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Dal Bianco | Fiorini | Marana

IL NUOVO

vita! 2

che

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IRC per la scuola secondaria di I grado Flip Book scaricabile dal sito www.elilaspigaedizioni.it/libridigitali con la versione digitale e interattiva del testo con tantissime risorse, tutti gli audio, i video, le espansioni digitali a disposizione e la possibilità di trasformare i testi rendendoli ad alta leggibilità (modifica di carattere, sfondo, sintetizzatore vocale).

Contenuti di Religione riferibili agli obiettivi dell’Agenda 2030.

Il testo è di grande pregio. Gli argomenti sono sempre calati nella realtà esperienziale degli alunni e il linguaggio è adeguato e stimolante. La rubrica “A scuola di benessere” è ben calibrata rispetto all’età dei ragazzi e propone esercizi utili per la riflessione personale e il confronto con i compagni e può anche essere una risorsa per il docente per meglio conoscere i propri alunni. Le attività proposte dalla rubrica “A mente aperta” possono essere utilizzate per il dialogo e la riflessione e sono una risorsa in fase di valutazione dei ragazzi. Le videolezioni “Dentro l’opera” sono ben calibrate e possono servire anche per progetti interdisciplinari.

PER LO STUDENTE Volume per lo studente + Libro digitale

IL NUOVO che vita!

ELI LINK la comodissima APP che ti consente di accedere subito a tutti gli audio e i video del corso direttamente con lo smartphone o tablet. Scopri come su www.elilaspigaedizioni.it/elilink.

Riguardo il corso così si è espressa la Conferenza Episcopale Italiana rilasciando il nulla osta:

Dario Dal Bianco | Nicola Fiorini | Antonio Marana

IL NUOVO 2

vita!

che

IRC per la scuola secondaria di I grado

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VOLUME 2

Fascicolo operativo “Viaggio nell’Italia religiosa” Vangelo e Atti degli Apostoli

PER L’INSEGNANTE • Guida didattica

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• Fascicolo Onlife • Guida “Viaggio nell’Italia religiosa” • Materiali dedicati per la DDI su www.chevitaonline.it • Abbonamento annuale a una rivista San Paolo

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• Volume “Concorso IdR: materiali per la preparazione”

VIAGGIO NELL’ITALIA RELIGIOSA

COPIA SAGGIO SS1052-05P


IL NUOVO

vita!

che

IRC per la scuola secondaria di I grado

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Presentazione Affrontare la meravigliosa avventura della vita è, essenzialmente, un grande grandissimo mettersi in gioco. È un provare quell’ebbrezza elettrizzante che ti fa esclamare di tanto in tanto “che vita!”. “Che vita!” dinanzi a qualcosa di bello, “che vita!” dinanzi a qualcosa di brutto. Ma è la vita, soprattutto è la tua vita. Ah, permetti che ci presentiamo: siamo gli autori di questo corso e abbiamo ben impressi in noi i volti dei nostri alunni. Anzi, proprio tenendo a mente i loro sguardi, i loro dubbi e le loro emozioni, ci siamo ripromessi di scrivere qualcosa che parlasse realmente della vita e delle sue sfide. Questo che ti offriamo un testo di Religione per la scuola che, presentandoti i suoi contenuti caratteristici, non ignora l’avventura di chi, come te, deve costruire la sua persona per affrontare il meraviglioso e imprevedibile viaggio che è l’esistenza. Nelle prossime pagine ti spiegheremo come è strutturato questo libro e quali sorprese ti riserva, ma ti lasciamo ora al tuo cammino, con l’augurio che tu possa sorprenderti di fronte alle cose che scoprirai e sperimenterai, fino ad esclamare con stupore: Che vita! Gli Autori

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INDICE GENERALE

Sezione 1: T RA F IDUCIA E DELUSIONI 1

LE VIE DELLA BELLEZZA 10

12 AMICO, DOVE SEI? Che emozioni! delusione 12

A MENT E APERT A

Un perdono che fa crescere 13

2 3 4 5

UN PERSONAGGIO SCOMODO

14

UNA CENA IMPREVEDIBILE

16

UNA MORTE IN CROCE

18

È RISORTO, NON È QUI!

20

6

GESÙ E LA CHIESA, UN AMORE PIÙ FORTE DELLA MORTE 24

LE VIE DELLA BELLEZZA

La Crocifissione bianca di Chagall 26

COMPIT O DI REALTÀ

Il mio capolettera 27

V ERIF ICHIAMO 28 A SCUOLA DI BENESSERE

Amicizia: • vero • falso • dipende 30

La Cena in Emmaus di Caravaggio

COMPIT O DI REALTÀ Il Credo in un collage

7

32

34 TRA ASCENSIONE E PENTECOSTE Che emozioni! nostalgia 34

8 L’INIZIO DELLA CHIESA 38 9 SAN PAOLO, DA GERUSALEMME A ROMA 42 10 CHI LI ODIA NON SAPREBBE DIRNE IL MOTIVO 46 11 SOTTO IL PESO DELLE PERSECUZIONI 48 A MENT E APERT A

Quando si pensa diversamente 49

12 LA FINE DELLE PERSECUZIONI

50

13 LA CASA DELLA CHIESA 52 14 L’ORTODOSSIA, ARTE DI “VEDERE LE COSE” 54

4

57

V ERIF ICHIAMO 58 A SCUOLA DI BENESSERE

Aver cura di sé per aver cura dell’altro 60

Sezione 3: L'AMORE E I SUOI SEGNI

62

15 LA LEGGE DELL’AMORE 64 16 SACRAMENTI PER LA VITA 66 17 I SACRAMENTI DI INIZIAZIONE 68 18 CHE CIBO L’EUCARISTIA! 70 19 I SACRAMENTI NELLA SOFFERENZA 72 A MENT E APERT A

Degenerare per noia? 73

20 I SACRAMENTI DEL SERVIZIO

74

21 UNA PALESTRA VERSO IL BENE

76

Sezione 2: RIPART IRE COME NUOVI

56

Che emozioni! felicità 75

LE VIE DELLA BELLEZZA

Il figliol prodigo di Rembrandt 78

COMPIT O DI REALTÀ

Un pieghevole a “speculum” 79

V ERIF ICHIAMO 80 A SCUOLA DI BENESSERE

Il corpo nelle relazioni 82


Sezione 4: RADICI E IDENT ITÀ

84

22 GENEALOGIA DELLE COSE 23 BENEDETTO PER DAVVERO 24 I SANTI CHE CAMBIARONO L’EUROPA 25 GREGORIO VII E IL PROBLEMA

86

26 DIO LO VUOLE?

96

DELLE MELE MARCE

88 92 94

A MENT E APERT A

Sezione 5: PERSONE IN CAMMINO

31 LA CHIESA, UN POPOLO IN CAMMINO 32 L’UNITÀ INFRANTA TRA I CRISTIANI

33 IL CONCILIO DI TRENTO: LA CHIESA SI RINNOVA

27 GLI SPAZI DELLA FEDE: ROMANICO E GOTICO 100 28 FIGURE DI DONNE NEL MEDIOEVO CRISTIANO 104 29 SAN FRANCESCO, TRA SOLE E LUNA 106

35 IN DIALOGO CON LE ALTRE FAMIGLIE

30 LO SPLENDORE DI SAN DOMENICO LE VIE DELLA BELLEZZA

Al Giordano con Piero della Francesca

CRISTIANE 130

36 IL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II LE VIE DELLA BELLEZZA

112

COMPIT O DI REALTÀ

Come veri pellegrini 113

V ERIF ICHIAMO 114 A SCUOLA DI BENESSERE

126

La potenza del pregiudizio 129

110

COMPIT O DI REALTÀ

122

34 CHIESA E MISSIONI 128 A MENT E APERT A

Che emozioni! commozione 109

120

Che emozioni! disapprovazione 125

Potenti punti di vista 99

118

L’Ultima Cena di Dalì Religiopoli

134 138 139

V ERIF ICHIAMO 140 A SCUOLA DI BENESSERE

Il coraggio di comprendere 142

Comprendere l’altro 116

5


Proprio così, il tuo nuovo libro di Religione cattolica è una vera e propria “botta di… vita” Non vi troverai niente di noioso o lontano dalla tua vita. Te lo presentiamo brevemente.

Il testo è diviso in 15 sezioni che si aprono con: • titolo che sintetizza le unità comprese; • sommario delle unità; • videointervista a coetanei; • obiettivi perseguiti; • compiti di realtà della sezione; • proposte di classe capovolta della sezione • altri box e rubriche.

Ognuna delle 15 sezioni contiene più Unità di lavoro, alcune delle quali sono di speciale approfondimento. Preparati a una vera e propria giostra delle emozioni, perché in ogni sezione abbiamo ben nascosto una rubrica denominata Che emozioni!, nella quale proponiamo ogni volta un’emozione diversa a diretto contatto con la tua esperienza e in connessione con le tematiche svolte.

EHI, PROF! Abramo… Quello che voleva uccidere suo figlio? Ma dico, si può?!?

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Il box Ehi, prof! farà al tuo insegnante le domande che avresti sempre voluto rivolgergli.


A conclusione di ogni sezione tematica del corso troverai una rubrica chiamata A scuola di benessere. Due tuoi amici speciali - lo psicologo Davide e l’educatore Carlo - ti accompagneranno in una elettrizzante avventura alla scoperta di te stesso e del tuo mondo interiore più profondo.

TOCCA A TE

In queste unità noterai la presenza di numerosi pit-stop, ovvero box con diverse proposte di attività:

APPROFONDIMENT O

Chiedi ai tuoi compagni di classe la loro provenienza; sulla base delle informazioni presenti in questo capitolo, cerca di indovinare la religione che professano.

Il misterioso nome di Dio: JHWH

Conoscere il nome di una persona, soprattutto nelle culture antiche, significa conoscerla in profondità ed essere in relazione con essa. Gli ebrei ritengono che nessuno possa essere degno di stare direttamente al cospetto di Dio, quindi non ne pronunciano mai il nome (“Io-Sono”, “Io Sono Colui Che Sono”

Troverai inoltre degli spazi chiamati Filo rosa, come occasione di uno sguardo al femminile sulla realtà religiosa che stai approfondendo.

COMPITO DI REALTÀ

ROVESCIAMO LA CLASSE

Realizzate in piccoli gruppo delle interviste a persone provenienti da altri paesi e religioni del mondo. Quali sono le feste più importanti nel loro Paese?

Create a gruppetti una vostra raffigurazione dei vizi, ambientandola ai giorni nostri. Potete utilizzare anche immagini tratte da internet o da giornali e riviste.

Di tanto in tanto incontrerai anche dei box di approfondimento, li riconosci dal loro colore verde.

FILO ROSA La violenza contro le donne Secondo l’agenzia giornalistica ANSA in Italia ogni anno vengono uccise oltre cento donne da uomini. Spesso ad ammazzarle sono proprio coloro che dovrebbero amarle: compagni, fidanzati e mariti.

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Ogni sezione contiene un importante dossier dedicato ad un’opera d’arte inerente le tematiche svolte. Intitolato Le vie della Bellezza, è collegato a un video e a un fascicolo scaricabile online.

ne i l n o ibile

s s e c c a

Scopri le coinvolgenti attività della rubrica A mente aperta per divenire capace di ragionare in modo critico con la tua testa.

Allegato al corso è il fascicolo Viaggio nell’Italia religiosa realizzato da insegnanti di tutto il Paese per farti conoscere le interessantissime caratteristiche religiose di ogni Regione.

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A conclusione di ogni sezione ti proponiamo uno speciale compito di realtĂ e delle verifiche.

Il corso è anche ...onlife, disponibile come libro digitale. In esso troverai molti approfondimenti e la versione liquida del testo, adattabile ad ogni esigenza. Visita anche www.chevita.net e www.chevitaonline.it.

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sezione

T RA F IDUCIA E DELUSIONI

1. Amico, dove sei? 12 2. Un personaggio ...scomodo 14 3. Una Cena imprevedibile 16 4. Una morte in croce 18 5. È risorto, non è qui! 20 6. Gesú e la Chiesa, un amore più forte della morte 24 La Crocifissione bianca di Chagall

V ERIF ICHIAMO COMPIT O DI REALTÀ VALUT AT IVO

OSA I C O A ECC OPRIR SC Approfondirai il concetto di “regalità” di Cristo. Capirai in quale modo Cristo abbia vissuto la sua “regalità”. Approfondirai il significato della sua morte e risurrezione per i cristiani.


LA VIDEOINT ERVISTA #iniziamocosì

A SCUOLA DI BENESSERE Amicizia: - vero - falso - dipende 30 A MENTE APERTA Un perdono che fa crescere 13 CHE EMOZIONI! Delusione 12 ROVESCIAMO LA CLASSE Allarme tradimento!

12

COMPITO DI REALTÀ Bisogno di salvezza

15

FILO ROSA Una speciale sensibilità

22

ADDOMESTICARE LE PAROLE Lavarsene le mani Essere come San Tommaso

18 21

BOX E RUBRICHE


1

AMICO, DOV E SEI?

ROVESCIAMO LA CLASSE Allarme tradimento! Suddivisi in piccoli gruppi, raccontate ciascuno un’esperienza di amicizia tradita o, perlomeno, incrinata a causa di una delusione o incomprensione. Analizzate in un cartellone: 1) i fatti successi; 2) le scelte fatte successivamente; 3) le motivazioni di tali scelte; 4) l’epilogo finale dei fatti.

EHI, PROF! Che bellissima realtà l’amicizia! Ma come posso fare per non prendere delusioni e fregature?

In questi anni avrai anche tu fatto esperienza di un’amicizia che ti ha deluso nonostante il forte legame che univa. Oppure può essere capitato a te di non essere stato fedele al tuo amico quanto avresti voluto e che qualcosa nel rapporto con lui o con il gruppo si sia incrinato. Caduta, fallimento, insuccesso, disillusione e tradimento sono i temi che iniziamo ad affrontare in questa sezione a inizio anno scolastico. Ma scopriremo che, talvolta, una sconfitta è tale solo …apparentemente. Gesù non è stato esente da queste esperienze. Gli apostoli con cui egli aveva condiviso almeno tre anni di viaggi e con i quali si era spesso confidato, lo lasciano solo, lo rinnegano e uno addirittura lo tradisce.

Con tutti contro

Nonostante tutto, però, Gesù resta fedele a se stesso e al suo annuncio: aveva parlato di perdono, un perdono che non si misura, e sulla croce l’ha dimostrato perdonando coloro che lo stavano uccidendo. Come è possibile che Gesù muoia in croce come un comune malfattore? Lui che parlava con parole così profonde che toccavano il cuore, lui che compiva miracoli e aveva risuscitato l’amico Lazzaro, ora è morto sulla croce. Tutte le speranze e le attese dei dodici restano senza risposta. Ma ecco, l’imprevedibile: queste speranze e attese troveranno di nuovo la luce tre giorni dopo la morte di di Gesù, con la risurrezione. Nulla di più deludente di un amico o un’amica che, improvvisamente e senza capire spesso il perché ti volta la faccia. Magari creando derisione nei tuoi confronti tra gli altri. Ah sì, si sta davvero male in questi casi! E non c’è altra parola che possiamo pronunciare, anzi …urlare: delusione!

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delusione


A MENT E APERT A

lavoriamo insieme

UN PERDONO CHE FA CRESCERE Il discepolo smarrito

Leggi il seguente fumetto.

Da Dice lo Zen di Tsai Chih Chung

ORA TOCCA A TE Per quale motivo il maestro ritiene di dover tenere il discepolo ladruncolo? _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________

Conosci una parabola evangelica simile all’episodio sopra riportato? _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________

Conosci qualche fatto attuale che potrebbe assomigliare a questo racconto, magari avvenuto nella tua stessa esperienza? _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________ _______________________________________________________________________________________

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2

UN PERSONAGGIO ...SCOMODO

TOCCA A TE Nella storia del cinema sono molte le pellicole che hanno voluto narrare la storia di Gesù. Tra le tante, la trasposizione cinematografica del musical Jesus Christ Superstar ha saputo dare particolare risalto ai problemi intercorsi tra Gesù e i capi religiosi dell’epoca. Dopo aver guardato lo spezzone del film proposto, prova a elencare quali sono i motivi per cui questi capi religiosi vogliono eliminare Gesù.

APPROFONDIMENT O

In viaggio verso Gerusalemme

L’esperienza della “delusione” sperimentata da Gesù è particolarmente concentrata in un ristretto arco di tempo concentrato nell’ultimo periodo della sua vita. Luca offre nel suo Vangelo una prospettiva particolare sulla vita di Gesù, in quanto la sua missione viene descritta sullo sfondo di un lungo viaggio che dalla Galilea lo porta a Gerusalemme. Mentre il maestro si avvicina a Gerusalemme non aumenta solo il numero di persone che lo seguono, affascinate dalle sue parole e dai suoi miracoli, ma diventa sempre più forte anche l’avversione nei suoi confronti soprattutto da parte delle autorità religiose ebraiche, che cercano in tutti i modi di coglierlo in errore e toglierlo di mezzo. Paradossalmente sono proprio le persone apparentemente più “religiose” a ostacolare Gesù: i farisei, gli scribi e i sadducei spesso gli pongono domande insidiose per coglierlo in errore e avere pretesti per accusarlo.

Perché contro Gesù?

Da dove viene questa avversione nei confronti di Gesù da parte dei custodi della Legge? Gesù annuncia la necessità di una relazione autentica con Dio e tra gli uomini che non si deve fermare ad un’osservanza formale della Legge, proprio perché il rapporto con un Dio che è “padre misericordioso” deve essere accolto innanzitutto dal cuore. Ebbene, tutto questo compromette i pilastri della religiosità del tempo, nonché mette in dubbio le posizioni di potere delle autorità religiose, che non potevano non vedere in Gesù un pericolo per la tradizione e la religione dei padri. José de Madrazo, Il processo a Gesù, 1803, Museo del Prado, Madrid.

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Contro Gesù come contro altri


Unità 2

Un personaggio ...scomodo

Un ingresso da re, anzi …no

Si avvicinano per Gesù i giorni della Pasqua, quelli in cui Gerusalemme ogni anno si riempie di pellegrini provenienti da ogni dove. Proprio in quel momento egli arriva in città e, dato che sempre la sua fama lo precedeva di villaggio in villaggio, l’aspettativa e l’attesa sono a livelli altissimi. Gesù entra a Gerusalemme cavalcando un asino, mentre la folla getta i propri mantelli davanti ai suoi passi e lo acclama con titoli messianici:

PAROLE Osanna: dall’ebraico hoshana, che significa “aiutaci”, “salvaci”. È oggi un’acclamazione liturgica, utilizzata durante la celebrazione della Messa.

“Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!” (Mt 21,9) Tutti i Vangeli con sfumature diverse raccontano questo evento. Gesù viene accolto come un re, la gente lo acclama e lo invoca. Ma c’è qualcosa di strano: Gesù entra su di un asino, davvero una strana cavalcatura per un re. Sarebbe stata più adeguato un cavallo, un’armatura, una ben nutrita scorta. Anche qui si svela la diversità di Gesù. È il Messia, ma è umile, si pone al servizio. È il Messia, ma è molto diverso da come molti lo attendevano.

COMPITO DI REALTÀ Bisogno di salvezza Quali potevano essere le attese della folla che, gridando “Osanna” acclamava Gesù con toni messianici? Realizza una presentazione cartacea o digitale al riguardo, dopo aver fatto un ripasso ed eseguito delle ricerche nella sezione 5 del testo dell’anno scorso.

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UNA CENA IMPREV EDIBILE

EHI, PROF! Davvero fino al punto di dare la vita per un altro?

PAROLE Cenacolo: la stanza nella quale, secondo la tradizione, Gesù celebrò l’Ultima Cena pasquale a Gerusalemme in compagnia degli apostoli. Si trova oggi nella parte sud della “città vecchia” ed è tutt’ora visitabile dai fedeli.

Mentre continuavano ad aumentare preoccupanti segnali di avversione nei suoi confronti, Gesù decide comunque di celebrare la Pasqua con i suoi discepoli a Gerusalemme. L’evangelista Giovanni si sofferma molto sul racconto di quella cena pasquale, che i cristiani chiamano l’Ultima Cena. Mentre sono riuniti nel Cenacolo, attraverso un lungo insegnamento, Gesù spiega ai suoi discepoli cosa significhi veramente amare: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati… Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,12-13)

Un maestro che lava i piedi

Alle parole seguono le azioni. Chi è il più grande e il più importante? È la domanda che da tempo serpeggia tra gli apostoli. Anche tu probabilmente risponderesti che è colui che comanda e domina sugli altri. La logica del Regno di Dio, però, è diversa e Gesù la insegna facendosi servo di tutti e lavando i piedi ai suoi discepoli. Immagina un contesto diverso dal nostro, in cui le strade sono polverose e la gente si sposta prevalentemente a piedi. Come dovevano essere i piedi dei discepoli? Non per niente il gesto di lavare i piedi era riservato ai servi, ma se nel nostro mondo il più grande si fa servire, nel Regno di Dio essere primi significa essere al servizio. Gesù si fa servo.

Gesù lava i piedi agli apostoli, vetrata della chiesa di Worms, in Germania.

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Unità 3

Una Cena imprevedibile

Un corpo e sangue donati a tutti

Dopo ciò, Gesù compie a tavola un gesto importantissimo. Dopo aver reso grazie a Dio Padre, prende il pane e dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”, lo consegna ai suoi amici. Allo stesso modo, prende poi il calice del vino e dice: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati” (Mt 26,26-28). Con queste parole Gesù anticipa il significato del suo morire e, quindi, del compimento della sua esistenza terrena. Una vita interamente donata all’umanità e una morte coerente con il messaggio di amore del Regno di Dio. L’annuncio, infine, che uno dei discepoli lo avrebbe tradito e di ciò che sarebbe dovuto succedere in seguito lascia tutti sbigottiti. L’un l’altro si chiedono quale sia il senso di tali parole e chi tra loro avrebbe mai potuto tradire il maestro. L’ultimo episodio di quella drammatica notte si consuma poco dopo nell’orto degli ulivi: Gesù chiede a tre dei suoi amici di accompagnarlo nella sua preghiera, ma questi invece di stargli vicino crollano dal sonno. Infine è proprio lì che Giuda, accordatosi con le guardie, ha organizzato la sua cattura. Con un bacio, che dovrebbe essere segno di amicizia e di fedeltà, Giuda consegna Gesù nelle mani delle guardie dei sommi sacerdoti, mentre i discepoli fuggono.

APPROFONDIMENT O

Icona dell’Ultima Cena, chiesa di San Crispino, Vienna.

Una presenza… reale

Secondo i cristiani cattolici, durante la celebrazione della santa Messa viene reso presente e attuale il gesto compiuto da Gesù nell’Ultima Cena. Grazie alle parole di consacrazione pronunciate dal sacerdote, per l’azione della potenza dello Spirito Santo, il pane e il vino diventano realmente il corpo e il sangue di Gesù. Sottolineiamo il termine “realmente”: non si tratta, infatti, di una presenza simbolica di Cristo nel pane e nel vino, ma di una reale trasformazione della loro “sostanza” nel suo corpo e sangue. Per questa realtà si usa il termine di transustanziazione, che richiama proprio questo passaggio o cambiamento di sostanza.

Il momento della consacrazione del pane e del vino durante la santa Messa.

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UNA MORT E IN CROCE

Ponzio Pilato nel particolare dell’Ecce homo di Antonio Ciseri, 1871, Palazzo Pitti, Firenze.

APPROFONDIMENT O

EHI, PROF! Il mondo è dei furbi! Cosa ci si guadagna a comportarsi bene e ad essere onesti?

Dopo il tradimento di Giuda, Gesù viene processato prima dall’autorità religiosa ebraica e poi dalle autorità romane, che erano sotto il comando del procuratore Ponzio Pilato. Così Gesù, abbandonato da quasi tutti i suoi amici, affronta il Calvario e, come già abbiamo sottolineato, anche nel suo morire resta coerente con il suo annuncio. Sulla croce arriva a chiedere il perdono per coloro che lo stavano uccidendo e, nelle sue ultime parole, consegna il suo spirito al Padre mentre perfino un centurione romano riconosce in lui crocifisso il Figlio di Dio. Deposto dalla croce, il suo corpo viene messo in un sepolcro scavato nella roccia come predetto dai profeti. I discepoli sono sconvolti: hanno seguito Gesù per anni, l’hanno udito pronunciare parole mirabili e visto fare cose impossibili, ma poi… l’hanno visto morire come il peggiore dei criminali, per volere delle autorità religiose con la complicità dei romani. Sembra un fallimento, una sconfitta, una batosta incredibile.

Un leone che dà la vita e poi risorge

La croce: un segno universale

Clive Staples Lewis è l’autore della serie di romanzi per ragazzi chiamata Le cronache di Narnia. Nelle sue opere i cristiani intravedono in controluce alcuni messaggi biblici, soprattutto evangelici. In un episodio, in particolare, riportato nel libro Il leone, la strega e l’armadio - poi trasposto cinematograficamente nell’omonimo film – si allude in modo simbolico al morire di Gesù e al suo significato salvifico tramite la vicenda di Aslan, il leone che regna a Narnia. Raffigurazione di una scena del film.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

LAVARSENE LE MANI

Un solo versetto del vangelo secondo Matteo (Mt 27,24) tramanda un modo di dire che, varcando i secoli, è giunto sino a noi: lavarsene le mani, in relazione a quanto fece Ponzio Pilato. Da allora lavarsene le mani significa non voler prendere posizione, non arrischiare una chiara risposta o un giudizio.

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Unità 4

Una morte in croce

Tanto il male, tanto più il bene

Secondo il teologo André Fossion, sulla croce si possono vedere due cose, come scrive in un saggio sulla rivista Esperienza e Teologia:

quanto grande è il male di cui è capace il cuore dell’uomo; la

storia è testimone di questo, ma anche noi nella nostra piccola esperienza possiamo averne avuto un assaggio;

quanto più grande del male può essere l’amore, un amore così

grande da arrivare anche ai nemici. Nella croce si può vedere quanto grande è l’amore gratuito di Dio.

Così, la croce, eccesso di male, diventa eccesso ancora più grande di bene. Nella scelta di Gesù di amare fino alla fine c’è la forza di un Amore che è più forte del male e della morte.

Gli antichi affermavano che amore e dolore attingono dallo stesso pozzo: quanto più è profondo l’uno, tanto lo è anche l’altro.

FILO ROSA Il pensiero del cuore Forse è capitato anche ai maschi della tua classe di trovarsi di fronte ad una frase spiazzante, detta all’improvviso da una sorella, dalla mamma, da una nonna, da un’amica... o da una “morosetta”. Il pensiero femminile ha la caratteristica, talvolta, di procedere in modo sotterraneo e di riemergere come un fiume carsico, tutto d’un tratto. Il maschio guarda stupefatto il fiotto improvviso, ignorando il lungo corso di quel rivolo, di quel pensiero, di quelle sensazioni. Un personaggio più di altri racconta questa operosità interiore: è Maria, la Madre di Gesù. Di lei si ripete che di fronte agli episodi più difficili e sorprendenti, legati a Gesù, “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Questa espressione si trova dopo le parole dei pastori, che riferirono la visione di un angelo, il quale andava annunciando la nascita del Salvatore (Lc 2,8-19), e dopo la risposta di Gesù, quando fu smarrito al Tempio, di fronte alla sua sorprendente rivendicazione di occuparsi delle cose di suo Padre (Lc 2,41-52).

In tutto questo Maria raccoglie, mette insieme le cose, le macina. Lo fa sin dall’inizio, quando si interroga sul significato del saluto dell’arcangelo Gabriele; lo fa sotto la croce, quando vede il figlio che ha cresciuto, occuparsi di lei, affidandola ad un altro figlio, Giovanni. Questo sguardo, che non ha fretta di giudicare, ma che collega sguardi, ricordi e vita – eccolo il filo rosa! – ci stupisce e ha ragione di farlo. Veramente, una stupefacente femminilità.

Affresco del secolo XI nella chiesa di Gesù Misericordia ad Andria.

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È RISORT O, NON È QUI!

EHI, PROF! Ma davvero ci può essere una seconda possibilità dopo un fallimento totale?

Un sepolcro inaspettatamente vuoto

Il sepolcro nel quale è stato posto il corpo di Gesù è ben chiuso e sigillato: una pesante pietra vi è stata rotolata davanti e addirittura delle guardie custodiscono l’ingresso della tomba. La storia di Gesù poteva finire qui. Secondo il racconto dei Vangeli sinottici, la prima mattina dopo il sabato alcune donne - tra cui una certa Maria di Magdala, detta Maddalena - si recano al sepolcro per ungere il corpo del maestro e dargli una degna sepoltura. Giunte però al luogo in cui era stato deposto trovano la pietra spostata, il sepolcro vuoto e nientemeno che un angelo ad annunciare loro una notizia sconvolgente: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui!” (Mc 16,6) Eugène Burnand, I discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro, 1898, Museo d’Orsay, Parigi.

TOCCA A TE I quattro Vangeli raccontano con sfumature e prospettive diverse gli eventi dopo la risurrezione. Nel Vangelo di Giovanni (Gv 20,4-10) i due discepoli Pietro e Giovanni corrono al sepolcro dopo che Maria Maddalena li aveva avvisati della pietra spostata: la loro corsa piena di emozioni termina nel constatare che la tomba è vuota! Il pittore svizzero Eugène Burnand nella celebre opera che qui vedi esprime l’ansia e la speranza che dovevano provare i due apostoli il mattino di Pasqua. Dopo aver letto il brano evangelico citato, prova ad osservare bene i due personaggi e a esprimere le emozioni che secondo te potevano provare, motivando la risposta.

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Unità 5

È risorto, non è qui!

Le apparizioni, un vero incontro

Ciascuno dei Vangeli narra di episodi di apparizioni mediante le quali Gesù si rende presente ai suoi dopo la risurrezione. È proprio l’incontro con il Risorto a togliere ai discepoli ogni dubbio e far rinascere in essi la speranza. Il Vangelo di Giovanni (Gv 20,19-29) presenta al riguardo l’interessante figura dell’apostolo Tommaso il quale, davanti alla testimonianza dei suoi amici, si rifiuta di credere alla risurrezione di Gesù. Il dubbio di Tommaso è comprensibile, non capita tutti i giorni che qualcuno torni in vita dopo essere morto. Ma l’incredulità di Tommaso viene vinta dall’incontro con Gesù: dinanzi a lui egli non ha più bisogno di toccare con il suo dito i segni della passione nel corpo del Risorto, sperimentando che non è un fantasma, non è una suggestione… Gesù è veramente risorto!

