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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 10 N.247 prossima uscita 5 marzo


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TEAM GO FAST OLTRE LE BARRIERE

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gni squadra sportiva che si rispetti ha il suo punto di forza. C’è chi detiene i primati, chi possiede medaglie, chi conserva trofei o colleziona titoli. C’è anche chi non si accontenta di vincere e desidera fare molto di più per lo sport. Nel teramano un team all’altezza esiste. E’ il Team Go Fast. Diretto dal presidente Andrea Di Giuseppe, il vice Marco Milanesi, i consiglieri Vincenzo Pierabella e Gabriele Centorame; i quattro proseguono imperterriti la missione di divulgare uno sport accessibile a tutti. Mettere in piedi una nobile iniziativa però, spesso esige degli incentivi. Tuttavia l’ausilio non tarda ad arrivare grazie a quattro comuni della provincia di Teramo. In primo dalla Città di Pineto, con il sindaco Robert Verrocchio. A seguire Roseto, Atri e Silvi. Nasce così l’idea di creare un ritiro della nazionale azzurra di paraciclismo a Pineto. In programma dal 22 al 27 febbraio la manifestazione coinvolgerà cittadini, appassionati di ciclismo e ragazzi delle scuole medie. Quest’ultimi potranno incontrare la mattina di mercoledì 24 febbraio, gli atleti che parteciperanno alle prossime paralimpiadi di Rio. Uno tra tutti, Alex Zanardi. LO SPORT PARALIMPICO: Lo racconta il presidente del Team Go Fast, Andrea Di Giuseppe. “La ragione per cui abbiamo creato il ritiro della nazionale di paraciclismo, è dovuto al fatto che in squadra ci sono due atleti paralimpici: Fabio Farroni e Pierpaolo Addesi. Perciò come associazione ciclistica, non possiamo esimerci dal tenerci in disparte. Tra l’altro le manifestazioni sportive per i diversamente abili, hanno qualcosa in più rispetto ai tradizionali eventi rivolti ai normodotati. Veder correre persone con problemi fisici a volte anche gravi, aiuta a capire la fortuna di godere in un buono stato di salute. Questo è il messaggio che noi vogliamo lanciare ai più giovani: non buttare la propria integrità con alcool o droghe. Lo sport praticato dai disabili significa quindi dare un esempio di vita”. CAPARBIETA’: “Intendo portare a conoscenza una tale esperienza non soltanto agli appassionati di ciclismo. La gente deve comprendere come il pregiudizio ci allontana dalla disabilità. Bisogna abbattere il muro dell’indifferenza: quello che non vuole saperne affatto dei disabili”. La determinazione di Andrea deciso a proseguire su questa strada. ORGOGLIO: “Come società sportiva, punteremo ancora a organizzare nel corso degli anni il ritiro della nazionale di paraciclismo qui nel teramano. In particolare attraverso l’appoggio dei comuni di Atri, Silvi, Roseto e del sindaco di Pineto, Robert Verrocchio. Il loro aiuto fino adesso è stato di vitale importanza. Soprattutto in merito al progetto Biciclettica”. La nota del presidente della Go Fast, riguardo l’iniziativa sulla sicurezza stradale. CICLO PASSEGGIATA: Sabato mattina, il ritiro della nazionale di paraciclismo si concluderà con una ciclo pedalata tra i paesaggi dell’hinterland teramano. Tutti gli appassionati di ciclismo sono invitati a prendere parte a questa splendida iniziativa per poter conoscere più da vicino gli azzurri. LA PAROLA AL CT DELLA NAZIONALE, MARIO VALENTINI: 1) Signor Valentini, può fare un quadro generale sul ciclismo paralimpico nel nostro Paese? - Basta vedere da dove siamo partiti dieci anni fa, quando non eravamo ancora nessuno. Oggi grazie ai risultati di questi ragazzi straordinari finalmente ci conoscono in tutto il mondo. 2) Il crescente interesse nei confronti della realtà paralimpica

secondo lei è anche merito dei social? - Siamo un gruppo unito e non abbiamo segreti. Ci piace parlare di persona. Tra di noi si usa il passaparola vis à vis. L’uso dei social come Facebook, Twitter e Whatsapp sono solo una conseguenza di ciò che svolgiamo. 3) Lo sport diversamente abile, in particolare il paraciclismo, al giorno d’oggi è più accessibile ai diretti interessati rispetto a qualche tempo fa? - Certo, esistono molte più società sportive e di sicuro questo facilita le cose. 4) Le istituzioni vi sono vicine? - Purtroppo no. Possiamo contare solo sull’aiuto di alcune società sportive. In Abruzzo ad esempio c’è il Team Go Fast e l’Addesi Cycling Team. Poi a livello nazionale abbiamo il Comitato Italiano Paralimpico diretto da Luca Pancalli. 5) Da uno a dieci quanto è indispensabile il lavoro svolto dal Team Go Fast nei confronti del paraciclismo? - Andrea e Pierpaolo sono due ragazzi fantastici che hanno sposato a pieno la causa dello sport per i diversamente abili. E poi sanno come fare gruppo. Dico dieci. 6) Il ritiro organizzato dalla Go Fast serve soprattutto per finalizzare la preparazione degli atleti della nazionale azzurra di paraciclismo. Oltre a ciò, cos’altro si può aggiungere? - L’esperienza di cui sarà sicuramente positiva. Inoltre usciremo meglio plasmati e uniti da alcune idee (schemi tattici) che per l’occasione verranno messi a punto. 7) Un aggettivo per descrivere il ciclista e atleta paralimpico del Team Go Fast, Pierpaolo Addesi? - Un vero leader. Un corridore che tutti vorrebbero avere in squadra. 8) E’ vero che lo sport paralimpico può rappresentare una risorsa per lo sviluppo della medicina riabilitativa? - Si. Lo stesso Pierpaolo Addesi mi ha raccontato di quando era più giovane: la vergogna che provava ad andare al mare senza un avambraccio. Oggi grazie allo sport non prova timore e ha acquisito sicurezza. 9) Il paraciclismo è soprattutto oggetto di studi sulla biomeccanica, giusto? - Si. Ti prendo come esempio Addesi e Farroni che pedalano senza l’uso dell’avambraccio. La biomeccanica ha aiutato molto loro ad andare in bici. 10) C’è un punto di forza in più che un atleta paralimpico possiede rispetto a un normodotato? - La forza di volontà o quella di dimostrare a tutti la normalità scherzando magari sul proprio “handicap” fisico. Anche qui Pierpaolo Addesi, è un esempio. 11) Che squadra è la nazionale italiana di paraciclismo? - Un gruppo unito che sta al passo con altri paesi all’avanguardia. 12) Chi sarà il capitano degli azzurri alle prossime paralimpiadi di Rio 2016? - Loro stessi. Sono tutti capitani. 13) Tra le varie nazioni concorrenti chi temete più di tutti? - Le nazioni anglosassoni come Uk, Australia, Usa, Canada. Anche Russia, Francia e Germania. 14) Il suo sogno nel cassetto? - Se a Londra abbiamo raccolto 12 medaglie, a Rio desidero fare 13.


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Arena 4 Palme

le Ferrovie decidono di venderla E’ scontro tra maggioranza ed opposizione sul futuro dell’impianto. La Ferservizi mette in vendita parte del patrimonio di proprietà delle Ferrovie (Arena compresa, valutata 600mila euro) ma il Comune non ha presentato alcuna offerta con il rischio di una privatizzazione del complesso in cui l’Italbasket sconfisse per la prima volta la Russia. Al momento non ci sono acquirenti. Il Pd attacca l’amministrazione comunale. L’assessore Fabrizio Fornaciari risponde a tono

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’Arena 4 Palme rischia di essere “cancellata”? In teoria potrebbe anche accadere. Il mitico impianto di basket, in cui l’Italia sconfisse per la prima volta la corazzata russa, è in vendita. Il gruppo delle Ferrovie, proprietario della struttura, ha avviato la procedura di alienazione dell’immobile che potrebbe finire in mano a privati e persino essere “abbattuto”. Un’operazione sulla carta possibile, ma non affatto semplice per una serie di ragioni. In città però è scoppiata la polemica. Ad alimentarla il Partito Democratico che accusa l’ente di non aver partecipato alla gara per l’acquisizione per l’Arena 4 Palme. Le accuse, anche pesanti, sono piovute dal capogruppo del Pd Teresa Ginoble per il disinteresse dell’amministrazione ad acquisire un luogo importante per la vita della Città. “Ora attendiamo di sapere se veramente Pavone ha deciso di non partecipare”, ha sottolineato il capogruppo del Pd, “al bando per l’acquisizione di uno dei luoghi storici dell’identità della nostra città e di cui gli amministratori comunali si erano sempre detti difensori. D’altra parte Pavone e Norante non sono riusciti in cinque anni a completare delle opere che potevano essere realizzate sin dal 2011 avendo le coperture finanziarie necessarie, come ad esempio via Bixio ed il posto di Polizia Municipale nei lo-

cali vicino la stazione ferroviaria”. La Ginoble ironizza sul fatto che l’unica opera che l’amministrazione comunale è riuscita a fare è l’ampliamento di due aule nella scuola Schiazza e che però hanno già bisogno di nuovi interventi. Il gruppo del PD, inoltre, mette in evidenza come nell’ultimo mese si siano lette dichiarazioni dell’Assessore Fornaciari alquanto evanescenti, passando dall’impegno a trovare le risorse necessarie ad un più laconico ‘stiamo valutando’”. “Il bando poteva e doveva essere evitato”, è stato il commento del segretario del Pd Simone Tacchetti, “attraverso trattative ben istruite e gestite affinché una struttura così importante non rischiasse di essere persa ma venisse assicurata alla collettività ed inserita in un ampio progetto, sportivo, culturale, aggregativo, turistico, di vita comunitaria. Questa amministrazione ha dimostrato una volta di più l’incapacità di gestire il bene pubblico cittadino e una sconcertante superficialità”. La replica dell’assessore Fabrizio Fornaciari non si è fatta attendere. Ha spiegato che l’Arena 4 Palme ha destinazione d’uso “verde pubblico”. “Per quanto ci riguarda, a prescindere dalla proprietà”, ha sottolineato, “rimarrà per sempre l’impianto sportivo per eccellenza della nostra città e quindi, al suo posto, non potrà esservi realizzato nulla. Il Partito Democratico non ne conosce la destina-

zione d’uso. E’ abituato a modifiche e varianti urbanistiche. Si impegnasse piuttosto a voler preservare l’area così com’è, così da evitare che in futuro qualcuno ci possa realizzare altro”. Per quanto riguarda la procedura di vendita Fornaciari fa sapere che è stata seguita sin dall’inizio. E dalle notizie assunte, non sono pervenute alla Ferservizi (società che gestisce il patrimonio immobiliare delle Ferrovie) offerte per l’acquisto. “E comunque, se anche fosse”, sbotta l’assessore ai lavori pubblici, “gli esponenti del Partito Democratico dovrebbero sapere che l’amministrazione può comunque esercitare, in ogni momento, il “diritto di preferenza” sulla struttura e non avrebbe quindi alcun senso fare una offerta di acquisto preventiva, rischiando così di pagare un prezzo più alto, quando si può comunque “pareggiare” la migliore offerta e avere la struttura. E’ strano l’interesse del Pd sul destino dell’Arena 4 Palme… proprio in questo periodo! Infatti come sanno bene tutti i rosetani oggi le risorse disponibili sono utilizzate dal Comune per gli interessi essenziali mentre in passato, con le disponibilità economiche e le “vacche grasse” a disposizione della vecchia Giunta sarebbe stato possibile acquistare subito la struttura, ma proprio il Pd decise di fare altre scelte disinteressandosi dell’immobile”.

