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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 8 N.213


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Case vacanza senza pensieri

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ffitti Roseto è un’agenzia di intermediazione per le locazioni sia turistiche che di lungo periodo, con esclusività nel territorio di Roseto. È nata seguendo la filosofia di semplificare la vita a chi cerca e chi offre case. Il suo ideatore, Sergio Rapagnà, agente immobiliare di lunga esperienza, ha deciso che, per dare valore aggiunto ad un’agenzia immobiliare, bisognava prima di tutto offrire servizi unici, innovativi e la massima disponibilità. Seguendo questo filo conduttore, dal 2009 Affitti Roseto si distingue per alcune eccellenze: la posizione degli appartamenti, tutti di nuova costruzione, direttamente sul lungomare centrale o a pochi passi dal centro, vantaggio che permette alle famiglie di avere tutti i servizi a portata di mano, dimenticandosi completamente dell’auto e di poter scegliere se passeggiare fino a tarda sera sul bellissimo lungomare o gustare un buon gelato artigianale senza fare chilometri per tornare a casa. Una serie di servizi ad hoc per i turisti, tra cui il servizio spiaggia gratuito, l’aria condizionata senza supplemento in ogni appartamento, il Wi-Fi gratuito negli appartamenti, TV LED con digitale terrestre e satellitare, un servizio dedicato di manutenzione ed emergenza h24,

posti auto e garage vicini alle abitazioni, check-in rapidissimo grazie al personale dedicato, kit bimbo, affitto biancheria, servizio di transfert con gli aeroporti di Roma e Pescara e convenzioni con molte attività commerciali. Anche i proprietari delle case possono beneficiare della massima professionalità dell’agenzia poiché Affitti Roseto opera con la modalità “vuoto per pieno”: il proprietario già a dicembre può concordare di affidare l’appartamento all’agenzia per tutto il periodo estivo e ricevere un anticipo del 25% del prezzo pattuito per l’intera stagione, potendo così dimenticare ogni altra incombenza. Affitti Roseto penserà a tutto: dalle prenotazioni, alle dotazioni fino alla pulizia prima della riconsegna. Oggi il turista ha una vetrina adeguata dove trovare l’appartamento che sta

cercando, grazie alla pubblicità mirata che ogni anno l’agenzia pianifica attraverso il sito web www.affittiroseto.it. Affitti Roseto può essere definito un marchio di qualità. La qualità e l’ambito immobiliare sono infatti una tradizione di famiglia, perché la famiglia Rapagnà opera da anni nelle costruzioni e nell’ingegneria edile, vantando complessivamente la disponibilità di circa 150 immobili. L’esperienza ha fatto sì che, nonostante la crisi, Affitti Roseto sia riuscita di nuovo a realizzare numeri importanti ed a crescere per il sesto anno consecutivo, sistemando, negli appartamenti gestiti per la sola stagione estiva 2014, ben 320 famiglie, in crescita del 12% rispetto al 2013. Quest’anno c’è stato infatti un incremento degli stranieri, in particolare russi, che hanno potuto beneficiare del nuovo volo PescaraMosca; discorso differente invece per gli italiani: accanto agli habitué, quelli cioè che prenotano ogni anno con largo anticipo, aumenta il numero di turisti che prenotano con modalità last minute che, non riuscendo a trovare presso i privati sistemazioni adeguate alle loro esigenze, a differenza di qualche anno fa si rivolgono sempre più alle agenzie. Ricordiamo i recapiti dell’agenzia per chiedere informazioni o un preventivo: Affitti Roseto, Lungomare Roma 38 a Roseto – Tel.: 085.8941437 – Fax: 085.9046156 – www.affittiroseto.it – info@affittiroseto.it


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Autunno di fuoco per il

sindaco Enio Pavone I Liberalsocialisti chiedono l’azzeramento della Giunta e l’assegnazione ex novo delle deleghe. Non piace la gestione del territorio: scarsa manutenzione e interventi in ritardo, con la città, soprattutto le frazioni, in affanno. Gianfranco Marini rinuncia alla carica di assessore che dovrebbe invece andare a Camillo Di Pasquale. Anche l’assessore Alessandro Recchiuti nella fronda degli insoddisfatti

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zzerare la Giunta e procedere con l’assegnazione di nuove deleghe, nominando di conseguenza anche il quinto assessore. La richiesta arriva dai Liberalsocialisti di Roseto ed è indirizzata al sindaco Enio Pavone. Idee chiare per il massimo partito della maggioranza di centro destra che in un recente vertice interno ha fatto il punto della situazione, analizzando cosa non va (e gli aspetti da rivedere in questo caso non sono pochi) e cosa invece funziona. Si annuncia dunque un autunno di fuoco per il primo cittadino rosetano che dovrà dare delle risposte ai suoi sostenitori. La gestione del territorio è il tema che più sta a cuore. E non solo ai Liberalsocialisti visto che a lamentarsi un paio di settimane fa era stato anche l’assessore Alessandro Recchiuti che aveva posto l’accento sulla scarsa manutenzione e su un’urbanistica praticamente ferma. La critica di Recchiuti, esponente di Roseto Tricolore, ha fatto certamente

rumore perché partita da un rappresentante dell’esecutivo. Ed ora prende maggiore forza dopo la riunione dei Liberalsocialisti. Una città che vive di turismo, come Roseto, avrebbe dovuto farsi trovare pronta. Al di là delle condizioni meteo che quest’anno hanno penalizzato una serie di interventi, sta di fatto che comunque alcune opere (sistemazione delle aiuole, potatura delle palme, taglio delle erbacce) sono iniziate con notevole ritardo. Non solo, ma in alcuni casi gli interventi non sono stati neppure ultimati. Il dito è stato puntato nei confronti dell’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Fornaciari che però, va detto, deve avere a che fare con un territorio di oltre 50 chilometri quadrati, con un personale ridotto (mancano all’appello oltre 70 dipendenti rispetto agli anni passati) e quest’anno contro di lui anche il maltempo. Le continue piogge hanno rallentato per molte settimane gli interventi di manutenzione. Ma di certo si poteva fare di più, molto di più. I Liberalsocialisti sollecitano un

rimpasto, un azzeramento di tutti gli incarichi con l’assegnazione ex novo delle deleghe. Anche perché, dopo le dimissioni dell’ex vice sindaco Alfonso Montese, con il passaggio all’opposizione di Obiettivo Comune, nell’esecutivo manca il quinto assessore. Inizialmente si disse che l’incarico sarebbe stato affidato proprio ad un Liberalsocialista e da tempo circola il nome del capogruppo Camillo Di Pasquale che però, essendo pensionato, in base ad una recente normativa di Governo, svolgerebbe il ruolo di assessore senza alcun compenso. Erano circolate voci a proposito di un incarico da assessore da affidare al Liberalsocialista Gianfranco Marini che però preferisce restare tra i banchi del Consiglio Comunale in quanto il suo voto può essere determinante. Se facesse l’assessore dovrebbe dimettersi per lasciare posto al primo dei non eletti. Ma il vulcanico Marini, politico navigato, di estrazione socialista fin dalle origini, sa il fatto suo. Intanto, il Pdl è di fatto sparito anche a Roseto. Il consigliere comunale Enzo Di Giulio ha costituito il gruppo del Nuovo Centro Destra, in appoggio sempre al sindaco Pavone e all’intera maggioranza.

L’assessore Alessandro Recchiuti


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Una mobilitazione generale a difesa

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di

Villa Paris

na mobilitazione generale per salvare l’antica Villa Paris, in stile Liberty realizzata tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, che rischia di essere demolita per far posto ad un residence. A Roseto sta nascendo un vero e proprio comitato cittadino per fare in modo che l’edificio venga preservato, dopo che l’ufficio tecnico del Comune ha autorizzato un intervento che prevede l’abbattimento dell’immobile, occupato sino a sei mesi fa da una coppia di anziani. A dare man

forte ai cittadini ci ha pensato anche la Sovrintendenza ai Beni Culturali che ha espresso un parere assolutamente contrario all’atto che sancisce di fatto la distruzione di un bene prezioso di Roseto. Nei giorni scorsi la stessa Soprintendenza ha chiesto spiegazioni al sindaco Enio Pavone il quale si è limitato a dire che il tutto è passato attraverso gli uffici competenti e che il parere positivo per la realizzazione del progetto è stato dunque espresso dal dirigente. “Villa Paris è un pezzo importante della storia e testimonia le origini di Roseto”,

ha spiegato Marco Borgatti, esponente della sinistra rosetana, “L’operazione di vendita fra privati è assolutamente lecita come lo è la volontà di sfruttare una simile area e struttura a fini commerciali. Ma il punto è come mai il Comune ha autorizzato tale scempio? Perché la nuova proprietà vuol demolire una struttura storica ed unica che attirerebbe, se ristrutturata a fini turistici, mille volte più che il caseggiato di dubbio gusto in perfetto stile Viale Makarska, esempio Europeo di come non urbanizzare? In questi giorni sto

raccogliendo materiale sulla villa per chiedere alla Soprintendenza di mettere sotto vincolo la struttura e chiedo a chiunque sia in possesso di cartografie, articoli storici e foto di fornirle per difendere Roseto da un altro scempio. Nel frattempo è ora che l’opposizione in Consiglio si muova in primis con una mozione ed entro 60 giorni con un ricorso al TAR se la Giunta non impedirà tutto ciò”. Il progetto è stato approvato con il Piano Casa della Regione e adottato dal Comune di Roseto. Lo strumento interviene laddove ci sono

zone degradate e quindi i progetti non necessariamente devono passare per il Consiglio Comunale, ma è sufficiente il parere dell’ufficio tecnico. Ma l’area su cui sorge l’antica villa viene considerata zona di pregio dove peraltro il verde è vincolato. Ecco quindi il motivo per cui la Soprintendenza ha bacchettato duramente l’amministrazione comunale. Dentro Villa Paris, secondo alcune testimonianze, verrebbero conservati degli affreschi di pregio. Anche se c’è il sospetto che siano stati ricoperti con vernice e stucco. Inoltre, sarebbero

già iniziati gli interventi di spogliazione dell’immobile, nonostante non vi sia ancora alcun cartello sull’inizio lavori. Chi non è d’accordo all’abbattimento di Villa Paris è l’assessore Maristella Urbini che su facebook ha cliccato un “mi piace” su chi è sceso in campo a difesa dell’immobile. Intanto, Borgatti ha inviato una raccomandata ai capigruppo consiliari chiedendo che si attivassero per la convocazione di un’Assise Civica straordinaria per affrontare la delicata questione che riguarda Villa Paris. Prima che sia troppo tardi.


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La Diodoro Ecologia si aggiudica l’appalto per i rifiuti Per i prossimi 5 anni la ditta di Roseto si occuperà del servizio porta a porta su tutto il territorio. Previste molte novità. Intanto il Comune entro un anno vuole raggiungere il traguardo del 65 per cento della raccolta differenziata

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arà la ditta Diodoro Ecologia ad occuparsi per i prossimi 5 anni del servizio di raccolta porta a porta dei rifiuti su tutto il territorio comunale di Roseto. Il Comune, infatti, ha ultimato l’iter burocratico del bando europeo per l’assegnazione dell’appalto. Già firmata la delibera di determina per l’incarico alla ditta aggiudicataria. La modalità di assegnazione però è al momento provvisoria in quanto entro 30 giorni l’Ente dovrà verificare che i documenti di autocertificazione presentati dall’impresa siano tutti regolari. Dopo di che si procederà con l’incarico definitivo o di revoca in caso di inadempienza di alcuni documenti. La Diodoro Ecologia, che già opera sul territorio comunale di Roseto, ha presentato un ribasso dell’1 per cento su un importo a base d’asta di 14milioni e 635mila

euro per il quinquennio. Ma ha proposto una qualità di servizi e di interventi per migliorare il tutto superiori alle altre 3 ditte in gara (in totale erano 6 le aziende partecipanti ma due sono state escluse quasi subito perché non in regola con la documentazione). Entro la fine dell’anno, probabilmente già per Natale, il servizio di raccolta porta a porta verrà esteso anche alle frazioni. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è quello di raggiungere il 65 per cento della raccolta differenziata entro un anno. “Attualmente siamo al 35 per cento”, ha sottolineato il sindaco Enio Pavone, “ma tre anni fa la percentuale era risibile, del 6 per cento appena. Per Roseto si è trattato del primo bando europeo della sua storia. Al di là delle polemiche sollevate dalle forze politiche di opposizione sui presunti ritardi, siamo indietro di qualche mese. Ma la

commissione esaminatrice ha dovuto fare un lavoro non di poco conto di verifica di tutti i documenti presentati dalle imprese che hanno partecipato al bando”. La commissione era presieduta dall’architetto Lorenzo Patacchini, dirigente dell’ufficio tecnico, e dai tecnici Mariangela Mastropietro e Alberto Rau. La ditta Diodoro è quella che alla fine ha tutti i requisiti per operare per i prossimi 5 anni sul territorio rosetano. Ma l’amministrazione comunale si aspetta dei ricorsi da parte di una delle ditte perdenti. Intanto, rispetto al capitolato d’appalto la Diodoro ha annunciato delle migliorie. “Ad esempio l’installazione di telecamere con scatti fotografici immediati, dette “fototrappole” in siti sensibili”, ha spiegato l’assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari, “l’intensificazione dei passaggi per la raccolta dei rifiuti differenziati, la raccolta e il trasporto integrale. E poi la sistemazione di nuovi cento cestini, l’anticipazione degli orari di raccolta dei rifiuti”. L’Ente si aspetta comunque anche un maggior senso civico da parte dei cittadini. Intensificati anche i controlli della polizia municipale che finora ha multato diverse persone per un importo complessivo di circa 4mila euro. Tra le novità anche la possibilità di conferire i rifiuti ingombranti in orari diversi da quelli attuali nell’area di stoccaggio di Santa Lucia e la consegna alle famiglie delle compostiere per la produzione di compost a casa. Iniziativa che consentirebbe di innalzare in breve tempo la percentuale sulla differenziazione dei rifiuti e nello stesso tempo di abbattere i costi di smaltimento. Infine gli operai ex Sogesa. Ne verranno assorbiti altre 6 o 7, dopo i 6 assunti in passato. Il Comune nel frattempo sta pensando di esternalizzare il servizio di spazzamento e pulizia delle strade.


