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ALE DI STRADA N R

WWW.FUORIbIN A-

TOGESTITO E AUTOFINANZIATO - N. 160 SETTEmbRE 2013 - OFFERTA LIbER AU

O.ORG - SPED. Abb. POSTALE ART. 2 COmmA 20/CL 662/96 - FIRENZE - GIO ARI

SENZA DIMORA: SENZA SERVIZI

Quanti sono bagni e docce pubblici a Firenze, quelli non a pagamento? Nessuno! (costo 60/70 cent.) Esistono servizi per lavare ed asciugare gli indumenti senza pagare o almeno solo il consumo in cent? Nessuno! (costo tra i 4 e i 7 euro) Ci sono posti d’accoglienza dal freddo per chi è senza documenti? Nessuno! Abbiamo centri diurni a bassa soglia, specie invernali, per anziani e senza tetto che offrano socialità ed un riparo? Nessuno! La verità  di cui sopra non può essere nascosta, questa città  deve rivalersi della sua fama di accoglienza. Persino le poche Associazioni e la Caritas nel periodo estivo chiudono o riducono, mense e docce. Questi servizi, in una città  che qualcuno vorrebbe metropoli, devono esistere, devono esserci! Basta!! Prendere esempio dal bisogno eticofisiologico dei senza tetto, tanti immigrati, per scribacchiare sulla Nazione pagine di fango e razzismo in nome del degrado, è degradante! Governanti, al lavoro!!

Nelle pagiNe iNterNe iNserto: No-tav

Produrre questo giornale costa al diffusore € 0,70 quello che date in più è il suo guadagno. Qualsiasi richiesta di soldi in favore dell’associazione, al di là dell’offerta libera per l’acquisto del giornale, non è autorizzata.


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PER NON PERDERSI CENTRI ASCOLTO INFORMAZIONI A.S.S.A. (Ass. Speranza Solidarietà AIDS): Via R. Giuliani, 443 Tel. 055 453580 C.I.A.O. (Centro Info Ascolto Orientamento) Via delle Ruote, 39 - orario 9,30-13,00 pomeriggio su appuntamento - Tel. 055 4630876, associazioneciao@gmail.com. CARITAS: Via Faentina, 34 - Tel. 055 46389273 lu. ore 14-17, mer. e ven. ore 9-12 per gli stranieri; tel. 055 4638 9274, mar. e gio. ore 9-12 per gli italiani. CENTRO ASCOLTO CARITAS: Via Romana, 55 - Lun, mer: ore 16-19; ven: ore 9-11. CENTRO ASCOLTO CARITAS: Via San Francesco, 24 Fiesole Tel. 055 599755 Lun. ven. 9 -11; mar. mer. 15 -17. PROGETTO ARCOBALENO: V. del Leone, 9 - Tel. 055 288150.

PAGINA 2 CASA ACCOGLIENZA "IL SAMARITANO": Per ex detenuti - Via Baracca 150E - Tel. 055 30609270 - fax 055 0609251 (riferimento: Suor Cristina, Suor Elisabetta). OASI: V. Accursio, 19 - Tel. 055 2320441 PROGETTO ARCOBALENO: V. del Leone, 9 - Tel. 055 280052. COMUNITÁ EMMAUS: Via S. Martino alla Palma - Tel. 768718.

CENTRI ACCOGLIENZA FEMMINILI SUORE "MADRE TERESA DI CALCUTTA": ragazze madri Via A. Corelli 91- Tel. 055 4223727.

TELEFONO MONDO: Informazioni immigrati, da Lun a Ven 1518 allo 055 2344766. GRUPPI VOLONTARIATO VINCENZIANO: Ascolto: Lun. Mer. Ven. ore 9,30-11,30. Indumenti: Mar. Giov. 9,30-11,30 V. S. Caterina d’Alessandria, 15a - Tel. 055 480491.

MENSE - VITTO

L.I.L.A. Toscana O.N.L.U.S.: Via delle Casine, 13 Firenze. Tel./fax 055 2479013.

MENSA CARITAS: Via Santa Caterina d'Alessandria,11.

PILD (Punto Info. Lavoro Detenuti): Borgo de’ Greci, 3.

MENSA S. FRANCESCO: (pranzo, più possibilità doccia) P.zza SS. Annunziata - Tel. 055 282263.

C.C.E. (Centro consulenza Extra-giudiziale): L’Altro Diritto; Centro doc. carcere, devianza, marginalità. Borgo de’ Greci, 3 Firenze. E-mail adir@tsd.unifi.it

ARCA DI SAN ZANOBI: (locali suore Carmelitane parrocchia Santa Maria) Via Roma, 117/A - Scandicci - cestino - Tel. 055 741383 - ore 18-20.

MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA: Via Palmieri, 11r Tel./fax 2466833.

MENSA CARITAS: Via Baracca, 150 (solo pranzo; ritirare buoni in Via dei Pucci, 2)

SPAZIO INTERMEDIO: Via Palazzuolo, 12 Tel. 284823. Collegamento interventi prostituzione.

MENSA ROVEZZANO: Via Aretina, 463.

CENTRO SOCIALE CONSULTORIO FAMILIARE: Via Villani 21a Tel. 055/2298922.

ASSISTENZA MEDICA

ASS. NOSOTRAS: centro ascolto e informazione per donne straniere, Via del Leone, 35 - Tel. 055 2776326

CENTRO STENONE: Via del Leone 35 - 055 214 994, lun.-ven. ore 15-19.

PORTE APERTE “ALDO TANAS”: Centro di accoglienza a bassa soglia - Via del Romito - tel. 055 683627- fax 055 6582000 - email: aperte@tin.it

AMBULATORIO: c/o Albergo Popolare - Via della Chiesa, 66 Ven. 8 - 10.

CENTRO AIUTO FRATERNO: centro d'ascolto, distribuzione di vestiario e generi alimentari a lunga conservazione, Piazza Santi Gervasio e Protasio, 8, lun.- ven. ore 16-18, chiuso in agosto, max 10 persone per giorno.

PRONTO SALUTE: per informazioni sulle prestazioni erogate dalle AA.SS.LL. fiorentine tel. 055 287272 o al 167 - 864112, dalle 8 alle 18,30 nei giorni feriali e dalle 8 alle 14 il sabato. SPORTELLO DI ORIENTAMENTO ALLA SALUTE: orientamento alla salute ed al SSN anche per chi ha difficoltà ad accedervi, scelta della cura. Giovedì ore 16.30-19:00 presso Ateneo Libertario - Borgo Pinti 50r sos-orientamentoallasalute@inventati.org

CENTRI ACCOGLIENZA MASCHILI SAN PAOLINO: Via del Porcellana, 28 - Tel. 055 294707 (informazioni: CARITAS Tel. 4630465).

BAGNI COMUNALI: V. S. Agostino - Tel. 055 284482. PARROCCHIA SANTA MARIA AL PIGNONE: P.zza S. M. al Pignone, 1 - mercoledì dalle 9 alle 11. Tel. 055 225643.

AURORA ONLUS: Via dei Macci, 11 Tel. 055 2347593 Da mart. C.E.I.S.: V. Pilastri - V. de' Pucci, 2 (Centro Accoglienza a sab. ore 9-12. Colazione. doccia, domicilio postale, telefono. Tossicodipendenti senza tetto). CENTRO DIURNO FIORETTA MAZZEI: Via del Leone, 35. Dal lun. al ven. ore 15-18,30.

SPORTELLO INFORMATIVO PER IMMIGRATI: c/o Circolo arci “il CASA ACCOGLIENZA: SAN DONNINO (Caritas) - Via Trento, 187 - Tel. 055 899353 - 6 posti (3 riservati alle ex detenute) Progresso” Via V. Emanuele 135, giovedì ore 16 - 18,30. colazione + spuntino serale. CENTRO AIUTO: Solo donne in gravidanza e madri, P.zza S. PROGETTO S. AGOSTINO: S. LUCIA Via S. Agostino, 19 - Tel. Lorenzo - Tel. 055 291516. 055 294093 - donne extracomunitarie. CENTRO ASCOLTO Caritas Parrocchiale: Via G. Bosco, 33 - Tel. S. FELICE: Via Romana, 2 - Tel. 055 222455 - donne extraco055 677154 - Lun-sab ore 9-12. munitarie con bambini. ACISjF: Stazione S. Maria Novella - binario 1 - Tel. 055 294635 PROGETTO ARCOBALENO: V. del Leone, 9 - Tel. 055 280052. - ore 10 - 12:30 / 15:30 - 18:30. CENTRO ASCOLTO: Via Centostelle, 9 - Tel. 055 603340 - Mar. CENTRO AIUTO VITA: Ragazze madri in difficoltà - Chiesa di S. Lorenzo - Tel. 055 291516. ore 10 -12.

CENAC: Centro di ascolto di Coverciano: Via E. Rubieri 5r Tel.fax 055/667604.

BAGNI E DOCCE

CORSO DI ALFABETIZZAZIONE CENTRO SOCIALE “G. BARBERI”: Borgo Pinti, 74 - Tel. 055 2480067 - (alfabetizzazione, recupero anni scolastici). CENTRO LA PIRA: Tel. 055 219749 (corsi di lingua italiana). PROGETTO ARCOBALENO: V. del Leone, 9 Tel. 055 288150. GLI ANELLI MANCANTI: Via Palazzuolo, 8 Tel. 055 2399533. Corso di lingua italiana per stranieri.

DEPOSITO BAGAGLI ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO CARITAS-ONLUS via G. Pietri n.1 ang. via Baracca 150/E, Tel. 055 301052 deposito bagagli gratuito; tutti i giorni, orario consegna - ritiro 10 - 14.30.

Pubblicazione periodica mensile Registrazione c/o Tribunale di Firenze n. 4393 del 23/06/94 Proprietà Associazione "Periferie al Centro" DIRETToRE RESPoNSABILE: Domenico Guarino CAPo REDATToRE: Roberto Pelozzi CooRDINAmENTo, RESPoNSAB. EDIToRIALE: Mariapia Passigli GRAFICA E ImPAGINAZIoNE: Sondra Latini REDAZIoNE: Gianna Innocenti, Luca Lovato, Felice Simeone, Francesco Cirigliano, Silvia Prelazzi, Michele Giardiello, Clara, Dimitri Di Bella, Rossella Gilietti, Franco Di Giuseppe, Sandra Abovich, Stefano Galdiero. CoLLABoRAToRI: Mariella Castronovo, Raffaele, Antonietta Di Pietro, Michele, Nanu, Jon, Luca, Marzio, Donella, Teodor, Anna Pes. STAmPA: Nuova Cesat - Firenze ------------Abbonamento annuale € 30; socio sostenitore € 50. Effettua il versamento a Banco Desio e della Brianza -V.le Mazzini 1 IBAN - IT37 O 03440 02809 000000 373 000, oppure c.c.p. n. 20267506 intestato a Associazione Periferie al Centro - Via del Leone 76, - causale “adesione all’Associazione”

VESTIARIO

CENTRO AIUTO FRATERNO: Vestiario adulti, Chiesa di San ALBERGO POPOLARE: Via della Chiesa, 66 - Tel. 211632 Gervasio. orari: invernale 6-0:30, estivo 6-1:30 - 25 posti pronta accoPARROCCHIA DI S.M. AL PIGNONE: Via della Fonderia 81 - Tel glienza. 055 229188 ascolto, lunedì pomeriggio, martedì e giovedì matSUORE "MADRE TERESA DI CALCUTTA": Via Ponte alle tina; vestiario e docce mercoledì mattina. Mosse, 29 - Tel. 055 330052 - dalle 16:30, 24 posti

“Periferie al Centro onlus” Via del Leone, 76 - 50124 Firenze Tel/fax 055 2286348 Lunedì, mercoledì, venerdì 15 - 19. email: sito: skype:

redazione@fuoribinario.org www.fuoribinario.org redazione.fuoribinario


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LA bACHECA DI FUORI bINARIO

MorMoDoU il giardinoinfinito ed i rifiuti Venite a trovarci alla bottega di Fuori Binario ... sono arrivati tanti nuovi articoli ... nella foto gli animali in ceramica del laboratorio dei ragazzi della Coop sociale Barberi. Via Gioberti 5r (lato Piazza Alberti)

La mente è come un giardino da coltivare col compost dei nostri rifiuti psichici. Un nuovo ciclo MORMODOU: 9 incontri, settimanali, di tipo psico-educazionale, a “rifiuti zero”. Un training esperienziale, “dal basso verso l’alto”, per coltivare la consapevolezza, “compostando” le nostre parti interiori più difficili, essendo attivi nel mondo. “Questa strada richiede coraggio e resistenza, anche se è piena di impronte. Chi sono questi compagni? Sono pioli della tua scala. Usali! In compagnia la tua ascesa è più rapida. Sarai felice abbastanza nell'avanzare, ma con gli altri andrai più lontano e veloce”. Rumi Non ci sono erbacce da sradicare, né rifiuti da bruciare! Il ciclo sarà condotto dal dr. Gian Luca Garetti. A partire dal 9 ottobre, fino al 4 dicembre, 2013, ogni mercoledi dalle 18 alle 20, in via del Leone 76 - Firenze, nella sede di Fuori Binario. Il costo, simbolico, dell’intero corso, di 50 euro, sarà devoluto a Fuori Binario. Per iscriversi, mandare mail glucagaretti@gmail.com o telefonare 3348668064.

a al

puntualità & impegno

Mio caro Fuori Binario ...

CARA MARIA PIA

... ti conobbi per puro caso: niente è per caso, tutto è causale (dice un GURU). Non è facile per me, scrivere con riflessione e calma. Non riesco ad essere profondo e pacato. Ho dentro di me una grande gioia e soddisfazione, di essere venuto a contatto di Francesco Cirigliano e tutti gli altri che gravitano intorno a questa espressione e sogno che si chiama Fuori Binario. Affronto l’argomento con tanta timidezza e paura. Paura di cosa? Di sbagliare a scrivere ed essere poco chiaro. Sapete: io ho fatto soltanto la 5a elementare. Non so se è meglio essere conciso o logorroico. Io, sapete, sono mentalmente disturbato, faccio uso di farmaci che servono ad aggiustare il sistema nervoso, consigliato ora, e a stretto controllo di specialisti e medico di base. Ed ora io vorrei entrare nel nocciolo di queste pagine e del mio pensiero. Fuori Binario ha portato nelle menti e nel cuore di tante persone, tante, ma tante davvero; ho deciso; mi accingo a scrivere, tanto ma tanto, per me e per chi è abituato a leggermi e a dare un parere su ciò che scrivo. Lo so, non è facile far correre la penna come il pensiero: lasciamo e diamo libero impulso alla mente; che scrive prima della penna e dei tanti modi di scrivere (cosa c’è più veloce della luce e dell’impulso?) Il bello e le soddisfazioni di questi due anni si possono elencare nella storia della mia vita, come il più bel periodo dei miei anni di emigrante a Firenze (sono e vivo a Firenze dal 1964). La fiducia accordatami dalle persone dell’Associazione “Periferie al Centro”, promotori del giornale Fuori Binario; mi è di aiuto, di stima, di contentezza e di apporto economico. Concludo con tanta voglia di passare la notte a scrivere per me e Fuori Binario. Vi sembrerà esagerato e troppo forte; vi abbraccio tutte/i.