Foto dall’archivio di Mario Rosini, pubblicata sul libro “Il cuore del Roseto”


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Cirsu

nuovo sopralluogo Arta La struttura non può accogliere l’organico. Il 27 febbraio scadranno i termini per adempiere alle prescrizioni che l’Agenzia per la Tutela dell’Ambiente ha notificato a CSA, il consorzio che gestisce gli impianti di Grasciano. Intanto alcuni privati del nord si sono fatti avanti per presentare un piano di acquisizione e di rilancio

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llo stato attuale non ci sono le condizioni per autorizzare il Cirsu per il trattamento dei rifiuti organici. E’ quanto emerso dal sopralluogo dei tecnici dell’Arta, l’agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, che hanno nuovamente visionato i capannoni del polo tecnologico di Grasciano. Erano presenti tutti gli amministratori dei sei Comuni soci, oltre al dirigente del settore rifiuti della Regione Franco Gerardini che ha incontrato i manifestanti, soprattutto ex operai Sogesa, che avevano organizzato un sit in di protesta dinanzi all’ingresso dello stradone che porta poi agli impianti del Consorzio intercomunale per i rifiuti solidi urbani. Il 27 febbraio prossimo scadranno i 30 giorni per adempiere alle prescrizioni che ad oggi, secondo quanto emerso dal sopralluogo, non sarebbero state garantite da CSA, il consorzio stabile ambiente dell’Aquila che gestisce la struttura. Servono la ripartizione dei comparti all’interno dei capannoni per il trattamento dell’organico, le porte a tenuta stagno, il potenziamento degli impianti di aspirazione. Lavori che richiederebbero però da 4 a 6 mesi per essere eseguiti. Quindi per il momento il trattamento di tale tipologia di rifiuti resta off limits. Gerardini, nel suo incontro con gli ex Sogesa, la società che era il braccio operativo del Cirsu fallita nel 2012, è stato molto chiaro. “Allo stato attuale non ci sono le condizioni per proseguire”, ha detto il dirigente della Regione, “e mi pare di capire che i Comuni soci del Consorzio non abbiano la forza per risolvere le questioni. Che il Cirsu debba continuare a lavorare in queste condizioni non è il caso. Perché non si possono più sopportare certi cattivi odori. Gli impianti di Grasciano resta il fatto rappresentano una risorsa per l’intera Regione. Ma bisogna farli far funzionare nel rispetto delle regole”. Intanto, è emerso un aspetto interessante da questa vicenda. Ci sono infatti almeno 3 società private, anche del nord Italia, interessate a rilevare il Cirsu, ad eseguire i lavori, a rilanciare la struttura, a garantire i livelli occupazionali. Una di queste, milanese, nei prossimi giorni incontrerà proprio il dirigente della Regione Gerardini per prospettare un piano di sviluppo e di rilancio. Allo stato attuale l’intervento dei privati sembra essere l’unica soluzione per salvare una struttura e posti di lavoro.


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Montepagano

sede del Consorzio delle Colline Teramane Presentata la nuova sede, nel cuore del borgo antico rosetano. Parte il progetto di rinascita con la collaborazione di associazioni, imprenditori, gruppi e portatori d’interesse

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i chiama “Montepagano Insieme” ed è il progetto di rilancio del borgo antico di roseto. Nasce grazie ad un’iniziativa: l’insediamento del Consorzio delle Colline Teramane, che da anni porta avanti una politica di valorizzazione dei vini nostrani, che ha deciso di trasferire la propria sede da Mosciano proprio a Montepagano. Location di una delle mostre di vini più importanti in Italia, ora anche come centro operativo del consorzio. L’iniziativa è stata annunciata dal consigliere comunale Enzo Di Giulio nel corso di un incontro con i rappresentanti delle associazioni locali e a cui ha partecipato anche Enrico Cerulli Irelli, vice presidente del Consorzio, oltre agli amministratori locali. Un progetto su cui lo stesso Di Giulio ha lavorato per circa un anno. “Si tratta di un’iniziativa molto importante per il nostro territorio e per l’intera realtà di Montepagano”, ha spiegato Di Giulio, “il nostro è un borgo del vino e il fatto che il Consorzio abbia deciso di trasferirsi qui ci riempie di gioia ed orgoglio perché ora avremo anche modo di lavorare su molte altre iniziative”. Enrico Cerulli Irelli è stato chiaro sul perché della scelta. “Montepagano ha il mare Adriatico di fronte”, ha puntualizzato, “alle spalle e tutt’attorno una serie di colline sui cui si sviluppano una serie di vigneti. Credo sia stata una scelta perfetta. E poi ritengo personalmente che questo paesino sia uno dei borghi più affascinanti della provincia”. Il sindaco Enio Pavone ha sottolineato l’importanza dell’associazionismo, del fatto che negli ultimi tempi a Montepagano siano state portate avan-

ti attività imprenditoriali che stanno ridando lustro al Borgo. E su questa strada bisogna quindi proseguire. C’era anche Ercole Ginoble all’incontro, il papà di Gianluca il baritono del trio Il Volo che non manca mai l’occasione per sottolineare le sue origini rosetane, di Montepagano. Una pubblicità internazionale per ridare vita ad uno degli angoli più suggestivi della provincia di Teramo. “Si tratta dell’avvio di un percorso condiviso che vede l’amministrazione capofila”, ha aggiunto Di Giulio, “e che coinvolge le associazioni, gli imprenditori, i portatori di interesse e quanti hanno a cuore il futuro di Montepagano, oltre ovviamente al Consorzio “Colline Teramane”, che si stabilisce nel cuore del borgo, e che mira a dare inizio ad un nuovo percorso di crescita, di valorizzazione e di rilancio delle attività su questo territorio. Vogliamo cogliere, tutti assieme, le nuove opportunità che ci si presentano. Tanti imprenditori, anche di fuori, stanno investendo nel Borgo Antico, stanno nascendo nuove opportunità per tutti, abbiamo un ambasciatore d’eccezione come Gianluca Ginoble che parla di Montepagano in tutto il mondo. In più ora, nella casa di una delle kermesse enologiche più prestigiose d’Italia, arriva uno dei consorzi leader nel nostro Paese: non possiamo che sfruttare questa eccezionale congiuntura”. Punta di diamante di questa nuova sinergia sarà proprio il Consorzio “Colline Teramane” che a Montepagano trova una sua ideale collocazione trasferendo i propri uffici nel cuore del borgo, nell’antico Palazzo Di Febo, in via Santo Spirito n. 2, che domina la centralissima piazza del Municipio.


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rande successo al PalaMaggetti di Roseto dove sabato 6 febbraio i Campioni del Mondo di Pattinaggio Artistico hanno presentato le loro migliori performance per la 31° edizione di Sport per la Vita “Memorial Licia Giunco”. Davanti ad un pubblico di oltre quattromila persone prima ha suonato la Banda Città di Canzano e poi sono scesi in pista 450 atleti di tutte le società di pattinaggio abruzzese con una coreografia danzata sulle note di Imagine di John Lennon e un messaggio sulla pace. A salutare i tantissimi atleti Sabatino Aracu presidente nazionale della federazione di Hokey e pattinaggio. Il Gran Galà Internazionale di pattinaggio artistico, presentato da Mirella Lelli, organizzato come ogni anno dalla società Skating La Paranza di Roseto presieduta da Maria Cristina Marini, ha offerto uno spettacolo pieno di ritmo con la fuoriclasse giuliese Debora Sbei, il fenomeno Andrea Girotto e poi Rebecca Tarlazzi e Alessandro Spigai, Elena Leoni, Silvia Stibilj, Laura Marzocchini e Patrik Vednerucci e i campioni asiatici Zoe Tung e Johnson Chien Bellissime le coreografie presentate dai gruppi Roma

Roller Team, Sincro Abruzzo, Diavoli Verde Rosa, Pattinaggio teatino e Accademia Francavilla, Borgo Santa Maria Pesarto , il Quartetto Neovis e il collettivo Sport per la Vita con le società Skating La Paranza di Roseto e Magic Skate Castelnuovo – Notaresco. Il pubblico ha riservato applausi pieni di emozione ai due bravissimi talenti della trasmissione “Ti lascio una canzone” la rosetana Gaia Di Giuseppe e l’avezzanese Marco Boni. E’ stato accolto con grande affetto il tecnico di serie A di basket Marco Calamai che proprio nel Palasport di Roseto ha cominciato la sua carriera. A lui è stata consegnata la Rosa d’argento. “Per avere scelto all’apice della carriera di dedicare la sua vita a valorizzare le qualità di molti ragazzi con il progetto ‘basket disabilità Over limits’, un percorso educativo che accoglie e integra i ragazzi autistici”. Il progetto di Marco Calamai è stato adottato a Roseto dall’associazione “Orme” di Tiziana Nardone. Il Collettivo Sport per

la Vita che vede insieme le società Skating La Paranza di Roseto e Magic Skate di Castelnuovo e Notaresco, ha voluto fare un omaggio ai temi più cari della canzone napoletana con uno spettacolo pieno di ritmo e allegria curato nelle coreografie da Pina Di Martino e Annalisa D’Elpidio. Il Gran Galà è stato chiuso dalla coreografia del Collettivo dei campioni e dalla Banda Città di Canzano che ha suonato l’Inno di Mameli. Il generoso assegno di 30. 080,00 euro è stato consegnato dalla Presidente di Sport per la Vita Maria Luisa D’Elpidio insieme a Matteo Cannelonga. Tanta emozione nei messaggi della presidente nazionale della Lega Fibrosi Cistica Gianna Puppo Fortunaro e del responsabile nazionale del progetto Bambini Unitalsi Emanuele Trancalini nel ricevere l’incasso della serata. Erano inoltre presenti Paolo Moretti del Centro regionale Fibrosi cistica dell’ospedale di Atri e Matteo Di Giuseppe dell’Unitali Abruzzo. Tante le autorità il sindaco Pavone l’assessore Alessandro Recchiuti e il presidente del consiglio comunale Nicola Di Marco, il presidente Coni di Teramo Italo Canaletti e il Presidente della FIHP regionale Pasquale Volpe.


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Politica

Poveri grillini

entrati ormai nel tritacarne della stampa conformista! I pentastellati qualcosa di positivo lo hanno fatto. Ecco che allora bisogna fermarli e i mille problemi degli altri partiti, con i tanti indagati e condannati anche nel Pd, vengono paragonati a un piccolo episodio del sindaco di Quarto. La stampa allineata ci ha fatto una pessima figura di William Di Marco LA MACCHINA IN CORSA - Le premesse sono una scocciatura, ma alle volte risultano funzionali a un ragionamento. Dire che la politica (come scriviamo da anni) si divide tra quella cattiva - i cui rappresentanti vanno a Roma - e quella buona - fatta di persone che sanno di doverne rimanere fuori - è un modo molto semplificativo per rimarcare come, con questi metodi ormai usati da tutti i partiti, non si va da nessuna parte. Voler cambiare il meccanismo infernale del mondo della gestione amministrativa e quello a esso molto imparentato della burocrazia, da dentro i palazzi della capitale, è un po’ come sostituire una gomma di una macchina in corsa, per di più sporgendosi dallo sportello. Siamo da sempre convinti che i nostri nonni, dopo l’inferno della dittatura e della guerra, seppero riprendere il comando delle operazioni grazie all’elezione dell’Assemblea Costituente e riscrivere tutto da capo. Fu una scelta giusta, anche se il lavoro che ne venne fuori non ebbe il massimo dei risultati, ma comunque diede dimostrazione, grazie anche alla disponibilità dei politici di allora - che avevano sofferto in prima persona le nefandezze dittatoriali e conflittuali - che si era sulla buona strada e tale percorso durò almeno per vent’anni. Poi già a partire dagli anni ‘70 le falle del nostro sistema vennero a galla e invece di ripararle in modo democratico e liberale, si preferirono le strada del consociativismo (il compromesso storico è una di queste) tra tutte le forze politiche che portarono, nei trent’anni successivi, al dissesto finanziario delle casse dello Stato. Partendo da questa sintetica considerazione, abbiamo sempre sostenuto che per riprendere

un rapporto trasparente tra elettore (il principale protagonista di tutta questa vicenda) e la politica bisognerebbe azzerare molte delle nostre istituzioni e riscrivere le regole. Ecco perché chi veramente è intenzionato a realizzare questo non può assolutamente recarsi a Roma con l’intento di cambiare da dentro il Palazzo del potere, bensì deve cercare da fuori di riformulare tutto da capo e ricominciare. I GRILLINI FANNO PAURA? - Il Movimento Cinque Stelle non ha voluto realizzare la seconda ipotesi, pur se ne aveva la forza d’urto e il seguito elettorale. Si è andato a posizionare nelle sabbie mobili della politica capitolina e ai primi sgarri al regime ha pagato il prezzo di una iniziale diversità che con il passare del tempo si è andata riducendo. Per noi, quindi, essendosi recati nel centro dell’«inferno» della cosa pubblica, Grillo e i suoi stanno dall’altra parte della barricata, quella in cui “tutto deve cambiare affinché nulla cambi” e prevalga il motto ... e (loro) vissero felici e contenti. Tuttavia dei distinguo bisogna farli. Intanto qualcosa di buono da parte dei grillini è emerso. La riduzione degli stipendi, il rifiuto dei vitalizi e dei finanziamenti pubblici, la volontà di intervenire sul territorio con opere concrete (come il microcredito alle piccole aziende o la costruzione di strade alternative in Sicilia), ed infine, ma non ultimo provvedimento, il voler disciplinare, anche con multe, il fenomeno dei cambi di casacca che vede orami 250 tra onorevoli e senatori protagonisti di un becero trasformismo. Ecco che il Movimento ha iniziato a fare paura e salire nei sondaggi, tanto che con la nuova riforma elettorale la compagine di Grillo e Casaleggio potrebbe addirit-

tura vincere al ballottaggio. È un rischio troppo grande per la consorteria partitica e tutti coloro (compreso il grande mondo dell’informazione) che vi ruota intorno? Evidentemente sì e così parte la controffensiva del sistema massmediale del nostro Paese che rimane (con Berlusconi o senza, anzi i dati senza l’ex cavaliere sono peggiorati) al 73° posto nel mondo per libertà di stampa. I fatti legati a Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto, paese del napoletano, hanno invaso le prime pagine dei giornali per intere settimane. Lo scopo era sancire che i pentastellati sono uguali agli altri e che la camorra non ha fatto sconti nel volerli corrompere. Invece tutto quello che è successo è dovuto proprio all’impossibilità che i criminali hanno avuto nell’influenzare i consiglieri grillini e quando ci hanno provato, tutto è venuto a galla, perché a denunciare sono stati gli stessi politici del Movimento. È passata, invece, un’altra storia che ha puntato a far capire che in fondo i politici sono uguali. E Quarto non è stato l’unico episodio per delegittimare i Cinque Stelle. A questo punto due sono le considerazioni. Evidentemente i sondaggi a livello nazionale mettono paura ai partiti tradizionali, soprattutto al Pd che crede di avere ormai in mano il Paese. La seconda è più amara: questa politica vive di corruzione non solo materiale, ma anche negli animi dei suoi sottoposti. Il meccanismo dei favori e delle raccomandazioni serve a questo, cioè a poter dire all’uomo di strada, una volta che la spintarella è stata concretizzata: “Vedi, in fondo tu sei come noi: anche se hai un semplice raffreddore e noi siamo all’ultimo stadio, entrambi risultiamo malati”. A casa tutti, è meglio.


