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Les Rencontres de la Photographie – ARLES


Nella meravigliosa cittadina di Arles in Alta Provenza, fonte d’ispirazione per grandi artisti come Van Gogh, si sta svolgendo il festival “Les Rencontres de la Photographie”, dal 1 luglio al 22 settembre. Il tema di questa Edizione è “Arles in black” che ci porta attraverso magnifici spazi di consacrazione della fotografia in bianco e nero, ma non solo. Chiese, biblioteche, conventi, ex fabbriche adibiti a luoghi di esposizione, ricchi di charme e contraddistinti da perfetti allestimenti, che invitano il visitatore a soffermarsi ed apprezzare ogni singola location attraversando la Città. Meraviglioso è il repertorio fotografico di Jacques Henri Lartigue all’intero della Chiesta della Trinità, con immagini legate al viaggio ed in particolare alla compagna Bibi ed alla madre. Un ricordo della Belle Epoque. Diversamente, la retrospettiva su Sergio Larrain ci trasporta in diversi continenti, coinvolgendoci man mano nei singoli spazi, a partire dal Sud America, facendoci conoscere persone e profumi. Ci permette poi di percepire il calore e l’arsura di una Sicilia degli anni ’20, per poi passare ad un’atmosfera londinese sospesa ed umida e ad una Parigi leggera ed elegante.

La Chiesa di Sant’Anna diventa consacrazione di più di 300 fotografie dai primordi della carriera di Larrain sino alla Magnum, confermando quanto lo stesso diceva: “Je peux donner forme à ce monde de fantasmes quand je sens que certains résonnent en moi “. Commovente da un lato, energico e pieno di vitalità, è il ciclo fotografico dell’”Auberge de Jeuness” di Pierre Jamet. Immagini scattate verso la fine degli anni ’30 ritraggono il gruppo di amici del fotografo durante le vacanze, in una atmosfera di gioco e libertà, sensualità e spensieratezza che tuttavia verrà spezzata dalla vicina guerra. Viene catturato l’istante come lo stesso artista ci dice “Si j’aime tant la photographie, ce doit Être, outre le plausi de l’émotion et de la forme, pour le désir de prolonger l’éphémère, se sauver l’instant”. Degno di nota è lo spazio surreale dedicato al fotografo Jean-Michel Fauquet, dove tra luci bordeaux soffuse ed alte pareti dello stesso colore, troviamo immagini che ci rapiscono, ci avvolgono e ci trasportano direttamente nei luoghi e nelle situazioni rappresentate. Non possiamo uscirne, ma passare da una all’altra. Al centro della sala grandi e piccoli oggetti di vita quotidiana o d’arte che ritroviamo nelle fotografie stesse. L’artista lavora sul tema della memoria autobiografica, sul déjà vu, fissando gli istanti.


Spiritosi ed accattivanti sono i fotomontaggi di Gilbert Garcin, dove lui stesso è l’ironico protagonista dei suoi lavori, spesso accompagnato dalla moglie, definendoli “petites philosophies à la manière du grand Hitchcock”. Un grande spazio è stato poi riservato alle rinomate opere di Arno Rafael Minkkinen, fotografo pubblicitario e fabbricante di macchine fotografiche sin dal 1970. Si concentra nel corso degli anni sul tema dell’inverso, sulla riproduzione di parti del corpo umano inseriti in contesti naturali o urbani, dove in particolare nelle opere meno recenti, si percepiscono un rigore ed una perfezione quasi irreali.

Celebratissime e decisamente differenti rispetto alle precedenti, sono le opere dell’artista giapponese Hiroshi Sugimoto, esposte nello spazio Van Gogh. Un lavoro di studio incentrato sul rapporto uomo terra, sull’orizzonte, sul mare e sul cielo, sul suo sentimento di fluttuazione nell’aria che sin da bambino nutre.


L’artista ci racconta come ciò che noi conosciamo del mondo sono tutte esperienze minime rispetto a quello che vediamo o percepiamo e vuole coinvolgerci nelle sue esperienze extrasensoriali. Il bianco ed il nero di Arles ci trasportano nel passato, in un viaggio che vale la pena percorrere. Articolo di Elisabetta Chiono elisabettachiono@gmail.com uk.linkedin.com/in/elisabettachiono/

Fotografie di Cristina Gori


Les rencontres de la photographie Arles