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Il vuoto lasciato da Alessandra e il ricordo de “I Colori”

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lessandra non si può raccontare. Bisognava conoscerla. Bisognava cioè semplicemente incontrarla nella sua vita di tutti i giorni e si capiva subito che qualcosa di profondamente autentico e speciale ispirava ciò che lei era e faceva. Era una persona bella. Un’anima bella. E noi de I Colori che l’abbiamo conosciuta come collega e soprattutto come amica la ricordiamo come se fosse ancora qui, perché è ancora qui. Per rispetto di quella gioiosa semplicità non vogliamo usare troppe parole. Solo le più importanti. Ci manchi. Ti pensiamo. Non ti scorderemo. Il nostro lavoro che tanto ti piaceva ti ricorderà nel suo quotidiano accadere. Proveremo ad avere lo stesso

sorriso negli occhi e sulla bocca che sempre lei donava ad ognuno. La stessa voglia di fare e di non scoraggiarsi mai. La medesima positiva forza di incontrare gli altri. E ci è sembrata allora la cosa più giusta acquistare grazie soprattutto alle donazioni della famiglia e della parrocchia del Sacro Cuore una sedia job che permetterà ai disabili di poter accedere più facil-

mente alla spiaggia e soprattutto al bagno a mare. Alessandra amava il suo lavoro e un legame particolare e vero la legava ai suoi utenti. E questa sedia, interpretando lo spirito di Ale, sarà a disposizione di tutti, sempre. Come lei ci ha testimoniato con la sua vita. Continuerà a ispirare le nostre. Grazie anche e tanto all’ASD Pattinaggio Roseto che ha accolto nel suo anche il nostro ricordo di Alessandra all’interno della bella manifestazione di sport di domenica 3 Agosto in un’Arena gremita di pubblico attorno a bambini, ragazzi, campioni in festa per lo sport. Alessandra ha vissuto con passione anche il mondo del pattinaggio. Nessun momento poteva essere più vero ed adatto. Di nuovo grazie a Gabriella Felicione e a Leonardo Amadio. La sedia job sarà a disposizione di tutti coloro che sulle nostre spiagge ne avranno bisogno. A disposizione di tutti i lidi e privati che ce ne faranno richiesta. Un abbraccio al papà, ai fratelli e a Sergio.


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6^ MEMORIAL

ERNESTO DI BARTOLOMEO

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ella raccolta “Sabbia e spuma”, il celeberrimo poeta libanese Kahlil Gibran definisce il ricordo come “il miglior modo per incontrarsi”. La nostra cittadina per il sesto anno consecutivo si rincontra con un figlio da tutti amato e mai dimenticato, il caro Ernesto Di Bartolomeo. Attraverso lo sport che più amava, nella fantastica cornice del “Lido La Paranzella”, i suoi amici Gianni, Andrea, Alessandro, Francesco, Pasquale e i 2 Lorenzo (Giustiniani e Falà)hanno provveduto ad organizzare il “VI Memorial Ernesto Di Bartolomeo”, andato di

scena dal 28 Luglio al 3 Agosto. La squadra vincitrice del torneo vedeva tra le proprie file un duo rosetano di fedelissimi dell’evento, il capitano Adamo Taddei e Norman Neri, che insieme ad Alberto Serafini e Alessandro Torrieri hanno avuto la meglio in una tiratissima finale sulla squadra composta da Francesco Faragalli, Stefano Moretti, Antonio Ciccone e Simone Negrini. L’atto conclusivo è stato preceduto da un toccante e lungo applauso per il compianto Ernesto. Anche quest’anno a premiare i team finalisti sono stati Roberta DI Bartolomeo, sorella di Ernesto, e gli amati nipoti FilIippo e Giulia.


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IE CUR IOSIZ Notizie)

(tra Curiosità &

13 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Angelo Pannelli, pallamanista rosetano, che si fa onore fuori regione È stato questo il commento della direzione tecnica della S. S. Lazio Pallamano alla presentazione della squadra: “Completano la campagna acquisti altri nomi molto importanti, in particolare Angelo Pannelli, terzino-pivot in arrivo dall’Ascoli”. In realtà l’atleta rosetano - dopo una vita passata tra l’atletica leggera nelle società sportive Club Azzurro Roseto, Farnese Pescara (del compianto Renato D’Amario) e Bruni Atletica Vomano (quale

componente della squadre partecipante alla Finale A “Oro” scudetto maschile), il nuoto e la pallannuoto nella Società “Rosetana nuoto” è approdato alla pallamano. Ha giocato con diverse società a partire dal Cus L’Aquila, Teknoelettronica Teramo, ASD Ascoli Pallamano, l’Handball Club Monteprandone per giungere, nel campionato 2012-13, alla S.S. Lazio Pallamano partecipante al girone C di Serie A Prima Divisione Nazionale. Il ruolo ricoperto è quello di

terzino sinistro in fase difensiva e di pivot in fase di attacco; ruoli molto impegnativi, in quanto richiedono velocità nel riprendere la posizione in difesa, colpo d’occhio per gestire l’azione d’attacco e potenza per non essere sopraffatto dagli avversari. Nella passata stagione ha realizzato ben 48 goal, mentre nell’ultima il bottino è stato meno consistente a causa della posizione ricoperta al centro dell’attacco come play, ruolo importante nel creare varchi per le incursioni dei terzini, del centrale e per fare soprattutto tanta staffetta tra attacco e difesa.

Il braccialetto dell’amore al lido La Vela per facilitare gli incontri L’idea è nuova e allo stesso tempo antica come il mondo. I proprietari del lido La Vela hanno pensato bene di facilitare gli incontri e cosa hanno messo in cantiere? Quello che molti da sempre cercavano di realizzare, ma che poi nessuno riusciva a concretizzare. In pratica il ragionamento è questo. Se un ragazzo o una ragazza va in spiaggia e vede una persona da cui è immediatamente attratto/a, la prima cosa che vuole sapere è se questa (o questo) è impegnata o meno. Perché se lo fosse, è inutile provarci. Da sempre si scatenano gli amici o gli amici degli amici per saperne di

più e metterci la buona parola, per capire soprattutto se si è di fronte a un (una) single. Se invece (e qui è l’idea di cui vi parliamo), prima di andare sotto l’ombrellone, il gestore consegna un braccialetto (“blu” se cerchi lei e “rosso” se cerchi lui, così recita la locandina all’ingresso dello stabilimento balneare), tanto per far sapere che chi lo indossa non ha legami con nessuno, allora tutto diventa molto più facile. E come si chiama quest’azione facilitatrice? Semplice, “Single Free”, perché nonostante le bizzarrie di questa stagione, l’estate è pur sempre ... la stagione dell’amore.

Anche l’Ars Vocalis nelle manifestazioni rosetane Il Coro Polifonico “Ars Vocalis”, diretto da Carmine Leonzi, dopo importanti impegni concertistici è in piena attività per preparare al meglio la seconda edizione del Festival Polifonico Internazionale “Lido delle Rose” che, anche quest’anno, viene ospitato nella bella Chiesa di Santa Teresa di Calcutta a Voltarrosto. Il Festival prenderà inizio alla di fine di agosto, ed esattamente il 23 del mese alle ore 21:00 con l’Ars Vocalis di Roseto, mentre il giorno dopo si esibirà il Coro Eos di Roma, diretto dal maestro Fabrizio Barchi, il quale terrà, nel pomeriggio

dello stesso giorno, un Corso di Laboratorio sulla vocalità e interpretazione della musica corale. Il 4 ottobre, inoltre, ci saranno gli Incontri Corali con il Coro Polifonico “G. De Cicco” di Lentini (provincia di Siracusa), diretto da Maria Carmela De Cicco, unitamente all’Ars Vocalis. Infine in programma ci sarà anche l’Autunno in…cantato: il 24 ottobre con la Chorale “Dauphinelle” de Saint Ismier di Grenoble (Francia) e l’Ars Vocalis; il 25 ottobre la Chorale “Maitre - G. Faurè” di Marsiglia (Francia), sempre in accoppiata con l’Ars Vocalis.


CUR IOSIZIEizie)

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ot N & à it s io r u C (tra

Lauree per Matteo Di Nicola e Ercole Montese, due membri della Cerchi Concentrici Promotor

Matteo Di Nicola con i genitori

Quanti esami esistono nella vita? Tantissimi, se ci rifacciamo ai problemi esistenziali di ogni giorno e al grande Eduardo, tuttavia quello della laurea è un bel punto fermo del nostro percorso. Così, nella stessa settimana, due amici da sempre (compagni anche durante gli anni della Scuola Superiore) hanno preso l’alloro tanto ambito. Ha iniziato Matteo Di Nicola il 21 luglio scorso con la discussione della triennale nella “Scuola delle scienze economiche aziendali giuridiche e sociologiche”, corso di Laurea in Economia e Commercio presso la facoltà di Pescara. Il titolo della tesi è stato “La spesa militare nelle prime fasi dello stato moderno”, con il prof. Francesco D’Esposito in qualità di relatore. Il 25 luglio è stata la volta di Ercole Montese che ha discusso la triennale presso l’Università dell’Aquila, corso di Ingegneria Meccanica. Il titolo della tesi è stato “Dispositivo di ausilio per l’operazione di carico in processi industriali”: relatore il prof. Francesco Durante. Entrambi i neo dottori sono membri del direttivo dell’associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor. Per loro un “in bocca al lupo” per il futuro da parte della redazione di Eidos.

Ercole Montese con Federico Lelj e Martina Bidetta

Chorus di agosto è in edicola con il numero 39 La luna così lontana e così vicina. Questo numero della pubblicazione di approfondimenti culturali e analisi storica apre con l’editoriale 45 anni fa la conquista della Luna, per poi spiegare che “Quello che avvenne il 21 luglio 1969, quando per la prima volta l’uomo mise piede sulla Luna, fu qualcosa di straordinario che sembrava del tutto inimmaginabile appena pochi mesi prima e forse lo sembra tuttora”. Di seguito c’è un bel racconto per bambini dal titolo Il treno dei ricordi, scritto dalla nostra collaboratrice Giorgia Pasquini che ha vinto il primo premio di prosa al concorso “Ti prego amore mio ricorda” a Montecilfone, in provincia di Campobasso. Infine, proseguono le pubblicazioni introduttive delle tesi di laurea. In

questo numero Emanuela Collevecchio ha scritto Come valorizzare la Riserva Naturale del Borsacchio? C’è una tesi di laurea che ce lo suggerisce, in cui si parla della “Cultura utile: un ecoconcerto per valorizzare la Riserva”, Questa è stata la tesi magistrale in “Musicologia Applicata” nel corso di studi “Produzione artistica e nuovi linguaggi” della facoltà di Scienze della Comunicazione, discussa il 20 marzo scorso presso l’Università di Teramo. Il giornale è disponibile: a) sul sito www.williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 39; b) sul sito www.eidosnews.it, nella sezione “Leggimi”. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.