Enzo

Voglio dirti che non sono all'estero, ma che sono molto malata. Il problema è che tu credi che io sia pigra invece sono invalida. Voglio molto bene a tutti e sono molto affezionata al giornale che forse, è uno dei maggiori motivi di vita. A te ti viene da ridere e a me viene da piangere. Un bacio a tutti. Sisina


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DENTRO LA GAbbIA

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Quando hanno aperto la cella Luigi manconi, Valentina Calderone

Quando hanno aperto la cella Storie di corpi offesi. Da Pinelli a Uva, da Aldrovandi al processo per Stefano Cucchi. Nuova edizione aggiornata In Italia in carcere si muore. Alcuni sono suicidi, altri no. E si può morire nel reparto detentivo di un ospedale, come Stefano Cucchi; per strada, come Federico Aldrovandi; legati mani e piedi a un letto di contenzione, come Franco Mastrogiovanni. Si può morire anche durante un arresto, una manifestazione di piazza, un trattamento sanitario obbligatorio. Quando hanno aperto la cella porta alla luce le storie di persone che sono entrate in prigione, in caserma o in un reparto psichiatrico e ne sono uscite senza vita. Ricostruisce vicende processuali tormentate, in cui la tenacia di familiari e avvocati si è scontrata con opacità, omertà e, a volte, coperture istituzionali. Racconta di uno Stato che si ricorda di recludere, sorvegliare e punire, ma spesso dimentica di tutelare e rispettare gli individui che gli sono affidati. Luigi manconi insegna Sociologia all’Università Iulm di Milano. Presidente della Commissione per la tutela dei diritti umani del Senato, nel 2001 ha fondato A Buon Diritto Onlus. Tra i suoi libri recenti, Terroristi italiani e La musica è leggera. Di prossima pubblicazione per il Saggiatore, Accogliamoli tutti. Una ragionevole proposta per salvare l ’Italia, gli italiani e gli immigrati (con Valentina Brinis). Valentina Calderone, laureata in Scienze economiche, è direttrice di A Buon Diritto Onlus e coordina i siti internet innocentievasioni.net e italiarazzismo.it.

QUEI DETENUTI FINITI NEL BUCO DELL’OBLIO Dalla prefazione di Gustavo Zagrebelsky

Questo libro è una scossa alla coscienza del lettore. Apre uno squarcio sulla vita del nostro paese perlopiù sconosciuta; riordina, cataloga, riporta alla luce storie di persone- spesso giovani - che entrano nelle nostre carceri, nelle nostre questure o nei nostri ospedali psichiatrici giudiziari e ne escono morte. Vederle tutte insieme, queste storie, una dopo l’altra, serve innanzitutto come esercizio di memoria. Si tratta di vicende sconosciute, oppure venute a galla sui giornali e sui blog, ma rapidamente dimenticate. Lo scrivono, e bene, Luigi Manconi e Valentina Calderone, autori di questo libro: l’atteggiamento della società nei confronti del carcere è la rimozione; una rimozione che fa emergere la cattiva coscienza di antiche radici - della nostra società. C’è un mondo di reclusi che vengono trattati da esclusi. Sono tagliati fuori dalla società civile, viene ignorata la loro esistenza. Quando siamo al semaforo in auto e vediamo avvicinarsi un lavavetri o un venditore ambulante voltiamo la faccia dall’altra parte per evitare di incrociare il loro sguardo. «Non mi riguarda» pensa la buona società. E si volta dall’altra parte. Allo stesso modo, essa, nella sua gran parte, si comporta con chi viene da lontano come straniero, oggi nella veste di «clandestino». Così, nella stessa logica ma ben più drammaticamente, le vicende - vicende di giovani che entrano nel nostro sistema carcerario - vengono accantonate, rimosse. Si tratta di uno strabismo col quale dissimuliamo diffidenza, egoismo, chiusura in noi stessi. Il mosaico doloroso racchiuso in questo libro testimonia di storie che non fanno opinione pubblica.

Testimonia di episodi caduti nel buco nero dell’oblio. Accanto a coloro i cui nomi compaiono più o meno fugacemente nelle cronache, altri muoiono nelle nostre carceri senza che nessuno se ne accorga. Uomini che non hanno parenti, magari migranti, extracomunitari. Cosa sappiamo di loro? Niente. Una prassi diffusa che emerge da questo libroè proprio questa: non sono le istituzioni a portare alla luce questi casi. Al contrario. Spesso si allestiscono reti di coperture generalizzate, dove ci si protegge reciprocamente, a colpi di firme false e cancellature. Sono reti che intrappolano spesso anchei compagni di cella dei detenuti morti; altro segno della cappa di omertà che avvolge questo ambiente. Un’omertà che trova sostegno anche in un’idea comunemente accettata: le vittime, in quanto «tossici», o «alcolizzati», gente che comunque vive «ai margini» della società, se la sono, in qualche modo, «cercata». Fanno parte di un’umanità deviante, sono già parte di un’altra umanità; così da sentirle diverse da noi e anche rimuoverle, fino a nascondere le loro morti. Anche per questo ben venga la catalogazione e la sistematizzazione di casi tragici che Luigi Manconi e Valentina Calderone operano in questo loro lavoro; per darci un pugno nello stomaco, per renderci partecipi di quello che accade in alcuni non isolati casi in Italia, per far emergere vicende di soprusi e abusi, per non dimenticare. Questo libro, però, non è un atto d’accusa contro le forze dell’ordine, né contro lo Stato. Non è una generalizzazione.

Non vuole dimostrare che lo Stato come tale non funziona né alimentare risentimenti generici nei confronti degli operatori della pubblica sicurezza o delle manchevolezze della giustizia. Vuole essere una documentazione utile per la giustizia, la verità e la conoscenza. Giustizia, verità e conoscenza si costruiscono tassello per tassello, non per assunzione di giudizi a priori. Le storie di vita e di morte qui raccontate sono la testimonianza di come, talvolta, quando una persona debole - non importa se colpevole o innocente - si trova totalmente nelle mani di altri, in istituzioni chiuse e «totali», il rigore della legge possa facilmente cedere al sopruso. In questi casi, il rapporto tra il detenuto e l’autorità può degenerare, non essere più mediato da una norma, ma basarsi sulla predominanza materiale fra chi dispone della forza e chi sta, inerme, a disposizione della forza. I luoghi di questo libro ci appaiono isole inespugnabili, dove più che la sovranità del diritto regna la legge dell’arbitrio e, nell’arbitrio, si manifesta non il meglio, ma il peggio della natura umana: abusi, violenze, soprusi, manifestazioni di avvilimenti esistenziali di cui gli stessi autori sono le prime vittime. Molti dei casi raccontati in questo libro sono avvenuti in uno spazio «vuoto» di diritto, quando cioè le persone sono nelle mani delle forze dell’ordine nella situazione che precede l’adozione di misure formali nei loro confronti, appena fermate a un posto di blocco o portate in questura a seguito di un controllo. Si tratta di uno «spazio» difficile da regolare: qui è il senso della deontologia degli agenti delle forze dell’ordine che deve avere il primo posto. (...) L’argomento di questo libro è dunque altamente politico, nel senso delle regole comuni della polis, del nostro vivere insieme. Ci si può augurare ch’esso, sollevando il velo su molti episodi, contribuisca ad alimentare una sensibilità e a sollecitare la responsabilità nei confronti d’un aspetto vergognoso della nostra organizzazione sociale. A volgere lo sguardo verso ciò che si preferirebbe non vedere.

L’altra faccia del condannato: la rieducazione possibile oltre gli stereotipi In questi anni ho frequentato il carcere di Pistoia come volontario e da più di un anno in veste di Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Ho avuto l’occasione di incontrare e conoscere da vicino la popolazione carceraria: detenuti con problemi di tossicodipendenza e di alcolismo che hanno commesso dei reati di piccola entità, altri, invece, reati ben più gravi come rapina, tentato omicidio, omicidio e reati di pedofilia. Lo stato d’animo dell’osservatore esterno che, come il sottoscritto, si avvicina a tali realtà non è mai neutrale e sarebbe da ipocrita affermare il contrario. Inizialmente è più facile esprimere una vicinanza nei confronti di chi ha commesso un reato non grave e proviene da un contesto sociale e familiare disagiato, piuttosto di chi, invece, partendo da situazioni anche più favorevoli socialmente, ha commesso degli atti gravissimi, prevaricando con la violenza altri soggetti, fino ad arrivare, come in alcuni casi, a causarne addirittura la morte. Ma aldilà delle comprensibili diffidenze, il carcere, per chi vuole ascoltare, permette di andare oltre e comprendere che esiste anche un’altra realtà rispetto a quella che ci viene narrata dai mezzi d’informazione. Esistono, infatti, sempre e comunque delle persone e queste, nel bene e nel male, non devono mai essere scambiate con le loro azioni. Avvicinandosi e guardando in faccia chi si è reso responsabile di atti gravissimi scopri che dietro c’è

sempre un volto e una storia da ascoltare (non da to (il rapporto tra educatori ed agenti è nell’ordine di parte della giornata. Questa condizione ha determigiustificare), e che questa narrazione restituisce 1 a 100),  perché, in una parola, l’Amministrazione nato la condanna del nostro paese da parte della all’autore dell’atto un senso di umanità e viene meno penitenziaria non sembra interessata a rendere Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per trattamenti l’immagine del “mostro”. È partendo dal senso di attuativa quella riforma introdotta con la legge inumani e degradanti rivolti alla popolazione carceraria italiana. umanità, talvolta sopita, nascosta, residuale, ma dell’Ordina-mento penitenziario.   comunque esistente, che potrebbe essere svolto  un Eppure la nostra Costituzione e la suddetta legge Inoltre non svolgere un serio lavoro rieducativo sui affermano nettamente che la pena deve tendere alla reclusi non rende una società più sicura ma aggrava serio lavoro di rieducazione. e appesantisce il problema della sicurezza, favorendone ad esempio il fenomeno della reiterazione dei reati. In qualità di Garante comunale dei diritti delle persone recluse, e quindi guardando alla dimensione locale e a quello che in tale ambito è possibile fare, anche alla luce dei nuovi provvedimenti legislativi, auspico che gli Enti pubblici territoriali possono predisporre un piano di lavori socialmente utili da riservare ai detenuti di Pistoia, impiegandoli anche a titolo gratuito nella tutela dell’ambiente, del verde pubblico, nell’agricoltura, nelle zone di montagna abbandonate. Questo consentirebbe al detenu-to  durante l’espiazione della pena di rendersi utile socialmente ripaMa il problema per tutti, di chi commette dei reati di rieducazione, precisando anche che il trattamento rando al danno provocato, di riabituarsi ad un’attivipiccola entità, come per quelli che commettono dei dei detenuti deve essere personalizzato, rispondendo tà lavorativa e a risocializzare, in vista di una sua fuoreati ben più gravi, è proprio questo, cioè il lavoro di ai particolari bisogni della personalità di ciascun sog- riuscita dal carcere quando avrà terminato la pena. rieducazione che all’interno delle nostre carceri non getto. viene sufficientemente svolto, per mancanza di La mancanza di sufficienti attività rieducative e risoDr. Antonio Sammartino fondi, per mancanza di un numero adeguato di per- cializzanti è grave quanto l’obbligare le persone Garante diritti dei detenuti di Pistoia sonale addetto a svolgere questo importante compi- detenute a vivere in spazi ristrettissimi per gran www.garantedetenutipistoia.it


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DENTRO LA GAbbIA

Urla di innocenza

C’è un uomo nel carcere di Padova che dallo scorso 4 Luglio  è in sciopero della fame e della sete. Si chiama Roberto Cobertera e per illustrare la sua storia riprendiamo i due articoli della redazione di Ristretti orizzonti, pubblicato lo scorso 6 luglio. Di seguito il diario di questi giorni, che Roverto ci ha fatto pervenire. Credo che ogni commento sia assolutamente superfluo, quello che è necessario, invece, è che chi può si sbrighi a dare una risposta a questa urla, prima che diventino davvero mute.

Lottare per dimostrare la propria innocenza Ristretti orizzonti, 6 luglio 2013 Il 4 luglio, in una infernale giornata di quel caldo padano che in galera moltiplica la sua potenza, è iniziato lo sciopero della fame di Roberto Cobertera, uno della nostra redazione, un uomo condannato all’ergastolo che, da quando è entrato a far parte del nostro gruppo, non ha mai smesso di proclamare la sua innocenza. Roberto ha avuto in primo grado una condanna a 24 anni per omicidio, che in appello è diventata un ergastolo, fine pena mai. Si ironizza spesso che in galera si sentono tutti innocenti, nella redazione di Ristretti Orizzonti non è così, le persone si assumono le loro responsabilità, e lo fanno anche davanti a centinaia di studenti che ogni anno entrano in carcere e ascoltano le loro testimonianze. Dunque se una persona lì dentro dice di essere innocente, non è una fra tanti che non hanno voglia di sentirsi responsabili, e se quella persona è disponibile a mettere a rischio la sua vita per dimostrarlo, noi pensiamo che quella persona sia particolarmente degna di attenzione. A Roverto possiamo solo dire che gli siamo vicini, con tutto il nostro affetto, che è grande ed è cresciuto proprio di fronte alla sua sofferenza e alla forza con cui vuole dimostrare che è innocente, possiamo dirgli che vorremmo in tutte le maniere fare qualcosa per lui, ma quello che non vogliamo è che debba rinunciare alla vita per essere ascoltato. Qualcosa si può fare davvero? Qualcuno lo può aiutare? Qualcuno può prendere in mano le carte del suo processo e, se si convince che ci sono elementi seri per provare che quella condanna è ingiusta, prendersi a cuore il suo caso e dargli una mano? La redazione di Ristretti Orizzonti Roberto Cobertera è nato all’estero ed ha doppia cittadinanza Statunitense e Domenicana. È detenuto nel carcere di Padova. È stato condannato alla “Pena di Morte Viva” (così viene chiamata da noi ergastolani la pena perpetua). É un uomo di colore e forse anche questo ha pesato sulla sua condanna perché lo straniero e per giunta nero è il colpevole ideale. Roverto Cobertera, ha i capelli neri come il carbone e un sorriso di luce sempre stampato sulle labbra. L’ho incontrato nella Redazione di “Ristretti Orizzonti” e sapendo dei miei studi universitari di giurisprudenza lui mi ha passato le sue carte processuali. Dopo qualche tempo ho letto la motivazione del primo grado e dell’appello e mi sono fortemente convinto della sua innocenza, perché conosco molto bene la differenza fra la verità vera e quella processuale. Roberto Cobertera ha deciso da qualche tempo di dimostrare la sua innocenza con la propria vita, l’uni-

ca cosa che gli è rimasta. Dal quattro luglio ha iniziato uno sciopero della fame per urlare la sua innocenza fra le sbarre. Ed è disposto a morire per ritornare dalla sua famiglia e dai suoi meravigliosi figli. Io non posso fare altro che trasmettere tutta la mia solidarietà, da uomo ombra, a Roberto Cobertera. E sostenere la sua battaglia perché venga provata la sua innocenza fra le sbarre con la speranza che qualcuno al di là dal muro di cinta ascolti e senta le grida di una persona che con la sua protesta afferma con forza che preferisce morire da innocente che vivere da colpevole. Carmelo Musumeci

Urla di innocenza Il diario di Roberto Cobertera in sciopero della fame e della sete nel carcere di Padova 4/07/2013 Oggi è il giorno 4 luglio, un gran giorno per l’America, è il giorno dell’Indipendenza del mio paese che penso che sia il miglior paese del mondo, dove i diritti dell’uomo vengono rispettati senza distinzione di colore e di razza. Oggi è iniziato il mio sciopero della fame e della sete per urlare la mia innocenza al di là del muro di cinta. Peso 82 Kg. Oggi ho fatto colloquio per la prima volta nell’ “Area verde” del carcere ed è stata una giornata bellissima e piena d’amore. 5/07/2013 Secondo giorno dello sciopero della fame e della sete. Mi hanno chiamato all’ufficio comando e ho consegnato il mio comunicato. Ho fatto di nuovo colloquio all’area verde con le mie figlie, moglie e zia. La mia famiglia mi è sempre stata vicina perché credono nella mia innocenza. 6/07/2013 Terzo giorno dello sciopero della fame e della sete. Peso 79 kg. Per la prima volta mi ha chiamato il Dirigente Sanitario del carcere. 7/07/2013 Quarto giorno dello sciopero della fame e della sete. Peso 78,400 kg. Incomincio ad avere dei capogiri e mi sento debole, ma mi sento determinato a continuare fino alla morte. 8/07/2013 Quinto giorno di sciopero della fame e della sete. Peso 77,700 kg. Oggi mi è venuta a trovare la parlamentare deputata Celeste Costantino e ha cercato di convincermi di riprendere a bere e mangiare. La sua solidarietà e la sua visita mi ha fatto bene, ma ho solo la mia vita per dimostrare la mia innocenza e la donerò allo Stato italiano. 9/07/2013 Sesto giorno di sciopero della fame e della sete. Oggi non mi hanno pesato e questo la dice lunga sul cinismo dell’Area Sanitaria. La guardia mi ha riferito che

l’educatrice gli ha chiesto perché stavo facendo lo sciopero della fame. E anche questa la dice lunga sul menefreghismo dell’Area educativa. 10/07/2013 Settimo giorno di sciopero della fame e della sete. Peso 76,500 Kg. Pressione massima 95. La dottoressa mi ha consigliato almeno di bere. Sinceramente mi sento sempre più debole, ma mi fa bene la solidarietà dei miei compagni della Redazione di Ristretti Orizzonti. 11/07/2013 Ottavo giorno di sciopero della fame e della sete. Anche oggi il medico non è venuto a pesarmi, ho fatto colloquio con la mia amica Mercedes Frias la quale ha insistito nel farmi desistere dallo sciopero. Io però comunque vado avanti!

e non vogliono che mi veda troppo debole. 19/07/2013 Sedicesimo giorno di sciopero della fame. Peso 73,60 Kg. Vado avanti con lo sciopero della fame, mi fermo solo un po’ per quello della sete per non farmi vedere da mio nonno troppo debilitato. 20/07/2013 Diciassettesimo giorno di sciopero della fame e della sete. Peso 73,40 Kg. Continuo con lo sciopero della fame, mi sento debole e giù di morale. Cerco di farmi forza perché presto vedrò il caro nonno. 21/07/2013 Diciottesimo giorno dello sciopero della fame. Oggi non mi ha visitato nessuno e mi sento abbandonato come un cane nero. Questa la dice lunga sull’Area Sanitaria di questo carcere.

