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Quindicinale iscritto al registro della Stampa presso il tribunale di Teramo n. 13/03 del 22/05/03

ANNO 7 N.195 9 novembre 2013


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ANCHE A ROSETO FINALMENTE È ARRIVATO “SAPORE DI MARE” LA PESCHERIA DEL CONGELATO FRESCO

Esperienza e passione in un mare di qualità pronte da portare a tavola…

“Congelato fresco” in due parole la sintesi della filosofia di Sapore di Mare. Ed è quello che potrete trovare nel nuovo ampio punto vendita aperto in via Nazionale, 50 a Roseto degli Abruzzi. L’azienda DIMAR forte di una lunga esperienza nella vendita di alimenti congelati, con particolare dedizione rivolta al comparto ittico, offre prodotti ittici congelati freschi “direttamente a bordo dei pescherecci”, per garantire così tutta la freschezza del pesce appena pescato e far ritrovare intatti gusto e genuinità. Grazie al trattamento termico che consente l’abbattimento della temperatura fino -18° C in tempi rapidi, Sapore di Mare garantisce un prodotto congelato che sia sempre buono, sicuro e nutriente. Ma non solo pesce, all’interno del negozio potrete trovare semilavorati, ricette pronte, carni, cacciagione, verdure, pastellati, prodotti di panetteria e pasticceria e una selezione di specialità congelate. E cosa più importante è il risparmio che si tocca con mano, prezzi costantemente calmierati su prodotti di primissima qualità, cosa molto importante in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo. Attenzione alle relazioni, ricette, assistenza al cliente nella scelta e nell’acquisto, queste le parole d’ordine di tutto lo staff, per fornire il miglior servizio in un ambiente confortevole. Insomma da Sapore di Mare c’è né davvero per tutti i gusti, lasciatevi avvolgere da un’ondata di sapori avrete modo di vedere da vicino quanto è facile portare il buono del mare appena pescato a casa vostra. “Provare per credere”!


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La Scelta (civica) di Flaviano De Vincentiis

L’ex assessore ai lavori pubblici, oggi consigliere comunale, ha ufficializzato l’abbandono del Partito Democratico per approdare nel movimento guidato in Abruzzo dal parlamentare Giulio Cesare Sottanelli. “La fusione a freddo tra Ds e Margherita col tempo non sono riuscito a metabolizzarla”. Intanto il Pd attacca il suo ex esponente: “Non ha avuto la correttezza etica e politica di comunicarci la sua nuova avventura”

Lascio il Pd perché i miei ideali di uomo di centro non si riconoscono più in questo partito. La fusione a freddo che c’era stata tra i Ds e la Margherita non è stata mai assorbita del tutto”. Così Flaviano De Vincentiis, consigliere comunale a Roseto ed ex assessore ai lavori pubblici della Giunta Franco Di Bonaventura, ha spiegato la sua uscita dal Partito Democratico, annunciando l’adesione “Scelta Civica”. Di fatto il movimento politico capitanato in Abruzzo dal parlamentare rosetano Giulio Cesare Sottanelli ha da oggi un suo rappresentante in Consiglio Comunale. “Il mio disagio avvertito già dalla nascita del Pd si è pian piano sempre più rafforzato”, prosegue De Vincentiis, “fino al punto di arrivare ad una decisione, molto sofferta, quella di uscire dal partito democratico. La decisione si è andata definendo quando a Roseto degli Abruzzi è nata Scelta Civica che ha raccolto intorno a sé uomini e donne con i miei stessi valori politici e umani, valori che rappresentano anche coloro che in questi anni mi hanno sostenuto nelle diverse tornate elettorali che mi hanno visto sempre eletto. Tutto questo mi ha fatto maturare la decisione di portare la voce di Scelta Civica in consiglio comunale e nella città di Roseto degli Abruzzi, una voce moderata di centro, ma che sarà sicuramente contrapposta a questa attuale maggioranza”. Il gruppo di Scelta Civica sarà forza di opposizione in Consiglio, come ha spie-

Teresa Ginoble

Flaviano De Vincentiis e Giulio Sottanelli gato il coordinatore locale Mario Nugnes. “La nostra vorrà essere un’opposizione del tutto costruttiva verso l’operato e le scelte dell’amministrazione Pavone”, ha sottolineato Nugnes, “dal quale ci separa ovviamente una chiara distanza politica. Ma ci riserveremo di valutare provvedimento per provvedimento la nostra posizione che non sarà precostituita, cercheremo di dare il nostro contributo in termini di proposte per quanto possibile”. Secondo l’onorevole Sottanelli la nascita del gruppo di Scelta Civica nel Consiglio Comunale di Roseto è un ulteriore passo del radicamento del movimento dopo la costituzione dei coordinamenti. La presenza di De Vincentiis viene vista come un punto attraverso il quale rafforzare il programma e l’operato di Scelta Civica in vista delle prossime scadenze elettorali. Intanto il primo passo sarà quello di lavorare nelle frazioni del Comune favorendo la nascita dei gruppi di ascolto attraverso la presenza di che permetteranno il dialogo con il territorio. Ma l’abbandono di De Vincentiis è piaciuto al Pd per i modi in cui è stato annunciato. “Lascia il Partito Democratico senza aver avuto

la correttezza etica e politica”, si legge in una nota della segreteria locale, “di comunicare tale scelta al suo ex partito di appartenenza ed al suo ex gruppo consiliare con cui ha condiviso, otre agli anni di amministrazione passati, tutte le azioni portate avanti dal Pd fino alla scorsa settimana firmando gli atti amministrativi prodotti. Sarebbe stato, sicuramente più apprezzabile, se non avesse aderito, da assessore ai lavori pubblici, al Pd nel 2008 quando fu costituito attraverso la grande partecipazione democratica delle primarie. È singolare che se ne ricordi dopo sei anni di non condividere le idee e la fusione a freddo che ha portato alla nascita del Pd”. C’è poi dell’ironia finale, che in qualche modo ha a che fare con la prossima campagna elettorale. “Del resto il mercato delle vacche è iniziato da qualche mese”, conclude il Pd, “quando altri sono approdati in altri lidi per mero opportunismo personale. Auguriamo al consigliere De Vincentiis ed all’onorevole Giulio Cesare Sottanelli, amici di vecchia data, che il loro ritrovarsi insieme non provochi altre fuoriuscite da Scelta Civica dopo l’addio del Senatore Mario Monti”.


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“Cartelle pazze”

TARSU-TARES a rosetani Un vero e proprio stillicidio con notifiche e minacce di pignoramento del quinto dello stipendio o della pensione. A difesa dei contribuenti sono scesi in campo la Federconsumatori e il Sindacato Pensionati della Cgil di Teramo che hanno chiesto un incontro al sindaco Enio Pavone

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e cartelle Tarsu-Tares con tariffe “gonfiate” sono arrivate anche a Roseto. È la denuncia lanciata da una nota del Sindacato Pensionati Italiani-Cgil e della Federconsumatori di Teramo, evidenziando che ““Il Comune sta recapitando agli utenti avvisi di pagamento, corredati dai relativi bollettini di c/c, che in apparenza sembrano riferiti alla Tares 2013 (l’imposta che ha sostituito la precedente tassa sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani) ma che in realtà riguardano recuperi fiscali sulla Tarsu relativi alle annualità precedenti, a partire dal 2007. I casi finora sottoposti alle scriventi Organizzazioni configura-

no gravi iniquità ai danni degli utenti”. Nello specifico, Giuseppe Oleandro (SPICGIL) ed Ernino D’Agostino (Federconsumatori) motivano le loro critiche in due punti: “1. si richiede la corresponsione di ingenti somme per le annualità pregresse, senza alcuna motivazione, in casi nei quali era stata applicata dallo stesso Comune la riduzione prevista dalla legge per le abitazioni distanti dai siti di conferimento dei rifiuti; 2. gli avvisi recapitati in questi giorni richiedono il pagamento di tre rate entro l’anno 2013 (coincidenti con quelle previste per la Tares), la prima delle quali ha la scadenza dello scorso 30 giugno: si tratta di una incredibile lesione di tutti i diritti sanciti dalle leggi a tutela

dei contribuenti e degli utenti dei servizi pubblici, i quali hanno oltretutto il diritto di ricorrere per le contestazioni di merito. Dal punto di vista sostanziale, è del tutto inaccettabile che si voglia far pagare ad un pensionato, nell’arco di tre mesi, somme che sfiorano i 2.000 Euro!” Per questo SPI- CGIL e Federconsumatori Teramo hanno chiesto al sindaco di Roseto, Enio Pavone, l’immediata convocazione di un incontro e la sospensione delle procedure in corso. “Nel frattempo gli utenti interessati, comunque, possono recarsi presso le strutture territoriali delle Organizzazioni per dare avvio alle azioni di tutela”.


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www.eidosnews.it Il nuovo sito è a disposizione dei nostri lettori, con diverse novità, ma soprattutto tante notizie e curiosità per rimanere “on line” in ogni istante del giorno

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arte il nuovo progetto www.eidosnews.it. Lo avevamo annunciato, anche se velatamente, nello scorso numero, quando ci soffermammo sul rinnovato aspetto societario del nostro giornale, che continua a essere un punto di riferimento per gran parte della costa teramana e per l’intera vallata del Vomano. Alla versione cartacea, la cui gestione direzionale è affidata al giornalista Lino Nazionale, in forza alla testata sin dalle prime uscite e il cui buon lavoro sta dando dei tangibili risultati, si è affiancato da alcuni giorni anche la versione “on line”. Certo, il giornale che arriva nelle case di migliaia di famiglie e che ha riscosso nel corso del tempo sempre più apprezzamenti, rimarrà il punto di riferimento del nostro progetto. In tal senso va ricordato la volontà di potenziare la pubblicazione, grazie all’introduzione di rubriche legate ai giovani e al mondo della scuola. Questo nuovo percorso sarà sancito anche dalle collaborazioni di giornalisti in erba, a cui si affiancheranno anche nomi importanti della cultura territoriale. Ma se la versione cartacea del nostro Eidos continuerà a trainare l’interesse dei lettori, senza dubbio il nuovo sito sarà uno strumento più veloce e pratico da consultare, cosa che potrà essere fatta in ogni istante e da tutti i luoghi, grazie alle moderne tecnologie e ai sempre più potenti telefonini, i cosiddetti “smartphone”, e ai tablet. Le caratteristiche principali saranno le numerose notizie (news per essere un po’ anglofoni) che verranno dal territorio di Roseto, Pineto, Giulianova, Atri, Morro d’Oro, Notaresco, Castelnuovo-Castellalto, Cermignano, Cellino e altre realtà locali. A garantire la più capillare copertura sarà una redazio-

ne di giovanissimi “reporter” che monitoreranno il territorio, mettendo in evidenza ciò che non funziona e dando spazio anche alle belle realtà. La coordinazione della redazione è affidata alla puntuale giornalista Biancamaria Di Domenico, che avrà la funzione di assemblare il lavoro quotidiano di tutti i collaboratori, mentre l’aspetto informatico avrà la supervisione di Andrea Marzii. Grande importanza rivestirà lo spazio dedicato agli “eventi”, grazie a un calendario apposito in cui saranno indicati in modo cronologico ciò che offre la nostra zona. Questo servizio sarà centrale per la crescita del sito e per il momento è completamente gratuito. Altro pezzo forte della piattaforma sarà la “Piazza” - in cui tutti potranno confrontarsi su argomenti che verranno di volta in volta posti al centro della discussione - e la sezione “Scuola”, per sapere le novità che ci giungono dal mondo della formazione. Anche l’aspetto fotografico e delle immagini avrà una sua funzionalità, grazie all’apporto di fotografi professionisti. Certo, siamo solo all’inizio e

di William Di Marco

pertanto ci scusiamo per le imprecisioni o per alcune distrazioni. Il nostro intento, tuttavia, è quello di darvi il meglio e con l’aiuto dei lettori e dei tanti collaboratori vedrete che ci riusciremo. Ora tutti al lavoro...

IMPORTANTE Eidos News ha aperto la propria sede a Roseto centro, esattamente in Via Milli n° 12. Potrete portare lì le vostre osservazioni e i vostri suggerimenti. In modo particolare, l’ufficio è a disposizione di chi volesse usufruire delle inserzioni nella pagina degli “Auguri” e nella nuova rubrica “Vendo-Compro”.

CERCASI COLLABORATORI Chi volesse collaborare, soprattutto (ma non soltanto) giovani studenti delle nostre scuole per la stesura di articoli, ma anche coadiutori per la ricerca pubblicitaria, potrà contattare la redazione al cellulare 338.23.14.618 o all’indirizzo di posta elettronica: info@eidosnews.it.


POLITICA 10

“Leadericidio” all’italiana Da Giolitti a De Gasperi, da Craxi a Berlusconi, tanti sono stati i personaggi più in vista della politica condannati non tanto dalla storia ma da coloro che si ergono a puri e tali non sono

“All’italiana” è stata sempre un’espressione con un connotato un po’ negativo o nel migliore dei casi è servita per sottolineare la faciloneria di certi atteggiamenti italioti, sconfinanti nella superficialità o nella dabbenaggine. È vero che in alcune circostanze la locuzione ha accompagnato in senso accrescitivo e migliorativo certi campi dell’arte, come nel caso di “commedia all’italiana”, ma proprio quella preposizione articolata “all’” non piaceva a certi cinefili che preferivano chiamare il nostro cinema degli anni ‘50 e ‘60 più semplicemente “commedia italiana”. Tuttavia la versione originale della denominazione stava a indicare come i registi di allora volessero rimarcare i numerosi difetti degli abitanti della nostra penisola. In politica quei difetti si sono decuplicati negli anni e siamo passati dal “trasformismo” (modo elegante per dire voltagabbana, cioè di ‘chi cambia facilmente idee o opinioni o muta il proprio comportamento in modo da trarne sempre il massimo vantaggio’) al mutamento genetico dell’homo politicus,

Alcide De Gasperi

che è pronto a qualsiasi giravolta pur di rimanere nel palazzo, dal locale al nazionale. In tutta questa storia un ruolo importante lo hanno avuto i leader delle diverse epoche storiche e più questi hanno raggiunto una certa visibilità e importanza (non parliamo di meriti, ma di centralità del ruolo di questi personaggi nel panorama italiano), più sono stati esclusi in un modo deciso e alle volte violento. Sembrava che l’unico scopo fosse la derisione, con il preciso compito di gettare l’uomo nel dimenticatoio della Storia. Questo non è tanto un luogo dove si chiudono i cancelli per non parlare più del soggetto in questione, quanto una vera fabbrica dell’epurazione, dove al politico di turno devono essere addebitati tutti i mali del mondo, come se si volesse formulare un rito propiziatorio di espiazione dei peccati generali, da ripulire e rigenerare tramite il capro espiatorio di turno. Gli esempi non mancano e solo nel ‘900 di personaggi di questo calibro ce ne sono stati diversi, ad iniziare da Giovanni Giolitti, tra i massimi esponenti della politica liberale italiana. Il Presidente del Consiglio - che per quasi quindici anni segnò la vita politica nazionale dall’inizio del XX secolo fino alla soglia della I Guerra Mondiale fu artefice di un periodo di forte crescita economica e di riforme, ma il suo operato risultò del tutto offuscato dalle definizioni di Gaetano Salvemini che lo apostrofò “il ministro della malavita” e ribadì come il “giolittismo (fosse) corruttore e violentatore”. La memoria del grande statista fu ridimensionata per sempre. Diverso discorso va fatto per un altro che dominò, con una dittatura, la scena politica nazionale. Benito Mussolini

di William Di Marco

Giovanni Giolitti

meritava la condanna che poi la storia gli ha assegnato, a causa del regime instaurato e per i disastri della guerra e delle leggi razziali. Ma tutto il seguito popolare che effettivamente ebbe si trasformò in barbarie, nel momento in cui invece bisognava giudicare in modo democratico il suo operato. Così si evitarono civili processi e la sua uccisione fu reiterata anche dopo la sua morte ufficiale, cioè a piazzale Loreto a Milano, in una delle scene più cruente che l’Italia ricordi, con il coinvolgimento impietoso dell’incolpevole Claretta Petacci. Ma se qui c’era la comprensione (e non la giustificazione, perché la pietas dovrebbe essere sempre e comunque superiore alla malvagità umana) di una guerra, non si capisce bene l’odio riversato su uno dei più grandi statisti (oggettivamente parlando) che la penisola abbia avuto. Parliamo di Alcide De Gasperi che fu liquidato dalla storia grazie all’abbinamento che il Partito Comunista e la sinistra tutta fecero della sua persona con la “Legge truffa”. Quella legge


POLITICA approvata e poi ritirata, se fosse stata applicata sin da allora, avrebbe cambiato le sorti del nostro Paese, rendendolo governabile e non così fragile come è rimasto fino ad oggi. Così tutto il bene profuso dal politico triestino fu smorzato da una campagna diffamatoria che lo costrinse a ritirarsi. Siamo nel 1953 e l’anno dopo De Gasperi morì. Una sorte simile l’Italia la riservò a un altro politico di grande saggezza democratica come Aldo Moro. In questo caso fu il terrorismo rosso (unitamente a trame internazionali) a portarlo via, proprio lui che aveva aperto la stagione del centro-sinistra governativo a partire dal 1963 e voleva che il comunismo italiano cambiasse volto e intraprendesse la strada europea della social-democrazia. Per quasi vent’anni aveva segnato la vita politica legata al riformismo moderato e la sua eliminazione interruppe un processo di pacificazione nazionale. Ma i leader da eliminare non finiscono qui. Negli anni ‘80 del secolo scorso fu la volta di Bettino Craxi. Preso come simbolo della corruzione italiana, ebbe il coraggio in Parlamento di denunciare la pessima abitudine di tutti i partiti di attingere a mazzette e fondi neri (cosa è cambiato oggi, se non la denominazione di tali entrate?), invitando chi si fosse comportato in modo diverso di alzarsi e pubblicamente denunciare il contrario: nessuno scagliò la prima pietra, perché ben sapeva il segretario del Partito Socialista Italiano la situazione dei suoi colleghi e degli altri raggruppamenti politici. I partiti furono tutti sconfitti,

Aldo Moro

anche se qualcuno da allora si sente più puro degli altri e la cosa ridicola è che lo dice in giro anche con protervia. Infine abbiamo l’ultimo caso, in ordine cronologico, cioè quello di Silvio Berlusconi. La storia anche in questa circostanza si ripete. È stato per tanti anni al potere, con l’approvazione dell’opposizione, che se avesse voluto lo avrebbe fermato sin dall’inizio con una bella legge sul conflitto d’interesse. Ma come già spiegato su queste colonne, ciò non avvenne perché il nostro Paese vive perennemente dentro i privilegi più assoluti e il conflitto di cui si accusava l’imprenditore milanese era presente in tutti i partiti che avevano un potere incondizionato sull’informazione, non ultima su quella più importante della Rai. Anche qui il modo per far uscire il Cavaliere dalla scena politica è apparso un po’ grottesco. Una miriade di processi che hanno insospettito anche personalità

super partes della sinistra; ma conta poco la via democratica in certi casi, perché l’importante deve essere la messa in atto dell’ennesimo “leadericidio”. Non siamo certi che l’era berlusconiana sia finita, sta di fatto che fino a quando il sistema politico rimarrà questo, il fondatore di Forza Italia rappresenterà il rovescio di una medaglia che continuerà ad esistere nel momento in cui l’altra effige resterà in vita. In altre parole, se la politica persevererà, con l’immobilismo che la contraddistingue e con una voglia del tutto nulla di riformare veramente il Paese, ci sarà bisogno di un contraltare che dia senso a un conservatorismo tipicamente italiano (“tutto deve cambiare affinché nulla cambi”). E per fermare il “leadericidio all’italiana” e non vedere all’opera i voltagabbana tricolori, che tanto fanno pena, cosa bisognerebbe fare? Una sola cosa: far sì che il politico abbia al massimo un paio di mandati e poi cambi lavoro... se ne ha uno.

