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ANNO 8 N.200 15 febbraio 2014

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Solidarietá

Eidos sostiene la lotta alla fibrosi cistica Successo per la serata di Beneficenza organizzata da Eidos News a sostegno della Lega Italiana Fibrosi Cistica Abruzzo

FOTO : Mario Rosini

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ltre 200 persone si sono riunite - sabato 25 gennaio all’Hotel Bellavista di Roseto - per la serata di beneficenza, organizzata dal gruppo editoriale di Eidos News, a sostegno della Lega italiana Fibrosi Cistica Abruzzo. “La LIFC da anni opera nel nostro territorio, adeguando la sua struttura associativa alle esigenze dei delle famiglie e dei pazienti affetti da una malattia ereditaria e cronica che colpisce i polmoni e il sistema digerente. Circa 1 bambino su 2.500 nasce affetto da questa patologia, mentre i portatori sani sono circa 1 in-

dividuo su 25” - come spiega Celestino Ricco, presidente della sezione abruzzese della FILC - . Non esiste ad oggi una cura per la fibrosi cistica, tuttavia programmi integrati di trattamento hanno allungato di molto la vita dei pazienti. I fondi che raccogliamo vengono destinati alla formazione e al supporto agli associati, che in Abruzzo sono quasi 200, e al sostegno delle attività del Centro regionale, che ha sede nell’ospedale di Atri”. 3000 € la somma che sarà devoluta in beneficenza, raccolta grazie alla generosità dei partecipanti e degli sponsor: Trentum viaggi, Grafikamente, Aquael Centro Benessere, Ristorante La Bra-

ceria da Ciambi, Di Donato Profumerie, Ristorante Al Vigneto, Pizzeria Arena 4 Palme, Hotel Bellavista, Ferretti, Hotel Liberty. Tante le autorità e le Associazioni locali presenti, che hanno aderito all’iniziativa: la LIFC Abruzzo, il Comitato Quartiere Borsacchio, Ass. Abruzzo Amore, ASD Skating La Paranza, Ass. Vecchio Borgo Montepagano, Ass. Onlus Prossimità alle istituzioni, ASD Pattinaggio Roseto, ASD Rosetani in tour. In definitiva un vero e proprio successo, che ha rinnovato, con spirito, l’annuale appuntamento di Eidos News con la solidarietà.


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Due milioni e mezzo di euro per la sicurezza

Presentati tre progetti che riguarderanno Campo a Mare, Santa Petronilla e San Giovanni. Regimentazione delle acque, nuovi marciapiedi, realizzazione di una rotonda e l’ampliamento di un ponte carrabile. I lavori, attesi da anni dagli abitanti delle zone interessate, saranno appaltati entro la prossima estate

Conferenza stampa presentazione del progetto

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egimentazione delle acque a Campo a Mare con sistemazione dei marciapiedi, la realizzazione di una rotonda all’innesto tra la statale 150 e Santa Petronilla, ampliamento di un ponte carrabile nel quartiere di San Giovanni. Sono tre importanti opere che saranno realizzate a Roseto entro l’anno. Sono state presentate nei giorni scorsi in occasione di una conferenza stampa a cui, oltre agli amministratori locali con a capo il sindaco Enio Pavone, ha partecipato anche l’assessore provinciale ai lavori pubblici Elicio Romandini. E’ previsto un investimento complessivo di circa 2milioni e mezzo di euro, soldi in arrivo grazie alla rimodulazione di un vecchio progetto che prevedeva la realizzazione della variante alla vecchia statale 150, inserito nell’ambito del Piano Triennale delle Opere Pubbliche Regionali 20082010. I realtà la somma destinata a Roseto ammonta complessivamente a 6mi-

lioni di euro, ma di questi al momento è previsto un investimento di poco meno della metà, mentre la restante parte verrà recuperata per creare il collegamento con il territorio di Pineto attraverso un ponte sul Vomano. Entro l’estate saranno avviate le procedure di affidamento dei lavori, anche perché 900mila euro sono già disponibili e l’intero progetto, che prevede appunto le tre opere, verrà portato avanti per stralci. “Si tratta di un’ottima notizia per la nostra città”, ha commentato il sindaco Enio Pavone, “ringrazio la Giunta Regionale e l’amministrazione provinciale per aver concesso queste importanti risorse alla città di Roseto che aiuteranno a migliorare la viabilità e la sicurezza. L’augurio è che le opere vengano appaltate il prima possibile”. Soddisfatto l’assessore provinciale ai Lavori Pubblici, Elicio Romandini, che nel presentare gli interventi, decisi in accordo con l’amministrazione rosetana, ha sottolineato la collaborazione instaurata con l’amministrazione Pavone. “Roseto è una città importante”, ha detto, “su cui stiamo investendo molte risorse, grazie anche alla collaborazione dell’intera Giunta. Con questi 2,5 milioni di euro verranno realizzate tre opere pubbliche che consentiranno di risolvere alcuni problemi di via-

bilità molto sentiti dalla cittadinanza” L’assessore ha poi confermato l’impegno della Regione nel fornire ulteriori risorse al territorio che verranno usate per il completamento della pista ciclabile tra Roseto e Pineto. Di sforzo congiunto e di grande opportunità ha parlato l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Roseto, Fabrizio Fornaciari, che ha voluto ringraziare la Provincia e la Regione, che grazie all’intervento dell’assessore ai trasporti, Giandonato Morra, è riuscita a recuperare questi fondi destinandoli a Roseto. “Si è trattato di uno sforzo comune che consentirà alla città di risolvere alcuni problemi”, ha puntualizzato Fornaciari, “I lavori lungo il ponte di San Giovanni permetteranno una viabilità più snella e sicura, visto che attualmente due camion che procedono in direzioni opposte non riescono a transitare”.


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Punteruolo rosso

l’opposizione chiede un piano salva-palme Presentata una mozione da parte delle forze di minoranza per fare in modo che si dia il via libera ad un’azione congiunta per sensibilizzare la Regione. Flaviano De Vincentiis (Scelta Civica) invita l’assessore Fabrizio Fornaciari a dimettersi. Scoppia intanto la polemica. Roseto Tricolore: “Inspiegabile ora l’attivismo di Obiettivo Comune. Quando era in maggioranza non ha mai avanzato proposte concrete”

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n impegno formale da parte del sindaco Enio Pavone, chiamando in causa la Regione, affinché si provveda con un intervento specifico su ampia scala per contrastare il fenomeno del punteruolo rosso che a Roseto ha già distrutto oltre 100 palme del patrimonio pubblico. La richiesta è stata avanzata in via ufficiale con una mozione sottoscritta da Obiettivo Comune, che ha promosso l’iniziativa, e dalle altre forze politiche di opposizione quali il Partito Democratico, la Lista Civica Teresa sindaco e Scelta Civica. C’erano di fatto tutti i rappresentati delle quattro forze politiche cittadini di minoranza alla conferenza stampa durante la quale Michele Nuzzo, responsabile dell’Associazione Obiettivo Comune, ha illustrato nei particolari la precaria situazione a Roseto in merito allo stato di salute delle palme. E’ stato consegnato un dossier con cui si fa il punto della situazione in Abruzzo dal 2008 a fine 2013. Ebbene, nella nostra Regione nel 2008 erano appena 4 i Comuni che iniziavano ad avere problemi con il famelico coleottero, le cui larve si nutrono della linfa del tronco delle palme, fino a condurle alla morte. Oggi sono 31 i territori comunali che devono combattere contro il punteruolo rosso. “Così come è stato per il Wi-Fi e per l’iniziativa Chiuso per Bici”, ha spiegato Michele Nuzzo, “vorremmo che la Regione investisse delle risorse nel Piano di Sviluppo

Rurale o nel settore turistico-patrimoniale per contrastare questo fenomeno. Negli ultimi tre mesi la situazione a Roseto è peggiorata. Il numero delle palme malate e da tagliare è passato da 80 a 100. Parliamo di patrimonio pubblico. Perché poi ci sono altre palme distrutte, anche in questo caso un centinaio, che sono nei giardini privati. Bisogna elaborare un piano adeguato di intervento col Servizio Fitosanitario Regionale. Serve un protocollo che venga applicato per tutti gli enti. Non ci si può muovere a macchia di leopardo, ma coinvolgere simultaneamente tutti i Comuni per contrastare il punteruolo rosso”. A Roseto il coleottero ha ridotto a semplici tronchi decapitati, molto simili a dei totem, le palme di piazza della Libertà, tre delle quattro presenti all’ingresso della mitica Arena 4 Palme e alcune esistenti sul lungomare Celommi. Durante il dibattito il Pd e Scelta Civica hanno contestato l’operato dell’amministrazione locale per non aver dato segui-

to ad un piano di trattamento delle palme che era stato elaborato dalla precedente amministrazione e che avrebbe potuto rallentare il fenomeno dell’attacco del punteruolo rosso. L’ex assessore Flaviano De Vincentiis ha chiesto le dimissioni dell’attuale assessore all’ambiente Fabrizio Fornaciari. Intanto, Roseto Tricolore attacca Obiettivo Comune, in modo particolare l’ex vice sindaco Alfonso Montese. “Rimaniamo sorpresi dall’improvviso attivismo politico di Obiettivo Comune”, sostiene il movimento, “che si pone pubblicamente come “capofila” di questo argomento. Ci preme sottolineare però, che durante la loro esperienza in maggioranza, nessuna proposta e nessun atto scritto è stato formalmente presentato sull’argomento nonostante, come peraltro riconosciuto nella mozione stessa, l’amministrazione rosetana abbia affrontato la questione con continuità e impegno senza dimenticare l’ampio e difficile contesto del problema punteruolo rosso. Rimarchiamo peraltro che nella stessa mozione non si propone assolutamente nulla di nuovo sull’argomento stesso, se non una formale richiesta di impegno futuro delle istituzioni su un protocollo punteruolo rosso”. Roseto Tricolore intanto ha fatto sapere che presenterà durante le discussioni consiliari che riguarderanno la problematica, diverse proposte programmatiche concrete nell’ambito del Patrimonio pubblico verde.


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Centro Guerrieri

nasce un movimento in città per salvarlo Si andrà all’istituzione di un tavolo trasversale per fare in modo che l’AFGP ci ripensi. La congregazione ha deciso che ad agosto calerà il sipario sulla struttura che in oltre 50 anni di attività ha insegnato un mestiere a più di 2000 studenti, molti dei quali sono poi diventati anche imprenditori. La mitica “scuola dei Preti” considerata un patrimonio per la città

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ltre 2000 studenti in più di 50 anni di attività. Hanno imparato un mestiere, alcuni sono persino diventati imprenditori affermati. Il comune denominatore è il Centro Guerrieri che ad agosto chiuderà i battenti. Una decisione presa dalla congregazione che è proprietaria della struttura e titolare delle attività didattiche. Ma a Roseto è nato ora un movimento per salvare il Centro Guerrieri. Il provvedimento, infatti, sta sollevando non poche perplessità e molte polemiche in città. C’è chi è deciso a fare in modo che la struttura, una delle più antiche dell’intera provincia, possa sopravvivere in futuro. A scendere in campo è l’associazione Roseto Tricolore che lancia un vero e proprio grido d’allarme, raccogliendo il malcontento della comunità rosetana all’indomani della decisione dell’AFGP Guerrieri di chiudere la storica “scuola dei preti” in estate. Il

centro Guerrieri, nato nel 1955, in oltre 50 anni di attività nel campo dell’addestramento professionale, nella formazione e nell’orientamento al lavoro, ha visto crescere e maturare a livello professionale e sociale, tantissimi giovani dando loro concreti sbocchi lavorativi e fornendo alle aziende di settore operai qualificati. “Operai che a loro volta hanno intrapreso con soddisfazione la difficile strada dell’imprenditoria”, ha sottolineato il presidente dell’associazione Roseto Tricolore Emilio Di Febo, “e oggi sono titolari di importanti aziende del metalmeccanico e che attualmente, pur se in un contesto di oggettiva difficoltà economica, riescono a garantire lavoro a numerose famiglie”. Va ricordata, poi, la continua azione dell’AFGP Guerrieri nell’ambito delle attività specifiche a giovani e famiglie per contrastare e combattere la dispersione scolastica e il disagio sociale, intessendo una proficua rete di collaborazioni tra le

varie realtà educative provinciali e regionali. La chiusura rappresenta quindi una grave perdita non solo per la comunità rosetana, ma anche per l’intero territorio provinciale e regionale. L’associazione Roseto Tricolore si è fatta promotrice, coinvolgendo l’assessorato alle Politiche Sociali del comune di Roseto, dell’organizzazione di un tavolo aperto e condiviso tra i rappresentanti parlamentari rosetani, le massime cariche istituzionali regionali e provinciali e i vertici dell’organizzazione dell’AFGP e della Congregazione. Tutto questo al fine di valutare ogni possibile azione da intraprendere al fine di valutare un ripensamento della decisione presa. Concetto ribadito dal Consigliere di Roseto Tricolore, Attilio Dezi. “Siamo convinti che solo attraverso l’ascolto della proprietà”, dice, “e in un confronto aperto di idee e proposte, si possano creare le giuste condizioni per l’attività continuativa del centro Guerrieri”.


