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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 7 N.196 7 dicembre 2013

BCC dell’Adriatico Teramano

LA BANCA DELLA TUA CITTà CRESCE A ROSETO


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LA BANCA DAL

VOLTO UMANO La BCC dell’Adriatico Teramano apre lunedì 9 dicembre 2013 la nuova sede di Roseto, dotata di Area Self, bancomat interno e nuovi spazi per offrire servizi sempre migliori.

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a Banca di Credito Cooperativo dell’Adriatico Teramano cresce a Roseto degli Abruzzi, spostandosi in centro città e ampliando i propri spazi. La nuova filiale, che sarà aperta lunedì 9 dicembre 2013, si trova in via Nazionale 369/371 ed è una delle sei sedi operanti sul territorio. Restano invariati i numeri di telefono (085.893.10.26) e telefax (085.893.14.03), così come invariato resta lo staff, con il direttore Roberto Collevecchio e con Roberto Rosa e Lorena Pannelli. Nella nuova sede, più ampia e confortevole, troverà spazio l’Area Self, in cui gestire gratuitamente i prelevamenti, risparmiando tempo. La filiale sarà open space, favorendo il rapporto fra i clienti e il personale della banca e godrà di un bancomat interno, per dar modo di gestire le operazioni con la massima sicurezza e tranquillità. Una scelta precisa, quella della BCC dell’Adriatico Teramano, pienamente inserita in un territorio che vuole aiutare a progredire perché è questa la ragione della sua attività. Una banca dal volto umano, non una multinazionale che agisce globalmente e privilegia i numeri, bensì un partner affidabile e innervato nel tessuto economico, costituito da una comunità locale per favorire la sua stessa crescita. Un istituto che reinveste i suoi capitali dove li ha raccolti, senza avventurarsi in speculazioni o progetti lontani, in modo da generare un circuito economico virtuoso di sviluppo che crea ricchezza e benessere per quella stessa comunità con cui e per cui lavora. La BCC dell’Adriatico Teramano, in un periodo di crisi economica, vuole continuare a essere una banca a misura d’uomo, che sa ascoltare i bisogni offrendo risposte adeguate e che fa della professionalità e dell’affidabilità del suo personale una delle basi del proprio operato. Perché la Banca di Credito Cooperativo è una banca differente? Prima di tutto perché non ha scopo di lucro, quindi ha la priorità del bene comune del territorio che l’ha fondata. Ha inoltre un maggiore grado di attenzione, rispetto agli altri istituti, per le figure cosiddette “non bancabili”, cioè giovani, piccole imprese, microcredito, enti che lavorano per tutelare la qualità dell’ambiente e del patrimonio storico-artistico. L’agire della BCC dell’Adriatico Teramano può

riassumersi nella missione di inclusione economica e sociale, promuovendo lo sviluppo dal basso di un territorio. Solo così, infatti, è possibile rendere protagonisti i vari soggetti in esso presenti e contribuire a una crescita armonica ed equilibrata. Una banca che, nel tempo della globalizzazione, sia contemporaneamente istituto di credito affidabile e cooperativa con una identità forte e condivisa, che sappia fornire al territorio gli strumenti di cui ha bisogno per svilupparsi. Una banca in grado di offrire, oltre alla tutela obbligatoria per legge per tutti gli istituti di credito, che garantisce i depositanti fino alla somma di 100.000 euro, anche quella del Fondo di Garanzia Istituzionale (FGI), che offrirà tutela globale per i clienti BCC in relazione a tutti i crediti vantati nei confronti della propria banca.

In copertina. Il Presidente Antonino Macera, il Direttore Generale Tiberio Censoni, il Direttore della Filiale di Roseto degli Abruzzi, Roberto Collevecchio. In questa pagina. Il personale della Filiale di Roseto: Roberto Rosa, Lorena Pannelli e Roberto Collevecchio (Direttore) . Il Consiglio di Amministrazione.


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Bilancio, aumenta l’Imu sulla seconda casa Il provvedimento prevede l’applicazione del 10,6 per mille, con un incremento di 3 punti percentuali. Tarsu invariata assieme alle altre imposte. Intanto, dal 2010 ad oggi tra pensionamenti e mancato rinnovo dei contratti agli Lsu il Comune ha 70 dipendenti in meno ma deve ugualmente garantire gli stessi standard qualitativi dei servizi

Il sindaco Enio Pavone

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a Giunta Municipale di Roseto ha dato il via libera al bilancio 2013 senza alcun ritocco per ciò che concerne i costi dei servizi a domanda individuale, tasse e tariffe. L’approvazione verrà ora ratificata dal prossimo Consiglio Comunale. Una sola novità e riguarda l’aumento dell’Imu sulle seconde case che passa dal 7,6 per mille al 10,6 per mille, con un aumento di 3 punti percentuali per far fronte ai minori trasferimenti da parte dello Stato e alla richiesta di versamento nelle casse statali da parte dei Comuni del 30 per cento delle somme introitate con l’Imposta Municipale Unica. Il sindaco Enio Pavone, che ha assunto ad interim la delega alle finanze dopo le dimissioni di Alfonso Montese, ha spiegato le scelte operate dall’amministrazione comunale che vanno in una direzione molto chiara: evitare di colpire i cittadini in maniera indiscriminata. “Se avessimo aumentato la

Tarsu”, ha sottolineato il primo cittadino rosetano, “avremmo costretto a pagare chi oggi non può. La Tassa sui Rifiuti resta invariata. Ecco quindi la scelta di aumentare l’Imu sulle seconde case e sui capannoni industriali e artigianali. In pratica chiediamo di pagare a chi può”. Pavone ha poi fatto notare come la richiesta del versamento da parte dello Stato del 30 per cento delle somme Imu introitate vada ad impoverire le casse comunali di circa un milione e 800mila euro (il gettito supera a Roseto i 5milioni di euro). “In pratica, oltre a minori trasferimenti”, ha aggiunto il capo della Giunta rosetana, “abbiamo anche a che fare con questa situazione. L’unico intervento che potevamo attuare era dunque quello di aumentare l’Imu sulle seconde case. Viviamo in una situazione difficilissima. Il bilancio da preventivo, visto che parliamo dello strumento finanziario del 2013, alla fine diventa consuntivo in quanto lo

Stato ci impone l’approvazione entro il 30 novembre, cioè con quasi un anno di ritardo, ovvero quando le scelte sono state fatte”. C’è poi un altro aspetto che non può essere sottovalutato. Dal 2010 ad oggi, tra pensionamenti e mancato rinnovo dei contratti ai lavoratori socialmente utili, il Comune di Roseto si ritrova con ben 70 dipendenti in meno, ma con un risparmio di circa 870mila euro per ciò che concerne la spesa del personale. “Si trattava di dipendenti”, ha concluso Pavone, “che operavano prevalentemente nel settore delle manutenzioni. Purtroppo non possiamo fare assunzioni ma abbiamo l’obbligo di mantenere i servizi. Non è facile in certe condizioni. Diventa, anzi, tutto più difficile. I cittadini devono sapere che non sempre si riesce a dare una risposta immediata alle loro richieste di intervento come ad esempio potare un albero o controllare un lampione”.


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L’ondata di maltempo crea nuovi disagi sulla costa Il Comune di Roseto annuncia nuovi interventi per la messa in sicurezza dei fiumi Vomano e Tordino. A Cologna tonnellate di plastica sulla spiaggia. I giovani del posto pronti ad un’azione di volontariato per ripulire l’arenile. A Voltarrosto abitanti costretti a non usare l’acqua dei rubinetti a causa di infiltrazioni

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l maltempo dei giorni scorsi ha riproposto nuovamente il problema della sicurezza dei corsi d’acqua, in modo particolare dei fiumi Tordino e Vomano. Il rischio esondazione è sempre alto ma fortunatamente le opere tampone realizzate l’estate scorsa hanno in qualche modo evitato, almeno per il momento, il peggio. Tuttavia il Comune di Roseto è pronto ad avviare una serie di interventi per una ulteriore messa in sicurezza dei due fiumi. Il temporale di un paio di settimane fa ha portato alla luce nuove criticità, spingendo l’amministrazione locale a prendere in considerazione nuove soluzioni per evitare che i due corsi d’acqua possano esondare, come era accaduto soprattutto al fiume Tordino nel marzo del 2011. “Per quanto riguarda il Tordino”, spiega l’assessore all’ambiente e lavori pubblici Fabrizio Fornaciari, “grazie all’intervento provvisorio realizzato dal Comune nella scorsa estate con le esigue risorse a disposizione, si è riusciti a fronteggiare l’ondata di maltempo e la piena del fiume, proteggendo l’ex discarica di Coste Lanciano dall’aumento eccezionale del livello dell’acqua, segnalato tramite

l’allerta meteo della Protezione Civile. La realizzazione della barriera protettiva, pur rappresentando un intervento tampone, ha consentito intanto di evitare danni enormi e di difficile risoluzione”. Per accelerare l’iter dell’intervento definitivo di messa in sicurezza del fiume, gli uffici comunali hanno predisposto una proposta progettuale da sottoporre al Genio Civile e agli altri enti competenti. A breve inoltre inizieranno le operazioni di pulizia del materiale spiaggiato nel tratto interessato della frazione di Cologna Spiaggia. Qui la mareggiata ha depositato sull’arenile tonnellate di rifiuti. Oltre al legname e altri detriti di natura organica, la corrente ha scaricato anche tanta plastica. I giovani del posto sono pronti a collaborare con il Comune con un’azione di volontariato, purché vengano messi a disposizione mezzi e strumenti per la raccolta del materiale e la sua differenziazione. “Per il fiume Vomano”, sottolinea il sindaco Enio Pavone, “al fine di garantire la massima sicurezza verrà interdetta al transito, tramite ordinanza sindacale, la stradina sopra l’argine a protezione della darsena del porticciolo, danneggiato dal-

la forte erosione causata anch’essa dalla portata violenta dei giorni scorsi. Solleciteremo, in questo caso, gli ultimi adempimenti per la rimozione del capannone, che impedisce alla Provincia di completare l’intervento sulla foce del fiume. Questo consentirà finalmente, dopo tanti anni di attesa, la messa in sicurezza della sponda rosetana, in corrispondenza della foce”. L’iniziativa andrebbe a raccordarsi con i lavori già realizzati dalla Provincia a monte del ponte carrabile della Statale 16 sulla sponda rosetana, con quelli che l’Eni sta realizzando in questi giorni per rimuovere gli ostacoli al centro del fiume, favorendo un miglior deflusso delle acque. Si tratta inoltre di opere che fanno il paio con i prossimi interventi in programma, sempre a cura della Provincia, che interesseranno gli argini di Roseto e Pineto del fiume Vomano. Intanto, a causa delle piogge dei giorni scorsi per alcuni giorni gli abitanti del quartiere di Voltarrosto non hanno potuto fare uso dell’acqua dei rubinetti in quanto presentava un torbidità eccessiva e un sapore anomalo. E’ probabile che la causa sia da ricollegarsi alla vetustà delle condotte.


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Alla memoria dell’appuntato dei carabinieri Antonio Santarelli il Premio Sciacca

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icorre la XII Edizione del Premio Internazionale Giuseppe Sciacca, una manifestazione che da oltre dieci anni assegna riconoscimenti a coloro che si sono distinti per un’idea innovativa, per un risultato brillante o per un percorso di crescita umana speciale e significativo. Il premio conferito presso l’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana. Intitolato a Giuseppe Sciacca (12.08.1960-21.09.1986), emblema di questo prestigioso evento, studiava architettura ed era un paracadutista. Era soprattutto un giovane attaccato alle migliori tradizioni della Patria, proteso ad una grande generosità verso il prossimo. La sua prematura morte a causa di un incidente (la mancata apertura del paracadute), avvenuto in occasione dei festeggiamenti in onore della Beata Vergine del Divino Amore, nel cielo sovrastante San Pietro, ci richiama ai sentimenti della giovane vita spezzata e invita a riflettere ancor di più sull’importanza di valori forti, quali l’altruismo e la bontà d’animo. I premi di questa edizione 2013 sono davvero di notevole spessore. Il pubblico si alza in piedi, c’è una vera e propria standing ovation, al momento della premiazione del giovane Jack Andraka: Premio Ricerca e sviluppo; lo studente liceale del Maryland, a soli 15 anni, ha ideato un sensore a basso costo che consente la diagnosi rapida e precoce del cancro al pancreas, alle ovaia e al polmone. Al Cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e docente di Sacra Scrittura, è stato assegnato il Premio per la Cultura. Al Sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Maria Ferri, è andato il Premio speciale per le attività istituzionali. Nel ritirare il riconoscimento, l’onorevole Ferri, ha dichiarato: “Questo non può che rappresentare per me uno stimolo a svolgere con maggiore incisività il mio ruolo di sottosegretario.” Ha soli 9 anni, ma insegna Storia all’Università: è Vitalii Nechayev, piccolo genio ucraino. È lui il vincitore assoluto del 2013. Le telecamere di Eidos, (il servizio completo è on line, sul nostro sito) si sono soffermate poi sul Premio per i carabinieri aggrediti a Grosseto nel 2011, Antonio Santarelli e Domenico Marino. L’appuntato scelto Antonio Santarelli, Medaglia d’oro al valore civile, muore dopo un anno di coma, a seguito di un’aggressione subita da un gruppo di giovani, durante un normale

controllo. lui c’è Domenico Marino, originario di Napoli, che perde l’occhio destro a causa della violenta aggressione ricevuta. È il 25 aprile del 2011 quando i due carabinieri restano incoscienti sul ciglio della strada, dopo la colluttazione. di MARCELLO All’evento del 16 novembre, partecipa PERPETUINI anche una nutrita delegazione della associazioni dei Carabinieri, in particolare dell’Abruzzo, regione di origine di Santarelli. Abbiamo intervistato la vedova di Antonio Santarelli, Claudia Francardi: e sue sono parole toccanti, che arrivano dritte al cuore. In poco tempo restituiscono tutta l’umanità e il sacrificio di Antonio Santarelli. Alla domanda su quale sarebbe stato il messaggio che Antonio avrebbe voluto lasciare, la signora Claudia fa riferimento a come il marito fosse una persona semplice, ma dal grande cuore. Il suo messaggio è pertanto racchiuso in quello che lui ha trasmesso mediante la sua semplicità e attraverso una vita dedicata al servizio e al sacrificio. Abbiamo sollecitato poi la signora Claudia a ribadire un concetto, rifacendoci ad una sua precedente intervista, in cui lei stessa sosteneva la seguente affermazione: “Antonio ci ha insegnato l’amore”. Inoltre, ha rimarcato infatti, come - al di là dei soldi e del successo- Antonio Santarelli pensasse e credesse che l’amore fosse la vera essenza della vita e probabilmente ha trasmesso anche a chi lo circondava questa convinzione di base. Nella parte quasi conclusiva dell’emozionante intervista, alla domanda su quanto le nuove generazioni siano predisposte all’amore e a vivere nutriti da questo valore, la signora Claudia ha infine sottolineato come viviamo purtroppo in una società improntata sull’individualismo e sull’egoismo. “Amare è un verbo”, ha affermato, e pertanto dobbiamo insegnare ai giovani di oggi a saper amare. Dobbiamo canalizzare un amore corretto, giusto, ribadendo costantemente l’importanza di educatori e testimoni in questo cammino educativo. Antonio Santarelli testimone lo è stato e lo resterà sempre, nel ricordo di chi lo ha conosciuto ed amato, ma anche della gente comune che lo conosce oggi attraverso la sua vicenda.


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UDIENZA GENERALE PAPA FRANCESCO

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Mercoledì, 6 novembre 2013

irca 9mila pellegrini della Dioscesi Teramo-Atri, al mattino presto sono partiti da diverse località. 154 pullman alla volta di Roma dove in piazza S.Pietro, come ogni mercoledì, si svolge l’udienza generale di Papa Francesco. Anche la nostra parrocchia di Montepagano era presente il 6 Novembre con circa 55 pellegrini e con uno strisicone con la scritta “Montepagano prega Papa Francesco”. È stata un’esperienza carica di emotività e partecipazione assieme a 100mila persone provenitenti da tutto il Mondo. Abbiamo ascoltato attentamente la catechesi del Papa, di seguito riportiamo l’inizio del suo discorso: “Mercoledì scorso ho parlato della comu-

nione dei santi, intesa come comunione tra le persone sante, cioè tra noi credenti. Oggi vorrei approfondire l’altro aspetto di questa realtà: vi ricordate che c’erano due aspetti: uno la comunione, l’unità fra noi e l’altro aspetto la comunione alle cose sante, ai beni spirituali. I due aspetti sono strettamente collegati fra loro, infatti la comunione tra i cristiani cresce mediante la partecipazione ai beni spirituali. In particolare consideriamo: i Sacramenti, i carismi, e la carità. Noi cresciamo in unità, in comunione, con: i Sacramenti, i carismi che ciascuno ha dallo Spirito Santo, e con la carità.” I partecipanti della Parrocchia di Montepagano con il parroco Don Roberto Borghese

63° Giornata del Ringraziamento

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omenica 19 Novembre si è svolta in tutte le parrocchie italiane “la 63° giornata del ringraziamento” indetta dalla Commissione Episcopale Italiana e dalla Coldiretti. Anche la nostra parrocchia di Montepagano, da diversi anni, celebra questa ricorrenza.