12/07/2013 Nono giorno di sciopero della fame e della sete. Peso 75,700 Kg. Oggi mi sentivo più triste degli altri giorni e con il pensiero sono stato sempre in compagnia delle mie figlie.

22/07/2013 Diciannovesimo giorno di sciopero della fame. Neppure oggi mi ha chiamato il medico per visitarmi e pesarmi. La mia vita qui nel carcere di Padova non interessa a nessuno.

13/07/2013 Decimo giorno dello sciopero della fame e della sete. Il mio sciopero continua, ho dolori nel petto e mi sento molto debole, il medico mi ha pesato e ero 75,400 kg

24/07/2013 Ventunesimo giorno di sciopero della fame. Finalmente oggi mi hanno visitato e pesato. Dall’inizio dello sciopero della fame ho perso circa undici Kg e incomincio a sentirmi debole fisicamente ma forte mentalmente.

14/07/2013 Undicesimo giorno dello sciopero della fame e della sete. Vado sempre avanti, mi fanno male le congiunture del corpo e mi gira la testa, il medico mi ha pesato, pesavo 75,100.

23/07/2013 Ventesimo giorno di sciopero della fame. Invece del medico oggi mi ha chiamato la psicologa mandata dal direttore del carcere. È stato un incontro scontro e un dialogo fra sordi. Sono risoluto a uscire morto innocente che stare vivo colpevole.

Speranza, speranze

E quel che ci rimane… sperare, sognare Stanotte ho sognato, mi sono svegliato bagnato di sudore. Ho visto cose brutte, uomini in giacca e cravatta con le loro ventiquattrore accanirsi su dei corpi inermi, 16/07/2013 bambini, donne, vecchi, Tredicesimo giorno dello sciopero presi a calci, chiedevano cibo. della fame e della sete. Il medico non Poi il sangue e l’hanno bevuto è venuto a farmi la visita di routine, mi gira la testa e ho mal di schiena. straziando le carni dalle membra. Sazi, si sono ricomposti 17/07/2013 come se niente fosse, con fredda indifferenza, Quattordicesimo giorno di sciopero andavano a fare il loro lavoro di speculatori della fame e della sete. Peso 73,90 Kg. dentro il palazzo, dove hanno casa! Mi gira la testa e il rene mi fa male. La Borsa, L’Economia giocavano con la nostra vita! 18/07/2013

15/07/2013 Dodicesimo giorno dello sciopero della fame e della sete. Peso 74,300 Kg. Mi sento sempre più debole. Oggi l’assistente mi ha mandato in infermeria. La dottoressa mi ha trovato pressione bassa e mi ha dato gocce per tirarla su.

Quindicesimo giorno dello sciopero della fame e della sete. Peso 73,70 Kg. Oggi ho parlato al telefono con mia moglie e mi hanno consigliato almeno di bere perché mio nonno che ha 105 anni, viene a trovarmi il mese prossimo da Santo Domingo

Antonio Melchiorre Busia


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CASA

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Campagna “Sfratti Zero” La solidarietà internazionale, stru- “massacro mediatico” a cui saremo mento per costruire dignità e sottoposti e invitiamo gli operatori dei “media” ad attenersi a quanto sicurezza abitativa. riportato in questo Comunicato: Un miliardo di persone in tutto il mondo soffre attualmente per l’insi1) Da circa sei anni il Movimento di curezza abitativa causata da grandi Lotta per la Casa non è PRESENTE investimenti del capitale finanziario e politicamente e umanamente all’inimmobiliare, discriminazioni sociali, terno dell’OCCUPAZIONE, questo per economiche e razziali, guerre, disastri un insieme di concause che HANNO naturali. Questo numero di senzatetto DETERMINATO una aperta ferita tra e mal alloggiati, anziché diminuire di la Comunità occupante e il 100 milioni entro il 2015 come stabiMovimento stesso. Tra le cause scatelito dall’Obbiettivo n. 7 dei nanti la rottura citiamo l’aperta violaMillennium Development Goals, è zione di una serie di REGOLE che destinato a crescere di altri 700 miliosono alla base del principio di correni entro il 2020. tezza e di sano equilibrio delle convifonte: IAI - Alleanza venze;

Internazionale degli Abitanti

A tutti gli organi di stampa, Firenze 6-8-2013

SULLO SGOMBERO DI VIA INCONTRI ... Con ogni probabilità, in questi giorni, forse domani mattina, l’ex Ospedale di Poggio Secco in Via Incontri sarà sgomberato, come deciso dalle ultime riunioni del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. All’interno dell’ex Ospedale vivono, ancora, quasi 200 uomini, donne e bambini. Anticipiamo la notizia perchè certi del

* La devastazione del PARCO e l’esponenziale crescita di una vera e propria DISCARICA che circonda l’occupazione stessa, con rischi devastanti per la salute di famiglie e i bambini... * La mancanza di un controllo sistematico della Comunità esistente, con il rischio PALESE di forme indotte di micro-criminalità e addirittura pratiche di assegnazione

improrpie degli alloggi medesimi...

3) Una delegazione del movimento ha partecipato, perchè richiesto dagli occupanti, alle ultime assemblee dell’occupazione. Delegazione che ha RIBADITO la propria contrarietà alla difesa del luogo, e il fallimento dell’esperienza vissuta negli anni.

* L’assenza sempre più manifesta delle persone che compongono l’occupazione alle iniziative di solidarietà, di lotta per la rivendicazione del diritto alla casa, di uguaglianza sociale, che il movimento ha portato avanti nel corso degli anni, e in modo esponenziale soparatutto nell’ultimo anno. 4) L’intera ASSEMBLEA DELLA COMUNITÀ occupante ha stabilito la 2) Detto questo, una manciata di RESA della struttura condizionata dal famiglie e singoli/e ha continuato a mantenimento nei probabili LUOGHI intessere rapporti sociali con il movi- E STRUTUTRE predisposte all’accomento stesso. GLI STESSI NUCLEI glienza dell’INTEGRITÀ dei NUCLEI FAMILIARI HANNO PRODOTTO UN FAMILIARI e delle coppie esistenti SERENO PERCORSO DI AUTOCRITICA all’interno dell’occupazione, se quedell’occupazione sta condizione, minima, viene meno, sull’andamento stassa, una autcritica tardiva che ha viene meno il RILASCIO della struttuportato, se non altro, all’allontana- ra. mento di alcuni soggetti dall’occupazione nel corso degli ultimi mesi... Per il resto non siamo scevri da qualsivoglia critica, riconosciamo gli errori, e andiamo avanti lo stesso. Di Poggio Secco ci ricorderemo dello schiamazzo continuo prodotto dallo sciame di bambini esistenti, del rumore assordante della musica...ma anche della discarica...e delle troppe cose andate male che hanno portato al TOTALE FALLIMENTO DELL’ESPERIENZA.

IL MOVIMENTO DI LOTTA PER LA CASA DI FIRENZE

Emergenza abitativa, De Zordo:

“Grazie al ‘Movimento di lotta’ per restituire dignità a chi è senza casa”

Che la casa, o meglio la mancanza e la perdita di un alloggio, sia ormai un dramma sociale, è ormai un ritornello che tutti più o meno ripetono. Che nessuno fra chi amministra le città e le risorse pubbliche faccia realmente qualcosa per affrontarlo, questo dramma, è una triste realtà sotto gli occhi di tutti. A Roma si trovano i miliardi per acquistare decine di aerei da guerra, a Firenze si trova il tempo per le sfilate della Ferrari o per una campagna elettorale perenne in tutti i salotti televisivi, ma un diritto basilare come l’accesso a un alloggio dignitoso, riconosciuto nella dichiarazione dei diritti dell’uomo, viene ignorato. In questo scenario ancora

una volta il Movimento di lotta per la casa ha riacquisito ad un uso sociale un contenitore dismesso e vuoto da anni, originariamente parte di una grande proprietà ecclesiastica, ora nelle mani dell’immobiliare di turno: l’ex collegio della Querce, destinandolo ad alloggi per le famiglie sotto sgombero.

In una situazione di emergenza sociale come quella che stiamo vivendo, è inconcepibile che si tengano immobili di quelle dimensioni vuoti, in attesa del momento giusto per massimizzare i profitti, costringendo al contempo intere famiglie per la strada o in ricoveri di fortuna. La Pira, che il Sindaco Renzi non perde occasione per citare, in un momento di particolare crisi

immobili come questo li aveva requisiti. Ma si sa, fra una comparsata in televisione e un’intervista sulle magnifiche sorti e progressive (sue) da parte del Sindaco, probabilmente non c’era tempo e voglia di arrivare a tanto. Detto questo, e tacendo degli strilli di certa destra che chiede come sempre forche e manganello (stavolta ancora più scompostamente, forse perché qualcuno ha studiato nell’ex collegio esclusivo per ricchi rampolli fiorentini), esprimiamo ancora una volta il sostegno e la solidarietà al Movimento di lotta per la casa che si fa carico, nell’inerzia generale, di problemi sociali alla cui risoluzione nessuna istituzione pubblica sembra davvero interessata.


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Tunnel TAV Follia ad alta velocità Cos'è il Passante Alta Velocità di Firenze? Il Passante AV di Firenze è un tratto di ferrovia, prevalentemente sotterraneo, che attraversa la città collegando le linee Firenze Roma e Firenze Bologna. È composto da: 1. Scavalco di castello, un ponte ferroviario della linea AV che scavalca due binari della linea storica Firenze Prato 2. Tunnel a due canne; inizia dopo lo “scavalco” nei pressi di Castello e riemerge nella stazione di Campo di Marte. La sua lunghezza è di circa 7 km. Il suo scavo produrrà quasi 2 milioni di m3 di terra inquinata 3. Stazione ai macelli; progettata da Norman Foster è una enorme voragine lunga circa 500 metri, larga 50, profonda fino a 40. Richiede la rimozione di circa 1 milione di m3 di terra Le sue caratteristiche principali? La sua inutilità e il suo costo. Inutile: • Il percorso dei tunnel TAV non è più corto dei binari di superficie (lo si vede bene dalla piantina) • La linea TAV non è più veloce di quella esistente, anzi, le curve sotto la Fortezza da Basso e via Masaccio avranno una velocità di 70 km/h mentre quelle esistenti sono a 90 km/h • La nuova stazione AV non sarà una razionalizzazione del servizio, ma una complicazione: i viaggiatori che scenderanno nella stazione sotterranea, oltre dover uscire con ascensori e scale mobili da 25 metri nel sottosuolo, troveranno gli altri treni a Santa Maria Novella a circa 1,5 km! Taxi? Tram? Un trenino apposito? Non si sa ancora come. Per i volumi di traffico attuali (in calo, soprattutto il servizio regionale e prossimo alla chiusura quello merci) i binari esistenti sono sufficienti; comunque l'ingegner Vincenzo Abruzzo, fin dall'inizio degli anni '90, aveva dimostrato la possibilità di realizzare due nuovi binari in superficie con una spesa molto contenuta e senza provocare disagi elevati. Costosa: • La ditta che si è aggiudicata la gara (Coopsette) lo ha fatto con un ribasso di oltre il 20% (!) per una cifra di circa 700 milioni di Euro. • Tutti i sostenitori dell'opera comunque parlano di cifre che oscillano tra 1,3 e 1,7 miliardi di euro. • Tecnici ed esperti hanno valutato che i problemi di quest'opera porteranno ad almeno 3 miliardi il costo dell'eventuale realizzazione. Crediamo sia difficile per il lettore credere che un'opera con queste caratteristiche possa venir sostenuta dallo schieramento politico vasto che va dal PD al PDL passando da tutti i gruppuscoli del centro. Eppure è così: l'inutile Passante AV di Firenze è un monumento vivente al degrado della politica italiana, toscana e fiorentina. Il Comitato di cittadine/i che vi si oppone è a completa disposizione per ogni chiarimento e confronto. Comitato No TUNNEL TAV 338 3092948 – 335 1246551 notavfirenze@gmail.com http://notavfirenze.blogspot.it/

Inutile, costoso e... DANNOSISSIMO Il Passante TAV di Firenze non è solo inutile e costoso, ma anche estremamente pericoloso. Per diversi motivi. DANNI AmBIENTALI I problemi principali di impatto di questa opera sono sostanzialmente due: Impatto con la falda: tutto il tunnel, ma soprattutto gli ingressi alle gallerie e la stazione sotterranea, creano una enorme barriera sotterranea, una enorme diga che impatta completamente la falda che scende dalle colline verso l’Arno. Questo provoca due fenomeni: a monte dei tunnel un innalzamento del livello dell’acqua, a valle un abbassamento. In alcuni luoghi potrebbe essere di 4 o 5 metri. In entrambi i casi, ma soprattutto in caso di abbassamento del livello di falda, si possono avere variazioni nel volume del terreno che in superficie si trasformano in cedimenti. Sopra questi terreni ci sono quartieri di Firenze. Cedimenti in fase di scavo: nello scavo delle gallerie il volume di terreno scavato e il volume della galleria costruita non è uguale. La galleria è sempre leggermente più piccola. Questa differenza di volume si trasforma, in superficie, in cedimenti del terreno. Gli edifici che vi sorgono sopra saranno sottoposti a torsioni e movimenti che provocheranno sicuramente danni. Tecnici indipendenti e dell’Università di Firenze hanno verificato che le previsioni dei costruttori sono pericolosamente sottostimate e che i cedimenti potrebbero essere 10 volte quelli previsti. PRoGETTAZIoNE LACUNoSA Nello Studio sulla Valutazione di Impatto Ambientale effettuato dall’Università di Firenze e nelle perizie fatte dai tecnici che hanno assistito le oltre 100 famiglie che hanno fatto ricorso civile chiedendo la sospensione dei lavori, sono emerse lacune progettuali incredibili. Ne ricordiamo solo alcune: Smaltimento delle terre di scavo: nel progetto si è previsto di utilizzare le terre provenienti dallo scavo per un ripristino ambientale nel comune di Cavriglia, nelle ex miniere di lignite. I lavori non sono partiti perché le terre di scavo risulterebbero inquinate da vari composti e con caratteristiche inadatte a realizzare le colline previste (le terre prodotte dalla fresa sono inconsistenti, definite per la precisione “fanghi di perforazione”). Il progetto della stazione AV non rispetta le normative antisismiche in vigore dopo il terremoto dell’Aquila. Le prove sul terreno per valutare i rischi sismici sono errate, fatte oltre un km dalla stazione. I sistemi che dovrebbero ridurre l’impatto sulla falda sono insufficienti e soprattutto tali da non garantire la loro efficacia nel tempo. DANNI PoLITICI E moRALI, UN’oFFESA ALLA CITTÀ I lavori sono attualmente fermi perché la Magistratura ha provveduto al sequestro della fresa che avrebbe dovuto realizzare i tunnel, ha documentato alcuni reati che dovrebbero far dare le dimissioni a tutti quelli, politici, tecnici ed amministratori, che hanno sostenuto questo progetto fin’ora: CoRRUZIoNE INFILTRAZIoNI DELLA CAmoRRA ImPIEGo DI mATERIALI INIDoNEI E TALI DA RAPPRESENTARE PERICoLo NEL FUTURo Non ci vogliamo mettere ad elencare l’elenco delle contestazioni e delle persone coinvolte (32: funzionari ministeriali, di enti pubblici, delle imprese, delle Ferrovie), ma ci pare che il quadro emergente, indipendentemente da come finirà la vicenda giudiziaria, dovrebbe far tramontare definitivamente l’idea di realizzare il progetto più invasivo e stupido che Firenze abbia mai visto.