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(tra Curiosità &

Ad Atri l’XI Rassegna di musica sacra “G. D’Onofrio” Domenica 27 luglio si è svolta nella Basilica Cattedrale di Atri la XI Rassegna di Musica Sacra “Giovanni D’Onofrio”, sacerdote e parroco per trent’anni della città, scomparso nel 2001, ma ancora vivo nel ricordo di molti, sia per la sua intensa attività pastorale che per quella di insegnante presso i locali Liceo Classico e Istituto Tecnico Commerciale. La rassegna ed il coro della Cattedrale ne hanno preso il nome per ricordarne la prestigiosa figura e la passione per la musica tutta e, in particolare, per il Canto Gregoriano di cui era fine conoscitore e cultore. Alla rassegna hanno partecipato il Coro “San Francesco Caracciolo” della città

di Chieti, diretto dalla giovanissima Giulia Bascelli, il Complesso Vocale “Giuseppe Vallaperti” de L’Aquila, diretto dal Maestro Luciano Bologna e la Schola Cantorum e Gruppo Strumentale “G. D’Onofrio”, diretti dal Maestro Gianpiero Catelli. Alla serata è intervenuto un

pubblico veramente numeroso ed attento che ha applaudito con calore le varie esibizioni. Le corali hanno attinto il loro repertorio da un panorama di musica sacra che spaziava dal Medioevo al Moderno. Sono stati, infatti, ascoltati brani del XIV secolo, barocchi, classici fino ai tradizionali spiritual. La Corale “D’Onofrio”, accompagnata dal Quartetto Hedoné agli archi e dal giovanissimo Federico Del Principio all’organo - alla sua prima esibizione con il gruppo - ha invece eseguito tutta la Missa in G Major KV 140 di Wolfgang Amadeus Mozart. Una serata riuscita, dunque, che si spera di replicare il prossimo anno.

I “ragazzi di una volta” (13) La Rosetana del 1964, in lotta per la Serie D In un momento veramente triste per il calcio locale, a causa della mancata iscrizione della Rosetana calcio al prossimo campionato d’Eccellenza, e della conseguente scomparsa del sodalizio (anche se c’è chi giura di riprendere il nome e il blasone già dal prossimo anno), vale la pena consolarsi quando la squadra azzurra, tra le più antiche in assoluto della provincia di Teramo, si faceva rispettare su tutti i rettangoli di gioco. Questa

foto è datata 29 marzo 1964; siamo a Roseto al Campo Patrizi. La Rosetana Calcio è impegnata nel campionato di Promozione in lotta per la IV Serie. Da sin in piedi: Pace Celommi (presidente), Gino Sforza, Nedo Traini, Tommaso Piccioni, Nicola Ferri, Salvatore Nico, Ettore Alcini, Dino Celommi (direttore tecnico). In basso da sin: Mario Di Persio, Gigino Brandimarte, Marino Paci, Domenico Virgilii, Giuseppe Santoni.


ROSETO

CI PIACE

Aiutiamo l’Associazione “Brucare” L’Associazione Brucare Onlus di Roseto scende in campo ancora una volta per organizzare iniziative a sostegno di diversamente abili e di bambini. Grazie alla volontà di Bruno Petrini, fondatore dell’associazione e proprietario di un appezzamento di terreno nelle campagne rosetane destinato ad attività di orto terapia, sono state organizzate la settimana scorsa tre giornate di interesse sociale. In tanti hanno partecipato all’iniziativa, “Orti in Festa”, aperta agli iscritti dell’associazione ma che ha dato la

possibilità di conoscere da vicino lo spirito con cui si portano avanti certi progetti. Il contatto con la natura al primo posto. Brucare ha deciso di continuare il proprio percorso in favore delle persone svantaggiate, dopo la collaborazione con il Comune di Roseto per la realizzazione degli orti sociali, per promuovere una cultura d’integrazione, ambientale ed ecosostenibile. In ogni caso, sarà possibile contribuire alla realizzazione della struttura anche mediante donazione a mezzo bonifico bancario intestato all’Associazione Brucare onlus: IBAN IT 79Q0200877021000102375879 Per informazioni: info@brucare.it 3389840153 https://www.facebook.com/brucareonlus

NON CI PIACE

Canne, erbacce e luci spente sul ponte ciclopedonale del Tordino Canne sui due lati della rampa di accesso, erbacce che iniziano ad invadere il percorso ciclopedonale del ponte in legno sul fiume Tordino e illuminazione assente in un punto considerato pericoloso la sera quando fa buio perché bici e pedoni rischiano di scontrarsi. A segnalare il problema sono soprattutto i turisti che tutte le sere percorrono il ponte di legno per attraversare il fiume e raggiungere la vicina Giulianova. E gli stessi turisti, oltre che i residenti, non hanno potuto far altro che notare una cosa: sul lato di Giulianova le due rampe di

accesso non sono invase da canne ed erbacce, inoltre l’impianto di illuminazione funziona benissimo. Sul lato di Cologna Spiaggia, con una sola rampa di accesso, la situazione non è affatto bella. Basterebbe che una squadra di due operai, incaricati dal Comune, provvedesse al taglio delle erbacce. Mentre per risolvere il problema delle luci spente, mezza mattinata sarebbe più che sufficiente per sostituire le lampade guaste. Non crediamo sia un’impresa impossibile.


PINETO

Ci piace segnalare l’ottimo lavoro delle guide all’interno dell’area protetta del Parco Marino della torre di Cerrano, con impegno costante dettato dalla passione per la salvaguardia della natura. Hanno diligentemente protetto le uova depositate dal Fratino tramite una piccola recinzione di metallo, difendendole quindi dalla potenziale aggressione di cani e curiosi. Il Fratino, nidificando sull’arenile e non nascondendo le uova tra le erbacce, mette in serio pericolo la nascita dei propri piccoli.

di TIZIANO ABBONDANZA

Le uova del fratino protette

CI PIACE

Parco Marino del Cerrano

In tanti sono a segnalarci la mancanza della segnaletica stradale orizzontale. Delle strisce bianche che segnalano lo stop oppure delle strisce pedonali o di quelle del parcheggio ormai, in diverse zone del paese, non c’è più traccia. Nella foto l’esempio di via Mazzini, incrocio con via Roma, a significare meglio la situazione. Queste due strade, dopo il viale D’Annunzio, sono le più trafficate del centro cittadino, per via della presenza della Scuola Elementare, e sono anche il principale collegamento con il quartiere dei fiori.

INFORMATIV A PER I CITTADINI

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Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

Antonio Ruggieri S.r.l.

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NON CI PIACE

E la segnaletica cittadina?


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iceviamo diverse “Lettere al Direttore” e di questo siamo contenti. Purtroppo non poche sono prive di firma e pur se ci sono considerazioni molto intelligenti, le quali potrebbero aprire veramente un dibattito costruttivo e formativo, non le possiamo pubblicare. Quindi ci preme informare i nostri lettori che le lettere indirizzate alla no-

I

stra redazione devono essere non solo firmate, ma rintracciabili, nel senso che dobbiamo sapere realmente il nome di chi ci scrive, senza che qualcuno possa celarsi dietro un appellativo di fantasia. Ma chi ci contatta da anni e si identifica senza nessun timore, questo lo sa. Insieme possiamo contribuire a far crescere questa bella realtà.

Vicenda pontile, Rapagnà non ci sta e attacca Di Giuseppe ma soprattutto Norante

l pontile della discordia. Prima le osservazioni da parte dell’ingegner Alberto Rapagnà che sollecitava il Comune di Roseto ad intervenire al più presto prima che la struttura possa essere dichiarata inagibile, poi la replica dei consiglieri comunali del Pdl Antonio Norante e Filiberto Di Giuseppe che invitavano il noto professionista rosetano a dare seguito ad una sentenza di condanna al pagamento di una somma di circa 300mila euro, quale risarcimento nei confronti dell’Ente. Rapagnà però non ci sta e passa di nuovo al contrattacco. Innanzitutto Rapagnà fa sapere che nella sentenza di condanna del Tar nei confronti della sua Finanziaria non viene quantificata alcuna somma. Non solo, ma comunica che esiste un ricorso pendente al Consiglio di Stato, con domanda di risarcimento. “Quindi non si capisce come abbiano fatto i consiglieri Norante e Di Giuseppe”, si legge in una nota del gruppo Rapagnà, “a quantificare una somma che non viene citata nella sentenza del Tar che peraltro è anche sospesa”. Il contrattacco di Rapagnà è poi diretto e personale nei confronti del capogruppo del Pdl Norante. Gli ricorda che, oltre ad essere travolto da precedenti procedure fallimentari, con chiaro riferimento alla Martini Costruzioni,

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è debitore nei confronti di uno dei soci della Finanziaria, per un importo di 3200 euro “debito consacrato con un assegno non pagato”, si legge nel documento, “poiché a Norante era già stata interdetta la possibilità di emettere assegni in ragione dei precedenti 15 protesti tra assegni e cambiali per una somma superiore a 200mila euro. Credenziali, queste, facilmente verificabili in una qualsiasi Camera di Commercio”. Rapagnà ritiene che l’azione e le affermazioni contro la sua persona da parte soprattutto di Norante siano basate su un risentimento personale. “Non è chiaro però”, prosegue la nota, “se Norante e Di Giuseppe abbiano parlato a nome personale, della Giunta, del Consiglio Comunale o di tutto il Pdl che peraltro neppure esiste più”. Poi lancia la stoccata finale ricordando che negli ultimi 7 anni le sue attività hanno versato circa 800mila euro in tributi comunali. “Dicano Norante e Di Giuseppe”, conclude il documento, “come e quanto essi hanno invece contribuito con la loro politica e con il loro lavoro. E ad oggi non ci è neppure chiara quale occupazione abbia Norante” E sulla vicenda pontile il gruppo Rapagnà conferma di essere pronto a dare il proprio contributo per il recupero della struttura.


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Politica

Renzi ha un altro passo Speriamo che non sia... un passo indietro L’ex sindaco di Firenze vive di dinamismo, non è affatto sciocco e ha capito tre cose fondamentali... di William Di Marco MA CHE POLITICA ABBIAMO! - Che la politica sia qualcosa che si attira, un po’ in tutto il mondo, gli strali dei cittadini è cosa risaputa. Ma quella italiana è veramente inguardabile e a tutt’oggi non sappiamo come uscirne, anche se proposte “serie” in tal senso non mancano. Nell’ultimo periodo è entrato sulla scena amministrativa nazionale Matteo Renzi che ha dimostrato da subito un piglio diverso. Anche Enrico Letta non era l’ultimo arrivato: giovane politico, pur se navigato dietro i tanti rivoli del consociativismo, buona preparazione, conoscitore della politica internazionale grazie ai suoi studi e alla conoscenza delle lingue, si presentò come un politico posato in grado di trovare il giusto compromesso tra i vari partiti. Il suo era un percorso impostato sull’attendismo e questo non gli ha portato molti benefici, al punto tale che il rivale di partito Renzi (e di corrente: entrambi provengono dalla Margherita) lo ha scalzato alla prima difficoltà. I NUMERI DI RENZI - L’ex sindaco di Firenze vive di dinamismo, non è affatto sciocco e ha capito tre cose fondamentali. La prima è che l’Italia con le vecchie leggi e con l’impalcatura costituzionale che si ritrova non andrà mai da nessuna parte. Vivrà, se le cose così dovessero rimanere, nel limbo, mentre il mondo sta avendo un’accelerata spaventosa, soprattutto dall’estremo oriente e dai Paesi emergenti. Troppo macchinoso il nostro apparato che non permette di governare. Quando queste cose vennero denunciate a più riprese dal centro-destra (l’ultima delle quali nel famoso faccia a faccia tra Santoro e Berlusconi), sembrava che una parte del Paese volesse una deriva autoritaria, mentre governare bene e con decisione è uno dei mezzi che utilizzano tutte le altre nazioni. Non ci sogneremmo mai di dire che negli Usa, in Gran Bretagna, in Francia ci sono delle dittature. Eppure in questi Stati c’è sempre “un

uomo solo al comando” e le cose funzionano sicuramente meglio che da noi. La seconda cosa che Renzi ha capito è che l’Italia è un Paese ingessato, con una pletora di apparati pubblici che creano un freno incredibile allo sviluppo. Sul numero 206 di Eidos titolammo “Renzi, un liberale de sinistra” per sottolineare come il segretario del Pd avesse capito quale strada occorrerebbe prendere per far uscire l’Italia dalla stagnazione. Non c’è altro sistema se non quello di liberare le forze produttive, riducendo i costi dell’apparato pubblico. Non si può spendere la metà (circa 800 miliardi di spesa pubblica su un Pil complessivo di 1.600 miliardi) di ciò che si produce. Non lo fa nessuna nazione al mondo, nemmeno quelle più evolute sotto il profilo del Welfare State, come i Paesi scandinavi. Anzi, in Svezia, per esempio, negli ultimi cinque anni la spesa pubblica è scesa del 18%. Renzi tutto ciò lo ha capito e sta cercando (in verità con scarso successo) di fare una serie di riforme (pubblico impiego, burocrazia, enti e società pubbliche da dimezzare) che, con molta probabilità, non troverà seguito. La terza cosa che il politico toscano ha compreso è che i suoi colleghi hanno tutti paura, chi più e chi meno, di tornare al voto e perdere il posto privilegiato che oggi ricoprono. Ecco perché spesso evoca le elezioni, sapendo che nell’ultima tornata europea almeno metà dei voti conquistati sono stati suoi personali. È un ricatto che spesso mette in campo, ma nell’ultimo periodo anche questa sembra un’arma spuntata. ADESSO ARRIVANO I PROBLEMI - Con il prossimo autunno per Renzi arriveranno i veri problemi. Il primo, che è quello che interessa la gente, è la crescita economica che non c’è. Tutti gli indicatori parlano in negativo, al punto tale da far sembrare il governo di centro-destra super produttivo. Infatti, nel 2011 quando la di-

soccupazione giovanile era al 29% il Pd uscì con un manifesto in cui si invitava Berlusconi alle dimissioni, dati i numeri allarmanti inerenti i giovani. Oggi quella percentuale è salita al 43% e nessuno chiede le dimissioni: è il potere del più volte da noi denunciato ipse dixit. Poi ci sarà il problema grandissimo della copertura finanziaria, che potrebbe colpire duramente il presidente del Consiglio. I soldi per i famosi 80 euro non ci sono più e si prevede una manovra che potrebbe arrivare, secondo alcuni analisti, fino a 40 miliardi di nuovi balzelli, comunque non meno di 25 miliardi di euro. Infine c’è il problema delle riforme. È vero che meglio iniziarle a fare che rimanere nella palude, ma stanno venendo fuori dei veri obbrobri da far paura. Tutto il credito di Renzi si sta consumando, perché il nostro giovane Presidente ha commesso lo sbaglio di tutti i politici nuovi degli ultimi vent’anni, compreso Grillo: andare a Roma per entrare nel Palazzo. Questo ti ammalia e ti trasforma, mentre se nella capitale bisogna andare è unicamente per riscrivere la Costituzione, come spesso abbiamo sottolineato e come faremo anche nel prossimo numero.

