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La Tua Rivista in Italiano

Oggitalia

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Anno XXXIII - N. 1 - Settembre /Ottobre 2014 - Imprimé à Taxe Réduite

LA RIVISTA CONTINUA IN RETE (vedi pag. 3)

Itinerari

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www.elimagazines.com

Scoprire Portofino


Sommario Il milite ignoto lo racconto io, il foro di Augusto 2000 anni dopo, il premio letterario vacanze in Italia

Eventi

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Inchiesta

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La scuola che ti fa trovare un lavoro

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Mario Lodi

Spettacolo

Curiosità

Itinerari

Ricette italiane

di Giampaolo Cerri da www.panorama.it Incontro con gli alunni della scuola Oliver Twist, vicino Como di Carla Ida Salviati da www.andersen.it La lezione di un vero intellettuale della scuola

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Leopardi secondo Martone di Curzio Maltese da www.repubblica.it Intervista al regista che per primo ha raccontato la storia di uno dei poeti italiani più studiati

10 Gli italiani abili risolutori, Che tipo di scrittura usava Leonardo da Vinci?, Quando sono stati inventati gli occhiali?

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Road to Portofino L’estate è agli sgoccioli: vi proponiamo un viaggio per godere degli ultimi raggi di sole da www.italia.it

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Peperoncino festival a Diamante, Calabria La ricetta degli involtini alla siciliana da www.folclore.it

Arte & Design

Sport

Tradizioni

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Se il segnalibro ha la faccia di un imperatore

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Incontenibile Fognini: “finalmente titoli più grandi del calcio”

A Roma una mostra sulle grandi raccolte di volumi del mondo greco e romano da Popotus

di Riccardo Crivelli da www.gazzetta.it Alla vigilia dello scontro con la Svizzera, incontro con il campione del tennis italiano

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Il libro è sospeso. La cultura sorride da Popotus

Modi di dire italiani

Scrittori italiani

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È una vittoria di Pirro! di Anissia Becerra da Airone Viaggio tra i modi di dire italiani nati a partire da una battaglia, un personaggio o un evento che hanno cambiato così a fondo la storia da modificare persino la nostra lingua

Illmitz, opera prima e inedita di Susanna Tamaro di Donatella Trotta da www.ilmattino.it A colloquio con l’autrice di Va’ dove ti porta il cuore a vent’anni dal suo successo planetario Una pagina di attività divertenti e stimolanti sugli articoli di “Oggitalia”

Giochi e attività

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Stilisti italiani

24 Londra ha celebrato i 70 anni della moda italiana con una mostra al Victoria&Albert Museum Ripercorriamone anche noi i passi, a partire dallo stilista Versace da www2.stile.it

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Eventi Il milite ignoto lo racconto io

[ Ciao ragazzi e bentornati dalle vacanze estive! Settembre è un mese intenso: potete godere degli ultimi raggi di sole mentre vi preparate al ritorno tra i banchi di scuola. Per farvi compagnia e addolcire questi momenti vi proponiamo le immagini della bellissima Portofino, in Liguria. Questo numero sarà dedicato soprattutto al mondo dei libri! Eccoci allora a Como, nella fantastica scuola “Oliver Twist” dove i ragazzi non imparano solo la matematica e la storia. Scoprirete come funzionavano le biblioteche antiche e l’interessante usanza del “Libro sospeso”. Settembre vedrà anche la nostra nazionale di tennis battersi contro la Svizzera e l’uscita del grande film su Giacomo Leopardi; ne abbiamo intervistato i protagonisti. Infine, vi proponiamo l’incontro con Susanna Tamaro e il suo ultimo libro: Illmitz, il viaggio di un ragazzo che si definisce “macinasogni”. Buona lettura!

Silvia

Settembre • Ottobre 2014 Direttore responsabile Lamberto Pigini Redazione Paola Accattoli Grazia Ancillani Cristina Ciarrocca

Responsabile editoriale Daniele Garbuglia Per la vostra corrispondenza: “Oggitalia” ELI P.O. box 6 - 62019 Recanati (MC) Italia www.elimagazines.com

Audio Per tutti gli abbonati, l’abbonamento alle riviste include la possibilità di scaricare gratuitamente, in formato MP3, l’audio di tutte le riviste dall’area risorse del sito www.elimagazines.com, inserendo il codice di accesso presente in ogni numero della rivista. Note per l’insegnante Per l’ insegnante, l’abbonamento alle riviste include la possibilità di scaricare gratuitamente, oltre al materiale audio in MP3, le Note per l’insegnante di tutte le riviste disponibili in formato PDF. L’insegnante deve prima registrarsi nell’area risorse insegnanti del sito www.elimagazines.com. Codice di accesso: 4005 2000 0011

Glossario ambizione: aspirazione verso qualcosa, obiettivo bimillenario: periodo di 2000 anni foro: piazza romana, dove i cittadini si ritrovavano per discutere di varie attività fronte: linea che precede la zona in cui gli eserciti si scontrano in battaglia luoghi di nicchia: luoghi raffinati e in genere poco frequentati miriade: moltissime e varie

un volto ai soldati morti al fronte* durante la Prima ] Dare Guerra Mondiale. Ha questo scopo il progetto «Il milite non

Tratto da

più ignoto», proposto dall’Associazione nazionale alpini alle scuole medie e superiori, in occasione del centenario dello scoppio del conflitto, cominciato in Europa nell’estate del 1914. In tutti i paesi è presente un monumento eretto in onore dei militari morti, che generalmente ne riporta i nomi. A partire da queste poche informazioni, gli studenti sono chiamati ad effettuare un viaggio nella storia ma anche nella memoria delle comunità locali. Bussando alle porte delle case dei parenti dei defunti, potranno recuperare ricordi e testimonianze del fronte. Molto importanti sono le lettere e le cartoline; gli storici hanno calcolato che, soltanto in Italia, durante i quattro anni della guerra (terminata il 4 novembre 1918), i soldati ne scrissero più di quattro miliardi. (…) «Con questo progetto spiegano gli alpini promotori - vogliamo educare gli studenti all’idea di un passato e di una memoria comune del nostro popolo».

Il foro di Augusto 2000 anni dopo

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Le pietre parlano e sono in grado di raccontare molte cose. E proprio a partire dai marmi ancora visibili nel foro* di Augusto inizia un viaggio nella storia di 2000 anni fa, condotto dal famoso presentatore televisivo Piero Angela e Paco Lanciano, con la collaborazione di Gaetano Capasso, alla scoperta di un magnifico sito archeologico, un tempo al centro delle vicende dell’antica Roma. Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie gli spettatori possono ascoltare la musica, gli effetti speciali e il racconto di Piero Angela in sei lingue. Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Angela e da magnifici filmati e ricostruzioni che mostrano i luoghi così come si presentavano all’epoca di Augusto: una rappresentazione emozionante ed allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico. (…) Oltre alla ricostruzione fedele dei luoghi, con effetti speciali di ogni tipo, il racconto si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, dominava l’area accanto al tempio. Il progetto rientra nelle celebrazioni per il bimillenario* della morte di Augusto (19 agosto 14 d.C.) e in un più ampio intervento di valorizzazione dei Fori Imperiali. Tratto da

http://www.viaggionelforodiaugusto.it

Premio letterario vacanze in Italia

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L’Associazione Italiana del Libro e Res Tipica, la rete che riunisce le associazioni delle Città di identità aderenti all’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), con il patrocinio di Federalberghi, hanno bandito il 1° Premio internazionale di letteratura turistica e di viaggio vacanze in Italia aperto alla partecipazione di autori, giornalisti, studiosi, case editrici, istituti di ricerca, aziende, enti pubblici e privati, associazioni culturali. L’obiettivo? Stimolare la curiosità di tutti quelli che amano scoprire luoghi nuovi, magari anche dietro casa, attraverso l’intensità e la bellezza delle descrizioni di chi scrive. Si tratta anche di uno strumento che ha l’ambizione* di aumentare i flussi turistici, e immancabilmente quelli culturali, in luoghi di nicchia*. Luoghi di cui l’Italia è piena. E quando si parla di turismo si parla contemporaneamente di una miriade* di possibilità: dalle città d’arte ai borghi medievali, dai panorami mozzafiato alle coste incontaminate. Ma si parla anche di un turismo che viene a vedere di persona i luoghi dove si producono i cibi, i vini, solo per citare alcuni esempi, che sono tanto apprezzati all’estero. E si tratta spesso di grandi sorprese, perché l’Italia è anche questo. È un luogo fatto di artigiani e di tradizioni che cambiano radicalmente a distanza di pochi chilometri. Un concentrato di diversità che scoprirla tutta è impossibile. Per cui il turista ritorna a casa sempre con un’insoddisfazione inconscia, con il dubbio di non aver visto tutto, che gli sia sfuggito qualcosa che non conosce e che, inevitabilmente, lo spingerà a documentarsi. Ecco l’importanza del concorso. Valorizzare la comunicazione che soddisfa e incuriosisce, che spinge a verificare con i propri occhi se quanto raccontato sia davvero così bello. Così antico. Così puro. […] Tratto da

http://www.associazioneitalianadellibro.it

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Inchiesta

La scuola che ti fa trovare un lavoro

Il 70% degli alunni che portano a termine il corso di studi della Oliver Twist, vicino Como, viene assunto. Ecco come funziona (bene) il primo istituto italiano che ha copiato i tedeschi riscoprendo l’apprendistato

