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ANNO 8 N.208 7 Giugno 2014

Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03


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Per il vostro matrimonio


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Nuova ondata

di furti in città

Presa di mira anche l’Ottica D’Ascenzo di Pagliare di Morro D’Oro che in un anno ha ricevuto per ben tre volte la visita dei ladri. Le forze di opposizione a Roseto chiedono l’istituzione della Commissione di Sicurezza, argomento già trattato all’indomani delle rapine a casa di un medico e ai danni di una nota gioielleria

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cardinano le finestre, entrano nelle case e mettono a soqquadro ogni angolo alla ricerca di soldi e oro. A Roseto e nelle zone limitrofi si ripetono i furti negli appartamenti. In meno di una settimana i ladri hanno visitato tre case e in una di esse, di proprietà di M.D. di 43 anni, hanno devastato l’appartamento, senza peraltro trovare preziosi. Sui recenti episodi stanno indagando i carabinieri della locale stazione. Ma i ladri per la terza volta in meno di un anno hanno preso di mira l’Ottica di Carlo D’Ascenzo a Pagliare di Morro d’Oro. Anche in questo caso, come nei precedenti due episodi, hanno spaccato la vetrina. Ma a differenza del primo furto, quando portarono via occhiali per un valore di oltre 60mila euro, nei due successivi colpi la banda si è dovuta accontentare dei prodotti esposti in vetrina perché è entrato in azione un particolare sistema d’allarme che scarica nel locale del fumo, rendendolo quasi inaccessibile. Anche in questo caso stanno indagando i carabinieri per cercare di identificare gli autori dei furti. Il sospetto che come negli appartamenti svaligiati, anche per il colpo all’ottica D’Ascenzo ad agire sia stata una banda ben organizzata. Il titolare del negozio un anno fa circa trasferì l’attività nei nuovi locali. E da allora ha ricevuto la visita dei ladri per ben tre volte. Anche a Roseto i ladri negli ultimi tempi hanno preso di mira il negozio di ottica Maggetti, lungo la Nazionale a pochi passi dal Municipio. In questo caso la banda due mesi fa ha provocato un enorme foro ad una parete per entrare nei

locali. C’è il sospetto che i furti vengano compiuti su commissione. In città poi si sono registrati anche furti di auto, soprattutto le nuove 500 della Fiat. Insomma, c’è preoccupazione tra la gente, perché i topi d’appartamento agiscono anche in pieno giorno con i proprietari che sono in casa. Intanto a Roseto torna la polemica sulla mancata istituzione della Commissione di Sicurezza di cui si era parlato molto un anno fa nel corso di un Consiglio Comunale e sollecitata dai partiti di opposizione dopo una serie di furti e rapine ai danni di un noto gioielliere e di un medico residente a Montepagano. Per non dimenticare poi l’aggressione a domicilio nei confronti dell’assessore provinciale all’edilizia scolastica Ezio Vannucci. “Dopo questi recenti fatti”, ha sottolineato il capogruppo della lista Teresa Sindaco, Massimo Bianchini, “chiediamo al primo cittadino e all’intera maggioranza di centro destra di fare in modo che la Commissione di Sicurezza diventi finalmente una

realtà. Non si può vivere nel terrore di trovare un giorno la casa svaligiata. Fermo restando che le forze dell’ordine che operano sul nostro territorio stanno facendo il possibile con il personale a disposizione”. Ma l’iniziativa di dare vita alla Commissione non ha mai avuto seguito. Le forze dell’ordine nel frattempo invitano i cittadini a segnalare ogni situazione sospetta.


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Borsacchio

presentato il piano di messa in sicurezza I lavori al torrente inizieranno in estate e saranno realizzati dalla Provincia di Teramo per un investimento di 60mila euro. L’alveo in prossimità della curva a gomito sarà ampliato di 12 metri circa, mentre l’argine sud sarà rinforzato con la sistemazione di “gabbie” su un tratto di 164 metri

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resentati i lavori di messa in sicurezza del torrente Borsacchio, opere attesa da circa 2 anni e che saranno realizzate entro l’estate. Gli interventi riguarderanno l’allargamento, di circa 12 metri di media, sul lato nord, dell’alveo del torrente che consentirà di aumentare sezione e portata delle acque. La realizzazione di una

gabbionata che servirà a proteggere l’argine in corrispondenza della curva all’incrocio con via Di Iorio ed a preservare la strada e le abitazioni sul lato nord del torrente. Infine verrà istallata una valvola di non ritorno (clapet) in corrispondenza del tombino della strada provinciale. I lavori saranno realizzati dalla Provincia di Teramo ed avranno un costo di circa 60 mila euro. “Vogliamo ringraziare la Provincia che, malgrado il momento di difficoltà, ha messo a disposizione delle risorse importante per la nostra città, grazie anche all’interessamento degli assessori Ezio Vannucci ed Elicio Romandini” sottolinea il sindaco Enio Pavone. “Grazie a questi lavori daremo una

risposta concreta alle richieste pervenuteci dal Consiglio di quartiere di Roseto Nord che, tramite il presidente Dante Massari, ci ha più volte chiesto interventi risolutivi sul torrente. Credo che questo risultato sia l’ennesima dimostrazione dell’utilità e dell’ottimo lavoro di pungolo svolto dai Consigli di quartiere nella nostra città” conclude il sindaco. Soddisfatto l’assessore ai lavori pubblici ed ambiente, Fabrizio Fornaciari, che ha seguito in prima persona, di concerto con la Provincia, l’iter di questo importante intervento. “Durante l’alluvione del 2011 il torrente Borsacchio tracimò facendo danni alle vicine abitazioni. Grazie ad un primo intervento di pulizia e livellamento ottenemmo dei buoni risultati, che si sono visti negli anni successivi, ora questi lavori risolveranno definitivamente il problema in tema di sicurezza idraulica nell’area, dando una risposta concreta ai bisogni della collettività”.


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5° Torneo di Roseto una festa per tutta la famiglia 13 squadre suddivise in 4 differenti categorie si affronteranno dal 31 maggio al 2 giugno

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n nuovo torneo giovanile approda a Roseto degli Abruzzi. In collaborazione con la Scuola Calcio Sacro Cuore, l’ASD Pro Calcio, società con sede a Frosinone ma che ha dislocate 20 scuole calcio sul territorio nazionale e tre all’estero, organizza la “festa di fine anno”. Si tratta di un torneo di chiusura della stagione che vedrà affrontarsi 13 squadre di 4 differenti categorie: piccoli amici, pulcini, esordienti e giovanissimi. Sarà la quinta edizione della manifestazione, che per la prima volta si svolgerà a Roseto, dopo che per tre anni è stata Castel di Sangro ad ospitare il torneo. Dal 31 maggio al 2 giugno oltre 1500 persone, fra bambini, accompagnatori e genitori approderanno nelle strutture alberghiere locali. “Fonte dell’Olmo”, Cologna Spiaggia e Cologna Paese saranno le tre location nelle quali si disputeranno i vari match. Originali ma senza dubbio apprezzabili per una kermesse giovanile i parametri che decreteranno le squadre vincitrici. Non basterà essere la più forte in campo per aggiudicarsi il trofeo. Saranno analizzati cinque diversi parametri, ognuno di questi darà un punteggio da 1 a

10 punti. La somma dei punti ottenuti dallo striscione iniziale nella sfilata di presentazione delle squadre, il comportamento dei genitori, quello degli istruttori, le risposte ad un questionario sulle pratiche comportamentali da perseguire e i risultati del campo sanciranno la squadra migliore. La giuria sarà composta dall’ex arbitro di serie A Marco Gabriele e da un bambino per ogni società partecipante. La manifestazione si caratterizza anche per l’attenzione nei riguardi dei genitori dei piccoli. Al Lido La Bussola sarà installato un village, dove sarà possibile svolgere gratuitamente varie attività, quali fitness, pilates, zumba, beach

di Piergiorgio stacchiotti

volley, beach soccer ed altro ancora. La kermesse è stata presentata il 21 maggio nella sala giunta del Comune, alla presenza del sindaco Pavone, dell’Assessore Mirco Vannucci e degli organizzatori della manifestazione, tra cui Marco Arcese per la Pro Calcio ed i fratelli Franco e Claudio Caporaletti per la Scuola Calcio Sacro Cuore. Il primo cittadino rosetano ha espresso soddisfazione per una competizione che onora l’intera cittadinanza, ribadendo come l’attività sportiva rappresenti una scuola di vita per i bambini. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore Vannucci, che ritiene lo sport uno dei più grandi veicoli sociali di cui disponiamo e che ha sottolineato la bontà delle iniziative di un’organizzazione che cavalca l’onda del fair-play, rendendo i bambini non solo protagonisti sul campo ma anche giudici delle loro azioni. Infine lo staff del Torneo di Roseto permetterà durante la domenica alle famiglie di beneficiare di un pomeriggio libero. Il loro auspicio, nonché l’invito dell’Amministrazione Comunale rivolto alle attività commerciali locali, è quello che abbiano la possibilità di visitare negozi e strutture ricettive durante la domenica pomeriggio.


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C’E’ UNA METAFORA, PAZIENZA

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Ma ogni limite ha una pazienza, parola di Totò

’ finita sulla prima pagina del “Corriere della Sera”. Grazie ad Aldo Grasso, la “metafora” – che doverosamente si mette fra due “caporali”, in gergo tipografico le “virgolette ”, che sono come i gradi degli omonimi sottufficiali: ecco la prima metafora – ha appena avuto il suo momento di gloria, accanto alla “pazienza”. Nella stessa pagina una figura retorica, accanto a una virtù cristiana, forse la più cristiana di tutte. “Homo patiens” è quasi anagramma di “homo sapiens”. Della metafora si è sempre parlato molto e spesso a sproposito. Cosa significa, innanzi tutto? Viene dal greco, come diverse parole dotte passate nell’uso comune, etimologicamente sta per “portare oltre”, “cambiamento”, “trasformazione”. Fin qui d’accordo. Gli antichi, che volevano definire tutto se la cavavano sostenendo che era un discorso (o una parola) in cui si diceva una cosa e se ne voleva significare un’altra. Poi cominciarono a riflettere più attentamente sulla questione. La metafora non poteva essere considerata un paragone accorciato? Quintiliano, grammatico, retore e pedagogo del I secolo dopo Cristo, è di questo avviso. Quando Machiavelli, qualche secolo dopo, dice che il principe deve farsi “golpe” e “lione”, vuol far intendere che, per prendere il potere bisogna essere furbi come volpi e forti come leoni. Nelle metafore si ricorre spesso ad animali. Un poeta del Seicento, secolo d’oro della retorica, della “dissimulazione onesta”, dell’artificio, paragona certi insettucci, che pascolano sulla capigliatura della sua donna, a fiere d’avorio in un bosco d’oro. O ci si richiama a esseri provenienti da altri mondi (marziani, ufo, et, mostricciattoli vari dal cuore buono) o dal passato remotissimo (dinosauri, Godzilla e simili bestioni). Si può dire che la fantascienza è una colossale metafora della nostra esistenza. Eppure è stato sempre difficile darle una definizione un po’ più calzante. Per alcuni studiosi è il prodotto di due sineddoche (o di due metonimie), cioè “parti per il tutto”: “vela” per “nave”, “tetto” per “casa” etc. Per altri è un caso di anomalia semantica, derivante dalla violazione di regole

di MARIO GIUNCO

che comandano la combinazione della parole. Se dico “il sole ride”, la violazione – e quindi la metafora – sta nell’attribuire al sole la “risata”, invece dello “splendore” naturale. Sicché – siamo proprio alla fine – la definizione attualmente più accreditata è la seguente: “Chiameremo questo processo controdeterminazione, perché la determinazione effettiva del contesto avviene in direzione contraria all’attesa di determinazione della parola. Con questo concetto possiamo definire la metafora come una parola in un contesto ‘controdeterminante’”. Chiarissimo. Del complesso lavoro esegetico ed ermeneutico sommariamente accennato non è traccia nel corsivo di Grasso, che lascia le cose come le trova, pensando che sia semplice e univoco intendersi sui termini. Anche se sa bene che le parole non servono solo a comunicare la realtà, ma la creano. “La metafora è come lo zucchero, diceva lo scrittore polacco Witold Gombrowicz, ma nessuno si mangerebbe un piatto di zucchero. L’eccesso di metafora ci espone a rischi letali”. E allora qualche mano pietosa – “Ogni limite ha una pazienza”, ammoniva Totò ha posto, accanto al metaforico corsivo, un robusto articolone di Paolo Di Stefano, che parla di pazienza, con una serie di variazioni sui tema, come in certe sonate di Beethoven. “L’esempio massimo dell’eroe paziente è Ulisse, colui il quale più di tutti, nel desiderio (ostinato e paziente) del ritorno in patria, sperimentò l’arte dell’esplorazione, dell’astuzia e della conoscenza: un maestro del trattenere gli impeti del cuore, un eroe dell’attesa del momento propizio. La pazienza diventa una forma di resistenza e di coraggio: il coraggio di tollerare il dolore, la sopraffazione, la protervia per un obiettivo superiore. Saggezza? Certo, chiamamola anche saggezza misurata sul tempo…Il paradosso, poi, è l’impazienza tardiva: quella, per esempio, di una politica frenetica che vorrebbe riparare, solo con il tappabuchi della velocità, i danni dell’inerzia del passato. Viviamo tempi troppo dilatati o tempi ansiosi e asmatici. Il tempo naturale è quello della pazienza. La virtù, come diceva Orazio, sta sempre nel mezzo”. La favola, ancora una volta, parla di noi.

