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Arrg è architettura. Arrg è grafica. Arrg è fusione, unione, passione, contaminazione. Arrg è il progetto per il quale stiamo sveglie la notte. Arrg è comunicazione, scambio, connessione, multidisciplinarietà tra le arti e condivisione di linguaggi visivi. Arrg rappresenta la metafora dei sensi che si legano ad un progetto legano ad un progetto di creazione. Emozione per il passato, emozione per la contemporaneità emozione per la contemporaneità, emozione per come questi due passaggi temporali possano convivere assodandosi nell’unione di due arti figurative: l’architettura e la grafica.

ARRG

Progettare significa sempre più intrecciare discipline, per questo Arrg mira alla disgregazione delle barriere che distinguono e suddividono le arti, cercando un filo conduttore che ne individui i punti di fusione. Arrg si propone come progetto di analisi progetto di analisi e studio che, concatenando elementi tecnici elementi tecnici ed emozionali, in cui l’espressione dell’uno deriva dallo studio dell’altro, delinea una linea progettuale fatta di unioni appassionate nella mescolanza di suggestioni e metodologie. Arrg rappresenta una presa di posizione e la sua missione è comunicare due discipline attraverso supporti unici, unirle e fonderle unirle e fonderle per oltrepassare quella sottilissima linea che separa le arti grafiche dall’architettura, cercando di dimostrare cercando di dimostrare attraverso delle pubblicazioni, come l’architettura possa essere comunicata attraverso una contaminazione di linguaggi visivi di linguaggi visivi.


Arrg è un progetto nato nel contesto universitario del Politecnico di Torino. Ambizione e perizia le caratteristiche principali che lo rappresentano. Ideato, realizzato e seguito da Simona Brocato ed Elisa Cusimano, coordinato da Fabio Guida, architetto e professore architetto e professore universitario di comunicazione. Il nostro lavoro parte da qui, da queste pubblicazioni che si delineano essere rappresentative di un progetto di editoria legato alla grafica sperimentale, in un connubio artistico che lega indissolubilmente l’architettura e la grafica. Arrg offre una rielaborazione della realtà dettata dallo studio e dall’analisi delle avanguardie, con un focus particolare sul razionalismo, sul razionalismo il Movimento Moderno, la prima vera età moderna che segna l’inizio di un nuovo modo di costruire riducendo ai minimi termini il repertorio figurativo. Arrg contamina ciò che incontra. Arrg si pone l’obiet-

ABOUT tivo di raccontare storie di comunicazione, di essere strumento di riflessione, mezzo tramite il quale mettersi in discussione e fondere elementi visivi e tecnici attraverso un sofisticato un sofisticato gioco compositivo e compositivo e progettuale progettuale.


“Nella sua forma più semplice l’architettura è ancorata a considerazioni assolutamente funzionali, ma può ascendere attraverso tutti i livelli di considerazione fino alla più alta sfera di esistenza spirituale, nel regno della pura arte.” Mies van der Rohe


AUTORE

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igura sintetizzabile nello slogan “Il meno è il più”, nei volumi ortogonali,nelle gabbie che riecheggiano le opere di Mondrian, per andare via via semplificandosi, fino ad un essiccamento in una crisi della spazio-temporalità moderna. Cercò di creare spazi contemplativi neutrali attraverso un’architettura basata su un’onestà materiale,sull’ integrità strutturale semplificata ed essenziale, con uno studio esemplare del particolare architettonico. Oltre ad essere uno dei principali esponenti del razionalismo e del Bauhaus nonchè importante figura del neoclassicismo, Mies rappresenta con la sua poliedricità uno dei punti di massimo incontro in cui la grafica e l’architettura sono stati più vicini attraverso linee raffigurate come piani tangenti, volumi, forme, griglie, luci e ombre in un insieme di caratteristiche architettoniche e grafiche, che si uniscono in una completa e unitaria fusione.