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Tratto da

di Giampaolo Cerri

]

C’è un pezzo d’Italia dove lo spread* è zero e le differenze fra Germania e Italia si annullano. È un fazzoletto di terra sulle colline a sud di Como, da dove un edificio in mattoni rossi, innervato* di travi d’acciaio, guarda con le sue ampie

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vetrate il lago. Benvenuti alla Oliver Twist, dove oltre il 70% degli ottanta studenti che completano il triennio con la qualificazione professionale trova lavoro nelle aziende della zona malgrado la crisi. Esattamente come dalle parti di Angela Merkel, dove il sistema duale, vale a dire l’alternanza di scuola e impresa, è alla base del successo economico del paese. Miracolo a Como? Forse. Di certo un metodo: «Non accontentandoci di portare l’azienda a scuola, abbiamo portato la scuola in azienda» sintetizza Alessandro Mele, 44 anni, calabrese con laurea a Siena. Arrivato dieci anni fa come volontario, quando era in carriera in una multinazionale della consulenza, Mele non se n’è più andato, fino a diventare il preside della Oliver Twist. «Ci siamo ispirati alle botteghe che nel Rinascimento hanno fatto grande

l’Italia» spiega il preside. «Puntando su un’intelligenza delle mani che diventasse cultura». Così nella bottega del gusto, dove si preparano futuri pasticcieri, barman e camerieri, la storia si accoppia col dessert, perché la torta Sacher va di pari passo con Maria Teresa d’Austria, e la matematica serve a contare le molecole del caffè. In quella del tessuto e del legno la scienza si applica ai materiali, la storia dell’arte agli arazzi e agli arredi, e gli stili c’entrano con la letteratura, la matematica con l’età dei legnami o le trame delle pezze di seta. Nessuna cesura fra lavoro e studio, fra teoria e pratica. Il tutto senza risparmio di tecnologia. «Dall’anno scorso i ragazzi hanno i tablet» dice il preside. In più: l’uso intensivo dell’inglese, lingua in cui si insegnano storia, scienze e informatica, e che è anche l’idioma


ufficiale del bar didattico. Si può essere serviti solo chiedendo le consumazioni in inglese. La scuola Oliver Twist è nata nel 2004 per l’iniziativa di un gruppo di famiglie che, avendo accolto in affido bambini in difficoltà, aveva compreso che i percorsi scolastici tradizionali sarebbero stati pressoché impossibili. Un inizio sobrio: tre aule prese in affitto, in cattedra insegnanti in pensione o giovanissimi, tutti innamorati del progetto. «Partimmo dalle tre industrie del territorio» ricorda Erasmo Figini, 62 anni, designer d’interni che è anche uno dei fondatori «ovvero mobilifici, tessiture e grandi alberghi». La fama di una scuola diversa, dove «s’impara per davvero», come comincia a dire qualche giovane, fa lievitare* le domande: in breve la sede scoppia. La stessa fama, però, porta anche l’aiuto

decisivo della Regione Lombardia, che paga le rette con i «voucher», e di tanti donatori. Nel 2009 apre l’attuale sede, con oltre 330 studenti che arrivano da tutta la provincia e da quelle vicine. Alcuni perché hanno mollato la scuola, altri perché si sentono di voler imparare un mestiere. Sentono invece di dover dare una mano i più bei nomi dell’imprenditoria locale. Gli alberghi di lusso della famiglia Passera (Corrado, Bianca e Antonello) hanno subito accolto gli stage e creato la scuola per giovani camerieri e barman, mentre i supermercati Bennet della famiglia Ratti hanno sperimentato qui il nuovo apprendistato, formando banconisti e anche altri profili. «La bontà del metodo la constatiamo con i venti ragazzi che accogliamo in stage ogni anno» assicura Battista Saibene, a capo del gruppo delle tessiture Lisa, 330 addetti fra Como e le colline intorno a Bergamo, e 116 milioni di fatturato. «Scegliamo i reparti più adatti ed esiste un contatto continuo e diretto fra il tutor scolastico e i capireparto». Negli ultimi due anni, nel bel mezzo della crisi, per cinque ragazzi della Oliver Twist il tirocinio qui s’è trasformato in assunzione. E tanti ne accoglie regolarmente anche Giacomo Castiglioni, industriale del legno con 70 addetti e produzioni di pregio, che vanno

dalla nautica ai pavimenti: «Colpisce la cura degli allievi che la scuola riesce a offrire» dice. Alla Castiglioni ha trovato recentemente lavoro Marco, 19 anni, di Saronno (Milano), che aveva lasciato la scuola normale perché troppo astratta, troppo dura, troppo tutto. Idem Michela, 18 anni, comasca, una doppia bocciatura al liceo scientifico: grazie al passaparola è arrivata in questo strano «liceo del lavoro», dove al mattino si va in un’azienda, per iniziare a fare un lavoro che si desiderava imparare, e il pomeriggio si studia con un percorso personalizzato. «Oggi faccio quel che sognavo» sorride Michela. «Lavoro in uno studio fotografico, per ora sono assistente ma sto imparando a fotografare». Alessio, suo coetaneo, dopo uno stage sta cercando lavoro perché, comunque, la crisi resta. Lo fa però confrontandosi regolarmente con i tutor della scuola. «Questa è la ricerca attiva» spiega. Che significa tentarle tutte e non permettersi di restare con le mani in mano. Ad Andrea, 19 anni, di Como, la professoressa di matematica alle medie aveva ingiunto di seguire una scuola professionale. La Oliver Twist gli ha fatto capire che invece studiare gli piace proprio: dopo i tre anni di qualificazione professionale e il diploma preso l’anno dopo, con una dozzina* di colleghi convertiti allo studio sulla via di Como, ha conseguito la maturità. Perché succede anche questo alla Oliver Twist, e pochi giorni fa Andrea s’è iscritto a scienze dell’educazione: «Mi sono innamorato del lavoro del tutor, del fatto che un altro possa insegnarti a fare meglio, a cambiare». Una storia così singolare da interessare i pedagogisti: quattordici giovani insegnanti della scuola hanno iniziato il dottorato di ricerca in apprendistato di alta formazione con l’Università di Bergamo. Insegnano facendo ricerca sulla metodologia innovativa della scuola. Non solo l’azienda è entrata a scuola, ora c’è anche l’università. Per maggiori informazioni, visita il sito: http://www.cometaformazione.org/ LascuolaOliverTwist/tabid/54/Default. aspx

Glossario spread: termine economico che sta a indicare la differenza tra i rendimenti di due diversi Paesi innervato: caratterizzato dalla presenza di molti… lievitare: crescere dozzina: dodici

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Inchiesta

Mario Lodi

La lezione di un vero intellettuale della scuola, capace di ascoltare, interpretare e rispettare la lingua dell’infanzia

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Tratto da

di Carla Ida Salviati

]

Ci sono parecchie angolature dalle quali si può guardare la figura di Mario Lodi, che ci ha lasciati a marzo dopo una lunga vita intensa e laboriosa. Si può parlare dell’autore di letteratura giovanile (e il pensiero va subito a Cipì, già un classico amato da generazioni); si può parlare del maestro innovatore nella scuola postbellica ancora fortemente impressa dall’impianto autoritario; si può parlare dell’attivista, fondatore assieme a pochi altri del Movimento di Cooperazione Educativa; oppure dell’analista di rottura con Il Paese

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sbagliato, il pamphlet cui attingevano gli insegnanti degli anni ‘70 infiammati dalla lettura parallela di Lettera ad una professoressa. (...) Se quindi scelgo di parlare soprattutto del “mestiere di maestro” è perché mi pare che lì stia il fortissimo collante che lega tutto. A ben guardare, anche la narrativa di Lodi è radicata al mestiere di insegnante: lo dichiara lui stesso in un’intervista che si può facilmente recuperare su Youtube, dove ricorda come i suoi libri più famosi siano nati dall’esperienza di classe: ancora oggi l’edizione del cinquantenario di Cipì rende omaggio in copertina a tale paternità plurale, l’autore è infatti «Mario Lodi e i suoi ragazzi». Certo, era un uomo generoso il maestro di Piadena, che ha voluto anche dopo mezzo secolo ribadire un tale omaggio alla creatività infantile. Da tutto ciò, peraltro, non esce affatto sminuita la limpidezza di scrittura che Lodi sempre ha profuso* nelle tante e varie prove letterarie e saggistiche: è ben noto, infatti, che la creatività di una classe

si sprigiona e trova modo di esprimersi solo grazie a un buon maestro, capace di costruire sintonia emotiva e di predisporre le occasioni culturali che generano conoscenza. E Lodi, inoltre, sapeva ascoltare la lingua dell’infanzia, sapeva interpretarla e rispettarla.

