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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 8 N.207 24 maggio 2014


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Molto piu' di una semplice

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sala da gioco!

a sala Admiral Club di Roseto presenta tutte le caratteristiche che hanno fatto di questo marchio un leader in Europa nel settore del gioco e del divertimento con premi. Il successo crescente delle sue sale, allestite e gestite direttamente sul territorio Italiano da Adria Gaming International S.p.A. ( braccio operativo Italiano del colosso Novomatic Group,in Europa considerato il numero uno nel settore), conferma che il giocatore cerca ambienti curati, accoglienti ed al tempo stesso, giochi accattivanti. L’Admiral Club di Via Salara 12 sa mettere ogni giocatore a proprio agio, garantendo la doverosa privacy in un ambiente altamente su misura per la clientela. L’innovazione tecnologica e l’enorme varietà dei suoi giochi sono stati appositamente ideati per soddisfare tutti i gusti dei giocatori, riservando loro la giusta attenzione ed offrendo il ricercato divertimento di fronte agli schermi delle New Slot e delle nuove VideoLottery presenti nella sala, alcune delle quali danno la possibilità di concorrere alla vincita di ricchissimi Jackpot, di sala e nazionali, fino a un massimo di 500.000 euro!

Ogni macchina da gioco è dotata di un design esclusivo, innovativo, multi-game ed affidabile, accompagnato dalla gestione diretta dei terminali attraverso la rete che permette una costante analisi dell’indice di gradimento dei singoli giochi. Caratteristica, questa, che unita alla ricca biblioteca di prodotti disponibili, permette di adeguare in tempo reale l’offerta di gioco alle richieste dell’utenza, a cui viene data la possibilità di scegliere tra tanti giochi diversi e sempre all’avanguardia. Il secondo punto forte di Admiral Club è sicuramente rappresentato dalle scommesse, che offrono svariate possibilità di puntare sia sugli eventi sportivi di ogni genere che sulle manifestazioni ippiche, offrendo quote estremamente concorrenziali e scommesse Live, il tutto accompagnato dal bar interno alla sala, dai maxischermi dove guardare insieme i maggiori eventi sportivi trasmessi dai canali Sky (e non solo) e dal personale qualificato sempre pronto a soddisfare ogni richiesta da parte del cliente. Le possibilità di divertirsi tentando la fortuna sono diverse, tutte nel massimo rispetto delle leggi che regolamentano il settore, cosa che purtroppo non deve es-

sere data per scontata. Proliferano infatti nel territorio punti scommesse dove,pur di accaparrarsi il maggior numero di clienti, ci si ritrova spesso a sorvolare su alcune limitazioni imposte dalla legge italiana, senza mettere al corrente il giocatore che il rischio penale non è solo per chi gestisce questi punti, ma anche per il giocatore stesso. Admiral dal canto suo agisce nella massima trasparenza nel pieno rispetto delle regole, cosa che gli viene ampiamente riconosciuta dal sempre maggior numero di estimatori delle sue sale e delle sue piattaforme di gioco on-line che potete trovare sul nostro sito www.playyes.it, al cui interno avrete la possibilità di scommettere su SPORTYES oppure tentare la fortuna con POKERYES, CASINOYES, SLOTYES e BINGOYES. La parola “CLUB” presente sull’insegna non deve ingannarvi, l’ingresso è assolutamente libero a tutti. Per giocare da Admiral c’è una sola semplice regola sulla quale non si fanno sconti: essere maggiorenni. Il personale di sala vi aspetta tutti i giorni, festivi inclusi, dalle ore 11:00 fino a tarda notte. Admiral Club è a Roseto in Via Salara 12 (accanto al palazzetto dello sport) ed a Pineto in via Livorno 13 (area ex Colaprico).


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Claudia e Irene

donne coraggio arricchite dalla fede La moglie dell’appuntato Antonio Santarelli ha abbracciato Irene Sisi, la mamma di Matteo Gorelli il ragazzo condannato per la morte del carabiniere, avvenuta dopo un anno di agonia a seguito delle lesioni provocate dalla brutale aggressione. Si sono incontrate in occasione del convegno sulla legalità organizzato al Palazzo del Mare dall’associazione Cerchi Concentrici Promotor e dall’Associazione Nazionale Carabinieri

Intervista a Claudia Francardi e Irene Sisi

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l silenzio spezzato dagli applausi di una platea attenta e commossa nell’ascoltare il racconto di due donne accomunate da una stessa tragedia ma vissuta da situazioni contrapposte. E poi quel grande abbraccio, il dolore che la fede ha trasformato in amore, il perdono che è partito dall’anima, la sofferenza iniziale trasformata nella gioia di trasmettere i valori della legalità e nella voglia di vivere e di ritrovare la propria felicità e in chi ha spezzato sogni e progetti di una famiglia. Claudia Francardi e Irene Sisi, due donne coraggio, figlio di una

Irene Sisi, Claudia Francardi e Mauro Tedeschini

tragedia, la morte dell’appuntato dei carabinieri Antonio Santarelli. Moglie del carabiniere vittima dell’aggressione brutale la prima, mamma di Matteo Gorelli, il ragazzo che armò la sua mano con un bastone con cui aggredì la vittima, l’altra donna. Entrambe hanno raccontato la loro storia, trasmettendo emozioni che hanno fatto vibrare i presenti. Momenti di grande commozione vissuti in occasione del convegno “Percorso della legalità”, organizzato al Palazzo del Mare di Roseto dall’associazione Cerchi Concentrici Promotor del professor William Di Marco con la

collaborazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Roseto che ha intitolato una piazza al carabiniere che tornava nella sua terra, l’Abruzzo, per trascorrere le vacanze. Parcheggiava la sua auto proprio in quella piazza che oggi porta il suo nome. Claudia e Irene ospiti d’eccezione, con la partecipazione del direttore del quotidiano Il Centro Mauro Tedeschini. Presenti anche gli studenti dell’istituto Moretti e del Liceo Saffo che nelle settimane passate avevano partecipato al concorso sulla legalità promosso dagli organizzatori dell’evento. Claudia Francardi ha ri-


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La consegna targa all’Associazione Carabinieri Claudia Francardi

Il Maresciallo Pietro Piccioni

Mauro Tedeschini, direttore del quotidiano Il Centro

La platea

Gli ospiti

La platea

cordato i momenti di quella tragedia, l’aggressione nei confronti del marito quel 25 aprile del 2011 e il decesso avvenuto 13 mesi dopo, al termine di una lunga agonia. Donna di immensa fede e lo ha dimostrato quando ad un certo punto, parlando ai ragazzi, ha tirato fuori una bacinella con dell’acqua e all’interno c’erano un pezzo di roccia e una spugna. “Se abbiamo un cuore come la roccia, esso non è in grado di rilasciare l’amore, se non in poche gocce”, ha spiegato ai ragazzi e ai tanti presenti, “se invece il nostro cuore è come la spugna, esso assorbe ed è

L’alunna del Moretti Giulia Di Rocco che ha vinto il concorso dedicato alle Scuole Superiori mentre viene premiata da Gino Angelozzi

in grado allo stesso tempo di rilasciare molto amore”. Non ha mai chiamato Matteo Gorelli “assassino”, ma lo ha cercato col suo nome e oggi lo segue nel suo percorso di recupero. Un gesto apprezzato dalla mamma del giovane. L’aggressione avvenne 3 anni fa durante un normale controllo, nella Maremma, da parte del carabiniere nei confronti di un gruppo di giovani di ritorno da un rave party. Irene Sisi si è sentita in dovere di contattare e incontrare la moglie dell’appuntato. “All’inizio non pensavo potesse essere stato mio figlio”, ha raccontato, “poi al tg guar-

dando lo sguardo di mio figlio ho capito che era stato lui. La colpa è mia che non ho saputo leggere i suoi silenzi, le sue angosce che poi lo hanno portato a fare ciò che ha fatto. Sentivo il bisogno di chiedere scusa”. Il perdono partito dal cuore e sospinto dalla fede, quel perdono che molto spesso resta intrappolato perché a prevalere è l’odio. Tanti i momenti che hanno strappato lacrime ai presenti. Un gesto straordinario quello di due donne che, unite da una tragedia per motivi diversi, oggi parlano ai ragazzi di fede e di legalità per costruire una società sana e migliore.


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Crisi profonda A Roseto i negozi continuano a chiudere. Alcuni esercenti non ce la fanno più a sostenere le spese di gestione del locale. Aumenta in città il numero dei disoccupati, soprattutto tra gli over 40. In Comune ogni giorno c’è chi bussa alla porta degli assessori per un aiuto economico. I tagli dei trasferimenti da parte del Governo centrale hanno inoltre messo in ginocchio molti Enti

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egozi che chiudono, famiglie sempre più in difficoltà e costrette a chiedere un sostegno al Comune per sopravvivere. Anche a Roseto, come in molte altre città, la crisi sta falcidiando le attività commerciali. Nell’ultimo anno su tutto il territorio comunale hanno abbassato le serrande definitivamente 37 attività (boutique, alimentari, forniture di servizi, vendita di scarpe le categorie più colpite). Il saldo è assolutamente negativo tra le nuove imprese, cioè quelle che hanno avviato l’attività nel 2013, e quelle che invece hanno dovuto “abdicare” perché impossibilitati a far fronte al pagamento di Imu, utenze, Inps, Inail, tassa sui rifiuti. La situazione in città è peggiorata soprattutto negli ultimi tre anni, quando la crisi ha travolto alcune attività economiche. Il calo delle attività è stato praticamente costante, sino ad aggravarsi negli ultimi 12-18 mesi. Chi invece sembra aver beneficiato della crisi sono state soprattutto quelle attività artigianali che consentono di riparare un elettrodomestico usato, il ciabattino o calzolaio, le sarte capace di rimettere quasi a nuovo un abito usato ma che può ancora essere indossato. Insomma, molte famiglie a

Roseto, prima di buttare nella spazzatura un paio di scarpe, valutano bene se sia il caso di farlo riparare e quindi…tirare ancora per un po’. Il tasso di povertà è cresciuto e purtroppo coinvolge anche chi magari un lavoro ce l’ha ma non riesce proprio ad arrivare a fine mese. L’inverno scorso in Comune si sono presentati pensionati che hanno chiesto un contributo economico per pagare la bolletta del metano, per evitare di restare senza riscaldamento. Ma sono sempre di più quelli che invece hanno chiesto un sostegno, in mancanza di un’opportunità di lavoro, per poter fare la spesa e garantire quindi un piatto di minestra a pranzo. Un tem-

po bastava una telefonata del sindaco o di un assessore per trovare magari un posto di lavoro in una delle aziende del territorio. Oggi le opportunità sono praticamente inesistenti e il Comune non è certo un ufficio del lavoro per il collocamento dei numerosi disoccupati. Il problema che più preoccupa è che a chiedere un lavoro non sono solo i giovani, ma soprattutto gli over 40 e 50, quelli che un lavoro lo hanno perso, persone che vengono considerate, ingiustamente, difficili da ricollocare. E per i giovani cosa bisogna fare? Il Comune sta pensando per il futuro di affidare ad una cooperativa di ragazzi il servizio di assistenza sugli scuolabus, attraverso chiaramente un bando. Gestione di un anno con una spesa complessiva di circa 40mila euro, dando un’opportunità di lavoro ad almeno 10 ragazzi disoccupati. L’Ente tuttavia non ha i fondi per la copertura finanziaria. In soccorso potrebbero arrivare degli imprenditori locali che, magari sponsorizzando il marchio della loro ditta sui pullmini, garantirebbero il finanziamento del progetto.


Mandatario elettorale: Pietro Matalucci


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Indagato

l’ex comandante dei vigili Tarcisio Cava I reati ipotizzati sono l’abuso d’ufficio e il falso ideologico per le oltre 1200 multe comminate tra ottobre e dicembre del 2013. Intanto continuano i ricorsi dinanzi al Giudice di Pace da parte degli automobilisti contravvenzionati

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’ scattata l’inchiesta della Procura di Teramo per le oltre 1200 multe fatte dall’ex comandante della Polizia Municipale di Roseto Tarcisio Cava, ora indagato per abuso d’ufficio e falso ideologico. Dopo le indagini nei mesi scorsi da parte degli agenti della questura di Teramo, gli atti sono approdati in Procura. Che ci sia stato qualcosa di non chiaro nell’azione da parte dell’ex comandante è apparso subito evidente in quanto in soli due mesi, tra ottobre e dicembre del 2013, l’ufficiale dei vigili urbani di Roseto era riuscito da solo a multare più di 1200 automobilisti. Multe riscontrate soprattutto in una determinata zona, tra piazza Ungheria, Voltarrosto, Santa Lucia. Avrebbe ripreso e scattato foto anche con il suo cellulare automobilisti che transitavano con il semaforo rosso, che erano al telefono mentre guidavano o senza indossare le cinture di sicurezza. Tra i multati anche l’assessore allo sport

Il comandante dimissionario Tarcisio Cava col sindaco Enio Pavone Mirco Vannucci. Un vero e proprio accanimento da parte dell’ex comandante Cava. Secondo alcuni l’azione fu dettata dall’amministrazione comunale in quanto in bilancio era stata prevista una somma di 400mila euro in entrata proprio con le contravvenzioni nei confronti di automobilisti indisciplinati. Immediata la smentita del sindaco Enio Pavone che nel corso di un’accesa conferenza stampa, a cui parteciparono alcuni dei contravvenzionati, tenne subito a precisare che il Comune

non aveva mai ordinato a Cava un’azione simile solo con lo scopo di fare cassa. Anzi, in quella stessa conferenza il primo cittadino ribadì con forza che quell’azione, non condivisibile, fu intrapresa autonomamente dall’ex comandante. Cava, subito dopo l’esplosione del caso, rassegnò le dimissioni. Mentre i cittadini multati, alquanto inviperiti, hanno dato vita ad una sorta di task force per contestare le contravvenzioni. Si è costituito un comitato per avviare tutte quelle azioni per ottenere l’annullamento delle multe ritenute irregolari. Due le strade seguite: il Giudice di Pace di Notaresco e il ricorso al Prefetto. E dal Prefetto Valter Crudo si erano rivolte anche le forze politiche di centro destra della città, visto che la vicenda alla fine si è trasformato anche in un caso politico. E di tutta questa vicenda l’ex comandante Tarcisio Cava dovrà ora dare delle spiegazioni per respingere le accuse di abuso d’ufficio e falso ideologico.

