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Si risvegliò di soprassalto con la strana sensazione di aver delle incombenze urgenti. Scrutò l’orologio: mancavano due minuti alle 6.00. Prestissimo. Il sole non era ancora sorto. A quell’ora Tiziano avrebbe staccato, forse sarebbe passato lì davanti, era una pazzia ma voleva tentare. Si vestì e scese in strada. Se glielo avessero chiesto, avrebbe spiegato che desiderava una boccata d’aria fresca autunnale. Fuori c’erano solo i netturbini intenti a pulire i marciapiedi, tutto il resto era deserto: la città sembrava irreale senza il consueto via vai giornaliero. Era elettrizzata perché stava facendo una pazzia. Vide l’unica auto ed ebbe una scarica di adrenalina. Era lui. Non fece nulla per farsi notare in una sorta di “se è destino si accorgerà di me”. Lui percorse la strada sgombra a velocità sostenuta. All’ultimo momento la vide, frenò di colpo e ingranò la retromarcia. - Cosa fai in giro a quest’ora? - La rimproverò col finestrino abbassato. Chiara alzò le spalle ed aggiunse: - Non riuscivo a dormire. Tiziano spense il motore e scese da lei che aveva il cuore impazzito e le gambe di gelatina. - I tuoi lo sanno che sei qui? - Veramente... no. Di solito non sono così mattiniera. - Cos’hai tu da spartire con il dottor Fiorani? - Abbiamo fatto un patto per Giorgia. - Stai attenta ed evita di farti coinvolgere troppo. - A proposito di Giorgia, come sta? Lui abbassò lo sguardo. Chiara aveva imparato che se si comportava così c'erano cattive notizie per lei.


- Vedi... Fu colta dall’ansia sicuramente era successo qualcosa. - Giorgia ha avuto una violenta crisi stanotte, c’è stato un momento in cui abbiamo temuto non volesse più lottare. - Lo sapevo, lo sapevo, me la sentivo che era successo qualcosa! – singhiozzò. Lui l'avvolse tra le braccia con l’intento di consolarla. L’accarezzò dandole dei piccoli baci tra i capelli scompigliati: - Calmati, è passato tutto. Ora è sotto controllo. Era semplice per lei tranquillizzarsi tra le sue braccia sicure. Un po’ le costò fatica, ma si staccò per parlargli guardandolo negli occhi. - Mi faresti un favore Tiziano? - Ho paura di chiederti cosa vuoi. Lei trovò in tasca una matita e uno scontrino del supermercato. Scrisse il numero di cellulare e glielo porse: - Per favore, se sei di turno, mi avviseresti se succede qualcosa? A qualsiasi ora... te ne prego” - Chiara... io non posso. - Io... io ci terrei tanto. - Ti invierò un messaggio quando sarò in pausa, però non ti garantisco niente se ho delle emergenze. - Grazie. - Tornatene a casa, me lo prometti? - Sì, Tiziano. Lui attese di vederla avviarsi verso caso poi attraversò la strada e, prima di salire nell'abitacolo, spiegò il piccolo biglietto quasi a voler memorizzare quanto vi era scritto. Anche se era ad un paio di metri da lui, Chiara colse il sorriso mentre leggeva il pezzo di carta.

Piccola storia di provincia  

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