#4 #3 #2 #1

PADIGLIONE TEDESCO VILLA TUGENDHAT LANDHAUS LEMKE NEUE NATIONALGALERIE


OPERE

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rafica e architettura come un sol’uomo procedono nel percorso comune che caratterizza la vita di uno dei più importanti maestri del razionalismo: Ludwig Mies van der Rohe. L’idea che l’architettura vada oltre il puro funzionalismo, che rappresenti le condizioni di spirito dell’epoca, attribuendo grande importanza ai fattori geometrici che generano la composizione, al gioco sapiente dei volumi, agli scavi che esaltano gli effetti chiaroscurali e che arriva al risultato finale con un processo sostanzialmente additivo. Edifici quali il padiglione tedesco all’esposizione di Barcellona, realizzato nel 1929, che rappresenta e segna una vetta eccelsa dell’architettura moderna razionalista, definito attraverso una metodologia progettuale inequivocabile, o villa Tugendhat, a Brno, che commuta le influenze spaziali inerenti alla poetica De Stijl dal padiglione di Barcellona ad un’abitazione; la Landhaus Lemke con un’ideazione figurativa della casa di avanguardia, con una realizzazione materiale affidata ad una tradizionale muratura portante di mattoni faccia a vista, metodologia messa a punto nel periodo europeo, per concludere con la Neue Nationalgalerie, ultima opera europea dell’autore, sintesi perfetta del successo di un’intera carriera, opera definita “tempio della luce e del vetro” .


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“Dal primo momento abbiamo veramente amato la casa. Quando eravamo da soli, ci sedevamo in biblioteca con gli amici, mentre avremmo preferito trascorrere le serate davanti alla parete di vetro illuminato dal retro, con la sua luce sottile e delicata. Abbiamo apprezzato la casa anche di piĂš durante la primavera e l’estate. Quando i figli erano piccoli, eravamo sempre con loro sulla terrazza.â€?

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PIANO TERRA

REPUBBLICA CECA

1928 Arte, teorie storiche ed interpretazioni non solo di Villa Tugendhat, ma di tutto il lavoro di Mies, continueranno a stimolare generazioni di storici dell’arte e teorici dell’architettura. Fino ad oggi, quasi tutti hanno convenuto che l’essenza della realizzazione della villa di Brno è stata la disposizione della stanza principale e la sua connessione con l’esterno. Uno dei punti di partenza è stata senza dubbio la filosofia degli “spazi aperti” di F.L. Wright che, a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, promulgava la rimozione delle quattro mura che delimitano le camere, permettendo l’emergere di uno spazio continuo con una connessione tra l’interno e l’esterno della struttura. E anche se Mies non scrisse nulla a riguardo di Villa Tugendhat fu con la sua opera che espresse la sua posizione, creando così non solo un edificio ma qualcosa che divenne motivo di discussione riguardo queste tematiche.


All’inizio del secolo scorso ,collocato nel quartiere di Brno, chiamato "campi neri" (černá pole), Greta Tugendhat (moglie dell’industriale Fritz Tugendhat) possedeva un terreno in pendio. I coniugi Tugendhat erano rimasti affascinati dal padiglione tedesco alla esposizione internazionale di Barcellona del 1926, al punto di contattarne l’autore Mies van der Rohe commissionandogli una villa nello stesso stile. Nel 1930, i coniugi si erano già trasferiti nella nuova villa sul pendio,con i suoi giochi di luce e il meraviglioso giardino.

La villa fu proclamata nel 2001 edificio del patrimonio dell'UNESCO, e rappresenta uno dei progetti europei più importanti di Mies, espressione della sua filosofia«less is more».

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villa Tugendhat è una delle opere di Mies, che meglio sintetizza i principi del Movimento Moderno .


PRIMO PIANO

REPUBBLICA CECA

Mies passò alla storia anche per la sua maniacale cura per i dettagli. Infatti le caratteristiche più importanti dell’edificio erano delineate da elementi di pregio, disposti con minuziosa cura all’interno di un progetto di architettura dedicato all’uomo, prima ancora che al virtuosismo dell’edificio. All’interno della villa troviamo nell’area da giorno una disposizione dei posti a sedere di fronte al muro di onice e la sala da pranzo delimitata dal mezzo cilindro in pregiato legno di ebano del Makassar. L’interno è collegato con il giardino attraverso i due vetri delle grandi finestre, mentre lo studio era collegato con la biblioteca e il giardino d’inverno adiacente era collocato oltre la parete di onice. Dietro la parete d’ebano ricurva vi era anche una zona per sedersi vicino ad un muro di vetro rosa che poteva anche all’occasione essere illuminato.


La villa, è circondata da diversi altri edifici in stile liberty tipico dell’epoca e l’edificio appare in effetti completamente in contrasto con questi. Vista dalla strada in cui è collocato, l’edificio, sembra essere un edificio modesto, mentre dal giardino dimostra l’unicità e il funzionalismo. Le caratteristiche dell’edificio lo resero particolarmente costoso, e solo una famiglia molto ricca c o m e q u e l l a d e i Tu gendhat sarebbe riuscita a sostenere i costi per la realizzazione. La villa si distribuisce infatti su tre piani, con una vista sul centro storico della città .