Successi e delusioni quotidiane Ecco, il tema del rispetto gli è stato sempre molto caro: in un capitolo di C’è speranza se questo accade al Vho – il suo libro più sofferto e più importante, un vero diario che registra i successi e le delusioni quotidiane di un maestro molto solo degli anni ‘50 – Lodi racconta come i suoi bambini, i “figli della terra” che ancora confondono i tuoni con i bombardamenti, si avvicinino alla poesia. A quei tempi l’approccio alla poesia avveniva in tutte le classi allo stesso modo: su versi codificati, preferibilmente eroici, da ripetere a memoria. Poco importava il livello di autentica comprensione cui i piccoli della


Io: – Hai un coniglietto, tu? Di stoffa… oppure vivo? Tiziana: – Ne ho dieci. La bambina si apparta per scrivere e poco dopo Tiziana è venuta nella mia classe a portarmi la sua poesia scritta. L’ha letta alla mia scolaresca, la quale all’unanimità l’ha passata alla tipografia:

IL MIO CONIGLIETTO Coniglietto mi piaci perché sei bianco e sulla schiena hai delle macchie nere. Io mi chiamo Tiziana e ti accarezzo».

scuola elementare potevano aspirare: si recitavano rime che semplicemente “dovevano essere imparate”, come l’inno nazionale (vent’anni dopo, in pieno clima sessantottino, le più note verranno raccolte in un’antologia, L’albero a cui tendevi la pargoletta mano, corredata da una nota un po’ caustica* e un po’ nostalgica di Giancarlo Vigorelli).

I ragazzi di Mario Lodi, cresciuti nel rispetto reciproco e per il loro insegnante, si cimentano con la lingua, la trattano come un giocattolo e inventano semplici versi. Non sono certo grandi liriche, ma l’approccio alla poesia è completamente ribaltato rispetto alla scuola tradizionale: è emotivo e comunicativo, non mnemonico e celebrativo. Ecco quanto racconta lo stesso Lodi nel suo diario, destinato a divenire poi libro di grande successo: «Mi ha detto che si chiama Tiziana e mi ha recitato una poesia studiata a scuola: – Secondo te, una poesia è come un pensierino? Tiziana: – No. Io: ‒ Una bambina potrebbe fare una poesia? Tu, ad esempio, non hai mai avuto voglia di fare una poesia? Una poesia anche cortissima, di poche parole, ma bella, così bella che gli altri, a sentirla, ti battano le mani e dicano: “com’è bella questa poesia!”. Tiziana (non ascolta le ultime parole e dice): – Al coniglietto. (China la testa e arrossisce)

Il rispetto di Lodi per le produzioni infantili era davvero infinito e non di rado sfociava in sincera ammirazione. Era orgogliosissimo della sua collezione di disegni che periodicamente esponeva nella grande cascina ribattezzata la “Casa del gioco e delle arti”, ed è stato per me un vero privilegio averlo avuto come guida in tale straordinaria galleria quando, insieme, lavoravamo al saggio Mario Lodi maestro. «L’arte infantile esiste» mi ripeteva e si soffermava su un dipinto steso su carta da pacchi con tempere da poche lire, ne raccontava la genesi* e la tecnica con la medesima accuratezza e passione di un critico d’arte davanti a un capolavoro celebrato. Rispetto, si diceva: per questo era contento se lo si chiamava “il maestro della Costituzione”, e invitava tutti a riconoscere la nostra Carta come vademecum civile e soprattutto ad attuarla senza le vuote parole della retorica, ma nella pratica quotidiana, nel rispetto delle cose e delle persone. Da Piadena, dove era nato, non si è mai trasferito, non ha inseguito i riflettori mediatici. Partecipava volentieri a incontri pubblici, ma tornava poi sempre alla sua campagna; là lo raggiungevano sovente gli amici, gli estimatori e generazioni di insegnanti. Da Piadena, lo possiamo ben dire in senso reale e in senso figurato, è passata la migliore scuola italiana. Anzi, se oggi c’è un motivo per rimarcare il piccolo borgo nella Padana tra Cremona e Mantova, questo motivo sta proprio in Mario Lodi. (…)

Glossario ha profuso: ha dimostrato caustica: provocatoria, aspra o pungente genesi: l’origine

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Spettacolo

Leopardi secondo Martone Esce il film che racconta per la prima volta la storia di uno dei poeti italiani più studiati. Dopo Dante, ovviamente! Ne abbiamo intervistato il regista

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Tratto da

di Curzio Maltese

]

Il cinema rimane un’arte surreale*. Tre anni fa Mario Martone ha scritto su un foglietto d’albergo al Lido di Venezia la parola «Leopardi» ed eccoci qui, con una troupe di una trentina di persone, nella casa del poeta a Recanati. Per chi non l’avesse visitata, uno dei luoghi più incantati d’Italia, fra la biblioteca di Monaldo, quella degli studi “matti e disperatissimi”, la finestra dove il poeta spiava il canto di Teresa Fattorini (A Silvia), la piazza del sabato del villaggio, la stanza da letto che era stata aperta prima soltanto a Carmelo Bene. Il giovane favoloso, titolo da un verso della scrittrice Anna Maria Ortese; il film di Martone sulla vita di Giacomo Leopardi è una follia poetica, almeno nel prosaico* panorama del cinema italiano contemporaneo. Sette o otto milioni di euro per un film in costume, dodici settimane di lavorazione fra Recanati, Firenze, Roma e Napoli, un cast magnifico, a cominciare dai protagonisti, Elio Germano (Leopardi) e Michele Riondino (Ranieri), e poi Massimo Popolizio, Isabella Ragonese, Raffaella Giordano, Valerio Binasco, Anna Mouglalis, Iaia Forte, Edoardo Natoli, Sandro Lombardi, Danilo Nigrelli. Se, una volta finito, il film renderà la metà della passione e della felicità che abbiamo visto sul set, fra regista, attori e tecnici, forse ne uscirà un capolavoro. Mario Martone ha cominciato con l’avanguardia teatrale* e da ormai dieci anni vive immerso nel XIX secolo. Una fuga dal proprio tempo molto leopardiana.

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“Pensare che l’Ottocento italiano non mi aveva mai affascinato, comunque assai meno del Rinascimento o del Settecento illuminista. Dopo Noi credevamo mi sono detto: non posso fare un altro film sull’Ottocento. Volevo addirittura fare un film di fantascienza. Ma la figura di Leopardi mi ossessionava e ho deciso di inseguire la passione”.

Un film o un romanzo sono sempre sul presente, anche e a volte soprattutto quelli storici. Noi credevamo era il racconto dell’origine dei mali italiani, la rivoluzione mancata. È stato così anche per la vita di Leopardi? “Leopardi è più che attuale, è davanti a noi, parla al futuro”.


Quindi è un film di fantascienza in abiti ottocenteschi? “Sul serio, credo che ci volesse tutto il Novecento, le disillusioni del secolo breve, la caduta delle ideologie, il fallimento delle ‘magnifiche sorti e progressive’, per cogliere tutta la modernità del poeta e del filosofo. Oggi è l’alba di Leopardi, soltanto ora comincia davvero a parlarci. E ci parla di questioni fondamentali della vita: il rapporto con la natura e con la scienza, la ricerca della felicità e il valore delle illusioni. È un artista profetico, come Pasolini, e per questo

che Leopardi sarebbe diventato l’autore italiano più presente sulla stampa anglosassone, prima grazie al successo dei Canti tradotti da Galassi e ora dopo la prima traduzione in inglese dello Zibaldone. (...) Il suo lavoro teatrale sulle Operette Morali è stato di scena a New York. E finalmente il N.Y. Times ha scritto che Leopardi merita almeno la stessa considerazione di Baudelaire o Rilke. “Doveva accadere che il pubblico americano e inglese scoprisse la grandezza di Leopardi ed è una bella circostanza che succeda proprio adesso. Questo mi fa sperare che il film possa viaggiare per il mondo com’è accaduto per Noi credevamo e forse di più. Quello era un film molto italiano, questo è la storia di un’anima universale, di un’amicizia fra Giacomo e Ranieri, di un rapporto col padre e della fuga da casa di un giovane”.

