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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 10 N.248 prossima uscita 19 marzo


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Le squisitezze del territorio con piatti di stagione A Piane Tordino la trattoria d’altri tempi che propone anche la colazione con dolci e marmellate tutte fatte in casa. Ma anche prodotti per chi ama iniziare la giornata al passo coi tempi. Cucina semplice e genuina con prodotti a chilometri zero

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asce a Piane Tordino la trattoria dei nostri tempi. La Campagnola Braceria di Orianna Cavirani e famiglia ci permetterà di riassaporare la qualità, la freschezza e la genuinità dei nostri prodotti di una volta. Quelle prelibatezze generate a due passi da casa nostra che troppo spesso vengono dimenticate in nome di produzioni più ‘metropolitane’. Il concetto alla base de La Campagnola sarà sempre quello di garantire in ogni momento al proprio cliente squisitezze del territorio locale, a partire dalle prime ore del mattino fino alla tarda serata. La Campagnola è infatti bar, trattoria e braceria. Il bar, aperto dalle 5:30, permetterà di riassaporare il clima, l’odore e i sapori della vecchia colazione alla campagnola, dove il cornetto e il bombolone lasciavano spazio a dolci e marmellate fatte in casa. Questo non vuol dire però che gli amanti delle ‘moderne’ brioche non troveranno anche una vasta possibilità di scelta per soddisfare i propri gusti. Il menù de La Campagnola è composto esclusivamente da piatti di stagione, avendo la fortuna di poter reperire facilmente prodotti freschi dalle diverse aziende agricole presenti nella zona. Una cucina semplice, genuina e squisita. Sarà la terra, con le sue creature, a stabilire giornalmente i piatti che poi saranno serviti a tavola. Gli amanti degli arrosti potranno sbizzarrirsi nella scelta di una succulenta bistecca alla brace o degli arrosticini artigianali. La Campagnola ogni domenica rispolvererà la vec-

chia idea del ‘pranzo della domenica’, con un pasto completo a prezzo fisso. Naturalmente ci sarà anche la possibilità di servirsi ugualmente del consueto menù. Un ottimo rapporto qualità-prezzo sarà garantito anche ai lavoratori che durante la settimana vorranno fermarsi a pranzo. Anche in questo caso, ci sarà la possibilità di scegliere di gustare il menù del giorno. La Campagnola è a disposizione per festeggiare compleanni, battesimi, comunioni e cresime. La trattoria dei nostri tempi sarà inaugurata sabato 5 marzo dalle 19 in poi. Orianna e lo staff vi aspettano in via C.Romualdi 127 a Cologna Spiaggia (Piane Tordino)- Roseto. Per informazioni o prenotazioni: 329.1840088


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Roseto e le elezioni

che si avvicinano

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Riunioni segrete, incontri da moti carbonari per trovare intese un tempo impensabili. A 4 mesi dal voto si intensificano i momenti di caffè al bar tra esponenti di vari schieramenti

ncontri segreti, riunioni nei bar dinanzi ad un buon caffè in cerca di un’intesa che potrebbe rappresentare un valore aggiunto per il successo elettorale. Accade a Roseto dove in questi giorni c’è un gran fermento per arrivare ad accordi sottobanco. In un noto bar cittadino l’ex sindaco Franco Di Bonaventura è stato visto dialogare con il parlamentare Giulio Cesare Sottanelli, assieme ad altre persone. In sostanza a Di Bonaventura sarebbe stato chiesto di ap-

poggiare, con una propria lista, il candidato sindaco Rosaria Ciancaione. Eppure non è che i rapporti tra Sottanelli e Di Bonaventura fossero così idilliaci. L’attuale deputato di Scelta Civica era stato vice sindaco nella Giunta Comunale guidata proprio da Franco Di Bonaventura. Per vincere le elezioni o comunque per ottenere voti in più per arrivare ad un eventuale ballottaggio con il sindaco uscente del centro destra Enio Pavone si farebbe di tutto. Anche turarsi il naso e appoggiare il nemico di un tempo. Con un obiettivo chiaro: ridurre sensibilmente la forza elettorale di Tommaso Ginoble, parlamentare del Partito Democratico e sostenitore del candidato Pd Sabatino Di Girolamo. A proposito, Di Girolamo il prossimo 11 marzo, al Palazzo del Mare, alle 18 parlerà

della “Buona scuola promossa dal Pd”. Il candidato sindaco parlerà alla platea assieme all’onorevole Simona Malpezzi, relatrice del decreto “Buona Scuola”. Per quanto riguarda il centro destra non è che ci sia una situazione del tutto idilliaca. Anzi, ci sono evidenti difficoltà nell’organizzare, ad esempio, una lista. Ed è quella di Forza Italia. Da accertare intanto la candidabilità di Antonio Norante. La questione verrà sciolta solo nelle prossime settimane, in attesa di conoscere la data esatta delle elezioni, 5 o 12 giugno. L’altro aspetto di cui tener conto nello schieramento che appoggia Pavone è la lista Futuro In dell’assessore Alessandro Recchiuti. E’ una lista piuttosto forte e che dovrebbe arricchirsi anche di un nuovo possibile candidato: l’attuale assessore allo sport Mirco Vannucci. I rapporti tra Vannucci e gli attuali rappresentanti di Forza Italia, o ex Pdl, non sono

affatto buoni. Vannucci, che aveva anche meditato di non ricandidarsi, in termini di voti rappresenta una risorsa. Inoltre ha lavorato bene in questi anni in un settore comunque non semplice. Recchiuti lo sta corteggiando e lo avrebbe quasi convinto a scendere in campo con Futuro In. Se il “matrimonio” dovesse essere ufficializzato, si tratterebbe di una mossa non di poco conto che sposterebbe in maniera sensibile il peso specifico di

ciascuna lista. Futuro In rischierebbe, insomma, di essere più forte della lista dei Liberalsocialisti, cioè quella dello stesso sindaco uscente Enio Pavone. In caso di vittoria del centro destra, quindi, Recchiuti acquisirebbe un potere contrattuale pesante in sede di composizione della Giunta. E questa volta la carica di vice sindaco potrebbe non togliergliela nessuno. Intanto, il Movimento 5 Stelle ha ufficializzato il proprio candidato sindaco. Si tratta di Milco Fasciocco, una doppia laurea in giurisprudenza ed economia.


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A difesa dell’ufficio postale! I cittadini di Montepagano in piazza nei giorni scorsi per protestare contro il piano presentato da Poste Italiane sul ridimensionamento di una serie di uffici periferici, compreso quello del borgo antico di Roseto che rischia persino la chiusura definitiva. In campo anche il sindacato dei pensionati della Cgil che accusa i vertici dell’azienda di mancanza di rispetto nei confronti della dignità di una intera comunità

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on ci stanno i residenti di Montepagano. L’ufficio postale non si tocca, non deve chiudere. Anzi, bisogna garantire l’apertura almeno 4 giorni la settimana. Attualmente lo sportello funziona a singhiozzo, il lunedì e il venerdì. Ma se questi due giorni sono festivi, non è previsto alcun recupero. Facile quindi immaginare i disagi. Capita infatti che per ritirare la pensione bisognerà aspettare un’altra settimana. Ed è già accaduto in passato. I cittadini del borgo antico di Roseto da un po’ di tempo si stanno battendo contro la chiusura dello sportello di Poste Italiane che già così crea non pochi disservizi, visto che i residenti sono costretti ad andare nelle sedi di Roseto capoluogo. Alcuni giorni fa hanno inscenato una protesta pacifica proprio dinanzi all’ingresso dell’ufficio postale. “E’ difficile pensare che una comunità importante come la nostra”, ha spiegato Giancarlo Rapagnà, portavoce del comitato cittadino, “debba essere penalizzata in questo modo. Qui si rischia davvero a volte di ritardare di prendere la pensione di una settimana se quei due giorni di apertura coincidono con i festivi”. Cartelli anche ironici per sottolineare il disagio di un’intera comunità che non ci sta e quindi lotta con ogni mezzo. La politica è scesa in campo e ha assicurato che farà di tutto per im-

pedire la chiusura. Amministrazione locale e forze di opposizione stanno perseguendo tutte le strade possibili per fare in modo che questo ufficio venga mantenuto. Accanto ai manifestanti anche lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati. Giancarlo Oleandro, segretario provinciale dell’organizzazione sindacale di categoria, ha parlato di protesta di civiltà, per la difesa della dignità di una comunità. E’ paradossale che Poste Italiane abbia deciso di cancellare o limitare le prestazioni di alcuni uffici postali, come ad esempio quello di Montepagano. Dal report emerge che è uno degli uffici con un maggior numero di prestazioni rapportato alla popolazione residente.


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Roseto

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strade come groviere causa di incidenti

Il problema riguarda soprattutto le zone interne. Ci sono situazioni al limite, con buche profonde oltre 20 centimetri, dei veri e propri crateri. A causa nel manto d’asfalto dissestato il numero degli incidenti è aumentato: pneumatici spaccati, sospensioni rotte, cerchioni storti. Il Comune ha varato un piano asfalti. Servono però soluzioni immediate nelle zone più critiche

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n territorio con strade al limite della praticabilità che sono state causa di 5 incidenti nel solo mese di febbraio. Per fortuna senza conseguenze per i conducenti, ma danni ai mezzi sì. Pneumatici spaccati, cerchioni piegati, sospensioni rotte. Tutto questo perché ci sono strade a Roseto con buche che sembrano voragini. E l’automobilista distratto o che non conosce bene le insidie che riservano alcune strade, ne paga le conseguenze. Sono soprattutto strade periferiche. Una in modo particolare presenta un manto d’asfalto ridotto ai minimi termini e buche spaventose, profonde più di 20 centimetri. Al Comune di Roseto arrivano richieste di risarcimento danni da parte dei malcapitati. L’ultima in ordine di tempo di un giovane che qualche giorno fa è finito con la sua nuovissima fiat 500 in una di queste buche mentre stava percorrendo la strada che da via Romualdi, a Piane Tordino, porta al bivio di Grasciano con innesto sulla Teramo-Mare. La ruota anteriore sinistra è letteralmente esplosa, mentre il cerchione si è quasi spezzato, ma comunque inutilizzabile. Con l’approssimarsi della bella stagione, peraltro, questa strada, che ha una carreggiata anche ridotta, tornerà ad essere anche trafficata perché per chi viene da Teramo è una sorta di scorciatoia per raggiungere la zona litoranea. Servirebbero quindi urgenti lavori di manutenzione, una serie di rattoppi e in alcuni tratti il rifacimento completo dell’asfalto.


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Eidosnews compie dieci anni Il 3 aprile alle ore 17,30 presso l’Hotel Liberty ci sarà la festa per ricordare l’evento. Lettori, simpatizzanti e tutti coloro che ci seguono sono invitati per ripercorrere i due lustri passati insieme

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ra il 2006 quando uscì, dal cilindro magico (è il caso di dire) dell’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor, l’idea di fondare un nuovo giornale per la nostra zona. Il territorio a cui si rivolgeva era quello rosetano e della Vallata del Vomano, zona est. Poi negli anni si è ampliata la portata della diffusione della rivista, con l’inclusione di Pineto, in parte di Giulianova e anche della parte alta della vallata del Vomano, diventando un appuntamento per molti lettori che ogni quindici giorni aspettano di sfogliare la nostra pubblicazione. Il

gruppo originale per gran parte è lo stesso e la struttura della testata ha subito dei ritocchi (sempre con la prospettiva di migliorarla), pur se il progetto iniziale è rimasto sostanzialmente il medesimo, cioè rendere il nostro interlocutore non solo interessato e partecipe alla produzione giornalistica, ma in un certo senso attivo alle vicende territoriali. Sono tante le cose da raccontare, perciò non vogliamo anticiparvi la sorpresa. Vi aspettiamo il 3 aprile prossimo all’Hotel Liberty dalle ore 17,30 in poi. Sarà un tuffo nel passato, ma anche un modo per staccare il biglietto per il futuro.