Alla messa delle ore 11, durante l’offertorio, alcuni ragazzi del catechismo in abiti tradizionali abruzzesi offrono al Signore i prodotti della terra, tra cui olio e vino, tipici prodotti del nostro territorio. Cerimonia semplice ma intensa, così come ha ricordato nell’omelia il parroco Don Roberto, ringraziando Dio per il buon raccolto di quest’ anno ma non di-

menticando alcune regioni italiane come la Toscana, Liguria ed Emilia Romagna colpite da diverse calamità, non sempre colpa della natura. I nostri ragazzi, con gioia, hanno collaborato a questa semplice iniziativa, grazie a tutti. I catechisti della parrocchia S.Antimo, il parroco ed il Museo di Montepagano.


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RACCONTO DEL PASSATO 13

Il sergente May 1942

di Tiesse

C’era sempre poco da mangiare in quel periodo di guerra e le razioni erano ridottissime. Ma un sergente, molto grosso, approfittava del suo ruolo per sottrarre anche una semplice fetta di pane. Fino a quando...

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ra il tempo che Cecchelin, noto comico triestino per le sue battute contro il regime e contro tutti, in uno dei suoi spettacoli al teatro Rossetti, chiese agli spettatori: “Sapete qual è la differenza fra il principe Umberto (a quel tempo promosso Colonnello) e la fame?”. Risposta: “Il principe Umberto è colonnello mentre la fame è generale”. Come al solito, all’uscita lo attendevano due militi che lo portarono in caserma per i soliti giorni da trascorrere in gattabuia. Era il tempo, quello, in cui la fame era veramente generale, colpiva tutti i civili, che dovevano destreggiarsi con la carta annonaria, mentre i militari erano al sicuro in caserma. Quante volte ho pianto per la fame! Con la razione giornaliera due pagnottelle e la gavetta di brodaglia, calda si, ma senza pasta e dovevamo metterci dentro un po’ di pane per comporre un pasticcio caldo, pur di riempire lo stomaco, che reclamava continuamente. A volte ci davano un extra: due fettine di pane con dentro una leccatina di marmellata, che cercavamo di far durare il più possibile: un”petit morceau” e pausa, ma attenzione perché il sergente May era sempre a caccia dei distratti e guai a lasciare sul tavolo il panino. C’era lui che lo fiutava, agguantava e diceva: “Toh, che buono! A chi dico grazie?”. Seguiva qualche battuta allegra e una bella risata. Non riuscivamo a liberarcene, divorava tutto, anche pietre rivestite di mollica. Come punirlo? Qualcuno azzardò una proposta: “No, non è possibile!”; e qualcun’altro: “Dai facciamolo!”; e ancora: “No, caspita è troppo cattiva”; e infine “Vedrete che abbocca”. Sacrificammo due mezze fettine di pane, ben spalmate di cacca, raccolta al momento giusto. Lasciammo sul tavolo della fureria l’esca, mentre noi tutti eravamo impegnati in una finta discussione sulla tattica di guerra. Il sergente May entrò come al solito tutto sorriso e attento ad osservare ovunque, afferrò il panino e lo divorò in un attimo. Un ampio sorriso e tanti ringraziamenti a chi, distrattamente lo aveva lasciato in quell’angolo di tavolo.

Fummo tutti sbalorditi, esterrefatti, lui non si era accorto di nulla, aveva mangiato con tanta fretta e non aveva nemmeno notato il sapore. Tutto faceva comodo pur di riempire il suo stomaco. Quando gli fu detto tutto, in una generale risata, rimase incredulo ma poi si rese conto della beffa rivoltagli: “Me la pagherete, vi farò vedere io!”. S’infuriò tanto, ma non vomitò: quel che è dentro resta dentro, nulla si butta fuori. Per tutto il reggimento si propagò il fatto e presto gli fu affibbiato il titolo di «May magname...». Il suo proposito era di vendicarsi, farci pagare caro l’affronto subito, ebbene così sia. Lasciammo passare un po’ di tempo e nel gruppo si preparò uno scherzetto ripetitivo. Tra due fettine di pane fu spalmata nuova cacca, con attenzione ai bordi, ben visibile, un tantino di marmellata. Il sergente entrava sempre d’improvviso in ufficio, adocchiava tutto con attenzione a qualunque cosa mangiabile. Mentre noi tutti presi da una discussione di alta strategia bellica: “Vedrete, presto le armate tedesche aggireranno Stalingrado, faranno una grande sacca....e zac! Tutti i Russi intrappolati e kaput”, May di politica si interessava poco, lui aveva sempre lo stesso bisogno, grosso com’era, di riempire lo stomaco. Entrò, adocchiò il panino, l’agguantò e giù. “Stavolta vi ho fregato io”. In seguito di lui si disse sempre: “Quello là, l’è il sergente May «magname...»”.


CI PIACE

Il Comune ordina: ripristinare le cavate! Un regolamento per disciplinare le attività agricole sul territorio che tenga conto delle modalità di aratura e fresatura dei campi. Il Comune di Roseto si vuole dotare di questo strumento stabilendo delle regole ben precise sulle modalità di intervento degli agricoltori nei campi. L’amministrazione non pretende assolutamente di disciplinare le attività agricole, consigliando agli agricoltori cosa coltivare o come organizzare i campi. Ma su un aspetto ha pieno potere: obbligare i proprietari di terreni agricoli a realizzare le cavate per la raccolta delle acque piovane, sia in zona collinare, sia in pianura. Il violento temporale degli ultimi giorni ha riproposto ancora una volta il problema relativo alla carenza di un sistema idrico naturale per il deflusso delle acque piovane. Il sindaco Enio Pavone ora è pronto ad intervenire. Dalla ricognizione fatta dalle sue squadre è emerso che almeno il 75 per cento delle antiche

cavate è stato ricoperto dagli agricoltori per guadagnare spazio per la semina. Questo però ha causato la riduzione della capacità di drenaggio dei terreni, determinando quindi il fenomeno dei ristagni. Un tempo le cavate, oltre ad indicare i confini tra terreni, avevano il compito, fondamentale, di garantire il deflusso delle acque piovane. Una rete di solchi che raccoglievano l’acqua indirizzandola in un fosso principale. Il regolamento che il Comune andrà ad elaborare prevede il ripristino di quelle cavate.

NON CI PIACE

Nuova mareggiata e vecchi problemi di erosione Le mareggiate dei giorni scorsi hanno evidenziato nuovamente il problema dell’erosione in diversi punti della costa rosetana. I tratti più martoriati Cologna e Roseto sud. Da tempo gli operatori locali chiedono un intervento per risolvere il problema. Sono trascorsi molti anni da quando fu lanciato il primo allarme. E da allora poco è stato fatto per tamponare il fenomeno dell’erosione. Una situazione che non piace a nessuno. Ma finalmente qualcosa si sta muovendo. In arrivo 3milioni e 700mila euro per rinforzare le scogliere già esistenti e per realizzarne delle altre per garantire una

maggiore protezione del litorale. È la somma stanziata dalla Regione Abruzzo a favore di un intervento a Roseto e Cologna Spiaggia. L’argomento verrà affrontato in un pubblico dibattito programmato per il 27 novembre al Palazzo del Mare. Oltre al sindaco Enio Pavone interverrà anche il governatore della Regione Gianni Chiodi. Il progetto è pronto ormai da tempo e i lavori dovrebbero iniziare con ogni probabilità subito dopo le festività natalizie, quasi certamente tra la fine di gennaio e i primi di febbraio.

C.da San Salvatore,5 (ex Scrigno del Mare) - Cologna Spiaggia


Coinvolgere i giovani nello sport per allontanarli dal rischio di devianze. E’ con questo spirito che l’amministrazione comunale di Roseto ha avviato il progetto di educazione alla legalità, nato in collaborazione con l’associazione “Prossimità alle Istituzioni”, presieduta dal generale in pensione Domenico Trozzi. I giovani destinatari saranno coinvolti in attività sportive e di volontariato. Previsti anche campus di protezione civile e laboratori per la creazione d’impresa. Dalla Regione sono arrivati 99mila euro, utili per portare ora avanti il progetto. “Importante essere riusciti ad intercettare queste risorse”, ha spiegato l’assessore allo sport, Mirco Vannucci, “per la diffusione della cultura della legalità tra i giovani e nelle scuole, al fine di contrastare fenomeni quali bullismo, alcolismo, uso di droghe ecc. Il progetto, tra le varie attività, prevede l’inserimento dei giovani destinatari, affiancati da rappresentanti delle Forze dell’Ordine

che operano a vario titolo nelle associazioni partner, in attività a carattere sportivo, previo accordo con federazioni e società sportive locali”. Il progetto ha come oggetto attività di volontariato rivolta ai ragazzi in condizioni sociali, economiche e di salute “svantaggiate”. Ci si propone così di favorire il recupero sociale e l’integrazione dei destinatari nel gruppo dei pari, con ragazzi che già praticano l’attività sportiva. Sarà favorito anche l’inserimento occupazionale delle categorie giovanili svantaggiate attraverso l’attivazione di laboratori per la ricerca attiva del lavoro e la creazione d’impresa.

CI PIACE

Educazione alla legalità, parte il progetto

Il semaforo in questione è quello che si trova all’incrocio tra la statale Adriatica con via dei Campi e via bozzino a Cologna Spiaggia. Sulla corsia di direzione nord in sostanza c’è un segnalatore luminoso basso, mentre manca quello alto. Quindi un automobilista distratto rischia di non accorgersi che magari è scattato il rosso. Ed è già capitato che a causa di questa carenza si siano verificati degli incidenti, fortunatamente solo con danni a mezzi e senza conseguenze per gli stessi conducenti dei mezzi. Quindi andrebbe piazzato anche il lampione che sorregge il semaforo da un’altezza di circa 4-5 metri. E non è tutto. Perché ad esempio non è possibile parcheggiare sul lato destro della carreggiata, immediatamente a ridosso del semaforo (il Comune è stato costretto a piazzare dei divieti di sosta) in quanto l’impianto a terra va in tilt per il peso del mezzo. E

perché dunque aspettare tutto questo tempo prima di riparare il guasto? Si tratta di un incrocio assai pericoloso.

NON CI PIACE

Un semaforo da riparare immediatamente


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PUNTURE I ROSBURGHES

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ieccolo… Puntuale come la cartella del tributo sui rifiuti, nonostante i cassonetti restino gravidi della monnezza che trabocca, arrivano le note non certo benevoli del sacro vate Giorgio Mattioli. Suvvia, amico mio, ti pare possibile che i lettori di questo quindicinale, del quale mi onoro di essere stato fra i fondatori, sette anni fa, possano interessarsi alle nostre lugubrazioni? Rischiamo di togliere spazio ai valenti giovani che vi collaborano e soprattutto alla pubblicità che è l’unico introito della rivista. Andiamo sul breve e succinto: ho solo scritto, a suo tempo, dopo un tuo bla-bla nel corso del quale pretendevi il restauro degli otto quadri esposti sulla scalinata della Villa Comunale che essi erano troppi. Sarebbe stato più razionale esporre un’opera ed utilizzare il restante spazio per porre in vista quadri che nel 1981 furono donati da operatori di arti figurative di sicura valenza, oggi addirittura introvabili. Il divino Mattioli continua a chiamarmi critico d’arte, ma non lo sono, mi ritengo solo un appassionato d’arte, autore di libri, guide museali e cataloghi di mostre, null’altro. Se poi il pittore, tuttologo della pennellata, si adonta per la mia idiosincrasia nei riguardi dell’astratto, cito quello che ho trovato fra gli aforismi di Ennio Flaiano: “…io un quadro astratto non lo comprerei mai, me lo farei da solo”. Chiudo (…ma veramente!) con un’ammissione: il mio amico Giorgio (…sempre tale, nonostante continui a darmi dell’ignorante) ha dimostrato in pieno il proprio eclettismo riuscendo a produrre opere di stili e scuole diversi, come è stato dimostrato nella recente mostra rosetana. Non è poco, ma può bastare? L’ente locale imprenditore? È una mania, quella di intraprendere attività distanti dai compiti

di LUIGI BRACCILI

di istituto. Prendiamo per esempio il Comune di Roseto nella cui maggioranza aumentano i pruriti per…commerciare anche se non è contemplato nelle “pandette” delle Istituzioni del Diritto Pubblico. Se la farmacia di Campo a Mare è passiva, ma in questo caso ditecelo, non sarebbe male alienarla, ma, in ogni coso, il quartiere non deve perdere un servizio (sanitario o commerciale?) ma i membri della Giunta non possono pensare di vendere impunemente l’argenteria…di famiglia. Un falso problema, dunque? Vi pare razionale chiedere un referendum e raccogliere firme per decidere sul caso? I tempi cambiano… Non è vero che eticamente stiamo retrocedendo. Quando eravamo bambini e si metteva a nevicare, con la nostra perfidia adolescenziale, davamo sì il becchime ai passeri, ma con l’intenzione di indirizzarli verso la cosiddetta “caiola” che, scattando, stroncava inesorabilmente le zampette della bestiola. Queste malvagie catture servivano ad incrementare il nostro carniere con degli animaletti che diventavano ragù per la calda polenta. Oggi, c’è stato un bel cambiamento. Il sindaco Pavone ha invitato i cittadini a spargere briciole di pane per gli uccellini. Va detto senza ironia, anzi con l’intento di dimostrare che in questo caso i miglioramenti sono evidenti. P R, togliti l’elmetto… Si, certo, ci si riferisce a Pio (Pierino) Rapagnà per i suoi ritorni di fiamma. Ma vi paiono questi i tempi di riproporre la costruzione di una variante alla S.S.? Per la verità l’elmetto ce lo dobbiamo togliere tutti noi che, con te, partecipammo, alle rivolte, biciclettate, blocchi, comizi ed articoli giornalistici a non finire. Più che proporre un’iniezione di moderazione, mi sento di pensare a problemi più concreti, senza staccare i piedi da terra.


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POLITICA 19

Gli Italiani hanno votato Bersani, Berlusconi, Monti e Grillo e si ritroviamo Letta, Alfano, Mauro e Crimi. Ma che politica è mai questa? È successo il contrario di ciò che gli elettori avevano decretato nelle urne. Bersani era stato scelto come vincitore, in qualità di candidato premier della coalizione che aveva preso più voti, invece è scomparso nel nulla

Come è possibile credere ancora in questo sistema politico? Che cosa bisogna vedere di nuovo per capire che siamo arrivati al capolinea di una situazione ormai insostenibile? Continuiamo ad illuderci che le cose possano cambiare, ma la realtà dei fatti ci porta veramente in un altro mondo, che non ha nulla a che vedere con la normalità IL “NOMINALISMO” REPUBBLICANO Tuttavia l’aspetto più illusorio ci viene dal “nominalismo” imperante che offusca le menti al punto da far sembrare che le cose cambino, ma in realtà tutto rimane com’è (principe don Fabrizio Salina docet), perché è l’antica arte italiana di adattarsi alle situazioni, senza mai avere una posizione e affrontare di petto la questione. Prendete, per esempio, gli appellativi che abbiamo dato in questi anni alla nostra Repubblica. L’abbiamo chiamata “Prima” quella legata al consociativismo della Democrazia Cristiana (con tutti le compagini di centro) e del Partito Comunista Italiano. Con le elezioni del 1994 e la rivoluzione apparente - per molti liberale, ma che liberale non lo è stata mai - ci apprestammo a cambiare subito l’etichetta del prodotto, per renderlo più appetibile. Chiamammo quello che sarebbe avvenuto dopo “Seconda” Repubblica, ma così non era affatto. Volevamo emulare i Francesi, che in fatto di mutamenti epocali ne sanno qualcosa con la Rivoluzione in cui campeggia la maiuscola, capaci di esportarla poi un po’ in tutta Europa. Ebbene, i nostri cugini d’oltralpe sono arrivati alla “Quinta” Repubblica, ma con cambiamenti sostanziali messi in atto

nelle varie fasi, mutando principalmente la loro Costituzione. Noi, per darci delle arie di forti cambiamenti, denominammo il periodo post 1994 come un nuovo corso, quando tutto l’architettura costituzionale rimase la stessa, fortemente inadeguata. L’ILLIBATEZZA DEI PARTITI - Stesso discorso si è avuto quest’anno, nelle elezioni politiche del 2013; siccome lo scossone si è chiamato Grillo, ecco di nuovo a cercare una nuova illibatezza dei partiti, evocando addirittura la “Terza” Repubblica, come se il nostro panorama politico fosse cambiato radicalmente e ovviamente in meglio. Invece è successo tutto il contrario di quello che gli elettori avevano decretato nelle urne. Bersani era stato scelto come vincitore, in qualità di candidato premier della coalizione che aveva preso più voti; Berlusconi aveva retto l’onda d’urto, ma era arrivato secondo; l’exploit di Grillo era apparso come un fatto del tutto imprevedibile, mentre il malessere della gente serpeggiava a fiumi, non captato dai partiti tradizionali; Monti non aveva fatto una bella figura, raccogliendo, comunque, un apprezzabile risultato.

di William Di Marco

Enrico Letta e Angelino Alfano

Insomma, quei personaggi che avevano scelto gli Italiani (anche se Grillo non si era fatto coinvolgere direttamente) nel dopo elezione cosa hanno fatto? Niente, è come se fossero scomparsi (per il Cavaliere il discorso è stato del tutto diverso, a causa dei noti problemi giudiziari) e via alle seconde o terze linee. Ma vi immaginate una cosa del genere negli Usa o in Gran Bretagna oppure in Francia e in quasi tutti gli altri Paesi del mondo? Per gli stranieri quella nostra è solo fantapolitica, che nemmeno il più creativo dei romanzieri riuscirebbe a capire. D’altronde da noi succede così: chi vince, vince ma non troppo; chi perde, comunque vince. Volete la controprova? Andate a vedere anche nelle amministrazioni locali: chi perde al primo turno, poi con l’apparentamento torna in gara per vincere al secondo, dando vita a una giostra che è molto avvilente e per nulla coerente. Eppure c’è ancora in giro chi dice che non bisognerebbe toccare la nostra Costituzione. Ecco, se invece avvenisse il contrario, allora sì, a mo’ dei Francesi, potremmo riprendere la conta, quella vera per una autentica “Seconda” Repubblica.