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General Contractor, Project Financing Nomi esotici per imbrogli nostrani

La figura del general contractor è un po’ offuscata 28 anni in cui al costruttore (controllato da una soci- 780 milioni di euro. vista la vergogna passata, anche se il progetto età del gruppo Suez e dal Consorzio Etruria) si affi- È ovvio pensare che il livello di collusione dei politici è massima, ma non si trasforma più in mazzette o bustarelle; incarichi prestigiosi nelle società stesse, consulenze, commesse, queste sono le nuove forme di remunerazione della follia delle grandi opere inutili. Chi avesse ancora dei dubbi si vada a rileggere le intercettazioni relative all’indagine sui tunnel TAV fiorentini, in particolare quelli in cui la presidente di Italiferr (FS) Maria Rita Lorenzetti, in cambio di favori sulla realizzazione dei tunnel, chiedeva che venissero concessi appalti nella ricostruzione post-terremoto in Emilia a suo marito costruttore. Che la gestione di denaro pubblico sia affidata a soggetti di diritto privato e che nessun partito si sia seriamente opposto è prova lampante che tutti i govfiorentino conserva questa figura criminogena. Oggi dano per 24 milioni, per 28 anni, tutti i servizi colle- erni che si sono succeduti negli ultimi tempi sono si preferisce il project financing, parola magica ed gati all’ospedale: manutenzione edificio, gestione stati d’accordo in questo meccanismo di finanziaesotica tanto spesso sulle bocche di politici e ammin- riscaldamento, CUP, portierato, rifiuti, ecc. Fatti due mento immorale delle imprese e della politica. conti l’ospedale di Nuoro garantirà ai costruttori circa istratori. In cosa consiste? In poche parole: un soggetto pubblico delega un gruppo privato nel realizzare un’opera di interesse ritenuto generale, per esempio un ospedale o una tranvia. Il costruttore si accolla la costruzione e si remunera con la gestione del bene realizzato (con il biglietto del tram o con un canone da riscuotere). !"# #" ! $ Detto così sembra l’uovo di colombo visto che l’amministratore pubblico si libera dai debiti e delle spese necessarie alla realizzazione delle opere pubbliche ""# # ! $ % && !# # #& " " %& ' $ che si finanziano da sole. & # "# " " & #' !"# # "# Il Governo ha delegato le FS (società per azioni il Ma è davvero così? Ovviamente no. # #( # # #" # ) &&#" 100% delle cui azioni è posseduto dal Tesoro) a In realtà anche il meccanismo di project financ! #"% #% && costruire l’infrastruttura. ing genera debito pubblico da ripagare con le Le FS hanno creato una società per questo scopo, la tasse che i cittadini pagano o con tariffe sem) ' # ( ! ! " TAV S.p.A., impresa completamente controllata da pre più care. *++ & ) $ FS. Entrambe le società (FS e TAV) sono di diritto pri- Alcuni esempi: * & #" vato controllate da soggetto pubblico. quando il project financing viene remunerato da un ' ,# %- #"# # " ! . # *# canone bisogna ben valutare l’ammontare del * + #& /0 " ) TAV S.p.A. è quindi una società di diritto priva- canone stesso. Di solito la bilancia pende ver, ' $ to che gestisce denaro pubblico, questa è una gognosamente a favore del costruttore privagrave anomalia tutta italiana. to. Un esempio è stata la realizzazione della sede del , ! "#& % "#% " , 1#" Comune di Bologna: costato al costruttore circa 70 ") " " # TAV S.p.A. ha consegnato con trattativa privata (in milioni di euro, il Comune dovrà versare per 28 anni % # # '# & % " && 1 & "#' #1 % ""(' quel caso non si sono nemmeno fatte gare) i lotti di un canone annuo di 9.5 milioni annui per un totale di 2 linee da realizzare a grosse imprese; si trattava di 250 milioni. Un bellissimo affare per l’associazione di FIAT, Lega delle Cooperative e IRI. imprese tra le quali spiccano Consorzio Cooperative #& # + ' $ #%3( Nei contratti stipulati era previsto che il costruttore Costruzioni, Coop Costruzioni, Adanti, Cea, Cer, Cogei, ""# avesse la massima libertà nel perseguire l’obiettivo Manutencoop, un bel salasso per i Bolognesi. ' di cui era incaricato; praticamente il committente Quando il project financing viene remunerato, in toto 1% # ) rinunciava ad ogni forma di controllo della o in parte con la gestione, cioè con i biglietti come " %& " 04+++ $ .realizzazione dell’opera, delegando TUTTO al gen- nel caso di tranvie e metropolitane, nei contratti ' ' eral contractor. Anche i controlli ambientali e spuntano clausole per cui se i viaggiatori non saran" 5& " + ' 0 perfino sulla congruità delle spese sono dele- no sufficienti a ripagare l’investimento interverrà il # 5 #& )" + ' ' gati al costruttore! committente pubblico a garantire comunque #" # un congruo rendimento. Questo accade anche nel # Cosa poi sia accaduto è sotto gli occhi di tutti; in caso dell’unica linea di tram fiorentina. Qui non si " / '' Mugello i danni ambientali sono stati enormi e i tratta di libero mercato e di libera impresa di costi di realizzazione dell’opera sono aumen- cui si vaneggia troppo spesso, ma di rendita tati di circa il 600%. Crediamo siano record mondi- parassitaria assistita dallo stato. ali di corruzione, ma potremmo essere smentiti, ci Ma l’inventiva del complesso Nel 2006, dopo aver visto la follia del progetto TAV sotterraneo di Firenze, il Comitato, con l'ausilio decisono altre repubbliche delle banane nel mondo. politico/economico/mafioso non ha limiti e si sta sivo di alcuni docenti dell'Università di Firenze e tecnici volontari, ha iniziato ad elaborare uno “studio Anche il meccanismo di finanziamento dell’opera è affermando una formula ancora più perversa di projdella Valutazione di Impatto Ambientale” e uno scenario alternativo a quello delle FS. ect financing, quello che verrà utilizzato nella realizmodello molto apprezzato ancora oggi: Ne è uscito un interessante analisi e la proposta di utilizzare le maggiori potenzialità che si raggiungeUna congrua percentuale finanziata dallo stato diret- zazione degli ospedali in Toscana. Il modello è già rebbero con il potenziamento della rete ferroviaria di superficie per un uso metropolitano e suburbano stato collaudato altrove, in particolare si hanno i dati tamente (60%) della rete ferroviaria sul modello di molte città europee, in particolare tedesche: quello che è stato chiaUna parte (40%) era stata detta a carico di investitori precisi della realizzazione dell’ospedale di Nuoro permato metrotreno o tram-treno. privati; fu una menzogna vergognosa in quanto ché la vicenda è finita in al TAR e il giudice ha annulCon le risorse finanziarie gettate in due gallerie sotto la città si avrebbe la possibilità di un l’intervento dei privati consisteva in finanzia- lato i contratti perché violavano il principio di libera potenziamento altissimo dell'esistente e un contributo notevolissimo al problema della menti di grandi banche a tassi sostenuti con la concorrenza (!). A fronte della necessità di 45 milioni mobilità del trasporto pubblico di Firenze. completa garanzia del Tesoro. Insomma sem- di euro (ripagabili con un mutuo di 3 milioni annui) Un altro effetto positivo che si avrebbe abbandonando l'ipotesi sotterranea è la necessità di molta plicemente debiti che dovremo pagare ancora per 30 si è stabilito un canone di 4,3 milioni per 25 anni; ma più mano d'opera, quindi creazione di posti di lavoro, anche dopo la chiusura dei cantieri. non ci è fermati qui, si è stabilita una convenzione di anni con le nostre tasse e la riduzione dei servizi. Per capire bene in cosa consiste il sostanziale imbroglio che c’è dietro le “grandi opere inutili” - e al Passante TAV fiorentino in particolare – bisogna parlare di questa strana figura del “General Contractor” e del “Project financing” che ne è la più subdola evoluzione. Intendiamoci bene, in altri paesi queste figure esistono, spesso hanno dei problemi ma, se ben utilizzate, non sono quel diabolico meccanismo che si è affermato in Italia. Il problema è infatti quello che accade nel nostro paese. Queste figure giuridiche sono state introdotte in Italia da un “geniale” politico della “prima repubblica” per far uscire i partiti e le grandi imprese dalla bufera di tangentopoli: Paolo Cirino Pomicino. I meccanismi finanziari e contrattuali che sono ad esse collegati sono diventati uno strumento importante dell’involuzione economica e sociale dell’Italia e uno degli attrezzi più efficaci di sottrazione di risorse pubbliche a favore del sistema politico/economico/mafioso che domina la “seconda repubblica”. Nel caso del general contractor si tratta di affidare la completa realizzazione di una infrastruttura ad una impresa privata in cambio di un corrispettivo in denaro. Fin qui niente di strano e di nuovo. Il vero tarlo che divora tutto sono i meccanismi contrattuali (che poi sono stati sistematizzati nella “Legge Obiettivo”). Il primo grande esempio che si è avuto in Italia è stata la linea TAV Torino Napoli

Scenario alternativo


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Le Grandi opere inutili e imposte effetto e causa della crisi economica In Italia la febbre delle infrastrutture faraoniche risale alla fine degli anni '80 del secolo scorso; la prima di queste opere fu la linea TAV Torino Napoli, ma poi il numero di queste crebbe velocemente. Con l'approvazione della Legge Obiettivo da parte del governo Berlusconi nell'anno 2001 ci fu la corsa a far rientrare le infrastrutture più improponibili nel numero di quelle favorite dalla legge; oggi le infrastrutture legate ai trasporti previste dalla legge obiettivo sono centinaia e il costo previsto oltre i 370 miliardi. È ovvio che queste non verranno mai realizzate e forse nemmeno iniziate essendo assolutamente insostenibili per un paese in grave crisi come l'Italia. Eppure tutti i governi che si sono succeduto hanno continuato a considerare questa follia come “strategica” e utile “per far ripartire la crescita economica”. Che la ripresa si abbia da questi cantieri è impensabile, ma per una impresa avere un canale aperto a possibili finanziamenti pubblici per opere da realizzare è uno straordinario biglietto da visita nel mondo delle borse.

Se ci ci documentiamo attingendo dall'enorme materiale prodotto dalle migliaia di comitati e gruppi di cittadini auto-organizzatisi per difendersi da questo fenomeno, vediamo che ci sono alcune caratteristiche comuni in queste opere: • dimensioni enormi costi elevati • • ma soprattutto una evidente inutilità Non rispondono a nessun bisogno sociale. È perciò fondamentale porsi la domanda sul perché di questo fenomeno che, visto come sta dilagando, non può essere casuale. La risposta crediamo vada cercata proprio in quel profondo cambiamento del sistema economico contemporaneo chiamato “globalizzazione” e nella sua crisi strutturale arrivata poi al peggiore degli esiti nel 2008. Per cercare di essere chiari e schematici: • Le grandi opere inutili sono state volute e sostenute dalle grandi imprese italiane; queste si sono rese conto di non poter competere con i paesi

emergenti e si sono ristrutturate con delocalizzazioni, esternalizzazione della produzione; nel frattempo, si sono trasformate da produttrici di merci in strutture prevalentemente finanziarie. • I capitali rimasti in Italia cercano remunerazione non più nel “mercato” con la produzione di beni, ma gestendo servizi (privatizzazioni) e con l'invenzione delle GRANDI OPERE INUTILI, fonte sicura di altissimi profitti garantiti dallo Stato. La politica si è adattata al volere delle • grandi imprese avviando un processo di osmosi con queste, tanto da creare un sistema ormai inestricabile. • La crisi economica ha favorito la ricerca di capitali immediatamente disponibili e questo ha spalancato le porte alle varie mafie, detentrici di grande liquidità. Le grandi dimensioni delle opere da realiz• zare garantisce un più semplice controllo, rispetto a molti piccoli cantieri diffusi. • Le grandi infrastrutture sono opere con

alta necessità di capitali e tecnologia e costo del lavoro ridotto perché richiedono impegno ridotto di manodopera. Questo garantisce profitti superiori e una più economica gestione. • La grande impresa capace di aggiudicarsi l'appalto di una grande opera non ha interesse a controllare il processo di produzione, ma controlla, in regime di quasi monopolio, il mercato e può imporre alle imprese più piccole, che poi realizzeranno concretamente l'opera, il prezzo che vuole. • L'abuso degli appalti e dei subappalti favorisce l'ingresso nei cantieri di imprese legate alle mafie (la Procura di Milano ha dichiarato che in tutti i cantieri TAV della Lombardia sono state documentate infiltrazioni della 'ndrangheta). Insomma le Grandi Opere Inutili e Imposte sono sia effetto, sia una delle cause della crisi economica che stiamo vivendo. Liberarsi di questo fardello mortale sarà uno degli strumenti per creare una economia al servizio degli esseri umani e non della finanza.