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Società

Quer pasticciaccio brutto delle

Unioni civili

Si abbia il coraggio di fare come già avvenuto in altri Paesi (le cattolicissime Spagna e Irlanda). Si riconosca una sola forma di matrimonio, senza palliativi e replicanti di William Di Marco

TRA PASSATO E LIBERTÀ - Che l’argomento delle unioni civili sia complesso e pieno di sfaccettature non ci sono dubbi. Tuttavia alcune cose ferme vanno dette, per non cadere nel “nulla eterno” di ciò che la nostra politica e soprattutto il nostro attuale governo hanno prodotto. L’istituzione del matrimonio è certamente fondamentale per qualsiasi società e non solo per quelle di matrice cristiana. È il primo nucleo da cui si parte per rafforzare il convivere civile e comunitario. Fermo restando il concetto da cui tutto si muove - quell’Umanesimo che dal ‘400 in poi ha segnato la vita delle persone - esistono i gruppi di individui che fanno un patto sociale, affinché le forze comuni possano creare i giusti presupposti per migliorare la condizione umana. Proprio il matrimonio è uno di questi e nei secoli ha subito molte mutazioni. Non c’è bisogno di buttare nel passato remoto le nostre conoscenze per vedere le modifiche che nel tempo hanno preso corpo. Solo alla fine degli anni ‘50 del secolo scorso c’era ancora lo ius corrigendi, cioè la possibilità che

il marito aveva di picchiare la moglie (per non dire i figli), al fine di sottometterla con il rituale barbaro di fargli baciare i piedi. Ma c’era dell’altro. Negli anni ‘60 le donne non potevano accedere a molti lavori e grazie ai diritti di famiglia degli anni ‘70 le conquiste che oggi ci sembrano assiomatiche, ebbero un riconoscimento giuridico. Per esempio prima se moriva il padre, la madre doveva nominare un curatore dei figli, come se lei non avesse la capacità di accudirli. E vogliamo ricordare il delitto d’onore? Prevedeva la punizione del solo adulterio della moglie e non del marito e nemmeno del concubinato del marito stesso. Insomma, c’era sì il matrimonio, ma di tipo ancora medievale. Poi molti cambiamenti hanno portato a un rapporto molto più paritetico e avanzato, grazie alla legge sul divorzio e sull’aborto. Certo, sia il divorzio sia l’aborto non sono il massimo in una relazione e chiunque sa che si ricorre a tali pratiche come extrema ratio, ciononostante è meglio che il diritto preveda queste possibilità piuttosto che ignorarle. Un

esempio per tutti: quanti aborti clandestini c’erano un tempo? Oggi sono quasi del tutto scomparsi e quelli ufficiali sono in calo. Potremmo continuare sulle figure di figli “illegittimi” e figli “naturali”, mentre oggi c’è solo il concetto di “figli” e basta. Tutto ciò per dire che questa importante istituzione si è modificata nel tempo e se dovesse resuscitare una persona di sessant’anni fa disconoscerebbe i diritti di una attuale coppia, perché smembrati in quelle che allora erano posizioni di privilegio (segnatamente di sopraffazione dell’uomo sulla donna) irrinunciabili. Oltretutto persone che si dichiarano liberali non possono non tenere conto delle libertà altrui e delle modifiche del contesto socio-politicoeconomico che si sono verificate nel corso degli anni. Un vero liberale sa come tenere dritta la barra della tradizione per non perdere il senso della vita, ma al contempo deve capire le trasformazioni in essere di questo mondo avanzato. IL MATRIMONIO È UNO SOLO ED È PER TUTTI - Francamente il proble-


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Società ma non esisterebbe minimamente se parlassimo di sole coppie eterosessuali. Chi è contro questa istituzione non si sposa e non pensa affatto nella sua mente a un surrogato o tanto peggio a uno scimmiottamento di una cosa della quale non ne sente assolutamente la mancanza. Coloro che vogliono convivere lo fanno perché unendosi di fronte alla legge si sentirebbero legati in un modo artificioso. C’è tutta una letteratura che evidenzia come le coppie che si sono dichiarate negli anni “libere e fuori dagli schemi” non abbiano mai avuto necessità di trovare un escamotage per ottenere ciò che non riconoscono o non approvano. Pertanto, se dovessimo parlare della unione tra un uomo e una donna il problema per noi non esisterebbe, proprio perché sono i protagonisti a non volerne sapere. E poi, se proprio si vuole regolare con il diritto qualcosa all’interno di una coppia in termini di successione o di assistenza o cose del genere, esistono degli accordi giuridici elaborati proprio dal Collegio dei Notai, che regolamentano in modo chiaro un rapporto tra due individui che non vogliono sposarsi. D’altronde il matrimonio è una istituzione che nasce da un presupposto diverso dalle convenzioni giuridiche. Chi si sposa lo fa perché sta bene con il partner e perché alla base c’è un sentimento forte come l’amore, che sarà anche un concetto inflazionato, ma è quello che regge ancora la gran parte delle vicende umane. Il problema nasce con le coppie omosessuali. Per regolamentare le unioni ecco che si è pensato a un surrogato del matrimonio, che questo governo all’inizio aveva in tutto e per tutto modellato come se fosse uno sposalizio di tipo laico (ricordiamo che i matrimoni civili e laici già esistono), per non creare suscettibilità nei confronti del mondo e dei politici cattolici. Così è nato l’affidamento del figliastro (la “Stepchild Adoption”) a due omosessuali che,

nell’unirsi, potevano portare nel nuovo nucleo un figlio già esistente di uno dei due partner. Questo per molti cattolici significava dar il via alla pratica chiamata dell’”utero in affitto” (cioè commissionare a una donna un figlio, dal momento che due dello stesso sesso non potrebbero averlo). Da lì sono emerse poi tutte le discussioni veramente stucchevoli e fuori la logica di un’analisi veramente critica. UN GOVERNO BALLERINO - A questo punto il governo Renzi - che all’inizio voleva tenere a bada i protestatari, compresi quelli del “Family day”, puntando a una legge Cirinnà molto delineata nelle sue fasi - ha ceduto su tutti i fronti, assecondando le opposizioni interne come quelle dei catto-dem, degli alfaniani (?) e dei verdiniani (??). roba da mandarli tutti a casa. Ne è uscita fuori una legge che non serve a nessuno. Non ai cattolici, non agli omosessuali e non a coloro che del matrimonio non ne

vogliono sentir parlare. Oggi, quindi, ci ritroviamo con tre tipi di unioni: il matrimonio, le unioni civili, le convivenze. Così le forme di coppia, come le unioni civili e le convivenze, non avranno la pensione di reversibilità, i benefici legati all’eredità e altro ancora, creando un ibrido giuridico senza senso e che probabilmente verrà fermato dalla Consulta per via del mancato rispetto dell’art. 3 della Costituzione, il quale vieta discriminazioni anche in base all’orientamento sessuale. In pratica ciò che era nato per tutelare gli omosessuali, finisce invece per punirli, soprattutto perché non riconosce un bel niente rispetto a quello che originariamente si era prefissato questa legge. Tale iter è un po’ la metafora della nostra Italia, in cui le riforme partono in pompa ma-

gna (dal lavoro alla legge elettorale, dalla scuola alla Costituzione) e finiscono in una bolla di sapone. I DIRITTI DI TUTTI, ANCHE DEI GAY - Allora torniamo un po’ all’origine. Esiste il matrimonio ed esiste la convivenza di due che di unirsi in modo istituzionale non ne vogliono sapere. E allora che si abbia il coraggio di fare come già avvenuto in altri Paesi (le cattolicissime Spagna e Irlanda). Si riconosca una sola forma di matrimonio, senza palliativi e replicanti. Anche gli omosessuali hanno il diritto di unirsi in modo ufficiale, prendendo tutti gli onori e gli oneri che comporta la vita di coppia. La prima cosa che deve valere è il loro volersi bene, l’amore che sentono. Queste persone hanno il pieno diritto di avere anche dei figli. Per noi, lo ripetiamo, è proprio l’amore tra un uomo e una donna che fa concepire il figlio, ma non nascondiamo la testa sotto terra per non guardare in faccia la realtà. Qualcuno dice: “Che male hanno fatto quei figli che verranno affidati a due madri o a due padri? Come sarà il loro inserimento e come saranno accolti a scuola, con i compagni che potrebbero prenderli in giro?”. Certo, tutto ciò è vero oggi, ma fra qualche anno certi pregiudizi cadranno. Così qualcun’altro risponde: “Che male hanno fatto e di quali colpe si sono macchiati quei figli che si ritrovano con dei genitori eterosessuali separati? Spesso, oltretutto, devono assistere a delle vere e proprie guerre familiari intestine: forse questa situazione non è angosciante per un bambino?”. Infine un’ultima osservazione. In una società in cui vengono ormai (giustamente) riconosciuti i diritti degli animali e dove se uno maltratta un cane (ancora più giustamente) viene punito e messo al pubblico ludibrio, stiamo ancora a fare dei distinguo sui diritti alle persone?


ROSETO

CI PIACE

Nuova griglia per le acque bianche in via Tronto Sono stati ultimati, grazie all’intervento degli operai comunali, i lavori di ripristino della griglia di raccolta delle acque piovane lungo via Tronto, in zona Roseto Sud. Nella stessa area sono cominciati anche una serie di lavori per il ripristino del verde pubblico e la potatura di diverse piante. Si tratta di una situazione che era stata segnalata da alcuni residenti e che è stata finalmente risolta. Con questo intervento il Comune ha eliminato sia il problema della sicurezza (vi era un pe-

ricolo concreto), sia quello del forte rumore, causato dalle non perfette condizioni della struttura. E’ stato soprattutto il consigliere comunale con delega alle manutenzioni, Romano Iannetti a seguire personalmente l’intera operazione e fare in modo che il problema venisse eliminato in fretta. Intanto sono cominciati in questi giorni, sempre nella zona di Roseto sud, i lavori di potatura di diverse piante ed alberi e la risistemazione di alcune aree verdi.

NON CI PIACE

Lampioni fastidiosi, quasi in mezzo alla strada Il problema era stato segnalato già qualche tempo fa sia dai residenti, sia dai turisti che frequentano le strutture ricettive della zona. Quei pali sistemati quasi in mezzo alla strada, in via del Mare, a Cologna, non piacciono proprio. Restringono la carreggiata, creano disagi durante le manovre di parcheggio, rischiano di causare qualche incidente. Ed è già successo in passato, soprattutto in estate quando la zona è frequentata da migliaia di turisti. Al Comune di Roseto era stato chiesto di spostare quei lampioni, di sistemarli a ridosso del muro di cinta, sul lato est della strada. Servono però soldi per un’operazione del genere. E al momento le casse dell’Ente sono completamente asciutte.


PINETO

tizianoabbondanza@gmail.com

Un grande benvenuto è stato organizzato dal comune di Pineto a favore della nazionale paraolimpica. Ben 600 ragazzi hanno accolto l’arrivo degli azzurri che si sono allenati per una settimana sulle strade pinetesi in vista delle olimpiadi di agosto in Brasile. Dopo il clamore scaturito dai racconti degli atleti, l’emozione e l’attenzione è salita alle stelle dei numerosissimi presenti quando Alex Zanardi - che nel 2001, in un drammatico incidente durante un gara automobilistica di Formula Uno, perse ambedue le gambe, ha detto: “Credete sempre in voi stessi e in ciò che state facendo, perché neanche io avrei mai creduto di potere arrivare dove sono arrivato prima del mio incidente”.

di TIZIANO ABBONDANZA

CI PIACE

La Nazionale Paraolimpica

Da ormai diversi anni questo serbatoio in Eternit sosta nella zona sud della pineta storica e quindi all’interno dell’Area Marina Protetta Torre del Cerrano. Probabilmente in passato fu utilizzato per innaffiare alcuni pini reimpiantati, ma adesso giace lì inutilizzato senza che nessuno si preoccupi minimamente di rimuoverlo. La cosa che colpisce è che tutti sanno che il materiale utilizzato per la realizzazione di questo grande contenitore rappresenta un elemento di alta nocività per la nostra salute e per l’ambiente in generale. Ci chiediamo: “Quanto tempo dovrà ancora passare prima della rimozione?”.

NON CI PIACE

Serbatoio in Eternit


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IE CUR IOSIZ Notizie)

(tra Curiosità &

15 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché Via Bosco Martese a S. Petronilla si chiama così?

Via Bosco Martese è la quarta via che esaminiamo della località S. Petronilla. È una parallela rispetto alla strada principale che congiunge le S. S. 16 con la 150. Ci si confluisce da via Martiri Pennesi e unisce il parco da un lato al campetto di calcio dall’altro. Martese è una frazione del Comune di Rocca Santa Maria in Provincia di Teramo. Il borgo è sito a quota 997 metri, a soli 1,2 km di distanza stradale dal capoluogo comunale. Si raggiunge percorrendo un breve tratto di strada in discesa, tortuosa ma percorribile con le automobili, che si distacca dalla strada provinciale SP. 48 di Bosco Martese, che da

Teramo conduce a Rocca Santa Maria spingendosi fino alla località montana del Ceppo. Al Ceppo si svolse uno dei primi episodi della Resistenza Italiana che va sotto il nome di Battaglia di Bosco Martese, lo scontro tra le truppe austrotedesche contro un gruppo di italiani qui rifugiati insieme con militari iugoslavi, inglesi, canadesi, neo zelandesi ed australiani, allontanatisi dai campi di concentramento dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943. Proprio al Ceppo, per rappresaglia, fu successivamente fucilato Mario Capuani, giovane pediatra trentaseienne, prelevato con l’inganno nottetempo nella sua casa di Torricella Sicura. (InfoWeb)

La pittrice Loriana Valentini espone a Teramo dall’8 al 26 marzo Ancora una mostra importante per l’artista di S. Giovanni di Roseto che ormai da anni riesce a colpire positivamente i molti estimatori con una pittura di tipo onirica e a tratti metafisica. Dice nella brochure di presentazione Francesca Lucantoni, assessore alla Cultura del Comune di Teramo, “Mi è parso giusto, quindi, per solennizzare la festa della donna dell’anno 2016, proporre di inaugurare l’otto marzo questa mostra come desiderio femminile di riscatto, esposto in un linguaggio arti-

stico decisamente consono ai modi espressivi della contemporaneità ed in linea con il carattere di un luogo deputato allo svolgimento di tematiche artistiche di ricerca”. La mostra di Loriana Valentini, che aprirà l’8 fino al 26 marzo 2016 e che è possibile visitare martedì-sabato ore 10-13/16-19, si terrà al Museo L’Arca, Laboratorio per le Arti Contemporanee, ubicato a Teramo, largo San Matteo, nella zona centrale del corso S. Giorgio.

