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Via Thaulero

si “spacca” il tubo

della rete fognaria condominiale Liquami in strada e nel sottopasso. La colpa sarebbe dei lavori di realizzazione della nuova pavimentazione. Non si sarebbe tenuto conto della necessità di mettere in sicurezza gli scarichi di una palazzina vicina. A denunciare l’accaduto gli abitanti e i commercianti della zona che si sono ritrovati con le acque nere sulla carreggiata

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ome si può realizzare una pavimentazione carrabile se prima non si mettono in sicurezza le condotte degli scarichi di acque fognanti condominiali? Eppure è accaduto, a Roseto centro, in via Thaulero, la strada che dalla Statale 16 porta al mare. Le conseguenze? Il continuo transito delle auto ha in qualche modo danneggiato la sede stradale. Con il passare del tempo si sono spaccati anche i tubi della condotta fognaria. E un paio di settimane fa è accaduto che da quei tubi sono iniziati a fuoriuscire liquami, invadendo il sottopasso e creando disagi alla gente del posto, soprattutto a chi in quel punto ha delle attività commerciali. Una situazione spiacevole che poteva essere evitata se solo i lavori fossero stati eseguiti con criterio, ovvero creando uno strato di protezione alle condotte che scari-

cano nella rete fognaria cittadina. Sul fatto che il problema sia stato generato dalla rottura di una condotta non si sono dubbi. Gli abitanti della zona hanno raccontato che vedevano fuoriuscire i liquami da una “sorgente”. Il problema è stato poi accentuato dalla pioggia caduta ininterrottamente in quei giorni per quasi 48 ore, anche se quel sabato, era il 21 febbraio quando si è registrato lo sversamento dei liquami in strada, la giornata non era stata particolarmente piovosa. I pedoni hanno notato proprio che dalla rampa di accesso al sottopasso di via Thaulero c’era questa strana fuoriuscita di acque nere e maleodoranti. C’è chi ha scattato delle foto e le ha postate sui social network per richiamare l’attenzione degli amministratori, per avere delle risposte immediate. Il problema è andato avanti per alcune ore e solo un paio di giorni dopo è stato possibi-

le eseguire dei lavori per “tamponare” lo sversamento delle acque fognarie. E’ chiaro che a questo punto bisogna rivedere tutta la rete dei sottoservizi di via Thaulero perché c’è il sospetto più che fondato che il problema possa interessare tutta l’area. Per quanto riguarda la rete fognaria cittadina, va detto che Roseto ha a che fare con un problema serio che va avanti da anni e a cui ancora non si riesce a mettere riparo. Si tratta degli scarichi abusivi delle acque di gronda direttamente nella fogna, determinando un aumento spaventoso della portata della condotta, soprattutto in occasione di temporali. Ed è questo anche il motivo per cui in alcune zone le fogne esplodono riversando in strada i liquami. L’azienda acquedottistica avrebbe dovuto eseguire una ricognizione sul territorio per stanare gli irregolari. Ma ad oggi il problema non è stato risulto.


Coste Lanciano la discarica “

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” di nuovo rifiuti

La piena del Tordino di una settimana fa ha eroso nuovamente l’argine sud all’altezza del vecchio impianto di smaltimento del pattume. Spiaggia di nuovo ricoperta dalla plastica. Ritardi nei lavori di messa in sicurezza. E le responsabilità sono tutte della burocrazia italiana

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a discarica di Coste lanciano è tornata a colpire. La piena del fiume Tordino di una settimana fa circa ha eroso nuovamente l’argine sud, proprio all’altezza del vecchio impianto di smaltimento, già divorato dalle correnti nel 2011 e nel 2013. Il Tordino ha inghiottito e scaricato in mare quintali e quintali di rifiuti di plastica. Ed ora si contano nuovamente i danni ambientali perché tutto quel materiale, passata la mareggiata, è stato riversato nel tratto di spiaggia di Cologna e sino all’altezza della foce del torrente Borsacchio, in piena Riserva Naturale. Le correnti di Grecale hanno depositato su un tratto di arenile di circa 5 chilometri quintali di rifiuti di plastica provenienti proprio dalla discarica di Coste Lanciano. Rispetto a 2 anni fa, la situazione è meno grave, ma resta il fatto che quel vecchio impianto di smaltimento rappresenta una vera e propria bomba ecologica ogni qualvolta il livello delle acque del fiume sale di almeno un metro, come è accaduto recentemente a seguito della pioggia caduta per quasi 48 ore ininterrottamente. L’esperienza del marzo del 2011 e di dicembre 2013, insomma, non sembra aver insegnato nulla. Perché a distanza di qualche anno quel vecchio impianto di smaltimento del pattume, chiuso da quasi 40 anni, non è stato ancora messo in sicurezza. Le responsabilità? Innanzitutto della burocrazia tutta italiana, e poi di chi impedisce di fare anche il più piccolo intervento.

Comunque, il Genio Civile di Teramo e il Comune di Roseto hanno espresso parere favorevole alla sistemazione dei massi ciclopici sull’argine sud dell’asta fluviale, all’altezza della discarica di Coste Lanciano. Lavori che avrebbero potuto essere eseguiti già lo scorso autunno ma che la burocrazia, per un mero cavillo legato ai termini utilizzati per classificare il progetto, ha bloccato richiedendo una nuova procedura. Nel frattempo, il Tordino è tornato ad erodere l’invaso dei rifiuti, scaricandone per la terza volta in 4 anni una buona parte in mare (circa un quinto rispetto all’intero volume). Le correnti marine hanno poi fatto il resto rigurgitando il pattume sull’arenile colognese a circa un mese dalle festività pasquali, quando arriveranno i primi turisti. Critiche sono piovute dalla Federpesca. Il segretario regionale Walter Squeo ha attaccato gli ambientalisti perché continuano ad accusare i pescatori di distruggere i fondali. Squeo ha ricordato che i marinai sono i primi a volere un mare in salute e a difenderlo. “Mentre gli ambientalisti”, dice, “cosa fanno per salvaguardare i fiumi che sono la prima fonte di inquinamento del nostro mare? Credo facciano davvero poco”. Tornando alle questioni che riguardano la discarica di Coste Lanciano, l’argomento è stato affrontato proprio di recente dall’assessore ai lavori pubblici di Roseto Fabrizio Fornaciari. “I tempi lunghi della burocrazia non sono più tollerabili”, sottolinea l’assessore, “tanto più dal momento in cui grazie

al nostro interessamento sono stati reperiti i fondi già da diverso tempo, circa 300mila euro per la sistemazione di massi ciclopici in quel punto. Dall’emanazione del decreto abbiamo continuato a seguire la pratica in tutti i suoi passaggi, stimolando quotidianamente tutti gli uffici competenti affinché si potesse fare il prima possibile. A questo nostro interessamento abbiamo aggiunto anche un ulteriore sollecito per arrivare finalmente a terminare l’iter ed iniziare i lavori”. Visto che i soldi ci sono e che il progetto ha avuto tutti i pareri favorevoli, sarebbe opportuno che i lavori iniziassero entro la prossima primavera. E intanto, ci si chiede quando inizieranno gli interventi di pulizia dell’arenile, con le festività di pasqua ormai prossime.


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Società

Il Festival di Sanremo Una grande risorsa italiana di William Di Marco

Spesso la mancanza di apprezzamento per le cose belle che abbiamo, portano certi commentatori non solo a denigrare alcune nostre peculiarità, ma addirittura a banalizzarle. Il Festival della canzone italiana non si sottrae a questi preconcetti, i quali hanno toccato anche i vincitori de “Il Volo” C R I T I C H E I M P R O V V I S AT E In questi giorni la nostra comunità è stata piacevolmente coinvolta dalla vittoria de Il Volo (e conseguentemente del nostro Gianluca Ginoble) alla kermesse musicale più importante d’Europa. La manifestazione è pienamente riuscita, grazie anche all’abilità del direttore artistico, Carlo Conti, che ha saputo mettere in campo le competenze maturate in tanti anni di vita professionale, compresi i diversi contatti scaturiti dalla trasmissione “I migliori anni”. Insomma, il mix per una buona riuscita del “prodotto Sanremo” è stato indovinato appieno e di questo noi Italiani dovremmo essere contenti, perché è sempre parte del nostro Paese che viene esportata e venduta all’estero. Ciò nonostante molti commentatori hanno criticato tale modo di rappresentare la nostra musica: per loro facciamo conoscere al mondo il peggio di ciò che produciamo, mettendo nel calderone anche il trio e la canzone usciti vincitori. Spesso, però, tali valutazioni sembrano più dettate da una voglia “iconoclasta” tipicamente italiana, portata avanti da chi evidenzia una mancata conoscenza delle nostre tradizioni e ancor meno di alcune importanti leggi del mercato discografico. Emerge, quindi, la solita brama esterofila di

prendere esempio dagli altri, anche quando questi riferimenti risultano del tutto inappropriati. Ma veniamo al dunque.

L’IMPORTANZA DEL FESTIVAL Questa grande manifestazione, che nessuna nazione al mondo ha e che molti ci invidiano, deve innanzitutto essere collocata per quello che è, vale a dire un appuntamento molto importante di musica leggera, che gli Americani chiamano pop music. È il primo punto fermo su cui dobbiamo soffermarci e sapere, pertanto, di cosa stiamo parlando. Per capire la differenza tra il “senso popolare” e il “senso colto” bisogna rifarsi al nostro corregionale Benedetto Croce che sapeva apprezzare la poesia dei dicitori del popolo, non confrontandola con la letteratura alta. Per non farla lunga, il critico di Pescasseroli diceva che gli ambiti vanno divisi e che il tempo svolge un’importante funzione per decantare le impurità di basso profilo e far emergere il bello dalle opere di qualsiasi levatura. In pratica la letteratura, come la musica e le altre forme d’arte, possono nascere anche senza nessuna pretesa, ma è poi la validità che tali forme “artigianali” hanno, si rivelano nel tempo. Se prendete i valzer degli Strauss, all’inizio erano preva-


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lentemente musiche per far divertire, mentre i secoli successivi hanno dato massima dignità a ciò che oggi consideriamo musica colta. Facendo un parallelo, il Festival di Sanremo è una kermesse di musica popolare e per tale deve essere presa. Negli anni, quando abbiamo potuto, da parte nostra c’è stato sempre l’invito ai giovani di seguire tale manifestazione, perché nel folto gruppo di partecipanti c’è stato sempre il brano o il cantante che poi è emerso per le sue grandi qualità. È un po’ come comprare un album musicale: su 12-15 brani, solo un paio al massimo li ascoltiamo con piacere, mentre gli altri fungono da contorno. Il Festival è la stessa cosa e la critica sbaglia quando sostiene che all’inizio ci furono pure dei grandi artisti che emersero da Sanremo (Modugno docet), ma poi il vuoto è stato predominante. Cosa non vera, perché dopo di lui tantissimi altri hanno conquistato platee internazionali, non solo di italo-americani. È il caso di Tony Renis, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Vasco Rossi, Zucchero, Eros Ramazzotti, Laura Pausini e l’elenco sarebbe ancora lunghissimo. La verità è che da Sanremo vien fuori una musica popolare, tipicamente italiana, con basi culturali molto

radicate nel tempo. Il “bel canto” nostrano affonda le radici nel melodramma di Monteverdi e Metastasio, nei libretti e nella musica lirica, tra le più alte e colte rappresentazioni del pentagramma. Da lì parte la nostra tradizione e nel mondo questa è parecchio più apprezzata di quanto possa sembrare a molti Italiani, convinti che i nostri ragazzi debbano seguire solo il rock e i suoi derivati. In altre parole, in giro ci sono più estimatori della nostra cultura musicale popolare di quello che noi stessi ci immaginiamo.