“La visione di Monaldo come padre padrone reazionario e papalino* si rivela quantomeno ingiusta. Tratto da Era un uomo che disponeva a Recanati all’inizio del XIX secolo di una biblioteca da far invidia alle grandi corti europee, con centinaia di testi scientifici e moltissime opere messe all’Indice dalla chiesa cattolica. È generoso e, pure lui, un illuso. Alla fine aprirà la sua biblioteca a tutti i cittadini, ma nessun recanatese si presenterà all’inaugurazione”.

[

Venire in questi luoghi che immaginiamo fin da bambini è un’emozione travolgente. È stato difficile restituirne la meraviglia? “Ho pensato spesso a Borges. Recanati è un labirinto, una prigione borgesiana, mura e libri, libri che sembrano muri e mattoni che paiono libri impilati*. Siamo rimasti prigionieri anche noi, tanto da pensare che sarebbe stato difficile girare ancora a Firenze, Roma e Napoli”.

entrambi continuano ad affascinare le nuove generazioni. In più, il coraggio di rimettersi in gioco in ogni frase. Non c’è verso di Leopardi che non sia autobiografico”. Un po’ profeta è anche lei. Quattro anni fa, quando ha cominciato a scrivere con Ippolita Di Majo, nessuno poteva immaginare

Quanto pesa il poter contare sul talento di Elio Germano come protagonista? “Molto. Ho pensato subito a lui. Senza Elio non avrei fatto il film. Si è immerso in Leopardi con un entusiasmo contagioso. Dopo pochi giorni di lavoro era già in grado di imitarne alla perfezione la grafia. È essenziale anche l’intesa con Riondino che è Antonio Ranieri, l’amico della vita, colui che lo porta via dall’oppressione familiare, il vero fratello di Giacomo e forse l’unico contemporaneo che ne comprende la grandezza”. A proposito, la scelta di un attore raffinato come Popolizio suggerirebbe una visione un po’ più complessa di Monaldo Leopardi, il padre più maltrattato nella storia della letteratura, almeno fino a Kafka.

Il giovane Giacomo fugge da Recanati sperando d’incontrare la gloria, l’amore, il riconoscimento, ma s’imbatterà ovunque in un’Italietta contadina e declinante. C’è qualcosa che ricorda il presente, l’amarezza di tanti giovani di talento? “Questo lo lasciamo agli spettatori. A me interessa raccontare la storia di un uomo in conflitto col proprio tempo, con il conformismo di un’epoca”. (…)

Glossario arte surreale: che supera la dimensione del reale prosaico: con poca idealità, interessato più alle questioni materiali che alla finezza e all’eleganza avanguardia teatrale: le idee più nuove nel mondo del teatro impilati: posti uno sopra l’altro reazionario e papalino: chi si oppone alle novità e appoggia il papa

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Curiosità

Gli italiani abili risolutori [

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Tratto da

Si brucia la lampadina? Bisogna appendere un quadro in casa? Niente paura, i ragazzi italiani sono tra i più bravi al mondo a risolvere problemi pratici. In particolare, gli studenti del Nord sono in testa alle classifiche mondiali, subito dietro i giovani asiatici. La bella notizia arriva dall’Ocse (sigla che identifica l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) che ha diffuso i risultati di una ricerca sulla capacità degli adolescenti di risolvere problemi quotidiani. In cima alle classifiche si piazzano i ragazzi di Singapore, Corea del Sud e Giappone, nazioni dove l’istruzione tecnica è molto avanzata. Subito dopo, però, ecco gli italiani che, almeno questa volta, non si trovano nelle retrovie. La speranza è che la scuola sappia fare tesoro di queste qualità e possa ulteriormente svilupparle.

Che tipo di scrittura usava Leonardo da Vinci?

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Tratto da

La scrittura speculare, un tipo di grafia che va in direzione inversa a quella normale, e cioè da destra verso sinistra. Lo scritto può essere letto solo con l’ausilio* di uno specchio. Secondo alcune teorie, Leonardo utilizzava questo metodo perché era mancino, mentre secondo altri così tentava di tenere segrete le sue migliaia di documenti (oggi ne contano oltre diecimila). Altri ancora sostengono che Leonardo soffrisse di dislessia e che per questo trovasse più semplice scrivere in modo speculare.

Quando sono stati inventati gli occhiali?

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Tratto da

]

Furono inventati in Italia nel XIII secolo dai monaci che se ne servivano per leggere i codici*. Inizialmente si usava un tipo di cristallo, detto beryl (berillo); solo in un secondo tempo si cominciò a usare il vetro. Fu a Murano, dove la lavorazione del vetro era particolarmente sviluppata, che probabilmente nacquero i primi veri occhiali, per combattere la presbiopia* dei monaci: avevano lenti a base convessa e un supporto di legno, di corno o di ferro da appoggiare sul naso, come ci mostra il ritratto del cardinale Hugues de Saint-Cher, morto nel 1263 (il ritratto fu però eseguito nel 1352). Nel 1305, comunque, il frate domenicano beato Giordano da Pisa durante una predica presso la chiesa fiorentina di Santa Maria Novella (...) affermò che «non è ancora venti anni che si trovò l’arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch’è una delle migliori arti e delle più necessarie che ‘l mondo abbia».

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Glossario ausilio: aiuto codici: libri antichi scritti a mano presbiopia: difetto della vista che consiste nel vedere male gli oggetti vicini e bene quelli lontani


Itinerari

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Tratto da

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L’estate è agli sgoccioli: vi proponiamo un viaggio per godere degli ultimi raggi di sole «Un piccolo villaggio che si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino»: così Guy de Maupassant descrisse Portofino, piccolo borgo marinaro della riviera ligure, circondato dal verde del Parco naturale regionale e della Riserva marina. Questa splendida località balneare, immersa in un’atmosfera antica, fatta di tradizioni marinare, è stata ed è tuttora amatissima da artisti, personaggi famosi e scrittori che ne hanno decantato le lodi. La “piazzetta”, punto di ritrovo del jet set internazionale, è il simbolo di Portofino, mentre il porticciolo con le caratteristiche abitazioni dai colori vivaci è lì a testimoniare la grande tradizione marittima di questo borgo, i cui abitanti erano chiamati da greci e romani delfini, per l’abilità nella navigazione. (...)

Da vedere Tanti i luoghi di interesse naturalistico e culturale, a cominciare dalla chiesa del patrono di Portofino, san Giorgio, costruzione del XII secolo, al cui interno sono custodite le reliquie portate dai marinai di ritorno dalle crociate, e dal cui sagrato* si gode un magnifico panorama. Nella vicinanze sorge il castello Brown, una fortezza immersa in uno splendido giardino pensile*, caratterizzata da pareti con bassorilievi e arredi architettonici in marmo e in ardesia.

Road to Portofino Da qui si giunge al faro, situato su Punta del Capo (Punta Portofino), che domina tutta la baia. Interessante anche l’oratorio della Confraternita dell’Assunta, in stile gotico, che custodisce diverse opere d’arte, tra cui una statua lignea del XIX secolo raffigurante l’Assunta.

Da fare Chi ama le tradizioni, passeggiando per le strade del borgo, può visitare le botteghe di artigianato come quelle in cui le donne del posto lavorano ancora gli eleganti merletti* in filo di Fiandra con l’antica tecnica del tombolo. Per immergersi nella natura tipicamente mediterranea è d’obbligo un’escursione sul monte di Portofino, che regala emozioni e piacere intensi o una gita in barca nel golfo del Tigullio a contatto diretto col suo bellissimo mare. Frequenti, in particolare nel periodo estivo, eventi e serate mondane che hanno reso famosa Portofino a livello internazionale, tra questi le spettacolari regate*. (...) Portofino offre un’ottima cucina a base di pesce, tanti i ristoranti dove gustare le specialità di mare, ma anche la tipica ricetta della zona: la “lasagna di Portofino”, prelibato piatto con un condimento a base di pesto. Prima della cena tutti in “piazzetta” per un aperitivo con focaccia genovese e Giancu

de Purtufin, miscela di uve del territorio, limitata alla sola produzione locale.