Dalle grandi opere inutili ai migranti Le Grandi Opere Inutili. Questa locuzione è entrata nell'uso comune dei movimenti neoambientalisti in occasione del primo Forum contro le Grandi Opere Inutili che si tenne a Bussoleno nell'estate del 2011. Fino ad allora si parlava soprattutto di singole opere contestate in tutta Italia, in primo luogo la linea TAV Torino Napoli (la più grande opera infrastrutturale italiana) e la fatidica Torino Lione. In quella sede si ritrovarono comitati da tutta Europa, ognuno portando i problemi della grande opera contro cui si trovava a lottare: Francesi contro aeroporti, Spagnoli contro ferrovie e casinò, Tedeschi contro ponti sul Baltico, gallerie, stazioni sotterranee, Inglesi contro linee AV... La locuzione venne assunta come comune problema e tradotta nelle varie lingue. Nel secondo Forum, tenutosi nel 2012 a Notre Name des Landes (Nantes) si cambiò il nome del forum che divenne “contro le grandi opere inutili e imposte” a rimarcare il sostanziale furto di democrazia, oltre che di risorse, che questo fenomeno rappresenta; erano recentissime le brutali repressioni proprio a Nantes, a Stoccarda, nei Paesi Baschi, in Val di Susa... Gli incontri si sono poi succeduti a Firenze nel 2012, a Tunisi e a Stoccarda nel 2013 dimostrando, agli attivisti e ai comitati che hanno partecipato, che questo fenomeno è una caratteristica europea degli ultimi venti anni, ma che nei paesi ex colonie il fenomeno era vivo dagli anni immediatamente successivi alla decolonizzazione (anni '50): le grandi opere inutili sono state (e sono) strumento di continuità nelle politiche coloniali dei paesi più ricchi contro i popoli che cercavano di riprendersi dalle brutalità del dominio coloniale. Staff di economisti facevano valutazioni distorte e fasulle del rapporto costi/benefici dei progetti che proponevano ai paesi appena liberati, spesso si avvalevano di politico locali facilmente corruttibili. Naturalmente il ritorno economico non c'era, restava solo un debito enorme. Questo è stato utilizzato per decenni come strumento di ricatto e controllo economico. molti dei migranti che incontriamo nelle nostre strade sono in fuga anche dai disastri economici e ambientali delle grandi opere inutili.


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Prima ti ignorano, poi ti irridono

Ma quando dimostri loro che hai ragione ... diventi terrorista L’estate 2013 ha visto ancora molte iniziative di protesta in tutta Italia contro la reiterata e insistente decisione di tutti i Governi, da anni, di confermare progetti tipo la Linea TAV Torino-Lyon in Val di Susa, il Terzo Valico in Liguria, il sistema di antenna militari USA MUOS in Sicilia, e altri progetti di grandi infrastrutture decise da banche e da gruppi che vogliono speculare a danno della vita e della salute di intere comunità e con i politici al potere pronti servilmente a garantirne la copertura “legale” dell’assoluta necessità “strategica” di tali opere, garantendo il finanziamento dei capitali e relativi interessi alle banche con i soldi pubblici. Proteste che hanno sempre più visto l’uso indiscriminato dei manganelli e dei lacrimogeni contro i manifestanti, con un continuo progressivo aumento della violenza contro le popolazioni resistenti. Nel caso della Val di Susa va sottolineato con forza come in questi 15 anni si sia evitato di accettare il confronto tra coloro che giudicano l’opera NON necessaria, invasiva e molto costosa per la sua realizzazione e per la sua gestione futura. Le ragioni scientifiche che ne dimostrano l’inutilità sono state così ignorate e si continua a ragionare per slogan: l’opera è “strategica” senza argomenti validi che inficino le ragioni del NO e sino ad arrivare all’escalation dell’occupazione militare del territorio dal 3 luglio 2011. La questione è che la Valsusa si sente piuttosto presa in giro in questi ultimi anni perché la rappresentazione che ne vien data all’esterno dalla maggioranza dei media e alimentata dai politici (PDL e PD in primis, ora nel Grande Governo delle larghe Intese) non corrisponde a quella che i locali si ritrovano quando guardano a cosa sta succedendo a loro spese e dell’intero Paese. La tendenza a ridurre i movimenti contrari a queste Grandi Opere come un problema legato a una questione di ordine pubblico o a un problema di estremismi, è una tendenza molto furba, voluta e spinta sino all’estre-

mo, perché sanno che nei Movimenti sono impegnate migliaia di persone, molto ben informate (ahimé! non si può dire lo stesso per il nostro Tunnel TAV a Firenze) e si tenta di ridurre la protesta popolare come a un tentativo di eversione contro una decisione dello Stato. Si è arrivati a ipotizzare il reato di “attività eversive” con possibili pene sino a 17 anni di carcere ed effettuati blitz di perquisizioni a casa di ragazzi e di loro arresti quali delinquenti pericolosi per la convivenza civile, con conseguente loro rilascio dopo pochi giorni di carcere. E’ assurdo trattarli come “gruppi di fuoco”, perché basta leggere le fonti corrette sulle manifestazioni per vedere da che parte stanno i feriti e le violenze subite. Nella fase attuale le lotte di protesta vengono schiacciate sul piano milita-

scinano sull’unico terreno dove sono in vantaggio: lo scontro fisico, la criminalizzazione, la repressione. Non sono da meno in questo campo di criminalizzazione dei Movimenti i rapporti e le conferenze stampa delle Forze dell’Ordine su sequestri di “ingenti arsenali di armi da offesa” e conseguenti decisioni della magistratura di catalogazione dei “reati” ai livelli più alti, gettandoli in pasto sulle prime pagine dei media. Il tutto condito da recenti dichiarazioni di un magistrato che richiama all’ordine taluni politici, intellettuali e giornalisti dubbiosi sulla reale necessità strategica delle opere, tacciandoli di una loro ipotetica sottovalutazione del fenomeno poiché avrebbero giudicato tali forme di protesta contro gli impianti una lotta civile, democratica e giusta. E si riferisce, pare, anche alla voce del

re da giornali e media che appartengono a quei Partiti che appoggiano senza remore tali progetti. Poi vi sono alcuni politici che rilasciano dichiarazioni volte ad alzare sempre più la tensione e che non hanno mai avuto dubbi sulla necessità di eseguire tali opere. Non discutono più di merito e di ragioni, non accettano nessun dialogo, nessun approfondimento, nessun confronto sui fatti, sui quali sono perdenti. E soprattutto colpiscono i contestatori. Li accusano di ogni nefandezza, li segnalano alla disapprovazione della gente comune, li tra-

Presidente del Senato P. Grasso che ha osato accennare al fatto che forse sarebbe stato necessario, prima di iniziare a costruire forzatamente certe opere, un maggiore coinvolgimento dei territori interessati. Citiamo nello specifico della Val di Susa la recente posizione del Presidente della Comunità Montana, S. Plano, che rivolgendosi al Procuratore Caselli afferma che “ormai la protesta si è identificata con la contestazione a questo modello di società e di Governo. I sassi o i petardi contro le Forze dell’ordine non

sono indirizzati a quegli uomini in divisa che eseguono ordini, sono indirizzati a chi in questo momento sta dando un’immagine deprimente delle Istituzioni, a un sistema malato di malgoverno, di interessi e di comportamenti lontanissimi dallo spirito della nostra Costituzione». I No Tav, insomma, non stanno più cercando solo di bloccare la costruzione della ferrovia ad alta velocità, ma di riportare “ordine” in un sistema che ordinato non lo è più da tempo. Occorre dirlo con forza e a voce alta: si parla di mafia, tentato omicidio e terrorismo ma tale criminalizzazione dei Movimenti serve al Potere per continuare a gestire in modo sfacciato gli affari a favore dei grandi gruppi finanziari che investono nelle opere pubbliche, prestando soldi allo Stato e avendo di ritorno i tassi di interesse, e tutti i grandi gruppi di costruzione che spingono per le Grandi Opere pagate con i soldi dei contribuenti: alla faccia del Debito Pubblico. Bisogna spendere a vuoto decine di miliardi perché così si è deciso, punto e basta. Bisogna farlo perché il potere deve dimostrare la sua forza di fronte a chi lo contesta. Non si cede alla piazza. Non si può ammettere che i NO TAV abbiano ragione, sarebbe un precedente pericolosissimo che potrebbe dar luogo ad un contagio democratico tra tutti coloro che oggi non ne possono più, specie tra i giovani che non vedono prospettive per il loro futuro. Un ultima considerazione: perché, chi in Italia dimostra contro coloro che disprezzano democrazia e ragione viene criminalizzato e trattato come terrorista da stampa e politici, quando la stessa stampa e gli stessi politici inneggiano a chi tira le pietre in piazza Tahir in Egitto o al Gezi Park a Istanbul?

CHI SEMINA TERRORE RACCOGLIE RIBELLIONE! Fernando Romussi


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CITTÀ

Nuovi spostamenti dei servizi sanitari di Firenze: Acqua, Firenze la più quali vantaggi per i cittadini? In questi giorni torridi i fiorentini rimasti osservano la città con più attenzione: numerose sono le segnalazioni di movimenti di operatori e dirigenti ASL proprio nel vecchio Ospedale di Borgo Ognissanti, la cui vendita fortunatamente è fallita. E con le segnalazioni matura la speranza: vuoi vedere che riaprono i servizi sanitari che ci erano stati tolti? Già, perché in Borgo Ognissanti il presidio sanitario è stato chiuso frettolosamente dall’ASL nella speranza che qualche ricco compratore rilevasse il vecchio ospedale: gli acquirenti a giugno invece di presentarsi per firmare il contratto, se la sono svignata. E intanto l’ASL, (furba!), aveva già spostato i servizi a San Salvi, via Canova, Via D’Annunzio, costringendo i cittadini a impossibili slalom nel traffico della città o a rivolgersi alle strutture private più vicine. Ora ci risiamo. La struttura di Borgo Ognissanti è ritornata nella disponibilità dell’ASL, ci sono quindi tutte le condizioni perché si riaprano i servizi sanitari spostati in tutta fretta, e che il maltolto sia restituito ai fiorentini del centro storico! A dire il vero, però, le voci che corrono parlano del trasferimento di soli uffici in Borgo Ognissanti, in particolare dell’Ufficio del personale, proveniente da Santa Rosa e attualmente dislocato nella prestigiosa Villa Fabbri a San Salvi, riccamente restaurata e arredata e già sede della Direzione Sanitaria che però è stata poi, prontamente, spostata a Santa Maria Nuova! Questa ipotesi è talmente irragionevole che si stenta a crederla vera! Perché non riportare in Borgo Ognissanti ciò che era stato ingiustamente eliminato? Ma insomma all’ASL cosa fanno? Invece di pianificare e razionalizzare i servizi sanitari nell’interesse dei cittadini, si improvvisano immobiliaristi, per di più maldestri, e si dedicano, questo sì con grande impegno, ad una dispendiosa e inconcludente girandola di trasferimenti e spostamenti di sedi, uffici, lavoratori, utenti, con costi notevoli che certamente non possono essere sostenuti, visto che continuamente ci

ripetono di dover tagliare le spese a causa della crisi. E poi chi altro dovrebbe andare a Villa Fabbri? Mica farà gola a qualche acquirente, a qualche fondo immobiliare straniero, nell’ottica della sciagurata proposta di vendita dell’area di San Salvi per far cassa? Noi richiediamo ufficialmente che riaprano i servizi di Borgo Ognissanti! Visto che l’ASL ha altro per la testa, e per di più in maniera molto confusa, vorremmo evitare anche altri pesanti disservizi ai cittadini: chiediamo che a Firenze, durante i Mondiali di ciclismo, dal 22 al 29 settembre, NON CHIUDANO I PRESIDI SANITARI, così come preannunciato dalla stessa ASL: questi sono servizi distribuiti sul territorio e le persone possono arrivarci anche a piedi. Le liste d’attesa per l’accesso a questi servizi sono già molto lunghe e questa eventuale chiusura aumenterà il disagio dell’utenza! Saranno gli organizzatori del mondiale di ciclismo a garantire i percorsi che consentiranno ai fiorentini di vivere e, se necessario, anche di poter andare dal dottore! Chiediamo che la ASL renda pubbliche le decisioni rispetto a questi presidi sanitari e le motivi di fronte ai cittadini che, giorno dopo giorno, si vedono togliere fette sempre più ampie di servizi accessibili e fruibili. Quanto ormai da tempo viene denunciato da Comitati, Associazioni, Sindacati di base rispetto al progressivo peggioramento della sanità, non solo nella ASL 10 ma in tutta la Regione Toscana, è talmente evidente che recentemente il sistema sanitario toscano è stato declassato dallo stesso Ministero della Salute, non risultando più la Regione Toscana di riferimento rispetto al sistema di cure offerto.

Comitato SAN SALVI CHI PUO’, A.DI.N.A., FIRENZE, perUnaltracittà, C.U.B. Sanità Firenze, Medicina Democratica

sorriso oNlUs italia

Il signor Antonio 84enne, da parecchi anni è impegnato al volontariato, come ci ha raccontato nel nostro incontro. Poter offrire dei servizi alla persona, lo ha spinto ad investire con altri denaro nel trovare spazi per l’accoglienza, è nata così a Roma l’Associazione Un Sorriso - Onlus. «Qui a Firenze, nel Quartiere 4, lo sportello c’è da 4 anni, prima per 11 anni eravamo a Brozzi, facciamo parte della rete di solidarietà del quartiere». Il suo è lo sfogo di chi per anni ha sopperito alle mancanze d’altri, che ora nel momento del bisogno si vede negato l’aiuto per poter continuare a ‘lavorare’ ed avere un luogo di riposo. Tutte le promesse fatte sono svanite e rimane solo un senso di amarezza nel constatare che la sicurezza sociale, il Welfare, sono acque navigabili solo per chi comanda. Qui sotto la sua accorata mail.

smo posto in atto dagli organismi pubblici preposti alla organizzazione e assistenza di chi si occupa del Sociale. Lotta inutile, tempo sprecato: gli organismi comunali (Sindaco ed Assessore) non rispondono nemmeno alle lettere che periodicamente invio loro per chiedere un sostegno, visto che da ben 15 anni la nostra associazione si occupa principalmente dell’aiuto a persone e nuclei familiari che vivono in condizioni di assoluto disagio. In particolare: distribuiamo cibo, vestiario, scarpe, cancelleria, alimenti speciali per bimbi, pannolini, eccetera; organizziamo corsi di recupero per disabili psichici; servizio di counseling; corsi di lingua italiana riservati agli stranieri; assistenza domiciliare; servizio di consulenza e assistenza legale; trasporto di persone presso uffici, luoghi di cura, eccetera. Tutti i nostri servizi sono gratuiti e nessun Ente Pubblico ci rimborsa Sono il Presidente protempore dell’associazione “UN qualcosa. SORRISO ONLUS ITALIA” che ha la sua sede centrale in Il sottoscritto ha 84 anni e deve fare miracoli per porvia A. Modigliani n°133, Isolotto, Firenze. Da lunghi tare avanti un’attività che interessa, ormai, oltre 259 anni combatto una inutile battaglia contro il clienteli- famiglie. Paghiamo un affitto di circa 900 mensili,

cara Italia: “509 euro la spesa annua per famiglia quando a Milano ne bastano 123”

“Firenze ha l’acqua più cara d’Italia: 509 euro l’anno per una famiglia media di tre persone quando la media nazionale è di 310 euro mentre a Milano, città dove non si è mai privatizzato, mantenendo comunque un servizio pubblico efficiente e di alta qualità, la stessa famiglia spende solo 123 euro l’anno. Inoltre tra i primi 10 capoluoghi di provincia italiani più cari ben 8 sono toscani. É questo il risultato del “modello toscano”, tanto osannato dagli enti locali? Per quanto ancora fiorentini e toscani resteranno sotto il giogo di amministratori incapaci di far valere i diritti dei cittadini stabiliti dal Referendum del 2011? Perché la priorità deve essere sempre e comunque il rispetto della volontà di Federutility, del Cispel e delle società per azioni, le ex municipalizzate, oggi in mano alle multinazionali? Sono questi gli interrogativi posti dalla lista civica di perUnaltracittà a Palazzo Vecchio, dopo che è stata resa nota l’indagine sul Servizio Idrico Integrato curata dall’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. “É semplicemente vergognoso che in un momento di crisi economica come quello che stiamo vivendo a Firenze si debba pagare quattro volte in più che a Milano, città dall’acquedotto eccellente”. “Ed è inconcepibile che i soldi rastrellati ai fiorentini costituiscano utili per Publiacqua che destina solo il 27% di essi a nuovi investimenti e ben il 73% alle casse dei soci, tra cui la multinazionale Acea”. “L’altro dato eclatante che emerge dalla lettura dell’inchiesta di Cittadinanzattiva è quello relativo al quadro della dispersione della rete idrica toscana. Negli ultimi cinque anni si è passati dal 34 ad un misero 32%; un dato che smonta una volta per tutte il mito dell’efficienza del privato nel gestire l’acqua, visto che nello stesso periodo solo a Firenze la bolletta è aumentata del 44,6%. ormai è sotto gli occhi di tutti, a guadagnare dalla mancata applicazione del referendum sono solo le Società per Azioni, a pagare i soliti noti: i cittadini.” L’indagine completa è scaricabile sul sito di CittadinanzAttiva http://www.cittadinanzattiva.it/comunicati/consumatori/acqua/5292dossier-servizio-idrico-integrato-2013.html

oltre tutti i consumi propri di un’attività  di questo genere (luce, acqua , gas, telefoni). Sono stato operato di cancro e rapinato all’interno dell’associazione ove sono costretto a vivere, visto che la mia misera pensione la cedo per coprire parte dei bisogni sociali. Dopo la rapina, che ci spogliato di tutti i macchinari, ma soprattutto, di tutti soldi che avevamo, non siamo stati più in grado di far fronte alle spese correnti e siamo stati anche sfrattati. Vane sono state le nostre richieste d’aiuto, come vana è stata anche la mia richiesta di un alloggio, considerato che sono invalido ed anche sfrattato. Insomma per 15 anni abbiamo reso una grande servizio ai servizi sociali che operano in questo Comune, al quale, in fondo, abbiamo fatto risparmiare una montagna di denaro. Mi è stato obiettato che, in fondo, faccio tutto ciò volontariamente e, quindi, non devo richiedere alcun sostegno. Ho risposto che anche la Caritas ad altre associazioni confessionali, fanno la loro attività volontariamente, ma a loro vengono rimborsate spese,dati locali in cui operare eccetera, e con i soldi pubblici sono divenute grandi. Allo stesso modo chi opera negli Enti Pubblici

provenendo dalla politica, lo fa volontariamente, ma viene pagato abbondantemente, anche quando fa una infinità  di cavolate. L’altra obiezione che mi viene fatta è che io ho circa 1.000 euro di pensione e, quindi, non mi si può assegnare un locale per operare, né un alloggio in cui vivere. Capito? 1.000 euro: una ricchezza, uno scialo! Vi ringrazio per l’eventuale pubblicazione e vi prometto che vi invierò statistiche precise su coloro ai quali vengono offerte facilitazioni assolutamente immeritate.