IL VOLO, UN PROGETTO RIUSCITO La delusione maggiore si è avuta il giorno dopo la vittoria del trio Barone-Boschetto-Ginoble, quando in televisione, su Raiuno, hanno preso la parola i famosi commentatori dotti (intellettuali è troppo!), masticando amaro per la vittoria dei tre cantanti. In questo caso lo sproloquio è stato totale. Emanuela Falcetti (giornalista Rai) ha stigmatizzato i campioni, sostenendo che sì, adesso andranno all’estero, ma “a suonare in qualche pizzeria di New York” per sminuire la validità del brano e far capire che il loro target è fatto solo di Italiani nostalgici sparsi per il mondo. A darle man forte c’è stato anche Giampiero

Mughini che ci ha messo il carico, domandandosi: “L’Italia deve essere rappresentata da quella roba lì?”, aiutato in ciò dal critico musicale Riccardo Bocca de L’Espresso, sfrontato nel sostenere, in pillole, che quella vittoria rappresenta il vecchio, come riportato pure da La Repubblica che ha parlato di medioevo musicale. Insomma, è sembrato veramente che il successo del bel canto abbia infastidito i soliti denigratori, mentre il progetto è apparso non solo vincente, ma anche ben studiato. Il titolo della canzone de Il Volo (“Grande amore”) ricalca quello del film premio Oscar La Grande bellezza, utilizzando parole che sono universalmente conosciute, anche se tipicamente italiane. Dall’estero il pubblico autoctono, compreso i giovani Americani, apprezzano moltissimo quel pop lirico, in quanto tratto distintivo di tanti grandi talenti nostrani e se il trio di ragazzi sta percorrendo questa strada è sicuramente merito loro e di chi li ha saputi indirizzare. La vittoria di Sanremo è stata figlia di un’esperienza maturata nell’ultimo lustro. In cinque anni i nostri protagonisti hanno girato mezzo mondo, riempiendo teatri di giovani del posto. Non è vero che sono solo gli oriundi Italiani a seguirli, ma tanti ragazzi che si identificano nel loro repertorio. Non per niente i premi internazionali sono giunti a coronamento di una carriera, pur se breve, già ricca di soddisfazione. E poi basta con questo presupposto “prodotto preconfezionato” che si chiama Sanremo. All’estero i gruppi e i cantanti, inglesi o americani che siano, hanno un entourage nutritissimo di esperti, abili nel programmare ogni minimo dettaglio. Se Il Volo (foss’anche unitamente alla Rai, che ha mandato in onda all’inizio dell’anno il programma “Unici” a loro dedicato) ha dietro una valida squadra, capitanata da Michele Torpedine, cosa c’è di male? E poi, quanta immagine del “Made in Italy” viene pubblicizzata fuori dai nostri confini grazie a questo trio vocale? La risposta è retorica, ma c’è ancora chi fa finta di non capire.


Discoteca Laziale a Roma

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Libreria Feltrinelli di Pescara


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Torna il Premio Donna Tante le novità quest’anno

L’appuntamento è per l’8 marzo all’Hotel Bellavista. Saranno premiate tre donne che si sono contraddistinte nel campo professionale, dello sport, nel sociale. Previsto anche un premio alla memoria. Il giovane orafo Roberto Talamonti ha donato un gioiello, realizzato appositamente per l’evento, giunto alla IV Edizione, che sarà regalato ad una delle donne che parteciperà alla serata attraverso un gioco particolare Il vice sindaco Maristella Urbini

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Il sindaco con l’orafo Roberto Talamonti

iunto alla IV Edizione, il Premio Donna di Roseto quest’anno si veste di molte novità. Confermata la tradizione degli anni passati che vede l’amministrazione comunale premiare tre donne della Città delle Rose che si sono contraddistinte nel campo professionale, dello sport, del sociale. E per questa edizione la novità principale è che il premio verrà consegnato anche alla memoria, una donna scomparsa di recente ma che grazie al suo impegno, soprattutto nel campo della solidarietà, ha fatto in modo che il nome di Roseto venisse portato in alto. I nomi di chi riceverà dalle mani del sindaco Enio Pavone il premio non sono stati svelati ancora. L’appuntamento è per il prossimo 8 marzo, alle 20,30, all’Hotel Bellavista. E siccome

l’iniziativa ha anche uno sfondo sociale, per partecipare alla cena bisognerà pagare 25 euro, soldi che saranno destinati anche il banco alimentare di Roseto che collabora a questa iniziativa. “La data dell’8 marzo è solo casuale”, ha sottolineato il vice sindaco Maristella Urbini che 4 anni fa ebbe l’idea di istituire il Premio Donna a Roseto, “non si tratta affatto della semplice Festa della Donna. Il nostro è un vero e proprio riconoscimento nei confronti di quelle donne, che non sono poche, che hanno contribuito o contribuiscono alla crescita della nostra città”. All’iniziativa collaborano l’ASD Pattinaggio Roseto, al fianco dell’assessore Urbini sin dai primi tempi, l’associazione Dimensione Volontario, l’International Soroptimist, l’Associazione Sportiva Skating “La Paranza”. La serata sarà

allietata con musica dal vivo del gruppo “Accessori Anni Sessanta”. Altra novità di quest’anno è che un giovane orafo, Roberto Talamonti di appena 22 anni, ha deciso di realizzare un gioiello, unico a livello continentale, creato per celebrare la donna e Roseto. Si tratta di una catenina in oro bianco, con un guscio di conchiglia con una magnifica perla naturale. Il gioiello è stato donato dal giovane orafo e verrà regalato ad una delle donne partecipanti alla cena attraverso un piccolo quanto simpatico gioco. “Donna non si nasce, lo si diventa” diceva nel suo saggio Simone De Beauvoir, scrittrice e filosofa francese dello scorso secolo. Frase utilizzata dagli organizzatori del Premio Donna Roseto sottolineare l’emancipazione e l’importanza delle donne nella società.


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Sclerosi multipla

combatte

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o s i r r o s l i n rla c o

Il Gruppo Giovani della sezione Aism di Teramo ha riempito la sala dell’Odeon di Roseto con lo spettacolo “Spaventati mai! – Storie folli di vite normali”

ra pieno in ogni suo posto il Cinema Odeon di Roseto, venerdì 27 febbraio, per lo spettacolo “Spaventati mai! – Storie folli di vite normali” portato in scena dal Gruppo Giovani della sezione AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, di Teramo. Una serata veramente piacevole per i tanti spettatori presenti che sono stati trasportati dai ragazzi in un mondo magico, fatto di tanti personaggi, storie e racconti di vita vissuta che hanno fatto riflettere, divertire e commuovere, strappando tanti sorrisi e molte risate. Particolarmente toccante l’intervento di Ines Bucci, Consigliere della sezione AISM di Teramo “Annamaria Veroni”, che prima dello spettacolo ha spiegato ai presenti cos’è la sclerosi multipla e ha illustrato le attività svolte dal proprio gruppo provinciale sul territorio. Da parte di tutti i vertici dell’AISM teramana, a partire dal Presidente Pietro Enzo Di Giulio, c’è stato un sentito ringraziamento alla Città di Roseto per la grande sensibilità che ha sempre dimostrato, e continua a dimostrare, verso questa Associazione, con un invito a chi volesse ade-

rire al gruppo dei volontari rosetani, che ha una propria sede concessa dal Comune di Roseto degli Abruzzi, di contattate la Sezione provinciale per offrire il proprio contributo. “Siamo veramente orgogliosi di come la nostra città abbia risposto all’appello degli amici dell’AISM, con il Cinema Odeon pieno in ogni suo posto”, ha commentato il sindaco Enio Pavone, “voglio ringraziare di cuore i ragazzi per questo splendido spettacolo che ci hanno offerto, carico di emozioni, gioia a tanti spunti di riflessione, e quanti hanno reso possibile questo evento, offrendo il proprio fattivo e fondamentale contributo”. Il primo cittadino ha poi voluto fare un ringraziamento speciale ai titolari del Cinema Odeon che hanno messo a disposizione gratuitamente la sala per lo spettacolo. I ragazzi del Gruppo giovani della sezione AISM di Teramo hanno voluto dedicare, come sempre, lo spettacolo alla memoria di Cristina Florimbi, storico fulcro ed anima della sezione provinciale dell’associazione, senza la quale questo spettacolo ed il gruppo giovani forse non sarebbero mai esistiti.


ROSETO

CI PIACE

Novità per la “Home Care Premium” L’Inps ha comunicato al Comune di Roseto che il termine di presentazione delle domande per accedere alle prestazioni di assistenza domiciliare “Home Care Premium”, è fissato per il prossimo 31 marzo. In considerazione delle difficoltà rappresentate dagli utenti per la presentazione della dichiarazione sostitutiva unica (DSU) mirata alla determinazione del valore ISEE, l’Inps ha deciso che, a decorrere dallo scorso 23 febbraio, sarà possibile presentare le domande anche senza aver precedentemente presentato la dichiarazione sostitutiva unica

(DSU). La stessa andrà presentata il prima possibile e comunque non oltre il 31 marzo, restando requisito imprescindibile per consentire l’erogazione delle prestazioni. Al fine di assicurare la non interruzione del progetto di assistenza ai soggetti già beneficiari del programma HCP 2012, con determinazione assunta in data 20/02/2015 è stata autorizzata la prosecuzione tecnica del progetto sino al 31 marzo. I beneficiari, laddove non sia già stato fatto, dovranno presentare nuova domanda per partecipare al Progetto HCP 2014, entro il nuovo termine di scadenza del 31 marzo.

NON CI PIACE

Attenzione a chi vi chiede soldi per ritirare i rifiuti ingombranti In questi giorni alcune persone si stanno rivolgendo ai cittadini rosetani, soprattutto anziani e pensionati, per offrire loro un servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti e dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) dietro pagamento di somme di denaro. L’amministrazione comunale ci tiene ad informare la cittadinanza che questi soggetti non hanno alcuna autorizzazione in merito e raccomanda ai cittadini di non fornire loro alcun documento. Con l’occasione si ricorda infatti che il ritiro a domicilio dei rifiuti ingom-

branti e dei RAEE è svolto dal Comune in maniera totalmente gratuita. “E’ sufficiente chiamare il numero 328/8604710 per prenotare il ritiro a domicilio di questi rifiuti”, sottolinea l’assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari, “inoltre è possibile il conferimento autonomo, al centro di raccolta comunale, all’altezza dell’autoporto vicino al casello autostradale, di ingombranti, potature e RAEE il lunedì ed il mercoledì dalle 13 alle 17 ed il sabato dalle 8,30 alle 12,30. Invitiamo quindi tutti i cittadini a fare attenzione ed a diffidare da questi soggetti”.


PINETO

tizianoabbondanza@gmail.com

Finalmente, dopo anni di un continuo spostamento di sede, il Pros, associazione Onlus impegnata nel pronto intervento tramite ambulanze, ha ottenuto una nuova destinazione per l’ambulatorio di primo intervento e un ufficio presso un ex magazzino, adeguatamente ristrutturato, della stazione ferroviaria. La vicinanza al mare non può che agevolare gli interventi, che si moltiplicano nel periodo estivo, dato l’aumento della popolazione costituita da turisti.

di TIZIANO ABBONDANZA

CI PIACE

Nuova sede per il Pros

Da diversi anni ormai si assiste all’amaro destino del ponticello di legno della pineta che permette l’accesso pedonale al giardino della Torre di Cerrano. Infatti, ogni qualvolta arriva un temporale importane, le acque che scorrono sotto di esso erodono la sabbia sulla quale poggiano i pali di sostegno. Si continua a spendere soldi per interventi tampone, ma mai che ci sia una soluzione finalizzata alla risoluzione definitiva del problema. Speriamo che questa volta sia quella giusta, anche perché in genere per le riparazioni passano mesi, mentre i ciclisti e pedoni, nel tentativo di passare comunque, il rischio di farsi del male lo corrono subito.