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E LA STUDENTESSA CONCLUSE PROF MARTELLI, IO TI AMO Autobiografia esistenziale e politica. Il delfino di Craxi si confessa

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utti sanno, nessuno ricorda. Eppure siamo il nostro passato. Claudio Martelli si affida alla memoria e si racconta in un libro bellissimo, “Ricordati di vivere” (Ed. Bompiani), a cui manca solo l’indice dei nomi. E si nota la citazione imprecisa di un poeta (Metastasio invece di Marino), l’unica. Per il resto, seicento pagine, dedicate ai figli, che volano come un soffio, scritte che incantano dalla prima all’ultima parola, altro che gli incartapecoriti romanzetti di moda. Che danno il senso della vita vissuta nella inesausta ricerca e realizzazione di sé stessi. Fra errori, incertezze, ansie, gioie, dolori: “Quel che ho fatto l’ho scelto. Compreso l’essere stato, anch’io con i miei cari, vittima di me stesso, lasciando che, non genericamente la politica, ma quello specifico, turbinoso, totalitario modo di fare politica fagocitasse la mia esistenza intera, piegandola alla supremazia della lotta politica e, qualche volta, all’anarchia del potere. Si sa poco del legame tra politica e amore, invece si parla molto di quello fra sesso e potere, che ne è solo una variante seriale, cronica e parziale. L’amore di cui parlo è eros, ma non solo, è amore di quel che ci manca e senza il quale non possiamo stare; è anelito di una donna, desiderio di comunione e di fusione, voluttà ma dello scambio totale, continuo, tra pari. Questo amore, simile e diverso dalla passione politica, è, anch’esso, tendere, ambire, anelare senza pace. Ragazzo come tanti, tra pubertà e adolescenza, negli stessi anni, negli stessi mesi, nelle stesse ore in cui scoprivo che di fronte a una e poi a un’altra ragazza il cuore mi tremava e il corpo si accendeva di desiderio, in quegli stessi anni e mesi e ore la politica mi è apparsa come un modo di capire il mondo e di essere al mondo”. Claudio Martelli ha insegnato Filosofia all’Università Statale di Milano, è stato deputato italiano ed europeo. Vicesegretario socialista negli anni Ottanta, delfino di Craxi, con il suo discorso “Il merito e il bisogno” ha segnato una pietra miliare del rinnovamento liberale del Psi. Promotore con i radicali del referendum sulla giustizia giusta e di quello sul nucleare, vicepresidente del Consiglio e ministro della Giustizia, ha avuto come collaboratore Giovanni Falcone e con lui ha varato le principali leggi antimafia. Con la legge sull’immigrazione, l’associazione Opera e, dal 2010, e Lookout, la prima web tv multiculturale, ha promosso l’integrazione degli immigrati e i diritti dei rifugiati. Il libro è la storia del Partito Socialista Italiano, dagli anni Sessanta fino al terribile 1992 e oltre. Trent’anni della storia d’Italia. E del socialismo riformista: umanisti laici contro comunisti e estremismi. Una peste il compromesso storico, l’alleanza fra Dc e Pci. Moro affascinato dalla strategia di Berlinguer e intenzionato a portare i comunisti al governo? Una leggenda, solo una leggenda, sostiene Martelli. Il socialismo delle origini, “semplice, perfetto, immutabile”: far del bene alla gente e non c’è bisogno di altro, dice al giovane Martelli, fresco di attivismo, il segretario di una sezione milanese, “piccola, disadorna, all’estrema periferia, senza metropolitana, arrivarci era un viaggio che finiva in strade bianche – d’inverno, pantani – tra il vecchio borgo e incipienti quartieri residenziali”. Una galleria incredibile di personaggi. Bettino Craxi, sopra tutti.

di MARIO GIUNCO

“Aveva trentatré anni, ma sembrava avesse già vissuto una vita intera. Lavorava sempre, infaticabile, discutendo, argomentando, intimando, sempre, ovunque si trovasse, ben oltre le sterminate e multiformi riunioni politiche. Burbero e gioviale, sospettoso e ottimista, leggeva allo stesso modo, con la stessa intelligenza lucida, acuta, pragmatica, i grandi disegni e le trame miserabili. Speso in anticipo, sapeva aspettare e pazientare e poi cogliere il momento opportuno. Adorava rovistare librerie e negozi, mercatini come studi di artisti, e scandagliare uomini e donne, felice allo stesso modo di aiutare un amico in disgrazia e di provocare un ricco arrogante o un avversario potente. Tra noi correvano dieci anni di differenza. C’eravamo sposati tutti e due a vent’anni, ma il suo matrimonio durava, il mio si era interrotto subito. Io mi ero risposato a ventotto e, quattrordici anni dopo, di nuovo mi separai, e poi una nuova unione, un nuovo entusiasmo. Lui aveva fatto i suoi commenti: ‘Ti ripeto: mogliettina, casetta, bambino’. E io: ‘Perché stare insieme se non ci si ama più? Voglio vivere l’amore, non il disamore’. E lui: Il matrimonio è un contratto e va rispettato, io non mi separerò mai da mia moglie’. E io, perfido: ‘Il contratto esigerebbe anche la fedeltà e tu non sei fedele’. E Bettino innervosito: ‘La fedeltà è restare insieme. Ma che c’entra l’amore, il matrimonio è un contratto!’”. Craxi è stato molto amico di Berlusconi. Ma, secondo Martelli, l’avrebbe presto bollato come nuova destra, come quello che reinventava la destra italiana, mentre il Pci, con “acrobatici trasformismi”, si era fuso con un pezzo della Dc. E poi, alla rinfusa, nella “foresta del passato”, accanto a Craxi, Falcone, don Giussani (che stoppa subito una domanda di Martelli sul dogma della Trinità: le discussioni, al bar!), gli insegnanti e i colleghi degli anni dell’Università, Kennedy, Papa Giovanni, Strehler, Paolo Grassi con il Piccolo Teatro di Milano (Martelli interviene nella scelta dell’indirizzo drammaturgico, diventa anche teatrante), Pertini, Tobagi, Gelli, Sofri, Bossi, Del Turco ‘pour cause’, De Benedetti, Romiti, Gardini, Nenni, Cossiga, Lombardi, De Martino, Mancini, Giolitti, De Michelis, Formica, Willy Brandt, Mitterand, Moro, Berlinguer, Donat Cattin, Piccoli, Forlani: una stagione irripetibile della politica e della storia d’Italia, nel bene e nel male, che ci tocca anche oggi. I viaggi con gli emigranti: “Rivedo le valigie ammassate sulle reti, i salami e il formaggi avvolti nella carta oleata, il pane, la pasta ancora tiepida nella pentola sigillata, il fiasco di rosso, la biancheria, le scarpe e gli abiti sciorinati; risento ancora le chiacchiere urlate, le sconcezze sottovoce e le storie di donne straniere perdute di desiderio per un maschio italiano ossesso, commosso e sguaiato”. Gli amori. Il sillogismo di Annarosa, la futura moglie: “Quando la interrogai alla fine del primo trimestre, non esitò. Seduta attorno alla cattedra mentre tenevo lezione a un’altra classe, la invitai a comporre un sillogismo: ‘Tutti gli uomini sono mortali …’ cominciai, ‘Socrate è un uomo…’ continuai, invitandola a concludere. E Annarosa concluse scrivendo sul foglio: ‘E io ti amo’”. Il libro preferito: “Le memorie di Adriano” di Marguerire Yourcenar, “il ritratto più profondo e partecipe – e il meno sentimentale – che mai una donna abbia dipinto di un uomo”.


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Emidio D’Ilario. Il francobollo e la

cartolina alle volte diventano un modo per aprire il libro dei viaggi, soprattutto se si è piccoli e si è lontani da casa. Un tappeto volante su cui farsi trasportare di William Di Marco

Ha ribadito in mille modi, insieme ai suoi amici del Circolo Filatelico Numismatico, l’importanza della “rosetanità”, per non dimenticare i grandi personaggi che ci hanno preceduto. Ma alle volte la Roseto di oggi tende a deluderlo, soprattutto quando è lasciata all’abbandono

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Emidio D’Ilario

embra di vederlo quel bambino che giocava con la propria raccolta. C’è chi è bravo a raccogliere figurine, chi farfalle o tappi di bottiglia, chi dell’altro, uscendo fuori dagli schemi e andando alla ricerca sempre dell’evocativo, ai confini dell’immaginazione. E ci sono tanti oggetti, più o meno comuni, che lasciano spazio alla fantasia, alla proiezione del nostro inconscio verso spazi sconfinati. La mente non ha ostacoli e più questi oggetti accolgono la nostra sollecitazione e più si è disposti a viaggiare oltre i confini del nostro quotidiano. Così quel ragazzino che stava per iniziare una nuova esperienza, volle sposarsi con il mondo dei viaggi e di un teletrasporto di tipo rudimentale un po’ ante litteram, ma che a livello di effetto non lasciva assolutamente delusi. Emidio D’Ilario iniziò così ad andare per mare e per monti, mettendo da parte semplicemente quei pezzettini di carta che apparentemente sembravano normalissimi, ma che avevano (e avranno) un significato del tutto diverso e particolare. Prende corpo, in tal modo e in un paese molto lontano, una passione che non lo lascerà più. Quel luogo fuori i confini regionali si chiamava Alba, in provincia di Cuneo, e quella passione non era altro che il collezionismo di francobolli. Per un breve periodo della sua vita, esattamente appena dopo la Scuola Elementare, andò in collegio in Piemonte e per mettersi in contatto con i suoi non c’era altro modo che scriversi delle lettere o tutt’al più ricevere delle cartoline. La posta che giungeva era ovviamente affranca e le piccole immagini incuriosivano il piccolo Emidio che iniziò a raccoglierle, per poi scambiarle con quelli degli altri ragazzini, provenienti un po’ da tutta la penisola; ecco che barattare quei bolli cominciò ad essere un passatempo che non lo lascerà più. Non era solo una questione di raccogliere il più alto numero di pezzi per ampliare una collezione che cominciava a crescere, ma un modo per viaggiare nel tempo e nello spazio. Le tante immagini che celebravano i personaggi del passato o le località che vi erano riprodotte innescavano una curiosità che cresceva continuamente. Così si

partiva alla ricerca di informazioni il più possibile dettagliate e per farlo occorreva consultare libri e enciclopedie, perché il vantaggio del “click” informatico, dove tutto è a portata di mouse, era ancora lontano da venire. Insomma, da quel collegio albense sbocciò un amore incondizionato per la filatelia che con il passare degli anni si abbinò a quello per le cartoline, diretta conseguenza di tutti quei piccoli bolli stampati dietro le immagini. Anzi ci si chiede in questi casi se è prima la passione per i francobolli a decollare o, al contrario, sono state le cartoline ad alimentare la raccolta. È un po’ il discorso dell’uovo e della gallina, ma per Emidio le stampe d’epoca, dove sono raffigurati i luoghi della memoria, giunsero in seconda battuta, quando per strada trovò una cartolina ingiallita dal tempo che lo folgorò, al punto da appassionarlo come (forse più?) dei francobolli. Ma chi può narrarci come andarono realmente i fatti se non lui stesso? La vicina Casoli di Atri pare che sia stata un luogo per collegiali… Sembra proprio di sì, ma la storia va un po’ spiegata. Sono nato nella frazione atriana il 2 agosto del 1941. Frequentai lì la Scuola Elementare per poi trasferirmi in un collegio. Intanto Roseto degli Abruzzi era sullo sfondo della mia vita, in quanto avevamo una casa in via Leopardi al numero civico 13, angolo con via Garibaldi, che è quella dove abito oggi. L’edificio era stato acquistato da mio nonno nientemeno che con un atto notarile firmato a Philadelphia negli Stati Uniti. Lui era un emigrante e, appena si mise da parte dei soldi, entrò in contatto con un rosburghese che gli vendette la casa. Ci venivamo qualche volta d’estate, ma la mia infanzia la trascorsi a Casoli. Arrivò, per andare al dunque, il periodo delle Medie e mi iscrissi alla S. Paolo di Alba in provincia di Cuneo, quella delle famose Edizioni Paoline, perché era gratuita e perché ci andavano altri ragazzini del mio paese. Eravamo una quindicina e formavamo una vera e propria colonia. Nel frattempo i miei si trasferirono a Roseto e io vi ritornai dopo l’esperienza di un anno, una volta concluso l’esame che sostenni nel vicino comune di Barolo. Fu lì che nacque la passione per i francobolli. Esatto e il motivo fu molto semplice. Arrivavano molte lettere e cartoline ai tanti ragazzi del collegio. Mi incuriosiva molto vedere


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Roseto 1957. Un giovane Emidio al lavoro presso il bar di Mario Magrini, ubicato dove in seguito sorse il Bar Sportivo e il ristorante “Il Delfino”, in via Nazionale, di fronte alla Tercas questi pezzettini di carta incollati alla posta, così iniziai a raccoglierli e scambiarli con gli altri studenti che provenivano da altre parti d’Italia. La passione mi prese sempre di più, poiché per me era un’occasione per informarmi sul significato di certe immagini che riportavano dei personaggi famosi, delle opere artistiche o dei luoghi che non conoscevo. Torniamo per un attimo agli anni della scuola Il rientro a Roseto avvenne nel 1953. I miei si erano già trasferiti da Casoli, anche perché lì abitavamo in una casa in affitto, mentre nella marina la casa era di proprietà. C’erano degli inquilini che in seguito seppi essere gli zii di Luciano Di Giulio, altro grande collezionista che diventerà un mio carissimo amico. Una cosa che mi ricordo nitidamente è che spesso il sabato ritornavamo a Casoli e il tragitto lo facevamo a piedi o, quando mi andava bene, a portarmi era mio cugino con un Motom 48 di cilindrata. Sul versante scolastico, in quell’anno mi iscrissi alla Scuola di Avviamento che era collocata dietro la Villa Anna dei signori Ponno, oggi Villa Comunale. Finita questa scuola, frequentai il primo e secondo Industriale a Giulianova. C’era un preside veramente in gamba, l’ingegner Marucci che mi prese in simpatia. Ero bravo nel disegnare e lui mi affidava dei lavori che realizzava. Il mio compito era quello di ripassare tutti i vari progetti di case di civile abitazione da lui ideati. Mi diplomai in meccanica, ma il disegno tecnico non lo abbandonai. Intanto si affacciava pure un’esperienza all’estero. È vero, ma il tutto durò veramente poco. A 19 anni decisi di andare in Svizzera perché c’era un mio cugino di Guardia Vomano. Mi recai a Herzogenbuchsee vicino Berna e mi assunsero in una fabbrica come tornitore. Faceva freddo e andavo a lavorare in bicicletta, nonostante ci fosse il ghiaccio. Ma mi accorsi subito che non faceva per me, così dopo due mesi rientrai e mia madre mi trovò un posto nello studio dell’ingegner Elicio Valentini. Stetti benissimo e vi rimasi per 17 anni. Ho imparato veramente tanto da questa esperienza, anche perché lavoravo con uno dei più grandi tecnici della nostra zona. I suoi progetti erano inconfondibili e riusciva a dare un tocco estetico da vero architetto. Le sue costruzioni tuttora si riconoscono per funzionalità ed eleganza. L’ufficio era ubicato in una casa di sua proprietà a due piani, che in seguito fece abbattere per costruirci un moderno edificio con un’idea brillante: creare al suo interno una galleria in cui si affacciavano numerosi negozi. Oggi tutti conoscono il palazzo e questa galleria con il nome Valentini. Quando andammo via dal centro, cioè nel 1965, ci trasferimmo nella bella villa di via Giotto. Negli uffici vi erano attrezzature all’avanguardia e noi disegnatori avevamo tutti un camice bianco.