Oggi che la disoccupazione è al 43,7%, chi dovrebbe dimettersi?


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Sante Mancini Il coltellino per gli intagli lo utilizzava sin da bambino, quando riproduceva le madonne da piccoli pezzi di legno. Poi al suo orizzonte si affacciò Roseto, che gli ha voluto bene e alla quale ha dedicato i suoi versi e le sue sculture di William Di Marco

Sante Mancini

L

Quando di notte mise piede sulle strade asfaltate di quella che sarebbe diventata la sua città, non capiva bene cosa stesse calcando. Nella sua mente pensava a una distesa di cemento. Ma fu forse da quel ricordo che nacque la passione di vedere la vita in modo diverso e la sua arte lo ha aiutato a tirar fuori tutto ciò che aveva dentro. Così una penna darà corpo alle sue poesie e uno scalpello inciderà le sue sculture

ricordi

o scalpellino da una parte e la macchina robotizzata dall’altra, in cui una tavola di legno diventa una porta o un mobile in pochi istanti. La semplice vanga di qua e la scavatrice di quelle mastodontiche di là, capace di rimuovere un’intera collina in poche ore. C’è un abisso in mezzo nel modo di concepire questi strumenti, ma c’è anche una vita intera in cui si era e oggi non si è più. Il passato legato all’antico e il nuovo unito al futuro. È una linea temporanea che a molti giovani di oggi sembra non completamente comprensibile, non contemplabile e tutto ciò che oggi viene utilizzato sembra essere nato nel presente, in quella contemporaneità che ci fa apparire il mondo come se fosse stato concepito così come lo vediamo oggi. Ma le cose non stanno proprio in questo modo e lo sa bene Sante Mancini che nella vita ha fatto il mestiere le cui origini si perdono nella notte dei tempi, vale a dire il falegname. Quando lui iniziò a districarsi con dei pezzi di legno non esistevano che pochi strumenti e necessitavano più che mai quelli che la natura offriva di suo: le mani. Con una sega e una pialla dovevano uscire fuori i mobili, le finestre, le porte e qualsiasi cosa fosse fatto con il busto di un albero. Giornate intere a modellare qualcosa con l’aiuto dei sempre presenti chiodi e colle che assemblassero le parti. E poi tanta precisione e meticolosità. Ma a Sante queste doti non mancavano: le coltivò sin da bambino, quando prendeva in mano un pezzettino di legno trovato per strada e con il coltellino iniziava a inciderlo, fino a ricavarne delle piccole madonne da far vedere ai propri amici. E non si fermava a quelle fibre vegetali compresse dalla natura. Anche la creta che riusciva a trovare vicino al fiume della sua S. Margherita di Atri poteva dare l’occasione per coltivare la passione di scolpire dei volti e tenersi allenato per un salto di qualità nel mondo dell’arte che sarebbe arrivato molto più

in là negli anni. Intanto nel suo orizzonte di vita si affacciava Roseto: nasceva spontaneo l’amore verso la nuova terra e soprattutto verso il fiore che lo rappresenta per antonomasia. Ma quel suo primo passo, non tanto in senso metaforico ma quanto fisico e concreto, nel nuovo paese che lo accoglierà come un figlio, gli riservò da subito una sorpresa. Giunse a notte fonda, quando ancora l’alba si nascondeva nei meandri del buio e il piccolo Sante non voleva credere ai suoi occhi. Quella distesa così piatta e così liscia che il suo sguardo vedeva per la prima volta non era contemplata nel vocabolario di un piccolo bambino. Proveniva da un paesino in cui le strade erano tutte imbrecciate e piene di buche e per la prima volta vide quello che poi saprà essere l’asfalto. Allora, siamo nel 1947, si fermò, la accarezzò, vide che era così levigata che gli sembrò essere cemento. Gli occhi di un bimbo disincantato iniziavano a spalancargli la strada (proprio così) di una fanciullezza arcadica che da quel momento in poi cederà il passo a una adolescenza intrisa di novità, giunte tutte d’un colpo. Troppo bello per sembrare reale, ma anche troppo poetico per non sembrare artistico. Quella notte fonda di tanti anni fa che divise in due parti nette la sua infanzia... Per me, che venivo da una piccola frazione, quella notte, a cui lei fa riferimento, ha rappresentato un cambio radicale nella mia vita. Ma forse è bene fare un passo indietro. Sono nato a S. Margherita di Atri il 23 dicembre 1935. Mio padre Donato veniva in bicicletta ogni giorno a Roseto: lavorava presso la fornace Diodoro. La sua famiglia era originaria della zona da generazioni e prima ancora aveva lavorato nei campi nelle proprietà di Barba. Quando gli si offrì l’occasione di un posto migliore, non ci pensò due volte. Era un sacrificio, ma in famiglia eravamo in sette e bisognava dare a mangiare a


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Montefino, 8 dicembre 1964. Sante e la moglie Antonietta Recchia nel giorno del loro matrimonio

Capri, 20 settembre 1959. Sante Mancini nell’isola campana in posa davanti al traghetto

Roseto, anni ‘60. Sante davanti la sua abitazione in via Scipione L’Africano, sede poi della sua falegnameria

ricordi

tutte quelle bocche. Mia madre, Anna Di Michele, pure lei di S. Margherita, crebbe cinque figli, nell’ordine: Guido, che in seguito morì, Eva, poi venivo io, Maria e Lucia. C’era stato anche un mio fratello, nato a Roseto ma morto a soli otto anni. Insomma una situazione difficile e si tirava avanti con sacrifici. La sua infanzia la passò con il coltellino sempre in tasca. Ho vissuto il periodo da piccolo come tantissimi bambini della mia età. Mi ricordo le corse in campagna con i miei amici di allora, oppure anche le varie puntate che facevamo al fiume Vomano. Ma il nostro pezzo forte, anche perché era una necessità, erano le incursioni in quei terreni dove c’erano gli alberi da frutta. Cercavamo di andare a prenderci qualcosa per poter mangiare, ma dovevamo stare attenti ai proprietari che ci correvano dietro. Mi ricordo che quando facevo qualche marachella o tornavo un po’ più tardi, mi nascondevo: avevo paura che mia madre mi desse le botte per quello che avevo combinato. Tornando al coltellino, è vero: me lo portavo dietro e quando potevo, prendevo un pezzo di legno e lo intarsiavo fino a realizzare una piccola Madonna. È stata una passione che avevo sin da piccolissimo. Ma mi piaceva giocare anche con la creta. Così modellavo oggetti che facevamo essiccare al sole. Insomma, quella vena un po’ artistica ce l’avevo fin quando ero un bambino che correva per i campi. Lei era piccolo, ma qualcosa della guerra ricorda ancora? Non ricordo molto, in verità, ma certamente i bombardamenti sì. Quei rumori e quegli spari ce li ho ancora presenti. Una volta, siamo nel 1943, passarono degli aerei e ne fui così attratto che andai sul balcone di casa, come se fosse uno spettacolo da ammirare. Mia madre mi venne a prendere e mi strattonò con forza dentro casa. Erano degli aerei militari che iniziarono a bombardare e credo proprio che una sventagliata di mitra passò vicino a noi e colpì proprio il balcone. Insomma, quello che per un bambino sembrava uno spettacolo da ammirare, portava dentro, invece, tutta l’atrocità di un conflitto che era orribile. Poi c’erano dei carri trainati dai buoi che vennero requisiti dai tedeschi, come ho ancora presente un camion germanico carico di conche in rame che vidi per strada e che evidentemente portarono via. Fu proprio in quel periodo, o meglio in quello appena precedente, che iniziai ad andare alla Scuola Elementare. Eravamo tutti insieme, cioè gli alunni delle classi diverse frequentavano la stessa aula. Mi ricordo che ci collocarono intorno a un tavolo e che la maestra ci

seguiva. Non eravamo molti, ma la scena del tavolo grande in cui i bambini sedevano attorno ce l’ho ancora presente. Poi la guerra ci fece sospendere le lezioni che ripresi in seguito, quando nella nostra famiglia ci fu un cambio epocale. Si riferisce al trasferimento a Roseto? Proprio così. Era il 1947 e mio padre, dal momento che lavorava a Roseto, decise di portarci tutta la famiglia. Una cosa la ricordo benissimo. Era dicembre e partimmo di notte, con nostra madre che ci svegliò alle prime ore. Ci mettemmo in cammino e dopo circa 16 km giungemmo a Roseto. Provenivo da un paesino in cui non esistevano vie asfaltate. Tutte quelle che avevo percorso erano bianche, e piene di buche. Insieme ai miei compagni di allora andavamo a prendere le more sui cigli delle strade e spesso questi frutti erano ricoperti da uno strato di polvere e se le vedevi belli colorati, era perché c’era stata un’abbondante pioggia. Quando di notte arrivammo in questo grande paese che era Roseto, vidi per la prima volta la strada asfaltata. Da bimbo ingenuo, mi chinai a toccare quella distesa così liscia. Mi sembrava cemento, perché non conoscevo cosa fosse minimamente il bitume. Ecco, per me quel passaggio fu così netto da farmi iniziare una nuova vita. Roseto mi offriva nuove opportunità, Era un paese disposto longitudinalmente e poi c’era il mare che non avevo mai visto, abituato a fare il bagno nel fiume Vomano. Intanto mio padre aveva tirato su una piccola casa in via Scipione l’Africano. Tutto intorno c’era la campagna. Al di là della ferrovia c’era una distesa acquitrinosa che portava al mare. La nostra abitazione era formata da soli due vani. Una cucina e una camera da letto, dove dormivamo in sette. Con due letti singoli ci stavano quattro figli, poi in quello matrimoniale i miei genitori e infine mia sorella più piccola dormiva ai loro piedi. Con il tempo i vani aumentarono e poi in quella casa aprii la mia falegnameria. Insomma, tanti sacrifici che si fa fatica a capire. E la scuola? Gli ultimi anni delle Elementari li feci a Roseto, ripetendo due volte la V classe. Frequentai la Milli, esattamente nel distaccamento di via Triboletti, con il maestro Pavone e tra i compagni di classe c’era Angelo Ruggieri. Nel 1950, a quindici anni, andai a imparare il falegname a Villa Ardente, nel laboratorio di Antonio D’Eugenio. Era in via Nazionale, vicino dove oggi c’è la farmacia Chicco. Ma ci rimasi solo per un giorno. Il seguente ci trasferimmo in via Lombardia, poiché il titolare ave-


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Roseto, fine anni ‘70. Comunione nella chiesa del S. Cuore. Antonietta e Sante Mancini, insieme ai loro figli: Silvano e in basso da sinistra Mario e Mauro. Manca Sandro