INFORMATIV A PER I CITTADINI

AR

Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

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NON CI PIACE

Un ponticello sfortunato


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Salviamo gli uffici postali

di Montepagano e Cologna Paese! Il piano di Poste Italiane di ridurre il numero degli uffici periferici colpisce due comunità importanti come quelle di Montepagano e Cologna Paese. Il sindaco Enio Pavone ha incontrato nei giorni scorsi il Direttore Provinciale Francesco Polidoro a cui ha consegnato un voluminoso fascicolo con cui spiega le ragioni per cui gli sportelli delle due frazioni vanno salvati

Il direttore provinciale di Poste Italiane Francesco Polidoro

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l piano di chiusura di alcuni uffici postali di periferia approvato da Poste Italiane non piace proprio. Nel territorio comunale di Roseto sono destinati a sparire gli sportelli di Montepagano e Cologna Paese, due borghi che hanno una loro identità, dove ci sono persone, soprattutto anziane, che farebbero fatica a spostarsi per andare a pagare una semplice bolletta. Di questo Poste Italiane non ha voluto tener conto. L’obiettivo dell’azienda è quello di razionalizzare le spese, quindi abbattere i costi, fregandosene dei disagi che

verrebbero creati a migliaia di cittadini, di semplici utenti. A lamentarsi non sono solo i cittadini, ma anche quelle amministrazioni comunali a cui proprio i cittadini si rivolgono per chiedere di fare qualcosa. A Roseto il sindaco Enio Pavone si sta dando da fare affinché le Poste Italiane possano rivedere il piano e tener conto delle reali esigenze di un territorio. Nei giorni scorsi il primo cittadino rosetano ha incontrato in Municipio il Direttore Provinciale di Poste Italiane Spa, Francesco Polidoro. All’incontro hanno preso parte i consiglieri comunali Pietro

Enzo Di Giulio ed Attilio Dezi ed i Presidenti dei Consigli di Quartiere di Montepagano, Liberatore Merlitti, e Cologna Paese, Livio Bonaduce. Durante l’incontro Pavone ha consegnato al Direttore provinciale di Poste Italiane copia della delibera del Consiglio Comunale dello scorso 10 febbraio con cui è stata approvata una risoluzione urgente che punta a scongiurare la chiusura degli uffici postali di Montepagano e Cologna Paese. Nel corso dell’incontro sono state rappresentate a Polidoro tutte le motivazioni che stanno alla base della richiesta di evitare la chiusura ed anzi potenziare e migliorare i servizi che vengono offerti dagli uffici postali presenti nelle due frazioni del territorio rosetano. Il Direttore Provinciale ha preso atto delle richieste e della delibera del Consiglio Comunale rosetano e si è impegnato a rappresentarle alla propria Direzione centrale. Servono però degli atti concreti da parte di Poste Italiane. A cominciare da una reale ricognizione del territorio per capire perché chiudere quei due uffici è un errore. Si tratta di comunità collinari e non tutti hanno la possibilità di spostarsi con un’auto o farsi accompagnare. Tra le soluzioni avanzate anche quella di tenere gli uffici aperti a giorni alterni, continuando quindi ad erogare i servizi alle comunità locali.


Ricordi 27 -

serie

II Bianca Coppa

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Una vita messa a disposizione degli altri, servendo la parrocchia del S. Cuore sin da quando questa vide la luce nel 1954. Anche se sapeva coordinare i chierichetti per la messa, la sua vera passione sono stati i bambini dell’asilo di William Di Marco

Bianca Coppa

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Da piccola era sempre nella chiesa di S. Filomena. Il suo compito era di portare i fiori sull’altare e per procurarseli passava in rassegna tutti i giardini. E poi ci fu il laboratorio di donna Giulia Mezzopreti che la formò e le diede la giusta educazione. Ricorda ancora, appena dopo la guerra, l’arrivo del primo prete bresciano: la parrocchia del S. Cuore non c’era, stava per nascere e lei si mise subito a disposizione del nuovo progetto

ricordi

fiori rendono tutto più bello e danno il senso di una forte nobiltà interiore. Bisogna saperli coltivare, oltre che apprezzare e, come tutte le piante, vanno costantemente innaffiati e portati a maturazione. Con quei colori così variopinti e quei profumi dalle mille fragranze danno un tocco sia nelle forme naturali dei giardini o dei prati dove crescono sia nei luoghi in cui vengono messi in mostra. E per avere sempre un bell’effetto, la cura che bisogna infondere è determinante e non c’è cosa più accogliente che trovare un ambiente pieno di queste magnifiche essenze della natura. Bianca Coppa ha preso a piene mani da questo spunto introduttivo, facendo dei fiori un po’ la metafora della sua vita. Donna di chiesa da sempre, non può essere assolutamente separata dalla vicende della parrocchia del S. Cuore, che lei ha visto nascere e crescere come se fosse stato un essere vivente a cui bisogna sempre stargli dietro per dare il giusto sostentamento. Dalle origini ai giorni nostri, la comunità che si è formata intorno ai padri di Brescia della Congregazione di Nazareth se ha un motivo conduttore, bene, questo può essere ricercato unicamente nella persona che ha donato tutta la sua vita e la sua opera affinché una realtà, che all’inizio era solo da costruire, diventasse uno dei centri più aggreganti del territorio rosetano. Bianca c’è sempre stata, al punto che non solo la conoscono tutti, ma in ogni ricordo dei bimbi - che furono tali oltre mezzo secolo fa - quella figura di donna sorridente e sempre disponibile non ha mai subito un piccolo affievolimento. E i fiori iniziali cosa c’entrano? Se si vuole conoscere un po’ più a fondo la vita di Bianca bisogna partire da lì, dalla sua passione di andare ogni giorno nella chiesa di S. Filomena, l’unica che c’era a Roseto, denominata poi Ss Maria Assunta. Ebbene, uno dei suoi compiti, da ragazzina, era quello di andare in giro tra le ville rosetane a trovar fiori per l’altare e se c’era da fare chilometri non era

affatto un problema. L’importante, questo il suo scopo, era addobbare con tanti profumi e colori il luogo di culto, dietro la supervisione di don Giulio Albani, severo nel pretendere osservanza da tutti, ma buono nel riconoscere l’impegno di questa ragazzina, che sempre gironzolava intorno alla chiesa. Quell’amore per delle cose che vanno coltivate con tanta passione, poi è stato preso dalla nostra protagonista per riversarlo su ciò che diventerà la missione della sua vita: stare vicino ai bambini e portarli verso una sana crescita, seguendo gli insegnamenti cristiani in ogni luogo dove lei ha operato. Anche in questo caso occorreva cura e tanta disponibilità nel mettersi a disposizione, così tutta quella esperienza dell’ adolescente che cercava i fiori più belli per l’altare della sua santa preferita, venne messa a servizio dei bambini dell’asilo e della parrocchia. Furono aiutati a crescere, per poi farli spiccare in volo. Se al Sacro Cuore c’è stata la mamma di tutti, il nome è facilmente individuabile: Bianca ha accudito migliaia di piccole creature che ancora oggi la ricordano con grande trasporto emotivo. E lei come reagisce? Intanto con il suo proverbiale sorriso che infonde tranquillità a chiunque l’osservi, ma anche mettendo a disposizione dell’interlocutore una memoria proverbiale, soprattutto quando si tratta di menzionare i nomi di quell’esercito di bambini che ha visto crescere e ai quali ha voluto sempre bene. Ma anche lei, ovviamente, è stata bambina e conviene partire da lì. Quella Roseto vicino la ferrovia c’entra qualcosa? Dobbiamo tornare un bel po’ indietro nel tempo, esattamente al 5 maggio 1932. Sono nata in via Fonte dell’Olmo, che non ha niente a che vedere con l’attuale denominazione. Allora la zona a sud si chiamava così, perché quasi del tutto desolata, con solo alcune case. Oggi con tale nome viene individuata la zona del palazzetto e dello stadio, mentre allora l’area era


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Ricordi 27-

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Roseto, 1949, parrocchia della Ss Maria Assunta. Le ragazze del laboratorio voluto da Donna Giulia Mezzopreti e retta dalle suore. Bianca Coppa è indicata dalla freccia

molto più vasta. Il luogo dove mia madre partorì è l’attuale via Silla, vicino la ferrovia. In pratica è la strada di fronte alla Banca Toscana. Mio padre Giuseppe e mia madre Maria De Simone erano di Pineto, tant’è che i miei fratelli, più grandi di me, erano nati lì. Maciste venne al mondo il 7 agosto del 1921, mentre Giovanni il 18 aprile 1923. Papà in verità l’ho conosciuto poco. Morì quando avevo solo dodici anni e so che era stato emigrante in Argentina. Mamma mi accudiva e mi voleva molto bene. Poi arrivò il periodo della scuola. L’unica Scuola Elementare che c’era allora era la Milli. Ma non frequentai da subito l’edificio principale, bensì la succursale collocata nel villino Di Giorgio con la maestra Elisa Angelini. In terza andai presso la sede centrale con la maestra Gravina Sperandii, mentre in IV ero in via Triboletti e in cattedra c’era l’insegnante Frisaldi. Poi arrivò la guerra e la scuola per un periodo fu interrotta. Così per prendere la licenza Elementare passò un po’ e a 14 anni feci l’esame. Ricordo che mi piacevano molto la Geografia e la Matematica, mentre non ero affatto attratta dalla Storia. Il mio forte erano le tabelline e allora le domande dei maestri erano un po’ a bruciapelo. Ti chiedevano di colpo dalla cattedra un saettante “6 per 8” e tu dovevi essere pronta a rispondere, altrimenti erano guai. Io le conoscevo perfettamente tutte quelle formule e spesso anticipavo la risposta dei miei compagni, perciò finivo dietro la lavagna in punizione. Della Geografia mi piacevano i luoghi che si conoscevano, mentre la Storia, con tutte quelle date, non l’ho mai sopportata. Gli amici di scuola di quel periodo furono, tra gli altri, Rita Cioci e Mario Di Blasio. Come giocava allora una bambina come lei? Dove stavo io non ci abitavano le bambine. Ero l’unica e i compagni di allora risultavano prevalentemente tutti maschietti. La mia casa era vicino a quella della famiglia Ruggieri, i quali avevano un vero battaglione di bambini. Mi adattai ai loro passatempi, con il gioco dei bottoni o quello delle “stazze”, cioè delle pietre basse e lisce che si facevano scivolare per abbattere un mattone. Sono cresciuta con questi divertimenti più da maschi, ma mi trovavo bene. Intanto la guerra si affacciò anche a Roseto. I bombardamenti li ho ancora presenti. Uno in particolare, il giorno del Sabato Santo del 1944, quando abbatterono il ponte del Vomano. Da casa nostra, dal momento che non

Roseto, 1957, via Manzoni. Bianca Coppa, suor Maria Bernardina e alcuni bambini dell’asilo