CI PIACE

Dimensione Volontario all’Istituto Moretti Una partita di calcio a 5 tra le squadre miste di studenti ed atleti diversamente abili è stato il primo appuntamento che ha visto l’associazione Dimensione Volontario ospite dell’Istituto Superiore “Moretti” di Roseto degli Abruzzi, per intraprendere un percorso comune di integrazione e solidarietà. Il progetto, nella sua fase sperimentale, è volto alla formazione di giovani rispetto alla cittadinanza attiva e responsabile, attraverso l’attuazione di percorsi che favoriscono la conoscenza delle tematiche del volontariato

ed in particolare della disabilità. Nei successivi incontri verranno organizzati momenti dimostrativi di pettherapy, nuovo servizio innovativo dell’Associazione, e di bocce, sport nel quale Dimensione Volontario ha dimostrato tutto il suo valore avendo organizzato un Campionato Italiano. Il primo appuntamento è stato molto apprezzato dagli studenti che hanno partecipato in massa all’iniziativa. Inoltre, per l’occasione, è stato possibile anche lanciare un messaggio contro il bullismo nelle scuole.

NON CI PIACE

Case libere ma non disponibili. Perché? A Roseto ci sono alcuni edifici liberi, di proprietà del Comune, che potrebbero essere sistemati con dei piccoli interventi di manutenzione e affidati a chi attualmente è in cerca di un tetto sotto cui stare. Tra questi c’è anche l’ex scuola della zona Borsacchio, un tempo occupata da una famiglia bisognosa. Oggi quell’edificio è vuoto ma potrebbe rappresentare una soluzione per chi convive con il problema della casa. Il Comune aveva deciso di vendere alcuni immobili si sua proprietà per fare cassa. Ma la vendita all’asta non c’è mai stata. Sul territorio comunale ci sono almeno altre tre strutture che potrebbero essere affidate a famiglie bisognose.


Era ora! Dopo anni di polemiche e segnalazioni, finalmente l’accesso su una stradina di campagna, all’altezza del sottovia dell’A14, in territorio comunale di Notaresco, è stato chiuso con una rete metallica e con una segnaletica evidente che mette in guardia i malintenzionati. Diventato luogo di abbandono costante dei rifiuti, l’area era diventata una vera e propria discarica a cielo aperto. Nonostante i ripetuti interventi di bonifi-

ca, a distanza di pochi giorni, a volte anche di una sola notte, il terreno a ridosso della strada era nuovamente ricoperto di spazzatura. Certo, non è che con una rete che impedisce l’accesso potrà essere risolto il problema in maniera definitiva. Ma di sicuro è già qualcosa. E poi c’è una segnaletica che indica che in zona vi è una telecamera di videosorveglianza. Dove sia posta nessuno lo sa. Ma di certo è un ottimo deterrente.

CI PIACE

Sbarrato l’accesso: stop all’abbandono dei rifiuti

Il Comune di Roseto nelle settimane passate ha annunciato un piano asfalti che interesserà diverse strade cittadine. Secondo alcuni però si corre il rischio che sia stato fatto un annuncio ad effetto in vista delle prossime elezioni. In molti si chiedono quando in effetti inizieranno i lavori, visto che ci sono molte strade ridotte come groviere, altre che non subiscono interventi di manutenzione da molti anni. Con un inverno comunque mite, i rosetani si sarebbero aspettati che i lavori per il rifacimento dei manti d’asfalto iniziassero prima, senza aspettare la bella stagione. Per adesso non se ne parla. Né c’è una data certa sull’inizio delle opere. Qualcuno giura che i lavori partiranno in coincidenza con la campagna elettorale.

NON CI PIACE

Piano asfalti, ma a quando i lavori?


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IE CUR IOSIZ Notizie)

(tra Curiosità &

15 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché Via Martiri di Filetto a S. Petronilla si chiama così?

Alla via in questione ci si accede tramite via delle Fosse Ardeatine. Costeggia il parco-giardino, per poi immettersi in via Brigata Maiella. Pertanto non c’è l’accesso diretto dall’arteria principale di via S. Petronilla, che dalla zona dell’industria Rolli taglia il territorio in due per poi immettersi sulla S. S. 150. Il 2 giugno 1944, in seguito all’uccisione di un ufficiale tedesco ad Onna, venne compiuta una tremenda rappresaglia

che portò all’uccisione immediata di una ragazza e, qualche giorno più tardi, al sequestro di 24 persone di cui 16 vennero mitragliate e fatte saltare in aria. Il 7 giugno 1944 l’ennesimo assalto ai tedeschi causò l’uccisione di 17 innocenti a Filetto, frazione della vicina Paganica. Fu un duro colpo alla comunità aquilana che ogni anno ricorda la tragedia con sentite e partecipate commemorazioni. (InfoWeb)

Sacco dell’immondizia lanciato da un’auto: abbiamo il numero di targa L’inciviltà ha un limite? Dalla segnalazione che ci arriva da una nostra giovane lettrice sembra proprio di no. Parliamo di un gesto che ha dell’incredibile, soprattutto data la sensibilità che sempre più cresce tra i cittadini del rispetto dell’ambiente. La nostra interlocutrice viaggiava in macchina con la madre, quando dalla vettura che la precedeva, una Suzuki Trimotor di colore nero (di cui abbiamo la targa, il giorno, l’ora, dati che ci riserviamo di girare alle autorità competenti), il conducente ha buttato un sacco dell’immondizia nel

sottostante fiume, mentre stava attraversando il ponte del Vomano tra Roseto e Scerne. Incredula, la giovane ha preso subito la targa e il modello di automobile, cercando al contempo di fare una foto. Ci ha inviato il materiale per denunciare l’accaduto. Facciamo due considerazioni. La prima negativa: ci sono ancora persone di tale inciviltà che andrebbero non solo multate, ma utilizzate per settimane a pulire l’ambiente. La seconda positiva: ci fa piacere che tra le nuove generazioni inizi a sollevarsi una vera e propria indignazione. Un grazie dalla nostra redazione alla cronista del fattaccio.


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CUR IOSIZIE

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(tra Curiosit

à & Notizie)

I Ragazzi di una volta 41 - Korac, l’amico internazionale del Torneo “Lido delle Rose”

I ricordi sono sempre magici? Non sempre, ma quando la storia si sofferma su qualcosa, con documenti e sentenze inequivocabili, allora il sentimentalismo può anche cedere il passo alla realtà oggettiva. È il caso del “torneissimo” di basket che molti, soprattutto tra gli anziani, definiscono come la più importante manifestazione estiva di questa disciplina a livello planetario. Tra la fine degli anni ‘50 e per gran parte dei ‘70 del secolo scorso quello che accadeva all’Arena 4 Palme era sensazionale, con formazioni di massimo livello della pallacanestro, sia come club sia come Nazionali, che calcavano il rettangolo di gioco per il piacere degli appassionati che provenivano un po’

da tutta Italia. I campioni leggendari erano accolti da un nutrito gruppo di ragazzini e giovani sostenitori, i quali approfittavano dei momenti di pausa per degli autografi o per degli scatti da consegnare ai posteri. È il caso di questa immagine che immortala un gruppo di rosetani con il campionissimo Radivoj Korac, vero simbolo della pallacanestro jugoslava. Morì prematuramente nel 1969 in un incidente stradale e per ricordarlo gli fu dedicata una importante manifestazione di basket, la Coppa Korac, che ebbe un seguito enorme. Nella foto da sinistra: Antonio Aloisi, Domenico Trinarelli, Radivoj Korac, Enzo Corini e Raffaele Magrini.

Il Coni premia l’Atletica Vomano In occasione della festa dello sport del Coni di Teramo - svoltasi nella sala polifunzionale della Provincia, dove sono stati premiati atleti, dirigenti e tecnici che si sono distinti nella stagione agonistica 2015 - il presidente del Coni Abruzzo Enzo Imbastaro ha consegnato al direttore tecnico Gabriele Di Giuseppe un riconoscimento per la promozione in serie A “Argento” Nazionale 2016 della squadra dell’Atletica Vomano. Infatti, a seguito di una stagione agonistica difficile e impegnativa, la squadra del presidente Ferruccio D’Ambrosio è riuscita a centrare una promozione programmata e pianificata nei minimi particolari, dopo un anno di stop nel 2014 che aveva interrotto i nove anni nella massima serie

A “Oro”. Il ritorno dell’Atletica Vomano nell’attività agonistica 2015 ha coinciso con il record italiano di salto in alto di Gianmarco Tamberi del G.S. Fiamme Gialle, uno dei tanti giovani talenti che hanno indossato la maglia del club di Morro D’Oro, prima di passare tra i professionisti con i Gruppi Sportivi Militari. Nella stessa manifestazione del Coni Teramo, sono stati premiati gli atleti dell’Atletica Vomano che si sono laureati Campioni Nazionali ASC Sport di corsa su strada km 10: Marco Macchia, Stefania Capodicasa, Leo Baldacchini, Alessandro Di Clemente, Alfonso Di Bonaventura. L’evento, con oltre 500 concorrenti, era stato organizzato a Silvi Marina lo scorso 26 agosto.


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CUR IOSIZIE

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(tra Curiosit

à & Notizie)

Altobrando Rapagnà festeggia 107 anni con gli studenti del Moretti

Che bella festa! Saputa la notizia, i ragazzi della V B AfmSia dell’Istituto Moretti si sono mobilitati per andare di persona a fare gli auguri al nonno, ormai non solo paganese e rosetano, ma dell’intero Abruzzo. Così la mattina di sabato 6 febbraio - due giorni dopo l’effettivo compleanno del festeggiato Altobrando “Balduccio” Rapagnà (nato il 4-2-1909) - si sono recati al borgo medievale e grazie alla disponibilità del figlio, prof. Giancarlo, hanno potuto incontrare il lucidissimo e vivacissimo protagonista. Per lui i ragazzi avevano preparato una torta con una candela grande a simboleggiare i cento anni e poi sette

piccole per “gli spicci” (tutte con la fiamma colorata). E il sig. Altobrando non ha fatto mancare i suoi racconti, legati a episodi addirittura della I Guerra Mondiale, alcuni dei quali “piccanti” come li ha definiti lui stesso, cioè riferiti a delle scappatelle di un sindaco che aveva l’amante. Poi tanti altri fatti, tutti esposti con dovizia di particolari che solo una mente così integra può fare. Alla fine la frase da immortalare: “Studiate e leggete sempre... poi la vita è quella che è, ma per arrivare a questa età bisogna imparare sempre”. Aristotele avrebbe saputo condensare meglio il senso della nostra esistenza?