Roseto, 1992. Mario Mancini davanti alla sua falegnameria mentre scolpisce una Madonna: è l’inizio del suo percorso artistico

va fatto una società con Francesco Pulcini e insieme aprirono una nuova falegnameria. Entrambi erano stati ad apprendere il mestiere dal grande Orlando Del Governatore e sapevano veramente come si trattava il legno. Lì imparai molte cose, dalla realizzazione di porte e finestre, alla costruzioni di mobili. Tutto era fatto a mano, senza l’ausilio di macchinari. Bisognava lavorare con la sega, la pialla e tanta buona volontà. Tra i lavoranti c’era Dario Felicioni, che poi divenne un bravo falegname, e in seguito, per un breve periodo, venne anche mio fratello Guido. Rimasi lì per sette anni, fino a quando mi chiamarono per il militare. Così avvenne il distacco da casa. Per chi non era uscito mai, fu un po’ così. Andai a Falconara in fanteria e poi fui trasferito a Bologna dove rimasi tutto il resto del periodo del servizio militare. Ero nel 40° Reggimento di Fanteria e la caserma era collocata al centro. Andammo a fare un campo a Bagno di Romagna, con delle tende esposte al vento e alla pioggia. Fu dura e l’unica cosa piacevole avvenne quando ci recammo nel comune di Verghereto, alle pendici del Monte Fumaiolo dove sorge il Tevere. Finito il militare l’aspettava la falegnameria. Certo, era il mio mestiere e andai da Orlando, un artigiano che stava vicino casa. In quegli anni quel laboratorio divenne tristemente famoso perché, mentre era a una macchina, un giovane, Leonardo Di Furia, morì investito da una fresa che gli finì direttamente sulla testa. Dopo un po’ di tempo decisi di aprire un laboratorio sotto casa e mi misi in proprio. Era l’inizio degli anni ‘60, quelli del boom economico. Ma poi ebbi un incidente che mi creò molti problemi. Mentre ero su un camion a pulire il cassone, l’autista partì e caddi, battendo la testa. Rimasi molti giorni in ospedale, così chiusi l’attività, anche perché già iniziava il problema di una tassazione molto più incisiva rispetto a prima. Dopo il ricovero rimasi fermo per un po’ e tornai a lavorare come dipendente da Fernando Marini, per poi, successivamente, riaprire una mia attività che ho tenuto fino al 2000, anno in cui sono andato in pensione. Oggi quel laboratorio ce l’ho ancora, sempre in via Scipione l’Africano, ma solo per il mio hobby, quello della scultura. Nel frattempo si era sposato. L’8 dicembre del 1964 convolai a nozze con mia moglie Antonietta Recchia. Ci sposammo a Montefino, il suo paese d’origine. L’avevo conosciuta in un altro matrimonio, quando

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Roseto. Sante Mancini in una recente immagine mentre intaglia un bassorilievo

ero militare. Lei era ancora piccola, aveva appena quattordici anni. Ci frequentammo per un po’ e poi le chiesi di sposarmi. Abbiamo avuto cinque figli: Silvano nato nel 1967, Donato nel 1969, morto dopo due mesi, Mario (1970), Mauro (1971) e infine Sandro (1975). Nel periodo in cui non stetti bene, una grande mano me la diede mia moglie che andò a lavorare da Rolli. Così potemmo comprarci una quota in via Piemonte e farci la casa dove abito oggi, al numero civico 29. Per ultimarla, mi hanno aiutato anche i miei figli. In tutti questi anni due passioni le covavano dentro e poi sono emerse con tutta la loro forza. Si riferisce alla poesia e alla scultura. In effetti nasce prima la voglia di riportare su dei foglietti di carta quello che avevo dentro. Iniziai nel 1982 a scrivere delle poesie e ciò che mi veniva di getto lo riportavo su tutto, anche sul compensato, mentre ero a lavorare. Questa voglia di scrivere versi, che avevo già a scuola, man mano è cresciuta, tanto che nel 1988 pubblicai una raccolta di liriche dal titolo “La voce de lu core”. Nel tempo ho continuato a buttar giù ciò che avevo dentro, fino a quando incontrai un caro amico, Francesco Pincelli, con il quale scrissi nel 2009 “Il mio presepe e l’albero di Natale”, in cui il maestro musicò delle mie poesie. Con lui ho fatto anche delle opere teatrali. L’altra mia grande passione per l’arte l’ho realizzata grazie alla scultura. Tutto iniziò nel 1992 con una Madonna. In pratica in me venne fuori quella passione per l’intarsio che avevo curato sin da bambino, utilizzando il coltellino. Adesso gli attrezzi erano cambiati e lo scalpello mi aiutava a tirar fuori da un pezzo di legno le mie creazioni. Molte le ho donate, soprattutto all’Amministrazione comunale per i 150 anni dalla fondazione di Roseto. La particolarità che ho portato avanti in questi anni è che a ogni scultura che realizzo ci abbino una poesia, in modo che le due cose rimangano legate. I giovani la seguono? Cosa si sente di suggerire loro? Non lo so. Dare consigli non è facile. Posso solo dire loro che essere buoni è difficile, ma vorrei che tutti i ragazzi fossero predisposti al bene, in modo da creare veramente un mondo migliore. Le poche parole finali di Sante sono semplici, ma allo stesso tempo disarmano per la profondità. E lui non si smentisce, facendo tornare in mente quando si firmava “l’artigiano”, in cui l’arte era il veicolante autentico per immergersi nella genuinità della nostra esistenza.

Pubblicati: 1 Eleonora Filippone Thaulero; 2 Pasquale Zeppilli; 3 Sandro De Simone; 4 Domenico Di Battista; 5 Genovino Ferri; 6 Concetta Scaccioni; 7 Ettore Alcini; 8 Bruno Zenobio; 9 Mario Di Leonardo; 10 Romano Chiappini; 11 Pietro Iaconi; 12 Francesco Pincelli; 13 Maria Giunco.


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SQUALI QUASI PRONTI

ti Maggit di Luca

Ingaggiati Moreno, Bryan, Janelidze, Ferraro e Usher. Manca solo il play straniero

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l Roseto Sharks 2014/2015 è quasi pronto. Sarà una squadra giovane, da battaglia, con qualche esperto e – finora – uno straniero che promette di fare scintille, vista la sua carriera universitaria. Per completare la squadra, almeno per quanto attiene al quintetto, manca soltanto il regista, che dovrebbe essere un play statunitense. Nel posto di guardia, si alterneranno il cubano Yankiel Moreno (italiano di formazione, che può anche cambiare il play) e il rosetano Pierpaolo Marini. Nel ruolo di ala piccola, agirà lo statunitense Davon Usher, classe 1992 di 198 cm, uscito dal college di Delaware con numeri che promettono benissimo: 35 gare a 36,6 minuti di media, segnando 19,4 punti, catturando 6,1 rimbalzi e smazzando 1,8 assist. Lo “Squalo Mancino” (tira con la sinistra), anche se molto giovane, sembra avere le

Davon Usher

carte in regola per non far rimpiangere Alex Legion, che – interpellato via facebook – ha definito una buona scelta l’ingaggio dell’ala nativa di Baltimora (la stessa città di Norman Nolan). Nel ruolo di ala grande, il gradito ritorno del rosetano Innocenzo Ferraro, dopo la discreta stagione in Serie B a Rieti e due ottimi campionati vinti (2011/2012 in B1 con Trieste e 2012/2013 in DNB

Davon Usher

Tony Trullo e Sylvere Bryan

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

con il Nord Barese). Altro ritorno per il ruolo di centro: Sylvere Bryan (italiano per matrimonio che giocherà da passaportato), centro classe 1981 di 208 cm, già visto nella Legadue 2008/2009 quando, guidato in panchina da Trullo, ebbe un impatto determinante a inizio campionato (17,7 punti in 26,3 minuti, con 5,7 rimbalzi e 8,7 falli subiti per un ottimo 23,7 di valutazione, il più alto fra tutti i giocatori della squadra), prima di andare a Pistoia. In panchina tanti giovani, con il play Giulio Antonini, l’esterno Piero De Dominicis, l’ala Giga Janelidze e il centro Mirko Gloria. La Società, che ha allestito una squadra in grado di combattere per la salvezza, conta di raggiungere quota 1.000 abbonati, avendo lasciato per il 4° anno consecutivo i prezzi bloccati. L’abbonamento intero costerà 100 euro, il ridotto 75, quello numerato 200. La campagna abbonamenti partirà il 18 agosto 2014, presso la sede sociale all’interno del PalaMaggetti.

Innocenzo Ferraro


Roseto foto: Mimmo Cusano

ti Maggit di Luca

Basket

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Story

UN LIBRO PER CHI AMA IL ROSETO BASKET

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Presentato “il CUORE del ROSETO”. La mostra e i punti vendita iovedì 31 luglio, nella storica Arena 4 Palme di Roseto degli Abruzzi, grazie all’ospitalità del 23° Trofeo Ministars – 12° Memorial Remo Maggetti, è stato presentato il libro “il CUORE del ROSETO”, scritto da Luca Maggitti, con le foto di Aldo Pinciotti e Mario Rosini, impaginato da Andrea Marzii e pubblicato da “Rosetani in Tour” di Massimo Bianchini e Riccardo Innamorati. Il volume comprende 650 foto a colori e 29 schede per ricordare i momenti più entusiasmanti del basket rosetano. Bella cornice di pubblico e tanti applausi per i “Rosetani sempre” che hanno voluto esserci e che sono stati salutati con grande affetto dal pubblico: Mario Boni, Paolo Moretti, Phil Melillo, Christian

Di Giuliomaria, Enrico Gaeta, Tony Trullo e altri ancora. Oltre al libro, il patrimonio fotografico di Aldo Pinciotti e Mario Rosini è diventato una mostra a ingresso libero – composta da una parte di foto presenti nel libro e ulteriori nuove immagini – che si terrà nei giorni venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 agosto 2014 al Lido Celommi, dalle ore 19 a mezzanotte. Il libro è in vendita presso: Edicola Piazza Ungheria; Edicola Roseto Centro, vicino Ufficio Postale; Edicola Lungomare Centrale, vicino Lido Marisella; Edicola vicina al Ristorante Pizzeria Hercules; Lido La Bussola; Lido Tropical; Ottica Flash Pinciotti.


Riuscita la manifestazione

FOTO di Stefano “Lallo” Varani e Massimo Ieraci

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l mondo dei colori ancora una volta ha trionfato. È stata una specie di cromoterapia di gruppo, in cui le sfumature delle varie tinte sono uscite sia dai gruppi musicali sia dalle tante cartelle colore che sono state distribuite. In altre parole la II Edizione del Dimarcolor Color People Festival è stata una bella rassegna musicale, un appuntamento di festa riuscita e un’occasione per informarsi sulle ultime tendenze dei prodotti vernicianti e delle decorazioni che sono così belle da cambiare l’aspetto estetico di un ambiente. Il mix tra musica e colore ha ancora una volta avuto una bellissima corrispondenza di pubblico e nonostante questa pazza stagione (è piovuto nel pomeriggio, ma durante lo spettacolo tutto è filato liscio), la manifestazione ha messo in evidenza un riscontro positivo in termini di presenze. Ad aprire la serata è stato l’energico gruppo Vuoto Elettrico e a seguire i mattatori Accessori Anni Sessanta che hanno diviso il loro intervento in due parti. Dopo circa un’ora di spettacolo hanno ceduto il posto alla brava cantante Azzurra Sorgentone, al raffinato maestro fisarmonicista Daniele Falasca (accompagnato da un suo allievo, il promettente chitarrista Pierluigi Fidanza) e al chitarrista “prodigio” di Montepagano Antonio Di Gabriele. Nella terza parte è ritornato sul palco, con grande approvazione del pubblico, il gruppo Accessori Anni Sessanta che ha rispolverato le cover sempre verdi, molto gradite dalla gente. Infatti, la caratteristica del festival è stata quella di far riferimento, anche se solo con alcuni brani, alla musica della decade del boom economico, tanto per dar un senso al sottotitolo della manifestazione, vale a dire “I colori degli anni ‘60”. E il pulmino Volkswagen? Era lì, presente come anche nella prima edizione in prima linea, proprio sul palco.


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“Incontri Letterari”

un appuntamento di alto spessore grazie all’intervento della professoressa

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Manuela Racci

lle volte corriamo nel nostro quotidiano, sapendo di non avere una meta. È come se andassimo verso l’ignoto, pur se tutto ciò ci fa paura. Ci dicono, gli esperti, che è il prezzo della modernità, che è il destino di ognuno di noi non avere più un freno per guardare con uno sguardo diverso quello che accade intorno con le dovute pause. Il “fermate il mondo voglio scendere” non è contemplato, sarebbe un po’ come se si rinunciasse a tutto quello che finora si è conquistato. Eppure non è proprio così e alle volte esistono degli spazi dove il fermarsi a sentire è qualcosa di vitale, al punto tale che la nostra anima, dopo l’ascolto, ne esce rafforzata e rinvigorita. E tutto ciò è accaduto con il primo appuntamento di “Incontri Letterari” che si è tenuto il 28 e 29 luglio scorso presso il lido La Vela di Roseto. A veicolare il senso profondo e anche un po’ inusuale della letteratura è stata la professoressa Manuela Racci, che per due sere è come se fosse andata in “estasi”,

facendo parlare più che il suo cervello, il suo cuore. E quell’anima così partecipativa è venuta fuori tutta, coinvolgendo il folto pubblico presente, ammaliato in entrambe le conferenze. Se nella prima sera si è parlato di letteratura come quasi una terapia del nostro spirito (non per niente l’insegnante di Forlì è docente presso l’Accademia Opera di Roma della cattedra in Biblioterapia), nel secondo appuntamento l’attenzione è ricaduta sul più grande poeta di tutti i tempi, Dante Alighieri, che, grazie agli approfondimenti della prof.ssa Racci, è diventato subito più familiare alle tantissime persone, tutte attente a seguire il viaggio attraverso la Divina Commedia, come se fossero dentro ai tre regni ultraterreni. Emanuela Racci in questi due giorni ha potuto apprezzare i diversi gesti di affetto che le persone le hanno donato nel dopo conferenza, rimanendo rapita dall’Abruzzo in generale e da Roseto in particolare per le doti umane che ha trovato nella gente. Grazie professoressa e grazie anche ai tanti Rosetani che hanno partecipato con entusiasmo.