Da non perdere Portofino costituisce un buon punto base da dove visitare diversi posti interessanti della Riviera ligure (sia di Ponente che di Levante). Immancabile una gita a Genova che è a soli 30 chilometri, o alle Cinque Terre che distano circa 50 chilometri, entrambi Patrimonio Unesco. Da non perdere una gita alla suggestiva abbazia medievale di San Fruttuoso, a pochi chilometri dalla costa, circondata da una rigogliosa vegetazione. Secondo la leggenda a costruire l’edificio furono cinque monaci spagnoli in fuga da Terragona invasa dagli arabi. I monaci, dopo un lungo e pericoloso viaggio, portarono in questo luogo incantato le reliquie del vescovo omonimo, Fruttuoso. Infine, si consiglia una visita al teatrino della città, il teatro Perla del Tigullio, luogo amato da artisti e intellettuali, dove periodicamente si tengono conferenze e manifestazioni di livello nazionale e internazionale.

Glossario sagrato: entrata della chiesa giardino pensile: sostenuto da archi e colonne, sospeso merletti: decorazioni del vestiario femminile regate: gare di velocità tra imbarcazioni

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Ricette italiane

Peperoncino festival a Diamante, Calabria Il Festival si svolge ogni anno a settembre e valorizza il peperoncino in tutti i suoi aspetti. Degustazioni di specialità piccanti, piatti della tradizione e “novità infuocate”. Ma anche mostre di pittura e fotografia, rassegne cinematografiche, convegni medici, artisti di strada, cabaret e spettacoli teatrali.

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Cinque giornate dedicate a Sua Maestà il Peperoncino Il punto di partenza è sempre la gastronomia; subito dopo arrivano i convegni, le tavole rotonde, le mostre, il cinema, la satira, il cabaret, gli spettacoli di strada, la musica e il folclore. Tutto per la strada, tutto rigorosamente senza biglietto d’ingresso. Tutto “ispirato” al concetto di “piccante” che metaforicamente significa anche “trasgressivo”, “divertente” e “fuori dall’ordinario”. Tutti per strada e tutti protagonisti in cinque giornate di allegria. Tutti coinvolti dal gioco della festa. Tutti inebriati* dalla presenza di Sua Maestà il Peperoncino che in piazza si concede ai suoi sudditi più fedeli. In perfetta armonia con la “filosofia” di Sua Maestà, che venuto dalle Americhe, ha subito familiarizzato con le classi sociali più deboli, tanto da meritare l’appellativo di “democratico” e “popolare”. Per il vacanziere di settembre una splendida giornata-tipo: la mattina spiagge libere col clima più dolce dell’anno, oppure mille escursioni in riviera. La sera sul lungomare, nel centro storico e nel teatro dei Ruderi, musica, cabaret, mostre, film e convegni.

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Involtini alla siciliana La ricetta in breve

Ingredienti per l’impasto

Difficoltà: bassa Cottura: 10 min Preparazione: 25 min Dosi per: 4 persone

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Gli involtini alla siciliana sono un secondo piatto di carne tipico della regione Sicilia. La ricetta a cui ci siamo ispirati per realizzare questi gustosi involtini è originaria di Palermo e utilizza ingredienti tipici della cucina siciliana come i pinoli, le uvette, la cipolla, l’alloro e il caciocavallo, che donano alla carne un sapore e un aroma davvero particolari. Le ricette per preparare gli involtini alla siciliana sono tante e diverse fra loro; ad esempio gli involtini preparati a Catania prevedono l’aggiunta del salame piccante nel ripieno.

Ingredienti per 6 spiedini • 1 kg fettine di manzo • Olio di oliva extravergine q.b per spennellare • 24 foglie di alloro • 1 cipolla rossa grossa

50 gr di pinoli Sale q.b Pepe q.b 50 gr uvetta 50 ml olio di oliva extravergine 150 gr formaggio fresco caciocavallo siciliano • 150 gr pane grattugiato • 1 cipolla rossa grossa

Preparazione Per preparare gli involtini alla siciliana iniziate mettendo l’uva passa in una bacinella piena d’acqua per 10 minuti. Prendete il caciocavallo, tritatelo finemente e mettetelo in una ciotola abbastanza capiente da contenere poi anche gli altri ingredienti. Aggiungete al formaggio il pangrattato, i pinoli e l’uva passa ben scolata. A questo punto tritate finemente la cipolla e mettetela ad appassire* in una pentola antiaderente con 3 cucchiai di olio di oliva. Quando è pronta, unitela al composto di pangrattato e aggiungete il restante olio per amalgamare l’impasto; aggiustate di sale e di pepe. L’impasto


ottenuto dovrà avere una consistenza grumosa e non compatta perché sia facilmente modellabile quando andate ad assemblare l’involtino. Ora occupatevi di creare gli involtini: prendete la carne e battetela con il batticarne, spennellatela con dell’olio, adagiatevi un po’ di ripieno e arrotolatela su se stessa dal lato corto. A questo punto dividete a metà il rotolo ottenuto con l’aiuto di un coltello. Preparate 24 fettine di cipolla tagliando in quarti le falde esterne e iniziate a costruire il primo spiedino (le fette ottenute avranno la lunghezza dell’involtino). Infilzate in uno stecco da spiedo una foglia di alloro, una fetta di

cipolla, un involtino, una fetta di cipolla e un’altra foglia di alloro; continuate a comporre lo spiedino finché non avete infilzato tre involtini. Seguendo questo procedimento preparate anche gli altri spiedini, fino a che non avrete esaurito tutti gli ingredienti e poi spennellateli* con dell’olio. Fate riscaldare per bene una bistecchiera a fuoco alto e grigliate gli spiedini 2 minuti per lato, quanto basta per rosolarli e cuocere l’interno della carne. Gli involtini alla siciliana possono essere serviti come classici spiedini oppure si possono separare i bocconcini e mettere su un piatto.

Glossario inebriati: rallegrati appassire: bruciacchiare, seccare spennellateli: cospargeteli leggermente, come con un pennello bocconcini: i singoli involtini che costituiscono lo spiedino

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Arte e Design

Se il segnalibro ha la

faccia di un imperatore A Roma una mostra sulle grandi raccolte di volumi del mondo greco e romano. Luoghi dove studiare, per nulla silenziosi

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Si intitola «La biblioteca infinita. I luoghi del sapere nel mondo antico» la mostra allestita fino al 5 ottobre sotto le grandi volte del Colosseo. Divisa in sette sezioni, l’esposizione ripercorre attraverso 120 opere tra affreschi, statue, rilievi, strumenti e supporti di scrittura, l’evoluzione del libro e della lettura nel mondo antico. La mostra nasce da due importanti scavi archeologici legati al lavori per la linea C della metropolitana di Roma: la scoperta degli auditoria di Adriano, nel 2008, e le ricerche cominciate nel 1998, e ancora in corso, nel Tempio della Pace, costruito da Vespasiano. Ovvero due delle più importanti biblioteche della Roma antica. Molte le opere esposte per la prima volta al pubblico, tra cui due preziose piccole teste in avorio che riproducono gli imperatori Settimio Severo e Giuliano l’Apostata, con la funzione di segnalibro.

Biblioteche antiche. Anche le parole sono monumenti Due cose hanno sempre destato la meraviglia del mondo antico: la

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magnificenza* dei monumenti e lo sconfinato amore per la cultura e per i libri. Lo stupore per la sapienza e la bellezza contenute nei testi di filosofi, poeti, storici della civiltà greca e romana hanno fatto sì che per secoli, dopo il tramonto dell’età classica, gli uomini hanno cercato di salvarli e tramandarli. Senza il lavoro dei monaci che nel Medioevo trascrissero pazientemente milioni di pagine, forse noi oggi non conosceremmo né Omero né Virgilio. Lo splendore dei monumenti e la passione per i libri nell’antichità si fondavano nelle biblioteche. Per far capire come fosse fatta una biblioteca di duemila anni fa è stata allestita nel Colosseo a Roma una mostra che racconta l’evoluzione del libro e della lettura nel mondo greco-romano. Si passeggia così tra gli armaria, gli scaffali dove venivano conservati i libri. Che non erano, come oggi, dotati di copertina e pagine ma erano dei rotoli che venivano svolti per essere letti. Il termine “volume” deriva infatti dal latino volumen (dal verbo volvere, avvolgere). Il materiale poteva


essere papiro o pergamena, il primo di origine vegetale, il secondo animale. Di papiro erano composti i 490.000 volumi della biblioteca di Alessandria di Egitto, la più grande dell’antichità. La sua rivale era quella di Pergamo. Il faraone Tolomeo vietò l’esportazione del papiro per impedire che l’altra biblioteca

crescesse troppo. E allora a Pergamo inventarono un nuovo supporto, chiamato da allora “pergamena”. La mostra presenta, con plastici e modelli, anche le biblioteche presenti a Roma antica. Dove, fino al I secolo a.C., ne esistevano solo di private. A volere la prima struttura pubblica fu Giulio Cesare. L’edificio ospitava pure opere d’arte. Le biblioteche erano infatti spazi dalle molte funzioni, dove si poteva anche ascoltare musica e fare teatro. Posti felicemente poco silenziosi, pensati per far incontrare le idee.