APPROFONDIMENT O

Particolare dell’Incredulità di San Tommaso del pittore contemporaneo italiano Rocco Normanno, 2005, collezione privata.

Il "caso" del Nazareno

Risorto è un film del 2016 diretto da Kevin Reynolds. Il regista, partendo ed elaborando liberamente i fatti evangelici, presenta il racconto della risurrezione dal punto di vista di un tribuno romano che deve far chiarezza sul caso del Nazareno. Sono davvero numerosi i film che, come questo, nella storia del cinema si sono occupati della storia di Gesù interrogandosi sulla sua morte e risurrezione. Una scena del film.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

ESSERE COME SAN TOMMASO

Hai mai sentito dire che qualcuno è come San Tommaso? Dal vangelo secondo Giovanni (Gv 20,24-29) essere come san Tommaso significa essere uno che non crede a ciò che gli si dice, a meno che non veda con i suoi stessi occhi, cioè gli vengano offerte prove indiscutibili.

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SEZIONE 1 T RA F IDUCIA E DELUSIONI APPROFONDIMENT O

I discepoli di Emmaus

Uno dei segni con cui nei Vangeli si riconosce Gesù è proprio il segno che egli aveva lasciato come testamento: la frazione del pane (spezzare il pane). L’evangelista Luca racconta l’esperienza dei discepoli di Emmaus. Mentre tornano a casa amareggiati per la morte di Gesù, fanno un incontro particolare. Un uomo li ac-

compagna nel cammino e nel mentre spiega loro il senso delle Scritture e li aiuta a comprendere gli eventi della morte di Gesù e i primi annunci di risurrezione. Quell’uomo è Gesù stesso, ma essi non lo riconoscono. I due lo riconosceranno subito, invece, nel momento dello “spezzare il pane” quando, poco dopo, si intratterranno con lui a cena in una locanda.

Vittore Carpaccio, Cena in Emmaus, 1513, Chiesa di San Salvador, Venezia.

FILO ROSA Una speciale sensibilità Così scriveva Papa Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem, il documento del 1988 sulla dignità della donna all’interno della Chiesa: “Sin dall’inizio della missione di Cristo la donna mostra verso di lui e verso il suo mistero una speciale sensibilità che corrisponde a una caratteristica della sua femminilità. Occorre dire, inoltre, che ciò trova particolare conferma in relazione al mistero pasquale, non solo al momento della croce, ma anche all’alba della risurrezione” (n. 16). Con queste parole, Giovanni Paolo II esprimeva il particolare collegamento tra Gesù e le donne, le uniche a restare fedeli sotto la croce e le prime a ricevere l’annuncio della risurrezione ed esserne testimoni nonostante il pregiudizio del tempo.

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Unità 5

È risorto, non è qui!

La risurrezione, centro della fede

Per i cristiani la risurrezione di Cristo è da subito il centro della fede, tanto che essi possono dire con San Paolo: “Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede” (1 Cor 15,14) In effetti, a ben pensarci, Gesù aveva predicato il Regno di Dio, una giustizia diversa e superiore a quella a cui si era abituati, un amore così grande da chiedere di amare perfino i propri nemici. Le conseguenze di questo modo di intendere la vita lo avevano portato a morire sulla croce. Ed è lì che i suoi discepoli erano rimasti disillusi. Senza la risurrezione, quindi, le parole di Gesù sarebbero state solo degli interessanti insegnamenti, ma l’esito della croce avrebbe reso chi li segue un folle. La fede nella risurrezione che i cristiani professano implica invece la certezza che l’amore di Dio è più forte della morte e che il Padre ha riscattato la vita del suo Figlio, rendendogli giustizia. In base a queste considerazioni si può dire che l’evento della risurrezione getta nuova luce non solo sulla morte, ma sull’intera vita di Gesù, sulla sua identità e sul suo messaggio.

La Risurrezione di Cristo in un mosaico greco dell’XI secolo presso il monastero di Ossios Loukas, in Grecia.

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APPROF ONDIMENT O

GESÚ E LA CHIESA, UN AMORE PIÙ FORTE DELLA MORTE L’amicizia, realtà umana preziosa

COMPITO DI REALTÀ Io, grafico Sei un grafico e ti viene chiesto di raffigurare con un logo le parole di Gesù: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. Al termine del lavoro, presenta il logo ai tuoi compagni motivando la tua scelta.

Pieter Aertsen, Gesù a casa di Lazzaro, Marta e Maria, 1552, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

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Ti sarà capitato, nell’uso dello smartphone, di scambiare messaggi capaci di far schizzare il tuo umore al settimo cielo e, con la stessa velocità, sprofondare nella disperazione più cupa. Motivo? L’amico o l’amica. Gelosie, piccole invidie e possessività si confondono in sentimenti difficili da sbrogliare. Per non parlare dell’amicizia tradita. In ogni caso, l’amicizia resta esperienza umana tra le più serie e profonde, ma …quale amicizia? Con quali persone? E come si fa ad evitare di soffrire a causa di essa?

L’amicizia nell’insegnamento di Gesù

Guarda caso, Gesù nei Vangeli, parla spesso di amicizia. E più di qualcuno è nominato come suo “amico”: oltre ai dodici fedelissimi, ricordiamo ad esempio Lazzaro, Marta e Maria. Ma è soprattutto nel contesto dell’Ultima Cena, quando lascia ai discepoli le sue ultime volontà, che scopriamo cosa significa per lui l’amicizia. Nel vangelo di Giovanni si legge: “Non vi chiamo più servi…ma vi ho chiamato amici” (Gv 15,15). E inoltre: “Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando” (Gv 15,14). Questa relazione di amicizia può permanere a determinate condizioni, cioè solo se è basata su una profonda sintonia di sentimenti, fiducia e reciproco affidamento.


Gesú e la Chiesa, un amore più forte della morte

Un gruppo di amici all’origine della Chiesa

Sempre nell’ambito dell’Ultima Cena, Gesù afferma: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,13). Questo sarà quello che faranno gli amici – gli apostoli e non pochi tra i discepoli – sull’esempio di Gesù dopo la morte e risurrezione del loro maestro. Gesù, dall’alto di quell’immenso dono d’amore che è la croce e il cui frutto evidente è la Pasqua, domanda a quanti si dicono suoi amici di fare lo stesso: dare la vita. Consegnarla gratuitamente e senza condizioni. Dare e non tenere per sé.

APPROFONDIMENT O

TOCCA A TE Anche il sommo poeta Dante Alighieri ha cantato, all’inizio della sua carriera poetica, il tema dell’amicizia in un suo celebre sonetto: Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento e messi in un vasel, ch’ad ogni vento per mare andasse al voler vostro e mio; sì che fortuna od altro tempo rio non ci potesse dare impedimento, anzi, vivendo sempre in un talento, di stare insieme crescesse ’l disio. Chiedi all’insegnante di italiano di aiutarti a comprendere queste parole.

Cibo e amicizia

Gesù, come emerge dai racconti evangelici, condivide spesso il cibo con i propri amici. Cambia la vita dei peccatori mangiando con loro, cioè condividendo cibo e vita. Non cala prediche dall’alto del pulpito, ma si ferma ad altezza di occhi, seduto magari attorno a un tavolo e, con la sorpresa dell’amicizia, ripara le vite in frantumi. La tavola che è il luogo dell’amicizia, dove si fa e si rifà la vita, dove ci si nutre gli uni degli altri, dove l’amicizia si rallegra di sguardi e si rafforza di intese.

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LE VIE DELLA

BELLEZZA

di Don Maurizio Viviani

La Crocifissione bianca di Chagall

Al The Art Institute of Chicago negli USA Marc Chagall (1887-1985) realizza una tra le più originali e commoventi rappresentazioni della morte di Gesù. Il suo dipinto Crocifissione bianca (1938) è un singolare accostamento tra la morte di Gesù e alcuni eventi drammatici del suo tempo. Chagall, infatti, dipinge accanto al crocifisso le violenze del regime nazista verso gli ebrei dell’Europa orientale negli anni Trenta. Ne fu vittima anche il pittore, che si vide bruciare alcuni suoi quadri, considerati scomodi e sobillatori. Le scene stilizzate dipinte attorno al crocifisso formano una cupa cornice di violenza, che riassume simbolicamente tutto il dolore dell’uomo e la disperazione causata dal flagello della guerra. C’è un forte legame tra la violenza che Gesù ha subito e le malvagità che l’uomo ha compiuto nel secolo scorso. Pertanto, il quadro è un’icona della cattiveria umana e dell’odio

ingiustificato, che hanno causato sofferenza e dolore a tantissime persone non soltanto nella seconda guerra mondiale, ma anche in una miriade di episodi sanguinosi della storia dell’uomo.

Il crocifisso. Al

centro dell’opera spicca il Cristo appeso in croce. Il suo corpo è inondato di una luce bianca che scende dall’alto. Sopra la sua testa sta l’iscrizione, in lingua ebraica, con il motivo della condanna di Gesù. Il lenzuolo avvolto attorno ai suoi fianchi assomiglia al Tallit, lo scialle usato dagli ebrei durante la preghiera. In basso, sotto la croce, c’è la Menorah, il candelabro a sette bracci, caro alla tradizione ebraica.

Parte destra. È ben visibile la scala usata per

la crocifissione. Poco sopra, si nota l’incendio appiccato a una sinagoga e, vicino, delle sedie rovesciate e i libri della Torah. Un uomo, dipinto con l’abito e il berretto di colore verde, sta fuggendo, tenendo sulle spalle un sacco. Sotto di lui, si vedono un rotolo della Bibbia, incendiato, e una donna disperata che accarezza il suo bambino.

Parte sinistra. Anche su questo lato sono dipin-

Marc Chagall, Crocifissione bianca, 1938, The Art Institute, Chicago (USA).

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te scene di aggressione e di violenza: alcune persone sono costrette a fuggire per salvare la Torah; uomini disperati scappano su una barca; un villaggio è messo a soqquadro e poi incendiato; un esercito va all’assalto del nemico. In mezzo a tanta disperazione e a tanto dolore vi è un elemento di speranza: sopra la croce Mosè accoglie il grido di disperazione di tre persone in lacrime, cercando di consolarle e di dar loro serenità.


SEZIONE 1 T RA F IDUCIA E DELUSIONI COMPIT I DI REALTÀ OBIETTIVO FORMATIVO

Attraverso il dettaglio di un’opera d’ar te, cogliere e restituire in modo personale e creativo la drammaticità degli eventi pasquali.

COMPIT O D I R E A LT À

IL MIO CAPOLETTERA Un importante studio grafico di Milano ha realizzato il catalogo della mostra di Artemisia Gentileschi, geniale pittrice barocca, valorizzando l’elemento grafico del capolettera. Ora tocca a te: prova a realizzare un capolettera (cioè, una lettera maiuscola), avente come sfondo il dettaglio di un’Ultima Cena, una Crocifissione o una Risurrezione di un artista a tua scelta: su uno di essi riporterai l’opera completa da cui proviene il dettaglio; sull’altro realizzerai il capolettera vero e proprio, con la lettera che preferisci. SUGGERIMENT I Se sei un mago di programmi come Photoshop o GIMP, usa pure quelli. Se vuoi qualcosa di più artigianale, puoi utilizzare un foglio word su cui copiare l’immagine (grande e nitida) dell’opera d’arte che hai scelto. Una volta copiatala, dovrai farne due stampe. Su un terzo foglio andrai a stampare la lettera maiuscola scritta con carattere molto grande. Ritaglia con una forbice la lettera, poi collocala sopra l’immagine e, usando come riferimento i bordi della lettera, ritaglia la parte di opera d’arte che ti serve con un taglierino. Quello che ritagli lo incollerai sul foglio su cui andrai a comporre il tuo capolettera. Affiancherai, infine, l’A4 con l’opera originale e il secondo A4 con la tua lettera.

VA L U T A Z I O N E Date un voto numerico da 1 a 5 a ciascun gruppo circa questi aspetti. Obiettivo 1: realizzazione di una bozza di un font innovativo [Competenza chiave n. 5]. Obiettivo 2: organizzazione del lavoro nei tempi prefissati [Competenza chiave n. 6]. Obiettivo 3: gestione in modo autonomo ed efficiente gli strumenti digitali [Competenza chiave n. 4]. Obiettivo 1

Obiettivo 2

Obiettivo 3

GRUPPO 1 GRUPPO 2 GRUPPO 3 GRUPPO 4

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SEZIONE 1 T RA F IDUCIA E DELUSIONI V ERIF ICHIAMO 1. DIO E L’UOMO

I seguenti brani sono tratti dai Canti del servo di Jahvè che si trovano nel libro del profeta Isaia al capitolo 50. Prova a trovare dei paralleli evangelici tra questi testi scritti nel VI secolo a.C. e gli ultimi giorni di Gesù. ISAIA

GESÙ

Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Maltrattato, si lasciò umiliare non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; [...] Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà la loro iniquità.

2. LA BIBBIA E LE ALTRE FONTI

Leggi questi due brani tratti da Il leone, la strega, l’armadio (cfr pag. 16) e rintraccia immagini e similitudini con i racconti evangelici presi in esame in questa sezione. Eppure, se il leone avesse voluto, una sola zampata poteva significare la morte dei suoi assalitori. Non reagì, invece, neanche quando i suoi nemici cominciarono a stringere i nodi, tirando le corde così forte che esse sembravano sul punto di segargli la pelle; poi lo trascinarono verso la Tavola di Pietra. – Oh, Aslan! – esclamarono entrambe fissandolo impaurite e contente al tempo stesso. – Non eri morto, allora, caro Aslan? – chiese Lucy. – Non lo sono più – rispose il leone. – Non sei... non sei un... – domandò Susan con voce tremante. Non sapeva decidersi a dire la parola “fantasma”. Aslan si avvicinò, piegò un poco la testa e le diede una leccatina sulla fronte. Susan sentì il calore del suo fiato e quella specie di profumo che sembrava diffuso intorno a lui. – Ti sembro un fantasma? – chiese Aslan. – Oh, no! Sei vivo, sei vivo! – gridò Lucy, e tutt’e due si lanciarono verso di lui, ripresero ad abbracciarlo e accarezzarlo e coprirlo di baci.

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Verifichiamo

3. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO

Nella celebre Ultima Cena di Leonardo da Vinci prova a rintracciare i seguenti discepoli caratterizzati da alcuni dettagli, che spiegherai negli appositi spazi: Pietro, Tommaso, Giuda Iscariota, Giovanni.

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4. I VALORI ETICI E RELIGIOSI Amore e sacrificio: queste due parole racchiudono molteplici significati, ma appaiono legate indissolubilmente. Prova a riflettere. Ăˆ possibile, secondo te, amare o anche vivere bene un’amicizia senza avere a che fare con il sacrificio? ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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A SCUOLA DI BENESSERE

AMICIZIA:  VERO  FALSO  DIPENDE Necessaria quanto il pane

Per poter crescere il contatto, le relazioni, l’amicizia sono importanti tanto quanto il cibo. “Non è bene che l’uomo sia solo” dice Dio all’inizio nella creazione. L’uomo è fatto per la relazione e, tra le relazioni, l’amicizia è una delle dimensioni più importanti, tanto che anche la Bibbia la definisce come un rifugio, un tesoro, un balsamo della vita (Siracide 6,14-16). Anche tu in questo tema sei un esperto, hai sicuramente le tue esperienze e le tue idee su cos’è l’amicizia, su quali siano i valori più importanti per costruirla e quali invece le situazioni che possono ferirla o addirittura farla finire.

ORA TOCCA A TE Proviamo dunque a riflettere con un gioco: qui accanto trovi delle carte che contengono diverse affermazioni sull’amicizia; ogni volta che l’insegnante giocherà una carta dovrai scegliere, prendendo posizione, se per te l’affermazione scritta su di essa è vera (alzandoti in piedi) o falsa (restando seduto). La posizione del “dipende” può essere inclusa nel “vero se ...” ed è assolutamente vietato astenersi: tutti devono prendere posizione! Una volta posizionati tutti seduti o in piedi, il vostro insegnante darà la parola a turno ai due schieramenti per poter riflettere insieme sul significato dell’amicizia. Se rispetto ad un’affermazione avete tutti la stessa posizione, scrivete il contenuto della frase alla lavagna in modo da creare un elenco dei punti condivisi da tutti. Potrai alla fine capire quanto simili o differenti siano le sensibilità e i punti di vista dei tuoi compagni rispetto ai tuoi e magari aprire nuove vie per comprendere cos’è l’amicizia: fanne tesoro, le opinioni diverse sono preziose e possono aiutarti a chiarire meglio anche le tue idee.

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di Davide Povolo - docente IRC e psicologo & Carlo Tonin - docente IRC ed educatore

Andare d’a con qualcuccordo essere am no ed ic la stessa ci non è osa.

Gli amici si el n riconosconodel momento bisogno.

Nelle amicizie online non sempr e si è autentici.

Amicizia e gelosia non vanno d’accordo.

Un vero amico può aiutarti a crescere.

micizia A volte l’atare un può diven o. pes

Per ess non è imere amici p la nazio ortante nalità.

amici Per essere re bisogna ave uni. m interessi co

Chi trova un amic o trova un tesoro.

Nell’amicizia è importante non avere mascher e.

Avere un amico a tu per tu è diverso che averlo online.

Quando si ha il fidanzato/a si frequentano meno gli amici.

A volte gli amici sono piùi importanti de genitori.

Nell’amicizia la fiducia è importantissima.

Quando amico sb un comport aglia a male bisondosi gn aiutarlo. a

Chi non ha am ic passa molto i tempo in casa .

re Dopo esse ati è z n a id f stati rnare difficile toe veri r ad esse amici.

I veri amici sono pochi.

Un amico risponde subito ai messagg su WhatsApp e ti i segue sui social.

felice Per essere tanti devi avere amici.

Gli amici ti capiscono meglio dei genitori.

L’amicizia con una persona di sesso diverso ha caratteristiche diverse

Chi dice di avere tantissimi amici potrebbe avere amicizie superficiali.

Un vero amico può aiutarti a crescere.

Un amico potrebbe avvisare i tuoi genitori di un tuo comportamento rischioso

Dall’amicizia possono nascere a volte anche legami più profondi

Il vero amic rimproveraro può ti se sbagli.

ia tra L’amiciz diversa è ragazze ella tra da qu zi. ragaz

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sezione

RIPART IRE COME NUOVI

7. Tra Ascensione e Pentecoste 8. All'inizio della Chiesa 9. San Paolo da Gerusalemme a Roma 10. Chi li odia non saprebbe dirne il motivo 11. Sotto il peso delle persecuzioni 12. La fine delle persecuzioni 13. La casa della Chiesa 14. L'ortodossia, arte di "vedere le cose" la Cena in Emmaus di Caravaggio V ERIF ICHIAMO COMPIT O DI REALTÀ VALUT AT IVO

OSA I C O A ECC OPRIR SC Comprenderai come lo Spirito Santo abbia aiutato gli apostoli a fare memoria di Gesù. Conoscerai le sorti della Chiesa delle origini, dalle persecuzioni fino alla libertà di culto. Vedrai come la Chiesa ha definito alcune verità nei Concili.

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LA VIDEOINT ERVISTA #iniziamocosì

A SCUOLA DI BENESSERE Aver cura di sé per aver cura dell’altro 60 A MENTE APERTA Quando si pensa diversamente 49 CHE EMOZIONI! Nostalgia 34 ROVESCIAMO LA CLASSE Una Pentecoste …per due 36 Viaggi d’un tempo 186 FILO ROSA Le donne negli Atti Lucia e Agata

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ADDOMESTICARE LE PAROLE Da Natale a Santo Stefano Folgorato sulla via di Damasco

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BOX E RUBRICHE


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T RA ASCENSIONE E PENT ECOST E

EHI, PROF! Quando faccio delle belle esperienze vorrei che non finissero mai, ma il tempo passa e resta solo il ricordo…

TOCCA A TE Con l’aiuto del tuo insegnante fate un brainstorming sulla parola “nostalgia”.

Eroe indiscusso della nostalgia nella letteratura greca è Ulisse, il viaggiatore ingegnoso, che però sente costantemente una fitta di dolore per la sua bella isola, Itaca, che gli dei (e la sua curiosità) gli impediscono di rivedere. In ogni uomo è nascosto, poco o tanto, un “Ulisse”, sempre dinanzi a un mare da solcare.

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Forse ti è capitato nella vita di aver sperimentato qualcosa di molto bello e di intenso che poi, però, è finito. Ciò che viviamo, infatti, lascia a volte da qualche parte dentro di noi uno spazio vuoto, come un senso di mancanza. Forse ti è capitato, insomma, di provare nostalgia. È un sentimento che crea un legame con le cose, le persone, i luoghi, gli odori. Ed è sempre rivolto all’indietro. Non si può provare nostalgia del futuro. Pensa che questa parola, nostalgia, significa in realtà “dolore per il ritorno” e fu utilizzata da un medico per descrivere la sofferenza che provavano i soldati svizzeri, dal momento che militavano presso eserciti stranieri. Ecco, quindi, che la nostalgia ha a che fare con la patria, con una terra che senti come tua. Non è detto che questo senso di lontananza sia sempre un male. Ti fa capire qual è la tua “patria”, cosa ti manca del passato, ti mostra qualcosa a cui tieni. Così, capire il passato può anche diventare una spinta propulsiva in avanti.

nostalgia

Che sentimento strano la nostalgia! Quello stato di malessere che, pur facendo soffrire, non scacciamo prontamente con determinazione… perché legato, alla fin fine, a un acuto desiderio di un luogo lontano, di una cosa o di una persona assente o perduta. Quando hai provato nostalgia? Per quale realtà? È tuttora presente in te questo sentimento o si è trasformato in qualcos’altro? In cosa?


Unità 43

Tra Ascensione e Pentecoste

“Perché state a guardare il cielo?”

Se ci pensi, crediamo di essere tutti un po’ esperti nel guardare il cielo. Lo scrutiamo spesso per avere alcune indicazioni metereologiche di massima e sapere così che tempo farà. Si può anche guardare il cielo in altro modo: cogliendo, per esempio, il fascino di un tramonto infuocato o lo splendore di una luna piena. Lo sguardo dell’uomo, fin da sempre, è sempre puntato verso l’alto. Ma non si può rimanere continuamente con gli occhi appiccicati alla volta celeste: la vita sotto i nostri piedi intanto scorre. Anche quando cammini per strada, meglio non perdersi con gli occhi al cielo, soprattutto se attraversi una strada, altrimenti rischi di finire sotto un auto in men che non si dica. Un giorno anche gli apostoli rimasero a lungo con gli occhi fissi in alto mentre Gesù Risorto, ascendendo al Cielo, spariva dalla loro vista. Ma una voce dall’alto lì ammonì amorevolmente: uomini di Galilea, finitela di guardare il cielo!

Giovanni Maria Galli, Ascensione di Cristo (particolare), 1619, chiesa di San Girolamo, Bologna.

“Mentre lo guardavano, [Gesù] fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo»” (At 1,3-11)

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SEZIONE 2 RIPART IRE COME NUOVI

Pentecoste... festa difficile? ROVESCIAMO LA CLASSE Una Pentecoste …per due Lo sapevi che, come per la Pasqua, esistono “due feste” di Pentecoste? Una appartiene al Cristianesimo, un’altra all’Ebraismo. Consultando il web sotto la guida del tuo insegnante,, cerca notizie su quest’ultima e porta i risultati della tua ricerca in classe per poi presentarli ai tuoi compagni.

Una celebre omelia di Tonino Bello, il noto vescovo pugliese morto in odore di santità, iniziava proprio così: «Sì, la Pentecoste è una festa difficile. Ma non perché lo Spirito Santo, anche per molti battezzati e cresimati, è un illustre sconosciuto. È difficile, perché provoca l’uomo a liberarsi dai suoi complessi». Difficile sì, ma, nello stesso tempo, è da questo importante evento che è nata la prima comunità cristiana, la Chiesa. Proprio per questo motivo Gesù Risorto non fece mancare ai suoi amici apostoli la presenza insostituibile dello Spirito. “La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo»” (Gv 20,19-22).

PAROLE Complesso: secondo un significato comune, quanto in una persona lo blocca, lo rende insicuro o tormentato.

Il Risorto in una tempera del 1450, presso il Museo di San Marco, a Firenze. Che razza di comportamento è mai questo? Mettersi ad alitare, soffiare, in pubblico? Certo, i Vangeli ci avevano abituato a gesti piuttosto originali di Gesù, come sputare e fare del fango con la saliva o mettersi a scrivere con il dito sulla terra. Se però andiamo nell’Antico Testamento, quando, come racconta il libro della Genesi, Dio plasmò l’uomo con polvere dal suolo, leggiamo che egli “soffiò nelle sue narici un alito di vita” (Gn 2,7). Il gesto di Gesù, dunque, indica un’azione creatrice. Prende vita un nuovo popolo di Dio, la Chiesa.

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Unità 7

Tra Ascensione e Pentecoste

Una cascata di fiamme di fuoco

Oltre ai Vangeli, anche il libro gli Atti degli Apostoli descrive la discesa dello Spirito Santo, evocandolo con i simboli del fuoco e del vento. Il fuoco simboleggia l’amore di Dio, il vento è incitamento ad agire. “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo” (At 2,2-4a)

APPROFONDIMENT O

PAROLE Apologeta: che “difende”, in questo caso, la fede cristiana, anche mediante la pubblicazione di scritti.

Da quanto si celebra la festa di Pentecoste?

Il primo discorso del primo papa

I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologeta cristiano (155-220 d.C.), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era già considerata una festa solenne, durante la quale era spesso conferito il sacramento del Battesimo. A Pentecoste, dal 1995, è stata ripristinata a Roma l’antica tradizione di far piovere rose rosse dal lucernario del Pantheon. Dalla sommità della cupola, a 43 metri di altezza, vengono lasciate cadere dall’occhio del cielo, l’ampio oculo di 9 metri di diametro che illumina il Pantheon, migliaia di petali di rose rosse sui fedeli, come tante “lingue di fuoco” dello Spirito Santo.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

DA NATALE A SANTO STEFANO

Una signora osserva il tessuto di un vestito con occhio critico e infine esclama: «Questo dura da Natale a Santo Stefano!». Per capire il significato di una simile frase, bisogna sapere che la festa di Santo Stefano ricorre il 26 dicembre, il giorno dopo Natale. Dunque, ciò che dura da Natale a Santo Stefano dura pochissimo.

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ALL'INIZIO DELLA CHIESA

EHI, PROF! A me sembra che i cristiani oggi non vivano come racconta il libro degli Atti degli Apostoli...

Un libro di buoni “Atti”

Guardare alla propria vita in modo nuovo, sottolineare, magari amplificandolo, il buono che c’è in noi: è questa una delle capacità umane che, a volte, fatichiamo a mettere in atto. Basta osservare come si comportano, spesso, i mass media verso le notizie: tendiamo a vedere della vita umana, anche la nostra, solo o comunque spesso gli aspetti negativi. Non si tratta di nascondere gli elementi problematici, ma valorizzare il positivo che c’è in noi e attorno a noi. È quello che succede nel libro degli Atti degli Apostoli.

TOCCA A TE Dopo aver letto i due testi qui riportati, trova le espressioni che ti possono far intuire che l’autore sia il medesimo. Quindi, confrontati con l’insegnante e i tuoi compagni. Infine, sempre con l’aiuto dell’insegnante, cerca le frasi che presentano il lavoro tipico di uno storico.

Autore degli Atti degli Apostoli è un certo Luca di Antiochia, la stessa mano che scrisse il terzo Vangelo. Destinatari dello scritto sono i cristiani della seconda generazione di origine ebraica e pagana, rappresentati da Teofilo, fra l’80 e il 90 d.C.

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“Nel primo racconto, o Teofilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo” (At 1,1-2). “Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teofilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,1-4).


Unità 8

Una comunità “perseverante”

La comunità di Gerusalemme fa da sfondo a tutta la prima parte del libro degli Atti (capitoli 1-5). È una comunità che, superata la crisi della croce, si ritrova insieme alla luce della risurrezione, in uno spirito rinnovato. L’autore, in ben tre punti, veri e propri “sommari”, all’interno dei primi cinque capitoli, usando verbi all’imperfetto, vuole descrivere un comportamento abituale, che certamente viene idealizzato, ma che rappresenta lo stile di vita di tutte le comunità cristiane. Tale descrizione ci viene trasmessa dal testo biblico attraverso alcune azioni che hanno il carattere della perseveranza. Il nostro è il tempo può essere definito, invece, “dell’impazienza”. La vita è diventata così veloce, che siamo diventati molto impazienti: occorre avere tutto e subito, avere risposte immediate, trovare tutto senza poter attendere. Essere diventati impazienti ci ha condotto anche a non essere perseveranti. Sembra che le conquiste della vita, che hanno bisogno di tempi lunghi per maturare ed essere raggiunte, non ci interessino più. Luca ci offre invece questo preciso ritratto della prima comunità: “Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere” (At 2,42). Vediamo ora da vicino queste “azioni” punto per punto.

1. L’insegnamento degli apostoli: questa prima “perseveranza” sot-

tolinea il posto e il ruolo unico dei dodici. È un insegnamento che presenta due linee fondamentali: dapprima c’è l’annuncio della buona notizia che Gesù è il Signore (kerigma). Dopo il primo annuncio, l’insegnamento degli apostoli si sviluppa in una catechesi più completa, detta in greco didaché. Non basta infatti la scelta iniziale di credere in Gesù: tale scelta va continuamente approfondita e confermata.

All’inizio della Chiesa

Antica icona russa raffigurante la prima comunità descritta negli Atti degli Apostoli (collezione privata).

PAROLE Kerigma: nella predicazione apostolica il kerigma è il centro dell’annuncio cristiano del Vangelo, e consiste nella proclamazione della morte e risurrezione di Gesù Cristo, fatto sotto l’azione dello Spirito Santo da chi ne è stato testimone.

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SEZIONE 2 RIPART IRE COME NUOVI 2. La comunione dei beni materiali: i credenti continuano ad avere TOCCA A TE La parola comunione deriva dal latino communis, comune. Conosci altre parole che derivano dallo stesso termine? Sapresti usare il termine comunione in un contesto non religioso?

proprietà, ma non le considerano più come qualcosa di esclusivamente proprio, accettando di mettere tutto a disposizione degli altri, soprattutto di chi era nel bisogno.