Eccidio delle foibe: se ne è parlato nel “Giorno del Ricordo” La II Guerra Mondiale è stata una vera catastrofe sotto il profilo umanitario e sotto quello della distruzione fisica e psicologica. Gli eccidi sui fronti di guerra sono stati uno degli aspetti più tristi. Tuttavia quello che è successo nel dietro le quinte dell’ufficialità è stato veramente disumano. La Shoah da un lato ha fatto capire come la barbarie non ha avuto limiti nel reprimere milioni di uomini. Stessa cosa è successo nei confronti delle popolazioni del Friuli, della Venezia Giulia, dell’Istria e di un vasto territorio a confine tra l’Italia e la ex Jugoslavia. I partigiani titini attuarono un massacro sistematico di Italiani, i quali furono catturati (molti fascisti, ma anche cattolici, partigiani italiani ed altri) e get-

tati già morti o addirittura vivi nelle fessure carsiche del terreno, chiamate foibe. Tutto accadde in quel 1945, prima e purtroppo anche dopo la fine della guerra. Il “Giorno del Ricordo” è un momento di riflessione e anche quest’anno l’Istituto Moretti (presente l’assessore del Comune di Roseto Fabrizio Fornaciari) ha voluto sottolineare le atrocità commesse dai partigiani comunisti slavi, proprio per rimarcare come i totalitarismi del ‘900 portarono morte, distruzione e sottomissione cruenta dell’uomo sull’uomo. Se queste dittature hanno avuto delle differenze nei presupposti ideologici, sono accumunati però da un unico obiettivo: l’annullamento e la spersonalizzazione dell’individuo, a qualsiasi costo.


20 di Luca Maggitti

DA MARTEDì 23 FEBBRAIO

APRE LA LOCANDA

DEI MAGNACICC’ PRESSO IL TROPICALDUE Aperto anche a pranzo.

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l Tropicaldue di Campo a Mare è uno dei locali storici di Roseto, forte dei suoi 32 anni di attività. Papà Luigi Pompetti, pizzaiolo veterano, ha accolto in cucina la freschezza del figlio Francesco, (diplomato alla scuola alberghiera, in seguito ha frequentato corsi di alta formazione tra cui l’Accademia Gualtiero Marchesi) 23 anni e un futuro da chef desideroso di raccontare la sua terra. E con l’Abruzzo in testa, lo scorso settembre Francesco è andato un mese a perfezionarsi da un mito della ristorazione italiana: Mauro Uliassi. Una scelta che Francesco spiega non soltanto con le stelle Michelin dello chef di Senigallia, ma con il grande amore che lo stellato ha anche per lo street food, che lo ha portato a farsi realizzare un furgone per le feste di piazza con il quale delizia il palato di migliaia e migliaia di persone. Questa “democrazia del gusto” Francesco Pompetti vuole portarla anche a Roseto degli Abruzzi, nel suo Tropicaldue, ampliando il collaudato menu con proposte di cucina e pizze gourmet.

Via Marconi 21 64026 Roseto degli Abruzzi INFO E PRENOTAZIONI 085.89.41.479 www.tropicaldue.it

Per saperne di più lo abbiamo intervistato: Come si racconta l’Abruzzo teramano? Partendo dal mare e arrivando in montagna, risalendo dal fiume. Il nostro è un territorio unico per qualità e varietà di materie prime e sapori e io voglio mettere nei miei piatti il mare, il fiume, la montagna. Una cucina del territorio, diretta a quanta più gente possibile per comunicare che oltre alla buona pizza e ai succulenti arrosticini non si finisce mai di gustare, giusto? Proprio così. L’esperienza da Uliassi e la sua voglia di girare anche fra la gente con il suo fantastico furgone mi ha anche messo voglia di portare lo street food qui al Tropicaldue, magari organizzando serate a tema visto che l’arredamento del nostro locale rispecchia una piazza. Proveremo a fare delle feste in cui, con la cucina in mezzo alla sala, la gente degusti cibo da strada. Il 23 febbraio partirai con le tue nuove proposte a menu. Come le definiresti? Lavorerò per un menu sensoriale. Se mangerai la mia carbonara di mare, avrai uova di pesci diversi e voglio che, mangiandola, tu senta il mare. Poi avremo altri piatti che ovviamente impegneranno anche tutti gli altri sensi e che saranno il frutto della mia ricerca, che con umiltà voglio portare avanti ancora per molto tempo, visto che sono un giovane chef. Direi che continueremo nel nostro percorso di ristorazione, fra tradizione e innovazione, proponendo un menu che cambia in base alle stagioni e ai prodotti che offre il mercato, quindi sempre nuovo e differente.


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Carnevale d’estate? Il Comune ci pensa

La richiesta è arrivata dagli organizzatori del Carnevale “Città delle Rose” che ha visto la partecipazione nel giorno del martedì grasso di oltre 4mila persone. Subito tutti al lavoro per pensare ad un evento estivo con sfilata di carri e maschere sul lungomare, magari in coincidenza con l’appuntamento dei fuochi del 15 agosto

U

n carnevale estivo anche a Roseto. E’ più che un’ipotesi perché si sta già pensando a come organizzarlo. Lo spunto è arrivato in occasione del martedì grasso di quest’anno. Oltre 4 mila presenze, un successo che è andato ben oltre ogni più rosea aspettativa. Soddisfatti gli organizzatori della IV edizione del Carnevale “Città delle Rose” che ha animato il lungomare di Roseto e il PalaMaggetti dove la carovana festante si è poi trasferita con un autentico bagno di folla con tantissime famiglie pronte a godersi la festa più allegra dell’anno. Il carnevale di Roseto è diventato

ormai un appuntamento clou del martedì grasso della costa teramana. L’amministrazione rosetana si è ora impegnata a continuare, anche nei prossimi anni, ad organizzare una manifestazione tanto amata da grandi e piccini. In un PalaMaggetti pieno fino all’inverosimile il sindaco Enio Pavone ed il suo vice Maristella Urbini, che ha la delega agli eventi, hanno poi consegnato a tutti i gruppi, le associazioni, le scuole e alle Pro-Loco, il tradizionale attestato di partecipazione alla 4° edizione del Carnevale “Città delle Rose”, ricevendo una unanime richiesta da parte di tutti: organizzare, il prossimo mese di agosto, un Carnevale estivo

a Roseto, richiesta che gli amministratori hanno immediatamente sposato. Dunque si pensa già alla prossima estate e l’obiettivo è ora quello di riuscire a ripetere il successo di questo carnevale in piena stagione turistica, quando saranno coinvolte anche le attività degli stabilimenti balneari. In occasione del Carnevale, Roseto era letteralmente piena di gente, uno spettacolo che amministratori locali e organizzatori hanno molto apprezzato. Al PalaMaggetti i più piccoli hanno trovato un angolo a loro dedicato, grazie all’associazione Fantanimazione e tutti gli altri gruppi che hanno collaborato alla riuscita dell’evento.


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ostegno ed aiuto incondizionati verso chi ne ha davvero bisogno. Questi sono gli scopi nonché gli elementi cardine della Confraternita delle Misericordie. Ad oggi essa rappresenta una realtà fondamentale ramificata ed attiva su tutto il territorio, atta ad intervenire nel dare sostegno al prossimo in un momento di difficoltà. La Confraternita delle Misericordie ha alle spalle una storia antica, evolvendosi da una forma di partecipazione spontanea dei cittadini all’interno delle proprie comunità ad una organizzazione stabile e sensibile ai fabbisogni del prossimo. Secondo le documentazioni al 1244 risale la nascita della prima Misericordia a Firenze, difatti è nel periodo medievale che questo fenomeno assume progressivamente stabilità. Da allora sino ad oggi è stato preservato con impegno lo spirito di compassione e di misericordia verso il prossimo “chiunque esso sia”. Oggi sono più di 700 le Misericordie diffuse in tutta Eu-

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ropa e le loro attività di volontariato sono il più possibile estese e variegate per provvedere e dare un contributo al miglioramento della vita della comunità e di chi si trova in situazioni di maggiore necessità. La Misericordia di Teramo nasce il 25 giugno del 2003 presso la sede sita a S. Nicolò a Tordino in via E. Fermi, 2 . Trasporti sanitari, assistenza ai disabili,assistenza agli eventi di comunità, questi alcuni dei servizi che la Misericordia di Teramo si è impegnata a svolgere con impegno e passione, requisiti rimasti immutati nel corso degli anni. All’interno di questa associazione viene data la preziosa opportunità di acquisire un bagaglio di empatia e di sensibilità verso il prossimo, bagaglio di inestimabile valore, dando il proprio contributo e partecipando attivamente all’interno della propria comunità. Questa teramana è una realtà in continuo sviluppo ed un’occasione di crescita interiore per giovani che intendono acquisire un’esperienza ricca di umanità e di fratellanza, sostenendo il prossimo e tenendolo per mano con misericordia e compassione.

CONTATTI La Misericordia di Teramo si trova in:

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Tel: 0861.588710 Fax: 0861 233456 - www.misericordiaditeramo.it


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Solidarietà

…UNA SPERANZA PER

ALESSANDRO Cena di beneficenza sabato 20 febbraio Al Focolare di Bacco organizzata dall’ ASD Pattinaggio Roseto. La serata servirà a raccogliere fondi per il piccolo di appena 8 mesi affetto dalla “malattia di Krabbe”

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n aiuto per il piccolo Alessandro che ha bisogno di cure per combattere una rara patologia neurodegenerativa. Una raccolta fondi grazie alla cena di beneficenza organizzata dall’ASD Pattinaggio Roseto, in collaborazione con la Croce Rossa di Roseto, per sabato 20 febbraio alle ore 20,30 al ristorante “Al Focolare di Bacco”. “…una speranza per Alessandro” il nome dato all’iniziativa. Alessandro è un bambino di soli 8 mesi affetto dalla “malattia di Krabbe”, rarissima patologia neurodegenerativa che colpisce una persona su centomila. Purtroppo i bambini affetti da tale patologia mostrano febbri ricorrenti, perdita di peso, arresto dello sviluppo, rigidità. Nella fase terminale diventano ciechi e sordi, sono incapaci di movimenti volontari e, in genere, muoiono entro i primi tre anni di vita. Ad oggi sembra che le uniche chance siano il trapianto di cellule staminali, la cui sperimentazione in Italia è stata interrotta, il trapianto di

midollo e la terapia genica sperimentale, procedure a cui il piccolo può essere sottoposto negli Stati Uniti. Purtroppo però per affrontare il viaggio e sostenere le spese relative alle cure i giovani genitori di Alessandro, lui 31 anni, lei 34, dovrebbero raggiungere una somma iniziale di 40 mila euro. Da qui nasce l’esigenza di organizzare questo evento a sostegno di Alessandro e per dare una reale speranza di vita a questo bambino. La cena di beneficenza ha un costo di 20 euro e, nel corso della serata, saranno raccolti fondi per aiutare il piccolo. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Gabriella 339/2397284 e il ristorante “Al Focolare di Bacco” 085/8941004. I bambini potranno partecipare al costo di 5 euro (pizza e bibita). L’auspicio è che possa partecipare in tanti per aiutare la famiglia del piccolo Alessandro. Una speranza concreta per avviare quelle terapie a base di cellule staminali che potrebbero arrestare la malattia.


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Via Accolle 18 Roseto degli Abruzzi (TE) Tel. 085-8930487 Fax 085-8931818 info@diodoroecologia.it


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ti Maggit di Luca

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foto: Andrea Cusano

UN PALAMAGGETTI DA SERIE A PER I PLAYOFF Bellissima giornata di sport contro la Fortitudo Bologna, in memoria di Simone Marini

l giorno di San Valentino 2016 sarà ricordato a lungo dagli appassionati rosetani di basket. È infatti nel giorno della festa degli innamorati che gli Sharks hanno battuto la Fortitudo Bologna, arrivando a quota 26 punti in classifica e centrando la salvezza. Una salvezza che diventa la base di lancio verso i playoff, perché adesso, come dice coach Tony Trullo, sarebbe da fessi fermarsi. Insomma: fatta la torta della salvezza, adesso Allen e compagni vogliono metterci sopra la ciliegina dei playoff. Anche perché un’intera città si è risvegliata dal torpore e ora spinge compatta la sua squadra. Contro la Fortitudo Bologna erano 3.500 i tifosi, per una cornice definita da rosetani e avversari “di Serie A”. E in quella fantastica cornice si è rinnovato il gemellaggio dei tifosi del Roseto con quelli della Fortitudo. Le due tifoserie si conoscono, sono amiche dal 2000 e si sono gemellate nel 2005. Ed è in questo contesto

Bryon Allen

davvero bellissimo di sport e tifoserie affratellate che domenica scorsa, pochi minuti prima della palla contesa, la città ha ricordato Simone Marini, ultrà della Curva Nord tragicamente scomparso nel 2013. La famiglia e gli amici di Simone hanno infatti assegnato la 2^ Borsa di Studio a lui intitolata, che attraverso la onlus L’Aquila per la Vita è stata consegnata a Lucia Rinaldi, oncologa che lavora quotidianamente per combattere i tumori della mammella.