A Ercolano un tesoro sotto la cenere Possiamo sapere molto, grazie al lavoro degli archeologici e degli studiosi,

delle biblioteche antiche - pubbliche o private - ma del loro contenuto è arrivato solo qualche frammento. C’è però una sola grande eccezione: la Villa dei Papiri a Ercolano, la città distrutta dal Vesuvio insieme a Pompei. Fu trovata per caso a metà ‘700, scavando un pozzo, sepolta da 30 metri di fango e materiale vulcanico, che tuttora in parte lo ricoprono. Quando i primi studiosi si calarono nei cunicoli si trovarono di fronte a una scoperta straordinaria: una libreria di rotoli di papiro in parte carbonizzati. Quasi 1800 se ne sarebbero trovati da allora, e gli archeologi sperano di trovarne altri nelle parti ancora inesplorate. Si tratta dell’unica biblioteca dell’antichità pervenuta fino a noi. Il problema è leggerla: perché è facilissimo distruggere completamente i rotoli. Nel tempo si sono inventate macchine e procedimenti particolari per aprirli. Si tratta di un lavoro lentissimo, che da allora non si è interrotto. E ha permesso di leggere importanti testi perduti o di cui non si conosceva neppure l’esistenza.

Glossario magnificenza: caratteristica di ciò che è grande e magnifico

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Sport

Incontenibile Fognini: “Finalmente titoli più grandi del calcio” La nostra nazionale di tennis ha giocato nella sua storia di Davis 15 semifinali: 7 le ha vinte, 8 le ha perse. A settembre, contro la Svizzera, aspettiamo il pareggio! Abbiamo intervistato il campione dell’ultima vittoria

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Tratto da

di Riccardo Crivelli

]

Una passione travolgente. È il destino degli eroi come Fabio Fognini. (...) Fabio, quella con Murray è stata la vittoria più bella della carriera? “Una delle migliori. E sicuramente la prima che mi ha fatto avere titoli in prima pagina più grandi di quelli del calcio”. Un successo in tre set contro il re di Wimbledon la avvicina, almeno come convinzione, alla top ten? “Non voglio sbilanciarmi, a inizio stagione non mi sono posto obiettivi di classifica, però il numero 13 non mi ha portato sfortuna (sorride, ndr). Ora bisogna arrivare al 12, poi mi piacerebbe bussare ai primi 10, magari proprio con il 10 di Maradona”. Nel suo grande momento, conta anche la serenità raggiunta grazie alla tenera amicizia con la Pennetta? “È stato bello vederla in tribuna nella sfida contro Murray. Abbiamo deciso di non parlare della nostra vita privata, però stiamo bene insieme e ci diamo grande energia a vicenda. E poi finalmente smetterà di rinfacciarmi i risultati delle donne: anche noi maschietti* ci siamo dati una mossa*”. Erano per lei le lettere BN disegnate sul campo dopo il trionfo? “Forse un giorno svelerò il mistero”.

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Come sta vivendo questa popolarità? “Sono sensazioni belle e positive, forse però non ho ancora realizzato davvero cosa ho fatto. Fin qui, nella mia carriera, ho ricevuto soprattutto critiche e so che mi crocifiggeranno alle prime sconfitte impreviste. Perciò cerco di approfittare dei momenti dolci”. Qual è stato il complimento più particolare che ha ricevuto dopo Napoli? “Mi ha telefonato il Dandi (Alessandro Roja, che interpreta il personaggio nella serie tv Romanzo Criminale, ndr) e mi ha detto che con questa faccia dovrei fare l’attore e non il tennista. Chissà, magari quando smetto”. C’è stato un momento in cui la Coppa Davis, per alcuni giocatori, sembrava più un peso che una gioia. Adesso lei parla di un grande gruppo. Cosa è cambiato? “Siamo maturati tutti, siamo più consapevoli del nostro valore, ci siamo convinti che l’unione fa la forza. E siamo amici anche fuori dal campo. Non dimentichiamoci che il punto decisivo l’ha fatto Seppi, non io”. Cosa dobbiamo aspettarci dalla semifinale contro la Svizzera? “Una battaglia durissima. Siamo sfavoriti, ma non abbiamo paura”. Cosa faceva l’undicenne Fognini nel ‘98, quando l’Italia giocava l’ultima semifinale della sua storia? “Facevo il tifo, anche se ero ancora indeciso tra calcio e tennis”. E perché ha scelto il tennis? “Perché è un gioco individuale, mi piace assumermi le mie responsabilità, onori e oneri. Mi piace metterci la faccia”. Se domani mattina le dicessero di giocare subito una partita su 5 set contro Nadal o Djokovic con in palio uno Slam, sarebbe competitivo?


“Come gioco, direi di sì. Poi però contano molte altre cose, soprattutto la gestione delle emozioni. Io sto lavorando molto con la psicologa (...) su questi aspetti e credo di essere maturato molto”. Più facile uno Slam di Fognini o un altro scudetto alla sua Inter? “Ci siamo abbastanza lontani tutti e due”. Sente che si sta realizzando quel percorso di successo che le avevano già pronosticato da ragazzino? “Non l’ho mai vissuto come un peso, ho commesso sbagli e poi sono cresciuto. Ma sono contento perché pian piano mi sto scrollando di dosso l’etichetta di ‘giocatore di talento però testa di cavolo*’”.

Glossario maschietti: modo simpatico per dire “ragazzi” ci siamo dati una mossa: abbiamo fatto qualcosa di significativo testa di cavolo: persona sciocca

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Tradizioni

Il libro è sospeso. La cultura sorride [

Tratto da

]

A Napoli c’è la tradizione del “caffè sospeso”: un cliente entra in un bar, paga due caffè ma ne beve solo uno e lascia il secondo in sospeso, ovvero a disposizione di uno sconosciuto. Si tratta di un omaggio al prossimo, un atto di generosità generalmente riservato alle persone povere. Che a Cristina di Canio, una giovane libraia milanese, è venuto in mente qualche mese fa, quando nel suo negozio è

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successo qualcosa di sorprendente: un cliente ha acquistato dei libri e al momento di pagare ne ha preso in mano uno dicendo: «questo libro mi è piaciuto tantissimo. Lo compro e lei lo dia a chi vuole». Cristina ha rispettato l’impegno e il giorno dopo lo ha regalato al primo cliente che è entrato nella sua piccola libreria. Da lì è cominciata la pratica del “libro sospeso”: dieci, venti, oggi fino a duecento titoli che ogni mese passano dalle mani di un lettore all’altro in nome della beneficienza più inaspettata, quella della cultura. Cristiana - che ha 30 anni e si è licenziata* dall’azienda in cui lavorava per i libri - sorride: «Vedere questa passione contagiare gli altri non ha prezzo».

Tre milioni di fan Per promuovere la sua iniziativa, Cristina di Canio ha utilizzato Twitter: ha creato l’hashtag #librosospeso (...)

che è stata cliccata - pensate - già tre milioni di volte! La pratica è stata adottata* dalle grandi librerie. È il caso della Feltrinelli, che sul libro sospeso dà la possibilità di indicare anche a chi è destinato (grandi o piccoli) e lasciare una dedica.

Glossario si è licenziata: ha abbandonato il suo lavoro è stata adottata: hanno iniziato a metterla in atto


Modi di dire italiani

È una vittoria di Pirro!

Molti dei modi di dire più usati oggi sono nati a partire da una battaglia, un personaggio o un evento che hanno cambiato così a fondo la storia da modificare persino la nostra lingua

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Tratto da

di Anissia Becerra

]

Che cosa significa Una vittoria da cui il vincitore esce a pezzi o comunque molto male.