AVIS Comunale di Roseto Via Calabria, 7 – Roseto degli Abruzzi e-mail: avisroseto@gmail.com Cell. 329/7230960 Apertura sede ogni lunedì dalle ore 11,00 alle ore 12,00


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Politica

Perché i giovani italiani vanno all’estero? Sono tanti i nostri connazionali che, appena finita la scuola o l’università, cercano di fare un’esperienza all’estero. È un fenomeno che, se da un lato mette in evidenza alcune carenze del nostro sistema, dall’altro può essere anche una grande risorsa per l’Italia di William Di Marco UN FENOMENO SECOLARE - Da circa un secolo e mezzo gli Italiani convivono con l’emigrazione, che ha messo a nudo molte delle criticità del Bel Paese, ma che ha dato anche delle possibilità nuove a decine di milioni di nostri connazionali. Si calcola che nel mondo esista un’altra Italia di 60milioni circa tra emigrati di prima, seconda e terza generazione (gli oriundi), che vanno quindi a raddoppiare gli abitanti attuali dello Stivale. Sono decadi che questo fenomeno è presente nel tessuto sociale, culturale e politico italiano ed è stato oggetto di molteplici riflessioni. Comunque, a partire dagli anni ‘70 del secolo scorso questa emorragia s’interruppe e la crescita economica nazionale fece sì non solo che non andassero più via i famosi meridionali con le valigie di cartone, ma che addirittura l’Italia diventasse, dagli anni ‘90 in poi, terra di immigrazione per tanti nordafricani, esteuropei, asiatici e sudamericani. RIPRENDE L’EMIGRAZIONE... Tuttavia negli ultimi dieci anni il fenomeno ha ripreso a crescere e sono sempre di più i giovani che preferiscono l’estero per cercare nuove opportunità di vita. Attenzione: qui non si parla solo di lavoro, bensì di modelli sociali che tanti dei nostri ragazzi stanno sperimentando. Il paragone con ciò che facevano i nostri genitori e i nostri nonni regge sempre meno, perché allora era una necessità lavorativa impellente, con persone che partivano senza una lira in tasca: l’unico “capitale” era rappresentato dalla valigia di cartone che spesso veniva lasciata in pegno per poter soddisfare le esigenze più elementari. Oggi il fenomeno è completamente diverso per almeno tre aspetti. ... MA DI TIPO NUOVO - Il primo riguarda il grado di acculturazione dei nostri giovani. Sovente chi va all’estero è munito di

diploma o di laurea, alcuni tentano la via degli studi post universitari e della ricerca, dando vita al fenomeno della fuga di cervelli. In sé tale percorso non è affatto negativo, perché solo attraverso gli scambi culturali con altre realtà è possibile crescere. Il vero problema è quello della reciprocità. In altre parole da noi arrivano pochissimi studenti a fare ricerca, perché evidentemente abbiamo carenze strutturali dovute alla mancanza di investimenti su un settore strategico come quello degli approfondimenti scientifici. Il secondo aspetto che sta spingendo i nostri giovani connazionali a puntare sull’estero è la questione della lingua, con l’inglese che rimane la più gettonata, ma anche con realtà come quella tedesca, spagnola e

anche cinese che seguono a ruota. La questione è molto più complessa di quello che sembra, dal momento che le competenze linguistiche che fornisce il nostro sistema formativo sono spesso carenti (tranne eccezioni) ed è molto difficile imparare una lingua straniera dentro un sistema scolastico come il nostro. Quindi anche questo secondo aspetto non è del tutto negativo, poiché i nostri giovani stanno cercando di sprovincializzarsi e acquisire gli strumenti comunicativi indi-

spensabili per capire meglio cosa significa la globalizzazione. Il terzo aspetto è legato al sistema di vita che i nostri ragazzi stanno affrontando nelle grandi città oltre il confine nazionale. In molti capiscono il grado di civiltà che spinge quei cittadini al rispetto delle principali norme del convivere comunitario. Gli orari dei mezzi di trasporto sempre rispettati, la pulizia degli ambienti, la facilità delle pratiche burocratiche, la salvaguardia del bene pubblico e dell’ecosistema, la puntualità degli appuntamenti, la mancanza di una evasione fiscale selvaggia, dovuta principalmente a una tassazione sul reddito molto più bassa rispetto alle impossibili aliquote italiane e tante altre piccole ma determinanti sfaccettature, fanno sì che si apprezzino certi sistemi organizzativi, i quali veramente aiutano a vivere meglio e a innalzare la qualità della vita. QUALE FUTURO? - Nonostante il fenomeno dell’emigrazione giovanile sia costantemente in aumento (nell’ultimo anno meno), non vanno visti solo gli aspetti negativi di un depauperamento delle nostre risorse intellettuali. Molti di questi giovani torneranno in Italia, perché il richiamo del paese natio, dei luoghi d’origine, della cultura e della tradizione nostrane, del legame affettivo con la famiglia nel tempo si farà sentire. Ecco, a quel punto avremo dei veri “cittadini del mondo”, dei cosmopoliti che potranno metter a frutto le esperienze positive fatte all’estero, per introdurre in Italia un nuovo concetto di convivenza sociale, fatto di rispetto delle regole, di legalità, di innovazione e tecnologica che veramente potrà far bene a tutti noi. Quelle competenze torneranno utili per creare un circolo virtuoso in un’Italia che grande culturalmente e umanamente lo è già, ma che ha bisogno di una migliore e più moderna organizzazione sociale.


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Mandatario elettorale: Pietro Matalucci

www.monticelliperlabruzzo.it luciano@monticelliperlabruzzo.it

tel. 329 42 04 933

Gentili cittadini della Provincia di Teramo: Chi vi scrive è Luciano Monticelli, ex Sindaco di Pineto. Sono candidato, con il Partito Democratico, alle elezioni del Consiglio Regionale della Regione Abruzzo; elezioni che si terranno il 25 Maggio 2014. Con la presente mi rivolgo a voi, cittadini della provincia di Teramo, affinché sosteniate la mia candidatura. Negli anni in cui sono stato Sindaco del Comune di Pineto ho operato con serietà, impegno e dedizione al solo scopo di migliorare il territorio che ho amministrato, valorizzando le realtà e le potenzialità che in esso risiedono. Mi rendo conto benissimo che stiamo vivendo un momento storico di profonda sfiducia e disaffezione verso la categoria dei politici. Ho ascoltato moltissime persone nel territorio abruzzese (e continuerò sempre a farlo con piacere). Molte di esse esprimono il loro grande disappunto per le tante cose che non funzionano… E’ vero… Ma è anche vero che esiste una politica pulita, fatta di lavoro serio, una politica che si pone a servizio dei cittadini, che cerca di risolvere i problemi, di migliorare il bene che amministra senza tornaconti né interessi personali. Una politica come quella che c’è stata a Pineto negli ultimi 10 anni. Forse posso sembrare presuntuoso (perdonatemi questo orgoglio così manifestamente espresso, unica concessione al mio operato e a quello delle mie giunte), ma posso affermare con profonda convinzione che Pineto ha vissuto un lungo periodo di “Buona Politica” … senza mai scandali di alcun tipo nei retroscena … Ora sono qui a chiedervi fiducia, cittadini di Teramo tutti, con il desiderio di operare a scala maggiore per il nostro territorio. Vorrei essere il rappresentante delle nostre realtà a livello regionale, il portavoce delle esi-

genze di ampie categorie, il propositore e curatore di nuovi progetti che portino a una crescita della nostra BELLA REGIONE ABRUZZO. Nello specifico vorrei portare avanti i temi che particolarmente sento preziosi quali l’ambiente (risanamento dei corsi d’acqua, riuso e riciclo dei rifiuti, interventi che garantiscano la sicurezza idrogeologica del territorio), la mobilità urbana (creazione di punti di scambio intermodale, potenziamento della mobilità pedonale e parapedonale, creazione di una rete di piste ciclabili che colleghino l’entroterra alla costa, potenziamento del trasporto pubblico con ampliamento e riqualificazione delle tratte ferroviarie strategiche dal punto di vista turistico), il lavoro (iniziative che favoriscano le imprese, stabilizzazione di rapporti lavorativi, incentivi alla creazione di nuove attività), la sanità (spoliticizzazione del sistema socio-sanitario, gestione economica trasparente, rimodulazione dei presidi nel territorio), il turismo (potenziamento del “marchio Abruzzo”, difesa della costa e stabilimenti balneari in essa presenti), l’arte e la cultura (valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della nostra regione, profonda incentivazione della cultura quale mezzo fondamentale per la crescita della società). Tante sono le cose che vorrei fare (impossibile elencarle tutte qui!)… Potrò provare a realizzarle se mi sceglierete come vostro referente al Consiglio Regionale. Vi chiedo quindi di accordarmi fiducia, di onorarmi con la vostra preferenza. Dal mio canto, vi prometto assiduo impegno per far si che i progetti pensati, le promesse fatte, gli impegni assunti, diventino realtà. Luciano Monticelli


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IE CUR IOSIZ Notizie)

(tra Curiosità &

13 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

I giocatori degli anni ‘60 della Rosetana, XV parte:

Alfredo Corini e Roberto Palladini Pubblichiamo ancora dei cartellini di giovani atleti che hanno ruotato intorno alle giovanili della Società Polisportiva Rosetana. I ragazzi di allora sono due che ebbero, sportivamente, destini diversi. Alfredo Corini (data di nascita 1° agosto 1954) è stato un bravo giocatore di basket, che ha militato con diverse formazioni giovanili e di prima squadra nei vari campionati regionali. Dotato di un buon tiro, era più conosciuto per la sua “sospensione”: durava qualche frazione di secondo più degli altri, e questo gli permetteva di surclassare, spesso, gli avversari. Nel calcio tale caratteristica l’ha sfruttata poco e le sue apparizioni erano legate molto di più alla frequenza del “Campo dei Preti” che dei terreni ufficiali, quando indossava la casacca azzurra della squadra cittadina. Roberto Palladini (15 agosto 1954), detto “lu biond” oppure il “tedesco”, per via del soprannome del padre, “maschera” al Supercinema di

Roseto, con il compito di non far entrare i minori durante la proiezione di film “proibiti” (ovviamente oggi viene un po’ da ridere per ciò che non era consentito vedere a un ragazzo). Per tale sua intransigenza fu chiamato con quell’appellativo teutonico, anche se il vero motivo va ricercato nel fatto che nel periodo bellico era stato impegnato con l’esercito italiano in Polonia a fianco ai tedeschi. Il piccolo Roberto faceva parte dei giovanissimi della Rosetana per puro divertimento, come tanti altri ragazzi della sua età. I cartellini (appartenenti all’archivio privato di Pace Celommi e messi a disposizione dal presidente dell’A. S. Roseto Calcio Camillo Cerasi), portano rispettivamente la numerazione 662 e 676 della Nagc (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori), appartenente alla Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio), specifica Sipt (Settore per l’Istruzione e la Preparazione Tecnica).

