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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 10 N.251 prossima uscita 7 maggio

La differenza è nel dettaglio...


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Calzature alla moda per la donna del nuovo millennio

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allo scorso 5 settembre Roseto si è arricchita di un nuovo punto commerciale. Miss Cocò, in via Nazionale 102 (vicino alla Chiesa di Santa Maria Assunta), è la culla delle calzature da donna pronto moda. Con prezzi contenuti si ha la possibilità di acquistare scarpe ispirate al design dei più grandi stilisti. Ogni settimana nuovi arrivi e prodotti che strizzano l’occhio alle ultime tendenze. Miss Cocò nasce dalla passione per le scarpe e per la moda di Benito e Vanessa. Una scelta vincente, per essere al passo con la moda e soprattutto per offrire un tocco di eleganza e un accattivante look anche sportivo. I due titolari si distinguono per

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DA “PORTOROSE” A

PORTO DEL VOMANO Approvato il programma di sviluppo portuale dal Consiglio Comunale di Roseto. Subito un investimento da oltre un milione e mezzo coi fondi Fas stanziati all’epoca dalla Regione su iniziativa dell’ex assessore Giandonato Morra. Più posti barca per il settore diportistico e per la pesca. E soprattutto la realizzazione di un’imboccatura più sicura

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ia libera dal Consiglio Comunale di Roseto al “Programma di Sviluppo Portuale” che prevede la riqualificazione e l’ampliamento del bacino turistico e la sistemazione della darsena per l’attracco delle imbarcazioni da pesca. Il provvedimento prevede una riorganizzazione e riqualificazione degli spazi del porticciolo. In particolare, il piano prevede la risistemazione della darsena in funzione della prossima realizzazione del nuovo argine per la messa in sicurezza del fiume Vomano, opera prevista e finanziata dalla Provincia di Teramo. Un intervento possibile dopo che è stata liberata l’area su cui sorgeva il cantiere nautico “Baroni”. Il nuovo argine andrà a ridurre lo specchio acqueo dove

attualmente ormeggiano 30 imbarcazioni della marineria e 44 imbarcazioni dei diportisti. Pertanto il “Piano di Sviluppo Portuale” prevede nuove opere che facciano recuperare questi spazi. Sul lato est verrà infatti realizzato un braccio a mare per la messa in sicurezza del porticciolo che si svilupperà dal punto di fine del nuovo argine e curverà da sud verso nord a protezione della imboccatura del porto. Quest’opera, finanziata con i fondi Fas 2007/2013, grazie all’interessamento dell’ex Assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra, per un importo di 1 milione e 680 mila euro è attualmente inserita nell’elenco del Masterplan e pertanto dovrà essere ultimata entro il 2017. Nello specchio acqueo che verrà ricavato grazie al braccio a mare verranno sistemate le imbarcazioni della marineria. Le altre opere necessarie e ancora da finanziare per completare il programma di sviluppo consistono nella realizzazio-

ne dell’altro braccio a mare, molo nord, e nell’allargamento dell’attuale darsena verso ovest. Questo progetto consentirà di aumentare la funzionalità e la sicurezza all’interno del porto di Roseto e di ricavare i giusti spazi di ormeggio sia per la marineria che per i diportisti. L’area interessata dall’intervento ha una estensione di 123 mila mq e consentirà l’ormeggio di 320 imbarcazioni da diporto e 60 imbarcazioni per la pesca. I fondali avranno una profondità di 3 metri e sono previsti diversi servizi a terra e in banchina quali assistenza di porto e marineria, officina meccanica, isola ecologica, parcheggi auto in banchina, bar, ristorazione, servizi igienici e docce, rifornimento cambusa, giardini e aree verdi. E’ inoltre importante un altro aspetto, soprattutto alla luce del prossimo collegamento tra Roseto e Pineto attraverso il ponte ciclopedonale: condividere lo sviluppo della foce del fiume Vomano e del porticciolo con la città di Pineto al fine di far diventare “Portorose” il Porto del Vomano. Questo è il sogno che si vuole realizzare nell’arco dei prossimi anni.


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NON C’È STATO QUORUM

PER IL REFERENDUM SULLE TRIVELLE Percentuale bassissima a livello nazionale: appena il 32%. L’Abruzzo supera il 35%. Impressionante il dato del “SI”, oltre l’85%, a conferma che chi è andato a votare lo ha fatto scegliendo la difesa del proprio mare, dei propri territori. Il Governo centrale ora non potrà comunque non tenere conto dell’espressione di voto di 14milioni di italiani

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onostante gli appelli, la mobilitazione generale dei comitati “NoTriv”, il fatto di difendere una propria realtà territoriale, il referendum contro il rinnovo delle concessioni per ispezioni e trivellazioni per la ricerca di idrocarburi, non ha raggiunto, purtroppo, il quorum. Quindi non è valido anche se dai dati emerge un segnale forte degli italiani: non vogliono le trivelle, non sono per le energie prodotte da combustibili fossili. Alle urne si è presentato il 32,15 per cento degli elettori aventi diritto. Si tratta di quasi 16milioni di elettori. Come era nelle previsioni, ha vinto il fronte del SI con uno schiacciante 86 per cento delle preferenze. Il 35 per cento degli abruzzesi si è presentato alle urne. Anche in provincia di Teramo il dato si attesta attorno al 35 per cento con una netta vittoria di chi non è favorevole al rinnovo delle concessioni.

E di questo il Governo centrale dovrà assolutamente tenerne contro. Gli italiani sono per le energie rinnovabili, per le piste ciclabili, per l’ambiente, la sua tutela, per una politica turistica che volga proprio verso lo sviluppo di concetti legati all’ecosostenibilità dei territori. Anche a Roseto la percentuale del fronte del SI è stata altissima. Il lavoro di chi pone al primo posto proprio la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del nostro mare, è stato mirato, coinvolgente, attento. Ma il 68 per cento degli italiani aventi diritto ha preferito non andare a votare, quasi accettando l’appello del Premier Matteo Renzi. Tra le regioni, solo la Basilicata ha superato la soglia minima del 50 per cento, segno che ha l’inchiesta sul petrolio ha pesato nelle decisioni degli elet-

tori. Ma anche perché la Lucania vive sulla propria pelle la presenza delle trivelle nella Val D’Agri. Pochi minuti dopo la chiusura delle urne, il primo a commentare era stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi con un discorso da Palazzo Chigi. E ha attaccato, senza citarlo, il governatore Pd della Puglia Michele Emiliano: “Ha perso chi voleva il voto per motivi personali”. Il presidente Pd, tra i sostenitori del referendum, aveva esultato dopo la prima rilevazione dell’affluenza alle 12 dicendo che “il quorum era un’impresa possibile”. Poi in serata, quando sembrava difficile ottenere il risultato, aveva detto: “Sono soddisfatto, hanno votato 11 milioni di elettori come quelli che hanno espresso la preferenza per il Pd alle scorse Europee. Il Governo dovrà tenere conto che milioni di italiani hanno un’idea delle politiche energetiche diverse”. Della stessa opinioni i comitati No Triv che hanno commentato: “E’ già un risultato straordinario quello ottenuto”. I problemi, al di là del risultato, riguarderanno i contraccolpi all’interno del Partito democratico in vista delle amministrative, ma anche del referendum confermativo sulle riforme costituzionali.


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ROSETO

I FRATINI NIDIFICANO SULLA SPIAGGIA RIPULITA Individuati tre nidi nei giorni scorsi, durante una ricognizione sul litorale. Un mese fa circa la polemica dopo gli interventi di pre-pulizia dell’arenile rosetano, nel tratto nord. Gli ambientalisti accusarono gli operai del Comune di aver distrutto l’habitat dell’uccellino diventato simbolo dell’Area Marina Protetta del Cerrano. Poi la scoperta che in realtà tre coppie di fratino hanno trovato il loro luogo ideale per deporre le uova proprio sulla spiaggia ripulita

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lla fine una tempesta in un bicchier d’acqua. Tante polemiche per aver ripulito un ampio tratto di spiaggia, nella zona nord di Roseto, considerato habitat naturale del fratino, l’uccello divenuto simbolo dell’Area Marina Protetta del Cerrano. Si era detto che era stato distrutto il luogo ideale per la nidificazione del fratino, un danno all’ambiente e allo stesso tempo al piccolo volatile. E invece la straordinaria scoperta fatta proprio in questi giorni: tre coppie di fratino hanno nidificato proprio nelle zone ripulite dai mezzi

gommati del Comune. Un nido è stato individuato tra l’Hotel Bellavista e il lido Aragosta. Gli altri due dinanzi al Mion Gran Hotel. Si tratta proprio di quelle stesse zone che a marzo erano state interessate dagli interventi di pre-pulizia eseguiti dalla squadra degli operai comunali. Tutti e tre i nidi sono stati censiti. Avvertiti anche gli ambientalisti del Wwf che assieme agli operai del Comune, capitanati dal responsabile Guido Cianci, hanno provveduto a sistemare una rete di protezione del nido, consentendo al fratino di continuare la cova delle uova. Tutta l’area inoltre è stata cir-

coscritta per evitare che qualcuno possa invaderla, facendo allontanare le coppie dei piccoli uccelli. Analizzando la situazione emerge un dato importante: nei giorni scorsi erano state sollevate delle inutili polemiche attorno agli interventi di pre-pulizia dell’arenile. Perché poi la natura comunque ha fatto ugualmente il suo corso. I fratini hanno nidificato e le uova schiuderanno dopo 24/27 giorni (si registrano anche casi in cui la cova è durata 29 giorni), ripopolando nuovamente l’area con giovani esemplari. Un successo della natura, come sempre.


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ROSETO CONFERMA

LA BANDIERA VERDE L’ufficializzazione è arrivata pochi giorni fa: anche per quest’anno il vessillo che viene assegnato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva sventolerà sulle spiagge della Città delle Rose. Si tratta del riconoscimento che viene dato ai luoghi ideali le vacanze delle famiglie con bimbi al seguito. Qualità dei servizi, condizione dell’arenile, proposte turistiche alcuni dei parametri necessari per ottenere la bandiera

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a conferma era nell’aria, ora l’ufficialità. Anche per quest’anno la Bandiera Verde sventolerà sulle spiagge di Roseto. Il prestigioso riconoscimento, consegnato dalla SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), è stato consegnato all’assessore all’Ambiente, Fabrizio Fornaciari, nel corso della cerimonia ufficiale che si è tenuta quest’anno al Municipio di San Benedetto del Tronto. La Bandiera Verde, che Roseto riceve ininterrottamente dal 2012, una delle più

longeve dell’intero Paese, viene assegnata dall’associazione italiana di pediatria alle località ed alle spiagge più idonee per i bambini e le loro famiglie. La particolarità di questo ambito riconoscimento è che non ci si può candidare a riceverlo, ma viene assegnato dai pediatri della SIPPS che ogni anno sono chiamati a valutare, su base volontaria, in base a parametri stingenti, le varie località turistiche così da togliere o confermare la bandiera a seconda o meno della presenza di elevati standard di qualità. Sono

cinque anni consecutivi dunque che la Bandiera Verde viene fatta sventolare nella Città delle Rose. E’ certo che sono attenti e scrupolosi i controlli che, ogni volta, vengono fatti per assegnare questo riconoscimento. Il fatto che Roseto possa vantare ancora una volta questo vessillo conferma che comunque nel tempo sia stata portata avanti una politica di tutela dell’ambiente, di miglioramento dei servizi offerti alle famiglie che scelgono questo tratto di costa abruzzese per trascorrere le vacanze estive.


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IN 3MILA ALLA XXXVII EDIZIONE DELLA

CORSA DEI POLLI

Nutrita la delegazione teramana che ha raggiunto San Vittore con 4 pullman. Molti gli operai dell’azienda avicola Amadori giunti da Roseto per prendere parte alla manifestazione di solidarietà

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a corsa dei polli si conferma uno degli eventi sportivi più partecipati: oltre 3mila persone hanno preso parte alla 37esima edizione che si è svolta domenica 10 aprile a San Vittore di Cesena, tra atleti competitivi (quasi 400), corridori e camminatori non competitivi (circa 2mila), quasi 700 dipendenti Amadori, “Peopoll Runners”, giunti da tutte le sedi dell’azienda, (più di 200 i dipendenti dello stabilimento di Mosciano Sant’Angelo) e oltre cento volontari della Polisportiva San Vittore - Pida e Sanzves. Il piazzale dell’azienda si è trasformato per una mattina in un vero e proprio “villaggio” in festa, con salsiccia e sangiovese per tutti, anima-

zione per bambini, coriandoli, musica e premiazioni, con la presenza di Francesco Amadori a fare gli onori di casa e i saluti del Sindaco di Cesena Paolo Lucchi, che ha anche partecipato come atleta competitivo. “Questa edizione della corsa dei polli è stata davvero speciale - ha commentato Francesca Amadori, responsabile Corporate Communication Amadori - I “magnifici 100” volontari della Polisportiva San Vittore, con il loro entusiasmo e il loro impegno, hanno saputo creare un ambiente davvero accogliente per tutti”. Da Roseto degli Abruzzi sono partiti in più di 30. L’iniziativa ha riscosso un enorme successo tra la soddisfazione del patron Amadori.