3. La frazione del pane: il momento più alto della vita della comunità

è determinato dalla “fractio panis” (frazione del pane), cioè dall’eucaristia; il pasto fraterno dei cristiani, soprattutto nel “giorno dopo il sabato” (la domenica della risurrezione), si ricollega direttamente ai gesti di Gesù nell’Ultima Cena. L'organizzazione dei primi cristiani

APPROFONDIMENT O FILO ROSA

Oggi come allora Nel ventennio 1970-1990 El Salvador e altri paesi latinoamericani rivissero l’esperienza delle comunità cristiane del primo secolo, di cui si diceva: “Guardate come si amano!”. Quelle comunità erano colme di vita e di gioia, si radunavano attorno all’eucaristia, condividevano con semplicità la Parola di Dio, erano solidali e lottavano per la giustizia e per la pace. Tale stile di vita che direttamente o indirettamente denunciava le ingiustizie sociali e politiche del tempo, causò persecuzioni e perfino la morte di vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e catechisti, tra i quali i noto arcivescovo Oscar Romero (1917-1980).

Le donne negli Atti Nella prima comunità cristiana ci sono molte donne, a cominciare da Maria, la madre di Gesù. Vi è poi la madre di Giovanni detto Marco, anche lei di nome Maria; e la sua serva Rode (At 12,1-17). Tabità (At 9,36-43) è la prima donna definita discepola. Lidia, è una credente, che incontrando la predicazione di Paolo si apre alla fede cristiana (At 16): in differenti occasioni ospitò Paolo nella sua casa e aiutò economicamente le sue attività e la comunità cristiana. Priscilla conobbe Paolo a Corinto, quando, assieme al suo sposo Aquila, arrivava dall’Italia. Ambedue credettero al messaggio predicato da Paolo, lo ospitarono per tutto il tempo in cui rimase a Corinto (At 18,1-5) e con lui partirono per la Siria, diventando così una famiglia evangelizzatrice. Drusilla è una giudea che, per interesse, viene meno ai principi della sua religione, ma si interessa alla predicazione apostolica (At 24).

Lidia, in un disegno di Ambra Sbrama.

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Unità 8

All’inizio della Chiesa

4. La preghiera costante: i primi cristiani della comunità di Gerusa-

lemme continuarono, in un primo tempo, a frequentare il tempio ma, al contempo, presero via via forma e spazio espressioni di preghiera prettamente cristiana: il Padre Nostro (insegnato da Gesù stesso ai discepoli), alcune espressioni come Maranatha (“Vieni, Signore”), Amen (“Così è”) e Osanna (“Salvaci”), oltre all’invito ebraico alla lode del Signore, l’Alleluia.

APPROFONDIMENT O

TOCCA A TE Dopo esservi divisi in gruppi, provate a confrontarvi sul seguente tema: “Chiesa come comunità”, aiutandovi con la seguente traccia di discussione: Che cosa immaginate rappresenti oggi la comunità parrocchiale per i cristiani? Quali sono le critiche più frequenti che la gente rivolge alla Chiesa e, in genere, ai cristiani? Al termine della discussione in gruppo, confrontatevi con il resto dei compagni.

Pregare al tempio

La parte più interna del tempio ebraico era costituita dal Santo dei Santi, locale cieco nel quale entrava soltanto il sommo sacerdote e una sola volta all’anno. Il Santo era curato dai sacerdoti e in esso si trovavano l’altare dei profumi, il candelabro e la tavola dei pani di offerta. I sacrifici costituivano la parte principale del culto giudaico. Venivano celebrati al mattino e alla sera di ogni giorno ed erano particolarmente numerosi nei giorni di sabato e in quelli festivi. Vi erano vari tipi di sacrificio: di espiazione per i peccati, per sciogliere voti, in occasione della circoncisione, per ringraziare… accompagnati da sacrifici in cui venivano offerti animali o farina, olio, vino e altri elementi simili.

Ricostruzione del tempio di Gerusalemme.

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SAN PAOLO, DA GERUSALEMME A ROMA San Pietro, primo Papa

Una “peste” di uomo PAROLE Diacono: in greco, diakonìa significa servizio; la comunità cristiana di Gerusalemme aveva eletto Stefano, Filippo, Procoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola - “sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza” (At 6,3) - per assistere gli apostoli nel loro compito.

“Mio figlio è diventato una vera peste: aggressivo, irruente, ribelle alle regole, disordinato, anche se sempre simpatico, per carità!”. Sicuramente parole come queste le avrai qualche volta intercettate anche tu, scambiate tra gli adulti che ti circondano, prima di tutto i tuoi genitori. Pensa che, verso l’anno 58 d.C., un avvocato ebreo di nome Tertullo, in veste di pubblico ministero accusatore, pronunciò le stesse parole contro Saulo di Tarso (San Paolo): “Abbiamo scoperto che quest’uomo è una peste!” (At 24,5). Paolo fu una persona straordinaria. In lui trovarono spazio sia l’esaltazione sia l’odio, al punto che, mentre per gli ebrei egli era il più grande nemico, dai cristiani venne giudicato come lo strumento eletto per eccellenza per portare il Vangelo ai pagani.

Testimone al martirio di Stefano

La diffusione della nuova fede cristiana non fu semplice. Numerose difficoltà sorsero fin dai primi anni. A Gerusalemme, per esempio, i giudei perseguitarono i primi cristiani perché vedevano in essi i traditori della religione ebraica e arrivarono a lapidare Stefano, diacono e primo martire del Cristianesimo. A questa prima persecuzione contro i seguaci di Gesù partecipò anche Saulo di Tarso, il quale, da buon fariseo, considerava i cristiani una setta che minacciava il giudaismo. Anthony van Dyck, Martirio di Santo Stefano, 1622-24, Collezione Egerton.

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Unità 9

San Paolo, da Gerusalemme a Roma

Sulla via di Damasco

I cristiani erano stati spazzati via ormai tutti da Gerusalemme. Alcuni di essi fuggirono a Joppe (Giaffa), dove Pietro li istruì, altri a Samaria dove invece li ammaestrò Filippo. Molti poi si rifugiarono più lontano, a Damasco, nel cuore della Siria orientale. Dato che in quest’ultimo luogo era presente una grande colonia di cristiani, Saulo decise di intervenire e, in testa a una pattuglia ben armata, uscì da Gerusalemme per mettersi in un viaggio che poteva durare anche una settimana. Questo era infatti il tempo necessario per coprire i circa 250 km che separavano Gerusalemme da Damasco. Quello che avvenne lungo quel percorso è piuttosto noto (la “caduta da cavallo” di Paolo) e ti proponiamo un approccio ad esso di tipo operativo, mediante i box qui accanto.

TOCCA A TE Leggi in At 9,1-30, il racconto che fa Luca della conversione di Paolo. Dopo la lettura, prova a raffigurare l’episodio dividendolo in sequenze.

TOCCA A TE Il dipinto che vedi, datato 1567, è opera del pittore Pieter Bruegel il Vecchio, il quale era solito collocare l’episodio centrale della narrazione in secondo piano rispetto alla descrizione della folla e di altri personaggi presenti nella composizione. Riesci a trovare il punto focale del dipinto? Quale elemento te lo indica? Quali elementi del dipinto ti colpiscono maggiormente? Perché? Confrontati con i tuoi compagni e con l’insegnante.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

Pieter Bruegel il Vecchio, Conversione di San Paolo, 1567, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

FOLGORATO SULLA VIA DI DAMASCO

Quando qualcuno cambia radicalmente e improvvisamente il suo modo di pensare si può dire che è stato folgorato sulla via di Damasco.Una simile definizione risale appunto alla figura di San Paolo, abbagliato dalla visione di Gesù che gli rimproverava la persecuzione dei cristiani, proprio mentre si recava a Damasco.

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SEZIONE 2 RIPART IRE COME NUOVI

Paolo, un grande evangelizzatore ROVESCIAMO LA CLASSE Viaggi d’un tempo

Una volta cambiato vita, Saulo o, meglio, Paolo di Tarso diviene un intrepido annunciatore del Vangelo di Cristo e raggiunge la quasi totalità del mondo circostante la Palestina in perlomeno 4 grandi viaggi.

Ricerca sul web, con l’aiuto delle indicazioni fornite dal tuo insegnante, notizie sulle condizioni di viaggio nel I sec. d.C., fanne una breve sintesi scegliendo tu la modalità e poi presenta i risultati della tua ricerca in classe.

La collina di Ares è una sporgenza rocciosa a occidente dell’Acropoli di Atene, sede in origine di un consiglio di anziani e, successivamente, del tribunale stesso della città. Durante il secondo viaggio Paolo comparve in questo luogo presentando il suo messaggio che venne rifiutato (At 17).

Primo viaggio di Paolo: urgenza della missione tra i pagani (At 13,1-15,36)

Accompagnato da Barnaba e da Giovanni Marco, Paolo inizia il viaggio predicando alla comunità di Antiochia. Questo primo viaggio missionario fu caratterizzato da duri scontri con i giudei che non accettavano la sua predicazione di Cristo. Rifiutato dai giudei, Paolo evangelizzò i pagani, che si aprirono in molti al messaggio di Gesù. Secondo viaggio di Paolo: le prime comunità greche (At 15,36-18,22)

Ripartendo dalla comunità di Antiochia e accompagnato da Sila, Paolo ritorna a visitare alcune comunità dell’Asia Minore fondate nel primo viaggio, perlopiù in territorio greco: Filippi, Tessalonica, Atene, Corinto e Efeso.

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Unità 9

San Paolo, da Gerusalemme a Roma

Terzo viaggio di Paolo: consolidamento delle comunità cristiane

(At 18,23-21,14) Paolo segue un itinerario simile a quello del viaggio precedente, per consolidare le giovani comunità. Viaggio della prigionia (At 27-28)

Paolo è arrestato a Gerusalemme ed è osteggiato da fanatici che reclamano la sua morte. Paolo, in quanto cittadino romano, si appella all’imperatore, la massima autorità politica. Durante la traversata del Mediterraneo si scatenano delle tempeste: Paolo e altri prigionieri sono accolti a Malta come naufraghi. A Roma, Paolo può godere di una certa libertà che gli permette di continuare a diffondere il Vangelo.

TOCCA A TE Dall’elenco dei titoli delle lettere di Paolo, cerca di ricavare un primo elenco delle comunità da lui fondate e di vederne l’ubicazione nella cartina raffigurante i viaggi missionari.

La struttura delle comunità cristiane

Durante i suoi viaggi, Paolo non si limitò ad evangelizzare, ma volle fondare comunità di credenti capaci di resistere nel tempo, anche dopo la morte dell’apostolo. Ecco che allora Luca ricorda le figure degli anziani che Paolo pose a capo delle comunità con il compito di conservarle e guidarle. Paolo applica a loro il termine di episcopi o vescovi, alludendo alla loro funzione di sorveglianti e custodi della comunità.

APPROFONDIMENT O

San Paolo nell'arte

Luca, compagno di viaggio

Luca, l’autore degli Atti degli Apostoli, accompagnò Paolo in diversi suoi viaggi. Prova di ciò è il fatto che in alcune sezioni del libro troviamo il pronome personale noi (At 16,10-17; 20,5-21,18; 27,1-28,16). È l’unico tra gli evangelisti che appartiene alla seconda generazione di cristiani e, infatti, non conobbe personalmente Gesù e neppure fu uno dei dodici, ma fu un loro fedele seguace. Nacque ad Antiochia, era un medico, di certo un uomo colto che aveva studiato e si era ben documentato sulla vita di Cristo.

Non ci crederai, ma San Paolo è arrivato perfino al Festival di Sanremo. È successo nel 2016, per opera del gruppo di Elio e le Storie Tese, che presentò la canzone Vincere l’odio, all’interno della quale l’apostolo è abbondantemente nominato.

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"CHI LI ODIA NON SAPREBBE DIRNE IL MOT IVO"

PAROLE Martire: dal greco martir che significa testimone. Per i cristiani chi professa la sua fede pubblicamente in Cristo anche a costo di discriminazione o morte.

“A morte i cristiani!” doveva essere uno slogan abbastanza diffuso a Roma a partire dal 64 d.C., quando con Nerone iniziano le persecuzioni contro di essi. Chi professava la fede in Gesù correva il rischio di essere ucciso se non abiurava, cioè rinnegava la propria fede. “Facile” dirai, basta davvero poco per salvarsi la vita: semplicemente affermare a voce di non essere cristiani, gettando magari qualche grano di incenso davanti alle statue degli dei. Invece - devi sapere - migliaia di persone hanno testimoniato sull’esempio di Cristo la loro fede fino a dare con il sangue la loro vita. Sono i martiri, uomini e donne che credevano talmente in Gesù Cristo da affrontare il martirio cantando o pregando per i propri aguzzini. Questa fede certa, testimoniata pubblicamente, faceva sì che più erano perseguitati tanto più cresceva il numero di credenti. Pensa che rabbia doveva suscitare questo fatto in chi cercava di mettere fine alla “questione cristiani”, una rabbia spesso senza ragione, senza motivo, come scrisse l’autore della Lettera a Diogneto. Possono sembrare cose di un passato molto lontano ma …è davvero così? No, e come dice Papa Francesco: “Oggi ci sono più martiri che nei primi secoli: i media non lo dicono perché non fa notizia” (omelia del 17 gennaio 2017). Ancora si ripete quindi quanto accadeva due millenni fa e dal sangue dei martiri nascono nuovi cristiani, perché dove la fede è perseguitata è spesso anche più viva e autentica.

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Unità 10 APPROFONDIMENT O

“Chi li odia non saprebbe dirne il motivo”

La Chiesa che soffre

Il quotidiano Avvenire elenca nel suo sito internet tutti gli eventi di odio e persecuzione religiosa che accadono nel mondo contro i cristiani. Esiste al riguardo una realtà chiamata Aiuto alla Chiesa che soffre, che si occupa di dare supporto a quelle realtà in cui c’è sofferenza, discriminazione o persecuzione e con i suoi report cerca di portare all’attenzione dei media quanto accade nel mondo.

TOCCA A TE

TOCCA A TE

Il 15 febbraio 2015 sulle coste della Libia alcuni militanti dell’Isis martirizzavano 21 giovani colpevoli di essere cristiani e non voler rinnegare la propria fede. Tra le immagini a memoria di quanto accaduto troviamo questo disegno. Quale significato vuole trasmettere?

In gruppi provate a cercare su Google le parole “cristiani perseguitati oggi”. Trovate una situazione di persecuzione o discriminazione contro i cristiani nel mondo e cercate di elencare i motivi per cui è avvenuta.

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SOT T O IL PESO DELLE PERSECUZIONI EHI, PROF! Cosa fare quando si è perseguitati e presi in giro da tutti? Oppure semplicemente ignorati?

FILO ROSA Lucia e Agata Lucia e Agata sono due figure che la Chiesa cattolica riconosce come sante, martiri della fede dei primi secoli. Una fede che le ha rese libere dai loro pretendenti che le volevano piegare al proprio volere e far loro abiurare la fede. Approfondisci più dettagliatamente la loro storia mediante una ricerca. Gli imperatori persecutori dei cristiani 64-65 d.C. Nerone Domiziano

81-96 d.C.

Traiano

98-117 d.C.

Decio

249 d.C.

Valeriano

257-258 d.C.

Diocleziano

284-305 d.C.

Un’ondata di persecuzioni

Nonostante l’accanita persecuzione contro la prima comunità cristiana, il Vangelo giunge anche fuori dalla Palestina e in particolare a Roma, cuore dell’impero. Proprio qui vengono martirizzati Pietro e Paolo e, insieme a loro, molti altri cristiani. Siamo dinanzi alla cosiddetta prima persecuzione, operata dall’imperatore Nerone. Da quel momento in poi, anche i successivi imperatori cercano di sradicare e fermare la diffusione della fede cristiana. Quali erano le motivazioni che portavano a odiare i cristiani? La risposta non è semplice, ma possiamo elencare alcune possibili cause:   comportamento ateo, perlomeno dal punto di vista della religione romana, in quanto non adorando gli dei ne causavano l’ira e le conseguenze negative (sconfitte in battaglia, calamità naturali, ecc.);   stranezza delle usanze, per il particolare stile di vita che distingueva i cristiani (criticavano gli spettacoli pubblici dove animali o gladiatori combattevano fino a uccidersi; condividevano ciò che avevano con i più poveri; trattavano i servi come persone di famiglia);   abbandono dell’esercito, in quanto tendevano a disobbedire quando venivano loro richiesti atti brutali o troppo violenti. Konstantin Flavitsky, Cristiani martiri al Colosseo di Roma, 1862.

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A MENT E APERT A

lavoriamo insieme

QUANDO SI PENSA DIV ERSAMENT E Chi ne sa di più?

Quando le opinioni sono diverse non è sempre facile parlare in modo “tollerante”. Non è detto che tutte le idee abbiano per forza lo stesso valore: il parere di un esperto conta certamente di più. Un medico quando parla di malattie, un compositore quando si esprime sulla musica, un giardiniere quando tratta di piante sono autorevoli e ne sanno di più. Ma quando si parla di cose comuni si esprimono pareri che possono scontrarsi con punti di vista differenti. Ecco, allora, che si deve imparare a dialogare, il che significa che bisogna saper esprimere le proprie idee senza prevaricare gli altri.

ORA TOCCA A TE Prova a cerchiare le espressioni che ti sembrano meno adatte ad un vero dialogo 1. Le cose stanno così... 2. A mio modo di vedere... 3. Devi ammettere che... 4. La verità è che...

5. Su questo ti do ragione... 6. Io penso che... 7. Sai qual è il tuo problema? 8. Io farei in questo modo...

Confrontati con i tuoi compagni e con il tuo insegnante sulle espressioni meno adatte. Quale tra le espressioni sopra riportate utilizzi di più?

Una difesa appassionata e argomentata

I cristiani non opposero resistenza alla persecuzione attraverso l’uso della violenza ma, piuttosto, cercarono di costruire ponti e iniziarono un dialogo che, attraverso la cultura, difendesse la posizione dei cristiani e spiegasse la loro fede. Ecco la figura degli apologeti, credenti di grande studio e cultura che produssero importanti scritti in tal senso. Tra i più celebri si possono ricordare: Tertulliano, Origene, Giustino, Cipriano, tutti vissuti fra il secondo e il terzo secolo d.C. Uno dei più famosi testi a difesa dei cristiani è di autore ignoto e prende il nome dal destinatario cui era rivolto: la Lettera a Diogneto.

9. Non credo di aver capito bene... 10. E con questo cosa vorresti dire?

PAROLE Apologeti: parola derivante dal greco e che significa “difesa”. Gli apologeti erano quindi uomini di grande cultura, che usavano le loro capacità per dimostrare la ragionevolezza e la credibilità della fede cristiana e “difenderla” dalle accuse e maldicenze del tempo.

Iconografia e martirio

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LA F INE DELLE PERSECUZIONI .

Un’alleanza tra Impero e Chiesa

Dopo più di 200 anni di persecuzioni, la situazione cominciò a cambiare: il Cristianesimo, nonostante le repressioni, continuava a diffondersi e i valori che esso veicolava erano riusciti col tempo a perdere l’iniziale alone di diffidenza, dimostrando anzi di poter essere una “grande religione”. Così si giunse prima all’editto dell’imperatore Galerio del 311 d.C., che poneva formalmente fine alle persecuzioni contro i cristiani, e successivamente al famoso editto di Milano (313 d.C.), emanato dal primo imperatore cristiano Costantino, che concedeva fattivamente libertà di culto alla fede in Cristo.

L’imperatore Costantino.

TOCCA A TE Ogni religione porta con sé una visione propria dell’uomo e, quindi, anche valori e ideali che influiscono sulla società. L’alta considerazione che il Cristianesimo aveva per la vita umana ha portato con il tempo nell’impero il divieto di numerose prassi che contrastavano con il Vangelo, come puoi approfondire nella pagina accanto. Così ha scritto il noto giornalista cattolico Vittorio Messori: “Il concetto di persona fu il grimaldello evangelico che pian piano scardinò la tranquilla sicurezza del mondo classico che fosse naturale la distinzione tra uomini veri (i cittadini liberi) e quelli che chiamavano strumenti parlanti (gli schiavi)”. Partendo dalla foto qui a fianco prova a riflettere su quali influenze su valori e impegno nel sociale la Chiesa ancora oggi porta nella società.

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Unità 12

Una cultura che diviene cristiana

Negli anni seguenti il Cristianesimo, sempre più rapidamente diffuso nell’impero, portò a forti cambiamenti culturali e anche legislativi: il dies solis diventa giorno festivo e i cristiani trasformano il senso della festività pagana nel giorno del Signore, la domenica cristiana; nel 325 d.C. l’imperatore convoca il Concilio di Nicea per risolvere alcune questioni dottrinali; la pena di morte tramite crocifissione viene soppressa; vengono vietati i giochi violenti con gladiatori e quelli, crudelissimi, in cui uomini e donne sono dati in pasto alle belve; con il supporto legislativo, la cultura è fortemente influenzata dai valori del Cristianesimo e si arriva ad esempio all’abolizione della schiavitù. Nel 380 d.C. il Cristianesimo, grazie all’imperatore Teodosio, divenne religione ufficiale dell’impero romano. Da perseguitato, nel breve arco di 70 anni, si era trasformato nell’unico culto praticabile.

La fine delle persecuzioni

PAROLE Pagano: dal latino paganus, ovvero abitante del pagus, cioè del villaggio, della campagna. Il Cristianesimo ebbe all’inizio più successo nelle città, mentre gli abitanti dei villaggi furono più restii ad accogliere la nuova fede, anche per la solida devozione agli antichi culti familiari e alla prassi della protezione delle terre mediante sacrifici e benedizioni. Concilio: dal latino concilium, è una riunione ecclesiastica nella quale si discutono questioni di fede e altre importanti problematiche della Chiesa.

Dettaglio di un affresco raffigurante il Concilio di Nicea, nella chiesa di San Nicola a Demre, in Turchia.

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APPROF ONDIMENT O

PAROLE Basilica: dal greco basileus (“re”, “sovrano”, “imperatore”) era inizialmente un edificio utilizzato dai romani come luogo di riunioni pubbliche e di amministrazione della giustizia.

LA CASA DELLA CHIESA Chiesa casa o Chiesa …cosa?

Se un turista ti fermasse per strada e ti chiedesse informazioni pronunciando la parola “Chiesa”, qual è la prima realtà che ti verrebbe in mente? Probabilmente quell’edificio religioso nella piazza centrale del tuo paese o del quartiere in cui vivi. La stessa domanda fatta a un cristiano dei primi secoli non avrebbe ottenuto la stessa risposta. Il termine Chiesa deriva dal greco ekklesìa, che significa letteralmente “assemblea”. In parole semplici, per un cristiano dei primi secoli la Chiesa erano “i suoi amici”, la sua comunità, coloro che considerava come “fratelli e sorelle” perché uniti a lui nella fede in Cristo.

La “casa” dei cristiani Catacombe di San Callisto, a Roma.

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Dove si radunavano i cristiani? Nel luogo più semplice che si possa immaginare: nelle loro stesse case, magari in quella di qualcuno che ce l’aveva un po’ più grande, al fine di poter ospitare più persone. Ecco nascere, quindi la cosiddetta, domus ecclesiae (la “casa dell’assemblea”), un edificio privato adattato alle necessità del culto cristiano. Questo prima dell’editto di Milano, dopo di che si poterono costruire liberamente i primi edifici religiosi cristiani, le basiliche, che furono anzi - le prime - donate dall’imperatore Costantino stesso.


La casa della Chiesa

Nell’oscurità delle catacombe

Le catacombe (dal greco katà kimbas, “presso le grotte”) erano delle antiche aree cimiteriali sotterranee, scavate solitamente nel tufo. Lì i primi cristiani davano sepoltura ai loro cari e, soprattutto in tempo di persecuzione, si radunavano a pregare. Ciò avveniva con maggior frequenza e significatività nel caso in cui in tali luoghi riposava il corpo di un martire, in genere poi dichiarato “santo”.

APPROFONDIMENT O

COMPITO DI REALTÀ Una Domus ecclesiae digitale Attraverso il software CoSpaces crea un esempio di domus ecclesiae digitale.

Una chiesa in casa

San Paolo è una fonte che attesta l’esistenza delle chiese domestiche: “Salutate anche la Chiesa che si riunisce in casa loro...” (Rm 16,5). Una delle case-chiesa più note e antiche era a Dura Europos (Siria, 233-256 d.C. circa), dai cui ruderi bene si può capire come gli spazi della casa fossero strutturati per le funzioni della comunità cristiana. Ancora oggi, nei luoghi in cui i cristiani sono perseguitati, questa forma di vivere la “chiesa” nelle case è esperienza attuale e concreta.

TOCCA A TE Scrivete alla lavagna il termine CHIESA: quante sfumature di significato può avere questo termine? A quali realtà può fare riferimento?

Il battistero paleocristiano di Dura Europos, nell’attuale Siria.

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L'ORT ODOSSIA, ART E DI "V EDERE LE COSE" Quando il Cristianesimo si diffuse, fu accolto in zone dell’impero che erano molto diverse riguardo alla cultura e alle tradizioni delle popolazioni che le abitavano. L’incontro tra Vangelo e diversi modi di vedere le cose generò, fatalmente, interpretazioni differenti della figura di Cristo. La Chiesa, a un certo punto, sentì il bisogno di “chiarire” ciò che corrispondeva al nucleo originario della fede e, allo stesso tempo, andò a “correggere” ciò che, invece, non era conforme al messaggio ricevuto da Gesù. Prima di approfondire tutto questo, vorremmo ragionare con te su alcuni meccanismi tipici dello sguardo. Questo ci servirà a comprendere anche alcuni aspetti del credere... 1° meccanismo: la forza dell’abitudine

Guarda la figura qui accanto. Vedi qualcosa di strano? Questo elefante non sembra molto diverso dagli altri, ad un primo sguardo. Quando vedi una cosa, istintivamente, sei portato a ricondurla ad elementi già visti. Così, poco fa hai probabilmente “visto” quello che avevi già in mente, cioè un elefante con quattro zampe. Questo, però, ne ha cinque: riguarda ora meglio. 2° meccanismo: la potenza del particolare

Guarda per circa un minuto la croce al centro della figura qui a fianco. Succede qualcosa? Dovresti pian piano veder sparire qualcosa... e questo perché la mente, quando si concentra su qualcosa, tende ad escludere il resto. Quel qualcosa ancora c’è, ma non lo vedi più (o in alcuni casi si modifica, ma questo è un altro discorso).

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Unità 14

L’ortodossia, arte di ”vedere le cose”

L’errore delle eresie

Ora è arrivato il momento di accostare questi meccanismi ottici al modo in cui è stato guardato Gesù. La fede cristiana cattolica crede che Gesù sia vero Dio e vero uomo, il che, ricordiamolo, è una cosa piuttosto anomala, quando normalmente si “parla” di qualcuno. Ecco che alcune dottrine cercarono di ricondurre la persona di Cristo o a una figura solamente divina (escludendo l’umanità) o a una figura solamente umana (scartando la divinità). Agirono, cioè, nell’interpretazione di Cristo i due meccanismi visti prima: ricondurre qualcosa di “strano” a qualcosa di più semplice (1° meccanismo); tagliare quello che non c’entra con la parte che si è scelta (2° meccanismo). Guarda caso, la parola eresia, che deriva dal greco, nel suo significato originario indica proprio la parola “scelta”. L’ortodossia, invece, che è “la retta opinione” o, possiamo anche dire, la “la retta visione”, si riconosce da alcuni aspetti: sa stupirsi di ciò che vede senza modificarlo in forme più facili e comuni; non osserva solo un aspetto, ma sa mantenere uno sguardo d’insieme; infine, ma questo purtroppo non è sempre accaduto, non disprezza mai quelli che vedono le cose in modo diverso.

Un Dio solo ma non da solo

Le principali zone e centri di eresia in epoca medievale.

Un’antica raffigurazione del Concilio di Calcedonia.

Riportiamo ora uno specchietto riassuntivo dei primi Concili e dei contenuti della fede cristiana in essi ribaditi: CONCILIO

ANNO

TEMA

Nicea

325

Divinità di Gesù Cristo

Costantinopoli

381

Divinità dello Spirito Santo

Efeso

431

Maria come Madre di Dio

Calcedonia

451

Gesù, una persona in due nature (umana e divina)

Il simbolo niceno-costantinopolitano

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LE VIE DELLA

BELLEZZA

di Don Maurizio Viviani

La Cena in Emmaus di Caravaggio

Al National Gallery di Londra L’episodio dei Discepoli di Emmaus è uno dei più affascinanti del Vangelo di Luca. Racconta l’apparizione di Gesù Risorto a due uomini che, sconsolati, stanno tornando alla loro casa al tramonto del giorno di Pasqua. Molti pittori si sono stati lasciati ispirare dalla scena finale della narrazione evangelica: il pellegrino sconosciuto, che si era affiancato lungo la strada ai due uomini, viene riconosciuto come Gesù mentre spezza il pane. Caravaggio (1571-1610) dipinge la Cena in Emmaus (1601-1602) con grande naturalezza e originalità. Ambienta la scena in una stanza buia, illuminata da una fonte di luce esterna che esalta le espressioni dei volti e i simboli più significativi.

Il pittore aggiunge un personaggio alle tre figure menzionate nel Vangelo: l’albergatore che assiste in piedi all’evento con un atteggiamento di grande rispetto. Sulla tovaglia bianca ci sono, oltre all’acqua e a quanto viene servito per la cena (incluso un pollo), il pane e il vino, gli elementi dell’Eucaristia. Il cesto di frutta, che sembra cadere dal tavolo, contiene uva e melograni.

Il Cristo. È seduto al centro. Egli indossa un

vestito color rosso porpora che richiama il sangue che ha versato sulla croce. Il drappo bianco sulla spalla è un riferimento al lenzuolo nel quale fu avvolto il suo corpo prima della sepoltura. Il Gesù del Caravaggio ha le fattezze di un uomo giovane e senza barba, in linea con il Buon Pastore delle raffigurazioni dei primi secoli del cristianesimo.

Il discepolo di destra.

Ha un’espressione di stupore. L’apertura delle braccia, segno di emozione e di sorpresa, richiama la posizione di Cristo sulla croce. Questa postura dona un senso di profondità al quadro. Il discepolo è vestito con l’abito tipico dei pellegrini del Seicento. Sulla sua mantellina è attaccata una conchiglia, simbolo per eccellenza del pellegrinaggio alla tomba di San Giacomo a Santiago de Compostela.

Il discepolo di sinistra. Dal suo viso traCaravaggio (Michelangelo Merisi), Cena in Emmaus, 1601-1602, National Gallery, Londra (Inghilterra).

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spaiono incredulità e sorpresa. Vestito con abiti sgualciti, è ritratto in una posizione inconsueta. Si sta alzando in piedi. Il suo movimento ricorda la prontezza con cui il cristiano è invitato a rispondere alla chiamata di Cristo.


SEZIONE 2 RIPART IRE COME NUOVI COMPIT I DI REALTÀ OBIETTIVO FORMATIVO

Confrontarsi con alcune espressioni della fede che la Chiesa ha trasmesso nei secoli.