L’origine storica Pirro fu re dell’Epiro (una regione oggi suddivisa tra Grecia, Albania e Macedonia) nel 306-300 a.C. e poi, ancora, nel 298-272 a.C. Nel 281 a.C. invitò un proprio generale e circa tremila soldati a Taranto, l’anno successivo sbarcò in Italia con 20.000 fanti, 5500 tra cavalieri, arcieri* e frombolieri* e 20 elefanti da guerra: lo scontro con

Roma divenne inevitabile. Nel 280 Pirro sconfisse i romani a Eraclea, si riposò, arruolò alcuni sanniti e tarantini per far fronte alle perdite subite e l’anno dopo affrontò di nuovo i romani presso Ascoli Satriano (nell’odierna provincia di Foggia). La battaglia fu cruenta: Roma schierò otto legioni per un totale di 40.000 uomini, altrettanti erano a disposizione di Pirro; i suoi fanti erano decisamente inferiori per abilità ai legionari romani, la sua cavalleria era superiore. Tecnicamente la vittoria andò agli epiroti che tuttavia non solo fecero molta fatica a calmare gli elefanti impazziti per le ferite, ma persero così tanti uomini da non poter più proseguire la guerra contro Roma. Secondo lo storico Plutarco, lo stesso Pirro avrebbe dichiarato alla fine della battaglia: «Un’altra vittoria così sui romani e sarò perduto». L’ultimo scontro si ebbe nel 275 a.C.: i romani attaccarono l’esercito di Pirro, stanco e decimato, presso la città sannitica di Maloentum, detta in latino Maleventum. Anche in questo caso, lo scontro ebbe un esito incerto, ma Pirro capì che era giunto il momento di tornare a casa propria. In ricordo dell’evento e a memoria della propria tenacia*, i romani trasformarono il nome di Maleventum in Beneventum (l’odierna Benevento).

Glossario arcieri: soldati armati di archi frombolieri: soldati armati di fionde tenacia: costanza e fermezza di carattere

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Scrittori italiani

Illmitz, opera prima e inedita di Susanna Tamaro A colloquio con l’autrice di Va’ dove ti porta il cuore a vent’anni dal suo successo planetario*

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Tratto da

di Donatella Trotta

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È una storia di formazione densa e lieve Illmitz, opera prima sinora inedita* di Susanna Tamaro allora poco più che ventenne, finalmente in libreria (Bompiani, pp. 112, euro 14) dopo essere stata rifiutata, 33 anni fa, da molti editori, malgrado autorevoli sostenitori tra i quali Claudio Magris, al quale il manoscritto arrivò attraverso la madre maestra, amica della nonna anch’essa maestra di Susanna Tamaro. Un “caso” del quale «Il Mattino» parla con l’autrice, nella sua casa nella campagna di Orvieto dove da tempo la scrittrice vive coltivando le sue passioni dominanti. Illmitz racconta in prima persona il viaggio di un ragazzo tormentato, sospeso tra euforia e cinismo, da Roma a un paesino dell’Austria ai confini con l’Ungheria, sospeso tra Occidente e Oriente. Un viaggio fisico, ma anche e soprattutto interiore. Perché è un viaggio di ricerca – delle proprie radici non soltanto familiari, di sé, del senso dello stare al mondo, ma anche della propria vocazione – che si trasforma, per il protagonista preda di un «malessere profondo», in cammino di iniziazione e consapevolezza. Sino all’agnizione* finale per il giovane io narrante senza nome, un venticinquenne che si definisce “«macinasogni», «parente delle ombre», «più albero che uomo», «intrappolato nel gelo» del suo corpo perché «figlio di un concetto e non del calore umano»: quel calore” che solo la materna sensualità della sua ragazza, Cecilia, riesce a dargli trasformandolo così, dopo molti incontri ed esperienze, in «eroe dello stupore». Ma a stupire, oggi, è il «gran rifiuto» di pubblicare questo libro da parte di molti

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editori di allora. Il perché lo ipotizza l’autrice stessa: (...) “«Sono colpita anch’io, rileggendolo per la prima volta dopo trent’anni, perché c’è in” tutto il mio mondo», ammette la scrittrice: «È stato come trovarmi di fronte a una nana bianca, stella di piccole dimensioni destinata per contrazione di energia a esplodere generando mondi e corpi celesti nuovi...Metafora astronomica

che ben si attaglia* peraltro all’autrice di un best seller come Va’ dove ti porta il cuore: 14 milioni di copie vendute in vent’anni esatti, 9 in Italia e 5 all’estero, con traduzioni in 43 Paesi (Susanna Tamaro festeggerà il ventennale di Va’ dove ti porta il cuore registrando con la sua voce la lettura del libro in uscita negli audiolibri da Emons il 12 febbraio, euro 14,90): «Quello è stato il mio libro più conosciuto


ma anche il più misconosciuto, per la sua apparente semplicità ingiustamente tacciata* da molti detrattori* di buonismo e sentimentalismo», sottolinea Susanna Tamaro. Che aggiunge: «Dopo quell’inaspettato successo planetario, avrei potuto strizzare l’occhio al mercato, e invece il mio libro successivo è stato Anima Mundi, che solo un folle poteva concepire... Un ulteriore segno di fedeltà al mio desiderio di indagare le inquietudini dell’animo umano, dare un senso al dolore». Proprio quelle che agitano il protagonista di Illmitz: meta del suo viaggio e luogo dell’anima, per le sue ascendenze familiari. «Illmitz – spiega Tamaro – è un paesino che esiste davvero, ed è appunto il limite, il confine. Non solo tra Oriente e Occidente ma anche, allora, tra paesi comunisti e non. La genesi del libro l’ho raccontata nel mio ultimo libro autobiografico Ogni angelo è tremendo, quasi una chiusura del mio cerchio esistenziale, senza il quale peraltro non si può capire nemmeno la mia opera prima, scritta di getto in venti giorni su quattro quaderni a righe delle scuole elementari, quasi senza correzioni, in una locanda di Illmitz dove mi rifugiai dopo un soggiorno a Vienna con il mio innamorato di allora. Quando ci salutammo, vidi una corriera con destinazione, appunto, Illmitz. Vi salii. E fu una specie di magia, uno stato di grande grazia che mi portò in quei giorni di sosta tra Austria e Ungheria a forare il muro di opacità del reale dal quale è poi sgorgato il racconto». L’inconscio gioca una parte importante nel testo, orchestrato tra il flusso di coscienza dell’io narrante, inserti ricorrenti di sogni rivelatori del protagonista, citazioni fiabesche, descrizioni d’ambiente e di personaggi (tra i quali spiccano soprattutto la sorella del protagonista, Agnese, figura di rarefatta luminosità, morta bambina per mettere alla prova il suo angelo custode, e il vicino di casa Angelo, detto Frankenstein per la sua grave disabilità mentale) funzionali al racconto. Che nella sua alternanza di incanto e disincanto sembra avere accenti a tratti leopardiani: «Leopardi è un mio grande maestro e ispiratore – ammette Tamaro –, per anni ho letto il suo Zibaldone, riflettuto sul suo pensiero della natura matrigna che nella mia traiettoria* ha avuto una diversa evoluzione».

Paradossale invece il rapporto con la psicanalisi, che sembra permeare l’ispirazione della Tamaro ma in modo molto critico: ”«È vero ‒ sorride la scrittrice, nipote di Italo Svevo-.“ Nel libro c’è un grandissimo rapporto con la parte inconscia del protagonista, con i suoi sogni, con il mistero e il mondo

e ricomporre quegli idiomi fino a trovare una lingua mia, che desse un nome esatto alle cose rispondendo anche alle mie passioni scientifiche naturalistiche, dove l’esattezza richiede un grande rigore. Anche per questo ho soggiornato a Vienna, in Ungheria, in un kibbutz in Israele, oltre che in Italia. Perché la scrittura è una terra di miraggi e bisogna saper discernere per sapere chi ti sta chiamando, e in quale direzione andare». Nel libro non manca tuttavia una componente fantastica, con uno sguardo della giovanissima autrice già allora particolarmente attento a quella chiaroscurale dimensione dell’infanzia alla quale Tamaro sembra continuare ad appartenere ancora oggi, per parafrasare Antoine de Saint Exupery, «come a un paese»: è così? «Già – osserva la scrittrice –. L’ombra fiabesca che aleggia nel testo, legata soprattutto alla figura della piccola Agnese, che evoca me da bambina, è forse il preludio alla mia produzione di libri per bambini e ragazzi: scrivere per loro è particolarmente difficile ma, per me, soprattutto oggi, necessario».

delle ombre. Una dimensione che ho respirato in famiglia: un fratello di mia nonna era in cura da Freud, di cui è stato traduttore un cugino della stessa nonna; e tuttavia in famiglia si è sempre criticata ferocemente e con ironia la dispendiosa* pratica psicanalitica. La potenza creatrice dei sogni abbiamo sempre preferito lasciarla ai poeti e agli artisti». Ma quanto ha influito sulla vocazione della scrittrice, triestina figlia di terre di confine, il suo Dna mitteleuropeo? “«Moltissimo – replica Tamaro –. Illmitz “trasuda anche molta cultura tedesca: filosofica e poetica, fatta di spietata stringatezza* e lucidità, esplorazione di altre dimensioni e soprattutto di ricerca della poesia, tanto che avevo concepito il libro, condensato in poche pagine, quasi come un poemetto. Scrivere allora – aggiunge – ha significato ricomporre le mie radici, che affondano in diverse lingue ed etnie: da bambina ero immersa nei suoni del francese, del tedesco, dello sloveno, nutrita di echi ebraici. Ho dovuto fare un lungo e durissimo lavoro di scavo, per assorbire

In che senso? «I bambini vivono una situazione educativa catastrofica: molti di loro mi confessano di trovare conforto nei miei libri, ma mi impressiona sapere ad esempio che un’opera come Cuore di ciccia, che negli anni Novanta si leggeva in terza elementare, oggi lo si legge in seconda media, altrimenti non viene compreso. È molto triste: segno di una semplificazione banalizzante, di un appiattimento dell’intelligenza critica che dietro il paravento delle nuove tecnologie, ma non solo, mortifica l’elaborazione di un pensiero divergente e di rapporti umani autentici». Per il futuro allora dobbiamo aspettarci da Susanna Tamaro un nuovo libro per ragazzi? ≪«Certo. Ci sto già lavorando. Ma non so ancora in che direzione mi porterà».