La Polizia Municipale di Roseto sulle tracce di chi ha lanciato il sacco d’immondizia dall’auto La nostra denuncia ha fatto centro. Vi ricordate ciò che abbiamo riportano sull’ultimo numero di Eidos nella rubrica “Curiosizie” dal titolo Sacco dell’immondizia lanciato da un’auto: abbiamo il numero di targa? Ebbene, la Polizia Municipale di Roseto ci ha contattato ed ha voluto tutte le informazioni del caso. Noi siamo stati felici di segnalare la marca della vettura, il modello, la targa, il giorno e l’ora dell’episodio ed altri particolari, in modo che gli agenti adesso possano provvedere ad andare in fondo alla

questione. In pratica il monito è più che mai valido, vale a dire che certi comportamenti sono proprio inaccettabili e chi verrà scoperto pagherà salato questa incivile abitudine. È ovvio che noi di Eidos invitiamo tutti, giovani e meno giovani, a segnalarci ogni pur minimo gesto in cui l’ambiente viene devastato, offeso e danneggiato. Dobbiamo far sentire il fiato sul collo a coloro che credono di poter fare quello che vogliono, senza mai pagare dazio. Da parte nostra ci metteremo il massimo impegno.


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CUR IOSIZIE

(tra Curiosit

à & Notizie)

I Ragazzi di una volta 42 - I matrimoni, un modo di grande convivialità per ritrovarsi

Altra grande occasione d’incontro sono i matrimoni. È un momento per stare insieme e raccontarsi un po’ la vita che inevitabilmente scorre addosso a ognuno di noi. Rivedere le immagini del passato mette sempre un po’ di nostalgia, soprattutto per il ricordo che si ha delle persone che non ci sono più. Nella foto, scattata nei locali della Sid (fabbrica collocata nei pressi del palazzetto dello sport

in cui oggi insiste un emporio all’imbocco del sottovia), si festeggiava il matrimonio di Andrea Di Bonaventura. Siamo nel 1963, esattamente il 12 ottobre. Da sin. Mimì Fasciocco, Ugo D’Egidio, Italo Bruscia (dietro), Enzo Moretti (con gli occhiali), Ines Marinelli, Domenico Crisante, Giuliano Verrigni, Nicola Di Bonaventura, Dorino Di Sante, Alfiero Natalini (dietro a Dorino) e Pio Di Giosia.

Il numero 58 di Chorus è in edicola Ancora una ricorrenza in apertura. “Grazia Deledda, 90 anni fa il premio Nobel per la letteratura”, con il sottotitolo: È stata grande per come ha saputo cogliere il malessere della drammatica incapacità di comunicare, che nel corso delle decadi successive diventerà un ostacolo insormontabile per molti uomini. A seguire Franco Sbrolla parla di “La mattanza del Parco Bixio, i filari di pini di via Colombo e il progetto della Giunta comunale”, continuando: L’Amministrazione ha lasciato in forte degrado il centro cittadino, la sede viaria e il marciapiede, che pur malridotto invita a passeggiare in quanto è riparato dal freddo invernale e dal caldo estivo. Ugo Centi, direttore del sito web Controaliseo ci parla di ospedali: “Anche nelle località di vacanza la malattia avviene”: Ricorderò per sempre la notte di capodanno passata tra la corsia e l’ingresso deserto dell’ospedale, nel

tentativo di tener compagnia ai propri cari, con una amica che di tanto in tanto scendeva giù a prendere una boccata d’aria. Infine lo studente universitario Alberto Di Nicola fa una riflessione sul Belpaese: “Decadenza italiana, siamo una Nazione o il popolo dell’inchino?”, in cui si chiarisce: Nella storia, troppe volte, abbiamo messo in secondo piano i nostri interessi primari al fine di ottenere un ruolo, anche se non primario, nello scacchiere delle scelte strategiche di politica ed economia, ma, alla fine, ci abbiamo davvero guadagnato? Il giornale è disponibile: a) sul sito www.williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 58; b) sul sito www.eidosnews.it, nella sezione “Leggimi”. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.


CUR IOSIZIE

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(tra Curiosit Podio e prova di carattere per Angelozzi agli indoor allievi

à & Notizie)

Salvatore Angelozzi, giovane triplista teramano, portacolori della società Atletica Vomano Gran Sasso, conquista al sesto e ultimo turno di salti, la medaglia di bronzo ai campionati Italiani allievi indoor di Ancona, con la misura di mt 14.18, dimostrando tenacia agonistica in una gara di alto contenuto tecnico con il nuovo record nazionale di categoria di Andrea Dalla Valle (Atletica Piacenza), il quale raggiunge mt 15.70. La medaglia di bronzo di Salvatore Angelozzi all’esordio tra gli allievi conferma i progressi agonistici e tecnici dell’atleta, già campione Italiano cadetti lo scorso mese di ottobre a Sulmona, sotto l’attenta guida del prof. Claudio Mazzaufo, tecnico specialista dei salti in estensione di fama internazionale. Angelozzi è uno dei candidati, tra le giovani promesse del progetto dell’Atletica Vomano Gran Sasso, destinati a seguire le orme dei tanti campioni che nel recente passato hanno indossato la maglia del Club di Morro D’Oro del presidente Ferruccio D’Ambrosio, prima di passare tra i “professionisti” con i gruppi sportivi militari e raggiungere risultati di livello internazionale. Di recente: a) il primato italiano di Gianmarco Tamberi (GS Fiamme Gialle) nel salto in alto 2.38; b) il campione europeo e quarto alle Olimpiadi di Londra 2012 nel salto triplo Daniele Greco (GS Fiamme Oro); c) il rilancio dell’ex campione del mondo di salto con l’asta Giuseppe Gibilisco (GS Fiamme Gialle); d) il primatista italiano under 23 di lancio del giavellotto Gianluca Tamberi (GS Fiamme Gialle); e) l’ostacolista azzurro Leonardo Capotosti (GS Fiamme Gialle) e tanti altri atleti.

Che belle le partite “libere” tra studenti al Campo dei Preti! Fare sport è sempre stato uno dei momenti più appaganti della vita dei giovani. Molti di loro svolgono attività fisica nelle varie società o palestre, dove le cose si fanno non solo bene, ma anche seguendo una certa regola e disciplina. Questo è un grande vantaggio per la formazione del loro carattere, ma alle volte quel gioco “libero”, cioè fuori dagli schemi, viene a mancare. Ecco, quindi, che alla prima occasione di una partita “senza vinvoli” (nel senso dove bisogna solo correre dietro il pallone, darsi una pacca sulle spalle e alla fine stringersi la mano, ridendo anche di qualche sfottò) gli interessati accorrono con grande entusiasmo. Così è successo per gli studenti del Moretti

che si sono ritrovati al mitico Centro Guerrieri-Piamarta (conosciuto dai più come il Campo dei Preti) per sfidarsi, con squadre improvvisate in quel momento. Insomma, un bel pomeriggio per tutti, compreso gli spettatori, cioè alunni e alunne che hanno promesso di scendere anche loro, la prossima volta, sul rettangolo verde. Nella foto in piedi da sin. Massimo Panetta, Alessio Casimirri,Andrea Pavone, Francesco Grilli, Emanuele Covelli, Marco Falone, Giuseppe Pavone, Mounir Lahbi, Samuel Pavone, Ilis Cjapi; in basso da sin. Keda Ye, Antonio Fiorà, Marco Antonelli, Daniele Spizzirri, Piero Sacchetti, Andrea Croce, Marco Barlafante , Andrea Montese.


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Alex Zanardi

un esempio per tutti

L’ex pilota di F1 che ha perso entrambe le gambe in un terribile incidente ed oggi campione di ciclismo paralimpico è stato acclamato da tutti. Ha preso parte al ritiro della Nazionale di Ciclismo Paralimpica che si è tenuto tra Pineto e Roseto, in vista di Rio 2016. In questi giorni ha incontrato centinaia di studenti. “La disabilità è solo nella mente delle persone”, ha detto. E poi un monito: “Luoghi stupendi ma le strade sono messe davvero male”

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lex Zanardi, dalla Formula 1 al ciclismo paralimpico dopo aver perso in un terribile incidente entrambi gli arti superiore. Ha preso parte nei giorni scorsi al ritiro della Nazionale di Ciclismo Paralimpica, tra Pineto e Roseto, iniziativa organizzata dal Team Go Fast del presidente Andrea Di Giuseppe nell’ambito del Progetto Biciclettica. L’atleta ha incontrato centinaia di studenti delle scuole di Roseto, Pineto, Silvi ed Atri. “E’ stata una bellissima esperienza”, ha raccontato Zanardi, “vedere questi ragazzi entusiasti è stato stupendo. Si è campioni nello sport, ma soprattutto bisogna essere campioni nella vita, con valori sani. La disabilità fisica può essere superata e la Nazionale Paralimpica ne è un esempio. Purtroppo lo scoglio maggiore è la disabilità legata ai pregiudizi, è nella mente delle persone. Noi vogliamo trasmettere un messaggio chiaro: l’handicap fisico non è un impedimento”. Ed ha ragione Alex Zanardi che con i suoi compa-


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gni di squadra hanno dimostrato di essere dei veri campioni ben oltre lo sport. In occasione dell’evento, la squadra si è allenata lungo le nostre strade. Sono stati visti pedalare a gran ritmo. “Abbiamo visto luoghi magnifici”, ha sottolineato l’ex pilota di F1, “però un appunto va fatto: le strade sono davvero ridotte male. Il manto d’asfalto in queste condizioni rappresenta un pericolo. Davvero un peccato. Il nostro obiettivo? Continuare a lavorare e ad allenarci per Rio 2016. Vogliamo stupire”. Ha firmato autografi, si è concesso ai selfie di decine e decine di fan, ha stretto mani. Alex

Zanardi ha lasciato un ricordo indelebile. L’iniziativa di portare ancora una volta la Nazionale di Ciclismo Paralimpica da queste parti c’è già. Il presidente del Team Go Fast ci sta già lavorando. “Abbiamo avuto un riscontro importante, sia di pubblico, sia mediatico”, ha puntualizzato Di Giuseppe, “faremo in modo che questo progetto possa quindi essere portato ancora avanti in futuro”. Dunque è calato il sipario con un bilancio estremamente positivo si questa avventura che sicuramente ha lasciato un segno nei confronti di chi purtroppo continua ad avere preconcetti sulla disabilità.


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Pineto

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Eni condannata a pagare l’Ici La Corte di Cassazione dà ragione al Comune che nel 1998 aveva avviato una battaglia per fare in modo che il colosso energetico versasse nelle casse dell’Ente l’Imposta Comunale sugli Immobili. La somma che il gruppo della Marcegaglia dovrà versare è di circa 33milioni di euro. Il calcolo imponibile deve far riferimento ai valori contabili dell’Eni

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na battaglia durata 18 anni che si è conclusa con il pronunciamento della Cassazione che ha condannato l’Eni al pagamento dell’Ici nei confronti del Comune di Pineto. Una battaglia iniziata dall’allora sindaco Giorgio Parisse, nel 1998, portata avanti poi dalle altre amministrazioni, compreso l’attuale primo cittadino Robert Verrocchio che ha sottolineato tutti i meriti che hanno avuto i dirigenti del Comune e l’ex sindaco Parisse. “I miei predecessori hanno insistito su questo tema”, ha spiegato il sindaco Verrocchio, “hanno dimostrato che le piattaforme al largo essendo collegate alla rete a terra nel nostro territorio, avrebbero dovuto pagare l’Ici. Per quanto riguarda ora le somme da incassare, la cassazione dice anche che il valore imponibile fa riferimento sui valori contabili dell’Eni”. Tutto era nato nel momento in cui l’Eni aveva

L’avvocato Fernando D’Amario

L’ex sindaco Giustino Parisse

versato negli anni ’90 l’Iciap, poi sostituita dall’Ici. Secondo i dirigenti del Comune se il colosso dell’energia aveva pagato l’Iciap, avrebbe dovuto quindi versare anche l’Ici. L’avvocato Ferdinando D’Amario è colui che ha seguito l’intera vicenda per conto dell’amministrazione pinetese. Ed ora sa che altri Comuni percorreranno la strada tracciata con la sentenza della Cassazione. Anche se l’Eni si appella alla legge di stabilità 2016. “Mi sarei augurato che anche altri Comuni iniziassero prima questa battaglia, così come ha fatto Pineto”, ha sottolineato l’avvocato D’Amario, “accodarsi è positivo, ma non encomiabile. Ora l’Eni cita la legge di stabilità 2016. Ma non è retroattiva”. Il Comune dovrebbe incassare 33milioni di euro. Ma è chiaro che l’Eni si opporrà con ogni forza. Tra l’altro sul quantum è probabile che venga avviato un accertamento con gli organi competenti. Di certo si conclude una battaglia che apre ora la strada a nuovi contenziosi. Perché molti Comuni che convivono con piattaforme piazzate al largo ma che hanno il collegamento a terra per la lavorazione degli idrocarburi chiederanno il versamento dell’imposta.