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SONDAGGIO

I NOSTRI LETTORI

COSA PENSANO DI Un mini sondaggio ci incoraggia ad andare avanti. Ci fa piacere, ma non ci esaltiamo. Sappiamo che, fino a quando ci saranno coloro che ci leggeranno e gli sponsor che di noi si fideranno, potremmo ripagare la fiducia che in tanti nutrono nei nostri confronti di William Di Marco

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urante la festa dei dieci anni di Eidos News, avvenuta domenica 3 aprile presso l’Hotel Liberty, dopo un’introduzione basata principalmente sulla cronologia dei fatti accaduti nei due lustri trascorsi e sulla gestazione dell’idea del 2006, l’attenzione è caduta su un mini sondaggio effettuato durante il mese di marzo scorso, in cui si è fatto il punto su ciò che pensano i lettori del quindicinale che hanno (in questo caso abbiamo) in mano. Lo si è detto in quella occasione e lo si ripete con più convincimento adesso: il responso ha poco di scientifico, non certamente per le risposte e per le persone contattate (tutto rigorosamente vero), ma perché il campione non era rappresentativo di chi sfoglia Eidos News in senso specificamente statistico e perché gli intervistati provenivano sì da una zona eterogenea, che tuttavia non abbraccia percentualmente la diffusione della pubblicazione. Alla lettura dei numeri che son venuti fuori un brivido di piacere si è incanalato per la schiena. La prima riflessione è che questa testata ha tanti amici che le vogliono bene e che esprimono con soddisfazione (ovviamente con qualche critica e correzione consigliata) ciò che è stato fatto sinora. Ma quel piacere che è un attimo, va via con la stessa speditezza e perciò appena dopo, il sorriso ha lasciato spazio ai nostri volti seri, perché all’unisono abbiamo riflettuto. Se ci rispettano, adesso più che mai dobbiamo impegnarci di più, affinché quella fiducia non sfumi, ma addirittura cresca. D’altronde, sbrodarci addosso non serve a nulla e per vedere se Eidos News sta andando verso la giusta strada ci sono due indicatori super partes che, oltre a essere oggettivi, non sono manovrabili. Il primo è

l’affetto dei lettori che attendono l’uscita nelle edicole come se il nostro fosse un giornale di tiratura nazionale. Il secondo è legato agli sponsor, altro grande pilastro del successo di Eidos News. Fino a quando ci saranno gli inserzionisti che ci sostengono e spesso ci cercano (oltre sicuramente i nostri sforzi per convincerli), significa che questo mezzo ha tutte le carte in regola per veicolare un messaggio pubblicitario credibile. Qualcuno direbbe: “È il mercato, bellezza”, sapendo che quel mercato non guarda in faccia a nessuno, non fa sconti e non si ammanta di piaggeria. Ergo: grazie a tutti voi. TABELLA 1: LA CASA DI EIDOS NEWS Nella prima tabella che pubblichiamo (in rosso c’è un disegno che potrebbe essere visto come una casa), è incorniciato il territorio in cui la nostra testata è letta. I punti di diffusione sono principalmente Roseto, Pineto e alcune zone strategiche della Vallata del Vomano. Tuttavia i lettori superano questi confini e spesso ci troviamo, nella casella di posta elettronica, delle lettere che vengono dai posti più disparati. Il giornale arriva anche oltreoceano (non solo per il Web, ma anche attraverso spedizioni del cartaceo) a quegli emigranti che non si dimenticano delle loro origini pinetesi, rosetane, atriane e così via. Pertanto, come si evince dalla cartina, i centri più importanti in cui Eidos News è presente sono: sulla costa con Roseto, Pineto e alcune volte viene trattata Giulianova; nella pianura del Vomano con Morro d’Oro, Notaresco, Castellalto, Atri, Cermignano, Cellino e Penna S. Andrea. TABELLA 2: IL CAMPIONE ESAMINATO Nel secondo prospetto troviamo i dati inerenti il campione interpellato. La consultazione è stata fatta da venerdì 4 a sabato 26 marzo e ha visto coinvolti 140 persone, prese a caso, ma


che potessero essere rappresentative delle quattro fasce d’età di ipotetici lettori: da 15 a 18 anni (25,5%), presi nelle scuole; adulti 20-30 anni (26,3); adulti 4065 anni (27,1); oltre i 65 anni (21,1). TABELLA 3: CHI LO LEGGE? Anche qui molte sorprese. La prima è che, se la nostra testata arriva in famiglia, viene consultata dalla quasi totalità dei componenti. Le persone mature e anziane non si lasciano sfuggire una pagina e per diverse famiglie è l’unica rivista che entra in casa. Tuttavia l’aspetto che più ci ha colpito è che tantissimi giovani conoscono Eidos News e che la stragrande maggioranza lo legge, soddisfazione doppia se consideriamo che i teen-agers sono nativi digitali e il loro riferimento è lo “smartphone”. Possiamo dire che la nostra è una pubblicazione transgenerazionale. TABELLA 4: PERCHÉ È LETTO? In questo speciale schema viene fuori un po’ l’anima del giornale. A vincere sul gradimento è il fatto che Eidos News ha diverse rubriche che sono attese dai lettori (26,1%). Non le citeremo, ma è indubbio che in molte di loro si faciliti un’agilità di lettura, data dalla brevità delle notizie e dalla semplicità del linguaggio, anche su argomenti che apparentemente potrebbero risultare più complessi. Interessante anche il dato “So di più” (25,6%) che ci riporta all’origine dello scopo giornalistico di informare la gente, ma pure l’apprezzamento delle foto (25,2%) è un dato che ci inorgoglisce e la considerazione che il nostro sia un giornale “Vario” (23,1%). In questo caso la ripartizione percentuale è abbastanza omogenea. TABELLA 5: È OBIETTIVO? Vorremmo sorvolare il commento su questi dati, perché ci premiano forse oltre ogni nostra più rosea previsio-

ne. Non c’è dubbio che noi ci impegniamo (e lo faremo sempre di più), affinché i nostri lettori ci considerino distanti dalle influenze partitiche. Sappiamo di non riuscirci sempre e che alcuni ci affibbiano le più varie etichette (forse è questo il segreto?), tuttavia non conosciamo altre strade che non siano quella di dar spazio il più possibile a tutte le voci e quella di tendere - come sottolineammo nel nostro primo editoriale nel marzo del 2006 - all’obiettività come scopo primario di chi scrive su queste colonne. TABELLA 6: COSA AGGIUNGERESTICAMBIERESTI? Il risultato lo si può leggere: “Più rubriche” facili da consultare (30,5%), “Più brevi” notizie di rapido impatto (32,5%), poi “Più sport minore” (15,5%) e più “Musica e spettacolo” (11,5). Infine c’è un “Altro” (11%) in cui la voce che predomina è un meno: “Meno personaggi politici”. TABELLA 7: EIDOS NEWS CARTACEO AVRÀ FUTURO? Le risposte ci faranno guardare al futuro con più consapevolezza. Sembra proprio che possiamo lavorare su carta ancora con passione, perché per i prossimi anni non si vede un calo drastico della presenza del nostro giornale nelle edicole (i cui proprietari ringraziamo sempre per la puntuale disponibilità) e nei vari punti di distribuzione. È vero che la tendenza mondiale sarà sempre più quella di attingere notizie dal Web, da Internet e dai Social, ma anche nel presente ci sono realtà giornalistiche cartacee che crescono, nonostante si vada verso un restringimento del mercato. E poi i giornali gratuiti come il nostro hanno un impatto diverso. Pertanto la previsione, secondo i nostri lettori, è di trovarci ancora per un bel po’ insieme.


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IE CUR IOSIZ Notizie)

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17 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

IL PROF. ANTONIO DI FELICE SULLA SCIA DEL GRANDE OVIDIO “De sui ipsius amore atque caritate”. Apre con questa citazione la bella lettera indirizzata alla nostra redazione che il prof. Antonio Di Felice, primo preside del Liceo rosetano, ci ha fatto pervenire. Tutta in latino, è un omaggio a Giacomo Zanella, grande latinista, nonché poeta e traduttore di pregio. Tuttavia la cosa che ci preme sottolineare è che il dotto Di Felice sta lavorando a un progetto molto più interessante, che lo vedrà coinvolto nelle celebrazioni di uno dei più grandi autori della latinità, Publio Ovidio Nasone, più semplicemente Ovidio (Sulmona, 20 marzo 43 a.C. - Tomi, 18 d.C.), il quale

è stato tra i maggiori elegiaci, capace di dare lustro a tutta la romanità e anche alla nostra regione. Nel 2018 ci saranno le ricorrenze per i duemila anni dalla morte del poeta e il professore rosetano è già al lavoro per una pubblicazione dedicata interamente all’autore sulmonese. In attesa, gli auguriamo un “in bocca al lupo” per le future pubblicazioni. [Nella foto: New York, 1993. Il prof. Di Felice (a sin.) in un convegno su “Cicerone e lo Stato” con il famoso studioso Ettore Paratore. L’evento fu organizzato da un’associazione presieduta da Giulio Andreotti, noto anche per essere un cultore del Latino].

MA QUANTO È BELLO! 8 GLI STUDENTI DEL MORETTI CHE PULISCONO LA SCUOLA

Potremmo non commentarla questa foto, perché lasciare pulito l’ambiente dovrebbe essere un dovere di tutti. Ma non è così, almeno in gran parte d’Italia. Pertanto vedere all’opera degli studenti che, nei ritagli di tempo e muniti di guanti e sacchi, si mettono in giro per l’ampio spazio dell’Istituto d’Istruzione Superiore “V. Moretti” a raccogliere cartacce, bottiglie di plastica ed altro è sempre una bella cosa da vedersi, oltre a essere fortemente educativa. Ma l’occasione è servita anche per capire se la nuova sensibilizzazione a

mantenere decorosa la struttura voluta negli ultimi mesi dalla dirigenza e dal corpo docente, abbia avuto dei risultati positivi. Sembra proprio di sì. In altri periodi le buste utilizzate (quelle grandi e nere da 150 lt) erano arrivate anche a dieci, tutte piene. Ora il numero non solo si è dimezzato, ma le stesse sono state riempite a metà. Un buon segno, ma sono gli stessi ragazzi a dire che bisogna ancora lavorarci su per ottenere dei migliori risultati. Per il momento lo stupore del gesto rimane! (Nella foto la III A Sia)


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RAFFAELE D’ILARIO 1 UNA PICCOLA LAPIDE FUORI DALLA SUA ABITAZIONE

CUR IOSIZIE

(tra Curiosit

à & Notizie)

Raffaele D’Ilario è stato un grande della cultura rosetana e non solo. Il suo nome è conosciuto anche a livello regionale, grazie ai suoi lavori storici che hanno messo un punto fermo su molte ricerche da lui avviate. Non era un ricercatore di professione, ma la sua passione lo porterà a scrivere scrupolosamente la storia della sua città, partendo da Le Quote, per proseguire con Rosburgo e infine Roseto degli Abruzzi. Di recente suo nipote, il generale in pensione Luciano Di Giandomenico, ha rimesso in circolazione alcuni dei suoi ridotti (di dimensioni) volumi che ci daranno l’opportunità di parlarne anche nei prossimi numeri della nostra rivista. Per il momento segnaliamo questa piccola lapide in ceramica che lo stesso nipote ha fatto affiggere fuori la casa dove Raffaele D’Ilario visse, in via Felicioni. È un encomio poetico (sonetto) scritto da Gaetano D’Aristotile intitolato “Lu nnamurate de Rusete”, in cui nella prima strofa si legge: «Dalla primalba, tu, de ssu Castelle / la storia di Santàntime hi rcuntate / “li cutarule” dell’Annunziate / storia di ore triste e ore bbelle».

L’ATLETA MACCHIA SENZA RIVALI Il giovane talento dell’Atletica Vomano Gran Sasso mette tutti in fila nei 10 km su strada della 42° edizione della Stracivitanova. Ad una settimana esatta dalla prestigiosa medaglia d’argento conquistata ai Tricolori Junior di mezza

maratona, Marco Macchia, portacolore dell’Atletica Vomano Gran Sasso, vince la 10,700 km di corsa su strada della 42° edizione della Stracivitanova. L’atleta ha ottenuto l’ottimo riscontro cronometrico di 34’23”, confermando notevoli progressi tecnici. Piazza d’onore a Giovanni Moretti, podista di fama nazionale nelle gare su strada.