Cittadini multati


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CUR IOSIZIEizie)

ot N & à it s io r u C (tra

11 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

perché Via Gramsci A Campo a Mare si chiama così?

Nella zona di Campo a Mare - posta a sud della S. S. 150 che da tempo stiamo definendo “inferiore”, rispetto alla parte opposta della collina - c’è via Gramsci che non ha sbocco sulla statale ed è collocata tra via Di Vittorio e via Togliatti. Di seguito il breve ritratto del personaggio, estrapolato dal Web. Antonio Gramsci (Ales in Sardegna, 22 gennaio 1891 - Roma, 27 aprile 1937) è stato un politico, filosofo, giornalista, linguista e critico letterario italiano. Membro del PSI e fondatore de L’Ordine Nuovo (1919), nel 1921 fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia. Fece parte dell’esecutivo dell’Internazionale comunista (1923). Divenuto segretario del Partito comunista d’Italia (PCd’I) e deputato (1924), affrontò la questione meridionale, indirizzando la politica dei comunisti verso l’unione con i socialisti massimalisti. Nel 1924 fondò il quotidiano politico l’Unità, organo del PCd’I. Per la sua attività e per le sue idee fu condannato a venti anni di carcere (1928). Il suo pensiero politico, espresso anche nei numerosi scritti, si

articolò in una rilettura globale dei fenomeni sociali e politici internazionali dal Risorgimento in poi, che lo portò a criticare per la prima volta lo stalinismo, a teorizzare il passaggio dalla “guerra di movimento” alla “guerra di posizione”, a formulare i concetti di “egemonia” e di “rivoluzione passiva”. Per la statura del suo impegno intellettuale e politico è considerato una tra le maggiori figure della prima metà del Novecento italiano. Nel 1934, in seguito al grave deterioramento delle sue condizioni di salute, ottenne la libertà condizionata e fu ricoverato in clinica, dove passò gli ultimi anni di vita. Nei suoi scritti, tra i più originali della tradizione filosofica marxista, Gramsci analizzò la struttura culturale e politica della società. Elaborò in particolare il concetto di egemonia, secondo il quale le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne.

A Pineto passeggiata di primavera per gli amici a quattro zampe L’Asd Universe Dog di Pineto presenta la seconda “Passeggiata di Primavera a 6 zampe”, un percorso che attraversa la pineta storica, dedicato agli uomini e ai loro amici a quattro zampe. L’evento, programmato per la giornata del 4 maggio, è stato rinviato a domenica 11, a causa del maltempo. Durante la manifestazione, saranno presenti educatori cinofili diplomati SIUA, Scuola Interazione Uomo Animale e tecnici mobility. (Martina Franchi)


AVIS, DONARE CON IL CUORE Anche quest’anno, l’AVIS Associazione Volontari Italiani Sangue di Roseto degli Abruzzi ripropone il servizio di autoemoteca. Nella giornata di martedì 27 maggio, presso l’area antistante il Palazzetto dello Sport di Roseto, si avrà la possibilità di partecipare volontariamente ad un atto responsabile di amore puro come quello del dono del sangue con attrezzature e personale medico specializzato dell’autoemoteca, che ripropone in egual maniera gli standard di efficienza di un centro trasfusionale, eccezion fatta delle dimensioni che sono più contenute. L’invito è aperto a tutti, anche ai non donatori, i quali potranno fare domande e ricevere informazioni in merito alla donazione. Lo scopo è quello di offrire l’informazione e la promozione della donazione di sangue fra tutti i cittadini che desiderano concretizzare la loro solidarietà nei confronti di tutta la comunità con un gesto di elevatissima cultura sociale quale la donazione volontaria del sangue. Per tutti coloro che parteciperanno alla donazione del sangue sarà riconosciuta la massima serietà e disponibilità anche nel ristoro a seguito della donazione. Se sei un donatore non puoi mancare a questo appuntamento nella tua città e se no hai mai donato ti aspettiamo per darti tutte le informazioni. AVIS Comunale di Roseto Via Calabria, 7 – Roseto degli Abruzzi e-mail: avisroseto@gmail.com Cell. 329/7230960 Apertura sede ogni lunedì dalle ore 11,00 alle ore 12,00


IE CUR IOSIZ Notizie)

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(tra Curiosità &

I giocatori degli anni ‘60 della Rosetana, XIV parte:

Domenico Foglia e Mauro Lamolinara I cartellini della Società Polisportiva Rosetana stanno facendo conoscere rosetani noti, ma non nella veste sportiva di giovani calciatori. Gli atleti di allora frequentavano il campo Patrizi per essere inquadrati ufficialmente in una compagine che li portasse sui campi della provincia, grazie all’iscrizione alle giovanili della Federazione nazionale. Molti di loro, tuttavia, erano degli assidui frequentatori del Centro Guerrieri, cioè del “Campo dei Preti” e lì si formavano sotto il profilo sportivo per poi perfezionarsi sotto la guida di grandi allenatori (ma soprattutto persone di spiccata umanità) come è stato per Dino Celommi. Il primo giocatore di questo numero di Eidos News è Domenico Foglia, la cui foto, unica dell’archivio, ritrae in movimento il calciatore che

palleggia. L’altro ragazzo della rassegna è Mauro Lamolinara, oggi commerciante nel settore degli auto ricambi, ma a suo tempo difensore con una buona abilità nel colpire la palla di testa. Frequentatore del campo della parrocchia del S. Cuore, ha partecipato a diverse edizioni, anche come sponsor, del famoso “Torneo dei Bar” o “Torneo dei Preti”. I cartellini (appartenenti all’archivio privato di Pace Celommi e messi a disposizione dal presidente dell’A. S. Roseto Calcio Camillo Cerasi), portano rispettivamente la numerazione 690 e 651 della Nagc (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori), appartenente alla Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio), specifica Sipt (Settore per l’Istruzione e la Preparazione Tecnica).

I “ragazzi di una volta” 8: la squadra di calcio di S. Filomena

Negli anni immediatamente dopo la guerra il centro sportivo di Roseto era la Parrocchia di S. Filomena. Questa non si chiamava ancora S. M. Assunta, in quanto solo dal 1961 fu mutato l’appellativo della chiesa dal cui fulcro erano sorte pri-

ma Le Quote e poi Rosburgo, in quanto la santa della prima toponomastica fu riconosciuta come donna dal passato non del tutto immacolato, fatto smentito categoricamente negli anni successivi. D’altro canto non c’era nemmeno quello che di-

venne il vero centro ricreativo, sportivo e culturale della Roseto di quegli anni, cioè la parrocchia del S. Cuore, sorta a partire dal 1954, le cui strutture (dal campo di calcio al cinema, dagli ampi locali al campo di basket) entrarono in funzione più tardi. La foto che riportiamo è datata 1950 e siamo esattamente nel Campo della parrocchia di S. Filomena, ubicato dietro la proprietà Forti (oggi è di fronte alla farmacia Di Bonaventura, vicino alla ferrovia). In piedi da sin. Francesco Recinella, Bruno Braca, Ettore Alcini, Giulio D’Egidio, Osvaldo Collevecchio, Ugo D’Egidio, Sergio Di Pasquale, Pasquale Di Marco, Walter Bruscia, Giovanni Scenna, Giovanni Di Giosia, Umberto Pasquini, Franco Bruni. Seconda fascia chinati da sin. Franco Collevecchio, Nereo Coppa, Franco Sbrolla, Gino Bianchini. In basso da sin. Valentino Di Pasquale, Pino Bianchini, Claudio Passamonti, Franco Schiavone, Nazareno Di Marco.


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IE CUR IOàS&IZ Notizie)

(tra Curiosit

“Ugolino - Ma che bella giornata” opera prima di Jacopo Aloisi Lanciato nel 1968 dal singolo “Ma che bella giornata”, Guido Lamberti (in arte Ugolino) sembrava un’artista destinato ad avere una carriera folgorante e duratura nell’ambito della musica. Invece il suo carattere ribelle e mai domo farà sì che a metà degli anni ’70 preferisca lasciare le scene piuttosto che calcarle con troppi compromessi. Il rosetano Jacopo Aloisi, dopo diverse collaborazioni con periodici musicali e dopo aver fondato The Ship Magazine, ha dedicato il suo primo libro alla storia di questo cantautore calabrese di nascita, ma genovese di adozione. Il primo album di Ugolino, uscito

nel 1969, fu un successo travolgente, con testi surreali e graffianti decisamente in anticipo sui tempi, in un’Italia sospesa tra anni di piombo e musica leggera. Il libro passa in rassegna le canzoni del disco, facendo emergere molti retroscena sulla storia di un artista lontano dagli schemi dell’epoca. Il testo si arricchisce di materiali inediti dello stesso cantautore, delle osservazioni di chi a quell’album storico e spiazzante ha lavorato, come Detto Mariano e la Pfm. “Ugolino - Ma che bella giornata” è disponibile nelle librerie dallo scorso marzo. (Piergiorgio Stacchiotti)

A Roseto il “calcetto” o il “calciotto” si praticava già dagli anni ‘50:

era il “microcalcio” - parte 1a Un articolo del nostro Luigi Braccili, pubblicato il 24 luglio 1956 su Il Mattino d’Abruzzo, presentava questa disciplina come “Una originale formula calcistica” (così recitava l’occhiello), mentre nel titolo si informava che “Ha avuto inizio a

Una partita di “calcetto”

Roseto il torneo di microcalcio”. In pratica si faceva riferimento agli albori del famoso “Torneo dei Preti”, che dagli anni ‘60 in poi attirerà generazioni di giovani giocatori, con un’affluenza di pubblico veramente da stadio. Interessante è leggere anche le formazioni di quel 1956 che parteciparono a questa manifestazione. Per tale motivo divideremo questa sezione in tre parti. Riportiamo l’inizio dell’articolo. «Roseto degli Abruzzi, 24 luglio (L. B.). L’originale formula calcistica del microcalcio ha trovato a Roseto un ottimo successo tanto che il torneo che si è iniziato questa sera nel campo dei Padri della Pia Marta si riferisce alla quinta edizione. Le squadre composte da sette elementi giocano su un campo di dimensioni ridotte con le porte più strette di quelle normali. Il torneo è stato organizzato dalla Pro Loco di Roseto con l’interessamento per ciò che riguarda il lato tecnico del rag. Franco Sbrolla e di altri solerti giovani di Roseto. Presentiamo ora i quadri completi delle otto squadre partecipanti al torneo.» (Continua...)


E I Z I S O I R U C Notizie)

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(tra Curiosità &

Chorus di maggio 2014 (n° 36) è in edicola

Tra gli approfondimenti di questo numero di Chorus (mese di maggio 2014), c’è l’editoriale dedicato al periodo bellico, con il titolo esplicativo “A settant’anni dalla liberazione dell’Abruzzo dalle truppe tedesche”, in cui il sottotitolo spiega Il dramma della guerra sembra ogni anno avere un ricordo più labile. È quasi inevitabile che i fatti accaduti molte decadi fa lascino sempre meno spazio alla rievocazione, ma non bisogna assolutamente abbassare la guardia. Di spalla Franco Sbrolla ricorda la Liberazione con “25 aprile 2014, la manifestazione alla foce del Borsacchio”, in cui viene spiegato che C’è stata una bella iniziativa, nella gior-

nata dedicata alla Liberazione, all’interno della riserva naturale. L’occasione ha permesso di ripercorrere la storia locale, collegando il Risorgimento con gli avvenimenti della II Guerra Mondiale. Infine Ugo Centi si sofferma su “C’era una volta la politica…” e spiega che Una volta c’era la politica, mentre ora? O meglio, la politica è sempre là, ma non è più la stessa cosa. Il giornale è disponibile: a) sul sito www. williamdimarco.it, cliccando “Riviste” nel menù in alto, poi Chorus e poi ancora n° 36; b) sul sito www.eidosnews.it, nella sezione “Leggimi”. Per riceverlo a casa basta segnalare il proprio indirizzo di posta elettronica a chorus@williamdimarco.it.

Uno scooter che sa... di primavera Intanto lei ci ha provato a invocare una primavera che tarda a venire, e non lo ha fatto da adesso. Occorre in realtà poco: basta rifarsi a quelle margherite che tutti noi immaginiamo di raccogliere in un prato fiorito, proprio quando la bella stagione si fa largo dopo il lungo inverno. La “lei” in questione è la nostra collaboratrice Giorgia Pasquini che da tempo va in giro con un oggetto originale, dal “design” unico (è chi poteva farlo se non lei che cura per Eidos News una rubrica dove l’arte della creatività del disegno è posta in primo piano?). In verità è bastato poco, vale a dire apporre delle calcomanie di fiori variopinti sulla carrozzeria che dessero un tocco particolare a uno scooter come tanti. Quel “poco”, però, alle volte fa la differenza. E di quel bel bauletto a pois ne vogliamo parlare?