I “ragazzi di una volta” 10: la Rosetana nella stagione sportiva 1930-31

La squadra locale di calcio (Rosetana) è stata tra le più antiche della provincia ad essere costituita e affonda le sue radici sin dai tempi in cui si chiamava Rosburghese. Negli anni disputò molti campionati anche importanti, andando a giocare in campi blasonati del centro Italia, anche se il punto più alto lo toccò nel 2003, quando approdò tra i professionisti della serie C 2. In questa foto siamo nei primi anni della formazione azzurra e il luogo dello scatto è Macerata, nella stagione sportiva 1930-1931. La gara, finita 1 a 1, è tra i padroni di casa della Maceratese e la Rosetana. La formazione abruzzese vede: da sin. Francesco Mataloni (dirigente), Pasquale Cantando (portiere), Umberto Ferri (mediano), A. Santini (attaccante), Antonio “Tonino” Di Nicola detto “Montanaro” (terzino), Didero o Ianni di Giulianova (terzino), Egisto Celommi (mediano), Morandi o Grilli (attaccante), Francesco “Ciccio” Sperandii (attaccante), Antonio Vallonchini (attaccante), Vincenzo Lamolinara (mediano), “Ciacè” Lucidi (attaccante).


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E I Z I S O I R U C Notizie)

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(tra Curiosità &

“Gino delle macchinucce” non è più tra noi Ci sono dei personaggi che hanno fatto mestieri diversi nella vita, lavorando sodo. Ad un certo punto della loro esistenza, hanno iniziato a svolgere un’attività diversa, che darà loro una rinnovata visibilità e li farà conoscere con nuovi appellativi. È il caso di Gino Cerasi, nato a Teramo il 2 giugno 1932, ma trasferitosi a Roseto sin dai primi anni ‘70, dopo un’esperienza da emigrante in Svizzera. Il suo mestiere era il fabbro e dal 1976 fino al 1994 tenne aperta un’officina nel centro cittadino, esattamente in via Bologna. La caratteristica di quel luogo fatto di barre di ferro e saldatrici era che a dargli una mano c’era in prima linea la moglie, la quale non si tirava affatto indietro nello svolgere i medesimi interventi del marito o degli operai, con il tubo della fiamma ossidrica in mano e indossando la maschera protettrice, quando la situazione

lo richiedeva. Poi nel 1988 Gino ebbe l’idea di trasformare una quota di sua proprietà sita sul lungomare, esattamente di fronte al pontile, in un luogo di divertimento per i bambini, dal momento che tutta quella zona era stata riqualificata con la costruzione del nuovo braccio al posto del vecchio “molo” e la ristrutturazione dell’antica pescheria, trasformata in “Palazzo del Mare”. La pista delle macchinine divenne la principale attrattiva dei bambini, che non vedevano l’ora di entrare nel recinto dei giochi. Così tante generazioni di persone, oggi adulte, si sono divertite a più non posso in quel piccolo parco dei balocchi, aperto solo nel periodo estivo. I bimbi pregavano i genitori di portarli da “Gino delle macchinucce” per passare delle serate all’insegna del divertimento. Gino Cerasi, che ebbe l’intuito di creare questa area rosetana dedicata al di-

vertimento dei piccini, è venuto a mancare lo scorso 7 maggio. Alla moglie Iolanda e ai figli Ezio e Gabriele vanno le condoglianze della redazione di Eidos.

Ancora sul “microcalcio” praticato a Roseto sin dagli anni ‘50, da un articolo di Luigi Braccili - parte 2°

Molti dicono che sia più giocato del calcio a undici (poiché tante sono le persone “mature” che lo praticano) e che il successo è sancito, almeno negli ultimi quindici anni, da un numero crescente di campi sintetici dedicati. Insomma, il calcetto, cioè la riduzione della disciplina più famosa al mondo praticata in squadre di “cinque contro cinque”, estesa con il tempo al “calciotto”, cioè “otto

contro otto”, ha avuto dei tornei ante litteram a partire dagli anni ‘50 a Roseto, esattamente nel campo della Parrocchia del S. Cuore, chiamato anche “Centro Guerrieri” e più recentemente “Centro Piamartino”, ma da tutti conosciuto universalmente come il “Campo dei Preti”. In pratica in un articolo pubblicato su Il Mattino d’Abruzzo il 24 luglio 1956, a firma di Luigi Braccili, si faceva riferimento al torneo, chiamato allora “microcalcio”. In quella occasione furono pubblicate anche le formazioni partecipanti ed è interessante oggi ripercorrere quei nomi. In questa seconda puntata riportiamo le

prime quattro delle otto squadre partecipanti. ARDITA MOSCIANO - Di Gennaro, De Panicin, De Ascaniis, Capolletti, Rodi, Tommassetti, D’Alessandro, Fabbri, Di Giuseppe. FORTI VILLEGGIANTI - Canale, Iannetti, Reale, Spinelli, Laureti, Santoro, Gicca, Mancia, Moretti, Ferri. ARANCIATA DI BLASIO - Di Blasio, Di Pietro, Diomede, Torbidoni, Collevecchio, Ferrai, Di Censo, Ragnoli, Olivieri. SARTORIA DI LEONARDO - Andreoli G., Morandi, Andreoli S., Andreoli L., Vallone, Micati, Alcini, Bianchini, Sbrolla, D’Egidio.


ELEZIONI REGIONALI - 25 maggio 2014

Mandatario elettorale: Poliandri Dino

SEMPRE AL TUO FIANCO ANCHE IN REGIONE

vota

NICOLA DI MARCO


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(tra Curiosità &

Il rosetano Alvaro Maggetti , anni fa, ottenne un importante riconoscimento dall’esercito britannico per aver aiutato dei soldati alleati Tra i documenti che abbiamo negli archivi di Eidos, ce n’è uno che mette in risalto la bontà dei nostri concittadini in tempo di guerra. Siamo nell’autunno del 1943 e nella zona delle campagne rosetane precipitò un aereo alleato con due piloti a bordo. Entrambi si lanciarono con il paracadute e uno dei due fu aiutato da un rosetano che era sfollato dal centro cittadino in quei luoghi. Si trattava di Alvaro Maggetti, più conosciuto in seguito come proprietario di una delle più importanti società di autotrasporti a livello regionale. Alvaro nascose il militare britannico, che in questo modo poté sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi e scampare così alla prigionia, se non alla morte. Questo gesto fu così apprezzato, che il pilota, una volta

ritornato tra le fila degli Alleati, lo segnalò allo stato maggiore e così appena dopo la guerra in casa Maggetti arrivò un attestato in inglese (tradotto anche in italiano) che così recitava: «Questo certificato è rilasciato ad Alvaro Maggetti quale attestato di gratitudine e riconoscimento per l’aiuto dato ai membri delle Forze Armate degli Alleati che li ha messi in grado di evadere ed evitare di essere catturati dal nemico. Firmato Il Maresciallo Britannico, Comandante Supremo delle Forze Alleate del Mediterraneo H. R. Alexander». Il firmatario era il famoso Harold Rupert Alexander, comandante di tutte le forze alleate in Italia e fautore, insieme a Eisenhower, dell’armistizio diramato l’8 settembre 1943. Alvaro Maggetti era nato a Roseto degli Abruzzi il 19 giugno 1925. Il padre si chiamava Raffaele e la madre Ida Capriotti. Ebbe quattro sorelle: Dalia (più grande di lui), Ottavina detta Vivina, Giulia (vivente) ed Odette (vivente). È stato sposato per 62 anni con Pierina Marini, oggi ottantottenne, e ha avuto cinque figli: Patrizia, Dalia detta Lalla, i gemelli Raffaele e Ida, infine Riccardo. Alvaro è deceduto il 9 luglio del 2012 presso l’ospedale di Atri, dopo diversi anni di malattia.

Un “non ci piace” che ci incuriosisce: perché via Trebbia è totalmente abbandonata? Fino a pochi anni fa ospitava una piccola struttura ricettiva alberghiera tra le più conosciute in zona, ora trasformatasi in un edificio abbandonato nella più totale trascuratezza. Via Trebbia ormai da tempo è lasciata al suo destino e di quello dei residenti che si trovano a vivere la quotidianità in situazioni disagevoli. Là dove c’era l’Albergo Rosy, ora c’è un palazzo pericolante in totale abbandono. Ruggine in ogni dove, perdite d’acqua, scalini rotti, marciapiedi danneggiati, transenne che attestano il pericolo ormai scolorite dal tempo, visto che sono state piazzate da quelle parti da diversi anni. Non solo, lo stato della strada in cui vi sono diverse palazzine abitate è raccapricciante. Buche di ampie dimensioni, con pietre e sassi che fuoriescono da queste, costringendo pedoni e ciclisti ad affrontare una sorta di percorso ad ostacoli ed automobilisti a pregare per l’incolumità del proprio mezzo. (Piergiorgio Stacchiotti)


Lo staff di Hair&Nail presente alle Nailympics di Roma

Hair&Nail alle Nailympics La beauty SPA dedicata alle mani e ai capelli

C

ome ormai in molti hanno avuto modi di verificare, Hair&Nail non è un semplice salone di bellezza, ma un’oasi dove

tutte le donne possono concedersi una pausa di relax, lasciandosi coccolare dalle mani esperte degli hairstylist e delle manicuriste. Nato nel 2012, da un’idea di Stefania Sacripante, lo staff di Hair&Nail propone alle sue clienti trattamenti di bellezza innovativi, come “NA-YO” una colorazione per capelli che sfrutta i principi attivi di ingredienti naturali come yogurt, calendula e lino, da agricoltura biologica. Questo delicato trattamento, non solo dona luminosità e morbidezza anche ai capelli più sfibrati, ma grazie all’origine naturale dei suoi componenti è adatto anche per essere utilizzato sulle chiome delle donne in dolce attesa. Accanto a questo trattamento, Hair&Nail propone anche l’esclusiva novità del momento: il Flamboyage. Si tratta di una tecnica innovativa targata Davines che permette una schiaritura naturale del colore dei capelli attraverso l’uso di strisce adesive che attivano una colorazione precisa e creativa, smorzando toni accesi ed estremamente saturi. Lo scorso mese Hair&Nail ha organizzato un evento esclusivo, il Flamboyage Night, proprio per presentare tale tecnica. Per le mani invece non ci si potrebbe affidare in mani migliori, spicca il nome della manicurista Jessica Melchiorre, insignita del titolo di campionessa olimpica di nail art, alle Nailympics dello scorso febbraio. La manifestazione si è tenuta per il secondo anno consecutivo a Roma, nel suggestivo contesto di Roma International Estetica e ha coinvolto una giuria internazionale di 17 esperti mondiali di nail art. Un evento indimenticabile che ha visto In alto a sinistra un momento delle Nailympics. Qui a fianco Jessica Melchiorre di Hair&Nail durante la premiazione per la categoria Winners of the Winners.