Bettino Craxi


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Ampliati i cimiteri di Roseto e frazioni Il primo intervento riguarderà il capoluogo con la realizzazione di 400 nuovi loculi per un investimento di circa 400mila euro. Ma il progetto nel complesso prevede anche la realizzazione di cappelle gentilizie e nuove aree per le tumulazioni. Diviso in stralci, il piano dovrà essere completato in 24 mesi

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arte il piano di ampliamento dei cimiteri presenti a Roseto e frazioni. Pronto un investimento iniziale di circa 400mila euro per la realizzazione di oltre 400 nuovi loculi che interesseranno il camposanto del capoluogo. “I lavori stanno andando avanti celermente”, spiega l’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Fornaciari, “il cantiere per la realizzazione di 408 nuovi loculi entro il perimetro del cimitero di Roseto capoluogo per un importo complessivo di 400mila euro. Si tratta di attività attesa da tempo dai cittadini, con consentirà di dare risposta alle crescenti richieste registrate in questi anni e al problema della carenza di loculi”. L’amministrazione comunale ha approvato, inoltre, i progetti preliminari per l’ampliamento del cimitero del capoluogo e per il completamento di quello di Cologna Spiaggia. Un’operazione che consentirà la riqualificazione complessiva delle due aree, soprattutto quella

colognese lasciata quasi in abbandono. Il progetto sul cimitero di Roseto capoluogo, con il quarto lotto, prevede l’ampliamento dell’attuale perimetro sul lato ovest. All’interno della nuova area sono in programma diversi interventi. Il primo stralcio contempla la realizzazione del muro di cinta della nuova area ad ovest e di 16 aree sul lato sud della stessa, su cui sorgeranno altrettante cappelle gentilizie. Con l’approvazione del secondo e terzo stralcio, sempre relativi al quarto lotto, è prevista, invece, la realizzazione di 900 nuovi loculi, 108 ossari, 9 aree per cappelle gentilizie e 115 metri quadri di campi di inumazione. Saranno, inoltre, realizzati i percorsi di accesso ai loculi e un ascensore a servizio dei padiglioni. Il progetto, predisposto dall’ufficio tecnico dell’Ente, ammonta a 940mila euro. L’intera somma sarà finanziata con il ricavato derivante dalla concessione di loculi ed aree cimiteriali, stimato in oltre 2 milioni di euro. I tempi previsti per la realizzazio-

ne dei lavori sono 24 mesi. “Il Comune”, prosegue Fornaciari, “sta valutando anche l’ipotesi di andare avanti con il completamento delle aree cimiteriali attraverso la formula dell’appalto in concessione. Per quanto riguarda il cimitero di Cologna Spiaggia, invece, il progetto prevede la sistemazione complessiva dell’area, anche con realizzazione di un nuovo parcheggio e la costruzione di nuovi loculi sul lato sud, che risulta la zona più visitata dai cittadini in visita ai propri cari”. Qui saranno ricavati 164 nuovi loculi in tutto, più un’ottantina tra nuovi ossari e nicchie funerarie, per un importo complessivo di 306mila euro. Anche questo intervento sarà finanziato con le somme derivanti dalla concessione dei loculi e delle aree cimiteriali. Infine, è di imminente approvazione anche il progetto di sistemazione e completamento dei cimiteri di Montepagano e Cologna Paese.


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La Villa Comunale si prepara per il restyling

U

n milione di euro dalla Regione per il recupero totale della Villa Comunale di Roseto. Ma prima di procedere con lo studio esecutivo della ristrutturazione muraria e interna dell’antico edificio bisognerà attendere l’esito delle ispezioni sismiche che hanno preso il via lunedì scorso. Lo studio del terreno su cui poggiano le fondamenta della Villa Comunale è necessario per l’elaborazione del progetto esecutivo. La ditta che ha ottenuto l’incarico sta controllando tutta l’area circostante con una serie di trivellazioni che raggiungono una profondità di 20 metri circa. Il carotaggio che viene eseguito consentirà poi agli esperti di verificare la conformazione del terreno sottostante e di valutare le opere di recupero della Villa. Opere che prevedono il consolidamento dello stabile, il rifacimento della pavimentazione (in alcune stanze ballonzola), il potenziamento, se necessario, di alcuni muri portanti. Non solo, perché il progetto dovrà tener conto anche della regimentazione delle acque bianche, in caso di pioggia, per evitare che il seminterrato dell’antica Villa possa allagarsi come purtroppo è accaduto nel 2009 e nel 2011. In occasione dell’alluvione del marzo del 2011 fango e acqua invasero i locali sottostanti, danneggiando gran parte del materiale che era custodito nel seminterrato, per lo più l’archivio dei quotidiani, delle riviste, alcuni libri. La Villa venne acquisita dal Comune di Roseto nella prima metà degli anni Settanta. Con il tempo è stata trasformata in quello che i rosetani considerano lo scrigno della cultura. “Il progetto che andremo ad elaborare”, ha spiegato l’assessore ai lavori pubblici Fabrizio Fornaciari, “prevede la ristrutturazione interna dello stabile, conservando tutte quelle caratteristiche proprie della Villa. Tre anni fa circa sono stati eseguiti i lavori esterni, quindi di ritinteggiatura dell’edificio, di sistemazione dei giardini. Ora però dobbiamo intervenire con un’opera più radicale. La Villa Comunale continuerà ad essere luogo di cultura della nostra città”. Sui tempi di attuazione del programma per adesso non ci sono date. Anche perché tutto dipenderà alle ispezioni sismiche e dal tempo che verrà impiegato per l’approvazione del progetto esecutivo.

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L’

e m o zio n e

. . . p e r di u n giorn o t u t t a l a v it a .

30 NOVEMBRE

Nel Baule della Nonna Anni ‘60 - ‘70

AL FOCOLARE DI BACCO - C.da Solagna, 18 - Roseto degli Abruzzi (TE) Tel. e Fax 085 8941004 - Mob. 393 9461096 - alfocolaredibacco@virgilio.it


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Pio Rapagnà ufficializza la sua candidatura alla Regione Presentata dall’ex parlamentare rosetano “Lista Civica”, appoggiata da Città per Vivere e dal movimento degli inquilini Mia Casa. Il programma prevede particolare riferimento al diritto alla casa e al lavoro, alla riduzione del costo dei servizi pubblici, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dei trasporti pubblici locali, dell’acqua, dei ticket sui servizi sanitari e assistenziali, sulle cure e sulle medicine Pio Rapagnà

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io Rapagnà ha ufficialmente lanciato la sua sfida alle prossime elezioni regionali sia al centro destra, sia al centro sinistra. Domenica mattina alla Villa Comunale ha presentato la sua “Lista Civica” che raccoglie le adesioni dei comitati Città per Vivere e Mia Casa. Dall’incontro dell’altro ieri è emerso anche che i numerosi delegati hanno deciso di avviare le procedure per la formazione delle 4 liste provinciali a sostegno del Candidato Presidente della Regione Pio Rapagnà, mentre la raccolta delle firme verrà attuata subito dopo che il Presidente uscente Gianni Chiodi avrà stabilito la data definitiva delle elezioni. Nel corso dei prossimi giorni si terranno iniziative nelle città e nei quartieri di tutto l’Abruzzo, alfine di illustrare il programma della

lista, con particolare riferimento al diritto alla casa e al lavoro, alla riduzione del costo dei servizi pubblici, della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dei trasporti pubblici locali, dell’acqua, dei ticket sui servizi sanitari e assistenziali, sulle cure e sulle medicine. Contestualmente alla campagna di informazione e di raccolta delle firme per la presentazione delle candidature, si chiederà ai cittadini abruzzesi di sottoscrivere tre proposte di legge di iniziativa popolare, da presentare al prossimo Consiglio Regionale, rispettivamente, per la ricostruzione dell’Aquila e la messa in sicurezza sismica delle abitazioni pubbliche e private colpite dal terremoto, il riscatto degli alloggi ex-Gescal di edilizia residenziale pubblica ed il ripristino dei confini originari della Riserva Naturale del Borsacchio nei Comuni

di Roseto e Giulianova. L’Assemblea ha deciso inoltre di aprire un confronto con le varie espressioni associative e partecipative della società civile, per esplorare se esistono le disponibilità e le condizioni per un collegamento civico tra le varie liste che intendano raccogliere e sostenere esperienze locali, provinciali e regionali “che in questi anni si sono battute, con forza e senza compromessi clientelari”, ha detto Rapagnà, “e di interessi particolari, per affrontare e risolvere problematiche strategiche per un “Nuovo Abruzzo” e per tutelare i principali diritti sociali, personali e ambientali fortemente affermati e sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana e dallo Statuto della Regione Abruzzo”.


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“ Li mammi 17

“ Li mammine”

T

ra i tanti ricordi e foto che ci sono al Museo della Cultura Materiale di Montepagano mi vorrei soffermare sulla figura delle ostetriche condotte, dette affettuosamente le “mammine”. Tra queste ne vorrei ricordare due , la prima si chiamava Maria Grazia Di Luzio, da noi chiamata “Donna Graziella”. Era nata a Teramo alla fine dell’ 800, aveva studiato all’ Aquila come ostetrica o levatrice e come nel film “Pane, Amore e Fantasia” di Vittorio De Sica aveva vinto (negli anni 20 circa) un concorso per ostetriche condotte. Nel nostro piccolo borgo di Montepagano (all’epoca Comune) era un punto di riferimento per le partorienti aiutando a far nascere tanti bambini con difficoltà enormi, case e casolari di campagna. Disponibile a tutte le ore con mezzi di trasporto come il calesse, il carro agricolo o addirittura a piedi, con la bella o brutta stagione e con scarsi servizi igienici. Basti pensare all’acqua bollita nei pentoloni al focolare ed ai pochi ferri chirurgici a disposizione , pochi panni, qualche asciugamano e poco altro. Donna energica e determinata ha svolto la sua missione, per ben 50 anni, finchè le ha consentito la salute. Noi anziani del paese la ricordiamo per il suo modo un po’ burbero, fuori dal suo lavoro, discreta nel parlare le donne la salutavano con l’appellativo di “gnora cummà” mentre gli uomini si toglievano il cappello. Quando si battezzavano i figli, fatti nascere da lei, essa stessa li portava in chiesa e rispondeva in latino alle domande che gli venivano poste. Prima del Concilio Vaticano II° tutte le cerimonie in chiesa erano celebrate in latino , la lingua della Chiesa Cattolica. Poi quando si tornava a casa c’era l’usanza di dire questa frase in dialetto: “me li dat pagan, te l’arporte cristiane”.

In segno di rispetto si donava alla levatrice una camicia da notte o da giorno, ricamata a mano. Chissà quante ne ha ricevute donna Graziella ? In un secondo tempo si è saputo che lei, con discrezione, donava queste cose alle ragazze più bisognose. Per quei tempi, dove c’era scarsità di informazioni sanitarie, si suppliva a questa carenza tenendo sempre informato il dottore, qualora il parto si presentasse difficile ! L’altra figura di levatrice che vorrei ricordare si chiamava Anna Rubina Urbani, era nata a Basciano nel 1924, diplomata all’università dell’Aquila. Dopo aver vinto la condotta di ostetrica ha operato a Rocca S.Maria per 4 anni, successivamente si è traferita negli anni ‘60 con il marito e 3 figli qui a Montepagano. I tempi sicuramente erano migliori e le donne partorienti, se c’era la necessità, si recavano in ospedale dove lei accompagnava sempre le pazienti e assisteva personalmente al lieto evento. Donna umile e gentilissima, amava il suo lavoro dedicandosi completamente anche come operatrice sanitaria nei neo-consultori sia a Roseto che a Montepagano, nella sezione staccata di maternità. Ha collaborato assiduamente con il dottor Di Loreto, nello studio di Senologia del prof. Cianchetti per la cura del tumore al seno, con il ginecologo dottor Mazzarella per l’esame del pap test. E’ morta in servizio l’8 settembre 1985. Rimpianta da tutte le donne che hanno avuto la fortuna di conoscerla e stimarla. Due donne, che in periodi molto diversi, hanno svolto la delicata professione con integrità e spirito di abnegazione aiutando la donna a far nascere una nuova vita !!

Ass. Cult. “Vecchio Borgo” Anna Maria Rapagnà


CI PIACE

Nuove palme per l’Arena 4 Palme? “L’ingresso dell’Arena 4 Palme riavrà le sue palme. Il simbolo della pallacanestro nella nostra città non verrà intaccato dal punteruolo rosso. Anche se oggi 3 dei 4 alberi sono stati danneggiati dal coleottero, stiamo valutando quale intervento migliore adottare per fare in modo che in quel punto tornino le palme”. Così l’assessore all’ambiente del Comune di Roseto Fabrizio Fornaciari che attende di conoscere la relazione del professor Lorenzo Granchelli, della Politecnica di Macerata, massimo esperto per quanto riguarda la lotta al punteruolo rosso. Tre delle 4 palme sono state decapitate, mentre l’unica che ancora ha qualche foglia rischia di fare la stessa fine delle altre. “Aspettiamo che il professor Granchelli ci riconsegni la relazione”, ha aggiunto Fornaciari, “bisognerà valutare se vi sia una possibilità di rigermogliatura dei fusti. Non nutriamo molte speranze però aspettiamo il responso. In caso contrario prenderemo in considerazione l’ipotesi di sostituire questa specie di palma, la Phoenix, con un’altra più resistente, ovvero la Washingtonia”. Attualmente la Washingotonia appare più resistente agli attacchi del punteruolo rosso.

NON CI PIACE

Sono tornati gli storni “bombardieri” Torna l’incubo degli storni a Roseto. Stormi composti da oltre un migliaio di volatili che volteggiano in cielo, nella piazza centrale e sul lungomare e che sono tornati a creare disagi dal punto di vista igienico-sanitario. Il guano degli storni si deposita sui balconi di alcune abitazioni, sulle auto in sosta immediatamente a ridosso di pini le cui chiome vengono letteralmente prese d’assalto dagli uccelli. Il fenomeno, secondo alcuni esperti è solo agli inizi, ma con il passare dei giorni sembra destinato ad aumentare. La presenza degli storni, a decine di migliaia, era stata segnalata già da alcuni giorni nella zona industriale di Mosciano Sant’Angelo. Ma i volatili si sono ora spostati lungo la fascia costiera, in modo particolare Roseto, dove la loro presenza è alquanto massiccia, e nelle zone collinari tra Cologna Paese e Montepagano. In questi giorni stanno prendendo d’assalto so-

prattutto le aree coltivate ad olivi. Lo scorso anno, proprio di questi tempi, il sindaco Enio Pavone firmò un atto con cui dava incarico ad un falconiere di usare i suoi rapaci addomesticati per far allontanare gli storni. Il problema però venne superato in quanto gli uccelli si allontanarono spontaneamente dopo che per alcune settimane imbrattarono strade e luoghi di passeggio con il loro guano. Quest’anno non si vuole in sostanza arrivare all’ultimo momento per risolvere il problema.


È stata firmata domenica scorsa la convenzione tra i Comuni attraversati dal fiume Vomano e l’Università D’Annunzio per la valorizzazione della pista ciclabile naturale, dalla foce sino a Montorio. L’accordo è arrivato al termine dell’iniziativa organizzata con la collaborazione del Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano che proprio domenica ha presentato “In bicicletta lungo il fiume” per valorizzare i percorsi ciclabili tra mare e monti lungo la vallata del Vomano. L’evento ha riscosso un discreto successo tra gli oltre 60 ciclisti accorsi, che, dopo essere partiti da Pineto, hanno attraversato il lungo itinerario per ritrovarsi poi tutti insieme a pranzo. Proprio al ter-

mine della mattinata è stata sottoscritta dai Comuni in questione (Pineto, Atri, Notaresco, Castellalto e Cellino Attanasio), dal CciclAT e dall’ateneo teatino la convenzione con la quale quest’ultimo si impegna a “fornire una consulenza tecnico-scientifica per l’indagine, la lettura e la valorizzazione delle aree interessate”. “L’obiettivo”, ha spiegato il sindaco del Comune capofila Luciano Monticelli, “è quello di dar vita a un progetto che immagini un lungo percorso ciclabile dalla foce del Vomano fino a Montorio. Ben 45 chilometri da valorizzare per fornire alla cittadinanza un collegamento alternativo alla viabilità ordinaria”.

CI PIACE

Una pista ciclabile naturale sul lungofiume Vomano

Nonostante l’allarme lanciato lo scorso mese di giugno dai Giovani Democratici di Roseto, il mosaico di epoca romana, rinvenuto nell’ottobre del 2009 durante i lavori di sistemazione della statale Adriatica, all’altezza dell’incrocio con Santa Petronilla, continua ad essere in una situazione di totale abbandono. Risalente probabilmente al II Secolo prima di Cristo, il mosaico era stato rimosso dal punto in cui era stato rinvenuto in previsione di un recupero totale con esposizione al pubblico in un luogo al coperto. Ad oggi, però, non è stato fatto ancora nulla, nonostante esista anche una proposta da parte dell’architetto Luigi Formicone, presidente del Museo Archeologico di Notaresco e membro onorario della Sovrintendenza ai Beni Archeologici, per un recupero totale dell’antico manufatto. I sacchi che contengono il prezioso mosaico, lasciato in abbandono all’interno di uno spazio all’aperto della Villa Comunale, sono stati danneggiati dalle intemperie. Le erbacce si sono impossessate del mosaico, mentre il muschio sta nascendo tra gli interstizi dei tasselli.