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La consultazione elettorale del 25 MAGGIO rappresenta un D’Oro, chiamati alle urne anche come abruzzesi e come cittadini europei. La Nuova Lista Civica - Insieme per Morro D’Oro - nasce da un gruppo di cittadini, la prevalenza dei quali presentano la loro candidatura per la prima volta, “in punta di piedi”, e che condividono l’intento di mettere a disposizione le proprie energie, le proprie idee, il proprio tempo e le proprie competenze al servizio della collettività morrese. LA POLITICA NON E’ IL NOSTRO LAVORO, NE’ DOVRA’ DIVENTARLO. ne di condurre con le armi della demagogia. Il cittadino è il centro del nostro programma elettorale, ma non possiamo e non vogliamo considerarlo solo “elettore” nè solo “contribuente” o mero “abitante” del paese ma vorremmo favorire una sua maggiore partecipazione alla gestione dell’Amministrazione Pubblica, perchè è un suo diritto fondamentale. Morro D’Oro è una piccola grande realtà che richiede interventi mirati innanzitutto al soddisfacimento dei bisogni ESSENZIALI dei cittadini, che vanno tra gli altri individuati nelle infrastrutture, nelle opere di miglioramento della viabilità, nei lavori di ristrutturazione edilizia delle scuole. Non si trascurerà l’aspetto - irrinunciabile - della promozione dello sviluppo turistico e culturale di Morro D’Oro, che gode, rà il suo patrimonio artistico, storico ed architettonico, con in-

di Santa Maria di Propezzano, uno dei capolavori in stile gotico e romanico risalenti al XVI secolo. L’aspetto dell’inclusione sociale, dell’attenzione alle fasce più deboli, ai bambini e agli anziani, è altresì prioritario, perchè le nostre radici e il nostro futuro vanno salvaguardati sempre e ad ogni costo. Morro D’Oro ha un’identità che è quella di tutti i suoi cittadini, non solo di alcuni o dei soli Amministratori. farsi portavoce di tutti indistintamente, deve decidere ed operare in modo trasparente e condiviso, nel rispetto della legalità periodo storico ed economico in cui viviamo. Il nostro paese deve poter crescere e svilupparsi a partire da tutta la comunità, da ogni singolo cittadino, nessuno escluso. •

a tutti coloro i quali credono che si deve partire dalle cose semplici per realizzare grandi cose; • a chi sente che Morro D’Oro gli appartiene; • a chi crede nei valori dell’onestà e dell’impegno. A chi, come noi, è pronto ad ascoltare i cittadini, nutrendo la speranza di condividere con il prossimo valori preziosi e non

Con questo spirito e queste passioni la Nuova Lista Civica chiede la legittimazione come Amministrazione costruttiva, che non smetterà mai di immaginare che è possibile costruire INSIEME un futuro migliore per la nostra Morro D’Oro.

LEGALITÀ • SERIETÀ • VOLONTÀ • CONDIVISIONE • IMPEGNO • UGUAGLIANZA • SOLIDARIETÀ RESPONSABILITÀ • INCLUSIONE SOCIALE • SERVIZI • PARTECIPAZIONE • RISPETTO • ONESTÀ


CI PIACE

Concorso letterario Città di Cologna Spiaggia 21 anni (data di nascita compresa tra 15 maggio 1993 e 15 maggio 1999). Scadenza per presentare le opere entro il 15 maggio, mentre il 19 luglio prevista la premiazione. Previsti premi in denaro per i primi tre classificati delle sezioni riservate agli adulti. Mentre per la sezione dedicata ai giovani verrà premiato solo il primo classificato. Lo scorso anno si registrò una larga partecipazione. Il bando è visibile anche attraverso il web, digitando su un motore di ricerca “concorso letterario Città di Cologna Spiaggia”.

Presentata la nuova edizione del concorso letterario “Città di Cologna Spiaggia”, organizzato dall’associazione Il Faro. Il concorso è aperto a tutti gli autori italiani e stranieri e si articola in 3 sezioni: Poesia inedita in lingua italiana a tema libero, per adulti; Poesia inedita in vernacolo a tema libero, per adulti; Poesia in lingua italiana, a tema libero, per giovani che alla data di scadenza del bando abbiano compiuto i 15 anni e non abbiano superato i

NON CI PIACE

L’abbandono degli Antichi Percorsi Un anno fa il problema. Ma a distanza di quasi 12 mesi, nulla è cambiato. Gli antichi percorsi che collegano Roseto con il borgo antico di Montepagano sono invasi da erbacce e rifiuti. L’argomento è tornato d’attualità e a fare da cassa da risonanza sullo stato in cui versa questo tragitto è ancora una volta facebook. Sul social network si è acceso nei giorni scorsi di nuovo il dibattito tra i giovani esponenti del Partito Democratico e rappresentanti del governo cittadino di centro

destra. Buste di plastica, bottigliette d’acqua, cartacce ed erbacce hanno trasformato gli antichi percorsi in una sorta di ricettacolo di rifiuti. In tantissimi ne riconoscono l’importanza paesaggistica e storica che hanno per Roseto, qualche lavoro di pulizia e ristrutturazione è stato effettuato, ma i sentieri sono tornati nuovamente in uno stato di degrado. I caratteristici picnic della Pasquetta non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. Alcuni cittadini hanno segnalato lo stato di degrado del percorso che inizia in via Collepatito, sino a snodarsi su per la collina di Montepagano.

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w w w. a t t i l i o p e t r i n i s e r v i c e . i t - i n f o @ a t t i l i o p e t r i n i s e r v i c e . i t


Il maltempo non ha frenato l’entusiasmo di tanti bambini che domenica 4 maggio hanno dato vita ad una singolare iniziativa: “Sulle strade della mia città”, organizzata a Cologna Spiaggia dalla scuola dell’infanzia Paritaria “San Gabriele”. La manifestazione, che si è svolta in piazza Redipuglia, ha visto la presenza di tanti piccoli e che si sono cimentati, per gioco, in una gara su bici avente come oggetto la segnaletica stradale e il rispetto delle sue regole. Presente anche il sindaco Enio Pavone. “E’ sempre bello poter passare qualche ora in mezzo ai più piccoli”, ha detto il primo cittadino, “e lo è ancora di più quando, grazie al gioco, si

cerca di insegnare loro l’importanza delle regole e del loro rispetto. Ritengo che certe iniziative siano di vitale importanza per educare, sin da piccini, i cittadini di domani al rispetto delle regole basilari della convivenza comune”. Il sindaco e ha ringraziato la direttrice della scuola, Suor Annunziata Guido, le sue sorelle e le educatrici dell’Istituto per l’ottimo lavoro svolto con i loro piccoli alunni ed il Comando della Polizia Municipale di Roseto che ha tenuto degli appositi corsi sull’educazione stradale ai piccoli ospiti della scuola dell’infanzia. Alla fine della manifestazione il primo cittadino rosetano ha consegnato simbolicamente, ad ogni bambino, la patente di guida delle piccole biciclette.

CI PIACE

I bimbi e il codice della strada

Immagini poco edificanti per una località che tra pochi giorni inizierà ad ospitare migliaia di turisti. Rifiuti abbandonati in prossimità dei cassonetti e lungo la statale Adriatica, in pieno centro urbano a Cologna Spiaggia. Tutto questo il Primo maggio scorso con la rabbia dei residenti che è montata. A sollevare la polemica e a fare da cassa di risonanza alle lamentele della gente è stato il capogruppo di Scelta Civica Flaviano De Vincentiis. “Il primo maggio abbiamo

potuto notare che nella nostra frazione”, ha sottolineato l’esponente politico locale, “sono arrivati molti turisti, nonostante il tempo non fosse dei migliori. Purtroppo non è stato presentato un bel biglietto da visita. I rifiuti abbandonati erano all’ingresso nord di Cologna. D’accordo l’inciviltà di certe persone, ma è altrettanto vero che forse qualcuno avrebbe dovuto provvedere nella pulizia anche il giorno prima”.

NON CI PIACE

Primo maggio tra i rifiuti


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GIANLUCA GINOBLE

IL VOLO VINCE L’OSCAR DELLA MUSICA LATINA Affermazione di rilevanza mondiale per il cantante rosetano, che con il suo gruppo si è aggiudicato il Billboard Latin Music Award 2014

D

a Roseto alla Florida, dall’antico borgo di Montepagano a Miami. Non la smette di stupire Gianluca Ginoble, cantante e componente del gruppo Il Volo, che lo scorso 24 aprile 2014 ha alzato al cielo il Billboard Latin Music Award, per la categoria “Latin Pop Albums Artist of the Year, Duo or Group”. Il Billboard è, in campo musicale, quel che il Premio Oscar è in campo cinematografico. Unici italiani ospiti alla serata di gala, oltre ai tre ragazzi de Il Volo, Andrea Bocelli e Laura Pausini, che non ha mancato di salutare affettuosamente Gianluca (nella foto). Quando, nell’esclusiva

cornice del “BankUnited Center” di Miami Il Volo è stato proclamato vincitore, Ginoble ha dato sfogo al suo irrefrenabile entusiasmo con un balzo, subito catturato dalle telecamere. Poi, stringendo il Billboard, il suo “Ciao, Italia!” ha concluso il momento di gloria sul palco dei tre ragazzi, che hanno messo in fila artisti di rilevanza mondiale e festeggiato insieme a nomi famosi anche in Italia come Shakira, premiata come “Social Artist of the Year” e Luis Miguel (secondo al festival di Sanremo del 1985, a soli 14 anni, cantando “Noi, ragazzi di oggi” di Toto Cutugno), che ha ricevuto il riconoscimento per il “Tour of the Year”. I ragazzi del Volo, di ritorno dagli Stati Uniti, hanno fatto tappa a Domenica In, per festeggiare con Massimo Giletti. Per Gianluca Ginoble e i suoi compagni di

viaggio non c’è pausa: nuove tournée internazionali e nuovi appuntamenti attendono il trio. Il cantante rosetano ha voluto dedicare il premio ai suoi amici e tutti i suoi concittadini che lo sostengono. La stella di Gianluca Ginoble ha raggiunto un livello talmente importante nel firmamento artistico internazionale che, paradossalmente, la piccola Roseto degli Abruzzi – anche a livello istituzionale – sembra non comprenderne appieno la portata.


ELEZIONI REGIONALI - 25 maggio 2014

Mandatario elettorale: Poliandri Dino

SEMPRE AL TUO FIANCO ANCHE IN REGIONE

vota

NICOLA DI MARCO


Ricordi 8 23

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serie

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Bruno Zenobio Da piccolo gli bastò una semplice corsa campestre per far emergere ciò che aveva dentro. Da lì partì il senso di sfida che gli instillerà il fuoco sacro dell’arte e lo consacrerà tra i più grandi mosaicisti oggi in circolazione di William Di Marco

ricordi

Bruno Zenobio

I

Il palcoscenico del teatro e della vita lo ha sempre attirato e quello spirito di confronto lo ha aiutato a superare le barriere, anche le più difficili. Poi a vent’anni rimescolò le carte, diede sfogo alla vena artistica e alimentò i suoi due grandi amori: per una donna rosetana e per quelle tessere così piccole e variopinte, capaci di creare l’incanto dell’arte antica, quella discendente direttamente dalle muse

l coraggio iniziale è tutto lì: salire i gradini del palcoscenico e porsi di fronte al pubblico. Tutto ciò potrebbe essere come scalare una montagna ripida e insidiosa: una volta raggiunta la vetta, però, il mondo sotto è godibile da una posizione privilegiata. Già, ma conquistare quel palcoscenico non è una cosa facile, anche perché poi di fronte ti trovi la gente che reclama la tua esibizione, il tuo estro, la tua proposta, la tua arte. Ecco, per l’appunto... la tua arte. E quella la devi sentire dentro, perché è qualcosa di non palpabile, di non quantificabile, il cui materialismo è confinato solo nel mutamento della sostanza che prenderai in mano per trasformarla in qualcosa di diverso. Ma quel fuoco dentro lo devi avere, altrimenti si rientra in una dimensione ugualmente bella, gioiosa, appagante, ma che appartiene al mondo della “normalità”, che è tutt’altra cosa. Bruno Zenobio da ragazzino non sapeva affatto quale sarebbe stata la sua strada. Cosa sarebbe diventato doveva ancora essere scritto nel libro della sua vita, tuttavia una cosa lo intrigava e lo incuriosiva. Mettere in mostra quello che sapeva fare e l’occasione di avere il teatro quasi in casa lo aiutò a tirar fuori tutto ciò che aveva dentro. Il padre, in quella Atri così culturalmente importante del secondo dopoguerra, faceva il falegname restauratore, ma aveva in custodia anche il teatro comunale. Tutto era racchiuso in una manciata di metri, con l’abitazione a pochi passi dalla maestosa cattedrale, il campanile che scandiva il passare del tempo dei giorni gioiosi dell’infanzia, la grande piazza utilizzata come un campo di calcio e il teatro appena dietro l’angolo. E quel luogo sacro dell’arte scenica aveva visto come protagonisti i grandi attori di quegli anni, da Eduardo De Filippo al fratello Peppino, da Enrico Musy Glori alle grandi compagnie. E il piccolo Bruno guardava il padre adattare le scene, lavorarci su con maestria, fino a quando decise di salirci su quel palcoscenico e da lì non ne scenderà più, in senso metaforico. Certo, all’inizio c’erano le scenette comiche,

le presentazioni, qualche passo di danza, il canto, ma ormai il fuoco sacro dell’arte era stato instillato e così, quando avvenne il passaggio nel mondo dell’abilità pittorica e poi musiva, i collegamenti furono talmente facili perché, in fondo, il concetto antico di manifestare qualcosa - in cui prevale la capacità di realizzare forme creative di espressione estetica - ha un linguaggio unico in qualsiasi parte del mondo. L’istrionico Bruno era ormai lanciato e dai banchi di scuola del Liceo Artistico (che lo vedranno anche insegnante), partirà per questa sua avventura nel mosaico, facendolo diventare tra i più importanti artisti a livello nazionale. Oggi che le sue opere sono dappertutto, le sue mostre vengono ormai seguite da galleristi di fama internazionale, lui non si dimentica - atriano di nascita, ma rosetano per l’amore di una donna - della città che lo accolse con calore e che gli donò i giusti tasselli del mosaico più importante che abbia realizzato: quello della vita. Atri è sempre dietro l’angolo dei ricordi. Tutto vero. Atri mi ha dato i natali il 28 maggio del 1941 nella casa paterna, appartenuta ai miei bisnonni, all’ombra del campanile di ben 64 metri e del duomo, con la piazza che dominava la vita sociale della città ducale ed era il nostro luogo di ritrovo e dei giochi. Gli anni erano quelli che tutti possono immaginare, con una guerra mondiale che si faceva sentire al punto tale che io, bambino di tre anni, ho ancora un ricordo indelebile. Ero in braccio a mia sorella Antonietta, la più grande di tutte, che per me è stata una seconda madre. Lei corse fuori casa urlando per la paura. Percorremmo il Vico del Sacco, con i rumori degli aerei che sparavano raffiche di mitragliatrici. Mi ricordo che ero terrorizzato, come quando, un paio d’anni dopo, dalla finestra di casa nostra, vidi un bambino che insieme ad altri raccoglieva le mine e una gli esplose, troncandogli di netto tre dita. Venivo da una famiglia numerosa e mio padre Corrado aveva voluto continuare la tradizione della moglie, cioè