COMPIT O D I R E A LT À

IL CREDO IN UN COLLAGE Il linguaggio del Credo non è dei più facili ma, per fortuna, ci siete voi che con il digitale potete rendere tutto più semplice. Leggi il Credo e scegli almeno tre frasi che ti colpiscono. Dopo averne approfondito il senso cerca nel web a casa con l’aiuto di un familiare adulto alcune immagini che esprimano il concetto della frase e componi un collage. SUGGERIMENT I Leggi attentamente il Credo, scegli le frasi che ti colpiscono di più e cerca di approfondire il significato con l’aiuto del docente. Sul web ci sono diversi siti che facilitano la creazione di “collage”. Puoi trovarli facilmente ma, in particolare, ti segnaliamo Pizap. Condividi idee e creatività. Se non trovi immagini o preferisci disegnare creala tu stesso. Lo scopo è rendere più comprensibile il Credo dicendolo tramite immagini.

VA L U T A Z I O N E Date un voto numerico da 1 a 5 a ciascun gruppo circa questi aspetti. Obiettivo 1: creazione di composizioni che aiutano efficacemente a “dire” il Credo attraverso immagini [Competenza chiave n. 8]. Obiettivo 2: spirito di iniziativa e capacità di superare le difficoltà incontrate [Competenza chiave n. 7]; collaborazione nel gruppo unendo creatività, conoscenze e competenze grafiche [Competenza chiave n. 6]. Obiettivo 3: utilizzo con responsabilità delle tecnologie [Competenza chiave n. 4]. Obiettivo 1

Obiettivo 2

Obiettivo 3

GRUPPO 1 GRUPPO 2 GRUPPO 3 GRUPPO 4

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SEZIONE 2 RIPART IRE COME NUOVI V ERIF ICHIAMO 1. DIO E L’UOMO

Leggi il seguente passo tratto dalla Lettera ai romani di sant’Ignazio di Antiochia, vescovo e martire nel 107 d.C.: “Lasciate che io sia pasto delle belve, per mezzo delle quali mi sia dato di raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e sarò macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo. Supplicate Cristo per me, perché per opera di queste belve io divenga ostia per il Signore”. Come prevede di essere martirizzato Ignazio? ...................................................................................................................................................................

Il suo modo di raccontare il sacrificio di sé, che diventa partecipazione al sacrificio di Gesù, è descritto con parole che rimandano ad un rito cristiano. Quale?

2. LA BIBBIA E LE ALTRE FONTI

L’apostolo Pietro fu un uomo che dovette più volte “resettare” il proprio modo di pensare. A riprova di ciò, ti presentiamo due passi del capitolo 10 degli Atti degli Apostoli: a) “Voi sapete che a un Giudeo non è lecito aver contatti o recarsi da stranieri; ma Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo”. b) “In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga”.

Sintetizzando, cosa scopre Pietro? Perché è una cosa sorprendente, detta da lui? ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Verifichiamo

3. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO

Gli Atti degli Apostoli ricordano come i discepoli fossero assidui nella preghiera. Tra le invocazioni che caratterizzano i cristiani, il Padre Nostro e l’Ave Maria sono tra le preghiere più importanti. Ecco che ora, senza dare per scontato la conoscenza di questi testi, proveremo a cogliere le dinamiche di tali preghiere. Concentrati sui pronomi personali (io, tu, egli... ; ma anche mi, ti, gli…), e sugli aggettivi possessivi (mio, tuo, suo...), andando a rilevare su chi si concentrano maggiormente le varie parti dei testi. Noterai alla fine che, grossomodo, le dinamiche sono le stesse in entrambe le preghiere. Cosa ti suggerisce l’analisi proposta? ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

4. I VALORI ETICI E RELIGIOSI

In questa sezione hai avuto modo di vedere come il Cristianesimo si sia diffuso grazie al coraggio di persone che hanno sacrificato le loro vite, pur di annunciare il Vangelo. Su questa scia ti proponiamo la scena di un film del 2011, intitolato “Il villaggio di cartone”, del regista Ermanno Olmi. In questa storia un prete vede una chiesa venire svuotata degli arredi sacri; anche il crocifisso viene tolto da sopra all’altare. Ma di lì a poco un folto gruppo di clandestini, in cerca di rifugio, entra nella chiesa e, con panche e cartoni, vi installa un piccolo villaggio. Il sacerdote vede la sua chiesa riprendere vita. Ma questi ospiti non sono in regola con la legge e cominciano, inevitabili, i problemi. Leggi la sequenza proposta. Perché ha lasciato entrare quella gente nella nostra chiesa?

Perché è una chiesa.

Il sacrestano della chiesa entra nella stanza del prete. Quella è gente diversa da noi!

Stare con loro è un rischio per tutti!

Quando la carità è un rischio, quello è il momento della carità.

Quali riflessioni ti suscitano questi scambi di battute?

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A SCUOLA DI BENESSERE

AVER CURA DI SÉ PER AVER CURA DELL’ALTRO Con il giusto atteggiamento

Tutta la vita è orientata alla ricerca della felicità e quando riesci ad assaporarla ti rendi conto che è davvero un qualcosa che ti pervade mente, anima e cuore. Essa richiede a ciascuno un grande sforzo per guardare a sé e agli altri in modo positivo. La prima cosa che puoi fare per provare a raggiungerla è, sicuramente, quella di porti con entusiasmo nei confronti di quello che la vita di tutti i giorni ti propone: gusta tutta le cose belle di te e lavora per migliorare quelle che ti lasciano un po’ l’amaro in bocca. Fa’ in modo di generare, con ogni azione, un clima positivo: non generalizzare se qualcosa va storto e prova a cogliere, in ogni situazione, il suo potenziale per crescere. Segui i tuoi sogni, ascolta e da’ fiato ai tuoi talenti condividendoli e donandoli, per quanto possibile, anche con gli amici e la comunità.

Si sta bene se si sta bene insieme

Se avrai cura di te, volendoti bene e sapendo apprezzare i piccoli passi in avanti di ogni giorno, sarai sicuramente in grado di costruire anche delle relazioni ricche e belle con l’altro; in altre parole, se imparerai a valorizzarti, riuscirai ad avere cura delle persone intorno a te. Ricordati anche che donare del tempo allo stare insieme agli altri può aiutarti a stare bene e a implementare le tue potenzialità. La relazione richiede quindi positività, entusiasmo, tempo e fisicità: non puoi pensare di essere amico di qualcuno se lo segui esclusivamente sui social, oppure se mentre uscite a mangiare il gelato, invece di scambiare quattro chiacchiere, decidi di giocare con il tuo video gioco preferito caricato sullo smartphone.

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di Davide Povolo - docente IRC e psicologo & Carlo Tonin - docente IRC ed educatore

ORA TOCCA A TE Prova a rintracciare le differenze che trovi nelle due immagini successive e individua come esse possano modificare radicalmente il tuo modo di ascoltare te stesso e stare con gli altri. Confrontati poi con l’insegnante e i compagni.

RISTORANTE

BAR

UFFICIO

FORNAIO

RISTORANTE

BAR

UFFICIO

FORNAIO

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3

sezione

L'AMORE E I SUOI SEGNI

15. La legge dell'amore 64 16. Sacramenti per la vita 66 17. I sacramenti di iniziazione 68 18. Che cibo l'eucaristia! 70 19. I sacramenti nella sofferenza 72 20. I sacramenti del servizio 74 21. Una palestra verso il bene 76 Il figliol prodigo di Rembrandt V ERIF ICHIAMO COMPIT O DI REALTÀ VALUT AT IVO

OSA I C O A ECC OPRIR SC Comprenderai che l’amore deve essere incarnato e, per la fede, celebrato. Conoscerai i sacramenti, per i cristiani segni dell’amore di Dio. Ti confronterai con le virtù e i vizi, ossia con le scelte che fanno accogliere o rifiutare l’amore.


LA VIDEOINT ERVISTA #iniziamocosì

A SCUOLA DI BENESSERE Il corpo nelle relazioni 82 A MENTE APERTA Degenerare per noia? 73 CHE EMOZIONI! Felicità 75 FILO ROSA La donna peccatrice

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ADDOMESTICARE LE PAROLE Battesimo dell’aria

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BOX E RUBRICHE


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LA LEGGE DELL'AMORE

Una regola "aurea"

La prima risposta che Gesù dà al Maestro della Legge è l’invito a riconfermare lo Shemàh, la più celebre professione di fede dell’Antico Testamento. I pii Giudei, per secoli, hanno recitato queste parole molte volte al giorno.

EHI, PROF! Ecco, su questo sono d’accordo: al mondo basterebbe solo la regola dell’amore, giusto?

Un giorno un catechista stava saggiando l’idoneità di un gruppo di candidati al battesimo: «Da quale segno gli altri riconosceranno che siete cristiani?» chiese. Nessuno rispose. Evidentemente non si aspettavano una domanda di questo genere. Il catechista ripeté il quesito e per aiutarli aggiunse: «Il segno de… il segno de…», pensando che avrebbero capito che si trattava del segno della croce. «Il segno dell’amore!» rispose illuminandosi in volto uno dei ragazzi. Il catechista fu colto di sorpresa. Stava per dire: «Sbagliato!», ma si fermò in tempo. Dopo tutto la risposta era giusta.

Amore di Dio e amore del prossimo

Amore di Dio e amore del prossimo: due facce della stessa medaglia. Impossibile separarle, inutile contrapporle. Leggiamo nel Vangelo che un giorno si presentò a Gesù un dottore della Legge con questa domanda (fatta per metterlo alla prova, per sfidarlo): “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?”. Gesù rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento”. Quindi Gesù aggiunse: “Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso” (cfr Mt 22,34-40).

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Unità 15

La legge dell’amore

Un comandamento unico

Al dottore della Legge che chiedeva qual è il comandamento più grande e dunque ne domandava uno, Gesù risponde che “da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Per Gesù, i due comandamenti in realtà sono uno solo. È chiaro però che i due non stanno sullo stesso piano. Solo del prossimo è possibile domandare che venga amato come se stessi, perché c’è qualche somiglianza tra noi e un’altra persona. Ma per il Signore Dio tuo ci vuole qualcosa di unico. Gesù fa capire che per amare veramente Dio bisogna mettere insieme cuore, anima e anche mente. Praticamente tutto.

FILO ROSA La donna peccatrice Gesù è invitato un giorno a mangiare in casa del fariseo Simone (Lc 7,3650). Siamo in Galilea, agli inizi della missione. Una donna unge i piedi di Gesù, dopo averli bagnati con le proprie lacrime ed asciugati con i capelli. Il gesto di questa donna, secondo il racconto lucano, non tanto è un richiamo profetico alla sepoltura di Gesù, come si potrebbe dire, bensì un gesto esuberante di amore che scaturisce dal perdono ricevuto e che Gesù pone in contrasto con l’amore invece inconsistente del suo ospite. Di questa donna, infatti, Gesù dice che “ha molto amato” (Lc 7,47).

APPROFONDIMENT O

Non si finisce mai di amare veramente Nel Vangelo di Matteo è usato il verbo amerai due volte al futuro (cfr Mt 22,37-40). Come mai? In quel verbo al futuro c’è qualcosa di incompiuto che chiede di realizzarsi, qualcosa che va portato a conclusione e che, alla fin fine, non è possibile portare davvero a conclusione. In sostanza, non si finisce mai di amare veramente.

TOCCA A TE

La donna peccatrice mentre lava i piedi a Gesù.

Nella canzone Ordinary love (“amore ordinario”) del gruppo rock U2, presente anche nella colonna sonora del film Mandela: Long Walk to Freedom, si racconta l’amore di questo grande testimone per l’umanità. Ricerca sul web il testo della canzone e prova a tradurlo cercando di coglierne i significati principali.

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SACRAMENT I PER LA VIT A

I sacramenti di una chiesa cattolica

EHI, PROF! Ma a cosa servono i sacramenti… non basterebbe il Vangelo?

Affrontando la trattazione dei sacramenti della Chiesa cattolica, cerchiamo di capire meglio che cosa si intenda con il termine “sacramento”. Inizieremo con un interessante racconto dello scrittore e teologo brasiliano Leonardo Boff, pensato appositamente per aprire le porte a questa tematica.

Un mozzicone di sigaretta Nel fondo del cassetto si nasconde un piccolo tesoro. Un medaglione con un piccolo mozzicone di sigaretta. Di paglia e di fumo giallognolo, come si usa fumare nel sud del Brasile. Fin qui niente di strano. Tuttavia, questo insignificante mozzicone di sigaretta ha una storia unica. Parla al cuore. Possiede un valore evocativo di infinita nostalgia. Era l’11 agosto del 1965. Monaco, in Germania. [...] Sono le due del pomeriggio. Il postino mi porta la prima lettera dalla patria. Essa viene carica di nostalgia lasciata lungo il cammino percorso. La apro con impazienza. Hanno scritto tutti quelli di casa. Sembra quasi un giornale. Vi aleggia un mistero: «Sarai già a Monaco quando leggerai queste righe. Uguale a tutte le altre, questa lettera, eppure diversa dalle altre, ti porta una notizia che, se vista con l’occhio della fede, è davvero augurale. Dio ha voluto da noi, pochi giorni fa, un tributo d’amore, di fede e di riconoscente ringraziamento. Egli è disceso in mezzo alla nostra famiglia. Ci ha guardato uno per uno e ha scelto per sé il più perfetto, il più santo, il più maturo, il migliore di tutti, il più vicino a Lui, il nostro amato Papà. Dio non ha rubato Papà dalla nostra presenza, ma ce l’ha dato più presente. Egli non l’ha tolto, ma l’ha lasciato. [...]». E la lettera continuò con la testimonianza di ogni fratello, per cui la morte, piombata nel cuore della vita di unuomo di 54 anni, era celebrata come sorella e come festa della comunione che univa la famiglia dispersa in tre paesi diversi.

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Unità 16

Sacramenti per la vita

Dall’agitazione delle lacrime scaturiva una profonda serenità... Il giorno seguente, nella busta che mi annunciava la morte, scorsi un segno della vita di colui che ci aveva dato la vita in tutti i sensi, e che mi era passato inosservato: il mozzicone ingiallito di una sigaretta di paglia. Era stata l’ultima che aveva fumato, qualche momento prima di un infarto al miocardio che l’aveva liberato definitivamente da questa esistenza. L’intuizione profondamente femminile e sacramentale di una sorella la spinse a mettere quel mozzicone di sigaretta nella busta. Da quel momento, il mozzicone di sigaretta non è più un mozzicone di sigaretta. È un sacramento. È vivo e parla della vita. Il suo caratteristico colore, il suo odore forte e la sua punta bruciata lo fanno sembrare ancora acceso nella nostra vita. Perciò ha un valore inestimabile. Rammenta e fa presente la figura del Padre che adesso ormai è diventato, col passare degli anni, un archetipo familiare e un punto di riferimento per i valori fondamentali di tutti i fratelli. (Leonardo Boff, da I sacramenti della vita)

Un “oggetto” che “rende presente”

Il sacramento è dunque, in un certo qual modo, un oggetto - più avanti diremo anche un gesto - che rende presente una persona. Rende presente Cristo, per la potenza dello Spirito Santo, attraverso particolari gesti e parole. In seno alla Chiesa cattolica, come vedremo, vi sono sette sacramenti che istituiti, cioè fondati da Gesù Cristo, rendono attuale ed operante la presenza di Dio nella vita dei fedeli.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

TOCCA A TE Prima di prendere in esame i sacramenti della Chiesa (che rende presente Dio attraverso gesti e parole), prova a pensare ad un tuo “sacramento”. La prossima settimana porta in classe un oggetto (non una foto) che rende presente una persona per te importante. Attento: l’oggetto deve essere ammesso dal regolamento scolastico.

BATTESIMO DELL'ARIA

Dal momento che il battesimo è il primo tra i sacramenti che si ricevono, in senso figurato può essere associato a qualche occasione inaugurale. Ecco, quindi, che vi può essere il battesimo di una nave - con tanto di nome scelto e “aspersione” beneaugurante - oppure il primo volo in aereo che può essere chiamato battesimo dell’aria.

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I SACRAMENT I DI INIZIAZIONE I sacramenti della Chiesa cattolica, accolti anche dalla Chiesa ortodossa, sono come dicevamo sette: battesimo, cresima (o confermazione), eucaristia, riconciliazione (o confessione), unzione degli infermi, matrimonio e ordine sacro. Essi sono intesi come segni che mostrano l’amore di Dio che si fa presente nella vita dell’uomo. In essi le parole sono intimamente legate ai gesti e agli elementi materiali, alle cose (come l’acqua, l’olio, il pane…), che accompagnano.

L’iniziazione cristiana

La Chiesa cattolica ha scelto di legare ciascun sacramento a una tappa della crescita umana; così, è come se Dio fosse particolarmente chiamato “a farsi vivo” nei momenti che segnano l’avventura della vita: la nascita, la crescita, il diventare grandi e più consapevoli, le scelte e le cadute, la ricerca dell’amore, il servizio e, infine, l’esperienza della debolezza e della fine di un viaggio. Tradizionalmente, sono chiamati sacramenti di iniziazione cristiana, i seguenti:

BATTESIMO

CRESIMA

EUCARISTIA

È il sacramento che incorpora a Cristo e alla Chiesa e che lava il peccato originale. Fa diventare re, profeti e sacerdoti. Oggi il battesimo avviene comunemente per aspersione con acqua, ma anticamente (e ancor oggi nelle chiese ortodosse) veniva amministrato per immersione. Tale è, infatti, il significato in greco della parola originaria baptizein, cioè, immergere. Per i cristiani con il battesimo non solo ci si purifica, ma ci si immerge nella vita di Dio.

Conferma il dono dello Spirito per poter più saldamente vivere e annunciare il Vangelo. Si amministra con un olio benedetto, chiamato crisma. “Cresima” viene infatti da un termine greco che significa unzione e, similmente, Cristo significa Unto. Su ciascun cresimando viene invocata la discesa dello Spirito con l’imposizione delle mani da parte del vescovo. Per i cristiani i doni dello Spirito (sono 7) consentono di vivere in modo pieno la carità.

È il memoriale della Pasqua in chiave cristiana. Con questo termine non si intende un semplice ricordo, né una sorta di ripetizione dei gesti di Gesù, ma l’attualizzazione di presenza reale dell’amore di Dio e della persona di Cristo nel pane e nel vino. Con l’eucaristia la Chiesa rivive quindi la morte e la risurrezione di Gesù, mandato dal Padre e risuscitato attraverso lo Spirito.

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Unità17 APPROFONDIMENT O

I sacramenti di iniziazione

Contaminati da un peccato "originale"

Con peccato “originale” ci si riferisce al peccato delle origini, i tempi di Adamo ed Eva, che vanno considerati come “figure” dell’umanità. Quando sentiamo questi nomi, subito ci vengono in mente una famosa mela ed un perfido serpente e siamo tentati forse di considerare tutta la vicenda come una “storiella”, buona per i più piccini. Invece, il peccato delle “origini” se ne sta lì, nel libro della Genesi, in tutta la sua potenza. Rinfreschiamo un momento la memoria. L’uomo e la donna potevano mangiare di qualunque albero, tranne uno. Quale scelgono? Proprio quello proibito. Sembra che lo facciano apposta, ma prova a pensare: se ti dicessero che ci sono due scrigni davanti a te e ti dessero le chiavi di entrambi dicendo: “quello di destra aprilo tranquillamente, non capita nulla, ma attenzione allo scrigno di sinistra!”, sei sicuro che lo scrigno per te più interessante sarebbe quello di destra? Torniamo all’albero proibito. Era un albero speciale. Offriva la conoscenza del bene e del male e perciò rendeva simili a Dio. Tentati dal serpente, Adamo ed Eva ne mangiano il frutto, in una sorta di tentativo di essere senza limiti e sostituirsi a Dio.

Adamo ed Eva in una scultura della cattedrale Con il peccato originale tutti gli uomini ereditano di San Vigilio, a Trento. da questi progenitori essenzialmente proprio questa tentazione: togliere il proprio limite. Fare ciò che è proibito, per il gusto di farlo. Essere essi stessi il proprio dio. Non ascoltare più la voce di nessuno, per essere semplicemente al di sopra di ogni regola o consiglio. E questo modo di fare si trasmette di uomo in uomo, di donna in donna.

Una chance …da Dio

Tutti dunque siamo “contaminati” dalla stessa antica pretesa di Adamo ed Eva. Anche tu. Chiediti, ad esempio: ti è più facile fare il bene o il male? È più facile studiare, o fare altro? È più facile rispondere male o essere cortesi? Obbedire o disobbedire? Ma, allora, non c’è più nulla da fare? Secondo il pensiero cristiano, c’è una grande chance, che è anche l’unica: la grazia di Dio, offerta all’uomo in massimo grado proprio tramite i sacramenti.

TOCCA A TE Fa’ una ricerca su web e scopri quali sono, secondo la tradizione cristiana, i “sette doni” dello Spirito Santo.

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APPROF ONDIMENT O

L’altare di una chiesa è, essenzialmente, una “tavola”.

CHE CIBO L’EUCARISTIA! Chissà se lo avevi notato: nelle chiese cattoliche viene data molta importanza all’altare della mensa eucaristica. E l’altare riporta, per forza, alla tavola. Quando Gesù ordina ai suoi discepoli di ricordarlo, lo fa usando il cibo. Il mangiare e il bere. A lui stesso veniva rimproverato di essere “un mangione e un beone” - così dicevano i suoi avversari - servendosi del pretesto del digiuno per attaccarlo (Mt 11,18; Lc 7,34). Non mancano episodi famosi in cui gli alimenti fanno la loro comparsa: le nozze di Cana (Gv 2,1-12); la moltiplicazione dei pani e dei pesci (Gv 6,1-14); il vino nuovo nel Regno di Dio (Mc 14,25); il discorso del pane del cielo (Gv 6,31); la metafora della pasta lievitata (Mt 13,33); il pesce e pane in riva al lago col Risorto (Gv 21,9).

Un cibo per “stare insieme”

Tutto questo rimanda a un rapporto con il cibo che, nei nostri tempi in particolare, ha bisogno di essere un po’ approfondito e discusso. Gesù intendeva la tavola come momento di nutrimento, di compagnia e di condivisione. E, se mangiava con gli apostoli, la condivisione richiamava l’intimità. La tavola e il cibo, cioè, rimandano a un tempo sottratto ad altri momenti per essere vissuto insieme. Questo dovrebbe essere il senso dello stare insieme a tavola, ad esempio, di una famiglia: la condivisione delle esperienze della giornata, lo scambio di simpatiche battute sullo sfondo di pentole e fornelli, gli occhi che si cercano a tavola, per dirsi: “buon appetito!”. Con ricette passate di mano in mano e altre portate nella tomba. Con ricordi come: “sai chi cucinava questo piatto?”. Piccole eucaristie, in fondo, anche queste, attorno alla grande eucaristia, la mensa imbandita da quel Gesù che offre tutto di sé per stare con i suoi amici.

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Che cibo l'eucaristia!

Tavole “rovinate”

Oggigiorno, va però detto, si sono inseriti nella nostra cultura altri modi di avere a che fare con il cibo. Si vedono tavolate in cui ognuno fa gli affari propri, ciascuno con il proprio smartphone. Come a dire, mi nutro - devo pur sopravvivere - ma con la testa e il cuore sono altrove: non si è più a tavola insieme. Il cibo, inoltre, è diventato spesso spettacolo. Si pensi alla diffusione esponenziale di programmi tv culinari attraverso i quali si è cominciata a diffondere l’idea di cucina come mezzo di affermazione personale, individuale. In Italia, poi, la cucina rimanda anche a tradizioni, a specialità regionali, ad identità e cultura. Ma stupisce vedere adulti, ragazzi e anche bambini venire rimproverati per la minima imperfezione dei propri piatti da... - come chiamarlo? - grande cuoco di turno, cioè l’incarnazione onnisciente di una sorta di divinità culinaria da venerare e seguire ciecamente.

APPROFONDIMENT O

TOCCA A TE Cosa vogliono dire, secondo te, le ultime tre righe riportate della canzone Fenomeno?

Non chiamatemi chef

Questo desiderio di arrivare e imitare coloro che hanno sfondato nel mondo del business culinario televisivo viene bene raccontato dal rapper Fabri Fibra nella canzone Fenomeno: Esco dallo studio con il MasterChef Doppio salto mortale in un mare di offese Guarda come ti muovi, Harlem Shake Lo sa anche Alessandro, l’Italia è Borghese Voglio vedervi ballare! - Sì chef! Voglio vedervi sudare! - Sì chef! E non chiamatemi chef! - Sì chef!

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I SACRAMENT I NELLA SOF F ERENZA EHI, PROF!

“Spirito” e “corpo” sono assolutamente intercomunicanti tra loro.

Beh, dire le cose mie a uno sconosciuto… anche no!

Così, come un tormento interiore o una semplice preoccupazione può riflettersi nel fisico (direzione spirito corpo), allo stesso modo una prolungata sofferenza fisica può inasprire l’animo e generare sentimenti negativi (direzione corpo spirito). I cristiani ortodossi e cattolici, a riguardo, conservano tra i sacramenti due “risorse” importanti per contrastare le debolezze interiori ed esteriori: la riconciliazione e l’unzione degli infermi.

Dire “le mie cose” e “chiedere scusa” Sempre più spesso la confessione avviene a faccia a faccia senza l’uso della separazione mediante una grata.

La confessione è uno dei sacramenti più difficili da vivere e da capire. Prima di tutto, ti chiederai: “Perché uno non può confessarsi da solo? Se Dio è così buono come dicono, allora può benissimo dare il perdono direttamente”. E poi c’è questa faccenda della “privacy”... A tutti scoccia dover raccontare i fatti propri... Certo, non è un sacramento immediato da comprendere ma, proprio per questo, ha in sé qualcosa di delicato e importante. C’è per i cristiani, innanzitutto, il dono del perdono di Dio e ci sono anche degli effetti benefici sulla propria crescita umana. Confrontarsi sugli errori è cosa da sempre essenziale.

Una spalla per i momenti duri

Il sacramento dell’unzione degli infermi è finalizzato a sostenere i fedeli nel momento della malattia e della sofferenza. Qui ti risulterà più semplice capire come proprio nei momenti più duri della vita avere una “spalla” su cui poggiarsi sia non solo importante, ma necessario. I cristiani hanno come aiuto in questi casi una particolare presenza stessa di Dio e questo dono viene celebrato come vero e proprio “sacramento”.

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A MENT E APERT A

lavoriamo insieme

DEGENERARE PER NOIA? Roma, baby gang pesta un anziano: «Ci stavamo annoiando» Due immagini, la prima conseguenza della seconda. Un anziano con il volto tumefatto e gli occhi gonfi ridotti a due fessure dolenti. Poco prima, l’altro fotogramma: cinque ragazzi, alcuni minorenni, intenti a vandalizzare i giochi per bambini del parco e disturbati dall’anziano poi picchiato perché «ci aveva provocato», come hanno detto con una scusa assurda gli stessi adolescenti ai carabinieri della compagnia di Montesacro. In mezzo alle due immagini c’è il pestaggio dell’anziano, un romano over 70 che è stato preso a calci e pugni domenica pomeriggio nel parco di largo Labia alle porte di Fidene [...]. (Da Il Messaggero del 10 Marzo 2020)

ORA TOCCA A TE In quanto giovane, trovi irritanti alcuni atteggiamenti degli anziani? Se sì, quali? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________ Pensi che il fatto sopra riportato sia un episodio o reputi che vicende simili siano in aumento? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________ Da cosa pensi che derivi l’aggressione o la derisione di un anziano? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________

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I SACRAMENT I DEL SERVIZIO

EHI, PROF!

Ma cosa fanno di buono i cristiani oltre a pregare e pregare?

Vivere per se stessi

Diocesi, forania, parrocchia

Una missionaria tra i bambini delle periferie di Calcutta, in India.

Cosa desiderano nella vita le persone, secondo te? Non per essere drastici, ma frequentemente l’universo dei desideri delle persone si riassume in queste parole: piacere, ricchezza, successo, fama e potere. Eppure, arriva per tutti il momento in cui anche il piacere non può essere moltiplicato all’infinito o, anche, non si rivela essere veramente tale. La prima discesa sulla nuova attrazione di un parco divertimenti può essere fantastica. Anche la seconda e la terza sono da urlo. Ma la centesima? Certo, esistono altre attrazioni, ma... sempre parchi divertimenti, che noia...!

Vivere per gli altri

Per molti anche la ricchezza, il successo e il potere costituiscono un traguardo che resta l’ultimo della propria esistenza. Ma tutte queste cose si accompagnano alla paura della perdita, del furto, del crollo dei mercati, della concorrenza. Tutto ciò che non può essere condiviso è accompagnato da un sottile senso di inquietudine. Per qualcuno, allora, si apre un altro sentiero, non rivolto essenzialmente o solamente alla soddisfazione di se stessi: è il desiderio di stare con e per gli altri, di crescere con loro e, in definitiva, vivere per gli altri.

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Unità 20 Il Cristianesimo cattolico e ortodosso propone di vivere questo slancio - non assente in altre confessioni, religioni e contesti - mediante due sacramenti che, anche se in modalità differenti, non sono altro che l’espressione di una vita “fatta amore”: il matrimonio, che unisce sotto lo sguardo di Dio l’amore tra uomo e donna; l’ordine sacro, che investe un uomo della missione di diacono, presbitero o vescovo.

Fare sul serio, che gioia!

Essere presi da qualcuno è un conto, ma amarlo e crescere insieme è altra cosa. Anche aiutare qualcuno ogni tanto va pur bene, ma fare della propria vita il riflesso di Dio che ama e serve è veramente una sfida diversa. E dal momento che l’amore vero è per sua natura irrevocabile, questi sacramenti sono, a dispetto della durezza a volte della vita, “per sempre” e non danno quella sensazione di inquietudine e vuotezza di chi vive solo per sé: regalano gioia, felicità. Hai mai sentito l’espressione “c’è più gioia nel dare che nel ricevere?” …beh, è una cosa proprio vera. I cristiani, vivendo sull’esempio di Gesù, credono che la vita sia, essenzialmente, un dono d’amore all’altro: “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13). Una vita “data” anche nel senso di “vissuta per”. I sacramenti del servizio sono la cornice concreta entro la quale per essi ciò si realizza quotidianamente.

felicità

I sacramenti del servizio

PAROLE Diacono: dal greco diakonos, cioè “servo”, indicava inizialmente coloro che erano chiamati a servire le mense al posto degli apostoli, i diaconi, che poi si dedicarono anche alla predicazione. Presbitero: dal greco presbyteros, cioè “il più vecchio”, è sinonimo di prete e sacerdote; tuttavia, anticamente le guide delle comunità cristiane erano, appunto, gli anziani, coloro che avevano più esperienza. Vescovo: dal greco episkopos, che originariamente significava “ispettore”, oggi designa il responsabile e pastore di una diocesi, cioè una comunità locale di parrocchie.