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IL PRESIDE SUPPA COMPIE 80 ANNI!!! Nato sotto il segno dei Pesci, avrebbe cantato Antonello Venditti

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l 6 marzo il Prof. Mariano Suppa, da tantissimi ricordato come il Preside Suppa, compie 80 anni. Ora è in pensione da tempo, dopo una vita ricca di soddisfazioni, di duro lavoro, di riconoscimenti e di affetti. Ha vissuto nella sua carriera professionale 32 anni da Preside, e di questi ben 25 anni sono stati spesi alla Scuola Media “ Fedele Romani” di Roseto. Un percorso di vita ben preciso che lo ha portato anche ad una partecipazione come Assessore alla Pubblica Istruzione nell’Amministrazione Comunale di Roseto degli Abruzzi per 12 anni! a quel periodo si devono le edificazioni di alcune strutture scolastiche come il plesso di via Piemonte. La vita del Preside Suppa racconta di una grande passione per il suo lavoro, ma ora è impegnatissimo in un altro tipo di attività: nonno a tempo pieno di 7 nipoti, divide il

suo tempo tra la cucina ( altra bella passione per lui) e il calcio. E’ un tifoso storico del Napoli, e segue con attenzione tutte le fasi del campionato nazionale e non solo. Qui si apre, però, un’altra disputa, questa volta in casa. Il nipote Luca è un tifoso juventino convinto. Chi avrà la meglio? chi si prenderà le prossime soddisfazioni sportive? tra Juve e Napoli i giochi non sono ancora conclusi, in questa stagione calcistica. Ma di sicuro per nonno Mariano e Luca il tifo calcistico sarà ancora un modo per dimostrarsi l’affetto che li lega, nonostante le scaramucce nel corso delle partite. Al Preside Suppa vanno gli auguri di tutti, e in modo particolare un abbraccio pieno dell’affetto, dell’amore della sua famiglia, a partire dai figli Alfonso, Mafalda e Pietro.

Buon compleanno, Preside!

LS CREW

della palestra A.S.D. ENERGY

PRIMI CLASSIFICATI al Gran Premio della Danza: Europa in Danza

PRIMO POSTO SUL PODIO PER IL GRUPPO LS CREW DELL ASD ENERGY NEL PRESTIGIOSO CONCORSO DI DANZA TENUTOSI A ROMA IL 6 E IL 7 FEBBRAIO PRESSO IL TEATRO NAZIONALE DELL’ACCADEMIA. I RAGAZZI NON SI ASPETTAVANO UN COSI BEL RISULTATO FRA INNUMEREVOLI GRUPPI DI DANZA INFATTI QUANDO, CHIAMATI A RITIRARE IL PREMIO SUL PALCO , NESSUNO DI LORO AVEVA CAPITO DI ESSERE PROPRIO AL PRIMO POSTO. CONTENTISSIMA ANCHE LA PROFF MAFALDA SUPPA FIERA DI QUESTO INATTESO RICONOSCIMENTO. ECCO I NOMI DEI RAGAZZI DEL GRUPPO LSCREW, ELDA BARTOLACCI,DAVIDE ANGELOZZI, LISA SOTTANELLI, GIORGIA SAVINI, BENEDETTA DI DOMENICO, PAOLA TADDEO, GAIA DI MASSIMO, FABIO CARUSI, ALICE ROTA, SARA D ANDREA, GIORGIA TADDEI . PURTROPPO QUESTULTIMA NON PRESENTE ALLA GARA POICHE INFORTUNATA


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Balneari contro la direttiva Bolkestein Il consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli Monticelli a Balnearia: “Doppio binario, urgentissimo un intervento del Governo”. L’intervento in rappresentanza della Regione Abruzzo al Salone Balnearia di Marina di Carrara

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ontro la direttiva Bolkestein, che prevede il rimpasto delle concessioni demaniali con il rischio di molti operatori di vedersi vanificare gli investimenti operati nel settore turistico, l’Abruzzo chiede un impegno forte da parte del Governo centrale. L’appello è del consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli che ha preso parte all’assemblea convocata al Salone “Balnearia” di Marina di Carrara dalle organizzazioni nazionali degli operatori del turismo balneare. L’intervento più atteso è stato quello del neoministro per gli Affari Regionali Enrico Costa, che, entrato in carica solo poche settimane fa, ha da poco ereditato il dossier relativo allo spinoso tema del demanio marittimo, precedentemente seguito dal Sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi. In rappresentanza della Regione Abruzzo è intervenuto invece Luciano Monticelli, delegato del Presidente Luciano D’Alfonso per l’applicazione della Direttiva Servizi al settore balneare. Il Ministro Costa si è mostrato estremamente sensibile al tema delle concessioni balneari, che in Italia aspettano una riforma organica da molti anni, ossia da quando una Procedura d’Infrazione del 2008 ha stabilito che le norme nazionali sul rinnovo preferenziale a favore del concessionario urgente rappresentavano una violazione della Direttiva Europea sui Servizi che va sotto il nome del suo estensore, l’economista olandese Frits

Bolkestein. In particolare, ha sottolineato la necessità di restituire quanto prima certezza normativa al settore, per permettere la concorrenza alla pari con gli operatori di altri Paesi. Il passaggio più apprezzato del suo intervento, tuttavia, è stato l’impegno a convocare a brevissimo termine una nuova riunione del Tavolo della Conferenza Stato-Regioni, in modo da arrivare alla definizione di una posizione unitaria italiana da sostenere con gli organismi comunitari. “Come rappresentante della Regione Abruzzo”, ha sottolineato Monticelli, “accolgo con grande favore l’intervento del Ministro Costa, ma al contempo sottolineo che ormai gli impegni non bastano più: il tempo stringe, e nella prossima riunione bisognerà assolutamente elaborare una posizione comune soddisfacente per tutti. A mio parere, ci sono ampi spazi per trovarla sulla base del principio del doppio binario”. Intanto la proroga sino al 2020 sulle concessioni già esistenti è stata bocciata di fatto dall’avvocatura dell’Unione Europea. La Regione Toscana aveva dato il via libera a questa operazione e i balneatori abruzzesi avevano chiesto alla Regione di prendere esempio proprio dalla Toscana, sollecitando in tal senso il governo abruzzese. Ma per l’Ue si tratta di una strada non percorribile. Resta quindi l’incognita di una direttiva, la Bolkestein, che rischia di mettere in ginocchio migliaia di operatori italiani.


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ti Maggit di Luca

foto: Andrea Cusano

IL MOMENTO DELLA VERITA’ Se arriva il salto di qualità, playoff con il fattore campo a favore. Intanto, Tony Trullo miglior allenatore di febbraio

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PalaMaggetti gremito in Roseto-Bologna

l Roseto continua la sua splendida e sorprendente stagione, nonostante l’ultimo passaggio a vuoto casalingo contro il Treviglio. La squadra, partita per salvarsi all’ultima giornata, ha ormai archiviato la questione salvezza, vinto entrambi i derby contro il Chieti e veleggia al quinto posto a quota 30, a 4 punti dalla vetta oggi occupata dal Treviso. Insomma: un pieno di sod-

Curva Nord

disfazioni, apprezzate da un pubblico che è tornato ad essere quello degli anni ruggenti della Serie A, con quasi tremila appassionati a gremire il PalaMaggetti. La stagione rosetana, già gratificata con l’elezione di Bryon Allen a giocatore del mese di dicembre, ha visto in questi giorni un altro premio: Tony Trullo allenatore del mese di febbraio. Insomma: tutto procede per il meglio e il Roseto lavora in pa-

Tony Trullo

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

lestra in attesa di tornare in campo dopo la pausa per la Coppa Italia, il 13 marzo a Matera affrontando il fanalino di coda, per poi ospitare fra le mura amiche Jesi, squadra terzultima in classifica. Due partite niente affatto facili, che gli Sharks devono vincere se vogliono continuare a sperare di arrivare entro i primi quattro posti e iniziare così i playoff avendo il fattore campo a favore. Intanto, il Roseto ha tesserato Francesco Faragalli “a garanzia”, in modo da poterlo eventualmente avere per i playoff. Il giovane play di proprietà del Roseto, che gioca in Serie B alla Luiss Roma, finirà comunque la stagione nella sua attuale squadra. Arriva, quindi, il momento della verità, in cui il Roseto dovrà dimostrare di avere la forza di trasformarsi da squadra sorpresa del campionato a squadra protagonista dello stesso, capitalizzando appieno l’enorme potenziale finora messo in campo per la gioia dei suoi tifosi.

Jacopo Borra


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A GIAMPIERO PORZIO IL PREMIO REVERBERI L’oncologo, in gioventù coach del Roseto Basket, premiato per il progetto “Against the Pain”

anto Abruzzo alla trentesima edizione del Premio Reverberi, da molti definito l’oscar del basket. Infatti, nella cerimonia avvenuta lo scorso 22 febbraio a Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, sono stati premiati Paolo Moretti, ex Roseto, come miglior allenatore e Achille Polonara, ex Teramo, come miglior giocatore. Ma il premio più commovente assegnato dalla manifestazione è stato quello intitolato “Basket e Solidarietà” e assegnato a Giampiero Porzio, oncologo abruzzese e allenatore in giovane età del Roseto Basket. Il medico è stato premiato per il suo progetto “Against The Pain”, mediante il quale forma gli oncologi nella cura del dolore utilizzando gli schemi del basket e tenendo i suoi incontri all’interno di palasport. Al suo progetto hanno dato supporto stelle del basket come l’attuale coach della Nazionale, Ettore Messina, l’arbitro più famoso d’Europa, Luigi Lamonica, e Charlie Yelverton. I numerosi incontri in giro per l’Italia di “Against The Pain” hanno sempre visto la partecipazione di due campioni del recente passato come Roberto Brunamonti e Claudio Bonaccorsi, applaudito in Abruzzo anche a Roseto e Teramo e presente a

Giampiero Porzio riceve il Premio Reverberi

Quattro Castella. Giampiero Porzio ha fatto questa dedica, una volta ricevuto il premio: «Questi mesi sono stati i più difficili da quando - e ormai sono 32 anni - sono un medico. Tre cose mi hanno permesso di andare avanti: la mia famiglia, la voglia di inventare cose nuove e Roseto. Questo Premio ad “Against the Pain” è la mia rivincita. E lo voglio condividere con tutta Roseto. Perché senza Roseto non sarei - nel bene e nel male - quello che sono».