…GABERGABER, IL TEATROCANZONE DI GIORGIO GABER Giovedì 28 aprile 2016, alle ore 21:00, presso il teatro Spazio Electa di Teramo (via F. De Paulis, 9/A, accanto all’Hotel Michelangelo), arriva “…GABERgaber ilTeatroCanzone” di e con Massimiliano D’Aloiso, attore e regista della compagnia teatrale pinetese La Meccanica Delle Tende. L’A.C.S. Abruzzo Circuito Spettacolo ospita questo significativo evento attraverso cui il pubblico rivivrà i più grandi successi di Giorgio Gaber da “Lo shampoo” a “La libertà”, passando per i monologhi più suggestivi come “La paura”, “L’America” e brani di grande impatto come “Il cancro” e “La presa del potere”; l’ironia e la comicità pungente dei testi gaberiani sono il veicolo migliore per porre l’accento su tematiche sociali scottanti e per un’analisi attenta verso un mondo sempre più povero di ideali. La messa in scena di “…GABERgaber” è il risultato di un attento lavoro di ri-

costruzione attoriale, storica e filologica del genere “teatro canzone”: la solitudine dell’attore sul palcoscenico, la struttura dialettica e l’alternanza di prosa e musica, l’essenzialità della scena. Tutto si gioca sulle corde della potenza evocativa della parola e del corpo, del gesto e della musica, del buio e della luce, del silenzio e del monologo. Non può sfuggire l’accostamento di un tale lavoro ai dettami tipici dell’antico teatro greco: ecco perché oggi, Gaber, può e deve essere considerato un classico del teatro. L’appuntamento è quindi per giovedì 28 aprile alle 21,00 per assistere a questo imperdibile spettacolo di teatro canzone. Ingresso 10 euro, ridotto soci arci 8 euro, studenti 5 euro. Per info e biglietteria: Teatro Spazio Electa, via F. De Paulis, 9/A, Teramo; tel. 0861212593 - 3926604803; info@ acsabruzzo.it. (Valeria Bidetta)


CUR IOSIZIE

L’ASSOCIAZIONE (tra Curiosit à CULTURALE CERCHI CONCENTRICI PROMOTOR CONSEGNA IL “COMBI” ALLA BIBLIOTECA CIVICA È stata direttamente la vice presidente, dott.ssa Martina Bidetta, a consegnare alla direttrice della biblioteca civica rosetana, Maria Antonietta Marinaro, il materiale mancante rispetto a quello già fatto pervenire nel giorno della conferenza stampa dello scorso 23 marzo. La donazione dell’associazione - che prende il nome di “bongenismo”, cioè una specie di generosità attiva in cui i vari processi dell’operazione sono seguiti direttamente dagli interessati - è stata possibile grazie ai proventi del

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& Notizie) libro “I Ricordi di Eidos - II serie” di William Di Marco (2015, Verdone Editore). Se nella prima fase sono state fatte recapitare due stampanti-fotocopiatrici a colori, la vice presidente dell’associazione ha consegnato personalmente un’altra stampante-fotocopiatrice a colori (per un totale di tre) e il prezioso “convertitore Combi”, un apparecchio che permette di trasformare istantaneamente i vecchi video in Vhs nel formato digitale (Usb o Dvd), in modo che le oltre cinquemila cassette in possesso della locale videoteca possano trovare un’archiviazione più duratura nel tempo. (Nella foto: da sinistra Maria Antonietta Marinaro e Martina Bidetta)

I DUE MAESTRI DI BALLO ANTONIO CHIARINI E TINA FERRI DONANO I LORO TROFEI AL MUSEO DI MONTEPAGANO Tanti anni passati sulle piste da ballo, numerosi premi e trofei conquistati e poi la decisione di consegnare a futura memoria i loro riconoscimenti al “Museo della Cultura Materiale” di Montepagano. È stata l’idea dei due maestri rosetani Antonio Chiarini e Tina Ferri (nella foto ritratti quando gareggiavano), diplomati Anmb (Associazione Nazionale Maestri di Ballo), che per tanti anni hanno dato lezione nella loro scuola “Vecchio Frak” a una moltitudine di appassionati. Nel loro carnet ci sono primi premi in gare nazionali per professionisti di ballo liscio e danze standard. Sono stati finalisti ai Campionati Italiani di Liscio unificato nel 1987, ai Campionati Regionali di Abruzzo e Marche del 1988 e vice campioni italiani di danze standard e liscio unificato nel 1990. Per un periodo hanno ricoperto il ruolo anche di giudici di gara, settore agonistico. Adesso, per far sì che i loro trofei non vadano persi, c’è stata questa donazione al museo. Un bel gesto che ci piace ricordare, unitamente a una pubblicazione di alcuni anni fa di Tina Ferri, quando scrisse un libro di poesie dal titolo molto simbolico, “Rose”, tanto per rimarcare ancora una volta l’amore verso Roseto.

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Il Dott. Luca Memmo si é laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università Tor Vergata di Roma nell’anno 2003 con votazione di 110/110 con lode e con la tesi “Ricostruzione della piramide nasale con impianto autologo di cartilagine”. Abilitato alla professione di Medico Chirurgo nell’anno 2003 ed iscritto all’Ordine Provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri con il numero d’ordine 53433 il 16/03/2004. Nello stesso anno inizia una lunga esperienza professionale all’estero, tra Belgio, Francia , Svizzera ed USA, specializzandosi in Chirurgia presso l’Université Libre de Bruxelles (ULB) nel 2011 con la tesi: “L’utilisation de la prothèse autoadhésive dans la réparation des hernies selon la méthode Lichtenstein: résultats préliminaires”. Si perfeziona nel 2013 in Medicina e Chirurgia Estetica e Laserterapia consegeuendo il Master Universitario in Chirurgia Estetica presso l’Università degli Studi di Milano Cattedra di Chirurgia Plastica - Scuola di Specializzazione in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica del Prof. M. Klinger. Ha effettuato numerose esperienze professionali tra il 2000 ed il 2012, iniziando già durante il corso di Medicina, presso alcuni dei più grandi nomi della chirurgia sia in Italia che all’estero: 2000 Assistente del Dott. David G. Teasley presso Williamsburg Plastic Surgery Center, Williamsburg, Virginia, USA 2000 Assistente del Dott. Gilson J. Kingman presso Riverside Plastic Surgery Center, Newport News, Virginia, USA 2001 Assistente del Dott. Richard Mladic presso The Mladick Center for Cosmetic and Plastic Surgery, Virginia

Beach, Virginia, USA 2004 Assistente del Prof. Raoul Franchi, Primario di chirurgia plastica presso l’Osp. “Spirito Santo” Pescara, Italia 2006 Assistente del Prof. Maurizio Nava presso l’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori UOC di Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Milano, Italia 2007-2012 Libero professionista e collaboratore del: Prof. Hamdi, Dr Bovy, Dr Cantella ( Ch. Plastica) Dr Dott. Luca Memmo De Coster (Ortopedia) Dr Thierry Lambert (Ch. Vascolare ) presso le Cliniche private Edith Cavell e Parc Leopold Bruxelles e Braine L’Alleud, Belgio 2012 Stage presso Dr Firmin, Clinique Bizet, Parigi, Francia 2011-2012 Libero professionista e consulente presso l’Ospedale Tivoli a La Louvière In tutti questi anni ha realizzato in totale (a marzo 2011): 2818 interventi di cui 1296 come primo operatore. É autore di numerosi articoli pubblicati su prestigiose riviste scientifiche internazionali e partecipa a seminari e congressi internazionali nel campo della chirurgia e della medicina estetica. Attualmente svolge attività di libero professionista e consulente in Chirurgia Estetica presso cliniche e studi privati del Nord e Centro Italia ed attività operatoria a Roma presso il Centro Ambulatorio Polispecialistico, la One Day Medical Center e la Clinica Addominale Karol Wojtyla ed a Milano presso la Blumar Medica e Domus Estetica.


ROSETO

CI PIACE

IL POLIVALENTE DI SANTA PETRONILLA INTITOLATO AD ORAZIO DI MARCO Un intero quartiere si è stretto attorno alla famiglia e ha voluto ricordare la figura di Orazio Di Marco a cui il Comune di Roseto ha deciso di intitolare l’impianto polivalente di Santa Petronilla. All’importante momento, culminato con lo svelamento della targa e l’inaugurazione dell’impianto sportivo rimesso a nuovo, ha preso parte tutta la cittadinanza della piccola frazione rosetana che ha voluto ricordare così un uomo che si è sempre battuto per il bene

della sua città e del suo quartiere. Alla cerimonia era presente anche il sindaco Enio Pavone che con Di Marco ha condiviso molte battaglie politiche. Intanto c’è apprezzamento per il lavoro di recupero fatto in questi mesi dell’impianto sportivo, punto di riferimento per i ragazzi di Santa Petronilla.

NON CI PIACE

UNA PANCHINA TRA LE ERBACCE IN PIENO PARCO PUBBLICO Non è un bello spettacolo. Un parco lasciato al suo abbandono, giochi divelti, grosse pozzanghere d’acqua quando piove, delle panchine inutilizzabili perché rotte o perché invase dall’erba alta anche quasi un metro. Accade a Cologna Spiaggia e gli abitanti del posto, soprattutto mamme che vorrebbero portare i loro figli a giocare in quegli spazi, protestano per le pessime condizioni in cui versa l’area. Il problema è stato più volte segnalato al Comune. Ma la ri-

sposta che si sono sentiti dire i cittadini è stata sempre la stessa: su quell’area sorgerà una palestra. D’accordo. Ma sino a quando la palestra non c’è e i lavori non saranno iniziati, quello sarà sempre un parco pubblico. E come tale deve essere trattato, con periodici lavori di manutenzione. Così come i lavori di manutenzione andrebbero fatti anche al lungomare di Cologna, visto che le aiuole sono invase da erba medica, utile per dar da mangiare ai conigli. E non dimenticate di potare le palme!

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Diventerà a tutti gli effetti stadio “Silvino D’Emilio” di Cologna Spiaggia. L’intitolazione con tanto di cerimonia ufficiale ci sarà il prossimo 30 aprile, al termine di un torneo organizzato dal settore giovanile colognese nel ricordo del presidentissimo del Cologna, scomparso lo scorso mese di settembre, colpito da infarto. Il giorno delle sue esequie furono fatte due promesse:

l’attività calcistica con valorizzazione del settore giovanile non sarebbe morta e che lo stadio di Cologna avrebbe portato il suo nome. Promesse mantenute, la prima grazie soprattutto a Marco D’Emilio, il figlio di Silvino che ha deciso di proseguire sulle orme tracciate dal padre. Per quanto riguarda l’intitolazione dello stadio, la comunità locale e gli amministratori si sono dati un gran da fare affinché la promessa venisse mantenuta.

CI PIACE

LO STADIO DI COLOGNA SPIAGGIA PORTERÀ IL NOME DI SILVINO D’EMILIO

Parcheggiano come possono e forse anche alla meno peggio. Accade in via Nazario Sauro, a Roseto, zona sud del lungomare. Una strada a senso unico che consente di immettersi sul litorale. Capita però che le auto vengano lasciate a ridosso dell’incrocio, impedendo la visuale a chi deve uscire per proseguire poi sul lungomare. Non solo, ma a volte la sosta della vettura avviene anche su entrambi i lati, causando disagi a tutti gli automobilisti. Il provvedimento del senso unico e della sosta su un lato avrebbe dovuto tutelare soprattutto i residenti. In realtà i più penalizzati sono proprio i residenti. Servirebbero maggiori controlli e soprattutto impedire che le macchine parcheggino in prossimità dell’incrocio.

NON CI PIACE

STRADA STRETTA E INGOMBRATA DALLE AUTO


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ti Maggit di Luca

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PLAYOFF:

L’APPETITO VIEN MANGIANDO!

Sabato 23 aprile alle 21, al PalaMaggetti, battere Trieste per giocare i playoff avendo il fattore campo

l Roseto ha conquistato i playoff battendo il Ravenna e dando continuità al suo eccezionale campionato andando a violare il campo del Recanati. Gli Sharks, splendidi animali da trasferta che nel girone di ritorno hanno strapazzato a domicilio anche Brescia, Imola, Legnano, Chieti e Matera, chiuderanno la stagione regolare sabato 23 aprile alle 21, al PalaMaggetti, sfidando Trieste. Roseto è oggi al quarto posto a quota 38, avendo davanti Brescia a 40 e la coppia di testa composta da Mantova e Treviso a 42. Dietro, incombe Imola a 36 punti. La squadra di coach Tony Trullo è dunque padrona del proprio destino, visto che se batterà i giuliani arriverà almeno al quarto posto e potrà iniziare i playoff avendo il fattore campo a proprio favore. Se Roseto vince e Brescia perde (in casa contro Ferrara), gli Squali arriverebbero addirittura ter-

Gli Sharks salutano i tifosi dopo la vittoria di Recanati

zi, visto che nei confronti diretti con la squadra lombarda gli Squali hanno 2-0. Se invece Allen e compagnia perdono e Imola vince (a Matera), la compagine del Lido delle Rose arriverebbe quinta e non avrebbe più il vantaggio del PalaMaggetti, visto che con gli emiliani gli scontri diretti sono 1-1, ma la differenza canestri è sfavorevole. Dunque bisogna battere Trieste, squadra attesa dai rosetani, che in trasferta contro la squadra di coach Dalmasson e del veterano Pecile persero sonoramente per 103-71, gettando alle ortiche la possibilità di giocare la Final Eight di Coppa Italia. Una sconfitta che brucia ancora in casa Sharks, visto che in tutto il campionato mai Tifosi Rosetani al PalaCingolani di Recanati la squadra abruzzese ha

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

sbracato come nella gara giocata nella città della bora. Quindi il dente è avvelenato e la vendetta sportiva pronta per essere consumata, freddissima. Dipenderà solo dal Roseto mettere la ciliegina sulla torta, già buonissima, rappresentata da un campionato iniziato con l’obiettivo della salvezza e finora giocato al di sopra di ogni aspettativa.