NON CI PIACE

Il mosaico abbandonato


RACCONTO DEL PASSATO 20

Correva l’anno 1943 Quanta tragedia dietro la guerra. È bene ricordarlo sempre, come avviene in questo dettagliato racconto, incentrato in quel tragico settembre del 1943

I

l mare era di un colore smorto; il cielo, umido di levante, lo sovrastava basso ed a largo si perdeva in un orizzonte nebbioso, vagamente definito. Spinti dallo scirocco, i marosi frangevano sulle banchine del porto in un convulso risucchio di spuma. Il giorno andava svanendo; nella penombra del tramonto dileguava ai nostri occhi l’imponente Arena romana e la Città pareva deserta, racchiusa in un silenzio opprimente. Lungo il viale che costeggia il porto di Pola, si snodava, per la sua intera ampiezza, una colonna disordinata di militari. Ognuna di questi portava sulle spalle un grosso sacco nero e molti faticavano a reggere il passo reso sollecito dall’incessante sollecitazione dei soldati tedeschi che li scortavano. La colonna era formata da circa ottocento Allievi ufficiali del IX Corso preliminare navale di stanza nell’isola di Brioni e da lì trasferiti per ignota destinazione. Vi facevo parte anch’io, il sacco sulle spalle, il berretto di sghimbescio, il gemellino penzoloni dalla cintura dei pantaloni. Vicino a me c’era Sasà: piccolo, le gambe storte, gli occhi minuscoli e grigi che sapeva rendere strabici, le orecchie grandi che stridevano con la testa minuta. Ai lati del viale grossi platani intrisi di pioggia, le foglie di color ruggine mentre quelle già cadute facevano mucchio e sporcizia di sotto. Dai rami più bassi penzolavano delle sagome che l’occhio non riusciva a distinguere, appena mosse dal vento che sibilando leggero tra le rade chiome degli arbusti sembrava provocasse un sinistro lamento. Giù, tra le foglie morte, un cartello gualciva nella brezza della sera e l’inchiostro con cui vi era stato scritto che si trattava di un nemico impiccato andava rapidamente dissolvendo. Il raccapriccio che avvertii mi creò apprensione per quanto mi stava capitando mentre la memoria

Pola

di PINO MAZZARELLA

andava al recente passato. Il tempo era trascorso veloce per noi cadetti che solo all’inizio dell’estate eravamo partiti con entusiasmo per Brioni dove l’Accademia Navale era stata in parte trasferita da Livorno. E in un clima di perfetta normalità, nonostante il volgere infausto della guerra, avevamo iniziato il Corso che, pur in un lasso di tempo breve ma intenso per l’attività didattica e le esercitazioni militari, sportive e attitudinali, ci avrebbe portati a conseguire il gradi di Guardiamarina. Ricordavo perfino con piacere le levatacce notturne per il rilevamento degli astri con il sestante al forte Thegetthoff. Le notti per le osservazioni erano terse e scrutare le meraviglie del cielo, dal segno della croce, al grande carro, da Sirio a Venere, da Aldebaran al Cigno e così via, mi creava materiali emozioni. Un mattino, alla solita Assemblea giornaliera, il Comandante del Corso ci comunicò la notizia della destituzione del Capo del Governo; qualche mormorio prontamente zittito e l’Assemblea venne sciolta. Nel piazzale prospiciente gli alberghi sede degli alloggiamenti, gruppi di Allievi rimasero a commentare l’avvenimento mentre io, seduto su un masso del piccolo molo, guardavo il fondo trasparente del mare dove alcuni ricci si muovevano lentamente. Ripercorrevo nella mente gli anni dell’esultanza studentesca che vedevo svanire nel nulla, come i cerchi apparsi sulla superficie piatta del mare creatisi al lancio di una pietra. Poi l’ultimo cerchio dileguò ed i ricci scomparvero, agli occhi e nel vuoto del mio animo. Puntuale ed inevitabile all’appuntamento con la storia era arrivato l’8 Settembre. Il pomeriggio di quel giorno mi trovavo in aula per un compito di navigazione astronomica, quando rientrarono da Pola i colleghi che vi si erano recati per il turno di franchigia portando la notizia di armistizio firmato dall’Italia senza condizioni e fu subito una grande confusione. Le tavole F non ridiedero quella volta alcun punto nave all’ipotetica rotta! A sera, mentre sui pendii della vicina terra ferma era tutto un susseguirsi di fuochi e di spari, nella camerata gli allievi urlavano e si picchiavano, quelli di origini giuliana e istriana perché più esposti a drammatiche conseguenze; io a stento mi rendevo conto di ciò che inevitabilmente ci sarebbe accaduto. Presto però fui cosciente della situazione che andava delineandosi e cercai di reagire. L’indo-


RACCONTO DEL PASSATO 21 mani lanciavo l’idea di una resistenza armata in caso di attacco da parte dei nostri ormai ex alleati ed il Comandante del reparto, ferito in azioni di guerra e decorato al valore militare, abbozzò un sorriso di compiacenza facendo però presente la precaria disponibilità di armi, di munizioni, di viveri, di acqua potabile e di tante altre cose che avrebbe resa impossibile la difesa ad oltranza dell’isola. Un mattino vedemmo ancorata al largo la motonave Vulcania, la bella unità crocieristica che tempo addietro aveva riportato dall’Africa Orientale, compiendo il periplo del continente, centinaia di connazionali. Sapemmo che la nave era stata inviata da Supermarina per trasferirci a Brindisi (la gemella Saturnia l’aveva preceduta a Venezia per trasportare gli effettivi dell’Accademia, poi giunti senza intoppi nel porto pugliese). Durante un paio di giornate di febbrile lavoro fu imbarcato sulla Vulcania tutto il possibile, siluri di addestramento (compressi da una cassa sganciatasi dal bigo, si sparsero sulla banchina rotoli di carta igienica!). Si perse così del tempo prezioso e quando la notte di due giorni dopo la nave salpò, ben presto furono segnalati sommergibili tedeschi che imposero il rientro in rada. L’attaccamento dell’equipaggio e dei macchinisti determinò il suo insabbiamento su un fondale basso. Ciò non fu sufficiente: l’indomani infatti i tedeschi portarono via la nave con l’aiuto di alcuni rimorchiatori. Per noi allievi, di nuovo sbarcati sull’isola e virtualmente liberi, seguirono giorni di attesa durante i quali molti cercarono di fuggire con piccole imbarcazioni, un idrovolante da ricognizione ed anche a nuoto: alcuni furono intercettati e cedettero sotto il fuoco dei militari tedeschi in servizio perlustrativo di cabotaggio. A me era capitata la possibilità d’imbarcarmi su un peschereccio, chissà come presente nel porticciolo e con a bordo alcuni marittimi rosetani non identificati. Si doveva prendere il largo in una notte plumbea il che non si verificò mai: della sorte dell’imbarcazione e del suo equipaggio nulla ho più saputo. Intanto a Pola si susseguivano gli incontri tra i nostri Comandanti ed i tedeschi, ormai padroni della Città e di tutto il territorio dove prima erano di stanza insieme alle forze armate italiane. Le trattative durarono una decina di giorni ed alla fine fummo avvisati che l’accordo raggiunto prevedeva il nostro ritorno a casa e, comunque, il trasferimento in borghese nelle località non occupate dagli anglo-americani! Dunque, lungo il viale costiero di Pola la colonna continuava la sua marcia; all’imbrunire giunse a destinazione, cioè alla Caserma Cavour dove erano radunati militari italiani in attesa

Pola

di essere deportati in Germania. La caserma era in uno stato indescrivibile di abbandono: dappertutto gente per terra, su giacigli di fortuna fra suppellettili e vetri rotti. Nell’oscurità i nuovi arrivati facevano ressa e calpestavano quelli che erano sdraiati, provocando liti e reazioni violente. Nella stanza già sede del comando, erano ammucchiati sul pavimento carta e documenti stracciati mentre la cassaforte a muro aveva il portello squarciato. Fuggii desolato all’aperto, nella piazza d’armi che trovai anch’essa piena di rifiuti e di uomini ammassati per terra. Con Sasà, Eugenio, Bruno e Sergio, i colleghi di accademia a me più vicini, raggiunsi alfine una piccola costruzione, pure in rovina e colma di sporcizia, un tempo adibita a falegnameria e officina meccanica, apprestandomi a passare la notte. Il buio era a tratti rischiarato dai riflessi della luna che occhieggiava nel cielo nuvoloso. A tentoni svolsi la coperta d’ordinanza che mi ero portata e in cui mi rannicchiai tutto coprendomi anche la testa prevedendo, come avvenne nella notte, terrorizzandomi, che grossi roditori avrebbero scorazzato sul mio corpo. La giornata era stata intensa, segnata da avvenimenti angosciosi. Io ed i miei amici stemmo in silenzio appena sussurrandoci la buona notte: la stanchezza, forse l’assillo per i nostri lontani, ignari genitori ed il presentimento di un fosco destino, ci vietavano di parlare. Ma ognuno avvertiva il respiro smanioso dell’altro. Era la notte del 23 Settembre 1943, la data d’inizio della mia prigionia.


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L’Associazione “Eidos” dona il Vapotherm al San Salvatore de L’Aquila

G

razie alla somma di 8 mila euro - 3 mila e 800 euro raccolti durante la cena di beneficenza, svoltasi a ridosso delle vacanze di Natale, e 5 mila euro, devoluti da un commensale che ha voluto rimanere anonimo – l’Associazione Eidos di Roseto, ha contribuito all’acquisto del Vapotherm (il costo complessivo è di 10 mila euro), l’apparecchiatura elettromedicale in grado di salvare la vita ai neonati affetti da patologie congenite alle vie respiratorie e che è stato consegnato, nei giorni scorsi, al reparto di Terapia Intensiva neonatale dell’ospedale San Salvatore de L’Aquila.

Il nosocomio aquilano è un’eccellenza del centro-sud Italia e «il reparto di Terapia Intensiva neonatale ha 4 posti letti e 8 posti per la sub-intensiva, garantendo la presenza costante di un neonatologo, figura specializzata proprio nella cura del neonato da 0 a 30 giorni - ha dichiarato la Dott.ssa Sandra Di Fabio, - inoltre, il Vapotherm, essendo un apparecchiatura di ultima generazione, rispetto a quelle tradizionali, assicura al neonato una terapia più efficace, ad alto flusso e umidificazione e dota il reparto di un servizio all’avanguardia». “Nonostante i tempi di crisi, la solidarietà ha vinto ancora”.


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PUNTURE I ROSBURGHES

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GIACINTO INSISTE… Si fa chiamare Marco perché Giacinto è troppo… storico. Sì proprio lui, il teramano Pannella, che Ilona Staller, grata per il godimento della pensione da deputata, diversamente da quello che ha fatto Pio Rapagnà, lo chiama Cicciolino Marco. Ma Ugo Vollo, nel suo “pamphlet” sui soprannomi ne cita altri: Paperino, Paperon dè radicali e Marcolone. Roberto D’Agostino cita Mahatmann. A Teramo ha ricominciato a digiunare, non a lavorare assolutamente perché non lo ha fatto da giovane e non può farlo ora che è anziano, per varare una serie di “referendum” fra i quali quello chiamato appunto “vuotacarceri”. Pensate un pò quanto è generoso, ma tranquilli …è capace di fare di più.

di LUIGI BRACCILI

PIOGGIA DI STELLE… Parliamo di stelle d’oro, quelle che appartengono alla massima onorificenza del CONI, ambitissime ed altamente qualificanti. Chi ha criticato l’inclusione di Roseto fra i Comuni europei avvenuta alcuni mesi or sono ha avuto torto perchè le attrezzature sono lì e nessuno le può cancellare, fra l’altro sono attivissime e molto frequentate. Sta per arrivare la quarta stella aurea rosetana per Antonio Marini, da una vita nello sport ed oggi dirigente dei “veterani” ed ancora docente fra i giovani per il rispetto del codice della strada. L’altro “stellato” è Sandro Barnabei, rosetano a Pescara, con una vita nella canoa. E quelli che non ci sono più? Pensate a questi due nomi: Ernesto D’Ilario, il luminare dello sport e Giovanni Giunco, che, fra ciclismo e basket ha fatto il pieno. Può bastare per non incorrere in tagli?

E SÌ, È TRISTE GUARDARLE… Parliamo delle palme, quelle vetuste ad alto fusto perché le altre, le giovani, QUELLI DEL CALCIO… per ora crescono tranquillamente. CoParliamo di calciatori rosetani d.o.c. che stituiscono una desolazione, ma, senza giocano fra i professionisti: tre in B ed dispensare accuse, c’è veramente da uno in C2 (scusate le antiche denomidisperarsi. nazioni, ma appartengo al passato). Tre Nessuno si è adattato a curare quei giocano fra i cadetti: Di Donato, dopo Tonino Marini monumenti arborei. È andata meglio un quinquennio ad Ascoli, ha lasciato la invece alle tartarughine che, nate sulla fascia di capitano per andare, alle porte spiaggia, sono finite sul “CorSera”, il maggiore quotidiano italia- di Padova, al Cittadella. Ci sono poi Dezi che, dopo un biennio no che non parla mai di Roseto. trascorso a Napoli, ora milita, con successo, nel Crotone dove A curare la palma malata ci ha pensato Paolo Bruni che l’a- ha anche segnato e Croce, che nell’Empoli assolve il compito di veva avuto in regalo dal suocero, da quel Di Florio, esperto in preciso centrocampista. In terza serie il giovanissimo Lulli gioca forestazione che nel 1961 operò il rimboschimento attorno allo mediano nel Teramo, dopo una breve esperienza in Calabria, Stadio Adriatico di Pescara. ha ridato la cornetta al nonno Girolamo che ancora suona nella Nella palma del buon Paolino, potatissima, stanno rinascendo banda di Montepagano. le foglie all’apice: Noi vedovi del “palmicidio”…ci crediamo “Io gioco a calcio…e nen se tosce!” –questa la sua decisione.


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Si è concluso un bel progetto europeo che ha visto coinvolto l’Istituto Moretti, insieme a delle scuole inglesi e svedesi. Il resoconto in Italiano e in Inglese

A Ginevra, presso la sede europea dell’Onu

Who Cares About the Democratic Rights of Young People?” A questa domanda verrebbe spontaneo rispondere “Nessuno!”, come ha fatto in coro la quasi totalità degli studenti interpellati nel nostro Istituto. In un periodo storico come questo, l’Europa sembra aver tolto la speranza a milioni di giovani il cui futuro rischia di essere inghiottito dal baratro dell’eurocrisi. Avvertono sempre maggiore difficoltà ad affermarsi professionalmente, i loro diritti sembrano sempre meno tutelati e si sentono traditi dalla generazione precedente. Ne viene fuori uno scenario piuttosto preoccupante! Ma i giovani devono conoscere i loro diritti, agire, proporre, confrontarsi ed essere cittadini attivi. Da tali premesse nasce il progetto “Who Cares About our Democratic Rights? A Project to Enable young people from three European Countries to Explore their Role as Active European Citizens”, che mira a promuovere la cittadinanza attiva in generale e in particolare la cittadinanza europea, sviluppa la solidarietà e la coesione tra i giovani partecipanti. DATE DEL PROGETTO: Dal 1° febbraio 2011 al 12 settembre 2013 PARTECIPANTI: King David High School, Valley Community Youth Theatre - Liverpool, Kunggardsgymnasiet - Norrkoping (Sweden), Ass. Culturale Cerchi Concentrici Promotor e Istituto d’Istruzione Superiore ‘Vincenzo Moretti’ - Roseto. MOMENTI PIÙ SIGNIFICATIVI: STRASBURGO: Parlamento Europeo - Partecipazione a EUROSCOLA con altri 500 studenti e visita alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dove gli avvocati hanno illustrato come vengono difesi i diritti fondamentali dei cittadini. GINEVRA: Palais des Nations, Croce Rossa, OHCHR (Alto Commissariato per i Diritti Umani), UNHCR (Alto Commissariato per i Rifugiati), ILO (Organizzazione Mondiale per il La-

A Norrkoping in Svezia Traduzione in Inglese

REFLECTIONS ON THE YOUTH IN ACTION PROJECT: “WHO CARES ABOUT OUR DEMOCRATIC RIGHTS”

Who cares about the Democratic Rights of Young People?” The answer that comes to mind immediately is “Nobody!”, which is what the students at the IstitutoMoretti spontaneously replied when faced with this question. In Italythe economic prosperity that characterized the lives of its citizens in the past decades has made way to disparity among families, a worsening of the welfare system, an increase in taxation, widespread unemployment, topped off by daily revelations of corruption among politicians. Every day we are bombarded by negative and confusing information from the media. Most young people are frustrated and disoriented and have a dark outlook on their future. With “Who Cares About our Democratic Rights? A Project to Enable Young People from three European Countries to Explore their Role as Active European Citizens” we have tried to help our students to obtain a greater insight into their past, present and focus on setting the basis for a better future. They have had the opportunity to discuss issuesand make proposals of vital importance for the future of our continent. PROJECT DATES: Feb 01,2011 to Sept 12, 2013 PARTICIPANTS: King David High School, Valley Community Youth Theatre – Liverpool, Kunggardsgymnasiet - Norrkoping (Sweden), Cultural Association CerchiConcentriciPromotor, Istitutod’IstruzioneSuperiore ‘Vincenzo Moretti’ – Roseto. MOST SIGNIFICANT MOMENTS: STRASBOURG: The European Parliament- participation at EUROSCOLA with other 500 EU students and The European


25 voro). Visite ai vari dipartimenti, Court of Human Rights where partecipazione a una serie di students interviewed its lawyers conferenze e dibattiti sul ruolo to discover how the Court defendell’ONU nel mondo. ds essential rights. STOCKHOLM/NORRKOPINGGENEVA: Palais des Nations, SVEZIA: Incontro con studenti The Red Cross, OHCHR (High rifugiati, visita al Museo Nobel, Com. For Human Rights), scoperta dei diritti dei giovani UNHCR (UN Agency for Resvedesi (trasporto e pasti scolafugees), ILO (International Lastici gratuiti, ingresso ai musei bour Org): Visits to various degratis, sussidio mensile agli stupartments, a series of lectures, denti). debates on how the UN funROSETO (sotto la neve): Inconctions and how human rights are Strasburgo, Parlamento europeo con gli studenti del Moretti tro con Sindaco e Giunta, visita defended in other continents. al Museo delle Genti d’Abruzzo, STOCKHOLM/NORRKOPINGattività con Punto Europa, realizzazione film sulla storia dei di- SWEDEN: Meeting with refugee students, visit to Nobel Muritti democratici in Italia, visita a Roma. seum, and the discovery of all the rights young people have in LIVERPOOL-UK: Visita all’ultramoderno Istituto King David Sweden (free school meals, free entrance to museums, monthly (ingresso con sistema di impronte digitali) e partecipazione al grants to students). Consiglio Studentesco e al Consiglio Comunale. Visita a Port ROSETO (under the snow): Interview with theMayor &CouncilSunlight, villaggio costruito nel 1800 da Lever per tutelare i di- lors, film on history of democratic rights in Italy, activities with ritti degli operai. Punto Europa, visit to the Museum of Le Gentid’Abruzzo. Incontro con gli ingegneri a Sandon Dock, i quali hanno mo- LIVERPOOL-UK: The ultramodern King Davidschool (finstrato come Liverpool garantisce l’acqua pulita; gerprint-entry system) and and participation in the Students’ Sketch teatrali su Maria Montessori (diritto all’istruzione), Kitty Council and Local Council. A day spent in the model village, Wilkinson (la santa dei poveri) e Jenny Lind (‘usignolo svedese’) Port Sunlight,revealed how workers were respected in the al Valley C. Theatre; 1800s. The engineers at Sandon Dock illustrated what is done Partecipazione alla partita di “Premier League” tra l’Everton e il in Liverpool to achieve clean water. The skitson Maria MontesWest Bromwich; sori (right to education), Kitty Wilkinson (the Saint of the Slums) Giornata a Londra. and Jenny Lind (the Swedish nightingale) at the Valley C. ThePRODOTTO FINALE: un film di un’ora intitolato “Who Cares atre were precious moments for the students together with the About Young People’s Democratic Rights” proiettato a Liver- Everton football match and day in London. pool il 12 settembre 2013 e patrocinato dall’UNESCO. Inoltre è FINAL RESULT: A one-hour FILM entitled “Who Cares About stato realizzato uno spot di 50’ per il Concorso “UN Internatio- Young People’s Democratic Rights” premiered in Liverpool on nal Year of Water”. Sept 12,2013 and a 50’’ film for the Competition “UN InternaQuesto progetto intrigante non si è ancora concluso e conti- tional Year of Water”. nuerà con altre attività stimolanti per i nostri giovani che hanno This intriguing project has not yet come to an end and will conmolto da offrire. tinue with many more stimulating activities because our young people have a great deal to offer and it’s up to us to decide how much they matter!

di Marisa Di Silvestre docente del Moretti

Dentro il luogo mitico dei Beatles, The Cavern

Gli studenti del Moretti a Liverpool

Davanti il porto di Liverpool


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Angelo Cioci. Se si è riconoscenti a

qualcuno per ciò che si è diventati, significa esternare la forma più alta di rispetto. E se tra queste persone c’è il padre, allora la gratitudine si eleva a senso profondo della vita di William Di Marco

La sua professione medica, soprattutto un tempo, sconfinava in una vera e propria missione di vita. Poi i cambiamenti e gli innumerevoli studi lo hanno portato spesso in America, da dove ha attinto molto del suo sapere e ha potuto anche constatare che senza la sua Roseto, e le persone che la popolano, è veramente impossibile vivere