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Roseto, 1957, festa di compleanno di Paola e Luciano. Da sin. Paola De Santis, Bianca Coppa, Pina Coppa (sotto a Bianca), Mariella De Santis (in alto) e Luciano De Santis (sotto)

c’erano altre abitazioni che ostruivano l’orizzonte, si vide una grande colonna di fumo. Le incursioni furono tre e i rumori li sentivo vicini. Avevo paura, ma mia madre mi diede un semplice consiglio: tappati le orecchie e non ci pensare. In effetti appena sentivo un aereo facevo così e questo gesto mi tranquillizzava. Ma di episodi di quel tempo ce ne sono almeno altri due. Il primo è legato a una tragedia di un ragazzo di 19 anni che si chiamava Remo. Figlio di Rocco il calzolaio, mentre andava sulla spiaggia saltò in aria a causa di una mina. Vidi dei brandelli di carne e questo fatto mi turbò molto. L’altro episodio riguarda mio fratello più grande. Di lui, che era partito per il fronte, non sapemmo più niente. Comunicarono a mia madre che era morto, ma non si seppe mai se il suo decesso avvenne nella campagna di Russia o in Egitto. Siamo rimasti sempre all’oscuro di questa vicenda. In virtù della perdita durante il servizio militare, mia madre e io prendevamo un piccolo sussidio che ci permetteva di tirare avanti. Ero una ragazzina di 14 anni e una volta andai a ritirare in Comune quella che noi chiamavamo paga. Solo che in quel periodo la sede municipale fu trasferita a Montepagano. Così da sola mi avviai a piedi. Nel salire feci la scorciatoia che passava vicino le proprietà di Centorame, sopra la fornace di Branella. Arrivai, ritirai i soldi e nello scendere incominciarono le incursioni aeree. Ebbi paura e non mi avventurai per i campi, ma preferii fare la strada normale. Mi rifugiai in una casa abbandonata e pregai che tutto terminasse. Alla fine ripresi la strada e tornai a casa. Sono episodi che non si possono dimenticare. Dopo la guerra. Appena il conflitto ebbe termine, iniziai a frequentare il laboratorio dal tetto merlato che era di fronte alla chiesa di S. Filomena, dove oggi c’è un corniciaio e che veniva chiamato “Il castello”. Era stato creato da donna Giulia Mezzopreti e gestito dalle suore. In realtà a me stare lì dentro non piaceva affatto. Ero più attratta dall’andare in giro e mi piaceva stare in chiesa, pulirla, addobbarla con i fiori. Don Giulio Albani, il parroco di allora, ci mandava per i giardini delle ville a trovare i germogli per l’altare e noi lo facevamo con piacere. Allora non c’erano i fiorai, così ci facevamo dei giri alle volte veramente lunghi. Arrivavamo fino alla villa Mazzarosa oltre il Borsacchio e per noi era un piacere riportare dei bei mazzi di boccioli.

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Roseto, inizio anni ‘60, piazza del S. Cuore. Bianca Coppa con i bambini dell’asilo. È l’immagine metaforica della “chioccia”

Roseto, inizio anni ‘60, asilo del S. Cuore. Bianca Coppa al centro, suor Maria Augusta Venditti a sinistra e suor Alfonsa Fanì a destra

Ma nel 1948 potremmo dire che parte una nuova avventura? Ho capito a cosa si riferisce: iniziò la storia del S. Cuore. Infatti in quell’anno giunse a Roseto padre Ettore Pelati da Brescia della Congregazione di Nazareth. Era un piamartino e venne ad incontrare il donatore Giuseppe Guerrieri, il quale, non avendo figli ed eredi, lasciò tutte le sue proprietà ai religiosi, con il patto che nascesse una scuola a lui intitolata, come in effetti poi è accaduto. Padre Ettore fu ospite di don Giulio e poi andò ad abitare nella casa di Guerrieri in via Lombardia. Anzi, tempo fa, quando rividi il prelato, mi disse con molta nostalgia: “Ricordi quando venni la prima volta a Roseto?”. La messa allora si diceva in un padiglione della fabbrica di giocattoli Centola, industria in cui ho lavorato nei pochi anni che rimase aperta. Stava per nascere, quindi, la nuova parrocchia. Una volta che si concretizzò il lascito di Guerrieri, i preti bresciani acquistarono la casa di Filippone Thaulero, che era stata del benefattore Giovanni. Venne pagata 25.000 lire e la famiglia patrizia rosetana cedette, a un prezzo di favore, tutte le strutture dietro la casa, che avevano ospitato anticamente il famoso stabilimento vinicolo e le stalle. Insieme a questi edifici c’era anche un bell’appezzamento di terra, dove furono costruiti i campi sportivi. La parrocchia ufficialmente nacque il 5 giugno del 1954 e la messa veniva celebrata prima in una cappella piccola di fronte a dove oggi c’è la scuola e poi negli interrati della stessa. Il primo parroco fu padre Narciso Barlera e ad affiancarlo vennero da Brescia padre Franco Prandini e padre Carlo Bianchi. Intanto lei che faceva? Mi ero trasferita da via Silla ed ero andata ad abitare con mia cugina Linda Di Carlo nel palazzo costruito dal marito, Desiderio De Santis. In seguito, esattamente nel 1972, comprai un appartamento in via Secchia n° 15 dove abito tuttora. Tornando a quegli anni, nel 1956 fu aperto l’asilo, ubicato dove oggi c’è il Centro anziani. Ci andai a lavorare subito e per i primi mesi ero l’unica addetta e facevo un po’ tutto. Mi ricordo che iniziammo con 105 bambini e all’ora di pranzo li dovevo portare al refettorio che era dentro l’oratorio. Poi arrivarono le suore e le maestre, ma io sono rimasta lì per 38 anni. All’inizio non prendevo niente come rimborso e solo con l’arrivo di padre Bosetti incominciai a vedere qualche soldo, cioè 15.000 lire al mese nel 1963. Assistevo i bambini

Brasile, 2002, Rio de Janeiro. Bianca Coppa con un variopinto pappagallo. Dopo Rio, la tappa successiva sarà Fortaleza, dove i preti piamartini hanno una comunità

e cucinavo. Per un periodo sono stata a servizio della famiglia Passamonti, ma il mio mondo è stato sempre la chiesa. Da giovane avrei voluto intraprendere un percorso religioso, perciò andai dal 1954 al 1955 a Roma dalle suore del Bambin Gesù, di fronte a S. Maria Maggiore, ma non mi trovai bene. Invece la vita di parrocchia mi ha veramente completato e ho fatto un po’ di tutto: dal riordinare la chiesa all’organizzazione dei chierichetti, dal catechismo pomeridiano all’asilo. Ho visto crescere migliaia di bambini e molti me li ricordo con grande affetto, lo stesso sentimento che vedo in loro quando li incontro. E la vita dell’oratorio? Bella anche quella, soprattutto la domenica. Alle ore 8,30 c’era la messa, piena di ragazzini. Appena finita, correvano a giocare sui campi di gioco. Poi nel pomeriggio c’era il cinema, che era sempre pieno. I bambini si divertivano e gran merito va riconosciuto ai preti di allora. Per esempio un parroco che veramente ha dato tanto è stato padre Italico Bosetti: dal nulla ha reso bella e funzionale la chiesa, lavorando molto anche per le altre attività, come il circolo Acli e i campi di bocce. Ricordo ancora la Domenica delle Palme del 1963, quando venne celebrata la prima messa nella nuova chiesa. Fece una sottoscrizione per realizzare il pavimento, vendendo a 300 lire ogni mattonella. Poi a offrirlo fu Matricciani dall’America, tant’è che oggi c’è una lapide di marmo a ricordarlo. Anche padre Angelo Ghidini ha dato molto alla nostra comunità. Roseto e i giovani, un binomio anche per lei importante. Roseto è nel mio sangue, anche se una volta i rapporti umani erano migliori, con persone sempre disponibili a incontrarti e salutarti. Anche i giovani sono cambiati, ma in peggio, perché manca il rispetto e c’è più individualismo. È vero che, se le famiglie hanno una certa impostazione, i figli seguono le orme dei genitori, però è triste vedere che, dopo la Cresima, la maggioranza dei ragazzi non viene più a messa! È una conclusione amara, ma è solo un attimo. Poi di nuovo il sorriso, la voglia di sfogliare l’album dei ricordi, pienissimo di bambini dell’asilo che vedevano in lei una chioccia da seguire. Ora Bianca deve andare, ci sono gli impegni con la parrocchia. “Sono stata male un paio di giorni - sussurra - e tutti a preoccuparsi perché non fossi andata in chiesa”. Adesso è il vespro: c’è la messa da seguire.

Pubblicati: 1 Eleonora Filippone Thaulero; 2 Pasquale Zeppilli; 3 Sandro De Simone; 4 Domenico Di Battista; 5 Genovino Ferri; 6 Concetta Scaccioni; 7 Ettore Alcini; 8 Bruno Zenobio; 9 Mario Di Leonardo; 10 Romano Chiappini; 11 Pietro Iaconi; 12 Francesco Pincelli; 13 Maria Giunco; 14 Sante Mancini; 15 Camillo Mongia; 16 Raffaele Longo; 17 Lino Centola; 18 Soflia Di Simone.; 19 Pio Rapagnà; 20 Italo Di Antonio; 21 Antonio Di Felice; 22 Orlando Vagnozzi; 23. Sergio Di Pasquale; 24 Nicola Crisci; 25 Felice Cerquone; 26 Domenico Fasciocco.


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IL CALIFFO DEL LIDO DELL Mahmoud Abdul-Rauf a Roseto dal 26 al 28 feb

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ahmoud AbdulRauf, il fuoriclasse del “Roseto più forte di sempre” (Serie A 2004/2005), è tornato a Roseto invitato dagli Sharks, grazie a un’idea di Ilaria Cimorosi. Il Califfo del Lido delle Rose ha conquistato tutti anche fuori dal campo, con la sua disponibilità e gentilezza. Nei suoi tre giorni rosetani, AbdulRauf ha visitato il Comune, la onlus Dimensione Volontario e la Palestra D’Annunzio incontrando gli studenti rosetani. È stato poi l’ospite d’onore al gala dell’Hotel Bellavista e di Roseto-Imola. Queste foto vogliono fermare nella memoria tre giorni indimenticabili per Roseto.


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LE ROSE TORNA A CASA bbraio 2015. Le foto di Mimmo e Andrea Cusano

Basket

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Scuole ed edifici pubblici

in arrivo 22mila euro Sono i fondi che il Comune di roseto è riuscito a mettere a disposizione per una serie di interventi che riguarderanno la manutenzione delle coperture di alcuni edifici. I lavori verranno realizzati a breve, approfittando dell’inizio della bella stagione. Intanto alla scuola di via Veronese, quando piove, fuori diventa un pantano e per i bambini diventa quasi impossibile entrare ed uscire

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ttesi da qualche tempo, l’amministrazione comunale di Roseto è finalmente riuscita a reperire dei fondi per una serie di interventi di manutenzione che riguarderanno gli edifici pubblici, in modo particolare le coperture per far fronte ai problemi di infiltrazione di acqua piovana. Grazie ad una ricognizione relativamente alle risorse che possono essere utilizzate, l’Ente ha sbloccato una somma di circa 22mila euro, con l’obiettivo di realizzare la sistemazione di guaine

bituminose deteriorate, nuove guaine, la posa in opera di nuovi canali all’esterno degli edifici ed altri interventi analoghi. Nello specifico i primi interventi verranno realizzati proprio in concomitanza con l’inizio delle prime giornate primaverili e riguarderanno innanzitutto la Scuola “M. Schiazza” di via Veronese (il vecchio plesso) e la Scuola Media “D’Annunzio”, in seguito il Palasport ed altri edifici comunali. “Si tratta di una spesa necessaria affinché si possano preservare, nel miglior modo possibile”, ha sottolineato

l’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Fornaciari, “una serie di edifici scolastici e comunali che, purtroppo in passato, non sono stati oggetto della giusta manutenzione, soprattutto per quanto riguarda i tetti, con ovvio e spiacevoli conseguenze in caso di maltempo”. Un ruolo importante lo ha svolto il consigliere comunale con delega proprio alla manutenzione Romano Iannetti “Abbiamo monitorato, già da diverso tempo”, ha ricordato Iannetti, “gli edifici che devono essere oggetto di intervento e con l’interessamento dell’intera amministrazione comunale riusciremo, a breve, a dare le risposte da tanto tempo attese”. C’è però un problema che deve essere affrontato al più presto e di cui si era parlato già in passato. Riguarda l’esterno della scuola di via Veronese. Quando piove si formano dei pantani impraticabili, costringendo di fatto i bambini a restare chiusi in classe prima che qualcuno possa andare a prenderli all’uscita. Ma è impossibile anche attraversare il piazzale per raggiungere le aule. Una situazione di disagio che andrebbe risolta al più presto.


