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Aprile 2011

NOTIZIARIO UNIVERSITÀ  LAVORO Novembre 2011 Indice Notiziario la Repubblica (Affari & Finanza) – Master con stage, l’accoppiata vincente La Stampa – Due firme bloccano la professione del restauratore La Stampa – Quanto costa la fuga dei cervelli

Il Sole 24 Ore – Arriva il contratto per gli studi professionali: tutte le novità con gli aumenti e il nuovo apprendistato Il Sole 24 Ore – Ricerca e innovazione, pronto il piano Ue da ottanta miliardi la Repubblica (Affari e Finanza) – Sfida aperta per il nuovo “collocamento” la Repubblica (Miojob) – Posti precari di fine anno. “Fissi” solo il 29 per cento la Repubblica (Affari e Finanza) – Non studio, non lavoro, non cerco. Per tre ragazzi su dieci vince la logica del “non fare” la Repubblica (Affari e Finanza) – Giovane, italiano. Dunque, disoccupato Corriere della Sera – Disoccupazione in Italia all’8,5%. Senza lavoro un giovane su tre la Repubblica – Istat: retribuzioni ferme a ottobre. Si allarga il divario con l’inflazione


30 novembre 2011

Arriva il contratto per gli studi professionali: tutte le novità con gli aumenti e il nuovo apprendistato di Maria Carla De Cesari e Giuseppe Maccarone Disciplina del nuovo apprendistato; valorizzazione della contrattazione di secondo livello; possibilità di clausole compromissorie per affidare ad arbitri la risoluzione di controversie; tutele anche per i collaboratori; possibilità di job on call; contratti a termine per gli universitari. Sono le principali novità del contratto di lavoro per gli studi professionali, siglato ieri tra Confprofessioni e Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, che cercano di dare strumenti flessibili per l'occupazione dei giovani nelle libere professioni. La firma della confederazione guidata da Gaetano Stella anticipa la sottoscrizione delle altre due confederazioni sindacali che rappresentano i professionisti datori di lavoro, Confedertecnica e Cipa. La Cgil ha firmato l'accordo – comprensivo della regolamentazione su apprendistato e contrattazione di secondo livello – con l'eccezione del protocollo che riguarda l'arbitrato (si veda anche l'intervista). Il rinnovo del Ccnl degli studi vale dall'ottobre 2010 al settembre 2013. Le retribuzioni erano ferme al 30 settembre 2010. È prevista una progressione che comprende sei aumenti. Due di questi riguardano periodi pregressi (si veda tabella pubblicata a lato). A regime, per il terzo livello è fissato un aumento di 87,50 euro. Il pagamento degli arretrati (che interesserà solo i lavoratori in forza al 1°ottobre 2011) verrà eseguito in due rate; la prima a novembre 2011 e sarà pari al 60% degli arretrati delle mensilità precedenti. La seconda rata, pari al 40%, dovrà - invece - essere corrisposta a febbraio. Poiché il rinnovo contrattuale viene reso noto a novembre, si ritiene che nella retribuzione di questo mese si debba erogare anche l'arretrato di ottobre. Molti studi professionali, però, potrebbero aver già compilato i cedolini paga di novembre e quindi la "regolarizzazione" slitterebbe a dicembre. In tal caso, le quote arretrate saranno due: quelle di ottobre e di novembre che si andranno ad aggiungere alla prima rata degli arretrati (60%). Su queste somme si potrà applicare la tassazione separata. Va rilevato che quando nell'accordo si elencano gli aumenti retributivi complessivi, si afferma che gli stessi non sono assorbibili. Tuttavia, nella parte in cui si regolamentano gli arretrati, si prevede che «saranno calcolati assumendo come esclusivo riferimento la normale retribuzione mensile di cui all'articolo 117». Poiché questo articolo indica che la retribuzione normale mensile è composta da paga base tabellare conglobata (compreso il finanziamento dell'ente bilaterale), scatti, assegno "ad personam" e superminimo, è ragionevole ritenere che il raffronto tra i valori contrattuali e le retribuzioni dell'epoca (per verificare il diritto all'arretrato) debba essere eseguito tenendo anche conto degli incrementi della retribuzioni disposti volontariamente dal datore di datore di lavoro, nel periodo di carenza contrattuale, a titolo di superminimo o ad personam. Quanto agli altri istituti contrattuali è previsto un adeguamento dei contributi collegati a Cadiprof, che cura l'assistenza sanitaria integrativa: si passa da 13 a 14 euro da ottobre 2011 e a 15 dal 1° settembre 2013. Per l'ente bilaterale Ebipro è previsto un contributo di 4 euro (di cui 2 a carico del lavoratore). In linea con l'orientamento del ministero del Lavoro, se il datore non aderisce a Cadiprof e a Ebipro deve corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione di 22 euro per 14 mensilità, non riproporzionabile per i part time. Regolamentato anche l'elemento economico di garanzia che entrerà in gioco se entro il 30 settembre 2013 non verrà definito un accordo di rinnovo contrattuale di secondo livello. In tal caso i lavoratori in forza da almeno sei mesi al 1° ottobre 2013, avranno diritto all'una tantum da 80 a 100 euro in funzione del livello. © Copyright Il Sole 24 Ore - Tutti i diritti riservati