Roseto 1962. Emidio D’Ilario nello studio Valentini, che sorgeva dove ora c’è la “Gallerai Valentini” In più c’era una dattilografa che ricordo con affetto, cioè Gaetana (Tanina) Ferri. Voglio ribadire che il porticciolo di Roseto lo progettò lui, come l’edifico dell’ex Cassa di Risparmio o la Chiesa di S. Lucia, o ancora il complesso Don Orione a Pescara, ma anche molte lussuose ville, diverse chiese, una anche a Sulmona. L’ingegnere aveva fiducia in me, al punto che una volta mi affidò la sua Dino Ferrari per riportarla dal Comune nella sua casa. Ero così impaurito che inserii solo la prima marcia, per timore di sbagliare e rompere il cambio. Poi arrivò un nuovo lavoro. In quegli anni, parliamo degli anni ‘70, era entrata in vigore la Bucalossi e al Comune di Roseto serviva uno che sapesse leggere i progetti. Così fui assunto a tempo determinato per la sola mattina, mentre inizialmente nel pomeriggio mi recavo nello studio Valentini. Dopo otto anni, passai di ruolo e alla fine del mio percorso lavorativo diventai responsabile degli operai per la manutenzione del territorio. Trova delle differenze tra allora e oggi? Tantissime sono le cose che funzionano in modo diverso. Non voglio entrare nel merito dei fondi disponibili, ma noi preparavamo la nostra città, sia a Natale sia a Pasqua, prima dell’arrivo dei turisti in modo molto dettagliato. Le aiuole erano sempre in ordine, il lungomare era un piccolo gioiello. Ma anche la manutenzione delle scuole e del territorio era molto curata. Oggi credo che non sia proprio così e vedo sempre più una Roseto in uno stato d’abbandono. Poi la questione delle palme è un po’ una situazione che ce la siamo andati a cercare. Nel 2010 fu fatta un’operazione preventiva che andava continuamente ripetuta, per eliminare il punteruolo rosso. Invece le cose sono andate diversamente e oggi piangiamo l’abbattimento di questi alti fusti. Per non parlare della Villa Comunale, dell’edera che fuoriesce dal recinto e che nessuno pensa di potare. Insomma, sotto questo profilo Casoli di Atri 1942. Emidio D’Ilario sono veramente deluso. con papà Luigi


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Vasto 1999, premiazione a Vastophil. Da sin. Emidio D’Ilario mentre riceve una targa dal sen. Carlo Giovanardi (Presidente del gruppo parlamentare “Amici della filatelia”); tra loro Rino Piccirilli (Presidente del Circolo Filatelico Vastophil), poi a destra del senatore Mauro Francaviglia (vice Presidente F.S.F.I) e Marisa Giannini (responsabile per la filatelia di Poste Italiane

Roma, Montecitorio 2006. Da sinistra Nicolino Parlapiano, consigliere della Federazione fra le Società Filateliche Italiane (F.S.F.I), Emidio D’Ilario, presidente del Circolo Filatelico di Roseto e Sante Borrelli, presidente del Circolo Filatelico di Avezzano

La voglio far rasserenare. Parliamo della sua grande passione per la filatelia. È stata e lo sarà sempre la mia vera passione. Ero già un collezionista, ma tutto prese un’altra piega quando nel 1974 creammo il Circolo Filatelico Numismatico. I soci fondatori erano degli appassionati ed è il caso che li ricordi tutti, ad iniziare dal primo presidente Enea Chiavaroli per continuare con Severino Ciarpelli, Gennaro Fidelibus, Enzo Sonnino, Berardo Michini, Mario Toro, Alberto Mattioli, Mario Ferzetti, Ventura Marini, Camillo Procacci, Gianfelice Capuani, Eugenio Lallone, Rongai Di Bonaventura ed io. Cominciammo subito con l’organizzare dei convegni. Intanto nel 1975 mi sposai con Maria Cichetti, anche lei di Casoli e nel tempo sono arrivati tre figli, cioè Luigi, Francesca e Chiara. In quell’anno mi appassionai alle cartoline d’epoca e tutto nacque grazie a quella che trovai per terra vicino casa. Raffigurava uno scorcio di Roseto del passato che già in quegli anni non c’era più. Mi piacque al punto che cominciai la raccolta e da allora non ho più smesso, mettendo insieme una collezione veramente vasta, che comprende anche immagini della nostra provincia e dell’Abruzzo intero. Come Circolo avevate una sede? La prima fu quella di via Felicioni, poi ci trasferimmo in via Celommi. La terza era collocata in via Nazionale, nello stabile sopra a dove oggi c’è la farmacia Di Bonaventura. Infine nel 1990 scegliemmo la sede definitiva, cioè l’attuale che è in via Leopardi al n° 24. Nel 1988 subentrai, in qualità di presidente, a Enea e da allora i soci mi hanno sempre rinnovato la fiducia. Quali sono stati i momenti più importanti del vostro Circolo? Ce ne sono stati veramente tanti. La manifestazione d’esordio la realizzammo già nel 1975 e fu la prima in cui la Villa Comunale, acquistata l’anno prima, fu aperta al pubblico. Tuttavia il fiore all’occhiello rimane il 1980, quando facemmo realizzare il francobollo dedicato a Roseto, su disegno di Emidio Vangelli. Sottolineo che siamo l’unica città della zona ad avere avuto un francobollo per la sezione turistica. L’idea nacque a L’Aquila, grazie a un contatto con il giornalista Giuseppe Sabelli Fioretti che perorò la nostra causa. Tale avvenimento così importante si verificò anche nel 1988, quando un francobollo riprodusse la “Sacra Famiglia”

Tortoreto 2013. Emidio con la moglie Maria Cichetti

di Pasquale Celommi. Alla presentazione, curata da Fulvia Celommi, discendente del pittore, fu presente un giovane Vittorio Sgarbi che ebbe il compito di descrivere il soggetto. Prima ancora, nel 1979, il Coni incaricò il nostro Circolo di preparare una selezione di francobolli che sarebbe stata esposta alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Nel 1992 la zecca coniò tre medaglie - d’oro, d’argento e di bronzo - su Roseto, il cui disegno era stato preparato da Luca Vangelli, figlio di Emidio. Nel frattempo la collezione di cartoline cresceva e incominciai a catalogarle per soggetto, come in seguito abbiamo fatto nella raccolta che ho curato insieme a Luciano Di Giulio nel 2011, in occasione dei 150 anni dalla nascita di Roseto. Qual è stata la sua più grande soddisfazione da collezionista e qual è il suo pezzo forte. Rispondo subito alla seconda domanda. Non esiste un francobollo o una cartolina più importante delle altre. È l’intera raccolta che ha un valore, ma questa è una considerazione personale. Per quanto riguarda le soddisfazioni, posso dire di essere stato molto contento in questi anni di aver avuto l’opportunità di andare nelle scuole, soprattutto Elementari e Medie, di tutta la provincia di Teramo a spiegare l’importanza del francobollo, sotto il profilo storico, culturale, ma anche geografico. Adesso dovremmo iniziare anche degli incontri nelle carceri. In questi anni ci siamo battuti affinché venisse valorizzata la “rosetanità” attraverso quei personaggi che spesso non vengono ricordati con il giusto risalto. Per questo abbiamo fatto degli annulli speciali su Ernesto e Mario D’Ilario, Pasquale Celommi, Raffaele D’Ilario, Federico Centola, Pier Giuseppe Di Blasio e tanti altri che meritano di non essere dimenticati. Chiudiamo con un messaggio in bottiglia per Roseto. Credo che la nostra città debba ritrovare l’amore verso i propri luoghi. Tutti devono fare la propria parte e se spesso sento dire che viviamo un periodo di decadenza culturale, dobbiamo sapere che la colpa è anche nostra. Emidio D’Ilario ci lascia con questo suo appello e lo fa con la passione che lo ha sempre contraddistinto quando si è occupato di cose che appartengono al territorio in cui vive. Ci accompagna fino al cancello per indicarci dove trovò quella prima cartolina. La storia potrebbe, a questo punto, ricominciare da capo…

Pubblicati: 1 Altobrando Rapagnà; 2 Luigi Braccili; 3 Arnaldo Giunco; 4 Pino Mazzarella; 5 Maria Pia Di Nicola; 6 Emidio Testoni; 7 Luigi Celommi; 8 Gabriele Matricciani; 9 Tonino Sperandii; 10 Adriana Piatti; 11 Mauro Pincelli; 12 Maria Pulcini; 13 Erardo Triozzi; 14 Rossana Bacchetta; 15 Tonino Marini; 16 Gino Sforza; 17 Valeria Collevecchio; 18 Pace Celommi; 19 Franco Sbrolla; 20 Dante D’Alessandro; 21 Vittorio Foschi; 22 Giuseppe Savini; 23 Pietrino Di Gianvittorio; 24 Vittorio Fossataro; 25 Nino Faga; 26 Quintino Liberi; 27 Giancarlo Verrigni; 28 Angelo Cioci; 29 Luigi Brandimarte.


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meglio starne alla larga

Red. Cerchi Concentrici Promotor

Se ne è parlato nel corso del secondo appuntamento de “La Cultura in cammino”: le testimonianze dirette hanno colpito tantissimo la moltitudine di giovani presenti al Centro Piamarta di Roseto di Serena Paesani

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ncora una volta il secondo convegno della XIV edizione de “La Cultura in cammino”, sezione autunnale, ha riscosso molto successo tra i giovani presenti. La tematica di cui si è discusso è stata la dipendenza dall’alcol, purtroppo oggi in forte ascesa. Dopo una breve presentazione dell’associazione “Progetto Uomo” attraverso il suo presidente, l’educatore Alessandro di Marco, sono intervenute due persone che hanno avuto l’esperienza diretta con l’alcolismo, le quali hanno raccontato la loro storia dagli albori. Tutto cominciò quando queste sentivano il bisogno di bere in certe situazioni di incertezza e di inadeguatezza, momenti spesso prevalenti nella vita di un adolescente e che, se non risolti, possono portare a questo risultato. Dopo i primi bicchieri, hanno raccontato che le loro menti erano molto più libere, spensierate e il problema per il quale soffrivano in fondo non era così grave; ma il giorno seguente, puntualmente si rendevano conto che si sbagliavano, cominciavano ad essere impotenti rispetto a una certa situazione problematica, come se l’unica via d’uscita fosse l’alcool. Se appena svegli si promettevano di smettere, era certo che durante la giornata anche il minimo intoppo li avrebbe fatto ricominciare. Fortunatamente arrivarono ad un punto dove presero coscienza di ciò che stava avvenendo, anche grazie ai familiari e agli

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Talisa Feliciani

amici che non li hanno lasciati soli: fu così che si presentarono al gruppo degli alcolisti anonimi. Da quel momento è tornata la speranza, si sono create delle amicizie e tutti notavano che quando ne parlavano, nessuno dei presenti sentiva il bisogno di bere, in quanto stavano bene con loro stessi ed erano accerchiati da persone che sapevano cosa si provasse. Ora non bevono più e sono decisi a ricominciare la loro vita e a ringraziare coloro che li hanno aiutati, promuovendo campagne, parlando con i giovani proprio come è successo nel convegno. E probabilmente hanno raggiunto il risultato sperato, in quanto l’attenzione nella sala conferenze del Centro Piamarta si poteva toccare con mano. È stato molto interessante anche l’intervento della presidente del Ceis di Pescara, Anna Durante, la quale ha spiegato come l’alcool, nella situazione odierna, sia presente nelle nostre vite anche a causa della cultura italiana, e se non usato con moderazione, può portare alla morte. La serata si è conclusa con una risposta inaspettata da parte di un uomo ad una domanda di uno dei presenti: “Quando si ritrova con gli amici o i familiari in una situazione dove è presente l’alcool, riesce a trattenersi dal bere?” - “Pensa, quando bevevo non sono mai stato all’”Octoberfest” in Germania; dopo aver smesso ho avuto il piacere di andarci e sono rimasto sobrio”. Questo fa capire che si può uscire dall’alcolismo, basta avere la forza di volontà per chiedere aiuto!

Anna Durante


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La patologia del gioco d’azzardo (ludopatia) colpisce sempre di più i giovani. Se ne è parlato nel corso de “La Cultura in cammino” Red. Cerchi Concentrici Promotor

La ludopatia è stata riconosciuta da poco come una malattia vera e propria ed ha le stesse cause e conseguenze delle altre dipendenze. Il giocatore patologico, per trovare il denaro, arriva a rubare, mentre sono sempre più le donne che si prostituiscono per poter giocare

di STEFANIA DI SANTE

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l giorno 15 novembre 2013, presso il Centro Piamarta di Roseto degli Abruzzi, si è tenuto l’ultimo incontro della stagione autunnale de “La Cultura in cammino”, organizzato dalla Cerchi Concentrici Promotor. Il tema dell’incontro è stato la Ludopatia, ovvero la dipendenza dal gioco, con l’intervento principale del dott. Fabrizio Mascitti, psicoterapeuta del servizio “GameOver”, un progetto riguardante la terapia di gruppo del Ceis di Pescara. Il tema è stato esposto inizialmente da Alessandro Di Marco, volontario e presidente dell’associazione “Progetto Uomo” di Roseto degli Abruzzi, centro di ascolto non solo per chi è dipendente da sostanze stupefacenti, alcool, gioco, ma anche per famigliari e amici che hanno

bisogno di supporto morale. Il relatore ha esordito dicendo che la ludopatia è stata riconosciuta da poco come una malattia vera e propria ed ha le stesse cause e conseguenze delle altre dipendenze. In questo caso il giocatore patologico, per trovare il denaro, arriva a rubare, mentre sono sempre più le donne che si prostituiscono per poter giocare. Tutto ciò crea enormi disagi, sbalzi d’umore, contrasti in famiglia e con gli altri. L’argomento, come accennato, è stato poi approfondito da Fabrizio Mascitti che ha riportato un’indagine allarmante: in Italia la regione più colpita da questa patologia è l’Abruzzo, specialmente la provincia di Teramo. Di fondamentale importanza è il periodo che passa dal momento della puntata al

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Talisa Feliciani

momento del risultato e dell’eventuale vincita. Il tempo che trascorre tra una puntata e l’altra è così tanto veloce che tale frenesia non “raggiunge” affatto la parte frontale del cervello, la più razionale; per questo motivo il giocatore non riesce più a fermarsi. L’incontro si è concluso approfondendo in particolar modo il gioco domestico, tendenza che provoca litigi tra coniugi, con ripercussioni anche sui figli che iniziano ad avere problemi comportamentali, i quali si ripercuotono anche a scuola. Questo argomento ha attratto l’attenzione di molti presenti, in quanto è un problema che oggi giorno si sta sviluppando sempre più e quindi per prevenire bisognerebbe intervenire in modo efficace e tempestivo. Si dice spesso: “Meglio prevenire che curare!”. In questo caso è proprio vero.

Da sin. Alessandro Di Marco e Fabrizio Mascitti


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Perché Via iovine a S. Giovanni si chiama così?

Cartina di S. Giovanni Via Iovine Siamo all’ultima strada del piccolo reticolato della Località S. Giovanni di Roseto. La via in questione è quella a ridosso della collina e che dalla strada d’accesso più importante, cioè Via Della Porta, conduce al centro sportivo. La larghezza di questi tracciati è una caratteristica di spazialità della frazione rosetana. Francesco Iovine o Jovine (Guardialfiera in provincia di Campobasso, 9 ottobre 1902 - Roma, 30 aprile 1950) è stato uno scrittore, giornalista e saggista italiano, autore di due tra i più importanti romanzi del Novecento: Signora Ava e Le terre del Sacramento. Già da piccolo mostrò un interesse molto precoce per la letteratura. Fu così che abbandonò presto gli studi iniziati nell’Istituto Tecnico di Larino per frequentare la Scuola Magistrale di Velletri e poi di Città Sant’Angelo, dove si diplomò nel 1918. Insegnante in scuole private di Maddaloni e di Vasto, continuò a studiare per proprio conto, soprattutto la filosofia di Croce e di Gentile. Dopo il servizio militare svolto a Roma, ottenne l’abilitazione magistrale nel 1923 insegnando a Guardialfiera e, dal 1925, a Roma, dove si laureò nella Facoltà di Magistero e divenne direttore didattico. Avvicinatosi al marxismo e insofferente del regime imperante, nel 1937 preferì allontanarsi dall’Italia con la moglie, accettando un incarico di insegnante a Tunisi e poi a Il Cairo. Rientrato in patria nel maggio del 1940, Iovine pubblicò la raccolta di racconti Ladro

di galline, nei quali sono protagonisti giovani intellettuali di provincia (che cercano di inserirsi in città) e lo stesso mondo contadino, poverissimo ma sempre guardato con nostalgia. Dopo l’8 settembre 1943 aderì alla Resistenza e nel 1945 pubblicò la raccolta di novelle L’impero in provincia, una satira del fascismo provinciale. S’iFrancesco Iovine scrisse al Partito comunista e collaborò a «l’Unità», «Vie Nuove» e «Rinascita». L’ultimo romanzo di Iovine, che costituisce anche il suo capolavoro, è Le terre del Sacramento, pubblicato nel 1950 pochi giorni dopo la prematura morte dello scrittore, e vincitore del Premio Viareggio. Vi si narrano le vicende, negli anni del primo dopoguerra, di un antico feudo ecclesiastico che va in rovina a causa dell’incapacità e degli sperperi del proprietario Enrico Cannavale. La moglie Laura prende in mano l’amministrazione e si giova dello studente socialista Luca Marano per convincere i contadini che, lavorando le sue terre, potranno goderne un giorno. Le promesse vengono disilluse e la rivolta dei contadini, alla testa dei quali è Luca, viene soffocata nel sangue da carabinieri e camicie nere. (da InfoWeb)

Due attori rosetani premiati al concorso teramano “Gianni Venanzio” Bel riconoscimento per due rosetani che fanno parte della compagnia teatrale “Gli Sbandati” di Teramo. Nello scorso mese di ottobre hanno vinto un premio al noto concorso internazionale “Gianni Di Venanzio” (XVII edizione), dedicato ai direttori della fotografia cinematografica, istituito nel capoluogo aprutino dall’Associazione Teramo Nostra. La motivazione è risultata la seguente: «La compagnia teatrale è stata premiata per le attività svolte in tutta Italia negli ultimi dieci anni e in particolare per l’omaggio pubblico a Tonino Guerra, grande sceneggiatore e poeta che “Gli Sbandati” hanno ricordato con la recitazione delle sue più significative poesie e la proiezione di un video di loro realizzazione». La foto qui riprodotta ritrae la compagnia con il premio vinto. Da sinistra: Renato Pisciella, Giovanni Maggetti

(di Campo a Mare di Roseto), Viviana Casadio, Asteria Casadio, Antonio Bidetta (Montepagano) e Marina De Carolis.