In alto a destra, Antonio Sacripante, insieme alle sorelle durante il Flamboyage Night di Hair&Nail e sotto alcuni esempi di questa innovativa tecnica che permette una schiaritura naturale del colore dei capelli. L’evento ha riscosso un gran successo tra i visitatori e gli addetti ai lavori.

la partecipazione di più di 600 artisti delle unghie provenienti per più di 38 paesi ma è stata proprio Jessica a trionfare e ad aggiudicarsi la coppa d’oro per la categoria Winners of the Winners. Jessica Melchiorre insieme agli altri membri del team sapranno prendersi cura delle vostre mani con massaggi, impacchi e prodotti esclusivi! Un trattamento a cui non potrete resistere è “Exotic Manicure”, una manicure esotica che porterà i vostri sensi in vacanza ai tropici! Gli esperti della bellezza masseggeranno le vostre mani con un cocktail golosissimo e supervitaminico a base di frutti che idratano, nutrono, rimpolpano, leniscono per rendere meravigliose le vostre mani. Hair&Nail è un angolo di paradiso a Roseto degli Abruzzi, un luogo incantato dove gli esperti artigiani della bellezza sapranno prendersi cura di ogni donna, regalandole uno styling perfetto e un’allure unica e glamour.

Qui a fianco alcune unghie realizzate durante le Nailympics dello scorso febbraio.


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Misteri e fenomeni nel mondo

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uesta settimana punteremo l’attenzione su misteri e strani fenomeni che quotidianamente accadono nel mondo. Tratteremo comunque anche stavolta di spazio, partendo proprio dal pianeta Marte. Infatti qualche settimana fa, una foto pubblicata dalla Nasa e scattata il 3 aprile, ha destato grande curiosità. In questa foto si nota la presenza di una luce anomala, di presumibile origine artificiale, non quindi un normale riflesso solare sulle rocce, in quanto sulla zona in questione non era presente nessuna attrezzatura umana. Avvicinandoci un po’ di più agli episodi di “casa nostra”, qui sulla Terra, parleremo di Porto Rico, dove la sua Mosquito Bay, che letteralmente tradotto vuol dire baia luminescente, si è improvvisamente “spenta” la scorsa settimana. Il luogo è una delle mete turistiche del centro-america più visitate. La bioluminescenza in questione è generata da microrganismi che emanano la caratteristica luce blu. Le autorità locali non riescono però ancora a spiegare l’ambiguo fenomeno. Spostiamoci in Europa invece, per la precisione in Svizzera, dove il fiume Lancete che attraversa Berna, si è improvvisamente colorato di rosso, una colorazione molto simile ed allo stesso tempo impressionante, del tutto uguale a quella del sangue. Il fenomeno è durato all’incirca un’ora, fino a quando lentamente il corso d’acqua non è tornato alla sua colorazione naturale. Neanche in questo caso si riesce a spiegare la natura del fenomeno, né tantomeno il punto in cui il fiume ha iniziato la sua trasformazione. S’indaga anche in campo di reati ambientali per il timore, fortunatamente ancora infondato, che qualche sostanza colorante e forse tossica possa essere stata immessa nelle acque. In Croazia invece, alcuni ricercatori che stavano effettuando degli studi in campo ecologico marino, tramite l’operazione denominata Sun, hanno notato sotto il fondale marino adiacente alcune delle innumerevoli isole croate, strani cerchi del diametro di circa 50 metri. I cerchi sarebbero almeno

di MARCELLO PERPETUINI

un centinaio. I residenti dell’isola di Kornati e i ricercatori si stanno ancora interrogando riguardo l’origine di tali formazioni geometriche. Questi sono solo alcuni esempi delle migliaia di misteri accaduti nell’ultimo mese, avvenuti sia sul nostro pianeta che al di fuori, tralasciando peraltro quei misteri di cui non abbiamo parlato. Si potrebbero aggiungere ad esempio, le inconsuete autocombustioni avvenute in Italia, per la precisione a Cisternino, che hanno destato notevole clamore mediatico, oppure il caso dello stranissimo anello nero, apparso sul cielo sopra il castello di Warwick in Inghilterra, immortalato da una studentessa mentre giocava a tennis con sua madre nei paraggi del sito. Sono quindi innumerevoli i misteri di cui si potrebbe analizzare la natura, tuttavia le vere domande che ci dovremmo porre sono le seguenti: ma cos’è davvero un mistero? Qualcosa di non sperimentabile? Di non catalogabile, usando i normali canoni della conoscenza? Qualcosa che sfugge ad una spiegazione scientifico-logica e razionale? Le risposte forse bisogna cercarle adoperando un metro di valutazione diverso da quello a cui siamo comunemente abituati, sia per cultura, per tradizione o per semplice dogma scientifico. Allargare la mente e guardare con occhi nuovi il nuovo che avanza o che si manifesta improvvisamente ed inaspettatamente sotto altre forme. Gli antichi antenati credevano che la Terra fosse una piana quasi infinita di terra, ma solo quando siamo andati sulla Luna abbiamo avuto la prova inoppugnabile che la Terra è davvero una sfera come il resto dei corpi celesti. I misteri, qualunque mistero, si risolvono solo con la curiosità, l’audacia e la voglia di conoscere oltre quello che i dogmi tradizionali impongono. La vera libertà può nascere solo dalla libertà. E anche i misteri sono una forma di libertà, soltanto che vanno compresi, prima di attribuire loro una catalogazione sovrannaturale, magica oppure divina. La vera divinità sta nella perfezione: essa è capire ciò che la Creazione ha prodotto. Ma prima di tutto, bisogna cogliere e comprendere il più grande dei misteri che ci tocca nel profondo. Quello umano.


Ricordi 8 -

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Mario Di Leonardo Il lavoro del sarto lo ereditò dal padre, ma la sua abilità la dedicò al taglio femminile. Alle volte occorreva anche dare forme a chi dalla natura ne aveva ricevute pochine. E per far questo bisognava andare a imparare a Roma... di William Di Marco

Una vita passata nella sua città d’origine, in cui ha respirato il mestiere di famiglia nella bottega del padre, che l’anno prossimo compirà cent’anni. Poi la guerra, il soggiorno a Roma nella sartoria Caraceni, dove vide Tyrone Power, Gregory Peck, Gary Cooper, Fred Astaire. Ha lavorato sempre, con la passione domenicale per la sua Rosetana, la squadra che segue da sessant’anni, anche nel rattoppare le divise dei giocatori

ricordi B Mario Di Leonardo

isognerebbe aver studiato da maghi. In mano la bacchetta magica per sfiorare qualcosa per poi darle una forma oppure toccarne un’altra e tramutarla in un’idea che nel frattempo gironzola nella mente. Tuttavia se la pozione incantata è relegata all’epopea dei poemi epici bretoni - con Merlino che era pronto a trasformare il mondo circostante a suo piacimento, tra i fumi delle ampolle e gli intrecci del destino - nel mondo normale di tutti noi la bacchetta fatata non si sa cosa sia e i rituali si confrontano con la vita, alle volte aspra e dura, di tutti i giorni. E se quella sottile asta di legno non ci appartiene, allora bisogna farsi forza con quello che la natura ci ha donato, senza inganni o sotterfugi, perché sono cose che si ha lì da sempre, che ci permettono di tramutare un segnale del cervello e trasformare gli arti in qualcosa di prensile per maneggiare gli oggetti di cui hai bisogno. Ecco, il “maneggiare”, che ci rimanda a quella parte del corpo che utilizziamo di più, continuamente. Mario Di Leonardo, ma in giro molti vi diranno: «Mario chi? Ah, ‘Ndi lu sartor”», sapeva che la bacchetta magica non esisteva se non nelle fiabe. Allora si industriò al punto tale da far diventare le estremità delle sue braccia la sua ricchezza e il suo sostentamento nella vita. Da piccolo respirava aria di artigianato nella sartoria del padre, ma voleva qualcosa di più. Capiva che le meravigliose stoffe spianate sul bancone, avrebbero avuto più vitalità se modellate su un corpo femminile. Certo, la sartoria maschile gli era nel sangue per una questione di famiglia, ma confrontarsi con dei tagli più particolari e forse più difficili, che spesso decretavano le forme più o meno riuscite del gentil sesso, per lui era una fissa. Così alla prima occasione, prese in mano il suo destino e, a suon di sacrifici che oggi si fa fatica anche a comprendere, se ne andò nella capitale per scoprire i segreti dell’ago e del filo che compenetravano con maestria i tessuti. Occorreva imparare l’”arte magica” delle

forme, perché se la cliente non aveva il giusto seno, bisognava in qualche modo dare una generosa mano alla natura; se a quell’altra le mancava una sagoma convincente dei fianchi o del fondo schiena, necessitava dare sfoggio a tagli appropriati, affinché la magia delle perfette rotondità si appropriasse anche dei corpi meno aitanti. E questo, per gli umani dalle normali capacità, si chiama magia e a decretarlo non è l’accademia degli antichi mestieri, ma centinaia di donne che sono passate tra il “taglia e cuci” di un sarto umile e modesto, ma deciso e risoluto quando in mano aveva i suoi strumenti. “Di signore di un certo livello ne ho servite tante - racconta oggi seduto sulla poltrona del suo laboratorio, attivo come un tempo, anche se per piccoli lavoretti - e a tutte ho cercato di darle quel tocco per renderle uniche”. La formula potrebbe sembrare audace, ma dai risultati ottenuti si può ben dire che l’abilità delle sue estremità tattili gli abbia dato... una mano. Ancora qui in sartoria, a due passi da tutti i luoghi della sua vita? Ho vissuto gran parte della mia vita in questo laboratorio di via Manzoni al numero 74 e oltretutto sono nato proprio qui dietro. Il 13 giugno 1927 mia madre, Genoveffa Stuardi nata a S. Paolo del Brasile, mi mise al mondo in via De Amicis al numero civico 79. Ero secondogenito, poiché mia sorella Maria era del 1925. La casa, che tuttora ho, era di mio padre Antonio, classe 1896, il quale faceva il sarto dal 1915 in una bottega in via Nazionale, nei pressi di dove oggi c’è Vallonchini Calzature. Poi nel 1933 cambiò sede e venne vicino a dove oggi ho l’attività. Si trasferì in pratica in via Rossetti, che poi sarebbe diventata via Latini. Aveva la sua sartoria all’angolo con via Manzoni: oggi in quel posto c’è un calzolaio. A pochi metri c’era un terreno che apparteneva alla famiglia di mia madre, così nel 1950 costruimmo una casa a un piano, adibita solo a laboratorio, anche se con il tempo ho edificato sopra degli


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Roseto, 1938, zona mare. È la V Elementare mista che Mario Di Leonardo, indicato con la freccia, frequentò in via Triboletti, di fronte all’ingresso dell’odierno palazzo di Rolli

Roseto, 1948. Mario su una barca, con il costume realizzato da sé e che spesso cuciva anche ai suoi compagni

appartamenti. Quindi sono qui in via Manzoni, da dove oggi stiamo parlando, da 64 anni e mio padre è stato con me fino al 1975, anno in cui morì. Il piccolo Mario che faceva durante l’infanzia? Niente di particolare, perché ho vissuto come tutti i bambini. Eravamo in giro sempre a giocare, con i carretti a cuscinetti a sfera che lanciavamo dalla discesa qui sopra, cioè la strada che da Montepagano porta alla marina. Alle volte non riuscivamo a fermarci e finivamo direttamente dentro la fornace Catarra o dentro l’edificio delle monache. Poi un altro gioco che facevamo sempre era il “mazz e cuzz”, un gioco antico. Con un bastone in mano, dovevamo battere un piccolo pezzo di legno appuntito alle estremità (lu p’rul’), in modo che si sollevasse per poi colpirlo e mandarlo lontano. Stavamo spesso nei giardini di piazza Littorio (poi piazza della Libertà) o in quelli del Belvedere al mare per giocare a pallone. Un altro divertimento consisteva nel mettere il carburo dentro i barattoli, per poi dargli fuoco con una lunga canna. Le lattine esplodevano, saltando in alto per molti metri. Spesso eravamo in quello che poteva definirsi il “nostro mercato all’aperto”, cioè nei campi circostanti. Dopo la nostra abitazione, iniziava la campagna e quindi non c’erano case, palazzi e tanto meno il Municipio. Così noi bambini andavamo nei terreni coltivati a rubare ogni genere di frutta, dalle mele alle pere e persino le ciliege, fino a quando i proprietari non ci correvano dietro. La Scuola Elementare di via Milli era davanti casa sua. Era proprio di fronte, anche se sono stato al distaccamento di via Triboletti, di fronte dove oggi c’è il palazzo di Rolli. In I e in II mi insegnò la Mataloni, in III De Patre, mentre in quarta ebbi il maestro Massimo Mazzoni. Poi successe una cosa strana. Il direttore Angelini fece uno dei primi esperimenti di classe mista e in V a noi maschietti ci mandò con la maestra Marcozzi, che insegnava alle bambine. Con me venivano Arnaldo Giunco, Alfiero Concordia, Sorichetti, Di Carlo e tanti altri. L’esperimento non riuscì affatto, perché i ragazzi furono tutti bocciati, in quanto impreparati al punto da non presentarci agli esami. L’anno dopo fummo affidati al maestro Giansante e giunse la promozione. A quel punto, piccolo di statura e un po’ gracile com’ero, ma bravino, mio padre pensò di rivolgersi a Don Giulio per trovarmi un posto in un seminario, non tanto per diventare prete, quanto per poter continuare a studiare. Infatti sarei dovuto andare a Bergamo, ma eravamo già nei primi anni ‘40 e al nord la guerra si faceva sentire con i bombardamenti. I