I premiati con il Reverberi

Davide Moretti, Giampiero Porzio, Paolo e Niccolò Moretti

Franco Montorro, Claudio Bonaccorsi, Gian Matteo Sidoli, Giampiero Porzio


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Lorentina Iezzi

I suoi cento anni la proiettano in un’epoca veramente lontana dalla nostra, ma alcuni caratteri personali le sono rimasti. Quella generosità, che ha imparato ad apprezzare da bambina, l’ha trasmessa anche ai suoi tre figli di William Di Marco

Se si pensa a come un tempo si viveva in campagna, sembra che il nostro sguardo a ritroso abbia dell’incredibile. I contadini dovevano assecondare le esigenze del proprietario. Poi la paura della guerra si concretizzo quando Lorentina vide nel cimitero di Cologna Paese tre aviatori polacchi stecchiti dalla contraerea tedesca. Oggi sorride alla vita e guai se nell’orto crescono le erbacce. La sua piccola zappa è sempre pronta all’uso

ricordi U Lorentina Iezzi

n’altra epoca? Un altro mondo? Non proprio, più semplicemente un modo diverso di porsi di fronte alle cose. Nascere all’inizio del secolo scorso è qualcosa che ci riporta indietro negli anni, in un periodo in cui tutto girava intorno all’uomo con un ritmo sicuramente più lento. Non c’erano i motori a scoppio che erano così invasivi, ma sappiamo che sono stati anche utili. O meglio, se c’erano non appartenevano affatto alle masse. I ritmi naturali avevano ancora un senso e lo scandire delle stagioni, oltre ad essere evidente, aveva il pregio di offrire una ciclicità che rimandava ai lunghi periodi delle bucoliche letterarie. Insomma, la natura era “benigna” e non “matrigna” come l’essere pensante l’ha fatta diventare. Eppure quel mondo in qualche modo è quasi stato preservato, come se per un attimo ci fossimo addentrati in un’altra dimensione, nonostante ci trovassimo più che mai radicati in questa realtà. Parlare con Lorentina Iezzi è stato quasi come immergersi in quel liquido amniotico che è anche il frutto di questo presente turbolento, le cui radici affondano nella nostra personale notte dei tempi. Già il luogo dove siamo andati a trovarla sembra qualcosa di ancestrale. Una casa apparentemente visibile dalla trafficata arteria che è la S. S. 150, ma che ha di “mondano” solo questa vicinanza. Per il resto, tutto rimanda al passato. L’accesso è costituito da un viale lungo giusto il tempo per farci lasciare alle spalle il caos quotidiano. Poi si entra in uno spiazzale con una casa colonica di quelle di una volta, rimessa a nuovo, però con le linee architettoniche dei vecchi casolari. L’interno è una favola continua: l’ingresso, il soffitto a crociera di mattoni a vista, il grande cammino con la fiamma perennemente accesa e la nostra protagonista seduta come una regina d’altri tempi, avvolta da uno scialle di quelli che sogni quando il freddo ti arriva nelle ossa e che porteresti come primo indumento nel viaggio dei viaggi al Polo Nord. E infine il sorriso e la serenità

impressa in un volto che avrà segnato anche i cento rintocchi nel contagiri della vita, ma che sembra invece risplendere evidentemente un’esistenza fatta di gioie e anche di sacrifici, ma quelli puri e veri, che aiutano a vivere meglio. L’attesa per dar vita a questa conversazione è finita, possiamo parlare con una donna che può testimoniare in prima persona com’era il mondo contadino non solo del ‘900, ma addirittura dei secoli precedenti, tanto è stata influente l’onda lunga di un immobilismo dei lavoratori della terra, che per quasi delle ere intere sono stati legati alla loro zolla o gleba e guai a cambiare quello che apparentemente sembrava l’immutabile. Poi l’evoluzione ha dato una svolta e anche tante persone hanno contribuito a far cadere la barriera di una forma di schiavitù alleggerita, come è successo per il marito di Lorentina, Alfonso, che di suo ci ha messo tanto affinché le angherie e i soprusi venissero definitivamente a sparire. La vita ha tante sfaccettature, lo sappiamo, ma quando se ne presentano delle nuove che apparentemente sembravano celate dietro la voracità del progresso, si è contenti di aver avuto questa opportunità per conversare. Ora siamo tutto orecchi e cerchiamo di mettere il nostro orologio indietro negli anni. Ecco, adesso è il tempo dell’ascolto. Tutto prese vita un secolo fa... Il mio territorio d’appartenenza è stato proprio Roseto o come si chiamava allora Rosburgo. Sono nata a Cologna Spiaggia, nella casa dove abitavano i miei vicino all’attuale ristorante Baia del Re. La data in cui ho aperto gli occhi non è proprio quella ufficiale. In verità venni al mondo il 19 dicembre del 1915, ma fui registrata dieci giorni dopo, cioè il 29. Sui documenti, quindi, quella è il giorno della mia nascita. Mio nonno tardò a registrarmi all’anagrafe, perché si andava di rado a Montepagano, dove c’era la sede municipale e quando vi si recò, lo fece per pagare le tasse. Così approfittò di passare negli uffici e lì l’incaricato disse che non poteva retrodatare


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S. Lucia, anni ‘30. Lorentina Iezzi in posa per una foto ufficiale

S. Lucia, anni ‘30. Lorentina Iezzi, a sinistra, con due cugini

la mia nascita. In quegli anni mio padre, Nicola, era al fronte per la I Guerra Mondiale e quindi fu informato del mio arrivo e mi poté abbracciare solo dopo. Scelse il nome di Lorentina perché rinnovò quello di una sua cugina alla quale era molto legata. La nostra era una famiglia contadina e il proprietario dove stavamo era Trifoni. Allora si era alle dipendenze quasi interamente dei proprietari terrieri e la vita di ogni famiglia era legata ai voleri di questi signori che spostavano le famiglie a seconda di dove c’era più o meno richiesta di mano d’opera. Mia madre, Adelina Pomante, era anche lei di Cologna Spiaggia e faceva la casalinga, anche se questo termine non è appropriato per il ruolo che svolgevano le donne allora. Viveva in campagna con mio padre, che era contadino e quindi anche lei si impegnava nei lavori dei campi, pur se doveva accudire una famiglia, che oggi diremmo numerosa, ma non tanto per gli standard di allora. Quanti eravate? Oltre ai miei genitori vi eravamo cinque figli, esattamente io che ero la prima, poi venivano Ernesto (11-12-1919), Maria (6-1-1921), Mario (8-5-1923) e Pierino (16-3-1928). Da piccoli si faceva quello che un po’ tutti i bambini hanno sempre fatto tra di loro. Intanto qualche gioco me li ricordo, come la campana, il nascondino e c’era anche un’altalena in quella mia lontana infanzia. Ma in quei tempi tutto era diverso e la fanciullezza simile a quella di oggi non era affatto pensabile. Già da piccoli s’imparavano le cose essenziali, soprattutto per una bambina. Quindi bisognava saper cucire, mettere i punti e darsi da fare per le faccende domestiche. Si capiva subito quale sarebbe stato il futuro di ognuno di noi, cioè saper accudire la casa, che poi era quello che intere generazioni del passato avevano fatto. E la scuola fino a quando la frequentò? Tutto diverso dalla contemporaneità. Sono stata alle Elementari fino alla III ed era un po’ il livello che si raggiungeva per quasi tutti i bambini di quegli anni. La scuola era situata vicino alla stazioncina ferroviaria che c’era a Cologna Spiaggia e di quei giorni non mi ricordò granché. So che a undici anni lasciai con la mia famiglia la frazione: andammo ad abitare a S. Lucia, nella zona vicino a dove vivo oggi, ma posta più vicino al fiume. Le terre erano dei marchesi Mazzarosa e il Comune non era ancora a Rosburgo, che divenne capoluogo cambiando il nome in Roseto degli Abruzzi solo nel 1927. Io già ero una forza lavoro per la mia famiglia. Facevo a tutti gli effetti la contadina e in quel tempo significava sapersi arran-

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Montepagano di Roseto, 31-12-1944. Lorentina Iezzi e Alfonso Di Bonaventura nel giorno del loro matrimonio

giare un po’ in tutte le cose. Zappavo, tagliavo l’erba, aiutavo nella mietitura e poi c’erano i lavori di casa che mi venivano sollecitati sempre da mia madre. Allora dovevamo ogni giorno procurarci l’erba fresca per le mucche che avevamo nella stalla. Bisognava tagliarla a mano e poi portarla agli animali, ma guai a stenderla noi. Erano solo gli uomini che potevano dare a mangiare, perché non solo ognuno aveva il suo compito, ma soprattutto alle donne era precluso qualsiasi attività che da sempre era appannaggio dei maschi. Poi venne il tempo del fidanzamento. In realtà il mio matrimonio era già scritto, nel senso che il mio futuro marito, Alfonso Di Bonaventura, abitava vicino casa mia e anche lui era un contadino. Lavorava per i Mazzarosa insieme a tutta la sua famiglia come mezzadri e così, come confinanti, ci conoscevamo sin da piccoli. In quei tempi si approfittava di ogni situazione per potersi incontrare, anche se queste erano rare. C’erano le feste patronali, soprattutto d’estate a Roseto e Notaresco e poi le occasioni legate al raccolto. Per esempio un grande momento d’incontro avveniva quando si ripuliva il granoturco, sgranandolo con la zappa: davanti le case si ballava e si cantava. Altri tempi, come quando andavamo al ruscello vicino al fiume o nei canali dove scorreva acqua limpidissima per lavare i panni e stenderli sui prati d’erba. Tornando al mio fidanzamento, a diciannove anni lo ufficializzammo e poi mi sposai il 31 dicembre del 1944. Era il periodo della II Guerra Mondiale e per fortuna i tedeschi erano andati via da Roseto già a partire da giugno di quell’anno. Ricordo con terrore quei momenti, perché nel frattempo, tra il 1935 e i primi anni ‘40 ero andata a vivere a Cologna Paese. Lì, durante i bombardamenti, vidi un aereo precipitare con tre aviatori polacchi. Li portarono all’obitorio del cimitero e potetti osservarli da vicino. Erano così giovani e belli che vederli morti in quel modo ti stringeva il cuore. Com’è un matrimonio in periodo di guerra? Intanto va detto che mio marito era sotto le armi. Dalla Toscana ritornò con il congedo matrimoniale e ci unimmo nella chiesa di Montepagano. Lui era un tipo che da sempre aveva lottato contro le ingiustizie. Era il suo carattere e appena vedeva dei soprusi, si ribellava. Una volta picchiò un soldato tedesco, perché lo aveva visto maltrattare un povero cristo. Gli strappò il fucile, ma fu costretto anche a scappare e nascondersi. Rimase per cinque giorni alla macchia e per fortuna i militari non si avventuravano nelle zone interne per

ricordi


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S. Lucia, fine anni ‘50. Da sin. Lorentina Iezzi con la madre Adelina Pomante

S. Lucia, 1954. Da sin. Papà Alfonso, mamma Lorentina, con in bracco il piccolo Franco, e un cuginetto

paura delle imboscate. Alfonso era un tipo battagliero e lo vedevo anche quando rivendicava i diritti dei contadini contro la mezzadria. Pagò a caro prezzo questa sua posizione, poiché fu sempre ostacolato dalla proprietà. E dopo sposata? La mia vita è stata sempre a casa, tra le faccende domestiche e i lavori nei campi. Non sono mai uscita da Roseto e gli unici viaggi li ho fatti quando andavo a Pescara a trovare una mia zia. Arrivata in casa di mio marito, entrai a far parte di una famiglia di stampo non tanto patriarcale, come era in quel tempo, quanto matriarcale. Mia suocera aveva pieni poteri in casa e quello che diceva, era legge. Sono cresciuta in questo modo e il ruolo della donna nel mio caso non è stato affatto di sottomissione. Poi va detto anche che le terre da coltivare erano veramente tante: andavano dall’attuale casello dell’autostrada di S. Lucia fino a Pagliare e poi verso il fiume. Mio marito per spostarsi usava il cavallo. Era un bravo cavallerizzo e sotto le armi aveva continuato a cavalcare. Lo faceva anche “a pelo”, cioè senza sella e aveva dato lezioni anche ai figli dei ‘padroni’ di allora. Non le nascondo che amava divertirsi e da giovane le donne erano il suo hobby preferito. Per lei e suo marito la casa ha rappresentato molto? È stato per noi un vero rifugio, ma anche per i tanti viandanti. Durante la guerra ospitammo diverse persone, tra cui un sardo che divenne un pezzo grosso e che negli anni ci ha sempre scritto per ringraziarci. Ma in modo particolare molti vennero a stare da noi durante i mesi dello sfollamento, dopo l’8 settembre del 1943. Passava gente che veniva da Pescara, Francavilla e molte zone costiere, la quale sfuggiva ai bombardamenti. Abbiamo avuto per tutti sempre un pasto da offrire o un giaciglio per la notte. Poi c’erano degli habitué come un prete e un frate che facevano tappa da noi e si fermavano a pranzo. La nostra dimora è stata sempre aperta a tutti, anche perché disponevamo delle cose che allora pochi tenevano in casa. Siamo stati tra i primi ad avere una radio e poi a fine anni ‘50 anche tra i primi della zona a possedere un televisore. Sistemavamo le sedie e la sera qui era sempre pieno. D’altronde casa nostra è stata sempre un via vai di persone. Eravamo già di nostro diciotto persone, con oltre tre nuclei familiari. Si dormiva nei lettini e i bambini stavano anche in due, ma posso dire che non ci è mai mancato nulla, almeno sotto il profilo alimentare. Poi anche politicamente, soprattutto con mio marito, siamo stati sempre di sinistra. Alfonso, a partire dagli anni ‘50, comprava L’E-