Gemellaggio Roseto-Fortitudo

La Curva Nord del PalaMaggetti

Consegna della 2^ Borsa di Studio Simone Marini

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere


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IWAN BISSON NELLA HALL OF FAME Il campionissimo, che vive a Roseto dove ha imparato a giocare, inserito nell’arca della gloria del basket italiano

ha un pensiero anche per il suo a Federazione Itacompagno di squadra preferito: liana Pallacanestro «Meneghin. Quando arrivai a ha conferito a Iwan Varese io ero giovane, ma Dino Bisson il titolo di di più. La sua cara mamma, Lilia, “Italia Basket Hall prese subito a trattarmi come un Of Fame”. L’ex giocatore clasfiglio, per cui fu inevitabile che se 1946, che da qualche anno io e il grande Dino diventassimo vive a Roseto, riceverà la più fratelli». Residente a Roseto e tialta onorificenza della FIP per foso degli Sharks, Bisson chiosa: essere stato una stella del ba«A Roseto ho iniziato a giocare a sket italiano. Si tratta del 21° basket a 13 anni e qui ho scelto giocatore, in 96 anni di vita dei di tornare a vivere. Vado al Pacampionati di basket maschilaMaggetti e sono molto felice li, ad avere questo eccezionale per l’ottimo campionato degli riconoscimento. Bisson, con Sharks: complimenti al direttore la squadra di club di Varese, sportivo e coach Tony Trullo». segnando 3.884 punti in Serie Appena ricevuta la comunicaA, ha conquistato: 2 Coppe Inzione della nomina (la cerimonia tercontinentali (1970, 1973), avverrà nei prossimi mesi), Iwan 4 Coppe dei Campioni (1971Valerio Bianchini e Iwan Bisson: due Italia Bisson ha preso carta e penna e 1972, 1972-1973, 1974Basket Hall of Fame. (Cristian Palmieri) scritto al Presidente della FIP, 1975, 1975-1976), 5 ScudetGianni Petrucci, per suggerirgli ti (1970-1971, 1972-1973, 1973-1974, 1976-1977, 1977- nello storico catino dell’Arena 4 Palme di inserire nella Hall of Fame del ba1978), 2 Coppe Italia (1971, 1973). di Roseto degli Abruzzi, quando per la sket italiano il Trofeo Lido delle Rose: Con l’Italia, invece, giocando 153 gare prima volta gli Azzurri di coach Gian- il più antico torneo di basket d’Europa e segnando 1.219 punti, ha vinto 2 Me- carlo Primo sconfissero l’U.R.S.S. con e forse del mondo, nato a Roseto degli daglie di Bronzo ai Campionati Euro- il punteggio di 84-80. Ed è proprio al Abruzzi nel 1945 (un anno prima delpei (Germania Ovest 1971, Jugoslavia suo allenatore in Nazionale che dedica la NBA). Un gesto di classe purissima 1975) e partecipato a 2 Olimpiadi (Mo- l’onorificenza, chiosando: «Lui mi ha e vera signorilità, da parte di un vero naco 1972, Montreal 1976). Insomma: motivato e reso un giocatore di livello. campione che il basket abruzzese o la un campionissimo per davvero, che è Questo riconoscimento è dedicato a società rosetana di pallacanestro dostato anche fra i protagonisti dell’Ita- Giancarlo Primo». Detto dell’allenato- vrebbero coinvolgere, visti i suoi quarti lia che l’8 luglio 1976 scrisse la storia re che ricorda con più affetto, Bisson di nobiltà cestistica.

Iwan Bisson con Varese, contro il Real Madrid in Coppa Campioni. (Carlo Meazza)

Iwan Bisson (14) con l’Italia, al trofeo Lido delle Rose del 1975. (Italcolor)

Dino Meneghin e Iwan Bisson ai tempi di Varese. (Carlo Meazza)


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Ricordi 11 -

III serie

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Leone Marini

Per un bambino, che da subito dovette imparare a vendere il pesce, non era facile trattare con gli adulti. Così il nostro protagonista fu abituato dal padre a risolversi, anche quando con la bicicletta bisognava macinare chilometri di William Di Marco Se c’è una parola che lo ha sempre accompagnato questa è “velocità”. A cavallo della sua bici portava il pescato alle famiglie dell’entroterra e non c’erano salite che potessero fermarlo. E quella potenza accumulata sin da piccolo la sfruttò a meraviglia anche sui campi di calcio, imprendibile soprattutto quando s’involava sulla fascia. Guai a contraddirlo, però: ne sa qualcosa un malcapitato arbitro che negò un rigore alla sua squadra...

ricordi P Leone Marini

iù veloce, più rapido, quasi imprendibile. Nel nostro immaginario la cosa che si sposta da un punto all’altro attrae sempre la nostra attenzione. È il mito della rapidità che gli antichi sapevano coltivare, forse per voler anticipare il tempo, oltrepassando il muro della caducità che da sempre contraddistingue l’esistenza umana. “... E l’arco, e le saette, ond’io fui punto” era la malinconica riflessione di Francesco Petrarca, che invocava la benedizione somma e graziante al giorno dell’incontro amoroso. Perché quella freccia era il simbolo dell’amore e quest’ultimo raffigurava la vita oltre il tempo. Insomma, un intreccio di sensazioni e di riflessioni, in cui però dominava la sveltezza di esecuzione, perché nella vita spesso è una qualità che ci contraddistingue, ovviamente se ne siamo dotati. Leone Marini, nelle cose che faceva, era lesto come pochi e non poteva, forse, essere altrimenti per le mansioni che doveva svolgere durante il giorno, quando da bambino-lavoratore, come si usava soprattutto dopo la guerra, prendeva la bicicletta e con il carico del pesce fresco sul portapacchi posteriore doveva partire da Roseto per raggiungere l’entroterra. Le strade? Non chiedeteglielo com’erano allora, perché il sogno dell’asfalto e della levigatezza del manto bituminoso era un concetto ancora lontano a realizzarsi. Partiva dalla zona del fiume Vomano, risaliva sulla strada che costeggiava il corso d’acqua fino a S. Lucia, perché lì c’erano molte famiglie di contadini che aspettavano i prodotti ittici del nostro Adriatico. Poi una puntata verso Pagliare di Morro d’Oro e da lì si tagliava per la strada che portava a Cologna. Le salite erano anche ripide, ma la bicicletta era sempre sotto pressione e spesso partivano anche, per la forza impressa, la catena e i pedali. Da quella zona collinare non era finito il giro. Il giovane venditore doveva virare per Montepagano, servire le famiglie del luogo e poi riscendere verso la marina. E tutto senza l’ausilio di nessun motore, se non della forza delle gambe, che non

lo abbandonavano mai. Come d’altronde mai fu tradito anche sui campi di calcio da quella speditezza che ne fece un vero asso della fascia. Leone («nomen omen» dei latini?) quasi ruggiva, prendeva la sfera e anche se non era dotato dei fondamentali come alcuni suoi compagni di squadra, aveva una turbina al posto dei muscoli e quando entrava in azione non ce n’era per nessuno. “Mi davano calci e spintoni, ma io alle volte ero così rapido che non riuscivano a mettermi giù” racconta oggi con il volto illuminato dai ricordi del tempo. E alla mente torna una famosa partita sul rettangolo di Giulianova, contro una squadra imbattibile e molto più forte della Rosetana. Eppure dopo aver resistito quasi per tutta una gara a un assalto dei cavalleggeri giuliesi, ecco che a pochi minuti dal termine il nostro protagonista prese la palla dal limite della propria area di rigore, attraversò in diagonale tutto il campo con le “giubbe giallorosse” che cercavano di disarcionarlo dal cavallo con spinte e calci, si portò sulla fascia sinistra e vide al centro il suo compagno Gigino Brandimarte, rimasto solo, perché gli altri erano corsi dietro di lui: il passaggio conclusivo fu solo consequenziale. Arrivò il gol dell’apoteosi, per una vittoria che bruciò ai cugini per molto tempo: oggi ancora alcuni ricordano quella gara per l’epicità della resistenza azzurra. La velocità d’esecuzione gli è ancora rimasta, sia quando snocciola con dovizia di particolari i ricordi di un tempo sia quando aiuta il figlio Carlo nella pescheria di famiglia. Ma adesso è ben rilassato per poterci narrare lo “storytelling” della sua vita, in cui tutto sembra avere un’altra dimensione. La II Guerra Mondiale c’entra qualcosa con lei? Sono nato a Roseto in via Leopardi n° 29, luogo dove ho sempre abitato e che oggi è un po’ il fortino della mia famiglia. La casa aveva cinque vani dislocati su un unico piano ed era molto grande per gli standard di allora, con un bagno interno e uno esterno. Nel tempo, a partire dagli anni ‘60, l’ho ingrandita fino a giungere ai tre piani attuali dove vivono i miei figli.


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Roseto, 1941. Il piccolo Leone Marini tra papà Pasquale e mamma Antoniella Mariani

Roseto, Campo Patrizi, 2 gennaio 1959. Partita di calcio tra la Rosetana e il Mosciano, vinta dai locali per 2 a 1 con gol di Leone Marini e Nicola Di Pietro. Da sin. Aldo Ferrari, Ubaldo Di Pietro, Flavio Mazzoni, Marcello Di Marco, Nicola Di Pietro, Angelo Chiocchio; in basso da sin. Gino Sforza, Stelvio Lulli, Leone Marini, Mario Angelini e Giuseppe Di Febo

Ricordi 11 -

Roseto, primi anni ‘60, Lido Mirella. Leone Marini con (sulle spalle) Mimmo Di Marco

Il 1° gennaio 1938, proprio alla vigilia del conflitto mondiale, venni al mondo o almeno così i documenti riportano. Ma erano altri tempi e così mio padre Pasquale andò all’anagrafe dopo la mia reale nascita, avvenuta il 27 gennaio 1937, registrandomi nell’anno successivo. Papà era pescivendolo e girava con una bicicletta, attrezzata con un portabagagli posteriore, per le vie di Roseto e anche per le campagne lungo la vallata del Vomano, fino a Canzano. Si alzava la mattina presto e andava, sempre con il mezzo a due ruote (solo in seguito acquistò un’Ape Piaggio) a S. Benedetto o a Giulianova per rifornirsi. Alcune volte lo faceva direttamente con la marineria locale, aspettando le lancette dei pescatori. Mia madre, Antoniella Mariani, era casalinga e accudiva i tre figli. Il primo era Romeo, nato 28 maggio 1935, poi c’ero io e infine mia sorella Bianca (5 gennaio 1947). Fu tempo delle Elementari alla Milli. La scuola era a due passi da casa e parliamo anche del periodo post-bellico. Eravamo in una pluriclasse di cinquanta bambini. In prima ebbi la maestra Angelini, poi i maestri Giansante e Mazzoni. Tutti bravi, ma con quest’ultimo devo dire che imparai molte cose, pur se era severo. Finita la scuola non c’erano molte alternative. Continuare era quasi impossibile e l’unica via era il lavoro, anche perché allora le famiglie contavano molto su un aiuto dei figli in termini economici. Ma torniamo per un attimo alla II Guerra Mondiale. Era piccolo ma qualcosa ricorda. Certo, anzi certe immagini ce le ho ancora davanti agli occhi, come i bombardamenti notturni con i razzi illuminanti lanciati per vedere dove colpire. Ci rifugiavamo in una casa sotto la collina abitata da nomadi. Andavamo lì forse perché era più protetta, ma ho ancora al naso l’olezzo che si respirava e il freddo che soffrivamo tutti, stipati uno accanto all’altro. Poi vicino casa c’erano le famiglie di Macignani e Stuardi e se i bombardamenti avvenivano di giorno, ci rifugiavamo nello stabile dei Di Pompeo; noi bambini ci riparavamo sotto un tavolo in marmo, con un piano molto spesso. Ci dicevano che se fosse cascato il solaio, quella lastra di pietra ci avrebbe protetto. Una volta ci recammo anche in un canneto che era sulla collina per sfuggire alle bombe e mi ricordo che una mia zia benestante in quell’occasione mi diede tante caramelle per non farmi sentire la paura addosso. Poi sfollammo a Montepagano. Stavamo proprio in piazza e di quel periodo mi ricordo le ciliegie rubate insieme ai soldati tedeschi. Ero con Luigi Esposito, un ragazzo del luogo più grande di me,