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Atri, 1948. Il piccolo Bruno in II Elementare

Atri, 1951. La famiglia Zenobio. Da sin. Elio, Anna, Nicola, (un po’ sotto) mamma Donata Cretarola, Antonietta, Antonio, (un po’ sotto) papà Corrado, Maria. In basso Domenico e Bruno

mia madre. Infatti lei, che era di Castiglione Messer Raimondo, aveva avuto ben 23 fratelli, di cui allora 16 viventi. Si chiamava Donata Cretarola, il cui cognome era stato preso in prestito per la toponomastica di una contrada del paese. Tornando ai miei, ebbero otto figli, vale a dire Antonietta, Antonio, Maria (che andrà in America), Nicola, Anna, Elio (che divenne frate, ma poi si svestì e si sposò), io e infine Domenico. È vero che il teatro l’attirava così tanto? La mia infanzia la passai frequentando proprio il teatro comunale. Mio padre, che faceva il falegname e restaurava i mobili, era anche il custode della struttura. Il suo laboratorio era adiacente al grande salone e il tutto apparteneva al Comune. Lui era coinvolto direttamente quando venivano le compagnie teatrali, perché doveva adattare le scene. Io ero sempre lì e tutto quel mondo mi affascinava, al punto che da adolescente incominciai a salire sul palco come presentatore e comico e quel lavoro, sotto varie forme, lo feci per diversi anni. Il mio carattere aveva molto di mio padre che era un vero intrattenitore e conosceva molti attori famosi del tempo, come Enrico Glori, noto con lo pseudonimo di Enrico Musy, il quale gli lasciò una dedica: “A Corradino che sa tutto, fa tutto e vede tutto”. E poi a casa si respirava l’aria del bel canto, poiché la sorella di mio padre, Anna, era un soprano, che si era esibita anche al S. Carlo di Napoli. Il bambino Bruno a scuola che faceva? Mi ricordo bene il periodo delle Elementari. Mia madre volle che frequentassi l’istituto delle suore, proprio per darmi quella formazione cattolica. Occorrevano enormi sacrifici, dal momento che bisognava pagare. Poi vennero le Medie alla scuola pubblica e a seguire la Ragioneria di Atri. Non era la scuola per me, perché non ero portato per la Matematica, per i conti, per le materie troppo tecniche e scientifiche che si insegnavano. Eppure vi rimasi per due anni, per un motivo che ancora ricordo. Fu una sfida con me stesso che mi spinse a non mollare. Ero in prima e si presentò il momento di fare la corsa campestre. Il professore di Educazione Fisica scelse alcuni, tra cui me. Ero mingherlino, perché a otto anni avevo avuto la pleurite, cosicché una ragazzina, che mi piaceva tanto, mi disse: “Ma così magro dove ti presenti?”. Mi sentii offeso, ma credo proprio che quell’episodio mi fece scattare una molla interiore di rivalsa. La provocazione poi mi servì nella vita per affrontare qualsiasi situazione e prenderla di petto. Insomma, oggi la considero una svolta. Comunque, tornando all’episodio, partecipai alla gara e

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Atri, Teatro Mandocchi, 1959. A sin. Antonio Manco e un giovanissimo Bruno Zenobio

arrivai secondo, facendo uno sforzo incredibile. Tuttavia non fui contento e così l’anno dopo ci riprovai. Il secondo tentativo mi vide vincente - anche se all’arrivo, dato lo sforzo, rimisi tutto ciò che avevo mangiato - e a quel punto fui selezionato per le provinciali, dove non combinai niente. Però acquisii piccole pillole di saggezza. E il lato artistico? Ci arriviamo. Dopo quell’esperienza lasciai la scuola, iniziai a fare teatro e a esibirmi con le orchestre. Presentavo, facevo scenette comiche, recitavo in alcune compagnie locali, ballavo e cantavo anche. Era un’attività precaria e a vent’anni presi la decisione di ritornare sui banchi di scuola, anche perché mi piaceva disegnare ed ero bravo a riprodurre qualsiasi carattere tipografico, abilità che avevo sviluppato sin dai tempi del Tecnico. Volevo darmi alla cosa che mi piaceva, così mi iscrissi al Liceo Artistico di Pescara e con me c’erano altri due alunni della mia stessa età. Mi cambiò la vita, perché in quella scuola ero molto bravo e andavo bene in tutte le materie. Ricordo i proff. Alfredo Del Greco, Elio Di Blasio, Aldo Macchia, Angelo Colangelo, Enrico Summonte ed altri. Finii brillantemente il Liceo - per tre anni vinsi la borsa di studio - e mi iscrissi all’Università, che frequenterò per due anni, seguendo le lezioni di professori come il famoso Aldo Rossi. Fu in quel periodo della scuola che conobbi Lucrezia di Bonaventura, oggi affermata architetto, che per la mia vita lavorativa è stata molto importante. Studio, spettacoli e lavoro. Proprio così. Mi misi a dipingere e nel frattempo facevo gli spettacoli teatrali con le orchestre del calibro di Nino Ranalli di Pescara, Nino Dale e Fred Devi di Teramo. Facevo anche teatro e le diverse locandine di allora che conservo, lo stanno a dimostrare. Addirittura in una ho il nome in evidenza, in qualità di comico, come quello di Nilla Pizzi e questo spiega perché oggi ne sono orgoglioso. Ero facilitato dal fatto che vivevo ad Atri in cui l’arte del teatro è sempre stata coltivata.. Voglio ricordare, comunque, che non tralasciavo lo sport e giocavo a basket con la squadra di Atri. Anzi, un anno vincemmo il campionato di Promozione e approdammo in serie D. E il mosaico quando arriva? Contemporaneamente all’università e agli spettacoli, andai a lavorare nella vetreria artistica del mio paese che si chiamava “Camper”, dalle iniziali dei due proprietari Camplese e Perilli. Cominciai a fare le vetrate. Non mi esaltava come lavoro, ma il titolare si accorse che ero bravo e avevo pazienza, così chiamò

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Roseto, 1970. Bruno Zenobio in spiaggia con la fidanzata Isa Pierabella

Atri, Scuola Media Barnabei, 1972. A sinistra il preside Antonio Benimeo e a destra il prof. Zenobio

un certo Zavagna, un maestro mosaicista di Venezia. Fu in quel modo che ebbi il primo contatto, nel 1967, con l’arte musiva. Ero veloce a fare i volti e il figurativo, mettendoci meno della metà del tempo degli altri. Così cominciai a lavorare anche fuori regione, pur se il mio primissimo lavoro me lo ricordo ed è ancora visibile. Si tratta del frontale della chiesa dell’Annunziata a Silvi Marina, quella sulla via Nazionale con la scalinata. Poi andai a fare le “Storie di S. Francesco” alla chiesa di Pietrelcina, dove pregava Padre Pio. Iniziai a guadagnare benino e nel frattempo presi anche l’abilitazione all’insegnamento, con un punteggio alto. Incominciai a insegnare al Liceo Scientifico di Giulianova, dividendo la cattedra con la Media Pagliaccetti. La docenza mi piaceva e successivamente presi la cattedra di ruolo alle Medie di Giulianova. Nel frattempo mi aumentava il lavoro come mosaicista. Le committenze crescevano e così nel 1992 decisi di lasciare la Scuola Media Bindi per dedicarmi all’attività artistica. Dietro l’angolo intanto c’era il mosaico del S. Cuore di Roseto. Fu una committenza molto importante che mi affidò l’indimenticato padre Angelo Ghidini, recentemente scomparso, dietro il suggerimento di Lucrezia. Avevo già alle spalle diverse esperienze e nel 1973 avevo fatto un lavoro di 60mq nella Chiesa dei Padri Redentoristi a Pescara: nel totale avrò realizzato una cinquantina di opere nei luoghi di culto. Il S. Cuore lo iniziai nel 1987 e mi ricordo che la prima bozza che presentai non convinse padre Angelo: devo dire che quel disegno non entusiasmava neanche me. Nella seconda invece feci centro. In quel periodo stavo finendo il mosaico nella Chiesa della Madonna dello Splendore a Giulianova, esattamente nel punto dove era avvenuto il miracolo. Era il mio primo lavoro da solo. Per Roseto, l’idea era di fare solo il fronte abside, sul tema di quei giorni, cioè il Concilio Ecumenico Vaticano II (Pacem in Terris), in riferimento alla Giornata di Assisi in cui s’incontrarono i rappresentanti di tutte le religioni del mondo, voluta da papa Giovanni Paolo II. Il mosaico fu inaugurato il 4 luglio 1987, alla presenza del vescovo Abele Conigli. Quel giorno per me rimarrà indimenticabile, perché quando fu scoperto il mosaico ci fu un lunghissimo applauso e mi emozionai tantissimo. Poi nel tempo abbiamo completato l’abside, le due cappelle, quella della Madonna e quella del S. Cuore, infine la Via Crucis, per un totale di ben 650mq di superficie musiva, la più importante d’Abruzzo. È bene ricordare che un giornalista di Madrid, vedendo quell’opera, ha scritto di essere rimasto così meravi-

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Roseto. Quadro di famiglia Zenobio di alcuni anni fa. Da sin. Valeria, Valentina e mamma Isa. Il fotografo è papà Bruno

gliato che un mosaico del genere sia in una chiesa decentrata rispetto alle grandi città d’arte. Un grazie va a padre Angelo che volle questo grande lavoro, ai parrocchiani di Roseto e di Brescia che contribuirono per fra fronte alle spese, ma soprattutto a una signora, che è voluta rimanere nell’anonimato: ha dato gran parte dei suoi risparmi per completare il mosaico. Grazie a lei, ho realizzato anche quello di S. Berardo a Teramo di ben 450mq. Poi sono venuti importanti riconoscimenti, come nel 2000 a Ravenna, la patria mondiale di quest’arte, al “Convegno Internazionale dei Mosaicisti”, dove ebbi la mia consacrazione da parte dei critici. Nel 2006 c’è stato anche il famoso studioso Daniele Astrologo Abadal, che ha curato il volume a me dedicato dal titolo “Verifica di una utopia”, edito dalla Kronos di Parigi e stampato a Modena. E Roseto la lasciamo in coda? Assolutamente no, perché qui ho trovato tutto. Per prima cosa ho conosciuto mia moglie Elisa (Isa) Pierabella. La invitai al circolo studentesco atriano per l’esibizione in “Spettacoli di Arte Varia” e me ne innamorai. Ci sposammo il 14 luglio 1973 a S. Maria di Propezzano e venni ad abitare a Roseto in quell’anno, in via Michelangelo, nella casa dei miei suoceri. Abbiamo avuto due figlie, Valeria nel 1975 e Valentina nel 1987. Roseto per me ha rappresentato tantissimo. È vero che mi sento cittadino del mondo, ma questo luogo, in cui c’è una capacità relazionale notevole, mi ha ospitato e ho trovato gente che ha saputo riconoscere il mio impegno. E poi ho avuto modo di conoscere Lucrezia Di Bonaventura e suo marito Giuseppe Cingoli, entrambi architetti: in loro ho trovato un mecenatismo sincero, che mi ha fatto crescere e mi ha dato veramente tanto. I giovani per Zenobio sono... Ho lavorato con tanti giovani, oggi persone mature, come Giorgio Colleluori, Alessandra D’Andrea, Giorgio Formicone, Enrica Ciancetta. Ai ragazzi posso dire di non arrendersi, di andare avanti, di superare gli ostacoli, i momenti di noia e di sconforto, perché il lavoro mi ha insegnato una cosa fondamentale, cioè che l’arte è fare. E questo concetto vale anche in altri ambiti. È passato un bel po’ di tempo dall’inizio della chiacchierata nella sua attuale casa di Voltarrosto, il nostro si alza dalla sedia, si ricorda di avere nelle pareti alcuni manifesti delle sue attività di spettacolo di tanti anni fa e li rimira, con un po’ di nostalgia. Quelle immagini e le tante opere che sono sparse per il laboratorio stanno a ricordargli chi è oggi Bruno Zenobio. L’arte gli ha dato molto, ma lui all’arte ha ceduto il cuore.

Pubblicati: 1 Eleonora Filippone Thaulero; 2 Pasquale Zeppilli; 3 Sandro De Simone; 4 Domenico Di Battista; 5 Genovino Ferri; 6 Concetta Scaccioni; 7 Ettore Alcini.