Sylvere Bryan schiaccia in Recanati-Roseto


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ti Maggit di Luca

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KOBE BRYANT: DA

CIAFARDONI A LAMONICA

Il Black Mamba si è ritirato. I ricordi di due rosetani che sono stati con lui in campo

’è un po’ di Abruzzo, e di Roseto in particolare, nell’epopea sportiva di Kobe Bryant, stella del basket mondiale, ritiratosi dopo 20 anni nel corso dei quali ha vinto 2 ori olimpici, 5 titoli NBA con i Los Angeles Lakers e una infinita serie di premi e riconoscimenti personali. Si tratta dell’arbitro, pescarese di nascita e rosetano d’adozione, Luigi Lamonica e dell’ex giocatore del Roseto, oggi procuratore di giocatori, Ernesto Ciafardoni. Ciafardoni incontrò Bryant a Ploaghe, paesino sardo in provincia di Sassari. Era il 1985, Kobe aveva 7 anni ed era al seguito del padre Joe, detto “Jellybean”, all’epoca giocatore del Rieti. Ciafardoni era invece un giovane atleta delle Forze Armate, allenate all’epoca da un altro grande dell’odierno basket: Sergio Scariolo. Successe che si ruppe un tabellone. Al che, come ricorda Ciafardoni: «Da dietro la panchina del Rieti schizzò in campo un ragazzino di colore, che prese il pallone e cominciò a palleggiare e tirare al canestro non rotto, sotto gli occhi divertiti di tutti. Io mi avvicinai, prendendolo in giro se sbagliava un tiro. E devo dire che già a 7 anni ne sbagliava raramente. Lui, per niente intimorito dalle mie battute, mi guardò e, in un perfetto italiano, mi disse: “Uno contro uno a metà campo”». Vinse lo

Luigi Lamonica e Kobe Bryant alle Olimpiadi di Pechino 2008

Kobe Bryant e Luigi Lamonica alle Olimpiadi di Londra 2012

spietato Ciafardoni e i due, alla fine, si diedero un “cinque” di saluto. Il giuliese, mano calda delle minori, oggi chiosa ridendo: «Mi è bastato toccarlo e guarda cos’è diventato!». Luigi Lamonica ha invece arbitrato il Black Mamba alle Olimpiadi. A Pechino 2008, nella semifinale USA-Argentina, parlando in italiano Bryant chiese a Lamonica se si stesse divertendo. L’arbitro lo punzecchiò ricordandogli una schiacciata sbagliata. Non l’avesse mai fatto: Bryant dopo qualche minuto ne inchiodò una bellissima, sorridendogli dopo averlo cercato con lo sguardo in campo. A Londra 2012, durante il quarto di finale USA-Australia, Kobe si arrabbiò in italiano con Lamonica,

Giovanni Giunco ed Ernesto Ciafardoni negli Anni 80

per un fallo ai suoi danni non rilevato. Poi infilò alcune triple che chiusero la partita e, salutando a fine gara il fischietto italiano, sibilò: «Stasera hai visto il vero Black Mamba», allontanandosi e strizzando l’occhio.

Luigi Lamonica e Kobe Bryant alle Olimpiadi di Londra 2012


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SPIAGGE D’ABRUZZO CUP, 20 EDIZIONI TRA CALCIO E PROMOZIONE TURISTICA Ha preso il via la manifestazione organizzata dall’Associazione Sportiva Roseto di Camillo Cerasi. Anche quest’anno tante le novità in cantiere. Finali in programma il 25 aprile

È

scattata a Roseto la XX Edizione del Torneo Internazionale “Spiagge d’Abruzzo Cup” organizzato dall’Associazione Sportiva Roseto e che si concluderà il 25 aprile prossimo. La manifestazione, riservata esclusivamente alle categorie giovanili, di società non sportive, è nata nel 1997 con il nome di “Città di Roseto” e da allora ha raccolto sempre più consensi a livello nazionale ed internazionale, tanto che oggi è considerata una tra le più importanti iniziative calcistiche, a livello giovanile, che si svolgono in Italia. Anche quest’anno la kermesse è patrocinata dal Comune, con la collaborazione della Regione Abruzzo e dei Comuni di Pineto e Morro d’Oro. “Il Torneo “Spiagge d’Abruzzo Cup” si conferma un appuntamento importante per la Città delle Rose, vista la presenza di tanti giovani atleti. Ha un valore non solo sportivo, ma anche di costruzione di immagine di un territorio per via della promozione turistica che ne deriva, considerato sono presenti tanti ragazzi, molti dei quali accompagnati dalle loro famiglie. In occasione di questa edizione sono ospiti di Roseto i sindaci di Jawor e La Louvière con le loro delegazioni, le due città gemellate di recente e con cui sono nati rapporti di grande amicizia. L’edizione del ventennale ha visto ai nastri di partenza 96 squadre, divise tra le seguenti categorie (Giovanissimi – 14-15 anni, 12 squadre; Esordienti – 13 anni, 12 squadre; Esordienti – 12 anni, 16 squadre; Pulcini – 11 anni, 24 squadre; Pulcini – 10 anni, 12 squadre; Pulcini – 9 anni, 12 squadre; Piccoli Amici – 9 anni, 8 squadre), tra cui spiccano 9 formazioni straniere (due dal Belgio e sette dalla Polonia), per un totale di circa 206 gare sui campi regolamentari di Castelnuovo (che si è appena dotato di un moderno impianto in erba sintetica), Cologna Spiaggia e Morro d’Oro, con le semifinali che si svolgeranno, domenica 24 aprile, al Centro Sportivo di Poggio degli Ulivi. Ovviamente si giocherà anche a Roseto degli Abruzzi e infatti il Fonte dell’Olmo e il Campo Patrizi, storico impianto in cui “Spiagge d’Abruzzo Cup” è nato e cresciuto, saranno le sedi principali degli incontri e i luoghi in cui si svolgeranno le finali di lunedì 25 aprile a partire dalle 08:30. Tutte le gare saranno svolte nel pieno rispetto di quanto disposto a livello FIGC per i giovani calciatori ed inoltre il torneo dispone anche delle autorizzazioni UEFA e FIFA. La novità di quest’anno è il numero delle categorie. Gli atleti partecipanti, infatti, sono stati suddivisi in 8 raggruppamenti (anziché in 7) con l’introduzione delle categorie Pulcini suddivise per età (nati 2005 -2006-e 2007) e anche Piccoli Amici (anno 2008). Permane inoltre l’assegnazio-

ne della green card, un cartellino simbolico che premierà quanti si distingueranno per gesti particolarmente significativi di fair-play e altruismo. Durante la premiazione allo stadio Fonte dell’Olmo, che avverrà la mattina del 25 aprile, il sindaco di Roseto degli Abruzzi, Enio Pavone, consegnerà al meritevole una Rosa d’Argento. “Siamo veramente felici ed orgogliosi per essere riusciti a raggiungere questo prestigioso traguardo”, è stato il commento di Camillo Cerasi, il papà della manifestazione, “mantenendo tra l’altro invariato un gruppo che lavora, da oltre 20 anni. Questa purtroppo però sarà anche un’edizione triste perché un grave lutto ha colpito la formazione del Deportivo J.L. INTER, compagine del Guatemala, che non sarà del torneo a causa dell’improvvisa morte di un proprio atleta”.


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LUCIANO LAMOLINARA

LA FORMAZIONE SCIENTIFICA L’HA COLTIVATA SIN DA PICCOLO, QUANDO LUNGO I FIUMI DAVA SPAZIO ALLA SUA CURIOSITÀ. CARATTERISTICA CHE LO HA ACCOMPAGNATO NELLA VITA DA INSEGNANTE, RIMANENDO NEI CUORI DI TANTI STUDENTI. MA L’ARTE... di William Di Marco

ROSETO È STATO IL PUNTO DI PARTENZA, TUTTAVIA IL TRITTICO DEI LUOGHI LO HA DIVISO CON GIULIANOVA E TERAMO, TANTO DA FARLO DIVENTARE “CITTADINO DEL MONDO”, FORSE PER QUELLA NASCITA IN STAZIONE. SE È VERO CHE LA PROFESSIONE DOCENTE HA DOMINATO LA SUA ESISTENZA DI MATEMATICO PURO, PER CONTRO È RIUSCITO A COLTIVARE L’ALTRA SUA ANIMA, QUELLA ARTISTICA, PRODUCENDO RACCONTI E QUADRI CHE DAL FISICO LO HANNO PROIETTATO NEL METAFISICO, CON RAGGUARDEVOLI RISULTATI

ricordi U Luciano Lamolinara

n fiume, l’acqua che scorre, ma il “rivo strozzato” non c’è. Anzi, tutto appare come un tempo, quando il ritmo della natura non era segnato dall’orologio della vita, bensì dalle ere geologiche, immutabili perché lunghe quanto l’invariabilità delle cose. E vivere in quell’ambiente dove il liquido dava vita a un microcosmo eterogeneo - tanto da trovarci tutto per apprendere non solo il lato empirico del mondo, ma anche quello più profondo e se vogliamo modernamente scientifico - significava frequentare la scuola della natura. Luciano Lamolinara, il nostro protagonista, ha trascorso gran parte della sua vita a Roseto, in cui è nato. Ma la sua formazione di fanciullo e di adolescente la deve al capoluogo aprutino: lì trovò gli spazi vitali della sua crescita in modo libero e pieno di risorse. In quella Teramo degli anni ‘50, dove il progresso si stava appena affacciando, ecco che i luoghi della natura sono ancora quelli che fanno da palcoscenico alla crescita dei ragazzini. Così la vicina vallata del fiume Tordino - al confluire con il Vezzola in cui si trova la latina Interamnia (inter flumina terram) - era la palestra di vita di quel gruppo di ragazzini curiosi come solo loro sanno essere. Giocavano a nascondino, tiravano i calci a un pallone, ma soprattutto sperimentavano. C’erano i pesci sotto i sassi, i rospi da prendere e vivisezionare, gli insetti da conoscere e poi da utilizzare per le esche da fiume. Insomma, un habitat naturale che influì molto sul carattere e la formazione del piccolo Luciano. Ed è in quelle distese fiumane che bisogna andare a scavare nel subconscio per trovare la sua passione quasi maniacale per le discipline scientifiche (“Ho tutta la collezione della rivista ‘Le Scienze’, sin dal 1968”, ci dice con l’orgoglio di chi sa dove affondano le sue radici), le quali segneranno la formazione didattica e il conseguente percorso professionale. La curiosità di quel bambino era così viva che la natura risultava un laboratorio a cielo aperto da sfruttare

e quando all’università fu tra i primi - e parliamo degli anni ‘60 del secolo scorso - a frequentare corsi di ecologia, ai più sembrò che questo giovane marziano stava per imbarcarsi su un’astronave che nulla aveva a che fare con la terra. E qui subentra un’altra caratteristica del nostro interlocutore: la capacità di viaggiare nel tempo con la fantasia, quella che gli ha consentito di scrivere molti racconti ambientati in epoche diverse e con scenari in cui la sua “scienza” svolge un ruolo fondamentale. Ecco che il lato razionale e profondamente matematico (in molti lo conoscono perché è stato tra i più apprezzati insegnanti di questa disciplina) va ad innestarsi in qualcosa che ha sempre alimentato i suoi sogni, cioè uno spirito d’avventura che si è strasformato in una trasposizione onirica e metafisica del quotidiano. Per dar corpo a questa sua grande capacità di congiungere le due sfere dionisiache ed apollinee è dovuta intervenire la pittura, ma quella fuori dagli schemi, in cui la proiezione di quello che avremmo voluto essere fa da contraltare ai numeri e alle formule che dagli antichi greci ad oggi reggono lo scandire del progresso. Insomma “eros e thanatos”, “yin e yang”, “notte e giorno”, “ragione e sentimento”. Luciano Lamolinara è un concentrato di tutto ciò e quando c’è stato da confrontare la sua tradizione familiare di laico quasi miscredente ecco affacciarsi un percorso di cammino interiore con la Catechesi e di nuovo le due anime hanno ripreso il loro cammino. Ma questa volta Dio gli ha saputo prendere la mano e guidarlo su quella strada che ancora oggi sta percorrendo. Roseto, la stazione, il treno. Mio nonno era capostazione a Roseto e fu inevitabile che mia madre, Vera Di Giannuario, partorì in stazione, dove abitava con i suoi. Anzi, la rinascita dell’Italia mi vide del tutto coinvolto. Lei, come tantissime donne, si recò a votare con un bel pancione il 2 giugno 1946 per scegliere tra Monarchia e Repubblica e il giorno dopo nacqui io. Era casalinga, mentre