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Nasce la pagina di “Fotografia creativa” e sarà curata dal nostro Elio D’Ascenzo Lo scatto di una fotografia immortala un istante e già per questo è qualcosa di straordinario. Nell’800 tale nuova tecnica, anche se completamente diversa dall’attuale, mise in crisi un intero sistema di riferimento artistico e letterario, al punto che tutti dovettero fare i conti con un nuovo tipo di creatività. Nel tempo la tecnica fotografica è così lievitata che oggi si interseca con quella informatica, raddoppiando quindi la propria espressività. Non c’è bisogno solo della giusta inquadratura, ma è importante come questa poi viene elaborata con i programmi di “computer grafica”. Ecco perché Eidos News vuole dedicare, dal prossimo numero, una pagina per i nuovi appassionati e speriamo anche talentuosi che si “dilettano” con la fotocamera. A curare questo spazio sarà il bravo Elio D’Ascenzo, ormai da molti conosciuto come il fotografo delle nostre copertine e che nel tempo è riuscito ad affinare una propria arte ritrattistica, in cui la creatività risulta la peculiarità più apprezzata dai lettori. La frase che ama spesso citare è quella del grandissimo fotografo Henry Cartier-Bresson: “Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi ed il cuore. È un modo di vivere”. Come dargli torto? L’autore delle immagini che saranno selezionate dovrà fornire: a) la liberatoria sua e, laddove ci fossero soggetti ritratti, di questi ultimi, sia minorenni che maggiorenni; b) le indicazioni del reportage e raccontare anche la parte emozionale di quella fotografia; c) i parametri di ripresa (ove

Elio D’Ascenzo possibile) e la tecnica eventualmente di post-produzione. Per ulteriori informazioni: email: fotografia@eliodascenzo.it - Tel. 085.804.15.30 - Mob.333.80.64.088.

I “ragazzi di una volta” 4 i Verrigni del famoso Pastificio Ci sono delle aziende che veramente sono un pezzo importante della storia cittadina rosetana. Pronunciare il loro nome, vuol dire far riferimento inevitabilmente alla vita stessa del “Lido delle Rose” e la riprova è data dal successo che negli ultimi anni la società in questione sta avendo a livello nazionale, al punto che sono diversi i personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport che si recano direttamente in fabbrica, visitando per l’occasione la nostra riviera. Parliamo del Pastificio Verrigni, che affonda le proprie origini in quella Roseto antica del centro storico. Il primo stabilimento era

ubicato, infatti, in via De Amicis e solo negli anni ‘60 del secolo scorso la produzione si trasferì a Campo a Mare. Nella foto degli anni ‘30 del Novecento che riportiamo sono ritratti, davanti la prima sede, i tre soci, che avevano ripreso il pastificio dal padre: da sin. Gaetano, Pasquale e Attilio Verrigni. La famiglia era composta anche da quattro sorelle, le quali rimasero fuori dalla società. Pasquale uscì dall’azienda nel 1960 e appena dopo fu la volta di Attilio, che andò via l’anno dopo. L’unico proprietario rimasto, Gaetano, trasferì nel 1963 la produzione nell’attuale stabilimento.


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Corsi di Informatica al Moretti aperti a tutti ISTITUTO D’ISTRUZIONE SUPERIORE STATALE “V.MORETTI” ROSETO DEGLI ABRUZZI

Si chiama “Alfa... Beta... Info!” il nuovo corso di Informatica, giunto alla terza edizione, rivolto agli studenti, ai docenti e agli utenti esterni. Tale corso consentirà il raggiungimento di un adeguato livello di competenze informatiche, fondamentale a livello personale per l’ingresso nel mondo del lavoro e che permetterà di prepararsi all’esame della Patente Europea del computer. I contenuti saranno suddivisi in sette moduli: Concetti base, Uso del computer e Gestione dei file, Elaborazione testi, Foglio di calcolo elettronico, Access Base, Strumenti di presentazione, Reti informatiche Internet. I corsi si terranno presso i laboratori dell’Istituto Moretti di Roseto il mercoledì e il venerdì dalle ore 14:00 alle ore 17:00 a partire da fine novembre. La quota di partecipazione è di e 20,00 per gli studenti interni, e 50,00 per i docenti, e 80 per gli esterni. La referente è la prof.ssa Daniela Prosperi (cell. 348.80.44.984; e-mail: daniela.prosperi@istruzione.it).

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Terza edizione Sono aperte le iscrizioni ai corsi pomeridiani di alfabetizzazione informatica

agli Studenti

I corsi sono rivolti ai Docenti agli utenti esterni

Consentiranno il raggiungimento di un adeguato livello di competenze informatiche fondamentale

a livello personale per l’ingresso nel mondo del lavoro al conseguimento della Patente Europea del Computer. I contenuti saranno suddivisi in 7 moduli

Modulo 1

Modulo 2

Modulo 3

Modulo 4

Concetti di Uso del Elaborazione Foglio base computer e testi elettronico gestione (Word (Excel dei file processing) Calc)

Modulo 5 Basi di dati (Access Base)

Modulo 6

Modulo 7

Reti Strumenti informatiche di presentazione Internet

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Sede di svolgimento: Istituto “V.Moretti” Via Castellammare Adriatico n. 3 - Roseto degli Abruzzi Periodo di svolgimento : i corsi si terranno il Mercoledi e il Venerdi dalle ore 14.00 alle 17.00 a partire dal 20 Novembre 2013 Quota di partecipazione: 20 € per gli studenti interni – 50 € docenti /Ata – 80 € utenti esterni Referente: Prof.ssa Daniela Prosperi Iscrizioni ed informazioni : cell. 3488044984 in orario pomeridiano e-mail daniela.prosperi@istruzione.it

Bruno Zenobio inaugura la sua nuova mostra nella splendida “Villa Paris” È un artista di fama nazionale il nostro Bruno Zenobio, che per l’ultima sua mostra, molto articolata e con dei pezzi d’arte di altissima creatività realizzativa, ha avuto la brillante idea di scegliere il suggestivo scenario della ristrutturata “Villa Paris”, vero fiore all’occhiello della ricettività di lusso di Roseto. Zenobio ha diviso la scena con Andrea Panarelli, un pittore aquilano che fa della ricerca il suo punto di forza. La “Mostra d’arte contemporanea” rimarrà aperta fino all’11 gennaio e ogni venerdì da qui a quella data ci saranno degli incontri particolari nel

pomeriggio con gli artisti, per una sorta di tè con i due protagonisti di questa bella iniziativa. Il mosaicista atriano, ma ormai rosetano acquisito, al vernissage ha avuto una presentazione molto certosina, curata dal critico Vincenzo Centorame, il quale ha ricordato i vari passaggi della carriera di Zenobio, soffermandosi su uno dei lavori più importanti: quello del vasto mosaico della chiesa del S. Cuore di Roseto. Entrambi gli artisti hanno ringraziato sentitamente la famiglia Cingoli, organizzatrice dell’evento, nonché proprietaria della struttura.


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Premio speciale per la legalità ad Andrea Salvatore, studente dell’Istituto Moretti Trovare una somma considerevole e restituirla a chi l’ha perduta. Un gesto semplice che dovrebbe essere spontaneo e naturale, ma che sempre di più è una rarità, al punto che diverse persone si meravigliano di ciò che vi stiamo per raccontare. Chi sembra non assumere il ruolo dell’eroe e ritiene di aver fatto un gesto del tutto normale è il quattordicenne Andrea Salvatore, studente della I A Turismo dell’Istituto Moretti di Roseto, che è il vero protagonista della vicenda. Tutto accade perché Andrea trova, all’interno di un’abitazione abbandonata, dei gioielli per un valore di tremila e cinquecento euro. Il malloppo, si saprà in seguito, era frutto di una rapina effettuata da due malviventi, che comunque erano stati già arrestati. Un gesto nobile, che riconcilia con il civismo più puro, accresciuto dal fatto che per il giovane non era la pri-

ma volta che si trovava in una situazione del genere. Anche in passato aveva restituito una somma in denaro che aveva trovato. Complimenti a lui, ai genitori e all’Amministrazione comunale di Roseto che ha consegnato il premio a Salvatore nell’ambito di una iniziativa che si chiama “Legalità e senso civico”. Grande soddisfazione anche tra i compagni di classe, che hanno sottolineato: “Andrea? Un esempio da seguire”.

Sul lungomare di Roseto un’area pubblica curata da un privato: bell’iniziativa Giuseppe Vitarelli è il nome del signore che si è preso a cuore l’area-giardino che è di fronte casa sua. Siamo sul lungomare Sud, nei pressi della traversa che porta al sottopassaggio di piazza Ungheria. In quella zona ci sono degli spazi verdi con palme e alberi, dei bei giardini e delle siepi. Non sempre la manutenzione è all’altezza e passato il periodo primaverile, dove gli operai del comune preparano i giardini per la stagione estiva, spesso le aree risultano poco curate. Allora cosa face l’Amministrazione alcuni anni fa? La diede in affidamento al signor Giuseppe, apponendo anche due specifici cartelli. Così il pensionato rosetano, appena l’erba cresce o c’è bisogno della potatura delle siepi,

entra in azione, tenendo pulito l’appezzamento. “Va tutto bene - ci dice felice Giuseppe, sottolineando però una questione - anche se vorrei capire per quale motivo hanno potato così male una palma malata, senza tagliarla del tutto alla base del tronco, come hanno fatto in altre parti?”. Speriamo di potergli dare una risposta!


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Legalità e sport. Il “Moretti” ha ospitato l’arbitro Di Liberatore e il ciclista Spezialetti Parlare di “legalità” nel mondo dello sport e farlo con i protagonisti è stata un’idea vincente per l’Istituto Moretti di Roseto. Gli studenti sono stati molto attenti e hanno potuto seguire i suggerimenti di veri campioni

di MARTINA BIDETTA

I campioni con gli studenti del Moretti

Legalità… rispetto delle regole e convivenza”. È stato questo il tema al centro del convegno organizzato dall’Istituto Moretti, in collaborazione con l’Associazione Cerchi Concentrici Promotor, che ha visto ospiti, nell’Aula magna della Scuola Superiore, Elenito Di Liberatore, arbitro internazionale di calcio, e Alessandro Spezialetti, professionista del ciclismo. L’incontro ha preso il via con i saluti degli assessori comunali Alessandro Recchiuti e Mirco Vannucci, i quali hanno rimarcato l’importanza del tema legato al rispetto delle regole e delle istituzioni in un contesto temporale in cui molto spesso si tende a sottovalutare i veri valori che sono alla base di una società civile. È stato ricordato il “Premio legalità e senso civico”, promosso dall’Amministrazione comunale di Roseto ed attribuito ad Andrea Salvatore, studente del Moretti, per aver consegnato alle Forze dell’Ordine gioielli rubati del valore di 3.500 euro. Molto interessante è stato l’intervento di Elenito Di Liberatore, assistente arbitrale originario di Notaresco ed insegnante di pianoforte al Conservatorio di Taranto. Insignito del premio “Sportilia” come miglior assistente della Serie A della stagione 2011/2012, ha iniziato ad arbitrare all’età di 17 anni; nel 2010 ha esordito in Champions League ed è stato designato assistente arbitrale per le Olimpiadi di Londra. Le innumerevoli soddisfazioni a livello professionale lo portano a girare il mondo, ma non manca di ricordare le sue origini. “A volte si pensa che la strada migliore sia quella più comoda, ma non è la più giusta”. Si è rivolto così alla platea di studenti, attenti ed affascinati dal suo bagaglio professionale e dalle tante esperienze a livello

internazionale. “Quello che abbiamo perso nella società civile è la responsabilità. La colpa è sempre degli altri”, ha detto, rimarcando l’importanza dell’impegno e dell’abnegazione per tutto ciò che si fa con passione. Alessandro Spezialetti, con alle spalle sedici stagioni da professionista, si è soffermato sull’importanza del rispetto delle regole, ma soprattutto dei rapporti umani. “Il ciclismo è uno sport che insegna a vivere, ma soprattutto ad essere onesti con se stessi e con gli altri”. Così si è rivolto ai giovani studenti, ricordando come il ciclismo sia stato, negli ultimi tempi, sotto i riflettori della magistratura per diverse inchieste legate all’utilizzo di sostanze dopanti da parte dei professionisti. Ma ha anche ricordato come i ciclisti siano monitorati costantemente attraverso il sistema Adams, con il quale gli atleti segnalano alla federazione di appartenenza la propria reperibilità, per i controlli antidoping a sorpresa. Il rispetto delle regole per garantire una pacifica convivenza e lo spirito di sacrificio sono stati i messaggi lanciati agli studenti dagli ospiti del convegno, i quali hanno risposto con molta professionalità alle numerose domande che sono state poste loro dall’attenta platea.

L’arbitro Elenito Di Liberatore

Il ciclista Alessandro Spezialetti


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Tre iniziative degli studenti dei Geometri dell’Istituto Moretti I ragazzi si sono recati a Bologna, poi a Villa Paris a Roseto e infine hanno assistito a un importante convegno sull’urbanistica locale

Villa Paris

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AIE DI BOLOGNA - Le classi V A e V B Geometri, accompagnate dai docenti Marco Trifoni e Luigi Di Pietro, hanno visitato anche quest’anno il SAIE a Bologna, esperienza utilissima per osservare da vicino le novità e rimanere al passo con l’evoluzione della tecnica nel campo delle costruzioni. Gli studenti si sono soffermati soprattutto presso l’Area “Green habitat - costruire sostenibile”, dedicata alle aziende che presentano i materiali, le tecnologie e le soluzioni riguardanti l’efficientamento energetico, l’isolamento termico ed acustico, la bioarchitettura. I ragazzi hanno potuto osservare l’esposizione delle imprese più note nel campo ‘green’ con laboratori e dimostrazioni che hanno permesso di ‘toccare con mano’ le innovazioni e le modalità di impiego dei nuovi materiali, capaci di raggiungere migliori livelli di efficienza energetica e di ridurre gli sprechi di materiali e risorse. Grande interesse è stato dimostrato per il campo eolico, solare termico e fotovoltaico. VISITA A VILLA PARIS DI ROSETO - Gli studenti del corso Geometri, accompagnati dal Dirigente Scolastico prof.ssa di Elisabetta Gregorio Elisabetta e dai docenti Marco Trifoni e Angela Mascia, hanno avuto l’opportunità di visitare un cantiere del territorio di grande importanza. La visita, istruttiva ed interessante, è stata magistralmente guidata dall’arch. Lucrezia Di Bonaventura, artefice primaria del progetto di restauro e risanamento conservativo della famosa villa gentilizia che ha origini risalenti alla fine dell’800. L’edificio, dall’originale vocazione di residenza signorile, per alterne vicende, è diventata nel tempo una struttura destinata all’accoglienza; inserita in un parco di circa 10.000 mq, risulta parte integrante dello stesso, creando

continuità tra interni ed esterni. Il progetto di restauro ha mirato a mantenere la vocazione dell’edificio all’accoglienza, ma ad oggi è stato ripensato come un resort, ampliandolo da un lato con una nuova ala adibita a hotel, sala conferenze e beauty farm. Con grande perizia, nel restauro statico di volte e murature portanti, sono state applicate le rigorose normative sismiche vigenti, mentre nell’impiantistica sono state applicate soluzioni all’avanguardia. L’aspetto artistico architettonico è stato curato in ogni particolare, con un recupero filologico, il tutto senza stravolgere, anzi rispettando e valorizzando l’aspetto originario della costruzione. PARTECIPAZIONE AL CONVEGNO - Sempre gli studenti dei Geometri hanno partecipato al convegno dal titolo Roseto: Tre anni per una città ideale. Un nuovo percorso per cambiare la città. Urbanistica partecipata e sostenibilità ambientale, tenutosi sabato 26 ottobre 2013 presso il Palazzo del Mare di Roseto. Durante la mattinata ci sono stati diversi interventi: da parte del Sindaco Enio Pavone, del prof. Roberto Mascarucci, ordinario di Urbanistica all’Università “G. D’Annunzio”di Pescara, dell’arch. Vincenzo Falasca, assessore all’Urbanistica della Provincia di Teramo, dell’arch. Antonio Sorgi, Direttore della Direzione Parchi, Territorio, Ambiente ed Energia della Regione Abruzzo, del dott. Marcello Maranella, Direttore Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga. Il convegno, ha voluto dare inizio ad un confronto tra i cittadini e l’Amministrazione, che intende lavorare per la costruzione/trasformazione di Roseto degli Abruzzi, avendo come riferimento la Città Ideale di rinascimentale memoria; un progetto ambizioso ma entusiasmante, anche agli occhi degli studenti che hanno partecipato.