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foto: Mimmo Cusano

UNA SALVEZZA CHE VALE UNA PROMOZIONE Squali salvi, vincendo davanti a Mahmoud Abdul-Rauf. Adesso si può pensare al futuro

ome in un film scritto bene, il Roseto batte Imola e conquista i punti della matematica salvezza davanti a circa 3.000 spettatori, alle telecamere di Sky e, soprattutto, a Mahmoud Abdul-Rauf, il Califfo del Lido delle Rose tornato “a casa” dopo 10 anni. La squadra di coach Tony Trullo è nel suo miglior momento di forma del campionato, avendo collezionato 6 vittorie nelle ultime 8 partite. Questo significa che senza la falsa partenza di inizio campionato, quando gli Sharks collezionarono 5 sconfitte consecutive, Jackson e compagni potrebbero lottare per i playoff. Matematicamente, ancora nessun

Curva Nord

basket

Jacopo Borra

traguardo è precluso e Trullo ha giustamente dichiarato che, avendo oggi una squadra fatta di 9 giocatori competitivi (e si attende il rientro di Giovanni Carenza per le ultime gare del torneo), non vuole fare tabelle, ma pensa solo a vincere sempre per regalare a tifosi e dirigenza un finale di stagione che, oltre al dolce sapore della salvezza, dia ulteriori stimoli. L’ambiente, galvanizzato dal ritorno di Rauf e da un Jacopo Borra da 20 punti in 20 minuti di media nelle sue 4 gare in maglia rosetana, sembra l’ideale per continuare a fare basket. La salvezza, che tecnicamente vale la promozione nella Serie A2 unica 2015/2016 in virtù della riforma dei campionati, potrebbe essere il primo passo della ripartenza per un futuro in cui Roseto degli Abruzzi possa esprimere ancora una squadra nel basket italiano di vertice. Da due stagioni la compagine del Lido delle Rose si sta facendo onore in

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

un campionato competitivo e dotato di stranieri, ma è anche vero che la scorsa estate una trattativa ha rischiato di portare via il titolo di A2 Silver da Roseto. Stavolta, forte della salvezza/promozione arrivata con 6 turni di campionato ancora da giocare, la dirigenza ha tutto il tempo necessario per pianificare il futuro e coinvolgere nuove forze, capitalizzando un campionato che è il secondo dietro la Serie A1 e che vale attenzione e visibilità. Giusto quindi guadagnare tempo e, per una volta, continuare da un blocco composto da tecnico e giocatori che possa limitare al minimo i contraccolpi che comporta il continuo ripartire da zero. Oggi Roseto ha la possibilità di confermare diversi atleti che si sono rivelati scommesse vinte e puntare ad un futuro che veda ancora la piccola Roseto degli Abruzzi a braccetto con le grandi città, nell’elenco delle piazze storiche del basket italiano.


Roseto foto: Luigi Canu per Ciamillo&Castoria

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Story

FINALE DI COPPA ITALIA ED EUROPEO 2015

LUIGI LAMONICA NON SI FERMA L’arbitro italiano più titolato arricchisce ulteriormente il suo palmares

uigi Lamonica come Eddy Merckx. L’arbitro italiano più titolato, primo in Europa e fra i primi del mondo, da qualche anno rosetano d’adozione, continua ad arricchire un palmares più unico che raro collezionando allori. Infatti, lo scorso 22 febbraio ha diretto da primo arbitro la finale di Coppa Italia Sassari-Milano. Una soddisfazione doppia per l’Abruzzo cestistico e per Roseto, visto che il secondo arbitro della terna è stato il teramano Guido Federico Di Francesco, che d’estate vive a Roseto, alla sua prima finale. Luigi Lamonica si è schermito dopo l’ennesima soddisfazione, sottolineando che il merito era della fortuna, visto che la terna è stata sorteggiata. Con quella del 2015, Lamonica arriva a 8 finali di Coppa Italia dirette, che si aggiungono alle 19 finali Scudetto. Ma “il Cannibale” degli arbitri, che a fine stagione 2015/2016 attaccherà il fischietto al chiodo a termini di regolamento per raggiun-

Lamonica e Sacchetti, coach del Sassari

ti limiti di età, continua ad essere richiesto in ambito internazionale e così, pochi giorni fa, gli è arrivata la designazione per essere uno degli arbitri del Campionato Europeo 2015. Anche in questo caso le cifre parlano da sole, essendo Lamonica già stato chiamato a dirigere gare degli Europei 2003, 2005, 2007, 2011, 2013 ed avendo diretto le finali nelle edizioni 2003, 2005, 2011 e 2013. Nessun direttore di gara italiano può vantare un simile poker, né tantomeno la partecipazione a 2 Olimpiadi (Pechino 2008

Lamonica prova la palla contesa

e Londra 2012), la direzione di una finale dei Mondiali (Turchia 2010), 3 finali di Eurolega (2007, 2011, 2012) e svariate finali di altre coppe europee. “Mister Decidere”, soprannome derivatogli dal titolo del suo libro scritto nel 2011, i cui ricavi hanno fruttato nell’estate 2014 una donazione di 5.000 euro alla onlus L’Aquila per la Vita che combatte il cancro, commenta così la sesta chiamata continentale: «Mi piace pensare alle mie 6 convocazioni come ad un lungo percorso iniziato 12 anni fa, da perfetto sconosciuto, impaurito da una simile esperienza. Ora sono “vecchio” ed esperto, ma con la stessa consapevolezza del lavoro importante che mi verrà richiesto: trasferire una parte della mia conoscenza ai colleghi più giovani, aiutarli, supportarli, guidarli per quello che mi sarà possibile in campo e, perchè no, forse anche fuori. È un ruolo che, in questa mia ultima parte della carriera, mi sta dando nuovi stimoli, nuove sensazioni ed anche nuove soddisfazioni».

Lamonica e Di Francesco


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(tra Curiosità &

31 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché via Meucci a Campo a Mare si chiama così?

A Campo a Mare, nella parte superiore alla via di collegamento tra il centro cittadino e la popolosa località (viale Europa), c’è una strada un po’ particolare. È a forma di ferro di cavallo e contiene, quindi, tre vicoli. È intestata a uno sfortunato ricercatore, inventore del telefono, ma mai considerato dagli Americani come tale, fino a un recente “mea culpa” di questi ultimi. Antonio Santi Giuseppe Meucci (Firenze, 13 aprile 1808 - New York, 18 ottobre 1889) è stato un inventore italiano, celebre per lo sviluppo di un dispositivo di comunicazione vocale accreditato da diverse fonti come il primo telefono. Meucci non si limitò solo all’invenzione del telefono, ma propose numerose innovazioni tra cui le candele steariche, oli per vernici e pitture, bevande frizzanti, condimenti per pasta e una tecnica per ottenere pasta cellulosica di buona qualità. Nell’estate del 1872 Meucci consegna i disegni del suo telettrofono al vicepresidente dell’American District Telegraph di New York. È la stessa società per cui lavorano come consulenti Alexander Graham Bell e Elsha Gray. Il 14 febbraio 1876 alle ore 14, Bell presenta all’ufficio brevetti il

proprio apparecchio telefonico. Lo stesso giorno, ma due ore più tardi, Elisha Gray deposita il suo. Nel 1886 si apre il processo contro Antonio Meucci e la Globe Telephone Company. Il giudice Wallace, nel 1887, sentenzia che quella di Meucci è stata una trasmissione meccanica, e non elettrica. Bell e la sua compagnia hanno vinto. Ma nello stesso momento in cui il processo contro Meucci viene iniziato dalla Bell Telephone Company, il Governo degli Stati Uniti apre un’inchiesta che porta all’incriminazione per frode e falso contro Bell. Meucci muore nel 1889, senza poter seguire il dibattimento. A 113 anni dalla sua morte, l’inventore italiano Antonio Meucci si è visto riconoscere i suoi meriti dal Congresso degli Stati Uniti (Washington, 16 giugno 2002: 107° congresso, risoluzione n. 269). Approvando per acclamazione una risoluzione presentata dal deputato italoamericano Vito Fossella dello Stato di New York, la Camera di Washington ha proclamato Meucci “l’inventore del telefono”. Il suo rivale - l’americano Bell che gli sottrasse la gloria e il successo e che sull’invenzione costruì un impero economico - esce come un impostore e un profittatore dalla risoluzione della Camera. (InfoWeb)

Antonio Bidetta e Carlo Tacconelli a Sanremo Antonio Bidetta (chitarra e voce) e Carlo Tacconelli (tastiere e voce ) nei giorni della kermesse sanremese hanno accompagnato con i loro strumenti l’esibizione del cantante romano Christian Botti (della M.C. Music Records). I tre hanno presentato quattro brani del disco che l’artista di Roma farà uscire a maggio durante la trasmissione “Sanre-

mo D.O.C.” ( che va in onda su “Muzic Tv” Sky Hd 951 ). I due artisti rosetani sono già tornati e hanno subito ripreso l’attività live con la loro band, Accessori Anni Sessanta, che sta scaldando i motori per l’imminente bella stagione. Intanto il gruppo rosetano, anche nella stagione invernale, fa divertire il pubblico che ha una caratteristica costante: si scatena sempre di più con la loro musica, apprezzata allo stesso modo da giovani e persone mature.


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(tra Curiosit

Chorus 46 di marzo è in edicola

Torna al centro, ancora una volta, la letteratura. Il periodico di approfondimenti culturali e analisi storica dedica l’apertura al sommo poeta. Il titolo è “Dante Alighieri, il più grande letterato di sempre” per poi sottolineare A 750 anni dalla sua nascita (1265-2015) i meriti di colui che viene definito il “sommo” poeta dai critici internazionali rimangono intatti, a dimostrazione che la cultura universalistica e la lungimiranza intellettuale dell’autore della Divina Commedia sono ancora un faro per l’intera umanità. A seguire Monia Caprioni, oggi in possesso di laurea magistrale, presenta la sua tesi, discussa il 24 febbraio 2012 e riguardante la laurea triennale. L’università è la “D’Annunzio” di Chieti-Pescara, Facoltà di Economia, Corso di Laurea in Economia e Com-

mercio. Il titolo è “Il porto di Giulianova” e il relatore è stato il prof. Piergiorgio Landini. Paolo Nocelli si sofferma sul fatto che “Non esiste un sistema elettorale perfetto, però…”, in cui il sottotitolo chiarisce: Nella maggior parte dei Paesi democratici riveste un ruolo fondamentale la governabilità esercitata attraverso il “premio di maggioranza”, in cui il principio della proporzionalità viene sacrificato a vantaggio della governabilità. Infine il direttore di ‘Controaliseo’, Ugo Centi, parla della “Nuova sede del Saffo: la politica si assuma le sue responsabilità”, per poi delucidare Che il “Saffo” abbia bisogno di spazi nuovi è indubbio. Oltretutto paga dei fitti negli edifici datati ove è ospitato. Il problema è un altro: perché lì, e perché per atto tecnico e non politico.

