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Il leone e l’asino La volpe e l’uva Mamma Caro papà Girotondo L’inverno e la primavera La lepre e la tartaruga Dove è finita la lucertolina? Vedo la luna I nonni Il cerbiatto e il cervo

pag.4 pag.7 pag.9 pag.10 pag.11 pag.12 pag.15 pag.17 pag.19 pag.20 pag.21

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Un asinello un po' troppo vanesio, si vantava sempre con gli altri animali, del proprio coraggio e della propria forza. Un giorno ricevette una inaspettata proposta dal piÚ importante felino della foresta: il leone. Costui disse all'asino: "Ho pensato che, in fondo, potremmo esserci di reciproco aiuto. Vorrei che tu mi aiutassi nelle battute di caccia e per questo avrei deciso di costituire una società con te" Onoratissimo, l'asinello rispose: "Sono lusingato della tua richiesta e accetto volentieri!" CosÏ ebbe inizio la loro collaborazione reciproca. Una mattina, di buon’ora, si incamminarono verso una caverna dove avevano visto rifugiarsi un numeroso gruppo di capre selvatiche.

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Il Re degli animali si fermò sulla soglia con l'intenzione di catturare le prede una per volta appena sarebbero uscite dal rifugio. L'asino, invece, si era intrufolato nella grotta ed aveva cominciato a lanciare ragli acutissimi per spaventare le povere bestiole causando un incredibile putiferio. Le capre terrorizzate ruzzolarono una sull'altra e si precipitarono verso l'uscita dove però, trovarono ad attenderle l'astuto leone che riuscì ad imprigionarle tutte. Quindi, finalmente l'asino uscì dalla grotta e, con aria trionfate esclamò:

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"Hai visto come sono stato bravo? Sono un grande cacciatore! Sarai contento del tuo socio!" "Certo!" Rispose con una risata il leone "Anzi, a dirti la verità, avrei avuto anch'io paura di te se non ti conoscessi bene e non sapessi che sei solo un asinello!" Tutto soddisfatto l'asino andò buono, buono a brucare un po' d'erba mentre il leone si apprestava a fare un succulento banchetto!

Le persone che, valendo poco, si vantano esageratamente con chi le conosce bene, rischiano di essere beffate.

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C’era una volta una volpe, furba e presuntuosa. Un giorno spinta dalla fame, gironzolando qua e là, vide dell'uva su un alto pergolato. Ecco disse:” finalmente qualcosa di prelibato”. Tentò allora di saltare spingendo sulle zampe con quanta forza aveva in corpo, ma nulla. Calma, si disse:” io così furba non posso arrendermi ma, devo escogitare qualcosa per raggiungere quell’uva”.

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Dopo un breve riposo riprese a saltare ma dopo alcuni balzi, non potendo neppure toccarla, si allontanò dicendo: "Pazienza, non è ancora matura, non mi va di spendere troppe energie per un frutto ancora acerbo". Svilire cio’ che non si è in grado di avere è tipico del borioso…..a volte una sana umiltà aiuta a vivere meglio.

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Se fossi un pittore, dipingerei un quadro con tutti i colori del creato. Al centro metterei un cuore tutto d'oro e sotto scriverei: Mamma, tu sei il più bel tesoro! Oggi è la tua festa, ti offro baci e fiori, grazie, mamma, per il tuo immenso amore. Stringimi forte al cuore, la vita insieme è bella: io sarò il tuo cielo azzurro, tu sarai la mia stella.

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Papà dammi la mano: grande e forte mi sento con te tu mi guardi e mi dici piano sono felice se tu sei con me. Se mi prendi sulle tue spalle io mi sento un capo tribù. Se mi tieni stretto al cuore il mio amico più caro sei tu. Per la strada la gente ci sorride e ci guarda perchè pensa che tu sei il mio gigante ma io sono il tuo re.

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Vorrei con tutti i bambini del mondo far un allegro e bel girotondo, vorrei poter dar contento la mano a chi è vicino e a chi è lontano. E sempre insieme cantare, prima di mettersi a studiare. Ci vuol poco per stare in allegria tutti quanti in compagnia. Ci vuol poco per essere felici e dappertutto avere tanti amici..

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La Primavera e l'Inverno sono due stagioni completamente opposte che non sono mai riuscite a trovare la corretta armonia per andare d'accordo. Fortunatamente esse non devono convivere, infatti, quando compare una deve umilmente ritirarsi l'altro. Un giorno il signor Inverno si trovò faccia a faccia con la giovane signorina Primavera. L'anziana stagione, con quella sua aria sapiente prese a dire:

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"Mia cara amica, tu non sai essere decisa e determinata. Quando giunge il tuo periodo annuale, le persone e gli animali ne approfittano per precipitarsi fuori dalle loro case o dalle loro tane e si riversano in quei prati che tu, con tanta premura, hai provveduto a far fiorire. Essi strappano i giovani arbusti, calpestano senza pietĂ  l'erba e assorbono ogni sorso di quel sole splendente che, col tuo arrivo diventa piĂš caldo. I tuoi frutti vengono ignobilmente raccolti e divorati e infine, con il baccano e la cagnara che tutti fanno, non ti permettono neppure di riposare in pace. Invece io incuto timore e rispetto con le mie nebbie, il freddo e il gelo. La gente si rintana in casa e non esce quasi

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mai per paura del brutto tempo e così mi lascia riposare tranquillo".Per ottenere rispetto ed amore non serve utilizzare la forza ed incutere paura invece i migliori risultati si ottengono con la bontà a la sensibilità.