Il folto pubblico presente al lido La Vela

Giorgio Mattioli e Manuela Racci La prof.ssa Racci durante la prima serata

La seconda serata L’artista Giorgio Mattioli mentre recita Dante


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FOTO: Mimmo Cusano

Luigi Lamonica “DECIDERE” DONA 5.000 EURO A “L’AQUILA PER LA VITA” I ricavi del libro, scritto dall’arbitro internazionale di basket, serviranno per pagare una fisioterapista che segue a domicilio i malati di cancro

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abato 2 agosto 2014, all’Arena 4 Palme di Roseto degli Abruzzi, Luigi Lamonica ha chiuso il progetto legato al suo libro “DECIDERE”, donando 5.000 euro a “L’Aquila per la Vita”, onlus che si occupa di oncologia domiciliare a L’Aquila e nel circondario. La cerimonia è avvenuta all’interno del “23° Trofeo Ministars – 12° Memorial Remo Maggetti”, grazie all’ospitalità del comitato organizzatore capitanato da Saverio Di Blasio. La donazione, che rappresenta il compenso riservato all’autore del libro, è stata intitolata “Borsa di studio Sebastiano Lamonica e Iride Primiterra”, genitori scomparsi dell’arbitro. “L’Aquila per la Vita”, presente alla manifestazione con l’oncologo Giampiero Porzio e con la fisioterapista Valeria Pilolli, ha annunciato che i 5.000 euro serviranno proprio per pagare il lavoro di fisioterapista di Valeria, che si occupa a domicilio di malati di cancro con metastasi cerebrali. Il prezioso lavoro di Valeria Pilolli è già legato al basket, in quanto è stato possibile pagarla negli

anni 2011 e 2012 grazie al libro “TIME OUT”, scritto nel 2010 da coach Gabri Di Bonaventura, presente all’Arena 4 Palme. Anche il lavoro del 2013 di Valeria Pilolli è stato pagato grazie al grande cuore di Roseto degli Abruzzi, vista la donazione di “Abruzzo Amore”, onlus rosetana presente all’Arena 4 Palme con il presidente Elio Di Remigio e le consigliere Liliana Di Tecco e Tina Fonte. Dunque un filo rosso di solidarietà, che passa per il basket e Roseto degli Abruzzi, lega Valeria Pilolli e “L’Aquila per la Vita” alle 3 iniziative consecutive di beneficenza, che hanno permesso e permetteranno alla fisioterapista di portare sollievo agli ammalati di cancro. Luigi Lamonica ha voluto ringraziare tutti, prendendo la parola al centro di un’Arena 4 Palme traboccante, chiamando al suo fianco Francesco Sargiacomo, figlio dello scomparso Vittorio (primo compagno di coppia di Lamonica all’inizio della sua carriera arbitrale) e Roberto Nardecchia, compagno di coppia in Serie A, oltre ai miniarbitri impegnati nel torneo.


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ABRUZZO AMORE

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FOTO: Mimmo Cusano

GRAZIE AL TEATRO DIALETTALE RACCOLTI 2.200 EURO PER LA TANZANIA Il resoconto della manifestazione svoltasi il 19 luglio al Teatro della Villa Comunale Abruzzo Amore e Padre Daniele Pierangioli

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Il pubblico presente a teatro

nnesima iniziativa di solidarietà perfezionata dalla onlus rosetana “Abruzzo Amore”, che lo scorso 17 luglio (lo spettacolo, inizialmente previsto per il 12, è stato rimandato a causa della pioggia), ha organizzato una serata di teatro dialettale, ospitando la commedia in due atti intitolata “Politicamente scorretto” e portata in scena dalla “Compagnia dei Frizzantini”. Grazie al pubblico presente e agli sponsor della serata, dedotte le spese, è stato possibile raccogliere la somma di 2.200 (duemiladuecento) euro, donata alla onlus “Amici di San Gabriele dell’Addolorata”, per sostenere due progetti in Africa. Fra il primo e il secondo atto della rappresentazione teatrale, padre Daniele Pierangioli, in rappresentanza degli “Amici di San Gabriele dell’Addolorata”, ha illustrato i progetti che saranno sostenuti con la donazione e che riguardano la missione Passionista di Itiso e il villaggio di Osteti, in Tanzania. Il primo è relativo a un pozzo a Osteti, per dotare di acqua potabile popolazioni che oggi impiegano fino

La Compagnia dei Frizzantini a 4 ore di cammino per disporre di acqua per sopravvivere, mentre il secondo riguarda la ristrutturazione del tetto della missione Passionista di Itiso e del salone per la catechesi dei ragazzi e degli adulti. In apertura della serata, sono state elencate le iniziative che “Abruzzo Amore” ha realizzato da ottobre 2011 – data di costituzione – alla sera prima dello spettacolo, raccogliendo e donando oltre 47.000 (quarantasettemila) Euro netti a progetti meritevoli o persone bisognose. Dunque, compreso l’ultima iniziativa, quasi 50.000 euro di progetti e sostegni finanziati ad oggi, in meno di 3 anni. Un risultato lusinghiero, che è stato sottolineato anche dal vice sindaco e assessore al turismo, Maristella Urbini, che ha portato i saluti dell’Amministrazione Comunale rosetana.

Momenti della commedia


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CARCERI TRICOLORI di MARIO GIUNCO

I detenuti fanno sentire la loro voce. In una rivista

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ia degli artisti - che fantasia - è una striscetta di asfalto, serpeggiante fra casermoni e rotonde in costruzione. Anche a Pescara, dove prima c’era l’erba spunta una nuova città. La casa circondariale di San Donato, edificio-simbolo della zona, quasi scompare. All’inizio della traversa l’emporio, che fa tanto Macondo. La rom impettita e variopinta si stupisce della presenza di un centinaio di persone, giornalisti, alcuni attempati, altri sbuffanti, pronti ad essere accolti nel salone del carcere per acquisire “crediti formativi”. Sotto gli occhi di una suorina, premurosa dispensatrice di immagini sacre. (Il direttore dell’autorevole quotidiano nazionale, forse per la perdita di immagine, prestigio e copie vendute, ha appena concordato la buonuscita di due milioni e mezzo, mentre il giornalista di provincia, che deve conoscere e applicare il codice deontologico con relative carte, guai a sgarrare, tira a cinque Euro a pezzo, quando va bene). La visita a un carcere è sempre istruttiva, anche se limitata. Comporta una sorta di effetto straniante. Il romano verace e il trasteverino si riconoscevano per aver varcato i gradini di Regina Coeli. (“Caro dottore, volevo metterla in una cella più comoda, da solo, con il bagno, ma san Vittore è piena come un uovo, le toccherà il tossico, quello che dà di testa e ce l’ha con il mondo intero e rompe perfino quando si dorme, ma che vuol farci, mi dispiace proprio…” Allora il dottore terrorizzato parlava, spesso così per dire e poi si toglieva la vita). Carcere come privazione della libertà, solo privazione della libertà. Una pena che da sola basta e avanza. Senza punizioni aggiunte, in modo talvolta incivile e barbaro. Le carceri della penisola, nel pittoresco linguaggio dei detenuti, si dividono in categorie, rappresentate da colori. “Rosa” quelle vivibili (Bollate, Rebibbia, Gorgona, Due Palazzi, Volterra), dove l’istruzione, il lavoro e la riabilitazione sono fondamentali e prevale il rispetto per la dignità umana. “Grigio”, la maggior parte, in cui si sconta la pena senza essere quasi mai umiliati, ma anche senza dare senso alla propria esistenza, agli errori commessi (e gli esperimenti di Bollate e Padova dimostrano che minore è la pressione della sorveglianza, maggiore è il senso di responsabilità dei detenuti). “Nero” (Poggioreale, Novara, Cuneo, Ferrara, Lecce, Favignana, Trani, Campobasso) dove un colloquio in giornata può essere atteso dai familiari dalle due di notte (Poggioreale), e i detenuti si ammassano in minuscole celle, prive di ogni forma di igiene, a volte senza acqua, in compagnia di topi, pidocchi e insetti di diversi tipi (san Vittore). Dove il cibo non merita di essere chiamato tale e “ci sono celle con il water scoperto in mezzo alla stanza e per fare i propri bisogni ci si copre dalla testa in giù con una coperta, sotto lo sguardo

disgustato di chi sta intorno (Favignana)” o “celle senza un comune lavandino per cui le persone sono costrette a lavarsi i denti e la faccia nel bidet, magari dopo averlo usato per l’igiene personale (Campobasso, carcere nel centro storico della città)”. Ecco le “Voci di dentro”. Attraverso l’omonimo periodico di cultura, attualità e cronaca, diretto dal sociologo Francesco Lo Piccolo, si levano dalle Case circondariali di Chieti, Pescara, Vasto, Lanciano (www.vocididentro.it; voci@vocididentro.it) e uniscono il paese in una ideale catena di solidarietà, in uno scambio di esperienze. Drammi confortati solo da un filo di speranza. Da Saluzzo: “Stavo male e ho insistito per andare in infermeria. Dopo l’ennesimo rifiuto ho trattato male l’agente, insultandolo. Ha chiamato rinforzi, in dieci mi hanno messo in isolamento. Mi hanno picchiato a sangue. Sono poi stato portato in infermeria e l’agente ha detto che ero caduto. Io ho detto al dottore che mi avevano picchiato. Al ritorno in isolamento mi hanno di nuovo picchiato. Poi in ospedale, su ordine del dottore. E anche lì l’agente ha detto che ero caduto e io ho ripetuto di no”. Da Chieti: “Venni arrestato a Valencia, in Spagna. Il carcere dove passai la pena fu il Centro Penitenciario Madrid V Soto del Real. Eravamo tutti in stanze doppie con bagni e docce interne, molto pulite. Dovevamo fare da soli le pulizie, ma il penitenziario forniva, a semplice richiesta, l’occorrente. Al mattino, alle 8,30, lasciavamo libere le stanze per andare nel salone, c’era un self-service, nel quale consumavamo i pasti. Subito dopo, se volevamo, potevamo andare in una grande palestra, fornita di tutti i servizi per la pratica sportiva, o recarci a socializzare in altro modo. Il tempo trascorreva veloce. Dovevamo rimanere tutta la giornata fuori dalle nostre stanze, leggere o studiare nella biblioteca, effettuare telefonate quotidiane di dieci minuti, cui avevamo diritto. Si potevano anche avere incontri di quattro ore con la propria donna, o dichiarata tale, in una camera da letto, da soli e all’ingresso le guardie fornivano anche i profilattici”. “L’uscita dal carcere al termine della pena – è un’altra “voce” - è un momento tanto atteso quanto temuto. Il cosiddetto rientro nella società civile, quasi che fosse quello da un altro pianeta, specialmente se sono trascorsi molti anni, comporta un impatto notevole. La famiglia c’è ancora, è stata una galera anche per i congiunti, ma alla fine si è di nuovo uniti, pronti a voltare pagina. La vita sarà a portata di mano una volta spalancato il portone? Ma io sarò diventato in questi anni un uomo diverso, pronto a lavorare per restare onesto? Avrò compreso il male, la sofferenza inferta agli altri, o avrò semplicemente rimosso tutto per non soffrire a mia volta, ritenendo sufficiente la pena espiata?”. Speranze e timori del dopo, che spesso pesano più della riacquistata libertà.


