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Spending Review e Profumo di guai: le assunzioni diminuiscono e le tasse aumentano! La Spending Review al setaccio Il limite del 20% sul rapporto tra tasse e FFO Il decreto n. 306 del 25 luglio 1997 impone che la contribuzione studentesca non possa quantitativamente superare il 20% dei finanziamenti che le università ricevono dallo Stato nell’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario). Riteniamo questo limite una norma di civiltà, volta proprio ad evitare che l'università pubblica sia finanziata primariamente dagli studenti che la frequentano piuttosto che dalla collettività. Nonostante ben 33 Atenei italiani sforino questo limite, il Ministero ha sempre mostrato indifferenza nei confronti degli Atenei che incassavano dagli studenti una quota maggiore di quella prevista per legge. La Spending Review, nell’ultima delle sue revisioni afferma che sarà possibile aumentare la tassazione imposta agli studenti fuori corso, senza che questo aumento venga poi conteggiato nel calcolo di questo 20% del rapporto tra contribuzione studentesca e FFO, con i seguenti limiti:  fino ad un massimo del 25% rispetto alla contribuzione degli studenti in corso con stesso ISEE se si ha un reddito ISEE < 90.000€;  fino ad un massimo del 50% rispetto alla contribuzione degli studenti in corso con stesso ISEE se si ha un reddito ISEE tra 90.000€ e 150.000€;  fino ad un massimo del 100% rispetto alla contribuzione degli studenti in corso con stesso ISEE se si ha un reddito ISEE > 150.000€. Bisogna considerare che attualmente nella maggior parte degli atenei, compreso il nostro, la soglia ISEE massima di tassazione è inferiore a 90.000€ (nel nostro caso, a Pisa, è 75.000€) e che ci sono tanti studenti che risultano in fascia massima soltanto perché non presentano l'ISEE, molti dei quali fuoricorso.


Gli introiti apportati dall'aumento della contribuzione dei fuori corso sono però vincolati; gli Atenei potranno spenderli solo in due determinati settori:  almeno la metà dovrà essere investita in borse di studio;  il resto in servizi come ristorazione, orientamento, tutorato, trasporti, assistenza sanitaria, accesso alla cultura, materiale didattico, ecc… Ricapitolando, gli atenei potranno aumentare la contribuzione entro i seguenti limiti: ISEE<40.000 40.000<ISEE<90.000 In corso Entro la percentuale Senza limiti, entro il dell'inflazione NIC 20% tasse/FFO (+3,2%) Fuori corso

90.000<ISEE<150.000 ISEE>150.000 Senza limiti, entro il Senza limiti, en20% tasse/FFO tro il 20% tasse/ FFO

+25% rispetto agli in- +25% rispetto agli in- +50% rispetto agli incorso (=+29%) corso corso

+100% rispetto agli in-corso

Ciò che viene detto agli Atenei è che, siccome lo Stato non ha nessuna intenzione di reintegrare i fondi sottratti negli ultimi anni (nel 2008 le Università ricevevano 7.4 miliardi, nel 2012 soltanto 6,8 miliardi; per non parlare dei fondi sottratti alle Regioni, che si occupano di DSU), se vogliono continuare a garantire tali servizi e tante borse di studio, il mezzo più semplice è aumentare le tasse ai fuori corso! Questo è per noi un presupposto inaccettabile, poiché deve essere lo Stato a garantire i servizi agli studenti, e non devono essere gli studenti stessi a pagarli, discriminati in base alla velocità con cui completano il proprio percorso di studi! Inoltre, aumentare finanche del 100% la tassazione imposta agli studenti fuori corso equivarrebbe, in molti casi, a precludere loro la possibilità di iscriversi all’università: un pesantissimo disincentivo economico che sembra dettato dall’idea che i fuori corso debbano essere, anziché recuperati con servizi di tutorato, espulsi dal sistema universitario come parassiti – questo nel Paese in cui è proporzionalmente più basso il numero di laureati d’età compresa tra i 30 e i 34 anni (20,3% contro una media europea del 34,6% – fonte Eurostat).


