sempre caratterizza l’opera finale. Questo duo si forma a partire da una ricerca che copre svariati ambiti artistici - abbatte i confini - raggiunge la sua pienezza nei capi in maglieria. Convivenze di più personalità che concorrono alla creazione di un unità complessa e variegata ancora in evoluzione e in cerca di molte risposte. Una matassa da prendere in mano e srotolare lentamente.


8 . B I B L I O G R A F I A 1. Mark Borthwick, not in fashion, New York, Rizzoli, 2009 2. Pietro Corraini, Paul Cox, Luigi Farrauto, Giorgia Lupi, The Naked Notebooks. Mind, Maps and infographics. Italia, Moleskine, 2016 3. Mladen Dolar, I Shall Be with You on Your Wedding-Night: Lacan and the Uncanny, Vol. 58, Rendering the Real (Autumn, 1991), pp. 5-23, The MIT Press 4. Francesca Fabiani, Laura Gasparini, Giuliano Sergio (a cura di), Luigi Ghirri. Pensare per Immagini. Icone Paesaggi, Architetture, catalogo della mostra (Roma, MAXXI, 24 aprile-27 ottobre 2013) Milano, Mondadori, 2014 5. Stefano Giovannoni (a cura di), Giro Giro Tondo. Design for Children, catalogo della mostra (Milano, Triennale Design Museum, 1 febbraio 2017 - 18 febbraio 2018), Electa, Milano, 2017 6. Alessandro Guerriero (a cura di), WORKWEAR. (abiti da lavoro), catalogo della mostra (Milano, Triennale di Milano, 20 ottobre 2016-6 gennaio 2017), Milano, SilvanaEditoriale, 2014 7. Maison Martin Margiela, Maison Marten Margiela, New York, Rizzoli International Publications, 2009 8. Bruno Munari, Fantasia, Bari, Laterza, 19776 9. Chris Townsend, FRANCESCA WOODMAN, New York, Phaidon, 20064 10. Oliviero Toscani, Olivier Saillard (a cura di), WORKWEAR. LAVORO, MODA E SEDUZIONE, catalogo della mostra (Firenze, Stazione Leopolda, 13 gennaio - 8 febbraio 2009), Marsilio, Venezia, 2009

11. Eternal Amnesia, foto Leon Mark, fashion editor Tara st Hill, in Ten Magazine, n. 57, autunno inverno 2016 12.https://www.coeval-magazine.com/ | Ali Michael | consultato il 6 giugno 2016 13. http://jacquemus.com/ | consultato il 12 novembre 2017 14. http://mieno-ryu.com/wp/ | consultato il 29 maggio 2016 15. http://palefroi.net/| consultato il 10 novembre 2017 16. https://www.youtube.com/watch?v=AsnhBUp7xxM | AnĂŠmic Cinema | consultato 11 novembre 2017 17. https://www.youtube.com/watch?v=zwLD5WWQptw | Man Ray. Retour Ă la Raison, 1923 | consultato 11 novembre 2017 18. https://www.youtube.com/watch?v=Q-7wzb7sRg8 | Mount Kimbie - We go home together | consultato il 4 novembre 2017


19. https://www.youtube.com/watch?v=VjSKEyR2vDo | Mount Kimbie - Marilyn |consultato il 4 novembre 2017 20. https://www.youtube.com/watch?v=LCHjmfkBMMA | Giocare con l’Arte, Bruno Munari, 1990 | consultato 11 novembre 2017 21. https://vimeo.com/2601707 | consultato il 16 novembre 2017


Ringrazio Silvia, Anna, Roberto, Eleonora, Francesca, Greta, Chiara, Tosca, Paolo, Michele, Vanessa, Federica, Roberta, Virginia, Silvia, Valentina, Angelica, Fabio per la sopportazione e il supporto. Mida Computers - in particolare Gianmarco - per la stampa


UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA DICHIARAZIONE DI CONSULTABILITA’ O NON CONSULTABILITA’ DELLA TESI (da inserire come ultima pagina della tesi/elaborato finale)

Il/La sottoscritto/a ………………………………………….matr. n. ...……………. Il/La sottoscritto/a ………………………………………….matr. n. ...……………. Il/La sottoscritto/a ………………………………………….matr. n. ...……………. laureando/a/i - diplomando/a/i in ………………………………………………... sessione ………………………… dell’a.a. …………….…………. DICHIARA/DICHIARANO

che la sua/loro tesi dal titolo: …………………………………………………………………………………………. ………………………………………………………………………………………….

 è consultabile da subito  potrà essere consultata a partire dal giorno …………………..  non è consultabile (barrare la casella della opzione prescelta)

data …………………..

firma ……………………… firma ……………………… firma ………………………

Portfolio finale  
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