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s k r a h eto S

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ti Maggit di Luca

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foto: Mimmo Cusano

DAI MANCATI PLAYOFF DI B1 ALLA C1? Roseto crolla nell’ultima di campionato e non conquista i playoff. La dirigenza rosetana lancia un appello per non autoretrocedersi

l Roseto Sharks ha finito nel peggiore dei modi il campionato di DNA Silver 2013/2014. Padroni del proprio destino, i rosetani avrebbero conquistato i playoff vincendo a Ferrara, contro una squadra priva di 4 giocatori infortunati. Di più: agli Squali bastava anche una sconfitta, a patto che Firenze battesse Chieti. Purtroppo per i biancoblù, il “derby a distanza” sull’asse Ferrara-Firenze è andato nel peggiore dei modi, con la larga vittoria teatina in Toscana e il crollo rosetano in terra estense. Nella gara più importante del campionato – l’ultima di stagione regolare – il Roseto è inspiegabilmente e nettamente crollato, venendo sepolto sotto 31 punti di scarto e non conquistando i playoff. Peccato, perché le vittorie nella terzultima e penultima giornata (rispettivamente in trasferta a Matera e in casa contro Firenze), avevano ridato speranza ad uno dei primi pubblici del campionato, che si conferma il primo patrimonio della so-

cietà. Dunque salvezza conquistata, ma amaro in bocca per i mancati playoff, anche e soprattutto in considerazione della squadra allestita dopo il mercato di riparazione con “10 giocatori 10”, anche se gli infortuni hanno bloccato la compagine guidata da coach Trullo nel momento migliore. La delusione, malcelata dalla proprietà, ha dato il via ad un dibattito fatto di bilanci, diversità di vedute, incertezze e dubbi sul futuro. Infatti, il presidente Ettore Cianchetti ha lanciato un appello alle istituzioni e alle forze economiche locali, affinché garantiscano sostegno in tempi brevi al sodalizio cestistico rosetano. Il mancato apporto di forze fresche potrebbe portare – sono parole di Cianchetti – alla clamorosa scelta di chiedere l’autoretrocessione dalla DNA Silver (la vecchia B1) alla DNC (la vecchia C1). Un salto indietro di ben 2 categorie, continuando a lavorare sul settore giovanile. L’ennesima calda estate del basket rosetano è appena iniziata.

Peppe Di Sante e Ettore Cianchetti

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

Marco Verrigni e Tony Trullo

Phil Melillo e Kevin Sowell

La Curva Nord


Roseto

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Basket

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Story

ALEX LEGION: DA ROSETO A BEIRUT Dopo la strepitosa stagione rosetana, il Legionario ha giocato una gara di playoff in Libano

on i numeri che ha fatto a Roseto, i playoff meritava di disputarli. E se con Roseto non li ha conquistati, lo hanno chiamato addirittura dal Libano per farglieli giocare. Parliamo di Alex Legion, il Legionario del Lido delle Rose, che ha concluso il suo primo campionato italiano da capocannoniere della DNA Silver a quota 700 punti. Numeri da MVP assoluto per lo statunitense di Inkster, Michigan, che dopo 30 gare di stagione regolare ha chiuso a 23,3 punti (62% da 2, 36% da 3, 80% ai tiri liberi) e 9,6 rimbalzi a partita. Numeri che gli sono valsi la chiamata di un prestigioso club della Serie A del Libano, il Sagesse di Beirut. La squadra, impegnata nei playoff per il titolo e già avanti 2-0 nel quarto di finale contro il Tadamon, ha ingaggiato, con un blitz, Alex Legion che se ne stava all’Hotel Liberty di Roseto, in attesa di rimpatriare. L’offerta, pare allettante dal punto di vista economico, ha visto impegnati l’agente europeo del giocatore, il greco Lou Diamantopoulos e il suo corrispondente italiano, Paolo Palucci. Il Sagesse si è ritrovato con un solo giocatore straniero – il centro Chris Daniels – dopo che

sia l’esterno titolare Dewarick Spencer (play-guardia, visto in Italia con la Virtus Bologna, nel 2007/2008) sia la sua riserva, Charles Thomas, sono stati richiamati urgentemente in America a causa di problemi personali. Dunque trasferta lampo per Legion, arrivato venerdì 2 maggio in Libano e – dopo un solo allenamento – in campo per

Gara 3 il giorno dopo. La lega libanese non è certo la Serie A italiana, ma è pur sempre un campionato con buoni stranieri, paragonabile forse alla DNA Silver italiana ora che anche da noi giocano gli stranieri. Il Legionario non si è smentito, confermando in Libano le ottime cose mostrate in Italia. Legion ha giocato Gara 3 con la maglia numero 13 dei Verdi, squadra in cui qualche stagione fa ha giocato un altro ex rosetano: il centro Norman Nolan. La partita è stata senza storia, con la vittoria del Sagesse per 86-69 e avanzamento in Semifinale. Alex è andato – manco a dirlo – molto bene. Dopo un inizio figlio dell’ambientamento, con 2 falli che ne hanno condizionato l’impiego nel primo tempo, nella ripresa Legion ha preso confidenza con la partita, chiudendola con 20 punti (7/9 da 2 punti, 2/5 da 3 punti), 5 rimbalzi e 2 assist in 18 minuti di gioco. Un’esperienza piacevole, redditizia, che ha dato modo al giocatore di testare una lega diversa da quella italiana. L’obiettivo, per il miglior giocatore rosetano del campionato 2013/2014, è tornare in Italia per il prossimo campionato, puntando a giocare in Serie A o, almeno, in DNA Gold.


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Roseto non rinuncia alla

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MOVIDA

Ma gli organizzatori degli eventi serali dovranno garantire la sicurezza con agenti di istituti di vigilanza privati dopo la mezzanotte. Nasce intanto un comitato ristretto sull’ordine e la quiete pubblica. Ne fanno parte i rappresentanti di alberghi, bar e dei due comitati cittadini contro eventi rumorosi e fastidiosi

U

n comitato ristretto che vigilerà sulla quiete di cittadini e turisti. Si è costituito recentemente dopo un incontro voluto dai due comitati nati in città per il rispetto della quiete pubblica e a cui hanno preso parte anche i titolari di locali che in estate garantiscono l’organizzazione di eventi festanti e musicali coinvolgendo tantissimi giovani. Eventi che a volte però tolgono il sonno ai turisti e ai cittadini che hanno scelto Roseto per un periodo di riposo per le loro vacanze. Al vertice hanno preso parte il sindaco Enio Pavone, il suo vice e assessore al turismo, Maristella Urbini, il comandante della Polizia Municipale cittadina, Berardo D’Emilio, il segretario generale del Comune, Vincenzo Benassai, rappresentanti dei balneatori, degli albergatori e degli esercenti, oltre ad alcuni membri dei Comitati di cittadini contro l’inquinamento acustico. L’incontro si è svolto

in un clima di grande collaborazione tra le parti e ha permesso di affrontare, in maniera serena e costruttiva la questione relativa all’inquinamento acustico e al rispetto degli orari. In particolare tutti i presenti hanno sottolineato l’aspetto legato alla necessità di garantire, in vista della stagione estiva, la possibilità di fare musica ed animazione, il tutto però sempre nel rispetto della collettività e delle regole del vivere comune. Si è quindi deciso di lavorare, tutti assieme, per trovare una soluzione condivisa che garantisca il rispetto di regole ed orari, garantendo agli esercenti la possibilità di lavorare serenamente. La parola d’ordine emersa dall’incontro è stata quindi collaborazione, tant’è che si è deciso di creare un Gruppo di lavoro, a cui prenderanno parte rappresentanti di ogni categoria, al fine di studiare le soluzioni più idonee a migliorare la situazione e garantire i diritti di tutte le parti. “Personalmente sono

molto soddisfatto per come è andato l’incontro”, ha dichiarato il primo cittadino rosetano, “credo infatti sia importante garantire la quiete pubblica cittadina ed il rispetto delle regole, ma anche permettere ai gestori di attività pubbliche di svolgere serenamente il proprio lavoro visto che Roseto è comunque una città che vive di turismo”. Il comitato ristretto entro la fine del mese stabilirà un piano strategico e un codice di comportamento. Il Comune assicurerà il servizio d’ordine con i propri agenti del corpo di polizia municipale sino a mezzanotte. Ma poi spetterà ai titolari dei locali, ingaggiando agenti di istituti di vigilanza privati, garantire la sicurezza. Sarà permesso organizzare eventi sino alle 3 del mattino, ma dopo la mezzanotte il volume della musica dovrà essere abbassato. E i locali che non saranno in regola, ovvero non avranno impianti e sistemi di insonorizzazione, non potranno organizzare serate musicali.


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Politica

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Essere lungimiranti significa anche costruire la

“pista ciclabile più lunga al mondo” di William Di Marco PENSARE IN GRANDE - Riflettendo a quante grandi opere sono state realizzate in giro per l’Italia e nel resto del mondo, ci viene in mente un confronto forse un po’ sproporzionato e fuori luogo fatto tra noi - abitanti in provincia di una regione “provinciale” - e altre realtà più blasonate. Ma non è proprio così: dovremmo iniziare a pensare più in grande e lo dovrebbero fare particolarmente i nostri giovani. In Abruzzo, per recarsi dall’Adriatico verso la capitale, abbiamo due autostrade, cosa importante se pensiamo che nelle Marche una struttura simile non c’è e per superare gli Appennini occorre fare ancora le strade di montagna. Una delle nostre grandi vie ha un traforo tra i più lunghi a livello continentale. Ma anche se puntiamo lo sguardo al passato, le grandi opere ingegneristiche degli antichi Romani sono lì a segnalarci le enormi abilità progettuali dei nostri avi. Poi ad un certo punto abbiamo staccato la spina e non ci siamo impegnati più a edificare in base alla nostra inventiva, abbandonando al contempo i sogni. Perché costruire delle cose fuori dal comune, porta innanzitutto ad avere una capacità di proiettare verso il futuro una parte del nostro quotidiano. L’anno scorso, per esempio, sono stati festeggiati i 150 anni della nascita della metropolitana di Londra. All’inizio non fu per niente un progetto caldeggiato da tutti, anzi. Nel giorno dell’inaugurazione, il più importante editorialista del Times bollò come “un insulto al buon senso comune” l’ipotesi che la gente potesse scegliere di viaggiare attraverso “il fetido sottosuolo”. Eppure dei politici lungimiranti capirono quale tipo di sviluppo avrebbe avuto quel particolare “tubo” sotterraneo e oggi Londra ha la più importante rete metropolitana europea (oltre 400km), la seconda al mondo, con circa 3milioni di viaggiatori al giorno. Insomma, un vero successo di idee. Perché è proprio così: per mettere in cantiere delle idee valide

bisogna saper osare. L’ARRETRAMENTO DELLA FERROVIA Anche dalle nostre parti bisognerebbe osare e puntare su qualcosa che apparentemente sembra molto più grande di noi, ma che in realtà permetterebbe uno sviluppo futuro di stampo nuovo. Alcuni anni fa proponemmo (riportato sul libro I viaggi di Eidos, Andromeda Edizioni, 2007) cinque progetti per il nostro territorio. Uno, ovviamente ad amplissimo spettro, era quello dell’arretramento di tutta la rete ferroviaria adriatica. Certo, non stiamo parlando di proposte nuove, perché da tanti anni si rimarca che la strada ferrata dovrebbe esser arretrata. Ormai questa crea più svantaggi che vantaggi, rispetto a quando (1863) fu inaugurato il tratto Ancona-Pescara. I

binari dividono in due quasi tutti i paesi costieri, i treni sono eccessivamente rumorosi, c’è un forte inquinamento acustico per delle località che vivono prevalentemente di turismo. E poi, nell’800 il treno doveva fungere da volano economico. Oggi le cose sono cambiate. Chi ha bisogno molto di più di un rilancio produttivo e commerciale è l’entroterra Se fosse arretrata tutta la linea adriatica (che per diversi tratti si affaccia addirittura sul mare), si creerebbe una rivalorizzazione di quelle zone oggi soggette a un lento e costante spopolamento. In più va aggiunto che delle nuove linee più sicure e di nuova concezione, permetterebbero l’utilizzo di treni ad altissima velocità, cosa oggi del tutto impedita dai vecchi

tracciati. LA PISTA CICLABILE PIÙ LUNGA AL MONDO - A quel punto cosa fare delle vecchie strade ferrate? Non c’è bisogno di spremere le meningi, perché la prima cosa che viene in mente è una bellissima e straordinariamente innovativa pista ciclabile, da proporre turisticamente come “La più lunga al mondo”. In realtà qui si entra in un’altra dimensione, in cui non sono piccoli tratti di percorsi ciclabili che vengono uniti (come è adesso), senza che ci siano degli standard comuni. Quella pista sarebbe tutta organica, con un vantaggio incredibile: le stazioni, per lo più storiche perché costruite nell’800 (quella di Roseto, per esempio, fu inaugurata nel 1889), diventerebbero degli ostelli o dei lussuosi alberghi e lungo la strada ci sarebbero rivendite e assistenze per i mezzi a due ruote. Calcolando la esponenziale crescita del ciclo-turismo, l’idea darebbe tantissimi posti di lavoro, non solo legati alla stagionalità, ma all’intero anno. Alla linea ciclabile più lunga al mondo, potrebbero essere collegati i tanti percorsi che fiancheggerebbero i fiumi, poiché nei nostri territori (Marche, Abruzzo e Molise) esiste una conformazione fluviale “a pettine” che faciliterebbe i collegamenti con la montagna. QUANTI SOLDI CI VOGLIONO? - Tanti, ma non tantissimi. Si calcola che con 5-8miliardi di euro l’arretramento ferroviario adriatico potrebbe essere messo in cantiere. D’altronde, se facciamo riferimento agli enormi finanziamenti che occorrerebbero per il ponte sullo stretto di Messina o per la realizzazione della Tav, qui parliamo di cifre inferiori, che porterebbero lavoro in più e qualità della vita di altissimo profilo. L’Italia non sfrutta i finanziamenti europei per circa 15-20miliardi? E se parte di quei fondi li utilizzassimo per la nostra nuova metropolitana adriatica?