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Giulianova, 1954. Luciano Lamolinara con la cugina Lea Di Giannuario

Giulianova, agosto 1967. Luciano Lamolinara al mare con una camicia dipinta a mano

mio padre Vincenzo lavorava a Teramo alle Poste. Poi accadde che mio nonno fu trasferito a Giulianova e tutta la famiglia lo seguì, anche se i miei avevano comprato una casetta in via Nazionale di Roseto, oggi numero civico 52, luogo dove abito tuttora. Mamma aspettava il terzo figlio, dopo Michele, nato il 17 agosto 1943, ed io. Così venne al mondo il piccolo Giuliano il 16 febbraio 1949 all’ospedale di Giulianova e noi fratelli stavamo un po’ con tutti. Il primogenito preferì rimanere in stazione con il nonno, io e l’ultimo arrivato abitavamo in una casa dei ferrovieri a nord del paese sul mare. In quella zona in seguito sorsero gli alberghi, ma ricordo benissimo un campo di zingari con le tende e i calessi che giravano per quelle strade ancora sterrate. In questo periodo andai due anni all’asilo. Ma il nostro girovagare non era affatto finito. Nella sua vita torna di nuovo Roseto. Esatto, ma non per molto. Rientrammo e frequentai l’asilo del Bambin Gesù e i primi due anni delle Elementari. Mi ricordo i compagni di classe di allora, come Alberto Candelori e Camillo Cialoni. Poi per un anno tornammo a Giulianova, in quanto mia nonna non stava bene. Mi iscrissi alla III, ma la tappa successiva fu Teramo: a papà avevano assegnato una casa come impiegato delle Poste. Era il settembre del 1955 e lì iniziai una nuova avventura. Conclusi il IV e V anno delle Elementari alla scuola di Largo S. Giuseppe e poi le Medie alla D’Alessandro in piazza Dante. Le Superiori le feci presso l’Istituto Industriale, specializzandomi in Elettrotecnica. Teramo per lei rappresentò un ambiente nuovo. Fu una vera scoperta. Era una città storica, a differenza di Roseto e Giulianova Lido, in cui dominavano le nuove costruzioni. Lì, invece, respiravo la storia dei monumenti, dei palazzi antichi, del duomo, dell’anfiteatro, del connubio tra il romanico e il gotico. Tali suggestioni mi colpirono sin da subito. come il luogo dove andavamo a giocare, vicino al fiume. Nella pianura ci dilettavamo nei classici passatempi adolescenziali, come nascondino, le partite di calcio e altri giochi che coinvolgevano le ragazze che erano con noi. Poi c’era il mondo naturale da scoprire. Eravamo sempre alla ricerca di rane, rospi, piccoli animali, pesci che rimanevano sotto le pietre e ci si apriva un mondo da analizzare con i vari esperimenti anche un po’ crudi. La fionda era all’ordine del giorno e non ci facevamo mancare qualche buon pasto con il pescato o a base di rane. Insomma, ho ancora impresso quel senso di libertà. Da non trascurare la curiosità di capire il mondo della natura e della scienza, che poi mi sarei portato dietro

L’Aquila, 1968. Luciano alla Festa della Matricola all’Università

III serie

Roma, Cecchignola, 1973. Il sottotenente Luciano Lamolinara

per tutta la vita. Infatti dopo le Superiori... Per prima cosa andai a Torino: mia intenzione era iscrivermi al Politecnico, ma mi accorsi che era troppo distante e così preferii la Sapienza a Roma, facoltà di Ingegneria. Eravamo nel biennio 1965-66 e si cominciavano già a respirare le turbolenze che esplosero nel famoso ‘68. Il 27 aprile 1966 ci fu l’uccisione dello studente Paolo Rossi e il clima divenne incandescente. Preferii a quel punto trovare un posto tranquillo e mi trasferii a Biologia a L’Aquila. In due anni feci i due terzi degli esami totali, tra cui una materia nuova che molti non capivano cosa fosse: Ecologia. Mi laureai il 12 aprile 1972 e qui la mia esperienza universitaria s’intreccia con il militare. Nel frattempo, cioè nel gennaio 1971, ero al corso Auc (Allievo Ufficiale di Complemento) alla Cecchignola di Roma. Lì sono rimasto per tutti i diciotto mesi. Infatti, quando stavo per finire la naia, discussi la tesi, presentandomi in divisa di sottotenente. Intanto Roseto dov’è finita? È stata sempre presente, perché se è vero che abitavamo a Teramo, d’estate ci dividevamo tra Giulianova e il Lido delle Rose. Sta di fatto che quando mio padre andò in pensione nel 1974, tutta la famiglia si trasferì in quella casetta che i miei avevano comprato e che fu ristrutturata. I ricordi di Roseto si perdono nella mia primissima infanzia. Un episodio che non dimentico è quello del 1953. Siamo al 5 marzo e vidi passare per via Nazionale dei camion con sopra delle persone che sventolavano le bandiere rosse. Ricordavano la morte di Stalin e i tanti simpatizzanti non fecero mancare il loro cordoglio. Poi c’era la falegnameria Pomante, ubicata dietro casa nostra. Noi bambini racimolavamo dei pezzi di legno dello scarto di produzioni di cassette per la frutta in modo da realizzare i nostri giochi, come aerei, piccole biciclette, carrettini. Questi ultimi erano il nostro divertimento: ci lanciavamo da sopra la strada che porta a Montepagano, ancora imbrecciata, e facevamo a tutta velocità la discesa. Ma anche i luoghi da esplorare in collina erano la nostra attrazione, soprattutto un laghetto posto sopra l’abitato, che sfruttavamo per scoprire la natura. Ricordo anche l’allora famoso Tattazin, un personaggio che i più anziani hanno in mente. Vittorio (era il suo nome) girava per le strade cittadine, imitando una festa completa. Aveva un altarino con sopra i santini che distribuiva. Mimava la messa, la banda (da lì il soprannome, perché era onomatopeico al suono dei piatti) e infine gli spari.

ricordi


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Roseto, anno scolastico 2006-07, Palestra D’Annunzio. Il prof. Luciano Lamolinara con i suoi studenti Roseto, 30 ottobre 1976. Il matrimonio di Luciano Lamolinara e Gabriella Racinelli al Ristorante Il Moro

Il ritorno a Roseto coincide con l’inizio dell’insegnamento. Più o meno. Appena finito il militare e conseguito la laurea, feci la domanda come docente in varie scuole e nella primavera del 1973 iniziai l’avventura. Le prime destinazioni furono le Medie di Isola del Gran Sasso e Colledara, a ottobre Guardia Vomano e Notaresco, poi l’anno dopo Alba Adriatica e la D’Annunzio di Roseto. Nel triennio 1978-1980 fui alla Romani, mentre nell’81 presi definitivamente la cattedra alla D’Annunzio, dove sono rimasto fino alla pensione del 2009. Intanto altri due punti fermi: la famiglia e la Catechesi. Mia moglie Gabriella Racinelli, anche lei insegnante, l’ho conosciuta a L’Aquila nel 1968, durante il periodo universitario. Sono stati anni che ricordo con molto trasporto, certamente perché la conobbi, ma anche perché ero partecipe a tante iniziative, alcune di stampo goliardico che ci riempivano il tempo e ci facevano apprezzare le persone. Ci sposammo il 30 ottobre del 1976, celebrante don Luigi Ceccarelli, nella chiesa del Sacro Cuore di Roseto e abbiamo avuto quattro figli: Annavera nata il 16 agosto 1977, Marco (1-9-1981), Vincenzo (12-4-1987) e Rachele (25-5-1992). Avevamo già intrapreso il cammino neocatecumenale, però in date e situazioni diverse. Lei entrò nella prima esperienza di Roseto del 1971, mentre io cominciai il percorso a Teramo nel 1973. Per me la Catechesi ha rappresentato una chiave di lettura straordinaria della vita e un rovesciamento delle cose a cui credevo. Venivo da una famiglia laica e con un nonno che era socialista, anche se a 17 anni per la prima volta sfogliai il Vangelo e ne rimasi colpito, ma era stata un’occasione estemporanea. Oggi posso dire che la Catechesi mi ha salvato, in tutti i sensi. Quando ha notato che aveva un estro artistico, sia nella pittura sia nella scrittura? Da piccolo già disegnavo, intendo all’età di tre anni. Seguivo sempre mio nonno che, attraverso il Dopolavoro ferroviario, mi portava a delle mostre e io rimanevo colpito da quei quadri. Anzi, ricordo quegli odori particolari di trementina e colori a olio. Alle Elementari e alle Medie facevo dei ritratti per i compagni e anche per gli insegnanti, fino a quando a Teramo cominciai a partecipare a delle mostre, una delle quali insieme a Nino Fumo e Ivan Graziani, già membro dell’orchestra di Nino Dale. Lui era forte nel figurativo, io mi dedicavo più al surreale e nel tempo ho esplorato anche il metafisico. Vennero diverse mostre, oltre che nel capoluogo, anche a Roseto, Giulianova e poi a Roma, Sulmona, Perugia, Pesca-

Tortoreto, 16 giugno 2014. La famiglia Lamolinara al completo. Da sin. Marco, Rachele, mamma Gabriella, Annavera, papà Luciano e Vincenzo

ra, L’Aquila. Devo dire che ho avuto grandi soddisfazioni e anche recensioni che mi hanno fatto onore. Nella scrittura, invece, la passione è più recente, anche se ho scritto sempre abbastanza bene e molto lo devo al mio professore di Italiano Mario Ciaccio. Tutto nasce da una sollecitazione che ho avuto dai miei figli. Stavo accompagnando Marco a un concorso letterario a cui aveva partecipato e in macchina, anche con gli altri figli, parlammo della clonazione. A quel punto sentivo che avevo da dire delle cose sull’argomento. Tornato a casa iniziai a buttare giù delle idee. Scrissi di uno studioso che si clonava e di colpo spunta una storia. Fu il mio primo racconto e da lì ne nacquero altri, molti dei quali li raccolsi nel libro “Racconti di Rosburgo”. Devo dire che questa nuova passione mi ha regalato altrettante soddisfazione, con diversi riconoscimenti letterari che ho ottenuto. Poi ci sono stati altri libri, tra cui “Condotto-B Amiternum” e l’ultimo lavoro “Le storie di Sor Paolo Proconsole” del 2014. Roseto le ha dato... Moltissimo, anche se il condividere gran parte della mia vita con Teramo, Giulianova e appunto Roseto mi ha reso un po’ “apolide”, nel senso che ho un legame anche con altre realtà. Della città in cui vivo ho sempre avuto l’impressione che avesse una doppia anima: quella estiva, molto viva e allegra, contrapposta a quella invernale, più dimessa. Tale aspetto fa cambiare anche l’umore delle persone. Quanti studenti ha avuto? Tanti e li ricordo tutti. Con i giovani ho istaurato sempre un rapporto particolare. Ho considerato gli studenti come figli, li ho coinvolti, tuttavia mi rendo conto che oggi è tutto più complicato. A parte che a scuola domina la burocrazia, ma il rapporto con i ragazzi ha una variante di non poco conto, perche questi cercano nel docente quasi la sostituzione della figura genitoriale, dal momento che viene meno sempre più il ruolo che le famiglie devono avere. Un’ultima cosa: dagli studenti ho preso parecchio, forse perché sono riuscito a stabilire un rapporto empatico. È andata così. Questa conversazione è nata con i crismi dell’esattezza documentale. L’interlocutore è stato attento a darci risposte precise inerenti il suo vissuto. Nell’ultima parte dell’incontro, invece, i ricordi, forse quelli dell’inconscio, hanno preso il sopravvento. Non si è arrivati alla nostalgia, che in alcuni frangenti ha fatto anche capolino, ma di certo la mente ha ceduto per un po’ al cuore. E da un matematico-artista c’era da aspettarselo.