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Roseto, anni ‘60. Mario Di Leonardo in un ritratto di famiglia per la cresima del figlio, con la moglie Annunziata e i figli Antonio, Jenny (a sin.) e Carla

miei non mi mandarono fuori e la mia esperienza scolastica finì così. A tredici anni cominciai a stare in bottega con mio padre. Ha parlato della guerra... Cosa bruttissima, che non auguro a nessuno. Intanto del periodo fascista mi ricordo che nel laboratorio paterno c’era un busto dorato di Mussolini. Papà ci soffriva, poiché socialista, ma non poteva farci niente, altrimenti rischiava la chiusura. Anzi era anche tesserato, sempre per una questione di attività. Ricordo anche che facevamo le adunate nel terreno vicino la pineta per le prove di ginnastica, di salto in alto, in cui l’asta era una canna. Durante la guerra fui testimone di due episodi che non ho più dimenticato. Eravamo sfollati, con tutta la famiglia, a Montepagano nella casa dei Caralla di fronte le scuole. Ad un certo punto un aereo alleato che proveniva da nord, venne colpito dalla contraerea tedesca, posizionata presso il cimitero di Cologna Paese. Il velivolo cadde e vedemmo due persone buttarsi con il paracadute, le quali furono imprigionate. L’aereo, invece, si schiantò e noi accorremmo a vedere: dentro c’erano i corpi carbonizzati di almeno una decina di militari, ancora seduti. Poi iniziò la spoliazione e chiunque arrivava si portava a casa un pezzo di qualcosa. Mi colpì anche un aviatore che rimase appeso a una quercia, forse sbalzato fuori dalla carlinga dopo l’impatto. Poi c’è l’altro episodio... La seconda vicenda è ancora vivida in me. I tedeschi avevano fatto dei prigionieri a Roseto, tra cui c’era mio cognato. Riuscì a fuggire e venne a Montepagano, ma non poteva stare con noi, così decidemmo di allontanarci, insieme a un altro uomo, proprietario di un mulino. Era notte fonda, faceva molto freddo e per strada sentimmo dei rumori. Eravamo nelle campagne di Cologna Paese e ci buttammo dentro un cespuglio, perché avevamo terrore dei tedeschi. Pensavamo che fossero loro e rimanemmo in assoluto silenzio, fino a quando ci accorgemmo che dall’altra parte della strada c’erano dei fuggiaschi come noi, i quali pensavano, a loro volta, che noi fossimo i tedeschi. Chiarito l’equivoco che ci tolse il fiato per una buona mezz’ora, ci dirigemmo verso una casa, che ci accolse momentaneamente, perché s’impietosirono di un ragazzo, che ero io. Mi diedero del pane con l’olio e un po’ di vino cotto. Dissero che i tedeschi erano andati a Montepagano, nella casa della Caralla, non sapendo che ci abitavo io. In pratica ci salvarono, perché saremmo tornati lì e ci avrebbero arrestato. Dopo andammo via e girammo disorientati, arrivando, in un altro casolare: non

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L’Aquila, anni ‘60. Da sin. Adamo D’Egidio, Annunziata Marini, Mario Di Leonardo e Luigi Corini, detto “Fracassa”

Roseto, anni ‘70. Mario mentre stira con il suo ferro costruito appositamente da un artigiano

ho mai saputo dove fosse, ma ricordo quanto furono generosi i proprietari. Incontrammo tanti altri che erano in fuga. Eravamo 33 e tutti ricevemmo qualcosa da mangiare. Mi ricordo che rimanemmo al caldo nella stalla, in cui c’era un soppalco con gente che saliva a prendere il cibo e poi scendeva dalla scala, come se fosse una catena di montaggio. La mattina dopo, di buonora, ci vennero ad avvisare che saremmo dovuti andare via, per evitare le perlustrazione dei militari. Di fretta ci rimettemmo le scarpe e scappammo. Arrivata la sera mio cognato si lamentò per un forte dolore al piede: era successo che per velocizzare la nostra fuga, si era messo uno stivaletto in cui dentro c’era un topolino. Era stato schiacciato dentro e questo gli aveva provocato una ferita. Se ci penso a quei fatti, mi vengono i brividi. Per fortuna poi arrivò giungo e il 13 le truppe degli angloamericani giunsero ad Atri e, dopo aver ricostruito un ponte provvisorio di barche sul Vomano, il 15 giugno l’VIII Armata passò per Roseto, liberando tutto l’Abruzzo. Dopo la guerra c’è l’esperienza romana. Me lo ero messo in mente già da tempo e quando a 19 anni ci fu l’occasione, ne approfittai. Volevo seguitare a fare il sarto, ma allo stesso tempo mi volevo dedicare al settore femminile. Così, attraverso l’avvocato Serafino De Angelis, che conosceva il tagliatore di nome Natalini della famosissima sartoria Caraceni di Roma, mio padre mi trovò l’aggancio per andare nella capitale. Mi ricordo che tutto avvenne in una locanda, che era ubicata in via Milli, vicino dove oggi c’è “Carni Bianche”. Insomma, partii e per me fu tutto così nuovo e incredibile, io che non avevo mai superato i confini rosetani. La sartoria era grandissima, con 28 lavoranti interni e molti tra asolai, “giletai”, pantalonai esterni. Gli adulti lavoravano a cottimo, in base a quello che producevano, mentre noi ragazzi non prendevamo una lira. Io vivevo in condizioni molto precarie. Dormivo in un sottotetto, senza bagno e acqua. Praticamente la mia vita si svolgeva in sartoria, dove c’erano bagni bellissimi ed era tutto riscaldato. Il livello era altissimo, tant’è che venivano a farsi i vestiti i più grandi personaggi di Roma e gli attori americani che capitavano in Italia. Ho visto nell’atelier personaggi come Tyrone Power, Gregory Peck, Gary Cooper, Fred Astaire. In particolare il primo, che era veramente bello e aveva tantissime fan all’esterno che lo aspettavano, venne a rifarsi il guardaroba in occasione del matrimonio con Linda Christian. Rimasi nella capitale per un paio d’anni, sempre da apprendista. Poi ritornai per l’estate e non ripartii più da Roseto, anche perché ero

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Roseto, 2001. Mario Di Leonardo, la moglie Annunziata Marini e i nipoti nel giorno del 45° anniversario di matrimonio. Da sin. Marta, nonno Mario, Caterina, Mario (sopra), Simone (sotto), Rebecca, Silvia e nonna Annunziata

fidanzato con Annunziata Marini. Cominciai, così ad essere un sarto da donna molto apprezzato, al punto che ho avuto le migliori clienti della zona e non solo di Roseto. Dovevo riparare anche a piccoli difetti fisici, ma ero orgoglioso di accontentare le clienti. Mio padre curava il taglio maschile e ci completavamo. Mi dicevano che ero anche caro come prezzi, al punto da chiamarmi “Valdoni”, il nome di un noto chirurgo, ma tutti erano contenti di indossare un abito di “Mario di ‘Ndì, lu sartor”. La famiglia prima di tutto. Infatti è stato così. Il 27 ottobre del 1956 Annunziata ed io ci sposammo e nel 1957 avemmo il primo figlio Antonio, al quale sono seguite nel 1962 Jenny e nel 1964 Carla. Purtroppo ho perso mia moglie nel 2006. La mia vita è stata sempre contraddistinta dal lavoro. Certo, prendendomi i miei tempi. D’estate lavoravo dalla mattina alle 7 sino alle 11. Poi andavo al mare fino all’apertura pomeridiana delle 15. Il lido Celommi è stato sempre il nostro punto di riferimento e poi il bar per le partitelle a carte con gli amici Ernesto Di Lorenzo, Adamo D’Egidio, Guido Stuardi, Angelo Ruggieri e altri. Senza dimenticare la mia passione per la squadra del cuore, la Rosetana, che seguo ininterrottamente dal 1949. Anzi, quando c’è stato bisogno di riparare le divise o fare dei capi specifici, ho sempre dato una mano alla società. Come ha visto cambiare la “sua” Roseto? Prima c’erano dei rapporti umani più sinceri, oggi non credo che sia la stessa cosa. Ci sono più interessi e tutti sono cambiati. Anche il paese è cambiato e in alcune cose in peggio. Un esempio per tutti? Il lungomare di una volta era certamente più bello di quello di adesso. Lei ha avuto anche dei ragazzi come lavoranti. Oggi cosa pensa dei giovani? Dico solo poche parole. Credo che in molti manchi lo spirito di sacrificio e per questo si ritrovano spesso a non fare niente o a lamentarsi, senza sapere cosa abbiamo sofferto noi. Mario si alza dalla poltrona, riprende in mano il suo ferro da stiro, del quale è orgoglioso. Glielo ha costruito un artigiano 40 anni fa e ha addirittura, come lui stesso dice, le marce. Tutto ciò che lo circonda fa parte della sua vita: ogni oggetto ha la sua storia, ma tutti insieme parlano del grande direttore d’orchestra che ha saputo guidare, con l’abilità delle sue mani, quegli aghi, quei fili e quelle forbici, oggi a riposo... ma nemmeno tanto.

Pubblicati: 1 Eleonora Filippone Thaulero; 2 Pasquale Zeppilli; 3 Sandro De Simone; 4 Domenico Di Battista; 5 Genovino Ferri; 6 Concetta Scaccioni; 7 Ettore Alcini; 8 Bruno Zenobio.


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s k r a h eto S

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foto: Mimmo Cusano

SI RIPARTE DALLA SILVER E DA COACH TRULLO? Sembra scongiurato il pericolo della retrocessione per motivi economici. Partito il toto-allenatore

I

La tifosa rosetana Elena Di Giovanni ha compiuto 90 anni. Tanti cari auguri

Tony Trullo

l Roseto dovrebbe giocare in DNA Silver anche nel campionato 2014/2015. Dopo il grido di allarme del presidente Ettore Cianchetti e il chiarimento con lo sponsor Modus FM, sembrano infatti scongiurate sia l’autoretrocessione in DNC sia lo scambio di titolo con una società di DNB. Roseto dovrebbe restare nel terzo campionato italiano, che dovrebbe diventare nel 2015/2016, se andasse in porto l’ennesima riforma (che serve soltanto a fare confusione) del basket italiano, il secondo campionato con due gironi su base geografica. Il Roseto ha liberato tutti i suoi componenti – sia giocatori sia staff – ed è agli inizi della pianificazione per la prossima stagione, anche se, con i playoff promozione ancora in corso e la formula per il prossimo torneo da stabilire, sono ancora troppe le in-

Matteo Mecacci

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

cognite. Il patron Di Sante, il presidente Cianchetti e il vice presidente Cimorosi si sono visti per gettare le basi della nuova struttura societaria. Se da una parte si cercano le risorse, dall’altra è necessario legare gli investimenti a uno staff dirigenziale e tecnico che poi metta mano alla costruzione della squadra. La dirigenza rosetana ha contattato coach Tony Trullo, per sondare la volontà del tecnico rosetano circa il suo futuro. Pare non si tratti di una vera e propria offerta di rinnovo, ma è certo che Trullo è il primo nome di una lista che comprende altri allenatori, dal giovane Matteo Mecacci (under 30, a Lucca lo scorso campionato) all’esperto Piero Coen (già visto in Abruzzo nella vicina Atri e la scorsa stagione in Gold a Jesi), passando per Attilio Caja, coach dell’ultimo Roseto di Serie A.