T

Angelo Cioci

utti noi abbiamo un legame con il passato, inevitabilmente. Non è una questione storica o di riferimenti cronologici: molto più semplicemente è qualcosa che permea il nostro vissuto, una sorta di ricerca di quel nutrimento che le radici lunghe e ostinate riescono a cogliere, alle volte conficcandosi nel terreno più duro, arrivando così lontano dal fusto, tanto che tale vigoria lascia allibiti. Attingiamo da quello che siamo stati solo se sappiamo cosa abbiamo ottenuto e solo se vediamo cosa ancora si prospetta davanti a noi. E quando lo facciamo con cognizione di causa e dovizia di particolari è unicamente per una visione d’insieme che solo le menti critiche e ammantate di saggezza sanno percepire. Angelo Cioci vive su questa linea di galleggiamento di un passato che ha saputo consolidare il suo presente lungo un’intera esistenza. In altre parole la lucida capacità riflessiva e un forte rispetto per i valori della vita lo inducono a capire da dove è partito: ai blocchi di partenza c’erano tantissimi altri concorrenti come lui, ma il privilegio di stare nei primi posti lo deve almeno a tre fattori, ad iniziare da una sconfinata riconoscenza verso suo padre. Se sono riuscito a raggiungere degli obiettivi nella mia vita - ci confida con lo sguardo verso colui che sta per ricordare, come se lo guardasse da dietro la finestra - lo devo unicamente a mio padre, al fatto che per le cose importanti come la casa e una certa sicurezza economica ci ha pensato lui: io mi sono dedicato al resto, investendo sulla mia professione. Che non è poco, aggiungiamo noi. È un atto d’amore che sconfina nella venerazione di un uomo descritto come straordinario, capace di vedere nel figlio quelle potenzialità che poi sono emerse tutte quante. In seconda battuta c’è l’attaccamento quasi viscerale verso la sua terra, al punto da vedere solo il positivo che Roseto ha saputo offrirgli negli anni. Certo, gli aspetti che lo hanno un po’ deluso ci sono stati, ma tutto passa in seconda battuta quando quello che si è ottenuto è di gran lunga superiore a ciò che non è mai arrivato. La terza gratitudine va alla sua formazione

scolastica, soprattutto quella dei Gesuiti, capace di inculcargli una metodologia di studio e di vita che riaffiora sempre. È stata una base così importante che lo ha spinto ad andare oltre e ottenere il massimo da se stesso. Insomma, il dott. Cioci guarda la sua vita con distacco, da attento analista e conoscitore della neuropsicologia, ma non si sottrae alla battuta e alle espressioni dialettali, che lo riportano dentro le cose semplici della vita, quelle che ama di più. E è da lì che noi vogliamo partire. Forse inconsciamente sin dalla nascita ha assaporato il forte profumo del mare. Credo che qualcosa mi sia entrato subito nel sangue, se non altro per il luogo in cui ho aperto per la prima volta gli occhi. Sono nato nella nostra casa al mare di Via Pescara al n° 1, costruita nel 1924 da mio padre, due anni dopo che si era sposato con Graziella Di Giannatale. Lui proveniva da Canzano e diciassettenne venne ad abitare a Rosburgo, mentre mia madre, nata a Penne S. Andrea, era qui dall’età di quattro anni. Ero l’ultimo di cinque figli: il primo era Ennio, nato nel 1925, poi Maria del 1930 (ma morta a due anni), Rita, la conosciutissima professoressa, nata nel 1932, Maria nel 1934 e infine io che vengo al mondo il 10 novembre del 1937. Le dicevo della casa, ma in realtà dovrei parlare di una stanza, quella più a Est e più vicina al mare, dove nacquero tutti i figli. Allora da casa nostra iniziava la spiaggia, nel senso che non c’era il passeggio e il mare era direttamente collegato. Tuttavia quella stanza nel tempo sarebbe diventata anche il mio rifugio, raggiungibile con facilità dalla strada, perché era al piano rialzato e vi si accedeva anche grazie a una finestra. Era il mio passaggio segreto quando rientravo all’alba, dopo le serate passate al Lido Mirella, per eludere la sorveglianza dei miei genitori, ma immancabilmente mia madre era lì ad aspettarmi sveglia. A sei anni si possono ricordare i bombardamenti? Certo che sì, me li ricordo eccome. Dopo l’8 settembre del 1943 la situazione dalle nostre parti si fece critica e parte della nostra famiglia sfollò prima a Casale per un paio di mesi, poi andammo nella casa di mio padre a Canzano, che si era liberata dagli inquilini. Partimmo sopra un carretto trainato da un mulo e guidato da


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Roseto,nei pressi del Ristorante Roseto, inizi anni ‘50. Da sin. Angelo Cioci ed Emidio Testoni Gigi Felicioni detto “Gigi de Peron”: c’eravamo tutti, compresa mia nonna, tranne mio padre e mio fratello Ennio, i quali rimasero a custodire la casa. E lì stava per succedere una vera strage. Il 29 novembre ci fu un bombardamento navale degli alleati e una cannonata colpì una palazzina di tre piani a fianco alla nostra, dove c’era uno dei comandi dei tedeschi. Perì una donna che mi ricordo era chiamata “La Maroll”, mentre a casa nostra c’erano almeno una quindicina di persone, rifugiate nel seminterrato. Se l’avessero colpita, ci sarebbe stata una carneficina. Suo padre è stato per lei una figura molto importante. Che mestiere faceva? Devo moltissimo a lui e credo che oggettivamente sia stata una persona straordinaria. Con la sua IV Elementare aveva saputo costruirsi un’ottima posizione lavorativa ed era molto considerato. Faceva l’imprenditore edile, costruiva case e sapeva fare il suo lavoro. Aveva un cuore grande ed era molto vicino alle persone. Quando poteva, cioè spesso, le aiutava, tanto che era divenuto una fonte di riferimento per chi gli chiedeva un aiuto finanziario, una specie di terza banca cittadina, dopo il Banco di Roma e la Banca di Napoli. Era predisposto ad aiutare gli altri, ma ad un certo punto fu costretto a cambiare la tipologia di costruzione. All’inizio faceva case e fabbricati per i privati, ma erano troppe le persone che gli dovevano dei soldi. Molti, come si faceva allora, non finivano di pagare e credo che ci siano diverse famiglie a Roseto che gli devono riconoscenza, perché di conti in sospeso ce n’erano veramente tanti. Fatto sta che iniziò la costruzione di opere pubbliche, realizzando strade, ponti, ma soprattutto lavorò molto con il Ruzzo e gran parte della rete oggi esistente l’ha realizzata lui. Nel 1965 costruì la palazzina dove oggi abito e c’è il mio ambulatorio, praticamente dietro la casa natale. Ricordo che trattava i suoi operai con grande affetto: se veniva uno di loro a casa all’ora di pranzo, mangiava con noi ed ero io, il più piccolo, che gli cedeva il posto. Ma la gratitudine più grande che devo a mio padre è che ha pensato a quelle cose basilari della vita e me le ha passate tutte, come la casa, la possibilità di studiare, il fatto che avessi una certa sicurezza economica. Io poi ho cercato di fare il resto, ma è a lui che devo veramente tutto. L’unica cosa che mi dispiace, data la sua magnanimità, è il mancato ricordo della città nei suoi confronti. Morì nel 1974. Quando iniziò la scuola? Rimanemmo a Canzano per due anni e lì iniziai le Elementari. Poi, quando la guerra era ormai finita, tornammo a Roseto e fre-

Bologna, 28 novembre 1959. Da sin. gli studenti Lisa Gennari, Angelo Cioci e Giuseppe Politi in una esercitazione di anatomia in sala settoria quentai la III con il maestro Alfredo Giansante, che ci guidò fino all’ultimo anno. Le Medie le feci dalle suore, ma mi ricordo che eravamo molto ribelli, oggi si direbbe poco scolarizzati. Ebbi, tra gli altri, il prof. di lettere Fulvio Volpi che consigliò mio padre di iscrivermi al Collegio dei Gesuiti dell’Aquila. Qui ci fu la svolta. Era un ambiente dove bisoRoseto, 1941. Angelo Cioci al mare gnava solo studiare, ma all’età di quattro anni lo facevamo con il gusto di imparare. Quegli insegnamenti mi sono rimasti dentro per tutta la vita, anche perché ci dicevano che dovevamo essere i migliori e noi facevamo di tutto per essere all’altezza. D’altronde, in un ambiente così elevato culturalmente, era difficile non seguire certi insegnamenti. Ci portavano a vedere il teatro, le opere liriche, i concerti di musica classica con personaggi del calibro di Arturo Benedetti Michelangeli, Wilhelm Backhaus, Arthur Rubinstein e altri ancora. Rimasi all’Aquila dal 1952 al 1957. Poi si iscrisse all’università. Come mai Medicina? Perché non ho pensato ad altro durante il liceo. Mi iscrissi a Bologna e il capoluogo emilaino è diventata la mia seconda patria. In tutto ci sono stato quindici anni, sei per laurearmi in Medicina, tre per la specializzazione in Clinica Pediatrica, tre per Psicologia Medica e altrettanti per Pediatria Preventiva. Non pago di questi studi, dal 1974 ho iniziato a frequentare le università americane, in particolare Harward, la Penn University e la Thomas Jefferson University, dove ho approfondito molto gli studi sulla neuropsicologia, specializzazione che in Italia non è così conosciuta. Tutto ciò mi ha portato ad insegnare ai docenti presso il dipartimento di Psicologia all’Università di Bologna, ad essere membro della New York Academy of Sciences e socio della Società Medica Chirurgica di Bologna. A proposito, la città felsinea le ha dato molto di più... Si riferisce a mia moglie, Maria Teresa Ruggeri, e ha proprio ragio-


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In America

Roseto anni’90. La famiglia Cioci al completo. Da sin. mamma Maria Teresa, la gemella Gaia, papà Angelo e l’altra gemella Grazia

ne. La conobbi in una festa per le matricole. Lei era del luogo e si laureò in Lingue, tant’è che insegnò Francese per molti anni alla Romani di Roseto. Donna molto intelligente, quando nel 1968 ci sposammo, venne ad abitare a Roseto e lo fece con enorme piacere, perché amava il paese e la gente. Nel 1969 nacquero le nostre figlie, le gemelle Gaia e Grazia, in rigoroso ordine alfabetico, che hanno fatto in parte quello che avevamo fatto noi. Dopo le scuole rosetane, frequentate fino al primo liceo, si trasferirono a Bologna per finire le Superiori. Poi per quattro anni sono state in un college americano, per poi laurearsi in Economia a Bologna, dove Gaia è rimasta come responsabile di una importante società, mentre Grazia si è trasferita a Bruxelles e si occupa di ecologia per una azienda americana. Insomma, Bologna è nel nostro Dna e non potrebbe essere diversamente per uno come me che dal 1965 continua a fare le visite mediche ai bambini in una casa di cura. Intanto a Roseto iniziava la sua professione di medico e non mancano gli aneddoti, soprattutto quando... Di fatti curiosi ce ne sono tanti. Aprii l’ambulatorio nel 1968 come medico generico e come pediatra. Mia moglie mi consigliò di mettere la segreteria telefonica. Ero un po’ scettico, ma lei mi convinse, dicendomi che altrimenti avrei avuto dei preconcetti sui miei concittadini. Chiamai il tecnico della Sip, feci mettere l’apparecchio e registrai la solita frase: “È il numero del dottor Cioci. Sono momentaneamente assente. Lasciate un messaggio”. La sera del primo giorno, quando rientrai, ascoltai ciò che c’era registrato e sentii una signora che con cadenza dialettale locale diceva: “Prond’, prond’, prond’”. Ad un certo punto un’altra voce le chiese: “Ma ch’ dic’” e questa signora: “Ch’ ne sacc’, parl’ sempr’ ess’”. Fu così che tolsi la segreteria. Un’altra volta feci una visita in campagna a un bambino. Dopo una diagnosi accurata - forse non mi resi conto che avevo usato troppe parole difficili - arrivò la nonna con una lunga veste nera e un fazzoletto in testa e mi chiese: “Dotto’, ma gl’ funzion’ lu strument’?”. Capire cosa intendesse per strumento è cosa molto facile. Sta parlando di un tempo veramente remoto. È proprio così. Quando iniziai questa straordinaria professione, i medici facevamo un po’ di tutto, dal pronto soccorso alle guardie notturne. Era un impegno di ventiquattro ore e bisognava essere sempre disponibili. Per questo mi preme ricordare, anche qui

Anni ‘70. Angelo Cioci con la moglie Maria Teresa Ruggeri

in ordine alfabetico, tutti quei colleghi di allora che hanno dato tantissimo in termini professionali e umani, ad iniziare da Alfonso Antonini di Montepagano, per proseguire con Roberto Bondardelli, con il quale spesso ci sostituivamo a vicenda, Antonio Di Donato, Giovanni Di Loreto, Giuseppe Francani, che era un oculista e Giuseppe Mazzoni. Prima di noi c’erano stati i dott.ri don Beniamino Passamonti, Francesco Di Donato, Pacifici e Isidoro Savini. Insomma, un po’ tutti questi nomi hanno fatto la storia della medicina rosetana. Da come parla, lei ama proprio la sua città. E come potrei non amarla. Ogni volta che sono stato fuori, non vedevo l’ora di rientrare. Non posso fare a meno della gente del luogo, che sa farsi volere bene e ha una carica di umanità notevole. Roseto mi ha dato tanto, ad iniziare da quei bei pomeriggi passati al Bar dei Pini, e le serate trascorse al Lido Mirella, dove si ballava fino a tardi. È stato uno dei locali più rinomati della costa, in cui sono approdati i più grandi cantanti degli anni’ 50 e ‘60. E poi, verso le due o le tre del mattino, ci “drogavamo” con il nostro stupefacente di allora: il cocomero, sempre presso Piero Di Blasio, per poi rientrare all’alba. Abbiamo fatto una vita liberissima e per molti versi privilegiata. Mi ricordo anche i primi viaggi fatti in Svezia per tastare con mano una società che era diversa dalla nostra in molte cose. Ma ogni volta che mettevo piede a casa, la felicità era incontenibile. Qui le persone ti fermano per strada e ti apprezzano per quello che hai realizzato e per quello che sei. Lei ha osservato da vicino tantissimi giovani. Che idea si è fatto della società attuale? I giovani hanno a che fare con un mondo in continua evoluzione, ma loro essenzialmente sono sempre gli stessi. Una cosa l’ho capita: i ragazzi crescono secondo gli educatori che hanno avuto. Ecco, questo lo voglio dire. Oggi occorrerebbero meno insegnati e più educatori, perché non è importante essere intelligenti, ma avere la giusta educazione. A questo punto arrivano delle telefonate. Sono i suoi pazienti che lo cercano e che lo trovano sempre disponibile. Ma come potrebbe essere diversamente, dopo che una mamma - da tanti anni sotto le sue cure insieme ai suoi bambini, oggi grandi - solo poco tempo fa gli ha confidato: “Ho avuto l’onore di avere lei come pediatra”. L’uomo si fa piccolo piccolo, ma l’anima vola verso l’infinito.

Pubblicati: 1 Altobrando Rapagnà; 2 Luigi Braccili; 3 Arnaldo Giunco; 4 Pino Mazzarella; 5 Maria Pia Di Nicola; 6 Emidio Testoni; 7 Luigi Celommi; 8 Gabriele Matricciani; 9 Tonino Sperandii; 10 Adriana Piatti; 11 Mauro Pincelli; 12 Maria Pulcini; 13 Erardo Triozzi; 14 Rossana Bacchetta; 15 Tonino Marini; 16 Gino Sforza; 17 Valeria Collevecchio; 18 Pace Celommi; 19 Franco Sbrolla; 20 Dante D’Alessandro; 21 Vittorio Foschi; 22 Giuseppe Savini; 23 Pietrino Di Gianvittorio; 24 Vittorio Fossataro; 25 Nino Faga; 26 Quintino Liberi; 27 Giancarlo Verrigni.


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AVVIATA CON TANTE NOVITÀ LA NUOVA STAGIONE DI TERATANGO Centro Tango Argentino CONFERMATA LA SEDE DI ROSETO DEGLI ABRUZZI Progetti Ecosistema e Giovani con ballerini di fama internazionale

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on il pubblico delle grandi occasioni è stata inaugurata a fine settembre presso il Ristorante il Baffo Rosso di Corropoli la stagione 2013-2014 di Teratango, la nota Associazione di Tango Argentino che svolge la propria attività a Roseto degli Abruzzi ogni martedì sera, oltre che a Teramo e ad Alba Adriatica. Una nuova stagione all’insegna delle novità, nella continuità di una tradizione più che decennale. Nel progetto 2013/14 “Ecosistema Teratango” confluiscono esperienza, professionalità, vocazione, nonché le abilità creative di un gruppo già consolidato, ma aperto ai neofiti e a coloro che desiderano immergersi nel virtuosismo tanguero. L’obiettivo è creare una proposta multiculturale e multidisciplinare orientata al tango. Il progetto prevede inoltre la partecipazione straordinaria dei ballerini internazionali Alessandro Esposto e Sara Porfiri, Campioni Europei di Tango Argentino, che una volta al mese affiancheranno nella didattica gli insegnati stabili. La preziosità della stagione è il “Progetto Giovani”, che ha come obiettivo quello di far avvicinare i giovani al tango. I personaggi principali saranno i giovanissimi artisti Francesco Mastromauro e Greta Luna Saccone, Campioni Italiani 2010-2011-2012, che da alcuni anni frequentano il Liceo Coreutico di Teramo. Proprio con loro Teratango sta elaborando un programma che

porterà il tango nelle scuole e università attraverso esibizioni, momenti storico-culturali e, laddove possibile, lezioni di prova. Il Presidente di Teratango, con un bagaglio di oltre 13 anni dedicati alla ricerca didattica, culturale e storica, continua allusivamente a cavalcare i temi dell’Ecologia parlando del tango proposto come di un tango ecologico, che non inquina, rispetta la storia e la cultura ed ecosostenibile, cioè che non impatta né stravolge il galateo e il “codigo”, ossia il codice del tango. Per dirlo condensato, “El Tango de Buenos Aires”. Le sedi di ballo e incontro, anche per quest’anno, proprio per venire incontro alle esigenze di coloro che non possono spostarsi facilmente, sono Roseto degli Abruzzi, Teramo e Alba Adriatica. E come ogni anno è previsto il circuito settimanale, che da accesso libero a tutte le sedi e TangoBar, la pratica guidata del giovedì per esercitarsi. La sede di Roseto è presso la palestra danza della Scuola Media Fedele Romani. Oltre alla possibilità di effettuare due lezioni gratuite senza alcun vincolo, per la sola sede di Roseto degli Abruzzi è previsto un sconto del 25 % (per gli under 24 fino al 40%) sulla retta mensile a chi si presenta con una copia del periodico Eidos nel quale è pubblicato questo articolo. Per informazioni tel. 389.9626444 centrostudi@teratango.it - www.teratango.it.


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Il Polo Liceale Statale “Saffo” presenta il Liceo Scientifico e delle Scienze Applicate con caratterizzazione Ambientale, unico in Abruzzo

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o scorso 10 ottobre nei locali della Villa Comunale di Roseto è stato presentato ufficialmente il Liceo Scientifico e il Liceo delle Scienze Applicate a caratterizzazione Ambientale. Una delle sedi del nuovo liceo sarà ospitata a Pineto, che per l’occasione ha allestito un laboratorio ad hoc nei locali al secondo piano La presentazione della sede dell’Istituto comprensivo “Giovanni XXIII” di via Verona di via Verona, dove numerosi computer e lavagne multimediali sono già pronti per dare l’avvio alle attività laboratoriali. Gli strumenti saranno messi a disposizione anche degli alunni della scuola media, che potranno dunque utilizzare i laboratori per arricchire le attività scolastiche. A Roseto, invece, si terranno le lezioni tradizionali del nuovo liceo. Questa nuova originale proposta del Polo Liceale Statale Saffo consente agli alunni di arricchire il proprio percorso liceale sia in termini culturali che in termini metodologici. Le ore aggiuntive di “Laboratori sull’Ambiente”, già in corso di realizzazione, si terranno ogni quindici giorni di sabato, verranno trattate tematiche riferibili alla qualità dell’ambiente naturale ed antropizzato ed alla conoscenza geo-storica del territorio. Grazie ai laboratori sul campo ed alle collaborazioni con enti

pubblici e privati, che si sono distinti nel monitoraggio della qualità dell’ambiente e nella green economy, gli studenti avranno modo di sviluppare competenze pratiche e teoriche nell’ambito della sostenibilità ambientale. Questa innovativa proposta didattica ha già coinvolto numerosi studenti nel suo primo anno di attivazione ed ha già avviato le prime attività sia in aula che nel territorio, che hanno trovato l’immediata approvazione, entusiastica, degli studenti. Alla presenza del Dirigente Scolastico, Viriol D’Ambrosio, e della Coordinatrice del corso, Prof.ssa Elena Bellachioma, gli studenti del corso e le loro famiglie, hanno ricevuto il saluto di numerose autorità, tra cui il Sindaco di Roseto Enio Pavone e gli assessori Recchiuti e Urbini, il Sindaco di Pineto Luciano Monticelli e l’assessore Pallini, i Dirigenti delle due amministrazioni Gabriella Lasca e Mauro Cerasi, il Direttore Generale dell’ARTA Mario Amicone, il Direttore dell’Area Tecnica Luciana Di Croce, rappresentanti di vari enti, Area Marina Protetta Torre del Cerrano, Parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Museo Archeologico Nazionale di Campli, Riserva Naturale dei Calanchi di Atri, e il Direttore Silvio Brocco dell’azienda LIOFILCHEM.