Pubblicati: 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara; 3 - Anna Maria Rapagnà; 4 - Domenico Cappucci; 5 - Domenico Osmi; 6 - Armando Di Giovanni; 7 - Enzo Corini; 8 - Antonio Palmieri; 9 - Cassiodoro Di Sante; 10 - Dino Di Giuseppe; 11 - Leone Marini; 12 - Lorentina Iezzi; 13 - Vittorio Centola; 14 - Pietro D’Elpidio.


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TRIONFO DELLE RAGAZZE ROSETANE ALLA FASE REGIONALE DEI

CAMPIONATI GIOVANILI STUDENTESCHI DI SCACCHI

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i è svolta lo scorso 8 aprile presso il Centro di Educazione Ambientale dell’Oasi Naturale del lago di Penne, la fase regionale del campionato giovanile studentesco a squadre di scacchi (Campionati Sportivi Studenteschi C.S.S.). La squadra femminile della scuola secondaria di 1°grado dell’Istituto Comprensivo Roseto 1, composta da Alice PASQUINI, Daria DEL ROSCIO, Elena PATRICHE e Sara TORZOLINI, si è classificata al primo posto conquistando il titolo di Campione Regionale. Si è svolta, invece, lo scorso 19 marzo presso il Villaggio Turistico Lido d’Abruzzo di Roseto, la fase provinciale. La manifestazione ha visto la partecipazione di 184 ragazzi componenti delle 36 squadre provenienti dai vari Istituti Scolastici del territorio teramano: 19 squadre delle scuole primarie (ragazzi di età compresa fra sei e undici anni), 11 delle scuole secondarie di 1°grado (età compresa fra undici e quattordici anni) e 6 delle scuole secondarie di 2°grado (età compresa fra

quattordici e diciannove anni). Doppio successo per i ragazzi dell’ Istituto Comprensivo Roseto 1. Si sono classificate al primo posto, conquistando il titolo provinciale, entrambe le squadre maschili sia della scuola secondaria di 1°grado (scuola media), composta da Nicolò ORFINI, Francesco ANDREOZZI, Enrico CIRIOLO, Ion UNGUREANU, Simone SFREDDA e Massimo CANDELORI, che della scuola primaria (scuola elementare), composta da Pierluigi BRUNI, Aurelio RECCHIUTI, Sebastian MAY, Simone BRAVO, Paolo D’ASCANIO e Lorenzo CARUSI. Ottimi i piazzamenti delle altre squadri maschili che hanno partecipato al torneo riservato alle scuole primarie. La squadra composta da Alessandro MALATESTA, Matteo DI BATTISTA, Pierluca DIODORO, Fabrizio SANLORENZO, Daniele ZARABLA e Luigi SANLORENZO si è piazzata al quinto posto. Mentre la squadra costituita dai piccoli alfieri Emanuele FORTI, Alessio Remo RICCI, Nino QUARTIGLIA, Pierfrancesco CAPECE e Andrea DIO-

DORO si è classificata al settimo posto. Anche la squadra femminile della scuola primaria composta da Matilde PEMPINELLI, Melanie DI FRANCESCO, Letizia SANLORENZO, Aurora CANDELORI e Alice DI FRANCESCO, ha ben figurato classificandosi al secondo posto alle spalle dell’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Pineto. Nel torneo riservato alle scuole secondarie di 2°grado la squadra del Liceo Saffo di Roseto, composta da Lorenzo CIRIOLO, Andrea CELANI, Matheusz MAKOWSKI e Marco AMELI si è classificata al secondo posto. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione Sportiva Dilettantistica “Le Torri del Vomano”, la cui attività principale è quella di promuovere la disciplina degli scacchi nelle scuole con impegno e serietà. Il presidente è Fausto DEL PAPA, Luigi CIARAMELLA il coordinatore del circolo “Pineto Scacchi” e Lucio CIRIOLO il coordinatore di “Roseto Scacchi”, che da poco ha aperto la sua sede nel centro giovanile San Giovanni Battista Piamarta.


Francamente... me ne infisco

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NUOVO REGIME FORFETTARIO di MASSIMO FELICIONI

Dottore Commercialista

requisiti e benefici

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ome abbiamo avuto modo di segnalare nel corso dei precedenti articoli, la Legge di stabilità 2016 prevede una sostanziale modifica ai regimi “premiali” dedicati ai piccoli imprenditori. Introdotto con la legge di Stabilità 2015 in alternativa al regime dei contribuenti minimi, il regime forfettario rappresenta il nuovo regime “naturale” per le persone fisiche che intraprendono un’attività di impresa, arte o professione e può essere applicato, previa la sussistenza dei requisiti richiesti dalla norma da: - soggetti che iniziano una nuova attività; - soggetti che già ne esercitano una.

Requisiti L’accesso al nuovo regime agevolato è possibile per i soggetti che possiedono determinati requisiti:

Semplificazioni

vità (cd. start-up) beneficiano di una riduzione dell’aI contribuenti in regime forfettario non sono assog- liquota dell’imposta sostitutiva che, per i primi cinque gettati ad Iva e sono esonerati dagli obblighi di re- anni di attività, sarà pari al 5% (in luogo del 15%). gistrazione e di tenuta delle scritture contabili, fermo restando l’obbligo di conservare i documenti ricevuti Le agevolazioni contributive Gli imprenditori individuali iscritti alla gestione artied emessi. giani o commercianti presso l’Inps beneficiano di una Inoltre, ulteriori esoneri riguardano: riduzione del 35% sulla contribuzione dovuta a fini - il non assoggettamento a ritenuta d’acconto; previdenziali. Per fruirne è necessaria una specifica - l’esclusione dall’IRAP; - l’esclusione dagli studi di settore o dai parametri comunicazione telematica. contabili.

Cause d’esclusione dal nuovo regime forfettario

Calcolo del reddito e dell’imposta da versare Probabilmente la novità maggiormente rilevante del nuovo regime forfettario sta proprio nelle modalità di determinazione del reddito da assoggettare a tassazione. Il reddito imponibile sarà determinato applicando ai ricavi percepiti nell’anno il coefficiente di redditività previsto in funzione del codice ATECO che contraddistingue l’attività svolta e, sul reddito così determinato, al netto dei contributi previdenziali versati, andrà applicata un’imposta sostitutiva dell’imposta sui redditi (Irpef), delle addizionali regionali e comunali e dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap),pari al 15%.

Convenienza rafforzata per le Start-up Per effetto delle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016, i soggetti che intraprendono una nuova atti-

Sono previste infine alcune specifiche situazioni al ricorrere delle quali è precluso l’accesso al regime forfettario. In particolare non possono accedere: - le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito (agricoltura, vendita di sali e tabacchi, editoria ecc.); - soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli Stati membri dell’Unione europea; - soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi; - gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano, contemporaneamente all’esercizio dell’ attività, a società di persone o associazioni ovvero a società a responsabilità limitata in regime di trasparenza.


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LA TECNICA DELL’ORIENTEERING

CON GLI STUDENTI DEL MORETTI E DEL SAFFO È stato un confronto tra studenti in cui bisognava partire dall’interpretazione di una mappa. Esperienza da ripetere & EMANUELA LO BARTOLO

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’ultimo dei tre incontri di Sportmeet (la rete mondiale di sportivi e di operatori dello sport per la costruzione di un mondo più unito), organizzato in collaborazione dell’Istituto d’Istruzione Superiore “V. Moretti”, ha riguardato la tecnica dell’orienteering. Hanno partecipato all’incontro gli studente del Moretti e del Liceo Saffo di Roseto. Il professor Alessandro Bambini ha spiegato le tecniche principali utilizzate specialmente in Trentino. Tale pratica consiste nell’effettuare un percorso predefinito, caratterizzato da punti di controllo che ogni partecipante deve raggiungere. Il professor, attraverso delle piantine del territorio, ha spiegato il funzionamento dell’attività e il significato della legenda utilizzate per comprendere le mappe. I ragazzi presenti si sono divisi in tanti piccoli gruppi da tre persone; ad ogni gruppo è stato assegnato un testimone (cioè una

di MARTINA DI GIOSIA

& ALESSIA PIGNELLI

scheda all’interno della quale, tramite un punzone, i concorrenti dovevano dimostrare il raggiungimento dei punti di controllo raggiunti). Ogni gruppo era contraddistinto da un numero progressivo e le partenze erano scaglionate. I partecipanti avevano la possibilità di studiare la cartina per trenta secondi, al termine dei quali dovevano partire e completare il percorso nel minor tempo possibile, ovviamente raggiungendo tutti i punti di controllo indicati. Lungo il percorso sono stati posizionati anche falsi riferimenti per rendere il gioco più stimolante. Non vi è stato un gruppo vincitore, ma è stata premiata la collaborazione dei ragazzi che si sono aiutati al fine di completare tutti il percorso. L’esperienza svolta è da considerarsi più che positiva per i ragazzi, i quali hanno avuto un maggiore contatto con la natura e uno stimolo in più a compiere attività fisica.

L’ORTOTERAPIA

ALLA PORTATA DEGLI STUDENTI L’ortoterapia è una modalità di intervento che utilizza le pratiche orticolturali e il giardinaggio come strumenti riabilitativi e terapeutici

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i è svolto, presso l’istituto Moretti di Roseto, il convegno dedicato all’agricoltura sociale organizzato dalla Brucare Onlus in collaborazione con l’istituto stesso. Hanno partecipato la Cooperativa Sociale “I Caciaroni” di Nettuno (RM), la Casa famiglia Agorà di Colle Moro di Bellante (TE) e l’Associazione Zoè di Sulmona che ha illustrato le finalità e gli obbiettivi della Fattoria Sociale. L’agricoltura sociale si basa sulla collaborazione tra il mondo dell’agricoltura e quello del terzo settore, coinvolgendo dunque diversi livelli, sia in ambito pubblico che privato. L’associazione Brucare ha presentato il progetto di Ortoterapia, una modalità di intervento che utilizza le pratiche orticolturali e il giardinaggio come strumenti riabilitativi e terapeutici.

Sono ormai tre anni che la Brucare sviluppa, in collaborazione con altre associazioni del territorio, questi percorsi. La Cooperativa “I Caciaroni”, composta da una équipe integrata con i ragazzi con disabilità e che gestisce una fattoria sociale socio assistenziale, ha illustrato le proprie attività che spaziano dall’agricoltura biologica alla cura degli animali e alla produzione di formaggio. L’obbiettivo della cooperativa è quello di creare un centro diurno partendo dalla formazione dei ragazzi. Mentre la rappresentante della casa famiglia Agorà, che ospita ragazzi minori e svantaggiati, si è soffermata dell’esperienza di questi ultimi con l’ortoterapia. Per gli studenti l’ occasione è stata utile per esplorare un mondo ai più ancora del tutto sconosciuto.


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di Annarita Iachini

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INTERVISTA A CESARE IACHINI

esare Iachini è un ragazzo del 1921 che oggi, nella sua Roseto degli Abruzzi, si dedica alla cucina e al giardinaggio. Ha avuto una vita avventurosa, ha fatto tanti mestieri e ha tanto da raccontare. Ma nella sua memoria resta scolpito un giorno in particolare, un giorno di 72 anni fa: l’11 maggio del 1944. “Ho ancora tutto davanti agli aocchi” dice Cesare, “il nostro attacco, la reazione dei tedeschi, io che resisto strenuamente sulla posizione conquistata. Ho salvato vite e ho messo a repentaglio la mia, senza risparmiarmi”. Iachini faceva parte degli arditi bersaglieri del XXXIII battaglione, che insieme ai compagni del XXIX furono protagonisti, quell’11 maggio, di un duro scontro con i tedeschi a Monte Mare, sul fronte di Cassino. Il comando del corpo di liberazione italiano aveva programmato un’offensiva su Monte Mare sia per occuparne la cresta, importante punto di osservazione della catena delle Mainarde, sia per impedire l’afflusso di rinforzi tedeschi dalle Mainarde a Montecassino. L’operazione doveva scattare nella notte tra l’11 e il 12 maggio, la stessa notte che più a ovest avrebbe visto l’inizio della quarta battaglia di Cassino. Prima del previsto, però, i bersaglieri del XXXII con un’azione di sorpresa occuparono la cima di Monte Mare, a quota 2012. L’esercito tedesco reagì con violenza e in forza costringendo infine, a sera, i due plotoni arditi del XXXIII e XXIX andati a rinforzare la pattuglia occupante, a ripiegare. Fu una giornata di duri combattimenti e alterne vicende, come si evince dalla motivazione della Croce al valor militare concessa sul campo a Cesare Iachini: “Bersagliere di un reparto esploratori arditi partecipava ad una audace azione di sorpresa contro un osservatorio che i tedeschi, nel corso di alterni combattimenti, erano riusciti a rioccupare. Messi in fuga gli elementi avversari, resisteva valorosamente sulla posizione conquistata e, nonostante la violenta reazione di fuoco, contribuiva a sventare i ripetuti tentativi di ritornare alla quota contesa”. “Sono stato insignito sul campo dal Principe di Piemonte Umberto di Savoia”, ricorda Cesare, “non ci sono immagini che documentano l’avvenimento perché in prima linea era proibi-

to scattare fotografie. Ma io ho ancora quel momento davanti agli occhi”. Lo stesso cuore impavido mostrato a Monte Mare ha guidato Cesare Iachini prima e dopo il servizio militare. Prima, appena adolescente, imparò i mestieri di orefice e fabbro, fece il croupier e il cameriere, l’operaio in una fabbrica di bibite e il cassiere del cinema di Roseto. Dopo la guerra lavorò come autista e aiutante fattore per un importante proprietario terriero e poi decise di cercare fortuna all’estero. Emigrò prima in Belgio, lavorando nelle miniere di carbone, e poi in Australia. Anche qui cominciò da minatore, rischiando la vita quando una frana lo bloccò per molte ore all’interno della miniera. Poi fece l’operaio e, quando la sua conoscenza della lingua inglese e dei luoghi fu buona, si mise in proprio acquistando e gestendo un supermercato. Venduta questa attività, con due soci acquistò un albergo. Nel 1960 decise di tornare in Italia. Incontrò l’amore della sua vita, Luciana Liberi, insegnante rosetana, e convolò a nozze. A Roseto un amico di famiglia vendeva la sua attività di orefice e lui la rilevò. Per oltre cinquant’anni, dal ’61 al 2013, Iachini è stato “l’orefice” per eccellenza a Roseto. Con tante soddisfazioni personali ma anche momenti difficili che lo hanno messo a dura prova fisicamente e economicamente, sempre affiancato dalla moglie, affettuosa madre, coadiutrice nell’attività ed eccellente consigliera. Il ragazzo che andò all’assalto su Monte Mare, però è ancora in piedi. E la Croce di guerra guadagnata sul campo è il ricordo che lo rende più orgoglioso.