III serie

Roseto, primi anni ‘60, Lido Mirella. Da sin. Pasquale Costantini, Leone Marini e Tommaso Piccioni

e i tedeschi ci chiesero dove avrebbero potuto trovare le ciliegie. Ci fecero salire sui sidecar, quelle moto con il posto a fianco per il passeggero, e ci recammo in una casa nella zona di Centovie. Lì c’era un grande albero di ciliegie che in poco tempo fu depredato. La padrona di casa, la signora Polisino, mi riconobbe e appena dopo lo andò a riferire ai miei. Io che ero scomparso dalla mattina presto, feci ritorno a Montepagano con i militari alle tre del pomeriggio. Mio padre mi riempì di botte al punto tale che mi diede anche un morso. I miei familiari si erano preoccupati della scomparsa e pensarono anche a una mia possibile morte. Ma anche altri episodi non ho mai dimenticato, come quando ero nella zona sotto le mura del borgo, dove in seguito sorse il ristorante Pagus. Ero una piccola peste e mi intrufolavo dappertutto. Così c’erano delle persone anziane che giocavano a bocce e ad un certo punto i tedeschi spararono una sventagliata di colpi con i mitragliatori. Fuggimmo tutti e corsi rapidissimo verso casa. Un’altra volta, vicino dove i soldati posteggiavano i cavalli da tiro, con le zampe enormi e tozze, trovai una valigia. Chiesi a un compagno più grande di me di aiutarmi a portarla a casa. Era piena di fibbie di tutti i tipi, che poi mio padre diede a calzolai e sarti della zona. A undici anni iniziò la sua attività lavorativa. Dopo la scuola affiancai mio padre nella vendita del pesce. Mi portava con lui, quando dovevamo andare ad acquistare i prodotti ittici e una volta fatta la vendita in piazza Dante, dove c’era il mercato, io partivo con la bicicletta, per smerciare l’invenduto, verso le zone interne e dovevo fare alle volte anche parecchi chilometri. Dalla foce del fiume, dove oggi c’è la fabbrica di Rolli, risalivo su fino a S. Lucia. Lì c’erano molte famiglie di contadini, ma se non vendevo tutto continuavo fino a Pagliare di Morro d’Oro per poi arrivare anche a Montepagano. Avevo una forza nelle gambe che mi permetteva di superare anche le salite più difficili e alle volte gli strappi che davo ai pedali mi facevano rompere la catena e i pedali stessi. Il brutto arrivava quando pioveva, con il fango che mi faceva slittare le ruote. Le vendite poi erano tutte sotto forma di baratto. Non mi facevo pagare dalle famiglie che erano nostri clienti. Segnavo su un foglio il pesce che lasciavo, poi una volta rientrato lo riferivo a papà, il quale aveva un quaderno in cui appuntava tutto. In seguito, dopo il raccolto, passava a ritirare il grano. Era praticamente uno scambio merce. Alle volte ci toccava anche un po’ di olio o del vino oppure della farina, ma questi prodotti erano più rari rispetto al grano che

ricordi


Ricordi 11 -

Roseto, mercato in piazza Dante, metà anni ‘60. Da sin. Romeo Marini, Liberatore Brandimarte (con il cappello), Leone Marini e Giuseppe Di Virgilio

Roseto, 5 ottobre 1968, parrocchia del S. Cuore. Il giorno del matrimonio tra Leone Marini e Claretta Giorgini

in campagna abbondava. Poi subentrò il calcio e non solo. Da piccoli si giocava a “palla in buca” e “mazz e cuzz”, cioè con una mazza dovevamo colpire un piccolo legno, dopo averlo sollevato da terra. Ma il calcio era il nostro passatempo preferito. Lo facevamo in ogni angolo e quando sorse il campo, tra gli alberi d’ulivo, del S. Cuore, andavamo a giocare lì. Feci parte della squadra “La Crociata”, voluta da Pasquale Di Pompeo in cui vi giocavano Dino Puliti, Osvaldo Collevecchio, Guido Stuardi e altri. Non ero bravo né tecnicamente né tatticamente, ma avevo dalla mia la velocità ed ero veramente imprendibile. Saranno state le tante pedalate, ma le gambe mi esplodevano ed era difficile prendermi. Una volta facemmo una partita con quelli più grandi di noi, come Filiberto Candelori e Gigino Di Blasio. Vincemmo e ci rendemmo conto di essere forti. Iniziai come terzino, poi mi spostati a centrocampo, per giungere a fare l’ala, il mio ruolo naturale, e anche il centravanti. Dino Testoni, il fratello di Emidio, mi voleva con la Rosetana, negli anni ‘50 sponsorizzata dalla Monti confezioni, ma non mi sentivo all’altezza. Poi fui preso quando come allenatore c’era Lindoro Sforza, come accompagnatori Dino Celommi e Camillo Brandimarte e poi arrivò il presidentissimo Pace Celommi. Vincemmo fino a quando tornammo in Promozione. In squadra c’erano, tra gli altri, Gigino Brandimarte Tommaso Piccioni, Gino Sforza, Fernando Torbidone, Pasquale Costantini, alcuni dei quali avevano avuto brillanti esperienze anche ad Atri, squadra molto organizzata, al punto che facevano il ritiro prima dell’inizio del campionato. Per quanto mi riguarda, la mattina lavoravo in pescheria e nel pomeriggio mi allenavo. Non ho mai preso un soldo e l’unica volta che ci premiarono con 2.000 lire fu quando vincemmo a Pescara per 1 a 0 contro la Nino Mezzanotte, con gol di Brandimarte. La squalifica era dietro l’angolo. Era il 20 ottobre 1963. Giocavamo in casa contro il Lanciano. L’arbitro Germano di Roma mi aveva adocchiato in più di un’occasione e quando non ci assegnò un rigore sacrosanto su tiro di Di Persio non ci vidi più. Sferrai un pugno al direttore di gara, ovviamente sbagliando tutto. Ma ero stanchissimo, il campo Patrizi era pesante e pieno di buche, data la presenza del circo di alcuni giorni prima. Eravamo sotto di due gol e in più aggiungo che ero innamorato della mia futura moglie e volevo passare più tempo con lei (la moglie è presente, si compiace e sorride, nda). Quel gesto mi costò

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III serie

Roseto, 2013. Festa per i 45 anni di matrimonio dei coniugi Marini. Da sin. Antonella, Claudio, mamma Claretta, papà Leone, Pasquale e Barbara

una squalifica a vita, amnistiata nel 1968, anno in cui tornai a giocare per un’ultima partita a Montesilvano, che coincise con l’esordio del giovane e promettente Gabriele Matricciani. Poi mi dedicai solo ai tornei estivi. Tra questi, oltre a quelli del Campo dei Preti di Roseto, ne giocai uno che vincemmo con il Bar Lucchi: era il prestigioso Torneo dei Bar di Pescara. Ero insieme a Nicola Ferri e Gigino Brandimarte. Sempre in quel 1968, il 5 ottobre, mi sposai con Claretta Giorgini, che proveniva da Giba, in provincia di Cagliari. Abbiamo avuto quattro figli: Antonella (17-9-1969), Barbara (14-9-1970), Pasquale (14-10-1975) e Claudio (5-6-1985). Ma il calcio per lei ha rappresentato anche l’esperienza della U. S. Roseto. Tutto nacque da una scommessa con Bernardo Scarpone, sostenitore della tesi che a Roseto, paese della pallacanestro, non potessero nascere giocatori di calcio. Cosa poi smentita dai fatti, ma quella sfida ci diede la forza di fondare una nuova società, antagonista alla Rosetana. Nacque l’Unione Sportiva Roseto e tra i soci fondatori c’erano Ermanno Romualdi, Fernando Torbidone, Tommaso Piccioni, Nicola Di Pietro, Bruno e Giovanni Pasquini, Pasquale Sulpizi, Flavio Mazzoni ed altri ancora. Ci tassavamo con 5000 lire al mese e il nostro scopo era valorizzare i giovani. Così formammo giocatori del calibro di Paolo Di Donato, Giacomino Bonomo, Antonio Di Bonaventura, Federico Di Pasquale, Daniele De Petris, Federico Proietto, Italo Di Girolamo, Remo Mariani, Pietro Fossemò e tanti altri che mi scuso di non citare. Li lanciammo e quella fu un’esperienza bellissima. I ragazzi, educati e volenterosi, ci diedero la forza per andare avanti, fino a quando smettemmo, cedendo gratuitamente, e lo voglio rimarcare, i cartellini alla Rosetana. Roseto, i giovani e Leone Marini. Mio malgrado, devo dire che la mia città non mi ha dato niente. Ho dovuto fare tutto da solo, senza aver mai ricevuto l’aiuto di nessuno. Va bene così, però questo un po’ mi dispiace. Sui giovani di oggi, penso che siano i migliori di sempre, soprattutto se vediamo cosa c’è in giro e quali sono le tentazioni. Mi dispiace una sola cosa: molti ragazzi non vogliono sapere di imparare un’arte, un mestiere e questo è un vero peccato. Adesso il ruggito è completo. Il nostro interlocutore è appagato, ma non del tutto. Freme per raggiungere i suoi compagni al Centro Anziani. Lì ci sono le carte da gioco che lo attendono, per il suo passatempo preferito. È ancora una saetta e non saremo noi a bloccarlo.

Pubblicati: 1 - Mario Giunco; 2 - Luigi Lamolinara; 3 - Anna Maria Rapagnà; 4 - Domenico Cappucci; 5 - Domenico Osmi; 6 - Armando Di Giovanni; 7 - Enzo Corini; 8 - Antonio Palmieri; 9 - Cassiodoro Di Sante; 10 - Dino Di Giuseppe.


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Roseto, sino al 13 marzo

la mostra dei Celommi Giovedì 25 febbraio saranno presentati il catalogo e l’annullo filatelico commemorativo mentre continua il “tutto esaurito” per le visite guidate riservate alle scolaresche. Intanto c’è chi propone di prorogare l’evento anche per il periodo di Pasqua

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i arriverà sino al prossimo 13 marzo. La decisione di prorogare ulteriormente la mostra di Pasquale e Raffaello Celommi nei suggestivi locali di Villa Paris è stata considerata un atto dovuto dopo lo straordinario successo di pubblico di queste settimane. Un successo che è andato ben oltre le più rosee aspettative. “Pasquale e Raffaello Celommi Pittori – voci sognanti nel canto luminoso di terra e di mare” il titolo della mostra che pone al centro due grandi artisti rosetani che hanno regalato alla città delle opere di immenso valore che spesso racchiudono storie di vita quotidiana, a cavallo tra il 1800 e il 1900. Il numero dei visitatori è in costante aumento. E così l’evento, che avrebbe dovuto concludersi a fine mese, ha ottenuto altre due settimane. Ma c’è chi propone di arrivare anche a Pasqua, quindi alla fine del prossimo mese. La kermesse, voluta ed organizzata dall’amministrazione rosetana, realizzata grazie al contributo della Fondazione Tercas ed alla collaborazione della Cooperativa Sociale “Lo Spazio delle Idee”, continua a mietere dunque successi attirando visitatori da tutto l’Abruzzo ed amanti dei due maestri rosetani da tutto il Paese. In sole due settimane si è passati da 3000 a 4.500 presenze. Da oggi fino a fine mostra, c’è già praticamente il “tutto esaurito” per le visite guidate mattutine riservate alle scolaresche. Le richieste peraltro continuano a pervenire ogni giorno, al punto che gli organizzatori

stanno lavorando per tentare di venire incontro alle necessità di tutti. “Proprio questo è uno dei dati che ci fa maggiormente piacere”, sostiene il vice sindaco Maristella Urbini, “ogni giorno classi da tutta la provincia di Teramo vengono in visita alla mostra, con i ragazzi che hanno la possibilità di apprezzare, dal vivo e tutte assieme, opere di Pasquale e Raffaello Celommi che normalmente sarebbe sparse in giro per il mondo. Anche per questo abbiamo lavorato per prorogare la chiusura e invitiamo quindi tutti i rosetani, ma non solo, a visitare la mostra per non perdersi questa occasione unica”. A sugellare l’incredibile successo di questo appuntamento ci sarà, giovedì 25 febbraio, a partire dalle ore 18 nei locali di Villa Paris, la presentazione ufficiale alla città ed ai collezionisti del prestigioso catalogo della mostra realizzato dal Comune e curato da Paola Di Felice, responsabile dei musei civici di Teramo, per celebrare questo evento e lasciare alla cittadinanza un segnale tangibile di questo appuntamento unico. Nel corso della stessa giornata, dalle 16 alle 20, sarà attivato l’annullo filatelico commemorativo dedicato ai due pittori e realizzato grazie alla preziosa collaborazione del Circolo Filatelico Numismatico Rosetano. Le scuole e gli istituti che fossero interessati a prenotare visite guidate alla mostra possono rivolgersi all’Ufficio Cultura del Comune di Roseto degli Abruzzi al numero 085/89453663 o alla e-mail: ufficio.cultura@comune.roseto.te.it.