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III serie

Anni ‘40. Il marito di Lorentina, Alfonso Di Bonaventura, durante il periodo del militare in qualità di cavallerizzo

spresso, data anche un po’ la sua indole rivoluzionaria. Poi c’era anche l’Unità che girava in casa e quando finivamo di leggerla, passava alle altre famiglie, come quella dei Ciminà che stavano vicino a noi. Ci siamo sempre aggiornati, anche per le piccole cose tecnologiche. Mi ricordo che quando comprammo la macchinetta per fare gli spaghetti fu quasi un avvenimento. La venivano a vedere anche le donne del paese e fu un po’ lo stesso per la macchina da cucire. Tutto questo lo devo a mio marito. Anzi, i suoi fratelli non sempre erano d’accordo per queste spese, al punto che, passando vicino al televisore, si giravano dall’altra parte, proprio per sottolineare l’inutilità di certi apparecchi. Arrivarono anche i suoi figli. Ne abbiamo avuti tre. La prima è stata Claudia, nata il 6 ottobre 1945, poi Alida del 21 aprile 1948 e infine Franco del 7 agosto 1953 (gli ultimi due presenti all’intervista, nda). Di quest’ultimo, per due volte sindaco di Roseto, posso dire che come maschio è stato sempre un po’ coccolato, ma la soddisfazione più grande che ha dato al padre fu quando venne eletto primo cittadino. Era la primavera del 2001, ma pochi mesi dopo, il 2 settembre, mio marito morì improvvisamente. Tornando all’ammirazione che Alfonso aveva per le belle donne, soprattutto del cinema, va detto che scelse il nome delle nostre figlie facendo riferimento a delle attrici, come per Alida, riprendendo lo spunto dalla Valli, artista molto in voga negli anni dell’immediato dopoguerra. Che cosa avete trasmesso ai vostri figli? Senza dubbio mio marito è stato più uomo di mondo rispetto a me. Lui diceva che bisognava girare e tenersi aggiornati. Ha spinto affinché mio figlio facesse dei viaggi, soprattutto da ragazzo. Da parte mia ho cercato sempre di infondere il concetto di generosità. Quando è possibile, gli altri vanno sempre aiutati. Ieri era meglio di oggi? Assolutamente no. Si vive meglio adesso, nonostante molte cose non mi piacciono. L’agiatezza di oggi è una conquista che i giovani devono imparare ad apprezzare. Poche parole per un lapidario messaggio fatto di saggezza. Lorentina adesso può distrarsi un attimo, rimettere ordine ai tronchetti del cammino, rinvigorire la fiamma e spargere la cenere. Il fumo sale su per la canna fumaria e porta con sé le voci di questa intervista. Quante parole negli anni sono salite per poi fuoriuscire da quel comignolo?

Pubblicati: 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara; 3 - Anna Maria Rapagnà; 4 - Domenico Cappucci; 5 - Domenico Osmi; 6 - Armando Di Giovanni; 7 - Enzo Corini; 8 - Antonio Palmieri; 9 - Cassiodoro Di Sante; 10 - Dino Di Giuseppe; 11 - Leone Marini.


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Sport e natura

metafora di un rapporto da recuperare Sportmeet Abruzzo organizza un ciclo di incontri a Roseto. Tre appuntamenti che coinvolgeranno gli studenti del “Moretti” e del “Saffo”

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portmeet Abruzzo organizza, con il patrocinio del Comune di Roseto ed il coinvolgimento dell’Istituto “Moretti” e del Polo Liceale “Saffo”, il progetto “Sport e natura: metafora di un rapporto da recuperare”. Si parte già da questo sabato 5 marzo, presso l’aula magna del Moretti. Si tratta nel complesso di tre incontri specifici con importanti ospiti e relatori, per promuovere tra i giovani, ma non solo, sport e attività motoria in natura, sperimentando occasioni di sport nel territorio per incoraggiare uno stile di vita corretto e in armonia con la natura. Gli appuntamenti organizzati negli ultimi anni sono diventati un momento fondamentale di crescita e di riflessione per i ragazzi che saranno chiamati ad affrontare tematiche che uniscono lo sport a temi sociali importanti, per aiutarli a comprendere il vero significato ed i veri valori dell’attività sportiva. Roseto è una realtà fortemente legata a questo mondo e, anche grazie alla presenza di una zona sportiva tra le più importanti e complete d’Abruzzo, nella quale è possibile praticare ogni genere di attività fisica, anche all’aria aperta, i giovani hanno già ben chiaro il concetto simbiotico che c’è tra sport e natura. Sportmeet è la rete mondiale di sportivi e di operatori dello sport, uomini e donne di ogni età, cultura, etnia, lingua e religione, che vivono lo sport come realtà importante e positiva nel confronto con se stessi e con gli altri, animati dal desiderio di contribuire, attraverso di esso, alla costruzione di un mondo più unito. Collaborare a Sportmeet significa quindi condividerne semplicemente il progetto e non è richiesta altra forma di adesione, se non la condivisione di questo percorso comune. E’ da diversi anni che il gruppo di Sportmeet Abruzzo propone e realizza progetti sportivo-formativi nelle scuole, in sintonia con le linee guida della rete mondiale ed in collaborazione con diverse società sportive di Roseto. “L’obiettivo è divulgare una nuova cultura dello sport”, ha sottolineato il presidente della Commissione Sportmeet Abruzzo Massimo Rongai, “sport che vive alimentato prima di tutto dalla sua dimensione agonistica, dove la sua connaturale bellezza è proprio quella di saper far nascere sempre nuove e avvincenti sfide con se stessi, con gli altri e con l’ambiente naturale. Puntiamo a una nuova cultura sportiva da cui scaturisca un nuovo stile di competizione: il gareggiare, prima di tutto, nell’a-

marsi e stimarsi a vicenda e cogliere ogni conquista, ogni vittoria, come occasione per donare e donarsi di più. Lo sport sarà così luogo di dialogo e d’incontro atto a promuovere la fraternità universale”.

Questo il programma: Sabato 5 marzo 2016 Ore 10:00: lezione convegno dal titolo “Sport e natura: una scoperta, una risorsa, una sfida!”. L’intervento sarà curato dal Dott. Paolo Crepaz, medico dello sport e giornalista. Sabato 19 marzo 2016 Ore 9:00: attività di cineforum. Verrà proiettato il cortometraggio “Spirito d’arrampicata”. Sarà presente l’autore e regista Donato Chiampi. Ore 11:30: l’astrofisico Prof. Andrea Conte terrà un lezione-conferenza dal titolo “Sport e natura: un rapporto da recuperare”. A seguire dibattito coi ragazzi. Sabato 16 aprile 2016 Giornata all’aperto, rivolta a tutti gli alunni coinvolti nel progetto, dal titolo “E per palestra la natura”. Verrà proposta un’attività di orienteering alla presenza di docenti esperti di educazione fisica curata dal Prof. Alessandro Babini, insegnante di educazione fisica.


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Monti Confezioni Foto di Ettore Di Giacinto

EX DIPENDENTI SI RITROVANO QUASI MEZZO SECOLO DOPO Un pranzo per ricordare un’azienda che a Roseto ha fatto la storia

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abato 27 febbraio, all’Hercules, circa 90 ex dipendenti della Monti Confezioni si sono ritrovati dopo quasi mezzo secolo. L’azienda, fino agli Anni ‘70 del secolo scorso, ha rappresentato il principale serbatoio occupazionale di Roseto. Infatti, erano oltre duemila i dipendenti che varcavano i cancelli dello stabilimento nella zona sud della città, poi riconvertito a zona residenziale e commerciale. I fasti di quella fabbrica, che produceva abiti e capi in spalla di qualità, sono stati

ricordati dagli ex dipendenti, in gran parte operai, grazie all’iniziativa nata dalle ex operaie Lina Iachini e Liliana Di Tecco, che hanno attivato un circolo virtuoso fatto di telefonate e passa parola, dopo aver saputo che nella vicina Alba Adriatica abitava Giuseppe Marinelli, che oltre 40 anni fa aveva un ruolo dirigenziale nella produzione della fabbrica. Il pranzo è diventato un pomeriggio di ricordi di una Roseto che non c’è più e i partecipanti si sono ripromessi di rivedersi, allargando l’elenco degli invitati.


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Torna il corso di

prima difesa

riservato alle donne Dopo la bella esperienza della precedente edizione, a cui hanno partecipato molte signore, l’amministrazione comunale di Roseto ha deciso di riproporre l’iniziativa. Soddisfatto l’assessore Mirco Vannucci che si è dato da fare per fare in modo che ci fosse una nuova opportunità

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vevano partecipato in 80 e il successo della prima edizione ha spinto il Comune a riproporre a stretto giro l’iniziativa. Così l’assessore allo sport Mirco Vannucci, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità e l’Associazione Nonni Vigili, ha deciso di organizzare una seconda edizione del Corso base di Prima Difesa, completamente gratuito, riservato al gentil sesso. Le tantissime richieste giunte in Comune sono state la spinta necessaria per attivarsi subito. Nel corso dei vari appuntamenti sarà insegnato a tutte le partecipanti, attraverso un addestramento teorico e pratico, come gestire una situazione di violenza, sia verbale che fisica, anche grazie ad un corretto atteggiamento mentale, ma soprattutto come controllare “emotivamente” il momento dell’aggressione ed il conseguente, e normale, stato di paura. Durante il corso saranno illustrate poi le tecniche di autodifesa in piedi e a terra, quelle di divincolamento e, ovviamente, sarà offerta a tutte le partecipanti una buona preparazione legislativa per l’uso di mezzi dissuasivi come il cosiddetto “capsicum”, meglio noto come spray al peperoncino. A tenere il corso, che si svolgerà dalla seconda metà del

mese di marzo nella palestra dell’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Vincenzo Moretti”, saranno due qualificati istruttori: il maestro Vladimiro Rulli, esperto in Tecniche di Base Antiaggressione, nonché Responsabile Ugl della Polizia di Stato, e la psicologa rosetana Simona Prosperi. Anche la 2° edizione del Corso base di Prima Difesa sarà completamente gratuita e ci si potrà iscrivere, entro e non oltre venerdì 11 marzo, ai seguenti contatti: Comune di Roseto degli Abruzzi, Ufficio Sport (085/89453662, mail ufficio.sport@roseto. org) o Assessore allo Sport, Mirco Vannucci (cellulare 328/7608229 e mail vannucci.mirco@roseto.org). “E’ stata una splendida e positiva esperienza”, ha sottolineato l’assessore Vannucci, “che ha coinvolto tante donne, per oltre tre mesi. Ci sono state lezioni teoriche e pratiche di altissimo livello che hanno permesso loro, in un clima sereno e direi quasi familiare, di acquisire consapevolezza nei propri mezzi e di imparare a gestire situazioni “spiacevoli” che purtroppo, sempre più spesso, fanno parte del vivere quotidiano. Alla fine del corso tutte le partecipanti sono rimaste contente e soddisfatte, tanto da essere state le prime “sponsor” del nuovo corso tra amiche e parenti”.


Francamente... me ne infisco

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Attenti al …

di Massimo felicioni

Dottore Commercialista

canone!!! Breve guida sul canone Rai in bolletta

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a nuova modalità di pagamento del canone RAI per i privati cittadini, introdotta dalla Legge di Stabilità 2016 e che prevede l’addebito nella bolletta della fornitura elettrica, è ormai cosa nota a tutti. L’importo è ridotto a 100 euro, pagamento di 70 euro a partire da Luglio e ad Agosto le restanti 30 euro. Dal 2017, a regime, dovrebbe essere distribuito in 10 rate da 10 euro l’una. Come ogni novità fiscale che si rispetti, anche quella relativa al canone Rai, cade in piena estate a render incandescenti le mediterranee acque, lasciando il contribuente “mareggiare” pallido e assorto in un oceano di dubbi. Ad oggi, in mancanza dei decreti attuativi, bisogna districarsi tra presunzioni di detenzione, dichiarazioni di esonero, immobili in locazione, e chi più ne ha più ne metta. Ma procediamo con ordine. I punti fermi della normativa: il canone non è dovuto per le seconde case; per le case concesse in locazione, il canone dovrà essere pagato dal conduttore; chi possiede una radio, ma non un televisore, non deve pagare il canone; chi è abbonato alla pay-tv deve pagare il canone; chi usa il televisore come monitor e non vede i programmi rai deve pagare il canone; si dà per scontato che il contribuente abbia un televisore (presunzione di detenzione). Chi non ha

un apparecchio deve presentare apposita richiesta di esonero mediante un modello non ancora disponibile. chi ha compiuto 75 anni di età ed ha un reddito inferiore a 6.713,98 euro non deve pagare il canone Rai; il pagamento dal 2016 non può essere utilizzato per azioni di controllo sui periodi precedenti. Districarsi nel ginepraio delle informazioni sulla tassa non é cosa semplice. Ancora non è chiaro cosa accadrà se l’utente decidesse di cambiare fornitore di energia elettrica in corso d’anno. Ancor meno chiara la situzione in caso di mancato pagamento della bolletta: il gestore invierà solleciti anche per la quota di canone Rai? In attesa di chiarimenti, ci “godiamo” il curioso caso di convivenza tra studenti universitari che condividono un unico televisore. Ebbene, tutti i soggetti dovranno pagare il canone (in bolletta l’intestatario dell’utenza, con bollettino gli altri). Il rischio concreto,è che la scadenza di Luglio possa cogliere impreparati gli stessi gestori,i quali annunciano che il “servizio di riscossione” avrà un costo che potrebbe gravare sulle spalle dei contribuenti. Occorre sottolineare che, nonostante la riduzione dell’imposta, sono previsti incrementi degli introiti nelle casse dello Stato. L’eventuale extragettito(circa 500 milioni di euro) rimarrà in Rai per il 50%, mentre la restante parte sarà destinato al fondo per la riduzione delle imposte.