Attilio Caja


Roseto

ti Maggit di Luca

Basket

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Story

LA FINALE DI EUROCUP A LUIGI LAMONICA L’arbitro abruzzese, rosetano di adozione, arricchisce un palmares già unico

L

uigi Lamonica, arbitro di basket, ha diretto da primo arbitro (Crew Chief) la finale di Eurocup 2014 fra Unics Kazan e Valencia Basket. L’internazionale pescarese, da qualche anno cittadino rosetano, ha fischiato la gara di ritorno, svoltasi in Russia lo scorso 7 maggio 2014, al termine della quale gli spagnoli del Valencia hanno alzato il secondo trofeo continentale per importanza, dopo l’Eurolega. Lamonica ha diretto guidando la terna composta dal turco Recep Ankarali (a sinistra nella foto) e dal greco Elias

Koromilas. Per l’arbitro abruzzese si è trattato di un ritorno a Kazan, 10 anni dopo Unics Kazan-Maroussi, Finale di Europa League. Per quanto riguarda l’Eurocup, invece, terzo impegno in finale dopo quella del 2006 (Kiev, Joventut Badalona-BC Khimki) e 2010 (Vitoria, ValenciaAlba Berlino). Dopo la finale di coppa, Lamonica è attualmente impegnato nei Playoff Scudetto del massimo campionato italiano, dove vanta già la direzione di 17 Finali Scudetto e di 7 Finali di Coppa Italia, essendo l’arbitro con più gare arbitrate (26) nelle Final Eight di Coppa Italia, davanti a

Cicoria (23) e Facchini (21), entrambi oggi ritirati. Dopo gli impegni in patria, Lamonica sarà impegnato, dal 30 agosto al 14 settembre 2014, in Spagna per i Campionati del Mondo, competizione nella quale ha diretto la Finale 2010 (unico arbitro italiano). Lamonica ha ancora due stagioni di attività e non sembra intenzionato a voler rinunciare a incrementare un palmares più unico che raro, che oltre agli allori già elencati comprende anche due Semifinali olimpiche (Pechino 2008 e Londra 2012), 3 Finali di Campionati Europei e 3 Finali di Eurolega.


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Visita alla Sevel:

la scuola che entra nel tessuto produttivo Una delle realtà industriali più importanti d’Italia, visitata dagli studenti del Moretti, è ubicata sul nostro territorio. Un dato su tutti: la fabbrica di furgoni finora ha prodotto 4,7milioni di veicoli!

U

n territorio del “profondo” Abruzzo, caratterizzato un tempo solo dalle pesche di Atessa e dalle valigie di cartone dei migranti, oggi trasformato nella “Silicon Valley” dei veicoli da trasporto leggeri. Questo hanno trovato gli alunni Ipsia del Moretti di Roseto, che il 27 marzo scorso hanno potuto visitare lo stabilimento più grande d’Europa per la produzione di veicoli leggeri, la Sevel appunto, situata a cavallo dei Comuni di Atessa e Paglieta, in provincia di Chieti. Una realtà produttiva che equivale al 10% circa dell’intero PIL abruzzese! La fabbrica, nata da una joint venture tra Fiat, Peu-

Alunni e docenti alla Sevel

geot e Citroen e inaugurata nel 1981 dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha festeggiato trenta anni di attività con cifre da record. Ha risentito ovviamente della crisi mondiale nel 1993 e nel 2009, ma poi ha continuato a produrre senza sosta per due soli Clienti (Fiat e PSA con le loro reti commerciali) ciò che rappresenta un vero e proprio “termometro dell’Economia“: il Ducato, un veicolo che per le piccole e medie attività rappresenta allo stesso tempo Azienda e Mobilità. I numeri sono grandi: oltre 6.000 addetti tra colletti bianchi e colletti blu (indotto escluso), circa 1.100 veicoli al giorno su tre turni (ogni minuto un Ducato esce dalla catena di montaggio ed è pronto a muoversi sulle strade del mondo). All’interno è il regno dell’automazione e della robotica, dell’elettrotecnica e dell’elettronica, dell’organizzazione del lavoro e della meccanica, della sicurezza sul lavoro e del rispetto per l’ambiente (sembrava di essere in un campus universitario!). Due i reparti

di verniciatura (a solvente e ad acqua), poi il reparto di lastratura e quello del montaggio. Nonostante l’incombenza del lavoro, i volti degli operai sembravano sereni e contemporaneamente fiduciosi nella tecnica che non ha reso arido il territorio, ma lo ha recuperato per certi versi (vecchi borghi hanno ripreso vitalità) e lo ha salvato dalle alluvioni del Sangro (grazie alle dighe di Bomba e Casoli) portando il lavoro, per così dire, a km zero. La Sevel, che ha prodotto finora 4.700.000 veicoli commerciali, sembra rappresentare davvero un matrimonio felice per un obiettivo ambizioso, fattibile e sostenibile.

Hanno partecipato alla visita guidata le classi III A, III C, IV A Mat e V A Tiel (tutte del corso Elettrico-Elettronico) dell’Ipsia. Gli studenti, 41 i partecipanti, hanno potuto seguire dapprima la presentazione dell’azienda e visitare subito dopo in due gruppi i reparti di lastratura e montaggio. Sono stati accompagnati in questa interessante uscita didattica dai docenti: Piergiorgio Cesarini, Luca Capozza, Ernesto Ricci e Tonino Di Francesco. Grazie alla Sevel per l’accoglienza riservataci! Grazie anche per i due consigli rivolti agli studenti: “Apprendete la lingua inglese e acquisite le competenze nel vostro percorso scolastico, con grinta e serietà!“. (Tonino Di Francesco, docente del Moretti di Roseto)


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INFORMATIV A PER I CITTADINI

AR

Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

Antonio Ruggieri S.r.l.

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Basket

l’onda Eidos verso le interregionali

I

l trionfo dell’Eidos nell’epilogo del campionato arancio-blu di pallacanestro è ancora vivo nella mente dei suoi protagonisti. Un derby combattuto, quello disputato contro un’Omnia Turismo in palla per almeno 35 minuti, prima di cedere inesorabilmente nel finale. Eidos più forte anche della cabala, che la vedeva sempre sconfitta contro i suoi rivali cittadini nei precedenti playoff (83-85 in casa e 54-87 in esterna). Grande protagonista Matteo Di Pietro, top scorer con venti punti, più della metà realizzati già nel primo periodo, ma in doppia cifra compaiono parimenti le firme di De Lutiis e Rega. La vittoria nella fase provinciale, però, porta anche il nome di Battista, Di Francesco, Di Pasquale, Pavia, Moretti, Pavone e Pasquini. Così Lucio Berardinelli, factotum Eidos: “Siamo stati sempre concentrati, vedevamo l’obiettivo nel mirino. Il leggero calo accusato nel secondo periodo era in realtà fisiologico in secontinua dietro


39 guito ad un’età non più verdissima”. La chiave di volta qual è stata? Secondo me si è avuta al rientro sul parquet dopo l’intervallo lungo, quando la differenza l’abbiamo fatta con un’ottima intensità difensiva, la stessa che ci ha spinto nella semifinale con il Teramo a Spicchi, quando abbiamo concesso ai biancorossi appena cinquanta punti, e sessanta nella finale all’Omnia. E si sa che nel basket, più che negli altri sport di squadra, la difesa è fondamentale, perché poi le soluzioni offensive non mancano. Con il Teramo a Spicchi è stata una sorta di finale anticipata, condividi? Vero, e pensare che a noi mancavano diverse pedine, ed altri con un minutaggio ridotto, vedasi Pavia, elemento importantissimo. Forse Teramo è la squadra più completa, perciò la considero un’autentica impresa. Non solo, perché le tre triple finali le abbiamo viste come un segno del destino, specie le ultime due del nostro play Di Pasquale, il più giovane del gruppo! Ed ora vi attendono le fasi interregionali... È la prima volta che vi prenderemo parte, ed è un motivo di grande soddisfazione, forse impensabile quando aderimmo tempo fa al CSI. Non conosciamo il livello delle altre regioni, ma sappiamo che in ogni edizione hanno meglio figurato rispetto alle nostre corregionali. Il macro-obiettivo, però, rimane sempre quello di divertirci! CSI TERAMO

Benedetto il nuovo confalone della Confraternita S.S. Sacramento Il nuovo confalone ed alcuni componenti della Confraternita

Il giorno 20 Aprile (domenica di Pasqua), durante la S.Messa delle ore 11 nella Chiesa S.S. Annunziata di Montepagano, è stato benedetto il nuovo confalone della Confraternita S.S. Sacramento nata nel lontano 1545 dopo il concilio di Trento, la più antica del nostro territorio. Attualmente conta circa 100 iscritti tra confratelli e consorelle ed è iscritta da 8 anni alla “Confederazione delle Confraternite d’Italia” con sede in Vaticano, partecipando a diversi raduni sia regionali, nazionali ed internazionali. La Confraternita si occupa principalmente di attività reli-

La Confraternita durante una processione

giose e caritative, promuove e organizza processioni solenni e sacre rappresentazioni come la “Passione di Cristo”, “Corpus Domini” ed altro e cerca ti tenere viva la tradizione religiosa del nostro antico borgo. Tra gli iscritti ci sono diversi giovani che saranno il futuro di questo sodalizio. Il consiglio si rinnova ogni 3 anni ed è così suddiviso: Direttore (il parroco Don Roberto Borghese), Priore, Vice Priore, Tesoriere e Segretario.

A cura della Confraternita S.S. Sacramento.


CI PIACE

a pineto Ripristinati i ponticelli dopo l’acquazzone

di TIZIANO ABBONDANZA Le alluvioni sono una brutta cosa, per il disagio immediato e per ciò che l’acqua si porta via. Per esempio molti ponticelli della pineta storica pinetese sono stati resi impraticabili dall’ultimo forte acquazzone. Pertanto vederli ripristinare, anche con una certa solerzia, è qualcosa che è stato apprezzato dai residenti locali.

NON CI PIACE

Auto ostruisce la scalinata della torre di cerrano

Da un po’ di tempo, sempre la stessa auto ostruisce la scalinata della Torre di Cerrano. Oltre a dare fastidio ai pedoni, risulta esteticamente fuori luogo, in quanto rovina una visione d’insieme del famoso monumento. Perché non sostarla appena fuori il cancello, dove c’è un parcheggio adibito all’occorrenza?

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Domenica 18 maggio è stata , per lo splendido borgo medioevale, una giornata da incorniciare, di cui si parlerà ancora. Si è conclusa, infatti, la seconda edizione del PREMIO NAZIONALE DI POESIA INEDITA, iniziata l’8 dicembre 2013, con lo svelamento delle due STELE in ottone adagiate sulla parete della casa del civico 87 di corso Umberto. Su di esse sono state trascritte, in bello stile, le due composizioni vincitrici del concorso: “IL BULLISMO PERCHE’“ di Giorgia MURA di Torino (vincitrice nella sezione VIRGULTI) “FIDES” DI Antonio CORRADI di Roseto (vincitore

nella sezione ADULTI). La cerimonia si è svolta in una cornice festosa e toccante, alla presenza del Sindaco di Roseto Dr, Enio PAVONE, del Vice Sindaco e Assessore alla Cultura Avv. Maristella URBINI, del Parroco di Montepagano Don Roberto BORGHESE, insigne storico, del Dr. Alfonso MONTESE, presidente dell’Associazione Culturale Obiettivo Comune, organizzatrice dell’evento, oltre ad un folto ed attento pubblico che ha mostrato di apprezzare molto sia l’elevato livello della manifestazione che le modalità di svolgimento della stessa.