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SALUTE

L’AFFANNO Cioè quando il respiro si fa corto… attenzione potrebbe accorciare la vostra vita, pertanto rivolgetevi al vostro medico di fiducia!!! di ALESSANDRO BONADUCE

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a DISPNEA - termine medico per parlare di affanno, è la percezione della nostra attività respiratoria che altrimenti non dovremmo percepire. In genere le cause possono essere diverse e la possibilità di cercarne una è legata all’età di chi ne soffre e alle patologie in atto che potrebbero rappresentarne la logica evoluzione. Un soggetto giovane esente anamnesticamente da patologie importanti, che lamenta dispnea, andrebbe sicuramente visitato ed escluse le cause ex novo per poi programmare un emocromo. Se l’esame è negativo valutare la persistenza del sintomo e di quelli che si aggiungeranno nell’evoluzione per poi destinarlo al “mondo dei sani - vuolsi cosi colà dove si puote/ciò che si vuole e più non dimandar”. Se invece sarà un soggetto affetto da patologia respiratorie tipo asma o bpco (broncopneumatia cronica) si valuterà se è presente una riacutizzazione e con il sostegno di un saturimetro e/o una emogasanalisi arteriosa e di una radiografia al torace, se clinicamente necessaria, darà la risposta al quesito. Magari sarà un soggetto con epatopatia cronica evolutiva e in tal caso siamo in presenza di un quadro clinico caratteristico, in verità frequente nei casi gravi dove si crea dispnea per un effetto tipo shunt, ovvero come se il sangue che va ad ossegenarsi nell’alveolo polmonare decidesse di cambiare strada. Un problema che si risolve con il trattamento della patologia epatica primitiva. Tralascio gli ansiosi che saranno giustiziati con i

dovuti mezzi. Se poi soffrite di pressione alta e la medesima non è ben controllata, nel tempo si può creare una ipertrofia (ispessimento) delle pareti del ventricolo sinistro (la pompa cardiaca sinistra) che potrebbe determinare quello che si chiama scompenso diastolico. Al contrario se il vostro colesterolo non vi abbandona, la glicemia è lievemente alterata, siete in eccedenza ponderale e non disdegnate l’alcool e il tabacco sarete a rischio di problemi vascolari inerenti le arterie coronariche. Quindi sarebbe meglio cambiare la gestione del vostro corpo e decidere di aggredire i fattori di rischio in modo verace. Il dipinto è del maestro KLIMT GUSTAV pittore AUSTRIACO. Provate a pensare, guardando questa sua opera, Il Girasole, cosa desta in voi. Provate a pensare cosa in voi desta questo dipinto! AD MAIORA DAL BACCHINO MALATO

GIOVEDI’ 15 MAGGIO 2014 ORE 22,00

LUCKY R A DIO

(f u n k y/da nce live music)


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musica L’Assolo di John Butler di GIULIA MARINI

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Ocean

a vita è fatta di scelte. Destra o sinistra? Carne o pesce? Mare o montagna? Per me le scelte sono un po’ come le carte del Tressette. Il Tressette - un po’ tutti lo conosciamo - è un gioco affascinante. Si può vincere più facilmente se il fato ti aiuta, questo è certo. Una bella Napoli o un Buon Gioco e il toc sul tavolo scivola via come niente(questo è il caso in cui le scelte si palesano e tu non devi far altro che seguirle – cercando di farle fruttare). A volte però la fortuna non è dalla nostra e le carte non ci sono, oppure sono poche e sparse sui vari semi (le cose si fanno più complesse, le scelte qui bisogna crearle; casi come questi sono molto più frequenti, decisamente più affini alla realtà). Stavolta però vi dico che la ruota è girata anche per me, non sono stata io a scegliere l’argomento di questa rubrica ma è stato lui a scegliere me. Avevo quasi scritto 400 battute di altro genere, totalmente differente. Poi però ho incontrato un mio amico sul tram che mi dice: <<Quanto tempo hai?>> ed io:<<Più o meno 10 fermate>>. Lui:<<Me ne servono solo 12>>. Mi mette le cuffie e sicuro di sé continua: <<Vedrai, io piango ogni volta che la ascolto..>>. Io lo guardo un po’ scettica ma mi lascio convincere - un uomo che piange mi pare strano di questi tempi. Eccola li la scelta, di fronte a me. Il miracoloso assolo di chitarra classica di John Butler, titolo Ocean. Le lacrime le ho trattenute a fatica ma sono rimasta estasiata. Un solo strumento trattato e curato come

fosse una bambina, le corde sfiorate e accarezzate come setosi e lucenti capelli biondi. Un video lungo con una sola inquadratura. Può sembrare noioso e invece i 12 minuti son volati via il vento. Corde, corde e ancora corde. Il suono sembrava provenire da almeno tre chitarre diverse, a tratti incalzante a tratti più lieve. All’apice dell’immersione, mi è sembrato di sentire un banjo, dei fiati, una punta di elettronica. John Butler è un cantautore australiano. Da lui e dal suo nome prende vita il trio che sarà prossimamente in Italia con due date esclusive, 18 maggio all’Estragon di Bologna e 15 luglio al Carroponte di Sesto San Giovanni(Milano). I John Butler Trio– che hanno decisamente l’aria dei da “quinto continente” – sono una delle band rivelazione del cantautorato mondiale. Soft rock, che ricorda gli Incubus, ma sulla scia sognatrice di Ben Harper e le onde del compagno Jack Johnson. Nei loro brani si respira aria di viaggio, di infinito e danzante vagare (lo scorso 4 febbraio è uscito “Flesh & Blood”, un album che lo stesso frontman immagina essere perfetto per un lungo “car trip”). Sono surfisti arsi dal sole della musica, che si lasciano cullare da un Ocean sconfinato di note. http://www.youtube.com/watch?v=jdYJf_ybyVo

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VOCI Ritorno alla vita dopo l’elettroshock: padre e figlio ci provano

Le prime chiamate dall’aldilà le ho ricevute a Atri. Vivevo da solo in una casetta antica e ci stavo bene. Perché in fondo solo non ero mai. Erano cominciate le Voci, in base alle quali venivano precisate le diverse diagnosi. Voci maligne. Voci dementi. Insinuanti. Eccitanti. Spaventevoli. Voci senza suoni, solo un indistinto angoscioso rumore di rabbia o blandizie che andavano dal cuore alla mente, dal cervello all’anima e mi lasciavano stordito o eccitato, a volte anche spinto a gesti inconsulti. …Vorrei raccontare i dialoghi, a volte i dibattiti, che ho avuto con le mie Voci. Ho addirittura una serie di Amici che mi hanno tenuto compagnia per anni. Per esempio Frank Sinatra. Che però non cantava soltanto. Mi raccontava la sua vita, mica quella ufficiale, una vita secondaria o superiore, non so, e lo faceva per suggerirmi modelli, per incoraggiarmi, mi diceva di non aver vergogna se un giorno mi sentivo Alessandro Magno, un altro Giulio Cesare. Erano i primi tempi del malessere e quando ne parlavo nessuno mi prendeva sul serio, anzi no, si convincevano che fossi fuori di testa, e qualcuno con cattiveria mi raccomandava ‘se vai avanti così un giorno ti sentirai Napoleone, ti metterai in testa uno scolapasta e sarai davvero matto da legare’. Da legare. Non mi hanno mai legato. Peggio… Quando mi ricoveravano – ho girato per cliniche, ospedali e lazzaretti – mi bombavano di farmaci e restavo per giorni come un ebete, chiedevo solo sigarette e cioccolata. Finito il turno di ricovero, tornavo a casa peggio di prima: per gli altri, naturalmente, non per me perché mi stavo costruendo una seconda vita. Il momento più esaltante – e disperante per chi mi stava vicino – fu l’elezione di Obama, perché arrivarono anche a me i messaggi del Grande Barak, li facevo vedere a mio padre, orgoglioso, ‘vedi che non m’invento niente’, e lui con pazienza cercava di convincermi ‘è roba elettorale, ne spediscono milioni’, e io m’incazzavo ‘guarda, la mail è per me, comincia DEAR IGNAZIO, ieri mi hanno anche invitato a cena, la firma era di Michelle, ci pensi?’… La paziente negazione di mio padre mi feriva. E allora sfogavo il mio disappunto – all’inizio era rabbia, e fracassavo quel che trovavo – salendo in macchina e scappando verso Roma. Poi un giorno ho sfidato una pattuglia di carabinieri, sulla Flaminia, mi hanno preso e portato a casa perché conoscevano mio padre. Ma la patente l’hanno ritirata e non me l’hanno più data… Mio padre ha smosso il mondo finché

di MARIO GIUNCO

un’amica di Pisa ci ha fatto incontrare il professor Cassano. Il professore mi avrebbe sottoposto a un trattamento – l’ultima speranza – ho detto sì. Un dottore, uno specialista in anestesia, ha cominciato a spiegarmi la Terapia Elettroconvulsivante che già a dire così mi faceva paura. ‘No, niente paura – diceva il dottore - in qualche seduta ti togliamo le Voci, gli incubi, ti ridiamo la voglia di vivere’. Ma io su Google avevo letto di tutto, contro quella cura che – dicevano – mi avrebbe cancellato la memoria, mi avrebbe fatto tornare un bimbo vuoto liberato di Voci e di incubi, ma senza futuro. Però non mi sono ribellato perché mi infondevano fiducia, sentivo amore, intorno a me, non minacce. Mio padre chiese e ottenne mille spiegazioni e rassicurazioni. ‘Il peggio che possa capitare – mi disse – è che tutto resti come prima. Fatti forza, pensa che finalmente potrai lasciare le cliniche dove ti gonfiano di farmaci, le corsie d’ospedale dove ti senti un abbandonato da Dio, gli psichiatri, psicanalisti e psicologi che per anni ti hanno rimbambito senza darti un aiuto’. Tre sedute, tre dormite, è inutile che cerchi di raccontare cosa mi fecero perché alla fine mi sono svegliato ed ero un altro…Ho finito di farmi raccontare balle da tutti gli ‘psi’. E non mi vergogno a dire che l’Elettroshock mi ha salvato”. E’ l’antefatto (quindi si può raccontare, a costo di qualche lunghezza) di un libro straordinario, “Elettroshock. Sono ancora vivo. E la chiamano depressione” (Minerva Edizioni), disponibile nella Biblioteca comunale. Autori Ignazio e Italo Cucci, quest’ultimo una delle grandi firme del giornalismo sportivo, direttore del “Guerin Sportivo”, del “Corriere dello Sport-Stadio”, già docente di Sociologia della comunicazione sportiva alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo. E’ la storia di un padre che accompagna il figlio, dopo l’elettroshock, a ricostruire la sua memoria. Con frammenti della propria esistenza, racconti, poesie, rimessi amorevolmente e pazientemente insieme. Un giovane rinasce a nuova vita con l’aiuto del padre e cerca di trasmettere la propria esperienza ad altri. Entrambi convinti che la depressione non sia un male incurabile. “Deviazioni dell’anima/ verso il tortuoso vivere/ salubre riscatto di un piccolo/ che lungimirante si appresta al credere/ in quella o quell’altra fede/ purché ci sia/ purché profonda sgorghi dirompente/ fino a vedere sotto ai problemi/ cosa si nasconde/ cosa si finge/ fino a capire che nulla è perduto/ purché si creda”.


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di MARCELLO PERPETUINI

Scoperto un pianeta su cui è possibile ci sia vita. Dista circa 500 anni luce e ruota attorno ad una Nana Rossa, una stella più piccola del nostro Sole

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ll’occhio del più celebre “cacciatore di pianeti” della Nasa, il telescopio spaziale Kepler, non è sfuggita lo scorso mese di aprile, una strepitosa e mirabile scoperta. Trattasi nello specifico della identificazione di un pianeta roccioso di dimensioni simili a quelle della Terra, sul quale - e qui la reale meraviglia- potrebbe scorrere acqua allo stato liquido: condizione, quest’ ultima, fondamentale per ospitare ed accogliere forme di vita. Almeno come noi le conosciamo qui sulla Terra. Denominato, in “onore” del suo ipertecnolgico scopritore: Kepler -186 f, l’inedito pianeta, é più grande del 10% rispetto al nostro. Esso è inoltre il più esterno dei 5 pianeti che ruotano intorno ad una nana rossa (una stella più piccola e fredda rispetto al nostro Sole). Dista da noi “soltanto” 500 anni luce, vuol dire che ammesso che riuscissimo mai ad arrivare, con una astronave alla velocità di 300.000 km al SECONDO, occorrerebbe mezzo millennio per arrivarci. In termini più o meno pratici significa che dovremmo percorrere, più o meno, la “bazzecola” di 4.730.500 MILIARDI di Km!!! Ho voluto soffermarmi sull’aspetto delle distanze, perché fondamentali per comprendere la vastità del cosmo e le immense possibilità che abbiamo di trovare, usando strumenti sempre più precisi e sofisticati, nuovi pianeti, ipoteticamente abitabili. Del resto non è cosa facile, perché i pianeti, a differenza delle

stelle, sono visibili agli strumenti ottici, solo quando illuminati dalla loro stella. Tuttavia esiste un altro metodo di rilevazione di pianeti che si basa sulla quantità di luce che una stella emette al momento che un pianeta gli passa davanti, noi riusciamo quindi a misurare il “calo”, infinitamente piccolo, ma pur sempre registrabile di luminosità della stella in questione, e quindi capire che un pianeta sta orbitando intorno ad essa. In base alla luce che rileviamo, capiamo anche la grandezza e la distanza del corpo celeste che stiamo osservando. Tornando invece a Kepler, in base ai calcoli della Nasa, completerebbe la sua orbita in 130 giorni e la distanza che lo separa dalla sua stella, é pari a quella che c’è tra il Sole e Mercurio: si trova quindi nella cosiddetta “zona abitabile” , cioè nella regione in cui riceve luce e calore tali, da poter mantenere acqua liquida sulla sua superficie. Né troppo vicino e né troppo lontano dalla fonte di energia. Ossia la nana rossa, in questo caso. Ed è proprio questo l’aspetto stupefacente e strabiliante: tutti gli altri pianeti simili alla Terra, finora scoperti, erano infatti troppo vicini alla loro stella, per poter avere acqua liquida, sono quindi degli aridi deserti ribollenti con temperature che arrivano anche a 500 gradi di giorno e oltre 200 gradi sottozero di notte. Molto simili a Mercurio per intenderci. Thomas Barclay, del Bay Area Environmental Research Institute, ha annunciato questo pianeta, chiamandolo con grande enfasi il “cugino della Terra”. Non sono ancora perfettamente stabilite la massa e la sua composizione, ma varie ricerche fanno desumere che la sua natura sia perlopiù rocciosa. Il neo pianeta che abbiamo scoperto dunque, viene considerato, giustamente, più come cugino della Terra, che come un suo gemello, poiché ruota intorno ad una stella più piccola e piuttosto fredda. Aspettiamo dunque gli inevitabili sviluppi di questo ennesimo capitolo che riguarda l’affascinante ed infinito Universo, che si apre sui nostri occhi e sulle nostre speranze di cercare un “nuovo mondo”.