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Ancora una volta

grazie Roseto

di William Di Marco

La presentazione del libro “I Ricordi di Eidos” è stato un appuntamento molto seguito da tantissimi Rosetani. L’associazione Cerchi Concentrici Promotor si sente gratificata da una simile attenzione e rinnova la sua riconoscenza verso tutti i partecipanti FOTO di: Stefano Varani

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ire “Buongiorno” ogni dì è qualcosa di ripetitivo? Non proprio, perché non c’è modo migliore e più vero per augurare che le ore che si aprono dinanzi a ognuno di noi siano le migliori. La formula è valida, perché è diretta e funziona sempre. Allo stesso modo ringraziare i Rosetani con un rinnovato “Grazie Roseto” potrebbe essere apparentemente qualcosa che richiama un dejà-vu, anche se le cose non stanno affatto così. Nel corso degli anni la nostra associazione culturale Cerchi Concentrici Promotor ha organizzato diverse iniziative, alcune delle quali hanno avuto un successo di pubblico enorme e straordinario. Tale discorso è stato valido per la festa dei 150 anni dalla nascita di Roseto, per la presentazione dei vari

libri che abbiamo realizzato, per la festa estiva del 2013 alla Villa ComunalePonno, per i convegni e quant’altro. E quando ci è stato possibile, abbiamo omaggiato i tantissimi spettatori con un semplice “grazie”. Lo rifacciamo ancora una volta, sperando di non essere affatto banali; anzi vogliamo sottolineare, e se è possibile fortificare, ancora di più il legame che la nostra associazione ha con i tanti che ci seguono. Moltissimi Rosetani hanno avuto questo trasporto anche per la presentazione del libro I Ricordi di Eidos - Trenta profili di personaggi rosetani avvenuto lo scorso 23 gennaio presso la sala convegni del Centro Piamarta del Sacro Cuore di Roseto, pieno in tutti i posti e con persone in piedi. È stato ancora una volta un gesto di apprezzamento per il lavoro che da anni portiamo

avanti. Siamo veramente onorati e gratificati di tale attenzione, perché non è facile raggiungere tante persone e continuare negli anni ad avere degli estimatori che ci spronano ad andare avanti. Ecco, questa nuova linfa, che di sicuro coinvolgerà i giovani che partecipano attivamente alle nostre iniziative, sarà utilizzata per dare sempre il meglio in tutto ciò che facciamo e soprattutto per continuare a lavorare in un ambito che ci vede protagonisti da anni, vale a dire nel mondo della cultura storica. Cercheremo di rafforzare l’identità dei luoghi, di consolidare il senso di appartenenza a una comunità come quella rosetana e lavoreremo affinché la tracciabilità storica diventi un “valore istituzionale” da cui tutti, ma proprio tutti, possano attingere. Grazie ancora, Roseto.


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CUR IOSIZIEizie)

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t o N & à it s io r u (tra C

Perché Via Buozzi a Campo a Mare si chiama così? Campo a Mare è una località di Roseto in continua crescita. Nel giro di poco più di trent’anni, le poche case costruite appena dopo gli anni ‘60 sono diventate tantissime e il reticolato stradale si è ampliato di molto. Questa volta l’attenzione ricade sulla strada che è posta a Sud, dopo la piazza Aldo Moro. Parliamo di via Buozzi. Bruno Buozzi (Pontelagoscuro di Ferrara, 31 gennaio 1881 – Roma, 4 giugno 1944) è stato un sindacalista, tra i più autorevoli sindacalisti italiani della prima metà del Novecento, politico italiano e deputato socialista dal 1920 al 1926. Operaio

metallurgico, socialista riformista, nel 1911 assunse la carica di segretario generale della FIOM. Nel settembre del 1920 fu l’ideatore e il principale promotore dell’occupazione delle fabbriche metallurgiche. Continuamente corteggiato da Mussolini sin dal 1919, al contrario di altri eminenti sindacalisti socialisti che cedettero al collaborazionismo, a partire dall’11 giugno 1924, ovvero dopo la crisi politica decretata dall’omicidio Matteotti, iniziò a sfidare apertamente il fascismo rappresentando, insieme a Filippo Turati, il Partito Socialista Unitario nel seno del “Comitato dei sedici”. Nel marzo del 1925 guidò gli ultimi imponenti scioperi del periodo fascista. Nel dicembre del 1925, rimasto l’unico sindacalista di un certo calibro a non volersi piegare di fronte al fascismo, si vide costretto da un imperativo morale a succedere a Ludovico D’Aragona, nella guida della Confederazione Generale del Lavoro. Perseguitato dal regime e minacciato più volte di morte, nell’ottobre del 1926 si trasferì in Francia ove ricostituì la sede della CGdL. Liberato dopo il 25 luglio 1943, fu attivo nella Resistenza, lavorò con Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi per la rinascita del sindacato, ma non poté firmare il Patto di Roma (9 giugno 1944) che ha fatto nascere la CGIL, perché tra la notte e la mattina del 3 e il 4 giugno 1944, insieme ad altri tredici prigionieri, Buozzi fu arrestato e fucilato dai tedeschi in fuga da Roma, che lo tenevano in ostaggio, in località La Storta sulla via Cassia, a pochi chilometri da Roma (eccidio de La Storta). È sepolto presso il Cimitero del Verano di Roma (InfoWeb).

I giocatori degli anni ‘60 della Rosetana, IX parte: Camillo Cerasi e Romolo Risi Rivederli questi ragazzi è certamente un modo per ripercorrere gli anni di vita societaria, tra i più seguiti in assoluto, della Rosetana Calcio. Siamo negli anni ‘60 e stavano venendo su dei veri campioni, che poi, soprattutto nella decade successiva, saranno i beniamini del calcio locale, seguitissimo dai tifosi azzurri (o, come si dice oggi, biancazzurri). Il Campo Patrizi era strapieno nelle due tribune (quella principale coperta, posta a Ovest, e quella più piccola, collocata a Est) e

tanti erano i Rosetani che calcavano il rettangolo di terra battuta (l’erbetta era un lusso). Il primo cartellino è di Camillo Cerasi, conosciutissimo in quel tempo perché era tra i portieri più promettenti della regione. Si interessarono di lui molte testate giornalistiche - ma anche i procuratori - al punto da dedicargli dei titoli con un originale appellativo, vale a dire “L’angelo biondo” che volava tra i pali. La sua carriera poi è continuata come dirigente e oggi è a capo della società che organizza una delle più belle manifestazioni sportive della zona, il torneo di calcio giovanile internazionale “Spiagge d’Abruzzo Cup”. Per Romolo Risi la carriera sportiva è stata più breve e sicuramente legata al periodo delle giovanili. Poi è diventato

un imprenditore e il calcio lo ha relegato tra i ricordi piacevoli della fanciullezza. I cartellini (appartenenti all’archivio privato di Pace Celommi e messi a disposizione dal presidente dell’A. S. Roseto Calcio Camillo Cerasi, proprio uno dei due protagonisti di questo Eidos), portano la numerazione 664 e 675 della Nagc (Nucleo Addestramento Giovani Calciatori), appartenente alla Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio), specifica Sipt (Settore per l’Istruzione e la Preparazione Tecnica).


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E I Z I S O I R U C Notizie)

(tra Curiosità &

13 a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Alice Fusilli, una giovane ginnasta rosetana che sta ottenendo importanti successi Esile come tutte le ginnaste, ma dal forte temperamento e intenzionata a non fermarsi qui. Alice Fusilli è una ragazza che frequenta la III Media “D’Annunzio” di Roseto e che di recente si è classificata al terzo posto nelle Finali Nazionali Junior di Ginnastica Ritmica, prima fascia, terza categoria, svoltesi a Montecatini Terme la

scorsa estate. La sua allenatrice, l’estone Irina Gromova, stravede per lei e spera di poterla portare ancora a più alti livelli. “È il terzo anno che faccio questa disciplina - ci dice Alice - e da subito sono stata attratta dall’ambiente e dall’atmosfera che si vive. Siamo una ventina e ci alleniamo nella palestra D’Annunzio, quella delle Elementari, o alla Romani, per almeno tre ore al giorno. Personalmente ho iniziato intorno ai sette anni e mi è piaciuto subito cimentarmi in questo sport. A Montecatini, dove ho ottenuto il terzo posto, avevo la possibilità di esibirmi sia con le clavette sia con la fune: il miglior piazzamento l’ho ottenuto con il secondo attrezzo”. La società che gestisce queste atlete è l’Asd Andromeda, che per la prossima stagione ha in programma il “Summer Trophy”, manifestazione che si svolgerà a Roseto dal 20 al 22 giugno. Intanto Alice Fusilli si gode il buon risultato con un premio speciale, una targa di merito ricevuta a

Finali uisp

Teramo lo scorso 18 dicembre nell’ambito della “Festa dello Sport” organizzata dal Coni. Ad Alice vanno i complimenti della redazione di Eidos News.

Alice con l’allenatrice Irina Gromova

I “ragazzi di una volta” 5: gruppo di giovani degli anni ‘50 Le foto servono per renderci conto di come eravamo, di quali vestiti andavano negli anni che furono. Ma le immagini sono utilissime per la tracciabilità storica, per individuare, soprattutto dall’ambiente e dai particolari, anche il modo di vivere di qualche lustro fa. E quel richiamo alla nostalgia, dove lo mettiamo? Anche quella speciale tensione dell’anima ha la sua importanza e riveder tante persone che si conoscono, in questo scatto della fine degli anni ‘50, fa sempre un po’ tenerezza. E chi erano questi giovani di allora, oggi un po’ più maturi, ma sempre protagonisti della contemporaneità? Basta ricordare i nomi e d’incanto tutto sembra pronto per poter affermare con orgoglio e sicurezza: “Guarda come eravamo belli!”. Da destra: Franco Tentarelli, Giorgio Di Donato, Ottavio Di Bonaventura, Giancarlo Verrigni, Roberto Gambato, Giacomo Giunco, Nino Venerato, Pasquale Di Marco e Gabriele Di Marco


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E I Z I S O I R U C Notizie)

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(tra Curiosità &

Pensionamenti di due docenti all’Istituto Moretti Una vita lavorativa vissuta dentro la scuola per poi andare in pensione. Certo, l’obiettivo non dispiace a chi ha tale possibilità, perché la docenza è una professione bellissima, ma anche molto stancante e con il passare degli anni aumenta il divario nei confronti delle giovani generazioni. A quel punto la quiescenza è il giusto traguardo, anche se... In altre parole, se è vero che il meritato riposo è un bel punto fermo, appena dopo che questo viene segnato qualche voglia di tornare tra i banchi riaffiora e allora bisogna trovare un valido escamotage. All’Istituto Moretti di Roseto da anni festeggiano, al primo collegio utile del nuovo anno, i pensionati

che hanno lasciato la cattedra e così è avvenuto anche lo scorso 21 dicembre con due insegnanti che da diversi anni erano protagonisti delle lezioni mattutine. In tale circostanza i festeggiamenti sono andati ad Agatina (ma tutti la conoscono come “Titti”) Grasso, la prof. di Matematica che ha veramente cresciuto una moltitudine di studenti della scuola rosetana, e la prof.ssa Rosanna Ruggieri, anche lei da diversi anni nell’organico del Moretti. La festa ha visto tutti i colleghi partecipi, con il dirigente scolastico Elisabetta Di Gregorio che ha consegnato un dono alle due neo pensionate, alle quali è andato il saluto dei docenti e del personale Ata.

Una squadra del gioco delle freccette, la “Brasserie Belle Vue Darts”, per la prima volta in Serie A Risultato glorioso per la Brasserie Belle Vue Darts, team composto da un gruppo di ragazzi che si diletta nel gioco delle freccette. Dopo aver raggiunto per la terza volta consecutiva le finali nazionali del campionato di soft dart della Federazione Italiana Dart (FIDart), la squadra di Casoli di Atri ha conquistato l’accesso alla categoria Elite (Serie A) per l’anno solare in corso. A Bolzano, Roberta Bonadduce (capitano), Marianna Castaldo, Corrado Colleluori, Domenico ed Antonio Del Governatore, Giuseppe Di Maurizio ed Amedeo Pavone hanno ottenuto il 17° posto su 120 formazioni qualificate per l’ultimo atto, risultato sufficiente per assicurarsi l’approdo nella massima serie. I ragazzi si erano garantiti il diritto di partecipare alle finali in Trentino-Alto Adige, dal 10 al 12 gennaio scorsi, vincendo il girone della provincia di Teramo nella categoria Master (Serie B). Naturalmente l’auspicio è che il sodalizio casolano possa diventare nei prossimi anni un habitué della categoria Elite di questo sport, al quale si stanno avvicinando sempre più appassionati. (P. S.)


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CI PIACE

Discarica Coste Lanciano, finalmente la soluzione? La Provincia pronta a mettere a disposizione una somma per i lavori di rifacimento dell’argine del fiume Tordino all’altezza della discarica di Coste Lanciano con interventi di messa in sicurezza. Nei giorni scorsi l’assessore provinciale ai lavori pubblici Elicio Romandini e gli amministratori del Comune di Roseto hanno parlato della discarica di Coste Lanciano. Il vecchio impianto di smaltimento rappresenta un rischio ambientale non di poco conto, i cui effetti si sono avuti nel 2011 e più recentemente in occasione delle piene del 12 novembre e degli inizi di dicembre scorsi. Il Tordino

ha eroso un terzo di quella discarica, scaricando in mare tonnellate di plastica. Senza un adeguato intervento di messa in sicurezza, quell’impianto sarà sempre a rischio erosione ad ogni piena del fiume. Romandini ha assicurato che cercherà di coinvolgere la Regione affinché nella rimodulazione del Piano Triennale delle opere Pubbliche 2008-2010 venga destinata una somma, circa 300mila euro, per la ricostruzione dell’argine in questo punto, lungo un tratto di circa 400 metri, e la messa in sicurezza della discarica con una serie di gabbie contenenti grosse pietre e resistenti alla forza del fiume.

NON CI PIACE

Bene raccogliere i rifiuti ma non vanno lasciati sull’arenile “Stanno lasciando l’arenile al più totale abbandono”. Il grido d’allarme è di alcuni operatori turistici colognesi e rosetani, oltre che del capogruppo di Scelta Civica Flaviano De Vincentiis. Nei giorni scorsi un operaio della ditta Sorgentone, incaricata di eseguire i lavori di pulizia dell’arenile, ha provveduto a separare la plastica dagli altri rifiuti. Un lavoro faticoso, senza alcun dubbio, svolto anche con fare certosino. Il problema però è che i sacchi neri contenenti plastica e polistirolo non sono

stati portati via subito. E così l’ultima mareggiata in certi punti ha raggiunto le zone di accumulo dei sacchi, risucchiandone alcuni che sono poi stati trasportati di nuovo dalle correnti. Va anche detto, tuttavia, che le recenti condizioni meteo non hanno permesso alla ditta di poter svolgere quel lavoro di recupero dei sacchi che era stato programmato proprio per i giorni scorsi. Intanto operatori locali e forze politiche di opposizione hanno chiesto all’assessore Fabrizio Fornaciari di sollecitare la raccolta quanto meno dei sacchi contenenti la plastica.