Antonio Congiu


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VOCI

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Fatma Ramadan in difesa dei lavoratori egiziani

Fatma Ramadan, leader sindacale indipendente, l’Egitto! È stato proprio l’esercito ad arrestare tanti lavoratori sottoponendoli a processi militari, solo mette in guardia: perché avevano messo in pratica il loro diritto di organizzarvi, scioperare e protestare pacificamente! I militari hanno sistematicamente operato per criminalizzare il diritto di sciopero con una legislazione, “I miei compagni, i lavoratori egiziani, stanno lottan- che vieta a tutti gli Egiziani di organizzare proteste do per i loro diritti e per un Egitto migliore. pacifiche, scioperi e sit-in! Poi sono arrivati Mursi ed i I lavoratori egiziani sognano libertà e giustizia socia- Fratelli Musulmani, che hanno proseguito sulle orme le, sognano il lavoro in un momento in cui ladri, che di Mubarak con licenziamenti, arresti, blocco violenvengono chiamati imprenditori, chiudono le fabbri- to degli scioperi. che per intascare miliardi. È stato Mursi a scatenare i cani della polizia contro i I lavoratori egiziani sognano salari equi, mentre sono lavoratori della Titan Cement di Alessandria, coprensottoposti al dominio di governi, che pensano solo a dosi le spalle con il Ministro degli Interni ed i suoi fare investimenti a scapito dei lavoratori, dei loro scagnozzi. E quei poliziotti ed ufficiali dell’esercito, diritti, e persino contro la loro vita. I lavoratori egi- che oggi vengono osannati, sono assassini! Sono gli ziani sognano una vita migliore per i loro figli. assassini di onesti, giovani egiziani. Sono l’arma Sognano cure mediche quando sono malati, ma non delle autorità contro tutti noi, e rimarranno sempre le trovano. Sognano quattro mura in cui potersi rifu- tali, a meno che quelle istituzioni non vengano ripugiare. lite. Già prima del 25 gennaio [2011], i lavoratori egiziani Mentre i capi dei Fratelli Musulmani progettano quorivendicavano i loro diritti con scioperi e manifesta- tidianamentecontro il popolo egiziano quei crimini, zioni; sono le medesime richieste rimaste senza che hanno causato la morte di persone innocenti, da risposta anche dopo il rovesciamento di Mubarak. parte loro esercito e polizia li fronteggiano con altretSia i Fratelli Musulmani che l’esercito hanno negozia- tanta brutale violenza e con l’assassinio. to con la sinistra, la destra e il centro, senza mai pren- Tutti noi sappiamo bene quando intervengono l’eserdere in considerazione le esigenze dei lavoratori edi- cito e la polizia! Intervengono molto tempo dopo l’iloro diritti. L’unico loro obiettivo è spegnere le scin- nizio degli scontri, quando stanno per finire, dopo tille, che i lavoratori hanno acceso con la loro lotta e che il sangue è stato versato. Perché non intervengofar sì che, in questi tempi oscuri, restino scintille che no per prevenire i crimini dei Fratelli Musulmani conardono isolate l’una dall’altra. tro il popolo egiziano? Chi ha interesse che questa È stato proprio l’esercito a stroncare con la forza gli lotta e questo spargimento di sangue continui? scioperi a Suez, al Cairo, a Fayyoum ed in tutto È nell’interesse sia dei capi dei Fratelli Musulmani sia

LA “FIDUCIA” AD AL-SISI È UN VELENo moRTALE

dei militari. Così come i poveri sono carne da cannone per le guerre tra Stati, i poveri, gli operai e i contadini egiziani sono carburante per i conflitti interni. A Mokattam ed a Giza, sono stati uccisi i figli innocenti di facchini! Oggi, ci è stato chiesto di manifestare per autorizzare l’orgia assassina di Al-Sisi, e vediamo che tutte e tre le federazioni sindacali sono d’accordo: la Federazione sindacale del governo egiziano (FSE), il Democratic Labour Congress egiziano (EDLC), e la Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti (EFITU) (di cui io sono un membro del Comitato Esecutivo). Ho discusso con i membri del comitato esecutivo del’EFITU allo scopo di convincerli a non invitare i membri del nostro sindacato ed il popolo egiziano a scendere in piazza il Venerdì, confermando con questo invito che l’esercito, la polizia, e il popolo sono mano nella mano, com’è detto nell’appello [di AlSisi]. Io sono stata messa in minoranza, con quattro voti contro nove voti, e quindi tutte le tre federazioni sindacali hanno chiesto ai lavoratori di unirsi alle manifestazioni con il pretesto della lotta al terrorismo. Siamo quindi sul punto di cadere dalla padella nella brace. I Fratelli Musulmani hanno commesso crimini e devono essere ritenuti responsabili e perseguibili per questi crimini, proprio come gli ufficiali e gli uomini del regime di Mubarak, della polizia e dell’esercito devono essere ritenuti responsabili e perseguibili per i loro crimini. Non cadere nell’inganno di sostituire una dittatura

Mai piU’ stragi Di  MigraNti

Diritto D’asilo eUropeo  per NoN Morire! Si susseguono in questi giorni gli arrivi nelle  coste della Sicilia orientale di migranti provenienti soprattutto dalla Siria  e dall’Egitto; quasi tutti i superstiti delle drammatiche e spesso tragiche  traversate del Mediterraneo rifiutano di essere identificati perché non vogliono iniziare la procedura d’asilo in Italia, e rivendicano la possibilità (prevista dal Regolamento Dublino III, che entrerà in vigore l’1 gennaio  2014) di chiedere il ricongiungimento familiare con i parenti che risiedono in altri paesi europei. I migranti sono infatti ben informati dei  lunghissimi tempi delle procedure d’asilo e delle vergognose condizioni del  megaCara di Mineo, dove dall’inizio dell’anno sono raddoppiate le   presenze/reclusioni (da 1800 ad oltre 3500 persone) con conseguente ulteriore  prolungamento dei tempi per il riconoscimento del diritto d’asilo (da uno a 2 anni), e con conseguente aggravamento delle condizioni di isolamento e ghettizzazione al suo interno. Ciò nonostante i migranti vengono trasferiti proprio nel megaCara di Mineo. Vista la nuova emergenza umanitaria in corso in Medioriente ed in Nordafrica, proponiamo di rilanciare a livello regionale e   nazionale la campagna “Diritto di scelta”, già organizzata 2 anni fa da  numerose associazioni antirazziste durante l’Emergenza Nordafrica, chiedendo  al Governo: • il riconoscimento ai migranti sopravvissuti al  tragi-

co sbarco nella Plaia di Catania di poter accedere alle procedure di  richiesta d’asilo nei paesi europei dove risiedono i familiari, come previsto   da Dublino III, garantendo comunque la protezione umanitaria per tutti/e.   • il riconoscimento ai migranti già presenti nel  territorio italiano ed a quelli che arriveranno nei prossimi mesi in Italia di  poter accedere alle procedure d’asilo nei paesi europei dove risiedono i   familiari, come previsto da Dublino III, garantendo comunque la protezione umanitaria per tutti/e dal momento che tutti i migranti provengono da paesi in  cui vi è una guerra civile o, in ogni caso, una situazione di estremo  pericolo. • un’accoglienza degna finché i migranti  permangono in Italia e cioè tempi di permanenza minimi nelle strutture, affidamento ad enti competenti (con procedure chiare e documentate sulle gare   d’appalto per l’assegnazione degli incarichi agli enti gestori), presenza di  interpreti, mediatori, presidi medici e operatori umanitari all’interno delle  strutture, accesso libero ad organizzazioni umanitarie ed a associazioni  antirazziste locali. • il venir meno di qualsiasi tentativo di respingimento collettivo dei migranti che arrivano sulle nostre coste in cerca   di protezione, con particolare riferimento ai cittadini egiziani sistematicamente respinti in Egitto (nonostante la situazione

assolutamente   critica e pericolosa in cui versa il paese) ed ai cittadini siriani, anch’essi   in fuga da una guerra civile. Dopo l’ennesima strage di migranti nella Plaia di  Catania, conseguenza delle vergognose leggi liberticide della fortezza Europa,  questo passo rappresenterebbe una necessaria assunzione di responsabilità da   parte delle istituzioni italiane di fronte ad una situazione così  drammatica. Antirazzisti Catanesi, ARCI, Catania Bene Comune, Collettivo politico Experia, GAPA, Rete Antirazzista Catanese, Osservatorio su Catania, Borderline  Sicilia Onlus, Coordinamento regionale dei Comitati NoMuos, Progetto Melting  Pot Europa, Senza Confine

religiosa con una dittatura militare. I lavoratori egiziani sono consapevoli, perché le loro esigenze sono sacrosante! Vogliono un lavoro per loro e per i loro figli, vogliono un salario dignitoso, leggi che tutelano i loro diritti contro le leggi che gli affaristi di Mubarak hanno fatto per proteggere i loro interessi contro i diritti dei lavoratori. I lavoratori vogliono uno Stato che abbia un vero piano di sviluppo, l’apertura di nuovi stabilimenti che possano assorbire la crescente forza lavoro. I lavoratori vogliono la libertà, tutte le libertà, la libertà di organizzarsi, la libertà di sciopero. Vogliono un Paese dove si possa vivere come liberi cittadini senza tortura o assassinii. È necessario capire che cosa si mette di mezzo tra i lavoratori e le loro richieste. Lavoratori, non lasciatevi ingannare da chi vi vuole far combattere battaglie che non sono le vostre. Non date ascolto a chi oggi chiede il vostro aiuto e domani vi chiede di smettere di manifestare per le vostre esigenze ed i vostri diritti, con il pretesto della lotta al terrorismo”.

Fatma Ramadan Membro del Comitato Esecutivo della Federazione Egiziana dei Sindacati Indipendenti Vedi sito: MENA Solidarity Network - Solidarity with Workers in the Middle East http://menasolidaritynetwork.com/2013/07/26/eg ypt-do-not-let-the-army-fool-you-independentunion-leader-speaks-out/

Piano Nazionale d’azione Contro il Razzismo per dare una risposta “dinamica” al fenomeno della xenofobia Diritti e doveri dei migranti a partire da lavoro, istruzione, sport, casa e sicurezza, con un aggancio alle convenzioni internazionali. Sono questi i temi del Piano Nazionale d’azione contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza presentato a Roma in un confronto aperto con ministri, associazioni, enti locali.  Il Piano si propone innanzitutto di dare una definizione di che cosa si intenda per contrasto al razzismo, alla xenofobia e all’intolleranza. A presentarlo è stata il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge che ha spiegato: “Con grande soddisfazione iniziamo un percorso triennale contro il razzismo, la xenofobia e l’intolleranza. Ci siamo avvalsi della collaborazione dell’Unar, l’Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali . E’ l’inizio di un percorso che si aprirà con il dialogo con la società civile, per passare poi ai sindacati e agli enti locali”. “L’odio razziale - ha aggiunto la Kyenge - e l’istigazione al razzismo sul web sarà uno dei punti principali, si rileva infatti negli ultimi anni un incremento di questo fenomeno. Il piano che sta per essere varato si svolgerà secondo due canali, la normativa e quindi la possibilità di rafforzare gli strumenti legislativi a livello nazionale e internazionale; il secondo canale riguarda la comunicazione, con workshop formativi. Per la prima volta elaboreremo un piano che sarà riconosciuto anche a livello istituzionale. Dobbiamo valorizzare le diversità perchè il Piano non riguarda solo gli stranieri, ma anche la comunità di Rom, Sinti e camminanti”. Assi prioritari del Piano sono occupazione, alloggio, istruzione, mass media, sport e sicurezza. Il piano non riguarderà solo i cittadini stranieri ma anche i cittadini italiani di origine straniera, tra i quali le seconde e le terze generazioni, con un focus specifico sulle seconde generazioni che hanno acquisito la cittadinanza italiana dopo i 18 anni. “Tra settembre e ottobre effettueremo una consultazione per arrivare al mese di novembre, quando porteremo i risultati al Consiglio dei Ministri”, ha aggiunto il Ministro. Nel 2012, l’Unar ha registrato 659 casi di discriminazione per motivi etnico/razziali, pari al 51 per cento del totale dei casi di discriminazione trattati nell’anno. Estratto stampa sul Piano d’azione contro il razzismo presentato dalla Ministra Cecile Kyenge