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INFORMATIV A PER I CITTADINI

AR

Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

Antonio Ruggieri S.r.l.

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PSICOLOGIA

Anoressia,

una spia del disagio emotivo e relazionale di AMEDEA CAPRANI

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Per arginare il fenomeno in aumento, soprattutto tra i giovani che attraversano una fase molto delicata della loro crescita, è importante attuare campagne di prevenzione sin dalle fasi precoci, attraverso l’informazione e l’educazione

disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono disturbi caratterizzati dalla presenza di evidenti malsane alterazioni del comportamento alimentare. Tale categoria comprende principalmente l’anoressia nervosa e la bulimia nervosa. La caratteristica essenziale comune ad entrambi è la presenza di un’alterata percezione del peso e della propria immagine corporea. Secondo le recenti statistiche, in Italia si contano circa 3milioni di persone vittime di questi disturbi, che attualmente, costituiscono una delle maggiori emergenze sociali. Il tasso di incidenza è elevato nei soggetti di età compresa tra i 10 e i 30 anni e l’età media di insorgenza si aggira intorno ai 17, con tendenza ad abbassarsi sempre di più. Le donne risultano maggiormente colpite (90% dei casi) degli uomini, che comunque vengono sempre più di frequente interessati da questo tipo di disturbi. Stando al DSM IV (Manuale diagnostico dei disturbi psichici) la caratteristica propria dell’anoressia nervosa è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del peso minimo normale e tra i sintomi principali ci sono un’intensa paura di ingrassare, pur vivendo la condizione fisica di sottopeso, e un’alterata percezione dello schema corporeo, cioè una distorsione relativa al vissuto del peso e della forma del proprio corpo, che influiscono eccessivamente sull’autostima, e determinano il rifiuto di riconoscere la propria evidente condizione di sottopeso. Il soggetto affetto da anoressia può limitarsi a ridurre drasticamente l’assunzione di cibo oppure può alternare questa condotta restrittiva alle tipiche abbuffate, seguite sistematicamente da condotte di eliminazione come vomito autoindotto, assunzione di diuretici ecc. Secondo la concezione psicodinamica classica, alla base di questo disturbo ci sarebbe una fissazione dell’individuo alla fase orale dello sviluppo psicosessuale. Poiché la prima relazione che un essere umano ha con la figura materna o con chi ne fa le veci si stabilisce attraverso l’atto della nutrizione, si viene a creare una sorta di equazione tra la madre ed il cibo, dunque il rifiuto del cibo sarebbe simbolico del rifiuto e della reattività verso l’immagine materna che si è costituita, nel corso del

tempo, all’interno del soggetto, la quale rappresenta la base della costruzione dell’identità e femminilità. In sostanza, il rifiuto del cibo sarebbe il rifiuto della dipendenza dalla madre, secondo una forma di ribellione forte e disperata del soggetto alla ricerca della propria autonomia, gioco questo che tuttavia, paradossalmente, non fa altro che riconfermare, rinforzandolo, l’antico legame di dipendenza e si traduce, alla fine, in una sfida esasperata e distruttiva contro se stessi e i propri bisogni. In una prospettiva di tipo sistemico-relazionale, che dunque comporta uno spostamento del focus attentivo all’intera famiglia intesa come sistema, l’anoressia è stata studiata approfonditamente da Mara Selvini Palazzoli, la quale ha individuato e descritto i peculiari giochi transazionali che hanno luogo nelle famiglie con un figlio affetto da tale disturbo. In queste famiglie, il comportamento alimentare di tale membro, capro espiatorio del malfunzionamento e del disagio familiare, diventa un forte strumento di potere nelle relazioni, oltre che espressione di stati emotivi e attraverso esso vengono messi in gioco contenuti molto più intimi e fondamentali. Per arginare il fenomeno in aumento, soprattutto tra i giovani che attraversano una fase molto delicata della loro crescita, terreno fertile per la slatentizzazione di diversi tipi di disturbi, è importante attuare campagne di prevenzione sin dalle fasi precoci, attraverso l’informazione e l’educazione non solo ad una sana e corretta alimentazione ma anche alla conoscenza del proprio corpo, del suo funzionamento e dei cambiamenti cui va incontro nel processo di sviluppo. Tutto questo deve andare di pari passo con un’educazione alla conoscenza della propria dimensione affettivaemotiva, inscindibilmente legata alla dimensione corporea e all’origine del disagio che si rende visibile in questa sfera. È importante inoltre saper cogliere e non sottovalutare i primi segnali del malessere, intervenendo tempestivamente nel modo più corretto, rivolgendosi alle figure deputate, come il medico e lo psicologo. L’anoressia rappresenta il rifiuto manifesto di una situazione che provoca un grande disagio interiore. È dunque un grido di aiuto, che va ascoltato e tradotto, intervenendo sul sistema di vita della persona, nella chiara consapevolezza che questa rappresenta l’unica strada percorribile per aiutarla a guarire. Amedea Caprani (psicologa) amedea.caprani@virgilio.it


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Le regole della strada - 2

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Quanto sono pericolose le gravi distrazioni

mentre siamo alla guida? Spesso sottovalutiamo quello che facciamo quando siamo a bordo di una autovettura, senza accorgerci che il pericolo è dietro l’angolo di Lara Panella*

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cendere dalla propria autovettura lasciata in sosta su una strada in discesa senza tirare il freno a mano, che cosa è se non una grave distrazione? Le conseguenze di quel black out cerebrale non sono neanche lontanamente immaginabili, se non quando si viene contattati da una pattuglia della polizia stradale perché la propria macchina ha investito “da sola” una donna, che ha avuto l’unica sfortuna di trovarsi sulla traiettoria di quell’auto lasciata libera di mettersi in movimento, attratta da una “irresistibile forza di gravità”! Che cosa si dirà a quella donna quando finalmente uscirà dall’ospedale? Che si andava troppo di fretta? Che si avevano troppi pensieri? Che non si aveva tempo per verificare la piena messa in sicurezza del veicolo, azionando correttamente il freno a mano? La distrazione purtroppo è tra le prime cause di incidente stradale, perché la maggior parte degli automobilisti, sottovalutando l’importanza di una guida attenta e concentrata, confidano sulla presunzione di avere ormai acquisito l’abilità di piloti provetti. Ma anche il pilota più specializzato è chiamato ad effettuare durante ogni fase della sua attività tutte le verifiche e i controlli previsti da apposite checklist, al fine di evitare che il fattore umano possa condizionare lo standard di sicurezza richiesto. Anche alcuni ciclisti e pedoni, definiti gli utenti più deboli, si muovono sulla strada come se ne fossero gli esclusivi padroni, incuranti dei rischi a cui sono continuamente esposti. Il codice della strada, all’art.140, pone come principio generale della sicurezza stradale l’obbligo di non costituire pericolo o intralcio per la circolazione stradale, in modo che sia sempre preservata l’incolumità degli utenti della strada. Quindi in tema di circolazione si pretende un livello di diligenza massimo, affinché, a fronte della pericolosità intrinseca di un sistema in cui numerosi veicoli circolano sulla stessa sede stradale, i singoli utenti adottino una condotta di guida assolutamente prudente, di cui fa parte anche l’obbligo di prevedere eventuali possibili irregolarità di comportamento di terze persone. Alla guida del proprio veicolo si è responsabili anche del comportamento imprudente altrui, se prevedibile. Ecco perché costante deve essere il controllo e

la sorveglianza del conducente di un qualsiasi veicolo sul comportamento altrui, al fine di prevederlo e porre in essere i dovuti correttivi per evitare l’incidente stradale. Quanti di noi si sono trovati in situazioni analoghe? Quanti riescono a resistere alla tentazione diabolica del richiamo sonoro di un Sms o di uno WhatsApp? Immediatamente occorre leggere quella comunicazione appena arrivata, anche se si è alla guida! Distogliere lo sguardo dalla strada per vedere chi ci ha inviato quel messaggio e soprattutto vedere cosa ci ha scritto diventa un impulso irrefrenabile, anche se significa percorrere un tratto di strada del tutto bendati, incuranti di cosa possa accadere in quel frangente. In quei pochi secondi di lettura o scrittura si può investire un bambino che attraversa all’improvviso, tamponare l’auto che precede o uscire di strada! Leggere, addirittura scrivere messaggi, ma anche programmare il navigatore satellitare, regolare la radio o cercare di inserire il cd, prendersi cura del bambino in difficoltà o semplicemente essere distratto ed avere la mente altrove, sono attività incompatibili con la guida. Nessuno è in grado di “condurre” realmente una macchina quando l’attenzione è rivolta altrove. In tali casi infatti, a fronte di eventi imprevedibili, il conducente non ha la prontezza di riflessi necessaria per evitare l’incidente stradale. Cosa è necessario fare per scoraggiare un comportamento così pericoloso come l’uso del cellulare mentre si guida? Sembrano proprio non bastare le contravvenzioni che vengono elevate ai sensi dell’art 173 del C.di.S., per uso di apparecchio radiotelefonico senza l’apposito sistema di viva vice o auricolare, che prevede ben 160 euro di sanzione e 5 punti di decurtazione sulla patente, con successiva sospensione della patente, da uno a tre mesi, in caso di reiterazione nel biennio. Secondo numerose ricerche l’ebbrezza tecnologica rischia di diventare più pericolosa della guida in stato di ebbrezza alcolica! Dopo tanti controlli, risulta sempre più condivisa, dopo una serata a cena fuori o in discoteca, la necessità di individuare il guidatore designato che non ha bevuto, invece l’ebbrezza da iPhone sembra essere ancora incurabile…!!! *Dirigente della Polizia Stradale di Teramo


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Può un artista essere un designer? di GIORGIA PASQUINI

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La risposta non può che essere affermativa, soprattutto se si pensa a nomi importanti nel panorama mondiale, come è il caso di Salvator Dalì

i sono artisti che rimarranno eterni, una tacca nella linea del tempo, i quali, invece di perdersi, acquisiranno con i secoli sempre più valore: pensiamo a Giotto o a Michelangelo, piuttosto che a Da Vinci o a Van Gogh. Quelli che troviamo anche nelle storie dell’arte meno prestigiose, quelli base, quelli che, anche se di arte uno non si importa nulla, se incontrano i loro musei, si è disposti a pagare il biglietto per entrarci. Tra questi intramontabili troviamo uno splendido Salvator Dalì, artista dalle mille risorse, capace di lavorare davvero in ogni tipo di dimensione. Questo è il sunto di ciò che conoscevo di lui fino a quando un pomeriggio, per staccare qualche minuto dallo studio, mi metto a giocare a “Quiz Duello”: per caso (padre di tutte le mie scoperte), mi viene posta la domanda del secolo: “Chi ha disegnato il logo Chupa Chups?” Facciamo un passo indietro: durante gli anni ‘50 le caramelle erano di varie forme, gommose e, come oggi, oggetto di studio di bambini pronti a nasconderle ovunque, mangiarle, sputarle e rimangiarle e chi è genitore sa cosa voglio dire. Così, nel 1958, a Barcellona, Enric Bernat cercò di porre rimedio all’incubo appiccicoso di tutti i genitori, ideando la caramella che poteva essere gustata come un dolcetto con una posata: in particolare una semplice stecca infilata nella caramella che però permetteva

di non sporcare le mani e di farla durare tutto il tempo che si voleva. In principio il nome ideato fu quello di “gol”, dall’idea che la caramella potesse essere infilata nella bocca come un pallone in rete; per nostra fortuna venne interpellata un’agenzia pubblicitaria che ufficialmente coniò la parola “Chups” e il resto fu fatto direttamente dai consumatori e dal jingle che aggiunsero la ciliegina sulla torta “Chupa”. Lo stile di questo nuovo prodotto doveva senz’altro essere allegro e spensierato: chi meglio dell’artista connazionale più esuberante dell’epoca, Salvator Dalì, poteva intuire una grafica adeguata? Nessuno, certo. Così Dalì aggiunse alla dolce scritta un fondo a forma di margherita che, nel 1988, diventa il logo definitivo. Inoltre una piccola digressione va dedicata all’espositore ideato per l’occasione del lancio del prodotto: una scatola contenitiva il cui coperchio era ricoperto di buchi appositi per incastrare le stecche delle caramelle, capace di invogliare bambini e adulti. Una caramella che, per essere consumata, viene sottoposta ad una riprogettazione; un espositore che, per essere facilmente caricato e invitante, viene riprogettato evolvendosi da comune scatola a oggetto identificativo di un brand ancora presente nel 2014. Ah, alla fine mentre pensavo alla risposta da dare su “Quiz Duello” facevo finta di toccarmi i baffi: la risposta non poteva che essere quella!