La violenza di genere si può fermare. Anzi, si deve fermare. I casi di violenze all’interno di un nucleo familiare sono in aumento ma spesso non vengono denunciati. Se n’è parlato al Palazzo del Mare in occasione del dibattito organizzato dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Roseto “Stop violenza sulle donne! Cambiare si può”. Particolarmente incisivo l’intervento magistrato Laura Colica che ha portato la sua esperienza in prima linea nel “combattere” certe situazioni, sottolineando come appunto siano sempre di più i casi di maltrattamenti in famiglia, che non riguardano solo le donne, ma i “soggetti deboli”. Stalking e

casi di femminicidio sono all’ordine del giorno della cronaca quotidiana. Anna Maria Pizzorno, psicologa del Centro Antiviolenza “La Fenice”, ha invece illustrato le attività che svolge la struttura, sottolineando come siano tante le donne che vi si rivolgono sia direttamente che tramite telefono, visto che molte hanno paura di essere scoperte dai mariti. Purtroppo, dai dati illustrati, emerge un forte aumento dei casi di violenza segnalati sulla costa teramana, tanto che si sta ragionando sull’ipotesi di aprire uno “Sportello d’Ascolto” anche sul litorale. Ed il sindaco Enio Pavone ha dato la sua disponibilità ad ospitare questa struttura.

CI PIACE

Lode alle iniziative della Commissione Pari Opportunità

La notizia ho sollevato non poche perplessità a Roseto. Le dimissioni del comandante della polizia municipale Tarcisio Cava per…eccesso di multe! Almeno stando alle indiscrezioni. Il comandante Cava non avrebbe gradito il “richiamo” da parte del sindaco Enio Pavone. In soli 3 mesi, da ottobre a dicembre 2013, sarebbero state riscontrate ben 1600 infrazioni che avrebbero scatenato le reazioni di molti automobilisti che se la sono poi presa con il primo cittadino. Che l’amministrazione comunale di Roseto avesse puntato molto sulle multe per fare cassa si sapeva già (il Partito Democratico su questo aspetto

ha attaccato l’amministrazione comunale). Ma che non venisse usato il buon senso da parte degli agenti municipali, stando almeno ad alcune indiscrezioni di Palazzo di Città, questo no. Il primo cittadino quindi avrebbe chiesto al comandante di evitare un accanimento laddove invece il buon senso sarebbe stato necessario. Insomma, multe sì ma non distribuite a pioggia. Da qui dunque le dimissioni di Cava. Dopotutto il comandante ha solo fatto il suo dovere. Magari eseguendo anche delle indicazioni arrivate dall’alto.

INFORMATIV A PER I CITTADINI

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Legge Regionale del 10 agosto 2012 n. 41 (BURA), che disciplina la materia funeraria e di polizia mortuaria cambia in modo radicale gli assetti dei compiti e delle funzioni in merito al trattamento del caro estinto. Ad esempio ora, per il periodo di osservazione, il trasporto del defunto – dall’ospedale a casa - è consentito prima delle 24 ore, previa documentazione. A riguardo, l’azienda Antonio Ruggieri S.r.l. garantisce il servizio di trasporto a costi contenuti, determinati in base all’impegno e, soprattutto, mette a disposizione presso i locali della sua azienda una sala di commiato a titolo gratuito. Inoltre, per ceneri e cremazioni ci sono tariffe ben definite, non elevate, se non inferiori a quelle di un funerale normale. La nuova Legge Regionale permette di conservare le ceneri privatamente o, se lo si desidera, è possibile disperderle in luoghi adatti. La nuova regolamentazione definisce, quindi, in modo chiaro le procedure in ambito mortuario. Pertanto è opportuno rivolgersi sempre a strutture specializzate che offrono servizi adeguati per tutte le esigenze, diffidando da chi non conosce le procedure e alimenta i costi ingiustificatamente.

Antonio Ruggieri S.r.l.

Via Brasile Zona Ind.le Voltarrosto - Rosrto Ufficio 085-8932081 . Fax 085-8932769 Info. 338-8602828 - e-mail antonioruggierisrl@gmail.com

NON CI PIACE

Si dimette il comandante dei vigili: troppe multe!


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Due nuove farmacie a Roseto Il Tar dell’Aquila dà ragione al Comune contro il quale era stato presentato il ricorso da parte dei titolari di due farmacie contrari all’apertura di nuove attività nell’area del Borsacchio e a Cologna Paese. Soddisfatto il sindaco Enio Pavone in quanto i giudici hanno riconosciuto la validità del progetto approvato dall’amministrazione comunale circa due anni fa

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l piano di istituzione di due nuove farmacie sul territorio comunale di Roseto ha ottenuto il via libera da parte del Tribunale Amministrativo Regionale dell’Aquila a cui si erano rivolti i titolari di altre farmacie che avevano considerato illegittimo il provvedimento approvato dalla Giunta Pavone. Il Tar, infatti, ha ritenuto valido il piano del Comune che aveva approvato l’individuazione di due nuove sedi farmaceutiche in località Borsacchio e a Cologna Paese. A presentare ricorso, impugnando l’atto deliberativo ratificato dal Consiglio Comunale oltre un anno e mezzo fa, erano stati i titolari delle farmacie Chierichetti ed Eredi Di Bonaventura. Il Comune di Roseto, rappresentato e difeso dall’avvocato Patrizia Cartone, si è costituito in entrambi i ricorsi per difendere gli interessi dell’Ente sollevando le eccezioni di improcedibilità ed infondatezza che sono state accolte in pieno. In pratica il Tar ha giudicato corretto e legittimo l’operato dell’amministrazione rosetana che ha adottato tale provvedimento per andare incontro alle esigenze della popolazione, in modo particolare di un quartiere in forte espansione demografica come quello del Borsacchio, e del centro storico di Cologna. “Sono molto soddisfatto”, è stato il commento a caldo del sindaco Enio Pavone, “perché il Tribunale ha confermato la piena legittimità e la correttezza dell’iter individuato e seguito dal Comune nel cercare di venire incontro alle esigenze della popolazione e non agli interessi dei singoli. L’obiettivo era quello di dotare i due territori, Cologna Paese e zona Borsacchio, di un servizio essenziale del quale erano sprovvisti”. Va detto, inoltre, che l’individuazione di una nuova farmacia nel

territorio di Cologna Paese va incontro alle richieste che erano state presentate proprio dal Consiglio di Quartiere. “Si tratta, a mio avviso, dell’ennesima dimostrazione”, chiosa il primo cittadino rosetano, “dell’utilità e dell’importanza di questi organi che stanno lavorando per il bene dei propri territori. Ci vengono prospettate delle problematiche e nel limite delle possibilità cerchiamo di trovare delle soluzioni, come in questo caso”. Per l’attuazione definitiva del nuovo piano bisognerà ora attendere qualche mese, ovvero il tempo necessario agli interessati di avviare le procedure per allestire le nuove farmacie.


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Lo sport quale strumento di

educazione alla legalità a Roseto

Pienone alla Villa Comunale per il primo di una serie di appuntamenti organizzati dall’amministrazione di Roseto in collaborazione con l’associazione “Prossimità alle Istituzioni ONLUS”

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enerdì 24 gennaio scorso nella sala convegni della Villa Comunale di Roseto si è svolto il primo appuntamento d’incontri programmati in seno al progetto “Educazione alla Legalità attraverso lo Sport e il Volontariato”, cofinanziato dal Programma Attuativo Regionale del Fondo per le Aree Sottoutilizzate PAR FAS (o FSC) Abruzzo 2007-2013. Ad aprire i lavori dell’interessante pomeriggio, in una sala gremita da bambini attenti e famiglie partecipi alle idee dell’associazione “Prossimità alle istituzioni”, il sindaco Enio Pavone, l’assessore allo sport Mirco Vannucci, l’assessore alle politiche sociali Alessandro Ricchiuti ed il presidente di “Prossimità alle Istituzioni ONLUS”, Domenico Trozzi. In rappresentanza del Questore di Teramo, Giovanni Febo, è intervenuto Gennaro Capasso, Dirigente Superiore Squadra Mobile al quale i bambini hanno rivolto domande sugli argomenti trattati, tutti utili ad una crescita sana nella società, ispirati ai principi dello sportivo come modello comportamentale di buon cittadino, lavoratore, individuo utile al prossimo. Si è parlato, infatti, del rispetto delle regole, rispetto dell’avversario, delle problematiche del doping e dell’importanza delle attività poste in essere dalla Onlus “Prossimità alle Isittuzioni” come strumento di prevenzione del disagio giovanile. Questo primo appuntamento ha già dato pieno riscontro di interesse e contenuti, inaugurando il calendario degli appuntamenti convegnisti inerenti il Progetto che affiancheranno, in corso d’anno, le attività sportive e di educazione alla legalità già ben avviate e strutturate dalla ONLUS Prossimità alle Istituzioni nel comprensorio rosetano.


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TERRA DI MEZZO L’Abruzzo raccontato da Guido Piovene. Estetico e pittoresco: il Far West di Pescara, i terremoti, i mercati. L’identità sempre mancata. Un viaggio nell’Italia di sessanta anni fa. Non ancora presa nel vortice del boom economico. Guido Piovene (Vicenza 1907-Londra 1974) percorre in lungo e in largo la penisola dal 1953 al 1956, i suoi “reportage” sono trasmessi ogni settimana dalla Rai. E’ un successo, da cui nasce un libro mitico, più di novecento pagine. Piovene osserva il paese con il distacco dell’intellettuale, del viaggiatore del Settecento. E’ interessato a monumenti, teatri, chiese, opere d’arte, biblioteche, ai “grandi”, alle personalità eminenti. Il banchiere-mecenate di Vasto, Raffaele Mattioli, alla guida della Banca Commerciale per quarant’anni, “il più grande banchiere italiano dopo Lorenzo de’ Medici” gli appare semplice e ? giudicato, restio e insinuante, polemico senza indulgenze, perché critica gli industriali “piagnoni”. A Piovene sfugge il contatto con gli “umili”. Anche quando critica la riforma agraria preferisce parlare con i “padroni”, invece che con i contadini. Un solo accenno ai “braccianti di Matera”. Così con gli operai, incontra solo Marzotto. Eppure “Viaggio in Italia”, con tutti i suoi limiti “ideologici” è un capolavoro. Dovesse essere conosciuto nelle scuole, senza togliere il posto ad altri-leggere non è mai sbagliato, specie se si trae profitto- che spesso stanno sui banchi per compiacere a mode e capricci. Fotografa un’epoca, individua quelli che sarebbero diventati i mali anche della nostra regione. “Dei gruppi italici che lo abitarono un tempo, i Vestini, i Peligni, i Marrucini, i Frentani, i Marsi, i Pretuzi, resta ancora il ricordo nei nomi delle città e dei villaggi. Un archeologo mi ha fatto notare-scrive Piovene- che il tratto della costa adriatica, tra i confini con le Marche ed il Gargano, è l’unico in cui non si trova segno d’influenza greca; anche allora l’Abruzzo non era di facile penetrazione. Vi giunse invece più tardi un soffio d’Oriente, e lo si coglie nei costumi, nei tappeti, negli ori, nei merletti. L’Aquila. “La prima impressione” è una facilità di respiro. Poi una fastosa edilizia recente, di un numero e di una mole che sembra sproporzionata. Una piccola Roma ministeriale e funzionaria si è sovrapposta alla vecchia città. La maggior parte dei palazzi va dal Rinascimento tardo al Barocco, pochi sono gli avanzi gotici, per lo più incamerati dentro i muri di un altro stile. Negli edifici sono scritte le vicende agitate non soltanto dell’arte, ma della storia dell’Abruzzo. E’ questa la nostra regione che fu più devastata dai terremoti; nessun centro ne rimase esente, e L’Aquila ne subì una serie. I terremoti, appunto. (Recentemente, sull’inserto domenicale del “Sole”, a proposito del libro di Nate Silver, “Il Segnale e il Rumore”, ed. Fandango, che tratta di predizioni e previsioni: nel caso dell’Aquila era assurdo pensare di poter fare una predizione esatta, ma che il terremoto prima o poi si sarebbe verificato e in quelle proporzioni era ampiamente prevedibile. Il motivo principale del disastro, secondo Silver, è semplicemente che la città si era troppo rilassata rispetto al pericolo sismico che si trova ad appena quindici chilometri nel suo sottosuolo. Negligenza, quindi,

di MARIO GIUNCO

sedimentata da decenni e nei secoli. “Finale paradossale del 2011scrive ancora Silver- quando un gruppo di sette scienziati venne messo sotto processo per strage, con l’accusa di non essere stati in grado di notificare adeguatamente al pubblico il rischio di un terremoto di grosse proporzioni dopo che si era verificato lo sciame sismico. Il processo fu ovviamente ridicolo, ma possiamo comunque domandarci se non ci fosse qualcosa che gli scienziati potevano fare in modo migliore”. E’ il parere di un noto studioso americano e forse è anche il motivo per cui il presidente Obama è stato prodigo, verso la città terremotata, solo di enciclopedie. Torniamo, faticosamente, a Piovene. Pescara (e come dimenticare il Vate) “ha una bellezza, diversa dalla consueta delle città italiane. Una gran festa a cui ho assistito faceva veramente ricordare il Far West; elementi tradizionali, come le bande e i cori, sembravano galleggiare sopra una sarabanda di folla eterogenea, che riempiva le piazze e il lungomare, tutta macchiata di colori vivaci. Cori e bande nei chioschi si esibivano in gara. Pescara è un’eccezione nell’Abruzzo, e aspira a divenire il centro ideale di un Abruzzo moderno”. Chieti “con il suo panorama, i tempietti romani, la cisterna romana che riforniva d’acqua la città e le terme, vanta il prestigio della nobiltà e degli studi; la bella biblioteca pubblica è la maggiore d’Abruzzo. La disputa tra Pescara e Chieti, se disputa si può chiamare, è quella tra aristocrazia e gente nuova”. Teramo “oggi quasi tutta moderna è città agricola, e i proprietari delle terre conservano lo stampo dei confratelli marchigiani. Gran parte delle maggiori famiglie locali è emigrata a Roma; rimangono avanzi latenti di questa tradizione storica ed umanistica, che illustrò il nostro Mezzogiorno, e che qui ebbe il maggiore esponente in un patrizio e proprietario terriero, Francesco Savini. Patrizio, proprietario terriero e umanista: potrebbe essere un capitolo della vecchia Italia scomparsa. E’ nella provincia di Teramo il maggior restauro di un monumento d’arte in corso nell’Abruzzo; ha per oggetto il Duomo romanico d’Atri, e durerà molti anni. Quello splendido Duomo e tramutato in un cantiere; come dentro un cantiere si ammirano gli affreschi del maggiore pittore abruzzese, Andrea Delitio. Quando vi capitai Atri era invasa dal mercato settimanale. I mercati rimangono fondamentali nell’economia abruzzese. I maggiori non hanno nulla della sagra paesana; sono piuttosto città erratiche, che ricoprono la città ospitante con centinaia di negozi di un giorno. Servivano un tempo a sfoggiare i costumi locali”. L’Abruzzo terra di un’identità ancora non definita. “Una coscienza regionale più spiccata e unificatrice è la prima necessità che sentono gli abruzzesi amanti della loro terra. L’Abruzzo è ben presente alla mente degli italiani da un punto di vista esteticopittoresco, come dare torto a Piovene? Le cronache da diverso tempo stanno a dimostrarlo.