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Inaugurata a Teramo la mostra “Il metallo della fede” Intervista a Roberto Ganganelli

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o scorso sabato 19 ottobre, è stata inaugurata a Teramo, nella splendida cornice del Museo Archeologico, la mostra “Il metallo della fede – Dalle monete dei Vangeli alle medaglie sacre contemporanee”, aperta al pubblico (ingresso gratuito) fino al 6 gennaio 2014. Un evento organizzato dall’Accademia Pietro Giampaoli per la medaglia d’Arte, in collaboRoberto Ganganelli razione con Gloria in Arte e la Biblioteca Apostolica Vaticana e che offre all’appassionato di numismatica o al semplice curioso, una rassegna ricca di esemplari: una prima sezione è dedicata alle monete citate nei Vangeli e nei testi sacri, tra le quali spiccano i “sicli”, le trenta monete utilizzate per pagare Giuda; la seconda sezione propone, invece, medaglie, bozzetti e disegni che mettono in luce il senso della ricerca di Dio. Infine, la terza assegna uno spazio privilegiato allo “scultore della fede” e medaglista contemporaneo, Angelo Grilli. A margine dell’importante iniziativa abbiamo colto l’occasione di intervistare Roberto Ganganelli, direttore de “Il giornale della numismatica”e membro scientifico della mostra. 1) Cosa significa oggi essere un numismatico? Il numismatico, oggi come ieri, tanto che sia uno studioso oppure un appassionato collezionista resta comunque un “privilegiato”. Monete, banconote e medaglie sono infatti finestre aperte sulla storia, sull’arte e l’economia, sulle religioni e sull’antropologia dalle quali si possono ammirare panorami unici. Attraverso un denario romano si può riscoprire la storia, ad esempio, di Augusto o di Nerone, mentre da una piastra papale emerge tutta la bellezza dell’arte barocca. Le banconote sono esempi raffinati di decorazione e simbologia, mentre le medaglie commemorative - antiche o moderne - seguono i canoni della scultura e dell’arte al massimo livello. Non a caso, Pisanello ha inventato proprio nel ‘400, qui in Italia, la medaglia d’arte. 2) La numismatica è ancora uno studio, una scienza di nicchia? (È in aumento il numero degli appassionati? Di solito a che età ci si appassiona al collezionismo di monete?) A livello universitario, vi sono in Italia alcune qualificate cattedre anche se è vero che troppo spesso gli archeologi e gli storici guardano la moneta solo come un “fossile guida” mentre potrebbe essere utile per capiere le epoche passate in modo più completo e dettagliato. Il nostro paese, del resto, possiede un enorme patrimonio numismatico, che tuttavia non viene sempre valorizzato da musei e soprintendenze. Per contro, i collezionisti di monete antiche e i tanti cultori della materia - con spirito, direi, “illuminato” - tutelano e valorizzano le monete, le studiano e le amano. Natu-

ralmente, anche in una moneta attuale si rivela, attraverso il collezionismo, un mondo intero da scoprire (si pensi soltanto alla varietà dei soggetti presenti sugli euro). Per appassionarsi alla numismatica non c’è del resto età, basta solo un po’ di curiosità e, anche se i collezionisti sono oggi in numero minore rispetto agli anni del miracolo economico e agli anni Settanta-Ottanta, il mercato rimane vivace sia per le monete antiche e medievali che per quelle moderne trattandosi, come è facile intuire, anche di una forma interessante di investimento. 3) Come accolgono le istituzioni locali iniziative come quelle che oggi si tengono a Teramo? Teramo ha dato una risposta eccezionale alla mostra “Il metallo della fede”, avendo compreso - a livello di Comune, di Museo archeologico e di tutte le altre realtà coinvolte - che un percorso in cui si trovano sia le monete citate nei Vangeli, sia medaglie contemporanee sia sculture e opere grafiche (penso all’antologica del maestro Angelo Grilli) è un’occasione irripetibile per visitare non una, ma tante mostre insieme, peraltro in un percorso - quello del Museo - già ricco di tesori legati al passato della città e del suo territorio. 4) Perchè chi non è appassionato di numismatica dovrebbe visitare la mostra Il metallo della fede? Perchè la dimensione spirituale è in ogni uomo, credente o non credente. La fede può essere un approdo al quale si è già in qualche modo pervenuti o un cammino in divenire oppure, addirittura, un percorso irto di dubbi e ripensamenti. Le medaglie esposte testimoniano tutti questi punti di vista. Prescindendo, tuttavia, dal tema religioso, “Il metallo della fede” merita sicuramente una visita per gli omaggi a due grandi scultori italiani, Emilio Greco e Angelo Grilli, e per le affascinanti monete dei Vangeli (i trenta denari di Giuda, o l’obolo della vedova...). L’augurio è che soprattutto studenti e giovani visitino la mostra e che, almeno qualcuno di loro, diventi un giorno un numismatico. Se anche così non fosse, sono comunque certo che in ciascuno di loro rimarrà il ricordo, indelebile, di un viaggio particolare nel passato e nell’arte.


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L’associazione “Abruzzo Amore” non finisce mai di organizzare iniziative di solidarietà In due anni questo gruppo di persone ha già realizzato diversi interventi per aiutare chi ha veramente bisogno

Red. Cerchi Concentrici Promotor

di LORENZA PASQUINI

Liliana Di Tecco e Chiara De Luca con le nostre intervistatrici

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oseto sarebbe una città migliore se tutti i cittadini si dedicassero al volontariato e alla beneficenza, come già in molti fanno. Protagoniste di questa intervista sono infatti Liliana Di Tecco (ex presidente dell’associazione Dimensione Volontario) e Chiara De Luca, le quali da tempo si occupano di solidarietà e che da un paio di anni fanno parte dell’associazione “Abruzzo Amore - Solidarietà e beneficenza”. Di preciso, da quanto tempo operate nel sociale? Sono ormai 22 anni che ce ne occupiamo. Abbiamo iniziato con l’associazione Dimensione Volontario grazie alla quale abbiamo organizzato molteplici festival di solidarietà e garantito risorse ai più bisognosi. Per esempio siamo riusciti a trovare i contributi per acquistare ambulanze e pulmini per i disabili, dando loro la possibilità di spostarsi sul territorio. Però a causa di diversi motivi, cinque anni fa siamo uscite dall’associazione. Nonostante siate uscite dall’associazione, non vi siete date per vinte e ne avete creata una tutta vostra. Parlatecene. È nata nell’ottobre 2011 con il nome di “Abruzzo Amore - Solidarietà e beneficenza” grazie alla collaborazione di Elio Di Remigio (oggi presidente, che ha preso il posto di Liliana Di Tecco, ndr), Pierluigi Della Sciucca, Tina Fonte, Simona Marinucci, Nicoletta Caporaletti, Alfredo Di Febbo e Anna Leporieri. Fin da subito ci siamo mosse per aiutare chi aveva bisogno e tutt’ora stiamo continuando con il nostro percorso. Per fare ciò ci affidiamo soprattutto alle cene di beneficienza, aperte a tutti, in modo che chiunque possa donare parte della quota prestabilita. Con il ricavato di queste cene, cosa siete riuscite a finanziare? Gli eventi sono diversi, nonostante il tempo non sia stato tanto. Iniziammo subito con una cena lo stesso ottobre con la quale donammo il ricavato ai “Clown Doc” che operano nel campo della clownterapia in ospedale. Ci avvicinammo poi a Leo, un ragazzo malato di tumore: in quella occasione, pur cercando di raccogliere il più possibile, non avemmo a disposizione abbastanza tempo per aiutarlo. La somma fu comunque donata alla famiglia

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Maria Scogliamiglio

del ragazzo. A seguire organizzammo un divertente spettacolo di beneficenza al Teatro Comunale di Atri, raccogliendo 1.500 euro devoluti all’”Associazione Aiut(a)bile” di Atri. Lo stesso spettacolo fu riorganizzato e inscenato alla Villa Comunale di Roseto e, questa volta, il ricavato fu offerto al progetto “Slums Dunk”, che porta il basket nelle zone del Kenya. Aiutammo poi Cristiano, un ragazzo di sei anni affetto da una rara malattia. A Natale, una nuova cena fu organizzata con lo scopo di dare una mano agli aquilani; raccogliemmo ben 5.000 euro e li donammo all’onlus “L’Aquila per la Vita”. Toccò poi a Carmela, a cui donammo un Personal Computer a supporto della sua disabilità: ora lei è contentissima di poter finalmente comunicare con il mondo. Per Silvia, coraggiosa ragazza in lotta contro un cancro, siamo invece riuscite a raccogliere una somma di 7.600 euro, riunendo ben 400 persone alla cena organizzata. Altri 3.750 euro siamo riusciti a donarli ai ragazzi ugandesi in sostegno dei loro studi. L’ultima cena è stata organizzata invece per raccogliere dei fondi donati all’associazione “Amici Progetto Uomo”. In programma c’è già un’altra cena di Natale con lo scopo di acquistare dei defibrillatori per la Croce Rossa di Roseto. Perché fate volontariato? E come indurreste gli altri a farlo? Se davvero l’uomo potesse raggiungere la piena felicità, quella della beneficenza e del volontariato sono le vie migliori per farlo, perché fare del bene agli altri, oltre che aiutare quest’ultimi, aiuta anche te stesso in quanto ti fa stare meglio. Ognuno mette quello che ha, senza obbligo, e in cambio riceve una grande soddisfazione interiore. Inoltre, consigliamo di attuare sempre il principio della trasparenza, per cui tutte le donazioni debbono essere chiare e limpide. Per convincere le persone a donare, c’è bisogno dell’onestà, poiché il donatore deve essere sicuro dove vanno a finire i soldi e noi crediamo di essere bravi nel rendere le cose assolutamente chiare ed evidenti.

In primo piano Simona Marinucci, dietro a sin. Nicoletta Caporaletti e Anna Leporieri, al centro Pierluigi Della Sciucca con alle spalle Alfredo Di Febbo e Chiara De Luca. Il terzetto finale è composto da (a sin.) Liliana Di Tecco, Elio Di Remigio e Tina Fonte


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Alimentarsi bene allunga la vita

Il prof. Antonio Malorni e Marcello Perpetuini

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uando si parla di alimentazione, la stragrande maggioranza di noi, non ha sempre le idee molto chiare riguardo i molteplici aspetti e problematiche ad essa direttamente collegati. Abbiamo perciò chiesto l’autorevole parere del Prof. Antonio Malorni, ricercatore e Dirigente dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino, in vacanza nella città di Roseto. Spesso sentiamo parlare di cambiamenti delle abitudini alimentari, con conseguenze anche importanti per la nostra salute. Come si prevengono i disturbi legati ai nuovi modi di alimentarsi? “Vogliamo affrontare il problema della correlazione tra alimentazione e salute quando il nostro modo tradizionale di alimentarci lo integriamo con alimenti appartenenti ad altre tradizioni o addirittura lo sostituiamo, come accade quando ci si trova a dover vivere lontano dal proprio paese di origine e occorre adeguarsi alla cucina del paese che ci ospita. Dico subito che quest’ultimo tipo di cambiamento in passato è stato molto utile per stabilire le correlazioni tra alimentazione e malattie, specie quelle tumorali. Ad esempio, l’incidenza del cancro dello stomaco nei giapponesi è stata ed è ancora altissima mentre nella popolazione statunitense è molto più bassa. Ebbene, quando dopo la seconda guerra mondiale è iniziata la migrazione giapponese negli USA, attraverso studi epidemiologici si è scoperto che i giapponesi americanizzati si ammalavano molto di meno di cancro dello stomaco rispetto ai loro connazionali restati in Giappone. Nello studio della relazione causa-effetto poi si è scoperto che la causa del cancro dello stomaco nei giapponesi dipende in larga misura dal loro modo di alimentarsi per cui, quando popolazioni nipponiche si sono trasferite negli USA, dove hanno cambiato drasticamente il modo di alimentarsi, per esse si è registrato un calo importante dell’incidenza del can-

di MARCELLO PERPETUINI

cro dello stomaco. Nel contempo, però, in queste popolazioni era cresciuto il rischio di contrarre altre malattie, come quelle cardiocircolatorie, che nei connazionali restati in Giappone era invece più basso. Poi sono state scoperti anche i componenti alimentari responsabili di queste differenze di rischio cancerogeno, tra cui i nitriti e nitrati utilizzati nella conservazione del pesce in Giappone. Questo esempio ci fa capire come possa essere rischioso per noi italiani, che adottiamo standard alimentari ispirati alla “dieta mediterranea”, riconosciuta come estremamente salutare, cambiare completamente stile alimentare per sostituirlo con un altro sul quale molto spesso non siamo documentati. Se, invece, vivendo nel “villaggio globale”, per essere alla moda introduciamo nella nostra dieta piatti di altre culture e tradizioni, i rischi alimentari non dovrebbero essere molto alti a patto che i “piatti esotici” siano sostitutivi e non integrativi dei “piatti tradizionali”. Questo, infatti è il pericolo: crearsi un nuovo modello alimentare sommando letteralmente due distinti modi di alimentarsi. In questa evenienza, infatti, ci troviamo a non controllare più la quantità giornaliera di calorie ingerite e lentamente entriamo nel tunnel patologico che da un leggero sovrappeso ci conduce all’obesità e alla sindrome dismetabolica. Ma questo pericolo resta anche se eccediamo mangiando all’italiana. Ad esempio, se invece di un piatto normale di spaghetti al pomodoro, riconosciuto come piatto di grande salubrità, prendiamo l’abitudine di mangiarne non la quantità adeguata alla nostra attività fisica ma una quantità largamente eccedente, nel tunnel sopra citato ci entriamo lo stesso perché anche gli spaghetti al pomodoro diventano “tossici”. Questo è un concetto che dovrebbe essere consolidato e che fu formulato nel ‘500 dal grande Paracelso, la cui dotta affermazione tradotta in italiano è: «Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto». Il modo giusto di avvicinarsi al cibo. Qual è il modo giusto per avvicinarsi al cibo? Le disfunzioni legate all’alimentazione. I disturbi più frequenti sono senz’altro l’obesità e il suo opposto l’anoressia. Dove si inceppa il meccanismo che ne regola il giusto equilibrio? “In molti c’è la convinzione che per avere un giusto rapporto con il cibo basti conteggiare solo le “calorie” provenienti dai macronutrienti (carboidrati, proteine e lipidi) o magari aggiungere nel computo anche specifici micronutrienti, quali definite vitamine e sali minerali. E allora si adottano diete poco varie perché oggi con il mercato globale possiamo comprare un determinato prodotto alimentare, quello che soddisfa in modo particolare il nostro gusto, per tutto l’anno. Così, ad esempio, ci riempiamo di fragole da Pasqua a Natale tanto le fragole fanno bene e mi danno le vitamine e i sali minerali di cui il mio organismo ha bisogno. In tal modo dimentichiamo la stagionalità che porta sul mercato prodotti diversi, che sono tutti necessari


37 per stare in buona salute. Invece questo è un approccio al cibo sbagliato ed è dimostrato dalle ultime ricerche che dimostrano come i metaboliti secondari presenti nei vegetali abbiano un ruolo biologico importante, risultando dei veri e propri modulatori genici. Oggi la scienza ha capito che non è il genotipo ereditato in sé che determina il fenotipo, cioè quello che noi siamo o diventiamo giorno per giorno nell’arco della nostra vita, ma che il fenotipo è determinato da tutto un insieme di processi regolati da modulatori dell’espressione genica tra i quali importantissimi sono quelli che arrivano alle nostre cellule attraverso l’alimentazione. In questa nuova visione olistica della vita, pur mancando ancora evidenze sperimentali in grado di disegnare un quadro complessivo, possiamo ritenere che tutto ciò che la Natura ci mette a disposizione nell’arco di un anno solare sia necessario ad accendere o spegnere in maniera ciclica i nostri geni, in armonia con ritmi circadiani di nuova concezione non più calibrati solo sul ritmo delle 24 ore. In questo quadro si capisce l’importanza di legare l’alimentazione alla stagionalità dei prodotti perché se ci alimentassimo solo con fragole come frutta terremmo accesi e spenti gli stessi geni tutto l’anno senza possibilità di alimentare il corretto ritmo circadiano responsabile del mantenimento del nostro stato di salute. Quindi, per rispondere alla domanda, il giusto approccio con il cibo è quello di osservare il principio di Paracelso della dose e di privilegiare una alimentazione legata al proprio territorio e alla sua stagionalità. Consumare di tanto in tanto, con grande parsimonia, “prodotti esotici” è accettabile. Sostituire in maniera consistente la base della nostra alimentazione tradizionale, quella che ha sostenuto i nostri genitori e i nostri avi, dandoci una determinata impronta epigenetica, potrebbe non essere esente da rischi. Ma sappiamo dall’antica saggezza che “ne uccide più la gola che la spada” per cui non mi aspetto che questa raccomandazione di precauzione sia seguita dalla maggioranza. Per rispondere al resto della domanda bisognerebbe addentrarsi nella interconnessione tra cibo e mente, laddove il primo può influenzare l’altra e viceversa, perché sappiamo che il mantenimento del benessere psicologico, come quello fisiologico, passa attraverso una sana alimentazione, come quella che ho cercato brevemente di delineare. Infatti, il complesso sistema nervoso, di cui siamo fatti, si muove sulla base di particolari processi biochimici del neurone, che per funzionare necessitano anche loro di definiti fito-composti apportabili attraverso la dieta che mediano la costituzione e la ristrutturazione di certe strutture cerebrali, così come il passaggio dei segnali elettrici tra neurone e neuro-

ne alla base del funzionamento neuropsicologico. Ma preferisco non addentrarmi nel campo dei disordini riconosciuti come disturbi psichici, come l’anoressia citata nella domanda, perché oltrepassa la mia specifica competenza.” Il CNR, nella fattispecie il suo Istituto di Scienze dell’Alimentazione, in che modo opera per prevenire e far conoscere il suo importante lavoro scientifico, per quanto riguarda una corretta informazione sulla sicurezza alimentare? “L’istituto CNR che ho diretto fino a qualche anno fa si occupa di ricerche che spaziano in vari campi delle scienze dell’alimentazione e i risultati del lavoro scientifico seguono le normali strade di diffusione: da una parte le pubblicazioni su riviste internazionali e le comunicazioni ai congressi e dall’altra l’organizzazione in sede di convegni, conferenze, seminari, visite guidate di scuole. A livello centrale, poi, il CNR gestisce alcune sue riviste on-line sulle quali pubblica tutti i risultati che si ottengono nei vari istituti di ricerca e li utilizza come comunicati stampa che vengono ripresi dalla stampa nazionale ed estera per servizi sia in TV e radio sia sulla carta stampata.” Spesso tornano alla ribalta della cronaca casi noti come: la mucca pazza, la mozzarella blu, lo scandalo della carne di cavallo… come prevenire questi scenari che scatenano poi delle vere e proprie fobie sociali? Infine, come si sa noi italiani siamo anche un popolo di vacanzieri. Quali consigli vorrebbe darci quando siamo lontani dal nostro Paese, per non correre rischi quando ci sediamo a tavola? “Il problema delle vacanze degli italiani non si pone quando esse sono godute sul territorio nazionale perché l’Italia è forse l’unico paese al mondo dove il controllo igienico-sanitario degli alimenti è svolto molto accuratamente su tutto il suo territorio. Diverso è il discorso delle vacanze all’estero dove i pericoli in agguato sono essenzialmente di natura microbiologica. Le precauzioni principali sono quelle dall’astenersi dal consumare prodotti alimentari crudi, specie in paesi caldi, o dal bere acqua non in bottiglia sigillata.”


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(tra Curiosit

a cura della redazione Cerchi Concentrici Promotor

Perché Largo De Lollis a S. Giovanni si chiama così?