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LAVORO

Fabbriche scomparse, il silenzioso furto del lavoro di Furio Colombo Qualcuno ricorda l’abigeato? Voleva dire rubare a un contadino e a tutta la sua famiglia il bestiame, cioè la vita. Le pene erano severe, e la sanzione sociale durissima: espulsione dalla comunità, perché in quel reato si coglieva disprezzo e crudeltà: intaccavano il legame umano e i doveri fondamentali del vivere accanto. Il furto della fabbrica è più grave. Lo è perché è fondato sull’inganno e perpetrato da persone che restano rispettabili. Torni dalle ferie e trovi un ai lucchetto cancelli, non c’è più il nome della ditta o della persona. Se riesci a entrare, trovi i capannoni vuoti. Tutte le macchine sono state portate via. A volte accade che qualcuno si trovi a passare davanti alla sua fabbrica m e n t r e dovrebbe essere “in ferie”, e scopra il furto in corso, veda con stupore incredulo che stanno caricando le macchine del suo lavoro su camion senza identificazione, forse vendute, forse in trasferta, per un altrove sconosciuto. Succede che si possano radunare altri operai e bloccare il trasloco, ma quando te ne

accorgi non sei mai in tempo. Per questo furto, più grande del furto rubricato dai codici, non esiste “flagranza di reato”. Qualcuno, che tu credevi il tuo “principale” ha venduto, e qualcuno ha comprato, e poi qualcun altro, e nessuno si farà vivo per spiegare la storia. È una storia macabra con tre vergognose spiegazioni; liberarsi della fabbrica senza tante storie sindacali, vendendo il macchinario; cedere la fabbrica a qualcuno che la

rivende a qualche altro finché non si trova più il padrone (e intanto nessuno paga i dipendenti, persino se il lavoro continua e l’organizzazione del lavoro rimane intatta); delocalizzare l’impianto, che vuol dire che io continuo a produrre, ma con altri operai, in un Oh, le pene della stirpe, altro Paese, dove non esistono leggi del l’urlo orrendo della morte lavoro. C’è anche l’ime il colpo che vibra profondo, prenditore del tutto la ferita inguaribile, il dolore, persuaso di avere la maledizione che nessuno può sopportare. diritti medievali che dice agli ex dipendenti Ma c’è una medicina nella casa, che protestano: “Se volete, io vi riassumo no, non là fuori, no, in Polonia. Qui costa non giunge da estranei ma da loro, troppo”. E così si torna è la loro lotta di sangue. alle due superstizioni Noi vi preghiamo, oscuri dei del sottosuolo. che umiliano sia chi le dice sia chi se le sente Udite, dei della terra profonda, dire (e inutilmente rispondete al richiamo, dateci il vostro aiuto. due premi Nobel come Amartya Sen e E benedite i figli, che ottengano la vittoria Joseph Stiglitz le hanno confutate da

ESCHILO, Coefore

no a raggiungere i piani alti delle loro prigioni di lavoro. Spiego in che senso ho detto “prigioni”. Dovunque si uniscono, con una ferrea e assurda alleanza Stato e impresa, impegnati ad abbassare drasticamente le paghe con un dirigismo che è l’opposto del libero mercato, le condizioni di chi lavora diventano lavoro forzato e il legame con il posto di lavoro, pagato Ma c’è di peggio dello scarico di una miseria per un numero sproporresponsabilità dai padroni ai dipen- zionato di ore, diventa una caienna. denti, dai dirigenti ai lavoratori di una La catena delle vendite false (ovvero di cessioni di fabbriche in sequenza per far perdere le tracce di un responsabile), è l’altro problema che ha coinvolto anche aziende con intatta reputazione e capacità produttiva, e senza alcuna perdita di quote di mercato. Si tratta di un irresponsabile progetto di abbandono di impegno imprenditoriale e di rapida e clandestina capitalizzazione di valori ben più grandi fabbrica, dove l’incapacità di ammini- (per non parlare delle persone). strare e di vendere viene gettata Moralmente è un fenomeno spregeaddosso a chi scrupolosamente prov- vole, molto simile a quello dell’abvede a produrre. Il furto della fab- bandono dei cani in autostrada. brica, infatti, avviene quasi sempre Legalmente, la clandestinità o semi mentre non solo i lavoratori, ma clandestinità dell’operazione, solo in anche i fornitori e i clienti non hanno apparenza ammissibile, dovrebbe alcuna ragione di sospettare, e infatti, essere intercettata da norme civili e inizia regolarmente per tutti il perio- penali che costringano alla continua do di “ferie”. Nessuno ne parla in anti- identificazione pubblica dei passaggi, cipo perché si tratta di una azione delle responsabilità, degli intenti. ovviamente vergognosa, che però non trova nella vita sociale alcuna censura Lo svuotamento estivo di uno stabilie in quella giuridica alcuna condanna, mento a cui vengono segretamente benché vi siano varie evidenti viola- asportate le macchine dovrebbe essezioni di natura penale e civile. Il fatto re considerato un vero furto ai cittaè che rispettati economisti spiegano dini e non solo al lavoratori, se si la delocalizzazione come inevitabi- pensa al reticolato di impegni e dovele effetto della globalizzazione, che ri che una impresa stabilisce con il consente – e anzi suggerisce – di spo- luogo e le persone del luogo in cui si è stare la propria fabbrica dovunque insediata, compresa l’apertura di sia più conveniente per le buste paga. negozi e di altre imprese. Non credo E infatti si sono creati nuovi luoghi di che politica, Stato e governi locali schiavitù, come i centri di produzione debbano osservare a distanza, come di Taiwan e molte fabbriche cinesi, in se si trattasse della forza brutale del cui i suicidi degli operai sono molto “mercato”: si tratta di furto. frequenti, quando i lavoratori riesco- Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2013 anni): “Il lavoro si salva solo se ha più flessibilità” (vuol dire che, se l’avesse, non ci sarebbe bisogno di andare in Polonia, basterebbe licenziare e poi riassumere pagando la metà dei salari). E: “Il nostro vero problema è il costo del lavoro”. La frase è falsa fin dall’inizio (i salari italiani sono sempre stati i più bassi in Europa).


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il significato di una presenza

Una discarica non è certo un luogo letterariamente accreditato, ma è mia opinione che spesso il senso di molte cose vada ricercato anche in luoghi che sono un po’ il risvolto delle nostre scelte. L’uomo si giudica anche da ciò che getta. Fedele a questa massima, e appassionato indagatore dell’animo umano, ho sempre voluto considerare le discariche come ambiente privilegiato per afferrare il senso di molti dei nostri modi di rapporto con il mondo e con tutto ciò che lo compone. Come a rivendicare il valore personale della precedente affermazione posso aggiungere che sin da piccolo ho sofferto questa forma di deformazione “scientifica”, essendo stato un accanito frequentatore nei mesi di villeggiatura de “U’ Pizzu”, celebre luogo di rifiuti di un paesino della Sicilia, oggi non più esistente, ma del quale conservo un gratissimo ricordo. In seguito, nei rari periodi in cui nel corso degli anni sono riuscito a ritornare in Sicilia, ho continuato questo tipo di ricerca, seguendo in questo modo anche la trasformazione dell’arredo urbano del paese attraverso ciò che veniva eliminato: da antiche pietre baronali lavorate a pavimenti in maiolica ricchi di colori; da casse di arte locale a resti di carretti; da collezioni di antichi libri disfatti dai topi prima e dalle intemperie poi, a vecchie marsine “purrite” frammiste a vesti contadine, in un democratico

abbraccio finale. Più rari, ma presenti, gli strumenti del tessere, i telai, infaticabili riciclatori di ogni fibra e di ogni cencio. Gli unici rari testimoni di questo mio particolare turismo erano i cani randagi e le ciaùle, notevolmente aumentati anche nel loro tempo insieme alle discariche; questo sino a tre anni fa, quando feci un incontro molto particolare. Mi chiese in dialetto strettissimo cosa facessi nella “sua” discarica e da dove venissi. Aveva un’apparente età di 50/60 anni, vestita poveramente ed accompagnata da tre cani randagi che le si ferm a r o n o rispettosamente dietro ad una certa distanza. Portava sul capo un vecchio golf rosso con le maniche arrotolate a mò di turbante che le conferiva un certo che di regale e di dignitoso. Le risposti spiegando quanto mi dispiacesse vedere tanto spreco e tante cose ancora buone gettate via. Parve

favorevolmente colpita dalla mia risposta e, deposta ogni diffidenza, mi narrò i casi suoi e come in fondo vivere nella discarica e della discarica fosse per lei, insieme ai numerosi cani che aveva raccolto, una precisa scelta di vita, mi narrò anche dei dispetti cui era spesso oggetto da parte di malintenzionati che la “sparlavano” insieme anche a molti paesani. I cani che raccoglieva erano gli unici che le fossero affezionati, ed anche per questo suo circondarsi di cani randagi era motivo di maleparole. Parlava rapidamente in un dialetto strettissimo, tanto che spesso io, che pure lo parlo e lo capisco, dovevo chiederle di ripetere; questo suo linguaggio comunque non faceva altro che rendere ancora più forte il senso della sua rabbia e delle sue affermazioni che così espresse rendevano in maniera quasi tangibile il senso dell’indignazione, dalla quale in fondo

“Ho sognato mio padre”

Sul questo pensiero Compagna del mio cammino camminando fra questa valle, ma che tra questa immensità un giorno, prima o poi la natura di questa morte ci fermerà e separerà, ma il ricordo del pensiero questo non potrà… ci rincamminerà nell’eternità sono più che sicuro sarà anche per quei tutti sotto questo cielo che come noi due … si vogliono per davvero Compagna! su questo pensiero … io vivo per anche morire.

Sergio Bertero

Un caldo pomeriggio di un giorno d'estate stavo sul letto, mi sono addormentato ho fatto un sogno, ho sognato mio padre, che da tanto tempo se ne è andato. Lui che ha avuto una grande funzione nella malformazione e rovina della vita dei suoi figli in sogno era come io l'avrei voluto era il mio bisogno filiale e l'amavo, nel sogno, onoravo come un ottimo padre.

Francesco Cirigliano

nascevano. Fu un colloquio, anzi una conversazione, che si protrasse per circa mezz’ora senza che il tempo si facesse sentire; della conversazione esistevano anche tutte le regole, con reciproci silenzi nei momenti di ascolto e con ponderati commenti sula sostanza dei fatti narrati. I cani non si mossero mai dal loro posto per tutto il tempo, osservandomi ogni tanto e fiutando l’aria in direzione della discarica. La conversazione giunse al termine e augurandoci reciprocamente buona fortuna ci salutammo. Lei si allontanò lentamente ed i cani la seguirono. Ho riflettuto a lungo su questo incontro, e devo dire amaramente. Quali le conclusioni? Discutere o meno sulla sincerità della persona o sul suo equilibrio sarebbe per me eludere la sostanza del problema relegandolo nei confini del pittoresco e del deviante. Rimane un fatto concreto ed innegabile: lo stretto legame esistente tra lei stessa e la discarica, questa metafora di tutto il nostro attuale modo di vivere e di rapportarci col vivente; il suo stesso farne parte. Mentre mi allontanavo, dei carabinieri che avevano seguito da lontano la scena mi si avvicinarono, e gentilmente mi chiesero se fossi stato importunato o avessi reclami da fare.

Andrea Greco

“La penna con confidenza” Quanto meno la si usa, la penna, tanto più si perde la confidenza con essa; che so! Forse si è sentita trascurata, o forse peggio ancora abbandonata? Ma questo io so bene adesso che anche se non scrivo più per piacere, devo scrivere perché devo, devo manifestare, esternare per necessità il mio essere interiore, il mio “Sturm und Drang”. Che la vita sia fatta di illusioni e delusioni è un fatto incontestabile, ma è pur sempre vero che è meglio vivere di illusioni che vivere di niente. Quindi gran parte della mia vita l’ho vissuta in sogno poiché la realtà mi è sempre stata molto cocente ossia impossibile. Amore per la conoscenza, amore per la poesia, amore per la vita; ah! E l’amicizia? Che forti delusioni quando poi mi stropiccio gli occhi e mi dico: non era la mia via quella conoscenza, quel filosofo, non era proprio il mio sentire quel genere di poesia, la vita neanche lei dà vere gioie, le amicizie che credevo profonde, ahimé! come si sono frantumate! Certo la vita è dura, che ha infiniti sentieri, infiniti bisogni, ed ognuno giunto al crocevia sceglie la sua strada, e spesso accade che sceglie la più facile, la meno ripida, la meno sdrucciolevole. Così i tanti amici. Ohimé, che dolore!! E tu ora mia fedelissima penna, mi ritenti alla tua confidenza, vuoi che il mio cammino ricominci in tua compagnia, che io ti faccia scorrere su fogli bianchi di quaderni esprimendo il mio dolore? E seppur avvenga che torniamo in confidenza, dimmi tu a chi può ancora interessare il mio dolore? No, no ascoltami mia fedelissima, lasciamo stare il mio dolore ed il mio “Sturm und Drang”. Molto più facile molto più bello vivere il mondo del sogno e dell’illusione. Francesco Cirigliano


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A Perugia passa Terre Comuni

VOCI

“le terre del demanio a chi non lavora”

La IV Commissione del comune di Perugia  ha approvato ieri l’ Ordine del Giorno di Rifondazione Comunista in cui si chiede di affidare in comodato d’uso a singoli cittadini, in difficoltà economica e occupazionale, e/o cooperative e/o associazioni di cittadini create ad hoc, le aree comunali e quelle del demanio idonee alla produzione di prodotti ortofrutticoli e quelle in cui sono presenti esemplari di olivi per la produzione di olio. Dice Emiliano Pampanelli, capogruppo al Consiglio Comunale di Perugia del Prc che questo progetto chiamato “Terre comuni” è  progetto a costo zero grazie al quale l’Amministrazione può migliorare la gestione del territorio e, nello stesso tempo, tramite la produzione e l’eventuale vendita di prodotti da parte di coloro che vi sarebbero impiegati, riuscirebbe a facilitare l’accesso a beni di prima necessità e innescare realtà produttive locali. Ci troviamo in una fase acuta della crisi - continua Pampanelli - in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi. A questo stato di cose le Amministrazioni locali riescono a rispondere con difficoltà perché, strozzate dal patto di stabilità, hanno sempre meno mezzi per garantire i servizi di welfare e ancora meno per rivitalizzare il tessuto economico e sociale dei territori. Il progetto “Terre comuni” può rappresentare un valido strumento per stimolare la nascita di nuove realtà produttive in un settore in difficoltà ma che, a nostro avviso, sarà uno dei volani principali della ripresa. L’idea di favorire il nascere di cooperative alle quali affidare terreni del demanio non utilizzati può essere un valido sostegno lavorativo per tutti quei soggetti che oggi sono esclusi dal mercato del lavoro e soprattutto può stimolare nuovi modelli di consumo sostenibili che salvaguardino il territorio, accorcino la filiera abbattendo i prezzi e migliorando la qualità dei consumi». Così il Capo gruppo di Rifondazione comunista Pampanelli che prosegue: «Il documento prevede anche che una parte dell’ortofrutta e dell’olio prodotti vengano forniti a prezzi calmierati alle mense comunali e ai Gruppi d’acquisto. Proprio i Gruppi di Acquisto che sono in costante aumento nel perugino dimostrano che esistono importanti margini di abbattimento dei prezzi quando si interviene sulla filiera distributiva, accorciandone i passaggi. Confidiamo che anche in Consiglio comunale l’OdG venga recepito così da far partire quanto prima il progetto». Qui di seguito il testo

progettualità, a costi ridotti per le Amministrazioni, che siano in grado di innescare micro realtà produttive e calmierare i prezzi di prodotti di prima necessità per far fronte alle crescenti difficoltà delle famiglie; - che a tale proposito il Gruppo di Rifondazione comunista propone all’Amministrazione di avviare un progetto che da qui chiameremo “Terre comuni” in cui vengano dati in comodato d’uso a singoli cittadini e associazioni e/o cooperative di cittadini costituite a tal fine e in difficoltà economica e occupazionale tutte le aree pubbliche, da quelle agricole a quelle verdi, idonee alla produzione di ortofrutta e alla raccolta delle olive; - che tale progetto rappresenterebbe per l’Amministrazione uno strumento utile per riqualificare e proteggere le aree in questione sottraendole al degrado e riconsegnandole alla socialità, si configurerebbe anche come una forma vantaggiosa di manutenzione di aree verdi comunali e sarebbe un aiuto importante per coloro che vi sarebbero impiegati dal punto di vista lavorativo e di accesso ai prodotti di prima necessità; -che il progetto “Terre comuni” potrebbe avere dei risvolti interessanti anche in vista della candidatura di Perugia a capitale europea 2019 che, in questo modo, potrebbe vantare la produzione di prodotti tipici della zona fatti dai residenti.