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L’edificio, venne costruito tra il 1927 e il 1930 , si compone di tre piani. Sul primo (piano seminterrato), si trovano le aree di utilità per la manutenzione e le operazioni tecniche della casa. Il secondo, il piano principale, contiene un salotto di rappresentan za, una b ibli oteca, un giardino d'inverno e una sala da pranzo. Al terzo piano vi sono camere da letto e un bagno.Tutto l’edificio è semplice e ricerca la massima luminosità. La villa è sorretta da una struttura metallica costituita da pilastri d’acciaio a “croce” ottenuti saldando insieme due profili angolari,rivestiti con un caratteristico carter a forma stondata,di lamiera di bronzo (brunito all'esterno ma cromato nell'interno)e i pilastri,oltre ad avere il compito di sostenere,hanno un notevole effetto estetico.

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REPUBBLICA CECA

Una delle caratteristiche principali della villa era l’alto livello tecnico dell’attrezzatura presente all’interno della casa e il grado di avanguardia tecnologica, totalmente innovativa per il tempo. Infatti le due ampie finestre opposte alla parete di onice e alla zona pranzo erano dotate di un meccanismo che faceva sì che queste potessero essere retratte tramite motori elettrici, simili a quelli per le moderne automobili, fino al pavimento. C’era anche la camera oscura per Fritz Tugendhat, che era un appassionato di fotografia. Inoltre era dotata di un sistema moderno di distribuzione dell’acqua potabile, nonché di un sistema di aria condizionata, composta da una combinazione di riscaldamento, raffreddamento e deumidificazione.

SEZIONE LONGITUDINALE


“Av e r e degli ampi spazi per garantire la libertà. Lo spazio possiede una calma del tutto Se osserviamo dal punto di vista filosofico la Villa Tugendhat riflette in particolare l'influenza del speciale nel proprio movimento Cattolico Tedesco Moderno. L'americano Barry Bergdoll e la ceca Rostislav ritmo,che non potrà mai essere fornita in Švácha, storici dell'arte, hanno sottolineato le idee del filosofo Romano Guardini, una figura stanze chiuse” significativa del Personalismo Cristiano Tedesco. Mies aveva incontrato Guardini e le sue Mies van der Rohe idee lo avevano influenzato anche sul piano progettuale nella costruzione di villa Tugendhat.

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Il padiglione di Barcellona, prese parte all’Esposizione Internazionale di Barcellona in Spagna del 1929, progettato da Mies van der Rohe, divenne l’icona del movimento moderno in architettura nel mondo. Originariamente chiamato “Padiglione Tedesco”, il padiglione era il volto della Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, che emulava progressivamente la cultura moderna della nazione, ancora radicata nella sua storia classica.

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Il design elegante e minimal combinato con materiali naturali e pregiati, fanno sì che il “Padiglione di Barcellona” sia identificato nella carriera di Mies come un ponte, equivalente al passaggio al Movimento Moderno in architettura. Dopo diversi trionfi architettonici in

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tedesca, che avrebbe ospitato il re Alfonso XIII di Spagna e funzionari tedeschi durante l’inaugurazione della mostra. Mies fa sì che il Padiglione sia visto all’interno dell’esposizione come un luogo di tranquillità e di fuga dalla stessa esposizione, trasformando l’edificio in una scultura abitabile.

Germania, Mies è stato incaricato di progettare il padiglione tedesco per l’Esposizione Internazionale di Barcellona, in Spagna. Il padiglione era destinato ad essere il volto della sezione


Il padiglione tedesco, è una delle opere principali di L.Mies van der Rohe e fu costruito in occasione dell’Esposizione Universale di Barcellona tenutasi nel 1929.

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BARCELLONA 1929

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L’incarico conferito a Mies nel 1928 dal Werkbund per il Padiglione della Germania a Barcellona riporta la richiesta ufficiale di un Repräsentatioonsraum tedesco, uno “spazio con finalità formali e rappresentative ben distinte da una funzione utilitaria”. L’azione progettuale, liberata da ogni vincolo, da ogni condizionamento pratico, può spingersi così verso gli incanti sconfinati dell’anima e le erte vette della creatività. Il risultato non si lascia attendere. Ed è subito il capolavoro del periodo Europeo.