Mentre il mondo odierno sembra considerare il matrimonio come “la tomba dell’amore”, quasi che la felicità possa esistere solo “prima” e invece tristemente cessare con esso, i cristiani vedono in questo sacramento la via alla santità e alla felicità. Spiegarlo però agli altri non è facile e già l’apologeta cristiano Tertulliano si poneva questo problema: “Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l’offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre celeste ratifica?” (Ad uxorem, 2, 8, 6-7). Ricerca in rete con l’aiuto dell’insegnante frasi e aforismi, suddividendoli tra pro e contro il matrimonio, inteso come fonte di gioia e felicità. Poi commentate in classe.

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UNA PALEST RA V ERSO IL BENE

EHI, PROF!

L’adolescenza è un periodo della vita nel quale hanno davvero un particolare rilievo emozioni e sentimenti, che ti si presentano davanti carichi di una certa forza. Di certo te ne stai accorgendo anche tu. Nelle classiche storie a fumetti di supereroi, quando questi scoprono di avere dei poteri sorprendenti, avviene solitamente che imparano, da soli o con l’aiuto di qualche saggio maestro, a controllarli e indirizzarli al servizio della giustizia e del bene. Ecco, questo è un po’ quello che può accadere dentro ogni uomo che cresce e scopre, piano piano, le proprie emozioni e sentimenti.

A volte però pare proprio che non si possono fare le cose più …gustose! Uffa!

PAROLE

Le emozioni… che passione!

Passioni: nella definizione del Catechismo della Chiesa Cattolica sono sinonimo di “sentimenti” e sono chiamate “emozioni o moti della sensibilità” (n. 1763).

APPROFONDIMENT O

Nella tradizione della Chiesa cattolica queste “energie” vengono chiamate nel loro insieme passioni e in sé sono qualcosa di potenzialmente buono che Dio ha posto in ogni uomo, rendendolo capace di grandi cose, di perseguire il vero bene, di amare in pienezza.

Inside Out …You

Probabilmente avrai visto anche tu il film d’animazione Inside Out. In esso si possono “vedere” bene alcune di queste “energie” che entrano in gioco dentro di noi: Gioia, Collera, Tristezza, Disgusto, Paura. A modo loro sono tutte molto forti e fuori dalla metafora del film, Riley, la ragazzina protagonista, cresce proprio imparando a gestirle ed educarle.

La strada in salita: le virtù

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Unità 21

Una palestra verso il bene

Un bivio tra virtù e vizi

Quando la ragione e la volontà indirizzano le passioni alla ricerca del bene si generano le virtù. Quando invece l’uomo si lascia sopraffare dalle passioni, finisce per esserne succube compromettendo la libertà che, non orientata al bene e all’amore, fa ripiegare su se stessi: ecco quindi i vizi. I vizi e le virtù sono in un certo senso come abitudini, inclinazioni dell’anima. Per seguire la via delle virtù occorre, secondo i cristiani, esercitarsi in esse come fanno gli atleti in palestra, educando le passioni e la volontà al bene.

“Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio” (San Gregorio di Nissa, da Orationes de beatitudinibus).

Una libertà mal gestita: i vizi

APPROFONDIMENT O

Il lato oscuro della forza

Nelle più celebri saghe cinematografiche (Il Signore degli Anelli e Harry Potter, ad esempio) la scelta del bene non è mai la via più facile e spesso richiede forza impegno

e costanza. Dentro questo tema è insito anche quello della libertà e delle “passioni”. In Star Wars, sempre ad esempio, ad alcuni uomini dediti alla giusti-

zia e alla pace (che controllano le loro passioni) sono contrapposti i Sith che, accecati dalla paura e dalla rabbia, si volgono al “lato oscuro della forza”.

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LE VIE DELLA

BELLEZZA

di Don Maurizio Viviani

Il figliol prodigo di Rembrandt

Al Museo statale Ermitage a San Pietroburgo in Russia L’olandese Rembrandt (1606-1669) è uno dei più grandi pittori della storia dell’arte europea. Il suo celebre quadro “Ritorno del Figliol prodigo” (1668) fa riferimento alla parabola in cui Gesù racconta la vicenda di un padre che si ritrova improvvisamente a dover gestire un forte conflitto con il figlio minore e, più avanti nel tempo, anche con il figlio maggiore. Il quadro presenta il momento di massima intensità del racconto: il figlio più piccolo, spinto dalla fame, torna a casa dopo aver vissuto per lungo tempo lontano. Con sua grande sorpresa è accolto dal padre con un forte abbraccio, che esprime il suo perdono. Con un’insuperabile semplicità è così evocata la bontà di Dio, che è pieno di com-

passione, come il padre della parabola, e gioisce nel profondo quando un peccatore ritorna a Lui.

L’abbraccio. Rembrandt dipinge con grande ef-

ficacia l’abbraccio tra il padre e il figlio, che è il momento centrale del racconto. L’anziano padre e il figlio minore si trovano in una posizione un po’ decentrata. L’elemento che sottolinea la centralità del gesto è una luce calda che mostra l’abbraccio come uno straordinario e commovente evento umano e spirituale.

Il padre. È quasi cieco, forse a causa della vec-

chiaia o forse per aver scrutato per lunghissimo tempo l’orizzonte in attesa del figlio. Sontuosamente vestito, affida il suo perdono ai gesti, più che alle parole. Le sue mani sono diseguali per forma e significato: la mano sinistra, di fattezza maschile, evidenzia la forza e il calore dell’abbraccio. La mano destra, di fattezza femminile, sottolinea la profonda gioia che solo una madre che pensava di aver perduto il figlio può provare.

Il figlio. È in ginocchio, per chiedere al padre di

Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Il figliol prodigo, 1668, Ermitage, San Pietroburgo (Russia).

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accoglierlo di nuovo a casa. È rasato e dimagrito. Indossa una tunica logora. Un sandalo sfilato mostra un piede sporco. Sulla destra si nota la figura del figlio maggiore, che osserva con freddo distacco la riconciliazione tra il padre e suo fratello. Dalla penombra escono altre due figure, non ben identificate: un uomo seduto, con baffi e grande cappello, e un altro in piedi, che appena emerge dallo sfondo.


SEZIONE 8 L'AMORE E I SUOI SEGNI COMPIT I DI REALTÀ OBIETTIVO FORMATIVO

Rappresentare in modo creativo e corretto i rimandi tra N.T. e A.T. proposti dalla tradizione cristiana, riguardo a vari eventi della storia della salvezza.

COMPIT O D I R E A LT À

UN PIEGHEVOLE A SPECULUM A proposito delle tipologie accennate nella verifica delle competenze (vedi le pagine precedenti), esistono alcune opere antiche davvero notevoli, che mettono in relazione episodi dell’Antico Testamento con quelli del Nuovo. Un esempio è lo Speculum humanae salvationis, attribuita a Ludolfo di Sassonia, del XIV secolo. Le immagini sotto riportate mostrano l’ascensione di Gesù al cielo a destra e la scala di Giacobbe (con gli angeli che salgono) a sinistra. Ti chiediamo di realizzare un pieghevole (un A4 in verticale o in orizzontale), in cui siano accostati due episodi, uno dall’A.T. e uno dal N.T., in relazione tra di loro. Gli episodi dovranno essere attinenti per lo più ai sacramenti, o anche alle maggiori feste cristiane (Natale, Pasqua, Pentecoste). SUGGERIMENT I La pagina dovrà essere piegata al centro; un episodio dovrà stare a sinistra e l’altro a destra; Puoi riportare gli episodi avvalendoti di opere d’arte, che li raffigurano oppure riportando i passi biblici che li raccontano, inserendo i brani in caselle di testo magari un po’ fantasiose; Potrebbe essere di bell’impatto inserire un’immagine di sfondo che faccia intuire visivamente la relazione/simmetria tra i due episodi: ad esempio usa farfalle, piatti di una bilancia, specchi di un motorino, gli occhi di una faccia... insomma tutto quello che è doppio. ST R UM EN T I Puoi utilizzare un PC per impaginare il tutto o anche realizzare un collage con forbici e colla. Se usi il PC per tagliare l’immagine puoi usare il software Paint, o simili. Per la presentazione alla classe dovrai stampare il pieghevole. Ricordati che dovrà essere piegato realmente a metà. SACRAMENTI battesimo: il passaggio del Mar Rosso e gli apostoli che battezzano (il battesimo ricevuto da Gesù ha un valore diverso); eucaristia: l’episodio della manna nel deserto e l’Ultima Cena; anche il sacerdote Melchidesech e l’Ultima Cena; cresima: la consegna della Legge a Mosè sul Sinai e la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste. FESTE Natale: la vergine che darà alla luce un figlio in Isaia e l’annunciazione (o la natività) Ascensione: il profeta Elia rapito in cielo e l’ascensione di Gesù; Pasqua: l’agnello dell’Esodo e il Cristo agnello crocifisso e immolato.

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SEZIONE 3 L'AMORE E I SUOI SEGNI V ERIF ICHIAMO 1. DIO E L’UOMO

Hai mai provato a creare figure speculari, mettendo della tempera dentro ad un foglio piegato a metà? Perché forme fatte così possono spiegare l’idea, altrimenti difficile, del modo cristiano di intendere la storia della salvezza. Da alcuni autori cristiani, dagli apostoli in poi, è stata proposta infatti una specie di “simmetria” tra Antico Testamento e Nuovo Testamento. Quello che si trova nell’A.T. è chiamato tipo, ciò che gli corrisponde nel N.T. è considerato anti-tipo. Le figure che anticipano Gesù sono chiamate figure tipologiche. Ecco, proviamo a giocare con le tipologie. Trova, anche seguendo le citazioni proposte come indizi, l’elemento mancante.

2. LA BIBBIA E LE ALTRE FONTI

Nel romanzo Prendiluna [Feltrinelli 2017], lo scrittore Stefano Benni fa entrare i bizzarri protagonisti della sua narrazione in un centro commerciale. Questa entrata è preceduta da una specie di “inno alla spesa”, dal tono fortemente ironico e caricaturale.Tale inno è volutamente zeppo di riferimenti al Cristianesimo. Prova a riconoscerli, specificando il contesto a cui le varie espressioni rimandano. O gioia dell’acquisto, o vicinanza umana, o comune anelito, incolonnati all’altare della Merce come fedeli davanti alla Comunione, verbum seitan factum est e dacci oggi il nostro pane quotidiano, ma anche grissini e cracker e pandori e fette biscottate. E acquistando più del necessario e spendendo più del risparmiato e accettando l’offerta e l’occasione verremo mondati dal peccato originale, l’antica trasgressione nell’Eden ove tutto era immeritatamente gratis, e i nostri cuori pulsano pieni di riconoscenza perché il paradiso ora è davvero terrestre, è qui davanti a noi.

(Stefano Benni, Prendiluna)

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Verifichiamo

3. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO

Il rito del battesimo è composto da vari momenti: • l’aspersione con l’acqua (o l’immersione) con la formula “io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”; • l’unzione con il crisma, in cui il celebrante unge il capo del battezzato; • la consegna della veste bianca e del cero acceso (qui il padre o il padrino accende alla fiamma del cero pasquale la candela del battezzato). • il rito dell’effatà, mediante il quale il celebrante tocca, con il pollice, le orecchie e le labbra del battezzato. A proposito di quest’ultimo momento, forse ricorderai che Gesù “fece udire i sordi e parlare i muti”. Quale potrà essere secondo te l’augurio rivolto al battezzato, in riferimento a bocca ed orecchie? .................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

4. I VALORI ETICI E RELIGIOSI

I SEGNI DELL’AMORE Leggi il seguente articolo, di Flavia Amabile, da La Stampa del 2 gennaio 2017 Il bonifico è arrivato a metà dicembre. Erano 238 euro che avevano viaggiato dal cuore dell’Africa, con la speranza di dare il proprio contributo per aiutare le persone colpite dal terremoto. La cifra era stata inviata da Kingoué, un distretto di trenta villaggi e quindicimila abitanti nella Repubblica del Congo, ai margini della foresta pluviale dove non c’è luce né acqua corrente. Nove abitanti su dieci non hanno stipendio, vivono coltivando manioca, mais, ananas, oppure allevando mucche, maiali, pecore, capre. A fine agosto don Ghislain, un sacerdote congolese che conosce l’Italia per averci studiato, viene a sapere del terremoto. Mostra le immagini di Amatrice, di Accumuli, Arquata, delle case e dei borghi interi distrutti ai parrocchiani. Il sindaco e il capovillaggio pensano di avviare una raccolta fondi. All’inizio sembra un’azione disperata. Per riuscire a raggiungere una somma consistente vengono coinvolti diversi villaggi. Trascorrono molte settimane, altre due scosse mettono in ginocchio anche l’Umbria. La raccolta si intensifica. Ogni domenica a messa qualcuno dà quello che può. C’è chi non arriva a dieci centesimi e chi riesce a donare anche 15 euro. È ormai l’inizio di dicembre quando la raccolta può dirsi terminata. Jenny Peppucci, volontaria dell’associazione e originaria dell’Umbria, ha 27 anni. Consegnano a lei un foglietto con il resoconto dei soldi raccolti, 156.400 franchi congolesi, pari a 238,43 euro.

(Flavia Amabile, da La Stampa del 2 gennaio 2017)

Quali considerazioni ti suscitano queste righe? .................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................. ..................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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A SCUOLA DI BENESSERE

IL CORPO NELLE RELAZIONI A tu per tu e nelle relazioni virtuali

Riflettiamo insieme su due diversi modi che abbiamo di intrattenere le relazioni: a tu per tu dal vivo o sui social network. Può essere che gli amici che frequenti ogni giorno siano gli stessi che incontri anche sui social; in questo caso le due modalità di relazione si integrano e la tecnologia ci offre la grande possibilità di essere in contatto anche quando si è distanti. Ma quale delle due modalità preferisci in questo caso? Preferisci incontrare gli amici sui social perché è più comodo, o i social sono solo un mezzo di comunicazione utile quando non potete stare assieme? A qualcuno poi può succedere di avere più contatti sui social rispetto al numero di amici che incontra nella quotidianità. In questo caso le relazioni online hanno più importanza di quelle dal vivo, oppure si sceglie di incontrare dal vivo solo gli amici più stretti. Ma qual è allora la differenza tra i due tipi di relazione?

Con i cinque sensi e il pensiero

Proviamo a riflettere insieme con una piccola “ricerca scientifica”, utilizzando come strumento di ricerca i nostri cinque sensi (vista, udito, olfatto, tatto, gusto) a cui aggiungiamo il pensiero. Con i compagni e l’insegnante prova a considerare in quale modo possono essere coinvolti i cinque sensi e il pensiero quando hai una relazione dal vivo con qualcuno o quando ti relazioni con quella stessa persona sui social network. Annota tutto sulla tabella nella pagina accanto. Eccoti alcuni spunti. VISTA

Com’è coinvolta la vista nelle due tipologie di relazioni? Curi allo stesso modo la tua immagine quando devi incontrare a tu per tu degli amici o quando condividi una tua foto sui social? UDITO

Ascoltare e interagire con un amico a tu per tu o rispondere ad un messaggio ascoltando musica o guardando un film è la stessa cosa? OLFATTO

Hai mai fatto un apprezzamento a un’amica sul suo profumo? Hai mai incontrato un amico quando arriva direttamente da un allenamento di calcio? Cosa perdi di tutto questo online?

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di Davide Povolo - docente IRC e psicologo & Carlo Tonin - docente IRC ed educatore

TATTO

Quanto è importante il contatto nella relazione? Quante volte ti capita di usare le mani per salutare, abbracciare, giocare? GUSTO

Cosa può aggiungere alla relazione mangiare una pizza o un gelato insieme? PENSIERO

Che differenza c’è tra esprimere un tuo pensiero nell’immediato o avere il tempo di pensarci e ripensarci e poi rispondere online? In quale contesto esprimi di più te stesso?

ORA TOCCA A TE RELAZIONI A TU PER TU

RELAZIONI VIRTUALI

Hai visto che differenza? Se rileggi attentamente ciò che hai scritto ti accorgerai che il nostro corpo, il nostro cervello e il nostro intero essere sono coinvolti in modo diverso nelle due tipologie di relazione e questo ha delle conseguenze sulla nostra vita. Ad esempio, di fronte ad una domanda diretta di un amico dal vivo puoi far finta di non poter rispondere perché non c’è campo? O puoi forse crearti una falsa identità dal vivo? O sarai piuttosto costretto a metterti in gioco? Lo psichiatra Manfred Spitzer sostiene che lo sviluppo cerebrale e la capacità di stare con gli altri sono strettamente legati al numero di contatti e di relazioni dal vivo. Solo allenandosi quotidianamente con relazioni in presenza si può imparare a stare con gli altri.

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4

sezione

RADICI E IDENT ITÀ

22. Genealogia delle cose 86 23. Benedetto per davvero 88 24. I Santi che cambiarono l'Europa 92 25. Gregorio VII e il problema delle mele marce 94 26. Dio lo vuole? 96 27. GLi spazi della fede: romanico e gotico 100 28. Figure di donne nel medioevo cristiano 104 29. San Francesco, tra Sole e Luna 106 30. Lo splendore di San Domenico 110 Il Battesimo di Gesù di Piero della Francesca V ERIF ICHIAMO COMPIT O DI REALTÀ VALUT AT IVO

OSA I C O A ECC OPRIR SC Incontrerai figure della Chiesa che hanno lasciato il segno nell’identità dell’Europa. Noterai alcuni “mali” della Chiesa medievale e le riforme intraprese per curarli. Approfondirai lo stile romanico e gotico, comprendendone senso e valore.


LA VIDEOINT ERVISTA #iniziamocosì

A SCUOLA DI BENESSERE Comprendere l’altro 116 A MENTE APERTA Potenti punti di vista 99 CHE EMOZIONI! Commozione 109 ROVESCIAMO LA CLASSE Gotico/romanico in 3D Una passerella di super donne COMPITO DI REALTÀ Ti presento un monastero Una vetrata mia FILO ROSA Frate Jacopa

100 105 91 102 109

ADDOMESTICARE LE PAROLE Per un punto Martin perse la cappa 91 Marrano 98 Col cavallo di San Francesco 109 Scherza coi fanti ma lascia stare i santi 110

BOX E RUBRICHE


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GENEALOGIA DELLE COSE

TOCCA A TE Hai mai fatto l’albero genealogico della tua famiglia? Prova a crearne uno indagando tra i tuoi parenti su nomi e storie dei tuoi “antenati”. Scoprirai così storie di viaggi e amori, scelte difficili e coraggiose che nelle loro conseguenze sono arrivate fino a te oggi.

EHI, PROF! Ma c’è qualcuno che mi conosce veramente? Forse nemmeno io stesso…

Quando senti la parola “radici” come non pensare a dei grandi alberi che si stagliano alti nel cielo e sono in grado di resistere nel tempo anche nonostante le tempeste più forti? Non è un caso se lo stesso termine viene usato per intendere i valori e l’eredità che il passato ci ha tramandato. Conoscere le radici ci aiuta a comprendere chi siamo. “Conosci te stesso” diceva l’oracolo pagano del tempio di Delfi: solo la consapevolezza della tua identità ti permette di conoscere l’altro, di vivere autentiche relazioni e superare le crisi che prima o poi incontrerai. Questo vale per la storia del singolo uomo come per la storia della Chiesa o dell’Europa. Può sembrare un paradosso, ma spesso guardiamo al passato - prendendo consapevolezza di ciò che siamo - proprio nei momenti di crisi o di cambiamento: è come se gli alberi si ricordassero di avere le radici solo durante le tempeste.

Quali sono le tue radici? Il detto dell’oracolo di Delfi “Conosci te stesso” è rimasto nella sapienza popolare per indicare l’importanza di conoscere i propri limiti e potenzialità.

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La tua identità si sta formando proprio in questi anni. Non sei più un bambino e non sei ancora un adulto. Il rapporto con i tuoi genitori sta cambiando. Se nei momenti spensierati gli amici sono i tuoi compagni di vita, nei momenti difficili senti spesso ancora il bisogno della tua famiglia: un consiglio, un pianto, un abbraccio non sono cose da bambini ma gesti di affetto e fiducia su cui puoi contare. Le radici da cui sei partito restano sempre, anche se con il tempo cambia il tuo modo di confrontarti con esse.


Unità 22

Genealogia delle cose

Le radici della Chiesa

Per comprendere quello che è oggi la Chiesa dobbiamo conoscere il suo percorso nella storia. Un cammino non certo facile. Riprendiamo il nostro viaggio, eravamo rimasti al periodo delle persecuzioni. Dopo la fine di queste, le prime comunità cristiane continuano ad annunciare il Vangelo ma, come vedremo, si trovano per la prima volta anche a fare i conti con diversi problemi al loro interno: lotte per il potere, divisioni, corruzione. Nello stesso tempo, però, figure positive di uomini e donne che continuano a donare la vita per il Vangelo hanno dato e danno tuttora nuovo impulso alla fede, rinnovando la Chiesa e la sua missione fino ai giorni nostri.

Le radici dell’Europa

La storia di qualsiasi popolo deve fare i conti con il tema delle radici. Nel 2014 Papa Francesco rivolse queste parole ai leader europei: “Un messaggio di speranza basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa - insieme a tutto il mondo - sta attraversando. Speranza nel Signore che trasforma il male in bene e la morte in vita. Incoraggiamento a tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente”. Come puoi notare, Papa Francesco ricorda ai capi europei un modo per affrontare le difficoltà del nostro tempo: tornare alle origini, all’impegno per la pace e per la dignità dell’uomo che aveva contraddistinto le personalità cristiane di alcuni fondatori dell’Europa.

Gli ultimi Papi molto si sono prodigati per la riscoperta delle radici cristiane dell’Europa.

APPROFONDIMENT O

Tra i Padri fondatori dell'Europa C’è un Francese, un tedesco e un italiano… no non è una barzelletta! Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi sono tre grandi statisti e padri fondatori dell’unione europea. Pur venendo da Paesi diversi, hanno affrontato tutti la drammaticità della seconda guerra mondiale e le sue conseguenze. Uomini di dialogo e incontro, consapevoli delle loro radici cristiane, si sono impegnati per la pace e la promozione della dignità dell’uomo e hanno posato i primi mattoni del progetto Europeo che, secondo loro, doveva essere fondato a partire da un’idea concreta di solidarietà. Grazie anche alla loro determinazione abbiamo vissuto un lungo periodo di pace e di benessere in Europa.

Alcide De Gasperi, Robert Schuman e Konrad Adenauer.

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BENEDET T O PER DAVV ERO

EHI, PROF! A cosa servono le persone chiuse in un monastero dentro una clausura?

Un ragazzo dall’intelligenza brillante lasciò un giorno il suo percorso di studi per vivere tre anni in perfetta solitudine dentro una grotta. Con queste premesse ci potremmo aspettare una storia di fallimenti, ma non è cosi: quel giovane si chiamava Benedetto (480-547 d.C.) e la sua scelta di lasciare Roma per diventare monaco a Subiaco cambiò ciò che oggi chiamiamo Europa. Dopo quegli anni di solitudine assoluta, seguirono anni difficili in cui invidie e gelosie di sacerdoti e monaci lo misero in difficoltà. La forza che gli venne dalla fede e dalla scelta di vita non lo fece perdere d’animo nemmeno quando alcuni cercarono di mettere il bastone tra le ruote alle sue opere e tentarono perfino di ucciderlo. Niente riuscì a fermarlo! Fonderà molti monasteri, tra cui quello di Montecassino, e darà vita a quella regola monastica di vita celebre per il motto “Ora et labora” (prega e lavora). Grazie a lui, molto del Vangelo e della cultura penetrò in tutta l’Europa. La statua di San Benedetto a Norcia dinanzi alla basilica a lui dedicata, prima del terremoto del 2016.

APPROFONDIMENT O

Un uomo di Norcia

Così l’attore e regista italiano Roberto Benigni ha parlato di San Benedetto al Parlamento Europeo di Bruxelles, nel 2011, in occasione del 150esimo della Repubblica italiana: «Nei secoli bui San Benedetto, che è il mio santo preferito e il patrono d’Europa, nel V secolo d.C., dove veramente tutto era morte e non c’era niente, proprio niente, un uomo di Norcia, un italiano così, una personcina, ha aggiunto alla parola “prega” la parola “lavora”: Ora et labora. Li ha fatti lavorare quei monachetti, dalla mattina alla sera, in giro per tutta l’Europa (in Belgio quanti ce ne sono stati!), a raccogliere, catalogare, archiviare, iscrivere il pensiero, la filosofia, l’agricoltura, la scienza, la poesia, sennò non c’era niente senza San Benedetto. Una cosa spettacolare, un miracolo, un vero miracolo».

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Unità 23

Benedetto per davvero

La giornata di un monaco

Le giornate dei monaci, benedettini o meno, alternano costantemente momenti di preghiera al lavoro manuale o intellettuale. A prima vista può spaventare, vero? In realtà è il nostro stile di vita ad essere un po’ fuori posto, sempre frenetico e disordinato. La vita comunitaria, l’ordine, la disciplina con cui vivevano ha reso possibile la nascita di monasteri anche nelle regioni più impervie e difficili del continente. La giornata di un monaco o una monaca è generalmente scandita di 8 ore in 8 ore con: preghiera, lavoro, riposo (24 ore).

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SEZIONE 4 RADICI E IDENT ITÀ

Il monastero, un piccolo villaggio

La rivalutazione del lavoro manuale faceva sì che i monasteri fossero edificati in luoghi dove ci fossero terre da bonificare o lavorare. Il complesso del monastero era costituito da più parti che avevano funzioni differenti. Chiesa: il luogo più importante della vita del monastero. Chiostro: collegato alla chiesa è luogo di pace e meditazione. Refettorio: la mensa dove i monaci mangiavano e anche durante i pasti si ascoltava la parola di Dio perché “non di solo pane vive l’uomo”. Scriptorium: il luogo in cui venivano trascritti i manoscritti antichi. Dormitorio: l’insieme delle celle, separate o comunitarie, dove i monaci dormivano. Foresteria: le camere per ospitare pellegrini e viandanti. Infermeria: luogo in cui si prendeva cura dei malati. I monasteri non erano solo luoghi di spiritualità: erano anche punti di riferimento per la popolazione. Spesso le innovazioni tecnologiche venivano insegnate dai monaci che erano anche esperti nel curare con le erbe. Nei monasteri viene trascritta e tramandata gran parte della cultura antica, anche non cristiana.

Il monumentale monastero della Certosa di Pavia (“Certosa” da “Certosini”, uno degli Ordini monastici cattolici).

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APPROFONDIMENT O

Un lavoro che nobilita

Se nel mondo antico il lavoro era l’attività degli schiavi, con il monachesimo esso viene fortemente reinterpretato. Per i monaci, attraverso il lavoro, l’uomo è chiamato a portare avanti la creazione di Dio, essendo lui stesso immagine di un Creatore che per sei giorni ha lavorato. Il lavoro vissuto insieme alla preghiera, quindi, è visto come un modo per avvicinarsi a Dio.


Unità 23

Benedetto per davvero

I monaci irlandesi

COMPITO DI REALTÀ Ti presento un monastero Fa’ una ricerca da solo o in un piccolo gruppo trovando informazioni sul più vicino monastero presente nella zona in cui vivi. Prepara una scheda a riguardo, presentandola poi in classe. La Basilica di San Benedetto a Norcia come appariva prima del terremoto.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

PER UN PUNTO MARTIN...

Alcuni aneddoti religiosi hanno dato vita a dei motti popolari, finiti poi nei posti più inaspettati. È il caso della frase che si trova nell’Asso di coppe delle carte trevigiane. Essa nomina un certo Martino, un monaco che secondo la tradizionesi apprestava a diventare priore. Si narra che, spinto dal desiderio di fare buona impressione ai visitatori, volle affiggere al portone del monastero un cartello con l’iscrizione: ”LA PORTA RESTI APERTA. PER NESSUNO RESTI CHIUSA.” Purtroppo, incidendo la frase, non si rese conto d’aver invece scritto: “LA PORTA RESTI APERTA PER NESSUNO. RESTI CHIUSA.”Dell’errore si accorsero presto i visitatori, compresi i superiori del povero monaco, il quale non fu più ritenuto degno di vestire la cappa, cioè il mantello che identificava gli abati e gli alti prelati. Oggi si usa dire “per un punto Martin perse la ca(p)pa”, per ricordare che a causa di un fatto banale si può perdere qualcosa di importante.

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I SANT I CHE CAMBIARONO L'EUROPA

ROVESCIAMO LA CLASSE Missionari d’Europa In piccoli gruppi scegliete uno tra questi santi missionari che hanno evangelizzato l’Europa: San Remigio, San Patrizio, San Colombano, San Bonifacio, San Venceslao, Santi Cirillo e Metodio, San Vladimiro. Dopo aver raccolto informazioni su di loro attraverso il web sotto la supervisione del vostro insegnante, costruite un report che racconti l’impegno missionario, un episodio della vita e alcuni dati sulla nazione che è sorta dall’arrivo del Vangelo.

Il cosiddetto canto Gregoriano prende, secondo la tradizione, il nome da Gregorio Magno, che riorganizzò la liturgia promuovendo il canto in lingua latina e la musica.

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Gregorio Magno

«Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti» (Mc 9,35). Cosa ne dici? Funziona così il mondo in cui viviamo? La storia di Gregorio è quella di un uomo che, nonostante volesse essere servo, si ritrova sempre ad essere guida. Una guida al servizio, però. Nato in una famiglia dell’aristocrazia romana, fu uno dei più grandi estimatori di Benedetto e, sul suo esempio, decise di lasciare tutto diventando prima monaco e poi abate. Quando, alla morte di Papa Pelagio II, il popolo e il clero di Roma lo vollero come suo successore, lui proprio non ne voleva sapere. Cercò addirittura di fuggire. Infine cedette e accettò l’incarico, assumendo il nome di Papa Gregorio. Si mise subito al lavoro in una precisa direzione: far sì che gli “uomini di Chiesa”, soprattutto i più altolocati, non fossero un centro di potere, ma persone a servizio. Valorizzò inoltre i monaci come missionari in terre lontane, dove portarono il Vangelo e misero le prime pietre per la futura unificazione dell’Europa sotto la fede e la cultura cristiana. La sua guida come servo dei servi di Dio lasciò il segno: egli viene ricordato nella storia come Gregorio Magno cioè il Grande.