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Ricordi 2 27

serie

II Pasquale Zeppilli(o).

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Due vocali finali del suo cognome hanno fatto la differenza, facendolo diventare da un lato un eccellente arbitro di basket e dall’altro un tranquillo bancario, capace, però, di contare tutto, anche i “frame” della moviola... di William Di Marco

Quella volta non c’erano mediatori che potessero aiutarlo. Si trovò ad affrontare la macchina infernale dei calciofili televisivi, divenuta improvvisamente sua alleata e capace di incoronarlo come il migliore. Gioia che negli anni divise con il suo amico Domenico, “bravo più di me”, come dice mentre la malinconia rattrista il suo volto

Pasquale Zeppilli Sincronizzare i sensi e far lavorare il cervello come un elaboratore di alta precisione. Far in modo che gli impulsi cerebrali siano perfettamente in linea con lo sguardo e non avere esitazioni di fotografare la situazione per la realtà che rappresenta, quella vera, che è stata catturata davanti agli occhi. Una specie di carpe diem, il cui attimo non è il senso di felicità della vita, bensì l’effettiva materialità dell’esistenza in versione tridimensionale. Sono infinite propulsioni che premono nel nostro cervello per esprimere il condensato di una decisione che fuoriesce da un fischio: da tale momento quello, e solo quello, è il verdetto finale, definitivo, dove il nero diventa per sempre nero e il bianco gli fa da contraltare, senza scampi e senza sfumature cromatiche che possano inquinare le prove e le prese d’atto. Il computer di bordo ha sentenziato e neanche questa volta ha tradito. Pasquale Zeppilli aveva tutti i riflettori puntati addosso e le telecamere non erano da meno. Doveva decidere se quel famoso tiro al palasport di Livorno era stato scagliato prima o dopo il termine, il fatidico suono della sirena di quella finale scudetto del 1989: il tempo per pensare o consultare le diavolerie elettroniche - che di solito aiutano quelli che, solo dopo, tutto sanno e nulla sbagliano - era pari a zero. Il suo calcolatore congenito aveva incrociato tutti i dati messi a disposizione ed aveva emesso il verdetto. Il suono greve proveniente dal tavolo dei giudici, netto e perentorio, si era incuneato nel canale uditivo; lo sguardo verso il tabellone non era stato trascurato, mentre l’altro occhio, in un meraviglioso e mai così felice strabismo, aveva seguito il giocatore Forti dell’Enichem Livorno, il quale sotto canestro, lanciato dal compagno Fantozzi, aveva fatto quello che gli si richiedeva: segnare i due punti. E per una partita in equilibrio, con la Philips Milano avanti per 86 a 85, significava vittoria, ma soprattutto scudetto da cucire sulla maglia. Invece - dopo una confusione del post partita che mai si era vista e mai più si vedrà, in cui i toscani, convinti della vittoria, formeranno i caroselli per le strade, forti della segnalazione del tabellone che li vedeva vincitori - l’annullamento del

canestro finale da parte dell’arbitro rosetano, che aveva milioni di occhi televisivi puntati addosso, fu la decisione giusta, confermata nella serata dagli apparecchi elettronici della Rai. «Fu la prima volta che nel basket si fece uso della moviola - ci scherza oggi Pasquale - e lì emerse la prova inconfutabile che la mia decisione, per una quindicina di “frame”, era giusta». Si sapeva che fosse il migliore, lo avevano incoronato da tempo come il re dei direttori di gara, ma avere anche la certezza “scientifica” di ciò che erano le valutazioni emerse alle volte in modo empirico, fu tutt’altra sensazione. Una gioia infinita che sembrava poter in qualche modo condividere con un amico di tante gare arbitrate in coppia, anche se non in quel di Livorno: il suo alter ego Domenico Belisari. Ma lì il racconto si fa un po’ più strozzato, c’è bisogno di una pausa e approfittiamo, in silenzio, per riavvolgere il nastro. Villa Ardente le ricorda qualcosa? È il mio punto di partenza. Nasco proprio in quel quartiere di Roseto, esattamente in via Lombardia, allora conosciuta come Villa Ardente e molte persone anziane ancora così chiamano quella zona. Era il 2 ottobre del 1947 e la casa che mi diede i natali era di mio padre Vincenzo, conosciutissimo perché uno dei primi barbieri di Roseto e con il salone più frequentato. Era di Guardia Vomano e aveva perso da piccolo il padre, cioè mio nonno. La madre aveva una piccola casa giù alla marina e così si trasferirono in quella che sarebbe diventata la nostra residenza. Intanto mio padre iniziò a fare pratica dal famoso “Napoletano” e nel tempo aprì un’attività per conto suo. Si sposò con Ginetta Talamonti, sorella di Ugo, Enzo e Giulia, molto conosciuti nella nostra cittadina, ed ebbero due figli, vale a dire io e mio fratello Walter, più piccolo di me. Di quel periodo cosa le è rimasto impresso? La zona dove abitavo era posta a sud rispetto al centro del paese, ma avevamo due grandi fortune. La prima è che potevamo giocare in mezzo alla strada senza problemi e ho ancora davanti agli occhi il gioco dei “quattro cantoni”, conosciuto come “li quattr’ puntu-


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Ricordi 2 -

II

Roseto, Piazza della Libertà, inizi anni ‘50. Da sin. Walter e Pasquale Zeppilli con Rosetta. Insieme a loro il cane Blick

serie

Roseto, Chiesa del S. Cuore, 11 e 12 ottobre 1958. Da sin. Pasquale e il fratello Walter nel giorno della loro Prima Comunione e Cresima

nat’” che svolgevamo agli angoli tra via Lombardia e via Piemonte. Ma la fortuna più grande era il “Campo dei Preti” del Centro Guerrieri. Ho passato un’infinità di pomeriggi a fare tutto ciò che era possibile realizzare: dal calcio al basket, alle attività della chiesa, senza soste. Avevamo un’energia e giocavamo continuamente, inventandoci la formula dei “mini tornei” e ogni mezz’ora si iniziava da capo. Eravamo un gruppo molto vario e tra gli amici di allora c’era Luigi Di Pasquale, detto “Lu boje”, Peppe Pincelli, Peppe Marini e tanti altri come Piero Del Governatore, Ennio Sulpizi. Molti di noi facevano parte dell’Azione Cattolica e ci dividevamo tra il campo e la chiesa, per andare a fare i chierichetti. Si narra che le vostre giornate tipo fossero molto “faticose”. Al di là della battuta, c’era del vero. Dopo la scuola tra di noi s’innestava una vera gara per arrivare prima possibile all’oratorio. Giungere in ritardo significava essere tagliato fuori dalle prime partite. C’erano veramente tanti ragazzini, che alle volte era difficile trovare posto nelle varie squadre che si formavano. Quando arrivava la sera, e d’inverno alle cinque era già notte, spesso venivano le nostre mamme a richiamarci. Dovevamo fare i compiti, pratica che sbrigavamo sempre sul tardi e molte volte nemmeno ci riuscivamo, per quanto eravamo stanchi. Erano gli anni del parroco Narciso Barlera, di padre Carlo, di padre Posticci che era l’amministratore del Centro Guerrieri e aveva una Ford Anglia Torino. Un particolare che ricordo è che quando andava a pranzo e lasciava la macchina nello spiazzale, noi ragazzi la prendevamo per farci dei giri nel campo. Se ci avesse scoperto! Certo, l’area era tutta recintata, ma i rischi c’erano. Questo era ciò che accadeva nel pomeriggio, mentre la mattina a scuola... Ho frequentato le Elementari in via Giannina Milli e le Medie nello stabile delle suore. Poi mi iscrissi alla Ragioneria di Pescara, al famoso istituto Tito Acerbo. Ottenni la promozione al IV anno e mi trasferii al Convitto Melchiorre Delfico di Teramo, ma non finii gli studi. Ebbi un problema alla gamba a causa di un accavallamento di nervi. Avevo dei dolori così forti che spesso svenivo, ma per fortuna poi tutto si risolse. Però il mio sogno di diventare insegnate di Educazione Fisica si interruppe. Intanto parallelamente continuavo a giocare, anche se in modo amatoriale. Avevamo una squadra di basket, la Pallacanestro Roseto, che militava in Promozione. Con me c’erano Enrico Rocchegiani, Mariolino Angelini e tanti altri, cioè persone che non giocavano in prima squadra e che avevano ancora voglia di calcare i campi. La stessa cosa succedeva per il calcio, anche se poi il problema che avevo al ginocchio in parte

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Premio “Martiradonna”, annualmente conferito all’arbitro di basket che nel corso dell’anno sportivo si è maggiormente distinto in campo Nazionale o in campo Internazionale. Il Premio consiste in una medaglia d’oro e in un diploma e non può essere assegnato allo stesso arbitro per più di due volte nell’arco della carriera. Pasquale Zeppilli lo ha ottenuto nel 1991

mi fece smettere. Così dopo il servizio di leva in Marina, che durò la bellezza di due anni e che svolsi a Taranto, Napoli e Ancona, ero spesso a bordo campo a vedere gli allenamenti del Roseto Basket. Fino a quando... Arrivò la classica opportunità che colsi al volo. Mentre ero in tribuna della palestra D’Annunzio, Tonino Narcisi mi chiamò e mi mise al collo il fischietto. Mi disse di arbitrare, dato che conoscevo le regole e lui aveva bisogno di aiuto. Ecco, se c’è un momento in cui il mio viaggio come arbitro inizia è proprio in quell’istante e lo devo a Tonino. Ogni giorno andavo agli allenamenti e facevo la mia partita, fino a quando lo stesso Narcisi mi fece fare un corso, potrei dire “personale”, in quanto dedicato solo a me. Ricordo che c’era già un altro arbitro, che aveva iniziato prima di me, anche se più giovane di tre anni, ed era Domenico Belisari, con il quale poi farò spesso coppia fissa nei vari campionati. Correva l’anno? Era il 1970 e iniziai subito con la Promozione e l’anno successivo in serie D. Non passai per le giovanili, poiché mi ritenevano già adatto per i campionati maggiori e dopo due anni di D approdai in C, dove rimasi per tre anni. Iniziai a fare coppia con Domenico, che già dal 1980 era in serie A, e spesso ci capitavano i campi più rognosi. Nel 1978 arrivai in serie B e nel 1981 feci l’esordio in A. La mia prima partita fu Carrera Venezia-Bartolini Brindisi: era il 4 ottobre. Ricordo benissimo ciò che accadde in quei giorni. Mi avvisarono che la domenica successiva sarei stato a Venezia con l’esperto Paolo Fiorito. Lui veniva da Roma e ci ritrovammo insieme a Mestre in albergo, dove mi venne a trovare un amico, Catucci di Pineto, e tutti e tre andammo a cena. Poi arrivò la partita e come ero solito fare, mi isolavo per 10’ prima dell’inizio, per trovare la giusta concentrazione. In quel frangente non potevo essere assolutamente disturbato. La gara andò benissimo, tant’è che a fine partita entrò negli spogliatoi il commissario che mi attribuì un voto più alto di Fiorito, che allora era uno dei migliori arbitri. Mi accorsi che le cose si stavano mettendo bene per me, in quanto alle classiche quattro o cinque partite della massima serie che facevano arbitrare agli altri, me ne assegnarono ben otto il primo anno (due di A1 e sei di A2). Poi la media si alzò a venti per giungere addirittura a 37 per un totale finale di 327 nella massima serie. Ebbi veramente tante soddisfazioni e nemmeno la mancata designazione alle olimpiadi di Seul del 1988 - poiché in Italia risultai il migliore arbitro, purtroppo per me senza la qualifica di “internazionale”: al mio posto andò il veneziano Cazzaro - può intaccare il ricordo bellissimo di quegli anni.