“Progetto Terre Comuni”

-che il progetto “Terre comuni” intende usufruire di tutte le aree comunali idonee al progetto e di quelle del demanio che siano utili per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli; -che nel progetto “Terre comuni” può essere inserita la raccolta delle olive vista la massiccia presenza della specie arborea olea europeae, comunemente chiamata olivo, all’interno delle aree di verde pubblico comunale già censite per aree (aree cimiteriali; area scolastica; area verde; parchi; viali alberati); -che, infatti, da una ricognizione fatta dal nostro Gruppo risulta che nelle aree cimiteriali si contano 11 esemplari, 352 nelle aree scolastiche, 908 esemplari nelle aree verdi e 818 nei parchi per un totale com-

PREmESSo - che il nostro territorio si trova in una fase acuta della crisi economica e sociale in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi; - che le Amministrazioni locali, strozzate dal patto di stabilità, si trovano sempre più in difficoltà nel garantire i servizi di welfare e che hanno pochi strumenti per rivitalizzare il tessuto economico e sociale dei territori; - che in questa fase sarebbe importante sviluppare

CoNSIDERATo - che il Comune di Perugia ha già sviluppato progettualità che vanno in questa direzione sottoscrivendo con D.G.C. n.374 del 22.09.2011 il protocollo d’intesa tra l’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI) e Italia Nostra per favorire la diffusione delle iniziative volte alla valorizzazione e riqualificazione degli orti, sinteticamente denominato “Orti Urbani” ed ha individuato come primo sito del progetto l’area del complesso di San Matteo degli Armeni prevedendo di destinare a orto botanico 700 dei 4800 mq di verde complessivi che, ad oggi, è ancora in attesa del piano esecutivo; -che come da art. 3 del Protocollo, la durata dello stesso è fissata in 24 mesi a decorrere dalla data di sottoscrizione e che quindi la validità dell’intesa scade per il Comune di Perugia il 22.09.2013, ma, può essere rinnovato previo accordo tra i sottoscrittori e/o subire integrazioni e modifiche; -che in vista della scadenza del Protocollo si ha la possibilità di sviluppare il nuovo programma chiamato “Terre comuni”che potrebbe inglobare il progetto “Orti urbani”.

SoTToLINEATo

plessivo di 2.089 olivi di proprietà comunale; -che un tale numero di esemplari, se opportunamente coltivati, permetterebbe di avere un raccolto annuo di circa 1.000 quintali di olive e, quindi, una buona produzione di olio; -che la presenza di tali esemplari è delocalizzata in diverse zone e che in alcuni casi (come in alcuni plessi scolastici, aree verdi presso strutture pubbliche o nei parchi) ci sono agglomerati con almeno o più di un centinaio di esemplari di tali piante; -che, stando alle informazioni degli Uffici competenti, a parte il Parco di Montegrillo con 428 esemplari di olivi che possiede già una convenzione con una associazione culturale, le altre aree non presentano forme di convenzione per la manutenzione e la cura del verde; -che, a tal proposito, andranno predisposte delle convenzioni, con singoli cittadini nel caso di piccole aree da destinare all’autoproduzione, e cooperative e/o associazioni di cittadini costituite a tal fine, per la coltivazione di prodotti ortofrutticoli e per la raccolta delle olive in aree più grandi, prevedendone anche la vendita; -che il progetto “Terre comuni” con la produzione di prodotti ortofrutticoli, la raccolta delle olive e la produzione del relativo olio, sopra descritta, oltre a rappresentare un’utile occasione per restituire aree alla socialità e al decoro urbano e per avere una gestione “vantaggiosa” del verde, può diventare un mezzo per sviluppare attività lavorative spontanee; -che tra le finalità del progetto può esservi, inserita, tra le altre, quella della fornitura di olio e prodotti ortofrutticoli, a costo calmierato e nel segno della “filiera corta” e dei “km 0”, alle mense del Comune di Perugia gestite direttamente o affidate in gestione o ai diversi gruppi d’acquisto presenti nel territorio; -che tali Gruppi di Acquisto sono una presenza diffusa nel perugino e dimostrano che esistono importanti margini di abbattimento dei prezzi quando si interviene sulla filiera distributiva, accorciandone i passaggi, con un effetto di calmieramento dei prezzi e una significativa ricaduta in termini di qualità dei consumi e di sostegno ai produttori locali; -che, vista la presenza di molti degli esemplari di olivi nelle aree scolastiche o in aree limitrofe, si può agevolmente prevedere la partecipazione, con finalità didattiche, degli studenti, in particolar modo quelli delle classi medie e superiori; -che, parte dell’olio prodotto potrebbe essere elargito, da parte dell’Amministrazione, come dono di rappresentanza in occasione di matrimoni o di visite ufficiali, in quanto prodotto identificativo del territorio e della sua comunità. A tal fine si può prevedere una etichetta dell’olio della città di Perugia facendo partecipare gli stessi cittadini alla definizione del nome e del logo del prodotto.

EVIDENZIATo -che, in una fase acuta della crisi in cui cresce la disoccupazione e i salari hanno perso molto del loro potere d’acquisto non riuscendo a garantire, in molti casi, livelli di vita dignitosi, sviluppare i progetti sopra descritti rappresenterebbe un aiuto importante per coloro che vi sarebbero impiegati dal punto di vista lavorativo e/o di accesso ai prodotti ortofrutticoli, un mezzo per fornire prodotti a prezzi calmiera-

ti alle mense comunali e ai Gruppi di Acquisto, un mezzo per promuovere modelli di produzione virtuosi, in grado si stimolare l’economia cittadina e nuovi modelli di consumo sostenibili che salvaguardino il territorio, accorcino la filiera abbattendo i prezzi e migliorando la qualità dei consumi, la gestione del verde a costo zero per l’Amministrazione. IL CONSIGLIO COMUNALE DI PERUGIA IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA -a rendere operativo in tempi rapidi il progetto “Orti urbani” relativo al complesso di San Matteo degli Armeni; -a sviluppare il progetto “Terre comuni” utilizzando tutte le aree pubbliche idonee alla coltivazione di prodotti ortofrutticoli e di olivi, prevedendo di incrementarle con terreni del demanio effettuando preventivamente idoneo censimento e avviando una convenzione con gli Enti proprietari; -a prevedere, per il progetto “Terre comuni”, un regolamento che affidi, in comodato d’uso ai singoli cittadini e a cooperative e/o associazioni di cittadini costituite a tal fine, le aree idonee alla produzione di ortofrutta e di olio della città di Perugia e che faccia fede ai principi sopra descritti: sostegno occupazionale e finalità sociali, stimolo dell’economia cittadina e di nuovi modelli di consumo basati sulla filiera corta; -a prevedere anche tramite l’Ufficio scolastico regionale l’adesione e la partecipazione di scuole medie e superiori al progetto “Terre comuni”. Capogruppo PRC Comune Perugia Emiliano Pampanelli Consigliere PRC Comune Perugia Carlo Fabbri

PASSIONE INOLTRATA Passione inoltrata. Un messaggio partito da Zeus, dopo aver scagliato fulmini e saette. Ecco che appari tu, la sfera del sole rossa e arancione, si frantuma in mille pezzi. Un grande boato dello scoppio, ancora tu. No, non era neve il ghiaccio che si sciolse. Mi ero svegliata, mi ero allertata ormai. Non ti potevo sfuggire, non potevo dimenticare, il tuo sguardo straniero, e mi trovai perduta nelle tue spire. Angelo o diavolo chi tu fossi. Ma il nostro incontro non era finito. Ancora tu non cercavi le mie mani. Quando era l'ora dell'alba, azzurra e rossa come il tramonto il ghiaccio si sciolse lasciandoci abbracciati dormienti. Il cielo e la terra madre erano in pace. E ora esisteva solo la libertà. Passione inoltrata.

sisina


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TRA TERRA E CIELO

“Il vero viaggio di scoperta Non consiste nel cercare nuove terre Ma nell'avere nuovi occhi.” Marcel Proust Con nuovi occhi su un vecchio mondo è cominciata l'avventura TRA TERRA E CIELO 34 anni fa. Primavera 1979. Undici anni dopo il '68, due anni dopo il '77 iniziava una nuova rivoluzione, quella dentro se stessi. Cercare Alternative Possibili, proclamava AAM-Terra Nuova, il giornale nato nel '77 di Bologna. L'incontro di massa di quel settembre sancì la chiusura ufficiale dei progetti di rivoluzione rivolta all'esterno del '68. Cambiare sé stessi senza aspettare che cambi il mondo. Questa era la sfida. Nuovi modelli di vita, relazione, pratiche quotidiane: dal cibo alla cura del corpo, all'agricoltura bio, alle medici-

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ne alternative, all'attenzione verso l'umanità vicina, senza dimenticare quella lontana. "Con la ciotola ed il sacco a pelo", "Camminare, Masticare, Meditare", le citazioni di Proust come quella qui sopra insieme alle massime zen come quella del numero scorso erano gli slogan con cui la neonata associazione lanciava i primi viaggi a piedi sulle Alpi Apuane o il Campo di vita Naturale ai Monti o la Vacanza Mare a Isola Capo Rizzuto con lo Yoga, lo Shiatsu e le Danze Popolari sulla spiaggia d'argilla dei nudisti. Viaggi con le Gambe, con la Testa, con il Cuore. Tra Terra e Cielo è una realtà consolidata che propone vacanze che sono soprattutto INCONTRI. Con la natura incontaminata, e ce n'è molta anche in Italia, in montagna certo, ma anche al mare o nella campagna fuori porta. Con popoli e paesi diversi dal Marocco alla Norvegia, dal Portogallo all'Armenia. Con cibo locale e naturale, con la dieta macrobiotica, con gio-

Qualsiasi forma di razzismo è un affronto alla dignità dell'uomo In ogni società civilizzata o, no c'è del razzismo. Il razzismo è considerare inferiori altre razze o persone. Il razzismo però non è solo tra i bianchi e i neri o tra altre razze che hanno il colore della pelle diverse, il razzismo lo viviamo tutti i giorni perchè razzismo è anche un insulto a un tifoso di un altra scquadra, è anche chiamare terroni gli abitanti del sud, o mafiosi i siciliani oppure tra maschi e femmine o verso persone malate. Il razzismo discrimina, è una cosa stupida perchè chi fa razzismo discrimina la gente che tutto quello che tutto quello che ha fatto di male nella vita è nascere in una famiglia discriminata. Il razzismo verso i neri è iniziato quando è stata scoperta l'America, la prima forma si ebbe quando i colonizzatori dovendo coltivare le terre che si erano conquistati, presero i neri Africani che non avevano mai dato noia a nessuno. I colonizzatori trattavano queste popolazioni come bestie, trasportandole in navi che avevano 60 cm di altezza, perciò nei viaggi spesso morivano come niente. Questa situazione durò per decine d'anni, fino a che non ci fu la liberazione degli schiavi. Comunque, ancora oggi, in America ci sono molte discriminazioni razziali e per questo ogni popolazione si è creata il suo quartiere, dove vive con la sua gente. In altri stati sono successe cose simili o peggiori, per esempio in Sudafrica i colonizzatori inglesi avevano, fino negli anni 70, completamente sottomesso le popolazioni indigene che erano costrette a stare nelle periferie delle città. Essi non potevano prendere l'autobus o altri servizi pubblici, non avevano diritto al voto, dominava quindi una minoranza bianca. Dopo anni in cui i neri del Sudafrica venivano torturati uccisi, Nelson Mandela, uscito dalla prigione, arrivò al governo e tolse queste leggi razziali. Oggi dopo sei anni il razzismo è rimasto, anche se non legalmente. Il razzismo rimarrà sempre nelle teste di alcune persone e non si riuscirà a toglierlo da queste.

Ian anni 12, anno scolastico 95/96

vani creativi, anziani figli dei fiori oppure semplicemente persone in movimento, di Gambe, di Testa di Cuore. L'APPUNTALAPIS, questa newsletter, esce da oltre 10 anni. È nata al Social Forum di Firenze del 2002. Cerca di raccontare i fermenti in corso, le Alternative a n c o r a Possibili, di Tra Terra e Cielo o di altri singoli o gruppi che riteniamo a noi affini. La redazione si è presa una pausa dopo 10 anni e per questo sono usciti questi due numeri speciali. Una pausa, speriamo gradevole, anche per i lettori. Il

formato consueto con notizie e proposte dal mondo bio, eco, equo e naturale torna dal prossimo numero. I vostri interventi, proposte e commenti, sempre graditi anche se critici vanno inviati a veranda@traterraecielo.it. Questo numero viene inviato ai 14.989 iscritti. Nessuna altra informazione viene raccolta dagli iscritti oltre al nome e l'indirizzo email. Gli indirizzi non sono ceduti ad altri per nessun motivo.

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Ue: fuorilegge i piccoli orti. vietato autoprodursi il cibo Una nuova legge proposta dalla Commissione europea renderebbe fuorilegge i piccoli ortaggi i cui semi non sono stati "analizzati, approvati e accettati" da un nuova agenzia europea. Le persone che coltivano zucchine o altri prodotti sul balcone o in cortile sarebbero considerati fuorilegge. Coltivate ortaggi nel giardino o sul balcone? Tra poco potreste essere considerati fuorilegge. La Commissione europea ha infatti proposta una legge per rendere illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” semi di ortaggi che non siano stati “analizzati, approvati e accettati” dalla nuova Agenzia delle Varietà Vegetali europee. La proposta di legge si chiama Plant reproductive Material law e la sola possibilità che entri in vigore ha fatto gridare allo scandalo. Sì, perché secondo molti questa sarebbe un grande regalo fatto ai grandi produttori di sementi, come la Montanto. A riportare la notizia è l'associazione Libre, che la riprende da Mike Adams, Health Ranger Editor di NaturalNews.com. "Se un contadino della domenica - scrive Libe - coltiverà nel suo giardino piante con semi non regolamentari, in base a questa legge, potrebbe essere condannato come criminale.

REGALO A MONSANTO E DUPONT Questa legge, protesta Ben Gabel del “Real Seed Catalogue”, intende stroncare i produttori di varietà regionali, i coltivatori biologici e gli agricoltori che operano su piccola scala". "Come qualcuno potrà sospettare – afferma Mike Adams su Natural News – questa mossa è la “soluzione finale” della Monsanto, della DuPont e delle altre multinazionali dei semi, che da tempo hanno tra i loro obiettivi il dominio completo di tutti i semi e di tutte le coltivazioni sul pianeta».Di fatto, spiega lo stesso Adams, ai sensi della nuova normativa comunitaria, la maggior parte delle sementi tradizionali saranno fuorilegge. "Questo significa che l’abitudine di conservare i semi di un raccolto per la successiva semina – pietra miliare per una vita sostenibile – diventerà un atto criminale". Inoltre, spiega Gabel, questa legge "uccide completamente qualsiasi sviluppo degli orti nel giardino di casa in tutta la comunità europea" avvantaggiando così i grandi monopoli sementieri.

TASSA PER LA BUROCRAZIA "Questo è un esempio di burocrazia fuori controllo - protesta Ben Gabel -. Tutto quello che produce questa legge è la creazione di una nuova serie di funzionari dell’Ue, pagati per spostare montagne di carte ogni giorno, mentre la stessa legge sta uccidendo la coltura da sementi prodotti da agricoltori nei loro piccoli appezzamenti e interferisce con il loro diritto di contadini a coltivare ciò che vogliono. Inoltre - aggiunge Gabel -, è molto preoccupante che si siano dati poteri di regolamentare licenze per tutte le specie di piante di qualsiasi tipo e per sempre, non solo di piante dell’orto, ma anche di erbe, muschi, fiori, qualsiasi cosa, senza la necessità di sottoporre queste rigide restrizioni al voto del Consiglio. "Tutti i governi sono ovviamente entusiasti dell’idea di registrare tutto e tutti - rincara la dose Adams -. Tanto più che i piccoli coltivatori dovranno anche pagare una tassa per la burocrazia europea per registrare i semi".


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