Cartina di S. Giovanni Largo Cesare De Lollis Continuiamo la carrellata dei nomi delle vie legate alla località rosetana di S. Giovanni, a cui abbiamo già dedicato tre puntate, vale a dire alle strade Modesto Della Porta, Fedele Romani e Ignazio Silone. È un modo un po’ didascalico per apprendere quali personaggi ci sono dietro la toponomastica cittadina, cosa che già avrebbe potuto concretizzarsi al momento dell’installazione dei cartelli, almeno con cenni molto concisi, in cui evidenziare la professione e gli anni di nascita e di morte dell’intestatario. In questa parte del territorio comunale sono stati preferiti nomi di letterati abruzzesi e così è accaduto anche alla piazza in questione, un’area con al centro delle piante che rende più vivibile la frazione stessa. Infatti in termini di spazio sia Via Silone sia il Largo in questione furono ben concepiti sotto il profilo urbanistico, dando spazio al verde che è il punto qualificante di qualsiasi quartiere. Cesare De Lollis (Casalincontrada, 13 settembre 1863 - Ivi, 25 aprile 1928) è stato un filologo e storico della letteratura italiana. Figlio del patriota e scrittore Alceste De Lollis, frequentò il liceo a L’Aquila e a Teramo. A Firenze da studente acquisì una solida cultura classica, il gusto della ricerca filosofica, la profonda preparazione linguistica, per poi perfezionarsi a Parigi. Insegnò Filologia Romanza nell’Università di Genova e Letteratura Francese e Spagnola a Roma. Occupò infine la cattedra di Filologia Romanza all’Università di Roma, dove succes-

se proprio a Ernesto Monaci, suo vecchio professore. Dal 1907 fino alla morte diresse la rivista “La Cultura”, prima con Luigi Ceci, Bruno Migliorini e altri, poi, dal 1921 Cesare De Lollis al 1928, da solo. De Lollis fece di tale pubblicazione non solo uno strumento di rinnovamento di metodi critici e di apertura verso la cultura europea, ma anche il luogo dove si formarono le più vivaci forze della giovane critica italiana (come Domenico Petrini, Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Arrigo Cajumi) alla luce della sua concezione umanistica dell’esercizio letterario come impiego etico. Nel 1925 è tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, malgrado l’età, volle arruolarsi e prestare servizio in prima linea. Per il suo portamento militare ottenne riconoscimenti ed encomi. La formazione filologica lo condurrà a muovere costantemente dall’accettazione del dato linguistico come quello in cui le ragioni del testo (umane, storiche, culturali, di pensiero) trovano la loro concreta manifestazione, mentre la preparazione erudita determina nelle sue ricerche la costante preoccupazione del solido e documentato inquadramento storico. A Cesare de Lollis è stata intitolata una scuola media nonché una via della città di Chieti ed una a Roma. (Infoweb)

La Tipolito Rosetana ha stampato il volume sul campionato nazionale di basket femminile Per il settimo anno consecutivo la società Tipolito Rosetana ha dato alle stampe la guida per il campionato nazionale femminile di pallacanestro dal titolo Donne & Basket - 83° Campionato serie A1. L’edizione è stata curata dal giornalista Giorgio Pomponi, con la collaborazione di Emiliano Pucci e Alessia Pappolla. Il progetto grafico è della rosetana Silvia Carusi.


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(tra Curiosit

I “ragazzi di una volta” 2: una foto del 1952 Quanti ragazzi hanno calcato, soprattutto a Roseto, i campi di basket? Il numero è imprecisato, ma per tutti la passione era tanta al punto che si andava dappertutto, cercando di giocare anche in campi improbabili. Non erano rari i rettangoli in terra battuta: l’importante era che la palla rimbalzasse, alle volte anche in modo irregolare, ma la voglia era incontenibile che non si badava a simili estreme condizioni. Insomma, il parquet e le palestre super riscaldate erano solo un sogno che poi il progresso ci ha saputo offrire. In questa foto, concessa dal dott. Angelo Cioci, siamo nel 1952 a Pescara al campo Rampigna. La gara che sta per svolgersi è valida per il Campionato regionale di pallacanestro e la squadra è la “Ardens Roseto”. Da sin. Severino Maiorani, Mario Vannucci, Remo Quaranta, Pinuccio Angelini, Camillo Mongia, Orazio D’Eustachio, Giovanni Ragnoli, Vincenzo Vannucci. Sotto: Saul Angelini, Silvio Di Sabatino, Emidio Testoni e Angelo Cioci.

I giocatori degli anni ‘60 della Rosetana, V parte Orazio Tulli e Pasquale Caprara

Orazio Tulli Ancora due giocatori molto conosciuti dai Rosetani che hanno visto le gare degli anni ‘60 e ‘70. Il campo in questo caso era il famoso “Patrizi”, ma per molti atleti, come nel caso di Orazio Tulli, era facile scovarli mentre tiravano in un cesto la palla, data la loro poliedricità nell’affrontare qualsiasi disciplina sportiva. Spesso il calcio e il basket andavano a braccetto e uno dei casi più famosi è quello di Remo Maggetti, che la mattina si prodigava a far vincere la squadra locale di pallacanestro all’”Arena 4 Palme”, ripetendosi nel pomeriggio, indossando la

Pasquale Caprara casacca degli azzurri. I cartellini che vi proponiamo - appartenenti all’archivio privato di Pace Celommi e messi a disposizione dal presidente dell’A. S. Roseto Calcio Camillo Cerasi - sono di Orazio Tulli, classe 1942, una promessa dello sport locale, e di Pasquale Caprara, classe 1945, centrocampista roccioso che a partire dagli anni ‘60 giocò in prima squadra. Entrambi i documennti di questo numero portano la firma dell’allora presidente della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio), vale a dire Giuseppe Pasquali, in carica dal 1961 al 1967.


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(tra Curiosit

Il giornalista rosetano della Rai, Ezio Cerasi, si aggiudica un prestigioso premio Un premio molto importante, per un giornalista, è un punto fermo della sua carriera. Quando questi è un rosetano, l’orgoglio per il risultato raggiunto è di tutta una comunità che ha seguito da sempre la crescita professionale del suo concittadino. Il comunicato non lascia dubbi: «Il giornalista di Rai 3 Abruzzo e Rainews 24, Ezio Cerasi (foto), è il vincitore del Premio Cronista 2013. Sabato 5 ottobre Cerasi, insieme al collega Claudio Borrelli e alla redazione toscana dell’Ansa, ha ricevuto al Lido di Camaiore il prestigioso Premio Piero Passetti, in quanto autore dell’inchiesta giornalistica che

ha smascherato la truffa degli isolatori, i famosi pilastri mobili su cui vennero montate le piastre e le case antisismiche dei Map all’Aquila, poi risultate inefficaci. “Dedicato all’Aquila, agli aquilani, all’Abruzzo, alla mia terra” è stata la dichiarazione di Cerasi». Se a questo si aggiunge che «durante la notte del 6 aprile 2009 Ezio Cerasi condusse la diretta fiume a reti unificate che iniziò sulla Rai pochi minuti dopo la grande scossa che distrusse L’Aquila» si capisce ancora di più la dedica che l’autore ha voluto fare alla sua regione. A Ezio giungano i complimenti di tutta la redazione di Eidos.

Presentato a Notaresco il libro della dott.ssa Nicoletta Maggitti sulla psicologia nella scuola Sabato 5 ottobre a Notaresco c’è stato l’evento organizzato dalla dott.ssa Nicoletta Maggitti, che è psicologo scolastico dell’Istituto comprensivo di Notaresco, nonché psicoterapeuta familiare e Responsabile di www.informazionepsicologia.it. Presso il “Ristorante Tre Archi” si è svolta la consueta presentazione delle attività del servizio dal nome “Lo Psicologo: un Amico a scuola”, con i patrocini di Regione Abruzzo e Ordine degli Psicologi. Nell’occasione è stato presentato il libro di Nicoletta Maggitti Lo Psicologo: un Amico a scuola. Approccio sistemico e Psicologia scolastica, edizione Lampi di stampa, Milano 2013, che racconta la nascita del servizio e ne spiega le caratteristiche che lo differenziano da servizi e progetti già esistenti. Da diverse parti d’Italia sono giunti in Abruzzo tutti gli speciali-

sti che collaborano con la dott.ssa Maggitti al suo progetto nazionale, nonché saggisti del libro, trasformando l’evento in un raro momento d’incontro e confronto. Tra questi citiamo la dott.ssa Silvia Ferri di Bologna, il maestro Giuseppe Iannetti di Morro d’Oro, la dott.ssa Paola Pannunzio di Bari, la dott. ssa Giovanna Persia di Roseto, la dott.ssa Sara Reginella di Ancon e la dott.ssa Nicoletta Suppa di Roma. È stata lodata la proficua sinergia tra la scuola - dalla Dirigenza agli insegnanti - il territorio e l’ideatrice del servizio, frutto della caparbietà della dott.ssa Maggitti, ma anche della sensibilità degli amministratori locali susseguitisi negli anni.


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(tra Curiosit

Quegli studenti della V A e V B Ragioneria di “alcuni” anni fa, ancora fianco a fianco Ci sono delle aule scolastiche che non chiudono mai le loro porte. Lasciano filtrare tutto quello che dentro si è consumato, negli anni in cui si entrava ragazzini con il pianto facile e si usciva da adulti con impresso quel marchio di maturità che poi, per grandi linee, sarebbe rimasto sempre lo stesso, anche per il resto della vita. Ecco perché rivedersi dopo tanto tempo non è semplicemente un’operazione nostalgia, ma è proprio come se si rientrasse in quella classe, con gli amici che sono sempre uguali a quel periodo lontano quando li avevi lasciati, certo con i tanti o pochi capelli grigi in più che s’intonano con le rughe che segnano il volto, si adattano ai chili di troppo che albergano beati sull’addome e lì vogliono stare a farti compagnia. Le cene degli ex studenti non sono un “revival di grandi successi” degli anni delle prime barbe e dei nascenti amori, dei primi baci e delle eccitanti uscite in discoteca: è soltanto uno scongelamento di chi si è fatto ibernare e per una sera torna ad essere il ragazzo di un tempo, fatto di ricordi e aneddoti, di battute e prese in giro, di molti insegnanti che ti hanno lasciato poco e di pochi che ti hanno lasciato tanto. Forse è un ruggito, che solo in quella sera torna ad essere profondo e greve, potente e assordante, come quello di un adolescente che si spaventa dei brufoli, odiandoli a morte, ma che quella sera, di tanti anni dopo, li vorresti appiccicati sulle guance come segno distintivo di cui essere fieri. Così i ragazzi di allora della V B (rigorosamente maschile) e V A (rigorosamente femminile) Ragioneria,

due classi che vissero parte della loro vita scolastica fianco a fianco, si sono rincontrati. Non diremo ciò che si sono detti, ma vi faremo vedere come erano ancora raggianti. In piedi da sin. Antimo Petraccia, Gaetano Paolini, Antonio Di Leonardo, Claudio Di Blasio, Margherita Rocini, Eva Di Gianvittorio, Elena Teresa Ginoble, Paolo Moretti, Lorella Mari, Aldo Ruggieri, Gabriele Di Donato, Lino Marziani, Augusto Baldasserini, Antonino Ferretti, Roberto Belisari e Pasquale Di Sante. Seduti da sin. Ferdinando Perletta, Giancarlo Camplese, Nicoletta Coscarelli, Paolo D’Ascenzo, Tiziana Mummolo, Marina Sperandii, Claudia Castorani, Gianni Collevecchio, Roberto Castronà, Maurizio Cipriani e Michele Mariani. E chi è l’alunno-fotografo? Anche questa è un’altra storia, ma il colophon di questo giornale può aiutare.

Venerdì 8 novembre secondo appuntamento per “La Cultura in cammino”. Tema: dipendenza dall’alcool È iniziata anche quest’anno l’edizione autunnale dell’importante serie di convegni, per l’appunto “La Cultura in cammino”, organizzata dalla Cerchi Concentrici Promotor di Roseto. Giunta alla XIV edizione, gli appuntamenti che si stanno svolgendo al Centro Piamarta hanno come tema “Le dipendenze”. Dopo il primo incontro di venerdì 25 ottobre, il prossimo si terrà venerdì 8 novembre con inizio alle ore 18:00. Nello specifico il tema sarà Dipendenza dall’alcool e interverrà il relatore Loris D’Emilio, operatore dei gruppi speciali del Ceis di Pescara. Parteciperanno, inoltre, sia i volontari dell’Associazione “Amici del Progetto Uomo” di Roseto sia alcuni membri dell’Associazione “Alcolisti Anonimi” Abruzzo-Molise.


BEACH PARTY A RITMO DI ZUMBA

NON È UNA FATICA MA UNA FESTA!!!!!

BEACH

AL PALABEACH ROSETO

P

er la prima volta puoi praticare Zumba Fitness al Palabeach Roseto, il fitness party legato ai ritmi latino americani, facile da seguire ed efficace per bruciare calorie, sulla sabbia fino a 1000 calorie per lezione, puoi così tonificare il tuo corpo dalla testa ai piedi. Zumba è divertente, semplice e oltremodo efficace sulla sabbia del Palabeach Roseto, dove già dal 2010 è possibile praticare beach tennis e beach volley anche d’inverno in un impianto sportivo coperto e riscaldato. Zumba praticato sulla sabbia unisce il massimo dispendio calorico ai benefici di una lezione di aerobica low impact, oltre che il dinamismo e la sensualità delle danze sud americane, attraendo chi vuole bruciare calorie e aumentare il sex appeal a passo di danza. È indicata per ogni persona e di ogni fascia di età <Senza che voi ve ne accorgiate, così impegnati a seguire il ritmo di musica, gambe, braccia, addominali e glutei si tonificano e le calorie vanno in fumo.> Si suda come matti eliminando tossine e rinforzando il sistema immunitario.

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Marco Balducci, uno studente del Moretti di Roseto, si è laureato campione regionale di pugilato Red. Cerchi Concentrici Promotor

Una bella soddisfazione per l’atleta proveniente da Giulianova, che riesce a conciliare, con ottimi risultati, lo studio e lo sport di Serena Paesani

R

oseto da sempre è conosciuta come una cittadina che ha una propensione particolare per le attività sportive. Oltre al calcio e al basket, ci sono decine di discipline che vengono praticate da tantissimi giovani. Con questo servizio, ancora una volta vogliamo dimostrare come lo sport sia molto radicato nel territorio. Ne è l’esempio Marco Balducci dell’”Associazione Pugilistica Rosetana”, vincitore del campionato regionale di pugilato, serie “Youth” (categoria 64 kg) svoltosi a Pescara. Lo abbiamo intervistato per conoscere la sua esperienza. Da quanto tempo pratichi questo sport? Ho cominciato quattro anni fa. Fin da piccolo ero appassionato di film come Rocky, così appena ho avuto la possibilità ho iniziato a combattere. Ciò è avvenuto già dopo sei mesi di preparazione. Qual è stata la tua prima importante vittoria? La prima importante vittoria l’ho conseguita nella gara regionale contro il campione italiano Luigi Alfieri (anch’esso abruzzese).

Marco Balducci al Moretti con le nostre intervistatrici

&

Talisa Feliciani

È stato un grande combattimento, sia per la bravura del mio avversario sia per il rispetto reciproco dentro e fuori il ring. Com’è il rapporto con gli avversari? Generalmente abbiamo un rapporto leale tra di noi, ma diverse volte mi è capitato di combattere contro avversari che preferivano non rispettare il fairplay, così anch’io in questi casi sono rimasto sulla difensiva. Quali sono le difficoltà che incontri maggiormente? Innanzitutto devo seguire una dieta ferrea, in quanto devo rientrare nella fascia “Pesi superleggeri”, ossia 64 kg. Inoltre mi alleno tutti i giorni per due ore circa e in qualsiasi condizione atmosferica; anche le trasferte non sono da meno, in quanto abbracciano medi e lunghi periodi. Nonostante tutto non rinnego nessun sacrificio, perché sono soddisfatto di ciò che ho ottenuto e spero di continuare ad ottenere. Quali sono i tuoi programmi futuri? Spero di partecipare alle Olimpiadi e riportare la vittoria in Italia.


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s k r a h eto S

Ros

ti Maggit di Luca

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OBIETTIVO PLAY OFF Due vittorie e una sconfitta. Prossimo impegno contro il Mantova, domenica 27 ottobre 2013 alle 18, al PalaMaggetti.

ue vittorie e una sconfitta per il Roseto, nelle prime tre partite del campionato di DNA Silver. Il ritorno della compagine del Lido delle Rose in un campionato nazionale con gli stranieri ha finora avuto più luci che ombre. La squadra di coach Phil Melillo ha iniziato con una convincente vittoria all’esordio, fra le mura amiche del PalaMaggetti, contro la forte Omegna. Un successo tanto più prezioso, perché ottenuto senza un

Alex Legion

foto: Mimmo Cusano

lungo utile e cestisticamente intelligente come Leo e massimizzando una rotazione fatta di 6 giocatori, oltre al prezioso apporto sotto i tabelloni del veterano Pomenti e del giovane Gloria. Nella prima uscita, davanti a circa 2.500 persone, la squadra costruita dal direttore sportivo Marco Verrigni ha giocato con grande accortezza, aiutando il menomato reparto lunghi anche con gli esterni (doppia cifra di rimbalzi per Alex Legion) e offrendo sprazzi di spettacolo che hanno scaldato gli animi dei tifosi. Una vittoria im-

portante e simbolica, visto l’omaggio della Curva Nord e dell’intero palazzetto alla memoria del giovane tifoso Simone Marini, tragicamente scomparso poco prima dell’inizio del campionato in un incidente stradale. Il Roseto è apparso squadra in grado, soprattutto in casa, di giocarsela fino in fondo contro ogni avversario, grazie alla regia ordinata di Stanic e alla classe – per la categoria – di due stranieri come Sowell e Legion, in grado davvero di fare la differenza in un campionato in cui finora più di qualche straniero ha

La Curva Nord in onore di Simone Marini

Il basket e la cultura dei campanili senza frontiere


Roseto S

har47ks

La tribuna del PalaMaggetti dimostrato di non essere all’altezza del proprio ruolo. Molto bravo, in casa, anche il giovane rosetano Pierpaolo Marini, freddissimo nell’infilare canestri o volare a rimbalzo nei momenti cruciali della contesa. Dopo la vittoria all’esordio, Roseto ha pagato dazio in terra toscana, perdendo la seconda a Lucca. Una sconfitta non netta, dovuta principalmente al gran numero di palloni persi e dei conseguenti punti subiti in contropiede. Il pronto riscatto è arrivato – anche grazie ai favori del calendario – alla terza di campio-

Kevin Sowell

Nicolas Stanic

nato, con gli Sharks bravi a capitalizzare la seconda trasferta consecutiva andando a violare il campo del Bari, finora squadra materasso del torneo, vincendo di 10 punti. Ancora una volta, il cannoniere è stato Sowell, ben spalleggiato sotto le plance dalla coppia di lunghi Bisconti-Leo e per linee esterne da Legion, che si sta sacrificando molto a rimbalzo (2 gare su 3 in “doppia doppia”). Il prossimo avversario dei rosetani è il quadrato Mantova – 2 vinte e 1 persa – dotata di un organico completo e reduce dalla

preziosa vittoria esterna ottenuta a Firenze. La squadra ha operato una scelta originale, ingaggiando due stranieri non esterni, bensì lunghi (Clemente e Jefferson), oltre all’oriundo Nardi in regia (già visto nelle categorie superiori e la scorsa gara autore di 10 assist). Attenzione anche all’esperta guardia Losi, all’ala Ranuzzi e al figlio d’arte Alibegovic. Palla contesa domenica 27 ottobre 2013, al PalaMaggetti, alle ore 18. Roseto deve continuare a vincere in casa, per puntare a un posto nei play off promozione.

