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Il diario della Fenice presenta.. Desy Giuffré

“Sogno di un temporale Austeniano”


Sogno di un temporale austeniano

Gliel’aveva visto impresso in ogni piega del viso, nelle profondità delle sue iridi che non smettevano di scrutarla fino a farla sentire profanata nel cuore e nei pensieri. L’aveva letto a chiare lettere in ogni sua parola non pronunciata, in tutti quei silenzi che avrebbe voluto colmare con la sua più agguerrita indignazione. Il suo orgoglio avrebbe mai permesso che il tempo finisse con il logorare qualsiasi speranza per quel sentimento pieno di pregiudizi? Probabilmente sì, vista e considerata la freddezza del signor Darcy assunta nei suoi confronti durante il tè che Charlotte Collins aveva organizzato nel pomeriggio. Scioccamente, senza badare troppo al fatto di aver deliberatamente ignorato la lettera che le aveva scritto, in sé sperava con tutte le sue forze di scoprire che, tuttavia, nulla avrebbe impedito a Darcy di lottare per conquistarla, rinnovandole la sua proposta una, dieci, cento, mille volte, finché non avesse ottenuto il suo più che mai bramato “sì”. Quel pomeriggio aveva deciso che non sarebbe rimasta chiusa in casa a crogiolarsi in simili pensieri, e si lasciò tentare dal desiderio di una lunga e solitaria passeggiata nel parco, certa che stavolta non avrebbe incontrato il signor Darcy. Certezza del tutto errata: per l’ennesima volta, pareva essersi recato in quel luogo con il preciso scopo di rivederla. O almeno, questo era ciò che Elisabeth sperò ardentemente nel suo cuore, quando lo vide dirigersi a piè veloce nella sua direzione. -Signorina Bennet-. La voce del signor Darcy risuonò bassa e severa, in perfetta sintonia con l’improvviso incupirsi del cielo. Panciuti nuvoloni carichi di pioggia giunsero veloci a coprire i deboli raggi del sole che fino a qualche istante prima avevano scaldato il viso di Elisabeth, donando alle sue guance una lieve sfumatura rosata. -Signor Darcy-, gli rispose, accompagnando il suo tono quasi sprezzante con un lieve cenno del capo. -Le mie previsioni escludevano la possibilità di potervi incontrare quest’oggi. Qualcosa ha cambiato i vostri piani? Avrei dato per certa la vostra partenza entro mezzogiorno, o forse le vostre decisioni hanno la capacità di mutare come il vento?-. -Le mie decisioni cambiano in base ai miei desideri, signorina Bennet. E, questi ultimi, hanno una mutevolezza pari ai capricci del cielo-. Elisabeth spalancò gli occhi per ciò che riuscì a leggere tra le righe di quella battuta decisamente poco consona alla situazione. Mai come in quel momento si sentì autorizzata a pensare che la sua opinione nei confronti del presunto gentiluomo che adesso l’affiancava, fosse più che giusta e fondata. -Devo dedurne che il volermi incontrare proprio qui, in questo parco, facesse parte dei vostri…progetti del giorno?-. Il silenzio a cui il signor Darcy la condannò fu insopportabile, e a coronare la tensione creatasi tra i loro rispettivi corpi che continuavano a passeggiare divisi da una debita distanza, furono gli improvvisi tuoni che presero a ruggire come fiere pronte ad attaccare. L’aria divenne d’un tratto più fresca e umida, le prime gocce d’acqua atterrarono con gentile eleganza, seguite velocemente dal rovescio di pioggia che li colse sprovvisti, spingendoli ad accelerare il passo per raggiungere un riparo.


Durante la breve corsa, Elisabeth inciampò su di un sasso che faceva capolino da una fossa fangosa, e se non fosse stato per la prontezza con la quale il signor Darcy le cinse interamente la vita con un braccio, nulla avrebbe impedito l’atterraggio più sciocco di tutta la sua vita. È vero, sarebbe stato impossibile che lui sentisse il battito inferocito del suo cuore, eppure temette sul serio di essere in qualche modo smascherata dallo sguardo fermo e orgoglioso con cui adesso lui la osservava da sotto le ciglia scure. -Se mi domandassero quale dei peggiori peccati del genere umano metterei in cima alla lista, sapete cosa risponderei?Nulla avrebbe potuto vietare alla sua lingua di correre veloce a quella domanda, neanche le sue vesti appesantite dall’acqua che scendeva a dirotto sui loro capi. O ancora la linea serrata delle labbra di lui che non accennavano a risponderle. - L’orgoglio. Non esiste nulla di più distruttivo, niente che si avvicini maggiormente alla sconfitta, alla rinuncia, alla condanna della solitudine più triste e improduttiva. L’orgoglio è un campo sconfinato di terra arida dove, presto o tardi, anche le fondamenta della propria abitazione crolleranno, lasciando chi lo abita in balìa delle intemperie e della più cupa desolazione-. Alle parole di Elisabeth, pronunciate con un’enfasi degna del suo carattere brillante, un sorriso sbieco e quasi rassegnato sciolse la tensione che rendeva così rigido il viso del signor Darcy. Allentò la presa che lo rendeva pericolosamente vicino alle grazie di Elisabeth, e rispose senza indugio alla sua domanda iniziale: -Il vostro esame è a dir poco impeccabile, signorina Bennet. L’orgoglio nato da radici deboli è destinato a far perire chi ne farà un uso improprio e deleterio. I primi ad esserne colpiti saranno senz’altro tutti coloro i quali tendono a fuggire dalle diverse situazioni perché assuefatti da un circuito chiuso d’ingannevoli pregiudizi-. Il boato di un altro tuono sembrò squarciare il cielo e creare in esso una bocca pronta a richiamare la piccola Anne e a farla trasalire per la paura. Scattò sull’attenti lasciando la scrivania e facendo sì che il libro prima in bilico sulle sue ginocchia cadesse a terra, atterrando sulla soffice moquette rossa. Andò alla finestra e lì restò per qualche istante, silenziosa e immersa nei suoi giovani pensieri. Il panorama dalla sua stanza era talmente diverso dal parco in cui le sembrava di poter passeggiare nel sogno appena abbandonato: gli alberi erano sostituiti dagli alti lampioni parigini del quartiere in cui abitava, e il profumo della terra bagnata si confondeva con il grigio selciato percorso dai tram e dalle macchine in corsa, lasciandole addosso una sensazione d’insaziabile malinconia. Corse ancora alla scrivania. Sapeva come far cessare quella silenziosa commozione…doveva continuare a leggere il romanzo che aveva scovato nella libreria di sua madre, soltanto il giorno prima: Pride & Prejudice, di Jane Austen. Anne sapeva che mai più avrebbe ritrovato se stessa come in quelle pagine, nelle battute e nel carattere della protagonista, Elisabeth Bennet. O, ancora, in quell’amore che in esse è descritto, più forte dell’orgoglio e di ogni pregiudizio.


Sogno di un temporale Austeniano  

omaggio a Jane Austen scritto da Desy Giuffré

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