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Turismo Roseto può ancora crescere molto Se ne è parlato nel corso de “La Cultura in cammino” con la tour operator Lorena Mastrilli. Occorrono idee nuove e una buona programmazione

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l giorno 11 febbraio, presso l’aula Magna dell’Istituto d’Istruzione Superiore “V. Moretti”, si è tenuto il primo dei tre incontri in programma, organizzati dall’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor, riguardanti il “Turismo e le figure professionali”. Fondamentale è stata la partecipazione di Lorena Mastrilli, contitolare dell’agenzia “I viaggi del Carlino”, che con grande professionalità e passione ha saputo coinvolgere i presenti attraverso la sua esperienza lavorativa. Partita con l’idea di frequentare il Liceo Scientifico, dopo un anno, inappagata dal percorso di studi intrapreso, decide di avventurarsi nell’ambito del turismo, studiando in una scuola privata del pescarese. Giovanissima viene convocata per un colloquio come tour operator presso la Gastaldi, una delle agenzie viaggi più grandi presenti in zona. Da qui la sua crescita professionale che l’ha portata ad avere un’idea di turismo molto ampia e una conoscenza del territorio che ha saputo trasmettere ai presenti, incoraggiando i giovani a far tesoro della propria cultura, promuovendo iniziative che valorizzino la tradizione dei luoghi. Nel corso della conferenza la relatrice ha voluto sottolineare come ci sia ancora un’opinione sbagliata di fare turismo radicata in alcuni imprenditori locali che, secondo lei, devono essere maggiormente flessibili e aperti. È stato preso come esempio la Puglia che negli ultimi anni ha fatto delle proprie tradizioni un vero e

di Letizia Ferrini

& Giuseppe Pavone

proprio marchio, investendo e salvaguardando il territorio. L’ospite ha continuato affermando che la nostra regione presenta paesaggi invidiabili ed una gastronomia eccellente; per questo dovrebbe sfruttare meglio le risorse che ha, iniziando una collaborazione tra le varie componenti del settore, al fine di favorire l’economia in generale e la creazione di opportunità lavorative. Infine ha spronato i giovani ad essere propositivi, marcando con insistenza l’importanza dell’apprendimento dell’inglese e di altre lingue straniere, per far diventare la nostra regione una protagonista del turismo peninsulare, dal momento che l’Abruzzo ha le carte in regola per attirare turisti da tutto il mondo.


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La Regione nega i fondi

per il pontile che cade a pezzi Non è stato concesso il finanziamento di quasi 300mila euro per interventi di manutenzione straordinaria. Il Governatore Luciano D’Alfonso era stato invitato anche per un sopralluogo che però non c’è mai stato. Uno dei simboli del turismo rosetano rischia di sparire per sempre

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onostante le preoccupazioni espresse più di un anno fa dall’amministrazione comunale di Roseto e dagli stessi cittadini, per il pontile che continua a cadere a pezzi non sono stati concessi finanziamenti per gli interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria. In mattinata alcuni residenti hanno segnalato il distacco di pezzi di cemento della paratia, la presenza di spuntoni di ferro arrugginito e che rappresentano un pericolo, l’usura costante dei piloni della rotonda per via dell’effetto provocato dalla corrosione marina. Il Comune la scorsa estate aveva presentato al governo regionale un progetto con richiesta di finanziamento per un ammontare di poco inferiore a 300mila euro, somma necessaria per un intervento radicale. Era stato anche in-

vitato il governatore Luciano D’Alfonso ad un sopralluogo. Ma ad oggi il presidente regionale non ha ancora avuto modo di visionare la struttura. Non solo, ma la Regione non ha neppure concesso il finanziamento. Il Comune non ha soldi in cassa per lavori di recupero del manufatto, diventato negli anni simbolo di Roseto degli Abruzzi, raffigurato nei depliant turistici e nelle cartoline ricordo di un tempo. Nello scorso mese di luglio l’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Fornaciari aveva inviato sul posto una squadra di operai per rimuovere le parti staccate dei parapetti, eliminare gli spuntoni di ferro che avrebbero potuto rappresentare un pericolo per i passanti visto che già tre anni fa una bimba di 9 anni era rimasta ferita. Ora la situazione è peggiorata. E se non si interverrà con un progetto adeguato, molto presto il pontile verrà dichiarato inagibile.


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Roseto, successo per il progetto “Young Disco 12.18” L’idea, nata da alcune mamme, punta a offrire un luogo di incontro sicuro ai più giovani, con un locale aperto la domenica pomeriggio e non la notte. Lo scorso 14 febbraio il primo appuntamento con un centinaio di giovani che si sono ritrovati in un locale attrezzato per ballare. Nuovo appuntamento il prossimo 6 marzo

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a riscosso successo l’iniziativa “Young Disco 12.18”, destinata ai ragazzini che hanno voglia di ballare, ma non di sballo. Lo scorso 14 febbraio, nei locali del “Villaggio Lido d’Abruzzo”, è andato in scena il primo appuntamento con la discoteca aperta la domenica pomeriggio, dalle 16 alle 20. Un’idea geniale lanciata qualche tempo fa da tre mamme rosetane, Francesca Martinelli, Tiziana Angarano e Christina Scrivani, e che ha trovato alla fine terreno fertile. Lo scopo è quello di offrire un luogo di ritrovo e divertimento sicuro per i più giovani, ma non solo, con dj e vocalist conosciuti

sul territorio e la possibilità di passare una domenica pomeriggio con gli amici senza doversi allontanare da Roseto. E la prima esperienza è stata positiva. Più di cento ragazzini si sono ritrovati nel locale. E potevano essere anche molti di più se al PalaMaggetti non fosse andato in scena il match tra gli Squali di Tony Trullo e la fortitudo Bologna che ha richiamato oltre 3500 spettatori. L’iniziativa “Young Disco 12.18” è stata molto apprezzata perché è pensata per dare, ai più giovani, un luogo divertente dove trascorrere la domenica pomeriggio con gli amici, in tutta tranquillità. E’ stata la dimostrazione che ci si può divertire senza dover percorrere chilometri o doversi ubriacare. Un divertimento sano che lascia tranquilli anche i genitori. E poi, la discoteca di pomeriggio è anche un po’ ripercorrere il tempo passato, quando soprattutto negli anni Ottanta sulle piste da ballo ci si andava la domenica pomeriggio, sino alle 20/21 di sera. L’idea è piaciuta e verrà quindi riproposta anche in futuro. Il prossimo appuntamento è stato fissato per il 6 marzo.

Pineto e le

Botteghe del Mestiere

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anta la partecipazione di pubblico per il convegno regionale dedicato al nuovo avviso di Italia Lavoro di “Botteghe di mestiere e dell’innovazione”, svolto nel Palazzo Polifunzionale di Pineto. A descrivere questo progetto del Governo, Domenico Bova, responsabile Area Occupazione e Sviluppo Economico dell’Area Tecnica

del Ministero del Lavoro. Relatori dell’incontro, moderato dal consigliere comunale di Pineto, Sabrina Pavone, anche Enzo Giammarino, direttore Confesercenti Abruzzo, Graziano Di Costanzo, direttore CNA Abruzzo e Carmine Masoni, responsabile economico CIA Abruzzo. Ad intervenire anche il consigliere regionale Luciano Monticelli, che ha portato i saluti dell’assessore regionale al Lavoro Andrea Gerosolimo. Presente in sala Daniele Erasmi, presidente regionale di Confesercenti. Il bando interesserà circa mille giovani in tutta Italia, che avranno la possibilità di diventare tirocinanti presso le imprese che risponderanno all’avviso. Si tratta di un sistema che in qualche modo apre le porte verso il mondo dell’occupazione. Un’opportunità concreta che consente ai ragazzi di acquisire delle esperienze sul campo che torneranno poi utili in caso di avvio di una propria attività. E non è tutto. Perché c’è anche la possibilità che le imprese che prenderanno in incarico i tirocinanti alla fine potrebbero offrire un posto di lavoro ai più meritevoli.


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CULTURA di MARIO GIUNCO

FIGARO E LA GHIGLIOTTINA Il “Barbiere di Siviglia” all’Opera di Roma. Nella regia c’è del bello e c’è del nuovo, avrebbe detto Rossini…

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n topo telecomandato sul palcoscenico, insieme a un orso animato. Sembra un giardino zoologico l’edizione del bicentenario del “Barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, andata in scena l’11 Febbraio al Teatro dell’Opera di Roma, in presenza del Capo dello Stato. Trasmessa - in concomitanza con il festival di Sanremo - dalla Rai, che non perde occasione per esibire presentatori in preda a improvvise amnesie (il foglietto provvidenziale deve stare sempre sotto gli occhi, altrimenti sono dolori) o si impaperano, novelli Scilipoti e Razzi messi insieme o sono impareggiabili “gaffeur”, come il simpatico francesino che, alla recente prima di “Attila” di Verdi, dal Teatro Comunale di Bologna, trasformò le Amazzoni in “vergini guerrigliere”. Rossini si sarebbe divertito da matti. Sulle note dell’immortale sinfonia, Figaro, più che barbe e capelli, taglia teste con la ghigliottina, mentre sfila una processione di manichini decapitati. Il guaio è che tutti gli autori di simili allestimenti – come la coppia di francesi che alla Scala trasformarono la verdiana Giovanna d’Arco in Goldfinger, con aureo costume e se la presero, a microfoni aperti, con il direttore Riccardo Chailly - sono colti, spiritosi, ironici, intelligenti, ma permalosissimi ed è difficile contraddirli. Spiega il regista Davide Livermore che il suo “Barbiere” intende riunire quelli che si sono succeduti sulle scene in due secoli. Quindi sono i “barbieri di Siviglia”. Ecco spiegato l’immancabile televisore che alla fine esplode. Il topo telecomandato non si spaventa, l’orso fa salti di gioia e sul divano, su cui pregustano le gioie del matrimonio il conte d’Almaviva e Rosina, compare la distinta delle cambiali, che attendono i novelli sposi. Delle molte

edizioni del “Barbiere “, cui ci è capitato di assistere, a teatro, al cinema o in tv – una ambientata in un gabinetto anatomico, una di Dario Fo, trionfo del caos organizzato- questa di Livermore non fa né caldo né freddo, è proprio scialba. Nonostante l’impiego di filmati, trucchi e diavolerie varie. Tutto è stato già fatto, tutto è stato già visto, anche le apparenti novità o le studiate trasgressioni. Come nell’ultimo film di Tarantino. Rossini vince sempre, è vero, comunque lo si “cucini”. Non a caso il “Barbiere” e la “Carmen” di Bizet sono le opere più eseguite al mondo. Al termine, applausi per due conterranei, lo stoico direttore, il Maestro Donato Renzetti, di Torino di Sangro e il basso Ildebrando D’Arcangelo, di Pescara (don Basilio), trasformato in un clown zoppicante, con un braccio posticcio. Per la cronaca, anche il tutore di Rosina, l’arcigno don Bartolo, ha problemi di deambulazione e si muove su una sedia a rotelle. Applausi anche per gli altri cantanti. Quando si è presentato sul proscenio Livermore si sono levati rumorosi dissensi, che, con efficace neologismo, si chiamano “buati”, accompagnati da meno eleganti fischi alla pecorara. Il grande pesarese avrebbe commentato: “In questa regia c’è del bello e c’è del nuovo, ma ciò che è bello non è nuovo e ciò che è nuovo non è bello”.


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Associazione Vecchio Borgo

Carnevale dei bimbi a Montepagano MartedĂŹ 9 Febbraio 2016


Francamente... me ne infisco

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TORNA IL

di Massimo felicioni

Dottore Commercialista

MICROCREDITO La Regione riapre i termini per il finanziamento agevolato

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el periodo quaresimale la Regione Abruzzo cerca di sostenere l’imprenditorialità “nostrana” ed aumentarne l’efficienza e la qualità . Pertanto, tra un digiuno ed una penitenza, giunge inaspettata la riapertura dei termini del “Fondo Microcredito Fse”, per agevolare l’accesso al credito da parte di microimprese e lavoratori autonomi. La generosa donazione di questo strumento ammonta a 9 milioni di Euro e la gestione del Fondo è affidata alla società in house Abruzzo Sviluppo s.p.a. La concessione dei finanziamenti va da un minimo di 5.000 fino ad un massimo di 25.000 Euro a seconda che si tratti di: Persone fisiche (ditte individuali, lavoratori autonomi, liberi professionisti): - Importo minimo: 5.000 euro - Importo massimo:10.000 euro Persone giuridiche (società di persone e società cooperative): - Importo minimo: 10.000 euro - Importo massimo: 25.000 euro La domanda può essere presentata sia dai professionisti e dalle imprese già costituite sia da coloro che hanno intenzione di avviare una nuova attività. Il ventaglio di spese ammissibili è davvero ampio e riguarda sia le spese di gestione che le spese per investimenti. In pratica questo fondo è utilizzabile per il pagamento delle utenze, degli affitti, della cancelleria, dei macchinari, degli impianti, dei software, delle scorte di magazzino, delle opere di adeguamento murarie sui locali e quanto sia direttamente connesso con l’attività. L’unica limitazione riguarda l’acquisto di autovettura ad uso promiscuo.