Coach Phil Melillo


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Congresul în limba română se intitulează: “Cuvântul lui Dumnezeu este puternic”

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iciun lucru care provine de la oamenii imperfecți nu se compară cu Biblia, care are puterea de a ne modela, astfel încât gândurile și acțiunile noastre să fie în armonie cu voința lui Iehova. Dar cât de mare este puterea Cuvântul lui Dumnezeu? Cum putem să beneficiem pe deplin de puterea sa? Cum putem să o folosim mai eficient pentru a-i ajuta pe alții? Fără îndoială că răspunsurile la aceste întrebări îi vor întari pe plan spiritual pe toți cei ce vor fi prezenți la congresul special de o zi care se va ține la Sala de Congrese a Martorilor lui Iehova în Via Nazionale Adriatica 649 la Roseto degli Abruzzi în data de 17 Noiembrie 2013. Programul va începe la ora 9:40. Tema congresului “Cuvântul lui Dumnezeu este puternic” are la bază Evrei 4:12. Pe parcursul programului puteți să gâsiți răspunsurile la următoarele întrebări: De ce putem avea încredere în Cuvântul lui Dumnezeu? Cum putem simți puterea Cuvântul lui Dumnezeu în viața noastră? Tineri, cum vă puteți bucura de succes pe plan spiritual?

Sunteţi invitaţi cu căldură să asistaţi la acest program. Intrarea este liberă şi nu se face colectă.

http://www.jw.org/ro/


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SALUTE

La colite…e/o la culite… di ALESSANDRO BONADUCE

…dipende da che parte la si vuol vedere!!!

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a colite è un termine indicativo di un gruppo di patologie che colpiscono il grosso intestino, sede di rimescolamento di quanto ingurgitate, amato dai batteri saprofiti che tanto hanno dato economicamente alle case farmaceutiche, sotto il nome di fermento, con successiva produzione di materiale fecale che spero espellerete con frequenza più o meno regolare. Tutte le nostre emozioni le riponiamo spesso in questa parte del nostro corpo forse nell’innato tentativo che prima o poi l’espulsione o meglio la risoluzione ci sarà. Sono certamente più frequenti i disturbi funzionali che quelli organici ma a ben dire difficilmente si può essere certi poiché i sintomi dell’uno o dell’altro si sovrappongono. Certamente di allerta è il sanguinamento rettale che vernicia le feci con sangue rosso vivo, e le modifiche improvvise dell’alvo con o stitichezza ostinata associata a coliche addominali o diarrea e peggio se tenesmo. Quest’ultimo è l’improvvisa necessità di svuotare l’alvo

con produzione di feci di piccola quantità, spesso muco misto a sangue che vi tortura per tutta la giornata. Di fronte a questi ultimi sintomi è bene eseguire un esame endoscopico. Quando i sintomi non sono così intensi si può procedere di conserva, comunque eseguendo sempre un esame delle feci, che da solo dà magistralmente molte informazioni. Ad esempio la presenza di sangue occulto, la calproctina fecale, lattoferrina, ricerca di parassiti ed eventuale copro cultura per sovrapposizione microbica. Quando tutto questo è nella normalità si cerca di valutare se l’alimentazione risponde ai requisiti della rettezza. Ad esempio eliminazione del lattosio nei casi di intolleranza o mancanza dell’enzima, eliminazione di alcuni cibi quali spezie o elementi piccanti, alcool, caffè, evitare formaggi, verdure cotte, insaccati (tranne prosciutto crudo e bresaola). Evitare patate, frutta particolarmente ricca di semi di media grandezza. A questo punto qualcuno risponde che è bene evitare di mangiare ma in realtà tutto quanto non scritto può essere gustato. Tale tentativo ha lo scopo di verificare la scomparsa dei sintomi, o eventualmente la loro persistenza. In questo ultimo caso può essere opportuno praticare un esame endoscopico. L’opera d’arte di oggi è del maestro Van Gogh ed e intitolata “NOTTE STELLATA”, un buon presagio per un mattino felice… in tutti i sensi. AD MAIORA DAL BACCHINO MALATO


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ABRUZZO AMORE PER I

DEFIBrILLATORI A ROSETO

Cena di beneficenza il 14 dicembre 2013, per dotare il territorio rosetano dei preziosi strumenti salvavita.

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a onlus “Abruzzo Amore”, compiuto il suo secondo anno di attività, continua a impegnarsi in progetti di solidarietà e beneficenza. Dopo aver già supportato progetti sul territorio, ma anche in città vicine come Pescara e L’Aquila e luoghi lontani come l’Africa, quest’anno i soci della onlus hanno deciso di finalizzare l’ormai classica cena di beneficenza natalizia (la più importante delle iniziative annuali) alla costruzione di un progetto da realizzare a Roseto degli Abruzzi. La finalità è quella di dotare luoghi strategici del territorio di defibrillatori: preziosi dispositivi in grado di salvare la vita a persone colpite da arresto cardiaco. I soci di Abruzzo Amore (Liliana Di Tecco, Tina Fonte, Simona Marinucci, Nicoletta Caporaletti, Chiara De Luca, Anna Leporieri, Alfredo Di Febbo, Elio Di Remigio, Pierluigi Della Sciucca) hanno già contattato referenti territoriali affinché i defibrillatori vadano laddove c’è più concentrazione

di persone. Si sta perciò lavorando per dotare di questi macchinari zone come parrocchie o palestre. Ovviamente, tanto più sarà massiccia la partecipazione, più defibrillatori si potranno acquistare e donare al territorio rosetano, collocandoli in luoghi strategici. Il presidente emerito dell’associazione Liliana Di Tecco, sosti-

tuita da Elio Di Remiglio nell’ottica di una rotazione del ruolo di rappresentanza, ha già contattato rappresentanti del mondo dello sport. È perciò possibile che la sera della cena ci sia la testimonianza di un uomo di sport salvato dal defibrillatore, che spieghi quanto è importante poter disporre, in luoghi massicciamente frequentati, di questi dispositivi salvavita. La cena si terrà sabato 14 dicembre 2013, a cominciare dalle ore 20.30, presso il ristorante “Al Focolare di Bacco” di Roseto degli Abruzzi. Come nelle precedenti due edizioni, nel corso della serata saranno dichiarati sia l’importo del ricavato netto sia i destinatari della beneficenza. Abruzzo Amore ha supportato con la cena di Natale del 2011 la onlus “Clown Doc”, donando 6.000 Euro, mentre con la cena di Natale 2012 ha aiutato la onlus “L’Aquila per la Vita”, donando 5.000 Euro. Invitiamo rosetane e rosetani e abitanti dei comuni vicini ad aderire con il consueto entusiasmo alla cena.


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AscoltaTi

Lo Psicologo di base presso il tuo ambulatorio Medico

di LUISA DEL NIBLETTO

Incontri di Training Autogeno in provincia di Teramo

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egli ultimi anni la richiesta di sostegno psicologico è notevolmente aumentata; soprattutto in questo momento di crisi socio economica e di incertezza sul proprio futuro, le difficoltà psicologiche rappresentano una realtà sempre più presente. Purtroppo il bisogno di sostegno si scontra con la carenza di servizi psicologici offerti dal sistema sanitario pubblico, che si occupa principalmente di patologie e situazioni gravi e che rimanda il resto delle richieste a tempi di attesa lunghissimi. Inoltre, a livello privato, l’utente si ritrova spesso in confusione a causa della scarsa conoscenza delle competenze specifiche dei diversi ambiti in cui operano gli specialisti della salute. Ciò determina il ricorso a professionisti diversi dallo psicologo (medici, nutrizionisti, farmacisti…) per problematiche che in realtà sono emotive, determinando un eccessivo carico per tali figure e risposte non specifiche rispetto al problema. Per questo diventa sempre più rilevante attivare una rete di interventi tra psicologi privati e altre figure professionali e promuovere la figura dello psicologo di base, inteso come professionista che affianca il lavoro del medico di base. Questa è per l’appunto la finalità che si pone il Progetto AscoltaTi! Il progetto si è sviluppato inizialmente nelle Marche e ha previsto la presenza costante di uno psicologo presso l’ambulatorio medico. Attraverso una collaborazione con le ideatrici del progetto AscoltaTi nelle Marche, le Dott.sse Chiari Riccardi e Silvia Trucchia, tre psicologhe abruzzesi hanno riproposto la stessa iniziativa sul nostro territorio abruzzese, nello specifico, per iniziare, in provincia di Teramo. Il progetto originario è stato adeguato alle esigenze del territorio teramano pur mantenendo conservati la finalità e gli obiettivi specifici. L’iniziativa è volta ad offrire un intervento integrato corpo-mente, a ridurre il carico di problematiche psico-sociali ai medici, ad accogliere il disagio emotivo

del paziente, a sensibilizzare alla richiesta di aiuto psicologico, a ridurre gli accessi presso il medico per problemi di natura diversa da quella strettamente medica, a diminuire l’uso di farmaci. Le Psicologhe abruzzesi che hanno fortemente voluto l’avvio di questa iniziativa, sono: Psicologa Dott.ssa Elena Aloisi, si occupa prevalentemente di consulenze psicologiche e diagnosi nei disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza Psicologa Dott.ssa Luisa Del Nibletto, si occupa di consulenza e sostegno psicologico in età adulta Psicologa Dott.ssa Valeria Di Ubaldo, si occupa di consulenza e sostegno psicologico in età adulta Il progetto “AscoltaTi” si propone di offrire un’occasione per parlare con un professionista dei propri vissuti, difficoltà emotive e relazionali, problemi esistenziali, preoccupazioni per particolari malattie o sintomi di varia natura. L’iniziativa in partenza in Abruzzo prevede la possibilità di accedere al servizio di consulenza psicologica al prezzo agevolato di 60 euro per n. 3 incontri, importo paragonabile a quello proposto dal servizio pubblico, che risulta però difficilmente accessibile. Gli interessati potranno far richiesta direttamente al proprio medico di base (aderente all’iniziativa) oppure potranno contattare di propria iniziativa le Psicologhe fissando direttamente un incontro. Tale progetto rappresenta anche la realizzazione di una rete di collaborazione tra professionisti della salute, che permette una presa in carico globale dei singoli pazienti. Le consulenze possono infatti essere effettuate anche su invio dei medici che vogliono chiarire la natura del disagio lamentato dal paziente ed ottenere dallo psicologo una restituzione utile per consigliare un eventuale approfondimento o intervento psicologico. Il Progetto ha una durata di 3 MESI a partire dal 10 OTTOBRE 2013!


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Il Volo in tour

opo aver concluso in maniera trionfale al celebre “Radio City Music Hall” di New York il tour negli Stati Uniti, Gianluca Ginoble con Boschetto e Barone ( IL VOLO) hanno iniziato il 4 otttobre il loro secondo tour in centro e sud America. Partiti dal teatro nazionale di Città del Messico stanno toccando le principali città del continente riscuotendo grandissimi consensi di pubblico registrando il tutto esaurito in tutti i teatri e negli spazi messi a loro disposizione. Dopo Città del Messico nuove date per Caracas, Valencia e Maracaibo, poi Costa Rica Salvador, Nicaragua, Honduras Guatemala Porto Rico e Santo Domingo. Il tour che si concluderà a metà novembre si sposterà poi a Santiago del Cile, Buenos Aires, per terminare le

ultime date a Rio de Janeiro e San Paolo in Brasile. Non possiamo che fare i complimenti a Gianluca per il grande successo raggiunto grazie al suo grande talento, Roseto e la sua amata Montepagano hanno trovato il loro ambasciatore che li rappresenta degnamente in tutto il mondo!!!


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“Un giorno questo dolore ti sarà utile” di DAVIDE GENTILE

di Peter Cameron

Avrei tanto voluto che la giornata fosse tutta come la colazione, quando le persone sono ancora sintonizzate sui loro sogni e non è previsto che debbano affrontare il mondo esterno. Mi sono reso conto che io sono sempre così; per me non arriva mai il momento in cui, dopo una tazza di caffè o una doccia, mi sento improvvisamente pieno di vita, sveglio e in sintonia col mondo. Se si fosse sempre a colazione, io sarei a posto.” James è considerato da tutti un ragazzo disturbato: non ha amici, non ha interessi e sembra che niente lo entusiasmi. La sua famiglia è angosciata dal fatto che James non sia felice, e di fatto non lo è. D’altronde il ragazzo ha solo diciotto anni e, da che mondo è mondo, l’adolescenza non è mai stato uno dei periodi più allegri e spensierati della propria vita. Anzi, risulta essere proprio uno dei peggiori se lo si passa detestando i propri coetanei e se, anche tra gli adulti che ci circondano, le persone che riteniamo interessanti non sono più di un paio. Tutti gli altri, agli occhi del giovane newyorkese, sono persone superficiali e vuote, così prese dai loro

stupidi impegni nel loro piccolo mondo votato al profitto e all’interesse, e che quindi non gli appartiene. L’estate dopo il liceo separa James da una delle decisioni più importanti della sua vita. Sospeso nel tempo dell’attesa, il diciottenne scoprirà finalmente se stesso tra conferme e rivelazioni. Il filone narrativo è quasi inesistente. Cameron lascia un enorme spazio ai conflitti interni del protagonista, a quello che accade all’interno del suo animo. In poco più di duecento pagine, lo scrittore americano descrive quella fase dell’esistenza in cui si è chiamati a costruirsi una propria identità e ad affermarsi nella società. Società che per James, contaminata dalla superficialità della massa, è incompatibile con il suo modo d’essere, con la sua unicità. È solo nelle ultime pagine del romanzo che il protagonista accetta di confrontarsi con il mondo esterno, pur continuando a pensare con la sua testa e rifiutando di conformarsi con le menti piatte della società di cui non si sente parte. La voce fuori dal coro. Cosa si può essere se non questo quando si hanno solo diciott’anni?

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LUCREZIO POUR DAMES L’acqua stimola la riflessione. A L’Aquila Piergiorgio Odifreddi, profeta laicista, “riscopre” il poeta latino della Natura

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Aquila, Festival dell’Acqua. Sei giorni di conferenze, convegni, tavole rotonde, spettacoli. Con una parata massiccia di sponsor, li avessero tutti. Ma, gira e rigira, si parla sempre di distribuzione idrica, a cominciare dalla romana Cloaca Maxima, anzi di rubinetti, tubi e fognature, di come stapparle con l’ausilio delle telecamere, di terremoti che fanno saltare le condutture, argomento poco conosciuto in città. Nel clima festivaliero ci stanno pure i divi della tv, lindi e lustri, dalla curata pelle. Il filosofo Giulio Giorello “duetta” con il vescovo ausiliare e vicario generale diocesano. Il giornalista Aldo Cazzullo con i ballerini aquilani (Hip-Hop, Break, Modern & C.). Piergiorgio Odifreddi, matematico impenitente, da qualche tempo anche negazionista, ateo sempre meno convinto - non nasconde le sue “simpatie” per Ratzinger, che, a detta di molti, ha sprecato troppo tempo e inchiostro per rispondergli e la sua “antipatia” per papa Francesco, che penserebbe solo al marketing; grazie a Dio sono ancora ateo, diceva il regista Luis Bunuel - presenta il suo recente volume, “Come stanno le cose. Il mio Lucrezio e la mia Venere” (Ed. Rizzoli, pp. 312, E. 20,00). È propriamente una conferenza spettacolo (tutto al mondo lo è) con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese e il Teatro Stabile d’Abruzzo. Ma che c’entra Lucrezio con rubinetti e fognature? E chi è Lucrezio, che emerge, come da un tombino, dalle nebbie del paleolitico liceale (vecchio ordinamento)? Lucrezio per la verità se ne sarebbe stato in pace, soddisfatto di aver stimolato gli uomini alla riflessione, almeno da quando l’Occidente aveva riscoperto il suo poema, “De rerum natura”, nel 1417, in un monastero tedesco (proprio lui che non credeva alla provvidenza! Ma cosa sarebbe rimasto del grande tesoro dell’umanità, se non ci fossero stati i monaci, gli umili amanuensi, che a volte copiavano senza nemmeno rendersi conto di quello che scrivevano e annotavano: è greco, non si legge?). Lucrezio vive nel I secolo avanti Cristo, quando già a Roma erano in atto le trasformazioni politiche e sociali che avrebbero portato alle guerre civili, al dissolvimento della repubblica, a Mario e Silla, a Pompeo e Cesare dittatore, al principato di Augusto. Con la sua poesia complessa e affascinante non parla di eroi, di amori, di passioni senza modo. Divulga semplicemente la filosofia del suo maestro, Epicuro tanto diffamato, forse perché aveva provato a rendere gli uomini liberi e felici. Senza riuscirci. Poche cose, sensate e quindi pericolose. Vivi di poco e di nascosto. Non te ne andare fuori, la verità sta dentro di te, avrebbe confermato s. Agostino. La morte non esiste, quando c’è lei non ci sei tu e viceversa. La religione è superstizione - questo significa la parola - e spinge ai più atroci misfatti, tipo padre che uccide la figlia. Che cosa importa agli dei, ammesso che ci siano, dell’uomo e di quel minuscolo granello di terra, che se ne va per conto suo, dominata dal caso, agglomerato di atomi, come le stesse sensazioni. Lucrezio poeta della ragione e dell’ansia, dell’angoscia. Come tutti i materialisti (Voltaire) è costretto ad arrendersi di fronte al male del mondo (la peste, il

di MARIO GIUNCO

terremoto, la smania di possesso). Perfino l’amore è lotta, agone, se non agonia. “Venere inganna gli amanti coi suoi simulacri: essi non sono mai sazi di rimirare un bel corpo, ma quelle mani che vagano in ogni sua parte non riusciranno a strapparne nemmeno un pezzetto. Quando, alla fine, congiunte le membra, essi godono il tempo bello e felice, e il corpo completa l’amplesso, quando il seme di Venere si sparge dentro di lei, invano si stringono forte e le salive si mescolano in un bacio ansimante, tenendo le labbra avvinghiate: non potranno strapparsi l’uno un pezzo dell’altra né confondere i corpi in congiunzioni infinite: in quei momenti supremi, mentre si accingono a stringere tutti i lacci di Venere e le membra si struggono in nodi di grande piacere, sembra che vogliano questo; ma quando alla fine l’ardore furioso si scioglie e l’onda della passione sembra al momento placarsi, essa ritorna all’assalto con rinnovato furore, perché loro stessi non sanno che cosa cercare e neppure conoscono le cure adatte a quel male, tanto sono sconvolti da quella piaga segreta.” (Trad. F. Vizioli). Odifreddi traduce - si poteva risparmiare di rendere il latino con il latino: “alma mater” resta “alma mater”, quanto più bello sarebbe stato “madre che dai la vita”, soprattutto parlando della Natura - e commenta passo per passo il poema (senza testo a fronte, che peccato mortale), definito “il più elevato canto mai intonato da un uomo alla scienza e alla ragione”. Sarà pure, mancava lui a ricordarlo. Ma il Odifreddi suo Lucrezio sembra risciacquato e annacquato nel Po, alle sacre fonti del Premio letterario Grinzane Cavour. Ne viene un’immagine al momento compiacente e confortante, in realtà discutibile, banale e riduttiva, da salotto e pubblico televisivo. Altro che operazioni di marketing di papa Bergoglio. Basta leggere il sempre valido “Lucrezio, poeta dell’angoscia” di Luciano Perelli per rendersene conto. È il solito uso disinvolto dei classici, che non si possono difendere. Gli si fa dire tutto, si tirano da una parte e dall’altra. Con laica benedizione anche del compassato Augias. E nell’inserto domenicale di un quotidiano - su cui scrissero Geymonat padre e figlio, un filosofo della scienza e uno studioso di Archimede – il Lucrezio di Odifreddi è proposto come libro di testo nelle scuole. In tempi remoti il poeta latino era tradotto nell’ultimo anno del Liceo Classico - pochi brani naturalmente, l’inno a Venere, le lodi di Epicuro, la peste di Atene - con la riposta speranza che l’esaminatore non intignasse proprio su Lucrezio. C’era la “vita” che poteva salvare: morto impazzito, a detta di cristiani maldicenti, per un filtro d’amore, il poema lodato da Ovidio ecc. Ma se la domanda riguardava il “pensiero” di Lucrezio erano dolori. Bisognava arrampicarsi sugli specchi, dire e non dire, perché il commissario poteva essere bigotto o sovversivo e non ci si poteva scoprire più di tanto. Oggi invece Odifreddi ha trovato la verità segreta e ce la mostra in tutto il suo splendore. Una perla? “Lucrezio non si può considerare un ateo, era religioso a modo suo. Più che ateo, era anticlericale, ce l’aveva con i preti di allora”. Che, come è noto, assiduamente frequentava.