Posti precari di fine anno “fissi” solo il 29 per cento Entro la fine di dicembre saranno quasi 92 mila le persone che le aziende assumeranno. Ma più di due terzi saranno a tempo determinato. I posti meno stabili nell'istruzione e nei servizi formativi privati. Male anche media e comunicazione. I dati di Unioncamere. di FEDERICO PACE Il lavoro non c'è. E quando c'è, è talmente effimero e impalpabile che scompare quasi subito. Lasciando solo amaro in bocca. E poco più di niente. Da qui alla fine dell'anno le aziende avranno bisogno di più di novantamila persone, ma solo in un caso su tre faranno ricorso a un contratto a tempo indeterminato. Per tutti gli altri, solo offerte per qualche mese. E in alcuni casi ancora meno. La brevità o l'incertezza della durata del contratto di lavoro riguarda tutti i segmenti produttivi. Senza esclusione. Dai più innovativi a quelli tradizionali. Dalla grande industria alle nuove tecnologie della comunicazione. Secondo gli ultimi dati resi noti da Unioncamere, nel comparto dei servizi delle 69 mila nuove assunzioni stimate da qui a fine anno, solo il 28 per cento saranno a tempo indeterminato. Poco più di 19 mila, una ristretta minoranza di “fortunati”. Alla stragrande maggioranza, invece, spetterà qualcosa di molto più esile. Oltre 44 mila dovranno ancora una volta accontentarsi dell'ennesimo contratto a tempo determinato mentre altri 3 mila si vedranno offerto un apprendistato. Anche nell'industria il fenomeno ha lo stesso volto. Dalle industrie metallurgiche al tessile. Dall'alimentare al chimico e al petrolifero. Qui è là si aprono spiragli di maggiore stabilità, in altri segmenti la precarizzazione si fa più acuta, ma in media i valori sono pressoché uguali a quelli dei servizi. Semmai qui il fenomeno si fa più anche preoccupante per l'esiguità delle nuove offerte di lavoro. Nell'industria, da qui alla fine dell'anno, si apriranno solo 22 mila posizioni, meno di un terzo di quelle nelle imprese dei servizi. Solo poco più di 7 mila saranno a tempo indeterminato mentre più di 14 mila saranno a termine e poco più di mille gli "apprendistato". Nei servizi, il segmento dove il posto fisso è pressoché un miraggio è quello dell'istruzione e dei servizi formativi. Qui solo il 12,2 per cento dei nuovi assunti avrà un contratto a tempo indeterminato. Più basse della media le quote di opportunità stabili anche nei servizi dei media e della comunicazione, il 72,8 per cento dei nuovi impieghi è precario e un altro 4,7 per cento è in apprendistato. Simili proporzioni anche nel commercio al dettaglio: qui delle quasi 18 mila offerte di lavoro, solo il 21,4 per cento sarà “fisso”. Maggiori chance di ricevere l'offerta di un posto fisso arriva dalle imprese operanti nei servizi informatici e nelle telecomunicazioni. In questo caso il contratto a tempo indeterminato viene programmato per poco meno della metà delle quasi duemila assunzioni da qui a fine anno. Simili possibilità si ritrovano anche nelle offerte di impiego delle aziende di servizi finanziari e assicurativi (il 45,8 per cento delle 2.210 assunzioni) e


in quelle delle imprese di servizi operativi di supporto di aziende e privati (il 45,5 per cento delle 6.140 offerte). Tra le offerte di lavoro che arrivano dalle imprese industriali, proprio quelle delle aziende alimentari, delle bevande e del tabacco, ovvero il segmento con il maggior volume di assunzioni, sono quelle più precarie. In questo caso infatti sarà “stabile” solo l'8,6 per cento delle 3.550 posizioni. Nel tessile, dove da qui a fine anno si apriranno 1.520 posti, solo il 25 per cento avrà un contratto a tempo indeterminato. non c'è da stare tranquilli.


LAVORO

Istat: retribuzioni ferme a ottobre Si allarga il divario con l'inflazione La forbice tra gli incrementi degli stipendi e l'aumento del costo della vita tocca i livelli massimi dal 1997. Parte della colpa è del mancato rinnovo dei contratti di lavoro: 31 su 47 sono scaduti, in media da oltre 22 mesi MILANO - Nel mese di ottobre l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie registra una variazione nulla rispetto al mese precedente e un incremento dell'1,7% rispetto a ottobre 2010. Lo rende noto l'Istat. Nella media del periodo gennaio-ottobre 2011, aggiunge la nota, l'indice è cresciuto dell'1,8% rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Ma ciò che colpisce è che cresce la forbice tra l'aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,7%) e il livello d'inflazione (+3,4%), toccando una differenza pari a 1,7 punti percentuali. Il precedente record era a 1,3 punti percentuali. Si tratta del divario più alto almeno dal 1997. E' quanto risulta dal confronto dei dati Istat. Alla fine di ottobre risultano in vigore 47 contratti di lavoro, che regolano il trattamento economico di circa 8,7 milioni di dipendenti. A questi corrisponde il 61,7% del monte retributivo complessivo. I contratti in attesa di rinnovo sono 31, di cui 16 appartenenti alla pubblica amministrazione, relativi a circa 4,3 milioni di dipendenti (circa tre milioni nel pubblico impiego). La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 33,1% nel totale dell'economia e del 12,9% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 22,4 mesi nel totale e di 23,4 mesi nell'insieme dei settori privati. A ottobre, sottolinea l'istituto di statistica, nessun accordo in attesa di rinnovo è stato siglato. Con riferimento ai principali macrosettori, aggiunge l'Istat, a ottobre le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell'1,9% per i dipendenti del settore privato e dello 0,6% per quelli della pubblica amministrazione. I settori che a ottobre presentano gli incrementi maggiori rispetto allo stesso mese dell'anno precedente sono: militari-difesa (+3,7%), forze dell'ordine (+3,5%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e attività dei vigili del fuoco (per entrambi +3,1%). Si registrano, invece, variazioni nulle per ministeri, scuola, regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale. (29 novembre 2011) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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