Unità 24

I santi che cambiarono l'Europa

L’evangelizzazione dell’Europa

Con il collasso dell’impero romano, nel 476, il continente europeo era allo sbando. Venuta meno l’autorità civile, spesso papi e vescovi diventavano figure di riferimento anche politiche per la popolazione, in un’epoca di sconvolgimenti e di violenza a causa delle invasioni barbariche. Nonostante questo non veniva meno la vocazione della Chiesa di annunciare Cristo. Molti monaci e missionari venivano mandati in posti pericolosi, lontani da casa (in un tempo in cui non c’era né internet, né smartphone) senza prospettive certe di tornare… Che cosa li spingeva? La fede. Tanti hanno accettato questa sfida e “in missione per conto di Dio” hanno unito l’Europa sotto la fede cristiana, non con la spada ma con la parola.

Agostino

Quando Gregorio chiese ad Agostino (detto poi “di Canterbury”) di andare in Inghilterra a portare il Vangelo tra gli Angli e i Sassoni non la prese molto bene. Aveva paura, ma obbedì però al Papa e la sua fu una missione luminosa.

Colombano

Lasciando la terra d’Irlanda si incammina per la Francia, la Svizzera e l’Italia settentrionale organizzando comunità e fondando monasteri. A Bobbio dà vita a un monastero molto importante per il Nord Italia.

Cirillo e Metodio

Due fratelli: uno monaco, l’altro presbitero, portano il Vangelo tra gli Slavi (più o meno l’attuale Europa dell’Est) e inventano la scrittura divenuta propria di quelle terre, detta a “caratteri cirillici”.

Patrizio

Rapito dai pirati irlandesi all’età di 16 anni, riesce a fuggire e diventa presbitero, tornando nuovamente in Irlanda a portare il Vangelo. Qui diviene uno dei santi più amati e ricordati, basti pensare che ancora oggi il St Patrick Day è una delle feste più importanti d’Europa.

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GREGORIO VII E IL PROBLEMA DELLE MELE MARCE EHI, PROF!

Però qualche volta la Chiesa dà qualche scandalo…

Una scena dell’Amleto.

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«C’è del marcio in Danimarca!»: così esclamava uno dei personaggi dell’Amleto di Shakespeare. La frase è diventata proverbiale e si sente dire, in genere, quando qualcuno ritiene che un sistema o un gruppo contenga elementi responsabili di condotte inaccettabili. Di marcio ce ne fu, come saprai, anche nella Chiesa del Medioevo. Molti ecclesiastici erano più dediti ad interessi mondani che alla cura delle anime. Da più parti si levò il desiderio di una riforma, non solo dei costumi, ma anche delle strutture in cui le cattive condotte parevano attecchire e proliferare. Colui che incarnò questa sete di rinnovamento fu Papa Gregorio VII, formatosi alla scuola del monachesimo cluniacense. Proviamo a riassumere con il seguente schema il ragionamento alla base delle sue azioni di riforma:

gli ecclesiastici non si comportano come dovrebbero

perché comprano le cariche ecclesiastiche

questo accade perché i laici vendono tali cariche

l’imperatore non deve più procedere all’investitura dei vescovi

la prima investitura da proibire ai laici è quella dei vescovi

i laici non devono pertanto dare cariche ai religiosi


Unità 25

Gregorio VII e il problema delle mele marce

Rafforzare il papato

Questo progetto di risanamento, naturalmente, doveva passare per il rafforzamento dell’autorità del Papa, il quale doveva opporsi all’imperatore Enrico IV. Così, nel 1075 Gregorio VII promulgò il Dictatus Papae in cui dichiarava: che la Chiesa romana non può sbagliare; che solo il Papa può trasferire o rimuovere i vescovi; che solo il Papa può deporre un imperatore; che il Papa può sciogliere i sudditi dagli obblighi di lealtà all’imperatore, se la sua condotta è scellerata. La tensione tra papato e impero sfociò nella nota “lotta per le investiture”, che si concluse con un compromesso siglato nel Concordato di Worms del 1122. Semplificando: in Italia il vescovo doveva essere prima scelto dalla Chiesa e poi investito dell’autorità civile da parte dell’imperatore. In Germania l’imperatore si esprimeva anche sulla scelta del candidato, che veniva poi consacrato vescovo dalla Chiesa. Pellegrini nei luoghi santi. Gerusalemme, crocevia delle fedi.

Papa Gregorio VII raffigurato con il suo Dictatus Papae, le 27 proposizioni della sua Riforma.

TOCCA A TE

Approfittiamo di questa vicenda complessa per ragionare insieme a te sul problema delle cattive condotte. Un po’ scherzando, proviamo a riprendere l’immagine del marciume, muovendoci tra il reale e l’assurdo. Immagina: sei una mela nella cesta. Un poco lontano da te, una mela ha cominciato a marcire. Quale commento senti più tuo? No, non sta marcendo. Si è solo un po’ scurita... Sì, sta marcendo, ma che ci vuoi fare? Io, nella stessa cesta, con questa mela marcia non ci sto! Provo ad avvisare quella mela che si sta rovinando... Ma non sarà che sto marcendo anch’io? Proviamo a radunarci, noi mele, per capire che cosa crea il marcio! Discuti poi con i tuoi compagni riguardo alla risposte che vi rappresentano maggiormente. Potete anche riprovare l’attività sostituendo all’idea del marcio una condotta che può diffondersi. Per esempio: qualcuno copia sistematicamente i compiti per casa, oppure: qualcuno arriva costantemente in ritardo... Buona fortuna.

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28 26

DIO LO VUOLE? Una delle frasi che un ragazzo o ragazza come te prima o poi incontra è questa: “Per capire il presente, bisogna conoscere il passato”. Con te cercheremo ora di fare proprio questo. Faremo un breve viaggio nel tempo, partendo però da fatti vissuti da non molto tempo.

22 maggio dell’anno 2017

Un attacco terroristico scuote anche l’Inghilterra, dopo aver seminato dolore in Francia e in Belgio. Le bombe di un seguace dell’Isis provocano 22 morti e 122 feriti in un concerto a Manchester. I giornali diffondono già in serata una prima ricostruzione della dinamica dell’attentato e un provvisorio bilancio delle vittime. Il giorno seguente arriva la rivendicazione del gruppo terroristico. Diamo spazio a questo inqualificabile e delirante intervento, con il solo obiettivo di notare i termini con cui il fatto viene descritto dai terroristi:

Papa Giulio II a Clermont lancia l'appello "Dio lo vuole!".

«Uno dei soldati del Califfato è riuscito a posizionare ordigni esplosivi in mezzo a un raggruppamento di crociati nella città britannica di Manchester, dove è avvenuta l’esplosione nell’edificio Arena che ha causato la morte di 30 crociati e il ferimento di altri 70. Per chi venera la Croce e i loro alleati il peggio deve ancora venire. Sia lode al Signore» (dal Corriere della Sera del 23 maggio 2017). È interessante che i fondamentalisti definiscano i propri nemici che ai loro occhi sembrano essere i cristiani, o indiscriminatamente gli occidentali - con il nome di “crociati”. Naturalmente, che tra di essi vi siano bambini massacrati mentre ascoltano le canzoni di una pop star, non fa per loro nessuna differenza. L’importante è dividere il mondo in due blocchi contrapposti. Di qua loro, depositari della verità, e di là, semplicemente, gli altri.

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A Manchester nel 2017 un attentato terroristico a matrice islamica è avvenuto durante un concerto di Ariana Grande.


Unità 26

Dio lo vuole?

Marzo - novembre dell’anno 1095

Adesso facciamo un passo molto indietro. L’imperatore Alessio I Comneno manda ambasciatori a Papa Urbano II per ottenere aiuti da inviare in soccorso dei cristiani d’Oriente. Durante il Concilio di Clermont-Ferrand il Papa ammonisce i feudatari europei, affinché cessino di combattere tra loro, versando sangue cristiano, e chiede di far convergere le forze per la liberazione del Santo Sepolcro e la protezione dei pellegrini minacciati dai turchi selgiuchidi. Il “noi” dei cristiani si oppone ora al “loro” degli infedeli. In questo loro non confluiscono solamente i militari responsabili degli attacchi, ma l’Islam in generale. Cominciano le Crociate, accompagnate dalle atrocità della guerra: la prima di esse otterrà la conquista di Gerusalemme nel 1099. Seguiranno nuovi attacchi da parte dei Turchi, la riconquista di Gerusalemme da parte delle truppe islamiche di Saladino e secoli di tentativi da parte dei crociati, falliti in modo più o meno eclatante, di rimpossessarsi dei luoghi santi.

APPROFONDIMENT O

Un’antica raffigurazione delle crociate.

Gli ordini religiosi cavallereschi

Durante le Crociate fioriscono gli ordini religiosi cavallereschi, caratterizzati dalla figura del monaco cavaliere. Nominiamo a questo riguardo alcuni dei più famosi: l’Ordine dei Templari, l’Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni e l’Ordine Teutonico. Questi, che possiamo definire anche ordini religioso-militari, hanno avuto nella storia della cristianità medievale una significativa importanza: nati storicamente con le Crociate in Terra Santa, furono successivamente presenti anche in altre zone del mondo allora conosciuto, sempre con la stessa funzione, quella di “combattenti al servizio della fede cristiana”. È per questo che questi cavalieri venivano chiamati anche milites Christi, soldati di Cristo.

I Templari sono i più conosciuti tra gli ordini religiosi cavallereschi.

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SEZIONE 4 RADICI E IDENT ITÀ

Oggi

Preoccupa ancora oggi il rischio del fondamentalismo. In particolare, alcune dinamiche vanno evidenziate per osservare questo fenomeno di violenza con maggiore consapevolezza.

PAROLE Fondamentalismo: atteggiamento di chi mantiene una interpretazione rigida ed intransigente di principi religiosi, arrivando talora alla violenza verbale o anche fisica.

Con il saio dal sultano

1. In primo luogo, è pericolosa la pretesa di avere la verità in tasca.

Quando Papa Urbano II auspicò l’intervento armato, qualcuno tra la folla urlò: «Dio lo vuole!». La pretesa di essere i depositari della volontà divina ha causato veri scempi nella storia umana.

2. Ugualmente rischioso è il potere dell’intolleranza. Nel fonda-

mentalismo i pronomi sono importanti. In esso non c’è solo un io contro di te. C’è un noi contro di voi. Perché il fondamentalismo crea un senso di appartenenza, fa sentire di essere qualcuno, di poter fare qualcosa. Ma se si è “vuoti” dentro, si può diventare come dei semplici manichini in mano ad altri, ad esempio in mano di terroristi.

3. L’intolleranza ha bisogno di ignoranza. I cristiani e i musulmani

nel Medioevo si chiamavano reciprocamente “infedeli”. In realtà non erano senza fede: avevano una fede diversa. Il non conoscere le reciproche tradizioni e i punti in comune tra le due religioni alimentò l’incomprensione e la violenza.

4. Il fondamentalismo è fatto di soldi e vestito di religione. Esemplare

è il caso della quarta Crociata: i veneziani risposero all’appello di Papa Innocenzo III, nel 1198, e misero le loro navi a disposizione. Poi, però, fecero rotta da un’altra parte, verso Costantinopoli e la espugnarono nel 1204. Difesero, insomma, la fede cristiana scatenandosi contro un regno... cristiano. Per soldi, ricchezza.

5. Anche nei fenomeni planetari del mondo d’oggi permangono degli

interessi: dietro a taluni fondamentalisti si celano oculati finanziamenti, che arrivano da parte di qualcuno che resta nell’ombra.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

MARRANO

Da bambini usavamo forse bloccare il proprio nemico immaginario con la frase ad effetto: «Fermo lì, marrano!». Va saputo però che marrano non è il “cattivone” di un’epoca remota, ma è esattamente l’ebreo (o anche il musulmano) spagnolo che nel XVI secolo - spesso per sfuggire alla persecuzione - si convertiva al cattolicesimo, talvolta rimanendo fedele nel privato alla religione abbandonata in pubblico. Marrano significa in spagnolo porco, derivante a sua volta dall’arabo muharram, cioè, cosa vietata, in riferimento alla carne di maiale, proibita per motivi religiosi. Marrano dunque è un’espressione assolutamente dispregiativa.

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A MENT E APERT A

lavoriamo insieme

POT ENT I PUNT I DI VIST A Ognuno si vede bello e buono Osserva questa striscia umoristica.

ORA TOCCA A TE

(Da In cucina con Kafka di Tom Gauld)

Ora rispondi alle domande proposte. Si potrebbe dividere questa immagine in due parti? Se sĂŹ, come? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________ Trovi che ci sia qualcosa di strano/paradossale in questa vignetta? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________ Quali considerazioni ti vengono in mente, dopo aver visto questa striscia? _____________________________________________________________________________________ _____________________________________________________________________________________

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APPROF ONDIMENT O

EHI, PROF! Perché l’arte è quasi tutta religiosa?

ROVESCIAMO LA CLASSE Gotico/romanico in 3D Ricercate in piccoli gruppi una chiesa in stile gotico o romanico presente nel tuo territorio. Documentatevi con foto dell’interno e dell’esterno da web con l'aiuto del vostro insegnante. Realizzate un semplice modellino in carta che evochi la chiesa. Presentatelo alla classe, cercando di mettere in evidenza quali siano le caratteristiche di una chiesa gotica o romanica.

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GLI SPAZI DELLA FEDE: ROMANICO E GOTICO Dopo secoli di storia, il Medioevo ci ha lasciato in eredità delle bellezze uniche: le cattedrali romaniche e gotiche che si trovano quasi ovunque in Europa, a testimonianza di un’epoca in cui la fede si traduceva letteralmente in cultura. Forse hai visitato tu stesso alcune di queste costruzioni. Quanta bellezza e meraviglia! La costruzione di questi edifici ha comportato studi e innovazioni tecnologiche non solo architettoniche, ma anche artistiche. Un aspetto che a volte sfugge dell’uomo medioevale è la sua pazienza e lungimiranza. Con ogni probabilità chi donava denaro, o prestava la sua manovalanza all’inizio dei cantieri, sapeva benissimo che non avrebbe visto il concludersi dell’opera, perché la costruzione richiedeva decenni e in diversi casi più di un centinaio di anni. La gratuità della fede ha portato uomini e donne a costruire opere d’arte che i posteri (cioè noi oggi) possono apprezzare. Secondo te l’uomo di oggi ha ancora questa lungimiranza? Se ci sarà, cosa troverà l’uomo del 2800 d.C. di significativo della nostra epoca?

Veduta della città di Praga, nella Repubblica Ceca. Prova a contare tutti i campanili delle chiese che riesci a vedere.


Gli spazi della fede: romanico e gotico

Lo stile romanico

La violenza, le carestie e la morte non erano cose lontane dalla quotidianità della vita medievale. La consapevolezza della fragilità e dei limiti dell’esistenza umana rendeva gli uomini più vicini alle realtà spirituali. La Chiese vengono costruite con mura spesse, con finestre molto piccole simili a feritoie. Pensaci bene: possono sembrare quasi delle fortezze. Ebbene sì, proprio questo è, implicitamente, il messaggio che lo stile romanico trasmette a chi lo ammira: sei in una fortezza contro il male, in un luogo di rifugio per lo spirito e per il corpo.

TOCCA A TE Fate una lista di cosa potrebbe trovare uno storico del 2800 d.C. e rispondete a queste domande: Quali saranno i principali “simboli” della nostra epoca attuale? Ci sarà qualcosa a testimonianza della fede cristiana nel nostro tempo? Verrà ricordato come un periodo buio o ricco di splendore?

Elementi architettonici e spazi Il duomo di Spoleto, in Umbria.

Presbiterio: il luogo dei “presbiteri”,

spazio riservati al clero. Cripta: piccola cappella scavata spesso sotto il presbiterio che contiene la reliquia di un santo. Matronei: logge rialzate laterali, destinate in genere alle donne. Rosone: grande finestra circolare e principale fonte di luce dell’edificio. Portale: la grande porta che permette l’accesso alla basilica, spesso con formelle in bronzo che raffigurano i temi salienti della fede, gli eventi biblici o la storia dei santi. Archi a tutto sesto e a crociera.

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SEZIONE 4 RADICI E IDENT ITÀ

Lo stile gotico COMPITO DI REALTÀ Una vetrata mia Dividetevi in gruppo e provate a realizzare una vetrata con la carta velina. Realizzate la sagoma di una finestra su un cartellone. Dopo aver disegnato al suo interno il tema che volete rappresentare ritagliate gli spazi vuoti e usate la carta velina colorata. Ponendo i cartelloni finiti sulle finestre della vostra classe avrete un’idea di quanto accade in una cattedrale.

Le tecniche di costruzione si affinano con contrafforti, pinnacoli e archi rampanti. Le mura, invece, si alleggeriscono rendendo possibile lo slancio verso l’alto. Entrare in una cattedrale gotica è un’esperienza da gustare: lascia a bocca aperta. La grandezza e la bellezza affascinano il visitatore spingendolo alla contemplazione, ad ammirare una bellezza che punta dritta verso Dio. Immagina l’effetto che dovevano fare ad una persona del medioevo i giochi di luce e di colore prodotti dalle vetrate che rappresentano, ad esempio, le vicende bibliche.

Elementi architettonici e spazi Abside: nei lati delle navate o ai lati del transetto; spesso

si trova sul presbiterio ed è caratterizzata dalla presenza di vetrate che con giochi di luce e colori illuminano gli spazi. Navate: in numero di tre, quattro o cinque, pensate per uno sviluppo della struttura architettonica soprattutto verso l’alto. Vetrate: coloratissime, dettagliatissime, eseguite con una tecnica che si perfeziona proprio in questo periodo: su un’intelaiatura vengono posti e fissati i frammenti di vetro, i cui colori derivano da una sapiente aggiunta di particolari minerali. Archi a sesto acuto.

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Il duomo di Milano.


Gli spazi della fede: romanico e gotico

APPROFONDIMENT O

APPROFONDIMENT O

La ruota della fortuna

Chiese in ospedali

Nel cerchio intorno al rosone puoi vedere un uomo che cade e poi si rialza. È la ruota della vita, la fortuna che assiste o lascia il mortale. Ciò che non si muove è il rosone stesso, simbolo di Cristo e di una fede che è speranza certa.

In caso di epidemie e guerre le chiese si trasformavano in ospedali per accogliere i malati o i profughi. Cessata l’epidemia, i muri venivano purificati con la calce e gli affreschi ricoperti. A causa di questa prassi abbiamo perso per sempre chissà quante opere, ma ciò faceva sì che ci fosse sempre spazio per gli artisti.

APPROFONDIMENT O

APPROFONDIMENT O

Vietato incidere?

La Bibbia dei poveri

Spesso sui muri venivano lasciate iscrizioni. A volte, come oggi, erano il frutto della maleducazione e del buon tempo, ma talvolta riportavano quanto accadeva alla città. Restano così alcune testimonianze storiche su eventi importanti di un’epoca passata.

Immagina una famiglia medioevale in visita ad una cattedrale. Non sanno leggere e il Vangelo lo sentono solo in latino, una lingua per loro poco chiara. Non era ancora stato ideato il catechismo. Come fa il padre a trasmettere i contenuti della fede? Gli affreschi diventano letteralmente la Bibbia dei poveri, perché attraverso l’arte gli affreschi e le vetrate diventano efficaci strumenti per raccontare la fede cristiana.

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F IGURE DI DONNE NEL MEDIOEVO CRIST IANO

EHI, PROF!

Ma la Chiesa le ha trattate sempre bene le donne?

Ildegarda, Caterina, Giovanna, Chiara

Spesso avrai sentito parlare del Medioevo come di un’epoca cupa. Popolare è il modo di dire: “tornare al Medioevo”. In realtà questi secoli furono tutt’altro che oscuri. Il Medioevo ci ha lasciato monasteri, cattedrali, arte e cultura che ancora oggi sono ammirati. Certo non furono tempi facili, tra guerre ed epidemie i problemi non mancavano ma quale epoca storica è facile? Come in ogni tempo anche durante il medioevo possiamo trovare esempi di uomini e donne che hanno dato la vita per il Vangelo. In questa sezione ti proponiamo una serie di figure di donne che hanno lasciato il segno nella storia, e ci mostrano come con la loro femminilità e i loro doni hanno saputo dare tanto alla Chiesa e al mondo del loro tempo.

Step n. 1

Pieter Bruegel, Danza nuziale medievale, 1556, Institute of Arts, Detroit, USA.

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Scegli con il tuo gruppo quale tra le seguenti figure di donne preferisci approfondire: Ildegarda di Bingen: (Bermersheim 1098 - Bingen 1179) ha composto poesie, canti e sinfonie; era allo stesso tempo medico, cosmologa e filosofa, teologa e badessa, consigliera politica, profetessa e mistica. Insomma, come puoi capire, era un genio. Caterina da Siena: (Siena 1347 - Roma 1380) di umili origini, scelse con fermezza la via della vocazione religiosa, passando gran parte della sua vita a curare gli infermi e prendendosi cura di loro come avrebbe fatto con Cristo; diplomatica, operatrice di pace, consigliera religiosa e politica, “mamma” spirituale, nella sua femminilità univa in modo unico la schiettezza e la fermezza delle parole con la tenerezza e l’umiltà.


Unità 28

Figure di donne nel Medioevo cristiano

Giovanna d’Arco: (Domremy 1417 - Rouen 1431) nonostante le umili origini fu una grande mistica ma anche una guerriera e condottiera di un esercito; è un altro chiaro esempio di “donna forte” che in tempi drammatici per la Chiesa e per l’Europa riuscì a unire impegno politico e civile ispirato ai valori del Vangelo con semplicità e coraggio. Chiara d’Assisi (Assisi 1193 - Assisi 1253) figlia della classe nobile della cittadina umbra, viene affascinata dalla figura di San Francesco; con umiltà, ma anche tenacia, resta ferma nella scelta di seguire Cristo con “Sorella Povertà”, nonostante le forti pressioni della famiglia che aveva piani molto diversi per lei.

Step n. 2

Dopo aver scelto quale di queste figure femminili vi affascina di più, leggete nelle seguenti pagine la breve presentazione che vi permette di approfondire a casa o in classe la storia di ciascuna donna. L’obiettivo è preparare in gruppo la presentazione, in massimo 20 minuti, di uno di questi personaggi al femminile del Medioevo cristiano.

ROVESCIAMO LA CLASSE Una passerella di super donne Adesso tocca a te! Quello che ti proponiamo in queste pagine è di diventare protagonista mettendoti in cattedra. Sarai tu, anzi meglio voi, ad approfondire, studiare e comprendere al meglio la figura di alcune figure femminili della storia della cristianità per poi cercare di trasmettere quanto appreso alla classe.

Step n. 3

Opzione 1: create un lapbook in cui raccogliere immagini, testi con approfondimenti sulla vita e le opere della figura che avete scelto. Ricordatevi, oltre ai dati storici e alle “curiosità”, di rintracciare una caratteristica o alcuni aggettivi che contraddistinguono la donna prescelta. Opzione 2: create una piccola presentazione digitale in cui sinteticamente presentate alla classe quanto appreso e approfondito. Anche qui, ricordatevi dei dati da inserire, gli stessi dell’opzione 1.

Conclusione e valutazione

Dopo aver presentato il personaggio femminile alla classe potete creare e somministrare un piccolo test a crocette oppure inventare le domande di un quiz per verificare ciò che è rimasto agli altri del vostro lavoro.

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SAN F RANCESCO, T RA SOLE E LUNA EHI, PROF!

Perché San Francesco piace tutto il mondo?

È difficile incontrare un santo cristiano più conosciuto e amato di Francesco d’Assisi. Su di lui hanno fatto film, musical, hanno scritto libri e prodotto una serie incredibile di capolavori dell’arte sacra. Va detto che, come esiste un volto di Francesco più noto, ce n’è anche uno molto meno conosciuto. Anche se sembrerà un po’ bizzarro il parlarne in questo modo, proveremo a tracciare due profili di questo santo, per capirne la figura osservandola da entrambi i lati della medaglia, per così dire.

Il Poverello sotto il sole

Hai mai sentito la vecchia canzone intitolata Meraviglioso di Domenico Modugno? Ne esiste una versione più recente, la cover dei Negramaro, che probabilmente conoscerai e che forse risulta più adatta a orecchie giovani come le tue. Il testo di questo brano racconta la storia di una persona che, vivendo un momento difficile, minaccia di gettarsi da un ponte, ma incontra “un angelo vestito da passante”. E questo ignoto salvatore sostiene che non può farla finita, gli ricorda: “ma come non ti accorgi di come il mondo sia meraviglioso?”. E giù a dirgli:

Giunta Pisano, San Francesco d’Assisi (particolare), 1255-1260, Pinacoteca Vaticana, Roma; nel tondo il cantante Domenico Modugno.

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“Ma guarda intorno a te / che doni ti hanno fatto / ti hanno inventato il mare… Tu dici non ho niente / ti sembra niente il sole / la vita, l’amore? Meraviglioso il bene di una donna / che ama solo te, meraviglioso… La luce di un mattino / l’abbraccio di un amico / il viso di un bambino, meraviglioso”. Ecco, la chiave per capire Francesco sta qui, in questo ti hanno inventato il mare: cioè, è stato fatto per te, capisci? La vita con i suoi capolavori e i suoi tumulti è per te e “persino il tuo dolore potrà guarire poi, meraviglioso”.


Unità 29

San Francesco, tra Sole e Luna

Francesco d’Assisi, molti secoli prima, si fa travolgere da questa luminosità della vita, dal fatto che tutto della natura gli parla di Dio e del suo provvedere al mondo. Ritornano alla mente le parole di un famoso “brano” di Francesco, proprio un canto che gli nasce dal cuore, il Cantico delle Creature: Altissimu, onnipotente bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione. Ad Te solo, Altissimo, se konfano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mi’ Signore cum tucte le Tue creature, spetialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno, et allumeni noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significatione. Laudato si’, mi Signore, per sora Luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Una raffigurazione del santo nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale, a le Tue creature dài sustentamento. Laudato si’, mi’ Signore, per sor Aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato si’, mi Signore, per frate Focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba [...]. Questo è il primo lato di Francesco. Il volto di un ragazzo nato nel 1181 che sognava di diventare cavaliere e invece diventa cantore felice di Dio e della bellezza del creato, che parla persino con le creature e ammansisce i lupi. Un volto pieno di sole che, anche quando tutto va storto, esulta: “Ma come non t’accorgi, laudato si’...”.

Dinanzi alla basilica di San Francesco ad Assisi il santo è raffigurato come cavaliere da una statua.

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SEZIONE 4 RADICI E IDENT ITÀ

Il Poverello e la luna PAROLE Regola: il documento scritto che dichiara lo stile di vita a cui è tenuto un monaco o un frate. In esso compaiono raccomandazioni e anche veri e propri comandi.

Il santo "totus catholicus"

TOCCA A TE Prova a stilare un brevissimo elenco di cose pratiche da fare che ti risultano difficili. Una di queste potrebbe diventare una sana abitudine, così come per Francesco qualcosa di “amaro” si trasforma in “dolce”?

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Ti chiederai: perché la luna? La utilizziamo come simbolo, perché la luna non ha luminosità in sé, brilla di luce riflessa e soffusa. Così Francesco. Ci sono aspetti nella sua figura più dolenti e meno eclatanti, che testimoniano come il lavorìo della Parola di Dio lo abbia scavato, lo abbia inciso pian piano fino a trasformarlo, come già dicevano i suoi contemporanei, in un “altro Cristo”. Così tanto gli assomigliava, ormai. È questo il volto lunare di Francesco, fatto di digiuni, di silenzi e di lacrime. Perché ogni grande sogno comporta una lotta dentro di sé. E questo percorso possiamo ricostruirlo dalle sue stesse parole presenti nella sua Regola:

La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità. Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al signor Papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. E gli altri frati siano tenuti a obbedire a frate Francesco e ai suoi successori. (FF 75-76) Già da questo inizio si vede l’obiettivo del santo: vivere il Vangelo radicalmente, mantenendosi obbediente alla Chiesa. Non gli interessa altro. Ma la strada per tale traguardo non poteva essere facile. Leggiamo dal suo Testamento:

Il Signore dette a me, frate Francesco, d’incominciare a fare penitenza così: quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia. E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo. (FF 110)


Unità 29

Frate Jacopa Nella sua Regola Francesco aveva posto dei limiti alle frequentazioni che il suo Ordine poteva intrattenere con le donne. Si deve ricordare che in quegli anni alcuni movimenti ereticali avevano dato vita a situazioni di promiscuità che avevano creato scandalo. Nonostante questo, Francesco creò comunque legami di vera amicizia con alcune donne: tra queste, nominiamo donna Jacopa dei Settesoli, una vedova conosciuta mentre il santo mendicava a Roma, proprio in occasione dell’approvazione della Regola. Tanto era ritenuta vicina a Francesco che, quando questi morì, le fu concesso di abbracciare la

San Francesco, tra Sole e Luna

FILO ROSA sua salma e di vederne le stimmate. Quando Francesco sentì prossima la sua fine, fece scrivere una lettera a donna Jacopa, per avvertirla che, se non si fosse affrettata a visitarlo, non lo avrebbe potuto incontrare vivo. Nel messaggio si chiedeva anche di portare ciò che sarebbe servito per la sua morte (ceri, panni e altro), ma si aggiungeva anche di portare un dolce, che Jacopa sapeva fare, per cui il santo aveva un debole.

commozione Se c’è un’emozione, forse inaspettata, con cui possiamo colorare l’immagine di Francesco d’Assisi, ebbene, questa può essere proprio quella della commozione. Egli, infatti, piangeva lacrime di commozione pensando al Bambino Gesù nella mangiatoia, o dinanzi al Crocifisso, o intravedendo una tenera pecorella in un gregge. Essere capaci di commozione, lungi dall’essere una debolezza, è anzi un’espressione di potenza d’animo “senziente”.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

COL CAVALLO DI SAN FRANCESCO

La figura di Francesco d’Assisi influenza la cultura italiana in svariati modi. Oltre al Cantico delle Creature e agli episodi che sono entrati nel patrimonio comune dell’arte italiana (l’incontro col lebbroso, la rinuncia ai beni di fronte al vescovo, le stimmate, ecc.), la stessa semplicità francescana ha dato origine ad un modo di dire, conosciuto in genere dalle precedenti generazioni: andare col cavallo di San Francesco. Francesco, avendo scelto la povertà, aveva rinunciato agli agi della vita dei mercanti e dei cavalieri. Ecco, dunque, che andare col cavallo di san Francesco significa andare... a piedi!