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LA CENTRALE IDROELETTRICA DI VILLA VOMANO

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opo un’attesa lunga ben ventotto anni, la Centrale idroelettrica sfruttante le acque del fiume Vomano inaugura la sua attività di approvvigionamento di energia pulita e pone l’attenzione sull’importanza dell’utilizzo di fonti alternative che salvaguardano la salute dei cittadini. L’opera, realizzata dal Consorzio di Bonifica Nord Bacino del Tronto, Tordino e Vomano attraverso finanziamenti pubblici, è ubicata sulla sponda destra del fiume Vomano nel Comune di Penna S. Andrea ed è stata fortemente voluta dall’ente in quanto genera un elevato valore aggiunto al sistema socio-economico del territorio. Per l’Ing. Sabatino Falasca, in forza al Consorzio da circa due anni, trattasi della seconda opera strategica portata a termine. La prima opera ha riguardato il ripristino della vasca di accumulo denominata di Sardinara di circa 12.000,0 mc a servizio della zona Penna S. Andrea- Basciano andata fuori servizio nel 2007 a seguito di danni causati dai lavori di completamento dell’itinerario autostradale Roma-L’AquilaTeramo. Tratta V. VOMANO – TE. Lotti 1 e 2. AUTOSTRADA (A 24) ROMA-L’AQUILATERAMO; Con la centrale idroelettrica di Villa Vomano si completano le opere fino a due anni fa classificate come incompiute. Ma come funzionerà la centrale idroelettrica? L’ing. Sabatino Falasca, Project manager dell’opera e direttore dei lavori dell’o-

Dona anche tu un pò di

sangue!

pera, ci spiega che “la centrale, definita ad acqua fluente, deriva l’acqua dal fiume Vomano per mezzo di un opera di presa sita sullo sbarramento situato all’altezza di Villa Vomano, poi per mezzo di una condotta da 3500 mm viene portata in centrale per essere turbinata e poi rilasciata sul fiume Vomano. La centrale è caratterizzata da una turbina Kaplan ad asse orizzontale che lavora con un salto di 6,5 metri. La portata di funzionamento della centrale varia tra il minimo di 10 mc/sec ed un massimo di 30 mc/sec, la potenza nominale della macchina è di 1652 kW. La produzione di energia stimata dalla centrale è di circa 4.500.000,00 kWh e verrà riutilizzata in parte per il funzionamento

delle stazioni di sollevamento delle acque sul sistema irriguo sito a Villa Vomano ed in parte ceduta al gestore di rete elettrica nazionale. In termini economici possiamo dire che essa produrrà tra ricavi e mancati costi di approvvigionamento di energia, un valore aggiunto di circa € 350.000,00 annui. L’energia prodotta da questo impianto e dagli altri idroelettrici situati sul fiume Vomano è energia rinnovabile perché “non utilizza combustibili fossili, non inquina, non altera il territorio, non genera immissioni nell’atmosfera di residui come gas o carbone” ed è parte integrante di un grande progetto europeo di spinta all’utilizzo del rinnovabile. In particolare la centrale idroelettrica di Villa Vomano permetterà una riduzione di CO2 pari a circa 2600 tonn/anno; Ma perché in Italia che è il paese dell’acqua, del vento e del sole si parla ancora di nucleare e di turbogas? L’ing. Falasca, con molta pazienza ci chiarisce questo dubbio, e pur ritenendosi molto favorevole alle energie rinnovabili ed all’uso efficiente dell’energia, la sola risorsa del rinnovabile al momento non garantisce con continuità il fabbisogno energetico del nostro sistema socio-economico; in quanto le fonti rinnovabili spesso non sono risorse programmabili perché condizionate da variabili indipendenti dal fattore umano” per cui la garanzia della continuità energetica al momento può essere data dalle uso di fonti tradizionali a combustibili fossili.

AVIS Comunale di Roseto Via Calabria, 7 – Roseto degli Abruzzi e-mail: avisroseto@gmail.com Cell. 329/7230960 Apertura sede ogni lunedì dalle ore 11,00 alle ore 12,00


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Il Volo

decolla in Abruzzo I tre artisti hanno presentato nei giorni scorsi il concerto del 5 settembre a Pescara

Il 5 settembre ci sentiremo tutti abruzzesi. Ho voluto fortissimamente che si facesse questo concerto ‘a casa mia’. Avrò ad ascoltarmi tanti amici e parenti, compreso mio nonno. Sarà bellissimo”. Gianluca Ginoble sembra non vedere l’ora di potersi esibire nella propria terra, dopo aver girato il mondo in lungo e in largo. Dopo aver strabiliato i tanti fans sparsi per l’Universo, è giunta l’ora per Il Volo di esibirsi nel Bel Paese. Le prime due tappe italiane del 20 e 21 luglio hanno avuto come location la suggestiva cornice del Teatro Antico di Taormina. Il trio, fattosi conoscere cinque anni fa nel programma televisivo “Ti lascio una canzone”, si esibirà, oltre che a Napoli il 12 settembre (Arena Flegrea) ed a Marostica il 16 (Piazza Castello), il prossimo 5 settembre alle 21 al teatro D’Annunzio di Pescara. La data pescarese è ancora più significativa visto che sarà l’unica del centro Italia. L’evento è stato presentato lo scorso 25 luglio nel Municipio della località dannunziana, alla presenza, tra gli altri degli assessori comunali Teodoro e Di Iacovo, e del sindaco Marco Alessandrini. Il primo cittadino ha eviden-

di PIERGIORGIO STACCHIOTTI

ziato come i siciliani Piero Barone ed Ignazio Boschetto, assieme al “nostro” (per chi non lo ricordasse, è orgogliosamente di Montepagano) Gianluca, siano rappresentanti del “made in Italy che funziona”. I tre ragazzi hanno spiegato come “gli italiani non ci conoscano realmente. Noi dieci mesi l’anno siamo in giro per il mondo a fare concerti. I nostri album sono stati tradotti in 57 Paesi, ma ora siamo contentissimi di essere in Italia”. I biglietti, disponibili sul circuito CiaoTicket, stanno andando letteralmente a ruba. Il sold out per la data del 5 settembre è ormai garantito (il teatro D’Annunzio ospita oltre 2 mila spettatori) ma in tanti potrebbero ricevere la delusione di non riuscire a recapitare il tagliando utile a presenziare all’evento. La soluzione però non è così lontana. Infatti al momento è tutt’altro che esclusa un’ulteriore esibizione del trio nella serata precedente, il 4 settembre. A Roseto è possibile acquistare i biglietti per il concerto al Bar Olimpia (di fronte al Palazzetto) ed alla tabaccheria Cartolotto (Via Salara, Voltarrosto).


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Autore: Marco D’Emilio Titolo di studio: Laurea Magistrale in Storia Contemporanea Titolo DELL’OPERA: Terre d’Hermès Luogo: Deserto di Dubai (UAE) Apparecchiatura:Canon EOS 7D - Obiettivo EF-S 18-135 mm, f/3.5-5.6 IS Parametri di SCATTO: Lunghezza focale: 31,0 mm Esposizione: 1/160 sec. - f/14 - ISO 100, Priorità di tempi Misurazione: Valutativa

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Esposizione Fotografica “Contaminazioni Culturali” 13 - 20 Luglio - Auditorium Sant’Agostino - Atri - h 17:00 / 24:00

25 - 27 Luglio - Montepagano Borgo DiVino 2014 - Villa PANGIA - h 18:00 / 24:00 11 - 17 Agosto - Roseto Degli Abruzzi - Villa COMUNALE - h 18:00 / 24:00

Irving Penn affermava che... “Un buon fotografo è una persona che comunica un fatto, tocca il cuore, fa diventare l’osservatore una persona diversa”. Con questa immagine che fa parte di una serie di fotografia che compongono un mio progetto intitolato “Contaminazioni Culturali” ho cercato di trasmettere un’emozione all’osservatore attraverso dei rimandi alla cultura nella sua accezione più ampia. Infatti scattare una foto è secondo me, arrivare al cuore dell’osservatore per evocare in lui suggestioni intime e personali e cercare di trasmettergli le sensazioni che hanno permesso di giungere all’insieme di piccoli particolari che rendono unica un’immagine.

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Mi aggancio all’ultimo pensiero di Marco. Se una fotografia, che ci restituisce un mondo bidimensionale, di cui varia le proporzioni e rende statico ogni elemento, escludendo tutte le stimolazioni sensoriali diverse da quelle ottiche, evoca emozioni all’osservatore vuol dire che il fotografo è stato bravo in tutto, tecnica di ripresa, composizione, luce. Quindi…dai, uno scatto al giorno. Provare, creare...


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Ricominciare a sognare

Ce lo dice il giovane cantautore rosetano

Umberto Scataglini Ha pubblicato il suo primo Cd dal titolo “Un’illusione”. Nei diversi concorsi in cui ha partecipato, è stata apprezzata la sua originalità

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n un momento storico particolarmente avverso sotto diversi profili - non solo economici ma anche culturali - per guardare con fiducia al futuro occorre ricominciare a sognare. Un mondo senza prospettive e senza spiragli di luce all’orizzonte non è incentivante né per gli adulti, né per i più giovani. Ma esistono storie, come quella del giovane Umberto Scataglini, che ha deciso di inseguire con tenacia e creatività i suoi sogni, dimostrandoci che tutto è possibile, se lo vogliamo veramente. Cantautore rosetano di 21 anni, circa un mese fa ha presentato, al Palazzo del Mare di Roseto, il suo primo disco dal titolo “Un’illusione”. Gli undici brani che compongono il Cd, che hanno come tema predominante quello del disagio, si legano tra loro in maniera tale da riproporre un film autobiografico. Come è nata questa tua passione per la musica? Ho cominciato a scrivere canzoni sin da quando frequentavo le scuole elementa-

ri; ricordo che spesso esprimevo pensieri e stati d’animo su fogli di carta, dando vita alle prime poesie che poco alla volta, grazie alla scoperta della musica, diventavano canzoni con le note che associavo alle parole. All’età di dodici anni ho iniziato a suonare la chitarra, ma poco dopo ho messo da parte questo strumento a corde per riprenderlo qualche anno più tardi. A sedici anni mi sono appassionato di importanti cantautori come De Gregori, De André, Guccini e la mia passione per la musica cresceva sempre di più. Con il raggiungimento della maggiore età ho avvertito l’esigenza di scrivere. Non è mai stata una forzatura, ma ho capito sin da subito che si trattava di un bisogno che proveniva dalla mia dimensione interiore. Così ho cominciato a seguire lezioni di canto e di chitarra e a perfezionare ciò che avevo avuto modo di imparare, nutrendo sempre più la volontà di andare alla ricerca di note che conciliassero in maniera autentica con le parole, espressione delle mie emozioni. Lo scorso anno hai conquistato l’accesso alla finale nazionale del “Cantagiro” e hai avuto modo di fare uno stage presso il CET (Centro Europeo di Tuscolano), un centro di eccellenza universitario della Musica Popolare fondato da Mogol. Cosa hanno rappresentato per te questi riconoscimenti? Nel 2011 ho partecipato ad un concorso a Pescara, il “Tour Music Fest”, il Festival Internazionale della Musica Emergente

Umberto Scataglini con la nostra collaboratrice

di MARTINA BIDETTA

che offre agli artisti la possibilità di crescere e di farsi conoscere con più di 30 tappe in Italia. Mi è stata data l’opportunità di partecipare ad uno stage ad Avigliano Umbro presso il CET e, dopo aver superato la prima selezione, sono passato alle fasi successive a Roma. La scorsa estate è stata per me particolarmente significativa, perché ha rappresentato un punto di svolta. Io e la mia famiglia abbiamo iniziato a credere nel mio progetto e nell’opportunità di poter concretizzare il mio sogno: quello di incidere un disco. Sono arrivato secondo al concorso canoro per il “Premio Cet Mogol”, nella finale per l’Abruzzo e le Marche a Cupra Marittima, in provincia di Ascoli. Ma la soddisfazione più grande è arrivata con il “Cantagiro”, una storica manifestazione canora itinerante, che si è svolta nelle piazze di Abruzzo e Marche e nel corso della quale, al Teatro Comunale di Offida, ho conquistato l’accesso alla finale nazionale di Fiuggi con la canzone “La libellula e l’elefante”. E così hai inciso il tuo primo disco. Quanto ti ha aiutato la famiglia? Ho inciso il mio primo disco in circa quattro mesi, dal titolo “Un’illusione” con la casa discografica Udedi. Ho cercato di trovare una musica intima, sia nei testi che nelle note. Le canzoni trattano essenzialmente il tema del disagio e posso dire che questo disco racconta la mia storia: undici brani che racchiudono il film della mia vita. I miei genitori e mio fratello mi hanno aiutato moltissimo. Mi sono sempre considerato un sognatore e trovare qualcuno che appoggi le tue idee e creda nei tuoi sogni è meraviglioso. Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Il mio desiderio è quello di vivere grazie alla musica. Vorrei che le mie parole e la mie note entrassero nel cuore di molte persone. Ho già in programma dei concerti e spero di poter crescere sempre di più dal punto di vista professionale.


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Alla riscoperta delle tradizioni culinarie con

“Il Giusto Gusto”

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ei locali, siti in via Piane dei Santi 16, dove ancora oggi sono presenti porzioni delle antiche mura del castello medioevale che la storia ci dice abbia dato origine all’antico borgo di Montepagano, si è svolta il 12 luglio la seconda edizione de “IL GIUSTO GUSTO” la manifestazione nata per far rivivere le antiche tradizioni culinarie della cucina abruzzese. La partecipazione ha visto mettersi amichevolmente a confronto massaie, chef e pasticceri. Il primo classificato è il prodotto eseguito magistralmente secondo una vecchia ricetta della nonna dalla signora Lisa Nallira al secondo e terzo posto in ordine quelli della signora Maria Lanzi e della signora Gilda Di Furia. L’ ottima qualità e fattura delle numerose varianti presentate hanno confermato che ancora oggi le tradizioni accompagnano la vita quotidiana e si mantengono vive. L’associazione culturale “Vecchio Borgo” con sede in Montepagano che ha organizzato l’evento ringrazia tutti i partecipanti e gli intervenuti che hanno insieme creato un’atmosfera piacevole e coinvolgen-

te. In particolare un grazie va al maestro pasticcere Sandro Ferretti che con la sua esperienza e professionalità ha guidato i giudici durante la degustazione dei prodotti, alla prof. ssa Maria Pia di Nicola, al prof. Paolo De Cristofaro, al dott. Crescenzo Allegretto che insieme hanno contribuito a creare una giuria esperta e di qualità. Un grazie anche a Lu.Sa.Form società con sede a Teramo che ha dato un contributo sia logistico che organizzativo e alla cantina FRATELLI BARBA con sede a Scerne di Pineto (TE) che ha offerto una degustazione dei suoi ottimi vini. Un contributo all’arte da parte del pittore Paolo Foglia e un momento musicale dei cantanti tenore Mauro Faragalli, baritono Francesco Paolo Pilotto e controtenore Alessandro Perfetti hanno completato la serata. La manifestazione che ha riscosso un largo interesse per il suo ruolo di ricerca e valorizzazione delle tradizioni abruzzesi si propone per il prossimo anno di ripetere questa piacevole esperienza con l’intento di stimolare sempre più l’interesse per la cucina abruzzese e soprattutto per le sue origini.