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Atri, “La classe libro” dell’Istituo “A. Zoli”

premiata con una menzione speciale

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a classe IV Ginnasio dell’Istituto Superiore “A. Zoli” di Atri – che lo scorso mese di giugno ha partecipato alla manifestazione “Maggio dei libri” – è stata premiata dalla commissione dell’evento con una “menzione speciale per l’alta qualità dell’iniziativa”. “La cosa è molto lusinghiera – dichiara la Prof.ssa Pompea Mocciola – se pensiamo che in Italia sono stati realizzati 3000 eventi e che nella categoria “scuole”siamo l’unica menzionata e tra i premi ce n’è solo un’altra”. Il progetto promosso dal IV Ginnasio - che prevedeva la recita a memoria di un romanzo di Hemingway, simbolo “forza di volontà e dell’ostinazione umana a superare le avversità della vita con tenacia e dignità” - ha preso spunto dal messaggio implicito del romanzo di R. Bradbury , Fahrenheit 451 : “trasmetteremo i libri ai nostri figli, oralmente, e lasceremo ai nostri figli il compito di fare altrettanto coi loro discendenti”. (BDD)

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“Giovani esecutori” la musica non è finita

roppo spesso oggi ci lamentiamo di come la musica di qualità non occupi più un posto importante nella nostra vita, e di come si siano perse le tradizioni musicali della nostra terra col passare del tempo. Ci si dimentica spesso dei tanti musicisti di talento che onorano con la loro arte il nostro territorio come lo ha fatto il quintetto, capitana-

to da Daniele Falasca, che si è esibito ad Atri sabato 09/10 durante la rassegna “Giovani esecutori”, e composto, oltre che dallo stesso fisarmonicista, da Fabrizio Mandolini al sassofono, Amin Zarrinchang al contrabbasso, Glauco Di Sabatino alla batteria e il giovanissimo Pierluigi Fidanza alla chitarra. Questo gruppo di professionisti ha intrattenuto il pubblico nella spettacolare cornice del

Teatro Comunale di Atri con un repertorio originale e piacevole, interamente composto dal maestro Falasca e già contenuto nei suoi album “Ricomincio da qui” e “AnimaLibera”, ai quali si aggiungerà a Gennaio il nuovo disco dell’artista che oltre ai componenti del quintetto vedrà la collaborazione di Demo Morselli. FILIPPO TESTA


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TUMORE del SENO SALUTE PSICOLOGICA

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l tumore del seno costringe la donna e i suoi familiari a vivere un profondo cambiamento di vita: l’intervento chirurgico e le cure oncologiche hanno un impatto negativo sulla qualità di vita e non di meno a livello psicologico ed emotivo richiedono un intenso sforzo per la donna e i suoi familiari di adattamento alla nuova situazione. Le emozioni che si provano sono in genere un profondo senso di paura, di stress e rabbia, si vivono un senso di sconvolgimento del progetto esistenziale con la perdita della proiezione nel futuro, la caduta della propria immagine e la spiacevole alterazione del vissuto corporeo, dei cambiamenti imposti dello stile di vita, la perdita del ruolo familiare, la riduzione delle capacità lavorative; inoltre emergono dubbi sulla capacità di mantenere un ruolo attivo nei legami affettivi e sessuali, un senso di perdita del gruppo di appartenenza sociale, un senso di frustrazione e depressione più o meno profonda, ostilità e aggressività verso l’ambiente circostante, ma anche senso di colpa, di invidia, di ingiustizia, un senso di impotenza. Spesso il vissuto emotivo conseguente la diagnosi di tumore del seno assume una connotazione tale da sconvolgere completamente l’equilibrio psicologico della donna influendo negativamente sulla compliance della paziente alle cure mediche, sul decorso della malattia, sul suo reinserimento sociale e sulla prognosi. Gli studi in ambito psicologico di questo tipo di malattia appartiene alla psico-oncologia, che a partire dagli anni ‘50 si pone come interfaccia tra l’oncologia da un lato e la psicologia dall’altro. Risulta essenziale il ruolo dello Psicologo: è possibile lavorare insieme con la donna per concordare un percorso mirato a promuovere l‘equilibrio degli aspetti emotivi, affettivi e cognitivi. Il programma medico-terapeutico della malattia oncologica dovrebbe essere sempre accompagnato da un programma psicoterapeutico tenendo conto dei numerosi stressor e degli adattamenti inattesi che la paziente deve affrontare e che cambiano inequivocabilmente il suo rapporto con gli altri e con il mondo esterno. Inoltre non si possono sottovalutare le influenze sulla sfera emotiva, cognitiva, comportamentale e relazionale di ciascun componente del sistema familiare. Il supporto psicologico è fondamentale in un momento in cui lo stress psico-fisico riduce o nasconde le risorse individuali di fronteggiamento del problema. In questa condizione accade che la persona si scontra con la consapevolezza della propria vulnerabilità e con la minaccia per la propria vita; deve sotto-

di LUISA DEL NIBLETTO

porsi a cure che portano a pesanti conseguenze vedendo così modificarsi il rapporto con il proprio corpo e con la propria immagine corporea e subendo notevoli ricadute anche a livello sociale, come i cambiamenti nell’ambiente di lavoro e del ruolo familiare. Spesso si ha paura, tanta paura, una paura di impotenza, del dolore, della sofferenza, della perdita, che molte volte non si riesce a condividere, ma si prova anche una forte rabbia, che non si sa come gestire. Sostenere psicologicamente chi vive questa esperienza significa prendersi cura della persona in un momento in cui la malattia ha modificato in modo sostanziale la sua vita, trovare efficaci risorse interiori per la gestione e il fronteggiamento. Il supporto psicologico si è mostrato importante anche in una fase successiva della cura del tumore del seno: può capitare infatti di ritrovarsi attive e piene di risorse durante il persorso terapeutico, ma di vivere una situazione di disagio psicologico una volta terminate le cure e superata la malattia. Ci si può sentire senza obiettivi e svuotate di risorse, con difficoltà a guardare al futuro: il profondo cambiamento avvenuto a livello fisico ed emotivo produce spesso un altrettanto cambiamento profondo del progetto di vita e ci si sente perse; in molti casi si chiede aiuto proprio in questa fase di ridefinizione del proprio progetto di vita.

Dott.ssa Luisa Del Nibletto Psicologa 3456419446 delniblettoluisa@virgilio.it

Colloqui Psicologici Incontri di Rilassamento individuale o di gruppo (Training Autogeno e/o Rilassamento Muscolare Progressivo)

Progettazione di interventi Psico-Sociali (es. Team Building Aziendale, Preparazione mentale atleti, Formazione Aziendale e per Allenatori) c/o Fisioterapia Bartolacci, via Leonardo Da Vinci, 3, Pagliare di Morro D’Oro (TE) c/o Poliambulatorio Igea, via Kennedy, 24/28, Castelnuovo Vomano (TE)


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SAN MARTINO TRA MAGIA E POESIA! I testi poetici raccontano in versi l’ottava edizione della Festa di S. Martino, organizzata dalla scuola primaria M. Schiazza e rappresentano il prodotto di un laboratorio di scrittura creativa realizzato dagli alunni delle classi 5°A e 5°B

Prima della festa! Bimbi festosi belli e carini. Genitori impegnati e nella preparazione affrettati. Colori, grida e risate ovunque, bambini divertiti e giocosi in ogni dunque. Giochi innovativi per gente e bimbi attivi. L’allegria, per la festa più magica che ci sia. (Autori: Andrea Valiante, Francesco Di Felice, Gianni Mancarella, Martina Ruggieri) Armonie di colori in vendita Alberelli decorati molto elaborati, palloncini rotondi per bambini giocondi. Quadri di grandi pittori di meravigliosi colori, decorazione natalizia per tanta letizia. Da stoffe colorate con abili mani presine damascate. La festa colorata è finalmente arrivata! (Autori: Anna Senga, Mattia Di Nicola, Mauro Libbi , Valentina Scarpone) Pronti? Si gioca! I giochi dei bambini pieni di pesciolini. Giochi di abilità ricolmi di felicità. Giochi di destrezza, quanta bellezza! “ Penna canestro” divertimento maldestro. “Pesca a sorpresa,” Una vera impresa! Bambini felici con i loro amici “Schiaccianoci”, gioco divertente,

umore effervescente. Piccoli partecipanti con meravigliosi canti, coretto illuminato a gran voce acclamato. E il “Colpo di coda”, un gioco di moda! (Autori 1° strofa: Anna Fossemò, Chiara Nespoli, Kamil Astolfi, Morgan Di Giovannantonio) (Autori 2° strofa: Chiara Di Felice, Gianmarco Biggio, Mariano Bonavita, Martina Di Bonaventura) Le profumate caldarroste Le brucianti caldarroste sul carbone rosso fuoco dietro le transenne esposte, vicino alla pesca, un affollatissimo gioco. Il nero carbone sbiancato dalle fiamme le castagne luccicanti, ormai di uno scurissimo marrone! ( Autori: Elisa Rimbotti, Francesco Marchegiani, Giovanni Frattari, Lorenzo Antonelli, Mattia Di Raimondo) Cibarie a volontà! La succulenta carne di maiale arrosto col suo profumo stuzzicante. La tenerezza della carne con la croccantezza del pane. Una dorata frittella dall’aspetto allettante e dal sapore invitante. Il gusto dolciastro dall’odore intenso: ciambelle giallo alabastro! Una nuvola deliziosa

LOTTERIA DI SAN MARTINO NUMERI VINCENTI: 1° premio: N. 584 2° premio: N. 5919 3° premio: N. 3669

4° premio: N. 1619 5° premio: N. 4839 6° premio: N. 1104 7° premio: N. 4670 8° premio: N. 2255 9° premio: N. 5639 10° premio: N. 5081

tenerezza intorno ad un bastoncino di legno. Candida massa appiccicosa e soffice. Un ciuffo spumoso di dolcezza! (Autori: Andrea Farinaro, Federico Nardoni, Giulia Quintiliani, Marco Libbi , Simone Di Fino) Passi di danza! Gente impaziente, che grande emozione! Musica rombante, una ritmata canzone. Grida incoraggianti forti e potenti e nelle menti, pensieri divertenti. Ragazzi portentosi, sicuramente talentuosi. L’hip-hop incessante e una folla acclamante. (Autori: Chiara Bianchini, Federico Cornice, Luca Fraccastoro, Sara Di Marco) Numeri impazziti! Tombola, grande tabellone, una marea di persone, un gioco all’aperto, immensa felicità sotto nessun tetto e tutta la fortuna in un sacchetto. Cartelle al vento, senza il numero cento. Lotteria, una grande vittoria, perdita, ma anche gloria! Premi fantastici per ragazzi entusiastici. (Autori: Claudio Chirivì, Eshan Palantrani, Leonardo Innamorati)


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Francesco Pezzullo una vita in mare…

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ssurto agli onori della cronaca nel 1993, per essere riuscito ad ormeggiare la motonave “Amoruso Quarto” nel porto di San Benedetto - dopo un lungo viaggio dall’India – e in condizioni meteo avverse, che non consentivano l’entrata dell’imbarcazione nello scalo, e dopo aver partecipato di recente alle operazioni di rotazione della Costa Concordia, il Comandante Francesco Pezzullo è stato insignito della medaglia d’oro per lunga navigazione con decreto del Presidente della Repubblica. Il Comandante Francesco Pezzullo si è distinto, nel corso degli anni, per l’alto profilo umano e professionale. Comandante, che tipo di navi dirige? In prevalenza navi per la pesca d’altura o navi mercantili, ma anche imbarcazioni da diporto. Ad esempio, sono stato al comando dello yacht di Lewis Hamilton (pilota di formula 1, ndr) e anche di quello del politico Italo Bocchino. Ha viaggiato molto, vero? Si! Grazie al mio lavoro ho girato tutto il mondo: dal Nord America al Corno d’Africa al Vietnam... Attualmente che tipo di nave comanda? Ora sono in forza alla Micoperi, una compagnia che si occupa di recuperi marittimi, installazioni di piattaforme in mare… Comandante, Lei ha partecipato – proprio con la Micoperi – alle operazioni di rotazione della Costa Concordia, che tutti noi ricordiamo per essere naufragata all’Isola del Giglio. In che cosa consistevano queste operazioni?

Bisognava consolidare il relitto, trasportando una specifica attrezzatura. Cosa pensa del naufragio della Costa Concordia? E del Comandante Francesco Schettino? All’estero come è stato vissuto questo episodio? Considerando che c’è un processo in corso che sta facendo luce sull’intera vicenda, posso dire che i motivi del disastro sono stati una serie di errori umani, l’alta velocità, non si passa mai così vicino alla costa, la manovra effettuata, la presenza del Comandante sul ponte. Per il resto, vicende di questo tipo lasciano amarezza. Sono un uomo di mare e l’immagine all’estero della categoria e dell’Italia ne esce scalfita. Il caso dei Marò in India è un’altra vicenda dai contorni controversi ... In mare capita di essere avvicinati da piroghe con uomini che si pensano pescatori, bisognosi di acqua o gasolio; nel migliore dei casi è così e si presta aiuto, ma ci sono casi in cui gli uomini nascondono armi e … Per me, i Marò hanno fatto il loro lavoro, la nave poi si trovava in acque internazionali e il comandante non era tenuto ad entrare nel porto indiano. Si è mai trovato in situazioni di pericolo? Una volta in Somalia. Siamo stati attaccati da terra con piccoli cannoni. Cosa ha fatto? Avanti tutta! Cosa rappresenta per Lei il mare? I ricordi più belli? L’evasione. Essendo figlio unico è stata una sorta di rivincita. Mi ha permesso di viaggiare e di incontrare diverse culture. I ricordi? Tanti, i lunghi inverni, l’Indonesia… Qualche rammarico? Non aver visto crescere i miei figli… Il Capitano Francesco Pezzullo, vive a Montepagano con la sua famiglia. Attualmente è in Messico e coordina le operazioni di installazione di oleodotti sul fondo del mare.


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s k r a h eto S

Ros

ti Maggit di Luca

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RIBALTONE: VIA MELILLO ARRIVA TRULLO! Clamoroso esonero del coach che portò il Roseto in A1. Al suo posto, arriva il tecnico di casa, sostituito proprio da Melillo 15 anni fa.

Roseto, parlando di basket, niente è normale e, spesso, niente è come sembra. Sia chiaro, questo è il bello di una cittadina di 25.000 abitanti che ha giocato i Playoff Scudetto, la Semifinale di Coppa Italia e gli Ottavi di Uleb Cup, ma è anche quel che più meraviglia chi nel Lido delle Rose non vive e prova stupore nel commentare alcuni fatti. Come l’ultimo ribaltone avvenuto in casa Sharks, con l’esonero di coach Phil Melillo e l’ingaggio di Tony Trullo. Un avvicendamento denso

Tony Trullo

foto: Mimmo Cusano

di date e destini che si incrociano. Già, perché fu proprio Phil Melillo a prendere il posto di Tony Trullo 15 anni fa, nell’estate del 1998. Una mossa, voluta dall’allora patron del basket rosetano, Michele Martinelli, che fece molto scalpore, visto che il biondo tecnico rosetano veniva da una stagione trionfale, con la vittoria del Campionato di B1 e quello della Coppa Italia di Lega. Melillo fece parlare il campo, vincendo la naturale ritrosia della gente. Il primo campionato di Serie A2 conquistò i Playoff promozione e il secondo vinse, portando Roseto per la prima volta

nella storia in Serie A1. L’oriundo di Newark – che da allora vive a Roseto con la famiglia – restò per la terza stagione consecutiva, conquistando Final Eight di Coppa Italia e Playoff Scudetto. Melillo tornò a Roseto, in A1, nel 2002/2003 (ancora Final Eight di Coppa Italia e Playoff Scudetto, oltre agli Ottavi di Uleb Cup) e poi lo scorso anno, in DNB, sostituendo coach Ernesto Francani, esonerato alla 5^ giornata di andata, dopo la sconfitta in trasferta contro il Nord Barese. Melillo arrivò alla Finale playoff, persa proprio contro il Nord Barese, ottenendo un secon-

Il quintetto del Roseto Sharks

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere


Roseto S

har45ks

Kevin Sowell do posto che è valso il ripescaggio in DNA Silver. Ancora una volta il destino del sodalizio cestistico rosetano viene indirettamente deciso dal Nord Barese, visto che dopo la sconfitta interna contro i pugliesi di domenica 17 novembre, la società ha deciso il clamoroso avvicendamento di Melillo con Trullo. Phil chiude nel modo più inaspettato la sua terza esperienza rosetana e anche qui due date sono da sottolineare: primo allenamento della terza esperienza di Melillo il 20 novembre 2012, primo allenamento della terza esperienza di Trullo il 20 novembre 2013. Sì, perché anche Trullo è alla sua terza esperienza rosetana, visto che dopo la strepitosa stagione 1997/1998 tornò in Legadue nel 2008/2009, dimettendosi in corso. Quella squadra – che fino a quando gli stipendi furono erogati era in zona playoff – concluse mestamente il campionato guidata dal coach slavo Bavcevic e infilando ben 11 sconfitte consecutive, con i giocatori non pagati e la società allo sbando (l’esperimento durò una sola stagione e il fallimento spazzò via tutto). Dunque si cambia, con il ritorno del rosetanissimo coach Trullo, che l’odierna DNA Silver – senza americani – l’ha vinta a Roseto e Ferrara, oltre a un secondo posto che vale una promozione (cau-

Phil Melillo

Alex Legion

sa ripescaggio) a Trapani. “Double T” ha poi vinto a Capo d’Orlando l’attuale DNB, categoria che la scorsa stagione ha allenato a Pescara, portando la squadra ai playoff (traguardo mai raggiunto prima dall’Amatori). In attesa di vedere all’opera il Roseto di Trullo, domenica 24 novembre a Recanati, qualche riflessione va fatta sullo strano esonero di un coach come Melillo, che ha allenato in Eurolega e che è chiaramente – per curriculum e palmares – un allenatore di categoria superiore. La posizione in classifica del Roseto (squadra composta da due americani, un giocatore proveniente dall’attuale DNA Silver, Bisconti, e per il resto da giocatori di DNB e giovani) non è da esonero, visto che il Roseto ha 8 punti, con la prima a 12 e l’ultima a 2. La media inglese degli Sharks, corsari a Bari e sconfitti in casa per la prima volta dal Nord Barese, è perfetta. Dunque? Più di qualcuno mormora di rapporti guastatisi con gli stranieri, mentre altre fonti di addetti ai lavori allargano il campo e parlano di irrimediabile scollamento fra la squadra e l’ormai ex tecnico. La Società ha fatto la cosa che in questi casi si fa: sacrificare l’allenatore, non potendo effettuare un repulisti nel proprio organico. Adesso gli atleti non hanno più scuse né un pa-

rafulmini imponente come Melillo. Insomma, niente più alibi per nessuno, come hanno detto gli ultras della Curva Nord, che la sera dell’esonero di Melillo – martedì 19 novembre – hanno bloccato l’allenamento e parlato con i giocatori. In un gioco che non contempla il pareggio si può perdere, ma non con il vergognoso atteggiamento mostrato in campo contro il Nord Barese: questo il succo del messaggio dei tifosi. Adesso tocca alla squadra.