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LO SPLENDORE DI SAN DOMENICO

PAROLE Catari: movimento eretico di tipo dualista, che cioè riteneva vi fossero due principi nel mondo, il bene e il male, ma che a far riferimento al male vi fosse tutta la materia (anche il mondo, quindi), creata da un dio cattivo; così, ad esempio, non credevano nell’incarnazione di Dio in Gesù Cristo.

San Domenico raffigurato nella basilica a lui dedicata a Perugia (opera del XV secolo).

Nel Canto XI del Paradiso della Divina Commedia, Dante cita due campioni, due guide della Chiesa medievale. Uno è san Francesco, di cui si è detto. L’altro è San Domenico di Guzman, definito “per sapienza [...] di cherubica luce uno splendore”, cioè splendente di sapienza come un cherubino cioè, secondo la tradizione, come una delle schiere degli angeli più vicine a Dio. Avrai incontrato nella tua esperienza scolastica qualcuno di particolarmente dotato nello studio. Qualcuno che ha sì impegno, ma ha anche una certa facilità, insomma, nell’apprendere. Ecco, Domenico era proprio un tipo così. Nato in Castiglia nel 1170 e morto a Bologna nel 1221, lo si ricorda come il difensore della retta dottrina contro le eresie. Così come Francesco aveva fondato un Ordine, detto dei Frati Minori, anche Domenico darà vita ad un suo Ordine, quello dei Frati Predicatori. Per la loro solida preparazione teologica i domenicani saranno impiegati massicciamente nell’evangelizzazione, nell’insegnamento e anche nell’Inquisizione, il tribunale che giudicava gli eretici. Qui, in verità, non sempre i successori dei santi fondatori si dimostrarono all’altezza della carità evangelica. Arrivarono, infatti, a compiere a volte anche soprusi e ingiustizie in nome della difesa della fede.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

SCHERZA COI FANTI...

Alcuni proverbi testimoniano una radicata devozione popolare, la quale ha imperniato il vissuto nella nostra penisola. È il caso, ad esempio, dell’espressione “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi!”. Si tratta di un bonario invito a distinguere gli argomenti di cui si può parlare con leggerezza; in breve: dei santi, di Dio e di ciò che è serio, non si deve parlare in modo irrispettoso.

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Unità 30

Lo splendore di San Domenico

La forza della ragione

Uno dei più importanti seguaci di Domenico fu Tommaso d’Aquino, un vero gigante del pensiero cristiano. Egli scrisse numerose opere di carattere filosofico e teologico, arrivando a formulare cinque vie diverse per dimostrare l’esistenza di Dio solo con la ragione, nella quale egli riponeva una profonda fiducia. Per dirla brevemente, la fede e la ragione sono, secondo il suo pensiero, incamminate verso lo stesso traguardo. Ora, la fede si spinge oltre la capacità di ragionare dell’uomo. Va più in là. Ma non va in direzione opposta, e neppure la ragione gira “in senso contrario”. In termini ancora più semplici: la fede deve essere sensata, ragionevole. Agire contro ragione è agire contro Dio. Questo risulta essere un punto decisivo, anche oggi. Per i cristiani può essere difficile capire le logiche di Dio, ma egli non può essere estraneo alla ragione umana.

APPROFONDIMENT O

La colonna di San Domenico, a Bologna (1632).

La quinta "via"

È piuttosto arduo proporti, a questa tua età, un testo di Tommaso d’Aquino perché – va detto – non si tratta di testi facili. Ma, fiduciosi di te, vogliamo osare e farti osare, quindi ecco che ti riportiamo l’argomentazione circa la “quinta via” per la dimostrazione dell’esistenza di Dio. Leggila e commentala in classe con i tuoi compagni e l’aiuto del tuo insegnante. “La quinta via si desume dal governo delle cose. Noi vediamo che alcune cose, le quali sono prive di conoscenza, cioè i corpi fisici, operano per un fine, come apparisce dal fatto che esse operano sempre o quasi sempre allo stesso modo per conseguire la perfezione: donde appare che non a caso, ma per una predisposizione raggiungono il loro fine. Ora, ciò che è privo d’intelligenza non tende al fine se non perché è diretto da un essere conoscitivo e intelligente, come la freccia dall’arciere. Vi è dunque un qualche essere intelligente, dal quale tutte le cose naturali sono ordinate a un fine: e quest’essere chiamiamo Dio” (dalla Summa theologiae, 3).

Andrea di Bonaiuto, Apoteosi di San Tommaso d’Aquino (particolare), 1365-1367, Cappellone degli Spagnoli, Firenze.

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LE VIE DELLA

BELLEZZA

di Don Maurizio Viviani

Al Giordano con Piero della Francesca

Al National Gallery di Londra Piero della Francesca (1416-1492) rilegge l’evento del Battesimo di Gesù, ambientandolo in un paesaggio primaverile pieno di luce e di armonia. Egli, diversamente dalle classiche raffigurazioni del Cristo immerso fino ai fianchi nelle acque del Giordano, lo dipinge già uscito dall’acqua. Nel suo dipinto a tempera Battesimo di Gesù (14401460) la colomba dello Spirito Santo volteggia in alto, distinguendosi appena: sembra anch’essa una nuvola tra le tante che attraversano il cielo. A destra un uomo si sta spogliando. Sta mettendosi in fila anche lui per ricevere il battesimo da Giovanni e per entrare in un cammino di conversione. La sua tunica bianca allude alla veste che viene consegna-

ta durante il rito del Battesimo, per esprimere la dignità del nuovo figlio di Dio.

Gesù Cristo e Giovanni Battista. Gesù è

posto al centro del quadro. È assiso in preghiera, con le mani giunte e i piedi già fuori dall’acqua. Giovanni Battista, vestito con una pelle di cammello, con una scodella versa l’acqua appena raccolta nel fiume Giordano sul capo del Messia.

Le tre donne. A sinistra tre giovani donne, con

coroncine in testa, partecipano all’evento. I colori dell’abito della donna in primo piano alludono alla vita di Gesù: il rosso fa riferimento al sangue della sua passione e quindi esprime la sua umanità; il blu, colore del cielo, fa riferimento alla sua divinità. Le ali multicolori dello stesso angelo ricordano le piume del pavone, che già nell’antichità era simbolo della rinascita interiore e della risurrezione.

L’albero. Vicino a Gesù è raffigurato un grande

Piero della Francesca, Battesimo di Cristo, 1440-1460, National Gallery, Londra (Inghilterra).

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albero, piantato sulla sponda del Giordano. Il suo tronco, come la pelle di Cristo e del battezzando, è bianchissimo. Il candore della sua corteccia rimanda a due alberi: l’Albero della conoscenza del Bene e del Male (Genesi 2,9) e l’Albero della vita per eccellenza, ovvero la Croce di Gesù. In tal modo, si ricorda al cristiano che con il Battesimo si riacquista il candore e la bellezza delle origini e si diventa discepoli del Gesù Risorto.


SEZIONE 9 RADICI E IDENT ITÀ COMPIT I DI REALTÀ OBIETTIVO FORMATIVO

Comprendere l’impor tanza di alcuni luoghi cristiani, che hanno attirato e messo in movimento cristiani di ogni epoca.

COMPIT O D I R E A LT À

COME VERI PELLEGRINI In questa sezione abbiamo parlato di pellegrinaggi. Santiago, Roma, Gerusalemme: ecco alcune delle mete principali per il pellegrino del medioevo. Nei nostri giorni il settore turistico vede forti possibilità di espansione proprio nel campo di pellegrinaggi a piedi, anche nella nostra Italia (Assisi, Roma, Loreto...). In piccoli gruppi mettetevi nei panni di una compagnia di pellegrini. Fate una ricerca sul Cammino di Santiago in Spagna o sulla Via Francigena. Scopritene le strade, i percorsi e i luoghi di sosta e ipotizzate un possibile percorso prevedendo soste e rifornimenti. Fate la lista delle cose indispensabili per lo zaino e mettetevi d’accordo per portare a scuola uno zaino e tutto ciò che è essenziale nel kit del pellegrino. SUGGERIMENT I Cercate sul web con l'aiuto dell'insegnante siti e gruppi che parlano di questi pellegrinaggi. Scoprirete consigli utili e itinerari, foto e paesaggi da vedere e la storia che contengono questi percorsi. Spartitevi i compiti: chi porta lo zaino? Ragionate bene su come deve essere camminare per giorni, su cosa mettere nello zaino per non farlo diventare troppo pesante e per non dimenticare ciò che è indispensabile.

VA L U T A Z I O N E Date un voto numerico da 1 a 5 a ciascun gruppo circa questi aspetti. Obiettivo 1: organizzazione dello zaino in modo preciso, senza esagerare ma non dimenticando niente di ciò che è importante [Competenza chiave n. 5]. Obiettivo 2: collaborazione secondo compiti suddividendo i ruoli e portando il materiale previsto [Competenza chiave n. 6]. Obiettivo 1: approfondimento del percorso dei pellegrinaggi di Santiago o della via Francigena presentando un breve percorso storico, culturale e religioso alla classe [Competenza chiave n. 8]. Obiettivo 1

Obiettivo 2

Obiettivo 3

GRUPPO 1 GRUPPO 2 GRUPPO 3 GRUPPO 4

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SEZIONE 4 NELLA T ERRA DI MEZZO V ERIF ICHIAMO 1. DIO E L’UOMO

Associa a ciascuna delle seguenti figure della storia cristiana l’elemento corrispondente.   POPOLI SLAVI   BOBBIO   ORA ET LABORA   MISSIONE IN IRLANDA   MISSIONE TRA GLI ANGLI   CANTO LITURGICO

1.

San Benedetto da Norcia

2.

San Gregorio Magno

3.

San Agostino di Canterbury

4.

San Colombano

5.

Santi Cirillo e Metodio

6.

San Patrizio

2. LA BIBBIA E LE ALTRE FONTI

San Francesco d’Assisi nella sua Regola si sofferma sull’atteggiamento che i frati devono tenere quando si trovano tra persone di altre fedi. Qui ci si riferisce soprattutto ai musulmani, che egli aveva personalmente incontrato in occasione della sua visita ad un sultano dell’Egitto nel 1219. I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L’altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non rinascerà per acqua e Spirito Santo non potrà entrare nel regno di Dio. (FF 43). Ora prova a rispondere alle seguenti domande: • Quali sono i modi di vivere tra i saraceni proposti da Francesco? ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

• Per Francesco è obbligatorio convertire i fedeli di altre religioni? ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Verifichiamo

3. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO

Forse non lo sai, ma le banconote dell’euro richiamano i principali stili architettonici dalla classicità alla modernità. Prova per prima cosa a riconoscere lo stile di ciascuna banconota. Poi prova a riconoscere lo stile di due splendide chiese italiane: la basilica di San Zeno a Verona e il duomo di Milano.

  ROMANICO    

  GOTICO

  ROMANICO    

  GOTICO

  ROMANICO    

  GOTICO

  ROMANICO    

  GOTICO

4. I VALORI ETICI E RELIGIOSI Dal momento che abbiamo nominato le banconote… ecco una storia di monete. La moneta da due euro con cui la Slovacchia ricorda i santi Cirillo e Metodio ha conosciuto un percorso travagliato. A sinistra vedi la moneta come viene coniata oggi; a destra vedi la versione “meno cristiana” che stava quasi per imporsi, dal momento che la Commissione Europea aveva chiesto di eliminare i riferimenti religiosi dalle figure dei due santi. Riesci a vedere le differenze? Alla fine la Slovacchia ha avuto esattamente la moneta che voleva. La Commissione Europea, invece, voleva mantenere le modifiche, per preservare una maggiore neutralità religiosa. Tu, che ne pensi? Motiva la tua opinione, qualunque essa sia, e poi discutine con i tuoi compagni. ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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A SCUOLA DI BENESSERE

COMPRENDERE L’ALTRO Nei panni degli altri

Ti sarà sicuramente capitato di usare un’espressione come questa: “Non capisci proprio che cosa sto passando in questo periodo!”, parlando con una persona che ritieni amica. La capacità di mettersi nei panni dell’altro, di comprendere che cosa stia provando o quale emozione si stia facendo spazio è una delle competenze più importanti che può aiutarti a vivere in pieno la relazione con le altre persone. Comprendere l’altro, mettersi nella sua situazione non è cosa facile ma, allo stesso tempo, è una capacità che si sviluppa in ciascuno di noi solamente imparando a coltivarla; proprio attraverso questo esercizio, portato avanti giorno per giorno, potrai diventare capace di cogliere tutti quei segnali, atteggiamenti e modi di reagire che ti aiuteranno a riconoscere emozioni, stati d’animo e sentimenti delle persone attorno a te.

Una questione di empatia

Mettersi in ascolto e cogliere il sentire altrui permette una particolare “magia” tra le persone che si chiama empatia; più sarai in grado di cogliere cosa sta provando l’altro, più riuscirai ad instaurare con lui un rapporto vero e sincero che potrà essere di stimolo per entrambi. Ogni volta che ti relazioni con una persona ricorda quindi di dare spazio all’ascolto: lasciala parlare e prova a sentire dentro quello che le sue parole ti fanno risuonare: vedrai che questo atteggiamento darà fiato al vostro stare insieme, permettendo di condividere le gioie ma anche le piccole difficoltà da affrontare.

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di Davide Povolo - docente IRC e psicologo & Carlo Tonin - docente IRC ed educatore

ORA TOCCA A TE Di seguito troverai quattro immagini: nello spazio dedicato ad ognuna prova a scrivere le emozioni che si fanno strada dentro di te; anche i tuoi compagni faranno lo stesso. Nello step successivo, tenendo la pagina coperta, proverete ad indovinare ciò che entrambi avete “sentito dentro”. Questo piccolo esercizio ti sarà utile proprio per esercitare l’empatia.

Vedendo questa immagine l'emozione che riconosco e descrivo è:

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Vedendo questa immagine l'emozione che riconosco e descrivo è:

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sezione

PERSONE IN CAMMINO

31. La Chiesa, un popolo in cammino 120 32. L'unità infranta tra i cristiani 122 33. Il Concilio di Trento: la Chiesa si rinnova 126 34. Chiesa e missioni 128 35. In dialogo con le altre famiglie cristiane 130 36. Il Concilio Ecumenico Vaticano II 134 L'Ultima cena di Dalì V ERIF ICHIAMO COMPIT O DI REALTÀ VALUT AT IVO

OSA I C O A ECC OPRIR SC Conoscerai come si sono differenziati cattolici, ortodossi e protestanti. Vedrai il Cristianesimo d’oltre Europa. Coglierai la volontà di rinnovamento della Chiesa e di dialogo tra le varie Chiese cristiane.


LA VIDEOINT ERVISTA #iniziamocosì

A SCUOLA DI BENESSERE Il coraggio di comprendere 142 A MENTE APERTA La potenza del pregiudizio 129 CHE EMOZIONI! Disapprovazione 125 ROVESCIAMO LA CLASSE Analizzando una crisi L’infografica di un Concilio

120 134

COMPITO DI REALTÀ Circonferenze mobili

130

FILO ROSA Donne al Concilio

137

ADDOMESTICARE LE PAROLE Seminario Tempura

126 128

BOX E RUBRICHE


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LA CHIESA, POPOLO IN CAMMINO ROVESCIAMO LA CLASSE

Analizzando una crisi L’elenco seguente presenta una serie di cause che hanno portato alla situazione della Chiesa del 1500, perlopiù problematica. Scegline una, cerca informazioni su di essa con l’uso del tuo testo di storia, quindi costruisci una mappa concettuale condivisa con i tuoi compagni. Il papato di Avignone e lo scisma d’Occidente. Le Chiese nazionali. La corruzione e la decadenza del papato. Le epidemie di peste nera del 1348-1399. La crisi della teologia scolastica. Il falso misticismo, la superstizione, fenomeno dell’evangelismo. Sentimento antiromano della Germania. Resistenza dei nobili alla centralizzazione del potere messa in atto dall’imperatore. La crisi economica della Germania dopo la scoperta dell’America.

TOCCA A TE Realizza un albero genealogico della tua famiglia (genitori, fratelli, sorelle, nonni, zii, cugini), quindi inserisci qualche annotazione sulle caratteristiche di ciascuno (fisiche, di carattere…) nelle quali ti identifichi.

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Figli della storia che precede

Forse non ci hai mai pensato, ma “ciò” che sei tu, in questo momento della tua vita, dipende dal percorso che hai già fatto e dalle conquiste che hai ottenuto. Il tuo modo di prendere decisioni, il tuo comportamento, il tuo modo di vedere e vivere la vita, il modo di valutare le situazioni, dipendono in certa misura da ciò che ti ha preceduto. Eredi del passato e artefici del futuro, quindi responsabili verso chi verrà dopo di noi, abbiamo il compito di consegnare ai nostri discendenti un mondo migliore di quello che abbiamo ricevuto. Un grande teologo contemporaneo, Romano Guardini affermava: “Ogni età della vita ha la sua grazia, che eredita ciò che si è vissuto nell’età precedente e anticipa ciò che si vivrà nella seguente, per realizzare ciò che si vive nell’età presente”. Prova a riflettere su queste parole e confrontati con i tuoi compagni e l’insegnante.


Unità 31

La Chiesa, popolo in cammino

La Chiesa all’inizio dell’epoca moderna

Anche la Chiesa ha avuto un’origine e si è modificata nel tempo attraverso le esperienze vissute durante le varie epoche. Se analizziamo l’evoluzione della Chiesa dal punto di vista storico, ci rendiamo conto che la parola chiave dalla fine del rinascimento all’inizio dell’epoca moderna è Riforma. In sintesi:

nei primi tre secoli (fino all’editto di Costantino del 313 d.C.), la

Chiesa era cresciuta quasi spontaneamente, nonostante le persecuzioni; ogni comunità si regolava autonomamente, scegliendo al proprio interno i propri preti e vescovi: nei secoli successivi, ottenuta la libertà di culto, la Chiesa diventò più strutturata, quindi assunse una forma più precisa, trasformando piano piano tutta la società in una società cristiana, che perdurò per tutto il millennio medievale fino ai nostri giorni.

PAROLE Riforma: movimento e serie di iniziative che danno una nuova forma, un cambiamento, una trasformazione. Riformare la Chiesa significa darle una nuova struttura esterna, ma soprattutto un nuovo spirito interiore.

La Chiesa, all’inizio del XVI secolo, presenta delle caratteristiche che trovano la loro origine nei due secoli precedenti (1300-1400). La maggior parte degli storici pensa che la Riforma protestante, che affronteremo fra poco, non sia solo figlia della corruzione della Chiesa ma nasca dall’insieme di molti altri fattori.

TOCCA A TE Ascolta la canzone Figli del gruppo rock italiano dei Pooh. Il testo esprime i sentimenti di un genitore che vede diventare grande il proprio figlio. Prova, realizzando una semplice tabella a due colonne, ad individuare le caratteristiche del genitore e quelle riferite al figlio.

Sembra solo ieri quando mi inseguivi con le tue domande coi tuoi sogni nuovi: come cambiano i figli. Oggi non so mai cosa fai là fuori e ci vivo male con i miei pensieri, piano piano te ne vai e non so raggiungerti. Io misuro il mondo con un altro metro tu vai solo avanti, io rimango indietro. Cosa chiedono i figli? La felicità senza fare sforzi o la libertà di essere diversi, ma qualunque cosa sia ve ne andrete sempre via […]

Il gruppo musicale pop dei Pooh.

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L'UNIT Á INF RANT A: CAT T OLICI, ORT ODOSSI, PROT EST ANT I EHI, PROF!

TOCCA A TE Guarda il trailer del film Luther. Quindi, discuti con i tuoi compagni e l’insegnante, soprattutto sugli aspetti per te meno chiari della vicenda di Lutero e del vasto “mondo” protestante scaturito successivamente dalle vicende a lui legate.

PAROLE Indulgenza: remissione parziale o totale delle pene temporali dovute ai peccati commessi. Anche una volta perdonati, secondo la dottrina cattolica circa i peccati rimane come una sorta di “alone” o di “conseguenza” che si lava, per l’appunto, con la pratica dell’indulgenza.

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31 ottobre 1517

L’unità dei cristiani per me è un sogno che non si realizzerà... Se la Chiesa non avesse commesso errori, non saremmo arrivati a tanto.

Sono passati 500 anni da allora. In quel giorno, un monaco tedesco di nome Martin Lutero, affisse - secondo la tradizione - alla porta della chiesa di Wittenberg 95 tesi che riguardavano il modo con cui si può ottenere la salvezza eterna, criticando con forza l’idea che alcuni comportamenti umani potessero favorirla. La sua azione non fu dettata dalla volontà di provocare una frattura all’interno della Chiesa, ma purtroppo si arrivò proprio a questo. È l’epoca in cui nacque il Protestantesimo. Egli, in realtà, voleva solo fare chiarezza intorno ad alcune tematiche e, soprattutto, a una questione che gli stava molto a cuore: quella delle cosiddette indulgenze, come approfondiremo più avanti. Monumento a Lutero nella piazza di Eisleben, in Germania.


Unità 32

L’unità infranta: cattolici, ortodossi, protestanti

Ma uno scisma era già avvenuto

Alla fine dell’Impero romano (il crollo, lo ricordiamo, è del 476 d.C.), i luoghi di governo politici, culturali e religiosi si spostano sempre più verso Oriente; Costantinopoli in particolare assume sempre più importanza. È allora che le discussioni tra Roma, sede del papato, e la nuova capitale dell’Impero diventano particolarmente tese, sia su temi importanti (il primato del Papa) sia su argomenti apparentemente banali (come l’obbligo o meno per i preti di portare la barba). Quando poi, in Occidente, nel Natale dell’800, Carlo Magno viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, l’Oriente si vede praticamente e definitivamente escluso dal suo predominio anche sulle terre occidentali, dovuto all’eredità dell’impero romano. Poco dopo l’anno 1000 Papa Leone IX invia a Costantinopoli una sua delegazione, guidata dal cardinale Umberto di Silva Candida (futuro Papa Gregorio VII) per provare a ricucire i rapporti sfaldati. L’incontro ottiene il risultato opposto: il legato papale e il primate di Costantinopoli invece di fare la pace si scomunicano a vicenda, il 16 luglio 1054. Sarà la data di inizio della prima grande divisione fra cristiani: si parlerà da allora di cattolici e di ortodossi, per indicare i cristiani d’Occidente e quelli d’Oriente.

Michele Cerulario, vescovo di Bisanzio, in un’antica miniatura. Fu lui a rifiutare di riconoscere l’autorità del Papa, nella persona di Leone IX, arrivando alla vicendevole scomunica e successivo scisma.

Le icone ortodosse

Lutero e il problema della salvezza

Martin Lutero, uomo timoroso, pio e buono, si era fatto monaco per esaudire un voto fatto in un momento di smarrimento. La sua anima molto sensibile si portava dentro questa domanda: cosa posso fare per essere salvato? Questo è il problema che si poneva Lutero: pregava, digiunava, faceva penitenza, ma l’angoscia cresceva sempre di più perché non aveva mai la certezza di poter essere salvato. I suoi maestri gli dicevano che Dio dona la grazia a chiunque fa del suo meglio: in pratica la grazia di Dio diventa una conseguenza delle buone azioni. Ma ecco il punto di non accordo: Lutero non accettava questo modo di presentare un Dio quasi obbligato a dare all’uomo in rapporto a ciò che opera. Dio - diceva Lutero - è assolutamente libero e la sua grazia non dipende in alcun modo da ciò che l’uomo fa o non fa. Oltre a ciò, la realtà delle indulgenze aveva assunto nella sua epoca dei toni squilibrati che rasentavano la vera e propria compra-vendita (della salvezza di Dio): questo, soprattutto, era per lui assolutamente inaccettabile.

PAROLE Scomunica: esclusione di un fedele dalla comunità dei credenti e dalla partecipazione ai riti, per motivi dottrinali o disciplinari. Ortodosso: dal greco orthòs (= vera, giusta) e doxa (= opinione, idea). Voto: solenne promessa religiosa, spesso consistente in una scelta radicale di vita evangelica.

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SEZIONE 5 PERSONE IN CAMMINO APPROFONDIMENT O

Un voto dopo per un temporale

La vocazione di Lutero a farsi monaco nacque, come dicevamo, da un voto. Era l’estate del 1505 e Lutero stava tornando a casa da Erfurt dove studiava filosofia all’Università. Fu sorpreso da un violento temporale. Si spaventò moltissimo e promise a Sant’Anna che se si fosse salvato si sarebbe consacrato a Dio. E così avvenne: egli divenne monaco agostiniano.

Il domenicano tedesco Johann Tetzel predicò assiduamente che bastava fare un’offerta in denaro per ottenere l’indulgenza tanto per i defunti quanto per i vivi.

La reazione di Lutero

Lutero si chiese: come si può pensare che la grazia di Dio abbia un prezzo? “La salvezza e l’amore di Dio sono gratuiti, il denaro è del diavolo”, affermava Lutero. Questo aveva insegnato, già pochi mesi prima di questi fatti, commentando la Lettera ai Romani:

“Non sono le opere buone a rendere giusto l’uomo, ma è l’uomo, reso giusto dalla fede, a compiere opere buone”.

Lucas Cranach, Papa Leone X vende le indulgenze in una chiesa, 1521.

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All’inizio, Lutero stesso non capì gli effetti della sua predicazione: se solo la fede è in grado di salvare gli uomini, allora la Chiesa visibile non è più mediatrice sostanziale tra i cristiani e Dio. Il baricentro delle cose passa dalla gerarchia alla Chiesa intesa come comunità dei credenti, senza più un clero separato dal laicato. Ne segue la riduzione dei sacramenti a battesimo ed eucaristia (intesa però in modo diverso dai cattolici), il rifiuto dei voti monastici, del Purgatorio, del culto dei santi, della venerazione delle immagini, del valore del digiuno.


Unità 32

L’unità infranta: cattolici, ortodossi, protestanti

Solo la Bibbia ha la verità

Si arrivò ben presto alla rottura: il 10 ottobre 1520 con la bolla Exsurge Domine Papa Leone X scomunicò Lutero, ma due mesi dopo esatti, il 10 dicembre 1520, Lutero bruciò la bolla papale sulla piazza di Wittenberg. Ma molti principi tedeschi, desiderosi di togliersi di dosso il peso dell’imperatore, alleato del papato, iniziarono a manifestare di essere dalla sua parte. Convocato alla Dieta di Worms nel 1521, Lutero si rifiutò di ritrattare anche una sola parola dei suoi scritti se non gli fosse stato dimostrato, Bibbia alla mano, dove e perché sbagliava. Messo al bando dall’Impero, si rifugiò in un castello in Sassonia, dove tradusse la Bibbia in tedesco, offrendo così a tutta la Germania una lingua comune mediante la quale predicare la Parola di Dio. La sua veduta delle cose si estese a tutto il Nord Europa. Le nuove Chiese scaturite dal suo insegnamento furono tutte sottoposte al potere dei principi e fondate sul testo di una confessione presentata nel 1530 alla Dieta di Augusta, che per secoli sarebbe stata il fondamento della dottrina protestante. Martin Lutero morì il 18 febbraio 1546, a 63 anni. La Chiesa in Occidente era ormai divisa e si scatenarono per anni guerre crudeli che insanguinarono l’Europa fino alla pace di Westfalia del 1648.

La cattedrale di Worms, in Germania (secc. XII-XIII).

DISAPPROVAZIONE Leggendo le vicende storiche narrate in queste pagine ti sarai forse anche scandalizzato. Ma sii sincero e prova a far mente locale sulle tue esperienze quotidiane: non hai mai provato un sentimento di disapprovazione per qualcosa o qualcuno, proprio perché non ne condividevi per nulla il suo pensiero o modo di fare? Discutine in classe con i tuoi compagni e l’insegnante, cercando di evidenziare atteggiamenti e azioni similari con l’esperienza di Lutero.

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35 33

IL CONCILIO DI T RENT O: LA CHIESA SI RINNOVA Il Concilio di Trento fu una tappa fondamentale nella storia della Chiesa cattolica. Una tappa lunga e complessa. Durò infatti, tra un’interruzione e l’altra, ben diciotto anni, dal 1545 al 1563. Convocato come reazione della Chiesa cattolica alla Riforma protestante, vide il Cattolicesimo riorganizzarsi, riformarsi, presentando al suo interno due anime: una più riformista (Riforma cattolica) e una più conservatrice (Controriforma cattolica).

Le indulgenze e il Concilio di Trento

Il Cardinale Ercole Gonzaga presiede la seduta del Concilio di Trento in Santa Maria Maggiore.

PAROLE Riforma cattolica: parallelamente alle riforme protestanti, la prima metà del XVI secolo vede l’esplosione di una serie di iniziative diverse finalizzate al rinnovamento della Chiesa, ma senza dissociarsi da

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

SEMINARIO

Il termine seminario ha un significato noto: è l’istituto dedicato alla formazione culturale e religiosa di coloro che aspirano a diventare sacerdoti. Meno conosciuta è l’origine del termine: il latino seminarium indicava inizialmente il vivaio e prese ad avere il senso attuale solo in seguito alle misure adottate dal Concilio di Trento.

126

essa. Controriforma cattolica: va sotto questo nome la “controffensiva” scatenata dalla Chiesa cattolica allo scopo di frenare il dilagare delle idee protestanti.


Unità 33

Il Concilio di Trento: la Chiesa si rinnova

Un Concilio in tre fasi

Prima fase: sotto il pontificato di Paolo III, dal

1545 al 1549. Tra le altre cose, contro la traduzione in lingua volgare compiuta da Lutero stesso, qui si decise che l’unica Bibbia autorizzata doveva essere la Vulgata, ovvero la traduzione latina fatta da San Girolamo nel V secolo dalla versione greca ed ebraica. Seconda fase: sotto il pontificato di

Giulio III, dal 1551 al 1552. In questo periodo vennero emanati decreti sull’importanza dei sacramenti. Il Concilio venne però interrotto a causa della guerra tra Carlo V imperatore, difensore del Cattolicesimo, e i prìncipi protestanti. Terza fase: sotto il pontificato di Pio IV, dal

1562 al 1563. A questo punto la speranza di qualsiasi ricomposizione con i protestanti era svanita. Venne riaffermata con decisione la dottrina cattolica del culto dei santi, delle reliquie e delle immagini sacre, tutti aspetti negati dalla Riforma protestante. In sintesi, dal Concilio di Trento venne fuori una Chiesa cattolica più organizzata e più compatta dal punto di vista dei dogmi (la dottrina).

I temi trattati

Una dichiarazione congiunta tra cattolici e luterani

Importanza della Bibbia che va letta sotto la guida del magistero

per evitare interpretazioni personali La fede in Dio è necessaria, ma non sufficiente: servono anche le opere, pur essendo gratuita la grazia di Dio. I sacramenti, che sono definiti in numero di sette e non due soltanto, sono segni operanti mediante i quali Dio dona la sua grazia interiore Uso del catechismo per l’istruzione nella fede di tutti i laici. Istituzione nelle diocesi dei seminari per la formazione dei futuri sacerdoti. Conferma del primato del Papa come garante della cattolicità (universalità) dell’unica Chiesa voluta da Gesù.