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CULTURA di MARIO GIUNCO

I PESCI SBOCCIANO… IN RIVA AI RICORDI Che petalosità, parola della Crusca. Ma attenti agli avverbi traditori

Immagini

“Celommi: il mare giocoso. Nel blu immenso i pesci sbocciano al levar del sole per spiare i dolci canti dei marinai. Gioiosi per una fruttuosa pescata in riva ai ricordi di una vita passata in allegria. Francesca 2E Annunziata Giulianova”. Da quando ho ricevuto questo sms, ho iniziato gli incontri con gli studenti e gli adulti in visita alla mostra dei due pittori, leggendone il testo. La sensibilità, la fantasia, la capacità che ha la giovanissima Francesca di evocare immagini originali e nuove, ricorrendo alle parole della tradizione poetica, fanno pensare alla musica di Mozart. Superano a volo libroni di critica, discorsi altisonanti, interpretazioni misteriose. Colpiscono per la loro vaghezza e la loro leggiadria, che ben rappresenta il mondo idilliaco e senza tempo di Pasquale e Raffaello Celommi.

Parole nuove

In pochi giorni ha spodestato l’antiquato “fico” (che pare non derivi dal dolce frutto, ma da “efficace”, passato nel romanesco “ficaccio”). “Petaloso” è diventato un termine di moda, è sulla bocca di tutti, in primis di governanti e politici, sempre pronti a recepire il nuovo e l’immaginifico. Chi non l’usa ripudiato sarà, direbbe Celentano. E’ diventato sinonimo di “bello”. E’ come dire “bello” con una parola più lunga. Contro l’economia dei mutamenti fonetici – l’economia ha le sue leggi anche in linguistica – che dovrebbero essere improntati a brevità, per non affaticare il parlante. L’inventore del neologismo è un bambino delle Elementari, che lo ha attribuito a un fiore dai molti petali. L’Accademia della Crusca, massima autorità in fatto di parole, l’ha inserita nel suo vocabolario, con encomiabile sollecitudine. Come è accaduto, qualche anno fa, con un altro neologismo – durato, per fortuna, lo spazio di un mattino e ritirato dagli stessi inventori – “ri-riempibile”, a proposito di una bottiglia di Coca-Cola, che avrebbe dovuto così chiamarsi, secondo i Cruscanti, perché poteva riempirsi più volte, a volontà e fino al colmo. Che ne sarà di “petaloso”? Tutti gli aggettivi che finiscono in –oso non è che siano proprio simpatici. Non sono dispregiativi, è vero, ma quasi come. Hanno dalla loro, per esempio, “spiritoso”, “gaudioso”, “ingegnoso”, “poderoso”, “portentoso”, “suparcalifragilisticespiralidoso” di Mary Poppins, ma anche “uggioso”, “nuvoloso”, “tenebroso”, “oltraggioso”, “barboso”. Che è forse il termine che più si addice alla situazione.

Occhi di mendicante

Tre avverbi in meno di tre righe sono un po’ troppi, avrebbe detto Umberto Eco: in una tesi di laurea, in un romanzo o in un articolo di stampa. Poi, i suffissi in –mente appesantiscono il periodo. Danno per certo e scontato, con l’autorevolezza dello scrivente, quello che potrebbe essere argomento di discussione. Meglio ridurli al minimo, se proprio servono; spesso sono lunghissimi (una delle parole più estese dell’italiano è ‘precipitevolissimevolmente’). Gli avverbi, inoltre, possono essere considerati una “negazione freudiana”. Più ‘fortemente’ neghiamo, più ‘fortemente’ affermiamo. E viceversa. Insomma, rivelano noi stessi oltre le parole. Ci tradiscono. Nello scorso supplemento domenicale de “Il Sole 24 Ore”, nella rubrica in prima pagina, che non a caso si intitola “Breviario”, il cardinale Gianfranco Ravasi ha scritto: “Quando mi reco dalla mia abitazione all’ufficio, percorrendo la via della Conciliazione che si apre davanti alla basilica di S. Pietro, m’imbatto sistematicamente in una decina di mendicanti, distribuiti razionalmente nei punti strategici. Che siano veramente poveri è talora da dimostrare: certo è che i loro occhi non si levano mai oltre le monete che metti loro in mano”.


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A Roseto

“Alcolisti Anonimi” compie trent’anni

(Riceviamo e pubblichiamo). 10969 giorni, oppure 263.272 ore, oppure 15.796.344 minuti e, perché no, anche 947.780.990 secondi. Alcolisti Anonimi nasce negli U.S.A. dall’incontro di due ubriaconi compulsivi, incapaci di smettere di bere, che parlando del loro problema, si accorgono di essere rimasti alcune ore senza pensare al bicchiere. Cinquant’anni dopo a Roseto, due ubriaconi locali che frequentavano il gruppo di Pescara si incontrano in piazza della stazione, iniziano a parlare di alcolismo e di cosa fare per formare un gruppo qui a Roseto. Iniziano in due in una stanza della galleria Valentini, messa a disposizione dal Comune per tutti quelli che volevano usarla per riunirsi per i più svariati motivi. Era un locale con una ampia vetrata. Chiunque passava poteva vedere all’interno cosa e chi vi fosse riunito. Una stanza certamente non adatta a mantenere l’anonimato, requisito fondamentale per gli alcolisti. La voce della nascita d’un gruppo di Alcolisti Anonimi girò per Roseto e dintorni. Il terzo alcolista era di Giulianova. Nel frattempo la sede degli alcolisti si spostò in piazza Dante, sede di una Cooperativa di servizi sociali. Passavano i giorni

ed il gruppo si infoltiva. In poco tempo più di 20 persone iniziarono quel cammino dei dodici passi che li porterà ad essere uomini nuovi e liberi dall’alcol. Da piazza Dante a via Bologna fino a contrada Giardino, sede di una ex scuola. Gli anni passavano ed il numero di alcolisti salvati dalla morsa distruttrice dell’alcol cresceva. Derelitti scacciati dalle famiglie ed emarginati dalla società riprendevano con dignità il posto appartenuto loro prima della discesa nel pozzo della solitudine. Alcolisti Anonimi a Roseto, senza tanti clamori, anzi quasi in silenzio, nel corso di tutti questi anni ha riportato alla vita civile più di duemila persone e continua imperterrita nel trasmettere quel messaggio di fiducia, dimostrando con l’esempio a chi vuole uscire da quel tunnel che è possibile farlo. Da anni Alcolisti Anonimi a Roseto ha sede in via Giolitti nel Centro Piamarta della chiesa del Sacro Cuore. Se vuoi smettere di bere e non ce la fai, chiamaci al tel. 3388958339. Alcolisti Anonimi è un’associazione senza fini di lucro; per esserne membri occorre solo il desiderio di smettere di bere. BASTA ENTRARE E DIRE: “SONO UN ALCOLISTA!” P.S. Sabato 7 maggio alle ore 9,30 ci sarà un incontro presso il Centro Piamarta aperto a tutti gli amici e a tutti quelli che vogliono conoscerci. (Gruppo A. A. Roseto)

È possibile già iscriversi al

VII Concorso Letterario Nazionale “Città di Cologna Spiaggia” La macchina organizzativa di questa importante manifestazione del nostro territorio è già partita. Il termine ultimo per spedire gli elaborati è l’11 giugno 2016 e bisognerà farlo all’indirizzo: Associazione Culturale “Il faro” – Via Nazionale Adriatica, 79/B – 64026 Cologna Spiaggia (TE). I testi dovranno essere inviati in numero di 6 (sei) copie anonime e dattiloscritte in busta chiusa con allegati: a) la scheda di partecipazione scaricabile sul sito www.associazioneilfaro. org; b) il contributo di partecipazione in contanti (l’organizzazione non è responsabile per eventuali smarrimenti) o copia del giustificativo attestante l’avvenuto versamento della quota di partecipazione mezzo bonifico bancario intestato a: Associazione Culturale “IL FARO”, coordinate: Iban: IT41 M060 55769100 0000 0002 358, causale di versamento: “Concorso Letterario Città di Cologna Spiaggia. N° ... opere”; c) una busta sigillata con i dati dell’autore ed eventualmente un breve curriculum. I premi saranno: Sez. A - Poesia inedita in lingua italiana a tema libero; Sez. B - Poesia inedita in vernacolo a tema libero; Sez. C - Racconto breve inedito a tema libero. Ai primi tre classificati di ogni sezione saranno corrisposti i seguenti premi: a) al 1° classificato: € 100,00 e

pubblicazione con codice ISBN di 100 pagine - 80 COPIE; b) al 2° classificato: € 250,00; al 3° classificato: € 200,00. Premi Speciali: a) Premio speciale alla poesia in metrica: € 200,00 ad una poesia strutturata secondo le regole ed il formato della metrica classica italiana (sonetto, ode, canzone, madrigale, in endecasillabi o altro formato di nuova invenzione); b) Premio speciale “Lucio Cancellieri”: € 200,00 al miglior poeta dialettale abruzzese; c) Premio speciale “violenza di genere”: € 200,00 ad un racconto sul tema sociale di massimo cinque fogli. Tutte le opere dovranno rispettare i parametri di scrittura con interlinea 1.5 e carattere 12 Times New Roman. Per la sezione A e B, gli elaborati dovranno essere preferibilmente non eccedenti 50 versi; per la sezione C gli elaborati non devono superare i 5 fogli. Le poesie in vernacolo devono essere accompagnate dalla traduzione in lingua italiana con l’indicazione della regione di appartenenza. Per informazioni: visitare il sito web: www.associazioneilfaro.org, oppure contattare il responsabile del concorso, prof. Irene Gallieni, al numero 328 2576280, o inviare una mail all’indirizzo di posta elettronica: info@associazioneilfaro.org .


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Il secondo e terzo appuntamento de “La Cultura in cammino” dedicato al turismo ha visto protagonisti Vincenzo Casolani e Simona Ragnoli

di Ilenia Secone Seconetti

Secondo appuntamento Giovedì 18 febbraio si è tenuto il secondo attesissimo incontro, presso l’Istituto Superiore “V. Moretti”, de “Il turismo e le figure professionali”. Presente come relatore Vincenzo Casolani, esperto nel campo del turismo grazie alla sua esperienza lavorativa come presidente di vari enti turistici provinciali e regionali. Specializzato in Ingegneria elettronica ed informatica, decise, poco più che ventenne, di continuare l’attività familiare come albergatore. Da qui inizia la sua avventura nel settore del turismo. Il suo grande bagaglio culturale, nonché il racconto dell’esperienza lavorativa ha ammaliato gli studenti presenti, anche perché Casolani ha delineato perfettamente pregi e difetti del turismo abruzzese. Ha sottolineato il passaggio dal turismo d’elite degli anni Venti del secolo scorso, al boom economico degli anni Sessanta, in cui bastava che il villeggiante “respirasse aria buona” per farlo contento. Oggi le cose sono profondamente cambiate e stanno venendo a galla molte problematiche legate in special modo all’inefficienza di un sistema ricettivo ormai obsoleto. Nella parte conclusiva dell’incontro, il relatore ha suggerito alcuni cambiamenti da adottare (in primis un nuovo modello di digitalizzazione) per migliorare e valorizzare il territorio, nonché per competere con il turismo nazionale e internazionale, trovando consenso tra i giovani che hanno riconosciuto nelle sue parole quella che è l’idea di una Roseto all’avanguardia anche nel turismo.

Noemi Romanelli

Dino Del Bono

Terzo Appuntamento Giovedì 25 febbraio si è svolto il terzo ed ultimo convegno de “La Cultura in cammino” edizione invernale. È intervenuta Simona Ragnoli, cotitolare dell’agenzia Souvenir Viaggi. Dopo aver parlato della sua esperienza, l’ospite ha spiegato il vero ruolo delle agenzie di viaggio e l’evoluzione della loro attività nel corso del tempo. Fino a una ventina d’anni fa, il lavoro del tour operator era basato sull’organizzazione di viaggi “importanti”, ma a partire dal nuovo millennio le richieste sono cambiate e molte puntano a brevi, ma più frequenti, weekend. È stata posta l’attenzione sui profondi cambiamenti che stanno coinvolgendo le agenzie di viaggio con l’avvento delle nuove tecnologie. Il massiccio utilizzo del web e l’aumento delle possibilità di scelta per il consumatore hanno infatti mutato radicalmente la composizione e la dinamica della domanda/ offerta turistica. L’eccesso di alternative presenti sulla rete è spesso accompagnato da una condizione di incertezza sulla qualità del viaggio e sulle garanzie che esso offre. Da qui la richiesta di trovare, attraverso del personale specializzato, una più sicura organizzazione del viaggio. Per quanto riguarda il nostro turismo regionale, se da un lato le cose sono nettamente migliorate, dall’altro il territorio abruzzese è ancora incapace di soddisfare le esigenze dei viaggiatori “moderni”. L’ospite ha messo in evidenza la scarsa presenza di attrazioni e intrattenimenti in grado di suscitare interesse, oltre la limitata presenza di mezzi pubblici. Allora come fare per diventare una delle mete turistiche più ambite dell’Adriatico? La svolta è molto impegnativa e i giovani possono e devono fare la propria parte.