Un tempo com’era la colazione? Sicuramente senza gli imballaggi di oggi Se si torna indietro di una cinquantina di anni fa (in alcune zone anche meno) ci si accorge di come sono cambiate le abitudini alimentari, soprattutto la mattina a colazione. I luoghi di tali riflessioni sono spesso i saloni dei barbieri (ce ne sono diversi. Ne citiamo uno per tutti: i fratelli Triozzi), in cui le persone anziane ricordano i giorni andati. Intanto quei bambini di un tempo avevano l’alimento essenziale che era il latte, come lo è - per fortuna - ancora oggi. Tuttavia le differenze erano tante. Ad iniziare dal bel liquido bianco. Veniva portato a casa dal “lattaio” che con la bicicletta passava ed emetteva il sibilo chiamativo con il fischietto d’ordinanza. I due contenitori in acciaio inox erano appesi al manubrio del ciclo e la lì avveniva il versamento in una bottiglia o in una pentola. Quel latte era solo intero, appena munto, a differenza delle varie tipologie di oggi, dove spesso l’elemento essenziale è così artefatto che di uguale a un tempo ha solo... il colore. Il bambino di allora faceva colazione con un po’ di pane o, come accadeva a quelli della zona del S. Cuore, con le “fruste”. Il forno del quartiere - aperto da una coppia di piemontesi di Biella con origini meridionali, esattamente i signori Andrea e

Dona anche tu un pò di

sangue!

Anna Faretra - aveva messo in produzione, oltre le pagnotte canoniche, anche questo tipo di sfilatino molto sottile e lungo, per l’appunto una specie di frusta. Era preciso per intingerlo nel latte e già poteva essere considerato un’evoluzione al classico pane fatto in casa. In tutto ciò si poteva aggiungere un goccio di caffè, ma nemmeno tanto, perché costava ed era consumato in prevalenza dagli adulti. La differenza con l’attuale colazione è abissale. Come dicevamo, il latte oggi ha tantissime varianti; poi ci si aggiunge il cacao, la cui scelta è sempre condizionata dalla pubblicità televisiva mattutina. Dopo via con i fiocchi di mais, i bastoncini di fibre, i fiocchi vitaminizzati, l’avena, fiocchi di cereali, biscotti di tutte le marche, cioccolata, marmellata, fette biscottate. A seguire il gran finale con merendine, da portare anche a scuola e, se c’è spazio nello stomaco, anche un po’ di yogurt. Ovviamente il tutto innaffiato con un succo di frutta. Qualcuno potrà dire: e la differenza è tutta qui? Magari: il grosso del cambiamento si è avuto con la produzione degli imballaggi e dei rifiuti. Una volta era pari a zero, oggi, dopo la colazione, ci vuole già un bidone a parte per contenere tutte quelle scatole e la plastica! Fin che dura... va bene così.

AVIS Comunale di Roseto Via Calabria, 7 – Roseto degli Abruzzi e-mail: avisroseto@gmail.com Cell. 329/7230960 Apertura sede ogni lunedì dalle ore 11,00 alle ore 12,00


CUR IOSIZIE

(tra Curiosit

I Ragazzi di una volta 24 Un’eccezionale rimpatriata Nell’estate del 1993, esattamente il 22 luglio, venne realizzata una bellissima iniziativa. Far indossare scarpette e magliette alle vecchie glorie della pallacanestro locale. Nessuno si tirò indietro e la partecipazione del pubblico fu notevole. Molti di quei protagonisti, non solo avevano fatto la storia dello sport di Roseto, ma erano stati anche gli “eroi” della famosa promozione in serie A del 1957. E in quei giorni il fatto straordinario si basava sul fatto che il quintetto era tutto “made in

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à & Notizie)

Roseto”. Altri tempi, è vero, ma vale la pena ancora godersi questa immagine. Il ritrovo fu (e non poteva essere diversamente!) l’Arena 4 Palme. In piedi da sin. Ferzetti, Mongia, Collevecchio, Celommi, Nigrisoli, Rocci, Settepannella, D’Alessio, Peracchia, De Simone, Di Giuseppe, Angelini, Bruscia (allenatore); in basso da sin. Tulli, Testoni, Ippoliti, Bruscia, Pincelli, Maestri, Fidanza, Bacchetta, Maggetti e Marini. Di quella gara esiste anche un filmato girato dal videoamatore Vincenzo D’Angelo.

Il passato nel presente 6 - L’ingresso dell’Arena 4 Palme Una piccola giungla. Apparentemente sembra così, ma non è altro che il lussureggiante ingresso dell’Arena 4 Palme di Roseto, tempio dello sport in generale e della pallacanestro in particolare. La foto, risalente agli anni ‘50, mette in evidenza come le palme fossero già abbastanza grandi e che l’ingresso verso la struttura era molto elegante, con una fontanina al centro, in modo da dare al tutto le sembianze di un giardino. Sullo sfondo si vedono ancora gli archi in cemento armato, caratteristica dell’impianto dove originariamente si praticavano diversi sport. Il libro “Roseto e le sue storie” (Sigraf Editore, 2006) così riporta: Le iniziative ricreative non mancarono e sorsero nuovi punti di ritrovo. Uno dei più importanti e che col tempo diventerà anche prestigioso sotto il profilo sportivo, sarà l’Arena 4 Palme, così chiamata per l’esistenza di magnifici esemplari di alti fusti di palme. Il terreno era ghiaioso e l’Amministrazione comunale l’aveva ottenuto in concessione dalle Ferrovie. Il grande merito va ascritto a Flavio Piccioni e a un gruppo di suoi amici che ivi crearono un’arena sportiva per la pallacanestro, il tennis, il pattinaggio e pista da ballo, con annesso un circolo. L’inaugurazione avvenne il 22 luglio del 1950. Commentare come si è ridotto oggi l’ingresso di questo gioiello rosetano è come sparare sulla Croce Rossa. La colpa è anche del punteruolo rosso che ha fatto seccare i quattro bei fusti di palma, ma adesso bisogna porre rimedio, possibilmente ricreando la raffinatezza di un tempo.

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CENTRO TECNICO DEI SISTEMI ELETTRONICI • • • • • • • • • • • • • • • •

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Associazione Carabinieri di Roseto

nuova iniziativa di solidarietà Il presidente Gino Angelozzi ha consegnato un assegno alla mamma di una bimba affetta da neuroblastoma e che ha bisogno di cure particolari

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a Sezione Carabinieri di Roseto degli Abruzzi, anche quest’anno ha dato il meglio di sé. Ha festeggiato San Valentino e il carnevale, come ha sempre fatto dalla data della costituzione della Sezione ANC, sette anni fa circa, organizzando una cena con animazione per i bambini e musica con grande partecipazione di famigliari ed amici degli associati e simpatizzanti, un totale di 250 adulti ed 80 bambini. Nel corso della serata, sono stati dati doni ai più piccoli e per i più grandi una lotteria con tantissimi premi. Come negli anni precedenti, anche quest’anno, il ricavato dei biglietti della lotteria, insieme ad un contributo diretto dell’Associazione è stato devoluto ad una bambina residente nel Comune di Campli, affetta da neuroblastoma al quarto stadio. Nei giorni scorsi, il presidente della Sezione ANC di Roseto Gino Angelozzi ha consegnato alla madre della bambina il contributo raccolto. Alla cerimonia, che si è tenuta nel Palazzo Municipale di Campli erano presenti il sindaco Pietro Quaresimale, il vice comandante della locale Stazione CC, l’Ispettore Provinciale della ANC Pietro Piccioni ed il Presidente della Sezione ANC di Campli Luigi Pizzuti. Non è la prima volta che l’ANC di Roseto organizza eventi con scopo benefico. Inoltre, l’associazione collabora con il Comune per garantire il servizio d’ordine sul territorio in occasione di manifestazioni estive, eventi e assicura il proprio apporto anche durante le giornate di mercato rionale.


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Sala Polivalente Museo della Cultura Materiale Montepagano “Carnevale della Solidarietà

per i Bimbi” L’ Ass. Cult. “Vecchio Borgo” ringrazia i partecipanti e tutti i collaboratori che si sono adoperati per la riuscita della manifestazione.

                                                                                                               

                                                                                                               

L’ Ass.  Culturale   “ Vecchio   Borgo ”    

L’ Ass.  Culturale   “ Vecchio   Borgo ”    

con il  patrocinio  del  Comune  di   Roseto  d .  Abruzzi      

ALLESTISCE con  il  patrocinio  del  Comune  di   in  occasione  della““ FESTA  DELLA   Roseto  d .  Abruzzi       L’   Ass.  Culturale   “ Vecchio                                                                                                                    

ALLESTISCE in  occasione  della““ FESTA  DELLA  

Borgo ”  

DONNA ”

Sabato 7  e  Domenica  8  Marzo   Dalle  Ore  16  Alle  19,30  

con il  patrocinio  del  Comune  di    nei  locali  della  VILLA  COMUNALE  di   DONNA ”   con foto del Roseto  una   Roseto  d .  Abruzzi       e oggetti Sabato  7  e  Domenica  8  Marzo  

Museo ”MOSTRA  RETROSPETTIVA”   della Cultura   ” MOSTRA  RETROSPETTIVA”   ALLESTISCE   Materiale di Montepagano  nei  locali  della  VILLA  COMUNALE  di   in  occasione  della“ FESTA  DELLA   Dalle  Ore  16  Alle  19,30  

“ FESTA DELLA  

Roseto una  

”MOSTRA  RETROSPETTIVA”   ” MOSTRA  RETROSPETTIVA”    

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INGRESSO GRATUITO

Sabato 7  e  Domenica  8  Marzo  


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DRAMMI AMERICANI, PROCESSI TERAMANI di MARIO GIUNCO

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Tre storie di emigranti di un secolo fa raccolte e raccontate da Elso Simone Serpentini. E le donne non ci fanno bella figura…

n giovane di Arsita, emigrato in America, non solo per lavoro, riceve una lettera anonima. La moglie è una poco di buono, ha uno stuolo di amanti, oltre al titolare fisso. Contagia tutti, compreso il marito tornato a casa, di una terribile malattia. Cerca di avvelenare lo stesso coniuge. Ma per lei non vi sarà scampo. Siamo nel 1908. Il protagonista della seconda storia, che si svolge a Intermesoli nello stesso anno, è chiamato “diavolo sciancato”, esercita il suo potere in modo dispotico e crudele su chi gli sta accanto. Il figlio si imbarca per l’America. Qui lavora sodo, va a scuola, impara a leggere e scrivere. Manda i soldi, sperperati regolarmente dal padre, che vuole che il figlio torni in Italia, per sposare la donna che scelto per lui, e per un certo motivo, di cui è meglio tacere. Anche questa vicenda finirà in tragedia. Siamo ora a Castilenti, nel 1911. C’è il classico tradimento coniugale, il marito si trova in America. Lei, madre di quattro figli e in attesa del quinto, fugge con l’amante a Roma. Ma il marito la rintraccia, è disposto a perdonarla. Già a raccontarle per accenni queste storie suscitano interesse e curiosità. Le principali reti televisive ormai quotidianamente propinano – e spesso imbastiscono, complicandole all’inverosimile – vicende che, con un po’ di buon senso, un maresciallo dei carabinieri sarebbe in grado di districare. E ormai non si scrive più un libro che non sia un “giallo”, che non abbia il meccanismo del “giallo”, che non abbia riposto qualche delitto, vero e immaginario che sia. Perfino Umberto Eco, nel suo recente romanzo, “Numero Zero”, ha dovuto farvi ricorso, insieme ad una storia d’amore, ugualmente stiracchiata. Altrimenti non si scala la classifica delle vendite. Il nuovo libro di Elso Simone Serpentini, “Tre drammi ‘americani’” (Artemia edizioni, Mosciano Sant’Angelo) arricchisce la cospicua raccolta dedicata dall’autore ai processi celebri teramani. Sono ormai ventisette volumi, che si riferiscono a delitti com-