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ESPOSIZIONE UNIVERSALE SUPERFICI E MATERIA

Il Padiglione di Barcellona ha fatto riflettere su aspetti importanti e ricorrenti nell’architettura contemporanea quali l'utilizzo dei materiali, come le pietre e i marmi, l'utilizzo del colore attraverso questi e ancora l'utilizzo dello spazio.

ne tedesco, è una delle ncipali di L. Mies van e fu costruito in occa'Esposizione Universale ona tenutasi nel 1929.


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Il padiglione è concepito come una composizione proporzionale, a cui si contrappone all’interno la parte esterna con le due piscine riflettenti. La piscina più piccola si

trova nella parte posteriore dell’edifico, che permette alla luce di filtrare attraverso il volume interno e di illuminare la pavimentazione in marmo e travertino. La piscina più grande è invece nella parte di ingresso ed è uno specchio

d’acqua poco profonda che riflette gli elementi circostanti, creando giochi di luce e di riflessi. La sue linee eleganti rendono il padiglione un luogo di solitudine e riflessione.


Il padiglione tedesco è caratterizzato dalla semplicità della sua struttura realizzata con materiali basici quali vetro, acciaio e quattro tipi di marmo: marmo verde delle Alpi, marmo verde antico di Grecia, onice di Atlas ed infine il travertino che spicca candido in tutti gli esterni e nella pavimentazione interna. Le geometrie si mostrano rigorose e ancora oggi donano all’edificio un’immagine di grande modernità.

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SEZIONE LONGITUDINALE Oltre al design, i materiali sono ciò che danno al padiglione di Barcellona la sua vera essenza architettonica così come le qualità eteree ed esperienziali che l’edificio incarna. I materiali si intrecciano come maglie di uno stesso tessuto che unisce l’artificiale al

naturale, impiegando quattro tipi di marmo, acciaio e vetro. Tuttavia, il materiale più utilizzato è il travertino italiano che avvolge il basamento e le pareti

esterne adiacente alla piscina riflettente. Se esposto al sole, il travertino si illumina come una sorgente di luce secondaria che dissolve la pietra naturale e fa elevare la luce sopra lo spazio. Grazie al sapiente utilizzo dei materiali Mies trasforma il padiglione in un volume continuo tra pareti e suolo.


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Al processo di semplificazione e stilizzazione formale si somma la strategia dell’enucleazione, sul campo pavimentale, degli

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elementi della composizione. Lo spazio esterno penetra e si salda con quello interno in un continuum incerto, indefinito. Ci si trova cosÏ, all’interno del padiglione tedesco, di fronte ad uno spazio instabile che appare non chiudersi mai completamente su se stesso, per l’eliminazione dei piani frontali e quelli che lo limitano superiormente.


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#3

Mies progetta la “Landhaus Lemke” nel 1932, casa per Karl Lemke, proprietario di un istituto d’arte e direttore di una casa editrice di Berlino. É l’ultimo edificio di Mies in Germania, prima di emigrare negli Stati Uniti nel 1938. La costruzione della casa ha avuto luogo nel periodo compreso tra la chiusura del Bauhaus a Dessau, nel 1932, e la sua chiusura definitiva a Berlino, nel 1933, nella Germania nazista.

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#1 Se paragonata alle altre opere miesiane, casa Lemke è piuttosto semplice e modesta, ma è ugualmente importante nella carriera dell’architetto tedesco, poichè è una dimostrazione della sua espressione inconfondibile e formale. La casa si sviluppa su un unico piano, ed è caratterizzata da una trasparenza insolita, creata dalle grandi superfici vetrate, poste sul lato della casa, che si affacciano sul giardino, creando una sorta di connessione tra la parte esterna e quella interna, così che i due spazi, anche se disgiunti fisicamente, restano visivamente collegati. Le camere sono situate nell’angolo destro della casa e sono visivamente collegate tramite la terrazza. La chiarezza e la proporzione sono dunque le qualità distintive di questo gioiello architettonico.


La casa che L. Mies van der Rohe progetta per il collezionista di opere d’arte Karl Lemke e sua moglie Martha è l’ultima opera della fase europea della sua carriera, prima dell’emigrazione negli Stati UNiti. Nel 1930 i coniugi Lemke acquisiscono, un piccolo lotto di un terreno che si affaccia verso il lago Weissensee Obersee, nel quartiere berlinese di Alt-Hohenschönhausen.