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Brontolo

di ITALO DI ANTONIO

CITTADINI DI SERIE A

ROSETO CENTRO DI SPORT La prossima Pasqua Roseto ospiterà il “Trofeo Cesare Rubini” di pallacanestro 2017 per ragazze e ragazzi nati negli anni 2003. Vi prederanno parte 20 squadre maschili ed altrettante femminili provenienti dalle regioni italiane, ci saranno, inoltre, arbitri, giudici di campo, dirigerti, insomma un movimento di circa 2.000 persone per una settimana. Ci aspettiamo, quindi, che la nuova Amministrazione comunale sappia ben organizzare l’evento, assicurandosi 10 impianti omologati per le partite di pallacanestro, utilizzando anche quelli dei comuni limitrofi. Sono circa 100 le varie istituzioni affiliate al CONI (federazioni, enti di promozione sportiva, enti benemeriti) che dopo le Olimpiadi di Rio provvederanno alle assemblee per il rinnovo delle cariche quadriennali che si terranno tra la fine del 2016 ed i primi mesi del 2017, convegni, corsi, per cui bene si farebbe a preparare un pacchetto di offerte per ospitare nei finesettimana alcuni di questi eventi e, con l’occasione, si farebbe conoscere ed offrire le nostre strutture sportive per lo svolgimento di gare a livello nazionale nel periodo di bassa stagione.

BASKET IN NUCE Decisamente una stagione da incorniciare quella che ci ha offerto quest’anno il Roseto Sharks: cavalcando questa onda favorevole, siamo certi che i responsabili del club manterranno vivo l’interesse dei Rosetani, confermando quei giocatori che lo staff tecnico e la dirigenza riterranno opportuni per poi passare alla ricerca degli elementi da inserire per dare il giusto spessore tecnico alla squadra per la prossima stagione. Quindi non ci aspettiamo una estate con “lasciateci in pace … preferiamo marciare a fari spenti” fino a settembre, ma un colloquio più aperto con coloro che hanno interesse e seguono tutto il movimento cestistico, informando di volta in volta quanto si sta realizzando e concludendo.

Il movimento giovanile non trova il giusto interesse tra chi gestisce gli “Squali” anche se i giovani alcuni risultati li ottengono. Questo accade sia perché rispetto ad altri periodi storici, meno ragazzi si avvicinano alla palla a spicchi in quanto interessati a tutto il pianeta sport, ma anche perché ci si accontenta del risultato derbistico limitato ai campionati provinciali, invece che creare una vera scuola dove i ragazzi imparino a confrontarsi con i loro coetanei a livello interregionale e nazionale e nello stesso tempo imparare a rispettare le regole, gli arbitri, i compagni, gli avversari. In questo modo non tutti potranno raggiungere i vertici di questo sport, ma sicuramente avranno una ulteriore fonte educativa per diventare cittadini di serie A.

CENTRARE VERI OBBIETTIVI Sta alle forze politiche che governeranno la città, se riconoscono i valori di questi insegnamenti, di prendere le giuste iniziative affinché i nostri ragazzi possano godere di impianti sportivi adeguati ed a norma e convincere i vari sodalizi a far sì che, a seconda dell’età, della maturità fisica e tecnica, i ragazzi vengano allenati in gruppi omogenei. Non è in discussione le capacità degli istruttori, ma dividere i ragazzi in gruppi dove possano esprimere al meglio i loro progressi è la strada più idonea per raggiungere certi obbiettivi ed imparare a fare squadra. Gli insegnamenti individuali della scuola rosetana, si confermano proprio in questi giorni: 160 ragazzi e 160 ragazze provenienti da tutta Italia e nati nell’anno 2004 sono stati invitati per 4 giorni a Firenze dalla Federazione Italiana Pallacanestro allo “Yellow Festival” una manifestazione di minibasket ed i giovani Alice Pasquini e Filippo Valentini, rosetani doc, fanno parte di queste nuove italiche promesse.

IL BELLO ED IL BRUTTO Bella iniziativa quella di intitolare due impianti sportivi a due persone che hanno dato il loro contributo alla diffusione ed allo svolgimento dello sport sul nostro territorio, ma sarebbe opportuno che anche altri impianti avessero stessa sorte, ricordando illustri atleti, allenatori, dirigenti. Brutta situazione invece lo stato di molti impianti sportivi e, cosa più grave, è il fatto che la maggior parte di loro non sono a norma. Sono scaduti i termini delle ordinanze del primo cittadino per aggirare le carenze e permettere il loro utilizzo, che comunque viene pagato: i ragazzi che li frequentano hanno il diritto di allenarsi in un impianto a norma quindi è giunto il momento che il futuro primo cittadino metta queste esigenze tra le priorità del suo programma.


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CULTURA di MARIO GIUNCO

GIULIA E I SUOI FRATELLI “VELOCE COME IL VENTO” DI MATTEO ROVERE È UN FILM APPASSIONANTE. SENZA INDULGERE AL PATETISMO

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uando si vedono – o meglio, “si sbirciano” per alcuni secondi, tanto è il tempo di umana sopportazione – alcuni programmi tv, osceni e/o blasfemi, come “Ciao Darwin. La resurrezione” (riemerso dalle tenebre proprio nel giorno di Venerdì Santo, che finezza) o “Emigratis” (sic , e non è latino), si è portati a rimpiangere il cinema. Il buon vecchio cinema, anche quello italiano, che quest’anno (per colpa di chi?) non è presente a Cannes (e noi che ci prostriamo davanti a ogni film “made in France”!). Mentre il “nostro” Odeon, irrimediabilmente e mestamente, sembra avviarsi alla chiusura, insieme al teatro, vanto della città per quasi quarant’anni. Godiamoceli, questi ultimi scampoli di libertà cinematografica, “contro il torpore da televisore”, come recitava uno degli ultimi slogan per promuovere le stagioni teatrali rosetane. Consideriamoli saldi di fine stagione, che talvolta non sono bufale. A cominciare dal film “Veloce come il vento”, che, insieme a “Lo chiamavano Jeeg Robot” di Gabriele Mainetti, è uno dei successi dell’anno. Merito principale del regista e co-sceneggiatore Matteo Rovere è di aver tenuto presente la sterminata filmografia sull’argomento “redenzione e promozione sociale/ personale attraverso lo sport”, che va, per esempio, dai vari “Rocky”, a “Million dollar baby” di Clint Eastwood, a “The Fighter” di David O. Russell (boxe), a “Flashdance” di Adrian Lyne (danza), e, in Italia, a “Velocità massima” di Daniele Vicari (auto da corsa), a “Cloro” di Lamberto Sanfelice (nuoto sincronizzato), ma di essersene distaccato presto, per creare qualcosa di originale e convincente. Che si basa su una storia vera, quella del-

lo sfortunato campione di rally Carlo Capone. Giulia (la bravissima Matilda De Angelis, apprezzata anche come cantante) è una diciassettenne, che deve gestire una situazione più grande di lei. Ha la passione per le auto da corsa, trasmessale dal padre morto. Rispetta sempre correttezza e lealtà, valori in cui fermamente crede. La sua preghiera: “Nostro signore del sangue che, come nel buio delle vene, reggi il mio braccio sul volante, regola la forza dei piedi su acceleratore e freno, proteggimi e fa’ che niente mi accada”. Intorno a lei una corte di uomini privi di scrupoli, che vivono intorno al mondo delle corse, di cui faceva parte anche il fratello Loris, spericolato ex rallysta (Stefano Accorsi, emaciato e smagrito, in una delle sue più convincenti interpretazioni), ridotto a mal partito dalla tossicodipendenza. Ci sono poi l’altro fratello, il piccolo Nico (Giulio Pugnaghi), che avrà un ruolo determinante nello sviluppo dell’azione e il fido vecchio meccanico Tonino (Franco Graziosi, una gloria del teatro italiano). Giulia dovrà vincere il campionato italiano per mantenere la casa paterna, data in pegno ai creditori e sottrarre Nico all’affido. Ma riuscirà a recuperare il rapporto con i fratelli e a ricostruire la sua squinternata famiglia? Attraverso inseguimenti mozzafiato in città e gare adrenaliniche nei principali autodromi italiani e lungo le strade che portano a Matera (Italian Race), la vicenda va alla conclusione. “Veloce come il vento” è un film di formazione. Pensiamo ai cordoli, ai cordoni metaforici, che Giulia non vuole oltrepassare, cioè recidere, per compiere il balzo verso l’età adulta. “Guarda che disperati veri si è rimasti in pochi” dice Loris alla sorella e poi “Vivrai anche cent’anni, ma di sofferenza!”. Tutto si può rompere, ma anche rimettere a posto; ci si può fare del male, ma anche ritornare alla vita: è il “messaggio” del film. Prodotto dalla Rai e con diverse sponsorizzazioni, che godono di crediti di imposta (sponsorizzazioni ripagate, perché il film va “veloce come il vento” in Italia ed è stato già venduto all’estero). A proposito, in Abruzzo che fine ha fatto la tanto attesa (ma fuori tempo massimo) Film Commission?


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di GIORGIA PASQUINI

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AD OGNI COLORE LA SUA STORIA

IL VERDE, IL COLORE CHE RAPPRESENTA TUTTO CIÒ CHE SI MUOVE, CAMBIA, VARIA Nel mondo feudale ci si affrontava in duello sui prati verdi e, dal XVI secolo, nelle sale da gioco a Venezia, si gettavano le carte su un tappeto verde

l verde, in passato, aveva la particolarità di essere chimicamente instabile, non facile da ottenere, poiché molti erano i prodotti vegetali che servivano come coloranti verdi, ma renderli stabili diventava molto difficile. In tintura aderivano male alle fibre donando ai tessuti un colore slavato. Stessa cosa accadeva in pittura: i materiali vegetali (l’ontano, la betulla, il pero o lo spinacio) si sciupavano per effetto della luce e le materie artificiali (es. il verderame, ottenuto facendo ossidare il rame con l’aceto, l’urina o il tartaro), pur dando dei bei toni intensi e luminosi, erano corrosive: il verde ottenuto era in tal modo un vero e proprio veleno. Conclusione: quale sia la tecnica, il verde è instabile, a volte, pericoloso. Allora la simbologia del verde si è orientata quasi esclusivamente attorno a questa concezione: rappresenta tutto ciò che si muove, cambia, varia. È il colore del caso, del gioco, del destino e della fortuna. Nel mondo feudale ci si affrontava in duello sui prati verdi e, dal XVI secolo, nelle sale da gioco a Venezia, si gettavano le carte su un tappeto verde e, nel XVII secolo, anche a corte si giocava sui tavoli verdi. Succede ancora oggi sui campi sportivi, e non soltanto perché si tratta di prati: si pensi ai campi da tennis in cemento o ai tavoli da ping-pong. Il senso di ambiguità, dovuto alla fortuna o sfortuna del caso, ha generato un accostamento del verde ad un senso di angoscia, esplicato nell’applicazione del colore nelle raffigurazioni in verdognolo degli spiriti maligni, dei demoni, dei draghi, dei serpenti e delle altre creature malefiche provenienti dall’aldilà. Gli omini verdi di Marte non sono altro che i successori dei demoni medievali. Riguardo al denaro, invece, in passato erano stati suoi colori rappresentanti il dorato e l’argenteo, poiché ricordavano il metallo prezioso delle monete, nell’immaginario popolare. Quando però furono stampate le prime banconote del dollaro, tra il 1792 e il 1863, il verde era già associato ai gio-