Ricordi 2 -

Pesaro, 1988, partita Scavolini-Knorr. Sotto canestro Pasquale Zeppilli

1987. Una delle coppie arbitrali più affiatate: Pasquale Zeppilli e Domenico Belisari

Quali sono stati i campi più “caldi”? Ce ne sono stati diversi, ma sicuramente in serie C e B non posso dimenticare Taranto e Reggio Calabria. In Puglia un tifoso con un coltello stava aspettando un giocatore ai bordi del campo, mentre a Reggio, nella gara contro il Monopoli, a 20” dal termine fui colpito da una rondella d’acciaio, che mi costrinse a uscire in barella. La nostra Roseto, invece, ha sempre avuto molti apprezzamenti per il suo pubblico. Certo, alcuni colleghi mi parlavano di brutte esperienze avute qui da noi, ma nel complesso il giudizio è stato sempre positivo. Che qualità deve avere un arbitro? L’arbitro non è né una professione, né un mestiere: è un atteggiamento mentale e quanto meno lo si nota in campo, più è bravo. Deve avere una grande volontà e deve profondere impegno in quel che fa, senza diventare mai protagonista. In più, deve essere preparato fisicamente. Ecco, quest’ultimo aspetto è ciò che mancava al caro Domenico: tecnicamente mi era superiore, ma gli piaceva poco il lavoro atletico. A proposito di Domenico Belisari... Ho avuto due fratelli, Walter di sangue e Domenico acquisito negli anni. Quando successe la disgrazia dell’incidente in cui nel 2005 perirono lui, Nicola Mariani ed Ernesto Settepanella, rimasi scioccato. Ero cresciuto professionalmente con lui e lo consideravo la persona più buona di questo mondo. Poi tecnicamente non aveva rivali: riusciva a vedere quello che sfuggiva agli altri. Torniamo alla sua vita lavorativa. La sua attività principale è stato il bancario. Iniziai da giovane a lavorare alla Monti confezione, nell’ufficio modelli. Poi entrai alla Banca Popolare nelle sedi di Giulianova, Pineto ed infine Roseto. Sono andato in pensione nel 2003, dieci anni dopo la mia ultima partita di serie A che arbitrai il 9 maggio. Nel frattempo sono stato impegnato nella formazione di arbitri e sotto di me sono passati molti giovani rosetani con lo stesso mio interesse, alcuni dei quali veramente bravi. A loro ho cercato di insegnare la mia filosofia, fatta di passione, volontà, coraggio e sincerità. Non possiamo dimenticare la famosissi-

II

serie 29

Roseto, Lido La Vela, 2013. Pasquale e il suocero Saverio Di Pietro, altro grande campione dello sport rosetano

ma gara di Livorno, quella, è il caso di dire, dell’ultimo secondo. Ne hanno parlato in tanti e in quel periodo finì su tutti i giornali e televisioni. Ricordo tutto, pure quando arrivò la designazione: ero al Bar dei Pini di Roseto a giocare con gli amici. In poche parole, in campo annullai l’ultimo tiro della squadra di casa, l’Enichem Livorno, che era sotto di un punto nei confronti della Philips Milano. Il tiro era stato effettuato pochi millesimi dopo il suono della sirena e io mi accorsi di tutto. Il mio collega Francesco Grotti, che non era nelle condizioni ideali per vedere il tabellone elettronico dei secondi, convalidò il canestro e ne uscì un esito doppio. Inizialmente risulto vincente il Livorno, al quale andava lo scudetto, essendo l’ultima gare dei play off, ma nel referto scrivemmo come andarono realmente le cose. Insomma la confusione fu tale, che addirittura ci furono i caroselli delle auto dei tifosi di casa. La sera il delicato caso fu tema della moviola, che sentenziò, per pochissimi frame, che avevo visto giusto e che il tiro di Forti era avvenuto dopo il suono della sirena. Per me fu una soddisfazione incredibile ed ebbi tantissimi apprezzamenti. Certo, ricordo pure che uscimmo dal campo scortati dai carabinieri e che dopo alcuni anni, quanto tornai ad arbitrare a Livorno, mi accolsero con una bordata di fischi. Un paio di curiosità finali. La prima: Zeppilli o Zeppillo? Entrambi, nel senso che mi chiamano tutti Zeppilli e così mi firmo, ma nell’estratto di nascita, per un errore che anche mio fratello si porta dietro, siamo registrai come Zeppillo. Un pensiero finale sulla città che le ha dato i natali. Amo Roseto e credo veramente che bisogna essere Rosetani dentro per capire cosa significa avere un attaccamento verso la propria terra. Mi sento di chiedere ai nostri amministratori di essere più attenti ai problemi della città e di volerle bene. Solo se c’è questo atteggiamento, molte questioni possono essere superate. E lo stesso discorso vale pure per il basket. Poche parole conclusive, sguardo sempre attento, che sa scrutare nel profondo, fino all’ultimo “fermo immagine”. Il computer cerebrale non andrà mai in pensione.

Roseto, 1989. Pasquale Zeppilli riceve la Rosa d’Oro dall’Amministrazione Comunale nella persona dell’assessore Vincenzo Fidanza


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La “Giornata

della Memoria”

all’istituto Moretti

Gli studenti

I relatori

Non bisogna mai dimenticare gli orrori della Seconda Guer-

purtroppo, anche oggi, nel mondo ci sono dei luoghi dove si combatte

ra Mondiale. Ed è per questo che il 27 gennaio deve essere

per la propria libertà e dove stermini ed eccidi sono ancora all’ordine

commemorato coinvolgendo le nuove generazioni, a comin-

del giorno. Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la “Giornata della

ciare dagli studenti”. Così l’assessore alle politiche sociali e

memoria”, in ricordo dell’Olocausto del nazismo che portò al geno-

alla pubblica istruzione del Comune di Roseto Alessandro

cidio pianificato di ebrei, rom, omosessuali, malati di mente, disabili

Recchiuti ha parlato agli studenti dell’Istituto Moretti lo scorso 27 gen-

e oppositori politici della Germania hitleriana. Il 27 gennaio 1945 è

naio, in occasione della “Giornata della Memoria”. Presente anche

il giorno in cui le truppe russe entrarono per la prima volta nel luogo

il sindaco Enio Pavone, invitato, assieme allo stesso Recchiuti, dal

simbolo della Shoah (‘distruzione’ in ebraico), il lager di Auschwitz.

dirigente scolastico, la professoressa Elisabetta Di Gregorio. Nel suo

Nel campo di concentramento nazista morirono circa 70mila perso-

intervento dinanzi alla folta platea di ragazzi il primo cittadino, Enio

ne, uccise nella camera a gas ricavata nell’obitorio del crematorio

Pavone, ha voluto accomunare in questa giornata il ricordo di tutte le

numero 1, da torture ed esecuzioni sommarie, dal lavoro inclemente

vittime dei “totalitarismi” e degli eccidi che hanno funestato il secolo

e dalle condizioni di vita impossibile. A Birkenau vennero ammazzate

passato, rammentando le vittime della Shoah, delle Foibe e dei Gulag

oltre un milione e centomila civili, in stragrande maggioranza ebrei,

comunisti. Il sindaco ha poi voluto ringraziare l’Istituto “Moretti” ed

russi, polacchi e rom. Auschwitz era un ‘Konzentrationslager’ (campo

il suo Dirigente Scolastico per la grande attenzione che, ogni anno,

di concentramento), Birkenau un ‘Vernichtungslager’ (campo di ster-

dedicano alla sensibilizzazione dei più giovani nei riguardi di certe

minio), il più esteso. Quando i russi arrivarono ai cancelli tristemente

tematiche. L’assessore Recchiuti ha posto anche l’accento sull’im-

noti per il loro tetro motto “Arbeit macth frei” (il lavoro rende liberi)

portanza del ricordo e della memoria, affinché certi incresciosi fatti

trovarono circa 7mila prigionieri ancora in vita, testimoni oculari del

non accadano di nuovo. Nel fare ciò ha rammentato ai ragazzi come

massacro senza fine.


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PUNTURE I ROSBURGHES di LUIGI BRACCILI

*-Sono finiti i libretti delle multe *-Sono morte? Tagliamole e sostituiamole *-La festa di Eidos ha entusiasmato tutti *-Una buona giornata sportiva MULTE A GO-GO Hanno scomodato perfino il presidente nazionale dei vigili urbani per fargli dire la sua. Il solone ha detto che le multe vanno contestate subito. Vabè, ma l’argomento era diverso. Il comandante dei vigili di Roseto si è dimesso perché i suoi agenti hanno fatto troppe multe. Una cosa è certa: vedere quei vigili agitare i libretti come per dire “ora ci penso io” ha dato sempre fastidio ed ora interpellare il “leader” è stato quasi ridicolo. Si tratta, badate bene, di civismo e non di servizio pubblico. Ora chi l’ha ordinato, scappa. Gli altri invece restano e se la ridono: la chiamate questa una sana amministrazione? ONORIAMOLE TAGLIANDOLE… Il letale “pungolo verde” continua a far danni tanto che l’antica e gloriosa Arena “Quattro Palme” sarà costretta a cambiar nome perché, morte tre palme, anche la quarta, poverina, si sta afflosciando. A San Benedetto del Tronto, dove esistono esperti e studiosi, consigliano di tagliare tutto e piantare palme giovani e rigogliose. L’addobbo arboreo di oggi, come lo chiamano, riempie di tristezza, per cui: aspettare non serve a niente. Il pungolo è inesorabile…

UNA BELLA FESTA Il quindicinale Eidos per festeggiare il suo ottavo anno di vita si è fatta una bella festa. Il pienone del salone “Piamarta” ha convinto un po’ tutti. Non solo coloro che sono stati inclusi nel libro edito da Verdone si sono resi conto che l’attività editoriale della rivista sta toccando momenti entusiasmanti. Quelli che non sono stati inclusi - dicono gli editori - avranno poco da aspettare perché si sta già partendo per nuove edizioni. William Di Marco, l’anima dell’iniziativa, è già entrato in cucina per preparare una nuova edizione. State tranquilli: vi sarà certamente poco tempo da aspettare. BENE LO SPORT Vincere con la squadra barese nel basket non ha comportato uno sforzo e neppure c’è stato qualcuno che si è lamentato per la mancanza del tifo. Certo il “PalaMaggetti” muto non mette allegria, ma a Roseto, siatene certi, il tifo tornerà nei momenti appropriati. Ora pensiamo alla trasferta di Mantova, ma prima di tutto dobbiamo convincerci che questo girone “silver” non nasconde le proprie stranezze. C’è da soffrire, non c’è altro commento. Nel calcio la Rosetana va avanti senza rumore. Va tenuto conto che il pareggio con il Capistrello, senza esaltare, perlomeno conforta visto il valore della squadra ospite. Ora si pensa alla nuova partita interna con l’Acqua e Sapone di Montesilvano. Visti gli ingredienti, la doccia sarà stimolante.


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RACCONTO DEL PASSATO

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Genco Russo

il famoso mafioso ed il suo soggiorno a Notaresco Mentre lo stavo intervistando, con il suo “u-fu?” fece tremare il telefono. Quando ripartì, quelli che non lo volevano, piansero: “Era un personaggio sul quale riflettere”. A Notaresco ancora lo ricordano.

Q

uando si lesse sul “Corriere”…il Vangelo della stampa italiana che Genco Russo, il prototipo siculo della “malapianta” mafiosa sarebbe venuto a trascorrere il proprio soggiorno obbligato a Notaresco, non ci vollero credere, ma si resero conto che, per le reazioni, il portone del Ministero dell’Interno restava addirittura chiuso. “Ma come - obiettavano i maggiorenti “tareschini” che non si toglievano la cravatta neppure quando andavano a dormire - una cittadina come la nostra sulla cui lapide sono incisi tanti nomi di eroi risorgimentali deve ospitare un soggetto di tal genere?”. Non vi fu nulla da fare. Genco, il leader dei mafiosi, arrivò ma, bisogna dirlo, impiegò solo qualche giorno per dissipare timori ed antipatie perfino nel più nobile dei…tareschini. A renderlo simpatico, quasi subito, erano stati il suo aspetto cordiale, la voglia di salutare tutti e la presenza in chiesa alla prima Messa mattutina. L’abitazione era ubicata fra il centro e Caporipe. Non era certamente regale ma sicuramente dignitosa, buona per un capomafia in esilio. Allora scrivevo per “Il Tempo” ed il direttore amministrativo, Libero Palmieri, volle farmi un omaggio-

di LUIGI BRACCILI

lancio. Mandò due telegrammi, uno a me e l’altro a Genco. Accettai perché mi resi conto che per me era arrivato il gran momento. Quando entrai nella sua camera da pranzo, lo vidi che dava ordini all’operaio dell’allora Timo per installare un telefono.

Genco Russo

Quando il lavoro finì, mi disse sorridente: “Arrivò il malefico attrezzo, ma quante pene per averlo”. Prima di iniziare ad armeggiare con la manovella, mi offrì un bicchierino di liquore, a base di zibibbo che stentai a trangugiare per via del suo gusto dolcissimo. Al telefono il “mammasantissima” si trasformò. La camicia immacolata schizzò fuori dalle bretelle ed il viso divenne paonazzo. Sentii gridare all’uomo con il quale stava conversando telefonicamente: “…Morto sei, scegliti la bara”. Atterrito, lasciai il bicchierino a metà e… coraggiosamente, me la squagliai. Il giorno dopo mi arrivò un secondo telegramma. “…Intervista o dimissioni” questo era il laconico testo. Quello che c’era scritto sul telegramma del temibile Genco non lo lessi ma mi resi conto della sua umanità. Il leader dei mafiosi siciliani si adoperò senza neppure parlare di come mi ero comportato il giorno prima. Elogiò Notaresco, il sindaco, il maresciallo e soprattutto il prete. “Io sono un mafioso - mi disse congedandomi - ma questa è terra di galantuomini”. Ho perso, per vergogna, il giornale con l’intervista, ma il ricordo di Genco Russo, che, quando lasciò Notaresco pianse, è certo che non mi lascerà mai.


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Ro

di Luca

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foto: Mimmo Cusano

UN ROSETO DA PRIMA PAGINA Roseto-Ravenna, giovedì 6 febbraio 2014, ore 20.30, al PalaMaggetti.

li Squali rosetani hanno iniziato alla grande l’anno 2014, con un mese di gennaio largamente positivo. La squadra di coach Tony Trullo è reduce da 2 vittorie consecutive e ha festeggiato in 4 delle ultime 5 partite giocate. Numeri migliori ce l’ha soltanto l’Agrigento di coach Franco Ciani, che grazie ad una irresistibile serie di 6 successi consecutivi ha conquistato la vetta solitaria della classifica a quota 26 punti, lasciandosi alle spalle Ferrara (24), squadra che ha dominato il girone di andata. E il Roseto? La squadra del Lido delle Rose è al 6° posto a quota 20 punti, in una classifica che la tradizione del terzo campionato italiano vuole da sempre cortissima, grazie al campionato molto equilibrato. Roseto è quindi in zona playoff promozione e a 6 punti dal primo posto, ma anche a 6 dal terzultimo, che vale la retrocessione. Dunque vietato distrarsi per la com-

pagine del patron Peppe Di Sante e del presidente Ettore Cianchetti. Nell’ultimo turno giocato fra le mura amiche del PalaMaggetti, contro il fanalino di coda Bari, squadra assolutamente non competitiva, Trullo ha dato spazio anche ai giovani dell’Under 19 (Faragalli, Nolli, Gloria), che hanno strappato applausi al sempre caloroso pubblico presente. Oltre ai giovani, ha riscosso applausi a scena aperta l’atleta simbolo del Roseto 2013/2014: Alex Legion. L’esterno statunitense, infatti, ha stabilito il suo nuovo record di punti, segnando – in soli 24 minuti – 37 punti (7/10 da 3), ai quali ha aggiunto 16 rimbalzi, totalizzando 45 di valutazione. Questo gli ha consentito di essere al secondo posto nella speciale classifica dei “Migliori del mese” a gennaio, dietro Ashley Hamilton di Reggio Calabria. Secondo posto anche nella classifica degli allenatori, con Tony Trullo dietro il tecnico dell’Agrigento, Ciani. Il Roseto tornerà a giocare in casa nel turno infraset-

timanale di giovedì 6 febbraio 2014, alle ore 20.30, al PalaMaggetti contro il Ravenna. Prima, però, difficile impegno in trasferta – domenica 2 febbraio – contro il Mantova, squadra appaiata ai rosetani in classifica.