Glossario planetario: in tutto il pianeta inedita: sconosciuta, non pubblicata finora agnizione: scoperta, rivelazione ben si attaglia: descrive bene, si adatta a qualcuno tacciata: accusata detrattori: chi accusa ingiustamente qualcuno di qualcosa nella mia traiettoria: nel mio percorso come scrittrice dispendiosa: costosa stringatezza: brevità, concisione

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Giochi e attività “Oliver Twist”: la scuola che ti fa trovare un lavoro Rileggi l’articolo sulla scuola Oliver Twist e abbina le seguenti frasi: 1 Benvenuti alla Oliver Twist, dove oltre il 70% degli ottanta studenti 2 Un metodo: «Non accontentandoci di portare l’azienda a scuola, 3 Così nella bottega del gusto, dove si preparano futuri pasticcieri, barman e camerieri, la storia si accoppia col dessert, 4 La scuola Oliver Twist è nata nel 2004 per l’iniziativa di un gruppo di famiglie che, avendo accolto in affido bambini in difficoltà, 5 Tanti ne accoglie regolarmente anche Giacomo Castiglioni, industriale del legno con 70 addetti e produzioni di pregio, che vanno dalla nautica ai pavimenti: 6 «Oggi faccio quel che sognavo» sorride Michela. «Lavoro in uno studio fotografico,

a. abbiamo portato la scuola in azienda» sintetizza Alessandro Mele. b. che completano il triennio con la qualificazione professionale trova lavoro nelle aziende della zona malgrado la crisi. c. aveva compreso che i percorsi scolastici tradizionali sarebbero stati pressoché impossibili d. per ora sono assistente ma sto imparando a fotografare». e. perché la torta Sacher va di pari passo con Maria Teresa d’Austria, e la matematica serve a contare le molecole del caffè. f. «Colpisce la cura degli allievi che la scuola riesce a offrire» dice.

Biblioteche antiche. Anche le parole sono monumenti Rileggi gli articoli della mostra sulle biblioteche antiche a Roma e completa le frasi: 1. Si intitola «La biblioteca infinita. I ............................................ del sapere nel mondo antico» la mostra allestita fino al ............................................ ottobre sotto le grandi volte

del ............................................

2. Molte le … esposte per la prima volta al pubblico, tra cui due preziose • • • • • • • • • • • • • • • • •

5 armaria biblioteche Colosseo cultura imperatori libri luoghi meraviglia monaci monumenti musica opere pagine rotoli teatro teste

piccole ............................................ in avorio che riproducono gli ............................................ Settimio Severo e Giuliano l’Apostata, con la funzione di segnalibro.

3. Due cose hanno sempre destato ............................................ del mondo antico: la magnificenza dei ............................................ e lo sconfinato amore per

la ............................................ e per i libri.

4. Senza il lavoro dei ............................................ che nel Medioevo trascrissero pazientemente milioni di ............................................ , forse noi oggi non conosceremmo né Omero né Virgilio. 5. Si passeggia così tra gli ............................................ , gli scaffali dove venivano conservati i …. Che non erano, come oggi, dotati di copertina e pagine ma erano

dei ............................................ che venivano svolti per essere letti.

6. Le ............................................ erano infatti spazi dalle molte funzioni, dove si poteva anche ascoltare ............................................ e fare ............................................

Soluzioni “Oliver Twist”: la scuola che ti fa trovare un lavoro. 1. b; 2. a; 3. e; 4. c; 5. f; 6. d. Biblioteche antiche. 1. luoghi – 5 – Colosseo; 2. opere – teste – imperatori; 3. meraviglia – monumenti – cultura; 4. monaci – pagine; 5. armaria – libri – rotoli; 6. biblioteche – musica – teatro.

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ELI Readers la scoperta di leggere in lingua

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Stilisti italiani

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Un lavoro impegnativo e importante, quello della curatrice Sonnet Stanfill, che ha lavorato a lungo negli archivi delle nostre aziende. Centoventi i pezzi in mostra che, come spiega la curatrice, non intendono rappresentare un’enciclopedia della moda italiana ma un compendio* in cui a emergere devono essere i punti chiave che contraddistinguono il Made in Italy: l’altissima qualità sartoriale*, l’eccellenza della manifattura* e dei materiali e la tradizione familiare di molte case di moda estesa in tutte le regioni del Bel Paese.

Versace [

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«Chi s’innamora della Medusa non ha scampo. Allora perché non pensare che chi è conquistato da Versace non può tornare indietro? È la seduzione che non ha fine…» Questa è la filosofia visionaria di Gianni Versace, che si cela dietro alla scelta del simbolo, la Medusa, per la sua maison. Nato nel 1946 nella sua amata Calabria, Gianni è uno degli stilisti più influenti degli anni ’80/’90, una delle personalità più gloriose del fashion system di sempre. Un talento sconvolgente, un purosangue che ha innalzato il Made in Italy e che è, purtroppo, scomparso prematuramente nel 1997. Sin da piccolo Gianni inizia ad affiancare la madre nella sartoria di famiglia. Deciso a inseguire il suo sogno di sfondare nella moda, nel 1972 si trasferisce a Milano dove inizia la sua carriera come disegnatore di collezioni freelance per altre Maison e nel 1978, con l’aiuto del fratello maggiore Santo Versace, classe 1944,

Il percorso inizia con la nascita di un sistema della moda come alternativa a quella parigina, grazie alla prima sfilata nella “Sala Bianca” di Palazzo Pitti a Firenze nel 1951, organizzata da Giovanni Battista Giorgini. L’evento attirò più di 500 buyers da tutto il mondo e oltre 200 testate giornalistiche, divenendo così simbolicamente il grande inizio della moda italiana. Dalla sala fiorentina si passa al mito della moda italiana per il mondo hollywodiano, la tanto adorata Dolce Vita con abiti di Ava Gardner, Audrey Hepburn e Liz Taylor, di cui è esposta la spettacolare collana di Bulgari, sponsor della mostra, comprata per l’attrice da Richard Burton. E si continua con capi di sartoria maschile e ancora i grandi nomi del sistema della moda: la carrellata degli anni ’80 e ’90 vede le highlights di Versace, Moschino, Giorgio Armani, Fendi, Ferré, Valentino, Gucci, Missoni, Prada. fonda l’omonima* impresa a Milano. Da qui la storia parla da sé: Versace in poche collezioni conquista il mondo intero, aiutato della sue audaci* sperimentazioni nel campo dell’immagine e della comunicazione. Collabora con i maggiori fotografi internazionali quali Richard Avedon, Helmut Newton, Bruce Weber, Irving Penn, Steven Meisel, Gianpaolo Barbieri, Giovanni Gastel e Mario Testino. Tra i suoi lavori anche i costumi per le maggiori opere presentate al Teatro alla Scala e al Piccolo Teatro di Milano. Per lui hanno sfilato le più ricercate Top Model degli anni ’80 e ’90: Linda Evangelista, Naomi Campbell, Claudia Schiffer, Yasmeen Ghauri, Christy Turlington, Stephanie Seymour, Cindy Crawford, Helena Christensen e l’inglese Kate Moss.

Glossario compendio: sintesi qualità sartoriale: qualità del lavoro fatto dai sarti manifattura: lavorazione fatta a mano omonima: che ha lo stesso nome audaci: coraggiose perché insolite e nuove

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Al Victoria&Albert Museum si è tenuta la mostra “The glamour of Italian fashion 1945-2014” dedicata agli stilisti che hanno fatto la storia, da Armani a Valentino, da Pucci a Prada

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Londra ha celebrato i 70 anni della moda italiana

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