RACCONTO DEL PASSATO 50

Il prof. Piattelli - 1940 Se c’è un’interrogazione nell’aria e si sa di non essere preparati, ci si può inventare di tutto, anche in periodo di guerra, pur di non sottoporsi alle grinfie del temibile professore di Matematica di Tiesse

Q

uando non si ha tanta voglia di andare a scuola per timore di una interrogazione insicura, si sceglie la via dello sciopero generale-politico-patriottico, sempre bene accetto da tutti gli alunni. Si sfila tutti avanti con la bandiera e dietro i soliti cartelloni: “GIBUTI È NOSTRA - NIZZA È NOSTRA - GIBILTERRA LIBERA”. Spesso, prima di entrare in classe, gli alunni si accertano se è in corso di organizzazione qualche sciopero. Una mattina arrivo con un po’ di ritardo per via del treno che ha fatto una sosta prolungata a Silvi. Nell’entrare in classe c’è il professor Piattelli, che subito sentenzia: “In ritardo?” e io: “Sì, professore, il treno!”. E lui: “E anche l’illustre amico è in ritardo?”. Il riferimento è a Pace, lui è arrivato con una macchinetta fotografica, senza pellicola. A Pace preme perdere la prima ora, quella di Matematica del professor Piattelli, molto temuto da tutti per la sua severità. Pace sguinzaglia alcuni suoi compagni per tutte le classi e invita: “Fuori

tutti, facciamo la foto ricordo con i professori e preside”. Escono le prime classi, poi le altre accompagnate dai professori, meno il prof. Piattelli. Scende il preside Balice, un po’ contrariato, ma una foto ricordo non gli dispiace. “Fate presto, fate presto!” dice a tutti noi. La prima mezz’ora è passata, si fanno le foto di gruppo. Poi, Pace con altri, si porta nello studio del preside: “Ecco mentre il preside scrive - qui occorre un po’ di luce, spostate quelle tende!”. L’importante è perdere tempo, ma alla fine il preside sbotta: “Basta così, tutti in classe!”. L’ora è quasi passata e si rientra in classe, ma... sorpresa! Il prof. Piattelli è lì in attesa, impassibile, severo, dice: “Celommi, venga lei e mi spieghi il Teorema di Euclide”. L’insegnante usava dare del “Lei” anche agli alunni, non accettava l’imposizione fascista del “Voi”. Sono gli ultimi momenti e l’ora sta per scadere. Silenzio di tomba, Pace va alla lavagna, disegna e si appresta a dimostrare. Stenta un po’, alza la voce, sembra deciso e convinto ma fa confusio-

ne. È palese la sua difficoltà, la intuiscono tutti, ma lui usa tutta la sua loquacità e in questo è abile! Il professore tentenna la testa, mette gli occhiali. Pace gesticola, cancella, rifà tutto da capo, dice cose senza senso nella pretesa di essere nel giusto. “Ma no! - interviene Piattelli - Lei deve dire così” e con poche parole dimostra il Teorema. Pace s’impettisce, con l’aria di chi è stato ingiustamente corretto e dice: “Ma, professore, quello che ho detto io, non è la stessa cosa?” E il docente si toglie gli occhiali, si rivolge alla scolaresca e dice: “Gesù, Gesù, avete sentito? Dice che l’ha detto!”. Suona la campanella! Pace pende dalla decisione del professore: “Vada pure, sarà per una prossima volta!”. Meraviglia di tutta la scolaresca, perché l’insegnante mai aveva ceduto a Pace! Poi quest’ultimo si rivolse verso i compagni: “Quando siete in difficoltà, parlate forte, decisi e confusi!”. Per tanto tempo si parlò di quella interrogazione, anche nelle altre scuole di Pescara, e dello scontro tra Pace e Piattelli.

Noi che….., vogliamo ricordare con sincero affetto Giuliana Panicciara che lo scorso 15 aprile è tornata alla casa del Padre. La famiglia Primavera, Silvino l’amato marito, Gianni e Domenico i figli adorati, Jacopo l’amato nipotino, con la sua dolce mamma Carla, insieme a tutti i parenti e gli amici piangono la tua prematura dipartita. Dell’amore che hai seminato nella tua vita hai avuto dimostrazione più bella il giorno del tuo ultimo saluto, con la Chiesa di San Giovanni Battista e il piazzale antistante incapaci a contenere tutti coloro che, parenti, amici , conoscenti, bambini e ragazzi, uomini e donne, hanno voluto portarti il loro abbraccio. Noi che….., abbiamo condiviso con te tantissimi momenti meravigliosi, ricchi di risate con il teatro, di conviviale allegria con i Capodanni e i Ferragosti, di gogliardia con le Befane per Roseto - evento organizzato con tutta fretta e quello che più ci ha dato gioia-, di solennità con il presepio vivente con te nei panni di Santa Elisabetta, di sobrietà con i Sant’Antonie in piazza, di territorialità con le sagre di cui eri sempre informata e ci tenevi aggiornati. Grazie di cuore Giuliana per la tua calma, il tuo sorriso dolce, la tua disponibilità, la tua maestria nel far risplendere le divise dei nostri giocatori, il tuo entusiasmo, la tua pazienza, il tuo silenzio sulle confidenze, i tuoi consigli, il tuo non lamentarti mai. Ci hai insegnato tanto con il tuo modo di fare! Da lassu’ veglia su tutti noi e il tuo esempio sia per noi stimolo per fare ancora meglio, per andare avanti sempre con il sorriso sulle labbra, a non permettere a nessuno di rompere amicizie decennali con chiacchiere inutili, ad essere umili e silenziosi nel nostro agire quotidiano. Ciao Giuliana, arrivederci alla prossima vita, sempre pronti a far festa come piace a te!


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I candidati sindaco di Pineto a confronto

per la prima volta

Si è tenuto nel quartiere Corfù il primo incontro pubblico che ha visto protagonisti i quattro candidati sindaco di Pineto: Robert Verrocchio, Santino Ferretti, Marta Illuminati e Gianni Assogna di MARTINA FRANCHI

Tribuna Politica a Corfù”: è questo il nome dell’incontro organizzato nel quartiere pinetese il 29 aprile 2014 e che ha coinvolto una numerosissima parte della cittadinanza, la quale, curiosa di vedere per la prima volta tutti e quattro i candidati sindaco della città, ha gremito il New Bar che li ha ospitati, per un paio d’ore. Il moderatore della serata è stato Gianluca Alonzo, che ha proposto le stesse domande a tutti e quattro i candidati. Cos’è assolutamente necessario fare entro i primi 100 giorni di legislatura? Ferretti: “La prima cosa simbolica che farei è andare dai bambini delle scuole elementari e parlare con loro. Noi dobbiamo ridare un futuro alle nuove generazioni e questa è una condizione per mettere in sicurezza le loro coscienze. Per venti anni qui a Pineto qualcuno si è divertito a distruggere il nostro paese e quindi la prima cosa da fare è ristrutturare la macchina amministrativa e cercare di porre rimedio ai danni sul territorio, perciò ci occuperemo di salvaguardare l’esistente e mettere in sicurezza i cittadini di Pineto: cioè, ripartiremo dal territorio. Noi dobbiamo prendere esempio dagli errori per evitare di ricommetterli”. Illuminati: “Come metodo di governo noi abbiamo indicato la democrazia partecipativa, affinché le persone ricomincino a sentirsi parte di una comunità, non firmino deleghe in bianco e possano arricchire la città, attraverso il rapporto con l’amministratore, che non si pone al di sopra del cittadino bensì al suo pari. Spesso il cittadino è molto più responsabile dell’amministratore perché non sceglierebbe cose futili. Oltre alla democrazia partecipativa per noi l’essenziale è liberare Pineto da questa iattura che è il rischio idrogeologico, di cui ci stiamo occupando”. Assogna: “Considerando che le votazioni si avranno a maggio, dovremmo immediatamente organizzare la stagione estiva, chiedendo l’ausilio di tutte le associazioni presenti sul nostro territorio. Però, passata l’estate, Pineto ha bisogno di un intervento scientifico all’interno del bilancio comunale affinché si possano liberare le risorse e usarle per la messa in sicurezza del nostro territorio e la manutenzione ordinaria. Una volta alleggerito il bilancio, cosa che riusciremo a fare, il triennio successivo sarà dedicato agli investimenti”. Verrocchio: “Nomineremo innanzitutto la giunta e segneremo le deleghe ai consiglieri comunali. Dopo le elezioni, ci troveremo a ridosso dell’estate e quindi penseremo al cartellone tu-

ristico, a incontrare gli operatori delle categorie e a preparare le strutture scolastiche per accogliere gli studenti. Subito dopo affronteremo il piano straordinario sulla sicurezza idrogeologica ma non solo, penseremo anche all’istituzione di una scuola superiore affinché nel 2015 si possa essere pronti per avviarla. Opereremo un piano strategico di bilancio e un piano regolatore per il nostro comune, già redatto dalla passata amministrazione e che è un buon punto di inizio. Ci sono progetti affidati alla Provincia di Teramo che sono bloccati: noi vogliamo riportare quella progettazione in capo ai comuni”. Torrente Foggetta: è possibile disinnescare questa bomba? Illuminati: “Innanzitutto gli errori sono a monte: questo torrente non doveva essere cementificato con barriere che oggi, peraltro, sono desuete. Ci sono stati molti studi su progetti che si sono rilevati fallimentari. Quindi io direi meno studi ma fatti bene e constatati sul posto. In concreto, bisognerebbe modificare il letto che impedisce la pulizia del torrente Foggetta, manutenzione che andrebbe eseguita ogni sei mesi, mettendo prima i soldi in bilancio. Questo discorso vale anche per gli altri corsi d’acqua”. Assogna: “Basta studi! Il dissesto idrogeologico va affrontato a Pineto come priorità. I canali di scolo vanno manutenuti: il Foggetta si ingrossa perché ci finiscono tutte le acque della quinta collinare”. Verrocchio: “Rispondo ai miei avversari: i fondi che ci sono per lo studio sono importanti perché è il governo che sta per trasferire alle Regioni fondi per il rischio idrogeologico e non arrivano ai Comuni se non ci sono progetti. Pineto ha quattro grandi criticità: Ponno, Calvano, Foggetta e Vomano. Io vivo in una zona a rischio, quindi so cosa significa! Sul Vomano è in corso un progetto del Ministero degli Interni affidato alla Provincia che prevede una serie di interventi. Il Ponno oggi è fragile ed alcuni tratti vanno rinforzati, qui c’è un progetto dell’Anas che prevede l’allargamento della SS16: cogliamolo! Il Foggetta, è vero, ha una sezione non alla portata dell’acqua che accoglie ma si potrebbe pensare di creare due canali scolmatori”. Ferretti: “Per quanto riguarda il Foggetta, noi pensiamo di ripulire il letto del torrente annualmente e possibilmente anche abbassarlo perché si trova sopra al livello della strada, perciò è chiaro che tracima facilmente. Inoltre, prima che qualcuno mettesse mano al piano regolatore della città, c’erano delle vaste aree di terreno che fungevano da vasche di espansione. Oggi non è più così purtroppo perché quei terreni sono stati edificati!”. Alla domanda sulla disponibilità a valorizzare l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, tutti e quattro i candidati si sono ritrovati sul fatto che è una risorsa per Pineto e deve, per questo, essere considerata come un luogo dove non è auspicabile la pesca intensiva, tenendo sempre in considerazione chi con il mare ci vive e ci lavora.


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Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. È un modo di vivere. Henry Cartier-Bresson

fotografia

Se volete pubblicare una vostra foto particolare inviatela a fotografia@eliodascenzo.it

Autore: Antonio Tommarelli 40 anni Roseto degli Abruzzi, operaio Titolo DELL’OPERA: LINEE DI FUGA Luogo: Roseto degli Abruzzi Apparecchiatura: Nikon D300S Elaborazione: Photoshop Parametri di SCATTO:

Lunghezza focale: 200 mm Esposizione: 1/200 sec – f/9– iso 1000 Misurazione: manuale

di ELIO D’ASCENZO

L’AUTORE RACCONTA... I rami spogli e secchi, non riescono a coprire e a riparare dalle intemperie la vita che se ne va. Nelle file dei mattoncini e dei marciapiedi, che portano il viandante verso altre mete, come la solitudine, che lo accompagnano verso il calore trovato nel suo ritorna a casa.

Fotografare con la nebbia? Sicuramente affascinante! Facendo attenzione all’ottica (evitare grandangolari) ed al tempo di esposizione possiamo realizzare immagini suggestive. Normalmente la regola vuole che in condizioni simili, bisognerebbe sovraesporre di circa 1 stop. Questa teoria lascia il tempo che trova. Molto dipende dalla scena che abbiamo davanti, ad esempio, in un paesaggio tipico autunnale, sottoesponendo, di contro avremo dei colori molto più saturi ed enfatizzeremo maggiormente l’effetto nebbia. Se la scena da fotografare è statica, utilizzeremo tempi di esposizione lunghi (almeno un secondo), questo per avere un effetto finale più evanescente e morbido. Dai uno scatto al giorno provare, creare...


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ERCOLE 23 anni, 16 maggio

Cristiano Micolucci

40 anni, 7 maggio Tanti auguri per i tuoi 40 anni da tua moglie ed i tuoi figli!

Mariachiara

Ercole, chi ti ama infinitamente ti augura di superare tutti gli ostacoli che la vita ti porrà sul tuo cammino. Auguri da mamma Leda, papà Luigi, Giorgia, Nonna e zii

1 anno, 15 maggio Tanti auguri da mamma, papà, nonni e zii!

DAVIDE

Consegnate le vostre foto presso il nostro ufficio di Roseto in via Milli 12

TANTI AUGURI CAMPIONE NONNO ANTONIO, NONNA ANNA, ZIO GABRIELE, ZIA SARA E LA CUGINETTA GAIA

Le foto non ritirate entro 30 giorni saranno cestinate

10 ANNI 7 MAGGIO

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