messi nei secoli da ricchi e potenti, da poveri e deboli. Da questi ultimi, soprattutto. Che mostrano talvolta una dignità inaspettata – creature punite già dalla vita e sopraffatte dai rimorsi - nell’assumersi la responsabilità di un gesto criminoso e nell’espiare la pena (la “squartatrice” di Teramo). Ma c’è chi non si sporca le mani e allora come oggi riesce a districarsi nelle maglie della giustizia – generalmente più spedita e più precisa di quella odierna - e a farla franca, attraverso protezioni e connivenze. Come nel caso Scena di Atri, dall’autore ampiamente trattato. Al mondo non resta che fare il torto o subirlo, si direbbe con manzoniana memoria. E su queste vicende, carpite dalla polvere dei verbali, dalle deposizioni e dalle sentenze, che Serpentini rievoca con il piglio dello storico e lo stile del romanziere, sembra stendersi alla fine un velo di umana pietà. E non essere lontano il perdono. “Quando, la sera, arrivò a Intermesoli, sul carretto (…), non trovò nessuno ad attenderlo. Pioveva e faceva freddo. La casa era in disordine e la madre cominciò a rassettarla, prima la cucina, poi la camera da letto. Andò fuori e raccattò qualche pezzo di legno, poi accese il fuoco. Cenò in silenzio, mentre la madre metteva a letto sua figlia. Prima di andare a letto anche lui (…) diede uno sguardo fuori, dalla finestra della cucina. In strada non c’era un’anima viva. Ripensò all’America. Non vi sarebbe più tornato. Anche i cognati erano tornati tutti e ora stavano a Intermesoli. Avrebbe ricomprato delle pecore, avrebbe lavorato, per sé, per sua madre, per sua figlia. Forse avrebbe potuto rifarsi una vita. Forse avrebbe potuto dimenticare quanto era accaduto. Il silenzio che c’era in quella casa ora faceva impressione. Ma egli aveva la sensazione, che gli dava paura e angoscia, di poter risentire da un momento all’altro provenire dal letto, dove aveva sempre dormito, la voce del padre e le sue bestemmie. (…) Ma in quella casa “lu diàhule sciancàte” non sarebbe tornato mai più”.

GIOVEDI’ 12 Marzo 2015 ORE 22.00”

“MADE IN ITALY” live


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di MARCELLO PERPETUINI

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L’uomo creatura degli extraterrestri?

a sempre l’uomo si chiede da dove egli venga. Chi siamo noi? Chi ci ha creati davvero? La teoria evoluzionistica in parte spiega molti passaggi di queste eterne domande, le religioni poi, che oggi sono presenti sulla Terra indicano quasi tutte un intervento sovrannaturale che giustifica i pezzi mancanti del mai completato puzzle. Esistono però anche dei ricercatori della materia, per così dire, alternativi, che traducendo il testo sacro per antonomasia, la Bibbia, riescono a trarre delle conclusioni che forse si potrebbe dire, appaiono, anzi sono sconcertanti. Uno tra i più autorevoli di questo misterioso, ma affascinante campo, è il Dr. Mauro Biglino, traduttore molto noto nel nostro Paese di testi biblici e autore di innumerevoli libri sul tema della creazione umana per intervento di entità extraterrestri. Per facilitare la comprensione di questo affascinate argomento, partiamo dal discorso della genesi descritta nell’Antico Testamento e spiegato poi dalle teorie di Biglino. Se Adamo ed Eva (forse intesi in una pluralità di individui) sono stati il frutto di manipolazioni genetiche effettuate da esseri alieni molto avanzati, come descritto in uno dei suoi libri, come si spiega che la stessa Eva derivando da una non ben identificata struttura biologica di Adamo, potesse avere un sesso femminile, quindi differente da quello del suo donatore? Questo sembrerebbe un controsenso biologico! In effetti, come spiega il ricercatore, apparentemente è così. Anche i più autorevoli genetisti che stanno elaborando nuove teorie che terrebbero conto di quanto contenuto nei testi antichi e non solo nella Bibbia, hanno seri dubbi sulla questione. Quei ricercatori hanno anche fornito degli scritti redatti apposta per un altro nuovo libro che Biglino sta scrivendo. Gli attuali protocolli scientifici per la clonazione non prevedono la possibilità di passare direttamente da un maschio ad una femmina perché è necessaria la presenza di un ovulo femminile intermedio. Primo anello mancante dunque. La Bibbia, afferma ancora il Dr. Biglino, “Non ci ha tramandato il racconto nella sua forma completa: la letteratura ebraica extrabiblica nella vicenda di Adamo ed Eva contempla infatti la presenza di una terza femmina (Lilith), ipotizzata anche negli studi del sacerdote Don Guido Bortoluzzi che la definisce con molta chiarezza la “femmina ponte”. Questa femmina potrebbe dunque rappresentare la chiave della spiegazione, l’elemento intermedio che è assente nella bibbia masoretica da cui dipendono sostanzialmente le Bibbie che tutti, più o meno, abbiamo in casa. Lo studio continua e magari in futuro la scienza medica o la storia ci daranno le risposte.” Potrebbe quindi sembrare

che la Bibbia, come la traduce il ricercatore, sembrerebbe avere un contenuto non spirituale dello stesso racconto biblico, analizzando e traducendo i termini del testo in modo scientifico, probabilmente non emerge dalla narrazione un contenuto che possa rivelare aspetti di tipo trascendente. Anche nei Vangeli che sono sostanzialmente il frutto della commistione tra storia ebraica e pensiero ellenistico improntato soprattutto al platonismo e neoplatonismo o addirittura alle correnti gnostiche (vangelo di Giovanni): in questo senso il Nuovo Testamento contiene una elaborazione spiritualista che va oltre la concretezza sostanzialmente storica e materiale del pensiero ebraico che ha improntato le prime stesure dell’Antico Testamento. “La questione del soprannaturale attiene comunque alla fede e ritengo che non possa essere contenuta e spiegata in alcun testo”, conclude Biglino. In sostanza emerge, anche dalle interviste che il ricercatoretraduttore ha rilasciato a tv nazionali, che la nostra civiltà potrebbe appartenere ad un “altro mondo” partendo proprio dalla traduzione dei libri sacri emergerebbero delle verità che probabilmente la religione “ufficiale” ha mantenuto nel riserbo oppure addirittura nascoste. Si parla nei suoi libri anche della mitologica Arca dell’alleanza, come possibile contatto con i nostri “creatori” extraterrestri. Vengono alla luce passi tradotti della Bibbia dove si parla, ad esempio, di carri luminosi che appaiono nel cielo (astronavi?), vengono descritte minuziosamente, in particolar modo nell’Antico Testamento, pagine e passi, dove Dio non è affatto quell’entità spirituale che la religione spiega. Ma piuttosto un Dio vendicativo e molto umano nei propri limiti. Cosa c’è di vero in tutto questo? Davvero la Bibbia può contenere il messaggio di una civiltà aliena che avrebbe innestato i suoi geni con l’uomo di Neanderthal come afferma Biglino? E se si, adesso dove sono adesso i nostri “creatori”? Da dove vengono? Forse da Orione? E’ per questa ragione che le piramidi in Egitto sono perfettamente allineate con quella costellazione che più volte ritroviamo raffigurata nei disegni e nella simbologia antica? Ed infine: per quale scopo avrebbero generato questa nostra civiltà? Il ricercatore non esclude tuttavia l’esistenza di un “vero Dio” che comunque non corrisponde, stando alle sue traduzioni, a quello che noi abbiamo sempre immaginato. Ma a qualcosa di molto più spirituale. Sono teorie affascinanti che vale la pena approfondire, magari cercando i video sulla rete delle sue innumerevoli conferenze sul tema degli antichi astronauti che visitarono il nostro pianeta per poi innestare la loro civiltà con la nostra.


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Riuscito l’incontro con gli studenti dal titolo

“Stavolta ce la giochiamo” organizzato da Sportmeet

di Ilenia Secone Seconetti

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La manifestazione si è svolta il giorno 21 febbraio presso l’aula Magna dell’Istituto “Moretti”. A condurre la manifestazione è stato il dottor Paolo Crepaz, medico di diverse squadre nazionali, giornalista sportivo e docente di Pedagogia dello Sport all’Università Salesiana di Venezia

oseto torna ad essere la capitale della boxe. Il 14 marzo prossimo, infatti, il PalaMaggetti ospiterà le World Series dove gli azzurri dovranno affrontare sul ring, nelle varie categorie, i pugili americani nell’ambito delle qualificazioni alle Olimpiadi di Rio 2016. Presentato il programma con la partecipazione del preparatore dell’Italia Thunder Boxing Team, il campione olimpionico 2008 di Pechino e del mondo nei dilettanti nel 2007 e 2009 nella categoria supermassimi Roberto Cammarelle. “Sono stato in questa bella città già in passato”, ha ricordato il preparatore del team azzurro, “in vista delle qualificazioni alle Olimpiadi di Pechino. Io avevo già il pass ma volli venire ugualmente. Roseto ci porta bene ed è per questo che abbiamo scelto questa location per i match più importanti delle World Series. Gli americani ultimamente si sono rinforzati. Noi però abbiamo un gruppo forte, a cominciare da Mangiacapra, Cosenza, Russo”. Presenti i vertici della boxe abruzzese, con Luciano Caioni, responsabile dell’associazione pugilista locale in prima linea. Soddisfatto della scelta su Roseto il presidente

di Noemi Romanelli

dell’Italia Thunder Bonxing Team Paolo Casserà che ha poi ricordato come questo evento sia assolutamente paragonabile ad un vero e proprio campionato del mondo durante il quale si affrontano i pugili a squadre, portando punti importanti alla classifica e soprattutto consente di conquistare il pass per le prossime Olimpiadi. “Questa è una boxe che tutti possono seguire”, ha sottolineato Casserà, “ci auguriamo di avere il sostegno di tutta la città, non solo degli appassionati di questo nobile sport”. Se Roseto ancora una volta riesce ad ospitare un evento così importante lo si deve soprattutto a Mimì Di Battista, assente alla presentazione della manifestazione perché alle prese con alcuni piccoli problemi di salute ma che farà di tutto per esserci il 14 marzo prossimo quando i pugili incroceranno i guantoni. L’assessore allo sport Mirco Vannucci, lo ha comunque ringraziato per quanto fatto finora. Intanto già eseguito il sopralluogo al PalaMaggetti. Tutti gli incontri, a cui si potrà assistere gratuitamente, saranno trasmessi in seconda serata su Italia Uno, un veicolo importante per l’immagine di Roseto in vista della prossima stagione estiva.