CI PIACE

MONTEPAGANO BORGO DELLA POESIA

Cittadini in difficoltà e società del gas che non fa sconti ai morosi. A Roseto arriva la mannaia nei confronti di chi ha accumulato un debito di oltre mille euro con la società di fornitura del gas che ha sguinzagliato i suoi uomini a mettere i sigilli ai contatori, chiudendo di fatto il rubinetto del gas. Vero è che a casa dei morosi, soprattutto anziani e famiglie monoreddito, sono arrivati avvisi con lettere raccomandate di possibile interruzione del gas, ricordando inoltre all’utente la possibilità di dilazionare il debito. Anziani con 600euro di pensione e con bollette

anche superiori a 400 euro hanno preferito fare la spesa per abbinare pranzo e cena (non sempre ci si riesce), rinviando il pagamento della bolletta. Salti un mese, ne salti poi un altro, con nuove utenze da pagare, la situazione si è fatta poi sempre più difficile a tal punto che il debito è cresciuto sino ad essere “insopportabile”. A volte basterebbe solo un po’ di buon senso da parte della società del gas e capire le reali situazioni di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, a differenza invece di chi magari ci marcia.

NON CI PIACE

Famiglie senza soldi, utenze staccate ai morosi


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Committente Responsabile: Marco Borgatti


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al servizio dei “meno giovani”

L’A.D.A. nasce nel 1990 quale associazione di volontariato per la tutela dei diritti delle persone anziane. Aderisce al Forum Nazionale del Terzo settore da aprile 2005. L’Associazione affronta molteplici problemi riguardanti tutti i cittadini, prevalentemente gli anziani. Problemi di natura sanitaria, esistenziali, familiari, di reinserimento sociale, abitativi, rapporti con la pubblica amministrazione e comunque collegati al vivere quotidiano. Particolare importanza nell’attività e nelle finalità dell’associazione è data al rapporto intergenerazionale, nella convinzione che lo scambio di esperienze tra anziani e giovani sia alla base di una società solidale e che gli anziani costituiscano una risorsa fondamentale del vivere civile. L’A.D.A. inoltre è fortemente impegnata nel sostenere l’educazione permanente degli adulti, convinta che tra i diritti fondamentali degli anziani ci sia anche il diritto all’educazione e alla cultura per tutto l’arco della vita. Per favorire la socializzazione dei “meno giovani” l’A.D.A. promuove numerose attività culturali legate al turismo, attività sportive, ricreative e di formazione per favorire lo scambio culturale e l’incontro tra persone di tutte le età. II consiglio direttivo provinciale dell’A.D.A. è composto da Ilaria Baldassarre, Sisto Cocciola, Doriana Cosenza, Gianluca Di Girolamo, Silvana Di Domenico, Sabatino Di Sabatino, Romano Mari, Nicola Natale, Camillo Nicolai, Lena Ragonici, Anna Maria Rapacchia. L’A.D.A.

è particolarmente orgogliosa di avere tra i propri soci una Compagnia teatrale dialettale nata nel centro anziani di Roseto. Compagnia nata grazie alla passione e alla tenacia e caparbietà di alcuni soci con il contributo e l’esperienza di Orazio Barnabei che ne è il regista. Luciano Peracotta, Laura Maiolatesi, Marialaura Sorgentone, Pasqualino Castorani, Simona Lucidi, Alberico Merlitti, Alessandra Merlini, Amalia D’Egidio e Sante Mancini sono i protagonisti di questa compagnia che ha conseguito grande successo di pubblico in molte piazze della nostra provincia facendo vivere serate di serenità e allegria alle tante persone che hanno assistito alle loro brillanti commedie. Un particolare ringraziamento a Nando Rossi per tutto quello che ha fatto e ha dato a questa compagnia. Diversi i progetti dell’associazione nati in collaborazione con varie istituzioni: C.R.I., OB.-ABA, UIL, Associazione difesa e orientamento dei consumatori (Adoc) di Teramo. Come ad esempio creazione di un elenco di persone anziane bisognose di cure e farmaci particolari che vivono da sole e che per vari motivi (nevicate, alluvioni o altro) si trovassero nell’impossibilità di rifornirsi di medicinali; la sicurezza tra le mura domestiche dei “nonni” e di chi sta vicino a loro in particolar modo i “nipotini”; creazione di una carta di servizi che consenta di accedere gratuitamente a tutti i servizi forniti dai Caf –Uil inserendo anche convenzioni con attività, non solo commerciali, sparsi su tutto il territorio provinciale per beneficiare di sconti o agevolazioni; organizzazione di un convegno sull’autismo infantile con la presenza di personale molto qualificato come una psicologa supervisor, una psicoterapeuta, un dottore neonatologo dell’ospedale dell’Aquila e con la testimonianza di una famiglia con un bambino autistico. Questi in linea di massima i progetti in cantiere per il 2014. La sede provinciale A.D.A. è in via Adriatica nr. 20 a Roseto c/o l’U.I.L., numero 0858931087. Vitaliano Casalena ne è il presidente, eletto il 30 aprile scorso (tel 3891158095). Indirizzo mail: adateramo@libero.it

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Bambini in festa per l’estrazione della lotteria

“Girandole e Arcobaleni”

Il ricavato sarà utilizzato per finanziare le iniziative scolastiche Martedì 20 maggio si è svolta al Circolo Tennis di Roseto l’estrazione della lotteria “Girandole e Arcobaleni”. Le mamme degli alunni della Scuola Primaria “Gabriele D’Annunzio” per il terzo anno consecutivo hanno organizzato questa raccolta fondi che permetterà di finanziare l’acquisto di materiale scolastico. Il ricavato delle precedenti edizioni ha portato alla nascita di un’aula multimediale tra le più attrezzate nella nostra Regione ed a munire svariate classi di LIM (le lavagne elettroniche). Una splendida giornata di sole ha permesso ai tanti bambini di vivere una mattinata all’insegna del divertimento e dell’euforia. Il maestro Luigi Bianchini del Tennis Club Roseto ed il suo staff hanno organizzato una serie di giochi, che hanno visto gli alunni sfidarsi a suon di calci al pallone e di colpi alle palline da tennis. Al termine delle attività ludiche, è giunta l’ora dell’estrazione dei numeri vincenti, che ha visto il fortunato possessore del biglietto vincitore del primo premio garantirsi un week-end a Mirabilandia per tre persone (2 adulti + un bambino).

Questi sono i numeri dei biglietti che hanno conquistato i vari premi messi a disposizione dall’organizzazione:

1°premio - week-end a Mirabilandia 2 adulti + 1 bambino - n°1381 2°premio - Acer Tablet( TABB1-711) – n°1453 3°premio – Cellulare Nokia Lumia 520 – n°0499 4°premio – Bicicletta – n°0978 5°premio – 2 buoni spesa Conad – n°1898


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PSICOLOGIA Il disagio dei giovani di AMEDEA CAPRANI

Quel malessere profondo

che invoca aiuto

Il ventaglio di problematiche a cui il disagio giovanile dà origine si configura attraverso una serie di fenomeni che rappresentano tutti una palese richiesta di aiuto

I

l meraviglioso mondo su cui ci è stato concesso di vivere e di fare di questa occasione unica qualcosa di buono e di utile per gli altri, nel corso del tempo si è trasformato in un luogo molto malato in cui la malattia, purtroppo, assume spesso il volto angosciante della violenza. Le sue vittime e allo stesso tempo gli artefici di tanta violenza, sono sempre più frequentemente i nostri figli, giovani e giovanissimi che si rendono interpreti di un vuoto d’amore voraginoso. I loro silenzi ci parlano di assenze ingombranti, di valori e significati perduti, e si popolano di solitudine e isolamento interiore, di tristezza e di una rabbia indicibile che cresce fino ad esplodere, con conseguenze spesso irreparabili per molte persone. Una vita preziosa buttata via, quella di tanti giovani, che si auto-puniscono o rivolgono la loro distruttività verso l’altro, non trovando l’aiuto di cui hanno bisogno, spesso lasciati in balia di se stessi nei meandri del labirinto di un Io divenuto luogo di perdizione, in cui non è affatto facile tornare ad orientarsi senza una solida presenza che guidi e sostenga. Quando si parla di disagio giovanile ci riferisce ad un generico stato di malessere, esperito dal giovane, che potremo definire esistenziale, il quale si manifesta dando luogo ad una serie di problematiche che interessano tipicamente il mondo giovanile, anche se molto spesso si tratta di un malessere già presente in età infantile che purtroppo, però, non viene adeguatamente riconosciuto. All’origine di tale disagio non esiste una causa univoca ma diverse concause vanno ad attecchire su di un humus già di per sé fertile e recettivo, essendo questa fase di crescita una fase di particolare fragilità dell’individuo, alla ricerca di nuove certezze su cui costruire il proprio senso di identità. Questo periodo del ciclo vitale rappresenta evidentemente un momento elettivo di esacerbazione del malessere, in cui cioè il disagio già esistente si slatentizza e può prendere forma manifesta. Si tratta certamente di un problema sociale di grosse dimensioni che rappresenta la conseguenza di una “mal-gestione” della crescita e dell’educazione del bambino e del giovane, e che dunque chiama in causa tutte le agenzie educative coinvolte in questo processo, come la famiglia, la scuola e la comunità sociale. Il ventaglio di problematiche a cui il disagio

giovanile dà origine si configura attraverso una serie di fenomeni che rappresentano tutti una palese richiesta di aiuto, come i fenomeni da sballo, legati all’abuso di droghe e alcolici, le difficoltà scolastiche, le condotte antisociali che danno luogo a comportamenti ad alto rischio, i fenomeni autodistruttivi e le condotte aggressive rivolte all’esterno, il fenomeno del bullismo e delle baby-gang, i disturbi del comportamento alimentare, i disturbi dell’identità e del ruolo sessuale, la dispersione scolastica e l’aumento della durata degli studi universitari, gli stati depressivi e la chiusura relazionale e sociale. Dietro a questo buco nero in realtà si nasconde una domanda pressante da parte del mondo giovanile, un bisogno che il giovane esprime attraverso il disagio e che chiede una risposta, in termini affettivi, relazionali ed educativi, da parte del modo adulto. Gli strumenti di cui disponiamo si possono riassumere in una sola importantissima parola: PREVENZIONE. Prevenire significa informare, offrendo strumenti conoscitivi, e dare soluzioni concrete fornendo modelli di comportamento alternativi sani e positivi e intervenendo laddove è necessario. Ma prima di poter aiutare siamo noi adulti a dover conoscere le tematiche in cui ci dobbiamo addentrare e delle quali dobbiamo occuparci, siamo noi a doverci sensibilizzare ed educare all’ascolto, alla vicinanza emotiva e alla comunicazione con i nostri giovani, per accogliere e raccogliere il loro disagio, spogliandoci di tutte le nostre paure e dei sensi di colpa, che rappresentano un grosso ostacolo alla presa di coscienza e all’assunzione di responsabilità. Questo significa mettersi in discussione per capire di cosa abbiamo mancato e partire proprio da qui per cambiare la situazione problematica, chiedendo l’aiuto di cui necessitiamo. Attingere alla nostra rete di sostegno e costruirne una dove questa non esiste è un passo fondamentale per poter far fronte a queste problematiche. Per poter aiutare l’altro, dunque, è necessario, prima di tutto, riconoscere in noi il bisogno di essere aiutati. Amedea Caprani (psicologa) amedea.caprani@virgilio.it

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Un più 20,8% di nuovi iscritti al