Nicolas Stanic


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SALUTE

di ALESSANDRO BONADUCE

QUANDO LE ARTICOLAZIONI NON REGGONO IL PASSO “m dol l’uss”

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e articolazioni devono servire per tutta la vita (come anche per le altre frattaglie del corpo umano) e se esse si fermano non ci si muove più. Mentre per le altre si muore e così passa la paura. Siccome amiamo la vita, proteggiamole entrambe. Le articolazioni sostengono il peso del corpo e ci permettono di muoverci. Sono già lubrificate, non arrugginiscono ma l’usura è inevitabile. Per mantenerle consone all’uopo bisogna gestirle con adeguata attività fisica e corretto schema alimentare (ci risiamo con la dieta). Attività fisica non significa attendere il crollo delle ossa per poi rivolgersi al meccanico preposto, ma evitare che si “sfascino”. In primis l’apporto di ingredienti per fabbricarle in modo corretto (Calcio, vitamina D, Fosfati, Magnesio e per il momento basta). Poi movimento ripetitivo con poco carico (basta il vostro peso). Bastano camminare 30 minuti a

giorni alterni. Ma se fate un pochino di più rischiate di diventare gazzelle ed è meglio non approfittare. “FANCIULLA CON BICCHIERE DI VINO” DI VERMEER. È uno dei dipinti del maestro, conservato nel museo di BRUNSWICK, di una bellezza esemplare in cui ricorrono gli stili e particolari cari all’artista. Evito di parlare dell’osteoporosi, se non la prossima volta in modo più esaustivo poiché le ossa “si rompono” e la patologia sta nella struttura di base che cessa di essere efficiente e tra l’altro risente positivamente del carico dinamico. Le articolazioni più facilmente sedi di danno sono il rachide lombare, le ginocchia, le anche e le articolazioni delle spalle. In questa ultima è prevalente il danno tendineo. Nelle altre (anca e ginocchia) prevale il danno cartilagineo. Il rachide ha il suo tallone d’achille nei dischi intervertebrali che si disidratano, perdono il cercine preposto al loro posizionamento e poi vanno via fino a lambire le radici dei nervi. Sulle grosse articolazioni ciò che pesa di più è il carico e la mancanza di un adeguato tono muscolare. Sul rachide invece è prevalente la dinamica delle escursioni e il peso che controllano la tensione muscolare che deve essere proporzionata al carico. Non sarebbe errato rivolgersi al medico che insieme con il fisiatra può concordare un intervento opportuno, ma da effettuarsi periodicamente fin dall’età adolescenziale per prevenire i difetti che cristallizzano dopo. Adesso devo fare qualche esercizio… Pertanto vi lascio liberi di pensare a quanto scritto. AD MAIORA DAL BACCHINO MALATO


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PSICOLOGIA

Il corpo-oggetto veicolo del malessere sociale Le baby-squillo lo vendono, il loro corpo, per pochi euro e qualche oggetto in voga tra i giovani. Questo è l’ultimo angosciante fenomeno che interessa la popolazione dei giovani e giovanissimi

di AMEDEA CAPRANI

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l corpo: ciò che ci contraddistingue, che ci identifica e veicola il nostro modo di essere nelle relazioni con gli altri. Il primo contatto dell’essere umano col mondo avviene attraverso il corpo e le sensazioni che in esso si producono. Il corpo è alla base della nostra coscienza e della nostra identità. Molte ragazze lo vendono, il loro corpo, per avere in cambio denaro e qualche oggetto che va di moda. Questo è l’ultimo angosciante fenomeno che sta interessando la fascia dei giovani e dei giovanissimi. Telefonini e tablet, scarpe e abiti firmati, borse costose, sono gli oggetti a cui ambiscono le giovani che si danno in cambio di quel niente che per loro, però, sembra valere molto più di sé stesse. Il corpo diventa merce da scambio. Nella sua mercificazione esso viene oggettualizzato, ridotto a mero oggetto, e questo, in qualche misura, implica una lesione dell’unità psiche-corpo. Il corpo diviene semplicemente uno strumento, un mezzo utile al raggiungimento di un fine, quello di soddisfare fittizi “bisogni” materialistici, che niente hanno a che vedere con il reale concetto di bisogno nell’uomo, ma che ne assumono i caratteri dell’urgenza e della necessità, come se fossero fondamentali e dunque irrinunciabili. Si tratta di desideri indotti da una società improntata al profitto, che tutto ostenta e tutto mette in mostra, che tutto vende e tutto compra, anche quello che non può essere mercificato. Tutto viene materializzato, quantizzato ed omologato, “spogliato” della propria essenza e della propria unicità. Prendere, Avere, Possedere. Questi gli

imperativi dominanti. Di contro, Sentire, Pensare, Scegliere, non si può. Non c’è tempo per Essere, perché questo non è in accordo con la logica del profitto, che, oggi, ancor di più, non concede spazi vuoti ma tutto investe e tutto riempie, di cose da avere e da tenere, o da consumare in fretta, per poi averne altre ancora. Se ci si ferma un attimo a riflettere, la paura è quella di affogare nel vuoto che circonda. Ragazze che vendono il proprio corpo per entrare in possesso di oggetti che sono il simbolo dell’alienazione umana. Figlie che si vedono mettere in vendita dalle loro madri in cambio di denaro, al culmine di un processo di aberrazione in cui il fine sembra giustificare ogni mezzo. Quello che stiamo vivendo ora è un tempo dissociato. I nostri ragazzi si anestetizzano nell’alcool e si avvelenano di pasticche per non sentire più niente, per non sentire “il vuoto del niente” e il male che ne deriva. L’ultima forma di autolesionismo che si sta diffondendo tra i giovanissimi sembra essere una pratica molto pericolosa, che può risultare letale, consistente nell’auto-indursi una sorta di svenimento, il quale determina una temporanea perdita di coscienza e dunque di controllo su ciò che accade, con tutte le temibili conseguenze del caso. Il corpo, insomma, viene usato, abusato, venduto, violentato, facendosi, in tal modo, portavoce del malessere sociale dei nostri tempi. E chiede una cura. Ma non una cura fisica, non una cura del corpo. E non si può non vedere, ma soprattutto, non si può non ascoltare, non rispondere. Per riappropriarsi del corpo è necessario riappropriarsi di quel sé “frammentato”, riempiendo il vuoto non di cose, ma di senso. Un senso sentito, pensato e condiviso con gli altri.

Amedea Caprani (psicologa) amedea.caprani@virgilio.it


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Il Richiamo della foresta di DAVIDE GENTILE

di Jack London

Il richiamo della foresta” è sicuramente passato alla storia come un grande classico della letteratura del primo novecento. L’edizione originale risale infatti al 1903. Anni, quelli, caratterizzati dalla scatenata “corsa all’oro”, quando cercatori da tutto il mondo si recavano nelle aspre lande del Nord America con la speranza di essere assistiti dalla Dea Bendata nella loro frenetica caccia all’oro. London provò questa esperienza sulla sua stessa pelle, tanto da offrirci descrizioni dettagliate e realistiche sulle terre ghiacciate del Canada e del Klondike, dove è ambientata gran parte della storia. Il romanzo è incentrato sulle vicende del cane Buck, che vive una tranquilla quotidianità di agi domestici insieme al proprio padrone, il giudice Miller. Ma l’equilibrio viene improvvisamente spezzato dal giardiniere del giudice, che, per debiti di gioco, si vede costretto a vendere illecitamente il cane. Le condizioni fisiche del cane sono particolarmente adatte al lavoro di traino da slitta e, scaraventato in Alaska, in men che non si dica Buck si trova a fare i conti con una realtà totalmente nuova, a cui non era certamente abituato: le bastonate inferte dai nuovi padroni, le lotte di gerarchia tra gli altri cani del branco, il freddo pungente, la fame, la solitudine. Ma la bestia imparerà ben presto i mec-

canismi della legge del più forte, l’unica a vigere quando si ha come obbiettivo primario la sopravvivenza. E ne diventerà padrone, fino a quando l’inarrestabile ascesa di Buck, che sente riaffiorare in sé tutti gli istinti ancestrali del suo essere animale, si concluderà con un vero e proprio “richiamo della foresta”, in un finale stupendo in cui la natura selvaggia chiama a sé uno dei suoi appartenenti. Alla fine del romanzo, uno strano senso di soddisfazione pervade il lettore, che di fronte alle fatiche sopportate dal cane non può che godere della sua rivalsa, forse perché l’accuratezza delle descrizioni gli dà la sensazione di aver preso parte alla vicenda, o, forse, semplicemente perché si immedesima nel protagonista ripercorrendo con la mente tutte quelle volte nella vita in cui sudore e sofferenza sono state meritatamente ripagate o magari, ancora, a quando non è andata così, e allora Buck diventa modello di speranza e simbolo della possibilità di rivincita. Eppure, in un’altra, ma personale, chiave di lettura, protagonista del romanzo è la Natura, l’istinto primordiale del proprio essere, che non può essere ignorato e che ci ricorda che sì, la Natura serve ogni essere vivente, anche l’uomo, ma per quanto questi possa essere (o possa pensare di essere) vigoroso ed imbattibile, è sempre Lei la più forte.

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Biblioteca Provinciale Melchiorre Delfico di Teramo, un gioiello del direttore Luigi Ponziani

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Luigi Ponziani

umerosi studi a livello internazionale - e non solo - hanno ormai stabilito che per invertire la rotta dell’impoverimento economico e civile del Paese bisogna valorizzare la cultura. La cultura – umanistica e scientifica insieme – se promossa da politiche adeguate, innesca l’innovazione, e dunque occupazione, produce progresso, e quindi sviluppo. In questa prospettiva, abbiamo intervistato il Dott. Luigi Ponziani, Direttore della Biblioteca Provinciale Melchiorre Dèlfico di Teramo, da anni impegnato - con una serie di iniziative culturali, di giornate di studi, pubblicazioni e convegni - nella diffusione della conoscenza. Il 31 ottobre, nell’ambito di un incontro sulle biblioteche provinciali - convocato dal Presidente dell’Unione Province d’Abruzzo, Enrico di Giuseppantonio – è emersa la proposta di creare un sistema bibliotecario unico regionale per far fronte ad una situazione di crisi. Cosa pensa a riguardo? La riunione di Chieti ha rappresentato un primo momento di presa di coscienza di un problema diventato ormai non più eludibile. Le Biblioteche Provinciali fanno sempre più fatica a perseguire quelli che sono i propri compiti istituzionali, vale a dire la raccolta, la organizzazione e la fruizione del patrimonio bibliografico-documentario regionale, oltre che rispondere alla domanda di cultura e informazione che massicciamente viene dalla società. Questi grandi servizi culturali rischiano di collassare per mancanza di fondi, per progressiva dequalificazione professionale dovuta a pensionamenti e a blocco delle assunzioni, per mancanza di un quadro di riferimento normati-

vo e pratico che unifichi e valorizzi questi caposaldi del sistema bibliografico informativo abruzzese. L’incontro che ha visto anche la presenza del rappresentante istituzionale della Regione è servito per rendere operativo un tavolo tecnico capace di formulare proposte complessive volte al superamento dell’attuale impasse. Di cosa avrebbero bisogno le biblioteche oggi? Quali sono i maggiori problemi? Da anni ormai le biblioteche, sia quelle provinciali che Comunali, non godono di finanziamenti regionali (non si dimentichi che la Regione ha competenza normativa e programmatrice in questo settore), come sempre meno significativi se non assenti completamente sono i capitoli di bilancio che gli enti destinano ad esse. Ne deriva un inevitabile abbassamento qualitativo delle raccolte, un depauperamento conoscitivo , un impoverimento del servizio bibliotecario che si ripercuote sui cittadini-utenti che finiscono per essere discriminati rispetto ad altre realtà del Paese. Al contrario sarebbero necessari adeguati finanziamenti, un’attenzione sempre maggiore alle nuove tecnologie (si pensi alla informatizzazione che alla digitalizzazione di documenti), a sedi adeguate e confortevoli ( a Chieti la “De Meis”, a L’Aquila la “Tommasi” vivacchiano ancora in sedi provvisorie dopo il crollo di Chieti e il terremoto dell’Aquila). La Costituzione italiana tutela la libertà dell’arte e della scienza. Da più parti – oggi - si sostiene che tecnologie e mercato mettono in crisi l’autonomia intellettuale. Ecco perché leggere un libro è alla base della democrazia. Condivide questa linea di pensiero? Il dettato costituzionale è chiaro e di grande importanza; tuttavia esso è largamente disatteso. Non credo che tecnologie innovative e il mercato, di per sé, mettano in crisi la nostra autonomia intellettuale. Il problema semmai è che il venir meno di una coscienza critica non consenta più di valutare, gerarchizzare, quindi scegliere autonomamente il tipo di informazione e di conoscenza che si confà ai nostri interessi. Di qui l’importanza di istituzioni culturali come le biblioteche che rappresentano un presidio di libertà intellettuale e di democrazia. Cosa risponde a chi dice che “con la cultura non si mangia”? Soltanto dei beoti possono pensare questo. Noi viviamo in un Paese che, malgrado i guasti recenti, rappresenta nel mondo un faro di civiltà e di cultura ( arte, storia, architettura, paesaggio,letteratura). Beni materiali e “immateriali” che costi-


53 tuiscono il biglietto da visita dell’Italia e che oggi più di ieri sono fonte di ricchezza . Senza contare che, in termini ancora più ravvicinati, vi è una economia della cultura che a partire dalle istituzioni culturali (musei, biblioteche, pinacoteche, archivi ) consente l’accesso libero e talvolta gratuito ( come nelle biblioteche e negli archivi) a fonti di sapere, conoscenza, istruzione senza i quali un paese non può essere definito né libero, né democratico, né giusto. Di recente Lei ha scritto “Letterati, Libri e Lettori nell’Abruzzo della Restaurazione” : libri, tipografi, editori, lettori, il mondo del libro nell’Abruzzo della Restaurazione. Perché ha sentito l’esigenza di scrivere questo libro? Perché i giovani dovrebbero leggerlo? Il libro non si rivolge ad un particolare pubblico: ciascuno può trovarvi interesse nella misura in cui è curioso dell’oggi e perciò del passato. Lo studio, la ricerca storica, qualunque sia il tema scelto, parte da una esigenza attuale che richiede soddisfazione. Nel mio caso i miei interessi, da tempo sono rivolti alle classi dirigenti di questo Paese, ai caratteri che nel tempo ne hanno definito fisionomia, limiti e pregi. Di qui lo studio sull’Abruzzo preunitario come luogo e tempo nei quali è andata definendosi una èlite intellettuale che pur nelle angustie dei tempi ha saputo colloquiare al proprio interno e con i migliori uomini culturalmente e civilmente impegnati nella costruzione di una identità locale all’interno di una più grande patria. Da questo punto di vista la circolazione libraria, lo scambio intellettuale, la costruzione di un pantheon letterario e un repertorio bibliografico-documentario primigenio capace di suscitare comunione d’intenti e d’interessi ha dato vita in Abruzzo per la prima volta a luoghi

di moderna interlocuzione culturale e civile e ad un idem sentire che mi sono parsi particolarmente significativi perché capaci di essere premessa di successivi avanzamenti politici, istituzionali, sociali e economici. Un’ultima domanda. Nei giorni scorsi è stato arrestato l’Assessore Regionale alla Cultura Luigi De Fanis, nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti per l’organizzazione di eventi. La scrittrice Dacia Maraini, che ha da poco concluso (in attivo) l’esperienza del Teatro di Gioia a Gioia Dei Marsi per “la mancanza di sensibilità da parte delle istituzioni locali, ha detto che “siamo nel pieno degrado culturale”. Come commenta questa vicenda? Concordo con il giudizio espresso da Dacia Maraini. Il degrado etico civile che emerge è sconfortante. Ma, al di là dell’episodio, tutti sanno da tempo che in Abruzzo come in Italia il modo di procedere e considerare la cosa pubblica come affare privatistico è universalmente conosciuto e praticato. Né la cultura può godere di franchigie di sorta. Il messaggio che ne deriva, tuttavia, è devastante. A nulla vale l’impegno personale e collettivo, la serietà di ragioni e programmi, la forza dei contenuti se poi non si passa attraverso la conoscenza personale, la “maniglia” politica, o la colleganza clanistica o di fazione. Dinanzi a questo panorama non serve la frustrante invettiva morale; serve piuttosto un atteggiarsi etico-civile che partendo da noi stessi condizioni e muti concretamente comportamenti, andazzi e connivenze assai più diffuse di quanto non appaia. In tal senso ciascuno di noi può contribuire a questo sforzo moralizzatore purché non rigetti ipocritamente e consolatoriamente sugli altri responsabilità che sono anche nostre.