Lorenzo Lolli

Francesco Faragalli

Mirko Gloria

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere

Luca Bisconti, Kevin Sowell, Alex Legion


Roseto

ti Maggit di Luca

Basket

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IL BASKET CONTRO IL CANCRO Un innovativo corso medico, organizzato da Giampiero Porzio guardando al basket. Ospiti d’eccezione: Messina, Lamonica e Bonaccorsi.

Ettore Messina e Giampiero Porzio [Mimmo Cusano]

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arlando di pallacanestro, Roseto degli Abruzzi è – da sempre – un posto magico. È la città dove, nel 1945, è nato il Trofeo Lido delle Rose, il torneo estivo più antico d’Europa (e forse del mondo). È il luogo in cui, anno dopo anno, il basket continua a tessere la sua tela virtuosa, in grado di andare spesso ben oltre il campo da gioco. Nasce così “AGAINST THE PAIN – Giocare di squadra per battere il dolore”, innovativo corso che parte dal basket per spiegare agli oncologi come lottare contro il dolore, nella loro quotidiana attività medica. Il corso – che si svolgerà a Roseto degli Abruzzi nel prossimo mese di marzo – esordirà lunedì 3 febbraio 2014, dalle ore 9 alle 15, al “Cierrebi Club” di Bologna. L’assoluta originalità del corso è l’utilizzo del basket come metafora. Infatti, i partecipanti saranno coinvolti in una vera e propria contesa agonistica, in cui gli oncologi saranno impegnati contro il dolore. Il corso è stato ideato da Giampiero Porzio, oggi oncologo e in gioventù allenatore per una stagione del Roseto Basket, che ha coinvolto

Luigi Lamonica e Giampiero Porzio [Mimmo Cusano]

nomi importantissimi del basket italiano e internazionale. Infatti, a Bologna ci saranno: Ettore Messina (guru degli allenatori italiani, attualmente coach del CSKA Mosca); l’arbitro Luigi Lamonica (il direttore di gara italiano più titolato e Mister Europa della professione, oggi cittadino rosetano) e tre grandi ex atleti come Roberto Brunamonti, Charlie Yelverton e Claudio Bonaccorsi (indimenticabile stella del recente rinascimento rosetano). Così ha spiegato la sua idea Porzio: «È il momento di sperimentare nuovi modi di fare formazione, che vedano i giovani medici parte attiva di un processo e non semplici, spesso attoniti, spettatori. Da queste considerazioni, è nata l’idea di un corso sul dolore da fare su un campo di basket. La squadra degli oncologi contro quella del dolore. Tutto inizierà nello spogliatoio, luogo sacro, dove si costruisce il destino di una squadra. Lo staff parlerà dell’avversario, dei suoi punti deboli e dei suoi punti forti. Sul campo, esercizi e schemi facili saranno metafora di tutti gli aspetti della terapia del dolore, dalla titolazione degli oppioidi alla prevenzione degli effetti collaterali. Niente letture “magistrali”,

niente “a te la parola”, bensì una palla che passa tra tante mani. Soprattutto, niente chiacchiere. Concentrazione massima per raggiungere l’obiettivo: valutare e trattare correttamente il dolore. Al posto delle diapositive, una lavagnetta e pochi tratti di pennarello. Come una squadra intorno al coach, nel momento decisivo della partita, quando mancano pochi secondi alla fine e c’è tempo per un solo tiro. Poi, ancora nello spogliatoio, per ragionare sul ben fatto e sul migliorabile». Il corso, supportato dall’azienda Prostrakan, è accreditato Ecm.

Claudio Bonaccorsi [Nicola Celli]


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La Rosetana

avanza verso la salvezza Al termine dell’avvincente pari casalingo col Capistrello, abbiamo intervistato Capitan Repetto di piergiorgio stacchiotti

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opo un periodo a cavallo tra la fine dell’anno vecchio e l’inizio del 2014 con prestazioni altalenanti, la Rosetana nelle ultime giornate ha ripreso, con risultati più redditizi, la corsa alla conquista della salvezza nel minor tempo possibile. L’undici di Brunozzi ha prima ottenuto il secondo successo esterno stagionale a Cupello ed ha poi pareggiato 2-2 davanti al proprio pubblico contro il Capistrello. Gara dalle mille emozioni quella contro la terza forza del torneo. I ragazzi di casa hanno dominato per circa un’ora la formazione di Scatena, vedendosi annullare un gol, colpendo nella prima frazione anche due legni e trovando il meritato vantaggio ad inizio ripresa con il solito Rossi Finarelli; una serie di decisioni controverse del debuttante arbitro Romanelli di Lanciano hanno favorito gli ospiti che, nel giro di tre minuti, hanno capovolto la situazione. Per fortuna di Merletti e compagni, un’indecisione del portiere ospite Fanti ha permesso a Gridelli di trovare il gol del definitivo pari, subito dopo l’uno-due del Capistrello. La Rosetana, immediatamente dopo l’1-1, era rimasta in inferiorità numerica. Pur non avendo centrato i tre punti, la compagine di Brunozzi ha disputato senza ombra di dubbio una delle migliori prestazioni stagionali davanti ai propri tifosi. Di certo c’è rammarico per non essere riusciti a concretizzare maggiormente la superiorità territoriale espressa per due terzi di gara, ma anche soddisfazione per avere raddrizzato un match che improvvisamente si stava perden-

do di mano. Questo è anche il pensiero del capitano biancazzurro, Alessio Repetto, che abbiamo interpellato nel dopo gara.

INTERVISTA AL CAPITANO ALESSIO REPETTO Ti ritrovi ad essere uno dei giocatori più esperti ed il capitano della squadra, pur avendo solo 26 anni. Qual è la cosa che ti piace di più di questo gruppo? Siamo un gruppo giovane, composto però da molte persone di Roseto. Quindi abbiamo modo di incontrarci anche fuori dal campo. La nostra forza è proprio questa, è molto più bello venirsi ad allenare con persone che già conosci. Sapere di condividere l’allenamento con loro dà un piacere doppio. Sei soddisfatto del cammino avuto dalla squadra fino a questo momento? Beh, durante il campionato ci sono state partite in cui c’è stato tolto qualcosa: per sfortuna, per errori nostri o esterni. Altre volte le cose però sono andate decisamente meglio. Alla fine però, durante il campionato, gli episodi positivi e quelli negativi tendono a bilanciarsi. Dopo quanto accaduto durante la scorsa stagione, con un crollo nel girone di ritorno che portò alla retrocessione (poi evitata dal ripescaggio), come pensate di evitare il ripetersi di una situazione analoga? Sicuramente ci stiamo impegnando molto di più in allenamento rispetto ad allora. Ricordiamo bene cosa è successo l’anno scorso e quindi stiamo cercando di ottenere il prima possibile i punti che ci garantiscano la salvezza. Siamo sulla buona strada, questo pari col Capistrello è stato molto importante, considerato l’andamento della partita. Noi ci stiamo impegnando e siamo convinti di potercela fare, senza eccessivi patemi, a raggiungere l’obiettivo.


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Come diventare una “costume designer” di GIORGIA PASQUINI

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Edith Head è stata una costumista che vanterà nella sua carriera otto Oscar, un Golden Laurel Award, una stella nella Hollywood Walk of Fame, una serie di francobolli statunitensi e il personaggio di un cartone animato a lei dedicato

dith non è proprio una bellezza, il suo patrigno non manca di farglielo notare anche il giorno del suo diploma: se farà carriera, sarà solo per il suo cervello. E infatti sul vocabolario il termine bellezza non è sinonimo di bravura, piuttosto che di qualità, e Edith lo sottolinea. Inizia la sua carriera come insegnante e, per arrotondare, accetta di tenere un corso di arte (anche se non ha mai studiato disegno in vita sua). Si vede costretta a imparare tramite corsi serali e così avviene il primo approccio, disastroso, al disegno. A questo punto perché non rispondere all’annuncio della Famous Players-Lasky (che poi diventerà Paramount), che cerca dei disegnatori di bozzetti? Edith ha una personalità versatile e l’azienda la assume. Questo è l’inizio della storia di una costumista che vanterà nella sua carriera otto Oscar, un Golden Laurel Award, una stella nella Hollywood Walk of Fame, una serie di francobolli statunitensi e il personaggio di un cartone animato a lei dedicato (la stilista Edna ne Gli Incredibili). Chi non ricorda l’abito nero di Audrey Hepburn in Vacanze

Romane, archetipo del contemporaneo e tanto amato “look Audrey”? O quello (incantevole) di Grace Kelly in Caccia al ladro di Hitchcock? Edith veste gli attori più famosi di Hollywood e, in particolare, lavora con i migliori registi. Ma come è possibile che una donna dal percorso così “improvvisato” sia arrivata a far parte del nostro immaginario, quello comune, attraverso degli abiti che hanno caratterizzato l’immagine di un intero film e gli stessi attori? Io ho sempre sognato di avere, indossare, anche solo per una volta, quel vestito turchese di Grace Kelly, prima ancora di sapere chi fosse l’ideatore/ideatrice. Il motivo non è difficile: Edith lavora tantissimo, impara quello che non sa fare (disegnare) e, soprattutto, studia le situazioni di lavoro tanto da guadagnarsi l’appellativo “Dress Doctor”, per la minuzia e attenzione dedicate al copione e alla conoscenza personale degli attori e dei registi. Il discorso è che “non si nasce imparati”, bisogna impegnarsi se si crede in qualcosa e il non saperlo fare è un ostacolo che si supera, come tanti altri, tipo imparare a camminare o ad andare in bicicletta: si prova e si cade chissà quante volte ma poi, d’un tratto, diventerà naturale farlo, come le cose che si amano.

Giovedì 6 Febbraio 2014 ore 22,30 “MICK BR I LL ROCK BLUES B A ND”,

con Fu lvio Feliçia no (Gu itar a nd voice) e Glauco Di Sa batino (Dr ummer)


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PSICOLOGIA

di AMEDEA CAPRANI

Il silenzio. Nella dimensione profonda dell’ascolto di sé “Lo spazio dello spirito, là dove esso può aprire le ali, è il silenzio”. (Antoine de Saint-Exupéry)

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igmund Freud, padre della psicoanalisi, utilizzava il silenzio in terapia come strumento per favorire nel paziente l’emergere dell’Es, la dimensione inconscia, in cui sono celati traumi rimossi e desideri infantili rimasti insoddisfatti, il disvelamento dei quali era alla base della guarigione dalle nevrosi. Il Silenzio dunque, già allora, alle origini della storia della psicoterapia, veniva inteso come condizione fondamentale per permettere al paziente di entrare in contatto con la parte più intima e profonda di sé, quella resa inaccessibile alla coscienza dalle difese che l’Io schiera contro i suoi contenuti e il senso di angoscia che ne deriva. Il silenzio, secondo Freud, dà accesso al nostro mondo interno, popolato di fantasie ed intimi desideri, serbatoio inesauribile della nostra creatività, delle nostre energie positive e custode del nucleo più autentico della nostra personalità. Per questa ragione, Freud sostiene che mantenere un buon contatto con questa nostra parte psichica è alla base della salute mentale di ogni individuo. Ma il linguaggio dell’Es non è un linguaggio fatto di parole e si rivela attraverso il silenzio, che permette all’individuo di sintonizzarsi con la propria parte interiore. Il silenzio dunque rappresenta la dimensione pregressa, originaria. Viene prima della coscienza, del pensiero e della parola. La parola nasce all’interno del suo grembo, che le dà forma e senso. Pensiamo al bambino, le cui prime parole nascono nell’ambito di un legame forte e stabile con la figura di accudimento, consolidatosi nel tempo proprio attraverso scambi comunicativi non verbali, i quali si dispiegano ripetitivi sullo sfondo di un silenzio che si nutre di sguardi e di gesti reciproci, rassicuranti, in cui il bambino può riconoscersi come essere esistente e amabile. In psicoterapia il silenzio è una comunicazione di intenti forte ed efficace da parte del terapeuta, come pre-disposizione all’ascolto attento dell’altro e messaggio di apertura che stimola apertura; per far sentire all’altro che siamo lì per lui e che egli, con tutto il suo mondo,

rappresenta la cosa più importante in quel momento; che quello spazio è suo ed uno spazio di totale comprensione. Attraverso il silenzio si compie un contenimento neutro, acritico, dell’altro, nell’accettazione di questo così come egli è, cosi che egli impari a non condannarsi per primo, ma ad ascoltarsi, per capire, in seguito, cosa sia meglio per se stesso. Oggigiorno è diventato davvero difficile fare silenzio. Trovare, nel nostro quotidiano, quell’angolo di silenzio che ci permetta, in qualche misura, anche piccola, di avvicinarci a noi stessi, di cercare ciò che di noi sentiamo mancare, di riconciliarci con quella parte di noi che ci fa arrabbiare e ci crea disagio interiore. Non è facile. Ma non è impossibile. Anche se tutto, attorno a noi, corre veloce, come se il tempo non avesse più tempo e lo spazio si restringesse tanto da non sembrarci vivibile, dipende da noi, dalla nostra sola volontà, ridare senso al tempo e respiro al nostro spazio, fermandoci per un po’, ogni giorno, in compagnia di noi stessi. È proprio dentro di noi che possiamo trovare la quiete di cui abbiamo bisogno, diventando sordi ai tanti rumori che rendono caotiche le nostre giornate. Nel contatto silenzioso con noi, riusciamo a sentire il nostro corpo con le sue sensazioni e poi, col tempo, a distinguerle dalle nostre emozioni che spesso ne sono alla base e con esse vengono confuse. Vivere la rabbia, la tristezza, la gioia, significa prima di tutto ascoltarle. E il silenzio rappresenta una condizione fondamentale per mettersi in ascolto. Abituarsi a fare silenzio vuol dire abituarsi, pian piano, ad ascoltare i propri bisogni, ad entrare in contatto con la parte più intima e profonda di noi, quella che rappresenta il nostro vero io, senza maschere, senza finzioni. Il contatto con noi stessi ci aiuta a non perdere il senso delle cose che facciamo, a vivere positivamente ciò che la vita ci riserba e ad occuparci degli altri. Solo dopo esserci messi in comunicazione con noi stessi, infatti, saremo capaci di entrare in relazione con l’altro e di ascoltarlo veramente. “Se sei silenzioso, troverai riposo in qualunque luogo abiterai” (detto dei Padri del deserto). L’Arte del Silenzio Amedea Caprani (psicologa) amedea.caprani@virgilio.it.