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3^ Memorial

De Ascentiis - Rossi Tascioni È un torneo di pallavolo dedicato a chi, nella memoria collettiva della città di Pineto, non è mai scomparso

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state, sabbia e campo da beach volley. Tommaso Angelini e Fabio Verrigni, due giovani pallavolisti di Pineto, stavolta non hanno pensato ad organizzare una semplice partita al mare tra amici, ma ad un torneo di beach volley - la loro passione - in memoria di due illustri personaggi che non ci sono più: Otello De Ascentiis e Francesco Rossi Tascioni. Entrambi hanno rivestito un ruolo molto importante all’interno del panorama sportivo pinetese, soprattutto in quello della pallavolo, appunto. Il primo, Otello, è stato professore di Educazione Fisica ed è ricordato più spesso per la sua “paterna severità” tra i banchi di scuola. Oggi, i suoi allievi ritengono, a distanza di tempo, che è stato un ottimo modo perché l’educazione sportiva venisse insegnata come se si trattasse di un vero e proprio valore e non solo di una materia scolastica. Il secondo, Francesco, il “gigante buono”, sempre sorridente, amico del professor De Ascentiis; è ricordato come la colonna portante della pallavolo pinetese a livello agonistico. In ultimo, ma non meno importante, il Memorial è anche l’occasione per ricordare il loro amico e collaboratore, Antonio Pisciella, che ci ha lasciati troppo presto, abbandonando così per sempre la sua passione. Portatori di valori sani, di sport come educazione, De Ascentiis e Tascioni, hanno lasciato il segno nella sensibilità dei due ragazzi – allievi del professor Otello prima a scuola e poi tra le file della vecchia Pallavolo Pineto – che, con l’indispensabile collaborazione dell’associazione Summersmile, hanno pensato di organizzare quella che, da due anni, è diventata una tappa fissa del calendario estivo di Pineto. La suggestiva location offerta dal Beach Paradise, il circolo nel quale si è svolto il torneo, ha contribuito, inoltre, a dare un senso di maggior raccoglimento ai giovani che dal 1° al 3 agosto, non si sono persi nemmeno un match. Sulla sabbia rinfrescata dalla piacevole ombra pomeridiana, si sono fronteggiate squadre provenienti da Pescara, Montesilvano, Silvi e Roseto; vantando giocatori che militano in campionato di serie C maschile e giovani atlete che giocano in serie D femminile, a livello regionale. Le squadre pinetesi erano composte, per la maggior parte, da ragazzi che hanno avuto un trascorso nelle giovanili

di MARTINA FRANCHI

del Pineto Volley. Quindi, oltre al divertimento, si è assistito anche ad un gioco di squadra altamente competitivo dove energia, coinvolgimento e passione, sono stati gli ingredienti di una manifestazione che, per l’ennesima volta, ha avuto un ottimo riscontro da parte della cittadina e dei turisti, non solo amanti dello sport. “Siamo giunti alla terza edizione del Memorial e anche quest’anno è stato entusiasmante preparare nuovamente questo torneo”, dichiarano Angelini e Verrigni. “Ogni anno vediamo gareggiare squadre amatoriali, tra le quali alcune più esperte, ma rispettando pur sempre l’etica dello stare insieme nello sport, come ci hanno insegnato i cari Francesco e Otello. È diventato un incontro istituzionale per la nostra città, che serve per ricordare alle generazioni passate, ma anche a quelle future, quanto la bontà e la virtù di queste persone hanno contribuito alla crescita sportiva e morale. Cogliamo l’occasione per ringraziare i ragazzi Maurizio e Nico dell’associazione Summersmile, i quali, pur essendo impegnati nella loro attività estiva di animazione, danno un enorme contributo al nostro lavoro per la preparazione del torneo. Allo stesso modo, ringraziamo vivamente tutti gli sponsor che hanno contribuito alla riuscita del torneo, senza i quali sicuramente non ce l’avremmo fatta. Ci teniamo ad elencarli tutti: Lido Alessandro Miami, Lido La Conchiglia, Ristorante La Locanda dei Poeti, Eucaliptus Beach, Milano Assicurazioni, Trink Bevande, Mas Legno, Ferramenta Coletti, Onoranze Funebri Dell’Orletta e Paradisi Snc.”, concludono soddisfatti i due atleti. “Con la sua simpatica ma intransigente severità, si è completamente dedicato a trasmettere nei giovani pinetesi, dalla scuola alla palestra, la passione per lo sport, soprattutto la pallavolo, trasformando il campo in un luogo di divertimento e socializzazione, ma anche rispetto ed educazione. Ancora oggi, dopo la sua improvvisa scomparsa, non può non scappare un affettuoso sorriso, ricordando il suo famigerato fischietto”, ricorda amorevolmente Fanny, la figlia di Otello De Ascentiis. “Il mio presidente era come una montagna, una montagna immensa che però si lasciava percorrere ed emanava un senso di protezione totale, assoluto. Nessuno poteva farti del male se eri lì su quella montagna. Ti ricorderò per sempre unico e generoso, mio presidente”, queste le parole di Michele Marano, in ricordo di Francesco Tascioni.


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Una certa i dea di

romanticismo di GIORGIA PASQUINI

È

Il romanticismo che conosciamo dai banchi di scuola in poi è qualcosa che riguarda la letteratura soltanto? Leggete questa storia e vi accorgere che un uomo indiano capisce che la moglie...

meraviglioso quando arriva quel giorno che senti una storia, incredibilmente inverosimile, e poi scopri che è vera. Non so, mi fa sognare ad occhi aperti e pieni di speranza. Insomma, questa storia è talmente bella che voglio raccontarvela. Arunachalam Muruganantham è un signore indiano che proviene da una famiglia poco abbiente, ha lasciato la scuola a quattordici anni per andare a lavorare e sostenere le spese della famiglia con la madre, divenuta vedova. Nel 1998 si sposa con la sua Shanthi ma, a un certo punto, giungono i primi sospetti: la moglie nasconde qualcosa. Quando l’uomo capisce cosa, rimane incredulo: la donna nasconde delle pezze sudice (che lui - dichiara - non userebbe nemmeno per pulire il suo motorino) che usa durante il periodo delle mestruazioni per contenere il ciclo. C’è da mettersi nei panni del nostro indiano che, grazie a quest’occasione, conosce una caratteristica femminile a lui sconosciuta, e prende atto della sua durata. Romanticissimo, corre in città a comprarle un assorbente: la moglie, infatti, gli aveva confessato che non poteva permettersi di comprare assorbenti igienici, altrimenti non avrebbero avuto di che mangiare. Arrivato al negozio ne acquista uno, che il commesso gli dà furtivamente, come fosse di contrabbando, a un prezzo che sta 40 volte quello di produzione. Eureka: ma perché, a questo punto, non fabbricarseli da sé? Da qui inizia un iter lunghissimo e travagliato, che io vi racconterei di persona, uno ad uno, perché meritevole di ammirazione. Ma, per essere telegrafici: il nostro uomo tenta di realizzarne uno artigianale e lo sottopone al test della moglie, si accorge che però una tester sola non basta, quindi gira per il villaggio a fare ricerche e a chiedere di provare il suo manufatto di cotone. Allora Arunachalam Muruganantham scopre un fatto

terrorizzante: in India pochissime donne fanno uso di assorbenti igienici normali, molte utilizzano materiali antigienici come la sabbia, la segatura, le foglie o la cenere (non vi sto a dare le percentuali di malattie all’apparato riproduttivo riscontrate). A questo punto il progetto diventa una vera e propria fissazione e la moglie, influenzata da un contesto di maledicenze sul marito, lo abbandona. Il nostro eroe indiano rimane solo, ma è sempre più convinto della validità della sua idea così inizia a progettare delle macchine che riescano a produrre, al meno costo possibile, questi benedetti assorbenti. Il fatto è che parliamo di macchine costruite a mano e, Arunachalam Muruganantham, non ha nemmeno i soldi per comprare, e quindi testare e valutare, il cotone più conveniente. Allora cosa fa? S’inventa di essere un produttore vero, chiama le grandi case di produzione che “ci cascano” e gli mandano dei campioni di prova. Lui nel frattempo gira le università di medicina, dove chiede alle studentesse di testare i suoi prodotti e alla fine ci riesce: realizza delle macchine competenti e dei prodotti economicissimi. Soprattutto, la moglie si accorge del suo errore e torna tra le sue braccia. Oggi Arunachalam Muruganantham e la moglie gestiscono un’azienda produttrice di assorbenti igienici; ad oggi, la sua maggiore soddisfazione risulta essere l’installazione di uno dei suoi apparecchi in un villaggio alle pendici dell’Himalaya, dove da generazioni nessuno poteva permettersi di far studiare i figli: qualche tempo dopo, una donna lo chiama per dirgli che sua figlia aveva cominciato a frequentare la scuola. E adesso ditemi se questa non è la storia più romantica che avete sentito negli ultimi anni.


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60 anni

ANNUNZIATA

Un mondo di auguri da Maria, Domenico, Filippo, Cristian e tutti gli amici

6 anni

ALESSIA

90 anni

Sante

22/08/2014

90 e non sentirli! Auguri da Cristina, Pino, Elena, Giovanni, Pasqualina, Federica, Cristina, Ludovica e Lucky.

ALBERTO DE RUGERIIS Congratulazioni al neo dottore in Economia e Management! Un augurio di tanti futuri successi. La tua famiglia.

10 agosto

....”C’era una volta un giorno normale che adesso è un giorno speciale c’era una stella sospesa nel cielo leggera come un pensiero e quella stella da allora brilla soltanto per te... ..Buon compleanno bambina oggi tu sei la regina la più importante che c’è. ... ..Buon compleanno bambina... Oh Happy Birthday to you” Tanti auguri al Piccolo Tesoro di mamma e papa’...

11 anni

DANIELA TAURO

6 agosto

Buon compleanno da mamma, papà, Guido, la nonna e lo zio.

SARA FARAONE

Laurea in Ingegneria Gestionale

AFFITTASI

Locale commerciale uso ufficio, negozio, magazzino. 65 m². Campo a mare (sotto galleria Rapagnà). Per informazioni contattare:

348 8710059

40 anni

Ezio Recchiuti

11 agosto

Se l’amore avesse un nome sarebbe il tuo. TANTI AUGURI AMORE

In questi 5 lunghi anni di studio la vita è cambiata nella prospettiva e nella quotidianità. La votazione massima, la lode e la menzione della commissione accademica sono l’indice che hai saputo tenere il timone sulla giusta rotta con coraggio e valore. Hai fatto le cose in grande.Siamo orgogliosi di te. Congratulazioni, Ingegnere! La tua famiglia


LOTTERIA PARROCCHIA SACRA FAMIGLIA SCERNE DI PINETO BIGLIETTI VINCENTI: 1. 12433 2. 2033 3. 7877 4. 5594 5. 15968 6. 5874 7. 15090 8. 4776 9. 12896 10. 3189

blocchetto n. 249 blocchetto n. 41 blocchetto n. 158 blocchetto n. 112 blocchetto n. 320 blocchetto n. 118 blocchetto n. 302 blocchetto n. 96 blocchetto n. 258 blocchetto n. 64

2 anni 18 anni

GABRIELLA

JASMINE SIMEONE

5 agosto

Tanti auguri alla mia principessa...rimani sempre così....bella e terribile!! Con amore infinito dalla mamma

24 luglio

Auguri da mamma, papà, Pio ed Anastasia

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it 1 anno

STEFANO

22 agosto

Ciao batuffolo, non hai idea di quanto ti vogliamo bene e di quanta gioia ci hai dato in questo primo anno insieme...tantissimi auguri da mamma e papà

È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto. 2 anni

VIOLA

30 agosto

Auguri da mamma e papà

IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii@ymail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTO: ELIO D’ASCENZO, EDITORE: EIDOS News S.r.l.

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Eidos News di Agosto 2014

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