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TELEVISIONE

la tv e l’auditel di BARBARA CINQUE

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a televisione e l’auditel, cruccio di tutti gli autori e direttori vanno a braccetto e la direzione che hanno preso non è delle migliori: Piero Chiambretti, conduttore televisivo, attualmente lo vediamo al posto di Ezio Greggio nel programma “striscia la notizia”ha detto la sua sullo stato della televisione italiana, partendo dall’analisi della crisi dei talk show. Secondo il conduttore il discorso è molto più generico e coinvolge tutto il piccolo schermo: “La crisi dei talk affiora dentro un sistema televisivo che ha una crisi più profonda: non credo che sia in crisi un genere, è in crisi un sistema televisivo. Penso ci sia un problema del sistema tv che andrebbe - ma non sarà - cambiato, in accordo tra tutte le emittenti, ma quello che dico è assolutamente utopico. Si mettessero un giorno al tavolo e dicessero, reinventiamo, ognuno per conto proprio, la prima, la seconda e la terza serata.” Chiambretti ha ragione, si tratta di utopia assoluta, anche e soprattutto per colpa di chi nel piccolo schermo lavora da decenni ed è stato incapace di arrestarne tale inversione di tendenza. Il conduttore ha proseguito indicando tra le cause che hanno portato alla crisi la televisione le cosiddette esigenze di mercato e l’attenzione vincolante che viene data all’Auditel: “La tv si è dovuta adattare alle esigenze di mercato, l’avvento dell’Auditel prima (che

è diventato un giudizio universale) e poi la frammentazione di migliaia di canali che uno dopo l’altro portano via pubblico e pubblicità, quindi soldi, hanno costituito una psicosi generale. Per cui nessuno rischia, nessuno sperimenta, si manda in onda quasi sempre il sicuro, non si prende mai la strada nuova, se non per qualche eccezione; ma in linea generale il dirigente, l’autore, il conduttore, il direttore, tutta la filiera della televisione parte dal presupposto che non si può sbagliare. Ma partendo da questo presupposto sbagli in modo più scientifico. Ripeti lo stesso programma, in qualche caso gli cambi solo il titolo, e non affronti nuove frontiere che comunque sono sotto gli occhi di tutti perché il mondo velocemente cambia e le nuove tecnologie rendono tutto più facile da realizzarsi. Questa potrebbe essere un’era nella quale la televisione potrebbe dare il massimo e invece non lo dà. Non dico che dia il minimo ma va a passo d’uomo mentre invece la tv va veloce. Molto veloce.” Inutile sottolineare che in questo vortice spiegato con assoluta lucidità da Chiambretti, è finito - peraltro da qualche anno - anche il conduttore torinese che fatica ad imporsi con un programma tutto suo, soprattutto da quando è passato a Mediaset. Chiambretti non ha tutti torti ma c’è da dire peró che il “ Signor” Chaplin, ad un autore che era andato in ufficio da lui per proporgli una sceneggiatura nuovissima, che nessuno aveva mai fatto e mai visto prima, rispose:” se nessuno ne ha mai parlato e nulla è stato fatto allora non c’è niente d’interessante”. Morale della favola: tutto è stato visto ed é proprio questo che funziona!


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Gli studenti del Moretti a Roma alla mostra di Paul Cézanne L’importante esposizione di uno dei più autorevoli padri dell’impressionismo si è tenuta al Vittoriano ed è stata veramente apprezzata dai ragazzi, grazie anche alla competenza delle guide

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ncora una volta gli studenti del Moretti si sono recati a Roma per visitare una delle mostre d’arte che la capitale ospita in questi giorni e che rimarrà aperta fino al 2 febbraio, vale a dire l’antologica dedicata al pittore francese Paul Cézanne dal titolo “Cézanne e gli artisti italiani del ‘900”. Mercoledì 9 ottobre gli alunni del triennio B Programmatori hanno avuto la fortuna di osservare opere di inestimabile valore economico e culturale di artisti come Morandi, Boccioni, Carrà, de Pisis, Sironi, Capogrossi, Fausto Pirandello e ovviamente Cézanne, considerato il “padre dell’arte moderna”. Quest’ultimo, nato nel 1839 in una famiglia che godeva di notevoli agiatezze, poté frequentare le migliori scuole, dove strinse legami d’amicizia con Emile Zola, noto scrittore francese. La produzione artistica di Cézanne si divide principalmente in due periodi: quello romantico e quello impressionista. Importanti opere da ricordare realizzate in questi periodi sono “Il giardiniere Vallier”, il ritratto di “Victor Chocquet”, “I bagnanti”, “Il

di ilaria di cristoforo

&

STEFANIA DI SANTE

buffet”, “La casa dell’impiccato”. È stato il pittore francese più singolare ed enigmatico di tutta la pittura francese post-impressionista e nella sua pittura ha cercato di sintetizzare, oltre alla luce e al colore, i fenomeni della interpretazione razionale che portano a riconoscere le forme e lo spazio. Un merito particolare va alla guida che ha fatto capire a tutti i ragazzi presenti come i molti pittori di quell’epoca abbiano riportato nelle loro opere alcune caratteristiche di Cézanne. La guida stessa li ha guidati nei quattro settori in cui la mostra è suddivisa, ovvero i paesaggi, i nudi, le nature morte e i ritratti. Come di consueto al termine della mostra al Vittoriano, i ragazzi hanno potuto ammirare le intramontabili bellezze artistiche che la capitale offre. (Red. Cerchi Concentrici Promotor)


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musica

The Talking Bugs

il senso del non senso

di GIULIA MARINI

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pesso sentiamo parlare di cose che ci sembrano senza senso. In tv, dal dottore, in fila alle poste. Il tempo atmosferico usato come banale mezzo di conversazione, le notizie dell’ultim’ora sul nostro ormai irrecuperabile Cavaliere o perché no, l’ultimo singolo di Eros Ramazzotti. Quando però ci si trova ad ascoltare il promo del disco “View of a nonsense” (tradotto “visione di cose senza senso” ) l’idea di un qualcosa di assurdo è l’ultimo dei pensieri. L’album d’esordio dei The Talking Bugs è ben più concreto di quello che apparentemente possa sembrare o si possa dedurre dal titolo. Siamo di fronte a quattro soggetti che seguono le orme della musica “transeuropea”. Alessandro Di Furio (chitarra classica e voce) Fausto Ghini (chitarra classica e voce) Paolo Andrini (contrabbasso) e Youssef Ait Bouazza (batteria, percussioni). Formatosi nel gennaio 2011, il gruppo emiliano sposa sin dal principio l’idea di un sound pulito ed autentico. Armoniose

sonorità balcaniche si mescolano a quelle più ispaniche. Dal folk al tango moderno, ogni muscolo del corpo ha il diritto/dovere di tirarsi e distendersi sulle note delle nove tracce contenute nel cd. Le contaminazioni sono varie e diverse. Dai Beirut (chiari i riferimenti nel brano Laika) ai King of Convienences, dai nordici Notwist ai più freschi Tunng. A fare la differenza sono i dettagli curati e misurati che rendono unico ed inimitabile il loro stile. Le chitarre si rincorrono in brani come Consequence of your sound e si rilassano in altri come Broken Sword. L’abile contrabbasso di Bouazza dirige il tutto e spiega un tappeto di magici suoni su ogni brano. Una tracklist intensa, intrisa di parole intimiste e spietate. Riflessioni ad alta voce e stati d’animo raccontati in maniera minimale e delicata. L’album in uscita il prossimo 18 novembre 2013 per l’etichetta discografica Lobster Art Collective è stato anticipato da un ep (Deep ep) disponibile su i-tunes dal 14 ottobre e contenente due radio edit ed un brano del disco. The Talking Bugs - vincitori del premio SuperStage 2012 in occasione del festival degli indipendenti Mei Sangiorgi - lasciano la mente dell’ascoltatore in balia dei suoni. Il loro primo lavoro è easy, leggero, proprio come si evince dalla copertina del disco firmata Agnese Baruzzi. Un cervello/mongolfiera che ha deciso di farsi condurre.


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Fest’Autunno per

rivitalizzare il commercio L’iniziativa è della Confesercenti di Pineto che ha proposto per il prossimo 3 novembre un pomeriggio all’insegna dello svago per tutti, tra caldarroste, musica, vino, birra e arrosticini

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er rilanciare il commercio e vivacizzare le vie della città, l’Associazione Commercianti e Artigiani Confesercenti di Pineto ha organizzato, con il patrocinio del Comune e la collaborazione dei bar del centro, la manifestazione “Fest’Autunno, aspettando San Martino” con musica, castagne, vino, birra e arrosticini di produzione esclusivamente abruzzese. L’evento si svolgerà domenica 3 novembre nel tratto centrale di viale D’Annunzio e via Milano, che per l’occasione diventerà isola pedonale. La festa sarà inaugurata intorno alle 16 dai giovani animatori di “Summer Smile” con giochi e divertimenti che coinvolgeranno i bambini, ai quali sarà offerto gratis zucchero filato prodotto dalla rinomata azienda dolciaria pinetese Geni’s di Eliseo Spiriticchio. Dalle 18,30 alle 23 musica live con un nutrito gruppo di musicisti: il Maestro Mauro Di Ruscio (tastierista e fisarmonicista di N’Duccio), Max D’Urbano (batterista di N’Duccio e valente trombettista), Vincenzo Melchiorre Ricci (chitarrista e cantante blues di fama nazionale), Frank Celentano (uno dei migliori interpreti di canzoni

del Molleggiato), Antonio Di Gabriele e Michela Nardi (giovani e promettenti chitarristi che hanno già calcato importanti palcoscenici). Ovviamente, i principali protagonisti di Fest’Autunno saranno le gustose castagne e gli arrosticini, innaffiati dal buon Montepulciano d’Abruzzo e dall’ottima birra. “Un appuntamento da non mancare”, ha spiegato Biagio Iezzi, presidente dell’associazione che ha promosso l’iniziativa, “per coloro che vorranno trascorrere un pomeriggio e una serata domenicale all’insegna dell’allegria e sano divertimento, riscoprendo la bellezza e la vivibilità del centro cittadino di Pineto nella stagione autunnale”. I commercianti pinetesi non sono nuovi ad iniziative che in qualche modo creino un certo interesse tra i potenziali acquirenti. Basti pensare alla lotteria “gratta e parti” che ha riscosso un enorme successo nel recente passato. Creare, insomma, movimento con queste iniziative significa anche suscitare interesse tra la gente. Oltretutto, istituendo per l’occasione un tratto di isola pedonale nel cuore di Pineto offre la possibilità di una migliore vivibilità degli spazi.


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L’uomo dietro il suono che avvolge di GIORGIA PASQUINI

Ci sono delle idee che rivoluzionano un sistema senza fare “rumore”. È il caso dell’ingegner Ray Dolby (scomparso di recente) che brevettò, con il proprio nome, un modo nuovo di registrazione audio, capace di rendere il suono cristallino e avvolgente

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olte volte diamo per scontato tutto ciò che ci circonda: servizi, sistemi, oggetti di uso quotidiano. Per me è strabiliante pensare che, dietro ogni cosa che utilizziamo, sia essa per necessità o per svago, ci sia il cervello di un uomo, un uomo in carne e ossa come me, un essere vivente che non smette mai di sorprendere, anche se stesso. Avete presente quando si andava al cinema perché lo schermo gigante e il suono avvolgevano tutto l’ambiente? Oggi il cinema, inteso come luogo, sopravvive grazie al suo intramontabile fascino ma è innegabile che la tecnologia e lo sviluppo molte volte ci consentono uno scenario più economico e comodo direttamente a casa nostra. Il sistema che, a partire dagli anni ‘70, senza dubbio, ha più rivoluzionato e invaso il mondo è il Dolby Surround. L’ingegner Ray Dolby brevettò, con il proprio nome, la sua idea Ray Dolby riguardante registrazione e com(Portland, 18 gennaio 1933 - San pressione, che riusciva a rendere il Francisco, 12 settembre 2013) suono cristallino. L’idea di base era piuttosto “semplice”: quando si registrava su un qualunque supporto un segnale, nella

zona dello spettro esso era afflitto da un rumore costante (per esempio, nella registrazione audio analogica era il fruscio del nastro). A questo problema Dolby fece fronte aumentando opportunamente il segnale durante la registrazione, ottenendo così, con un processo inverso, un segnale pulito con il rumore ridotto. In realtà il rumore non era il solo problema da risolvere, poiché si aggiungeva anche la scarsa larghezza di banda, dovuta al fatto che bisognava comprimere il contenuto, facendolo passare in un canale limitato, poi espanderlo in uscita e ritrovare l’originale. Il Dolby Stereo del 1975 dunque, ridusse il rumore, ma soprattutto codificò in quattro canali l’audio nello spazio di due tracce ottiche, semplice stereo, e poteva imprimersi ai bordi della pellicola. Fino ad allora per l’audio multicanale si utilizzavano piste ottiche o magnetiche separate dalla pellicola. Oggi, anche senza pellicola, il concetto co/dec viene applicato ai dati, rendendo ancora attuale questo sistema che, con l’industria (non solo cinematografica), ha reso disponibile a casa il tanto amato effetto Dolby Surround. Dolby si è spento questo settembre a San Francisco, all’età di 80 anni, portando il suo nome in ogni casa come sinonimo di alta qualità.


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Salviamo la “Pinetuccia” Uno dei simboli paesaggistici di Pineto lasciato ad un lento declino. Occorre fare qualcosa da subito

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ul crinale della collina dove ha trovato dimora Parco Filiani, si erge una doppia fila di pini che disegnano una verde forma lineare, interrotta a metà dalla strada provinciale che conduce a Mutignano. Con molto disincanto viene chiamata “la pinetuccia “, in quanto fu realizzata, come la pineta litoranea ma per una lunghezza più contenuta, da Luigi Corrado Filiani negli anni ‘30 e doveva rappresentare il coronamento del parco sottostante. Per chi percorre l’autostrada A14 è considerata la “cartolina “ di Pineto in quanto ne anticipa l’arrivo oppure, per chi è orientato su altri lidi, interrompe la monotonia del viaggio con una gradevole visuale. All’inizio i Pinus Pinea piantati erano 230, distribuiti su una striscia di terreno a larghezza variabile, allineati da due fino a cinque filari. Trovò la completa realizzazione nel dopoguerra con le tecniche simili a quelle utilizzate per la pineta litoranea. La famosa nevicata del 2005 ha falcidiato gran parte delle piante, sottoposte anch’esse ad una rigida potatura. Basta semplicemente osservarla, la “Pinetuccia”, per intuire la necessità di una ripiantumazione di pini già abbattuti, di una mirata potatura, della sostituzione di quelli ormai destinati all’abbattimento nonché di una costante manutenzione di

tutta l’area, ulteriormente penalizzata dai noti eventi meteorologici del 2011 e del 2012 ! Il grande progetto di L. C. Filiani era quello di poter raggiungere agevolmente il crinale della collina dal parco sottostante, per poter fruire del bellissimo panorama, al fresco dell’ombrosa “pinetuccia “. Pensò di costruirvi lateralmente alcune case coloniche da adibire in futuro a punti di ristorazione. Aggirando la collina e superando l’aperta campagna, in un tragitto diritto e semipianeggiante, si arriva su Colle di Pigno che svetta con i suoi 249 metri slm . Vi fece realizzare un serbatoio d’acqua tuttora funzionante, per garantire la fornitura alle case dei contadini della zona. L’intenzione era quella di costruirvi proprio in cima una struttura stile “castelluccio “, già realizzato all’interno del parco, da dove poter apprezzare al meglio il favoloso paesaggio circostante ed il suo paese ideale adagiato nel verde delle pinete. I “boschetti” sono tuttora presenti, così come i casolari da adibire a punti di ristoro. Scomparso nel 1964 non riuscì a realizzare tale sogno, ma il fascino di tale progetto rende ancora più illuminato il suo pensiero. La realizzazione di un percorso che da Parco Filiani porti alla “Pinetuccia” non richiede grandi risorse se non l’assenso della proprietà ad usufruire

Alcune foto che documentano lo stato di abbandono e di incuria in cui versa oggi la Pinetuccia

di ERNESTO IEZZI

di una fascia di terreno che fiancheggi la S. P per Mutignano fino ad arrivare sul crinale. Aree picnic attrezzate ed un osservatorio consentirebbe di apprezzare la bellezza e lo skyline di Pineto . Questo frammento di paesaggio è percepito da tutti di pubblico interesse ed è un simbolo che identifica ancora di più la nostra cittadina. La proprietà privata è stata sollecitata ad un incontro con l’Amministrazione Comunale per individuare gli interventi necessari e di concordare le modalità ed i termini orientati ad attivare le opportune iniziative finalizzate sia alla salvaguardia del sito che a renderlo fruibile a tutti i cittadini. Di recente vi è stata anche una mozione consiliare, votata all’unanimità, con la quale l’Assise conferma il mandato alla Giunta Comunale ed al Sindaco di contattare la proprietà con l’obiettivo di rimuovere il lento declino di uno dei siti più pregiati del nostro territorio. La Legge 10 del 2013 ha introdotto la giornata “verde “ del 21 novembre, rinnovando quella che era la giornata della festa dell’albero; così come ha introdotto la tutela degli alberi monumentali, con l’obbligo da parte dei Comuni di censirli,


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La collina dove ha trovato dimora Parco Filiani sul crinale la Pinetuccia (cerchiata in rosso) realizzando il Catasto degli Alberi. Tra le diverse definizioni di alberi monumentali la legge include i “filari e le alberate di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani”. Sembra una definizione confezionata proprio per la nostra “Pinetuccia”! Un albero non è mai solo un albero. Diversi scrittori ne hanno fatto figure mitiche e simboliche, perché il loro ciclo biologico sovrasta quello umano, ne diventa amico e segna il tempo dell’uomo e della sua storia. Josè Saramago nel libro “Di questo mondo e degli altri”, ci regala un bellissimo affresco letterario, quando immagina il nonno ormai avvisato dell’arrivo della fine “ ... e andrà di albero in albero del suo podere ad abbracciare i tronchi, a congedarsi da loro, dai loro frutti che non mangerà più, dalle ombre amiche”. Anche l’ombra di un albero diventa amica! Così come la storia di un pastore di nome Elzerard Bouffier, raccontata da Jean Giono nel 1953 (L’uomo che piantava gli alberi), il quale ebbe il merito di aver ripiantumato un’intera zona della Provenza, alle pendici delle Alpi, di querce

La ricostruzione del progetto di L.C. Filiani

“La Pinetuccia” , immagine di copertina del libro “Pineto. Percorso storico e naturalistico” betulle e faggi, grazie ad una costante attività quotidiana durata vent’anni. Con lo stesso spirito una persona illuminata circa 90 anni fa iniziò a maturare l’idea di realizzare il perimetro verde della nostra cittadina, divenuto negli anni perimetro estetico con la realizzazione della pineta storica e della “pinetuccia” e con il recupero di una cava d’argilla trasformata in Parco Filiani. Ci conforta l’idea che nuovi strumenti le-

gislativi ed urbanistici ci aiuteranno a salvaguardare tale sito, con l’idea che anche le future generazioni possano fruirlo; così come è auspicabile che da subito si proceda al riconoscimento dei nostri simboli arborei come beni monumentali, con la realizzazione del Catasto degli Alberi, alzando la soglia d’attenzione nella giornata del 21 novembre, la giornata “verde” e della festa dell’albero!

IMPAGINAZIONE E GRAFICA: SARA SISTILLI COORDINAMENTO TECNICO: MASSIMO BIANCHINI (TEL. 331 3717294) FOTOGRAFI: ELIO D’ASCENZO, ANTONIO TOMMARELLI, MARIO ROSINI EDITORE: EIDOS News S.r.l.

Direttore Editoriale WILLIAM DI MARCO Direttore Responsabile Lino Nazionale 328 3078575 l.nazionale@virgilio.it È vietata la riproduzione anche parziale di testi e foto.

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