ATTENZIONE: la Spending Review dà la possibilità agli atenei di adottare questi provvedimenti, e quindi di aumentare la contribuzione studentesca; ma sono sempre i singoli atenei a determinare i regolamenti sulla contribuzione e quindi decidere se sfruttare o meno questa possibilità di “fare cassa”. Noi di Sinistra Per..., nella seduta del Senato Accademico di luglio, abbiamo presentato una mozione, approvata, che impegna il Rettore a non aumentare le tasse ai fuori corso, a prescindere da quanto dettato dalla Spending Review. Tale mozione, tuttavia, non rappresenta una garanzia immutabile nel tempo… quindi vigileremo affinché l’impegno preso dal Senato Accademico venga mantenuto! Inoltre, il Governo sta rivedendo i criteri con i quali calcolare l'ISEE, con la conseguenza che uno stesso nucleo familiare risulterà con ISEE maggiore rispetto ad ora! Tra le modifiche più importanti:  aumento del 60% del valore patrimoniale della prima casa, a seguito del passaggio di valutazione da ICI a IMU;  eliminazione delle franchigie (“sconti” che venivano applicati entro un certo valore, ad es. i primi 51.646€ sulla prima casa);  computo dei redditi fino ad oggi esenti (ovvero gli extra-IRPEF) Un esempio? Un nucleo familiare senza reddito a causa di licenziamento, proprietario di una casa di valore ICI di 50,000€, oggi avrebbe un ISEE pari a zero; la nuova formulazione porterebbe l'ISEE al valore di 8.000€ (fonte: www.clesius.it) Se non saranno adeguati i limiti ISEE della contribuzione e quelli per la borsa di studio, molti studenti si ritroveranno a pagare più tasse o a perdere la borsa di studio, anche in assenza di un aumento esplicito! Ancora più pericolosi per il futuro dell'università pubblica sono forse i provvedimenti del Governo in materia di reclutamento. Prima della Spending Review, il Governo aveva approvato il decreto legislativo 49/2012, uno dei tanti decreti attuativi della riforma Gelmini, per il quale la possibilità per gli atenei di assumere nuovo personale era legata non più al solo fondo di finanziamento ordinario, ma anche ad altre entrate, tra cui la contribuzione studentesca. In pratica, gli atenei che fanno pagare di più gli studenti, magari in viola-


zione dei limiti di legge, avrebbero potuto assumere nuovi docenti per far fronte ai pensionamenti ed evitare tagli drastici agli insegnamenti e ai servizi offerti. Già allora avevamo ritenuto questo provvedimento gravissimo e evidenziato il pericolo che si giungesse ad uno snaturamento dell'università pubblica, con gli atenei costretti ad aumentare indiscriminatamente le tasse oppure a mettere accessi programmati (in pratica, numeri chiusi) ai corsi a causa del numero insufficiente di docenti. La Spending Review, se possibile, ha fatto molto peggio. Il decreto 49, infatti, avrebbe consentito, agli atenei più solidi finanziariamente (tra cui il nostro), un livello di assunzioni simile a quello degli ultimi anni, dopo le leggi 133/2008 e 1/2009. La spending review, invece, limita le assunzioni per l'intero sistema universitario al 20% delle cessazioni fino al 2014, senza alcuna distinzione sulla base delle necessità e della situazione finanziaria dei diversi atenei. Quindi, con la Spending Review, il nostro Ateneo potrà assumere ancor meno docenti rispetto ad oggi: dal sostituire già solo il 50% dei docenti che vanno in pensione, l'anno prossimo passerà a sostituirne solo il 20% (ovvero un giovane ogni cinque docenti in pensione!); dal 2015, per poter assumere più docenti, gli atenei potranno alzare le tasse ai fuori corso. Per l'Università di Pisa l'esito di questo sciagurato provvedimento rischia di essere catastrofico: nei prossimi anni è previsto un numero molto elevato di pensionamenti, mentre il numero di studenti continua ad aumentare. Infatti, se nel 2009 il nostro Ateneo aveva 1750 docenti, nel 2013 ce ne saranno meno di 1460 ! Saranno a rischio di disattivazione molti insegnamenti e corsi di laurea, mentre per molti altri corsi l'introduzione del numero programmato rischia di essere l'unico modo per far fronte alla carenza di docenti. Insomma, l'ennesimo grave colpo all'università pubblica e alla libertà di accesso all'istruzione. Codice QR:

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Spending review e Profumo di guai  

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