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psicologia

Decidere di andare

dallo Psicologo Riflessioni dalla Psicoterapia Cognitivo Comportamentale a tanto pensavo di prendere un appuntamento con Lei, ma poi non so, una volta una cosa, una volta l’altra…alla fine dopo tanto, eccomi qui… non è più il caso”: emerge spesso in prima seduta che la decisione di prendere un primo appuntamento con lo Psicologo arriva dopo molte indecisioni, dopo tanti ragionamenti e perplessità o anche dopo numerosi tentativi di risoluzione del problema attraverso altre strategie. Negli adulti la decisione di iniziare una terapia psicologica è un fenomeno complesso, ma in sintesi può dipendere da quattro fattori principali: 1- essere motivati a cambiare: la motivazione a guarire è frutto di un processo lungo che può a volte durare anni, con il rischio concreto che si arrivi ad essere motivati quando si è in una fase cronica, ad esempio con l’invio dei servizi sanitari. La motivazione fa riferimento a quanto sono motivato ad iniziare una terapia, quanto sono fiducioso di riuscire a guarire dal mio problema, quanto impegno sono disposto a mettere e quali sono i miei obiettivi, quanto concordo con essi. 2- essere convinti di potercela fare: in molti casi non si ricorre alla figura dello Psicologo perché si è convinti di potercela fare da soli, di avere tutti gli strumenti per poter affrontare il problema. Questo può portare ad aumentare il tempo di permanenza nella propria sofferenza e potrebbe talvolta avviare una serie di problemi conseguenti di tipo secondario. Può capitare inoltre che si eviti un

di Luisa del nibletto

trattamento di psicoterapia convinti che da quella sofferenza non si possa uscire, che non ci sia soluzione. 3- essere disponibili ad impegnarsi nel processo terapeutico: la terapia spesso richiede impegno da parte del paziente. Ad esempio la terapia ad indirizzo Cognitivo Comportamentale è una forma di psicoterapia che richiede impegno, non solo durante la seduta, ma anche al di fuori di essa; infatti alla fine di ciascuna seduta tra terapeuta e paziente si concordano dei compiti a casa, che a volte possono richiedere al paziente tempo ed energie costanti. L’impegno consiste anche nel non saltare le visite programmate ed inserire la terapia psicologica tra i primi impegni giornalieri per un periodo di 6-12 mesi almeno. 4- concordare con gli obiettivi e le strategie del cambiamento: sempre riferendoci alla terapia cognitivo comportamentale, essa può essere paragonata ad un gioco di squadra, come il calcio o la pallavolo, in cui i giocatori (in questo caso paziente e terapeuta) collaborano assieme per raggiungere lo stesso obiettivo: la risoluzione di un problema che crea sofferenza nel paziente, un obiettivo di guarigione. Come una squadra, è fondamentale che terapeuta e paziente concordino le strategie da seguire per arrivare all’obiettivo della salute. Indubbiamente decidere di iniziare un percorso terapeutico è frutto di una complessa elaborazione individuale dove si analizzano attentamente da una parte i vantaggi e gli svantaggi di restare in una data situazione di sofferenza e dall’altra i costi e i benefici del cambiamento!


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Il

segnatempo di GIORGIA PASQUINI

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Ventiquattrore. Il tempo di una giornata. Oppure l’unità di misura di un evento unico e irripetibile. E il metro di tutto ciò? È certamente il nostro orologio

fogliando il panorama contemporaneo è possibile individuare una sfumatura di mercato che, partendo dall’hi-tech, scivola verso l’integrazione dei materiali naturali. Raccontandola a colori potremmo dividere questa realtà come una scala di grigi. BIANCO - Per chi sente di possedere un animo, come oggi riecheggia, “eco fiendly”, sono disponibili orologi che, a dire del produttore WeWood, riescono a fondere l’ecologia con l’accessorio fashion. Il prodotto è realizzato interamente con materiali naturali e il legno diventa il suo componente principale: non essendo introdotte sostanze chimiche o tossiche, l’oggetto è ipoallergenico e delicato sulle pelli più sensibili, naturale nei materiali e anche nelle sensazioni al tatto. Questo prodotto si definisce “eco” non solo per i materiali utilizzati, ma soprattutto per l’impegno che l’azienda assume nell’aiutare l’ambiente attraverso la piantagione di un albero ogni orologio venduto. Questo è il patto stabilito tra WeWood e l’ente American Forests e che possiamo concretamente realizzare al prezzo di 119 dollari. Il prodotto non apporta innovazioni tecnologiche particolari, se non dal punto di vista concettuale, più mirato al rapporto consumatore-oggetto fondato su uno spirito sostenibile (sicuramente discutibile: non sarà forse più ecologico sfruttare del materiale riciclato/ riciclabile?). Inoltre, da notare è l’utilizzo della parola “eco-friendly”: oggi è sinonimo di chiccheria e viene usata come una sorta di cognome da assegnare a tutto ciò che è “naturale” anche se, magari, il processo di produzione non lo è. GRIGIO - Si inseriscono in questa categoria mediana quegli orologi che si compongono di materiali naturali e cercano di sfiorare una certa qualità nell’avanzamento della tecnologia che li compone. Esempio è l’azienda IWC, svizze-

ra, che propone i suoi raffinati orologi dal cinturino di pelle: tale genere di prodotto si differenzia in questa precisa fetta di mercato poiché risponde in egual modo sia all’attenzione naturale che a quella tecnologica. Visitando il sito, infatti, si può scoprire l’accuratezza con la quale si spiega il trattamento della pelle, allo stesso modo si raccomandano delle accortezze tecniche riguardanti la conservazione longeva della tecnologia avanzata del prodotto. La cura minuziosa del materiale naturale diventa fondamentale per il funzionamento corretto dell’oggetto che gode di un certo equilibrio tra natura e artificio. Posizione interessante è quella di Bulgari che, per dare voce ad un carrillon piuttosto insolito, ha realizzato per il suo orologio una suoneria a tre martelli composti da quattro metalli nobili che formano una lega: tecnologia e natura fuse assieme. NERO - Questa è la sezione di chi è amante della moda e del lusso: gli orologi classificabili in questa categoria sono riservati ad un pubblico d’elite e decisamente oneroso. Lo Chanel J12 vanta la composizione di materiali naturali come: diamanti da 5,6 carati alternati a rubini, platino e ceramica di titanio (quest’ultimo materiale è applicato con una tecnologia presa in prestito alla Nasa per costruire parti delle loro navi a razzi per l’idea di un design camaleontico). Discorso simile per El Toro di Ulysse Nardin: un orologio con funzioni hi-tech incastonato in una cassa d’oro rosa con una lunetta di ceramica e cinturino in pelle; o anche il Calibro RM028 di Richard Mille che sembra essere l’orologio del futuro, ma disponibile con braccialetto di caucciù, quasi per farci rimanere con i “piedi per terra”.


Nutrizione e stile di vita

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finocchio è davvero un ortaggio molto IL

importante per la nostra alimentazione Il finocchio viene utilizzato anche dalle neo mamme per rendere più gradevole il sapore del latte e viene soprattutto impiegato dalle donne per alleviare i sintomi tipici della menopausa

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ennaio, febbraio, marzo, e poi la primavera, uno dei periodi migliori per mettersi a dieta! E tra i vari ortaggi di stagione, utili a raggiungere il peso forma, il finocchio regna sovrano! Appartiene alla famiglia delle Apiaceae e può raggiungere il metro d’altezza; il finocchio è originario del bacino mediterraneo ed attualmente viene coltivato un po’ ovunque. È un ortaggio che presenta una grande percentua-

di Simona Ruggieri

le di acqua, pari a circa il 93,2%, e apporta solo 1,2 gr di proteine per cento grammi di prodotto. I lipidi sono praticamente assenti e i carboidrati disponibili sono solo 1 gr per cento grammi. Anche l’apporto di fibre non è altissimo, ma in compenso tra i micronutrienti spiccano sicuramente il potassio, il calcio, il fosforo, il magnesio, la vitamina A e C. Il finocchio è davvero un ortaggio molto importante per la nostra alimentazione; oltre ad apportare pochissime calorie, infatti, ha proprietà digestive e sembra aiuti a ridurre la formazione di gas intestinali, è un ortaggio depurativo ed ha un’ottima azione antiossidante. È consigliato in casi di problemi al colon e grazie al contenuto di anetolo, agisce sulle dolorose contrazioni addominali. Il finocchio vieLa ricetta del giorno: ne utilizzato anche dalle neo mamme per rendere più gradevole il sapore Ingredienti : finocchi, del latte e viene sopratpangrattato, sale, pepe, tutto impiegato dalle donnoce moscata e formaggio ne per alleviare i sintomi grattugiato. tipici della menopausa e le eventuali nausee deriPreriscaldare il forno a 180-200°, lavare e vanti dal ciclo mestruale. mondare i finocchi; lessarli per 10 minuti circa Via libera, quindi, alle inin abbondante acqua. Scolare bene e disporre salate arricchite e alle tii finocchi in un tegame da forno con un filo sane al finocchio!! Che ci d’olio sul fondo. Cospargere con pangrattato, permetteranno di bere di pepe, noce moscata e formaggio grattugiato; più, ma soprattutto di apinfornare per una ventina di minuti (finché portare benefici al nostro non si sarà formata sulla superficie una bella organismo!

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Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. È un modo di vivere. Henry Cartier-Bresson

fotografia

Se volete pubblicare una vostra foto particolare inviatela a fotografia@eliodascenzo.it

Autore: Angelo Stama, 52 anni, Roseto degli Abruzzi, geometra, professione operaio ditta Rolli Titolo DELL’OPERA: MAROSI luogo: Roseto degli Abruzzi FOTOCAMERA: Canon eos 1200D – Obiettivo Canon EFS 18-55 f/ 3.5-5.6 Parametri di SCATTO: Lunghezza focale: 55 mm Esposizione: 1/80 sec – f/10 – iso 100 Misurazione: manuale

Elaborazione:

Snapseed

di ELIO D’ASCENZO

L’AUTORE RACCONTA... marosi che si frantumano sugli scogli dissolvendosi in spume cristalline riescono a riprendere la forza di ripetere lo slancio per continuare con la sua forza ininterrotta il martellare perpetuo sulla forte roccia!! La forza del mare ti fa capire quanto l’uomo abbia da imparare nella costanza ripetitiva che dopo ogni scontro e caduta sia in grado di ripartire sempre con la stessa forza!!

SUGGERIMENTO

Valutazione Composizione: discreta. (Poca attenzione alla regola dei terzi). Luce: scarsa. (Illuminazione piatta). Bilanciamento: buono. (Gli elementi compositivi sono in equilibrio). Movimento: scarso. (Tutto molto centralizzato, poca storia nell’immagine). Emozione: buona. (Quasi avvertiamo nella foto il rumore dell’infrangersi dell’acqua sugli scogli). Momento: ottimo. (Quello che il fotografo cercava, è stato colto). Voce/Comunicazione: ottimo. (La metafora dell’autore è la lotta, la forza, che nella vita ognuno dovrebbe avere giorno dopo giorno. L’immagine la evoca appieno). Tecnica di esecuzione: scarsa. (Usare il cavalletto in questi casi o, se si vuole scattare a mano libera, tempi di esposizione più veloci).

ORIGINALE

In sintesi; Angelo lo conosciamo bene, occhio sensibile ed animo poetico. Le sue immagini vengono dal cuore. Da migliorare assolutamente la tecnica di ripresa. Ci sono molte altre di cose di cui si potrebbe parlare ma ahinoi…lo spazio è poco! Personalmente (sotto il file originale ed un mio suggerimento),avrei elaborato meno. Dai! Uno scatto al giorno. Provare, creare…


NEW FORM di Luisa e Francesca De Simone

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VERSO LE FINALI NAZIONALI GIORNATA INTENSA IL 14 FEBBRAIO AL TEATRO EUROPA DI APRILIA (ROMA) PER IL TROFEO GALAXI DEL CAMPIONATO FEDERALE DI HIP-HOP. CON IL GRUPPO MINIMEI, I RAGAZZI DELLA FORMAZIONE NEW FORM SI AGGIUDICANO IL 3°POSTO ASSOLUTO... E VOLANO ALLE FINALI REGIONALI AL TENDASTRISCE DI ROMA IL PROSSIMO 29 MARZO. MINIMEI E NEW STREET VINCONO INOLTRE UNA BORSA DI STUDIO ESTIVA RICCA DI STAGE E LEZIONI DAL 6/12 LUGLIO A PALINURO. CON ORGOGLIO LE INSEGNANTI AUGURANO A TUTTI UN GRANDE IN BOCCA AL LUPO!

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it

È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto. IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii@ymail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTO: ELIO D’ASCENZO,

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