Moretti di Roseto

Risultato positivo per una scuola che vuole continuare a crescere

U

na scuola deve guardare necessariamente avanti, soprattutto quando ha voglia di integrarsi con il territorio e vuole crescere in termini numerici. Sicuramente la politica dell’orientamento attuata quest’anno dall’Istituto Statale d’Istruzione Superiore Vincenzo Moretti ha prodotto risultati molto positivi. Intanto il dato che emerge, analizzando le iscrizioni complessive, è molto rassicurante, con un tondo più 20,8 per cento in più di studenti che hanno scelto i sette indirizzi offerti dalla scuola rosetana, provenienti da gran parte della provincia, compreso il capoluogo. I corsi di Amministrazione, Finanza e Marketig, di Sistemi Informativi Aziendali, (entrambi offrono il diploma di Manager Contabile o Informatico in Ragioneria), di Turismo (Manager Turistico), di Costruzione, Ambiente e Territorio (Manager Tecnico Geometra), Grafica e Comunicazione (Manager della Grafica e della Comunicazione), Manutenzione e Assistenza Tecnica (Tecnico Elettrico ed Elettronico), Produzione Industriale e Artigianale (Tecnico “Fashion” Moda) hanno convinto molti alunni che si sono riconosciuti anche nello slogan che è stato scelto quest’anno e che sempre di più è condiviso da chi frequenta il Moretti, vale a dire Il tuo domani da professionista. In un momento in cui gli istituti tecnici (vero sistema formativo della struttura produttiva dell’Italia del secondo dopoguerra) e quelli

professionali (entrambi sempre più integrati con il mondo del lavoro e con l’università) hanno segnato a livello nazionale delle battute d’arresto nelle iscrizioni, il Moretti viaggia in controtendenza, grazie alla professionalità delle varie componenti che si muovono nell’ambito scolastico e che si riconoscono nel motto dell’istituto: “La cultura del sapere e del fare”. La scuola in questione è da sempre un punto di riferimento per i Comuni rivieraschi e dell’entroterra del Vomano e del Tordino, ovviamente con un buon bacino di affluenza che proviene da Roseto. Ebbene, quest’anno è stata proprio la “Città delle rose” a dare il segnale più forte rispetto agli ultimi anni, con quasi il doppio di iscritti nei confronti dell’anno scorso, ottenendo il più alto risultato degli ultimi sette anni. Infine come curiosità, vanno anche segnalati tre iscritti provenienti dalle Scuole Medie di Teramo e una dalla Benedetto Croce di Pescara.


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Pensando a te… Sto aspettando un momento di pace infinita come quando disteso in un campo di grano sento solo gli aerei passare e ogni nuvola è un gioco, ogni nuvola è il tuo volto… Come quando nell’alba di un dolce mattino odo soltanto il rumore del mare, e la sabbia che scivola fra le dita ha il fruscio della seta ed il silenzio è un incanto, rotto solo dal pianto del cuore… Non ha voce il dolore non ha pace il mio cuore… Tristemente galleggia come un fiocco di neve su un lago ghiacciato, e non c’è primavera che possa far sciogliere il gelo. E le ali spezzate non spiccano il volo. Vorrei essere in cielo dove un Angelo non è mai solo. Ma sono qui, in questa terra. Ed aspetto il giorno del Cielo LA MAMMA – 28 MAGGIO

Ciao Cesare, te ne sei andato come uno dei tuoi soliti scherzi, mancherai a tanti proprio tanti ma per me che ti conoscevo da soltanto dieci anni mancherai tanto ugualmente, amavi parlare con tutti, scherzare con chiunque, ci siamo divertiti al mare insieme. Mancherai a Topino e alla tua Lara. Sarai per sempre nel nostro cuore. Mario


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Il grande ritorno del centro sportivo

“Gli Oleandri”

Merito della recente riqualificazione del centro sportivo pinetese, è stato e continuerà ad essere dell’Associazione Cerrano Outdoor, la vincitrice del bando comunale.

A

bbiamo ascoltato Andrea Cesarini, il presidente dell’Associazione Cerrano Outdoor. Di seguito l’intervista. Ci dica qualcosa sulla vostra Associazione. È stata costituita nel 2004 ed è affiliata alla Federazione Ciclistica Italiana, infatti, il suo primo obiettivo è legato alla promozione della pratica della mountain bike. È nata dall’idea di un gruppo di amici che credevano, già dodici anni fa, nella forza del cicloturismo e del cicloescursionismo come attività all’aperto da svolgere nei dintorni del Cerrano, come fa capire il nostro logo. Perché proprio “Gli Oleandri”? Non pensavamo di prendere un impianto sportivo del genere dove c’erano altre attività. Ciò è successo per una ripicca personale: dopo dieci anni di indifferenza da parte del Comune che non mi ha dato mai la possibilità di creare un bike center, uscito il bando, ho deciso di approfittarne, sapendo che avevo tutte le condizioni per poterlo sfruttare, facendo io parte del Coni e conoscendo, per questo motivo, molti sport. Non verranno, infatti, organizzati solo corsi di tennis e pattinaggio, ma anche lezioni di fitness. Allo stesso modo sarà dato spazio alla cultura, con rappresentazioni teatrali, musica e balli per tutte le fasce d’età. Ci parli del centro sportivo e di quello che ha in serbo. Questo sarà un centro gestito da Cerrano Outdoor, che farà da guida tra i vari sport e le varie associazioni che collaborano con noi (FITARCO, FIT, FIHP, FCI, ADRIA CYCLE, ANWI). La mia idea è far funzionare il centro da gennaio a dicembre usufruendo di strutture gonfiabili che si montano e smontano in poche ore. Ciò ci darà la possibilità di coprire i campi e continuare le attività anche nel periodo invernale. Essendo questa struttura riconosciuta come scuola di ciclismo federale a livello nazionale (la terza riconosciuta dal Coni in Abruzzo) da qui partiranno escursioni di bike, cicloturismo, cicloescursionismo, trekking e nordic walking, per turisti e residenti. Tre volte alla settimana usciremo a scoprire le bellezze locali e poi due volte si andrà fuori, a

di MARTINA FRANCHI

livello regionale. È qui che sarebbe gradito l’intervento del Comune, incentivando i nostri centri storici e creando punti di visita. Questo bike center sarà anche un punto di riferimento per il ciclista, in quanto vi troverà addetti competenti alla manutenzione del mezzo. Da giugno organizzeremo il Cerrano Multisport Camp dedicato ai bambini da 3 ai 14 anni. Creeremo inoltre, due volte a settimana, delle attività con ingresso gratuito per i piccoli fino a otto anni. Gli stessi potranno sfruttare il centro per feste di compleanno o anche solo per passare delle ore divertendosi con i gonfiabili che metteremo a disposizione. Tutto questo non solo per dare la possibilità ai bambini di praticare sport ma soprattutto per cambiare loro la mentalità e riportare la cultura sportiva nel nostro paese. Lo sport è un insegnamento di vita, dove esistono ancora i valori e istruttori che si occupano della loro educazione, seguendo i ragazzi. Io credo nel valore dello sport, ecco perché insisto sui più piccoli. Non a caso gli istruttori di cui si avvale la struttura sono tutti professionisti e campioni. Cosa chiederebbe alla futura amministrazione? Deve essere chiaro innanzitutto che, se la futura amministrazione dovesse dare un aiuto economico a “Gli Oleandri”, lo farebbe solo per aiutare i giovani. Nel concreto, questo vorrebbe dire che, i ragazzi fino ai 15/16 anni, potrebbero non pagare. Io ho realizzato tutto ciò in tre mesi, con l’aiuto di altre persone possiamo fare dieci volte tanto! Oggi guardo al futuro: ho in mente di chiudere la parte centrale dell’ impianto, creando così spazi per i giovani, dove passare le ore della giornata insieme, svolgendo attività, studiando, leggendo, guardando la tv, giocando ai giochi da tavola. Aiuterebbe loro a socializzare e a riportare quella cultura sportiva che a Pineto manca, perché quando ci si trova dentro un ambito sportivo serio, si impara a rispettarsi e a rispettare le regole. “Dove c’è sport si parla pulito”.


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Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. È un modo di vivere. Henry Cartier-Bresson

fotografia

Se volete pubblicare una vostra foto particolare inviatela a fotografia@eliodascenzo.it

Autore: Moreno Straccialini, 29 anni, studente, Roseto degli Abruzzi. Titolo di studio: diploma accademico di 1° livello in “Teoria e tecnica della comunicazione visiva multimediale” conferito presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata nell’anno accademico 2010/2011. Titolo DELL’OPERA: Il gioiello del mare Luogo: Roseto degli Abruzzi Apparecchiatura: Canon EOS 350D, obiettivo Canon EFS 17 – 85 mm Elaborazione: Digital Photo Professional (conversione da RAW a JPEG) Parametri di SCATTO:

Lunghezza focale: 285 mm Esposizione: 1/400sec – f/5,6 – iso 100 Misurazione: manuale

di ELIO D’ASCENZO

L’AUTORE RACCONTA... Questa è una delle tante foto che ho eseguito per un’azienda di Ravenna. I loro prodotti vengono realizzati interamente a mano e con tanta passione, la stessa che ho avuto io nel fotografarli. La mia scelta è stata quella di ambientare i gioielli artigianali abbinandoli a dei tronchi presi dal mare, mettendo in risalto il loro valore estetico. Qui è rappresentato un ciondolo con dei cristalli che hanno lo stesso colore del cielo che però non si confondono con esso per merito della montatura. Come sorgente luminosa ho preferito fare uso solamente della luce solare con lo scopo di ritrarre fedelmente il colore del ciondolo. Come si può ben vedere, la foto still-life non si effettua solo in studio con luci artificiali ma si può eseguire anche in ambienti aperti.

Macrofotografia: ovvero, soggetti/oggetti di piccole dimensioni ripresi a distanza ravvicinata, dando loro enorme enfasi. La macrofotografia può essere considerata tale quando il rapporto tra l’originale e le dimensioni sul sensore/pellicola è di 1:1 o superiore. Sulle compatte digitali e non, se la funzione è presente, il simbolo che raffigura tale funzione è contraddistinto da un “fiore”. Nel mondo reflex gli obiettivi migliori per eccellenza: 60mm, 85mm, 105mm, 150mm, 180mm, 200mm; ottiche studiate per restituire un’immagine senza distorsioni, vignattature e aberrazioni. Un piccolo trucco per cimentarsi in questo genere e non si dispone di un’ottica macro: smonta l’obiettivo 18-55, giralo al contrario davanti alla macchina fotografica, cosicché funge da lente d’ingrandimento. Oppure si trovano anche adattatori in grado di avvitare l’obiettivo, (occhio a non graffiarlo)! Ovviamente una volta “posizionato” l’ottica non puoi più mettere a fuoco, quindi ricordati di regolarti in base alla distanza dal soggetto. Verifica la lunghezza focale! Per questo tipo di fotografia dotarsi possibilmente di cavalletto, scatto flessibile o telecomando a distanza in modo da non toccare il corpo macchina e quindi ridurre al minimo le vibrazioni. Dai, uno scatto al giorno! Provare, creare…


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Elena 2 anni

Buon compleanno dai nonni Peppino e Lucia

Luigi D’Eugenio 70 anni, 1 giugno

Abbiamo visto il mondo attraverso i tuoi occhi, abbiamo vissuto le emozioni attraverso il tuo cuore, abbiamo imparato ad amare camminandoti accanto. Siamo fieri di avere un papà meraviglioso come te. Speriamo tanto che un giorno riusciremo a ripagare tutti i sacrifici che hai fatto, rendendoti fiero di noi. Grazie papà. Le tue figlie.

Realizzazione

siti web

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IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII andreamarzii@ymail.com COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 329 9480823) FOTOGRAFI: ELIO D’ASCENZO, MARIO ROSINI, ANTONIO TOMMARELLI EDITORE: EIDOS News S.r.l.

GESSICA MARGIOVANNI 16 anni, 19 maggio

In un giorno così importante vogliamo ricordarti che sei speciale e che tutti ti vogliamo un mondo di bene. Tanti auguri Gessica da papà Eliseo, Enrico, Claudia, la piccola Valeria e naturalmente le tue amiche M.Maddalena, Valeria, Martina e Valentina.

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it

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Tel. 338 2314618

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