chi d’azzardo e, per estensione, alla banca e alla finanza. La teoria pseudoscientifica (poiché fenomeno pressoché culturale) dei “colori primari” (giallo, blu, rosso) e dei “colori secondari” (verde, viola, arancio) influenzò molto gli artisti del XIX e XX secolo che arrivarono ad utilizzare come “colori di base” anche solo il bianco e il nero. Anche nel mondo del design, in particolare del Bauhaus, che ambiva ad accordare il colore con la funzione degli oggetti, promosse ingenuamente questa “verità” scientifica parlando di colori puri ed impuri, caldi e freddi, statici e dinamici: il verde, relegato in secondo piano, è quello che più ne ha sofferto. Pittori come Mondrian l’hanno pressoché bandito dalla loro produzione. Con la scusa di conformarsi alla scienza, l’arte ha escluso il verde dal mondo dei colori. Questa strada però ha dato luogo ad un’altra simbologia del verde, quella del permissivismo: essendo il colore “complementare” del rosso (colore del proibito), dal 1800 si impose una segnaletica internazionale per le navi, in seguito adottata anche dai treni e dalle auto, in cui il colore verde indicava “via libera”. Inoltre va sottolineato che, fino al XVIII secolo, solo il lessico suggeriva una relazione tra verde e vegetazione e solo nell’islam primitivo si associavano verde e natura (ogni luogo verdeggiante era sinonimo di oasi e paradiso). Ma in Occidente l’associazione è molto più tarda, risale all’epoca romantica, quando alcune botteghe cittadine lo utilizzano o le farmacie, la cui pratica si rifà alla lavorazione delle piante (in Italia tuttavia, le croci delle farmacie erano rosse come il sangue della vita). Notiamo che oggi, per esempio, in Francia, si opta per croci blu, o per associarle al sistema ospedaliero o per distaccare l’idea di farmacia dalle piante e avvicinarla a quella di scienza e tecnica. Oggi, invece, il verde della vegetazione è associato all’ecologia e alla pulizia, è il colore simbolo della lotta all’immondizia, il più igienico col bianco. Un colore, il verde, in forte ascesa e rivalutazione, oggi colore di libertà.


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ALIMENTI TIPICI REGIONALI

DALL’EMILIA ROMAGNA, UN RISO VERAMENTE SPECIALE

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di SIMONA RUGGIERI

L’area tipica per l’ottenimento del «Riso del Delta del Po» si estende sul cono orientale estremo della pianura Padana fra la regione Veneto e l’Emilia Romagna

l nostro percorso regionale e culinario sta per approdare in una delle terre più ricche: l’EmiliaRomagna, regina della cucina e dei gusti, patria del grande prosciutto di Parma, dell’aglio di Voghiera ma anche del riso del delta del Po! Il Riso del Delta del Po IGP è il cereale appartenente alla tipologia Japonica, gruppo Superfino, nelle varietà Carnaroli, Volano, Baldo e Arboreo. Le varietà Arborio, Baldo e Volano si prestano per la preparazione di ottimi risotti, timballi e supplì mentre il Carnaroli IGP è particolarmente indicato per prestigiosi risotti dell’alta ristorazione. L’area tipica per l’ottenimento del «Riso del Delta del Po» si estende sul cono orientale estremo della pianura Padana fra la regione Veneto e l’Emilia Romagna, nei territori formati dai detriti e riporti del fiume Po nonché dalle successive opere di trasformazione fondiaria che ne hanno reso possibile la coltivazione. In particolare nel Veneto il Riso del delta del Po viene coltivato in provincia di Rovigo nei comuni di Ariano nel Polesine,

Porto Viro, Taglio di Po, Porto Tolle, Corbola, Papozze, Rosolina e Loreo; in Emilia Romagna tale produzione concerne la provincia di Ferrara nei comuni di Comacchio, Goro. Codigoro, Lagosanto, Massa Fiscaglia, Migliaro, Migliarino, Ostellato, Mesola, Jolanda di Savoia e Berra.Tale riso viene coltivato in terreni che, pur di differente tessitura, sono caratterizzati da una salinità elevata, derivante dalla pedogenesi del suolo, che conferisce al riso un aroma ed una sapidità particolare. I terreni inoltre sono alluvionali, dotati di un’elevata fertilità minerale, in particolare di potassio, tanto da rendere a volte inutili gli apporti di concime minerale potassico e favoriscono nel riso una maggiore resistenza alla cottura ed un elevato tenore proteico del chicco. Il riso è un cereale moderatamente proteico (6,7 gr per 100 gr), non ha grassi, a mala pena 0,5 gr ed è ricco di carboidrati, circa 80,4 gr per 100 gr di prodotto. I minerali sono presenti in piccole quantità e la percentuale idrica è a mala pena del 12%.

La ricetta del giorno: BISCOTTI AL RISO E CIOCCOLATO!

Ingredienti. o200 gr farina di riso, 100 gr zucchero integrale, 100 gr burro, 2 tuorli, 100 gr cioccolata fondente, vanillina e 1 cucchiaino di lievito per dolci. Fate ammorbidire il burro per qualche secondo nel microonde. Montatelo con lo zucchero e unite i tuorli, la vanillina e la farina setacciata col lievito. Montate ancora fino ad ottenere un composto liscio e,a questo punto, unite il cioccolato precedentemente sminuzzato.Formate una palla con l’impasto, avvolgetela con della pellicola e fatela riposare in frigo per mezz’ora circa. Stendete l’impasto su un piano di lavoro usando della farina se dovesse essere ancora troppo molle. Ritagliate i biscotti e disponeteli su di una teglia, infornate per 10minuti circa a 180 gradi. Spolverate con zucchero a velo e servite.


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PRESENTA LA VII EDIZIONE DEL PREMIO LETTERARIO NAZIONALE

È

diventato uno dei premi letterali più apprezzati della nostra regione e a livello nazionale. Da quando è nato, sette anni fa, il numero dei partecipanti è via via cresciuto. Ad organizzarlo è l’associazione culturale “Il Faro” di Cologna Spiaggia che ha previsto tre sezioni: poesia inedita in lingua italiana a tema libero, poesia inedita in vernacolo a tema libero e un racconto breve inedito sempre a tema libero. I testi dovranno essere inviati in numero di 6 (sei) copie anonime e dattiloscritte in busta chiusa con allegati la scheda di partecipazione scaricabile sul sito www.associazioneilfaro.org, il contributo di partecipazione in contanti (l’organizzazione non è responsabile per eventuali smarrimenti) o copia del giustificativo attestante l’avvenuto versamento della quota di partecipazione mezzo bonifico bancario intestato a: Associazione Culturale “Il faro”, coordinate: IBAN: IT41 M060 55769100 0000 0002 358 Causale di versamento: “Concorso Letterario Città di Cologna Spiaggia” e una busta sigillata con i dati dell’autore ed eventualmente un breve curriculum.

DESCRIZIONE E PREMI:

Sez. A – Poesia inedita in lingua italiana a tema libero; Sez. B – Poesia inedita in vernacolo a tema libero; Sez. C – Racconto breve inedito a tema libero. Ai primi tre classificati di ogni sezione saranno corrisposti i seguenti premi: – al 1° classificato: € 100,00 e Pubblicazione con codice ISBN di 100 pagine - 80 COPIE – al 2° classificato: € 250,00 – al 3° classificato: € 200,00 Premi Speciali: • Premio speciale alla poesia in metrica: € 200,00 ad una poesia strutturata secondo le regole ed il formato della metrica classica italiana (sonetto, ode, canzone, madrigale, in endecasillabi o altro formato di nuova invenzione) • Premio speciale “Lucio Cancellieri”: € 200,00 al miglior poeta dialettale abruzzese • Premio speciale “violenza di genere”: € 200,00 ad un racconto sul tema sociale: di massimo cinque fogli.

Tutte le opere dovranno rispettare i parametri di scrittura con interlinea 1.5 e carattere 12 Times New Roman. Per la sezione A e B, gli elaborati dovranno essere preferibilmente non eccedenti 50 versi; per la sezione C gli elaborati non devono superare i 5 fogli. Le poesie in vernacolo devono essere accompagnate dalla traduzione in lingua italiana con l’indicazione della regione di appartenenza. Per informazioni: visitare il sito web: www.associazioneilfaro.org, oppure contattare il responsabile del concorso, Prof. Irene Gallieni, al numero 328 2576280, ovvero inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica: info@associazioneilfaro.org .

PIOVONO SUCCESSI

PER L’ISTITUTO COMPRENSIVO ROSETO 1

G

randi le soddisfazioni per le insegnanti Luisa De Simone, Francesca De Simone e Nora Ruggieri per il risultato raggiunto a scuola con il progetto sportivo “Fitness in Cartella” . Ben 50 alunni del comprensivo si sono esibiti il 17 aprile presso il teatro Flaiano di Pescara nella categoria show dance e musical per la fase regionale del campionato di danza C.S.E.N. Tra

ciuffi e brillantina, vecchie auto, giubbotti di pelle e gonne a ruota gli alunni hanno portato in scena GREASE, trasformando l’intero teatro in un collage di ritmo e colore dell’America anni 50. Sotto gli sguardi meravigliati dei genitori e di una attenta giuria si sono aggiudicati il premio di miglior coreografia musical volando alle finali nazionali che si terranno presso Cinecittà Word a Roma l’8 maggio.


I RACCONTI DELL’ASSURDO

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#MACHENESANNO Un ragazzino adolescente osservato da due ragazzi più grandi nell’arco di tre generazioni Anno 2016, Parco Comunale Due venticinquenni, seduti su una panchina mentre fumano marijuana, osservano un ragazzino di circa 13 anni e ne parlano: “Guarda quanto è grasso” - “Per forza, è rapito da suo telefonino, non esiste altro. Ormai questa è una generazione così, fissata con computer e smartphone. È già tanto che stia all’aria aperta e non chiuso in cameretta. Ma che ne sanno loro di come ci si divertiva ai nostri tempi?” - “Hai ragione! Noi avevamo divertimenti veri. Ma tutto il contesto era migliore. La musica era migliore, i cartoni; la tv poi era di un altro pianeta. I ragazzini oggi ascoltano gli One Direction o seguono Favij, è normale che crescono stupidi. Ti ricordi, ad esempio, il Re Leone? Ora chi lo conosce?” - “Il Re Leone, certo. Avevo lo zaino a tema. Bei tempi. Ma loro che ne sanno?!”

Anno 2004, Parco Comunale Due venticinquenni, seduti su una panchina mentre fumano marijuana, osservano un ragazzino, avrà sì e no 13 anni: “Guarda quanto è brutto” - “Per forza, non vedi come è concentrato sul suo Game Boy?! Non c’è altro. Prima è passata una ‘squinzia’ scollatissima e non l’ha neanche notata. Questa è una generazione così, esistono solo la PS2 e le Carte Magic. Ma portati un pallone e gioca, no? Se non hanno un campo non giocano più. Ma che ne sanno di quanto era di-

di ANTONINO TARQUINI

vertente farlo per strada o in piazza?” - “Hai ragione, noi ci divertivamo. Ma, diciamolo, tutto il contesto era migliore. La tv era di un altro pianeta. E la musica? Ora ascoltano i Blue. I cartoni? Pensa, mia cugina ha comprato al figlio lo zaino del Re Leone. Ancora il Re Leone? Normale che poi escono deviati” “Che tristezza lo zaino a tema, non come i nostri. Ma che ne sanno?!”.

Anno 1992, Parco Comunale Due venticinquenni, mentre fumano sigarette so- gnando di provare marijuana, osservano un ragazzino, probabilmente di 13 anni: “Ma come va vestito? E perché sta provando a buttar giù il canestro?” - “Willy il principe di Bel Air ha avvelenato il buon gusto, tutti vestono con colori imbarazzanti e si improvvisano assi del basket. Ma questa è una generazione così, solo tv, emulazione e calcio. Che ne sanno di quanto era divertente arrampicarsi sugli alberi o usare la fionda?” - “Hai ragione, eravamo meglio. Ma siamo cresciuti negli anni ‘80, tutta un’altra cosa; ora, vedono rotolare un pallone e lo seguono. Loro corrono dietro la palla, noi correvamo dietro le ragazze, capisci la differenza. Ma che ne sanno loro?!”.

Ogni generazione si ritiene migliore della successiva; la stupida retorica, però, rimane una comune.

AUGURI Ringrazio tutti gli amici che hanno reso indimenticabile il mio 40esimo compleanno!


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Buona festa della Liberazione

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