La bella e dolce Primavera, colpita da quelle parole, rispose: "Il mio arrivo è desiderato da tutti e le persone mi amano. Tu non puoi nemmeno immaginare cosa significhi essere tanto apprezzati. E' una sensazione bellissima che non potrai mai provare perché con il freddo che porti al tuo arrivo anche i cuori più caldi si raggelano". L'inverno non disse più niente e si fermò a riflettere. Forse, essere ammirati ed amati dagli altri, poteva anche essere una bella sensazione.

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La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: Nessuno può battermi in velocità - diceva - Sfido chiunque a correre come me.- La tartaruga, con la sua solita calma, disse: - Accetto la sfida. -Questa è buona! - esclamò la lepre; e scoppiò a ridere. -Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. - Vuoi fare questa gara?

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-Così fu stabilito un percorso e dato il via. La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino. La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l'altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo. Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara. La tartaruga sorridendo disse: "Non serve correre, bisogna partire in tempo."

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Ma quella lucertolina bella vispa e timidina che sino all'altro giorno mi gironzolava intorno qui nel mio giardino facendo capolino dove mai sarà finita non sarà mica partita? Forse s'è andata a rintanare per potersi a lungo riposare non ha preso il largo è andata solo in letargo farà una lunga nanna

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sotto la soffice panna che scenderĂ  tra breve come candida neve.

Potessi anch'io andare in letargo a riposare e svegliarmi un mattino alla vista del biancospino tutto bianco in fiore e ritrovarmi poi al tepore come un miracolo che avviene con la lucertolina insieme!

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Vedo la luna, vedo le stelle vedo Caino che fa le frittelle: me ne diede due di quelle piÚ belle, le misi sul pozzo; il pozzo era cupo, in fondo c’era un lupo; il lupo era un po’ vecchio, non sapeva rifare il letto; il letto era disfatto, sotto c’era un gatto; il gatto era in camicia, e scoppiava dalle risa; le galline sulle scale, facevan le comare; la cavalla nella stalla suonava la chitarra.

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Ci sono delle cose che solo i nonni sanno, son storie piu’ lontane di quelle di quest’anno. Ci sono delle coccole che solo i nonni fanno, per loro tutti i giorni sono il tuo compleanno. Ci sono nonni e nonne che fretta mai non hanno: nonni e nipoti piano nel tempo insieme stanno.

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Un bellissimo cerbiatto dal manto scuro e con delle stupende macchioline bianche sul dorso viveva con la sua famiglia in una meravigliosa foresta con un ricchissimo sottobosco che offriva cibo in abbondanza.Il cerbiatto ammirava il suo caro babbo e desiderava diventare grande e forte proprio come lui aspettando con ansia che gli spuntassero finalmente le stesse lunghissime corna che tutti invidiavano al suo genitore. Nell'impazienza di quel momento egli seguiva costantemente il grosso cervo cercando di imitarlo in ogni cosa.Durante un bel mattino di fine inverno, mentre il grande cervo brucava tranquillo le foglie dei cespugli più bassi in compagnia dell'inseparabile figliolo, un possente ruggito squarciò il silenzio della foresta.Era un leone! Il cerbiatto sconcertato osservò il suo babbo e, con enorme stupore scoprì che questi tremava come un fuscello al vento. Sì, il suo venerato papà aveva paura! Come era

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possibile? Ma prima ancora che egli potesse chiedergli spiegazioni il cervo gridò al figlio: "Corri!" e si lanciò in una velocissima fuga. Il cucciolo obbediente lo seguì con le lacrime agli occhi per la vergogna e la delusione.Quando finalmente si fermarono il cervo si avvicinò al figlio e scorgendo il suo pianto gli parlò con voce dolce: "Piccolo mio, questa paura che tu disprezzi ci ha salvato la vita. Quel leone non avrebbe avuto pietà di noi e ci avrebbe sicuramente sbranati se non fossimo fuggiti.A volte bisogna ingoiare il proprio orgoglio e sapersi arrendere di fronte a chi é più forte di noi. Questo significa diventare adulti e saggi.". Quelle parole consolarono il cerbiatto. Adesso ammirava ancora di più quel suo babbo che non aveva esitato a dimostrarsi un fifone rischiando di perdere la stima del figlio pur di salvargli la vita. Questo era il vero coraggio.Nella vita serve più coraggio per rinunciare ad affrontare persone più forti e prepotenti piuttosto che per accettare sfide inutili e violente.

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Fonti • • • • • •

www.lefiabe.com www.tuttoscuola.altervista.org www.carcuro.com www.filastrocche.it www.126maestramaria.wordpress.com google search (immagini)

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In collaborazione con:

Realizzazione a cura di: VALENTINA DI BELLO Corso per "Animatore per l'infanzia" Anno 2012 Docente: D'AGATA ANTONIO G.


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