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musica HAI PAURA DEL BUIO? LA CULTURA E’ IMPORTANTE, NON LO DIMENTICHIAMO di GIULIA MARINI

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anuel Agnelli non è solo il frontman degli Afterhours. Non è solo uno spilungone dalla pelle chiara e dalla chioma fluente. Non è solo un artista. Manuel Agnelli è un italiano che sta raccogliendo forze e risorse per promuovere la cultura in tutta la penisola. Uno dei suoi ultimi prodotti è “Hai paura del buio?”. Il festival volutamente definito di “interazione culturale” è stato concepito come una matrice di arti e mestieri. Un ricco e intenso palinsesto ha infatti previsto che tutti i concerti fossero affiancati da performance live di altro tipo (esposizioni di quadri, istallazioni video, reading ed esibizioni teatrali). I musicisti – positivamente - coinvolti sono stati più di ottanta. Tra i più e meno noti: Daniele Silvestri, Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, Piero Pelù, Vasco brondi, Nicolò Fabi, i Ministri, il Teatro degli Orrori e molti altri. A questi si aggiungono nomi di altro tipo come Nebulae per la danza e Staino per la pittura. L’idea e’ – come ha spiegato Manuel Agnelli in un’intervista al mensile di informazione indipendente Altreconomie – quella di ridare valore alla cultura. La musica, l’arte, il teatro non sono “una rottura di scatole”, una dispersione di risorse. Sono degli orticelli da coltivare. L’Italia passa la maggior parte del suo tempo a cercare di conservare quello che un passato - ormai non troppo recente - ci ha lasciato. E’ tempo di creare nuovo valore. Roma, Milano, Torino. Tre sono state le tappe

del mini-tour “Hai paura del buio?” che – a conti fatti - ha registrato numeri da record. Diecimila gli intervenuti lo scorso agosto nella capitale piemontese. L’evento si è svolto nella location del Traffic Torino Free Festival. Le Officine Grandi Riparazioni, un immenso spazio industriale reso nuovamente agibile nel marzo 2011, hanno fatto da scenario ad una suggestiva serata realizzata quasi totalmente a budget 0. Stessa partecipazione e coinvolgimento per l’appuntamento di Roma, 13 settembre 2013 e quello di Milano, 30 ottobre 2013. All’Alcatraz di Via Valtellina la cultura ha incontrato anche la solidarietà. Il ricavato della serata è stato infatti devoluto alla onlus Soleterre, un’organizzazione umanitaria che opera per garantire i diritti inviolabili dell’uomo nei paesi sottosviluppati. Un grande successo quello di cui lo stesso Manuel Agnelli si dice fiero. La speranza, ora, è che il tour prosegua e raggiunga almeno tutte le più grandi città italiane. Il tempo del buio è finito. La musica, l’arte, la cultura sono di vitale importanza per la crescita di un paese. Non lo dimentichiamo!


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Atletica

esordio positivo per i giovani della Vomano Al Palaindoor di Ancona vincono nelle rispettive serie la cadetta Botondi e l’allievo Macchia

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ello scorso fine settimana al meeting Nazionale indoor giovanile di atletica leggera, positivo debutto per i giovani rappresentanti della Bruni atletica Vomano. Per la squadra di Morro D’Oro, in evidenza la cadetta Silvia Botondi che prima si è imposta nella serie dei mt 60 con il tempo di 8.74 e poi vince anche la serie dei mt 200 con il tempo di 28.97. L’allievo Marco Macchia vince agevolmente la 3° serie dei

mt 1000, nel meeting nazionale assoluto, destando una buona impressione per la facilità di corsa. Nella manifestazione giovanile di Ancona, svolta nella mattinata di domenica, da segnalare un ottimo 2° posto nella serie dei mt 200 ragazze per Di Cristofaro Diletta, con il tempo di 33.27, 4° posto nella serie dei mt 60 ragazzi per Andrea Iachini, con il tempo di 9.50 e il 6° posto nella serie dei mt 200 ragazzi per Francesco Delle Curti.


fotografia

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A breve sul sito

eidosnews.it

la sezione fotografica curata da Elio D’ascenzo

Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. È un modo di vivere. Henry Cartier-Bresson

Autore: Angelo Damiani, 31 anni, Roseto Degli Abruzzi. Titolo DELL’OPERA: La mia New York Luogo: New York ( grattacielo Empire State Building ) Apparecchiatura: Canon 7d con obiettivo Samyang 8mm ( fisheyeParametri di Ripresa: iso 400 Elaborazione: Lightroom

1/20 sec. f16

di ELIO D’ASCENZO

L’AUTORE RACCONTA... E’ la visione di una grande metropoli, palpitante di vita incessante,che batte al ritmo di un cuore immenso, capace di farsi intendere ai quattro angoli del mondo. Una delle visioni piu’ impressionanti ed evocatrici che sia dato di vivere.(cit. Theodore Dreiser ) commento personale: Luglio 2013. Finalmente con mia moglie a New York! Camminiamo per le sue strade, immersi nella sua poesia, respiriamo energia e smog...e col naso in su riesco a fissarlo: L’Empire State Building, da togliere il fiato. Ho davanti a me il simbolo della metropoli, vero capolavoro di bellezza e di efficienza, immenso, tra gli altri grattacieli di New York. Grazie al mio obiettivo Fisheye riesco a fotografarlo in tutta la sua interezza...CHE EMOZIONE.... Riesco perfino a catturare un taxi in corsa... frenetico, come i suoi abitanti... una moltitudine di vite che si incrociano tra gli stessi ponti, strade e palazzi...è proprio vero che la città non dorme mai! ( A mia moglie Sara )

Se volete pubblicare una vostra foto particolare inviatela a fotografia@eliodascenzo.it

LE PILLOLE DI ELIO Perché una fotografia racconti la storia che stiamo vivendo in quel preciso momento, è meglio se prima di fare “click”, controlliamo il soggetto principale, così come lo (soprattutto) sfondo! Proviamo a vedere se non ci sono elementi inclusi nell’inquadratura che possano rovinare l’equilibrio della scena. Spesso è controproducente includere nell’immagine più situazioni o cose che andrebbero a sminuire il soggetto che ha colto il nostro interesse.


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TELEVISIONE

Sanremo 2014

di BARBARA CINQUE

quali saranno gli ospiti ?

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icominciamo con il nostro appuntamento Sanremese, Facciamo il punto della situazione :Partiamo dalle certezze, cioè dalla presenza di Raffaella Carrà e di Gino Paoli. Il cantautore genovese, che salirà sul palco dell’Ariston con Danilo Rea nella serataomaggio ai cantautori italiani fissata per venerdì 21 febbraio, ha raccontato a Radio 2 come Fabio Fazio lo abbia incastrato: “L’anno scorso, per andare a Sanremo, avevo posto una condizione: poter citare i miei amici che non ci sono più, Tenco, De André, Lauzi. Quest’anno Fazio mi ha chiamato e mi ha detto: la condizione dell’anno scorso diventa ora la mia proposta, vieni a cantare queste cose. E io ho detto, benissimo, vengo.” Quindi confermato il cantautore de “ la gatta” ma andiamo avanti Il giovedì dovrebbe esserci Claudio Baglioni, che con Fazio ha condiviso la straordinaria esperienza di Anima Mia, in onda nel 1997 su Rai2. Non ci sarà - è ufficiale - invece Laura Pausini, impegnata in quei giorni a San Paolo in Brasile. Non si hanno notizie certe sul duetto di Giorgia e Alicia Keys su Pregherò (I will

pray), così come sembra saltata l’ospita di Jovanotti, anche lui all’estero nella settimana sanremese. Il mitico Paul dei Beatles avrebbe chiesto un cachet - respinto - da 800mila euro. Roger Waters dei Pink Floyd avrebbe detto sì ma solo in cambio di ben trecentomila euro. Alla fine, dunque, all’Ariston potrebbe approdare Paolo Nutini, 27enne Italo - scozzese. Sembrano tramontate anche le ipotesi Damon Albarn dei Gorillaz, Bruno Mars e George Michael che pure ha un disco in uscita a metà marzo. Qualche speranza in più resta per Cat Stevens. Per quanto riguarda gli ospiti extramusicali, appurata l’esclusione di Pippo Baudo, sembra confermata la presenza di Laetitia Casta, che con Fazio ha condotto il Festival del 1999, e probabile quella di Enrico Brignano. Per la kermesse sanremese a quanto pare la Rai è pronta a sborsare alti cachet a partire dal suo conduttore Fazio che dovrebbe accontentarsi di 600 mila euro (in aggiunta ai due milioni di euro previsti per Che tempo che fa) - ma qualche dubbio c’è e la sensazione è che in realtà la cifra sia di poco maggiore -, mentre Luciana Littizzetto incasserà tra i 300 e i 350 mila euro. Speriamo almeno che siano meritati... Buona visione a tutti!


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“RICORDI DEL PASSATO”

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iuseppe Di Febo nasce a Montepagano l’8 Dicembre 1879, terzo di sei figli. Terminate nel paese le Scuole Elementari, viene successivamente inviato a frequentare come convittore l’Istituto Tecnico Agrario di Alanno, dove si licenzia nel 1896. Tale Istituto ancora esiste ed ha da poco compiuto i suoi primi 150 anni di attività. Subito dopo Giuseppe eserciterà per alcuni anni la professione di Agronomo, ed il 14 Settembre 1908 sposerà Maria Grazia Di Luzio, l’ostetrica teramana, da tutti chiamata Donna Graziella, già pure ricordata in un precedente numero di Eidos, e con la quale condividerà per 60 anni un lungo sodalizio di ininterrotto lavoro ed affetto. Nel frattempo Giuseppe aveva vinto per corcorso la Ricevitoria Postale di Montepagano, ed iniziava il suo nuovo lavoro di Ufficiale di Posta, mentre la moglie quello di Ostetrica condotta nel paese. Da quel momento Giuseppe, meglio conosciuto come “Don Peppe della Posta”, ha esercitato il suo ufficio con il massimo scrupolo, tra bolli, pacchi e raccomandate, ricevendo ed inoltrando migliaia di telegrammi, da lui trasmessi con l’alfabeto MORSE, oggi in disuso, ed il cui ticchettìo si udiva fin sulla piazza. Non lesinava consigli, attenzioni scrupolose ed aiuti a tutti quelli che glielo chedevano. Non si allontanò mai dal suo paese, verso il quale nutriva rispetto

ed un amore viscerale, mai venuto meno, e tanto da non riuscire a superare il dolore per la perdita dello storico Municipio. Don Peppe e donna Graziella hanno avuto tre figli, Luigi, Alberto ed Ada, oggi scomparsi; un solo nipote, Sergio, che per decenni ha prestato servizio come medico presso l’ospedale di Teramo, e due pronipoti: Alberto ed Antonella.


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Riflettori puntati su... Luciano Monticelli

Abbiamo incontrato l’ex sindaco di Pineto per conoscere quali saranno le sue ambizioni e i suoi progetti, vista la candidatura alle elezioni regionali, e per sapere cosa ne pensa del futuro della città di cui, fino a qualche mese fa, era il primo cittadino

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ra l’ultimo Halloween, ma per Luciano Monticelli non è stato uno scherzetto: dopo alcuni giorni di malumori, il 31 ottobre 2013, giunge la notizia del “golpe” a Pineto. Infatti, l’ex Assessore al Turismo e Manifestazioni, Filippo D’Agostino, insieme ad altri 10 consiglieri, firmavano le dimissioni, facendo così decadere la giunta comunale della città. Dopo tre mesi dall’accaduto abbiamo incontrato l’ex sindaco per intrattenere con lui una chiacchierata di fronte ad un buon caffè. Che cosa sta facendo adesso Luciano Monticelli? Adesso ho un grossissimo impegno perché sono candidato alla Regione Abruzzo. La candidatura è stata ufficializzata di fronte al segretario provinciale Gabriele Minosse, quindi sto facendo quello che si fa quando si è in campagna elettorale: trovare contatti, girando tutto il territorio della Provincia di Teramo. Sarà una battaglia forte, anche se il PD è un grande partito di massa. Come si sente dopo aver retto l’Amministrazione di Pineto? Sono uscito dopo nove anni e mezzo dall’amministrazione a testa alta. Ho svolto il mio lavoro da sindaco con grande passione e un forte senso di disponibilità nei confronti degli altri, perché il sindaco è anche un po’ il padre dei

La pista ciclabile di Pineto

cittadini. Su 365 giorni il sindaco vive 362 di sacrifici e di impegno, se vuole veramente essere al servizio di tutti. Questo sarà anche l’atteggiamento che assumerà per le Regionali? Con la stessa determinazione e passione, cercherò di allargare quest’idea di Amministratore alla Regione Abruzzo, per cavalcare i grandi principi di Pineto, come la sostenibilità ambientale. In paese, non si dimentichi che noi siamo stati quelli che abbiamo fatto il Parco Marino, quelli delle piste ciclabili e della raccolta differenziata, cose importanti per la nostra cittadina che è una delle più belle della costa adriatica. Continuerò ad occuparmi del problema delle acque e dei fiumi inquinati e rovinati. Lavorerò sulla questione internazionale ed europea che ha a che fare con le cessioni demaniali e sulla problematica relativa alla petrolizzazione. L’agricoltura è inoltre un punto fondamentale, tant’è vero che all’interno del Piano Regolatore ce ne sarà uno Agricolo. Altro mio interesse sarà rivolto al trasposto ferroviario per ovviare alla linea chiusa nei pressi del bacino dell’Aremogna, a Roccaraso. Perché si candida? Sono orgoglioso di essere stato sindaco e di aver lavorato bene. Ma non mi candido per questo. Lo faccio per realizzare dei progetti, anche quelli legati alla cultura, argomento di cui purtroppo non si parla: siamo venuti a conoscenza chi fosse l’assessore regionale alla Cultura, solo perché è stato arrestato, altrimenti nessuno lo conosceva! C’è da fare un grosso lavoro. Per me, la biblioteca a costo zero che abbiamo costruito a Scerne, ma soprattutto quella che stiamo facendo a Mutignano, è un atto di democrazia importante. Lavorerò anche nell’ambito della musica, che io amo. Tornando a Pineto, come giudica le Primarie?

di MARTINA FRANCHI

Innanzitutto, il 25% che è andato a votare è un risultato altissimo che ha legittimato il candidato e l’amministrazione uscente. Robert Verrocchio avrà la forza, la responsabilità e il peso di e per condurre questa vittoria. Mi fido moltissimo di lui, è un bravissimo ragazzo. Lei è un renziano. Che mi dice della nostra Italia? Mi auguro che tutte le riforme elettorali di cui si discute si portino a compimento. C’è necessità di decidere per smuovere questo governo: se Monti ci

L’ex sindaco Luciano Monticelli ha massacrato, Letta fa fatica ad emergere forse proprio perché sente il fiato di Renzi, legittimato da un voto altissimo di elettori. Lui ha in mano la situazione e deve essere decisionista. Io appoggio la riforma elettorale “Sindaco d’Italia”, in vigore dal 1993, che promuove l’elezione diretta, per cui il cittadino sa chi vota: la sua è una responsabilità piena, in quanto dopotutto è giusto che chi va a votare, debba saper scegliere lo schieramento preferito.