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Mies riceve l’incarico del progetto agli inizi del 1932,che verrà poi completata nel 1933.I mobili vengono disegnati da Lilly Reich.I Lemke abitano la casa fino al 1945, quando viene requisita, al pari degli edifici dell’intorno, dalle truppe sovietiche, che la utilizzano come magaz z i n o. I l g o v e r n o te d e s c o - o r i e n ta l e rientrerà in possesso dell’edificio nel 1962.Solo nel 1977 questo edificio viene riconosciuto e catalogato per il valore storico-artistico e così vengono parzialmente recuperati i danni subiti. Oggi l’edificio è aperto al pubblico e, in consonanza con il carattere originale della sua realizzazione, ospita mostre d’arte.

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#2 “l’architettura comincia quando due mattoni vengono accuratamente assemblati”, casa Lemke è uno splendido esempio di questa citazione, sia letteralmente che in termini di composizione volumetrica. Mies van der Rohe, allora direttore del Bauhaus, aveva affrontato il tema della casa-cortile e l’aveva sviluppato in diversi progetti anche con i suoi studenti. La Landhaus Lemke è l’unico esempio realizzato di questa tipologia di abitazione.


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La semplicità della distribuzione trova sostanziale arricchimento spaziale nelle connessioni visuali che si stabiliscono tra i vari ambienti, includendo lo spazio aperto del patio, la cucina e la camera con la sua vista panoramica sono caratterizzate dall’elemento della trasparenza con finestre che si estendono nella lunghezza. L’ideazione figurativa della casa è indubbiamente di avanguardia, la sua realizzazione materiale è affidata ad una tradizionale muratura portante di mattoni faccia a vista.

Se paragonata con altre opere di Mies van der Rohe, Landhaus Lemke, a tetto piano e distribuita su un unico livello, ha un’organizzazione spaziale piuttosto semplice e regolare. Concentra infatti gli ambienti del soggiorno sui due lati del patio ed orienta la sola camera verso la il lago Weissensee Obersee nella cui direzione rimane aperto anche li patio mentre sulla strada si affaccia la cucina.

In questa abitazione l’autore ha proseguito la sua ricerca sul tema della casa-tipo singola con un piano solo e a tetto piano. In essa sono condensati gli elementi più importanti della sua ricerca architettonica relativi ai temi della struttura portante (a lastre continue e slittanti) e dell'articolazione spaziale, e l’uso dei materiali.


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“Dio è nei dettagli” , celebre citazione di Mies rispecchia il suo amore incondizionato per la cura del dettagli, per la scelta dei materiali e per l’attenzione nella disposizione spaziale, basti guardare la disposizione delle finestre di casa Lemke, per vedere la realizzazione di questa citazione,la disposizione è creata in modo tale da completare la vista libera verso l’esterno attraverso un profilo sottile andando a formare quadrati uguali tra loro, che vanno a creare una serie di cornici attraverso il quale è possibile ammirare il lago come in un dipinto.

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Le pareti, sull’influenza delle concezioni architettoniche delle avanguardie, sembrano funzionare come schermi di delimitazione spaziale, generando un contrasto fra superfici esterne più chiuse e superfici interne più aperte; in tal modo, pur essendo materialmente costituito solo per poco più della metà del suo perimetro, il patio è assunto a fulcro compositivo della casa, tanto da rappresentarla integralmente, offrendo immagini di sovrapposizione tra una quotidianità domestica a forte contenuto estetico ed il paesaggio.


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La Neue Nationalgalerie (New National Gallery) di Berlino non è solo un museo, ma anche una pietra miliare architettonica. L’ultimo edificio del grande architetto tedesco, considerata una delle dichiarazioni più perfette della sua estetica, con le monumentali colonne in acciaio e il tetto a sbalzo, con copertura in vetro: sintesi perfetta del suo “less is more”.

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PIANO TERRA

Insieme al Padiglione tedesco, la Neue Nationalgalerie è considerata uno degli esempi più importanti di astrazione modernista strutturale.   Mies era intransigente nella sua ricerca di quella che lui definiva “perfezione”. Quando lo spazio infinitamente flessibile tra le facciate continue di vetro della Neue Nationalgalerie si è rivelato piuttosto problematico per le esposizioni d’arte, la risposta al problema fu: “É una grande sala che, naturalmente, pone molte difficoltà per l’esposizione d’arte. Sono pienamente consapevole di questo. Ma ha un potenziale tale che io semplicemente non posso prendere in considerazione di essere fermato da tali difficoltà.”