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TELEVISIONE

di BARBARA CINQUE

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Una grande famiglia come “lost”

l triangolo amoroso al centro delle trame di Una Grande Famiglia 2 è un affare abbastanza complicato, che aveva già tenuto banco nella prima stagione della fiction e che è stato poi addirittura spiegato in un prequel andato in onda prima sul web e poi nel pomeriggio di Rai 1. In realtà, però, parte da un cliché assai noto nel mondo della narrazione, quello dei due fratelli estremamente diversi e innamorati della stessa donna. Meccanismo presente, in molte fiction Italiane, In ogni caso, un cliché appassionante.Ma pur essendo una fiction Italiana ricorda molto quella americana come “lost” che alla fine di ogni puntata lasciava il pubblico interdetto e un velo di mistero accompagnava la settimana fino all’arrivo della puntata seguente. Il pubblico che ama la famiglia Rengoni si

domanda infatti come andrà a finire, cosa sta macchinando Edoardo ( Gassman ) all’insaputa della sua famiglia, quali segreti sta nascondendo e chi Chiara (Stefania Rocca) sceglierà, dopo essersi innamorata di Raoul (Giorgio Marchesi) da ragazzina, averlo lasciato per sposare Edoardo (Alessandro Gassman) e farci due figli, e poi ritrovato quando credeva morto il marito, restando incinta. Se nelle puntate finora andate in onda sembrava che la donna volesse dare una nuova occasione al marito per il bene dei loro figli, nella scorsa puntata la strada che sembra aver preso Chiara sarà alla fine un’altra. Insomma una fiction riuscita perchè seguita da milioni d’italiani, che aspettano solo di sapere cosa accadrà a questa “grande famiglia”Ai posteri l’ardua sentenza!


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musica Arctic Monkeys a Milano

senza il cuore non si va da nessuna parte

di GIULIA MARINI

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li Arctic Monkeys fino a qualche mese fa erano come la manna dal cielo. «Tornano in Italia.», «Finalmente sono diventati un gruppo figo..», «.. addirittura tre date..Roma, Ferrara e Milano». Ai cancelli del Forum di Assago - lo scorso 13 Novembre - c’era più adrenalina che illegali bagarini. Per la band inglese Milano era l’ultima delle tre tappe previste nella penisola, forse la più attesa. Io stessa - nei giorni precedenti – ho riascoltato almeno 50 volte “I bet you look good on the dancefloor”. Una delle loro canzoni più famose e “ballerecce”, dalla carica pazzesca. Ogni volta che la riproduzione casuale la porta alle mie orecchie è una gioia. Il live - ero sicura - mi avrebbe lasciata di stucco. Un po’ com’è successo con “Lonely boy” dei Black Keys. Quando l’hanno suonata dal vivo – lo scorso Dicembre a Torino - mi sono decisamente dimenticata di tutte quelle volte in cui ad un semplice ascolto in mp3 avevo pensato : “che bello questo brano”. Eravamo andati decisamente oltre. Con gli Arctic Monkeys credevo accadesse lo stesso. Non vedevo l’ora di ballare sulle note del loro spensierato alternative rock. Il concerto inizia alle 21:15 in punto, come da scaletta. Molti dei pezzi fanno parte del nuovo album, AM. Si parte con

“Do i wanna know?”, graffiata, ruggente, ben fatta. Alex Turner, frontman del gruppo, muove il bacino in perfetto stile sixties. Aggrotta le ciglia e intensifica lo sguardo. Un Elvis generazione 2.0 che esegue perfettamente ogni brano. Una voce dall’indubbia estensione, perfettamente confezionata; finita e pulita anche nel pezzo “I wanna be yours”che arriva circa a metà concerto. Strascinata e sensuale. Stessa perfezione per la chiusura con “R U Mine?”. I pezzi “non troppo carichi” sono però quelli del loro primo lavoro “Whatever people say i am, that’s what i’m not”. La tanto attesa “I bet you look good on the dancefloor”, “Dancing shoes” e “Mardy Bum” sono i tre presenti dell’album che - uscito nel gennaio 2006 - ha venduto 364.000 copie solo nella prima settimana. Assente – a malincuore – “When the sun goes down”. La band, supportata da tre elementi aggiuntivi, è decisamente schierata a favore del rock scolastico. Anche in “Old yellow bricks” tutti i componenti sembrano strani esseri perfetti. “Pogare” per il pubblico è d’obbligo, ma manca qualcosa. “Le scimmie” eseguono, ma non si divertono. Non sembrano nemmeno sudare. La musica arriva ma non travolge. Non c’è quel meraviglioso sentirsi parte della band. È tutto impacchettato. Una bella busta, un fiocco importante e fine dei giochi. Ogni cosa segue la scaletta. Persino i convenzionali cori che spingono la band al bis finale sono stati pressoché inesistenti. Il concerto si chiude alle 23:00 – ancora una volta - come da programma. La sensazione è quella di aver visto un bellissimo spettacolo ma non averlo veramente vissuto. Voto all’Esibizione: 10, Voto al Sentimento: 2.

Offset - Digitale - Editoria - Grafica Via Brasile (Zona Ind.le) Roseto degli Abruzzi - Tel. 085.8993113 - Fax 085.8932265 Ufficio Roseto: Via G. Milli, 12 - Roseto degli Abruzzi - Tel. 085.8933307 info@tipolitorosetana.it - ufficioroseto@tipolitorosetana.it - www.tipolitorosetana.it


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Le mappe scritte di Paula Scher di GIORGIA PASQUINI

Le mappe di Paula Scher sono piccoli, ma anche immensi gioielli tutti da esplorare, da leggere in ogni scritta, da contemplare in ogni dettaglio

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ittà, Paesi, interi continenti ritratti come splendidi agglomerati di sogni a colori. Il tutto amalgamato perfettamente con piccole informazioni di testo: scritte, nomi di luoghi, “parole chiave”, in una sorta di mappa semanticogeografica. Tutto questo è Paula Scher, artista, art director e graphic-designer di New York. L’arte di Paula è nei caratteri: nelle lettere e nella forma che queste hanno a seconda di ciò che devono rappresentare. Le sue mappe sono dipinte su tele monumentali, spesso grandi anche oltre un metro e mezzo per un metro. Ogni singola area geografica ritratta richiama, nei colori e nei motivi grafici, la cultura e la personalità del luogo. Da lontano potrebbero sembrare semplici cartine geografiche. Avvicinandosi, invece, si scopre, come per magia, un mondo inaspettato fatto di nomi di città, codici postali, nomi di province. Lettere e poi ancora lettere che, messe insieme, formano interi stati e nazioni. Si va dall’Europa all’Africa, passando per una Manhattan “by night”, dagli Stati Uniti “In bianco” o “In rosso”, al mondo intero, “Diurno” e “Dark”. Il mondo di Paula è un enorme planisfero espressionista e visionario, dai colori talora sgargianti, altre volte cupi, dai toni accesi oppure misteriosi, a seconda, forse, degli umori dell’artista.

Le mappe di Paula Scher sono piccoli, ma anche immensi gioielli tutti da esplorare, da leggere in ogni scritta, da contemplare in ogni dettaglio. Paula ha iniziato a esporre le sue mappe alla Stendhal Gallery (dove per altro oggi c’è una retrospettiva interamente dedicata a lei) nel 2006, attirando subito l’attenzione di collezionisti privati. Ben presto i suoi lavori hanno fatto il giro del mondo. Dal MOMA di New York, alla Library of Congress di Washington, passando per la Bibliothèque Nationale e il Centre Pompidou di Parigi. Paula è stata inserita nell’Art Directors Club Hall of Fame ed è oggi membro dell’Art Commission di New York. Il tutto grazie alla potenza sprigionata da semplici font. La Scher spiega: “Lavoro in maniera che le mappe siano astrazioni totali, eppure tutte hanno un significato connesso”. La mappa della Florida nel 2000, salta fuori con evidente rilievo politico, lo Stato è etichettato per contea e il nero circonda le increspature del Golfo, con i corrispondenti risultati delle elezioni presidenziali. Eppure, i dipinti della Scher sono al loro meglio quando il significato rimane sfuggente. Il patchwork multicolore degli Stati Uniti ricorda le mappe all’interno di molti libri di testo delle scuole elementari: da vicino il dipinto travolge l’occhio con dettaglio, ma fatto un passo indietro è lo stesso bello, pesante, con una schietta America aperta alla consultazione, che non nasconde nulla, ma rimane al contempo fondamentalmente imperscrutabile. Questa ambiguità si trova al centro degli elaborati della Scher: sono mappe, queste, che hanno la capacità di crescere ad ogni sguardo.


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Parco Filiani

l’eterno incompiuto Il parco ha rappresentato per diverse generazioni di ragazzi pinetesi, una palestra di vita naturale dove si improvvisavano nei personaggi della letteratura di formazione di ERNESTO IEZZI *

Nato come recupero ambientale di una cava d’argilla che alimentava una vecchia fornace, voluto da Luigi Corrado Filiani, il parco si presenta oggi incompiuto...”. Con queste parole inizia il video storico di Parco Filiani realizzato dall’Associazione “Arcobaleno - Città Ideale” nel 2005. L’occasione era quella del concorso di idee organizzato per rispolverare le attenzioni verso un’area altamente pregiata, ma bisognosa di interventi strutturali, il ripristino del sistema di decantazione delle acque piovane e la riqualificazione ambientale dell’intero sito. Il concorso ebbe un grande successo e registrò la presentazione di 18 idee progettuali, diversamente articolate ma tutte interessanti con larga adesione da parte di associazioni, cittadini e professionisti. La manifestazione si concluse nel 2006 con la premiazione dei primi tre classificati e

Luigi Corrado Filiani

Luigi Corrado Filiani

la partecipazione di amministratori locali, provinciali e regionali. Al video sul profilo storico si aggiunsero quello riassuntivo di tutte le opere progettuali pervenute, quello artistico e la pubblicazione di una monografia intitolata “Vivere Parco Filiani” , foriera di una situazione e di un auspicio che, purtroppo, ad oggi non si è ancora verificata: la possibilità di fruire il parco in sicurezza, potervi organizzare tutte le manifestazioni immaginabili senza essere ostacolati da alcune frequentazioni equivoche che hanno vanificato, con una serie di atti vandalici, anni di lavoro e l’impiego di ingenti risorse pubbliche. L’attività svolta dall’Associazione era riuscita a catturare le attenzioni di amministratori regionali e provinciali con successiva concessione, nel 2008, di un finanziamento di euro 675mila da parte della Regione Abruzzo destinati a lavori di recupero idrogeologico del sito, del sistema di canalizzazione delle acque progettato e realizzato dallo stesso Luigi Corrado Filiani, alla riqualificazione dell’intera area con nuove piantumazioni di alberi di specie diverse, l’introduzione di un sistema antincendio, l’installazione di una rete elettrica e di luci basse distribuite lungo tutto il percorso, l’installazione di una struttura in legno per l’accoglienza. I lavori furono realizzati in regime di concessione dalla Provincia di Teramo e furono ultimati nel 2010; con una tempistica frettolosa l’amministrazione comunale decise per l’inaugurazione del Parco nella giornata della festa dell’albero, il 21 novembre, sottovalutando altri aspetti importanti, quali la sorveglianza e la gestione di un sito così complesso. Di lì a poco, trascorsi alcuni mesi, una serie di atti vandalici portò alla distruzione di

tutte le infrastrutture , gli infissi ed i servizi della struttura in legno furono divelti, gli idranti furono impiegati come reti di pallavolo, i 25 punti luce furono tutti distrutti! BREVE STORIA - Luigi Corrado Filiani negli anni ’30 aveva lavorato sulla “ferita “ della collina, trasformandola da una cava di argilla in un parco artificiale dalla vegetazione ricca e variegata. Poco distante da Villa Filiani, sorgeva una fornace per la cottura dell’argilla estratta dalla sovrastante collina, la quale divenne, col passare del tempo, sempre più arida e brulla. Nell’Ottocento lo sviluppo urbano della costa era stato sostenuto dalle fornaci impiegate per la produzione di mattoni ed erano ubicate sempre nelle vicinanze dei centri abitati. Il Commendador Filiani, per far scomparire quel grigiore dal paesaggio della nascente cittadina, decise di smantellare la fornace fatta erigere dal padre Vincenzo e di trasformare la cava in un parco. I lavori, iniziati nel 1927 da un gruppo di anziani lavoratori alle sue dipendenze, furono portati avanti interamente a mano e, soltanto successivamente, con l’ausilio di mezzi meccanici .Il Parco si distribuisce su quattro livelli con terrazzamenti minori, scarpate inerbite e boscate, impluvi armati per il deflusso delle acque, sentieri di accesso con mura di contenimento, vasche di decantazione e raccolta delle acque mimetizzate nelle cisterne ricavate all’interno di due manufatti chiamati “castellucci”. Il grande progetto di Filiani di ricongiungere il parco alla sovrastante pinetuccia (ampiamente illustrato nel n.195 di Eidos) non fu realizzato in quanto venne a mancare l’ideatore (1964) mentre si stava realizzando il terzo gradone. Gli eredi


Il primo terrazzamento del parco dove insiste la struttura in legno

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Il primo terrazzamento del parco dove insiste la struttura in legno

Il “castelluccio “

Il “castelluccio”

<il sentiero che collega il primo terrazzamento al secondo

lasciarono che alcuni operai ultimassero senza di un parco così esteso in prossiIliprimo insiste legno abitato, un polmone verlavoriterrazzamento in corso, ma del da parco alloradove il parco hala struttura mità del incentro subito un graduale fenomeno di natura- de facilmente raggiungibile che si presta lizzazione con nuove piante cresciute per a forme di fruizione più disparate quali disseminazione di quelle esistenti ed una attività ludiche, didattiche e di socializzavegetazione spontanea che ha invaso le zione con l’organizzazione sia di mostre scarpate. Nel 2001 la famiglia Cacciani- che di eventi musicali; del resto basta ni, erede di Filiani, dona il Parco al Co- prendere visione della fantasia espressa mune di Pineto ; di lì a breve, grazie ad dai partecipanti in occasione del citato un accordo di programma definito con concorso di idee. A differenza delle limiuna nota azienda locale, fu realizzato un trofe Silvi e Roseto, le quali convivono anponte ligneo di collegamento con il centro cora con le “ferite” delle proprie colline, a abitato , all’altezza degli impianti sportivi, Pineto siamo di fronte ad un primo e vero I colori del parco per facilitare i fruitori nell’attraversamen- recupero ambientale basato su tecniche I colori del parco to della S.S. 16. di ingegneria naturalistica che hanno re- finanziati con i proventi della Bucalossi. CONSIDERAZIONI - Il parco ha rappre- sistito nel tempo ed agli eventi atmosferi- La decadenza anticipata della Giunta e sentato per diverse generazioni di ragaz- ci; le nevicate epocali degli ultimi anni ne del Consiglio Comunale purtroppo non zi pinetesi, una palestra di vita naturale hanno scalfito la ricchezza arborea ma ha permesso l’approvazione del Bilandove si improvvisavano nei personaggi il fascino del risveglio primaverile, con cio di previsione e del Piano delle Opere della letteratura di formazione, da “I Ra- la sua colorata fioritura, è rimasto im- Pubbliche; ora si confida nella gestione gazzi della Via Pal” a “Tom Sawyer” e mutato. Dopo gli atti vandalici del 2011, straordinaria commissariale affinché per “Robinson Crusoe”, anticipando anche le che ne hanno compromesso la tranquilla la prossima estate il parco possa essere tecniche del più moderno tree climbing . fruibilità da parte dei cittadini, sono stati riproposto ai turisti ed ai cittadini nel suo IlA“castelluccio differenza “di quanto avviene oggi, ne avviati alcuni percorsi amministrativi per splendore e nella piena funzionalità. Con erano allo stesso tempo custodi e protet- assegnarne la gestione e per garantirne la pineta storica e la “pinetuccia”, Parco tori, lungi dal promuovere una qualsiasi la sicurezza. Il bando esplorativo ema- Filiani delinea il perimetro verde ed esteforma di violenza al proprio parco. Poche nato dall’Amministrazione nel mese di tico di Pineto, ma rappresenta anche il località balneari possono vantare la pre- maggio 2013 ha sortito alcune proposte vulnus della nostra cittadina e richiederà ad oggi al vaglio; il sistema di videosorve- sempre la massima attenzione e consideglianza adottato dal Consiglio Comunale razione. Ad oggi, purtroppo, parafrasanprevede l’installazione di due telecamere do il testo del citato video dell’Associazioproprio nel Parco Filiani con la copertura ne “Arcobaleno-Città Ideale”, riflettendo della relativa spesa inserita nel Bilancio sulla lunga storia del parco riportata qui di previsione 2013. A breve dovrebbe in sintesi, possiamo scrivere, con molto essere emanato un regolamento per l’u- disincanto, che rappresenta l’eterno intilizzo dell’area, con i divieti e le relative compiuto. (Nota. I video e il libro su Parsanzioni per coloro che andranno ad in- co Filiani sono disponibili sul sito ufficiale frangere le regole. Il ripristino del sistema del Comune di Pineto) elettrico ed antincendio, della struttura in legno con i relativi servizi era stato pre*Presidente dell’Associazione Arcobaleno-Città Ideale La struttura di legno dopo gli atti vandalici visto nel Piano delle Opere Pubbliche,

a struttura di legno dopo gli atti vandalici


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