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Omaggio a tre illustri personaggi di Pineto: Tito Marucci, Nicola Patelli e Mario Torrieri l’Amministrazione Comunale ha deciso, con D.G. del 17 Maggio 2013, di intestare una piazza a Tito Marucci (l’attuale Piazza Marconi), una strada a Nicola Patelli (l’attuale Via Trieste) ed un’altra a Mario Torrieri (il tratto di strada compreso tra Via Rapisardi e Via XXV Aprile) di ERNESTO IEZZI

Da tempo si era alla ricerca del modo migliore per ricordare tutti i personaggi che hanno dato lustro alla cittadina di Pineto, contribuendo con il proprio operato allo sviluppo della comunità sotto vari profili, scrivendone la storia e modellandone l’identità. Si è realizzato uno stemma recante i nomi di tutti i sindaci di Pineto, esposto presso la Sala Paolo Corneli di Villa Filiani. Un particolare: la cronologia dei sindaci parte dal dopoguerra, con la nascita della Repubblica, omettendo di fatto un pezzo di storia della giovane Pineto , fino al 1929 frazione di Mutignano. Questo particolare non secondario era stato più volte contestato dal compianto Gianfranco Marucci, scomparso di recente, il quale rivendicava un riconoscimento anche per il padre, Ing. Tito Marucci, nominato più volte podestà, per l’intenso ed articolato contributo speso per la crescita della cittadina. Egli diceva sempre, con un piglio laconico ma deciso, “che era come voler fare la storia d’Italia partendo da Garibaldi ignorando la storia di Roma”. Si è pensato allora che l’intestazione di una piazza o di una strada fosse il riconoscimento migliore è più visibile per ringraziare coloro che con dedizione e passione hanno contribuito alla crescita della comunità pinetese. Proprio per rendere omaggio ad alcuni di questi personaggi che “durante la loro esistenza e con il loro operato si sono distinti per la crescita storico culturale della Città di Pineto”, l’Amministrazione Comunale

ha deciso, con D.G. del 17 Maggio 2013, di intestare una piazza a Tito Marucci (l’attuale Piazza Marconi), una strada a Nicola Patelli (l’attuale Via Trieste) ed un’altra a Mario Torrieri (il tratto di strada compreso tra Via Rapisardi e Via XXV Aprile attraverso il sottovia carrabile). La scelta di questi personaggi è stata dettata dalle sollecitazioni e dalle segnalazioni di diversi cittadini. Di seguito riportiamo una loro breve biografia illustrativa, estratta dal rapporto istruttorio della delibera, evidenziando come i tre personaggi ricoprano periodi diversi della storia di Pineto. TITO MARUCCI, ingegnere, uomo di vivace cultura nonché grande ed appas-

Mario Torieri

sionato educatore partecipò, con i famosi “Ragazzi del ’99 “, alla prima guerra mondiale sui monti del Brenta. Podestà di Pineto dal 1936, fu opera sua l’annessione di Calvano e Scerne al Comune di Pineto. Richiamato alle armi nel Maggio del 1940 con il grado di capitano di Artiglieria, il suo incarico di Podestà fu espletato dal vice podestà Palmantonio Di Febo. Mandato in un primo momento sul fronte francese e successivamente in Albania, venne posto in congedo nel 1943, in quanto padre di quattro figli. Tornato a Pineto ricoprì nuovamente l’incarico di podestà, carica che mantenne anche senza prestare giuramento alla R.S.I., dal momento che il territorio comunale era praticamente occupato dall’esercito tedesco. Incarico che svolse con grande abilità e diplomazia, riuscendo sempre a mediare la difficile situazione con le forze germaniche e assicurando alla popolazione civile, nel frattempo ingrossata da un gran numero di “sfollati” che avevano trovato rifugio a Pineto e Mutignano, il necessario per vivere. Grazie proprio alle sue notevoli doti diplomatiche, evitò che la guerra avesse conseguenze disastrose sulla pineta litoranea della cittadina, ottenendo che la stessa non subisse un indiscriminato disboscamento. Dopo la liberazione si adoperò affinchè la pretesa di Atri di riappropriarsi dei territori annessi al Comune di Pineto fosse scongiurata. Nella sua qualità di appassionato educatore si adope-


51 rò, tra l’altro, per la costruzione di nuove scuole nella vicina Giulianova, paese in cui svolse la professione di insegnante e preside per oltre un trentennio, quali l’Istituto Professionale ed il più pregiato Istituto Tecnico Industriale con le sue specializzazioni, portandolo, per importanza, ai vertici regionali. Fu proprietario della Torre di Cerrano, salvandola dalla distruzione e curandone la buona conservazione. Nato ad Atri il 4 aprile 1898, è deceduto a Pineto il 15 marzo 1976. NICOLA PATELLI, medico, ma questo sembrava essere solo un dettaglio della sua lunghissima vita, perché il suo nome è stato sempre legato alla sua passione politica. Sindaco di Pineto dal 1951 al 1956, durante il suo mandato, da persona di grande cultura e soprattutto lungimirante nella visione dello sviluppo urbanistico del proprio Paese, ebbe la felice intuizione di salvaguardare il centro abitato di Pineto con la costruzione della cosiddetta “VARIANTE “, cioè la deviazione veicolare dal centro del paese all’esterno, decongestionando il traffico cittadino, limitando se non eliminando i tanti incidenti che si verificavano in prossimità della curva a ridosso del ponte Calvano, tanto da essere definito “la curva della morte”. Nato a Penne l’11 novembre 1904, è deceduto a Pineto il 29 maggio 2000. MARIO TORRIERI, ragioniere, stimato funzionario della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, filiale di Pineto. Gra-

Personaggi Illustri

zie alle sue capacità professionali e alle profonde doti umane, per molto tempo ne fu anche Vice Direttore. Eletto Sindaco nel 1987, il suo mandato si concluse nel 1990. Tra le altre cose, contribuì con determinazione all’acquisizione dei necessari fondi per la costruzione del bocciodromo, nonché alla progettazione e finanziamento del sottovia carrabile, nel quartiere dei Poeti, che collega la popolosa zona direttamente al prospiciente mare. Opera di cui non vide la realizzazione per la conclusione del suo mandato. Nato a Pineto il 24 aprile 1947 è deceduto ad Atri il 7 settembre 2001. CONSIDERAZIONI - Il senso di appartenenza ad un territorio, al suo paesaggio ed alla comunità che si modella con le proprie tradizioni ed interazioni, viene solitamente definito come “amore verso la propria terra”, un legame dettato anche dai natali e dai ricordi. Se si vuole rendere ancor più pregnante questo sentimento, lo si deve ancorare al seme embrionale della comunità, al timbro primordiale che diventa elemento di distinzione da altre cittadine. Parlando di pinetesità, ad esempio, viene spontaneo pensare ad un modello urbanistico ed ambientale generato dal suo fondatore, Luigi Corrado Filiani, il quale ha fissato le coordinate geografiche della nostra cittadina con un sistema di parchi e pinete, diventato nel tempo anche il perimetro estetico al quale ha dato il nome Pineto. Ma un’idea iniziale si trasforma in un pensiero costante, un modo coerente di concepire il territorio e l’ambiente, se viene alimentato dai successori con azioni susseguenti che andranno , negli anni, a ce-

mentare quel senso di appartenenza che possiamo tradurre in pinetesità. A Pineto, infatti, tanti altri personaggi hanno seguito il fondatore nella sua visione ambientalista e lungimirante con la realizzazione di altre pinete, alcune delle quali recano il nome dei promotori quali la Pineta Catucci e la Pineta Di Crescenzo; con scelte importanti sul territorio, con intuizioni e caratterizzazioni, anche con una gestione amministrativa sobria ed equilibrata richiesta da alcuni periodi storici e contesti economici particolari. Ricordando sempre e soltanto il pioniere di uno sviluppo urbano o di un modello urbanistico, si rischia di dimenticare tutti gli altri successori, le opere altrettanto importanti e funzionali; bisognerebbe invece tenere vivo il ricordo dell’operato di tutti i personaggi, alimentando quel senso di appartenenza che andrebbe trasferito da generazione in generazione. Con la stessa delibera la Giunta Comunale “ha dato mandato agli uffici competenti di predisporre gli atti per l’intitolazione di aree di circolazione anche agli altri ex Sindaci del Comune di Pineto che abbiano i requisiti previsti dalla normativa vigente”. In attesa della cerimonia di inaugurazione, ci auguriamo che altri cittadini illustri, appartenenti non soltanto al mondo politico ed amministrativo, vengano ricordati promuovendo sempre di più quel sentimento , di matrice proustiana,” …. della ricerca della pinetesità perduta” .


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Vertice tra il sindaco Pavone e il Commissario Pigliacelli Il primo cittadino di Roseto ha incontrato il reggente del Comune di Pineto per parlare di possibili sinergie e future collaborazioni per far fronte ad una serie di problematiche. Al centro del dibattito la sicurezza del territorio e il fiume Vomano. A breve nascerà un tavolo istituzionale di coordinamento intercomunale

I

l monitoraggio costante del fiume Vomano, la sicurezza ed il controllo di due territori confinanti. Sono stati questi i temi principali affrontati dal sindaco di Roseto Enio Pavone nell’incontro avuto a Pineto, ad inizio settimana, con il Commissario Prefettizio Pierpaolo Pigliacelli, insediatosi immediatamente dopo la caduta della Giunta Monticelli. E’ stata un visita di cortesia ma non solo, visto che il primo cittadino rosetano nel lungo e cordiale colloquio ha parlato anche di future sinergie e collaborazioni tra i due Comuni. Insomma, è stato sì un incontro istituzionale tra le parti, ma per fare anche un po’ il punto della situazione ed eventualmente elaborare delle strategie comuni per far fronte ad alcune problematiche. Infatti, si è parlato di una serie di azioni condivise da mettere in campo, con l’obiettivo concreto di gettare le basi per una futura collaborazione che possa portare alla nascita di una proficua e duratura sinergia tra Roseto e Pineto. E tra le tante situazioni da affrontare, durante il colloquio si è parlato di diverse tematiche di stretta attualità che interessano entrambe le comunità. A cominciare dal monitoraggio costante dell’asta del fiume Vomano, spesso finito nell’occhio del ciclone delle polemiche per la pericolosità che ha sempre rappresentato in occasione

di violenti temporali. Nel mese di novembre scorso, ad esempio, il Vomano esondò in più punti, causando allagamenti soprattutto nella zona industriale di Scerne di Pineto. Recentemente, grazie ai fondi messi a disposizione dell’Enel, un lungo tratto del fiume è stato ripulito, consolidando anche gli argini nei punti in cui la furia delle acque aveva creato una forte erosione. Tra gli argomenti anche la sicurezza ed il controllo del territorio che presuppone, ad ogni modo, un futuro dialogo e una possibile collaborazione tra i due corpi di Polizia Municipale. A tale proposito va ricordato che Pineto circa tre anni fa ha dato vita, assieme a Silvi, al corpo di polizia del Cerrano. L’iniziativa consente di abbattere i costi di gestione e soprattutto di avere la possibilità di controllare meglio un territorio molto importante come quello, appunto, dell’area del Cerrano. Al termine dell’incontro, il sindaco Enio Pavone ed il Commissario Prefettizio Pierpaolo Pigliacelli hanno concordato sulla necessità di mettere in campo azioni condivise tra i due Comuni e, a tal proposito, si è deciso di predisporre, a breve, la creazione di un vero e proprio tavolo di coordinamento intercomunale tra Roseto e Pineto che sarà chiamato ad affrontare quelle problematiche già sul tappeto.


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“C’er a una volta un gior no nor male, che adesso è un gior no speciale (…) buon compleanno bambina, oggi tu sei la regina, regina del sole, la più impor tante che c’è”

Iachin i Guerino

Auguri per il tuoi 18 anni da Angelica, Luca e la zia Assunta

100 a n n i 2 febbraio 1914 Tantissimi Auguri da parenti e amici

Consegnate le vostre foto presso il nostro ufficio di Roseto in via Milli 12

LUIGI PICA

Le foto non ritirate entro 30 giorni saranno cestinate

90 ANNI IL 21/01/2014 “SIAMO FELICI E ORGOGLIOSI DI FARTI GLI AUGURI PER I TUOI 90 ANNI CON I QUALI HAI RAGGIUNTO TANTI TRAGUARDI... ANCHE QUELLO DI ESSERE BISNONNO!!! TI VOGLIAMO BENE DA TUA MOGLIE ERSIGLIA,LOREDANA, GIOVANNI,NADINA E TUTTA LA TUA GRANDE FAMIGLIA!!!

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 333 7181980 l.nazionale@virgilio.it È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto.

Auguri da tutta la redazione di Eidos al nostro fotografo Antonio Tommarelli per la nascita del suo quinto figlio

Giovanni !

IMPAGINAZIONE E GRAFICA: ANDREA MARZII COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 331 3717294) FOTOGRAFI: ELIO D’ASCENZO, MARIO ROSINI, ANTONIO TOMMARELLI EDITORE: EIDOS News S.r.l.

email: info@eidosnews.it

PER QUALSIASI INFORMAZIONE NUOVA SEDE: Via Milli 12, Roseto degli Abruzzi

Tel. 338 2314618


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