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La funzione espositiva della Nueue Nationalgalerie è di duplice natura: sede permanente per le collezioni d’arte del XIX e XX secolo, e luogo per esposizioni temporanee. Queste due differenti esigenze espositive vengono risolte articolando lo spazio su due livelli: quello superiore, destinato alle esposizioni temporanee, quello inferiore, del museo vero e proprio.

All'inizio degli anni '30 la Nationalgalerie era il più importante museo d'arte moderna al mondo. Ma tutto fu vanificato con l'ascesa al potere del nazismo, che inflisse colpi gravissimi alle collezioni. Nell'ambito dell'operazione "Entartete Kunst" vennero sequestrate tutte le principali opere del '900, mentre altre finirono distrutte a causa della guerra. Nel 1962 Mies van der Rohe ricevette l'incarico di progettare un nuovo museo che si occupasse di raccogliere opere d'arte del XX secolo. L'edificio venne inaugurato nel 1968, un anno prima della morte dell'architetto, ed è stato il primo museo ad essere costruito nell'area che poi diverrà il Kulturforum. Risorta dunque nel dopoguerra, la Neue Nationalgalerie è divenuta forte nel campo dell'arte tedesca dell'800, ma anche dell'impressionismo e dell'espressionismo tedesco. Sul finire degli anni '90 vi è stata una radicale riorganizzazione delle collezioni, in base alla quale alla Neue Nationalgalerie compete l'arte moderna e l’arte classica.Tra gli artisti meglio rappresentati figurano nomi importanti e d’avanguardia.

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PIANO INFERIORE

Mies accetta la commissione per la progettazione della neue Nationalgalerie nella sua nativa Germania nel 1962-1968. Ha progettato la costruzione del museo su un appezzamento di terreno nelle immediate vicinanze del suo ufficio. Il Museo di Arte Contemporanea è stato progettato come un padiglione quadrato con pareti vetrate senza supporti interni. Il grande tetto era composto da una scatola in acciaio fatta da enormi travi in un piatto a cassettoni. Il tetto è stato saldato a terra e sollevato con l’aiuto di martinetti idraulici. L’edificio è più impressionante quando è completamente vuoto o quando grandi sculture vengono esposte all’interno, proprio per le sue caratteristiche spaziali, date dalla predisposizione progettuale e strutturale e dai materiali utilizzati.


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SEZIONE TRASVERSALE

L’edificio, ultimo lavoro europeo di Mies ven der Rohe, fu ultimato nel 1968, appena un anno prima della sua morte ha quasi 5.000 metri quadrati di spazio espositivo e di circa 800 metri di spazio su parete. Il livello superiore splendidamente illuminato viene utilizzato per mostre speciali di sculture o dipinti. Il livello inferiore ha grande spazio anche per spettacoli a tema, e per la collezione permanente del museo.


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Oggi, la Neue Nationalgalerie costituisce uno su un totale di sei pilastri che insieme compongono la National Gallery, con gli altri cinque musei: l'Alte Nationalgalerie (Old National Gallery)sull'Isola dei

dei Musei di Berlino, il Museo Berggruen e la Sammlung Scharf- Gerstenberg in Charlottenburg, l'Hamburger Bahnhof - Museum für Gegenwart Berlin nel Tiergarten e la Chiesa Friedrichswerder a Schlossplatz. Con la sua vasta e multiforme collezione di arte moderna, la Neue Nationalgalerie si pone come uno dei musei più importanti d'Europa. La terrazza della Neue Nationalgalerie ha fornito uno

spazio decisamente importante per le opere di scultura del XX sec in esposizione , come “Obelisco Broken”che può essere visto anche da lontano e accogliere i visitatori di passaggio.


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Questo edificio rappresenta lo studio, la passione la dedizione per la professione che aveva Mies, racchiude un’enorme eredità, rappresenta simbolicamente la conclusione di un percorso durato 40 anni segnato da progetti chiave e simbolici che hanno dato punti di riferimento alla storia dell’architettura contemporanea, a partire dai padiglioni espositivi fatti in europa fino ad arrivare al periodo americano per poi ritornare e concludere la carriera in europa con un capolavoro come la Neue Nationalgalerie.


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AR RG Simona Brocato Elisa Cusimano arrg.architecture.graphics@gmail.com


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