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di Giorgia pasquini

AD OGNI COLORE LA SUA STORIA

Il , gli antichi lo consideravano un colore, dividendolo in “albus” e “candidus” A partire dalla guerra dei Cent’Anni, si è alzata bandiera bianca per chiedere la fine delle ostilità, facendo sì che il bianco si opponesse come colore al rosso della guerra

er quanto oggi qualcuno possa avere dubbi sul considerare il bianco un colore, gli antichi lo consideravano come tale: anzi, distinguevano tra l’albus (bianco opaco) e il candidus (bianco brillante). In passato le differenze tra opaco e brillante, liscio e ruvido, denso e poco saturo erano spesso più importanti rispetto a quelle che vi erano tra le colorazioni. Quasi tutto il mondo associa il colore bianco all’idea di innocenza, verginità e purezza. Questo probabilmente accade perché è più facile ottenere un qualcosa di uniforme e omogeneo con la colorazione bianca, piuttosto che con altri colori: nessun altro è così compatto in natura (basti pensare alla neve). Inoltre, a partire dalla guerra dei Cent’Anni, si è alzata bandiera bianca per chiedere la fine delle ostilità, facendo sì che il bianco si opponesse come colore al rosso della guerra. Questo colore ha un forte legame, da secoli, con l’idea di pulizia: i tessuti, infatti, si facevano bollire per essere lavati. In particolare parliamo della canapa, del lino, della lana che, se colorati, tendevano a perdere la tintura. L’idea di pulito rimane ancora oggi: la nostra vasca da bagno o il nostro frigorifero sono generalmente bianchi. Anzi, oggi invade le corsie dei nostri supermercati l’idea del super bianco, un bianco ancora più bianco che in passato era rappresentato dal dorato (la luce intensissima che assumeva riflessi d’oro), ma che oggi è rappresentata dall’azzurro (i freezer dei frigoriferi, le caramelle alla menta super fredda o i ghiacciai disegnati). Altro ambito molto legato al bianco è quello spirituale:

se per tanti anni il colore della Madonna è stato l’azzurro e quello di Dio il bianco, con la creazione del dogma dell’immacolata concezione (1854) il bianco entra inevitabilmente nella sfera mariana a tutti gli effetti e viene scelto in molte istituzioni religiose per il vestiario. Non manca, anche in questo colore, l’aspetto duplice e contrario di significato: se si pensa al bianco come luce e trascendenza e, quindi, positività, si pensa però al bianco anche come materia incerta (esempio siano i fantasmi rappresentati in un fumetto) e quindi eco del mondo dei morti, che porta cattive notizie. È interessante riflettere anche sulla ciclicità della vita, intesa come percorso di colori che va dal bianco e finisce al bianco: il bianco della vecchiaia, della morte, del sudario che si ricongiunge al bianco dell’innocenza della culla. C’è un altro aspetto del bianco che portiamo incollati alla pelle ed è, appunto, la considerazione del colore dell’incarnato. Per anni i signorotti hanno voluto distinguersi, con la loro bianchezza, dalla pelle scura e abbronzata di chi lavorava nei campi (si dice “sangue blu” perché talmente bianco e traslucido era il volto dei signori che vi si intravedevano le vene). Con l’avvento dell’industria il bisogno si inverte: i ricchi vogliono distinguersi dal pallore dei visi di chi lavora in fabbrica e, quindi, parte la moda dell’abbronzatura. Oggi vi è più libera scelta in tal senso: la consapevolezza del cancro alla pelle, la volgarità dell’abbronzatura a portata di tutti hanno partorito una visione più mediana della questione. In realtà poi, ogni sguardo è culturale e i pregiudizi sociali si giocano nella percezione del nostro stesso colore. Per concludere, possiamo dire che il bianco, rispetto ad altri suoi colleghi, preserva i suoi ruoli anche a discapito del tempo e che le sue radici simboliche (innocenza, luce divina e purezza) continuano a scandire il nostro antico e nuovo immaginario.


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Una segnaletica che lascia molti dubbi

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ei giorni scorsi nella zona tra via Alfieri, via Da Vinci, via Colle Patito il Comune di Roseto ha proceduto con il rifacimento della segnaletica a terra, delimitando le zone pedonali. Mbè, i cittadini hanno preso la cosa con un pizzico di ilarità, di ironia perché ridisegnare le strisce bianche su un manto d’asfalto che presenta buche e dissesto non può che far sorridere. In pratica, come avevano anche più volte chiesto in passato, avrebbero preferito che quanto meno si provvedesse a rattoppare, soprattutto in via Alfieri, la strada, visto che presenta delle buche pericolose soprattutto per i pedoni. E a proposito di pedoni, c’è chi ha ironizzato sul fatto che si sia creato un piccolo percorso, largo più o meno mezzo metro, in via Da Vinci, con tanto di simbolo. Non è certo questo il modo di delimitare uno spazio per chi si sposta a piedi, peraltro anche dissestato. Insomma, anziché spendere i soldi per la vernice bianca per rifare le strisce, il Comune avrebbe potuto acquistare del bitume a freddo per qualche toppa, rendendo magari queste strade meno pericolose.

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Presentato il catalogo della mostra dei Celommi

on ha tradito le attese l’attesissima cerimonia di presentazione del catalogo della mostra “Pasquale e Raffaello Celommi Pittori – voci sognanti nel canto luminoso di terra e di mare” che ha fatto registrare l’ennesimo strepitoso successo di pubblico e di critica nella splendida cornice di Villa Paris a Roseto degli Abruzzi. In una sala convegni piena in ogni suo posto, alla presenza di numerose autorità politiche, civili, militari e religiose, degli eredi della famiglia Celommi e di tanti collezionisti che hanno messo a disposizione le proprie opere, è stato illustrato questo prezioso volume. Una raccolta che rappresenta un po’ la “ciliegina sulla torta” della mostra che, con oltre 5 mila presenze (destinate ad aumentare da qui al prossimo 13 marzo, data ufficiale di chiusura) è, numeri alla mano, l’evento artistico e culturale più importante nella storia della Città delle Rose. Solo nella serata di presentazione sono stati venduti ben 110 cataloghi stampati in loco dalla Tipografia Rosetana, un risultato che è

andato oltre ogni più rosea aspettativa, con diversi collezionisti che si sono accaparrati più di una copia di questo prezioso volume. Un grandissimo successo lo ha fatto registrare anche l’eccezionale annullo filatelico commemorativo dedicato ai due pittori e realizzato grazie alla preziosa collaborazione del Circolo Filatelico Numismatico Rosetano che, sin dal primo pomeriggio, ha visto tanti appassionati in fila per il prezioso cimelio. Nel corso della serata i numerosissimi visitatori, molti dei quali già venuti e tornati più volte a contemplare le opere, hanno potuto anche ammirare gli stupendi bozzetti di moda che sono stati realizzati dagli studenti dell’indirizzo “Moda” dell’Istituto “Moretti” prendendo spunto dalle opere dei due maestri rosetani e posizionati proprio sotto i loro quadri. Assieme a questi è stato proiettato anche un filmato, preparato dai ragazzi dell’indirizzo di “Grafica e Comunicazione”, con le foto dei disegni e che resterà, assieme al catalogo, a disposizione della città tutta a ricordare questo eccezionale evento.


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ALIMENTI TIPICI REGIONALI

La Cipolla Rossa di Tropea

di Simona Ruggieri

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desiderata e appetibile Ha delle caratteristiche nutrizionali molto interessanti, che la rendono un alimento assai sfruttato da sempre, soprattutto nella cucina povera

alla Basilicata alla Calabria, dalla Melanzana Rossa di Rotonda ad un altro dei simboli italiani e del sud in particolare, la regina delle cipolle: la Cipolla Rossa di Tropea! Prodotto IGP amato e gustoso, si caratterizza per grande dolcezza, croccantezza e colore rosso vivo; tutte qualità che la rendono così desiderata e appetibile. Secondo alcune fonti la cipolla fu introdotta nella nostra penisola dai Fenici e della dolce cipolla calabrese si hanno diverse tracce nei resoconti dei viaggiatori del Sette e Ottocento. La cipolla rossa di Tropea è il nome dato alla cipolla rossa (Alliumcepa) coltivata tra Nicotera e Campora San Giovanni, in provincia di Cosenza, e lungo la fascia tirrenica. Le peculiarità qualitative di questa varietà dipendono sicuramente dal suo corredo genetico ma soprattutto dalla sua interazione con l’ambiente e quindi dalle caratteristiche del terreno, dalla vicinanza al mare, dalla durata del giorno, dalla temperatura e dall’umidità.

La cipolla in generale ha delle caratteristiche nutrizionali molto interessanti, che la rendono un alimento assai sfruttato da sempre, soprattutto nella cucina povera. Le cipolle sono composte per circa il 90% di acqua, 1% di proteine, pochissimi grassi e alcuni elementi minerali di rilievo quali potassio, calcio e fosforo. La porzione glucidica è formata soprattutto da zuccheri semplici, che conferiscono il sapore dolce, e da una piccola quota di fibra costituita soprattutto da fruttani, che, essendo un polisaccaride indigeribile, rende la cipolla un substrato per la flora batterica intestinale. L’aglio e la cipolla in genere contengono allil-solfuri, che hanno proprietà antibiotiche ed antiossidanti e possono aiutare un enzima che rimuove gli agenti cancerogeni; e tioli, che abbassano invece i livelli del colesterolo e fanno diminuire la coagulazione. L’”oro rosso di Tropea” in particolar modo, contiene ferro, vitamina C, selenio e notevoli quantitativi di quercetina, polifenolo che protegge la funzionalità dei vasi e capillari.

La ricetta del giorno: Baccalà con Cipolla Rossa di Tropea

Ingredienti per 4 persone: baccalà, 2 cipolle rosse di Tropea, passata di pomodoro, prezzemolo, alloro, origano, sale, olio e peperoncino. Mondare e tritare finemente le cipolle, versare in una padella con l’olio e rosolare, aggiungere la passata di pomodoro, sale, alloro, origano ed il baccalà. Fare cuocere per 20 minuti a fuoco medio e aggiungere a piacere il peperoncino piccante. Aggiungere prezzemolo tritato e servire!


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PROGETTO PER LA VITA Arrivano defibrillatori e corsi di primo soccorso nelle scuole primarie e secondarie di Morro d’Oro e Pagliare

Il PROGETTO PER LA VITA , nasce da un’idea dei genitori facenti parte di Associazioni di volontariato del territorio che si sono uniti dando vita al Progetto riguardante la sicurezza degli alunni in collaborazione con l’istituto comprensivo di Notaresco. Il Dirigente scolastico, Dott. Antonietta Battelli, nel recepire il Progetto curato dall’ins. Emilia Passamonti, si è detta favorevole all’iniziativa in quanto mira a preparare alunni, docenti e personale ausiliario al primo soccorso al fine di adottare i comportamenti più idonei in caso di incidenti a scuola.

Il Progetto si attuerà nel prossimo mese di Aprile con 4 appuntamenti: • Giorno 01: corso teorico-pratico (4^ e 5^ scuola primaria) • Giorno 13: corso teorico-pratico (1^, 2^ e 3^ scuola secondaria) • Giorno 29: corso di formazione per evacuazione in collaborazione con la Protezione Civile di Morro D’Oro • Giorno 30: manifestazione finale “PROGETTA PER LA VITA” con una simulazione di intervento della C.R.I. di Roseto degli Abruzzi (previa chiamata al 118) e consegna alle scuole del territorio di nr. 2 defibrillatori. Tutto il Progetto è curato dell’Associazione “Due mani per la vita“ di Martinsicuro e dall’Associazione “Stefano Bizzarri” di Morro d’Oro.

Hai deciso di lasciarci così presto. Ma il tuo ricordo, caro Alberto, vivrà nei nostri cuori, conservato nello scrigno della memoria. Ci mancheranno quelle allegre serate, ci mancheranno le tue battute. Ci mancherai... Un giorno però ci rivedremo. I tuoi amici


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ERRATA CORRIGE, Eidos News 247 (scorso numero) Pag. 4, l’articolo sull’Arena 4 Palme non corrispondeva al titolo. Potete leggere l’articolo corretto su www.eidosnews.it/archivio-eidos-news-online

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto. IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii.web@gmail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTO: ELIO D’ASCENZO, Andrea Cusano, Erwin Benfatto

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