A Trento è attivo un percorso turistico-religioso sui “luoghi del Concilio”.

TOCCA A TE L’espressione più evidente della Chiesa tridentina è la cosiddetta “arte della Controriforma”, un’arte dai caratteri grandiosi, ricchi, ammonitori, teatrali. Questa espressione artistica ha preso il nome di barocco. Cerca sul tuo libro di storia dell’arte opere (pittura, scultura, architettura) che si rifanno a questo stile e fanne un elenco esplicativo.

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34

APPROF ONDIMENT O

Chiesa e missioni

CHIESA E MISSIONI La Chiesa nel 1500 fu molto attiva nell’azione missionaria. Del resto, si era scoperto nientemeno che il “Nuovo Mondo”: l’America. Gran parte di questo mandato si svolse nella forma del patronato: la Chiesa riconosceva ai colonizzatori dei diritti (ad esempio la scelta dei missionari da parte del sovrano) ed esigeva dei doveri da parte degli stessi (come quello di finanziare la costruzione delle missioni). Proprio a causa di questa mescolanza tra autorità civile e religiosa, l’azione missionaria risentì moltissimo del modello sociopolitico dei colonizzatori.

Varie tipologie di colonizzazione Un murales a Cuzco, in Perù, raffigura l’arrivo dei conquistadores, opera del 1992 di Fallece Juan Bravo Vizcarra.

Il modello portoghese: molto attento al commercio e allo sfruttamento degli indigeni, estremamente esigente per i diritti concessi ad essi dalla Chiesa. Ad esempio fu molto elevato il controllo sui missionari, al punto da impedire loro di inviare relazioni dirette a Roma: tutto doveva essere mediato e, al fabbisogno, perfino falsificato dall’autorità civile.

Il modello spagnolo: più attento agli impegni di evangelizzazione, tuttavia inizialmente obbligò con la forza gli indios al battesimo, confondendo la conversione con la sottomissione. In seguito, grazie al continuo arrivo dei missionari, le violenze cedettero sempre più spazio alla predicazione e ciò permise una tutela sempre maggiore degli indigeni. Il modello inglese: diversamente da portoghesi e spagnoli, gli inglesi manifestarono un forte razzismo verso coloro che colonizzarono: non cercarono punti di dialogo e collaborazione, ma assoggettarono gli indigeni arrivando anche a un progressivo vero e proprio sterminio.

AD DOMEST ICARE LE PAROLE

TEMPURA

Oggi la popolarità della cucina giapponese ha fatto conoscere il termine tempura: si tratta di un piatto di frittura mista, accompagnata in genere da salse. La storia di questa parola è davvero singolare: i gesuiti, in missione in terra giapponese, vi portarono nel XVI secolo le proprie usanze religiose. In particolare, essi mangiavano solo pesce e verdura all’inizio di ogni stagione, astenendosi dunque dalla carne in quattro periodi detti in latino quattuor tempora. L’espressione, un po’ storpiata, venne a poco a poco a indicare il piatto, come lo conosciamo ancor oggi. Tempura è dunque un nome latino migrato in Giappone grazie ai gesuiti e rimbalzato indietro in Europa grazie... al sushi!

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A MENT E APERT A

lavoriamo insieme

LA POT ENZA DEL PREGIUDIZIO Bartolomeo de Las Casas

La “polvere dei gesuiti” Leggi il brano seguente.

Nel 1633 il padre Antonio de la Calancha prese nota delle proprietà sorprendenti della corteccia dell’«albero della febbre» e altri membri dell’ordine dei gesuiti in Perù cominciarono a usare la corteccia di china, sia per curare sia per prevenire la malaria. [...] Nonostante la sua eccellente reputazione in altri Paesi, la «polvere dei gesuiti» - come divenne nota - non fu affatto popolare nell’Inghilterra protestante. Oliver Cromwell, rifiutando di farsi curare con un rimedio dei “papisti”, morì di malaria nel 1658. Un altro farmaco contro la malattia acquistò notorietà nel 1670, quando Robert Talbor, farmacista e medico londinese, mise in guardia il pubblico contro i pericoli associati alla polvere dei gesuiti e cominciò a pubblicizzare il proprio preparato segreto. La cura di Talbor fu portata alle corti reali d’Inghilterra e di Francia; il suo re Carlo II, e il figlio del re francese Luigi XIV, sopravvissero a gravi attacchi di malaria grazie al sorprendente nuovo farmaco di Talbor. Solo dopo la morte del medico inglese si scoprì qual era l’ingrediente miracoloso della sua formula: era la stessa corteccia di cinchona della polvere dei gesuiti. L’inganno di Talbor, che gli permise di accumulare una fortuna - era stata questa, con ogni verosimiglianza, la sua motivazione principale -, ebbe comunque il merito di salvare la vita ai protestanti che si rifiutavano di sottoporsi a una cura cattolica. (Da I bottoni di Napoleone di P. Le Couter e J. Burreson)

ORA TOCCA A TE Cosa seppe sfruttare il farmacista Robert Talbor?

________________________________________________________________ ________________________________________________________________ Quale insegnamento si può ricavare da questa vicenda?

________________________________________________________________ ________________________________________________________________ ________________________________________________________________

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35

IN DIALOGO CON LE ALT RE FAMIGLIE CRIST IANE EHI, PROF! Ma non è strano che ci siano così tanti “tipi” di cristiani?

PAROLE Ecumenismo: dal greco oikoumene significa “casa, terra abitata”. In chiave cristiana, dal quarto secolo d.C., è sinonimo di “universale”, riferito alla Chiesa sparsa nel mondo. Da circa un secolo indica il movimento avente l’obiettivo di ricomporre l’unità delle diverse Chiese cristiane.

COMPITO DI REALTÀ Circonferenze mobili Che cosa ti suggerisce l’osservazione di tipo geometrico che qui ti è proposta? In piccoli gruppi scegliete un ambito di vita in cui si possa verificare il medesimo “fenomeno”. Poi confrontatevi con gli altri compagni e con l’insegnante.

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Il cammino ecumenico oggi

Per entrare nell’argomento dell’ecumenismo ti chiediamo ora di immaginare una circonferenza al centro della quale poni Dio e gli uomini come punti lungo essa. Potrai notare che quanto più questi punti si avvicinano al centro del cerchio, tanto minore allo stesso tempo diventa la distanza tra di loro e tanto più ordinatamente si avvicinano l’uno all’altro. Avviene così, uscendo da questa metafora, che quanto più ci si avvicina tutti a Dio, tanto più si abbattono le distanze tra gli uomini.


Unità 35

In dialogo con le altre famiglie cristiane

Dal Vaticano II con Papa Francesco

Il Concilio Vaticano II, che studieremo a breve, presenta il movimento ecumenico in questo modo: “Le attività e le iniziative suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei cristiani, secondo le varie necessità della Chiesa e secondo le circostanze. Così, in primo luogo, ogni sforzo per eliminare parole, giudizi e opere che non rispecchiano con giustizia e verità la condizione dei fratelli separati e perciò rendono più difficili le mutue relazioni con essi” (Unitatis Redintegratio, n. 4). Da allora molta strada si è fatta in termini di ecumenismo tra Chiese sorelle cristiane, sia mediante incontri ed eventi, che tramite una seria riflessione teologica. In Italia esistono due importanti centri di “studi ecumenici”: l’Istituto francescano di Studi Ecumenici “San Bernardino” di Venezia e la Facoltà Teologica Pugliese a Bari. I Papi recenti molto si sono adoperati in questo cammino di confronto e “unità nella differenza”, fino a Papa Francesco, che con l’esortazione apostolica Evangelii gaudium (2013), ritenuta un vero e proprio programma di pontificato, ha dedicato tre significativi paragrafi al dialogo ecumenico (nn. 244-246).

TOCCA A TE Nel documento Evangelii gaudium, tra le altre cose, si afferma che “l’unità dello Spirito armonizza tutte le diversità”. Pensando alla tua esperienza, confrontandoti in coppia con un tuo compagno, prova a trovare esempi che spieghino le seguenti frasi: “avere uno spirito di squadra, di classe, di gruppo… essere un cuor solo e un’anima sola”.

«Finalmente!» è la parola, in italiano, pronunciata da Papa Francesco al suo primo incontro con Kirill, patriarca ortodosso di Mosca, il 12 febbraio 2016. Durante il colloquio, poi, la parola hermano (“fratello” in spagnolo) è stata ripetuta dal Papa più volte. A un certo punto, Kirill ha anche affermato: «Ora le cose sono più facili».

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SEZIONE 5 PERSONE IN CAMMINO

Unità nella differenza

Il cammino dell’ecumenismo ha acquisito sempre più la consapevolezza che l’unità non si raggiunge “diventando identici”, ma riconoscendosi “uniti nella diversità”. Ciò che un tempo divise, e per cui a volte si lottò con veemenza, oggi è considerato una “ricchezza” che, nel confronto, porta ad unire. Ma delle differenze, quindi, ci sono.

nasce in Inghilterra sull’onda della Riforma protestante allorquando re Enrico VIII ricevette dal Papa il rifiuto della concessione del divorzio dalla moglie Caterina d’Aragona, che non gli aveva dato eredi maschi. Nel 1534 mediante il cosiddetto Atto di Supremazia, il re si proclamò capo della Chiesa inglese.

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CATTOLICI Anglicani: la Chiesa anglicana

Sono istituiti da Cristo e sono sette: battesimo, confermazione (o cresima), eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio.

Le singole Chiese locali sono autonome (autocefale), alla guida spirituale di un patriarca. Non viene perciò riconosciuto il primato universale del Papa. L’unità è garantita dalla condivisione dell’unica fede e dall’aiuto dello Spirito santo.

Sono sette come quelli cattolici. La liturgia è molto solenne (la “divina” liturgia) e si venerano in modo particolare le icone (immagini) considerate quasi come una “presenza” di ciò che raffigurano.

In opposizione soprattutto alla concezione cattolica, pongono l’accento sulla Chiesa spirituale che ha in Cristo il solo capo. L’unica autorità è quella della Parola rivelata nelle Sacre Scritture.

Ne riconoscono due: battesimo ed eucaristia. Gli altri non sono considerati come istituiti direttamente da Gesù Cristo. Riguardo l’eucaristia vi sono posizioni differenziate in relazione al concetto di “presenza” di Cristo nel pane e vino.

La struttura gerarchica anglicana è piuttosto simile a quella della Chiesa cattolica, ma con un’autonomia delle singole comunità sul modello ortodosso. L’arcivescovo di Canterbury è detto primate, con funzione di coordinatore delle Chiese.

Ne riconoscono due: il battesimo e l’eucaristia, similarmente ai protestanti. Attribuiscono maggior valore ai riti che riguardano i sacramenti riconosciuti dai cattolici e dagli ortodossi.

PROTESTANTI

PAROLE

Il capo della chiesa è Cristo, ma il garante dell’unità è il Papa, vescovo di Roma. I vescovi devono essere in comunione con lui e dipendono da lui. Le comunità sono organizzate in diocesi e parrocchie.

ANGLICANI

Papa Francesco partecipa all’incontro ecumenico e alla preghiera per la pace a Yerevan, in Armenia, nel 2016.

SACRAMENTI

ORTODOSSI

CHIESA


Unità 35 APPROFONDIMENT O

In dialogo con le altre famiglie cristiane

Papa Francesco in Svezia dai luterani

Il 31 ottobre 1517, come abbiamo approfondito, Lutero affisse le 95 tesi sul portale della chiesa del castello di Wittenberg. Cinquecento anni dopo, nello stesso giorno, Papa Francesco ha preso parte ad una commemorazione ecumenica nella cattedrale Luterana di Lund, in Svezia, accolto dal vescovo luterano Munib Yunan, Presidente della LWF (Lutheran World Federation). In questa occasione è stata firmata una dichiarazione congiunta, dove tra le altre cose si afferma: “Rifiutiamo categoricamente ogni odio e ogni violenza, passati e presenti, specialmente quelli attuati in nome della religione…; Preghiamo Dio che cattolici e luterani sappiano testimoniare insieme il Vangelo di Gesù Cristo… difendendo la dignità e i diritti umani, specialmente dei poveri, lavorando per la giustizia e rigettando ogni forma di violenza”.

Papa Francesco ha visitato i luterani svedesi dal 31 ottobre al 1 novembre 2016.

APPROFONDIMENT O

La comunità di Taizé

L'impegno dei Focolari per l'ecumenismo

A partire dalla metà degli anni ’60, il movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich, ha operato fattivamente per l’unità dei cristiani. Oggi nel movimento si contano cristiani di oltre 350 comunità ecclesiali in tutto il mondo. Ad Ottmaring, in Germania, nel 1968 nacque una cittadella ecumenica voluta dal Focolare e dalla “Fraternità di vita in comune”, una comunità evangelica che ha fatto sua la preghiera di Gesù per l’unità (Gv 17). Attualmente circa 120 persone abitano nella cittadella, operando per rendere visibile l’unità e dire a tutti che questa realtà è già possibile, oggi, tra cristiani di diverse Chiese cristiane.

Chiara Lubich (1920-2008), fondatrice del Movimento dei Focolari, realtà che ha come obiettivo l’unità fra i popoli, la fraternità universale.

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IL CONCILIO ECUMENICO VAT ICANO II MAXI ESPANSIONE

Il Concilio Vaticano Secondo

I cristiani nel mondo di oggi

Come essere cristiani nel mondo d’oggi? Come rispondere in modo evangelico alle sfide dell’epoca attuale? A queste importanti domande ha risposto un grande evento ecclesiale, svoltosi dal 1962 al 1965, il Concilio Ecumenico Vaticano II. A distanza di cinquant’anni e più da questo Concilio, una profonda crisi culturale, religiosa ed economica sta modificando il nostro modo di pensare e di vivere. Ebbene, perfino a distanza di mezzo secolo, il Vaticano II ha ancora molto da dire anche oggi. Ecco spiegata allora l’iniziativa durante il recente Anno della Fede (11 ottobre 2012) in occasione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962).

Roma, 25 gennaio 1959: Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano II.

TOCCA A TE

ROVESCIAMO LA CLASSE L’infografica di un Concilio Cerca, anche con l’aiuto del web sotto la guida del tuo insegnante, notizie sulla modalità di svolgimento di un concilio. Quindi, realizza un semplice infografica e presenta i risultati della tua ricerca in classe.

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Con l’aiuto dell’insegnante, individua nel seguente testo, il motivo per cui Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede: “Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II possa essere un’occasione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Padri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, non perdono il loro valore né il loro smalto. […] Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre” (dal documento Porta Fidei di Benedetto XVI).


Unità 36

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

Un annuncio inaspettato

Alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, iniziò la faticosa ricostruzione dell’Europa ed anche tra i cattolici si sentì l’esigenza di un rinnovamento della vita comunitaria dentro e fuori la Chiesa. Alla morte di Papa Pio XII, venne eletto pontefice con il nome di Giovanni XXIII il cardinale Angelo Roncalli (28 ottobre 1958), vescovo di Venezia, uomo che univa alla sua bontà d’animo naturale, una viva intelligenza e una lunga esperienza nella diplomazia. Doveva essere un breve pontificato - al momento dell’elezione Roncalli aveva già 77 anni - destinato a superare quello lungo e drammatico del predecessore, ma non fu così. Dopo circa tre mesi dall’elezione, egli annunciò l’apertura del Concilio, stupendo il mondo intero.

Perché un Concilio?

Era molto tempo che nella Chiesa non si teneva un Concilio. L’ul-

Papa Giovanni XXIII, che indisse il Concilio.

timo era stato convocato da Pio IX nel 1869 ed aveva preso il nome di Concilio Vaticano I. Quando Giovanni XXIII il 25 gennaio del 1959 annunciò il Concilio dichiarò l’intenzione di condurre la Chiesa ad una profonda riforma. Per presentare la dottrina in forma positiva e pastorale, adattando gli insegnamenti della Chiesa alle esigenze dell’uomo contemporaneo. Per ricercare l’unità con le Chiese separate (concilio ecumenico).

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SEZIONE 5 PERSONE IN CAMMINO

L’inaugurazione

Dopo un periodo di preparazione che durò circa due anni (19601962), il Concilio fu inaugurato l’11 ottobre 1962 con una solenne celebrazione nella basilica di San Pietro, in Vaticano. Quella sera stessa il Papa dinanzi alla piazza gremita di folla in preghiera, colpito da quello spettacolo, cominciò un discorso intenso, spontaneo, dove paternità e fraternità si mescolavano. È il celebre “Discorso della luna”: “Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui di fatto tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera… Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima… da asciugare. Dite una parola buona: il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza”.

Presero parte alle sedute del Concilio 2540 padri conciliari, con la seguente distribuzione per continente: 1060 europei, 408 asiatici, 351 africani, 416 nordamericani, 620 sudamericani, 74 australiani, 129 religiosi, 40 osservatori delegati appartenenti a confessioni protestanti e alla Chiesa Ortodossa. Assenti i vescovi dei paesi con governo comunista (Cina).

APPROFONDIMENT O

I documenti del Concilio

4 Costituzioni: Sacrosanctum Concilium, sulla liturgia; Lumen Gentium, sulla Chiesa; Dei Verbum, sulla Sacra Scrittura, Gaudium et Spes, sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. 9 Decreti: Unitatis redintegratio, sull’ecumenismo; Orientalium Ecclesiarum, sulle Chiese orientali; Inter Mirifica, sulle co-

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municazioni sociali; Christus Dominus, sulla missione pastorale dei vescovi; Perfectae Caritatis, sulla vita religiosa; Optatam Totius, sulla formazione sacerdotale; Apostolicam Actuositatem, sull’apostolato dei laici; Ad Gentes, sull’attività missionaria della Chiesa; Presbyterorum Ordinis, sulla vita e il ministero dei sacerdoti.

3 Dichiarazioni: Dignitatis Humanae, sulla libertà religiosa; Nostra Aetate, sulle religioni non cristiane; Gravissimum Educationis, sull’educazione cristiana.


Unità 36

Il Concilio Ecumenico Vaticano II

Le sessioni di lavoro

Il Concilio Vaticano II si articolò in quattro sessioni: la prima, durante il pontificato di Giovanni XXIII, dall’11 ottobre all’8 dicembre 1962; le altre tre, durante il pontificato di Paolo VI, dal 29 settembre al 4 dicembre 1963; dal 14 settembre al 21 novembre 1964; dal 14 settembre all’8 dicembre 1965. Giovanni XXIII si ammalò gravemente al termine della prima sessione e morì il 3 giugno 1963. Una delle sue più grandi preoccupazioni era il tema dell’unità dei cristiani. Mentre agonizzava, le sue ultime parole furono quelle pronunciate da Gesù durante l’Ultima Cena: Ut unum sint (che tutti siano uno). Il successore, Paolo VI, l’arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini, fece sì che il Concilio portasse avanti i lavori e nel suo discorso introduttivo ai padri conciliari, egli precisò gli obiettivi primari del Concilio: 1) definire più precisamente il concetto di Chiesa; 2) promuovere il rinnovamento della Chiesa cattolica; 3) favorire la ricomposizione dell’unità tra tutti i cristiani; 4) incoraggiare il dialogo della Chiesa con il mondo contemporaneo.

FILO ROSA Donne al Concilio Paolo VI nominò 23 donne uditrici: una novità assoluta, un gesto a dir poco profetico. Fra loro, una sola italiana: Alda Miceli. “Vestite di nero e con il velo in testa, le laiche uditrici furono scelte non per rappresentanza, ma per le loro qualifiche e il loro ruolo: erano battagliere, altro che santini”, rimarca la teologa Cettina Militello, rilevando che appartenenze ecclesiali e personalità “molto diverse fra loro, come emerge dal loro impegno precedente e successivo nella Chiesa, rappresentarono una indubbia ricchezza durante i lavori. Anche se non potevano intervenire nella plenaria, infatti, diedero un ricco contributo nelle commissioni: hanno partecipato, ad esempio, alla stesura della Gaudium et spes”.

I padri conciliari in una sessione del Concilio.

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LE VIE DELLA

BELLEZZA

di Don Maurizio Viviani

L'Ultima Cena di Dalì

Al National Gallery of Art di Washington negli USA Salvador Dalì (1904-1989), pittore e scultore spagnolo, è universalmente conosciuto per il suo grande talento artistico, per lo stile inconfondibile e, pure, per le sue opere suggestive e bizzarre. L’Ultima Cena (1955), una delle sue numerose opere di soggetto religioso, è un’originale interpretazione della “Cena di Gesù con i dodici Apostoli”, un tema trattato diffusamente nella storia dell’arte. Dalì realizza il suo lavoro ispirandosi all’omonima opera di Leonardo da Vinci, sviluppando comunque il soggetto con grande libertà e secondo le caratteristiche della sua pittura.

dove Gesù ha svolto buona parte della sua missione. È il “luogo dell’annuncio”. Il secondo: In primo piano è raffigurato il Cenacolo, la stanza in cui Gesù ha celebrato l’Ultima sua Cena con i suoi apostoli nel cuore della città di Gerusalemme. È il “luogo del corpo”.

Il paesaggio. Il quadro sembra ricapitolare i

figura è come attraversata da un’intensa sorgente luminosa che proviene dall’incantevole paesaggio alle sue spalle. È l’unica persona a non proiettare l’ombra sulla tavola. Con la mano sinistra indica se stesso, riferendosi alla sua esistenza terrena; con l’altra indica il busto scolpito che sta sopra di lui. È un rimando al suo corpo, che si era trasfigurato sul monte Tabor e che verrà glorificato nella Risurrezione. Sulla grande tavola vi sono un pane, già spezzato in due, e un bicchiere col vino, riempito per metà.

due luoghi simbolo della missione di Cristo. Il primo: Sullo sfondo è dipinto il lago di Tiberiade, lo specchio d’acqua raccolto tra i monti della Galilea

Il Cenacolo.

Il Cenacolo di Dalì è costruito come un dodecaedro, ossia un solido di dodici facce. Ha alcune parti semitrasparenti, che lasciano intravedere il lago di Tiberiade e le montagne che lo attorniano.

Gesù. Il Maestro sta al centro della tavola. La sua

Gli apostoli. Sono dipinti col capo abbassato,

come se fossero tanti monaci raccolti in meditazione. Nessuno dei dodici apostoli è riconoscibile, nemmeno Giuda. La luce, che plasma i corpi e i mantelli bianchi dei presenti, evoca il bagliore dell’alba della domenica di Pasqua. Salvador Dalì, Ultima cena, 1955, National Gallery of Art, Washington (USA).

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SEZIONE 10 PERSONE IN CAMMINO COMPIT I DI REALTÀ OBIETTIVO FORMATIVO

Cogliere nella storia della Chiesa alcune dinamiche che accompagnano il cammino dei cristiani dal principio fino ad oggi.

COMPIT O D I R E A LT À

RELIGIOPOLI Di certo avrai giocato a uno dei seguenti giochi da tavolo: Monopoli, Gioco dell’oca, Taboo. Costruisci insieme ai tuoi compagni un gioco da tavolo che, ripercorrendo il percorso della Chiesa nella storia, con le sue divisioni, i momenti più belli e quelli più difficili, riesca ad appassionare i giocatori, facendoli sfidare nelle competenze e conoscenze relative alla storia della Chiesa. SUGGERIMENT I Decidete la tipologia di gioco, ma certamente un gioco “a percorso” si presta maggiormente per la storia della Chiesa. Definite le tappe più importanti. Organizzate il gioco e le regole in modo che, a volte, capitando con i dadi in una casella di “imprevisti” si debba affrontare una sfida o rispondere a delle domande. Usate la creatività: al posto della prigione potrebbe esserci l’Inquisizione, al posto delle case le chiese, per costruire le quali potrebbero servire offerte e indulgenze.

VA L U T A Z I O N E Date un voto numerico da 1 a 5 a ciascun gruppo circa questi aspetti. Obiettivo 1: coerenza del percorso con le principali tappe della storia della Chiesa [Competenza chiave n. 8]. Obiettivo 2: unione del gruppo e affiatamento nell’affrontare le difficoltà, suddividere i compiti e portare a termine il lavoro; abilità creatività nel progettare e portare a termine il lavoro [Competenza chiave n. 6]. Obiettivo 3: grado di attrazione e piacevolezza del gioco creato [Competenza chiave n. 4]. Obiettivo 1

Obiettivo 2

Obiettivo 3

GRUPPO 1 GRUPPO 2 GRUPPO 3 GRUPPO 4

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SEZIONE 5 PERSONE IN CAMMINO V ERIF ICHIAMO 1. DIO E L’UOMO

Osserva l’interno delle seguenti chiese. Individua a quale confessione cristiana appartengono.

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Motiva le tue scelte ............................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................. ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

2. LA BIBBIA E LE ALTRE FONTI

Per conoscere in modo sicuro il pensiero di Lutero, è un esercizio molto utile leggere le famose 95 tesi. Qui sotto, te ne vengono proposte alcune. Individua tra di esse, quelle che Lutero non avrebbe mai scritto. Se mai possa esser concessa ad alcuno la remissione di tutte le pene, è certo che può venir data soltanto ai perfettissimi cioè in realtà a pochissimi. Quello che è certo, è che col tintinnio della moneta nella cassa si può aumentare il guadagno e l’avidità; ma il suffragio della Chiesa dipende soltanto da Dio. L’uomo può essere liberato e salvato da ogni pena mediante le indulgenze del Papa. Si fa offesa alla Parola di Dio quando in una stessa predica, si dedica alle indulgenze un tempo minore che alla Parola stessa. Ma chi si oppone alla sfrenatezza e alla licenza nel parlare dei predicatori di indulgenze, sia benedetto. Il vero tesoro della Chiesa è il sacrosanto Vangelo della gloria e della grazia di Dio.

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Verifichiamo

3. IL LINGUAGGIO RELIGIOSO

Questa immagine raffigura il logo del Centro Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia. Su una barca (la Chiesa) è innestato l’albero della croce sulla quale è stato crocifisso J ( Jesus = Gesù) H (Hominum = degli uomini) S (Salvator = Salvatore), unico Signore di tutti i cristiani. Se ti fosse chiesto di trovare un nuovo logo per esprimere questi significati, come lo realizzeresti? Mettiti alla prova.

4. I VALORI ETICI E RELIGIOSI

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è un’iniziativa ecumenica di preghiera nella quale tutte le confessioni cristiane pregano insieme per il raggiungimento della piena unità che è il volere di Cristo stesso. Questa iniziativa è nata in ambito protestante nel 1908. Dal 1968 il tema e i testi per la preghiera sono elaborati congiuntamente dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese, per protestanti e ortodossi, e dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, per i cattolici. Si celebra dal 18 al 25 gennaio perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Guarda il video di Papa Francesco girato per promuovere la Settimana di preghiera 2017.

Quindi, individua e trascrivi quali sono i valori richiamati dal Papa per i quali i cristiani di tutte le confessioni sono chiamati ad impegnarsi al fine di costruire un’umanità nuova. ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................... ...................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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A SCUOLA DI BENESSERE

IL CORAGGIO DI COMPRENDERE Con il mega zoom e lo scanner

Ciao! Ieri uscito da scuola ho visto qualcosa che mi era già capitato di notare: Tonino affretta il passo, cerca di girare l’angolo il più in fretta possibile per non farsi vedere e, puntualmente, viene beccato da Silvio che, come al solito, inizia a strattonarlo e a prenderlo in giro. Oggi però sono stanco di stare a guardare, voglio capire meglio cosa succede. Tiro fuori la mia macchina fotografica sperimentale con funzionalità uniche: MEGA ZOOM che permette di allargare la visuale oltre la situazione presente e reale e SCANNER che permette di cogliere le emozioni e i pensieri delle persone. Attivo il MEGA ZOOM e mi rendo conto che le persone coinvolte non sono solo Tonino e Silvio; vicino a Silvio c’è Gino, che vuole fare il suo aiutante, forse perché vuole essere accolto nel gruppetto degli amici di Silvio che, mentre lui è in azione, ridacchiano e lo incitano stando alle sue spalle e immortalando la scena con il cellulare. Sposto lo ZOOM; anche vicino a Tonino ci sono delle persone, alcune più vicine, che quasi sembrano voler intervenire per aiutarlo, chissà perché non lo fanno. Se allargo ancora il campo del MEGA ZOOM ecco altri compagni, la maggioranza silenziosa: hanno visto e capito cosa sta succedendo ma scivolano via in silenzio, oppure si fermano a guardare da lontano. Altri addirittura tirano fuori il cellulare per riprendere la scena, ma pare che nessuno di loro voglia essere coinvolto. Voglio capire meglio, ora attivo lo SCANNER, quello che riconosce i pensieri e le emozioni.

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di Davide Povolo - docente IRC e psicologo & Carlo Tonin - docente IRC ed educatore

ORA TOCCA A TE

1. Con lo SCANNER attivo cogli le emozioni e i pensieri di ognuno dei presenti e riportali negli appositi riquadri nella pagina accanto. Puoi anche disegnare le espressioni del volto dei personaggi. 2. Confrontati con i tuoi compagni e con l’aiuto dell’insegnate provate a riflettere: cosa potrebbe fare Tonino per cambiare la situazione? E i suoi amici? 3. Che differenza c’è tra le azioni di Silvio e degli amici che lo incitano e le azioni di quelli che restano a guardare senza far niente? E tu che oggi hai scelto di capire usando la tua macchina fotografica sperimentale, cosa decidi di fare? AMICI DI SILVO EMOZIONI: _________________ ____________________________ ____________________________

AMICI DI TONINO EMOZIONI: _________________ ____________________________ ____________________________ PENSIERI: ___________________ ____________________________ ____________________________ ____________________________

PENSIERI: ___________________ ____________________________ ____________________________ ____________________________ GIGI EMOZIONI: _________________ ____________________________ ____________________________ PENSIERI: ___________________ ____________________________ ____________________________ ____________________________ SILVIO

TONINO EMOZIONI: _________________ ____________________________ ____________________________

EMOZIONI: _________________ ____________________________ ____________________________

PENSIERI: ___________________ ____________________________ ____________________________ ____________________________

PENSIERI: ___________________ ____________________________ ____________________________ ____________________________

COMPAGNI DI SCUOLA (MAGGIORANZA SILENZIOSA) EMOZIONI: ____________________________ _______________________________________ ______________________________________ PENSIERI: ______________________________ _______________________________________ _______________________________________ _______________________________________

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Il Nuovo Che Vita 2  

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