Meritevoli di nota sono le caratteristiche di questo finanziamento agevolato: Durata: 60 mesi Tasso: 1% Rimborso: rate mensili con possibilità di estinzione anticipata. Le domande di ammissione possono essere inoltrate a partire dal 09 Marzo 2016 e fino a al 17 Marzo, attraverso raccomandata A/R o PEC direttamente ad Abruzzo Sviluppo s.p.a. che le esaminerà in base all’ordine di presentazione (modalità a sportello). “Lo spirito pasquale” dell’intervento si palesa nei criteri selettivi dove spicca l’importanza della condizione del soggetto richiedente in termini di punteggio. Alle donne, ai giovani ed ai soggetti svantaggiati sono già assegnati dei punteggi di base che vanno a sommarsi con l’adeguatezza del soggetto proponente, i settori di intervento e la qualità della proposta. Questa misura agevolativa riesce a raggiungere in maniera concreta gli obiettivi prefissati, in quanto dà una sincera mano a chi, pur avendo una buona idea di business, non ha la possibilità di investire di suo o non ha un facile accesso al credito.


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Rilanciamo veramente il “Torneissimo” Grazie all’iniziativa di romantici affezionati, anche quest’anno si è svolto al Palamaggetti il Torneo di pallacanestro Lido delle Rose nella speranza di ritornare ai vecchi fasti. Questa manifestazione, unica nel suo genere, ha contribuito alla diffusione della pallacanestro, perché fin dal suo nascere ha saputo introdurre innovazioni che la rendesse attuale al periodo in cui si svolgeva, con una impercettibile ma studiata camaleontica evoluzione. Nato come desiderio di uscire dalle macerie della guerra e tornare alla normalità del vivere quotidiano, il torneo è diventato novità e mondanità negli anni ’60, quindi vetrina di ricerca di nuovi talenti negli anni successivi, sia per vedere cosa proponevano gli USA con le squadre di Jim Mc.Gregor sia per sondare l’Est dell’Europa con le squadre di oltre cortina. L’evento era comunque cassa di risonanza della pallacanestro grazie ad Aldo Giordani che con le trasmissioni televisive raggiungeva indici di ascolto insperati per la RAI. Si davano appuntamento al Lido delle Rose i dirigenti delle massime squadre per valutare a pieno il valore aggiunto che avrebbe potuto dare alle loro squadre questo o quel nuovo giocatore, in quanto nelle manifestazioni analoghe in luoghi sacri come l’arena di Verona o la piazza monumentale di Messina contava più l’aspetto mondano che il reale valore tecnico che si poteva ammirare alle Quattro Palme, e solo alcuni aneddoti o episodi avvenuti nel periodo del torneo diventavano curiosità per la stampa nazionale ed internazionale, non solo sportiva. Ma pian piano gli interessi sono scemati per tante ragioni: una fra tutte è che lo spettatore desidera assistere ad un evento se c’è in ballo un vero titolo sportivo e non la coppa di una serie di incontri amichevoli. Questo accade in tutti gli sport per una cultura magari discutibile, ma lo spettatore desidera questo perché la televisione offre con frequenza importanti eventi di rilevanza nazionale ed internazionale. Per “colpa” della televisione, una serie di partite amichevoli non trova più l’interesse del pubblico e quello che fu il “Torneissimo” è

divenuto un malato ad uno stadio terminale, con un accanimento terapeutico non più efficace. Ma qualcosa si può fare, specie ora che il titolo del Torneo Lido delle Rose è tornato di proprietà dei cittadini di Roseto. Come ho prima detto, il movimento cestistico nazionale tanto ci deve per la diffusione di questo sport in Italia, per cui la Federazione Italiana Pallacanestro ha il dovere morale di dare il suo contributo per far tornare ai suoi veri valori questa manifestazione e in parallelo i nostri amministratori dovranno riunire in tempo utile le persone che possano dare un contributo a creare l’evento in modo da interessare i media con largo anticipo e con un adeguato budget. Per ritornare ad essere il fiore all’occhiello della nostra cittadina, Roseto deve vedersi assegnata ogni anno una finale di coppa Italia, oppure una finale di un torneo giovanile internazionale o ancora un incontro di qualificazione della Nazionale. Ma ripeto, in primis dipende tutto da NOI: dobbiamo programmare in tempo! La nostra Nazionale italiana di pallacanestro ha acquisito il diritto a partecipare al torneo di qualificazione per completare il roster delle 12 squadre che disputeranno le Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. La FIBA ha deciso che Torino, assieme a Belgrado e Manila, sarà una delle tre sedi delle finali di qualificazione per gli ultimi tre posti disponibili (una per ogni sede). Roseto non ha un impianto adeguato per ospitare tale finale e tanto meno parte dei soldi, ma avrebbe potuto aspirare a vedersi assegnato uno dei due pre-tornei torinesi a tre squadre, quale giusto riconoscimento alla nostra tradizione, visto che proprio nel 1960 giocarono alle Quattro Palme, come torneo di consolazione, le nazionali non ammesse alle finali delle Olimpiadi di Roma. Per il 2016 tutte le manifestazioni di pallacanestro di prestigio internazionali e nazionali sono state assegnate, non resta appunto che mettersi subito a tavolino, studiare gli eventi previsti per il 2017 e proporre la nostra candidatura nelle sedi opportune. Italo Di Antonio


Brontolo

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SICUREZZA DEGLI SPORTIVI

PAUPULARE E GRUGARE... CHE MALE FA? L’antefatto. Sembrerebbe nullo il pericolo se un pavone paupula* ed il piccione gruga* per esaltare il proprio piumaggio e lo fa senza preoccuparsi che sotto quelle penne così speciali c’è sempre il sedere di un pollo che produce guano. Se lo produce a casa propria e pulisce sono fatti dei due bipedi, ma se lo produce o lo lascia produrre in luogo pubblico senza intervenire è un serio pericolo per noi cittadini ed entrambi devono assumersene le responsabilità dirette. Il fatto. Durante una manifestazione sportiva al PalaMaggetti erano state aperte le porte di sicurezza situate in alto sul lato nord e sul lato sud dell’impianto per far circolare un po’ d’aria, e chi si recò in alto per usufruirne dei benefici poté notare una situazione imprevedibile. La pensilina nord delle vie di sicurezza erano lastricate di guano di piccione quasi a farne un tappeto. È stata cura di un cittadino documentarsi del pericolo e quindi scrivere una lettera all’assessore allo sport ed all’ufficio di igiene della USL per denunciare il fatto. Forse in Comune non conoscono i pericoli di tale situazione. Spesso si ragiona sui danni indiretti che gli escrementi dei piccioni possono provocare alle costruzioni, ma è ormai noto a tutti come il volatile in questione risulti essere portatore, attraverso i propri escrementi, di circa 60 malattie, contagiose per l’uomo, alcune delle quali mortali. Tra le più comuni e pericolose si ricordano: Salmonellosi, Criptococcosi, Istoplamosi, Ornitosi, Aspergillosi, Candidosi, Clamidosi, Coccidiosi, Encefalite, Tubercolosi, ecc. tanto che è stata fatta una apposita legge di tutela nel 2008. *NOTA: Paupulare e grugare sono i versi del pavone e del piccione quando vogliono solo attirare su di loro l’attenzione degli altri

La tragica morte del piccolo Marco sul campo di Pineto ci porta a fare varie riflessioni. Rispetto a 20-30 anni fa è cambiata la vita ed il gioco dei ragazzi e il partecipare ad una attività sportiva è l’unico modo per superare la sedentarietà della vita in casa, quindi sono superati i principi con i quali erano stati stabiliti i criteri di valutazione sportiva di un giovane. Ora più che mai diventa necessario effettuare anche esami che valutino la reazione del cuoricino di un pargolo sotto sforzo. C’è una battaglia che il nostro giornale porta avanti da anni e per la quale abbiamo attivato iniziative che hanno portato dei benefici, ma non siamo ancora arrivati alla ottimizzazione dei problema. Ora più che mai è necessario che il Comune deliberi ed attrezzi ogni impianto sportivo (anche il più piccolo di periferia) di un defibrillatore di facile accesso e deve imporre che i sodalizi sportivi garantiscano con attestati che tutti i loro operatori sportivi e le persone che gravitano attorno all’impianto abbiano frequentato un apposito corso e siano addestrati al suo uso.

I CONTI NON TORNANO L’Amministrazione comunale, tramite la ditta appaltatrice della raccolta differenziata, concede ad ogni appartamento un kit di buste per la raccolta dei rifiuti composta da 30 buste per l’organico, altre tante per l’inorganico e 20 per la plastica che debbono durare quattro mesi. L’ufficio apposito del Comune se ne lava le mani ed invita a rivolgersi alla ditta incaricata, dimenticando che: 1) il contratto di raccolta il cittadino lo ha con il Comune e quindi è l’Ente che gli deve rispondere e non il gestore; 2) le esigenze di chi ha un appartamento di circa mq 120 sono diverse da chi ne ha uno giusto della metà e non a caso la tassa pagata è anche più del doppio, 3) sfogliando il calendario programma della raccolta differenziata, le volte che viene effettuata la raccolta dell’organico sono molte di più di trenta; 4) non è giusto che un cittadino di Roseto sud debba attraversare tutta la città per avere il kit. Si spera che l’assessore Fornaciari risolva questo arcano.


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ALIMENTI TIPICI REGIONALI

La Melanzana Rossa di Rotonda di Simona Ruggieri

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prelibatezza lucana

Ha un profumo fruttato (quasi di fico d’india) e sapore piccante ed esotico, con un gradevole finale amarognolo

roseguendo il cammino all’interno delle regioni italiane, oggi vorrei farvi conoscere uno dei prodotti tipici della Basilicata, un prodotto DOP (Denominazione di Origine Protetta): la Melanzana Rossa di Rotonda! La Melanzana Rossa (Solanumaethiopicum) venne introdotta nel comune di Rotonda all’inizio del secolo scorso da alcuni abitanti del luogo che, tornati dalla guerra d’Africa, portarono alcuni esemplari di questa melanzana molto simile a un pomodoro. È un ortaggio piccolo, tondeggiante come una mela, di colore arancio intenso e con sfumature verdognole e rossastre, la polpa è carnosa, ha un profumo fruttato (quasi di fico d’india) e sapore piccante ed esotico, con un gradevole finale amarognolo. La caratteristica principale della “Melanzana Rossa di Rotonda”, che tanto la differenzia dallo standard qualitativo delle altre melanzane prodotte in altre zone, è il basso contenuto di acido clorogenico responsabile dell’imbrunimento della bacca. Il contenuto di acido clorogenico della melanzana comune risulta in media pari a 4300 ppm, nettamente superiore al valore di

quello della “Melanzana Rossa di Rotonda” mediamente pari a 800 ppm. Caratteristica questa di notevole interesse da parte dell’industria agro-alimentare e conserviera, poiché consente di mantenere la polpa bianca anche dopo il taglio delle bacche per molto tempo.I terreni su cui viene coltivata sono situati in una immensa valle, il cui bacino è di origine lacustre e risale al periodo dell’era quaternaria; sono quindi di origine alluvionale, sabbiosi e limo argillosi, profondi e fertili con una buona ritenzione idrica. Il clima è sostanzialmente dolce e le piogge sono abbondanti nel periodo che va da ottobre a maggio. È questo particolare microclima che favorisce la coltivazione della melanzana rossa, conferendole caratteristiche uniche. Questa Melanzana, come anche la melanzana di colore violaceo, apporta circa 18 Kcal per 100 gr di prodotto, 1,1 g di proteine, circa 2,6 g di zuccheri e appena 0,4 g di grassi. Il quantitativo di fibre è buono, circa 2,6 grammi cosi come quello di potassio, calcio e ferro. Minerali presenti in quantità inferiori sono sicuramente il fosforo, lo zinco, e la vitamina C.

La ricetta del giorno: Parmigiana di melanzane light!

Ingredienti: 150 g mozzarella, 2 melanzane rosse, grana, passata di pomodoro, olio, aromi. Lavate le melanzane, tagliate a fette, asciugate bene e grigliate (o friggete). Prendere una teglia e versarvi la passata di pomodoro, il grana e il basilico; sovrapponete melanzane e mozzarella e andate avanti con gli strati. Cuocete in forno caldo a 160° per 1h e 15 minuti (gli ultimi minuti alzate a 180°). Sfornate e servite!!


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